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HERMAN HESSE. GLI ARTISTI E LA PSICANALISI. Titolo originale: KUNSLER UND PSYCHONLYSE Traduzione di Italo Alighiero Chiusano.

EDITRICE U.T.E.T. TRASCRIZIONE ELETTRONICA CURATA DA EZIO GALIANO PER LA LETTURA CON LA SINTESI VOCALE O LA BARRA BRAILLE USATE DAI NON VEDENTI.

quando la psicanalisi di Freud ha cominciato a destare interesse al di l della pi ristretta cerchia dei neurologi, da quando Jung, l'allievo di Freud, ha sviluppato e in parte pubblicato la sua psicologia dell'inconscio e la sua teoria dei tipi psicologici, da quando, infine, la psicologia analitica si dedicata allo studio diretto del mito popolare, della leggenda e della poesia, tra arte e psicanalisi esiste uno stretto e fecondo contatto. Che si fosse o no d'accordo con la dottrina di Freud su questo o quest'altro singolo punto, sta di fatto che le sue innegabili scoperte erano comunque l ed esercitavano il loro effetto. C'era da aspettarsi che specialmente gli artisti avrebbero fatto presto amicizia con questa nuova concezione, cos feconda in tanti campi. Moltissimi, forse, erano portati a interessarsi alla psicanalisi per il solo fatto di essere dei nevrotici. Ma, oltre a ci, v'era, negli artisti, pi inclinazione e prontezza ad aderire a una psicologia posta su basi del tutto nuove, di quanta ce ne fosse nella scienza uffficiale. Un artista si lascer sempre attirare pi facilmente di un professore da una novit geniale e radicale. E cos, oggi, le teorie freudiane sono pi discusse e pi ampiamente accettate tra gli artisti della giovane generazione che non tra i medici e gli specialisti di psicologia. Ora, per il singolo artista, ove non si accontentasse di considerare la faccenda come un nuovo tema per discussioni da caff, sorse ben presto l'impegno d'imparar qualcosa, anche come artista, dalla nuova psicologia: sorse anzi il problema se e fino a che punto le nuove teorie psicologiche potessero tornar di profitto alla sua stessa attivit creativa. Ricordo che circa due anni fa un conoscente mi consigli i due romanzi di Leonhard Frank, definendoli non solo valide opere poetiche, ma anche una specie di introduzione alla psicanalisi . Da allora ho letto molte opere letterarie in cui apparivano evidenti le tracce di uno studio della dottrina di Freud. A me stesso, che non avevo mai avuto il minimo interesse per la pi recente psicologia scientifica, parve di trovare, in alcuni scritti di Freud, di Jung, di Stekel e d'altri, qualcosa di nuovo e d'importante, che m'indusse a leggerli col pi vivo interessamento, trovando confermate, in complesso, nella loro concezione dei processi psichici, quasi tutte le intuiZioni che avevo tratto dalla lettura dei poeti e da mie osservazioni personali. Vidi enunciato e formulato ci che, in parte, era gi in me come presentimento e idea fugace, come nozione inconscia. Quanto fosse feconda quella nuova teoria risult immediatamente sia applicandola a opere poetiche, sia giovandosene per osservare la vita quotidiana. Ci era data una chiave di pi: non una chiave magica assoluta, ma certo un prezioso nuovo modo di vedere le cose, un nuovo ottimo strumento, la cui utilit e sicurezza ebbero rapida conferma. E non penso gi a quei singoli studi di storia letteraria, che di una vita di scrittore fanno una quanto mai particolareggiata cartella clinica. Ma le stesse conferme e correzioni che ebbero le scoperte psicologiche e i sottili presentimenti di Nietzsche furono, per noi, di estremo valore. L'incipiente conoscenza e osservazione dell'inconscio, i meccanismi psichici interpretati in chiave di rimozione di sublimazione, di regressione, ecc., hanno una chiarezza schematica che salta agli occhi.

Ma se, in un certo senso, per ciascuno ormai naturale e venne reso facile occuparsi di psicologia, l'utilit di questa psicologia per l'artista restava pi che dubbia. Come la conoscenza della storia non basta a produrre poemi storici n la botanica o la geologia a dipingere paesaggi, cos la miglior psicologia scientifica del mondo non poteva servire a rappresentare l'uomo. Si vedevano, del resto, gli stessi psicanalisti utilizzare ovunque come prove, fonti e conferme la poesia passata, sorta in et preanalitica. Dunque, ci che la psicanalisi aveva riconosciuto e scientificamente formulato, i poeti l'avevano saputo sempre; il poeta, anzi, si dimostrava il rappresentante di un modo particolare di pensare, che in verit era del tutto opposto a quello analitico-psicologico. Egli era il sognatore, mentre lo psicanalista era l'interprete dei suoi sogni. Al poeta, perci, nonostante il suo grande interesse per questa nuova psicologia, che altro restava da fare se non continuar ne suoi sogni e seguire il richiamo del suo inconscio? No, non gli restava altro. Chi non era poeta anche prima, chi anche prima non aveva intuito la struttura mterna il palpito della vita dello spirito, non avrebbe mai, nonostante tutta la psicanalisi, letto nel cuore dell'uomo. Poteva soltanto usare un nuovo schema, stupire per un po' di tempo i lettori, ma non aumentare in modo essenziale le proprie forze. La percezione poetica dei fatti della psiche restava, ora come sempre, una prerogativa dell'ingegno intuitivo, non di quello analitico. Ma il problema, cos, non esaurito. In effetti, la psicanalisi pu giovare assai anche all'artista. Se vero che egli commette un grave errore quando inserisce la tecnica della psicanalisi in quella artistica, fa invece benissimo a prender la psicanalisi sul serio e a seguirne gli sviluppi. Vedo, infatti, che all'artista ne derivano tre conferme e riprove. Innanzi tutto la profonda conferma del valore della fantasia , della finzione . Se l'artista scruta analiticamente se stesso, non potr nascondersi che, tra le debolezze di cui soffre, c' una dimdenza verso la sua professione, un dubitar della fantasia, una voce estranea, dentro di lui, che vuol dar ragione alla concezione e all'educazione borghese, considerando e valutando tutto il suo lavoro solo come una bella finzione. Ma la psicanalisi insegna appunto insistentemente a ogni artista che ci ch'egli, a volte, sa apprezzare " solo come finzione, in realt un valore eccelso e gli ricorda in modo esplicito che ci sono delle esigenze psichiche fondamentali, e insieme quanto siano relativi tutti i metri e i giudizi autoritari. La psicanalisi convalida l'artista ai suoi stessi occhi. Al tempo stesso gli apre un campo di pura attivit e parteCipazione intellettuale nell'ambito della psicologia analitica. Questo primo vantaggio del metodo lo pu sperimentare anche chi lo conosca solo dall'esterno. Gli altri due valori invece, appaiono solo a chi abbia provato la psicanalisi sulla sua stessa pelle, con approfondita seriet, colui per il quale essa non sia stata una faccenda intellettuale ma un'esperienza interiore. Chiunque si accontenti di ottenere alcune spiegazioni sul proprio complesso e di avere, da allora in poi, alcune informazioni enunciabili sulla propria vita psichica, si lascer sempre sfuggire i valori pi importanti. Chi abbia seriamente percorso, per un certo tratto la via dell'analisi, la ricerca delle basi psichiche primarie nella massa dei ricordi, dei sogni e delle associazioni, si trover arricchito, come di un acquisto permanente, di ci che si potrebbe chiamare un pi intimo rapporto col proprio inconscio . Sentir un pi vivo, fecondo appassionato commercio tra il conscio e l'inconscio; moite cose che altrimenti resterebbero oltre la soglia della coscienza e che si svolgono solo nel trascurato ambito dei sogni, se le porta con s alla luce. E ci si ricollega intimamente coi risultati che la psicanalisi ottiene nel campo dell'etica, della coscienza personale.

La psicanalisi pone, innanzi tutto, una grande esigenza basilare, la cui elusione e trascuranza si paga ben presto cara, il cui pungolo va molto a fondo e non pu che lasciare tracce permanenti. Essa esige una sincerit verso noi stessi alla quale non siamo abituati. C'insegna a vedere, a riconoscere, a esaminare e a prender sul serio proprio ci che avevamo represso, in noi, con miglior esito, ci che generazioni intere avevano represso sotto una coazione costante. Il che, fin dai primi passi che muoviamo nel regno della psicanalisi, un'esperienza enorme, anzi senza confronti, uno sconvolgimento fino alle radici. Chi resiste e va innanzi si vedr, a ogni passo, pi solo pi tagliato fuori dalla convenzione e dalle idee tradizionali, si vedr costretto a dubbi e a interrogativi che non si arrestano di fronte a nulla. Ma in cambio vedr o intravedr sorgere, pian piano, dietro le quinte crollanti della tradizione, il volto inesorabile della verit, della natura. Solo nell'intensa autoanalisi di questo metodo, infatti, facciamo effettiva esperienza di una parte della nostra comune evoluzione, intridendola col sangue del nostro sentimento. A ritroso attraverso padre e madre, vita agricola e nomade, scimmia e pesce, l'origine, i rapporti e la speranza dell'uomo non vengono sentiti in nessun altro modo con pi sconvolgente seriet che in una psicanalisi condotta sul serio. Le cose imparate diventano realt visibile, ci che sapevamo si trasforma in palpito del nostro cuore, e quanto pi le angosce, gl'imbarazzi e le rimozioni si diradano, tanto pi puro e imperativo s'innalza il senso della vita e della personalit. Ora, questa forza educativa, propulsiva, stimolante della psicanalisi non c' alcuno che la possa sentir pi giovevole dell'artista. Ci che gli preme, infatti, non gi l'adattarsi il pi comodamente possibile, al mondo e ai suoi costumi, ma quella realt unica e irripetibile che lui stesso. Tra gli scrittori del passato alcuni furono assai vicini alla conoscenza dei postulati essenziali della psicologia analitica, e pi di tutti Dostoevskij, il quale non solo batt quei sentieri, per pura forza d'intuizione, molto prima di Freud e dei suoi discepoli, ma che possedeva gi anche una certa prassi e una certa tecnica in questa specie di psicologia. Tra i grandi scrittori tedeschi Jean Paul quello la cui concezione dei processi psichici piu vicina all'odierna psicanalisi. Jean Paul, inoltre, il pi fulgido esempio di un artista che, grazie a una viva e profonda intuizione, trova una fonte inesauribile in un continuo e confidenziale contatto col proprio inconscio. Per concludere, cito uno scrittore che siamo, s, abituati ad annoverare tra i puri idealisti, ma non certo tra i sognatori e gli svagati, ma piuttosto tra gli artisti, di forte impronta intellettuale. Otto Rank ha scoperto per primo questo passo epistolare, come una delle pi sorprendenti conferme premoderne della psicologia dell'inconscio. Schiller scrive a Korner, che si era lagnato di certe stasi nella sua produttivit " La ragione di ci che deplori deriva, a miO giudizio, dalla costrizione che il tuo intelletto esercita sulla tua immaginazione. Direi che non sia bene, che sia dannoso all'attivit creativa dell'anima, se l'intelletto esamina troppo severamente le idee che le affluiscono, arrestandole quasi sulla soglia. Un'idea esaminata isolatamente, pu essere molto trascurabile e stravagante, ma forse acquista importanza grazie a un'altra che vien dopo, forse, in un certo rapporto con altre, che forse sembrano non meno insulse, pu costituire un elemento efficacissimo: tutte cose che l'intelletto non pu giudicare, se non la trattiene cos a lungo a vederla in relazione con queste altre. Mi pare invece che in un ingegno creativo l'intelletto abbia ritirato la sua guardia dalle porte, cosicch le idee vi affluiscono alla rinfusa, e solo dopo esso esamina ed osserva tutto il mucchio . Qui il rapporto ideale tra la critica esercitata dall'intelletto e l'inconscio classicamente espresso. N rimozione di tutto l'apporto che ci viene dall'inconscio, dalla trovata incontrollabile, dal sogno, dal gioco psicologico, n permanente soggezione

all'infinito amorfo dell'inconscio, ma amoroso, attento ascolto delle sorgenti nascoste, e solo pi tardi la critica e la scelta in mezzo al caos: cos hanno lavorato tutti i grandi artisti. Se mai una tecnica pu contribuire al soddisfacimento di questa esigenza, quella psicanalitica. FINE.