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Seminario di partecipazione e causalit - Loffuscamento dellesse nella scuola tomistica Jos Antonio Gonzlez

Introduzione Questo lavoro ha come scopo mostrare loffuscamento dellesse nella scuola tomistica, come stato presentato dal Padre Cornelio Fabro nella sua opera Partecipazione e causalit1 e anche mostrare il modo nel quale si realizzato questo offuscamento lungo la storia, cio tramite quello che Fabro chiama flessione formalistica, che non altro che la sostituzione della terminologia di San Tommaso sullesse, per quelle dei suoi avversari2 . Per questo, allesposizione dottrinale del tema, aggiungeremo una piccola rassegna storica, presa dal libro Breve Introduzione al Tomismo del medesimo autore. Senza dubbio unesposizione ordinata del tema che abbiamo tra le mani, presuppone il diligente studio di altri temi, per esempio: le diverse concezioni dell'essere negli autori precedenti a San Tommaso, l'originalit e superiorit dell'essere tomistico, eccetera... Detti temi tanto accuratamente studiati da Fabro non saranno sviluppati qui, perch scappano alla brevit di questo lavoro, ma per il suo studio e approfondimento rimandiamo al rigoroso studio realizzato da detto autore nella sopraccennata opera3. Il nostro lavoro, quindi, vuole essere una considerazione storico-dottrinale delloffuscamento dellesse tomistico tramite la ben chiamata flessione formalistica della scuola tomistica, la quale non ha saputo conservare la ricchezza dello esse intensivo, conquistato da San Tommaso. Pertanto questo lavoro sar diviso nel seguente modo: Prima occorre vedere il confronto tra la dottrina di San Tommaso e le altre dottrine dellepoca, per osservare, tramite il contrasto, la superiorit della dottrina tomistica; dopo vedremo la decadenza della scuola tomistica, che sarebbe laspetto storico della flessione formalistica; in seguito vedremo laspetto dottrinale di questa flessione, cio, loffuscamento dellesse tomistico. In fine vedremo la profonda conclusione del P. Fabro, che illumina tutta la questione senza lasciare posto al dubbio. Cominciamo dunque, con il confronto tra la dottrina di San Tommaso e le altre dottrine dellepoca. 1. Confronto tra San Tommaso e le scuole principali dellepoca. Secondo gli studi del P. Fabro, le scuole principali dellepoca dellAquinate possono ridursi a due:
Lingresso di Aristotele nella cristianit occidentale, che era dindirizzo agostinista, provoc reazioni di diversa natura. Alcuni, soprattutto nel campo dei teologi e non solo nellOrdine francescano ma anche nella prima scuola domenicana, timorosi di ogni novit, continuano ad attenersi alla tradizione e non intendono distaccarsi dalla dottrina di s. Agostino; Altri invece
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Cfr. Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, SEI, Torino 1961, 603-629. Cfr. Idem, 603-604. 3 Mi riferisco alla prima parte della opera partecipazione e causalit, dove Fabro espone la formazione dellessere tomistico. Cfr. Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit..., cit., 69-238.

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procedono risoluti sulla nuova strada ed accolgono la visione del mondo di Aristotele nella sintesi cristiana. Per comodit di nomenclatura si convenuto, dopo gli studi di Fr. Ehrle e di P. Mandonnet, di indicare i due indirizzi contrastanti con i termini di agostinismo e aristotelismo4.

Da una parte dobbiamo dire insieme a Fabro che la dottrina di San Tommaso originalissima e pertanto irriducibile alla scuola agostiniana o all'aristotelica:
I pi recenti studi sullessenza del tomismo hanno per posto in guardia contro linterpretazione semplicistica che s. Tommaso si sia ridotto a optare per laristotelismo contro il platonismo e il neoplatonismo classico e patristico: in realt lAngelico ha prodotto una sintesi nuova in cui la nozione platonica di partecipazione sembra costituire la chiave per la soluzione dei problemi fondamentali come la creazione, la causalit, la composizione dellente finito, lanalogia. Verso la fine della vita s. Tommaso poteva proclamare, mediante unesegesi unica in tutto il medioevo e che rappresenta il punto di vista superiore da lui raggiunto, che in questa prospettiva della partecipazione Platone ed Aristotele si trovano daccordo5.

Tuttavia, capendo bene che l'originale sintesi tomistica irriducibile all'aristotelismo, pu essere chiamata aristotelica in quanto:
s. Tommaso scava i principi aristotelici nelle loro genuine virtualit e li assume senza incertezza nellinterpretazione della struttura del reale e nellelaborazione della verit teologica6.

Loriginale sintesi tomistica, dunque, si differenziava tanto dalle tesi della scuola agostinista, come dall'interpretazione che fino al momento avevano fatto di la dottrina aristotelica, perci, la dottrina tomistica dello esse port al tomismo molte dispute e discussioni, tanto contro i difensori della scuola agostinista come contro i difensori della scuola aristotelica. Vediamo allora il confronto del tomismo con ognuna di queste scuole. 1.1. Tomismo ed Agostinismo Prima di confrontare la dottrina dellAngelico con lagostinismo, bisogna vedere un po cosa questa corrente dottrinale, per notare dopo, tramite il contrasto, la superiorit della dottrina di San Tommaso. a) Lagostinismo. La metafisica dellindirizzo agostinista procede piuttosto dal realismo esagerato di tipo neoplatonico del filosofo arabo-giudeo Avicebron. Tra gli errori dottrinali del realismo esagerato di Avicebron ne emergono specialmente due: In primo luogo identificava la potenza o recettivit con la materia, cos che nellessenza di ogni creatura entra a far parte la materia: nelle creature corporali la materia corporale, nelle spirituali

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Cornelio FABRO, Breve Introduzione al Tomismo, in Opere Complete, vol. 16, Edivi, Segni 2007, 93. (il corsivo nostro) Idem, 95. Idem.

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la materia spirituale, e siccome la forma latto della materia, secondo lui ogni creatura era composta di materia e forma (ilemorfismo universale)7. Dopo, poich credeva che il genere corrispondeva alla materia e la differenza alla forma, ammetteva in ogni sostanza tante materie e tante forme quanti sono i generi logici e le corrispondenti differenze presenti nella sua nozione, p. es., nelluomo, quelle di sostanza, corpo, vivente, animale, razionale e, nellindividuo, Pietro..., in tutto, quindi, almeno sei materie e altrettante forme (molteplicit delle forme sostanziali)8. Il principio metodologico di questo realismo esagerato la corrispondenza diretta fra lordine logico e lordine ontologico, il quale proclamava che il genere la materia, e la differenza la forma, le parti della definizione sono anche le parti delle cose9. Questindirizzo dottrinale gi ben visibile nei primi maestri francescani, p. es., Alessandro di Hales, ma esso si consolida specialmente per opera di San Bonaventura e nei suoi discepoli (Matteo di Aquasparta, Vitale di Four, Pietro G. Olivi)10. Adesso, vediamo il confronto del tomismo con questa dottrina. b) Confronto tra il tomismo e lagostinismo (confutazione del realismo esagerato). Col nuovo concetto di esse come atto che emerge sulla essenza come potenza, San Tommaso pu demolire i principi fondamentali del realismo esagerato. San Tommaso ha dato, un nuovo concetto di atto e di potenza perch latto posto nella sua purezza metafisica come perfezione = affermazione dellessere, e la potenza come capacit di ricevere (la perfezione) = negazione come privazione11. Da qui si segue che la potenza non si dice soltanto in un sol modo, cio come materia soltanto, ma in tanti modi quante sono le maniere di essere soggetto dellatto, e tutto ci che prende e condiziona latto potenza12. Con questo nuovo concetto di esse come atto e essenza come potenza San Tommaso confuta lilemorfismo universale, perch ormai non tutto quello che composto di atto e potenza deve esserlo di materia e forma, e cos le sostanze immateriali non hanno materia, ma tuttavia sono composte di essenza e atto di essere13. Ancora tramite questo nuovo concetto di atto e potenza San Tommaso confutando ogni estrinsecismo confuta anche la dottrina della molteplicit delle forme sostanziali, perch se ci fosse
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Cfr. Idem, 38. Cfr. Idem, 39. 9 Cfr. Idem. 10 Cfr. Idem, 94. 11 Cfr. Idem, 40. 12 Cfr. Idem. 13 Cfr. Idem.

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una pluralit di forme nella sostanza, ora questa non sarebbe una, dato che le forme superiori sarebbero semplici forme perfettive e quindi accidentali e estrinseche e cos una pluralit di forme nelluomo, distruggerebbe la sua unit essenziale, in quanto che lanima spirituale come ultima forma superiore, sarebbe una forma aggiunta per perfezionare le forme inferiori, e pertanto sarebbe accidentale ed estrinseca14. In fine confuta anche il principio metodologico di questo realismo esagerato, dato che come spiega Fabro la corrispondenza fra lordine logico e lordine ontologico, non diretta, ma proporzionale, le parti della definizione corrispondono alle parti delle cose, ma non sono le parti delle cose:
genere e differenza come elementi della definizione si pu dire che corrispondono alla materia e forma della sostanza concreta soltanto indirettamente ovvero proporzionalmente: cio il genere, ch lelemento indeterminato della definizione, corrisponde alla materia ch il principio puramente potenziale, e la differenza ch elemento specificante corrisponde alla forma ch il principio attuale15.

Questa confutazione del realismo esagerato caus a San Tommaso molte dispute contro i discepoli di San Bonaventura, specialmente contro linglese Giovanni Pecham, che era collega e avversario di San Tommaso a Parigi, poi lettore alla Curia Romana e infine arcivescovo di Oxford. A lui si deve in gran parte la disputa tenuta a Parigi nel 1270 in cui fu condannata fra le altre in modo speciale la tesi tomista dellunit della forma sostanziale, che forma il nucleo di questa direzione polemica16. Nella disputa parigina del 1270, La dottrina tomistica dellunit della forma sostanziale fu solennemente scomunicata come contraria agli asserzioni dei santi e alla dottrina di SantAgostino e SantAnselmo. Per gi si determinava nellOrdine domenicano una linea di difesa delle dottrine di San Tommaso, forse anche sotto lo stimolo e lautorit di SantAlberto Magno17. Lazione e linfluenza del Pecham non impedirono tuttavia che tra i francescani si diffondesse un favore crescente per le dottrine di San Tommaso. Ci mise in allarme le autorit dellOrdine le quali corsero ai ripari: a tale scopo fu incaricato fr. Guglielmo De la Mare di elencare e confutare tutte le tesi tomiste contrarie alla tradizione dottrinale dellOrdine e cos nacque il Correctorium fratris Thomae (tra il 1277 e il 1279). Il Correctorium non faceva in sostanza che codificare linsegnamento ufficiale che lOrdine aveva accettato ancora al tempo di San Bonaventura. I Domenicani lo chiamarono Corruptorium e ne ribatterono gli argomenti con una serie di scritti polemici di cui i principali portano il titolo di

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Cfr. Idem, 40-41. Idem, 40. 16 Cfr. Idem, 55. 17 Cfr. Idem.

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Correctorium Corruptorii che vengono indicati con la parola iniziale. (Quare, Circa, Questione, Sciendum, etc)18. Insomma, al di l dalle dispute storiche causate dalla confutazione del realismo esagerato, restando saldo il superamento dottrinale dellagostinismo da parte di San Tommaso, tratteremo in seguito sul confronto tra il tomismo e le correnti aristoteliche dellepoca: Oltre il tomismo ci sono due correnti di pensiero che possiamo chiamare aristoteliche; una quella averroista, che pretende di essere letteralmente fedele ad Aristotele, respingendo gli apporti che posteriormente ha dato il creazionismo biblico. Questa dottrina, confutata da San Tommaso con lopuscolo De unitate intellectus contra averroistas (1270), non verr approfondita nel presente lavoro, perch non rilevante rispetto al tema in questione; laltra laristotelismo avicenniano, che non altro che la metafisica di Aristotele interpretata da Avicenna in un senso neoplatonico, seguita, sembra, da SantAlberto Magno, dai suoi discepoli19 e purtroppo dalla maggioranza dei tomisti20. Vediamo allora il confronto tra San Tomaso e laristotelismo avicenniano. 1.2. Tomismo ed Aristotelismo Avicenniano Il confronto tra lAquinate e Avicenna importante per il nostro lavoro, soprattutto per quanto riguarda la concezione di essenza ed essere, dato che ambedue affermano la distinzione fra essenza ed esse, per in modo totalmente diverso. Vediamo brevemente questo punto nella filosofia avicenniana per confrontarla, dopo, con quella dellAngelico. a) Aristotelismo Avicenniano21 Avicenna era conosciuto insieme a Averroe come un gran commentatore di Aristotele, sebbene ha un gran influsso neoplatonico. La Sua opera stata conosciuta nel sec. XIII grazie alla

Cfr. Idem, 56-57. E non dispiaccia ai Tomisti contemporanei che ancora la difendono [la terminologia formalista] se si afferma che questa terminologia, come si dir pi avanti, quadra esattamente con la posizione avversaria, difesa da Enrico di Gand, dagli Albertisti, da Surez e seguaci, che afferma la distinzione cio di essenza come possibilit e di esistenza come realt in atto secondo quella che sembra la genuina posizione di Avicenna (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 623) (le parentesi quadre sono nostre ). 20 la distinzione di essenza ed esse quella fra lo stato di possibilit e lo stato di realt, fra le essenze come sono negli esemplari divini e come sono in natura, secondo la spiegazione di Enrico. Ma negli enti concreti lessenza reale in atto e lesse existentiae coincidono effettivamente e non si distinguono che per il modo di significare (Enrico dice: secundum intentionem) Ma anche bisogna riconoscere che piegano su questa stessa posizione la maggior parte dei Tomisti come si potuto desumere dal processo dinvoluzione del genuino concetto tomistico di esse come atto. Lo mostrano le formule spurie di esse essentiae ed existentia e la tesi dellesse existentiae attribuito anche agli accidenti che (assente in Egidio!) diventa sempre pi comune nella Scuola tomistica (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 629). 21 Ho voluto usare il termine aristotelismo avicenniano, non per affermare che la dottrina di Avicenna sia totalmente aristotelica, ma per affermare che Aristotele stato conosciuto nella epoca di San Tommaso tramite lui, appunto era considerato, insieme ad Averroe, uno dei migliori commentatori di Aristotele. In realt Avicenna ha una base aristotelica, tuttavia ha sviluppato la sua dottrina aristotelica aggiungendo dottrine neoplatoniche e della mistica orientale islamica. Cfr. Cornelio FABRO, La nozione metafisica di partecipazione secondo san Tommaso dAquino, in Opere Complete, Edivi, Segni 2005, 112-113 e 118.
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traduzione di Gerardo da Cremona22. Sembra che la sua dottrina sia stata assunta da SantAlberto Magno e trasmessa ai suoi discepoli23. Il creazionismo biblico ha messo in Avicenna problemi metafisici estranei ad Aristotele, i quali hanno fatto sviluppare la sua dottrina aristotelica in un contesto neoplatonico, distinguendosi da Averroe che rimane letteralmente fedele ad Aristotele24. Infatti, Aristotele si chiede sul quid sit (essenza) e sullo an sit (esistenza) delle cose. Ma nella realt questo non pone nessun problema in quanto alla divisione reale di essenza ed esistenza nelle cose: per Aristotele, nell'ente, essenza ed esistenza sono una stessa realt, perch considera l'esistenza come l'essenza in atto, e mancando ad egli la nozione di creazione non ha necessit di fare una distinzione all'interno dell'ente tra l'essenza e quello che la fa essere in atto, al contrario, secondo lui, quello che esiste nella realt l'ente che non un'altra cosa che l'essenza in atto, la quale pu essere vista secondo diversi aspetti, gi sia che ci chiediamo sulla sua natura (quid sit) o sul fatto di essere nella realt (an sit)25. Per Avicenna che, grazie alla rivelazione, sa che tutte le cose furono create da Dio il problema dell'esistenza, che per Aristotele era solo un problema logico, riceve un valore metafisico26, infatti, egli considera Dio l'unico essere assolutamente necessario a se, invece tutti gli altri esseri furono creati da Dio, che ha dato ad essi l'esistenza, cos all'essenza delle creature non compete l'esistenza, ma questa le viene data da fuori da parte di Dio, che la possiede in s, poich Egli la stessa esistenza. Da questo si segue che Dio l'unico essere semplice (perch non ha essenza, ma la stessa esistenza, invece tutte le altre creature sono composte di essenza (che quello che sono in se stesse) ed esistenza (che viene loro aggiunta per esistere)27. Uno degli errori che commise Avicenna era mettere l'esistenza come un accidente. Egli ebbe la corretta intuizione che alle essenze in quanto tali non compete per diritto l'esistere, e di questo dedusse erroneamente che l'esistenza si aggiungeva all'essenza a modo di accidente, questo quello che le criticher posteriormente Averroe, che rimane fedele ad Aristotele, affermando che l'esistenza non qualcosa di distinta dell'essenza in atto. San Tommaso contro Averroe ed in favore di Avicenna, afferma che alle essenze in quanto tali, non compete per diritto l'essere, ma lo partecipano da Dio, che l'Ipsum Esse, e pertanto gli enti creati sono composti di essenza ed essere, tuttavia, contro Avicenna ed in favore di Averroe afferma che l'essere non un accidente, ma l'atto della sostanza:
Cfr. Cornelio FABRO, Breve Introduzione al Tomismo, cit., 25. Una conferma sul piano storico-critico si pu leggere nel De esse et essentia dellalbertista Johannes de Nova Domo (Edito da G. Meersseman, Geschichte des Albertismus, Paris 1933, t. I, p., 101 s.) il quale riferisce con molta fedelt la posizione schiettamente avicenniana del suo maestro S. Alberto Magno (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, , cit., 623-624); chiaro che Maestro Giovanni, fedele allavicennismo di Alberto e della vecchia Scuola agostiniana (Enrico di Gand), prende lesse sempre e unicamente in senso formale cos da concepire la composizione tomistica fra due esse, e non pi semplicemente fra essentia ed esse i quali stanno come potenza ed atto nellordine reale secondo lautentica posizione tomistica (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 628). 24 Cfr. Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 628. 25 Cfr. Idem. 26 Cfr. Idem. 27 Cfr. Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 605.
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Decisivo su questo punto la critica di S. Tommaso contro lesse ut accidens di Avicenna: fra Avicenna che concepisce lesse (ens) e lunum ut aliquid accidens additum estrinseco e Averro che si fermava allesse in actu, identico quindi allessenza in atto, S. Tommaso pone lesse come atto primo della sostanza ed quindi atto sostanziale dellente28.

Avicenna sosteneva, dunque, la distinzione fra essenza ed essere, per considerava lessere come qualcosa aggiunta allessenza (esse ut accidens), in altre parole, come qualcosa estrinseca. Questa concezione estrinseca dellessere, cio come qualcosa aggiunta, chiamata da Fabro lestrinsecismo avicenniano29. Possiamo considerare adesso la differenza tra questa concezione estrinseca dellessere e quella di San Tommaso. b) Confronto tra il tomismo e laristotelismo avicenniano (confutazione del estrinsecismo avicenniano). LAquinate riguardo alla distinzione reale fra essenza e atto di essere nelle creature segue nelle prime opere, lesposizione di Avicenna, ma dopo si allontana da lui denunziando la sua concezione estrinsecista dellessere come accidente aggiunto:
La presenza di Avicenna continua en s. Tommaso, ma seguendo le sue citazioni si ha la chiara impressione che mentre nelle prime opere (Comm. alle Sent., De Ente et essent., De Veritate) il suo influsso predominante, nelle opere della maturit subisce un notevole ribasso (cf. laspra critica del De Subst. sep., c. 10) 30. La distinzione reale nelle creature fra essenza e atto di essere affermata da s. T. nelle prime opere con una dipendenza verbale dal testo avicenniano (cfr. In I Sent., dist. 8, q. 5, a. 1: lart. compendia Avicenna, Metaph., tr. III, c. 8 e tr. V, c. 3, e prima q. IV, a. 2 lart. riassume Avicenna, Metaph., tr. V, c. 4 e tr. IX, c. 1 e nello ad 2 si rimanda a Metaph., tr. II, c. 1 e tr. III, c. 8: per la distinzione reale). La posizione tomista per denunzia presto la concezione estrinsecista che Avicenna si fa dello esse come accidens additum, a cui oppone lessere come actus substantiae (In IV Metaph., lect. II, n. 556)31.

La concezione dell'essere di San Tommaso si distingue tanto dalla concezione di AristoteleAverroe (essere = essenza in atto)32, come della concezione di Alfarabi-Avicenna (essere = accidente che fa che l'essenza sia in atto). L'essere di San Tommaso si distingue dall'essenza, tuttavia non un accidente, ma l'atto immanente della sostanza:

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Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 170. La posizione tomista per denunzia presto la concezione estrinsecista che Avicenna si fa dello esse come accidens additum, a cui oppone lessere come actus substantiae (In IV Metaph., lect. II, n. 556) (Cornelio FABRO, Breve Introduzione al Tomismo, cit., 25-26); Cos, mentre S. Tommaso ha evoluto svincolandosi sempre pi dallestrinsecismo avicenniano, la Scuola tomistica sembra abbia quasi subito il processo inverso dinvoluzione nella linea dellestrinsecismo avicenniano (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 629). 30 Cornelio FABRO, Breve Introduzione al Tomismo, cit., 25. 31 Idem. 32 Cfr. Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 170.

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In questa ultima concezione di s. Tommaso lesse non pi lo accidens di Avicenna, ma latto immanente della sostanza, esse substantiale, ch leffetto proprio della divina causalit (Quodl. XII, q. V, a. 5)33.

Osserviamo dunque che la sintesi tomistica, la quale arriva allessere come atto emergente, ha superato tanto lestrinsecismo avicenniano, come il realismo esagerato agostiniano, ma anche supera tutte le scuole dellepoca (patoniche-neoplatoniche e aristotliche) Perch raccogliendo le esigenze ed asserti delle dottrine precedenti (soprattutto quella di Platone ed Aristotele), riesce una sintesi originale che integra gli asserti e risolve i problemi e divergenze che hanno avuto i filosofi precedenti per avere una visione parziale della realt:
La sintesi tomista assolutamente originale: essa infatti accoglie il nucleo metafisico della trascendenza platonica (nozione di creazione, composizione di esse e di essenza, teoria dellanalogia), che viene saldato con latto dellimmanenza aristotelica (lunit della forma sostanziale, lanima intellettiva come forma sostanziale del corpo, dottrina dellastrazione) 34.

Il nucleo teoretico che d alla sintesi tomistica la capacit di integrare in un modo naturale, le posizioni teoretiche apparentemente opposte la nozione tomistica di esse intensivo mediante la nozione di partecipazione, valga la lunga citazione per spiegare questa affermazione:
Ma qui si deve osservare che la partecipazione platonica nella sintesi tomistica trasferita allinterno della struttura aristotelica dellente in modo che il binomio di esse per essenza e di ente per partecipazione interpretato mediante la metafisica delle cause e fondato sul binomio di atto e potenza. Di conseguenza la dipendenza, che comporta la partecipazione, reale e totale; esso non cio rapporto dinclusione formale del concreto nellastratto e dei generi inferiori nei superiori, ma rapporto di somiglianza per derivazione reale dellatto partecipato dallatto per essenza; inoltre, non una dipendenza di natura puramente immaginistica (platonismo) o puramente produttivistica (aristotelismo) che presuppone la potenza prima (la materia), ma essa attinge a un tempo latto e la potenza, cio la materia e la forma, lessenza e lesse. A questo modo immanenza e trascendenza, consistenza e dipendenza, sincontrano: il punto dincontro la metafisica della creazione, il fondamento teoretico di questa metafisica la nozione tomistica di esse intensivo mediante la nozione di partecipazione35.

Dunque, salda laffermazione che la nozione dello esse in san Tommaso superiore a tutte le concezione precedenti, tuttavia, dopo aver scoperto grazie al P. Fabro loriginalit dellesse tomistico, sorge un grande interrogativo. Come mai i discepoli dellAngelico dimenticarono una dottrina cos ammirevole? Vediamo uno po la storia delloblio dellesse tomistico. 2. La Decadenza della scuola tomistica (aspetto storico) Dopo la disputa tra lagostinismo dellordine francescano ed il tomismo dellordine domenicano, cristallizzata nel Correctorium del francescano Guglielmo De la Mare e nei Correctorium Corruptorii dei dominicani, la polemica si fatta pi aspra, distinguendosi in essa i

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Cornelio FABRO, Breve Introduzione al Tomismo, cit., 43. Idem. 35 Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 599-600 (il corsivo nostro).

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nomi di Egidio Romano difensore della scuola tomista ed Enrico di Gand difensore della scuola agostiniana36. Il muro principale dellopposizione, fra i due maestri fu la polemica della distinzione fra essenza ed esse nella quale dovettero battersi per quasi ventanni:
botta e risposta nella polemica della distinzione fra essenza ed esse dei due maestri si susseguono senza posa, polarizzando la vita intellettuale della fine del sec. XIII facendo passare in secondordine gli altri punti controversi37.

Egidio Romano difende la tesi tomistica della distinzione reale di essenza e di atto di essere, ma con argomenti personali ed introducendo la terminologia avicenniana del suo nemico Enrico38, cio di esse essentiae ed esse existentiae, di esse generis e di esse speciei. Questa terminologa rivela un realismo ontologico ch estraneo a s. T. e che ha fatto un primo passo decisivo sul piano inclinato del realismo formalista39. Egidio concepiva lessentia e lesse non come due coprincipi dellente, ma come res et res, cio come due cose. ci ha portano a reificare i principi dellessere confondendo le idee a non pochi tomisti sullimportante questione, fino a Surez, e che perdura per sua opera fino ai nostri giorni40. Enrico di Gand contro la distinzione reale di Egidio, mette una distinzione di ragione.
Enrico di fronte alla distinzione puramente logica di concreto e astratto e a quella reale massiccia di Egidio che finiva nel concepire lessentia e lesse come res et res, come duae res, escogit la via intermedia della distinctio secundum intentionem in quanto lo esse existentiae della creatura non pu essere concepito dallintelletto se non come dipendente da Dio e quindi essentia ed esse non sono duae res ma duo respectus; la essentia si rapporta a Dio come a causa esemplare e lo esse a Dio come a prima causa efficiente e perci lesistenza e lessenza si distinguono non perch facciano composizione reale ma soltanto perch indicano un diverso rapporto di dipendenza da Dio, cio secondo il nostro modo dintendere41.

Purtroppo i tomisti hanno seguito questa dottrina avicenniana, che sembra non venire solo attraverso Enrico, ma anche attraverso SantAlberto Magno42. Inoltre anche la scuola francescana, guidata ormai da Duns Scoto, interpreta lagostinismo secondo la dottrina avicenniana di Enrico43. Dopo aver visto laspetto storico della flessione formalistica, cio, la decadenza della scuola tomistica nella storia, occorre vedere laspetto dottrinale di questa flessione, ossia, loffuscamento dellesse tomistico.

Cfr. Cornelio FABRO, Breve Introduzione al Tomismo, cit., 56-57. Idem, 57-58. Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 628. 39 Cornelio FABRO, Breve Introduzione al Tomismo, cit., 57. 40 Idem. 41 Idem, 58. 42 Un documento continuo dellavicennismo albertista che nega la distinzione reale tomistica il Trattato De esse et essentia, composto nel 1423 dallalbertista Jo. de Nova Domo, egregiamente edito qui dal P. Meersseman (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 566). 43 La seconda scuola francescana, guidata da Duns Scoto, resta fedele allo spirito dellagostinismo ma elabora i problemi metafisici con maggiore aderenza al testo aristotelico ch interpretato di preferenza nella linea di Avicenna (Cornelio FABRO, Breve Introduzione al Tomismo, cit., 94).
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3. Loffuscamento dellesse nella scuola tomistica (aspetto dottrinale) Loscuramento, dunque, della genuina distinzione tomistica, come si osserva nello sviluppo della Scuola, si accompagna (come indizio e causa allo stesso tempo) con labbandono della terminologia originaria propria del Santo Dottore (esentia-esse), e con lassunzione da parte dei tomisti della terminologia del suo avversario Enrico di Gand (esse essentiae, esse (actualis) existentiae)44, il quale, a sua volta, sembra riferirla direttamente ad Avicenna45. Cos, i tomisti difendono la tesi tomistica, ma si muovono in unatmosfera speculativa che non quella originaria. Perci, con questo cambio di termini si perde la nozione tomistica di esse, e come conseguenza, si perde anche la distinzione reale fra lessenza e latto di essere come potenza e atto46. Questo cambiamento di termini ci che Fabro chiama flessione formalistica da parte della scuola tomistica, la quale causante delloffuscamento dellesse tomistico. Le tappe principali di questa flessione, secondo Fabro, si riducono alle seguenti47: 1. Essentia-esse:
la terminologia autentica di S. Tommaso presso il quale non conosco alcun testo che porti existentia al posto e nel significato di esse (come atto intensivo) e mai lAngelico usa la terminologia di distinctio (o compositio) inter (ex) essentiam (a) et existentiam (a). Al suo tempo il confratello e suo contemporaneo Pietro di Tarantasia (Innocenzo V) usa il termine gi ambiguo di actus existendi, mentre S. Tommaso ha sempre actus essendi48.

2. Esse essentiae, esse (actualis) existentiae:


la terminologia (dispirazione avicenniana?) nella quale esse sta per realt nel senso pi vago (esse essentiae, esse existentiae, esse speciei...) ove gi si delinea lequivoco di prendere lesse essentiae come la essenza in se stessa (o come possibile o in quanto prescinde sia dalla possibilit come dalla sua attuazione) cos che lessenza non si vede come il quid creatum ut potentia attuato dal quid creatum ut actus ch lesse actus essendi partecipato. In altre parole la tensione metafisica si sposta dalla coppia tomistica originaria di esse per essentiam ed ens per participationem alla coppia di ens necessarium per s reale (Dio) ed ens (per aliud) possibile ch la creatura: la divergenza allora fra i difensori e i negatori della distinzione reale si attenua nel momento cruciale e pi non sorprende il fatto che per alcuni insigni rappresentanti della scuola tomista tale distinzione scompaia o almeno notevolmente si attenui (Erveo Natale, P. Niger, Bannez, D. Soto...). Questa terminologia invade presto la scuola tomista e vi domina fino al secolo XVI49.

Cfr. Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 603-604. Questa terminologia stata messa in voga senza dubbio da Enrico di Gand che pu dirsi il difensore della tradizione contro la novit della posizione tomistica, il quale per suo conto sembra riferirla direttamente ad Avicenna: Hic distinguendum est de esse secundum quod distinguit Avicenna in quinto, in fine Metaphysicae suae, quod quoddam est esse rei quod habet essentialiter de se, quod appellatur esse essentiae. Quod vero quod [sic?] recipit ab alio, quod appellatur esse actualis existentiae (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 628). 46 In questa formula [essentia, existentia], per logico sviluppo di problemi, stato eliminato lesse che la formula precedente [esse essentiae, esse (actualis) existentiae], aveva volatilizzato nel vago significato di entitas o realt in generale. La logica conseguenza di tale espulsione dellesse quale actus essendi intensivo doveva essere la negazione della distinzione reale di essenza e di esse o di ridurla al pi come distinzione modale (possibilit-realt) (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 606) (le parentesi quadre sono nostre ). 47 Cfr. Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 604-606. 48 Idem, 604-605. 49 Idem, 605.
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3. Essentia, existentia:
la semplificazione semantica e logica della formula precedente con la quale spesso coesiste, ma specialmente a partire dal secolo XVII e quasi di riflesso essa diventa la formula del razionalismo illuministico che a suo modo si appropriava del formalismo della cosiddetta seconda Scolastica e lo trasmetteva alla neoscolastica. In questa formula, per logico sviluppo di problemi, stato eliminato lesse che la formula precedente aveva volatilizzato nel vago significato di entitas o realt in generale. La logica conseguenza di tale espulsione dellesse quale actus essendi intensivo doveva essere la negazione della distinzione reale di essenza e di esse o di ridurla al pi come distinzione modale (possibilit-realt): Surez ha fatto la pi grande pressione, e con ragione, in questa direzione e la sua opera non stata del tutto senza effetto su alcuni tomisti. Quei tomisti che invece intendono mantenere la distinzione reale, dentro questa terminologia, prendono senzaltro existentia per esse generando con ci unambiguit di termini e problemi che si prolunga fino ai nostri giorni50.

Conclusione La gran confusione allora che si agita da quasi sette secoli circa la distinzione di essenza ed esse per la fondazione metafisica delle creature, si pu puntualizzare in tre momenti51: 1. Si parte dalla distinzione ontico-logica dAristotele fra il quid sit (essenza) e lan sit (esistenza), la quale non pone una distinzione reale:
Si parte dalla distinzione ontico-logica di Aristotele fra il quid sit52 e lan sit, la quale si esaurisce nella funzione semantica: lan sit un fatto fondato sullatto e sulla forma e va prospettato sul fondamento del loro essere e divenire, come fa Aristotele e tutto il pensiero greco che non conosce la creazione dal nulla53.

2. Dopo il creazionismo biblico, quella distinzione aristotelica promossa dal piano onticologico a quello metafisico e si parla della distinzione fra lesse essentiae e lesse existentiae.
Con laffermarsi del creazionismo biblico nel pensiero cristiano ed in quello arabo, quella distinzione aristotelica promossa dal piano ontico a quello metafisico e si parla della distinzione fra lesse essentiae e lesse existentiae, con le altre varianti di formula che abbiamo riscontrate54.

Dobbiamo chiarire che, come ormai abbiamo visto, negli autori precedenti a San Tommaso, la considerazione dell'essere si ferma qui e non va oltre: infatti l'essere visto o come essenza in atto: esse in actu (Aristotele-Averroe), o come quello che si aggiungeva all'essenza per cambiare il suo modo di essere, e cos passare da essere in potenza ad essere in atto: esse ut accidens additum = existentia (Alfarabi-Avicenna), oppure come quello che significa la realt in generale: esse essentiae et esse existentiae.

Idem, 605-606. Cfr. Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 628. 52 Il testo di questa edizione dice quid quid (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 628), per evidentemente un errore di stampa, come si pu costatare in altri brani di questa edizione: S. Tommaso quindi parte dalla formula aristotelica che risolve lesse dello ens in actu nei due modi di essere delle cose, luno nella realt e laltro nella mente, ma non si chiude per nellesse di pura attribuzione, cio puramente funzionale, cos che tutto si risolva nel rispondere alle due rispettive questioni quid sit e an sit (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 197-198). 53 Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 628. 54 Idem.
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San Tommaso trascese tutte queste concezioni che riducono l'essere all'essenza, in quanto fanno dell'essere un semplice fatto o modo di questa. Lessere tomistico si differenzia dall'essenza tanto come l'atto si differenzia dalla sua potenza, ma non al di fuori di essa, anzi lessere tanto intimo allessenza quanto lo latto alla sua potenza. Lessere tomistico, dunque, e atto della essenza, non atto secondo e accidentale, bens atto primo e sostanziale, l'atto pi profondo della sostanza. Per questo motivo l'Angelico non pone che l'ente composto di "esse essentiae et esse existentiae" o di "essentia et existentia", bens di "essentia et esse", dove l'esse non solo l'atto emergente, ma anche il fondamento intimo dell'ente. Come abbiamo visto gi, dopo la morte del San Tommaso, si cambi la terminologia della sua metafisica, ritornando alla terminologia precedente, che manifestava una visione avicenniana della realt, la quale fu superata dallAngelico, che oppose allo esse ut accidens additum estrinseco di Avicenna, lo esse come atto primo della sostanza ed quindi atto sostanziale dellente55. 3. Questa terminologia venne diffusa da Enrico di Gand, che a sua volta, sembra attingerla da Avicenna:
Questa terminologia stata messa in voga senza dubbio da Enrico di Gand che pu dirsi il difensore della tradizione contro la novit della posizione tomistica, il quale per suo conto sembra riferirla direttamente ad Avicenna Ed anche questa una posizione chiara, malgrado le sfumature chessa riceve nei vari suoi fautori: la distinzione di essenza ed esse quella fra lo stato di possibilit e lo stato di realt, fra le essenze come sono negli esemplari divini e come sono in natura, secondo la spiegazione di Enrico. Ma negli enti concreti lessenza reale in atto e lesse existentiae coincidono effettivamente e non si distinguono che per il modo di significare (Enrico dice: secundum intentionem).

Da questa posizione, dunque, si distacca Egidio Romano difendendo lautentica postura tomistica56, ma accettando la terminologia avicenniana di Enrico57, la quale diventa la terminologia ufficiale della scuola tomistica, dimenticando cos la terminologia originaria di San Tommaso.Infine dobbiamo dire che purtroppo piegano sulla posizione dEnrico di Gand la maggior parte dei Tomisti, come si potuto desumere dal processo dinvoluzione del genuino concetto tomistico di esse come atto58. Insomma, possiamo finire questo lavoro con la conclusione finale dal Padre Fabro che sintetizza tutta la questione:
Cos, mentre S. Tommaso ha evoluto svincolandosi sempre pi dallestrinsecismo avicenniano, la Scuola tomistica sembra abbia quasi subito il processo inverso dinvoluzione nella linea dellestrinsecismo avicenniano. Il compito decisivo quindi di operare una buona volta, senza compromessi, il ricupero dellautentico esse tomistico59.

Idem, 170. Cornelio FABRO, La nozione metafisica di partecipazione, cit., 245-252. 57 La terminologia di esse essentiae viene da Avicenna: Sed per hoc quod dicimus ipsum [Necesse esse = Dio] esse unius essentiae quae non multiplicatur, intelligimus quod ipse est sicut in sua essentia et deinde consequuntur ipsum universaliter relationes affirmativae et negativae multae et ipsae sunt comitantes essentiam et sunt causatae essentiae et sunt post esse essentiae, nec sunt costituentes essentiam, nec pars eius (Metaphysica, Tract. VIII, c. 4; ed. veneta 1508, fol. 99r a). 58 Lo mostrano le formule spurie di esse essentiae ed existentia e la tesi dellesse existentiae attribuito anche agli accidenti che (assente in Egidio!) diventa sempre pi comune nella Scuola tomistica (Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 629). 59 Cornelio FABRO, Partecipazione e causalit, cit., 629.
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