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IO PENSO, TEOLOGIA RAZIONALE E USO REGOLATIVO DELLE IDEE DELLA

RAGIONE

L’IO PENSO come principio supremo della conoscenza umana è ciò a cui deve sottostare ogni
fenomeno per diventare oggetto di conoscenza.
L’io penso come centro mentale unificatore è ciò che unifica e sintetizza il lavoro fatto dalle
categorie. L’io penso è il fondamento dell’unità e della coerenza di tutta l’esperienza in quanto
suprema forma di sintesi. Senza l’io penso l’esperienza non potrebbe darsi come unitaria e non
sarebbe possibile la conoscenza come esperienza sintetica, tutto sarebbe una confusione di informazioni
sparse e giustapposte.
L’io penso garantisce non solo l’unità dell’esperienza esterna ma anche di quella interna consentendo a
tutti i pensieri del soggetto di essere connessi l’uno con l’altro.

IN QUALE MODO KANT CRITICA LA TEOLOGIA RAZIONALE?


Kant esamina tre dimostrazioni dell’esistenza di Dio, formulate dalla teologia razionale:
1) la prova ontologica, 2) la prova cosmologica, 3) la prova fisico-teologica.

1) La prova ontologica (affermata da S. Anselmo) : (studia sul libro) dal concetto di Dio come essere
perfettissimo si può dedurre la sua esistenza. Kant nega il valore di questa prova. E’ possibile avere
il concetto di una cosa ma non per questo ciò che si pensa come concetto deve necessariamente esistere.
Affermare l’esistenza di Dio per il semplice fatto che lo si pensi significa passare dal piano LOGICO a
quello ONTOLOGICO. L’esistenza è asseribile solo mediante l’esperienza.
2) La prova cosmologica (affermata dalla Scolastica): dall’esistenza del mondo come contingente
si può dedurre l’esistenza di un Essere necessario. Se qlcosa esiste deve esistere anche un essere
assolutamente NECESSARIO→ se io, che sono un essere contingente ovvero causato da altro, esisto
allora deve esistere un essere NECESSARIO non causato da altro (DIO). Kant nega il valore di
questa prova. Secondo Kant qui c’è un uso illegittimo del concetto di causa il quale parte dall’
esperienza degli enti contingenti fenomenici e poi va oltre l’esperienza e arriva a dedurre l’esistenza di
un ente transfenomenico (Dio). Ma il principio di causa o categoria di causa lavora solo nel mondo
fenomenico e non trova applicazione in qualcosa di cui non posso fare esperienza. Inoltre a tale Essere
NECESSARIO si fa corrispondere l’idea di un essere perfettissimo a cui non può mancare l’attributo
dell’esistenza e così si ricade nella prova ontologica.
3) La prova fisico-teologica (affermata dalla Scolastica e dai razionalisti): l’ordine e la regolarità
dei fenomeni della natura giustifica l’esistenza di Dio come mente ordinatrice come Dio
creatore. Kant nega il valore di questa prova. Infatti questa prova dimentica che l’ordine della natura
potrebbe essere una conseguenza della natura stessa. Per asserire che l’ordine della natura non
scaturisca dalla natura stessa bisogna concepire Dio non solo come Ordinatore ed anche come Creatore
( in quanto è Lui che ha creato tale ordine). Ma se l’Ordinatore coincide con l’Essere Necessario
Creatore torniamo alla prova cosmologica e da essa andiamo alla prova ontologica.

Kant confutando le tre prove non vuole negare l’esistenza di Dio ma vuole negare alla metafisica lo
statuto di scienza. Kant non è ateo ma è agnostico ( non può conoscere ciò che è al di là del
fenomeno), in quanto ritiene che la ragione umana non possa dimostare né l’ esistenza né la non
esistenza di Dio.

L’USO REGOLATIVO DELLE IDEE DELLA RAGIONE


Le idee della ragione non potendosi applicare ad alcun contenuto sono forme vuote e quindi da sole
non possono avere un uso costitutivo perché non servono a conoscere alcun oggetto possibile. Ma esse
svolgono nel campo del conoscere un ruolo regolativo: rappresentano come una regola che spinge la
mente umana a coordinare le conoscenze dell’intelletto nell’unità di un sistema. Le idee della ragione
hanno un’esigenza di universalità, vorrebbero conoscere la totalità dell’essere e quindi stimolano ogni
uomo a indagare sempre più a fondo pur nei limiti stabiliti dall’intelletto.