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Maria Chiara Migliore

Antonio Manieri
Lingue e letterature del Giappone e della Corea (L-OR/22)

REGOLE GENERALI PER LA COMPILAZIONE DI RELAZIONI, ELABORATO


FINALE E TESI

Una relazione, una tesi, un elaborato finale devono possedere dei requisiti minimi di leggibilit,
prima di poter essere sottoposti ai docenti. Qui di seguito troverete le regole corrispondenti da
seguire per la sua stesura.
Per una guida alle tesi magistrali:
http://nt-notes.liuc.it/servizi/Biblioteca.nsf/pagine/guidatesi

INDICE
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.

Struttura degli elaborati


Formato
Abbreviazioni
Norme ortografiche
Norme per i testi in lingua giapponese
Trascrizione dal cinese
Note
Bibliografia
Modello di frontespizio

1. Struttura degli elaborati


1.2 Elaborato finale e tesi di laurea magistrale
Indice
Introduzione
Capitoli
Conclusioni
Eventuali appendici
Bibliografia

1.2 Relazione per un seminario o per un esame


Titolo
Introduzione dove proposta una tesi
Sviluppo
Conclusioni
Bibliografia

2. Formato
Qualsiasi tipo di elaborato sar redatto secondo le seguenti modalit (sulla base del Regolamento
Prova Finale e della Tesi di Laurea della gi Fac. di Lingue del 27 novembre 2011):
Impostazione pagina:
- margine superiore 4 cm;
- margine inferiore 4 cm;
- margine sinistro 4 cm;
- margine destro 4 cm;
- rilegatura 0 cm.
Distanza dal bordo:
- intestazione 2 cm;
- pi di pagina 2 cm.
Formato carattere: Times New Roman 12, interlinea 1,5.
Formato note a pi di pagina Times New Roman 10, interlinea singola.
Qualsiasi tipo di elaborato deve essere scritto su un file WORD (doc o docx)
Inoltre:
- Giustificazione ambo i lati
- Disattivare la funzione di divisione in sillabe per gli a capo
- Fare attenzione alla corretta suddivisione dei paragrafi

3. Abbreviazioni
Nel testo preferibile non usare abbreviazioni (salvo le pi usuali come km per chilometro, m per
metro, ca per circa, ecc. [non etc.] per eccetera e cos via).
Nelle note sono ammesse le abbreviazioni duso:
capitolo/i
= cap. / capp.
citato
= cit.
confronta
= cfr.
opera citata
= op. cit.
pagina/e
= p. / pp.
seguenti
= ss.
senza data di pubblicazione = s.d.
senza luogo di pubblicazione = s.l.
traduttore
= trad.
traduzione italiana
= trad. it.
volume/i
= vol. / voll.

4. Norme ortografiche
Accenti in italiano
Laccento acuto in s, n, perch, affinch, poich, finch, trentatr.
Laccento grave in , cio, caff, t.
Per le altre vocali italiane laccento sempre grave.
Anche nel caso di altre lingue (francese, spagnolo, ecc.) fondamentale segnare correttamente tutte
le accentazioni.
Congiunzioni (d eufonica)
buona norma limitare il pi possibile luso della d eufonica, che si usa solo quando si
susseguono due vocali identiche:
Lo invitai ad andare (giusto)
Il generale ed io (sbagliato)
Ma ricordare che ad esempio, ad esso la richiedono.
Virgolette
Si usano, oltre che per introdurre e chiudere le citazioni, per i titoli di articoli, per evidenziare certi
termini, sia nel testo sia in nota. Qualsiasi virgolettato allinterno di una frase gia racchiusa tra
virgolette vuole le virgolette semplici:
Esempio:
Questo processo si potrebbe chiamare la nipponizzazione del confucianesimo.
Corsivi
Il corsivo del brano va segnalato. Qualora si intenda porre in rilievo frasi o parole si possono
mettere in corsivo, ma necessario indicarlo in nota con espressioni del tipo: Il corsivo mio.
Omissis
Se nel brano citato ci sono frasi o parole che non interessano si possono saltare, segnalando sempre
lomissione con tre punti di sospensione tra parentesi quadre [].
Se invece necessario inserire in una citazione una o pi parole per una migliore comprensione di
una traduzione, o di un testo, gli inserimenti vanno indicati tra parentesi quadre.
Date
Si devono scrivere per esteso le date complete di giorno, mese, anno: 26 febbraio 1936 e non
26/2/1936.
Vanno scritte per esteso le indicazioni di un secolo e di anni di particolare importanza: lOttocento e
non l800, gli anni Ottanta e non gli anni 80.
Non si deve mai usare lapostrofo in sostituzione dellindicazione del millennio o del secolo: la resa
del 1945 e non la resa del 45.
Nel caso vi siano i due estremi di un intervallo di tempo uniti da un trattino, lindicazione corretta ,
p. es.: lera Kenp 1213-19.
Maiuscole
Sono ammesse se indicano:
1) periodi storici, epoche, avvenimenti di grande importanza: la Restaurazione (ma: la restaurazione
Meiji)

2) i nomi dei punti cardinali quando specificano una regione geografica: il Sud-est asiatico
3) i nomi di istituzioni, partiti, enti, gruppi letterari: Meirokusha, Kenysha, Shirakabaha
Minuscole
Vanno in minuscolo le indicazioni riguardanti: i nomi dei popoli, le confessioni religiose, i titoli
nobiliari, le cariche pubbliche, i titoli ecclesiastici, i gradi e i corpi militari, i titoli accademici e
onorifici, le indicazioni topografiche, i nomi dei mesi e dei giorni.
Citazioni
Quando nel corso di un testo viene riportata una citazione di una certa lunghezza, tale da avere una
propria autonomia rispetto allesposizione del ragionamento, essa viene riprodotta in corpo minore,
senza virgolette, e con in nota lindicazione bibliografica del testo citato.
Esempio:

Spesso infatti accade che in unopera ripudiata si possano individuare


motivazioni nascoste del rifiuto, idee segrete che altrimenti non sarebbero state
espresse. Perch quando uno scrittore inconsapevolmente intraprende un percorso
incognito e irto di pericoli, ecco che proprio allora:

I sentimenti travalicano i limiti dellintelletto, distruggono le forme e aprono una


visuale su distese immense e inimmaginate. Il lettore che guidato dallautore in un giardino
molto ben curato, apre dimprovviso una porta nascosta nelledera di un alto muro e coglie
lunica occasione che gli viene offerta di spiare aperte distese di campi. Preso dal panico
lautore allora si accorge del proprio errore e non guider pi il lettore una seconda volta
fino a quella porta.
Tanizaki Junichir, La morte doro, a cura di L. Bienati, Introduzione, p. 12.
Le citazioni da saggi in lingue europee vanno mantenute in originale, ma non bisogna confondere il
testo dellautore con brani di testi giapponesi da lui tradotti. Se un testo cita brani da opere
giapponesi, questi non possono essere riportati tali e quali in inglese: bisogna tradurli in italiano e
rintracciare gli originali giapponesi da segnalare in nota.
Se le citazioni sono in giapponese o cinese (o altra lingua che non si esprime con lalfabeto latino)
vanno tradotte in italiano.
La fonte utilizzata deve sempre essere riprodotta fedelmente compresi gli eventuali errori
grammaticali e di trascrizione che vanno segnalati con [sic!].

Tavole, tabelle, fotografie, mappe


Quando si inseriscono tavole, illustrazioni, tabelle ecc. bisogna numerarle e indicare la fonte da cui
sono state tratte. sempre preferibile collocare tavole, illustrazioni, tabelle nel testo; qualora le loro
dimensioni consigliassero di metterle in appendice o alla fine del capitolo occorre dare in nota tutte
le indicazioni necessarie a un rapido reperimento.

5. Norme per i testi in lingua giapponese


La trascrizione in rmaji deve seguire il metodo Hepburn, adottato anche da vari dizionari quali
Sanseid, Kenkysha, Nelson.
Le trascrizioni obsolete quali Kwant, Konoye, Kwannon, Yeyasu ecc. nelle citazioni vanno
riportate senza [sic!], ma non si devono utilizzare nel testo.
Il segno di allungamento delle vocali va sempre inserito: n, daimy, shint, e Kenzabur,
It Jinsai, Chkronsha, ninjbon. Non ammesso il ricorso allaccento circonflesso anche se
talvolta utilizzato nei testi a stampa.
Per i nomi propri giapponesi si deve seguire luso giapponese: prima il cognome e poi il nome
(Kawabata Yasunari, Dazai Osamu, Murakami Haruki). indispensabile individuare il cognome
dellautore giapponese con assoluta certezza al fine sia di compilare una corretta bibliografia sia di
usufruire in modo ottimale di schedari e bibliografie. di aiuto, anche se incompleto, P.G.
ONEILL, Japanese Names. A Comprehensive Index by Characters and Readings, New YorkTokyo, Weatherhill, 1972
Tutti i termini giapponesi fatta eccezione per i nomi comuni di persona femminili (la geisha)
vanno resi in italiano al maschile (il chanoyu, il matsuri, lo yukata, i geta).
Nel caso di termini con h iniziale non consentito luso dellapostrofo (lo Honsh, lo haiku).
Nella tradizione accademica italiana non diffuso l'uso dell'articolo "il" in luogo dell'articolo "lo"
davanti a parole la cui iniziale h, ma tale opzione accettata e consigliata.
Quando il termine composto da due o pi kanji non si deve mai usare il trattino n lasciare uno
spazio tra i due o pi fonemi (rangakusha e non rangaku-sha o rangaku sha).
I nomi propri del periodo classico vanno scritti senza trattino: Minamoto no Yoritomo, Sugawara
no Michizane.
I titoli dei n e dei kygen vanno scritti sempre in ununica parola: Fuenomaki, Mimosuso,
Kakuredanuki.
errato luso della m in luogo della n davanti alle labiali e, quindi, scrivere kampaku, Jimmu,
Mombush, shimbun, nembutsu, ecc. La grafia corretta kanpaku, Jinmu, Monbush, shinbun,
nenbutsu. Quando vi possibilit di equivoco nella divisione delle sillabe, cio quando la n pu
appartenere sia al fonema che precede sia a quello che segue, occorre dividerli con un apostrofo,
mai con un trattino o con un punto: Junichir, Honami, Manysh, Kenreimonin. Lapostrofo
non necessario in casi come Shinjir perch non esiste un kanji nji che possa dar adito a
confusione.

Se loriginale non ha kanji, questi non si devono aggiungere di propria iniziativa.


Vanno in corsiv o e in minuscolo:
1) tutti i nomi comuni giapponesi:
tatami, kabuki, geta, monogatari, kanpaku, shgun, zaibatsu
2) tutte le espressioni giapponesi che indicano scuole religiose, di pensiero, movimenti letterari ecc.:
shingon, kokugaku, rangaku, genbunitchi, jodsh
3) alcuni termini stranieri:
corves, status, in toto, climax, establishment. Se di uso corrente nella lingua italiana, vanno sempre
al singolare e in carattere normale: i film, i leader, la leadership, il background.
4) i titoli di libri, opere, riviste (vedi Note bibliografiche).
Non vanno in corsiv o e non vanno sottolineati:
1) i nomi propri (Tanizaki Junichir, Motoori Norinaga, Maruyama Masao, Hirohito, Ienaga
Sabur, Yoshimoto Banana);
2) i toponimi (Edo, Nagasaki, Shikoku, Deshima, Hokkaid, Kysh, Nagano, Tky, Honsh);
3) i nomi dei periodi (Heian, Azuchi Momoyama, Meiji, Shwa) e delle ere (Engi, Heiji, Tenmei,
Tensh);
4) i nomi dei templi e dei santuari (Kinkakuji, Kiyomizudera, Meiji jing);
5) i nomi di istituzioni, enti pubblici e privati, societ, associazioni, partiti politici, sindacati: (Nihon
kysant, Monbush, Waseda daigaku, Tdai [=Tky daigaku]);
6) le leggi, i decreti e le ordinanze;
7) alcuni termini ormai entrati nel linguaggio comune, come: samurai e kimono (che restano
invariati: due kimono). Ricordare inoltre che yen non va in corsivo perch non giapponese. In
giapponese en.
Se si mantengono i suffissi giapponesi del tipo -kawa (-gawa); -yama oppure -san (-zan); -dri; ku; -ch; -ji ecc., questi suffissi non devono essere tradotti in italiano. Si consiglia di mantenere la
forma giapponese: il Sumidagawa (oppure il fiume Sumida, o il Sumida), ma non il fiume
Sumidagawa, il Fujisan, Chdri, Shinjukuku, Wakamatsuch, il Ginkakuji.

6. Trascrizione dal cinese


I termini, nomi, titoli di opere cinesi, in nota o nel testo, vanno trascritti con il sistema pinyin
adottato dal governo cinese nel 1979. Tutto quello che nei testi di consultazione si trover trascritto
con i sistemi Yale, Wade-Giles o altri va riportato in pinyin. Una tavola comparativa tra i sistemi
pinyin/Yale/Wade-Giles si trova in:
Maurizio Scarpari, A vviamento allo studio del cinese classico, Venezia, Libreria Editrice
Cafoscarina, 1995, pp. 183-194.

oppure al seguente indirizzo web:


http://www.tuttocina.it/tuttocina/lingua/wg.htm#.USOmcI7oDF8

7. Note
Le note vanno a pi di pagina (e non alla fine della tesi o dei singoli capitoli), con una numerazione
progressiva.
Nelle note si devono inserire tutte le informazioni bibliografiche e i rimandi alle pagine e tutte
quelle indicazioni necessarie a chiarire il testo, a non interrompere il filo del discorso, a fornire
citazioni di altri autori.
Il titolo delle riviste pu apparire in sigla senza le virgolette dopo aver specificato la prima volta di
quale rivista si tratta e facendo precedere la bibliografia da una lista del tipo:
AA = Acta Asiatica
JF = Japan Forum
JJS = The Journal of Japanese Studies
JQ = Japan Quarterly
MN = Monumenta Nipponica
Note bibliografiche (Si veda anche BIBLIOGRAFIA)
Nelle note si devono inserire tutte le informazioni bibliografiche e i rimandi alle pagine.
Esempio:
Franco Mazzei & Vittorio Volpi, A sia al centro, Milano, Universit Bocconi Editore, 2006, p. 17.
Se si tratta di una traduzione, indicare il traduttore o il curatore. Fra parentesi quadre preferibile
indicare il titolo originale dellopera.
Esempio:
Ishikawa Jun, I demoni guerrieri [Shura], trad. di Maria Teresa Orsi, Venezia, Marsilio, 1997, pp. 34.
Kat Shichi, Storia della letteratura giapponese: dalle origini al X V I secolo, a cura di Adriana
Boscaro, Venezia, Marsilio Editori, 1987, pp. 34-36.
Quando di un autore si cita un volume i cui capitoli abbiano un titolo si deve riportare il titolo del
libro mentre il titolo del capitolo pu, a scelta, essere indicato od omesso.
Esempio:
Ivan Morris, La nobilt della sconfitta, Milano, Guanda, 1985 (ed. orig. The Nobility of Failure,
1975), cap. 3, Il principe malinconico. Arima no Miko, p . 41.
Quando si citano opere in lingua inglese, tutti i sostantivi del titolo vanno scritti con liniziale
maiuscola.
Esempio:
Cecilia Segawa Siegle, Y oshiwara: The Glittering W orld of the Japanese Courtesan, Honolulu,
University of Hawaii Press, 1993, p. 76.
Quando si cita un articolo di rivista, il titolo dellarticolo va fra virgolette, il nome della rivista va in
corsivo.
Esempio:

Maria Chiara Migliore, Alcune considerazioni sul ruolo politico e rituale della donna nel Giappone
antico, Il Giappone, XXXV (1995), 1998, pp. 5-17.
Lindicazione di unopera viene data per esteso la prima volta, dopo di che sar sufficiente:
Cognome dellautore, Titolo abbreviato, (o Titolo abbreviato), cit., p. xx.
Esempio:
Siegle, Y oshiwara , cit., pp. 75-77.
Migliore, Alcune considerazioni, cit., p. 8.
Se si tratta della stessa fonte citata nella nota immediatamente precedente e se non cambia il numero
delle pagine da cui sono tratte le citazioni, si pu utilizzare: ibidem.
Se necessario introdurre delle abbreviazioni, queste devono essere indicate alla loro prima
occorrenza con la dicitura: (dora in avanti abbreviato in).
Esempio:
Tanizaki Junichir zensh, Tky, Chkronsha, 1981-83 (dora in avanti abbreviato in TJZ). E
la successiva indicazione sar, ad esempio: , in TJZ, vol. 20, pp. 3-15.

8. Bibliografia
La bibliografia va in genere per ordine alfabetico. Lordine dei riferimenti bibliografici per la
bibliografia differisce quindi da quello per le note solo per linversione della successione
cognome/nome, che vanno separati da una virgola.
Volume
Cognome, Nome dellautore, Titolo del volume, eventuale collana, Citt, Casa editrice, anno.
Esempi:
Siegle, Cecilia Segawa, Y oshiwara: The Glittering W orld of the Japanese Courtesan, Honolulu,
University of Hawaii Press, 1993.
Pinguet, Maurice, La morte volontaria in Giappone, Milano, Garzanti, 1985.
Hata, Sumie, Utamakura no roman, Tky, Asahi shinchsha, 2005.
Volume, a cura di
Cognome, Nome del curatore (a cura di), Titolo del volume, eventuale collana, Citt, Casa
editrice, anno.
Esempi:
Migliore, Maria Chiara (a cura di), Il viaggio a ritroso. Genesi e tipologia dei diari di viaggio
medievali giapponesi. Traduzione del Tkan kik (Diario di un viaggio a oriente), Serie tre, 8,
Napoli, Istituto Universitario Orientale, Dipartimento di Studi Asiatici, 2002.
Amitrano, Giorgio (a cura di), Kawabata Y asunari, Romanzi e racconti, Meridiani, Milano,
Mondadori, 2003.
Gatten, Aileen - Chambers, Anthony Hood (a cura di), New Leaves - Studies and Translations of
Japanese Literature in Honor of Edward Seidensticker, Ann Arbor, Center for Japanese Studies, The
University of Michigan, 1993.

Hatori, Tetsuya (a cura di), Kawabata Y asunari, Nihon bungaku kenky shiry shinsh, vol. 27,
Tky, Yseid, 1990.
Volume di autore, a cura di
Cognome, Nome dellautore, Titolo del volume, a cura di Nome Cognome, eventuale collana,
Citt, Casa editrice, anno.
Esempi:
TANIZAKI, Junichir, Divagazioni sullotium e altri scritti, a cura di Adriana Boscaro, Venezia,
Cafoscarina, 1995.
Saggio in volume
Cognome, Nome dellautore, Titolo della sezione, in Nome Cognome del curatore (a cura di),
Titolo del volume, Citt, Casa editrice, anno, pagine.
Noguchi, Takehiko, The Substratum Constituting Monogatari: Prose Structure and Narrative in the
Genji Monogatari, in E. Miner (a cura di), Principles of Classical Japanese Literature, Princeton,
Princeton University Press, 1985, pp. 130-50.
Articolo in Periodico
Cognome, Nome dellautore, Titolo dellarticolo, Titolo della rivista, numero del volume, numero
del fascicolo, anno, pagine.
Esempio:
Boscaro, Adriana, Una letteratura compagna delluomo per leternit. Ricordo di End Shsaku,
A siatica V enetiana, 2, 1997, pp. 3-17.
Traduzione
Cognome, Nome dellautore, Titolo del volume, Citt, Casa editrice, anno.
Esempio:
Ishikawa, Jun, I demoni guerrieri, trad. di Maria Teresa Orsi, Venezia, Marsilio, 1997.
Traduzione in volume collettivo
Cognome, Nome dellautore, Titolo della sezione, trad. di Nome Cognome, in Autore, Titolo del
volume, a cura di, Citt, Casa editrice, anno, pagine.
Esempio:
Tanizaki, Junichir, Chiacchierata sullarte, trad. di Bonaventura Ruperti, in Tanizaki, Junichir,
Divagazioni sullotium e altri scritti, a cura di Adriana Boscaro, Venezia, Cafoscarina, 1995,
pp. 229-276.
Documenti tratti dal web
Nome della home page, Indirizzo url
Esempi:
Institute for Japanese Medieval Studies, http://www.columbia.edu/cu/ealac/imjs/
Kokubungaku kenky shirykan, http://www.nijl.ac.jp/
Indicare sempre lultima data di consultazione.

9. Modello di frontespizio per elaborati finali e tesi

UNIVERSIT DEL SALENTO


CORSO DI LAUREA IN SCIENZA E TECNICA DELLA MEDIAZIONE LINGUISTICA

PROVA FINALE

TITOLO

RELATORE

CANDIDATO
Matricola:

ANNO ACCADEMICO 201X/201X