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SINTETICIT DELLESSERE E PARMENIDISMO TOMMASIANO




... sicut dicit Gregorius, balbutiendo ut possumus,
excelsa Dei resonamus
(S. Th., I
a
, q. 4, a. 1 ad 1
um
)


Il titolo del nostro contributo suona cos: Sinteticit dellessere e parmenidismo
tommasiano. Esso assume due espressioni fabriane, difficili e problematiche, accostate in
due blocchi collegati dalla congiunzione e: sinteticit dellessere da una parte,
parmenidismo tommasiano dallaltra. I due blocchi per pi che collegarsi sembrano opporsi,
e poi allinterno dei due blocchi sembra ci sia qualcosa che non va. Il titolo richiede dunque
alcuni chiarimenti.

Sinteticit dellessere. Sinteticit qui non ha il senso di riassuntivo: lessere non
sintetico nel senso di breve. Sinteticit va inteso qui come opposto ad analiticit.
Analitiche sono quelle proposizioni il cui predicato unesplicitazione del soggetto. Quando
diciamo, per esempio, luomo animale, quella frase analitica, poich il predicato sorge
per via dellanalisi, appunto, del soggetto, come esplicitazione di quel che contenuto nel
soggetto. Una predicazione sintetica allora si oppone ad una predicazione analitica perch non
sorge per via di analisi di quel che gi contenuto o dato nel soggetto, bens per via di
unaggiunta, di una com-posizione cu |-. ct,, appunto, per stare alletimologia. Si pone una
cosa accanto allaltra, unaspetto accanto allaltro. Cos, per esempio, quando diciamo
luomo medico quella predicazione non verificabile per via dellesame di quel che
dato nel soggetto, ma richiede la constatazione esperimentale. Si aggiunge a uomo lessere
medico: una frase sintetica. Quando si parla dunque di sinteticit dellessere, si vuol dire
che assieme allessere, accanto, diciamo, allessere stesso, allipsum esse, c un
qualcosaltro: e questo problematico assai, come subito vedremo. Infatti, se c un qualcosa
che sembra richiamare innanzitutto lanaliticit, ci lessere, e non pu essere altrimenti. E
con ci passiamo al secondo blocco del titolo, che sembra contrastare il primo.

Parmenide infatti giustamente passato alla storia come il filosofo dellunit e
dellanaliticit dellessere: . ct ,a .t |at, e. | eeu s . ct|
1
... Lunit dellessere
parmenideo resta l, stabile e salda, come una roccia inespugnabile. Parlare di
parmenidismo parlare dellanaliticit dellessere, che e non pu non essere. Parmenide
si colloca dunque agli antipodi dAristotele e quindi anche del tomismo, in tal maniera che,
quando si parla di parmenidismo e poi si aggiunge tommasiano, laggettivo sembra
contraddire il sostantivo. E anche questo problematico. Il tomismo infatti non sembra poter
dirsi parmenideo, n il parmenidismo tomista.

Tre problemi, dunque: il collegamento dei due blocchi, e il rapporto che hanno tra loro le
componenti di ognuno dei blocchi. Il titolo per, per quanto problematico possa essere,
esprime la tesi di fondo dellopera fabriana che d occasione al nostro incontro. Perch
partecipazione e causalit significano, senzaltro, sinteticit: ma la sinteticit qui tutta in
funzione del recupero dellistanza parmenidea del primato incontrastato dellessere, a partire
dalla prospettiva della nozione metafisica di partecipazione interpretata alla luce
dellemergenza dellatto aristotelico, nella sua produzione e derivazione. Vedremo, molto

1
H. DIELS, Die Fragmente der Vorsokratiker, vol. I, Berlin 1906
2
, Parmenides Frag. B 2,14-15, p. 117.

2
brevemente, tre punti: il rigetto, il significato e il recupero dellistanza parmenidea, e
larticolazione di siffatto recupero in san Tommaso.

1. Difficolt e rigetto dellesigenza parmenidea

Nel libro P della metafisica, dedicato alle aporie, Aristotele confessa quale sia per lui il
problema pi grande di tutti per arrivare alla verit: La cosa pi utile di tutte da considerare e
la pi necessaria per conoscere il vero dindagare se lente e luno siano le sostanze degli
enti, non essendo ognuno di loro altro che ente e uno, o di cercare se lente e luno abbiano
come soggetto unaltra natura
2
. Un po pi avanti, prosegue cos: Se per ci sar lente
stesso e luno stesso, ci sar una grande aporia riguardo a se c qualcosaltro, voglio dire,
come gli enti saranno pi di uno. Infatti, laltro dellente non : cos, secondo la necessaria
conseguenza logica di Parmenide, tutti gli enti saranno uno e questo sar lente
3
.

Poche righe, ma significative, e va a tutto merito di Aristotele laver scoperto il punto
centrale, il pi grande di tutti i problemi. Come si sa, allistanza di Parmenide, Aristotele
rispose con la polivalenza dellessere. Parmenide aveva sbagliato perch parlava senza
distinguere adeguatamente cose che vanno distinte: e e | :e a,a ,, e .t |at :ea,a ,... e
quello che da sempre gli antichi andavano cercando come a tentoni e imparando, adesso si era
definitivamente trovato. Infatti, domandarsi propriamente t e e |, era domandarsi t ,
eu cta, poich la sostanza lente in senso principale. Pertanto, concludeva Aristotele, poich
c una scienza che si occupa dellente in quanto ente, ed la filosofia prima, noi che
facciamo filosofia prima dobbiamo occuparci principalmente, primariamente e unicamente
della sostanza
4
.

Fin qui, le cose abbastanza chiare. La cosiddetta univocit parmenidea, da una parte, la
divisione aristotelica dellente, dallaltra. Lente, ci spiega ancora Aristotele, si dice secondo
le figure della categoria e principalmente della sostanza, e secondo latto e la potenza e
principalmente dellatto. La conclusione sar la scoperta di una sostanza ch la prima di tutte
le sostanze, quella sostanza il cui atto vita, perch atto stesso immanente del pensare che
pensa se stesso, dalla quale dipendono il cielo, vale a dire tutti i movimenti delle sfere celesti,
e la natura, vale a dire il mondo della |u ct,, il mondo sublunare.
Aristotele per, pur prospettando una soluzione opposta e contrastante, ha comunque
colto quella che possiamo chiamare lesigenza parmenidea dellessere senza residui. Il
problema questo: se c un ente che sia lente stesso, e au e e |, non si vede onde ci possano
essere pi enti, dal momento che trovandosi fuori dellipsum ens, si troverebbero dalla parte
del non-ens, e allora non sarebbero. Aristotele non poteva assolutamente ammetterlo. Non lo
ammisse neanche san Tommaso.
Questo unaspetto del problema, e non secondario. Bisogna per aggiungere unaltro,
dal punto di vista dinamico: il problema della causalit. Diceva Fabro ... la verit della
causalit come divenire dellessere si prospetta inevitabilmente come il problema dellEssere

2
Ea |a| e. .a cat ,a.:a ae| sat :e , e ,|a |at a . , a |a,sate ae| :e .e | :e. e e | sat e . | eu ctat a |
e |a| .t ct , sat . sa .e| au a | eu , . .e | t e | e . | . | e e. e | . ct|, e.t ,.t | t :e . ct e e | sat e . | a ,
u :es.t. |, a , |u c.a, (ARISTOTELE, Metaph., P, 4, 1001 a 4-8).
3
a a | .t , . cat t au e e | sat au e . |, :e a :eta :a , . cat t :aa au a . .e|, . ,a e. :a , . cat :.t a
. |e , a e |a. e ,a . .e| eu e |e, eu s . ct|, a c. saa e | Ea.|t eeu cuat |.t| a |a ,s e ,e| . | a :a|a .t |at
a e |a sat eu e .t |at e e | (ARISTOTELE, Metaph., P, 4, 1001 a 29-34).
4
Il testo bellissimo: sat e sat e :a at . sat |u | sat a .t ,eu .|e| sat a.t a :eeu .|e|, t e e |, eu e . ct t ,
eu cta (...), ete sat t | sat a tca sat :a e| sat e |e| a , .t :.t | :.t eu eu a, e |e, .a. e| t . ct|
(ARISTOTELE, Metaph., Z, 1, 1028 b 3-7).

3
del divenire
5
. Alla doppia questione, cos impostata, Fabro fa unosservazione che pu
risultare sorprendente, ma che di enorme profondit:
... ad ambedue i problemi la filosofia greca pi consistente ha dato (con Platone ed
Aristotele) lidentica direzione, cio quella di volgersi al non-essere ovvero ha prospettato,
per lantitesi di contraddizione di essere e non-essere, un non-essere che in qualche modo
, ovvero un non-essere che non a quel modo nel quale devessere lessere che
semplicemente . Ma la soluzione apparente e vale al pi nel mondo delle apparenze e non
per il mondo della verit dellessere alla quale si era richiamato Parmenide
6
.
Checch sia di Platone la cui interpretazione della struttura metafisica del mondo
sensibile chiaramente sbagliata , non di poco conto, anzi, sembra molto osato, affermare
che la soluzione aristotelica al problema posto dallesigenza parmenidea sia apparente. Non
per una frase casuale, unidea isolata, bens solidaria della lettura fabriana delloblio
dellessere. Si veda, per esempio, questaltro brano:
Il pensiero greco, p. es. Aristotele, non ignora la causa, ma poich essa attinge soltanto le
forme (accidentali e sostanziali) dellente e non lessere stesso, si riduce a tramite fisico
dellessere e non propriamente metafisico; causa di mutazione e non di fondazione
dellessere (...)
7
.
Il motivo chiaro, e si tratta di una questione di fondo: Poich la forma soltanto
principio determinante del reale, la causalit si arresta allmbito formale e non pu attingere
il tutto e il fondo dellessere
8
. Essendo solo principio determinante, la forma non pu
attingere fondativamente lessere in quanto tale.

2. Insormontabilit, significato e recupero dellistanza parmenidea

Aristotele, dunque, nel rigettare listanza parmenidea si richiamava alla sinteticit
dellens, come sostanza e accidente, come atto e potenza... e inseriva la causalit come novit
nellambito delle forme sostanziali e accidentali. Il prezzo era di rinunciare ad unemergenza
propria della verit dellessere come tale: esso veniva declinato nelle categorie, ridotto a
funzione semantica nel giudizio, e identificato col possesso della forma. Non solo la sostanza,
ma anche la causalit aristotelica, tutte e due si pongono e si affermano a patto di lasciare
nellombra lessere come tale.
Dallaltra parte, lessere parmenideo si affermava nella sua morta identit formale
contro il non-essere, che pertanto restava relegato alla sfera dei sensi, e per definizione negato
alla sfera dellintelletto in quanto speculativamente non risolubile.

Certamente, Aristotele non poteva rinunciare alla causalit e molteplicit; molto meno
Parmenide avrebbe potuto rinunciare allesigenza dellunit della presenza dellessere: e ,a
au e |e.t | . ct | . sat .t |at
9
. Per Fabro, che nello scagionare Parmenide dallaccusa
didealismo daccordo con Heidegger, questespressione parmenidea non significa affatto
lidentit logica idealistica di essere e pensiero, bens la coappertenenza e mutuo richiamo nel
senso che lessere presenza, innanzitutto ontica, e si fa presente al pensiero, e il pensiero,
quando pensa, non pu pensare che lessere. Lessere sempre essere, ma si fa luminoso
per luomo in virt del pensare e il pensiero sempre si attua come verit dellessere.

5
C. FABRO, Partecipazione e causalit, in Opere Complete, vol. 19; edivi, Segni 2010, 12. I corsivi son sempre nostri.
6
C. FABRO, Partecipazione..., 12.
7
C. FABRO, Partecipazione..., 26. Il testo prosegue: Tutta la complicata teoria neoplatonica delle emanazioni, cos come la
dottrina aristotelica di Dio causa finale a cui tutto aspira (st|.t a , . a .|e|), non fanno altro che ribadire, per chi sa leggere,
limpossibilit in cui si trovato il pensiero classico a pensare tanto lessere come il nulla.
8
C. FABRO, Partecipazione..., 93.
9
H. DIELS, Die Fragmente der Vorsokratiker, vol. I, Parmenides Frag. B 2, 7; p. 117.

4
Antitesi dunque di prospettive, e doppio problema: antitesi di analiticit o sinteticit,
problema della struttura dellessere e problema della fondazione dellessere
10
. Simpone una
soluzione di fondo, e riteniamo con Fabro chessa pu essere trovata soltanto alla luce
dellesse di san Tommaso: il pensiero classico, infatti, ha ignorato la forma originaria della
sinteticit dellessere, ma non la ignora san Tommaso, che ha a disposizione la verit della
creazione dal nulla, e quindi della libert suprema del Creatore
11
. Le dichiarazioni di Fabro al
riguardo sono perentorie: ... lesigenza di Parmenide insormontabile per ogni fondazione
della verit dellessere
12
. Ora, listanza di Parmenide per lunit dellessere come unica
garanzia della verit di essere (...), ritorna in primo piano nella speculazione tomistica ed
entro questo richiamo dellatto trascendentale di esse che San Tommaso chiarifica il
problema della causalit
13
.

La possibilit di questo chiarimento si fonda sulla qualit stessa dellesse tomistico, che
sempre atto e solo atto e pu pertanto essere attuazione di se stesso e anche dellaltro, e pu
cos fondare e dare consistenza sia alle forme che a tutta la causalit predicamentale. Se lente
finito e la causalit hanno un fondo dintelligibilit, ci non pu essere altrimenti che nel
rimando alla fondazione nellesse.
Ne consegue che quando san Tommaso ricorre alla nozione di partecipazione per
risolvere la questione della produzione e della struttura dellente finito, egli
... pi vicino allistanza teoretica di Parmenide che non alla complicata sistematica
dellente di Platone e di Aristotele (...)
14
.
Si noti la forza e la seriet di questaffermazione, che non dimportanza secondaria.

3. Articolazione del recupero tommasiano dellistanza parmenidea

Diciamo subito, senza indugiare, che ci che Parmenide non aveva visto, ci che
Aristotele non aveva fatto, lha invece visto e fatto san Tommaso, approdando alla definitiva
fondazione speculativa del reale, vale a dire dellens (finito). Il momento della analiticit
riservato alla sfera dellipsum esse subsistens, mentre si riconosce la presenza e il valore
originario degli entia, che son da dirsi entia per partecipazione. Da questo punto di vista, si
pu dire che la metafisica ha con lens-esse linizio e termine in se stessa, e
... il circolo metafisico perfettamente saldato (...). Esse est, lunica proposizione analitica
del reale, ed la stessa posizione di Dio: la realt di tutti gli altri, dagli infimi ai pi nobili,
di natura sintetica e attesta la libert del Creatore
15
.
La fondazione speculativa di cui si parla fa capo allesse intensivo. Spiega Fabro:


10
Infatti i due aspetti del problema dellessere, statico e dinamico, quello di struttura e quello di fondazione o derivazione, il
momento della sostanzialit e quello della causalit, quando sono ridotti alla propria istanza teoretica si mostrano convergenti
ed effettivamente coincidono (C. FABRO, Partecipazione..., 93).
11
... remotum principium omnium est voluntas (...) divina (S. TOMMASO, De Ver., q. 5, a. 5 ad 8
um
). Cfr. anche il prologo
alla I
a
-II
ae
.
12
C. FABRO, Partecipazione..., 228.
13
C. FABRO, Partecipazione..., 204.
14
C. FABRO, Partecipazione..., 74. Il testo completo: questesigenza dellunit dellessere ovvero dellappartenenza
essenziale fra e |, . |, |eu , e a .ta che pone lesigenza metafisica fondamentale allora come oggi: essa, come diremo, viene
affievolita nei grandi sistemi socratici di Platone e Aristotele, ma viene ripresa dai sistemi platonici e trova la sua
problematica pi matura, rispetto alle istanze del pensiero classico, nella metafisica tomistica della partecipazione. San
Tommaso quando con essa risolve i problemi della creazione, della struttura del finito e della analogia dellessere, pi
vicino allistanza teoretica di Parmenide che non alla complicata sistematica dellente di Platone e di Aristotele, anche se
attinge abbondantemente da essi e quasi ignora Parmenide. Si noti che questo quasi ignorare Parmenide, altro che
diminuire la portata della tesi, invece a tutto favore della estrema intensit e profondit speculativa di san Tommaso.
15
C. FABRO, Tomismo e pensiero moderno, PUL, Roma 1969, 131.

5
Anche per S. Tommaso, come per Aristotele, lens polivalente: non per per disperdersi
nella forma ma per raccogliersi nel suo atto fondante ch lesse, riprendendo cos lessere
parmenideo obliato dalla tradizione. Parmenideismo tomistico allora (...) nel senso
metafisico nel quale lens e lesse esprimono la Diremtion metafisica fondamentale e
lesse senzaggiunta si manifesta come il fondamento stesso e il nome proprio
dellAssoluto
16
.
Vediamo i momenti principali, allora, della ripresa di questo essere parmenideo.

3.1. La apprehensio entis

Il primo aspetto laffermazione tomistica della priorit assoluta dellapprensione
dellente: ... illud autem quod primo intellectus concipit quasi notissimum (...) est ens
17
.
Non c niente pi noto. Ens non si pu dimostrare: ogni dimostrazione si dovrebbe fare
muovendo da qualche ens. Dallens non si pu uscire, perch sempre ci si trova dentro: e
dove si andrebbe? Allens non si pu per neanche arrivare: da dove si arriverebbe?

Lente , dunque, id quod primo cadit in apprehensione intellectus....
Primo. Vale a dire, prima di ens non c niente nellintelletto, niente. Ogni atto
dintelligenza diretta del reale possibile sullo sfondo dellens... cos come la luce fa visibili i
colori, cos anche, e con pi propriet ancora, la nozione di ens fa capibili tutti i concetti. Quel
primo, allora, di san Tommaso un primo cronologico, certamente, ma non solo
cronologico: anche di fondazione. Lens costituisce lo sfondo permanente dellintenzionamento
diretto del reale. Laccompagnamento dellavvertenza di presenza dellens costitutivo della
coscienza del reale in atto, di modo ch ogni presenza e attualit si dice tale in riferimento a e
in dipendenza di questa presenza di energia primordiale, come una intentio stans. Bisogna
dunque dire che la nozione di ens il principio intenzionante il pensiero stesso. Per questo
motivo, lente da dirsi il trascendentale fondante: Il fondamento e primo oggetto del
conoscere lens nel senso forte (...); perci da riconoscere il plesso intenzionale
dellappartenenza originaria ossia il trascendentale fundans
18
.

legittimo allora leggere in san Tommaso un recupero dellesigenza parmenidea in
questo primo senso:
... per la prima volta, ed a nostro avviso anche per lultima, nella storia del pensiero
occidentale, listanza di Parmenide circa la verit dellEssere come fondamento e
dellappartenenza essenziale dellessere al pensiero, trova senso e formula compiuti nello ens
tomistico
19
.
Un altro accenno:
[lens ] ... il plesso pi intenso o intensivo ed il nesso insieme pi universale e costitutivo
per lintenzionalit del reale ovvero del passare in atto della coscienza. (...) Questo punto,
ch il cominciamento di Parmenide secondo il principio che senza essere non c
pensiero...
20


16
C. FABRO, Tomismo..., 226-227.
17
S. TOMMASO, De Ver., q. 1, a. 1.
18
C. FABRO, Il nuovo problema dellessere e la fondazione della metafisica, Rivista di filosofia neo-scolastica LXVI (2-
4/1974) 496.
19
C. FABRO, Tomismo..., 383.
20
C. FABRO, Tomismo..., 392-393. Il testo segue: ... era tornato nellombra con lemergenza data da Platone e da Aristotele
alla forma ossia allatto risolto nella forma ed essenza chera fatta perci fondamento dellessere (forma dat esse). La
rivoluzione tomistica stata nella promozione, dispirazione neoplatonica, dello esse da fondato a fondante e quindi nel

6
per lesse per che in atto tutto ci che c nellens.

3.2. La reductio di tutte le perfezioni alla pienezza intensiva ed emergenza reale dellesse

Lapprehensio entis non che un primo aspetto del recupero dellistanza parmenidea.
Non si tratta dunque della sola coappartenenza di essere e pensiero, nel preciso senso gi
indicato, bens e soprattutto della priorit metafisica fondante che compete allesse
tommasiano.

C un testo della Prima Pars, dove lAngelico risponde ad una obiezione che fa leva
sulla presunta imperfezione dellesse. Il testo molto bello e profondo, e contesta proprio il
punto centrale dellobiezione: ... ipsum esse est perfectissimum omnium, comparatur enim
ad omnia ut actus. Nihil enim habet actualitatem, nisi inquantum est, unde ipsum esse est
actualitas omnium rerum, et etiam ipsarum formarum...
21
. Si badi bene, per san Tommaso
niente, ma proprio niente, ha attualit, se non in quanto . Si tratta di quella che potremmo
chiamare la rivendicazione e difesa dellemergenza dellesse come atto.
Nellarticolo seguente, lAngelico ha occasione di approfondire ancora listanza. La terza
obiezione osserva che lesse, per quanto emergente attualmente, dice essere e nientaltro:
vivere meglio che semplicemente essere, come sapere meglio che semplicemente vivere.
La risposta come al solito istruttiva e di estrema precisione:
... vivens est perfectius quam ens tantum, quia vivens etiam est ens; et sapiens est ens et
vivens. Licet igitur ens non includat in se vivens et sapiens, quia non oportet quod illud quod
participat esse, participet ipsum secundum omnem modum essendi, tamen ipsum esse Dei
includit in se vitam et sapientiam; quia nulla de perfectionibus essendi potest deesse ei quod
est ipsum esse subsistens
22
.
La forza di questo testo notevole e riesce difficile esagerarla. A dire il vero, esso
riprende quel chera stato detto nel corpus, e si vede che lAngelico ci teneva a ripeterlo. La
tesi dellarticolo era che in Dio si trovano le perfezioni di tutte le cose. Viene difesa con due
argomenti, il secondo dei quali attinge lultimo atto e ultima causa nella sua determinazione
nozionale definitiva, quella cio di essere lipsum esse subsistens:
... Deus est ipsum esse per se subsistens, ex quo oportet quod totam perfectionem essendi in
se contineat. Manifestum est enim quod, si aliquod calidum non habeat totam perfectionem
calidi, hoc ideo est, quia calor non participatur secundum perfectam rationem, sed si calor
esset per se subsistens, non posset ei aliquid deesse de virtute caloris. Unde, cum Deus sit
ipsum esse subsistens, nihil de perfectione essendi potest ei deesse. Omnium autem
perfectiones pertinent ad perfectionem essendi: secundum hoc enim aliqua perfecta sunt,
quod aliquo modo esse habent. Unde sequitur quod nullius rei perfectio Deo desit.
Bisogna dire allora che, se nellordine formale predicamentale lesse partecipato viene
piegato a seconda del grado e misura dellessenza che lo partecipa, esso tuttavia simpliciter
dictum il plesso di tutte le perfezioni
23
. E Fabro trova qui il momento giusto per accennare di
nuovo al nostro argomento principale: ... in questo passaggio al limite che son superati
tanto il platonismo come laristotelismo ed il concetto biblico della divinit, ch identico
nellespressione tematica a quello parmenideo (Eckhart), ottiene la sua definitiva
formulazione metafisica. Il concetto biblico della divinit significa qui lautoidentificazione

superamento radicale del formalismo platonico-aristotelico; la posizione tomistica si presenta perci, emergente dal
contrasto di Platone-Aristotele, come lunica ripresa originale valida dellistanza parmenidea....
21
S. TOMMASO, S. Th., I
a
, q. 4, a. 1 ad 3
um
.
22
S. TOMMASO, S. Th., I
a
, q. 4, a. 2 ad 3
um
.
23
Cfr. C. FABRO, Partecipazione..., 226.

7
di Dio stesso in Es 3,14, come Colui che ; la formulazione metafisica adeguata di quel
concetto la determinazione nozionale di Dio come ipsum esse subsistens.
Dio non dunque principalmente e innanzitutto sostanza, n vita, n intelletto... Dio
ipsum esse subsistens, concentra e racchiude in s assolutissimamente ogni perfezione, nella
sua propria pienezza intensiva formale ed attuale, in tal modo che, dire qualsiasi altra cosa ,
simpliciter, dire meno che dire ipsum esse subsistens. A questo riguardo, osserva Fabro ...
lardimento delle formule tomistiche sembra appagare a sufficienza lesigenza del principio
parmenideo
24
. Il testo al quale fa riferimento Fabro delle QQ. De Potentia, e va letto con
attenzione: ... secundum Philosophum, etiam in causis formalibus prius et posterius
invenitur; unde nihil prohibet unam formam per alterius formae participationem formari; et
sic ipse Deus, qui est esse tantum, est quodammodo species omnium formarum subsistentium
quae esse participant et non sunt suum esse
25
. Osserva subito Fabro:
In questardita espressione che Dio quodammodo la species omnium formarum
subsistentium, soddisfatta lesigenza parmenidea dellindivisibilit ed unit dellesse
negli enti i quali, bench sian posti fuori (existunt), tuttavia non restan fuori da
quellesse ch lEsse ipsum cio Dio
26
.

3.3. La presenza attuante dellipsum esse subsistens negli entia per participationem

Il recupero dellistanza parmenidea da parte di san Tommaso non solo si manifesta
nellapprensione originaria dellens-esse e nellidentificazione di Dio come ipsum esse
subsistens, che concentra in s ogni perfezione e stabilisce cos un rapporto di causalit
esemplare nei confronti degli entia. Esso inoltre attinge, ed il momento principale, il
rimando originario e sotto ogni aspetto dellens per participationem allipsum esse subsistens
per via della causalit trascendentale costitutiva che ha come termine proprio lactus essendi
partecipato, in tal maniera che il rapporto non solo di esemplarit, ma di radicale e attuale
dipendenza tensoriale sotto ogni aspetto.
Questo punto decisivo, e Fabro sostiene giustamente che qui siamo arrivati ... alla
conclusione di quella che potrebbe dirsi lultima fondazione del reale nella speculazione
tomistica. Unaffermazione stupenda e verissima. Il nostro prosegue linearmente: ... come
tutti gli atti e tutte le perfezioni dellente sono attuate dallesse (partecipato) ch latto sa`
.e, |, atto e sempre atto e soltanto in atto sia pure per partecipazione Dio, ch lesse
(per essenza) e quindi causa propria diretta e immediata dellesse partecipato causa propria
diretta e immediata di tutti quegli atti e di tutte le perfezioni. Si ha quindi, e non sar detto
mai abbastanza, che lesse veramente il principio mediante trascendentale che fonda ed
esige la causalit totale intensiva di Dio rispetto alla creatura
27
.
Questa concezione della causalit totale e intensiva di Dio si trova speculativamente alla
sponda opposta della concezione estrinsecista della scolastica essenzialistica, ancorata alla
distinzione (o identit!) di essentia ed existentia. Essa invece attinge dallinterno lens e ne
costituisce efficientemente la struttura dando consistenza ai principi intrinseci a partire dai
quali lens viene a configurarsi. Proprio qui vede Fabro la presenza dellesigenza parmenidea:
... qui si potrebbe spiegare, mi sembra, il rapporto stretto che si rileva nei testi tomistici fra la
causa formale e Dio stesso ove, con altissimo ardimento parmenideo, forma, esse e Dio
son messi nel rapporto di appartenenza intima essenziale
28
.

24
C. FABRO, Partecipazione..., 227.
25
S. TOMMASO, De Pot., q. 6, a. 6 ad 5
um
.
26
C. FABRO, Partecipazione..., 228.
27
C. FABRO, Partecipazione..., 441.
28
Idem.

8
Lultima espressione, rapporto di appartenenza intima essenziale, vuol dire qui che la
forma non sarebbe forma e forma in atto, se non per lesse, e che lesse inoltre non starebbe
attuando la forma in atto, se non per la presenza attuante di Dio: vale a dire, nessuna realt
sarebbe reale, se non per lattiva presenza causale della causa prima, che non sostituisce, bens
costituisce o meglio istituisce i principi intrinseci che costituiscono le cose. Segue la citazione
del noto testo dellAngelico, articolato secondo le diverse istanze di quellappartenenza:
(1) Quia forma rei est intra rem, et (2) tanto magis quanto consideratur ut prior et
universalior, et (3) ipse Deus est proprie causa ipsius esse universalis in rebus omnibus, (4)
sequitur quod Deus in omnibus intime operetur
29
.
La totalit estensiva e la pienezza intensiva della divina causalit allora da dirsi per san
Tommaso tale, propriamente ed esclusivamente perch essa la causalit dellesse. Lesse
diventa dunque lautentico mediante trascendentale in quanto esso il primo atto attuante
ogni atto.
Le formule usate qui da Fabro son di una precisione e profondit davvero notevoli:
Nella dottrina tomistica (...) la tesi platonizzante della causalit totale di derivazione si
approfondisce allinterno della causalit di produzione, ma in modo da giungere ad una
sempre pi energica affermazione della totalit e dellintimit della causalit divina
nellazione creata: totalit dellintimit e intimit della totalit.
Cos la presenza attuante della causa prima: totalmente intima e intimamente totale.
chiaro segue Fabro pertanto che questo intime ripetuto dovunque nei testi tomistici con
tanta passione speculativa ha il significato di causalit totale (...): Dio causa prima totale di
ogni ente, nella sua propria costituzione e nel suo proprio agire, precisamente in quanto Egli
lEsse subsistens (per essentiam). Allora, come lessere reale dellessenza e dei suoi princpi
sostanziali e accidentali in virt dellesse partecipato e questo a sua volta in atto per la
partecipazione dello Esse subsistens (creazione e conservazione): cos, anche lagire della
creatura ovvero il passare allatto; il vibrare dei suoi princpi operativi, in virt del vibrare
intimo e radicale dellatto di esse ed in ultima istanza quindi del vibrare intimo, profondo,
immediato, efficace... che ha e fa nellatto di esse dellente per partecipazione Dio ch lEsse
per essenza. (...) il significato di questo modo dintraneazione divina ormai non si pu
equivocare, per ardita che possa sembrare lesigenza metafisica di San Tommaso che non sta
affatto al di sotto di quella di Parmenide. Si tratta, pertanto, di ... una presenza fondante
come causa producente e non [di] una mera [e dileguata] presenza del presente
30
.

Conclusione

Giustamente allora si pu affermare che la speculazione filosofica sorta e si sostiene
unicamente mediante il concetto di essere: che il problema e il compito di ogni vocazione alla
filosofia nasce dallavvertenza dellessere cos che se qualcuno stato colpito dallessere,
non pu pi indugiare e adagiarsi nellimmediatezza ma deve procedere al fondamento
(Grund) della verit dellessere. questo lalto insegnamento di Parmenide da cui siamo
partiti ed al quale la nostra ricerca ha voluto far ritorno, rivendicando loriginalit dellesse
tomistico come actus essendi
31
.

Abbiamo cercato di presentare quello che Fabro accenna come recupero dellesigenza
parmenidea. Esso non in san Tommaso unassunzione della tesi dellunit monolitica
dellessere: ci non sarebbe stato nemmeno proponibile; non neanche uno scavo

29
S. TOMMASO, S. Th., I
a
, q. 105, a. 5.
30
C. FABRO, Partecipazione..., 444.
31
C. FABRO, Partecipazione..., 531.

9
storiografico per tirar fuori una tesi nuova su Parmenide. Il recupero non storico, ma
strettamente speculativo. Esso fa capo alla promozione dellipsum esse a primo metafisico
assoluto, come atto originario costitutivo, che sempre atto e solo atto in tutta la linea
metafisica, per participationem nellens, per essentiam nellipsum esse subsistens.

Sinteticit, dunque, e parmenidismo. Triplice sinteticit: sinteticit dellapprensione,
sinteticit della costituzione, sinteticit della fondazione. Tre volte parmenidismo per, nel
senso che lapprensione, la costituzione e la fondazione rimandano allesse, come al principio,
al medio e al fine del sillogismo della verit, per cui lipsum esse subsistens come causa
prima, sintranea per praesentiam, per potentiam, per essentiam, nellens. Il tomismo
essenziale si presenta pertanto come unintroduzione pressoch diretta allincontro nel fondo e
nel segreto dellanima col Dio del roveto ardente il quale, attirando a s quel riverente uomo
bramoso di conoscerlo per nome, con parole di fuoco rispose di essere Colui che . Perci
dallens per participationem allens per essentiam, vale a dire dallens allipsum esse
subsistens, nel quale per via dellesse partecipato, id quod magis intimum et profundius et
vehementius inest rebus, ci muoviamo, viviamo e siamo, e al quale sia la gloria per tutti i
secoli dei secoli.


P. Christian Ferraro, IVE
Centro di Alti Studi San Bruno Vescovo di Segni