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Pagine Inattuali

Il Fantastico
Tradizioni a confronto

A cura di
Roberto Colonna

Edizioni Arcoiris

Pagine Inattuali
Il Fantastico. Tradizioni a confronto
Gennaio 2015

ISSN 2280-4110
Direzione:
Roberto Colonna
Comitato Scientifico:
Armando Mascolo
Alessio Mirarchi
Stefano Santasilia
Livio Santoro
Giovanni Sgro
Progetto grafico e di copertina:
Raffaele Di Somma
In copertina: Tutta la nostra cosiddetta coscienza un pi o meno fantastico
commento di un testo inconscio, forse inconoscibile, e tuttavia sentito (Nietzsche
F., Morgenrte. Gedanken ber die moralischen Vorurteile, 1881, trad. it. di
Masini F., Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali, in Opere, Milano 1964 , vol.
V, tomo 1, af. 119, pp. 91-92.
2015, Edizioni Arcoiris
www.edizioniarcoiris.it

Riservati tutti i diritti.


vietata la riproduzione, anche parziale e con qualsiasi mezzo, se non
attraverso lautorizzazione scritta da parte dellautore e/o delleditore.
2

Sommario

Roberto Colonna
Laltra parte dello specchio

Roberta Previtera
Unincursione nella Zona proibita
Intervista a Eduardo Ramos-Izquierdo

15

Remo Ceserani
Il fantastico e limmaginario postmoderno

27

PARTE PRIMA
Stefano Lazzarin
Fantastico: il caso italiano

45

Maurizio De Giovanni
Ti voglio bene

73

Livio Santoro
Argonauti del Tirreno centrale

83

PARTE SECONDA
Rosalba Campra
Lesperienza del fantastico
tra lettura e scrittura
Traduzione italiana di Alessio Mirarchi

97

Carlos Dmaso Martnez


La nebbia
Traduzione italiana di Loris Tassi

121

Norberto Luis Romero


Epifite
Traduzione italiana di Dajana Morelli

131

PARTE TERZA
Didier Contadini
Linquietudine della socialit moderna
Considerazioni sulla letteratura
fantastica di lingua francese
Bernard Quiriny
Elisir di giovinezza
Traduzione italiana di
Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco
Antoine Volodine
Inizziare
Traduzione italiana di Didier Contadini e Federica Di Lella

139
169

177

PARTE QUARTA
Carlo Pagetti
Alcune considerazioni
sulla letteratura fantastica in lingua inglese

201

Algernon Blackwood
La casa vuota
Traduzione italiana di Gabriele Scalessa
Edward G. Bulwer-Lytton
Gli infestati e gli infestatori,
o la casa e la mente
Traduzione italiana di Gabriele Scalessa
Recensioni

211

233

279

Ad Alfredo
La vita qualunque cosa sia breve.
() La Natura (intesa come Morte) vince
sempre, ma questo non significa che dobbiamo inchinarci e prostrarci al suo cospetto.
Che forse anche se non siamo troppo contenti di essere qui, nostro compito immergerci comunque: entrarci, attraversare questa fogna, con gli occhi e il cuore ben aperti.
E nel pieno del nostro morire, mentre ci
eleviamo al di sopra dellorganico solo per
tornare vergognosamente a sprofondarvi,
un onore e un privilegio amare ci che la
Morte non tocca.
Donna Tartt, The Goldfinch

ROBERTO COLONNA

Laltra parte dello specchio

Una parte considerevole del tormento


dellesistenza il fatto che siamo continuamente incalzati dal tempo, che non
ci lascia mai prendere fiato e ci corre
sempre dietro come un sorvegliante con
la frusta.
J. Franzen, The Corrections

Genere di generi, dalla fantascienza al gotico, dallhorror al fantasy, quasi a voler mettere in discussione langusta e vetero-positivista abitudine di dividere in categorie i saperi, il Fantastico,
inteso nella sua dimensione di letteratura codificata nella forma
scritta, antichissimo se, almeno in Occidente, gi presente in
quei due poemi, lIliade e lOdissea, che costituiscono uno degli inizi della cultura moderna, oltre a essere forme archetipiche per eccellenza della narrazione in quanto tale1.
Ma il ricorso al Fantastico per lumanit qualcosa di ben pi
importante: unarma che si perde nella cosiddetta notte dei tempi per sconfiggere paure, e tramandare ai posteri nozioni di ogni
tipo, nel tentativo di superare quel limite invalicabile, e allo stesso
tempo intrinsecamente caratterizzante, qual la mortalit.
Da qui, la nascita della fiaba, della favola, del mito, strumenti
ancestrali, seppur ancora molto attuali, capaci di sublimare attraverso un processo catartico la condizione di precariet prodotta
da un quotidiano irto di incognite e scandito da terrificanti opacit. Unespressione di evasione che si muove su una struttura
circolare e si afferma, acquisendo senso e significato, proprio nel

Su questo tema si rinvia alla suggestiva tesi proposta da Franco Ferrucci in


Lassedio e il ritorno (Milano: Mondadori, 1991).
1

momento in cui di volta in volta ritorna e parte dal reale declinato


nella sua forma pi concreta e materiale.
Il mondo della fiaba il mondo esattamente opposto al mondo della
verit (storia) e appunto per ci le somiglia tanto, quanto il caos
somiglia alla creazione perfetta2.

Del resto, quel celebre sentimento di straniamento, definito


da Freud nel 1919 in Das Unheimliche3, che si prova innanzi a un
accadimento o a un personaggio fantastico, nasce dal fatto che
questi enti siano collocati allinterno di un universo i cui punti
di riferimento sono quelli abituali, vale a dire quelli che tutti
conoscono e considerano normali. Anche quando la narrazione
costruita su un intreccio interamente non reale, il fruitore comunque reale e utilizza nella lettura il registro di questa realt, e
non dellaltra proposta dallautore di turno. La cornice, insomma,
quella di tutti i giorni, ed proprio grazie a essa che la tela, con i
suoi effetti fuori dal comune, riesce a sorprendere lo spettatore,
generando quellincertezza tra il capire e il non capire che spiazza. Su questo Todorov continua ad avere ragione:
Chi percepisce levento (soprannaturale) deve scegliere una
tra due soluzioni possibili: o si tratta di una illusione dei
sensi, di un prodotto dellimmaginazione e le leggi che governano il mondo rimangono sempre le stesse, oppure levento realmente accaduto, parte integrante della realt,
ma allora questa realt retta da leggi che ci sono sconosciute. O il diavolo unillusione, un essere immaginario, o
esiste realmente, come qualsiasi altro essere vivente, con la
sola riserva che lo si incontra raramente. Il fantastico occupa il tempo di questa incertezza. Nel momento in cui scegliamo una o laltra risposta, abbandoniamo il campo del
Novalis, Frammenti, trad. it. di Pocar E., Milano: Rizzoli, 1987, p. 317.
Freud S., Das Unheimliche, 1919, trad. it. di Balducci C., Il perturbante, in
Psicanalisi dellarte e della letteratura, Roma: Newton Compton, 2012, pp. 149-180.
2
3

12

fantastico per entrare in uno dei generi vicini, lo strano o il


meraviglioso4.

Un tempo, si badi, e non uno spazio, nel quale si prima o


poi costretti a vincere quellapparente resistenza a credere allincredibile, un po come accade ad Alice in tutte le prove che vive
nel paese delle meraviglie5. Credere allincredibile dunque, che
altro non che credere in qualcosa che potrebbe essere e non
(ancora), e forse mai sar, ossia quella potenza teorizzata da
Nietzsche, e che Marx chiamava tendenza, di una potenzialit che
per realizzarsi necessita di uno sforzo (nellaccezione di al di l
della forza, Macht appunto) creativo. Che poi a ben vedere la
stessa conclusione a cui arriva Italo Calvino nella sua penultima
lezione americana, quando si interroga se limmaginazione debba
essere considerata come strumento di conoscenza o come identificazione con lanima del mondo6. La risposta, non priva di
paradosso, nella quale Calvino si riconosce pienamene7, una
terza via che chiosa in modo efficace il ragionamento precedente:
limmaginazione come repertorio del potenziale, dellipotetico, di
ci che non n stato n forse sar ma che avrebbe potuto
essere8.

Todorov T., Introduction la littrature fantastique, 1970, trad. it. di Klersy


Imberciadori E., La letteratura fantastica, Milano: Garzanti, 1977, p. 29.
5 Non si pu a questo proposito non citare, almeno in nota, quel famosissimo
passo nel quale la Regina rimprovera Alice con queste parole: Quando avevo
la tua et, facevo sempre questo esercizio per mezzora al giorno. Diamine,
certe volte ho creduto fino a sei cose impossibili prima di colazione! (Carroll
L., Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, 1871, trad. it. di
Carano R., Pozzo G., Almansi G., Pennati C., Alice nel Paese delle Meraviglie/
Attraverso lo Specchio, Torino: Einaudi, 1984, p. 87).
6 Calvino I., Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, 1988, Milano:
Mondadori, 2014, p. 92.
7 Ibidem.
8 Ibidem.
4

13

Il punto centrale per rimane sempre il rapporto con il reale


che, per quanto ambiguo e imprevedibile, costituisce lunica leva
archimedea con cui sollevarsi sul piano del non reale. Il Fantastico si potrebbe allora definire, continuando con Carroll, laltra parte dello specchio, quella che non proietta la realt ma se ne
nutre con avidit per i suoi pi disparati bisogni.
Consapevole dellimpossibilit di fare anche solo un incompleto stato dellarte su un tema cos complesso che oramai annovera una bibliografia tanto sconfinata, quanto ricca di personalit
illustri, nelle prossime pagine si continuer a riflettere sul Fantastico con unintervista introduttiva allo scrittore Eduardo RamosIzquierdo, a cui seguiranno cinque saggi e otto racconti, suddivisi
in quattro aree linguistiche, italiano, francese, spagnolo e inglese,
da considerarsi, come suggerisce anche il titolo di questo volume,
quali tradizioni culturali deprivate di confini nazionali.

14

ROBERTA PREVITERA

Unincursione nella Zona proibita


Intervista a Eduardo Ramos-Izquierdo

Roberta Previtera: Qual stato il suo primo contatto


con la scrittura, ricorda in che occasione ha scritto il
suo primo testo?
Eduardo Ramos-Izquierdo: Il primo testo che mi piace
considerare letterario lho scritto da bambino: era una poesia che lessi in pubblico davanti a tutta la scuola elementare.
Era un testo breve e lo lessi cos velocemente che molte
persone non si accorsero nemmeno che lavevo letto, per
non doveva essere cos male visto che lo avevano scelto per
leggerlo pubblicamente. Non so che fine abbia fatto, per
ricordo che era motivato da una festivit patriottica Ci fu
poi un secondo testo che non so se possa essere considerato letterario ma che ebbe una funzione altamente comunicativa: fu una lettera che scrissi in francese, allepoca della mia adolescenza quando studiavo francese. Era una lettera damore a una ragazzina di origine nordamericana che io
concepii come se fosse un testo letterario. Ricordo che
quando la stavo scrivendo volevo che fosse come le lettere
damore che leggevo nei romanzi. A ripensarci oggi la situazione mi sembra abbastanza divertente, un messicano che
scrive una lettera damore a una nordamericana che non
parla francese devo dire per che lobiettivo fu
raggiunto!

R.P.: Si potrebbe dire che la sua una doppia vita,


come concilia la vita accademica con la creazione letteraria? Pensa che il fatto di occuparsi di critica letteraria abbia conferito alla sua scrittura un maggiore
grado di consapevolezza?
E.R.I.: Sebbene la vita dellaccademico e quella dello
scrittore abbiano dei punti in comune, sono comunque
molto differenti. Nellambito universitario, nella critica come nellinsegnamento, uno deve riuscire a trasmettere un
sapere, deve leggere e proporre interpretazioni cercando di
seguire alcune norme. Si potrebbe dire, in maniera forse un
po riduttiva, che un accademico deve saper leggere, interpretare e trasmettere. La creazione letteraria completamente differente. La scrittura unattivit di grande libert
in cui le norme che uno cerca di fissare per trasmettere il
sapere perdono dimportanza. Quando scrivo mi piace darmi la massima libert di immaginazione. questa la grande
differenza tra la scrittura e la vita accademica, lassenza di
barriere. Tuttavia, nel mio caso certo che le due attivit si
alimentano mutuamente. Da una parte, lesperienza dellinsegnamento e della ricerca nutrono la creazione letteraria e
dallaltra, la scrittura offre nuove chiavi di lettura e dinterpretazione.
R.P.: Nella zona proibita un romanzo poliziesco? un romanzo fantastico? Oppure pu essere
definito un romanzo ibrido?
E.R.I.: Quando iniziai a scrivere Nella zona proibita
pensavo di scrivere un racconto in cui apparisse il tema del
doppio, un classico della letteratura fantastica. In un secondo momento, pensai di inserire la storia nella cornice di un
racconto poliziesco. Ed cosi, in modo naturale, che due
generi opposti come il fantastico e il poliziesco hanno cominciato a intrecciarsi nel testo. Questa copresenza si mate-

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rializza nella figura dellinvestigatore, un personaggio molto


razionale che allinizio crede con difficolt alle apparizioni
del suo cliente e accetta il caso solo perch si tratta di lavoro. Tuttavia, man mano che avanza la storia, questa diffidenza lascia spazio a una serie di dubbi, dubbi che sono
fondamentali nel racconto fantastico ma che allo stesso
tempo si inseriscono in un testo che funziona con il rigore
e la chiarezza logica tipiche del poliziesco.
S, si pu dire che Nella zona proibita sia un testo ibrido.
R.P.: Il personaggio dellinvestigatore privato
riprende alcuni tratti dei detective del romanzo noir
nordamericano, penso per esempio al personaggio di
Philip Marlowe, e delle sue molteplici varianti letterarie e cinematografiche, cosa ne pensa?
E.R.I.: Sono sempre stato un gran lettore di romanzi
denigma e di noir e di tutta quella letteratura classica che
inizia con Poe, passando per Wilkie Collins, Conan Doyle,
fino ad arrivare a Chandler e Hammet. Sicuramente sono
letture che mi hanno nutrito da quando ero molto giovane
ed per questo che Lino, il detective di Nella zona proibita,
eredita alcuni tratti dei personaggi del noir. Tuttavia, il romanzo non ambientato a Los Angeles ma a Parigi ed un
romanzo estremamente vincolato alluniverso di questa citt. Lino, come Marlowe un investigatore che esce dal suo
ufficio per vivere le avventure della strada, per, a differenza di questultimo, un francese di origine italiana, imbevuto di una cultura europea, aspetto questultimo che appare chiaramente, per esempio, nel momento di sedersi a
tavola e ordinare un buon vino. un gourmet dalle tasche
vuote ma dal palato estremamente raffinato. Inoltre, mi
sembra che in Lino, sebbene non si perda mai una certa
leggerezza circostanziale, ci sia la preoccupazione di

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comprendere il mondo, accompagnata da una visione critica e cinica della societ.


R.P.: Le apparizioni, come afferma Molina, il
protagonista, si producono sempre quando il personaggio non nel pieno delle sue capacit mentali, perch molto stanco, perch preoccupato per una
donna o perch ha bevuto molto. Il fatto che queste
apparizioni fantastiche si producano sempre in situazioni di fragilit, pu essere considerato una sorta di
strumento per sviluppare una particolare idea di
fantastico?
E.R.I.: Lapparizione o visione uno dei temi classici della letteratura fantastica. Nel mio romanzo le visioni producono la diffidenza dei personaggi che, non accettando la possibilit di una spiegazione fantastica, offrono
differenti soluzioni interpretative dellevento misterioso:
linvestigatore, attraverso una serie di commenti ironici sul
desaparecido, mette in dubbio la salute mentale del suo cliente
e insinua la possibilit di una spiegazione patologica; Molina, dalla sua, fiducioso nella scienza e contatta un investigatore sia per ritrovare la persona che ha visto, sia per dimostrare a se stesso e agli altri di non essere pazzo. Il moltiplicarsi delle vie interpretative reso possibile dal contesto
in cui si producono le apparizioni.
Per rispondere alla sua domanda, s, penso di s. Sicuramente si pu giustificare meglio la presenza del fantastico, dellelemento anomalo, di quello che in francese si
definisce bizarre, se il personaggio si trova in uno stato di
fragilit. In questo modo, lelemento fantastico pu essere
accettato pi facilmente dal lettore.
R.P.: Sia da un lettore di romanzi polizieschi, sia
da un lettore di letteratura fantastica?

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E.R.I.: S. una maniera di trasmettere una certa


ambiguit.
R.P.: Il suo romanzo una storia di doppi, anche
se i suoi sono doppi molto particolari: hanno le stesse
iniziali, svolgono la stessa professione, hanno gli stessi
gusti in fatto di vino, di donne e si somigliano a tal
punto che chi li vede li confonde; tuttavia c chi in
grado di riconoscerli. Dal mio punto di vista, nel
romanzo il personaggio di Tiphaine mette in crisi
lidea di doppio, lasciando trasparire la possibilit che
i suoi personaggi siano dei quasi doppi, dei doppi
imperfetti. Cosa ne pensa?
E.R.I.: Per presentare il tema del doppio con le varianti
personali che volevo imprimere ai miei personaggi, immaginai una specie di codice che permettesse di stabilire certe
relazioni di duplicit. Inventai il fatto che dovevano avere le
stesse iniziali, gli stessi gusti, lo stesso lavoro, eccetera. C
da chiedersi fino a che punto un doppio pu essere completamente il doppio di un altro, e fino a che punto due
doppi sono la stessa persona. Il problema della duplicit diventa cos un problema di identit e, in questo senso, mi
pare interessante chiedersi se i personaggi dei doppi siano e
non siano la stessa persona.
R.P.: Durante il primo incontro tra Molina e
Tiphaine, la donna dice di andare al bagno e invece
non ritorna, lasciando il protagonista solo nel bar. Alla
fine scopriamo che Tiphaine va via perch sente che
lui cambiato, che non lo stesso di prima, non si
sar forse resa conto che si tratta di un altro?
E.R.I.: Nellimmaginare lincontro tra Tiphaine e Molina mi sembrava opportuno che la donna in un primo momento riconoscesse luomo di cui era stata innamorata, ma
che poi iniziasse pian piano ad avere dei dubbi. Questi

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dubbi producono una certa ambiguit: il lettore pu pensare che Tiphaine se ne vada perch pensi che luomo che ha
di fronte sia cambiato e non sia pi quello di cui era innamorata, o, in alternativa, pu pensare che intuisca che non
sia lui, che ci sia qualcosa di strano. Tutto questo implicito nel testo e il lettore libero di interpretare i fatti come
meglio crede.
R.P.: In questo punto della storia come se il
destino si interrompesse, entrasse in stand by, per
poi riprendere in maniera inesorabile pi tardi, quando Molina decide di ritrovare Tiphaine. quasi come
se i personaggi fossero sottoposti a una specie di
fatalit dalla quale non posso sfuggire. daccordo
con questa idea?
E.R.I.: S, se uno legge il testo si rende conto che c
una sorta di fatalit sebbene non si tratti necessariamente di
una fatalit tragica.
R.P.: Questa fatalit, lidea di un destino gi
scritto, mi sembra abbastanza ricorrente nei suoi testi,
penso per esempio al racconto Maria Sofia. Nelle
traiettorie dei suoi personaggi, il destino traccia continuamente parallelismi e simmetrie. Questi aspetti sono echi della sua formazione matematica?
E.R.I.: In quel racconto c certamente lidea di un
futuro che si conosce e che si accetta. S, certamente c una
relazione tra i due testi. I due protagonisti, Molina come
Mara Sofa, scoprono lamore. Sebbene la relazione con
laltro si presenti, e sia vissuta, in maniera molto differente.
In entrambi c per unintensit nellaccettazione del proprio destino, che portata allestremo. Rispetto alla seconda parte della domanda, diciamo che i parallelismi e le
simmetrie sono artifici letterari che mi sembrano estremamente utili nella costruzione di un testo.

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R.P.: La sua idea del fato mi ha fatto pensare a un


romanzo di Adolfo Bioy Casares, Il sogno degli eroi, in
cui il destino tragico del protagonista, Emilio Gauna,
non si realizza subito ma solo alla fine del romanzo.
Bioy stato un modello per Lei?
E.R.I.: Io sono un grande appassionato di letteratura
argentina, e in particolare di Borges, Bioy Casares e
Cortzar, che penso siano i grandi maestri della letteratura
fantastica sudamericana. Per rispondere alla sua domanda,
le dico che la lettura di uno scrittore amato ha sempre
uneco nella propria. Mentre scrivevo, per, non ho pensato consapevolmente allopera di Bioy. Ma questo non
significa che non possano esserci incontri, spetta al lettore
ricostruirli...
R.P.: Nei suoi testi appare una complessa rete
intertestuale. Un esempio lampante lo si trova nella
scelta dei nomi dei suoi personaggi. Penso, per esempio, allultimo racconto di La dama sombra, Las 24
horas de Le Mans, in cui il protagonista maschile si
chiama Giacomo o, ritornando a Nella zona proibita,
al personaggio dellinvestigatore. Questo nome, Lino,
non forse uno sguardo ammiccante ai lettori appassionati di cinema?
E.R.I.: Per me i nomi dei personaggi hanno grande
importanza. Lidea un po del tipo: dimmi come ti chiami
e ti dir chi sei. Non dico che il nome di un personaggio
determini completamente le sue caratteristiche per s, nei
casi che lei menziona, i riferimenti sono voluti. Giacomo
unallusione a Giacomo Casanova poich nella forma in cui
attua questo personaggio si pu avvertire uneco dei suoi
comportamenti. Nel caso del detective di Nella zona proibita,
il nome Lino non casuale. Ho pensato molto a un attore

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francese di origine italiana che si chiama Lino Ventura. Il


mio personaggio in certi aspetti gli assomiglia molto.
R.P.: E ora una domanda di carattere pi stilistico. Nella sua narrativa Lei utilizza quasi esclusivamente lo stile indiretto libero e si serve in maniera
abbastanza originale delle parentesi, che diventano lo
spazio dazione del narratore, il quale vi inserisce i
suoi commenti ironici. Sono procedimenti che utilizza
consapevolmente?
E.R.I.: Quando scrivo un testo narrativo cerco sempre
di conferirgli fluidit. A volte sembra che quando si trascrivono i dialoghi dei personaggi ci siano delle interruzioni
che possono limitare la scorrevolezza. Per questo preferisco
integrare la parte dialogica nella narrazione, in un continuum. Per quanto riguarda le parentesi, quando scrivo
cerco sempre di stabilire livelli di linguaggio e spesso le parentesi sono usate in modo ironico.
R.P.: Del resto, lironia e lumorismo sono ingredienti fondamentali della sua narrativa
E.R.I.: In tutta la prosa che ho scritto ho sempre cercato di raggiungere una certa lucidit. Lironia e soprattutto
lumorismo sono stati i cammini privilegiati di questa
ricerca.
R.P.: Nei suoi testi Lei gioca molto con gli stereotipi. Quando sono chiamati a caratterizzare esponenti
di altre culture, i suoi personaggi si servono spesso di
clich. Per esempio curiosa lidea del Messico
espressa da Monsieur Lino, non trova? la visione del
Messico che hanno i francesi?
E.R.I.: La critica degli stereotipi culturali mi sembra un
elemento fondamentale. In Las sobremesas, un racconto
che fa parte di Los aos vacos, affronto la questione ironicamente. Per quanto riguarda Nella zona proibita, molte delle

24

cose che appaiono in questo romanzo sembrano inventate


eppure non lo sono. Le ho ascoltate. S, spesso appaiono
grandi contraddizioni nellimmagine che si pu avere di un
paese straniero. Nel mio caso, me ne sono reso conto guardando alcune delle immagini che circolano in Francia. Queste immagini le trascrivo tali e quali nel testo. Le assicuro
che non del tutto impossibile che qualcuno in Francia
racconti le meraviglie della pampa messicana!

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REMO CESERANI

Il fantastico e limmaginario postmoderno

Questo articolo corrisponde alla relazione che Remo Ceserani ha presentato al


XXX Convegno ADILLI, Lo fantstico en las letras italianas, tenutosi a
Buenos Aires, presso lUniversidad del Salvador, il 1 ottobre 2014 ed qui
pubblicato per la prima volta in lingua italiana.

Negli studi sul fantastico in letteratura, mi pare che si sia giunti,


nonostante le persistenti differenze, a un consenso abbastanza
diffuso, fra i maggiori studiosi, su alcuni punti:
1) pi utile parlare, per il fantastico, di modo anzich di
genere. Il modo un procedimento retorico-formale e si riferisce ad atteggiamenti conoscitivi e aggregazioni tematiche, a forme elementari dellimmaginario storicamente concrete e utilizzabili da vari codici, generi e forme nella realizzazione dei testi
letterari e artistici. Siamo quasi tutti daccordo che il modo fantastico ha avuto radici storiche precise, nella cultura, nei modi di
vita, nellimmaginario europeo fra il Settecento e lOttocento, si
attuato storicamente in alcuni generi narrativi, dando vita a una
tradizione testuale molto vivace e diffusa. Questa modalit, si
pensa, nata non a caso alle soglie della modernit, traendo origine da elementi del romanzo gotico inglese, dalla nuova sensibilit diffusasi in Europa a fine Settecento, da nuovi interessi e
nuove cognizioni psicologiche, epistemologiche, scientifiche, dalla crisi di alcune antiche fedi e certezze a base religiosa, dalle
nuove esperienze di fronte alle complicazioni interiori ed esteriori
della vita moderna a cui pi tardi Freud avrebbe dato il nome di
perturbanti o sinistre (unheimlich). Mentre il racconto gotico, come
genere, aveva costruito la sua tradizione utilizzando prevalentemente il modo romanzesco e semmai combinandolo con elementi del fiabesco, del meraviglioso e dellorroroso, il racconto

fantastico ha dato occasione alla scoperta di una modalit letteraria, tipicamente moderna, che si ritrova anche in testi appartenenti a generi diversi, persino in quelli caratterizzati dal pi
esplicito realismo mimetico.
2) Le definizioni date a suo tempo da Tzvetan Todorov del
racconto fantastico1 hanno conservato, pur nella loro rigidit
strutturalistica, una loro validit, e tuttavia sono state man mano
corrette con nuove aggiunte e precisazioni, recuperando le intuizioni spesso molto acute di Roger Caillois2 e tenendo conto di
proposte che sono venute da varie parti e da vari studiosi, come
Jacques Finn, Lucio Lugnani, Christine Brooke-Rose, Rosemary
Jackson, Roger Bozzetto, Stefano Lazzarin3 e parecchi altri.
3) C stata una buona sistemazione storiografica della vicenda del modo fantastico in Italia, una percezione di ritardi e debolezze (con precisazioni, correzioni, soprattutto di Vittorio Roda)4,
Todorov T., Introduction la littrature fantastique, 1970, trad. it. Introduzione alla
letteratura fantastica, Milano: Garzanti, 1977.
2 Cfr. Caillois R., Au coeur du fantastique, 1965, trad. it. Guarino L., Nel cuore del
fantastico, Milano: Feltrinelli, 1984, pp. 90-92.
3 Cfr. Finn J., Lorganisation surnaturelle, thse de doctorat, Universit de
Bruxelles, anne acadmique 1977-78 ; Lugnani L., Verit e disordine: il dispositivo
delloggetto mediatore, in Ceserani R., et alii, La narrazione fantastica, Pisa: NistriLischi, 1983, pp. 177-288; Brooke-Rose C., A Rhetoric of the Unreal. Studies in
narrative and structure, especially of the fantastic, Cambridge: Cambridge Univ. Press,
1981; Jackson R., Fantasy. The Literature of Subversion, New York-London:
Methuen, 1981; Bozzetto R., Lobscur object dun savoir: fantastique et science-fiction:
deux littratures de limaginaire, Aux-en-Province: U.P. 1992; Lazzarin S., Il modo
fantastico, Roma-Bari: Laterza, 2000.
4 Roda V., Homo duplex: scomposizioni dellio nella letteratura italiana moderna,
Bologna: Il Mulino, 1991 e I fantasmi della ragione: fantastico, scienza e fantascienza
nella letteratura fra Otto e Novecento, Napoli: Liguori, 1996; ma vedi anche Colin
M., La difficile naissance de la littrature fantastique en Italie, in Les langues no-latines,
1990, n. 272, pp. 73-96; Farnetti M. (a cura di), Geografia, storia e poetiche del
fantastico, Firenze: Olschki, 1995; Mangini A.M., Weber L. (a cura di), Il
visionario, il fantastico, il meraviglioso tra Otto e Novecento, Ravenna: Allori, 2004;
Bordoni C. (a cura di), Linee dombra. Letture del fantastico in onore di Romolo
Runcini, Cosenza: Luigi Pellegrini Editore, 2004; Billiani F., Sulis G. (a cura di),
1

30

una progressiva consapevolezza dellimportanza del fantastico


italiano del Novecento, postfreudiano e fortemente influenzato
dal surrealismo, come dimostrano i due studi recenti di Ferdinando Amigoni (di forte impianto freudiano, con capitoli su Savinio,
Landolfi, Ortese e Tabucchi) e Stefano Lazzarin (scritto in francese e teoricamente pi francesizzante, ma attento anche a cercare i caratteri specifici della tradizione italiana, con capitoli su Savinio, Landolfi, Buzzati, Primo Levi, Manganelli, Calvino)5.
4) Mi pare anche che, nonostante tutte le reticenze, i mugugni, i pronunciamenti della fine del postmodernismo, ci sia un
ampio consenso, a livello internazionale, sulla frattura storica che
si avuta a met Novecento; chiamiamola postmodernit, o modernit liquida, se vogliamo accettare il suggerimento di Zygmunt
Bauman6, ma ormai abbiamo anche una griglia ampia di
interpretazioni e di analisi, definizioni e indicazioni dei caratteri
specifici che riguardano leconomia, la sociologia, la storia cultuThe Italian Gothic and Fantastic. Encounters and Rewritings of Narrative Traditions,
Madison-Teaneck: Fairleigh Dickinson University Press, 2007.
5 Amigoni F., Fantasmi nel Novecento, Torino: Bollati-Boringhieri, 2004; Lazzarin
S., Lombre et la forme. Du fantastique italien au XXe sicle, Caen: Presses Universitaires de Caen, 2004. Vedi anche Lazzarin S., Fantasmi antichi e moderni. Tecnologia e perturbante in Buzzati e nella letteratura fantastica otto-novecentesca, Pisa: Serra,
2008.
6 Bauman Z., Liquid Modernity, 2000, trad. it. di Minucci S., Modernit liquida,
Roma-Bari: Laterza, 2006; Liquid love: on the frailty of human bonds, 2003, trad. it.
di Minucci S., Amore liquido. Sulla fragilit dei legami affettivi, Roma-Bari: Laterza,
2004; Liquid sociality, in Gane N. (a cura di), The Future of Social Theory, London:
Continuum, 2004, pp. 17-46; Liquid Life, 2005, trad. it. di Cupellaro M., Vita
liquida, Roma-Bari: Laterza, 2006. Sullargomento ormai la bibliografia vastissima. Mi limito a ricordare, fra gli studi pi chiari ed efficaci, quelli di
Jameson F., Postmodernism, or The Cultural Logic of Late Capitalism, 1991, trad. it.
di Manganelli M., Postmodernismo ovvero la logica culturale del tardo capitalismo,
Roma: Fazi, 2007 e Harvey D., The Condition of Postmodernity. An Enquiry into the
Origins of Cultural Change, 1990, trad. it. di Viezzi M., La crisi della modernit,
Milano: Il Saggiatore, 1993. Si veda anche Ceserani R., Raccontare il postmoderno,
Torino: Bollati-Boringhieri, 1997 e Jansen M., Il dibattito sul postmoderno in Italia.
In bilico tra dialettica e ambiguit, Firenze: Cesati, 2002, con una mia prefazione.

31

rale e anche limmaginario. Le dispute sul nome, o quelle sulle


fasi diverse del capitalismo, o di un ipotetico postcapitalismo,
sono abbastanza inutili. Ci che dobbiamo fare metterci a studiare attentamente continuit e discontinuit, persistenze e differenze7, consapevoli, come lo sono mi pare ormai tutti gli studiosi,
a cominciare proprio da Bauman, della necessit di unindagine
su tutti gli aspetti della nuova condizione sociale (che poi quella
analizzata splendidamente da Italo Calvino nelle Lezioni americane8) e anche delle forme nuove e dei temi nuovi dellimmaginario.
Un aspetto particolare riguarda il posto che eventualmente ha
avuto e ha il fantastico nellimmaginario postmoderno o liquido,
anche italiano.
Il modo fantastico ha avuto un rapporto privilegiato con la
modernit, verso le cui magnifiche illusioni (di organizzare razionalmente la vita e il tempo, di costruire dei soggetti forti, di riformare la societ e il rapporto fra le classi, ecc.) ha svolto una sistematica funzione di rappresentazione problematica e di scavo critico. Ma come lo poniamo in rapporto con la postmodernit?
Assistiamo solo a delle sopravvivenze, a dei casi di attaccamento
nostalgico? Assistiamo a delle rivisitazioni fatte con gusto del
pastiche, allo stesso modo come abbiamo rivisitazioni del barocco, del classicismo, del romanticismo, dello stesso modernismo?
Oppure possiamo parlare di una nuova vitalit del fantastico, di
una declinazione nuova, di un ruolo nuovo del fantastico negli
esperimenti di rappresentazione del mondo, della sua conoscibilit, della sua stessa esistenza ontologica, di un neo-fantastico
come hanno proposto alcuni studiosi della tradizione sudamericana?

Vedi la proposta di Donnarumma R., Ipermodernit. Dove va la narrativa


contemporanea, Bologna: Il Mulino, 2004, e le mie obiezioni nel saggio La maledizione degli ismi, in Allegoria, 2012, n. 65-66, pp. 191-213.
8 Cfr. Calvino I., Lezioni americane, 1988, in Saggi 1945-1985, Mondadori:
Milano, 1995, vol. I, pp. 627-753.
7

32

Non dar risposte nette e conclusive a queste domande. Mi


limito a fare alcune osservazioni. I testi a cui mi riferir, purtroppo senza potere entrare molto nelle analisi, e sperando che se
non tutti almeno una parte vi siano familiari, sono alcuni racconti
molto noti di Antonio Tabucchi, come Gli incanti e Anywhere out of
the world (da Piccoli equivoci senza importanza, 1985) e I pomeriggi del
sabato (da Il gioco del rovescio, 1988)9, a cui si potrebbero aggiungerne anche alcuni pi recenti, come Forbidden Games (1977, da Si
sta facendo sempre pi tardi)10; poi alcuni racconti di Julio Cortzar,
come Casa tomada (1946, da Bestiario), Las babas del diablo (1959, da
Las armas secretas) e Cambio de luces (1977, da Alguien que anda par
ah, 1977)11, e poi di un racconto di Antonia Byatt The July Ghost
(1982)12. Dei racconti di Tabucchi ricordo che I pomeriggi del sabato
hanno come tema la possibile visita di un padre morto alla propria famiglia in alcuni sabati pomeriggio, nellora della siesta, le
apparizioni sono accettate tranquillamente come normali dalla
vedova e dalla figlia pi piccola e vissute con angoscia e turbamento dal figlio adolescente, su cui focalizzato il racconto; Gli
incanti hanno per protagonista una piccola strega domestica, Clelia, grande consumatrice di romanzi gialli e del terrore, che tra
bambole, pupazzi e gatti, esercita forse influssi maligni sulle persone di casa, sotto gli occhi spaventati del compagno di giochi
pi grande, sul quale focalizzato anche questo racconto; Anywhere out of the world ambientato a Lisbona e ha per protagonista
un uomo che ha lasciato Parigi e la donna peccaminosamente
amata, dopo aver concordato con lei un possibile messaggio cifrato (la citazione di un pome en prose di Baudelaire) nel caso che
lei decidesse di lasciare il marito e tornare con lamante, e ora,
Tabucchi A., Piccoli equivoci senza importanza, Milano: Feltrinelli, 1985, pp. 4762 e 71-81; Il gioco del rovescio e altri racconti, Milano: Feltrinelli, 1988, pp. 55-76.
10
Tabucchi A., Si sta facendo sempre pi tardi, Milano, Feltrinelli, 2001, pp. 39-50.
11
Cortzar J., I racconti, a cura di Franco E., Torino: Einaudi-Gallimard, 1994,
pp. 8-3 e 743-752.
12 Byatt A.S., Sugar and other stories, New York: Vintage, 1992, pp. 39-56.
9

33

dopo anni, dimprovviso legge quel messaggio su un giornale e


sente al telefono una silenziosa presenza, come da un fantasma
che vive in un altro mondo. Forbidden Games un racconto epistolare: una lettera a unamica-fantasma scritta in un vecchio caff
e ascoltando una canzone di Charles Trenet, da parte di uno
scrittore malinconico e vagabondo, che si immerge confusamente
nei ricordi e negli interstizi della vita passata. Dei racconti di
Cortzar ricordo che Casa Tomada (Casa occupata) ha come tema la
progressiva invasione, stanza dopo stanza, da parte di rumorose e
invisibili presenze, della villa di famiglia di due fratelli, Irene e il
protagonista narratore, legati da un affetto morboso, finch non
sono costretti ad abbandonare la loro casa; Las babas del diablo
(che ha ispirato il film di Antonioni, Blow-up) racconta lavventura
di un fotografo parigino, mentre Cambio de luces (Cambio di luci) ha
come protagonisti un attore, che rappresenta il cattivo in una
fiction radiofonica e Luciana, unascoltatrice che si innamorata
della sua voce: i due si incontrano, si innamorano nonostante la
netta differenza fra le persone immaginate sulla base semplicemente della voce o della lettera che lei ha scritto per confessargli
il suo amore, vanno a vivere insieme, finch il rapporto non entra
in crisi proprio per la non corrispondenza degli esseri reali con
quelli immaginati, e il protagonista vede un giorno Luciana uscire
da un albergo al braccio di un altro uomo. Nel racconto di Antonia Byatt The July Ghost (Il fantasma di luglio) il protagonista, uno
studioso di letteratura che stato lasciato dalla donna amata, va
ad abitare come ospite in affitto nella casa di una studiosa che ha
conosciuto a un party e, mentre sta riposando in giardino, incontra il fantasma del bambino della donna morto in un incidente
stradale, il quale, visibile solo da lui e non dalla madre, lo spinge a
fare lamore con lei per poter rinascere, ma la donna troppo
bloccata nel suo lutto per poter dare di nuovo vita a una creatura.
I punti su cui voglio attirare la vostra attenzione sono i
seguenti:

34

1) Una caratteristica distintiva della letteratura fantastica della


Modernit era stata una forte autocoscienza letteraria e la frequentissima presenza, in premesse, prefazioni o anche nei testi
stessi, di considerazioni sullarte narrativa e sul rapporto tra realt
e narrazione, a cominciare da un famoso passaggio metanarrativo
nel Sandmann (1817) di E.T.A. Hoffmann, in cui il narratore
ricorda che avrebbe avuto tre modi diversi per iniziare la sua narrazione. Questa pratica diventa nei nostri testi anche pi insistita
e complessa, in conformit con la tendenza postmoderna a privilegiare le strategie retoriche della narrazione e a relativizzare ogni
forma di narrativit. Di qui, per esempio, in Anywhere out of the
world di Tabucchi limprovviso passaggio, ispirato agli sperimenti
dellOulipo parigino, dalla narrazione in prima persona (largamente prevalente in quasi tutti i nostri racconti) alla narrazione in
seconda persona, con il soggetto che parla a se stesso come se
fosse un altro e potesse guardarsi dal di fuori, o nello specchio di
una vetrina mentre cammina solitario in una Lisbona immersa
nella saudade:
Mi metto a camminare con le mani in tasca, il cuore mi batte, non
so perch, forse leffetto di una musica disadorna che viene da
quel caff, devessere un vecchio grammofono, sempre un valzer
in fa o un fado su fisarmonica, penso: sono qui e nessuno mi
conosce, sono un volto anonimo in questa moltitudine di volti
anonimi, sono qui come potrei essere altrove. [] mi guardo in una
vetrina. Ho forse un volto colpevole? Mi aggiusto il nodo della
cravatta, mi ravvio i capelli. Ho un buon aspetto, forse leggermente
stanco, forse leggermente triste, per gli altri una persona che ha
avuto la sua vita, ma niente di speciale, una vita come le altre, con
alcune cose buone, alcune cose cattive, e tutto ci lascia qualche
segno, come sul volto di tutti. Ma per il resto non si vede niente. E
anche questo mi d il senso di una libert bella e superflua, come
quando hai pensato a lungo di fare una certa cosa e finalmente ci
sei riuscito. E ora, che fare? Niente, non fare niente. Siediti in quel
caff, al tavolino, allunga le gambe, mi porti una spremuta di
arancia e delle mandorle, grazie, apri il giornale, lhai comprato per
pura apatia [PE, p. 72]

35

Di qui anche, mi pare, il gioco di scatole cinesi narrative a cui


fa ricorso la Byatt in The July Ghost, in cui il narratore racconta a
una signora incontrata durante un party letterario le vicende che
lo hanno spinto ad affittare una stanza presso unaltra signora
incontrata a sua volta in un party letterario.
Di qui pure i numerosi interventi metanarrativi di Cortzar
sia dentro i suoi racconti sia in saggi e discorsi sullarte narrativa
e, per esempio, la sua dichiarazione a proposito di Casa tomada:
Casa occupata nasce da un incubo. Ho sognato Casa occupata
Era in piena estate, mi sono alzato e poich avevo una macchina
per scrivere nella stanza, ho scritto subito il racconto. [] Ecco
un caso dove il fantastico non un elemento che mi viene dallesterno ma che mi viene da un sogno [R, p. 1342].
2) Tipica del postmoderno la presenza nei testi di sottotesti
che intrecciano con essi un fitto gioco di allusioni e intertestualit. In Anywhere out of the world di Tabucchi, il pome en prose di
Baudelaire che porta lo stesso titolo del racconto (cos come parecchi altri testi dei Fleurs du mal) fornisce al testo di Tabucchi
non solo un elemento fondamentale della trama, ma anche molti
degli elementi descrittivi della citt di Lisbona, della sua marmoreit e liquidit, e forniscono parecchi altri temi del racconto: la
figura del flaneur, il tema della finestra e del voyeurismo, il tema
dellamore passionale e peccaminoso, e cos via. In questo e anche negli altri racconti di Tabucchi sono numerosi i rinvii a film,
poesie, canzoni popolari. In The July Ghost della Byatt la citazione
dellespressione air-blue gown [S, p. 49], da una poesia di
Thomas Hardy intitolata The voice, pu fornire una chiave per
linterpretazione del testo. Lo stesso rapporto con le convenzioni
dei generi, e in particolare dei generi fortemente formalizzati,
come la fiaba, il romanzo poliziesco e, appunto, il racconto fantastico si presenta in questi testi con un alto tasso di coscienza del
genere, una forte tentazione di modificarne e manipolarne i caratteri distintivi, un misto di sentimenti che vanno dal distacco ironico allattrazione nostalgica (penso alla riscrittura di racconti
36

fiabeschi nella Byatt o ai suoi racconti pittorici o ai falsi romanzi polizieschi di Tabucchi come Il filo dellorizzonte o Notturno indiano, che alla fine si rivelano romanzi di formazione o romanzi
esistenziali).
3) Il soggetto postmoderno, come sappiamo13. nella sua realt corporea e sentimentale, non pi il soggetto forte della modernit, coerentemente programmato e formato nella sua versione borghese o, nel mondo rovesciato della letteratura fantastica, percorso da crisi violente, lacerato e sdoppiato, pieno di
sottofondi dostoevskjani, kafkiani o beckettiani. Il nuovo soggetto postfreudiano, appiattito narcisisticamente sul proprio corpo,
facilmente manipolabile da medicina, chirurgia estetica e cosmesi,
frammentato al punto da potersi dare nel tempo look diversi e
individualit diverse, arcipelaghi di individualit (come sostiene
Tabucchi nel romanzo Sostiene Pereira, recuperando le idee di psicologi francesi come Binet e di drammaturghi italiani come
Pirandello) e per in un continuo stato liquido di liminalit fra
sogno e realt, scandagli della memoria che si perdono in pozzi
senza fondo, disorientamenti, incertezze nel determinare i confini
e la sostanza dei sogni. Credo che sia al servizio della costruzione
di soggetti incerti tra radicamento ombelicale al mondo del sogni
e progetti ancora imprecisati di formazione la presenza in racconti come Gli incanti e I pomeriggi del sabato di Tabucchi di protagonisti fanciulli o adolescenti o di soggetti rimasti sospesi e bloccati nella loro evoluzione di vita, incapaci di costruire un progetto
borghese e produttivo di famiglia, come avviene per il protagonista di Anywhere out of the world di Tabucchi, o nei due infecondi
fratelli, bloccati in un rapporto incestuoso mai realizzato e
prigionieri dentro la casa in cui si svolta la vita delle generazioni
precedenti, nel racconto Casa tomada di Cortzar, o nel narratore
e nella protagonista di The July Ghost della Byatt (e anche in Spino,
protagonista del romanzo di Tabucchi Il filo dellorizzonte, che non
13

Cfr. Ceserani R., Raccontare il postmoderno, cit., pp. 141-142.

37

ha mai terminato la sua formazione di medico, non sa decidersi a


sposare Sara, alla ricerca di una propria identit - ma sono numerosi, in questi testi e in altri simili, i personaggi che sviluppano
e portano allestremo in chiave postmoderna la tematica, tipicamente moderna, del personaggio inetto). La difficolt di far corrispondere la voce del personaggio di una fiction radiofonica e la sua
proiezione nella fantasia delle ascoltatrici con il suo aspetto fisico,
il colore dei suoi occhi e dei suoi capelli, o lo stile di una lettera
con lo stile di vita di chi lha scritta il tema centrale del racconto
di Cortzar Cambio de luces. La contrapposizione tra le ossessioni
tipiche del soggetto moderno e quelle del soggetto postmoderno
pu ben essere rappresentata, seguendo il suggerimento di Brian
McHale14, con i due termini di ricerca epistemologica e ricerca
ontologica: nel soggetto moderno si assiste a un continuo esercizio epistemologico (nel romanzo di formazione, in cui il soggetto
cerca di far corrispondere la sua esperienza nel senso di Erlebnis
con le sue aspirazioni e i suoi progetti di vita, nel romanzo
poliziesco, in cui il detective alla ricerca di indizi e interpretazioni per sciogliere un enigma, ma anche, nella pratica reale del
vissuto, nellanalisi freudiana, sia pur aperta e interminabile); nel
soggetto postmoderno, invece, abbiamo un continuo esercizio
ontologico, in cui il soggetto si impegna a capire qual la sostanza del suo essere, del suo mondo interiore, quale il suo posto
nel mondo e che cosa sta a farci in quel mondo, quali e quanti
sono i mondi in cui si trova a vivere (mondi reali e mondi virtuali,
mondi di cose concrete e mondi fatti di parole e discorsi).
4) Anche il rapporto con le tecnologie della riproduzione e
della comunicazione tende a essere diverso nei due distinti
momenti culturali, quello moderno e quello postmoderno. Se nellepoca moderna i mezzi di comunicazione e riproduzione privilegiati erano il trasporto ferroviario e la fotografia, molto efficaCfr. McHale B., Postmodernist Fiction, London-New York: Routledge, 1987;
Constructing Postmodernism, London-New York: Routledge, 1992.
14

38

cemente utilizzati, per esempio, luno nel racconto di Charles


Dickens The Signalman (1866)15 e laltro nel racconto di Henry
James The Friends of the Friends (1895)16, nellepoca postmoderna
compaiono tutti i nuovi mezzi di riproduzione e comunicazione
da quelli ancora cari alla modernit come la fotografia, il telegrafo
e lautomobile, laeroplano, il transatlantico, la radio e il telefono
a quelli pi nuovi come la televisione, il cellulare, lastronave, la
scrittura elettronica, la Rete, eccetera. Tabucchi, per esempio, in
parecchi suoi racconti, anche in alcuni scritti in modalit fantastica o neo-fantastica, usa il tema e il procedimento della fotografia, vissuta come elemento perturbante: essa anche se non presente, se non di passaggio, nei racconti che ho prima citato, pur
molto presente, in modo privilegiato e quasi ossessivo, in molti
altri testi di Antonio Tabucchi (da Stanze, in Piccoli equivoci senza
importanza, ai romanzi Il filo dellorizzonte, Notturno indiano e Sostiene
Pereira fino a parecchi racconti di Si sta facendo sempre pi tardi). In
questi racconti ci sono fotografie che determinano lo scatto della
memoria e danno origine alla trama narrativa, per esempio in
Forbidden Games, in A cosa serve unarpa con una corda sola? e in Buono
come sei; fotografie che ritagliano e sezionano la vita delle persone,
stupidi rettangoli di carta che rinchiudono la vita senza lasciarla uscire dai loro stretti confini in Il fiume, fotografie da decifrare,
come le impronte lasciate da uomini e donne nelle case, dentro i
vestiti, sugli arredi, nel cuore delle persone amate e nella loro
memoria, nelleco improvvisa della loro viva voce, che, in
Forbidden Games: muore appena detta, cos come limmagine
muore non appena lobiettivo ha scattato. La fotografia si lega in
questi racconti ad altri temi, come la finestra (anchessa un
ritaglio della realt, una forma di comunicazione fra interno ed
esterno o viceversa, uno strumento per penetrare, come nei romanzi o nei film polizieschi, nellintimit della vita degli altri o
Cfr. Ceserani R., Treni di carta. Limmaginario in ferrovia: lirruzione del treno nella
letteratura moderna, Torino: Bollati-Boringhieri, 2002, pp. 102-106.
16 Cfr. Ceserani R., Locchio della Medusa, Torino, Bollati-Boringhieri, 2011.
15

39

traverso cui nella quotidianit della vita irrompe limprevisto, il


meraviglioso, il misterioso. Cortzar in Las babas del diablo (dove
molto significativa la metafora spagnola indicata dal titolo), usa
una qualit fantastica e conoscitiva del procedimento fotografico,
quello dellingrandimento, della manipolazione, per scoprire che
la realt pu essere totalmente diversa da come ci appare. Diventa importante la questione dellinterpretazione (della ricerca
del punctum, come sosteneva Barthes), tipica del clima culturale in
cui viviamo (con la realt priva di certezze e lattivit nostra continua di cercare di interpretarla). Cortzar ha parecchi altri racconti in cui si parla della fotografia e, nella vita, come Tabucchi, e
come molti altri scrittori soprattutto francesi, da Proust a Claude
Simon a Michel Tournier, ha avuto un interesse forte, quasi ossessivo, per la fotografia. Sia lui sia Tabucchi hanno poi un interesse, che possiamo definire pirandelliano, per la riproduzione,
lo sdoppiamento, la problematizzazione della soggettivit e dellimmagine umana.
molto frequente, nei libri di Tabucchi, che in copertina
appaia una fotografia, di solito, si presume, scelta da lui. Da Autobiografie altrui, per esempio, veniamo a sapere che la fotografia di
una coppia abbracciata strettamente, con i volti nascosti sotto un
cappello bianco, che compare sulla copertina di Si sta facendo sempre pi tardi ha avuto una sua lunga presenza ossessiva nellesperienza personale di Tabucchi. Comprata presso un bouquiniste sul
Lungosenna attorno al 1889 (non molto lontano da dove si aggirava il fotografo di Cortzar), la fotografia gli rimasta a lungo
impressa nella memoria. Tabucchi si chiesto per anni il significato di quellabbraccio: un addio? una partenza drammatica? un
ritorno?; il misterioso autore della foto, di nome Kuligowski, si
materializzato improvvisamente a libro ormai chiuso e pubblicato, in una libreria parigina. Bernard Comment, il traduttore
parigino di Tabucchi, e Davide Benati, il pittore emiliano suo
amico, sono risaliti dalla fotografia a uno schizzo e a una serie di
quadri di Edward Munch. Alla fine Tabucchi commenta: La sto40

ria di questa immagine [] mi ha sollevato molti dubbi. Soprattutto mi ha messo in guardia dalle nostre pretese, non di rado
arroganti, di voler tracciare i confini esatti fra le cose che sono, di
credere di misurare al millimetro dove finisce la realt e dove
comincia la finzione. Infine, da un punto di vista della cosiddetta narratologia, mi ha insegnato che, al contrario di quanto affermano critici autorizzati, la copertina di un libro, oltre che una
soglia, pu essere una tromba delle scale nella quale si precipita
ignari. Nel senso che mi venuto un sospetto: che non sono soltanto io che ho messo un libro sotto di lei, ma anche lei che ha
convocato un libro sotto se stessa. Forse quel libro lho scritto
anche perch un giorno, senza ragione, comprai quellimmagine su
una bancarella di Parigi17.
5) Altri mezzi tecnologici della nostra vita moderna e postmoderna fanno la loro comparsa nei nostri racconti. Tabucchi, in
Anywhere out of the World ricorre a due tipici strumenti della comunicazione, come il giornale e il telefono, per introdurre un elemento perturbante, addirittura angosciante, come larrivo di un
messaggio per il protagonista dal mondo dei fantasmi. E Cortzar
usa, con procedimento neo-fantastico, la radio come mezzo di
comunicazione fra mondo immaginario e mondo reale; mentre la
Byatt fa ricorso alla vecchia tecnica parascientifica della metempsicosi e della trasmissione del pensiero ampiamente sfruttata nella tradizione fantastica della modernit per esplorare le
ambiguit della nevrosi postmoderna e gli sviluppi della biologia e
della psicologia contemporanee. Quando il narratore e la donna
che ha perso il figlio in un incidente discutono il fatto che lui ha
pi volte visto, in giardino, il fantasma del bambino, mentre lei
non mai riuscita a vederlo, ecco la spiegazione che lei stessa,
che ha invano cercato di tornare a vivere una vita normale dopo

Tabucchi A., Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori, Feltrinelli: Milano, 2003,


p. 122.
17

41

aver elaborato il lutto, e si data a letture esoteriche, d dello


strano fenomeno:
[La donna] quasi immediatamente sugger lipotesi che quello
che lui aveva visto corrispondeva a ci che lei desiderava di
vedere, una specie di interferenza di onde-radio, come quando si sentono, sovrapposti sulla propria radio, i messaggi della polizia, o si riceve la BBC1 su un pulsante che dice ITV.
Lei, i cui pensieri erano velocissimi, quasi subito aggiunse che
forse era stato il sentimento di perdita in lui, la sua perdita di
Anna che era poi stata la ragione per cui le era parso di
poterne sopportare la presenza in casa a farli sentire, osava
dire, vicini uno allaltra, una vicinanza sufficiente a consentire
che le onde-radio potessero sovrapporsi, forse era stato tutto
ci a rendere lui particolarmente suscettibile
Vuol dire, aveva detto lui, che c, fra di noi, questa specie di
grande vuoto emozionale, che deve essere riempito. Qualcosa del genere, aveva detto lei, e poi aveva aggiunto: Io per
non credo ai fantasmi. [S, p. 48]

6) Un procedimento che sembra attrarre questi nostri scrittori il cambiamento di scala nella dimensione rappresentativa
della realt, in particolare i procedimenti dellingrandimento e
della miniaturizzazione. anche questo un modo per problematizzare il nostro rapporto con la realt, che viene vista e rappresentata in chiave soggettiva, secondo la prospettiva del personaggio che osserva, trasforma, ricostruisce, in analogia con quanto
avviene nel linguaggio dei sogni, con conseguenze sulle forme
della conoscenza e dellinterpretazione. Se ne ha un esempio
chiarissimo in Las babas del diablo (e nel film di Antonioni), ma
anche nel racconto Gli equivoci senza importanza di Tabucchi, in cui
il protagonista-narratore assiste con profondo turbamento a un
processo in cui due suoi compagni di universit, di vita e di
memorie, sono ora uno nelle vesti di imputato e laltro in quelle
di giudice. Nella scena finale il personaggio-narratore vede, come
in sogno o per effetto delle emozioni provate o dellalcool bevu42

to, gli amici della sua giovent, improvvisamente rimpiccioliti,


che navigano lungo un canale pisano, posati su una foglia galleggiante. Credo che siano ispirate a questi procedimenti narrativi, di
un Tabucchi considerato maestro di scrittura, le pagine che Andrea Baiani, uno scrittore giovane che ha molto seguito lesempio
di Tabucchi ed stato da lui incoraggiato a scrivere romanzi, ha
dedicato alla descrizione del funerale di Tabucchi a Lisbona,
miniaturizzato in una cassetta funebre18.
7) Mi pare chiaro che una delle differenze pi nette fra il
fantastico della modernit e quello della postmodernit non stia
tanto nelluso frequente di mezzi tecnologici nuovi (il computer,
la televisione, ecc.), anche se c naturalmente tutto questo) ma
nel nuovo quadro di riferimento culturale (e scientifico) e nella
nuova gerarchia fra le discipline. Allinteresse ottocentesco per il
mesmerismo, lipnosi, la trasmissione del pensiero ecc. si sostituita massicciamente la psicoanalisi. Si deve forse a questo se in
questi racconti non abbiamo pi il tipico personaggio ottocentesco, lo scienziato o il medico che si trova di fronte a un fenomeno inspiegabile, ma un personaggio debole, insicuro di s,
addirittura un bambino come in alcuni racconti di Tabucchi. Allinteresse per scienze forti come la fisica, lottica, la chimica, si
sono sostituite le neuroscienze, la nuova tecnica medica dei trapianti che manipola i nostri corpi.
8) Anche il contesto sociologico e culturale tende a essere
diverso. Ci si muove tra i ceti medio-borghesi, spesso fra intellettuali che lavorano nella scuola o nelleditoria, tra famiglie in crisi,
amori irregolari, spesso fra persone sole. Soltanto in alcuni dei
racconti di Tabucchi lo sfondo offerto dalle villette e dalle macchie assolate della Versilia e dai paesi sotto i monti pisani: altrimenti siamo nelle grandi citt moderne, a Parigi, a Lisbona, a
Londra, a Buenos Aires. Limmaginario dei personaggi popolato da spezzoni di film, da immagini fotografiche, da gallerie darte
18

Cfr. Bajani A., Mi riconosci, Feltrinelli: Milano, 2013.

43

e musei, dai testi dei poeti e dei romanzieri del passato che hanno
colonizzato il linguaggio. Il culto del corpo ha sviluppato le
attivit sportive, le diete, gli interventi manipolatori della chirurgia
plastica, della farmacologia miracolosa. La morte sembra una
eventualit inaccettabile. La vita sembra scorrere liquida, senza
increspature e senza appigli. Il tempo si fatto esso stesso una
dimensione opzionale, segmentata, seriale e ripetuta, non diversamente dai paesaggi di sfondo che si succedono a scatti come le
diapositive proiettate su uno schermo. I personaggi scivolano e
trascorrono nel tempo e nello spazio (scusami se cambio paesaggio, dice uno a un certo punto), seguono percorsi labirintici e
li ordinano in racconti pieni di salti, ritorni, divagazioni. I gesti
epistemologici dei personaggi che si trovano a vivere dentro un
mondo complesso e pieno di messaggi contraddittori restano sospesi e inconclusi e i lettori di questi racconti non si trovano alla
fine, come nei racconti fantastici della modernit, di fronte a un
dilemma gnoseologico che si proietta oltre la conclusione della
narrazione, ma sono spinti a ripiegare su domande di tipo ontologico che sembrano non avere risposta.

44

STEFANO LAZZARIN

Fantastico: il caso italiano

Del fantastico italiano si comincia a parlare tra la fine degli anni


Settanta e linizio degli anni Ottanta, per ragioni molteplici che
vanno dal tramonto della figura dellintellettuale impegnato con
la conseguente fine dellipoteca ideologica sul fantastico secondo quanto afferma Marco Belpoliti in un saggio brillante e discutibile1 allo straordinario successo dellIntroduction la littrature
fantastique di Tzvetan Todorov, pubblicata in Francia nel 19702 ma
tradotta in italiano soltanto nel 19773. Nel quadro del rinnovato
interesse per il fantastico si scopre allora lesistenza di una tradizione italiana; e tale operazione di riscoperta va di pari passo con
la formazione del canone oggi dominante, definito nel corso degli
anni Ottanta da critici, teorici e antologisti.
Del canone, delle sue premesse teoriche, critiche e storiche,
delle ragioni che ne fanno un modello molto solido e degli spazi
che oggi rimangono aperti allindagine, non discuter in questa
sede, avendolo gi fatto in pi occasioni4. Lo scopo del presente
Cfr. Belpoliti M., Settanta, Torino: Einaudi, 2001.
Cfr. Todorov T., Introduction la littrature fantastique, Paris: Seuil, 1970.
3 Cfr. Todorov T., La letteratura fantastica, trad. it. Klersy Imberciadori E.,
Milano: Garzanti, 1977.
4 Si veda soprattutto il bilancio critico sul fantastico italiano che ho curato
insieme a cinque collaboratori per la rivista Moderna: cfr. Lazzarin S., Bilanci:
il fantastico italiano (1980-2007). I. Il punto sul fantastico italiano, in Moderna, n.
IX, 2, 2007, pp. 213-252, e Lazzarin S., Beneduce F.I., Conti E., Foni F., Fresu
R., Zudini C., Bilanci: il fantastico italiano (1980-2007). II. Repertorio bibliografico
1
2

studio sar invece di esaminare alcuni nodi storico-teorici fondamentali, legati al tempo stesso al problema della definizione del
fantastico e al percorso storico di questo modo o genere letterario, in Italia, dalle origini ai giorni nostri5. Di seguito, mi soffermer su: la questione terminologica; la svolta storica di fine Settecento e il problema delle origini, o detto altrimenti, del ritardo
italiano nei confronti della tradizione occidentale; la possibilit o
no di definire alcune caratteristiche fondamentali, forse addirittura delle specificit del fantastico italiano rispetto alle altre tradizioni occidentali; e per concludere, il rapporto fra moderno e postmoderno, che implica anche, nel caso del fantastico, una riflessione sulla continuit o discontinuit fra tradizione ottocentesca e
novecentesca.
La questione terminologica
Il termine fantastico pone numerosi problemi: oltre a essere
adoperato con sfumature di significato diverse nelle varie lingue
europee, ha alle spalle una storia lunga e tortuosa, che crea complicazioni non facili da risolvere. Limpiego del vocabolo nel campo della teoria letteraria si intreccia con usi tecnici del linguaggio
psicologico e filosofico; inoltre, anche volendo circoscrivere
ragionato, ibidem, pp. 253-270. Si vedano inoltre due lavori pi recenti: cfr.
Lazzarin S., Una magia troppo irrimediabilmente intelligente: Papini, Bontempelli e il
fantastico novecentesco, in Bollettino 900 Electronic Newsletter of 900 Italian
Literature, n. 1-2, giugno-dicembre 2010, allURL http://www3.unibo.it
/boll900/numeri/2010-i/W-bol/Lazzarin/Lazzarin.pdf (data ultimo accesso,
31/07/2014); e Lazzarin S., Trois ouvre-botes pour un canon ferm. Perspectives
actuelles de la recherche sur le fantastique italien, in Les Cahiers du CELEC, n. 5,
2014, allURL http://cahiersducelec.univ-st-etienne.fr (data ultimo accesso,
31/07/2014).
5 Su tali nodi verte un articolo di qualche anno fa, che scrissi insieme a Remo
Ceserani e da cui attinger parte dellargomentazione e vari esempi: cfr.
Lazzarin S. e Ceserani R., La letteratura e il fantastico, in Marzola D. (a cura di), Il
cinema fantastico tra ricordi sogni e allucinazioni, Alessandria: Falsopiano, 2008, pp.
35-47.

48

lindagine al campo letterario in senso stretto, non va dimenticato


che questa parola stata usata storicamente con significati molto
diversi, anche se c stato un periodo nel corso dellOttocento
soprattutto in Germania e in Francia in cui gli scrittori, quando
intitolavano Fantasiestcke o Contes fantastiques una raccolta di
racconti, o usavano il termine fantastique in una recensione o
in un saggio, si riferivano in modo preciso a un genere letterario
che percepivano come nuovo e originale6.
Nella tradizione critica del Novecento, il termine fantastico
ha conosciuto un grande successo soprattutto in Francia, a partire
dagli anni Cinquanta e ancor pi dopo il 1970. Studiosi come
Pierre-Georges Castex, Louis Vax, Roger Caillois hanno definito
il fantastico in senso contrastivo, come conflitto fra paradigmi conoscitivi e assiologici che si escludono reciprocamente: ecco allora lintrusione repentina del mistero nel quadro della vita reale
di cui parla Castex7, la seduzione che secondo Vax il fantastico
opera nei confronti del mondo quotidiano8, linammissibilit di
Caillois9. Questultimo in un saggio pubblicato per la prima
volta nel 1958 riassume efficacemente unintera scuola teorica
quando definisce il fantastico come uno scandalo, una lacerazione, unirruzione insolita, quasi insopportabile, nel mondo reale10.
Ma il culmine della tradizione teorica francese rappresentato
Questa coscienza critica dellesistenza di un nuovo genere letterario sembra
sorgere in ambito francese, negli anni Venti dellOttocento, quando vengono
tradotti i racconti di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (cfr. Castex P.-G., Le
conte fantastique en France de Nodier Maupassant, Paris: Jos Corti, 1951, pp. 4256, e Ponnau G., La folie dans la littrature fantastique, Paris: ditions du CNRS,
1987, pp. 33 sgg.).
7 Castex P.-G., Le conte fantastique en France de Nodier Maupassant, cit., p. 8. Qui
e in tutto il presente lavoro, le traduzioni dal francese sono a mia cura.
8 Cfr. Vax L., La sduction de ltrange. tude sur la littrature fantastique, Paris: PUF,
1964.
9 Cfr. Caillois R., Obliques, prcd de Images, images..., Paris: Stock, 1975.
10 Caillois R., De la ferie la science-fiction. Limage fantastique, in Images, images,
cit., p. 14.
6

49

dalla gi menzionata Introduction la littrature fantastique di


Todorov (1970). Questo libro che ebbe un successo straordinario anche in fatto di vendite, superando di gran lunga le centomila copie fa piazza pulita delle teorie precedenti, definendo
chiaramente un campo di ricerca, un metodo e una nozione di
fantastico quella famosa di esitazione del lettore modello dellopera fra una soluzione naturale e una soprannaturale che in
seguito stata molto discussa, ma mai effettivamente superata11.
A partire da Todorov unintera tradizione letteraria viene riscoperta e rivalutata, con unoperazione simile, per portata, a quelle
compiute da Michail Bachtin, con la rivendicazione della grande
importanza, nella tradizione letteraria, del modo carnevalesco, o
da Northrop Frye con la legittimazione del modo romanzesco12.
Sono, quelle che abbiamo citato, parole di Remo Ceserani, il quale puntualizza:
Cerano stati, naturalmente, studi e libri sul fantastico prima
di Todorov, da quelli di tipo accademico ed erudito (Joseph
Retinger, P.-G. Castex, M. Schneider, L. Vax), a quelli di
riflessione filosofica o artistica (M. Milner, M. Brion, R.
Caillois, F. Hellens, J. Pierrot), a quelli gi attenti alla problematica dei modi e dei generi letterari (J.-P. Sartre, P. Penzoldt,
S.S. Prawer, W. Ostrowski), alle stesse illuminanti intuizioni di
Freud; ma non c dubbio che il libro di Todorov, uscito in
un momento di forte rinnovamento degli studi letterari, sia
stato percepito come pionieristico: primo esame sistematico
e originale di una modalit letteraria fino allora poco studiata,
o relegata fra i prodotti della letteratura di genere o di
consumo13.

Lattarulo L., Landolfi e limpossibilit del fantastico, in Ermeneutica Letteraria,


n. 1, 2005, p. 103.
12 Ceserani R., Il fantastico, Bologna: Il Mulino, 1996, p. 7.
13 Ibidem, p. 12, nota 2.
11

50

Todorov aveva utilizzato il termine fantastico in modo


restrittivo, riferendosi a una tradizione assai circoscritta: il fantastico todoroviano un genere letterario, narrativo e di preferenza
breve, fiorito soprattutto se non esclusivamente nellOttocento. Ma dopo Todorov, e soprattutto in ambito americano, si
affermata unaltra scuola teorica, che usa questa categoria in
modo ampio e talora amplissimo, estendendola a generi di letteratura molto diversi come il fiabesco, il romanzesco-meraviglioso,
il fantasy o la fantascienza14 e giungendo quasi a far coincidere il
fantastico con tutta la produzione letteraria o poetica15.
Non possibile qui soffermarsi ulteriormente su questo dibattito teorico complesso; ma importante chiarire come il presente articolo sia fondato sulla definizione del fantastico come genere o modo elaborata dalla scuola francese dei vari Castex, Vax,
Caillois, Todorov, e in Italia, di Ceserani, Lucio Lugnani16 e
Ferdinando Amigoni17. Secondo questi studiosi e nonostante la
diversit dei loro approcci teorici il fantastico un genere o
modo letterario che mette in scena un tipo di soprannaturale
Cfr. per esempio: Schlobin R.C., The Literature of Fantasy. A Comprehensive,
Annotated Bibliography of Modern Fantasy Fiction, New York: Garland, 1979;
Jackson R., Fantasy. The Literature of Subversion, London-New York: Methuen,
1981; Hume K., Fantasy and Mimesis. Responses to Reality in Western Literature,
New York-London: Methuen, 1984; Bleiler E.F. (a cura di), Supernatural Fiction
Writers: Fantasy and Horror, New York: Charles Scribners Sons, 1985, 2 voll.
15 Sulle derive semantiche che il termine fantastico ha subito nella teoria
letteraria a partire dagli anni Ottanta si vedano Ceserani R., Il fantastico, cit., pp.
7-12 e 49 sgg., e Lazzarin S., Drive(s) du fantastique. Considrations intempestives sur
la thorie dun genre, in Comparatistica, annuario italiano di letterature
comparate, n. XIV, 2005, pp. 113-136.
16 Nei due fondamentali studi raccolti in Ceserani R. et al., La narrazione
fantastica, Pisa: Nistri-Lischi, 1983: cfr. Lugnani L., Per una delimitazione del
genere, ibidem, pp. 37-73, e Verit e disordine: il dispositivo delloggetto mediatore,
ibidem, pp. 177-288.
17 Cfr. Amigoni F., Fantasmi nel Novecento, Torino: Bollati Boringhieri, 2004,
segnatamente p. 18, dove lautore formula lintelligente e condivisibile proposta
teorica di uno strutturalismo ben temperato.
14

51

inquietante, perturbante, terrificante18. In altri termini, un racconto fantastico se riferisce eventi che mettono in crisi la coerenza
del nostro universo: eventi inesplicabili, sconcertanti e spaventosi
perch, se fossero veri, farebbero esplodere il paradigma di realt19 su cui fondiamo la nostra rappresentazione del mondo.
La svolta storica di fine Settecento e il ritardo italiano
Inteso in tal modo, il fantastico non esistito da sempre ma fa la
sua apparizione in un momento storico preciso, tra la fine del
Settecento e linizio dellOttocento. Molti studiosi della storia,
della letteratura, della cultura occidentali collocano in questepoca
un grande cambiamento epocale: dopo di esso il mondo, nel bene
e nel male, non pi stato lo stesso e i vari settori della vita
sociale, dellimmaginario e della comunicazione umana nelle tante
sue forme hanno subto [] un ribaltamento e una ristrutturazione radicali20. in connessione con questo cambiamento che
si producono le condizioni propizie alla nascita di una letteratura
fantastica: in connessione, cio, con eventi di storia delle strutture
materiali (la rivoluzione industriale) e delle ideologie (la Rivoluzione francese), di storia delle mentalit (la scomparsa delle forme
tradizionali di credenza al soprannaturale), di storia delle forme
letterarie e dei generi letterari (pi o meno nello stesso periodo,
una svolta viene a modificare anche lassetto del millenario sistema letterario europeo)21. difficile, e sarebbe troppo lungo,
Sulla scuola francese contrapposta a quella anglosassone e sulla
definizione di fantastico qui adottata cfr. Lazzarin S., Il modo fantastico, RomaBari: Laterza, 2000, soprattutto le pp. 14 e 79, e il gi ricordato Lazzarin S.,
Drive(s) du fantastique, cit.
19 Su questa nozione cfr. Lugnani L., Per una delimitazione del genere, cit., e in
particolare la definizione sintetica che si legge ibidem, p. 54.
20 Ceserani R., Raccontare il postmoderno, Torino: Bollati Boringhieri, 1997, pp.
19-20.
21 Sulla grande svolta di fine Settecento nel sistema dei generi letterari cfr.
Orlando F., Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura. Rovine, reliquie, rarit,
18

52

tentare di far luce su questo groviglio di motivazioni, di cause ed


effetti che spesso si scambiano fra loro, o rinviano a infiniti altri
ordini di fattori; necessario per insistere sul carattere storico del
fenomeno: la letteratura fantastica, nei termini che abbiamo definito, non di tutti i tempi e di tutti i luoghi come hanno preteso due geniali provocatori quali Jorge Luis Borges e Adolfo
Bioy Casares22 ma ha origini precise e una storia relativamente
breve, poco pi che bi-secolare.
Tutto comincia dunque dalla svolta storica di fine Settecento.
Il secolo successivo, lOttocento, oltre a essere il pi ricco di testi
fantastici, una specie di et delloro del genere: nella prima met
del secolo Hoffmann e Poe scrivono i loro racconti, che, una volta tradotti, susciteranno una vastissima eco nella letteratura francese; la seconda met del secolo, fino al primo quindicennio del
Novecento, il periodo di maggior prosperit della ghost story anglosassone; da un capo allaltro dellOttocento estetiche e movimenti letterari romanticismo, naturalismo, decadentismo creano, per ragioni diverse, premesse altrettanto favorevoli allo sviluppo del racconto fantastico. Per questa sua ricchezza mai pi
eguagliata, la letteratura ottocentesca acquisisce uneccezionale
forza paradigmatica: nellOttocento si costituiscono sia il canone del
fantastico classico, cio linsieme degli scrittori e dei testi fantastici
degni di essere tramandati, sia il modello classico di racconto fantastico,
cio la narrazione-tipo, fondata su determinate scelte tematiche,
formali, retoriche, narrative. Ma in questepoca di rigogliosa fioritura del fantastico la letteratura italiana produce un numero indubbiamente minore di testi, e pi tardi delle altre letterature
robaccia, luoghi inabitati e tesori nascosti, seconda edizione riveduta e ampliata,
Torino: Einaudi, 1994, soprattutto pp. 69-71.
22 Borges e Bioy Casares ebbero ad affermare seguiti da molti critici che
tutta la letteratura fantastica: Borges J.L. e Bioy Casares A., Prefazione
alledizione italiana, in Borges J.L., Ocampo S., Bioy Casares A. (a cura di),
Antologa de la literatura fantstica, 1940, trad. it. Antologia della letteratura fantastica,
Roma: Editori Riuniti, 1992, p. IX.

53

europee. I Racconti fantastici di Igino Ugo Tarchetti, prima opera


italiana a rivendicare fin dal titolo lappartenenza al genere, vengono pubblicati nel 1869; quella che rimane, al momento attuale,
la pi importante antologia del fantastico italiano, il Notturno italiano curato da Enrico Ghidetti e Leonardo Lattarulo, esordisce
con un racconto del 186823; e nella pagina dalla maggiore densit
storica se cos si pu dire fra tutte quelle che Caillois ha
dedicato alla teoria del fantastico, cio il passo del saggio De la
ferie la science-fiction in cui il critico francese elenca date su date,
ricostruendo in maniera semplice e al tempo stesso impressionante la cronologia del fantastico occidentale fra il 1820 e il 185024,
non viene menzionato neppure un testo italiano.
Il fantastico sembra insomma attecchire in Italia soltanto nel
periodo postunitario: vari decenni pi tardi rispetto alla Germania
di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, alla Francia di Charles
Nodier, allInghilterra di Mary Shelley, alla Russia di Nikolaj
Gogol, agli Stati Uniti di Edgar Allan Poe. questo il famoso
ritardo italiano su cui critici, scrittori e lettori hanno richiamato
pi volte lattenzione, e che almeno dal punto di vista della cronologia sembra costituire un dato difficilmente confutabile. Al ritardo cronologico alcuni hanno voluto aggiungere un ritardo di natura estetica, giudicando la produzione italiana soprattutto quella ottocentesca qualitativamente inferiore nel suo insieme a
quella di altre letterature. Quando Italo Calvino allestisce una
bella antologia della letteratura fantastica occidentale (1983), decide per esempio di non includere nessun testo italiano: Ho
Lantologia in due volumi: Ghidetti E. (a cura di), Notturno italiano. Racconti
fantastici dellOttocento, Roma: Editori Riuniti, 1984; Ghidetti E. e Lattarulo L. (a
cura di), Notturno italiano. Racconti fantastici del Novecento, Roma: Editori Riuniti,
1984. Il racconto cui alludo Narcisa di Luigi Gualdo, pubblicato appunto nel
1868.
24 Cfr. Caillois R., De la ferie la science-fiction. Limage fantastique, cit., p. 25:
Nello spazio di una trentina danni, dal 1820 al 1850 circa, questo genere
inedito produce i suoi capolavori.
23

54

lasciato da parte gli autori italiani perch non mi piaceva farli


figurare solo per obbligo di presenza: il fantastico resta nella letteratura italiana dellOttocento un campo veramente minore25.
Forse il giudizio di Calvino stato nella fattispecie un po troppo
severo e ha penalizzato un autore di pochi, ma buoni racconti
fantastici come Arrigo Boito, e uno sperimentatore di temi e di
forme, coraggioso anche se incalzato dalle scadenze editoriali,
come Igino Ugo Tarchetti. Resta il fatto per che altri scrittori
novecenteschi, indossando la veste non dellantologista bens del
lettore appassionato, sono giunti alle stesse conclusioni di Calvino: la letteratura italiana parsa loro povera, se non addirittura
sprovvista di fantastico. Secondo Giovanni Papini, per esempio, il
fantastico italiano dellOttocento addirittura non esiste; riferendosi alle sue raccolte giovanili di racconti, Il tragico quotidiano
(1906) e Il pilota cieco (1907), Papini rivendica il merito di aver
introdotto questo genere nella nostra letteratura: Io, come artista, come scrittore, ho creato un genere, nuovo in Italia, di storie
assurde, inverosimili, irreali26. Ancora pi categorico Alberto
Savinio, che in una delle voci di Nuova enciclopedia (1941-1948)
riprende la teoria romantica del genio nazionale, affermando recisamente che lanima italiana aromntica e tali sono, di conseguenza, tutte le cose italiane: questo il loro [c]arattere comune, un minimo denominatore etnico-culturale che sembrerebbe opporsi alla diffusione del fantastico nella Penisola27. E un altro autore di racconti fantastici come Dino Buzzati, nelle conversazioni con il critico francese Yves Panafieu (luglio-settembre
1971), decreta: Nella letteratura italiana non c niente di

Calvino I., Racconti fantastici dellOttocento, in ID Saggi. 1945-1985, a cura di M.


Barenghi, Milano: Mondadori, 1995, vol. II, p. 1665.
26 Papini G., affermazione citata senza indicazione della fonte in Lattarulo
L. (a cura di), Il vero e la sua ombra. Racconti fantastici dal Romanticismo al primo
Novecento, Roma: Quiritta, 2000, p. 284.
27 Savinio A., Nuova enciclopedia, Milano: Adelphi, 1991, p. 238.
25

55

fantastico28. Sempre Buzzati, a corto di ispirazione letteraria, in


una lettera allamico Arturo Brambilla del 19 gennaio 1936 scrive:
C ununica cosa che mi consoli [], mi consolo pensando che
qui in Italia non c nessuno, proprio nessuno, che faccia delle
cose come intendo io29. Delle cose come intendo io: verosimile si
tratti proprio del fantastico il genere nordico e straniero per
eccellenza.
Pi che i racconti memorabili, nella letteratura italiana dellOttocento mancata una tradizione del fantastico continua, coerente, originale: quella che appunto hanno conosciuto le letterature sorelle. Lalfier nero (1867) e Il pugno chiuso (1870) di
Arrigo Boito, La canzone di Weber (1868) di Luigi Gualdo, I fatali
(nei Racconti fantastici gi citati) di Tarchetti, Un corpo (1870) di
Camillo Boito, Il conte Ornano (1876) di Arturo Graf sono begli
esempi di fantastico, forse anche, nel caso dei testi di Arrigo Boito, piccoli capolavori; manca per il tessuto connettivo, la trama
senza soluzione di continuit che lega tanto per fare lesempio
della letteratura francese e per limitarsi a pochi testi celeberrimi
Le diable amoureux (1772) di Jacques Cazotte a Smarra (1821) di
Charles Nodier, La Vnus dIlle (1837) di Prosper Mrime ad
Aurlia (1855) di Grard de Nerval, Spirite (1865) di Thophile
Gautier a Le Horla (1886, 1887) di Guy de Maupassant, per
arrivare fino alle raccolte di Jules Barbey dAurevilly (Les diaboliques, 1874), Auguste de Villiers de lIsle-Adam (Contes cruels,
1883) e Marcel Schwob (Cur double, 1891). mancata, in altri
termini, una Grande Tradizione ottocentesca del fantastico: per
questo i testi dellOttocento italiano non sono stati in grado di
rivestirsi, agli occhi degli scrittori novecenteschi, del prestigio
abbagliante del fantastico classico. E questa anche una prima
peculiarit del fantastico italiano, o una prima coppia di specificit
Buzzati D., Dino Buzzati: un autoritratto. Dialoghi con Yves Panafieu, Milano:
Mondadori, 1971, p. 175.
29 Buzzati D., Lettere a Brambilla, a cura di L. Simonelli, Novara: Istituto
Geografico De Agostini, 1985, p. 235.
28

56

della nostra tradizione. Le ho definite in altra occasione paternit


assente ed esterofilia marcata: il fatto cio che per lassenza di
una tradizione ottocentesca veramente significativa, per essere stato il
fantastico in Italia [un] fenomeno di importazione, e di importazione tardiva, per giunta, gli scrittori dellOttocento esercitarono
sui loro discendenti uninfluenza trascurabile; la tradizione novecentesca [] si innesta direttamente sul tronco del fantastico ottocentesco europeo: i padri con cui fare i conti non sono certo
scapigliati o veristi, ma si chiamano Hoffmann, Poe, Gautier,
Maupassant, ecc. (gli stessi, insomma, con i quali si erano misurati
veristi e scapigliati)30.
Ma torniamo al ritardo italiano: come spiegarlo? Forse con le
caratteristiche del romanticismo italiano che anche senza spingersi a sostenere, come fece Benedetto Croce, che non sia mai
davvero esistito31 certo ha avuto profondit e ampiezza di temi
inferiori a quelle di altri romanticismi europei? Con la straordinaria vitalit della tradizione classica in Italia32? Con la sopravvivenza, in molte zone della cultura italiana, accanto a motivi di
un cristianesimo inquieto (che spiega in parte i casi di Fogazzaro
e Zena), di forti sopravvivenze magico-pagane, [] consone a
fare di alcune plaghe del nostro paese i luoghi adatti a far da
Lazzarin S., Larve italiane. Splendori e miserie del fantastico di casa nostra, in
Bragaglia C., Bussi G.E., Giacobazzi C., Imposti G. (a cura di), Lo specchio dei
mondi impossibili. Il fantastico nella letteratura e nel cinema, Firenze: Aletheia, 2001,
pp. 247-261 (le citazioni vengono rispettivamente dalle pp. 259, 252, 253, 254).
31 Alludo alla famosa pagina del saggio su Arrigo Boito (1904) in cui Croce
descrive la nordica cavalcata di spettri che percorse lItalia dopo il 1815, per
concludere che tutto ci fu moda e non poesia: Tanta rumorosa letteratura
romantica, e nessun romantico in Italia, tra il 1815 e il 1860! (Croce B., Arrigo
Boito, in ID La letteratura della nuova Italia. Saggi critici, Bari: Laterza, 1973, vol. I,
p. 241).
32 Si vedano i lavori di Enrico Ghidetti: soprattutto Ghidetti E., Prefazione, in
ID (a cura di), Notturno italiano. Racconti fantastici dellOttocento, cit., pp. VII-XII, e
Premesse ottocentesche a una storia del racconto fantastico in Italia, 1985, in ID Il sogno
della ragione. Dal racconto fantastico al romanzo popolare, Roma: Editori Riuniti, 1987,
pp. 11-33.
30

57

sfondo a storie fantastiche (ne approfittarono ampiamente


Hoffmann, Gautier, Vernon Lee e tanti altri, incluso il Tarchetti
visitatore della Calabria), pi che a ispirare direttamente degli
scrittori fantastici33? Con lostilit della pedagogia risorgimentale
coadiuvata in ci dallortodossia cattolica al soprannaturale
superstizioso34? difficile dare una risposta univoca: bisogna
verosimilmente ammettere una concomitanza di tutti questi fattori. Il quadro, del resto, va sfumato a vari livelli. C per esempio
un fantastico popolare, orrido e grandguignolesco, la cui sotterranea presenza nelle riviste italiane fra Otto e Novecento stata
ricostruita negli ultimi anni da un giovane studioso, Fabrizio Foni35. Insieme a Claudio Gallo, Foni ha curato inoltre una bella
antologia del fantastico popolare italiano che non trascura la
produzione dellepoca romantica come avevano fatto Ghidetti e
Lattarulo e si apre con un testo del 1827-1828, spostando
dunque allindietro di un trentennio il primo fiorire del genere in
Italia36. Va poi aggiunto che in taluni casi, l dove non si spinse la
letteratura dellOttocento, si avventur invece il teatro in musica,
vero e principale canale di espressione del romanticismo italiano,
come ha spiegato una musicologa di vaglia quale Adriana

Ceserani R., Ancora sul fantastico. A proposito di Pirandello, in Bordoni C. (a cura


di), Linee dombra. Letture del fantastico in onore di Romolo Runcini, Cosenza:
Pellegrini, 2004, p. 64.
34 Cfr. Colin M., La difficile naissance de la littrature fantastique en Italie, in Les
Langues No-latines, n. 84, 272, 1990, pp. 73-96.
35 Cfr. Foni F., Alla fiera dei mostri. Racconti pulp, orrori e arcane fantasticherie nelle
riviste italiane. 1899-1932, prefazione di L. Crovi, postfazione di C. Gallo,
Latina: Tunu, 2007, e dello stesso, Piccoli mostri crescono. Nero, fantastico e bizzarrie
varie nella prima annata de La Domenica del Corriere (1899), Ozzano dellEmilia
(Bologna): Gruppo Perdisa Editore, 2010.
36 Cfr. Gallo C. e Foni F. (a cura di), Ottocento nero italiano. Narrativa fantastica e
crudele, introduzione di L. Crovi, Milano: Aragno, 2009. Il testo cui alludo La
camera nera (titolo redazionale) di Francesco Domenico Guerrazzi, estratto dal
romanzo La battaglia di Benevento (1827-1828).
33

58

Guarnieri Corazzol37. Infine, per un paradosso che conferma la


singolarit del caso italiano, va sottolineato come la tradizione novecentesca abbia recuperato per cos dire in un balzo grazie
allopera di scrittori come Papini, Savinio, Bontempelli, Landolfi,
Buzzati, Primo Levi, Manganelli, Tabucchi e altri il ritardo ottocentesco, situandosi allavanguardia fra le varie letterature fantastiche occidentali38. Ma questultima osservazione ci introduce al
nodo critico-teorico successivo.
Tratti caratterizzanti (specifici?) del fantastico italiano
Quali sono le caratteristiche fondamentali della tradizione italiana
del fantastico? possibile isolare alcuni tratti caratterizzanti, magari
perfino dei tratti specifici, che la distinguano cio dalle altre tradizioni occidentali? un esercizio in cui si sono cimentati pi volte
sia gli studiosi39 sia gli scrittori, con argomenti buoni e meno buoni. Lo ritenteremo qui.
Si detto: la Grande Tradizione novecentesca germoglia su
un terreno ottocentesco che dal punto di vista del fantastico
appare, se non desertico, quantomeno piuttosto arido; per gli
scrittori novecenteschi italiani i padri con cui misurarsi non sono
scapigliati e veristi, ma i grandi autori del fantastico europeo,
Hoffmann e Poe, Gautier e Maupassant, Gogol e Stevenson. Da
questi tratti caratterizzanti e probabilmente distintivi il ritardo
Cfr. Guarnieri Corazzol A., Il fantastico nellopera di fine secolo, in ID Musica e
letteratura in Italia tra Ottocento e Novecento, Milano: Sansoni, 2000, cap. VI, pp.
167-193, e della stessa, Fantasmi, allucinazioni e seduttrici soprannaturali nellopera
italiana del secondo Ottocento, in Vanon Alliata M. (a cura di), Desiderio e trasgressione
nella letteratura fantastica, Venezia: Marsilio, 2002, pp. 21-42.
38 Sul divario esistente fra la tradizione ottocentesca e quella novecentesca si
pu vedere Lazzarin S., Lombre et la forme. Du fantastique italien au XXe sicle,
Caen: Presses Universitaires de Caen, 2004, pp. 9-10 e 248-249, e dello stesso,
Fantasmi antichi e moderni. Tecnologia e perturbante in Buzzati e nella letteratura
fantastica otto-novecentesca, Pisa-Roma: Fabrizio Serra Editore, 2008, p. 24.
39 Compreso chi scrive: cfr. Lazzarin S., Larve italiane, cit., e anche Lazzarin S.,
Spectres, oui, mais litalienne..., in ID Lombre et la forme, cit., cap. II, pp. 27-40.
37

59

italiano, lassenza di padri ottocenteschi, la forte dipendenza dai


modelli stranieri, il netto divario qualitativo esistente fra la tradizione dellOttocento e del Novecento discende un altro aspetto
degno di nota. In Italia, risulta ulteriormente approfondita quellinfluenza del fantastico classico alla quale, se si considera la forza paradigmatica del fantastico ottocentesco euro-americano (cui
accennavo sopra), nessuno scrittore novecentesco poteva sfuggire. Tutto il fantastico novecentesco viene dopo lge dor di Hoffmann e di Poe, e ne ben consapevole: si tratta dunque di una
letteratura manierista, per definizione e quasi per forza; ma la
dipendenza dal canone classico pi forte nel Novecento italiano
che altrove, i fenomeni di manierismo accentuati, la necessit di
innovare e sperimentare viene percepita con maggiore intensit,
perch in Italia non esiste una Grande Tradizione ottocentesca
autoctona. In questo senso il fantastico italiano del Novecento occupa, fra tutte le letterature occidentali, una posizione al tempo
stesso rappresentativa e peculiare: rappresentativo di quanto accade su scala europea, perch profondamente manierista al pari delle principali letterature fantastiche dellOccidente; ma la sua vicenda peculiare, perch la letteratura fantastica italiana del Novecento la pi manierista di sette sorelle manieriste40. Tutta la
storia del fantastico italiano del Novecento pu essere letta alla
luce della categoria del manierismo: la nostra una tradizione
tardiva, percorsa da ansie di fine della letteratura e vari complessi
epigonistici41.
Manierismo e intellettualismo vanno a braccetto: il fantastico
italiano parlo sempre di Novecento caratterizzato dal riuso
ironico, cerebrale, sofisticato del paradigma classico. un aspetto
che in molti hanno sottolineato. Dal surreale ironico di
Il calcolo ovviamente approssimativo comprende, oltre alla nostra, le
letterature francese, belga, spagnola, latinoamericana, americana, tedesca.
41 Ho sviluppato questa interpretazione nei gi menzionati Lombre et la forme e
Fantasmi antichi e moderni (in questultimo libro si veda soprattutto il cap. I,
Manierismo: cfr. ibidem, pp. 21-31).
40

60

Gianfranco Contini42 al fantastico colto di Enrico Ghidetti e


Leonardo Lattarulo43 per arrivare fino al fantastico intellettuale
di Italo Calvino44, una tradizione critica ormai consolidata ha descritto il fantastico italiano del Novecento come una letteratura
estremamente consapevole e intelligente. Questa intelligenza di
cui parlano anche gli scrittori, a cominciare da Papini e Bontempelli45, costituisce il fondamento stesso del canone del fantastico
italiano oggi prevalente nella critica. Fenomeni pur diversi come
la letteratissima, costituzionale ambiguit della scrittura di Landolfi, le inesauribili simbologie di Savinio, la riscrittura sistematica
della tradizione ottocentesca da parte di Buzzati, la metafisica fantastica di Manganelli, lironia postmoderna di Tabucchi apportano
molteplice conferma alla descrizione del fantastico italiano come
letteratura supremamente intelligente46; pensiamo anche al Pirandello di Effetti dun sogno interrotto (1936), raffinata variazione sul
paradigma classico: qui il tema corrisponde alla struttura formale,
Cfr. Contini G. (a cura di), Italie magique. Contes surrels modernes, trad. it.
Breuleux H., Paris: Aux Portes de France, 1946; prima traduzione italiana:
Contini G. (a cura di), Italia magica. Racconti surreali novecenteschi, Torino: Einaudi,
1988. Va detto per che Contini non adopera mai il termine fantastico, e che
la lettura dellantologia in chiave fantastica fondata su uninterpretazione
erronea e sostanzialmente anacronistica: cfr. in proposito Lazzarin S., Bilanci: il
fantastico italiano (1980-2007). I. Il punto sul fantastico italiano, cit., pp. 227-229, e
Sica B., LItalia magica di Gianfranco Contini. Storia e interpretazione, Roma: Bulzoni,
2013, pp. 64-67.
43 Cfr. Ghidetti E. (a cura di), Notturno italiano. Racconti fantastici dellOttocento, cit.,
e Ghidetti E. e Lattarulo L. (a cura di), Notturno italiano. Racconti fantastici del
Novecento, cit.
44 I due saggi di Calvino che vertono specificamente sulla tradizione italiana
escono luno (1984) sotto forma di recensione al Notturno italiano, laltro (1985)
come trascrizione di una conferenza pronunciata allUniversit internazionale
Menndez Pelayo di Siviglia: cfr. Calvino I., rispettivamente Unantologia di
racconti neri, in ID Saggi. 1945-1985, cit., vol. II, pp. 1689-1695, e Il fantastico
nella letteratura italiana, ibidem, pp. 1672-1682.
45 Cfr. Lazzarin S., Una magia troppo irrimediabilmente intelligente, cit.
46 Ibidem, p. 1.
42

61

il topos ottocentesco dellantiquario sinistro a procedure retoriche,


narrative, stilistiche che fanno del racconto pirandelliano un
oggetto dantiquariato47. La letteratura italiana sembra insomma
rappresentare lesempio pi chiaro di quanto ha sostenuto Todorov, poi seguito da molti studiosi: che il fantastico la quintessenza della letteratura48.
Allo spiccato intellettualismo della tradizione italiana appare
legato un altro elemento ricorrente: lambiguo rapporto con il repertorio folclorico. In altre letterature, il fantastico letterario il
diretto continuatore di una millenaria tradizione di leggende: lo
rileva a suo modo Louis Vax, notando come lo sviluppo della
letteratura fantastica [] [sia] coinciso con la scomparsa della
credenza nel meraviglioso, e come il fantastique, attingendo abbondantemente al repertorio del merveilleux, lo abbia sostanzialmente rimpiazzato49. In Italia, questo cordone ombelicale meno
solido, e al tempo stesso, alle leggende e al folclore gli autori
italiani alludono con nostalgia e ironia, come a qualcosa di mitico
e inafferrabile. Das Sentimentalische e das Naive, dunque50: forse
questo aspetto di consapevole e compiaciuto rimpianto che ha
ostacolato nel nostro Paese limponente sviluppo della paraletteratura allinterno della quale la narrazione fantastica ha conosciuto fino ai nostri giorni una sempre crescente fortuna (basti
pensare ad autori come Lovecraft, Ray, Matheson), incanalando
il fantastico italiano sulla via [] dellibridazione e del virtuosismo intellettuale51 (ma alle parole di Ghidetti e Lattarulo andr
ormai applicata la sordina delle recenti indagini sul fantastico
Lugnani L., Verit e disordine: il dispositivo delloggetto mediatore, cit., p. 210.
Todorov T., Introduction la littrature fantastique, cit., p. 176.
49 Vax L., La sduction de ltrange, cit., p. 163.
50 Alludo al famoso saggio ber naive und sentimentalische Dichtung (1795-1796) di
Friedrich Schiller: cfr. Schiller F., Sulla poesia ingenua e sentimentale, trad. it.
Franzini E. e Scotti W., Milano: SE, 1996.
51 Ghidetti E. e Lattarulo L. (a cura di), Notturno italiano. Racconti fantastici del
Novecento, cit., p. VIII.
47
48

62

popolare italiano, alle quali alludevo sopra). Prendiamo lesempio


della licantropia. Questo tema, folclorico quantaltri mai, come
dimostrano fra laltro lagiografia cristiana, le fiabe e le leggende
popolari, i trattati di demonologia, ha prodotto nel Novecento
una serie di grandi romanzi, esemplari particolarmente riusciti di
letteratura popolare: basti pensare a Tales of the Werewolf Clan
(1930) di Harold Warner Munn, a Darker Than You Think (1944)
di Jack Williamson e soprattutto a The Werewolf of Paris (1933) di
Guy Endore. Quanto agli autori italiani, molti scrivono di animali
mannari; eccone una lista non esaustiva: Luigi Capuana (Senzaorecchie e Il Lupo Mannaro, nella raccolta di fiabe Cera una volta,
1882), Emma Perodi (Il Lupo Mannaro, nelle Fiabe fantastiche,
1892), Luigi Pirandello (Male di luna, 1913), Tommaso Landolfi
(nel romanzo La pietra lunare, 1939, ma anche nei racconti Il
racconto del lupo mannaro, nel Mar delle Blatte e altre storie, 1939, e A
quattro zampe, in Un paniere di chiocciole, 1968), Dino Buzzati (La
famosa invasione degli orsi in Sicilia, 1945), Riccardo Bacchelli (Lultimo licantropo, 1947), Alberto Savinio (Villetta in collina, pubblicato
nella raccolta Il signor Dido i cui testi, apparsi originariamente sul
Corriere della Sera fra il 1949 e il 1952, furono riuniti in un volume
postumo nel 1978), Italo Calvino (Il Re serpente, nelle Fiabe italiane,
1956), Carlo Sgorlon (La notte del ragno mannaro, 1970), Guido
Piovene (Il nonno tigre, 1972), Michele Mari (Io vena pien dangoscia a
rimirarti, 1990), Giorgio Manganelli (Il presepio, 1992), Carlo
Lucarelli (Il giorno del lupo, 1998; Guernica 2000; Lupo mannaro,
2001)52. Una volta scartati i testi di Capuana e Calvino, appartenenti senza sfumature al fiabesco, questo corpus di narrazioni brevi
e lunghe sembra suggerire che laddove nelle altre letterature il capolinea quasi inevitabile del tema licantropico la letteratura
popolare, le cose vadano diversamente in Italia. Non che i vari
Pirandello, Landolfi, Sgorlon e Mari siano a digiuno di folclore,
Questi e altri scrittori vengono esaminati in Lazzarin S., Il lupo mannaro nella
letteratura italiana, in Morini A. (a cura di), Curieux personnages, Saint-tienne:
Publications de lUniversit de Saint-tienne, 2010, pp. 317-351.
52

63

tuttaltro: baster leggere, a riscontro, la lezioncina di licantropologia se mi si passa il termine che la pinzochera Filomena
impartisce a Giovancarlo nella Pietra lunare53. Ma il risultato , in
tutti i casi citati e pur nella loro diversit, qualcosa di molto diverso dalla letteratura popolare: nei consapevolissimi e intelligentissimi scrittori italiani, il lupo mannaro finisce con il diventare occasione di raffinate variazioni letterarie piuttosto che mostro terrificante e sanguinario. Da Petronio in gi il licantropo, prima di
mutare, si sbarazza degli abiti; ma la capra mannara Gur si prepara alla metamorfosi bestiale con lelegante nonchalance di una
Venere anadiomne:
Gur [] si sfilava la veste dal capo e poi gli altri indumenti
dalle gambe, donde usc, pestandoli alquanto, come Venere
dalla spuma. Paragone involontario per il giovane, data la
tragica contingenza, e dunque tanto pi calzante: della dea la
fanciulla aveva la stessa linea slanciata lo stesso seno sparto e
cos via54.

Vocazione alla marginalit: cos definirei un altro tratto caratterizzante e verosimilmente distintivo del fantastico di casa nostra.
Il termine interessante perch polivalente: gli si possono attribuire due o tre accezioni. La prima allude al fatto che perfino i
maggiori narratori fantastici italiani non parliamo degli scrittori
ottocenteschi che si sono cimentati con il genere, n dei minori
della letteratura dellOtto e del Novecento sono per una ragione
o per laltra degli isolati, che non suscitano intorno a s una
scuola e neppure riscuotono il plauso unanime della critica. Mi
pare esatto quanto osservano Ghidetti e Lattarulo a proposito

Cfr. Landolfi T., La pietra lunare, a cura di I. Landolfi, Milano: Adelphi, 1995,
pp. 51-52.
54 Ibidem, pp. 89-90.
53

64

della condizione di isolamento e di parziale incomprensione


in cui scrittori come Vigolo e Landolfi si sono trovati, in
quanto estranei alle tendenze dominanti della cultura letteraria
italiana del 900. Non sembra, insomma, un caso che due tra i
maggiori scrittori fantastici italiani novecenteschi siano stati,
in definitiva, degli straordinari emarginati55.

Naturalmente, se i testi fantastici italiani sono quasi sempre


opere marginali allinterno del sistema letterario che li accoglie e
se gli autori sono a loro volta, nella migliore delle ipotesi, degli
straordinari emarginati, la conclusione si impone da s: il fantastico
un genere complessivamente marginale nella nostra letteratura.
Non il caso di deplorare la situazione, tanto pi che il canone
ancora in movimento e i valori non esenti da oscillazioni; ma
necessario tenerne conto, per valutare esattamente entusiasmi e
preclusioni della critica56. possibile attribuire alla categoria della
marginalit anche un altro significato: per numerosi scrittori il
fantastico costituisce una deviazione occasionale allinterno di un
percorso altrimenti orientato; sempre Ghidetti e Lattarulo sottolineano che quasi tutti gli scrittori italiani del 900 hanno almeno
uno scheletro nellarmadio57: tali scheletri sono prove isolate,
Ghidetti E. e Lattarulo L. (a cura di), Notturno italiano. Racconti fantastici del
Novecento, cit., p. XI.
56 Un solo esempio. In una fortunata storia della letteratura italiana
contemporanea, Romano Luperini commenta cos lopinione secondo cui
Savinio sarebbe degno di paragone con Verga, Pirandello, Svevo, e anzi il
maggiore del Novecento: Sono esagerazioni che fanno solo sorridere
(Luperini R., Il Novecento. Apparati ideologici, ceto intellettuale, sistemi formali nella
letteratura italiana contemporanea, Torino: Loescher, 1994, vol. I, p. 333).
difficile prendere posizione su una materia delicata come la scelta del primo
della classe, ed esistono senzaltro autori pi canonici di Savinio; ma a
giudicare dallo spazio che Luperini gli concede, una paginetta e mezza su un
totale di un migliaio, il grande irregolare Savinio e narratore fantastico di
primordine... parrebbe non dover figurare neppure fra i maggiori del secolo.
57 Ghidetti E. e Lattarulo L. (a cura di), Notturno italiano. Racconti fantastici del
Novecento, cit., p. XI.
55

65

spesso dettate da curiosit sperimentale, talora vere e proprie


esercitazioni di scrittura. Fra gli autori di un solo racconto fantastico o di due o tre incursioni nel fantastico, ma non di pi
figurano nomi illustri come quelli di Svevo (Lo specifico del dottor
Menghi, 1904; Il malocchio, 1916?), Tozzi (Parole di un morto, 1921),
Tomasi di Lampedusa (con il notevole Lighea, o meglio e per
usare il titolo dautore La sirena, 1961), cui si pu aggiungere
Moravia (pi propriamente autore di una sola raccolta fantastica,
dato che al fantastico si avvicina nella raccolta Lepidemia. Racconti
surrealistici e satirici, che nel 1956 riunisce i racconti dei Sogni del
pigro e dellEpidemia, rispettivamente 1940 e 1944). Infine, interessante notare che in alcuni casi la ricognizione nei territori del
fantastico coincide con gli esordi letterari: marginalit equivale
allora a esperienza giovanile, poi abbandonata. Il caso pi significativo probabilmente quello di Goffredo Parise, che nei primi
due romanzi (Il ragazzo morto e le comete, 1951; La grande vacanza,
1953) oscilla tra la narrazione fantastica e un surrealismo sui generis
ispirato soprattutto da modelli figurativi: Marc Chagall prima
di evolvere verso scelte di tipo neorealistico.
Per concludere, un tratto tipico del fantastico italiano sarebbe, secondo alcuni critici, lambientazione provinciale di romanzi
e racconti. Per Ferdinando Amigoni, per esempio, nel corpus ottocentesco [n]on facile reperire [] tratti davvero
caratterizzanti, se non una certaria dimessa e quasi crepuscolare
da provincia italiana: quello italiano sarebbe dunque un
fantastico privo di truculenze e di mostri, [] un fantastico
domestico, minimale, in cui lanomalia irrompe tra i tavolini da
caff degli intellettuali squattrinati e i cortili delle case popolari58.
Mutatis mutandis, lo stesso si potrebbe dire della tradizione
novecentesca:
Amigoni F., Una sera di state, passando per Via Buia. Appunti sul fantastico
italiano, in Galletti M. (a cura di), Le soglie del fantastico, Roma: Lithos, 2001, vol.
II, p. 127.
58

66

forse italiano (ancora una volta) lo sfondo in cui queste


ricorrenti eclissi semantiche hanno luogo: una provincia i cui
caratteri di chiusa inaccessibilit e di immobilit vengono [nella fattispecie] da Landolfi rappresentati con impotente volont caricaturale []. Come si vede, esisterebbe una continuit tra il fantastico italiano ottocentesco e quello di Landolfi, ma in questultimo sotto allo squallore delleterna provincia si scorge il volto delluomo del sottosuolo59.

Lipotesi veniva gi abbozzata in uno dei saggi di Calvino sul


fantastico (1985), dove lo scrittore osservava come negli scrittori
fantastici italiani dellOttocento fosse prevalente la realt quotidiana dei costumi provinciali e questo quadro datmosfera resta[sse] dominante anche nel Novecento, nei pochi esempi di ghost
story di qualit che la letteratura italiana pu vantare, come quelli
di Tommaso Landolfi e di Mario Soldati60. Il racconto di Maurizio De Giovanni pubblicato nel presente numero di Pagine
Inattuali mi sembra perfettamente rappresentativo di questo
sfondo da piccola provincia italiana o nella fattispecie, da quartiere di citt ricorrente nel fantastico italiano; chi volesse chiosarne il titolo lautore vorr perdonare, spero, questa piccola
libert potrebbe farlo nel modo seguente: Ti voglio bene; ovvero, il
diavolo sul ponte della Sanit
Moderno, postmoderno, contemporaneo
La cosiddetta rivoluzione industriale giunge in Italia molto pi
tardi che nei Paesi del Nord Europa: Inghilterra a parte dove il
processo si compie allincirca fra il 1760 e il 1830 il decollo
francese assegnato dagli storici agli anni trenta [dellOttocento],
quello tedesco a met Ottocento, quello italiano ancora pi tardi,

59
60

Ibidem, p. 131.
Calvino I., Il fantastico nella letteratura italiana, cit., p. 1679.

67

agli ultimi decenni del secolo61. Ma non soltanto lItalia accede


alla modernit vari decenni dopo Inghilterra, Francia e Germania;
il processo di modernizzazione rimane, per di pi, a lungo incompleto: di conseguenza, quando dimprovviso [il nostro Paese] si trovato ad affrontare la post-modernit, e a gettarvisi con
entusiasmo, quasi con sprezzatura, il processo della modernizzazione non era ancora del tutto completo e restavano molte sacche
di predominante caratteristica pre-moderna62. La letteratura italiana sembra riflettere questa situazione di ritardo a pi livelli: non
solo perch essa si confronta pi tardi e meno spesso delle sorelle europee con la stranezza inquietante del treno come ha
dimostrato Remo Ceserani nel suo libro dedicato alla rappresentazione letteraria della ferrovia (1993), da cui proviene lultima nostra citazione ma anche perch, come abbiamo visto sopra, pi recenti e meno frequenti vi sono le testimonianze di uno
dei generi letterari pi tipici della modernit, appunto il fantastico.
Ma se il fantastico un prodotto purissimo della modernit
letteraria, che cosa avviene di questa letteratura quando la modernit si esaurisce? come sopravvive se sopravvive il fantastico
dopo il mutamento epocale, iniziato negli anni cinquanta63, che
inaugura lera postmoderna? Secondo alcuni teorici la letteratura
fantastica avrebbe esaurito il suo potenziale innovativo e originale
nellOttocento, o tuttal pi nei primi due o tre decenni del Novecento, e sarebbe sopravvissuta solo in alcune realt marginali:
lEuropa orientale, il Sudamerica, ecc. Cos, per esempio, Roger
Caillois ha affermato in un saggio peraltro bellissimo che ogni
epoca ha la propria letteratura dellimmaginario, e che nel corso
del Novecento il fantastico viene progressivamente rimpiazzato
dalla fantascienza, proprio come il fiabesco era stato sostituito, a

Ceserani R., Treni di carta. Limmaginario in ferrovia: lirruzione del treno nella
letteratura moderna, Torino: Bollati Boringhieri, 2002, p. 21.
62 Ceserani R., Ancora sul fantastico. A proposito di Pirandello, cit., p. 64.
63 Ceserani R., Raccontare il postmoderno, cit., pp. 9-10.
61

68

inizio Ottocento, dal fantastico stesso64. Ancora pi estrema e


pi controversa la tesi di Tzvetan Todorov, secondo il quale il
fantastico si sarebbe dissolto alla fine dellOttocento, evaporando
a contatto con la psicoanalisi: questultima era infatti capace di
dire esplicitamente le cose che la letteratura ottocentesca aveva messo in scena soltanto attraverso molteplici mediazioni65. Dal mio
punto di vista, come si sar intuito da quanto detto in precedenza,
le cose stanno diversamente. Una volta messo a disposizione del
nostro immaginario e delle nostre strategie rappresentative, il fantastico non ha smesso di costituire una presenza forte e creativa
nelle epoche successive, compreso il Novecento e compreso pure
il nostro secolo. Se let delloro del genere rimane lOttocento, la
letteratura novecentesca annovera racconti memorabili, a partire
da quella Metamorfosi di Franz Kafka (Die Verwandlung, 1912) che
lo stesso Todorov considera come lesempio per eccellenza di un
possibile nuovo fantastico novecentesco, basato non pi sulla
nozione di esitazione (hsitation) ma su quella di adattamento
(adaptation)66. Inoltre, nel Novecento il fantastico stato in grado
di colonizzare numerosi altri generi, non solo quelli della letteratura popolare dallhorror al fantasy alla fantascienza, fino a settori pi specifici della produzione letteraria come lo splatterpunk e
il cyberpunk ma anche quelli appartenenti al modo romanzesco o
a quello mimetico-realistico, che al fantastico hanno preso in
prestito atmosfere ambigue e dimensioni nascoste e perturbanti:
il fenomeno della fantasticizzazione dei generi letterari, paragonabile alla romanzizzazione studiata da Michail Bachtin67. E anche in epoca postmoderna sono reperibili testi perfettamente
Cfr. Caillois R., De la ferie la science-fiction. Limage fantastique, cit.
Cfr. Todorov T., Introduction la littrature fantastique, cit., pp. 168-169.
66 Cfr. ibidem, pp. 179-180.
67 Della fantasticizzazione del sistema letterario europeo si parla in Ceserani
R., Il fantastico, cit., p. 101 (dove figura pure il rimando a Bachtin). Nel passo in
questione Ceserani si riferisce allOttocento, ma la categoria mi sembra
applicabile anche alla letteratura novecentesca.
64
65

69

fantastici, anche se di un fantastico rivisitato rispetto al modello


classico (ottocentesco): potremmo battezzarli neo-fantastici,
usando una felice definizione di Jaime Alazraki68. Fra gli scrittori
neo-fantastici si possono per esempio ricordare gli argentini Jorge
Luis Borges, Adolfo Bioy Casares e Julio Cortzar, gli inglesi che
ritornano ironicamente sulla ghost story come Antonia Susan Byatt,
e tanti altri. In Italia, uno scrittore esemplarmente neo-fantastico
Landolfi, soprattutto nei romanzi e racconti sul tema classico
della casa infestata, da Racconto dautunno (1937) a Ombre (nellomonima raccolta, 1954) e da Un passo (in Un paniere di chiocciole, 1968)
al Millantatore (sul Corriere della Sera del 7 dicembre 1969, non
ripreso in raccolta finch lautore era in vita e ora nel postumo
Diario perpetuo)69. Sempre per quanto riguarda il nostro Paese, a
confermare il superamento di tutti i ritardi e la fin troppo entusiastica immersione nella condizione culturale postmoderna, baster fare il nome di Antonio Tabucchi, autore di alcuni raffinati
testi neo-fantastici in bilico fra ironia e nostalgia. Nelle raccolte Il
gioco del rovescio (1981, 1988) e Piccoli equivoci senza importanza (1985)
ci sono esempi perfetti di rivisitazione postmoderna del fantastico: si pensi ai Pomeriggi del sabato, nella prima raccolta, e ad Any
where out of the world, nella seconda.
Se poi consideriamo pi specificamente la letteratura italiana
contemporanea diciamo quella degli ultimi trenta o trentacinque
anni non sar difficile reperire molte tracce del genere che ci
interessa, sia nellambito della letteratura alta che in quello della
letteratura popolare. Cos, il fantastico nutre le narrazioni
postmoderne, colte, intertestuali di Luigi Malerba, Gesualdo
Bufalino, Michele Mari, Stefano Benni di cui merita una
Alazraki definisce Borges e Cortzar neo-fantastici in vari suoi saggi: cfr.
per esempio Alazraki J., The Fantastic as Surrealist Metaphor in Cortzars Short
Fiction, in Dada/Surrealism, n. 5, 1975, pp. 28-35, e soprattutto la monografia
En busca del unicornio: los cuentos de Julio Cortzar, Madrid: Gredos, 1983.
69 Cfr. Landolfi T., Il millantatore, 1969, in ID Diario perpetuo. Elzeviri 1967-1978,
a cura di G. Maccari, Milano, Adelphi, 2012, pp. 147-151.
68

70

segnalazione il notevole Il racconto delluomo col mantello. Oleron, che


si legge nel romanzo a cornice Il bar sotto il mare (1987) o per
lappunto Tabucchi; ma feconda al tempo stesso i generi pi scopertamente debitori della cultura multimediale. Tiziano Sclavi, per
esempio, linventore di Dylan Dog, riusa un vastissimo repertorio
di temi ed effetti del fantastico classico, sia nelle sue storie a fumetti che nei suoi romanzi, a partire da Dellamorte Dellamore
(1991): opera che daltra parte assomiglia, pi che a un romanzo
maledetto (sotto questa etichetta, giudicata evidentemente allettante per il pubblico, il libro fu edito nella BUR), a un copione
cinematografico o alla sinossi di un fumetto. Sulla stessa scia, e
richiamandosi implicitamente a Sclavi, si collocano gli autori dellantologia Giovent cannibale (1996), proclamando la nascita di una
nuova avanguardia letteraria e multimediale le cui fonti dispirazione sono il cinema, la televisione, il fumetto, il videoclip, la
pubblicit, e il cui obbiettivo estetico introdurre lorrore estremo nella troppo paludata e compassata tradizione letteraria
italiana70. I grandi temi del fantastico ottocentesco continuano a
essere frequentati: il vampiro nelle narrazioni di Furio Jesi
(Lultima notte) e Gianfranco Manfredi (Ultimi vampiri), entrambe
del 1987, il miglior anno per il vampirismo letterario di casa
nostra71; il lupo mannaro nei romanzi polizieschi e nelle storie di
mistero di Carlo Lucarelli: Il giorno del lupo (1998), Guernica (2000),
Lupo mannaro (2001). Qui sono soprattutto le atmosfere e certi
sfondi della vicenda che vengono ripresi dalla tradizione goticofantastica, verosimilmente filtrata attraverso i suoi avatar cinematografici: non a caso il serial killer di Lupo mannaro, lingegner
Velasco, durante uno dei suoi efferati omicidi si paragona a Jack
Nicholson impegnato nellinseguimento di Wendy (con un sorriso
Si veda lintroduzione del curatore: cfr. Brolli D., Le favole cambiano, in ID (a
cura di), Giovent cannibale. La prima antologia italiana dellorrore estremo, Torino:
Einaudi, 1996, pp. V-X.
71 Giovannini F., Il libro dei vampiri. Dal mito di Dracula alla presenza quotidiana,
Bari: Dedalo, 1997, p. 210.
70

71

pens: Sembra un fotogramma di Shining!)72. E molte spezie


fantastiche profonde Valerio Evangelisti nelle sue narrazioni, che
mescolano romanzo storico e fantascienza: baster pensare a
Black Flag (2002), rivisitazione in chiave fantastorica e fantapolitica della Guerra Civile americana (ma il libro si apre con una
trascrizione straniata, e alquanto sconcertante per il lettore, degli
attentati dell11 settembre)73.
Lo stesso Evangelisti, scrivendo la prefazione di unantologia
uscita qualche anno fa, fornisce uninteressante conferma della
vitalit del fantastico nella letteratura dei giorni nostri: e sia pure
di un fantastico alternativo come quello proposto da Fantastico
Italiano Underground (alternativo perch non canonizzato, giovane,
estraneo ai circuiti editoriali dominanti, e per di pi dal profilo
generico eccentrico: Storie bizzarre, poetiche, favolistiche, curiose, inquietanti, inesplicabili)74. Dopo aver osservato che sono
ormai passati i tempi in cui la critica, impregnata di crocianesimo
e/o togliattismo [] sprezzava in blocco la letteratura di genere,
inclusa la meno trasgressiva75, Evangelisti formula una piccola
profezia: dopo il fantastico mainstream, pure quello underground sar
sdoganato; lantologia stessa costituirebbe il preannuncio di una
rivoluzione: Da sempre ci che underground, se si aggrega, pu
emergere. Prepariamoci a dubitare della realt che ci circonda:
questi scrittori, armati di sogni e di fantasie allucinogene, si preparano a sconvolgerla76.

Lucarelli C., Lupo mannaro, Torino: Einaudi, 2001, p. 34; corsivo e tondo
dellautore.
73 Cfr. Evangelisti V., Black Flag, Torino: Einaudi, 2002, pp. 3-5.
74 Evangelisti V., Prima della rivoluzione, in Cometto M. (a cura di), Fantastico
Italiano Underground, Livorno: Associazione Culturale Il Foglio, 2006, p. 10.
75 Ibidem, p. 9.
76 Ibidem, p. 10.
72

72

MAURIZIO DE GIOVANNI

Ti voglio bene

La perse un marted, una decina di giorni prima di Natale.


Se ne and in punta di piedi, come aveva vissuto; di pomeriggio, senza far correre nessuno in piena notte, senza causare
scompiglio.
Un mese prima Mario era tornato a casa dal lavoro e laveva
trovata con la testa appoggiata al tavolo, addormentata in mezzo
ai fagioli sbucciati a met, mentre la piccola televisione della
cucina celebrava naufraghi su isole lontane. Gli avevano spiegato
che una bollicina daria in una vena aveva percorso tutto il corpo
di Laura e sera fermata nel cervello. Cos, vedete?, gli aveva detto
il dottore indicando la flebo. Allora Mario aveva chiesto: ma se la
bollicina daria si vede, non si pu togliere? Il dottore se nera
andato, scuotendo la testa. Aveva perso gi troppo tempo.
E per un mese Mario se nera stato l, seduto sulla piccola
sedia traballante ai piedi del letto dove la sua donna respirava
attaccata a una macchina. Attorno a lui lospedale correva frenetico, ma lui e lei vivevano come in una bolla fuori dal tempo. Una
signora che veniva a fare visita al padre, l in rianimazione, gli
aveva raccontato che forse parlarle le avrebbe fatto bene; che la
sua voce, magari, Laura la poteva sentire ancora. Il medico frettoloso si era stretto nelle spalle: col cervello in quelle condizioni,
aveva detto, mi pare difficile che la signora possa sentire qualcosa.

Si pu solo aspettare. Si capiva che con cos pochi letti, la speranza era che lattesa non fosse troppo lunga.
Mario comunque non avrebbe saputo cosa dire. Non era uno
che parlava molto, e non lo era mai stato. Un vecchio scherzo
con Laura era proprio questo, lei che bonariamente gli chiedeva
se era diventato muto perch, diceva, se fosse successo lei se ne
sarebbe accorta solo anni dopo. Del resto anche lei non parlava
molto. Insieme per quarantanni, unintera vita in salita; lui cameriere in un ristorante della riviera, lei a mandare avanti la casa e i
figli e a moltiplicare cento volte i pochi soldi. Solo lei nella sua vita, solo lui nella vita di lei. Uno sguardo, un gesto e si capivano:
che bisogno cera di parlare?
Qualche volta, forse un paio in tutti quegli anni, lei gli aveva
chiesto: Ma tu mi vuoi bene? Lui, imbarazzato, rispondeva s,
lo sai. E perch non me lo dici? Perch non c bisogno. Lo
sai. E allora Laura sorrideva, scuoteva un po la testa e si rimetteva a cucinare, o a guardare quel po di televisione che la sera gli
faceva compagnia, ora che i figli se nerano andati per la loro strada. Non te lo dico, perch non c bisogno.
Finch un mese prima si era addormentata. E non si era
svegliata pi.
Mario non era tornato al lavoro. Se ne stava al buio, in casa.
Dormiva in poltrona, se gli capitava di spostare qualche oggetto
lo rimetteva a posto con attenzione. Ogni tanto mangiava qualcosa, un pezzo di pane vecchio, un po di formaggio. Ripuliva le
briciole una a una. Si sentiva solo il custode della casa di Laura;
pensava che, quando sarebbe tornata, se avesse trovato disordine
avrebbe sospirato e si sarebbe rattristata. Sapeva di stare impazzendo, lo aveva detto la figlia prima di tornarsene al nord, aveva i
figli piccoli, non poteva starsene l dietro alle manie di un vecchio
pazzo. Laveva sentita dirlo al telefono, chiss con chi parlava, il
marito, il fratello allestero.
Quando era partita per Mario era stato un sollievo: poteva
starsene finalmente a pensare. A ricordare. Sapeste quante cose
76

ho, da ricordare, avrebbe detto: quarantanni di fatica, preoccupazione, gioie, dolori. Non c emozione, non c palpito di cuore
che non abbiamo vissuto insieme. Sono unala che rimasta da
sola, dove volo pi?
Cap che Laura non sarebbe tornata la vigilia di Natale, di mattina. Al di l della tapparella serrata sent suonare forte una canzoncina, di quelle americane fatte con le campanelle, strillata da un
megafono, qualcuno che vendeva roba con la macchina in giro.
Pens che se Laura avesse potuto in qualche modo tornare sarebbe stata gi l, con lui. E gli prese la frenesia. Si vest di fretta,
senza badare troppo a quello che prendeva dallarmadio ordinato,
e usc in strada.
La citt correva impazzita come sempre, la sera della vigilia.
Non c niente che arrivi imprevisto come la sera di Natale. Mario
camminava invisibile, in mezzo a persone cariche di pacchi alla
ricerca dellultimo addobbo, dellultimo regalo, dellultima bottiglia di spumante. La via era lucida dellultima pioggia, faceva freddo: una pungente umidit attraversava la leggera giacca e entrava
nelle ossa, ma non era per questo che Mario rabbrividiva. Gli pareva di essere un fantasma, nessuno lo vedeva, forse potevano
persino passargli attraverso. Acceler il passo: aveva un appuntamento, doveva fare presto.
Si erano conosciuti sul ponte della Sanit, quello che regala
un inatteso panorama in mezzo a una strada principale. Per i mesi
dei loro primi incontri si vedevano l, e se ne stavano vicini a
guardarsi sorridendo, senza parlare, mentre attorno a loro la citt
vorticava nei suoi traffici. Gli sembrava di essere invisibili, due
fantasmi felici in mezzo alla folla. Mario aveva pensato che non
poteva essere che l, che Laura lo aspettava per farsi guardare
sorridere almeno unaltra volta, per consentirgli di dirle quello che
le doveva dire. Quarantanni, pensava; e non ho avuto il tempo di
dirti quello che ti dovevo dire.
Arriv sul ponte che il traffico cominciava a scemare, come
una canzone che finisce. Si guard attorno: Laura non cera. Non
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fu deluso, forse era in anticipo. Cera ancora gente che passava


veloce, qualcuno lo urtava e non gli chiedeva scusa. Correte, correte, pensava Mario. Non perdete tempo. Avete ragione, a correre. Sapeste quanto poco, il tempo. E quanto passa in fretta.
Poco pi in l cera un banchetto, tre assi di legno messe in
croce, e dietro un vecchietto imbacuccato in una coperta. Attaccati al banchetto una decina di biglietti della lotteria. A Mario la
presenza delluomo diede fastidio: e se Laura per presentarsi a lui
avesse avuto bisogno di trovarlo solo? E se per colpa del vecchio
non si fosse presentata, e avesse potuto farlo stasera o mai pi,
che la vigilia di Natale? I pensieri gli mettevano ansia, mentre i
minuti passavano e la folla si diradava. Le dieci. Il quartiere che si
vedeva dal ponte sembrava un presepio, con tutte le piccole finestre illuminate. Arrivava leco di risate e canzoni.
Mario guardava il vecchio, che non accennava a sbaraccare.
Coperto comera, nel vento tagliente che soffiava sul ponte, non
ne vedeva il volto. Ma che aspettava, se non cera pi nessuno in
giro per comprare i maledetti biglietti della lotteria? Non aveva
dove andare, a passare il Natale? Ormai Mario era sicuro che, se
non fosse stato solo, non avrebbe incontrato Laura. Rabbrividendo per la febbre e il vento, ebbe unidea. Abbranc quello che
aveva in tasca e si avvicin al vecchio. Quanto volete, per i vostri
biglietti? Ve li compro tutti, cos andate a casa. Luomo gir il
capo verso di lui. La coperta gli arrivava al naso, il berretto di lana
gli copriva la fronte. Si vedevano solo gli occhi, due lacrimanti
occhi cisposi dietro un paio di occhiali tenuti insieme col nastro
adesivo. Tutti?, chiese. Tutti i biglietti? S, disse Mario. Tutti.
Basta che andate via.
Ci fu un lungo silenzio, Mario in piedi con una manciata di
banconote strette nella mano, i capelli scompigliati dal vento, il
vecchio seduto come un Budda di lana che lo guardava dal basso.
Il destino, disse. Che?, chiese Mario. Il tempo passava.

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Il destino, ripet il vecchio. Non lo puoi comprare, il destino. Io vendo solo una possibilit. Un biglietto il destino.
Dieci biglietti non sono dieci destini: sempre lo stesso destino.
Il destino non esiste, disse Mario. E pensava alla bollicina
daria nel tubo della flebo. Il destino lo facciamo noi. Con quello
che facciamo, con quello che diciamo. E con quello che non diciamo, forse. Anzi, soprattutto.
E tu, disse il vecchio, che cosa cerchi sul ponte della
Sanit la notte di Natale? Non senti che mangiano, che bevono?
Non hai chi ti aspetta a casa, per festeggiare?.
No, vecchio. Non ho chi mi aspetta. Se qualcuno mi aspetta, mi aspetta qui, su questo ponte. E aspetta che io sia solo, per
venire da me unultima volta. Per ascoltare quello che ho da dire,
quello che non ho detto quando potevo ed rimasto qua, e si
batt in petto. Vai via, vecchio. Prendi i miei soldi e lasciami il
ponte, per questa sera. Mario guard in basso, la strada lucida di
pioggia che rifletteva i lampioni. Venti metri, forse trenta. Il tempo di una frase, prima di abbracciarti ancora.
Il vecchio disse: Il destino non si compra. Metti via i tuoi
soldi. Cosa vuoi, dal Natale? Cosa vuoi che ti regali, il tuo
destino?.
Un altro Natale, disse Mario. Solo unaltra sera di Natale,
per guardarla ancora mentre si muove nella sua casa, in quella
danza silenziosa che mi sono goduto quaranta volte, per le quaranta vigilie di Natale che abbiamo vissuto insieme. Darei la vita,
do la vita per un altro Natale. Per stare ancora una volta vicino a
lei, per sentirne il profumo. Puoi chiedere al destino se posso avere unora, solo unora di un altro Natale?.
Rimasero l, uno di fronte allaltro, circondati dal gelido
vento del ponte. Non cera pi nessuno, tranne il vecchio dietro
al banchetto della lotteria e luomo in piedi, con i soldi in mano.
Dopo un lungo silenzio il vecchio parl.
Lo vuoi e lavrai. Unora, solo unora. Ma dovrai tacere. Dovrai guardarla, sorriderle, dire le cose che avresti detto, ma niente
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di pi. Non dovrai fare o dire nulla di diverso, il destino ha un


equilibrio che nessuno deve alterare. Se dovessi dire quello che
non hai mai detto, che non avresti detto, ti sar sottratta per sempre e non la rivedrai mai pi. Hai capito? Hai capito bene? Nulla
di quello che non avresti detto. Nemmeno una parola.
Era un sussurro, niente pi di un sussurro che veniva da una
lercia coperta. Ma a Mario parve il canto di mille angeli. Che
devo fare?, disse. Prendi in cambio quello che vuoi, ma regalami
questora. E regalamela subito.
Vola, disse il vecchio. Fai presto. Manca unora a Natale.
E Mario vol.
Si accorse che Laura non era mai andata via sin dallandrone del
palazzo. Il profumo inconfondibile della sua cucina, una magia
che si ripeteva ogni Natale: teneva da parte i soldi da un mese, per
preparare la cena di quel giorno, pesce, frutti di mare, contorni,
dolci. La pizza di scarole, con le acciughe, quella di cipolle dolci.
Entr in casa senza fiato, la trov leggera, la televisione spargeva
canzoni per la casa, un coro di bambini. Ciao, gli disse. Hai
fatto tardi. Lui si mostrava calmo e dentro stava impazzando di
felicit. Nel silenzio che gli era stato imposto, sorrideva di fronte
alla calma di lei. E alla sua casa che aveva vissuto buia e fredda
negli ultimi giorni, e che ora era il posto pi caldo e luminoso
della terra.
La tavola era splendida, due lunghe candele accese, la tovaglia buona, i fiori freschi. Suoni, profumi. E soprattutto Laura,
dolce e viva, calda e sorridente. Il loro tenero silenzio consapevole, quello che li aveva cullati e protetti per quarantanni, adesso gli
pesava: avrebbe voluto urlare, cantare tutta la sua felicit. Ma
doveva rispettare la consegna del vecchio: non avrebbe sopportato di veder dissolvere quello spettacolo tanto amato.
Mangiarono, si sorrisero. Parlarono anche, le solite cose, i
figli, i nipoti. La casa. Laura gli parl di quello che aveva da fare,
piccole dolci faccende domestiche. Lui cerc di nascondere le
lacrime dietro un colpo di tosse. Lora pass.
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Quando ebbero finito di sparecchiare e lavare i piatti, fianco


a fianco nel loro speciale, dolce silenzio pieno damore, lui si
ferm e le prese la mano. Guardandola negli occhi, pieni di lacrime disperate i suoi, di sorpresa e curiosit quelli di lei. Si port la
mano alla bocca per un lungo bacio: capiva solo ora quanto gli
fosse necessaria. E quanto fosse necessario che lei lo sapesse.
Linfermiere ai piedi del ponte guardava lo scomposto fagotto di
stracci, illuminato dal lampeggiante dellambulanza. Qualcuno si
era affacciato dalle finestre, incuriosito. Luomo pensava che la
notte di Natale era terribile, una calamit. E maled ancora una
volta i turni che, per avere il capodanno, lo costringevano a lavorare quella sera.
Luomo a terra ebbe un piccolo tremito, stava morendo. Un
piccolo colpo di tosse, doveva essere stato quello: allinfermiere
pareva impossibile, che prima di smettere di respirare avesse sussurrato: Ti voglio bene.

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LIVIO SANTORO

Argonauti del Tirreno centrale

Tambin nosotros quisiramos


encontrar algo que vaya ms all
de ese silencio.
J.J. Saer

Il Professor Saverio Maria Mandelli, membro Emerito della Societ Internazionale di Antropologia, rispettato Decano di Ateneo, Direttore della prestigiosa Review of World Ethnology and
Ethnography Studies, nonch colonna delleditorial board di una
mezza dozzina fra le pi autorevoli riviste internazionali di saperi
storico-sociali, consigliere FAO, e da qualche mese consulente del
Fondo Monetario Internazionale, afferr raggiante il microfono
per annunciare che i lavori del congresso, in una meravigliosa
giornata di met primavera baciata dal sole pi luminoso, una
giornata inoltre abbracciata dallaria pi tiepida che si potesse
desiderare, erano finalmente aperti. Ringrazi tutti coloro che
avevano reso possibile levento: dal Rettore Magnifico, che sorrideva fiero e soddisfatto in prima fila, al Professor Thomas H.
Cohen dellUniversit di Boston, in visita ufficiale col suo gruppo
di ricerca; dalle sue tre pi strette collaboratrici, Professoresse
Miranda Rocchi Bardaccini, Judith Harvey Peluso e Dottoressa
Martina Sacchi, fino a tutti gli altri illustri colleghi che, nelle
legittime sedi consiliari, avevano acconsentito a finanziare levento con discrete porzioni di fondi dipartimentali. Infine, il Professor Saverio Maria Mandelli, emerito, chiarissimo, da tutti onorato
e mai (neanche privatamente o silenziosamente) vilipeso, pronunci il suo grazie pi sentito rivolgendosi anche agli studenti accorsi, senza ovviamente trascurare un garbato accenno alla collaborazione di impiegati e segretari, bidelli, custodi e pulitori; collabo-

razione senza la quale, c da starne certi, sottoline con il rigore


di un uomo daltri tempi, non staremmo qui a discutere delle nostre ricerche. Un applauso convinto e scrosciante accompagn la
fine di saluti e ringraziamenti, sicch Judith Harvey Peluso, esperta di simbologie sessuali e pratiche psicotrope dellAmerica precolombiana, facendosi largo in mezzo al clamore che riempiva
laula come una generosa cornucopia, si port fluida e sinuosa
dietro la cattedra, accomodandosi con disinvoltura al posto centrale, sulla sedia girevole che sempre spetta al moderatore di
sessione.
Raccolto dunque il microfono dalle mani del Professor Mandelli come fosse un testimone, quella donna radiosa, cui lamore
per la ricerca donava un impareggiabile scintillio nel fondo di due
occhi celesti gi belli di loro, offr ai dotti della platea una semplice allegoria, generando al tempo stesso un improvviso sommovimento nei tessuti gastrici e nelle profondit viscerali della sua
collega e amica di sempre Miranda Rocchi Bardaccini, esperta di
rappresentazioni e semantiche culturali del corpo femminile, donna di salute cagionevole e a dire il vero assai precaria, in cui lamore per lo studio e per i libri aveva originato, sopra ogni altra cosa,
pallore ed eccessiva magrezza.
Ho lonore di moderare questa prima sessione, onore che devo al nostro caro Professor Mandelli, disse Judith guardando di
sottecchi Miranda, uomo retto e studioso eccezionale, grazie al
quale lantropologia ha vissuto e vive, nel nostro paese, uno dei
suoi momenti pi vivi e stimolanti. Inoltre sono onorata di avere
qui, sedute accanto a me, personalit eccellenti sui cui libri gi io
stessa, prima ancora dei nostri studenti, mi sono formata. E,
aggiungo, come donna e come cittadina, ancor prima che come
studiosa. Oggi, continu la Professoressa Harvey Peluso con una
voce adesso diventata secca e didattica, siamo chiamati a discutere
dello statuto della nostra disciplina, facendoci forti del contributo
dei cugini accademici, storici, sociologi e psicologi, nella consapevolezza che la separazione degli sguardi ermeneutici oramai una
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strategia ampiamente superata allinterno del nostro paradigma


scientifico. Continu cos destreggiandosi sapientemente, con il
giusto distacco e la dovuta prudenza che sono dobbligo in introduzioni come la sua, per poi passare la parola a Chester Drabinowicz, Associate Professor di Boston, inizialmente psicologo
sociale e solo in seguito studioso di culture, le cui ricerche dimostravano, comebbe a dire esibendosi in un ampio sorriso, che
lattitudine degli studi etnologici subiva, in Occidente, una scomoda costrizione tra le spire delle norme sociali del proprio contesto.
Lo studioso contemporaneo, asser Drabinowicz, dovrebbe scrollarsi di dosso tale attitudine sfilandosi con un gesto disinvolto gli
abiti sgargianti dellimmagine esteriore, come disse utilizzando
una formula che la platea, visibilmente colpita, apprezz fortemente. Avrebbe dovuto, in sostanza, sbarazzarsi di quelloculocentrismo che, da sempre, caratterizza letnologia come disciplina
e configura lOccidente come luogo e sede dimmaginario. A suffragio di questa idea, per la verit gi consolidata e condivisa dal
concilio mondiale di antropologi e sociologi, Drabinowicz cit
numerose ricerche, sul campo e non, condotte nei cinque continenti. Da questa parte del mondo, aggiunse lo studioso, diamo
troppa importanza alla vista; e noi antropologi, che proprio nellOccidente nasciamo, facciamo lo stesso. Gli occhi, detto senza
giri di parole, sono soltanto uno degli strumenti di cui gli uomini
dispongono per conoscere e vivere il mondo. N pi n meno
importante degli altri.
Ascoltando tutta ringalluzzita tali ragionamenti, Miranda
Rocchi Bardaccini, che su questi temi era forse pi sensibile di
tutti gli altri convenuti, quando Chester Drabinowicz cess di
parlare, si abbandon con slancio alle sue riflessioni, intervenendo ardimentosa e assai prodiga di sorrisi. Cos si avventur in un
lungo monologo su per gli erti sentieri di una vetusta fenomenologia, citando senza mai scivolare tutto un composito manipolo di
antichi uomini di senno. Si serv degli Husserl e dei MerleauPonty, dei Minkowski e rispolver addirittura i Condillac.
87

Il dibattito and avanti per tutta la mattina su questo registro


stimolante e, grazie alla partecipazione di altri studiosi di chiara
fama che si avvicendarono sulla cattedra, quellaugusto consesso
divent come una famiglia che si trovi interamente ricongiunta attorno alla tavola imbandita delle sante ricorrenze, quando nella
leggerezza dello scherzo e del gioco si condividono anche le verit pi sensibili e profonde. Quando, a un certo punto, un cenno
della giovane Dottoressa Martina Sacchi, affaccendata a fare
avanti e indietro fra laula e il cortile, convinse il Professor Saverio
Maria Mandelli che, almeno per la mattina, tutto quel parlare
poteva considerarsi pi che sufficiente. L fuori, infatti, una schiera di giovani in camicia avorio e gil blu oltremare se ne stava
impettita al di l di un sontuoso buffet pronta a servire, mescere e
rimpinguare. Lanziano e rispettato Mandelli fu il primo ad avvicinarsi a quella ricca mensa di leccornie, mentre gli altri attendevano dietro come i cavalieri prima della battaglia, portando con s
Thomas H. Cohen, Chester Drabinowicz e tutti i delegati bostoniani. Questa frittatina di maccheroni la dovete assolutamente
provare, disse soddisfatto, e questi arancini squisiti! Ah, be, questi rustici qui sono eccezionali, dentro ci sono una ricotta e un
salame che trovate soltanto qui da noi. Caro Cohen, in fatto di
cibo non c relativismo che tenga. Dichiaro senza alcuna riserva
il mio pi totale e incondizionato etnocentrismo! Dieta mediterranea, Italian way of food! fece divertito Mandelli, e gi a ridere di
gusto. Con lui si sganasciarono tutti dalle risa, dal pi vicino al pi
lontano, dai cavalieri in prima linea fino ai riservisti sullo sfondo.
I ragazzi in gil blu oltremare, che stavano di fronte a quella legione allegra e divertita, cominciarono a riempire piatti e bicchieri
adeguandosi allistante a quella legge non scritta per cui in certi
luoghi e in certe occasioni si raggiunge il buffet e lo si sfrutta
secondo i gradi dei titoli e dellanzianit di servizio. I bostoniani
assaggiarono ogni cosa accompagnando il sollazzo della gola con
una serie ruggente di superlative esclamazioni. Amazing, wonderful, special! Dappresso Mandelli, senza smettere di masticare
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nemmeno per idea, continuava ad arraffare di ottima lena: anche


quei piccoli involtini di sfoglia e di wurstel dei quali, fiero paladino della tradizione dellArtusi e della Boni, non era, invero, mai
stato ghiotto.
Il pomeriggio, rientrati in aula dopo un caff che, come
qualcuno ebbe a dire, sembrava cioccolato, ripresero tutti il posto
di prima. Tuttavia la sessione Sguardi coloniali vs Sguardi postcoloniali, prevista nellorario 15.00-19.00 e moderata dal bostoniano Gordon Sheridan, studioso di flussi culturali e rotte commerciali dei secoli XVII e XVIII, non ebbe lo stesso successo di
quella del mattino. Appesantiti e gonfi come otri rumorosi, Professori e Dottori, Emeriti e Chiarissimi, furono quasi tentati di
abbandonarsi senza ritegno alla fiacca del sopore. Tuttavia, con le
residue forze di una volont temprata da lunghe carriere, presero
a combattere strenuamente contro i fasti e i lussi di un sonno in
cui ognuno, nellintimo dellanimo suo, avrebbe desiderato silenziosamente cadere. Prosperose studentesse e aitanti studenti, che
sin dalla mattina avevano popolato le ultime file dellaula gremita
elargendo annuenze e sorrisi di opale, dopo aver coraggiosamente
adempiuto al compito di mostrarsi agli occhi dei maestri e di dar
loro lustro di fronte agli ospiti doltreoceano, vedendo adesso in
aula imperare la stanca, si diedero alla macchia silenti e discreti
imboccando la pi vicina via di fuga. Soltanto Miranda Rocchi
Bardaccini, Judith Harvey Peluso e Martina Sacchi rimasero vigili
per lintero pomeriggio. Chi per un motivo, chi per un altro. Vigorosamente preoccupate della buona riuscita della giornata di
studi, le tre pi strette collaboratrici dellesimio Mandelli animarono anche le ore che volgono al crepuscolo considerando e commentando, intervenendo e sottolineando. Su tutte, una figura sublime la fece Martina Sacchi, Dottoressa, che osservando un vizio
procedurale nelle metodologie adottate da Cosimo Valente, Professore, esperto di linguaggi etno-museografici, attir insperatamente le attenzioni della platea sonnecchiante. Al che pure

89

Mandelli, recuperando vigore ed energia, si compliment con la


sua brillante e giovanissima allieva.
A sera, ch oramai le 19.00 erano giunte, i convenuti presero
congedo vicendevole stringendosi mani, scambiandosi pacche e
sorridendosi molto. Si diedero cos appuntamento a poco pi
tardi, quando alle 22.00 spaccate, nello scenario magnifico dellattico in collina di Mandelli, anima indiscussa della giornata di studi,
avrebbero festeggiato leccellente riuscita del convegno appena
concluso.
Da lass si vedeva tutta la citt, illuminata e come sospesa in
unaria insolitamente tersa e delicata. I bostoniani, puntualissimi,
che per la prima volta si trovavano davanti a quel panorama che
arrivava fino al mare racchiudendolo in una abbraccio di luci e
pietra ignea brunita dai tempi, si lasciarono andare, di nuovo, a
una bella sfilza di sfolgoranti esclamativi. Amazing, wonderful,
special!
Alla spicciolata si presentarono gli altri, comprese Judith,
Miranda e Martina Sacchi, per loccasione al braccio del Professor
Cosimo Valente, ancora colpito e prodigo di complimenti nei
confronti della giovane studiosa che prima laveva tanto abilmente contraddetto. Gordon Sheridan e Chester Drabinowicz, dopo
aver preso confidenza con quellaria dolce e quel panorama fiabesco, furono tuttavia abbacinati soprattutto dalla squisita eleganza
di Judith Harvey Peluso. Le si fecero dunque incontro con un
viso di festa. I tre si assieparono cos al tavolino dei cocktail dove
lesperto di flussi culturali e rotte commerciali dei secoli XVII e
XVIII, Professor Sheridan, dimostr uninnata dimestichezza anche con tumbler e coppe. Ridendo di pancia agevolati dalle libagioni, i tre videro avvicinarsi lentamente anche Miranda Rocchi
Bardaccini che, con il suo striminzito bicchiere di prosecco ormai
caldo, prese in ostaggio Drabinowicz cercando conferme e proponendo rilanci al discorso del mattino. Questi, sciagurato lui e
loculocentrismo delle societ occidentali, guard sconfitto il
collega Sheridan, concedendogli cavallerescamente lesclusivo
90

privilegio di perdersi nello scintillio degli occhi di Judith Harvey


Peluso.
Tutti erano allegri e felici, nonostante le fatiche della giornata. Mandelli, ospite perfetto e generoso, si godeva in parti uguali la sua fierezza dividendola interiormente per argomenti e dimensioni: congresso internazionale dallesito appagante; fiducia
scientifica ben riposta nelle sue eredi (ma di questo era gi certo
in partenza); serata dolce e memorabile; panorama disarmante
nella sua straordinaria bellezza; meravigliosa clemenza del tempo;
bevande gradite e copiose. Cos, circonfuso di gioia, richiam a s
tutti i convenuti, facendo tintinnare il bicchiere in cui fino a poco
prima alloggiava il suo adorato amaretto con ghiaccio e scorzetta
darancia. Amici e colleghi, vi confesso che oggi mi sento un uomo felice, nonostante tutte le mie primavere e i miei acciacchi,
perch sono fiero di aver dato nuovo lustro alla nostra disciplina
e, soprattutto, perch sono fiero di lasciare, come sar inevitabile
tra pochi anni, un ambiente in pieno fermento ed effervescenza.
Per questo mi sento di poter condividere con voi, anzi di doverlo
fare, il mio successo scientifico pi grande, successo di cui, al
giorno doggi, sono a conoscenza soltanto le qui presenti Professoresse Harvey Peluso e Rocchi Bardaccini e lesimio Professor
Cosimo Valente. Cos dicendo invit tutti quanti a entrare dentro
casa, dove il panorama, pur sempre visibile, restava al di l di eleganti vetrate liberty soltanto lateralmente coperte da tende di
organza. Mandelli chiese dunque agli invitati di prendere posto
sui profondi divani e le lussuose poltrone (chi lo desiderava poteva egualmente restare in piedi purch comodo e attento), e trasse
dal suo scaffale dei classici greci una recente edizione delle Argonautiche di Apollonio Rodio, aprendola con emozione l dove un
segnalibro di stoffa color smeraldo teneva la memoria alla pagina
giusta; cos, dopo essersi schiarito la voce, lesse tutto dun fiato:
Un vento propizio spingeva la nave, e ben presto
furono in vista di Antemoessa, lisola bella
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dove le melodiose Sirene, figlie dellAcheloo,


incantano e uccidono col loro canto soave
chiunque vi approdi. Le partor ad Acheloo
la bella Tersicore, una Musa; un tempo servivano
la grande figlia di Deo, quando ancora era vergine,
e cantavano insieme; ma ora sembravano
in parte uccelli, in parte giovani donne.
E stando sempre in agguato al di sopra del porto,
tolsero a molti, consumandoli nel languore,
il dolce ritorno.
Chiudendo il libro, ma lasciando lindice a tenere il segno tra
le pagine, Saverio Maria Mandelli ricord quando, parecchi lustri
prima, in compagnia degli allora giovanissimi Cosimo, Judith e
Miranda, non ancora Dottori, era impegnato in una ricerca sui
racconti di vita e i percorsi biografici dei pescatori tirreni, raccogliendo testimonianze e documenti lungo la costa, che appariva al
di l delle vetrate, e nei porticcioli di quelle isole laggi, che a farci
attenzione pure si intravedevano. Nel suo novellare rimembr
che dopo indagini lunghe e faticose, di una fatica per satura di
soddisfazioni, tracciando le rotte degli ittici su precise cartografie
nautiche, il mare l di fronte a un certo punto risult completamente battuto con leccezione di un piccolo nucleo di scogli e
bassi fondali, a quanto pare morfologicamente adattissimi alla pesca del polpo, ma inspiegabilmente lasciati alla selvatichezza della
solitudine. Dopo aver analizzato le numerose narrazioni di quei
lavoratori perlopi analfabeti che per trascriverle dai nastri su
carta ci volle un lavoro di settimane e di mesi e dopo averne
confrontato le tracce con le mappe segnate, i quattro si erano resi
conto che nessuno faceva menzione di quellarcipelago vulcanico
di aspre rocce e speroni.
Cos, quasi per scommessa, disse raggiante Mandelli, io e Cosimo affittammo una piccola barchetta a motore invitando Judith
e Miranda, come noi amanti del mare, a fare uninsolita gita di
92

studio. Ebbene, tra quegli scogli, miei cari amici, trovammo


Antemoessa. E proprio l, disse quasi in lacrime, stavano le figlie
di Acheloo e di Tersicore. E cantavano! Ah che meraviglia il loro
canto!
Al che i bostoniani e tutti gli altri, gi di loro alticci e divertiti,
su tutti la giovane secolarizzata e post-materialista Martina Sacchi,
risero forte pensando alle famose canzonature del Professor Mandelli, in cui limmenso rigore scientifico era secondo soltanto allanimo burlesco. Risero fino a quando Mandelli non espresse solennit indubitabile e, voltando le spalle ai suoi ospiti, si diresse
verso una piccola stanza attigua al salone. Accompagnato dal sodale Valente, che per quanto aveva bevuto rischi di inciampare
sul bordo di un sontuoso tappeto damascato, torn trascinando
in catene due figure che a tutta prima sembrarono umane, con il
seno fulgido e nudo e la testa china a guardare il suolo. Ma a uno
sguardo pi attento, mentre dalloscurit della piccola stanza esse
si muovevano verso il chiarore del salone liberty, agli astanti fu
palese che di umano avevano soltanto parte del corpo. Tra lo stupore dei convenuti, Judith e Miranda (per loccasione anchella radiosa) si guardarono con un lampo di orgoglio negli occhi, sorridendo compiaciute dellincredulit dei bostoniani e degli altri colleghi. La parte del corpo che non era umana infatti pareva duccello, anzi lo era: ali piumate e zampe puntute.
Eccole, le figlie di Acheloo e di Tersicore. Eccole a voi!
Gordon Sheridan, studioso di flussi culturali e rotte commerciali
dei secoli XVII e XVIII, lasci cadere per terra il suo bicchiere
ricolmo di black russian macchiando irreparabilmente il pregiato
tappeto damascato sul cui bordo, poco prima, Cosimo Valente
aveva rischiato una bella figuraccia. Thomas H. Cohen, Chief
Researcher dellUniversit di Boston, butt gi di un colpo il suo
whisky torbato bruciandosi le pareti esofagee e sentendo di conseguenza leggeri conati di vomito nel ventre profondo. Chester
Drabinowicz, Associate Professor, psicologo sociale prima ancora
che studioso di culture, rest a bocca aperta come le donne
93

esterrefatte in certi film di una volta. Martina Sacchi, Dottoressa


brillante e appena promossa nellempireo dei pi savi, si abbandon a esclamazioni per la verit non troppo eleganti. Reazioni
simili ebbero luogo tra gli altri convenuti; tutti, chi pi chi meno,
mostrarono stupore ed eccitazione. Altro che Malinowski e
Radcliffe-Brown! Altro che Trobriand e Andamane! Mandelli aveva trovato Antemoessa, e aveva studiato le sirene!
Guardatele, guardatele! squill lillustre Professore alzando le
braccia e chiamando a s colleghi e colleghe come un soprelevato
sacerdote di una religione scomparsa acclamato da uomini nudi a
perdita docchio. Per qualche istante non si avvert il minimo rumore, fin quando Thomas H. Cohen, come prevede letichetta, si
avvicin per primo a quei prodigi. Il bostoniano cerc di guardare
le due sirene negli occhi, ma quegli esseri leggendari tenevano le
palpebre chiuse, come fossero cicatrizzate, serrate per sempre.
No, da quando le abbiamo portate qui non li hanno mai aperti,
disse Miranda Rocchi Bardaccini. Per osservate tra le gambe! E
invit le due sirene, lente e remissive, a sedersi su un paio di sedie
che nel frattempo Judith Harvey Peluso aveva sollecitamente portato al centro della stanza. Quando quei due esseri inermi, con le
catene ancora al collo, si sedettero, la Professoressa Rocchi Bardaccini, senza incontrare la minima resistenza, allarg loro le cosce, che fino al ginocchio erano come quelle di tutti gli umani.
Sicch illustr a tutti i presenti la sostanziale identit dei loro
genitali con gli organi femminili che ognuno gi di per s conosceva. Dopodich mostr a tutti, come se non li avessero gi visti,
i seni alti e carnosi. Questo particolare ci ha sin dallinizio autorizzato a pensarle mammiferi, dunque donne prima ancora che uccelli, e quindi soggetti in un modo o nellaltro testimoni di cultura,
portatori di usanze e costumi, in sostanza nostro precipuo oggetto di studi, aggiunse infervorata Miranda Rocchi Bardaccini mentre tutti, bostoniani e non, si avvicinavano a guardare. Vulve familiari, ornitozampe, ali piumate e seni carnosi; il tutto nella singolare combinazione di un unico corpo. Chester Drabinowicz, che
94

frattanto si era ripreso dalliniziale sorpresa, si fece largo a testa


dariete sgomitando nel capannello di professori curiosi che si era
formato attorno alle sirene sedute e accost tremante la mano a
una delle due, l dove la pelle delle spalle cominciava a ricoprirsi
di piumaggio, chiedendo come un bimbetto se poteva toccarla.
Certo che poteva, lo incitarono allunisono Mandelli, Valente,
Harvey Peluso e Rocchi Bardaccini, sono qui per questo. Martina
Sacchi, che fino a quella mattina si era sentita estranea al gruppo
dei suoi superiori, nonostante le prestazioni gratuite e quasi quinquennali di mansioni tecniche e non, ebbe finalmente la netta
sensazione di essere stata raggiunta dallaura abbagliante di quegli
esoterici, di appartenervi insomma oramai di diritto.
Tutti si sentirono parte di un evento straordinario, dellesposizione pi strabiliante che il mondo, accademico e non, avesse
mai visto. E Mandelli, agli occhi di ognuno, prese quel posto superno che occupano tutti gli impavidi precursori e gli uomini di
scienza forgiati dallardore conoscitivo e dal coraggio; gente come
Heinrich Schliemann, Evangelista Torricelli, Baruch Spinoza e
Jurij Gagarin.
La tocchi, la tocchi! fece Cosimo Valente rivolto a Chester
Drabinowicz, non abbia paura, sono quasi trentanni che stanno
qui e non hanno mai avuto reazioni violente. In effetti, spieg
puntuale Judith Harvey Peluso, queste due meraviglie della natura
non hanno mai proferito parola. Abbiamo cercato fin da subito di
metterle a loro agio con le nostre tecniche meno invasive, ma nulla; per quanto garbatamente le interrogassimo restavano mute,
non dicevano niente. Per questo le abbiamo portate quass, per
vederle vivere giorno per giorno, per trarne racconti e osservarne
le usanze, per comprenderne la cultura, insomma. L da loro, sugli
scogli di Antemoessa, non era possibile, e ci abbiamo provato, ma
ogni volta volavano via. Eccome se ci abbiamo provato! Ma
niente.
Drabinowicz, nel frattempo, accarezzava le piume della sirena di destra, mentre Thomas H. Cohen, guadagnata ormai
95

confidenza con quella di sinistra, aveva cominciato a ispezionarle


prima il collo snodato, poi le zampe grinzose; infine, dopo averle
lisciato le ali e la schiena, prese di mira i seni gonfi e maturi. Vedendo il collega anglosassone indugiare proprio su quelli, Judith
Harvey Peluso, oramai avvezza alleffetto che quei pomi dorati
avevano sugli uomini, afferr la mano di Cohen e lo incoraggi,
accompagnandolo lei stessa lungo il serico ventre della sirena fino
a scendere sulle labbra carnose del sesso. Il bostoniano, inizialmente disorientato, sorridendo di gioia manifesta assecond volentieri la guida di Judith. Questultima manovra provoc in lui
unimmediata agitazione nelle zone cardiache e un concomitante
turgore dalle parti del pube. Vedendo il suo diretto superiore praticare tali escursioni sugli intimi monti della sirena l accanto,
Drabinowicz, che in quanto a virilit non era certo da meno, fece
lo stesso con quella che aveva davanti, subendo i medesimi effetti
che laltro nel frattempo esperiva. Al che Mandelli, che mille e
mille volte aveva sperimentato su di s quel rimestamento vulcanico di umori, invit i colleghi Drabinowicz e Cohen a passare in
camera da letto, ch tanto la notte era lunga, cera tempo per tutti
e nessuno doveva aver timore di restare a bocca asciutta. Sicch i
due sorrisero, e strattonando le catene che le sirene avevano al
collo, le trascinarono l dove Mandelli aveva indicato. Andate
tranquilli, ch non protestano e non dicono niente. Riportatele
intere per, che qui vi aspettiamo.

96

ROSALBA CAMPRA

Lesperienza del fantastico tra lettura e scrittura


TRADUZIONE ITALIANA DI ALESSIO MIRARCHI

Questo articolo corrisponde alla relazione che Rosalba Campra ha presentato


al II Congresso Internacional Vertentes do Inslito Ficcional, tenutosi a Rio de
Janeiro tra il 28-30 aprile 2014. Il testo poi apparso negli Atti corrispondenti
con il titolo La experiencia de lo fantstico entre lectura y escritura, in Garca F.,
Batalha M.C. e Michelli R. (a cura di), (Re)Vises do Fantstico: do centro s margens;
caminhos cruzados, Rio de Janeiro: Dialogarts, 2014, pp. 137-152 ed qui
pubblicato per la prima volta in lingua italiana.

1. Ancora una volta ho lardire di addentrarmi negli insidiosi


territori del fantastico1. Queste avventure iniziarono molto tempo
fa: i miei primi articoli sul tema, dedicati a singoli testi (Aura di
Carlos Fuentes, El sueo de los hroes di Bioy Casares, Laltro cielo di
Cortzar) furono pubblicati nel 1980; a questi seguirono nel 1981
altri lavori di ordine generale (Il fantastico. Una isotopia della trasgressione e Verosimiglianza e sintassi nel racconto fantastico) che alcuni
esperti generosi come David Roas e Jos Miguel Sardias tradussero in spagnolo per le loro antologie di riflessione teorica. Una
riflessione che non era assente da quei primi lavori su una particolare narrazione: noi critici, come i paleontologi, andiamo in
cerca della ricostruzione dellintero dinosauro, sebbene quello che
abbiamo fra le mani sia nientaltro che un piccolissimo frammento.
Da quel periodo non ho mai smesso di ritornare a occuparmi
di questi problemi. Spesso (soprattutto dopo la pubblicazione nel
2000 di Territori della finzione, dove organizzavo e rielaboravo tutto
ci che avevo pensato sul tema fino a quel momento) mi sono
detta che quella volta sarebbe stata lultima. Ma come tutti sanno,
per chi si abitua a conversare con vampiri, fantasmi e altri esseri
di quellaltro lato della realt, molto difficile rinunciare alla loro
compagnia: siamo tutti recidivi.
Desidero ringraziare gli organizzatori del II Congresso Internacional
Vertentes do Inslito Ficcional (Rio de Janeiro, 28-30 aprile 2014) e, in
particolare, Flavio Garca, il cui invito allorigine di queste riflessioni.
1

A ogni modo, devo confessare che in quei lavori per cos dire
teorici non era mia intenzione costruire una teoria della letteratura fantastica. Essenzialmente, mi stava a cuore identificare
una possibile strategia di lettura del fantastico, e su questo lavorai,
in anni lontani, con uno straordinario gruppo di studenti dellUniversit di Roma La Sapienza. Un giorno uno di loro mi interpell
entusiasta: Ma quello che stiamo facendo qui vedere se ci sono
meccanismi che possano servire non solo ad analizzare un racconto fantastico ma anche a scriverne uno.
Credo che in un certo senso fosse cos, e alcuni di loro vi si
cimentarono, con lo stesso fervore che mettevano nellanalisi. In
effetti, come sappiamo, ci che chiamiamo letteratura un risultato dellandirivieni fra lettura e scrittura, e questo era precisamente ci che io stavo facendo allepoca: da un lato una lettura
professionale che mi port a formulare una serie di concetti sul
tema e dallaltro una scrittura finzionale, derivata da una passione
che forse ha la sua origine nella mia infanzia popolata di adulti
lettori (e narratori) di storie nelle quali si offriva una visione della
realt che includeva diverse forme dellinsolito. Senza tralasciare,
ovviamente, la mia personale esperienza come lettrice di favole
quando ero piccola nonch, poco dopo, dellAntologia della letteratura fantastica di Borges, Silvina Ocampo e Bioy Casares, libro che a
sua volta mi trascin a leggerne altri che promettessero vissuti
simili.
Mi permetto adesso unaltra confessione: neanche nella mia
scrittura di finzione mi sono impegnata a scrivere racconti fantastici. Volevo semplicemente raccontare le avventure che certi
personaggi (o certe parole) vogliono offrirmi. Ci non toglie che
chi ha letto o studiato questi testi abbia spesso fatto la scelta, supportata da diverse ragioni, di classificarli come fantastici. Non
sempre mi ci trovo daccordo, se si accetta una ristretta delimitazione del fantastico come coesistenza di due (o pi) livelli di realt
che il testo in s (esplicitamente o implicitamente) ha definito come escludenti. Seppur attraverso diverse formulazioni, questa
100

una restrizione di campo comunemente accettata negli studi contemporanei. Tra le molte definizioni ugualmente valide scelgo
quella di Ana Mara Morales per la sua concisione: Al di fuori
della legalit accettata nel sistema testuale, il fantastico si presenta
come un avvenimento illegale e trasgressivo2. Daltro canto, se
penso alle mie stesse creazioni devo riconoscere che sebbene
spesso sfuggano alla catalogazione in definizioni restrittive come
quella appena citata, la nozione di realt che in esse si va a formare possiede contorni molto fluidi. Nei suoi brevissimi testi,
Formas de la memoria (1989) si appropria di riferimenti mitici, mette
in scena fantasmi, esibisce le forme dellapologo o dellallegoria;
Herencias (2002), attraverso racconti dalle dimensioni canoniche, si
avventura in storie damore pi o meno torbide, ossessioni che si
materializzano e risvegli del passato. I racconti di Ella contaba
cuentos chinos (2008) esplorano le possibilit (leggendarie e non)
che offre un esotismo presuntamente collocabile nella geografia
extratestuale, mentre quelli di Mnima Mitolgica (2011), come indica il loro titolo, trovano un punto di ancoraggio in miti di origine
diversa. Los aos del arcngel (1998) si presenta come un romanzo
storico, con il dettaglio forse poco regolamentare di un protagonista arcangelo assai impacciato cui Dio affida improbabili missioni in Argentina. La protagonista di Avistamientos (2010) pu
essere una sirena, cos come pu darsi che i sogni raccontati in un
bar dalla narratrice di Las puertas de Casiopea (2012) si sovrappongano alla realt.
Le riflessioni che propongo oggi rappresentano un tentativo
di coniugare questo doppio tipo di accostamento: la duplice esperienza del fantastico tra lettura e scrittura. Tra gli stessi scrittori,
alcuni pensano che si tratti di esperienze contraddittorie e addirittura escludenti. Questa , per esempio, la posizione che esprime
Marcela del Ro Reyes in un lavoro sulla sua esperienza personale
Morales A.M., Transgresiones y legalidades (Lo fantstico en el umbral), in ID e
Sardias J.M. (a cura di), Odiseas de lo fantstico, Mxico: CILF, 2004, p. 27.
2

101

nel processo di scrittura di testi critici o fantastici, lavoro nel quale


spiega come ho separato, in me stessa, la mia coscienza autoriale
dalla mia coscienza critica3 stabilendo una vera e propria dicotomia tra le due discipline4 e mettendo in primo piano il conflitto
che questa duplice voce implicherebbe. Il conflitto si manifesta
nella scelta di due nomi differenti: Marcela Del Ro per firmare
romanzi, opere teatrali, poesie, racconti e Marcela Del Ro
Reyes per saggi, recensioni e altri testi di carattere accademico5.
Siccome non credo che si possa stabilire per questo problema (se
di problema si tratta) una regola generale, mi limito a chiarire che
questo non il mio caso: appartengo alla famiglia di quelli che
considerano (o sentono) che la scrittura comprende molteplici
voci, senza gerarchie n zone di demarcazione. Ci non toglie che
sussistano delle differenze: di ci che succede nel mio lavoro
critico sono responsabile in prima persona, mentre per quanto riguarda gli avvenimenti che accadono in un racconto la responsabilit compete a quegli esseri di finzione che chiamiamo personaggi e al padrone della voce che li racconta non quella dellautore, ma una voce anchessa finzionale, come ha argomentato
in maniera convincente Susana Reisz6. Tenendo presenti queste
posizioni, quello che prover a condividere qui sono soprattutto
le domande che suscitano questi itinerari su diversi territori. A tal
fine, ricorrer a testi di cui sono autrice, ovviamente senza alcuna
pretesa di esemplarit n di esporre intenzioni autoriali irrilevanti
al momento di dover leggere un testo, piuttosto, li citer in quanto testimonianza delle peripezie di chi, in queste avventure del
fantastico, dispone a volte ( il caso del saggio) di un certo tipo di
Del Ro Reyes M., Experiencia personal en el proceso de la escritura frente a los
diferentes gneros literarios, in Morales A.M. e Sardias J.M. (a cura di), Rumbos de lo
fantstico. Actualidad e historia, Palencia: Clamo, 2007, p. 143.
4 Ibidem.
5 Ibidem, p. 144.
6 Cfr. Reisz S., Literatura y ficcin; Poesa y ficcin, in Teora literaria, Lima:
Pontificia Universidad Catlica del Per, 1986.
3

102

bussola mentre altre volte ( il caso della finzione) decide quale


strada intraprendere pregustando sorprese pi che intravedendo
mete.
2. Credo si possa prendere come punto di partenza il fatto che i
testi che ci interessano qui, sono testi figurali, ovvero, testi che
appaiono sotto la forma di rappresentazione: rappresentazione
come in ogni testo narrativo di un particolare modello del
mondo, ovvero, in modo manifesto o latente, di una concezione
della realt7.
La componente insolita pu esser parte di questa realt in
vari modi e misure, a seconda delle idee (scienza, ideologia ecc.) di
ciascuna situazione storica ma sempre attraverso un discorso
(cio un dispositivo retorico) che anchesso debitore del suo
tempo. Ed il discorso, in quanto modo della rappresentazione, a
proporre (segnalare, suggerire, determinare) il modo in cui leggiamo.
Potremmo per esempio identificare un mondo dove la componente insolita s riconosciuta come rottura, ma si organizza
secondo le modalit del quotidiano. Oppure, viene raccontato il
quotidiano, ma seguendo una retorica dellinsolito. E potremmo
quindi individuare livelli, modalit e deviazioni. Certo che la
caratterizzazione di un oggetto secondo la dicotomia solito/insolito rappresenta un assunto sul quale il lettore fonda la sua
esperienza del mondo allinterno del quale il testo inscrive la propria legalit. Rispetto a ci, mi piacerebbe avvalermi delle esplorazioni della categorizzazione dellinsolito nella tradizione cinese
condotte da Victoria Cass. Il contesto culturale al quale questa si
riferisce senza dubbio molto diverso da quello che mi interessa
in questo caso eppure credo che offra alcuni parametri chiarificatori. Qualsiasi evento insolito, secondo quanto stabilisce questa
classificazione, appartiene ed studiato in una fenomenologia
Per una proposta sulla combinatoria relativa al detentore di questa
concezione rinvio a Campra R.,Territori della finzione: il fantastico in letteratura,
Roma: Carocci, 2000, cap. IV.
7

103

dellinsolito che dispone di una nomenclatura attraverso la quale


stabilire le differenze tra manifestazioni straordinarie (prodigi
della natura, bufere inusuali, nascite mostruose viste come segni
del favore o sfavore divino) e altri fenomeni, come per esempio
lesistenza di spiriti-volpe capaci di assumere le fattezze di donne
affascinanti, che vengono classificati nellambito di ci che
massimamente straordinario. Questo concetto viene completato
dallo sforzo di distinguere tra ci che veramente straordinario,
ci che fortuito ( il caso delle coincidenze) e il fraudolento8.
Ora, tra tutte le cose che avvengono, possiamo disporre soltanto di quelle che un discorso trasmette: il discorso il luogo
dove, come dicevo prima, le frontiere della rappresentazione si
confondono, il che richiede una specifica attitudine di lettura. Per
articolare alcune riflessioni sul modo di produzione del fantastico
in quanto effetto della lettura vorrei ricorrere a un altro affascinante libro di Victoria Cass, In the Realm of the Gods, nel quale lautrice riscrive storie e leggende cinesi di diversi tempi. Vi ci trovo,
per esempio, The Emperor and the Useless Ghosts, testo che fa parte
di un insieme di documenti del Sedicesimo secolo, la cui trama
ambientata nel 1369, ma che io leggo in una traduzione del
Ventunesimo secolo
Dopo due decenni di guerre devastatrici limperatore, allarmato dalla decadenza della citt di Suzhou, vi invia un Grande
Ufficiale, Zhu Liangzu, che lavorando giorno e notte riesce a
sistemare leconomia e a mettere ordine, salvo per un dettaglio
eccessivamente fastidioso, che Zhu Liangzu comunica allimperatore in un documento inserito da Cass nel suo testo:
Nei campi intorno ai paesi e alle citt siamo stati molto diCfr. Cass V., Dangerous Women. Warriors, Grannies and Geishas of the Ming,
Lanham-Boulder, New York, Toronto, Oxford: Rowman and Littlefield, 1999,
p. 94.
8

104

sturbati. Allimprovviso, possono arrivare a manifestarsi pi


di trecento fantasmi. Si riuniscono in tutti i posti pi comuni;
alcuni sono stati visti mentre attingevano acqua dai pozzi o
aggirarsi nelle piazze del mercato di notte addirittura tirando
pietre ai passanti. E quando non vagabondano in gruppetti, li
si vede attendere in fila vicino ai pozzi9.

Il problema sembra non avere soluzione, finch la moglie di


Zhu Liangzu ne identifica la causa: con tante guerre, epidemie e
carestie, nessuno si occupato di assolvere i riti necessari a che i
fantasmi non invadano il regno degli esseri viventi. C da applicare la razionalit: non con lo scopo di negare quel mondo altro,
ma per incorporarlo in una legalit. Cos come ha riorganizzato
una societ in rovina, suo marito deve adesso mettere ordine nel
mondo dei defunti, distinguendoli per categorie a seconda del
modo in cui morirono (guerra, suicidio, fame, frane) e
costruendo un altare per ogni gruppo in modo che il fantasma, a
seconda del suo rango, sappia dove deve dirigersi: cos la popolazione potr andare tranquillamente ai pozzi senza dover fare la
fila insieme a esseri che non appartengono a questo lato della
realt.
La componente insolita quindi scandalosa (appartiene cio
al campo del massimamente straordinario) soltanto finch non
la si inserisce in una categoria riconoscibile: una volta determinata
la sua classificazione, essa diventa perfettamente accettabile pur
non smettendo di risultare insolita. Eppure qui non si tratta di
narrazioni finzionali: nella bibliografia finale abbiamo la prova
che questi testi sono dei documenti10, o meglio, degli scritti che rimandano a una realt. Quando invece ci troviamo dinanzi a un
insolito che si iscrive dichiaratamente nella finzione la nostra lettura ricorre a altri schemi che deduciamo dalle convenzioni letteCass V., The Emperor and the Useless Ghosts in In the Realm of the Gods, San
Francisco: Long River Press / Beijing: Foreign Languages Press, 2008, p. 136.
10 Cfr. ibidem, p. 192.
9

105

rarie vigenti in determinati orizzonti storici. Carlos Reis, per


esempio, sottolinea lesistenza di un insolito (o addirittura di diversi insoliti) che i romantici elaborano sotto il segno mentale e
culturale del romanticismo, cos come esiste un insolito barocco,
realista, surrealista, postmodernista e cos via11.
Eppure, a differenza di Cass, io non ho accesso a quel testo
nella sua forma originale; quello che posso leggere ci che, ai
giorni nostri, lei ha scelto di offrire al lettore, al suo contemporaneo. A chi, per esempio, dovrei attribuire lironia? E questa ironia attenua leffetto fantastico o lo esalta? In che modo ci poniamo dinanzi a tanta fiducia nel potere della classificazione dellinsolito e, pertanto, della possibilit di organizzarlo? La conservazione di nomi autentici, che il lettore occidentale ha scarsi mezzi
per verificare, agisce come un effetto di realt? Al contrario,
riferimenti come dato che Suzhou era la Venezia della Cina12
che tipo di richiamo stanno facendo nei confronti del lettore
(ovviamente, il lettore attuale)? E quando anche si tratta, come
nel caso sopracitato, di una trascrizione di un documento, il fatto
che si sta citando il testo originale (o piuttosto una porzione di
quel testo) offre una garanzia sul narrato oppure sulla narrazione?
Che cosa ci viene chiesto di accettare, che quei fatti insoliti siano
accaduti oppure che chi li racconta ci abbia creduto? Nel racconto di Cass si percepisce quindi la presenza di una duplice voce
la cui eco oltrepassa il semplice fatto della doppia voce della traduzione (in questo caso, dal cinese allinglese, cui si aggiunge la
mia versione in spagnolo, tradotta qui in italiano): si tratta della
voce di una lettrice che si trasforma in narratrice e che non rinuncia a esibire i segni di unadesione e al contempo di una distanza, sia geografica che temporale nei confronti della sua materia.
11 Reis C., Figuraes do inslito em contexto ficcional, in Garca F. e Batalha M.C. (a
cura di), Vertentes tericas e ficcionais do inslito, Rio de Janeiro: Editora Caets,
2012, p. 55.
12 Cass V., The Emperor and the Useless Ghosts in In the Realm of the Gods, cit., p.
135.

106

La mia domanda in questo caso sarebbe: quali strumenti bisogna


usare per indagare queste diverse stratificazioni del testo?
3. Come ho gi avuto occasione di esporre in altri lavori (e in
particolare in Ms all del horizonte de expectativas: fantstico y
metfora social, 1998), definire un testo in quanto letteratura
fantastica preclude di solito altre possibilit di lettura. Lo stesso
accade con il poliziesco, il noir o la fantascienza: forse a causa
delleredit della loro collocazione nella paraletteratura. A proposito di questa classificazione di un testo come fantastico, vorrei
qui rimandare a uno dei miei racconti, Las sirenas, che venne
pubblicato in traduzione italiana sul numero 34 della rivista Nuova
Prosa dedicato a definire il fantastico e quindi in una collocazione che suggerisce unattitudine allinterno della quale si privilegia questa tendenza. Il racconto si basa su unimmagine, un
ritratto di Henrikke Emilie Pedersen antenata di un mio amico,
che nel racconto conserva il suo nome e su certi avvenimenti
della sua storia familiare, tramandata su grandi quaderni dove
venne trascritta fin dallinizio del Diciassettesimo secolo. Donna
di una bellezza molto speciale, senza dubbio perturbatrice. Tuttavia, non tutti coloro cui ho mostrato la riproduzione del dagherrotipo si sono trovati daccordo (chi voglia formarsi una propria
opinione in merito pu vederlo in unaltra edizione di questo
stesso racconto13). Chi sicuramente la trov bella lasciandosi
sedurre da quel ritratto fu limmaginario protagonista del mio
racconto, un giovane che viaggi per affari da Buenos Aires a
Copenaghen verso la fine del 1910 e che venne ospitato in casa di
una Henrikke Emilie Pedersen altrettanto immaginaria. Che cosa
potevo farne di questo materiale? Una storia damore sarebbe
stata poco verosimile visto che per il periodo in cui ambientata
Cfr. Campra R., Las Sirenas, in Aurora Boreal, n. 10, settembre 2011, pp.
26-27, in http://www.auroraboreal.net/literatura/puro-cuento/1073-lassirenas (data di ultima consultazione 22 luglio 2014).
13

107

la storia la bella del dagherrotipo era ormai una vecchia con il


viso costantemente nascosto da una specie di cuffia con velo, fino
a che non giunge il momento delladdio:
Si alz il velo e mi baci. Chiusi gli occhi davanti alla bellezza
intatta di Henrikke Emilie Pedersen, alla dolcezza tremante
della sua bocca senza sorriso. Mi guardava teneramente
scherzosa come dal ritratto, con i suoi occhi dorati, sicura del
mio stupore e del mio silenzio14.

Ci bastava per un racconto fantastico, ma non per il protagonista innamorato, che alcuni anni dopo la morte di Henrikke
deve tornare a Copenaghen e decide di visitare sua figlia. Senza
sapere come n perch le racconta di quella scena: non c sorpresa nella sua interlocutrice, ma giusto il suggerimento che si
trattasse di un giochetto di Henrikke piuttosto comune con gli
ospiti giovani. In pratica una voce normalizzatrice, sebbene non
abbiamo possibilit di indagarne la sincerit. Il vero finale
costituito dallaltro addio, quello definitivo, di Emilie. Ma neanche
questo un finale perch mentre estrapola il racconto dai limiti
del fantastico apre la prospettiva verso questaltro personaggio, la
figlia, un intruso nella trama che si dipanata fino a quel momento: Emilie Hansine Densine Hansen maccompagn cortesemente verso la porta, e rimase a guardarmi da dietro le tendine
fino a che non svoltai langolo e non potei pi vederla, n immaginarla15. Sarei giunta comunque a questo finale senza il nome
della figlia? Qual il peso di quelle parole? Credo che questo tipo
di chiusura-apertura risponda a unattitudine autoriale che ritorna
in diversi miei racconti, brevi o iperbrevi, come nel caso della
microfinzione. La manifestazione del fantastico si compie in un
Campra R., Le sirene, trad. di D. Puccini, in Nuova Prosa, Milano: Greco &
Greco Editori, n. 34, 2004, p. 22.
15 Ibidem, p. 23.
14

108

determinato momento: il fantastico, potremmo dire, termina l.


Invece, quando termina il racconto? Mi rendo conto che per
quanto mi riguarda mi trovo spesso nella situazione in cui la
storia, come in questo caso, prende unulteriore svolta. E quindi la
domanda dovrebbe essere: in quel momento successivo che
risiede il fantastico? Oppure si tratta al contrario di qualcosa che
pronostica per il racconto una differente direzione? Linterpretazione di un racconto fantastico pu esaurirsi nella rilevazione
dellavvenimento trasgressivo?
In Cicatrices, altro racconto dello stesso volume Herencias,
questo aspetto assume un peso rilevante. Quando cominciai a
scriverlo pensavo a unavventura banale, un classico rimorchio
alla fermata dellautobus (narrato in prima persona dal protagonista maschio) con prevedibile conclusione a letto. E con un dettaglio particolare: le reticenze di lei che si rifiuta di togliersi la camicetta. Finch, quando si addormenta, lui riesce a scoprirle il
seno. Come sarebbe terminato il racconto? Per trovarci in accordo con il titolo avremmo forse dovuto vedere l un segno, le tracce di una qualche operazione chirurgica devastante. Tuttavia sapevo che la risposta non poteva essere cos semplice. Al posto di un
seno doveva esserci qualcosaltro l. Pensai alla testa di un animale, e mi si par dinanzi limmagine mitica di Scilla con i suoi
cani ululanti. No. E se fosse stato un coniglietto? Neanche, avrebbe evocato unimmagine cortazariana. Cosa poteva esserci allora?
Una deformazione, una escrescenza particolare? E perch no? Si
sarebbe trattato, secondo la nomenclatura dellinsolito alla quale
facevo riferimento pi sopra, di una manifestazione dello straordinario: unanormalit collocabile nei limiti della naturale teratologia, assimilabile allesistenza di siamesi, e a ogni modo sufficientemente perturbatrice e aperta di per s a diverse possibilit
ermeneutiche. Eppure cera qualcosaltro, e questo qualcosa era
una parola. Il narratore, nel suo discorso di seduzione dice (mente?) a questa donna che lha inseguita perch lei gli ricorda una
persona, una donna che conoscevo una volta, e che avevo amato
109

molto, cos le dissi, amato16. Quando le domanda quale sia il suo


nome lei risponde Natalia, sebbene pi avanti ritratter: Non
mi chiamo Natalia e non assomiglio a quella donna17. E questa
la sequenza finale:
Allora rimase immobile, con gli occhi chiusi, ma era come se
mi stesse guardando mentre indietreggiavo. Al posto di uno
dei seni le cresceva una mano, e aveva le unghie dipinte di
viola, come quelle di Natalia18.

Si tratta, credo, di un dislocamento che ricolloca linsolito


esposto nel racconto (una mano al posto di un seno) su un altro
livello. Ci che d corpo al racconto non quindi la manifestazione di un elemento fisico straordinario ma quella di un passato non spiegato n spiegabile nella dimensione dello stesso racconto: lidentit di questaltra Natalia, alla quale la frase del
narratore rimanda, la coincidenza dei nomi e la somiglianza fisica,
entrambe negate dalla donna e tuttavia presenti. Io, dal canto mio,
continuo a domandarmi chi fossero quelle due Natalie.
Se mi posiziono dal lato della lettura critica ecco che penso
che, in cerca di strumenti di analisi per situazioni di questordine,
sarebbe vantaggioso, lasciando da parte la metafora classica di
trama, avventurarci in unaltra metafora tessile di notevole potenziale euristico, quella del merletto, proposta da Luisa Ruiz
Moreno e Mara Luisa Sols Zepeda in Encajes discursivos. Estudios
semiticos (2008). Tra le osservazioni particolarmente suggestive in
questa prospettiva, Ruiz Moreno ricorda nel suo contributo che la
peculiarit del merletto risiede nel fatto che esso non ha origine
nellincrocio perpendicolare dei fili della trama con quelli dellorCampra R., Cicatrici, trad. di Boccuti A. e Di Francesco R., in Il Paradiso
degli orchi, VI, 22, Inverno 1998-1999, p. 51.
17 Ibidem.
18 Ibidem.
16

110

dito, ma che si presenta piuttosto come una rete. In quanto risultato della tecnica che lo genera, la superficie del merletto presenta
delle irregolarit e nello specifico dei vuoti. Da questo punto di
vista, il buco non una carenza, uno squarcio, una rottura quanto
piuttosto un presupposto della totalit. In questo gioco di nascondere e mostrare, apparire e dissimulare, coprire e far vedere
allinterno del quale lo sguardo dello spettatore si sofferma talvolta sul merletto, talvolta su quello che c sotto si rende evidente
lanalogia con il procedimento di una lettura partecipativa e soprattutto con il modo di affrontare i vuoti della narrazione nella
letteratura fantastica: il merletto in quanto tessuto che concede
alla somma dei significati la promessa (minaccia?) dellavvento di
qualcosa che, seppur poco distante, si trova nellaldil19.
Sempre da una parola, o piuttosto dallequivoco creato da
una parola combinato con la suggestione di un luogo reale, nasce
la tensione fantastica di El sueo del tigre (in Herencias). La storia ha
inizio nella citt di Parigi dove la protagonista, una francese, si
innamora di un sudamericano e prosegue, dopo le nozze, a Buenos Aires e pi precisamente in una casa di San Fernando, zona
vicina al delta del Ro de la Plata. Ne trovai il modello extratestuale in una casa del Diciannovesimo secolo che dopo varie
trasformazioni divenne la sede dellInstituto Nacional de Educacin Fsica. La galleria sul declivio verso il fiume era chiusa da
sbarre simili a quelle di una gabbia: al tempo in cui fu costruita la
casa, quella griglia serviva per proteggersi nel caso che tra i detriti
trascinati dalle piene arrivasse qualche tigre. Nello spagnolo dArgentina, tuttavia, la parola tigre designa i giaguari della selva di
Misiones ma la narratrice, che francese, nonostante parli spagnolo non a conoscenza di questa particolarit linguistica e
quando gliela spiegano troppo tardi: la belva che ha intravisto
Ruiz Moreno L., El hueco y el ajuste in Ruiz Moreno L. e Zepeda M.S. (a cura
di), Encajes discursivos. Estudios semiticos, Puebla: BUAP, 2008, pp. 39-40. A
questo tema ho dedicato uno studio dettagliato in Campra R., Relatos de sueos y
relatos fantsticos in Les Ateliers du SAL, n. 1-2, 2012, pp. 13-50.
19

111

nel giardino e che le gira intorno una tigre. Dovetti quindi


trovare una sorta di giustificazione: unantenata della protagonista, morta misteriosamente in quel giardino, aveva vissuto in
India, dove ci sono davvero le tigri. Qui, a differenza dei due
racconti che ho citato, la storia si conclude prima del suo finale,
con una reticenza che suppone, senza esplicitarlo, un altro finale
tragico. La domanda si pu dare per scontata: reincarnazione?
Allucinazione? probabile che dei miei racconti questo sia quello
che mette in scena un fantastico pi classico. Eppure io, se ci
penso, vedo altre aperture che ovviamente portano il racconto su
un livello metaforico: i tranelli dellesotismo la distruzione della
razionalit dinanzi a un mondo dalle regole ignote la deriva
tendenzialmente mortale della passione Sentieri che possono
essere battuti, come dicevo prima, gettando lo sguardo ben oltre
lorizzonte di aspettative creato dalla collocazione in un genere.
4. Dal momento che la rappresentazione, in questi racconti ai
quali ho fatto riferimento, delegata alla prima persona di un
narratore o di una narratrice, mi soffermer adesso brevemente
su questa forma di narrazione la finzione di una voce attribuibile a un io che di sicuro il racconto fantastico condivide
con diverse altre tipologie narrative ma che nel fantastico assume
valenze particolari. Come ho gi segnalato, nel testo critico lattribuzione di quellio scontata: si tratta della persona il cui nome
compare sulla copertina e nel copyright. Il problema con lio
della finzione consiste nel fatto che anche fra lettori esperti, lo si
voglia o no, esso provoca il medesimo tipo di identificazione, soprattutto quando lio del narratore coincide, quanto a genere
sessuale, con quello di chi scrive20. Mi stato difficile, per esemPer unanalisi pi dettagliata di questi aspetti rimando a R. Campra,
Autobiografa como invencin, in Crtica del testo, v. 2, n. 2, 1999, pp. 695-706;
Campra R., El yo de la escritura, el yo en la escritura (Dialogo con N. von Prellwitz),
in Campra R. e von Prellwitz N. (a cura di), Escrituras del yo. Espaa e
Hispanoamrica, Roma: Bagatto Libri, 1999, pp. 11-20; Campra R., La lengua, ese
20

112

pio, convincere i lettori di Encuentro (altro racconto di Herencias)


che le conoscenze entomologiche della narratrice e la sua conseguente implicazione in una rischiosa storia erotica sono affar suo,
non mio: per scrivere il racconto dovetti prima raccogliere informazioni grazie ad attente letture di libri su insetti e aracnidi e,
successivamente, mi dedicai a visitare musei di storia naturale. In
modo simmetrico, unenunciazione attribuita a una persona il cui
genere sessuale non coincide con quello dellautore provoca il
tipo di perplessit opposta. Lo scrittore spagnolo Javier Maras,
dinanzi alla divergenza, salta bruscamente dalla sorpresa alla
negazione: Cio che logico e naturale viene dato dalla coincidenza mentre il resto deliberata artificiosit, una cosa quasi
circense21. Deliberata artificiosit? Questo significa scartare tutto
ci che in una voce autoriale costruzione di un corpo simbolico
attraverso meccanismi letterari determinati a loro volta dalle
necessit della storia: quella storia da chi vuole essere raccontata?
Variazioni che potrebbero essere proposte come esercizio per un
laboratorio di scrittura
Se mi sono soffermata su quella che pu sembrare una digressione perch forse in questa elementare identificazione tra
lio della scrittura e lio nella scrittura trova la sua origine una
illusione e una convenzione di realt e, quindi, di credibilit.
Ovvero, la voce di un io autoconvalidante: lenunciazione
possibile solo per lio; di conseguenza, dire io equivale ad affermare di esistere. Qui mi pongo sulla scia di Benveniste:
Qual quindi la realt alla quale si riferiscono io e tu? Unicamente una realt di discorso, che una cosa molto particolare. Io pu essere definito solo in termini di parlare e
non in termini di oggetti, come lo invece un segno nomi-

pas inevitable, in Perassi E. e Regazzoni S. (a cura di), Mujeres en el umbral. De la


iniciacin femenina en escritoras hispnicas, Sevilla: Renacimiento, 2006, pp. 329-348.
21 Pittarello E., Entrevistos. Javier Maras, Barcelona: RqueR, 2005, p. 23.

113

nale. Io significa la persona che enuncia lattuale situazione di


discorso contenente io22.

Non importa, quindi, se colui che dice io un fantasma, un


licantropo o un vampiro: bisogna credergli. O meglio, bisogna accettare che egli si costituisce come essere perch produttore di un
enunciato. facile capire quanto si sia scritto e dibattuto sul
valore dellio nel testo fantastico, sottolineando la sua condizione di arma a doppio taglio, dal momento che se da un lato si
propone come testimonianza, come trasmissione senza intermediari di una esperienza, dallaltro lascia aperta la possibilit del
sospetto: fino a che punto ci si pu fidare di quella voce che
prova a farci credere allincredibile?23 Qualunque sia la risposta
che diamo a questa domanda, due cose risultano innegabili. In
primo luogo, quellio richiede da parte nostra il tu cui si
rivolge unadesione rispetto alla verit di ci che viene narrato.
In secondo luogo, per il semplice fatto di dire io esso potrebbe
star manifestando una manipolazione una menzogna, un errore,
unallucinazione non solo rispetto ai fatti narrati ma anche alla
sua stessa identit. qui che entra in gioco la natura dei deittici:
vuoti di significato ai quali ogni specifica istanza enunciativa
conferisce contenuto. E in questo buco, risolto o meno con una
rivelazione, pu generarsi la densit fantastica del testo. Vorrei
illustrare questa possibilit con una microfinzione che, a causa
della sua brevit, riesce a porla in primo piano:
Puertas
Nei depositi del museo ci sono scaffali e scaffali dove si vanno accatastando tutti quei bi che gli archeologi portano alla
luce non appena piantano una pala nel terreno e che non
Benveniste E., Problmes de linguistique gnrale, 1966, trad. it. di Giuliani M.V.,
Problemi di linguistica generale, Milano: il Saggiatore, 1971, p. 302.
23 Su questo tema, rimando a Campra R., Territori della finzione. Il fantastico in
letteratura, cit., cap. IV.
22

114

hanno meritato lonore delle vetrine. Questi infiniti dischi di


giada con un foro nel centro mi turbano. Non per la quantit,
si tratta piuttosto di una questione di proporzioni: il buco
troppo piccolo perch vi passino i fantasmi. Ma i fantasmi si
ostinano a provare fantasmi di re, di guerrieri o dame di
corte a cui, suppongo, era destinata la tomba. A quei tempi,
gli indovini assicuravano che, per ritornare, sarebbe bastato
attraversare questa porta che il foro del bi.
Niente mi affascina di pi delle grandi dame giocatrici di polo, con le loro scollature deliziose, mentre tirano per le briglie
i cavalli. I fantasmi dei cavalli sono oltremodo indecisi, ma
anche se si imbizzarriscono, quelle manine imperiose li costringono a provare. Quando di notte faccio il turno di guardia mi si stringe il cuore nel veder ripetere senza risultato
tanti sforzi, tante contorsioni dolorose. Ho persino pensato
di cambiare lavoro, ma non mi decido a parlarne con il direttore. Una di quelle dame lho riconosciuta perch nella sala
dedicata alla dinastia Tang ho visto la sua statua di terracotta,
e spero che almeno lei, anche senza cavallo, riesca a tornare.
Io ci sono riuscito24.

Il tessuto fantastico risulta immediatamente: gi dalle prime


righe il narratore d per certa lesistenza dei fantasmi; poco dopo
diviene chiaro che si sta parlando di un guardiano di notte in un
museo dove si manifestano dei fantasmi, tra i quali anche quelli di
alcune dame che lo ammaliano. La mia scrittura stava seguendo la
direzione di un topos: un essere della realt sedotto da un essere
di altra natura. Mi sembrava quindi che il mio testo si stesse
muovendo verso una qualche risoluzione di questo innamoramento, finch giunsi al rigo finale, dove viene allo scoperto la natura di quellio la cui narrazione abbiamo fino a quel punto
ascoltato e, di conseguenza, tutto ci che era stato detto in precedenza si ricolloca sotto un punto di vista differente. La possibilit
Campra R., Porte/Puertas, testi di Rosalba Campra, fotografie di Fulvio
Grosso, trad. A. Boccuti, Madrid: Del Centro Editores, 2012, p. s/n.
24

115

di questa brusca virata, e il conseguente effetto su ci che concerne la lettura, fornita fondamentalmente dalle condizioni stesse
della microfinzione: come ha mostrato Anna Boccuti, condensazione e concisione, se portate allestremo, agiscono come detonatori della rottura delle aspettative del lettore25.
Una virata per me inaspettata stata quella che si produsse
quando trasformai il racconto Los centauros nella prima parte di un
dittico, Dptico del centauro (2013). Los centauros (gi pubblicato in
Mnima Mitolgica, 2011) rest invariato ma cambi titolo in Tuve
un sueo. Nel dittico gli segue Hoy, mi hermana. Quella prima breve
finzione non pu dirsi per niente fantastica, sebbene sia segnata
dalla eccezionalit di una relazione forse incestuosa tra fratelli.
Lei, narratrice della storia, fa un sogno ricorrente: cavalca un
centauro, sempre lo stesso (ne convinta sebbene non riesca a
vedergli il volto), e galoppa verso montagne lontane. Ogni mattina, lui interpreta o tenta di interpretare quei sogni. Quasi due anni
dopo ripresi il racconto per dargli una continuazione. In Hoy, mi
hermana sviluppai la stessa storia ma stavolta raccontata dal fratello. In questa alcuni vuoti venivano colmati, si chiarivano dei
precedenti e sorgevano discrepanze con la versione precedente.
Mi dissi quindi che forse il mio Dittico era proprio questo: la messa in scena dellimpossibilit di ricostruire una verit univoca. Tuttavia, allo stesso tempo, cominciai a intravedere che doveva esserci qualcosaltro, qualcosa che giustificasse il mio bisogno di scrivere una continuazione della stessa storia dalla prospettiva di un
altro protagonista; qualcosa che creasse una sorta di incompletezza nel primo racconto. Finch giunsi alle righe finali:
Te ne sei accorta? , avrei potuto domandarle, nella speranza che si sentisse obbligata a rispondermi, mia sorella.
Non avevo gli occhiali , avrebbe potuto rispondermi lei
Cfr. Boccuti A., Humorismo y fantstico en la microficcin argentina: R. Brasca, R.
Campra, A.M. Shua, in Amoxcalli, n. 1, 2008, pp. 223-239.
25

116

[]
questo che non riesco a perdonarle, il fatto che nel bel
mezzo della galoppata verso i monti dellOvest, mentre le
passavo larco, girai la testa e la guardai negli occhi. La guardavo, e alla fine mi riconobbe, ma non lo disse mai. Non lo
disse mai e adesso, comunque, non c pi nessuno che si lanci in quelle cavalcate, ed troppo tardi per le domande26.

Ebbi la sensazione che fosse questo ci di cui andavo in cerca. Come in Puertas, qui c uno scivolamento nellio, che per in
questo caso, mentre rivela la sua appartenenza alluniverso del
sogno dellaltro mi pare agire su dei piani differenti. La domanda
del narratore non potr mai ottenere risposta al suo bisogno di
essere riconosciuto: in questo secondo racconto la sorella morta
da tempo. La verit di ogni singolo io indipendente da quella
dellaltro? Pu darsi che questa rivelazione trasformi il tutto in un
racconto fantastico? Resto dalla parte della scrittura e lascio
analisi e interpretazione nelle mani di chi fosse interessato.
5. Sulla scia delle riflessioni a proposito di Dptico e Puertas, ripresi
il libro cui questultimo appartiene, Ella contaba cuentos chinos (che
nelledizione del 2010 venne pubblicato con il titolo Cuentos del
cuchillo de jade) ed enumerando i racconti fantastici che cerano
constatai che, in generale, la narrazione si serviva della terza
persona. Ci non implica di certo una neutralit dinanzi alla materia narrata, al contrario, credo, proprio questo che ha permesso
la presenza dellironia, una distanza che a volte prende la forma
della metanarrazione27. Si crea in questo modo uno spazio allinterno del quale il lettore vede segnalati, come possibili oggetti di
Campra R., Dptico del centauro, Lago Maggiore: La Torre degli Arabeschi,
2013.
27 Per un approfondimento sulla voce extradiegetica impersonale o personalizzata rinvio a Campra R., Territori della finzione. Il fantastico in letteratura, cit., cap.
IV.
26

117

riflessione, la trasgressione rappresentata dal fantastico e i modi


in cui questa si inscrive in un progetto narrativo. Terquedades, per
esempio, narra la storia del deterioramento di una relazione amorosa attribuibile a un oggetto magico che una sprovveduta giovane sposa ha comprato in un negozio di antiquariato: un topos
che qualsiasi lettore abituale di storie fantastiche riconosce
allistante. Su questo riconoscimento gioca un narratore esterno
per modificare lorientamento della trama:
[] in quasi tutte le storie si insiste su oggetti dotati di un
potere malefico. Ma questo un problema che riguarda lefficacia di un racconto, non la sua verit. Ci sono oggetti, e
parecchi (sebbene di essi si tenda a parlare meno), che sono
spinti a procurare la felicit di chi gli capiti a tiro28.

In effetti la coppia si avvia alla catastrofe per conto suo, e alla


cameriera, che ha rubato al suo legittimo possessore la magica
fibbia di giada, saranno riservati amori folgoranti, successo e ricchezza. Il narratore considera il fantastico come unovviet che a
nessuno verrebbe in mente di negare, ed infatti proprio questo
aspetto, enfatizzato dalluso di parentesi per enunciati di questo
tipo, a tingere di ironia le sue osservazioni e a far emergere al
tempo stesso la natura finzionale della narrazione.
Credo di essere ritornata adesso a quello che dicevo allinizio,
e quindi tempo di incamminarci verso la chiusura di queste riflessioni. Il fantastico come unentit del discorso. In che modo le
parole lanciano le loro reti. Come noi ci lasciamo intrappolare.
Come vogliamo essere intrappolati. Per questo mi soffermer su
testi che, dalla mia pratica di scrittura, si divincolano dai limiti del
fantastico e che per, per attenti specialisti della materia, rispondono a questa classificazione. Per esempio Encuentro che, tradotto
Campra R., Cuentos del cuchillo de jade, La Plata (Argentina): Ediciones Al
Margen, 2010, p. 31.
28

118

con il titolo Incontro, figura nellantologia di Cecilia Graa Tra due


specchi. 18 racconti fantastici di scrittrici latinoamericane (2004). Lintroduzione, Linquietante soglia della scrittura, gi nel suo titolo, nellavvalersi del concetto di soglia, ci dice molto sul problema degli attraversamenti e scivolamenti che si producono, anche se, secondo
me, non tanto in ci che attiene alla scrittura ma alla lettura. Perch la trama del mio racconto presenta unistanza trasgressiva solo in ci che si riferisce a un piano erotico: loscura attrazione per
i ragni della protagonista, limprevista scoperta della stessa passione nellautista di un taxi e la conseguente accettazione del rischio incarnato in una Latrodectus Mactans: la mortale vedova nera presente in ogni incontro. Un rituale per richiamare linvisibile, quello che c dietro la maschera e il simulacro; per richiamare il lato oscuro del desiderio29. In pratica, ci che giustifica
qui linclusione nella letteratura fantastica non risiede in una
qualit del testo quanto piuttosto nella percezione, da parte del
lettore, del rischio di un proprio abisso interiore: riconoscersi
nella desiderabile vertigine delleccesso della quale, grazie alla definizione di fantastico, si predica limpossibilit.
Mi sembra che una condizione analogamente estrema abbia
portato a definire come fantastico il mio romanzo Las puertas de
Casiopea (2012). Le combinazioni dovute a viaggi, esili o attivit
poco confessabili mescolano i personaggi nel Casiopea, un bar
malfamato del porto di Copenaghen: la narratrice, con il suo spettacolo di raccontatrice di sogni, il proprietario del bar, collezionista in segreto di apparati ottici, un tatuatore sudamericano
Questo da una parte. Dallaltra, i tranelli del discorso. Il romanzo
inizia cos:
Nel porto di Copenaghen, ******, c un bar che si chiama
Casiopea. Come effetto dellamore di quellamore a quellepoca io ero immortale [].
Graa C., Tra due specchi. 18 racconti fantastici di scrittrici latinoamericane, Roma:
Fahrenheit, 2004, p. 144.
29

119

Per mangiare, invece, preferivamo un caff pi su,


lHavfruens Hale, dove la cuoca era una sirena. Il porto di
Copenaghen pieno di sirene30.

A nessuno quasi interessa tenere in considerazione che, come


si rende evidente mano a mano che si avanza nella lettura, la
parola sirena usata qui sulla scia di una lunga tradizione
testuale come eufemismo per prostituta. certo inoltre che
molte cose possono sembrare inspiegabili, ma la maggior parte di
esse attribuibile alliperbole (come lessere immortale grazie
allamore), a meccanismi descrittivi che conferiscono unaura di
magia a oggetti puramente tecnologici oppure a una concezione
dello spazio come un tessuto con punti dove la trama era talmente tesa che, come in unanamorfosi, era impossibile percepirne il disegno []. Arrivava addirittura a rompersi. Per questo
cerano dei buchi. Ma poteva anche avere delle piegature31. Una
concezione che credevo di aver inventato ma che, come scoprii in
seguito, coincideva con certe teorie scientifiche attuali. Un romanzo di fantascienza quindi? Per me, liscrizione di Casiopea nel
fantastico un aspetto secondario, mentre i lettori, come ho
avuto occasione di constatare, preferiscono considerare la narrazione sotto quella luce. In effetti, la scrittrice e critica Susana Chas
afferma: Dalle prime righe di Casiopea, il lettore sa che si trova
dinanzi a un racconto fantastico32. Una discrepanza che sicuramente inutile discutere qui. Perch, come finimmo per concordare alla fine di una lunga conversazione, chi lautore per permettersi di dire al lettore in che modo leggere quel libro di cui
adesso il lettore lunico padrone?

Campra R., Las puertas de Casiopea, Crdoba: Ediciones del Boulevard, 2012,
p. 13. Gli asterischi sono il posto dove inserire il nome del lettore della storia.
31 Ibidem, p. 257.
32 Chas S., Fantasas antiguas, in MGZN Cultura supplemento di Hoy da
Crdoba, XVI, n. 3905, 18 Aprile 2013, p. 3.
30

120

CARLOS DMASO MARTNEZ

La nebbia
TRADUZIONE ITALIANA DI LORIS TASSI

In volo, nella nebbia e laria sporca.


William Shakespeare

Sembra tutto tranquillo, disse il barman del ferry-boat. Era un


uomo giovane, la giacchetta bianca gli andava un po stretta, o
forse era ingrassato troppo negli ultimi mesi. Dietro al bancone
aspettava col sorriso sulle labbra che il signore anziano seduto su
uno sgabello di fronte a lui gli desse una risposta. Non le pare,
dottor Foster? insistette un po agitato, e finalmente laltro, con
una voce roca, quasi afona, gli rispose: S, forse, anche se ho i
miei dubbi. Ma dottore, riprese il barman, muovendo lievemente
la testa dal basso verso lalto, lei va e viene tutte le settimane su
questa nave, quasi come me, e conosce il fiume meglio di chiunque altro. vero, vero, mormor il signore anziano, allungando
al barman il bicchiere vuoto. Un altro po di scozzese? disse
questultimo e, presa una bottiglia di whisky gi aperta, gli riemp
il bicchiere fino a met. Quando mi videro avanzare verso di loro,
si girarono a guardarmi, ed ebbi la sensazione di interrompere un
dialogo appena iniziato. Chiesi un caff, anche se, vedendo luomo che sorseggiava il whisky, mi era venuta voglia di seguire il
suo esempio. Ma era troppo presto per cominciare con lalcol.
Mentre bevevo il caff, diedi unocchiata alla sala e vidi che alcuni
dei passeggeri erano venuti a sedersi sulle poltrone. Quella notte
eravamo davvero in pochi a viaggiare. Il dottor Foster alz la
testa e si rivolse al giovane barman: Suppongo che ormai abbiano
finito di sistemare la stiva. Il giovane esit un istante prima di

rispondere. Credo di s, disse. Poi, abbassando la voce, aggiunse:


A dire il vero, lo faranno la settimana prossima, sospenderanno la
navigazione per almeno settantadue ore. Il dottor Foster si gir
dallaltra parte e mormor tra s e s: Sono degli irresponsabili.
Da quanto tempo va avanti questa storia? Con tono rassicurante
il barman precis: Non dovrebbe esserci alcun pericolo, uninfiltrazione piccolissima. S, certo, farfugli il dottor Foster, dalla
nebbia che non ci salveremo. Il barman conferm: Gi! C parecchia nebbia stanotte.
Finii il caff e mi andai a sedere su una poltrona. Non avevo
voglia di leggere, cos rimasi a osservare distrattamente il bancone
finch non vidi arrivare la signora Bermdez, proprietaria di una
casetta di legno nel quartiere Los Pinos, che una volta avevo
preso in affitto. Ormai era finita lepoca dei fine settimana a Colonia. E, se avevo deciso di passarci rientrando da Montevideo, era
solo per motivi di lavoro. La signora Bermdez si avvicin al bar.
Indossava un giubbotto di nabuk intonato ai pantaloni. Era una
donna matura, molto alta, affabile ma un po fredda. Costruiva
case come la sua insieme a un socio brasiliano, che le spediva la
legna e i progetti da un paesino del Rio Grande del Sud. Diceva di
essere sposata, ma non avevo mai incontrato il marito. Dal posto
in cui mi trovavo la vidi salutare luomo che il barman aveva chiamato dottor Foster, allora riuscii ad associare il nome con la persona. Ma certo, del dottor Foster mi aveva parlato uno psichiatra,
che da molti anni aveva una casa a Colonia. Se la memoria non mi
ingannava, era uno storico e aveva insegnato a Montevideo, allUniversit della Repubblica Orientale, conosceva molto bene la
storia coloniale del Ro de la Plata e sapeva tutto sul contrabbando, sulle imbarcazioni che avevano fatto naufragio e sui pirati e i
corsari che un tempo infestavano le nostre coste. Avevo letto
come avevo fatto a non pensarci prima un paio di suoi articoli
su El Pas. Viveva a Colonia e andava spesso a Buenos Aires,
dove era nato. La signora Bermdez lo salut con una stretta di
mano. Il dottor Foster le sorrise e si aggiust gli occhiali. Lei si
124

sedette al bancone accanto a lui e chiese una gassosa. Viaggiavamo da mezzora, eravamo quasi a met strada, nonostante il ferryboat procedesse pi lentamente del solito. Erano diversi anni che
la compagnia impiegava questo traghetto, che era stato costruito
alla fine degli anni Cinquanta e vantava un ottimo record di navigazione sul Mississippi. Lo avevano portato fin qui da laggi e lo
avevano completamente ristrutturato. Al momento era il mezzo
per il trasporto di auto e passeggeri pi rapido tra quelli che attraversavano il fiume da Buenos Aires a Colonia e viceversa. Questo
almeno era quanto si leggeva nellopuscolo pubblicitario, nonch
quanto era stato annunciato su tutti gli schermi allinizio del viaggio. Sentii che gli occhi cominciavano a chiudersi, molto probabilmente mi addormentai per qualche minuto, finch un rumore
molto forte non fece tremare limbarcazione. Pensai dapprima a
una bomba e poi, una volta sveglio, immaginai che avessimo urtato contro qualcosa. Dopo il boato e la violenta vibrazione, cal
un silenzio che non lasciava presagire nulla di buono. Al bar, il
dottor Foster e la signora Bermdez erano ancora seduti sui loro
sgabelli, mentre il barman raccoglieva da terra i cocci di bottiglie e
bicchieri. Alcuni passeggeri, appena si riebbero dalla sorpresa,
corsero verso i corridoi. Due assistenti di bordo li fermarono, dissero che non era successo niente di preoccupante. Mi avvicinai al
bar, nessuno parlava, il dottor Foster teneva il bicchiere stretto
nella mano destra. La signora Bermdez mi riconobbe e mi chiese, quasi sussurrando: Cosa sar successo? Non sapevo cosa risponderle. Allimprovviso dagli altoparlanti usc una voce grave:
Sono il capitano Mefis, vi prego di mantenere la calma, si verificato un incidente nel garage, ma non corriamo alcun pericolo. Un
camion senza il freno a mano tirato si mosso mentre limbarcazione faceva una semplice manovra. Vi prego di scusarci. Continuiamo la navigazione regolarmente. C molta nebbia ma possiamo avanzare senza problemi. Fra poco pi di mezzora saremo
nel porto di Buenos Aires. Quando la voce tacque, si sentirono
sospiri e grida di sollievo, poi qualcuno inizi ad applaudire e ci
125

contagi tutti. Meno male, disse il dottor Foster, temevo che


linfiltrazione si fosse ingigantita allimprovviso. Spero che quel
camion non abbia urtato nessuna macchina. Poi, guardando la
signora Bermdez, aggiunse: Io non viaggio in auto, ma lei s. La
signora Bermdez replic: Non deve essere cos pessimista. Mi
auguro che non sia successo niente di grave l sotto. Si trattato
di un semplice incidente, intervenne il barman. Ne abbiamo avuto
uno simile lanno scorso. Lunica cosa che mi preoccupa la nebbia. Come mai, pu essere pericolosa? mi informai. Il giovane con
la giacchetta bianca precis: No, no, ma pu rendere tutto pi
complicato. Mi sedetti accanto al dottor Foster e ordinai un
whisky, mi sembr che fosse il momento giusto per qualcosa di
forte. Sono quasi le undici, gi saremmo dovuti arrivare, osserv
la signora Bermdez. Una coppia si avvicin al bancone, lei era
magra e non molto alta, aveva i capelli biondi e gli occhi chiari,
forse azzurri. Il suo compagno, anche lui giovane, portava un
montgomery azzurro simile a quello che avevo lasciato sulla poltrona accanto alla borsa. Pensai che i passeggeri avessero indossato i loro cappotti dopo aver sentito il boato. Ora la nave sembrava contenere pi persone di quante ce nerano realmente, vidi
alcuni andare in direzione del garage, altri verso il bagno, altri
ancora venire al bar a bere qualcosa. Io stesso mi avvicinai a uno
dei finestrini ma riuscii a vedere solo una nebbia spessa che sembrava avvolgere tutto. Equipaggio e passeggeri si muovevano senza sosta; era come se dopo lincidente nel garage si fossero diffusi
in tutta la nave un certo nervosismo e un tacito senso di sfiducia.
Stavo terminando il mio whisky, e la gente sembrava finalmente
meno agitata, quando sentimmo di nuovo la voce del capitano.
Questa volta il messaggio fu pi breve. Spieg che a causa della
nebbia, e per ordine della prefettura, il ferry-boat era costretto a
fermarsi. Eravamo molto vicini alla nostra destinazione, ma per
precauzione e per la sicurezza della nave dovevamo aspettare che
migliorassero le condizioni di visibilit. Non sapeva ancora

126

quanto tempo ci sarebbe voluto. A ogni modo, aggiunse, ci


avrebbe tenuti informati.
Allora cal unaltra volta il silenzio, la maggior parte dei passeggeri rimase seduta. La nebbia, lo sapevo, disse il barman guardando noi che eravamo al bancone. Dobbiamo solo aspettare,
che sar mai, intervenne il dottor Foster con un tono ironico. E
dopo una breve pausa aggiunse: Mi gi successo, meglio rimanere fermi che procedere alla cieca. I radar sono utili, certo, ma
non infallibili. Non c di che preoccuparsi. Be s, dissi io, purch
non si debba passare qui la notte. Infatti, fece eco la signora
Bermdez. Mio marito mi aspetta al porto, e domattina presto ho
molte cose da fare. Tutti abbiamo molte cose da fare, disse il
dottor Foster.
Mezzora dopo non era cambiato nulla, due assistenti di bordo arrivarono al bar e iniziarono a riempire dei vassoi con panini
e bibite analcoliche da distribuire ai passeggeri. Mi servii e rimasi
al bancone con il dottor Foster e la signora Bermdez. Nel frattempo i due giovani, dopo aver scambiato qualche parola con noi,
si erano uniti al gruppo. Forse fu la biondina a cominciare, si
avvicin al dottor Foster e gli disse: Io la conosco, sono stata sua
allieva alluniversit. Il dottore le chiese come si chiamava e in che
anno aveva frequentato il suo corso. Non credevo potesse essere
cos affabile, mi sembr perfino che fosse contento. Poi la biondina gli propose di raccontare una delle sue storie sui pirati che
avevano navigato sul Ro de la Plata e visitato le nostre coste tra il
XVIII e il XIX secolo. Il dottor Foster mand gi un sorso di
whisky e disse: Sui pirati ne conosco tante, ma vorrei raccontarvene una che ho letto da poco e che parla di un commerciante di
cuoio e due gauchos che attraversarono il fiume a cavallo, nel
1792. Restammo interdetti, con ogni probabilit pensammo tutti
che lillustre dottor Foster fosse completamente ubriaco. Ma lui
prosegu, e a poco a poco cominciammo a credergli. Sappiamo,
disse, che durante lautunno del 1792 nel Ro de la Plata ci fu
uneccezionale bassa marea, un fenomeno causato dai venti che
127

soffiano dalle coste di Buenos Aires verso lUruguay. Fu una delle


pi grandi di sempre tanto che nel giro di poche ore il fiume
scomparve. Lacqua venne spinta verso il mare, e il letto del fiume
si trasform in una pianura fangosa, simile alla pampa. Provate a
immaginarvi la scena e pensate cosa deve aver provato la gente
dellepoca nel vedere cos, da un momento allaltro, il fiume senza
acqua. Il commerciante viveva nellattuale Quilmes, era il miglior
commissionario delle due o tre concerie pi importanti della zona. E quella mattina del 1792 vide che il fiume non cera pi. Lui
e due gauchos di sua fiducia sellarono i cavalli e cominciarono ad
attraversare la vasta distesa di fango. Strada facendo si imbatterono in carcasse di animali morti, pesci boccheggianti, scheletri di
barche, ossa umane, videro perfino lo scafo di un galeone portoghese affondato vicino alla costa; sopra le loro teste volavano gli
uccelli, quasi tutti gabbiani, che andavano a caccia di animali
morti nel fiume in secca. Si racconta che arrivarono quasi fino a
Colonia. Non riuscirono a raggiungere il porto perch nel canale
che separa lisolotto di San Gabriel dalla costa, che pi profondo di circa tre metri rispetto al resto del fiume in quel tratto, cera
ancora lacqua. Quella bassa marea fu tanto straordinaria che ebbero tutto il tempo di tornare indietro, procedendo al galoppo di
tanto in tanto, ma fermandosi a guardare tutto ci che il fiume era
solito nascondere. Sulla costa li attendevano alcuni conoscenti,
ansiosi di sapere cosa fosse successo durante la traversata. Dopo
qualche ora il Ro de la Plata torn a essere quello di sempre, e
tutti coloro che avevano preso parte a quella avventura finirono
per pensare che forse era stato solo un sogno.
Il racconto del dottor Foster ci lasci pensierosi. La biondina
accese una sigaretta e disse: Che storia, vero? Ma lattesa continuava e cominciavamo a essere stanchi. Il ferryboat era ancora
immobile, probabilmente avremmo dovuto trascorrere la notte l,
in mezzo al fiume, a pochi chilometri dal porto di Buenos Aires,
come aveva detto il capitano. Lentamente il bar cominci a svuotarsi, credo che il dottor Foster fu lunico a restare al suo posto
128

con il bicchiere in mano. Io e la signora Bermdez ci andammo a


sedere l vicino. Prima che mi addormentassi, mi rivel di aver
sentito dire che il dottor Foster era un uomo molto strano e che a
Colonia cera addirittura chi sosteneva, senzaltro dei maldicenti,
che avesse stretto un patto con il diavolo, perch sembrava molto
pi giovane di quanto non era in realt. Ricordo che disse: cos
vecchio che dovrebbe essere gi morto.
Mi svegliarono le voci e le grida acute di alcune donne. Stavano tutti con la faccia incollata ai finestrini della nave. Dalla luce,
capii subito che era lalba. Mi alzai, cercai la signora Bermdez ma
non riuscii a trovarla da nessuna parte. Il bar sembrava chiuso. Mi
diressi verso uno dei finestrini pi vicini e a spinte riuscii a farmi
largo tra i passeggeri, resi folli dalla scoperta che avevano fatto. E
cos lo vidi anchio. La nebbia si era diradata, e il chiarore dellalba
illuminava un paesaggio allucinante. Il ferry-boat non si muoveva,
i motori tacevano. A poca distanza si scorgevano il porto e gli
edifici che si ergono lungo la costa di Buenos Aires. Il fiume era
completamente asciutto, e noi eravamo incagliati in un letto di
fango, circondati da cumuli di spazzatura. Vidi bottiglie di plastica
vuote, borse, contenitori colorati ammaccati, interi, sporchi di
fango, anneriti; anche stracci, scheletri di tavoli e sedie, pezzi di
automobili, uninfinit di coperte consumate, e tutto sembrava
invischiato nel fango nero e appiccicoso. Non cera alcun dubbio,
lacqua era come evaporata. Iniziai a cercarla spostandomi da un
finestrino allaltro e finalmente, da poppa, riuscii a vederla: era
una specie di striscia marrone, calma e uniforme, che si allontanava lentamente, spinta forse dal forte vento. Fui invaso dalla stessa
sensazione di sorpresa e paura che stavano provando tutti gli altri.
Ma forse con unaggravante, ero uno dei pochi ad aver ascoltato il
racconto del dottor Foster e mi era impossibile non pensare che
in un modo o in un altro quelluomo centrasse con quanto stava
succedendo. Lo cercai dappertutto in tutto quel disordine e non
lo trovai. Vidi il giovane barman, insieme al resto dellequipaggio
del ferry-boat, davanti alluscita principale. Cercavano di tenere a
129

freno il panico dei passeggeri. Riconobbi allaltoparlante la voce


del capitano che dava istruzioni sullimminente abbandono
dellimbarcazione. Capii subito con una certezza che nasceva
dal profondo del mio petto che il dottor Foster e la signora
Bermdez erano scomparsi come lacqua del fiume nella nebbia e
nella notte.

130

NORBERTO LUIS ROMERO

Epifite
TRADUZIONE ITALIANA DI
DAJANA MORELLI

Anchio pensavo che respirare laria che ogni giorno ci riempie i


polmoni e ci ossigena il sangue servisse in qualche modo a ripulire linterno del nostro corpo. Questa affermazione sbagliata.
Con laria penetrano uninfinit di microrganismi, alcuni vivi, altri
morti (come spiegano molto bene medici e scienziati) che si stabiliscono dentro il nostro corpo. Alcuni vivono l tutta la vita, altri
ci arrivano solo dopo morti.
Spiegare la sensazione che si prova a mandar fuori una boccata daria sarebbe poco rilevante, ma se laria accompagnata da
piccole farfalle bianche coperte da una polvere finissima, fragili e
svolazzanti farfalle notturne, la spiegazione diventa impossibile.
Per lo spavento che mi son preso posso ricordare il giorno e
lora esatti in cui mi successo per la prima volta. Fortunatamente era notte (non c da sorprendersi dato che si tratta di farfalle
notturne) e nessuno se ne accorto, tranne un ubriaco che sonnecchiava con la testa sul tavolo, aggrappato a un bicchiere ormai
vuoto, che per non ha costituito un pericolo visto che i pochi
clienti presenti nel locale non gli hanno prestato la bench minima attenzione. Nemmeno quando ha gridato:
Farfalle! Quel tipo sputa farfalle!. Quelli che stavano giocando a carte a uno dei tavoli vicini non si sono presi neppure il
disturbo di girare la testa per dirgli di stare zitto.
Per quanto abbia cercato di scoprire lorigine delle mie farfalle, non sono riuscito a elaborare nessuna teoria abbastanza con-

vincente. Be, per spiegare la loro origine forse s, ma non la loro


sopravvivenza qui, dentro i miei polmoni e, ultimamente, in tutto
il corpo. facile immaginare come possano essere entrate: trascinate dal vento quando erano ancora minuscole e fragili uova. Una
volta dentro, a poco a poco si sono sviluppate, probabilmente,
come tutti gli imenotteri, hanno dovuto attraversare anche il periodo della metamorfosi. Queste cose le so perch le ho chieste
con grande disinvoltura alla signorina Julia, una maestra in pensione. Me le ha spiegate molto bene, anche se le mie domande
lhanno un po sorpresa.
Devono per forza nutrirsi di qualcosa. Questo stato il mio
primo timore e anche il mio primo sbaglio, perch credevo che si
stessero mangiando il mio corpo, i miei organi interni, come dei
parassiti. Adesso so che sono innocue, anche se ancora non ho
capito di che cosa si nutrano.
Forse contraddico la scienza affermando che in tutto questo
tempo non mi hanno mai dato nessun fastidio, se si esclude,
ovvio, limbarazzo che provo quando mi scappano davanti alla
gente, come nel caso di quella donna che nel treno si messa a
gridare. Con gli altri passeggeri, accorsi per aiutarla, ho fatto finta
di niente. E loro si sono presi la briga di convincerla che aveva
sognato, che a nessuno escono farfalle dalla bocca. Lei, nonostante tutte le spiegazioni, non mi ha tolto gli occhi di dosso per il
resto del viaggio. Io, a scanso di equivoci, non ho pi sbadigliato.
Se i miei calcoli sono esatti, rimangono nel mio corpo tra i
dodici e i quindici giorni. Poi volano fuori, mentre dentro ne nascono altre. Per un paio di settimane sono rimasto quasi senza
mangiare, ma non sono morte, non hanno dato il minimo segno
di turbamento. Cos ho dimostrato che non si nutrono neppure di
quel che mangio. curioso che si riproducano tutto lanno e non
abbiano una stagione precisa, come il resto degli animali, il che mi
fa pensare che dentro di me non ci sia differenza tra una stagione
e laltra: il mio corpo deve essere una specie di eterna primavera.

134

Immagino che queste farfalle, con il loro comportamento


cos anomalo, siano ancora sconosciute alla scienza. Non mi piacerebbe che venissero scoperte, perch immediatamente mi tempesterebbero di domande, si metterebbero a studiarmi, e io non
avrei nessuna risposta convincente da dargli. Non so come e
quando siano arrivate n come facciano a sopravvivere qua dentro senza nutrirsi. Daltra parte non minteressa pi saperlo. Stanno con me, e questo mi basta.
Al mondo esistono milioni di variet di farfalle bellissime.
Devo riconoscere, anche se mi dispiace ammetterlo, che le mie
sono brutte, piccole, sbiadite e, soprattutto, fragili. Ma se non
altro sono mie, vivono dentro di me, e io sono per loro un rifugio
piacevole e sicuro. Confesso (perch non dovrei farlo?) che provo
un grande affetto per loro (non si amano forse anche i cani e i
gatti?) e che mi riempie di gioia vederle uscire dalla mia bocca di
notte, quando buio e fa freddo, osservarle mentre svolazzano
nella stanza, tracciando disegni nellaria, e poi quando si disperdono, si dirigono verso le finestre, raggiungono il cielo, volteggiano per un istante sopra la casa della signorina Julia e infine fuggono verso le luci pi attraenti della citt. E pensare che allinizio
le temevo, non solo perch credevo che mi stessero divorando,
ma anche perch nutrivo una certa apprensione per la polverina
che mi restava attaccata alle labbra. Inoltre mi terrorizzava lidea
che qualcosa stesse invadendo il mio corpo il mio povero corpo
attero qualcosa che avrebbe potuto provocarmi grandi sofferenze impossessandosi di pezzi di polmoni, di fegato e di altri organi.
Alla fine mi sono convinto della natura riconoscente e pacifica
che le caratterizza. Non le sento pi se non quando arrivano allaltezza della gola: un solletico che mi obbliga ad aprire la bocca
il pi possibile, come se volessi sbadigliare.
Non sento pi il bisogno di andarmene in giro di notte. Prima uscivo spesso a passeggiare. Dicevo che era per respirare aria
pura, ma in realt era per vedere pi gente, per non sentirmi solo
al mondo. Da quando ci siamo reciprocamente accettati, non ne
135

ho pi bisogno, posso restare ore a guardarle che escono dalla


mia bocca e svolazzano allegramente, avvolte in una sottilissima
nuvola di polvere dorata. E pensare che dopo che si sono manifestate per la prima volta, non uscivo pi di casa per quellatavico
timore del ridicolo che abbiamo noi atteri. Avevo sempre paura
che potessero scapparmi nel posto e allora pi inopportuni
come con la donna nel treno facendomi vergognare. Adesso
escono solo se glielo chiedo. Sono molto obbedienti.
Certe notti ce ne andiamo a spasso per il paese. Mi assicuro
sempre che nessuno possa vederci e le avviso. Loro escono a svolazzare un po, a prendere laria fresca e a giocherellare. Quando
passo davanti alla casa della signorina Julia faccio pi attenzione
perch quelledificio (che pure non ha niente di particolare) sembra inquietarle a tal punto da spingerle a salire su per la gola,
come se volessero uscire a tutti i costi. Si rifiutano di obbedirmi, e
allora devo accelerare il passo, e non si calmano finch non ci siamo allontanati. In quella casa deve nascondersi qualcosa che le
turba, che le induce a disobbedirmi, a fuggire via, ne sono certo.
Spesso, quando le vedo perdersi nellinfinito, mi chiedo dove
vadano a morire le mie farfalle. Nei libri trovo soltanto risposte
generiche e molto vaghe. Nessuno sembra considerare il fatto che
le mie farfalle sono insolite, diverse dagli altri imenotteri. Mi soffermo anche a osservare le altre persone, nella speranza di trovare
in qualcun altro sintomi di farfalle, che invece sembrano essere
una mia esclusiva. Mi lusinga saperle cos mie, ma mi riempie anche di tristezza pensare che siamo cos soli Mi piacerebbe che
ci fosse altra gente piena di farfalle.
A volte, quando il sole gi tramontato e sul paese scende
una piacevole frescura, passo il tempo a sonnecchiare sotto i salici
sulle rive del torrente. Rimaniamo l, io e le mie farfalle, fino allimbrunire. A volte contemplo le luci della citt, lontane e giallastre, e le sento accalcarsi dietro ai miei occhi per spiare, vorrebbero volare verso quel bagliore. In quelle luci c qualcosa di speciale che le attira, ed un po la stessa inquietudine che provano
136

ogni volta che passiamo davanti alla casa della signorina Julia,
nonostante le luci siano spente. Le sento andare su e gi per tutto
il corpo. In preda allagitazione, percorrono le sottili gallerie delle
mie vene e delle mie arterie, scivolano nello stomaco, svolazzano
nei polmoni.
Un giorno siamo andati al torrente durante la siesta, quando il
paese intero dorme al riparo di stanze immerse nella penombra.
L, vicino allesile corso dacqua, in mezzo alla folta vegetazione,
si respira unaria un po pi fresca. In genere non ci va nessuno,
solo ogni tanto si vede qualche bambino che preferisce tirare
pietre nel fiume invece di dormire. Quel pomeriggio ho notato
che le mie farfalle erano pi inquiete che mai. Quando uscivano a
volare si allontanavano pi del solito, non mi obbedivano, e
quando rientravano si fermavano tutte allaltezza della gola. Producevano un leggero ronzio, come se stessero discutendo qualcosa dimportante e vitale. Se ne stavano tranquille per un po e poi
si agitavano di nuovo. Dopo una pausa troppo lunga ho sentito
che si raggruppavano nella bocca e lottavano per uscire una prima
dellaltra. Tutta quella confusione mi ha sorpreso, cos, un po per
indispettirle, un po per divertirmi, ho chiuso la bocca con forza.
C stato un istante di smarrimento, poi uno di silenzio. Infine si
sono dirette ordinatamente verso le fosse nasali da dove le ho
viste uscire in due file. Mi sono tappato le narici con le dita e si
sono agitate di nuovo. Poi si sono calmate un attimo, come se
stessero deliberando, e ho pensato: Adesso cercheranno di scapparmi dalle orecchie! e mi sono ingegnato per tapparle, ma mi
sono sentito preso in giro quando le ho viste venir fuori una
dopo laltra dai condotti lacrimali. Ridotte a una pallina si lasciavano rotolare lungo le guance e poi prendevano il volo. Sconfitto,
ho liberato bocca, naso e orecchie e le ho lasciate uscire ridendo.
Si sono allontanate in un turbinio di ali. Le ho chiamate ma non
mi hanno dato retta. Per curiosit le ho seguite fino a che non le
ho viste fermarsi per svolazzare sopra a un cespuglio. Si sono
posate sui rami, sbattendo le ali rumorosamente e riempiendo
137

laria di una polvere dorata. Non le avevo mai viste cos inquiete.
Mi sono avvicinato pian piano, di nascosto. Si muovevano con
una tale frenesia, baluginando in una miriade di riflessi, che sembravano raddoppiate di numero. Allora mi sono sporto in avanti
per prenderle e riempirmene le mani. Ho spostato dei rami e, con
mia grande sorpresa, ho visto dietro ai cespugli una persona che
sembrava ancora pi sorpresa di me. Lei era l, in piedi, immobile,
si tappava la bocca con le mani. Appena mi ha visto si tranquillizzata. Lho salutata un po confuso e lei, la signorina Julia, ha
ricambiato il saluto con un cenno della testa. Poi ha abbassato le
mani e mi ha rivolto un sorriso pieno di farfalle:
un pomeriggio meraviglioso mi ha detto.

138

DIDIER CONTADINI

Linquietudine della socialit moderna


Considerazioni sulla letteratura fantastica
di lingua francese

1. Del fantastico in letteratura


Il dibattito relativo sia alla definizione che allambito specifico del
fantastico accompagna sin dallinizio, cio dalle sue origini protoromantiche a cavallo tra la fine del Settecento e linizio dell
Ottocento, le produzioni letterarie che vi si richiamano1. Da allora e, soprattutto, dopo la Seconda Guerra Mondiale, le analisi teoriche si sono moltiplicate. Si sono concentrate sul concetto in
termini astratti, ma hanno anche cercato di definirne i tratti pensando di potersi appoggiare a luoghi letterari esemplari. Hanno
creduto di averne individuato lessenza ma sono anche arrivate
alla conclusione radicalmente opposta della sua inesistenza. Hanno pensato di poterne determinare i confini individuando un
insieme di tematiche archetipiche2, come ha tentato di fare, tra
gli altri, Roger Caillois3. Ma hanno anche ritenuto, allopposto, di
riconoscerne il tratto specifico in un meccanismo di indecidibilit
e nel conseguente effetto di incertezza, com il caso della celebre
Cfr. Seck S., Problmatique du fantastique, in Croniques italiennes, 21 (1990), 1,
su chroniquesitaliennes.univ-paris3.fr/PDF/21/21Seck.pdf.
2 Cos le definisce Baronian che su questa operazione teorica si interroga:
Come interpretare allora le creazioni fantastiche contemporanee che si
concretizzano al di fuori di qualsiasi tema tradizionale? (Baronian J.B.,
Panorama de la littrature fantastique de la langue franaise, Tournai: La Renaissance
du Livre, 2000, p. 26).
3 Cfr. Caillois R., Anthologie du fantastique, Paris: Gallimard, 1966, 2 voll.
1

analisi di Tzvetan Todorov4. I pi hanno sottolineato il suo carattere paradossale: lelemento fantastico che emerge dal reale per
rituffarvisi sporcando le acque limpide della sua razionalit, rifiuta
di porsi come verit di questa stessa realt5 poich il suo significato specifico quello di voler essere una protesta, una opposizione alla ragione dispotica e oppressiva6.
I limiti del territorio fantastico si mostrano dunque estremamente elastici e luso dellespressione genere, volto a indicare
un insieme specifico di prodotti letterari, sembra partecipare soprattutto ad aumentare lincertezza di ogni definizione che ne
faccia uso7. Infatti, a ben guardare, i testi che si vogliono far

Chi percepisce levento (soprannaturale) deve scegliere una tra due soluzioni
possibili: o si tratta di una illusione dei sensi, di un prodotto dellimmaginazione e le leggi che governano il mondo rimangono sempre le stesse, oppure
levento realmente accaduto, parte integrante della realt, ma allora questa
realt retta da leggi che ci sono sconosciute. O il diavolo unillusione, un
essere immaginario, o esiste realmente, come qualsiasi altro essere vivente, con
la sola riserva che lo si incontra raramente. Il fantastico occupa il tempo di
questa incertezza. Nel momento in cui scegliamo una o laltra risposta,
abbandoniamo il campo del fantastico per entrare in uno dei generi vicini, lo
strano o il meraviglioso (Todorov T., Introduction la littrature fantastique, Paris:
Seuil, 1970, p. 29). Per unanalisi critica si veda Bellemin-Nol J., Des formes
fantastiques aux thmes fantasmatiques, in Littrature, n. 2, 1971, pp. 103-118.
5 Cfr. Vax L., LArt et la littrature fantastique, PUF, 1960, p. 13.
6 Cfr. Vax L., La sduction de ltrange, Paris: PUF, 1965, p. 163; Milner M., Le
Romantisme, Paris: Arthaud, 1973, 2 voll., vol. 1, p. 154; Fabre J., Le Miroir de
sorcire, essai sur la littrature fantastique, Paris: Jos Corti, 1992, p. 86; Cirrincione
dAmelio L., Introduzione, in Ead. (a cura di), Il racconto fantastico francese, Venezia:
Marsilio, 2005, pp. 10-11.
7 Cfr. Juin H., Prface in Jacquemin G., Littrature fantastique, Paris-Bruxelles:
Nathan-Labor, 1974, in particolare p. 1; Trousson R., Jean Ray et le discours
fantastique: Malpertuis, in Otten M. (a cura di), tudes de littrature franaise de
Belgique offertes Joseph Hanse pour son 75e anniversaire, Bruxelles: Jacques Antoine,
1978, in particolare p. 208; Hellens F., Le fantastique rel, Bruxelles: Labor, 1991,
p. 9.
4

142

rientrare nel genere fantastico non appartengono a un movimento


segnato da una forte coesione.
Preliminarmente, accoglieremo allora la proposta di parlare
piuttosto di un modo i cui elementi ed atteggiamenti [] si ritrovano con grande facilit in opere di impianto mimetico-realistico,
romanzesco, patetico-sentimentale, fiabesco, comico-carnevalesco, e altro ancora8, senza che questo approccio teorico ci faccia
per dimenticare che esiste storicamente una precisa tradizione
testuale, vivissima nel primo Ottocento, che continuata anche
nella seconda met del secolo e fino a oggi, nella quale il modo
fantastico viene utilizzato per organizzare la struttura fondamentale della rappresentazione e per trasmettere in maniera forte e
originale esperienze inquietanti alla mente del lettore.
I tratti che definiscono la specificit del fantastico si possono
trovare raccolti in una definizione generale proposta da Baronian,
che prenderemo quindi come punto di partenza:
Il fantastico anzitutto unidea, un semplice concetto che il
racconto letterario modula come vuole, allinfinito. Lidea che
il nostro mondo, la nostra quotidianit pu in ogni momento
essere disturbata, trasgredita, sconvolta da cima a fondo, essere percepita altrimenti che con la ragione ragionante, diventare un campo dincostanza, di alea, di duplicit, di equivoco,
una chimera, lo svolgimento stesso dellimmaginario. Il fantastico potrebbe essere in un certo senso allora il percorso
letterario che consisterebbe nel parlare logicamente di ci che,
nella nostra apprensione del mondo, non per lappunto di

Cesarani R., Il fantastico, Bologna: Il Mulino, 1996, p. 11 [anche per la


citazione successiva]. Cfr. anche Bozzetto R., Lobscur objet dun savoir.
Fantastique et science-fiction: deux littratures de limaginaire, Aix en Provence:
Publications de lUniversit de Provence, 1992, in particolare p. 49.
8

143

competenza del razionale, non appartiene, nel senso stretto


del termine, allanalisi oggettiva9.

Il fantastico dunque anzitutto un modo, unintenzione, un


effetto e un meccanismo narrativo che sono funzionali alla manifestazione delle paradossalit, dei non detti, dei rimossi di un
rapporto etico dellumano con la costruzione sociale storicamente determinata, in cui esso si trova inscritto secondo la legge
dominante della ragione veritativa.
Questo modo fantastico, che storicamente prende corpo in
ambito tedesco e, per altri versi, inglese10 si fonda sullassunto,
conquistato attraverso una progressiva acquisizione teorica, dellindipendenza della fantasia. Se nellambito dei racconti gotici
di fine Settecento tra i quali Il castello di Otranto (1764) di Horace
Walpole considerato il capostipite che si prepara il terreno
materiale su cui lavora la fantasia moderna, nella teorizzazione
filosofica kantiana, che riflette proprio su quel genere letterario,
che si prepara il terreno alla centralit che essa acquista nel
romanticismo.
Baronian J.B., Panorama de la littrature fantastique de langue franaise, cit., p. 27.
Simile, nel sottolineare la rottura della trama del reale, la definizione che d
Caillois: Il fantastico [] manifesta uno scandalo, una lacerazione, una
irruzione insolita, quasi insostenibile per il mondo reale []. Nel fantastico il
soprannaturale appare come una rottura della coerenza universale. Il prodigio
vi diventa una trasgressione vietata, minacciosa, che rompe la stabilit di un
mondo le cui leggi erano fino a quel momento considerate rigorose e immutabili. lImpossibile, che accade senza preavviso in un mondo in cui
lImpossibile escluso per definizione (Caillois R., Images, Images: essais sur le
rle et les pouvoirs de limagination, Paris: Jos Corti, 1966, pp. 14-15).
10 Dato lo spazio limitato e non volendo qui presentare una ricostruzione storica complessiva, ma delineare semplicemente alcuni nodi di senso significativi
per largomentazione che portiamo avanti, non prenderemo in considerazione
questo secondo grande filone dinfluenza, quello inglese, che ha permesso che
si impiantassero, soprattutto nei secoli precedenti, germi concettuali che
ritornano nel romanticismo francese e che facilitano il dialogo con e la ripresa
della produzione culturale anglofona.
9

144

Il filosofo di Knigsberg, considerando in una prospettiva


antropologica al di fuori dellorizzonte religioso la facolt immaginativa, sostiene che nel sonno [] si ha il sogno quando si in
balia del gioco involontario delle proprie immagini11 e che lillusione prodotta dalla forza dellimmaginazione umana cos grande che si crede di sentire o di vedere fuori di s ci che si ha
soltanto in testa12. Allinterno di questo discorso immaginazione
e fantasia sono liberate da quel peso che ancora Pascal, per esempio, attribuiva loro mettendo in guardia dal rischio di assecondarle13. Proprio il contesto antropologico dellanalisi porta Kant
ad affermare che:
possibile attribuire a questo gioco non intenzionale dellimmaginazione produttiva che in tal caso si pu chiamare
fantasia anche la tendenza alla bugia innocente [] Allora
fatti straordinari, presunte avventure, ingigantiscono nel discorso come una valanga lungo un pendio, alimentati da
unimmaginazione che vuol soltanto rendersi interessante14.

In essa luomo trova dunque uno sfogo e un modo di entrare


in rapporto al bello e al sublime. dal non detto della riflessione
kantiana che poi emergono le formulazioni propriamente romantiche in ambito tedesco. Tra le prime quella di Schlegel:
Secondo il mio modo di vedere e la mia terminologia,
romantico precisamente ci che presenta, in una forma

Kant I., Antropologia dal punto di vista pragmatico, in ID., Scritti morali, Torino:
UTET, 1970, I, 28, pp. 583-584.
12 Ibidem, I, 32, p. 599.
13 Limmaginazione ingrandisce le piccole cose fino a riempircene lanima,
mediante una valutazione fantastica; e, con temeraria insolenza, rimpicciolisce
le grandi sino alla sua misura, come quando parla di Dio (Pascal B., Penses,
1669, trad. it di Nacci B., Pensieri, Milano: Mondadori, 1994, p. 152).
14 Kant I., Antropologia dal punto di vista pragmatico, cit., I, 32, p. 601.
11

145

fantastica (cio determinata dalla fantasia), una materia


sentimentale15,

poich solo la fantasia pu cogliere lenigma dellamore


assoluto della natura formatrice, e presentarlo come enigma; e
questa enigmaticit la fonte del fantastico nella forma di ogni
rappresentazione poetica. E tra quelle che concludono il
percorso teorico del concetto in terra tedesca, troviamo quella
hegeliana, che presenta infine la fantasia nella sua autonomia
compiuta:
Per quel che concerne in primo luogo la capacit generale
alla produzione artistica, [] la fantasia va indicata come
tale facolt eminentemente artistica. Si deve tuttavia stare
attenti a non scambiare la fantasia con limmaginazione meramente passiva. La fantasia creatrice. [] il compito
della fantasia consiste solo nel prendere coscienza di quella razionalit interna [] sotto forma concreta ed in realt
individuale16.

La letteratura fantastica francese inizia sulle fondamenta di


questa parabola di emancipazione dellimmaginario fantastico. I
primi passi sono mossi agli inizi dell Ottocento quando la cultura
dellAncien Rgime e quella illuminista influenzata dalla rivoluzione
si affrontano nel contesto del nascente romanticismo francese,
annunciato dalle opere di M.me de Stal in particolare Della
Schlegel F., Gesprche ber die Poesie, 1800, trad. it di Lavagetto A., Dialogo sulla
poesia: lettera sul romanzo, Torino: Einaudi, 1991 [anche per le citazioni successive]. Per una panoramica sulla relazione tra fantastico e romanticismo: cfr. De
Luca Ch., Les germes du fantastique dans les thorisations des crivains romantiques
allemands, in Revue des Littratures de lUnion Europenne, n. 1, 2004, su
http://www.rilune.org/dese/fantastique.htm.
16 Hegel G.W.F., sthetik, 1835, trad. it di Merker N., Estetica, Torino: Einaudi,
1997, pp. 316-317.
15

146

letteratura considerata nei suoi rapporti colle istituzioni sociali (1800) e La


Germania (1810-1813). Su queste basi acquista una nuova consapevolezza o, per meglio dire, una nuova lettura e una nuova
declinazione quel che nei prodromi della letteratura fantastica
francese, tra i quali ricordiamo Il diavolo innamorato (1772) di
Jacques Cazotte, assumeva ancora le vesti del meraviglioso. Prima, per, di affrontare il vero e proprio esordio francese della
letteratura fantastica con Charles Nodier dobbiamo sviluppare un
breve inciso teorico.
2. Il fantastico e la modernit: fantasia parigina
Alcune osservazioni che Walter Benjamin sviluppa nel suo saggio
Il narratore. Considerazioni sullopera di Nicola Leskov ci possono
aiutare a chiarire meglio i termini del nostro discorso. Lautore
berlinese propone di individuare nel seguente discrimine la rottura che si consuma tra il romanzo moderno e lepica:
Il luogo di nascita del romanzo lindividuo nel suo isolamento,
che non pi in grado di esprimersi in forma esemplare sulle
questioni di maggior peso e che lo riguardano pi da vicino,
egli stesso senza consiglio e non pu darne agli altri. Scrivere
un romanzo significa esasperare lincommensurabilit nella
rappresentazione della vita umana. Pur nella ricchezza della
vita e nella rappresentazione di questa ricchezza, il romanzo
attesta ed esprime il profondo disorientamento del vivente17.

Come esempio di questanalisi, Benjamin chiama in causa il


Don Chisciotte di Cervantes, considerato uno dei precursori eccellenti, a livello europeo, del fantastico in letteratura. Laccostamento non peregrino, segnala anzi il fatto che lelemento fantastico
Benjamin W., Il narratore. Considerazioni sullopera di Nicola Leskov, in ID.,
Schriften, 1955, trad. it Solmi R., Angelus Novus. Saggi e frammenti, Torino:
Einaudi, 1995, p. 251 [corsivo nostro].
17

147

serve ad accentuare determinati aspetti della cesura che separa il


romanzo dallepica. Il racconto fantastico, per lo pi breve, fa
tesoro dellimpossibilit moderna di trasmettere lesperienza del
mondo socialmente condiviso, il lato epico della verit, la saggezza18. Accoglie il disorientamento del vivente facendo s che
nelle diverse funzioni che esso assume quelle del protagonista,
dello scrittore e del lettore egli debba arrestarsi a ogni passo
davanti a una realt che gli si mostra al contempo estranea e famigliare, inquietante e banale. Lindividuo nel suo isolamento abita
questa realt e vi insieme abitato19.
Per questa sua funzione di protesta e di carattere distruttivo il racconto fantastico non istituisce un insegnamento condiviso; la sua storia non si propone assolutamente come modello
per la collettivit e, insieme, il narratore non qualcuno che
stato designato e riconosciuto per svolgere tale ruolo ma un
individuo qualsiasi, uno tra i tanti. Cos, il fantastico si caratterizza
come eccitamento casuale di una realt morente e come frantumazione dellunit dellio, di ogni io implicato nella relazione al
testo. Tutte le forme che ne fanno uso e che possono essere le
pi disparate, da quelle popolari a quelle acquietanti, da quelle
oniriche a quelle inquietanti, non fanno che declinare in maniera
diversa questi caratteri20.

Ibidem.
Cfr. ibidem.
20 Cos, per esempio, il fantastico di Balzac contiene un forte elemento
conflittuale nei confronti della societ: cfr. Murata K., Le 19e sicle et la littrature
fantastique. Le fantastique de Balzac et celui de Maupassant, in , n. 28,
1997, pp. 83-101, su http://repository.kulib.kyoto-u.ac.jp/dspace/bitstream/
2433/137862/1/fbk000_028_083.pdf, in particolare p. 96. Il fantastico in
Gautier si caratterizza invece per le sfumature con cui compare: Linvasione
del surnaturel preparata dalla lenta definizione delle cose (Pasi C., Thophile
Gautier o il fantastico volontario, Roma: Bulzoni, 1974, p. 102). Si veda anche
Bellemin-Nel J., Notes sur le fantastique (textes de Thophile Gautier), in
Littrature, n. 8, 1972, pp. 3-23.
18
19

148

Allora, mentre la narrazione epica faceva uso dello straordinario e del meraviglioso per stimolare, nel lettore complice,
connessioni psicologiche degli eventi liberamente legate alla sua
esperienza personale21, la letteratura fantastica impone invece il
nesso secondo la doppia chiave dellincertezza ontologica che caratterizza lio (il significato della vita22) e della necessit che la
realt materiale abbia un rovescio di eccedenza affinch la quotidianit conservi un qualche valore (la morale della storia)23.
Questo il portato del termine fantastico nella sua rinascita moderna. Certo esso trae lispirazione e la propria materia
dal bacino della tradizione che lha generato e che letimologia del
termine ci indica. La sua origine latina (phantasticus), che riprende
il termine greco (phantastikos) derivato dal sostantivo phantasia, designa sia limmaginazione che lapparizione di cose straordinarie24.
Richiama dunque un insieme di elementi e fenomeni che appartengono a unattivit eccedente dellimmaginazione e, al contempo, a una componente di inganno che proviene dallindefinitezza
che caratterizza il reale. Rinvia a ci che ha a che fare con una
dimensione che insieme oltrepassa la materialit sensibile e per
in essa attesta la sua propria esistenza. Ma nella modernit esso
acquisisce una caratterizzazione sempre pi forte, in cui il soprannaturale o il surreale non si accostano pi semplicemente alla realt ma si insinuano nelle sue pieghe provocando distorsioni incontrollabili e, in ultima analisi, angoscianti.
La declinazione francese del fantastico moderno segue puntualmente questa linea evolutiva ed emerge in un momento di
grande fermento economico, sociale e culturale e di grandi squi-

Benjamin W., Il narratore. Considerazioni sullopera di Nicola Leskov, cit., p. 253.


Ibidem, p. 264 [anche per la citazione successiva].
23 Cfr. Murillo Chinchilla V., La littrature fantastique: potique dun conflit rationnel,
in Revista de Lenguas Modernas, n. 13, 2010, pp. 59-69, in particolare p. 61.
24 Cfr. Dubost F., Aspects fantastiques de la littrature mdivale, Champion, Paris
1991, II voll., vol. I, p. 235.
21
22

149

libri25. Nella prima redazione dellExpos sui passages parigini, del


1935, Benjamin esplicita la relazione tra la pervasivit sociale del
progresso capitalista che si espone nella Parigi capitale del XIX
secolo e la creazione fantastica moderna:
Alla forma del nuovo mezzo di produzione, che, allinizio,
ancora dominata da quella del vecchio (Marx), corrispondono, nella coscienza collettiva, immagini in cui il nuovo si
compenetra col vecchio. Si tratta di immagini ideali, in cui la
collettivit cerca di eliminare o di trasfigurare [] i difetti del
sistema produttivo sociale. Emerge insieme, in queste immagini, lenergica tendenza a distanziarsi dallinvecchiato e
cio dal passato pi recente. Queste tendenze rimandano la fantasia, che ha tratto impulso dal nuovo, al passato antichissimo26.

Il passato antichissimo a cui Benjamin si riferisce appunto


quello da cui ha attinto anche la tradizione cristiana e che per suo
tramite arrivato fino a noi27. Esso ripreso nella stampa di
Nella lingua francese, il termine fantastique appare nel Trecento, traducendo
lo stesso ambito semantico delloriginale latino, come esemplificato dalla
traduzione della fortunata Legenda aurea dellagiografo Jacopo da Varazze, dove
il termine significa chiaramente ci che creato dallimmaginazione, che non
esiste nella realt: cfr. Voragine J.A., Legenda aurea, Lipsiae: Ed. Impensis
Librariae Arnoldianae, MDCCCI, cap. CXXIV, pp. 549-550. Per esempio, la
circoncisione di Ges Cristo giustificata dallautore come prova che il corpo
in cui si incarnato vero corpo umano e non corpo fantastico. Esso acquista poi
sempre pi un significato diverso, tutto rivolto a una dimensione immanente
che ha perso la certezza della proprio fondamento trascendente.
26 Benjamin W., Parigi, la capitale del XIX secolo, in ID., Opere complete. IX. I
passages di Parigi, Torino: Einaudi, 2000, p. 6. Pi avanti, in uno dei frammenti
preparatori, descrivendo lessenza del passage: in questa strada le linfe vitali
ristagnano, la merce prolifera ai suoi bordi, intrecciandosi in relazioni
fantastiche come un tessuto ulcerato (ibidem, p. 50 [A 3a, 7]).
27 Ci limitiamo qui a rimandare al corposo studio di M. Closson: Closson M.,
Limaginaire dmoniaque en France (1550-1650): gense de la littrature fantastique,
Genve: Droz, 2000. Qui lautrice ricostruisce le origini del fantastico, che trae
25

150

inizio ottocento sia sotto forma di (pseudo-)informazione, nei


cosiddetti canards piccoli opuscoli che riportano fatti diversi
orribili, catastrofici o sovrannaturali, non necessariamente attuali28
, sia sotto forma di racconti editi nella stampa periodica e capaci
di attrarre lattenzione e limmaginazione del pubblico cittadino29.
proprio in questambito che inizia lavventura della
letteratura fantastica francese30. Il giornale Le Globe e La Revue
franaise si dimostrano le due pi importanti casse di risonanza. Il
primo, in particolare, pubblica nel 1829 la traduzione francese di
un articolo di Walter Scott dal titolo Del meraviglioso nel romanzo, a
conclusione del quale lo scrittore scozzese, insigne rappresentante
del versante anglofono della letteratura di stampo romantico,
attacca in termini perentori lopera letteraria di Hoffmann a sua
volta espressione sublime della produzione romantica e fantastica
tedesca , il cui successo inizia a diffondersi in Europa e fare
concorrenza anche allautore di Ivanoe:

alcuni suoi argomenti fondamentali nella confusione cristiana tra demonico e


demoniaco (cfr. p. 30), nel medioevo e poi nel barocco, situandosi cos sulla
linea interpretativa aperta da Benjamin nel suo ben noto Lorigine del dramma
barocco tedesco.
28 Cfr. ibidem, p. 48. Spesso episodi di un passato anche remoto e fantasioso
erano ripresi in termini esagerati ed enfatici e raccontati come se si trattasse di
fatti realmente appena accaduti.
29 Sul ruolo della stampa e del Globe nella diffusione del termine fantastico e del
genere letterario si vedano Scanu A.M., Romantisme et fantastique dans la littrature
franaise, in Revue des Littratures de lUnion Europenne, n. 1, 2004, pp. 130, su http://www.rilune.org/dese/tesinepdf/Scanu/Scanu_HistoiredesIdees.
pdf; Collani T., La naissance du got fantastique au XIXe sicle: Musset chroniqueur et
les arborescences romantiques, in Revue des Littratures de lUnion Europenne,
n. 1, 2004, pp. 1-19, su http://www.rilune.org/dese/tesinepdf/Collani/
Collani_Litt %E9raturefantastique.pdf; Julien A., Le romantisme et lditeur
Renduel, Paris: Librairie Charpentier et Fasquelle, 1897; Castex P.G., Le conte
fantastique en France de Nodier Maupassant, Paris: Jos Corti, 1962, pp. 57-80.
30 Cfr. Lyse E., Pour une thorie gnrale du fantastique, in Colloquium
Helveticum, n. 33, 2002, pp. 37-66.

151

Il gusto dei tedeschi per il misterioso li ha portati a inventare


un altro genere di composizione, che pu darsi non sarebbe
potuto esistere che nel loro paese e nella loro lingua. quello
che potremmo chiamare il genere FANTASTICO, dove limmaginazione si abbandona a qualsiasi sregolatezza dei suoi capricci, e a tutte le combinazioni pi bizzarre e pi ridicole degli scenari. [] Le trasformazioni pi impreviste e pi straordinarie avvengono nei modi pi improbabili. Nulla tende a
modificarne lassurdit. Il lettore si deve accontentare necessariamente dei complicati stratagemmi dellautore, come se
stesse guardando i salti avventurosi e le metamorfosi di
Arlecchino, senza cercarvi alcun senso, n altro scopo che la
sorpresa del momento31.

Questo giudizio negativo getta certo una luce problematica


sulla nuova coloritura che il termine viene prendendo proprio con
questa traduzione, ma alla domanda implicita chi salver la
letteratura dimmaginazione, minacciata dalle esigenze di un
pubblico nuovo?32, i giornalisti del Globe rispondono affidandosi senza remore agli scritti di Hoffmann, con un pezzo dello
studioso e articolista Jean-Jacques Ampre che per primo li
definisce racconti fantastici. A questa scelta editoriale e alla
concomitante pubblicazione delle opere di Hoffmann tradotte da
Love-Veimars si affianca uno scritto di Charles Nodier, Du
fantastique en littrature, con cui lautore si propone di superare la
querelle mostrando in un orizzonte romantico il valore universale
dellelemento fantastico.

Scott W., Du merveilleux dans le roman, in Caldarini E. (a cura di), Aspetti della
letteratura fantastica nellottocento francese, cit., p. 11. Cfr. Pano Alamn A., Walter
Scott et sa perception ngative du fantastique dans luvre dE.T.A. Hoffmann, in Revue
des Littratures de lUnion Europenne, n. 1, 2004, pp. 1-21, su http://
www.rilune.org/dese/tesinepdf/Pano/Pano_Litt%E9raturefantastique.pdf.
32 Castex P.G., Le conte fantastique en France de Nodier Maupassant, cit., p. 7.
31

152

3. Charles Nodier: il fantastico e la storia


Riprendendo lidea del ruolo essenziale dellimmaginazione e della
sua produttivit fantastica per luomo, e inserendola in un quadro
generale che oltrepassa il piano della produzione artistica e si
attesta sul livello di una riflessione filosofica generale sulluomo e
sulla storia della sua socialit, Nodier oltrepassa di colpo la posta
in gioco e fa guadagnare alla nozione di fantastico e alla sua
espressione letteraria un nuovo statuto. Si tratta, rispetto allanalisi
che abbiamo qui sopra proposto, di quel che potremmo definire
una formulazione ideologica33 del fenomeno che inizia a prendere
piede anche in Francia. Una formulazione che si avvale anche di
un luogo privilegiato di diffusione, il salotto letterario chiamato
primo Cenacolo in cui lerudito bibliotecario del futuro re Carlo
X d spazio agli scrittori francesi influenzati dal romanticismo
europeo (da Alphonse de Lamartine a Alfred de Vigny, da Alfred
de Musset a Victor Hugo)34.
Conviene qui brevemente ricordare alcuni elementi di questa
trattazione che rappresenta la pietra miliare della letteratura fantastica francese. Lautore romantico cerca di mostrare come sia necessario che la potenza del fantastico si dispieghi in quanto elemento coessenziale per lo sviluppo delluomo in ogni civilt. Le
visioni sono complessive, gli ambiti messi in gioco trasversali. Il
primo elemento che emerge che il fantastico non pi qualcosa di esterno, qualcosa che si intromette tra luomo e il reale. Il
fantastico abita luomo come prodotto necessario della sua costituzione. il prodotto gradito di unimmaginazione libera di esprimersi e che non da temere:
Linclinazione per il meraviglioso, e la facolt di modificarlo
seguendo certe circostanze naturali o fortunose, innato nelluomo. lo strumento essenziale della sua vita immaginaTale definita anche in Bozzetto R., Nodier et la thorie du fantastique, in
Europe, n. 614-615, 1980, pp. 70-78.
34 Cirrincione dAmelio L., Introduzione, cit., pp. 17-18.
33

153

tiva, e forse addirittura la sola compensazione veramente


provvidenziale alle miserie inevitabili della sua vita sociale35.

Nodier si preoccupa di consolidare il ruolo di primo piano


della fantasia fornendole un contesto universale e un tempo storico eterno. La filosofia della storia che passa tra le righe della sua
formulazione ricorda molto la teoria vichiana dei corsi e ricorsi
storici. Il processo che abita lumanit quello di un sorgere e
declinare delle civilt in cui il fantastico gioca contemporaneamente il ruolo di spia che definisce una data condizione spirituale
e collettiva di una certa societ, il ruolo attivo di accoglimento
delle forze dellespressivit sociale che si stanno esaurendo e, infine, il ruolo di meccanismo della loro rigenerazione per una nuova
societ vitale: Quando le favole di un popolo sono deperite,
listinto inflessibile di cambiamento che alberga nel genio si
manifesta nel momento adeguato e giunge a manifestare agli
uomini, attraverso segnali indubitabili, che necessario ricominciare daccapo la vita sociale, senza considerare tradizioni e
simpatie passate36. Proprio in questo momento di passaggio
lapparizione delle favole comincia e ha fine il dominio di quelle verit reali o pattuite che offrono un avanzo di anima al meccanismo usurato della civilizzazione37.
cos che romanticismo e letteratura fantastica rivestono un
ruolo storico preciso per la socialit delluomo:

Nodier Ch., Du fantastique en littrature, in Caldarini E. (a cura di), Aspetti della


letteratura fantastica nellottocento francese. Documenti critici e testi, ISU, Milano 1885,
pp. 36-37. Cos commenta Scanu: La facolt dellimmaginazione, questa
facolt di produrre il meraviglioso di cui la natura ha dotato luomo
dunque il suo unico mezzo di salvezza (Scanu A.M., Charles Nodier. Du
Fantastique en Littrature, in Revue des Littratures de lUnion Europenne, n.
1, 2004, p. 14 su http://www.rilune.org/dese/fantastique.htm).
36 Nodier Ch., Du fantastique en littrature, cit., pp. 26-27.
37 Ivi, p. 22.
35

154

Non bisogna dunque gridare tanto contro il romantico e il


fantastico. Queste pretese innovazioni sono lespressione inevitabile dei periodi estremi della vita politica delle nazioni, e
senza queste, non saprei proprio cosa ci resterebbe oggigiorno dellistinto morale e intellettuale dellumanit38.

Il legame tra moralit, eticit e fantastico emerge ancor pi


chiaramente quando Nodier separa implicitamente il fantastico
come sensazione spontanea, irriflessa, delle esistenze umane pi
semplici39 e il fantastico come espressione consapevole usata per
orientare ambiti diversi dellesistenza umana. questo il caso di
quel che lautore chiama il fantastico religioso40 e della fantasia
puramente poetica.
Cos nelluomo ci sono due potenze a cui corrispondono
due tipi di societ, una conforme al principio immaginativo e
laltra conforme al principio materiale della vita umana41. addirittura nella lotta di queste forze, quasi uguali in origine, ma
che si sovrastano lun laltra di volta in volta, che si mostra leterno segreto di tutte le rivoluzioni, qualsiasi forma esse prendano. E non dato sapere secondo Nodier che cos non tradisce
fino allultimo lhumus romantico del suo pensiero quale delle
due avr la meglio:
Ivi, p. 23.
Una condizione della societ in cui le forme generali della civilizzazione
riguardano luomo solo per un numero molto ristretto di punti, e in cui
lanima, rivelatagli da un abbozzo di educazione, si sviluppa e si esercita da sola
su se stessa [] costoro [scil. i celibatari, le vedove e le giovani ragazze] sono
pi soggetti degli altri a quelle aberrazioni contemplative che il sonno elabora,
trasforma in realt iperboliche, e in mezzo alle quali getta il suo paziente come
un attore dai mille volti e dalle mille voci, per giocare a se stesso e da solo,
senza saperlo, un dramma straordinario che supera di gran lunga tutti i capricci
dellimmaginazione e del genio! (Nodier Ch., Le pays des rves, in Caldarini E. (a
cura di), Aspetti della letteratura fantastica nellottocento francese, cit., p. 49).
40 Nodier Ch., Du fantastique en littrature, cit., p. 20 [anche per la citazione
successiva].
41 Nodier Ch., Le pays des rves, cit., p. 60 [anche per la citazione successiva].
38
39

155

Ci che c di tremendo per la saggezza delluomo, il fatto


che il giorno in cui i sogni pi fantastici dellimmaginazione
saranno soppesati su una bilancia di precisione con le soluzioni pi puntuali della ragione, se questa non resta in equilibrio, sar solo un potere incomprensibile e sconosciuto a
poterla far pendere da uno dei due lati42.

Questa visione notturna, vagamente dionisiaca, giustifica tutta lattenzione che da molte parti si rivendica per la forma
letteraria fantastica e la necessit di coltivarla con cura e attenzione. Essa espressione naif di una societ semplice, ai suoi
albori; dunque di ogni societ semplice che risorge dopo una decadenza. , insieme, prodotto consapevole di unoperazione di
rinnovamento, nei giorni della decadenza, delle illusioni vivaci e
gioiose che erano della nostra infanzia43, perch ogni societ possa addormentarsi serenamente (e proprio a questo riguardo viene
richiamato il nome di Hoffmann). , infine, il luogo fondativo, da
cui prendono forma i miti, dei nuovi ordini sociali44.
Quel che emerge dallelaborazione funzionale di Nodier
dunque il fatto che la letteratura fantastica non solo non pu essere considerata marginale, ma deve essere compresa come il luogo in cui si genera un circolo virtuoso. Da essa si origina unazione sociale e dallazione sociale fantasticamente influenzata si
crea nuova fonte da cui scaturisce letteratura fantastica: La percezione di un sogno spesso ripetuto si trasforma facilmente in
atti, cos come la percezione di un atto straordinario, inconsueto alla nostra natura, si converte facilmente in sogni45.
Ibidem, p. 43.
Nodier Ch., Du fantastique en littrature, cit., p. 40.
44 Se il fantastico non fosse mai esistito da noi, con la sua essenza peculiare e
creatrice, ed escludendo qualsiasi altra letteratura antica o esotica, la societ
non sarebbe esistita, poich non vi mai stata societ che non abbia avuto il
proprio (ibidem, p. 35).
45 Nodier Ch., Le pays des rves, cit., p. 55. La molteplicit dei livelli che lo
scrittore francese mette in campo ci sembra il motivo per il quale, come
42
43

156

4. Crisi dellindividuo e fantastico surrealista


Il fantastico formulato, raccontato, immaginato da Nodier tutto
compreso nel doppio vincolo stabilito dalle dinamiche di affermazione di un modello letterario46 e dalla struttura ideologica in cui
trova il suo posto. Esso ha storicamente il merito di definire un
ambito specifico allinterno della letteratura e di dare avvio, in
ambito francese, a una meta-riflessione sul suo statuto.
Maupassant, per fare un solo esempio, se ne fa carico allinterno
di un articolo del 7 ottobre 1883, pubblicato in prima pagina sul
Le Gaulois, giornale letterario e politico fondato quindici anni
prima, e intitolato Le Fantastique, analizzando il fantastico di
Turghenev:
Nella sua opera il soprannaturale rimane sempre cos vago,
cos racchiuso che osiamo a mala pena affermare che abbia
voluto inserirvelo. Racconta piuttosto ci che ha provato,
come lha provato, lasciando indovinare il proprio turbamento interiore, langoscia provata davanti a ci che non comprende, e quellacuta sensazione di paura inspiegabile che lo

sottolineano gli storici letterari, non distingue tra meraviglioso e fantastico; non
tanto dunque una confusione, quanto una partecipazione complessiva delle
facolt e dei fenomeni a quel che egli ritiene essere una manifestazione storica
umana complessa.
46 In Francia, dove il fantastico oggi cos screditato dai giudici supremi del
gusto letterario, non era forse inutile di rintracciare qual era stata la sua origine,
di individuare velocemente le sue epoche principali e di legare a nomi alquanto
gloriosamente consacrati i titoli supremi della sua genealogia; ma [] mi
guarder bene dallintraprendere la sua apologia avendo contro spiriti dottamente prevenuti che hanno rinunciato alle prime impressioni della loro
infanzia per rinchiudersi in un ordine di idee esclusivo. Le questioni che
riguardano il fantastico appartengono esse stesse alla sfera della fantasia
(Nodier Ch., Du fantastique en littrature, cit., p. 40).

157

attraversa, come un soffio di vento misterioso [inconnu] arrivato da un altro mondo47.

Dunque, se nelle considerazioni di Nodier la questione della


frattura dellio rimane sullo sfondo, mezzo secolo dopo essa si
ormai affermata pienamente. Le ricerche di Braid (ipnosi),
Morton (anestesia) e Charcot (nevrosi) per limitarsi ad alcuni
nomi noti non hanno tardato a trasformarla in un momento
importante e le investigazioni di Freud48 e della psicanalisi
finiscono infine per renderla nodo essenziale della produzione
fantastica49. Cos, dalla fine della prima met del XIX secolo fino
agli inizi del XX assistiamo a una parabola del fantastico, che
progressivamente da fantastico esteriore, in cui diavoli, spettri,
castelli maledetti sono il veicolo della sostanziale ambiguit del
reale e della sua percezione, prende le forme del fantastico interiore, dove la psiche umana diventa essa stessa il luogo del mistero, della paura, dellinterrogazione50. In questa parabola sono

Cfr. la riproduzione digitale del numero su http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/


bpt6k524790v. Per unanalisi del fantastico in Maupassant: cfr. Dubreuil L.,
Maupassant et la vision fantastique, in Labirinte, n. 4, 1999, 4, pp. 87-100; Neefs
J., La reprsentation fantastique dans Le Horla de Maupassant, in Cahiers de
lAssociation internationale des tudes francaises, n. 32, 1980, pp. 231-245. Si
veda anche nota 19.
48 Cfr. Freud S., Das Unheimliche, 1919, Il perturbante, in ID., Opere, Torino:
Bollati Boringhieri, 1976-1980, 12 voll., vol. 9, LIo e lEs e altri scritti 1917-1923,
pp. 81-114.
49 Qui trova il suo posto pi consono la definizione di fantastico data da
Castex: Il fantastico non si confonde con laffabulazione convenzionale dei
racconti mitologici o delle fate, che implica uno spaesamento dello spirito. Si
caratterizza per una intrusione brutale del mistero nella vita reale;
generalmente collegato agli stati morbosi della coscienza che, nei fenomeni di
incubo o di delirio, proietta davanti a s le immagini delle proprie angosce e dei
propri terrori (Castex P.G., Le conte fantastique en France de Nodier Maupassant,
cit., p. 8).
50 Cirrincione dAmelio L., Introduzione, cit., p. 12; si vedano anche le pp. 19-29.
47

158

coinvolti autori del calibro di Balzac, Gautier, Mrime, Villers de


LIsle-Adam e Alexandre Dumas oltre allo stesso Maupassant.
Se la scienza ha spiegato tutto e riesce anche a dare un ordine
e un senso alle dfaillances del progresso, come mai non riesce a
spiegare ci che ha contribuito a disvelare dellumano? Perch
lordine del discorso razionale non abbastanza potente da saturare gli orizzonti di senso possibile e il meccanismo della loro
creazione?51 Il linguaggio narrativo fantastico vuole in parte sopperire a questa mancanza, come per dominare, relegare in uno
spazio definito, quel diverso, quel di pi, e in parte accoglierlo
facendosi voce della critica alla razionalit dispotica. Gli
appartiene dunque una sorta di movimento dialettico di rifiuto e
di appropriazione, di misconoscimento e di identificazione52.
LUnheimliche che abita luomo diventa uno di quei tratti che
estroflettono lunit dellio sul mondo e, in un movimento rovesciato, la pluralit del mondo nellunit dellio, creando cos non
tanto una confusione dei piani quanto piuttosto unesplosione
dellio stesso che si frantuma, e ritrova una propria compattezza
parziale e momentanea nella pagina scritta del testo. Questultimo
assume quindi un ruolo centrale sia come luogo di rivendicazione
che come luogo di tensione del linguaggio stesso. Linquietante si
d allora anche nella forma dellinquietante incontro/scontro
con il linguaggio: da Samuel Beckett e dai Surrealisti fino al
Nouveau Roman e oltre53.
Simili considerazioni sintetizzano inevitabilmente un fenomeno ben pi complesso, ma cercano di mettere in evidenza il
Daltra parte, per lanciare un ponte verso le forme pi recenti di letteratura
fantastica, come non vedere una tensione fantastica allopera anche nelle
elaborazioni pi rigorosamente scientifiche e nel loro ritorno sul reale. Si pensi,
per esempio, lequazione di Wheeler-De Witt che descrive le caratteristiche
quantistiche dello spazio obliterando la variabile del tempo.
52 Cfr. Fascia L., Marcialis M.P., La trasgressione e il testo fantastico, in anglistica,
XXXI, n. 1-2, 1988, 1-2, pp. 71-84, in particolare p. 80.
53 Rimondi G., Il fantastico come sintomo, in Atti dellAccademia Roveretana degli
Agiati, n. 251, 2001, p. 291.
51

159

portato radicale sotteso alla definizione di Baronian da cui siamo


partiti e che, a questo punto, possiamo integrare con lincisiva
definizione proposta da Irne Bessiere:
Il racconto fantastico utilizza dei quadri socio-culturali e delle
forme di comprensione che definiscono gli ambiti del naturale e del soprannaturale, del banale e dellinquietante, non
per sfociare in qualche certezza metafisica ma per organizzare
il confronto degli elementi di una civilizzazione relativi ai
fenomeni che sfuggono alleconomia del reale e del surreale54.

Qui, sia lincrinatura dellinteriorit psichico-sentimentale


umana sia la paradossalit di un reale che si vuole ordinato sono
comprese sotto il senso generale di uninterrogazione culturale55
che critica della narrazione che domina la societ vigente orfana
di una trascendenza divina. Chiaramente, si tratta di una critica
che assieme e fin dallinizio anche produzione di un mondo
immaginario che tende a sovrapporsi a quello reale e a produrre
uno stato di soddisfazione. Ma, in quanto si fa carico di una
funzione liberatrice56, questo mondo immaginario anche il
rilancio, frutto di unesigenza delluomo moderno che si sente
schiacciato dal proprio presente, dellesigenza di ripensare la
propria socialit, sia positivamente che in termini distruttivi, sia
come creazione del mai stato che come ritorno di una realt
passata obliterata57.

Bessires I., Le Rcit fantastique, la potique de lincertain, Parigi: Larousse, 1973,


p. 11.
55 Ibidem, p. 12. Cfr. le considerazioni in Closson M., Limaginaire dmoniaque en
France (1550-1650), cit., p. 70.
56 Bessire I., Le Rcit fantastique, la potique de lincertain, cit., p. 249.
57 Cfr. Bozzetto R., Le fantastique fin de sicle hant par la ralit, in Europe, n.
751-752, 1991, pp. 15-26.
54

160

in questi termini che il fantastico letteralmente adottato,


allinizio del Novecento, dai surrealisti58. Lavanguardia surrealista
si fa carico di rompere il sistema artistico e letterario di una
tradizione irrigiditasi in forme canoniche e ufficiali raccogliendo
leredit di tutte quelle figure (tra cui Poe e Baudelaire)59 che gi si
erano battute per un loro rinnovamento radicale. I suoi componenti, ciascuno in maniera specifica, ritrovano nellelemento fantastico uno strumento, un linguaggio, dei materiali e delle modalit pertinenti alla propria rivendicazione60. Certo, essi usano liberamente del termine confondendolo o scambiandolo spesso con
quello di meraviglioso; nessuna teoria precisa o codifica il
significato sottostante ai due concetti61. Eppure, secondo quanto
abbiamo detto finora, questultimo che deve essere visto come
sinonimo del primo. Infatti, sebbene sia vero che gli esponenti del
Cfr. Alazraki J., En busca del unicornio: los quentos de Julio Cortzar. Elementos para
una potica de lo neofantstico, Madrid: Gredos, 1983, in particolare p. 28.
59 Cfr. D. Contadini, Scioccanti verit. La critica della modernit in Poe e Baudelaire,
Milano-Udine: Mimesis, 2013.
60 Cfr. Clbert J.P., Dictionnaire du surralisme, Paris: Seuil, 1996, in particolare p.
267.
61 Al riguardo sono significative le parole di Tzara dove vi un vero e proprio
appello a tutti gli elementi, senza distinzione di genere per lappunto, a cui il
surrealismo si richiama come propria tradizione. Allora, certi predecessori dei
romantici erano coscienti che al di l dellesprimibile e dellespresso, della
ragione, un paese del meraviglioso ancora inesplorato poteva esistere. Lamore
per i fantasmi, per le stregonerie, loccultismo, la magia, il vizio (in quanto
fattore disgregante limmagine convenzionale del mondo, o dal punto di vista
della libert applicata allambito sessuale), il sogno, le follie, le passioni, il
folclore vero e proprio o posticcio, la mitologia (o le mistificazioni), le utopie
sociali o di altro genere, il bric--brac di meraviglie, avventure e abitudini di
popoli selvaggi e, in generale, lamore per tutto quel che si sottraeva ai rigidi
schemi in cui la bellezza era stata inserita perch fosse identificata con la mente
[esprit], hanno preparato spontaneamente i romantici a scoprire e imporre certi
principi su cui ancora oggi i surrealisti possono fieramente fare affidamento
(Tzara T., Essai sur la situation de la posie, in Le Surralisme au service de la
rvolution, n. 4, 1930, p. 16; consultabile su http://melusine.univparis3.fr/Surr_au_ service_dela _Rev/Surr_Service_Rev4.htm).
58

161

surrealismo abroghino le opposizioni binarie (ragione-follia; reale-fantasma; bambino-adulto; veglia-sogno)62, linteresse surrealista per la follia, per il lato oscuro dellesistenza, per la potenza
onirica e per il mistero che si racchiude nei desideri rimossi degli
uomini esprime la rielaborazione novecentesca di ci che la fantasia sin dalla sua insorgenza di inizio Ottocento si fatta carico
di veicolare.
Nel 1924, allinterno del primo Manifesto del Surrealismo,
Breton formula, in termini enigmatici, il potere attribuito allelemento fantastico: La cosa mirabile, nel fantastico, che non c
pi fantastico : non c che la realt63. La paradossalit, ormai
classica, racchiusa in questaffermazione qui interessante perch,
nel negare che il fantastico sopravviva allinterno della realt attuale, Breton in verit afferma lopposto: linesistenza o, meglio,
linconsistenza del reale razionale e lattualit assoluta del fantastico. La paura, lattrazione dellinsolito, [] lirrimediabile inquietudine umana64 sono il pane quotidiano di una realt attraversata dalla dimensione onirica. Come precisa Benjamin, quella
surrealista una coscienza onirica nella quale il nuovo, che la
legge della societ, si abbozza sempre in configurazione fantastica65. Dunque, lelemento fantastico cui danno forma i surrealisti nasce da e si orienta verso la sovversione e la negazione dei
riferimenti certi che la societ ha costituito per il suo proprio
orientamento.

Bhar H., Carassou M., Introduction au Surralisme, Paris: Livre de Poche,


1992, p. 9.
63 Breton A., Manifesti del Surrealismo, Torino: Einaudi, 1987, p. 21.
64 Ibidem, p. 22.
65 Benjamin W., [Appendice a Sul concetto di storia], in ID., Opere complete. VII.
Scritti 1938-1940, Torino: Einaudi, 2006, p. 500.
62

162

5. Volodine: tracce di fantastico nella deflagrazione della


convivenza contemporanea
Il fantastico trova un prezioso riparo contemporaneo nellopera
di Antoine Volodine. I suoi scritti sono stati spesso qualificati
come al confine tra lutopia, il fantastico e la fantascienza66. Lui
stesso lha definita un post-esotismo anarco-fantastico67, in cui
si condensa lesperienza di una realt contemporanea attraversata,
nellintimo pi profondo e a tutti i livelli, da fratture e scissioni
che dispossessano da ogni appropriazione di qualsiasi ipotetico
ruolo e rendono impossibile trovare appigli per acquietare da un
Unheimliche che si fa pervasivo disgregando le solide costruzioni
del passato. Ritroviamo questo meccanismo allopera anzitutto
nello smontaggio dei poli che costituiscono le coppie autorenarratore, lingua-testo.
La figura dellautore rovesciata da una pluralit di voci, da
una schizofrenia che espressione non patologica68 propria e
generalizzata del contemporaneo. Volodine cos si esprime sulla
molteplicit delle figure autoriali allinizio di una conferenza alla
Biblioteque National de France:
Interverremo facendo nostre successivamente e indifferentemente pi personalit [] E gi sentiamo i risolini di quelli
che si sentono o credono di sentirsi esperti di psichiatria. Per
Cfr. Camus A., Antoine Volodine, la langue post-exotique ou lchec des utopies, in
Travaux et Documents, n. 23, 2005, pp. 135-146, ora su
http://audreycamus.info/fulltext/antoine-volodine-la-langue-post-exotiqueou-l-echec-des-utopies.
67 Volodine A., Rcapitulatif pour dautres nous autres ainsi que pour nous-mmes et nos
semblables ou dits semblables, in Revue critique de fixxion franaise contemporaine, n. 0, 2012, su http://www.revue-critique-de-fixxion-francaisecontemporaine.org/rcffc/article/view/fx02.10/508. Cfr. Camus A., Construire
les ruines du possible : anticipation politique et jeux de places dans la fiction volodinienne, in
Eidlon, n. 73, 2006, pp. 177-190, in particolare p. 180.
68 La schizofrenia il processo della produzione del desiderio e delle
macchine desideranti (Deleuze G., Guattari F., LAnti-Oedipe, 1972, trad. it. di
Fontana A., LAnti-Edipo, Torino: Einaudi, 1975, p. 27.
66

163

loro [] c della schizofrenia nellaria. Nel cuore stesso delle


dichiarazioni. Il mio proposito solo di perseguire fino in
fondo un lavoro di creazione polifonica che passa per
lattestazione di diverse voci di autori, uomini e donne69.

In effetti, per Volodine pu valere quanto dicevano Deleuze


e Guattari sullinconscio, cio il fatto che esso non un teatro,
ma unofficina, una macchina per produrre in cui come in un
sogno, la memoria combina il familiare e linsolito [trange]70. E
se i due pensatori francesi, riferendosi a Raymond Roussel, un
altro scrittore della prima met del Novecento che ha a che fare
con il fantastico, ritenevano che non c deterritorializzazione dei
flussi di desiderio schizofrenico che non proceda di pari passo
con riterritorializzazioni globali o locali, che riformano sempre
zone di rappresentazione71, Volodine accoglie questo gioco plurale in cui ogni forma si ricostituisce a partire da frammenti e
rovine sparse di una realt presente, indicibile nella sua semplice
apparenza.
La polifonia autoriale volodiniana non interna al testo,
come quella teorizzata da Bachtin72, bens attraversa il testo per
chiamare in causa o, meglio, interpellare lintera realt. La pluralit
degli autori delle opere si mischia e confonde con i protagonisti.
Gli autori sono infatti a loro volta i narratori interni del racconto
mai per nella forma della corrispondenza autobiografica, poich altrimenti verrebbe perso proprio lo sprofondare continuo da
un livello a un altro, come nelle enigmatiche e inquietanti costruzioni geometriche di Escher, da cui nulla per lappunto escluso,
Volodine A., Rcapitulatif pour dautres nous autres ainsi que pour nous-mmes et nos
semblables ou dits semblables, cit.
70 Volodine A., Ecrire en franais une littrature trangre, in Chaod, n. 6, 2002,
disponibile su http://www.editions-verdier.fr/v3/auteur-bassmann-2.html
71 Deleuze G., Guattari F., LAnti-Edipo, cit., pp. 360-361.
72 Cfr. Bachtin M., Problemy poetiki Dostoevskogo, 1963, trad.it. di Garritano G.,
Dostoevskij. Poetica e stilistica, Torino: Einaudi, 2002.
69

164

ancor meno lo scrittore (autore o narratore) e il lettore, che non


ha una posizione da cui produrre un giudizio.
Questeffetto estraniante, di radicale critica della struttura in
cui si organizzano i materiali nella realt, trova nella lingua unaccoglienza incerta. La lingua tentenna, si rompe e si interrompe, si
incarna in forme indecifrabili alla stessa voce che la pronuncia o
alla scrittura che laccoglie73. Proprio qui ritorna un carattere fantastico. La lingua prende forme onomatopeiche che assemblano
vocali e consonanti atomizzate, che si ricompongono in parole
che richiamano un altrove a cui appartengono autore e narratore,
e anche noi lettori, che vi riconosciamo una familiarit inquietante. Allora, se vero che, nella vita, la lingua riflette la cultura da
cui proviene74, nel testo narrativo volodiniano essa dimostra di
essere specchio di una cultura al contempo straniera/estranea e
propria, in cui i nomi, i luoghi e i tempi sono disancorati dai
nessi reali e risistemati in un rapporto che coinvolge fantasticamente (quindi oniricamente e inquietantemente) uomini, animali, piante e oggetti inanimati, in una babele che non si d tanto
nei termini di una pluralit di linguaggi quanto piuttosto in una
molteplicit di presenze che trovano il senso comune del loro
convivere solo a partire dal fatto che sono tutti stati interpellati
dalla realt.
Da questa sorta di meccanismo analogo al gioco del Fort /
Da di freudiana75 memoria le forme testuali classiche dileguano
per ricomparire, fantasticamente trasfigurate, in uninfinit di generi inventati e di modi che intensificano le espressioni verbali
Cfr. Souls D., Post-exotisme et farcissure polyglotte. Des langues chez Antoine
Volodine, in Revue critique de fixxion franaise contemporaine, n. 0, 2011, su
http://www.revue-critique-de-fixxion-francaise-contemporaine.org/rcffc/
article/view/fx03.08.
74 Camus A., Antoine Volodine, la langue post-exotique ou lchec des utopies, cit.
75 Freud S., Jenseits des Lustprinzips, 1920, Al di l del principio di piacere, in ID.,
Opere, Torino: Bollati Boringhieri, 1976-1980, 12 voll., vol. 9, LIo e lEs e altri
scritti 1917-1923, pp. 193-249.
73

165

umane. Cos si presentano romnces, Shaggs, narrats, entrevotes,


leons, vocifrations, cantopra, bylines, hakus romancs.
Ecco, il fantastico volodiniano racchiude la relazione in cui
il lettore immerso nel cuore di una realt dove tutto da
scoprire, e dove necessario passare per la memoria collettiva e
lincosciente collettivo per ritrovare una certa familiarit76. Nessun elemento di per s estraneo alla realt che ci appartiene ma,
a differenza che in questa, segue ordini diversi. Linquietante, il
fantastico sovversivo risiede nel fatto che ci sia concessa questa
immagine Volodine mostra come cambiando lordine degli
addendi non vero che la somma risultante rimane la stessa. Il
mondo che ne risulta mostra il volto sconvolgente che implicitamente sotteso nel mondo reale apparentemente razionale.
Il soprannaturale e linquietante ritornano perch quella che
, evidentemente, in certi termini una finzione la finzione di pi
scrittori, la finzione che siano anche protagonisti reali delle storie,
la finzione che il linguaggio sia veramente perso al di fuori del
contesto narrativo, la finzione, infine, che si possa gi essere nella
realt l descritta tale solo in quanto la possibilit che in essa
prende corpo e si sviluppa parte dal presupposto di una cultura
comune ai narratori e agli ascoltatori, una memoria comune, una
sensibilit letteraria e umana comuni.
Assistiamo, dunque, al tentativo di riprendere quel valore
narrativo perso col venir meno dellepica e ora declinato nella sua
forma contemporanea di un in-comune minore e potenziato dallacquisizione dellelemento fantastico. Allinterno di un quadro
simile, oltre allepico anche il fantastico finisce inevitabilmente
per trasformarsi. Assume la forma precisa e irruenta dalla portata etica e politica della problematizzazione stessa della realt
come idea. Il tutto possibile che ne consegue costruito a
partire dal potenziale distruttore degli elementi diversi che comVolodine A., Ecrire en franais une littrature trangre, cit. [anche per la citazione
successiva].
76

166

pongono la quotidianit reale. Cos, per esempio, in Les aigles


puent, il protagonista vive in una realt assieme onirica e postatomica in cui si ritrova a fare gli stessi lavori che la classe cui
appartiene, il proletariato, ha sempre fatto. Per pochi soldi e a
proprio rischio e pericolo, obbligato a salire a mani nude su
grattacieli sventrati per ripulirne i tetti dalle uova di enormi aquile.
Un incubo, in senso letterale, da cui lo stesso lettore si risveglia
(davvero?) solo con latroce finale in cui il protagonista subisce la
stessa fine delle testimonianze monumentali della cultura decaduta, sventrato dalle aquile che ne hanno preso possesso.

167

BERNARD QUIRINY

Elisir di giovinezza
TRADUZIONE ITALIANA DI
LORENZA DI LELLA E GIUSEPPE GIRIMONTI
GRECO

Questo racconto di Bernard Quiriny apparso per la prima volta in Italia nel
giugno 2013 nella raccolta La biblioteca di Gould (pp. 153-158), edita dalleditore
romano Lorma, che ha gentilmente concesso la ripubblicazione allinterno di
questo numero di Pagine Inattuali.

Se un uomo tornasse da un lungo viaggio senza sapere che di


recente stato scoperto il modo di ringiovanire, avrebbe limpressione di essere atterrato su un altro pianeta. Io che conosco lelisir
di giovinezza, che frequento parecchi ringiovaniti e che ormai
non dovrei pi sorprendermi di niente confesso di imbattermi
ogni giorno in cose che mi riempiono di stupore.
Allinizio il siero era molto costoso e le persone rispettabili
erano diffidenti. Ringiovanire, si diceva in provincia, andr bene
per gli snob parigini o gli omosessuali. Ma molto rapidamente il
costo del trattamento risultato alla portata di tutti e la popolazione, incapace di resistere alla tentazione, ha cominciato a ringiovanire in massa. Col tempo la tecnica stata perfezionata ed
diventato possibile scegliere con un grado di affidabilit sempre
maggiore let cui si vuole tornare; oggi le fiale di elisir sono
dotate di un apposito dosatore, e chiunque pu versarne nel bicchierino (il siero si beve come uno sciroppo) una quantit maggiore o minore a seconda del numero di anni che vuole perdere:
dieci, venti, o anche cinquanta, a seconda dei casi. Solo il corpo,
tuttavia, ringiovanisce; la mente resta vecchia, cos si pu beneficiare della saggezza di un vegliardo in un involucro da adolescente. I medici garantiscono che il trattamento innocuo e che
possibile sottoporvisi pi di una volta. Ne risultano tante di quelle
incongruenze che non facile darne conto in modo esaustivo. Sei
in un bar e, mentre sorseggi una birra, noti al tavolo accanto un

bambino di otto anni che fa le parole crociate e beve un pastis. Al


momento del conto tira fuori dal portafoglio una banconota e la
tende al cameriere scusandosi perch non ha spiccioli. In realt ha
pi di quarantanni, anche se si fa fatica a crederlo.
Per strada circolano ragazzini in giacca e cravatta, con cartelle
di pelle nera; sono banchieri o assessori. Alle fermate della metropolitana si vedono vecchie signore distinte con un corpo da sedicenni che se ne restano in piedi, vestite da collegiali e con gli auricolari nelle orecchie, tutte fiere di non dover chiedere il posto a
nessuno e di attirare di nuovo gli sguardi degli uomini.
A teatro e al cinema i grandi attori di un tempo inaugurano
nuove carriere. Ringiovaniscono e girano versioni moderne dei
loro vecchi film, facendosi dirigere da registi sulla cresta dellonda. Nasce cos il genere pi in voga dei nostri tempi: il remake con
lo stesso cast.
A scuola ci sono professori che sembrano pi giovani dei
loro studenti. E molti genitori, alcuni dei quali sono ringiovaniti,
si accorgono di aver perso tutta la loro autorit. Ne sorta una
controversia che ha spinto il governo a porre dei limiti alluso del
siero in alcune professioni, soprattutto fra gli insegnanti, i magistrati e gli agenti di polizia. I sindacati di categoria hanno protestato e hanno dichiarato che ognuno ha il diritto di avere let che
desidera, ma lesecutivo ha tenuto duro. Per tutta risposta, alcuni
hanno proposto di vietare il siero a ministri e deputati: dopo tutto
la politica una cosa seria, non ragionevole che il destino del
Paese sia affidato a dei sessantenni con facce da bambini. Anche
in questo caso la mozione ha suscitato molte polemiche e diviso
la classe politica.
Per dare un segnale il presidente del Senato, ottuagenario ma
paladino del progresso, ha deciso di perdere settantanni in un
colpo solo. Una mattina, come se niente fosse, arrivato in Parlamento con laspetto di un liceale premiato come miglior studente
al Concours gnral. Profondamente colpiti, tutti i senatori del
suo schieramento hanno seguito il suo esempio, e il Palazzo del
172

Lussemburgo, augusta sede di vetusta saggezza parlamentare, somiglia oggi a un dorato asilo nido. Per non inasprire gli animi, comunque, il controverso progetto di legge stato accantonato.
In alcune coppie i partner fanno scelte antitetiche: la donna
si lancia nel ringiovanimento a oltranza mentre il marito preferisce godersi la pensione e non ne vuole sapere; a volte accade il
contrario. Cos si vedono spesso cinquantenni che tengono per
mano delle fanciulle in fiore, o donne mature al braccio di adolescenti trasandati.
Laltra sera sono stato a una cena dove sono arrivato insieme
a un altro ospite che entrava accompagnato da due boccioli di
quindici anni. Non erano sorelle; erano sua moglie e sua figlia.
Nessuno ha battuto ciglio. Capita di frequente di sbagliarsi sullet
delle persone, e a volte ne nascono dei divertenti equivoci. Come
possiamo sapere se la bella ragazza che vogliamo abbordare ha
quattordici o sessantanni? Per adesso i giudici il pi delle volte
chiudono un occhio e cos, per sfuggire a unaccusa di adescamento di minore, ci basta dichiarare che eravamo in buona fede.
Occorre per precisare che lelisir restituisce, s, la giovinezza
al nostro organismo, ma non aumenta la speranza di vita. Un
vecchio costretto a letto e tornato ragazzo non potr fare nulla
per ritardare la propria morte; semplicemente, al momento del
trapasso, sar in gran forma, nel suo corpo di ventenne, e non
soffrir. nata quindi una nuova moda: molti pensionati, quando
sentono che la fine vicina, bevono unenorme dose di siero perch desiderano morire da neonati. Vengono costruite apposta per
loro delle bare minuscole, che non occupano molto spazio nei
cimiteri e fanno ridere i becchini.
I francesi che non hanno mai sentito il desiderio di ringiovanire sempre pi rari, per la verit si sono riuniti nellassociazione dei Partigiani della vecchiaia. Fanno proseliti soprattutto fra i cattolici, i nudisti e i vegetariani. Ci sono anche alcuni
snob secondo i quali in questo mondo di giovani dimostrare la

173

propria et un segno di distinzione, una sciccheria; trovano che


ringiovanire sia da provinciali. Negli ambienti pi
trendy avere i capelli bianchi e qualche problemino alla prostata
diventato quasi un must. Gli antisiero sfilano ogni anno per le
strade di Parigi, in occasione della festa delle nonne. Il loro eroe
il noto scrittore Philippe Missile che nel suo ultimo romanzo, Le
rughe, ha immaginato un futuro in cui i vecchi, perseguitati dai ringiovaniti, si rifugiano sottoterra fino a quando un leader carismatico non li incita alla rivolta.
Nelle famiglie il siero diventato il principale motivo di discordia, prima ancora della politica o del denaro. E la mia non fa
eccezione: da un lato ci sono i partigiani della giovinezza, che
scoppiano di salute e praticano sport estremi; dallaltro i vecchi
che sostengono sprezzanti che let pi bella che ci sia non sono
affatto i ventanni. Spesso dimentico che in realt sono tutti coetanei. Mio zio Yvon, durante lultima riunione di famiglia, ha
scattato una foto ricordo di tutto il clan, come sempre. Dei nove
bambini ritratti in prima fila solo cinque sono veri; gli altri quattro
sono mia zia Alice, mio zio Herv e i miei cugini Hubert e
Richard. La signorinella in seconda fila a cui cingo le spalle non
la mia fidanzata, bens mia zia Hlne. Tra gli intatti, come
vengono chiamati, ci sono i miei genitori, che hanno laria di due
maestri in mezzo ai loro alunni; quanto a mio nonno, irriducibile
nemico di ogni genere di elisir che non provenga dalla vigna,
sembra uscito da unaltra epoca, con la sua giacca fuori moda e il
suo bastone di noce.
Vecchi contro ringiovaniti, la guerra continua. Ognuno si
arrocca sulle proprie posizioni. A quanto pare, molti rimpiangono
in segreto di aver bevuto il siero. Certo, non lo ammettono pubblicamente e continuano a dichiararsi contentissimi della loro
scelta; ma in realt non si riconoscono pi e si sentono a disagio
nella loro nuova pelle. Si dice che in America gli scienziati abbiano inventato una pozione che fa invecchiare. Un bel bicchiere
colmo e i ringiovaniti potranno presto ritrovare le loro rughe e le
174

loro vene varicose. Da domani, alternando i due elisir, potremo


scegliere ogni mattina la nostra et come si sceglie un abito. Il che
non significa che un giorno, giovani o vecchi, non moriremo.
In ogni caso, da quando il siero in vendita, chi ha voglia di
farsi due risate ha solo limbarazzo della scelta. Cito solo alcuni
fra i tanti casi comici:
- Luciano Marcotti, tenore di fama mondiale, ne ha preso
una dose troppo abbondante e si ritrovato bambino. In attesa
che la sua voce muti, ha annullato tutti gli spettacoli in programma per i prossimi cinque anni.
- La marchesa di Redon-Masure, settantadue anni, stata fra
le prime a sperimentarlo. Nei giorni successivi allassunzione ha
iniziato a correre da un ricevimento allaltro per esibire la ritrovata giovinezza. Ma, ahim, aveva dimenticato i piccoli inconvenienti che un corpo di ragazza comporta e una sera, mentre ballava una samba, le si vide colare un rivolo di sangue lungo i polpacci.
- A sessantasei anni lattrice Catherine Marlac ha ritrovato
laspetto avvenente di quando ne aveva venti, ma anche il tumore
che, allepoca, le era stato asportato con successo.
- Lattore Brian Fox, luomo pi bello del mondo, ha recuperato i suoi denti storti e la sua faccia di adolescente tormentata
dallacne.
- Senza andare tanto lontano, mia zia Ghislaine ha deciso di
ringiovanire allinsaputa del marito. Lui non lha riconosciuta e
lha corteggiata raccontandole di essere vedovo e ricchissimo.
E se mi permesso concludere parlando di me, io che fin da
bambino sono sempre stato bruttissimo e che ormai ci ho fatto
labitudine invecchiando sono un po migliorato non nutro il
bench minimo interesse per questa pozione magica che peraltro,
a detta di tutti quelli che lhanno provata, ha anche un cattivo
sapore.

175

ANTOINE VOLODINE

Inizziare
TRADUZIONE ITALIANA DI
DIDIER CONTADINI E FEDERICA DI LELLA

Questo racconto di Antoine Volodine apparso per la prima volta in Italia nel
2013 nella raccolta Scrittori (pp. 39-69), edita dalle Edizioni Clichy che hanno
gentilmente concesso la ripubblicazione allinterno di questo numero di
Pagine Inattuali.

Ricorda la luce grigia che inondava il cortile al di l delle alte


finestre della classe, ricorda il persistente odore di pip che aleggiava attorno ai suoi compagni e che forse proveniva dal pavimento lavato male e dallumidit appiccicosa dei banchi pi che
dagli indumenti intimi e dallincontinenza tipica dei bambini, ricorda la piacevole resistenza, la granulosit della carta sotto la
mina della matita, ricorda il brivido febbrile che gli percorreva le
guance e la parte superiore del corpo, una sensazione di urgenza,
di smania, di bisogno impellente, ricorda che linsegnante gli
passava vicinissimo e lo osservava, ma senza fare commenti, senza disturbarlo, perch sapeva che ormai lui aveva rotto con la
disciplina scolastica, che non ascoltava pi, che non si concentrava sugli esercizi da fare, perch in fondo sapeva che stava accadendo qualcosa di straordinario e che era meglio lasciar correre,
perch non frequente che un bambino di cinque anni, a malapena alfabetizzato, si sottragga cos apertamente alle regole della
classe, apra linterno di un copriquaderno e cominci a riversarci
sopra un racconto senza senso, e ricorda che dopo aver annerito
dinchiostro lo spazio interno, lo spazio immacolato di un primo
copriquaderno, dopo averlo riempito con la sua scrittura incerta,
sbilenca, disordinata, aveva preso un secondo copriquaderno, poi
un terzo, deciso a non smettere di scrivere a nessun costo, dun
tratto incurante dei propri doveri e delle buone maniere, indifferente a ogni autorit e prima di tutto allautorit della maestra che

lo sfiorava e si fermava qualche istante a guardarlo dallalto, curiosa di scoprire che cosa stesse facendo, vedendolo cos gelosamente assorto nel suo compito, tutto preso dallo sforzo richiesto
dalla narrazione, e ricorda anche le immagini che gli turbinavano
in testa per poi prendere forma, il rapido susseguirsi di dialoghi
tra adulti che lui non sapeva come trascrivere, ricorda la giungla,
la foresta, le nuvole che sembravano illuminate da un incendio,
ricorda gli animali, le grida, i bambini che correvano terrorizzati
con indosso giacche troppo grandi e logore, e ricorda il caldo che
gli faceva bruciare gli occhi, lardente passione che lui cercava di
controllare formando le lettere il pi in fretta possibile e mettendo in fila parole che fino allora non aveva mai usato, perch era
ancora molto piccolo, in quella fase dellesistenza in cui tutto
nuovo, discorsi, emozioni, immagini, sogni e realt, conoscenze, e
per lappunto ricorda lingenua sensazione di trionfo da cui si
sentiva sospinto allidea di aver ormai fatto il proprio ingresso nel
mondo delle storie che ci si inventa, e anche allidea di star componendo un testo pi complesso di quanto ci si sarebbe aspettati
da un bambino della sua et, idea che lo riempiva di soddisfazione
e di orgoglio, e ricorda anche che aveva deciso di non fermarsi di
fronte agli ostacoli che la lingua scritta gli ammassava davanti alla
penna e di non dimenticare che la priorit delle priorit non era
realizzare chiss quali prodezze ortografiche per farsi bello agli
occhi dellinsegnante, ma buttare gi il testo impetuosamente,
buttarlo gi senza badare a nientaltro, farlo esistere nonostante le
infrazioni alle norme e le inesattezze grammaticali che immaginava sarebbero state parecchie, e daltronde non si proponeva in
cuor suo di farlo leggere agli adulti, quel testo, e naturalmente
nemmeno ai suoi compagni, che per lo pi avevano ancora difficolt a decifrare i vocaboli di pi di due sillabe, e ricorda anche
che quella certezza di voler far esistere il testo di per se stesso, di
non lavorare per un pubblico, che quella convinzione gli aveva
dato forza fin dal momento in cui aveva cominciato a lasciar
scorrere le parole sul primo copriquaderno, e ricorda anche che
180

era ottobre e che nel cortile, proprio quando la luce del mattino
cominciava a stabilizzarsi, aveva preso a cadere una pioggia di fili
della Vergine, come qualche volta capitava allepoca, in autunno,
una lenta pioggia, o piuttosto un nevischio fatto di lunghi filamenti di ragni minuscoli, e allo stesso tempo ricorda il nome dellinsegnante e di alcuni suoi compagni, per lo pi bambine, e, per
rispondere alla domanda che qualcuno gli ha posto di nuovo con
voce roca, isterica, accompagnandola con un violento ceffone sulla nuca, dice:
Non mi ricordo. Non mi ricordo niente. Ho la testa vuota.
Segue qualche secondo di incredulit da parte di quelli che lo
interrogano, poi un altro ceffone, questa volta in piena faccia.
Sono in due, un uomo e una donna, e si danno il cambio.
Dopo il ceffone, la donna ripete la domanda con voce stridula.
Linterrogatorio cominciato da dieci minuti. condotto in modo del tutto assurdo. Che cosa vogliono fargli confessare? Non
riesce a intuirlo e nemmeno ci prova. nelle loro mani, ma non
ha intenzione di collaborare, non ha mai collaborato con gli inquisitori, e anche se questi due appartengono pi o meno al suo
stesso schieramento, anche se fanno parte a loro volta di una
categoria intellettualmente, socialmente e concretamente reietta e
spacciata, preferisce tornare alle vecchie tattiche di resistenza.
Finge di non capire niente, ma soprattutto, per rendere plausibile
quellottusit, si costringe a non capire niente. Cerca di sentirsi
profondamente passivo e stupido. Resta in bala degli urli e dei
maltrattamenti, naturalmente non pu non accorgersene, ma allo
stesso tempo fluttua a una certa distanza dalla realt, a una certa
distanza da tutto. Si ritirato dove ha potuto, in una delle ultime
roccaforti, non molto solida forse ma lontanissima dal presente e
anche dal passato, si rifugiato in un momento della sua infanzia.
Questa tecnica di evasione interiore laveva elaborata molto tempo prima, se ne serviva quando si trovava negli uffici di polizia,
laveva adottata anche con i giudici durante i processi, poi pi
tardi con gli psichiatri e, adesso che deve affrontare quei compa181

gni impazziti, quei compagni impazziti e in preda allamok, pensa


sia meglio barricarsi di nuovo l dentro, in profondit, allinizio di
tutto, lontano dallatroce mondo degli adulti. Lo pestano a sangue, pretendono che parli, che confessi quello che vogliono sentirsi dire. Lui si lascia picchiare, lascia che vadano su tutte le furie,
fluttua altrove, dentro un altrove segreto, sgattaiola laggi, in una
classe di scuola elementare, a grande distanza.
Ricorda che, mentre con la mano sinistra teneva fermo il
copriquaderno su cui scriveva, sullo sfondo e tuttintorno avvertiva la presenza della classe, poco pi di venticinque bambini, forse
ventisei o ventisette, in ogni caso meno di trenta, fra cui Linda
Woo, Eliane Schust, Murma Yogodan, le sue tre amichette, compagne di ricreazione e di bagno, e il piccolo Jean Doievod, il figlio
del fucilato, che era seduto proprio dietro di lui, un carattere
indomabile nonostante let, s e no sei anni, uno che non era mai
a corto di idee straordinarie e sovversive, ma che quel giorno sonnecchiava tranquillamente, forse intontito dallatmosfera ovattata
di ottobre, dal silenzio di quella mattina di ottobre, e, oltre ad
avvertire, l vicino, la presenza di quegli esseri che facevano parte
della sua vita, di quei bambini simili a lui, sentiva su di s anche il
peso dello sguardo vigile della maestra che, pur avendogli concesso quellimmersione nella scrittura, quellesplorazione scritta di un
universo parallelo in cui la scuola non esisteva pi, pur avendo
ritenuto opportuno non intervenire, voleva evitare che il suo atteggiamento deviante si propagasse a macchia dolio e che gli altri
alunni si lasciassero trascinare nella sua no mans land, e ricorda
anche il colore del cielo al di l della finestra, un triste color lana,
un cielo che sembrava ancora carico della nebbia del mattino, con
una sfumatura azzurra che filtrava molto timidamente attraverso
il grigiore, e ricorda i fili della Vergine, una miriade di filamenti
ondeggianti come capelli finissimi, invisibili in controluce, ma il
cui candore argenteo spiccava con nettezza quando volteggiavano
davanti alle foglie degli alberi del cortile, quando volteggiavano
lentamente davanti agli ippocastani e ai tigli, ricorda che per un
182

attimo aveva rischiato di farsi distrarre da quellaria esterna che


sembrava di seta, da quella pioggia miracolosa, perch, sebbene
infervorato da uneccitazione violenta che gli intimava di lasciar
perdere ogni altra attivit mentale allinfuori della scrittura, aveva
ancora un certo interesse per le cose inspiegabili del mondo, per i
fenomeni soprannaturali che facevano vacillare le certezze degli
adulti, e la comparsa autunnale dei fili della Vergine era uno di
quelli, qualcuno gli aveva detto che si trattava dei resti di una
migrazione di ragni microscopici, mentre altri non ne erano cos
sicuri, preferivano parlare di capelli dangelo e associavano la loro
improvvisa apparizione in massa al passaggio, nelle ultime ore
della notte, di astronavi provenienti da chiss quali costellazioni,
guidate da creature che non intendevano in nessun modo entrare
in contatto con gli umani e i subumani, ma che li osservavano e li
giudicavano, mentre altri ancora, come la mamma di Jean Doievod, spiegavano che gli scienziati non erano concordi sullargomento, che alcuni avevano accertato lorigine vegetale, e non animale, dei capelli dangelo, per cui respingevano lipotesi dei ragni,
e che, daltra parte, non era stata del tutto confutata la teoria di
Lamarck, secondo la quale quei filamenti erano goccioline di nebbia in qualche modo cristallizzate, e in effetti appena si posavano
a terra svanivano, evaporavano, sublimavano, e quindi ricorda che
per un attimo, invece di essere completamente assorbito dalle immagini che la sua mente e le sue dita traducevano come meglio
potevano in parole infantili, era stato tentato di alzare la testa per
seguire i movimenti di quella fantomatica nube, ma che poi, e
senza fatica, aveva resistito alla tentazione ed era tornato al suo
lavoro di scrittore, e ricorda anche la frase che stava concludendo
nel momento esatto in cui la sua concentrazione aveva subto
quel breve calo, gli sembra di rivedere la grafia approssimativa, i
righi che non riusciva a mantenere orizzontali, ritrova il tepore
della matita nera, dal tratto morbido, su cui stringeva le dita, e il
senso di orgoglio e di ineluttabilit che gli infiammava la parte
nascosta dei bulbi oculari, come se allinterno del cranio ardessero
183

delle braci, si china di nuovo sulla pagina color cartone, o in ogni


caso pi gialla delle pagine del quaderno di brutta, pi spessa, e
legge senza difficolt questo piccolo brano Allimprovviso
sentirono o o o o o era la polizzia rossa che usciva
dalla foresta col leone il boa la tartaruga gigante e
allimprovviso vederono laereo che era volato la matina e
che era sparito e la polizzia rossa gli aveva detto che la
polizzia bianca aveva ucciso tutti gli animali della foresta
tutti i bambini e le formice gli dissero che laereo aveva
nufragato nel mare che era in tempesta, ricorda questa frase
e le immagini che gli si affollavano nella mente, e la calda ebbrezza che lo pervadeva al pensiero di star scrivendo una storia, di
star scrivendo quello che doveva ed esattamente come doveva,
ricorda la soddisfazione che provava, sebbene scrivesse con difficolt, senza scioltezza, perch le sue dita non padroneggiavano
ancora del tutto n i movimenti istintivi n i caratteri della lingua
scritta, ricorda lintimo compiacimento che si sommava al piacere
artigianale della redazione e che lo sovreccitava, e linspiegabile
sensazione di osservare se stesso dal di fuori, con tenerezza, dallalto, come avrebbe potuto fare un adulto, come per esempio
faceva probabilmente la maestra quando se ne stava immobile alle
sue spalle, perch lui la sentiva camminare dietro di s e poi
fermarsi, e ricorda il nome della maestra, che fino a quel momento era rimasto in ombra, la maestra Mohndjee, Frau Mohndjee, e
dice:
Non posso rispondervi. Ho la memoria vuota. Mi hanno
svuotato la memoria con le scariche elettriche. Non ho pi
ricordi.
Lo pestano di nuovo. Una scarica di pugni, ceffoni e calci
negli stinchi, nei polpacci. Lui urta di qua e di l, lo hanno legato
su una sedia a rotelle, non pu schivare i colpi, lo spingono contro il muro, lo lasciano, lo riprendono. Si sono messi dei camici
bianchi rubati al personale medico, ma neppure a occhi chiusi li si
potrebbe prendere per degli psichiatri, e tanto meno per dei
184

poliziotti travestiti da psichiatri. Il loro odore, lo sguardo folle e il


nervosismo li tradiscono subito. Sono due pazienti che hanno
assunto il controllo della clinica carceraria speciale. Non hanno
altra autorit che quella della violenza. Si ostinano a fargli confessare di essere in contatto con universi paralleli, con gli entraterestri, di aver fatto il doppio gioco fin dalla nascita, di fare solo
finta di essere pazzo come loro, di conoscere lelenco delle prossime vittime, di aver infarcito i suoi libri, quando ancora ne scriveva, di ordini occulti, di inviti a un uso occulto e criminoso della
pazienza, vogliono che ammetta di star preparando la trasformazione degli uomini in ragni. Questo il genere di crimini che si
aspettano di sentirgli confessare. A ci si accompagnano chiari
segni di confusione mentale, frasi scambiate allorecchio e borbottii indistinti, tutte cose che rendono linterrogatorio incomprensibile e perfino grottesco. Lui sa che sono stati colti da follia
omicida, dallamok, che sono fuori controllo, e fin dallinizio si
rassegna allidea che il colloquio con quei due segna linizio di
unaltra tappa angosciosa del suo interminabile percorso penitenziario e ospedaliero, e, sebbene tutto sembri suggerire che sar
lultima, si dice che meglio non darci troppo peso.
Luomo in camice bianco stato condannato per una serie di
assassinii politici commessi in giovent, poi trasferito, dopo ventotto anni di carcere duro, nel mondo della psichiatria speciale.
Ha cinquantasette anni e non uscir pi da quellistituto se non
cadavere. Gi da molto tempo non capisce pi niente del mondo
esterno, i suoi filtri mentali si sono intasati e ormai interpretano
tutto ci che lo circonda come motivo di rabbia e spavento. Dopo essersi impadronito della struttura e aver sgozzato gli operatori
medici, che secondo lui progettavano di sterminare tutti i pazienti
e di sostituirli con pupazzi di plastilina, ha preferito non evadere e
farsi immediatamente carico della gestione della clinica. Ha delegato la responsabilit della difesa delledificio a una squadra di
esperti cannibali. Intanto lui procede allo smistamento dei superstiti, interroga i sospetti e pronuncia giudizi sommari. I suoi
185

compagni di camerata sono i pi a rischio, perch ha avuto anni e


anni per imparare a non fidarsi di loro. Ne ha gi fatti fuori due.
Si chiama Bruno Chaaturjan. Sul suo cranio sono visibili le zone
rasate per gli elettroshock.
La donna in camice bianco si chiama Greta, non si sa quale
sia il suo cognome. una paziente relativamente nuova, ricoverata allospedale speciale solo da dieci mesi, ma in questo breve
periodo riuscita a conquistarsi la fiducia di Bruno Chaaturjan,
almeno quanto era necessario perch lui diventasse il suo amante
e seguisse con un entusiasmo un po imbronciato i suoi suggerimenti da assassina. stata condannata per aggressioni spietate,
non si mai integrata nellambiente carcerario normale e alla fine
la prigione si liberata di lei affidandola alla sorveglianza dei
medici della sezione psichiatrica speciale. Il personale lha spesso
etichettata come la degente pi pericolosa dellala femminile, sostenendo che le fasi di apparente tranquillit nascondevano una
follia subdola, pronta a esplodere non appena se ne fosse presentata loccasione. Greta ha collaborato attivamente con Bruno
Chaaturjan e con pochi altri agli episodi pi cruenti della recente
insurrezione. Adesso sovrintende alle operazioni di smistamento
e agli interrogatori, aggiungendo alle congetture sospettose di
Bruno Chaaturjan le sue personali accuse aberranti. I capelli, che
un tempo dovevano essere di un bel nero corvino, ora svolazzano
di qua e di l quando si agita e gesticola, e allora si nota che buona
parte del nero ha lasciato il posto a un grigio sporco, sgradevole,
come polveroso.
Nello studio devastato del primario, sopra i cadaveri del primario, della sua assistente e di due sorveglianti, il dialogo fra
Greta e Bruno Chaaturjan riprende. Hanno entrambi un tono da
incubo, e talvolta farfugliano, sopraffatti da tic e da intime paure
represse che gli deformano la bocca, sopraffatti anche dalla conoscenza approssimativa del senso ultimo dei loro stessi discorsi. In
certi momenti si smarriscono al punto da dimenticare che stanno

186

svolgendo uninchiesta sulla condotta morale di uno dei loro pi


coriacei compagni di detenzione.
Prima di tutto la luna non deve calare dice Greta.
Quale? chiede Bruno Chaaturjan.
La luna dice Greta. La luna della notte. Non deve calare.
Non ha preso fuoco. La luna puzzolente.
Quella che puzza di vecchia latteria conferma Bruno
Chaaturjan.
S, di vecchia latteria esulta Greta. Di vecchi secchi per
mungere, di sanguisughe nel canale di scolo. Hanno tentato di
tutto. Non ha preso fuoco. Non odora di bruciato. Non ha mai
odorato di bruciato.
E quando sar calata? balbetta Bruno Chaaturjan.
Non caler! si spazientisce Greta. Puzza! Puzza come il
grembiule della signora Philippe!
Quella vecchia stronza azzarda Bruno Chaaturjan. Non
deve calare!
Non capisci sogghigna Greta. Il grembiule della signora
Philippe. Il grembiule di quella stronza. Se ce lo sbatte sotto il
naso, siamo spacciati!
Gli si avvicinano. Lo strattonano. Bruno Chaaturjan lo
colpisce al petto. Assume una posa da pugile, fa roteare i pugni in
maniera minacciosa, sembra che si stia concentrando per assestargli un colpo terribile al plesso solare, ma alla fine lo manca.
E tu chiede al prigioniero, tu la conosci la signora
Philippe?
Non la conosce nessuno dice Greta. lei che mi ha uccisa, quella stronza. Quando ero piccola. Si era alleata con delle
forze. Mi ha sbattuto il grembiule sotto il naso.
Lui la conosce suggerisce Bruno Chaaturjan.
Greta cammina su e gi per la stanza. I capelli le svolazzano
intorno.

187

Mi ha uccisa, la vecchia stronza ripete. Mi ha sventolato


quel grembiule di merda sotto il naso. Io ero molto piccola. Lei
stava con gli altri. Mi hanno uccisa tutti.
Anche lui si alleato con delle forze riprende Bruno
Chaaturjan.
Accompagna la frase con un calcio alla sedia a rotelle. La
sedia va a sbattere contro il muro mezzo metro pi indietro. Il
prigioniero si lascia sfuggire un gemito.
Lo faremo a pezzi gli assicura Greta. Non aspetteremo
nemmeno di vedere se la luna cala o no. Poi potremo uccidere
quelli che restano, e i miei parenti, e I miei parenti, quel branco
di stronzi Si erano alleati con la signora Philippe. Sono come
lui Li uccideremo tutti!
Ha complottato con i nostri parenti borbotta Bruno
Chaaturjan. Con le forze oscure. Con i demoni.
Con i demoni che pisciano sulla luna continua Greta. Con
i demoni capitalisti e i demoni puzzolenti.
Confessi, s o no? urla Bruno Chaaturjan.
Con i capitalisti, con la signora Philippe ruggisce Greta.
Tornano da lui, lo pestano.
Lui fa buon viso a cattiva sorte e aspetta, quasi senza scomporsi, che la loro rabbia raggiunga un nuovo stadio e che lo
facciano a pezzi. Sa che si avvicina la fine e, invece di fare il bilancio della sua esistenza, invece di rievocare gli ultimi dieci anni
passati in manicomio, segnati da una lunga e monotona sequela di
litigi e di giorni di sconforto, invece di ripensare alla sua vita di
prima dellingresso nel mondo della psichiatria speciale, una vita
di guerriglia, di romanzi non pubblicati o pubblicati male, di reclusione in una sezione di massima sicurezza, preferisce rifugiarsi
nella classe di Frau Mohndjee.
Una mattina di ottobre.
La luce del giorno che si attarda nel cortile come unalba
incompiuta.
Una giornata grigia, di un grigio azzurrognolo.
188

Lodore di pip dei suoi compagni, il tanfo di pip e di strofinaccio che esala dai banchi, dal pavimento lavato ogni sera e che
in autunno non si asciuga mai.
Al di l delle finestre migliaia di filamenti misteriosi che
vanno alla deriva nellaria senza vento.
La maestra Mohndjee, Frau Mohndjee che passa fra i banchi,
che detta agli alunni semplici operazioni aritmetiche e che ha il
buonsenso di tenere docchio i suoi vicini di posto perch non lo
distraggano, che sgrida Jean Doievod dietro di lui non appena si
mostra irrequieto, che addirittura guarda fra le cose di Jean Doievod, prende un quarto copriquaderno e glielo mette davanti, in
modo che possa continuare a scrivere senza interrompersi.
Ricorda quella primaria esperienza di creazione letteraria, ricorda che sul primo copriquaderno aveva tracciato un Uno e che
poi aveva aggiunto un titolo, Inizziare, intuendo confusamente
che un giorno o laltro si sarebbe presentato il problema della
fine, che avrebbe dovuto finire, ma solo pi tardi, molto pi tardi,
e allora ricorda lintensa sensazione di non ritorno che lo spingeva
ad andare avanti, che lo autorizzava o meglio lo costringeva a rifiutare la legge della collettivit, la legge della classe, e che lo induceva a riempire un terzo e poi un quarto copriquaderno, invece
di fare gli esercizi di aritmetica come gli altri, e ricorda che nel
momento in cui li numerava, e poi quando li lisciava con il palmo
della mano prima di riversarci sopra il testo, sentiva lungo il corpo unondata di esaltazione dovuta chiaramente allidea di stare
per aggiungere un altro tomo allopera che aveva intrapreso, unopera che gli pareva immensa, e ricorda che mentre si apprestava a
iniziare il quarto tomo, in preda a un entusiasmo sempre pi
trascinante, aveva incontrato lo sguardo interrogativo di Murma
Yogodan e si era rimesso allopera senza risponderle, e di Murma
Yogodan ricorda i denti a contatto con la sua lingua, perch di
nascosto dagli adulti, in una sfera quanto mai reale ma privata,
ignota agli adulti, i bambini della classe di Frau Mohndjee si dedicavano regolarmente a precoci esperienze sessuali, alcuni bambini
189

almeno, che formavano una piccola banda di cui faceva parte


anche lui, composta principalmente da Murma Yogodan, Jean
Doievod, Linda Woo e Eliane Schust, e ricorda che ogni tanto si
chiudevano nei bagni e, senza grande trasporto, gettavano le basi
del loro erotismo infantile, senza grande trasporto e solo con un
po di curiosit, con la sensazione di compiere qualcosa di necessario, ma per cui al tempo stesso non provavano quasi niente, se
non forse una lieve euforia per essersi comportati da adulti allinsaputa degli adulti, e allimprovviso ricorda i giochi sessuali nei
bagni e insieme la frase con cui cominciava il terzo tomo della sua
opera, Dodici anni dopo tornarono e portavano il cibbo
avelenato per uccidere il boa e la tartaruga gigante e i
marsiani e vederono che gli alberi in torno al paese erano
rossi e che nelle strade la polizzia era morta i marsiani li
avevano ucisi, ricorda insieme, parola per parola, lortografia
zoppicante di quella frase infantile e il contatto dei denti di
Murma Yogodan sulla sua lingua, perch una delle attivit clandestine alle quali si dedicavano nei bagni consisteva nel leccarsi i
denti a vicenda, a turno e senza ricavarne altro piacere che il pensiero di aver fatto ci che dovevano, e ricorda le altre pratiche,
non pi eccitanti di questa, a cui si abbandonavano in silenzio,
senza affannarsi pi del necessario e senza essere neppure sfiorati
dallidea che cos facendo trasgredivano dei divieti, perch lidea
del divieto e del tab non ce lavevano proprio, avevano solo la
sensazione di non essere a loro agio nella penombra poco accogliente dei bagni, ma sapevano che nonostante tutto il loro comportamento era dettato da esigenze naturali e incontestabili, e per
questo sessantanni dopo ricorda senza imbarazzo e senza vergogna che Eliane Schust si era abbassata le mutandine davanti a lui e
lui le aveva annusato il sedere, che Linda Woo gli si era accovacciata davanti e, senza fare commenti, con aria pensierosa, gli aveva a lungo osservato e palpato i genitali, e che un giorno Jean
Doievod gli aveva fatto pip in bocca, e ricorda che, nel momento
in cui lo sguardo interrogativo di Murma Yogodan aveva incon190

trato il suo, gli erano tornati in mente quelle riunioni nei bagni,
ma che lui aveva respinto il pensiero, consapevole di non dover in
nessun caso permettere alla sua immaginazione di divagare, consapevole di non dover interrompere a nessun costo il flusso narrativo cui dava libero corso da unora e per il quale non prevedeva n una pausa n una conclusione, e poco dopo era suonata
la campanella della ricreazione, e ricorda che, mentre la classe si
svuotava, i suoi compagni gli gettavano rapide occhiate senza dire
niente, con espressioni stupite, da un lato perch continuava a
scrivere senza alzarsi e senza nemmeno alzare la testa, dallaltro
perch Frau Mohndjee non si arrabbiava con lui, non gli faceva
nessun rimprovero e anzi esortava gli alunni a uscire senza disturbarlo, spiegando sottovoce a Jean Doievod che non gli doveva
tirare n la manica n i capelli, e che lui doveva restare da solo
nellaula, fuori dal mondo, completamente solo con la storia che
stava scrivendo, e cos aveva potuto godere di una solitudine
totale per un lungo quarto dora, mentre nel cortile gli altri bambini gridavano, bisticciavano, o si inseguivano e giocavano, e
ricorda che aveva scritto meglio e pi in fretta, e che prima della
fine della ricreazione aveva inaugurato un quinto copriquaderno,
rubato senza farsi tanti scrupoli dalla scorta di Jean Doievod, e
che quel quinto tomo si apriva con una digressione sugli insetti, E
i bambini si girarono e vederono nel cielo i marsiani che
volevano salire sulle api dela foresta sulle vespe ma non ci
riusivano e li anno uccisi e sono arivati i calabroni e anno
circondato i marsiani i bambini anno urlato au au au au
au per farlo scapare e ance le farfalle giganti erano morte,
e ricorda che alla fine della ricreazione i compagni, mentre gli
passavano accanto per tornare ai loro banchi, gli lanciavano degli
sguardi furtivi e sembrava che facessero attenzione a evitare ogni
contatto con lui, e che allora aveva avuto il sospetto di essere ammalato, che forse la febbre che gli faceva avvampare le guance
non era dovuta al fuoco interiore della scrittura, che forse era affetto da una di quelle terrificanti malattie che sentiva spesso
191

nominare dagli adulti e di cui allepoca non conosceva i sintomi, e


tanto meno la grafia, la poliomielite, la febbre tifoide, la tubercolosi ossea, lavidit plutocratica, la peste.
Accanto a lui, trascinandosi dietro una scia maleodorante di
sudore e di sangue, spargendo in giro il fetore emanato dalle loro
vittime prima di morire, perch il primario e la sua assistente se
lerano fatta sotto quando avevano capito che non si sarebbero
salvati, Greta e Bruno Chaaturjan perdono la pazienza. Si avventano di nuovo su di lui e lo strattonano, scaraventano la sua sedia
contro il muro, lo schiaffeggiano con tutte le loro forze. Minacciano di nuovo di farlo fuori se non collabora. Non hanno letto
nessuno dei suoi libri e tuttavia sanno che quel tipo ha fama di
essere riuscito, con armi ed esplosivi, a tenere testa alla polizia per
dieci anni. Laura che lo circonda li turba. stato alla guida di
diversi commando di giustizieri che hanno fucilato molti nemici
del popolo, in un momento in cui tutti pensavano che le teorie
egualitarie fossero ormai sorpassate come dopo la caduta del
muro di Berlino. In fondo vorrebbero che collaborasse con loro,
o confessando di essere da migliaia di anni un capo delle forze
oscure in incognito, o suggerendogli una strategia capace di condurli alla vittoria finale. In fondo non sanno bene se devono considerarlo un alleato da convincere o un nemico. Vorrebbero innanzi tutto che li aiutasse a scacciare le forze oscure dal manicomio, che stilasse un elenco dei traditori, vorrebbero che facesse
sparire dalla faccia della terra le ultime infermiere, i marziani, i
colonialisti e il capitalismo in generale. Vorrebbero che si pronunciasse chiaramente a proposito dei capitalisti che pisciano sulla
luna, dei cuochi della mensa, della signora Philippe.
Non lo so bisbiglia lui di tanto in tanto. Ho le idee confuse. Non so chi sia la signora Philippe. Non lho mai vista qui. Forse fa parte di unaltra storia.
Lo riempiono di botte, gli girano intorno scavalcando i cadaveri, qualche volta ci inciampano sopra e gridano, vanno su tutte
le furie, agguantano la sedia a rotelle e la sbattono contro lar192

madio, contro il tavolo, contro i muri. Biascicano, urlano. Lo torturano, ma senza metodo, e a volte danno di nuovo limpressione di aver dimenticato che lo stanno interrogando. Tutta un
tratto si mettono a discutere o a litigare come se non ci fosse nessun altro. I dialoghi non hanno n capo n coda e sono inquietanti.
La signora Philippe quasi una bestia feroce dice Greta.
Quella vecchia stronza ruggisce Bruno Chaaturjan. Perch non la smetti di rompere i coglioni con questa signora Philippe? Hai paura che cali gi con i cannibali? Hai paura che venga
con la luna fradicia di piscio?
Non capisci niente si arrabbia Greta. La signora Philippe
sta con i miei parenti. Li uccider. Uccider tutti. Uccider le infermiere.
E lui, se la faceva con le infermiere lui? chiede Bruno
Chaaturjan malmenando il prigioniero.
Sicuro come due pi due fa quattro esclama Greta. una
spia della signora Philippe. Se la faceva con quella stronza, con i
miei parenti, con le infermiere e con le forze.
Gli d uno schiaffo e si allontana, va su e gi per la stanza,
mugugnando e prendendo a calci i cadaveri del primario e della
sua assistente. Oppure va alla finestra, fa una smorfia guardando
fuori e torna indietro. I capelli brizzolati le si agitano intorno, dietro, oscillano, svolazzano.
Poi si dirige di nuovo verso di lui, verso la sedia a rotelle.
In ogni caso tu sei spacciato dice.
E scoppia in una risata crudele. Gioca con una spillatrice che
ha trovato sulla scrivania del primario. Lo colpisce in testa con la
spillatrice, ma senza cercare di spaccargli il cranio.
Il problema in realt non neanche la signora Philippe grugnisce Bruno Chaaturjan. Questo qui se la faceva con i marziani. Se la faceva con i marziani, punto e basta.
Colpisce il prigioniero. Lo picchia sulla testa, sulla nuca.

193

Con i marziani e con i tuoi parenti si spazientisce Bruno


Chaaturjan. Gli faremo sputare il rospo. uno stronzo come
gli altri.
Non vuole liberarci dai marziani dice Greta. Li protegge
da quando era piccolo. Li cova sotto di s come una vecchia
chioccia.
Ce li ha nella pancia e nella testa dice Bruno Chaaturjan.
Li cova urla Greta. E cova pure la signora Philippe! Nella
pancia e nella testa cova pure la signora Philippe!
Non hanno fatto altro che ucciderci fin dallinizio! insiste
Bruno Chaaturjan fremente dindignazione.
Ricominciano con le botte. Si accaniscono su di lui per mezzo minuto. Lui vacilla sulla sedia e continua a tacere.
lucido quanto basta per capire di avere pochissime speranze di cavarsela. I due pazzi hanno gi ampiamente dimostrato di
essere capaci di ammazzare chiunque al minimo cambiamento di
umore. Hanno fatto regnare il terrore fin dal mattino, da quando
si sono impadroniti della clinica. Alle loro spalle un fiume di sangue, al loro fianco un manipolo di insorti scatenati, di cannibali
pronti a tutto e di invasati dallamok deliranti quanto loro. Davanti a loro niente. Sa che quei due non sentirebbero ragioni e
che meglio non tentare nemmeno di discutere. Qualsiasi frase
rivolta alluno o allaltra, se appena appena si allontana dalla loro
concezione apocalittica del mondo, viene interpretata come una
provocazione. Ci sono forti probabilit che a un tratto, senza preavviso, lo portino nella sala comune, che lo rinchiudano con gli
altri malati, con gli ostaggi, in quella sala dove tutte le imposte di
ferro sono state sbarrate, in quella sala dove hanno gi rovesciato
a terra tre grosse bottiglie di alcol in modo da poter subito appiccare lincendio in caso di intervento esterno. possibile anche
che interrompano bruscamente linterrogatorio per giustiziarlo
con una sedia o con un frammento di vetro, come successo
quando hanno fatto a pezzi i sorveglianti e il personale. Ormai la

194

presa del potere ha raggiunto uno stadio troppo avanzato, le cose


si sono spinte troppo in l.
Ormai la presa del potere ha raggiunto uno stadio troppo
avanzato.
Listituto psichiatrico speciale un campo di battaglia.
Le cose si sono spinte troppo in l.
Non pi possibile tornare indietro.
Si sente in lontananza il frastuono delle sirene della polizia,
gli annunci al megafono ripetuti dai poliziotti che patteggiano con
il gruppo degli schizofrenici armati di coltello, con i cannibali
appostati accanto alla guardiola, e lui immagina che una squadra
di esperti addestrati a risolvere le situazioni di emergenza stia
studiando la tattica migliore per riprendere il controllo della struttura, ma in cuor suo sa che la polizia non interverr abbastanza in
fretta per liberarlo e che quando loperazione sar conclusa n
Greta, n Bruno Chaaturjan, n lui saranno vivi.
La polizia mugugna Bruno Chaaturjan. La sentite?
Bah dice lui.
Ma s dice Bruno Chaaturjan. Si sta avvicinando.
Ormai siamo quasi delle bestie feroci dice Greta. Siamo
potenti. Abbiamo la situazione in pugno. Non oseranno farci
niente.
E che facciamo se mettono la luna davanti ai buoi? chiede
Bruno Chaaturjan.
Se la signora Philippe sbatte il grembiule, diamo fuoco a
tutta la baracca dice lei facendo la spaccona. La teniamo nel palmo della mano. Ora piccolissima. Ci basta stringere il pugno ed
morta.
Se si avvicinano, gli diciamo che abbiamo il loro capo suggerisce Bruno Chaaturjan.
Quelli stanno suonando le trombe dice Greta. Stanno suonando le loro trombe apocalittiche. Non ci fanno paura. Pure noi
siamo capaci di vomitargli addosso lapocalisse.
Devono solo provocarci farfuglia Bruno Chaaturjan.
195

Non capisci niente ribatte Greta esasperata.


Hanno gli extraterrestri dice Bruno Chaaturjan. Ma noi
abbiamo il loro capo. Non possono fare niente contro di noi.
Ormai siamo quasi delle bestie feroci ripete Greta con una
smorfia. Farebbero meglio a non avvicinarsi, quegli stronzi.
Si muovono sempre pi rapidi, sempre pi nervosi nello studio medico che ora sembra minuscolo perch lo percorrono in
lungo e in largo e, qualsiasi cosa facciano, inciampano in un ostacolo. Ogni quattro o cinque passi urtano contro un muro, un
mobile, un cadavere, oppure contro il prigioniero legato alla sedia,
che fa di tutto per non vederli.
Lui sente il loro odore di biancheria sporca, di sudiciume
insano, di sudore insano, di sangue.
Il momento fatale si avvicina, e lui non si fa illusioni, ma si
sforza di non abbattersi e di non avere paura, non vuole disperarsi inutilmente allidea dellesecuzione ormai imminente, non
vuole rimuginare sullassurdit di tutta quella storia, si sforza di
non piangersi addosso per la condanna a morte che gli sar
inflitta da quei detenuti in preda al delirio e allamok, una situazione che avrebbe sicuramente potuto immaginare nei suoi libri,
che avrebbe potuto mettere in scena in un romna, ma che non
aveva previsto per s, e cerca di superare la delusione di dover
morire cos stupidamente, per mano di ex compagni o quasi,
forse pi confusi di lui sul piano ideologico ma in fondo affini,
vittime di unidentica miseria, condannati come lui a sopportare
lemarginazione, le allucinazioni e la solitudine della follia, e tenta
anche di non alimentare la spregevole speranza che ha accarezzato un istante prima e di cui gli rimane ancora qualche traccia
sotto forma di scene di violenza in cui alla fine la polizia lo libera,
scene di salvataggio che si concludono con scambi di abbracci
con il nemico, con quei soldati nemici che indossano uniformi da
cui emana un fetore di cuoio militare, di frittura, di polvere da
sparo e di sangue, e per questo non si sofferma con compiacimento n sulle immagini della sua morte n su quelle della sua
196

molto improbabile liberazione e, dopo averle accantonate, respinge di nuovo la tentazione di rivedere a velocit accelerata gli episodi principali della sua vita fallimentare, non vuole proiettarsi
interiormente il film solenne e grottesco in cui sarebbe condensato il suo percorso di scrittore e combattente, di artista-guerriero
che ha vagato allinfinito in una guerra persa, nei territori di una
guerra coronata dalla disfatta e dal nulla, una lotta radicale contro
il capitalismo, contro lapparato militare-industriale, contro gli
intellettuali buffoni al servizio dei capitalisti, non ha intenzione, in
questi minuti estremi, di rievocare le battaglie perse, i decenni
sprecati, la catena ininterrotta di sconfitte e tradimenti, di arresti,
evasioni e segregazioni, la vita in prigione, la vita nel campo, poi
la reclusione definitiva nel mondo degli istituti psichiatrici speciali, e allo stesso modo vuole dimenticare una volta per tutte il
suo lavoro di scrittore, cos irregolare e ridicolo, i suoi libri, pubblicati o no, di cui ha gi dimenticato i titoli, di cui non gi pi
in grado di ricordare le storie intrecciate, se non come una massa
indistinta e sgraziata, ma in questo caso incontra lopposizione di
una parte della sua coscienza e si rende conto che la sua mente
continua a rimuginare su un progetto letterario che non ha mai
accantonato del tutto e che gli permetterebbe di fondere tutti i
suoi testi, di fissarli in unultima storia e perfino in unultima frase
che concluderebbe linsieme dellopera, e perfino in unultima
parola che farebbe da corrispettivo simmetrico al primo termine
della primissima storia, a quellinizziare vergato come titolo sul
primo copriquaderno, e ricorda che quando scriveva, in unepoca
in cui non aveva ancora abbandonato la scrittura per la camicia di
forza, aveva avuto lidea di chiudere il suo edificio letterario con il
verbo finire o concludere, chiaramente in un contesto narrativo che lo legittimasse, e poi di ritirarsi una buona volta lontano
dalle preoccupazioni della lingua scritta, ma ripensandoci si dice
che quel progetto era puerile, e in ogni caso troppo formalista e
troppo pretenzioso, e che non essere riuscito a scrivere finire o
concludere su unultima pagina prima della sua morte solo
197

lennesima sconfitta, una piccolissima sconfitta personale senza


importanza, una microscopica sconfitta, e ritorna con la mente a
quella mattina di ottobre nella classe di Frau Mohndjee, preferisce
ritrovarsi laggi, dove tutto ha avuto inizio, e si rivede nellaula
vuota durante la ricreazione, mentre plasma febbrilmente un confuso, incomprensibile, ermetico e fondante racconto infantile, e
risale al primissimo momento in cui era stato colto da quella smania febbrile, e di colpo ricorda che nel tracciare la prima parola,
con una matita marrone che poi aveva sostituito con una semplice matita di grafite, ricorda che nello scrivere inizziare aveva
avuto limpressione, fulminea ma travolgente, di stare in realt
continuando qualcosa, gli era sembrato, senza essere in grado di
formularlo o di capirlo, di trovarsi su una passerella che lo collegava a un vissuto precedente, a unesistenza precedente, e ricorda
che quella passerella a malapena intravista era subito svanita, e
ricorda anche la sicurezza con cui aveva sfilato il copriquaderno
di carta dal quaderno di brutta e dal quaderno degli esercizi, come
per un automatismo, quasi fosse un gesto artigianale che apparteneva da molto tempo alla sua vita quotidiana, che addirittura
caratterizzava da sempre la sua vita quotidiana, quello di prendere
un copriquaderno per scriverci sopra delle storie inventate, lisciare la carta con il palmo della mano e poi subito tracciare un sentiero, subito dire in lettere sgangherate e in parole sgangherate In
un paese lontano molto lontano ci sono dei neri molto
cativi che sono dei selvagi, e ricorda i colori del copriquaderno, rosso carminio spento e verde prato spento, e lillustrazione disegnata sulla parte esterna, un bambino e una bambina visti
di spalle, stupefatti dai progressi tecnici e dai vantaggi del propano e del butano in bombole, e ricorda anche che sul retro del
copriquaderno cerano le tavole pitagoriche e che sulle alette ricomparivano la casa modello, la bambina china a guardare in una
pentola e le bombole di gas modello, e gli pare di risentire lodore
della carta, del pavimento umido di acqua sporca, lodore della
matita nera che stringeva fra le dita, lodore di cera e di
198

strofinaccio proveniente dal suo banco, ma ora cerca invano di


rievocare le immagini che gli si affollavano in testa prima e durante la ricreazione, non riesce pi a ricordarle quelle immagini, forse
perch distratto dal rumore sempre pi forte del presente, forse
perch nel frattempo intorno a lui il fiume della realt si improvvisamente ingrossato e lo ha raggiunto, infatti dal prato sotto
la finestra dello studio medico arrivano grida, sibili e detonazioni,
e mentre si dice che n i quaderni, n i copriquaderni, n la sua
vita hanno avuto chiss quale significato per il mondo, avverte la
presenza di Greta e Bruno Chaaturjan che corrono in lungo e in
largo per la stanza, fuori di s, ansimanti, e ricorda unaltra frase
del testo scritto quel giorno, Allora vederono che gli animali
della foresta avevano paura e fugirono fra gli alberi e il
mare e dirono hai bambini del paese di chiudere gli occhi
e li anno ucisi e cuando la polizzia rossa uscita dalla
foresta anno urlato allattaco allattaco e li anno uccisi, e,
proprio mentre gli riaffiora alla memoria questa frase, Greta agguanta il martello con cui quella stessa mattina ha spaccato il cranio al medico, Greta brandisce il martello e se ne serve per fracassare una vetrina e per picchiare contro la finestra in direzione
delle teste di cuoio che corrono sul prato, Greta ormai una furia
circondata da schegge di vetro, mobili rovesciati, cadaveri e odori
penetranti di sangue e di gas lacrimogeno, e questa furia urla, urla
che la signora Philippe non avr lultima parola e che a ogni
modo la storia sta per finire, e lui si sente pervadere da un vago
senso di soddisfazione, pensa che nonostante tutto la sua vita ha
obbedito a una certa logica, che il cerchio si chiude quasi perfettamente a dispetto delle circostanze avverse, e Greta gli si avvicina,
gli schianta il martello sulle clavicole, sulla testa, e lo uccide, e con
voce inumana, invasata dallamok, urla ancora e ancora sta per
finire sta per finire sta per finire.
Ah, pensa lui. E lei, per lultima volta, urla: sta per finire.

199

CARLO PAGETTI

Alcune considerazioni sulla letteratura fantastica in


lingua inglese

Negli ultimi anni la letteratura fantastica di lingua inglese ha


esercitato un fascino sempre maggiore sui lettori, specie di giovane et, al punto che il suo attuale successo sembra quasi ricordare lanaloga fortuna che ebbe la Science Fiction tra gli anni
Settanta e Ottanta. Lautore ne ha una prova tangibile insegnando
Letteratura Inglese Contemporanea presso lUniversit Statale di
Milano: i corsi sulla letteratura fantastica sono di solito i pi affollati e seguiti con partecipazione diretta. evidente che il fantastico in lingua inglese pu attingere la sua ispirazione direttamente
dalle opere di Shakespeare, anche se non si pu parlare di una
vera e propria dimensione fantastica per il grande drammaturgo,
nella cui cultura le manifestazioni del magico e del sovrannaturale
facevano parte dellesperienza quotidiana. Tuttavia, Shakespeare
il fondamento su cui poggia tutta la letteratura di lingua inglese,
tanto vero che tracce consistenti della sua presenza si trovano
anche nella produzione fantastica fin dalla sua nascita, come poi
in numerose forme di narrativa e di cultura di massa a noi contemporanee. Basti pensare allimportanza attribuita alle fonti
shakespeariane da Mary Shelley nella sua Premessa a Frankenstein
(1817), che uno dei testi fondamentali del romanzo fantastico,
oltre che di quello fantascientifico; o, per arrivare ai giorni nostri,
al forte richiamo suggerito da G.R.R. Martin nel ciclo del Trono di
spade, iniziato alla fine del Novecento, e alla ferocia del conflitto
civile durante la quattrocentesca Guerra delle Rose, in cui le

fazioni nobiliari si affrontavano senza esclusione di colpi per


impadronirsi della corona inglese, cos come essa drammatizzata nel primo ciclo storico di Shakespeare, raccolto nella cosiddetta trilogia dellEnrico IV e nel Riccardo III. Daltra parte ma
il discorso ci porterebbe altrove mentre la sanguinosa dimensione shakespeariana viene accentuata dalla serie televisiva del
Trono di spade, in unaltra ben diversa serie televisiva americana,
House of Cards, quelleccellente attore che Kevin Spacey recita la
parte del subdolo e ingannatore politico di Washington, impegnato nella sua scalata implacabile ai livelli pi alti del potere, strizzando beffardamente locchio agli spettatori proprio come faceva
nei suoi monologhi il personaggio di Riccardo III, impersonato
tra laltro dallo stesso Spacey sul palcoscenico qualche anno fa.
La stessa capacit di riproporsi in una successione di riscritture e manipolazioni narrative, che propria del teatro shakespeariano, introduce a quella dimensione intertestuale, che una caratteristica della letteratura contemporanea, e del fantastico in
particolare, che spesso sottolinea il carattere artificiale dellesperienza, alla confusione tra sogno e realt quotidiana, alla vera e
propria riproposta di un materiale narrativo pi antico, come
quello delle favole classiche. Dunque, anche la letteratura fantastica inglese si pu e forse si deve far partire, tra la fine del
Cinquecento e linizio del Seicento, da opere come Sogno di una
notte di mezza estate o La tempesta, senza dimenticare il ricco tessuto
sovrannaturale che adorna le tragedie shakespeariane, popolate di
spettri, streghe, apparizioni terrificanti.
Del resto in una prospettiva diacronica che parte dallopera
di Shakespeare e arriva allOttocento e soprattutto al Novecento,
laddove il fantastico si mescola e si frammenta in una serie di correnti narrative, fino a confluire nelle estetiche postmoderne, favorevoli allibridazione , per cercare una definizione che spieghi
cosa sia in generale il fantastico in letteratura, non si pu non fare
buon uso considerando troppo ristretta larea circoscritta da
Tzvetan Todorov nel suo pur fondamentale volumetto Introduction
204

la littrature fantastique1 degli interventi di altri intellettuali


francesi (Caillois, Vax); degli spunti critici e dei numerosi studi del
grande critico canadese Northrop Frye, con la sua insistenza sulla
centralit della narrazione del romance; dellapproccio di Rosemary
Jackson in Fantasy: The Literature of Subversion2, assai stimolante
quando valorizza il ruolo esercitato dal perturbante, dallunheimlich
freudiano, dalluncanny; di Eric Rabkin, che si occupa di un territorio di confine tra fantastico e fantascienza3, del compianto Romolo Runcini, che ha indagato le trasformazioni del gotico settecentesco e le tensioni sociali che esse mettono in luce4. Cos come
le intuizioni di alcuni scrittori, soprattutto di J.R.R. Tolkien nella
sua conferenza On Fairy-Stories, una conferenza del 1939, apparsa
in volume nel 1947 (pi volte ripubblicata in Italia con il titolo
Sulle fiabe), sono indispensabili per ampliare questo discorso. In
buona sostanza, un approccio critico esauriente e capace di tenere
conto di molti contributi rimane quello di Remo Ceserani ne Il
fantastico5. Daltronde, occorre sottolineare come il fantastico abbia dato corpo a linguaggi molto diversi tra di loro, rivolgendosi a
un reading public non soltanto adulto: si pensi al grosso peso che il
fantastico ha avuto nella formazione del canone della childrens
literature, unarea letteraria a s stante, in cui istanze forti legate al
sogno e allimmaginazione infantile (si pensi ai due libri di Alice
di Lewis Carroll) non escludono, per, anche la presenza di una
componente realistica, come ci insegna un altro classico ottocentesco, Little Women di Mary Alcott (1968-69), in cui vengono affrontati i concreti problemi quotidiani di una famiglia di sole
Todorov T., Introduction la littrature fantastique, 1970, La letteratura fantastica,
trad. it. Di Klersy Imberciadori E., Milano: Garzanti, 1977.
2 Jackson R., Fantasy: The Literature of Subversion, 1981, trad. it. di Berardi R., Il
fantastico: la letteratura della trasgressione, Napoli: Pironti, 1986.
3 Cfr. in particolare Rabkin E., The Fantastic in Literature, Princeton (New
Jersey): Princeton University Press, 1976.
4 Cfr. in particolare Runcini R., Il Gothic Romance, in La paura e limmaginario
sociale nella letteratura Napoli: Liguori, 1984,
5 Cesarani R., Il fantastico, Bologna: Il Mulino, 1996.
1

205

donne, abbandonate dal pater familias, che andato a combattere


i Sudisti durante la Guerra Civile Americana. Dunque, prendendo
spunto da The Language of the Night6, la raccolta di Ursula K. Le
Guin, una scrittrice che si muove tra fantastico, fantascienza,
childrens literature, ritengo utile definire la letteratura fantastica,
secondo una personale impostazione critica, piuttosto ecumenica
e non legata allindividuazione troppo precisa di un unico genere, o
genere narrativo, come il linguaggio della notte, che affronta gli
aspetti pi oscuri, misteriosi, onirici dellesistenza aspetti che
non possono essere, comunque, considerati esterni alla cosiddetta
realt.
Il punto di partenza si situa nellepoca romantica, quando, almeno in Inghilterra (ma anche nellAmerica del Nord e in Germania), il racconto fantastico esprime una forma di reazione al
razionalismo illuminista, si nutre del recupero del magico e del
sovrannaturale, e attinge al folklore delle fiabe e delle leggende,
valorizzate come testimonianze della pi antica saggezza popolare. In questo ambito si colloca anche lesaltazione dellarte drammatica di Shakespeare, il cui aspetto visionario predomina in alcuni dei quadri di Fuseli. N da trascurare la scoperta graduale
man mano che le traduzioni si perfezionano e si liberano dai vincoli della censura delle storie orientali de Le mille e una notte. La
stessa espansione coloniale britannica, che porta con s, come
esempio della superiorit intellettuale ed etica dei conquistatori, i
due grandi tomi della Bibbia e delle opere di Shakespeare, non
manca di essere affascinata da un universo fiabesco e meraviglioso, ben lontano dal realismo didascalico che sar poi il tratto
distintivo, esauritasi lepoca romantica, della letteratura vittoriana.
La distinzione introduttiva tra novel e romance, tra il romanzo
realistico dedicato alla vita familiare, sociale, sentimentale dei suoi
eroi visti nella loro quotidianit, e il romanzo di avventura e di
Le Guin U.K., The Language of the Night, 1982, trad. it. di Scacchi A., Il
linguaggio della notte, Roma: Editori Riuniti, 1986.
6

206

mistero, che si basa su eventi straordinari e non esclude le manifestazioni del sovrannaturale, un discorso che, per quanto riguarda le letterature di lingua inglese, risulta ancora molto efficace.
Nel panorama anglofono non si pu, evidentemente, considerare solo la produzione britannica, lasciando fuori per esempio
il fondamentale contributo anglo-americano che esprime nella
prima met dellOttocento un autore fondamentale come Edgar
Allan Poe. Semmai, si potrebbe notare che nellambito americano,
una tradizione considerata di solito tutta al maschile, secondo la
linea Poe-Ambrose Bierce-H.P. Lovecraft-Stephen King, sia stata
recentemente rivisitata alla luce del gender, in modo da valorizzare
la ricchezza delle soluzioni narrative di Shirley Jackson, lautrice di
un paio di fondamentali racconti gotici, scritti subito dopo la
seconda guerra mondiale (The Lottery, The Demon Lover), e del
romanzo We Have Always Lived in the Castle (1962). Questa figura
stata recentemente rivalutata da Joyce Oates, unaltra scrittrice
americana che non disdegna le soluzioni del fantastico. Del resto,
unaltra voce largamente popolare negli Stati Uniti quella di
Anne Rice, lautrice del ciclo dellIntervista con il vampiro, che,
almeno in parte, prelude alle variazioni goticheggianti e distopiche di molta young adult fiction contemporanea al femminile, da
Twilight a Hunger Games.
Volendo allargare la latitudine geografica delle espressioni del
fantastico in lingua inglese, credo sia indispensabile tenere conto
del rifiuto esplicito del realismo di origine europea da parte di
autori come il nigeriano Ben Okri: a proposito del fluviale The
Famished Road (1991), proposto in Italia con il titolo non
entusiasmante La via della fame, stata usata la definizione di
realismo magico, che ben si adatta, malgrado le riserve dello
scrittore, alla storia di Azaro, lo habiku sospeso tra il mondo
ultraterreno degli spiriti, dove risiedono i bambini non-nati, e la
squallida periferia urbana, non lontana dalla foresta, dove vivono
nella miseria il padre e la madre. Influenzata dalloralit delle
207

narrazioni kikuyu, anche Isak Dinesen, ovvero Karen Blixen, tiene conto dellesperienza africana per elaborare le sue short stories
fantastiche in danese e in inglese. Anzi, la sua prima raccolta,
Winters Tales (anche in questo caso il rimando al titolo di unopera shakespeariana non per nulla casuale) viene pubblicata per
la prima volta negli Stati Uniti nel 1942, dopo che Blixen riuscita a far uscire clandestinamente loriginale dalla Danimarca, in
quel periodo soggetta alloccupazione nazista. Si tratta di un episodio significativo del fatto che la letteratura fantastica proprio
perch come succede nelle opere della grande scrittrice danese
esplora il mistero della vita, il peso della fatalit e dellimprevisto, la presenza di un passato spesso oscuro, unespressione di
libert poco amata dai regimi totalitari. La letteratura fantastica
non escapista (Tolkien aveva ragione a ribadirlo), semmai essa
anarchica e anti-autoritaria, non rispettando le regole, neppure
quelle della tradizione letteraria canonica, da cui spesso viene
esclusa.
In ogni caso, la larga diffusione delle forme del fantastico,
avvenuta dalla fine dellOttocento, pi o meno in coincidenza con
le prime manifestazioni di quella che possiamo chiamare la cultura di massa va di pari passo con la crisi del grande romanzo ottocentesco, di solito di impianto realistico, che perde fiducia nella
sua possibilit di rispecchiare il mondo in modo fedele e completo. Non a caso il Novecento e linizio del nostro secolo hanno
moltiplicato la presenza del fantastico, spesso mescolandolo ad
altri generi. chiaro che il gotico o neogotico, in ambito novecentesco continua a essere uno degli strumenti di indagine
sullansia del vivere contemporaneo. Alcuni dei suoi capolavori
hanno avuto scarsa eco nella nostra cultura probabilmente a causa
della complessit dei loro intrecci e dellostilit preconcetta dei
circoli accademici: emblematico il caso della trilogia di
Gormenghast di Mervyn Peake, uscita tra il 1946 e il 1959, con la
sua ambientazione kafkiana in un castello labirintico e mai interamente misurabile, abitato da personaggi grotteschi e caricaturali.
208

C nella letteratura fantastica una predisposizione alla parodia


che smentisce qualsiasi approccio troppo semplicistico. Se essa ha
poi trovato nella cultura di massa (fumetti, film, serie televisive,
videogiochi) il suo habitat naturale, non possiamo dimenticare
come il fantastico trovi spazio anche nelle strategie basate sullibridazione e sul pastiche delle letterature postmoderne e post-coloniali. In questo senso, esiste una tradizione inglese novecentesca,
che parte da un romanzo modernista ironico e dissacrante come
Orlando di Virginia Woolf (1928), e prosegue poi negli ultimi
decenni del Novecento con le opere di Angela Carter e, in parte,
di A.S. Byatt, a smentita ulteriore che il fantastico sia un genere
maschile, adatto agli appassionati un po immaturi di Lovecraft,
Tolkien e Martin.
Va ribadito, semmai, che la letteratura fantastica presenta notevoli difficolt di lettura, anche perch il tessuto onirico o quello
sovrannaturale non escludono affatto i concreti riferimenti allepoca e alla sua cultura, si arricchiscono spesso di citazioni pi o
meno sotterranee, fanno un uso dellironia e della parodia che una
lettura troppo letterale finisce per trascurare, dando un risalto eccessivo alla trama. Si pensi a questo proposito a un capolavoro
metanarrativo come Life of Pi di Yan Martel (2001), capace di
recuperare attraverso una narrazione favolistica il senso di unesistenza che solo ricostruita attraverso la fantasia e limmaginazione
pu consentire al protagonista (e ai lettori) di conservare la sanit
in un universo dominato dalla violenza e dalla disperazione, trasformando uno spaventoso naufragio nella storia del rapporto tra
quelli che sembrano essere i due unici superstiti, un ragazzino impaurito e una ferocissima tigre. Peraltro, anche testi gi conosciuti, come Frankenstein, possono permettere di cogliere, al di l della
trama ormai formulaica, la sapienza della tessitura narrativa dellautrice inglese, che crea una struttura a incastro, legata allalternarsi di tre voci narranti, e pone al centro della sua opera la testimonianza dolorosa della Creatura mostruosa, facendo di essa la
pi autentica rappresentante dellumanit. La letteratura fantastica
209

propone, come il resto della letteratura, un viaggio immaginario,


che mette lettori e lettrici di fronte allalterit, alla diversit, e semmai accentua questi elementi attraverso luso del perturbante, e gli
effetti di una prospettiva straniante e a volte sovversiva.
La letteratura fantastica, in conclusione, nelle sue varie ramificazioni ed espressioni storiche si sviluppa come indagine sul
linguaggio, e sulle modalit con cui il linguaggio diviene narrazione. Non esiste plot avvincente che possa fare a meno di un linguaggio, non esistono sogni o incubi che non si trasformino, come aveva capito Freud, in un racconto rivelatore. Si potrebbe dire
che nel corso dello Hobbit il viaggio di conoscenza di Bilbo
Baggins passa attraverso un progressivo affinamento del linguaggio, una capacit di interpretare e usare le parole da parte del
protagonista tolkieniano. Nel primo dei tre incontri che scandiscono la trama dello Hobbit, Bilbo dialoga con Gandalf, che ha
facilmente ragione di lui, facendogli invadere la casa da una schiera di nani affamati e convincendolo a seguire la ricerca del tesoro
del piccolo esercito. Nel secondo incontro, verso la met del romanzo, Bilbo duella a furia di indovinelli con Gollum nelle viscere delle montagne e riesce vincitore, sia pure usando un metodo
scorretto, dallo scontro verbale con la viscida creatura che vorrebbe divorarlo. Il terzo incontro quello con il drago Smaug,
dotato di parola e di ingegno raffinato. Il loro colloquio si chiude
senza vinti n vincitori, ma l, di fronte alla gigantesca creatura
del male, che Bilbo compie la sua definitiva iniziazione e consuma
laddio allingenua innocenza della vita che lo aveva definito in
precedenza. Il viaggio intrapreso dal racconto fantastico pieno
di sorprese, colpi di scena, incontri sorprendenti: tanto pi lo
scrittore/la scrittrice deve usare tutti gli strumenti verbali a sua
disposizione per compiere, per conto dei suoi lettori, unesplorazione piena di incognite nei labirinti del linguaggio, senza sapere
se al di l della soglia o della superficie di uno specchio, si nasconda un minotauro o una fanciulla guerriera, un drago o un coniglio
bianco.
210

ALGERNON BLACKWOOD

La casa vuota
TRADUZIONE ITALIANA DI GABRIELE SCALESSA

Il titolo originale di questo racconto The Empty House, apparso nella raccolta
di Algernon Blackwood, The Empty House and Other Ghost Stories (London:
Nash, 1906). La seguente traduzione si basa sul testo pubblicato nel sito di
public domain, http://www.gutenberg.org/files/14471/14471-h/14471h.htm#chapter1 (ultima consultazione, 7 ottobre 2014).

Certe case, come certi individui, riescono a rivelare allistante il loro carattere malefico. Nel caso dei secondi non c necessit di
qualit particolari che ne rivelino lessenza: possono sfoggiare un
viso aperto e un sorriso innocente, e ci nonostante basta averci
un po a che fare per avere la ferma convinzione che vi sia qualcosa di profondamente sbagliato in loro; che siano, cio, malvagi.
Volenti o no, questi individui comunicano unaria misteriosa e di
cattive intenzioni, che fanno s che le persone intorno si allontanino da loro come da qualcosa di infetto.
Forse con le case vale lo stesso principio, ed quellatmosfera di malefatte compiute in una particolare abitazione, molto
dopo che i loro responsabili sono morti, che fa venire la pelle
doca e rizzare i capelli. Qualcosa del sentimento del malfattore e
del terrore provato dalla vittima entra nel cuore dellingenuo spettatore, che avverte improvvisamente un fremito nervoso, un formicolio e una sensazione di gelo al sangue. Egli colpito da terrore senza sapere perch.
Apparentemente non cera nulla nellaspetto di questa casa
che avvalorasse i racconti di quellorrore che si diceva vi regnasse.
Non era n isolata n fatiscente. Se ne stava racchiusa in un angolo della piazza e somigliava esattamente alle abitazioni su ciascun lato: stesso numero di finestre; stesso balcone che sovrastava i giardini; stessi scalini bianchi che conducevano alla pesante
porta nera dingresso; sul retro, inoltre, la stessa striscia di verde
dai precisi contorni squadrati, che arrivava fino al muro che la

divideva dal retro delle case adiacenti; allapparenza, poi, lo stesso


numero di comignoli sul tetto; la stessa ampiezza e angolatura dei
cornicioni; perfino la medesima altezza delle cancellate sporche.
E tuttavia questa dimora sulla piazza, che sembrava cos
somigliante alle sue cinquanta squallide vicine, ne differiva completamente e in modo spaventoso.
In cosa consistesse questa spiccata ma invisible differenza
impossibile dire. Non la si poteva attribuire del tutto alla fantasia,
perch persone che avevano trascorso del tempo l dentro, non
essendo a conoscenza dei fatti, avevano asserito che certe camere
erano cos sgradevoli che avrebbero preferito morire anzich entrarvi di nuovo, e che latmosfera dellabitazione generava in loro
sintomi di puro terrore; mentre gli ingenui inquilini che vi si erano avvicendati ed erano stati costretti ad andarsene alla pi piccola avvisaglia erano poco meno di uno scandalo in citt.
Quando Shorthouse venne a pagare il proprio tributo settimanale alla zia con la visita nella di lei casa sul lungomare, allaltro
capo della cittadina, trov la donna carica di mistero ed eccitazione. Aveva ricevuto un suo telegramma quella mattina, e vi era
andato prevedendo di annoiarsi. Ma nel momento in cui le tocc
la mano e baci la sua guancia avvizzita come la buccia di una
mela, percep la prima scossa del suo stato danimo elettrizzato.
Limpressione crebbe quando venne a sapere che non erano attese altre visite, e di aver ricevuto quel telegramma per un motivo
preciso.
Vi era qualcosa nellaria, che avrebbe certamente dato i suoi
frutti; quellanziana zitella di sua zia, con un debole per le indagini
spiritiche, aveva infatti cervello e forza di volont, e con le buone
o con le cattive riusciva di solito a ottenere i suoi scopi.
La confidenza fu fatta subito dopo il t, quando gli si affianc di soppiatto mentre passeggiavano lentamente sul lungomare al tramonto.
Ho ottenuto le chiavi annunci con voce lieta e tuttavia in
parte inquietante, e potr tenerle fino a luned!.
214

Le chiavi della cabina da bagno? oppure chiese Shorthouse in buona fede, spostando lo sguardo dal mare verso la citt.
Niente la spingeva cos rapidamente al sodo come chi fingeva di non comprenderla.
Nulla di tutto questo bisbigli la zia. Ho avuto le chiavi
della casa infestata che c sulla piazza, e ci andr stanotte.
Shorthouse avvert un brivido quasi impercettibile lungo la
schiena. Abbandon il suo tono scherzoso: qualcosa nella voce e
nei modi della zia lo aveva agitato. La donna era seria.
Ma non puoi andarci da sola cominci.
Infatti per questo che ti ho telegrafato replic laltra con
decisione.
Si volt a guardarla. Il volto scavato e misterioso della donna
era animato dalla frenesia. Una luce di sincero entusiasmo lo circondava come unaura. Gli occhi le brillavano. Shorthouse avvert
unaltra scossa di quelleccitazione e, assieme a questa, un secondo brivido, pi intenso del primo.
Grazie, zia Julia disse in tono garbato; ti ringrazio davvero
tanto.
Non oserei mica andarci da sola prosegu laltra, alzando la
voce, ma con te mi divertirei da matti. Tu non temi nulla, a quel
che so.
Grazie di cuore ripet Shorthouse. Ehm probabile che
vi accada qualcosa?.
Vi gi accaduto parecchio mormor zia Julia, sebbene
assai saggiamente sia stato messo sotto silenzio. Tre inquilini vi si
sono succeduti negli ultimi mesi, e si dice che ora la casa rester
vuota per sempre.
Senza volerlo, Shorthouse cominci a interessarsi alla faccenda: sua zia era sin troppo seria.
A dirla tutta, la casa molto antica prosegu la donna, e la
storia, molto spiacevole per la verit, risale a tanto tempo fa. Ha a
che fare con il delitto commesso da uno stalliere geloso che aveva
una tresca con una serva della casa. Una notte era riuscito a na215

scondersi in cantina; poi, quando si furono tutti addormentati, sal


di soppiatto le scale raggiungendo il piano dei servitori, insegu la
ragazza fino al pianerottolo sottostante e, prima che qualcuno potesse venire in soccorso, la spinse oltre le balaustre nellatrio di
sotto.
E lo stalliere?.
Fu preso, credo, e impiccato per omicidio. Ma accadde tutto
un secolo fa, e non sono riuscita a raccogliere altri dettagli sulla
vicenda.
Shorthouse sent che il suo interesse si era risvegliato del tutto; tuttavia, nonostante non temesse particolarmente per s, esit
un poco dopo aver ascoltato il racconto della zia.
A una condizione disse alla fine.
Nulla mi impedir di andare intervenne la zia fermamente,
ma ascolter lo stesso le tue riserve.
che assicuri di mantenere il controllo se vi succeder
qualcosa di orribile; voglio dire, che non ti spaventerai troppo.
Jim rispose la donna con sprezzo, non sono pi giovane,
lo so, e neppure i miei nervi lo sono; ma con te non mi spaventerebbe nulla al mondo!.
Questultima affermazione sistem ovviamente le cose, dato
che Shorthouse, che non aspirava a essere altro che un comune
giovanotto, sent come irresistibile quellappello al suo amor proprio. Convenne pertanto che sarebbe andato con lei.
Istintivamente, per una specie di preparazione inconscia,
quella sera mantenne la padronanza di s e delle proprie energie,
raccogliendo unulteriore riserva di controllo grazie a quel processo interiore, ancora senza nome, che consiste nel mettere a poco
a poco da parte le emozioni e chiuderle sotto chiave; un processo
difficile da descrivere, ma meravigliosamente efficace, come comprenderanno tutti coloro che sono sopravvissuti a terribili prove
interiori. Pi tardi gli sarebbe tornato utile.
Non fu tuttavia prima delle dieci e trenta, quando erano ancora nel loro salone dingresso, alla luce amica delle lampade e an216

cora circondati dalle rassicuranti influenze umane, che egli dovette fare un primo appello alle riserve di coraggio che aveva messo
da parte. Perch, quando la porta si chiuse ed egli vide la strada
deserta e silenziosa che si stendeva innanzi a loro, bianca alla luce
lunare, gli sovvenne distintamente che la vera prova quella notte
sarebbe stata nellaver a che fare con due paure anzich una.
Avrebbe dovuto gestire quella di sua zia, oltre alla propria. E,
dopo aver guardato lespressione da sfinge della donna ed essersi
reso conto che poteva assumere un aspetto per nulla piacevole
durante un accesso di puro terrore, si sent soddisfatto di una sola
cosa in quellavventura: della fiducia che riponeva nella propria
forza di volont e nella capacit di resistere a ogni impressione
violenta fosse sopraggiunta.
Si avviarono lentamente lungo le strade tranquille della cittadina; unintensa luna autunnale inargentava i tetti e gettava ombre
lunghe; non cera alito di vento; gli alberi nei giardini alla francese
presso il lungomare li guardavano silenziosamente al loro passaggio. Shorthouse non replic alle osservazioni sporadiche della zia,
comprendendo che questa si stava solo circondando di difese
mentali: diceva cose ordinarie per impedirsi di pensare a quelle
straordinarie. Poche erano le finestre illuminate, e s e no da un
camino provenivano fumo e faville. Shorthouse aveva gi cominciato a osservare tutto, persino i pi piccoli dettagli. Si erano fermati allangolo della strada per guardare in alto il nome sul lato
della casa illuminato dalla luna; poi, di comune accordo, ma tacitamente, svoltarono nella piazza e si diressero verso il lato immerso nellombra.
Il numero della casa il 171 bisbigli una voce al suo
fianco. Nessuno aggiunse ovvi commenti, ma entrambi attraver-

Il numero dellabitazione nel racconto originale thirteen, con riferimento (cui


alludono anche i due protagonisti) alla credenza anglosassone per cui il 13
portatore di cattiva sorte. Nella traduzione (e nel conseguente adattamento)
alla lingua (e alla cultura italiana) si scelto di tramutare il 13 in 17 [N.d.T].
1

217

sarono lampia porzione illuminata per camminare in silenzio sul


lastricato.
Fu a met circa della piazza che Shorthouse avvert un braccio che scivolava piano ma in modo significativo sul suo; comprese allora che la loro avventura era diventata una cosa seria e che la
sua compagna stava gi soggiacendo, in maniera impercettibile,
agli influssi negativi contro di loro. La donna aveva bisogno di
coraggio.
Pochi minuti dopo si arrestarono di fronte a una casa alta e
stretta che si innalzava davanti a loro nella notte, brutta e dallintonaco bianco sporco. Finestre prive di persiane e senza tendine li
guardavano dallalto, brillando qua e l alla luce lunare. Cerano
segni del tempo e crepe nellintonaco, e il balcone sporgeva dal
primo piano in modo un po artificioso. Tuttavia, al di l di questa
desolata apparenza da casa abbandonata, non cera nulla che a
prima vista isolasse questa particolare abitazione per il carattere
malefico che quasi certamente possedeva.
Dando unocchiata indietro per essere certi che nessuno li
avesse seguiti, salirono con baldanza gli scalini e ristettero davanti
alla gran porta scura che li fronteggiava minacciosa. Ma la prima
ondata di apprensione era ora su di loro e Shorthouse annasp a
lungo con la chiave prima di riuscire a infilarla nella serratura. Per
un attimo, a dire la verit, sperarono entrambi che la porta non si
aprisse, essendo preda di sensazioni spiacevoli mentre restavano
sulla soglia della loro spettrale avventura. Shorthouse, armeggiando con la chiave e intralciato dal peso che gli gravava sul braccio,
percep distintamente la solennit del momento. Era come se il
mondo intero sembrando in quel momento che tutta lesperienza si concentrasse nella sua coscienza restasse in ascolto dello
stridio di quella chiave. Uno sbuffo randagio di vento, che attraversava la strada deserta, dest un momentaneo fruscio tra le
fronde degli alberi alle loro spalle; ma, a parte questo, lunico suono che si ud fu il rumore metallico della chiave. Alla fine questa

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gir nella serratura e il portone si spalanc, schiudendo dallaltra


parte un abisso di oscurit.
Con un ultimo sguardo alla piazza illuminata, entrarono rapidamente dentro, e la porta si chiuse dietro di loro con un fragore
che echeggi potentemente attraverso le sale e i corridoi vuoti.
Ma ecco che, assieme alleco del tonfo, un altro suono si fece udire, e zia Julia si appoggi allimprovviso con tutto il peso su
Shorthouse, al punto che questi dovette fare un passo indietro
per non perdere lequilibrio.
Un uomo aveva tossito vicino a loro; cos vicino che sembrava li affiancasse nelle tenebre.
Con leventualit di uno scherzo della fantasia, distinto
Shorthouse agit il bastone in direzione del rumore. Ma non
incontr nulla di pi consistente dellaria. Ud sua zia emettere un
ansito vicino a lui.
C qualcuno qui bisbigli; lho sentito.
Sta calma! disse seccamente. Era solo il rumore della
porta.
Oh! fai luce, presto! aggiunse la zia, mentre il nipote, annaspando con una scatola di fiammiferi, laveva aperta sottosopra
facendoli cadere con un tintinnio sul pavimento di pietra.
Il rumore, tuttavia, non si ripet, n vi fu segno di passi che
si allontanavano. Dopo un minuto avevano acceso una candela,
usando lestremit vuota di un portasigari come sostegno. Quando il primo chiarore fu scemato, Shorthouse tenne in alto quella
lampada di fortuna e ispezion il luogo. Era abbastanza tetro, per
la verit, dal momento che non vi nulla di pi desolato fra le
abitazioni umane di una casa spoglia e malamente illuminata,
silenziosa e negletta, e tuttavia abitata da memorie di storie cattive
e criminose.
Si trovavano in un ampio ingresso. Alla loro sinistra una
porta aperta immetteva in una spaziosa camera da pranzo, mentre
di fronte a loro latrio proseguiva, restringendosi progressivamente, in un corridoio lungo e oscuro, che sembrava condurre alle
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scale della cucina. Queste, larghe e prive di tappeto, si sollevavano


con un movimento ad arco davanti a loro, ovunque avvolte dalloscurit, eccetto per una sola zona a met strada dove la luce
della luna, filtrando da una finestra, ricadeva creando unarea pi
chiara sulle assi di legno. Questa fonte luminosa effondeva un debole chiarore sopra e sotto, dando agli oggetti che rientravano nel
suo raggio un contorno nebuloso assai pi suggestivo e spettrale
del buio. La luce lunare filtrata sembra sempre dipingere volti
nelle tenebre circostanti, e mentre Shorthouse scrutava in quel
pozzo di oscurit e pensava agli innumerevoli locali e corridoi
vuoti ai piani superiori dellantica dimora, si sorprese a desiderare
la sicurezza della piazza illuminata o il chiaro, confortevole salotto
che avevano lasciato da unora. Ma rendendosi conto che questi
pensieri erano deleteri, li allontan nuovamente e chiam a raccolta e concentr tutte le sue energie sul momento presente.
Zia Julia disse a voce alta, gravemente, ora dobbiamo
esplorare la casa da cima a fondo e fare unispezione accurata.
Leco della sua voce si perse gradualmente per ledificio e nel
silenzio profondo che ne segu si volt a guardarla. Alla luce della
candela il volto della zia era gi spaventosamente pallido; ma la
donna lasci per un momento il braccio del nipote e disse in un
sospiro, mettendosi di fronte a lui: Daccordo. Dobbiamo assicurarci che non ci sia nessuno. Questa la prima cosa da fare.
Parlava con sforzo evidente, e Shorthouse la guard con
ammirazione.
Ti senti sicura? Non troppo tardi per.
Penso di s sussurr, spostando nervosamente lo sguardo
sulle ombre in fondo. Abbastanza sicura, solo che.
Cosa?.
non dovrai lasciarmi sola un attimo.
Certo, se per comprendi che ogni apparizione e ogni rumore dovranno essere indagati subito, perch esitare significa
lasciar spazio alla paura. E pu essere fatale.

220

Daccordo replic la donna un po agitata, dopo un momento di incertezza. Ci prover.


Sottobraccio, Shorthouse tenendo la candela gocciolante e il
bastone, mentre sua zia portava il mantello sopra le spalle, figure
tragicomiche per tutti ma non per se stessi, intrapresero una ricerca metodica.
Furtivamente, camminando in punta di piedi e facendo riparo alla candela per paura che rivelasse la loro presenza allesterno
della casa, entrarono dapprincipio nella grande sala da pranzo.
Non cera neppure lombra di un mobile. Pareti nude, brutte
mensole e focolari vuoti li fissavano. Tutto quanto, percepirono,
era infastidito dalla loro presenza e li scrutava con occhi nascosti.
Sospiri li seguivano; ombre silenziose guizzavano da ogni parte;
qualcosa sembrava di continuo alle loro spalle, in osservazione e
in attesa del momento giusto per colpirli. Si aveva la netta impressione che attivit svolte quando la stanza era vuota fossero
state interrotte momentaneamente per essere riprese solo allorch
fossero usciti. Linterno buio dellantica dimora sembrava una presenza malefica che cresceva, avvertendoli che dovevano desistere e
farsi i fatti loro. A ogni istante la tensione aumentava.
Fuori delloscura sala da pranzo, attraversando delle porte
pieghevoli, entrarono in una specie di biblioteca o sala fumatori,
ugualmente avvolta da silenzio, tenebre e polvere; da qui riguadagnarono la sala dingresso vicino alle scale.
Un passaggio cupo si apriva di fronte a loro verso i piani
inferiori, e occorre ammetterlo esitarono. Soltanto per un
minuto per. Con la parte peggiore della notte che ancora doveva
giungere, era fondamentale non ritrarsi di fronte a nulla. Zia Julia
incespic sulla sommit della tenebrosa discesa, male illuminata
dal tremolio della candela, e anche Shorthouse sent che almeno
met della risoluzione lo abbandonava.
Forza! disse poi perentoriamente, e la voce lo precedette,
perdendosi negli atri spazi vuoti di sotto.

221

Vengo farfugli lei, afferrandogli il braccio con impeto


eccessivo.
Scesero precariamente gli scalini di pietra; unaria fredda e
umida li invest sulla faccia, densa e maleodorante. La cucina, alla
quale le scale conducevano lungo un varco angusto, era ampia,
con un soffitto alto. Diverse porte vi si aprivano; alcune portavano a ripostigli con barattoli vuoti ancora sugli scaffali; altre a
stanzini orribili e spettrali, ognuno pi gelido e ripugnante dellaltro. Scarafaggi si affrettavano sul pavimento, e allistante, quando
urtarono un tavolo di legno in un angolo, qualcosa della grandezza di un gatto salt in avanti e fugg via, dileguandosi di corsa
nelloscurit. Ovunque si aveva la sensazione di unoccupazione
recente, unimpressione di cupa tristezza.
Lasciarono la cucina e si diressero verso il retrocucina, che
aveva la porta socchiusa. Quando la spinsero per aprirla del tutto
zia Julia emise un grido acuto, che cerc subito di reprimere con
una mano sulla bocca. Per un secondo Shorthouse rest immobile, trattenendo il respiro. Sent come se gli avessero svuotato la
spina dorsale per riempirgliela di ghiaccio.
Di fronte a loro, proprio fra gli stipiti della porta, cera la figura di una donna. Aveva capelli in disordine e occhi fissi da folle, il volto atterrito e pallido come la morte.
Rest l senza muoversi per larco di un secondo. Poi la candela tremol e la donna scomparve, completamente, e il vano della porta non mostr pi nulla oltre la vuota oscurit.
solo la candela che sussulta allimpazzata disse Shorthouse rapidamente, in una voce che suonava come quella di un
altro ed era solo in parte sotto controllo. Su, zia, non c niente
l.
La trascin avanti. Con strepito di passi e una grande apparenza di sfrontatezza si mossero, ma sul corpo di Shorthouse la
pelle formicolava come ricoperta da insetti brulicanti. Era consapevole, dal peso che sentiva sul braccio, che stava fornendo energia di movimento per due persone. Il retrocucina era freddo,
222

spoglio e vuoto: pi simile a unampia cella di prigione che ad


altro. Fecero un giro l dentro, provando la porta che dava in
cortile e le finestre, ma trovandole tutte serrate. Sua zia gli camminava a fianco come in sogno: aveva gli occhi chiusi e sembrava
solamente seguire la spinta esercitata dal braccio di suo nipote. Il
coraggio della donna lo riemp di stupore. Ma allo stesso tempo
egli aveva notato che un certo strano mutamento era occorso sul
suo viso, che sfuggiva in qualche modo alla sua capacit di comprensione.
Non c niente qui, zietta disse rapidamente a voce alta.
Andiamo al piano di sopra a vedere il resto della casa. Poi sceglieremo una stanza dove ci fermeremo ad aspettare.
La donna lo segu obbediente, tenendoglisi stretta al fianco.
Chiusero a chiave la porta della cucina dietro di loro. Fu un sollievo tornare di sopra. Nellatrio cera pi luce di prima perch la
luna era nel frattempo avanzata sulle scale. Cominciarono a salire
adagio nella volta oscura del piano superiore, le assi che scricchiolavano sotto il loro peso.
Al primo piano trovarono due ampi salotti, lispezione dei
quali non rivel nulla di particolare. Anche qui nessuna traccia di
mobilia od occupazione recente: niente al di fuori di polvere,
desolazione e ombre. Aprirono le porte pieghevoli fra un salotto
e laltro, poi riuscirono sul pianerottolo e salirono le scale.
Non avevano percorso pi di una decina di scalini che si
fermarono entrambi in ascolto, guardandosi lun laltra negli occhi
con rinnovata preoccupazione alla luce oscillante della candela.
Dalla sala che avevano lasciato da dieci secondi appena era giunto
un rumore di porte che si chiudevano lentamente. Non cera alcun dubbio: avevano udito il tonfo che accompagna il chiudersi
di porte pesanti, seguito dal suono acuto del chiavistello.
Dobbiamo tornare a vedere disse Shorthouse recisamente e
a bassa voce, voltandosi per scendere nuovamente le scale.
In qualche modo la donna riusc a trascinarsi dietro di lui, i
piedi che si impigliavano nel vestito, il volto pallido.
223

Quando rientrarono nel salotto risult chiaro che le porte


pieghevoli erano state chiuse, appena mezzo minuto prima. Senza
esitare Shorthouse le apr. Si aspettava quasi di trovare qualcuno
dallaltra parte, ma gli vennero incontro solo oscurit e aria
fredda. Ispezionarono i due salotti, ma non trovarono nulla di
insolito. Provarono poi a vedere se le porte si chiudevano da sole,
ma non cera neppure vento sufficiente a far oscillare la fiamma
della candela. Le porte si muovevano solo con una forte spinta.
Tutto era silenzio di tomba. Le stanze erano innegabilmente vuote e tutta la casa tranquilla.
Sta cominciando sussurr una voce allaltezza del suo
braccio, che egli a malapena riconobbe come quella di sua zia.
Annu, tirando fuori lorologio per prender nota dellora.
Mancavano quindici minuti alla mezzanotte. Trascrisse esattamente sul taccuino cosa era accaduto, e, per farlo, pos la candela
nel suo sostegno sul pavimento. Gli ci vollero pochi istanti per
bilanciarla contro la parete.
Zia Julia avrebbe sempre dichiarato che in quel momento
non lo stava guardando, e che aveva voltato la testa verso il salotto interno, dove credeva di aver sentito qualcosa muoversi; entrambi, tuttavia, sarebbero stati concordi nel dire di aver udito un
suono di passi frettolosi, rapidi e pesanti, prima che la candela,
listante dopo, si spegnesse!
Ma a Shorthouse capit qualcosa di pi, e avrebbe sempre
ringraziato il cielo di esserne stato lui solo testimone. Rialzandosi
infatti dopo essersi chinato per tenere in equilibrio la candela,
prima che questa si spegnesse, un volto si spinse cos vicino al
suo che avrebbe potuto quasi sfiorarlo con le labbra. Era un volto
animato dal fervore; il volto scuro di un uomo, dai tratti pesanti e
gli occhi furiosi e selvaggi. Apparteneva a un individuo comune,
ma, non cera dubbio, le sue normali espressioni manifestavano
cattiveria e, quando lo vide cos animato da intensa aggressivit,
gli apparve malefico e spaventoso.

224

Non cera movimento nellaria; nulla a parte il suono di passi


frettolosi, attutiti come fossero avvolti in delle calze, lapparizione
del volto e lo spegnersi quasi simultaneo della candela.
Involontariamente Shorthouse emise un piccolo grido, e
quasi perse lequilibrio mentre la zia gli si avvinghiava con tutto il
peso in un istante di puro e incontrollato terrore. La donna non
disse nulla, ma si limit a stringerlo. Per fortuna, tuttavia, non
aveva visto niente, e aveva udito solo i passi, dato che riprese il
controllo di s quasi allistante, mentre Shorthouse fu in grado di
liberarsi dalla presa per accendere un fiammifero.
Alla luce della fiamma le ombre fuggirono in ogni direzione e
zia Julia si chin, andando a tastoni alla ricerca del portasigari con
la preziosa candela. Ma questa, scoprirono, non si era spenta perch qualcuno vi aveva soffiato sopra, ma perch era stata schiacciata. Lo stoppino era rientrato nella cera, che era stata appiattita
sulla sommit come per lazione di uno strumento liscio e
pesante.
Come la sua compagna di avventure domin cos rapidamente il terrore, Shorthouse non lo cap mai; ma la sua ammirazione
per lautocontrollo della donna crebbe dieci volte tanto, e serv
allo stesso tempo ad alimentare il suo ardore che si stava estinguendo; della qual cosa gliene fu senza dubbio riconoscente. Allo
stesso modo fu per lui inesplicabile la prova dellazione fisica cui
avevano assistito. Represse il ricordo di storie, che aveva udito,
che riguardavano medium fisici e le loro pericolose manifestazioni.
Se esse fossero state vere, infatti, e sua zia o egli stesso fossero
stati involontariamente medium fisici, ci avrebbe significato che
stavano solo contribuendo a veicolare le forze di una casa infestata gi carica fino al limite di energia. Era come camminare con
lampade prive di protezione fra depositi scoperti di polvere da
sparo.
Cos, senza starci a pensare troppo, si limit a riaccendere la
candela e sal al piano successivo. Il braccio che teneva nel suo
tremava, vero, e il suo passo era spesso incerto, ma salirono con
225

accortezza e, dopo una ricerca che non rivel nulla, percorsero


lultima rampa di scale fino allultimo piano.
Qui trovarono una serie di stanze pi piccole per i servitori,
con pezzi di mobili, sporchi sedili di paglia, cassettiere, specchi
rotti e intelaiature di letto arrugginite. Le stanze avevano bassi
soffitti spioventi, da cui pendevano qui e l ragnatele, finestre piccole e muri malamente intonacati: una zona desolante e tetra che
furono lieti di lasciarsi alle spalle.
Era lo scoccare della mezzanotte quando entrarono in una
stanzetta al terzo piano, vicina alla sommit delle scale, e si
apprestarono a mettersi comodi per il resto della loro avventura.
Era completamente spoglia, e si diceva fosse la stanza allora
usata come ripostiglio nella quale lo stalliere impazzito aveva
inseguito e afferrato la sua vittima. Fuori, attraverso lo stretto pianerottolo, cominciavano le scale che portavano al piano di sopra,
ai locali dei servitori che avevano appena ispezionato.
A dispetto del freddo della notte cera qualcosa nellaria di
quella stanza che invocava lapertura di una finestra. Ma cera
anche dellaltro. Shorthouse pot solo descriverlo asserendo di
sentirsi meno padrone di se stesso l che in ogni altra parte della
casa. Cera qualcosa che agiva direttamente sul sistema nervoso,
fiaccando la capacit di risoluzione e la forza di volont. Lo cap
pochi minuti dopo essere rimasto in quella stanza, e fu in quel
breve lasso di tempo della loro permanenza che sub il completo
esaurimento delle sue forze vitali; il che rappresent per lui lo
spaventoso culmine di quella esperienza.
Riposero la candela sul fondo della credenza, lasciando lo
sportello socchiuso perch non vi fosse alcun bagliore che ingannasse la vista, n ombre che si spostassero sulle pareti o sul soffitto. Quindi spiegarono il mantello sul pavimento e sedettero in
attesa, con le spalle contro il muro.
Shorthouse era a poco meno di un metro dalla porta che
dava sul pianerottolo; dalla sua posizione aveva una buona visuale
della scala che scendeva nel buio e del principio di quella che
226

saliva al piano dei servitori. Il pesante bastone giaceva al suo fianco ed era a portata di mano.
La luna era alta sopra la casa. Attraverso la finestra aperta
riuscivano a vedere le stelle, rassicuranti come sguardi amichevoli
dal cielo. Uno dopo laltro gli orologi della citt suonarono la
mezzanotte, e quando i rintocchi si furono esauriti la quiete della
notte senza vento ricadde nuovamente su tutto. Solo il fragore
delloceano, tetro e distante, riempiva laria di cupi fruscii.
Nellabitazione il silenzio si era fatto spaventoso, ma solo
perch pens Shorthouse in ogni istante poteva essere interrotto da rumori che lasciassero presagire il terrore. La tensione
dellattesa aveva effetti sempre pi snervanti. Quando parlavano,
emettevano solo sussurri, perch le loro voci sembravano strane e
innaturali. Un freddo, non del tutto dovuto allaria notturna,
invase la stanza e li fece rabbrividire. Le influenze che agivano su
di loro, quali che fossero, li stavano gradualmente privando della
sicurezza. Le loro forze stavano scemando, e la possibilit di un
reale terrore si faceva sempre pi concreta. Cominci a temere
per la donna anziana che gli stava a fianco, il cui coraggio lavrebbe difficilmente salvata se avessero oltrepassato un certo limite.
Sentiva il sangue rimbombargli nelle vene. A volte era cos
forte che pensava potesse impedirgli di udire altri rumori che cominciavano a farsi sentire dalle profondit della casa. Ogni volta
che fissava la propria attenzione su questi, per, essi cessavano
allistante. Certamente non si stavano avvicinando; e tuttavia non
poteva liberarsi dellidea che qualcosa si stesse muovendo da
qualche parte nei piani inferiori. Il piano dove cerano i salotti,
quello in cui le porte si erano chiuse in modo cos bizzarro, era
troppo vicino: i rumori erano prodotti in una zona pi distante.
Pens alla grande cucina, con gli scarafaggi che zampettavano sul
pavimento, e al piccolo retrocucina; ma per qualche strana ragione non sembravano provenire neppure da l. E di certo non erano
fuori dellabitazione!

227

Poi, allimprovviso, la verit gli si illumin nella mente, e per


il lasso di tempo di un minuto gli sembr come se il sangue avesse smesso di fluire e si fosse congelato.
I suoni non provenivano dai piani sottostanti, ma da sopra
da qualche parte ai piani superiori, fra quelle lugubri stanze per la
servit, con i frammenti di mobili, i soffitti bassi e le finestre anguste l dove la vittima era stata insidiata e poi perseguitata fino
alla morte.
E nel momento in cui comprese ci, gli parve di sentire i rumori pi distintamente. Erano passi, che si muovevano furtivi
lungo il corridoio al piano di sopra, dentro e fuori delle stanze,
oltrepassando i mobili.
Si volt rapidamente per gettare unocchiata alla figura immobile che gli sedeva di fianco, per vedere se avesse condiviso la
sua stessa scoperta. La flebile luce della candela che proveniva
dallapertura nella credenza faceva spiccare la sua faccia profondamente segnata contro il bianco della parete. Ma fu dellaltro che
lo spinse a trattenere il respiro e guardare di nuovo. Qualcosa di
straordinario si spandeva sul volto della donna e sembrava investirne tutti i lineamenti come una maschera; un fenomeno che appianava le linee profonde e tirava la pelle in ogni punto, tanto da
farne scomparire le rughe. Tale fenomeno riportava sulla faccia,
con la sola eccezione degli occhi, unapparenza di giovent e quasi di fanciullezza.
Shorthouse rimase a osservare con muto stupore; stupore
che era pericolosamente prossimo a un sentimento di orrore. Era
la faccia di sua zia, ma di quarantanni prima, la faccia priva di
espressione e innocente di una ragazza. Aveva udito storie sugli
strani effetti che pu provocare il sentimento della paura, che in
grado di rimuovere ogni altra emozione e cancellare tutte le
espressioni precedenti; ma non aveva mai compreso che potesse
essere vero, o che fosse qualcosa di cos semplicemente spaventoso come quello a cui stava assistendo. Lorrendo marchio del terrore era infatti iscritto nellassoluta inespressivit dipinta sul volto
228

fanciullesco che gli stava vicino. Cos, quando, percependo quello


sguardo insistito, la donna si gir per guardarlo a sua volta, egli
chiuse gli occhi distinto per non vedere.
Tuttavia, voltandosi un minuto pi tardi, padrone delle proprie emozioni, vide con grande sollievo unaltra fisionomia. Sua
zia stava sorridendo, e sebbene avesse una faccia mortalmente
pallida, quella maschera tremenda si era dileguata e vi stava tornando la consueta espressione.
Qualcosa che non va? fu tutto ci che egli fu in grado di
dire in quel momento. E la risposta fu eloquente, provenendo da
quella donna.
Ho freddo e mi sento un po spaventata mormor.
Shorthouse sugger di chiudere la finestra, ma la zia lo trattenne implorandolo di non lasciarla un solo istante.
di sopra, lo so bisbigli questa con uno strano risolino;
ma non potrei proprio andarci.
Shorthouse per la pensava diversamente, e sapeva che nellazione era anche la migliore speranza di autocontrollo.
Prese la bottiglia di brandy e vers un bicchiere di quellalcolico puro, forte abbastanza da dare una mano a tutti in ogni circostanza. La zia lo inghiott con un leggero brivido. Lidea del
giovane era di lasciare la casa prima che il crollo nervoso della
donna diventasse inevitabile. Ma questo non poteva essere attuato
semplicemente girando i tacchi e fuggendo dal nemico. Linerzia
non era pi possibile; ogni minuto che passava egli si sentiva meno padrone di se stesso, e misure estreme ed energiche erano
obbligatorie senza altre esitazioni. Bisognava inoltre agire contro il
nemico, non fuggire da esso; il culmine, se necessario e inevitabile, sarebbe stato fronteggiarlo direttamente. Poteva farlo ora,
ma nel giro di pochi minuti non avrebbe pi avuto la forza di farlo per se stesso, figuriamoci per tutti e due!
Di sopra, nel frattempo, i suoni si erano fatti pi forti e
ravvicinati, accompagnati da sporadici scricchiolii sulle assi di

229

legno. Qualcuno si muoveva di continuo e in modo furtivo, urtando ogni tanto maldestramente contro i mobili.
Dopo aver atteso alcuni istanti che la forte dose di alcol
facesse effetto, e consapevole che questo sarebbe durato solo per
poco date le circostanze, Shorthouse si alz in piedi silenziosamente e disse poi con voce risoluta: Ora, zia Julia, andremo di
sopra per scoprire cos questo rumore. Anche tu dovrai venire.
ci che abbiamo concordato.
Raccolse il bastone e and alla credenza per riprendere la
candela. Una figura molle gli si sollev precariamente al fianco,
respirando forte, ed egli ud una voce che diceva assai debolmente
qualcosa circa il fatto di sentirsi pronta. Il coraggio della donna
lo stup: era assai pi grande del suo. Cos, mentre si muovevano,
tenendo in alto la candela che gocciolava, qualche sottile potere
esalato da quella donna tremante, dal volto pallido, rappresent
per lui la vera fonte di ispirazione: era un potere enorme, che lo
fece vergognare di s e gli diede la forza senza cui sarebbe stato
assai meno adatto alla circostanza.
Attraversarono il pianerottolo buio, evitando di guardare
direttamente nella fonda oscurit oltre le balaustre. Cominciarono
poi a salire la stretta rampa di scale per andare incontro ai rumori
che si facevano pi fragorosi e ravvicinati ogni minuto di pi. A
met della scalinata zia Julia inciamp e Shorthouse si volt per
afferrarla per un braccio; fu proprio in quel punto che sopraggiunse un tonfo spaventoso dal piano della servit sopra le loro
teste. Questo fu immediatamente seguito da un urlo angoscioso e
penetrante, che era di terrore e richiesta di aiuto allo stesso
tempo.
Prima che potessero farsi da parte o indietreggiare di un solo
gradino, qualcuno attravers di corsa il corridoio soprastante,
brancolando in modo orribile e precipitandosi gi follemente, a
tutta velocit, tre scalini alla volta, per la rampa su cui si trovavano. I passi erano leggeri e incerti; ma subito dietro di essi risuo-

230

n il passo pi pesante di unaltra persona, e la scalinata sembr


tremare.
Shorthouse e sua zia ebbero appena il tempo di appiattirsi
contro la parete, mentre il tumulto di quei passi precipitosi era su
di loro e due persone, separate dalla minima distanza possibile,
passarono oltre a tutta velocit. Fu un vero turbinio di rumori che
irruppe sul silenzio notturno della casa vuota.
I due che correvano, linseguitore e linseguito, avevano oltrepassato indisturbati il punto in cui zia e nipote si erano fermati,
e con un tonfo le assi sotto di loro ne avevano accolto il passaggio, prima delluno e poi dellaltro. Ma Shorthouse e la zia non
avevano visto nulla n una mano n un braccio, n un volto n
un lembo di vestito svolazzante.
Vi fu una pausa di un secondo. Poi il primo individuo, il pi
leggero dei due, certamente linseguito, si lanci con passi malsicuri nella stanzetta che Shorthouse e la zia avevano appena lasciato. Laltro, il pi pesante, gli era dietro. Vi fu lo strepito di una
colluttazione, di rantoli e urla soffocate; poi sul pianerottolo
riemerse un passo ma era quello di una persona sola, che camminava pesantemente.
Segu un silenzio lugubre della durata di mezzo minuto; allora si ud un sibilo che attraversava laria, seguito da un tonfo sordo nelle profondit sottostanti dellabitazione, sul pavimento di
pietra del salone dentrata.
Una quiete assoluta regn dopo. Non si muoveva nulla. La
fiamma della candela era immobile. Lo era stata per tutto il tempo, e laria non era stata disturbata da alcun movimento. Paralizzata dal terrore, e senza aspettare il suo compagno, zia Julia cominci a scendere le scale a tentoni; piangeva quietamente fra s,
e quando Shorthouse mise il braccio attorno a lei per guidarne la
discesa, sent che la donna tremava come una foglia. Il giovane
entr nella stanzetta e raccolse il mantello da terra; poi, sottobraccio e camminando lentamente, senza dirsi una parola e non

231

guardandosi indietro un solo istante, percorsero i tre piani fino al


salone dingresso.
Qui non videro nulla, anche se per tutto il tempo della discesa furono consapevoli che qualcuno li seguiva costantemente.
Quando acceleravano il passo, lasciavano quellessere indietro,
mentre quando rallentavano esso li raggiungeva di nuovo. Ci
nonostante non si girarono mai, e a ciascuna svolta della scalinata
abbassarono gli occhi per paura di vedere lorrore che li seguiva
sulle scale sopra di loro.
Con mani tremanti Shorthouse apr la porta dingresso ed
entrambi uscirono alla luce della luna, respirando a pieni polmoni
laria fredda della notte che soffiava dal mare.

232

EDWARD G. BULWER-LYTTON

Un episodio di infestazione,
o la casa e la mente
TRADUZIONE ITALIANA DI GABRIELE SCALESSA

Il titolo originale di questo racconto The Haunted and the Haunters; or, The
House and the Brain, pubblicato per la prima volta sul Blackwoods Edinburgh
Magazine, n. DXXVI, agosto 1859. Su tale versione a stampa si basa la
presente traduzione.

Un mio amico, uomo di lettere e filosofo, mi disse un giorno, tra


il serio e il faceto: Pensa, dallultima volta che ci siamo visti ho
scoperto una casa infestata in pieno centro a Londra.
Davvero? e infestata da cosa? fantasmi?.
Beh, non posso rispondere a questa domanda. Tutto quel
che so che sei settimane fa io e mia moglie eravamo in cerca di
un appartamento ammobiliato. Mentre attraversavamo una strada
tranquilla, abbiamo visto su una finestra un annuncio che diceva
appartamenti arredati. La posizione ci andava a genio. Entrammo nella casa, ce ne piacquero le stanze e le impegnammo per
quella settimana; ma le abbandonammo poi il terzo giorno. Nessna autorit sulla terra avrebbe potuto convincere mia moglie a
soggiornarvi di pi. E non me ne meraviglio.
Cosa avevate visto?.
Perdonami, ma non mi va di essere ridicolizzato come un
visionario credulone, n, daltro canto, potrei chiederti di accettare sulla parola quel che riterresti incredibile senza una tua esperienza diretta. Lasciami solo dire che non stato tanto ci che
abbiamo visto o sentito ad allontanarci (nel qual caso potresti giustamente supporre che eravamo stati ingannati dalla nostra fantasia o vittime di un raggiro da parte di altri), quanto un indefinibile
terrore che ci coglieva ogni volta che passavamo davanti alla
porta di una stanza vuota in particolare, in cui non abbiamo visto
o sentito nulla. E il prodigio pi curioso di tutti era che, per una

volta nella vita, ero daccordo con mia moglie, per quanto credulona sia, e convenni, dopo la terza notte, che era impossibile fermarsi un giorno di pi l dentro. Cos al mattino del quarto giorno convocai la donna che governava la casa e ci assisteva: le dissi
che le stanze non facevano al caso nostro e non saremmo restati
fino alla fine della settimana.
La donna replic seccamente: Io so il perch: siete rimasti
pi a lungo di ogni altro inquilino. Pochi sono rimasti una seconda notte; nessuno prima di voi una terza. Ne deduco che loro sono
stati gentili nei vostri confronti.
Loro chi? chiesi ostentando un sorriso.
Ma quelli che infestano la casa, quali che siano. A me non
importa di loro. Me li ricordo da molti anni, da quando vivevo
qui, e non come serva. So che saranno la mia morte un giorno.
Ma non me ne curo: sono vecchia e in ogni caso dovr morire
presto; e allora rester con loro in questa casa.
La donna parlava con una tale cupa fermezza che fu soltanto
una specie di sbigottimento a trattenermi dal proseguire la conversazione con lei. Pagai la settimana e fummo felici, io e mia moglie, di cavarcela cos a buon mercato.
Mi hai incuriosito dissi. Nulla desidererei di pi che dormire in una casa infestata. Ti prego, dammi lindirizzo di quella
che hai abbandonato cos ignobilmente.
Lamico obbed, e quando ci lasciammo camminai dritto fino
alla casa indicata.
Era situata sul versante nord di Oxford Street, in una strada
monotona ma rispettabile. Era chiusa: nessun annuncio alle finestre e nessuno che rispondesse al mio bussare. Proprio quando
stavo per andarmene, un garzone di birreria, che raccoglieva boccali di peltro dai quartieri, mi disse: Signore, cercate qualcuno in
casa?.
S, ho sentito che in affitto.
In affitto? Beh, la donna che la governava morta, deceduta
da tre settimane, e non si trova nessuno che ci stia, anche se il
236

signor J ha sempre offerto molto. Ha proposto a sua madre,


che lavora come domestica per lui, una sterlina a settimana solo
per aprire e chiudere le finestre. Lei per non ha voluto.
Non ha voluto? e perch?.
La casa stregata, e la vecchia che la governava stata trovata morta nel suo letto, con gli occhi sbarrati. Dicono che il diavolo lha strangolata.
Puah! Hai detto il signor J? lui il proprietario?.
S.
E dove vive?.
In G Street, al numero.
Cosa fa? impegnato in affari?.
No, signore, non fa niente in particolare; solo un gentiluomo scapolo.
Diedi al garzone la mancia che si era guadagnato per le sue
generose informazioni e mi diressi dal signor J, in G Street,
che era vicina alla via che si vantava di ospitare la casa maledetta.
Fui fortunato abbastanza da trovare il signor J in casa; era un
uomo anziano dallaspetto intelligente e i modi cordiali.
Gli comunicai chiaramente il mio nome e la mia professione.
Dissi che avevo udito che la casa era infestata, e che avevo un
forte desiderio di esaminarne una dalla fama cos ambigua; e che
gli sarei stato assai obbligato se mi avesse permesso di prenderla
in affitto anche solo per una notte. Per quel privilegio ero intenzionato a pagare tutto ci che mi avesse chiesto.
Signore replic il signor J con grande affabilit, la casa
a vostra disposizione, per tutto il tempo che desiderate. Laffitto
fuori questione: lobbligo sar mio se sarete in grado di scoprire la
causa degli strani fenomeni che al momento la privano di ogni valore. Non posso affittarla, perch non riesco ad assumere neppure un servo che la tenga in ordine o risponda alla porta. Sfortunatamente infestata, se posso usare tale espressione, non solo di
notte, ma anche di giorno, quantunque di notte i disturbi siano di
un tipo pi spiacevole e a volte pi preoccupante. La povera si237

gnora che vi mor tre settimane fa era una disgraziata che avevo
tratto da una casa di riposo; da bambina conosceva qualcuno della mia famiglia ed era stata un tempo in cos buone condizioni
finanziarie da poter prendere in affitto quella casa che era appartenuta a mio zio. Era una donna di eccellente cultura e animo
forte, e lunica che avessi potuto convincere a restare in quella
dimora. Infatti dalla sua morte, che fu improvvisa, e dagli esami
del medico legale che hanno dato alla casa una certa nomea per il
circondario, ho cos disperato di trovare una persona che se ne
facesse carico, ancor meno un inquilino, che volentieri la affitterei
gratuitamente per un anno a chiunque ne pagasse imposte e
tasse.
Da quant che possiede un carattere cos sinistro?.
A quel che so, da molti anni. La signora di cui ho detto sosteneva che era gi infestata quando ci and trenta o quarantanni
fa. Il fatto che ho trascorso la vita nelle Indie Orientali, prestando servizio nella Compagnia, e sono rientrato in Inghilterra
lanno scorso, dopo aver ereditato la fortuna di uno zio tra i cui
beni era la casa in questione. La trovai chiusa e disabitata. Mi dissero che era stregata e che nessuno vi avrebbe abitato. Io sorrisi a
quella che mi pareva solo una diceria. Spesi del denaro per ristrutturarla, aggiunsi della mobilia moderna a quella che gi cera, misi
un annuncio e ottenni un inquilino per un anno. Era un colonnello a mezza paga. Vi venne ad abitare con la famiglia, figlio e figlia e quattro o cinque servitori. Tutti quanti lasciarono labitazione il giorno successivo. E sebbene ognuno di loro affermasse di aver visto qualcosa di diverso da ci che aveva spaventato gli altri, cera qualcosa di ugualmente terribile per tutti. In tutta coscienza non potei proprio accusare n biasimare il colonnello
per linadempienza contrattuale. Vi misi poi la signora anziana di
cui vi ho parlato, dandole facolt di subaffittare le singole stanze
della casa. Non ho mai avuto un inquilino per pi di tre giorni, e
non vi racconto le loro storie! Ognuno di loro ha assistito a fenomeni diversi. Ma meglio che giudichiate da voi e non entriate l
238

dentro con la fantasia eccitata dai resoconti di altri. Siate solo


pronto a vedere e ad ascoltare qualunque cosa e prendete tutte le
precauzioni che volete.
Non avete mai avuto la curiosit di passarci una notte?.
S. Non vi ho passato una notte, bens tre ore da solo e in
pieno giorno. La mia curiosit non stata soddisfatta, ma si solo
spenta. Tuttavia non ho voglia di ripetere lesperimento. Non
potete lamentarvi, signore, che io non sia abbastanza onesto. E a
meno che la vostra curiosit non sia cos avida e i vostri nervi non
siano eccezionalmente saldi, vi consiglio sinceramente di non
trascorrere una notte l dentro.
La mia curiosit sin troppo grande risposi; e, poich solo
un codardo si vanterebbe dei suoi nervi in circostanze a lui del
tutto ignote, posso dire che i miei sono stati temprati in tale variet di pericoli che ho il diritto di fare affidamento su di essi,
anche in una casa infestata.
Il signor J aggiunse poco altro. Prese le chiavi della casa
dallo scrittoio e me le consegn. Cos, ringraziandolo sinceramente per la schiettezza e il privilegio concesso al mio desiderio, portai via il mio premio.
Impaziente per lesperimento, appena giunto a casa chiamai il
mio servitore di fiducia, un giovanotto allegro e di temperamento
coraggioso, nonch libero da superstiziosi pregiudizi come nessun
altro al mondo.
F esordii, ti ricordi quanto restammo delusi in Germania nel non trovare un fantasma in quellantico castello che si diceva infestato da unapparizione senza testa? Ebbene, ho sentito
di una casa a Londra che, come ho ragione di sperare, stregata.
Intendo dormire l stanotte. Da quel che mi giunto, non c
dubbio che qualcosa si far vedere o sentire qualcosa, forse, di
sommamente spaventoso. Pensi che se ti porto con me posso
contare sulla tua presenza di spirito, qualunque cosa accada?.
Oh signore, vi prego, credete in me rispose F con un
gran sorriso.
239

Molto bene. Ecco allora le chiavi; questo lindirizzo. Va


ora e scegli per me la stanza che vuoi; e dal momento che la casa
rimasta chiusa per settimane, accendi un bel fuoco, fa prendere
aria ai letti e vedi ovviamente se ci sono candele e petrolio. Portati
la mia pistola e il mio pugnale; quanto basta delle mie armi. Munisciti altrettanto bene; e se non saremo allaltezza di una dozzina
almeno di spettri, saremo soltanto una triste coppia di inglesi.
Fui impegnato per il resto della giornata in una serie di affari
cos urgenti che non ebbi tempo di pensare allavventura notturna
in cui avevo impegnato il mio onore. Cenai da solo, e molto tardi,
leggendo durante la cena, come mia abitudine. Scelsi uno dei
volumi di Saggi di Macaulay1.
Pensavo di portare il libro con me: cera cos tanta ricchezza
nello stile e senso pratico nei contenuti, che avrebbe fatto da antidoto contro le influenze della fantasia superstiziosa.
Cos intorno alle nove e trenta misi il libro in tasca e passeggiai tranquillamente verso la casa. Portai con me un cane fidato:
un bull terrier intelligente, coraggioso e attento, cui piaceva frugare di notte in anfratti e corridoi misteriosi e spettrali alla ricerca
di topi; un cane di quelli per fantasmi insomma.
Era una sera destate, anche se fredda, il cielo scuro e coperto. Eppure cera la luna; una luna debole e patita, ma pur sempre
una luna: se le nuvole lo avessero permesso, dopo mezzanotte sarebbe stata pi chiara.
Raggiunsi la casa, bussai, e il mio servitore apr con un sorriso allegro.
Tutto bene, signore: davvero confortevole.
Oh! dissi, piuttosto deluso, non hai visto o sentito niente
di rilevante?.
Beh, signore, devo ammettere di aver sentito qualcosa di
strano.
Thomas Babington Macaulay (1800-1859), storico e politico inglese, fu autore
di due volumi di Critical and Historical Essays, pubblicati nel 1843. [N.d.T]
1

240

Cosa, cosa?.
Un suono di passi dietro di me, e una volta o due dei lievi
fruscii come respiri vicino allorecchio; ma niente di pi.
Non ti sei spaventato per niente?.
Io? Nemmeno un po, signore e laspetto sfrontato delluomo mi rassicur su un punto: che qualunque cosa fosse successa,
non mi avrebbe mai abbandonato.
Eravamo nellatrio, chiusa la porta che dava sulla strada, e la
mia attenzione fu attratta dal mio cane. Dapprincipio aveva fatto
irruzione con un certo impeto, ma era poi sgattaiolato verso la
porta e ora grattava e uggiolava per uscire. Dopo avergli dato un
colpetto sulla testa e averlo incoraggiato dolcemente, parve adattarsi alla situazione e segu me e F attraverso la dimora, tenendomisi per vicino ai talloni invece di andare in avanscoperta con
curiosit, come era poi sua abitudine in tutti i posti nuovi. Esplorammo prima le stanze sotterranee: la cucina, i servizi e soprattutto le cantine, in cui cerano due o tre bottiglie di vino in un
ripostiglio, coperte di ragnatele e, dato laspetto, lasciate indisturbate da molti anni. A quanto pareva i fantasmi non erano dei gran
bevitori! Per il resto non scoprimmo nulla di interessante. Cera
un cortiletto buio circondato da mura alte. Le pietre erano scivolose; vuoi per lumidit vuoi per la polvere e la fuliggine sul
lastricato, i piedi lasciavano unorma leggera a ogni passo.
In quel momento si manifest il primo straordinario fenomeno di cui fui testimone in quella strana dimora. Vidi, proprio davanti a me, limpronta di un passo che si formava improvvisamente da sola. Mi arrestai, trattenni il mio servitore e indicai in
quella direzione. Davanti a quellimpronta ne spunt improvvisamente unaltra. Entrambi vedemmo. Mi mossi rapidamente verso
quel punto; limpronta avanzava davanti a me. Era piccola, come
quella che lascia il passo di un bambino. Nonostante la visione
fosse troppo debole perch se ne potesse distinguere la forma,
sembr a entrambi lorma di un piede nudo. Questo fenomeno
cess allorch arrivammo alla parete opposta, n si ripet quando
241

tornammo indietro. Risalimmo le scale ed entrammo nelle stanze


a pianterreno: un sala da pranzo, un retrosalone e una terza stanza
ancora pi piccola, probabilmente destinata a un domestico; tutto
era immobile come morto. Visitammo poi i salotti che erano stati
aerati da poco. In quello che dava sulla strada sedetti su una poltrona. F mise su un tavolo il candeliere con cui ci eravamo fatti
luce. Gli dissi di chiudere la porta. Quando si volt per farlo, una
sedia si stacc dalla parete opposta in modo rapido e silenzioso e
si ferm a circa un metro dalla mia poltrona, esattamente di
fronte a me.
Beh, questo meglio dei tavoli che ballano nelle sedute spiritiche dissi con un mezzo sorriso; e mentre ridevo il cane ritrasse la testa e gemette.
Nel tornare, F, che non aveva visto il movimento della
sedia, si diede a calmare il mio bull terrier. Continuai a fissare la
sedia e mi parve di vedervi sopra la sagoma di una figura umana,
nebulosa e bluastra. Era tuttavia una sagoma cos indistinta che
potei solo dubitare dei miei occhi. Il cane nel frattempo si era
quietato.
Rimetti a posto quella sedia di fronte a me dissi al mio servitore; rimettila contro la parete.
F obbed. Siete stato voi? chiese poi, voltandosi di
scatto.
Io? a fare cosa?.
Qualcosa mi ha urtato. Lho sentito chiaramente proprio
qui, sulla spalla.
No risposi. Ma abbiamo dei giocolieri in questo posto, e
anche se non riusciremo a scoprire i loro trucchi, li prenderemo
prima che possano spaventarci.
Non restammo a lungo nella zona dei salotti. Erano infatti
cos umidi e freddi che fui lieto di tornare vicino al fuoco al piano
superiore. Chiudemmo a chiave le stanze; una precauzione che,
per dovere di cronaca, avevamo preso con tutte le camere esplorate al piano di sotto. La stanza che il mio servitore aveva scelto
242

per me era la migliore del piano: ampia e con due finestre che si
affacciavano sulla strada. Il letto a baldacchino, che occupava non
poco spazio, era di fronte al fuoco, che bruciava chiaro e luminoso; una porta nella parete a sinistra, tra il letto e la finestra, metteva in comunicazione con la stanza che il mio servitore aveva
scelto per s. Questa era piccola, con un divano letto, e non comunicava con il pianerottolo: non aveva nessunaltra porta eccetto quella che conduceva alla stanza che avrei occupato io. A
ogni lato del camino cera un armadio a muro, coperto con la
stessa carta da parati marrone. Ne esaminammo linterno: cerano
solo ganci per abiti femminili e nullaltro; ne sondammo le pareti:
erano chiaramente solide e corrispondevano ai muri portanti delledificio. Terminata lispezione delle camere, mi scaldai per alcuni
istanti e, acceso un sigaro e accompagnato ancora da F, mi
mossi per completare la perlustrazione. Cera unaltra porta sul
pianerottolo ed era chiusa saldamente.
Signore disse sorpreso il mio servitore, avevo sbloccato
questa porta insieme a tutte le altre, appena arrivato; non pu
essere stata chiusa a chiave dallinterno perch.
Prima che potesse finire la frase, la porta, che nessuno di noi
due stava toccando, si schiuse silenziosamente da sola. Ci guardammo lun laltro per un istante, formulando entrambi lo stesso
pensiero: poteva trattarsi di unazione umana. Mi precipitai
dentro, il mio servitore dietro di me. Era una stanzetta spoglia e
tetra, senza mobili; poche scatole vuote e ceste in un angolo; una
piccola finestra con le imposte chiuse; neppure un caminetto;
nessunaltra porta se non quella da cui eravamo entrati; nessun
tappeto: il pavimento era vecchio, irregolare, mangiato dai tarli e
riparato qui e l, come mostravano alcune chiazze pi chiare sul
legno; nessun essere vivente e nessun luogo visibile in cui ci si
potesse nascondere. Mentre ci guardavamo intorno, la porta da
cui eravamo entrati si chiuse tranquillamente allo stesso modo in
cui si era aperta: eravamo in trappola.

243

Per la prima volta avvertii un brivido dindefinibile terrore.


Non cos il mio servitore. Beh, non penseranno mica dintrappolarci, signore; potrei rompere quella stupida porta con un calcio.
Prova prima se riesci ad aprirla con le mani ribattei, allontanando la vaga preoccupazione che mi aveva colto, mentre io
schiudo le imposte e vedo cosa c fuori.
Tolsi le sbarre: le finestre guardavano sul cortiletto che ho
descritto. Non cera davanzale; nulla che interrompesse la perpendicolarit del muro esterno. Nessun uomo, uscendo dalla finestra, avrebbe trovato appiglio finch non fosse caduto sul lastricato di sotto.
Nel frattempo F stava cercando di aprire la porta. Non
riuscendovi, si volse a me e chiese il permesso di usare la forza. E
qui devo dire, per dovere nei confronti del mio servitore, che
lungi dal rivelare alcun tipo di terrore superstizioso, il suo sangue
freddo, la sua compostezza e perfino la sua allegria, in quei frangenti cos fuori del comune, meritarono tutta la mia ammirazione, e mi spinsero a congratularmi con me stesso per essermi
procurato un compagno adatto a ogni circostanza. Gli accordai
prontamente il permesso che richiedeva. Ma sebbene fosse forte,
i suoi sforzi si rivelarono inutili come i pi delicati tentativi: la
porta non si scosse nemmeno sotto i calci pi gagliardi. Senza
fiato e ansimando, dovette desistere. Allora provai io, ma ugualmente invano. Cessato il tentativo, fui colto nuovamente da quel
brivido di terrore, ma stavolta era pi freddo e ostinato. Sentivo
come se qualche misteriosa e spettrale emanazione si fosse levata
dalle fenditure del pavimento irregolare, e avesse riempito latmosfera di influssi fatali e ostili alluomo. Poi la porta si riapr lentamente e senza rumore, come di sua spontanea volont. Ci preciitammo sul pianerottolo. Entrambi vedemmo una gran luce scialba della grandezza di una figura umana, ma priva di forma e sostanza avanzare davanti a noi e salire le scale che portavano in
soffitta. Seguii la luce e il servitore mi tenne dietro. Essa entr, a
244

destra del pianerottolo, in una piccola mansarda, la porta della


quale era aperta. Vi entrai nello stesso istante. La luce collass
allora in un piccolo globulo, incredibilmente vivido e luminoso.
Questo si ferm un istante su un letto in un angolo, tremol e
svan. Raggiungemmo il letto e lo esaminammo: era un piccolo
baldacchino, di quelli che si trovano di solito nelle soffitte destinate ai servi. In una cassettiera l vicino trovammo un vecchio
fazzoletto di seta scolorita, con lago ancora infilato in uno
strappo che era stato riparato per met. Il fazzoletto era coperto
di polvere; probabilmente era appartenuto allanziana signora che
era morta in quella casa. Quella in cui ci trovavamo poteva essere
stata la sua stanza da letto. Aprii i cassetti con curiosit: vi trovai
lembi e resti di vestiti femminili, e due lettere legate con un piccolo nastro di un giallo sbiadito. Mi presi la libert dimpossessarmene. Non trovammo nientaltro nella stanza che fosse degno di
nota; n riapparve la luce, ma udimmo distintamente, allorch ci
fummo voltati per uscire, uno scalpiccio sul pavimento, proprio
di fronte a noi. Passammo in rassegna le altre stanze in soffitta
(quattro in tutto), ma non vedemmo nulla, continuando a udire il
rumore di quei passi che ci precedeva sempre. Tenevo le lettere in
mano; proprio mentre scendevo le scale, sentii chiaramente qualcuno prendermi il polso, e un lieve tentativo per strapparmi via le
lettere. Strinsi allora pi forte e il tentativo cess.
Raggiungemmo nuovamente la mia stanza da letto e notai
che il cane non si era mai mosso da l. Si era spinto vicino al fuoco e tremava.
Ero impaziente di esaminare le lettere. Mentre le leggevo il
mio servitore apr una piccola scatola in cui aveva deposto le armi
che gli avevo ordinato di portare; le tir fuori, le mise sul tavolo
vicino alla testiera del letto, quindi si diede da fare per calmare il
cane che, tuttavia, sembrava dargli ben poco retta.
Le lettere erano brevi e risalivano a trentacinque anni prima.
Erano chiaramente di un amante alla sua donna, o di un marito a
una giovane moglie. Non solo i termini utilizzati, ma precisi
245

riferimenti a un viaggio fatto tempo prima indicavano che lo scrivente era stato navigatore. Lortografia e la calligrafia erano quelle
di un uomo non molto istruito e tuttavia il linguaggio era efficace.
Nelle espressioni di affetto vi era una specie di amore brusco e
selvaggio, ma qui e l erano incomprensibili e oscuri rinvii a un
segreto non di carattere sentimentale, bens a quello che sembrava
il segreto di un delitto. Dovremmo amarci era una delle frasi che
ricordo per il modo in cui ognuno ci disprezzer quando tutto sar noto.
Poi: Non permettere a nessuno di restare nella tua stessa stanza di notte,
perch parli nel sonno. E ancora: Quel che fatto fatto; e ti dico che non ci
sono prove contro di noi a meno che i morti non tornino a vivere. In questo
punto era annotato, con migliore calligrafia (quella di una donna):
Eccome se tornano! Alla fine della lettera che recava lultima data la
stessa mano femminile aveva vergato queste parole: Perso in mare il
4 giugno, lo stesso giorno di
Posai le lettere e presi a rimuginarne i contenuti.
Temendo tuttavia che il flusso dei pensieri al quale mi ero
abbandonato potesse destabilizzarmi, determinai di mantenere la
mente in uno stato adatto a far fronte a tutto quel che di straordinario la notte sopravveniente avesse portato. Mi alzai, posai le
lettere sul tavolo, riattizzai il fuoco, che era ancora chiaro e scoppiettante, e aprii il volume di Macaulay, che lessi con una certa
tranquillit fin quasi alla mezzanotte. Mi gettai quindi sul letto con
gli abiti ancora indosso, e dissi al mio servitore che poteva ritirarsi
nella sua stanza, ma di rimanere sveglio. Gli ordinai di lasciare
aperta la porta tra le due camere. Rimasto solo, tenni due candele
accese sul tavolo nei pressi del letto. Misi lorologio a fianco delle
armi e ripresi tranquillamente il mio Macaulay. Di fronte a me il
fuoco bruciava chiaro e sul tappettino davanti al focolare, presumibilmente addormentato, giaceva il cane. Nel giro di circa venti
minuti avvertii unaria estremamente fredda passarmi sul volto,
simile a unimprovvisa corrente daria. Immaginai che la porta che
dava sul pianerottolo fosse stata aperta; ma no: era chiusa! Allora
volsi lo sguardo a sinistra: la fiamma delle candele oscillava vio246

lentemente come scossa dal vento. Nello stesso istante lorologio


a fianco della pistola scivol adagio dal tavolo adagio, molto
adagio. Non cera nessuna mano visibile si era mosso da s.
Saltai in piedi, agguantando la pistola con una mano e il pugnale
con laltra: non volevo che le armi facessero la stessa fine dellorologio. Armato in questo modo, volsi lo sguardo intorno sul
pavimento, ma non cera nessuna traccia dellorologio. Tre colpi,
cadenzati e distinti, si udirono allora a capo del letto.
Il mio servitore esclam: Siete voi, signore?.
No. Ma resta in guardia.
Il cane si sollev e sedette sulle zampe posteriori, le orecchie
che si muovevano rapidamente avanti e indietro. Teneva gli occhi
fissi su di me con uno sguardo cos strano da attirare tutta la mia
attenzione. Si sollev lentamente, il pelo dritto, e rest perfettamente rigido con il medesimo sguardo feroce. Ma non ebbi tempo di badargli. In quel momento, infatti, il mio servitore emerse
dalla sua stanza: se mai vidi terrore dipinto su volto umano, fu
proprio allora. Non lavrei riconosciuto se ci fossimo incontrati
per strada, cos alterato era ogni suo tratto. Mi pass di fianco
velocemente, dicendo, in un sibilo che sembrava a malapena provenirgli dalle labbra: Correte, signore, correte! dietro di me!.
Guadagn la porta che dava sul piano, la spalanc e si precipit fuori. Lo seguii meccanicamente sul pianerottolo, gridandogli
di fermarsi. Senza badarmi, per, salt gi per le scale, aggrappandosi alla balaustra e facendo pi scalini per volta. Dal punto in
cui mi trovavo sentii la porta di casa aprirsi e richiudersi con un
tonfo. Ero da solo nella casa stregata.
Fu per un istante solo che rimasi indeciso se seguire o meno
il mio servitore; orgoglio e curiosit insieme impedirono poi una
fuga cos ignobile. Rientrai nella mia stanza, chiusi la porta dietro
di me e procedetti con cautela nella camera interna. Non mi imbattei in nulla che giustificasse il terrore del servitore. Esaminai di
nuovo le pareti con attenzione per vedere se vi fosse qualche porta nascosta. Ma non ne trovai traccia; neppure una giuntura nella
247

carta marrone che tappezzava i muri. In che modo, dunque, quellessere, qualunque cosa fosse che aveva spaventato il mio servitore, era entrato se non attraverso la mia stanza?
Vi ritornai, chiusi a chiave la porta che dava sulla camera interna, e rimasi in piedi, in attesa e pronto a tutto. Percepivo che il
cane si era ritirato in un angolo e si acquattava contro la parete,
come se letteralmente volesse penetrarvi. Mi avvicinai allanimale
e gli parlai: la povera bestia era fuori di s dal terrore. Mostrava i
denti, la bava gli colava dalla bocca, e mi avrebbe certamente
morso se lo avessi toccato. Sembrava che non mi riconoscesse.
Chiunque abbia visto allo zoo un coniglio incantato da un serpente, che indietreggia in un angolo, potr farsi unidea dellangoscia
che mostrava il mio animale. Compiendo ogni vano tentativo per
placarlo, e temendo il suo morso potesse essere contagioso come
nella rabbia dellidrofobia, lo lasciai stare, riposi le armi sul tavolo
accanto al fuoco, mi sedetti e ripresi il mio Macaulay.
Per non apparire come uno in cerca di riconoscimenti per il
proprio coraggio, o piuttosto sangue freddo che il lettore potr
credere voglia esagerare mi soffermer (e spero mi si perdoni di
ci) su una o due notazioni che mi riguardano personalmente.
Poich ritengo che la presenza di spirito, che chiamiamo appunto coraggio, sia direttamente proporzionale alla conoscenza
delle circostanze che le permettono di manifestarsi, dovrei dire
che avevo abbastanza dimestichezza con tutti gli esperimenti che
concernono il soprannaturale. Avevo assistito a molti fenomeni
sbalorditivi in diverse parti del mondo: fenomeni cui non si crederebbe, o che verrebbero attribuiti a entit sovrumane, se provassi a riferirli. Ora, la mia idea questa: il soprannaturale equivale allimpossibile, e ci che chiamiamo soprannaturale in realt
qualcosa nelle leggi della Natura di cui siamo stati fino a questo
momento ignari. Pertanto, se un fantasma si presenta al mio cospetto, io non ho il diritto di dire: Il soprannaturale dunque
possibile ma piuttosto: Allora lapparizione di un fantasma rien-

248

tra, a dispetto dellopinione comune, nelle leggi della Natura, cio


non affatto soprannaturale.
In tutto ci cui ho assistito fino a oggi, e invero in tutte le
manifestazioni che i dilettanti dellocculto ai nostri tempi registrano come fatti reali, necessario ammettere lazione materiale di
un essere vivente. In Europa troverete ancora maghi che sostengono di poter evocare spiriti. Immaginate per un attimo che dicano il vero; la forma vivente, in carne e ossa, del mago in quel
caso attiva: il tramite concreto attraverso cui, date talune circostanze, dei fenomeni straordinari si presentano ai nostri sensi.
Prendete ancora come veri i resoconti delle sedute spiritiche
in America rumori, musiche e scritture su carta prodotte da
entit invisibili, mobili che si muovono da soli, la vista e il contatto di mani che non appartengono ad alcun corpo ebbene, in
tutti quei casi deve esserci un medium, o un essere vivente, con
caratteristiche tali da essere in grado di provocare quei fenomeni.
In definitiva, in tali prodigi, e sempre ammesso che non vi siano
frodi, bisogna che ci sia un essere umano come noi, dal quale, o
attraverso il quale, si producano quelle manifestazioni che saranno percepite da altri esseri umani. cos con gli ormai noti fenomeni del mesmerismo2 o dellelettrobiologia: la mente della persona
su cui agiscono influenzata dallazione di un vivente. N si pensi, supponendo che un individuo mesmerizzato possa rispondere
alla volont e ai gesti di un mesmerizzatore distante cento miglia,
che la risposta del paziente non sia per questo determinata da un
essere corporeo. Pu essere infatti che leffetto concreto sia comunicato dalluno allaltro attraverso un fluido materiale chia-

Teoria elaborata dal medico tedesco Franz Anton Mesmer (1734-1815),


secondo cui nellessere umano scorrerebbe un fluido, sulla corretta distribuzione
del quale si fonda la salute dellindividuo. Essendo tale fluido provvisto di
forza magnetica, Mesmer credeva potesse essere regolato attraverso lapplicazione di magneti posti su specifiche zone del corpo umano. [N.d.T]
2

249

matelo elettricit, forza Odica3 o come volete che ha il potere di


attraversare lo spazio e superare ogni ostacolo. Pertanto tutto ci
a cui avevo assistito sino a quel momento, o a cui mi aspettavo di
assistere in quella strana casa, credevo fosse originato da un agente o medium mortale come me. Questa idea necessariamente frenava lo sbigottimento da cui sarebbero stati colti, durante le avventure di quella notte, coloro che intendono come soprannaturali
eventi che non rientrano tra i fatti naturali conosciuti.
Essendo dunque mia idea che tutto ci che si mostrava o si
sarebbe mostrato ai miei sensi traesse origine da qualche essere
umano dotato del potere di manifestarlo, che aveva per giunta
qualche motivo per agire in questo modo, provai interesse nella
mia teoria, che era certamente pi positiva che fondata su convinzioni magiche. E posso sinceramente aggiungere che ero di animo
incline allosservazione come ogni scienziato resterebbe in attesa
degli effetti di una qualche rara, quantunque forse pericolosa,
combinazione chimica. Ovviamente pi avessi tenuto la ragione
separata dalla fantasia, pi avrei ottenuto lo stato danimo necessario per losservazione; cos fissai lo sguardo e il pensiero sul
luminoso buon senso della pagina del mio Macaulay.
Mi accorsi allora che qualcosa si era frapposto tra la pagina e
la luce, e che la prima si era oscurata. Levai lo sguardo e vidi cosa
che trovo difficile, forse impossibile descrivere.
Era unombra che prendeva forma dallaria in modo assai bizzarro. Non posso dire che avesse apparenza umana, ci nonostante somigliava pi a un essere umano, o meglio a una sua ombra, che a qualsiasi altra cosa. Completamente separata e distinta
dallaria e dalla luce circostanti, le sue dimensioni apparivano
enormi, e la sommit arrivava quasi a toccare il soffitto. Mentre
Riferimento alla teoria di Karl Reichenbach (1788-1869), che ipotizzava la
presenza di una forza (detta Odica o Odilica) che pervade tutta la materia
nelluniverso ed in grado di trasmettersi anche a grandi distanze. Tale forza,
conducibile attraverso i corpi, sarebbe responsabile di diversi fenomeni in
natura, fra cui il magnetismo e lipnotismo. [N.d.T]
3

250

osservavo, fui pervaso da un freddo intenso. Un iceberg di fronte


a me non avrebbe potuto gelarmi di pi; n il freddo delliceberg
avrebbe potuto essere pi puramente fisico di quello che provavo.
Non era, infatti, freddo causato da paura. Mentre continuavo a
osservare, mi parve ma non posso dirlo con sicurezza di distinguere due occhi che mi fissavano dallalto. Per un attimo mi
sembr di discernerli chiaramente, ma lattimo dopo erano spariti;
tuttavia due raggi di luce bluastra continuarono a lampeggiare
attraverso loscurit, dallaltezza da cui prima avevo creduto e poi
dubitato di avere incontrato quegli occhi.
Mi sforzai di parlare, ma la voce mi aveva abbandonato del
tutto. Potei solo pensare: paura questa? No, non paura! Mi
feci forza per alzarmi, ma invano: mi sentivo come sopraffatto da
una forza irresistibile. Avevo limpressione di un potere immenso e
schiacciante che si opponesse alla mia volont. Quel senso di assoluta incapacit di far fronte a una forza sovrumana, che uno
potrebbe avvertire fisicamente durante una tempesta in mare, in un
incendio oppure quando si combatte una bestia feroce o, forse,
uno squalo in un oceano, io lo sentivo moralmente. Opposta alla
mia volont ce nera unaltra, di gran lunga superiore, allo stesso
modo in cui una tempesta, un incendio e uno squalo sono superiori, quanto a forza fisica, a un uomo.
Ora, crescendo questa impressione, subentr in me un senso
di orrore un orrore a un livello tale che le parole non potrebbero esprimerlo. Mantenni tuttavia lorgoglio, se non il coraggio, e
ripetei a me stesso: Questo orrore, non paura; se non ho paura
nessuno pu farmi del male; la ragione rifiuta questa cosa; solo
unillusione e io non ho paura! Con uno sforzo tremendo allungai la mano verso la pistola sul tavolo; cos facendo, ricevetti
un colpo inaspettato sulla spalla e sul braccio e questo ricadde
lungo il fianco privo di forza. Ora, ci che accrebbe il mio sentimento di orrore, la luce delle candele prese ad affievolirsi lentamente: non si stavano spegnendo, ma era come se la fiamma si
stesse ritraendo a poco a poco da esse. Stava accadendo lo stesso
251

con il fuoco nel camino: la luce ne veniva sottratta. Cos in pochi


minuti la stanza fu completamente al buio.
Il timore che mi sopraffece, di essere nelle tenebre con quellessere oscuro, la cui potenza percepivo cos intensamente, port a
una reazione nervosa. Il terrore aveva infatti raggiunto quellapice
per cui o i sensi mi avrebbero abbandonato o io sarei riemerso
violentemente dallincantesimo. Si verific la seconda ipotesi. Ritrovai la voce, anche se solo per emettere un grido. Ricordo che
proruppi con queste parole: Non ho paura, la mia anima non ha
paura! E nel medesimo istante trovai la forza per levarmi. Nella
fonda oscurit mi slanciai verso una delle finestre, tirai la tendina
e aprii le imposte: il mio primo pensiero fu luce! Allora, quando
vidi la luna in alto, chiara e serena, provai una gioia che quasi
compens il terrore di prima. Cera la luna e cera anche la luce
delle lampade a gas nella strada deserta e assonnata. Mi voltai per
guardare nella stanza: la luna penetrava il buio debolmente e solo
in parte; ma era comunque luce. Lessere oscuro, qualunque cosa
fosse, se ne era andato, a parte il fatto che potevo ancora vedere
unombra pi fievole, che sembrava il riflesso dellessere, contro la
parete opposta.
Lo sguardo si ferm sul tavolo, da sotto il quale (non essendo coperto da alcuna stoffa o tovaglia) spunt una mano, visibile
fino al polso: era una mano allapparenza di carne e sangue come
la mia; una mano sottile, piccola e rugosa, appartenente a una
donna anziana.
Assai dolcemente essa si chiuse sulle lettere che giacevano sul
tavolo, e scomparve insieme a esse. Sopraggiunsero poi i soliti tre
colpi forti e cadenzati che avevo udito a capo del letto prima che
quei fenomeni eccezionali avessero inizio.
Non appena i rumori furono cessati, sentii chiaramente la
stanza vibrare e dal fondo di essa levarsi, come provenissero dal
pavimento, scintille e globuli come bolle luminose color verde,
giallo, rosso vivo, azzurro. Si muovevano in ogni direzione come
minuscoli fuochi fatui, lenti o rapidi, ciascuno secondo il proprio
252

capriccio. Una sedia, come era accaduto nella stanza di sotto,


avanz dalla parete senza che qualcuno la spingesse, per andare a
collocarsi al lato opposto del tavolo. Allimprovviso, come materializzandosi dalla sedia, sorse unaltra forma, dalle fattezze femminili. Era nitida al pari di un essere vivente, ma spettrale come
una creatura dellaldil. Il volto era di giovane, ma di una strana
bellezza funerea; il collo e le spalle erano nudi, mentre tutto il
resto era avvolto da unampia veste di un bianco sporco. La figura
cominci a sciogliere i lunghi capelli biondi, che le ricaddero sulle
spalle. Non volgeva gli occhi nella mia direzione, ma alla porta:
sembrava in ascolto e in osservazione, nellattesa di qualcosa. Il
riflesso dellombra sullo sfondo si scur, e di nuovo credetti di
vedere degli occhi che luccicavano dallalto di quellessere, fissi sulla giovane donna.
Come provenendo dalla porta, che per era chiusa, si form
unaltra figura, egualmente nitida e spettrale: quella di un uomo
giovane. Indossava vestiti del secolo scorso, o meglio che ne avevano lapparenza (essendo sia luomo sia la donna, quantunque
definiti, privi di sostanza e impalpabili, cio simulacra, fantasmi).
Vi era qualcosa di inappropriato, grottesco e tuttavia spaventoso
nel contrasto fra la raffinata eleganza, laccuratezza di quella foggia antica, con i pizzi, i merletti e le fibbie, e laspetto cadaverico,
la quiete spettrale di colui che indossava gli abiti. Non appena
luomo ebbe raggiunto la donna, lombra si stacc dalla parete e
tutte tre le figure per un istante rimasero avvolte dalloscurit.
Quando torn una luce pallida, i due fantasmi erano come nella
morsa di quellessere che li sovrastava nel mezzo. Cera una macchia di sangue sul petto della figura femminile, mentre lo spettro
con le fattezze da uomo era chino sulla sua spada, e il sangue gocciava rapido dai ricami e dai merletti. Allora lombra che era fra
loro li assorb e scomparvero. Di nuovo le bolle di luce sfrecciarono, galleggiando e ondeggiando nellaria, addensandosi e compiendo traiettorie sempre pi confuse.

253

La porta dellarmadio a destra del caminetto si spalanc e ne


usc un fantasma con laspetto di donna anziana. Impugnava le
lettere proprio quelle sulle quali avevo visto chiudersi la mano;
dietro di lei sentii un rumore di passi. Si volt come per ascoltare,
poi apr le lettere e sembr leggere; sopra la sua spalla vidi un
volto livido, quello di un uomo annegato da lungo tempo un
uomo gonfio e bianco aveva alghe intrecciate ai capelli gocciolanti. Ai piedi giaceva la forma di un cadavere, accanto al quale
tremava un bambino: una miserabile e squallida creatura, con la
fame dipinta sul volto e la paura negli occhi. Mentre guardavo il
volto della donna anziana, le pieghe e le rughe disparvero, e divenne una faccia di giovane aveva occhi duri, di pietra, ma erano comunque di una ragazza. Allora lombra guizz in avanti,
oscurando quei fantasmi come aveva fatto con gli altri.
Non era rimasto altro nella stanza, a parte lessere, su cui fissavo lo sguardo, finch di nuovo non spuntarono quegli occhi
occhi malefici e da serpente. Le bolle luminose salivano e ricadevano, confondendosi con la debole luce lunare durante il loro
movimento irregolare e agitato. Da questi stessi globuli allimprovviso, come dal guscio di un uovo, fuoriuscirono delle creature mostruose. Laria ne fu piena in breve tempo. Erano larve
esangui cos orribili che non potrei in alcun modo descriverle se
non ricordando al lettore la vita brulicante che il microscopio mostra in una goccia dacqua erano esseri diafani e agili, che si
inseguivano e divoravano lun laltro forme insignificanti che
non si osservano a occhio nudo. Dato che le loro apparenze erano irregolari, i loro movimenti erano privi di ordine. Non cera
alcun divertimento nel loro errare: quelle larve mi venivano intorno sempre pi fitte e rapide, sciamando sulla mia testa, strisciandomi sul braccio destro, che era teso per un involontario comando contro quelle entit malefiche.
In alcuni momenti mi sentivo toccato, ma non da loro: erano
mani invisibili a farlo. Una volta avvertii una stretta come di
fredde e soffici dita alla gola. Ero per consapevole che dando
254

spazio alla paura mi sarei trovato in pericolo mortale; cos concentrai tutte le mie energie nellobbiettivo di resistere a quella
caparbia volont. Distolsi gli occhi dallombra, soprattutto da quegli occhi da rettile che ora si distinguevano chiaramente. Perch l,
e in nientaltro, risiedeva una volont malvagia, intensa e prolifica,
che avrebbe potuto schiacciare la mia.
La pallida atmosfera nella stanza cominci a divenire rossa,
come per un incendio imminente. Le larve divennero sgargianti
come gli esseri che vivono nel fuoco. La stanza vibr ancora;
nuovamente si udirono i tre colpi cadenzati; e di nuovo tutto fu
inghiottito dallombra, quasi che dalla sua oscurit tutto fosse nato
e in essa tutto dovesse fare ritorno.
Quando il buio si fu diradato, lombra era scomparsa. Adagio
la fiamma ricrebbe sulle candele e nel focolare. La stanza riappariva tranquilla e ordinata alla vista.
Le due porte erano ancora chiuse: quella che comunicava
con la stanza del mio servitore era ancora chiusa a chiave. Nellangolo in cui, preso da un impulso irrefrenabile, si era acquattato, giaceva il mio cane. Lo chiamai nessun movimento. Mi avvicinai e vidi che era morto: gli occhi che sporgevano, la lingua
di fuori, la saliva raccolta agli angoli della bocca. Lo presi fra le
braccia e lo portai vicino al fuoco. Sentivo un gran dolore per la
perdita del mio animale, un acuto senso di colpa. Mi accusavo
della sua morte, che pensai fosse avvenuta per lo spavento. Ma
quale fu la mia sorpresa nello scoprire che aveva il collo spezzato!
Era accaduto al buio? non era stato causato da un agente in carne
e ossa? non cera stata azione umana per tutto il tempo nella
stanza? Cerano buoni motivi per sospettarlo. Ma non posso dirlo
con certezza. Non posso fare di pi che asserire il fatto con
obbiettivit; il lettore trarr poi le proprie conclusioni.
Altra circostanza sorprendente, il mio orologio era di nuovo
sul tavolo da cui si era misteriosamente ritirato, ma era fermo al
minuto in cui era stato rimosso; n, a dispetto della bravura del
mio orologiaio, ha pi rifunzionato da quel momento cio, va
255

avanti in modo strano e irregolare per alcune ore, ma poi giunge a


un punto morto del tutto privo di utilit ora.
Nulla pi accadde per il resto della nottata. N, per la verit,
dovetti attendere molto prima che spuntasse lalba. Ma non lasciai
la casa prima che fosse pieno giorno. Prima per rivisitai la stanza
senza uscita in cui ero rimasto intrappolato assieme al mio servitore. Avevo la netta impressione che non potevo spiegare che
da l avesse avuto origine il meccanismo alla base dei fenomeni, se
cos posso dire, che avevo osservato in camera mia. E sebbene vi
entrassi allora che era pieno giorno, con il sole che faceva capolino dal vetro appannato della finestra, percepivo ancora, stando l
dentro, quel fremito di orrore che vi avevo avvertito la notte
innanzi, e che si era accresciuto con gli accadimenti verificatisi
nella mia stanza. Non avrei saputo resistere un minuto di pi fra
quelle mura. Discesi le scale, udendo nuovamente il rumore di
passi che mi precedeva; quando poi aprii la porta sulla strada credetti di avvertire un lieve risolino. Guadagnai la mia abitazione,
aspettandomi di trovarvi il servitore fuggiasco; ma non si fece vedere, n ebbi sue notizie per tre giorni, allorch ricevetti una sua
lettera da Liverpool che diceva:
Egregio Signore, chiedo umilmente il Vostro perdono, sebbene a malapena possa sperare che me ne riteniate degno, a
meno che e non lo voglia il cielo! non abbiate assistito a
ci che ho visto io. Sento che passeranno degli anni prima
che possa riprendermi; mentre per quanto riguarda la mia
idoneit al servizio, non se ne parla neppure. Mi sto recando
pertanto da mio cognato a Melbourne. La nave salpa domani.
Forse il lungo viaggio mi calmer i nervi. Non faccio altro che
sussultare e tremare, pensando che esso sia dietro di me.
Vi prego, egregio signore, di ordinare che i miei vestiti e i
soldi che ancora mi spettano siano spediti a mia madre, a
Walworth; John conosce il suo indirizzo.

256

La lettera terminava con scuse aggiuntive, a loro modo incoerenti, e dettagli esplicativi su alcune conseguenze di cui il mio
servitore si sentiva responsabile.
Questa fuga poteva giustificare il sospetto che luomo desiderasse recarsi in Australia e fosse stato, in un modo o nellaltro,
ingannato dagli eventi della notte. Non dico nulla in smentita di
questa congettura; penso anzi che sembrerebbe a molte persone
la soluzione pi probabile per avvenimenti tanto improbabili. La
mia fede nella mia idea rimaneva incrollabile. Tornai di sera nella
casa, per portar via con una carrozza presa a nolo le cose che vi
avevo lasciato, insieme al corpo del mio povero cane. Non fui
disturbato durante queste attivit, n mi capit alcun fatto degno
di nota, eccezion fatta per quel rumore di passi che mi precedevano nel salire e nello scendere le scale. Dopo essere uscito, mi
recai dal signor J, che era nella sua abitazione. Gli restituii le
chiavi, gli dissi che la mia curiosit era in gran parte soddisfatta e
stavo per dare rapidamente conto di ci che era accaduto, quando
mi interruppe, sebbene in maniera molto educata, e disse di non
avere pi interesse in un mistero che nessuno era riuscito a
risolvere.
Decisi di raccontargli almeno delle due lettere, cos come del
modo incredibile in cui erano scomparse. Gli chiesi quindi se
pensava che fossero state indirizzate alla donna che era morta in
quella casa, e se vi fosse stato qualche evento nel suo passato che
potesse confermare i tenebrosi sospetti che le lettere sollevavano.
Il signor J parve trasalire e, dopo aver riflettuto alcuni istanti,
rispose: So ben poco del passato della signora, a parte che, come
vi ho detto, la sua famiglia e la mia si conoscevano. Ma mi fate
sovvenire di alcuni vaghi ricordi riguardo la sua reputazione. Condurr delle indagini e ve ne render noto il risultato. Tuttavia, pur
ammettendo la credenza popolare che una persona che stata
artefice e vittima di oscuri misfatti quando era viva possa tornare,
come spettro, sui luoghi in cui quei misfatti sono stati commessi,
devo osservare che labitazione era perseguitata da strane manife257

stazioni visive e sonore prima ancora che la donna morisse state sorridendo? cosa volete dire?.
Sono convinto che, scendendo al fondo di questi misteri, vi
troveremmo lazione di un essere umano.
Cosa? credete che si tratti di un inganno? e per quale ragione?.
Non un inganno nel senso comune del termine. Se improvvisamente stessi per cadere in un sonno profondo, dal quale non
foste in grado di destarmi, ma in quel sonno potessi rispondere a
domande con una precisione di cui non sarei capace da sveglio
dirvi per esempio quanto danaro avete in tasca, oppure descrivere
i vostri pensieri non per forza si tratterebbe di una truffa, e non
per questo sarebbe necessariamente di tipo soprannaturale. Sarei
inconsapevolmente sotto uninfluenza mesmerica, trasmessa a
distanza da un individuo che abbia acquisito potere sopra di me a
seguito di un precedente contatto.
Se ammettiamo che il mesmerismo sia un fatto reale, allora
avete ragione. Ma da ci vorreste dedurre che un mesmerizzatore
sia in grado di produrre le manifestazioni straordinarie che avete
osservato anche influenzando oggetti inanimati per esempio
riempiendo laria di apparizioni e di suoni?.
o imprimendo nei nostri sensi la fede in tali effetti, non
essendo noi mai stati in contatto con la persona che ci agisce? No.
Quel che solitamente chiamiamo mesmerismo non in grado di
farlo. Ma pu esserci un potere affine al mesmerismo e superiore
a esso: il potere che nei tempi antichi denominavano magia. Se tale
forza possa estendersi a tutta la materia inanimata, non posso dirlo; ma se cos fosse, non sarebbe contro le leggi naturali; sarebbe
solo un potere raro, presente in individui con caratteristiche specifiche, e che pu essere sviluppato con la pratica fino a un livello
eccezionale. Che tale potere possa estendersi ai defunti cio su
pensieri e ricordi che i morti ancora trattengono e rendere percepibile ai nostri sensi non lanima, che lungi dalla nostra comprensione, ma piuttosto unimmagine di quanto abbiamo avuto di
258

pi terreno durante la vita, una teoria antica e tuttavia obsoleta,


su cui non avanzo alcuna opinione. Ma non credo che quel potere
sarebbe soprannaturale. Permettetemi di illustrare quel che intendo attraverso un esperimento che Paracelso descrive come facile,
e che lautore delle Spigolature letterarie4 menziona come credibile.
Un fiore muore e voi lo bruciate. Quali che siano gli elementi del
fiore quando era vivo sono ora andati, dispersi, e non sapete dove; non potete n trovarli n raccoglierli di nuovo. Ma potete, per
mezzo della chimica, dalla cenere bruciata, ricavare uno spettro
luminoso di quel fiore, come fosse vivo. Accade lo stesso con
lessere umano. Lanima sfugge come lessenza o gli elementi costitutivi del fiore. E tuttavia se ne pu trarre una serie di onde luminose. Limmagine che se ne ottiene, ritenuta lanima del defunto nelle credenze popolari, non in realt la vera anima: solo
leidlon della morta apparenza. Di qui, come nelle migliori storie
di fantasmi, ci che pi ci colpisce lassenza di ci che riteniamo
essere lanima, cio di una spontanea manifestazione di superiore
intelligenza. Queste apparizioni non vengono in genere per qualche motivo in particolare e raramente parlano durante la loro venuta. Se parlano, non esprimono idee diverse da quelle di una comune persona. I veggenti americani hanno pubblicato volumi interi di comunicazioni con i defunti, in prosa e in versi, che dicono
essere stati dettati da illustri personaggi scomparsi: Shakespeare,
Bacone e Dio solo sa chi altri. Queste comunicazioni, anche le
migliori, non sono per meglio di quelle che provengono da persone dotate di cultura e talento medi; sono di gran lunga inferiori
a quello che Bacone, Shakespeare e Platone asserirono e scrissero
quando erano vivi. N, ci che pi degno di nota, contengono
unidea che non fosse gi sulla terra. Pertanto, meravigliosi che
siano questi fenomeni (e concedendo che siano veri), io vi trovo
molto di ci che la filosofia pu discutere, e ben poco di ci che
Isaac DIsraeli (1766-1848) fu autore di diversi volumi di Curiosities of
Literature, pubblicati fra il 1791 e il 1824. [N.d.T]
4

259

possa negare; nello specifico, non vi trovo nulla di soprannaturale. Sono soltanto idee trasmesse in qualche modo (non abbiamo ancora scoperto i mezzi di trasmissione) da una mente allaltra. Se, cos facendo, tavoli camminano da soli, entit dalle fattezze demoniache compaiono in un cerchio magico, mani prive di
corpo si sollevano e rimuovono oggetti, un essere fatto di oscurit
(come quello che si presentato a me) ci gela il sangue; sono
sempre convinto che si tratti di azioni trasmesse, come attraverso
fili elettrici, al mio cervello da quello di un altro. In alcuni individui si producono reazioni chimiche naturali: questi individui
possono generare fenomeni basati sulle leggi della chimica; in altri
c un fluido naturale, chiamatelo pure elettricit, tale da permettere loro di provocare fenomeni elettrici. Ma questi fenomeni differiscono dalla Scienza Ufficiale in questo: sono privi di oggetto e
di scopo, fanciulleschi, frivoli. Non portano a grandi risultati;
pertanto il mondo non vi presta attenzione e i veri saggi non li
hanno mai studiati. Ma e ne sono certo di tutto quel che ho
visto e sentito solo un uomo, cio un essere come me, stato il
remoto artefice. E, quanto agli effetti prodotti, credo lo sia stato
inconsapevolmente per questo motivo: non ci sono due persone
che, come avete detto, abbiano mai riferito di aver assistito alla
stessa cosa. Ebbene, allo stesso modo, non ci sono due persone
che abbiano mai fatto lo stesso sogno. Se questa fosse stata una
frode dozzinale, il congegno sarebbe stato allestito per ottenere
risultati in gran parte simili da persona a persona; se invece si
fosse trattato di una volont soprannaturale voluta dallAltissimo,
avrebbe certamente agito per qualche fine specifico.
Questi fenomeni invece non appartengono a nessuna categoria. La mia idea che abbiano origine in qualche mente che agisca
senza saperlo; che ci che accade rifletta, in definitiva, i suoi
pensieri pi perversi e compositi, mutevoli e per lo pi inconsci;
in breve, che si sia trattato dei sogni di questa mente messi in
moto e investiti di una semi-sostanza. Che questa mente possegga
un potere immenso, che possa far muovere la materia e che sia
260

malevola e distruttiva, lo credo fermamente; una qualche forza


deve aver ucciso il mio cane; la stessa forza, a quel che so, sarebbe stata sufficiente a uccidere me, fossi solo stato sopraffatto
dal terrore come il cane, e se la ragione e lo spirito non avessero
opposto una resistenza contraria nella mia volont.
Ha ucciso il vostro cane?! Ma terribile! strano infatti che
non si possa persuadere nessun animale a restare in quella casa;
nemmeno un gatto. Non vi si trovano n ratti n topi.
Gli istinti degli animali rilevano influssi letali per le loro esistenze. La ragione umana ha invece una sensibilit minore, perch
ha un livello di resistenza pi alto. Ma basta cos. Comprendete la
mia teoria?.
S, anche se non del tutto; ma preferisco accettare ogni
risvolto, se cos posso dire, quantunque insolito, anzich abbracciare la nozione di fantasmi e folletti che ci siamo bevuti sin da
bambini. Tuttavia, per quanto riguarda la mia casa maledetta, il
problema rimane. Cosa posso fare per risolverlo?.
Vi dico cosa farei io. Sono intimamente convinto che la piccola camera vuota a destra della porta della stanza che occupavo
io formi una sorgente o ricettacolo per gli influssi che perseguitano la casa. Perci vi suggerisco caldamente di smantellarne le
pareti, rimuoverne il pavimento e, in definitiva, di buttarla gi. Ho
notato che separata dal corpo centrale della casa, ed eretta sul
cortile, e potrebbe essere rimossa senza danno alcuno al resto
dellabitazione.
E voi pensate che, cos facendo.
Tagliereste ogni contatto a distanza. Provate. Sono cos convinto di avere ragione, che pagher meta delle spese se mi permetterete di dirigere le operazioni.
No, sono in grado di coprire i costi senza problemi; ma permettetemi di scrivervi.
Una decina di giorni dopo ricevetti una lettera dal signor J,
che diceva di essere stato nella casa dallultima volta che ci eravamo visti. Aveva trovato le due lettere e le aveva riposte nel cas261

setto da cui le avevo tratte. Le aveva lette con timori simili ai miei.
Aveva quindi condotto unattenta indagine sulla donna alla quale,
come avevo giustamente ipotizzato, erano state scritte. Sembra
che trentasei anni prima (uno prima rispetto alla data delle lettere)
si fosse sposata, contro il volere dei suoi familiari, con un americano dalla reputazione ambigua. Si pensava infatti che fosse un
pirata. Lei invece era figlia di commercianti rispettabili e aveva
lavorato come bambinaia prima del matrimonio. Aveva un fratello, vedovo e abbiente, che aveva un figlio di circa sei anni. Un
mese dopo il matrimonio il corpo di questo fratello fu rinvenuto
nel Tamigi, nei pressi del Ponte di Londra. Recava segni di violenza sul collo, non sufficienti per a giustificare altra sentenza da
quella di morte per annegamento.
Lamericano e sua moglie si presero cura del bambino, il defunto avendo indicato nel testamento la sorella unica tutrice del
piccolo, e unica erede in caso di morte di questi. Il bambino mor
circa sei mesi dopo: si pens per abbandono e maltrattamenti. I
vicini testimoniarono di averlo udito strillare nella notte. Il medico che ne aveva esaminato il corpo disse che era emaciato come
per inedia e coperto di ematomi. Pare che una notte dinverno
avesse cercato di fuggire, strisciando nel cortile e provando ad arrampicarsi sul muro; che fosse ricaduto privo di forze e trovato il
mattino dopo sul lastricato, in fin di vita. Ma nonostante i segni di
violenza, non ve ne era alcuno che facesse pensare a un omicidio,
e la zia e suo marito cercarono di mitigare laccusa di crudelt citando leccessiva ostinazione e la cattiveria del bambino, che fu
definito ritardato. Qualunque cosa fosse, alla morte dellorfano la
zia eredit la fortuna del fratello.
Prima ancora della fine del primo anno di matrimonio, lamericano lasci lInghilterra improvvisamente e non vi fece pi ritorno. Aveva ottenuto unimbarcazione da crociera, che si perse
nellAtlantico due anni dopo. La vedova fu lasciata nellopulenza,
ma rovesci di fortuna di vario genere la colpirono: il fallimento di
una banca; un investimento non andato a buon fine; uninsolven262

za per un piccolo affare. Fu poi assunta come donna di servizio,


ma scese sempre pi di grado, da governante a donna tuttofare,
non riuscendo mai a trattenere una posizione a lungo, sebbene
non venisse mai accusata di nulla. Era anzi considerata virtuosa,
onesta e particolarmente tranquilla nei modi. Ci nonostante non
le riusc pi di prosperare. Cos era finita in un ospizio, da cui
laveva tolta il signor J per affidarle la casa che lei aveva preso
in affitto come padrona.
Il signor J aggiunse di aver trascorso unora da solo nella
stanza vuota che insistevo per distruggere, e che la sua paura
mentre era l fu cos grande, pur senza vedere o udire alcunch,
da essere impaziente di rimuovere il pavimento e le pareti come
gli avevo suggerito. Assold degli operai per il lavoro, da cominciare il giorno che avessi stabilito.
Fissammo la data. Mi recai cos alla casa maledetta e salimmo
nella tetra camera senza uscite, dove rimuovemmo il battiscopa e
poi i pavimenti. Sotto le assi, coperta di ciarpame, rinvenimmo
una botola, larga abbastanza per un uomo, inchiodata con viti e
rivetti di ferro. Rimossi questi, scendemmo nella stanza che si
apriva sotto, lesistenza della quale nessuno aveva mai sospettato.
In essa cerano state una finestra e una canna fumaria, ma erano
state murate, a quanto pareva da molti anni. Esaminammo il luogo con lausilio di candele; conteneva ancora della mobilia marcescente tre sedie, una cassapanca di legno di quercia, un tavolo
tutto secondo lo stile di unottantina di anni prima. Cera una cassettiera contro la parete, in cui trovammo, per met ammuffiti,
abiti maschili dallantica foggia, come quelli che un gentiluomo di
un certo rango avrebbe potuto indossare ottanta o cento anni prima: preziose fibbie e bottoni metallici, come quelli degli abiti a
corte, e una bella spada. In un corpetto, una volta impreziosito da
galloni doro ma ora annerito e reso ripugnante dalle macchie dumido, rinvenimmo cinque ghinee, poche monete dargento e un
biglietto ingiallito, forse per qualche luogo di spettacolo daltri
tempi. Ma la nostra principale scoperta fu in una cassetta di ferro
263

fissata alla parete, chiusa da un lucchetto la cui rimozione ci cost


molta fatica.
Vi trovammo tre ripiani e due cassettini. Allineate sui primi
erano diverse bottigliette di cristallo, turate ermeticamente. Contenevano essenze volatili trasparenti, sulla natura delle quali dir
solo che non si trattava di veleno: in alcune di esse cerano fosforo e ammoniaca. Vi erano poi alcuni strani tubi di vetro e una
bacchettina di ferro appuntita, con una protuberanza di quarzo e
unaltra di ambra; cera inoltre una calamita di grande potenza.
In uno dei cassettini trovammo un ritratto in miniatura doro,
che manteneva la purezza dei suoi colori in modo assai insolito,
considerando la quantit di tempo che era stato l. Il ritratto era
quello di un uomo forse gi di mezza et, fra i quarantasette e i
quarantotto.
Era un volto particolare, che rimaneva impresso. Se riuscite a
immaginare un qualche gigantesco serpente mutato in uomo, che
mantenga nei tratti la fisionomia del rettile, avrete una migliore
idea di quel volto che solo lunghe descrizioni potrebbero comunicare: lampiezza della fronte piatta; leleganza affusolata del profilo, che mascherava la potenza e letalit delle fauci; gli occhi allungati, grandi e terribili, scintillanti di verde come smeraldi; e ci
nonostante una certa calma spietata, come derivata dalla consapevolezza di una forza immensa. La cosa strana fu che nel momento in cui vidi la miniatura, rilevai una somiglianza impressionante
con uno dei ritratti pi rari al mondo: quello di un uomo di rango
inferiore soltanto a quello di un sovrano, che a suo tempo aveva
fatto parlare di s. La storia dice poco o niente di lui; ma cercate
nella corrispondenza dei suoi contemporanei, e troverete riferimenti al suo feroce coraggio, alla sua spavalda dissipatezza, al suo
animo inquieto e alla sua passione per le scienze occulte. Come riferiscono le cronache, mor e fu seppellito, ancora nel pieno della
sua vita, in terra straniera. Mor giusto in tempo per sfuggire alle
grinfie della legge, perch era stato accusato di crimini che lo
avrebbero consegnato al boia.
264

Alla sua morte i ritratti di lui, che erano numerosi, dal momento che era stato un generoso mecenate, furono acquistati e
distrutti; si pens che ne fossero responsabili i suoi eredi, probabilmente lieti di rimuovere il suo nome dalla loro gloriosa
schiatta. Aveva goduto di unenorme fortuna; una gran parte di
questa si credeva fosse stata sottratta da un amico astrologo e
indovino; in ogni caso, era inspiegabilmente sparita al momento
della sua morte. Un solo ritratto di lui si pens sfuggisse alla distruzione: io lo avevo visto nella casa di un collezionista alcuni
mesi prima. Mi aveva fatto unottima impressione, come del resto
a tutti coloro che lo osservavano un volto che non si dimentica. E cera quel volto nella miniatura che avevo tra le mani. Certo, nella miniatura luomo era un po pi vecchio che nel ritratto,
e quella risaliva forse al tempo della sua morte. Ma pareva pi
vecchio solo di pochi anni! Invece fra la data in cui aveva prosperato quel terribile gentiluomo del ritratto e quella in cui la miniatura era stata presumibilmente dipinta cera un intervallo di pi di
due secoli. Mentre stavo cos guardando, perplesso e in silenzio, il
signor J disse:
Possibile? Io ho conosciuto questuomo.
Cosa? e dove? gridai.
In India. Era in rapporti assai stretti con il Rajah di, e
quasi lo coinvolse in una rivolta in cui questi avrebbe certamente
perduto i suoi territori. Era un francese; si chiamava de V Era
astuto, audace e ribelle. Ne chiedemmo fermamente lespulsione e
la messa al bando: deve essere la stessa persona; non ci sono volti
come il suo e tuttavia il ritratto in miniatura stato fatto almeno centanni dopo.
Distinto voltai la miniatura per esaminarne il retro, sul quale
trovai inciso un pentacolo; nel mezzo di esso era una scala il cui
terzo piolo era formato dalla data 1765. Esaminandola ancora
meglio, trovai una molla; premuta, questa sollevava il retro del
quadretto come un coperchio. Linterno di esso recava inciso
Mariana a te. Sii fedele nella vita e nella morte a e seguiva un
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nome che non riporter, ma che non mi era sconosciuto. Lo


avevo infatti sentito pronunciare da anziani durante la mia fanciullezza, essendo il nome di un ciarlatano di successo, che aveva
fatto parlare di s a Londra per un annetto, ed era fuggito dal paese con laccusa di duplice omicidio commesso nella sua stessa abitazione: quello della sua donna e del suo rivale. Non dissi niente
al signor J e gli consegnai la miniatura con riluttanza.
Non avevamo incontrato difficolt nellaprire il primo cassettino; ne incontrammo bens con il secondo: non era chiuso a
chiave, ma resisteva a ogni tentativo, finch non inserimmo nella
fessura la punta di uno scalpello. Tirato fuori il cassettino, vi rinvenimmo un curioso apparecchio perfettamente conservato. Su
un libriccino sottile, o meglio blocchetto, era posto un piattino di
cristallo. Era riempito con un liquido chiaro, sul quale galleggiava
una specie di bussola, con un ago che si spostava rapidamente in
tondo. Ma invece dei consueti punti cardinali cerano sette strani
caratteri, non molto dissimili da quelli che usano gli astrologi per
indicare i pianeti. Un odore assai particolare, n forte n sgradevole, proveniva da questo cassettino, foderato di un legno che
in seguito scoprimmo essere nocciolo. Qualunque cosa causasse
questodore, produceva un effetto concreto sui nervi. Lo avvertimmo tutti, e pure i due operai che erano nella stanza: era come
un formicolio che dalla punta delle dita si insinuasse fino alla
radice dei capelli. Ansioso di esaminare il blocchetto, rimossi il
piattino. Cos facendo, lago della bussola vortic rapidamente e
percepii una scossa per tutto il corpo, cosicch lasciai cadere il
piattino, che si ruppe facendo fuoriuscire tutto il liquido. La
bussola rotol verso il fondo della stanza e in quellistante le pareti tremarono tutte, come se un gigante le avesse scosse avanti e
indietro.
I due operai si spaventarono cos tanto da correre su per la
scala a pioli con cui eravamo discesi dalla botola; tuttavia, vedendo che non accadeva pi nulla, fu facile persuaderli a tornare.

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Avevo nel frattempo aperto il blocchetto: rilegato in pelle


rossa, con una fibbia dargento, conteneva solo un foglio di spessa pergamena, su cui erano scritte, allinterno di un doppio pentacolo, parole in antico latino monastico, che si possono tradurre
letteralmente cos: Su tutto ci che fra queste mura pu raggiungere, senziente o inanimato, vivo o morto, come si muove lago,
cos operi la mia volont! Maledetta sia la casa, e senza pace coloro che vi abitano.
Non trovammo altro. Il signor J bruci il blocchetto e la
sua maledizione. Demol alle fondamenta la parte di edificio contenente la stanza segreta con la camera sopra di essa. Ebbe allora
il coraggio di viverci lui stesso per un mese; e non pot trovarsi
casa pi tranquilla e in migliori condizioni in tutta Londra. Successivamente la affitt per trarne qualche utile e linquilino non
ebbe mai nulla di cui lamentarsi.
Ma la mia storia non termina qui. Andai a trovare il signor
J pochi giorni dopo che ebbe lasciato la casa. Eravamo nei
pressi della finestra aperta e stavamo parlando. Alla porta era
fermo un veicolo che trasportava alcuni mobili che aveva preso
dallaltra casa. Avevo appena persuaso il signor J della mia teoria che tutti i fenomeni considerati sovraterreni sono emanati da
una mente umana, aggiungendo, a supporto delle mie convinzioni, il particolare delloggetto incantato, o meglio maledetto, che
avevamo rinvenuto e distrutto. Il signor J stava osservando in
risposta: Se anche il mesmerismo, o comunque si voglia chiamare un potere simile, pu davvero agire in questo modo in assenza dellipnotizzatore, e produrre effetti cos singolari, possono
questi continuare quando colui che li ha provocati morto? Se
lincantesimo stato lanciato e la stanza eretta pi di settantanni
prima, infatti, c probabilit che lartefice sia gi morto da parecchio tempo. Il signor J, dico, stava replicando in tal modo
quando mi strinse il braccio e indic la strada sottostante.
Un uomo ben vestito aveva attraversato dal lato opposto e si
era avvicinato al facchino che si occupava del veicolo. Dal punto
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in cui si trovava, il suo volto era esattamente di fronte alla finestra. Ed era il volto della miniatura che avevamo trovato, e il volto del ritratto del nobiluomo di tre secoli prima!
Buon Dio! grid il signor J, ma la faccia di de V,
tale e quale quando lo vidi nel palazzo del Rajah durante la mia
giovinezza!.
Colti dallo stesso pensiero, ci precipitammo di sotto. Uscii
per primo sulla strada, ma luomo era gi andato via. Lo vidi
tuttavia non troppi metri pi in l, e in un attimo gli fui vicino.
Avevo deciso di rivolgergli la parola, ma quando vidi il suo
volto sentii che era impossibile farlo. Gli occhi quegli occhi da
serpente mi fissavano e mi incantavano. E cera per di pi una
dignit, unaria di fiera compostezza e superbia in quellindividuo,
che avrebbe spinto ogni persona di mondo a esitare a lungo prima di prendersi qualche libert con lui o arrischiare unimpertinenza. Che potevo dire? cosa chiedere? Vergognoso del mio primo impulso, restai alcuni passi indietro, sempre, tuttavia, seguendo lo straniero, indeciso sul da farsi. Nel frattempo aveva svoltato
langolo della strada; una carrozza semplice era in attesa, con un
servitore senza divisa, vestito come un valet de place, davanti allo
sportello. Il momento dopo era salito sulla carrozza che si allontan. Rientrai a casa del signor J, che era ancora davanti alla
porta. Aveva chiesto al facchino che cosa gli aveva detto lo straniero.
Mi ha chiesto a chi apparteneva ora la casa aveva risposto
quello.
Quella sera stessa mi capit di recarmi con un amico al
Cosmopolitan Club, un locale della citt aperto a uomini di ogni
paese, credo e rango. Vi si possono ordinare bevande, fumare sigari e incontrare persone affabili e pure, talvolta, importanti.
Non ero arrivato neppure da due minuti che vidi a un tavolo,
nellatto di conversare con un mio conoscente, che chiamer
G, il mio uomo, quello della miniatura. In quel momento era
senza cappello e la somiglianza con il ritratto risultava ancor pi
268

impressionante, ma notai che mentre parlava cera meno austerit


nellaspetto; cera addirittura un sorriso, quantunque assai pacato
e freddo. La dignit del portamento, che avevo riconosciuto per
strada, colpiva ancora di pi; una dignit affine a quella che
distingue qualche principe orientale che trasmetteva lidea di un
superiore distacco e un potere inveterato e incontestabile, apatico
e allo stesso tempo mai soddisfatto.
G lasci subito dopo lo straniero, che prese allora un giornale scientifico che cattur la sua attenzione.
Trassi G da parte: Chi e che cosa fa quelluomo?.
Quello? Oh, un individuo eccezionale, che ho incontrato
un anno fa alle grotte di Petra, la biblica Edom. il miglior studioso dOriente che conosca. Siamo divenuti amici, abbiamo avuto una disavventura con i predoni, nella quale mostr un sangue
freddo che permise di salvarci; dopodich mi invit a passare un
giorno da lui in una casa che aveva acquistato a Damasco; una
casa immersa tra fiori di mandorlo e rose qualcosa di meraviglioso! Era vissuto l per alcuni anni, quasi come un orientale,
in grande stile. Quasi sospetto che sia un ribelle, immensamente
ricco e assai eccentrico; detto per inciso, anche un mesmerizzatore. Lho visto con questi occhi far muovere gli oggetti. Se prendi una banconota dal mio portafogli e la lanci verso laltro lato
della sala, gli ordiner di tornare da sola, e allora vedrai la banconota trascinarsi lungo il pavimento per obbedire al suo comando.
In f mia, tutto vero. Io lho visto sottomettere gli agenti atmosferici, disperdere e chiamare a raccolta le nubi per mezzo di unasticella o bacchetta di vetro. Ma non gli piace parlare di queste
cose a sconosciuti. appena arrivato qui in Inghilterra, e dice che
non vi tornava da molti anni. Permettimi di presentartelo.
Volentieri! inglese dunque? come si chiama?.
Ah, un nome abbastanza comune Richards.
E le sue origini? la famiglia?.
Come vuoi che lo sappia? e poi, che importanza ha? Sar
senza dubbio un parvenu ma ricco, dannatamente ricco!.
269

G mi port dallo straniero e ci present. I modi del signor


Richards non erano quelli di un avventuriero. Questi sono in genere provvisti di grande vitalit: sono ciarlieri, impetuosi, arroganti. Il signor Richards era invece calmo e controllato, con modi che
erano distanti dallalterigia di unaffettata cortesia: modi di unaltra
epoca. Notai che il suo inglese non era quello della nostra epoca.
Avrei perfino giurato che il suo accento fosse leggermente esotico. Ma poi il signor Richards specific che per molti anni aveva
avuto poca abitudine di parlare la sua lingua natia. La conversazione cadde sui cambiamenti occorsi a Londra dallultima volta
che ci era stato. G spost il discorso sui cambiamenti morali
politici, sociali e culturali sui grandi uomini che erano stati
allontanati negli ultimi venti anni e su quelli che sarebbero venuti.
In tutto ci il signor Richards non prov alcun interesse. Con
ogni probabilit non aveva letto nessuno degli scrittori viventi, e
sembrava conoscere poco i nostri giovani politici. Una e una sola
volta sorrise; fu quando G gli chiese se avesse mai pensato di
entrare in Parlamento. E la risata fu interna, sarcastica, inquietante: un sogghigno che diventava risata.
Dopo pochi minuti G ci lasci per parlare con alcuni conoscenti che si erano appena accomodati in sala, e io dissi con
calma:
Ho visto una vostra miniatura, signor Richards, nella casa
dove abitavate un tempo, e che forse avrete costruito, se non
interamente, almeno in parte, in G Street. Vi siete passato vicino questa mattina.
Solo dopo che ebbi finito di parlare lo guardai dritto negli
occhi, in quegli ammalianti occhi da serpente, che mi fissarono
cos intensamente che non potei distogliere lo sguardo. Ma senza
volerlo, come se le parole che davano voce ai miei pensieri mi venissero strappate da dentro, aggiunsi a bassa voce: Ho studiato i
misteri della vita e della natura, e di quei misteri ho conosciuto i
depositari. Ho ogni diritto di parlarvi in questo modo. E mormorai una certa parola dordine.
270

Bene rispose egli seccamente, ve lo concedo. Cosa vorreste chiedermi?.


Che grado di potenza pu raggiungere la volont umana in
taluni individui?.
Che grado di potenza pu raggiungere il pensiero? Rifletteteci, e prima che possiate trarre un respiro sarete in Cina.
Vero. Ma il mio pensiero non ha potere in Cina.
Dategli una forma e lo avr: potete trascrivere il vostro pensiero e questo, prima o poi, cambier lintera esistenza della Cina.
Cos una legge se non un pensiero? Per questo il pensiero infinito; per questo ha potere; non in proporzione al suo valore: un
cattivo pensiero pu fare una cattiva legge come uno buono pu
farne una buona.
S, quanto dite conferma la mia teoria. Attraverso correnti
invisibili una mente umana pu trasmettere le sue idee ad altre
menti con la stessa rapidit in cui un pensiero diffuso da tramiti
visibili. E dal momento che il pensiero imperituro, e lascia
unimpronta al suo passaggio nel mondo anche quando colui che
lha generato morto, cos i pensieri dei vivi hanno il potere di
svegliarsi e ridare vita ai pensieri del defunto, come fossero viventi essi stessi, sebbene i pensieri dei vivi non possano entrare in
contatto con quelli che il defunto pu avere adesso. Non cos?
Mi rifiuto di rispondere se, nella mia opinione, il pensiero ha
il limite che voi gli avete assegnato. Ma andate avanti. Avete una
domanda speciale che desiderate porre.
Unimmensa malvagit in una volont senza limiti, generata
da un particolare individuo, e assistita da mezzi naturali che rientrano nelle possibilit della scienza, possono produrre risultati come quelli che si attribuiscono da tempo alla magia nera. Essa
pertanto in grado di infestare le case degli uomini risvegliando
con apparenze spettrali tutti i misfatti compiuti e i pensieri malvagi concepiti fra quelle mura; tutto ci, in definitiva, con cui una
volont malvagia ha affinit si tratta di brani imperfetti, incoerenti e frammentari di antichi drammi messi in scena l anni pri271

ma. Pensieri che si incrociano lun laltro a caso, come negli incubi, che assumono forma di manifestazioni visive e sonore, atte a
creare orrore, non perch provengano realmente da un altro
mondo, ma perch sono il mostruoso risveglio di ci che c stato
in questo, di mondo, evocazioni malefiche di un malefico individuo in carne e ossa.
Ed per il tramite di quella mente umana che queste manifestazioni possono addirittura assumere un potere umano per
esempio colpire come una scarica elettrica e uccidere, se il pensiero della persona aggredita non si erge pi potente di quello dellaltra. Esse potrebbero uccidere lanimale pi feroce, se annichilito
dal terrore, ma non luomo pi debole, se per, proprio mentre la
sua carne trema, la sua mente si mantiene senza paura. Cos,
quando nelle vecchie storie leggiamo di un mago fatto a pezzi dalle creature infernali che ha evocato, o, ancora, di un mago che,
come nelle leggende orientali, riesce a ucciderne un altro grazie
alle sue arti, deve essere allora vero che un essere vivente ha rivestito, a partire dalle sue inclinazioni malvagie, certi elementi e fluidi, di solito passivi e innocui, di forme spaventose e forza tremenda; come quando il fulmine, nascosto e ancora innocuo allinterno
della sua nuvola, diventa improvvisamente visibile, per legge naturale, prende una forma definita a occhio umano ed in grado di
apportare distruzione su ogni oggetto da cui attratto.
Ci sono in voi intuizioni di un grande segreto disse il signor
Richards tranquillamente. Secondo voi, se un essere vivente
avesse il potere di cui parlate, dovrebbe essere per forza malvagio.
Se quel potere fosse esercitato come ho detto, allora sarebbe
malvagio in sommo grado; ma credo nelle tradizioni antiche, secondo cui non pu far del male a chi buono. La sua volont
potrebbe recare danno solo a coloro con cui ha qualche affinit, o
che non hanno opposto resistenza alla sua forza. Penser ora a
un esempio che rientri nelle leggi della natura, sembrando tuttavia
folle come i racconti di un monaco confuso.
272

Ricorderete che Alberto Magno, dopo aver descritto minutamente il processo attraverso cui si possono evocare gli spiriti e
piegarli al proprio servizio, aggiunge con enfasi che del processo
potranno servirsi solo in pochi che un uomo deve essere nato mago!,
nato cio con un particolare temperamento, come un uomo
nato poeta. Raramente gli uomini nel cui essere si nasconde tale
potere occulto sono del pi alto grado di intelletto: di solito dentro di loro c qualcosa di sbagliato, c della perversit, del male.
Ci nonostante devono avere, a un grado eccezionale, il potere di
concentrare il pensiero su un singolo oggetto: quella facolt dinamica che chiamiamo volont. Perci, anche se il loro intelletto non
sano, straordinariamente efficace quanto allottenimento di ci
che vuole. Immaginate un tale individuo, che sia precipuamente
dotato di una costituzione di questo tipo e delle relative forze.
Supponete poi di porlo nei gradi pi elevati della societ, e che i
suoi desideri siano quelli di un edonista, che abbia cio un grande
amore per i piaceri della vita. Questo individuo pone se stesso al
centro di tutto; ha passioni violente; non ha limiti e affetti che
vadano oltre s; brama fortemente ci che vuole e odia senza freno quel che si oppone ai suoi obbiettivi; pu commettere crimini
spaventosi e tuttavia provare ben pochi rimorsi; preferisce scagliare maledizioni sul prossimo che pentirsi per i suoi misfatti. Le
circostanze cui portato dal suo essere lo conducono a una rara
conoscenza dei segreti della natura che serve a soddisfare il suo
egotismo. Diviene un attento osservatore se le sue passioni lo
spingono a osservare, un sottile calcolatore non per amore della
verit, ma se lamor proprio affina le sue facolt; ecco, questindividuo pu essere un uomo di scienza.
Suppongo che un tale individuo abbia imparato con lesperienza il potere delle sue arti sul prossimo, testando su se stesso
quello che in grado di fare, e studiando nella filosofia naturale
tutto ci che possa accrescerne la forza. Egli ama la vita e ha timore della morte; desidera solo continuare a vivere. Non pu tornare
giovane; non in grado di arrestare completamente il processo di
273

morte e rendersi immortale nella carne e nel sangue; ma pu fermare per un tempo cos lungo da parere incredibile, se lo dicessi,
la calcificazione di quelle parti del corpo che determina la vecchiaia. Un anno pu invecchiarlo non pi di quanto unora di
tempo invecchi un altro. La sua tenace forza di volont, addestrata sistematicamente sulla base della scienza, agisce in breve a
bloccare il deterioramento fisico del suo corpo. Egli, in altre parole, continua a vivere. Affinch non paia un portento o un miracolo vivente, egli muore un poco per volta solo apparentemente,
per certe persone. Avendo escogitato un trasferimento di beni
sufficiente per i suoi bisogni materiali, egli scompare da qualche
parte del mondo e inscena la celebrazione delle sue esequie. Poi
riappare da unaltra parte della terra, dove risiede in incognito e
non torna a visitare i luoghi delle sue precedenti attivit finch
non siano morti tutti coloro che potrebbero riconoscerlo. Sarebbe un individuo profondamente triste se nutrisse affetti egli
non ne ha che per s. Nessun uomo buono potrebbe accettare la
sua longevit e a nessuno, buono o cattivo, vorrebbe o potrebbe
egli rivelare la verit del suo segreto. Un uomo del genere potrebbe esistere; uno come quello che ho descritto lo vedo ora di
fronte a me! Duca di, alla corte di, che divide il tempo fra
donne e baruffe, alchimisti e maghi; poi, nellultimo secolo, ciarlatano e criminale, con un nome meno nobile, domiciliato nella casa che guardavate oggi, e costretto a fuggire dalla legge in un luogo che nessuno conosce; poi, ancora una volta, viaggiatore di ritorno a Londra, con le medesime brame terrene che riempivano il
vostro cuore quando razze che ora non ci sono pi percorrevano
queste vie; bandito dalla scuola di tutti i pi nobili e divini mistici;
esecrabile immagine di Vita in Morte e Morte in Vita io vi ammonisco ad abbandonare le citt e le abitazioni degli uomini retti
e a ritornare fra le rovine degli imperi decaduti, nei deserti della
natura abbandonata!.
Mi rispose un sussurro cos dolce allorecchio, cos potentemente musicale che sembr pervadermi tutto lessere e soggiogar274

mi a dispetto della mia volont: Ho cercato a lungo qualcuno come voi negli ultimi cento anni. Ora che vi ho trovato, non ci lasceremo finch non avr saputo quel che desidero. La veggenza,
che conosce il Passato e scruta attraverso il velo del Futuro, vi appartiene ora; mai vi era accaduto prima, n mai vi ricapiter. Non
la veggenza di una fanciulla isterica e sognatrice, n quella di
una malata sonnambula, bens la veggenza di un uomo forte, dallintelletto potente. Alzatevi in volo e andate!.
Mentre diceva cos, mi sentii come se stessi sollevandomi dal
mio corpo su ali daquila. Laria era priva di peso la stanza non
aveva pi tetto cos come lintera volta celeste. Non ero pi nel
mio corpo non saprei dire dove, ma ero fuori del tempo e staccato da terra.
Di nuovo udii quel melodioso sussurro: Dite giustamente:
sono padrone dei grandi segreti della Volont; grazie a questa e
alla Conoscenza sono in grado di ritardare lavanzare degli anni.
Ma la morte non sopraggiunge solo per let. Posso forse impedire le disgrazie che portano alla morte i giovani?.
No, ogni disgrazia una provvidenza. E di fronte a essa si
spezza ogni umana volont.
Morir un giorno, fra anni e anni, per il lento, seppur inevitabile scorrere del tempo o per una causa che chiamo disgrazia?
Per una causa che chiamate disgrazia.
la fine ancora lontana? chiese di nuovo in un sussurro,
con un lieve tremito.
Concepita nel modo in cui la mia vita concepisce il tempo,
s, lontana.
E, prima di allora, mi mischier io con i consorzi umani,
come feci prima che venissi a conoscenza di questi segreti, e prover ancora interesse per le battaglie e le dispute degli uomini?
combatter con ambizione, usando il potere del saggio per vincere quello dei sovrani?.

275

Avrete ancora una parte importante nel mondo, che lo metter in subbuglio e lo riempir di meraviglia. Perch per piani prodigiosi stato permesso a voi, prodigio vivente, di attraversare i
secoli. Tutti i segreti che avete raccolto serviranno un giorno; tutto ci che ora vi rende straniero fra le genti ve ne render signore.
Come gli alberi e la paglia vengono trascinati in un mulinello, ruotano e sono attratti verso il fondo, per essere poi rilasciati in superficie, cos le razze e i regni verranno presi dallincanto del vostro vortice. Meraviglioso Distruttore ma nella distruzione divenuto, contro la vostra stessa volont, Edificatore!
Ed lontano quel momento?
Lo . Quando sar giunto, penserete che la vostra fine in
questo mondo prossima!.
In che modo avviene, e che cos la fine? Guardate a est e a
ovest, a sud e a nord.
A nord, dove non siete ancora stato, nel momento in cui vi
avvertiranno i vostri istinti, vi assalir uno spettro. la Morte!
Vedo unimbarcazione infestata perseguitata e continua
a veleggiare. Confuse flotte le sono dietro. Entra nella regione dei
ghiacci. Passa sotto un cielo rosso di meteore. Due lune stanno in
alto sui banchi di ghiaccio. Vedo limbarcazione bloccata fra bianche scogliere anchesse sono di ghiaccio. Vedo i morti disseminati sui ponti delle navi pallidi e lugubri, con muffe verdi sparse sugli arti. Sono tutti morti, eccetto un uomo siete voi! Ma gli
anni, sebbene siano giunti assai lentamente, vi hanno penalizzato.
C lavanzare del tempo sulla vostra fronte, e la volont lenta
nelle cellule del vostro cervello. Eppure quella volont, per quanto indebolita, supera tutto ci che luomo ha conosciuto prima di
voi. Grazie a quella volont voi continuate a vivere, anche se deperito per la fame; e la natura non vi obbedisce pi in quella regione di morte diffusa; il cielo ha il colore del metallo; laria ha
morse di ferro; blocchi di ghiaccio incastrano la nave. Sentite come questa scricchiola e cigola. Il ghiaccio la incastrer, come lambra imprigiona un filo di paglia. Ora un uomo, ancora vivo, ha
276

abbandonato la nave e i morti; ha scalato la vetta di un iceberg e


le due lune lo osservano dallalto. Quelluomo siete voi; il terrore
vi sovrasta il terrore esso ha inghiottito la vostra volont.
Vedo, a questo punto, creature grigie e spaventose arrampicarsi
sugli scivolosi blocchi di ghiaccio. Gli orsi polari hanno fiutato la
loro preda vi vengono vicino, sempre di pi, camminando goffamente e facendo ondeggiare la loro mole. Quel giorno ogni
istante vi parr pi lungo dei secoli che avete attraversato. E
ricordate questo: dopo la vita, istanti senza fine faranno la vostra
beatitudine oppure linferno delleternit.
Silenzio disse in un sospiro; ma quel giorno, mi assicurate,
lontano molto lontano! Ora torno ai miei mandorli e alle rose
di Damasco! Dormite ora!.
La stanza galleggi davanti ai miei occhi. Persi i sensi. Quando mi risvegliai, trovai G che mi teneva la mano e mi sorrideva.
Disse: Tu che hai sempre dichiarato di essere a prova di mesmerismo ti sei alla fine arreso al mio amico Richards.
Dov ora?.
Se n andato appena sei caduto in trance Mi ha detto
tranquillamente: Il vostro amico non si sveglier che fra
unora.
Chiesi, come meglio potei in quelle condizioni, dove alloggiasse il signor Richards.
Al Trafalgar Hotel.
Dammi il braccio dissi a G; andiamo a chiamarlo; devo
dirgli qualcosa.
Quando fummo arrivati allalbergo, ci venne detto che il signor Richards era rientrato da venti minuti, aveva saldato il conto, lasciato ordine al suo servitore (un greco) di raccogliere le sue
cose e recarsi a Malta con il battello che partiva il giorno dopo da
Southampton. Dei suoi movimenti aveva solo detto che doveva
fare qualche visita nei dintorni di Londra, ma non era certo che
fosse in grado di recarsi a Southampton in tempo per prendere
quel battello; in caso contrario, avrebbe preso quello successivo.
277

Il cameriere mi chiese il nome. Nel riferirglielo, mi diede un


biglietto che il signor Richards aveva lasciato per me nel caso fossi venuto a cercarlo.
Esso diceva:
Desideravo che diceste quello che avevate nella mente. E
avete obbedito. Ho perci esercitato un potere su di voi. Per
tre mesi a partire da oggi non potrete comunicare a nessun
essere vivente cosa accaduto fra di noi; non potrete neppure
mostrare questo biglietto allamico che vi sta a fianco. Durante questi tre mesi, silenzio assoluto su tutto ci che mi riguarda. Dubitate forse che il mio potere eserciti questo comando
su di voi? Provate a disobbedirmi. Alla fine del terzo mese
lincantesimo sar tolto. Per il resto vi risparmio. Far visita
alla vostra tomba un anno e un giorno dopo che vi avr
accolto.

Cos termina questa strana storia, cui non chiedo a nessuno


di credere. La scrivo esattamente tre mesi dopo aver avuto il biglietto menzionato. Non avrei potuto scriverla prima, n, a dispetto delle sue insistenti richieste, avrei potuto mostrare a G il
biglietto che leggo sotto la luce di una lampada che gli sta di
fianco.

278

AA.VV., Shanghai Suite, traduzione di Barbara Leonesi,


Luca Pisano, Stefania Stafutti e Caterina Viglione, Roma,
Atmosphere, 2014, XXV-153 p., euro 15
Le edizioni romane Atmosphere tentano spesso di portare allattenzione dei lettori italiani una serie di traduzioni di autori di letterature lontane, minori o comunque non troppo battute nel panorama editoriale italiano (per esempio quella estone, la sudafricana, la moldava o la norvegese). Stavolta toccato alla Cina, di
cui effettivamente, se proviamo a fare un raffronto percentuale
tra quanto stato l scritto e quanto abbiamo qui letto, poco conosciamo dal punto di vista letterario. Shanghai Suite, il volume al
quale si fa riferimento, un libro in cui sono raccolti undici
racconti di sei diversi autori del primo Novecento cinese (Bao
Tianxiao, Liu Naou, Mu Shiying, Shi Zhecun, Ye Lingfeng e
Zhang Tianyi). Lambientazione delle storie narrate, come facile
supporre soltanto leggendo il titolo che il libro reca in copertina,
Shanghai, una citt complessa, fatta anche di vizio, di vuoto e di
mancanze, una citt cinese sottratta ai cinesi (come scrive Stefania Stafutti nellintroduzione al volume, p. VIII), che appare
come ibrida condensazione di stili e di culture, di avanguardie e di
sensazioni spesso troppo occidentali. Una citt in cui gli abitanti
originari vivono, tuttavia, unenorme e serpeggiante esperienza
del dramma, sfiorando quella miseria delle cose umane che sempre fa da contrasto alla desiderabile vita, bella e spensierata, dei
modelli dOccidente. Nei racconti contenuti nella raccolta ci si
muove in scenari di prostituzione, di acculturazione forzata, di
vita notturna. Si racconta di amori molto romantici ma malinconici e passeggeri, e si accenna con ironia e con garbo alla condizione sventurata di quegli esseri umani che, loro malgrado, sono
costretti nellasfissia di modelli culturali imposti loro dallesterno.
Livio Santoro

Adrin Bravi, Lalbero e la vacca, Milano, Nottetempo/Feltrinelli, 2013, 125 p., euro 12
Prima uscita della collana di narrativa Indies, nata dalla collaborazione tra la Feltrinelli e sei case editrici indipendenti, tra le quali
Nottetempo, Lalbero e la vacca consolida il successo ormai indiscusso dello scrittore Adrin Bravi, argentino residente in Italia
che usa litaliano come lingua despressione.
Dopo un primo romanzo in spagnolo, Rio Sauce del 1999,
lautore esordisce in italiano nel 2004 con Restituiscimi il cappotto
(Fernandel) a cui fanno seguito La pelusa (2007), Sud 1982 (2008)
e Il riporto (2011), questi ultimi pubblicati con Nottetempo. Ne
Lalbero e la vacca lautore propone ancora il racconto del malessere
delle persone, delle loro ossessioni e dei loro conflitti, come nei
precedenti romanzi, ma con unironia e una leggerezza che solo
gli occhi di un bambino di otto anni, Adamo, possono trasmettere.
Sebbene narrato dal protagonista ormai adulto, il punto di
vista quello di Adamo bambino, il quale, stanco delle continue
liti tra i genitori, si rifugia su un albero, un tasso mortifero dei
giardini pubblici di Recanati, da cui osserva la realt che lo circonda e al tempo stesso la rielabora per gli effetti allucinogeni degli arilli, le bacche velenose del tasso. Dopo averle mangiate i colori del giardino cambiano, compare una vacca bianca dallaria
rassicurante e in un sol colpo Adamo riesce a ridere, ridere di
tutto, anche del dolore familiare che vive per quei due genitori
cos diversi, soli e inconciliabili, da non riuscire pi a trovare
motivi per stare assieme.
Luciano ed Enrichetta, taciturno e sedentario il primo, maniaca del controllo la seconda, appassionato di ornitologia (prova
da anni a scriverne la storia completa) e di scheletrini di gomma il
primo, decisamente isterica la seconda, monco il primo, attentissima allestetica e strenue avversaria dei cattivi odori la seconda.
In questo caos familiare, il tasso, citato dagli autori classici
come albero della morte, confine tra il mondo dei vivi e quello
282

dei morti, per Adamo diventa luogo di rifugio, evasione e protezione, essere vivente in cui aver fiducia.
Questo nuovo imperdibile romanzo di Bravi aggiunge un
tassello in pi alla produzione letteraria italofona contemporanea
senza abbandonare le radici argentine dellautore (non manca il
riferimento a Borges e al suo Il libro degli essere immaginari). I testi di
Bravi raccontano i dolori, le ossessioni e le debolezze della societ
ma lo fanno dissacrandoli, perch Di quando in quando, per,
spunta un veggente che spiega agli altri che non vero niente (R.
Wilcock, Fuori dal limbo non c eliso).
Maria Rossi
Giuseppe Cacciatore, Sulla filosofia spagnola. Saggi e
ricerche, Bologna, il Mulino, 2013, 199 p., euro 18
Non solo un libro di storia delle idee, il volume di Giuseppe
Cacciatore Sulla filosofia spagnola. Saggi e ricerche, ripercorre il
cammino di una riflessione attorno a un contesto, quello spagnolo, a lungo interrogato dallautore. In particolare, figure come
Zambrano, Zubiri, Ortega y Gasset, vengono sicuramente presentate in una pregevole autonomia, ma allo stesso tempo vengono incastonate in un intreccio tematico che riflette i problemi
propri di una filosofia della cultura. Mai come in questo caso, non
risulta ridondante ricordare il doppio valore, oggettivo e soggettivo, del genitivo. Il testo lascia emergere, infatti, la riflessione
sulla cultura e sui concetti, sulle dinamiche e sulle tematiche che
questo peculiare aspetto della vita umana pone di fronte alla comprensione e allintelletto; ma lascia anche emergere la possibilit
che la cultura stessa, pensata come unappendice umana non pi
necessariamente contrapposta alla natura, sia produttrice di filosofia, perch produce le dinamiche della ragione poetica, dellorigine delle immagini, dei miti, del sacro, e perch ordina i rapporti
fra sensibilit, corporeit e intelletto.

283

Il plesso (o larcipelago, per rimanere nel quadro del pensiero


insulare della Zambrano) di autori che Cacciatore considera non
si limita a costruire una identit filosofica spagnola. Sono, in
realt, un pretesto per ricostruire un problema filosofico (la singolarit e il rapporto con luniversale del fatto storico) proprio
attraverso una filosofia spagnola che ha ripercorso e aggiornato le importanti tematiche vichiane dellingegno, della fantasia, della ragione poetica, spinta dal bisogno di costruire unopposizione alle
prospettive storiche dellidealismo e della fenomenologia che egemonizzavano la filosofia europea nella prima met del Novecento. La filosofia della cultura che il testo di Cacciatore ci restituisce
dunque caratterizzata dalla profonda problematicit che sta nel
rapporto fra universale e singolare, fra realismo e relativismo, in
unepoca in cui le certezze metafisiche sono gi crollate e con
mossa vichiana bisognava ritrovare nel nascimento e nella origine delle cose e delle categorie di comprensione la ragione dei
fatti, che ci parlano solo a patto di incontrarsi con la nostra prospettiva, in un incontro che non spalanca il baratro del relativismo ma apre la porta del prospettivismo. della comprensione di
questa ragione prospettica, dove il fatto si dischiude verso luniversale della storia, che la filosofia spagnola occasione e (in senso
orteghiano) circostanza.
Roberto Evangelista
Daniele Cambiaso (a cura di), Neronovecento, Genova,
Cordero Editore, 2013, 228 p., euro 15
Neronovecento. Il Novecento in dieci racconti noir. Dodici autori si
immergono nelle vicende pi oscure della storia italiana del secolo
scorso, sintetizzandone i contenuti in trame fitte e polverose.
Fitte perch si tratta di un periodo che reca in dote una serie innumerevole di sconvolgimenti politici, culturali ed economici.
Avanguardie, rivoluzioni, guerre, migrazioni che hanno letteralmente mescolato e rimescolato le carte in tavola. questo
284

lambiente in cui si muovono i vari personaggi del libro. Spie,


emigranti, partigiani, fascisti, militari statunitensi, comunisti, terroristi, giornalisti e fotografi dinchiesta che si incontrano e scontrano allinterno di delitti rimasti impuniti o incompiuti, storie di
cronaca atroci e drammi collettivi su cui non si mai fatta giustizia e che sopravvivono soltanto nella polvere, appunto, degli
atti giudiziari e dei rapporti delle forze dellordine. Esemplificative
a tal proposito sono le parole che una ricca borghese rivolge al
protagonista de Il sogno di Anna di Stefano Mantero, il primo dei
racconti dellantologia: Fossi in voi, mio giovane amico, rivolgerei lattenzione a lidi meno perigliosi. Giulio Perotti, fotografo,
tenta invano di realizzare un reportage, su un piroscafo diretto a
Buenos Aires, sul fenomeno dilagante dellemigrazione italiana
dei primi anni del Novecento. Il tentativo di documentazione si
perde nelle dinamiche storiche che dominano quel periodo, nei
giochi di potere che si insinuano ovunque. E cos, proprio quando Giulio sembra aver individuato il percorso da seguire, viene
ucciso il commendatore Ferrari, uno dei maggiori fornitori di armi dellesercito giapponese, in guerra contro limpero russo. La
storia invade il campo, il fuoco della camera si sposta su di essa e
una coppia della terza classe che si appresta ad abbandonare ai
flutti il proprio bambino appena morto di una imprecisata epidemia passa in secondo piano, destinata a perire nel dimenticatoio.
La storia collettiva e quella individuale, invece, sembrano non
toccarsi mai in Gaggio di Riccardo Parisi e Massimo Sozzi, o almeno non in maniera cos evidente. Di primo acchito il racconto
sembra focalizzarsi sulla vicenda del Milite Ignoto suggerendo un
intreccio che si muove sui binari del fascismo e dellantifascismo.
Si innesca, invece, un interessante parallelismo tra il viaggio dei
resti del militare con la natura altrettanto itinerante di un circo e
del protagonista costretto a seguirne gli spostamenti su e gi per
la nazione. Il gaggio, ossia uno normale che non pu lavorare
in un circo perch ha bisogno di un tetto in testa, rappresenta a
pieno lantitesi del Milite Ignoto. Da una parte leroe, la comme285

morazione e il simbolo di un paese. Dallaltra lantieroe, il buono


a nulla, la vergogna familiare, simbolo solo e soltanto di se stesso
e delloppressione fascista, incarnata dal nonno che lo costringe,
umiliandolo, a restare tra i circolanti, come chiamavano i circensi un tempo. E mentre la salma del militare giunge a destinazione il gaggio abbandona il circo perch stanco della noia del
viaggio e del girovagare senza fine, per costruire qualcosa con la
sua amata. Ne Lultimo scatto, Adele Marini ricostruisce la Strage
alla Questura di Milano del 17 maggio 1973 attraverso la storia di
due fratelli fotografi che riescono a immortalare i colpevoli che
rimarranno impuniti. Pur trattandosi di unopera di fantasia si inserisce in un episodio reale del nostro paese. Lennesima carneficina priva di mandanti e condannati, lennesimo mistero italiano.
I neri accorrono. Gli agenti li fronteggiano. Avvertimento, carica, lacrimogeni, manganellate. Solito copione. Il caos. La lettura
disturbata inevitabilmente da accadimenti italiani pi recenti. La
memoria, in questo caso, sconvolta da tutta la serie di vicende
simili che contraddistinguono il bel paese. Sceneggiature che si ripetono. Fratture mai sanate. A. Huxley afferma: Il fatto che gli
uomini non imparino molto dalla storia la lezione pi importante che la storia ci insegna. Mai parole si adattarono meglio alla
storia dItalia. In fotografia, il nero rappresenta lassenza totale di
luce. E Neronovecento ritrae proprio lassenza di luce nel secolo pi
buio della nostra storia. Una fotografia nera.
Stefano Iuliani
Oscar Cosulich, Vittorio Giardino, Roma, Exrma, 127 p.,
euro 21,50
Nel corso di una lotta protrattasi per oltre un cinquantennio, il
fumetto riuscito ad abbandonare lo status di strumento di semplice svago elevandosi, a ragione, al pari delle altre arti. Eppure,
sebbene si sia svincolato da molti dei pregiudizi sociali che
286

lhanno a lungo attanagliato, c chi ancora chi lo considera una


lettura facilitata per lettori tendenzialmente pigri. Paradossalmente, mentre tale concezione discriminante resta perlopi diffusa,
abbondano gli studi critici sulla nona arte e su quelli che sono, a
livello nazionale e mondiale, i suoi pi illustri rappresentanti. Non
a caso, a uno dei maggiori fumettisti italiani, ossia il bolognese
Vittorio Giardino, stato dedicato un volume della collana TAC Tomografie dArte Contemporanea. Il giornalista e critico Oscar
Cosulich ne illustra il percorso artistico, ma prima si lascia andare
a un breve excursus sulle origini del fumetto focalizzando lattenzione sul suo essere fin dalla nascita, come nel noto Yellow Kid di
Outcault, narrazione per immagini ma anche giornalismo e
reportage. Fattori decisamente importanti, come si evince proseguendo la lettura, nellopera di Giardino, del quale si evidenzia il
grande interesse per la Storia, la ricchezza documentaria dei suoi
lavori, e il talento nellattingere alle fonti pi disparate, in particolare al cinema e alla letteratura. Il libro prosegue con unintervista
allartista, la quale si articola pi propriamente come un colloquio
dove domanda e risposta si alimentano a vicenda e attraverso il
quale si discorre degli argomenti pi svariati: larte figurativa, i
film, i romanzi, il fumetto e le sue molteplici possibilit espressive, i tempi di realizzazione e narrativi, la complessit dei personaggi, il montaggio, lo stile e il segno grafico dellautore, la memoria e la ricerca della verit storica. Sfilano cos, davanti ai nostri
occhi, personaggi, titoli, nomi eminenti ed eventi storici: il
Paperino di Carl Barks e il Topolino di Floyd Gottfredson, il rinomato Casablanca di Michael Curtiz, Terra e Libert di Ken Loach,
la letteratura cecoslovacca di Jan Neruda o dei fratelli Langer, e
ancora di Vclav Havel, Bohumil Hrabal, Kafka e Rilke, la cosiddetta Rivoluzione di Velluto in Cecoslovacchia, il crollo del muro
di Berlino, la guerra civile spagnola, lassedio di Sarajevo. Ci troviamo, dunque, dinnanzi a un libro dedicato a esperti del fumetto
interessati allopera di Giardino, ma anche ad appassionati di arte
contemporanea e di arti in generale. Il volume bilingue,
287

italiano/inglese, e corredato da ricche illustrazioni, chine e fotografie.


Antonella Di Nobile
Julia Deck, Viviane lisabeth Fauville, traduzione di
Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco, Milano,
Adelphi, 2014, 129 p., euro 15
Nel 2000 Emmanuel Carrre pubblica lAvversario; nel 2010 Rgis
Jauffret d alle stampe Il banchiere; tre anni pi tardi, nel 2013, Julia
Deck esordisce in letteratura con il romanzo breve Viviane
lisabeth Fauville, proposto di recente in traduzione qui in Italia
per i Fabula di Adelphi. In tutti e tre i libri c un omicidio (?), ci
sono le ragioni di assassino e c lanimo umano alle prese con le
sue capacit pi tetre: la letteratura francese si interroga sul male e
sulle sue logiche, seguendo la strada gi calcata dalle Serve di
Genet e, anche se a diverso titolo, da autori come Camus (Lo
straniero), Pozner (Il barone sanguinario), Penrose (La contessa sanguinaria) per non parlare del Divin Marchese. Ma torniamo ai
giorni nostri, e ai tre libri con cui si cominciato: storie di omicidi, indagini sullanimo truculento dellessere umano. Se nei primi due casi sopra citati gli autori hanno preso spunto da fatti di
cronaca realmente avvenuti, nellultimo, invece, la giovane scrittrice parigina si affida alla finzione pi pura, mettendo in scena
lassassinio di uno psicanalista autoritario (maschio) a opera di
una sua assistita farmacodipendente (femmina), la Viviane lisabeth Fauville del titolo, donna piuttosto benestante, con uninvidiabile posizione professionale, piuttosto colta, separata dal marito e madre di una bimba. chiaro che in questo caso si tratta di
indagare non soltanto circa le logiche del male e le storture della
mente, ma si tratta anche di discutere di una resistenza agita nei
confronti delle strutture del potere (altro tema oltralpe assai caro
e dibattuto). Nel libro proprio la mente frammentata di Viviane
a essere protagonista nel suo tentativo (conscio o meno) di sot288

trarsi a suddette strutture, o meglio di riformularne i vettori. E


forse, in tal senso, nel libro non vi soltanto un omicidio (vi ?),
ma anche un farraginoso tentativo biografico teso alla soggettivazione, nel movimento opposto a quel brutto assoggettamento che
unanima femminile, per quanto abbastanza irragionevole, sembra
non riuscire pi a sopportare.
Livio Santoro
Mariana Enriquez, Quando parlavamo con i morti, traduzione di Simona Cossentino e Serena Magi, Roma, Caravan
edizioni, 2014, 112 p., euro 9,50
Buenos Aires e lArgentina sono luoghi che hanno gi ospitato
pi e pi volte, nella storia recente della letteratura, i toni umbratili della narrativa fantastica, la sua inquietudine e il senso
perturbante di smarrimento che essa necessariamente si porta appresso. Si faccia per esempio riferimento a Borges, Bioy Casares e
Cortzar, oppure, per restare alloggi, si pensi a Csar Aira e
Carlos Dmaso Martnez. Non fa eccezione il recente volumetto
di narrativa breve a firma di Mariana Enriquez, intitolato Quando
parlavamo con i moti, appena dato alle stampe dalle giovani edizioni
romane Caravan. Qui il fantastico si fa parecchio fosco, molto
crudo, e incontra certe cose terribili e purtroppo assai mondane
come la desaparecin forzada nellArgentina dei colonnelli, il femminicidio e la scomparsa improvvisa di bambini. Tutti elementi che,
a leggere le narrazioni dellautrice, si pongono evidentemente come strappi nel tessuto approssimativo e plausibile della nostra
esistenza (per prendere in prestito delle bellissime parole di
Tommaso Landolfi). Elementi vivi di un contesto asfissiante che
fanno dunque volgere lo sguardo a quelle zone interstiziali della
realt che ci dato vivere, stimolando la genesi di lugubri smarrimenti, di questioni acerrime e interrogative il cui scopo principale
sembra essere quello di mettere in dubbio il nostro mondo incomprensibile ponendolo in comunicazione con quello che sta
289

dallaltra parte: ovverosia il mondo dei morti, del tempo sospeso,


degli stillicidi della violenza asimmetrica. Sono proprio i tre fenomeni sopra citati, infatti, i tre eventi della Storia grande che fanno
non soltanto da sfondo e contorno agli altrettanti racconti, alle
storie piccole, con cui Mariana Enriquez ha popolato la sua raccolta. Nel primo dei tre, che d il titolo allintero volume, una
cricca di ragazze adolescenti cerca risposte circa i propri cari
scomparsi durante la dittatura evocando i defunti attraverso una
ouija; nel secondo, un esteso numero di donne reagisce alla violenza del maschio agendo una sorta di sottopotere ( la Foucault)
autolesionista, radicale e piuttosto massimalista; nel terzo, una
giovane impiegata comunale e un giornalista di cronaca nera provano a capirci qualcosa sullimprovviso ritorno da chiss dove di
centinaia e centinaia di bambini scomparsi, ripiovuti dimprovviso a Buenos Aires, dopo mesi e dopo anni, come se per loro
non fosse passato nemmeno un breve istante. Allora parlare con i
morti, flagellare le proprie carni e indagare le faglie nello scorrere
del tempo dovute a fatti assai raccapriccianti sono, per lautrice,
metodologie di supporto allanimo interrogativo quando questo si
trova di fronte ai disastri pi grossi ed esiziali di cui luomo in
grado di rendersi protagonista.
Livio Santoro
David Machado, Che parlino le pietre, traduzione italiana di
Federico Bertolazzi, Roma, Cavallo di Ferro, 2013, 363 p.,
euro 16,50
Le paturnie adolescenziali, liPod nelle orecchie con la musica
metal a palla, i problemi comportamentali, un disagio psichico
relativo allappetito e altre sciocchezze sembrano essere i tratti
fondamentali della nostra generazione (mi riferisco alle persone
nate negli anni 70 e 80). E in effetti, dal lavoro precario alle tossicodipendenze, dalla confusione ideologica allidentit liquida,
sembriamo essere modellati sullabusato motto postmoderno del290

la fine delle grandi narrazioni. Eppure sentiamo la necessit delle


storie importanti relative ai conflitti armati e non, alle sofferenze
epiche, ai successi repentini e alle cadute colossali (che saranno
sempre pi dure del furore). Dove trovarle? La risposta semplice: nelle vite delle generazioni precedenti. Valdemar, il protagonista del romanzo di David Machado, un ragazzo (anche un
bambino, il romanzo percorre almeno dieci anni della sua vita)
dal carattere difficile, complicato dallammirazione per le storie di
suo nonno. Complicato s, perch le incredibili sofferenze di
Nicolau Manuel (il nonno) generano nel nipote una profonda sete
di vendetta, o di giustizia, secondo i punti di vista. Lavvincente
storia delle sofferenze di un individuo passato per le peggiori
carceri salazariane, i suoi pi crudeli aguzzini, la disperazione di
un amore perduto proprio un attimo prima della sua consacrazione e la certezza di essere stato tradito da un oscuro doppiogiochista di provincia ci viene restituita negli incontri tragicomici
quando non grotteschi tra due soggetti distanti una sessantina
danni fra di loro. Una miscela di afflizione e rancore che viene
trasmessa allunico famigliare disposto ad ascoltare le (presunte,
per gli altri) memorie di un vecchio sordo e monco. Valdemar invece costruisce linstabilit adolescenziale proprio sulla ricerca affannosa del traditore. Non svelo niente al lettore, insinuo la possibilit che lo scarto generazionale non comporti solo la notevole
differenza tra iPod e grandi narrazioni, ma restituisca alla scrittura
e alla lettura anche unimpossibilit narrativa: a voi godervela. Lelogio al romanzo non rientra nellambito della lusinga gratuita, sia
perch il valore dellautore gi, per la variet degli stili e le molteplici (e proficue) influenze narrative, riconosciuto in Portogallo,
sia perch molto spesso la letteratura della memoria famigliare e
personale corre il rischio di risultare stucchevole. Largentino Andrs Neuman, lo spagnolo Ignacio Martnez de Pisn o Ascanio
Celestini in Italia hanno dato prova degli altalenanti risultati di
certe storie: si pu passare dal sublime al patetico tra unopera e
laltra o addirittura nella stessa opera. Machado non sbaglia un
291

colpo, anche quando sembra sul punto di cadere, di perdersi nel


ricordo melenso, riprende con efficacia i tortuosi meandri dellenigma tutto poliziesco che la vita stessa.
Andrea Pezz
Jean-Patrick Manchette e Jacques Tardi, Pazza da uccidere,
traduzione di Federica Iacobelli, Bologna, Coconino press,
100 p., euro 17
Enki Bilal, I fantasmi del Louvre, traduzione di Milena
Morandi, Milano, Bao Publishing, 144 p., euro 24
Durante la lettura di Pazza da uccidere si ha come limpressione di
essere travolti da un treno in piena corsa, di essere trascinati fragorosamente per diversi chilometri; si sente il ferro delle rotaie
stridere per lattrito creato dalla lunga frenata, poi tutto buio...
noir... come lattimo prima di svegliarsi da un incubo; e un istante
dopo, la subitanea presa di coscienza che tutto finito. Breve ma
intenso! Cos tanto che alcune immagini si fissano nella memoria,
e restano l, indelebili, e ogni tanto ritornano, vivide e penetranti.
Ancora una volta il disegnatore di Griffu, Posizione di tiro, Lurlo del
popolo (tanto per citare alcuni dei suoi lavori pi celebri), non
smette di stupirci catapultandoci in una storia dai toni aspri e secchi che si dimena convulsamente in una spirale di violenza e di
sangue. Ho forse parlato di stupore? Ingenuit! Che cosa ci si
poteva mai aspettare dallesecuzione/reinterpretazione dellomonimo romanzo di uno dei maestri del polar, quale Jean-Patrick
Manchette, da parte di uno dei maestri del fumetto francese, ossia
Jacques Tardi? Una pazza sotto psicofarmaci, da un solo giorno
tata del nipote di un ricco imprenditore, sfugge a un trio grottescamente assortito di sequestratori; orfanello al seguito, braccata
dai tre delinquenti, non possiamo che seguirla nella sua avvincente quanto sconclusionata fuga fra gli scenari urbani parigini e
le campagne francesi. Il ritmo della narrazione incalzante e veloce, fin dallinizio. Un assassinio efferato e fulmineo ci introduce
292

allambiente secco e duro del racconto; poche pagine di sospetta


tranquillit, a loro volta intervallate da repentine e dirompenti scene di violenza, ed ecco che la narrazione si abbandona a unavvincente e fredda escalation di sangue e di morte in bianco e nero.
Un crescendo di brutalit inaudita, sconvolgente, gratuita, ma
smorzata da unironia beffarda, in un ritmo vertiginoso che sprona il lettore a una lettura famelica.
Una lettura diversa, pi lenta, minuziosa, contemplativa,
invece quella richiesta da I fantasmi del Louvre. Ventidue fotografie
stampate su tela dalle quali il magistrale pennello di Bilal lascia
emergere le immagini delle presenze evanescenti e inquietanti che
popolano il museo parigino. Ventidue biografie, storie di vita, storie di morte, raccontate ognuna attraverso un testo, abile intreccio
di realt e finzione, e unimmagine in cui dominano, mai pi appropriati che in questo caso, i tipici toni freddi dellartista. Permane nella raffigurazione, infine, il tratto di tendenza classica,
peculiarit del fumettista, che conferisce ai volti spettrali unaffascinante seppur macabra bellezza.
Antonella Di Nobile
Ana Maria Machado, Infamia, traduzione di Giulia Manera,
Roma, Exrma, 2014, 333 p., euro 16
Nel 1935 Borges pubblica Storia universale dellinfamia, una raccolta
di false biografie di grandi criminali. Il titolo eccessivo lo scrive lo stesso argentino nel prologo alledizione del 1954 , ma codifica unidea centrale nella letteratura contemporanea: complotto, sospetto, paranoia e discredito sono gli elementi costituenti
linfamia come genere. Questi ingredienti narrativi si sono sistematizzati e configurati nel corso del 900 per poi affermarsi nella
letteratura contemporanea, in questo XXI secolo in cui, si dice,
siano finite le grandi narrazioni. qui che si situa lultima fatica
letteraria di Ana Maria Machado. I riferimenti al maestro argentino e ad altri autori disseminati nel romanzo fanno di Infamia un
293

anello della catena di finzioni centrate proprio su una tematica


sempre pi presente, sia in termini sociali che narrativi. Per esempio, anche sui giornali italiani si parlato, con pi frequenza qualche anno fa, della macchina del fango, cio la sistematica produzione diffamatoria nei confronti di una vittima, di norma un
soggetto portatore di valori positivi condivisi: in fin dei conti, una
questione morale. Nella letteratura linfamia funziona come una
macchina produttrice di storie. S, perch tutti gli elementi caratteristici del genere a cui facevamo riferimento sono fortemente
narrativi: il complotto , in buona sostanza, la costruzione di una
storia intorno a un singolo o a un gruppo di personaggi; il sospetto la costruzione di un intreccio immaginario e ipotetico capace
di degenerare in ossessione; da qui, il racconto paranoico, la
proiezione di una nevrosi letteraria sul mondo.
Anche il romanzo di Ana Maria Machado si configura come
una macchina per la produzione di storie. Abbiamo due intrecci,
storie famigliari in cui il problema creato proprio dal sospetto e
dal discredito. Per una, il problema interno alla nucleo famigliare e ne mina la stabilit e gli affetti; nellaltro, il complotto investe
il padre, colpevole di aver denunciato una truffa sul posto di lavoro. Famigliare o sociale, Infamia esplora le modalit di costruzione di un sospetto e ci tiene incollati alle pagine. Usando una
terminologia adeguata, possiamo dire che Infamia un romanzo
intrigante, capace di tenere incollato il lettore fino allultima
pagina.
Andrea Pezz
Amy Michael Homes, Che Dio ci perdoni, traduzione di
Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, Milano, Feltrinelli, 2013,
464 p., euro 19
Amy Michael Homes una delle scrittrici di narrativa contemporanea statunitense pi in vista degli ultimi anni. Oltre al clamoroso successo scaturito da La Sicurezza degli Oggetti (2010), da
294

cui stato tratto anche un film, negli Stati Uniti lautrice ha ricevuto numerosi premi letterari che hanno sancito la sua notoriet,
offrendole un posto di rilievo nel mainstream della US Novel.
Che Dio ci perdoni [May We Be Forgiven] la storia di Harold
Silver, sposato, ebreo, docente universitario e ossessionato da
Richard Nixon. Dopo la cena del Ringraziamento, Harold viene
pizzicato da suo fratello George mentre a letto con Jane, moglie
del secondo e, ovviamente, cognata del primo. Sicch il marito
tradito perde le staffe e uccide la coniuge. Questo solo linizio
delle sciagure che dovr affrontare il protagonista: avr in adozione i suoi nipoti, si separer dalla moglie, perder il lavoro e intratterr una serie di relazioni occasionali che non faranno altro che
fargli perdere lorientamento.
Amy Michael Homes scrive un romanzo decadente e al tempo stesso ironico. Ogni esperienza vissuta da Harold, a partire
dallo sciagurato Giorno del Ringraziamento, sar sempre lo specchio di una rinnovata esperienza, al tempo stesso traumatica e
rivelatoria. Il dover affrontare e gestire i figli del fratello e mettersi
in gioco con degli adolescenti gli ridar la forza per affrontare il
lutto di Jane. La perdita del lavoro gli conceder il tempo e le
occasioni per dedicarsi alla scrittura di un libro su Nixon. Le relazioni occasionali gli daranno lopportunit di conoscere personaggi che, nelle occasioni pi imprevedibili, fungeranno da ancora di
salvezza e, in alcuni casi, addirittura da forte legame affettivo.
Harold Silver non si trova soltanto ad affrontare le conseguenze
di un uxoricidio, sar anche contemporaneamente soggiogato dal
predominio di Internet sulla sua insicurezza emotiva: ossessive
ricerche nella Rete accompagneranno infatti ogni momento della
sua continua sfiducia nei suoi stessi confronti. Trover poi conforto nellosservanza delle tradizioni ebraiche, nella fattispecie
nellorganizzazione di un Bar Mitzvah per il nipote (nel ricordo
infelice del proprio), che gli dar modo di condividere emozioni e
di vincere, almeno momentaneamente, la sua perenne difficolt di
comunicare con le persone. E inoltre i suoi asfissianti studi su
295

Nixon, in contemporanea con la stesura del suo libro, prenderanno un risvolto inaspettato: Harold verr contattato dalla famiglia
dellex Presidente per curare la pubblicazione di una serie di diari
e di testi inediti e riservati del politico americano, pensati per dare
a questultimo un volto umano e al tempo stesso inaspettato.
Che Dio ci perdoni sembra mettere in luce le paure e le ansie
generate dalla mancanza di affetto, dallimpossibilit di confessare
un desiderio ritenuto socialmente inaccettabile e in certi casi dal
rapporto con le istituzioni o dalle relazioni familiari. Un romanzo
sulla vita in un mondo occidentale e globalizzato in cui la salvezza
o la pace possono essere ritrovate, come si vedr, soltanto in un
occasionale viaggio in una comunit tribale lontana. Lontana dal
quotidiano, lontana da tutto ci che fino ad allora era stato.
Emanuele Schember
Moebius e Alejandro Jodorowsky, Moebius proibito: Artigli
dAngelo, Roma, Nicola Pesce Editore, 80 p., euro 14,90
Moebius, Inside Moebius Vol. 3, Napoli, COMICON
Edizioni, 250 p., euro 25,00
Una collana: Nuvole dAutore; una casa editrice: NPE; una sfida
al lettore: Artigli dAngelo. Il titolo, questultimo, di unopera irriverente e sconcertante, frutto della fantasia sfrenata di un geniale
Moebius e di uno sconvolgente Jodorowsky da sempre impregnato di, o forse impegnato in, un erotismo visionario. Questo fumetto conturbante, ai confini della pornografia, racconta sotto
forma di poema illustrato la cruda educazione sessuale di una ragazza, seguendone, in una sorta di parodia del romanzo di formazione, il denso percorso, attraverso deviazioni, perversioni e tab,
che la porter alla liberazione interiore e allelevazione spirituale.
Graficamente originale, il fumetto presenta unorganizzazione
spaziale schematica che propone su ogni pagina destra la voce
narrante, quella che decanta lo spiazzante componimento jodorowskiano, e sulle pagine a sinistra le immagini in bianco e nero
296

disegnate con una tecnica che ricorda da vicino quella delle incisioni. Ancora una volta, Moebius, mediante un disegno preciso e
dettagliato, crea una fitta trama di sfumature e una tessitura pi o
meno intensa che arricchisce le ambientazioni, gli oggetti, i corpi;
sinuose, anatomicamente perfette e sensuali, le forme della giovane donna protagonista della vicenda. Una grazia e una raffinatezza in stridente contrasto con il grottesco presente in alcune
immagini, in particolar modo quella a pagina sessantacinque, la
quale ricorda in quanto a composizione e mostruosit il Drer di
Ges dodicenne in mezzo ai dottori. Una scena che richiama fortemente, ancora in tono dissacratorio, lantica storia romana di Cimone
e Pero, con la sua lettura in chiave moderna quale metafora della
carit cristiana. Si ripresentano i simboli fallici disseminati nellopera del disegnatore, insieme a raffigurazioni di organi genitali e
zone erogene, stavolta non come espressione inconscia e dissimulata bens come materia prima della narrazione. Ritorna anche il
deserto, che compare come sfondo nel momento della pseudo
ascesi mistica della ragazza, scenario di molti lavori dellautore
francese e protagonista quasi indiscusso di Inside Moebius. In questultimo masterpiece, il Deserto B rappresenta luniverso eccezionale che linconscio dellautore; vi deambulano i diversi personaggi generati dal suo genio creativo, da Blueberry ad Arzach, al
Maggiore Grubert, per citarne alcuni, e sorprendentemente lo
stesso Moebius, nelle sue versioni giovanili e non, intento in una
riflessione piuttosto ironica e intricata sullatto della creazione
artistica, sulla figurazione narrativa, sulla sceneggiatura, sulla Bande
dessine e sul lettore. Nato come una specie di giornale di bordo,
senza una vera storia, il fumetto segue passo dopo passo il contorto labirinto generato dal pensiero dellautore, ricco di ponderazioni e citazioni, e rivela, sotto la sua ingannevole e apparente
semplicit, una complessit inaudita. Il volume 3, corrispondente
al V e VI albo editi in Francia, presenta, come i due precedenti,
un disegno veloce e sciatto, disadorno, scarno, che si fa pi ricco
e articolato nellultima parte, donando a questo straordinario
297

meta-fumetto sfumature ancor pi oniriche e psichedeliche in


accordo con la dichiarata e manifesta influenza de Larte di sognare
del peruviano Carlos Castaneda. Al lettore non resta che smarrirsi
fra le sue pagine e vagare insieme ai personaggi di Moebius nelle
molteplici dimensioni spazio-temporali del Deserto B alla ricerca dellautore e di una sceneggiatura che, evidentemente, non si
paleser. Il volume, infine, pubblicato da Comicon edizioni, in
co-produzione con Moebius Production e con la stretta collaborazione di Isabelle Giraud, curatissimo e quanto pi possibile
fedele alledizione originale, ed corredato da una serie finale di
note in supporto al lettore per guidarlo nella comprensione dei
giochi di parole originali e del loro adattamento nella lingua
italiana.
Antonella Di Nobile
Pier Paolo Pasolini, Urlare la verit, a cura di Pippo
Delbono, Firenze, Clichy, 2014, 128 p., euro 7,90
Il Novecento italiano, per grazia della sorte, un secolo piuttosto
denso di letteratura e di pensiero, di nomi che hanno fatto la
storia di entrambi, nostrana e non. Uno di questi nomi senza
dubbio quello di Pier Paolo Pasolini: Poeta, ma non soltanto Poeta. La sua eclettica e spaziosa produzione, infatti, su cui non c
bisogno di fare alcun cenno, testimonia di una sensibilit che,
piaccia o non piaccia, non ha avuto troppi simili. Una sensibilit
incapace di mediazioni, radicale e massimalista nel suo rifiuto di
certe regole dellodiosa vita borghese e testarda nelle sue proposte
e affermazioni. Una sensibilit basilarmente solitaria, coraggiosa,
che ha segnato un passaggio fondamentale nella cartografia delle
nostre lettere e della nostra societ e che bene si conosca ai
quattro venti. Per questo motivo le edizioni fiorentine Clichy,
consce dellimportanza del Poeta, decidono nel 2014, ossia a quasi cinquantanni dalla morte ostiense di Pasolini, di inaugurare la
propria nuova collana Sorbonne (in cui verranno raccolte le
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grandi idee del Novecento in piccoli libri che concentrano lessenza del pensiero di persone che hanno immaginato altri mondi
e prospettive diverse) con un volume proprio a lui dedicato
(Pablo Picasso e Sandro Pertini, gli altri due personaggi gi presenti tra i nomi protagonisti della collana).
Un piccolo volume di stralci antologici, dunque, in cui compaiono fotografie, versi, articoli di giornale, dichiarazioni e interviste (la determinata e fin troppo famosa invettiva lanciata contro
i manifestanti borghesi di Valle Giulia e in favore dei ragazzi delle
forze dellordine, per esempio; oppure i versi superiori dedicati a
Marylin; oppure ancora alcune delle classiche riflessioni pasoliniane sulla sessualit, il potere e la tiv), inaugurato da una memoria di Pippo Delbono e chiuso da unintervista che lo stesso
Delbono registr dalle labbra del Poeta, poche ore prima di quella
maledetta notte del 1978, notte fatta di tenebre intermedie che
non seppero decidere se dar retta ai santi oppure ai morti.
Livio Santoro
Bernard Quiriny, La biblioteca di Gould, traduzione di
Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco, Roma,
LOrma, 192 p., euro 16,50
La biblioteca di Gould, pubblicato dalla brillante casa editrice
LOrma, il libro di un innamorato. Un innamorato della letteratura cui piace giocare, ridere e perdersi nel sentimento amoroso
ma che, non per questo, rinuncia ad analizzarlo e a farsene beffe.
Protagonista del libro, come sottolinea bene il titolo italiano,
una biblioteca di un tale Gould, nome che ricorre innumerevoli
volte nei romanzi e racconti dellautore, spesso affidato a un plausibile alter ego di Quiriny: un personaggio dalle multiple sfaccettature che pu assumere i panni di un bidello di collegio, di un
poeta insonne dotato del dono dellubiquit o quelli di uno scrittore in crisi. Nel nostro caso Gould invece un tipo enigmatico,
un dandy allinglese (eccezione fatta per il t cui preferisce il
299

caff), un aristocratico che dedica il tempo a ingrandire la propria


collezione molto particolare composta da libri strani, capolavori
di una letteratura le cui qualit sono decretate da lui solo o da misteriosi club di ossessionati. Il lettore scopre la selezione e le categorie dai criteri curiosissimi grazie allo sguardo innocente e infantilizzato dellio narrante. Cos viene a conoscenza di libri che, per
raggiungere la perfezione cui lautore non era arrivato, perdono
parole con il tempo, fino a cancellarsi, libri che uccidono i propri
lettori, libri matrioska, libri scritti con regole complicatissime o
libri che per essere letti necessitano che il lettore sia vestito elegantemente.
Il viaggio negli scaffali della biblioteca sembra un viaggio
iniziatico per lio narrante con cui il lettore invitato a identificarsi. Questa relazione di fiducia cieca in questo strampalato
Virgilio (Siccome continuo a non capire cosa siano questi
benedetti libri matrioska, Gould si decide a illuminarmi) ricorda
in tratti divertentissimi la relazione tra Sherlock Holmes e il suo
aiutante Watson, in cui questultimo non osa mai mettere da parte
la sua ignoranza, mentre linvestigatore snocciola dettagli straordinari come fossero bazzecole: cos scopriamo di una macchina
da scrivere programmata per scrivere capolavori totalmente slegati da ci che si batte (il raccontino delladolescente diventa La
ricerca di Proust), con un gusto per laggeggio fantastico che pu
ricordare le pagine migliori del Boris Vian de La schiuma dei giorni.
Ai capitoli sulla collezione particolare di Gould fanno da
contrappunto quelli delle Dieci citt e de La nostra epoca, che mettono in scena spazi urbani e situazioni sociali al limite e ben oltre
il limite dellassurdo. Gli omaggi alla letteratura non mancano e il
lettore pu facilmente indovinare il posto deccellenza che occupano nellolimpo quiriniano autori come il Borges di Finzioni, il
Calvino delle Citt invisibili e il Perec oulipiano. Ma questi tributi
non devono far pensare allemulazione: se osserviamo i giochi
intertestuali e le allusioni allopera dellargentino, ci appare chiaro
che il proposito di Quiriny il gioco dellinnamorato in cui i
300

labirinti devono servire da afrodisiaci e per questo risultano meno


vertiginosi e pi umani che metafisici. Il personaggio di Gould
la terza persona dellopera e non la prima, la sua relazione strampalata con la letteratura presentata quella di un erudito accessibile, non di un genio inaccessibile. La sua logica divertita non
apre, n esplora nuovi mondi, ma seduce il lettore invitando a
osservare il mondo corrente con fervida immaginazione, applicando variazioni di argomenti filosofici conosciuti come quello
del gatto de Schrdinger o del linguaggio privato di Wittgenstein.
Per questo il lettore non deve sorprendersi della tenerezza che
lautore ci ispira nei confronti di Gould, quando questi, da collezionista, si trasforma in autore: nella sezione dei libri rinnegati
Gould lautore di un libro vuoto, mai cominciato, rinnegato
ancor prima di scrivere la prima parola. La trovata di un piacere
tutto intellettuale.
Ma niente paura, la logica spassosa che vediamo allopera
nelle sezioni de La nostra epoca e che ci fa ridere delle conseguenze
estreme di possibili cambiamenti nellordine della vita delluomo
(cosa succederebbe se ogni volta che si fa sesso con qualcuno ci si
ritrovasse ad abitare il suo corpo fino a nuovo amplesso?) invita
ad alzare gli occhi dal libro e a cercare altre possibilit, altre conseguenze, un toccasana per limmaginazione. Cos come laspirante scrittore pu restare a bocca aperta nel vedere il numero di
trame possibili che lautore inventa e liquida in poche righe quando invece potrebbero essere loggetto di romanzi interi.
Consigliamo di leggere La biblioteca di Gould come un museo
interattivo il cui oggetto di culto sono le opere darte letterarie.
Walter Benjamin diceva oggi sembra addirittura che il valore
cultuale come tale induca a mantenere lopera darte nascosta; il
lettore di Quiriny potrebbe avere limpressione di leggere dellamore spassionato per un oggetto che seppur onnipresente appare
inafferrabile, ma non bisogna lasciarsi ingannare: se la letteratura
appare inafferrabile nel testo di Quiriny basta allontanare un po
lo sguardo per cambiare punto di vista e renderci conto, ed qui
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la trovata geniale dello scrittore, che La biblioteca di Gould


letteratura, che noi possiamo afferrare quello che sfugge continuamente allio narrante.
Lettura leggera e divertita ma anche, per chi vuole, mise en
abme di un certo rapporto contemporaneo con la letteratura, gioco divertito ma anche, per chi vuole, melanconico? Lottima traduzione di Giuseppe Girimonti Greco e Lorenza di Lella riesce a
lasciare aperte le differenti interpretazioni. Il giudizio ai lettori!
Paolo Bellomo e Irene Rodrguez Huertas
Daniel Sada, Quasi mai, traduzione di Carlo Alberto
Montalto, Bracciano, Del Vecchio, 2013, 439 p., euro 16,50.
Grazie alla casa editrice Del Vecchio possiamo leggere e godere
dellultima opera pubblicata da Sada prima di morire. Lo scrittore
messicano ci lascia con un lavoro importante per due ragioni: la
prima largomento e la sua trattazione, la seconda il linguaggio della scrittura. Per il secondo punto, una nota di merito va al
traduttore Carlo Alberto Montalto e alla sua grande abilit nel
riprodurre la sintassi delloriginale. Non si tratta, infatti, di uno
stile classico, la scrittura vive di stravaganze ed eterodossie senza
le quali la figura di Demetrio Sordo (tanto alta nella statura
quanto bassa nella morale) perderebbe una buona parte delleffetto coinvolgente che ci tiene incollati alle pagine. Gi, perch Demetrio e la scrittura sono ugualmente protagonisti di questa vicenda in bilico tra labisso dellabiezione e le vette dellamore
platonico.
Demetrio e il desiderio irrefrenabile di lussuria; Demetrio e la
necessit sociale di fidanzarsi con una ragazza perbene, socialmente in vista e di buona reputazione. Nel primo caso, il giovane
si innamora di una prostituta di nome Mireya e sogna di sposarla
e di vivere nellappagamento sessuale; dallaltro la promessa sposa
Renata, una ragazza bellissima, rigorosamente sorvegliata dalla
madre e, inutile aggiungerlo, morigerata, trattenuta e scostante.
302

Per esempio, anche un banale bacio riesce a scatenare lira della


pudica, lasciando il povero protagonista con un palmo di naso.
Per c un inconveniente: perch perseverare per un cammino
tanto impervio quando i piaceri del sesso sono a portata di mano.
Demetrio, circondato da donne anziane, diventa spesso il classico
ragazzo viziato con la pretesa del tutto e subito (un luogo comune
trans-generazionale, no?). Cosa scegliere? Il problema non si
pone: se impossibile auspicare nella conversione di Mireya, novella Maria Maddalena da noi dipinta da Caravaggio e il Cagnacci tra gli altri, e tanto rappresentativa in Messico da prostituta a santa, invece plausibile e conveniente il contrario. S, perch se per la societ messicana della fine degli anni 40, Mireya
irrimediabilmente una prostituta, conveniente sperare e lottare
affinch avvenga linversione contraria, ossia che una santa si
trasformi in una prostituta. Meraviglia del matrimonio, illusione di
un lussurioso futuro: lidea remota delle acrobazie a cui Renata si
conceder, di sicuro, dopo le nozze, fa s che Demetrio sopporti
stoicamente le stravaganze virtuose delletichetta.
Un romanzo coinvolgente, con una prosa coraggiosa in
grado di sorprendere e divertirci. E poi si sa, ridere delle magagne
altrui un buon modo per dimenticare le nostre
Andrea Pezz
Kjersti A. Skomsvold, Pi corro veloce, pi sono piccola,
traduzione di Bruno Berni, Roma, Atmosphere, 2013, 112 p.,
euro 14
Quando si sul punto di morire, una volta che la vita non ha pi
nulla da dare n probabilmente da dire, una volta che pure i cari
pi stretti ci hanno abbandonato andando chiss dove, una volta
esaurite tutte le dita (pure limmensa moltitudine di quelle immaginarie) adatte a contare gli anni ormai passati, pu capitare che ci
si chieda, circonfusi da quella classica aria di solitudine che, con
lodore di naftalina e borotalco, accompagna fedele la vecchiaia:
303

ma io, quaggi, che cosa ho fatto finora?, che cosa resta di me,
del mio passaggio sui sentieri umidi del mondo che ho calpestato
a quattro, due e poi tre zampe?, avr lasciato una traccia, unorma
in grado di raccontare di me, qualcosa che insomma, anche minimamente, serva a ricordare a coloro che verranno dopo di me, e
saranno tanti, che io da queste parti mondane cho vissuto?
questa la domanda nientaffatto straordinaria, lunga 112
pagine, che Kjersti A. Skomsvold, una giovane autrice norvegese
pluritradotta e multipremiata, mette sulla bocca e soprattutto nel
pensiero di Mathea Martinsen, lanziana protagonista del suo libro
intitolato Pi corro veloce, pi sono piccola (appena pubblicato in Itala
per le edizioni Atmosphere). Mathea Martinsen una donnina
minuta e disgraziatamente vedova, ormai parecchio tendente allavvizzito, deambulante manifesto di palese senescenza, ma ancora in grado di esercitare tre delle fondamentali attivit che, in
un modo o nellaltro, coinvolgono lintelletto umano nel pieno
delle forze: la memoria, la tristezza e lironia.
Mathea non ha nulla di speciale, e questo gi lo si suggerito.
una donna come tante, una donna che insegue i ricordi di una
vita ormai passata (la maggior parte dei quali coinvolge anche
limmagine dellamore di sempre, quello nato addirittura quando
ancora si sedeva sui banchi di scuola), in quel tempo esteso che
durante la senilit certi umani esperiscono rendendosi conto, a
poco a poco, nello specchio distratto che sono gli altri, della propria fondamentale inutilit: in sostanza quellamara consapevolezza che il mondo, bene o male, di noi ha fatto ben poco; motivo
per cui nessuno, al di l dei cari (se ci sono, e che pur sempre
scompariranno anche loro prima o poi), ricorder il nostro piccolo nome, le nostre umili gesta, il nostro superfluo quotidiano.
Una cosa che, sintenda, capiter a molti, prima o poi.
Livio Santoro

304

Vladimir Sorokin, La giornata di un Oprinik, traduzione di


Denise Silvestri, Roma, Atmosphere Libri, 2014, 176 p., euro
15
La giornata dellOprinik Andrej Komjaga non si svolge, come il
titolo sembrerebbe suggerire, nella Russia del terribile Ivan IV.
Siamo invece in un 2027 che vede al trono un altro sovrano, in
una Russia che ha restaurato la monarchia e i suoi orpelli pi retrogradi e terrificanti, e protegge i suoi confini e i suoi affari con
una enorme muraglia che si estende da unEuropa sottomessa alla
tirannia dei gasdotti fino a una Grande Cina che si impone come
potente e inevitabile partner commerciale, poich concentra ormai quasi tutta la produzione mondiale delle merci. In questa
Russia, come nel Cinquecento, la milizia degli Opriniki, corpo
scelto e braccio armato dello zar, tornata a seminare il terrore
tra boiardi e oppositori. La piazza Rossa, abbattuto il mausoleo
dellarruffapopoli strabico e imbiancate le mura esterne del
Cremlino, tornata allantico clamore del mercato. Sulle bancarelle, cos come in tutto il paese nei chioschi che hanno rimpiazzato i supermercati stranieri, sono solo due le varianti di ogni prodotto, perch nella logica binaria, non nellinfinito (scegliendo
tra due, non fra tre o trentatr cose) che il popolo trova soddisfazione.
Dalla teleradio, che lOprinik pu vedere e ascoltare nella
versione pura, inviolata dalla censura del regime, giunge ancora
la voce del mondo fuori, e dei dissidenti e intellettuali liberali esuli
in Occidente impegnati a cercare ragioni (vere quanto ormai archiviate dietro alle manovre politiche del potere nella lontana
madrepatria) oppure a scrivere saggi sugli itinerari gastronomici di
Derrida (spendendo capitoli interi sui suoi avanzi nel piatto);
dunque intellettuali impegnati perlopi in vane attivit di produzione sovversiva e comunicazione clandestina di cui il sovrano non si preoccupa troppo, e che lOprinik Komjaga metafora di un potere meschino e spocchioso si limita a deridere o
disprezzare dal profondo di s. Soprattutto quando la ribellione
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oltrepassa la soglia del ridicolo, e diventa il reading di una versione sconcia di Tolstoj per trasgredire il decreto regio che proibisce
il turpiloquio.
Grande consolazione e soddisfazione dellOprinik quellinsieme di corpi che lavora, obbedisce e non si lamenta, quel popolo muto che, quando evocato dal potere, appare quasi una creatura del suo folle equilibrio immaginario.
Se non fosse per i suoi stalloni scarlatti dagli abitacoli trasparenti, i cellulofoni che squillano a colpi di frusta, le bolle
delle notizie a comando vocale, i forni a raggi caldi e freddi, se
non fosse per quei vezzi tecnologici dai nomi ridicoli e dalla dubbia utilit, il racconto in prima persona della giornata
dellOprinik Komjaga sembrerebbe uscito dalla bocca di un
uomo del Medioevo, fedele soltanto a Dio e al sovrano, borioso e
pieno della sua missione, sensibile alla poesia di paesaggi e opere
darte (di regime) e alloccorrenza violento assassino e spietato
stupratore.
A quasi un secolo dallutopia socialista di Aleksandr Bogdanov (ambientata, s, su un altro pianeta), Vladimir Sorokin ci regala quella che lui stesso definisce unantiutopia che anche una
satira e una metafora. E se, pi che unantiutopia, questo romanzo del 2006 una distopia che si concede il paradosso dellanacronismo, Sorokin ha di certo navigato con amaro sarcasmo sul
confine tra satira e metafora per tracciare un grottesco ritratto
della Russia contemporanea, risparmiando a malapena poeti e
satiri, gli unici in grado di meritare lattenzione del potere per
linnegabile abilit di prosa e lacuto sarcasmo delle loro brillanti
pasquinate. Un ritratto che si staglia con ironica potenza sullo
sfondo dellattualit di questo paese, che oggi non pochi tra i suoi
maggiori artisti e intellettuali dipingono come ripiegato su se stesso, caratterizzato da un nazionalismo cieco e da una morale vuota
lo accompagnano nei secoli della storia fino al presente, verso
labisso di un futuro che sembra essere gi passato.
Clara Ciccioni
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Jacques Spitz, Locchio del purgatorio, traduzione di Bianca


Russo, Bologna, Meridiano Zero, 2014, 156 p., euro 10
Limmenso bacino di letteratura fantascientifica rappresentato
dagli Urania Mondadori , fin dagli anni Cinquanta del Novecento, una pescosissima riserva di capolavori assai importanti.
Asimov, Ballard, Matheson, Clarke, van Vogt e Dick, per citare i
pi famosi e attualmente rinomati, sono soltanto alcuni tra gli
scrittori di sf promossi prima di altri, naturalmente qui in Italia, da
una collana di genere che da sempre raccoglie il plauso di dense
frotte di critici e lettori appassionati e molto famelici, viaggiatori a
cui il nostro mondo, con le sue regole piuttosto stanche e frustranti, sta piuttosto stretto. Viaggiatori, proprio cos, come viaggiatori sono spesso i protagonisti di alcune delle storie pi riuscite
e fondamentali della fantascienza medesima, un genere che fa
della dislocazione e dello spostamento verso lignoto (nonch dello spaesamento) la sua maggiore ragion dessere. Si tratta di viaggiatori nello spazio, di viaggiatori nel tempo oppure di viaggiatori
nella causalit, come capita per esempio in Locchio del purgatorio,
splendido romanzo del francese Jacques Spitz, uscito tra gli
Urania del 1972 e ora fortunatamente ridato alle stampe dalleditore bolognese Meridiano Zero, seconda pubblicazione di una
promettente collana appena nata che proprio alla fantascienza
dedicata. Jean Poldonski, protagonista del libro, un pittore come
un altro a cui lispirazione fa difetto. Sar lincontro con uno
scienziato scriteriato, scopritore di un batterio in grado di modificare progressivamente la vista, a riassestare la sua vita in maniera
totale e disarmante, precipitandolo in un mondo soggettivo dapprima bizzarro e poi angoscioso, un mondo parallelo a quello regolare (nonch a quello degli altri sensi) in cui tutto ci che si
staglia davanti al suo sguardo appare via via impolverato, deperito, deteriorato, ammuffito, guasto, decomposto, scarnificato e
infine annichilito: parte inconsistente del mondo che sar quando
la catena di cause che regolano gli eventi avr fatto il suo corso
inevitabile portando tutto alla sua giusta fine, in un momento in
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cui di certo, al di l dello sfortunato Poldonski, non ci sar pi


alcun testimone fatto di ossa e di carne a poterci raccontare quello che succede. Quando, invero, non ci sar nemmeno nessuno in
grado di ascoltare.
Livio Santoro

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