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INTRODUZIONE ALLA MEDITAZIONE

Per quanto di seguito scritto nei limiti della mia ignoranza, ringrazio la catena dei Maestri che mi hanno donato la Scienza di tutte le scienze, la Via verso la libert dellEssere, ci che, in Verit, da sempre siamo. Con umilt, cosciente di poter realizzare, come tutti gli uomini, la piena identit nellunica coscienza esistente, minchino davanti a Gaudapada, acara, Raphael e Adriano, cos come di fronte al Buddha, al Cristo e a ogni Essere Divino che, in quanto specchio chiaro e sapiente, ci riflettono ci che gi ora da sempre siamo e saremo in eterno. Nella nostra vita, di solito, ci troviamo in una condizione di alienazione dalla realt. Viviamo come soggiogati da un grande ipnotizzatore che ci distoglie da quello che realmente , dal mondo cos com, e, soprattutto, da ci che noi stessi siamo. Quando cala il sipario sulla consapevolezza di essere qui proprio in questo momento, entriamo in un mondo confuso fondato sulla relativit delle nostre percezioni e rappresentazioni mentali. La perdita di contatto con noi stessi ci priva delle potenzialit, delle profonde risorse intuitive e creative che albergano in noi. Se non portiamo lattenzione della consapevolezza nella nostra vita, il rischio di essere continuamente dominati dagli eventi. In questa condizione dincoscienza, nella quale lessere umano ha costruito la dimora del suo esistere, portiamo attenzione sempre al luogo e al tempo del non essere, di ci che, in realt, non esiste. Questo significa che ci troviamo in un luogo e vogliamo stare in un altro, compiamo unazione e desideriamo fare qualche altra cosa, siamo qui ora e, di continuo, siamo rapiti dal passato o proiettati nel futuro. In verit, non siamo mai presenti in questo luogo e proprio in questo momento. Il passato gi accaduto e non esiste pi e il futuro non ancora arrivato solo un miraggio che deve avvenire. Lunica sola e vera possibilit di esistere, in realt, essere pienamente presenti in questo momento e nel luogo in cui ci troviamo. Essere reali, coscienti di ci che siamo, indipendenti nelle relazioni, liberi dalla dipendenza del passato e del futuro significa essere consapevoli. E la consapevolezza lemblematica espressione del presente: un presente che non fondato sulla salma del passato o sul progetto onirico del futuro. Il presente della consapevolezza un tempo unico che mostra solo la prerogativa di essere pienamente esistente. Come sosteneva SantAgostino, quel presente che si liberato del passato e del futuro quel punto senza misura che diviene la porta per leternit; la quale fondata su essa stessa e non soggetta al divenire, prima di ogni possibile attributo, anzi, la possibilit stessa dei successivi prodotti del divenire, ed , pertanto, lunica dimensione/non dimensione che pu essere compresa come reale. Si potrebbe obiettare che unesistenza che abbia perso il contatto col passato, con ci, quindi, che ha fatto s che noi fossimo quello che siamo in questo momento, o che si esclusa dal futuro, 1

il quale dona senso alloggi nel progetto della continuit della nostra vita, destinata a vivere in un oblio indefinito e incosciente. Nella percezione che abbiamo della nostra realt, non siamo in grado di comprendere come si possa essere sganciati dal legame con ci che siamo stati e con quello che saremo. A questobiezione, che ignora completamente che noi siamo solo se, in realt, viviamo consapevoli nelleterno presente, possiamo rispondere con laffermare la differenza tra essere dipendenti e comprendere lirrealt di tale dipendenza. Vivere nella consapevolezza del presente non significa resettare, come una tabula rasa, la nostra onirica memoria storica diretta, di solito, verso un futuro nebuloso e non comprensibile. Essere pienamente collegati alla verit del momento, nel qui e ora, ci rende creativi, lucidi, maturi. Dallo stato di gioiosa chiarezza che nasce dallessere consapevoli siamo in grado di compiere la giusta azione. Questa non frutto di una mera e arbitraria decisione relativa, fondata sullidea non reale, rappresentativa e proiettiva che abbiamo della realt, ma nasce dallessere in armonia col presente nella nostra coscienza e nella relazione. Significa essere in piena empatia con la realt. Sul piano dellincoscienza anche la migliore delle azioni che possiamo immaginare, quella che sia portatrice dei pi alti valori etici, figlia dellerrore. Non essere presenti nel momento col corpo, la mente e lo spirito, produce sempre azioni erronee perch relative a una visione limitata dalle nostre percezioni e dai parametri logici della ragione umana. La consapevolezza d la possibilit di agire nella pienezza dellattimo nel modo pi opportuno che in quel dato momento sia possibile. Consapevolezza, allora, significa portare luce di comprensione nel nostro passato, dove i problemi si trasformano in eventi accaduti realmente, non pi presenti ora, e sciolti dalle tenebre dellincomprensione e del senso di colpa. Il futuro, ci che non ancora accaduto, linesistente reificato, con la chiarezza della coscienza consapevole sar compreso e determinato, in piena nostra autonomia, da ci che saremo in questo momento, nel nostro qui e ora, diventando i veri padroni della nostra esistenza. Che cosa vuol dire, quindi, meditare?

Meditazione significa, con semplicit, essere sempre presenti a se stessi. La caduta, che stata descritta mitologicamente dalle molte tradizioni filosofiche e spirituali come perdita di un momento beato e paradisiaco, ha qualcosa a che fare con la consapevolezza e la meditazione. Che cosa realmente sintende per caduta come evento di perdita di uno stato primordiale di profonda pace, cos come avvenne ai poveri Adamo ed Eva? Da dove realmente siamo caduti? Cos stato o cos il nostro paradiso terrestre? E questapocalittica picchiata verso il dolore

dellesistere in una coscienza individuale, in verit, dove si esaurita, in quale luogo ha gettato lumanit? La Tradizione, fuori dalla metafora espressa col mito, spiega la caduta come perdita della coscienza di ci che siamo realmente. Nei termini dellAdvaita Vedanta (la metafisica non duale della tradizione indiana) lo stato cui abbiamo rinunciato affermato con questi tre termini: Sat Cit - Ananda, cio Essere, Coscienza e Beatitudine assoluti. In poche parole, da questo punto di vista, ci che realmente siamo. Lo stato originario che abbiamo perso pura consapevolezza. Ma questo stato ci che da sempre siamo in un eterno presente. Quindi, in realt, la caduta la discesa nellalienazione, dimentichi di ci che anche ora, in questo momento, in realt, siamo. Nel terribile evento abbiamo spostato la pura consapevolezza nel fluire, nel tempo. Siamo scesi dalleternit verso il divenire e la morte. Ci siamo messi in movimento e in questo muoverci abbiamo accettato la realt come passato presente e futuro. Meditare, quindi, significa ritornare nel presente, in piena aderenza con la verit della nostra coscienza e consapevoli di Essere. E questo ritorno al presente il nostro momento della libert. La Tradizione testimonia che, in verit, luomo non pu non essere da sempre e in ogni momento pura consapevolezza. Questo perch sempre presente in noi, e non potrebbe essere altrimenti, un nucleo permanente di pura saggezza, ineliminabile e inalterabile, ci che realmente siamo: Esseri Divini o, nei termini Cristiani, figli di Dio. Il problema, quindi, determinato solo dalla perdita della memoria di ci che da sempre siamo: pura coscienza consapevole. Nel momento dellalienazione, mentre ci troviamo immersi nellignoranza e nella sofferenza, siamo gi pura consapevolezza, anche se questa, al momento, non disponibile. O meglio, non siamo noi disponibili a essa. Nellessere umano convivono la consapevolezza e lignoranza: un nucleo aureo permanente, immobile, reale, libero, che definiamo nei termini dellAdvaita Vedanta, Sat - Cit - Ananda, insieme alla coscienza individuale impermanente, dipendente, non reale, sempre in continuo movimento verso lalienazione da ci che realmente siamo. Da questo punto di vista la nostra sofferenza, nata dalla dimenticanza di essere pura libert, presente fino a quando non comprenderemo di essere una coscienza pienamente esistente e consapevole, che vive nella Pax Eterna, in assoluto, libera da qualsiasi dipendenza di ogni ordine e grado, gi qui, proprio in questo momento. E testimoniato, dai Saggi che hanno realizzato il divino evento, che nellattimo del risveglio alla nostra reale natura la dipendenza e lo stato di necessit causati dallignoranza svaniscono, vengono riconosciuti come elementi del sogno esistenziale della coscienza. Da millenni luomo utilizza metodi di risveglio alla propria vera Identit. Linsegnamento che tratta dellEssere in quanto tale e indica la via dallignoranza verso la consapevolezza chiamato

Scienza Sacra, Filosofia Perennis, Metafisica, ecc. Questo insegnamento la Via spirituale pi estrema e risolutiva che luomo abbia avuto in dono dallEssere che lui stesso da sempre . La meditazione uno strumento che contribuisce a questo processo sublime . A onor del vero, dobbiamo rilevare che lo sviluppo della coscienza meditativa pu essere utilizzato su pi livelli operativi. Possiamo operare per stabilizzare e armonizzare la nostra coscienza individuale, il nostro io, oppure, utilizzare lo strumento del meditare per dirigerci verso lo svelamento totale e definitivo della nostra vera natura. In questultimo caso, necessaria una Conoscenza che va oltre ogni possibile tecnica. Questa la Conoscenza metafisica, la Scienza dello spirito che, espressa in linguaggi e simboli diversi, sempre presente nei millenni e in ogni cultura.

A questo punto, quale meditazione pu sviluppare la nostra presenza come individui o, con il necessario contributo della Conoscenza spirituale, aprirci alla chiarezza totale della nostra coscienza? Per molti anni ho studiato e praticato insegnamenti tradizionali doriente e doccidente, come lAlchimia, la Cabal ebraica, il Cristianesimo, la Massoneria, lo Zen, ecc. In questo percorso ho compreso che, di l della variet di linguaggio dettata dalla diversit delle culture, le grandi tradizioni sono la voce di ununica grande Scienza spirituale. In Essa indicata la Via del superamento della sofferenza per approdare alla liberazione. Nel mio percorso professionale sono legato alla scuola Mindfulness, che nasce dalla sintesi tra la psicologia umanistica e transpersonale doccidente e la tradizione buddista. Molte delle tecniche meditative che utilizzo provengono dalla tradizione buddista in generale e tibetana in particolare. Il mio percorso spirituale, invece, ha trovato la sua soluzione finale nellAdvaita Vedanta indiano, perch attraverso questa Tradizione ho incontrato la testimonianza viva dellInsegnamento. DallAdvaita Vedanta, quindi, prendo il cuore dellesperienza meditativa che insegno e pratico per il mio risveglio interiore. In questarticolo, in particolare, tratter della meditazione utilizzata nellAdvaita Vedanta: la tecnica dellOsservatore. E necessario offrire qualche breve informazione circa lAdvaita Vedanta, rimandando a successive riflessioni una pi accurata conoscenza su questo Insegnamento. LAdvaita (Non Duale) uno dei sei fondamentali percorsi spirituali dellortodossia indiana contenuti nei Veda. Advaita Vedanta, su un livello etimologico significa fine della Conoscenza spirituale nella Non Dualit dellEssere. Questo livello dellInsegnamento il finale del percorso della Conoscenza. Non c, infatti, un insegnamento spirituale che sia superiore alla Non Dualit dellEssere.

Questa testimonia che tutti gli esseri della manifestazione universale, in realt, sono un unico ed assoluto eterno Essere che, nella tradizione indiana, chiamato Brahman. La dualit, lo stato di realt in cui lAssoluto compreso come molteplice relativo, dal punto di vista Advaita solo lapparenza causata dallidentificazione della nostra coscienza ordinaria con il mondo delle forme, cio, con ci che appare erroneamente diviso alla luce della nostra soggettiva rappresentazione. Il senso, cos reale, della dualit, in cui costruiamo la nostra intera realt individuale, sparisce totalmente, e per tutta leternit, quando stabilizziamo il silenzio interiore. Il silenzio rappresenta quel momento essenziale di transito tra ci che non e ci che E. Questo sviluppo avviene allinterno della nostra coscienza. Nei termini dellalchimia spirituale, possiamo dire che la metafora solve et coagula descriva proprio questo processo. In realt il silenzio rappresenta lo scioglimento, la soluzione (solve) del centro della nostra coscienza dallidentificazione con la coscienza individuale e universale. La stabilizzazione del nostro centro coscienza nel silenzio fa s che questo sia riassorbito naturalmente nellunica sola Realt esistente, nellEssere che in noi, che in termini filosofici possiamo chiamare Assoluto. Questo ci che detto illuminazione oppure risveglio alla nostra reale natura. E Brahman in cui la coscienza ritorna allo stato di Sat - Cit - Ananda. Molti ricercatori a un certo punto del percorso rimangono bloccati dalla non comprensione di ci che realmente sia questo divino stato della coscienza. Essi pensano che raggiungere la coscienza di Brahman significhi perdere la propria coscienza di esistere. I termini che definiscono questo stato, cio, Sat - Cit - Ananda, non lasciano alcun malinteso. Sat significa Essere, cio, uno stato di esistenza assoluta, dove tutto pu solamente esistere, luogo/non luogo in cui non si ha pi la presenza del non essere. In questo stato non pi sostenibile il concetto di morte. Cit descrive lo stato di assoluta consapevolezza, ossia di totale coscienza di esistere in piena aderenza alla realt. La conseguenza di esistere assolutamente e in totale consapevolezza, liberati, quindi, dalla prigione del sogno esistenziale della dualit e della morte, uno stato supremo di beatitudine: Ananda. Torniamo ora alla meditazione Advaita, che molto si avvicina alla vipassana Buddista. Come abbiamo gi detto, il termine pi appropriato che possiamo dare a questo strumento Osservatore. Con questa parola, quindi, intendiamo sia la coscienza osservante sia la meditazione come strumento operativo rivolto al risveglio in ci che realmente siamo. E di fondamentale importanza comprendere che lOsservatore uno strumento dintegrale risoluzione solo se associato alla Conoscenza dellEssere o Metafisica, diversamente una tecnica psicologica raffinatissima ma inefficace allo scopo del vero Risveglio.

In questa sintesi introduttiva, com opportuno che sia, sintetizzo, e gi di per s molto, i momenti fondamentali del processo dellOsservatore lasciando alla conoscenza diretta e alla pratica reale di tal esperienza il successivo approfondimento. In questo contesto non saranno descritte le altre pratiche di purificazione dallindividualit che sono necessarie nel processo di risveglio alla coscienza dellEssere. La pratica dellOsservatore si articola in tre fasi. La prima fase pu essere descritta come tecnica psicologica e poich tale vissuta con sforzo e tensione. In questo momento in azione lio, lego, lindividualit nel senso pi stretto del termine. Il lavoro condotto facendo nascere allinterno della coscienza individuale un centro stabile dosservazione che rivolge la sua attenzione agli oggetti interni alla coscienza. Questi sono: percezioni sensoriali, immagini, pensieri ed emozioni. LOsservatore diventa un semplice testimone che non si ritrae dagli oggetti percepiti e neanche sidentifica con essi. In questa testimonianza, che non perde la stabilit permanente del luogo dellosservazione, riconosciamo che quel luogo stesso si fonda sullo stato della permanenza perch sempre presente, come testimone, nel continuo presentarsi e scomparire degli oggetti osservati. I quali, per questa loro caratteristica, sono riconosciuti come impermanenti. Dal punto di vista di ci che sempre presente, quindi reale, un oggetto che continuamente cambia e diviene non pu essere reale. O meglio, reale per pochi istanti nelluniverso-coscienza ma subito dopo perde la sua caratteristica dellesistere. Osservare consapevolmente, prendendo la giusta distanza dagli oggetti osservati, fa s che siano riconosciuti come ci che chiamiamo ego; e questo, poich visto senza identificazione dellOsservatore che noi stessi siamo, non pu essere scambiato per ci che siamo realmente. La conseguenza di tale riconoscimento consapevole che iniziamo a capire che la nostra reale essenza non in quegli oggetti osservati ma nel luogo della testimonianza permanente. Gli oggetti osservati sono il corpo dellidea di ego, i quali, come abbiamo visto e costatato realmente nel processo dellosservazione, sono in continuo divenire. E per questo non possono essere considerati, in assoluto, reali. Noi ci illudiamo di essere proprio quegli oggetti, che dalla coscienza osservante sono riconosciuti come percezioni, immagini, pensieri ed emozioni. Lo stabilizzarci nellOsservatore, assumendo quindi le caratteristiche dello stesso, che sono, a titolo esemplificativo, lessere pienamente esistente, laccettazione, il non giudizio, la piena indipendenza dagli oggetti osservati, la totale consapevolezza di esistere in quanto soggetto osservante, ci permette di approfondire ci che pu essere osservato. Laumentare della nostra consapevolezza ci permette di aggiungere alla schiera degli osservabili i processi che la nostra mente stessa produce. Iniziamo a osservare il processo della mente e il modo in cui avviene il movimento dellidentificazione con la realt duale, che vive sul motore del desiderio di compensare erroneamente con oggetti esterni la caduta, la perdita di noi stessi. 6

Cominciamo a vedere come la nostra coscienza egoica alimenta se stessa e non ci permette di liberarci dai limiti dellindividualit. Vediamo sempre pi chiaramente come la nostra vita dindividui avvelenata da cinque veleni o cani, che sono: lorgoglio, la competizione, la gelosia, laspettativa e lattaccamento a valori o beni transitori. E osserviamo come questi alimentino la sofferenza. Nella seconda fase si esce dalla pratica formale in cui abbiamo bisogno di dare una struttura precisa alla nostra meditazione e superiamo lo stadio dello sforzo del meditare. Osservare, essere continuamente presenti a se stessi, in piena vigilanza, diventa unattitudine spontanea: il nostro nuovo e naturale modo di essere nellintero arco della giornata. In questo stato ci troviamo sempre in atteggiamento meditativo, e ora lOsservatore ci permette di trascendere lintero stato della subcoscienza individuale, planetaria e universale. Nella terza fase lOsservatore si stabilizza in uno stato di consapevolezza senza oggetto o contenuto, in assenza totale di modificazione, di movimento, dove non alimentato pi alcuno stimolo-desiderio verso lidentificazione con gli oggetti esterni a noi. Si perviene, quindi, al totale silenzio. Questa posizione coscienziale unica in tutti gli esseri e rappresenta la meta del lavoro interiore. LOsservatore giunto a questo stadio, totalmente fermo e stabile in se stesso, in pieno Silenzio, riassorbito, naturalmente e per automatismo, in Ci che realmente E. Qui siamo giunti al superamento della dualit, dove il meditante, la meditazione e loggetto di meditazione scompaiono nellunica sola Realt che ci che da sempre siamo.