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Matteo Taufer (ed.

Studi sulla
commedia attica
Unter der Schirmherrschaft der
Autonomen Region Trentino Sdtirol

Gedruckt mit der Untersttzung der

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Dieser Band wurde im Rahmen der gemeinsamen Forschungsfrderung


von Bund und Lndern im Akademieprogramm mit Mitteln des Bundes-
ministeriums fr Bildung und Forschung und des Ministeriums fr Wissen-
schaft, Forschung und Kultur des Landes Baden-Wrttemberg erarbeitet.

Bibliografische Information der Deutschen Nationalbibliothek


Die Deutsche Nationalbibliothek verzeichnet diese Publikation in der
Deutschen Nationalbibliografie; detaillierte bibliografische Daten sind
im Internet ber <http:/dnb.d-nb.de> abrufbar.

2015. Rombach Verlag KG, Freiburg i.Br./Berlin/Wien


1. Auflage. Alle Rechte vorbehalten
Umschlag: Brbel Engler, Rombach Verlag KG, Freiburg i.Br./Berlin/Wien
Satz: rombach digitale manufaktur, Freiburg im Breisgau
Herstellung: Rombach Druck- und Verlagshaus GmbH & Co. KG, Freiburg im Breisgau
Printed in Germany
ISBN 978-3-7930-9840-9
INHALT

Introduzione7

Bernhard Zimmermann
Aktuelle Tendenzen der Komdienforschung11

Giuseppe Mastromarco
Aristofane e le Termopili21

Giuseppe Zanetto
Forme e tipologie del comico in Aristofane 39

Patrizia Mureddu - Gian Franco Nieddu


Se il poeta ci ripensa: rielaborazioni e riscritture nella tradizione
aristofanea 55

Michele Napolitano
Alcune riflessioni sui finali di Aristofane81

Christian Orth
Vier- und mehrsilbige Wrter in den iambischen Trimetern von
Aristophanes Acharnern103

Marco Duranti
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di
Aristofane129

Piero Totaro
Onomast komoiden nella parodo lirica del Pluto di Aristofane163

Claudio Bevegni
Aristofane in Poliziano181

S. Douglas Olson
On the Fragments of Eupolis Taxiarchoi201
Giovanni Ceschi
Intertestualit in Ermippo: parodia e lessico specialistico215

Francesco Paolo Bianchi


Il giudizio di bellezza delle dee nel Dionisalessandro di Cratino
(POxy 663, col. I rr. 1219)231

Felice Stama
Per unanalisi della cosiddetta Comoedia Dukiana
(Com.Adesp. fr. 1146 K.A.)261

Stellen- und Personenregister281


Marco Duranti (Freiburg i. Br.)

Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse


di Aristofane

Abstract:
This article provides an analysis of Eccl. 730-745, where a citizen loyal to the new
womens regime, in alienating his objects in favour of the community, personifies
them and addresses them as if they were the personnel involved in the procession of
the Panathenaea. The analysis is aimed at understanding the function of the objects
personification in this scene against the backdrop of the employment of this device in
ancient Greek comedy. I first show that the parody of public rites by means of daily
objects is a typical feature of comic literature. I then distinguish the different types
of object-personification within Greek comedy. This was probably a common comic
device, employed in order to trigger hilarity in the audience. However, in Crates frag-
ment 16 K.-A. it is used seriously, as moving objects can free men from the necessity
of working. In Aristophanes, on the contrary, no serious message is to be found in
personification. Finally, I examine the following scene in Eccl., where the loyal citizen
is confronted by a sceptical one, who declares that he will not alienate his belongings.
The sceptic does not personify objects, and the contrast between the two views on the
objects expresses the different political positions of the two characters.
In the conclusions, I explore the implications of this contrast between the two charac-
ters on the general issue of utopia in the Eccl.

Keywords:
personification, automatos bios, utopia

Il presente contributo intende valorizzare un aspetto non secondario della


commedia antica, che ha ricevuto sorprendentemente poca attenzione da
parte della critica: il trattamento degli oggetti e le modalit della loro perso-
nificazione. Pi di mezzo secolo fa E. Fraenkel, prendendo spunto da Plau-
to, richiamava lattenzione sullimportanza della personificazione nel genere
comico (1960, 95):
Qualsiasi linguaggio popolare, e qualsiasi arte comica che da esso tragga origine e
che si proponga come fine il divertimento di spettatori ingenui, tende a conferire
autonomia e vita propria a parti del corpo, a oggetti della suppellettile casalinga,
anzi a tutte le cose di impiego quotidiano; la tendenza allespressione drastica ha qui
larghe possibilit di spiegarsi.
130 Marco Duranti

Eppure si rileva una scarsit di contributi che approfondiscano il ruolo degli


oggetti nella drammaturgia tanto di Aristofane, quanto degli altri poeti comi-
ci. U. Albini (1997, 26-29) analizza brevemente alcune scene che prevedono
limpiego di oggetti. J. Wilkins offre una buona introduzione al mondo ma-
teriale della commedia (2000, 1-12) ma dedica un paragrafo troppo breve
agli oggetti, in specie di cucina (33-36). In due articoli di M. English (2000
e 2005) si rileva la diminuzione del numero e dellimportanza dei requi-
siti scenici nellevoluzione del teatro di Aristofane, cos come la crescente
preferenza per oggetti umili e quotidiani. Questo saggio prender tuttavia
le mosse proprio da una commedia tarda di Aristofane, le Ecclesiazuse, e in
particolare dallinizio (730-745) della scena (730-876) che segue lesposizione
del programma comunistico al femminile da parte di Prassagora. La scena si
apre con un cittadino leale al nuovo regime (di seguito denominato il Citta-
dino leale1) ritratto nel momento in cui ordina ai servi di portare i suoi beni
fuori di casa per consegnarli alla comunit, in osservanza delle nuove leggi:
una traslazione dal dentro al fuori, dallo spazio retroscenico allo spazio sce-
nico, che viene trasfigurata dalluomo in una parodia della processione delle
Panatenee, per la quale egli si rivolge ad alcuni degli oggetti personificandoli
e promuovendoli al ruolo di officianti del rito. Al v. 746 entra in scena un
altro personaggio (di seguito denominato il Cittadino scettico), che al con-
trario dichiara da subito il proprio scetticismo e lindisponibilit ad alienare
i suoi beni; egli guarda agli oggetti da una prospettiva ben diversa da quella
del Cittadino leale, e tale differenza merita di essere attentamente valutata.
Lanalisi si apre con lidentificazione degli oggetti e dei ruoli processionali
che essi ricoprono, e prosegue mostrando come la nostra scena non sia iso-
lata nella produzione di Aristofane, che conosce altri esempi di parodia di
processioni religiose per mezzo di oggetti. In questi passi la connotazione de-
gli oggetti variabile: se nella scena degli Acarnesi (241-279) non se ne rileva
un utilizzo volto a provocare ilarit, nella processione finale del Pluto (1191-
1209) la peculiare focalizzazione sulla pentola usata nel rito congiura al tono

1
I manoscritti non aiutano a identificare il Cittadino leale. La prima ipotesi, adottata ad es.
da Vetta 1989, che si tratti di un personaggio anonimo come sicuramente il Cittadino
scettico e si basa sul parallelo con le scene giambiche o farsesche delle altre comme-
die aristofaniche, nelle quali, a parte il protagonista, figurano personaggi mai apparsi in
precedenza. La seconda ipotesi, accolta da Ussher 1973, identifica il cittadino leale con
Cremete, un personaggio che ha gi dimostrato un atteggiamento favorevole al nuovo re-
gime. La terza ipotesi, sostenuta da Sommerstein 2007 e da Capra 2010, chiama in causa
il vicino di casa di Blepiro, e si basa sul fatto che il vicino, ai vv. 728-729, ha dichiarato
lintenzione di consegnare i propri beni. Tale circostanza rende in effetti probabile che il
personaggio che entra in scena al v. 730 dopo il canto corale sia il vicino.
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 131

comico della scena. Il trattamento degli oggetti si rivela dunque funzionale


ai messaggi che le scene intendono comunicare.
A partire dalla constatazione che nel passo delle Eccl. la personificazione
degli oggetti incostante, si distinguono poi gli oggetti personificati da quelli
non personificati, e si segnala come il personaggio si rivolga ora agli oggetti,
ora agli schiavi, rimuovendo cos a livello verbale la distinzione tra animato
e inanimato.
Successivamente lo sguardo si estende alle diverse modalit di personifi-
cazione in commedia, e su questa base operato un confronto tra le Eccl.
e il frammento 16 K.-A. di Cratete. Lelemento comune il miracolo del
movimento autonomo degli oggetti, che si esprime per in forme diverse: se
nel frammento di Cratete ipotizzabile una animazione degli oggetti su un
piano esclusivamente verbale, mediante le parole del personaggio, in Ari-
stofane si ingenera un contrasto tra le parole del padrone, che vorrebbero
gli oggetti semoventi, e la realt scenica, che li vede trasportati in scena dai
servi. Si argomenter che le due diverse scelte drammaturgiche sono orien-
tate da due diversi fini: in Cratete, il coinvolgimento del pubblico nel sogno
utopico; in Aristofane, la mera volont di suscitare il riso.
Nellultima parte del contributo la figura della personificazione messa in
relazione con il tema politico delle Eccl. Il confronto con la scena proces-
sionale degli Acarnesi mostra come gli oggetti vengano a rivestire la stessa
funzione di officianti di rito che in quella commedia era affidata ai membri
della famiglia; nelle Eccl. inscenata addirittura la pi importante cerimonia
religiosa di Atene.
Il Cittadino scettico, al contrario del leale, non personifica gli oggetti. Le
Eccl. sfruttano pertanto il contrasto tra le due diverse interpretazioni degli
oggetti come enti animati o inanimati: se animati, gli oggetti possono non
solo ispirare affetto, ma persino impersonare un solenne ruolo pubblico; se
inanimati, sono presi in considerazione unicamente per il loro valore duso
e rimangono confinati in ambito privato. Pertanto, il diverso trattamento
degli oggetti riflette la diversa attitudine dei due uomini rispetto al progetto
politico messo in atto nella commedia.
Nelle conclusioni dellarticolo la scena in oggetto valutata nel contesto del
progetto utopico sperimentato nelle Eccl. Si argomenter come la costruzione
della scena e del contrasto tra i due personaggi insinui un dubbio sullutopia
e sulla possibilit della sua realizzazione.
Lanalisi si propone di mostrare come nelle Eccl. il trattamento degli ogget-
ti, per quanto essi siano meno numerosi e meno preziosi che nelle prime
commedie di Aristofane, denoti una rispondenza con il cuore tematico della
132 Marco Duranti

commedia forse senza precedenti. I paralleli con altri passi, della commedia
greca, di altri generi e di altre epoche letterarie, sono finalizzati non solo a
contribuire allesegesi della scena delle Ecclesiazuse, ma anche a fornire spunti
per quella ricognizione pi sistematica del ruolo degli oggetti nella comme-
dia e nella letteratura che non dovr ancora a lungo mancare.

1. Gli oggetti in scena in Eccl. 730-745

Di seguito sono riportati i versi in oggetto secondo ledizione di Vetta


(1989)2.
730 , ,
,
,
.
; , ,
735 ,
;
, , .
, ,
. , , ,
740
.

, ,
.
745 .

Vieni qui, mia bella setaccia3, prima delle mie cose a uscire di casa, a far da canefora
tutta imbellettata, tu che mi hai vuotato tanti sacchi di farina! Ma dov quella che
porta la poltrona? Pentola, esci e vieni qui, per Zeus, tutta nera, neanche avessi
cotto la tintura con cui Lisicrate si annerisce i capelli! Mettiti vicino a lei, vieni qui,
parrucchiera. Porta qui quella brocca, portatore di brocca, qui dico. E tu, esci e vieni
qui, citareda, tu che nel cuore della notte, con il tuo canto mattutino, mi hai svegliato
tante volte per lassemblea. Venga avanti il portatore di catino: disponi i favi di mie-
le, mettici vicino i ramoscelli, porta fuori i due tripodi e lampolla. Lasciate perdere
i pentolini e la marmaglia!

2
Le traduzioni dal greco sono sempre originali.
3
La necessit di mantenere il genere femminile degli oggetti menzionati (cf. infra, par. 6)
richiede una piccola forzatura dellitaliano.
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 133

Unattendibile ricostruzione di ci che avviene sulla scena delle Eccl. forni-


ta sempre da Vetta (ad 730-745):
(d)obbiamo immaginare che questa introduzione al nuovo episodio si svolga col
padrone in scena e due servi (Sicone e Parmenone, come vengono chiamati a v.
867 sg.) che entrano e escono di casa portando fuori gli oggetti domestici richiesti.
Luomo I [scil. il Cittadino leale], al suo apparire, non ha in mano il grosso vaglio,
ma lo chiede, sia pure con una personificazione, ai servi che sono ancora allinterno.
Gli arnesi vengono via via allineati in terra nellordine da lui voluto.

Non c dubbio che le suppellettili sono portate dai servi, ai quali il padrone
si rivolge congiuntamente al v. 745 (): i due si alternano nel portare
in scena, uno dopo laltro, gli oggetti nominati, ma spesso il padrone rivolge
direttamente a questi ultimi lordine di uscire di casa, personificandoli.
La teoria delle suppellettili compone una parodia della processione ateniese
delle Panatenee, istoriata, come noto, anche nel fregio del Partenone4.
opportuno passare in rassegna gli oggetti menzionati5. Il nome del primo,
(730), un hapax, composto da e , a indicare un
grosso setaccio per separare la farina dalla crusca: per laccostamento alla
figura della canefora sfruttata la somiglianza tra il biancore delle canefore,
dato dalla cipria, e il biancore del setaccio infarinato6.

4
Lordine in cui sono citate le figure processionali in Aristofane non coincide perfettamente
con quello del fregio del Partenone: ad esempio, gli , che nella rappresenta-
zione scultorea precedono e musicisti, in Aristofane li seguono. Al riguardo
commenta per Vetta 1989, ad 730-745, (n)on c motivo di pensare che lUomo I turbi
lordine tradizionale; proprio la continua presenza di indicazioni spaziali nelle direttive
impartite ai servi lascia presumere un assetto identico allordine processionale, pur nel
disordine di fornitura degli oggetti. Sul confronto tra lordine processionale nel fregio
del Partenone e le informazioni contenute nelle fonti letterarie, cf. Rotroff 1977; Simon
1983, 58-67; Jenkins 1994; Stevenson 2003. Per una trattazione generale sulle Panatenee
cf. Deubner 1932, 22-35; Brelich 1969, 314-348; Neils 1992.
5
Sparkes (1962) offre unutile rassegna degli strumenti di cucina nellantichit: cf. pp. 125
(), 126-127 (), 129-130 (), 130 (). Le tavole finali danno la pos-
sibilit di vedere come apparivano questi oggetti. Si veda anche Pots and pans 1977, in
particolare le immagini sulla .
6
Cf. il fr. 25 K.-A. dagli Dei di Ermippo: /
. Lo scolio a Eccl. 730a informa che era nome di schiava (
), e spiega la successiva affermazione del padrone (tu che mi hai vuotato tanti sac-
chi di farina) come un riferimento ai furti perpetrati dalla schiava stessa (733 (:)
). non altrove attestato come nome personale, ma quandanche fosse
esistito, non costringe a interpretare questi versi nel senso dello scolio. Si argomenter che
lassociazione piuttosto con una figura filiale; i molti sacchi versati possono essere visti
nellottica del legame quotidiano con il padrone, cos stretto da poter essere assimilato
a unintima parentela (cf. infra, par. 6): lidea di Sommerstein 2007, ad 733 che la frase
alluda, in metafora, alle spese esose sostenute per permettere alla figlia di fare da canefora
134 Marco Duranti

Il secondo oggetto, la pentola7, qualificata come por-


tatrice di sgabello (734): da un passo degli Uccelli (1549-52) e da Esichio (s.v.
) risulta che questa era attendente della canefora, con il compito
di portare una sedia affinch la canefora potesse riposarsi durante i lunghi
riti sacrificali che seguivano alla processione. Nei commenti non sono formu-
late ipotesi sul motivo per cui la pentola assuma il ruolo della : si
pu pensare che essa sua rovesciata e assomigli cos ad uno sgabello.
Nel medesimo passo degli Uccelli menzionata una seconda assistente della
canefora, la portatrice di ombrellino, con la quale da identifi-
carsi, accogliendo un suggerimento di Vetta, la terza figura, che nelle Eccl.
definita , parrucchiera. sempre Vetta a suggerire plausibilmen-
te che la in quanto attinente alla , nella parodia scenica
fosse rappresentata da un grosso mestolo, tale da ricordare appunto un
ombrello parasole8. Sulla via indicata da Vetta possibile spingersi oltre e
assegnare un plausibile nome alloggetto: in Ach. 245 alla associata
l , un mestolo con il quale si versava la minestra; in Av. 78 (citato
infra, p. 149) lassociazione con la , anchessa un mestolo9. Entrambi
i termini sono di genere femminile, e sono quindi entrambi passibili di essere
identificati con la .
Segue come quarto oggetto la brocca dacqua10, e come quinto una
suonatrice di cetra. Gli studiosi sono divisi circa loggetto da

appare forzata. Lo studioso ritiene che la , in ragione della sottolineatura del


legame affettivo, possa, diversamente dagli altri oggetti, gi essere in mano al padrone. La
sua unipotesi possibile ma non verificabile, e del resto non ha effetto sullinterpretazio-
ne della scena; tuttavia pi economico uniformare il trattamento scenico dei requisiti e
pensare che anche il setaccio sia portato in scena dal servo.
7
In contrasto con il biancore del setaccio, la pentola nera per lassiduo utilizzo, tanto da
far immaginare che sia stata usata per la tintura dei capelli di Lisicrate; costui schernito
anche al v. 630 per il naso camuso, e forse lo stesso personaggio pubblico che in Av. 513
accusato di essersi intascato denaro pubblico.
8
Rotroff 1977, 380 osserva che non sono raffigurate attendenti della nel fregio
del Partenone, e spiega lincongruenza congetturando che, mentre Aristofane rappresenta
la processione nel suo sfilare per le vie di Atene, il fregio la ritrae in un momento suc-
cessivo, quando si trova gi sullacropoli e si avvia allaltare sacrificale; e
non sono coinvolte nel momento propriamente rituale e sono perci omesse
dalla rappresentazione.
9
Entrambi gli oggetti sono nominati come facenti parte della dotazione del cuoco in Poll.
Onom. X 97-98. Sulla cf. Phryn. PS 69,9 :
, , , ,< >.
Sulla cf. Schol. Eq. 984a .
10
Nel fregio del Partenone i quattro portatori di sono maschi, mentre secondo le
fonti scritte (Harp. s.v. , Dem. Phal. FrGrH 228 F5 e Poll. Onom. III 55) erano
donne con status di meteco: cf. la discussione in Stevenson 2003, 255-256. Il passo di
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 135

identificare con la musicista: Brunck, seguito da Ussher (1973, ad 739) pen-


sa che si tratti di un gallo, che verrebbe portato vivo in scena; in effetti, la
precisazione che la ha spesso svegliato il padrone allalba sembra
suggerire il canto del gallo. Ma contro questa ipotesi ben argomenta Vetta
(ad 739-741), che un animale vivo interromperebbe la teoria di oggetti da
cucina, e che dunque preferibile identificare la con la , un
comune utensile domestico per la molitura, il cui molesto rumore mattutino
testimoniato da un frammento di Ferecrate (fr. 10 K.-A.)11.
A partire dalla (742), gli oggetti portati in scena dai servi coincidono
pienamente con quelli utilizzati in processione. La era un catino do-
ro o argento ricolmo di favi di miele (742. ) (cf. Fozio, Lexicon, s. v.
). Il genere maschile del portatore ( ) concorda
con lindicazione di Fozio che a reggere i catini erano .
Settimi in ordine vengono i ramoscelli: Senofonte (Symp.
4.17) informa che essi erano portati da anziani scelti per nobilt
daspetto (cf. anche schol. Vesp. 544, Esichio, s.v. )12. Seguono
() tripodi13 e ampolla (per lolio), usuale corredo di
rito.
La teoria di oggetti si conclude al v. 745 con () e . Vetta
coglie in questi due termini un accenno alla folla indistinta che seguiva la
processione.

Aristofane non offre elementi decisivi: vero che, come nota Sommerstein 2007, ad 738,
lappellativo di rivolto allo schiavo maschio e non alloggetto (designato
come ), ma anche vero che nel verso successivo compare una femmi-
na, laddove ci aspetteremmo un musico maschio (cf. infra, p. 141): la libera inventiva del
comico sconsiglia di trarre dal testo indicazioni cogenti.
11
3-4. , /
. La precisazione che la ha svegliato il padrone fa
riferimento a un noto nomos di Terpandro, denominato appunto (cf. Ach. 16, Eq.
1279).
12
La presenza dei nel fregio del Partenone dubbia: sia nel fregio Nord che in
quello Sud di fronte ai carri compare un gruppo di anziani, ma non c traccia di ramo-
scelli. Brommer 1977, 32-33 ritiene che fossero pitturati, mentre Rotroff 1977, 381 ipotizza
che siano semplici cittadini e Simon 1983, 62 che si tratti di magistrati (cf. Stevenson 2003,
253-254).
13
I tripodi sono al duale: nel fregio Est del Partenone sono ritratte (trentunesima e trenta-
duesima figura partendo dallangolo Sud) due portatrici di sedie, direttamente di fronte
alla sacerdotessa di Atena (per la complessa identificazione cf. Simon 1983, 67-69), ma la
posizione di preminenza non si accorda con quella marginale in cui i tripodi compaiono
nelle Eccl., e le donne del fregio non portano tripodi, bens sedie. dunque probabilmente
necessario rinunciare a spiegare perch compaiano proprio due tripodi.
136 Marco Duranti

A conclusione di questa rassegna, va osservato che Aristofane, per evidenti


ragioni di economia drammatica, riduce a un solo rappresentante ruoli pro-
cessionali che erano invece svolti da pi persone, come testimonia tra lal-
tro il fregio del Partenone: , , , musicisti,
(questi ultimi neppure nominati)14.

2. La parodia del rito tramite gli oggetti

La parodia di un rito pubblico tramite oggetti di uso quotidiano non li-


mitata ad Aristofane o alla commedia antica, ma si ritrova facilmente, nella
letteratura in senso lato comica, in ogni epoca15. Lopera di M. Bachtin ha

14
Nel fregio del Partenone figurano, nellordine, tre , quattro ,
quattro flautisti, quattro citaredi, sedici anziani forse identificabili con gli (ma
cf. nota 12). Le Panatenee sono una delle due feste (laltra la Pythais) per cui docu-
mentata, anche epigraficamente, la presenza di pi canefore (cf. Brelich 1969, 282-283).
Secondo Sommerstein (ad 732) nel fregio Est del Partenone, allangolo con il fregio Nord,
sarebbe rappresentato un gruppo di canefore; a rigore si pu per considerare canefora
solo la giovane che guida il gruppo (figura numero 50 del fregio Est letto da Sud) e ha
consegnato il lunico che appare nel fregio nelle mani di un ministro del culto
(cf. Simon 1983, 60).
15
Nella tragedia greca si pu trovare una forma di risemantizzazione di oggetti usati in ceri-
monie religiose, ma di ben altro segno: non un abbassamento parodico, bens uno spost-
amento delloggetto dalla sfera del sacrificio animale alla sfera dellomicidio (cf. Burkert
2010, 151 la tragedia greca ha circonfuso quasi di regola le scene, che le sono proprie, di
terribile violenza e di necessaria rovina, con la metafora del sacrificio animale). Ad esem-
pio, nellElettra euripidea il coltello usato per il sacrificio del toro rivolto da Oreste contro
Egisto (El. 774-858), grazie allambivalenza del coltello, che pu essere quotidianamente
usato per il sacrificio, ma anche adoperato contro un altro uomo. Non va sottovalutata
la percezione, da parte degli antichi, del ruolo degli attributi scenici in tragedia, se vero
che non solo Aristofane fa la parodia del loro utilizzo da parte di Euripide in una scena
degli Acarnesi (393-489), ma Platone Comico vi dedica unintera commedia, dal titolo
appunto di requisiti scenici (frr. 136-142 K.-A.), dove erano irrisi i tragici Stenelo,
Morsimo e Melanzio, e anche Euripide. Il fr. 142 sembra infatti prendere di mira lentrata
in scena di Elettra nellomonima tragedia euripidea (55 ss.) con una : probabilmente
si sottolinea lincongruit delloggetto rispetto a un personaggio tragico (cf. Zimmermann
2011, 433 die Verletzung des Decorum der tragischen Kunst). Nella scena degli Acarnesi
Euripide preso in giro tramite gli oggetti quotidiani: sono menzionati tra laltro un ce-
stello (), una ciotolina (), un pentolino () (tutti diminutivi,
a enfatizzare la piccolezza degli oggetti e conseguentemente del teatro euripideo). Nellago-
ne delle Rane Euripide rivendica proprio di aver introdotto in tragedia la vita quotidiana
e di aver insegnato agli ateniesi ad amministrare meglio la casa, cosicch ora chiedono
conto ai servi delluso degli oggetti. La domanda (983), rivolta al servo,
ricorda non casualmente la commedia (cf. proprio Eccl. 734 e Crat. fr. 16,8 citato infra, pp.
141-142): ci che per Euripide un vanto invece da parte di Aristofane che parla per
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 137

ricondotto la parodia al fenomeno del Carnevale come abbassamento e ro-


vesciamento dei riti ufficiali16; nel suo contributo su Rabelais, lo studioso ha
mostrato i rapporti tra il grande scrittore francese e un retroterra culturale
che comprendeva feste popolari e forme scritte di parodia, soprattutto re-
ligiosa: liturgie parodiche, parodie di testi religiosi, inni e preghiere (1979,
18).
Un esempio di rito dissacratorio medievale il festum stultorum: la festa preve-
deva tra laltro la nomina di un vescovo o addirittura di un Papa fantoccio,
insediato in pompa magna allinterno della cattedrale, danze sfrenate e canti
osceni. Si mangiava e giocava a carte o a dadi in cattedrale, si bruciavano
nel turibolo, al posto dellincenso, pezzi di vecchie suole di scarpe o finanche
escrementi (cf. Gilman 1974, 16-18).
Ma anche altri riti pubblici sono tradizionalmente passibili di deformazione
parodica, nelle feste popolari e di riflesso in letteratura. A titolo di esempio
letterario si pu citare la parodia delle consuetudini di guerra attuata nel
capolavoro di Franois Rabelais Gargantua et Pantagruel, quando Pantagrue-
le, dopo aver sconfitto i nemici, innalza un trofeo fatto di una fiaschetta di
aceto, un corno riempito di sale, uno spiedo, un battilardo, un paiolo, una
salsiera, una saliera e un bicchiere (II 27); o la parodia del torneo nellOr-
landino di Teofilo Folengo, nel quale sfilano cavalieri che portano tra laltro
una pentola per elmo, con un mestolo come cimiero (II 13), e al posto della
lancia una pertica sulla quale si appollaiano di notte le galline (II 19)17. Si
noti, a titolo di curiosit, che la (peraltro facile) associazione tra pentola e
mestolo accomuna questo testo alle Eccl. (purch si accetti lipotesi di Vetta
sulla ).

bocca di Eschilo la denuncia di aver snaturato la tragedia e la sua funzione educativa.


Il teatro euripideo viene associato a unoggettistica e a situazioni proprie della commedia,
in questo modo Aristofane esprime in forme comiche laccusa di aver abbassato la di
gnit tragica a situazioni quotidiane, immiserito le nobili figure tragiche ed esaltato figure
minori quali donne e servi figure da commedia. Si pu ritenere che anche nel ritornello
, con il quale Eschilo banalizza i prologhi del rivale, il sia len-
nesimo oggettino usato per sottolineare il carattere prosaico e pedissequamente espositivo
dellesordio delle tragedie euripidee (anche gli scoli sottolineeranno leccesso di dettagli e
la mancanza di drammaticit dei prologhi euripidei, cf. Meijering 1987, 190-200).
16
Bachtin ha tuttavia trascurato il legame tra il fenomeno del Carnevale e la commedia
antica: Cf. Rsler in Rsler-Zimmermann 1991, 15-51.
17
Questi i nomi nel testo: pignata, cazzetto, baston di pollaio. LOrlandino sfrutta come
strumenti parodici non solo oggetti ma anche animali: un cavaliere scende in campo
sun mulo magro, vecchio e zoppo e porta un elmo di zucca avente come cimiero una
cornacchia (II 13). La scena del torneo presenta analogie con la Battaglia delle belle donne
del Sacchetti, dove analogamente una duellante per arme port uno strofinaccio e una
pentola in testa poi si fonda (III 53) (cf. Chiesa 1991, ad II 12).
138 Marco Duranti

In Aristofane limpiego degli oggetti in chiave di parodia delle cerimonie re-


ligiose facilitato dalleffettiva ambivalenza duso di molti di essi, realmente
impiegati sia per le faccende quotidiane, sia per il rito: nella processione delle
Eccl. ci vero per , , , , . In altre parole,
in pi di un caso la parodia non deve ricorrere a oggetti la cui presenza del
tutto incongrua, e che sostituiscono gli oggetti propri del contesto (come le
pentole che prendono il posto degli elmi nellOrlandino), ma pu avvalersi di
oggetti che sono effettivamente attesi nel contesto liturgico, ma che nel con-
tempo possono essere volti in chiave parodica grazie alla carica di comicit
insita nelle suppellettili quotidiane18.
Tuttavia, anche nellambito delle riconfigurazioni comiche di cerimonie re-
ligiose non necessariamente gli oggetti sono connotati in senso parodico e
grottesco, ma possono anche essere impiegati in modo neutrale: il discri-
mine costituito dal messaggio che la cerimonia comica vuole trasmettere.
Nella messa in scena delle Dionisie rurali allestita negli Acarnesi (241-79) non
sembra di dover attribuire una carica parodica al modo in cui sono usati
gli oggetti, in quanto lelemento buffo della processione il suo carattere
privato, il suo essere officiata in famiglia, ma la scena costruita in modo
che lo spettatore sia indotto a identificarsi con il desiderio di pace espresso
da Diceopoli nellallestire una popolare cerimonia agreste, resa impossibile
dalla guerra19. Coerentemente con tale intento, luso degli oggetti adegua-
to al rito e non grottesco.
Una diversa valutazione va fatta per la cerimonia di insediamento del dio
Pluto nel tempio di Atena, nellomonima commedia (1191-1209), che sem-
bra condensare la parodia di pi di un rito20. La presenza di una non

18
Le valutazioni qui esposte concordano con quelle di Wilkins 2000, 1 Comedy manipu-
lates these things: it puts their nature under the spot light the material fabric of a clay
pot, the texture of a fish head and explores their places in the social and religious world:
a barley cake may be part of a poor mans meal, or of a rich mans meal in another social
context, or a fan offering to a god in another.
19
Cos Horn 1970, 67: Man darf nicht vergessen, da trotz aller komischen Vermutung des
Themas doch der handfeste politische Rat an die Athener, Frieden zu machen, ber den
Drama schwebt. Dieser Frieden wird mit einer seiner angenehmsten Seiten, dem Festefei-
ern, in Dikaiopolis Dionysosfest [] auch den im Theater versammelten Athenern von
Augen gestellt. Sie sollen durch dieses Genrebild des Friedens quasi verfhrt werden.
20
Cf. Torchio 2001, ad 1119-1209 La personificazione della ricchezza aggregata allintera
comunit cittadina, come gli ambasciatori erano aggregati al focolare comune della citt
con un rito simile a quello in uso per gli schiavi recentemente acquistati e per le nuove
spose []. Linsediamento finale del dio nellopistodomo del tempio di Atena pu inoltre
fare riferimento anche a un rito di espulsione della fame attestato (seppure per Cheronea
e per unepoca pi tarda) da Plut., Quaest. conv. VI 8,1. La scena analizzata anche in
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 139

inattesa, in quanto una pentola di legumi cotti era normalmente offerta


durante il rito di consacrazione di un altare o di una statua21, ma il fatto che
a portarla sia una vecchia megera attiva una caratterizzazione della pentola
in senso grottesco. Il costume della vecchia aggiunge sale alla parodia, in
quanto le vesti ricamate che porta per il suo giovane amante sostituiscono il
velo della fanciulla normalmente incaricata del rito; con simili premesse ella
non potr che venir meno allesortazione di Cremilo a portare la pentola con
solennit (1198-1199 / ). In questo contesto Cremilo focalizza
lattenzione sulla pignatta e imbastisce un gioco di parole sul termine
(1204-1207)22, tanto pi godibile per il pubblico in quanto si appunta su un
oggetto utilizzato non solo per le cerimonie religiose, ma anche nella vita di
tutti i giorni. Un simile investimento di comicit verbale mette in rilievo un
oggetto che in una cerimonia seria sarebbe considerato un requisito neutra-
le non meritevole di particolare attenzione, cosicch la buffa connotazione
si riverbera su tutto il rito e concorre al suo abbassamento parodico. Da
segnali come questi si coglie che la processione del Pluto non finalizzata a
trasmettere al pubblico un serio messaggio politico23.
Nelle Eccl. sono portati in scena sia oggetti propri della processione delle
Panatenee, sia oggetti estranei come la . Nel prossimo paragrafo si
vedr come questi due gruppi di oggetti subiscano un diverso trattamento
per quanto concerne la personificazione.

3. Oggetti personificati e oggetti non personificati

Solo alcuni oggetti presenti sulla scena delle Eccl. vengono personificati: si
distinguono in quanto vengono loro rivolti ordini diretti in forma imperati-
va (es. 730 , 734 , 737 , (),
739 () ... ) e sono la (730), la - (734), la
(737), la (739). Non sono invece personificati

Horn 1970, 71-74. Il dio Pluto, che nellesodo non pronuncia alcuna battuta, sar stato
rappresentato da una comparsa o da un manichino
21
Cf. schol. Pl. 1197 Chantrya.
22
Il gioco di parole di Cremilo si basa sul duplice significato del greco , che indica non
solo una vecchia, ma anche la pellicola grinzosa che si forma sulla superficie dei liquidi in
ebollizione (cf. schol. Pl. 1206b).
23
Ha ragione Horn 1970, 71 nel giudicare la scena processionale del Pluto im Gegensatz zu
Dikaiopolis Umzug nicht anders denn als Parodie einer Prozession.
140 Marco Duranti

(738), e (742), (743), () e (744),


() e (745).
Personificazione e non personificazione degli oggetti si alternano. Al ri-
guardo particolarmente significativo il comando del v. 738:
, . Gli spettatori vedono una , portata
in scena dal servo e indicata dal padrone con il deittico . Dato che
loggetto appare in scena con una funzione chiaramente passiva, lapostrofe
non pu che riferirsi al servo che lo porta. Nel momento in cui si
porta in scena un oggetto come l e daltra parte si nomina la funzio-
ne personale dell , la distinzione animato (incaricato del ruolo
processionale) inanimato (oggetto processionale) netta. Il punto che
, riferito al servo, inserito tra e , due ruoli
processionali che sono invece affidati direttamente agli oggetti: lapostrofe
del padrone si volge dalloggetto personificato al servo per poi tornare a un
altro oggetto personificato.
Per la funzione successiva, , vale quanto detto per
e : la presenza in scena di una inanimata trasferi-
sce la funzione attiva al servo. Da questo punto in poi gli oggetti appaiono
solo come enti inanimati, in una successione che si fa rapida. Al termine
della processione compare il primo e unico imperativo di seconda persona
plurale, rivolto congiuntamente ai sue servi (): chiarendo anche a li-
vello verbale come era gi chiaro al pubblico a livello visivo chi compie
davvero le azioni ordinate dal padrone, rompe definitivamente lillusione
della personificazione degli oggetti e mette fine alla scena.
Il mezzo attraverso il quale Aristofane introduce oggetti estranei al contesto
processionale delle Panatenee proprio la personificazione: gli oggetti per-
sonificati sono quelli impropri, mentre quelli attesi rimangono inerti. Aristo-
fane non si limita, come nei casi citati del Pantagruel e dellOrlandino, a una
sostituzione di oggetti, ma fa di pi. Loggetto inappropriato s introdotto
sulla base di una qualche somiglianza con quello proprio, ma, tramite un
magistrale uso dellartificio della personificazione, sostituisce non loggetto,
ma addirittura la portatrice. Cos la 24 si identifica non con lo sga-

24
Le fonti non connettono la alla cerimonia delle Panatenee. Da Pax 948 sappiamo
che il conteneva legumi (), il coltello per il sacrificio (), e le bende
(). Dalla parodia delle Dionisie rurali negli Acarnesi si capisce che per quel rito
i legumi erano contenuti in una (248) e che, a quanto pare, il conteneva
anche un mestolo, chiamato (245) usato per versare i legumi sopra una focac-
cia (cf. Olson 2002, ad 241, 245-6). Nelle Panatenee, invece, il conteneva legumi
crudi, che venivano gettati sulla vittima sacrificale, sullaltare e per terra (come avveniva
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 141

bello, ma con la portatrice di sgabello, il mestolo non con lombrellino, ma


con la portatrice di ombrellino, la macina non con la cetra, ma con colei che
la suona. Nel caso della , invece, loggetto introdotto sulla base
della somiglianza con la persona, e non con loggetto portato (il ).
legata alla personificazione anche la questione del genere di quella che
Aristofane chiama . Le Eccl. discordano qui dal fregio del Par-
tenone, che mostra musicisti maschi. Non convince lidea di Rotroff (1977,
380-1 n. 11) che la ragione della caratterizzazione femminile sia la volont di
alludere alla scarsa mascolinit dei nuovi musicisti del tardo quinto secolo;
n pare sufficiente la spiegazione di Sommerstein (ad loc.), di carattere me-
ramente grammaticale, secondo cui il genere femminile delloggetto portato
in scena avrebbe suggerito il genere femminile di . Il genere fem-
minile, infatti, accomuna tutti gli oggetti personificati, e tale coincidenza si
pu spiegare considerando che una caratterizzazione femminile degli oggetti
amplifica il tono di affetto del loro possessore, come si argomenter pi oltre
(cf. infra, par. 6).

4. Le modalit di personificazione degli oggetti in commedia

Al fine di comprendere il ruolo della personificazione nelle Eccl., utile in-


dividuare le modalit di personificazione degli oggetti nel complesso della
commedia arcaica, ovvero i mezzi con i quali la personificazione attuata.
Il passo comico che mostra maggiori analogie formali con la scena delle Eccl.
proviene dalle Bestie di Cratete (fr. 16 K.-A.):

(A.) ,
;
(B.) .
(B.) ;( .)
, ,
, . , .
, . ; .
, . .
, . .
;

in ogni rito di sacrificio, come quello offerto da Nestore in Od. III 430 ss. (cf. Burkert
1981, 23-24). Sui riti sacrificali cf. anche Van Straten 1995. Su caratteristiche e funzioni
del cf. Shelp 1975, Van Straten 1995, 162-164.
142 Marco Duranti

(A) Ma quindi nessuno avr pi uno schiavo o una schiava, ma un vecchio dovr
servirsi da solo?
(B) Certo che no! Far s che tutte le cose si muovano da sole (A) E agli uomini che
gliene viene?
(B) Ognuno degli oggetti si presenter non appena lo chiamano: stenditi vicino
a me, tavola! su, fatti da sola. Impasta, cestello! Versa, coppa! Dov la tazza? Vai
a lavarti da sola. Monta, focaccia. La pentola dovrebbe versare le bietole. Pesce,
cammina! ma non sono ancora cotto dallaltro lato e che aspetti a girarti, a
cospargerti di sale e ungerti dolio?

Come in Aristofane, anche in Cratete il personaggio impartisce ordini di


movimento agli oggetti; la sua impazienza tradita da una domanda (7
) che ha un parallelo nelle Eccl. (734 ).
In entrambi i casi, gli oggetti nominati sono di ambito culinario. Ai fini
dellargomentazione non rilevante identificare gli interlocutori in Crate-
te25: importa maggiormente il contenuto, ovvero la creazione di un mondo
immaginario di oggetti semoventi, nel quale non ci sar pi necessit di
schiavi. Non che una delle numerose declinazioni comiche del ben noto
motivo dellautomatos bios26.
In Cratete la personificazione avviene, con ogni probabilit, su un piano
esclusivamente verbale, senza che si cerchi una modalit di animare gli og-
getti sulla scena27; si tratta insomma di una modalit di personificazione che
possiamo definire verbale, senza riscontro scenico. Lattore ha buon gioco
non solo a far immaginare al pubblico gli oggetti nellatto di eseguire con
pronti movimenti gli ordini impartiti dal padrone, ma anche ad attribuire al
pesce la facolt di parola (9)28. Del resto si pu verosimilmente affermare

25
Si veda la discussione in Bonanno 1972, 86-9; Pellegrino 2000, 79.
26
Il motivo dellautomatos bios ampiamente studiato dalla critica: per una introduzione con
riferimenti bibliografici cf. Pellegrino 2000, 23-30.
27
Se si percorresse lipotesi di una realizzazione scenica, bisognerebbe pensare a comparse
travestite da oggetti, come si pensato per le Vespe (cf. infra, pp. 143 ss.); una messa
in scena di oggetti inanimati tramite servi contraddirebbe le parole del personaggio e
cancellerebbe lutopia. Tuttavia, lalto numero di oggetti e soprattutto le azioni che agli
oggetti vengono richieste renderebbero difficoltosa la traduzione in atti scenici; ancora
pi difficile pensare a una messa in scena per il frammento successivo (17 K.-A.), che, nella
medesima commedia e nella medesima atmosfera utopica, vagheggia la creazione di una
sorta di terme automatiche in cui fluisca incessantemente lacqua del mare, andando dal
basso verso lalto: meglio pensare, per entrambi i frammenti, a una mera presentazione
a voce. Anche gli aspetti linguistici concorrono a escludere una realizzazione scenica: da
entrambi i frammenti sono assenti deittici come il che ricorre insistente nelle Eccl.
(730, 734, 737, 738, 739) o verbi che indichino chiaramente un movimento in scena, come
l di Eccl. 739.
28
Nel fr. 17 K.-A. lacqua a parlare (5 ).
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 143

che in ogni caso nei frammenti utopici lautonomo movimento di oggetti e


vivande espresso solo a parole e non attraverso un tentativo di realizzazio-
ne scenica: inducono a escluderlo le rapide elencazioni e la complessit delle
situazioni descritte, cos come la dimensione spazio-temporale e i relativi
tempi verbali. Le descrizioni delle meraviglie da Paese di cuccagna sono
infatti ambientate in un altrove temporale, passato o futuro, oppure in un
altrove spaziale29: una condizione che si presta a una mera descrizione a
parole, senza rappresentazione in scena.

Per il passo delle Vespe che contiene il processo contro il cane Labete, accu-
sato di aver divorato il formaggio (Vesp. 764-1008) stata supposta unaltra
modalit di personificazione: la presentazione scenica degli oggetti come
comparse mute. Questa scena, analogamente a quella delle Eccl., mostra la
parodia di un rito pubblico per mezzo di oggetti quotidiani: le urne sono so-
stituite dalle ciotole (854 ...855 ), la clessidra dal pitale
(858-9)30, i testimoni sono sostituiti da una teoria di utensili personificati. La
messa in scena prevede non solo la personificazione di oggetti, ma anche
quella di animali: compaiono infatti due cani, laccusato e laccusatore.
da osservare che solo laccusatore parla, mentre laccusato, pur chiamato a
difendersi, tace (944): solo il cane accusatore dunque impersonato da un
attore, mentre il cane accusato potrebbe essere o una comparsa, o un cane
vero, o un pupazzo con le sembianze di un cane. Nelle ultime due ipotesi si
configura, analogamente alle Eccl., una forma di contrasto tra le parole dei
personaggi e ci che il pubblico vede sulla scena. Bdelicleone sollecita anche
il cane accusato a parlare, in quanto si aspetta che, come il cane accusatore,
sia dotato di parola (944); ma nella realt laccusato, che sia pupazzo o ani-
male, non pu parlare. Il pubblico nella condizione di interpretare il silen-
zio del cane accusato come una limitazione oggettiva, mentre Filocleone vi

29
Lutopia ambientata nel passato ad esempio nei Pluti di Cratino, dove (fr. 176 K.-A.) si
fa riferimento allet di Crono, e negli Anfizioni di Teleclide (fr. 1); nel futuro nel frammen-
to di Cratete riportato e nel successivo fr. 17 K.-A. Per quanto riguarda la dislocazione
spaziale, i Pluti erano forse ambientati a Sparta, come si evincerebbe dal fr. 175 K.-A. (cf.
Ceccarelli 1996, 114-115); i Minatori di Ferecrate (fr. 113) erano ambientati nelloltretom-
ba; i Persiani del medesimo autore in Persia; le Sirene di Nicofone erano invece collocate nel
mondo fantastico dellOdissea.
30
MacDowell 1971 ad loc. nota che when it [scil. il pitale] is full, the case will have lasted
long enough: aggiungerei che labbondante produzione di urina da parte di Filocleone,
che irrita Bdelicleone al v. 940, pu essere vista come un segno dellimpazienza del primo
per una rapida fine del processo, che egli vorrebbe concludere con una pregiudiziale con-
danna.
144 Marco Duranti

legge unammissione di colpevolezza. La forzatura insita nellinterpretazione


di Filocleone mostra efficacemente come la sua mania giudiziaria lo abbia
alienato dalla realt.
Ai vv. 936-939 sono chiamati i testimoni a discarico: coppa,
pestello, grattugia per il formaggio, bra-
ciere, pentola, gli altri utensili
scaldati a testimoniare31. Non c bisogno di affannarsi a individuare una
specifica ragione per la scelta di questi oggetti rispetto ad altri facenti ugual-
mente parte della batteria di cucina32: il criterio pu essere stata la loro dif-
fusione nelle case ateniesi; per quanto riguarda specificamente la grattugia, il
suo collegamento privilegiato con il formaggio ne fa un affidabile testimone
sul suo conto, e non a caso questo utensile lunico a essere chiamato a
parlare a discolpa di Labete. Quel che pi importa determinare la modalit
di personificazione qui in opera, che certamente non solo verbale. Bdelicle-
one chiama gli oggetti affinch escano dalla casa e si dispongano, plausibil-
mente, in fila: la scena sembra costruita in modo analogo a quella delle Eccl.
Nel caso delle Vespe tuttavia MacDowell, seguito da Sommerstein, suppone
che gli oggetti siano impersonati da comparse mute, i cui costumi ricorde-
rebbero la forma degli oggetti stessi. MacDowell (1971, ad loc.) commenta
che lipotesi che oggetti veri siano portati in scena dai servi would make the
performance, especially of 963-6, more awkward and less effective. Ai vv.
963-966 la grattugia sollecitata a testimoniare:

, ,
. ,
.
.

Grattugia, sali sulla tribuna e parla forte, dato che eri la dispensiera. Rispondi chia-
ramente: quello ch ti davano lo grattugiavi per i soldati? Dice di s.

A quanto dato capire, MacDowell giudica che la situazione richieda una


qualche forma esplicita di consenso da parte della grattugia stessa, che per-

31
Ci si aspetterebbe chiamati a testimoniare ma il verbo sostituito da
scaldati, una parola pi adatta agli utensili di cucina. Dobree emenda
, ma i codici sono concordi su e lemendazione spegne
un efficace aprosdoketon.
32
Griffith 1988 individua il criterio di scelta nei doppi sensi sessuali di questi oggetti, ma la
possibilit di tale connotazione incerta per alcuni, e soprattutto non se ne vede la rile-
vanza nel contesto del processo.
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 145

ci deve essere animata. Lipotesi di comparse invece respinta da Olson33


(ad 936-939): MacDowell, followed by Sommerstein, suggests that the ves-
sels are instead played by elaborately costumed mutes. But too little is made
of their appearance to make this likely. Olson ritiene (ad 966) che la messa
in scena del momento in cui la grattugia chiamata a esprimersi sia analoga
a quella di altri passi, in cui un attore parlante comunica il pensiero di una
persona o cosa che non parla: Ach. 1056-1060 (Diceopoli riporta le parole
che la pronuba dice solo a lui nellorecchio), Nu. 1478-1485 (Strepsiade fa
parlare la statua di Ermes), Pax 657-705 (Ermes riferisce ci che gli dice la
statua della Pace34).
Alle considerazioni di Olson si pu aggiungere che, se la grattugia, come le
statue nelle commedie citate, rappresentata da un oggetto inerte, si attiva
un efficace contrasto tra le aspettative espresse dai personaggi la grattugia
dovrebbe parlare e la consapevolezza del pubblico, tra la personificazio-
ne verbale e la realt scenica di ente inanimato; si configura insomma uno
scarto tra parola e vista non dissimile a quello delle Eccl. Il fatto che a enti
inanimati sia data la parola rende anzi la personificazione forse ancora pi
ardita ma, per questo, ancora pi grottesca: ben pi facile e meno esposto
al ridicolo dotare di parola gli oggetti allinterno delle parole di un perso-
naggio, senza che gli oggetti stessi siano mostrati in scena, come avviene in
Cratete (fr. 16,8 e 17,5 K.-A.).
Lipotesi di oggetti rappresentati, per cos dire, da se stessi porta al massi-
mo la distanza tra personaggi e pubblico, garantendo un sicuro effetto co-
mico. Secondariamente, tale ipotesi consente di armonizzare il trattamento
drammaturgico di un buon numero di scene, mentre lipotesi alternativa di
oggetti-comparse configurerebbe una scena senza paralleli nel resto della
produzione di Aristofane.

La modalit pi completa di personificazione scenica attuata in un fram-


mento di Platone Comico (204 K.-A.) nel quale compare una figura che si
presenta come statua di Ermes, creata dal mitico inventore Dedalo:

(A.), ; ; ;
(B.)
.

33
Ringrazio il Prof. Douglas Olson per avermi dato la possibilit di prendere visione della
versione provvisoria del suo commento alle Vespe, di prossima uscita per la Oxford Uni-
versity Press.
34
Sul problema delle caratteristiche della statua della Pace cf. Olson 1998, xliii-xliv.
146 Marco Duranti

(A) E tu chi sei? Di in fretta! Perch taci? Non parli?


(B) Io sono Ermes, fatto da Dedalo, venuto qui con le mie gambe: sono di legno
ma ho voce umana.

Il personaggio B precisa di essere fatto di legno () ma di essere cio-


nonostante provvisto delle due caratteristiche che definiscono la persona:
la voce ( ) e lautonomo movimento ( ); ed
proprio la combinazione di voce e movimento a far s che la personificazione
in questo passo sia davvero completa. Il costume dellattore avr avuto le
fattezze di una statua di legno, cos da suscitare la sorpresa del personaggio
A nel vedere una statua che cammina. Sia detto per inciso che le statue di
Dedalo, insieme ai tripodi di Efesto, sono citati in un noto luogo della Po-
litica aristotelica come paradigmi dellunica condizione che permetterebbe
di rinunciare al lavoro degli schiavi, ovvero lautonomo movimento degli
oggetti (I 1253b33-39)35:


-
,
,
,
,
.

Se infatti ciascuno strumento potesse svolgere la propria funzione obbedendo a un


ordine o comprendendo in anticipo ci che deve fare, e se, come si tramanda che
facessero le statue di Dedalo o i tripodi di Efesto, di cui il poeta dice che entravano
spontaneamente nel consesso degli dei, cos le spole del telaio potessero tessere da
sole e i plettri potessero suonare la cetra, n i capomastri avrebbero bisogno di assis-
tenti, n i padroni di schiavi.

35
In Il. 18,373-377 si dice che i tripodi di Efesto erano dotati di ali che consentivano a
essi di entrare autonomamente (376 ) nei consessi degli dei. Le prodigiose sta-
tue di Dedalo compaiono anche in altre commedie, e lo stesso Aristotele in De Anima
I,3,406b17-19 cita (oltre a Democrito fr. 104 DK) il commediografo Filippo (fr. 1 K.-A.), il
quale dice che Dedalo aveva dato vita alla sua statua lignea di Afrodite versandoci den-
tro argento fuso; il verbo utilizzato da Aristotele () sembra implicare che Filippo non
portasse in scena una statua personificata, ma si limitasse a una personificazione verbale.
Un altro esempio Crat. fr. 75 K.-A., dove figurano due personaggi: il primo riferisce che
una statua di bronzo corsa via (4 ); il secondo, con atteggiamento
forse scettico, chiede in risposta se era una statua di Dedalo, o se qualcuno lha rubata
(4-5 / ). Dal frammento di Cratino non si
capisce se la personificazione fosse attuata scenicamente, ma la frase del personaggio A
sembrerebbe avere poco senso se non si fosse visto qualcosa in scena.
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 147

Aristotele stabilisce dunque, in forma di ipotesi irreale, quel medesimo nes-


so tra autonomo movimento delle cose e non necessit della schiavit che,
come si visto, esplicitato nel fr. 16 di Cratete36.
Sul nesso oggetto-schiavo si sofferma anche il prossimo paragrafo, nel quale
si fornisce risposta alla domanda su quali effetti ottenga la specifica modalit
di personificazione adottata da Aristofane nel passo delle Eccl. Centrale , al
riguardo, il rapporto tra parola e vista.

5. Il contrasto tra parola e vista

opportuno riprendere il confronto tra le Eccl. e il fr. 16 di Cratete. Se


in questultimo si promette che gli oggetti diverranno semoventi e con ci
renderanno superflua la presenza di schiavi, nelle Eccl. il padrone chiama i
propri oggetti come se questa promessa si fosse gi realizzata. Ma il punto
che, nel momento in cui la pretesa di autonomo movimento degli oggetti si
confronta con la scena, si attiva un contrasto tra parola e vista: il pubblico
sente il personaggio rivolgersi agli oggetti come se fossero animati, ma vede
che in realt si tratta di entit inanimate portate in scena dai servi. Il perso-
naggio della commedia di Cratete, prospettando solo a parole mirabolanti
possibilit che rivoluzionano lesperienza quotidiana del mondo, pu coin-
volgere gli spettatori nel vagheggiamento di un mondo fiabesco; ma questa
pretesa di movimento autonomo degli oggetti non pu che rivelarsi, sulla
scena, comicamente impossibile. Per alcuni versi pare che il personaggio di
Aristofane, come quello di Cratete, sia dotato del magico potere di rendere
semoventi gli oggetti (espresso in Cratete dal verbo , v. 3): ma a diffe-
renza del personaggio di Cratete, quello di Aristofane smentito da ci che
avviene sulla scena. La distinzione tra animato i servi e inanimato gli
oggetti rimossa sul piano verbale, ma persiste in ci che gli spettatori
vedono. Come nelle scene di altre commedie analizzate nel paragrafo prece-
dente, si crea un divario tra attore e pubblico.
Nelle Eccl. la presenza dei servi nei fatti indispensabile per portare in scena
quegli oggetti che solo nelle parole del padrone sono animati. Il frammento
di Cratete pu essere giustapposto al passo che contiene lesposizione del

36
Nellanalizzare il fr. 16 di Cratete, Carrire 1979, 259-60 segnala che la concezione comica
dello schiavo-strumento precorre (annonce) le idee espresse da Aristotele.
148 Marco Duranti

programma comunistico di Prassagora (Eccl. 583-729), in particolare a un


punto concernente il problema degli schiavi (Eccl. 651-651 bis):

(CR.) ;
(PR.) .

CREMETE. ma chi coltiver la terra?


PRASSAGORA. gli schiavi!

Le due commedie affrontano un problema comune: ogni tentativo di fon-


dare una societ ideale non pu non prevedere la rimozione del lavoro.
Lestensione ai servi di tale esenzione, quale si prefigura nel frammento di
Cratete, non una soluzione isolata, e appare in altre commedie del filone
utopico37; ma non mai presa in considerazione nelle commedie di Aristo-
fane.

La distanza di Aristofane dallutopia si pu misurare ad esempio dal prologo


degli Uccelli (61 ss.), dove Pisetero ed Evelpide incontrano un uccello, che si
qualifica come ... (70), segnatamente il servitore di Upupa. Egli
spiega che, quando il suo padrone diventato volatile, ha pregato che anche
il suo servitore divenisse tale (71bis-79):

37
Cf. Ath., Deipn. VI 267e
. Negli Anfizioni di Telecrate
i servi non lavorano e giocano a dadi (fr. 1,14 K.-A.); nei Selvaggi di Ferecrate si rievoca
una societ primitiva nella quale non esistevano schiavi e le mansioni domestiche erano
svolte dalle donne (fr. 10 K.-A.). A queste commedie vanno accostati i Persiani dello stesso
Ferecrate, dove (fr. 137 K.-A.) si sottolinea linutilit del lavoro umano, in particolare dei
coltivatori, quando cibi e bevande scorreranno come fiumi o pioggia. Per una introduzi-
one alla tematica dellabolizione della schiavit in commedia cf. Pellegrino 2000, 25-27.
Sarebbe tuttavia sbagliato attribuire alla commedia un intento polemico nei confronti de-
llistituzione della schiavit (come Vogt 1971): Carrire 1979, 73 osserva che labolizione
della schiavit non fu mai tema principale di una commedia, e Bertelli 1985, 893 chiarisce
che [c]i da cui si vogliono liberare questi sogni gastronomici di una popolazione abituata
alle ristrettezze economiche, alla vita parca, al duro lavoro dei campi, non la fastidiosa
schiavit fastidiosa per chi poteva permettersela con larghezza di mezzi ma il lavoro
e la povert: se poi la liberazione dal lavoro implicava anche labolizione della schiavit
tanto meglio, ma in primo luogo lassenza di schiavi assunta a significare che luomo
finalmente libero dalla necessit del lavoro, della fatica quotidiana. Bertelli aggiunge
(894): si potrebbe pensare che attraverso il sogno dellautomatos bios e della physis automate i
rispettivi autori intendessero adeguare per via miracolosa e mitico-fantastica lo stato delle
insoddisfatte classi povere al bios epi Kronou di cui godevano le classi ricche nella storia
proprio grazie allesistenza della schiavit.
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 149

. []
,
, .
. ;
. , , , ,


,
.
. .

SERVO. [...] Quando il mio padrone diventato upupa, preg che anchio diventas-
si uccello, per avere un servitore a disposizione.
PISETERO. E che, un uccello ha bisogno di un servitore?
SE. No, solo lui, perch prima era uomo. A volte gli viene voglia di mangiare acci-
ughe de Falero, e io prendo una coppa e corro a cercargli le acciughe. Poi vuole una
zuppa, occorrono cucchiaio e pentola, e io corro a cercare il cucchiaio.
PI. Questo proprio un uccello corridore!

Il gioco su , nome di una specie di uccello, ma anche trasparente


derivazione dal verbo (cf. Dunbar 1995, ad loc.), caratterizza quello
che si potrebbe definire un servus currens38, che ha il compito di portare pron-
tamente al padrone gli oggetti di cui ha bisogno: sono nominati il ,
la , la . Il passo significativo in quanto implica limpossibilit
di rinunciare alla schiavit: Tereo sembra aver realizzato compiutamente
lutopia che ora ricercano Pisetero ed Evelpide, grazie alla sua metamorfosi
in uccello, ma neanche cos pu fare a meno di un servo.
Anche nel Pluto, commedia cronologicamente vicina alle Eccl. e che ugual-
mente si conclude con linstaurazione di un nuovo ordine socio-economi-
co, la schiavit mantenuta. Tuttavia, nel contrasto tra Cremilo e Povert
questultima mette a nudo la problematicit del nuovo sistema (510-526): se
anche perdurasse il lavoro servile, come ci si potrebbe procurare gli schiavi?
Nessun uomo libero infatti sar disposto a sobbarcarsi la fatica e il rischio di
quel commercio, dal momento che tutti saranno gi ricchi. Le obiezioni di
povert sembrano togliere ogni spazio allutopia: persino mantenendo il la-
voro servile, la nuova societ non potr funzionare, e Cremilo sar costretto
a svolgere da solo i lavori agricoli. La fine della necessit del lavoro libero

38
La definizione di servus currens comunemente impiegata nellambito del teatro latino
per indicare il servo che entra in scena trafelato a portare non tanto oggetti, quanto una
notizia (le caratteristiche del servus currens si trovano delineate in C. Weissmann, De servi
currentis persona apud comicos romanos, diss. Gissae 1911).
150 Marco Duranti

porterebbe allimpossibilit di servirsi del lavoro servile, che a sua volta co-
stringerebbe, paradossalmente, a reintrodurre il lavoro libero39.

La presenza degli schiavi nella processione delle Eccl. dunque coerente con
la sottolineatura della necessit della schiavit in questa e in altre commedie
di Aristofane: non c spazio per un autonomo movimento delle cose n per
un affrancamento degli schiavi.
Mette conto osservare che i frammenti di Cratete sono gli unici, tra quelli
conservati, a soffermarsi sullautomatos bios degli oggetti, mentre negli altri
frammenti a carattere utopico si sottolinea piuttosto il movimento dei cibi.
Si pu ritenere che il commediografo si avvalga di quello che doveva essere
un repertorio di comicit basata sulla personificazione verbale degli oggetti
a fini di riso40, che nelle commedie conservate sfruttato, oltre che nelle
Eccl., in un interessante frammento della Nemea di Teopompo (fr. 33 K.-
A.)41. Queste scene prevedevano tra laltro che lattore chiamasse in sce-
na gli oggetti; una gag che, pur senza personificazione, richiamata anche
nellagone delle Rane (983 ;). Cratete compie loperazione
di riorientare questo gioco comico nel senso di un effettivo, magico potere di
movimentazione delle cose: la personificazione viene cos ad assumere una
funzione seria, quale condizione per la liberazione dal lavoro.
Il fine perseguito da Cratete, ovvero il coinvolgimento del pubblico nel
sogno utopico, assente in Aristofane: nel passo delle Eccl. c solo una
scena comica, che non ricerca leffetto di far identificare il pubblico con il
personaggio.
Vale la pena di spendere ancora alcune parole sul nesso oggetto-servo.
Come si visto, nelle Eccl. la personificazione degli oggetti oscillante, e il
padrone si rivolge ora ad essi, ora agli schiavi. Si pu considerare che, per la

39
Sulla presa di distanza di Aristofane dalle commedie utopiche cf. Vogt 1971, 23-24, Gar-
land 1982, 146.
40
Che la chiamata in scena degli oggetti fosse una comune risorsa comica, volta a far ridere,
afferma anche schol. Eccl. 734b: ( , ) ,
.
41
Nel frammento uno schiavo, di nome Spinther offre una coppa di vino a una compagna
di schiavit, Theolyte, con il secondo fine ma dichiarato (8) di conquistarla. Nei vv.
1-4 lo schiavo personifica la coppa: la prima frase rivolta a essa ( ) molto
vicina allesordio della battuta del cittadino leale nelle Eccl. (730). Ma nel caso di Teopom-
po non possibile capire quale tipo di azione scenica sia espressa dalle parole: forse lo
schiavo si avvicina alla coppa, forse ce lha gi in mano. In questo frammento comunque
la personificazione della coppa sembra funzionale a concentrare lattenzione su di essa per
la funzione di Galeotto damore che avr a breve, come nella cinematografia si focalizza la
telecamera su un oggetto che avr una qualche rilevanza nel corso del film.
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 151

rimozione della distinzione oggetto-schiavo, Aristofane sfrutti lo stretto col-


legamento presente nella mentalit antica, e che si traduceva nellassegnazio-
ne agli schiavi dei nomi delle cose alle quali erano addetti: nomi di oggetti di
toeletta, vestiti, oggetti duso42. Alcuni oggetti delle Eccl. sono rappresentati:
due iscrizioni (IGIX (1)2(2) 555, IGIX (1)2(2) 281) testimoniano il nome
di schiava , che ritorna al maschile Chytrio nella Casina di Plauto43.
Sempre Plauto, in Mostell. 158, introduce una schiava di nome Scafa. note-
vole che anche lo scolio a Eccl. 730a, a proposito di , informi che si
trattava di un nome di schiava ( ), sebbene allinterpretazione
di una -schiava sia da preferirsi linterpretazione -figlia,
come si argomenter meglio nel prossimo paragrafo. Linterpretazione dello
scolio rivela quanto fosse comune la presenza di schiavi con nomi di oggetti.
Il nesso oggetti-schiavi alla base anche del gi citato passo della Politica (cf.
supra, pp. 146-147), nel quale Aristotele distingue, nellambito degli strumen-
ti () necessari alla conduzione della casa, quelli inanimati e quelli
animati ( ), e precisa che lo schiavo costituisce la
seconda categoria ( ).
Non stupisce dunque che Aristofane sfrutti un nesso che era presente non
solo in commedia, ma anche nella mentalit e nella lingua comune, e lo porti
alle estreme conseguenze comiche, consentendo al suo personaggio di non
fare distinzione, a livello verbale, tra schiavi e cose.

6. La politica degli oggetti

necessario ora calarsi nellottica del Cittadino leale e, raccogliendo anche


spunti in parte gi emersi, chiedersi quali connotazioni questi conferisca agli
oggetti nel personificarli. Per anticipare la risposta, si pu dire che la perso-
nificazione gli consente due risultati: manifestare affetto verso gli oggetti e
renderli protagonisti di un rito pubblico. Il punto successivo chiarire qua-
li connotazioni siano successivamente apportate dal Cittadino scettico, che

42
Cf. Bechtel 1902, 117-124; Bechtel 1917, 600-607; LGPN. Si pu citare un curioso paralle-
lo moderno per la connessione oggetto-schiavo: nel film di Walt Disney La bella e la bestia
(Beauty und the Beast) un maleficio ha trasformato in oggetti i servi di casa (candelabro,
teiera, tazza). Il cartone animato fornisce pi di un esempio di automatos bios degli og-
getti: Albini 1997, 27 ricorda la magica confezione dellabito di Cenerentola e laltrettanto
magico lavaggio delle stoviglie nella Spada nella roccia.
43
Il codice Ambrosiano G 82sup. tramanda il nome di Citrio per il personaggio che prende
la parola al v. 720a. Cf. Leo 1885, ad 720 originem eius [] videtur esse.
152 Marco Duranti

non personifica le cose: nel contrasto tra personificazione e assenza di per-


sonificazione si vedr riflessa la differente posizione politica dei due uomini.
La qualit emozionale del discorso del Cittadino leale stata ben messa in
luce da Vetta (1989, ad Eccl. 730-45), che ne ha colto le spie formali:

a) la personificazione affettiva attraverso il nominativus pro vocativo;


b) il cumulo di aggettivi e avverbi con uguale radice;
c) il del v. 735, che esprime stupore [] e compiacimento affettivo: dopo il
doveva esserci una pausa di recitazione;
d) laccentuato cumulo degli avverbi, specie la ripetizione di ;
5) la variatio per cui si passa dallapostrofe diretta agli oggetti allapostrofe ai servi;
6) il linguaggio fortemente ellittico che accompagna la sorpresa affettuosa per la
.

Al fine di comprendere il rapporto tra il Cittadino leale e le cose, impre-


scindibile il confronto con la scena di parodia delle Dionisie rurali negli
Acarnesi (241-279), svolta dalla famiglia di Diceopoli, con la quale la nostra
scena delle Eccl. presenta notevoli punti di contatto:

1. il ruolo direttivo del pater familias, che impartisce ordini di movimento o di posizi-
onamento di oggetti ai membri della processione, stabilisce lordine di sfilata e la
distribuzione spaziale
Imperativi di movimento: Eccl. 730 , 734 , 737 , 737 (), 739
, 742 .
 Ach. 242 , 257 , 262 .
Imperativi di posizionamento oggetti: Eccl. 738 , 743 , , 744
.
 Ach. 243 , 244 , 245 , 254 , 259-260
/ .
Ordine di sfilata: Eccl. 731
 Ach. 242 , 260 , 261
 Distribuzione nello spazio: Eccl. 730=734=737=738=739 , 731
(provenienza), 737 , 739 , 743 .
 Ach. 245 .

Si noti che nelle Ecclesiazuse le indicazioni spaziali sono pi insistite che negli Acarnesi.
Ci pu indicare, come interpreta Vetta (cf. supra, n. 4) che gli oggetti escono di
casa disordinatamente e si dispongono lasciando buchi, che vengono gradualmente
riempiti dagli oggetti che escono successivamente, grazie alle direttive del padrone.
Si osserva anche che le Eccl. contengono pi imperativi di movimento e meno di
posizionamento degli oggetti. chiaro che questi ultimi non possono essere rivolti
agli oggetti personificati, e non stupisce trovarli solo quando il padrone si rivolge ai
servi. Il relativo accumulo ai vv. 743-744 coincide con il momento in cui finiscono le
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 153

personificazioni e accelera il ritmo di menzione degli oggetti, che tra laltro rivestono
un ruolo sempre minore nella processione (fino ad arrivare alla folla);

2. lo stile soggettivo ed emozionale del discorso:


 Eccl. 730 , 735 ()
 Ach. 247 (), 253 .

Lemozione e laffetto sono evidenti anche nei commenti rivolti dal capofamiglia ai
membri della processione: nelle Eccl. alla - (733), alla -
(735-736), alla (740-1); negli Ach. alla figlia-
(254-256).

Il confronto tra le due scene rafforza limpressione che esse presentino la


medesima situazione di una processione in famiglia, con il ruolo direttivo
del padre e lesecuzione da parte delle donne di casa: il ruolo di canefora,
che negli Acarnesi svolto dalla figlia, nelle Eccl. assunto dalla ;
altre suppellettili al femminile la seguono cos come negli Acarnesi la moglie
di Diceopoli assiste la figlia. La volont di caratterizzare omogeneamente
al femminile le suppellettili spiega perch, come rilevato sopra (cf. supra, p.
141), anche la sia femmina.
La sottolineatura del legame con le cose persino pi insistita nelle Eccl.,
come si nota dalluso dei deittici di prima persona, i quali, se negli Acarnesi
enfatizzano il carattere privato della processione e della tregua stipulata da
Diceopoli44, nelle Eccl. servono proprio a rimarcare il legame con gli oggetti
casalinghi: al (731) e (733) esprimono la predilezione per
la e le sue benemerenze verso luomo; () (740) indica gli uffici
svolti dalla . Nelle Eccl. i commenti sugli oggetti riguardano, con
verbi al passato, la ragione del legame con luomo, mentre negli Acarnesi il
commento indirizzato alla figlia, seppure affettuoso, non si concentra diretta-
mente sul legame con il padre, ma sulla fortuna di chi la sposer.
Le benemerenze acquisite dagli oggetti hanno anche unespressione cromati-
ca: da un alto il bianco del setaccio, dallaltro il nero della pentola testimonia-
no il lungo servizio. Laffetto deriva da unutilit pratica degli oggetti e non
in contrasto con essa, ma del resto fa parte dellesperienza comune il fatto
che un oggetto si guadagni laffetto del proprietario per il suo valore duso e
per la sua associazione a momenti rilevanti della vita quotidiana.

44
Ach. 248-249 / , 251-2 /

, 261 , 267
. Il riferimento ai membri della famiglia (249
) non accompagnato un deittico di prima persona.
154 Marco Duranti

Bisogna chiedersi perch la consegna degli oggetti alla comunit riproduca


proprio la processione panatenaica. Va innanzitutto osservato che il Cittadi-
no leale, immaginando lalienazione delle sue propriet come un solenne rito
religioso, compie quella medesima proiezione dellambito privato nellambi-
to pubblico che caratterizza in generale il nuovo ordine politico: una diret-
trice dal privato al pubblico evidente nelle leggi che irreggimentano la vita
sessuale e i pasti, per i quali si prevede il riutilizzo di edifici prima adibiti a
funzioni politiche (Eccl. 613-651, 673-686)45. Ma a essere allestita non una
processione qualunque, bens la pi importante cerimonia religiosa di Ate-
ne, raffigurata nel fregio del Partenone: una cerimonia alla quale era affidata
la funzione di rappresentare verso lesterno la cittadinanza ateniese, che vi
sfilava in tutte le sue componenti, con linclusione dei meteci46. In altre paro-
le, gli oggetti sono trasferiti dal massimo grado di privato e di umilt al mas-
simo grado di pubblico e di nobilt: suppellettili impiegate nel chiuso della
cucina, non pregiate, che non rivestono si potrebbe dire neppure una
funzione di rappresentanza casalinga, assurgono a rappresentanti dellintera
comunit cittadina. La sproporzionata esaltazione degli oggetti si coglie in
particolare rispetto alla canefora. Per quel ruolo erano scelte ragazze avve-
nenti, per di pi ben vestite e truccate47, e pertanto non si pu immaginare
un contrasto pi netto con la mediocrit della ; eppure il Cittadino
leale ne rimarca la bellezza (730 ).
Lesaltazione delloggetto si riflette anche sul suo possessore. La famiglia da
cui proveniva la canefora traeva infatti un considerevole beneficio in termini
di immagine, del quale godeva in particolar modo il padre, il cui ruolo cen-
trale nelle iscrizioni che celebrano la caneforia48: il rapporto paterno tra luo-
mo e la , emerso nel paragone con gli Acarnesi, gli conferisce dunque
prestigio. Poich lonore della caneforia era riservato a famiglie di alto lignag-
gio49, il Cittadino eleva non solo la , ma per suo tramite anche se

45
Cos Henderson 1996, 235 n. 109 [t]his parade of utensils a new kind of civic festival
aptly symbolizes the new replacement of the polis by the household; recall the womens
conversion (described in the previous scene) of the polis governmental apparatus into
dining-hall and kitchens. Ma maggiore accentuazione deve ricevere la scelta di riprodurre
specificamente il corteo panatenaico e le sue implicazioni.
46
Cf. Shelp 1975, 18, 70 n. 97; Maurizio 1998 analizza il rapporto tra la processione pana-
tenaica e il contesto politico-sociale della democrazia ateniese.
47
Cf. ibid., 18, 70 nn. 93-94.
48
Cf. ibid., 20 Der Vater einer Kanephore erfhrt eine ffentliche Belobigung und erhlt ei-
nen Efeukranz. Er wird durch das Korbtragen seiner Tochter mit den Curatores pompae
gleichgestellt. Cf. anche 71 n. 118.
49
Cf. ibid., 18, 69 n. 87.
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 155

stesso, a un rango aristocratico, sebbene la modestia degli utensili tradisca il


suo status di cittadino medio (ma non povero, se possiede due schiavi).
Da ultimo mette conto notare che, a quanto sembrano suggerire le fonti, la
caneforia poteva essere il momento culminante del periodo giovanile delle
ragazze ateniesi, e dunque il momento in cui la ragazza poteva essere pre-
sentata allattenzione di eventuali pretendenti50: se cos , la personificazione
della in canefora esprime al meglio la decisione del Cittadino leale
di affidare al pubblico ci che prima era confinato in ambito domestico.

ora possibile misurare appieno la distanza che separa il Cittadino fedele


dal Cittadino scettico che compare al v. 746. Il linguaggio di questultimo
esprime da subito prudenza e disincanto, a partire dalla domanda retorica
iniziale ( ;), per proseguire nei verbi (748-749
, 749 , 752 ). Lo stile assai aggressivo e in-
calzante (746 , 747 , 748
(), 751 ). Lo
Scettico si reputerebbe un folle se consegnasse i propri beni, e infatti i termi-
ni afferenti allambito semantico della stupidit e della follia, che ora egli ri-
volge a se stesso in forma solo ipotetica, saranno poi rivolti contro il Cittadi-
no leale (760 , 764 , 765 ...),
che a sua volta perder la pazienza e passer allinvettiva (776
). Si noti che tutti i verbi usati nei primi versi pronunciati dallo
Scettico (746-752) sono in prima persona, e la prima parola da lui pronuncia-
ta : al centro dellattenzione non sono pi le cose, ma il soggetto. Il pos-
sessivo ha un sapore ben diverso dai possessivi utilizzati dal Cittadino
leale: l si trattava di ci che gli oggetti avevano fatto per luomo, qui di ci
che luomo far degli oggetti. Non c spazio per una menzione individualiz-

50
In Lys. 646-647 il coro vanta di aver svolto la caneforia come coronamento di un percorso
di servizio alla citt (Arreforie, compito di cuocere le focacce offerte alla dea, Brauronia;
cf. Sommerstein 1990, ad. 642-647), quando ormai era ; Lawler 1964, 109 si
spinge a dire che la caneforia era ambita dalle giovani ateniesi come oggi il primo premio
a un concorso di bellezza. Maurizio 1998, 314 osserva che le numerose storie nelle quali
le canefore sono corteggiate o addirittura rapite (elencate in n. 101 p. 420) indicate that
Panathenaic marching was a coming-of-age ritual in which young (elite) woman announ-
ced their eligibility for marriage. Anche in Ach. 254-256, quando Diceopoli immagina la
fortuna del futuro marito della figlia canefora, sembra pensare a lei come a una ragazza
ormai da marito. Questo e altri passi sono analizzati da Brul 1987, 287-323, il quale ugu-
almente scrive che durante la processione le canefore se trouvent brusquement plonges
dans lespace masculin de lAgora [] Ansi, peu peu, derrire le rituel religieux apparat
la fonction sociale du services des filles: il sagit de mettre en prsence des spectateurs
masculins avec une classe dge de jeunes filles, la fleur de la cit (308).
156 Marco Duranti

zata delle cose, da cui possano trasparire il peculiare rapporto di ognuna con
il padrone, ma solo per una menzione in forma generica e collettiva (
appunto). La relazione delluomo con le sue propriet si configura nei ter-
mini della fatica per procurarsele (750 ), un
rapporto di dominio verso oggetti passivi, non certo di affetto, e che implica
un moto di orgoglio di segno opposto a quello del Cittadino onesto: non per
la funzione pubblica che le cose rivestiranno, emancipandosi dal padrone,
bens per la propria attivit di appropriazione, che legittima il mantenimento
in ambito privato e la non condivisione con gli altri.
In questo contesto non in alcun modo pensabile una personificazione, che
implicherebbe un rapporto umano, familiare, con le cose.
Di pari passo con la mancata personificazione, il Cittadino scettico abbassa
gli oggetti che il Cittadino leale aveva innalzato. Vedendo la teoria di sup-
pellettili, lo Scettico formula infatti tre ipotesi interpretative: un trasloco,
un trasferimento degli oggetti al banco dei pegni o unasta fallimentare. Si
noti come egli circoscriva e perfezioni gradualmente la sua interpretazione.
Le prime due ipotesi sono suscitate dalla vista del gran numero di oggetti,
collettivamente denominati (753 );
quando per il personaggio si accorge che gli oggetti sono disposti in fila
(756 ) immagina una processione ()
verso lasta fallimentare. Cos interpreta Sommerstein (2007, ad 755):
Since the dissident is trying to make sense of what he sees by associating it with
something that commonly happens (or happened before the revolution) in ordinary
life, we should probably deduce that when goods were displayed by sale by public
auction [] they were often put out in a long row on a table or board, and that such
a display was called procession (pompe).

lecito dubitare che il termine in riferimento allasta vada inteso


in forma statica, come riferimento allesposizione dei beni in fila: luso del
verbo di movimento (767 ) induce a pensare che il ri-
ferimento sia a un momento precedente allasta vera e propria, indicato non
da un termine tecnico delle aste, ma da una parola che indica il portare gli
oggetti nel luogo dove si svolger il procedimento. Ma , se pure pu
indicare il semplice invio (es. di legname in Thuc. IV 108.1) prevale nel si-
gnificato di processione religiosa: poi esclusivamente rife-
rito a una processione sacra51. Del resto anche lo scolio al verso, richiamato

51
Cf. Bmer 1952: In Omero la parola significa scorta, pu essere usata anche in cont-
esto religioso, ma non ha il significato di processione; Pindaro appare a met tra questo
significato pi generico e quello pi specifico di processione. In et classica il termine
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 157

da Ussher (1973, ad 756-757) chiaro (schol. 757b ()


R ). Altrettanto significativo che lasta pubblica
sia indicata in forma personale, tramite il nome dellaraldo che doveva es-
serne responsabile, Ierone, al dativo (56-57 state inviando una processione
allaraldo Ierone?): il dativo in dipendenza da indica la
divinit in onore della quale si effettua una processione52.
Le parole del Cittadino scettico fanno dunque il verso inconsapevolmente,
dal suo punto di vista ai sogni di gloria del Cittadino leale: lasta an-
chessa un rito pubblico, ma di ben diverso tenore da quello della cerimonia
delle Panatenee. La processione assegnava agli oggetti un ruolo pubblico che
li emancipava per sempre dallappropriazione privata; lasta, al contrario,
non farebbe che trasferirli ad altri privati, secondo le consuetudini pregresse
al regime femminile. E ancora, mentre la cerimonia religiosa innalzava gli
oggetti, lasta li riporta al loro umile status di utensili quotidiani. La prima
e la terza ipotesi interpretativa dello Scettico evocano inoltre la difficile si-
tuazione economica dellAtene di quegli anni: la prima ipotesi fa riferimento
all, il pignoramento dei beni di un debitore, e si contrappone a uno
dei punti programmatici enunciati da Prassagora, labolizione delle ipoteche
(567 ); la terza, come scrive Vetta (1989, ad 755-
757) poteva suscitare nel pubblico limmagine della consegna di beni per il
risarcimento dellevasione di tasse statali, che erano problema dominante in
quegli anni. Se dunque ladesione alla rivoluzione era dimostrata dal Citta-
dino leale con il massimo di solennit, la sua messa in discussione espressa
dal massimo di prosaicit: lutopia lascia il posto allattualit pi amara.

7. Conclusioni

A conclusione dellanalisi, il contrasto tra gli opposti atteggiamenti dei due


cittadini verso gli oggetti pu forse costituire un punto di vista da cui guar-
dare al problema generale dellutopia in questa commedia. Resta limpres-

percepito come proprio del culto, con poche eccezioni: corteo di accompagnamento a
un personaggio illustre, corteo funebre, corteo nuziale. Per quanto riguarda il sintagma
, tutte le 14 occorrenze di nella letteratura dalle origini al IV secolo sono
di ambito religioso (la costruzione usata anche da Diceopoli in Ach. 248-249): il sintagma
sembra anzi essere la formula consueta a indicare lallestimento di una processione (sulla
e sullespressione cf. anche Burkert 2010, 218-221).
52
Philoch. FgrH 328 F 64 ; Xen. Hippar. II 1
.
158 Marco Duranti

sione che la scena processionale delle Eccl. non contenga quella forte carica
di immedesimazione con il personaggio e con le sue istanze che invece
ben presente nella processione degli Acarnesi. La trasformazione in figure
processionali rischia anzi di apparire un investimento eccessivo per oggetti
tanto modesti, e del resto il Cittadino leale fa cessare autonomamente le per-
sonificazione gi al v. 742, ancor prima che lo Scettico entri in scena. Se poi
vero, come argomentato nel quinto paragrafo, che lapostrofe agli oggetti
costituiva un consueto espediente per far ridere in commedia, con ogni
probabilit questo lunico effetto che il personaggio ottiene.
Se dunque non richiede al pubblico di identificarsi con il personaggio, la sce-
na processionale delle Eccl. sembra pi affine a quella del resto cronologi-
camente pi vicina del Pluto. In entrambe le tragedie lintento di imbastire
una cerimonia solenne stride con linadeguatezza dei mezzi: difficilmente
una canefora impersonata da una vecchia grinzosa o da un setaccio per la
farina potr essere presa sul serio.
Daltra parte si pu osservare che sia la scena processionale, sia il successi-
vo confronto tra i due Cittadini mantengono un carattere enigmatico, nella
misura in cui il pubblico non univocamente indirizzato verso luna o laltra
posizione ideologica. Ma il punto che proprio tale incertezza impedisce di
accogliere serenamente il progetto utopico. Lutopia della commedia antica
prometteva lappagamento di ogni desiderio e la piena realizzazione dei so-
gni pi irreali del pubblico, tanto pi irreali in quanto buona parte di esso
era costituito da individui di modesta condizione sociale. Una tale iperbolica
utopia non pu tollerare contestazioni: il solo dubbio la distrugge. Con-
sapevoli della fragilit della loro creazione, i commediografi la mettevano
volentieri al sicuro in una dimensione spazio-temporale separata.
Lutopia di Aristofane, al contrario, vorrebbe realizzarsi nellimmediatezza
dello spazio e del tempo scenico; ma nel momento in cui calata nellat-
tualit, e promette di rivoluzionarla eliminando ogni forma di povert e
ingiustizia, rischia paradossalmente di apparire ancor meno reale dei sogni
di evasione53. E se nei roboanti finali delle commedie aristofanee lutopia

53
Bertelli 1982, 528 osserva come Aristofane ridimensioni liperbolico appagamento pro-
messo dalle commedie utopiche nel finale del Pluto: [l]a parabola utopica di Aristofane si
conclude l dove la commedia arcaica aveva iniziato la sua evasione dal reale, nel sogno di
una ricchezza miracolosamente concessa dagli dei: ma la forte componente popolaresca di
irruente appagamento dei desideri repressi, che caratterizzava lutopia popolare del Paese
di Cuccagna in Cratino, Ferecrate, Cratete e gli altri, nellultima commedia aristofanesca
ha perso ogni vigore e si stempera in una vaga malinconia nellorizzonte limitato delle
piccole passioni .
Automatos bios? La personificazione degli oggetti nelle Ecclesiazuse di Aristofane 159

sembra dispensare ai suoi adepti i doni pi grandi, non possono sfuggire i


segnali di crisi, che rivelano lattitudine di Aristofane ad appropriarsi di temi
tradizionali presentandoli in una forma che non nasconde ombre e contrasti.
Ma la via di mezzo tra incondizionato entusiasmo e disillusione necessaria-
mente pi vicina alla disillusione.

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