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CREPUSCOLARISMO

DEFINIZIONE Non una vera e propria scuola ma un orientamento di un gruppo di poeti italiani dei primi del 900. Il termine crepuscolare fu usato per la prima volta il 10 settembre 1910, da Giuseppe Antonio Borgese con intento dispregiativo per definire la poesia di alcuni poeti che esprimono un gusto melanconico, egli infatti sul quotidiano La Stampa parl di una voce crepuscolare, la voce di una gloriosa poesia che si spegne. Laggettivo "crepuscolare" alludeva ad una presunta insufficienza della poesia crepuscolare, che chiudeva in tono sbiadito la grande stagione della tradizione ottocentesca, quella dannunziana e pascoliana. La metafora del crepuscolo stava ad indicare una fase di declino della poesia italiana. Oggi definiamo crepuscolare, senza alcuna intenzione negativa, un modo particolare di sentire la vita e di scrivere poesia. Il termine crepuscolare serv piuttosto a indicare uno stato d'animo di ripiegamento e di abbandono ed una lirica dai toni languidi e malinconici che registrava fatti e volti della realt quotidiana, anche la pi comune e banale. Alle antiche gerarchie di valori, ormai venute meno, i poeti crepuscolari sostituiscono una visione malinconica della vita, spesso autoironica, che tende a mettere in crisi ogni certezza. La poesia crepuscolare piena di cose, avvenimenti, personaggi modesti, di buone cose di pessimo gusto come le defin Gozzano, povere piccole cose come le chiam Corazzini (corsie di ospedali, monachelle, fiori finti, animali imbalsamati, amori adolescenziali). L'assenza di un programma poetico unico spiega la diversit degli atteggiamenti dell'uno e dell'altro dei crepuscolari (Sergio Corazzini, Giudo Gozzano, Marino Moretti, Carlo Chiaves, Corrado Govoni, Aldo Palazzeschi...) e il passaggio di alcuni di essi ad esperienze d'arte di altro tipo, per esempio al futurismo, come Palazzeschi. Le loro composizioni sono accomunate da un tenue pessimismo, da una malinconia senza scosse e senza ribellioni, da una stanchezza di vivere che in alcuni, come Corazzini e Gozzano, connessa con malattie fisiche. Dunque i poeti crepuscolari alla letteratura tradizionale (caratterizzata da temi aulici e sublimi e retoricamente elaborata) contrappongono contenuti e forme dimesse (lamore per le piccole cose, le atmosfere pi grigie e comuni della vita quotidiana). - la poesia non ha pi messaggi e valori da proporre (come Carducci e DAnnunzio) ma si presenta come esperienza minore, INUTILE . I crepuscolari: - rifiutano qualsiasi concezione estetizzante dellarte - introducono nuove forme (il verso libero che non rispetta schemi e forme metriche tradizionali) - ironizzano la metrica tradizionale - utilizzano un tono colloquiale (sintassi parlata) - portano sulla scena un nuovo tipo di paesaggio (ospedali, conventi, orti)

- nuovi personaggi: vecchie, mendicanti, vagabondi (storie private di emarginazione, vicende intime di una vita umiliata) - rappresentano un mondo provinciale verso cui latteggiamento del poeta di malinconia e insieme di distacco ironico. LE CARATTERISTICHE

La poesia crepuscolare afferma che la vita non unopera da plasmare con il gesto eroico, uno spazio ristretto, angusto, da superare con larte, da far rivivere attraverso la mediazione della letteratura, cui lesistenza comunica le sue tonalit, voci basse, gesti quotidiani e sommesse ironie. I crepuscolari negano alla poesia ogni ruolo sociale e civile, rifiutano il concetto di poeta vate, promotore del progresso della storia e considerano la tradizione e il Classicismo, cui si ispirarono in modi diversi Carducci, Pascoli e DAnnunzio, unesperienza completamente conclusa. I poeti sono accomunati da una malinconica inquietudine che nasce dalla totale sfiducia in ogni ideale religioso, politico e sociale. Il silenzio dei crepuscolari se ha un significato non quello di un rifiuto sdegnoso, ma piuttosto di un concreto appartarsi, fatto pi di rinuncia e anche un po di pigra incomprensione, che di motivato giudizio morale e storico. Dal punto di vista stilistico il loro un linguaggio sfumato, chiaroscurale. Parole umili si alternano a parole e immagini pi colte. La loro una poesia prosaica.

I TEMI E GLI AMBIENTI Il repertorio crepuscolare utilizz, a livello spaziale, i viali solitari, i giardini incolti, le piazze vuote, i giardini polverosi, le cianfrusaglie delle soffitte, luoghi in cui si celebrava il rito della noia di domeniche sempre uguali e della prosaicit del quotidiano e dello squallore. Strettamente legata allambientazione risulta la scelta della tematiche:

Gli stati danimo privilegiati sono quelli della tradizione decadente, che si traducono nella malinconia, nel rimpianto di un 800 ormai naufragato, assieme ai miti del progresso e della scienza; Stanchezza e solitudine, che porta alla "chiusura" in un mondo provincialmente ristretto sono la traduzione dello smarrimento decadente; Su tutta la produzione crepuscolare aleggia un senso diffuso di morte: "Sono un fanciullo triste che ha voglia di morire." (Sergio Corazzini) La poesia, rifiutata la vita come spettacolo, si riempie delle povere piccole cose di cui fatta lesistenza. Uno dei temi prediletti dai crepuscolari la protesta di non voler essere poeta, mi vergogno desser un poeta (Gozzano). Prendono atto che la poesia non pu pi ambire al canto sublime, pu sopravvivere solo come canto dimesso.

I modelli sono: la poesia scapigliata, il simbolismo di Pascoli, il simbolismo (Verlaine)

Le due scuole crepuscolari:

la prima si radun a Roma intorno a Sergio Corazzini, che privilegiava il patetico, si dipinge come un piccolo fanciullo che piange (nella poesia Desolazione del povero poeta sentimentale) la seconda si form a Torino intorno a Guido Gozzano, che privilegi invece lironia (si ricordi la novella in versi La signorina Felicita, ovvero la Felicit

CONFRONTO CON PASCOLI - Per quanto riguarda Pascoli, al poeta-fanciullo le piccole cose sembrano le sole davvero grandi e poetiche; diventano i segnali del mistero in cui il fanciullino si aggira e che la poesia deve sforzarsi di ricreare. - I poeti crepuscolari accettano nella loro poesia le povere piccole cose proprio perch restano piccole e povere: la poesia non le trasforma in sublimi.