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L'OGGETTO DI STUDIO DELL'ATTO COGNITIVO.


L'ENTE SOSTANZIALE NELLA FILOSOFIA PRIMA DI ARISTOTELE.

L'atto cognitivo implica tre fattori mediante i quali possibile parlare concretamente di conoscenza. Questi sono rispettivamente: 1) l'agente cognitivo (ci che conosce); 2) il referente cognitivo (ci che conosciuto); 3) il metodo cognitivo (ci mediante cui il conoscente ed il conosciuto entrano in relazione). Su quest'ultimo fattore torneremo nel prossimo capitolo, ora ci soffermeremo piuttosto sul referente cognitivo. Se infatti sono tutti d'accordo che a conoscere sia il soggetto, non tutti convengono nella medesima concezione dell'oggetto di studio. Tanto che da come mostreremo nel corso di questo capitolo nella storia del pensiero filosofico molteplici e differenti concezioni dell'oggetto di studio hanno portato ad altrettante molteplici e differenti metodologie del processo cognitivo. Ripercorrendo un percorso storico, di fondamentale importanza per quello che sar poi il filo conduttore teoretico della storia della filosofia, andiamo ad analizzare dapprima il pensiero di Aristotele, per poi mettere in luce la filosofia cartesiana e infine kantiana. Aristotele era solito denominare la filosofia con il nome di sapienza1 per demarcare quella netta differenza da coloro che esperiscono i fenomeni naturali senza tuttavia conoscerne le cause. Per il filosofo di Stagira ci che distingue la filosofia dall'esperienza (intesa in questa circostanza come la scienza che si occupa esclusivamente di ci che empirico e fattuale) il fatto che mentre la filosofia si interroga sulle cause prime e sui principi, ossia su quelle cause necessarie ed universali che interessano ogni ente, lo scienziato l'empirico per usare il lessico di Aristotele ha cognizione solo delle cause specifiche di una cerchia ristretta di enti (cause che in quanto tali sono in diretto riferimento con ci che puramente contingente). Come fa notare Aristotele, nel gergo comune solito credere che l'empirico, a scapito del filosofo, a sembrare il pi sapiente; ma ad un'analisi pi dettagliata possibile rendersi conto che questo il risultato di un'inferenza frettolosa e dettata dall'apparenza. Orbene, rivendica lo Stagirita:
Noi riteniamo che il sapere e l'intendere siano propri pi all'arte [sapienza] che all'esperienza [empirica], e giudichiamo coloro che posseggono l'arte pi sapienti di coloro che posseggono l'esperienza, in quanto siamo convinti che la sapienza, in ciascuno degli uomini, corrisponda al loro grado di conoscere. E, questo, perch i primi sanno la causa,
1 Col nome di sapienza tutti intendo la ricerca della cause prime e dei principi. ARISTOTELE, Metafisica, I, 1, 981b.

mentre gli altri non la sanno. Gli empirici sanno il puro dato di fatto, ma non il perch di esso, invece gli altri conoscono il perch e la causa 2.

proprio la ricerca delle cause a caratterizzare la filosofia 3, giacch le cause sono l'origine della verit: fine ultimo della scienza filosofica. Non a caso Aristotele intitola il primo capitolo del libro Alpha Eletton della Metafisica con la dicitura La filosofia conoscenza della verit, e la conoscenza della verit conoscenza delle cause4. Ma cosa intende Aristotele con la nozione di causa? Per rispondere alacremente a questa domanda necessiteremmo di una dettagliata ed ampia analisi che per questioni di spazio e per non caricare con troppe nozione quest'opera toccheremo solo superficialmente, anche perch, in ultima analisi, abbiamo la comune convinzione che la risposta a questa domanda risiede nell'avere la stessa cognizione della nozione di causa che avevano i pre-moderni. Il problema rimanda alla cosiddetta questione galileiana dove un'altra nozione assai affine e per certi versi riducibile a quella di causa, ossia la nozione di scienza, assume un significato del tutto nuovo. Se la scienza in generale la ricerca delle cause concezione in linea di massima accettata sia dai pre-moderni che dai moderni e post-moderni sussiste, di fatto, una sottile quanto sostanziale differenza sulla concezione della nozione di causa. Se per i pre-moderni, infatti, ci che poteva essere conosciuto scientificamente era rintracciabile nella definizione di scienza quale cognitio certa per causas, dove per causa era intesa la relazione (causa reale) tra determinate entit, la quale determinava l'esistenza naturale (essenza o quidditas) di altre entit, da Galilei in poi fu la concezione di scienza quale cognitio certa per legis, dove per legge era intesa la relazione (causa formale) che determinava la sola correlazione logica di un predicato alla sua classe di appartenenza. Detto ci, quindi, chiaro che la cognitio certa per causas, quella a cui fa riferimento Aristotele, quella concezione a cui dovrebbero riferirsi le persone interessate alla ricerca della verit; giacch, essendo il filosofo colui che interessato alla conoscenza (costituzione essenziale) della realt, mai potr accettare l'idea della scienza filosofica quale disciplina che si occupa della sola coerenza formale dei suoi oggetti di studio. Avendo esposto questa delucidazione circa la nozione di causa, bene comprendere quale a questo punto l'oggetto di studio della filosofia; e a proposito in un altro libro della Metafisica, esattamente nel libro Gamma, che Aristotele inizia a darne una prima chiarificazione. Come scrive Pierluigi Donini la novit del libro Gamma risiede nel modo in cui questo libro conferisce l'universalit alla scienza della sostanza mediante l'introduzione del concetto di essere in quanto essere5. Sulla scia del Donini conveniamo che la filosofia che ora definita anche come la scienza della sostanza simultaneamente anche metafisica in quanto, essendo la sostanza (intesa nella sua ontologia fondamentale) conoscibile esclusivamente per mezzo di un approccio metafisico, di riflesso la filosofia non
2 3 4 5 Ivi, I, 1, 981a. Cfr, Ivi, I,1. Cfr. Ivi, II, 1. Pierluigi DONINI, La metafisica di Aristotele, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1995, 83.

potr che essere essa stessa metafisica. Difatti, Aristotele ha ribadito pi volte che la filosofia ha come scopo ultimo la ricerca della verit, ossia la ricerca delle cause, e abbiamo ben compreso che le cause a cui egli si riferisce sono quelle universali e necessarie. Per questo la filosofia intesa come filosofia prima per Aristotele metafisica. E su questa considerazione richiamiamo in nota direttamente un'affermazione dello stesso Aristotele.
C' una scienza che considera l'essere in quanto essere e le propriet che gli comportano in quanto tale. Essa non si identifica con nessuna delle scienze particolari: infatti nessuna delle scienze considera l'essere in quanto essere in universale, ma, dopo aver delimitato una parte di esso, ciascuna studia le caratteristiche di questa parte. [] Orbene, poich ricerchiamo le cause e i principi supremi, evidente che questi devono essere cause e principi di una realt che per s. [] Dunque, anche noi dobbiamo ricercare le cause prime dell'essere in quanto essere6.

Abbiamo cos chiarito che l'oggetto di studio della filosofia secondo Aristotele la sostanza. Ma il caso di esplicare ulteriormente cosa intende il filosofo di Stagira con il suddetto termine. Prima di continuare per tengo a precisare che per questioni di copyright ho riportato pi volte l'indicazione essere in quanto essere in riferimento allo statuto della filosofia prima. Personalmente ritengo per che sia pi idoneo tradurre ed intendere siffatto concetto (to on he on) con la dicitura ente in quanto ente poich ci che viene investigato dalla metafisica generale l'ente individuale e sostanziale con tutte le propriet che gli appartengono per s7. Orbene, non direttamente il livello ontologico il principale referente dell'azione cognitiva quanto piuttosto il livello ontico. l'essere della sostanza in quanto commisto di essenza ed esistenza ad essere l'oggetto di studio della metafisica e referente intenzionale dell'atto cognitivo. Per suddetto motivo condividiamo con Aristotele l'assunto di intendere la filosofia come quella scienza che si occupa di ricercare le cause dell'ente in quanto ente, giacch, codeste, sono le cause necessarie ed universali che accomunano tutti gli enti, permettendogli, di fatto, di sussistere come tali. Difatti, se la filosofia vuole ambire all'universalit, non si occuper di una ristretta cerchia di enti o classe di essi, bens espander le sue analisi all'intera sfera dell'essere ricercando ci che essenzialmente (per natura) predicabile di tutti gli enti o generi di essi. Donini mette in risalto che:
6 ARISTOTELE, Metafisica, IV, 1. 7 Su questo punto sposo il pensiero Cristina Rossitto che asserisce che: l'espressione ente in quanto ente, infatti, sta ad indicare tutti gli enti, cio la totalit dell'essere, enti considerati per non in qualche loro determinazione particolare quali per esempio la quantit, oggetto della matematica, o il movemento, oggetto della fisica , bens nel loro essere, il che significa in tutte le loro determinazioni, perch di tutte le determinazioni si deve dire che sono. Indagare l'ente in quanto ente, dunque, equivale ha indagare tutto l'essere di tutti gli enti, e tale indagine consiste proprio nel ricercarne le cause prime. Cristina ROSSITTO, Metafisica, in: Guida ad Aristotele, Enrico BERTI (ed.), Laterza, Roma-Bari, 1997, 215.

Se la scienza si costituisce intorno ad un genere, l'essere, nella sua suddivisione in generi, oggetto privilegiato di studio delle scienze particolari. La filosofia prima al contrario si costituisce per mezzo dello studio dell'essere semplicemente (in senso assoluto) in contrapposizione a tutte le scienze particolari che delimitano una qualche sezione dell'essere, un genere di esso per poi dimostrare le propriet che per s appartengono a questo genere8.

La contrapposizione che Donini mette in evidenza tra scienze particolari e filosofia prima rimanda ad un'altra fondamentale questione intimamente legata all'oggetto di studio delle diverse discipline: se la filosofia prima ricerca le propriet comuni a tutti gli enti, evidente che ella non ambisce direttamente alla conoscenza del come l'ente ma piuttosto a quella del che esso 9. Le scienze particolari invece, occupandosi dello studio dell'ente determinato, saranno inclini alla ricerca delle propriet che costituiscono l'ente determinato, l'ente cos come , preso a modello di studio. Ergo, la filosofia prima antecedente ad ogni scienza del particolare giacch indaga l'ente nella sua ontologia fondamentale (esistenza ed essenza), la stessa che causa fondazionale delle stesse scienze particolari. Scrive chiaramente Aristotele:
Tutte queste scienze [le scienze particolari] sono limitate ad un determinato settore o genere dell'essere e svolgono la loro indagine intorno a questo, ma non intorno all'essere considerato in senso assoluto e in quanto essere. Inoltre, esse non si occupano dell'essenza, ma partono da essa [] e dimostrano con pi o meno rigore le propriet che di per s competono al genere che esse hanno per oggetto 10.

Stabilito che la filosofia prima ricerca i generi sommi che racchiudono tutti i predicamenti dell'essere (determinato), ovvero le loro immutabili caratteristiche essenziali, ancora non abbiamo elencato, nello specifico, quali essi sono. Aristotele defin suddette propriet predicabili di ogni ente categorie, e sostenne che sono rispettivamente dieci: la sostanza, la qualit, la quantit, la relazione, lo spazio, il tempo, il giacere, l'avere, l'agire e il subire. Lo Stagirita convenne poi che la prima di esse, la sostanza11, era la pi importante poich era il comune riferimento delle restanti categorie che, in un certo qual modo, la presupponevano. Difatti, la qualit, la quantit, lo spazio, il tempo ecc. sono sempre in riferimento a qualcosa di gi esistente, ovvero a l'ente individuale che in quanto tale in primis sostanza. Scrive Aristotele:
L'essere si dice in molteplici significati, ma sempre in riferimento ad un'unit e ad una realt determinata. [] Alcune cose sono dette esseri perch sono sostanza, altre perch
8 Pierluigi DONINI, cit., 80. 9 Si prenda atto che compito della metafisica l'apprensione delle essenze. Il punto che ella originariamente coglie il darsi (essere dell'esistenza) di queste, solo secondariamente il loro manifestarsi come una determinata quidditas (essere dell'essenza). 10 ARISTOTELE, Metafisica, VI, 1, 1025b. 11 tuttavia evidente che il primo dei significati dell'essere l'essenza, la quale indica la sostanza. ARISTOTELE, Metafisica, VII, 1, 1028a.

affezioni della sostanza, altre perch vie che portano alla sostanza, oppure perch corruzioni, o privazioni, o qualit, o cause produttrici o generatrici sia della sostanza, sia di ci che si riferisce alla sostanza, o perch negazione di qualcuna di esse, ovvero della sostanza medesima. (Per esempio, anche il non-essere diciamo che non-essere). [] La scienza ha come oggetto, essenzialmente ci che primo, ossia ci da cui dipende ed in virt di cui viene denominato tutto il resto. Dunque, se questo primo la sostanza, il filosofo dovr conoscere le cause e i principi della sostanza 12.

Da come si pu apprendere anche dalla nota soprastante, Aristotele era solito ripetere pi volte nelle sue opere che l'essere si dice in molti modi, esattamente in tutti i significati quanti sono le categorie, purch sia sempre in diretto riferimento alla categoria per eccellenza: la sostanza13. ben chiaro che l'oggetto di studio della filosofia per Aristotele la sostanza. Ma cosa di fatto la sostanza? Una della maggiori problematiche e critiche rivolte alla scienza filosofica proprio quella dovuta alla questione ermeneutica ed alla possibilit di attribuire il valore semantico che si vuole ai termini utilizzati. Invero, il termine sostanza ritorna in diverse impostazione filosofiche, ma spesso con un significato diverso. Per esempio basti pensare ai materialismi di ogni genere ed epoca che hanno considerato la sostanza esclusivamente nella sua fattispecie fattuale ed empirica. Codesti, infatti, erroneamente considerarono la sostanza esclusivamente nella sua forma sensibile e ci ha fatto s che la sostanza venisse equiparata alla materia (ma sappiamo bene che la materia solo un aspetto della realt). Di contro parte c' anche chi consider sostanza gli universali e i generi, per non parlare invece di chi sostenne ardentemente che fossero gli enti matematici le sostanze per antonomasia. Cos lecito domandarsi: pu essere la sostanza, come hanno sostenuto le filosofie materialiste di ogni epoca, la sola materia? Oppure, pu essere la sola
12 ARISTOTELE, Metafisica, IV, 2, 1003a-1003b. 13 Donini a riguardo sottolinea che: la distinzione dei diversi modi della predicazione formalizzata nella dottrina delle categorie condusse Aristotele a riconoscere che, fra tutti i termini distribuiti nelle varie categorie, uno ha una posizione del tutto particolare ed quello che nella categoria della sostanza indica l'individuo singolo, quel dato uomo, quel dato cavallo, ad esempio Socrate o il purosangue vincitore dell'ultimo gran premio. Mentre, infatti, nella stessa categoria della sostanza vi sono termini come le specie e i generi che possono fungere s da soggetto possiamo dire che l'uomo musico, oppure che l'animale mortale o immortale ma anche da predicato (come quando diciamo che Socrate uomo o che l'uomo animale), la sostanza individuale pu fungere soltanto da soggetto: Socrate non pu essere predicato di null'altro. Aristotele ne induce nelle categorie che l'individuo singolo deve essere considerato una sostanza prima, mentre le specie e i generi possono essere considerati soltanto sostanze seconde. La ragione addotta per giustificare questa priorit dell'individuo rispetto alla specie e al genere molto semplice. Aristotele spiega che se non ci fossero gli individui come soggetto d'inerzia dei predicati appartenenti alle altre categorie, o come soggetti di cui si predicano le specie e i generi nella categoria della sostanza, non ci sarebbe assolutamente nient'altro, n ci che si predica secondo le altre categorie, n le specie e i generi. Pierluigi DONINI, La metafisica di Aristotele, cit., 112.

forma utilizzando un linguaggio classico come invece hanno creduto i vari idealismi filosofici? La risposta tassativamente negativa. Il perch lo scopriamo in alcuni estratti dei libri Zeta e Eta (settimo e ottavo) della Metafisica di Aristotele, rivisitati accuratamente da Gianfranco Basti.
Secondo lo schema metafisico aristotelico, la materia non pu esistere da sola, senza la forma, n la forma pu esistere senza la materia, almeno nel mondo fisico. La materia non sostanza prima, ovvero non un ente capace di sussistere da solo come soggetto metafisico, come una sostanza prima, un ci-che-esiste individuale (id quod existit). Essa spesso definita sostrato da Aristotele, ma non come sostrato, soggetto metafisico, una sostanza prima, un individuo in atto. Al contrario, la materia sostrato potenziale, comune a tutti gli enti materiali14.

L'incapacit della sostanza di sussistere come tale senza l'unione di materia e forma indusse lo Stagirita ha considerarla come sinolo, ovvero come il prodotto finito di siffatta con-fusione materiale e formale. Infatti, anche se Aristotele afferm che sostanza il sostrato, il quale, in un senso, significa la materia (dico materia ci che non alcunch di determinato in atto, ma determinato solo in potenza), in un secondo senso significa l'essenza e la forma (la quale, essendo alcunch di determinato, pu essere separata con il pensiero), e, in un terzo senso, significa il composto di materia e forma, evidente che per quel che concerne gli enti individuali (almeno per quel che riguarda il mondo fisico, come fa notare giustamente Basti), ovvero per tutti quegli enti che, di fatto, sono oggetto delle nostre esperienze sensibili, questa deve essere la fusione di quella materia ancora indeterminata ma potenzialmente pronta per essere attuata, con quella forma che non ancora edotta dalla potenzialit del sostrato e che, ergo, puramente indeterminata. Sull'impossibilit alcuna di sussistenza senza la potenzialit della materia da parte della forma, continua Basti:
Secondo Aristotele, dunque, ogni forma, anche la forma sostanziale, individuale di un ente che sostanza prima non solo quella accidentale di un suo evento che invece pu solo accadere a (pu esistere in) molte sostanze individuali (p. es., un dato colore) , edotta, tratta fuori dalla potenzialit della materia, per l'azione di un altro ente fisico con funzione di causa agente. In altri termini, tutte le forme (eccezion fatta per l'anima umana) non si aggiungono dal di fuori della materia, proprio perch le forme degli enti fisici, per quanto appena detto, non possono esistere da sole fuori dalla materia. Anch'esse come la materia, non sono sostanza prime, enti capaci di sussistere da soli come soggetti metafisici, come un ci-che-esiste (id quod existit), ma sono principi mediante i quali, i soggetti metafisici, i singoli enti, esistono come tali. Sono insomma un ci-mediante-cui qualcosa esiste (id quo aliquid existit). Materia e forma sono dunque id quo e la sostanza, o sinolo di esse, id quod15.

Giunti a questo punto mi permetto di avanzare una delucidazione circa la differenza che emerge tra sostanze prime e sostanze seconde cos da avere la giusta cognizione di quelle (sostanze) che effettivamente sono le dirette interessate
14 Gianfranco BASTI, Filosofia della natura e della scienza 1. I fondamenti, cit., 343. 15 Ivi, 343-344.

dell'indagine metafisica al fine di interpretare correttamente i testi riportati. Orbene, per sostanze prime lo Stagirita intende quelle entit sussistenti ontologicamente ed individualmente, ossia quelle entit capaci di vivere in s e per s con una propria specifica quidditas o natura (p. es. l'individuo Socrate). Per sostanze seconde, invece, Aristotele si riferisce a quelle entit che non hanno la facolt di sussistere in s in quanto esclusivamente predicabili di quelle specifiche entit (le sostanze prime) di cui sono essenze comuni ed universali (p. es. il genere uomo). Francamente ben si comprende il maggior riservo che viene dato alla sostanza prima piuttosto che alla sostanza seconda. Ci che il primo noto infatti sempre il singolo individuo, soggetto metafisico, esistente in se e per se sempre e comunque in uno spazio-tempo ben delimitato, come per esempio pu essere l'individuo Socrate. Di contro parte le sostanze seconde, non esistendo in se e per se, ma solo in riferimento al soggetto metafisico, sono conosciute solo di riflesso. Infatti diciamo che il termine uomo sostanza, ma in senso secondario poich predicabile solo di colui che uomo per natura, ovvero di Socrate, di Platone, di Aristotele, ecc. La certosina attenzione che Aristotele pose alla distinzione tra sostanze prime e sostanze seconde, oltre ad essere un'epistemica risoluzione al problema posto in essere da Platone, quello che tutti conosciamo circa il problema degli universali, sopratutto una pregnante presa di posizione per quel che concerne l'oggetto di studio della metafisica. In questa opera non ci interessa direttamente la critica che Aristotele riserv alla filosofia platonica quanto piuttosto nostro dovere chiarire bene di cosa la filosofia si debba occupare. Sicch, basterebbe avere concezione che l'oggetto di studio della filosofia la sostanza, e che la sostanza l'ente esistente in s e per s in quanto soggetto metafisico, per capire che le filosofie di matrice rappresentazionista, che siano esse trascendentali (nel senso kantiano del termine), empiriste o neopositiviste, sono paradossalmente non-filosofie16 giacch si occupano di mere rappresentazione piuttosto che di concrete sostanze metafisiche. Alessandro Belli

16 Se per filosofia intendiamo la filosofia prima o metafisica aristotelica.