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1812

Gli Italiani nella campagna di Russia


Atti del convegno Cassino-Roma
-
ottobre/ 2012
a cura di Tatiana Polo

Edizioni Villa Paolozzi 2013


2013

PROPRIETA LETTERARIA
tutti i diritti riservati:
Vietata anche la riproduzione parziale senza autorizzazione
2013 A. C. Villa Paolozzi
aderente alla
Societ Italiana di Storia Militare
-

ISBN 978-88-908510-0-1

Si ringraziano la Banca di Mosca della Sberbank della Russia


lUniversit di Cassino e il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma
,

In copertina: Roberto Focosi, Rassegna data in Milano dal Principe Eugenio


li 18 Febbrajo 1812 alla milizia Italiana
(Milano 1845, presso Borroni e Scotti Tipografi-, cont.a S. Pietro allOrto N. 893)

Indice

Autori

pag.

Presentazioni
Dmitriy Shtodin
Oleg Ossipov

7
11

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812 Virgilio Ilari

13

LItalia napoleonica e la campagna di Russia del 1812 Massimo Coltrinari

23

Cesare De Laugier, dalla Grande Arme a Curtatone e Montanara


Antonietta A. Zucconi

41

Le memorie di Filippo Pisani


Sergio Bertolissi

53

Lettere da Mosca
Piero Crociani

67

Il mistero della stampa periodica italiana nel 1812


Tatiana Polo

85

Per Napoleone, da Mosca allElba! (Napoleone in musica)


Valerij Voskobojnikov

103

La difesa di Mosca nel 1812 e nel 1941


Alexey Bukalov

113

Per una biografia collettiva degli Italiani nella


campagna di Russia del 1812
Agostino Bagnato

115

Il Friuli e la campagna di Russia


Matteo Lo Presti

123

c.

127
131

1812

133

1812

145

,

.

163

179

193

1812

213

237

247

251

261

, ! ( )

a 1812 1941


1812


Autori /
Agostino Bagnato

Universit Sapienza di Roma

Sergio Bertolissi

Universit Orientale di Napoli

Alexey Bukalov

DirettoredellAgenzia ITAR-TASS

Massimo Coltrinari

Centro Alti Studi Difesa

Piero Crociani

Societ Italiana di Storia Militare

Virgilio Ilari

Societ Italiana di Storia Militare

Matteo Lo Presti

Associazione Emilio Salgari

Oleg Ossipov

Rappresentante della Rossotrudnicestvo in Italia

Tatiana Polo

Universit di Cassino

Dmitriy Shtodin

Ambasciata della Fed. Russa

Valerij Voskobojnikov

Musicologo

Antonietta Angelica Zucconi

Biblioteca di Storia Mod. e Cont.

Organizzazione, cura degli Atti e traduzione dallItaliano/ :


Tatiana Polo /
Correzione delle bozze in Russo/ :
Margarita Zhivova /

Napoleone in Russia, di V.V Veretschagin - , ..

Presentazioni
Dmitriy Shtodin
Ministro-consigliere dellAmbasciata della Federazione Russa in Italia

orrei iniziare con un fatto storico. Nell estate del 1940 molti addetti
militari stanziati a Berlino, comunicavano ai propri governi che nel
Terzo Reich erano sparite dagli scaffali delle librerie tutte le opere
dedicate alla campagna russa di Napoleone nel 1812. Da questo fatto tutti loro
hanno tratto una conclusione quasi banale: i nazisti studiavano lesperienza
bellica del temuto imperatore francese.
La guerra del 1812, conosciuta in Russia come Guerra Patriottica, suscita in ogni cittadino russo un sentimento di orgoglio per la patria. La gloria
e il dolore la caratterizzano allo stesso modo. Essa certamente gioia per la
vittoria, slancio patriottico della societ russa, eroismo di massa dei partigiani, degli ufficiali e dei soldati, ma ha anche portato con s il disastro economico, i lutti e le perdite umane, i saccheggi e le esecuzioni di massa degli
invasori, gli incendi di Mosca e delle altre citt. Fu la prima Guerra Patriottica
nella storia dello Stato Russo. Patriottica per i russi fu inizialmente anche
la prima guerra mondiale, la cosiddetta Grande Guerra degli occidentali,
che solo successivamente entr nella storiografia russa con lappellativo di
imperialistica.
Larmata dellimperatore francese Napoleone Bonaparte non era chiamata
Grande per caso: era composta dai rappresentanti dei diversi popoli europei
(in tutto entrarono sul territorio dellImpero
Russo 630 mila persone), e per circa un terzo era formata dai cittadini dei
diversi stati della penisola italiana. Erano principalmente soldati del Regno
dItalia e del Regno di Napoli, anche se i napoletani (partiti in ritardo e rimasti
poi assediati dai russi a Danzica) erano solo un terzo degli italici. Sotto il
comando del vicer dItalia Eugenio Beauharnais, le truppe del Regno Italico
di Napoleone erano incluse nel IV corpo della Grande Arme, formato appunto da due divisioni italiane (Guardia Reale e 15a Pino) e due francesi. Gli
storici asseriscono che, fatta eccezione degli stessi francesi, in confronto alle

Atti del convegno Cassino-Roma -

altre nazioni gli italiani combattevano in modo eccellente, esattamente come


i polacchi.
A questo proposito mi vien da dire che non mi sono noti nellItalia di oggi
nessuna associazione o ente patriottica, che si occupi della commemorazione
dei veterani italiani delle guerre napoleoniche. Se tale ente esista, sarebbe
interessante venirne a conoscenza.
Lo stesso si pu dire anche degli armamenti. I trofei conquistati dai russi
a Borodino si rivelarono essere cannoni di fabbricazione prussiana. Larmata napoleonica, infatti, rappresentava un spaventosa macchina bellica internazionale.
Del generale Gelo e del fantomatico inverno russo si sentito spesso
parlare. Sono convinto che le enormi dimensioni del Paese e le sue rigide
condizioni climatiche hanno giocato un ruolo importante nella disfatta, e nella successiva miserabile ritirata degli invasori. Tuttavia, non stato questo il
fattore decisivo che ha assicurato la vittoria ai russi. In fin dei conti sono stati
lo spirito di sacrificio, il coraggio delle persone, la sapiente tattica di combattimento, di cui ha dato prova il comando militare russo, a determinare la
superiorit delle nostre forze.
Siamo onesti, il pericolo rappresentato da Napoleone ha unito il popolo
russo. Per quanto oggi possiamo saperne su questo argomento, non possiamo
ricordare tutti gli atti deroismo del nostro popolo e della sua armata. Napoleone venne in Russia gi forte dellesperienza della guerriglia spagnola, ma la
tattica bellica di quel tempo non era preparata a ci che avvenne sulle distese
sconfinate della Russia. Le persone comuni formavano la milizia popolare,
che, in modo non inferiore alle forze militari vere e proprie, combatteva con
successo il nemico, annientando i convogli di coda della Grande Armata.
Leroismo dei contadini divenne eroismo generale. Di questi eroi ce ne
furono molti: Egor Suslov, Gherasim Kurin, Vasilissa Kozina, Eremei Cetvertakov, Vassilij Vassilkovskij sono solo alcuni dei loro nomi. Non faccio
invece i nomi dei militari professionisti, che sono ben noti, e che gi da tempo
hanno un posto nel pantheon dei grandi del popolo russo.
Le conseguenze dellinvasione napoleonica sui destini della Russia furono
indelebili. Dopo aver respinto linvasore, larmata russa entr in Europa e
arriv fino a Parigi. Certo, questa volta noi eravamo i vincitori stranieri, ma
non uccidemmo gli abitanti, e non saccheggiammo. Non posso fare a meno di
dire qualcosa che forse sar noto a tutti: dopo la ritirata dei russi dalla Francia,
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

nella lingua francese apparvero parole come bistr, zakusk (con laccento sullultima sillaba). Anche nella lingua russa lera napoleonica lasci per
sempre un segno.
Fu allora che apparve il noto termine val, comitiva poco raccomandabile. Molti prigionieri francesi rimasero poi in Russia. Leggete pure linizio
dell Eugenio Oneghin di Puskin. Ma non tutto riguarda solo la dimensione
politica e suscita amarezza. Per esempio, esiste una divertente leggenda (forse qualcuno dei presenti la conosce) secondo la quale un giorno nei paraggi di
Reims i soldati e gli ufficiali russi capitarono nel podere di Madame Clicquot,
gi vedova, e degustarono copiosamente il famoso Champagne, che veniva prodotto nella sua azienda vinicola. Il maggiordomo, spaventatissimo, si
present alla padrona e con orrore le disse: Madame, questi tremendi Russi
si ubriacano nel Suo podere e svuotano le cantine. La signora rispose imperturbabile: Si calmi, pagheranno tutto e anche di pi, ma dopo, non adesso.
E possiamo oggi dire che la pratica signora francese non si sbagli nel suo
tornaconto economico: presto lo Champagne Veuve Clicquot cominci ad
essere immancabilmente fornito alla corte degli zar e questa fornitura continu per un secolo intero.
Lepoca napoleonica ebbe influenza anche sulla coscienza politica russa.
In Europa gli ufficiali russi per la prima volta acquisirono in massa le nuove
idee europee sulla libert, diffuse dalla Rivoluzione Francese. Impressionati

10

Atti del convegno Cassino-Roma -

da ci che videro e sentirono in Europa, i nobili cominciarono a creare societ


di pensiero libero; quegli stessi nobili divennero poi i decabristi autori della
rivolta che si svolse sulla piazza del Senato di San Pietroburgo nel dicembre
del 1825. Ma questa unaltra storia. Grazie dellattenzione.

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

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Oleg Ossipov
Rappresentante del Rossotrudniestvo in Italia

a prima domenica di settembre 2012 alcune centinaia di migliaia di persone si sono riunite nel campo di Borodino, non lontano da Moaisk,
nella regione di Mosca. Sul celebre campo di battaglia del XIX secolo
hanno avuto luogo le celebrazioni storico-militari in occasione del bicentenario della guerra patriottica russa contro la Francia napoleonica. Il culmine dei
festeggiamenti si avuto con la ricostruzione della battaglia di Borodino. Pi
di tremila appassionati di storia militare, con gli indumenti e lequipaggiamento depoca degli eserciti russo e francese, hanno riprodotto la battaglia
dei giganti. Cinquecento tra i partecipanti alla ricostruzione sono arrivati da
dieci paesi europei.
Nellautunno del 1982, e poi anche nel 1983, dedicai tre mesi della mia
vita al campo di Borodino. Noi, studenti del primo anno alla facolt di giornalismo della MGU, lUniversit statale di Mosca, raccoglievamo l le patate. I
trattori aravano la terra e noi mettevamo nei sacchi i tuberi divelti dal terreno
argilloso, per poi ammucchiarli proprio accanto allbelisco di Kutuzov, alla
ridotta di evardino, e agli altri monumenti sormontati da aquile bicipiti.
Nessuno di noi riusc a trovare un qualche artefatto di quellepoca memorabile (sebbene ci sperassimo). Ciononostante, tutta lepopea colcosiana
studentesca fu adombrata dal marchio del 1812, il Giorno di Borodino.
Gli studenti e le studentesse ventenni giocavano a russi e francesi, la guerra
del 1812 rappresentava il tema principale del giornale murale di campo (gli
studenti stavano nel classico campo sovietico dei pionieri), nella vita quotidiana entrarono in uso gli appellativi monsieur e mademoiselle
E forse nessuno a quel tempo indovinava che combatterono non soltanto
russi e francesi (e per russi intendiamo i figli del multietnico Impero russo).
Allora, quando la battaglia di Borodino compiva i 170 anni, erano in pochi a
sapere che nella campagna di Bonaparte furono coinvolti anche altri popoli.
Nellesercito diNapoleone i polacchi risultano secondi per numero, e terzi gli
italiani, se italiani li possiamo chiamare, dato che lItalia come unico stato
si form solo cinquanta anni dopo la battaglia di Borodino, nel 1861. Ma nel
1812 limperatore francese trascin alla conquista della Rus gli abitanti del
Regno di Napoli e degli altri stati della penisola appenninica. Nellesercito

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Atti del convegno Cassino-Roma -

francese combatterono anche svizzeri, tedeschi, e i rappresentanti degli altri


popoli.
Questa pagina di storia comincia ad esserci rivelata solo oggi, grazie agli
sforzi di storici, appassionati, e archivisti. I trascorsi festeggiamenti in onore
dei duecento anni dalla battaglia di Borodino sono chiamati a gettare nuova
luce sugli avvenimenti di quei grandi e difficili giorni.

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

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Gli Italiani nella


campagna di Russia del 1812
di Virgilio Ilari

ncora negli anni Sessanta del secolo scorso, tra gli argomenti della propaganda anticomunista cera la profezia di Nostradamus sui
cavalli dei cosacchi che si sarebbero un giorno abbeverati a piazza
San Pietro. In realt, a parte il Coro dellArmata Rossa e qualche collega di
Mitrokhin, gli unici militari russi finora arrivati a Roma per servizio furono
800 religiosissimi marines greco-ortodossi, reclutati in Epiro dallammiraglio
Fyodor Fyodorovich Ushakov [1744-1817: canonizzato dalla Chiesa ortodossa nel 2000 e fatto patrono delle forze nucleari russe nel 2005] e venuti a piedi
da Napoli per restaurare Pio VII: entrarono dalla via Appia il 3 ottobre 1799
e sfilarono dal Campidoglio al Vaticano1 tra gli applausi dei papalini che inneggiavano allo zar.
Questo era ancora Paolo I, il quale aveva conferito il titolo di principe dItalia al maresciallo Suvorov, comandante dellArmata austro-russa in
Svizzera e Piemonte e dato ospitalit a San Pietroburgo ai cavalieri di Malta scacciati nel 1798 da Napoleone, dei quali si proclam gran maestro per
rivendicare larcipelago riconquistato daglinglesi. Proprio il rifiuto dellInghilterra di restituire Malta allOrdine Gerosolimitano provoc il ritiro della
Russia dalla Seconda Coalizione e il riavvicinamento alla Francia. Questa
politica fu bruscamente interrotta dalla brutale uccisone di Paolo I, soffocato
il 25 marzo 1801 in una congiura di palazzo ordita dal partito europeista e
avallata dal figlio ed erede Alessandro, mentre Kronstadt era sotto la minaccia
della squadra inglese comandata da Nelson.
Il primo atto del nuovo zar fu di richiamare i 30.000 cosacchi che stavano
marciando verso la Persia con lintenzione di attaccare i domini inglesi in India. Era un grandioso piano strategico, basato sullillusione che i miseri resti
dellArme dOrient - in quel momento gi disfatta dalle epidemie e bloccata
1

Come fece in jeep il 5 giugno 1944 il generale Mark Clark, con l'unica variante di
percorrere la nuova via della Conciliazione.

14

Atti del convegno Cassino-Roma -

in Egitto dallArmata di sir Ralph Abercromby fossero ancora in grado di


riprendere la marcia verso lIndia lungo la via della Seta. La possibilit di
unalleanza globale tra la Russia e la Francia continu tuttavia a condizionare
il corso delle guerre napoleoniche e sembr di nuovo realizzarsi con la pace
di Tilsit del 1807. Tra le clausole vi furono la rinuncia della Russia a Corf
e levacuazione delle residue forze dal Mediterraneo: non venne meno, per,
lappoggio diplomatico dello zar alle corti sabauda e borbonica rifugiatesi a
Cagliari e a Palermo.
Meno numerosi dei colleghi passati al servizio austriaco, almeno due dozzine di ufficiali sabaudi combatterono contro Napoleone sotto le bandiere
zariste. Quelli che raggiunsero il grado di generale sono stati poi ricordati
e celebrati dalla tradizione militare sabauda, fino alla svolta del 1848, ma si
dovrebbe esaminare caso per caso. Occorre infatti tener presente che, dopo
la sconfitta austriaca a Marengo (14 giugno 1800), il secondo governo franco-piemontese sottopose ad una rigorosa discriminazione politica gli ufficiali
che, rompendo il giuramento di fedelt alla Francia del 12 dicembre 1798,
avevano combattuto insieme agli austro-russi; e molti altri dartiglieria e genio furono epurati nellagosto 1801, quando le truppe piemontesi furono definitivamente incorporate nellarmata francese. In qualche caso, dunque, la
scelta di restare o tornare al servizio austriaco o russo fu molto probabilmente
dettata da ragioni pratiche prima che ideologiche.
In una nota dei sudditi sabaudi che nel 1813 si trovavano al servizio russo,
redatta a Cagliari da Michaud de Beauretour, sono elencati altri ventiquattro
suoi colleghi (manca per Faussone). Il personaggio oggi pi famoso il
savoiardo Franois Xavier de Maistre (1763-1852), gi ufficiale del Reggimento La Marina nella guerra delle Alpi e scrittore. Trasferitosi a Pietroburgo
al seguito di Suvorov, fu valorizzato solo con larrivo del fratello Joseph,
inviato straordinario sardo. Addetto al ministero della marina e nominato nel
1805 direttore della biblioteca e del museo dellammiragliato, combatt nel
Caucaso, dove fu ferito, e raggiunse il grado di maggior generale. In Russia
lo accompagn anche il nipote Rodolfo, capitano di stato maggiore ad Austerlitz, dove merit una spada donore, il quale si distinse pure in Finlandia nel
1808 guadagnando la croce di SantAnna di 3a classe. Cornetta nel reggimento cavalleggeri guardie, torn in patria col grado di maggiore.
Lufficiale italiano di maggior spicco nella campagna del 1812 fu per indubbiamente il marchese Filippo Paolucci (1779-1849). Modenese al servizio
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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sardo nella guerra delle Alpi, gi sottotenente del 2 battaglione delle Guardie, prigioniero a Collardente nellaprile 1794 e al Bricchetto due anni dopo,
cavaliere mauriziano, passato al servizio francese e poi a quello russo, combatt in Crimea contro turchi e tatari nel 1810. Comandante delle truppe nel
Caucaso nel 1811, difensore di Riga contro Macdonald nel 1812, ricordato
in Guerra e pace (III, IX) come il principale portavoce degli ufficiali che,
come Clausewitz, si opposero invano alla costruzione del campo fortificato di
Drissa. A sua volta Clausewitz lo cita nel suo celebre studio sulla campagna di
Russia per il ruolo svolto nel negoziato epistolare col feldmaresciallo Ludwig
Yorck von Wartenburg (1759-1830) che prepar la cruciale convenzione di
Tauroggen del 30 dicembre 1812 con la quale lArmata prussiana, formalmente alleata degli occupanti francesi, consent allArmata occidentale russa
di varcare la frontiera per inseguire il vero nemico: convenzione che fu poi
celebrata in funzione antioccidentale da Guglielmo II e da Hitler e analizzata
sotto il profilo politologico da Carl Schmitt nella sua famosa Teoria del partigiano del 19632. Promosso generale aiutante, nel 1814 Paolucci ebbe un ruolo
importante nel convincere lo zar ad opporsi allinsediamento di un principe
austriaco in Piemonte. Governatore della Livonia e Curlandia dal 1821, lo
fu poi nuovamente al servizio sardo di Genova, dove nel giugno 1833
2

Cfr. Raymond Aron, Penser la guerre. Clausewitz, Paris, Gallimard, 1976, II, pp. 210222.

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Atti del convegno Cassino-Roma -

represse la cospirazione mazziniana, con la fucilazione di due sergenti e di un


vecchio maestro di scherma.
Gi dalle due righe precedenti il colto lettore avr compreso la ragione ideologica che ha portato alla completa rimozione dalla tradizione storico-militare italiana di Paolucci e dei suoi colleghi, che pur avevano combattuto dalla
parte giusta. Naturalmente si capiscono le ragioni del ribaltamento deciso
da Carlo Alberto nel 1848. Ma fatalmente quel che in origine ebbe dignit
politica di deliberata e pure sofferta rimozione si tramuta presto o tardi in
ignoranza e deformazione storica. Ad esempio il recente saggio dello storico
inglese Dominic Lieven sulla guerra franco-russa del 1812-14, pur recando
il titolo inequivocabile Russia Against Napoleon ed essendo dedicato alla
memoria dei reggimenti dellesercito imperiale russo che combatterono, soffrirono e trionfarono, stato tradotto da Mondadori col titolo, assolutamente
fuorviante e indisponente, La tragedia di Napoleone in Russia: 1807-1814:
la fine del sogno imperiale3. Volendo benevolmente accreditare la megacasa
editrice di averci fatto sopra un ragionamento, se ne deduce che a suo giudizio
il grosso pubblico italiano sarebbe pi interessato allennesima trita rappresentazione del sogno di Napoleone e della tragedia della Grande Arme
che ad un saggio originale ed eccellente sulla storia della grande strategia
russa che fa da sfondo drammatico al capolavoro tolstoiano.
Peraltro, meno ottimisti della Mondadori, e dopo un quarto di secolo di
insegnamento della storia militare a Milano noi dubitiamo che una percentuale minimamente significativa delle decine di migliaia di persone che ogni
giorno transitano per via Moscova e per lomonima stazione della metropolitana sappia perch si chiama cos. In realt pure gli studi sulla partecipazione
alla campagna di Russia del 1812 del IV Corpo darmata (franco-italiano)
comandato dal vicer dItalia, principe Eugenio de Beauharnais, della 33a
Divisione napoletana (generale Detrs) e dei reggimenti francesi reclutati in
Piemonte (111e de ligne e 11e e 13e lger), Liguria e Parma (32e lger),
Toscana e Roma (III e IV battaglione del 113e e 137e de ligne) sono finora
di gran lunga quantitativamente e qualitativamente inferiori a quelli relativi
alle campagne del CSIR e dellARMIR. Dopo i quattro volumi pubblicati nel
1826 dallelbano Cesare de Laugier de Bellecour (1789-1871)4, e i compen3
4

Naturalmente Lieven ricorda il ruolo di Paolucci nella convenzione di Tauroggen (p.


303 dell'ed. italiana).
Gli Italiani in Russia, Memorie di un uffiziale italiano per servire alla storia della
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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di dello stesso de Laugier5, di Alessandro Zanoli (1779-1855)6 e di Antonio


Lissoni (1787-1865)7, lUfficio storico del Corpo di stato maggiore dedic
agli Italiani in Russia una delle monografie di storia militare italiana dellet
napoleonica occasionate dalla partecipazione dellUfficio al congresso storico internazionale di Saragozza convocato in occasione del primo centenario
della guerra dindipendenza spagnola (1908). Redatta dal capitano Girolamo
Cappello (1871), sotto la direzione del Capo Ufficio storico, tenente colonnello Giuseppe Carmine Ferrari (1861)8 e sulla base delle ricerche eseguite
nei varii archivi di stato del regno dal maggiore Guido de Majo e dai capitani Aristide Arzano (1866-1943), Vittorio Gianotti [discendente di uno degli ufficiali piemontesi al servizio dello zar] e Cesare Cesari (1870)9, lopera
appare nondimeno pi frettolosa e meno documentata delle altre monografie
della serie, e in particolare di quelle dedicate agli Italiani in Germania nel
1813 e alle campagne del 1813 e 1814 in Illiria e nella Venezia.
Lopera utilizzava peraltro la storiografia e la memorialistica allora dispo-

5
6

7
8

Russia, della Polonia e dellItalia, Italia (Firenze), 1826-27, 4 voll. (ed. parziale a cura
di Giulio Bedeschi, Milano, Mursia, 1980, pp. 17-190; Compagnia dei Librai, Genova
2007);
Volume XI (1836) dei Fasti e vicende dei popoli italiani dal 1801 al 1815 o Memorie
di un uffiziale per servire alla Storia dItalia nel suddetto periodo, Italia (Firenze), V.
Batelli e figli, 1829-1838, 13 volumi in-12 con tavole.
Alessandro Zanoli, Sulla milizia cisalpino-italiana. Cenni storico-statistici dal 1796 al
1814, Milano, Borroni e Scotti, 1845, pp. 192-206. I contingenti italiani del IV Corpo,
costituiti dalla Divisione della Guardia Reale (Teodoro Lechi) e dalla 15a Divisione
(Pino), partirono (da Milano, Bassano, Vicenza, Cividale, Castelfranco e Verona) con
una forza iniziale di 27.397 uomini, 8.300 cavalli, 740 buoi, 52 cannoni, 391 cassoni
da munizioni e 702 carriaggi da trasporto. Il totale include 1.900 uomini del Reggimento Dalmata, il quale continuava a far parte dell'Esercito italico nonostante nel 1809
la Dalmazia fosse stata scorporata dal Regno d'Italia e annessa alle Province Illiriche
dell'Impero francese. Dedotti questi ultimi e aggiunti i napoletani (8.515) e una stima
delle reclute italiane presenti nei corpi francesi (25-30.000) si pu ritenere che gli italiani costituissero almeno un decimo dei 600.000 uomini della Grande Arme.
Antonio Lissoni, Compendio della storia militare italiana dal 1792 al 1815, Milano,
Rusconi, 1837 (Torino, Fontana, 1844).
Durante la grande guerra comand, da generale, il presidio dell'Asinara e tenne un
diario (pubblicato nel 1929) sul campo di concentramento in cui transitarono da 25 a
30.000 prigionieri austro-ungarici, di cui almeno 8.000 morti di colera e tifo. cfr http://
www.studistorici.com/wp-content/uploads/2010/04/SANNA_Dossier_2.pdf
Gli italiani in Russia nel 1812, Roma, USSME, 1912 (rist. an. Ermanno Albertelli,
Parma, 1993).

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Atti del convegno Cassino-Roma -

nibili in lingua francese (inclusi gli studi di Clausewitz, Jomini e Dmitrij Petrovic Buturlin, la traduzione francese delle memorie di Bennigsen e Galitzin
e della storia ufficiale allora in corso di pubblicazione da parte del grande stato maggiore russo10, il romanzo di Tolstoi e il tomo VII delle c. d. Mmoires
du prince Eugne curate da Pierre Emmanuel Albert Du Casse); e inoltre gli
archivi delle famiglie Corigliano e Manzi (Napoli), Gianotti (Torino), Lechi
(Brescia) e Ottelio (Udine) e il diario Mantovani (Biblioteca ambrosiana di
Milano). Era infine corredata da una relazione inedita del conte Giuseppe de
Maistre, ministro sardo a Pietroburgo, e da una conferenza sulla recente campagna tenuta ai Granduchi Nicola e Michele dal torinese conte Luigi Gianotti
(1759-1826), loro istitutore, entrambi a cura e con commento di Ferrari.
Nel 1912 fu ricostruita pure la partecipazione alla campagna dei 3.500
piemontesi inquadrati nel 111e de ligne, nella storia del reggimento11 pubblicata dallallora colonnello Eugenio de Rossi (1863-1929), altro illustre
componente della task force di storici in uniforme incaricati dal capo di stato
maggiore, generale Alberto Pollio (1852-1914), di colmare la lacuna relativa
alla storia militare dellItalia napoleonica. Completamente ignorata in Italia
fu la storia [pubblicata a Mosca nel 1913 da V. R. Apucthin12] delle tre brigate (francese, olandese e italiana) che alla fine del 1812 i russi intendevano
formare col sussidio inglese e coi 36.000 disertori e prigionieri della Grande
Arme concentrati a Orel, i quali furono per decimati dalle epidemie nel
febbraio 1813.
Lunica ricerca originale pubblicata (nel 1928) dopo il volume di Cappello quella di Nino Cortese (1893-1976) sul Seguito di Murat in Russia e
sulla Divisione napoletana alla difesa di Danzica13; una ricerca condotta su
10 Otechestvennaia voina 1812 goda, Part I, 21 volumes (in 22); Part II, 1 volume. St.-Petersburg: Tipografia "Berezhlivost", 1900-1914. Trad. francese del capitano Eutrope
Cazalas, cominciata nel 1902, col titolo La guerre nationale de 1812. Publication du
Comit scientifique du Grand etat-major russe, Paris: H. Charles-Lavauzelle, [19041911].
11 Il 111 di linea. Fasti e vicende di un reggimento italiano al servizio francese, Scuola di
Guerra, Torino, Tip. Olivero e C. 1912 (rist. an. Accademia di San Marciano, LArtistica
Savigliano, 1995), pp. 146-173.
12 V. R. Apuchin, Formirovanie Legionov is plennych Franzusov, Italianzev i Gollandzev
v Gorode Orel v 1812-13 Godach, Formation des Lgions composes de prisonniers
de guerre franais, italiens et hollandais Orel en 1812-1813, Travaux de la Section
d'Orel de la Socit Impriale Russe Historique et de la Guerre, Moskva 1913.
13 Nino Cortese, Lesercito napoletano e le guerre napoleoniche, Napoli, Riccardo RicGli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

19

documenti dellArchivio di stato di Napoli trascurati dai collaboratori di Cappello (il napoletano De Majo?), ma purtroppo distrutti nei bombardamenti
del 1943. Altre ricerche originali riguardano il 32 leggero14 e il Reggimento
Dalmata15, mentre gli altri recenti lavori sulle truppe napoletane16 e toscane17
a Danzica sono soprattutto compilazioni e rielaborazioni.
La distruzione dei documenti del IV Corpo della Grande Arme e degli
stessi archivi personali di Napoleone avvenuta durante la ritirata e la difficolt pratica e linguistica di accedere alle fonti russe, spiegano la ragione per
cui la partecipazione degli italiani alla campagna di Russia lunico settore
della storia militare dellItalia napoleonica trascurato dalla grande fioritura di
ciardi, 1928, pp. 135-152 e 174-199.
14 Paolo Palumbo, "Il 32 leggero", in Studi storici militari, in corso di pubblicazione.
15 Jean-Pierre Perconte, Les Dalmates et les Istriens au service italien 1806-1814, ed.
Perconte, Lyon, 2007. Cfr. P. Crociani, V. Ilari e C. Paoletti, Storia militare del Regno
Italico (1797-1814), Roma, USSME, 2001, II, Il Dominio dell'Adriatico, pp. 135-149 (Il
Reggimento Dalmata).
16 V. Ilari, Piero Crociani e Giancarlo Boeri, Storia militare del Regno Murattiano (18061815), Invorio, Widerholdt, 2007, II, pp. 48-55 (Guardia Reale e Seguito) e 317-328 (la
Divisione a Danzica).
17 Paolo Coturri, Gianni Doni, Stefano Pratesi, Daniele Vergari, Partire parftir, partir bisogna. Firenze e la Toscana nelle campagne napoleoniche 1793-1815, Firenze, Edizioni
Polistampa, 2009, pp. 118-129.

20

Atti del convegno Cassino-Roma -

studi verificatasi soprattutto a partire dai primi anni Ottanta del secolo scorso18. Ben poco si infatti aggiunto a de Laugier e a Cappello; il primo
stato compendiato da Giulio Bedeschi (1915-1990) e pubblicato [nel 1980 e
nel 2007] insieme a un breve saggio del medico alpino sulla campagna del
1941-43, mentre il volume dellUfficio storico stato ristampato in anastatica
da Albertelli nel 1993. Solo di recente sono comparsi tre nuovi contributi,
un lavoro divulgativo, fondamentalmente basato su Cappello, pur con utili
rappresentazioni grafiche delle operazioni19, un interessante articolo di Piero
del Negro circa limpatto della campagna del 1812 sullidentit nazionale e
il patriottismo italiano20 e uneccellente tesi di laurea, diretta sempre da Del
Negro e basata su un nuovo spoglio del fondo del Ministerro della guerra italico conservato nellArchivio di stato di Milano e su una rilettura della scarsa
memorialistica finora pubblicata21.
Naturalmente le gravissime perdite subite dalla Grande Arme in Russia
hanno condizionato pure la memorialistica, rarefacendo, rispetto alle altre
campagne napoleoniche, il numero delle lettere, dei diari supersiti e delle
successive registrazioni di ricordi personali. Le uniche memorie di reduci italiani finora pubblicate sono quelle di Bartolommeo Bartolini (1846)22 e Francesco Baggi (1898)23, seguite nel 1913 da quelle dello stesso de Laugier24 e
nel 1942, in concomitanza con la nuova spedizione in Russia, da un altro testo

18 Cfr. V. Ilari, "La storiografia militare dell'Italia napoleonica", in Rivista Italiana di studi
napoleonici e dellIsola dElba (in corso di pubblicazione nel 2010).
19 G. Fedele, G. Martignoni e G. Garuti, Italiani contro lo Zar, vol. I: Dal Niemen a Smolensk, Edizioni Camelot, s. d. (ma 2006).
20 Piero Del Negro, "La campagne de Russie et le patriotisme italien", in Revue Historique
des Armes, 250, 2008, pp. 16-24.
21 Elvis Lusa, L'esercito italico nella campagna di Russia del 1812, Universit di Padova,
Facolt di Scienze Politiche, anno accademico 2002-2003.
22 Bartolommeo Bartolini, I giorni dorrore. Avventure particolari accadute al cav. Bartolommeo Bartolini di Trento antico ufficiale di cavaleria e ad alcuni suoi compagni
darmi dal giorno13 al 28novembre1812 nella campagna di Russia scritte da lui
medesimo, 2vol., Vrone, Tipografia Antonelli, 1846.
23 Francesco Baggi, Memorie, a cura di Corrado Ricci, Bologna, Nicola Zanichelli, 1898.
24 conte Cesare de Laugier de Bellecour, In Russia nel 1812: memoria d'un ufficiale italiano, a cura di Cesare Guglielmo Pini, con una prefazione del generale Giovanni Gamerra,
Livorno, Raffaello Giusti, 1913 (XX, 143 p.).
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

21

di de Laugier25 e da uno di Filippo Pisani26. E quindi di particolare importanza la pubblicazione del Diario di un ufficiale superiore del 2 Reggimento
di linea italiano conservato da maresciallo dalloggio delle guardie donore
italiane Francesco Viola. Un diario che purtroppo si interrompe al 26 ottobre
1812, ma che fa in tempo a registrare lepica giornata del 24 nel villaggio di
Malojaroslavets, passata alla storia come la battaglia degli italiani. E che
ci tramanda lo scambio di battute, tra lImperatore e Murat, passati il mattino
seguente per il campo di battaglia coperto di cadaveri: N.: Cazzo, come mai
avete potuto ammazzare tanta gente? M.: Voil le plaisir quon a de commander de si braves gens27. Leffetto drammatico pi incisivo del colloquio, altrettanto cinico, immaginato da Tolstoi tra Clausewitz e Wolzogen e ascoltato
dal principe Andrea ferito sul campo di Borodino:
Der Krieg muss in Raum verlegt werden. Der Ansicht kann ich nicht
genug Preis geben (la guerra devessere estesa in profondit. La validit di questa regola non mai abbastanza lodata), disse uno di loro.
Oh ja - disse laltro - der Zweck ist nur den Feind zu schwachen, so
kann man gewiss nichtden Verlust der Privat-Personen in Achtung nehmen. (certamente, lunico scopo indebolire il nemico, e perci naturalmente non si possono mettere in conto le perdite di singoli individui).

De Laugier, Concisi ricordi di un soldato napoleonico, a cura di Raffaele Ciampini,


Torino, Giulio Einaudi, 1942
26 Filippo Pisani, Con Napoleone nella campagna di Russia. Memorie inedite di un ufficiale della Grande Armata, pubblicate con introduzione e note da Carlo Zaghi, Milano,
ISPI, 1942
27 In realt le perdite furono equivalenti, circa 7.000 per parte, ma rappresentavano il 30
per cento dei 24.000 italiani contro il 22 per cento dei 32.000 russi.
25

Teodoro Lechi - . Comandante della Guardia Reale Italiana

23

LItalia Napoleonica e la campagna di Russia


1812
di Massimo Coltrinari

rapporti tra la Francia Napoleonica e la Russia, sono stati sempre conflittuali, essendo i due stati profondamente diversi per concezione e per struttura. Luno, permeato dai principi della Rivoluzione francese del 1789,
laltro profondamente teocratico. LItalia, conquista dai francesi nel 1796,
rimase sempre nellorbita di Parigi e segu la parabola napoleonica in tutte le
sue fasi.

Il primo coinvolgimento degli Italiani nel conflitto con la Russia si ebbe


nella Seconda Coalizione, quando la Russia si era alleata allAustria ed alla
Turchia in funzione antifrancese ed era intervenuta in Italia e nel centro Europa.. Da rilevare, come momento importate delle relazioni tra lItalia Na-

24

Atti del convegno Cassino-Roma -

poleonica e San Pietroburgo, lassedio di Ancona alla Brigata Monnier, nel


1799, da parte di forze austriache, russe e turche. Ovvero una coalizione in
cui Cattolici, Ortodossi e Mussulmani che si coalizzano tra loro, nonostante
le divergenze di ordine religioso, per sconfiggere i laici, i rivoluzionari ed atei
quali erano considerati al tempo i Francesi. Ulteriore elemento per sottolineare le divergente tra La Francia e la Russia.
Nonostante Tilsit, in cui i rapporti si distesero, era inevitabile uno scontro
tra i due Stati a largo raggio.
Nel 1812 Napoleone, padrone dellEuropa continentale, ma incapace di
attaccare lInghilterra sul mare, entra nellordine di idee di attaccare la Russia
di Alessandro I, rea di essere ancora compiacente con lInghilterra stessa.
Una strategia indiretta, che doveva eliminare, o costringere a patti ed entrare
nellorbita Napoleonica, sia la Russia che lInghilterra.
Nel marzo 1812 una forza che si aggira su una massa di armati che sfiorava le 500.000 unit, che sulla carta non aveva rivali,28 fu radunata da Napoleone per lattacco generale alla Russia. Proprio in questa realizzazione
lorigine della sconfitta in terra russa da parte francese. Fino ad allora la
Grand Arme aveva condotto campagne rapide; rapida adunata, movimenti
veloci, concentrazione rapida per ricercare la battaglia, attraverso la quale si
doveva raggiungere la vittoria e sconfiggere il nemico. Per questo non erano
state create strutture tali da reggere uno sforzo logistico prolungato. Bastava
appoggiarsi alle risorse locali, ovvero prendere tutto quello che serviva nei
territori in cui si operava, e si aveva risolto il problema. In Russia questo non
era possibile. Le ragioni sono evidenti: si ha a che fare con i grandi spazi, con
linee di rifornimento spesso labili; le risorse locali scarse; inoltre il nemico
sicuramente avrebbe sfruttato questi fattori, adottando, come adott, la strategia indiretta della terra bruciata. Come si poteva mantenere una massa di oltre
500.mila uomini e 80.000 cavalli, in movimento verso est, senza aver provveduto ad organizzare un sistema solido di rifornimento dallindietro in avanti
che garantisse la sopravvivenza?. Inoltre, fattore aggravante, la Polonia, o il
Granducato di Varsavia, che svolgeva la funzione di grande base per lArme
francese, era stata sistematicamente saccheggiata dai francesi, riducendo cos
28 Appendice 1 elenco delle diverse nazionalit che compongono lesercito di Napoleone
per linvasione della Russia;
in Appendice 2 Prospetto dei Marescialli e Generali comandanti i corpi dEsercito e
divisioni dellesercito della Spedizione in Russia.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

25

ulteriormente le possibilit di una alimentazione logistica costante. Sul piano


strettamente strategico, Napoleone i Russia non ha un piano preciso, ovvero
non ha ben messo a fuoco ne lo scopo ultimo della campagna, ne che cosa
considerare come teatro delle operazioni nei suoi limiti di tempo e di spazio.
Arrivato a Vitensk, sembra che lavanzata fosse terminata; poi repentinamente decide di puntare su Smolensk. Qui tutti i suoi Marescialli lo scongiurano
di non avanzare ulteriormente; sembra convito, poi ancor pi repentinamente
decide di puntare su Mosca, che conquista a met settembre. Quale fu il risultato di tutta questa improvvisazione: che Mosca fu raggiunta con solo il
25% delle forze che hanno passato il Niemen tre mesi prima, ovvero non pi
di 100.000 uomini. Un mese dopo, nel momento in cui, viene dato lordine
di lasciare Mosca ed iniziare la ritirata, le forze che prendono la via verso
ovest non superano il numero di 50-60 uomini. Tutte queste cifre, occorre
precisarlo, si riferiscono alla forza combattente, tralasciando tutti coloro che
seguono larmata, una folla indistinta, variopinta, di estrazione diversa, che
pi un peso che un aiuto.
Con queste considerazioni facile concludere che lerrore iniziale di Napoleone di non aver affrontato la campagna di Russia con presupposti coerenti e validi, allorigine della sconfitta. In pratica distrusse con le sue mani
questa massa di 500 mila uomini combattenti, per errori, strategici, tattici e
logistici. Il cosiddetto Generale Inverno, il grande alleato dei Russi, pi che
altro un velo che si usa per nascondere questa realt che getta sinistra luce
sulloperato del Grande Corso.
In questa nuova avventura contro la Russia viene inclusa anche una forza
di italiani, che erano espressione del Regno dItalia, regno della galassia degli
Stati creati da Napoleone, una forza del Regno di Napoli, ove regnava uno
dei protagonisti delle battaglie napoleoniche, in comandate per antonomasia
della cavalleria, Gioacchino Murat, cognato di Napoleone per aver sposato
sua sorella Carolina..
L Esercito del Regno dItalia, che aveva come Vicer Eugenio di Beauharnais, figliastro di Napoleone, contava 79.522 uomini e 12.824. cavalli nella
primavera del 1812 era cos composto:

Guardia Reale 2 reggimenti di cavalleria (Guardie dOnore e Dragoni della Guardia),


3 reggimenti di fanteria (Veliti Reali, Fanteria della Guardia, Coscritti della Guardia),
Artiglieria, Treno, Gendarmeria e Marinai.

Fanteria: 7 Reggimenti di linea italiani (1-7), 4 Reggimenti leggeri (1-4), Reggimento


Dalmata (ognuno su 4 battaglioni di guerra), battaglione Coloniale (Isola dElba).

26

Atti del convegno Cassino-Roma -

Cavalleria; 4 Reggimenti Cacciatori a cavallo (1 Real Italiano, 2 Principe Reale);


2 Reggimenti Dragoni (Regina, Napoleone).

Artiglieria Reggimento di artiglieria a piedi; Reggimento di artiglieria a cavallo; Treno


di Artiglieria; Artiglieria costiera

Genio un battaglione zappatori.

Gendarmeria 3 Legioni

Treno di Sussistenza 2 battaglioni

Reggimenti degli Invalidi e dei Veterani 3 battaglioni

Guardia Civica 2 reggimenti (Milano e Venezia)

Compagnie di riserva dipartimentali.

Per lesigenza Russia, Il Regno dItalia invi truppe che furono incorporate
nel IV Corpo, posto al comando del Vicer dItalia, Eugenio de Beauhnais. In
particolare la 14ma Divisione, posta al comando el gen. Broussiere, incorporava la fanteria della Guarda Italiana, che era al comando del generale Teodoro
Lechi, per un totale di 5 battaglioni ( 4070 uomini). La 15ma Divisone era
comandata dal generale Pino contava il 1, 2 e 3 di Linea, e il Reggimento
Dalmata, per un totale di 16.084 uomini. La Divisione era al completo con i
suoi 16 battaglioni e 4 compagnie di artiglieria29
La cavalleria del IV Corpo contava 1800 sciabole italiane (Guardia reale al comando del generale Villata, Dragoni Regina, 2 e 3 cacciatori a cavallo) e una brigata di cavalleria leggera francese (9e e 19e chasseurs cheval) al comando

del generale Ornano. Lartiglieria consisteva in 100 cannoni con circa 2540
cannonieri, zappatori e personale del treno.30
Secondo questa fonte il totale dei soldati italiani erano 24.694 uomini31,
mentre le perdite ammontarono a 14.06132

Il 18 febbraio 1812 il Vicer Eugenio pass la rivista i reparti destinati a


partire per la Russia nella grande piazza darmi di Milano .

29
30
31
32

I Colonnelli Debois, Levi, Varese e Lorot, erano i Comandanti di Reggimento.


Von Pivka O., Truppe Napoleoniche Italiane, Milano, Edizioni del Prado, 1999.
Ibidem
Ibidem
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

27

Albrecht Adam: Carri Bagaglio italiani in Russia nel 1812.

La Divisione della Guardia Reale


Lasciato Milano, segu litinerario per Verona, poi il Brennero per Innsbruck e Norimberga, raggiungendo il 1 aprile 1812 Bautzen e, due mesi
dopo, il 1 giugno 1812 a Plotz. Qui gli effettivi contati sono 6053 uomini e
2617 cavalli.
Il 1 Luglio la Divisione pass il Niemen allaltezza di Piloni ed il 24 la
Dwina, utilizzando un ponte che era stato costruito dal reparto di Marinai
italiani della Guardia. Due giorni dopo, il 26 luglio, durante la battaglia di
Ostronowo, reparti italiani protessero la ritirata dei corazzieri francesi. Il 19
agosto la Guardai arriv a Smolensk. Nel prosieguo delle operazioni il 1 settembre alcune reparti ed il 5 tutta la Divisone si schierava sulle alture di Borodino, restandovi in riserva durante la battaglia del 7 settembre , subendo,
peraltro, 50 Caduti a causa del fuco russo. La Fanteria si impegn, in quadrato, a proteggere le linee dalla cavalleria nemica.
L8 settembre la Divisione part per Mosca che raggiunse il 15 settembre,
prendendo stanza nei sobborghi di Peterskov. Il 17 settembre, a seguito degli
incendi, la Divisione lasci Mosca, ove rientro il 21 settembre successivo.
Prese alloggi presso il Cremlino, ed ogni giorno sfilava, insieme alla Guardia Francese davanti a Napoleone. I Ruolini della Divisione presentava un
numerico di 4348 uomini presenti, 127 distaccati, inclusi 15 prigionieri, 520

28

Atti del convegno Cassino-Roma -

dispersi, 347 malati e feriti e 417 inabili. Il 19 ottobre le truppe italiane lasciarono Mosca ed il 24 settembre 3 battaglioni della Divisone della Guardia
reale parteciparono alla battaglia di Maloyaroslavets, meritando la citazione
nel 27 Bollettino.33
Dopo la battaglia Maloyaroslavets, la marcia verso ovest riprese e l8 novembre il IV Corpo, nel suo movimento per passare a guado il fiume Vop,
impossibilitati i Marinari della Guardia a gittare un ponte per il ghiaccio,
perdette tutto il suo bagaglio e tutti i pezzi dellartiglieria dovettero essere
lasciati sul posto.
La ritirata fu quanto mai disastrosa
Il 10 la Guardia prese Dukhovchina sloggi adone i Cosacchi, che la notte
attaccarono gli avamposti. Il 14 la Guardia forz lentrata a Smonlensk ,
trovando per i magazzini evacuati o distrutti dal nemico. Ripresa la marcia
, il 16 il IV Corpo fu accerchiato a Krasnoi e, rifiutata la resa,dovette dare
battaglia. L Guardia , collocata al centro, respinse la cavalleria russa. A notte Eugenio si sganci ripiegando verso il Quartier Generale di Napoleone e
il 20 (novembre) si colleg a Orcha col III corpo di Ney.
Dopo aver combattuto il 26 (novembre) a Borisov, il IV Corpo, ridotto ad
appena 2000 uomini in grado di combattere, arriv alla Beresina il 27 e la
notte pass il fiume. Il 29, a Pleszecnice, la Guardia salv lo SM di Oudinot,
assediato dai Cosacchi in un casale. Il 9 dicembre il IV Corpo giunse a Vilna,
e dil 12 pass il Niemen. Lasciato in retroguardia al ponte di Kovno, il 13 un
plotone di marinai disperse i Cosacchi che cercavano di catturare lo Stato
Maggiore di Ney. Intanto un distaccamento di Dragoni della Guardia scortava la slitta di Napoleone da Breslavia ad Haynau,34
La ritirata di Russia del IV Corpo termin alla fine di dicembre del 1812 a
MArienwerder, dove il vicer Eugenio radun i superstiti del IV Copro, che
Il Bollettino riporta dans le combat de Maloyaroslavets la garde italiennes sest distingue. Elle a pris la position et sy est maintenue Cfr.Crociani P., Ilari V., Paoletti
C. , Storia Militare del regno Italico (1802-1814), LEsercito Italiano, Tomo II: Armi e
Corpi dellEsercito, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dellEsercito, Ufficio Storico, pag.508 e segg. Da questo volume si traggono le principali informazioni
qui citate e si rinvia al medesimo per un ulteriore approfondimento.
34 Cfr. Crociani P., Ilari V., Paoletti C. , Storia Militare del regno Italico (1802-1814),
LEsercito Italiano, Tomo II: Armi e Corpi dellEsercito, Roma, Ministero della Difesa,
Stato Maggiore dellEsercito, Ufficio Storico, pag.509
33

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

29

Faber du Four, ufficiale di fanteria del Wuttemberg.


Guardie dOnore italiane in Russia 1812.

risultarono essere 2844 uomini, con pochi cavalli e senza artiglieria. Secondo
gli autori citati, le perdite della Guardia erano leggermente inferiori alla
media: il 31 dicembre contava infatti 570 uomini, di cui 5 di Stato Maggiore,
35 Guardie dOnore, 87 Veliti, 205 Granatieri, 33 Cacciatori, 134 Dragoni,
63 Artiglieri ed 8 marinai. Gli Ufficiali erano 114.35
Un attacco da parte dei Cosacchi fu portato nella notte dell11 gennaio
1813 proprio al Quartier Generale di Marienwerder, che fu respinto non senza difficolt. Il 12 gennaio, un altro attacco fu lanciato dai Cosacchi contro
Neuburg, dove il Vicer Eugenio si era portato ed a stento evit la cattura. Per
sicurezza Eugenio arretr fino a Posen. Qui il 17 gennaio assume il Comando
di quello che fu la Grande Arme, che nella nuova configurazione ordinativa
dellEsercito Francese doveva poi assumere il nome di Corpo dOsservazione
dellElba.
Termina con questa data lavventura dei soldati italiani in Russia.
35 Ibidem

30

Atti del convegno Cassino-Roma -

Qualche notizia di alcuni reparti Italiani in Russia


Il Reggimento Guardie dOnore.
Notizie degli altri reparti italiani impegnati in Russia si trovano nei volumi
citati. La Guardia dOnore in Russia fu preceduta da un segno funesto. Il 13
febbraio 1812 a Milano durante la sfilata dei carri del carnevale si rovesciarono i due carri allegorici che alludevano alla spedizione in Russia, intitolati,
uno, Le Quattro Stagioni, laltro Gli argonautici alla conquista del vello
doro che erano montati dalla Guardia dOnore. Partirono per la Russia dei
22 Ufficiali in organico solo 17, con 327 sottufficiali e guardie dei 371 previsti. Lunico episodio di rilievo nella campagna fu il 1 settembre, quando lo
squadrone era compreso nellavanguardia nella avanzata su Borodino durante la battaglia lo squadrone effettu una carica.
Raggiunta Mosca, ai primi di ottobre, cinquanta guardie furono evacuate
con una colonna di feriti ed invalidi. Alla rassegna del 9 ottobre, erano presenti circa 200 uomini.
Il Reggimento Veliti Reali
DallItalia partirono 1194 uomini ed il 1 aprile inquadrava 44 Ufficiali,
1330 Sottufficiali e truppa, 70 cavalli e 2 cannoni. Alla battaglia di Borodino,
formando quadrati, affronta la cavalleria russa; entra a Mosca la sera del 15
settembre, e partecipa ai rastrellamenti contro i saccheggiatori. Successivamente viene alloggiato al Cremlino, e partecipa alle parate giornaliere. Il 9
ottobre, il reggimento, non inclusi i dispersi, i feriti, i malati, i distaccati e gli
invalidi, gi evacuati, contava 38 ufficiali, 771 veliti e 39 cavalli. Alla battaglia di Maloyaroslavets, 24 ottobre, fu tenuto in riserva, ma sub perdite per
via dellazione della artiglieria russa. IL 27 dicembre, ripassato il Niemen a
Marienwerder, il reggimento contava 40 Veliti, ma con i ritardatari si raggiunse il numero di 87. In pratica il reggimento fu distrutto nel corso della ritirata.
Il Reggimento Dragoni della Regina; 2 Reggimento Cacciatori a Cavallo; 3 Reggimento Cacciatori a Cavallo:
La Cavalleria italiana partecip alla campagna di Russia con la Brigata di
cavalleria della Guardia reale e la Brigata dei Cacciatori a Cavallo. Napoleone il 27 febbraio aveva disposto direttamente di aggregare i Dragoni della
Regina alla Guardia reale, che insieme ai Dragoni della Guardia e alle guarGli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

31

Italiani del IV Corpo avanzano in territorio russo, 1 luglio 1812,


fraPiloni e Kroni Fonte. Albrech Adam

die dOnore formarono 8 squadroni, ovvero una Brigata di 1550 uomini. Il 1


marzo 1812, lasciata a Milano, a Bressanone la consistenza della cavalleria
Italiana era di 146 ufficiali, 1752 effettivi e 3025 cavalli, in particolare:
. 14 ufficiali, 290 guardie donore con 336 cavalli;
. 20 Ufficiali, 410 Dragoni della Guardia reale con 453 cavalli
. 38 Ufficiali, 664 Dragoni della regina, con 807 cavalli
. 40 Ufficiali, 681 del 2 Cacciatori a cavallo, con 744 cavalli
. 34 Ufficiali, 687 del 3 Cacciatori a cavallo, con 685 cavalli.
La vicenda della Cavalleria sintomatica per comprendere come Napoleone trascurasse gli aspetti logistici, indebolendosi cos giorno dopo giorno.
La marcia da Plock a Kawary (6-24 giugno 1812) fu esiziali per lassoluta
mancanza di foraggio: nutriti di segale di paglia marcia strappata ai tetti
dei tetti delle case, un gran numero di cavalli dovettero essere sostituiti con

32

Atti del convegno Cassino-Roma -

quadrupedi del paese con quadrupedi del posto. Il 30 giugno 182 il IV Corpo
pass il Niemen a Pilony sotto un violento uragano e limprovviso abbassamento di temperatura provoc in una notte la morte di circa 4000 quadrupedi 36
Episodi salienti della cavalleria furono la cattura il 30 luglio di un convoglio russo di 200 quintali di farina; il 4 settembre si ebbe il primo scontro
con i cosacchi delletman Platov. Nella battaglia di Borodino, con laiuto dei
Cacciatori bavaresi, la cavalleria italiana respinse un attacco dei Cosacchi sul
fianco del IV Corpo. Il 14 settembre si accamparono dei sobborghi di Mosca.
In questo periodo fino allinizio della ritirata, vi furono perdite elevate a causa delle uccisioni dei partigiani russi che sorprendevano i cavalieri italiani a
foraggiare in zone distante anche 20-25 chilometri da Mosca.
Un record fu conseguito dalla Cavalleria italiana in Russia: il 9 ottobre il
2 Reggimento a Cavallo raggiunse la citt di Dimitrov, il punto pi a settentrione raggiunto dalla Grand Arme nella campagna di Russia, rischiando di
essere tagliato fuori e fatto prigioniero, cosa che fu evitata per laccorrere del
3 reggimento a cavallo giunto in suo soccorso.
Il 19 ottobre 1812 inizia la ritirata da Mosca e quattro giorni dopo gli Italiani si distinsero alla battaglia di Maloyaroslavets. Dopo questo bel episodio
i cavalieri italiani vennero inseriti nello Squadrone Sacro che Groucy aveva
formato per proteggere da vicino Napoleone. Ma lo squadrone Sacro ebbe
vita breve in quanto, per mancanza di foraggio, i cavalli presto morirono tutti.
Le perdite della cavalleria italiana in Russia, in modo relativo, furono pi
lievi di quelli della Fanteria. A Glogau si trovarono presenti 54 dragoni della
Regina, 173 Cacciatori del 2 Reggimento e 163 del 3 Reggimento.
Lartiglieria italiana in Russia
Il IV Corpo aveva come dotazione 18 cannoni da sei e 8 obici da ventiquattro assegnati alle Divisioni, 14 ai tre reggimenti e 12 pesanti campali al
parco di artiglieria. In totale 52 pezzi che erano serviti da 22 compagnie, 4 a
piedi, 2 a cavallo 7 del treno, 2 pontieri e 7 reggimentali per un totale di 2100
uomini, di cui 82 ufficiali.
La lapide posta ai lati del portone dellarsenale del Cremlino, scritta in
36 Ibidem,
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

33

Truppe Italiane in Marcia nel luglio 1812. Notare che lUfficiale a cavallo porta i due zaini
sulla sua sella di un Granatiere che sostiene in fuciliere di linea sofferente. Fonte Fabre du
Four, lo schizzo stato eseguito sul posto e dal vivo dallautore

francese e in russo, che celebra la vittoria del 182 dei russi sui francesi scrive che furono tolti al nemico 975 cannoni, di cui 70 italiani e 40 napoletani.
Come appare evidente la prima cifra non esatta perche il IV Corpo aveva
solo in dotazione 52 cannoni.
Lartiglieria italiana si distinse il 25 luglio alla battaglia di Ostrowno ed il
7 settembre in quella di Borodino, in cui i pezzi agli ordini di Millo infranse
la carica che poteva risultare decisiva della cavalleria russa.
Raggiunta Mosca le compagnie dartiglieria reggimentali furono sciolte e
gli uomini ripartiti fra i cannonieri, il treno dartiglieria e il treno dequipaggi. . Altro episodio degno di nota per lartiglieria fu la battaglia, il 24 ottobre,
a Maloyaroslavets, durante il quale lartiglieria italiana ridusse al silenzio le
batterie russe.
L8 novembre, al passaggio del fiume Vop tutti i pezzi, tranne due che poi
furono catturati dai russi il 16 successivo a Krasnoi, furono abbandonati.

34

Atti del convegno Cassino-Roma -

Conclusione
La partecipazione degli italiani alla guerra Napoleonica in Russia, in un
bilancio a largo respiro, fu degna di nota. Le unit diedero prova di una certa
compattezza, e in vari episodi si distinsero per audacia, resistenza al fuoco,
ardire e coraggio. In particolare gli Italiani si distinsero nella battaglia di
Malojaroslavetz. Qualche autore si chiede37 per quale motivo gli Italiani, a
ritirata gi iniziata e ormai chiaro che lavventura napoleonica in terra russa
si sarebbe risolta in una sconfitta di vastissime proporzioni, ebbero il coraggio e la forza di battersi con cos determinato valore. Una risposta pu essere
individuata nel fatto che i Francesi, conquistando lItalia nel 1796 portarono
quelle idee che, in modo estremamente sintetico, si possono riassumere nella
frase che ogni servo, ogni uomo, diventava un cittadino, membro paritetico
con uguali diritti di uno Stato. Era stato gettato il seme e la pianta, piccola che
sia, stava nascendo. Gli italiani nella rimate napoleoniche stavano provando
che cosa voleva dire il senso di appartenenza, lidentit, e combattevano agli
ordini di un uomo che seguiva sogni imperiali, che per non intaccavano le
motivazioni di fondo.
Questa grande avventura per la quasi totalit di loro si risolse in tragedia.
Le perdite furono oltre il 98% degli uomini e la totali dei cavalli e buoi, e di
tutto il restante materiale.
Il 12 dicembre 1812 quello che restava delle truppe napoleoniche raggiunsero Kovno, lultima citt dellimpero russo, sulla sponda del Niemen, quel
fiume che solo cinque mesi prima avevano attraversato con tanto entusiasmo.
Gioacchino Murat radun i Marescialli per conoscere il loro pensiero sul da
farsi. Tutti consigliarono di abbandonare Knovo e di ritirarsi sotto la protezione della fortezze sulla Vistola. Le unit superstiti e gli sbandati dovevano
raggiungere queste fortezze: gli uomini della Guardia a Danzica, quelli del
I Corpo (Davout) e del VII ( ovvero i westafaliani) a Thorn, gli uomini del
II Corpo (Oudinot) e del III (Ney) a Mariembourg, quelli del V Corpo ( polacchi9 a Varsavia, quelli del Vi corpo 8 bavaresi, insieme ai superstiti del IV
Corpo (Vicer dItalia) a Marienwerder.
Marienwerder fu lultima tappa degli Italiani che parteciparono alla campagna di Russia. Il totale non superava le 800 unit, inteso sempre come uomini in grado di combattere.
37

Nicolson N., Napoleone in Russia. 1812. Il tramonto di un sogno imperiale, Milano,


Rizzoli, 1987.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

35

Una Lezione non appresa


Linvasione della Russia da parte di Napoleone nel 1812 doveva essere
un ottimo precedente per linvasione della Russia tentata dalla Germania nel
1941. Hitler doveva tenerne in buon contro per evitare gli stessi errori e le
stesse conseguenze. Sta di fatto che anche lui dissip il suo potenziale potere
militare in una campagna che poteva, se imposta su criteri diversi, avere esiti
diversi. Come Napoleone, anche Hitler non riesce a definire lobbiettivo finale della campagna, quello che oggi si definisce lEnd State. Non era immaginabile che, conquistata la Russia la Gran Bretagna si sarebbe arresa. Aveva
alle spalle gli Stati Uniti, e con lAtlantico sgombro da ostacoli tedeschi, la
Gran Bretagna avrebbe continuato la guerra fino alla vittoria. Quindi, pi che
attaccare la Unione Sovietica, Hitler, se voleva avere ragione della Gran Bretagna, doveva potenziare la Marina da Guerra tedesca, e soprattutto larma
sottomarina. La battaglia dellatlantico era la vera battaglia da combattere con
tutte le forze e destinarvi tutte le risorse.
Nel 1943, Churchill, come scrive nelle sue memorie, temeva di perdere
questa battaglia e con essa avrebbe perso la guerra, a riprova di come Hitler
non avesse compreso quali erano i termini esatti della guerra.
Attaccando la Unione Sovietica, doveva tenere presente la lezione ricevuta da Napoleone: non era importante conquistare il territorio, ma le risorse
essenziali. Per Napoleone erano il sostegno logistico, viveri per gli uomini e
foraggi per i cavalli. Solo cos la forza combattente sarebbe rimasta intatta.
Hitler doveva conquistare quei territori sovietici che dessero le risorse per
proseguire la campagna e la guerra stessa. Ovvero i territori dellUcraina per
il sostegno alimentare e quelli del Caucaso per il petrolio. Tutta la massa principale dellEsercito tedesco doveva essere indirizzata a questi due obbiettivi,
ovvero doveva puntare sul Volga, su Baku, tralasciando ogni altro obiettivo.
Hitler, invece, divise in tre masse il suo esercito: la massa nord lanciata contro
Leningrado, la massa centro lanciata verso Mosca ed una terza massa operante a sud. Uno sperpero di forze inutile. Conquistare Leningrado e Mosca non
avrebbe risolto la campagna e Hitler si sarebbe trovato come Napoleone dopo
aver conquistato Mosca. Persa loccasione iniziale,il 1942 e il 1943 fu una
lotta disperata per raggiungere lobbiettivo finale, che ogni giorno era sempre
pi lontano.
Anche nella campagna del 1941 di Hitler, gli Italiani parteciparono alla invasione del suolo russo. Nel 1941 fu costituito il Corpo di Spedizione Italiano

36

Atti del convegno Cassino-Roma -

in Russia (CSI) a livello di Corpo dArmata, comprendente 60.000. LAlto Comando tedesco, convinto che lURSS sarebbe stata sconfitta in pochi
mesi, non richiese queste truppe Italiane, e fu solo linsistenza di Mussolini,
che molto superficialmente, per ragioni di prestigio e politiche insistette per
linvio in Russia di truppe italiane. Il CSIR fu messo la comando del generale Giovanni Messe ed integrato nella 17 Armata tedesca di Von Kliesit. Nel
1941-1942 si comport onorevolmente ed oper in Ucraina e nella regione
del Dombass.
Dopo la sconfitta tedesca del dicembre 1941, lAlto Comando tedesco,
a fronte delle gravi perdite subite e in previsione della campagna del 1942,
soprattutto verso il Caucaso, richiese, questa volta, allItalia linvio di ulteriori forze, soprattutto truppe specializzate in montagna. LItalia invio un altro
Corpo dArma ed il Corpo dArmata Alpini, per un totale di 229.000 uomini
che furono, insieme al CSIR (che divenne II Corpo dArmata) l8a ARMATA
Italiani in Russia. (Armir). Questa opero fino al Don durante il 1942 ( I Battaglia difensiva del Don) e nel dicembre 1942 si trovava a nord i Stalingrado a
presidiare, con la difesa ancorata al terreno, la sponda sinistra del Don stesso
insieme a Ungheresi e Romeni a nord, e tedeschi al sud.
LArmir fu attaccato il 10 dicembre 1942 (Operazione Piccolo Saturno ed
Uranio) e resistette sulle posizioni fino al 21 Dicembre. Poi inizio quella che
per noi italiani la 2Ritirata di Russia. Una ritirata che molto simile a quella del 1812, in cui persero la vita, degli iniziali 191.000 uomini presenti alla
Bandiere il 1 dicembre 1942, circa 91.000 soldati, fra Cauti e dispersi. I prigionieri furono 10830, che lUnione Sovietica restitu nellagosto del 1946.
Le perdite, quindi furono, oltre 101.000 uomini pari ad 60% della forza, oltre
a quasi tutto il materiale ed alla totalit delle. Artiglierie. Rispetto alla campagna del 1812, in cui le perdite in cavalli e materiale fu totale e di uomini fu
del 98%, nel 1941-1943, le perdite furono in percentuale minor, ma sempre
dolorosissime, se si pensa che la battaglia dellOrtigara, la pi sanguinosa
combattuta dallEsercito Italiano nella prima guerra mondiale ebbe l8%dei
Caduti, feriti e dispersi.
Negli anni del secondo dopoguerra, roventi polemiche, nel clima della
guerra fredda, si svilupparono in merito ai Caduti italiani in Russia, in quanto
si sosteneva che la URSS non volesse restituire i Prigionieri per trattenerli
come schiavi (La Gran Bretagna restitu lultimo prigioniero tedesco sul suolo inglese nel 1954) o peggio li avessi uccisi.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

37

Truppe Italiane in Marcia per partecipare alla battaglia di Borodino. 5 settembre 1812
Fonte Fabre du Four, cit.

Lamara verit che tutti i non ritornati, i Caduti e dispersi lo erano stati
nella tragica ritirata del dicembre1942-marzo 1943. Tutti i sopravissuti, tra 28
che furono trattenuti come presunti Criminali di guerra e restituiti nel 1954
allindomani della morte di Stalin, furono restituiti nellagosto 1946 dalla
URSS.
La partecipazione alla invasione della Russia da parte degli Italiani nel
1812 e nel 1941-1943 si risolse in tremende disfatte, costate un numero spropositato di Caduti. Un dato, questo, che deve far riflettere per tante ovvie ragioni. La Russia dello Zar, prima, e la URSS poi, in queste tremende disfatte
da noi subite rimangono sullo sfondo. La responsabilit di tanti disastri solo
dalla nostra parte, in quanto la Russia e la URSS, sia di fronte a Napoleone
che di fronte ad Hitler si sono solo difese.38
Il 1812 e tutte le sue conseguenze non insegnarono nulla.
38 Una dettagliata analisi delle Operazioni italiane del 1941-1942 in Russia nel I volume,
dei quattro previsti, dame preparato per il progetto Storia in Laboratorio.
Cfr. Coltrinari M., La guerra italiana allURSS. 1941.1943. Le Operazioni, Roma, Societ
Editrice Nuova Cultura, Universit la Sapienza, 2011, Euro 20, 00, ISBN 9788861345744

38

Atti del convegno Cassino-Roma -

Appendice 1

Elenco delle diverse nazionalit che compongono lesercito


di Napoleone per linvasione della Russia;
Napoleone condusse con se in Russia uomini delle seguenti nazionalit:
. 60.000 Polacchi
. 20.000 Sassoni
. 30.000 Austriaci
. 30 000 Bavari (Olandesi)
. 22.000 Prussiani
. 20.000 Vestfaliani
. 8.000 Wuttemburghesi
. 8.000

Badenesi ( Uomini del Baden)

. 4.000

uomini di Darmstadt

. 2.000

uomini di Gotha e Waymar

. 5.000

uomini di Wurtzburgo e della Franconia

. 5.000

uomini di Macklemburgo, Nassau ed altri piccoli principi

. 20.000 Italiani e Napoletani


. 4.000

Spagnuoli e Portoghesi

. 10.000 Svizzeri
. 250.000 Francesi
Un totale di 498.000 uomini 16 Paesi diversi dEuropa.
Fonte: Capefigue B., LEuropa durante il Consolato e l?impero di Napoleone.
Versione con Note ed Illustrazione Storiche di Gaetano Barbieri., Napoli, Gaetano Nobili
Libraio-Tipografo, 1846.,e Volumi, III Volume, pag. 249.

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

39

Appendice 2

Ordine di battaglia della Grande Arme


Comandante in capo: Napoleon Bonaparte
Capo di S. M. Maresciallo Louis-Alexandre Berthier
Fianco Nord

X Corpo (Prussiani, Polacchi, Bavaresi, Westfaliani) Mar. Macdonald

Forza Centrale di 220,000 sotto il comando personale di Napoleone


Guardia Imperiale 33.000 (Fr,Po,Du,It,Pt,Sw,Sp) Mar. Bessires

Aggregati alla Guardia Imperiale 7.000 Polacchi, Italiani, Spagnoli

Gran Quartier Generale, Parco dArtiglieria, Servizi 14.000 (Fr,Sw,Po,Pt)

I Corpo 72,000 (Fr,Ba,Me,Ge,Du,It,Sp,Po) Mar. Davout

II Corpo 37,000 (Fr,Ba,Sw,Cr,Pt,Du,Ge,Po) Mar. Oudinot

III Corpo 40,000 (Fr,Wu,Pt,Ge,Il,Du,It,) Mar. Ney

Riserva di Cavalleria Maresciallo Murat Re di Napoli


I Corpo di cavalleria di riserva 11,000 (Fr, Po, Pr, Ge) Gen. Nansouty

II Corpo di cavalleria di riserva 10,000 (Fr, Po, Pr, Wu) Gen. Montbrun

Corpi di secondo scaglione dietro la Forza Centrale:


IV Corpo 46,000 (It,Fr,Cr,Sp) Gen. Eugne de Beauharnais, Vicer dItalia

VI Corpo 25,000 (Bavaresi) gen. Gouvion St Cyr

III Corpo di cavalleria di riserva 10,000 (Fr,Bv,Sx,Du) Gen. Grouchy

Fianco destro Gen. Girolamo Bonaparte, re di Westfalia


VI Corpo 36,000 (Polacchi) Gen. Poniatowski

VIII Corpo 18,000 (Westfalici) Gen. Girolamo Bonaparte, poi Gen. Junot

IV Corpo di cavalleria di riserva 9000 (Po,Sx,We) Gen. Latour-Maubourg

Fianco Meridionale

VII Corpo 17,000 (Sassoni) Gen. Reynier

Corpo austriaco 34.000 Mar. Schwarzenberg

Riserva in Polonia e Prussia


XI Corpo 50,000 (Fr,Du,Ge,Ne) Mar. Augereau

Riserva in Germania (partita per la Russia nella tarda estate del 1812)

IX Corpo 34,000 (Fr,Po,Ba,Bg,He,Sx) Mar. Victor (giunto in Russia in autunno)

Charles Joseph Minards famous graph showing the decreasing size of the Grande Arme as it marches to Moscow (brown line, from
left to right) and back (black line, from right to left) with the size of the army equal to the width of the line. Temperature is plotted on
the lower graph for the return journey (Multiply Raumur temperatures by 1 to get Celsius, e.g. 30 R = 37.5 C)

40
Atti del convegno Cassino-Roma -

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

41

Cesare De Laugier, dalla Grande Arme


a Curtatone e Montanara
di Antonietta Angelica Zucconi

a vita avventurosa di Cesare De Laugier39 ha seguito, quasi tappa per


tappa, la lunga epopea del Risorgimento italiano. De Laugier nasce
infatti il 15 ottobre 1789, pochi mesi quindi dopo lo scoppio della Rivoluzione francese, e muore il 25 maggio del 1871, seguendo di meno di un
anno la presa di Roma.
Nasce a Portoferraio, nellisola dElba, da unantica famiglia lorenese stabilitasi in Toscana seguendo Francesco di Lorena. Suo padre il capitano
comandante di quella piazzaforte. Dopo unadolescenza ribelle e studi disordinati, nel dicembre 1806 entra a far parte come cadetto del reggimento Carlo
Ludovico del Regno di Etruria. Nellaprile dellanno seguente, per, uccide
in duello Stefano Bendini, un altro cadetto; lispettore Fabbrini della Segreteria di Guerra del Granducato scrive in una relazione del 1815 che il giovane
irreligioso, dedito ai vizi, impegnoso ed amante di donne entr in questione
con Bendini ed a tradimento lo fer colla spada e lo priv di vita.40 In realt
(come emerge dai Ricordi di De Laugier e dallinchiesta della Consulta di
Stato del 1807), pare che il Bendini avesse insultato il vecchio padre di De
Laugier, e che lo avesse poi assalito.
De Laugier viene condannato alla radiazione dal corpo e a cinque anni di
confino poi, su richiesta dei genitori che sono riusciti a farlo arruolare nei veliti del Regno Italico, la regina Maria Luisa dEtruria gli concede la commutazione della pena nellesilio. De Laugier si reca a Milano dove, il 26 novembre
1807, vede per la prima volta Napoleone, destinato a diventare il mito, reale
o nostalgico, della sua intera vita.
Tra la fine del 1807 e il 1809 De Laugier combatte in Spagna, distinguen39 Cfr., anche per la bibliografia, Nidia Danelon Vasoli, De Laugier, Cesare Niccolo Giovacchino, conte di Bellecour, in Dizionario biografico degli italiani, Volume 36 (1988).
40 Cronache segrete della Polizia Toscana, trascritte da G. Marcotti, Firenze, G. Barbera,
1898, p. 330.

42

Atti del convegno Cassino-Roma -

dosi per entusiasmo e coraggio; nominato cavaliere della Corona di Ferro il


23 agosto 1808, diventa caporale e poi sergente. La sua carriera rapida: rientrato a Milano nel novembre 1809, nel 1810 diventa sottotenente e nel 1811
tenente in secondo, sempre dei veliti.
Parte per la campagna di Russia, con la divisione del generale Pino, alla
fine del febbraio 1812. Partecipa alla marcia verso Mosca, combatte a Borodino il 7 settembre e il 14 entra a Mosca, dove resta quasi un mese. Quando
inizia la ritirata della Grande Arme si batte a Maloyaroslavets (a sud-ovest
di Mosca) il 24 ottobre 1812 e alla Beresina tra il 26 e il 29 novembre 1812.
Ferito a Kovno, si ammala e viene rimpatriato. Rientrato a Milano, Eugenio
Beauharnais vicer del Regno Italico lo incarica di addestrare e istruire le
nuove reclute, che dovevano ricomporre il suo battaglione di veliti annientato
nella disastrosa ritirata dalla Russia.
Nel marzo del 1813 De Laugier diventa tenente in primo del suo reggimento, un corpo dice Giacomo Lombroso nelle sue Vite dei primarj generali ed ufficiali italiani, agguerrito quanto essere il potevano dei coscritti
inesperti, ed in fretta chiamati sotto le bandiere per rimpiazzare gli estinti
predecessori.41
De Laugier partecipa quindi ai combattimenti in Slovenia, presso Lubiana,
e 18 ottobre 1813 viene nominato aiutante maggiore del reggimento. Combatte poi nella campagna dItalia del 1813-14. Il 28 febbraio 1814 a Milano, e il
ministro della Guerra Alfonso Fontanelli lo incarica di un messaggio segreto
per Napoleone, ma De Laugier fatto prigioniero dagli austriaci, e viene liberato solo il 3 maggio.
Gli Austriaci lo mantengono, come tanti suoi commilitoni, al servizio
dellesercito del Regno Lombardo-Veneto; nel giugno 1814 viene nominato
capitano, ma in ottobre preferisce chiedere il congedo.
De Laugier dice nei suoi Ricordi42 che il generale Lechi lo avrebbe mes41 Giacomo Lombroso, Vite dei primarj generali ed ufficiali italiani che si distinsero nelle
guerre napoleoniche dal 1796 al 1811, Milano, Borroni e Scotti, 1843, p. 205.
42 Cfr. Concisi ricordi di un soldato napoleonico italiano, Firenze, Tip. Del Vocabolario,
1870, in due volumi. I Ricordi sono stati ripubblicati, in versione ridotta e a cura di Raffaele Ciampini, da Einaudi, Torino, nel 1942. Mi sono servita di una copia manoscritta
(conservata in una collezione privata), trascritta per incarico di Giacomo Lombroso nel
1908 da Savonarola Italo Pagliacci, cronista capo del Fieramosca, sulla base delloriginale presente nella Biblioteca e Archivio del Risorgimento di Firenze.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

43

so al corrente a Milano di una vasta congiura tessuta nel settembre 1814 tra
ex militari del Regno italico, per preparare lo sbarco in Italia di Napoleone e
proclamarlo imperatore romano, ma che poi un incidente gli avrebbe impedito di farne parte. Lascia quindi Milano per tornare in Toscana, ma nellesercito granducale non lo vogliono, sia per la sua fama di bonapartista sia per il
precedente del duello.
Nel gennaio 1815 gli viene consigliato, e permesso, di arruolarsi nellesercito del re di Napoli Joachim Murat. Alla fine di febbraio prende servizio
come capitano, ma dopo la sconfitta di Murat a Tolentino tra il 2 e il 3 maggio, e il trattato di Casalanza del 20 maggio con limpero asburgico, preso
come prigioniero di guerra dagli Austriaci. Portato in Ungheria, finalmente
nellottobre 1815 viene rilasciato e torna in Toscana.
Il governo toscano non ha di lui una buona opinione: in un documento
della Segreteria di Guerra del 25 luglio 1815 lo si considera sempre dedito
al libertinaggio, lontano dai doveri di Religione, di carattere altero e sempre
pieno di vivacit collerica.43
oramai un giovane uomo, ha 26 anni, di passabile presenza44 (lo
dice la relazione precedente), ed stato segnato per sempre dalla grandezza e
dalleccezionalit delle esperienze eroiche vissute e degli uomini incontrati.
Limpero francese crollato, a lui rimasta la nostalgia della gloria, ma anche
43 Cronache segrete della Polizia Toscana, trascritte da G. Marcotti, Firenze, G. Barbera,
1898, p. 331.
44 Ibidem.

44

Atti del convegno Cassino-Roma -

lidea e la speranza dellunit e dellindipendenza italiana.


De Laugier entra a far parte di quella classe di militari provenienti dalle fila
degli eserciti napoleonici, sovente messi al demi-solde, a mezzo stipendio, dai
sovrani restaurati. Caduto Napoleone, molti di questi soldati e ufficiali appartenenti ai vari eserciti italiani, avevano chiesto di essere riuniti insieme
in ununica armata, ma questa richiesta era sembrata sospetta, e cos si erano
dispersi ai quattro angoli della penisola. Per quanto riguarda De Laugier, nel
1816 il granduca Ferdinando III lo ammette al mezzo stipendio, riservandosi
di riassumerlo in servizio.
Molti dei militari ex napoleonici in questi anni entrano a far parte delle
sette carbonare che, sullesempio dei primi gruppi costituitisi nel Regno di
Napoli, si diffondono velocemente negli Stati italiani. Alcuni di questi gruppi
che pure sotto lImpero avevano lottato contro il governo francese volgono le loro speranze di riscatto verso Napoleone oramai prigioniero a SantElena, e prendono nomi o usano simboli bonapartisti. il caso degli Avvoltoi di
Bonaparte, della setta de Lo Spillo Nero, dei Cavalieri del Sole ecc.45
Anche De Laugier viene sospettato (anche se lui smentir sempre) di essersi affiliato alla Carboneria durante il suo soggiorno a Napoli, e anche di
fare proselitismo presso altri ufficiali toscani.46 Ma la sua competenza militare viene riconosciuta e utilizzata: come avviene in molti degli eserciti dei
sovrani restaurati, sono soprattutto gli ex ufficiali napoleonici a saper fare la
guerra.
Nel 1817 il generale Jacopo Casanova comandante dellesercito toscano,
scrive De Laugier nei suoi Ricordi, per procacciarmi il mezzo di avere pane
lo incarica di stilare i Regolamenti e istruzioni per le truppe di fanteria del
Granducato di Toscana, pubblicati a Firenze nel 1818. Neanche la diffidenza
della polizia toscana pu allora impedire che, nel dicembre 1819, De Laugier
sia riammesso nellesercito, con il suo grado di capitano. Allinizio viene de45 Cfr. G. Leti, Carboneria e massoneria nel Risorgimento italiano. Saggio di critica storica, Genova, Libreria editrice moderna, 1925, p. 79; E. di Rienzo, Les socits secrtes militaires, in B. Gainot et P. Serna (dir.), Secret et Rpublique, Clermont-Ferrand,
Presses Universitaires Blaise Pascal, 2004, pp. 73-90, in particolare p. 88; G. Livi, La
Societ della Spilla Nera, in "LIllustrazione italiana", anno XVII, n. 45, 9 novembre
1890, pp. 299-302 e n. 46, 16 novembre 1890, pp. 315-318; G. Livi, La Societ della
Spilla nera in Italia, in Revue Napolonienne, 1904, t. III, pp. 198-214.
46 Informativa di polizia del 1822, Arch. di Stato di Firenze, Buongoverno segreto 182224, filza 4, af. 40.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

45

stinato a Piombino, per poi tornare a Firenze come comandante dei granatieri
che costituivano la guardia del granduca.
Negli anni seguenti, tra 1820 e 1821, al nascere dei primi moti a Napoli
e in Piemonte, De Laugier segue con molto interesse gli eventi, senza per
prendervi una parte diretta.
Si dedica invece a una grande attivit di storico e poligrafo, Per campar
la vita, ripete nei suoi Ricordi, ma anche per Conservar viva neglItaliani
la fiamma dellamor patrio; porger loro gli esempi recenti, di quel che fecero
i lor predecessori, spinti da questo santo motore; non lasciarli addormentare
nelle delizie capuane. De Laugier vuole anche rivendicare, nei confronti degli storici francesi, il ruolo dei militari italiani nelle guerre dellImpero: scrive
una risentita Lettera dun uffiziale italiano agli autori dellEfemeridi militari
di Francia, pubblicata anonima nel 1819, e un opuscolo sulla battaglia di
Waterloo, scritta a suo dire su informazioni fornitegli dal generale Gourgaud
(gi aiutante di Napoleone e che aveva anche lui fatto la Campagna di Russia)
durante un misterioso soggiorno fiorentino, ma la censura non ne autorizza la
pubblicazione.
Secondo il Marcotti, alle sue supposte opere va aggiunta anche Larte di
non farsi uccidere n ferire in duello, pubblicata nel 1828.47
Nel 1829 compare, sotto la finta indicazione delleditore Tarlier di Bruxelles, un opuscolo intitolato Delle cause italiane nellevasione dellimperatore
Napoleone dallElba. Si molto discusso di questo libretto, sia per quanto
riguarda leffettiva realt della congiura tramata nel 1814, sia per quanto concerne il suo vero autore e i suoi rapporti con un testo in francese, La verit sur
les cent jours principalement par rapport la renaissance projecte de lEmpire romain par un citoyen de la Corse, edito a Bruxelles nel 1825 dallesule
italiano Giorgio Libri Bagnano (o Bagnasco). In realt, i commentatori pi
convincenti, da Alessandro dAncona a Mazziotti, ritengono che lopera sia
stata composta da De Laugier nel 1819, ma che lautore abbia potuto pubblicarla solo dieci anni dopo.48
47 Cronache segrete della Polizia Toscana, cit., p. 332.
48 Cfr. Alessandro D'Ancona, Ricordi ed Affetti. Memoria dillustri italiani. Ricordi di
maestri, amici e discepoli. Ricordi di storia contemporanea. Ricordi autobiografici ed
affetti domestici, Milano, Fratelli Treves editori, 1903, p. 82 ss e M. Mazziotti, Lofferta
del trono dItalia a Napoleone I esule a lElba, in Rassegna storica del Risorgimento,
1920, pp. 1-18.

46

Atti del convegno Cassino-Roma -

Nellopuscolo si racconta che quando Napoleone era allisola dElba, un


pugno dintrepidi Italiani immagin di trar partito da cosi grandavvenimento, collo scopo di ripristinare la patria, e dopo averne resuscitato tutte le
chimere, poste a vicenda in voga dalla nascita della rivoluzione in poi decise
nel maggio 1814 di rivolgersi allimperatore offrendogli la corona del rinascente impero Romano.49 Napoleone, dice lautore, accett sia la proposta
che le basi costituzionali (elencate minuziosamente), del futuro Impero, anche se fece poi, come si sa, scelte diverse.
De Laugier, intanto, raccoglie documenti sulle milizie napoleoniche italiane. La sua prima grande opera, in quattro volumi, GlItaliani in Russia,
Memorie di un uffiziale italiano per servire alla storia della Russia, della
Polonia e dellItalia nel 1812, pubblicata anonima a Firenze (ma con il luogo
di stampa Italia) tra 1826 e 1827. Nella prefazione, lautore dichiara subito
di non essere un letterato, ma un soldato, amante del suo paese, che scosso
dalla voce di questo amore prende la penna per narrare le gesta dei suoi commilitoni, obliate o neglette dagli autori stranieri. LItalia deve essere fiera
de suoi figli, che sebbene reintegrati da breve tempo nellarte della guerra,
pur nondimeno seguirono in quei lontani paesi con fedelt, costanza, e valore
e per causa non propria, il comune capitano, memori che era egli pure Italiano.50
De Laugier dichiara di avere tratto le sue fonti dalla sua testimonianza oculare, dalle memorie dei suoi commilitoni e dalle opere degli storici stranieri,
che pi imparzialmente degli altri ne scrissero.51 Sottolinea con orgoglio
che i suoi ricordi furono scritti sovente con un carbone sul luogo medesimo
dellavvenimento, ed al lume di un villaggio o di una casa in fiamme, e talvolta sotto il rigore di 28 gradi di gelo.52
Ma De Laugier non rivendica solo lattribuir a noi Italiani parte di quegli
allori che tinti furono del nostro sangue, ricorda anche quante speranze di
riscatto nazionale nutrissero i suoi compagni: il tenente Bendai, morente nella
notte tra il 5 e il 6 novembre nel villaggio di Ialkow, in una casa di pietra scoCesare De Laugier, Delle cause italiane nell' evasione dell'imperatore Napoleone dall'
Elba, Bruxelles, presso U. Tarlier, 1829, pp. 7-12.
50 Cesare de Laugier, GlItaliani in Russia. Memorie di un ufiziale italiano per servire alla
storia della Russia, della Polonia, e dellItalia nel 1812, Italia, 1826, vol. I, pp. III-V
51 Ibidem, p. VII.
52 Ibidem, p. VIII.
49

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

47

perchiata, confessa ai suoi commilitoni: ci


che mi rincresce [] di non morire gloriosamente per la libert e lindipendenza della nostra Italia e raccomanda loro: amate la patria
.. e il cielo possa accordarvi la sorte di morire
per 1a sua difesa.53
Sempre fedele al mito napoleonico, nel 1828
De Laugier si lega damicizia ai Bonaparte che
vivono in esilio in Italia, fra Roma e Firenze. A
Serravezza, sulle Alpi Apuane, ospite dei suoi
amici Gherardi Angiolini, il capitano conosce
Julie Clary, la moglie dellex re di Spagna Giuseppe Bonaparte, sua figlia Carlotta e il di lei
marito Napoleone Luigi, figlio a sua volta di
Luigi Bonaparte ex re dOlanda. Qualche tempo dopo, De Laugier fa la conoscenza anche
dellaltro figlio di Luigi, Luigi Napoleone, il
futuro Napoleone III. Il capitano frequenta anche il Palazzo Serristori a Firenze, dimora dei Bonaparte, e qui la vicenda si
tinge di romanticismo, perch De Laugier si innamora lui dice riamato di
Juliette de Villeneufve, una bella cugina dei Bonaparte.
Chiede anche ai Bonaparte di fare uso delle relazioni che ancora conservano nel mondo ufficiale francese, per appoggiare una sua richiesta dindennit.54
Il bellissimo, modesto, buono, sommamente istruito giovine Napoleone Luigi, racconta De Laugier nei Ricordi, non si stanca mai di sentire dal
capitano i suoi racconti di guerra; lui e suo fratello si sono da qualche anno
affiliati alla Carboneria, e sono diventati un punto di riferimento per i gruppi
di patrioti che stanno preparando una vasta ribellione nellItalia centrale. Tra
loro numerosissimi sono gli ex militari napoleonici.
La rivoluzione del luglio 1830 in Francia accende le speranze del gruppo
di giovani; durante una cavalcata, a met ottobre, De Laugier ricorda a Napo53 C. de Laugier, GlItaliani in Russia, cit., vol. IV, 1827, libro 1, p. 113 nota 5.
54 Cfr. Raffaele Ciampini, I Bonaparte e Cesare de Laugier. Lettere inedite, in "Rassegna
storica del Risorgimento", 1935, pp. 443-451, in particolare la lettera di Juliette de Villeneufve del 31 marzo 1830, p. 449.

48

Atti del convegno Cassino-Roma -

leone Luigi che la caduta della monarchia borbonica pu spalancargli le porte


del trono francese, e che allora suo dovere ricordarsi dellItalia, sua seconda
patria. Il principe, Come colpito da scintilla elettrica, racconta De Laugier,
fisso mi guarda ed esclama, volgendo gli occhi al cielo: Giuro per quanto
vi di pi sacro, ed anco in nome dellintiera nostra famiglia, che se il tuo
presagio si avvera, Italia sar. Il giuramento confermato anche dal fratello
minore Luigi Napoleone, cacciato da Roma nel dicembre dopo un complotto
fallito per rovesciare il governo papalino.
I primi giorni di febbraio 1831 esplodono, prima a Modena poi in tutta lEmilia-Romagna, allargandosi alle Marche, allUmbria e ai confini del Lazio,
le rivolte che si erano venute preparando. I due giovani Bonaparte sono in
contatto con alcuni dei capi della rivolta, che sono venuti a Firenze a chiedere
il loro appoggio. Sono inoltre legati da affetto e consuetudine ai pi importanti militari coinvolti, da Pier Damiano Armandi a Giuseppe Sercognani ad
Alessandro Olivieri, tutti provenienti dallesercito imperiale.55
Napoleone Luigi si confida con De Laugier: Sappiamo tutti che sei amante riamato della Giulietta de Villeneufve, gli dice, e sperate coniugarvi.
Finch sei capitano la cosa impossibile. La famiglia nol consente, n il
consentir mai. Lui e il fratello stanno partendo per raggiungere i ribelli, e
lo invitano a lasciare il servizio e a unirsi a loro: lItalia preparata ad insorgere, dichiara il principe, tu sarai il general supremo delle truppe; la sorte
coroner i nostri sforzi; Giulietta allora sar tua. Ma De Laugier sempre
nel suo racconto probabilmente un po romanzato si rifiuta: Per ora Italia
immatura, risponde, Non al caso di misurarsi in aperta campagna contro
gli agguerriti Tedeschi. Spargerete inutilmente rivi di sangue; comprometterete infiniti e buoni cittadini, e cos allontanerete sempre pi lera della redenzione. Rammentate il 1815 e il 1821.
E infatti il capitano non parte, mentre i due Bonaparte si uniscono alla
rivolta, in cui il maggiore, Napoleone Luigi, trover la morte per malattia il
17 marzo a Forl.
55 Per la partecipazione dei giovani Bonaparte alla preparazione dei moti del 1831 cfr. G.
Silingardi, Ciro Menotti e la rivoluzione dellanno 1831 in Modena, Firenze, Tipografia
editrice della Gazzetta dItalia, 1880; Guido Ruffini, Le cospirazioni del 1831 nelle memorie di Enrico Misley. Biografia del cospiratore, Bologna: Zanichelli, 1931; Giornale
della mia vita di Mamiani, 29 gennaio 1831, in Guido Ruffini, Terenzio Mamiani sulla
via dellesilio, Modena, Societ Tipografica Modenese, 1937, p. 71.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

49

De Laugier ancora una volta si tirato indietro, non ha voluto partecipare


in prima persona, come tanti suoi commilitoni, alla lotta di liberazione. Lui
sicuramente condivide idee e speranze dei patrioti, ma non un eroe, e non
vuole diventare un martire. soprattutto e fondamentalmente un militare,
che si sente legato allobbedienza al suo sovrano. Va anche ricordato che il
governo granducale era allora considerato il meno assoluto e costrittivo di
altri governi italiani, in confronto a quello papalino o a quello borbonico, o a
quello direttamente sottoposto allAustria del Regno Lombardo-Veneto.
De Laugier poi non ha mai, dichiara nei suoi Ricordi, voluto aderire a
conventicole rivoluzionarie dogni specie, ha sempre preferito combattere a
viso aperto, come fecero, ricorda, i soldati italiani nel 1813-14, ed io individualmente nel settembre dellanno stesso.
Nel 1831 va in Francia, per appoggiare ancora la sua richiesta dindennizzo, incontra gli esuli italiani tra cui Sercognani, Armandi e Misley, poi passa
a Londra dove conosce Rossetti e Buonarroti. Tornato a Firenze, ricomincia a
scrivere e a pubblicare: dal 1842 al 1847, sempre a Firenze, stampa in quattro
volumi, Le guerre dal 1792 al 1815 incremento a civilizzazione e concordia
europea (che dal secondo volume sintitola Fasti militari ossia Guerre dei
popoli europei...).
Ha anche ambizioni letterarie, scrive romanzi e drammi teatrali. In una
raccolta pubblicata nel 1846, Documenti storici intorno ad alcuni fatti darme
deglItaliani in Monte Video, esalta la legione italiana e il suo comandante
Garibaldi nella guerra tra la Repubblica di Montevideo e il dittatore argentino
de Rosas.
Frequenta assiduamente il Gabinetto Vieusseux, centro dincontro di tanti
intellettuali di idee liberali italiani e stranieri. Fa una lenta e pigra carriera
nellesercito toscano: nominato maggiore nel giugno 1835, tenente colonnello nel 1841, colonnello nel 1847. Al contrario di tanti antichi camerati
esiliati in condizioni spesso difficili, scende insomma a patti con il governo
di Leopoldo II anche se il sovrano non lo ha mai avuto in grande simpatia.
Diventa una figura conosciuta, come scrittore e come militare, talvolta
sfiorando il ridicolo: Alessandro DAncona ci ricorda come amasse esibirsi
in pubblico un po teatralmente in disusato spettacolo di circonvoluzioni e
maneggi bellici, e che per questo lo avessero soprannominato Medoni, da
Nicola Medoni, un capocomico che in quegli anni dava spettacoli con giri e

50

Atti del convegno Cassino-Roma -

rigiri di soldati e cavalieri e combattimenti ad arme bianca e a fuoco.56


Nel 1847 si mette a disposizione del governo per reprimere le prime agitazioni politiche in Toscana; a Livorno soprattutto si dimostra rigido, scontrandosi anche con altri ufficiali del suo reggimento. Per, approva le prime
aperture liberali del Granduca, la formazione di una Guardia civica toscana e
soprattutto la concessione della Costituzione nel febbraio 1848. Quando alla
fine di marzo 1848 scoppia la guerra allAustria, le truppe toscane si uniscono, con quelle papaline e quelle del re delle due Sicilie, a quelle piemontesi.
De Laugier arriva al fronte il 28 aprile, assumendo il comando delle truppe a
Curtatone e occupando la posizione di Montanara. Promosso generale maggiore onorario, gli viene affidato il comando del corpo toscano.
Il 29 maggio deve affrontare a Curtatone e Montanara loffensiva austriaca, condotta con forze preponderanti. Le truppe toscane, tra cui erano un certo
numero di universitari pisani e senesi, si battono con grande valore ma devono
poi ritirarsi. La loro resistenza ha fatto per fallire la manovra strategica austriaca, permettendo cos allesercito piemontese di vincere il giorno seguente
a Goito. Il comportamento di De Laugier premiato con lunica medaglia
doro sarda attribuita allarmata toscana, e con la nomina a commendatore
dellOrdine di S. Stefano.
Nei giorni successivi le truppe toscane, sempre pi disordinate, vengono
allontanate dal fronte, poi tenute in retroguardia. Il 13 luglio sono a Villafranca, con la divisione sarda Boyl; il 23 sono a Sommacampagna, ma devono
ripiegare.
Nel febbraio 1849 il granduca abbandona la Toscana, per rifugiarsi a Gaeta
accanto a papa Pio IX mentre nel suo Stato viene proclamata la repubblica
democratica, sotto il governo provvisorio di Montanelli e Guerrazzi. De Laugier rifiuta di prestare giuramento al governo provvisorio e impedisce che lo
facciano le sue truppe. Su richiesta di Leopoldo II, tenta un moto militare in
favore del granduca, con lappoggio delle truppe piemontesi. Il tentativo per
fallisce e i soldati lo abbandonano; Guerrazzi lo definisce traditore e gli manda contro una colonna militare. Un demagogo livornese, improvvisato capo
di milizie, racconta dAncona, mise addirittura sulla sua testa una taglia di
400 scudi.57
56 Alessandro dAncona, Ricordi ed affetti, cit., p. 89.
57 Ibidem, p. 95.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

51

De Laugier deve rifugiarsi a La Spezia, per poi imbarcarsi allinizio di


aprile per Gaeta, dove accolto molto freddamente da Leopoldo II. Tornato
a Firenze con il granduca, diventa ministro della Guerra nel governo Baldasseroni. Si trova cos a dover riorganizzare le truppe toscane e soprattutto a
collaborare e a dover rendere conto del suo operato al feldmaresciallo Konstantin DAspre, comandante del corpo doccupazione austriaco. Aveva finito
per essere, commenta dAncona, la bandiera tricolore, che copriva la merce
infetta proveniente dai porti austriaci.58 E quando, il 27 maggio 1849, esce
il decreto che abolisce proprio il tricolore, il generale De Laugier chiede una
prima volta di potersi dimettere, poi rinuncia a suo dire per non creare
scandalo.
Nei due anni seguenti le dimissioni le presenta, sempre a sentir lui, altre diciotto volte, senza risultati; sono certamente anni duri per De Laugier,
costretto a scontrarsi con i capi militari austriaci, con il capo del governo
e soprattutto con il granduca. Finalmente, dopo un ultimo aspro litigio con
Leopoldo II sul concordato con la Santa Sede, nellottobre del 1851 riesce ad
andarsene dal governo e anche dallesercito, dove, nel maggio del 1850, aveva avuto la conferma del grado di tenente generale. Se ne va quindi con tutti
gli onori, compresa la commenda dellOrdine di San Giuseppe e il raddoppio
della commenda di Santo Stefano.
Aveva, per sua fortuna, ripreso a scrivere, le sue memorie e articoli e opuscoli, soprattutto sulla battaglia di Curtatone e Montanara e sulla campagna
del 1848. Quando si avvicina la crisi del 1859, e la seconda guerra dindipendenza che causer la caduta definitiva del governo granducale e lunione
della Toscana al regno sardo, De Laugier torna sulla scena politica: l11 aprile
1859, scrive nei Ricordi, il granduca gli avrebbe inutilmente offerto il ministero della Guerra. Poi il granduca fugge e De Laugier aderisce al governo
provvisorio, pur mantenendo contatti con il principe ereditario toscano.
Pubblica la Lettre dun vtran italien lhonorable Monsieur E. Legauv,
esaltando il ruolo del suo antico amico Luigi Napoleone Bonaparte, divenuto
imperatore di Francia, destinato a suo parere dalla Provvidenza a ressusciter
lItalie. Alla fine di maggio va ad accogliere a Livorno, insieme con il suo
amico Enrico Mayer, il principe Napoleone, cugino di Napoleone III, che
viene come messaggero dellimperatore.
58 Ibidem, p. 98.

52

Atti del convegno Cassino-Roma -

De Laugier aveva negli anni precedenti riallacciato i rapporti con Napoleone III: gli aveva scritto dopo lattentato di Felice Orsini nel gennaio 1858,
poi aveva corrisposto con Boulay de la Meurthe, stretto collaboratore dellimperatore. De Laugier, tornando sul suo comportamento nel febbraio 1849,
ribadiva a Boulay de la Meurthe di aver toujours dtest la dmagogie et
les sectes de toute espce. Elles ne sont que des embarras trs nuisibles et
puissants la rsurrection dun pays qui a le droit mme indiqu par Dieu et
par la nature dtre une nation. Rivendicava tuttavia a Nous, vieux soldats
de lEmpire, indigns des trahisons et de lingratitude autrichienne envers le
Grand Homme, la responsabilit di aver seminato a piene mani lodio per la
dominazione austriaca, e questo non solo per la redenzione della patria, ma
anche per vendicare notre bien aim Napolon. Rammentava infine al Boulay come in tutte le rivoluzioni italiane fossero sempre comparsi, anche come
semplici soldati, les anciens de larme Italienne di Napoleone.59
Dopo il plebiscito dell11 marzo 1860, che sanzionava lunione della Toscana al regno di Sardegna, scrive il 23 marzo una lettera al re Vittorio Emanuele II per dichiarargli devozione e fedelt; ma continua anche a chiedergli
di riconoscere i suoi diritti di antico cavaliere della Corona di ferro. Negli
anni successivi si occupa soprattutto della stesura dei suoi Ricordi; esce dal
suo ritiro solo il 29 maggio 1862, per pronunciare alluniversit di Pisa un
discorso in occasione dellinaugurazione della lapide commemorativa degli
studenti morti nella battaglia di Curtatone e Montanara, lultima occasione
eroica della sua vita.
I suoi Ricordi, stampati nel 1870, non hanno una grande eco e cos come
non ha molta risonanza la sua morte, avvenuta nella sua villa di Camerata a
Fiesole, il 25 maggio 1871. Ledizione completa dei suoi Ricordi oggi quasi
introvabile, ma ha conosciuto maggior fortuna la riedizione ridotta che ne
ha fatto nel 1942 la casa editrice Einaudi, a cura di Raffaele Ciampini. I Ricordi costituiscono ancora uninteressantissima fonte di notizie e di opinioni
sullintero periodo e su un personaggio vissuto tra coraggio e incertezze, tra
orgoglio e delusione, tra speranze e rassegnazione.

59 Raffaele Ciampini, Bonaparte e Cesare de Laugier. Lettere inedite, in "Rassegna storica


del Risorgimento", 1935, pp. 443-451, lettera di De Laugier a Boulay de la Meurthe .
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

53

Un italiano in Russia con Napoleone (1812)


le memorie di Filippo Pisani
di Sergio Bertolissi
La burrasca dellanno dodici
Arriv- chi ci venne allora in aiuto?
La furia del popolo,
Barclay, linverno o il dio russo?
A.Puskin, Evgenij Onegin, cap.X

ilippo Pisani nacque a Ferrara l11 febbraio 1788 e mor a San Martino di Ferrara il 13 luglio 1883. Una vita che sembra racchiusa entro i
confini della citt estense, ma che al contrario si svolse - nel suo periodo decisivo- ben lontano da essa e dai confini italiani, al centro di uno dei
conflitti pi sanguinosi della prima met dellOttocento, decisivi per le sorti
dellintero continente.
Nato da nobile famiglia di antica origine veneta, Pisani, agrimensore, partecip, infatti, da volontario alla campagna di Russia, inserito come tenente
dartiglieria nel IV Corpo franco-italiano comandato dal principe Eugenio,
vicer dItalia e figlio di Giuseppina Beauharnais, prima imperatrice di Francia e poi moglie ripudiata di Napoleone. Tre contingenti italiani presero parte
alla campagna di Russia, inseriti, quelli provenienti dalle regioni direttamente
annesse alla Francia (Piemonte, Liguria, ex Stati della Chiesa), nei reggimenti francesi al comando di ufficiali francesi, mentre gli altri provenienti da
Toscana e Lazio erano inquadrati nel 113 reggimento di fanteria, e, infine,
quelli del Regno di Napoli, inviati da Murat, andarono a costituire una divisione inizialmente prevista di 10.000 uomini, poi ridotti per esigenze interne,
a 8.500, comandati dal francese dEstres. Al Corpo dArmata furono aggregate anche truppe francesi e bavaresi, raggiungendo la cifra complessiva di
52 mila uomini, di cui gli italiani raggiunsero la cifra di pi di 27 mila uomini. Il IV Corpo darmata svolse compiti di copertura alla Grande Arme, sia
in avanscoperta che sui fianchi, intervenendo direttamente solo nelle grandi
battaglie, cui tuttavia partecip sia durante lavanzata (Ostrowno, Vitebsk,

54

Atti del convegno Cassino-Roma -

Smolensk, Borodino), sia nella ritirata (Malo-Jaroslavec, Vjazma, Krasnoj).


Pisani stese le sue memorie sulla campagna militare, cui partecip, durante
la prigionia, ma di questo manoscritto si sono perse le tracce, come pure della
seconda stesura60 avendo poi, molti anni dopo, proceduto alla loro ricostruzione, basata sulla memoria e sulle note che era riuscito a conservare. Nella
prefazione alledizione approntata per la Tipografia Taddei nel 1844, Pisani
scrisse: Ho consultato delle esattissime carte geografiche () Riordinate
cos le idee dei luoghi () dagli autori che hanno scritto sulla campagna di
Russia ho attinto quei fatti nei quali fui attore e spettatore, non che quelli
dei quali intesi parlare dai pi adottando le relazioni che si accordano tra
loro.61 Il resoconto di Pisani si pu suddividere in due parti, una di descrizione dellavanzata dellArme verso la Russia, dallOder al Neman, e poi la
marcia isolata dal Niemen a Mosca, il soggiorno nella capitale e lincendio
della citt, e una seconda, che dalla ritirata da Mosca con le battaglie di Malo-Jaroslavec e di Vjazma, si concluse con la prigionia del protagonista, la
sua deportazione ai confini della Russia asiatica, e il rientro in patria.62
Linteresse delle Memorie di Pisani risiede, a mio avviso, in larga misura
nella testimonianza personale in una vicenda dalla portata mondiale e dalle
implicazioni decisive nellandamento storico del periodo, ma soprattutto nella convergenza tra le opinioni del tenente italiano con quelle di un colonnello
russo, di cui utilizz gli scritti, P.A. Cujkevic (1783-1831), che era il capo de
facto del controspionaggio zarista e che tradusse la sua esperienza in un saggio Considrations sur la guerre de 1812, pubblicato a San Pietroburgo nel
1813.63 Se, infatti, la rievocazione dellimpresa napoleonica rimane sostanzialmente di carattere descrittivo, vista -comera- da un ufficiale italiano che
Le edizioni di riferimento delle Memorie di Filippo Pisani, sono l'edizione di Carlo
Zaghi Filippo Pisani, Con Napoleone nella campagna di Russia, Istituto per gli studi
di politica internazionale, Varese -Milano, 1942, XX, e quella recente a cura di Ernesto
Daminai, In guerra con Napoleone. Memorie di Filippo Pisani Russia 1812, Chiari(Bs),
Nordpress Edizioni, 2006. D'ora in poi mi riferir alla prima edizione, quella di Zaghi
con Zaghi, e alla seconda con Damiani.
61 Damiani, ed.cit., p.23, nota 6.
62 Ibidem, p.22 e Zaghi,Nota storica, p.81.
63 E.V. Tarle, Socineija, Tom VII, M., 1959, p. 686; su Petr Andreevic Cujkevic, si veda
la nota biografica che precede la pubblicazione del suo saggio Analiticeskij proekt
voennych dejstvij v 1812 g. P.A. Cujkevica, in Rossijskij Archiv, VII, Moskva, 1996,
pp.41-43 e il testo completo fino a p.57.
60

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

55

operava ai margini dello svolgimento delle azioni militari, essendo lArmata


italiana prevalentemente di supporto, ed era escluso dal tavolo delle decisioni, essa assume un altro rilievo per le considerazioni che ne sostengono
lesposizione. La comprensione delle ragioni dellintervento di Napoleone
in Russia non era, infatti, scontata, se si pensa allorigine e alla posizione di
Pisani, eppure questi ebbe la lucidit sufficiente per affermare: Il merito nostro era esclusivamente quello di condurre al seguito dellarmata, da noi poco
lontana ma mai raggiunta, un convoglio dartiglieria di grosso calibro tanto
necessario e ben conservato a forza di stenti e di fatiche, coi mezzi procacciati
dalla sola nostra industria. La campagna da me intrapresa non era pi? che un
lungo viaggio disastroso per paesi deserti e devastati.64.
Il giorno della partenza di Pisani da Smolensk, termin la battaglia della
Moscowa o di Borodino, (7 settembre 1812) con la ritirata dei Russi , che
lasciarono sul campo circa 50.000 uomini e gran parte del corpo ufficiali e
la morte di oltre 30.000 francesi, che fu emblematica della strategia di Alessandro I, come la descrisse appropriatamente il tenente colonnello Carl von
Clausewitz, inserito nellesercito russo per la sua avversione allaccordo della
Prussia con Napoleone, diventato poi il pi? celebre teorico militare dellOttocento: Quando un esercito cede sempre e si ritira di continuo in linea retta,
molto difficile per linseguitore aggirarlo o indurlo a deviare dal suo percor64 Damiani,p. 61.

56

Atti del convegno Cassino-Roma -

so..65 In realt, anche la ritirata, in termini militari, non affatto semplice,


perch implica ordine e disciplina, come afferm il generale principe Eugenio
di Wurttemberg: La nostra ritirata fu uno dei migliori esempi di ordine e
disciplina militare. Non lasciammo al nemico sbandati, magazzini o carri: le
truppe non erano affaticate dalle marce forzate e le retroguardie, comandate
in modo eccellente (da Konovnicyn) affrontavano solo azioni di minor portata e di solito vincevano.66
Daltra parte, lo stesso Napoleone, aveva chiaramente enunciato i principi
cardine della propria strategia, in parte obbligata, quando, dopo la pace di
Amiens (1802), afferm che un governo come il nostro, per consolidarsi, ha
bisogno di abbagliare e stupire la gente. E necessario che sia il primo, o soccombe.67 In pi, fu certamente vero che le guerre napoleoniche del 18001815 costituirono un conflitto non solo europeo, ma mondiale.., soprattutto
se si considera che altrettanto vero che esse si svolsero quasi tutte in Europa,
ma il loro contesto fu legato alla secolare battaglia tra Francia e Inghilterra
per la supremazia sul mondo e fu proprio nel periodo della rivoluzione e
di Napoleone che la Gran Bretagna consolid il suo impero mondiale, potentissimo dal punto di vista territoriale e commerciale. In un certo senso il
tentativo di Napoleone di fondare un impero europeo era soltanto un ultimo,
eroico sforzo per bilanciare limperialismo britannico ed evitare la sconfitta
della Francia nel suo centennale conflitto con la Gran Bretagna. 68
Ma tornando al nostro Pisani, egli descrive la marcia isolata dal Niemen
(in realt, corrett. Neman) a Mosca seguendo lesercito principale, imputando la lentezza sia alla necessit di provvedere al vettovagliamento dellesercito, sia al fatto che i cavalli di Polonia, non avvezzi al tiro delle pesanti
vetture, faticavano cos mal daccordo, chera un impazzimento il condurli...69 Giunto a Smolensk, descrive gli effetti della presa della citt da parte dellArme, nei giorni 16-18 agosto: Le nostre perdite si calcolarono in
6mila feriti e in 1200 morti, mentre i russi lasciarono sul campo 6000 feriti
e 4000 morti, fra i quali i due generali Skalon e Balla; l8 settembre Pisani
65
66
67
68
69

Sulla battaglia della Moscova o di Borodino, v. Dominic Lieven, La tragedia di


Napoleone in Russia, Milano, 2010, pp.182 sgg., e Carl von Clausewitz, The Campaign
of 1812 in Russia, London, 1992, pp. 175-176.
D. Lieven, op.cit., p. 196.
C. Zaghi, Nota storica,
D. Lieven, op.cit., p. 19.
Damiani, p. 50.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

57

riprende la marcia verso Mosca, avanzando lentamente (..) perch il maggior


tempo si perdeva deviando a cercar sussistenza per i cavalli (..) il merito nostro era esclusivamente quello di condurre al seguito dellarmata, da noi poco
lontana, ma non mai raggiunta, un convoglio dartiglieria di gorsso calibro
tanto necessario e ben conservato di stenti e fatiche, coi mezzi procacciati dalla sola nostra industria.70. Alla fine, il 28 settembre, Pisani arriv? a Mosca, di
cui pot ammirare la vista dalle alture del Saluto (Poklonici Gora), ma ben
presto la notizia della ritirata dellesercito russo, condotto da Kutusoff, dopo
aver attraversato la citt di Mosca nella note dal 13 al 14 settembre, si (era)
ritirato per la via Kolomna e si ferm presso Panki, alla distanza di cinque leghe verso oriente, rese precaria la posizione delle truppe che dovevano stanziarsi nella citt? oppure, come da altri ordini dellImperatore, intraprendere il
ritorno in Polonia, prima che sopravvenisse la rigida stagione dinverno.71
70 Ibid., p. 61.
71 Ibid., pp. 74-75.

58

Atti del convegno Cassino-Roma -

Tosto che Napoleone venne assicurato essersi lesercito russo ritirato


nel campo di Tarutino, fece stendere davvantaggio le truppe nei contorni
di Mosca, affine di allontanare i cosacchi e rendere cos pi facile il provvedere quanto era necessario al nutrimento dei cavalli ed al sostentamento dellesercito. Nel frattempo, Pisani esprime anche la sua condizione:io
aveva dei motivi dafflizione e lo squallore di s bella citt deserta dabitanti
e semidistrutta alimentava la mia tristezza.72 ma, soprattutto, fornisce una
testimonianza diretta del curato francese della chiesa di San Luigi di Mosca,
abate Surrugues che, in una lettera al gesuita padre Bouvet, descrive le fasi
dellincendio della citt.Il 2 settembre (14 del nostro calendario), alle 6 del
mattino, il generale governatore di Mosca, conte Rostopcin, convoc la polizia della citt e tutti gli impiegati subalterni in sua casa situata nella Lubcinka
(strada del 3 quartiere della citt cinese) e loro fece sapere daver ricevuto
ordine di abbandonare la citt. Difatti egli ne usc scortato dai dragoni della
Polizia e prese la strada di Vladimir. Verso le dieci del mattino la citt di Mosca di venne una vasta solitudine (..) dopo mezzogiorno il suono delle trombe
annunzi che lavanguardia dellarmata francese entrava in questa capitale
()Ma lo stesso giorno, verso le undici di sera, il fuoco si manifest con la
pi gran veemenza nelle botteghe situate vicino alla Borsa (..) Il marted 3
settembre (15 del nostro calendario) si elev un vento impetuoso dal nord
che fece propagare le fiamme e tutte le botteghe furono incendiate.73 Intanto,
Murat sostenne uno scontro nel villaggio di Winkowo con i russi comandati
dal generale Milarodowich, con perdite francesi di 2 mila uomini uccisi, fra i
quali i generali Devy, Leres e Fischer, e 1500 furono presi prigionieri, mentre
i russi lamentarono la perdita di mille uomini, fra i quali i generali Baggawuth
e Muller. Secondo la testimonianza dellabate Surrugues, Il gioved 10/22
ottobre fu annunziata la partenza generale (..) alle undici di sera il Cremlino e
la citt furono intieramente evacuati.74
In una recente ricostruzione della campagna napoleonica, Dominc Lieven (un suo avo, il generale Christoph von Lieven,fu ambasciatore russo a
Londra), scrive che lo stesso giorno dellingresso di Napoleone in Mosca,
il 15 settembre, scoppiarono diversi incendi in molti punti della capitale, che
arse per sei giorni: andarono distrutti tre quarti degli edifici. Nel complesso,
72 Ibid., pp. 77 e 79.
73 Ibid., pp. 88-90.
74 D. Lieven, op.cit., pp. 221-222.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

59

durante lestate e lautunno nella citt e nella regione di Mosca finirono in cenere propriet private per un valore di 270 milioni di rubli, una cifra astronomica per lepoca, e sulle responsabilit, Lieven prosegue si sa per certo che
n Alessandro, n Napoleone avevano ordinato di appiccare il fuoco alla citt,
ma prima della caduta di Mosca, Rostopcin disse che i francesi ne avrebbero
conquistato soltanto le ceneri, ed evacu i 2000 pompieri di Mosca e tutto il
loro equipaggiamento e conclude Anche se i saccheggi e la noncuranza dei
francesi forse contribuirono alla distruzione della citt, senza dubbio i principali responsabili di quanto accadde furono i russi.75
Pisani, poi, descrive la ritirata da Mosca con le battaglie che ne accompagnarono il percorso. Tre strade principali -egli scrive- si dirigono da Mosca
a Kaluga: quella di sinistra per Serpukowo e Tarusa; quella del centro per
Woronowo e Tarutino; quella di destra per Korpowo, Fominska, Borovsk e
Malo-Jaroslawetz. Napoleone avrebbe prescelto questultima come la pi? sollecita; ma per ingannare il nemico e per raccogliere il corpo battuto di Murat
diresse il principio della marcia per quella del centro. () Il IV Corpo, comandato dal vicer? dItalia, si dirigeva sulla vecchia strada di Kaluga ed era
seguito da Davout col I Corpo, dalla Guardia Imperiale e da Ney col III Corpo di retroguardia.(16,p.128 sgg.) La notizia che i russi avevano attaccato
Malo-Jaroslavec il 24 ottobre, spinse Napoleone a convergervi per scontrarsi
con Kutuzov. In realt, la citt fu presa e ripresa sino a tre volte, ma per la
sproporzione delle forze i nostri si misero a rinculare sino allincontro della
seconda brigata Broussier, spedita in soccorso della prima () Alle 10 del
mattino del 25 ottobre, arriv Napoleone sul campo di battaglia, seguito da
una compagnia di mammalucchi, e dichiar al principe Eugenio che lonore
della bella giornata del 24 ottobre totalmente appartiene a voi e ai vostri bravi
italiani, i quali hanno deciso una s brillante vittoria. 76
Dopo la battaglia di Malo-Jaroslavec, vi fu il primo tentativo effettivo da
parte russa di spaccare in pi tronconi larmata francese: il I Corpo darmata
di Davout era in retroguardia molestato continuamente da attacchi partigiani
(in senso diverso dallattuale, dato che si trattava di truppe leggere comandate da ufficiali regolari), mentre Ney con il III Corpo doveva sostituire il I
nella retroguardia. Il 2 novembre il vicer Eugenio si trovava a tre leghe di
distanza da Vjazma, dove conflu Miloradovic con venti reggimenti di cosac75 Damiani, p. 136.
76 cit. in Damiani, p. 154.

60

Atti del convegno Cassino-Roma -

chi condotti da Matvej Platov,


e Ney aveva preso posizione
sulle alture, coprendo la strada
per Vjazma. La mattina del 3
novembre, ..un fuoco estremamente vivo di cannoni e
moschetti si stabil sulla nostra
sinistra () era tutta lavanguardia di Miloradovic, che
aveva atteso, prima di assalirci, il momento in cui la maggior parte del IV Corpo era passata per raggiungere Viasma ed il I Corpo gli
sfilava davanti e prestava il fianco ai loro colpi.77 La maggior parte del Corpo
di Davout riusc a sganciarsi, ma a fine giornata i russi avevano preso dassalto Vjazma e scacciato il nemico dal campo di battaglia, quindi i russi si considerarono vincitori, anche se lesercito francese in ritirata aveva dimostrato
notevole reattivit. Se Eugenio di Wurttemberg afferm che dopo Vjazma
un attacco deciso da parte dellesercito russo al completo avrebbe distrutto
larmata di Napoleone, Kutuzov prefer che fosse il generale inverno, che si
manifest tre giorni dopo la battaglia, a decidere la sorte dellinvasore78. Nella notte dal 16 al 17 novembre il IV Corpo aveva raggiunto Krasnoj, ma la
posizione che Miloradowitch aveva presa sulla strada da Smolensk a Krasnoi
separava dallImperatore i due Corpi di Atout e di Ney. Inoltre era minacciata
la ritirata al di l? di Krasnoi, disposti essendo i russi a riprendere il movimento sospeso per il combattimento del generale Roguet. Napoleone si decise e
marci alla punta del giorno 17 alla testa della sua Guardia contro Miloradowitch, lasciando larmata dItalia, la divisione Claparde coi militari isolati
e coi residui dellartiglieria della Guardia a difesa di Krasnoi. Il movimento
audace di Napoleone produsse il suo effetto. Miloradowitch abbandon la
sua posizione sulla strada ed avvicinandosi al centro dellarmata russa lasci?
passare il Corpo del maresciallo Davout.79 Ma le truppe russe del principe
Galicyn entrarono allattacco e costrinsero Napoleone a sospendere lazione
della Giovane Guardia e ad ordinare la ritirata, sperando che il coraggioso
Ney avrebbe trovato un qualche compenso per salvarsi e raggiungerlo. Ma
77 D. Lieven, op.cit., p. 274.
78 Damiani, p. 170.
79 Ibid., pp. 171-173.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

61

a questo punto Pisani introduce alcune sue osservazioni personali e che risultano indicative dellatteggiamento dellitaliano e del suo modo di partecipare
alla impresa bellica:Ciascuno ormai non pensava che a s medesimo, dimenticando i legami del servizio militare, della subordinazione, del rispetto,
dellamicizia, della gratitudine e dellumanit?. Molti soldati, ancora in istato
di portare le armi, formavansi in drappelli e si sbandavano a depredare non
solo i villaggi a qualche distanza affrontando i cosacchi, ma ben anche agli
stessi compagni deboli toglievano un tozzo di pane rimasto, o li denudavano semivivi per meglio garantirsi dal freddo colle loro spoglie. Con il 18
novembre -continua Pisani- si compiva un mese dalla partenza da Mosca.
Larmata di cento e pi? mila uomini non ne contava che trenta mila, e questi
spossati dalla fame e dalle fatiche , intirizziti dal freddo e semigelati, il terzo
dei quali a stento poteva reggere le armi.80 Dopo Krasnyj, lesercito principale russo cess di partecipare attivamente ai combattimenti per il resto della
campagna del 1812, con grande soddisfazione del feldmaresciallo Kutuzov,
suo comandante, che non riteneva di dover impegnare i suoi nel massacrante
inseguimento dei francesi in rotta. Infine, il 27 novembre, Napoleone riusc ad
attraversare la Beresina vicino al villaggio Studjanka, evitando lo scontro con
Aleksej Ermolov e la sua colonna volante, formata da due reggimenti di linea di corazzieri e tre di fanteria, alcuni cosacchi e i due reggimenti di fanteria
leggera della Guardia, ma lo scontro ci fu sulla riva orientale del fiume, dove
il Corpo darmata di Wittgenstein affront la retroguardia francese guidata
dal maresciallo Victor. Il risultato fu descritto, dopo la fine della battaglia, da
Ermolov: Vicino ai ponti, che erano parzialmente distrutti, cannoni e carri
da trasporto erano caduti nel fiume. Frotte di persone, tra cui molte donne con
bambini e infanti, erano scese sul fiume coperto di ghiaccio. Nessuno poteva
scampare al terribile gelo. Non si era mai visto uno spettacolo pi terribile.
() Il fiume era coperto di ghiaccio trasparente come vetro: sotto si vedevano
i corpi di molti morti per tutta la sua larghezza.81
La battaglia sulla Beresina e il suo attraversamento costarono a Napoleone
la perdita di pi di 30mila uomini e di quasi tutta lartiglieria e le salmerie,
eppure resistevano ancora i suoi ultimi Corpi darmata, comandati dai marescialli Victor e Oudinot, ed egli era riuscito, grazie allindomabile coraggio
dei suoi uomini, a disimpegnarsi e a sfuggire ancora. Invece, la vicenda mi80 D. Lieven, op.cit., pp. 290-291.
81 Damiani, p. 195.

62

Atti del convegno Cassino-Roma -

litare del nostro Pisani arriv a conclusione, quando malato e privo di calzature, nella retroguardia, abbandonato in un villaggio presso Jablonka, fu
catturato dai cosacchi di Platov che lo presero prigioniero. Era il 25 novembre
del 1812, scrive Pisani.82 Dopo la Beresina, le sorti della guerra andarono in
decrescendo e il 5 dicembre Napoleone abbandon le truppe nelle mani di
Murat e rientr a Parigi dove giunse il 18; l11 dicembre Vilnius cadde nelle
mani dei russi e i cosacchi di Matvej Platov conquistarono Kovno, mentre
lindomito Ney con la retroguardia ripass il Neman e cos si concluse la
campagna del 1812. 83
La sorte personale di Pisani si prolung, perch dopo 2 mesi di permanenza in un ospedale di Minsk egli fu trasferito allinterno della Russia assieme
agli altri prigionieri: da Kursk a Orel e poi Tambov e Simbirsk, da dove il
18/6 giugno, alla fine della guerra, nel 1814, cominci il lento rimpatrio.
Penza, ancora Tambov. Orel, Kursk, Kiev, la Volinia sino a Regawilov in
confine della Galizia, sotto la scorta dei russi, e dopo un viaggio di di circa
duemila verste (per cui) si avrebbero dovuto impiegare 107 giorni tuttal pi,
soggiorni compresi, facendo marce regolari; invece erano trascorsi quattro
mesi e mezzo e restavano quarantadue verste a uscire dalla Russia.84 Pisani,
attraverso la Galizia, la Russia Bianca, lUngheria, la Croazia, la Stiria e la
Carniola, giunse alfine a Gorizia il 25 gennaio del 1815, poi a Venezia e a
Milano per regolare la sua posizione di ufficiale e, finalmente, il 15 marzo
pot finalmente riabbracciare in Ferrara la sua famiglia che lo aveva pianto
perduto.85.
Alla fine delle sue Memorie, Pisani -come ho accennato allinizio- riassume, facendole proprie, le Considrations sur la guerre de 1812 di Petr Andreevic Cujkevic, un colonnello attach alla Stato Maggiore russo, che le
pubblic a San Pietroburgo nel 1813.86 Innanzitutto, Pisani espone il pensiero
di Cujkevic sulle ragioni che indussero Napoleone alla invasione della Russia. Questi sostiene che linteresse pubblico e privato della Nazione non le
(alla Russia) permise di aderire alla quarta richiesta (le altre che pot accogliere riguardavano la pace col Turco, il sacrificio di tutta la Polonia che le
82
83
84
85
86

D. Lieven, op.cit., p. 292.


Damiani, p. 270.
Ibid., p. 272.
Ibid., pp. 274-279.
ibid., p. 274.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

63

apparteneva per darla allantico Regno..), che era di chiudere il commercio


collInghilterra.87 E poi prosegue con lanalisi delle condizioni nelle quali
si svolse la campagna contro la Russia: Larmata di Napoleone era tale che
prometteva dovunque la vittoria, e lavrebbe riportata anche sui Russi, se vi
fosse stato pi dintelligenza fra i capi che la comandavano, se le si avesse
procurato con regolarit i mezzi di sussistenza, e fosse stata condotta con pi
risparmio.88 (c.vo mio) E, di contro, la posizione russa che, secondo Cujkevic, fu bene impostata strategicamente (anche se, in realt, le divergenze tra lo
zar e Kutuzov, ad esempio, non furono proprio secondarie, come noto) Se
i Russi avessero voluto addotar fin da principio loffensiva avrebbero perduto
degli importanti vantaggi per lallontanamento dal centro delle loro riserve,
e li avrebbe forzati a disseminare le loro forze per occupare e coprire tutti i
punti dun paese invaso. La difensiva al contrario concentrava le loro forze
a misura che si ritiravano, a loro faceva trovare de nuovi percorsi ad ogni
passo, ed ingaggiava insensibilmente il nemico ad internarsi nel cuore dun
Paese, nel quale era impossibile di mantenersi, e donde non poteva sortirne
senza estreme difficolt, specialmente nellavvicinarsi una stagione rigorosa
che doveva riuscirgli funesta.89 (c.vo mio) E ancora Se il piano di Napole87 Ibid., c.vo mio.
88 Ibid., pp. 275-276, c.vo mio.
89 Ibid., pp.277-279.

64

Atti del convegno Cassino-Roma -

one era quello di impadronirsi della Capitale a costo anche di sacrificare la


met del suo Esercito, non doveva dirigere su di Mosca; ma bens sopra Pietroburgo: i i Russi in allora, o sarebbero venuti a patti prima di lasciargliene
il possesso; o non avrebbero sagrificata questa citt alle fiamme per fargliene
una tomba. Fino alla conclusione: Cos unarmata di pi di 500.000 combattenti scielti dal meglio di tante nazioni aleate che promettevano s belle
speranze, fu distrutta nel periodo di un anno. Cento mila uomini circa stata
la perdita durante la Campagna tra prigionieri e morti nelle battaglie, trucidati
alla foraggiata ed al pigliagli, tra estinti sulle strade di malati e di feriti per
mancanza dospitali e di soccorsi. Il rimanente per e si perdette nella fatal
ritirata per i giornalieri combattimenti, per la fame, gli stenti, il freddo e tutte
poi le avversit che si combinarono al totale sterminio.90
Dalle esemplificazioni che ho tratto dalle Memorie di Filippo Pisani si pu,
innanzitutto, considerare le sue, vere e proprie testimonianze degli avvenimenti cui partecip, dove limpressione o la deformazione del ricordo, pure
esistenti, cedono di fronte alla concretezza della comprensione complessiva
dei fatti e alla loro lucida valutazione.
Esulano, naturalmente, dal racconto di Pisani altre valutazioni, soprattutto
il fatto che la Campagna di Russia non si concluse con la ritirata di Napoleone e della sua Arme, ma prosegu fino allingresso delle truppe russe e alleate
in Parigi, il 31 marzo 1814, e che questo fatto rappresent la conclusione
dellepopea napoleonica, al di l della fiammata che lo porter alla sconfitta
definitiva di Waterloo.
Eppure, le Memorie di Pisani, pur nei limiti personali e oggettivi, dettati
dal suo ruolo nella campagna militare, significano qualcosa di pi di una testimonianza, proprio per ladesione che egli dimostr per linterpretazione di
un russo, il colonnello Cujkevic gi citato, e per quello che con ci stesso si
traduce in una lettura originale dellinsieme della Campgna di Russia condotta da Napoleone.
Linterpretazione popolare o tolstojana delle guerre corrisponde piuttosto bene - scrive Lieven- alle cronache straniere che minimizzano il ruolo dellesercito e del governo russo nella vittoria su Napoleone. Quanto a
questultimo, tendeva ad incolpare di tutto la geografia, il clima e la sorte:
questo lo assolveva dalla responsabilit della catastrofe. Inoltre, continua
90 D. Lieven, op.cit., p. 13, c.vo mio.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

65

Lieven: molti storici sono ben felici di fare propria la conclusione implicita
di Tolstoj, e cio che i comandanti russi non avevano molto controllo sugli avvenimenti e che la strategia russa era una combinazione di improvvisazione
e casualit. () e, infine, la mancanza di interesse dei russi per il 1813-14
ha lasciato spazio agli storici degli altri paesi, ben felici di raccontare quegli
anni sminuendo il ruolo della Russia. (91,c.vo mio)
Eppure assai significativo che uno degli storici sovietici eminenti nello
studio della guerra del 1812, Evgenij Viktorovic Tarle (1875-1955), non abbia
esitato a definire quella condotta dai Russi contro Napoleone guerra popolare russa, non perch somigliante a quella spagnola. Essa era condotta per la
maggior parte dai contadini russi arruolati nei territoriali, ma non per questo
era meno popolare. Uno degli aspetti della guerra popolare fu il movimento
partigiano.92 Lammissione del principe Volkonskij, riportata da Tarle, che
Nel narrare le vicende del mio reparto, non intendo farmi beffe del lettore,
come fanno molti partigiani, con racconti di imprese e di pericoli immaginari;
cos almeno, con la mia scrupolosit, acquister credito nei miei scritti, ben
diversi dai racconti esagerati degli altri partigiani., non muta lidea espressa
dal poeta partigiano, Denis V. Davydov (1784-1839), e condivisa da Tarle,
che afferm orgogliosamente: Non mi si pu accusare dessere stato secondo ad alcuno nella lotta contro lattentatore dellindipendenza e dellonore
della mia patria..93
I versi di Puskin, posti in esergo a questo testo, indicano in modo - a mio
avviso- storicamente corretto i protagonisti reali della vicenda della Campagna di Russia: oltre a Dio, naturalmente, e al clima, Barclay che rappresenta
il gruppo dirigente assieme allo zar, il popolo russo nella sua duplice veste di
vittima della guerra e delle sue conseguenze e di attore principale del riscatto
russo, sia in patria sia allestero, nella riaffermazione dellordine europeo,
sconvolto da Napoleone e ricondotto allantico assetto da Alessandro I, protagonista futuro del Congresso di Vienna.

91 E.V. Tarle, op.cit., p. 687.


92 Ibidem, p. 300.
93 Ibidem, p. 689.

66

Atti del convegno Cassino-Roma -

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

67

Lettere da Mosca
di Piero Crociani

e pochi sono i libri dedicati alla campagna di Russia quasi altrettanto


rare sono le memorie di ufficiali che vi hanno partecipato, solo in parte
edite (in pratica quelle di Baggi, di Pisani, del franco-piemontese Rossetti e quelle del falso Bertolini) ed ancor meno numerosi sono i diari, assai
pi affidabili, perch coevi, ed assai scarse sono le lettere, interessanti per
lo stesso motivo. Lettere pubblicate solo in parte, cui ho avuto la fortuna di
aggiungerne un paio inedite, scoprendo anche lesistenza di altre ancora del
tutto sconosciute.
Daltra parte, pi che naturale che il numero delle lettere ancora esistenti
sia assai ridotto: il diffusissimo analfabetismo, il rudimentale sistema postale
e tutte le difficolt legate al tempo e alla distanza devono aver prodotto, gi
allora, una corrispondenza di entit limitata, redatta esclusivamente da ufficiali, con una sola lettera pervenutaci di un soldato ed una di un sottufficiale,
mentre un altro sottufficiale, napoletano, ci ha lasciato una serie di appunti a
mo di diario.
A cominciare dai primi del 1812 truppe si mettono in marcia da ogni angolo dallimpero francese, dei paesi satelliti e di quelli, magari controvoglia,
alleati. La marcia verso Oriente destinata a protrarsi per mesi ed i chilometri
da percorrere su piste fangose, nella polvere, sotto il sole o la neve sono migliaia e non detto che la cavalleria almeno finch i cavalli si reggono in
piedi se la passi meglio.
Ancora non si sa quale sia la meta. Il 3 marzo il Capitano Casolari, non un

ragazzo, un vecchio giacobino gi sulla trentina, cos scrive alla moglie:

Noi siamo alloscuro di tutto, chi dice che la guerra sia con la Russia, chi col
Turco, e chi sostiene un accomodamento; in quanto a me non so che pensare a te,
cara parte di me stesso, e continuamente baciare la tua cara immagine. Dio, quanto
mai doloroso vivere da te lontano!.

E questo dolore del distacco un tema che torna anche in altre lettere. La
guardia donore Domenico Folli Bergantini, di Imola, cos scrive alla moglie
il 10 maggio:

68

Atti del convegno Cassino-Roma -

Bench lungi non vi dimenticher giammai e vi avr sempre presente fino allultimo respiro. Se il fato inesorabile ci vol divisi, non scioglier giammai questo quei
vincoli che entrambi ci annodano.

Unaltra giovane guardia donore italiana, Giacomo Zauli Naldi, si lamenta invece di non ricevere notizie:
Di tre lettere che ho scritto finora a casa da Brescia, da Brixen e da Augsburg
disgraziatamente non ho avuto risposta alcuna; n saprei bene a cosa attribuire ci,
mentre i miei compagni ne ricevono continuamente.

Al contempo, per, i partenti, ormai divenuti marciatori, hanno speranze,


coltivano ambizioni, si sentono parte di un grande evento. Il nostro imolese
pur cos legato alla moglie scrive:
La presente campagna una delle pi grandiose che abbia veduto lEuropa non
solo in questo secolo, ma nei passati ancora, potr annoverare un giorno con trasporto di giubilo esservi stato con il pi Gran Generale che sia nel mondo.

Luigi Provani del Villar, un piemontese che serve per nellesercito del
Regno Italico, pur considerandosi, a causa della guerra vittima della crudele
divinit cui forza seguire gli stendardi prevede che
il destino sar glorioso e grandioso, perch le armi nostre saranno condotte dal
genio umano, valore e fortuna costante del grande Napoleone.

E il giovane Giuseppe Bignami, ufficiale del 3 Reggimento Fanteria di


Linea italico, nella sua fitta corrispondenza con lo zio, un potentissimo alto
magistrato, cerca in ogni modo di essere assegnato ad un Comando, perch,
noto, vicino al sole ci si riscalda. Cos dalla Germania fa sapere di aver
consegnato una lettera di raccomandazione del grande zio al Generale Pino,
per esser assegnato come aiutante di campo al Generale Ballabio, dalla Polonia che
il Generale Lechi mi fece dire dal suo aiutante che mi vuole alla Guardia e che
ogni volta che ci saranno delle proposte mi ci comprender.

Non riuscir per nel suo intento e le sue lettere fanno avvertire chiari sintomi di stanchezza, anche fisica, e di sfiducia. Forse non un caso se nellultima lettera conosciuta, del 7 ottobre, da Mosca, non fa parola della guerra n
della vita militare e, anzi, nel suo testamento, che redige in Russia, lascia 500
lire ad ogni nipote che, nei quattro anni successivi, potesse esser chiamato a
prestare servizio militare, cos da potersi fare esonerare pagando un sostituto.
Grandi speranze le ha anche un giovane ufficiale delle Guardie dOnore napoletane, Vincenzo Corigliano dei marchesi di Rignano. Pure lui spera di far
carriera partecipando ad una grande impresa e, tanto per cambiare, pure lui
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

69

spera di essere assegnato ad un Comando. Cos scrive al padre il 20 agosto


da Augsburg
Il Generale Rossarol mi vuole come suo aiutante di campo pel tempo della campagna, io gli ho detto di s e mi ha promesso che al primo lungo riposo che avr
tutta la divisione dimandarmi al Generale Destres ed indi al re. Questo per me
sarebbe un vantaggio perch uscirei dalle seccature del reggimento e poi per darmi
a conoscere maggiormente e per ottenere qualche cosa. Caro pap mio state allegramente..pensate che quando ritorner avrete un figlio che ha girato lItalia, la
Germania, la Polonia e la Russia, un figlio che ha fatto la campagna collImperatore e col Re nostro. Pensate a tutte queste cose e sarete di buon umore.

Cos si partiti e si marcia, una marcia lunga, lunghissima. Qualcuno da


notizie per lettera. Sappiamo cos che in Germania si alloggiati presso privati che devono provvedere anche al vitto. Ovviamente si pi che contenti,
in Polonia, per, ed ancor pi in Russia la musica sar del tutto diversa.
C anche chi tiene un diario minimo, come il cosentino Antonio Lise, sottufficiale del 6 Reggimento Fanteria di Linea napoletano. Non tratta, se non
incidentalmente, dei grandi eventi, delle battaglie, anche se nel 1813 rimarr
ferito allassedio di Danzica. Racconta quel che vede, quel che fa, ci che gli
interessa. Cos alle porte di Bologna, il 27 maggio, annota

70

Atti del convegno Cassino-Roma -

Qui termina la catena degli Appennini e comincia ad esser corrotta la lingua italiana, e
poco si capisce da noi

Ma giovane e, passando per Viterbo, ha scritto Belle ragazze, poi, inoltrandosi in Germania, il 27 luglio a Schwabrucche (una volta per tutte si ricorda che i nomi tedeschi, polacchi e russi vengono dai nostri quasi sempre
storpiati) Ci sono delle gran femmine che amano molto i militari, poi a
Posen, ora Poznan, Buona citt ed abbondante di donne libere e a Danzica
le belle ragazze che frequentano questi luoghi ( sono le sale da ballo) sono
le pi belle, e sono moltissimo compiacenti, e vo vi potete divertire con chi volete senza gelosia alcuna, in detti luoghi non si puol.( il curatore del diario,
pudicamente, ha sostituito con i puntini la parola originale) ma se volete ci
sono delle stanze che potete divertirvi come volete. Ed il nostro ancora pi
esplicito su quel che combina a Stettino con una certa Federica, obbligando il
curatore ad intervenire pi volte.
Perch non si pensi al solito latin lover meridionale, sempre alla caccia
di straniere, dobbiamo aggiungere che il tenente Paolo Magelli, modenese,
del Reggimento Veliti della Guardia Reale italica, scrive cos al fratello da
Augsburg ..St assai bene, si mangia bene, si fottono le padrone e le serve.
Altrove, come pentito, confessa che noi italiani siamo ingrati, superbi, a paragone di questa colta nazione ma soggiunge anche Le donne sono affatto
spregiudicate ed in particolare le ragazze, che esse non hanno difficolt di
baciarvi in presenza dei loro genitori. Anche altre fonti abbondano in lodi
alla Germania, e non a caso qualche lettera stata pubblicata nel 1942 cos
come le memorie di Pisani, in concomitanza con la nuova campagna di Russia al fianco dei Tedeschi.
Tuttaltra musica, sotto ogni aspetto, una volta entrati in Polonia anche per
le difficolt subito incontrate in campo logistico. Gli abitanti, specie i numerosi ebrei, sono visti di malocchio dai nostri.
La guerra ormai alle porte ed in una scaramuccia conseguente ad un incidente di frontiera resta ferito il toscano, al servizio francese, Giovanni Martolini (11 Reggimento, V battaglione, 3 compagnia, come scrive dallospedale per farsi mandare dei soldi). E lunico soldato di cui si conosca una lettera.
Noialtri siamo feriti in una gamba e chi nelle braccia e dappertutto.se
siamo guariti da questa nostra ferita che abbiamo ci converr di batterci
ancora. Non sappiamo se Martolini si sia dovuto battere ancora, certo, per,
stato cos fortunato da tornarsene a casa e da poter utilizzare questa lettera,
quasi mezzo secolo dopo, per chiedere a Napoleone III la medaglia di SantEGli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

71

lena, cui, come tutti


gli altri reduci, sperava fosse aggiunto
un lascito in denaro
del testamento di
Napoleone il grande.
Dellavanzata
verso Mosca ci sono
pochissime testimonianze, con leccezione del diario del
colonnello Vincenzo
Omodeo, del 2 Reggimento Fanteria di Linea italiano, che tutto un susseguirsi di, peraltro giustificate, geremiadi sullorganizzazione della marcia
e sulla logistica e che ci fornisce un quadro impressionante della prima fase
della campagna. Della battaglia di Borodino c solo un accenno in una lettera
del capitano Casolari a sua moglie:
Il Dio che presiede alle battaglie decise la gran giornata in favore delle nostre
armi. Napoleone deve entrare a Mosca tra poco. Piacenza non pi distante da
Milano di quello che presentemente lo siamo noi da Mosca. Il nostro Reggimento
non ha avuto che dei feriti lievemente, quello della Guardia di Linea e dei Coscritti
qualche morto.

Poi, a margine della lettera datata 10 settembre, lannotazione La battaglia stata il giorno 6 e lintero 7.
E finalmente a Mosca! Entusiasmo per quella che si ritiene la vittoria definitiva, preoccupazione per un eventuale e ignoto prolungamento della guerra,
grandissima impressione per lincendio della citt e per il conseguente saccheggio, una vita quotidiana segnata da improvvise ricchezze e da un senso
di provvisoriet. Sar meglio lasciare la parola ai testimoni.
Il primo il capo-battaglione Giovanni Zampa, del 2 Reggimento Fanteria italiano. E un uomo fatto, coetaneo dellimperatore e suo convinto ammiratore. Nella corrispondenza conosciuta il solo, insieme a Provana del Villar, che intraveda lItalia futura come nazione. Scrivendo da Mosca al fratello
Antonio, il 4 ottobre, dice:
Per me la Patria mi troppo cara per avere ad ogni istante presente un cielo che
le sole Divinit dovrebbero ingiornarvi. Un d lItalia potr vantar molto guerreggiando per ora unita con la gran Nazione, e cos dettare un giorno leggi a quelli che

72

Atti del convegno Cassino-Roma -

osassero insultare il Regno nostro. Mosca, una delle prime capitali pi non esiste. Al
nostro entrare le disposizioni erano date da quel governatore perch fosse incendiata. Pi di quattrocentomila abitanti fuggirono ed ora deserta. Bellezza e ricchezza
furono distrutte dalle fiamme. Chi non vide lincendio di questa citt vantar non pu
di conoscere miserie. Percorsi nei primi d le strade a cavallo, io posso dire pi volte
attraversai il fuoco. Due mila forzati furono posti in libert con ordine di incendiare
la citt e seicento furono presi sul fatto e fucilati. Che orrore, che dispersione. Ora
lordine stabilito, lo vuole Napoleone, e lo sar. Ma il vivere come? Noi ci facciamo provvigioni di cavoli e pomi di terra, persuasi di qui restare linverno; ma chi lo
sa ! Bonaparte fra noi, non vi da dubitare di gloria.

Il capitano Casolari scrive alla moglie il 16 settembre:


Mosca in fiamme. Ier laltro la nobilt emigrando pose le fiaccole nelle mani
de suoi schiavi (per quanto assicurano molti italiani qui da molto tempo stabiliti).
Non sappiamo quale risoluzione prender il nostro monarca. Questi vili, non avendo
lardire di respingerci col valore, ricorrono al fuoco; ebbene, Napoleone, grande ne
suoi divisamenti oltre al terrore delle sue armi trover il mezzo di ridurli a condizione de suoi medesimi schiavi. Gran Dio, quale citt, se tu non arresti le fiamme, va
ad essere ridotta in cenere! Baster il dirti che giammai ne vidi la simile in magnificenza, in ricchezza, infine in tutto ci che vi di grande e di delizioso. Mia Nina,
sappi che prima della grande battaglia Napoleone ci promise di condurci presto alla
nostra patria: Cerca dunque di tranquillizzarti ora che linimico non oser pi venire
a giornata. Ognuno sa gli infiniti mezzi del nostro sovrano.. Termino in fretta perch
mi servo di un mezzo straordinario. Vivi e vivi solo per chi ti adora. Saluta la cara
madre, gli amici. Il tuo affezionatissimo sposo amante.

Assai pi distaccato il tenente Bignami, che, lo abbiamo gi, ormai


stanco e deluso per landamento della campagna. Il 16 settembre cos scrive:
Carissimo signor zio, Siamo accampati sotto Mosca, vi sono stato dentro tutto
ieri. La maggior parte degli abitanti sono fuggiti, in vari punti abbrucia..Si
soffre molto il freddo; se le cose cos continuano va male; la mia salute passabile,
sono stanco, ma credo che avr campo di raddoppiare la mia stanchezza; non vorrei
dire il vero. LImperatore e il Vice Re sono in Mosca: tutto lo Stato Maggiore in
movimento per spegnare il fuoco, ma credo che i loro sforzi non impediranno che si
abbruci la met almeno.Finisco perch non ne posso pi dal freddo.

Del tutto diverse, almeno quanto a partecipazione, sono due lettere scritte
da una giovane guardia donore marchigiana, Emidio Neroni, al padre, da
Mosha o Moscha, come scrive lui. La prima, del 28 settembre, dice
Sono gi giorni 15 che ci ritroviamo fermi qui a Mosha..Questa gran Capitale
bella e andata tutta alle fiamme, non incendiata da noi, ma da gente pagata dallinimico stesso, onde non far trovare riposo e da mangiare a noi. Ma lhanno sbagliata
perch hanno dato abbastanza tempo di salvare dei viveri e dei sobborghi, ed in parte
della citt. Chi sa quando torneremo in Italia. Qui si dubita a momenti di andare a
Pietroburgo.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

73

Io non so se Lei abbia ricevuta unaltra scritta da me qui a Moscha dove facevo
noto che io mi ritrovo bene di salute, come mi ritrovo al presente. Le disposizioni
che si prendono al presente sembra che linvernata si debba passare qui a Moscha.
Mi trovo afflitto per non potere aver nuove di casa, perch vedo che qualche altro
riceve lettere dalle Marche. Qui gi fa gran freddo, cosa sar linvernata. Benvignati
si ritrova qui e sta bene. Butti si crede morto, con molti altri compagni, o prigioniero
in mano ai Cosacchi, ma nulla si sa di certo. Giorni fa, andando al foraggio nelle
campagne, ci sortito da una parte una quantit di Cosacchi, uniti a dei paesani che
noi essendo in pochi e senza armi ci sono riusciti buoni i cavalli. Adesso al foraggio
sa ve bene armati ed uniti 4 o 5 mila uomini tra fanteria e cavalleria e di nulla pi si
teme. Tutti desiderano di ritornare in Italia perch non vi chi non sia stufo di questa
Campagna cos lunga, ch sono pi i soldati morti dalla fame, che uccisi delle palle.
Se Lei mi vedesse direbbe che io sto meglio in aspetto al presente che prima che
partissi da casa, non ostante i tanti patimenti che abbiamo fatto e che facciamo. []
Moscha ha sofferto un saccheggio ed un incendio cos terribile, che se ne ricorder inh eterno. Non potrei, se volessi, in nessuna maniera raccontare cosa di
meraviglioso sia andata alle fiamme. Il vedere le contrade piene di panni finissimi,
libri, instrumenti,m tutta roba inglese, ed una contrada ove vi erano 80 rimesse, e
dentro di queste rimesse meno di 10 legni non vi era nessuna, e tutti legni che non
se ne ha idea, noi labbiamo veduto tutto alle fiamme, senza poter riparare a tante
meraviglie. Noi labbiamo veduta prima che incominciasse lincendio; a vederla
adesso cosa che fa piangere. A tutti i soldati per dieci o didici giorni era lecito il
rubare, spogliare e far tutto. Si sono trovate delle cantine di Sciambagna, di Malaga,
di Rum, di Bord e tanti altri liquori i pi squisiti, che i primi giorni si fatto un gran
bene, dopo tanti mesi che si soffriva fame terribile e bere quasi sempre delle acque
marcie. Se si raccontasse il viaggio per restare, come sieno vissuti tanti uomini e
come non sieno restati tutti, senza venirne sino qui nemmeno uno. La divisione di
Pino, che sono partiti da Milano 15 mila uomini, al presente sono qui 3 in 4 mila
uomini, e cos di tante altre divisioni quasi tutti periti dalla fame, dai stenti, e dalle
fatighe. Nel nostro Corpo, negli escesi della fame uno si dato una pistolettata nelle
tempia. Questa una campagna che tutti i militari se ne ricorderanno in eterno. (La
lettera del 9 ottobre)

Altrettanto impressionanti sono due lettere inserite nelle Memorie del


modenese Francesco Baggi, tenente del 2 Reggimento Fanteria di Linea italiano, proveniente anche lui dalle Guardie dOnore. Scrive cos alla madre il
28 settembre:
Siamo stati nellabbondanza per qualche giorno, ma ora ci troviamo nella massima penuria, e chi ha qualche denaro pu chiamarsi felice.Sono quattro giorni
che ci troviamo nella bruciata Mosca; ogni giorno si appiccano dei Russi, che si
sorprendono nellatto di nuovamente incendiare ci che ancora rimane intatto. Bisogna ben essere brutali per abbandonare al fuoco una delle pi grandi e pi belle
citt dEuropa. Quale desolazione! LImperatore con noi, con tutta la Guardia;
cos pure il Vicer con il quarto Corpo dArmata. Siamo alloggiati poco meglio

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Atti del convegno Cassino-Roma -

di quello che se fossimo al bivacco; abbiamo anche poca paglia per dormire. Oh,
quanto siamo infelici! Lo dico con le lagrime agli occhi; vedo il nostro ritorno assai
difficile, gli stenti, la lontananza, linverno che si avvicina, e i tetti che biancheggiano a questora di neve. Oh, quanta miseria! E il 5 ottobre: Oh, quanta differenza!
Mi trovo di guardia alla piazza degli impiccati, con 50 granatieri. Per dire la verit
ho passato la notte bene, giacch fortunatamente il mio corpo di guardia situato
in una cameraccia che in volto, e che le fiamme hanno rispettata. Qui si gela assai
bene; io sono in gran pelliccia e mi difendo un poco. Sino ad ora non ci mancato il
mangiare, ma temo molto nellavvenire. Il nostro magazzino terminato; abbiamo
per molti storioni salati, e dellolio. Si beve acqua, la farina comincia a mancare. Io
credo che lArmata andr presto avanti. Gli abitanti sono tutti fuggiti, e solamente
qualche persona si fa vedere. Oh, quanto saremmo stati bene se la popolazione fosse
rimasta in citt!

Si comincia a rimandare indietro i feriti, in vista dellevacuazione. Un giovane colonnello, comandante del 7 Reggimento Dragoni francese, ma milanese di nascita, Luigi Sopransi, gravemente ferito a Borodino, scrive il 15
ottobre, in francese, alladorata maman, che i bei giorni sono passati e che
pare ci si dovr rimettere in viaggio. Gli pare per poco dignitoso partire con
i feriti, seguir il Quartier Generale, viaggiando in berlina. Daltra parte pu
fare ci che vuole, maman dal 1796 lamante ufficiale del maresciallo
Berthier, ma non solo al maresciallo che deve la sua carriera. Volontario,
nel 1798, a quindici anni nel 12 Ussari, stato ferito a Marengo, ha catturato
ad Austerlitz laiutante di campo dello zar, stato ferito a Jena, in Spagna ha
preso sette bandiere e sei cannoni e, nonostante abbia promesso alla mamma,
in una delle lettere intercettate dai Russi, di passare le acque insieme a lei per
guarire della grave ferita riportata, lanno dopo sar di nuovo sul campo, generale di brigata a trentanni, e, gravemente ferito a Lipsia, finir i suoi giorni
a Parigi, nel maggio 1814, in conseguenza di questultima ferita.
Tutto lesercito si prepara a rientrare, carico di bottino, che dovr abbandonare, e con le provviste, insufficienti, che riuscito a trovare. C chi, potendo, fa le cose in grande. E il caso del maresciallo di campo Giuseppe Rossetti, un piemontese che ha lasciato lesercito francese per passare al servizio
napoletano sotto il re Gioacchino Murat (anche se non ha piacere che Napoleone lo apostrofi Monsieur le napolitain). Ha fatto parte del seguito che
ha accompagnato Murat durante tutta la campagna ed entrato, tra i primi, a
Mosca con il suo re. Ora, in vista della ritirata, liquida il suo ricco guardaroba
e sostituisce il suo furgone, troppo pesante, con uno pi leggero, in vimini.
Questo destinato a contenere, a spese della cantina e della dispensa del principe Razomouwski, nel cui palazzo alloggiato il comando napoletano, un
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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vero e proprio ben di Dio: in basso 48 contenitori di cristallo, capaci ciascuno


del contenuto di due bottiglie, riempiti di rhum, acquavite e vini di Spagna,
nel alloggiamento centrale, carne salata, salmone marinato, zucchero, caff,
cioccolato, riso ecc. e, pi in alto, un sacco e mezzo di farina di prima qualit,
suddivisa in sacchetti di pelle, ed infine sacchi di avena per i cavalli. Rossetti,
pur attraverso molte traversie, sar uno dei pochi a poter usufruire delle sue
riserve fino in fondo.
Non cos fortunato un altro maresciallo di campo del seguito di Murat,
Vincenzo Pignatelli di Strongoli, la cui carrozza piena di oggetti preziosi, di
pellicce, di sete cinesi e di the finisce in un burrone perch i cavalli si imbizzarriscono.
La stessa sorte ha la carretta sulla quale Baggi ed altri tre ufficiali hanno
caricato provviste per due mesi: tre sacchi di pagnotte, uno di patate, uno
di farina, uno di grasso di castrato, acquavite, barattoli di conserva, miele e
rhum. E ben presto,iniziata la ritirata, con rarissime eccezioni, le provviste ed
il bottino si limitano a quanto pu esser portato addosso, tutto il resto lasciato per strada, mentre il gelo e la neve rendono la marcia sempre pi difficile
e faticosa.
La ritirata si dimostra sin dallinizio irta di difficolt, dopo qualche giorno,

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Atti del convegno Cassino-Roma -

terminate le provviste, la carne di cavallo arrostita alla meglio e la neve sciolta provocano la dissenteria. Non si mai coperti in maniera adeguata e non
sempre si trova riparo per la notte. In queste circostanze la vita umana non ha
pi alcun valore. I soldati del contingente spagnolo sparano una fucilata nelle
testa dei prigionieri russi che restano indietro. Si tratta, dicono loro cinicamente, di una parola allorecchio.
Inizialmente si segue un itinerario diverso da quello dellandata, a Malo
Jaroslavetz i russi sbarrano il passo e nella battaglia che ne segue sono gli
italiani a riuscire vincitori. C una lettera di Alessandro Neri, un sergente
maggiore del 3 Reggimento Leggero, che riassume le sofferenze della campagna e di quellultima battaglia.
Malo-Jaroslawetz, 25 ottobre 1812. Non mi ricordo pi qual sia stato lultimo
paese che le ho scritto: forse uno della Baviera. Da quel lepoca in poi ci hanno fatto
raddoppiare le marcie per passare la Sassonia, Slesia, Prussia, Polonia, Lituania,
Livonia e Russia in poco pi di due mesi. Impossibile cosa sarebbe che io provassi a
raccontarle i patimenti e le fatiche di una marcia di 29000 miglia circa. Gli strapazzi,
la fame, la sete, le febbri, le continue marce di 30 e 40 miglia al giorno, le acque fetide, il clima scellerato, i combattimenti colle truppe russe e coi crudelissimi cosacchi, truppa la pi inumana che sia nellarma russa, non mi hanno fatto morire! Non
sono entrato, per mia disgrazia, in Mosca, perch, facendo parte del 4 battaglione,
sono rimasto accantonato fuori gli altri battaglioni sono entrati, e, nonostante gli
incendi, hanno fatto tesori.
Ieri, in ritirata, abbiamo avuto una grandissima battaglia contro pi di centomila
russi, mentre le nostre truppe, in massima parte italiane, venute in soccorso dei Francesi, essendo stato ucciso il loro generale Delzons, non erano che 15.000: ma abbiamo vinto noi Italiani, ma abbiamo avuto delle perdite enormi: forse 5000 uomini:
ma i russi ne ebbero il doppio Siamo andati spessissimo allattacco alla baionetta.
Che orrori! Morti una quantit di ufficiali me generali, ferito il generale lPino,
morto suo fratello, ferito Varese, il colonnello del nostro reggimento (3 fanteria
leggero), e tanti e tanti altri calpestati dai cannoni, dai cavalli Avendo pernottato
sul campo di battaglia, perch la battaglia fin a mezzanotte, non puoi immaginarti,
cara madre, quali orrori ho visto Il vicer ci ha lodati noi italiani soprattutto, ed
anche Napoleone ci ha passata la rivista oggi, dicendoci bravi italiani. Anche i
feriti gridavano Viva lImperatore, viva lItalia.
Ora siamo fermi: ma che cosa faremo? Come passeremo questo spaventevole
inverno? Il 3 reggimento ha sofferto moltissimo, in modo che di 40000 che siamo
partiti siamo appena in 300: non so come me la sia scappata.

Il nostro sergente conclude poi la sua lettera: Non mi posso estendere di


pi e non so nemmeno se ricever queste righe. Se pure giungano nelle sue
mani possano ispirarle quellamore di natura che mi condurr fino alla morGli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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te. Abbracci a tutta la famiglia-suo Alessandro. La madre ricever la lettera,


ma non vedr pi suo figlio.
Nel suo diario il colonnello Omodeo, che resta ferito, descrive brevemente
laccanito scontro contro forze superiori, che al suo solo reggimento costa
oltre quattrocento perdite, e cita lo stupore di Napoleone alla vista di tanti
caduti e feriti allinterno dellabitato che lo induce a chiedere a Murat, che lo
accompagna: Come mai avete potuto ammazzare tanta gente? e la risposta, di ambigua interpretazione per noi posteri Ecco il piacere che si ha nel
comandare della gente cos valorosa.
Anche se vittoriosa, per, la Grande Armata obbligata a cambiare itinerario ed a ripercorrere quello dellandata, passando attraverso zone ormai esauste di ogni possibile risorsa ed abbondanti solo di cadaveri ancora insepolti, e
tutti i suoi componenti sono perseguitati dalla fame, dal gelo e dai Cosacchi.

78

Atti del convegno Cassino-Roma -

I superstiti descrivono la
ritirata considerandosi dei
miracolati. Il sottotenente Bagnalasta, veronese, del Battaglione del Treno, miracolato
due volte, essendo riuscito
a sfuggire ai cosacchi che lo
avevano catturato. Dato, per,
che lo avevano spogliato di
cappello , cappotto e scarpe,
ha le punte delle mani e dei
piedi congelati e, quando scrive alla moglie, ha gi subito
lamputazione di due diti del piede destro (ed unavventura analoga, con le
stesse conseguenze, vissuta negli stessi giorni, dal principe Pignatelli). Rassicurata, per cos dire, la moglie sullo stato della propria salute, il Bagnalasta
cos descrive da Berlino, il 23 gennaio 1813, uno degli episodi pi significativi della ritirata, il passaggio della Beresina
Il giorno 28 di detto mese di novembre rimasi per 24 ore alla testa di un ponte
cos detto della Beresina a Barisovo, a cavallo ove piovevan le nemiche palle del
cannone, degli obici e delle bombe, vedendo cadere morti ai miei lati migliaia duomini, cavalli: persino una povera donna con un bambino fra le braccia dalla folla
rimase schiacciata col figlio! Oh che giornata dorrore fu quella per me, mia cara
Maria. Mi vedevo attorniato dalla morte da ogni parte e senza scampo e senza difesa; finalmente passai il ponte alle quattro ore dopo mezzanotte e mi posi in salvo
con larmata.

Scene orribili ed atti di sacrificio, pi le prime, per, che i secondi, sono


descritte nelle sue memorie dal Rossetti, particolarmente impressionato per
aver riconosciuto, e visto gettare in acqua con una pedata, il corpo di un suo
vecchio commilitone piemontese.
Altre lettere confermano queste tragiche vicissitudini, simili a quelle che
a centotrentanni dopo incontreranno i nostri soldati dellAR.M.I.R. nellinverno russo. Il capitano del Genio Goffredo Belcredi, lombardo, scrivendo da
Danzica il 1 gennaio 1813, cos descrive la sua situazione, ignorando che la
malattia lo falcer entro la fine del mese.
Danzica, 1 gennaio 1813 Gi da 4 giorni mi trovo a Danziga dove sono arrivato
lacero come un pezzente e con una camicia piena di pidocchi, che finalmente mi
sono levato di dosso collaiuto di qualche camerata che ho trovato e che mi ha preGli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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stato con che cambiarmi. Ho perduto cavalli, equipaggio e tutto: insomma non mi
resta che una cattiva uniforme ed un paio di calzoni di tutta la mia roba; ma pazienza, ho salvato la vita e la libert e son ben contento; la roba si rimette col tempo. So
che stato scritto a Milano che ero rimasto indietro e che per conseguenza dovevo
esser morto o preso; difatti tutti i miei colleghi mi hanno compianto e mi credevano
spedito; ma io ho saputo cavarmela per istrade non frequentate, facendo ventiquattro e trenta miglia al giorno; sono arrivato allimprovviso a Danzica, e qui conto di
ristorarmi un poco, giacch la mia salute e d il mio petto particolarmente ha bisogno
di riposo e di una cura; dopo spero di venire in Italia e rimanere qualche tempo nel
seno della cara famiglia.

Il tenente Magelli, giunto finalmente in salvo, cos riassume la ritirata, in


una inedita lettera al fratello, del 7 gennaio 1813:
Dopo due mesi di ritirata giunti siamo a Marienwerder citt Prussiana poco distante da Torn, ove ho avuto il piacere di ricevere un tua lettera datata 22 scorso
9bre. Essa mi ha tranquillizzato, mentre erano due mesi che ero privo di tue nuove.
Non dubito che lultima mia scritta da Mosca non avr avuto ugual sorte delle N.
6, 7 e 8 come mi dici. Il giorno 18 8bre siamo partiti da Mosca e marciassimo verso Calluga ..Dopo quattro giorni ci portassimo a Malojaroslavitz ove il Quarto
Corpo ebbe modo di distinguersi. La battaglia dur dalle ore undici antimeridiane
fino alle 8 della sera. Li nimici ad onta delle migliori posizioni e del triplo di pi
duomini dovettero vergognosamente abbandonare e ritirarsi sopra Caluga. La loro
perdita fu circa in 8mila fra morti e feriti, e la nostra circa in 3mila. Il Reg.to Coscritti della Guardia sofferse assai e noi pure..Il cannone fece strepito sopra di
noiIl giorno dopo soggiornassimo; in questo tempo lArmata tutta si riun. Nel
mentre credevamo di seguire il nemico, un contrordine venne dallo Stato Maggiore
Generale di mettersi in ritirata. Onde cominciassimo il movimento il giorno 26. Il
nemico per tre giorni non si lasci vedere. Il 30 si presentarono alla nostra retroguardia 16mila Cavalieri, essi si azzuffarono; sia gli uni che gli altri non poterono
venire ad un affare decisivo, perch durante la notte noi prendevamo le migliori ed
a noi vantaggiose posizioni. Da questo punto cominci la nostra ritirata; questa
stata talmente precipitosa, piena di pericoli, ed ostacoli che abbiamo perduto tutti
gli equipaggi, tutti gli ori, ed argenti, ed immensi tesori che lArmata aveva ammassati alla Capitale Russa. Tutta lArtiglieria, e Treno, Cavalli ecc. Il freddo terribile,
la fame, e le fatiche facevano cadere al suolo centinaja di soldati. Una quantit di
Cosacchi hanno continuamente tormentato li nostri fianchi, e la nostra coda, e tutti
gli ammalati, feriti, vivandieri e gente al seguito sono andati nelle loro mani, non
che tutti quelli che disgraziatamente essi trovavano. Il nostro Reg.to senza essersi
battuto dopo il 24 si trova al N di 83, ma vanno rientrando, ma poco possiamo sperare. In somma ti dico in breve che quasi tutta lArmata rimasta nellorrida Russia,
morti dalla fame, o gelati; e quei che ebbero la sorte di ripassare il Niemen sono tutti
rovinati dal gelo. Io pure ho gelato la punta delle mani ed il naso. Ecco una piccola annotazione di queglinfelici rimasti o morti nostri ModenesiRimarca
bene che questi sono rimasti in mano al nemico, chi morti, chi moribondi, motivo
per cui di niuno si pu calcolare sulla loro esistenza. Il nemico cess di seguirci al

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Atti del convegno Cassino-Roma -

Niemen, ma in oggi dubito, e ne siamo certi, che essi savanzeranno. Daltro piccolo
dettaglio della perdita voglio metterti a giorno. Abbiamo perduto pi di 1.000 pezzi
di cannoni, tutti i cassoni, vetture, equipaggi dellImperatore, del Re di Napoli, del
Vice Re, Marescialli, Generali, Colonnelli, Uff.li e tutta quanta la cavalleria e pi di
trecentomila morti. Questo quanto ti posso assicurare. In mezzo a tanti spettacoli
ed orrori il Cielo mi ha dato la forza di sostenermi, e trovarmi ora fuori di pericolo.
Non tralasciare di far noto ai genitori, parenti ed amici della mia esistenzaAddio, vogliami bene. P.S. Del mio tesoro tutto ho perduto, eccettuata una verga doro
della somma di duemila franchi.

Anche gli ultimi venuti, come i Napoletani, giunti nelle retrovie ai primi di
novembre e mandati a coprire la ritirata della Grande Armata pagano, nel giro
di pochi giorni, un tributo pesantissimo. Incaricati di scortare la slitta di Napoleone, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre tre squadroni di Guardie dOnore
e due di Veliti a Cavallo, in totale poco pi di settecento uomini, ne lasciano
lungo il percorso, per il freddo o perch caduti con il cavallo sul terreno gelato, ben 346 e molti tra i superstiti non sono pi in condizioni di servire per
malattia o per congelamento del naso o degli arti.
Il diario del tenente Mallardi, inedito, fornisce molti particolari sullultima
fase della campagna che riduce ai minimi termini il contingente della Guardia Reale napoletana, con i due battaglioni di Veliti che nella zona di Wilna
passano da 1.500 a soli 200 nel giro di qualche giorno, con oltre 1.000 tra
ricoverati in ospedale o prigionieri destinati a raggiungere ben presto gli oltre
cento morti.
Assai pi fortunato di tutti costoro il marchesino Corigliano riesce a cavarsela. Malridotto, addirittura in fin di vita, pu comunque aggregarsi, finalmente, a un generale ed a partire per Napoli in carrozza. Prudentemente,
comunque, avvisa il padre, nella sua lettera da Monaco del 3 febbraio 1813,
che ci saranno mille ducati da pagare.
Mnchen, 2 febbraio 1813
Caro Pap mio. Ora che sto bene voglio dirti che in Danzica sono stato per
morire, ed al reggimento mi credevano gi morto. Fui obbligato dunque a comprare una carrozza chiusa e pertii in posta da Danzica, che era stata dichiarata piazza
dassedio, quasi moribondo. Il viaggio per mi ha giovato ed ora non mi restato
altro che un grande tremore il quale mincomoda molto. La mia idea era di farvi una
sorpresa ma come a Glogau mi sono unito colo colonnello presentemente generale
stando malato facciamo un viaggio comodo per cui ho stimato meglio avvertirvi
che potete aspettarmi per il 5 dellentrante mese. Caro Pap mio al mio arrivo vi
saranno mille ducati da pagare. Potete immaginarvi il dispiacere che mi fa in vedere
linteresse che fo alla mia famiglia, ma caro Pap questo mi fa avere il piacere di
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

81

baciarvi la mano e di abbracciarvi unaltra volta. Vi prego non dire niente del mio
arrivo a nessuno ed in particolare a Mariannina. Il tremore cresce non mi fido pi, a
mamm c.s.m. Vincenzino.

Ai pochi e fortunati- superstiti se ne aggiungeranno in seguito qualche


centinaio di altri. Tra il 1814 ed il 1815 rimpatriano gli italiani che sono stati
catturati e che sono sopravvissuti alla prigionia russa, anzi, pi esattamente,
ai primi difficili, confusi, pericolosi giorni seguiti alla cattura. Baggi, nelle
sue memorie, spiega come sia sopravvissuto grazie allaiuto di un generale
russo che, impietosito del suo stato, lo ha affidato ad un ufficiale di origine
italiana.
Anche se falcidiati talvolta da epidemie, come quella che ad Orel colpisce
quanti hanno accettato di prendere servizio nellesercito russo, i prigionieri
inviati allinterno del paese non possono lamentarsi troppo del trattamento
che ricevono. I soldati che conoscono un mestiere riescono spesso a trovare
un lavoro nelle localit dove sono inviati, gli ufficiali, dotati di una paga sia
pure esigua, riescono invece a stabilire contatti con borghesi e nobili locali.
I pi rimpatriano in gruppi, suddivisi tra ufficiali e soldati, conoscendo un
altra parte dEuropa, con nuove avventure, assai pi liete di quelle dellandata, com testimoniato dai ricordi di Baggi e di Pisani. Qualcuno non fa
ritorno, stabilendosi in Russia, o rimpatria dopo anni, come un toscano del
113 Reggimento di Linea, che rientra dopo 16 anni con una moglie polacca.
C poi da aggiungere che qualche prigioniero se la deve esser passata pi
che discretamente. Lufficiale medico Bartolomeo Panizza, futuro professore
alluniversit di Pavia nonch senatore del regno, che rimasto indietro per
curare un generale francese, aiutante di campo del Vice Re, e che con costui
stato catturato a Wilna, prima di esser destinato allinterno per aver favorito
unevasione, cos ricorda quei giorni ad un compagno di prigionia nel 1816:
Qui sempre mi viene in mente la campagna di Russia e penso al nostro soggiorno
a Wilna, al gioco del pallone, alla bottega del caff, alle nostre questioni filosofiche.

E questo compagno di prigionia potrebbe aggiungere ben altro alle parole di Panizza. E Giuseppe Terzi, di una famiglia marchionale bergamasca,
guardia donore, che fino a Mosca ed alla ritirata riuscito a restare, seppur
saltuariamente, in contatto con il fratello ufficiale.
A fine ottobre la madre, Maria Malabaila del Canale sa che i figli sono
prigionieri in Russia. La baronessa ha trascorso la giovinezza a Vienna, dove
il padre era ambasciatore sardo, ha perci amici in tutta Europa e mette in

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Atti del convegno Cassino-Roma -

moto ogni canale disponibile. Per primo scrive a Jacopo Quarenghi, il famoso
architetto bergamasco alla corte dello zar, per pregarlo di prender parte ad
un affare che ben minteressa al sommo e prosegue Mi si fa credere che
lultimo mio figlio sia stato fatto prigioniero, io desidererei sapere se lex
Marchese Giuseppe Terzi Guardia dOnore di S.A. il Vice Re si trova nel
numero dei prigionieri e dove si ritrova; questo sarebbe uno di quei tratti di
quellamicizia che mi ha sempre dimostrato. Come le lettere attraversino
lEuropa in guerra non dato sapere, ma la marchesa riesce nel suo intento
ed a febbraio rinnova la richiesta. Quarenghi si mette a disposizione e la madre gli comunica di aver saputo che Giuseppe prigioniero a Wilna , dove si
arrangia dipingendo ritratti e miniature. Quarenghi, cui nel frattempo sono
arrivate sollecitazioni anche dallambasciatore di Napoli alla corte imperiale, riesce infine a contattare Giuseppe ed a consigliargli di chiedere un passaporto per San Pietroburgo che Giuseppe, senza affrettarsi troppo, ottiene.
Parte cos a settembre, passando per Riga, dove Governatore Generale il
Marchese Paulucci, nostro italiano come larchitetto gli ha consigliato a
maggio e, trovandosi bene, vi si trattiene fino a novembre. Finalmente a San
Pietroburgo, vi ben accolto, oltre che da Quarenghi, anche dal Maggiordomo Maggiore dello Zar, il milanese Ammiraglio Giulio Litta Visconti Arese.
Persuaso, ormai, che il fratello sia morto cos scrive al padre Persuada dunque la Sig.ra Madre a non chiedermi pi nulla di lui, perch nullaltro otterr
in risposta che il silenzio. Frequenta, intanto, la migliore societ e, vista la
sua abilit nel disegno, incaricato di impartire lezioni di pittura alle figlie
della famiglia Galitzine. Sboccia lamore con una di queste, Elisa, ed il 18
marzo 1814 Giuseppe scrive:
Mio caro Padre. Mi pongo alle di Lei ginocchia per chiederle il consenso che
solo mi manca a compire la mia felicit cio ad unirmi con una giovane alla quale
la suprema provvidenza mi ha destinato, poich per s strana via mi si conduce. E
questa la Principessa Elisa Galitzine, figlia del defunto Principe Michele e della
Contessa Prascovia Schauwaloff.

Per arrivare alle nozze occorrer qualche mese, sia per la distanza sia perch le famiglie vogliono sapere se sono allaltezza luna dellaltra. Ad agosto si celebra il matrimonio e gli sposi si mettono in viaggio verso Bergamo,
con calma, facendo visita a parenti ed amici sparsi per lEuropa centro-settentrionale ed arrivando a destinazione ai primi del 1815.
Un viaggio di ritorno simile non pu certo toccare ad un oscuro coscritto
romano al servizio francese, Stanislao Mambor, ma anche lui sopravvissuto
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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alla campagna ed alla prigionia e pu ritrovare la via di casa, non sappiamo se


da solo o con altri reduci. Invece che attraverso una copiosa corrispondenza,
come per il marchese Terzi, lo sappiamo da sei paginette manoscritte
Dettaglio delle tappe fatte di spazio da Congur mia prigionia fino a
Roma. Mambor si limita a segnare, ogni giorno, la data, le miglia percorse
ed il luogo di tappa, magari con lannotazione piccolo paese o citt. Da
Congur, quasi cento miglia da Perm, alla fine del suo viaggio, che dura 255
giorni, percorre 4.792 miglia, e finalmente, il 14 marzo 1815, conclude la sua
odissea a Roma mia cara patria.
Uno dei pochi fortunati ad aver fatto ritorno dalla Russia ed uno dei pochissimi ad avercene lasciato traccia.

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Atti del convegno Cassino-Roma -

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Corrispondenza di Paolo Magelli, Biblioteca Estense, Modena.
V. Omodeo Diario a cura di M. Giarda, manoscritto, in copia presso lautore.
G. Mallardi Durante il regno di Gioacchino Murat, manoscritto, in copia presso lautore.
S: Mambor Dettaglio delle tappe fatte da Congur mia prigionia fino a Roma, manoscritto
in copia presso lautore.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

85

Il mistero della stampa periodica italiana


nel 1812
di Tania Polo

stato stimato che i militari reclutati da Napoleone nellintera Penisola italiana, inclusi i 14 dipartimenti annessi allImpero e i due Regni
satelliti dItalia e di Napoli, rappresentassero quasi un decimo della
Grande Arme del 1812. Fa sessantamila uomini: di cui restavano inquadrati,
nel gennaio 1813, al massimo un decimo. Vuol dire che almeno lun per cento delle famiglie italiane pianse la morte o la scomparsa di un caro, anche se
poi nei mesi e negli anni seguenti vi fu un numero imprecisato ma certo non
indifferente, di ritorni dalla prigionia o da mille peripezie. Questa tragedia,
che centotrentanni dopo fu rivissuta da altre ottantamila famiglie italiane, ha
fatto dimenticare il particolare, politicamente rilevante, che on the other side
of the hill combattevano, sotto le insegne dello Zar, alcune decine di ufficiali
savoiardi, nizzardi e italiani provenienti dalla vecchia Armata sarda.
Nonostante questi fatti, oggi in Italia sono pochi coloro che si interessano
del destino di quei loro connazionali che andarono in Russia con Napoleone o
che combatterono contro di lui. Anche tra di essi ci furono eroi, ma non c in
tutto il paese un monumento, un museo, fossanche una statua che li ricordi.
N tra le belle lettere esiste unopera importante su questo tema. Sembra che
la coscienza di una generazione abbia nettamente banalizzato la verit della
propria tragedia nazionale e tutto ci che di essa rimane seppellito in profondit tra gli archivi delle biblioteche.
E che dire degli anni successivi al 1812? Cosa mai sapevano gli italiani
della campagna russa di Napoleone fin dal suo inizio, e come accolsero questa epopea? noto che la responsabilit del formarsi di unopinione pubblica
cade sui mezzi di informazione di massa. Cosa dunque scrissero i giornali e
le riviste italiani dellepoca? E come reag a queste notizie il pubblico di let-

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Atti del convegno Cassino-Roma -

terati, veterani e storici del tempo?


Sono queste le domande ingenue che mi hanno spinto a immergermi tra i
fogli ingialliti delle gazzette napoleoniche conservate nelle principali biblioteche di Roma. Senza pretese di farne uno studio completo e approfondito,
ma solo di raccogliere un taccuino di ritagli; quel che sembrato curioso ad
una autodidatta russa del Bicentenario!
***
La prima cosa che mi ha colpita, stato di constatare che dellimminente
attacco alla Russia tra la fine del 1811 e la prima met del 1812 i giornali
italiani non parlavano apertamente; ma non bisogna credere che il lettore ne
restasse completamente disinformato. La penisola italiana si trovava gi da
15 anni sotto il controllo di Napoleone, per il quale, come noto, in pace si
sta male. Il preludio alla guerra suonava in sordina nei brevi ma eloquenti
annunci sul raggruppamento delle truppe russe e francesi lungo entrambi i lati
del confine russo-polacco.
In pi, nelle rubriche di politica interna si concedeva molto spazio al
tema del reclutamento nellesercito. Il servizio militare obbligatorio, introdotto da Napoleone, garantiva lingresso di nuove leve dallItalia, mentre il loro
ampio coinvolgimento dal Nilo al Reno nelle operazioni di guerra permanenti
dellesercito francese, assicurava la disciplina e laddestramento professionale delle reclute. Ad esempio, il giornale di Milano, capitale del Regno dItalia, informa dellentusiasmo generale che regnava allufficio di reclutamento
veronese:
In generale li pubblici funzionarj si mostrano animati dal pi vivo desiderio di
servire il governo nellimportante oggetto della leva; i coscritti ubbidiscono docili
alla chiamata della legge, e si viddero partire esultanti per raggiungere i loro fratelli
darmi.
La facilit con cui si seguita la leva attuale devesi al nuovo regolamento emesso dal ministero della guerra, e pi ancora allesempio onorato dei coscritti delle
scorse leve, che coperti di gloria ritornano vincitori da terre straniere e nemiche.
Le larghe ricompense che accorda laugusto monarca ai servigi militari, le decorazioni che tutto giorno diffonde nelle truppe del regno gareggianti in coraggio, e in
valore con quelle dellimpero, ridestano ne petti italiani un generoso entusiasmo di
coprirsi di gloria sotto le bandiere del primo capitano delluniverso, e addimesticandosi ormai li nostri coscritti con uno spirito guerriero, perdono lantico ribrezzo, e la
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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passata ripugnanza.
Corriere milanese, Milano, 3-011812.

Su questo sfondo, nel flusso di notizie provenienti dagli stati dEuropa,


dalle due Americhe, dalla Turchia,
compaiono sempre pi informazioni
sulla Russia e sui suoi aspetti economico, politico, giuridico, geografico,
militare. Attraverso lelegante impaginatura quadrangolare dei giornali
italiani, traspare locchio di Parigi fisso
sullImpero Russo, suo unico rivale.
Ed ecco che si passano in rassegna le delibere statali, i contatti diplomatici, i trasferimenti nella cancelleria imperiale,
le azioni di guerra in Crimea, la ricostruzione delle fortezze russe e la fabbricazione di nuove navi. Si fanno i nomi di Kutuzov, iagov e altri generali
russi.
In questo contesto, non sono trattati in modo imparziale neanche i dati
sul censimento della popolazione russa, o le manifestazioni di curiosit verso
il clima:
stata si dolce la temperatura dellaria ad Astracan, fino agli ultimi di gennaro,
che i campi avevano incominciato a coprirsi di verdura, e gli alberi a sbucciar de
bottoni. Il freddo ha cominciato ne primi giorni del mese di febbraio.
Corriere milanese, Milano, aprile 1812.

La notizia fa da esca ai partecipanti alla futura invasione, che a stento conoscono la latitudine della stessa Astrachan. Oggi si sarebbero orientati velocemente dando unocchiatina su internet, ma allora della Russia non esisteva
neanche una qualsiasi cartina. Quella carta ebbe ampia diffusione in Europa
solo con il ritorno dei cartografi di Napoleone dalla presa di Mosca.
Si sente un tuono. I giornali italiani ne riproducono il fragore quando gi
da un mese tra le steppe della Russia echeggiava sonoramente. Leggendo
dellattraversamento del Nemunas da parte dellesercito di Napoleone, i lettori capiscono che la guerra iniziata
perch ogni speranza di conciliazione con la Russia era svanita. I vinti, disse
S.M. nel dare quellordine, prendono il tuono di vincitori. La loro fatalit li tra-

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Atti del convegno Cassino-Roma -

scina: ebbene, compiansi i


destini.
Giornale del dipartimento del Rubicone,
Forl, 23/07/1812.

La testata responsabile di queste righe


contraddistinta da
un carattere scherzosamente lirico, e dalla caparbiet con cui puntualmente
sottrae spazio alle solite tematiche
politiche e economiche, per concederlo alla poesia, alle novit teatrali, alle sciarade e alle barzellette.
In una delle sue edizioni (quella del
17/12/1812) appaiono di colpo due pagine pubblicate sottosopra.
Da questa superficialit il quotidiano napoletano
Monitore delle due Sicilie ben lontano. Indulge ancora
alla sciarada, ma attentissimo a non offendere il proprio stimatissimo pubblico. Il celebre proclama di Napoleone lo pubblica con tre giorni danticipo
rispetto ai suoi colleghi settentrionali e per intero, servendone per benino il
contenuto al lettore su un piatto di due pagine.
Comunque, a parte qualche sfumatura, limpronta di questi giornali
sorprendentemente identica. Tutti gli articoli sono telegrafici, di norma privi
di commento. Anche il Corriere milanese non fa eccezione, sebbene voglia
dar prova di maggiore intraprendenza con laggiunta di un riassunto quanto
mai dettagliato sulla composizione e il dislocamento delle truppe russe allinizio del conflitto.
Un altro clone il Giornale politico del dipartimento di Roma, solo che
veste la tonaca; malvolentieri paga il dazio a questo meschino tema, per tornare il prima possibile a concentrarsi sulle tematiche religiose.
Le successive uscite di questi giornali come tanti tasselli ricompongono insieme il mosaico della guerra in Russia. Si trovano informazioni sullo
spostamento delle truppe, balenano nomi di citt, villaggi e fiumi, cognomi
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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di generali russi, viene riportato il numero dei caduti e dei prigionieri tra le
file nemiche, e dei danneggiamenti subiti dallartiglieria e dai convogli avversarii. A sorpresa, le notizie sul corso della guerra in Russia, a Moaisk,
Smolensk o Mosca, presto si spostano dalle rubriche di politica estera a quelle
di politica interna. E con ci, la guerra si svolge solo tra francesi e russi,
i giornali non parlano n degli italiani, n delle altre nazionalit che compongono la Grande Armata. O piuttosto, non ne parlano chiaramente, ma se lo
lasciano sfuggire; ad esempio, in un annuncio funebre:
Il 21 agosto, larmata ha perduto un giovine uffiziale della pi bella speranza,
Pietro Francesco di Casabianca, colonnello dell11mo reggimento di fanteria leggiera, comandante della legione dOnore, morto allet di ventisei anni, combattendo
alla testa del suo reggimento in un affare presso Polotsk. Uscito nel 1804 dalla
Scuola Politecnica, egli aveva fatto le campagne dAustria, di Prussia, di Polonia, di
Spagna e di Portogallo, sempre distinto da capi, sotto gli ordini dequali ha servito.
Nel 1811, S.M. lImperatore gli aveva data una testimonianza luminosa della sua
fiducia, chiamandolo al comando dell11mo leggiero. Alla testa di tal reggimento
egli ha presa una parte gloriosa negli affari che il corpo del maresciallo duca di
Reggio ha avuto contro il nemico. Pieno di bravura, distruzione, di modestia, egli
ha portato seco il dispiacere di tutti quelli che lhanno conosciuto. Era figlio unico
del generale conte di Casabianca, senatore.
Monitore delle due Sicilie, 26 ottobre 1812, numero 540.

Il segreto della partecipazione delle truppe italiane alla guerra viene rivelato anche in un trafiletto del Giornale del dipartimento dellArno del
23/12/1812, dove si riporta che a Firenze erano arrivate delle lettere dai soldati della Guardia donore della granduchessa di Toscana, spedite il 12/11/1812
a Varsavia, dove questi soldati erano stati accolti poco prima dellarrivo del
battaglione Veliti di Firenze.

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Atti del convegno Cassino-Roma -

Anche il finale un trionfo. Sappiamo dai giornali che, in omaggio alla


vittoria francese sul campo di Borodino e alla presa di Mosca, a Roma e nelle
altre citt italiane viene celebrato il Te Deum. Infine, la ritirata della Grande
Armata viene descritta con gli stessi toni entusiastici dellavanzamento. La
Russia stata conquistata, la sua antica capitale si arresa, lesercito torna
dunque a casa per linverno. Si riposer, recuperer le forze, e torner a Mosca il prossimo anno.
E quando arriva il parigino Moniteur del 16 dicembre, contenente linfausto bollettino numero 29 della Grande Armata, quello che informa della
disfatta, i giornali italiani non nascondono il dettaglio della fuga di Napoleone:
Il 3 Decembre lImperatore radun al quartier generale di Smorgony il Re di
Napoli, il Vicer, il principe di Neuchatel, ed i marescialli duche dElchingen, di
Danziga, di Treviso [] e fece loro conoscere, chaveva nominato il Re di Napoli
suo luogotenente generale, per comandare larmata durante la stagione rigorosa.
[] S.M. viaggi incognita in una sola slitta col duca di Vicenza prendendo il suo
nome. Visit le fortificazioni di Praga, scorse Varsavia, e vi pass varie ore senza
essere conosciuta. [] S.M. giunse il 14 ad un ora dopo mezza-notte a Dresda; e
smont presso il conte Serra suo ministro. Confer lungo tempo con il Re di Sassonia, e ripart immediatamente prendendo la strada di Lipsia, e di Magonza.
Corriere milanese, Milano, 28/12/1812.

Le cose son quasi chiamate con il loro nome. Napoleone torna, come si
dice, senza aver avuto curiosit di gettare uno sguardo su Pietroburgo o su
Dresda, nella fretta di abbandonare lesercito. Ciononostante due giorni dopo
lo stesso giornale, nello spirito dellallora non ancora composta canzonetta
francese Tutto va ben Madama la Marchesa, commenta:
I ragguagli contenuti nellultimo bollettino della GrandArmata non possono a
meno di accrescere la gloria, della quale in questa campagna si ricoperta, e lammirazione, che vinse ispirata dalleroica costanza e dal pronto genio di S.M. lImperatore. Dopo aver vinti i Russi in venti combattimenti ed averli scacciati dallantica
lor capitale ridotta in cenere, han dovuto i nostri valorosi lottare contro il rigore di
un eccessivo freddo, e contro lasprezza di un inospito clima; e ad onta di tutte le
perdite da essi sofferte per cinquanta e pi giorni di marcia in munizioni, in cavalli,
ed in artiglieria, han sormontato tutti gli ostacoli, e trovansi ora vicini a tutti i numerosi loro magazzini.
Poche pagine nellantica e moderna storia possono paragonarsi, per nobilt, elevazione, ed interesse, a questo memorabile bollettino.
Corriere milanese, Milano, 30/12/1812.

Questa volta il giornale cita unaltra fonte, il Journal de Paris, che viene
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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anche indicato alla fine dellarticolo.


Su chi realmente sia il padrone della
stampa italiana, e sulla musica che
egli prescriva, non resta pi alcun
dubbio.
Ma ecco il miracolo: sfogliando
il palermitano Periodico di Sicilia,
la Gazzetta britannica di Messina, e la Gazzetta politica di Cagliari, scopriamo improvvisamente
che queste testate tifano per unaltra
squadra. Evidentemente, allincontro
Russia-Francia del 1812 il pubblico
italiano era diviso. I giornali siciliani
e sardi danno una versione completamente diversa dello scenario bellico. Gli articoli sono regolarmente
ricavati non gi dalle fonti francesi,
ma da quelle russe e inglesi, che, nella traduzione letterale o nel riassunto
libero, vengono apertamente menzionate alla fine di ogni articolo. La scelta
del materiale ricade sui manifestini dellimperatore Alessandro, i bollettini
dellesercito russo, i rapporti dei generali, le disposizioni sulle decorazioni
allonore, i resoconti di Lord Cathcart, inviato a Pietroburgo, al proprio ministro, e infine, i commenti piuttosto concisi dei giornali inglesi, che esaltano il
valore militare russo, e portano il conto solo delle vittime, dei prigionieri, dei
saccheggi tra le fila nemiche. Si fa solo un piccolo appunto sul fatto che le
perdite subite dai russi sono insignificanti.
Negli articoli, le emozioni raggiungono la massima intensit che si conf
ad un lord:
Le pagine della Gazzetta doggi si troveranno pi interessanti che mai, poich
contengono delle piacevoli, e soddisfacenti notizie sugli affari della Russia. Sembra
che queste notizie che le invincibili legioni di Buonaparte, lungi dallessere state
vittoriose, come i Bollettini Francesi volevano farci credere, abbiamo avuti rovesci
talli, che sar quasi impossibile per Olim grande Armata di effettuare la sua ritirata,
molto meno di riprendere le operazioni offensive, e di tentare una nuova invasione
dellImpero Russo nella ventura primavera []. Gettando gli occhi sopra la carta si
pu convincersi che occorrono quasi de miracoli, perch lArmata Francese possa
salvarsi.

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Atti del convegno Cassino-Roma -

Gazzetta britannica, Messina, 06/01/1813.

Ma anche questa tamizdat non spende una parola sulla partecipazione dei
propri connazionali alla guerra. Un po di attenzione viene concessa solo al
re di Napoli, il maresciallo Murat. Ad un certo punto alcune voci riportano
che stato probabilmente ucciso, o che ha perso una gamba. Dopo si scopre
che verosimilmente sano e salvo, ma le truppe al suo comando subiscono
numerose perdite.
Il giorno 18 ottobre il Maresciallo Kutusow [] risolse di attaccare la Vanguardia sotto gli ordini di Murat, che, forte di 45.000 uomini, occupava una posizione in
fronte alle nostre truppe, affine di batterla priach [] Napoleone sarebbe venuto
a soccorrerla con il grosso della sua Armata. Lattacco riusc compiutamente 38
pezzi di cannone caddero nelle nostre mani, egualmente che un stendardo donore
appartenente al primo reggimento de Corazzieri. Abbiamo preso 1500 prigionieri,
fra i quali vi un generale, il nemico ha lasciato 2000 uomini sul Campo di Battaglia
[].
Gazzetta britannica, Messina, 02/01/1913.

***
Ormai evidente che la voce della stampa italiana viene energicamente
soffocata dalla censura di due opposti schieramenti. soprattutto nel 1812
che la poveretta sta proprio male: nelle principali citt la sentiamo su un giornale, due al massimo, che estremamente poco per gli standard europei di
allora; e la moderna allergia degli italiani ai giornali qui non centra affatto.
Per svolgere una diagnosi corretta della stampa periodica del tempo,
bisogna volgere lattenzione allatmosfera socio-politica che regnava allora
nella nostra penisola. In effetti, langolo italofono dEuropa era rimasto molto
indietro nello sviluppo sociale rispetto alle vicine potenze europee. E non si
tratta solo del fatto che allora, nellera della rivoluzione industriale, lItalia si
presentava come un conglomerato di principati feudali: il Regno di Sicilia, il
Regno di Sardegna, il Regno di Napoli, lo Stato Pontificio, il Granducato di
Toscana, entro il quale insensatamente si poneva la Repubblica di Lucca, la
Repubblica di Genova, il Regno dItalia; il problema era anche che nel 1796
la maggior parte di questi stati preferiva farsi provincia francese piuttosto
che mettersi daccordo e opporre resistenza alla pidocchiosa marmaglia che
allora componeva lesercito di Napoleone. La flotta russa e quella inglese
proteggevano solo la Sicilia e la Sardegna. Ma la cosa pi grave era che anche la cultura si trovava nella stessa miserevole condizione. A differenza dei
paesi del nord Europa, in Italia il livello di alfabetizzazione si fermava al 5%.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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Tra le nebbie dellignoranza, fervidamente incensata


dal Vaticano, restavano un
miraggio i parlamenti, i
partiti politici, la nascente
classe media. Per non parlare poi del fatto che non
esisteva neanche ununica
lingua italiana, la gente
parlava ognuno il proprio
dialetto, in modo che il veneziano non solo non capiva il siciliano, ma neanche
il milanese a lui territorialmente vicino. In sintesi, la base di consumatori su cui si reggeva la stampa
era misera.
Ci malgrado, in Italia esisteva gi a quel tempo una tradizione compatta
di stampa periodica. Erano riviste di argomento filantropico, conoscitivo o
enciclopedico, in cui gli intellettuali, con espressioni degne delle volute delle
loro parrucche, si rivolgevano al mecenate che aveva acconsentito al sovvenzionamento della loro rivista. I giornali veri e propri, cio quelli che trattano
degli avvenimenti del giorno, apparvero solo durante i fermenti repubblicani
degli anni 1796-99, che travolsero ovunque le monarchie non appena allorizzonte tuonavano i cannoni francesi.
Dio ci scampi dal credere che linvasione francese sia stata guidata dal
nobile scopo di diffondere i nuovi principi democratici! Si tratt di una comune occupazione bellica, accompagnata da un mostruoso saccheggio dellItalia, approvato apertamente dal Direttorio (il senato francese). noto che un
terzo del reddito nazionale veniva confiscato; che in Francia arrivava un flusso interminabile di convogli con le opere darte sottratte alle chiese, ai musei
e alle case italiane; mentre durante la ritirata gli avidi generali francesi fecero
commercio anche delle teste dei locali che avevano servito nelle loro unit,
consegnando ai vecchi regimi intere liste di persone destinate a morte certa. E
nonostante tutto, la connivenza e il caos generale rappresentarono lambiente benefico e nutriente che favor la dissidenza e la libert di stampa. Tutto
divenne permesso. Non controllava nessuno. Apparve ogni sorta di giornale:
alcuni editi meglio, altri peggio; alcuni caratterizzati da buoni contenuti, altri

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Atti del convegno Cassino-Roma -

invece stupidi; schierati a sostegno della repubblica, oppure favorevoli alla


nascita di una nazione italiana sotto la bandiera delluno o dellaltro monarca.
Di circa ottanta pubblicazioni alcune cominciarono a stampare articoli troppo
stravaganti per la gente comune, dal carattere esplosivo ed effervescente sui
temi politici.
Ma, ahim, le repubbliche durarono poco: da alcuni mesi, come avvenne per la Repubblica Partenopea (1799) e per la Repubblica Romana (17981799), fino ad alcuni anni, come accadde alla Repubblica Cispadana (1796),
poi Cisalpina nel 1797, ed infine Repubblica Italiana con capitale a Milano
(1802-1805). Con la partenza dei reggimenti francesi in Egitto la controrivoluzione trionf, i regni della penisola furono immediatamente restaurati e
il movimento centripeto nazionale, gi patriottico, venne schiacciato. Molti
giornali allora chiusero, mentre quelli che rimasero si impegnarono a celebrare il ritorno delle vecchie teste coronate. A distanza di un anno segu una
seconda conquista francese dellItalia, ma i tempi erano gi cambiati. La politica di Napoleone, ora imperatore dei francesi, non era pi camuffata dagli
slogan e dai principi della Rivoluzione Francese; i troni divennero propriet
del semimafioso clan corso dei Bonaparte: a Napoli giunse il fratello di Napoleone Joseph, poi la sorella Carolina ed il marito, in Toscana laltra sorella
Elisa, nel Regno dItalia si install lo stesso Napoleone insieme al figliastro
Beauharnais, nominato vicer con la disapprovazione degli altri membri della
famiglia. in pieno svolgimento la francesizzazione della societ: alle alte
cariche del governo accedono solo nobili francesi, nei teatri si danno spettacoli francesi in lingua francese, mentre i giornali pubblicano articoli tradotti
dal francese, spesso anche direttamente in originale. In letteratura alla fine dei
suoi giorni ormai Vittorio Alfieri, litaliano Fonvizin, Griboedov e Krylov
in ununica persona, che aveva comicamente schernito le mode e le usanze
francesi. La stampa periodica fu invece costretta nel remoto angolo della propaganda. Napoleone, da buon dittatore, si rendeva ben conto dellefficacia di
questo strumento di potere. Non certo per caso che, appena stabilitosi in Italia, istitu il Courriere de lArme dItalie, giornale che, pensato per un pubblico francese, fu poi trasformato in La France vue de lArme dItalie. Il redattore del giornale riceveva dallImperatore non solo gli articoli e il proprio
compenso, ma anche dettagliate istruzioni su cosa doveva essere scritto, e
come. Nel 1810 e nel 1811 vennero emanati i decreti imperiali che autorizzarono la pubblicazione di un solo giornale per dipartimento, fatta eccezione dei
dipartimenti delle capitali. Cos in Italia appare la serie dei Giornale politiGli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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co del dipartimento di seguiti dal


nome del dipartimento: Roma, Arno,
Alto Adige, Adriatico ecc., che stampavano tutti le stesse informazioni. In
quegli anni fu creato anche un organo di censura, cinicamente chiamato
Comitato per la libert di stampa.
Nel frattempo, due re, uno in Sicilia, laltro in Sardegna, nutrivano
lambizione di riacquistare le loro antiche terre, uno nel sud della penisola,
laltro al nord: erano, rispettivamente,
Ferdinando IV di Borbone e Vittorio
Emanuele di Savoia. Sebbene cercassero di competere con Napoleone su
tutti i fronti, ebbero successo soprattutto nella creazione di una stampa
controrivoluzionaria. I loro giornali
di palazzo, in modo non difforme da quelli controllati da Napoleone, guardavano al telescopio ci che accadeva allestero, riportando fatti accaduti in
paesi lontani. Gli avvenimenti locali venivano guardati invece al microscopio:
una signora si rotta la gamba, il negozio di cappelli si trasferito sullaltra
strada, mercoled c lesame dei farmacisti, un uomo stato ritrovato col
corpo interamente coperto da unghie.
In questo brodo si trova anche qualche briciolo di informazione un
po pi concreta, ovvero le notizie sugli spostamenti ufficiali dei sovrani, le
novit riguardanti il commercio, e i decreti della prefettura, spesso legati allistituzione del servizio militare obbligatorio. Abbiamo gi affrontato questo
tema, ora ricordiamo attraverso una brevissima citazione il tono di questi articoli-annunci:
Lilarit, la gioia, e le acclamazioni annunziarono per parte de coscritti, che
intimamente erano convinti dellillustre destino, al quale li chiama il pi grande
monarca.
Corriere milanese, Milano, 26/12/1811.

Gli italiani sono indubbiamente un popolo solare per natura. Cosa dunque
rappresenta per loro il servizio militare obbligatorio in un esercito operante?
La fine della luce. Chi aveva ricevuto lavviso di chiamata arrivava allufficio

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Atti del convegno Cassino-Roma -

di reclutamento accompagnato dai singhiozzi di tutta la popolazione femminile della sua famiglia, e dalle benedizioni starnazzate dal parroco, a cui faceva da antitesi il pragmatismo dei commissari. La scena degli addii eclissava
le migliori opere liriche. importante ricordare che il servizio militare obbligatorio esisteva prima solo in Piemonte e nel Regno di Napoli. Nelle altre
regioni dello stivale era stato proprio allora introdotto da Napoleone, mentre
fino a quel momento lesercito era formato da mercenari. pur vero che i
mercenari italiani erano dei virtuosi senza pari nel loro campo, ammirati in
tutta Europa fin dal Medioevo. Possiamo contare nel numero di questi anche
lo stesso Napoleone, attore geniale e impulsivo della scena storica. Ad ogni
modo, quella del soldato era da sempre considerata in Italia una libera professione; la costrizione alla leva non poteva esser vista altrimenti che come un
atto di violenza sullindividuo da parte di un regime dispotico.
In risposta alle disposizioni di Napoleone, lambiente colto si mun di citazioni da Machiavelli e inizi a concionare sullo Stato e la libert,94 la letteratura rispose con i sonetti di Cesare Saluzzo sulla tragica sorte del soldato,
mentre la cultura popolare elabor il nuovo ideale del povero e simpatico
disertore, la cui figura ha raggiunto anche il nostro folclore. Il nuovo personaggio ottenne la stessa onorata accoglienza nella cultura italiana, che ebbero
anche le tradizionali maschere della Commedia dellArte: Arlecchino, Colombina, Pulcinella eccetera. I disertori finirono per diventare briganti, che
a loro volta si trasformarono in un elemento imprescindibile del paesaggio
romantico italiano. Questo i francesi non furono in grado di capirlo e, come
descritto in un articolo dello stesso giornale, presero stupidamente a fucilare
i disertori:
Il consiglio di guerra speciale sedente nella quinta divisione di Ancona ha condannato alla pena di morte Francesco Fattori del comune di Gazzano in questo dipartimento, refrattario della leva []. Ecco il castigo che attende tutti coloro che
sordi alle voci della legge [] si abbandonano ad una vile diserzione dagli stendardi
della patria.
Corriere milanese, Milano, 05/12/1811.
94 Alcuni politici moderni ingiusta, e dannosa legge chiamarono quella, che dichiara ogni
suddito atto allarmi tenuto a militare in difesa dello Stato; ed asserirono quindi, che
leggi tali proprie di societ nascenti abrogare si debbono in societ adulte, perch fanno
riguardare i governi come arbitrari, e dispotici.

Notizie storiche riguardanti la Milizia istituita da Duca Emanuele Filiberto di Savoia Torino 1821, presso Pietro Giuseppe Pic, I vol. in 8 di pag. 104. In: lamico dItalia Nuovo
giornale di lettere, scienze ed arti Vol. 1 Torino, p. 199.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

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Il che non ha impedito ai francesi di ottenere ci che volevano, perch proprio


grazie a queste misure che il contingente italiano della Grande Armata divenne
esemplare. C chi ritiene che lesercito
abbia rinforzato il senso del dovere e del
servizio alla patria, non pi legato solo alla
famiglia, ma esteso anche alla societ. un
peccato che lo spirito guerriero si sia dissipato sulle distese della Russia, per non pi
rinascere.
Forse. In questo caso, si tratt di un
breve disgelo nella lunga stagione di individualismo e apatia sociale che continua
fino ad oggi. Quanto fosse sentito il tema
dellabnegazione per il bene della societ
allinizio del XIX secolo lo si pu giudicare da una famosa canzone popolare,
apparsa proprio nel 1799, anno di introduzione del servizio militare obbligatorio, e scritta da un cantastorie toscano contemporaneo di Napoleone, Anton
Francesco Menchi. Questa canzone era sicuramente nota ai partecipanti alla
campagna di Russia.
Partire partir, partir bisogna
Dove comander nostro sovrano.
Chi prender la strada di Bologna,
E chi andr a Parigi e chi a Milano.
Se questa mia partenza
Ti sembra amara, non lacrimare
Vado in guerra e spero di tornare. []
Di Francia e di Germania son venuti
A prenderci per forza militare.
Per allorquando ci sarem battuti,
Ognuno, mia cara, spera di tornare.

La lenta melodia di questo valzer in tonalit maggiore, crea uno stato danimo melanconico, che esprime rassegnazione davanti alle circostanze, e d
voce alla necessit di adempiere al proprio dovere nei confronti del sovrano.
Cerano certamente nelle unit italiane anche le marce, nelle quali per non
possibile rinvenire n il carattere sanguinario della Marsigliese, n la spensieratezza della marcia russa Usignolo, usignolo, uccellino, dove il canarino
pietosamente canta solo per amor del ridere.

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Atti del convegno Cassino-Roma -

***
Ma torniamo al nostro pappagallo, ovvero alla stampa periodica italiana
del 1812. Non importa quanto forte fosse la sua dipendenza dalla stampa
estera, quanto tendenziosa la trattazione degli eventi interni al paese, e quanto esiguo il pubblico di lettori; essa influ, al pari di un qualsiasi manifesto
propagandistico, sulla formazione dellopinione pubblica. Esalt leroismo
dellimperatore francese, dest interesse nei confronti dei paesi stranieri, cre
la percezione di un benessere, una tranquillit e un ordine illusori. I contemporanei, a loro volta, conoscevano bene il valore di questo tipo di stampa, e la
trattavano con un bel po dironia. Un epigramma scherzosamente insolente
scritto in dialetto milanese imitava lannuncio pubblicitario di un giornale:
Milan lha da vend / In Quaresima linstrument / General e offizial / Hinn tucc
allospedal / Di sold ghe n pi, / Bonaparte el cerca su.
Commemorazione del 19/12/1812 letta nel Conservatorio per invito della Giunta Comunale di Milano (Domenico Guerrini).

Siamo gi alla fine dellanno, nel giorno della commemorazione dei caduti, ma il grande segreto di stampa sulla strage dei militari italiani non era un
mistero neanche prima. I. Montanelli scrive:
La guerra fu dapprincipio la solita marcia trionfale dellarmata francese. Ma
quando a Napoli il cardinale Firrao celebr un Te Deum di ringraziamento per questi
successi, Zurlo gli disse: Monsignore mio, ancora un paio di queste vittorie, e Voi
ed io siamo fottuti.
I. Montanelli, Storia dItalia, tomo 25, Da Waterloo alla restaurazione, Fabbri
Editori, Milano, 1994, p. 62.

Si pu credere che, in quanto ministro del Regno di Napoli, Zurlo avesse


particolare accesso a informazioni segrete. Ma per quanto segrete potessero
essere quelle informazioni, la verit torna sempre a galla. Se arrivavano le
lettere, prima o poi dovevano tornare i feriti e i sopravvissuti.
La questione stava piuttosto nel fatto che la popolazione italiana, eterogenea e analfabeta, non aveva bisogno di informazioni concrete per avere una
sua originale opinione di come stavano andando le cose in Russia. I giornali
non le erano necessari, nei racconti dei veterani cercava e trovava solo le
conferme alla gi creatasi convinzione che lesercito di Napoleone doveva
essere sconfitto. Gli italiani, come angeli caduti, erano stati vittima degli inganni di Napoleone. Perci in Italia ancor prima della battaglia di Borodino si
presentiva la strage che colp la maggior parte dei partecipanti alla campagna
di Russia. Nel Diario di un mantovano si legge che l11 settembre, vicino la
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

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Caserma San Simpliciano a Milano,


furono issate due bandiere nere con
la dicitura in parte veritiera e in
parte presaga:
Pregate per lanima di tutte le Guardie
dOnore rimaste sul campo di battaglia.
A. Comandini, Commemorazione
degli italiani in Russia, Milano, Vallardi,
1913.

La percezione che il popolo aveva della malvagia natura dei conquistatori francesi e del castigo che
li attendeva, viene confermata anche dallannotazione del 12 dicembre 1812 contenuta nellanonimo
Diario dellanni funesti di Roma
dallanno 1792 al 1814, di recente
pubblicazione: nella citt eterna arriv il famigerato bollettino numero 29 della Grande Armata,
il quale fu dal popolo cercato di acquistare a qualunque prezzo poich vi si
riconobbe il tratto della mano di Dio.
Diario dellanni funesti di Roma dallanno 1792 al 1814.

chiaro quanto questi sentimenti contrastassero con lideologia ufficiale,


il che non permise che fossero apertamente espressi.
Tuttavia, anche dopo luscita di scena di Napoleone si evitava diligentemente di parlare del contingente italiano della Grande Armata. Chi avevano
servito questi soldati e ufficiali? Lusurpatore. A Napoli fu giustiziato Murat,
ex governatore di Napoleone. I comuni veterani della campagna russa furono anchessi considerati dei traditori dalle dinastie regnanti; finiti nelle liste
nere divennero degli emarginati sociali. I giornalisti e i letterati non osavano
accennare a loro e alle loro gesta. Finch non giunse nel 1816 il permesso
ufficiale alla trattazione di questo argomento. Lautorizzazione non provenne
dallalto, ma arriv invece da fuori, da unautorit riconosciuta a livello
internazionale, il poeta e lAmbasciatore degli Stati Uniti in Francia, Joel
Barlow. Laltolocato autore della Columbiad, opera che tratta della guerra
dindipendenza americana, pubblic a Parigi il suo poema, preceduto da una
lunga prefazione intitolata: Se le guerre dei moderni siano meno proprie ad

100

Atti del convegno Cassino-Roma -

essere poeticamente descritte che le guerre degli antichi. Nel 1815, alla quarta edizione della rivista letteraria milanese Lo Spettatore, appare una recensione positiva del poema, insieme al testo integrale della prefazione, dove
lautore scrive:
Sembra che le poetiche moderne lingue non sappiano risolversi a trattare la moderna guerra, larmi moderne, le evoluzioni, e le altre operazioni, che dei tanti cangiamenti sono gli effetti. Non sarebbe una irregolare timidezza quella per cui i poeti
moderni non osassero da cos ricca miniera estrar tesori?
Lo Spettatore ossia variet istoriche, letterarie, critiche, politiche e morali, t.
IV, Milano, 1815, p. 271.

E linvito non si fece attendere a lungo. Gi lanno seguente nella stessa


raccolta compare una piccola ode dedicata alle guerre di Napoleone, timidamente intitolata Tentativo di poema epico sopra argomento moderno, ed
ancor pi timidamente firmata, per ogni evenienza, con le sole iniziali F. C.
Il poeta italiano ritenne anche necessario giustificarsi in una lunga premessa
alloperetta, dove si schermisce dalle argomentazioni avanzate lanno precedente da J. Barlow:
Non so quanto sia vera quellantica opinione che vuole non sia possibile il fare
un poema epico sopra un argomento moderno. So che non lho mai potuta intendere

Lo Spettatore , VI, Milano, 1816, p. 268.

Lode inizia con la descrizione della rischiosa avventura di Napoleone in


Russia:
Lanno appena volgea, che con immensa
Moltitudin di fanti e di cavalli
Guerra fin dove in gel Dvina saddensa
Port laudace Imperador deGalli;
Ma, non reggendo poi contro lintensa
Forza del vento, le Sarmazie valli
Lasciate avea fuggendo ingombre dossa
De suoi rimasti senza onor di fossa.

Tutti questi galli e sarmati, insieme agli antichi nomi di montagne e fiumi,
non sono altro che il patetico travestimento a cui fa ricorso lautore allo scopo
di facilitare la trattazione di un tema non altrimenti digeribile. A parte questo, importante rilevare che qui lidea di un castigo proveniente dallalto
doppiamente presente sia sul piano contenutistico, chiaramente espressa dal
significato delle parole, sia su quello stilistico, attraverso il ricorso al verso
dantesco:
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

101

Il duol del mondo intanto e lalte gare


Mirava Iddio dalla stellata sede
Donde la terra quasi un punto appare
Allo sguardo immortal che tutto vede,
E udia di pianti e di querele umane
Empire il ciel la combattuta Fede
Di Cristo, cui per leuropee contrade
Spingean raminga le francesche spade

Nel 1824 esce finalmente uno dei primi importanti lavori sulla storia di
questo periodo, la Storia dItalia dal 1789 al 1814 di Carlo Botta. Nellanno
della sua pubblicazione lopera riceve critiche positive sulle riviste, ma gi
lanno dopo il libro viene messo allindice. Eccone di seguito lidea principale:
Risolutosi i due potenti Imperatori al venire al cimento dellarmi []. Essi sapevano il motivo vero della guerra: tutto il mondo se lo sapeva; questera limpossibilit del vivere insieme sulla vasta terra. Napoleone, come pi impaziente, e pi
ambizioso, tirandolo il suo fato, assaltava primo: infier la guerra in regioni remotissime; desol prima le sponde del Boristene, poi quelle del Volga: combatterono i
russi a Smolensco, combatterono a Borodina sulla Moscova: prendeva Napoleone
Mosca, la prendeva, ed insultava: folle, che non vedeva, che Dio gi gli dava di
mano! Era fatale, che sui confini dellAsia perisse la fortuna napoleonica: arse Mosca, immensa citt, cagione, e presagio di casi funesti. Una rotta toccata da Murat
avvertiva Napoleone, che il nemico si faceva vivo, e che quello non era pi tempo da
starsene nel fondo delle Russie. Gli restava lelezione della strada al ritirarsi. Pens
di ridursi, passando per Caluga, e Tula, a svernare nelle provincie meridionali della
Russia; vennesi al cimento terminativo di Malo-Yaroslavetz, in cui mostrarono un
grandissimo valore i soldati del regno italico. Quivi perirono le speranza di Napoleone, quivi rifulse principalmente la virt di Kutusof, generalissimo di Alessandro.
Napoleone ributtato con ferocissimo incontro, fu costretto a voltarsi di nuovo alla
desolata strada di Smolensco: il russo gelo spense lesercito: pianger eternamente
la Francia, piange, e pianger lItalia il suo pi bel fiore perduto per lambizione di
un uomo, che con la superbia volle tentare il cielo; il cielo mostr la sua potenza;
questa fu la pienezza dei tempi profetizzata da Papa Pio. Imparino moderazione, e
giustizia gli ambiziosi, che si dilettano delle miserabili grida degli straziati uomini.
Carlo Botta, Storia dItalia dal 1789 al 1814. Tomo IV. Libro vigesimo sesto,
pp. 462-463.

Come abbiamo visto, questa interpretazione degli avvenimenti russi del


1812 concentra lattenzione sulle unit italiane. Proprio lavanguardia di Murat permise a Napoleone di rendersi conto del pericolo, mentre nella battaglia
di Malo-Jaroslavec, centrale nello svolgimento del conflitto, si distinsero le
truppe del Regno Italico. Gli italiani furono le vittime della vanagloria di un

102

Atti del convegno Cassino-Roma -

generale. Acquista maggiore definizione lidea della punizione divina occorsa


per il peccato compiuto da Napoleone.
Per quanto la concezione patriottica di C. Botta fosse un compendio alla
gloria della nazione italiana, essa non fu affatto apprezzata durante il Risorgimento, dinanzi al quale si pose invece la necessit di congiungere le forze
verso la realizzazione dellunit dItalia. Servivano vittorie, non sconfitte.
Cera bisogno dei grandi esempi deroismo raccolti dalla storia e dalla mitologia romana, per sollevare gli animi allidea dellunit. Se proprio allinizio
i giornali hanno taciuto la verit sulle vittime delle truppe italiane nella campagna russa di Napoleone perch qualcuno non capitasse nella spiacevole
situazione riconosciuta dal ministro napoletano Zurlo; nei decenni successivi invece questo silenzio, per il quale la lingua italiana ha coniato la parola
omert, fu provocato dallo spostamento dellattenzione sulla formazione di
uno stato nazionale. E le successive generazioni hanno rinviato alle calende
greche lo svelamento di questa verit.
Ed ecco che il mistero della stampa periodica italiana nel 1812 si risolve
in una lacuna della memoria storica. Il tema della strage di italiani nella campagna russa si restrinse allintimo dolore di qualche famiglia. Un secolo dopo
lItalia, non avendo imparato la lezione, si diede ancora la zappa sui piedi,
facendosi coinvolgere nuovamente in una guerra contro la Russia.
Se anche una guerra vinta , come canta Bulat Okudava, un abominio che
suscita il disgusto dei posteri, che dire delle disfatte? La tendenza delle generazioni a cancellarle dalla memoria forte ancora oggi. Ne prova ad esempio uno studio condotto dalla Libera Universit di Berlino, in base al quale
met di 7.500 studenti di quindici anni, interrogati su chi era Hitler, non seppe
la risposta, n furono in grado di dire se era un dittatore, o un difensore dei diritti umani. Ancora unaltra tragedia nazionale finita nel dimenticatoio, prova
delloffuscamento della consapevolezza sociale, contro il quale la storia e la
cultura in generale devono mobilitare le loro forze.

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

103

Inseguendo Napoleone, da Mosca allElba!


(Napoleone in musica)
di Valerij Voskobijnikov
Intervento alla serata dedicata al Bicentenario della Guerra Patriottica del
1812 presso il Centro Russo di scienza e cultura il 22 ottobre 2012.

l titolo del mio intervento, un po scherzoso e irriverente, legato allavvenimento noto come Incontri sullElba, che consiste in realt nel Festival Elba, isola musicale dEuropa, creato nel 1996 dal mio amico George Edelman insieme al famoso violista e direttore dorchestra Jurij Bashmet.
Ormai da 16 anni al principio del mese di settembre allElba arriva lorchestra
da camera Solisti di Mosca, che a volte si allarga fino a diventare una completa orchestra sinfonica, la Nuova Russia. Da diversi paesi del mondo si
radunano inoltre magnifici solisti violinisti, violoncellisti, pianisti ma anche i fagottisti, flautisti, cornisti ecc. e inizia una grande festa musicale. Si
svolge di solito nel Teatro dei Vigilanti della citt di Portoferraio, che prima
dellarrivo dellImperatore Napoleone sullisola nel 1814 era la chiesa del
Carmine.
In brevissimo tempo, dal mese di luglio del 1814 al gennaio del 1815, per
ordine dellaltissimo ospite qui esiliato, linterno della chiesa ormai sconsacrata fu completamente ristrutturato e trasformato in un teatro, con il palcoscenico, i palchi e il parterre, come spetta a qualsiasi teatro prestigioso. Il 22
gennaio del 1815 nella sua sala fu data la prima festa da ballo. Il sipario, opera
del pittore della Corte di Napoleone di nome Vincenzo Antonio Revelli, oggi
accuratamente restaurato nei laboratori di Pisa, rappresenta Napoleone nelle
vesti di Apollo. A noi capitato pi volte di occupare il palco Imperiale al
centro del teatro per ascoltare da l della musica meravigliosa. I programmi
del Festival sono molto interessanti e la qualit delle esecuzioni si mantiene sempre ad un livello altissimo, assicurato da quello degli interpreti: oltre
allorchestra da camera sotto la direzione di Bashmet, come solisti abbiamo il
violoncellista Mario Brunello, i violinisti Viktor Tretjakov e Gidon Kremer,
litaliano Uto Ughi e la tedesca Marie-Elisabeth Hecker, i pianisti Martha
Argerich e Evgenij Koroliov (spesso con la moglie Ljubka Hadzigeorgieva),

104

Atti del convegno Cassino-Roma -

ancora i pianisti Marisa Tanzini e Sergej Edelmann, Dina Yoffe con il marito
violinista Michael Vaiman, e inoltre degni eredi di grandi tradizioni musicali come la pianista Ksenia Bashmet ed i violinisti Sasha Rozhdestvensky
e Marc Bouchkov... I membri dellorchestra sotto la direzione di Bashmet
non a caso si chiamano Solisti di Mosca: si riuniscono regolarmente per
eseguire opere da camera, come trii, quartetti, quintetti ecc. Nei 16 anni passati sono intervenuti al Festival musicisti dalla Russia, dallItalia, gli USA, il
Giappone, la Germania, la Francia e da altri Paesi. Due anni fa, alla chiusura
del 15 Festival i giovani cantanti dal Teatro Mariinskij hanno eseguito sotto
la direzione di Bashmet frammenti dallopera di Rossini Viaggio a Reims.
Dal momento che si parla dellisola dElba, racconter del ruolo svolto
da Vladimir Vasilevi Stasov, celebre studioso musicologo russo, ispiratore
del Gruppo dei Cinque, nella creazione del Museo di Napoleone a Portoferraio. Nel 1851 il giovane Stasov entr in servizio, in qualit del segretario
scientifico, presso lindustriale e mecenate Anatolij Nikolaevi Demidov e
part con lui per lestero. Demidov fond il Museo Napoleonico allElba, e
commission al pittore Karl Brullov un quadro di enormi dimensioni, Lultimo giorno di Pompei, che stato di recente esposto in Italia. A Stasov
tocc di accompagnare Demidov allEsposizione Universale a Londra, dove
il mercante russo stup gli spettatori con le sue preziose pietre di malachite
dalla montagne dellUral. Linteresse di Demidov per la personalit di Napoleone si spiega con il fatto che aveva sposato nel 1840 la Principessa francese Matilda, nipote di Napoleone e figlia del suo fratello minore Girolamo
(Mathilde-Ltizia Wilhelmine Bonaparte; 27 maggio 1820 - 2 gennaio 1904).
Poco prima del matrimonio Demidov aveva ottenuto dal Granduca di Toscana
il titolo di Principe di San Donato, in quanto il padre di Matilda desiderava
che lei restasse principessa. Di figli da questo matrimonio non ne nacquero, i
consorti non andavano daccordo e dopo cinque anni divorziarono. Torniamo a Stasov: grazie al suo patrono egli non perse inutilmente il suo tempo in
Italia. e in tre anni di soggiorno raccolse unenorme collezione di partiture
di musica barocca europea. Al suo ritorno in Russia, nel 1854, seppe organizzare numerose esecuzioni di opere fino a quel momento a Pietroburgo del
tutto sconosciute. In une delle lettere spedite dallItalia nel 1853 Stasov cos
raccontava del suo soggiorno allElba:
Lui (Anatolij Demidov) mi ha portato allIsola dElba e allora? Mentre
altri segretari hanno dovuto l lavorare, a me rimasto solo di percorrere tutta
lisola, per conoscerla, e nientaltro Per un po di tempo l mi assistette
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

105

un certo elbano di nome Foresi, che aveva conosciuto lo stesso Napoleone


allElba, e che mi raccont che suo padre aveva perso 60.000 franchi al
rientro di Napoleone in Francia, e si era rovinato perch Napoleone non era
rimasto Imperatore ... Mi toccher ancora pi volte tornare allamata isola
dElba perch nel 54 sar completato il Museo Napoleonico, che Demidov
sta organizzando nella casetta, dove fuori citt abitava Napoleone, e che egli
ha ereditato da Jerome, mentre il museo lo dovr sistemare io. Abbiamo gi
preparato unintera biblioteca di Napoleone, molto vasta, nella quale si trova
tutto ci che lo riguarda, a partire dal grande viaggio in Egitto (cost 1200
franchi) fino a tutti gli articoli scritti da Napoleone stesso, estrapolati dalle
varie riviste da un fanatico napoleonico, il Conte dElci. Da questo Elci di recente abbiamo acquistato un mare di libri per questa biblioteca Napoleonica,
con incisioni e senza (sceglievo io da solo). Poi abbiamo una grande quantit
di quadri per questo Museo, di statue, di incisioni e di oggetti appartenuti a
Napoleone, di tutti i tipi possibili.
Durante la nostra permanenza sullisola nel mese di settembre scorso abbiamo visto che la villa-museo di Napoleone nella stessa citt di Portoferraio,
la cosiddetta Palazzina dei Mulini, era chiusa per restauro, ma il museo del
quale con tanta passione racconta Stasov, la Villa San Martino a sei chilometri da Portoferraio, praticamente vuoto. Le sale spaziose della villa ogni
tanto vengono usate per esposizioni che non hanno nulla a che vedere con
Napoleone, ed i custodi raccontano con amarezza che tutti i tesori della storia
e dellarte una volta raccolti da Demidov e da Stasov con passare del tempo
sono stati dispersi e svenduti dagli eredi.

106

Atti del convegno Cassino-Roma -

In genere sul tema Napoleone e la musica esiste materiale talmente vasto


da non poter essere riassunto in un solo intervento: riguarda il teatro musicale in Francia negli anni del suo potere, gli strumenti musicali utilizzati
nellesercito di Napoleone e le canzoni tipiche dei suoi tempi. Ci limitiamo
a menzionare solo alcune testimonianze della musica di quel periodo in Russia: si tratta delle opere del famoso compositore Dmitrij Bortnjanskij, che
studi in Italia, ed ha scritto una grande quantit di musica sacra; di Osip
Kozlovskij (autore del primo Requiem cattolico in Russia); dellirlandese
John Field, morto in Russia nel 1837, dopo aver insegnato larte del pianoforte allo stesso Michail Glink; di Aleksandr Aljabiev e di tanti altri russi che
iniziavano ad avvicinarsi allo studio professionale della musica. Si tratta di
marce e di cantate, scritte in occasione delle battaglie dellesercito russo contro quello di Napoleone, di canzoni come ad esempio la famosa Borodino
sui versi di Michail Lermontov, che sono considerate di origine popolare. Un
fatto curioso del recente passato: il compositore sovietico Pavel Apostolov
ha scritto una Marcia di Borodino (in Internet si trova una registrazione di
questa marcia con coro effettuata nel 1962). Il destino di questo compositore
e legato al nome di Dmitrij ostakovi: il 16 giugno 1969 nella Sala Piccola
del Conservatorio di Mosca ebbe luogo la prima esecuzione pubblica della
nuova Quattordicesima sinfonia di D.D. ostakovi. Lautore decise di fare
personalmente un intervento introduttivo per dire che la sinfonia era dedicata
al tema della morte. In sala si trovava Pavel Ivanovi Apostolov, compositore
e musicologo assai debole, ma tuttavia influente membro delle commissioni
del partito e dellUnione dei Compositori, soprattutto esperto denigratore di
ostakovi e di tutto ci che cera di nuovo nella musica sovietica. In breve:
durante lesecuzione del quarto movimento Apostolov usc platealmente dalla sala, a passo cadenzato, e una volta nel foyer si sdrai sul divano e mor
quasi allistante.
Sviluppando il nostro tema, necessario menzionare la Terza sinfonia di
Beethoven, detta Eroica. Come quasi tutte le sue sinfonie, tranne la Ottava,
anche la Terza aveva la sua dedica, bench quasi subito ritirata. Uno dei allievi preferiti di Beethoven, il pianista e compositore Ferdinand Ries, cos ricorda: A proposito di questa Sinfonia Beethoven aveva pensato a Napoleone,
ma finch era ancora primo console. Beethoven ne aveva grandissima stima
e lo paragonava ai pi grandi consoli romani. Tanto io, quanto parecchi dei
suoi amici pi intimi, abbiamo visto sul suo tavolo questa sinfonia gi scritta
in partitura e sul frontespizio in alto stava scritta la parola Buonaparte e
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

107

gi in basso Luigi van Beethoven e niente altro... Fui il primo a portargli la


notizia che Buonaparte si era proclamato imperatore, al che ebbe uno scatto
dira ed esclam: Anchegli non altro che un uomo comune. Ora calpester
tutti i diritti delluomo e asseconder solo la sua ambizione; si collocher pi
in alto di tutti gli altri, diventer un tiranno! And al suo tavolo, afferr il
frontespizio, lo stracci e lo butt per terra. Mentre nella prima edizione delle parti staccate dorchestra (Vienna, ottobre 1806) la dedica in lingua italiana
cos recitava: Sinfonia Eroica, composta per festeggiare il sovvenire di un
grandUomo e dedicata a Sua Altezza Serenissima il Principe di Lobkowitz
da Luigi van Beethoven, op. 55 n. 3 delle Sinfonie. La Sinfonia stata composta tra 1803-1804 ed eseguita per la prima volta a Vienna il 7 aprile 1805
nel palazzo dello stesso Principe Lobkowitz. Il tema del Finale, cio il tema
delle Variazioni, fu utilizzato da Beethoven ancora due volte, nelle Variazioni
per pianoforte op.35 e nel balletto Le creature di Prometeo. La Terza sinfonia di Beethoven largamente conosciuta e non ha alcun senso occuparsi della sua analisi, ma necessario soffermarsi sul secondo movimento, la
Marcia funebre, Adagio assai, che chiaramente si riferisce alla tragica fine
delleroe beethoveniano in lotta contro lingiustizia. Nonostante il fortissimo
effetto, questa musica scritta per lo stesso organico dellorchestra sinfonica
che usava il suo grande predecessore Haydn, con laggiunta soltanto di un
corno e con luso assai innovativo del gruppo dei contrabbassi, che eseguono
il tema assolo. Lo scrittore francese Romain Rolland che ha lasciato non pochi giudizi superficiali sullopera e la personalit del compositore tedesco, in
una affermazione ha avuto perfettamente ragione: Limpero di Beethoven
durato pi a lungo di quello di Napoleone.
Il prossimo punto del tema da noi affrontato, Napoleone e la musica,
dopo la Eroica di Beethoven, viene da s: la Ouverture solenne 1812
di Ptr Ili ajkovskij. Brevemente la storia di questa composizione: verso
la fine di maggio del 1880 leditore P.I. Jurgenson comunica al compositore
che N.G. Rubinstein stato nominato capo del reparto musicale dellEsposizione Panrussa del 1881. Leditore scriveva anche che Rubinstein avrebbe
desiderato che ajkovskij componesse unouverture solenne in occasione
dellinaugurazione dellEsposizione oppure per il 25 anniversario della incoronazione dello zar Aleksandr II. Questa commissione prevedeva anche
una terza variante: scrivere una cantata per linaugurazione del Tempio di
Cristo Salvatore a Mosca. In una delle risposte a Jurgenson, ajkovskij scrive
sinceramente: N nel festeggiamento della persona altolocata (che a me

108

Atti del convegno Cassino-Roma -

sempre stata antipatica), n nel Tempio che non mi piace per niente, c qualcosa che potrebbe ispirarmi. Ma dopo aver ricevuto una lettera personale di
Rubinstein, ajkovskij promette di scrivere la ouverture solenne. ... Non
sono affatto ben disposto a lavorarci. Ma ciononostante manterr la promessa, scrive al fratello Anatolij. Durante il lavoro sullouverture (allinizio di
ottobre) ajkovskij confessa in una lettera a Nadeda von Meck: Louverture sar molto rumorosa, pomposa, lho scritta senza nessun sentimento, e
di conseguenza probabilmente non avr dei pregi artistici. Viene terminata il
7 novembre 1880. Sul frontespizio della partitura ajkovskij scrisse: 1812.
Ouverture solenne per grande orchestra. Composta in occasione della consacrazione del Tempio di Cristo Salvatore da Ptr ajkovskij. Alla fine del manoscritto: Kamenka. 7 novembre 1880. Da notare che louverture fu scritta
nel villaggio di Kamenka dove ajkovskij aveva la possibilit di toccare con
mano la storia della guerra del 1812, la storia dei suoi eroi, delle loro vite
legate a quel piccolo villaggio.
Nellouverture il compositore ha utilizzato il motivo della Marsigliese
per rievocare genericamente lesercito francese. Limmagine del popolo e dei
combattenti russi invece evocata dalla canzone popolare russa Davanti ai
cancelli del padre. Un possente e maestoso Largo con il tema trasformato
della preghiera ortodossa O Signore, salva il tuo popolo (qui prevista
laggiunta di una poderosa banda), descrive la vittoria del popolo russo.
Nella conclusione esultante in fortissimo riprende il tema delle fanfare
dellintroduzione, accompagnate dalle campane. Sullo sfondo delle festose
sonorit da fanfara appare la melodia dellinno nazionale della Russia, Dio
salvi lo zar. In questo modo si realizza lidea principale dellouverture: la
forza della Russia sta nella triplice unione tra Fede ortodossa, Autocrazia e
Popolo.
Rivolgiamoci ora al XX secolo, a due avvenimenti che hanno avuto luogo
in Italia, rispettivamente negli anni 1953 e 1981. Parliamo prima dellopera di
Sergej Prokofev Guerra e pace, che a causa di circostanze assai drammatiche fu rappresentata per la prima volta non in Russia, n a Mosca, n a Leningrado, bens a Firenze, nellambito del XVI Maggio Musicale Fiorentino. Lopera venne iniziata durante gli anni della Grande Guerra Patriottica (cos viene
definita in Russia la seconda guerra mondiale), ma in totale il lavoro occup
Prokofev e la sua seconda moglie, Mirra Mendelssohn-Prokofeva, per ben
12 anni. Il progetto iniziale nacque nel 1941, con lattacco nazista allURSS.
Spinto da sentimenti patriottici il compositore, assieme alla sua librettiGli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

109

sta M.A. Mendelssohn-Prokofeva, cre


in pochi mesi gran
parte della grandiosa
opera. Negli anni successivi fu ampliata con
laggiunta di nuovi
quadri, scene, episodi,
e lopera venne rivista.
Per lanno 1943 era
completata nella sua
parte essenziale e venne eseguita in forma
di concerto a Mosca il
16 ottobre 1945. Nella
sua versione definitiva
contiene tredici quadri
con un prologo corale.
Lopera si divide in
due parti, come del resto il romanzo di Tolstoj: le prime sette scene presentano i protagonisti nei tempi di pace, poi verso la fine del settimo quadro arriva
la notizia dellavvicinamento dellesercito di Napoleone alla frontiere russe e
lazione si trasferisce nel periodo storico legato al dramma popolare.
Del perch questopera sia stata rappresentata per la prima volta a Firenze, mi ha raccontato in varie occasioni leroe stesso di questo avvenimento
storico, il Maestro Francesco Siciliani, luomo che per 60 anni ha diretto la
vita musicale in Italia. Compositore, pianista e direttore dorchestra, da un
certo momento in poi fin per dedicarsi esclusivamente allorganizzazione
degli eventi musicali nel paese. Solo a mia memoria, cio dal 1965, diresse
teatri come La Scala di Milano e il Comunale di Firenze, le Orchestre della
RAI (quando ce nerano ben quattro: a Milano, a Torino, a Napoli e a Roma)
e quello dellAccademia di Santa Cecilia, oltre al Festival Sagra Umbra
a Perugia. Le sue conoscenze dellopera lirica, della musica sinfonica e da
camera, erano sconfinate. Ascoltai il racconto sulla realizzazione di Guerra
e pace a casa sua durante lunico incontro, avvenuto in piena notte, con il direttore ex-sovietico Kirilll Kondrain, ma anche altre volte, appena il discorso
toccava Prokofev. Il biografo del Maestro Francesco Siciliani e mio buon

110

Atti del convegno Cassino-Roma -

amico Franco Carlo Ricci (con il quale abbiamo tradotto e pubblicato il Diario di Sergej Prokofev del 1927, intitolato Viaggio in Bolscevisia) ricostruisce nei dettagli la storia della prima rappresentazione dellopera a Firenze sulle pagine del suo libro Francesco Siciliani. (1911-1996) Sessantanni
di vita musicale in Italia. Edizioni Scientifiche Italiane. Teatro alla Scala. Rai
Eri. 2003. Brevemente: nel gennaio 1953 a Firenze venne a trovare Siciliani
limpresario americano Leeds, che raccont che Prokofev aveva quasi completato la grandiosa opera lirica Guerra e pace e, preoccupato per la politica
danoviana nella musica e incerto di riuscire a rappresentare questa opera
in URSS, gli aveva affidato il microfilm con la partitura per uneventuale realizzazione negli Stati Uniti. Il M Siciliani sincendi immediatamente
allidea di rappresentare lopera a Firenze e riusc a convincere limpresario
americano, il quale temeva soprattutto per Prokofev ed era spaventato di un
possibile scandalo politico di grandi proporzioni. Un simile esito dellimpresa era pi che probabile ed effettivamente ad un certo punto della lavorazione
lAmbasciata sovietica intervenne con proteste e minacce. Siciliani coinvolse
nelloperazione lallora sindaco di Firenze Giorgio La Pira, stimato anche dai
diplomatici sovietici ed in particolare dallAmbasciatore Aleksandr Efremovi Bogomolov, per nemmeno a lui riusc ad evitare lo scandalo crescente. Il M Siciliani al veto da parte sovietica rispose coraggiosamente che
lURSS viola regolarmente il diritto internazionale, stampando ed eseguendo
la musica dei compositori italiani senza alcuna osservanza dei diritti dautore. Ma la tensione improvvisamente cess per una causa imprevista: il 5
marzo a Mosca morirono nello stesso giorno Stalin e Prokofev. Nella nuova
situazione le autorit sovietiche dovettero affrontare problemi ben pi seri,
mentre qualsiasi minaccia allautore dellopera purtroppo sarebbe stata ormai
vana. Lopera fu preparata in tempi da record, con laiuto del direttore Arthur
Rodzinski, del pittore-scenografo Gregorio Sciltian, della regista Tatjana Pavlova, e della gran massa degli interpreti, solisti, coro e orchestra. Nelle parti
principali cantarono: Ettore Bastianini nel ruolo del Principe Andrej, Rosanna
Carteri nella parte di Nataa Rostova e il grande Franco Corelli nella parte di
Pierre Bezuchov. Di questa esecuzione esiste, come testimonianza di questa
incredibile storia, la registrazione.
In conclusione poche parole sulla proiezione del film Napoleone, del
regista francese Abel Gance, con laccompagnamento musicale dal vivo di
Carmine Coppola. Questo avvenimento di cui sono stato testimone, ebbe
luogo a Roma, nellambito del festival cinematografico Massenzio nei
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

111

giorni 10, 11 e 12 settembre 1981. Lorchestra fu sistemata sotto le volte del


famoso Arco di Tito, accanto al Colosseo, un parterre naturale era costituito
dalla larga strada e, nonostante la pioggia, il film fu visto da ottomila
spettatori. Laccompagnamento musicale fu eseguito dallorchestra della RAI
di Roma sotto la direzione dellautore, il compositore Carmine Coppola, padre
dellancora pi famoso regista Francis Ford Coppola. Aggiungo che, nella
versione originale del 1927, laccompagnamento musicale di questa enorme
pellicola di Abel Gance era del compositore francese Arthur Honegger.
Concludo ricordando che nel mese di settembre proprio per assistere al
Festival sullisola giungono numerosi turisti italiani e stranieri. Ecco come
dei musicisti russi di nuovo hanno cacciato via Napoleone, questa volta direttamente dal suo teatro.

113

La difesa di Mosca nel 1812 e nel 1941


di Alexey Bukalov

ome premessa vorrei ricordare un episodio importante: il mio compagno di studi del primo anno presso lIstituto Relazioni Estere di Mosca, lo studente della Repubblica Democratica Tedesca Claus Melitz
sorprendentemente prese un pessimo voto ad un esame. Accadde a dicembre.
Era lanno 1958, lesame era quello di Storia della Russia. Claus estrasse il
biglietto con la domanda: La Guerra Patriottica del 1812, Rispose in modo
confusionario. Alla fine il professore Aleksandr Grunt lo preg di rispondere
ad una sola domanda: Chi vinse la battaglia di Borodino?. Claus a caso
spar: Napoleone!. E perch mai? corrugando la fronte, chiese di spiegare il professore. Perch i francesi dopo hanno occupato Mosca, dichiar
convinto Melitz. Indignato, Grunt scisse sul libretto il voto pi basso che
allora esisteva. Due e per essere ancor pi convincente aggiunse gridando
in tedesco: Zwei!. Questa storia mi viene in mente ora perch rappresenta
bene le differenze tra la valutazione europea e quella russa sullavvenimento
cruciale dellinvasione napoleonica della Russia.
***
E ora passiamo dalla Guerra Patriottica alla Grande Guerra Patriottica,
divenuta parte fondamentale della Seconda Guerra Mondiale.
Quando nellottobre le forze nazi-fasciste si avvicinarono quasi a 30 km
da Mosca, la propaganda della Direzione politica generale dellArmata Rossa
evidenziava nei volantini e nelle trasmissioni radio linsegnamento storico
che la caduta di Mosca non significa ancora la disfatta nella guerra. Il ragionamento, anche se non tranquillizzava i moscoviti, che con ansia e terrore
attendevano loccupazione tedesca, certamente funzionava.
Lunico difetto che il messaggio conteneva, si riferiva al fatto, che nel
1812 la capitale dellImpero Russo non era Mosca, ma San Pietroburgo, dove
viveva la corte degli zar e dove si trovavano il Senato e lapparato governativo del Paese. Secondo lopinione di alcuni studiosi, lerrore principale
strategico di Napoleone e della sua Grande Armata fu proprio la scelta di dirigersi verso Mosca e la decisione di invaderla. Se invece Bonaparte avesse da
subito preferito di avanzare verso nord, nella direzione della Neva, lImpera-

114

Atti del convegno Cassino-Roma -

tore Alessandro I molto probabilmente avrebbe sottoscritto la pace con condizioni vantaggiose per i Francesi. Invece Napoleone, spinto dallidea della
conquista della Terza Roma, si diresse con sicurezza verso Mosca e cadde
nella trappola che gli era statat preparata.
129 anni dopo, in autunno del 1941, loccupazione di Mosca sembrava
inevitabile: la citt, parzialmente minata, era praticamente pronta a consegnarsi al nemico. A prevenire la resa fu, tra gli altri fattori, il servizio segreto
sovietico. Avidamente i tedeschi contemplavano nei loro binocoli puntati su
Mosca le torri del Cremlino. Gli ufficiali dellavanguardia tedesca pensavano
che la citt fosse rimasta quasi senza difesa, ma sospettavano che si trattasse
di una trappola. Nel frattempo gli agenti segreti sovietici, e in particolare, il
famoso giornalista tedesco Richard Sorge, accreditato a Tokio presso lambasciata del Reich (poi giustiziato dai giapponesi per spionaggio), riuscirono ad
ottenere e a trasmettere a Mosca linformazione che il Sol Levante non aveva
intenzione di rompere il trattato di neutralit con lURSS e aprire un secondo
fronte invadendo lURSS dallEstremo Oriente. Questa informazione permise a Stalin di trasferire in fretta verso Mosca, usando la ferrovia Trans-siberiana, le divisioni di stanza in estremo-oriente fresche, non logorate dai
combattimenti . Con questa mossa fu scongiurata loccupazione di Mosca.
Gli inviti di Hitler alla cerimonia ufficiale da celebrarsi al Cremlino occupato, preparati in anticipo, non furono mai inviati. Il 6 novembre 1941 allimprovviso il treno sotterraneo arriv alla pi profonda ed elegante stazione
della metropolitana moscovita: dal vagone usc Stalin e arring i partecipanti
alla riunione, dedicata al XXIV anniversario della Rivoluzione dOttobre. Il
giorno dopo ,allalba i soldati dei reggimenti arrivati dallOriente marciarono
sulla Piazza Rossa durante la parata militare e proseguirono la marcia direttamente verso il fronte.
Lesperienza storica del Feldmaresciallo dello Zar, il valoroso principe
Michail Kutuzov nella lotta contro Napoleone, sintetizzata nella sua nota
frase consegnare Mosca, ma salvare larmata nel secolo non trov
riscontri nella realt. La disfatta tedesca alle porte di Mosca fu la fine della temuta blitzkrieg e divenne uno dei primi concreti colpi alla reputazione della
macchina bellica tedesca e la fine del mito della sua invincibilit. La vittoria
dellArmata Rossa sotto Mosca fu salutata con sollievo e speranza non solo
dai paesi membri della coalizione antihitleriana, ma anche da tutti gli oppositori della dittatura nazifascista, compreso gli antifascisti italiani.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

115

Per una biografia collettiva degli italiani nella


campagna di Russia del 1812
di Agostino Bagnato

Premessa

rano 40-45 mila. Ancora oggi non si conosce il numero esatto degli
italiani che hanno preso parte alla spedizione napoleonica contro la
Russia. N si conosce il numero esatto dei caduti in battaglia e a causa
del gelo nella ritirata da Mosca fino a Vilna e Danzica. Ci sono storici che
ancora confondono il numero degli italiani arruolati nella Grande Arme con
il contingente partito per la Russia. In ogni caso sono tornati a casa soltanto
poche migliaia di uomini.
Era il 1812 e lItalia, comera stata dallepoca del Rinascimento, non esisteva pi. Luragano napoleonico aveva abolito lordinamento feudale che
le timide tendenze riformatrici di illuminati regnanti non avevano scalfito. Il
nuovo ordinamento statuale si basava anche sui primi timidi risultati, in campo giuridico, economico e sociale, ottenuti dalleversione della feudalit e poi
dallintroduzione del Codice delle leggi napoleoniche. Qualche vantaggio era
stato ottenuto nel difficilissimo campo agrario con laggressione ai beni della mano morta ecclesiastica, del latifondo baronale e del demanio pubblico,
ma tutto a beneficio delle classi dominanti, come sostengono Emilio Sereni
e altri storici, in quanto le riforme sono state imposte dallalto, escludendo
la borghesia, le masse popolari e principalmente i contadini. Questo stato di
cose era la conseguenza della mancanza di qualsiasi rappresentanza e diritto
di organizzazione.
Il risultato del nuovo ordinamento statuale noto. Il Regno dItalia comprendeva Lombardia, Veneto, Emilia, Marche. Dal Regno di Napoli restava esclusa la Sicilia che Giuseppe Bonaparte non era riuscito a conquistare
a causa della sconfitta a Maida nel 1806, oltre alla Sardegna. Entrambe le
isole erano sotto il protettorato inglese. Piemonte, Liguria, Toscana e Stato
pontificio erano sotto la diretta amministrazione francese, potere esercitato
attraverso governatori come nel caso di Roma e dei territori sabaudi o re-

116

Atti del convegno Cassino-Roma -

gnanti come nel caso della Toscana: tutti


rispondevano direttamente allImperatore, principalmente per ragioni di parentela. Camillo Borghese, governatore dei
territori piemontesi e liguri, era il marito
della sorella Paolina; laltra sorella Elisa, principessa di Lucca, era sposata al
generale Felice Baciocchi e governava la
Toscana.
Che ne sapevano gli italiani arruolati nei tre contingenti che facevano parte
della Grande Arme? Non lontano dal
vero chi sostiene che non ne sapevano
nulla. O quasi. Chi di loro era stato a Pietroburgo, a Mosca, a Kiev, a Smolensk
di quei 40-45 mila italiani? Nessuno, o
quasi! Musicisti come Jommelli, Sarti,
Galuppi, Cimarosa, Paisiello, Cavos erano stati alla corte zarista; architetti come
Rastrelli, Quarenghi, Rinaldi, Rossi avevano contribuito a rendere inconfondibili le capitali russe e prima di loro erano stati Solari, Fioravanti, Bon e
tanti altri a edificare il Cremlino dellantica capitale; poeti come Metastasio,
scrittori come Algarotti e compagnie teatrali come quella di Avolio; militari
come Paolucci; diplomatici come De Maistre, Serracapriola, Litta. Pietroburgo era la sede dei Cavalieri di Malta, ma la presenza dei cavalieri gerosolimitani era limitata al Gran Maestro dellOrdine. Ma tutti gli altri che hanno
preso la strada per Mosca nella primavera del 1812, cosa sapevano degli zar
e dei patriarchi ortodossi, delle chiese dalle cinque cupole dorate, dei boiardi
e della steppa?
Soltanto il Piemonte, la Serenissima Repubblica di Venezia e il regno di
Napoli ospitavano una missione zarista. A Torino era stato ambasciatore
Aleksandr Michajlovi Beloselskij-Beloserskij, padre di Zinaida Volkonskaja. La regina Carolina di Napoli, figlia di Maria Teresa dAustria, teneva
una fitta corripsondenza con limperatrice Caterina II che chiamava Meine
liebliche un hertzliche Mutter und Schwester, che faceva seguito a quella
della precedente regina Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo III.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

117

Dopo lo scisma dOriente, la Chiesa latina diffondeva da secoli lostracismo sugli ortodossi che non riconoscevano lunit della Trinit.

Sono partiti attratti dalla speranza di ricchezza e dalla sete di avventura. Napoleone aveva promesso mirabolanti bottini sulle terre della lontana
Asia, in quella che veniva chiamata la seconda campagna di Polonia.
I contingenti italiani
Chi erano i circa 30.000 lombardi, veneti, emiliani, marchigiani che facevano parte del contingente del Regno dItalia, al comando del vicer Eugenio di Beauharnais, figliastro di Napoleone; chi erano i 10.000 napoletani tra
campani, pugliesi e calabresi che componevano il contingente del Regno di
Napoli sotto il comando del coraggioso e spavaldo Gioacchino Murat, cognato di Napoleone; chi erano le diverse migliaia di piemontesi, liguri, toscani,
trentini e romani che parteciparono direttamente nelle file dellesercito francese? Chi erano? Molti erano soldati di carriera, di origine nobile, provenienti
dalle file dei modesti reggimenti degli stati italiani pre-napoleonici; la maggior parte degli ufficiali apparteneva alla borghesia urbana che aveva potuto
accedere alle cariche pubbliche introdotte dallorganizzazione napoleonica in
sostituzione delle vecchie strutture feudali; la maggioranza era costituita da
agricoltori e contadini, commercianti, quasi tutti analfabeti; pochi i professionisti e gli studenti. Tutto era merito o colpa, a seconda dei punti di vista,
dellintroduzione della leva militare obbligatoria che sostituiva larruolamento volontario o gli eserciti mercenari. Nel Regno di Napoli, prima Giuseppe
Bonaparte e poi Gioacchino Murat, avevano aperto le porte dellesercito a
briganti e galeotti, che erano stati inviati prima in Spagna e poi in Russia.
Si trattato di un vero esercito? Certamente s, stante gli esempi di coraggio, fedelt, dedizione, eroismo dimostrato nelle battaglie pi sanguinose, da
Ostrovno-Vitebsk allassedio e alla conquista di Smolensk, dalla battaglia di
Borodino, alla conquista e al saccheggio di Mosca, fino alla ritirata che ha
visto la prima terribile prova a Maloyaroslavets, dove Kutuzov riuscito a
impedire a Napoleone di prendere la strada del Sud ricco di risorse e vettovagliamenti per tornare indietro, e poi lattraversamento del fiume Vop, il tragico scontro di Vjazma e di Krasnoj e infine la catastrofe dellattraversamento
del fiume Beresina, dove si sono distinti eroicamente i genieri Zanardini e
Marieni. Gli italiani hanno combattuto ovunque eroicamente e lo dimostrano
le molte decorazioni ottenute sui campi di battaglia. La riprova delle loro

118

Atti del convegno Cassino-Roma -

qualit risiede anche negli alti gradi conseguiti nella carriera militare. Ci sono
stati anche disertori e imboscati, mi si tratta di casi isolati che nulla tolgono
alla impegnativa presenza italiana nella spedizione napoleonica.
Chi ha ottenuto dalla sorte il privilegio di tornare in patria, quante cose ha
potuto raccontare! Ci sono preziose testimonianze a tale proposito, poche ma
di grande utilit: in primo luogo le memorie di Cesare de Laugier, lufficiale
toscano che ha rievocato tutte le fasi della spedizione circa 25 anni dopo;
Francesco Baggi che stato catturato dai russi e internato a Orl, che ha
fornito toccanti testimonianze sui costumi e le abitudini dei soldati e dei contadini russi; Filippo Pisani che si distinto per il suo ardimento e proseguir
limpegno militare combattendo le guerre dindipendenza fino a Curtatone e
Montanara; Giuseppe Terzi, pittore e poeta di Bergamo che nella prigionia di
Vilna si guadagna da vivere dipingendo i ritratti degli ufficiali zaristi e che
si render protagonista di una romantica storia damore con la principessina
Elizaveta Michajlovna Galicyna grazie allospitalit di Giacomo Quarenghi
a Pietroburgo; il piemontese Angelo Campana che dopo un lungo impegno
militare, fu deputato al Parlamento piemontese dal 1849 al 1859, mettendo
a frutto la sua esperienza e le qualit di patriota per la causa dellunit dItalia. O il bolognese Cesare Ragani, figura esemplare di patriota e carbonaro,
che, dopo avere combattuto lealmente per la causa napoleonica, scampato alla
forca dopo i moti del 1821 e quelli del 1831 a fianco di Ciro Menotti, mor a
Marsiglia nel 1832 in totale miseria.
Ma c anche la storia di coloro che non sono tornati, come Pietro Terzi,
fratello maggiore del precedente, morto nei pressi di Vilna nel corso della
ritirata, ufficiale dello Stato maggiore del vicer Eugenio, la cui preoccupazione principale, come risulta dalle lettere inviate alla madre Maria Canal,
di curare i propri affari a Bergamo, di sistemarsi adeguatamente nella Mosca
saccheggiata e incendiata, manifestando la sorpresa per le cantine ricche di
vino, confetture, carni salate, farine e altri prodotti alimentari accumulati dai
padroni di casa per trascorrere linverno. Pietro sollecita lo zio a inviargli i
soldi dovuti dallaffitto di alcuni poderi, a testimonianza della concretezza
del suo operare e della speranza di tornare in patria. Ma rimprovera anche
il fratello Giuseppe di avere fatto morire il cavallo Ballotto a causa di una
scorpacciata di erba umida, di trascorrere il tempo a suonare la chitarra e a disegnare, scroccare i pasti alla mensa dello Stato maggiore, di essere insomma
un pessimo soldato.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

119

La tragedia collettiva degli italiani stata mirabilmente rappresentata dallo scrittore Riccardo
Bacchelli nei primi due capitoli
della saga Il mulino del Po: egli
racconta lattraversamento del
fiume Vop del IV Corpo dArmata e poi la fuga solitaria di Lazzaro Scacerni, il protagonista del
romanzo, verso Occidente e verso
lItalia, portando con s il segreto
che gli aveva affidato il capitano
Maurelio Mazzacorati in punto di morte per assideramento.
Lo scrittore ha tratto spunto per
la pregevole ricostruzione delle
vicende dai ricordi che il modenese Francesco Baggi ha tracciato molti anni dopo il suo ritorno
dalla Russia, dopo la prigionia nel
campo di Orl. Non fa onore al
capolavoro di Riccardo Bacchelli
lomonimo sceneggiato televisivo per la regia di Sandro Bolchi, anche se Raf
Vallone interpreta mirabilmente la figura di Lazzaro Scacerni: in particolare
le scene della ritirata sono approssimative e risentono della ricostruzione in
studio delle rive del Vop.
Nel romanzo Le strade di polvere di Rosetta Loy il soldato piemontese Pidren, tornato dalla spedizione, si rifiuta di parlare della sua esperienza, come
se lavesse totalmente rimossa. Salvo urlare pochi istanti prima di morire a
causa dellepidemia di colera I Cosacchi! I Cosacchi! e spirare con la bocca e gli occhi spalancati, terrorizzato dal ricordo degli assalti subiti in Russia. Ma resta pur sempre una testimonianza letteraria di notevole spessore,
in quanto lesperienza terribile vissuta tra le steppe della Russia non stata
cancellata nel pi profondo subconscio ed al momento della morte emerge
con tutta la sua violenza.
Quali lingue parlassero gli Italiani tra di loro e con gli altri soldati della
Grande Arme facile immaginarlo: dialetti di tutte le regioni dItalia sin-

120

Atti del convegno Cassino-Roma -

crociavano con lo scarso francese degli ufficiali. Del resto la stessa natura
delle persone, i costumi, le abitudini erano molto differenti. Riccardo Bacchelli ne d una descrizione molto precisa nel suo lungo racconto attraverso
i ricordi di padron Lazzaro, il mugnaio della piarda ferrarese sul Po. Per non
parlare dei rapporti con la popolazione russa lungo il percorso dal fiume Niemen su territorio polacco e poi russo fino a Mosca, e poi nei villaggi distrutti
durante la ritirata alla ricerca disperata di un alloggio per ripararsi dal gelo o
per trovare qualcosa da mangiare. Ci sono episodi esemplari in questo crogiolo di lingue e di dialetti: i fratelli Terzi parlano latino con il vecchio abate
di un monastero cattolico polacco presso Vilna; il modenese Baggi descrive
le abitazioni dei contadini e rimane colpito dalla culla dei bambini che dondola attaccata alle travi del soffitto, scambia poche frasi con il generale russo
che lo tiene prigioniero e per allietare il tempo che non passa mai canta arie
di opere musicali che il militare russo apprezza, perch probabilmente sa di
quanti musicisti italiani sono stati alla corte zarista e quanti russi sono stati a
studiare in Italia, magari con padre Martini a Bologna.
Di alcune figure
Quanti episodi compongono questa biografia collettiva degli italiani, sottolineati dalla particolarit delle loro rispettive culture, tradizioni, abitudini, linguaggi! Cos c il brigante calabrese che parte in cerca di gloria e
di riscatto sociale, scampa al gelo e alla morte rifugiandosi nella pancia di
un cavallo per morire poi accoltellato sulla porta della sua misera dimora a
Caria, piccolo borgo sullaltipiano del Poro; lavvocato Giuseppe Manfredi
di Catanzaro che parte per la Russia al seguito di Murat per fare valere i suoi
ideali di libert e di giustizia e prosegue al suo ritorno in patria il suo apostolato, cos lo intende, nella difesa dei carbonari che hanno promosso i moti
costituzionali del 1820-21, vedendone molti condannati a morte; il generale Florestano Pepe, prestigioso servitore dei Borboni prima e poi convertito
alle idee della Rivoluzione partenopea e della modernizzazione napoleonica,
guidando lesercito di Murat fino a Vilna per finire fuori servizio al ritorno
di Ferdinando sul trono di Napoli; o quel Lucio Caracciolo di Roccaromana
che comanda cento Veliti calabresi in Russia per finire la sua carriera portandosi addosso la macchia di avere offerto i propri servigi al cardinale Fabrizio
Ruffo nella repressione della Repubblica partenopea nel 1799. Il piemontese
Girolamo Ramorino lasci la marina mercantile per lesercito, combatt in
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

121

Russia e nella prima guerra dindipendenza, terminando i suoi giorni davanti


a un plotone di esecuzione nel 1849 per insubordinazione. Laltro piemontese
Giacomo Antonini, dopo la partecipazione alla Campagna di Russia, entr
a far parte della Carboneria, conobbe Giuseppe Mazzini e prese parte alla
sollevazione della Savoia e successivamente alla rivolta di Palermo nel 1843.
Si rifugi in Francia e contribu alla costituzione della Legione Nazionale
Italiana per prendere parte alle guerre dindipendenza. Il marchese Cristoforo
Ferretti giunse a Mosca e al ritorno in patria attese alla rinascita patriottica del
1848, fece parte del governo provvisorio in Lombardia, fino a essere eletto
deputato nel parlamento piemontese.
E che dire dei tanti bergamaschi, numerosi nel IV Corpo dArmata, come
saranno affollati in camicia rossa nella spedizione garibaldina dei Mille: il
capitano Giuseppe Marieni, eroe della Beresina, morto di stenti dopo qualche
settimana dal tragico attraversamento del fiume gelato. E che dire di tanti
modenesi, provenienti dalla locale Scuola Militare, lattuale celebre Accademia, dal ministro della guerra Achille Fontanelli, artefice dellarruolamento
militare e dellorganizzazione della spedizione oppure il colonnello Giovanni
Zanardini, veneto, protagonista della costruzione dei ponti sul fiume Beresina, scomparso di tifo a Kustrin qualche settimana dopo. E cosa aggiungere
del romano Alessandro Olivieri che fin i propri giorni nellesilio francese nel
1847 dopo avere combattuto eroicamente a Maloyaroslavets.
Sono alcuni esempi della biografia collettiva dei 40-45 mila italiani. Ne
parla in termini generali lo storico napoletano Pietro Colletta, per avere raccolto le confessioni di Gioacchino Murat, di cui riconosce il grande valore
civile e militare e la sfortuna, sia per essere incorso nelle ire di Napoleone e
poi nella tragica fine nel forte di Pizzo calabro.
Conclusioni
E servita a qualcosa la tragedia della spedizione russa? Il dibattito ancora aperto, nonostante il lungo tempo trascorso. Intanto la fedelt e la lealt
degli italiani sono fuori discussione. Non si hanno informazioni di diserzioni
di massa, come nel caso olandese, svizzero, prussiano. Casi singoli non sono
sufficienti per un giudizio che accomuni tutti. Fuori discussione leroismo degli italiani nella battaglia di Maloyaroslavets, riconosciuto dagli stessi generali russi e da Napoleone, tanto da passare alla storia come La battaglia degli
Italiani. Circa 7.000 caduti nel corso degli scontri in un solo giorno sono

122

Atti del convegno Cassino-Roma -

una cifra terrificante. Cui si debbono aggiungere gli altri 7.000 morti russi.
Napoleone rimasto sconvolto il giorno dopo, visitando il campo di battaglia.
Cosa successo dopo il ritorno nellEuropa centrale noto. Murat rientrato di corsa a Napoli nel tentativo disperato di difendere il proprio trono
dallassedio austriaco e inglese; il vicer Eugenio ha confermato la lealt a
Napoleone fino alla caduta dellimperatore, ma il congresso di Vienna era alle
porte e per il Regno dItalia non cera scampo. Paolina e Camillo Borghese,
Elisa e Felice Baciocchi hanno fatto la stessa fine: erano tutti parenti stretti
di Napoleone.
Ma i pochi reduci avevano ben altro da pensare. Molti militari rientravano
nei ranghi dei ricostruiti eserciti precedenti lepopea napoleonica. Professionisti, studenti, agricoltori, artigiani, commercianti sono tornati alle loro famiglie. Ma nessuno chiude gli occhi. Le sette carbonare prima e poi le nascenti
associazioni della mazziniana Giovine Italia li attraggono irresistibilmente.
Molti di loro, anche se attempati e forse stanchi, prenderanno parte ai moti
carbonari di Napoli, di Modena e alle rivoluzioni nazionali della primavera
dei popoli nel 1848. Alcuni saranno condannati a morte e giustiziati.
Lo stesso succeder in Russia. Gli ufficiali che nella corsa fino a Parigi
hanno conosciuto le riforme antifeudali introdotte dalla Rivoluzione francese
e diffuse da Napoleone in Europa, al rientro in patria contribuisco a dare vita
alle associazioni massonico-liberali che saranno la spina dorsale della rivolta dei decabristi e delle prime organizzazioni rivoluzionarie russe. Anche il
grande poeta Aleksandr Pukin non rimasto estraneo a queste suggestioni.
Ma tutta questa unaltra storia.

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

123

Napoleone e il Friuli
di Matteo Lo Presti

ddio addio Casarsa vado via per il mondo / lascio il padre e la


madre e vado con Napoleone / Addio vecchio paese e giovani
compagni / Napoleone chiama la meglio giovent / quando
suona mezzod (Vincenzo Colussi soldato friulano) si presenta a Napoleone e
passati solo sette mesi / (si) trov(a) in mezzo al ghiaccio a conquistare le Russie. Cos con accenti insieme avventurosi e poetici Pier Paolo Pasolini nella
celebre raccolta di poesie La meglio giovent racconta la storia di un suo avo
(Colussi si chiamava la madre) che aveva subito il fascino della avventure
militari. Questo nella poesia, in realt anche in una importante regione come
il Friuli- Venezia Giulia nel nord-est d Italia loccupazione delle milizie napoleoniche costrinse alla coscrizione obbligatoria, per rimpolpare gli eserciti
francesi, migliaia di poveri contadini che non avevano strumenti per sottrarsi
allarruolamento forzoso.
In un bel libro pubblicato sotto gli auspici dellAssociazione Pro Sacile
(Paese in provincia di Pordenone che deriva il nome dal parola latina Sacellum= piccolo tempio) e intitolato I giovani friulani al seguito di Napoleone
:1797-1815 (ed. Composit 2002) Roberto Gargiulo esplora la occupazione
del territorio friulano in tutte le sfumature economiche ,sociali e politiche:
abolite le istituzioni feudali, soppresse le corporazioni religiose, migliorate
le valutazioni catastali e razionalizzato lapparato tributario ,ma nell insieme
il popolo non accetta la coscrizione obbligatoria. Ma anche chiaro che la
pressione fiscale sulle popolazioni friulane crebbe a dismisura a causa delle
forti esigenze militari che la politica imperiale francese esigeva. Certo anche
a Napoleone vanno attribuite migliorie sul territorio per esempio le bonifiche
dei terreni aridi spesso trasformati in pascoli e la costruzione della strada che
da Pordenone attraverso la bassa pianura friulana fino a Palmanova e che tutti
ancora chiamano la strada napoleonica.
La coscrizione obbligatoria pesa molto sulle masse italiane. La leva pi
onerosa che in Francia :nel 1805 erano 16 su mille abitanti i giovani italiani

124

Atti del convegno Cassino-Roma -

chiamati a servire Napoleone contro i 4 su mille richiamati in Francia.


Molti giovani friulani preferirono scappare verso lAustria ,lUngheria e
la Germania.
Gargiulo racconta che si formarono vere e proprie bande di disertori che ai
confini della zona della Carnia creavano gravi problemi sociali. Molti falsificavano i documenti anagrafici, presentavano falsi certificati di matrimonio.
Molti si valevano delle inferme condizioni di salute, la povert faceva crescere molti giovani rachitici e malaticci.
Al contrario i figli dellalta borghesia e della nobilt non disdegnavano di
arruolarsi volontari nella truppe del Regno Italico comandato da Napoleone
per inseguire una possibile brillante carriera ,il prestigio di un ruolo sociale, il
mito di Napoleone generale sempre invitto.
Molti i friulani che parteciparono alla spedizione in Russia: tra questi il
Terzo reggimento di Fanteria leggera di stanza a Palmanova che da questa
bellissima citt rinascimentale a forma di stella ( una delle citt dellUtopia
urbanistica )era partito e che fu distrutto quasi completamente nelle tragiche
giornate della ritirata.
A partire dal 1806 fino al 1813 furono circa 20mila i soldati friulani arruolati dallarmata francese su una popolazione che era stata conteggiata qualche
anno prima in un censimento intorno a 350mila anime. E stato inoltre calcolato che in totale tra il 1805 e il 1814 i soldati italiani arruolati dai francesi
nei territori italici occupati furono circa 120 mila e circa 61mila i soldati
caduti e dispersi qualcosa come il 50 per cento del totale .Solo in Russia i
morti furono 26mila.
Qualche storico sostiene che questa vicinanza militare tra italiani provenienti da regioni diverse sotto le bandiere delle ormai mistificata Rivoluzione
Francese costitu il probabile nucleo fondante di idealit nazionali alla base
del Risorgimento Italiano e della futura creazione dellunit dItalia.
Il filosofo tedesco Hegel sosteneva che la guerra necessaria alla storia
come il vento alle acque del mare : se non ci fossero le guerre la storia sarebbe un arida palude maleodorante e putrescente. Von Clausewitz grande
teorico delle arti militari spiegava Sarebbe assurdo introdurre nella filosofia
della guerra principi di moderazione .La guerra un atto di violenza condotto fino allestremo. Altri dittatori si sono cimentati in aforismi cinici e
disumani . Mao Zedong spiegava la politica una guerra senza spargimenGli Italiani nella campagna di Russia del 1812

to di sangue e la guerra una politica


con spargimento di sangue. Benito
Mussolini sostenne che la guerra
la Corte dassise dei popoli e quindi
si pu dedurre che la sentenza di morte che fu dichiarata contro di lui dalle
forze delle Resistenza sia stata in sintonia con quella sua valutazione.
Purtroppo la guerra nonostante i
preziosi capitoli di molta letteratura di tutti i tempi affligge sempre la
parte pi debole della societ nelle sue
componenti poco rappresentate a livello istituzionale. Anche Carl Schmitt
sostiene che la societ politica non si
organizza per costituire il bene comune, ma contro qualcuno. Che avesse
ragione Emanuele Kant che sosteneva
nel suo saggio Per la pace perpetua
che ogni stato deve adottare una costituzione repubblicana? Infatti a guardare la storia gli stati con regime democratico mai si sono fatti guerra tra loro.
Fanno le guerre gli stati democratici,
ma non tra loro.
La guerra, dovremmo imparare studiando il passato, non necessaria, n
buona, n un elemento di progresso,
n di salute morale dei popoli. Ottimo
sfogo psicologico (catartico avrebbero detto i greci) sulle pagine dei romanzi
o nelle avventure di film. Ma nell esistenza degli uomini bisogna sempre
pensare alla guerra portatrice di inutili violenze, di sofferenze ,di morte .
Bisogna pensare alla guerra come negazione intellettuale della vita

126

Atti del convegno Cassino-Roma -

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

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Atti del convegno Cassino-Roma -

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

131

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Atti del convegno Cassino-Roma -

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Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

133

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134

Atti del convegno Cassino-Roma -

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( 14 1800 ) -
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1798 - ;
1801 ,
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1813
(
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.
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(32- ), (III IV 113 114- ),

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2- ,
- . , , 26- 1812 ,
24- , .
, , : .: ,
? .: Voil le plausi quon a de
commander de si braves gens121. ,
, ,
:
Der Krieg muss in Raum verlegt werden. Der Ansicht kann ich nicht genug Preis
geben ( . ), .
Oh ja - der Zweck ist nur den Feind zu schwachen, so kann man
gewiss nichtden Verlust der Privat-Personen in Achtung nehmen. ( , , ).

ficiale della Grande Armata,


, ISPI, Milano, 1942.
121 , 7.000 ,
30 24.000 22 32.000 .
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

145


1812


, . ,
.
1796
.

, .
- 1799 --
, . , ,
, , ,
, , , .
.
, ,
.
1812 ,
,
I, .
, , .
1812 ,

146

Atti del convegno Cassino-Roma -

500.000 122 .
.
: ,
, .

. , , , , .
. : , , ,
, , ,
. 500 80 , ?
, , , ,
,
, .
,

. , , ;
. ; ,
, .
25% , , ,
100.000 . , , ,
50-60 . ,
,
122 . 1
; 2
.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

147

148

Atti del convegno Cassino-Roma -

,
, .
,

. 500
, , .
, ,
, , ,
, .

,
, , , ,
, ,
. , .
, -
, , 1812
, :

: , ,
, , ,
.

: 1 , 7 ,
,
.

: 1 , 4 ,
.123

: 1 , 2
, 3 , 4 ,
, .

: , ,
, .

: , ,
.

: 1 , 2 , 3

123 ; ,
.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

149

, .

: 1 , 2 .

: 1 , 2 , 3 .

: ,
.


79.522 12.824 .
: : 1812 . IV .
,
, IV ,
- , . , 14-
, ,
(4070 ). 15-
, 1 3
, 16.084 . 16- 4- 124.
IV 1000 , ( 9 19
) . 100
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2617 .
1- 24- - ,
,
. , 26- ,
,
. 19- .
1- , 5- , , 7- , 50
. , ,
.
8- , 15 . 17
, 21 .
.
4348 127 ; 15 , 520 , 347 , 417 . 19 , 24-
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10- , , . 14- , .
, 16- IV , , . , ,
. , 20- ()
III .
26- () , IV , 2000 , 27-
. 29- .-. , ,
. 9- IV 12-
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,
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IV 1 1812,
. , ,
, .
: .
11 1813 . . 12
, - . ,
. . 17- ,

Corpo dOsservazione dellElba ( ).

.
1812 . , , . :
, .
.

,
, .
. 13 1812 .
, , . , -
, .
22 17, 327 - 371 .
1- ,
130 .

154

Atti del convegno Cassino-Roma -

.
50
. 9
200 .

1194 , 1-
44 , 1330 - , 70
2 .
; 15-
. . 9- ,
, , , , , , 38 , 771
39 . 24 , . 27
, , 40 ,
- 87 . .
; 2 ; 3 :

. 27- ,
8 , 1550
. 1 1812 146 , 1752 3025 ,
:
14 , 290 336 ;
20 , 410 453
;
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

155

38 , 664 , 807 ;
40 , 681 2 744 ;
34 , 687 3 685 .
, .
(6-24 1812 .) :
, . 30- 1812 . IV
, 4000 131.

30- 200 ; 4 .
IV . 14- .

, 20-25 .
9- , 2 ,
,
. , 3 .
19- 1812 , 4 .
, .
, ,
.

131 .

156

Atti del convegno Cassino-Roma -

. 54 , 173 2
163 3 .
.
IV 18
8 , 14
12
. 52 ,
22 , 4 , 2 , 7 , 2
7 , 2100 ,
82 - .

, , ,
975 , 70 40 . , ,
IV 52 .
25- 7- ,
, .
, . ,
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. , , . ,
,
.
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. . , .

:
, I () VII
() , II () III () , V
() , VI IV (- ) .

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,
1812 .
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,
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, , , . , ,
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, . , , .
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; ,
, , , .
, : , . ,
.
.
, , , , , .
,
, .
, : , ,
. .
, , ,
, -.
, 1942 1943
,
.
1941 . . 1941 . (CSIR)

160

Atti del convegno Cassino-Roma -

60.000 . ,
,
, ,
. CSIR 17-
. 1941-1942
.
1941
1942
, , - , . ,
, , 229.000
, CSIR ( II
) 8- (ARMIR). 1942
(I
), 1942
,
.
ARMIR 10 1942 (
) 21 .
, , ,
. ,
1812 ., 191.000 , 1 1942 .,
91.000. 10830 ,
1946 . , ,
101.000 , 60% ,

. 1812 .,
,
98%, 1941-1943 , , , , ,
, ,
1,8%.
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

161

,
,
,
(
1954 .) , , .
, , ,
1942
1943 . . ,
28 ,
1954 ,
1946 .
1812 19411943 , . . ,
. , , , , 133.
1812 .
I



- 60.000 -
- 20.000 -
- 30.000 -
- 30.000 - ()
- 22.000 -
- 20.000 -
- 8.000 -
- 8.000 -
- 4.000 -
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162

Atti del convegno Cassino-Roma -

- 2.000
- 5.000
- 5.000 ,
- 20.000
- 4.000
- 10.000
- 250.000
498.000 16- .
: , , 1846 249

2
,

Comandante in capo: Napoleon Bonaparte
Capo di S. M. Maresciallo Louis-Alexandre Berthier
Fianco Nord
X Corpo (Prussiani, Polacchi, Bavaresi, Westfaliani) Mar. Macdonald
Forza Centrale di 220,000 sotto il comando personale di Napoleone
Guardia Imperiale 33.000 (Fr,Po,Du,It,Pt,Sw,Sp) Mar. Bessires
Aggregati alla Guardia Imperiale 7.000 Polacchi, Italiani, Spagnoli
Gran Quartier Generale, Parco dArtiglieria, Servizi 14.000 (Fr,Sw,Po,Pt)
I Corpo 72,000 (Fr,Ba,Me,Ge,Du,It,Sp,Po) Mar. Davout
II Corpo 37,000 (Fr,Ba,Sw,Cr,Pt,Du,Ge,Po) Mar. Oudinot
III Corpo 40,000 (Fr,Wu,Pt,Ge,Il,Du,It,) Mar. Ney
Riserva di Cavalleria Maresciallo Murat Re di Napoli
I Corpo di cavalleria di riserva 11,000 (Fr, Po, Pr, Ge) Gen. Nansouty
II Corpo di cavalleria di riserva 10,000 (Fr, Po, Pr, Wu) Gen. Montbrun
Corpi di secondo scaglione dietro la Forza Centrale:
IV Corpo 46,000 (It,Fr,Cr,Sp) Gen. Eugne de Beauharnais, Vicer dItalia
VI Corpo 25,000 (Bavaresi) gen. Gouvion St Cyr
III Corpo di cavalleria di riserva 10,000 (Fr,Bv,Sx,Du) Gen. Grouchy
Fianco destro Gen. Girolamo Bonaparte, re di Westfalia
VI Corpo 36,000 (Polacchi) Gen. Poniatowski
VIII Corpo 18,000 (Westfalici) Gen. Girolamo Bonaparte, poi Gen. Junot
IV Corpo di cavalleria di riserva 9000 (Po,Sx,We) Gen. Latour-Maubourg
Fianco Meridionale
VII Corpo 17,000 (Sassoni) Gen. Reynier
Corpo austriaco 34.000 Mar. Schwarzenberg
Riserva in Polonia e Prussia
XI Corpo 50,000 (Fr,Du,Ge,Ne) Mar. Augereau
Riserva in Germania (partita per la Russia nella tarda estate del 1812)
IX Corpo 34,000 (Fr,Po,Ba,Bg,He,Sx) Mar. Victor (giunto in Russia in autunno)
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

163

134
. 15 1789,
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, 1812 .
, 7- 14-
, .
24- 1812
26- 29- 1812 . . -
,
, .
1812
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1812

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Lettre dun vtran italien lhonorable Monsieur E.
Legauv, ,
, , ressusciter lItalie.

, III.
III: 1858
., ,
. , 1849 ., , toujours dtest la dmagogie et les sectes de
toute espce. Elles ne sont que des embarras trs nuisibles et puissants la
rsurrection dun pays qui a le droit mme indiqu par Dieu et par la nature
dtre une nation. , nous, vieux soldats de
lEmpire, indigns des trahisons et de lingratitude autrichienne envers le
Grand Homme, , ,
notre bien aim Napolon. , ,
,
, les anciens de larme Italienne .154
11 1860 , ,
23 II,
; 154 Raffaele Ciampini, Bonaparte e Cesare de Laugier. Lettere inedite, : "Rassegna storica
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Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

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1812

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Atti del convegno Cassino-Roma -

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Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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Atti del convegno Cassino-Roma -

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Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

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202

Atti del convegno Cassino-Roma -

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Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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Atti del convegno Cassino-Roma -

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Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

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Atti del convegno Cassino-Roma -

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... 4 , . 8- . ,
, .
8 , 3 .
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. 26- . . 30- 16
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Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

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212

Atti del convegno Cassino-Roma -

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

213


1812

,
, 60.000
, .
,
. , -
, .
,
, . ,
, ,
.
. ,
, .
, 1812- ?
-
? ,

. ? , , ?
, .
,
.

214

Atti del convegno Cassino-Roma -

***
1811
1812 . ,
.
, , , . ,
- .
,
. , , ,
. , ,
, :
In generale li pubblici funzionarj si mostrano animati dal pi vivo desiderio di
servire il governo nellimportante oggetto della leva; i coscritti ubbidiscono docili
alla chiamata della legge, e si viddero partire esultanti per raggiungere i loro fratelli
darmi.
La facilit con cui si eseguita la leva attuale devesi al nuovo regolamento
emesso dal ministero della guerra, e pi ancora allesempio onorato dei coscritti
delle scorse leve, che coperti di gloria ritornano vincitori da terre straniere e nemiche.
Le larghe ricompense che accorda laugusto monarca ai servigi militari,
le decorazioni che tutto giorno diffonde nelle truppe del regno gareggianti in
coraggio, e in valore con quelle dellimpero, ridestano ne petti italiani un generoso
entusiasmo di coprirsi di gloria sotto le bandiere del primo capitano delluniverso, e
addimesticandosi ormai li nostri coscritti con uno spirito guerriero, perdono lantico
ribrezzo, e la passata ripugnanza.
; .
, , , ,

.

, Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

215

; ,
,
.
/ , , 3.01.1812/

,
, , - , , , , .
,
, .
, ,
, ,
. , .

, -

216

Atti del convegno Cassino-Roma -

:
E stata si dolce la temperatura dellaria ad Astracan, fino agli ultimi di gennaro,
che i campi avevano incominciato a coprirsi di verdura, e gli alberi a sbucciar de
bottoni. Il freddo ha cominciato ne primi giorni del mese di febbraio.

, .
.
/ , , 1812/

,
, . , , - .
.
.
, .
, ,
... poich ogni speranza di conciliazione con la Russia era svanita. I vinti,
disse S. M. nel dare quellordine, prendono il tuono di vincitori. La loro fatalit li
trascina: ebbene, compiansi i destini.
... . ,
- , . :
.
/ , . 23.07.1812/

, , - ,
, . ( 17.12.1912) .

. , .
,
.
, , Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

217

.
.
,

.
- ,
; , .
. , , , ,
, ,
, . ,
, ,
, -
. , , . . ,
:
Il 21 agosto, larmata ha perduto un giovine uffiziale della pi bella speranza,
Pietro Francesco di Casabianca, colonnello dell11mo reggimento di fanteria
leggiera, comandante della legione dOnore, morto allet di ventisei anni,
combattendo alla testa del suo reggimento in un affare presso Polotsk. Uscito nel
1804 dalla Scuola Politecnica, egli aveva fatto le campagne dAustria, di Prussia, di
Polonia, di Spagna e di Portogallo, sempre distinto da capi, sotto gli ordini dequali
ha servito. Nel 1811, S.M. LImperatore gli aveva data una testimonianza luminosa
della sua fiducia, chiamandolo al comando dell11mo leggiero. Alla testa di tal
reggimento egli ha presa una parte gloriosa negli affari che il corpo del maresciallo
duca di Reggio ha avuto contro il nmico. Pieno di bravura, distruzione, di
modestia, egli ha portato seco il dispiacere di tutti quelli che lhanno conosciuto.
Era figlio unico del generale conte di Casabianca, senatore.
21 , , , 11-
, ,
. 1804 , , , ,
, . 1811 11- . .

218

Atti del convegno Cassino-Roma -

, ,
. , .
/ 26 1812 ( 540)/


23.12.1812,
,
, 12.11.1812 , .
. , ,
, . ,
. ,
. , .
Moniteur 16- , 29- , . :
Il 3 Decembre lImperatore radun al quartier generale di Smorgony il Re di
Napoli, il Vicer, il principe di Neuchatel, ed i marescialli duche dElchingen, di
Danziga, di Treviso [...] e fece loro conoscere, chaveva nominato il Re di Napoli
suo luogotenente generale, per comandare larmata durante la stagione rigorosa.
[...]
S.M. viaggi incognita in una sola slitta con il duca di Vicenza prendendo il suo
nome. Visit le fortificazioni di Praga, scorse Varsavia, e vi pass varie ore senza
essere conosciuta. [...] S.M. giunse il 14 ad un ora dopo mezza-notte a Dresda;
e smont presso il conte Serra suo ministro. Confer lungo tempo con il Re di
Sassonia, e ripart immediatamente prendendo la strada di Lipsia, e di Magonza.
3 ,
-, -, ,
[...] , .
, , . ,
, . .
[...] 14- .
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

219

220

Atti del convegno Cassino-Roma -

.
/ , , 28.12.1812/

. ,
, , . , ,
, , :
I ragguagli contenuti nellultimo bollettino della GrandArmata non possono
a meno di accrescere la gloria, della quale in questa compagna si ricoperta, e
lammirazione, che viene ispirata dalleroica costanza e dal pronto genio di S.M.
lImperatore. Dopo aver vinti i Russi in venti combattimenti ed averli scacciati
dallantica lor capitale ridotta in cenere, han dovuto i nostri valorosi lottare contro il
rigore di un eccessivo freddo, e contro lasprezza di un inospito clima; e ad onta di
tutte le perdite da essi soffferte per cinquanta e pi giorni di marcia in munizioni, in
cavalli, ed in artiglieria, han sormontato tutti gli ostacoli, e trovansi ora vicini a tutti
i numerosi loro magazzini.
Poche pagine nellantica e moderna storia possono paragonarsi, per nobilt,
elevazione, ed interesse, a questo memorabile bollettino. [...]
, ,
.
, , ;
, ,
, .
, .
/ , , 30.12.1812/

, Journal de Paris,
. ,
.
, - ! - , , , .
- 1812 , , Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

221

. . , ,
,
. , , ,
, - , ,
, , ,
. ,
.

:
Le pagine della Gazzetta doggi si troveranno pi interessanti che mai, poich
contengono delle piacevoli, e soddisfacenti notizie sugli affari della Russia. Sembra
che queste notizie che le invincibili legioni di Buonaparte, lungi dallessere state
vittoriose, come i Bollettini Francesi volevano farci credere, abbiamo avuti rovesci
talli, che sar quasi impossibile per Olim grande Armata di effettuare la sua ritirata,
molto meno di riprendere le operazioni offensive, e di tentare una nuova invasione
dellImpero Russo nella ventura primavera.[] Gettando gli occhi sopra la carta si
pu convincersi che occorrono quasi de miracoli, perch lArmata Francese possa
salvarsi.
, . ,
,
, , ,
. []
, , .
/ , , 6.01.1913/

.
, . - , , , . , , .
Il giorno 18 ottobre il Maresciallo Kutusow [] risolse di attaccare la Vanguardia

222

Atti del convegno Cassino-Roma -

sotto gli ordini di Murat, che, forte di 45.000 mila uomini, occupava una posizione
in fronte alle nostre Truppe, affine di batterla priach [] Napoleone sarebbe venuto
a soccorrerla con il grosso della sua Armata. Lattacco riusc compiutamente 38
pezzi di cannone caddero nelle nostre mani, egualmente che un stendardo donore
appartenente al primo reggimento deCorazzieri. Abbiamo preso 1500 prigionieri,
fra i quali vi un generale, il nemico ha lasciato 2000 uomini sul Campo di Battaglia
[]
18 [] , 45.000 , []
. 38
, . 1500
, , ,
2000 []
/ , , 2.01.1913/

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

223

***

, .
, 1812- : ,
, .
.
,
- .
,
.
, , ,
: ,
, , -

224

Atti del convegno Cassino-Roma -

, , , ,
, 1796-
, , .
.
, .
- , 5%. , , , ,
. , ,
, ,
. , .
, . , , ,
, ,
, . , ,
1796-99 ,
.

.
, , ( ). , ,

, ,

, . ,
. .
. , - ,
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

225

,
. , .
, : , (1799) (1798-1799), ,
(1796), ,
( 1805). ,
. ,
, , , . ,

,
. , .

,
: , , ,
, - . : , ,
,
. , - , , .
.
, , . , , Courriere de lArme
dItalie,
La France vue de lArme dItalie. , , -

226

Atti del convegno Cassino-Roma -

. 1810- 1811 ,
, .
Il giornale politico del dipartimento di ,
... : , , , ..
. , .
, , , ,
, , , , : IV
. ,
.
, , ,
. : ,
, , , .

, ( ),
.
, ,
. -:
Lilarit, la gioia, e le acclamazioni annunziarono per parte decoscritti, che
intimamente erano convinti dellillustre destino, al quale li chiama il pi grande
monarca.
, , .
/ , , 26.12.1811/

, .
?
. Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

227

, ,
.
.
,
.
- ,

228

Atti del convegno Cassino-Roma -

.

.
,
. , ,
.

189, , , .
, , , ..
, , , , , .
,
:
Il consiglio di guerra speciale sedente nella quinta divisione di Ancona ha
condannato alla pena di morte Francesco Fattori del comune di Gazzano in questo
dipartimento, refrattario della leva []. Ecco il castigo che attende tutti coloro che
sordi alle voci della legge [] si abbandonano ad una vile diserzione dagli stendardi
della patria.
, . 189 Alcuni politici moderni ingiusta, e dannosa legge chiamarono quella, che dichiara
ogni suddito atto all'armi tenuto a militare in difesa dello Stato; ed asserirono quindi,
che leggi tali proprie di societ nascenti abrogare si debbono in societ adulte, perch
fanno riguardare i governi come arbitrari, e dispotici. p.199
,
, , ;
, , ,
,
. Notizie storiche riguardanti la Milizia istituita da Duca Emanuele Filiberto di Savoia Torino 1821, presso Pietro Giuseppe Pic, I vol. in 8 di pag.104
In: l'amico d'Italia Nuovo giornale di lettere, scienze ed arti Vol.1 Torino 1822
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

229

, []
, , , ,
.
/ , , 5.12.1811/

, ,
.
- , , , , . , ,
.
. ,
, .
XIX ,
,
, 1799-, . .
Partire partir, partir bisogna
Dove comander nostro sovrano.
Chi prender la strada di Bologna,
E chi andr a Parigi e chi a Milano.

Se questa mia partenza
Ti sembra amara, non lacrimare

Vado in guerra e spero di tornare. []
Di Francia e di Germania son venuti
A prenderci per forza militare.
Per allorquando ci sarem battuti,
Ognuno, mia cara, spera di tornare.
/- , ,
, .
,
, .

, , ,

.
-
.
, ,
./


, -

230

Atti del convegno Cassino-Roma -

. , , ,
, ,
, , ,
, .
***

,
1812 . ,
,
. , , ,
. ,
.
:
Milan lha da vend/In Quaresima linstrument/General e offizial/Hinn tucc
allospedal/Di sold ghe n pi,/Bonaparte el cerca su.

, . ,
- ( ) .
/Commemorazione del 19-12-1812 letta nel Conservatorio per invito della
Giunta Comunale di Milano (Domenico Guerrini)/

, .
. . :
La guerra fu dapprincipio la solita marcia trionfale dellarmata francese. Ma
quando a Napoli il cardinale Firrao celebr un Te Deum di ringraziamento per questi
successi, Zurlo gli disse: Monsignore mio, ancora un paio di queste vittorie, e Voi
ed io siamo fottuti.
.
, : ,
...
/I. Montanelli, Storia dItalia tomo 25 Da Waterloo alla Restaurazione
Fabbri editori, Milano 1994, p.62/
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

231

, , .
,
. , , .
, , ,
, . ,

, .
. , .
. . , 11-

, , :
Pregate per lanima di tutte le Guardie dOnore rimaste sul campo di battaglia.
, .
/A. Comandini, Commemorazione degli Italiani in Russia, Milano, Vallardi, 1913/

232

Atti del convegno Cassino-Roma -

12 1812

1792 1814- . ,
29- ,
il quale fu dal popolo cercato di acquistare a qualunque prezzo poich vi si
riconobbe il tratto della mano di Dio.
... ,
.
/Diario dellanni funesti di Roma dallanno 1792 al 1814/

,
.

.
? . .
,
. , , . , ,
1816 .
, , , , -
, . (Gio. Barlow). (Colombiade),
, , Se le guerre dei moderni siano meno proprie
ad essere poeticamente descritte che le guerre degli antichi ( ,
, ). 1815
, ,
, :
Sembra che le poetiche moderne lingue non sappiano risolversi a trattare la
moderna guerra, larmi moderne, le evoluzioni, e le altre operazioni, che dei tanti
cangiamenti sono gli effetti. Non sarebbe una irregolare timidezza quella per cui i
poeti moderni non osassero da cos ricca miniera estrar tesori?
, , , Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

233

, .
?
,, ,
. IV , 1815 p. 271

.
, , Tentativo di poema epico sopra argomento
moderno ( )

F. C.. -,
, :
Non so quanto sia vera quellantica opinione che vuole non sia possibile il
fare un poema epico sopra un argomento moderno. So che non lho mai potuta
intendere
, ,
. ...
..., VI , 1816 . 268

:
Lanno appena volgea, che con
immensa

Moltitudin di fanti e di cavalli

Guerra fin dove in gel Dvina


s'addensa

Port l'audace Imperador de'Galli;

, .

Ma, non reggendo poi contro


l'intensa

Forza del vento, le Sarmazie valli


Lasciate avea fuggendo ingombre
d'ossa
De' suoi rimasti senza onor di fossa.

, ,


,
.

, ,
, , -

234

Atti del convegno Cassino-Roma -

. ,
, , :

Il duol del mondo intanto e lalte gare


Mirava Iddio dalla stellata sede
Donde la terra quasi un punto appare
Allo sguardo immortal che tutto vede,
E udia di pianti e di querele umane
Empire il ciel la combattuta Fede
Di Cristo, cui per leuropee contrade
Spingean raminga le francesche spade

,

, ,
,
,
.

, 1824-
, 1789 1814
. . ,
(In ogni volume Giunta allIndice delibri proibiti 1825 vol.7-mo p.32
Storia dItalia dal 1789 al 1814 di Carlo Botta Parigi, 1824 4 vol.).
:
Risolutisi i due potenti Imperatori al venire al cimento dellarmi []. Essi
sapevano il motivo vero della guerra: tutto il mondo se lo sapeva; questera
limpossibilit del vivere insieme sulla vasta terra. Napoleone, come pi impaziente,
e pi ambizioso, tirandolo il suo fato, assaltava primo: infier la guerra in regioni
remotissime; desol prima le sponde del Boristene, poi quelle del Volga: combatterono
i Russi a Smolensco, combatterono a Borodina sulla Moscova: prendeva Napoleone
Mosca, la prendeva, ed insultava: folle, che non vedeva, che Dio gi gli dava di
mano! Era fatale, che sui confini dellAsia perisse la fortuna napoleonica: arse
Mosca, immensa citt, cagione, e presagio di casi funesti. Una rotta toccata da Murat
avvertiva Napoleone, che il nemico si faceva vivo, e che quello non era pi tempo
da starsene nel fondo delle Russie. Gli restava lelezione della strada al ritirarsi.
Pens di ridursi, passando per Caluga, e Tula, a svernare nelle provincie meridionali
della Russia; vennesi al cimento terminativo di Malo-Yaroslavetz, in cui mostrarono
un grandissimo valore i soldati del regno italico. Quivi perirono le speranze di
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

235

Napoleone, quivi si cambiarono le sorti del mondo, quivi rifulse principalmente la


virt di Kutusof, generalissimo di Alessandro. Napoleone ributtato con ferocissimo
incontro, fu costretto a voltarsi di nuovo alla desolata strada di Smolensco: il russo
gelo spense lesercito: pianger eternamente la Francia, piange, e pianger lItalia
il suo pi bel fiore perduto per lambizione di un uomo, che con la sua superbia
volle tentare il cielo; il cielo mostr la sua potenza; questa fu la pienezza dei tempi
profetizzata da Papa Pio. Imparino moderazione, e giustizia gli ambiziosi, che si
dilettano delle miserabili grida degli straziati uomini.
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. , , ,
. ,
.
, ;
-,
. , ,
, . : : ,
, -
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; ,
. , , ,
.
Carlo Botta, Storia dItalia dal 1789 al 1814 Tomo quarto. Libro vigesimo sesto. p.462463

, 1812
. , , , - -, -
. .
.
, -

236

Atti del convegno Cassino-Roma -

. , ,
.
. .
, , ,
.
... - , ,
, ,
omert, . .
1812 .
. , , .
, , , -
, . . , , , 7.500
, , .
,
, .

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

237

, !
( )

, 200-
1812 , 22 2012 .

, ,
,
, , ; 1996
. 16 (
), , , ,
, , . . - . (Teatro dei Vigilanti),
1814
. 1814
1815
, ,
, . 22 1815 .

. ,
.
.
.
, :

238

Atti del convegno Cassino-Roma -

- , ,
, ;
( ), , ,
, , ,
.
,
: , , . . 16
, , , ,
, . 15-

.
,
, , , ,
. 1851
. ,
, , ,
.
, .
,
1840 , . -
(Mathilde-Ltizia Wilhelmine Bonaparte; 27
1820 - 2 1904). -,
, . ,
.
:
1854
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

239


,
. , 1853 ,

:
[]
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,

,
,

...


,

60 000
,
...
, 54 , ,
, ,
. , , ,
, ( 1 200 ) , ,

.

240

Atti del convegno Cassino-Roma -

, (
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, , .
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, , , , - , .
, , , , ,
.
,
:
, , , , . :
, ,
, ( ), , 1837
, , ,
,
. , ,
, , ,
. , ,
, ( 1962
).
: 16 1969 ,
...
, , , .
, ,
, Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

241

. :
, , , .
,
. ,
, , , .
,
: ,
. . ,
; , : , ... , , .
: -
! , , !. , , .
(, 1806) : Sinfonia Eroica, dedicata al sovvenire
di un granduomo ( , ,
),
, . 55, No III.
1803-1804
7 1805 , . , , , op.35 .

,
, , Marcia funebre. Adagio assai,
. ,
, , ,
,
. -

242

Atti del convegno Cassino-Roma -



,
:

, .





: . 1812
. :
1880

.. , ..
1881 .
,
25-
II. 3- -
.
: ( ),
, , ,
. , ,
. . , Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

243

, - .
( ) .. : , ,
, , , . 7 1880.
: 1812.
.
. : . 7-
1880 . , ,
1812 , ,
.
.
, , , , . Largo
, , ( ),
.

.
, .
XX , , , 1953 1981 .
, , , XVI (Maggio Musicale).
,
- 12 . 1941 ,
. ,
. . - .
,

244

Atti del convegno Cassino-Roma -

, . 1943 16 1945 .
. , , ,
: ,
, ,
.
, , ,
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

245

, , , 60 .
, , -
, 1965 ,
,
( . , )
, . , .
,
.
(
1927
),
.
. : 1953

- . ,
,

,
.
,
.
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, , , ,
.
,
, -
. : 5

246

Atti del convegno Cassino-Roma -

.
, , , , .
, ,
, , , . :
, , .
, .

. , ,
, 10, 11 12 1981
. ,
, ,
, 8 . - ,
,
. , , 1927 ,

.
,
- .
,
.

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

247


1812 1941

- ,
, .
1958 , .
1812 , , , , :
?. : . ?, - ,
. , , - .
- - !.
, .
***
,
.
1941
30 ,

, : -
. , , ,
, .

, 1812

248

Atti del convegno Cassino-Roma -

-, , . ,
. ,
,
. I, , , , . , , .
129 , 1941, ,
, .

, ,
, . , , ,
( ), ( ) ,


.
, .
. 6 1941 ,
, , 24-
.
.
, ,
, .
-,
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

249

.
,
, .

250

Atti del convegno Cassino-Roma -

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

251


1812

40-45 .
, .
.
,
, . ,
.
1812 , , .
, .
, , , . -
, , , ,
, , , , , .
- , .
. , , .
, ,
1806 . -

252

Atti del convegno Cassino-Roma -

. , , ,
, , , , :
, .
, ,
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.
,
Grande Arme? , , . , , . - 40-45
, , ? , .
, , , , ,
, , , , , , ,
; , , , , , , ,
, , , . , ,
, . 1812 ,
Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

253

,
, ?
, .
-,
. , , , , Meine liebliche un hertzliche Mutter
und Schwester, , ,
III.
, .
, 1812 ,
.
, .
.
30.000 , , ,
, - , ;
10.000 , , , , ; ,
, , ,
? ? ,
; , ,
, , , .
, , .
. -

254

Atti del convegno Cassino-Roma -

, , ,
. ,
, ,
.
? , , , ,
. -, , , , , , , ,
, , , ,
.

, . , , ,
, ,
1812 .
, !
. ,
25 . ,
, . ,
,
, ,
, , , , . , .
,
1849-1859 .
. , ,
, Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

255

1821 ,
1831 , 1832 .
, , , ,
, , , - .
. . , , ,
, , ,
, , ,
. ,
,
. ,
,
, ,
, , , .
Il mulino del Po
( ). IV ,

256

Atti del convegno Cassino-Roma -

, , , , ,
. ,
,
.
, :

.
Le strade di polvere ( )
, ,
, .
, , ! ! ,
. ,
.
, : .
, ,
. , ,
. . :
;
, ,
, , .
, ,
.

Gli Italiani nella campagna di Russia del 1812

1812

257

, , , ,
. , , ; , .
.
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