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33n&er0ttg oi Toronto

Libreria Antiquaria Moretti

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CORRlSPr:

nEGRi-

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VITA PUBBLICA,
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'PKi\ ATV^
^

Eli:

DI C/iGLIOSTJR a
Con
le

sue avventure
y

Vta'j;7 in
;;j

dhfrsf farti

del Alo::. io
Ckit

sptiiameyte
drl suo

Foma ^
,

r estratto

Procedo

'k

f Sentenziti

E GLI ARCANI DELIA SETTA

;iBBrv.I

MURATORI

SPESE DEL

L'

AUTORE.
L
,

M
'

D C C X C
vtirdibiU in

ir-ixjj

Vejttzfx

Li

AVVISO.
V^Uefla
mi
da una
ni da

CorrfponJen-za fegrefa comunicatadona perfona giunta in queiti gior,

dei Lettori

dtftinaia a palcere la ciirioit che bramano avere una breve , ed elatta informai one di quanro accaduto a queflo celebre
la

Roma,

Avvenruriere,

Il

perfonaggio, da cui

rcevo, mi afTjcura che quella f-urto di lunghe ricerchfe, e indefefTe diligenze Tue per venire in chiaro della verit in me?zo alle molte

dcerie, e favole inventate


de'

dall'

rmmagnaziodi
di

ne

Romanzieri,
di

e fparfe dii

Gizzettien ,ed
quella

altri fabbricatori

novit. L'Autore

Corrilpondenza,

attento ofiervatore

fucceffo in Ronra a qae(i) prefente a quanto trafpi^ato al Pubblico fu quello propofito, fornito di rutti gii aneddoti fampaij, e di multi inediti folla vira pubblica e privata di iwi uomo tanto fraordinario y ne d
io

quanto famofo impoitore,

quclia Corrifpandenza iegreta un compiuto e fedele ragguaglio, e fvela non folo la vera Storia di quella non ancor bene concfciuta per-

fona ; ma ditcopre reconditi arcani non tanto de' Liberi Muratori, quanto delia nafcenteSeci

ta

degP
in

Ii!u;r.inati j

d^ndo
e della

eltratto del
ta

Procedo
y

prima di tutto un condanna pubblica^

R ma

mi

delia dottrina

recenti Settar; del nollro Secolo

mideriofa dei e finalmente

facendo un parallelo fra quello e gli antichi impoilori in gu Ta che quella Corrilpondenza fgreta nulla lafci a defiderare fu ^ueiio propofuo

LETTERA PRIMA,
Rema 28 Dicembre
178^,

Queia
fro
rtel

AM
I

C o

ho da
notte

fcr'vcre
il

una gran novit


di Cagliocondotto in Cacitt tutta piena ne parla da tutti ,

f-imofo
,

Conte

n.ito arrecato

Sant'Angelo. La
novit
di
,

di queRa

e f

e dappertutto,

ma

da reffaro

fi

fa

il

ve-

ro motivo
fabbrica
a

quefo fatto.

Ognuno
Ja

ne
in

fuo talento.

Chi

peafa

un modo e chi nell'altro- e fc ne fentoDO di belle davvero come accade in Ro,

ma

ogni

frcpitofe

che nafce una di quefte Io far il poflbiic per novit


volta
.

fapere la verit, ed ufer tutte le diJipenze immaginabili per avere le pi autentiche

notizie fu quefto propofito^ n digiuno vi Jafcer di quelle, che mi vena fatto di

raccogliere. Per oravi dir


ia

com' andata
quafi fette

faccenda dell'arredo. Erano

nicfi

che
(ino

il

Conte

di Cagliofro

dimorava

in qucQa Capitale, cio dalla fine di

Mag

gio

al

raomcnlo

in

cui

vi ferivo

Giunto in Roma era andato ad alloggiare in una Locanda in Piazta di Spagna; ma

6
qualche tempo dopo prefe a pigione una cafa in Piazza Farnefe . Appena fi ifapeva, che il Caglioftro fofTe in qucfta noftra citt, tanto dapprima viveva guardingo e ritirato. Si fapeva foltanto, che andava efercitando, bench illegalmente, k medicina, e {\ fparlava delle infelici fue cure. Io fo^^ fpettava , che vi entrafle un poco di medica malignit. Si rideva nei circoli a fpalle dell* Empirico famofo* e fi raccontavano alcune ftorielle delle Tue medicazioni, poco atte per verit a fargli credito , Dicevafi, che chiamato da una Damma foreftiera

per

piaghe

che

impegnarlo a guarirla di certe aveva nelle gambe, le aveva


-divenuto
fpacciarfi

applicato

cancrcnofe.

un cerotto per cui eran Indi cominciando a


di
fegreti

come

pofTeffore

mirabili,

una

Signora di diilinzlone lo invit a cafa Tua per conferire con lui in propofito d fecondit j perciocch dopo il fuo matrimonio avea fatti tutti i tentativi pofTibili per aver prole; ma fempre inutilmente, il Conte di Gagliodro per quanto dicef non fugge' ri che rimedj di Chimica; i quali, come potete ben credere, non produifero verun
oflin centra tutte fi Un'altra ve ne fu, che in fgreto ebbe da lui rimedj contra gli abufi dei matrimonio, ed inghiott parecchie
effetto, e la ferilit
le

prove.

fue pillole;

tna

ci

voleva ben altro

cfie

piible. Oro, voleva (fere, oro- il te ii Cagiiofro era -confidcrato per


ricchifSmo. Era fama,
Cirit
,

Con-

uomo

che medicafle per


ricevere danaro,

e che invece

di

re

fomminiftrafle agli ammalati.

Ma

per

<juanto

mi pare ia cofa non andava fem1) Conte fi era benrffimo accorpre cesi to , che il cielo di Roma non favoriva
.

; e che ^\ abitroppa dirpofizione ad cffer prodighi di diaro, e di credenza ' ed avrebbe sloggiato certamente , f amore non io teneva cattivo d' una Romana Dalila. Il galantuomo era innamorato di tjueHa donna, che non ofo dir bella, poich arfe di si lurivia fiamma . Non fo fc abbiate veduto il Conte di Caglioflro, N le Orarie, n Venere furono certamente

impoflori dell^

fua fpecie

tanti

non

avevano

prefenti ai nafcer Tuo . Picciolo di flatura , corpulento, bruno carico nella tinta, cari-

cato nelle ftte7.ze


e

con

folte fopracciglia

nera capiglintura, ha pi l'afoetto d' un

pronipote d' Encchdo, che d'Endiminnc. Pure la fua Diva n'era tanto invaghita, quanto Galatea dei paforello \ Sicilia

Almeno
cune
fua

tal

era

la

fcima, che ne correva


fua avventura, ed alcolia

nel vicinato. Qucfa


altre

domeniche
refero
ii

cameriera di

moglie

Conte di Caglioflro

8
(Tervabik non tanto a quegli sfaccenJati che, non dir gi per femplice curiolt ,
gli

tenevano
il

gli

occhi addofTo

ma
lo

a 'at-

to

feflb

femminino. Gii uni


un

ipeiU

roTo fubito per

libertino; e i*ctItro(i

dava
le ta
,

a credere,

ch'egli f^ffe poflcfTore i


fegreto

qualche

fupendo

onde ammaliare
ridorcifTe la

donne. Spacciavafi, che


e faceiTe

vi-

per fino ringiovinire

le

vec-

chie, con certo fuo vino Egiziano, o elifire,


f cosi

. ,

preziofo pi del

nettare e dell'

anribrofia

fare,
di

ed

La cofa cominciava ad intercfnome di Cagiioffro acc^uiiava il


in

giorno

giorno
.

maggiore
Intanto
Si

influenza
il

nelle

converfazioni
falla

vegliava

Governo
ch'egli

fua

condotta.
e fpedita

fcuopri

avea

(cfa

ali'

nazionale di Francia una lettera in

AfTemblea forma
note

di fupplca con cui a ttolo delie fue

bentmerenze chiedeva la permifnone di ritornare in quel regio; e fi fapeva, che sleuni Soggetti di qualit fi maneggiavano
fortemente
ze
e

per

favorire
le

il

fuo

difegno.

Furono penetrate
,

fegretc Tue Inteiligead conorcere

fi

venne chiaramente
del

che

l'arrivo

Conte

Caglioilro in
alia

Roma

aveva qualche oggetto perniciofo

pubblica tranquillit. In tti ccnfiderando la fua condotta antecedente in altri paefi ,

e portando la fama, ch'egli foflc

il

capo

9
delia

nuova
in

Setta degl' Illuminati

la

Tua

T apparenza d'una miiricnc. Importava dunque moltif


venuti

Roma

aveva tutta
liioi

fimo
gliarc

J*

elplorare
filo

andamenti

e ts

il

alle

Tue pcricolofe direzioni.

Potete bene
ftro

immaginarvi, che il CagJicnon era tranquillo ; ma confidando


protezioni che
Tua
fetta

godeva , e nella p* n avendo egli avventurato alcun tentativo d conCegucnza ,


nelle

tenza della
qui

flava

afpcttando
bel

fare

un

colpo

per non

qualche occafione di aver perduto

inutilmente il fuo tempo. S dfcorre,chc Cr.te fegretamente foffe avvertito di cffere fato denunziato al Sant' Uffizio , e che fi formava proceflb contra di lui ; al
il

qual avvifo moftrando egli di non preftarc


alcuna fede, fu d

nuovo con pi fervore


fiefl'a

ammonito
alla

dalla

pcrfona

penfare

propria

ficurezza;

e eh* egli in

vece

approfittarfi d*un tale

configiio

immaper fot-

ginafle un ripiego ridicolo invero


trarfi

alle

dandofi a

Tribunale anconferire, e di propria bocca ai


inquifizioni
del

un Penitenziere palclando i Tuoi errori Vi parr veramente frano nel Conte di Cagliofro un tal ritrovato; ma s' vero,
che un' altra volta ne avefie fatto fortunata

fpcricnza in Trento prefTo quel buoa Vcfcovo Principe, non vi trovo niente di

IO
ftraordinario
.

La
la

fua

balordaggine derive

dair ignorare
luoghi
i
il
.

differenza de' tempi, e de'

Un Governo avveduto come quello Roma, un Tribunale efattifTimo come


ingannati

potevano facilmente da una s miferabile in"venzione del Caglioftro; il quale, bench profeifore di arcani, ed indovino di prfeflone, non previde ci che ogni altro triviale impoflore non avrebbe mancato di conofcere a s chiari indizj . Un mio amico, che frequenta pcrfone d'autorit, mi afficur, che il Gaglioflro s'era immaginato di avere realmente con tal fotterfugio burlato il Sant'Uffizio, e che avuta avea r imprudenza di vantarfene con due Iniziati de'noftri di Roma , che fi fuppongono gli autori della fua denunzia. Sembra credibile appena, che mentre tutta la citt parlava di quefle cofe, il folo Cagliofiro ne fofie totalmente all' ofcuro ^ ovvero , come altri vogliono, prefumefc di poter porre in foggezione il Governo vantandoli con due recenti(mi Iniziati, falla fedelt dei quali non poteva in verun modo contare, che in cafo di perfecazione , o d'arredo i Liberi Muratori avrebbero faputo liberarlo, avendo quefti precifo ordine da lui di appiccare il fuoco f occorrelfe
cfTere
,

Sant'Uffizio, non

Caftcl Sant'

Angelo

ovvero,

al

Sant' Uffi-

ir
ZIO, o a qualunque
fi

altra

prigione, dove

voleffe

cuflodirlo.

Io

non vi

fo dire

cofa ne avverr.
i

Il fatto

fu, che jer notte


la

famigli deir Inquifjzione, e tutta

sbir-

andarono in Piazza Farnefe , e cir condarono la cafa del Conte Caglioftro , dove lo trovarono inffenne coHa moglie,
raglia

Sant'Angelo fpeditamente f lo condufTero . La moglie anch'effa fu arCaflel

e ben ed in

bene legandolo

ne aflicurarono

go di
la le

recata, e condotta in flcurezza ad un Iuo ritiro. Divulgatafi quefa mattina la


novit
,

ho cercato fubito di procurarmi

informazioni per potervenc dare quello precifo ragguaglio; ma quefta cofa fa tanto frepito, ed ancora troppa
pi
efatte

per penetrarvi pi addentro . lo fon d'opinione, che l'affare fia molto ferio; e dubito molto, che abbia eminenti rapporti, onde non fo promettervi ulteriori fchiarimenti fu quefta curiofiflima faccenda . Sapete quale impenetrabile velo fuol nafcondcre agli occhi del Pubblico Tlnquifirecente

zione del Sant' Uffizio. Non di meno fento a dire, che trattandofi di fmafcherare u Si faraofo Impoftore, terminato che fia il
proceffo,
la
i

fcnrenza far
precifi
delitti

pubblicata, e

fi

fapranno
quali

per fofpctto de*


infor

ora

lato

carcerato. Se cos vi

prometeo

di

rendervi

prontamente

li mato

di quanto potr raccogliere fu quef!o importantilfimo argomento . Sono curiofiffmo anch* io di vedere come va a finir queda fcena , della quale non avrei mai

creduto di dover efiere fpettatore in Roma, Tutti dicono , che il Caglioflro ^ il Ca* p degl' Illuminati: io dico ch'egli il

capo dei Ciechi

LETTERA
JSJapoli

II.

IO. Cennajo 17^0*

Amico.
lA novit che mi avete
fa infnitanoente la
fc ritta

interef-

mia

curiofit.

Le

let*

tere

qui giunte

da

Roma

colla pofta

me-

defima con cui ho ricevuta la voftra, portano la fefTa notizia, ma variano tutte
fulle particolarit, e

neffuna pi precifa
vi fiete prefo la cura

di di

quella

che voi
.

fpedirmi Q^iello che contengono i pi , r arredo di un'altra perfona di cui voi non fate menzione. Scrivono, che la
notte
flefTa

nella quale fu

carcerato

il

Con-

CaglioUro fofTe egualmente arrecato, un religiofo e poflo {otto buona cuftodia cappuccino detto il Padre Svizzero , come
te di

perfona

che teneva fcgreta

corrifpondenza

avventuriere , ed era complice delie Tue colpevoli direzioni. Qui fi fpaccia per cofa certa, che fra l'altre cofe decol celebre

gne

di

riprenfione

il

detto traviato

reli-

giofo fpargeffe in cotcfta citt libri degni

ed
tore

fuoco
del

diretti fpezialmente a denigrare


.

tre augufli perfonaggi

Non
dice

fi

nomina T aufoltanto
^

libro

'^

(i

che

aveffe per titolo le Tre Sorelle


,

fcritto

con

s'i sfacciata impudenza e impaflato di si abbomincvoli calunnie che fa orrore. Q^j non noto quefto infanne libello ; ma Ci fuppone , che fia dcln fiefla tempera d'altro di fimil genere ufcito recentemente di dove fpazia di preferite la pi Francia sfrenata licenza fotto il mentito nome di Quefio di cui vi parlo mi paflibert
, .

fato fotto gli occhi

e lo credo fcritto per

mano

della

calunnia.

Ma

di tali
.

ribaldi

non occorre parlarne Queto Conte di Caglfonro nemico giurato della Corte di Fr.incia e della fincerit fi pu
fcartafacci
,

fapere

chi

fia ?

Dove

fia

nato?

Di qual

condizione?

pare, che queRa famiglia di Cagliofro debba cffcre Spagnucla ; ma

Mi

vergo afficurato
cerche
cfifte
fi

che

dalle

pm

cf;it!e

ri-

rilevato, che

quel cafi^to
ccfa credere

non
M
.

pi nella Spagna. Se ne dicono tante

di

cofiui che

non

fi

fa
fi

(juefta

volta la verit

ha

via

faptrc

Un

14

mio amico
e
fa

che pretende di faper molto,

tnofra d effere informato degli aned-

go, Aftrologo
te

doti fegreti di qucfto famofo Settario , Ma voglia, o Ciarlatano, che

chiamarlo

Cagliofiro

fia

foPtiene, che il Conte di una perfona d' alto lignag-

il titolo di che venga da u ceppo illufre . Un giorno ho fentito a difcorrere in una converfazione , dove frequentano uomini di talento e d'alto rango , che il Caglioftro (a figlio naturale del Finto Gran Maeftro degl'Ordine di Malta . Io rifpofi , che m.i ricordava benifflmo di aver letto qualche cofa d' analogo

gio.

Non
^

gli

nega,

volete,

baftardo

ma

pretende

a quefl' opinione in un libro

oltremontanel

no,

attribuito

allo

fteflb

Caglioftro,

quale vien tefuto un Romanzo della fua vita ; e che quefo fuppofto Conte nelle
fue
fefie difefe

accreditava la fama di effer


Princi^pe
pacfi

egli figlio di

un

rabia
era

d' altri

non fo f d* Aun tempo pofTeduti


,

dagli Arabi
al

Mi
il

fu replicato

eh' io

non
in-

fatto dei
,

veri aneddoti: ch'era

negabile

ch

Gran Maefro Finto avee in


altre parti

va un figlio naturale, che girava incognito per l'Europa


,

del

Mon-

do
rrva

che fuo Padre lo amava teneramenteche cuftodiva H fegreto della fua nail

kita futto

pi gdofo raiftero.

Mi

rac-

contarono a quello propofito

che in temnriantencndofi

po

delle

guerre di Corfica

queir ifola ancora in libert , vi apparve- ro fegreti Emi (far fpedti dal Gran Maefro Finto , promettendo a fuo nome [oc^ corfi copiof di danaro quando i Corfi faj

cefTero la rifoluzione di eleggere per loro

Re

il

vantato

fuo
far

figlio

naturale

che

di fatto avendo quegl' Ifolani


effer

mollato d

quello pafTo per la petrovavano di contante, g* inviati fegreti del Gran Maefiro fommini- flrarono a' foilevati un fondo di 400 mila buoni feudi romani, che lor furono pagati da certi Banchi di cotcfta citt. Moflran-

pronti a

nuria in cui

fi

do

io

di

dubitare

della

verit di quefto

fatto fui ajfTicurato, eh* era

ormai
la

cofa

pub-

blicamente

notoria

che

/leda Enci-

clopedia Medica di Parigi all' articolo della Corfica ne dava pieno ragguaglio. Che ho io a credere ? C^hi lo fa difcendcrc dalle

nuvole: chi
tiene per

lo

fa

ufcire dall' abifTo:

chilo

gran merito: chi per un gabbamondo folenne chi Io fa Spagnuolo , chi Arabo, chi Maltefe. Lo credercfle ? Un uomo di fpirito ha fol^enuto
di
:

uomo

in mia prefenza , che il fuppoflo Conte di Caglioftro Appolonio Tianeo rigcncraro per la metempficofi . Che malattia qucfia
f

che attacca lo fpirito

umano ? come

T/5

Del fecolo
grefli

decimo ottavo nelTum^no fapere ,


i

dopo

tanti

prc-

nafcer pofTono e

giganteggiare
poflura
efTere
?

pi mofruof part dcli'Im-

Il

fecolo iliuminsto dovrh


,

dunque

il

fecclo de'Mernicri

e
1

dc'Csglio-

animale Le loggis Muratori! La tnetempfcofi! La Uomini che vivono i rigenerazion fifca jeoo anni! Che vi pare? E chi fono i foflegni d quefte chimere ? le perfone riputate i maggior talento ; quelle, che am bifcono d' eucr creduti filofofi Che razza di filofofi quefa ? Io noi capifco n comprendo come alcuni uomini pieni di
Ari
!

li

niagnetir-no

de' liberi

utQ

e d'erudizione
la

non abbian
.

roffore di

darfi

mano

cogl' Impoflori

Un

giorno,

eilendo andato a ritrovare un

mio amico

de' pi detti di quefa citt, l'ho ritrovato , che Rudiava la dottrina dd magnetifmo animale ^ ed avendogli io detto, perch perdeffe il tempo in quelle ciance, mi tratt da ignorante , e con grandi ili mo impegno fi pofe a dogmatizzare fulla dottriEbbi la pazienza di na del Mtfmerifmo Vi dir , che daafcoltarlo per un poco va ni fuo ragicoare tai colori di verit , di' io ammirai la fottiglczza dell' inventore. La fua teora del principio uni ver*
. .

fale

mi parve
e
i'

bella

ma

fenza

i'efperieu-

za,

ofTsrvazione

dei fatti

non

ginafe

17
ad impormi . Egli mi promifc di farmi magnetizzare per convincermi della veiir* ma io non credo, che fa per tr.r.n tenermi la parola. E' difficile magnetizzare uno ,

che non ha intenzione di magnetizzare gii altri. Se avete altri aneddoti del CaglioVi conirn vi prego di comunicarmeli fer , che ne fono curiofiirimo
.

LETTERA
Roma

III.
ijoi,

25. Ge:w^jo

V
f

^ 01
de'

vi

fupite

della befialit de' f'ofo.

Credete voi, che queltempi andati fodero piii ragionevoli ingannate al certo. Cicerone de' noflri ? era folito dire, non cffervi cofa tanto affurda , che non fuffe ^aol detta da qualche
del noflro fccolo
li

filofofo

Io

non difprezzo

la

filofofa,

di

cui fo grandiffimo capitale, e la reputo la

cof pi fubiime che onori l'umanit:

ma

voi
affai

pur converrete

meco

nel

fentimento

giuuo dd celebre Lattanzio , il quale meritamente fu riput.ito il Cicerone Criftiano, che tutti gli antichi filofofi

hanno
,

battuto

che a
fofia

un fenticro lontano dal vero dir breve hanno trasformata la


delirio e

filo-

in

in

impoHura.

Scorrete

di grazia la ftoria del fccolo in cui

vide

iS
il

Grande Aleflandro.

Non

fu egli i^ueilo

E pure impoflori on ci furono a que* tempi? Chi veniva daiT Afia Minore come Profeta ' Efculapio: chi dall' Egitto
il

fecolo illuminato della Grecia?

quanti

con geroglifici , e cabale, come infpirato da Ifde, e da Ofiride, e pofTeffore di rai^ rabili fegreti: chi dalla Caldea con talifmani , ed orofcopi come confcio de* di,

vini arcani, ed interprete de' libri del Fa-

to: chi dalla Teflagiia con T otre de' venti, e l'ampolla degli fpiriti^ e

Grecia

colta, ott^ illuminata accoglieva nel Tuo

feno, onorava ed arricchiva tutta quefta ciurma d'impoQori, e credeva, che la fiJofofia folfe giunta al fuo colmo. Che direm poi dei fecol d'Auguflo? Non fu riputato egli pure
il

fecolo pia

illuminato

clV antica
in que'
bei

Roma

Come

dunque

Roma

tempi era divenuta la cloaca concentravano fi tutte le impo^ure dove pi ridicole della ? Ma e pi modruoCe e luce di quefo nofro fecolo , che viene
fpaccito
tutti
corfle
il

fecolo

^opra
,

gli

altri

paHati

pi illuminato
fi

che

mai

diremo? Su
lo fi^eciofo;

via gli

accordi quello ttofi

ma mi

fpieghi poi

come

accade, che da ogni parte veggano pullular g' impofori, E donde nafcono P e

dove

li

formano

Preffo ie pi colte

Na-

iioni
ia

nella Francia., nelT IngMlterra, nel"


Italia
.
.

Germania , nelT amico, difingannarfi


ti,

Eh

filofofi

conviene , Pjgani tut-

maggior parte

ripetiamolo pure, hanno battuto, e la de* noftri battono un lentie-

re lontano dal vero con quefta fola differenza, che quegli onninamente ignoravano
le

verit pi fublimi,

che Dio
f
la

ci

ha

ri

velate

e quefi

non ne voglion

fapere

Qual maraviglia pertanto


fia

loro filofo-

Ma
di

degenerata in mifcredenza? torniamo al Caglioflro


.

Ora

fi

fa

certo

eh*

egli

Italiano

Voi dovrefapSici<i

te conofcerlo meglio di me^ perch


piatc che coHui nato nelT Ifola
flra curiofjt

Jia. Adelfo SI, che ander crefcendo la vq


.

Si venuto a fapere
fi

il

fuo

chiama Giufeppe Baifamo, nativo della citt di Palermo. Noa quefta la prima volta eh* egli venne in Roma. Sono molti anni, che vi giunfe in et non ancor di fei luflri , ed in abi.

vero nome

Egli

to d' abbate

fa

ch^ era flato frate dell*

Ordine

de' Benfratelli nel

convento di Car-

tagirone in Sicilia. Si trovato, chetando alloggiato in queffa Locanda del Soie alla Rotonda fu carcerato un' altra volta;

perciocch

il noflro Eroe in quel tempo non avendo ancor ricevuta la fija vocazio-

ne faceva

a'

pugni occorrendo

co* famigli

IO
delle

fofpettaodo

Locande, ed il buon Govenio non mai , che fofTe per divenire un Conte di Cagliofro , lo caftig con

tre giorni di prigiona a pane ed acqua . In quel tempo egli rjon era certamente ancor figlio dei Pinto Gran Maeflro di Malta, o almeno non aveva ancor fatta la fcon il Gi\m perta della fua fublime nafcita

Maeflro

dell*

maginava

di

Ordine Gcrofolimitsno s' im ritrovare in lui un figlio di-

letto. Volete G.pere

come viveva
?

allora

il

Accattando fovvenzioni dalie perfone che conofceva; e vendendo difegni fatti aflampa, e onn.breggiati con inchiodro della China . Vedete a quale (iato s' era ridotto un figlio del Gran Maefro di iVlalta per cui erano flati fpef 400 mila feudi ad oggetto di collocarlo Oh T Enciclopedia fui trono di Corfica Metodica ne dice di belle! Io non fo quai

Conte

di

Cagliouro

So pcffa avere cjuefla favole! ta bene , che debb* eff^^re Peata impreiTa al conio deirirnnaaglnozicne. Ci che avvi di vero in tutto quello racconto fi , che ar pena giunto il nofiro allora non Conte di Caglioftro, ma Giufeppe Bulfamo di Palermo , fi pofe fotto la protezione dd Barone di Bretcuil, minifro dell'Ordine di Malta preffo la Santa Sede; ma o niente
origine
.

ie

ottenne, o molto

fcarfi

foccorfi.

2f
II

gTovine
la

futuro

Conte

di

Cagliofiro

dimorando

prima volta in
Feliciani
.

Roma

s'ir^-

namor

d*

una fanciulla

d* ofcuri

natali per
fi

nome Lorenza
parla che di
le

In

Roma non
.

matrimonio

colle dorizelle, e

Giufeppiprove fi fanno fpediramente pungoli aveva i dell'amore cacno, che voleva iubito venirne alciati ne* fianchi , le prove, ma con tutta la fua premura ed impazienza fu obbligato ad Cifpettare iJ Sant'
Uffizio, per
la

mezzo

del

fere riconofciute.

Lo

quale dovevano effurono in breve, e

Signora Lorenza Feliciani, cominciando il fuo cognome fu imbalfamata come va. Lo fpofo per alquanti mcfi abit colla malavvc:iturata conforte in cafa del fuocero, hccndo la digeRione
allora. a lafciare

del

matrimonio
intanto
i

e della
a

picciola
.

dote cc-

ftituita

dai genitori

Lorenzina
tela

Germofpofo
i
,

gliavano Giufeppe
talenti

nella

delk)

femi dt\
di

Caglioflrifmo
fvik^pnarfi.

cui

sforzavanfi
,

Oltre

vedeva pofcffore di quelli della fua fpofa, i quali non voleva lafciare infruttuofi. Confiflevano qucfti in ur.3 et giovanile, in una figura avvenente, in una candida carnagione, in due occhi neri e vivaci , in una fifonomia aggradevole ^ ed altre grazie del bel feffo-, le quali fi
fuoi naturali
fi

perdono

nell' ofcuritJ\

della cala maritale

22
c brillano
iiell*

aperto della

Societ
fi

Giuk

'feppe

non voleva
si

tollerare ^ che

facefTc

un ufo
e dava
'.

parco di tanti doni della natura,

alla

giovane fpofa frequenti eccita


.

inenri, per cui T inefperta Suocera refava

oltremoda fcandalezzata

Quefla

inculcava
,

alia

figlia

doveri del vincola facro

che^

avea contratto: quegli replicava le fue le* zioni . Lorenzi na nojr fapeva bene f do-

vere
'

elTere figlia

o fpoia ubbidiente

Ab

badare alla madre, e condifcendere al ma* ri^o erano due cofe in lei di dovere, e
d* inclinazione.

altercazione

Finalmente venuti a forte e la Suocera, con f?enne fepararfi, ed i novelli foofi paflaro
il

Genero

Vivevano allora tt . un certo Ottavio Nicafiro Siciliano,, il quale fini poRa i fuoi giorni fopra un patibolo per delitto di proditorio emicidio , ed un altro Siciliano che fi faceva chiamare il Marcheie A^'utSy co' quali

na

ad altra abitaxone

Roma

come

patriota frinfe amicizia

confidentif-

fima il Balfamo. Qutfo Marchefe dell* Agliata era uno di quegli enti indefinibi tratto tratto comparifcono nelle Ji , che Viveva lautamente, fenza gran Capiti-li che fi fape^e da qua] fonte tracffe i mezzi
.

di fufTif^enzay e
di qualit, e

fi

fpacciava

come perfona
fi

co' fuoi

amici

vantava di
nelle truppe

avere

il

grada di Colonnello

J^uffianc.
cb' ciTo

II

Balfamo divenne

ufifizulc

an

PrufTu, e compari in> provvifjmente in pubblico veftito colla di* vifa militare del reggimento Agliata Fin
del

Re

di

qui vedete, che

il

Dolro eroe and facen*

do

preliminari che Tono per giungere al grada di famofo impofore * f^^ggi^o ^^^ ehioRro eccola paffato nello fiato militare. Srate a vedere
tvttti

paffagg.i

neccfTarj

che

diventer pellegrino, accattone


forf

ciar

btano^ medico, e
ria efienzialmente

Avvocato.
in

Il

MarBal-

chefe Agliata lo erud

un' arte neceifa-

alia carriera y
;

che

il

famo
che

fi

era

propofa
.

nella quale

fi

dice
fua

fofTe

macfiro

Confjfleva

queRa

fcienza fublime nelT adulterare, e contrae

fare a perfezione ogni furta di caratteri

di cedole^ fcienza,

come

vedete, che da*

mecenati non attende il fuo premio Lo fpinto indipendente del noUro eroe ne dovette eifere
tal fervere

incantato.

Vi

fi

applic eoo

che in breve merir gli elogi ikl fuo maeflro, e lo fuper. Con quanta gelosa i due eccellenti artefici cufodifTero il fegreto dell'arte aurea ve Io potete immaginare. Una pcrfona che vanta d*eflr* vi lata prefente , attefa che un giorno fcnti dire dal maefro al difcepolo che non fi poteva far meglio ; e fccomc Je parve^ che aveffe due cedole in mano , cos noo

24
dubit
elle

Don

fj

psrlafTe dell^efeguita fai.

fificsziorjC deile

meciefime

Il

fue depofzioni
fe
la

non ha negata
neJi* arte

Balfamo nt\^ al Marchcdi falfificare

fua eccellenza
;

carte e figlili

ma

in quanto a lui foftie-

ne di

cfTere

troppo onefto

per avere mai

avuta intenzione di

Il Suo* cro del Balfamo, che vive ancora, depone per altro che un giorno il Nicafro

approfittarne.

difguflatofi co' fuoi patrioti amici

com-

pagni

li

ficatori

denunzi al Governo come falfidi cedole, offrendone le prove co}


5

corpo ad delitto fempre congiunto

ai

che afficurava delinquenti

trovarf

Non
fi

fo

come lo hptffe il Suocero ; ma non fi prefe cura di denunziare


ziante
dai
al

il

che denunfa

Genero

al

Marchefe fappoefferne avvertiti


o

nendo gi che dovefcro


latrati

della loro

cofcienza
il

Di

fatto

r Agliata ed

tardarono a partire da in un carrozzino col Marchefe, e GiufsppiSo col fegretario di Sua Ecc. in un altro fc ne andarono alla fpeclita. Ecco la infelice Feliciani fulla frada della perdizione*

Balfamo non Roma. Lorenzina

quanto ho potuto finora raccogliere primo foggiorno fatto dal famofo Conte di Cagloftro in quefta Capitale; fcch vedete, elsegli non n figlio dt Gran Maellro Finto, n del Se

Ci

di pili autentico fui

riffa

riffo delia

iccio dalle

Mecca , n un perfonaggio d nuvole. Del refto voi liete pi


per rintracciare
e
la

a tiro di

me

verit dell*

un gran piacere riempiere la lala cura di fc vi prendcfle nella cronaca fcandalrfa guna cKe refa d\ momento dcda Tua nadella Tua vita
Tua origine;
fareflc
,

mi

fcita

fino

al

ftmpo
^

del

Tuo

primo arrivo
ccrtiflim
,

in

quefta citt
ci

perciocch
coi

che

veni e dalla parte di


,

impoffibile

che
le

fili

Napoli che ora

ed

fi

fono
giuncote-

fcoperti

e che vi ho efpofti, non


Sar.bhe
vi
^

fi

ga a verificare
fe

Tue chiare gcfta in

parti
(e

imperfetta la
la

vita dell'
delle
fatti

Eroe

mancaffe
ed
i

prima parte
pafli
.

fue azioni

primi

da lui

per giungere a tanta celebrit

LETTERA

IV.

Napoli 20. FsHiraJo lyc^Q*

H
bili

Amico
O

ufate tutte le diligenze immagina per rintracciare aneddoti fulla condot-

ta

di

quel Giufcppe Bilfamo

trasformato

non fi fa come, in Conte di Cag'ioftro. E' verilfimo, che quefa famiglia Bclfamo cfifleva nella citt di Palermo, e Con. [egu J5
pofcia,

\6
tuttora parecchie
di tal
,

flono
i\i\t

nella Sicilia
fi

nel

cognome ne fulli* Regno di Na-

poli* e

fa, che altre

terre oppofte dr Grecia.


fi

ancora ve ne Tono Un Giufepil

pe Balfamo
Battezzati

trova regifirato nel libro de*

Palermo

fotto

di

8.

Giu-

gno 174^, come

figlio di

Pietro Balfamo,

e Felice Braconieri , perfone di civile eflrazione. Giufeppe ref orfano di Padre fin da bambino , e fu allevato nella cafa
dei fratelli di fua madre.

Fu poflo quindi
di
il

nel Seminario di
dalla

S.

Rocco
j

Palerma

fin

pi

tenera et

ma

cattivello vi

fece

I fuoi pochiffimo profitto. parenti per liberarf pib predo dal pefo del Tuo mantenimento lo confegnarono in et

d'anni i^^
al

al

P. Generale de' Benfra tei li-,


condufife
nel

quale

lo

Convento \

Cartagirone , e gli pofe indoffo T abito di novizio, e gli diede per maeftro lo Spc* siale del Convento. Ma fi moftr fin da
principio
d' un'

indole

affai

perverfa

in-

tollerante Soprattutto della

difciplina e fu-

bordinazione religiofa. Sapete, che faceva


il bricconcello? Il diavolo a quattro; ma fpezialmcnte quando gli toccava di leggere

in tempo di refettorio, fecondo il coftu me de' Frati, fi divertiva a pronunziare a ca


priceio qu'^Ho che gli veniva
alla'

lingua

c tratteneva i conamenfali non cn lesioni

2.7

.fpJrlXuoii

ma

co' parti

della fua

fantasa.

.Vi potete

immaginare quante volte mao-

giadc co' gatti ^ e qaant' altre raortificaziofii e penitenze monafiiche o\/(^(^c fofferirc*

onde

alla

fine

fu

cofretto

abbandonare

il

Convento

e far ritorno alla cafa materna.

Si pofe allora a Hudiare l'arte

ad
il

difegno,
fuo ca-

ma
.

con

poco profitto

perch

rattere ardente, e

bizzarro non lo iafciava


.

applicare

Jermitani fono

lungamente ad una ccfa gente armigera^ e

I
la

Pagio

vent di quella citta come di tutte le altre deir ifola lono dediti alle riffe. Il Giovine Balfamo fi fegnal in breve fra la fca*
del

pcRrata giovent c Pacfe. I primi fratti fuo croifmo furono confacrati centra
a

Ja sbirraglia
tati
<:

favore de' ribaldi

perfegui-

buon
feri

Governo. Di buon'ora ap,

parirono

altres que* talenti

che lo refero

come mi

vede

defno degli

elogi dei

Marchefe Aj^^liata e del Nicaftro allora non ancora impiccato in Roma Le informa.

zioni avute lo accufano


.

di

av^re

il

noflco

futuro
teatro;

eroe

falfificati

alcuni

biglietti

di

un iuo zio, che in di lui cafa lo alloggiava e mantcreva, una buona fomma di danaro, e didi aver

trafugato ad

verfe iuppellcttili di
gl'influti

valore. Poffcduto da
fag-

di

Mercurio diede luminofi

gi de' fuoi

taknti nel

ramo
b
2.

principale di

ti
iqucll' ar^e

ermetica, che pofcia tut!a per^ correre doveva con tanta celerit; e fu meffaggiero d'amore tra una iua cugina ^

ed un foggetto di qualit che n* era invaghito; e gi fcaltro, bench principiante^ elF onorato incarico, fcppe con ermetica deprezza porre a contribuzione l' innamorato, e a nome della cugina gli carp ora un orologio, ora una fcatola, ora qualche altro regfilo , e danaro , quanto gli fu poffibile fsuRa quefa miniera ritorn ali"
.

eereizio de'fuoi
ficare le fcritture.

prediletti

talenti
i

di

falfi-

Aveva

fra

fuoi parenti

nn
to

notajo,^ prefb

ad
di

quale tenendo libera

acceffo gli riufc di fabbricare un


falfo

favore
cui

Maurigi, per
bile ad un

tcRamen* un certo Marchefe deriv danno confider

Luogo
dopo

pio di quella citt.


fu fcoperta

Ma

quefla falfficazionc

recchi anni

Balfamo

era

non tempo che Gufeppe gi trafmigrato nel Conte di


che pa
in

Caglioftro. Fu formato procelTo; ma egli era aiTente.^ Tutta la colpa doveva efferee
; ma i ncffuno la pena. Conofciu to l'adente per un ribaldo divenne lo icop di molte altre imputazioni Era f!to ne*

fu fua

tempi
.

della fua

dimora

in

Palermo

affafS

nato un Canonico, fcnza fiaperfetts Tuccifoje Il fuggitivo eroe fu creduto degira


d^efliigre

iiuiolpato a-nche

di ^ue{l&

alTufi-*-

alo;
cui

non effendovi occulto delitto,


fofTe

di

creduto capace, fofTe di poca o molta importanta, fi divulg-, che avendolo un Rdigiofo pregato di ottenergli
r>on

dal

Superiore una licenza per rimanere qualche tempo lontano del fuo convento , egli flefe uaa Kai patente , e truffo al

buon Frate una picciola fomma di danaro. Io non mi (o mallevadore , che tutte queQticll* del Frate mi fle accufe fiano vere pare una fuppofizionc non troppo bene Damaginata ; perch dall* informazione Qoa
.

conOa

qual Torta
il

di

relazione,

ed

afcen-

giovine Giuleppino col Padre Superiore del Convento; k pure r.oa


dente avefTe
fe

foffero conofciuti
Il

nel

N^oviziato

vero
SL

di ed

, che facendone cofiui a piecavallo fu pi volte carcerato d' orli

Palermo; bcnch-i poi ili e per la leggerezza dclQ colpe, o per mancanza di pruove , o per maneggio de' luoi
parenti
gli
riufciffb
la

dine del Governo

d ritornare in libert.

Nei leggere
rifa

relazione

fpeditsmi

da

u
le

mio amico, non ho

potuto

trattenere

quando fono arrivato al curiofo rined doto dello fcavamento del teforo - Vi traferi

vero

le

parole

mcdcHme

della

relazione

per timore di non defcri vervi il fatto eoa que' vivi colori che T amico^ vi faj felicemente impiegati; ed avrete da quefla fo,

^ 3

rji

un faggio non foliimente della impoftuma deila empiet del Conte , e del grande abufo deteflabile eh' egli faceva non folameute dei nomi de* perfonaggi pii illa^
,

luflri

rifpettabili
le

ma
1*

di

alcune

verit

ancora,

quali aveva

arte i travifare,

e render ridicole facendo empismante d' ogni erba f^fcio. f^iveva In Palermo un ar^ gentiere di mediocri fortune di cognome Ma^ rana hJon gi che fffe fen'^a fede , che
.

troppa

II
,

goti XP n'

ave a
.

uomo avtao di

vi

chei^
rati te

tenacljfmo /

ma
//

plk di tutto igno*


cono-

e fuperjlxJGfo
II

Balfamo che

naturai della beflla fi avvisa di far* gli urta burla [onora e chiamati gli amici

fceva

concljGYo lor dljje

Una

bella fantasa w'


/*

'venuta nel capo. Voi

cono/cete

argentiere

Marano^
'vl

e fapete

P avarene
co fa

eh* egli .

Non
di

parrebbe bella
il

ed Imprea depna

ceni once d* oro? Che s che mi d P animo di farlo} tAl che avendo rlfpoflo l compagni ^ che ben gli Ja* vebbe a quelP arpa ^ e facendo ijian^a ver che loro efponejfe i me^j^ di condurre ad efpoche miglia fetto il fuo dl/egno dlffe ,
noi

Cavargli di borfa

fuori

della citt
7I0 parroco d*

mio

monte abita un una villa del Contado , do"


verfo
II

V
to

II

una certa grotta

che fi crede per tutm , vicinato abitata da' diavoli , cu/Iodi di


,

un

groffo tefovo che vi fi crede fepolto

Jino

3'
Saraceni dominavano nell^^ SicJira , Io mi propongo, t snave a e afa del MManOy ed eftbir^Ji i farlo padvi*:e di

^e! tempo chi

qt4efo

teforOy

quand^ egli voglia

concomn a

far le fpefe ncccjfarle per /' operax^ione , t meco pattuire psr la divifione della ricca pre da^ chi io mi prendevo l impegno di cavare

dalP unghie- del diavolo, ^pproz areno i com^ pagni il divijamerjo di Giufeppe , ed egli
formato con
efji
/'

accordo di quanto fi dove*


il

va

operare in cafo che


//

merlotto cadefje nel


,

laccio che tendere gli

fenica ptk
io

[e
^

conofceva

dal n and. E come da m ed am'che-jolmente era


volea
,

Marano
Iti

ohnl

[olito f*
,

co lui di trattare

cos preiolo
i^

in

difparte

con tf{tfa naturalezza

progetto
,

del

c.ova*^

mento del
il

te /oro

gli confid

di
,

cuflodrc

lepreto gelofamente lo fcongiur

Piacque

air avaro
e

Marano
.

la lufi'g'nera propo/J^ioney

fu fedotto Ma qi-ando intefe che per an* dare al po[fcf[o dei vagheggiato teforo di cent* once d* oro faceva mejeri una mano
,

di gbuicc.'O' gli^/lrinfe
e

il

cune

e fi

fmarrii

tanto ^rij'f.'ofe^jnlg cojia un teforo?

^l

Gtifeppe: Cos :^ mio caro Marano^ Sapete quante cofe ci vogliono a cavare dalle mani del diavolo i tefori ? lo vi d.n la liche

ja dell' occorrente
%}:f:orie
.

i feffo

ne farete provm

Vedrete

chi*

non vi vuole un Carli*

ne di meno di ceni once

or y

e vi dit^p

3^
che f
lo

le avejjl

ben volentevi ve
qviejia

le
-^

da*

ve per non

comparire In

faccenda

ma

ne trovo avere pi d 40, le quali fi9n io vi dar , e voi farete tutta volete la fi

me

fpefa, No^ no^ dijfe il Marano-^ io non vo- gito qneji^ incarico prendermi ^ e voi che ave^
te

plh

cogni'^ione di
*

me

tutto

provvederete

per la bifogna 60 once d* 0cigno , ed a Giufeppe le con^ ro cavo dallo f Qye/i gli promlfe , che il giorno f" fegnb guente ritornato farebbe per andare infieme
ed in ci dire
.

itila

grotta del teforo ; e fpeditamente agli Pafsh e mici che t attendavano fece ritorno
.

ti

Marano

tutta la notte in

fomma

agita'^uo"

ne combattuto fra la fperan^a ed il timore . Ora dubitava che /' amico non ritoynajfe ed uvea r animo vppreffo dal pefo delle 60 on*

ce: or a che il teforo rejaffe nelle mani del diavolo ; ovvero , cerne teneva per fermo^ che le monete nafcofle fi tramu* pvteffe accadere
^

f affer

in carboni nel
.

momento di porvi [opra


gli paffavano pel capo

la

m.mo

Le chimere
,

alle quali la lu/ln-^ ghiera jperan^a venne a [porgergli fui cuore

pvocejfione

in

tnc'^^o

^ <^ol fuo favore il fanno le fue dolcexx^ Larve , fantaftmi , e gli occhi gli aggrav
.

rncfiri

ne

*.4lia fi" fuo fon no inquieto accojlandoft /' alba , placate le furie che

refero

il

V agitavano

gufl qualche momento di ripofo^

ma fu

breve ;

che

al

calmata fuo

fpirto

fcFteyoJJ

ctan'::} un fogno per cut fi fveglt9 fieno di confusone , e di [pavento . Gli parex di vedere il diavolo al naturale , ti:l quale

fi figt'-vava che foffe y celle coma ^ capelli di fet$le , barba di fil di ferro y] orecchie d* aftn

no

becca d fuoco
y

denti
^

d cignale

r:af

tartaro
ftino
:

cechi di bragia
coperto di
ale

mufo
,

da can
,

m^t*

corpo
.

pelo grigio

ifpids

rabbuffato

da
il
,

ppifrello
,

mani griffa

gne

coda di porco

e piedi d' anitra


all'

Raccapricci
rivolta^ 40St

Marano
la

idea

d-i

si

[paventofa figura

quale a

lui in fogn9
^

parl."

Marano amico mio


te folo
il

tu brami di appropriare a
foro
,

montami

in

groppa

eh* io
e

in

mio te* un atti^

piena di , [otto mia vi la ja cujodia , tionete , che Era for nelle tue proprie mani conjegnetu ma temeva altrettan* tffma la tcntaT^iofie to fortemente il Marano , che il diavolo gli
ti
.

mo

porter alla grotta

V olla

.*

face[f

cilecca l-a e con quefo fl'at.igcmma Tu fei vvo vvo a e afa fu a f lo por t aff il padre della men-^cgna , d:j]e il Marano / e mi tenti per ingannai mi . Ora ti fa ve*
, .

de re , rifpoje la diabolica figura , che tutti diavoli non fono , cme tu dici , ePuaU i

mente menzogneri Giacch tu hai timore di montarmi a cavallo per andare alla grotta^ ecco eh"* io foy chela garetta venga qui a nei^ ed il ieforo a tuo vacere con tutta feguU';^^
.

34
ti
3'

potval prendeva
e

rtpcrre nel tuo feri

gno

un baleno il Marano ebbe gretta e te foro dinanzi pj'i occhi . Vi de un' olla grcffa , e ben panciuta con un Jol manico , ripiena d^ ero . Ors , dijfe il d' avolo , pren dila per lo manico , e Jringilo ben bene 9
in

che molto pefa

prendilo colla

man

dejra

,
.

colla

ftnijra
il

Cos fece

P olla terrai per Marano Or mentre a


.

di [etto

/lento per

io gran pefo paura , cbino

d* oro

il pover uomo gonfio di col cuor tremante affaticava fi


,

di follevare /* olla bramata per lo sformo grande della fatica gli crep una bomba nel fondamento con tal fracaff che il Marano fi iifvegii , con una mano [otto una natica ,
e

altra fui bajfo ventre


colpi

In tanto Giufep'

pe picchiava

a deir argentiere ,

tanto forti alla porta


egli fvegliatoft
il

cF
,

appena

tonfufo ancora tra la veglia ed

fonno fece
la

dal

letto

un

lancio

dubitando

f fcjfe

Corte che venffe ad arre/Iarlo ^ i mafna* dieri che tent/jj'ero di Jvaligiargli lo feri'

gno
dijfe
'vi

Quando
,

feppe
fi

eh''

era Giufeppe fi
.

raf
gli
e afa

f ren

tutto

rallegr

indiarne
per

il

Bai/amo ;
.*

alla porta di vojra


alle/iti

Jone

due cavalli
bifogna

noi due."
delle

foUectiamo

effere
.*

fuori

mura
ha
.

prima che fo>ga il Sole UH influffp maligno [opra F^r buon augurio bifogna

queflo Pianeta
i

tefori

nafcq/i
/'

incoinnciare

int*

3^
prefa ponendo! in cammln$ prtma che i fuoi rallini riportino "jittoria fulle tenebre cmtche ^

favor delle quali queja notte ventura fi far [enx^ dubbio felicemente lo [ztrvamenf
csl

del
il

teforo
,

nella grotta
il

//

starano

vejiito

fajo

e prefo

ferrajolo Jp.'ditamente fccm

f le fcale ^ e in compagnia de IT amico a cavallo allegramente fi pofe Ufcitl d citt^


.

canimn facendo per la campagna


fio

//

Mara^
,

andava tra ]e ruminando fui

fonino

che

fatto avea ; e come non fapea fcacciarjtlo di fantasa , e^J/ non trov pace f alf amic

von ebbe la fua notturna viftont tutta per of" dine fatta palef ; f non che dal racconto foppreffe la confefjione della gran voglia^ cbc
avrebbe avuto di appropriare a
il

folo

tutte
il

te foro

Neffuno al

monJo
,

dijfe allor

Balfamo aT argentiere
to

pi

dt
^

me
la

verfa^

nella

p- caro de* ragionando tniei amici , voglio nunife/iare , Io pufjeggo fer Li via che ci rrfl.i a fare
in
fei
il
.

faenza occulta breve a te j che mi

de* fogni

quah

il

libro de* fette

dormienti

quali per tre^

cento e pi anni altro nn


re
tutto il foonabile
,

fecero che fogna*


il

rifvegliati

tutto

minutamente , e lo fpie* garuno E temendo , che un codice s) pre ^'ofo col tempo venilfe a Icqorarft , o per acqua e per fuoco a confumar fi , fi awif* tono morendo di raccomard^rto ali Imperator b 6
di'tejero
.

per

ifcritto

Gtujilntano

il
,

quale
che

col

configli o

^c* juoi

dottori origin

ftffe rtpojlo per

maggior

frcure^X^ nel 'ventre del Coojfo dt Rodi , e [pedi Bdtfaro con una fiotta in quelT ijola

per quella fun'zjone


'ebbe o
ti
t

Ma

avvertito per vi*

fione^ che chiunque leggere quel libro diver*

gran Monarca , o pik potente dt tut Monarchi della terra , ordine ^ che pri* ma di partire fodero cavati gli occhi a Be tifarlo acciocch non giungejfe a tanta gran dsT^a Comand in oltre ^ che a tutti i ma^
.

dittai fo[fe

funo vi

tagliata la lingua'^ acciocch nef l^ arcano fejfe che fvelar potejfe

t/fvvenne per, che un tremuoto fece crollare opo molti anni il colojfo^ che a terra fra^na'^ , ed in pih pc'^'^i s^ infranfe e cos

giacque finche i Saraceni ajfaltata P ifola di Rodi la prefero , ed il metallo del colof fa agli Ebrei vendettero, i quali nel ridur* re in pia minuti pe^l la tejia del colojfo ,
che intatta
^icfo
codice
tcl

rovinare rima/la era

il

pre-

de" fette dormienti


,

ottimamente

confervato ritrovarono

Ma

Rabbino

che

caratteri can cui era

non vi fu neffun fritto

foffe capace di

comprendere ; finch venuta la cofa a cogni'xione del Califo al Macron agli Ebrei confifc ^ il codice ed il metallo ed in Babilonia che tojo fojfe recato coman*

ficcome

il

Califo

era
,

verfato

nella

fcfen^a arcana degli

Egiy

cos

tutt$ il

vam

^7

Codice de* fetm. te dormienti , e lo ebbe in tanto prepjo , cbs notte e qiorno indofp) appefo al collo f lo
Icre

conobbe

fuhsto

ad gran

fuccejfot'i

portb finch v/fje ; e che cos facefjero i fuol per fempre cen fuo tejamento in*
,' end* che tanto crebbe di potenza di fplendore la Monarchia de* Saraceni
.

Jiitu

Ma
ed
,

*&:mito

il

tempo delle Crociate


in

,
,

//

grin Tanvinto

credi
ticcifo

e [fendo paffato

tAfia

in

battaglia

ti

S old ano
era

di Babilonia di
noci

fra

le

altre fpv^lie della collana


,

del Callfo

f' impoff(%'sh

la

quale

formata
le

^g
,

diamanti
iffilati

uibini grojfi quanto

una catenella d* antico elettro, da cui pendeva il gran codice de* fette dormi en ti rinchtufo in una cuflodia d* oro formata e foggia d* agnello , ch fi chiamava il velie
in
y

oro

Tancredi rec feco in Sicilia la pre


,

^iofa armilla

cerne trofeo

di fue vittorie
.

ufava di portarla continuamente al collo Avvertito pcfcia dal fuo elimofmiere , che un
tal ornamento fcntiva la fuper/ii^ione , a motivo dello fcritto che conteneva , di ctH non fi Japcva il fenfo nb r erigine ^ eflratto dalla cvfodia il codice lo confconh al grgn

Mafio de* Cava! ieri Templari


ditifjmo

il

quale crututti
,

ependo

peritifpmo
lo

in

gli con

antichi caratteri arcvohnenie


cnncta'^iyjni lo
cejfoti
,

Itffe

iilujr

per lume de* fuoi fuc^


l'

pijrutto

aliarne

odine de Tcm*

3^
par
,

pafso nea lbhYta i un Convento di Cartaghcne , ftl quale avendo io fatte il novi'^iato ^ mi capit per acdden" te alle mani ; ed effendo io projeffore nella
//

codice

fetenza de' caratteri , ^ioni , che vi trovai

coll^
,

ajuto delle annota"

verini a capo di leg*

gerla dal principio alla fine 9 di apprende* te tutti gli arcani della fcien^^a profonda dei

fogni. Per tanto io mi trovo al cajo di par* larvi da dottore ]u queja ajruja materia .

Il Marano perduto non avea ima partila di guanto il Bai/amo gli era andato dicendo ^ e tevea la confola^ione con/iderando la Jermi"nata f elenca dell^ amico , e del di lui pih che umano faptre ; n pih dubitava , che un tal uomo non fi fotto la direzione di aveffero da cavare tutti tefori delP ifola di^ Sfcila Egli era Jatic9: il Balfamo ripi g io il d'ifcorfo dei fogni ^ ed il Maiano fegui^ f ad afcol far lo a bocca aperta Tutto ci , che par di vedere alT uomo ee fogna ^ in
,

cinque diver'e maniere ci accade^

con cin^

qu& dtver/i nomi fi dijingue / cio per ombra ed in enigma per vifione , per oracolo per j^'-e/i due ulti fogno , e per fantasa fni modi di veder dormendo non appartert* gonn per nulla ali* arte divinatoria e non
, ,
. ,

cccovre parlarne. Imperciocch quello prippria

mente foino
njtiha oppv^ffi

ha da chi amarfi , qualunque trp* t animo y ed il corpo ^

39
'gigliti dalla fortuna^ le
t^

p affieni
^

del

giofm..

tii

notte

et

rial]ah^ono
fi

come farebbe fe\


,'

fogna di ejfet'e in pojjejfo o piirjo del fuo bene f uno in timore di* qualche imminente di/grafia , o per infidi
;

un innamorato

di nemici
te
^

venga di
y

cappato

o
f

per malignit di perfon a poten*^ notte a fognare o dejfervi in* di aver potuto l'ero ufcirnezcrede dor,

cvvero

taluno briaco e jatollo

piendo di foffocarft ^ o di fgravarft da IT cpprefftone ; oppure famelico e fitibor.do di gior

no

ft figura di
i

notte d'
,

andare

in

trace i-t-

di cibo

di bevanda

o fia

di averne tro*

quando un ambilo fo odun avido di ficcher J* immagina di avet^


Vaio
:

come

anche

dignit o arqui/at^ cofpicua di ovvero t/n teforo , efferne jato Jpogjiato Tutte ^tiefle fantafie ed altre di tal natura
ctttnuTo

una

provenienti
torrotte
^

dalle

immagini del d guafle ^


il

ceffando

fonno^

f ne
.

volano

e-

con lui interamente fvanifccno


te

puramen*'

fogni
e
li

ft

chiamano

perche col fanno vett'


noi

gono
fogni
t

v.'tmio ;

ma

gli antichi Maeflri falj


; perch nafc^no in
cielo
^

nominavano
fi

ci

venyono inandati dal


dii.e
,

^tdeve per

quando Jandt tra la vigilia una certa nuvola di fonn9 parendoci ancora d' effer dcfli , appena ferrati gli occhi ci accade di vedere ombre erran^
fantafja

ed

il

fcnno

in

larve che

ci

minacciaito

^':ardin

40
heco
,

fuor i natura

o per grandei^^a
o
Iteti

o
.

per

figura'^

ovvero
ci

fatti

o ft4nefli
il

C0^1

pure

quando
,

viene a.idoffo

Silfo

pcfa Jullo jiomaco , o fui ventre. Tutte quefler/janiere di veder fognando


Folletto
e

ci

a nulla giovano per conofcere


e tre fole fon quelle
, ,

le

cofe

future^

che alla

fcien^a dell*

indovino appartengono

La

prina fi chiamO'

ed avviene allor quande in fo gno Ci appajono i nojri parenti , o una fan ta e grave perfona , o un Sacerdote , o un

per oracolo

i/fngiclo^ e

chiaramente
,

ci

annunciano qualche
.

cofa

da fare

da fchivare

La

vifione

quella per cui in fogno fi vedono le cofe fu' tare nello Jeffo modo che debbono accadere / come quando viene in fogno a prefentarfi

r immagine
paefi remoti
ci fi

d^
,

un
e

amico
ci

creduto

lontano in

al quale pi non fi
,

prefenta
,

penfava : pare che ritornato fia

alla patria
e

e che ci
/'

venga ad abbracciare ^
in

alla mattina

amico
.

perfona ci

viene

realmente
*vede
Colt a af

ritrovare

Uno egualmente che

fognando /' Efra^jone del Lotto , e ne i numeri che il giorno dietro fono fe la pi bella firatti ^ la quale ^ amico mio dar che ma rara di mei" njifone , fi poff^ , vogliono per to ci e grandi preparaxj(^^i per omattenerla maniera poi di vedere La bra ed in enigma pi comune/ ma la fetenza di fpiegarla un arcano , che foyr:i
^ ,
,

4K
P argomento
ti
.

del gran codice de* fette do^mjen*


,

Il

vojlrc fogno
.

mio caro Marano

d^tm

genere miflo
e

Io vi fcorgo per entro

t*
,

omhra^

y enigma

vi dijinguo la 'ulfione
,

vi com*

prendo f oracolo
fogno femviice
tafia
,

vt

trovo

il

carattere del
effetti

vi raz^vifo gli
^

di fan-

Iridilo per altro


con
lo

che

il

vofiro
colie

Jogno
buf[e

effendo finito

frepito^ e
,

alla porta

non dubito

che

il

mo divija-

fetto

mento non fi a per avere il fuo pieniJJimo f/e gi mi pare di avere la mia por^io"
'

n di tefore in tafza* Cos difcorrenJo gittn* fer i due caViiHeri alla grotta , Non era an*
cera
i
il

meriggio, Smontarono
,

to/o

legati

cavalli ad un albero
j

fped'tamente entra*

reno nella caverna

e [opra

un macigno
,

af-

Il Ma* fifi a ripofare ^ e ragionare ft pojero rano era anfiof'ffimo di fapere in qual parte

della grota

il

telo-o Jlaffe nafcofo

Setto qve*

fio (affo ^ fui guale fidiamo^ fepolto ^ diffe il Balfamo aiV xA'rg^entiere Ecco verificata
.

Voi fiete fulT oU ander bene; ma bifo* ina ajpettar la nette.* di giorno non ft pu cpevare. Fa di mefieri altres prcwcderfi degli arneft neceffarj a fare lo fcavamcnto . Voi dovete qui fermarvi alla cufodia de' cam

una parte del


h.' fpcro che

vcflro fogno
reflo

il

valli

mentre

io

pa/fer afta vicina cafa di


t-Jo
,

camp.zgna di mo
di quanto ifo^na

far

la provigione
il

cos

dicendo

Balfamo

f' ne'''niJr)^ e f aroentrere cigno' nell(Z ^^'Otta iafc;b.

fedut^

fui

ma-

Gi

il

Sole era

giunto
*va
.

all' oc e ajQ

il

B.iljamo
e

ricompari
con*

Mavans a pancia vota andava


oi'tj y

tando r
to il

mintiti^

gl^ ijanti ,
e afa dfflo

Intan

compagno andato alla tamente avea pran-i^to ^


iftenfiii

^io lau

provlfio/

dtgli

occorrenti allo

ga^

ed un badile. mente s^ introduffe nella fan'^a dello :^o


e

fcaihzmenw , tina van Venuta la fera nafcofa*


,

e-

gli abiti prefe di Sacerdote: vefi^ cotta


fiala
^

e
e,

berretta a croce

prefe un rituale

ajpergolo col fecchiellino dell' acqua fanta

camerata ^ con quegli Parea mllT arnef alla grotta fece ritorno anni ali* argentiere che la flava affettando ^ anelando al pojjefjo del teforo , Gi imbrun"
e polio
tra

r accordo

la

nja

la

notte

j^dejfo

che

/*

ora di notte

paffata , tempo in cui fatta fgombra la terrea da raggi del Sole , e da crepufcoli forton$

r ombre
tartaree
Jl^'o^

notturne
diniorc
y

gli

fpiriti

dalle
(*

loro

paffeggiave
^

per

aev no

/appi

Marano mio
'

eh"*

tempo d co-^

miriciare le operarjoni

ma prima

di ci

fare\.
,

neceffaro

che attentamente m* afcoti

ben bene nella mente t* imprimi quanto fotp per dirti / dal che pende il buono o mal ^ito delia faccenda Sappi , che ambidue cor
.

riamQ un gran pericolo d'

efjere bajenati

dal

diavdh , f

riti prefcritti

per 1$ fcavamente

4?
de^ teforl ef^^ttamcnte non cjferv'amo
t^
te
.

In qtiari'
,

a mi noti dubito di non fare Yel'tgofamen* Ma il diavolo tenta i piU il mio dovei e
.

deboli. Io per i inje^no la fpeditifjima

ma"
y

niera

di
il ti

vincere

ogrA tentai wne


^

Tu

per

quanto
gan-^e

diavolo faccia

per quante Jlrava^^


^

pyefenti ai [enfi

non aprir
ftllaba
^

bricca
^

nnn
dica

parlare^

non

pronunciar
Lafcia

nof,

fiatare^ non
,

'finire,

che

il

diavolo
tu

faccia

quel

che pji pare :

con

vanga e con queflo badile farai lo fe a^ vamento ^ ma bada bene d mai non mirare. air indietro y che io ti far btMtta guardia
quejla

davanti
ti

impedir egli fconguri

che non

dia moleflia da queja parte* Ed accloc che tu pojfa meglio yef'ftere ceco, eh io ti for*
tifico
i

tre fen^t
e

pih
,

diaboli

il

palato

/'

r udito In ci dire porje a Ma* ranno un gran fovfo d^ acqua ^ e gli comnn* d di tenerjela in boera, acciocch il diavoh,
dorato^
nel co. p ; indi prefolo per una mano, colf alti a ben bene /# o.iori Jfopici con una polve-' e ^ dicendogli ouejla cenere delle il tuo odorato C odore dt
ffon gli

entraffe

lo na^o con

>,

ceneri: pojcia pii^liandolo per


Ired'ie

orecchie
tu io

amn

con

cera

ver9>ie

gliele
:

pionun*

^iand prima quefle parole Ecco eh* io ac* tendo due candele della candela) a con / e di ftopl^inn di Joppa Qupenia di S topino Merlino Coceui ; per 'virt di quejla cera non
,

ardifia

ti
.

dJabclko

avdtve

pverghiitv

t^l or a con una verga dfegn fui tencno un circolo: fi volt a Levante^ a Ponente^ a Me^^ogterno y a Tramontana^ e nel centro vi form il fegnn Salomone Il ]S^arano flava tutto ojfervando con grande
.

V udm

attenzione

finendo la
:

vanga
/*

in

mano
s*

la

frappa a* piedi

quando
fue

impo/lore Efcrci

/la ebbe finite le


lo

cerimonie

incomincio
,

fcavamento

//

terreno era duro


s""

refi"

fente^ e

argentiere

affaticava

molti[fimo

fudava come uovo

frefco

fulie ceneri

caU

ds y ma non cejfava dal lavoro tenendo fera". pre gii occhi fiff nel compagno che gli flava a fronte animandolo co cenni a profeguire
,

vide bene fpoffato e ai arni anato compagni ^ che ve* fece felino ^ fc diavoli fiavano alle fpalle dell' *A'r' filiti da
il

Quando

Balfamo

lo

gentiere col baftone alla


altro attendere

mano

quali fen:^
colpi
//
,

cominciarono a menar
.

che pareano piombati dallo 'Zodiaco

vano

poi pel
correre

ne preje finch ne pot fofienere j gran dolore delle per coffe fi mif a
,

Ma* ma

inciamp , firamaf^^ a terra


5

rove^

fcih le candele

fi

e fi fpenfero , dileguarono nelle tenebre in/ieme


.

che

diavoli
colf

E"

ferci/la

//

tramortito

mal concio femivivo , dalla paura pafs tutta la notte


,
.

Marano

nella

grotta

Venuto
,

il
,

giorno
che
il

vedendo

pih

il

compagno

dubit

dat^clo f lo

4^
avsffe po/tato
,

e ft

chiam fo/turtato da'uer^

Ujciee a/U cantJela pajJaU con hajlo>i(tte pM^na non trov pi i cavaUi Refi un p9^
.

co joyprefo deU^ accidente


to

e ft turb alquan*
il

nel penftevo

effervi berijjtmo

cajo di

pagarne il valore al padrone ^dal quale il compagno gli aveva prefi a nolo. Le Q once ci* oro^ erano perdute per fempre: ne vedeva in pericolo un altra lo:^r:jna y va vivo , ed ii ma pa^j^n^a di svolo non lo viveva portato via Con quetrovavj

obbligato

di

Jo

motivo

di
^

conjcln-^ione

lenti pajft
,

il

M'arano

pejlo

acciaccato^
,

rabbuffato

col

vift tinto di nero

che la cenere delle ceneri


^

era Jata polve di carbone

s*

incammin ver

Jo Palermo, %Appena giunto in citt tttta la gente gli fu d^ intorno^ e per la gro-itefca
figtiva

fua ognuno
e

vi

deva vedendolo ;

cos

ira le rifa

le

beffe del popolo alla ftta ca

fa

ritorn
le

V tAygcntiere
avvetiture della

era tanto fuori di

f per
fnarico

grotta
e

pel ram

delle

6o

otice

pel rimar fo del

compagno portato via dal diavolo y che ap^ pena fapeva dev era e mejVffimo fava ^ e pien d affanno Ma quando poi venne a fa*
.

pere

che

il

Bai [amo non era


^

alt^i-menti

an*

dato a cafa del diavolo

che

da fuoi amci e
y

parenti fu certificato della burla

che gli era


/'oiti*

fata fatta
iafo

and

uelle ferie.

Denunci

^rmpa^m

alla Giifi^ia'^

ma

comi

4*^
.

de
the
d''

che

fuo cfo moveva te rifa pluttoflo coinpajfiorj^ , giur di 'vendlcarfi e


il
/'

ttcciders

abboryita auPore

delU fua

irre-

par ab He

difgra^ijf

Fofic timore delle minacce di Mara'io,


di mutar cielo per inigliorare poco dcpo quefto fatto il Balfumo abbandon Ja patria , dove T inganno fcoperro dei diavoli finti gli aveva fatta

o vaghezza
,

fortuna

perdere
lui

ftreg^>rie;

riputazione in cui era di mezzo la quale opiniGne era nata di per alcune fattucchiere che gli venivala

no attribuite, e che
te riifcite
.

gli

erano perfettamen-

informczione dall'amico
fatto,

mio

ricevuta
credulit

affegna per
il

fondamento di quefta
che ora fono per racil

contarvi.

Un

giorn-o trovandofi
di

in compagnia

varj

fuoi
di
fi

amici
fai^ere

Balfamo moOrain

rono

quefii e

deUderio
fifuazione

quiic

attitudine

trov^ffe
,

in quei

momento
conofcuta.
te
ii

occuoata
li

una Signor da loro giovane fupoofto Negroman.

mofr pronto a contentarci St^n pavimento un quadrato; vi pife fopra coHe mani , borbottando alcune parole non
fui

intefe

dagli
la

al fri

neata

figura della

ed allora appar\^e deli* D->ma , che ftava ad


al

un
<3ue

tavolino,

giaocando

Trcfet^? eoa
del Bai-

Tuoi amici.
f

Uno

de'

compagni
al

fftoio

ne aad

fubito

pal82.2u della

^7

Signora, ed
le

infatti

la

trov nelT attitudine


i

rapprcfentata dal

Negromante,

a fi e me col-

due perfone apparic nel quadrato

ma^

co. Che Balfamo s'cfercilairc ce' forti Itgi ne d lofpetro un aneddoto, che fi faputo in Palermo foltanto dopo 1* accidente Arrcfta un che gli accaduto ii Roma Viccparroco della villa di Bjgaria fiClla campagna di Palermo che il Baifamo un giorno gli chvefe , ed ottenne da lui un poco di cotone iaiuppato nell'olio fanto,
. ,

col

pretcflo di

valerfene a cacciare

il

dia-

volo di corpo ad una fui forella. Outfta era una menzogna- perciocch il Ballamo non aveva neffuna Torcila oiTtffi. Io ammiro la buona fede dd Vice parroco; n fo

come cosi buonamente affi ?a (Te quel rimedio aotidiabolico ad un giovinalro , che per pubblica voce e fama purgava di
capire,
fregone. Bifogna dire, che la puxza
foffe

non
a v effe

ancor molto forte , e che n^n ancor |>affate le mura di PjlermD Dopo che Balfamo part di Palermr) fugj^encio
.

ira del

Marano

e mii^lior fortuna

cer-

cando fott' altro cielo, non f ne i^ppe mai pi nuova in tutta la Sicilia. Non
fo
fra
f portaflfe

via
f

il

gran codice dei

fette

dormienti- n
le

quello Ha Rato ritrovato

fue carte nel


f in

moment

>

del

Tao arre-

fio^

ma

calo che

cosi fo0c

amUu

43
che ne venife a fa per qualche cofa, o i libro fi pubblicale, o f ne poteife aver copia a qualunque pre^^o , vi prego non rifparmiare n fpcfa , n diligenza per provvedcrncjelo ; giacch io fono
la

faccenda,

e'

attaccati (fimo al

giuoco del
i

Lotto,

fo

raccolta di tutti

libri, e

cabale che trat-

tano di queflo argomenco. Spero prima di morire di aver la conG)laiione di vincere che fol una volta, e mi batta. Scoperto pi fia il fegreto, io ho renduto il fervgio

imporrante 5 che far fi poteffe ali* Italia; perciocch trovata che avr la maniera ficura d' indovinare i nunneri del Lotto prima che f ne faccia T etraione, fubito ftampo un libro per render pubblico V arannunziare in tutte le gazarricchirfi zette, affinch il popolo poffa

cano,

e lo

f#

in un

momento

e rifarfi

delle

perdite fatte

a quello
(la

giuoco. Voi mi

direte, che que-

vera maniera di fare, che i' L-tTanto to vada in malora, e fia abolito. diventa fervgio il meglio, amico mio;
la

Io vi ho dato quante maggiore notine ho faputo raccoglirre intorno dei piace nofro Eroe Palermitano, giacch vi e vaghe voci Corrono di cosi ch'amarlo Pada partenza corfufe, che dono la fua Ilermo e^li paffafTe per varie citt dell' NipoU; fela, e che vsDffe aache qi in

ancor

ma

4^ ma non
ne ho potuto raccapezzare un aned* doto ficuro da fcriverfi.A fentir la gente, BaKamo ftato dappertutto , e dapperil
tutto

ne ha fatte di belle. Chi narra

una

cola, chi l'altra. Tutti quelli, che fhiono


il rango di uomini d' importanza , vogliono averlo veduto, e conofciuto. Ma

verfo
voi

non

vi contenterete delle loro ttftimola


,

nianze per adornarne


che per quanto
fento

ftoria

dell'

Eroe,

volete

fcrupolofa
.

Sicch , mente piantare fulla cronologia amico mio, refler Tempre nella vofra opera una laguna fpaventofa deiT epoca della partenza da Palermo fino al fuo primo arrivo in

Roma.

voi tocca

il

riempierla*

ma

converr ricorrere alla fonte de' romanzieri Che che ne fia mi farete fcmpre cofa gratifTima , f mi terrete regokrmcrite informato di quanto trafpirer al pubblico in cotefa citt fui proposto di queir Ente indefinibile, nomidubito
forte, che
.

nato

il

Conte

di

(^aglioflro

la

cui

fama

diffufa
trata

per tutta l'Europa, era

nella
:

mole d'Adriano.

Il

concenmercurio
Ila

divien malleabile ne fapremo di curiofe. Vi tengo per impegnato di darmi avvilo di tutto quello, che vi rh di nuo
Bflato
f

vo lu quella intercflante materia.

orr, fe^r.

LETTERA
Rema

V;

15. Marino ijgo.

Amico;

ON ho mai pi letto una lettera lMn ga quanto la voftra, n con tanto piacere. Vorrei potervenc rendere la pariglia ; ma io ho una paura che tremo di diventar feccatore Abborrifco quefto titolo quanto ii Marano pu abborrirc i diavoli , e la grotta del teforo
.

Sarei difpcrato f talun

rai

diccffc, che fono

co voce. Un fucccde una tale difgrazia , ed guardato con piii difprezzo nella fociet, che una il quale abbia ricevuto una folenne e fonO'
ra guanciata. Tutti lo fuggono come h peftc* Per la verit, fono cesi fatte perfone la cofa pi incomoda della terra. Io le detefto, perch ho la difgrazia di eiferc
bbligato a tollerarne uno de*
pii eccellenlui

una feccaggine anche foruomo difonorato quando gli

ti. Sapete perch lo foffro? Perch da

ricevo tutte le pi recondite notizie fui propofto del Conte di Gaglioflro Io non fo dtnde le tragga , ma le fa tutte, e pri

ma

lii

tutti

V ho

pi volte interrogate

fu

mi

fonti da' quali ricava |e notizie , che comunica, n mai ho potuto cavargli
altro f

di bocca

non

che

Non

cercate

di pi: quando non ve Io dico (cg^o^ che non poffb dirvelo afToluramente I potefTe 1' avrebbe detto gliele credo f
:

fenza afpettare di efTere interrogato.

Egli

mi
do,
di

ha dunque a ffi curato


fi

del Cagliofro
e che

va
vi

che il proceda felicemente avanzane


,

non

far
;

quef!a volta
(tante

molto
tratta

fcrupolo di i'egretezza
icoprire anzi
al

che

fi

mondo

tutto

un folen-

jie impoftore. Perci i primi coftitut, che fono rtati fatti al Conte da fcaglioftrarf , hanno verLto fugli aneddoti della fua vita prima di arrivare in Roma. Egli confeATa bcnifiimo di cffcre il vero Balfarao di Palermo , che fu frate nel convento di Car tagirone, e nelle fue finte o vere confef* foni ha palefato, che aveva da novizio la bizzarria, leggendo in refettorio il martirologio, di fofituire a' nomi delle Sante,

la cui

vita ftava

fcritta

nel

libro,

quelli

delle pi fimofe meretrici

non

fo f della

Grecia o di
dalfe

Roma

dopo
,

la fua

Interrogato dove an. partenza da Palermo, dele

pofe

che avendo

60 once

in

tafca

icroccate tanto leggiadramenfc


re,

all'

argentie-

pafs a Mcffina, dove fece conofccnza con un famoio ciarlatano, fpargirico , ecne z

pirico cormopolita, d
feppe mai
la

patria

cui neppur egti quantunque folTe eoo

lui legato Rclia pi fretta confidenza . Non di meno per quanto pot conghitturarc era colui di nazione o Greca ^ o Spagnuo* la; parlav'a quelle tre lingue, T Arabo, 1' Italiano,iI Francefe, e fi chiamava Alioras.

Era
fi

quefli

uomo
il
,

flraordinario. Vantavadelle lingue, di ef-

pofiedere

dono
T

fere infpirato

e confcio de' pi reconditi


arte

arcani, e

d^i

fapere

mirabile
il

della

irafniutazion de' metalli. FifTava


3*io, e Io rendeva malleabile: Io

mercutramutava
potabile,

in oro. Poffedeva

la

chimica fublirae: com-

poneva

la

pietra fllofofale,

Toro

el/xtr 'vita ^ e

famo detto ad poco meno che

fpezialmente u-n certo baiGran Sofi con cui faceva

rifufcitare i morti: aveva quef!o tanta virt, che in un giorno cicafrizzava ogni ferita, e ricongiungeva le

imembra
cava

recifc.

potcffe fare a competenza


tutti
,

ciarlarano che con lui. Sbane dappertutto dove andava fa-

Non

eravi

ceva prodigi. Si narra, che


3ieir atto di tagliare colla

u-n

macellajo

manaja una co jcia di vitella mungana, con an colpo mal snifurato fi reGdcfTe due dita th mano finiftra . Per fua buona ventura in quel mo^ imeneo venne a paffare Altotas,che vcduf' M. csecchi^ della gnte^ e faptito racddsu*

5^
te

accaduto

al

maceilajo,

fublto corfc

al

ceppo, raccolfc le due dita, le pofe a luO'go, le fifci; e alcune goccie di balfamo
del
alla

Gran Sofi baftarono per ricongiugerc

mano i pezzi rccifi, in guifa che nel giro di pochi giorni appena vi refi vefligio di cicatrice. Ma era pi mirabile an* Cora la Tua polvere fimpatica la quale ave-r va la virt di operare fino alla diftanza di 666. miglia, e fanava ogni ferita, o emor- ragia di fangue. In fomma Altotas era u prodigio ambulante. Appe/ia veduto il Bai*
famo conobbe dai
tratti della fua fifonomia^ che quelli era desinato a diventare qualche cofa di grande , e toflo fc lo afifezio* n, e Io preTc per fuo compagno. Poc3

infenne in Meflina^^ ne andarono nelT Ifcle dell* Arcipelago , dove la vigna non rendendo un frutta corrifpondente alle fatiche, ed alla celebrit , e zelo loro, fcoffero la polve dalle lo* ro fcarpe non fo in quale di quelT ifolc^ e fecero vela verfo i* Egitto . Non confla e
f

dopo s'imbarcarono

Rodi

facendo toccaffero T Ifola di che per altro mi fembra molto ; probabile attefo T opportunit di vifitarc il
il

cammin

luo^o del famofo coloffo

pi

molo
il

per quel codice de' fette


f

ancora fadormienti^
alia

quale

debbo preftar

fccfe

relazio-

ne del veflr amico ^ era paiTatQ nelle ma

=3

del Boflro

Eroe.

propofito di

quefe

codice, per aderire alle noftrc premure ha

caldamente raccomandato a quedo mio amico di fapermi dire f tra le carte , e i


libri del

Conte

di Caglioflro

(a

ftata ri-

trovata la famofa Opera della


ed egli

Scienza

de*

fogni ufcita dalla pnna de' fette dormienti ;

tornato
d

jeri
fatti

me

mi
car<-

ha afficur^to, che

(lato

rinvenu-

to neir archivio domelico del Conte


cerato un certo fcartafaccio
,

che potrebbe cfTere beniffimo una traduzione del fuppOfto codice de' ttc dormienti ; ma che per ora non mi pu dire di pofitivo f h cofa fia cos, perch fta (otto i' efame di pet^fone obbligate con giuramento a manteneil fegreto . Ma per quanto ha potuto raccapezzare, lo fcritto ritrovato un c-

re

dice

im portanti (Timo

che contiene tutti gli

arcani della fcienza egiziana, libro unico al mondo, ed a cui il Conte di Caglioilro

debfore della fua gran potenza , e celen ha potuto fcoprire f contenga brit anche le cabale per vncere al Lotto, nel

qual cafo foftiene

curamente per mano del boja ne copia me la d difperata.


|no

che far abbruciato fiper averj e

Non

di
fi

metro-

potrebbe eflere, che in

Londra
queflo

vafTc

qualche compendio

di

codice
parti-

prezioib, attcfo.^ch in quella citt

colarmcnte il Conte di Cagllonro diede kzioni di fcicrjza cabaliflica , e lottiflica , e pel grande affetto, che portava alla illuininata naiione britannica fi rende probabile, che a qualche fuo prediletto difccpolo ne abbia

comunicato almeno un

efratto*

Si Ci, che in

Londra ebbe

particolar tene
e

rczia per certo Lord

S catte

Lad^ Fry

fortemente travagliavano di Jottoma na , ma con oggetto ben diverfo da cjuelIn uno fc ritlo che voi vi fiete propoflo
che
.

to

(ampato

nella citt di

1782,
fta

e citato

come

Strasburgo nel autentico nella rifpo-

della Contcffa della


,

Motte ftampata nel

178^
titolo

ho
//

propofito.
:

cofa fu queflo quell'operetta, che ha per mio Carteggio , e nei fogli peletto

qualche

In

riodici dvl Signor


fra
i

Gazzettieri

di

Morande, il Londra ed
di
fulla
,

pi cinica
\\

pi ac-

canito conrra il Conte riferito polltivamente ,


di
atti

Cagl(.fro, ha
autentici

pubblici,
il

chiamato

tedimonianza che , Conte in giudizio, non fo fc


legali

ad iflanza della
cufa dattagli da

.vuole l'autore del

[nglcfe, o come Mio Capeggio, per acLady Fry. confefT fenza

Lottera

riguardo
e avendo
.

ii

pnffederc beni/limo
fcienza de' fogni
in

ia

cabala

la

to, citando per

nentc poteva indovinare i tcftimonio

grado cminumeri c\ Lotla


(Icfli

C4

Lady

Fry,
1

alla

re

fterline.

quale avea fatto guadagnare lOoo. Aveva per ci (u moglie

ottenuto in regalo dalla medefima Lady una collana di brillanti , ed una fcatola d'oro. Non bada: foftenne in prcfenza di tutta Londra con un avvifo diretto al Pubblico, che gli dava Tanirao d'indovinare il primo numero che doveva ufcire l'anno feguente, invitando ognuno a fcommettere qua! fomma voleffero f non credevano alle

fue

parole

Se
la

fi

ha da credere

al

Si-

gnor Morande
.

diverfamente de, che non lo nega, una collana formati di feffanta due piccoli brillanti , ad oggetto di
le

cammin molta Secondo lui Lady Fry iQ*


faccenda

feppellirli

fotterra

affinch
fi

come
ef*

avea dato ad intendere,


fi

ammolliffcro,
di

gonfialfero,
dal

onde pofcia
ali*

porti

Conte
di

aria

col
,

nuovo mezzo

di

certa polve da
alla durezza

lui fabbricata

ritornaffer

prima con mole centupliper vera anche


la

cata.
delia

Ammette
fcatola

confcgna

d'oro; ma

foftiene, che an-

che fu data coir intenzione, che f^fle eoa operazioni di chimica tranfcendente centula quale intenzione plicata nella malfa della dama non avendo avuto l'effetto, ecco la confcgna cangiata in vera truffa . Che ne direte voi , che fiete uomo legale ? Che vi pare , che f ne giudicherebbe
:

57
nella Vicara di quefia
truffe
?

Anche

razza firavagantc di fu di quefto flato qui efa*

minato il Cagliollro^ r credo, che fia mai flato fatto in Roma procefTo pi efatL* amic# to, n pili proliffo di quefto mi affcura, che appunto per quefa ragione non far pubblicato colle f!ampe , perche verrebbe pi voluminofo dell'Enciclo.

peda metodica,

ma

foftiene per cofa certa,

che

ne

far

fatto

un Compendio

Quan-

do comparir

forf vi

potrete trovare qual-

che lume maggiore fui gran Codice dei 7. Dormienti, che tanto vi preme. Le rifpa-

Conte di Caglioflro fu quefto punto, per quanto per ora fi potuto trafpirare , non porgono grandi indizj fu qu?fl Anzi egli afferifcc cofantemcntc punto di non aver mai date lezioni di Lottiflic* in Londra, n ricevuto da' fuoi difcepoli
fte

del

nella fcienza de' fogni cofa veruna:

il

che

dice

d*

aver

giurato
in

un* altra
altro

volta folen-

ncmente in Londra. Per

l'opinione che prendelfe il per fottrari partito di e (fere fpcrgiuro dalle continue accufe , da lui chiamate per-

comune qui

Roma

fecuzioni

che gli venivano

fatte

ne*

Tri-

bunali

di

Londra, ma che
ricevute
a

di

fatto avcnTc
groflfc

beniffimo

quattr* occhi

fomme
rcfta

danaro . Quanto a fua moglie provato, ch'ella fu obbligata dal madi

rito ad

cffer egualtiiente fpergiura


foffe

Noit

pero, che

folita

di peccare abituai

mente Centra il precetto di non dir falfo in teftincionio, altrimenti le fue depofizio* ni, che ora ha fatte, e continua a fare contra il marito , perderebbero affai del
loro valore . Ma lungo tenipo, che ve Tho lafcia* to in mare tra Rodi , e V Egitto . Sari gi arrivato in Aleffandria col fuo Mae firo Altotas. Le fue depofizioni fu queflo paffo hanno poca conneffione colle avventure dei primi anni della fua vita da lui medefimo pubblicate in Parigi . Io ho fat
'

to una raccolta di tutti que' romanzi , che fono Rati compofli fulla vira di queflo av venturiere, e mi diverto a farne la tradu zione, perch ho intenzione, quando fia decifa la forte di lui con finale fentenza , di formarne un eftratto il quale mi pere, che diverr molto curiofo , e dilettevole Ora io non fo altro che rendervi inforniato di quanto rifulta dal fuo proceffo . Secondo le fue depofizioni, n qui e' entrano quella delia moglie, che ancora pre*

non Tavea, egli fi ferm 40. giorni in Egitto, fempre operando colla chimica fublime d' Altotas, il quale voleva infegnare agli Egizj l**rte fublime di tramutare la canapa ed il lino in bella feta. Vi fa
fa

chi fommihiftr
pertutto

loro

il

cfanaro

$9^ ncccffario

amico mio, dapminchioni ci fono: ba'la faperli trovare. N fi pu dire, che non fi otten nefle 1* intento; che Jargamente Io ebbero Altotas ed il compagno, ma per loro.
agli operatori; perch,
i

Non

vi

fo

dire

come

andaffe

a finir la

l'amico non mi feppe dire di pi. L'attendo di rit rno domani, e fpero di fcrtvervi il retto prima an^
faccenda;

perch

Cora

che abbiate tempo di

rifporiderc

ft

^ueda mia lettera.

LETTERAVL
Roma
zo. May!(d 17^0

Amico.

Ni
mi
Eroe

Eir

altra tra

mia

lettera

vi

fcriffi
il

che

^he tentazione di vluogo delle rovine del gran co* fitate il di ioflb pafiando s da vicino ali* Ilola
parea
g' impoffibili

noRro

aveffe

rcfiftito

alla

Rodi

ma

egli

fi

rifervava di

fare

questa

fcapp^ta

nel

Tuo

ritorno dall'Egitto. Fi-

nalmente mi trovo in ^rado di poftr riempiere la laguna , che mi rtfava nella ca glioftrica cronologia, d^i l'epoca zU fua fu

6o
ga da Palermo fino al fuo primo arrivo in quefta capitale, prima di fare la beftia* lit di prendere moglie. Da notizie cftragiudiual raccolte prima dell' a r re fio , fi rileva che il non ancora in quel tempo n Conte , n Caglioflro fece realmente il viaggio d' Aleffandria d'Egitto. Uno di
quefti nofri Iniziati di dcfiderio rifcrifce,

che parlando con lui gli fece varie interrogazioni fullc antichit di quella famofa un tempo capitale dell' Egitto ^ ed avendo di tutte le fue defcrizioni tenuto buon regi (ir , ne form una relazione, che confrontata coi teftimonio
di
altre

perfone

che furono in quelle parti , fi foftiene, che fia veridica, quando non fi voglia dire , che foffe della natura delie viioni di Maometto* il quale al dir
e di miflonarj
,

Arabi fenza efere mai (iato nella Gerufalemme, ne X^^ tal de ferizione al popolo della Mecca , che fece fudegli
citt di

pire tutti coloro, che in fatti i' avean veduta, che molti erano i quali piti volte Voi che v' erano andati colle carovane avete fatto il viaggio d' Egitto farefte giudice conapctente in quefta materia* maio,
.

come

vi ho detto in altra

mia, ho
,

tanta
fape-

paura ^\ quel te , che noa


trafcjrivere

titolo deteftabile

che

mi arrifchio nemmeno di ha compeadis delle fue relax 9

4x
che per drvclc mi pajono Di (Te per efempio , che tutte le cf'gerate cclonnc di Roma, niuna eccettuata, in pa*
%\ ; tanto
.

pii

ragone di quella detta di Pompeo vide in Alcflandria , gli fembrano


ti

che
tan-

Lapponi a fronte de' granatieri Svcdefi Querto Signor Caglioftro poco obbligante. Querti fpropoiiti in Roma! Avrebbe fatto meglio a non venirci , e ne converFra r egli ftefb* ma non pili tempo
.

maraviglie d' AlcfTandria raccont, fono pi alti due monti , che ci foche no, formati di rottami d* antichit, di
le altre

quello che qualfivoglia dei noftri


li j

inette

col-

Firo di quella citt , che guarda il porto nuovo de' Franchi, gli parve molto pi bello di Cafel S. Angelo
e

che

il

Sarebbe mai
tia

(ata

quefta in

lui

un' antipa-

prefaga dell' avvenire? Sofenne, eh' eprofeta in Aleflandria,


altre

ra pili facile d' e(Ter

che in
natura
,

Roma,
che
di

mille

cofe

di

tal

moftrano
,

amico
ritafTe

del nofro paefe


farvi fortuna

quanto poco fofTe e quanto poco me-

In Rodi f la pafs, per quanto egli dice, affai bene. Ma fc aveflc detto male del CoIolTo, non fo come farebbe andata ia faccenda. Altotas, eh' era pii fc-ltro non ebbe it certamente di lui, giacchi
ialordaggiae di veoirc i farli chiudere in

limit In Rodi a fare alcune operazioni di chimica, che gli frutCartel S.


fi

Angelo,

tarono molto danaro. Si guard bene


far ricerche iul gran codice de' fette
n! lenti per
ti

dal

dor^

mere, che

il

Cadi

dell' Ifola

non
ica

lo prendcffe io fofpetto^ e

anche fen-

proceflb

lo

condannai^
.

come Mago^

aftrologo giudicario, e mifcredente infeme

col fuo giovine allievo

non trovarono neppur


coloffo
,

le veftigia

Siccome in Rodi ^q gran


delle fette
i

femprc in traccia
dell'

ma*
loro

raviglie

univerfo
ai

rivolfero

penfieri alle piramidi ed al labirinto, e di

nuovo

fi

commifero
i

flutti

per andare al
li

Gran Cairo; ma

venti

contrari

tra-

fportarono all' ifola d Malta . Era gran Maftro dell' ordine in quel tempo e So* vrano dell' ifola il Finto , al dir del Caglioftro, uno dei piii generofi mecenati della Chimica fuhlime, e che non per bifogno di ricchezze, che troppe ne aveva, n per rifar fi dei 400 mila feudi truffatigli
dai Corfi, dei quali
i

no; ma per bene

dell'

cofituti non parla* umanit era immer*

filofofalc , e dell'oro potabile, pel quale oggetto aveva

fo nella ricerca della pietra


eretto in Malta la pi

compiuta

fabbrica

per
teffe

le

operazioni

d'

alchimia che mai p*

nato. Altotas ed

mmaginarfi nel nolro fccolo illumi^ il fuo difcepolo furono

4al Gran MaRro accolti a braccia aperte come due angioli mandati dal cielo ma ef;

fendo venuto

morte
lui
la

il

precettore,
funcf^o
deli'

il

di-

fccpolo pien di cordoglio volle allontanarfi

da un luogo per
il

tanto

Lod
allievo

Gran Maftro

fenfibilit

d' Altotas, e

caldamente lo raccomand ad un cavaliere, che partiva per Napoli Oh


.

tre di che lo forn di danaro e di iTiandazioni


,

racc-

in guifa che pot

mantenerli
amantifli-

molto bene in
traflc

cotefta Capitale, finch con

amicizia con un Principe

mo
pli

della

Chimica,

il

quale pofTedeva

am-

feudi

nella Sicilia. PafTato cos allo fi-

pendo di quel!' alto perfonaggio avvenne, che facendo per Tuo fervigio frequenti giincontr per accidente in te neir Ifola Meflna un Sacerdote, che lo ferm, facendofi mille maraviglie di non ePere da

noRro Eroe non tard uno de' fuoi antichi amiconi di Palermo. Voi fiefe dunque, gli di(Tc ravvifandolo , uno de' miei dialui

riconofciuto

Il

a riconofcere in lui

voli della grotta gran fuonator di baflone,

per quanto diceva

il

Marano.

Perdonatealia

mi

non vi ho liconofciuto
volete voi

Come
ftafo

cV

io li figurafl

vi forte fatto Prete

un poco
avete

me

^ Sj buono voi mut4t

di

al

che liete par di


^oft^Q

prima , che femprc


;

m^

co-

il

violcuta

04
carattere
ti
?

Mi

ricordo

che

miei pare*

non volevano eh' io vi praticafll , ma iamo Tempre (lati fedeli compagni, e fpeIo fono al ferro che lo faremo ancora vjgio di un Principe Siciliano, ma non fo
.

accoflumarmi
da
lui

alla

dipendenza^
di

vi ho incontrato fo conto
fatti

e giacch licenziarmi

egli

per venire in voflra compagnia. In prefc tofto congedo dal Piincipe


e riprefe col

Alchimida,

compagno

la

via

che furono arredati cam* min facendo da Pizzo luogo di ccteflo Regno , che voi conofcerete meglio di me. La cagione ne fu il ratto di una donna a
di Napoli. Si fa,

loro attribuito;

ma
la

da, n ritrovata
ri

indizj

ed

il

tutta la Locandonna, mancando fcucorpo del delitto, furono


vifitata

podi in

libert.
fi

Giunti

in

ccteda

Citt

poco

vi

trattennero, e di

coft paffaron

direttamente a Roma . Eccovi quella parte della cronaca fcandalofa che ci mancava, e che compifce la feconda epoca della Sto*
ria di quefto faoaofo

impoftore del

ncfxro

fecolo

i^^V^

LETTERA
Napoli 22.

VII.
%/fprlIe

ly^O*

AM

G O.

fono divertito aflaifTImo colla letho ricevute nella ftefla ietCmana Permetterc^'e ad un Avvocato di fare alcune poche rifleffiop
r

tura elc due voftre Lettere, che


.

M
fai

ni

fdtti
,

riferiti

nella

Storia

che
le

mi
due
,

avete tcffuta

che

coflituifcono
vita
del

prime epoche

della

Caglioflro

cio dalla fua nafcita fino alla fua fuga da

Palermo

da

qiiefla

al

fuo

arrivo
bafi

ifi

Roma
tali,

Nella prima voi per un giovine fcapcftrato


.

me
,

lo
di

mofratc
na-

fenza fludio e fcnza educazione.


in

Co*

me dunque

Palermo,
,

dove
e
il

la

Nobilt
fenarata

vive con tanta alterigia dall' ordine Mercantile ,


roo appena fcappucciato

tanto

giovine Balfabravazzo da tz*

pi d' una volta, poteva vivere in camerata cop que'

verna

macchiato

di

prigiona

giovinafri

Nobili

alla

prcfcnza dei quali

di quella Negromanza per cui ora procefTato in Ciflel Sant' Angelo ? ^uelk faiifcazioae i

diede

il

primo faggio

66
tefamento fatta a favor del Marchefe Morigi poi legalmente provato \ che foffe opera della mano del nipote , e non dello
zio
il
il
?

Dopo

la

feconda

Tuo arrivo per la

epoca cio dopo prima volta in Roma,


,

Bairamo era

egli gi bene inflruito nell'


?

arte che lo refe famofo

Non
il

aveva

egli

lavorato in Alchimia fotto

fuo Maeiiro
,,

in

in Rodi, in Malta dunque fi riduffe is Roma a vivere vendendo difegni flampati, ombreggiati da lui con inchiolro della

Altotas

in

Egitto,

Napoli

Come

China

Non

era egli

iniziato

nella

Ne-

gromanza fino dalla iua epoca in Palermo? Come non cerc dunque di efercitare i
fuoi rari
talenti

in

Roma

prefer

di

mendicar foccorfo dai fuoi patrioti? Quali prove giuridiche fi hanno tWt cambiali o cedole da lui falTificate? Voi mi direte, che Roma non paefe per Negromanti-, Quanto a* delitti con>n per Alchimifli tneffi in P .lermo ho altro che dirvi . Nel 1*77^ il Blfamo ritorn alla fua patria.
.

Sfava altamente fcolpita nel cuore A. Marano la triigicom media della Grotta . Fece iftanza pf-r he >1 fuo offe nfore foffe punita; ottenne ch^ fofle arredato, ma poco dopo
fu

poHo
,

in

libert

Io tengo

quefli

fatti

per veri
riori

mi fono attesati d'ulteinformaoni ricevute dall' amico ^ il


perch

[uale
s'

aggiunge
di

che

allora

il

Ballaoio
,

imbarc

nuovo

tranquillamente
il

airifola \ Malfa fece tragitto. Ss

BaN

famo

foflTe flato reo di faificazione del tefamento , per cui grave danno n' era derivato ad un Luogo Pio di quella Citt , perch non fu riaflunto il proccio? Perch non fu condartnato? Perch fu pollo ia

libert?

che la fua parpena del fuo de^ litto ^ giacch come fudaito non poteva giuftamente cfTtre condannato allo sfratto f r bandita , perch non affente , n contumace . Si hanno relazioni anche del fuo fecondo (oggiorno in Malta ^ dove (1 trattenne tre mefi in circa , n fi fa che vi n fattucchiere ; fc cfercitafle forti Icgi ,
,

N v'immaginate
la

tenza per Malta fo(Te

non volete applicar querto nome alle pomate , che vi vendeva come valevoli a ringiovinire le fembi.inze delle donne logore dal tempo o diif amore , colla quale pomata procacciavafi il vitto Ma quefto capitnle non gli fece far gran fortuna , e fu corretto di ripudiare a Napoli , e qui mr'lti mefi . Vi fono tracce, che fi ferm in qneda Cirr riprendcffe le lue opera* z^oni di Chimica cabalilMca Si leg ia amicizia con un Mercante infatuato in qiuda fcienja. E fjccome due galli non reggono in un poliajo , cosi il nuovo fcac
. .

6^
CI
il

veccnb maeRro

dalla cafa del

Merle

cante. E' fama, che vcndelTe


fue lezioni

ben care
fi

ma

il

difcepolo non

chia-

dir:oatenro,
ai

ns

appofe

mai

il

nome
lui in-

d truffa
la

regali che fece al fuo maefiro


,

Si pu dire

che quella Citt


,

fu per

pi difcreta delle altre


.

e la

meno
,

faufa
(offr

Finch vi

fu

vifTe
.

tranquillo

n
fcc^

perfecuzione veruna

Qui

anzi

venire da che non


fedele
il

Roma
fi

fuo Suocero, quello (cffo

era

prefo

cura

nemmeno

di

avvertirlo della denunzia fatta dal


fratello
,

fuo in-

amico Nicalro , e fi fece condurre di fua Moglie, che prefe a man feco
f

tenere

lo condufTe in

Francia

Eccovi un altro pezzo di cronaca per forjmarc la Storia della Vita del Caglioflro . voi far facile di riempiere il voto ,

che vi

refla
,

tra

V epoca

del

fuo

ritorna

a Palermo

e quella della fua prima par,

Me lo avete lafciato nel tenza da Roma carrozzino col Segretario, che viag^qiavano verfo gli Stati della Repubblica di Venezia.
Quale

come
.re

prefero ? dove fi fermarono ? camparono? Voi credevate di aveun folo amico infifente: ne avrete due.
ftrada
la

LETTERA
Roma
1

6f
Vili.

Maggio lypo*

Amico.
Voi che fiefe Avvocato , Napoli lecito di feri vere in

e flet
diftfa

in
del

Conte

delitto. Io

In Roma f.r. bbe un non vi pofTo fcivere che le accufe. Egli ha commeffo delitti in tutto U
di

Caglioftro

mondo
fighi
la
.

ma

c^jI

ha faputo fottrarfi

ai

ca
lui

Qui per terminer

male

per

raccendale

Roma

li

punir. In
la

fomma
.

per quefto Caglioftro ve

do

difperata

L'

a-

inico fcommette cento contra dicci, che far

condannato

morte: fenza impegnarf) f di qual mnrte iar fatto morire. fentito Ha certi difcorfi , dt quali non lecito parlare. BaRa per ora non vi die*
a

morir n

di

pi

Quanto

al

Tuo viaggio da cctefa

Citt

verfo

\o Stato

Veneziano

certo

cke lo fece per via di Loreto , f per divozione verfo la Santa per forza di fimpatia verfo il quel S.intuario . Il CaglioOro , pete, un uomo indefinibile ogni ne un enigma r io ho pii
:

non
Caia

dir
,

o
-di

teforo

cf^me fafua

azio*

coraggio
^

i caricarlo

d' accufe

diaatui a voi

che

7^
tanto rigorofo nell'cfigerrre le prave

f5ete

Compatitemi: voi mi volete prendere trop* p alle ftrette. Ma f mi volete obbligare a provare tutto quello che vi ferivo, non mi rcfta altro ripiego clje dar <|uefta commiffione all'amico. Son ficuro che vi feri* ve una lettera pi lunga dell* Iliade ; e fe-ne fentircflc la feccaggine da qui a Napoli. Confentatevi dunque di fapere le
cofe
vaio

come
.

fi

fpacciano

non-

come

fi

pro^

Gon
i

queflo patto

andiamo avanti
,

Da Loreto
gamo
;

Viaggiatori paffarono a Beri-

non

rifulta f sfoggiaflcro

o no

la

jnentita divifa

di Prulfia:
accufati
,

Nondimeno fono
ili

mentita certo. dir cos, che


a
reclutare

quella Citt

fi

occupalfero

granatieri

per fervigio della Corte di Bcr<

po^ le obbiezioni che mi Federico \\. mandava dappertutto ingaggiatori per comperar uomini granI ali dei quali aveva una buona raccolta . fierg^mafcbi veramente non hanno il difetto d' effer troppo alti di fbtura . Feo cano piuttoito in larghezza , che in lunghezza . Comunque i'i^ le informazioni *vute portano , che il Marchefe , Lorenzina , il Brtlfamo , ed il Segretario in Bergamo ingaggiarono qualche cofa , non vi dir, Te pel reggimento de' granatierr , o de' Cdccatori ) in guifa che venute le loro
Jino
.

Prevengo
.

trefte fare

7^
jiratichc a copnl^.tone del

Podefli

fu Ior

dato

il

cauto arredo

eh' equivale

ad una
fu

delle ordinarie carcerazioni.

tanto cauto

che

lonnello non lo t3ndo feco i miferi avanzi della fua fortu na , lafciando Lorenzina defolata , ed il Segretario col Balfamo difperati , Tpogli , Il imprigionati . Furon fatti gli efami Marchefe non aveva feco portati tutti i
.

per^ Marchefe fappofto coprevenide colla fuga por


il

Non

corpi
di

del

delitto

Reflava
di

in

Balfamo un fagotfino

cedole.

mano del Le cedole


il

Roma
Se

fono conofciute per tutto


il

rnon

do.

fagottino

capitava

nelle

mani

il corpo del delit, ecco to : ecco proceflb : ecco du? galeotti , eil una galeotta in erba Il Balfamo , che dal fuo macero Altotas aveva fenza dubbio imparato a perfezione il giuoco dei buCTo

della Cancelleria

lotti

gottino
glie
,

, che fece fparire il fa In fodanza Io confegn alla mocommettendole d' ;jr^:anierlo a corto

fu lefio SI
.

di

mangiamelo

ma

la

pillola era

grolTa y e Lorenzina aveva un troppo Piccolino^ e prcfe quindi

troppo bocchino
oartito

il

di afconderfclo in feno
fare agevolmente
.

il

che lerintU di
allora la
la

Immaginatevi
Cancelliere
fola
;

fua

modeftia
Ci

II

rifpctt
fece

Lorenzina

trov-

tofo

in

minutifilnai pezzi le cedole pericolofe

Ma

7^
per quanto fofle la premura di diftruggere quel corpo di delitto non fcppe trattenerfi
dall' efaminare a bell'agio le cedole ad una ad una , contemplandole di fotto e di h* pra , offrvando , che fi era avuta la fur

berla

di

fciupinarle

foderarle

di
.

altra

carta

come logore
,

dal
la

lungo
earra

ufo

Si

acle

corfe ancora

che folife marche. In

non aveva

fomma

volle veder bene

fatti

fuoi

La

palTione di

Lorenzina pel

difrifro

che fovraiava allo fpofo era granla curiofit

de
te

gallegQia fcmprc fu tutfemminili paffioni . Non cos? Mancando il corpo del delitto, i tre prigionieri furono pofli in libert , e sfrat

ma

altre

Ecco due pitocchi, che pacano T Adda per carit ; e vanno accattando da Vaprio fjno a Milano. Non pi carezzino: un bordone , e 20 buone miglid a piedi. Povera Lorenzina! Che hai da fare? Tornar indietro? andar a Ri>ma? In queir arnefe? E
tati

dalla

provincia.

ed

una

pitocca,

le

cedole?
vu*^!

le

lettere
il

falfificate?

Le
Il

vef-

fazioni fan

rivedere

peccatore.

BalTa-

copo

un pellegrinaggio a Sin Jaerano i peccati da purgare: erano pitocchi: non vi m.^ncava {' f non abito da pefUgrino> QucRo fu fomminiftrato dalla piet de' Fedeli. Pofti
f^re

mo

di

Galizia

cos bene

all'

ordine prendono

la frada dei

7
Picfiior.^c,

calano nella Riviera di Gz-

r\o\.

Un
o

altro delitto in quefio Stfo. In

una

di

vante,

che lo

non fi dice f di LePonente, perch Lorer.ziija, depole, non fa di geografia, il Balquelle terre,
di
fi

fjmo

fece

fabbricate

bella

pofa per

clemofina un
alcune
ceffe

po' di carta marcata a fornidi

glianza di quella

Roma

per faifificare
dire, che fa-

cedole.

Ma

convien

per puro bifoii^no* content di fare una fola falla cedola di feudi venricinque, la qu.ile, giunquefla bricconera
fi

perciocch

to

fece canrbiare in buona \n Sivona , moneta. Ln fomma proporzionata alla


fi

mifei

ia

dell'Eroe
alla

V/tramer.te

mi
la

prire

fcagatella. Se

vclefte anche f^rc

una fnnima

gnfTa
jocchi
ti

fpagruola
fr^fie

contandola per bs-

non

ciflfre,

che una partita di quatcWq quali una bifogna levcrne


fconto, ferzo del quale non
l

titolo di
le

barattano

ncHre cedole. Nel vi.ngio da Savona in Antibo


g'i
altri
.

fi

fcompartita

fofcro
fu

tre

um
la

ri, e la

dei 25 con marca romann , o che que1a non foiie concH f"i\X^, o acrredit,t, nel Regno di Francia, i! futuro Conte di Cagliolro vive di que-

pareggiata

Svanita

rcfTenza

feudi; o che

f'

f^t

finita

carta

lli

a,

chiedendola
di

San Jacopo

ai Galli per amore di Galizia, drve diceva d'an*

CovY, fegr*

74.
^are
in
quelli pur

penitenza

de*fuoi

peccati

<]

commeffi da Lorenzina. Quand fi divulg in Antibo quefta motivo d( divoto lor viaggio^ alcuni Ufficiali d quella guarnigione prefero a compatire bella pellegrina* ma ella non avrebbe tn* certamente contraw enuto agli obblighi verf il marito e La miferia era grande; ma L( renzina non vedeva che la virt, la qua] parve anche troppo grande al marito, e! lon vedeva f non la miferia , che o| primeva f amabile met di f medefimc immaginatevi quanto fu lungo e terrib il coftrafto . Il p ver uomo proruppe i
1

qualche cfcandefcenza contra la fua rea fo tuna* e fece alla moglie afcune rifleffioi da empio fopra la di lei virt, col dir fra Je altre co f : a che ferve la no/ra vi

th^ f
T/e

ci

manca

la Prcvtdenr^a} Ojfeyva e

ci ajjifle il

tuo

Do. Non vedi a qua

fiato i miferia

ftamo ridotti R Un vecchi Capitano riformato, che aveva una gami di legno ed una mano fola, porfe ai di Viaggiatori qualche debol foccorfo. QjJef aritatevole Uffiziale chiamavafi Mr. Poi! f ho ben raccolto il fuo nome . Egli av va prefo paffione per tanti nuovi difaf
di quefto

matrimonio, e temeane altre v cende nel pellegrinaggio^ perch Giufepp no 9 e Lorenzina dicevano d* effers fpol

4j

dicean vero:
al

ma

neffuno volea crederlo


della Parrochia era

Anzi

Curato

fleffo

venuto in

pcnfiero di afficurarfi

di sjuefto

matrimonio, fcrivendo a quefto fine aJ uq fuo amico di Roma. Aveva egli intanto
ofTcrvato un Frate, che vifitava di frequente
la

cafa della

entrato in

pellegrina* ed era quindi qualche rofpetro^ e molto ph


fi

ancora

perch

fapcva

che

le

aveva
,

mandato a regalare bottiglie e profciutti onde la cofa dava da penfare e da parlare


li

Religiofo
il

per altro era innocente

ed

anzi era

ConfeflTorc della giovane pelle-

grina
di

la

quale gli avca dato ad infendere


,

ciler efla

ed

il

marito

figli

di nobili fa-

miglie di
]a

Roma,
i

e di avere

abbandonata
matri-

patria

genitori, e Tillurtre loro (iato

per vivere

inficme uniti nel fanto

monio; Che avendo perduta ogni fpcranza


di placare lo fdegno paterno
preziofi
fj

trovavano

in angufia per mancanza di danaro, e di


nel lungo gi.^ confumati buon Religiofo non era troppo largo di manica, e meno di borfa. S aRenne a\ giudizi temtrarj, e on ricuf di Ec ai due illuRri perfonaggi il titolo

arredi,
Il

viaggio

ccllenza.

Non
il

ci

par bella quefl' intenzio


la

ne? Eppure
fpofi
alla
,

tanta

modeftia dei due

Conte ne d tutto il merito Conteffa , e queRa ne d V onore ai z


che

16
Conte. Che s'ha Ja fare? Ognuno de' ftf* te Sipienti avendo ricufato T onore Az\ tripode d'oro pefcato \vi mare, mandato e rimandato dall'uno all'altro, finalmente fu attribuito all' Oracolo . Nel vofro cafa r onore dell' invenzione a chi attribuirlo? A me no certamente. Per dirvela fcliietta, io dubito che T amico talvolta me ne fpre-

ma

di

ftie

Egli

mi

recita

certe ftorielle
e

imitate

dal

Gilbks

di

Santiilano,

mi

vuol obbligare a crederle veridiche quanto gli Annali di Tacito, e di Tucidide. Dice, che perfegutata dal Parroco Lorenzina ricorfe alla
protc2or,e d'un

perfonaggio di

prima gerarchia detto D. Jago Buena-Gana. Gii fi prefentjfpo marito, e moglie:


narrano la loro avvcrfa fortuna, e la f^ta* che hanno di non trovar fede nem meno quando dicono k verit D. Jago Buena-Gana ch'era grandiffimo fifonomifia guardando in faccia il marito, venne tofo in fofpttto che foiTe un impoflore , e fquadrando ben bene la moglie, gli nacque defivierio di parlarle a quatt' occhi per rilevarne la verit. Fece ritirare il marito, 2 cominci bel bello a f.irle molte inter rooazioni fulla verit t\ ftio m^itrimonio,
lit
.

e trovandola cofiante
capi r di verificare
il

nelle rifpofie

s'

in-

fatto, e
i

di far

venire

da

Roma

a fue fptfs

dccuoienti ijeceffar^

77.
per loro tranquil'jtk
il
.

Lofcnzina ringrazi

Signor BuenaGana, e per quella volta fenza complimenti Tene part. Venuta una tal mancanza di riguardo a cognizione del marito fece capire alla conforte le Tue convenienze. Si ritorn dal Signor Bu:na-Gana con intenzione di complimentarlo. Appena entr Lorenzina nella fua camera D Jago fenza darle tempo le difTe: Siete voi venuta per far complimenti? Pre^o il marito rifpofc di SI . Il Signor Bu^na-Gana gli accett e corrifpofe con quattro doppie. gni fettimaua Lorenzina andava all'udienza fcgreta , rinovava i Tuoi complimenti, ed aveva il folito regalo di 4 doppie. U nobile viaggiatore, che aveva veduta la comilimenrof^ L'"5rfnz'na ne l' anficamcra di D. J.igo Bu naG.n^, olle fedi in mano del fuo matrimjnio giunte alla fine da Roma, informata del'a pei Tev-uzione del Parroco pir cagione dei prolciut del Frate , s'intcrcfT per lei vivamente. Contin-uavar.o c'^tiivpii nienti e doppie, n la cofa
Ticdava

male* ma
cos

il

m.irito

non volava
i

perdere
leva

pT

compii :n e nto

fuoi

a-

vanzamcntl
andare
teva

nel

favore del'a

fortuna,

Vo

alla Corte di Madrid . Riuet* troppi complimenti alla lunga che i , avrebbero feccato il Signor Buena Gana

Le doppie erano

belle, e

buonj;

ma

que-

7
He
alla
fin

fine

fi

battevano 5n MaJrief. Il
gli

affari andava al centro; ed era profondiffimo fpecuJatore. Da Antibo fino a Barcellona altra laguna nella cronaca. Viaggio a piedi, bordone e que In quella citt nuovi pericoli alla fiua . virru d Lorenzina. D. Francillo Tentenay-

BaKamo

in tutti

res-y-

quale

faceva

Sahatras nobile di Sierranevada, il giro delle Spagne , fi diil

chiar amante della pellegrina; amante per alla fpagnuola. Cominci la faccenda dai precetti di Platone , cui Balfamo non inanc di fare le opportune at^notazioni
Il

gentil cavaliere foddisf piii volte la fua

curiofit,

confervando
fi

fempre
efib

il

d'un Tentenayres ; e gnare Donna Lorenza

di

decoro accompa.

fino a

Madrid

Le

gran capitali fono i luoghi pi pericololi alla muliebre virci. I due fpofi furono alloggiati nella fua locanda dal compitifmo Cavaliere, e vivevano lautamente a fpefe
di
lui
,

fenza eh' egli


fotto

voleffe

eflerne

rin=

pena di fepararfi da loro li Balfamo, che conofceva la delicatezza del Benefattore , e non voleva a nelTun patgraziato
to
alia
e(Ter

tacciato

d'

ingratitudine

infinu

moglie di cogliere il Cavaliere all' improvvifo e di fargli i fuoi ringraziamenti ; il che avendo ella fatto di buonif* {imo garbo, D. Francillo non f n'ebbe a
,

19

mac
fuf

Stando \n
la

Madrid, accreditato dal

di Balfamo, fi diede ad cfcrmedicin?* e come d. frelco arrivato di Francia fi applic fpezialmente a curare il male di cjuclla nszione . Gli capit per le mani un vecchio argentiere ot-

cognome

cibare

tuagenario

il

quale era moleflato

da mez-

zo

fecolo

da certa

malaffa

promife di guarirlo in

meno

no , quando gli accordafTe guargion fatta Fu fcritto


.

Ballamo mezj' an50 doppie a


Il

di

in
II

meno

di

mezz'anno

il

il contratto : vecchio mori.

ma

Bjlfamo pretefe , che di morire ; e chiefe


Qucfli

foffe

guarito prilo

le

50 doppie agli
che

redi.

fofencvano,

aveva

ammazzato colle fue pillole Quef^a era una falfit maniferia: il vecchio era morto d'apoplesia. Il B.ilfamo chiam gli eredi in giudizio. And da un Avvocato, i[
quile gli diffe, che aveva ragione,
vi
le

volevano almeno
{^t^^ della
lite
.

cento doppie
Si fcoffc
e
il

ma che per far


in

Balfcimo a

quello

colpo

\
gli

fulmine,

belle

mmi
fi

ficiliano tutti

Avvocati

dell'

Univerfo,
avprefen^

e tutti
vil

tribunali di

Madrid. Non

nondimeno;

e perso, che una

tazione in giudizio della moglie gli farebbe economicamente vincer la caula. Don^

na Lorenza and
tore delia citt
^

a riccorrere ^\

Governa-

miruflrn umaniflmo^ che

D4

8o
s*

Kterefs moItifTimo

rjel^

affare del

m^rU
giurile

to d lei; e
il

per debito flcale voile i^pv-t


.

vero fato delle cofe


paffo del
bel

Quando

fi

al
il

tratto di gratitudine verfa

piacque la delicatezza ^^i marito, ed il garbato procedere della moglie ; e fi augur di efiere in luogo di D. Francillo Il Governatore, che li oicm cava anch*eg!i di complimenti, dif[e, che le cofe dovendo andare al tribunal conipeviaggiatore
del
.

non potrebbe accordare altrimenti queRo affiire n ora , u poi il Balfamo , che voleva ad ogni modo efTere rifarcito dch 50 doppie, fi
lente,
la

Aia

protezione a

rivolfe

al

Cavaliere

;
?1

ma

lo ritrov

gi

Torna Dorr Lorenza dal Governat' re per complimentarlo, ma egli rimanda Donna Lodifpoflo a continusre

fuo viaggio.

renza fenra complimenti. Fals lungo tempo fenia che pioveffe dop^e in Madrid. Una Ipaventofa (ccit obblig i dae ipoi ad abbandonare quel!* ingrato foggiorno ,
Pafarono in Lisbona. Si comincj a batter la birba. li Balf^^mo prefe di mira un certo D. Juan Menina, ricco mercante dei Gran Para che aveva caia d negozio is

uomo mezzo rovinato cui com, plimenti , e che ne andava f:mpre in traccia di nuovi. And L^renzina a chiederLisbona
gli,

per cofljglio

dd maf-ro,

qu*lche (oc-

8I
^

cpffo per carit, e a quello ttolo da pri*

ma

le Jiede una Lisb'>nin3^ it di invitatala ad un Tuo giardino di cjm;ia^na , vi anel frcquenremcnte a compii mcntarlo, e partiva ogni volta con otto dop.vie di r gala Il
.

Baifamo per vedeva, che que^o


rebbe finita
la fiata
affai

affare

fa-

male, perch faceva, che

Mercante era nolto dif^ucominciando anche a v caldo in Lisbona, s' imbarc per r Inghilterra fopra un vafcello irlanacfe .
Famit^lia del
di queft' amicizia: e

viaggio fu difafro^o Uia fiera burraquale dur oarecchi giorni, fco;> la volfe lo ilomaco a Lorcnzina per modo , che dubit d* effe re incinta. Fu obbligata notte e giorno nella Cnmera del a fiare Capitano, che le petmife l'ufo del fuo letto, l'unico che vi fjffc in tutto il fuo bafiimento. SI giunfe finalmente rei Canale
Il
.

fca,

del

Tamigi e Appena porto


,

fi

arriv
piede

a
a

Londra.
terra, s'incon,

il

tra

il

B.lfamo
fiato

col

Marchcfe, da cui
B'.

come
e

fapete, era

piantato in
il

rgamo
di

che

in

Londra avea prefo

nome

rb na.

Fece con cfib qualche doglianza ; ed il Murchefe cerc di qiuQificarfi molto dcRramente. Moflr il B.lfamo di rcfiar perfuafo di

quelle giufificGzioni , perch gli parve opportuno incontro per valerli delia opera di lui in un affare, che molto la interdfava. L eco vi il fatto.

ni L'unica cofa, che poffedeva


acque del D. Juan Para, che ancora erano dove ne avea fcminata
ti

il

Balfanio

allora, era una calTettina di topazj radunaforf


ncIJc

del giardino di

Tago, o ne' viali Menina dd gran


grezzi in ciottolo,

una

gran

quantiterre-

t, a fine di rendere pi fodo quel

no

Balfamo voleva efitare i fuoi topazj, ma temeva d' effer prefo per un ladro, e fece quindi perCi^ro di adoperare il mezzo del M<irchefe. Qijefti i*ariicur, che in
.

Il

veDtiquattr' ore farebbero

ftati
la

tutti

fpac-

cati.E

gli

attenne di fatto

data paro-

prefe il Birbona congedo dai tre regni della Gran Bretagna . Ah Birbona, Birbone! fclam allora il Balfamo, tu me l'hai fatta. Maledetto i] giorno, che t' ho veduto, e conofciuto in Roma la prima volta) Eccomi rovinato Il Balfamo fenza topazj, fenper fcmpre za danaro, fenza credito configli la mola: che lo lefTo giorno
:

glie

ad aprire fcuola

di

lingua

italiana 9

giacch ftando in Lisbona aveva imparata Ja lingua inglefe ; ma frattanto fi mangia-

va, e

fi

alloggiava in credenza.

Il

padrone
Si-

di cafa

proponeva

quefl*

alternativa al

gnor Italiano: o pagare, o andare ad alk)ggiare in NewGater. Chiamatemi un interprete dide Balfamo: non vi capifco.
Subito
9

rifpofe

il

padrone

venne

il

bar-

Ss
^

gello

condufTc

prigione

il

marito

di

Lorenzi na. In quanto


forfc palTita;

ma

a si fc la farebbe ritrov alla Cappella Cat-

tolica di Baviera un

buco
,

[rgltie
ef'a

uomo
ef^iofc
i

generofo,
le

ed oncrto

quale

Tue circo^lanzej
cTirito:

ed egli pag tutti

de

biti del

io cav di prigione, e ad
.

ambidue diede alloggio in fua cafa Avendo faputo l'Inglefe, che il Balfamo s* intendeva di difcgno, lo condufTe leco a dipingere un Tuo calino di campagna dove una fua figlia giovane s* invagh del Pitto,

re

l Pittore, da lui prf^babilmente fcdotta divenne il Tuo nume, e come tale col
.

cuore, e con doni pretiofi lo coltivava. L' idolo era degno dell' idolatra Pi perfetta pagoda non vide mai il Pc^. Non v'era cofa pi brutta in tutta Inghilterra,
.

eccetto che

le

pitture fatte
egli

nel

calino

dal

Balfamo.
perch

M^

era contento abb.flanza,

gli

derivava

un

gran
,

var.tagoio

alla fua borfa da quella f^iocca

che

p- r-

dutamente l'amava. Quando


fcrv
g'
le

1'

fnglcfe ofbruttate
,

fue

ftanze
affai

si

fattamente

Rato inginnato, e diffe fra le: quefo un vero pittore da prigione. Ma quando poi feppe il cad'

incnbbe

effcre

pitale, che

ne ficeva fua figlia,


e

fenz.'

ajfr^

afpcttare,

mi rito

moglie

di

cafa

fuaf.icalle

goofamente

fcacci. Se

mi chiamate 6

s^
prove di queft aneddoti, eccovi quelle, Il Signor che per ora vi poifo accennare
.

Morande uno de' teftimonj* 178^ impegn h fua fede nel


r^ale

fino

nei

Tuo

Gioracr.ico

d*

che
inio

v'
i

Europa, che ho raccontato

ja
,

cofa

nei termini,

L' aitro

T
il

quole afficura, che tanto


j

Conte

d Caglofro

qupr.to Ja Signora Contcffa

maglie hiinno confeffota


fc.tri
.

vtrir di que^i

E' vero,

che
negati

il

Caglioftro gli
fua lettera

ha

pLibblicrmente

nella

Popolo Inglefe^ fcritfa queiU

ma

Ja

impudenza, ccn cui


per
negarle

lettera, bafta

ogni credenza. Quando far pubblicato il procefb , il Mondo ne far pienf.mentc convinto. Per ora contentatevi delle prove allegate. Eccovi Ja Storia deli' Eroe Siciliano fino al 1772. Parte il Corriere. 11 refio

un* altra volta

LETTERA
Amico.
S ER
te di
dibili

IXe

Napoli 25 Mfiggfo I7p0r

quanto io vo fcorgendo cotefo vo


vi porta certe notizie

fro anico

del

Con-

Caglioflro

Io

non fono molto ere , che ne rendo qui conto a chi h

curiofita di
T)o

fapere quali fcoperte


tutti

fi
,

*5. Lcciaperch
i

coHi

vengono

me
^

Ialino eh* io cartcgoio con voi

ma
fa

pili
.

rnn reilano ppriuafi delle Chi {n una ofltrvazione


,

m^e
chi

relazioni

ne

un'al^

tra, (^hi trova ne'f^rti contraddizioni


notri

chi
;I-

difordini

nella

Cronologia; chi
m^nuta-iente

cuni

racconti troppo

circo-

flanziati ; chi troppo mancanti ; a chi paIo non jono romanzefchi ; a chi ef g' rc^ti
.

iflupifco per, che Te ne facciano tanti giudizj diverfi


r:
,

fieno gli

perch fo di qual diverfo umouomini; ed ho poi in quello

incontro

un
del'

movo
cuore

motivo
.

di

ofiervarc

r indole

Perciocch gene ni' nnente i! Conte di Cs^'iofro paifa per un Tolenne impofore , e tutti hanno defidtrato infino ad ora , che fofTe fmafcherato
.

umano

Ora
.

eli*

carcerato fa ad.auut.i
,

com-

che leggo con piacere tutto ci che avete 1' attenzione di parteciparmi , finto io flefl'o che una tale molpaiTionc

Io fcffo

titudine e (Iravaganza
vita

il*

anec^doti

lulla

fua
lor-

privata in
.

cos

poco

tempo mi

prcnde La prima epoca finifce eli* et di anni. Accordatemi rimer due anni 25 prr la feconda Eccolo di 27 anni Q.urn.
.

ti

me

ne volete accordare per


?
.

la

terza (ino

al

uio ritorno in Palermo


a'

almeno. Veniaaio

conti

Tre o quattro Di 25 nni ,

25
Fuga da Palermo: viaggio
go: pafr<)ggio
if

ncll'

Arcipela*

Egitto

ritorno e foggior-

UQ
il
li

in

burrafca

Rodi: nuovo imbarco per l'Egitto: dimora prefTo arrivo in Malta


:
.*

Gran MaRro Pinfo


:
:

viaggio per

Napo-

entra
corfe

al

iervigio
in Sicilia
:

del

no

Principe Siciliaincontro del Prete


:

in Meffina

ritorno
e

Pizzo: arrivo,
gio di
coltato

arrefto al a Napoli dimora in Napoli: viag-

Roma
dalle

ioggiorno
:

in cotefta citf:
diffi-

amori con
in
cafa
:

Lorenzina
fedi

matrimonio
libert
:

di
:

foggiorno
e

dei

Suoceri
col

difgudo

feparacoli'

2one
gliata

pratiche

Nicatro,

per Bergamo Ho dttto due anni! Soo pochi amico mio* bifogna, che me ne accordiate almeno quattro. Si fa prcflo a fcriverc; ma a viaggiare aff che ci vuole il fuo tempo . Doveva dunque avere pi di 27 anni quando part da Roadiamo avanti . Viaggio di Bergamo ma Qui ricordatevi, che fi comincia a viaggiare a piedi in compagnia d' una donna Arri:

viaggio

vo
il

in

Milano
:

pel legrir^ aggio

intraprefo

verfo San Jacopo

di Galizia

attraverfano

Piemonte
Ponente
:

fcavalcano
:

gli

Apennini
la

fce*jdono a
di

Genova

fcorrono
in

Riviera

fabbrica della carta con

marfeudi:

ca
x/a^

romana ordinata
fai Locazione

Rivicia di Geno-

della cedola di

25

fog^iorno

dimora
fiziali
:

^^^ggio d' Antibo : rentaiioni degli Uf Antibo amori e foccorfi del Gamba di le
in Savona^
:

in

gno Mr.
prendete
la

Poil;
,

vinggio
a

in

Bdrctilona
.

notate bene

Tempre

piedi

Di grazia
a

carta

geografica.

Da Milano

Barcellona v' una bella tirata. In Barcellona prcfecuzionc del Parroco ricorfo a D.

Jago

Buena-Gana: complimenti
a quattro doppie l'uno.

di

fetti

mana
di

Conofcenza

D. Francillo Tentcmayres-y-Saltatras : viaggio i\i Madrid: cura dell'Argentiere ottuagenario lire ; dimanda della moglie
:

al

Governatore : in tutto mefi lei di ioggiorno folamente in Madrid viaggio di Lisbona: conofcenza di D. Juan AJenina
:

del

Gran Far
doppie

paHeggi in giardino: piog:

gia di

fudio
:

di

lingua

ingleie

raccolta di topazj

imbarco
quefi

per

Londra:
fi

debiti di pigione, e

non

finno
deli*

fenza tempo:
cafino di

Ncw-Gater:

incontro

Inglefe alla cappella cattolica: pittura

del
:

campagna: fono
il

Icacciati di cafa

e battono
filiate

terreno colle piante. Voi

mi

tra

l'epoca di quefo ultimo periodo 1771 ed il 1772. Vi cito al tribunale deir Acronologia . Il Conte di Caglioftro ha 47 anni : altri dicono 45 , ma diamo 47. Dal 177: fino al 179O Tono paOati ly anni j dunque allora Cail

88
glioflro ne

aveva-

28
,

il

Conte

di Caglioftro

Blffimo di Palermo
nella cronologa.

dunque non Giufeppe o T amico voRro vi


fblamente
:

carica d'aneddoti fuppofli ed

incoerente
anieh'

Voi, che
difficile lo

avete in

mo
un

di farne

una

(ria, avverrite bene,

mefit^re affai

fcrivere la [!o
pi
il

ria ai

giorni noflri

Non
furono

tempo

de* Barbari. Quelli

fero in que' fecol.

La

che fcrifmaledetta critica


felici,

poteva mandarne fuori allegramente. Un autore era ficuro di non Saccenteili E* vero , effere cenfurato dai

non

era

nata

Ci

ch'erano anche
i farO

privi

della

foddisfazione

leggere, perch neifuno, o pochiu

fimi conofcevano l'abbicc:


era un gran gufo
il

ma

pazienza^

fempre credenza a buon mercato. Quegli eran tempi invidiabili. Adelfo fconvolto l'ordine di tutte le cofe. Chi dovrebbe credere dovrebbe imparare vuol ef^miinare chi vuol infegiiare: chi dovrebbe tacere vuoi
trovar
:

parlare.

L'amico
per la fua
piccioli

voPtro per altro bene-

merito
re
i

diligenza nel
fatti
,

raccogliele

pi miaccompagnano. Io nute circoflanze, che fpugna che fpugna ne per dubito molto,
pi
e tutte
gli

raccoglie di
tite
fira
,

tutti

colori, che

voi

ne fate un folo impafto

nella

aborvo-

tavolc-^za.

Credetemi,

ndc

voflre

epoche vi corfo qualche anacronlfmo

Io

1771 , in Roma nel 1770* Queflo un anno di differenza. Un anno ha 12 mefi . Quattro in Antibo: 6 in Barcellona: 6 in Madrid; 16 in Lisbona: quefii fono :^2 nfielij o fieno quafi tre anni. Dite airamico, che non confonda l'epoche della cronaca fcandalofa del noftro Eroe. Mi difpiacerehbe, che non reftaffe il minimo dubbio fulle impoflure di queflo Raggira*

Londra

nel

nato per umiliare il fecolo decimo La libert, che dee regnar fra gli amici, mi ha dato licenza di fcrivcrtore
,

ottavo.

mi luOnf^o, che non ve ne avrete per male. Attendo la continuazione de^Ii aneddoti fino al ritorno del pfrudo. Conte in Palermo. Ricordatevi, che ha 28 anni, ed in Londra iopra
vi criticamente;
la

ftrada

del

Giardino. Addi
.

calino: adientirc

do pirrure: addio topazj

Str a

nafce qualche portento.

LETTERA
Roma IO

X.
Cugfi 17 ja

Amico,
Vcte ragione . L' smico mio fembra veramente , che confonda nomi , cofe , e tempi. L'altro giorno mi venuto a raccontare un aneddoto accaduto al Conte di
Caglioflro
fofe cofa

in

Londra
,

nel

1771
,

come
che

nuova

fenza ricordarli

me

mo

ne avea gi fatto il racconto fino dai prigiorno dt^I paffato Maggio . Io lafciai

ch'egli diceffe, perch guai a chi lui momento gli contraddice; ma poi lo ricon-

venni
gli

e fu obbligato a
,

confe^Tarmi
la

che

parea veramente
io

che

cofa foffe co-

me

diceva.
tra
di
il

La

fola differenza,
,

che vi
ii

fcoperfi

primo racconto
r altro, fu che

ed

feil

condo

jeri

cambiava

Marchefe Siciliano che trafug di topazj, chiamandolo Marla csfTetta Come! gli diffi , non era chefe Vivona dunque Birbona fecondo il voflro detto di prima? Non feppe rifpondere ; non (e lo ricordava bene: ora diceva uno, ora TalIo r andava interrogando come uts tro
dei
e

nome

Avvocato Fifca?e. Birbona, Vivora , diffc inviperito, quel che volete. Che importa
vede, che un antiquario. Volete voi fargli coniare una Medaglia per la bravura di aver gabbato il primo gabbamondo dell* Europa? Lo lafciai dire , perch mi preme che mi venga a raccontare le nov^it , che vanno
qucfta esattezza d'ortografia? Si
liete

lifcendo fopra qucfto argomento, e poi per che anche dalla efattezza del racconto, che mi ha ripetuto dopo quaranta giorni , ca pifco ch'egli non s' infinga. Solo gli ho foggiunto , che quanto al Quaquero aveva io veduta quefla fcena in un libretto di

Opera

buffa un C^rnevale in Venezia: al che replic egli, che avr T Autore a ppun to da queHo fatto gi divulgato prefo 1* argomento per comporre il (uo f^hertevolc
,

Dramma. Non

gli

feci

le altre
(e

obbiezioni
a

voftre, perch immaginatevi

proctlTo

ancora aperto fi pu attendere quella efattezza, che voi co* voOri amici vorie(^e;c poi anche perch d Cronologia non pratico
.

Il
.

fuo forte

fta

nelle

novit

nei

Di quelli ne ha una ferie completa i 500 anni. Di novit poi un vero afTorbente Non v* cofa eh' eg'i non fia dei primi a fjpcre. Quel, che vi ferivo,
proceffi
.

tutto riferito da lui*

ma me. Quando comincia non

figuratevi
la ficifcc

co-

pi;

e prova tutto con dire: cosi :

lo

fo

da

buona parte: ftatene certo. Io non ho modo da convincerlo, e f potelTi noi farei* perch fenza di Jui non potrei fapere le cofe f non dopo che foffero Hampate , e
fapute da tutti
terra
<5
il
.

Dopo

il

viaggio d* Inghil-

Conte
la

di Cagloftro intraprefe quel-

Francia.
a

Come?
il

Senza danaro
il

Lo-

renzina era

fua zecca:

fuo tutto.

Da
me-

Londra
flieri

Dover
fi

viaggio fu
.

difaftrofo,

Lorenzi na
3

animalo per via

Fu

di

fermarfi in Maicflone, piccola


ftrada
.

citt
la

mezza

malatta minacciava di
effendo venuto a

Fra Londra e Dover farfi mortale*


pafTare

ma
ri-

per

quella

citt
,

un famofo Medico Chimico-Botanico


tornato dair Indie Orientali
,

preft ciuefU

air inferma un rimedio tanto efficace, che

in pochi giorni rifan.Era quello

medico

un Francefe, che paffato a Pondicherz nei l7<5o, era ftato chiamato in D^-lhi dal Gran

Mogol

Jf^han-Sciah

j-

il

quale travagliava di
in agi-

certa malatta di fpirito, che teneva

tazione tutta la Corte, il medico Francefe fi ferm quattro anni prefTo il Gran Mo*
nuale
to

gol, e n* ebbe prcziofi regali, oltre V anOipendio di mille rupie d' oro al

mefe. Avendo poi coli' efperienza efaminar indole del male venne in cognizione, che quefto dipendeva da una epidemia, e.

nuova

pc-flc
.

generata
e

dal

commercio

tra

gT Indiani

p^ Europei , alla quale come nuova malatta diede il nome di Anglicondiia. Conobbe, che il male era grave, e pericolcfo; e che quantunque nato da piccoli principi a^'J^ebbe potuto fare in pochi anni fmifurati progreffi Non avrebbe pemai creduto, giunge/Te a foifocire che r altri parecchi com'! fece JehanSciah , e
.

Principi attaccati da quella micidiale Anpjicondrin. Vedendo, che le droghe del pace, e neflun' altra deli'

Ada

fcncciare queflo malore, difTe


della

aveva virt di agli avanzi

Corte del Mogol, che arderebbe in Europa dove nafcono certi alberi , che foli
J?.ni
,:^edo
::*

potrebbero, bene preparati , guarire gli Inda s mortifera pcfle; e prcfo con,

alia

patria

per

la

via

d' Inghilterra

ne ritorn. S

faceva chiamare

Tiaifir

de

la

Radette.* era

giovane di

Mr. du 3

anni
rito

grande di fatura: incarnato di colocon occhi azzurri , e capelli biondi; fioibnomia ridente , e fommamentc compii* mentofo colle Signore. Lorenzina aveva,
:
,

come

faDotc, tin gr-^n rnlerto per t.ir complimenti; e da quefla uniformit di g' ni ni^ccjae una Oretta amicizia tra la viaggi a.

ed il viagniatore Si continu il viaggio a DovcT ir compflguia , e () and jile^ramente per le poQe; il du Plaifir in
t.'ice,

, ,

Sin

carrozzino con Lorenzina, e


cavallo* Arrivarono a
Il

il

Balfa*
di
s'

mo a
te.

Dover
,

noN
im-

Balfamo
in

fmarri

la

ftrada

e
fi

bofc
tra

un'antica

forefla,

che

(sadQ

loy

Dover e Folkftone. Egli era come diffi , e le ftrade erano


,

a cavai

angufe
il

Ja notte ofcura

e ia neve copriva tutto

paefe

all'

intorno.

Dopo
il

avere lungamente

errato per la forcfta,


tito appigliarfi

Balfamo

intirizii-

to dal freddo non fapeva pi a

qual par-

o li freddo era eccciiivoj e conveniva palfar ia notte a ciel fereno, Difperato, fenza configlio fi pofe a camminare a piedi per que calli della forefa finch gli parve di dilinguere da lontano un lume > rhe fi moveva, ed a lu a poco a poco s'avvicinava* Dirclfe il pafTo a ^^uella parte dove il lume appariva, e giunf ad un recinto di muro diroccato dove il lume fi dilegu fotto i fuo occhi . Il

Balfamo dubit
ra. Fece
il

di qualche frana avventa^

giro del recinto, e ritrov


al

un
di-

angufio pertugio, in fondo

quale

fi

flingueva qualche barlume* I timori s' ingigantirono. Il luogo era ermo, e tenebrofo: il forame angufto, e profondo. Balfamo eht lungamente . Ma il freddo era peggior d'ogni cofa. Era forza o morirei

ri

ovrarfi

nell'antro*

Si rifolve

Ed

(avallo?

vivo o morto domani

io

tro<*

vera
le

E
.

fa
:

compagno
porte

moglie? Ha camminavano
quefl' ora

il

Du
in

Plaifir

per
far

carrozza per

far in

Dover
.

col (uo medico nella


col cuor

Locanda

Il

Balfame

curva, e s'introduce nel fentiero della fpelonca . Appena ci ha porto il piede fente difHntamente una voce , e fi ferma . Non ode pi rutta: fi

tremante

fi

avan7_a
ci
:

ode
.

un
a

movo
:

rcmorio
s'

di

voe

un
vifla

chiarore
Si
fa

baleni gli

abbarbaglia
,

la

cor.^qgio

innoltra

fi
.

trova

immerfo

nclie

pi denfe

tenebre

Entra brancolando in un luogo pi ampio* Ivi fi ferma, fi pone a federe, e appoggiato il capo alla parete fi abbandona in
ala de' funi

fconvolti

penficri

e alla di-

fcrezione del fonno. S' addorment^ ed ebbe , per quanto egli diffe, una vifione miile ri ofa . Mi rulcito di averne la rela-

zione
iello

fcritta
ftile

da

lui

medefimo
fua
all'

ripulita
,

da

perfona di
fiato

connfcenza
.

the
4)on
dalle
fta

affid

una copia

amico mio
di

Ma

mi mani

poffib le

carpirgliela

per mandarvela indufa in que.

appena voleva cofa , che v'ha copiare. Non tanto mi fecchi quanto il copiare. Non di meno avendo voi avuta la paiienia di
lettera
,

mia

Appena

lafciarmela

trlcrivermi un

lungo pezzo di

relazione
,

ricevuta dal volro

amico i Palermo

fa-

9^
^

rebbe in me- fcortesa


tanto d quella Offerveretc
,

il

non

fare

altret-

ufcita da

mano
bens

autentica.
la

che Caglioftro non


vifionc,
aperti

delcri-

ve
chi

me
delia

una,

ma
:

come

cose
oca

vedute ad occhi

intendete gli
,

fantasa

alterata

vedrete
i'

^ual legno arrivi i'impoftura, e


t di

empie-

coiiui.

Entrato nella fata Jella /pelone a mi tyo" vai circondato da tenebre palpabili^ che citi*
varono per ben due ore
chiuf per
.

Io
m't

teneva gli
venjje

occhi

t'move^

che

la gotta
fer

ferena
vijia
.

Un baleno improvvjo mi

la

Ma

quali [pavento^ ^E&^^^^ ^^ rne^^o

ft a[c'^aron vedere! %Ad nuova mojruofa figura mi ft prejcntava dinan'^ , Io vidi dijiint amente il tefchio di Mtdufa , la Sfinge , la Chime*

a quel chiarore mi

ogni la hpo una

va

ppogriffo

ec.

da

tanti jpettrt mojruoj

; talmente che atterrito mi coperfi gli occhi


.

colle

mani

gridando":
,

mifericordi a

Inteft al

ora una voce

che

mi

diffe

non

temere

=,

Enachy ed Elia

(i) faranno con le.

Tu
tlet'

fss

Eit're i crev!e in dovere ili avverrire chi che r!fv'r'3fuio in qu Ro luo);) cerne \:^ altri inciti (ti quefto Hbr, le favole spat<;iate da mi empio virioi>fio iinpoft'ir* , non intnIc ili approvare l'abusa' eh' c-i ra d aJMini nomi ed csprcflioni poco coofornii ail*5.iara Religione C.iitolii.a Komana , che ^ jyi^egia Ui prof e tiare; ./
( i.

l-^g^i?

97
eletto

loro precurfore

In un attimo
e conobbi
,

tutta

la [ala fu ripiena di luce ;


il

che

Nel fondo comparve un carro di fuoco con due figure di luce ajjijo [opra un ferpente , che teneva in bocca un pomo trafitto^ da una lo mi pyoje/i dinanzi ai due perfo* freccia naggt colla fronte fino a terra , dicendo .
fotterraneo
era
Ittoj^o
, ,

un

immenjo

ec cerni pronto

ai vojiri cenni :

che debbo io
,

fare ?
cos
e

La

voce ft fece di nuovo [enti re


.

mi parl
rifpofi

Tu

non fei quel


.

che credi
io

non credi quel che farai


."

Chi fon

dun

degnatevi di fvelarmi quejc tempo dijfe la voce .' il tempo : tempo verr : il teni* accolla il fi non venuto ancora Cedrai vifioni in* p
mijero
.

que ?

Non

ancor

vifibil* compreriderai arcani incomprenfibili

.*

farai credere cofe


torna
ritorna :

incredibili

Tu

fei

quel

che fei, Enoch ed Elia faranno con te. Va^


,

opererai

gran portenti

tuoi difcepoli faranno pi numeroft


dici

delle do*

Dai confini della terra ufciranno iivt mar glie le tue Enoch ed Elia f ir annoti teco daranno il ferpente col e pomo tra*
Trib
. .
,

fit:o per divija di


accoja :
il

precurfere

tempo
Il

verr

ancor giunto.
e

ciclo fi

// tempo Jt tempo non compir Va ^ torna


.

il

ritorna

Sarai perente
^

ed Elia,

Mi feri cordia

io

in nome d* Enoch mi poQ a grulare,

KJon capi [co niente^ non fo dove Corr, fegr,

ho

d an-

9
^are
.

non fa
.

cofa

da

dire

Cbttmqtf^

incontrer^ e
in faceta

mi

fentv a parlare

mi ridere

// mio lingu^ggicr barbaro . I9 fono un ignorante. Se narrer gli ave ani , cbe vegpro j far fchemto , perfeguitato , "Carcerato ; ed i& ho una grande avverfione per ia prigione , tennero tre lampi pih lumino/i

accompagnati d' un orribile fragore f the mi fece tremare le vifcere in petto ; t ia voce fatta pili chioccia di prima rifpofe . non temere . Prendi il ferpe col pomo in boc^
idei [olito

ca trafitta
trilquo
,

e
il

e inghiatto , e diverrai ven^ quando vorrai profeti^^^are tt

batterai

ventre dalla parte fini[Ira


e

e le

tue vi/cere parleranno^


it/cir
ti

lo fpirito profetica

da

te

e molti

raccoglieranno

riguarderanno come gran Maejlro* Io rtn* graziai le due figure di luce , ed effe mi
accojati . Mi avvicinai tremando ^ e mi pYoflrai col fronte a terra / e le figure di luce fi al'^arorno ; e prefero il ferpente per ^a coda^ e me lo pirfero acciocch- lo mangiaffi^

dijfera :

\[a la tefla del ferpente fi apr

lafci-

*ere il

poma

trafitta dalla freccia j e ftbi*

do in mef^O' a lampi di fuoco and^ Jhf-

indo nel fondo della fpelmca


yaccolfi il

fpar

pomo trafitta dalla freccia , e gure di luce mi differir mangia quel e va y toma e ritorna y e faprai gli y
/,

td entrer nel tue c$rpa tutta la fcien*

99
za
degli EgiTj / ^d
f

maghi

ti

rLof^ofcerafr^

PO per ior> Maejro ; ed t tuoi dijcepoli d^ yenanno pi numeroft delle gregei di Corn$m vaglia . Io mangiai il pmo ^ e lo f pirite
.

d' EnOi.h ed Elia

irradi
,

e fui tra/por" e

tato nel centro della terra

vifttai

tutte

Je caverne
di'

,'

mi fu m^Jlrata P abitaciont
.

Enoch ed Elia

*^llora le figure di luce


il

ini djffevo:

Tu

hai mangiato
.

pomo
il

trafit^

So dalla freccia

Vedrai
te

viftoni

invijthili

ed

il
il

futura far per

come
e

prefente
.

fd

paffato far come non (offe flato


.

Enoch
rigenem

jni diffe
.rato ;
e

Io ti purificher

farai

quelli che tu vorrai


^

ranno rigenerati
fuoco
^

e
le

mi

rigenerare fa gett in, un fiu*ne dt

e
y

mi cav
e

vi/cere e le purific col


.

fuoco

fui rtgenerato

una mano

mi

diffe:
.

va

Elia mi prefe pef torna.^ e ritorna^


tua

Mancano
il

pochi anni
col

La

divifa
trafitto

far
dalla
,

ferpe
.

pomo
fei

in

bocca
nntf
ti

freccia
ti

La
io

patria tua
tu

conofcer
e
il

dir* non

nato fra noi ;


.

tu

rif

ponderai

fono chi fono


ti

Ecco

potere

di far dei bene


d^gi uomini
rerai
I

dato:

tu farai
,

P amico
foce or ~

Prolungherai la vit^
le

l'

indigenza. Tremarono
,

caverne del

sentro della terra


;

ed

il

ferpente

mi prefe
tartan

nella fua bocca

e ftifri

per

l'

aria

rea;
nel
*

mi trovai
'

nella

joreja

di Fo.'ckf/one
il

li4ogo

dove. $q

aVcva

lafato

mo

Sa

Cominciavano a [puntare t p/tml montai a cavallo , e m incamml* na per la Jlrada , che condttceva ver/o r Ofiente . Ufcito finalmente dalla felva pcc9 prima del levar del Sole , incontrai Julia Jrada una donna vecchia , vejlita di nero , che cavalcava un montone di color grigio
cavallo
alhoYt
,
:

io

cogli occhi

rojjigni
,

le

!^ampe grifagne

che Jcefe dal montone , e con gran riverenza mi /aiut . Io le chiefl


%/lppena

mi vide

f quella che

io batteva era la Jlrada buona per andare a Dover . Mi rifpofe di s , e foggi un [e che per P appunto ancb^effa veniva da Dover . ripigli , la per fona , cbe , voi cercate , non pi in quella Citt . appena giunta jer fera fi imbarcata pri' ma del giamo nel pachebotto del Capitano Watfon , ed paffata in Francia in corrm pagnia di un medico ritornato dalT Incile / fono arrivati felicemente a Cal Ejj l'anno a Parigi Come ? dijft alla vecchia y "voi mi fate flrafecolare In qual maniera^ avete voi conofsiuto il medico ritornato dalV Indie ; e chi vi ha detto , che la perfona y, the cerco , fi a quella deffa , che viaggia in* fieme con lui ? Voi dovrefe con ofc ermi , re

Ma

plico la vecchia

al

felo

afpetto

di

quefia

cavalcatura

Io fono la maeira delle ftreghe

della Contea di
notte a tenere

Kent ; e fono fiata quefia una fefflone in Dover Ma

lOT
/V

per forgere fopva /' ort^'^orite / conviene eh* io affretti il mio ritorno Io mi maravigliai fempre pi che la vecchia fjfg
Sole /la
. ^

niformat a JJunque y
te

tanto
le

efattamente
,

de^ fatti
'^

miei

difji

voi mi conofcete

e fape*

che ho paffata la notte nella fpelonca . , /o, Ytfpofe la vecchia^ vi cono/c va da pritt"
cip/o
ii

e prima de' fecoli ^n'mane e d' Orofmane


^
,

Io jono la
^

madre

d* Ifide ed Oftride

voi ftete fii^lis erede legittimo di tutta


e
.

la
del

fden'^ti

de^li

E^i'^j
,

Cos
e

dicencio

mi

fece un p/ofondo inchino

rifai/

Juo
il

montone ;
cavallo

galoppando
//

a cavalle per V a^
.

ria mattutfffa, nella felva

dile(^u
,

Spro^

nai

vcrfo
del

D)ver
me-^^od

vi giun/l

un

ora

prima
nell^

%Andai

ad
chia"

alloggiare

albergo della

pofla ; e

mata il Locandiere /* interrogai f avejfe dama e ne fi una traccia di due viaggiatori cavaliere , che da Londra dovevano ejfer giunti per pajfare in Francia Per /' apputh to egli mi rifpofe /eri Jera pafjarono per Dover fi fermarono la notte in quejT al^ tergo e dormirono in quella camera , che
,
.

e Madama fi chiamarono Mr, du Pi ai /ir ; e quefa matti a un* ora avanti g forno fono partiti col pache botto del Capi-

vedete

>

tano
Cai'}
.

IVatfon
Io
e

faranno
rifpoQ

gi
parola

arrivati
,

ir$

non gli
tn

Cor/i

al

porto

ibarcai

fopra

una barca da

E3

che andava a Bologna fui mare , padrone non mi voleva ricevere^ dkundo ^ che rifchtava di farfi confifcare li bajttmen*\ Po . Io gli d'tjfi , che non temejje di prender"^

carbone

Il

che gli avrei renduto un mi a bordo gn alato fervigio infegnandogli il ]egreto


,

fe^
di^

calmare
/*

furor dei venti , Mi fu accordata imbarco y falpammo dal porto ; ma appeti

na allargati una kga


vento di tramontana
furati
terra
.'

in

mare
.

fi

lev

un

che fujctth flutti fmi-^,

il

Cielo fi ofcur
.

non /i ut de plk
colpo
/'

da nejfuna parte
,

Un
,

di
.

vent9^

fquarc'f la vela

fracajsb

albero

fotto /opra

dentro fuori

di qua di l

Noi i aU
.

i^avamo con la barca intorno la padrone difpevato mi fi avvent

morte
cantra

Il
,

e
,

pr eforni pel
peccati

colla

canaglia
il

mi
?

dijfe

perch non fai


,

ceffare
,

vento

F' vo/lrl

gli rifpofi
in gra-^ta

venuta queja traver.

mia farete fa Ivo Que-fa fera arriveremo a Bologna . Ma cht^ fiete voi , che tanto prefumete ? mi dffe ilpadrone ; ed io fon chi fono / e la mia di vifa la ferpe col pomo in bocca trafitta ^/fppena ebbi pronunciateda una freccia
fra ;
,

ma

quejle

parole
,

il

vafferenojft

ed

il

vento fi plac . // maire s abbonacci


e

ci
,

eh
II."

padrone fi
io

proflefe a' miei piedi


9

mi

diffe

cnofco
.

che fiete potente in parole ed

i)p

prodigi

Io voglii) vendere la

mia barca

fe^

IO?
Ditemi folamentp chi fitte . Io gli ri[pfi : fon chi Jono ; e la mia d'nfM il fgrpe rei pomo in bocca trafitto da una frecguharvt
.
.

cia

Giunti in Bologna
dalla
,

il

padrone ricav 500


e

lire Jtrline

ueuitc dtlla Barca


e fu
il

fi

fece mio feguace

mio

difc epolo pri-

mogenito
dal

ed

il

Quefto

pezzo

fuo nome Blcckcad . autentico flato cftratt*


fegreti
deIJa

hbro degli aneddoti

vit4

privata di Cagli->(ro fcritta

dj iui medefiata

fimo, dal qual Jibro era gi tamente copiata da un { lui


dal

foriun*,

confidente

quale ci riufcito di averla. Sar f^ato queflo libro pertanto trovato fra le lue carte allorch fu catturato* ed io non dinel
affatto di averne una copia intera , qual cafo non mancher di cr^municar-

fpero

vela con

patto ni

reflituzionc.
libro d

curiofa cofa quel

Dcbb'cffer aneddoti fcritti

da lui medefmo. Dello ftilc ne dovete giudicare da queJlo della relazione trafincf*
fa negli aneddoti. Queffi Il buono che vi ho trafcritti fono nulla in par3gonc di quelli, che avr fcritto egli medelimo. I critici nvran molto da fludiare e fcri-

favi.

vere.

Ne

fentiretc di

belle.
pofTo

Ma
di

tutto i

una
la

lettera

non

vi

("criverc:

ne|!

ventura fcttimana m'ini^cj^ncr


ferie

compiervi

degli aneddoti

Hno

ai

fuo rit^rn^

in Palermo,

E4

I04

L E T T E R A XL
Roma i6
Luglio lypo.

Amico.
Omincio
per
a

difperare

di

raccapezzar

intero la foria d^ Conf di Cagiioftro fino al fuo ritorno in Palermo . AdefTo


lalrano fuori due Baifami
cilia
*

ambidue di Si, ambidue Gufeppe d nome ^ ma uno nato in Palermo, l'altro non fi fa dovQ Alcuni vogliono, che quefto nuovo perfoxiaggio

introdotto

fulla

fcena

fia

nato ia
fofTe
fi.

Bibilo neir Ifola di

Sicilia; e

che

glio naturale di un certo Marchefe Si raccontano di lu molti aneddoti


altri Il

K ;/n
,

che
.

attribuifcono
di

al

Baifamo di Palermo

Conte

Caglioftro
la

non

afferifce

co-

llantemente n

l'uno, n l'altro.
(leffa
.

Regna

nelle fue afferzioni

confuilone ed

incertezza che nelle fue azioni carte autentiche non fi ricava

Dalle fue

meglio la verit . Pare che zj foffero due Blfami , un vero e l'altro faWficato. S^m per cole, che fono fiate altre volte fparfe o dai Caglioftro medefimo, o da' partigiani d
iui

per

fottrarlo

quell'

infelice

t^\to

che avrebbero tante altre

volte avuto cer-

tsmente le fue trufferie; ma io credo, che qucRa volta non folamente non gli riufcir qucfto giuoco , ma non far neppure il menomo cenno di quefle cabale ormai (ereditate e fmentite. Ad ogni modo, giacch mi fono impegnato di fcrivervi quanto
fento
dire
i

di

quefl*

uomo

fingolare nello

rpacciare

pi grandi aflurdi, vi dir, che intorno a queflo articolo 1' amico me


racconta in una maniera
,

la

ed un

Fiam.

mingo di mia conofcenza in un' primo ha fentito dire, e mi d

altra

Il

per cofa

certa , che il Balfamo da Londra paffafTc a Parigi in traccia della moglie diventata Madama du Plaifr dal medico ritornato dair Indie. Dice, che il marito la fece

imprigionare,

la

tenne
d'

chiufa

in
s'
,

una
in-

cafa di correzione per varj

mefi: che

namor perdutamente
to Tuo fegreto
re

una

vecchia

cui

diede ad intendere, che coirufod'un cerT avrebbe fatta ringiovani: che la moglie fuggi dalla cafa di corand a trovare la vecchia ringiorezione vanita e le rub 1' ampolla deli' oro potabile j onde in poco tempo ritorn decrepita pi di prima Secondo lui il foggior: , .

no

di

Balfamo in Parigi
di

fu

una
.

ferie

confolci

tinui

prodigi
la

lortilegi

Non

ringiovan
di

vechia,

ma

due

perfonaggi
e gio

qualit

fece ritornare in falute

lO^
vcnt.Fece anche la fperlenza' di far ifvauirc una tnaffa d'oro del valore di 2500 feudi, e quefto io non ricufo di crederlo:

ma

egli

foftiene di
la

tutte

quelle altre

ma*
che
fi

ravigliofe opere dalla bocca dello

narrazione conoe ufcit Caglioflro,


il

fleffo

non
Il

farebbe impoffibile.

viaggiatore

poi

trovava in Parigi nel

Fiammingo 1772 ma
,

che

eh'

un

fanatico dichiarato a favore del Caglioflro, dice , che tutte queftc fono ciance tratte
dal libello intitolato
:

Conte

di Caglioflyo

mo Carteggio col inventate molti anni


Il

dopo da uno Scritturale di Mr. Panckou* cke Librajo i Parigi d' accordo con u Avvocato acerrimo avverfario ^t\ Conte
per approfittare
denigrare
la

della

pubblica curiofit

e
.

riputazione del
,

fuo nemico

Di

fatto
il

die' egli

il

Conte
di

di Caglioflro a riaffu*

sfid

buon Governo
al

Parigi

mere
ti
i

il

fuppoflo procefTo contra quel Giquale venivano attribuii


libello

feppe Balfamo,
delitti

indicati dal
,

fu chi ardiffe di farlo

Tra

accufc , narra che gli fu vere fcroccato molti abiti


ottanta luigi
al

e non vi molte altre imputato d'a*


,

le

magnifici
,

fuo Macflro di Ballo


.

e che

Il viaggator Fiam-* fi chiamava Mr. Lion mingo foflienc di pii di conofcere queflo Mr, i.i*R il quale viveva in Parigi nel

ij^6^ in tempo che tali calunnie ipacciavano centra dt\ Conte di Cjgiionro, fcnza che n i! Maefro di Bailo , n vcrun altro
ijuelle
c/i

truffato

ofaflc
iui ;

di

comparire

in

giudizio contra di

ed arrribuifce tutte

contraddizioni
di

qualche

equivoca

di , perfecuzionc che voleva rovinare il Conte di Caglioftro . Io gli ho domandato *egli

nome o

perfona

e allo fpirito

era uno degli Illuminati difcepoli

tW

im-.

poRore
pofe
,

Impofiore quanto volete, mi rifcon fanatica franchezza , ma calua.

iato e perfeguitato in Parigi

Io

non fo*

no

profcgu

nel

numero

di

que' frivoli

che corrono dietro il nome d' I. luminati j non fono per tanto cieco da credere tut to ci che si fpaccia di que^o famolo Avventuriere. Accade di lui
al

come d'Ercole^
le

quale furono attribuite tutte

anioni

gloriofe del genere

umano

cosi a Caglio-

Qro ora viene


di

applicata

ogni

furfanteria
.

tutta

la
fi
,

canaglia dell' Europa

critici

antichi

accorlero be'-ilfimo di querto d^


e

fordine

furono
la

corretti
pluralit
in

di
,

ammettere
b'fogna
l'altro

pi di un Ercole. Credetemi

am

mettere anche
\J(\i

dei

bjlfami

nel

177 era
le

Londra,

im

Parigi; e
le

farete

un

dritto confronto

deU
va
'^

epoche

di

quefti
il

racconti,
,

che

vi

raccogliendo

voRro amico E 6

potrete

S
leggieri accorgervi
tutto contraddizioni e
vi fono dapperanacromfmi Io ho non impegnarmi con que,

clis

creduto bene di
fto

fanatico

il

quale pareami

troppo
nella

ri-

fcaldato, e l'ho lafciato partire


folle perfuafione
,

fui

quantunque
rifleffioni

foffi

in iftato

di fargli

de

affai

a fcioglierlo dal fuo errore* ma perfone non giovano le pi convincenti

opportune con fifFate

dimoftrazioni
Partito era
il

Fiammingo appena, quan*


il

do

me venne

folito

amico,

a cui

per

divertirmi propofi le obbiezioni fattemi dal viaggiatore; ed egli mi affog con un diluvio di parole, e mi prov cogli efempj , e colle autorit , che nelle prefenti Dotizie, che pofTono averli dei Conte Caglioflro,

non
le

in

clafi

di

tempi
tutte
al
le

cos

doveva badare ad ordinare azioni per epoche di per minuto: che finalmente
fi

lui

giuflificazioni, che
il

tenta

di

fare
e
le

Conte
,

viaggiatore
le

Fiammingo,
fiirne
j

difefe

che preteude di

fi

riducono
in-

ad accufare
qt
fi

notizie, che
,

del

Cgglicfro
vx)Ier

vanno divulgando cfattezza di Cronologia ^


queflo conchiudere, che

qualche
il

e che

da

coni'iene afib'uta-

mente ammettere
una cofa
affatto

la

pluralit de'B.ilfami
,

ridicola

ed

un

rinieg^
e fenza

degno foltanto di chi ciecamente,

cfame picfa fede alle impoflure del Corife . lo lo lafciai dir*;, perch parvemi, che in quello ragionaffe moito bene , firgolorinente celle circoflanze in cui fiam di prefente , che il Proceffo non terminato ; ma poi cffendomi accorto ch'egli credea ,
che
le
rifleflfioni

fattemi

dal

Fiammingo
colpo
,

avefTcro

fatto in

me
,

qualche
gli

non

vi affaticate

tanto

foggiunfi
della

perch
viag-

gi

io

fono
.

convinto
al

infuflfiQenza

delle difefe fatte

Cagiiofro

dal
:

// tnro Quell'Operetta intitolata carteggio col Conte dt Ca^io/ro gli fcotta affai, che fia flampata. Egli la fpaccia come opera inventata molti anni dopo dagli avverfarj ad Conte, eppure certo, che fu pubblicata neli' incontro dell'arreco ci Lorenzina: ma quello che pi gli duole fi , che contiene gli atti compilati da quel Tribunale di Polizia", che ci confer-

giatore

mano

quefli

fatti: ed

poi ridicolofifTima

cofa quella ch'egli ci narra a giufifcazio-

re del Conte di Cagloflro, col dirci che s^d il buon Governo di Parigi a ri;<{Iumere quel ProcefTo , ma che non vi fu
,

chi ardife di fjtrh


di
sfidare tutta

E' vero, che nella Tua


la

Lettera al Popolo high\fe ebbe


la

temerit
a
ri-

Polizia di

Parioi

alTumerlo;
della fua

ma

quella

anzi
gli

ura

imprudenza,

che

prova forma un

Ruovo

delitto.

iia

Ma
fo dal

io

mi fono, fcnza volerlo, dipartU mio propofito di farla da Storico


.

Continuer dunque che mi venne fatto


Il

darvi gli
raccogliere
-

aneddoti
,

e vi la

fcier in libert di giudicarne

che io lafcai in Bo fui mare infieme coi Cerbonajo Blo^ ckeady incontr in quella Citt la propria moglie ed il medico. Efpofe ai medefimi, guanto gli era accaduto nella forefta , e, narr gli arcani, che gli erano flati rive-,
,

noflfo Balfamo

logna

lati

nella fpelonca di
teftific
il

Folkflone

Il

Blo-

xkead
tutti

fatto della
la

tempera, e

riconobbero
ed

verit della vocazione


quelli depofe l'antico

di

Balfamo. Allora

affunfe quello di Caglioftro, che uon vento, a motivo del primo, prodigio da lui operato dopo la vocazione. delia fpelonca nello ftretto di Cal. La moglie voleva dargli il titolo di Marche* f; ma egli fi oppofe dicendo; Enocb eJ Ella dal carro di fuoco nella fpelonca mi

nome

fignifica

dlffero

faremo con

te

mi
io

bafia

quejo
e

($

far chiamato Conte d Cagltojro,


derete teJlmonianT^a
cj

voi yen"
l

fono chi fono


dt

medico
la
il

fi

fece

discepolo
.

divenne Illuminato
m'>glie, e

CagHofro e Fu rigenerata anche


maeftra,
e

dichiarata

prefe

nonne

di

Conteffa di C^agliodro. Allora.


la

cominciartiio a promulgare

nuova dot-

Ili
trina, che chiamarono degli Illuminati per

r illuminazione
ne. In Picardia
progreffi
,

della fpclonca
il

di Folkftofece

Cagliofiro
effendogii
gli
,

rapidi
in

ed ebbe pi di
diffe,

5000
di (fero

difcepoli.

Indi egli
vifione

eh'

apparfo
:

Enoch ed Elia

Rlcorm
nelA

dati di quanto hai veduto


[pelone a: non farai /labile

e fentito

dimora in

nejfun

faefe della terra.' tutti hanno da fenttr la tua voce* Ufci dunque il Caglioflro di Pi^

cardia

s'

incammin

verfo

Erano

alcuni giorni, che flava

Strasburgo ^ in quefla

poli, quando un giorno entr


forefliero

Citt acquiflando ogni giorno nuovi dilce^ da lui u

bramofo di efTcre iniziato. Il Ca prima occhiata fi avvide, cho colui eri il Marchefe Birbona, oVivona,
glioflro alla

quel dcffo che gli aveva trafugata la di topazj . Briccone, gli diflc
te, qual
ti

la
il

Icato-

Con

nuovo premeditato iniquo difegno conduce ai miei piedi? Ecco che t' h(i

raggiunto.
la dijgra':::ja

Dove fono
!
,

mici topazj?
in

Mie

caro BalfamOy diPe


che

IVlarchcfe, non /tipe!e

mi avvenne

Londra ?
e

Io Java alla Bnrfa colla caffetta di' topa^j

per

efitarli

quundo fui
rejai

arre/lato
.

condotto

prigione^ dove
9to

molti mefi
/*

Un Siali a*
fo

no/ro patriota

fu

autore

della

della vofra dif^ra^ja

E[Jenrlo non
^

mia e come
I4

venuto a fua cognizione

eh'

io

faceva

tri
Rendita della eafjetta di topa^j per
noni? e

Gwjeppe Baljamo , in gtudi'^io^ e con Fedi e con


conte d
vtufc di far

fi preferito coflui

te/iimonj

fnifi gli
caffetta

credere d* effer egli

Gtufeppe
al,

Balfamo Siciliano proprietario della

di topaxj , l^ quale egli non mi aveva trimenti confegnata per farne la vendita

ma

gli era fiata


coflo

^
,

non fapeva

da

chi

di

naf-

involata

Io dovetti fubire

e foflennu

che la caffetta

mi era

varj efami fiata reaU

mente affidata dalla Signora Lorenza .Peliciani vofra moglie. Fui chiamato a confron
to

con la mede/ima

e refi al

fomm amente for*


,

prefo di vedere una perfona

eh'

io

non co

nofceva

che mi foflenne fui vifo che niente

mi aveva

confegnato Queflo vero ^


io

ripigliai'^

ma
gere

fu p^r mia mala Jorte:


y

voleva aggiun*

perch voi non fiete la moglie del Slg,


fcmr/ia
/'

efame s^ imbrogli ^ e fu creduto^ cU io fofft reo. La cadetta di tO' ed al* pa'^i fu confegnata al falfo Balfamo la fuppofa Signora Felicani ; ed io refal nelle carceri altri fei mefi , ne fui liberato
^

Balfamo, In

f non dopo molte Inutili ricerche fatte per trovare le prove legali della mia pretefa reit,

quello frano racconto


,

fi

fcofTe

il

no-

iro avventuriere

ferza

dubitare

dtW.

fnceritk del Marchefe Vivona , o Sirbona, ch vogliate chiamarlo, fece rifoluzione di


ritornare
alia

Patria

per

aver

tracce

di

maginato

quel furfante, (che per a!fro, bench imdil non meno furfdnte Vivona ^

Conte di ripiego per luttrarfi molte volte dal cafiigo per certe accuie, pur troppo vere, che gli furono datcjj e
fervi poi ai
cjuindi lalciati
nella Citt di

Straburgj

luoi due difccpoii, egli


la

colla

moglie

per

mor

Germania nella Sicilia le ne tcrr.. Diin Palermo per alc^uanii meli tacenil

do ricerche intorno
fenza ritrarne lUmi
gli

fallo
.

politivi

Bilamo j ma Siccome pir


perdita
a

(lava
ai

moito
topjzj

a
,

cuore
fi

la

delia

cailetta

oftin

credere
ci
lui

di

poterlo un giorno o T altro ritrovare,

determino di nJ.ire in traccia


tutte le

e ia

parti della terra, nei


il

tempo

Hello
c^jgli

che

andava illuminando
della

mondo

arcani

faphenzi

Enoch ed

Elia,

Prima

di tutto pafs alf IloJa di


le

vidfare

teneri

lcI

Malta per Gran Maefro Finto,


iuo padre. Si f^r*

ch'egli riguardava

come

m
'
il

pochi meli in quell' itola , perch di ffe edere fnto awilato in una viiionc, che

tempo

delle Tue

maggiori
alterare

faticlie

li

av-

vicinava. In materia di vifioni cosi


politate

fpro-

non bilogna

nemmeno una
.

parola

ecco ci che fnaccia averne fcritto egli medelmo ne* fuoi precil termini Uns notte Jando io folo nel mo gabinetto sdraia"
:

to

Jopra tm

foff.

mi apparvero Enoch ed Elia

fen'^a
lof

il

cavr di fuoco

."

mi
j

prefera pel

col"

mi
.

tvafportavofo in

un profondo
e fono

fotttV'*

raneo

Si apre una porta

introdotta

in un falone di -criftallo e di luce^ dove fi a* jjano radunate m<)hijjme perfine intefe a celebrare una

gran

feja^
il

Fra

queje riconobbf

Carbonajo ed il Me, i , credetti di e dico ^ ejfere in un luogo di eterm. mi Elia prefent una vefte can* no ripofo
.

miei due difcepoli

ed Enoch mi porf una Spada. Io preed im' fi la *Defle candida y me ne 've/lii , pugnai la fpada fiammeggiante . Enoch ed

dida

Elia mi

riconduffero alla porta

mi

di/fe*

W*

ticordati di quanto hai veduto


.

e fentit$

4nella fpelonca di Folckflone


tire la

ISIon

farai fen^
crede^^

tua

'voce

nella tua patria^ e f rac'*


,

contarai quel che hai veduto

non

tt

n faranno illuminati ; e f tornerai fra lore /arai cieco, Ritorna alla fpelonct di Folckstone ^ e ti far confegnato il Co-

fanno

dice della fetenza

Psr

dovunque pafferai

decanterai gli arcani della fpelonca," e f ti diranno chi fei , rifponderai , io fono cOi fo

no /

la

mia divifa

il

ferpe

ed pomo

tra-

fitto in bocca.

Part dunque il Conte di Caglioflro da Malta , e ritorn nel Regno di Napoli , dove fece fuo profelito un mercante, per
cui
$'

ebbe

fofenere una forte


il

difputa

iacanamin verfo

Regno

di Francia.

Ora che

potrcrte dubitare, che ci

fofTcf

due Balfami, o due Caglinftri

bench fu , indubitato, che ci pi che falfo, io not m'impegno di fcpararc, che noi potrei, Gli aneddoti eh' io raccoglier , fatti . i
collocherete

Ji

voi

come

vorrete, e fecon-

doch VI parr ragionevole. Vi confeffo , che vo perdendo la tramontana, e non fo L' amico me lo fa fenipi cofa credere pre truffone, e barattiere, e con molta
.

ragionevolezza , e probabilit; il Fiammingo poi vorrebbe dipingerlo loltanto com

un capo di fetta, e per un uomo <i grande importanza. In avvenire fpern, che avrete motivo di formar retto giudizio fu qucflo

fatto:

la

qual
farfi

cofa voi troverete gii


.

non

difficile a

LETTERA
Napoli 3

XIL
%/fprile

tjgOi

L
ftri

jE vcflre due ultime


le

lettere

confufe
fcritto

fpecie.

Da

quello, che

mi hannr mi avete

ti, che s'abbiano ad


,

pare, che alcuni coR fieno intesaammetter due Caqliooa meglio dire due Balfami Il Dot.

tor

Mafcarella

mio amico,
>

il
li

quale

ha

fcorla la Sicilia tutta

e che

fermato

JtS
lungo tempo in Palermo dice, che non vi ha mai fentito parlare del Conte di Caglioftro n della famiglia Balfamo. Soggiunge per, che mnlte di quefto cognome ne ha incontrate nelle varie parti dell* IPotrebbe effere , fecondo lui, che vi fola che girafle fofle flato pi d'un Balfamo, La cofa non farebbe impel mondo ma mi pare, che non fia da pofTibile porfi in dubbio, f il Contedi Caglioftro ora detenuto in Cartel Sant' Angelo abbia o no da crederli la fteffa perfona di Giufeppe Baifamo, al quale tante furfanterie attribulcono. Io lafcio le mage ed i fi parte; le quali cofe mi fortilegi da una fanno da ridere, perch fo quanto il vul.

go, che n' infatuato,

fia
.

proclive a credere
Io tengo
il

negromanti i ciarlatani d CaglioRro per uno


ria che

Conte
fio-

di

queRi

e la

me

ne avete fatta dalla fua pertenfino


al

^a di

Roma
fia

fuo ritorno in Palerdi quef' ultima cit-

mo

egli

Balfamo

t, o di Bibilo,

mi

conferma

nel'a

mia

opinione. Ma ditemi di grazia: (ets vri Ccuro, che quelle relazioni di vifioni notturne nella fpelonca , il fatto della burrafca , e r altra apparizione d' Enoch ed
Elia in Malta fano cofe fcritte dallo fleffo Caglioflro ? Se cosi fofTe, oh farebbe pure fcritte a il bei matto! Sembra, che fiano

bella

porta

per far ridere chi


,

le alcolta

Credete voi che fpacciando tali fanfaluche polla trovar difcepoli ? in Europa? nel (
rclro fecolo? Davvero quefl
credibile. E' innegabile, che
^

mi par
il

in-

Caglioftro

ha goduta la ftima de' primi perfonaggi in Francia, in Germania, in Polonia, in


Ruffia
,

in

Inghilterra.
di

Li credete voi taoda kfciarl


parlato
inriporre

to deboli

cervello

con
te

tali

inezie?

Ho

con un Po
il

lacco di diftinzione, che conc bbc


di

Conrfa-

CaglioRro in Curlandia
raccontgro
,

ed in V.

che in Mittaw era trattato come un Principe da tutta la nobilt del pacfe.: che fi er- talmente im-

via; e mi ha

padronito

di crearlo

animi , che gli fu elibito di Curlandia; cofa ch'egli non giudic di dover accettare , per timore della Corte di Rufla alla quale voleva farfi vedere. Egli aggiunge, che and di fatti a Pietroburgo e ci fu acdegli

Duca

colto e trattato dal PrincfD,"


dalla

poi

Potemkin, e primaria nobilt dtlT Impero; bench ordine dell' Imperatrice dovefTe per
.

sloggiarne

moQra quanto cafo netto di un uomo,

duefla rifoluzione della Corte f<icenre da quel gabifi che aveva l'arte difficile a ritrovarfi , di fedurre, o perfuadere Ogni pcrfona alla quale fi avvicinava .
II

Polacco lo trov parimenti in Varlavia

ii8 iowG godeva la pi intima confidcnzti di un gran Principe, e la ftima i tutta it Corte . Ora come volete voi , che tutti quefU Signori aveffero la pazienza di afcottarc le vifioni del Caglioftro, ed inghiot-

Per creder quefto bifognerehbe fup? porre , che le perfone di qualit fofTero te pi fcimunite e frivole dell'umana fpecie
ttrfele?

Polacco, ve lo nomino, che foj> conosciuto cofi , il Dottor Mc)ttitwski di Cracovia, torn a vedere
fteiTo

Lo

i'

avFete

Conte di Cagliofro nel 1781 nella citadi Strasburgo dove fu accolto come un Semideo, un fculapio, un uomo mandato
il

ta

dal

cielo.
di

folamente

le

perfone quali*
tutto
il

ficate

quella ct?,
di
lui

ma

popolo

lo

riguardava

come una mezza


di

divinit.

La fama
cia
,

Q era diffufa nelle pi re-

mote Provincie
in

Germania^
a
il

e di

Fran-

gujfa che dalle pij lontane parti


i

venivano

Foreftieri

folo oggetto di

vedere
la

Conte

Strasburgo pel di Caglio.

Oro

ed afcoltare

fua

dottrina

L' im-

poftura

pa

fare affai

cofe;

ma

finalmente

ha bifogno anch' effa d'aver apparenza almt^no d ragionevole : e certo ne hao bifogno que'che ne debbono formar giudizio. Vi dir una cofa di pi che non fapcfe , e che fcmbra vera perch mi fu confermata

^a parecchie perfone

di

Corte.

IJ

Conte

i\ Cag?ioftro nel

17?^,

appunto venendo
la

da Strasburgo, torn per


quefta citt. Io

tcrzA volta in

p,

avendo

non vi era in quel tem furo un viaggio a Venezia j

ricordo benilmo di aver fcntitd a parlare in quella citt a un fatto, il quale ora capiico eh* era lo ftCfo di cui fono per darvi ragguaglio . Voi aiedcfimd cof in Roma ne avrete avuto buona con tezza Vi ricordate voi del fdtto de' Liberi Muratori , che fece qui tanto romore ; e della loggia, che fra noi fu fcoperfaPNoa vi far ignota qual foffc 1* e Tito di quefo
.

ma mi

aff.re,

e qual foffe

il
.

giudizio, che

il

Go-

vernatore pronunzi

La
taJe

logoia fu abolita-

ma
fece

neffuno fu condannai ro. Tutta l'Europa


plaufo

ad

una

fsntenza.

Ora di
Il

quella logqia fapcte voi chi era Co)0?

, che trovava in quefla citt, oriorato da tutti fenza recare il minimo danno, o dif]urb3

CoHtc

di

Caglioflro. Erano tre mefi

fi

alla
le

Societ.
,

Non
fi

fo

com?

vivenTc^

ma

trovavano in Napoli in quel tempo atteHano che viveva con decoro, e che non trufifb niente a neffuno.
che
,

perfone

Scoperta

chiufa

la

Inolia

il

Conte di

Caglioftro, temendo che forf gli accadeffc qualche finifro come a prorT^torc di fimili

adunanze, profcritte cene combri>^colc, da Napoli fpeditameate alla volta di Francia

^20
^^
^^^^

ne
fia

part
futo

lo non fa dove andaffe


di
lui

dopo quefta

terza epo-

^^

ma

fpero, the voi


gi
alla

farete in
.

cifo di

^^ccogliere gli aneddoti pofteriori


^i

Io

non

obbligo
di

cronologia^ perch,

che volete, le voftre notizie dei CaglioRro f ranno Tempre piene d'anacronifmi ^ bench in fondo gli sned^ti ^ che vi fi troveranno, non fiano falf . Non oflante fono curiofo di fentirne il profegui mento qualunque fiaf ma per carit liberatemi dalla confufione di due
^te quel

Conte

Ballami, f impazzire.

Ron

volete, ch'io

abbia

adi

LETTERA
Roma
30.

XITI.
/^^o/o

17^0*

Amico.
i^RA
fu
la
lelTi

prefente
da capo a

il

recata la voflra

noto amico quando mi Gliefndo Sapete che mi


poferior lettera.
.

rifpolePE'un bell'umore quel vofro amico Napoletano. A quel che pare egli non, prefta verun- fede ale mie relazioni, le
^'vali

fortono

da
fia

fonti

fenza

eccezione.

.Sembra, che

pagato per difender

Ca-

glio-

tii
vVofro

Sfate

vedere,

ch'egli

v,n^
;

degli Illuminati dcln

ed ecco
cattivi

il

male di

Logoia di non efirpare


col

Napoli
e

gli alberi

fino dalle

radici

ferro

col

fuoco. Io feci fede per voi, che non eravate illuminato della malvagia razza d^' (q* guaci di Caglioftro, ma che eravate un Filofofo imparziale, che procura di ragionare falle cofc prima di adottarle. Anche
quarta Filofofa, quefla ragione.,., bafa
,
;

potrebbe venire

il

tempo che

fi

perdefTe

Vedete
cia

bei

frutti

che produce.

La

Fran-

Zitto, gli rifpof


.

mo

t'andata,

e noi

non ne parlia, perdiamo il tempo.


fui

Io Jo pregai di ficndcrmi un' irruzione di

quanto aveva raccolto


giioflro

propofito di Ca-

dopo

la

fua

feconda

partenza
di

da

cotefta Citt fino al

fuo ritorno nella


cercaffe

medati

defima, e fpecialmente
dal

veriKfoflero

care f gli aneddoti che vi fono


cfatti

fiati

Dotr. Mattievvski di Cracovia


.

Egli mi

promife

che

lo

farebbe

volentieri, e

jeri

mi mand una
,

lunghiffi-

ma
vo
.

fcrittura di

molti foglj

della quale

ho
dai

fatto

un breve compendio che vi Ddc informazioni autentiche


delle cofe
di

traicri,

proceffo rifulta la verit

accenIn

nate in propofito del

Conte
paefi

Caglioftro
NotvI
.

quando

vi,iggiava

nei

del

Mittaw

capitale

del

Ducato

di Curlandia

Corr, fegr,

121
e Semigalia egli
fece' una luminfa finora, grande, e tenendo cc.rte aperta cerne un Principe, Voi dinranderc- te forf come poteva egli viaggiare con tanto sfarzo 5 Tempre per le poie, prece* duto da corrieri, da lacch, e accompa- gnato da fervitori in fontuofa livrea, col feguito di molti legni. Eccovi la fpiega* zione di queflo fenomeno. Il Conte di Ca gliofiro in Olanda avea truffato cinquecen-' to feudi ad un banchiere di Amferdam

fpendendo

alla

vendendogli

la

Vih

dd numeri

del

lotto

che dovevano ufcire alfa prima efrazione in Bruffelles. Ora mentre il banchiere in traprende il viaggio di Fiandra per giuocare i numeri dei Caglioftro , queRi in traprende quello di Venez.ia per truffare filtri due mila feudi ad un mercante di quella citt Per far quefla giuoco alTume famiglia il titolo di Marchefe Pellegrini, illuRre di Vernna , che aveva uno deMuoi uf^ih dello fiato maggiore al fervigio aneddoto Iella Cafa d^Aufria Q^^^^ fiato comunicato da perfonaggio , che me.

rita

tutta

jpi d'

la kdsy quale io ha fentita una volta raccontare nelle converfa-

zioni private di quella citt. Il fnto Marchefe, colla Marchefa , andarono ad allogg-iare alla Locanda di S. Vincenzo degli Ai^aaefi . Ivi l^ce conefcen2.adi ui cerio*..

VnrTzb il Marchcfe
ta.

mcrcar^fre
e colla

pili

volte
Ja

inGeme

col

moglie,

quale io edific

colTapfarente fua nobile e laggia

condot-

Mofir la dama defiderio di vivere luago pi ritirato, e conveniente ai Tlkj genio per la folitudine. li mercante, che abitava in una parte della citt affatto ie^
parata dal
tutte,
refto,

e la

meno

frequentata di

le efib alloggio nella propria cafa,

che godeva la vifla del mare, e di un j^iardino, ed era fegregata dal conforzio degli uomini. Piacque al Marchefe la propolizione ^ e and inleme colla moglie
ad abitare in
cafa

delTamico.
mercante,

ledi
difle

mo-

un gli giorno, che prima di partire gli voleva jalciare una buona memoria, e che io fa rebbe diventare il mercante pi ricco di tutta Venezia. Ago iu nfe che il luogo non poteva cffcre pi opportuno per dar gli ia prova di quanto gli prometteva . Io, continu, poffeggo due fegreti , che ballano a rendere un uomo ricco pi di Crcfo. Grazie al cielo non ho molto bifogoo di adoperarli per mia utilit^ e quando io fo , non me ne valgo le con ptrquai
ftrandoli grato al
,

che momentanea occorrenza.


cofa del
di^e

Ho
far

qu.ilchc

mio,

mi
,

rifervo di
i

uio dei

fegreti
ctiffe

per beneficare

miei

amici.
i'

Gii

in forama

che

poifeJeva

arte

124
d far l'oro, e ridurre la canapa in feta;
gli rpieg come aveffe imparati queRi due arcani viaggiando nella Mofcovia . (Niello

di

far Toro lo aveva apprefo da un Veronefe fonditore di metalli nella zecca della Cittadella di Petcrburgo , dovQ ogni
f

anno mila

ne fabbrica con
di

quel
feta

fegreto
di

20
con*
flato

libbre
la

pefo

L'altro
gli

vertire

infegnato

canapa in da un Prete
pi
volte

era

le era ftato

Greco , il nella China


era
pafTato
tutte
le

quacolla

carovana
de erano

di

Mofca; ed
,

nella

Tartara fettentrionale
vefite

dove
fatta

cor-

di

feta

Canton
di

tanto bella quanto quella (\t Cella fpefa , diffe .

canape ^ Perda , e d
di
il

Marchefe,

2000. feudi in circa voi divenite il Negoziante piii ricco od mondo. Ma prima ch'io vi palefi il fegreto, e l'arte ^'infegni di farvi ricco, voglio che mi diate giuramento di non abufarne; perch
farefe
la

vofra e la

cano

veniffe a fvelarfi voi ed io

mia rovina. Se l'armedefimo

faremmo virtima della gclofia di Stato. Il Prete Greco mi afficur , che avendo coinunicrito lo f!effo

fegreto

di

far

la

kta

col

canape ad un fuo patriota

di Ceffalo-

aa, quefli era (lato trucidato dagli abitanti eir Ifola per timore di perdere il pro4otto q loro gelfi , Per fare T uea e

li?
l'altra fperienza e coftruire
il

laboratorio,
,

far

venire di

RufTia

g'

ingredienti

il

Mercante sbori mille zecchini ; con patt che f la cofa non riufciva il Marchefc avrebbe pagato del fuo, o di quello dilu moglie. Ma un giorno, che il Mercante era andato a Chioggia , il Marchefe e la Marchefa fparirono n mai piti fi videro in Venezia. Al fuo ritorno il Mercante trov la cafa fgnmbra dagli ofpiti ed u foglio, che gli diceva come la morte im,

provifa di un parente gli

aveva

obbligati

a partire j ma che troverebbe nel laboratorio una polve rolTa , che pofta in infulione
nell'acqua cangerebbe in oro

ogni metaU
la

lo.
sua

Il

Mercante

volle

fare

fperienza,
le

la
j

polve prcfe fuoco con orribile Icopabbruflol


le

pio

gli

ciglia, e

palpe-

bre, tece tutta tremare, e poco mance che non f^-ceffc crollare tutta la cafa U briccone del Conte Cagliofro vi aveva laiciato una dofe competente di oro fulminante. Ecco i fonti dai quali coflui traffc mezzi di ifo<i^^iarla d^ grande in Curi laatiiJ , dove tece credere un pcrfonag gio di lublimc rango , e fi tratt da Pricx^ cipc. Se le ricchezze del Cog'iofro eran
.

mal acquHate ne fece anche un pifTim* ulo/ perciocch per tutto il tempo, che foogirn iaMittaw, altro aoA fece, che

^3

tyS
mfpirare avverfione in que' nobili cofitra il Tuo Sovrano/ e quantunque coftui non
fappia niente afFtto
,

nemmeno
di que'

parlare

non
f a

di

meno

la cecit

Signori giun*

done non
f
la

fegno i offerirgli il trono caccianil legittimo Sovrano o Di Peterburgo vi dir nulla . Sar vero, che vi foOT^
dal

ben accolto
citt
file
.

Principe

Pofetnkin,

ma

per ragioni di llato fu fcacciato da quel-

argoment?te, che ne avr fatte dd'


Si

Je

fa, che

vi

fi

efercit nella chipreftigi


,

mica, e

nella
fi

medicina: fece

lortiic^i, e

dice che rubaffe ad una

Da

raa invaghita di lui


iriiia

una

catnbiale di

ao

rubli.

In quanto al fuo

foggiorno

in

Varfa^
gli

via

fapete con qual arte guadagnoii:


,

feudi a miglia] a

e la confidenza

de* pri"

mi

perfonaggi

della

Efercitando la maga, e ch dava ad intendere a lacchi i comar.dare ai que' Principi s'invogli


,

Corte di Polonia ? maga nera* perque' Signori Po


diavoli.
di

Uno

di

averne uno al e lo comper dal Caglioftro fuo fervigio per molte migliaia di fendi. Ma invece del diavolo avendogli dato una diavoIefTa^, che non lo volea ubbidire , il Principe minacirritato and nelle furie, frepit, ci, e Cagliofiro fu obbligato a reflifuirgli
il

fuo danaro, e abbandonare

la

Polonia.

i7
poi Mattievvski da
CoriV'ten
<jai

credere

me

che bsniffimo
,

il

Dettola

conofciurrt

in

Roma
,

nel

1781
mt^Ie
.

m2ntre
altri

in

compagnia
Ha

d' alcuni

FL'GfKefi

(iato

viaggiava NaturaliiH informato nella


^icure^2a

Citt di Strasburgo

qual

vi

ha
g
,

egli
il

data

abbia

che in quella Citt trovati , Caglioflro tanti illufori perfonag


preflafTero
si

che

gli

grande
il
,

onore

Voi

date al

mio buon
,

feccatore
;

titolo

di troppo corrivo

e dolce

ma

perdo*

natemi, pare a me, che vi beviate alcune o facciate vifla di bervcle. cofe
,

Quanto poi alla condotta del Caglioflro dopo il Tuo terzo ritorno in cotefi; Citt^ Vi dir/^ chi ci ha da penfare ci penfi
.

fo!o

che
noi

il

che voi

altri

un volpone ; e Napoletani fiete buona gecre


Cagliofro

Ma

Romani

la

fppiarrto

affai

piii

lunga . E* un menier diffcile il fare da IHunvlnato fra g!' [lluminsti . Ma torniamo alla cronologia . Cagliod^ Napoli flro , col cognato Fcliciano ,

andarono
Mi^diima
giatore
-

in
s*

M.^rfgHa

dove

una

ricca

invagh delle bellezze ad v3gAveva qucfa Signora un antico


,

atnrnte

che fpendeva a rompicollo , avrebbe dato mezzo il fuo Stato per

ed
fare

efibi di

buona figura colla D.^ma . Il Caglionro fi farlo comparire rimettendogli in

128 buon flato


mifc
Ja

gettare per

borfa appaffita da( continuo Signora. In fottima gli prpietra filofofale , prendendofi frat*
la
la

tanto l'impegno di fare da fofttuto . Ma dama f ne trov contenta : il vecchio

amante continu
Caglioftro
re

viver
la

di

fperanza

Il

k Romano,

era fpacciato per


e

un Cavalie*

veftiva

divifa di Pruffia

in virt della patente datagli dall'Agliata, Jl cognato era un giovine di beli' aipetto : una figlia di Madama in et di 14 anni fece quefa fcoperta ; e Caglioflro , che f

n accorfe
rele
il
,

acciocch
e
la

intavol fubito
,

cognato

non nalceffero queun matrimonio tra damina , coli* oggetto


la

fcnza dubbio

di truffare

dote

Ma

la

permfe , che venifTe una Francefe a figurare a canto di matrilei . Ne intero il fratello , ed il monio on ebbe luogo con gran difpiacere Frattanto il vecchio del Sig. Conforte amante di Madama non vedeva riforgere le fue troppe riftrette finanze , ed il Cavedendo che non tirava buca glioflro ,
di Caglioflro
.

Contesa

non

vento in quel pacfe

finge

di eiTer

chia-

mato
ro
.

Roma

per

la

morte di fuo Suoce-

dama

Ricev regali dal vecchio, e da Maed un caleffe da viaggio nel quale , infcme colla moglie, e col cognato f ne Vanno in Earceliona , dove fer non dar

11 f
che gli avevano in pafTa* to conofciuti , di fjre ddc ricerche incomode per il roftro avventuriere , venduta pafTarono fpediramente in Vail calcfTe ,
a

tempo

quelli

lenza
alla

e di

in

Alicante, dove fu pofl

berlina

per ordine
,

degP Inlpettori del


tenuta
pratica
/'

del

Lazaretto

per

avere

con un Reis Algerino, che faceva la con-.^^ tumacia in quel porto. Non vi affermer quedo aneddoto per vero* ma f ne trova regiHro in un libro fampato nel 1782, , opera autentica e riprodotto nel 178^ ufcita dalla penna dei Sig. Sacchi figlio di un celebre Commediante , e che diceva d* aver curata la moglie del CaglioOro ia Alicante, dopo l'avventura dell* Alg. rino . Nella Tua Laura al popolo Ingiefe il Cote di Caglioftr chiama querto Sig. Sacchi un impoftore ed un ingrato , ed accufa i fuoi nemici di averlo corrotto , dopo che aveva da lui ricevuto il fegrcto delle goccie gialle , colle quali andava facendo il Medico per 1* Europa Ei^li ne d tutta la colpa ad un certo Vitellini fuorufcit* Italiano con cui aveva gi avuto che fare in tem[X) del Tuo primo foggiorno m Londra S )fennc ancora , che il tutt fofle una cabala di un certo Sir Svvlntni Speziale di Londra che aveva intcrcflc nella (lampa della Gazittta Corner ddf
,
.

30 Europa ferina
la

dal

S^.

Morandc

bile dcJlo Spe/Jale


,

proveniva,

Tutta fecondo
faceva
fa-

Jh

dalle guarigioni

porteritofe che
.

il Caglioftno fenza

ricette

Ma

fieno
la

vole

Il

Sacchi,
:

l'Algerino,
:

berlina

fon

verit

le

guarigioni

operate

fenza

ricette:

Swinton

quello che fece in

Ca-

dice, fiato palefato dalle conftfioni. Ivi


feudi , per che non fece j l' ebbe in regalo un fuperbo orologio d'oro a ripetizione ,, che formava un pomo di Il trufflito ne aveva canna d' India tanti in una ca^a, che il Caglioftro maeftro di jbuffolotti un altro orologio gli fece fpari^re fenza che f ne accorgefie. Egli ha un bel negare tutte quelle cofe. Sono provate
di

truff una
fare
la

cambiale

mille

pietra

filofofale

dalle confeffioni,

non

fo f della
fu

moglie,
congein

del cognato
dai

che

dato

Cagliofiro

Cadice prima di
in

paffare

.Londra . In quella Citt ritraffe molto guadagno vendendo numeri del lotto ai giuocatori . Si verifica, che un certo Lord Scott ne faccfTe anch* egli un buon acqui* fio Quefto Lord Scott, a fentire il Ca
.

glioftro

un' inapoHura

del

Vitellini

Sia

come

voglia

il

fatto di

Lady

Fry

confelTato , san dir con (ncerit , ma quanto ba^a per as noverarlo nelle furfanterie

del

CsgUci^o

Tarlo

dei

brillanti

da feppellrc per ammollirli , ed ingroffar* e della fcatola d' oro da farne un% li , caiTetta dai Il CaglioRro gi convinto
.

teflimoni di aver vantato pi


la

iua fcienza

d convertire

il

d* una volt* mercurio ia


,

oro con certa fua polvere


fegreti chimici
relio
fi

roffa
;

ed

altri
il

cabaliQici
.

onde tutto
poi
in
,

fembra credibile
afcrivere
,

Londra
infiemc

fece

alla
fi

maffonerja

che fpefe 25 feudi in quefta dannata operazione: anzi pubblicamente r efercit in Londra per lungo
e
fa,

colla moglie

tempo

prima di paflTare in Olanda a , cambiare life dei numeri del lotto rei Banchi d' Am^^erdam Mentre io flava terminando queft'efraN to della lunp^hiffima relazione delT amico, venne a vifitarmi il Viaggiatore Fiammingo; e fcorfe coli* occhio le ultime l' ce , che io aveva fciitte , diede in uno
.

fcrolcio d

rifa

Io

fapeva

eh* egli

era

Rdto lungo tem^o in Londra ; e gli rifpofi , f avrebbe qualche ficur^i tncddoto da corauBcarmi intorno le cofc accadute nel al Conte di Caglioftro in Inghilterra 17S1. Mi afficur,chc fi trovava in Londra in quel tempo
tutte
le
. ,

e eh* era

al

fatto

di

peripezie

che

Cagliofro
di

aveva
a

palfatc

Mi

narr eh' era flato perfeguita-

dalia facolt

medica

quella Citt

F 6

. .

i^2
aiotivo del balfamo del Gran SoPi , che fi diceva valevole poco meno, che a rifufcitar i morti . Mi raccont , che il Sig. Morandc , compagno del Sig. Swinton nel negozio della Gazzetta intitolata , C'orrer dell'Europa, avendo faputo, che il Conte di Caglioftro faceva una gran figura nella

Loggia de' Liberi Muratori di Londra , una Tavoletta per porlo in s' immagin ridicolo , e divulg per tutta 1* Europa queir impofturt Confifeva querta in una fuppofla burla fatta d^' fratelli della Loggia al Conte di Cagloflro , che gli fecero
.

il ballo del boldrone ; nel quale atteggiamento fu rapprefcntato in una {lampa in rame incifa da mano maeftra La danza del boldrone confifte nel porre T uomo nel boldrone tenuto pei quattro

fare

lombi
falti
,

foipefo

in
foffe

aria

fargli

fare

alcuni
(Iracci

come

un pallone di
del

Pretefe in tal guifa di porre


il

in derisone

pretefo

riftoratore

pel qua!
ii

motivo

Rito principalmente

Egizio
il
.

Conte

Cjglioftro sloggi
di

daiT Inghilterra

Vi

era flato anche qualche Anglicano, che lo

aveva accufato
di

maga preilb

tribunali

avea 'fofferto pi d* una volta la prigiona ora per quefU , ora per
,

Londra

ed

altri

motivi;
fi

ma fempre
il

era (lato affolto


,

Ma

avvicina

tempo

che

quella

^33
innocenza, ripigliai, far Imaf* oc parve per* cher.ta Il Fiamingo non Aifo , e fc ne and .
l^rcfefa fua
.

LETTERA
I^apoli

XIV.

27 Settembre ly^^

Amico.
lEngendo
le

voflre

lettere

molte

e va-

ne
io

tiiffi.oir

ben

[o

mi fi afTacciano Tempre , n comprendere le cofc che del


narrano.
fedele
Ir)

CaglioRro
che voi pi mi
inag:ior

fi

fon

fiate

nel

riferirle,

ben perfuafo, e tanto

confermo
parte d^-gi
,

ncU* opinione,

che la
di ciar.

aneddoti di qaeft* uo

mo

inefplicjbile

iano

un ammaffo
di

latanere

mill

^i

fratti

tniffcra

In

fomma
ti.

nel

^^foRro trovo Tlmpolore,


.

e Io fccllcraff^

Sono

infiniti

Tuoi

delit-

Perch dunque non far comf^ laJro punito e condannato? E' fiato in prigione tante volte in Londra* e fempre n' ufcitr con fottcrfugj Le leggi della Gran Brettagna fono rigorofiiri.ric contro Ladri , e truffatori j e non fo co* me il Cagliortro fia ft-mpre fiato doluta
rubato.
. i

Hi

dai

tribunali

di

Londra.

In

FcsKcia

fu

134
pofto
della
nella

Bali^ha
truffa

fu

proccffato

come
sffarc

complice

di

nello ftr^pitofo

collana.
fu

Si

dif^fe:

non

fu

trovato
Il

reo*

liberato; ed ebbe refgio.

Ca-

glioRro- faceva l'Empirico. Era malvaoio

Non i^o (e avvelenato abbia m^ nef?uno, ma era furbo f>tr eccellenza; e fole per timor della forca non avr affaffinato. QueRe fono le due fole accufe , che non ho ancor fentito addoffate al medefimo. Nelle
relazioni, che mi date di lui, ora l'in-

famia

del

matrimonio, ora n' T ornamenla


i

to. In Polonia ha

virt di pacfe
i

reftiture

ad

un Principe moglie; e
d'

tutti
lafcia

regali
il

ricevuti da fua

per

puntiglio

onore

Non

tutti
.

mariti V avrebbero

Ma gi credo queflo fatta da dglioflro aneddoto un* invenzione goffamente immaginata


;

perch

non

Co

darrt
fa

a credere

che in tutta la

Polonia vi

n Principe

tanto vile da ricevere, anzi ligere indietro doni da lui fatti ad una donna, che ^!i dia s r;U'o efi^mpio di virt; n chs
vi fiano CaglioPfri tanto delicati di rendere ci che loro flato regalato; n mogli

Cagliodri , che refiftano a tentazioni di Principi; n paefi dove le leggi autorizzino il donatore a ripetere i fuoi doni . D*altr<i parte egli un Capo di Setta u
ili
,

Xnaovatcvre, chcdebbe cffere pcrfeguitafo^

^35
perch Io merita^ perch il mondo pitDO di gente facile a fedurre; e che gii

impo'ori
e

hanno grand'
la

intcrcfTe

di

tarla

dimoflra, che la faccene da and Tempre cesi, dacch gli uomini cominciarono ad efTere ingannati, e ad inIl Caglioftro aveva certamente i gannare iuoi meriti per cffere imprigionate. I pi avveduti governi fi fono limitati ad impe foggiorno ne' loro fiiiti . Finalil li irgli mente in Roma flato pigliato, e giace in prigione da pi di un anno. Noti fono vi ha commeffi^ poich fi i delitti, che
perch
foria
.

parla

delle contraffatte
,

cedole
nel
.

della falft

primo foggiorno in cotcfta citt Qa^^fte oon fono bagatelle, n fenra prova, o fcnza gravit. Srarcmo a vedere come andcr a finire
patente
del lenocinio

fuo

quef^a

icena

alla

qu.ilc

fon diretti tutti

gli fguardi

de' curiofi

d'Europa. AfTolut

nou dcbhc ufcirne. Come imooforc Jebbe aver una pena analoga. Ma forf avr.\ dei pi gravi delitti , e meriter pi fever*
cafligo. Sentir volentieri
il

rcflo d:' fu^i

aneddoti
fino
altro
al

gli

avete raccolti, d.lh xcrin

fua partenti da

Napoli

verfo

la

Francia,

do

fa

prego perdi dire air amico vnllro, che quati viaggiare il Ciglio^ro da Principe
(uo arrivo in

Roma. Vi

per tre ^uirti d'Europa dchbc anche a:c*i>

dare, che abbia truffate grofle fomrae di danaro . Defiderere , che il viaggiatore Fiamiiingo tornaflfe in Londra per verificare meglio gli aneddoti , che vi ha dato dd Caglioflro; perch hn veduta la ftampa di coflui rapprcfentato nella loggia, lavor
Parigi, e poRa la data 178^; onde pare che il Viaggiatore confonda poche ,
di

ria.

nomi, e fatri Voi, che

in

una maniera
la

fraordina

avete

raccolta dei libelli,

ed opere fpcttanti al nofiro Eroe , potrete far qualche pili cfatto confronto* fenza lafciarvi imporre da quefti viaggiatori, che vogliono faper tutto .

LETTERA
Rema
.

XV.
Ottobre 17^0.

2.3

AM

G o

ve.

ed avrete anedcontinuazione degli per mio mizzo la voi che Che a importa doti del Ciglioftro. ? non vere con epoche fian ordinati forle
Balla, che fieno veri
i

OM parliamo n d' epoche A qucfto patto vi fervir^

n di pro-

filtri

:'

e certo faran-

no Cd

tali,

almeno

la

miqgior parte. L' amiil

rai alficura,

che nei formate

proce-

1^7
fo
fi

ufata

tutta

1*

attenzione a

render

chiara la verit di quefle accufe , le quali fono ftate introdotte per porre al giorno,

e far palefi tutte le reit dei prigioniere . Se cos ne rifulta un ammaffo di cofe

non pi udite, ed un proceflb aflai volumnofo; ma forf farebbe la fortuna del


Caqlioflro, perch
i

fuoi difcnfori
di
feri

avreb-

bero un gran campo

vere in fuo fa-

vore. E* certo, che il Conte i Ccgliof^ro avr le fuc diftfc , che non fi negano a
Dcffuno, ma quef^e rifultcranno neceffariaQuando far mcnte una filza di parole
.

giudicata

la

caufa

fi

pubblicher

le

fentcR-

colpe, e vedrete, che far dichiarato reo convinto. Il CaQlioflr3


za:
fi

ftamperanno

'e

reo d' irreligione; nelle

Uffizio;

mani come volete, che fugga


,

del S.int*
il

meriil

tato cafHg? Fortuna per lui

che

riga-

re antico
fro

(iato

molto allentato
refto

nel

no-

fecalo, del

farebbe

abbrucciato

vivo.
fla

Le

accufe del Caglioflro


le

viflTime: le fentircte,

fono grafcntirete.Oh queSant*

volta non efce da Cartel


ufcl

Angela
vi (^

come

dalla Bafliglin. In
iottraff^*

Francia
allo

chi lo protcfe, e lo

sdcgn#
allort

fovrano.

II

c<j{igo,
Il

che

non

ebbe

lo avr qui.

Tuo ultimo

viaggio in quel

regno fu una (cric di delitti di lupcrrtizioce. Parti da Napoli, facendo credere ^* cfr

aere

chiamato in Francia Jal Confe di Veri

geniies.
la

Pafs a Bord attraverfando tutta Francia Tempre dogmatizzando fui Rt

Egiziaco 5 ed efcrcitando la magk, la me* Vicina empirica, la truffera. In Bord il

uovo

Profeta

s'

innamor, non
una

di
di

una

neretrice,

ma

d'

Madama

quella

oneR nefTuno dubit fuorproprio marito, che cacci il Conte di cafa fua; colpo che lo fece ftrabiliai-e, L' efaltazione della bile gli moffe lH
citt .della cui

ch

il

firofesa
ir.inata

ed ebbe una nuova


la

vifione
nei!'

iliu-

fimiie a quella avura

ifola di

Malta. Raccont
i

vifone a' fuoi difcepo-

una Dama vcche mand looo feudi ai M^eflro acciocch la rendefe padrona d* un tcforo ipotecato col diavolo, che Io guardava in un fuo cafno di campagna Mille feudi Qatfio era un cor.tratto ilper un teforo lecito . Da Bord s' incc^mmin il Conte s Lione. Ivi fond la fua madre Loggia nella parte orientale della citt, cui impoilluminati; e qucft ad
,

<lova

il

nome

di
i

Sapienza trionfante.
fuoi difccpoli, e gli

R.^un
acciec
feu-

in effa tutti
di

fedufe col comunicar lor per 2500


il

fegreto di fare alcune polveri


,

rinfre*

fcative

ed

altri
fi

fegreti

antipatici.

Co
come
dove

quelle

impoRure

fece

riguardare
Parigi
,

u oracolo # Di

pafs a

^^9
s'inger nella truffa della Collana: fu iiv. pena del Tuo deliri baftigliafo, ed ebbe

to un candeliere
Ja (^onteffa

nella tefla lanciatog'i

daU

per ordine fegrcto dalla Francia. Pafs in In* ghilterra, dove fu fmafcherato per mezzo
la

de

Motte.

Fu

efp'jllo

del Corrier d*

Eumpa, Swinron

MoW

rande. Ho fatto qualche efame ia quef* fuo ultimo viaggio in Londra^ ed botrovsto il motiva delia guerra fattagli dai Morande . E' la cofa pi ridicola, che U poff'a immaginare. Le biftaglie furono vi^ ve, e frequenti- ed il Cagliorero credette di rimanere pawrone del Campo di battaglia Il Conte aveva detto, e ripetuto che ce' fuoi visggi in Arabia aveva fentito dire da gente di merito della Corte del Sco riffo della Mecca, che ^i abitanti di Medina fi erano liberati anticamente dalia raa.

za infera delle l^igri

e de*

Leoni,

Leo-

pardi

che regnavano alT intorno, coli' av velenarli con uno fratagemma felicifTimo.
,

porco fu fempre un animale abborrito Que* di Medina pcnfaron Arabi d* ingr.ifTarli coiT arfenico , e di efporgli alla voracit degli animali feroci, acciocch m.nngiando di quelle carni impaftatc
Il

dagli

col

veleno
.

le
il

f.ere

mnrincro* come avven-

ne
ia

Fece

Caolioflro queffo racconto neiSig.

Spcziera del

Swietoa; V odi

il

14^ Morande
ofFefe:
alle
fi

e fogghlgn
rifcald
il

II

Conte
li

difcorfo; e

f ne veniva

brutte, f
(

un

Novellila
Il

di
il

bottega

non

frapponeva.

Caglioftro
cartello
a

giorno
sfida
al

feguente

mand un

di

Morande chiamandolo
ghinee, che

fcommettere 5000

gli dava T animo d* ingralfar porci coir arfenico ali* ufo di Medina , e di mangiarne la carne fenza rifentirfcnc
il

che

aveffc coraggio di

fare

il

Gaz.

zettiere

farebbe

morto

fui

fuo

letto

Il

Morande non
velent0
accufe d*
fui

mangiare il porco, perch nen avea voglia i morire av


accett di

Tuo

letto.
,

Quanto

poi

alle

impoflore

e truffatore, che an

che di quelle gliene fcagli il Gazzettiere, il CaglioOro gli fece queflo dilemma, voi (ete lituminato, e Libero Muratore, e n: Se non lo Ci^tQ perch parlate

di ci, che ignorate? Se Io flet: perch deridete quello, che avrete dovuto rifpettare?
fta

Mi

il

Morande non
effo

fi

cur di quee

furbcfca fcappata

dd Conte,
Caglioflro

feguifa-

t a dire di

tutto ci che

poteva
e

perne
fcriifc

Il

Conte

i
al

frattanto

una lettera

popolo Francefe,

eoa

quello fpirito profetico, che le gi meditate cofe avvenire prevedeva, e le fegrete

trame
iTe ^i

cui

fili

erano orditi per opera pu-

liti ,

prediife la diftruioise

dh

Ba

141 grande rivoluzione, che non tare! molto a (uccedere, com'era fiato gi , (otto il mifleriofo fegreto maffiglia, e

adombr

la

fonico
a

(labilito

e n' tbbe da' Parigini

un

grodo regalo.
truffare,
i

Ma

non

gli

baf:

fi

diede

fufcit

e allora fu, che il Morando nuovi e vccchj gabbati dal Conte, che fu chiamato in giudizio. Il Conte fugge da Londra, e vi lafcia in pegno fua maglie. Si ferma in Baflea: informato,

non

(^o da chi, che lo Svvinten ed il Morande, i fuoi nemici, tengono pratiche con fua moglie, e le fono tutti addoffo per corromperla: la richiama da Londta, e

l'obbliga in Bienn di giurare, che fuo marito


di

religione Cattolica, e

uomo

d'o-

nore. Da Bienn dopo a^cuni m^fi pafs il Cag4ioftro in Savoja per fare un'abluzione a Tua moglie per la rigenerazione ffica ; perciocch gi cominciava ad invecchiare. Arriv fino a Torino; ma le cofe di Francia erano frefchc frcfche ; ed il Cagliolro aveva addolfj il peccato di averle predette. Il profeta fu bandito, ed obbligato a
ritrocedcrc
citt
la

fino

in

Rovered-^
.

In quefa

fece da

medico

Turri

Dottori
e

fi

ereffero contra di
latani

lui cogli

fpeziali

ciar-

foliti frequentare il mercato. Ginfeppe IL, che vedeva le pi piccole cofe,

fece

icacciar

il

CaglioHro da Rovcrcdo

14^

Un

dotto fcrhtore conofcluto per molte opere pubblicate colle flampe Icriffe un libretto, che contiene gli atri di Cagliodro in quella citt Ho veduto quello libretto , che fu anche ftampato ; ma non ha avuto tempo di leggerlo, perch appena

ho

tempo

feri

vervi

Da Rovered
far profelti

fi

ritir a

Trento. Cerc

di

alla

Corte di quel Principe : ma Trento noff era paeie per quefti fuperiori Illuminati *
Il

Cagliofiro non potendo convertire, fi convert o almeno finfe empiamente di con*

irerrirfi : Io fece fapere al Vefcovo: ne ottenne favore, e raccomaadazioni per quefla citt, la quale era la fola che gli re[iz'z ancora per afilo de'liioi delitti facri-

negli fiati della ReVenezia In Verona fu poca fecn ricevuto: alquanto meglio in Vicenza per un pegno, che vi fece nel monte di Piet, Era noto in Venezia il fuo arrivo ;
.

icghi

Tent d'entrare

pubblica

fi

fapeva

il

fatto del
.

thzis
te era

Pellegrini

Mercante co! PvlarSapete Era nello fiato


.

perch non fu arredato? Perch

il

Mrcahr-

morto* e del delitro delCaglloFiro Ton vi fu mai una riga di fcritfo nei tribunali Dunque continu il fuo viaggio e
.

giunfe

qui.

Dove

volevate,
sfrattato.

che s^ndffc
In
il

In

Francia? era

Piemonte?
Banchiere

era sfrattato. In

Olanda? ed

'4?
dai

!n Germsnia ? L' Imperato re Don voleva Illuminati. In Polonia? eravi Principe dalla diavoleffa . In Rulfia ? il

numeri

Gg!i Egiziani fono proferirti dalle leggi f In Danimarca? nella Svezia? a che farcia
quelle miferie
jnele
di
?

In

Inghilrerra? Viveva
di

il il

Morande. Negli

fiati

Napoli? Dopo
:

Luglio faceva troppo caldo . Io aria di piom^ quelli di Venezia? Oib bo. In Portogallo, o Spagna? Non pae gli Eretici In Turchia ? A farfi f per imoalare? Il fuo delitto lo p^uid a Roma
.

a lalciarvi

la

libert, e forf

la

vita. Sa-

peva la ConrefTa quel che diceva: non voleva perdere T anima fua . Il CaoHofro diceva d' averne avuti i primi inf^puif in Trento ; ma non baftava In Roma ebbe , o moftr di averne avuto i fecondi ; ma .invece di approfittarne f ne abus: la
.

Contcffa fece

la

conf^/Tiore

fpontanea

il

Conte

fece lo (iefiTo , Dopo la confezione, viene la penitenza- e gi corfo V znnc^ e pi, dacch il CaglioPiro pur^a i fu^'J peccati mal confeffati. Io voglio bene , che
2

fuoi giudici

fieno tanto equi

da teBcrgli

conto di queRa vQa di fupplizj


cole

pena Elami perpetui^ non mi pare che fieno


;

da

non calcolare
.

ma
fi

fuoi

meriti
ii

fono infiniti dizio; perch

A momenti
fi

fenrirh
di fcfc

giu-

fa, che

le

fon;> fta-

144
te

prefentate al Tribunale

Se mi riufciH
^

di averne copia ve la fpedir

ma
,

gi

ridurranno finalmente a queija inefattezza d Cronologia nell'ordine de' fatti e dell colpe di cui fu imputato, la quale fu 1. fola e da voi, e da alcuni vofiri amici d
oofl,
e

dal

mio Fiammingo
la
s

viaggiatori

propofla a

promuovere un qualche dubbie


veracit
delle accufe
.

infelice fopra

dat(

ad un impoflore

celebrato

Sono intanto

ec

LETTERA
Roma
1

XV L
vprile lygi'

Amico.
A
ta
.

fentenza t\
Si

gi pronunziata,

Conte di Caglio fi ro^ ma non ancora n ccr


dicono
molte cofe
chi
lo
a fapere
il

n pubblica

al

Chi lo vuol VVO" folito morto Poco per farcmo


.

vuol
de*
il

lui E' venuto a me poco fa fi ino di Fiammingo, che muore di voglia, che
.

al

cun

gli

narri
affare
;
.

come

fia

finito

quefto

ftre*'

jpitofo

cofa veruna
to
il

Io non gli ho faputo dii perch t)on ho ancora veduquale far gi anquelle Duove , che fi
il

mio

feccatore,

dato in traccia di

acde-

I4J
aneleranno fpargcndo
,

ch

le

e verri a me poiavr tutte raccolte . Intanto il Fiam

fodicne , che far liberato , perpretende, che goda delle protezioni ch Egli non fa alte anche fra i fuoi giudici probabilmente, che cofa fia il Tribunale della Sagra Inquifizione. Quando i Giudi fono affretti a ci , che lo compongono , procedere contra di uno, e lo fentenziano a tenore del Canoni , quefta la protezione.
.

mingo

In
fi
,

Roma
il

feffa

moItfTimi erano pcrfuafarebbe fuggito

che
il

Caglioftro

di

Cartel Sant'Angelo,

perch

Ci

fpacciava,

che

fuo cuftode fofTe fiato

corrotto dai

difcepoli Illuminati-

gito, e mi voleva anche folenerc

ma ron ancor fug non fuggir. QueQo Fiammingo


,

Aro
fette

al

momento

del

fuo

che il Caglio arredo aveva

mila Luigi fra contanti , e oppofto l'autorit dell* amico , il quale afferilce , the il Conte non aveva un foldo , n una giojn , che
in otto

gioje* io gli ho

valcfTe dicci

bajocchi

Londra

aveva
,

ricevuto
gli

Prima di partire da un foccorfo di


fpefi

2500

feudi

ma

aveva tutti

pri-

ma

gic/ja, Roveredo. che aveva, fu impegnata nel Monte di Piet di Vicenza: in Roma aveva impegnadi

arrivare a

lo tutto

il

refto de' Tuoi

averi quando

fa

Con,

fegr.

t46
opportunamente arrecato. Io diffi all'amco viaggiatore, che non le inghiottire tanto groff, mentre il Caglioftro ftcflb aveva fatto la nota delle robe fue, che fi riducevano a quattro cenci . Sia come volete , replic; ma voi non fapete, che p* chi giorni prima dell' arrefto aveva fcrirto a' Tuoi Corrifpondenti per avere una groffa rimeffa di 7 in 8 mila Luigi; e che o gli era venuta prima, o gli venne fpe* dita dopo che d trov carcerato. L'amico
fto

detto parola di tutto quefolamente , che il Caglioftro aveva fcritto beniffimo per danaro fenza ri* ceverne mai ; e non feppi , ch&. cofa rifpondere di pofitivo. Non gi eh* io fofli idi quanto egli dicea perfuafo; ma lo la,

Don mi aveva

ma

fciai

dire

ed

egli

continu

narrarmi

come r arreco

del Caglioftro era

un colpo

maneggiato da' fuoi avverfar) di Francia, ed altre fimili minuzie di poco conto. Io
troncai finalmente
il

difcorfo

per
e

liberarn'fer-

mi

dalla

noja di

tali

ciance,

mi

vai a rifpondergli quando l'amico fofTe tornato a me . Egli infatti giunfe poco dopo; e mi conferm, ch'era vero beniffi-

mo,
te

che

il

Caglioftro attribuiva alla Corte


le

di Francia tutte

fue

difawenture
collana
;

foffer-

dopo

il

fatto della

che

la

aioglic era Ttata la face, che aveva fervito

di guida per

fermarne
che
le

il

procefTo

14^ PeraU

tro
fatte

mi
in

diffe,

cofe dal
lii

Cagliofro

Roma non
relativarnente
in
altri

erano
a

natura moltd
,

grave

quelle
.

cTercitate

paefi

Di

che aveva miga non

aveva mai fatt'ufo in quefla citt. Veniva per accufato d' aver detta qualche propo* fiiione ereticale . Nemmeno di anrolngia giudiziaria non aveva Ltto nefTun tfercizio
.

La
il

parte

in

cui viene attaccato con

tutto

fondamento

quella

di

cfTcre

il-

Capo

o Setta degli IIluminati, avendo iniziato due perfone che Jo avevano tentato a btlla pofla per denunziarlo ^ ed afcritto un Cappuccino all' ofTervanza Egiziaca della madre loggia di Lione. I due tefiimonj, il Cappuccino, lu moglie, il libro maeflro, e le fue carte lo provano , ed in ci coov'into e confedb . Quefio folo merita la morte cui fja condannato. II fatto fi , ch'egli ncn ha veruna religiore, ma le rovinerebbe In 27 anni non fi fece mai un fetutte gno di croce- almeno ncffun teHimonio Ci trov, che l'abbia veduto fegnarfi ImmaIn materia di religione ginatevi il refto tenne erefic le pi enormi ed i tcfimo* e la moglie, che ben io conofceva ni ! <^eporgono per un uomo d* un' cmpieti
della
^ ,
. .
.

MafTonera

(cnza cfcmpio.

Ma .e

moglie di un z

tal

148

uomo
fio
,

di qaal genere far? Potete indovidirvela fchietta mi parrebbe giunarlo.

eh' effa pur folTe caligata infieme col amico mi ha detto ^ fuo degno maritoimpunita, e mi a (Tu u ra , che non refter

che domani mi recher la copia dtlJa fentenza . Se mi mantiene la parola, ve la fpedir fubito . In quanto alla difefa, non fi lufinga per ora d'averla. Gli Avvocati, che hanno fcritto per Caglioftro, fono flaGaetano Bernardini Avvocato ti il Co:
de*

Rei

della Sagra Inquifizione, e

Mon-

fgnor

Carlo Luigi Coftantini Avvocato dei Poveri . QueRe due Allegazioni f mi


la Pofta

verr fatto di ottenerle ve le mander per ma con debito di reftituzione. ,

LETTERA
Roma

XVIL
g. Aprile

ijph

Amico.
JtLCcovi
CaolioRro
pe
la

fentenza

emanata contra
i'

il

nel

giudizio definitivo
e

tenuto

alla^prefenza del Papa jeri

altro. G//er?-

Balfamo
,

reo

confeffo

vifpettivamente
incorfo nelle^

convinto
cenfure

di parecchi delitti^
e

pene

tutte

promulgate contra gli

I4f
Eretici formali
,

iogmatl^^antl

maejlyl e feguac della

maga

ere/larcSl ^ fupcrjti^iofa ,.
,

come pure

e pene JiabUite , , tanto nelle co/iitu^iom apojlolicbe di Clemente

nelle

cenfure

XIL

Benedetto Xir, cantra quelli


e

che in.

qualunque modo favorifcono ^


fociet^
^

promoTJono le

conventicole df^ Liberi Muratori^


editto
,

quanto
in

neW
,

di

Segretera

di

State,

centra quelli

che di

ci fi

rendano colpevoli

Roma

o in alcun altro luogo dtl


.

Domi*,

tuo Pontificio

perh di gialla fpe* ^iale gli fi commuta la pena della confegna braccio (ecolare nel carcere perpetuo tn al
titolo

v/

una qualche Forte^:^a


tamente

ove dovr

ejjere Jret'*
.

cuftodito fen^a

fperanxn di graria
eretico

le

fatta

da

lui

^ abjura come

formai

dalla Jua attuai detenzione ^ affoluto dalie cenfure , inglungendngUfi dovute le faiutari penitente . manofcritto^ che ha per tltoU libro //
nel luogo

venga

Maffonera Egiziaca , fia folennemente con^dannr,*o , come contenente riti , propof':^toni ,


dotfrtrte e fijema
^

che fpiana una larga fira^


,

da
pio
,

alla fedi^ione
crifiana
,

ed

dijlrattivo della re*


,

ligion

fuper/i^iofo
.

blasfeme

em^

ed

ereticale

quefio libro Jfffo fio,

pubblicamente bruciato dal minifro di g-ujli^


XJa inpeme cogl* ijlromentl

appartenenti alla
apofoUca

medefma Setta
C$n una

nuova

cofiltuT*one

fi

confermeranno
cofttuT'wnf-

vlnoveranno

non

meno
,

le

de* Pontefici Predeceffovi

quanto
Libe*

anche
v't

/'

accennato editto i Segretera di Stato


,

fvoifpvi le fociet

e conventcole de*

Muratori^ facendoCt nominatamente


della

men*
altra

:^ione

Setta

Ej^J^iaca

dell'*

'volgarmente
jlabilirfi

chiamata degl Illuminati," con contra tutti le pi gravi pene cor*


fegnatamente quelle degli Eretici
^

poralf

contra chiunqt^e o fi afcriver *Vore a tali Sette,

o preflev fa^

Sapete, che cofa fignfica quella parola di braccio fecolare? vuol dire al boja; onde r autore ed il libro erano condannati alla fteffa forte. Il Caglioflro f^^rk dunque
Caflel

a titolo di grazia fpedito alla Fortezza di S. Leo, rocca alpelire a'confini


.

della Tofcana verfo il Ducato d' Urbino . Il CaglioE' un orrore folo il vederla Vi fu ftro vi camper poco fenza dubbio
.

Confulta della Sagra Inquifizione. Dieci voti furono del parere, che fi fuppHcaffe il Santo Padre a
Jifparit
d'

opinioni

nella

commutare

la fentenza di morte in prigionia perpetua colla condizione di fare i'abju ra formale per effere affolto dalle cenfure , e ricevere falutari penitenze

Tre Confultori aggiunfero, che rabjuri pubblica nella Chiefa di S. Maria fopra Minerva, Uno fu d'opinione, che
fofle

i5t nuovo cfaminato , e rlfpondend da Cattolico non fofTe condannato a pik di IO anni di carcere, paflati i quali data mallevadorh poffa avere Roma per car*
fj/Te

di

cere perpetua

Tutti poi
carcerata
libera
,

convennero

che

di Caglioflro

debbc^fi

fpontaneamente V abjura pubblica per ricevere Contra il P. V affoluzione dalle cenfure Francefco da San Maurizio Cappuccino nove voti furono , che eifendo reo confeffo
fatta

come

la moglie rimandare comparfa ,

per

di efferfi afcritto in

Roma

alla

Loggia de'

Liberi Muratori, di aver tentato Jo (leffo con la Setta Egiziaca , di efferfi moftrat fautore della mcdefima con parole, e ferire d aver profetata la proibita aeroti ,
loga giudiziaria
,

e di aver

commcffe
fia

altre

colpe rifultanti dal proceffo,


tutte
le

incorfo in
e

cenfure e pene decretate.

Attefo
fofTero

per

altro

alcune

circoHanze

la confeffione da lui fatta

prima, che gli

prove del Fifco , ed atravvedimento dati cofiantemente per piii mefi , furono di parere , che fi doveffe fupplicare Sua Santit acciocch gli commutaffe la carcere perpalefate le

teio altri

fegni di

petua in carcere a tempo limitato di io anni in qualche Convento di caHigo , con


fofpenfione perpetua dalla celebrazione del-

G4

15*
la

meff?i,

e da qualunque
.

voce attiva, o

pafTiva ncir Ordine

Un folo fu di parere, che foffe condannato a foli g anni di carcere colla condizione della (lefla fofpenfione. Eccovi ter^ minata la Storia del famofo Conte di Ca
glioftro
ftro fecolo

impoftore rino/natifTimo del noniente inff^riore ad AlefTandra , di Paflagoniaj, ed Apollonio Tianeo , ed Eroftrato , ed altri fimili prodigi dell' ignoranza de' tempi, e delle nazioni. Intorno le
,

fue difefe non vi poffo dir niente di pofi-

tivo; ma vi do parola di fpedirvi una copia del libro de' fuoi viaggi , ed avventure in diverfe parti del mondo fcritte da lui rnedefimo: opera che mi lufingo di man darvi ftampata Io ho intenzione d'aggiungervi un altro volumetto, in cui liano
.

raccolti tutti i documenti dei fiftemi , e de dottrine mifteriofe del Mefmerirmo del Cagliodrifmo , del Lavaterifmo , del Maffonilmo ordinario , paragonato cogli antichi raifteri di Cerere EleuGna d'Atene, -d'Efculapio, di Serapida, di Bacco, ed altri dell* antichit, con un paralello fra i vetulli, e i moderni impoftori.

LETTERA
Amico.

XVIII.

Napoli 15 aprile lypl.

T ha finita bene, impoflore del fuo rango aveva buon diritto di pretendere a divenire un arrofto. Delia fua fentenza non potr lamcntarfi Ora fi vedr s'egli mago , o no . Sarebbe bella , che fi facefTc le ale conne Dedalo , che dal labirinto di Creta fi burlava della iVntenza di Minofle: Omnia pojfifieat ^ non pojftdet aera M'tnos *
Conte
di Caglioflro
la

XL
f

hi falvata

vita

Un

tanto pi adefio
la

che l'arte di

andor per

aria diventata quafi tanto nota


d*

come

quel-

andar per acqua. Il Cagliofro dcbbe avere molti difccpoli , e protettori. Argo con ccnt*occhi non fu capace di cufodirc una vacca. Il Cagliofro una bcQia cornuta, ben pi difficile dacufodire. La vedel tcm* p. La moglie dunque far libera? Non lo avrei mai creduto giacch da quanto m*avete fcritto non fu fenza parzialit nelle bricconere d^ marito. Per Caglioflro era meglio, che andaffc
,

dremo, fcppurc non muore prima

/54
Ronon era luogo per lui. I Turchi con fimif forta di gente tengono un altro me*
a fare da Jmpoftore in CoHantinopoIi.

ma

toxio.

Mi

ricordo di aver letto


dell*

ndk Me-

morie Storiche
nel

fecolo fcorfo

Impero Ottomano, che nelT Afia era inforto un

fi fpacciava pel Meffia : guariva, iniziava, dogmatizzava , truffava , fa-

Ebreo, che

ceva
frare

prodigi,

11

Divano
fulle

Io lafci caglio-

Provincie Afiatiche finch capit nella Metropoli dell' Impero Il Gran Signore Io fece arrecare , e chia-

lungo tempo

matolo

a f
al

gli

fece quefta alternativa:


,

rinunziare

titolo di Mefla
,

o ricevere
.

un

palo nel luogo

che gi
:

fapete

Non
Il

reffe a queflo

coftituto

il

procefTo fu tofto

sbrigato fenza allegazioni, n fentenze.

Meffia

fece

un
gii

complimento
fu

di

fcufa

Maometto;

poflo un turbante bian-

co in teda , e non fece altri prodigi . Che crederete voi che avrebbe fatto il Cagliofro? Vi dir bene, che fono reftato icandalezzato di quel Cappucci.no Bifogna eh' ei fofife impazzito. Un Fr.it^ Libero Muratore! Un Frate Illuminato fcommetterei.,.. Bafla: fi ravveduto^ fperiamo bene. Sarei curiofo di fapere f verr pubblicato il proceffo. In cafo che ci non fa per accadere, vi prego di fp.permi dire
.
.^

qualche aneddoto almeno

fui

codituti

Mi

figuro

che vi far qualche cofa di


.

fingo-

CaglioRro riputato tanto furbo, che avr ccrtamen* te imbrogliato i miniRri, che Io elaminavano. Vorrei fapere f ha fo^^enute le Tue vifoni d'Enoch ed E;ia. Qucfte mi hanno
Jare, e di curiofo
Il

Conte

di

fatto

ridere.

Mi

lufingo, che nelT efratto

del fuo libro manofcritto, di cui

mi pro-

mettete una cooia , fentir il rimanente. Queflo far qualche cola di comico . II
par.ilcllo

tra

gli

antichi

moderni

im-

poftori

che mi annunziate , mi far gran piacere. L* argomento nuovo, e bc;llifElduritelo bene : non ommettete fimo
,
.

Li floria , e la fpieg-zionc gran miferi di Cerere Eieufina dee riufcire un bel pezzo d* erudizione Quertc fon cofe , che mi allettano infinitamente , e
cos*
de'

alcuna

attender la voftra opera con molta anliet.

^'r^

l^'-^

LETTERA
Roma 22

XIX.
^jprile 1791,

Amico
JL
Conte
di Caglioftro

far

trafportato

Sant'Angelo a quello di S. Leo, luogo d'orrore, come gi vi dilli, nelle balze deir Apennino. Quefta fortezza antica fituata fopra un monte, o per meglio
dal Cartel

dire fopra una rupe fcofcefa

ifolata

cir-i

condata da balze fpaventofce da torrenti. Per accoflarvili bifogna paffare un ponte


levatojo

per entriirvi bifogna rinchiuderQ in un paniere, ed alpettare che le guardie, che cuQodifcono la torre , coli' argana
;

vi

facciano
,

viaggiar
il

per
la
fia

aria

In

fede

mia
Ja

che
.

Conte
che

vi ftar frefco anche

ftate

Altro

torre

d'

Acrifio

per ritrovarfi un Dubito affai, ch'egli piogoia trasformi in Giove, il quale fi


d'

oro nae ,

per liberare quefto

non dir Daajutarlo

ma

dannato

Non
di

creder gi egli

ormai pih che vengano ad

Enoch
e

ben ed Elia col loro carro ; loro. prima arriver di vedr, che la morre
fuoco
fatto

Dei

refto

il

Caglioftro

ha

di

tutto

157
che lo efam na vacoftituto primo cominci dal Tuo Nel no mogfie era fua (lata fedotta che foftcnere , ili delia Corte Francia j e cmiffarj dagli era di una lui fcellerata deponeva che f tefimonj i tutti che fofferQ Softenne, che introdotti contra di lui , dovevano efTerc in foram.^ , che certamente Tuoi nemici cabala per rovinarlo . era formata una fi Pofcia dimand, che fua moglie foffc rinper imbrogliare quelli
.

chiufi nella (leda fua prigione. Gli fu

rif-

nodo, che
deffe

fi

raccomandaife

al

f.re

prove di ravvedimento , prigione pi lar^a per potere fcrivere; ma ebbe per rifpofa, che tutte le cofe hanno il fuo tempo che
pofo in una
:

Signore, e Chiefc d'ef-

qu.^fto

non era

il

momento

di

fcrivere

Fece iftanta di avere almeno un libro

da

Linguet

leggere: queftj grazia gli fu accordata. AI nella Bafliglia fu dato un libro


di divotioRe: a Caglioflro in Cade! Saot* fu confegnato un libro di contro*
verfie.

Angelo
tificalo

Gli fu mandata

la

difefa del

Pon.

Romano

della

Chicla Cattolica
Pallavicini

Niccol PaJre del Tutte quefle cofe lo


avere
fi

M.ria
fca'tro

ricercava

per

la

liberta

di

fcrivere, che non gli


.

voleva alToutamente accordare


p;i
[l

Vedenche

do
che

che non aveva a fare con perfone,


lafciaffero

imporre

follenne

rOrJine Egiziaco era un ordine rellgiofoie che non gli mancava f non un Bre/c
del Papa per diventare cattolico e legale
il
,

che pia volte aveva gi penfato di chiedere al Santo Padre e ne aveva trattato coi fuoi difcepoli, che potevano introdui-ri

in procefTo
fuile
fiiera

Fu replcatamente coftituit materie di fede ^ e circuito in ma


.

che non feppe

piti

cofa rifpondere*

Solenne per fernpre, che nelle fue ope razioni non c'era mai entrato il diavolo uh aveva ufate cofe faperfliziofe. I Teoj

logi

gli
,

provarono, che aveva


e
riti

ufati

ceri*
:

tnonie

emoj
f

;
,

ed
e

egli

rifpofe

Io

fon

cattolico apoftolico

fcelerato ;

che

non fono un uomo voi altri non credete , io


beatificante ;

credo alla

vi Pione

e diede la
.

fcgiiente irruzione fu quefta materia

La
.

visione beatificante un affi/en'^a fpirltuale

Iddo

l\

ha

accordata
fi

P accorder a
tre

chi

gif piace ; e
at

verfica

in

maniere

La

prima facendo/i Iddio vfble come


Patriarchi
^

fi fatta

ed

agli

uo^noni

quando

*venuto al

mondo:
:

la feconda coll^ appari-^o^ la ter^a con dare inpulft*

ne de^li ^4ngoH

ed infpira^ioH interne . L* uomo giunge ad atrenerla Jlando fempre riunito con Dio ^ col la Santa Chiefa ^ e colla Fede Cattolica
per mezx^
fede
^^' vincoli

della

carit

della

, collo fpirita

della quale baflci

domane

15P
dara a Do
liene
il
'

coti

fervore

che f non oggi

tempo poi che P accorcia. Aggiunge, non conofceva nefuno , che abbia ottenuta qucHa vilione ; ma che a lui febeh' egli

ben
fiata

peccatore

per

quanto
d'

credeva
interne

era
ifpi-

accordata
:

per mczLO

razioni

che non aveva mai operato per


s*

diabolica ifligazione: e che

era flato

un

Iddio tanto miiericordiofo , che gli avr perdonato . Immaginatevi da quefa tirata quante furono le interrogapeccatore
,

zioni
col

che ne

fapcva pi quel
:

rifpondere non che forf vi far un errore in me ^ che mi fa perdere , e non capiJ co pi nulla .

Cagliofro non nacquero che fi diceffe , e la fini Io non fa pi cofa dire f


.

Ma
fi

quafi
a

affatto

inutile

eh' io
,

mi
,

af-

fatichi

darvi un' iJea dei coftituti


liei
,

e delle

rifpofte

Conte
che
f

di Cagliofiro

perch
luce

verifica

ne
,

d
tratto

alla

un

compendio
autentico.
la
fi

Rampato

dal

proceflT

Quello libro fi lavora gi nelStampera della Cam;fra Aportolica , e


pubblicalo

crede domani far compiuto e

to. Subito che

avr ve ne fpcdir una

copia , e voi ne potrete dare pr autorevole giudizio di me Quanto all'Ex Con*


teffa
fi dice , che far obSligata a vivere in un Convento di ritiro finch viva fuo
*

marita

ma

Ci

coniola colla certezza

che

i6o
in CaflcI

Compatite

umana
Lidda
:

S Leo non potr viver molto ; Cappuccino la debolezza nel Egli era difegnato Vcfcovo di
fla

ora

neli'

erganolo a pianger

il

fuo peccato . 1] libro delle avventure, e de* viaggi del Conte di Cagliofiro fcritto da
Jui
fi

fa

medefimo , e trovato nelle fue carte, copiando , e prc'Ro ve lo fpedir

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