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Enea e la Sibilla: riti preliminari alla discesa agli inferi (Libro VI vv.

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Fatto questo, Enea esegue gli ordini della Sibilla. C'era un'enorme caverna dalla vasta apertura tagliata nella roccia, difesa da un lago nero e dal buio dei boschi. Nessun uccello poteva volarvi impunemente al di sopra, per gli aliti che salivano al cielo convesso, sprigionandosi dalla sua scura bocca. Qui la sacerdotessa fa condurre anzitutto quattro giovani tori dal dorso nero; versa sul loro capo del vino, taglia un ciuffo di peli tra le corna e li getta sui fuochi sacri, prima offerta, chiamando a gran voce Ecate potente nel cielo e nell'Erebo. Alcuni guerrieri affondano i coltelli nelle gole dei tori e raccolgono il sangue tiepido nelle tazze. Lo stesso Enea ferisce con la sua spada un'agnella dal vello nero, immolandola alla Notte, che madre delle Eumenidi, e a Gea sua grande sorella, ed una vacca sterile a te, Proserpina. Poi, di notte, leva altari al re dello Stige e pone sul fuoco interi quarti di carne, versando olio sulle viscere ardenti. Ed ecco, al chiarore dell'alba e al sorgere del sole, la terra mugghi sotto i piedi, le cime dei boschi cominciarono a muoversi e cani parvero urlare traverso l'ombra, man mano che si avvicinava la Dea. "Profani, via di qui! - grida la profetessa. - Andate via dal bosco! E tu, Enea, sguainando l'acuta spada, avviati sulla strada dell'Ade: adesso necessario aver coraggio, un cuore risoluto!" Ci detto furiosa si slanci nell'aperta caverna, ed egli la raggiunse, segu con passi fermi i passi della sua guida.