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I

Comune di Seveso
Ufficio Urbanistica - viale Vittorio Veneto 3/5 - Seveso (Mb)

Politecnico di Milano
Dipartimento di Architettura e pianificazione
Piazza Leonardo da Vinci 32, Milano

Piano dei servizi


del Piano di governo del territorio
ex art. 9 della Lr 12/2005 e smi

Gruppo di lavoro:
prof. Pier Luigi Paolillo (coordinamento e metodi)
dott. pt. Alberto Benedetti, dott. pt. Massimo Rossati (coordinamento operativo)
dott. pt Roberto Raimondi, Umberto Baresi, Giorgio Graj, Luca Terlizzi (concorso al coordinamento operativo)
dott. pt. Andrea Nardin, dottori junior Federico Bancale, Alison Bruno,
Luca Festa, Sara Gennari, Elena Leoni, Massimo Cassani (attività di ricerca)

Staff del Comune di Seveso


Dott. Massimo Donati (Sindaco)
geom. Elena Boffi (responsabile del procedimento, Comune di Seveso)
geometri Antonio Mastroeni, Alessandro Febbo (Servizio Urbanistica)

Seveso 2010
II

Parte I
La programmazione dei servizi a Seveso

1. Il nuovo ruolo del piano nella strategia dei servizi collettivi pag. 1
1.1. L’impostazione quantitativa della pianificazione previgente
1.1.1 Alcuni cenni di legislazione nazionale pag. 2
1.1.2 Gli standard nella legislazione lombarda: oltre 30 anni di pianificazione astratta pag. 3
1.2. Lo strumento urbanistico generale vigente: un attrezzo di stampo quantitativo pag. 4
1.3. Il grande cambiamento del 10 luglio 1976 pag. 8
1.4. Il nuovo interesse dei privati per intervenire nell’erogazione dei servizi collettivi pag. 10

2. Il nuovo ruolo dei servizi nella pianificazione comunale pag. 12


2.1. Una strategia innovativa di servizio prestazionale pag. 12
2.2. La difficile applicazione della perequazione urbanistica pag. 13
2.2.1. Perequazione e compensazione nella legislazione nazionale e regionale pag. 14
2.2.2 Potenzialità (alcune), problemi (molti): alcuni casi pag. 17
2.3. La costruzione del piano dei servizi: elementi conoscitivi da potenziare pag. 21

3. I servizi esistenti sul territorio comunale


3.1. Il censimento dei servizi esistenti e la valutazione delle corrispondenti prestazioni pag. 24
3.1.1. La definizione della qualità pag. 24
3.1.2. I servizi tradizionali pag. 26
Categoria I – Istruzione inferiore pag. 26
Categoria II – Interesse collettivo pag. 27
Categoria III – Verde gioco e sport pag. 29
Categoria IV – Parcheggi pubblici e d’uso pubblico pag. 30
Categoria V – Attrezzature pubbliche e di interesse generale pag. 34
Categoria VI – Servizi tecnologici pag. 35
Categoria VII – Cimiteri pag. 35
Categoria VIII – Piazze e aree pedonali pag. 36
3.1.3 I servizi non tradizionali generati dal sistema associazionistico pag. 36
3.1.4 I servizi non tradizionali definiti dal sistema economico locale pag. 38
3.2. Prime considerazioni per correlare domanda e offerta di servizi pag. 44

Parte II
Elementi strutturali della domanda di servizi

1. La distribuzione della popolazione residente e gravitante, e i target di domanda pag. 45


1.1. L’evoluzione demografica della popolazione residente pag. 45
1.2. La distribuzione della popolazione residente
1.2.1 Una classificazione del territorio per target di popolazione residente pag. 46
1.2.2 Una valutazione qualitativa sulla struttura della popolazione
L’indice di anzianità pag. 51
L’indice di vecchiaia pag. 53
L’indice di gioventù pag. 56
L’indice di dipendenza pag. 58
L’indice di ricambio pag. 60
L’indice di struttura della popolazione attiva pag. 62

2. La definizione della popolazione gravitante pag. 65


2.1 Inquadramento territoriale e flussi di mobilità pag. 66
III

2.2. Gli studi sulla mobilità della Regione Lombardia per la stima della
popolazione gravitante pag. 67
2.3. Bacini e consistenza della popolazione gravitante pag. 68
2.4. Il bilancio gravitazionale pag. 73

Parte III
Le valutazioni quantitative

1. La fase preparatoria per la quantificazione dei fabbisogni pag. 74


1.1. La disaggregazione del territorio in unità urbanistiche di indagine pag. 74
1.2. La distribuzione della popolazione sul territorio comunale pag. 76
1.3. Il censimento dei servizi e la distribuzione corrispondente pag. 81

2. Il calcolo dei fabbisogni arretrati per unità urbanistica d’indagine pag. 84


Unità urbanistica 1: Altopiano pag. 85
Unità urbanistica 2: Barrucana pag. 86
Unità urbanistica 3: Bosco delle querce pag. 87
Unità urbanistica 4: Cavalla pag. 88
Unità urbanistica 5: Centro pag. 89
Unità urbanistica 6: Dossi pag. 90
Unità urbanistica 7: Meredo pag. 91
Unità urbanistica 8: San Pietro Martire pag. 92
Comune di Seveso pag. 93

3. Il calcolo dei fabbisogni insorgenti pag. 94


Unità urbanistica 1: Altopiano pag. 95
Unità urbanistica 2: Barrucana pag. 96
Unità urbanistica 3: Bosco delle querce pag. 97
Unità urbanistica 4: Cavalla pag. 98
Unità urbanistica 5: Centro pag. 99
Unità urbanistica 6: Dossi pag. 100
Unità urbanistica 7: Meredo pag. 101
Unità urbanistica 8: San Pietro Martire pag. 102
Comune di Seveso pag. 103

4. Il calcolo dei saldi


Unità urbanistica 1: Altopiano pag. 104
Unità urbanistica 2: Barrucana pag. 104
Unità urbanistica 3: Bosco delle querce pag. 104
Unità urbanistica 4: Cavalla pag. 104
Unità urbanistica 5: Centro pag. 105
Unità urbanistica 6: Dossi pag. 105
Unità urbanistica 7: Meredo pag. 105
Unità urbanistica 8: San Pietro Martire pag. 105
Comune di Seveso pag. 106

5. Una valutazione di sintesi relativa agli aspetti quantitativi


5.1. Le principali carenze riscontrate nelle Unità urbanistiche d’indagine pag. 106
5.2. Una prima ipotesi di trasformazione e riclassificazione delle aree vincolate pag. 108
IV

Parte IV
I calcoli dell’accessibilità qualitativa dei servizi

1. L’importanza della stima di accessibilità dei servizi esistenti pag. 110

2. L’accessibilità qualitativa ai servizi definita dalla Kernel Density Estimation pag. 112
2.1. La definizione del target di analisi pag. 113
2.1.1. La distribuzione della popolazione per fasce d’età pag. 113
2.1.2. La distribuzione dei servizi per tipologia pag. 114
2.2. La sintesi dell’accessibilità qualitativa stimata dalla Kernel Density pag. 131

3 L’analisi dell’accessibilità rispetto alla distribuzione topologica dei servizi


3.1. Il metodo di calcolo attraverso le distanze topologiche pag. 133
3.2. Le risultanze dei calcoli dell’accessibilità topologica pag. 134
3.3. La valutazione qualitativa del grado di soddisfacimento attuale di servizi pubblici pag. 138
3.4. Sintesi dei risultati ottenuti relativi all’accessibilità topologica pag. 148

4. L’analisi dell’accessibilità rispetto ai tempi d’accesso ai servizi pag. 149


4.1. Il calcolo dell’accessibilità pedonale tramite la definizione delle isocrone
di 5’, 10’ e 15’
4.1.1. I servizi rivolti alla popolazione infantile inferiore ai 3 anni pag. 151
4.1.2. I servizi rivolti alla popolazione infantile di età compresa fra i 3 e i 5 anni pag. 153
4.1.3. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra i 6 e i 10 anni pag. 154
4.1.4. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra gli 11 e i 13 anni pag. 156
4.1.5. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra i 6 e i 13 anni pag. 157
4.1.6. I servizi rivolti alla popolazione di età maggiore ai 64 anni pag. 159
4.1.7. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra i 6 e i 18 anni pag. 163
4.1.8. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra gli 11 e i 18 anni pag. 167
4.1.9. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra i 14 e i 18 anni pag. 168
4.1.10. I servizi rivolti a tutta la popolazione pag. 170
4.2. Una sintesi delle stime dell’accessibilità temporale pag. 172

5. L’indice sintetico di accessibilità ai servizi pag. 174


5.1. Una sintesi degli indicatori di accessibilità calcolati pag. 174
5.2. La costituzione di un indicatore sintetico di accessibilità ai servizi urbani pag. 175

6. Analisi di fruibilità dei servizi: una necessità operativa pag. 185


6.1. Applicazioni del modello di Voronoi pag. 188
6.2. La base di dati e i primi distinguo pag. 188
6.3. L’individuazione dei poligoni di Voronoi/Thiessen per i servizi di base pag. 191
6.4. L’individuazione dei poligoni di Voronoi/Thiessen per i servizi non di base pag. 196
6.5. I risultati ottenuti pag. 199
6.6. Dialoghi produttivi tra quantità e qualità; una nuova lettura della rete dei servizi pag. 200
6.7. Suggerimenti pratici per la politica dei servizi pag. 201

Parte V
Le azioni strategiche di qualità territoriale

1. Una sintesi degli studi avviati pag. 204


1.1. Le carenze quantitative più vistose, rilevate nei sub ambiti territoriali pag.
1.1.1 Ambito di X pag.
V

1.1.2 Ambito di Y pag.


1.1.3. Ambito di Z pag.
1.2. L’incremento di qualità del sistema di servizi in materia di accessibilità pag.
1.3. Le possibili azioni locali da attuarsi nei differenti sistemi di riferimento territoriale pag.

2. Le azioni da compiesi in merito all’incremento dell’offerta di servizi pag.


2.1. Riqualificazione urbana e riqualificazione dei servizi attraverso la compensazione pag.
2.2. I progetti pilota per la ridefinizione dell’assetto urbano dei servizi pag.
2.2.1 L’interramento del tratto delle Ferrovie Nord pag.
2.2.2 La riqualificazione dell’asse del centro storico pag.

3. Il rapporto tra il Piano triennale delle opere pubbliche e il Piano dei servizi pag.
3.1. Qualche considerazione di carattere normativo e programmatico pag.
3.2. Il Piano triennale 2010 – 2012 di Seveso pag.
3.2.1. Gli investimenti nel breve periodo (2010) pag.
3.2.2 Gli investimenti nel medio – lungo periodo (2011 – 2012) pag.

4. Dalla trasformazione territoriale alla compensazione urbanistica pag.


4.1. La compensazione, un possibile strumento attuativo del Piano pag.
4.2. Ipotesi di stima dell’indice di compensazione mediante il modello VPA pag.
4.2.1 Una valutazione del contesto di mercato pag.
4.2.2. L’individuazione delle aree di possibile applicazione dell’indice di compensazione pag.
4.3. La classificazione delle aree secondo valori di compensazione pag.

5. Le aree da assoggettarsi alla trasformazione territoriale pag.


5.1. I nuovi servizi negli ambiti di trasformazione individuati nel Documento di piano pag.
5.2. Le quantità messe in gioco dalle scelte di trasformazione territoriale pag.
5.3. La nuova politica dei servizi comunali a Seveso pag.

Allegato 1 – Schede di censimento dei servizi


Allegato 2 .- Calcolo dell’accessibilità topologica
1

Parte I
La programmazione dei servizi a Seveso

1. Il nuovo ruolo del piano nella strategia dei servizi collettivi

La crisi del Welfare classico e le estese trasformazioni sociali ed economiche degli ultimi anni hanno eviden-
ziato l’insufficienza degli strumenti urbanistici tradizionali rispetto alle dinamiche in atto; così la Lombardia,
con la Lr. 1/2001 e i corrispondenti criteri orientativi per redigere il Piano dei servizi ex Dgr. 21 dicembre
2001, n. 7/7586, è passata dal tradizionale modello dello standard urbanistico – immobilizzato sugli aspetti
quantitativi, ostico a rispondere ai reali fabbisogni della popolazione, predeterminato e senza riferimenti ai
contesti locali – alla nozione di standard qualitativo, fondata su principi costitutivi di rilevante innovatività:
(i) sono stati assunti principi di autonomia, libertà e consapevolezza nella gestione del territorio, sintetiz-
zabili nella nozione per cui “ciò che non è espressamente vietato, è consentito”;
(ii) è stato ampliato – dal solo interesse pubblico a quello generale – il concetto dell’interesse meritevole di
tutela urbanistica;
(iii) ha trovato particolare ampliamento la tradizione accezione delle politiche urbane di welfare;
(iv) è stato affermato il principio della programmazione come base irrinunciabile del piano;
(v) è stata valorizzata l’autonomia comunale, quale esplicazione verticale del principio di sussidiarietà;
(vi) è stato riconosciuto e attuato nei fatti il principio di sussidiarietà, anche nella sua valenza orizzontale,
aprendo nuovi spazi all’iniziativa dei soggetti nel rapporto pubblico/privato
(vii) non da ultima, l’autonomia dell’Amministrazione nell’individuare le tipologie di servizi svincolate dal
meccanicismo ex Dim 1444/1968, aprendo a tutti quei servizi considerati, a torto, secondari o immate-
riali e che, grazie alla nuova legislazione, hanno trovato dignità e sanzione.
Si tratta di un’impostazione poi ribadita dalla Lr. 12/2005 “per il governo del territorio” nella prospettiva di
avvicinare domanda e offerta di servizi ai principi nel tempo introdotti nell’ordinamento con modifiche non
epidermiche ma sostanziali: ancor prima dell’art. 9 della Lr. 12/2005, già la Lr. 1/2001 introduceva nel pal-
coscenico legislativo lombardo il nuovo strumento del Piano dei servizi, trasformando in modo radicale il
tradizionale modello di standard urbanistico esclusivamente quantitativo in direzione dei servizi di stampo
qualitativo/prestazionale, in aderenza al principio di “amministrare per risultati e pianificare per obiettivi”;
verso tale direzione è andata di conseguenza dirigendosi la Lr. 12/2005:
a) nell’assunto che rappresenti servizio tutto ciò che i cittadini intendono come tale,
a) avviando in tal modo ampie aperture all’operatività del volontariato e del terzo settore (“i servizi e le
attrezzature, anche privati, di uso pubblico o di interesse generale”),
a) garantendo pertanto ai soggetti privati “la realizzazione diretta [omissis] di attrezzature e servizi per la
cui attuazione è preordinato il vincolo espropriativo”,
a) facendo ritenere servizi “le aree per l’edilizia residenziale pubblica, le dotazioni a verde, i corridoi e-
cologici e il sistema del verde di connessione tra territorio rurale e quello edificato”,
a) oltre all’integrazione con le disposizioni del piano urbano generale dei servizi nel sottosuolo”.
Tale nuova concezione dei servizi consente finalmente di raggiungere livelli d’effettiva efficienza delle at-
trezzature anziché relegarli al rango (come sovente è avvenuto) di meri “vincoli di carta”: oltretutto, ora il
Piano dei servizi rappresenta il secondo atto contemplato in seno al Piano di governo del territorio e non è
più quindi – con la Lr. 12/2005 – quel semplice allegato alla relazione del Piano regolatore generale (che la
Lr. 1/2001 configurava) ma diviene a tutti gli effetti uno strumento conformativo del regime dei suoli, assog-
gettabile a variante ogni qualvolta le condizioni e i bisogni sociali e ambientali lo rendano necessario.
Nel caso di Seveso, si valuterà dunque più oltre il dimensionamento registrato nella variante generale al Pia-
no regolatore evidenziando non solo le quantità di stato di fatto dei servizi constatate ma, anche, le entità di
servizi raggiunte nel corso dell’attuazione dello strumento urbanistico vigente.
2

1.1. L’impostazione quantitativa della pianificazione previgente

1.1.1. Alcuni cenni di legislazione nazionale

Com’è noto, la nozione di standard urbanistico trova avvio con la legge 6 agosto 1967, n. 765, che introduce
valori massimi di densità e altezze insediative con standard a efficacia immediata1 e differita, questi ultimi
definiti poi dal Dim. 1444/1968 ai sensi e per gli effetti – appunto – dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n.
765; il decreto, oltre a introdurre il concetto di zona omogenea, definiva i rapporti massimi tra gli spazi desti-
nati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici e collettivi in misura tale da assicurare a ogni abitante,
insediato o da insediare, la dotazione minima di mq 18 – esclusi gli spazi destinati alla viabilità – ripartita di
norma come segue: (i) 4,50 mq/ab. di aree per l’istruzione (asili nido, scuole materne e dell’obbligo) ; (ii) 2
mq/ab. di aree per attrezzature d’interesse comune (religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, ammi-
nistrative, per pubblici servizi come uffici postali, di protezione civile, ecc.) ; (iii) 9 mq/ab. di aree per spazi
pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili escluse le fasce verdi lungo le
strade; (iv) 2,50 mq/ab. di aree per parcheggi (in aggiunta alle superfici a parcheggio previste dall’art. 18 del-
la legge n. 765, e in casi speciali distribuite su più livelli) .
Molta letteratura urbanistica ha sottolineato i problemi che tale legislazione ha generato: forme – piano for-
temente meccanicistiche e impostate con biasimevole determinismo, un’attenzione incentrata solo sugli a-
spetti quantitativi dei servizi piuttosto che (anche) su quelli qualitativi, il privilegio per le categorie sancite
dalla legge escludendone altre forse più rilevanti, l’obliterazione delle peculiarità che caratterizzano il Paese e
che avrebbero richiesto una flessibilità ben superiore alle timide differenze tipologiche che il Dim.
1444/1968 introduceva; dunque, un’impostazione normativa che – pur generando da un lato un migliora-
mento delle condizioni di vita urbana – ha tuttavia imbalsamato la sperimentazione sui servizi negli ultimi
trent’anni, nonostante si debba riconoscere che il Dm 1444/1968, intervenuto in una situazione di grave e-
mergenza urbanistica – che richiedeva un intervento urgente e forte – ha comunque introdotto un’idea im-
portante e irrinunciabile, ossia che ogni cittadino abbia diritto di disporre di un’equa quota di servizi pubblici
urbani.
La letteratura urbanistica concorda sul fatto che il calcolo del dimensionamento delle aree a standard debba
basarsi su tre momenti analitici sostanziali:
a) la stima della domanda insorgente, che ha luogo calcolando la Popteor (popolazione teorica) con:
Popteor = (suped * If) / 100 mc/ab., dove:
suped = superficie libera da destinare a trasformazione;
If = indice di edificabilità fondiaria delle aree destinate alla trasformazione;
successivamente al calcolo della Popteor sulla base degli If, il calcolo del fabbisogno insorgente di stan-
dard avrà allora luogo mediante:
dimensionamento = Popteor * 18 mq/ab.
ma, naturalmente, sarà ottenibile un maggior grado di dettaglio correlando la popolazione teorica a ogni
singola tipologia di servizio2 e identificando in tal modo il dimensionamento per ogni tipo di standard;
1
In questo caso la legge 765/1967 si rivolgeva a quei comuni non dotati di piano regolatore generale, ai quali era vietata ogni forma
di nuova edificazione nei centri abitati mentre all’esterno era ammessa una ridottissima possibilità edificatoria di 0,03 mc/mq per co-
struzioni residenziali e di 1/10 per costruzioni industriali. Gli standard a efficacia immediata oggi sono utilizzati in misura più limitata
che in passato, giacché tutti i comuni si sono dotati dello strumento urbanistico generale e, tuttavia, l’utilizzo degli standard a efficacia
immediata subentra quando un vincolo di inedificabilità decade e lascia l’area priva di pianificazione. Questa procedura è determina-
ta da una serie di motivazioni legislative ed economiche che danno origine a una zona di fatto senza destinazioni d’uso; al proposito
una sentenza del Consiglio di Stato, sez. V, 9 ottobre 1997, n. 1117, recitava: “La decadenza del vincolo imposto dal Prg per decorso
del termine di cinque anni comporta una serie di conseguenze determinando: a) l’esecuzione della riviviscenza della situazione ante-
riore all’impostazione del vincolo e, conseguentemente, dell’applicazione dei limiti di volume e di altezza previsti dall’art. 17 della
legge n. 765 del 1967; b) l’impossibilità di colmare i vuoti lasciati dalla disciplina urbanistica con l’espansione delle destinazioni
proprie delle aree limitrofe; c) l’impossibilità di equiparare le aree già colpite dal vincolo decaduto alle cosiddette aree a titolare
destinazione e nelle quali è ammessa l’edificazione entro i limiti previsti dal codice civile e dal regolamento edilizio comunale”.
2
(i) 4,50 mq/ab. di aree per l’istruzione; (ii) 2 mq/ab. di aree per attrezzature d’interesse comune; (iii) 9 mq/ab. di aree per spazi pub-
blici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport; (iv) 2,50 mq/ab. di aree per parcheggi.
3

occorrerà poi aggiungere – a quella della domanda insorgente – la stima della domanda arretrata (o,
meglio, insoddisfatta), derivante dal fabbisogno generato da precedenti interventi edilizi espansivi i cui
standard non sono stati ceduti preferendosi la monetizzazione, o dalle necessità del patrimonio edilizio
esistente, o da omissioni negli strumenti urbanistici previgenti;
b) la stima dell’offerta, che permette all’amministrazione comunale di considerare le attrezzature disponibili
non solo per le strutture identificate dal Dim. 1444/1968, ampliato nella sostanza dalle leggi regionali, ma
anche per tutte quelle funzioni private generate dal soddisfacimento di un fabbisogno comune sempre più
diversificato, e sovente distante dalle sole categorie prefigurate nel Decreto3 ; oltretutto, la conoscenza
critica della situazione esistente permette di spostare il tiro dall’individuazione meccanica di nuovi vinco-
li alla riorganizzazione delle dotazioni esistenti, mirando a soddisfare il fabbisogno mediante innovative
procedure di gestione piuttosto che mediante l’attivazione di nuovi impianti;
c) la valutazione dello stato d’attuazione, che offre modo di verificare la capacità di carico delle singole in-
frastrutture, verificare se esistano ancora margini di miglioramento qualitativo e/o quantitativo e conside-
rare se l’offerta erogata soddisfa la domanda, indirizzando il programma delle opere pubbliche in rela-
zione con elementi di tipo finanziario ed economico.

1.1.2. Gli standard nella legislazione lombarda: oltre 30 anni di pianificazione astratta

La Regione Lombardia ha prodotto nel 1975 la sua prima legge urbanistica fondamentale n. 514 che, al livel-
lo della pianificazione comunale, disciplinava espressamente il rapporto tra servizi pubblici, capacità insedia-
tiva residenziale teorica (c. 3, art. 22) e superficie standard per abitante; in merito a quest’ultimo punto, il le-
gislatore regionale innalzò i limiti di legge imposti dal Dim. 1444/1968 elevando da 18 a 26,5 mq/ab.5 la do-
tazione minima, mentre le attrezzature per insediamenti produttivi (parcheggi, verde e attrezzature sportive,
centri e servizi sociali, mense e attrezzature varie) coinvolgevano il 20% della St (c. 6, art. 22) e quelle per gli
insediamenti commerciali e direzionali (parcheggi, verde, centri e servizi sociali, attrezzature varie) interes-
savano il 100% della Slp, di cui almeno 1/2 a parcheggio (c. 7, art. 22) .
In tale panorama apparentemente irrigidito, la Regione Lombardia è riuscita ad avviare negli ultimi anni in-
tensi ripensamenti per sostituire – agli ormai decrepiti standard quantitativi del decreto ministeriale – più
flessibili ed efficienti standard qualitativi6 riuscendo infine, ancor prima della 12/2005, a promulgare la Lr.
15 gennaio 2001, n. 1 riguardante – tra l’altro – il riassetto disciplinare dei servizi pubblici e collettivi e il
nuovo strumento obbligatorio da accompagnare al piano regolatore, rappresentato dal piano dei servizi.
Il principale riferimento lombardo per calcolare la capacità insediativa di piano (o popolazione teorica) – ri-
spetto a cui verificare la dotazione minima di servizi – era contenuto nell’art. 19 dell’ormai abrogata Lr.
51/1975:
(i) la “capacità residenziale teorica” totale derivava dalla somma di quella del centro edificato con quella
delle altre aree residenziali;

3
Una sentenza del Consiglio di Stato, relativa a un caso lombardo, considera la possibilità di aumentare le quantità di legge: in Cons.
Stato, sez. IV, 25 febbraio 1988, n. 99, “la dotazione di standard stabilita dall’art. 22 Lr. Lombardia n. 51 del 1975, costituisce una
dotazione minima al pari di quella generale prevista dall’art. 3 D.M. n. 1444 del 1968, che non preclude all’amministrazione di ele-
varla discrezionalmente e, qualora la maggiorazione di tale limite minimo sia di modesta entità, non necessita di una motivazione
specifica e puntuale. La variazione dello strumento urbanistico generale al fine di adeguamento degli standard non impedisce che
l’Amministrazione comunale in sede di adozione di un nuovo strumento provveda a reindividuare gli standard urbanistici in misura
diversa rispetto a quella precedentemente fissata, laddove la nuova determinazione risulti giustificata e immune da manifesti errori o
vizi logici”.
4
Si ricorda che la Lr. 15 aprile 1975, n. 51 è stata abrogata dall’art. 104 lett. a della Lr. 11 marzo 2005, n. 12
5
Tale dotazione minima complessiva è da intendersi in linea di massima così ripartita: a) 4,5 mq/ab di aree per l’istruzione inferiore,
scuole materne, elementari, medie dell’obbligo; b) 4 mq/ab di aree per attrezzature di interesse comune (religiose, culturali, sociali,
assistenziali, sanitarie, ferroviario e cimiteriale) ; c) 15 mq/ab di aree per gli spazi pubblici a parco, per il gioco e lo sport, escluse le
fasce di rispetto stradale, ferroviario e cimiteriale; d) 3 mq/ab di aree per parcheggi di uso pubblico.
6
Al proposito, ci si riferisce alla deliberazione n° VII/ 7586, 21 dicembre 2001, recante “Criteri orientativi per la redazione del Pia-
no dei Servizi ex art. 7, c. 3 della legge regionale 15 gennaio 2001, n. 1”.
4

(ii) per quanto riguarda il centro edificato, al netto dei lotti ancora inedificati, occorreva assumere “come
capacità teorica il valore maggiore tra il numero di residenti insediati, al momento dell’adozione del
piano, e il numero di vani abitabili esistenti”;
(iii) per le aree restanti (ossia: “i lotti liberi all’interno dei perimetri dei centri edificati, i comparti già edifi-
cati nei quali sia previsto o ammesso un incremento delle volumetrie esistenti, le zone di espansione
residenziale”), la capacità teorica era rappresentata dal “valore ottenuto moltiplicando le relative su-
perfici per i rispettivi indici di fabbricabilità massima consentita, e attribuendo mediamente 100 mc di
volume residenziale per ogni abitante”7 .
Vediamo nel dettaglio l’ex legge regionale lombarda 15 aprile 1975, n. 51, che disciplinò la materia median-
te l’art. 22 stabilendo che negli strumenti urbanistici comunali “deve essere assicura una dotazione globale
di aree per attrezzature pubbliche e di uso pubblico, commisurata all’entità degli insediamenti residenziali,
produttivi, direzionali e commerciali”, elevando da 18 a 26,5 mq/ab. la dotazione minima di standards e così
ripartendola: (i) 4,5 mq/ab. di aree da riservare all’istruzione inferiore (scuole elementari, materne, medie) ;
(ii) 4 mq/ab. di aree da riservare ad attrezzature d’interesse comune (attrezzature sociali, assistenziali, reli-
giose, culturali, sanitarie, amministrative) ; (iii) 15 mq/ab. di aree da riservare a spazi pubblici a parco, per
il gioco e lo sport (escluse le fasce di rispetto stradale, ferroviario e cimiteriale) ; (iv) 3 mq/ab. di aree da ri-
servare a parcheggi a uso pubblico; (v) nei comuni con capacità insediativa teorica superiore a 20.000 abi-
tanti, aree per attrezzature pubbliche di interesse generale per una quota minima complessiva pari a 17,5
mq/ab. (zone F) da destinarsi a istruzione superiore, attrezzature sanitarie e ospedaliere d’interesse genera-
le, parchi pubblici urbani e territoriali, nonché a impianti pubblici e di uso pubblico per lo sport, mercati
generali pubblici e relativi depositi, protezione civile.
In caso di difficoltà a reperire aree per parchi pubblici nel territorio comunale, potevano individuarsi aree e-
sterne ai confini amministrativi purché: i) comprese nel perimetro dei parchi naturali ex Lr. 86/1983 (disci-
plina parzialmente modificata dall’art. 104, lett. j) Lr. 11 marzo 2005, n. 12) e previste come zone a parco at-
trezzato dai relativi piani territoriali vigenti; ii) con l’assenso dell’ente gestore e delle amministrazioni comu-
nali nel cui territorio sono ubicate le aree; iii) dotate di adeguate infrastrutture di trasporto pubblico, per
l’accesso da parte della popolazione residente8 .

1.2. Lo strumento urbanistico generale vigente: un attrezzo di stampo quantitativo

Lo strumento urbanistico generale vigente nel territorio di Seveso è stato sottoposto a numerose rivisitazioni
che, nel tempo, ne hanno caratterizzato le forme e i contenuti: la sua genesi risale alla delibera di approvazio-
ne del Prg da parte di Regione Lombardia nel lontano 1979 ma numerose sono state le varianti: i) quella per
la zona B1, approvata con Dgr. 24 novembre 1987, n. 26566; ii) la variante tecnica 12 e 35 ex Dgr. 10 feb-
braio 1993, n. 32732; iii) le varianti n. 36 e 37 rispettivamente approvate con Dgr. 16 gennaio 1992, n. 18013
e 6 aprile 1993, n. 34836; iv) l’adeguamento alle prescrizioni della Dgr. 26 ottobre 1998, n. 39178 tramite
delibera del consiglio comunale 31 marzo 2004, n. 14, esecutiva dal 5 maggio 2004.

7
La Lr. 51/1975 elevava la dotazione minima, prevista dal Dm 1444/1968: (a) per i servizi da destinare agli insediamenti produttivi,
dal 10% al 20% della St; (b) per gli insediamenti direzionali e commerciali, dall’80% al 100% della Slp (di tali aree, almeno la metà
dev’essere destinata a parcheggi di uso pubblico) ; la Lr. 51/1975 escludeva inoltre esplicitamente l’applicazione del n. 2, art. 4, Dm 2
aprile 1968, n. 1444: per quanto riguarda le zone A e B, in caso d’impossibilità nel reperimento della quota prescritta non era possibi-
le computare come doppie le aree a servizi e/o reperirle in zone adiacenti e, dunque, la quota di 26,5 mq/ab. doveva essere reperita
per ogni vano abitabile – esistente e di progetto – al di là della sua localizzazione nelle specifiche zone omogenee. Tutte le Regioni i-
taliane hanno ormai varato, pur con tempi e modalità differenti, una propria legge urbanistica, e quasi tutte le esperienze regionali si
sono indirizzate al mero innalzamento dei parametri quantitativi definiti dal Dm. 1444/1968, senza quindi riuscire a scalfire la sua
struttura complessiva: già lo standard nazionale si configurava rozzamente, e tale è rimasto anche nelle leggi regionali (che, purtrop-
po, non hanno mai giustificato la maggior quota di aree a standard avvalendosi di analisi locali, relative alla domanda di servizi e ai
bisogni reali della popolazione tranne che nel Friuli Venezia Giulia, tuttavia regione autonoma e già nel 1968 dotata di propria legge
urbanistica) .
8
Ai fini del computo dello standard per parcheggi, la legge prevede la possibilità di considerare la sommatoria delle Slp realizzate
con tipologia multipiano, sia fuori terra che in sottosuolo, e offre anche la possibilità di computare a standard i parcheggi, realizzati su
aree pubbliche, costruiti in diritto di superficie a favore di terzi, previa stipula di apposita convenzione.
5

Il vigente strumento urbanistico generale 9 risulta articolato nelle tre differenti parti: a) della relazione di pro-
getto; b) della relazione d’inquadramento territoriale; c) della relazione dello stato di fatto e, in materia di
servizi pubblici (in quel piano, ancora in veste di “standard”), il dimensionamento – ossia il rapporto tra su-
perficie esistente a servizi, popolazione residente e parametri minimi espressi dalla legge regionale allora vi-
gente10 – risultava il seguente:

Standard ex Lr. 51/1975 Standard esistenti Standard minimi di legge11 Saldo


mq mq/ab. mq mq/ab mq
Istruzione 54.820 3,1 78.588 4,5 – 23.768
Attrezzature int. comune 102.710 5,9 69.856 4 32.854
Verde gioco sport 214.441 12,2 261.960 15. – 47.519
Parcheggi pubblici 57.340 3,3 52.392 3 4.948
Totale comunale 429.311 24,6 462.796 26,5 – 33.485

Standard ex Lr. 51/1975 Standard esistenti


mq mq/ab.
Istruzione superiore 550 0,03
Attrezzature sanitarie – –
Parchi pubblici – –
Totale intercomunale 550 0,03
Totale generale 429.861 24,63

Nella tabella soprastante, tratta dalla relazione d’accompagnamento al Piano regolatore generale, si quantifi-
cano delle aree esistenti a standard, articolate per categoria e comparate alle dotazioni minime di legge, per
individuare le carenze quantitative: s’evince come soltanto le attrezzature d’interesse comune (23,92%) e i
parcheggi pubblici (13,36%) soddisfino i parametri minimi, al contrario dell’istruzione inferiore (12,77%) e
del verde, gioco e sport (49,95%), che presentavano un deficit rispettivamente di 23.769 mq e di 47.519 mq
(– 71.288 mq in tutto) .
Categoria Superficie (mq) %
Istruzione 54.820 12,77
Attrezzature d’interesse comune 102.710 23,92
Verde, gioco sport 214.441 49,95
Parcheggi pubblici 57.340 13,36
Totale 429.311 100,00

9
Risultato di numerosi rimaneggiamenti di differente intensità: gli adeguamenti legislativi, una differente cultura della pianificazione
territoriale, un diverso modo di concepire l’urbanistica, le continue sentenze della Consulta hanno incrinato il modello di piano in ba-
se al quale anche il Prg di Seveso è stato predisposto.
10
I metri quadrati procapite sono 26,5 cosi articolati: i) istruzione (4,5 mq/ab) ; ii) interesse collettivo (4 mq/ab) ; iii) verde, gioco e
sport (15 mq/ab) ; iv) parcheggi (3 mq/ab)
11
Standard calcolati sulla popolazione di 17.464 abitanti al 1 gennaio 1987.
6

Complessivamente le aree a servizi risultano carenti di oltre 33.000 mq (pari a un dimensionamento pro –
capite di 24,6 mq/ab. contro i 26,5 mq/ab. previsti) .
Si tratta comunque di modalità dimensionali, assunte nel Piano regolatore generale vigente, che risultano an-
cora mutuate da un’impostazione analitica di natura quantitativa, anche se poi viene proposta una rivisitazio-
ne strumentale per accordi di programma, attuabili attraverso varianti parziali del Prg, procedura questa che
cerca di scostarsi dalla rigidità delle lente e defatiganti modalità d’attuazione generale per abbracciare una
forma che tenta di cogliere tempestivamente le opportunità espresse dal territorio (già la Lr. 23/1997, recante
“Accelerazione del procedimento di approvazione degli strumenti urbanistici comunali e disciplina del rego-
lamento edilizio”, cercava di rispondere al problema delle lentezze amministrative in materia urbanistica, in-
dividuando una serie di situazioni12 nei quali l’accelerazione era consentita) .
In ogni modo in tema di servizi pubblici e collettivi esistenti emergeva, nella relazione del previgente stru-
mento urbanistico generale, che:
i) le strutture scolastiche erano state differenziate in relazione al livello di istruzione (materne, scuole ele-
mentari e scuole medie) precisando inoltre la proprietà (pubblica o privata) e la superficie;
ii) le attrezzature d’interesse comune sono state suddivise nelle tipologie religiose, culturali e sociali for-
nendo, per ogni tipologia, la localizzazione per via e zona cittadina13 ;
iii) le aree adibite a verde, gioco sport erano state disaggregate in verde attrezzato e impianti sportivi;
iv) i parcheggi e le aree adibite all’istruzione avevano trovato individuazione e classificazione classica.
Peraltro quelle analisi, seppure approfondissero il grado di dettaglio rispetto allo strumento urbanistico ante-
cedente, non esaminavano gli elementi qualitativi derivanti dall’accessibilità, fruibilità, stato di conservazio-
ne la cui considerazione, ancorché non obbligatoria (in quanto sarebbe stata introdotta solo successivamente
dalla Lr. 1/2001), poteva risultare di qualche utilità.
In ogni modo dopo la completa attuazione dei servizi, previsti dallo strumento urbanistico generale, il dimen-
sionamento individuale disponibile14 risultava il seguente: i) per lo standard scolastico, 4,53 mq/ab. contro i
4,5 ex lege; ii) per le attrezzature d’interesse comune, 4,97 mq/ab. rispetto ai 4 di legge; iii) per gli spazi pub-
blici e i parcheggi, 18,40 mq/ab. nei confronti dei 15; iv) gli standard comunali attribuivano pertanto a cia-
scun abitante la superficie di 27,90 mq di aree a servizio (rispetto ai 26,5 della Lr. 51/1975) ; v) gli standard
sovracomunali raggiungono una quantità ragguardevole (39 mq/ab.), perfino doppia rispetto ai 17,50 mq/ab.
previsti dalla normativa regionale allora vigente.

12
a) varianti dirette a localizzare opere pubbliche di competenza comunale, nonché a modificare i relativi parametri urbanistici ed e-
dilizi, eccettuati i casi in cui la legislazione statale o regionale già ammetta la possibilità di procedere a tali adempimenti senza pre-
ventiva variante urbanistica; b) varianti volte ad adeguare le originarie previsioni di localizzazione dello strumento urbanistico gene-
rale vigente, alla progettazione esecutiva di servizi e infrastrutture di interesse pubblico, ancorché realizzate da soggetti non istituzio-
nalmente preposti; c) varianti atte ad apportare agli strumenti urbanistici generali, sulla scorta di rilevazioni cartografiche aggiornate,
dell’effettiva situazione fisica e morfologica dei luoghi, delle risultanze catastali e delle confinanze, le modificazioni necessarie a con-
seguire la realizzabilità delle previsioni urbanistiche anche mediante rettifiche delle delimitazioni tra zone omogenee diverse; d) va-
rianti dirette a modificare le modalità di intervento sul patrimonio edilizio esistente, nel caso in cui esse non concretino ristrutturazio-
ne urbanistica e non comportino incremento del peso insediativo in misura superiore al 10% rispetto a quanto stabilito dallo strumen-
to urbanistico vigente; ove necessario, le varianti potranno altresì prevedere il conseguente adeguamento della dotazione di aree a
standard; e) varianti di completamento interessanti ambiti territoriali di zone omogenee già classificate ai sensi dell’art. 2 del Dim 2
aprile 1968 n. 1444 come zone B, C, e D che comportino, con o senza incremento della superficie azzonata, un aumento della relati-
va capacità edificatoria non superiore al 10% di quella consentita nell’ambito oggetto della variante dal vigente Prg., ove necessario
tali varianti potranno altresì prevedere il conseguente adeguamento della dotazione di aree a standard; f) varianti che comportino mo-
dificazioni dei perimetri degli ambiti territoriali subordinati a piani attuativi, finalizzate ad assicurare un migliore assetto urbanistico
nell’ambito dell’intervento, opportunamente motivato e tecnicamente documentato, ovvero a modificare la tipologia dello strumento
urbanistico attuativo; g) varianti finalizzate alla individuazione delle zone di recupero del patrimonio edilizio esistente, di cui all’art.
27 della legge 5 agosto 1978, n. 457 (norme per l’edilizia residenziale) ; h) varianti relative a comparti soggetti a piano attuativo che
comportino una diversa dislocazione delle aree destinate a infrastrutture e servizi; i) varianti concernenti le modificazioni della nor-
mativa dello strumento urbanistico generale, dirette esclusivamente a specificare la normativa stessa, nonché a renderla congruente
con disposizioni normative sopravvenute, eccettuati espressamente i casi in cui ne derivi una rideterminazione ex – novo della disci-
plina delle aree.
13
Gli ambiti cittadini individuati interessano: il Centro, l’Altopiano, Baruccana.
14
Per una polazione di 32.549 abitanti.
7

Il passaggio tra adozione e approvazione ha generato ulteriori modifiche al dimensionamento di piano: in se-
de controdeduttiva alle 146 osservazioni, ha avuto luogo un ridimensionamento delle aree a standard da 39 a
35,66 mq/ab. mantenendo, tuttavia, livelli quantitativi superiori all’entità minima stabilite dalla legislazione
allora vigente.

Quadro riassuntivo delle modifiche alle zone omogenee15


Zone Altopiano (mq) Centro (mq) Baruccana (mq)
B1/R 61,76 500,00 3.172,95
B1/I 4.497,48 – 1.909,05
B2/R – 2.985,18 4.061,20 21.567,71
B3/R 353,74
B3/S – 89,84
B3/S a volumetria predefinita 4.514,32
B3/I – 550,23
B3/SU 6.082,00
C – 915,22 – 4.929,80
C a volumetria predefinita 1.400,00
C E.E.P. – 3.441,89
C E.C. 3.441,89
D 1.628,30

15
Le zone omogenee che caratterizzano il Piano regolatore di Seveso risultano cosi articolate:
Zone A: parti del territorio di interesse storico e artistico di cui all’art. 17 della Lr. n. 51/1975, articolate in:
A/R: zone prettamente residenziali comprese nelle zone omogenee A
A/S. C. aree per spazi pubblici o riservati alle attività collettive a livello comunale di cui all’art. 22 della Lr. 51/1975 sub 1
Zone B: parti totalmente o parzialmente edificate diverse dalle zone A:
B1: parti con più consistente densità edilizia per cui il piano non prevede particolari modificazioni dell’attuale stato di fatto
B2: parti con densità edilizia rada e per cui il piano prevede particolari modificazioni dello stato di fatto
B3: parti per cui si richiedono interventi coordinati per ambiti significativi finalizzati alla salvaguardia ambientale ad al recupero del
patrimonio urbanistico ed edilizio esistente, o alla riorganizzazione e trasformazione degli insediamenti e delle reti di urbanizzazione;
in base alle destinazioni d’uso, ulteriormente suddivise in:
B1/R: zone prevalentemente residenziali comprese in B1
B1/I: zone prevalentemente industriali e artigianali comprese in B1
B2/R: zone prevalentemente residenziali comprese in B2
B3/R: zone prevalentemente residenziali comprese in B3; le zone B3/R sono zone di recupero ai sensi del titolo IV della legge
457/1978;
B3/S: zone con destinazioni in atto e/o future di servizio, comprese in B3 (B3/S = zone di recupero ex Titolo IV della L. 457/1978) ;
B3/SU: zone con destinazioni in atto e/o future di servizio all’organizzazione urbana, comprese in B3 (B3/SU = zone di recupero ex
Titolo IV della L. 457/1978) ;
Zone C: parti destinate a nuovi complessi insediativi prevalentemente residenziali
Zone D: parti destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali e ad essi assimilati e relative attrezzature
Zone E: parti destinate all’attività agricola:
zone E1: agricolo per insediamenti al servizio dell’agricoltura
zone E2: agricolo
zone E3: verde boschivo
Zone F1: parti del territorio destinate ad attrezzature, impianti di interesse generale, parchi urbani, in base alle destinazioni d’uso ulte-
riormente suddivise in:
S.C.: aree per spazi pubblici o riservati alle attività collettive a livello comunale di cui all’art. 22 Lr. 51/1975 sub 1 e 2
V.C.: aree per spazi pubblici a parco, per gioco e lo sport a livello comunale di cui all’art. 22 Lr. 51/1975 lett. C
S.T.: aree per servizi e impianti tecnologici
Zone F2: aree per attrezzature di interesse sovra comunale. In base alle destinazioni d’uso nella zona F2 vengono individuate con ap-
posito perimetro le seguenti zone funzionali: zone del Parco delle Querce di risanamento ecologico; zona del Parco delle Groane di
verde pubblico attrezzato con vincolo di tutela ambientale, attuato mediante recupero conservativo delle specie e dell’ambiente della
brughiera lombarda; zona R/S per le attività religiose e di culto di interesse sovracomunale.
Zone V: aree destinate alla viabilità, alle strutture di trasporto con le relative zone a fasce di rispetto.
Zone FF: aree destinate alle strutture di trasporti su ferro con relative zone e fasce di rispetto.
Zona di rispetto cimiteriale
8

D P.I.P. 9.034,20
E1 – 1.459,85 – 28.840,84
E2 1.390,76
E3 riserva naturale orientata – 297,87 932,06
E3 riserva naturale paesistica – 1.321,94 2.469,39 – 496,36
E3 parco naturale – 10.103,97 15.369,33
F1 ST 623,25
F1 standard Sc – 830,99 – 1.622,68
F1 standard Vc (Vp) + 932,01 – 6.332,05 6.889,32
F1 Vp riserva naturale orientata 7.865,14 – 1.594,89
F1 Vp riserva naturale paesistica – 269,51
F1 parco attrezzato – 1.000,00 – 3.254,00
F1 Vp parco naturale – 427,64 – 16.917,95
F2 standard R/S – 1.111,73
F2 standard ST 578,33
F2 riserva naturale orientata 3.486,77
F2 parco attrezzato 3.256,59
Strada – 6.025,24 – 1.998,86 – 5.378,85

1.3. Il grande cambiamento del 10 luglio 197616

Com’è tristemente noto, il 10 luglio 1976 la società Icmesa (Industrie Chimiche Meda Società Azionaria) fu
investita da un incidente industriale di tal portata da determinare conseguenze nel corto e nel medio/lungo
periodo per la popolazione residente, a Seveso come dei comuni limitrofi: data la sua posizione, posta im-
mediatamente a sud dell’area incidentata, il comune di Seveso fu investito direttamente e con maggiore in-
tensità dalle esalazioni tossiche, estese poi ad altri paesi contermini quali Meda, Cesano Maderno, Desio.
L’incidente di proporzioni disastrose17 ha rimescolato le logiche di trasformazione territoriale che fino a quel
periodo avevano caratterizzato Seveso e la Brianza: quest’ultima, caratterizzata da un’organizzazione interna
multicentrica e reticolare dove, ad aree in cui la densità del suolo urbanizzato è quasi paragonabile a quella
del nucleo metropolitano centrale, si contrappone la presenza di ampi spazi aperti interclusi (Parco regionale
della valle del Lambro, Parco regionale delle Groane ecc..), s’è sviluppata sulla preesistente trama dei nuclei
storici sovrapponendovi nuove forme insediative lineari appoggiate alle principali direttrici di mobilità18 e un

16
Per questo paragrafo si sono utilizzate le fonti di Marina Rossi (http://www.pagine70.com) e di Marisatella Berbaglio (“La Brianza
milanese: appunti per un’analisi territoriale”) .
17
Una particolare classifica statunitense di un noto sito americano “www. Treehugger.com” sui disastri ambientali pone l’incidente
di Seveso al quarto posto dopo lo scoppio del reattore nucleare di Cernobyl per i seguenti motivi: “Some 37,000 people were exposed
to the highest levels ever recorded of a dioxin, a class of chemicals believed to be poisonous and carcinogenic even in micro – doses.
Over 600 people were evacuated and several thousand were treated for dioxin poisoning, evidenced mainly by severe cases of
chloracne. Over 80,000 animals were slaughtered to prevent the toxins entering food chains. The accident provided massive
amounts of data on dioxin exposures that is still being studied even today. Thanks to the foresight of attending physicians who saved
blood samples from all the victims, better quantification of the scope of the incident was possible after test methods became available
in 1987. Moreover, the name Seveso is now used routinely in the European chemical industry: It is the name of a law which requires
all facilities handling, or even storing, quantities of hazardous materials to inform the authorities, the community surrounding the
plant, and to develop and publicize measures to prevent and respond to major accidents”; una classifica che, se aggiornata, potrebbe
essere attualmente incrementata dell’incidente della Lombarda Petroli di Villasanta che, il 23 febbraio 2010, ha versato centinaia di
migliaia di mc di idrocarburi nel fiume Lambro, segnandone i già precari equilibri che faticosamente negli anni si stavano
determinando nell’ecosistema.
18
La rete infrastrutturale risulta fortemente polarizzata in direzione sud/nord lungo gli assi di comunicazione in uscita da Milano, do-
ve sorgono i nodi principali attorno ai quali s’articola il territorio brianteo; un primo asse urbanizzativo si sviluppa da Cormano a Se-
veso, dividendosi poi verso le circoscrizioni di Seregno e Carate Brianza, con centri di dimensioni rilevanti come Seregno, Desio e
Lissone o più contenuti come Nova Milanese e Muggiò; sono centri che, pur mantenendo una chiara individualità urbana, si sono
progressivamente saldati lungo le strade di collegamento, con l’espansione concentrica delle fasce più esterne degli abitati delimitan-
do ampie campiture intercluse, destinate oggi a un’agricoltura di tipo residuale. Un secondo ambito di sviluppo urbano ruota attorno
9

fitto tessuto di insediamenti residenziali a bassa densità; in tal modello insediativo, caratterizzato da una pla-
tea urbanizzata quasi uniforme (la foglia briantea) residenziale, industriale e artigianale, ha trovato posto an-
che l’incidente dell’Icmesa che, dopo il 1976, ha interferito anche nel processo di trasformazione urbana.
Solo 14 giorni dopo l’incidente iniziava l’evacuazione dei 214 residenti dalle aree di maggiore inquinamento
costituendo cosi la nota “zona A”, subito seguiti da altre centinaia di persone e decine d’aziende comprese
nei successivi allargamenti dell’ambito più inquinato; nei giorni seguenti la mappatura ufficiale assumeva la
sua conformazione definitiva, con l’indicazione di una zona a minor tasso d’inquinamento (“zona B”), estesa
anche ai comuni di Cesano Maderno e Desio, e di una terza zona (“R o di rispetto”), non inquinata o inquina-
ta con valori inferiori ai 5µg/mq per una superficie di ben 1.430 ettari.

L’area di maggiore contaminazione, bonificata nel corso del tempo, s’identifica nell’odierno “Bosco delle
querce” che attualmente rappresenta per Seveso un vero e proprio polmone verde d’elevata fruizione; il pro-
getto del bosco risale al 1983, dov’era la zona A (“A1” – “A5”) e, a valle del terribile incidente che sconvolse
Seveso e non solo, la Regione Lombardia – coinvolta in quel periodo da contenziosi anche duri per i suoi li-
mitate interventi di miglioramento delle condizioni di vita dei residenti e per il suo intento di realizzare un in-
ceneritore sulle aree dell’Icmesa per distruggere tutti i materiali contaminati – emanava 5 programmi opera-
tivi di cui il quarto comprendeva “il ripristino o la ricostruzione delle strutture civili e delle strutture abitati-
ve non recuperabili e la realizzazione delle opere necessarie per il ristabilimento delle condizioni di vita a-
deguate alla particolare situazione della zona colpita e delle capacità produttive dei terreni agricoli interes-
sati”; il presidente della Giunta regionale s’era impegnato ad avviare subito le procedure per l’esproprio e la
costruzione delle nuove residenze (che avrebbero dovuto essere pronte entro e non oltre il 30 giugno 1979), e
i nuovi interventi a valle di un’emergenza di natura anche sociale modificarono sostanzialmente le consuete

alla città di Monza la cui saldatura con Milano si consolida lungo la Nuova Valassina, la SS. 342 e l’asse ferroviario Milano Como –
Lecco – Bergamo; tuttavia, se nella parte occidentale della Brianza milanese l’impianto lineare appare preponderante, nella parte o-
rientale del territorio osservato i caratteri reticolari dello sviluppo urbano emergono sopra il, seppur evidente, orientamento dettato dei
tracciati stradali.
10

logiche della reperibilità dei servizi, che l’allora vigente legge regionale urbanistica identificava in 26,5
mq/ab., sicché molti spazi interessati dall’improvvisa necessità di fornire dimora a centinaia di persone sfol-
late subirono un’alterazione organizzativa dei servizi che, se da un lato si sono materializzati nelle opere di
bonifica, dall’altro hanno determinato fabbisogni arretrati in alcuni casi ancora evidenti sul territorio comu-
nale sevesino.
Nel 1982 la Comunità Europea emanava poi la direttiva 82/501 sui rischi di incidenti rilevanti connessi a de-
terminate attività industriali, che prevedeva determinati obblighi, amministrativi e sostanziali, riguardo
all’atteggiamento da seguire nella gestione dell’esercizio di attività ritenute pericolose in base alla tipologia
di pericolosità dei materiali e del quantitativo detenuto; com’era attendibile, la direttiva venne recepita dal
Paese con sei anni di ritardo, attraverso il Dpr. 175/1988, e oggi Seveso insegna, sia per quanto riguarda le
maggiori attenzioni da applicarsi alle procedure di autorizzazione di industrie a incidente rilevante, sia per
quanto riguarda la capacità di una comunità di rigenerarsi e riappropriarsi delle proprie tradizioni e del pro-
prio territorio trasformando un evento catastrofico in un momento di riflessione e confronto con la dimensio-
ne ambientale.

1.4. Il nuovo interesse dei privati per intervenire nell’erogazione dei servizi collettivi

Anche se, storicamente, l’allestimento e la gestione dei servizi di pubblica utilità ha riguardato quasi in forma
esclusiva le competenze della pubblica amministrazione, oggi – in termini crescenti – anche il terzo settore
(non profit, onlus, privati) si cimenta nell’erogazione di servizi d’uso generale, fenomeno questo recepito sia
nella Lr. 11 marzo 2005, n. 12 (immobili privati soggetti ad apposita convenzione per l’erogazione di fun-
zioni pubbliche) sia nella nota sentenza della Corte Costituzionale n. 179/1999 che – introducendo in ordi-
namento l’obbligo d’indennizzare i vincoli ablativi reiterati, lo ha peraltro escluso sia nelle ipotesi di applica-
zione dei sistemi compensativi o perequativi, sia nei casi di vincoli promiscui (in quanto non necessariamen-
te preordinati all’esproprio), ossia quelle aree ove può aver luogo la realizzazione di attrezzature private di in-
teresse pubblico.
L’erogazione dei servizi può quindi avere caratteri diversi: (i) di proprietà pubblica e gestita dalla mano pub-
blica (in cui ritroviamo i tradizionali servizi, che per antonomasia debbono assecondare le necessità collettive
erogando funzioni anche in deficit finanziario) ; (ii) di proprietà pubblica e gestita da un ente privato o non –
profit (il caso dei servizi in concessione ai privati con regole determinate19 , p. es. i parcheggi pluripiano con-

19
Il ricorso sempre più diffuso allo strumento della concessione, da parte delle amministrazioni, per realizzare e finanziare grandi la-
vori infrastrutturali e per offrire servizi rende necessario il rispetto della legislazione comunitaria, per evitare procedure di infrazione:
il trattato Ue non definisce la concessione, e l’unica definizione rinvenibile in diritto comunitario è quella contenuta nella direttiva
93/37/Cee, che la definisce un “contratto che presenta le stesse caratteristiche degli appalti pubblici di lavori, a eccezione del fatto
che la controprestazione dei lavori consiste unicamente nel diritto di gestire l’opera o in tale diritto accompagnato da un prezzo”
(art. 1 lett. D) ; una definizione analoga è contenuta nella legislazione nazionale (art. 19, c. 2, legge 11 febbraio 1994, n. 109 come so-
stituito dall’art. 3, c. 6, della legge 18 novembre 1998, n. 415) ; tuttavia, occorre operare un doveroso distinguo tra concessione di la-
vori rispetto ad appalto di lavori e, di conseguenza, anche tra concessioni di servizi e appalti di servizi: il tratto distintivo delle conces-
sioni rispetto agli appalti di lavori consiste nel conferimento di un diritto di gestione dell’opera, che permette al concessionario di per-
cepire proventi dagli utenti a titolo di controprestazione della costruzione dell’opera per un determinato periodo di tempo; il diritto di
gestione implica anche il trasferimento della responsabilità gestionale che investe gli aspetti tecnici e finanziari, e il concessionario si
assume quindi il rischio economico, nel senso che la sua remunerazione dipende strettamente dai proventi che può trarre dalla frui-
zione dell’opera. Al contrario, si è in presenza di un appalto pubblico quando il costo dell’opera grava sostanzialmente sull’autorità
aggiudicatrice e quando il contraente non si remunera attraverso i proventi riscossi dagli utenti. Anche le concessioni di servizi sono
escluse dalla sfera di applicazione della direttiva in materia di appalti n. 93/38/Cee (Corte di giustizia, sentenza 7 dicembre 2000, cau-
sa C – 324/98, punto n. 58) : l’interpretazione ha chiarito che si ha concessione di servizi quando l’operatore s’assume i rischi di ge-
stione del servizio rifacendosi sull’utente soprattutto per mezzo della riscossione di qualsiasi canone. Concludendo, mentre negli ap-
palti pubblici di servizi l’appaltatore rende il servizio in favore della P.A., che utilizza tale prestazione per l’erogazione del servizio
pubblico a vantaggio della collettività, nella concessione di pubblico servizio il concessionario sostituisce la P.A. nello svolgimento
della attività diretta al soddisfacimento dell’interesse collettivo. Va inoltre ricordata, in tema d’affidamento a società miste della ge-
stione di servizi pubblici locali, la circolare n. 12727 (G.U. n. 264, 13 novembre 2001) che, riferendosi al regime di gestione dei ser-
vizi pubblici locali anteriore alle modifiche apportate all’art. 113 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 dall’art. 35 della finanziaria 2002
(legge 448/2001), ha precisato la normativa applicabile in tema d’affidamento della gestione di servizi pubblici locali e società miste
chiarendo che la normativa europea sugli appalti pubblici, in particolare di servizi, non trova applicazione solo quando manchi un ve-
11

cessi per 99 anni) ; (iii) di proprietà privata e gestita dai privati in regime convenzionale con la mano pubbli-
ca (tutti quei servizi di fatto erogati da privati, p. es. parchi in ville, che tuttavia devono essere assoggettati ad
apposita convenzione per computarli negli standard urbanistici) .
Nell’ambito di tale gamma di prestazioni possibili, spetta tuttavia alla mano pubblica creare le condizioni
minime di efficienza ed efficacia, definire i parametri minimi di qualità relativi all’erogazione dei servizi, i-
dentificare le migliori risposte alla domanda di servizi: in mancanza di queste indicazioni, risulta di difficile
attuazione il principio della sussidiarietà orizzontale.
Molte leggi regionali in materia di governo del territorio nonché processi di pianificazione sostenibile quale
Agenda21 locale hanno generato negli ultimi anni numerose esperienze di partecipazione attiva del soggetto
privato alla gestione della “cosa” pubblica; peraltro, come è già stato ricordato, la Lr. 1/2001 (ancor prima
dell’art. 9 della Lr. 12/2005) introduceva nel palcoscenico legislativo lombardo la possibilità da parte del pri-
vato d’intervenire nel delicato quadro dei servizi pubblici e d’uso pubblico, trasformando in modo radicale il
tradizionale modello di standard urbanistico esclusivamente quantitativo in direzione di servizi di stampo
qualitativo/prestazionale; verso tale direzione è andata dirigendosi la Lr. 11 marzo 2005, n. 12 (“Legge per il
governo del territorio”), assumendo che rappresenti servizio tutto ciò che i cittadini intendono come tale, av-
viando in tal modo ampie aperture all’operatività del volontariato e del terzo settore (“i servizi e le attrezzatu-
re, anche privati, di uso pubblico o di interesse generale”), garantendo pertanto ai soggetti privati “la realiz-
zazione diretta [omissis] di attrezzature e servizi per la cui attuazione è preordinato il vincolo espropriativo”
e facendo ritenere servizi “le aree per l’edilizia residenziale pubblica, le dotazioni a verde, i corridoi ecolo-
gici e il sistema del verde di connessione tra territorio rurale e quello edificato”, oltre all’integrazione “con
le disposizioni del piano urbano generale dei servizi nel sottosuolo”.
Tale nuova concezione dei servizi permette l’attuazione orizzontale del principio di sussidiarietà, in modo da
poter effettivamente definire un sistema a rete di servizi capillare e rispondente alle richieste espresse dal ter-
ritorio; ma il presupposto fondamentale perché, a livello comunale, si possa instaurare tale rete è quello della
conoscenza, che deve indirizzare gli “agenti imprenditori” privati al confronto con l’indirizzo pubblico per la
miglior veicolazione delle poche risorse disponibili rispetto ai molti bisogni emergenti: conoscenza significa
disoccultazione dell’effettiva domanda di servizi, orientando la risposta in termini selettivi sulla base di un
molteplice ruolo comunale in tale nuova scenografia: i) fornire un quadro organico sulle “necessità” territo-
riali; ii) definire bacini di “sofferenza” sui quali intervenire con azioni specifiche; iii) sostenere, a differenti

ro e proprio rapporto giuridico tra l’ente pubblico e il soggetto gestore. L’art. 35 della citata finanziaria 2002 ha ridisegnato in profon-
dità il sistema dell’affidamento dei servizi pubblici locali rinnovando il quadro normativo in cui per un verso si stabilisce il principio
della separazione tra proprietà delle reti e infrastrutture rispetto al compito di gestione del servizio, e dall’altro si subordina
l’affidamento della gestione del servizio pubblico all’espletamento di procedure selettive ispirate ai principi comunitari. Il ricorso
all’istituto della concessione da parte degli stati membri non incontra limiti puntuali ma non rende libera la scelta del soggetto a cui
affidare la concessione, giacché tutte le concessioni ricadono nel campo applicativo degli artt. da 28 a 30 (ex artt. da 30 a 36) e da 43
a 55 (ex artt. da 52 a 66) del trattato o dei principi sanciti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia: in particolare, quelli di non di-
scriminazione, di parità di trattamento, di trasparenza, di mutuo riconoscimento e proporzionalità. Il principio di parità di trattamento
implica che le amministrazioni concedenti – pur essendo libere di scegliere la procedura di aggiudicazione più appropriata alle carat-
teristiche del settore interessato e di stabilire i requisiti che i candidati devono soddisfare durante le varie fasi della procedura – deb-
bano poi garantire che la scelta avvenga in base a criteri obiettivi e che la procedura si svolga rispettando le regole e i requisiti ini-
zialmente stabiliti (cfr. Corte di giustizia, sentenza 25 aprile 1996, causa C – 87/94 Bus Wallons, punto 54) . La sottoposizione della
concessione di servizi al principio di non discriminazione, in particolare in base alla nazionalità, è stato recentemente confermato dal-
la giurisprudenza comunitaria, che ha precisato come l’obbligo di trasparenza a cui sono tenute le amministrazioni consiste nel garan-
tire, in favore di ogni potenziale offerente, un adeguato livello di pubblicità. Il principio di trasparenza è strettamente connesso a quel-
lo di non discriminazione poiché garantisce condizioni di concorrenza non falsificate ed esige che le amministrazioni concedenti ren-
dano nota, con appropriati mezzi di pubblicità, la loro intenzione di ricorrere a una concessione. Dev’essere applicato nella disciplina
della concessione anche il principio di proporzionalità: ciò significa che le amministrazioni concedenti devono adottare provvedi-
menti necessari e adeguati in relazione all’obiettivo evitando di fissare requisiti professionali o finanziari sproporzionati rispetto
all’oggetto della concessione. Il principio del mutuo riconoscimento implica, per le concessioni, che lo Stato nel cui territorio la pre-
stazione è fornita deve accettare le specifiche tecniche, i controlli, i titoli e i certificati prescritti in un altro Stato nella misura in cui
questi siano riconosciuti equivalenti a quelli richiesti dallo Stato membro destinatario della prestazione. Il principio della tutela dei di-
ritti fondamentali, rientrante nelle tradizioni comuni agli Stati membri, esige infine che eventuali provvedimenti di diniego delle am-
ministrazioni in sede di rilascio delle concessioni o di gestione debbano essere motivate e siano oggetto di ricorsi giurisdizionali da
parte dei loro destinatari.
12

livelli, le associazioni presenti sul territorio; iv) costruire una banca dati aggiornata e flessibile sulle necessità
constatate, in condizione di localizzare i bacini della domanda e dell’offerta concependo – assieme ai diffe-
renti soggetti che a differente titolo applicano la sussidiarietà – le risposte più adeguate.
Nell’esperienza finora constatata sul territorio di Seveso, limitata è parsa l’attenzione a tale nuovo ma affa-
scinante mondo della sussidiarietà, senza dubbio da amplificarsi nel Piano dei servizi per meglio comprende-
re il mondo associazionistico e il suo possibile supporto alla rete dei servizi esistenti: abbiamo già rilevato la
focalizzazione dello strumento urbanistico vigente (come, per altro, all’epoca prevedeva la legislazione vi-
gente) nel dimensionamento quantitativo degli standard senza entrare nel merito delle loro relazioni con la
rete, non sempre palese, dei servizi privati e dell’associazionismo che, a differente titolo, compensa le caren-
ze pubbliche e che permette d’incrementare la qualità della vita dei residenti.
Il privato quindi, nelle sue varie forme, va chiamato e motivato in prima persona per contribuire, direttamen-
te o meno, alla crescita qualitativa della rete dei servizi e del benessere collettivo attraverso sia la realizzazio-
ne d’attrezzature collettive (da convenzionarsi con l’Amministrazione), sia la disponibilità all’incremento
delle dotazioni mediante acquisito, cessione, trasformazione di aree e/o attrezzature.

2. Il nuovo ruolo dei servizi nella pianificazione comunale

Il Piano dei servizi rappresenta per Seveso un importante presupposto del governo del territorio locale: lo
strumento non intende configurarsi tanto come un dispositivo settoriale che computi solo le quantità pro ca-
pite, tanto piuttosto come un vero e proprio preliminare di piano che, a partire dalla trama delle attrezzature
collettive, riorganizzi il disegno dell’assetto insediativo: la considerazione dei servizi non può più quindi rap-
presentare una mera questione di zoning degli standard (ex Dim. 1444/1968) poiché l’intima connessione del
problema con la costruzione della città collettiva avvierà – riorganizzando le attrezzature collettive – una vera
e propria riorganizzazione dell’intero sistema urbano; il quadro di riferimento dei servizi è oltretutto in conti-
nua evoluzione, e la loro missione principale non è più solo quella di corrispondere quantità date per abitante,
ma piuttosto d’entrare nel governo locale: servizi di stampo ambientale necessari alla costruzione di una città
sostenibile, nella conservazione delle risorse di natura e di memoria, servizi di propulsione alla modernità e
di mutualità pubblico/privata, servizi come varchi nel muro dell’indifferenza urbana per cucire e ricucire
contraddizioni insite nell’urbanità, e non solo aree per rimediare all’insufficienza quantitativa applicando
modelli aprioristici e buoni per tutte le stagioni e per qualsivoglia realtà territoriale.
Occorre peraltro sottolineare come la concezione dei servizi sia andata molto evolvendosi: non è pertanto più
attuale quella derivante dall’art. 22 della Lur. lombarda 51/1975 e, già per effetto della Lr. 1/2001, comincia-
vano a venire considerati servizi tutti quelli che il sentire collettivo riconosceva come tali, per erogazione
pubblica o privata, da laici e da istituti religiosi, in una concezione che assume connotati flessibili in grado di
adattarsi ai bisogni e alle esigenze dell’uomo postmoderno, abbandonando così una visione “statalista” – nel-
la produzione e gestione dei servizi – disseminatrice nello spazio comunale di vincoli raramente attuati, op-
pure d’immotivate reiterazioni per incapacità di acquisirne la proprietà pubblica.

2.1. Una strategia innovativa di servizio prestazionale

Emerge quindi la necessità di considerare i servizi in un’ottica di bilanciamento temporale dei bisogni, ricor-
rendo alla sussidiarietà e al partenariato pubblico/privato, alle modalità finanziarie e gestionali del project fi-
nancing, alle società di trasformazione urbane, in un nuovo ruolo del privato ribadito dalla Lr. 12/2005: ser-
vono comportamenti cooperativi che diano luogo a regole concordate, accordi, contratti, intese di program-
ma sempre più flessibili e improntate alle esigenze locali, che caratterizzi l’erogazione dei servizi: (i) per
proprietà e gestione pubblica (dove troviamo le tradizionali funzioni che, per antonomasia, debbono asse-
condare le necessità collettive, erogando prestazioni anche in deficit finanziario) ; (ii) per proprietà pubblica e
gestione privata o non profit (come i parcheggi pluripiano in concessione poliennale) ; (iii) per proprietà pri-
vata e gestione privata in regime convenzionale con la mano pubblica (tutti quei servizi, di fatto erogati da
privati, che tuttavia devono assoggettarsi a specifica convenzione per computarli negli standard urbanistici) .
13

Nell’ambito della gamma di prestazioni possibili, spetta tuttavia alla mano pubblica creare le condizioni mi-
nime di efficienza ed efficacia, definire i parametri qualitativi minimi per la loro erogazione, identificare le
migliori risposte alla domanda: in mancanza di tali indicazioni, oltretutto risulterebbe difficoltoso anche at-
tuare il principio della sussidiarietà orizzontale e, proprio per questo, gli archivi informativi approntati per il
Piano dei servizi servono proprio per descrivere al massimo dettaglio la situazione socio – demografica e dei
servizi in atto sul territorio comunale, permettendo infatti all’Amministrazione comunale tutti gli elementi u-
tili: i) alla valutazione dei problemi sussistenti; ii) alla puntuale localizzazione dei fenomeni evidenziati; iii)
alla visualizzazione e simulazione delle strategie pianificatorie che s’intenderanno perseguire.

2.2. La difficile applicazione della perequazione urbanistica

Sin da quando i piani urbanistici si sono fatti strumenti ordinatori dell’evoluzione insediativa, e promotori dei
caratteri essenziali della qualità dell’abitare e del vivere, è emerso il bisogno di reperire spazi in cui realizzare
le strutture pubbliche o d’interesse pubblico intersecandosi, tuttavia, con gli infiniti nodi dell’esproprio delle
aree vincolate, col fronte compatto dei sostenitori dell’intangibilità del diritto proprietario, col defatigante
contenzioso amministrativo che ha fatto affiorare la disparità di trattamento dei proprietari da parte del piano;
così, il clima è al contempo incerto e sperimentale, e gli odierni istituti della compensazione e perequazione
urbanistica offrono potenzialità ma al contempo rischi, per non essere stati ancora codificati da un’effettiva
riforma urbanistica nazionale e per l’essere coinvolti appieno da una “domanda di nuova pianificazione” giu-
stificata: i) dall’«insoddisfacente tecnica dello zoning (che) non risponde più, in molti casi, alle esigenze del-
lo sviluppo e della riqualificazione delle città che richiedono, in molti casi, l’uso integrato della plurifunzio-
nalità delle attività di trasformazione dei suoli. La rigidità di tale tecnica si è rivelata da tempo controprodu-
cente rispetto alla soddisfazione delle sopravvenienti e continue esigenze dello sviluppo e del rinnovo urba-
no»20 ; ii) dall’evoluzione giuridica connotata dal passaggio (dopo l’avvento della delegificazione, semplifi-
cazione, privatizzazione dell’attività amministrativa) da un’amministrazione per provvedimenti a una con-
sensuale per il tramite di accordi; iii) dalla marginalità (tra le scelte del piano) dell’istituto espropriativo per-
ché oneroso e conflittuale; iv) dalla forte riconsiderazione del ruolo del privato come soggetto attivo del pia-
no, in grado quindi di farsene pieno carico in prima persona riscattandosi dal consueto ruolo di oggetto pas-
sivo del provvedimento urbanistico; v) dalla diversa funzione assunta dall’ente locale, che lascia il più esteso
spazio possibile alla soggettività in veste sussidiaria; vi) dalla crisi del piano tradizionale e dall’avvento di
strumenti che non investono più l’interezza comunale ma operano piuttosto su aree a funzione strategica nel-
le trasformazioni urbane; vii) dall’abbattimento della rendita assoluta per il contenimento del fabbisogno edi-
lizio sia per la crisi economica sia (soprattutto) per l’eccessiva offerta di nuovi immobili, non corrispondente
a un fabbisogno effettivo; viii) infine, dall’evoluzione dell’istituto della proprietà fondiaria, il cui valore in-
trinseco non può venire così condizionato dalle scelte urbanistiche al punto da svuotarlo del suo contenuto.
Nel contempo, una serie di pronunciamenti derivanti dall’uso indiscriminato della reiterazione dei vincoli a-
blativi ha sollevato serie questioni di legittimità e di equo ristoro della proprietà danneggiata, a partire dalla
oltremodo nota sentenza n. 179/1999 con cui la Consulta – sulla reiterazione sine die dei vincoli – ha dichia-
rato illegittimi gli artt. 2, 3, 4 e 40 della L. 1150/1942, oltre che dell’art. 2, c. 1 della L. 1187/1968 per viola-
zione dell’art. 42, c. 3 Cost.21 nella parte in cui la Pubblica amministrazione veniva legittimata, in sede di
pianificazione, a reiterare vincoli espropriativi senza l’obbligo d’erogare indennizzo alcuno; e la successiva
emanazione del Testo unico sugli espropri, nel 2003, ha definitivamente fatto chiarezza su un punto che, tut-
tavia, ora più di prima, è particolarmente oneroso per le sempre più esigue disponibilità comunali.
In conclusione, la stella polare odierna sembra quella della perequazione, sempre più ritenuta panacea degli
innumerevoli problemi attuativi del piano: essa si propone il raggiungimento dell’indifferenza delle posizioni
proprietarie rispetto agli effetti conformativi della disciplina urbanistica, per il riconoscimento di più eque
possibilità di valorizzazione economica delle proprietà fondiarie; dunque, alla rigidità dello zoning con effetti
vincolistici va sostituita la negozialità flessibile degli spazi d’intervento, per i quali l’assetto definitivo delle

20
Cfr. Sabbato G., “Attività edilizia fra governo del territorio e tutela paesaggistica e ambientale”, Convegno di Studi organizzato dal
Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Salerno, 20 novembre 2009.
21
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.
14

trasformazioni va concertato con (e tra) i privati, a cui è rimesso il perseguimento dell’equidistribuzione di


oneri e utili con reciproche compensazioni.

2.2.1. Perequazione e compensazione nella legislazione nazionale e regionale

È noto il ripetersi, fin dagli anni cinquanta, di ripetuti tentativi di riforma della legge urbanistica fondamenta-
le ma nessun d’essi, ancorché in larga parte apprezzabili sotto il profilo degli obiettivi perseguiti, ha concluso
l’iter procedurale sino all’approvazione d’entrambe le Camere; tra i numerosi progetti di riforma si segnala
quello dell’Istituto Nazionale di Urbanistica che, nel Congresso di Bologna nel novembre 1995, ha approva-
to un documento di principi riformatori tra i quali la sussidiarietà (che ribalta il modello gerarchico “a casca-
ta” optando per l’introduzione di una modalità dove, a ogni livello di governo, s’attribuiscano le funzioni più
adeguate), la cooperazione (attraverso conferenze tra enti competenti in urbanistica e in materie collegate), la
sostenibilità ambientale, la disaggregazione del piano in strutturale e operativo, la perequazione.
Poi, a partire dal 1998 il dibattito sulla nuova legge urbanistica nazionale entra in Parlamento col testo base,
noto come “bozza Lorenzetti”, che contiene anch’esso norme dedicate alla perequazione (art. 15, 27 e 28)
che valorizzano l’istituto del comparto quale perimetro dello spazio coinvolto dalla trasformazione.
Nel 2005 interviene il disegno di legge Lupi sul governo del territorio, che anch’esso introduce la perequa-
zione e compensazione prevedendo il trasferimento e la commercializzazione dei diritti edificatori, utilizzabi-
li anche in alternativa all’indennizzo previsto per gli espropri: l’atto, approvato dalla competente Commis-
sione della Camera, si è poi bloccato al Senato nel dicembre del 2005, per venire poi ripresentato nell’aprile
2008; a esso s’aggiunge i disegni di legge Mariani (presentato alla Camera nel 2007, mai esaminato in
Commissione e nuovamente presentato proprio nell’aprile 2008) e Mantini, presentato il 15 ottobre 2008 e
ancora non esaminato, nella prospettiva di un unico disegno Lupi/Mantini; per finire, anche l’Istituto Nazio-
nale di Urbanistica ha presentato una propria proposta di legge che, all’art. 13, conferma la perequazione ur-
banistica come modalità ordinaria per l’attuazione delle scelte di piano e, in particolare, per l’acquisizione
delle aree necessarie alla collettività.
I numerosi ostacoli frapposti alla riforma urbanistica organica e l’attuale assenza di una legge nazionale di
principi costituiscono un forte limite alla certezza dell’agire perequativo, per cause che riprenderemo poi, ma
appaiono meno drammatici per l’effetto del moltiplicarsi delle nuove leggi urbanistiche regionali, come quel-
la lombarda del 2005, che coralmente contemplano la modalità perequativa (pur disciplinandola più o meno
diffusamente), tanto più che la perequazione affonda le radici negli istituti della legge fondamentale22 , i
comparti, e dei strumenti attuativi come la convenzione di lottizzazione, il piano di recupero23 , il programma
integrato di intervento24 , il programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio, i
quali tutti presentano un comun denominatore nei principi dell’integrazione e dell’equità distributiva a cui si
ricollega la perequazione urbanistica, trovando fondamento negli artt. 3 e 97 della Costituzione25 .
Peraltro, il legislatore nazionale ha riconosciuto in via transitoria una forma perequativa nell’art. 1, cc. 258 e
259, L. finanziaria 244/2007 stabilendo che: i) fino alla riforma organica del governo del territorio, in aggiun-
ta alle superfici minime di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi ex
Dim. 1444/1968, e alla successiva disciplina regionale, negli strumenti urbanistici sono definiti “ambiti” le
aree la cui trasformazione è subordinata alla cessione gratuita da parte dei proprietari, singoli o in veste con-
sortile, di aree o immobili da destinare a edilizia residenziale sociale, in rapporto al fabbisogno locale e in re-
lazione all’entità e al valore della trasformazione; ii) in essi è possibile altresì prevedere l’eventuale fornitura
di alloggi a canone calmierato, concordato e sociale; iii) inoltre, per l’attuazione di interventi di edilizia resi-
denziale sociale, di rinnovo urbanistico ed edilizio, di riqualificazione e miglioramento della qualità ambien-
22
Il fondamento del comparto perequativo è rinvenibile nell’art. 23 della L. 17 agosto 1942, n. 1150, secondo il quale il Comune può
procedere, “in sede di approvazione del piano regolatore particolareggiato o successivamente alla formazione di comparti costi-
tuenti unità fabbricabili, comprendendo aree inedificate e costruzioni da trasformare secondo speciali prescrizioni”.
23
Di cui alla legge n. 457/1978, art. 28
24
C. 2, art. 16, L. 179/1992.
25
C. 2, art. 3: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (omissis) ”; c.1 art. 97: “I pubblici uffici sono orga-
nizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”.
15

tale degli insediamenti il Comune può, nelle previsioni degli strumenti urbanistici, consentire un aumento di
volumetria premiale nei limiti d’incremento massimi della capacità edificatoria prevista per gli ambiti di cui
sopra (art. 2, c. 259) .
Dunque, il provvedimento del 2007 – nonostante non individui alcuna misura minima dello standard di edi-
lizia sociale, prevedendone l’esistenza ma lasciando alla contrattazione pubblico/privata la sua quantificazio-
ne nei diversi ambiti – ha introdotto un primo esempio, a livello nazionale, di premialità edilizia connotata at-
traverso la possibilità di riconoscere una capacità volumetrica aggiuntiva; ma anche la disciplina sul Piano
casa è contenuta in una legge finanziaria (quella del 2009) che, per rilanciare l’edilizia residenziale sociale,
stabilisce di potersi trasferire “diritti edificatori in favore dei promotori degli interventi d’incremento del pa-
trimonio abitativo” e “incrementi premiali” di diritti edificatori finalizzati alla dotazione di standard aggiun-
tivi, oltre alla possibilità di “cessione in tutto o in parte, dei diritti edificatori come corrispettivo per la realiz-
zazione di unità abitative di proprietà pubblica da destinare alla locazione a canone agevolato, ovvero da
destinare all’alienazione in favore delle categorie sociali svantaggiate”.
Orbene, è qui il caso d’interrogarsi se l’intervento del legislatore nazionale, nelle due finanziarie del 2007 e
2009 mediante l’espresso riferimento alla nozione di diritto edificatorio, in qualche modo ponga basi fondan-
ti ed esplicite della perequazione, compensazione e premialità; ma ciò non sembra proprio, stante la formula-
zione indiretta e non certo dirimente, a cui s’aggiunga la configurazione scarna della disciplina statale del
Piano casa non chiarendo (né, comunque, sarebbe stato suo tale compito) come i comuni possano ritrovarsi
in possesso di diritti edificatori, generati o meno da fondi in mano pubblica o addirittura acquistati da privati;
oltretutto, molte sono le perplessità circa l’effettiva volontà del legislatore di affidare a interventi contingenti
e dedicati, quali le leggi finanziarie, la disciplina di fattispecie destinate a innovare sfere assai complesse co-
me quella urbanistica; resta pertanto l’evidenza di un sostanziale gap tra le opportunità della perequazione e
le sue modalità attuative, oggi mancanti di quel protocollo operativo che riduca l’incertezza dei molti modi
posti in campo dalla legislazione regionale che, al contrario, s’è dimostrata assai prolifica al riguardo, in par-
ticolare dopo la riforma del Titolo V Cost. del 2001, con l’inclusione del governo del territorio tra le materie
di competenza concorrente Stato/Regioni.
Nonostante, dunque, il protrarsi dell’attesa di una legge statale di principi, le Regioni si sono cimentate nella
produzione di un ventaglio di provvedimenti che hanno sostanzialmente ripreso i canoni della proposta Inu
del 1995 disarticolando il Prg nelle due fasi strutturale e operativa tranne la Lombardia che, prima con la Lr.
1/2001 e poi con la 12/2005 e s.m.i., ha traghettato la più riduttiva urbanistica verso le nuove modalità del
piano di governo del territorio, disarticolato nei tre atti di natura strategico/negoziale (il Documento di piano)
e conformativa (il Piano delle regole e il Piano dei servizi), prevedendo altresì la perequazione urbanistica
quale strumento gestionale del piano all’insegna dell’equità e uniformità nella distribuzione dei diritti edifica-
tori indipendentemente dalla localizzazione delle aree per attrezzature pubbliche e dai corrispondenti obbli-
ghi nei confronti del comune; allo stesso istituto è connessa la commercializzazione dei diritti edificatori tra
proprietari all’interno del comparto come tra comparti, ove il piano preveda la possibilità d’avvalersi della
perequazione (comunque rimessa alla volontà comunale, soprattutto trattandosi di modalità a ridotto tasso di
sperimentazione e dalle notevoli complessità tecniche e giuridiche) .
Sulla scorta delle indicazioni fornite dalle “Modalità per la pianificazione comunale. Lr. 12/2005. Art. 7”26 ,
esaminiamo nel seguito le possibilità offerte in materia di perequazione e compensazione dalla legge regio-
nale lombarda; intanto, la modalità perequativa è ammessa a carattere circoscritto, negli ambiti interessati
da piani attuativi e da atti di programmazione negoziata a valenza territoriale (art. 11, c. 1) e in forma più ge-
neralizzata (art. 11, c. 2) : in ambedue i casi l’identificazione dei criteri applicativi ha luogo in sede di Docu-
mento di piano [lett. g), c. 2, art. 8] ma:
a) nella dimensione circoscritta, è la pianificazione attuativa – sulla base dei criteri definiti nel Documento
di piano, in coerenza con gli obiettivi quantitativi stabiliti per lo sviluppo – ad attribuire i diritti edificatori
ripartendoli tra tutti i proprietari insieme agli oneri derivanti dalla dotazione di aree per opere di urbaniz-
zazione, tramite l’attribuzione di un identico indice di edificabilità territoriale su tutta l’estensione del
comparto per realizzare il volume complessivo previsto dal piano attuativo, che individua altresì le aree

26
Documento della Direzione generale territorio e urbanistica, Regione Lombardia.
16

da edificare e quelle da cedere gratuitamente al Comune o da asservire per realizzare i servizi e le infra-
strutture, nonché per le compensazioni urbanistiche;
b) invece nella fattispecie della perequazione generalizzata, fermo restando che la definizione dei criteri ap-
plicativi compete al Documento di piano, è affidato al Piano delle regole il compito d’attuarli attribuendo
a tutto il territorio comunale, tranne le aree destinate all’agricoltura e quelle non soggette a trasformazio-
ne urbanistica, un pari indice di edificabilità territoriale “virtuale”, in quanto inferiore a quello minimo
fondiario effettivo, differenziato per parti del territorio comunale in relazione ai diversi tipi d’intervento
previsti: se, da un lato, evidenti parrebbero i vantaggi offerti dall’utilizzo della perequazione urbanistica
negli interventi di riqualificazione o ricomposizione paesaggistica dei tessuti urbani degradati e delle aree
di frangia, di realizzazione di corridoi verdi connettivi tra città e spazio agricolo, di salvaguardia di visua-
li significative e valorizzazione d’emergenze paesaggistiche, di completamento del quadro del verde e
degli spazi pubblici, non è tuttavia così scontata l’introduzione di un’effettiva indifferenza localizzativa
degli interventi e dei servizi (e, anzi, non parrebbe neanche così opportuna) né si configura così facile
un’effettiva acquisizione delle aree (e per difficoltà di guidare il meccanismo degli acquisti dei diritti vo-
lumetrici proprio in quegli spazi che occorrerebbe acquisire, e per i limiti del trasferimento dei titoli pro-
prietari di qualcosa che ancora la legge non ha puntualmente formalizzato, e per i rischi dell’acquisizione
“tarmata” delle aree di origine volumetrica, derivante dalla frammentazione proprietaria) .
L’istituto della compensazione urbanistica risponde, anch’esso, alla finalità perequativa e il Documento di
piano può elaborare i criteri della sua applicazione considerando che l’art. 11, c. 3 attiene all’applicabilità del-
la compensazione ad aree destinate a interventi di interesse pubblico o generale, non disciplinate da piani e/o
atti di programmazione; pertanto:
a) in luogo della corresponsione dell’indennità d’esproprio, l’Amministrazione può attribuire – a fronte del-
la cessione gratuita di un’area – aree pubbliche in permuta o diritti edificatori trasferibili su aree insedia-
bili private, comprese in piani attuativi, ovvero in diretta esecuzione del Pgt;
b) come ulteriore alternativa, il proprietario può realizzare direttamente gli interventi (rispettando la norma-
tiva comunitaria in materia) d’interesse pubblico o generale mediante accreditamento o stipula di con-
venzione col Comune per la gestione del servizio e, in tal senso, la possibilità acquista valore integrativo
delle disposizioni ex art. 9, c. 12 della Lr. 12/2005 e s.m.i.,
caratterizzando così l’istituto della compensazione come risorsa preziosa nei processi di riqualificazione, an-
che di aree storiche, in quanto consente di delocalizzarne i volumi in spazi urbani con minori problemi mor-
fologici e ambientali.
Il Documento di piano può infine individuare i criteri applicativi dell’istituto dell’incentivazione attraverso il
riconoscimento di “bonus” urbanistici, ossia maggiori diritti edificatori, a fronte del conseguimento di bene-
fici pubblici aggiuntivi rispetto a quelli ordinariamente collegati ai programmi d’intervento (come maggiori
dotazioni quali/quantitative d’attrezzature e spazi pubblici) o significativi miglioramenti della qualità am-
bientale (come interventi di riqualificazione paesaggistica e rimozione di manufatti intrusivi od ostruttivi) ; i
criteri devono precisare i modi di riconoscimento dell’incentivazione, a fronte del tetto massimo del 15% per
incrementare il volume ammesso, e differenziando gli indici premiali rispetto agli obiettivi conseguibili; la
disciplina dell’incentivazione è applicabile agli interventi compresi in piani attuativi che assumano la finalità
precipua della riqualificazione urbana; può essere infine valutata l’ulteriore possibilità di estenderla alla pro-
mozione dell’edilizia bio/climatica e al risparmio energetico, sommando l’incremento dei diritti edificatori
alla riduzione degli oneri urbanizzativi ex art. 44, c. 18 della Lr. 12/2005 per analoghe finalità.
Ne consegue che il legislatore, individuando all’art. 11 due modelli di riferimento, senza peraltro porre vin-
coli eccessivi sulle modalità d’attuazione, ha lasciato spazio a un’ampia gamma di soluzioni di tipo interme-
dio tra perequazione e compensazione che, se da un lato favoriscono l’applicabilità di tali istituti, dall’altro ne
rendono insidioso e, per alcuni versi, rischioso l’utilizzo: in ragione di una cospicua entità di pronunciamenti
della Giurisprudenza regionale sui modi in cui è stato attuato l’istituto perequativo, e consapevoli dei falli-
menti urbanistici derivanti in numerosi casi, valutiamo ora i rischi connessi all’utilizzo con leggerezza di tale
opportunità.
17

2.2.2 Potenzialità (alcune), problemi (molti) : alcuni casi

S’è osservato come la perequazione urbanistica si traduca, in concreto, nell’applicazione di un metodo che
deve adeguarsi alle specifiche esigenze poste da ogni specifico territorio e dalla caratterizzazione di ogni sin-
golo piano; da qui l’enucleazione di diversi modelli di perequazione, talmente numerosi da porre addirittura
in discussione la possibilità stessa di una reductio ad unitatem che giustifichi l’uso dell’unità linguistica “pe-
requazione”, dal significato quindi ancora troppo indeterminato.
È appena il caso di richiamare al riguardo la nota distinzione tra perequazione di valori e di volumi, laddove
la prima si configura quando il diritto edificatorio non è virtuale ma effettivamente realizzabile, anche se non
sul suolo che lo produce, mentre la seconda ha luogo quando non coincidono diritto potenziale ed edificabili-
tà effettiva, per cui si ricorre a strumenti finanziari per compensare quella non materializzabile; altra distin-
zione nota è quella tra perequazione a priori, quando la misura dei diritti edificatori è determinata attraverso
la classificazione del territorio secondo lo stato di fatto e di diritto anteriori al piano (estranea quindi al con-
cetto di conformazione dei beni attraverso la valutazione tipica del procedimento pianificatorio, perseguendo
il diverso scopo della mera distribuzione dei valori), e a posteriori, quando la quantità globale, pubblica e
privata, prevista dal piano è ripartita tra tutti i terreni interessati dalla trasformazione.
In un’altra prospettiva, forse di più agevole applicabilità, il metodo perequativo utilizzato si caratterizza per la
diversa dimensione territoriale che lo riguarda, nel senso che, secondo un primo modello di perequazione per
comparti, cd. classico, lo spazio dalla perequazione interessato si limita a zone determinate, nelle quali i dirit-
ti distribuibili tra i proprietari coincidono con l’edificabilità attribuita dal piano; tale modello presenta tuttavia
una variante (traducibile in un vero e proprio secondo modello), che prevede l’edificabilità attribuita anche
ad aree esterne al comparto (pure se non contigue), che possono contribuire alla sua trasformazione: in tal ca-
so l’edificabilità convenzionale attribuita alle aree esterne, di cui si richiede la conservazione, viene spostata
dentro il comparto determinando una capacità edificatoria aggiuntiva, mentre la perequazione degli oneri
viene ripartita tra tutte le aree esterne o interne ad esso (è questo il caso del Prg di Reggio Emilia, da cui la
famosa sentenza del Tar n. 22/1998 in nota approfondita27 ) .
Emerge poi un terzo modello di perequazione generalizzata o, comunque, estesa a una parte rilevante degli
ambiti di espansione/trasformazione, che contempla l’uso di parametri convenzionali di edificabilità bassi e
uniformi per categorie d’aree rispetto allo stato di fatto e di diritto esistente; è un modello, riconducibile a
quello cd. di perequazione di valori e a priori, che prevede altresì una differenza tra l’edificabilità conse-
guente al riconoscimento della capacità edificatoria uniforme, riservata ai privati, e quella (maggiore) occor-
rente per raggiungere gli obiettivi posti dal piano, per una differenza gratuitamente riservata al Comune. Sif-
fatto modello perequativo è stato recepito dalle leggi regionali della Basilicata e della Calabria (oltre che in
taluni piani comunali) e pone diversi problemi, non solo operativi, in quanto l’esatta determinazione del rap-
porto tra i due valori di edificabilità, quella privata e quella pubblica, richiede l’uso di competenze speciali-
stiche d’elevato profilo non estesamente reperibili nelle/dalle pubbliche amministrazioni; ma anche dal punto
di vista giuridico si nutrono dubbi in quanto in dottrina è stata evidenziata, tra l’altro, la necessità di una defi-

27
Il caso riguardava il ricorso proposto da una società proprietaria di un’area sita nel comune di Reggio Emilia, la quale metteva in
discussione la legittimità giuridica del meccanismo perequativo utilizzato. L’area ricadeva all’interno di un comparto “oggetto di in-
tervento urbanistico preventivo, classificato come zona integrata a valenza ecologica”, e cioè una categoria di aree dove gli strumenti
urbani prevedono destinazioni multifunzionali e un’ampia quota di verde pubblico. Sotto il profilo attuativo la variante riguardava
l’utilizzo della tecnica di perequazione, assegnando alle aree di trasformazione indici di edificabilità territoriali unificati per situazioni
tra loro omogenee e introducendo l’obbligo della cessione al comune delle aree da destinare a verde pubblico e servizi in modo pro-
porzionale alla superficie di proprietà. La società ricorrente contestava di avere un diritto edificatorio inferiore a quello previsto dalle
leggi regionali sulle zone C di espansione e che le zone a verde privato fossero superiori a quelle previste dal Dim 1444/1968. Il TAR
ha respinto il ricorso affermando che le zone integrate a valenza ecologica sono zone miste o speciali, alle quali non si possono appli-
care le normative nazionali e regionali sulle zone omogenee. Il giudice ha riconosciuto come, alla base dello strumento impugnato,
stia una scelta che si colloca in sintonia con “gli sviluppi, culturali e giuridici, più recenti in materia urbanistica”, che consiste
nell’abbandono dell’ottica della rigida zonizzazione cui si accompagna un’attività di pianificazione nella quale è insita una diversità
di trattamento tra le diverse zone del territorio, e nell’accoglimento di una “filosofia urbanistica (…) che mira, da un lato, ad un uso
flessibile del suolo (…) e all’introduzione, dall’altro, di meccanismi perequativi(…) ”
18

nizione normativa dei poteri della P.A. che identifichi aprioristicamente i valori convenzionali di edificabilità
dei suoli28 .
In ogni modo, l’uso della modalità perequativa si articola concretamente: i) attraverso l’identificazione, nello
strumento urbanistico generale (o Piano di governo del territorio, in Lombardia), delle aree a cui attribuire il
medesimo indice edificatorio, dove tuttavia non avrà luogo alcuna concentrazione fondiaria dovendosi, tali
aree, trasformarsi all’un tempo negli spazi “di decollo” della perequazione e di localizzazione dei nuovi ser-
vizi pubblici; ii) dunque, i proprietari di tali aree non sfrutteranno in quegli spazi i potenziali edificatori ac-
quisiti, potendoli tuttavia vendere ad altri proprietari le cui aree – anch’esse identificate dal piano – diverran-
no così quelle “di atterraggio” dei volumi acquistati, dove verrà quindi localizzata la corrispondente concen-
trazione fondiaria; iii) una volta venduti i diritti volumetrici concessi, il proprietario cederà al comune il suolo
corrispondente, a valore agricolo o nullo.
Come si può agevolmente desumere, e come testimoniano gli innumerevoli fallimenti constatati, la procedu-
ra perequativa – indipendentemente dal tipo di modalità a cui s’intende far riferimento, e seppur sia vero che
alcuni modi risultino assai più semplici degli altri – presenta alcune criticità sotto i profili sia tecnico sia giu-
ridico, che rischiano d’invalidare: a) tanto gli intenti equitari della Pubblica Amministrazione, b) come il ten-
tativo di attuare le previsioni di piano.
In primis vi sono alcuni aspetti tecnici di non facile risoluzione quali la definizione degli indici “di decollo” e
“di atterraggio”, oltre alle dinamiche sottese agli accordi con (e tra) i proprietari delle aree:
a) l’attribuzione degli indici è questione di rilievo in quanto determina, sotto il profilo economico, il livello
di rendita riconosciuto alla proprietà fondiaria e la quantità di suolo acquisibile dall’Amministrazione
comunale per la realizzazione di opere pubbliche (la dottrina distingue una “perequazione verso l’alto”,
quando prevale la tendenza a elevare gli indici generando la convenienza dei privati ad attivarsi incenti-
vandone l’attività edificatoria29 , e “verso il basso” dove, al contrario, gli indici vengano contenuti e
s’impongono ai privati obblighi compensativi, nei casi di esigenze di tutela ambientale) ;
b) ciò, tuttavia, che ancora appare poco chiaro (ed è ancora in attesa di definizione) investe i modi attraverso
cui legittimare la scelta di un indice perequativo idoneo a esprimere i fabbisogni volumetrici degli ambiti
d’atterraggio, rispettando i canoni dell’equo trattamento di tutti i soggetti interessati; una soluzione alla
lacuna è comunque rinvenibile in letteratura30 , a partire da alcune operazioni ben riuscite, ma richiede-
rebbe coraggiosi esperimenti che riducano ulteriormente i margini d’indeterminazione in cui l’assenza di
un riferimento tecnico – normativo nazionale impone di muoversi;
c) altro aspetto sensibile, direttamente connesso alla scelta degli indici è quello relativo alla partecipazione:
per l’attuazione dell’accordo è necessario infatti indurre i proprietari delle aree destinate a servizi pubbli-
ci, che non possono sfruttare sul terreno di proprietà il diritto edificatorio loro attribuito, a cedere tale di-
ritto ad altri il cui suolo è invece suscettibile di trasformazione secondo il piano, oppure a scambiarlo con
una porzione di suolo edificabile per utilizzare altrove il loro diritto edificatorio: nei comuni che hanno
adottato il sistema perequativo, lo strumento che ha raccolto più consenso è il consorzio tra i proprietari
del medesimo comparto, ma va ricordato però come l’istituto del comparto, rinvenibile già nella legge
ponte, abbia trovato scarsa applicazione proprio a causa dei numerosi contenziosi sollevati tra i proprieta-
ri31 .
Considerato tali aspetti come punto d’avvio, e non certo quale elenco esaustivo di questioni aperte, proce-
diamo ora a una valutazione ragionata dei margini di convenienza e di rischio nell’applicazione dell’istituto
perequativo, orientata sulla scorta di alcuni pronunciamenti della giustizia amministrativa; in primo luogo va
sottolineato come, negli ultimi anni, si siano registrate talune acquisizioni rassicuranti in ordine alla confor-
mità del metodo perequativo ai principi dell’ordinamento; anzitutto il Tar Emilia Romagna 14 gennaio 1999,

28
Sussisterebbe cioè un problema di riserva di legge ex art. 42, c. 2 Cost., per il fatto che “la proprietà privata è riconosciuta e ga-
rantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di ren-
derla accessibile a tutti”.
29
Tale modalità si rinviene sovente in trasformazioni assimilabili al recupero di aree dimesse, in contesti che richiedono un incentivo
all’ingresso di operatori privati.
30
Cfr. Morano P., 2007, La stima degli indici di urbanizzazione nella perequazione urbanistica, Alinea, Firenze.
31
Considerato ciò, quello che si auspica è la stipula di convenzioni, in conformità a una convenzione tipo predisposta dal comune.
19

n. 22 ha riconosciuto come, alla base dello strumento urbanistico impugnato, ispirato ai principi perequativi,
stia una scelta in sintonia con “gli sviluppi, culturali e giuridici, più recenti in materia urbanistica”; ulteriore
riconoscimento è offerto dalla sentenza della Corte 20 maggio 1999, n. 179 che, nell’enucleare i casi in cui è
escluso l’obbligo di indennizzo, discorre anche di “vincoli che importano una destinazione realizzabile a ini-
ziativa privata o promiscua pubblico – privata, che non comportino necessariamente espropriazione o inter-
venti a esclusiva iniziativa pubblica e quindi attuabili anche dal privato e senza necessità di previa ablazione
del bene”32 ; più di recente, la giurisprudenza è tornata sul problema dell’ammissibilità del metodo perequa-
tivo in ambito urbanistico ancora una volta esprimendosi favorevolmente, nel senso cioè che “è conforme a-
gli obiettivi e alla tecnica della perequazione urbanistica, nonché ai principi costituzionali in materia di tute-
la della proprietà privata che, in applicazione del principio della perequazione, i benefici e gli oneri deri-
vanti dalla pianificazione vengano distribuiti in modo rigidamente proporzionale alla consistenza e
all’estensione delle singole proprietà”; è intervenuta altresì negli ultimi mesi un nuovo pronunciamento che,
soffermandosi sulla legge regionale veneta, è entrato nel merito della opportunità dell’istituto osservando che
il modello perequativo ex art. 35 della Lr. veneta 23 aprile 2004, n. 11 “consente (…) di procedere
all’acquisizione di aree aventi destinazione pubblica, evitando il procedimento espropriativo, mediante la
loro cessione al Comune, ovviando in tal modo al contenzioso derivante dalla reiterazione dei vincoli di de-
stinazione pubblica, ma soprattutto di poter contare sulla collaborazione e la partecipazione degli stessi pri-
vati proprietari attraverso la proposizione di progetti e piani urbani di riqualificazione, in grado di miglio-
rare il tessuto urbano. In buona sostanza, attraverso la perequazione urbanistica si persegue l’obiettivo di
eliminare le disuguaglianze create dalla funzione pianificatoria, in particolare dalla zonizzazione e dalla lo-
calizzazione diretta degli standards, quanto meno all’interno di ambiti di trasformazione, creando le condi-
zioni necessarie per agevolare l’accordo fra i privati proprietari delle aree incluse in essi e promuovere
l’iniziativa privata”.
La questione, assai comune in molti piani urbanistici recenti, è stata tuttavia posta all’indice a seguito di una
nota decisione del Consiglio di Stato, secondo cui “non è dato rinvenire alcuna disciplina, di fonte legislati-
va, che autorizzi una riserva di proprietà fondiaria alla mano pubblica – come quella prefigurata nella spe-
cie – al fine di contenimento dei prezzi, in un’ottica “dirigista” del mercato dei terreni edificabili (…) . Va
ribadito, quindi, che in assenza di specifica normativa primaria la disposizione in parola si manifesta priva
del supporto legislativo necessario per giustificare la cennata compressione del diritto di proprietà, al di
fuori delle garanzie previste in proposito dall’art. 42 della Carta costituzionale”; tale decisione ha quindi
confermato la sentenza del Tar Veneto, sez. I, n. 1356/1997, con la quale venivano annullate le disposizioni
del Prg del 1998 di Bassano del Grappa che prevedeva, direttamente nelle Norme di un piano particolareg-
giato (da attuare col sistema perequativo), una riserva al comune del 50% del volume concesso alle aree pri-
vate: il giudice amministrativo ha osservato che una simile previsione appariva preordinata a comprimere in
maniera del tutto indiscriminata la potenzialità edificatoria delle aree il cui valore veniva, per ciò solo, inevi-
tabilmente e immediatamente ridimensionato, senza che potesse attribuirsi alcun rilievo alle modalità di suc-
cessiva e concreta attuazione degli interventi che, allo stato, non risultavano ancora determinate; dunque, la
disposizione avrebbe posto un vincolo espropriativo del tutto anomalo rispetto ai principi costituzionali e ge-
nerali dell’ordinamento, senza prevederne l’indennizzabilità.
Altra esperienza, recente e d’assoluto rilievo, è quella del piano di governo del territorio del comune di Buc-
cinasco (Mi), derivando dalla sentenza 4671/2009 Tar Lombardia33 in cui il giudicante s’è trovato a dover
disporre in materia di perequazione rispetto all’avvenuta modifica degli indici perequativi a seguito di una
fase controdeduttiva postuma alla sua precedente sentenza 5813/2007, che avrebbe generato un’anomalia
nella modalità previste dalla legge regionale; il pronunciamento sul caso ha censurato: i) i modi di definizio-
ne e inserimento dell’istituto nell’iter del piano, anche rispetto alle eventuali necessità di riapertura del proce-
dimento, ii) i caratteri impositivi, negli esiti affini all’esproprio, che l’istituto perequativo può assumere se
mal interpretato, iii) il tema della previsione a priori, all’interno del piano piuttosto che nella successiva fase

32
Nonostante la Corte non tratti direttamente ed esplicitamente di perequazione urbanistica, la categoria dei vincoli in ultimo esposta
sembra comprendere quelli contenuti nei piani regolatori perequativi, che si pongono fuori dello schema ablatorio – espropriativo.
33
La sentenza s’inserisce in un filone d’interventi trattanti questioni affini: cfr. Tar Piemonte, Torino, sez. I, 25 settembre 2008, n.
2074; Tar Abruzzo, Pescara, sez. I, 12 gennaio 2009, n. 30; Tar Lombardia, Brescia, sez. I, 24 giugno 2009, n. 1318.
20

dell’accordo coi privati interessati, di aree da cedersi al comune quale ingranaggio della macchina perequati-
va: tali ultime questioni, fortemente intrecciate, assurgono a un rilievo infinitamente maggiore sulle altre, ri-
sultando direttamente incidenti sul diritto proprietario dei suoli e, quindi, potenzialmente neutralizzanti ri-
guardo all’intento perequativo stesso; ma, in ogni modo, dalla sentenza è emerso: x) come la revisione delle
modalità perequative, che incida in termini volumetrici e finanziari sul regime proprietario, obblighi a riapri-
re il procedimento di approvazione del Pgt, onde permettere una nuova fase di osservazioni e successive con-
trodeduzioni; y) è stata poi approfondita la serie di questioni derivanti dalla confusione che sovente caratte-
rizza l’utilizzo frammisto della perequazione e della compensazione urbanistica, facendo emergere da parte
del giudicante un’esortazione a non confondere i tratti dei due istituti; la cessione perequativa prevista dal c.
1, 2, art. 11, Lr. 12/2005 “è alternativa all’espropriazione perché non prevede l’apposizione di un vincolo
espropriativo” purché la rete dei servizi pubblici sia realizzata congiuntamente “da tutti i proprietari, sia
quelli che possono edificare sulle loro aree sia quelli i cui immobili dovranno realizzare la città pubblica”;
differentemente, la cessione compensativa si caratterizza per l’individuazione di aree ove imprescindibilmen-
te dovrà realizzarsi il progetto della pubblica amministrazione e, pertanto, è necessario apporre un vincolo
che entro cinque anni dovrà essere ristorato monetizzando piuttosto che “mediante l’attribuzione di ‘crediti
volumetrici compensativi’ o aree in permuta”.; così, se il primo istituto prevede che il terreno sviluppi volu-
metria propria, tramite l’attribuzione di un “identico indice di edificabilità territoriale inferiore a quello mi-
nimo fondiario” da atterrarsi ove questo viene reso possibile, il secondo prevede la corresponsione in volumi
per le sole aree soggette a trasformazione, come da c. 1, art. 11, Lr. 12/05; il legislatore avrebbe così escluso
la possibilità d’introdurre per le aree di trasformazione un indice di edificabilità superiore a quello minimo
fondiario, rendendo superflua l’acquisizione di altri volumi provenienti dagli altri ambiti coinvolti nel mec-
canismo perequativo e prevedendo inoltre la loro cessione gratuita o a valore agricolo.
Dunque, la sostituzione di un “indice virtuale” con uno reale neutralizza l’intento perequativo e svuota di si-
gnificato anche l’obbligo d’estendere il piano attuativo dalle zone di trasformazione a quelle di perequazione;
in più, la generica funzione compensativa verrebbe privata dei suoi requisiti di certezza legale connessa alla
apposizione del vincolo, apparendo ridimensionata per non essere il diritto edificatorio connesso al valore
dell’area (in specifico, non si ricadrebbe più nelle modalità assimilabili all’istituto compensativo e, pertanto,
l’eventuale cessione delle aree al comune sarebbe da valutarsi nella successiva fase concertativa pubblico –
privata) ; si tratta di un vizio, più volte ricorrente nei tentativi applicativi recenti, del medesimo stampo della
richiamata sentenza 21 agosto 2006 n. 4833 che ha chiarito come la “riserva” comunale equivalga a una
forma di perequazione priva a oggi di un fondamento normativo statale, e pertanto non attuabile.
È ben vero che la quasi totalità delle leggi regionali urbanistiche, tra cui la lombarda Lr. 12/2005, prevede
l’istituto della perequazione ma altrettanto vero è che, in assenza di specifica normativa statale, le loro dispo-
sizioni potrebbero incorrere in censure d’illegittimità per violazione dell’art. 42 Cost. giacché “è riservata al-
la legge la possibilità di imporre limiti alla proprietà privata allo scopo di assicurarne la funzione sociale e
di renderla accessibile a tutti”; diverso sarebbe stato il caso, deciso dal Consiglio di Stato, se la limitazione
alla capacità edificatoria fosse risultata il prodotto di un accordo tra privati e Amministrazione comunale: con
una logica di urbanistica contrattata, infatti, non si sarebbe trattato di un atto autoritativo non ammesso per-
ché non previsto dalla legge ma, piuttosto, di una codeterminazione degli assetti urbanistici pubblico – priva-
ti, concordati in funzione della modificazione degli assetti esistenti; sui casi di tali accordi vanno infatti ri-
chiamate le recenti pronunce della suprema adunanza della giustizia amministrativa che, confermando un
consolidato indirizzo giurisprudenziale, affermano come, nel caso di convenzioni urbanistiche, l’adesione del
privato alle richieste dell’Amministrazione costituisca il frutto dell’incontro di volontà delle parti contraenti
nell’esercizio dell’autonomia negoziale disciplinata dal codice civile; con tali sentenze il giudice amministra-
tivo ha ritenuto legittima una quantificazione degli oneri superiore a quelli dovuti in base alle tabelle parame-
triche fissate dal Comune e, nel caso di un comparto perequativo, dunque, la richiesta da parte di un Comune
di maggiori prestazioni ai privati – oltre la cessione delle aree a standard e la realizzazione di ulteriori opere
di urbanizzazione – è possibile solo trovando un accordo col consorzio dei proprietari; questioni analoghe
stanno investendo le modalità attuative previste per il nuovo piano regolatore di Roma: la previsione, nelle
Nta, di aree a compensazione perequativa da cedersi a titolo gratuito all’ente comunale hanno sollevato
21

l’ennesimo ricorso al Tar che, coerente ai principi fin qui emersi, ha sancito l’illegittimità per violazione
dell’art. 7 della L. 1150/1942 e dei principi generali in materia urbanistica in relazione all’art. 42 Cost.
Dunque, la complessa dinamica innescata dalle previsioni perequative depone secondo tre differenti profili:
m) attività unilaterale dell’Amministrazione in sede conformativa, senz’altro di stampo pubblicistico con la
conseguente applicazione dei principi che informano il diritto amministrativo anche per quanto attiene alla
partecipazione dei privati; n) attività bilaterale tra Amministrazione e privati in sede attuativa, con conse-
guente applicazione dell’art. 11, c. 4, L. 241/1990, che contempla l’obbligo d’indennizzo in caso di recesso
unilaterale, nonché dei “principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibi-
li” (ex art. 11, c. 2, L. 241/1990) ; o) attività negoziale interprivata, finalizzata allo scambio dei diritti edifica-
tori e alla costituzione dei consorzi, da svolgersi nel rispetto delle prescrizioni stabilite dal Comune; p) meno
complesso risulta l’utilizzo della compensazione urbanistica, sostanzialmente assai vicino alla pratica espro-
priativa con cui la P.A. ha ampia familiarità e dimestichezza d’applicazione, anche se alcune questioni pos-
sono venire comunque sollevate rispetto alle modalità di ristorazione compensativa.
Non possiamo dimenticare che la perequazione urbanistica rappresenta un meccanismo di carattere normati-
vo e come tale, quindi, non soltanto dotato di diretta influenza sulla conformazione della proprietà, ma anche
vincolante ex ante, in via generale e astratta, i soggetti dell’ordinamento, e quindi incidente direttamente e
imperativamente sul contenuto del successivo eventuale accordo delle parti; sotto tal profilo, considerato il
Piano delle regole del Pgt come un atto normativo, rimane allora ineludibile il problema del rispetto non solo
del principio di legalità, ma della vera e propria riserva di legge prevista dall’art. 23 Cost. (dato che il Comu-
ne è comunque privo di poteri legislativi, anche nel sistema autonomistico disegnato dalla riforma del Titolo
V della Costituzione), derivandone una situazione in cui le potenzialità dell’istituto perequativo risultano
quantomeno menomate e barcollanti a fronte della palese carenza di legittimità, generata dall’assenza di una
legislazione nazionale al riguardo, nonostante vi sia chi ritiene che la copertura legislativa nazionale oggi esi-
sta, potendosi rinvenire nelle illustrate previsioni della legge finanziaria per il 2008 (ma ci sembra alquanto
arduo sostenere che una svolta così importante nel rapporto tra l’Ente comunale e il suo territorio possa esse-
re introdotta sulla base di una disciplina così evanescente) .
Le censure proposte dai tribunali amministrativi regionali, coerenti per principi e riferimenti, fanno emergere
così come perequazione e concertazione siano termini inscindibili, dato che unicamente nella fase concerta-
tiva può avvenire il reperimento di aree da parte della P.A.; e se, corrispondendo a tal momento il fulcro del
meccanismo, e se allora il reperimento di aree per materializzare le previsioni in materia di servizi pubblici si
configura come postumo rispetto all’attribuzione di un diritto (valore) al privato, è lecito dunque interrogarsi
su quelli che cominciano a palesarsi come i reali nodi da sciogliere: i) il nuovo ruolo che la P.A. deve ricopri-
re attraverso forme di urbanistica contrattata, e le implicazioni che ciò comporta; ii) le criticità, i limiti, le
controversie e i conseguenti costi collettivi e ritardi, derivanti dalla necessità di accordare più figure mosse da
diversi interessi (non a caso s’individua l’innalzamento dei costi di transizione tra le perplessità e obiezioni
più frequenti rispetto alla convenienza di tale istituto) .
Ne deriva un quadro in cui la pubblica amministrazione, oltre a svestirsi di parte del proprio potere coerciti-
vo, s’accolla un ruolo essenziale di coordinatore e mediatore tra interessi pubblici e privati: la struttura dei
modelli e convenzioni standardizzate a cui i proprietari s’atterranno può rappresentare un modo per rendere
praticabile tale via, ma permangono tutte le questioni d’incertezza prima sollevate: l’obiettivo perseguito del
giusto bilanciamento tra l’interesse pubblico e le esigenze dei privati risulta possibile, ma arduo.

2.3. La costruzione del piano dei servizi: elementi conoscitivi da potenziare

Emerge con prepotenza, dal coacervo di problemi fin qui rappresentati, l’esigenza di potenziare il sistema in-
formativo territoriale, inteso quale stanza di supporto alla decisione politica che permette la riorganizzazione
delle banche dati rese disponibili dagli Uffici, georeferenziando informazioni fondamentali non solo per il
Piano dei servizi (la popolazione residente rispetto alla quale valutare le prestazioni dei servizi) ma anche per
il Documento di Piano (dati economici, Tarsu, esercizi pubblici, esercizi commerciali) .
La possibilità di disporre di tali banche dati georeferenziate sul territorio consente l’avvio di molte analisi dei
fenomeni territoriali e socio/economici, descrivendo e classificando le differenti parti dello spazio urbano per
22

identificarne gli eventuali squilibri, e il sistema informativo territoriale viene quindi promosso al rango di
strumento analitico cardine non solo per la possibilità di trattare differenti banche dati, anche di natura diver-
sa, ma anche per essere posti in grado d’individuare scenari di sviluppo; primo passo per costruire un sistema
informativo per la gestione del dato territoriale è dunque l’approntamento dello stradario digitale, che rappre-
senta elemento propedeutico per georeferenziare le banche dati anagrafiche e Tarsu per meglio comprendere
le dinamiche socio economiche presenti sul territorio di Seveso.

PFTIAN
PFCDAN
PFSXAN
NADTAN
NACEAN
PFSCAN
PFGIAN
PFTSAN
CTCDAN
PPCIAN
PRCDAN
PRCIAN
REVIAN CODICE VIA Geore –
RENCAN NUMERO CIVICO
MAPPA
REBAAN BARRATO ferenziazione
RESLAN
RENIAN
RESBAN
FACDAN
FARPAN

L’allestimento di un sistema informativo territoriale permette l’immediata evasione di una serie di incom-
benze previste dalla Lr. 12/2005 per redigere non solo il Piano dei servizi ma anche il Documento di Piano34
(che, nella sua fase conoscitiva delle dinamiche territoriali, approfondisce le molte relazioni generate tra i fat-
tori stratificanti del territorio) e il Rapporto ambientale della Valutazione ambientale strategica, che richiede
tra l’altro tecniche avanzate d’indagine sui limiti d’uso delle risorse fisiche; per dirne una, l’esame delle i-
stanze pervenute all’avvio del procedimento di redazione del Pgt, ex c. 2, art. 13 della Lr 12/2005 rappresen-
ta non solo il momento descrittivo delle aspettative degli attori urbani ma anche la verifica del pianificatore
nei confronti degli impatti generabili dalle istanze in termini ambientali e morfo – volumetrici sul territorio:
verifica che, quindi, esula dalla mera spazializzazione dei perimetri coinvolti dalle istanze pervenute per va-
lutare la sostenibilità dei pesi insediativi rispetto alla qualità delle risorse fisiche e dei paesaggi; ma ciò risulta
fattibile solo se il sistema informativo allestito è in grado di sopportare analisi morfologiche, insediative, am-
bientali.
Il derivante censimento urbanistico permette così di definire la situazione al to, in base alla quale orientare,
anche in termini minuti, le azioni di riqualificazione e trasformazione urbana; ma serve anche approfondire

34
Il Documento di Piano, in conformità alle prescrizioni di legge, si sostanzia come un vero e proprio atto programmatorio che
l’amministrazione comunale pone a capo delle proprie linee di mandato in ordine alle articolate e complesse politiche di governo del
territorio, definisce:
– il quadro ricognitivo e programmatorio di riferimento per lo sviluppo economico e sociale del comune, anche sulla base delle
proposte dei cittadini singoli o associati e tenuto conto degli atti di programmazione provinciale e regionale, eventualmente propo-
nendo le modifiche o le integrazioni della programmazione provinciale e regionale che si ravvisino necessarie;
– il quadro conoscitivo del territorio comunale, come risultante dalle trasformazioni avvenute nel tempo, individuando i grandi si-
stemi territoriali, il sistema della mobilità, le aree a rischio o vulnerabili, le aree di interesse archeologico e i beni di interesse paesag-
gistico o storico – monumentale, e le relative aree di rispetto, i siti interessati da habitat naturali di interesse comunitario, gli aspetti
socio – economici, culturali, rurali e di ecosistema, la struttura del paesaggio agrario e l’assetto tipologico del tessuto urbano e ogni
altra emergenza del territorio che vincoli la trasformabilità del suolo e del sottosuolo.
23

gli aspetti paesaggistici sulla scorta degli aggiornamenti introdotti dalla recente pianificazione regionale, so-
prattutto attraverso la costruzione di differenti indicatori quali gli aspetti vedutistici, le trasformazioni tempo-
rali d’uso del suolo ecc. che, gestiti nel/dal sistema informativo territoriale, possono meglio definire il grado
di sensibilità paesaggistica di una maglia assai articolata e antropizzata quale quella sevesina; oltre al dimen-
sionamento della popolazione futura che, attraverso un Sit, può avvalersi di metodi statistici capaci di leggere
la struttura della popolazione residente e – in base alle tavole di mortalità e fecondità – stimare la popolazio-
ne futura a una data stabilita: il cosiddetto “metodo per coorti di sopravvivenza35 potrebbe rappresentare una
possibile strada per rispondere a tali esigenze analitiche giacché, come sappiamo, il dimensionamento urba-
nistico è per molti aspetti fondato sul valore della “popolazione teorica” entro il periodo di vigenza del piano,
35
Innanzitutto, si definisca l’arco temporale di previsione, avvertiti del fatto che – come sostengono alcuni autorevoli demografi –
quanto più ci s’allontana dall’anno base tanto più le condizioni inizialmente assunte possono mutare riducendo la validità previsiva; il
modello assunto contempla quindi un assetto demografico – per sesso e classi d’età – che tenga conto della variabilità di quelle com-
ponenti (nascite, decessi, migrazioni) fortemente dipendenti dall’età e dal sesso. Riprendiamo l’equazione sul calcolo della popola-
zione al t1:
Pt1 = [Pt0 + (Nt0...1 – Mt0...1) + (It0...1 – Et0...1) ]35,
a) in cui la prima fase consiste nell’applicazione di una probabilità di sopravvivenza a ciascuna classe di età, misurando la probabi-
lità che un individuo nella classe d’età x raggiunga la classe (x + n), dove n rappresenta un dato numero d’anni; il punto di partenza
della procedura implica la disponibilità della popolazione per sesso e classi di età (dati Istat) mentre, per la sopravvivenza, è possibile
riferirsi alle tavole di mortalità della popolazione italiana per regione35; a questo punto possiamo calcolare l’invecchiamento della
popolazione moltiplicando ogni classe d’età per la sua probabilità di sopravvivenza, in maniera da ricavare la quota di sopravvissuti,
ossia la popolazione x all’anno n invecchiata (vale a dire passata attraverso il quoziente di mortalità calcolato) ;
b) la seconda fase implica la determinazione del numero di nascite in funzione di quozienti di fecondità specifici, applicati alla po-
polazione femminile alle diverse classi di età; il quoziente di fecondità specifico qf misura il numero di nati per età della madre:
qf x – >y = n x – >y / F x – >y, dove:
x = anno di partenza della classe; y = anno di fine della classe; n = numero di nati (da donne in età xy) ; F = numero di donne (in età
xy) ;
moltiplicando per mille il valore ottenuto si ha la probabilità di nascita su 1.000 donne in età feconda nella classe xy; anche per i quo-
zienti di fecondità è possibile riferirsi ai dati Istat calcolati a livello regionale ma poiché, tuttavia, la fecondità – a differenza della mor-
talità – subisce variazioni più rilevanti nel tempo, è importate riuscire a considerare anche le eventuali possibili variazioni di fecondità
future; il procedimento da utilizzare è il seguente: (i) calcolo della popolazione femminile media di ciascuna classe d’età fertile,
sommando il valore iniziale e quello finale della classe d’età nel periodo considerato, e dividendo il valore per due; (ii) moltiplicazio-
ne dei valori ottenuti per i rispettivi quozienti di fecondità medi annui del periodo; (iii) somma dei valori ottenuti per ciascuna classe,
in maniera da ottenere il numero di nati per anno; (iv) sottoposizione dei nati a invecchiamento, facendoli passare attraverso la loro
probabilità di sopravvivenza nel quinquennio;
c) la terza fase consiste nell’inserimento della componente migratoria; poiché occorre riferirci al movimento migratorio per sesso
ed età non ci è possibile considerare i dati pubblicati, e (i) una possibile soluzione sarebbe quella di ricorrrere alle pratiche
d’emigrazione/immigrazione, generalmente archiviate in Anagrafe comunale, rilevando per ciascun anno il numero della popolazio-
ne migrata, mentre(ii) la seconda possibilità consiste invece nell’adottare una procedura di stima del movimento migratorio col me-
todo Survival Rate Model, consistente in una sorta di simulazione in grado d’ottenere il saldo migratorio per differenza, attraverso il
raffronto tra la popolazione osservata reale e quella stimata, con il saldo migratorio previsto SM ottenuto secondo la relazione:
SMx = Sx – >y + [(Mx – Sx – >y) / 2) ], dove:
S = sopravvissuti (applicando la probabilità di sopravvivenza), M = numero di migranti;
una misura della bontà di questo metodo è data dal raffronto tra il saldo migratorio stimato e quello corretto osservato: il primo è del
tutto analogo al secondo, con la differenza che nel primo i decessi vengono stimati applicando alle singole classi di età le probabilità
di sopravvivenza, per ottenere una stima del saldo migratorio distinta per sesso ed età;
d) poi, per quanto riguarda il calcolo delle famiglie future è possibile adottare il seguente metodo, basato sull’estrapolazione del
rapporto famiglie/popolazione a un dato istante con una funzione esponenziale, in base a un rapporto f dato da:
f = Ft0 / P15 – >64, dove:
F = numero di famiglie; t0 = anno base; P = popolazione;
il rapporto tra il numero di famiglie F all’istante t0 e la P viene calcolato nella fascia d’età 15 – >6435; il valore di f dev’essere calcolato
per due istanti successivi, calcolandone poi la variazione futura mediante la seguente formula esponenziale il cui asintoto viene posto
= 1:
Ft + x = {1 – (1 – ft – n) * [(1 – ft) / (1 – ft – n) ]} {[(t + x) – (t – n) ] / n} dove:
t – n = anno x, t = anno [x + n (10) ], n = [t – (t – n) = 10], x = periodo di previsione in anni, [t + n = anno (x+n) + x] = anno di previ-
sione;
una volta ottenuto il valore di f per l’anno desiderato, il numero di famiglie può essere agevolmente calcolato moltiplicando la popo-
lazione prevista all’anno (x + n) in età (16 – > 64) per il seguente valore di f:
Ft + x = Pt + x (15 – >64) * ft + x
24

e ciò vale ancor più per il dimensionamento (i) dei servizi e (ii) della residenza; è vero pertanto che le proce-
dure dimensionali dei piani si poggiano sul trattamento demografico in ambiente Sit attraverso la variabilità
delle componenti di crescita (nascite, decessi, immigrazioni, emigrazioni), il che implica l’esame sia della na-
tura demografica dei fenomeni sia dei loro effetti sulla struttura della popolazione, assumendo metodi previ-
sivi in grado di apprezzare le modifiche nella composizione strutturale.

3. I servizi esistenti sul territorio

3.1. Il censimento dei servizi esistenti e valutazione delle relative prestazionalità

La Lr. lombarda 12/2005 rappresenta un valido riferimento legislativo sulla pianificazione dei servizi per la
sua rinnovata attenzione rispetto a un tema che l’urbanistica tradizionale ha trattato in modo non poco rigido
e talvolta riduttivo, e con l’attuale legge si riconosce finalmente il ruolo fondamentale dei servizi attraverso
l’istituzione di uno strumento a sé: “il piano dei servizi […], che valuta prioritariamente l’insieme delle at-
trezzature al servizio delle funzioni insediate nel territorio comunale, anche con riferimento a fattori di qua-
lità, fruibilità e accessibilità” (c. 3, art. 9, Lr. 12/2005) affermando, inoltre, che “il sistema dei servizi diventa
elemento centrale nell’organizzazione e nella configurazione della struttura territoriale, potendosi conferire
al sistema dei luoghi e degli edifici di uso collettivo una funzione di sostegno e connessione tra le diverse
parti del territorio riconoscibili storicamente e/o per intenzionalità programmatica”36 .
Perciò, dal momento che la legislazione regionale vigente assegna ai servizi una posizione preponderante e
strategica per la qualità di vita urbana, è evidente come la pubblica amministrazione debba prioritariamente
conoscere “l’offerta di servizi pubblici e privati” esistente e immediatamente disponibile sul proprio territo-
rio, che non può certo basarsi solo sulle previsioni dello strumento urbanistico generale (le quali, per loro na-
tura, possono rimanere anche un semplice “vincolo di carta”) ma deve necessariamente considerare la situa-
zione di fatto dei luoghi, come scena completa della possibile futura riqualificazione e/o trasformazione.
In ragione di ciò diviene fondamentale organizzare e avviare un censimento dei servizi come inventario delle
attrezzature presenti e disponibili alla popolazione; la dottrina, anche in questo caso, risulta assai precisa:
“formulare l’inventario dei servizi presenti sul territorio al fine dell’elaborazione di un progetto complessivo
di servizi che abbia come presupposto la conoscenza approfondita dei servizi esistenti sul territorio; per una
corretta e completa ricognizione dell’offerta è opportuno considerare il servizio offerto quale sommatoria di
due diverse componenti: l’attrezzatura e l’attività. Questa distinzione permette di prendere in considerazione
tutte le funzioni di servizio effettivamente disponibili nel territorio del Comune, ivi comprese quelle che non
si identificano con un’area in una struttura edilizia” (cfr. nota36) ; si tratta di un inventario che non deve tut-
tavia limitarsi alla semplice elencazione delle varie attrezzature che costellano il territorio, ma va necessaria-
mente finalizzato ad approfondire gli aspetti di qualità, fruibilità e accessibilità che garantiscano al servizio
più elevati livelli prestazionali, affinché venga costruita una risposta coerente e adeguata rispetto alle necessi-
tà espresse dalla realtà urbana.

3.1.1. Il ruolo del censimento dei servizi per la definizione della qualità territoriale

Dunque, col riconoscimento – da parte della nuova legislazione regionale – del ruolo fondamentale dei ser-
vizi nella riqualificazione urbana, il censimento delle attrezzature esistenti è il momento nodale per conosce-
re i caratteri quanti/qualitativi dell’offerta, pubblica e privata, presente sul territorio comunale, indispensabile
sia per rispondere al crescente fabbisogno sociale di attrezzature collettive, sia per predisporre ulteriori attrez-
zature o, per contro, dismetterle o potenziarle, sia per avvicinare quanto più possibile l’offerta alla domanda
nell’ottica del principio di “servizio prestazionale”, che contempla l’abbandono di una visione esclusivamen-
te quantitativa dello standard in favore della dimensione più qualitativa dell’offerta.

36
Regione Lombardia, Modalità per la pianificazione comunale, cit., capitolo 3.
25

Il censimento rappresenta pertanto la base d’avvio della valutazione dei profili qualitativi, per programmare
una migliore organizzazione dei servizi pubblici futuri e una più adeguata gestione di quelli in atto, in fun-
zione insieme della popolazione residente e di quella gravitante.
Al tal fine, è stata costruita un’apposita banca dati del sistema informativo territoriale, organizzata per valuta-
re i dati raccolti identificando, altresì, la griglia analitica dei servizi da censire (definita in base alle varie fun-
zioni assolte e al target dell’utenza), il che ha consentito una rapida consultabilità in ambiente Gis e ha fatto
desumere carenze ed eventuali rimedi per singole tipologie di servizi.
La classificazione considerata presenta le seguenti categorie e tipologie:

Categoria I Istruzione inferiore


Tipo 1 Scuola materna
Tipo 2 Scuola primaria
Tipo 3 Scuola secondaria
Categoria II Attrezzature di interesse comune
Tipo 1 Asili nido
Tipo 2 Chiese
Tipo 3 Oratori
Tipo 4 Attrezzature sociali, assistenziali, religiose, associazioni, volontariato
Tipo 5 Attrezzature culturali (biblioteche, sale)
Tipo 6 Attrezzature sanitarie (ASL, ambulatori)
Tipo 7 Attrezzature amministrative, locali di gestione e per la sicurezza
Tipo 8 Edilizia residenziale pubblica
Categoria III Spazi pubblici a parco, per il gioco e lo sport
Tipo 1 Verde di quartiere
Tipo 2 Verde per sport, campi sportivi/impianti sportivi di carattere hobbistico
Tipo 3 Parchi urbani
Tipo 4 Verde di arredo
Categoria IV Parcheggi pubblici e di uso pubblico
Tipo 1 Parcheggi pubblici di servizio alla residenza
Tipo 2 Parcheggi di servizio agli insediamenti produttivi
Tipo 3 Parcheggi di servizio agli insediamenti commerciali
Categoria V Attrezzature pubbliche di interesse generale
Tipo 1 Istruzione superiore
Tipo 2 Attrezzature sanitarie ospedaliere
Tipo 3 Aree verdi o parchi di interesse generale
Categoria VI Servizi tecnologici
Tipo 1 Servizi di supporto all’acquedotto
Tipo 2 Servizi di supporto agli impianti tecnologici
Tipo 3 Servizi per l’ecologia
Categoria VII Cimiteri
Categoria VIII Sedi di erogazione aggiuntiva di servizi extra orario ordinario, per inizia-
tiva di altri soggetti (privati e/o misti)

Come ben evidenzia l’elenco, le categorie individuate non riguardano solo quelle previste dalla disciplina
previgente (Lr. 51/1975) ma anche tutte le tipologie di servizi per le quali il Piano dei servizi prevede una
funzione sociale, ambientale ed economica, consentendo di conseguenza di computarli nella stima generale
dell’offerta di servizi.
Per agevolare la valutazione, dopo il censimento è stata predisposta la scheda di ogni servizio esistente (cfr.
allegato: “Schede dei servizi pubblici esistenti”), organizzata in modo da riportare tutte le informazioni archi-
viate, utili alla compiuta valutazione della consistenza del servizio descritto in quanto non limita l’analisi alla
26

sola misurazione della superficie fondiaria e all’identificazione della corrispondente destinazione d’uso (co-
me prevedeva la disciplina ex Lr. 51/1975), ma estende la descrizione anche a tutti i parametri dimensionali e
qualitativi previsti dall’attuale legislazione regionale: un’approfondita descrizione dei singoli servizi permet-
te, infatti, di valutare la prestazionalità di ogni singola categoria/tipologia rispetto al target di popolazione per
cui il servizio è stato predisposto, rendendo così questa fase (descrittiva e classificatoria) propedeutica alle
decisioni di miglioramento e potenziamento del sistema dei servizi.

3.1.2. I servizi tradizionali

La Lr. 51/1975 prevedeva all’art. 22, c. 2 che la dotazione minima di aree a standard, stabilita dall’art. 3 del
Dim. 2 aprile 1968, fosse così ripartita: i) 4,5 mq/ab. di aree per l’istruzione inferiore; ii) 4 mq/ab. di aree per
attrezzature di interesse comune; iii) 15 mq/ab. di aree per spazi pubblici a parco, per il gioco e lo sport, e-
scluse le fasce di rispetto stradale, ferroviario e cimiteriale; iv) 3 mq/ab. di aree per parcheggi di uso pubbli-
co, individuando solamente 4 categorie in base a cui verificare il fabbisogno arretrato e insorgente.
Le categorie individuate in questa fase ricognitiva dell’offerta di servizi presente a Seveso sono 8, ognuna
con un elevato grado d’approfondimento per rispondere alle differenti necessità manifeste sul territorio.
Ci limitiamo in prima battuta a focalizzare l’attenzione sulle prime 4 categorie, quelle che primariamente
tendono a modificare la qualità della vita dei residenti e in base alle quali verranno poi identificati i fabbiso-
gni arretrati e i corrispondenti saldi (cfr. la successiva Parte IV) ; oltre a ciò, viene considerata anche la cate-
goria V relativa alle attrezzature pubbliche, mentre la descrizione e gli approfondimenti della categoria VIII,
legata al sistema associazionistico, viene rimandata al sottoparagrafo 3.1.3.

Categoria I – Istruzione inferiore

La categoria dell’istruzione inferiore comprende tutte le attività pubbliche e private concernenti le scuole ma-
terna, primaria e secondaria di primo grado.
Sul territorio di Seveso sono presenti 4 scuole materne, 5 scuole primarie e 3 scuole secondarie di primo gra-
do; va sottolineata la presenza di strutture al cui interno si collocano più servizi (e, per questo, classificati
come plessi) .

a) Scuola materna

Scuola Proprietà N. classi N. alunni % Alunni sul totale Rapporto alunni/aule


Scuola materna “San Pietro Martire” Privato 7 154 22,65 22,00
Scuola materna “Gianni Rodari” Pubblico 8 204 30,00 25,50
Scuola materna “B.V. Immacolata” Privato 7 188 27,65 26,86
Scuola materna di corso Marconi Privato 5 134 19,71 26,80
Totale 27 680 100,00 25,19

La principale scuola materna è la “G. Rodari” che, da sola, assorbe il 30% della popolazione iscritta alla
scuola materna.

b) Scuola primaria

Scuola Proprietà N. classi N. alunni % Alunni sul totale Rapporto alunni/aule


Scuola primaria “San Pietro Martire” Privato 10 143 12,83 14,30
Scuola primaria “P.G.Frassati” Privato 10 176 15,78 17,60
Scuola primaria “Bruno Munari” Pubblico 10 224 20,09 22,40
Scuola primaria “Carlo Collodi” Pubblico 12 267 23,95 22,25
Scuola primaria “Enrico Toti” Pubblico 15 305 27,35 20,33
Totale 57 1115 100,00 19,56
27

La principale scuola primaria rilevata è la “E. Toti” che da sola interessa oltre il 27% della popolazione iscrit-
ta alla scuola primaria.

b) Scuola secondaria di primo grado

Scuola Proprietà N. classi N. alunni % Alunni sul totale Rapporto alunni/aule


Scuola secondaria 1° grado
“P.G. Frassati” Privato 9 227 34,92 25,22
Scuola secondaria 1° grado
“L. Da Vinci” Pubblico 13 260 40,00 20,00
Scuola secondaria 1° grado
“A. Giussani” Pubblico 9 163 25,08 18,11
Totale 31 650 100,00 20,97

La principale scuola secondaria di primo grado è la “L. Da Vinci” che da sola implica il 40% della popola-
zione iscritta alla scuola secondaria di primo grado.

Categoria II – Interesse collettivo

Le attrezzature di interesse collettivo si articolano in 8 tipologie: a) asili nido; b) chiese; c) oratori; d) attrez-
zature sociali, assistenziali, religiose, associazioni, volontariato; e) attrezzature culturali (biblioteche, sale,
scuole di specializzazione) ; f) attrezzature sanitarie (ASL, ambulatori, farmacie) ; g) attrezzature ammini-
strative, locali di gestione e per la sicurezza; h) edilizia residenziale pubblica.
Particolarmente rilevante, poiché non prevista nella previgente normativa, è la possibilità di considerare nel
Piano dei servizi le aree per l’edilizia residenziale pubblica che, ai sensi della Lr. 12/2005, si configurano
come veri e propri servizi.

a) Asili nido

Sul territorio di Seveso sono presenti 6 asili nido, di cui non si dispongono informazioni relative al rispettivo
numero di bambini e di classi, tuttavia è possibile rilevare come si ampia l’offerta di tale servizio per mano
privata.

Scuola Proprietà Localizzazione


Asilo Comunale Pubblico Via Monte Rosa
Asilo nido di corso Marconi Privato Corso Marconi
Asilo Nido Famiglia “Piccole Impronte” Privato Via Confalonieri
Asilo Nido Famiglia “La Banda” Privato Corso Garibaldi
Asilo Nido Famiglia “Il Bosco Incantato” Privato Via Delle Robinie
Asilo Nido Famiglia “Coccinella” Privato Corso Matteotti
Asilo Nido Parrocchia B.V Immacolata Privato Via Trento e Trieste

b) Chiese

Le chiese presenti sul territorio di Seveso sono 6 e riportano le seguenti denominazioni:

Chiesa Localizzazione
Chiesa della Madonna di Fatima Corso Isonzo
Santuario della Beata Vergine Immacolata Via Trento e Trieste
Chiesa della Beata Vergine Immacolata Via Sant’Antonio
Santuario San Pietro Martire da Verona Via San Carlo
Chiesa Parrocchiale San Carlo Piazza Sant’Ambrogio
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Chiesa Parrocchiale SS Gervaso e Protasio Piazza Cardinal Ferrari


29

c) Oratorio

Gli oratori (o centri parrocchiali) presenti sul territorio di Seveso sono 5 e sono così denominati:

Oratori o centro parrocchiale Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Centro parrocchiale SS Gervaso e
Protaso Via Arese 3.266,39 7,83
Oratorio di S. Carlo Piazza Sant’Ambrogio 11.067,80 26,54
Oratorio Paolo VI Via Don Minzoni 5.287,28 12,68
Oratorio Via S. Giovanni Bosco 5.676,28 13,61
Oratorio Beata vergine immacolata Via Colleoni 16.399,52 39,33
Totale 41.697,27 100,00

d) Attrezzature sociali, assistenziali, religiose, associazioni, volontariato

Le attrezzature sociali, assistenziali, religiose, per le associazioni e per il volontariato rilevate sul territorio di
Seveso sono 11. Per un maggiore approfondimento inerente alla descrizione e definizione dei servizi non
convenzionali legati al mondo del volontariato si rimanda al sottoparagrafo 3.1.3.

e) Attrezzature culturali (biblioteche, sale, scuole di specializzazione)

Le attrezzature culturali censite nel territorio di Seveso sono 3 e riguardano:

Attrezzatura Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Biblioteca Comunale Corso Garibaldi 643,05 28,52
Palazzina civica Via Trento e Trieste 1.489,88 66,08
Sala Polifunzionale Via Silvio Pellico 121,58 5,39
Totale 2.254,51 100,00

f) Attrezzature sanitarie (ASL, ambulatori)

L’attrezzatura sanitaria rilevata riguarda il poliambulatorio medico ASL 3 di via Martiri d’Ungheria, che im-
plica una superficie (mq) da Sit pari a 3.551,32.

g) Attrezzature amministrative, locali di gestione e per la sicurezza

Le attrezzature amministrative, locali di gestione e per la sicurezza individuate sono complessivamente 5 e


riguardano in particolare:

Attrezzatura Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Municipio e ecologia/servizi sociali Viale Vittorio Veneto e Viale Redipuglia 7.900,58 54,70
Ufficio lavori pubblici – manutenzione Piazza Roma 1.138,63 7,88
Polizia Locale Piazza XXV Aprile 1.068,19 7,40
Caserma carabinieri via Europa Unita 13 2.974,71 20,60
Caserma Guardia di Finanza Via Boves 1.360,87 9,42
Totale 14.442,98 100,00

h) Edilizia residenziale pubblica

Come prima evidenziato, un elemento del tutto innovativo è la possibilità d’inserire nel Piano dei servizi del-
le aree per l’edilizia residenziale pubblica.
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Attrezzatura Localizzazione Appartamenti % Appartamenti Inquilini


ERP comunale Via Laforet 14 73,68 40
ERP comunale Via Carducci 4 21,05 10
ERP comunale Via San Carlo 1 5,26 1
Totale 19 100,00 51

Categoria III – Verde gioco e sport


La categoria del verde e del gioco e sport si articola in 5 tipologie comprendendo in particolare: a) verde di
quartiere; b) verde per sport; c) parchi urbani; e) verde di arredo; f) verde per insediamenti produttivi.

a) Verde di quartiere
Il verde di quartiere fa riferimento alle seguenti aree verdi di proprietà pubblica direttamente fruibili dalla po-
polazione locale, che contribuiscono alla formazione di una rete ecologica locale:

Attrezzature Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Verde Via Verona 2.675,77 3,10
Verde Via delle Fornaci / Cacciatori delle Alpi 3.514,19 4,08
Parco del Gaggin Via Preposto Mezzera 5.821,95 6,75
Parco delle Rose Piazza IV Novembre 6.091,23 7,07
Verde Via Europa Unita 4.198,67 4,87
Verde Viale Redipuglia 14.258,24 16,54
Verde Viale delle Rimembranze 5.458,87 6,33
Verde Via Farga 9.165,82 10,63
Area Verde Via Pitagora 5.480,61 6,36
Area verde Via Aristotele 4.542,36 5,27
Area verde Via Antonio Rosmini 5.606,75 6,51
Area verde Via Pio XI 437,89 0,51
Area verde Via Farga 1.502,51 1,74
Area verde Via Colleoni / Pavia 17.434,73 20,23
Totale 86.189,59 100,00

b) Verde per sport, campi sportivi/impianti sportivi di carattere hobbistico per tutte le età
Rispetto a tale tipologia sono stati rilevati 10 oggetti, i quali vengono descritti nella tabella che segue:

Attrezzatura Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Campo Baseball Via delle Querce 13.084,85 12,45
Centro Sportivo “Enrico Colombo” Via Monte Rosa 24.853,42 23,64
Campo sportivo Viale Redipuglia / Ortles 11.901,74 11,32
Palazzetto dello sport Via Gramsci / Sant’Antonio 7.057,33 6,71
Parco Gaetano Pregadio Via C. Ferrini 5.812,58 5,53
Palestra comunale Viale Redipuglia 9.264,26 8,81
Campo sportivo comunale Via Cuoco 19.913,78 18,94
Verde Via S. D’Acquisto 5.076,24 4,83
Centro balneare (dismesso) Viale Redipuglia 5.509,29 5,24
Bocciodromo Viale Redipuglia 2.667,27 2,54
Totale 108.143,27 100,00
31

È importante sottolineare che, per il computo dei servizi, vanno escluse le attrezzature oggetto di dismissione
poiché, in quanto tali, non forniscono effettivamente un servizio (come nel caso del centro balneare rilevato
nel territorio di Seveso) .

c) Parchi urbani

I parchi urbani rappresentano i bacini di vegetazione a valore ambientale e paesaggistico che si configurano
come parte della dotazione urbana del verde, delle attrezzature e della rete ecologica presenti sul territorio
comunale, che comprendono un insieme di spazi destinati alle attività ricreative, culturali, sportive e del tem-
po libero e che sono funzionalmente integrati in un sistema unitario e continuo.

Attrezzatura Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Bosco delle Querce Seveso centro 353.765,50 63,26
Parco Villa Dho Altopiano 72.935,25 13,04
Oasi fosso del Ronchetto Altopiano 56.926,14 10,18
Parco del Biulè Altopiano 75.565,29 13,51
Totale 559.192,18 100,00

Sono stati individuati in complesso 10 parchi urbani, rispetto ai quali è importante sottolineare la designazio-
ne “Ampliamento Parco Groane”: si tratta della proposta d’ampliamento del Parco regionale delle Groane
che, una volta approvata nel corrispondente Ptc, ne acquisirà il grado.

d) Verde di arredo

Il verde di arredo comprende gli impianti posti a corredo dell’area urbana; sul territorio di Seveso è stata rile-
vata una superficie complessiva di 1.422 mq.

Attrezzatura Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Area verde Via Ruffilli 941,15 66,19
Area verde Via Meredo 315,51 22,19
Area verde Via Meredo 165,29 11,62
Totale 1421,95 100,00

Categoria IV – Parcheggi pubblici e di uso pubblico

I parcheggi rappresentano un elemento rilevante della vivibilità urbana dal momento che, oltre a garantire la
sosta, rendono accessibile e fruibile l’insediamento e le sue attività (infatti, non si considerano solo i par-
cheggi legati alla residenza, ma anche le aree di sosta dedicate alle attività manifatturiere e commerciali) .

a) Parcheggi per la residenza

I parcheggi per la residenza presentano una distribuzione omogenea sul territorio, come segue:

Attrezzatura Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Parcheggio residenza Via Pordenone 365,83 0,51
Parcheggio residenza Via Pordenone 157,01 0,22
Parcheggio residenza Via Pordenone 395,79 0,55
Parcheggio residenza Via Cacciatori delle Alpi 244,06 0,34
Parcheggio residenza Via Cacciatori delle Alpi 147,27 0,20
Parcheggio residenza Via Verona/Pordenone 612,35 0,85
Parcheggio residenza Via Verona 122,51 0,17
32

Parcheggio residenza Via Trapani 110,63 0,15


Parcheggio residenza Via Piemonte 599,97 0,83
Parcheggio residenza Via Piemonte 431,58 0,60
Parcheggio residenza Via Piemonte 89,84 0,12
Parcheggio residenza Via Pacinotti 74,26 0,10
Parcheggio residenza Via Pacinotti 69,80 0,10
Parcheggio residenza Via San Marco 671,18 0,93
Parcheggio residenza Via degli Abeti 489,00 0,68
Parcheggio residenza Via Cacciatori delle Alpi 317,21 0,44
Parcheggio residenza Via Cacciatori delle Alpi 155,26 0,22
Parcheggio residenza Via Cacciatori delle Alpi 153,20 0,21
Parcheggio residenza Via S.Ambrogio 2.266,59 3,14
Parcheggio residenza Via Cacciatori delle Alpi 140,70 0,20
Parcheggio residenza Via delle Groane 399,90 0,55
Parcheggio residenza Via Enrico Fermi 329,03 0,46
Parcheggio residenza Via Enrico Fermi 212,04 0,29
Parcheggio residenza Via Boves 652,14 0,90
Parcheggio residenza Via Donegani 766,02 1,06
Parcheggio residenza Via Boves 148,52 0,21
Parcheggio residenza Via delle Querce 147,93 0,21
Parcheggio residenza Via delle Querce 201,49 0,28
Parcheggio residenza Via dei Castagni 199,88 0,28
Parcheggio residenza Via dei Castagni 89,14 0,12
Parcheggio residenza Via Cacciatori delle Alpi 299,70 0,42
Parcheggio residenza Via Monte Rosa 954,10 1,32
Parcheggio residenza Via Monte Rosa 5.119,05 7,10
Parcheggio residenza Via A. Laforet 4.248,40 5,89
Parcheggio residenza Via Martiri d’Ungheria 1.001,74 1,39
Parcheggio residenza Via XXV Aprile 2.268,60 3,15
Parcheggio residenza Via XXV Aprile 631,43 0,88
Parcheggio residenza Via Preposto Corradi 128,68 0,18
Parcheggio residenza Via Corridoni 549,70 0,76
Parcheggio residenza Via S.Fermo della Battaglia 644,44 0,89
Parcheggio residenza Via S.Fermo della Battaglia 128,31 0,18
Parcheggio residenza Piazza Leonardo da Vinci 396,42 0,55
Parcheggio residenza Via Mezzera 497,12 0,69
Parcheggio residenza Via G.Carducci 127,29 0,18
Parcheggio residenza Via Francesco D’Assisi 804,69 1,12
Parcheggio residenza Via Maderna 35,20 0,05
Parcheggio residenza Via Maderna 517,33 0,72
Parcheggio residenza Via Adua 364,02 0,50
Parcheggio residenza Via De Gasperi 350,87 0,49
Parcheggio residenza Via De Gasperi 454,85 0,63
Parcheggio residenza Via Europa Unita 320,05 0,44
Parcheggio residenza Via Sabotino 119,79 0,17
Parcheggio residenza Via della Repubblica 744,78 1,03
Parcheggio residenza Via Sabotino 261,77 0,36
Parcheggio residenza Via Sabotino 599,22 0,83
Parcheggio residenza Piazza Rimembranze 1.079,21 1,50
Parcheggio residenza Viale Redipuglia 1.990,14 2,76
Parcheggio residenza Viale Redipuglia 1.245,88 1,73
33

Parcheggio residenza Via Ortles 1.024,92 1,42


Parcheggio residenza Piazza Rimembranze 761,42 1,06
Parcheggio residenza Via Corridoni 77,84 0,11
Parcheggio residenza Corso Isonzo 118,89 0,16
Parcheggio residenza Corso Isonzo 120,86 0,17
Parcheggio residenza Corso Isonzo 129,67 0,18
Parcheggio residenza Corso Isonzo 778,08 1,08
Parcheggio residenza Via Ferrini 661,46 0,92
Parcheggio residenza Via Socrate 123,95 0,17
Parcheggio residenza Via Diogene 187,91 0,26
Parcheggio residenza Via Aristotele 126,10 0,17
Parcheggio residenza Via Cavalla 117,00 0,16
Parcheggio residenza Via Meredo 318,18 0,44
Parcheggio residenza Via Cavalla 303,20 0,42
Parcheggio residenza Via Cavalla 1.639,54 2,27
Parcheggio residenza Via Cavalla 55,28 0,08
Parcheggio residenza Via Rosmini 135,93 0,19
Parcheggio residenza Via Cavalla 204,96 0,28
Parcheggio residenza Via Cavalla 467,04 0,65
Parcheggio residenza Via Gioberti 86,99 0,12
Parcheggio residenza Via della Roggia 149,49 0,21
Parcheggio residenza Via della Roggia 168,87 0,23
Parcheggio residenza Via Meredo 201,82 0,28
Parcheggio residenza Via Meredo 408,89 0,57
Parcheggio residenza Via Meredo 527,92 0,73
Parcheggio residenza Via Meredo 576,54 0,80
Parcheggio residenza Via Meredo 179,94 0,25
Parcheggio residenza Via Sforza 689,55 0,96
Parcheggio residenza Via A.da Giussano 204,97 0,28
Parcheggio residenza Via Colleoni 826,63 1,15
Parcheggio residenza Via Colleoni 815,66 1,13
Parcheggio residenza Via Pavia 2.047,53 2,84
Parcheggio residenza Via Trento e Trieste 457,98 0,64
Parcheggio residenza Via Montecassino 1.059,06 1,47
Parcheggio residenza Via Montecassino 579,12 0,80
Parcheggio residenza Via Montecassino 382,28 0,53
Parcheggio residenza Via Montecassino 135,98 0,19
Parcheggio residenza Via Montecassino 514,94 0,71
Parcheggio residenza Via Prealpi 261,03 0,36
Parcheggio residenza Via A. Rosmini 253,65 0,35
Parcheggio residenza Via Sant’Ambrogio 595,17 0,83
Parcheggio residenza Via Redipuglia 2.471,64 3,43
Parcheggio residenza Via Francesco D’Assisi 3.106,10 4,31
Parcheggio residenza Via Francesco d’Assisi 194,21 0,27
Parcheggio residenza Via Antonio Rosmini 401,07 0,56
Parcheggio residenza Via della Repubblica 911,29 1,26
Parcheggio residenza Corso Garibaldi 272,93 0,38
Parcheggio residenza Via Valfredo Pareto 208,41 0,29
Parcheggio residenza Via Eritrea 1.052,17 1,46
Parcheggio residenza Via Platone 427,76 0,59
Parcheggio residenza Via Gramsci 128,14 0,18
34

Parcheggio residenza Via Sabotino 130,23 0,18


Parcheggio residenza Via De Gasperi 1.359,76 1,89
Parcheggio residenza Via Corridoni 384,28 0,53
Parcheggio residenza Via Manzoni 130,45 0,18
Parcheggio residenza Via Maderna 278,84 0,39
Parcheggio residenza Via Tiziano 525,03 0,73
Parcheggio residenza Piazza Italia 272,99 0,38
Parcheggio residenza Via Gramsci 4.296,95 5,96
Parcheggio commercio Corso Marconi 441,40 0,61
Totale 72112,80 100,00

b) Parcheggi per l’industria

I parcheggi per le attività produttive sono quelli strettamente legati alle funzioni manifatturiere, solitamente
riservati al solo utilizzo del personale addetto; sebbene tale condizione implichi la loro esclusione dalle stime
del dimensionamento residenziale, contribuiscono a fornire il quadro completo dell’offerta di sosta urbana.

Attrezzatura Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Parcheggio industria Via Sprelunga 1.928,01 9,98
Parcheggio industria Via Europa Unita 388,40 2,01
Parcheggio industria Viale Redipuglia 773,23 4,00
Parcheggio industria Via Miglioli 394,88 2,04
Parcheggio industria Via Cascina Rossa 61,10 0,32
Parcheggio industria Via Don Sturzo 701,67 3,63
Parcheggio industria Via Don Sturzo 76,08 0,39
Parcheggio industria Via Miglioli 97,03 0,50
Parcheggio industria Via Miglioli 578,05 2,99
Parcheggio industria Via Pitagora 1.265,37 6,55
Parcheggio industria Via Socrate 3.414,55 17,67
Parcheggio industria Via Aristotele 1.263,96 6,54
Parcheggio industria Via Aristotele 3.144,59 16,27
Parcheggio industria Via Meredo 3.323,59 17,20
Parcheggio industria Via Cavalla 250,93 1,30
Parcheggio industria Via Cristoforo Colombo 502,37 2,60
Parcheggio industria Via Vignone 122,59 0,63
Parcheggio industria Via Sabotino 1.041,55 5,39
Totale 19.327,95 100,00

c) Parcheggi per il commercio

I parcheggi per il commercio possono essere legati a strutture di vendita di differenti dimensioni e tipi, quali
piccoli negozi, supermercati ecc.; nel seguito, si presenta l’elenco di quelli rilevati a Seveso:

Attrezzatura Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Parcheggio commercio Corso Garibaldi 514,33 3,26
Parcheggio commercio Via delle Betulle 292,14 1,85
Parcheggio commercio Largo Terragni 761,09 4,82
Parcheggio commercio Via Antonio Monti 123,68 0,78
Parcheggio commercio Vicolo Giani 345,71 2,19
Parcheggio commercio Via Antonio Monti 261,31 1,66
Parcheggio commercio Via Martino 172,85 1,09
Parcheggio commercio Via Confalonieri 398,16 2,52
Parcheggio commercio Via Mezzera 142,50 0,90
35

Parcheggio commercio Via Mezzera 127,87 0,81


Parcheggio commercio Via G.Carducci 121,64 0,77
Parcheggio commercio Via Eritrea 1.348,14 8,54
Parcheggio commercio Via Ortles 500,43 3,17
Parcheggio commercio Corso Isonzo 3.246,51 20,56
Parcheggio commercio Via Aprica 2.678,07 16,96
Parcheggio commercio Corso Isonzo 97,48 0,62
Parcheggio commercio Corso Isonzo 466,89 2,96
Parcheggio commercio Via Montecassino 136,55 0,86
Parcheggio commercio Via Martiri d’Ungheria 4.053,53 25,67
Totale 15.788,88 100,00

Categoria V – Attrezzature pubbliche e di interesse generale

Le attrezzature pubbliche e d’interesse generale si riferiscono a tutte quelle strutture che, per la loro rilevanza,
influenzano una dimensione ben più ampia di quella comunale; sono servizi espressivi di grande valore in
quanto, con la loro presenza, forniscono un indicatore dell’importanza assunta da quel comune rispetto a un
ambito sovracomunale; nella categoria rientrano differenti tipi di servizi, in particolare: a) istruzione superio-
re; b) attrezzature sanitarie ospedaliere; c) aree verdi o parchi di interesse generale.
Sul territorio di Seveso è stata rilevata l’assenza di strutture sanitarie ospedaliere, mentre si è riscontrata la
presenza di 3 strutture legate all’istruzione superiore e di un bacino verde d’interesse generale, il Parco regio-
nale delle Groane a cui sono annesse, di fatto, ulteriori aree verdi che articolano la dotazione vegetale e le reti
ecologiche presenti sul territorio, ulteriormente integrabili con l’approvazione regionale della proposta di
ampliamento del Parco regionale, andando così a identificare un quadro ecologico ambientale di qualità.

a) Istruzione superiore

Sul territorio di Seveso è stata rilevata la presenza di 3 strutture legate all’istruzione superiore, anche se ver-
ranno considerate solo due d’esse per carenza informativa sul Centro di formazione professionale “G. Ga-
limberti”.

Istituto Proprietà N. classi N. alunni % Alunni sul totale Rapporto alunni/aule


Istituto prof. di stato “L. Milani” Pubblico 10 143 44,83 14,30
Liceo scientifico della comunicazione
“P.G. Frassati” Privato 10 176 55,17 17,60
Totale 20 319 100,00 15,95

b) Attrezzature sanitarie ospedaliere

Le attrezzature legate alle strutture sanitarie ospedaliere risultano assenti sul territorio.

c) Aree verdi o parchi di interesse generale

Come s’è detto, il territorio di Seveso è caratterizzato dalla presenza del Parco di interesse generale delle
Groane, che integra i sistemi e le reti ecologiche presenti sul territorio e per il quale è previsto l’ampliamento.

Attrezzatura Localizzazione Superficie (mq) da Sit %


Parco Groane Altopiano Parco delle Groane 558.647,80 65,45
Parco Groane Via Pordenone 122.983,92 14,41
Parco Groane Via Padova 121.493,18 14,23
Ampliamento Parco delle Groane Adiac P.delle Groane nord est 2.343,44 0,27
36

Ampliamento Parco delle Groane Adiac P.delle Groane nord est 7.619,75 0,89
Ampliamento Parco delle Groane Adiac P.delle Groane nord est 1.518,21 0,18
Ampliamento Parco delle Groane Adiac P.delle Groane nord est 2.411,74 0,28
Ampliamento Parco delle Groane Adiac P.delle Groane nord est 13.414,68 1,57
Ampliamento Parco delle Groane Via Cacciatori delle Alpi 23.073,73 2,70
Totale 853.506,45 100,00

Categoria VI – Servizi tecnologici

La categoria dei servizi tecnologici si articola nelle 3 tipologie dei: a) servizi di supporto all’acquedotto; b)
servizi di supporto agli impianti tecnologici; c) servizi per l’ecologia.
Tali dotazioni, gestite direttamente dall’Amministrazione comunale o in alternativa da gestori specializzati, è
l’ennesima espressione di un rinnovato approccio al servizio urbano che, grazie alle innovazioni normative
introdotte con le ultime leggi finanziarie in tema di privatizzazione dei servizi pubblici, possono essere ora
governati da enti di diversa natura con vantaggio in efficienza ed efficacia per il cittadino.

a) Servizi di supporto all’acquedotto

I servizi di supporto all’acquedotto, rientranti tra le opere di urbanizzazione primaria, sono rinvenibili nella
loro componente superficiale con 3 torri piezometriche (la cura dell’acquedotto e dei suoi servizi di supporto
è affidata alla Brianzacque Srl).

Servizi di supporto all’acquedotto Localizzazione Gestione


Torre piezometrica Via Trento e Trieste Brianzacque Srl
Torre piezometrica Via Moncenisio Brianzacque Srl
Torre piezometrica Parco delle Groane Brianzacque Srl

b) Servizi di supporto agli impianti tecnologici

Tra i servizi che si configurano come supporto agli impianti tecnologici rientrano i distributori di benzina
carburante per auto, in numero di 5 localizzati come segue:

Servizi di supporto agli impianti tecnologici Localizzazione Superficie


Distributore di benzina Corso Isonzo 319
Distributore di benzina Via G. Fantoni 926
Distributore di benzina Piazza Seminario 570
Distributore di benzina Corso Isonzo 169
Distributore di benzina Superstrada Milano-Lentate 1.561

c) Servizi per l’ecologia

Si tratta degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti della cittadinanza locale; nell’ambito del Comune di Se-
veso è stata rilevata la presenza di una sola piattaforma ecologica, gestita da una società intercomunale che
cura contemporaneamente il servizio di raccolta dei rifiuti.

Servizi per l’ecologia Localizzazione Gestione Superficie


Piattaforma ecologica Via Certesa Gelsia Ambiente 9.339,04

Categoria VII – Cimiteri

S’individua una sola area cimiteriale, la cui cura è stata affidata nell’aprile 2006 alla società A.s.p.e.s., assie-
me alla gestione dei servizi funebri e cimiteriali, così da assicurare alla cittadinanza un sensibile migliora-
mento qualitativo delle prestazioni offerte, a fronte dell’evoluzione delle esigenze dell’utenza.
37

Cimitero Localizzazione Gestione Superficie


Cimitero comunale Viale Rimembranze Aspes 27.063,34

Categoria IX – Piazze e aree pedonali

All’interno del sistema degli spazi aperti che contraddistingue un contesto urbano, le piazze e le aree pedona-
li come emergono quali elementi importanti, la cui disponibilità è funzionale ad una maggior vivibilità della
città pubblica, sia da parte di chi vi abita che di chi ne fa un uso sporadico; il ruolo sociale rivestito da uno
spazio pubblico quale “la piazza” è infatti declinabile in un potenziale offerto all’utenza per lo svolgimento
di alcune attività quotidiane, (passeggiare, conversare, sedere, giocare, leggere…) e nel contempo rappresen-
ta un’isola di sicurezza rispetto ai rischi legati al traffico veicolare.
Nel comune di Seveso sono state rilevate complessivamente due piazze, come di seguito:

Piazze
Piazza Italia
Piazza Cardinal Confalonieri

3.1.3. I servizi non tradizionali definiti dal sistema associazionistico

Alla luce del ruolo fondamentale del principio della sussidiarietà orizzontale, che favorisce la possibilità di
cooperare con l’amministrazione pubblica nell’intervento sulle realtà sociali più sentite, organizzando forme
associative di tipo volontario per rispondere in modo autonomo alle necessità, sono state reperite informa-
zioni sui servizi non convenzionali presenti sul territorio di Seveso.
Dal momento che l’Amministrazione comunale non aveva banche dati contenenti dati di tal genere, si è reso
necessario individuare, catalogare e georeferenziare tutte le fonti relative all’informazione sui servizi non
convenzionali localmente presenti; la ricognizione s’è basata principalmente sul portale comunale di Seveso
dove, nella sezione “Associazioni”, insiste l’elenco di tutte le attività non convenzionali qui insediate, con
nome, tipologia, indirizzo e recapito. Il passo seguente è consistito nell’organizzazione di tali informazioni in
un formato adatto al successivo trattamento in ambiente Gis (in questo caso, una tabella di foglio elettronico
al cui interno sono stati strutturati diversi campi in modo da generare un archivio compatibile con le banche
dati Gis) ; l’informazione è stata suddivisa nelle componenti: a) codice identificativo del servizio (con nume-
razione progressiva) ; b) categoria del servizio (discrezionalmente individuata per il successivo raggruppa-
mento) ; c) tipologia del servizio (riferita ai tipi già presenti nell’elenco del sito) ; d) nome per esteso
dell’associazione; e) toponimo della via di appartenenza (via, viale, largo, corso) ; f) nome della via; g) nu-
mero civico (numerico) ; h) barrato (per i civici al cui interno si distinguano diversi recapiti) ; i) codice della
via. Per la classificazione delle associazioni presenti sono state identificate le categorie: i) associazioni assi-
stenziali; ii) associazioni d’arma; iii) associazioni culturali; iv) associazioni ambientaliste.
Una volta definite le categorie, s’è proceduto al riconoscimento delle tipologie appartenenti a ogni categoria,
e nello schema seguente viene illustrata l’organizzazione per categoria e tipologia delle associazioni:

Tipologia 1 Tipologia 2 Tipologia 3 Tipologia 4 Tipologia 5


Categoria 1
Associazioni Assistenziali Anziani Disabili Famiglia e solidarietà sociale Lavoro Sanità
Categoria 2
Associazioni d’Arma Combattenti
Categoria 3
Associazioni Culturali Giornalismo Musica
Categoria 4
Associazioni Ambientali Ambiente
38

Dall’indagine sono emerse le seguenti 35 associazioni operanti sul territorio di Seveso:


ASSOCIAZIONI (1) Antea; (2) Associazioni anziani; (3) Caritas terza età; (4) Centro diurno anziani; (5) Uni-
ASSISTENZIALI [1] talsi;(6) Associazione nazionale mutilati e invalidi civili; (7) C.V.S; (8) Associazione Cuore
immacolato di Maria; (9) Associazione “Insieme per crescere”; (10) Associazione “Io cresco
con te”; (11) Centro culturale “Don Mezzera”; (12) Natur&; (13) San Vincenzo; (14) Spazio
gioco piccoli amici; (15) Acli Altopiano; (16) Acli Baruccana; (17) Acli San Pietro; (18) Acli
Seveso Centro; (19) Associazione infortunati sul lavoro; (20) FNP/CGIL; (21) INAS CISL;
(22) Aido; (23) Avis; (24) Club Alcolisti in trattamento – CAT1; (25) Club Alcolisti in trat-
tamento – CAT2; (26) Croce Bianca Onlus;(27) fondazione Maddalena Grassi
ASSOCIAZIONI D’ARMA [2] (1) Associazione Nazionale Alpini; (2) Associazione Nazionale caduti e dispersi di guerra;
(3) Associazione Nazionale mutilati e invalidi civili.
ASSOCIAZIONI CULTURALI (1) Gazzetta di Baruccana; (2) Accademia musicale “G.Marziali”; (3) Corpo musicale “La
[3] cittadina”; (4) Corpo musicale Santa Cecilia.
ASSOCIAZIONI Comitato “Il Bosco delle Biulè”
AMBIENTALISTE [4]
I calcoli eseguiti evidenziano 27 associazioni assistenziali (pari a 77,14%), 3 associazioni d’arma (pari
all’8,57%), 4 associazioni culturali (pari all’11,43%) e 1 associazione ambientalista (pari al 2,86%) sul totale
di 35 associazioni.

Grafico relativo alla frequenza di ciascuna categoria di associazione.


Dunque, s’evidenzia un numero di associazioni non particolarmente consistente, ma va posto in rilievo come
fra esse la quota maggiore concerna quelle assistenziali.
Poi, per comprendere in qual maniera le associazioni complessivamente si distribuiscano sul territorio di Se-
veso, dopo la loro georeferenziazione è stata applicata in ambiente Gis la funzione di Kernel Density, che
consente di focalizzare i nuclei dove le attività associazionistiche ricorrono con maggior frequenza; nel se-
guito, ecco la carta generata da tale operazione, con le concentrazioni dalle attività di volontariato, che evi-
denzia la presenza di pochi nuclei concentrati principalmente a San Pietro e a Seveso centro.

Carta relativa alla concentrazione delle associazioni, prodotta tramite la Kernel Density
39

3.1.4 I servizi non tradizionali definiti dal sistema economico locale


Per una miglior comprensione del contesto a cui il Piano dei servizi si rivolge, s’è ritenuto opportuno inqua-
drare il sistema economico locale non solo per l’esame della vivacità economica ma, anche e soprattutto, per
constatare l’eventuale presenza e la corrispondente quota di attività fungibili come potenziali servizi al citta-
dino, contribuendo in tal modo ad aumentare il benessere della popolazione residente e/o gravitante.
In ragione di ciò, è stato indispensabile riferirsi all’archivio del Servizio Tributi, relativo alla Tassa Rifiuti
Solidi Urbani, per estrapolarne le attività economiche presenti sul territorio comunale e, poi, per comprende-
re la distribuzione degli operatori economici locali (georeferiti in ambiente Gis); inoltre, s’è ritenuto opportu-
no stilare una classificazione dei vari tipi d’attività, in modo da poter selezionare quelli in grado di generare
un possibile servizio al cittadino (come ad esempio studi professionali, banche, assicurazioni, ecc.) per poter-
le poi sottoporre alla valutazione di frequenza; nel seguito, ecco le categorie d’attività presenti a Seveso, oltre
agli esiti dell’analisi di Kernel Density37 , applicata per ottenere una visione complessiva della distribuzione
sul territorio di Seveso degli operatori economici locali:

Categorie Descrizione
2 ALBERGHI
NEGOZI NON ALIMENTARI – Orologeria, farmacia, cartoleria, esposizione mobili, foto, parrucchiere, negozio ab-
3
bigliamento, negozio calzature, edicola, ferramenta, merceria, colorificio
4 NEGOZI ALIMENTARI – Gastronomia, panificio, gelateria, fiorista (assimilato per quantità di rifiuti prodotti) –
5 NEGOZI ALIMENTARI – Fruttivendolo, pescheria, supermercato, polleria, macelleria
6 UFFICI – Banca, laboratorio analisi, studio professionale, posta
7 COMUNITA’ – Collegi, Case di riposo
8 DEPOSITI – Magazzini inerenti l’attività
9 RISTORANTI – Bar, caffè, osteria, pasticceria
10 INDUSTRIE – Laboratorio artigiano, distributore di carburante, stabilimento, autofficina
11 CIRCOLI – Scuole (FORMAZIONE), oratori, centri parrocchiali, associazioni senza fini di lucro, impianto sportivo

Carta relativa alla concentrazione delle attività economiche locali, prodotta tramite la Kernel Density

37
Hand D.J., 1982, Kernel discriminant analysis, Research Studies Press; Silverman B.W., 1986, Density estimation for statistics
and data analysis, Chapman and Hall, London; Atkinson A.C. and Riani M., 2000, Robust Diagnostic Regression Analysis, Springer
Verlag, New York; Harvey A.C., Koopman S.J. and Riani M., 1997, “The Modeling and Seasonal Adjustment of Weekly
Observations”, Journal of Business and Economic Statistics, pp. 354-368; Riani M., 1998, “Weights and Robustness of Model
Based Seasonal Adjustment”, Journal of Forecasting, pp. 19-34; Cerioli A. and Riani M., 1999, “The Ordering of Spatial Data and
the Detection of Multiple Outliers”, Journal of Computational and Graphical Statistics, pp. 1-20.
40

Di seguito, vengono riportate le mappe con la classificazione per categoria rispetto alle Unità Urbanistiche di
Indagine.

Classificazione per UUI dell’incidenza relativa alla categoria degli alberghi.

Classificazione per UUI dell’incidenza relativa alla categoria dei negozi non alimentari
41

Classificazione per UUI dell’incidenza relativa alla categoria dei negozi alimentari (gastronomia, panificio, gelateria, fiorista (as-
similato per quantità di rifiuti prodotti)

Classificazione per UUI dell’incidenza relativa alla categoria dei negozi alimentari (fruttivendolo, pescheria, supermercato, polle-
ria, macelleria)
42

Classificazione per UUI dell’incidenza relativa alla categoria degli uffici

Classificazione per UUI dell’incidenza relativa alla categoria dei depositi/magazzini


43

Classificazione per UUI dell’incidenza relativa alla categoria dei ristoranti/bar/pasticcerie

Classificazione per UUI dell’incidenza relativa alla categoria delle industrie e degli artigiani
44

Classificazione per UUI dell’incidenza relativa alla categoria dei circoli/scuole/oratori/associazioni

Incidenza % delle categorie per Unità Urbanistica d’Indagine

Nel riquadro sottostante vengono riportate le aggregazioni per tipologia di tali attività:

Categorie Tarsu Aggregazione per tipologia


7, 11 Supporto alla residenza (1)
8, 10 Attività artigianali e produttive (2)
2, 3, 4, 5, 6, 9 Attività commerciale e terziaria (3)
45

Dalle stime effettuate risulta che le attività a supporto della residenza costituiscono l’1,96% di quelle presen-
ti, mentre per l’artigianato e la produzione s’individua il 56,47% e per il commercio e terziario il 41,57%.

Si evidenzia come, nonostante la maggior presenza delle attività sia legata al settore artigianale e produttivo,
le attività commerciali e terziarie costituiscono una parte cospicua concorrendo, insieme alle attività di
supporto alla residenza, all’innalzamento della qualità di vita dei cittadini in quanto contribuiscono, al di là
della propria funzione, a generare sicurezza e vivacità sociale dei quartieri.

3.2. Prime considerazioni per correlare domanda e offerta di servizi

Sulla scorta di quanto fin qui illustrato, i principi guida e i metodi assunti nella redazione del Piano dei servizi
di Seveso evidenziano l’intento di correlare la domanda sociale espressa e l’offerta di servizi in essere.
Tale volontà, ampiamente giustificata dall’attuale disciplina regionale (dove trova voce la nuova nozione di
“servizio prestazionale”), si rinviene intanto nella decisione di non limitare il concetto di servizio alle sole ca-
tegorie un tempo rigidamente prefigurate dalla Lr. 51/1975 – che ne aveva definito in termini deterministici
tanto il tipo come la quantità, causando magari l’esclusione di categorie di servizi più rilevanti per il benesse-
re collettivo – bensì di identificare i tipi di servizi a partire dalle necessità riscontrate sul territorio, rendendo
dunque necessario predisporre un quadro completo della situazione esistente della domanda e dell’offerta at-
traverso un’accurata ricognizione/descrizione della realtà in essere.
Questo atteggiamento, derivante dal principio secondo cui viene assunto come servizio tutto ciò che i cittadi-
ni riconoscono come tale, inevitabilmente ammette il co/protagonismo dei privati nell’erogazione dei servizi,
nonché l’idea che possano concepirsi come servizi anche le prestazione non strettamente connesse a specifici
ambiti spaziali; in tale nuovo scenario è dunque possibile individuare forme alternative di servizi definibili
non – convenzionali (poiché non previsti in passato dalla legge, ma sempre presenti sul territorio e in grado i
fornire risposte spesso assai più efficienti di quelle pubbliche), considerabili quindi come servizi aggiuntivi
erogati alla popolazione, senz’altro non previsti dalla Lr. 51/1975 ma sui quali sia l’abrogata Lr. 1/2001, sia
la successiva Lr. 12/2005 hanno posto una buona dose d’attenzione evidenziando il corrispondente valore
aggiunto arrecato da tali servizi al benessere dei residenti; al proposito, molteplici sono i tipi di servizi non
convenzionali originati dal basso, secondo l’applicazione più naturale del principio di sussidiarietà: associa-
zioni ambientaliste, di anziani o d’arma, e altre; occorrerà poi effettuare un’attenta valutazione nel caso in cui
il saldo dei servizi sia negativo, dal momento che una forte presenza associazionistica potrebbe venire con-
cepita come una risposta autonoma e sussidiaria della popolazione alla mancanza di sufficienti servizi, dive-
nendo così elemento di riequilibrio nel saldo dei servizi.
L’idea di fondo, dunque, consiste nel riconoscere che i bisogni sociali siano differenti, specifici e mutevoli, e
che – di fronte a tal grado di complessità – generare un’adeguata risposta significa riferirla alle condizioni di
contesto (influenzate da alcuni caratteri spaziali e dalla stessa base economica), alla possibilità di offerta (sia
essa pubblica o privata) e alla specificità della domanda (legata alla struttura della popolazione e alle condi-
zioni economico sociali), articolando la risposta fuori della semplice individuazione della superficie fondiaria
per abitante, attraverso l’integrazione di elementi (come accessibilità, raggio d’influenza, fruibilità effettiva,
interazioni tra attrezzature diverse e di livelli differenti) più consoni alla dimensione qualitativa del servizio.
45

Parte II
Elementi strutturali della domanda di servizi

1. La distribuzione della popolazione residente e gravitante, e i target di domanda

La comprensione della domanda di servizi, presente e futura, rappresenta senz’ombra di dubbio uno sforzo
necessario per orientare al meglio la risposta amministrativa all’utenza; già all’art. 9 della Lr. 12/2005 viene
evidenziato come il Piano dei servizi debba necessariamente definire la domanda per la corresponsione di
attrezzature non solo quantitativamente rispondenti alle esigenze emerse, ma anche qualitativamente appro-
priate alle peculiarità sociali manifeste; in tale logica, pertanto, è importante studiare la struttura della popola-
zione residente verificando come si sia modificata nel tempo e individuando così i segnali rispetto ai quali
l’Amministrazione riesca a offrire, in tempi non certo caratterizzati da risorse finanziarie abbondanti, risposte
per lo meno accettabili.

1.1. L’evoluzione demografica della popolazione residente

Le analisi sulla popolazione rappresentano dunque un primo passo per comprendere la domanda e per allesti-
re l’offerta di servizi da predisporre sul territorio; in altre parole, così come la popolazione va evolvendo nel
territorio, allo stesso modo anche i servizi dovrebbero evolvere verso forme più prestazionali, atte a coprire
una pluralità di esigenze.
Partendo da tal principio, e pur senza cadere nella ridondanza informativa delle analisi demografiche con cui
è stata stimata la popolazione futura nel Documento di piano, iniziamo qui a esaminare l’andamento di popo-
lazione nel del tempo, basandoci su fonti Istat e anagrafiche che rivelano il seguente quadro dell’andamento
della popolazione sul territorio comunale:

Anno Pop. ∆ % 25.000 4.000

1861 2.581 – 6,66 3.500


1871 2.753 172 5,38
20.000
1881 2.901 148 49,64 3.000

1901 4.341 1.440 41,76 2.500


1911 6.154 1.813 – 0,19 15.000
2.000
1921 6.142 – 12 20,40
1931 7.395 1.253 6,64 10.000
1.500

1936 7.886 491 22,93 1.000


1951 9.694 1.808 34,69
500
1961 13.057 3.363 21,02 5.000

1971 15.801 2.744 11,42 0

1981 17.605 1.804 0,38 0 -500


1991 17.672 67 5,98 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14

2001 18.728 1.056 6,66


2009 21.114 2.386 12,74

Il grafico fa apprezzare l’incremento che ha caratterizzato i residenti dal 1961 al 2009 (istogramma) e le va-
riazioni assolute decennali che, solo in un’occasione, hanno avuto segno negativo e di sole 12 unità ma, con-
siderato il periodo 1911 – 1921 caratterizzato dal primo conflitto mondiale, la riduzione è giustificabile e fin
troppo; giova tuttavia evidenziare come quello registrato nel periodo 2001 – 2009, seppur con intervallo infe-
riore di due anni al consueto decennio Istat, risulti uno dei maggiori incrementi assoluti di popolazione veri-
ficatesi sul territorio di Seveso (+ 2.386 residenti) da studiare e valutare, se non altro per la sua particolarità,
attraverso l’approfondimento delle dinamiche intervenute nei quartieri sulla struttura di popolazione.
46

1.2 La distribuzione della popolazione

1.2.1 Una classificazione del territorio per target di popolazione residente

Focalizzando l’attenzione sulle ultime variazioni demografiche riscontrate dal 1981 a oggi (1981, 1991,
1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004. 2005, 2006, 2007, 2008, 2009) rispetto alle macroaree individuate (Al-
topiano, Centro, San Pietro Martire, Dossi, Cavalla, Meredo, Baruccana)1 , possiamo evidenziare le variazio-
ni demografiche assolute e in percentuale che caratterizzano le varie parti del territorio sevesino.
Carta di individuazione delle località di analisi

S’esclude il Bosco delle Querce poiché è caratterizzato esclusivamente dalla presenza di aree verdi, con una
minima presenza di edifici residenziali per i quali le valutazioni demografiche risultano poco rappresentative.
Le banche dati anagrafiche, utilizzate per le valutazioni quantitative e qualitative, risultano arricchite da una
serie d’informazioni riguardanti gli iscritti: i) professione; ii) titolo di studio; iii) località di residenza; iv) rela-
zione di parentela; v) relazione di famiglia; vi) data di nascita; vii) sesso; da tali principali informazioni si
possono avviare molteplici analisi per comprendere la struttura della popolazione residente e, di conseguen-
za, la domanda di servizi presente sul territorio.
Di seguito, si evidenzieranno alcuni caratteri della popolazione legati alla professione e all’età, cercando di
evidenziare i trend temporali di alcuni fenomeni demografici che potrebbero fornire utili indicazioni al Piano
dei servizi: in tal modo, potrà venire meglio finalizzata non solo l’efficacia dell’erogazione dei servizi esi-
stenti, ma anche una più incisiva politica dei servizi futuri, iniziamo intanto a distinguere l’andamento per lo-
calità dal 1981 al 2009 in valore assoluto:
Località 1981 1991 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Altopiano 2.452 3.311 3.915 3.944 3.919 3.967 3.967 4.043 4.104 4.267 4.373 4.443 4.459
Baruccana 1.450 1.962 2.358 2.357 2.406 2.468 2.501 2.542 2.576 2.600 2.722 2.810 2.855
Bosco Q. 7 20 54 47 41 37 34 34 34 34 37 32 31
Cavalla 951 1.347 1.942 1.961 1.994 2.027 2.094 2.152 2.230 2.320 2.378 2.390 2.437
Centro 3.481 4.309 4.852 4.850 4.918 4.952 4.970 5.022 5.070 5.139 5.286 5.404 5.504
Dossi 508 715 864 895 922 951 1.068 1.084 1.166 1.222 1.303 1.350 1.403
Meredo 554 784 1.177 1.222 1.249 1.282 1.324 1.394 1.438 1.472 1.526 1.648 1.731
San. Pietro 1.303 1.583 1.904 1.938 1.981 2.000 2.066 2.137 2.272 2.325 2.418 2.577 2.680
Totale 10.706 14.031 17.066 17.214 17.430 17.684 18.024 18.408 18.890 19.379 20.043 20.654 21.100

1
Da questa analisi si esclude la località “Bosco delle querce” in quanto principalmente caratterizzata dalla presenza di aree a verde
47

e in variazione percentuale (il 1981 non è presente in quanto data d’origine dell’analisi):

Località 1991 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Altopiano 35,03 18,24 0,74 – 0,63 1,22 0,00 1,92 1,51 3,97 2,48 1,60 0,36
Baruccana 35,31 20,18 – 0,04 2,08 2,58 1,34 1,64 1,34 0,93 4,69 3,23 1,60
Bosco Q. 185,71 170,00 – 12,96 – 12,77 – 9,76 – 8,11 0,00 0,00 0,00 8,82 – 13,51 – 3,13
Cavalla 41,64 44,17 0,98 1,68 1,65 3,31 2,77 3,62 4,04 2,50 0,50 1,97
Centro 23,79 12,60 – 0,04 1,40 0,69 0,36 1,05 0,96 1,36 2,86 2,23 1,85
Dossi 40,75 20,84 3,59 3,02 3,15 12,30 1,50 7,56 4,80 6,63 3,61 3,93
Meredo 41,52 50,13 3,82 2,21 2,64 3,28 5,29 3,16 2,36 3,67 7,99 5,04
San Pietro 21,49 20,28 1,79 2,22 0,96 3,30 3,44 6,32 2,33 4,00 6,58 4,00

Tralasciando l’Unità Urbanistica d’Indagine 3 “Bosco delle Querce”, che presenta delle peculiarità differenti
dal resto del territorio comunale e i cui valori non possono essere paragonati alle altre UUI senza generare
un’errata interpretazione dei fenomeni, i differenti ambiti d’analisi presentano dei trend di crescita demogra-
fica positivi per ogni anno analizzato (tranne il – 0,63% dell’Altopiano nel periodo 2000 – 2001 e il – 0,04 di
Seveso Centro nel periodo 1999 – 2000).
Gli incrementi maggiori su base annua si riscontrano nell’UUI Dossi con il 12,30% nel periodo 2002 – 2003,
a Meredo con l’incremento di + 7,99% nel periodo 2007 – 2008 e, sempre nello stesso periodo, a San Pietro
Martire con un incremento del + 6,58%.
Negli ultimi anni, dunque, possiamo osservare che i maggiori incrementi demografici si sono riscontrati nelle
unità urbanistiche di Dossi, Meredo e San Pietro Martire per le quali sarà necessario porre particolare atten-
zione alle dotazioni di aree a servizi pubblici e di uso pubblico.
Se si considera poi l’ultimo decennio, è possibile constatare come tali quartieri presentino i maggiori incre-
menti, con Dossi che spicca aumentando di oltre il 62%.

Località 1999 2009 Variazione Variazione%


1 Altopiano 3.915 4.459 544 13,90
2 Baruccana 2.358 2.855 497 21,08
3 Bosco Q. 54 31 – 23 – 42,59
4 Cavalla 1.942 2.437 495 25,49
5 Centro 4.852 5.504 652 13,44
6 Dossi 864 1.403 539 62,38
7 Meredo 1.177 1.731 554 47,07
8 San Pietro 1.904 2.680 776 40,76
Totale 17.066 21.100 4.034 23,64

Approfondiamo ora le analisi relative alle professioni caratterizzanti della popolazione insediata muovendo
dal presupposto che le stesse non potranno considerarsi pienamente attendibili; infatti le indicazioni riportate
in anagrafe – riprese dall’autocertificazione presentata all’atto delle domanda del documento d’identità – ri-
specchiano (ammesso che siano del tutto veritiere, o che non esprimano posizioni generiche) la posizione del
soggetto richiedente nel momento in cui richiede l’atto identitario, ma nulla ovviamente sull’eventuale varia-
zione durante gli anni di vigenza del documento che, oltretutto, beneficia oggi di una valida decennale; tutta-
48

via, qualche considerazione può ricavarsi rispetto ad alcuni grandi blocchi tipologici di condizioni quali: i)
casalinghe; ii) studenti; iii) pensionati.

Professioni 1981 1991 1999 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Casalinga 1.520 1.860 2.110 2.111 2.105 2.090 2.056 2.024 2.015 1.998 2.002
Disoccupato 77 96 135 114 106 88 83 75 70 78 95
In attesa di prima occ. 115 152 176 127 116 113 107 100 95 88 80
Pensionato 2.206 2.311 2.363 2.656 2.823 2.981 3.133 3.307 3.516 3.624 3.643
Studente 992 1.559 1.634 1.646 1.666 1.679 1.687 1.710 1.759 1.806 1.902

Professioni 1991 1999 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Casalinga 22,37 13,44 0,05 – 0,28 – 0,71 – 1,63 – 1,56 – 0,44 – 0,84 0,20
Disoccupato 24,68 40,63 – 15,56 – 7,02 – 16,98 – 5,68 – 9,64 – 6,67 11,43 21,79
In attesa di prima occ. 32,17 15,79 – 27,84 – 8,66 – 2,59 – 5,31 – 6,54 – 5,00 – 7,37 – 9,09
Pensionato 4,76 2,25 12,40 6,29 5,60 5,10 5,55 6,32 3,07 0,52
Studente 57,16 4,81 0,73 1,22 0,78 0,48 1,36 2,87 2,67 5,32

È bene evidenziare il fatto che i disoccupati e i soggetti in attesa di prima occupazione rappresentano una ca-
tegoria sovente reticente all’esprimere la posizione professionale (tanto che nell’ultima soglia esaminata ben
2.900 soggetti non hanno dichiarato la loro professione), mentre gli studenti vengono archiviati nelle proce-
dure di redazione della carta d’identità a 15 anni compiuti.
Casalinghe e pensionati invece rappresentano categorie facilmente quantificabili con un minimo scarto dai
dati anagrafici, e per di più rappresentano quelle categorie che “utilizzano” il territorio in modo assai più in-
tenso:
a) le casalinghe infatti possono generare molteplici relazioni col sistema economico locale,
b) mentre i pensionati richiedono tipologie di servizi che rispecchiano particolari necessità (per esempio
centri diurni, spazi per la socializzazione, ecc..).
c) i tratta quindi di categorie molto rilevanti, che dovranno essere opportunamente tenute in considerazione
nell’elaborazione del Piano dei servizi.

In particolare, come si evince dal grafico sopra riportato, si evidenzia come:


i) le casalinghe, dopo incrementi consistenti nei decenni 1981 – 1991 e 1991 – 1999 (rispettivamente pari
al 22,37% e al 13,44%), si siano sostanzialmente stabilizzate nei due lustri successivi, addirittura con
leggere flessioni;
ii) la categoria dei pensionati risulta in continuo aumento con un picco nel periodo 1999 – 2002 del 12,40%
ma con flessioni soprattutto nell’ultimo anno considerato (2009).
49

Volendo ora focalizzare alcune analisi relative all’età, vediamo di riferirci alle tabelle ulteriori:

Età 1999 2009 Variazione Variazione Fascia 1999 2009 ∆ ass. ∆%


assoluta %
0 154 207 53 34,42 0–5 954 1.306 352 36,90
1 178 203 25 14,04 6 – 11 1.037 1.129 92 8,87
2 145 233 88 60,69 12 – 18 1.269 1.274 5 0,39
3 164 248 84 51,22 19 – 25 1.732 1.334 – 398 – 22,98
4 148 213 65 43,92 26 – 64 10.252 12.063 1.811 17,66
5 165 202 37 22,42 65 – 108 1.822 3.974 2.152 118,11
6 172 207 35 20,35
7 181 186 5 2,76
8 177 192 15 8,47
9 153 173 20 13,07
10 179 177 –2 – 1,12
11 175 194 19 10,86
12 140 166 26 18,57
13 170 190 20 11,76
14 190 163 – 27 – 14,21
15 168 185 17 10,12
16 190 172 – 18 – 9,47
17 207 199 –8 – 3,86
18 204 199 –5 – 2,45
19 207 176 – 31 – 14,98
20 204 190 – 14 – 6,86
21 233 184 – 49 – 21,03
22 210 160 – 50 – 23,81
23 276 203 – 73 – 26,45
24 272 219 – 53 – 19,49
25 330 202 – 128 – 38,79
26 290 236 – 54 – 18,62
27 295 260 – 35 – 11,86
28 309 285 – 24 – 7,77
29 299 304 5 1,67
30 310 317 7 2,26
31 327 324 –3 – 0,92
32 352 288 – 64 – 18,18
33 348 368 20 5,75
34 321 368 47 14,64
35 306 418 112 36,60
36 294 365 71 24,15
37 284 362 78 27,46
38 302 368 66 21,85
39 277 359 82 29,60
40 262 346 84 32,06
41 269 385 116 43,12
42 268 388 120 44,78
43 249 373 124 49,80
44 254 354 100 39,37
45 282 340 58 20,57
46 230 322 92 40,00
47 237 315 78 32,91
48 256 350 94 36,72
49 249 300 51 20,48
50 251 283 32 12,75 Come si evince dalla tabella e dai grafici, gli incre-
51 282 271 – 11 – 3,90 menti maggiori si focalizzano nella popolazione di età
52 248 288 40 16,13
uguale o superiore ai 65 anni.
53 275 258 – 17 – 6,18
54 223 280 57 25,56 Questo incremento dev’essere attentamente valutato
50

55 231 279 48 20,78 nel Piano dei servizi in quanto richiede un’attenzione
56 191 235 44 23,04 particolare ai servizi che più d’altri sono chiamati a
57 228 255 27 11,84
rispondere a una domanda proveniente da tale target
58 213 274 61 28,64
59 221 257 36 16,29 di soggetti (come le aree verdi, i servizi sanitari, le se-
60 234 268 34 14,53 di di socializzazione, il volontariato e la sussidiarietà,
61 206 303 97 47,09 e simili).
62 218 241 23 10,55 Inoltre, la presenza di un’elevata quantità di utenti de-
63 189 283 94 49,74 finite, statisticamente, anziane obbliga non solo
64 172 223 51 29,65 all’attenzione nei servizi da offrire, ma anche alla va-
65 187 230 43 22,99
66 167 192 25 14,97
lutazione dei servizi da generare: sovente, le associa-
67 181 234 53 29,28 zioni di anziani ricoprono dei ruoli di servizio utili alla
68 159 219 60 37,74 società (come il cosiddetto nonno civico), e incentiva-
69 151 229 78 51,66 re ciò permetterebbe da una parte di valorizzare sog-
70 127 236 109 85,83 getti che sicuramente possono e debbono offrire anco-
71 120 216 96 80,00 ra molto alla società e, dall’altra, di ricoprire delle
72 121 228 107 88,43 funzioni di servizio che l’Amministrazione comunale
73 97 190 93 95,88
74 83 183 100 120,48
non sarebbe in grado di garantire autonomamente.
75 85 194 109 128,24 Un incremento del 118% dovrebbe inoltre far riflette-
76 69 176 107 155,07 re sulla redistribuzione delle tipologie di servizi.
77 56 177 121 216,07 Pertanto, i servizi che assolvono i bisogni della popo-
78 45 160 115 255,56 lazione anziana dovrebbero assumere un ruolo fon-
79 41 157 116 282,93 damentale nella politica di miglioramento e/o incre-
80 18 131 113 627,78
mento della rete dei servizi presenti sul territorio.
81 27 123 96 355,56
82 7 124 117 1671,43 Peraltro il progressivo invecchiamento della popola-
83 18 96 78 433,33 zione, che interessa l’intera penisola italiana, risulta a
84 15 82 67 446,67 Seveso leggermente controbilanciato dall’incremento
85 8 85 77 962,50 della popolazione giovane che, proprio nel periodo
86 10 72 62 620,00 1999 – 2009, ha contato nel proprio ruolino un incre-
87 5 55 50 1000,00 mento di quasi il 37%.
88 8 43 35 437,50
89 4 36 32 800,00
90 3 17 14 466,67
91 3 24 21 700,00
92 3 7 4 133,33
93 0 14 14 1400%
94 1 12 11 1100,00
95 0 8 8 800%
96 1 8 7 700,00
97 1 4 3 300,00
98 1 3 2 200,00
99 0 4 4 400%
100 0 0 0 0%
101 0 2 2 200%
102 0 1 1 100%
103 0 0 0 0%
104 0 0 0 0%
105 0 0 0 0%
106 0 1 1 100%
107 0 0 0 0%
108 1 1 100%
51

1.2.2 Una valutazione qualitativa sulla struttura della popolazione

(a) L’indice di anzianità

S’intende con tale indice valutare l’incidenza, per isolato, della popolazione anziana – statisticamente identi-
ficata sulla base della soglia dei 65 anni – rispetto al totale della popolazione residente, individuando in tal
modo gli isolati a maggior problematicità, che possano richiedere particolari tipologie d’intervento soprattut-
to in ambito socio – assistenziale.
L’indice identifica quegli ambiti ove l’invecchiamento della popolazione rappresenta un fenomeno sociale
più marcato potendo far insorgere, così, una serie di conseguenze relative alla composizione della forze lavo-
ro e alla derivante dinamica economica locale; la sua stima ha luogo con:

dove:
P>65 = popolazione con età superiore ai 65 anni, presente nella località;
Ptot = popolazione totale presente nella località.
L’indice di anzianità esprime valori compresi tra 0 e 1: al contrario di quelli prossimi allo zero, i valori pros-
simi all’unità evidenziano gli isolati in cui è preponderante la presenza di popolazione oltre i 65 anni.
L’andamento dell’indice di anzianità negli anni è visibile nella seguente tabella:

Località 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Altopiano 0,09 0,09 0,10 0,11 0,12 0,13 0,14 0,15 0,16 0,17 0,18
Baruccana 0,09 0,11 0,11 0,12 0,13 0,13 0,14 0,15 0,15 0,16 0,16
Bosco Q. 0,00 0,00 0,00 0,00 0,03 0,06 0,06 0,09 0,11 0,13 0,19
Cavalla 0,05 0,06 0,06 0,07 0,08 0,08 0,09 0,10 0,10 0,11 0,12
Centro 0,13 0,14 0,15 0,16 0,17 0,19 0,20 0,21 0,22 0,23 0,23
Dossi 0,08 0,09 0,10 0,11 0,11 0,12 0,11 0,12 0,13 0,13 0,14
Meredo 0,05 0,05 0,06 0,06 0,07 0,08 0,09 0,09 0,10 0,10 0,10
San Pietro 0,12 0,14 0,15 0,16 0,18 0,19 0,19 0,20 0,20 0,20 0,20

Comune 0,10 0,11 0,11 0,12 0,13 0,14 0,15 0,16 0,17 0,17 0,18

L’indice di anzianità segue un incremento costante nel tempo; l’andamento temporale più rilevante della
concentrazione dei soggetti oltre i 65 anni è localizzato nei quartieri del Centro e di San Pietro Martire2 .
L’ascesa dell’indice, che nel corso del decennio evidenziato 1999 – 2009 è andata incrementandosi di ben 8
punti percentuali, evidenzia la continua e inesorabile crescita, rispetto alla popolazione totale, della popola-
zione in età superiore ai 65 anni: laddove tale andamento risultasse aggravato anche dagli indicatori (che e-
samineremo più oltre) del rapporto con la popolazione giovane (statisticamente da 0 – 14 anni), si manifeste-
rebbe sul territorio sevesino un progressivo invecchiamento in grado di generare non solo l’appesantimento
dell’entità di servizi da fornire in termini socio/assistenziali, ma anche d’indurre pesanti scompensi di caratte-
re sociale.
Va quindi considerata l’ipotesi della progressiva attrazione a Seveso di soggetti giovani, provenienti da altre
realtà territoriali, per colmare la domanda di lavoro che potenzialmente questo territorio potrebbe esprimere.

2
L’unica località, per la quale i confronti con altri ambiti territoriali risultano poco attendibili per le oggettive differenze intrinseche
della popolazione residente, è il Bosco delle querce che, dai primi 4 anni in cui l’indice era nullo, s’è notevolmente incrementato in
sette anni allineandosi ai valori delle altre località.
52

Indice di anzianità per località e anno

0,25

0,2 Altopiano
Baruccana

0,15 Bosco Q.
Cavalla
Centro
0,1 Dossi
Meredo
0,05 San Pietro

0
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Indice di anzianità per località 1999 Indice di anzianità per località 2000 Indice di anzianità per località 2001

1 1 1
0,14 0,16 0,16
0,12 0,14 0,14
8 0,10 2 8 0,12 2 8 0,12 2
0,08 0,10 0,10
0,08 0,08
0,06
0,06 0,06
0,04
0,04 0,04
0,02 0,02
0,02
7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4
6 4

5
5 5

Indice di anzianità per località 2002 Indice di anzianità per località 2003 indice di anzianità per località 2004

1 1 1
0,20 0,20 0,20

8 0,15 2 8 0,15 2 0,15


8 2

0,10 0,10 0,10

0,05 0,05
0,05

7 0,00 3 7 0,00 3
7 0,00 3

6 4
6 4 6 4

5
5
5
53

Indice di anzianità per località 2005 Indice di anzianità per località 2006 Indice di anzianità per località 2007

1 1 1
0,20 0,25 0,25

0,20 0,20
8 0,15 2 8 2 8 2
0,15 0,15
0,10
0,10 0,10

0,05 0,05 0,05

7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4
6 4

5 5
5

Indice di anzianità per località 2008 Indice di anzianità per località 2009
dove:
0,25
1
0,25
1 1. Altopiano
0,20 0,20
2. Baruccana
8
0,15
2 8
0,15
2
3. Bosco delle Querce
0,10
4. Cavalla
0,10

0,05
5. Centro
0,05

7 0,00 3
6. Dossi
7 0,00 3
7. Meredo
8. San Pietro Martire

6 4 6 4

5 5

(b) L’indice di vecchiaia

Tramite l’indice di vecchiaia e il successivo indice di gioventù si possono apprezzare le differenze di compo-
sizione della popolazione per età, valutando così il grado di ricambio generazionale.
Attraverso le due classi di popolazione più estreme (giovani e anziani), viene effettuata una prima verifica
della tendenza della struttura demografica nel medio – lungo periodo: valori elevati di questo indicatore se-
gnaleranno un processo di senilizzazione della popolazione, al contrario di quelli inferiori che evidenzieran-
no l’esistenza di una positiva dinamica di crescita demografica (alti tassi di natalità o trasferimenti in loco di
famiglie giovani); l’indice esprime pertanto valori compresi tra zero e l’infinito, con valori prossimi allo zero
ad attestare un’elevata presenza di popolazione con età inferiore a 15 anni e, viceversa, valori crescenti indi-
cheranno isolati in cui è preponderante la presenza di popolazione oltre i 65 anni.
Per calcolare l’indicatore si è utilizzato:

dove:
P>65 = popolazione con età superiore ai 65 anni presente nella località;
P<15 = popolazione con età inferiore ai 15 anni presente nella località.
L’andamento dell’indice di vecchiaia negli anni è visibile nella successiva tabella.
54

Quartieri 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Altopiano 0,57 0,63 0,71 0,77 0,88 0,90 0,95 1,02 1,07 1,17 1,29
Baruccana 0,63 0,72 0,76 0,80 0,85 0,92 1,03 1,03 1,03 1,07 1,07
Bosco Q. 0,00 0,00 0,00 0,00 0,10 0,20 0,22 0,38 0,36 0,67 2,00
Cavalla 0,30 0,33 0,35 0,39 0,46 0,49 0,52 0,57 0,62 0,72 0,75
Centro 1,00 1,13 1,21 1,27 1,38 1,57 1,69 1,77 1,85 1,87 1,92
Dossi 0,53 0,63 0,71 0,77 0,76 0,81 0,76 0,82 0,89 0,92 0,95
Meredo 0,29 0,33 0,34 0,36 0,42 0,44 0,50 0,57 0,57 0,58 0,60
San Pietro 0,96 1,11 1,14 1,30 1,35 1,40 1,42 1,49 1,51 1,48 1,53
Comune 0,66 0,74 0,79 0,85 0,93 1,00 1,06 1,12 1,16 1,22 1,27

Indice di vecchiaia per località e anno

2,5

2 Altopiano
Baruccana

1,5 Bosco Q.
Cavalla
Centro
1 Dossi
Meredo
0,5 San Pietro

0
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Dalla tabella soprastante s’evince come l’indice di vecchiaia presenti, nel corso del tempo, una progressione
che in alcuni casi emerge con intensità esponenziale.
Nel 1999 tale indicatore risultava, per tutte le località analizzate, inferiore o pari al valore unitario segnalando
cosi una preponderanza di soggetti giovani rispetto alla popolazione anziana, ma tale positiva situazione nel
corso del tempo è andata aggravandosi raggiungendo livelli anche assai elevati; a Seveso Centro, infatti, nel
2009 s’è registrato un numero di anziani doppio rispetto ai soggetti giovani, lasciando cosi intravvedere un
lento depauperamento della società al quale è necessario contrapporsi con un incremento di vivacità e com-
petitività territoriale; in altre località del Comune (come Dossi, Cavalla e Meredo), invece, il numero di gio-
vani rimane superiore agli anziani.
Nell’insieme del territorio comunale, per concludere, s’assiste a un invecchiamento della popolazione non
particolarmente accentuato ma costante.
55

Indice di vecchiaia per località 1999 Indice di vecchiaia per località 2000 Indice di vecchiaia per località 2001
1 1 1
1,00 1,20 1,40
1,00 1,20
0,80
8 2 8 2 8 1,00 2
0,80
0,60 0,80
0,60
0,40 0,60
0,40
0,40
0,20 0,20 0,20
7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4
6 4

5 5
5

Indice di vecchiaia per località 2002 Indice di vecchiaia per località 2003 Indice di vecchiaia per località 2004
1 1 1
1,40 1,40 1,60
1,20 1,20 1,40
8 1,00 2 8 1,00 2 8 1,20 2
1,00
0,80 0,80
0,80
0,60 0,60
0,60
0,40 0,40 0,40
0,20 0,20 0,20
7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di vecchiaia per località 2005 Indice di vecchiaia per località 2006 Indice di vecchiaia per località 2007
1 1
1
2,00 2,00 2,00

1,50 1,50 8 1,50 2


8 2 8 2

1,00 1,00 1,00

0,50 0,50 0,50

7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4
6 4

5
5 5

Indice di vecchiaia per località 2008 Indice di vecchiaia per località 2009

2,00
1
2,00
1 dove:
1. Altopiano
8 1,50 2 8 1,50 2
2. Baruccana
1,00 1,00 3. Bosco delle Querce
0,50 0,50 4. Cavalla
7 0,00 3 7 0,00 3
5. Centro
6. Dossi
7. Meredo
8. San Pietro Martire
6 4 6 4

5 5
56

(c) L’indice di gioventù

Specularmente al precedente indicatore, con l’indice di gioventù è valutabile il ricambio generazionale, con:

dove:
P<15 = popolazione con età inferiore ai 15 anni presente nella località;
P>65 = popolazione con età superiore ai 65 anni presente nella località.
L’indice darà valori compresi tra zero e l’infinito; valori prossimi allo zero indicheranno isolati in cui è pre-
ponderante la presenza di popolazione oltre i 65 anni e, viceversa, valori crescenti indicheranno un’elevata
presenza di popolazione con età inferiore a 15 anni
L’andamento dell’indice di gioventù negli anni è visibile nella seguente tabella:

Quartieri 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Altopiano 1,75 1,59 1,41 1,30 1,14 1,12 1,05 0,98 0,93 0,85 0,78
Baruccana 1,60 1,39 1,32 1,25 1,17 1,09 0,97 0,97 0,97 0,93 0,93
Bosco Q. – – – – 10,00 5,00 4,50 2,67 2,75 1,50 0,50
Cavalla 3,37 3,04 2,82 2,59 2,17 2,03 1,93 1,75 1,61 1,39 1,33
Centro 1,00 0,89 0,83 0,79 0,73 0,64 0,59 0,56 0,54 0,53 0,52
Dossi 1,89 1,59 1,40 1,30 1,31 1,24 1,31 1,21 1,13 1,09 1,06
Meredo 3,40 3,02 2,93 2,81 2,39 2,28 1,99 1,76 1,75 1,73 1,67
San Pietro 1,05 0,90 0,88 0,77 0,74 0,71 0,70 0,67 0,66 0,68 0,65

Comune 1,52 1,35 1,26 1,17 1,07 1,00 0,94 0,89 0,86 0,82 0,79

Indice di gioventù per località e anno


12,00

10,00 Altopiano
Baruccana
8,00
Bosco Q.
Cavalla
6,00
Centro
Dossi
4,00

Meredo

2,00 San. Pietro

0,00
1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009

È ovvio che le risultanze di questo indicatore siano speculari a quello dell’indice di vecchiaia.
In particolare s’osserva come, da una situazione di dominanza della popolazione giovane, i valori tendano a
ridimensionarsi a favore di un progressivo e costante aumento della popolazione anziana.
Un calo notevole dell’indice di gioventù è rilevabile nella località del Bosco delle Querce anche se, come
precedentemente evidenziato, tale località risulta difficilmente confrontabile e attendibili rispetto al territorio
sevesino.
57

Indice di gioventù per località 1999 Indice di gioventù per località 2000 Indice di gioventù per località 2001
1 1 1
3,50 3,50 3,00
3,00 3,00 2,50
8 2,50 2 8 2,50 2 8 2
2,00
2,00 2,00
1,50
1,50 1,50
1,00
1,00 1,00
0,50 0,50 0,50

7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di gioventù per località 2002 Indice di gioventù per località 2003 Indice di gioventù per località 2004
1 1 1
3,00 10,00 5,00

2,50 8,00 4,00


8 2 8 2 8 2
2,00
6,00 3,00
1,50
4,00 2,00
1,00

0,50 2,00 1,00

7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di gioventù per località 2005 Indice di gioventù per località 2006 Indice di gioventù per località 2007
1 1 1
5,00 3,00 3,00

4,00 2,50 2,50


8 2 8 2 8 2
2,00 2,00
3,00
1,50 1,50
2,00
1,00 1,00
1,00 0,50 0,50
7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di gioventù per località 2008 Indice di gioventù per località 2009
2,00
1
2,00
1 dove:
1) Altopiano
1,50 1,50
8 2 8 2
2) Baruccana
1,00 1,00
3) Bosco delle Querce
0,50 0,50 4) Cavalla
7 0,00 3 7 0,00 3 5) Centro
6) Dossi
7) Meredo
6 4 6 4
8) San Pietro Martire

5 5
58

(d) L’indice di dipendenza

L’indice di dipendenza si configura come un rapporto tra classi d’età estreme e classi d’età centrale e misura
il carico della popolazione non attiva – gli anziani e i giovani – rispetto ai soggetti potenzialmente attivi; vie-
ne considerato un indicatore di rilevanza economica e sociale e risulta composto dalla popolazione che, a
causa dell’età, si ritiene non autonoma e dalla fascia di popolazione che, essendo in attività, dovrebbe prov-
vedere al suo sostentamento3 .
Per il calcolo di questo indicatore si è utilizzata la seguente formula:

dove:
P>65 = popolazione con età superiore ai 65 anni presente nella località;
P<15 = popolazione con età inferiore ai 15 anni presente nella località;
P15÷64 = popolazione con età compresa tra i 15 ed i 64 anni presente nell’isolato.

L’indice darà valori compresi tra zero ed infinito; valori prossimi allo zero indicheranno isolati in cui è poco
presente popolazione non attiva rispetto alla popolazione attiva che ricoprirà un ruolo preponderante, vice-
versa valori crescenti indicheranno un’elevata presenza di popolazione non attiva il cui mantenimento grave-
rà sulla popolazione attiva (presente con un grado minore).
L’andamento dell’indice di dipendenza negli anni è visibile nella seguente tabella.

Località 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Altopiano 0,31 0,32 0,34 0,35 0,36 0,38 0,41 0,42 0,44 0,46 0,47
Baruccana 0,33 0,34 0,35 0,36 0,38 0,39 0,40 0,42 0,43 0,43 0,45
Bosco Q. 0,54 0,57 0,52 0,42 0,48 0,55 0,48 0,48 0,68 0,45 0,41
Cavalla 0,29 0,30 0,32 0,33 0,34 0,34 0,35 0,36 0,37 0,38 0,39
Centro 0,34 0,35 0,36 0,40 0,42 0,44 0,46 0,49 0,50 0,53 0,54
Dossi 0,32 0,32 0,33 0,33 0,34 0,35 0,35 0,36 0,37 0,38 0,41
Meredo 0,28 0,28 0,30 0,32 0,33 0,33 0,35 0,35 0,36 0,36 0,37
San Pietro 0,34 0,36 0,39 0,40 0,44 0,46 0,50 0,51 0,52 0,51 0,51

Comune 0,32 0,33 0,35 0,37 0,38 0,40 0,41 0,43 0,44 0,45 0,47

Complessivamente l’indice mantiene valori più prossimi allo zero, evidenziando così una buona quota di po-
polazione attiva all’interno della comunità cittadina.
I valori più elevati dell’indice spaziano principalmente tra 0,51 e 0,68 (valore massimo), facendo emergere
un rapporto tra popolazione attiva e non attiva prossimo a 2.
L’indice di dipendenza, inoltre, risulta in costante e progressivo aumento, raggiungendo un valore prossimo
a 0,015 su base annua ed evidenziando, ancora una volta, il progressivo appesantimento della popolazione
anziana rispetto a quella giovane.

3
Rappresenta un indicatore che indubbiamente risente della struttura economica della popolazione: i soggetti molto giovani o anziani
possono venire considerati, economicamente o socialmente, dipendenti dagli adulti in condizione lavorativa e, nelle situazioni più
industrializzate come Seveso, una parte dei soggetti considerati nell’indice al denominatore sono, in realtà, studenti o disoccupati.
59

Indice di dipendenza per località e anno

0,8

0,7
Altopiano
0,6
Baruccana
0,5 Bosco Q.
Cavalla
0,4
Centro
0,3 Dossi
Meredo
0,2
San Pietro
0,1

0
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Indice di dipendenza per località 1999 Indice di dipendenza per località 2000 Indice di dipendenza per località 2001

1 1 1
0,60 0,60 0,60

0,50 0,50 0,50


8 2 8 2 8 2
0,40 0,40 0,40
0,30 0,30 0,30

0,20 0,20 0,20


0,10 0,10 0,10

7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di dipendenza per località 2002 Indice di dipendenza per località 2003 Indice di dipendenza per località 2004

1 1 1
0,50 0,50 0,60

0,40 0,40 0,50


8 2 8 2 8 2
0,40
0,30 0,30
0,30
0,20 0,20
0,20
0,10 0,10 0,10
7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5
60

Indice di dipendenza per località 2005 Indice di dipendenza per località 2006 Indice di dipendenza per località 2007

1 1 1
0,50 0,60 0,70
0,50 0,60
0,40
8 2 8 2 8 0,50 2
0,40
0,30 0,40
0,30
0,20 0,30
0,20
0,20
0,10 0,10 0,10
7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di dipendenza per località 2008 Indice di dipendenza per località 2009
1 1
0,60 0,60 dove:
0,50 0,50 1) Altopiano
8 2 8 2
0,40 0,40
2) Baruccana
0,30 0,30
0,20 0,20
3) Bosco delle Querce
0,10 0,10
4) Cavalla
7 0,00 3 7 0,00 3 5) Centro
6) Dossi
7) Meredo
8) San Pietro Martire
6 4 6 4

5 5

(e) L’indice di ricambio

Si tratta di un indice che permette di analizzare le future opportunità occupazionali mediante la stima del
rapporto tra i soggetti in corso d’uscita dalla popolazione in età attiva e coloro che stanno per entrarvi: infatti,
la possibilità di accedere al mondo del lavoro non varia soltanto rispetto all’espansione dell’economia e alla
creazione di nuovi posti, ma anche in funzione dei posti resi disponibili dai soggetti in uscita, soprattutto per
motivi di età e di pensionamento; quando l’indice s’abbassa, le condizioni dell’accesso al mercato del lavoro
si rendono più difficoltose per le giovani generazioni (pochi escono dall’età attiva in relazione ai molti che vi
entrano).
Per il calcolo dell’indicatore si è utilizzata la seguente formula:

dove:
P60÷64 = popolazione con età compresa tra i 60 ed i 64 anni presente nella località;
P15÷19 = popolazione con età compresa tra i 15 ed i 19 anni presente nella località.
L’indice darà valori compresi tra zero e l’infinito; valori prossimi allo zero indicheranno isolati in cui è mag-
giormente presente una popolazione pronta al ricambio lavorativo (un maggior numero, cioè, di giovani
pronti a entrare nel mondo del lavoro rispetto all’entità dei soggetti prossimi alla pensione) e, viceversa, valo-
ri crescenti indicheranno la presenza di un numero maggiore di persone prossime alla pensione rispetto alla
popolazione giovanile pronta ad accedere al mondo del lavoro.
L’andamento dell’indice di ricambio negli anni è visibile nella successiva tabella:
61

Località 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Altopiano 1,09 1,11 1,24 1,31 1,33 1,28 1,34 1,38 1,25 1,31 1,37
Baruccana 0,83 0,83 0,84 0,83 0,79 0,81 0,84 0,99 1,04 1,25 1,28
Bosco Q. 0,29 0,75 1,33 0,75 2,00 2,00 1,00 1,00 1,50 0,20 0,13
Cavalla 0,63 0,69 0,85 0,98 0,97 1,06 1,17 1,06 0,98 1,13 1,05
Centro 1,32 1,48 1,59 1,75 1,77 1,74 1,74 1,81 1,75 1,86 1,89
Dossi 0,96 1,04 0,95 0,95 0,89 0,94 0,97 1,13 0,91 1,16 1,36
Meredo 0,73 0,87 0,92 0,91 1,03 0,96 0,94 0,92 0,96 0,96 1,10
San Pietro 1,51 1,46 1,40 1,51 1,47 1,22 1,31 1,22 1,42 1,62 1,67
comune 1,04 1,11 1,19 1,27 1,27 1,23 1,26 1,30 1,26 1,38 1,42
Indice di ricambio per località e anno
2,50

Altopiano
2,00
Baruccana

Bosco Q.
1,50
Cavalla

Centro
1,00
Dossi

Meredo
0,50
San. Pietro

0,00
1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009

Anche in questo caso il centro di Seveso è l’ambito territoriale più sofferente, con un valore prossimo a 2: si
evince altresì dal grafico che tutte le località (tranne il Bosco delle Querce) mostrano tendenza positive ri-
spetto all’indicatore evidenziando più soggetti prossimi alla pensione rispetto a quelli pronti all’accesso nel
mercato del lavoro.
Indice di ricambio per località 1999 Indice di ricambio per località 2000 Indice di ricambio per località 2001
1 1 1
1,60 1,60 1,60
1,40 1,40 1,40
8 1,20 2 8 1,20 2 8 1,20 2
1,00 1,00 1,00
0,80 0,80 0,80
0,60 0,60 0,60
0,40 0,40 0,40
0,20 0,20 0,20
7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5
62

Indice di ricambio per località 2002 Indice di ricambio per località 2003 Indice di ricambio per località 2004
1 1 1
2,00 2,00 2,00

8 1,50 2 8 1,50 2 8 1,50 2

1,00 1,00 1,00

0,50 0,50 0,50

7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di ricambio per località 2005 Indice di ricambio per località 2006 Indice di ricambio per località 2007
1 1 1
2,00 2,00 2,00

8 1,50 2 8 1,50 2 8 1,50 2

1,00 1,00 1,00

0,50 0,50 0,50

7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di ricambio per località 2008 Indice di ricambio per località 2009
1
2,00
1 dove
2,00
1) Altopiano
8 1,50 2 8 1,50 2
2) Baruccana
1,00 1,00 3) Bosco delle Querce
0,50
0,50 4) Cavalla
7 0,00 3
5) Centro
7 0,00 3
6) Dossi
7) Meredo
8) San Pietro Martire
6 4
6 4

5
5

(f) L’indice di struttura della popolazione attiva

Con lo studio della popolazione si considera il rapporto tra la sua quota attiva più anziana, composta dai sog-
getti in età tra 40 e 64 anni, e la sua quota attiva più giovane (tra 15 e 39 anni): un abbassamento dei valori di
tale indice segnalerà l’esistenza di possibili situazioni difficoltose future nell’accesso al mercato del lavoro
per le attuali giovani generazioni (in un assetto tendenzialmente e fortemente decrescente, il rapporto supera
il 100%), con un indice a valori compresi tra zero e l’infinito; valori prossimi allo zero indicheranno una po-
polazione tendenzialmente in crescita, in cui è maggiore il peso degli adulti di fascia più giovane e, vicever-
sa, valori crescenti indicheranno la presenza di una popolazione in tendenziale decremento, in cui è maggiore
il peso della popolazione adulta di fascia più vecchia.
Per il calcolo di questo indicatore si è utilizzata la seguente formula:
63

dove:
P40÷64 = popolazione con età compresa tra i 40 ed i 64 anni presente nella località;
P15÷39 = popolazione con età compresa tra i 15 ed i 39 anni presente nella località.
L’andamento dell’indice di struttura della popolazione attiva negli anni è visibile nella seguente tabella.

Località 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Altopiano 0,91 0,94 0,98 1,01 1,08 1,09 1,16 1,17 1,19 1,21 1,23
Baruccana 0,80 0,86 0,87 0,87 0,86 0,90 0,92 0,99 1,01 1,06 1,07
Bosco Q. 0,75 1,00 1,70 1,50 1,75 1,75 1,75 1,44 1,44 1,22 1,00
Cavalla 0,75 0,79 0,84 0,90 0,93 0,95 0,97 1,01 1,04 1,07 1,13
Centro 0,96 0,97 0,99 1,02 1,05 1,09 1,11 1,14 1,16 1,19 1,18
Dossi 0,91 1,00 0,44 1,03 0,90 0,91 0,88 0,91 0,85 0,91 0,92
Meredo 0,74 0,74 0,78 0,78 0,79 0,76 0,82 0,86 0,90 0,89 0,91
San Pietro 0,88 0,91 0,95 0,95 0,99 1,00 1,02 1,04 1,10 1,07 1,11

comune 0,87 0,90 0,90 0,96 0,98 1,00 1,02 1,05 1,08 1,10 1,11

Indice di struttura della popolazione attiva per località e anno


2,00

1,80
Altopiano
1,60
Baruccana
1,40
Bosco Q.
1,20
Cavalla
1,00
Centro
0,80
Dossi
0,60
Meredo
0,40
San. Pietro
0,20

0,00
1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009

I valori più bassi dell’indice, espressivi di una popolazione attiva più giovane, si rilevano principalmente nel-
la località di Meredo mentre quelli più alti, relativi a una fascia più anziana di individui attivi, si possono os-
servare nel Bosco delle Querce, almeno fino al 2008 e, ultimamente, nell’Altopiano.
Nell’interezza del comune si può osservare un progressivo invecchiamento della popolazione attiva.
64

Indice di struttura della popolazione Indice di struttura della popolazione Indice di struttura della popolazione
attiva per località 1999 attiva per località 2000 attiva per località 2001

1 1 1
1,00 1,00 2,00

0,80 0,80
8 2 8 2 8 1,50 2
0,60 0,60
1,00
0,40 0,40
0,50
0,20 0,20

7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di struttura della popolazione Indice di struttura della popolazione attiva Indice di struttura della popolazione attiva
attiva per località 2002 per località 2003 per località 2004

1 1 1
1,60 2,00 2,00
1,40
8 1,20 2 8 1,50 2 8 1,50 2
1,00
0,80 1,00 1,00
0,60
0,40 0,50 0,50
0,20
7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5

Indice di struttura della popolazione Indice di struttura della popolazione Indice di struttura della popolazione
attiva per località 2005 attiva per località 2006 attiva per località 2007
1 1 1
2,00 1,60 1,60
1,40 1,40
8 1,50 2 8 1,20 2 8 1,20 2
1,00 1,00
1,00 0,80 0,80
0,60 0,60
0,50 0,40 0,40
0,20 0,20
7 0,00 3 7 0,00 3 7 0,00 3

6 4 6 4 6 4

5 5 5
65

Indice di struttura della popolazione Indice di struttura della popolazione


attiva per località 2008 attiva per località 2009
dove
1,40
1
1,40
1
1) Altopiano
1,20 1,20 2) Baruccana
8 1,00 2 8 1,00 2
0,80 0,80
3) Bosco delle Querce
0,60 0,60 4) Cavalla
0,40 0,40
5) Centro
0,20 0,20
7 0,00 3 7 0,00 3 6) Dossi
7) Meredo
8) San Pietro Martire

6 4 6 4

5 5

Gli indici di anzianità, di vecchiaia, di gioventù, di dipendenza, di ricambio, di struttura della popolazione
attiva mostrano dunque i rapporti intercorrenti tra le varie fasce d’età della popolazione, articolate nella me-
desima comunità; i risultati, fin qui emersi, rendono particolarmente evidente l’incremento costante di sog-
getti in età superiore ai 65 anni che determinano non solo l’incremento degli indici di anzianità e vecchiaia
ma, anche e soprattutto, appesantimenti all’indice di ricambio generazionale (evidenziando così che gli an-
ziani aumentano mentre la popolazione giovane diminuisce).
La quota di popolazione non attiva (bambini e anziani) rispetto a quella attiva (individui in condizione di im-
piego) risulta in crescita, evidenziando così un costante incremento nella comunità sevesina di individui non
impegnati in attività; inoltre, il rapporto tra lavoratori al termine del ciclo lavorativo e nuovi impieghi eviden-
zia un’elevata quantità d’individui alla soglia del pensionamento rispetto ai soggetti in ingresso nel mercato
del lavoro, in una situazione in cui oltre il 50% della popolazione attiva è rappresentato dalla fascia d’età più
elevata, compresa tra i 40 e i 64 anni.
La realtà locale rappresenta dunque una popolazione in via d’invecchiamento, con tendenza ad accentuare la
condizione dei pochi giovani rispetto ai molti anziani, e con una crescita della popolazione anziana che si ri-
verserà in una maggior domanda d’assistenza sanitaria e sociale, ragion per cui un obiettivo del piano dei
servizi dovrebbe consistere anche nel potenziamento e valorizzazione del mondo associazionistico, alternati-
vo alla mano pubblica, oltre a incrementare l’accessibilità ai servizi che più di altri trovano l’utilizzo delle
persone anziane.

2. La definizione della popolazione gravitante

Il Piano dei servizi individua la popolazione gravitante o fluttuante, vale a dire quella quota di popolazione
non stabilmente residente sul territorio comunale ma tale da utilizzare i servizi disponibili stabilendo, con la
città, un rapporto meramente funzionale: è ovvio che tale quota di popolazione, misura del grado di intercon-
nessione sociale ed economica tra il comune e il territorio in cui è insediato, presenti esigenze e abitudini di-
verse da quelle dei residenti, in ragione dei differenti fini d’uso, e generi pertanto nuove e diverse conseguen-
ze tanto sull’organizzazione dei servizi come sui caratteri dei settori urbani investiti.
Il Piano dei servizi deve quindi metabolizzare tale nuova domanda, emergente da parte dei soggetti non sta-
bilmente residenti, individuando le centralità attrattive generatrici dei motivi per cui gli utenti si spostano e
visitano/utilizzano Seveso; un primo suggerimento sulla rilevanza potenziale di tali flussi deriva dal Piano
territoriale di coordinamento provinciale di Milano4 , che individua i centri di rilevanza sovracomunale, “ca-

4
Approvato con delibera del Consiglio provinciale 10 ottobre 2003, n. 55.
66

ratterizzati dal ruolo di polarità attrattiva che svolgono rispetto al territorio circostante e nella rete policen-
trica della provincia” prevedendo, per essi, una serie di misure a sostegno: i) della localizzazione di funzioni
a elevata frequentazione, ii) della vitalità dei centri storici, iii) degli accordi di pianificazione intercomunali,
ma la struttura policentrica del territorio milanese non fa tuttavia (sorprendentemente) rinvenire la presenza
di Seveso, pur essendo elemento costitutivo di tale maglia provinciale (forse non nel ruolo di nodo polariz-
zante, ma senz’altro quale elemento connettore tra diverse realtà).
È inoltre da rilevarsi l’orientamento produttivo del territorio sevesino, che presenta scarsi elementi assimila-
bili a una vocazione turistica e possono, di conseguenza, individuarsi due differenti generatori di popolazione
gravitante/fluttuante: (i) l’istruzione superiore; (ii) i fattori occupazionali, mentre trattamento separato richie-
dono tutte le permanenze temporanee sul territorio comunale, legate a una mobilità di transito dovuta alla
presenza della stazione ferroviaria insistente sulla linea Milano – Asso e allo svincolo della superstrada Mi-
lano – Lentate (e della futura Autostrada pedemontana), con flussi che tuttavia non sottendono allo sfrutta-
mento dei servizi comunali e che, di conseguenza, non rientrano nelle stime della popolazione gravitante.
Certo non è agevole raggiungere una stima affidabile del grado d’utilizzo delle strutture comunali da parte
dei soggetti non residenti, e altrettanto ardua risulta la loro quantificazione: per una stima attendibile, è per-
tanto necessario affidarsi allo studio più esaustivo e affidabile di cui si può disporre, l’indagine sulla mobilità
delle persone in Lombardia promossa nel 2002 dalla Direzione generale Infrastrutture e mobilità di Regione
Lombardia, riferita a tutte le modalità di trasporto e tale da fornire un quadro statistico rappresentativo della
mobilità lombarda, a partire dalla duplice matrice:
i) dell’indagine telefonica rivolta a un campione di 750.000 individui, residenti o domiciliati all’interno del
territorio regionale,
ii) dell’indagine al confine regionale con interviste dirette, rivolte a un campione di utenti non residenti in
Lombardia, in ingresso nel territorio regionale con le diverse modalità di trasporto (i risultati dell’analisi
sono stati poi organizzati in una banca dati strutturata in matrici Origine – Destinazione, che costituiran-
no i riferimenti fondamentali per l’analisi della popolazione gravitante su Seveso).

2.1. Inquadramento territoriale e flussi di mobilità

Una sintesi dei caratteri geografici, geomorfologici, strutturali e prestazionali del territorio sevesino rappre-
senta l’avvio di un’accettabile interpretazione dei dati, provenienti dalle matrici regionali, per valutare la e-
ventuale esistenza di elementi attrattivi, oltre alla presenza d’istituti scolastici e luoghi di lavoro.
Il primo aspetto da porre in luce è certamente la localizzazione spaziale di Seveso, a circa 22 km a nord di
Milano, nella bassa Brianza, nell’ambito territoriale che il Ptcp di Milano definisce “Nord e Groane”; Seveso
confina con il comune di Barlassina a nord e ovest coi comuni di Meda a nord, di Seregno a est, di Cesano
Maderno a sud e di Cogliate a ovest, rispetto ai quali va valutato l’interesse della mobilità ciclopedonale an-
che per il fato che non risultano impedimenti territoriali agli spostamenti con mezzo non motorizzato, data
l’ampia permeabilità delle barriere d’acqua rappresentate dall’omonimo fiume Seveso e dai torrenti Certesa e
Comasinella, oltre ai caratteri geomorfologici di uno spazio ampiamente pianeggiante tranne nell’unica por-
zione sopraelevata, rappresentata dalla frazione Altopiano.
Ancora ricadente nel bacino di gravitazione milanese, Seveso s’è sviluppata a ridosso della strada statale dei
Giovi, che collega Como a Milano e che attraversa il centro cittadino; la città è inoltre servita dalla strada a
scorrimento veloce Milano – Meda (che attraversa il comune nella porzione est, e che verrà trasformata nella
Pedemontana) e dalle Ferrovie Nord Milano, con la linea Milano/Seveso/Asso e una stazione propria.
Come s’evince nella rappresentazione successiva, tutti i tracciati infrastrutturali richiamati percorrono il terri-
torio comunale con andamento nord/sud, elemento rappresentativo della situazione di medietà rispetto ai due
grandi poli attrattori di Como e Milano, con una netta preponderanza del secondo (seppur la città rientri ora
nell’ambito provinciale di Monza Brianza).
Rispetto ai servizi “mobilitatori di flussi sovralocali”, tra quelli presenti sul territorio e identificati nel Censi-
mento dei servizi s’identificano gli istituti di formazione superiore e gli elementi della rete del verde quali la
porzione di Parco regionale delle Groane, ricadente entro il comune, il Bosco delle Querce, il parco della Vil-
la Dho e l’oasi del Fosso del Ronchetto; va sottolineato peraltro come gli elemento del verde sottendano fun-
67

zioni ludico/ricreative espresse in larga parte nei giorni festivi, che non vanno a sovrapporsi temporalmente
ai flussi della quotidianità lavorativa e dello studio.

2.2. Gli studi sulla mobilità della Regione Lombardia per la stima della popolazione gravitante

La banca dati offerta da Regione Lombardia, a seguito degli studi sulla mobilità effettuati nel 2002, è stata
assunta a base delle stime della popolazione gravitante sul territorio di Seveso; a tali dati, selezionati in quan-
to altamente rappresentativi dei flussi reali nel corso della settimana lavorativa e, dunque, rappresentativi del-
la gravitazione quotidiana, vanno imputate tuttavia almeno due carenze importanti: i) la vetustà informativa,
che non considera le variazioni dei flussi per le trasformazioni territoriali e socioeconomiche successivamen-
te intervenute, ii) la limitatezza del dato ai soli spostamenti per ragioni di lavoro e di studio.
Ambedue gli elementi appaiono, in ogni modo, ovviabili tramite alcune accortezze: la questione dell’età dei
dati appare risolvibile (cfr. nel seguito) anche in ragione di un trend di crescita del traffico sostanzialmente
costante, ma contenuto, mentre dall’altro canto è possibile desumere un’eventuale gravitazione aggiuntiva,
ove se ne riconosca la necessità, dai documenti prodotti da Regione Lombardia con finalità sintetica e argo-
mentativa degli esiti del censimento 2001.
Dalle matrici origine – destinazione, suddivise nei due archivi relativi ai flussi l’uno in ingresso e l’altro in
uscita, sono stati estratti i dati relativi al comune di Seveso, con ogni record contenente informazioni sulla
singola tipologia di spostamento, come segue:

Descrizione del campo Valori Colonna


Cfr. Elenco dei comuni al 31 maggio 2001,
Provincia di residenza (Origine) 1
Istat – Metodi e Norme – volume n. 11
Cfr. Elenco dei comuni al 31 maggio 2001,
Comune di residenza (Origine) 2
Istat – Metodi e Norme, volume n. 11
1 = si reca al luogo di studio (compresi asilo nido,
Motivo dello spostamento scuola materna e corsi di formazione professionale) 3
2 = si reca al luogo di lavoro
1 = nello stesso comune di residenza
Luogo di studio o di lavoro 2 = in un altro comune italiano 4
3 = all’estero
68

Provincia abituale di studio o di lavoro Cfr. Elenco dei comuni al 31 maggio 2001,
5
(Destinazione) Istat – Metodi e Norme, volume n. 11
Comune abituale di studio o di lavoro Cfr. Elenco dei comuni al 31 maggio 2001,
6
(Destinazione) Istat – Metodi e Norme, volume n. 11
0 = non si è recato al luogo abituale di studio o di lavo-
Spostamento effettuato il ‘mercoledì ul- ro mercoledì ultimo scorso
7
timo scorso’ 1 = si è recato al luogo abituale di studio o di lavoro
mercoledì ultimo scorso
01 = treno
02 = tram
03 = metropolitana
04 = autobus urbano, filobus
05 = corriera, autobus extra – urbano
Mezzo 8
06 = autobus aziendale o scolastico
07 = auto privata (come conducente)
08 = auto privata (come passeggero)
09 = motocicletta,ciclomotore,scooter
10 = bicicletta, a piedi, altro mezzo
1 = prima delle 7,15
2 = dalle 7,15 alle 8,14
Orario di uscita 9
3 = dalle 8,15 alle 9,14
4 = dopo le 9,15
1 = fino a 15 minuti
2 = da 16 a 30 minuti
Tempo impiegato 10
3 = da 31 a 60 minuti
4 = oltre 60 minuti
Numero di individui 11

Nel complesso sono stati presi in considerazione 3.459 flussi rappresentativi di tre tipologie di mobilità:
i) in ingresso a Seveso,
ii) in uscita, da Seveso verso i territori contermini,
iii) interna al comune, rappresentativa degli spostamenti di coloro che abitano e lavorano/studiano nel co-
mune stesso.
Tramite l’utilizzo di tabelle pivot e l’organizzazione dei dati in ragione dei campi identificati in tabella con il
numero “3” (motivo dello spostamento) e “8” (modalità dello spostamento) si è giunti a comprendere la con-
sistenza e l’articolazione causale e modale delle componenti gravitanti in ingresso e in uscita, cosi da effet-
tuare un bilancio rappresentativo della reale necessità di servizi aggiuntivi, legati allo scompenso temporaneo
di popolazione generato dalla dispersione territoriale delle funzioni, specie quelle scolastiche e lavorative,
che riguardano la porzione più attiva della popolazione.
Tale approccio di natura differenziale, centrato sulla differenza di popolazione che i fenomeni di dispersione
e gravitazione generano giornalmente, permette inoltre di utilizzare il dato spurio, per ovviare all’uso di in-
formazioni “datate”; è infatti assumibile come costante il Δ insistente tra gli ingressi e le uscite giornaliere
mentre, al contrario, il dato unidirezionale è passibile di ampi margini di variazione nel tempo.
Di conseguenza, si tratteranno i dati relativi al 2002 come se fossero attuali, per poi trarre adeguate conclu-
sione in ragione di quanto emergerà.

2.3. Bacini e consistenza della popolazione gravitante

Tramite le modalità prima richiamate, si è stimato come sulla città di Seveso insista un flusso giornaliero in
ingresso, per motivi di lavoro e di studio, quantificabile in 2.690 individui così articolati:
69

Modalità:

Mezzo pubblico 279


Mezzo privato motorizzato 2.272
Mezzo non motorizzato 74
Indefinito 65

Finalità:

Studio 699
Lavoro 1.991

La permanenza quotidiana dentro i confini comunali di un’utenza aggiuntiva del 12,7% rispetto alla popola-
zione residente suggerirebbe la necessità di potenziare alcune categorie specifiche di servizi, da valutarsi in
ragione delle pratiche generatrici dei flussi, per soddisfare un bisogno permanente sul territorio per almeno
cinque giorni a settimana.
Nel contempo è però necessario valutare la porzione di popolazione che, per le stesse ragioni, abbandona
temporaneamente il territorio sevesino, sgravando la rete dei servizi urbani da una parte dei bisogni; in so-
stanza, si tratta di valutare se il saldo di popolazione giornaliero dettato dalle pratiche d’uso del territorio è
tendenzialmente positivo o negativo, cosi da comprendere se la dotazione di servizi necessiti realmente di un
potenziamento o se, al contrario, risulti già adeguata alle necessità reali.
Per questo si valuta ora la popolazione in uscita per motivi di studio e lavoro; il dato emerso parla di 6.818
individui in uscita così articolati:

Modalità:

Mezzo pubblico 1.468


Mezzo privato motorizzato 4.968
Mezzo non motorizzato 166
Indefinito 216

Finalità:

Studio 1.497
Lavoro 5.321

Dall’aggregazione dei due dati si giunge a stimare i flussi, come emerge nel grafico successivo, in cui si evi-
denzia come più della metà della popolazione esaminata esca giornalmente fuori dai confini comunali, a
fronte di un ingresso di poco più di un quarto sul totale dei movimenti; è di qualche interesse, pertanto, valu-
tare quali siano i bacini di gravitazione, in ingresso e uscita, derivandone gli spostamenti principali trattando
le banche dati regionali con gli strumenti di analisi spaziale offerti dai software Gis.
S’evince una gravitazione di prossimità, caratterizzata da importanti flussi locali dai comuni contermini Ce-
sano Maderno, Meda, Seregno, Barlassina, Lentate sul Seveso; a questi s’accompagna una mobilità consi-
stente proveniente da Milano e una assai più contenuta da altri comuni vicini, tra cui il capoluogo di provin-
cia Monza; si può agevolmente osservare l’allungamento nord/sud del bacino di gravitazione, che rispecchia
l’orientamento delle principali infrastrutture che collegano Seveso al territorio circostante (la consistenza dei
flussi in entrata è riportata nella pagina successiva).
70

Rispetto ai modi con cui ciò avviene si evidenzia come (cfr. il grafico sottostante) almeno un terzo del volu-
me in ingresso dal capoluogo regionale avvenga tramite mezzo pubblico, al contrario dei movimenti dai co-
muni contermini che avvengono in larga parte tramite auto o moto.
71

Analoga valutazione è stata effettuata per la dispersione giornaliera della popolazione residente fuori dai con-
fini comunali (si veda la rappresentazione successiva):
72

La popolazione che lascia quotidianamente Seveso è diretta in larga parte verso il capoluogo lombardo, so-
prattutto per ragioni lavorative (1.083, contro 409 per motivi di studio), e verso i comuni contermini; la rima-
nente mobilità genera dispersione lavorativa verso i comuni di seconda cintura (rispetto a Seveso), oltre per i
soli casi dei capoluoghi Monza e Como, come nel grafico sottostante:
73

Rispetto alle modalità di trasporto, s’evidenzia la preponderanza dell’utilizzo del mezzo pubblico, in larga
parte il treno, da parte dei cittadini che si muovono verso Milano, e del mezzo privato per coloro che si muo-
vono verso i comuni contermini.

2.4. Il bilancio gravitazionale

Emerge come il flusso quotidiano in ingresso sia nettamente inferiore rispetto a quello in uscita, in specifico
di 4.128 utenti, determinando un alleggerimento del 19,5% rispetto al totale della popolazione; la gravitazio-
ne giornaliera sul comune di Seveso risulta pertanto negativa e il deflusso di utilizzatori potenziali di attrezza-
ture pubbliche e d’uso pubblico suggerisce come, nel caso specifico, le prescrizioni ex art. 9 della Lr.12/2005
rispetto alla stima della popolazione gravitante, nell’ottica della previsione di un’entità minima di servizi ri-
dotta a 18 mq/ab., non generino la necessità di un maggior dimensionamento delle prestazioni comunali, che
appaiono aderenti alle reali necessità.
Semmai l’esame dei modi – tramite cui s’esprime la gravitazione sul comune – suggerisce come l’unica ca-
tegoria di servizi da potenziare risulti quella dei parcheggi pubblici e d’uso pubblico; l’utilizzo del territorio,
infatti, risulta del tutto assimilabile a una “fruizione di passaggio”, dove il 74% dei movimenti appare in en-
74

trata e uscita, solo il 26% è connesso alla popolazione che risiede e svolge le proprie attività all’interno del
comune, e la domanda di sosta da parte dei residenti, che già risulta non soddisfatta appieno nei quartieri di
Baruccana, Cavalla e San Pietro Martire, è infatti potenzialmente aggravata da una cospicua mobilità in tran-
sito, specie nelle fasce orarie d’ingresso e uscita dai luoghi di lavoro e dalle scuole.
Avendo già valutato l’esiguità di eventuali flussi turistici, e il carattere prettamente ricreativo – domenicale
dei servizi d’interesse sovracomunale esistenti, i trasferimenti legati al lavoro e allo studio possono ritenersi
altamente rappresentativi della mobilità reale e, pertanto, adeguati alla stima della popolazione gravitante.
Anche se le banche dati risalgono al 2002, il bilancio effettuato – chiaramente sbilanciato all’esterno – si ri-
tiene comunque rappresentativo, esprimendo chiaramente la mancata necessita di prevedere servizi aggiunti-
vi a favore della popolazione gravitante.

Parte III
Le valutazioni quantitative

1. La fase preparatoria per la quantificazione dei fabbisogni

Com’è noto, l’ormai abrogata Lr. 1/2001 recante “Disciplina dei mutamenti di destinazione d'uso di immobi-
li e norme per la dotazione di aree per attrezzature pubbliche e di uso pubblico” ha tracciato una nuova stra-
da in materia di servizi pubblici o d’uso pubblico, superando l’ormai farraginoso concetto di standard legato
a meccanismi esclusivamente quantitativi per abbracciare una visione molto più ampia, legata anche ad a-
spetti di qualità e prestazionalità.
Già la legge regionale lombarda n. 51/1975 (“Disciplina urbanistica del territorio regionale e misure di sal-
vaguardia per la tutela del patrimonio naturale e paesistico”) identificava una quantità aggregata di aree per
servizi alla residenza da destinare a ogni abitante – pari a 26,5 mq/ab. – articolandola in: (i) 4,5 mq/ab. per
l’istruzione; (ii) 4 mq/ab. per le attrezzature di interesse comune; (iii) 15 mq/ab. per gli spazi a parco, gioco e
sport; (iv) 3 mq/ab. per parcheggi di uso pubblico; oggi, tale distinzione non rappresenta più il parametro di
riferimento per la fornitura di servizi alla popolazione, non solo perché la legge regionale urbanistica vigente
abbassa a 18 mq/ab. il fabbisogno minimo da destinare a ogni singolo abitante ma anche perché fin dal 2001,
mediante la Lr. 1/2001 (“Disciplina dei mutamenti di destinazione d’uso di immobili e norme per la dotazio-
ne di aree per attrezzature pubbliche e di uso pubblico”) e i corrispondenti “Criteri orientativi per la reda-
zione del Piano dei servizi ex art. 7, comma 3, della legge regionale 15 gennaio 2001, n. 1”, si fornisce al
comune l’autonomia di dissociarsi dalla ripartizione dell’ormai obsoleto Dim. 1444/1968, per identificare
come servizio tutto ciò che la popolazione ritiene tale, in una logica di sussidiarietà e prestazione propria del-
la nuova legislazione regionale.
Tuttavia le analisi quantitative possono considerarsi propedeutiche a una valutazione, che orienti le scelte in
materia di servizi rispetto al grado di soddisfacimento effettivamente raggiunto per lo meno in materia di i-
struzione, attrezzature comuni, verde e parcheggi; e, pertanto, si valuteranno per differenti parti di territorio le
dotazioni di servizi rispetto ai parametri sia dell’abrogata Lr. 51/1975 che prevedeva 26,5 mq/ab., sia della
Lr. 12/2005 che ha abbassato la dotazione minima a 18 mq/ab..

1.1. La disaggregazione del territorio in unità urbanistiche di indagine

Le analisi quantitative dei servizi, per verificare i cosiddetti fabbisogni arretrati5 e insorgenti6 , se da un verso
rappresentano un’azione per certi versi macchinosa e poco funzionale alla nuova concezione di servizio che
cerca di farsi strada attraverso gli ultimi aggiornamenti normativi, anche in materia di sussidiarietà, dall’altro
permettono d’evidenziare con buon grado di dettaglio le principali carenze che, fino al 2005, rappresentava-
no carenze oggettive da colmare; si tratta pertanto d’applicare una valutazione squisitamente quantitativa per
comprendere le effettive carenze dei residenti, cosi da orientare le scelte amministrative verso uno scenario di

5
Delta in mq/ab. che intercorre tra le dotazioni di servizi esistenti e le dotazioni minime previste dalla normativa in materia.
6
Delta in mq/ab. di servizi necessari a rispondere alla popolazione teorica derivante dalle trasformazioni urbane.
75

miglior distribuzione di servizi; peraltro un’analisi generalizzata sull’intera estensione comunale, se può ri-
spondere alle verifiche sulle quantità complessive, non evidenzia tuttavia adeguatamente le carenze manife-
stabili per parti di territorio, rendendone quindi necessaria disaggregare l’interezza comunale in ambiti locali
(Unità urbanistiche di indagine) rispetto ai caratteri morfologici, infrastrutturali, insediativi7 che li/le contrad-
distinguono, in base a cui quantificare, poi, i fabbisogni arretrati e insorgenti.
L’individuazione delle Unità urbanistiche d’indagine rappresenta una parte importante nel processo di disag-
gregazione del macrodato quantitativo in informazioni utili atte alla costruzione del Piano dei servizi, e il ter-
ritorio comunale è stato pertanto suddiviso in 8 località per affrontare una prima valutazione quantitativa dei
servizi arretrati esistenti.

Carta di individuazione delle Località (Unità urbanistiche di indagine) di Seveso

Id Nominativo Superficie Altopiano


Località (kmq) 8%
Baruccana
1 Altopiano 2,34 7%
Bosco delle querce
2 Baruccana 0,84 32%
3 Bosco delle querce 0,53 7% Cavalla
4 Cavalla 0,65 Centro
5 Centro 1,37 Dossi
6 Dossi 0,54 Meredo
7 Meredo 0,50 19% San Pietro Martire
8 San Pietro Martire 0,56
11%

9% 7%

Le differenti unità urbanistiche d’indagine, che caratterizzano il territorio di Seveso, presentano elementi di
elevata peculiarità, come l’Altopiano che s’inserisce su un organismo morfologico delimitato dall’ex strada
statale dei Giovi, o il Bosco delle querce (la cui realizzazione, avviata nel 1983 e conclusa nel 1986, garanti-

7
Anche se è ipotizzabile che le differenti economie di scala che sottendono all’utilizzo di determinati servizi (soprattutto attrezzature
scolastiche e d’interesse comune) non sottostiano alle logiche d’ambito locale, in quanto i loro caratteri intrinseci le rendano funzio-
nali solo alla scala comunale.
76

sce la presenza di molte migliaia d’essenze arboree e arbustive sulle aree contaminate dall’incidente del
1976); dunque, l’unità urbanistica di maggiore estensione è l’Altopiano con 2,34 kmq (32% dell’intera su-
perficie territoriale) seguito dal Centro di Seveso (1,34 kmq, 19%); in coda Meredo (0,50 kmq, 7%).

1.2 La distribuzione della popolazione sul territorio comunale

A valle dell’individuazione delle unità urbanistiche di indagine, di particolare importanza risulta la distribu-
zione della popolazione residente per differenti step temporali al fine di verificare:
i) i valori assoluti della popolazione residente per differenti anni di riferimento;
ii) gli incrementi percentuali di popolazione residente, onde comprendere la dinamicità delle trasformazio-
ni avvenute sul territorio o su sue parti;
iii) gli incrementi di servizi necessari a rispondere alle richieste dei residenti.
Per ottenere tali informazioni si è reso necessario spazializzare la popolazione residente sulla base del codice
via, numero civico ed eventuale barrato, come da schema sottostante:
Banca dati anagrafica

CODICE VIA
NUMERO CIVICO Geore –
BARRATO ferenziazio-
MAPPA

La popolazione residente per ogni singola UUI viene qui sintetizzata:

UUI Località Pop. % Altopiano


res.
Baruccana
al 2009
1 Altopiano 4.459 21,13 Bosco delle querce
2 Baruccana 2.855 13,53 Cavalla
3 Bosco delle 31 Centro
querce 0,15
Dossi
4 Cavalla 2.437 11,55
5 Centro 5.504 26,09 Meredo
6 Dossi 1.403 6,65 San Pietro Martire
7 Meredo 1.731 8,20
8 San Pietro 2.680
Martire 12,70
Tot Seveso 21.100 100,00
77

Spazializzazione della popolazione residente al 2009

Verifichiamo ora dove, e con quale intensità, s’è sviluppata la popolazione residente utilizzando come base
di partenza la popolazione residente al 1981.

Spazializzazione della popolazione residente al 1981

Nuovi numeri civici con residenti dal 1981 al 1991


78

Nuovi numeri civici con residenti dal 1991 al 1999

Nuovi numeri civici con residenti dal 1999 al 2009

Gli incrementi della popolazione si possono sintetizzare nelle seguente tabella:

UUI Pop Pop ∆ 1% Pop ∆ 2% Pop ∆ 3% Pop ∆ 4% Pop ∆ 5% ∆t % tot


1981 1991 1999 2005 2007 2009
1 2.452 3.311 35,03 3.915 18,24 4.104 4,83 4.373 6,55 4.459 1,97 81,85
2 1.450 1.962 35,31 2.358 20,18 2.576 9,25 2.722 5,67 2.855 4,89 96,90
3 7 20 185,71 54 170,00 34 – 37,04 37 8,82 31 – 16,22 342,86
4 951 1.347 41,64 1.942 44,17 2.230 14,83 2.378 6,64 2.437 2,48 156,26
5 3.477 4.304 23,78 4.846 12,59 5.063 4,48 5.279 4,27 5.504 4,26 58,30
6 508 715 40,75 864 20,84 1.166 34,95 1.303 11,75 1.403 7,67 176,18
7 554 784 41,52 1.177 50,13 1.435 21,92 1.525 6,27 1.731 13,51 212,45
8 1.303 1.583 21,49 1.904 20,28 2.272 19,33 2.418 6,43 2.680 10,84 105,68
Tot 10.702 14.026 31,06 17.060 21,63 18.880 10,67 20.035 6,12 21.100 5,31 97,16

Come s’evince dalla tabella tutte le unità urbanistiche di indagine, tranne la UUI 3 (Bosco delle querce, nella
quale le peculiarità dell’area non permettono un confronto con le altre località individuate sul territorio) pre-
sentano un incremento molto accentuato nel periodo di tempo considerato.
S’evidenzia tuttavia che nell’arco temporale 1981 – 2009 la popolazione di Seveso è quasi raddoppiata (+
97,16 %) con picchi d’oltre il 200% per Meredo e oltre il 150% per Cavalla e Dossi.
Calcoliamo ora il tasso di incremento annuo, cosi da poter confrontare i differenti incrementi registrati per le
differenti località:
79

UUI ∆ 1% ∆ annuo ∆ 2% ∆ annuo ∆ 3% ∆ annuo ∆ 4% ∆ annuo ∆ 5% ∆ annuo


1 35,03 3,50 18,24 2,28 4,83 0,80 6,55 3,28 1,97 0,98
2 35,31 3,53 20,18 2,52 9,25 1,54 5,67 2,83 4,89 2,44
3 185,71 18,57 170,00 21,25 – 37,04 – 6,17 8,82 4,41 – 16,22 – 8,11
4 41,64 4,16 44,17 5,52 14,83 2,47 6,64 3,32 2,48 1,24
5 23,78 2,38 12,59 1,57 4,48 0,75 4,27 2,13 4,26 2,13
6 40,75 4,07 20,84 2,60 34,95 5,83 11,75 5,87 7,67 3,84
7 41,52 4,15 50,13 6,27 21,92 3,65 6,27 3,14 13,51 6,75
8 21,49 2,15 20,28 2,53 19,33 3,22 6,43 3,21 10,84 5,42
Tot. 31,06 3,11 21,63 2,70 10,67 1,78 6,12 3,06 5,31 2,65

Rappresentano ora i differenti Δ annui, abbiamo:

25

20 Altopiano
Baruccana

15 Bosco
Cavalla
Centro
10 Dossi
Meredo

5 San Pietro

0
∆ ∆ ∆ ∆ ∆
dove, escludendo il Bosco delle querce per i suoli valori condizionati dalla limitata residenzialità, abbiamo:

6 Altopiano
Baruccana
5
Cavalla
4 Centro
Dossi
3
Meredo
2 San Pietro

0
1 2 3 4 5
80

Dal grafico sovra riportato s’evince come alcune località presentano tassi di incremento annuo superiori alla
media comunale, in particolare Dossi e Meredo; tassi inferiori a quelli medi comunali si registrano invece per
le località di Seveso Centro, Altopiano e Baruccana.

Carta di classificazione delle UUI per densità di popolazione al kmq

Le località con la maggior densità urbanistica sono: i) Baruccana, ii) Cavalla, iii) Seveso Centro, iv) Meredo,
v) San Pietro Martire; in tali località, considerate le maggiori densità e, in alcuni casi, le dimensioni ridotte
degli ambiti territoriali, occorre porre particolare attenzione alle dotazioni di servizi esistenti e previsti ma
non ancora attuati, in quanto il riequilibrio del fabbisogno arretrato può presentare difficoltà maggiori rispetto
ad altre località caratterizzate da basse densità ed elevate superfici.

Carta di classificazione delle UUI per deviazione standard rispetto alla variazione della popolazione annua

La località Meredo (7) e San Pietro Martire (8) presentano tassi di crescita annua di popolazione ben superio-
ri alla media comunale, evidenziando la particolare attrattività per la popolazione residente, giustificabile dal-
81

la presenza di spazi per l’insediamento residenziale, piuttosto che per presenza di servizi di qualità, piuttosto
che per gli elevati caratteri ambientali.

1.3. Il censimento dei servizi e la distribuzione corrispondente

La definizione della componente qualitativa del servizio, mediante l’uso di schede di “rilievo dei servizi”,
rappresenta un passo nodale per la loro valutazione giacché, compilando idoneamente i campi della scheda,
sono analizzabili in termini adeguati i servizi esistenti, potendosi così definire gli interventi da attuare per il
raggiungimento di un miglior rapporto tra quantità e qualità dei servizi: i differenti livelli delle schede utiliz-
zano campi descrittivi generici, adattabili a tutti gli edifici e alle aree inedificate per raccogliere dati utili alla
descrizione generale del servizio, e vengono poi inseriti altri dati ricavabili dal rilievo urbanistico o da infor-
mazioni raccolte in precedenza da fonti opportune, di natura pubblica e privata; si tratta di un’operazione ini-
ziale che richiede un notevole impegno temporale (poiché occorre effettuare la ricognizione dei servizi esi-
stenti attraverso molteplici sopralluoghi sul campo e interviste mirate agli operatori del settore), da cui di-
scendono le analisi successive: infatti, solo dopo aver preso atto delle entità localizzate nel comune possono
esprimersi valutazioni che incidano sugli obiettivi perseguibili e sulla gestione attuale e futura dei servizi
(come del resto enuncia l’art. 9 della legge lombarda 12/2005: “il Piano dei servizi valuta prioritariamente
l’insieme delle attrezzature al servizio delle funzioni insediate nel territorio comunale”, ponendosi altresì
l’obiettivo di migliorare la gestione dei servizi in atto che incidono, in modo diretto o indiretto, sulla qualità
della vita della popolazione residente e/o gravitante).
Una prima operazione è dunque quella di disaggregare i servizi presenti in categorie, e quest’ultime in tipi, in
ottica prestazionale; di conseguenza, la tabella seguente riporta la ripartizione adottata per censire i servizi in
comune di Seveso:

Categoria I Istruzione inferiore


Tipo 1 Scuola materna
Tipo 2 Scuola primaria
Tipo 3 Scuola secondaria di primo grado
Tipo 4 Plesso scolastico
Categoria II Attrezzature d’interesse comune
Tipo 1 Asili nido
Tipo 2 Chiese
Tipo 3 Oratori
Tipo 4 Attrezzature sociali, assistenziali, religiose, associazioni, volontariato
Tipo 5 Attrezzature culturali (biblioteche, sale, scuole di specializzazione)
Tipo 6 Attrezzature sanitarie (ASL, ambulatori, farmacie)
Tipo 7 Attrezzature amministrative, locali di gestione e per la sicurezza
Tipo 8 Edilizia residenziale pubblica
Categoria III Spazi pubblici a parco, per il gioco e lo sport
Tipo 1 Spazi pubblici a parco, per il gioco e lo sport
Tipo 2 Verde di quartiere
Tipo 3 Verde per sport
Tipo 4 Parchi urbani
Tipo 5 Verde d’arredo
Tipo 6 Verde per insediamenti produttivi
Categoria IV Parcheggi pubblici e di uso pubblico
Tipo 1 Parcheggi pubblici di servizio alla residenza
Tipo 2 Parcheggi di servizio agli insediamenti produttivi
Tipo 3 Parcheggi di servizio agli insediamenti commerciali
Categoria V Attrezzature pubbliche di interesse generale
Tipo 1 Istruzione superiore
Tipo 2 Attrezzature sanitarie ospedaliere
Tipo 3 Aree verdi o parchi di interesse generale
82

Categoria VI Servizi tecnologici


Tipo 1 Servizi di supporto all’acquedotto
Tipo 2 Servizi di supporto agli impianti tecnologici
Tipo 3 Servizi per l’ecologia
Categoria VII Cimiteri
Categoria VIII Aree identificate come standard dalla vigente Variante generale al Prg, non risul-
tanti servizi alla verifica diretta: piazze
Categoria IX Sedi di erogazione aggiuntiva di servizi extra orario ordinario, per iniziativa di altri
soggetti (privati e/o misti)

Il censimento dei servizi è utile per definire un inventario dell’offerta, appartenente alle dimensioni sia pub-
blica sia privata, e rappresenta un importante momento conoscitivo per avviare una programmazione atta a
identificare gli investimenti per eventuali nuove attrezzature, per dismettere alcuni ambiti vincolati o per po-
tenziare la rete dei servizi.
Nel corso del censimento avvenuto, tutti i servizi presenti sono stati identificati, catalogati e descritti nella ca-
tegoria e tipo a cui appartenevano e nelle corrispondenti schede di rilievo in modo tale da portare a sintesi tut-
ti i dati raccolti e identificare i caratteri quanti/qualitativi di ogni singola struttura presente; tali schede sono
state compilate per ogni servizio censito (tranne i parcheggi) traendone il profilo informativo, a sua volta in-
serito in ambiente Gis come segue:
a) nella prima parte si sono imputati i caratteri meramente descrittivi, con informazioni generali riguardanti
il servizio considerato (appartenenza alla categoria e alla tipologia, identificazione del servizio nel siste-
ma informativo territoriale, identificazione della localizzazione ecografica e catastale, estremi catastali):

Categoria Tipo
Identificativo: Denominazione servizio:
Localizzazione ecografica:
Localizzazione catastale:

b) nella seconda parte della scheda sono stati inseriti gli estratti dell’ortofotocarta e della restituzione aereo-
fotogrammetrica (con identificazione del servizio considerato e con sue riprese fotografiche):

Estratto ortofotocarta: Estratto carta aerofotogrammetrica


Immagine fotografica del servizio descritto

c) nella terza parte sono state inserite delle informazioni quali/quantitative, in modo da approfondire i carat-
teri del servizio analizzato evidenziandone le principali peculiarità; in particolare, è parso utile identifica-
re l’anno di realizzazione dell’edificio (per verificare le ipotesi manutentive), lo stato di manutenzione, la
presenza di parcheggi nelle immediate vicinanze (per definire il grado di accessibilità dei singoli servizi),
il grado di fruibilità, ulteriori informazioni da definire mediante il supporto di interviste e indagini dirette
(rappresentate come “carenze note del servizio”):

Superficie fondiaria di pertinenza mq.


Anno di costruzione
Stato di conservazione dell’immobile
Stato di conservazione delle strutture
Presenza di parcheggi di uso esclusivo Si/No
Presenza di parcheggi nelle vicinanze Si/No
Proprietà immobiliare Pubblico/Privato
Gestione del servizio a cura di Pubblico/Privato
Grado di fruibilità Basso/Medio/Alto
Presenza di spazi speciali Attrezzature sportive/palestra Si/No
Refettorio/Mensa Si/No
Spazi ricreativi Si/No
83

Alloggi per abitazione Si/No


Spazi aperti pertinenziali Si/No
Carenze note in termini di: Spazi – specificare:
Servizi – specificare:
Manutenzione – specificare:
Limitazione utenze – specificare:
Zona di Prg vigente:
Destinazione indicata:

d) per concludere, nella scheda sono state riportate le informazioni conclusiva della zona omogenea e della
destinazione prescritta nello strumento urbanistico generale vigente; circa i risultati, si veda l’Allegato 1
(Censimento dei servizi nel comune di Seveso).
Con la compilazione delle schede, il Piano dei servizi entra così in possesso di tutte le informazioni imputabi-
li in ambiente Gis; nel sistema informativo territoriale sono stati vettorializzati i singoli servizi censiti (defini-
ti come poligoni), identificandoli attraverso un apposito codice progressivo (ID) e riprendendo i dati signifi-
cativi presenti nella scheda censuaria; poi, si sono definiti i campi della tabella attributi Gis correlata a ogni
digitalizzazione, in base ai seguenti dati riportati nella maschera:
NOME CAMPO CARATTERISTICHE CAMPO ALIAS
ObjectID Intero
Categoria Carattere (3)
Tipo Carattere (3)
Nome Servi Carattere (70) Nome servizio
Frazione Carattere (10)
Tipo via Carattere (10)
Nome via Carattere (10)
Civico Intero
Foglio cat Carattere (10) Foglio catastale
Sup scheda Decimale (14,2) Superficie scheda
Sup copert Decimale (14,2) Superficie coperta
N. alunni p. Carattere (30) Numero alunni
N. classi Carattere (9) Numero classi
Anno costr Carattere (30) Anno costruzione
Stato cons Carattere (20) Stato di conservazione
Proprietà Carattere (30)
Gestione s. Carattere (40) Gestione servizio
Mensa Carattere (4)
Palestra Carattere (4) Palestra/attrezzature sportive
Illumin. Carattere (10) Illuminazione
Asfaltatura Carattere (10)
Stato pres. Carattere (15) Stato presenza
Id scheda Carattere (10)
Area Decimale (18,2)
Particella Carattere (150)
Note Carattere (100)
ConserStru Carattere (20) Stato conservazione
ParchEsclu Carattere (4) Parcheggi esclusivi
ParchVicin Carattere (4) Parcheggi nelle vicinanze
Spazi ricr Carattere (4) Spazi ricreativi
PresAllogg. Carattere (4) Presenza alloggi
SpaziApertP Carattere (50) Spazi aperti pertinenziali
ZonaPRGvig Carattere (50)
DestIndica Carattere (50) Destinazione indicata
84

In tal modo, è interrogabile ogni servizio censito ottenendo informazioni, in tempo reale, sullo stato di ogni
elemento selezionato; è, inoltre, possibile aggiornare in modo continuativo la banca dati, creata utilizzando il
riferimento della base aereofotogrammetrica.

2. Il calcolo dei fabbisogni arretrati per unità urbanistica d’indagine

Già la legge regionale lombarda n. 51/1975 identificava una quantità aggregata di aree per servizi alla resi-
denza da destinare a ogni abitante – pari a 26,5 mq/ab. – articolandola in: (i) 4,5 mq/ab. d’istruzione; (ii) 4
mq/ab. di attrezzature d’interesse comune; (iii) 15 mq/ab. di spazi a parco, gioco e sport; (iv) 3 mq/ab. di par-
cheggi d’uso pubblico, oggi, tale distinzione non rappresenta più il parametro di riferimento non solo perché
la Lr. 12/2005 vigente abbassa a 18 mq/ab. il fabbisogno minimo per abitante, ma anche perché fin dal 2001,
con Lr. 1/2001, veniva fornita al comune l’autonomia d’identificare come servizio tutto ciò che la popolazio-
ne ritenesse tale, in ottica sussidiaria e prestazionale.
In realtà, anche se lo strumento urbanistico generale vigente a Seveso senza dubbio aveva localizzato i vinco-
li a servizi pubblici nelle quantità di legge, non è detto che essi siano stati tutti trasformati in veri e propri ser-
vizi: (i) da un lato la prassi della monetizzazione (ossia la corresponsione del valore economico della quantità
corrispondente, in luogo della cessione delle aree), (ii) dall’altro lato la permanenza del regime vincolistico
sulle aree senza la loro successiva acquisizione al pubblico demanio (in via bonaria o per esproprio) nel corso
del quinquennio, (iii) da un altro lato ancora l’effettiva attrezzatura e cessione di aree solo laddove ciò era sta-
to espressamente prescritto e localizzato (in particolare, nell’ambito della pianificazione esecutiva avviata),
(iv) oppure, infine, l’acquisizione di aree e l’allestimento di servizi in spazi urbani differenti da quelli dove
s’era manifestata l’effettiva necessità, tutto questo può avere generato un sostanziale “fabbisogno arretrato”,
magari non così esplicito per l’intero aggregato sevesino, ma senz’altro da verificarsi per lo meno per alcune
sue porzioni.
È parso pertanto indispensabile esplorare in tale ottica la situazione comunale alla luce della normativa so-
pravvenuta (Lr. 12/2005), disaggregando le stime per ogni Unità urbanistica d’indagine e verificando, di
conseguenza, in base alla seguente scheda descrittiva se sussistano fabbisogni arretrati da colmare:

Località
Località contermini (Id)
Popolazione residente
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)
n
Necessari Esistenti
Servizi Mq Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975
Istruzione
Interesse collettivo
Verde/gioco/sport
Parcheggi
Totale

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

Note
85

Località Altopiano
Località contermini (Id)
Popolazione residente
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)
5
4.459
2,34
1.905
1
Necessari Esistenti
Servizi Mq Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975
Istruzione 20.065 9.059 – 11.006 –
Interesse collettivo 17.836 24.658 6.822 –
Verde/gioco/sport 66.885 250.167 183.282 –
Parcheggi 13.377 16.925 3.548 –
Totale 118.163 300.809 182.646 220.547

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

L’Altopiano risulta caratterizzato da una quantità importante di aree a servizi soprattutto legate al sistema ambientale. Si ricorda
infatti che, oltre al surplus evidenziato (il quale computa anche l’ampliamento previsto del Parco regionale delle Groane con
l’ultima Variante generale), sarebbe possibile aggiungere oltre 853.000 mq ricadenti proprio nel Parco regionale delle Groane.
86

Località Baruccana
Località contermini (Id)
Popolazione residente
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)
3, 4, 6, 7
2.855
0,84
3.398
2
Necessari Esistenti
Servizi Mq Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975
Istruzione 12.847 2.879 – 9.968 –
Interesse collettivo 11.420 2.647 - 8.773 –
Verde/gioco/sport 42.825 9.052 – 33.773 –
Parcheggi 8.565 7.827 – 738 –
Totale 75.657 22.405 – 53.252 – 28.985

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

Le dotazioni di aree per servizi presenti in Baruccana non soddisfano le esigenze quantitative rispetto ai parametri sia della Lr.
51/1975, sia della Lr. 12/2005. Tuttavia c’è da sottolineare che la carenza di aree verdi ( – 33.000 mq circa) potrebbe essere bi-
lanciata dalla presenza del “Bosco delle querce” limitrofo al quartiere.
87

Località Bosco delle querce


Località contermini
Popolazione residente
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)
2, 4, 5, 6, 8
31
0,53
58
3
Necessari Esistenti
Servizi Mq Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975
Istruzione 139 0 – 139 –
Interesse collettivo 124 0 – 124 –
Verde/gioco/sport 465 353.776 353.311 –
Parcheggi 93 1.990 1.897 –
Totale 821 356.766 354.945 356.208

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

La presenza del Bosco delle querce caratterizza la quasi totalità dell’ambito analizzato.
88

Località Cavalla
Località contermini
Popolazione residente
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)
2, 3, 7
2.437
0,65
3.749
4
Necessari Esistenti
Servizi Mq Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975
Istruzione 10.966 13.181 2.215 –
Interesse collettivo 9.748 0 – 9.748 –
Verde/gioco/sport 36.555 36.985 430 –
Parcheggi 7.311 5.630 – 1.681 –
Totale 64.580 55.796 – 8.784 11.930

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

Nonostante il quartiere risponda adeguatamente alle richieste della Lr. 12/2005 si registra una carenza assoluta di interesse col-
lettivo.
89

Località Centro
Località contermini
Popolazione residente
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)
1, 3, 6, 8
5.504
1,37
4.017
5
Necessari Esistenti
Servizi Mq Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975
Istruzione 24.768 19.942 – 4.826 –
Interesse collettivo 22.016 21.423 – 593 –
Verde/gioco/sport 82.560 35.829 – 46.731 –
Parcheggi 16.512 19.803 3.291 –
Totale 145.856 96.997 – 48.859 – 2.075

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

In questa località si manifesta una carenza di servizi rispetto ai parametri sia della Lr. 51/1975, sia della Lr. 12/2005. Si ritiene
pertanto fondamentale, vista la centralità e l’importanza dell’ambito, di incrementare le dotazioni di servizi esistenti.
90

Località Dossi
Località contermini
Popolazione residente..
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)
2, 3, 5
1.403
0,54
2.598
6
Necessari Esistenti
Servizi Mq Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975
Istruzione 6.313 0 – 6.313 –
Interesse collettivo 5.612 11.327 5.715 –
Verde/gioco/sport 21.045 35.155 14.110 –
Parcheggi 4.209 7.533 3.324 –
Totale 37.179 54.015 16.836 28.761

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

Il quartiere risulta sprovvisto di strutture scolastiche.


91

Località Meredo
Località contermini
Popolazione residente
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)
2, 4
1.731
0,50
3.462
7
Necessari Esistenti
Servizi Mq Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975
Istruzione 7.789 11.013 3.224 –
Interesse collettivo 6.924 17.213 10.289 –
Verde/gioco/sport 25.965 24.657 - 1.308 –
Parcheggi 5.193 6.278 1.085 –
Totale 45.871 59.161 13.290 28.003

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

Solo le dotazioni di aree verdi per il gioco e lo sport risultano carenti di una quantità tale da portare il quartiere in una condizio-
ne di sottodotazione rispetto ai parametri della Lr. 51/1975.
92

Località San Pietro Martire


Località contermini
Popolazione residente
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)
3, 5
2.680
0,56
4.785
8
Necessari Esistenti
Servizi Mq Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975
Istruzione 12.060 5.261 - 6.799 –
Interesse collettivo 10.720 16.348 5.628 –
Verde/gioco/sport 40.200 10.668 – 29.532 –
Parcheggi 8.040 5.284 – 2.756 –
Totale 71.020 37.561 – 33.459 – 10.679

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

Le quantità espresse sono al netto delle aree interessate dal Seminario Arcivescovile, considerabile senz’altro come servizio ma
non d’uso pubblico, nonché dalla scuola dell’infanzia paritaria che ricade all’esterno dei confini comunali anche se riverbera i
suoi effetti nel comune di Seveso, tanto da farla considerare ai fini del calcolo di accessibilità.
93

Località Comune di Seveso


Località contermini
Popolazione residente
Superficie (kmq)
Densità abitativa (ab/kmq)

21.110
7,34
2.876
T
Servizi Necessari Esistenti Saldo Saldo Lr. 12/2005
ex. Lr. 51/1975 Mq
Istruzione 94.947 61.335 - 33.612 –
Interesse collettivo 84.400 93.616 9.216 –
Verde/gioco/sport 316.500 756.289 439.789 –
Parcheggi 63.300 71.270 7.970 –
Totale 559.147 982.510 423.363 603.330

Localizzazione del quartiere

Distribuzione e classificazione dei servizi esistenti

Alle quantità espresse s’aggiungano le aree interessate dal Seminario Arcivescovile, considerabile senz’altro come servizio ma
non d’uso pubblico, nonché dalla scuola dell’infanzia paritaria che ricade all’esterno dei confini comunali anche se riverbera i
suoi effetti nel comune di Seveso, tanto da farla considerare ai fini del calcolo di accessibilità; pertanto, si avrà:
(Seminario, scuola infanz.) – 59.064 – –
Totale generale 559.147 1.041.574 482.427 661.594
94

3. Il calcolo dei fabbisogni insorgenti

L’ormai abrogata legge regionale 1/2001, per garantire maggior flessibilità nell’ambito del Piano dei servizi,
non confermava quelle ripartizioni per tipologie – nell’ambito della dotazione minima di standard – che in-
vece, erano state prescritte dall’art. 22 della Lr. 51/1975 nella misura seguente:

per istruzione 4,5 mq/ab.


per attrezzature d’interesse comune 4,0 mq/ab.
per il verde, gioco, sport 15,0 mq/ab.
per parcheggi 3,0 mq/ab.
per complessivi 26,5 mq/ab.

Nell’ambito della Lr. 1/2001 il legislatore si limitava solamente a prescrivere che almeno il 50% della quanti-
tà complessiva di 26,5 mq/ab. (ossia 13,25 a fronte dei precedenti 15,0 mq/ab. ex Lr. 51/1975) fosse riservato
al verde, rinviando alla pianificazione locale l’incombenza di identificare la ripartizione quali/quantitativa tra
le differenti tipologie di attrezzature; addirittura, tale prescrizione scompare nella Lr. 12/2005 che, più sem-
plicemente, riduce da 26,5 mq/ab. a 18,0 mq/ab. la dotazione pro – capite minima di servizi.
In tale ottica, occorre adeguare la tabella di valutazione sintetica delle UUI che, in questo caso, concernerà il
cosiddetto “fabbisogno insorgente” di standard, ossia quello generabile dalla potenzialità insediativa residen-
ziale dei nuovi interventi ammessi; tuttavia, considerati i caratteri urbanistici di Seveso dove è stata vincolata,
nello strumento urbanistico generale in vigore, una gran quantità di aree da destinare a servizi che tuttavia,
per differenti motivi, non risultano ancora acquisite alla pubblica utilità, è stata qui adottata una procedura in-
versa, ossia la verifica se e in qual quantità la dotazione di servizi esistenti e previsti basti a rispondere alla
domanda espressa dalla popolazione residente e teorica.
Tale simulazione ha preteso di considerare una destinazione a servizi del tutto finalizzata all’insediamento
residenziale, seguendo in altre parole lo schema sottostante:

6) Quantificazione delle aree a


servizio che si possono riclas-
1) Servizi esistenti sificare ad altre funzioni

4) Popolazione residente 2) Saldo rispetto alla nor-


mativa vigente 5) Saldo del movimento di popo-
nelle singole UUI
lazione per raggiungere la quota
ottimale di residenti rispetto ai
servizi esistenti e previsti

(Verifica)

1) Servizi previsti dallo 2) Verifica della capacità 3) Verifica del soddisfaci-


strumento urbanistico vi- dei servizi esistenti e previ- mento della popolazione
gente e non ancora attuati sti di rispondere alla do- insediabile
manda della popolazione
residente e teorica
95

Località Altopiano

1
Località contermini 5
Popolazione residente 4.459
Servizi esistenti 300.809
N. aree di PA non attuate 1
Volumetrie previste (mc) 2.500
Popolazione prevista (100 mc/ab.) 25
Popolazione prevista (150 mc/ab.) 17
Popolazione prevista (249 mc/ab.) 10
Popolazione prevista (264 mc/ab.) 9

Saldo Saldo Servizi Servizi totali in com-


Le dotazioni di servizi esistenti soddisfano i bisogni
Lr. 51/1975 Lr. 12/2005 non attuati pleta attuazione
della popolazione insorgente?
(mq) (mq) (mq) (mq)
182.646 220.547 25.688 326.497 SI

Aree a servizio non ancora attuate

Nonostante le dotazioni globali di servizi siano sufficienti a rispondere alle esigenze della popolazione residente, si riscontra una
carenza di oltre 10.000 mq del servizio legato all’istruzione, per il quale è necessario dare adeguate risposte.
96

Località Baruccana

2
Località contermini 3, 4, 6, 7
Popolazione residente 2.855
Servizi esistenti 22.405
N. aree di PA non attuate 2
Volumetrie previste (mc) 15.349
Popolazione prevista (100 mc/ab.) 154
Popolazione prevista (150 mc/ab.) 102
Popolazione prevista (249 mc/ab.) 62
Popolazione prevista (264 mc/ab.) 58

Saldo Saldo Servizi Servizi totali in com-


Le dotazioni di servizi esistenti soddisfano i bisogni
Lr. 51/1975 Lr. 12/2005 non attuati pleta attuazione
della popolazione insorgente?
(mq) (mq) (mq) (mq)
– 53.252 – 28.985 65.020 87.425 NO

Aree a servizio non ancora attuate

Le dotazioni di aree esistenti e la loro incapacità di soddisfare le esigenze della popolazione residente pongono all’attenzione
dell’Amministrazione comunale il rinnovo/attuazione di servizi previsti e mai concretizzati, onde riequilibrare uno scompenso tra
i più elevati del territorio comunale
97

Località Bosco delle querce

3
Località contermini 2, 4, 5, 6, 8
Popolazione residente 31
Servizi esistenti 356.766
N. aree di PA non attuate 0
Volumetrie previste (mc) 0
Popolazione prevista (100 mc/ab.) 0
Popolazione prevista (150 mc/ab.) 0
Popolazione prevista (249 mc/ab.) 0
Popolazione prevista (264 mc/ab.) 0

Saldo Saldo Servizi Servizi totali in com-


Le dotazioni di servizi esistenti soddisfano i bisogni
Lr. 51/1975 Lr. 12/2005 non attuati pleta attuazione
della popolazione insorgente?
(mq) (mq) (mq) (mq)
354.945 356.208 92.540 449.306 SI

Aree a servizio non ancora attuate

Le notevoli quantità di aree verdi presenti nel Bosco delle querce determinano un surplus elevato di servizi soprattutto nella cate-
goria del verde gioco e sport.
98

Località Cavalla

4
Località contermini 2, 3, 7
Popolazione residente 2.437
Servizi esistenti 55.796
N. aree di PA non attuate 0
Volumetrie previste (mc) 0
Popolazione prevista (100 mc/ab.) 0
Popolazione prevista (150 mc/ab.) 0
Popolazione prevista (249 mc/ab.) 0
Popolazione prevista (264 mc/ab.) 0

Saldo Saldo Servizi Servizi totali in com-


Le dotazioni di servizi esistenti soddisfano i bisogni
Lr. 51/1975 Lr. 12/2005 non attuati pleta attuazione
della popolazione insorgente?
(mq) (mq) (mq) (mq)
– 8.784 11.930 65.876 121.672 SI ma solo rispetto alla Lr. 12/2005

Aree a servizio non ancora attuate

Le dotazioni di aree esistenti e la loro limitata capacità di soddisfare le esigenze della popolazione residente (secondo i parametri
della Lr. 51/1975) pongono all’attenzione dell’Amministrazione comunale il rinnovo/attuazione di servizi previsti e mai concretiz-
zati, onde riequilibrare uno scompenso tra i più elevati del comune
99

Località Centro

5
Località contermini 1, 3, 6, 8
Popolazione residente 5.504
Servizi esistenti 96.997
N. aree di PA non attuate 2
Volumetrie previste (mc) 55.525
Popolazione prevista (100 mc/ab.) 555
Popolazione prevista (150 mc/ab.) 370
Popolazione prevista (249 mc/ab.) 223
Popolazione prevista (264 mc/ab.) 210

Saldo Saldo Servizi Servizi totali in com-


Le dotazioni di servizi esistenti soddisfano i bisogni
Lr. 51/1975 Lr. 12/2005 non attuati pleta attuazione
della popolazione insorgente?
(mq) (mq) (mq) (mq)
– 48.859 – 2.075 96.569 193.566 NO

Aree a servizio non ancora attuate

Le dotazioni di aree esistenti e la loro difficoltà di soddisfare le esigenze della popolazione residente pongono all’attenzione
dell’Amministrazione comunale il rinnovo/attuazione di servizi previsti e mai concretizzati, onde riequilibrare uno scompenso tra
i più elevati del comune
100

Località Dossi

6
Località contermini 2, 3, 5
Popolazione residente 1.403
Servizi esistenti 54.015
N. aree di PA non attuate 0 (5 Porosità)
Volumetrie previste (mc) 7.754
Popolazione prevista (100 mc/ab.) 78
Popolazione prevista (150 mc/ab.) 51
Popolazione prevista (249 mc/ab.) 31
Popolazione prevista (264 mc/ab.) 30

Saldo Saldo Servizi Servizi totali in com-


Le dotazioni di servizi esistenti soddisfano i bisogni
Lr. 51/1975 Lr. 12/2005 non attuati pleta attuazione
della popolazione insorgente?
(mq) (mq) (mq) (mq)
16.836 28.761 41.628 95.643 SI

Aree a servizio non ancora attuate

Le dotazioni di aree a servizi esistenti risultano sufficienti a rispondere alle esigenze della località Dossi, permettendo di riclassifi-
care le aree attualmente destinate a servizi ma non ancora poste in attuazione
101

Località Meredo

7
Località contermini 2, 4
Popolazione residente 1.731
Servizi esistenti 59.161
N. aree di PA non attuate 1
Volumetrie previste (mc) 1.500
Popolazione prevista (100 mc/ab.) 15
Popolazione prevista (150 mc/ab.) 10
Popolazione prevista (249 mc/ab.) 6
Popolazione prevista (264 mc/ab.) 6

Saldo Saldo Servizi Servizi totali in com-


Le dotazioni di servizi esistenti soddisfano i bisogni
Lr. 51/1975 Lr. 12/2005 non attuati pleta attuazione
della popolazione insorgente?
(mq) (mq) (mq) (mq)
13.290 28.003 73.496 132.657 SI

Aree a servizio non ancora attuate

Le dotazioni di aree a servizi esistenti risultano sufficienti a rispondere alle esigenze della località Meredo permettendo di riclassi-
ficare le aree attualmente destinate a servizi ma non ancora poste in attuazione
102

Località San Pietro Martire

8
Località contermini 3, 5
Popolazione residente 2.680
Servizi esistenti 37.561
N. aree di PA non attuate 2
Volumetrie previste (mc) 8.052
Popolazione prevista (100 mc/ab.) 80
Popolazione prevista (150 mc/ab.) 54
Popolazione prevista (249 mc/ab.) 32
Popolazione prevista (264 mc/ab.) 30

Saldo Saldo Servizi Servizi totali in com-


Le dotazioni di servizi esistenti soddisfano i bisogni
Lr. 51/1975 Lr. 12/2005 non attuati pleta attuazione
della popolazione insorgente?
(mq) (mq) (mq) (mq)
– 33.459 – 10.679 24.162 61.723 NO

Aree a servizio non ancora attuate

Le dotazioni di aree esistenti e la loro difficoltà di soddisfare le esigenze della popolazione residente pongono all’attenzione
dell’Amministrazione comunale il rinnovo/attuazione di servizi previsti e mai concretizzati, onde riequilibrare uno scompenso tra
i più elevati del comune
103

Località Seveso

T
Località contermini –
Popolazione residente 21.110
Servizi esistenti 982.510
N. aree di PA non attuate 8 + 5 porosità
Volumetrie previste (mc) 90.680
Popolazione prevista (100 mc/ab.) 907
Popolazione prevista (150 mc/ab.) 604
Popolazione prevista (249 mc/ab.) 364
Popolazione prevista (264 mc/ab.) 343

Saldo Saldo Servizi Servizi totali in com-


Le dotazioni di servizi esistenti soddisfano i bisogni
Lr. 51/1975 Lr. 12/2005 non attuati pleta attuazione
della popolazione insorgente?
(mq) (mq) (mq) (mq)
423.363 603.330 484.979 1.467.489 SI

Aree a servizio non ancora attuate

Nonostante l’elevata quantità di aree a servizi, il surplus registrato risulta caratterizzato soltanto dalle aree verdi (Bosco delle
querce, in particolare), e appare pertanto opportuno potenziare i fabbisogni pregressi e insorgenti
104

4. Il calcolo dei saldi

Località Altopiano

1
Popolazione residente 4.459
Popolazione insorgente (150 mc/ab.) 17
Popolazione totale 4.476
Servizi esistenti 300.809
Servizi non attuati 25.688
Saldo teorico (Lr. 51/1975) 182.116 SALDO
Saldo teorico (Lr. 12/2005) 220.241
Dimensionamento al netto dei servizi non at-
tuati rispetto alla popolazione teorica
67,20 mq/ab. POSITIVO
Località Baruccana

2
Popolazione residente 2.855
Popolazione insorgente (150 mc/ab.) 102
Popolazione totale 2.957
Servizi esistenti 22.405
Servizi non attuati 65.020
Saldo teorico (Lr. 51/1975) – 55.955 SALDO
Saldo teorico (Lr. 12/2005) – 30.821
Dimensionamento al netto dei servizi non at-
tuati rispetto alla popolazione teorica
7,58 mq/ab. NEGATIVO
Località Bosco delle Querce

3
Popolazione residente 31
Popolazione insorgente (150 mc/ab.) 0
Popolazione totale 31
Servizi esistenti 356.766
Servizi non attuati 92.540
Saldo teorico (Lr. 51/1975) 354.945 SALDO
Saldo teorico (Lr. 12/2005) 356.208
Dimensionamento al netto dei servizi non at-
tuati rispetto alla popolazione teorica
11.59 mq/ab. POSITIVO
Località Cavalla

4
Popolazione residente 2.437
Popolazione insorgente (150 mc/ab.) 0
Popolazione totale 2.437
Servizi esistenti 55.796
Servizi non attuati 65.876
Saldo teorico (Lr. 51/1975) – 8.784 SALDO
Saldo teorico (Lr. 12/2005) 11.930
Dimensionamento al netto dei servizi non at-
tuati rispetto alla popolazione teorica
22,89 mq/ab. NEGATIVO
105

Località Centro

5
Popolazione residente 5.504
Popolazione insorgente (150 mc/ab.) 370
Popolazione totale 5.874
Servizi esistenti 96.997
Servizi non attuati 96.569
Saldo teorico (Lr. 51/1975) – 58.664 SALDO
Saldo teorico (Lr. 12/2005) – 8.735
Dimensionamento al netto dei servizi non at-
tuati rispetto alla popolazione teorica
16,51 mq/ab. NEGATIVO
Località Dossi

6
Popolazione residente 1.403
Popolazione insorgente (150 mc/ab.) 51
Popolazione totale 1.454
Servizi esistenti 54.015
Servizi non attuati 41.628
Saldo teorico (Lr. 51/1975) 15.484 SALDO
Saldo teorico (Lr. 12/2005) 27.843
Dimensionamento al netto dei servizi non at-
tuati rispetto alla popolazione teorica
37,15 mq/ab. POSITIVO
Località Meredo

7
Popolazione residente 1.731
Popolazione insorgente (150 mc/ab.) 10
Popolazione totale 1.741
Servizi esistenti 59.161
Servizi non attuati 73.493
Saldo teorico (Lr. 51/1975) 13.025 SALDO
Saldo teorico (Lr. 12/2005) 27.823
Dimensionamento al netto dei servizi non at-
tuati rispetto alla popolazione teorica
33,98 mq/ab. POSITIVO
Località San Pietro Martire

8
Popolazione residente 2.680
Popolazione insorgente (150 mc/ab.) 54
Popolazione totale 2.734
Servizi esistenti 37.561
Servizi non attuati 24.162
Saldo teorico (Lr. 51/1975) – 34.890 SALDO
Saldo teorico (Lr. 12/2005) – 11.651
Dimensionamento al netto dei servizi non at-
tuati rispetto alla popolazione teorica
13,74 mq/ab. NEGATIVO
106

Località Comune di Seveso

T
Popolazione residente 21.110
Popolazione insorgente (150 mc/ab.) 604
Popolazione totale 21.714
Servizi esistenti 982.510
Servizi non attuati 484.979
Saldo teorico (Lr. 51/1975) 407.089 SALDO
Saldo teorico (Lr. 12/2005) 591.658
Dimensionamento al netto dei servizi non at-
tuati rispetto alla popolazione teorica
45,25 mq/ab. POSITIVO
5. Una valutazione di sintesi relativa agli aspetti quantitativi

5.1. Le principali carenze riscontrate nelle Unità urbanistiche d’indagine

A conclusione dell’analisi del fabbisogno arretrato è possibile evidenziare il fatto che – solo in alcune delle
unità urbanistiche d’indagine – è presente una dotazione di servizi superiore ai parametri minimi stabiliti dal-
le norme vigenti; va posta pertanto l’attenzione non solo verso una politica di miglioramento e ottimizzazio-
ne dei servizi in essere, ma anche verso l’individuazione e realizzazione di nuove attrezzature che rispondano
alle esigenze espresse dalla popolazione.
Riassumendo, per le 8 unità urbanistiche d’indagine la situazione è la seguente:

1 2 3 4 5 6 7 8 Totale
Popolazione residente 4.459 2.855 31 2.437 5.504 1.403 1.731 2.680 21.110
Servizi esistenti 300.809 22.405 356.766 55.796 96.997 54.015 59.161 37.761 982.510
Saldi ex Lr. 51/1975 182.646 – 53.252 354.945 – 8.784 – 48.859 16.836 13.290 – 33.459 423.363
Saldi ex Lr. 12/2005 220.547 – 28.985 356.208 11.930 – 2.075 28.761 28.003 – 10.679 603.330

Se consideriamo le 4 categorie di servizi previste dalla Lr. 51/1975 previgente, computate per tutto il territo-
rio di Seveso, otteniamo:

Tipologia di Superficie Quantità minime Saldo rispetto alle quantità


servizi pubblici in atto ex Lr. 51/1975 ex Lr. 51/1975
Istruzione 61.335 94.947 -33.612
Interesse collettivo 93.616 84.400 9.216
Verde, gioco, sport 756.289 316.500 439.789
Parcheggi 71.270 63.300 7.970
Totale 982.510 559.147 423.363

È possibile dunque constatare – in base all’analisi effettuata – che:


1) la quantità di aree e attrezzature, attualmente attive sul territorio di Seveso, è soddisfacente per tutte le
tipologie ad eccezione delle attrezzature destinate all’istruzione, deficitarie di 33.612 mq, per le quali è
necessario individuare un’adeguata risposta;
2) la valutazione effettuata rispetto ai fabbisogni arretrati nelle singole unità urbanistiche d’indagine evi-
denzia carenze consistenti nella località di Baruccana, Seveso Centro e San Pietro Martire (cfr. la rap-
presentazione successiva);
3) la dotazione di aree verdi risulta assai elevata grazie alla presenza del Bosco delle querce, che mitiga e
livella le carenze riscontrate nelle unità urbanistiche d’indagine limitrofe;
107

4) le dotazioni di servizi esistenti risultano molto elevate rispetto alle quantità minime stabilite dalla norma-
tiva, e consentono di orientare le risorse economiche comunali verso il potenziamento e miglioramento
dei servizi già in essere.

Classificazione delle località per saldo dei fabbisogni arretrati rispetto alla Lr. 51/1975

In altri termini, la dotazione di aree a servizi soddisfa sia la domanda della popolazione residente e fluttuante,
sia la domanda futura derivante dalla piena attuazione dello strumento urbanistico generale vigente (spazian-
do, in tal caso, dai 907 utenti nell’utilizzo del parametro dei 100 mc/ab. ex Lr. 51/1975 fino ai 343 nuovi abi-
tanti virtuali in base all’assunzione del parametro reale di Seveso, e raggiungendo cosi la soglia di oltre 50
mq/ab., ulteriormente incrementabile di 22,97 mq/ab. laddove vengano attuati i servizi previsti e non ancora
realizzati).
L’eventuale esclusione del cosiddetto del “Bosco delle querce”, anche se la prossimità di tale tipologia di
verde nei confronti dell’urbanizzato la renderebbe facilmente accessibile e fruibile da parte della popolazione
residente, comporterebbe una riduzione di 353.776 mq, pari a 16,76 mq/ab. ridimensionando così l’entità dei
servizi a 29,78 mq/ab., superiore al parametro minimo di 18 mq/ab. stabilito dalla Lr. 12/2005.
Peraltro, la presenza di numerose aree vincolate per servizi non attuati pretende che l’Amministrazione co-
munale assuma una determinazione strategica: laddove, cioè, s’addivenisse alla scelta di mantenere le previ-
sioni insediative dello strumento generale vigente, in particolare riguardo agli strumenti attuativi non ancora
avviata (ma non è dato vedere come, per tal caso, i diritti edificatori già assegnati possano venire abrogati
tramite il nuovo piano), risulterebbero necessarie le seguenti entità:

1 2 3 4 5 6 7 8 Totale
Popolazione residente 4.459 2.855 31 2.437 5.504 1.403 1.731 2.680 21.110
Servizi esistenti 300.809 22.405 356.776 55.796 96.997 54.015 59.161 37.561 982.510
Servizi non attuati 25.688 65.020 92.540 65.876 96.569 41.621 73.496 24.162 484.979
Pop. teorica 100 mc/ab. 25 154 0 0 555 78 15 80 907
Pop. teorica 150 mc/ab. 17 102 0 0 370 51 10 54 604
Pop. teorica 249 mc/ab. 10 62 0 0 223 31 6 32 364
Pop. teorica 264 mc/ab. 9 58 0 0 210 30 6 30 343

Il maggiore incremento di popolazione teorica (assumendo il parametro di 100 mc/ab.) si riscontrerebbe a


Seveso Centro con 555 unità, pari al 61,19% del totale, seguito da Baruccana con 154 unità (16,98%) e da
San Pietro Martire con 8 unità (8,82%), andando ad appesantire le corrispondenti carenze di servizi.
Ma, tuttavia, è proprio in tali località che si manifesta la maggior necessità di potenziare la dotazione dei ser-
vizi sia individuando nuove aree destinate a soddisfare la domanda di attrezzature, sia attraverso la possibile
reiterazione del vincolo su aree già vincolate a servizi ma non ancora poste in attuazione (ciò peraltro solo
108

attraverso motivazioni puntuali, e col relativo inserimento nel programma triennale delle opere pubbliche, a
meno che invece non si adotti la modalità della “destinazione” a servizi in regime di sussidiarietà al posto del
“vincolo”).

Carta di classificazione delle Località per quantità di servizi non attuati

5.2. Una prima ipotesi di trasformazioni e riclassificazione delle aree vincolate

La quantificazione dell’entità dei fabbisogni, arretrati e insorgenti, permette di focalizzare l’attenzione sulla
opportunità di riclassificare alcune aree, oggi vincolate a servizi dallo strumento urbanistico generale vigente
ma che, per differenti motivazioni (economiche, di opportunità, di fattibilità ecc.), ancora non sono state ac-
quisite e attrezzate, fatto che ha lasciato cosi spazio all’avvenuta decadenza del vincolo e alla corrispondente
(e incombente) applicazione della sentenza della Corte Costituzione 179/1999.
In questa prima fase ricognitiva dello stato di fatto dell’offerta strutturale e strategica della rete dei servizi, è
possibile delineare una prima ipotesi d’intervento quantificando le aree a servizi occorrenti per riequilibrare
realtà deficitarie e, nell’eventualità, per riclassificare quelle aree che ricadano in ambiti già sufficientemente
dotate di attrezzature.
In particolare, una prima ipotesi appare la seguente (che fa ammontare a 349.915 mq l’entità di superficie ri-
classificabile mantenendo comunque, per tutte le località considerate, una dotazione di servizi superiore ai
26,5 mq/ab.):

Località Entità a servizi di possibile Priorità di possibile Priorità di possibile


riclassificazione riclassificazione (1) riclassificazione (2)
Altopiano 25.688 (100%) Istruzione Istruzione
Baruccana 11.768 (18,09%) Parcheggi Verde
Bosco delle Querce 92.540 (100%) – –
Cavalla 57.092 (86,66%) Interesse collettivo Parcheggi
Centro 47.710 (49,40%) Verde Parcheggi
Dossi 41.621 (100%) Istruzione Parcheggi
Meredo 73.496 (100%) Parcheggi –
San Pietro Martire – 24.162 (0%) Verde Parcheggi
109

100000

80000

60000

40000

20000

0
Altopiano Baruccana Bosco delle Cavalla Centro Dossi Meredo San Pietro
Querce Martire
-20000

-40000

La stima dei fabbisogni arretrati fa ipotizzare alcuni tipi di servizi da attuarsi per la parte di suoli che deve ne-
cessariamente rimanere destinata ad attrezzature collettive, per rispondere alle quantità minime di legge; in
particolare, s’individuano priorità legate sia alla carenza riscontrata di aree per servizi, sia alle necessità di
potenziare servizi che, pur risultando adeguati alla popolazione residente, potrebbero non corrispondere alla
ulteriore domanda della popolazione gravitante e delle attività commerciali: i) potenziare l’istruzione in loca-
lità Altopiano; ii) potenziare i parcheggi e, in subordine, il verde a Baruccana; iii) nessun intervento nel Bo-
sco delle querce; iv) potenziare i servizi d’interesse collettivo e, in subordine, i parcheggi a Cavalla; v) poten-
ziare il verde e i parcheggi in Centro a Seveso; vi) potenziare l’istruzione e in subordine i parcheggi a Dossi;
vii) potenziare i parcheggi a Meredo; viii) potenziare il verde e i parcheggi a San Pietro Martire.
Gli interventi dovranno trovare la giusta localizzazione nel Programma triennale delle opere pubbliche, da
aggiornarsi annualmente in relazione alle varie necessità d’attuazione e di bilancio, e le azioni vengono sinte-
ticamente richiamate nella rappresentazione sottostante dove: I = istruzione; C = interesse collettivo; V =
verde, gioco, sport; P = parcheggi, che richiedono un potenziamento generalizzato nella più parte dello spa-
zio comunale.
110

Parte IV
I calcoli dell’accessibilità qualitativa dei servizi

1. L’importanza della stima di accessibilità dei servizi esistenti

Con la riforma urbanistica lombarda sono stati introdotti molteplici elementi di novità nella costruzione del piano,
sostituendosi alle tradizionali impostazioni all’esame dei servizi e al computo dei fabbisogni in termini solo quantita-
tivi: i modi in cui l’art. 9, c. 3, Lr. 12/2005 fa emergere le valutazioni qualitative da introdursi nel piano dei servizi
richiedono un’adeguata definizione preliminare, essenziale per il varo di un compiuto percorso di stima.
In specifico, l’accessibilità è definibile come la capacità di un dispositivo, di un servizio o di una risorsa di rendersi
fruibile con facilità da una qualsiasi categoria d’utenza, e accessibile è l’attrezzatura che può venire raggiunta age-
volmente; si tratta dunque di un “potenziale relativo” di qualsivoglia struttura, in quanto concetto riferito a una carat-
teristica di natura spaziale, da rapportarsi dunque a numerose variabili del tipo: i.) gli utenti a cui si rivolge, ii.) le
modalità della loro fruizione e accessibilità e, quindi, tramite quale mezzo di trasporto, iii.) e con qual costo per
l’utente e per la collettività.
Appare pertanto opportuno muovere dalle variabili in gioco per articolare un’efficace modalità di stima:
x. utenza: è necessario rapportare ogni tipo di servizio alla quota di popolazione interessata alla sua fruizione; so-
vente si tratta della mera suddivisione per classi di età, altrimenti può rivelarsi corretta una selezione per sesso, o
sesso e classe d’età, o ulteriori parametri; tale variabile conferisce al pianificatore il compito di selezionare arbi-
trariamente “a chi serve cosa” per poi spazializzare servizi e popolazione, onde giudicare la bontà localizzativa e
quantitativa dell’offerta in ragione della domanda;
y. mezzi di trasporto: sono auspicabili i rapporti tra alcune categorie di servizi e i mezzi impiegati per raggiungerli;
riassumiamo nei “servizi primari” quelli a cui è necessario garantire accessibilità ciclopedonale (ciò comporta, in
prima battuta, una selezione di quei servizi che s’intende considerare come primari e, in secondo luogo, lo svi-
luppo di un metodo calibrato sulla mobilità non motorizzata); per quanto concerne invece i servizi che estendono
il loro bacino d’attrattività oltre i confini comunali, occorre approfondire – in un’ottica di sostenibilità urbana –
lo studio delle reti di trasporto collettivo quali alternativa all’uso dell’auto, determinando l’accessibilità anche ri-
spetto all’articolazione delle reti di trasporto pubblico; ultimo, ma non meno importante, è il grado di accessibili-
tà derivante dalla centralità dei servizi rispetto al grafo stradale, che dovrà tener conto del costo collettivo della
mobilità a supporto di una corretta spazializzazione delle attività;
z. costi pro/capite e collettivi: senza tale parametro si smarrisce il senso dell’«accessibilità», connesso a quello di
sostenibilità nel momento in cui tende a ridurre i costi legati alla mobilità, orientando modi di trasporto a ridotto
impatto ambientale (nell’accezione più ampia non solo dell’inquinamento dell’aria, ma anche di quello acustico
e visivo e della considerazione di tutti i disagi alla popolazione legati all’uso eccessivo dell’auto) e spingendo a
densificare le città; occorre pertanto sviluppare un indicatore capace di correlare la dislocazione dei servizi alle
centralità del tessuto definite dalla maglia stradale; cosi facendo è possibile valutare la localizzazione più appro-
priata per servizi primari e d’interesse sovracomunale in ragione dell’utilità, per l’utenza, di disporre dei servizi
in concomitanza con altre attività di qualsivoglia natura, per minimizzare gli spostamenti col mezzo privato,
massimizzare l’utilizzo del mezzo pubblico e garantire l’accessibilità ciclopedonale ai servizi primari.
Sulla scorta di tale disarticolazione è stata predisposta la trama analitica nel seguito identificata, operando un primo
discernimento dell’intera dotazione d’attrezzature in servizi. i) di quartiere, ii) d’interesse locale (comunale), iii)
d’interesse sovra locale, con la duplice finalità di poterne valutare le specifiche modalità di accesso e il reale grado di
corrispondenza tra il servizio offerto e il fabbisogno potenzialmente espresso da parte degli utenti finali.
Si noti come alcune categorie rispondano a bisogni spazialmente localizzati in termini trascendenti dalle delimitazio-
ni del quartiere o della città e, per essi, è stato considerato il bacino d’utenza preponderante, che determina cioè i
maggiori flussi di mobilità.
111

Servizio Categoria Tipologia Bacino d’utenza


Asili nido Cat. II Tipo 1 Servizi di quartiere
Scuole materne Cat. I Tipo 2 Servizi di quartiere
Scuole primarie Cat. I Tipo 2 Servizi di quartiere
Chiese Cat. II Tipo 2 Servizi di quartiere
Oratori parrocchiali Cat. II Tipo 3 Servizi di quartiere
Aree verdi di quartiere (giardini e parchi attrezzati) Cat. III Tipo 1 Servizi di quartiere
Scuole secondarie di primo grado Cat. I Tipo 3 Servizi di interesse locale
Sistema dei servizi per la sicurezza (Vigili del Fuo-
Cat. II Tipo 9 Servizi di interesse locale
co/Polizia/Guardia di finanza/Carabinieri/Polizia locale)
Attrezzature sanitarie (Ambulatori, centri analisi, farmacie) Cat. II Tipo 6 Servizi di interesse locale
Attrezzature amministrative e locali di gestione Cat. II Tipo 7 Servizi di interesse locale
Attrezzature e verde sportivo Cat. III Tipo 2 Servizi di interesse locale
Cimiteri Cat. VII Servizi di interesse locale
Istituti di formazione superiore Cat. V Tipo 1 Servizi di interesse locale
Sistema dei servizi per la cultura
Cat. II Tipo 5 Servizi di interesse locale
(Biblioteche/sale conferenza/musei/mostre/sale civiche)
Servizi di interesse sovralo
Attrezzature sanitarie ospedaliere Cat. II Tipo 6
cale
Sistema dei servizi di interesse Cat. II Tipo 4 Servizi di interesse

Prima di procedere ai calcoli di accessibilità, consideriamo alcuni concetti sui differenti modi di spostamento:
a) mobilità ciclopedonale: fa riferimento a tutti gli spostamenti effettuati senza l’ausilio di mezzi a motore, caratte-
rizzati da elevato grado di sostenibilità ambientale e da raggi di percorrenza ridotti (600 m); la valutazione dei
rapporti tra i luoghi della residenza e la dislocazione dei servizi di quartiere è essenziale per il contenimento del
traffico urbano;
b) mobilità su mezzo privato: contempla gli spostamenti effettuati con mezzo privato su gomma; dati i noti proble-
mi generati da tale tipo di mobilità in termini sia ecologici sia di congestione indotta, oltre alla preponderanza
degli spostamenti di tal tipo rispetto a quelli più sostenibili, è stato valutato il rapporto tra la rete stradale e la di-
stribuzione dei servizi sul territorio;
c) mobilità su mezzo pubblico collettivo: fa riferimento alla disponibilità di mezzi pubblici, su ferro e/o gomma,
funzionali a rendere accessibile il territorio e i servizi che lo qualificano; dati gli effetti positivi generalizzati che
s’otterrebbero dal trasferimento di quote di mobilità privata su gomma verso il trasporto collettivo, appare priori-
taria una valutazione specifica delle sue potenzialità rispetto alle peculiarità urbane e alla dotazione di servizi:
così ogni loro tipo, in ragione del proprio carattere prestazionale e dell’utenza a cui si rivolge, verrà valutato nel
suo grado d’accessibilità topologica, ciclopedonale e con trasporto collettivo;
d) mobilità pedonale: fa riferimento a tutti gli spostamenti effettuati senza alcun mezzo di locomozione, e genera
una stima dell’accessibilità esclusivamente pedonale ai servizi, considerando gli spostamenti temporali di per-
correnza a 5, 10, 15 minuti a partire dall’origine dei servizi stessi, sulla scorta dei quali valutare i termini
dell’effettivo servizio della popolazione.
Sulla base di queste definizioni sono stati predisposti differenti modi di calcolo dell’accessibilità qualitativa dei vari
servizi esistenti, in maniera da poterne comprendere l’effettivo grado di prestazione, eventualmente da migliorare
qualora – dalle analisi – risultino dati non allineati ai parametri qualitativi che il Piano dei servizi ha inteso porre.
I metodi utilizzati sono quattro: 1) la Kernel Density; 2) l’applicazione del teorema di Voronoi e dei poligoni di
Thiessen pesati; 3) l’analisi topologica; 4) la valutazione dell’accesso temporale ai servizi mediante le isocrone.
112

2. L’accessibilità qualitativa ai servizi definita dalla Kernel Density Estimation

Un primo metodo, adottato per il calcolo dell’accessibilità, è quello della Kernel Density Estimation: si tratta di tec-
niche d’analisi spaziale, realizzate a partire dai dati vettoriali puntuali generando delle griglie classificate in base ad
attributi numerici associati; rispetto agli approcci statistici classici occorre tuttavia disporre della georeferenziazione
dei dati, considerando gli eventi come occorrenze spaziali del fenomeno considerato; occorre dunque che ogni even-
to Li sia individuato univocamente nello spazio di coordinate x, y, e di conseguenza si ha che un evento Li è funzione
della posizione e degli attributi che lo caratterizzano e che ne quantificano l’intensità:
Mentre la semplice funzione di densità prende in esame il numero di eventi per ogni elemento della griglia regolare,
da cui è composta la regione di studio, la densità di Kernel considera una superficie mobile a tre dimensioni, che pe-
sa gli eventi a seconda della loro distanza dal punto dal quale viene stimata l’intensità (Gatrell et al., 1996), con una
densità (o intensità della distribuzione) nel punto L definita con:

dove

dove λ(L) è l’intensità della distribuzione di punti, misurata nel punto L; è l’i – esimo evento, K rappresenta la fun-
zione di Kernel e τ la larghezza di banda, definibile come il raggio del cerchio generato dall’intersezione della super-
ficie – entro la quale la densità del punto sarà valutata – col piano contenente la regione di studio

In altre parole tale funzione permette, partendo da eventi di tipo puntiforme, di classificare dei bacini la cui omoge-
neità deriva dalla densità dei punti rilevati e dal corrispondente peso ad essi assegnato per una variabile data, rappre-
sentando la classificazione attraverso scale cromatiche con valori di densità maggiori in corrispondenza di ogni os-
servazione, che diminuiscono all’aumentare della distanza delle osservazioni, raggiungendo lo 0 alla distanza del
raggio di ricerca: il valore di densità di ogni cella, pertanto, è ottenuto sommando il valore di tutte le superfici di
Kernel che si sovrappongono alla cella.
I due fattori che influenzano notevolmente i risultati sono rappresentati dalle dimensioni della griglia di riferimento e
della larghezza di banda (Batty, 2003), che consente d’ottenere superfici tridimensionali più o meno corrispondenti
al fenomeno, consentendo d’analizzare la sua distribuzione alle diverse scale; com’è ovvio, la scelta della larghezza
di banda influenza notevolmente la risultante superficie di densità stimata, nel senso che se tale larghezza è elevata,
la densità di Kernel s’avvicina notevolmente (o coincide) coi valori della densità semplice mentre, se è ridotta, la su-
perficie risultate andrà a catturare singoli eventi, con densità prossime allo zero per gli elementi della griglia lontani
da ogni evento.
Di fondamentale importanza, pertanto, risulta l’individuazione dei target d’analisi, rappresentativi dei parametri da
adottare per le stime della Kernel Density.
113

2.1. La definizione del target di analisi

I target di analisi rappresentano i riferimenti necessari da introdurre nelle analisi per ottenere risultati aderenti alla re-
altà territoriale di Seveso, in particolare: i) la larghezza di banda; ii) la dimensione della griglia; iii) i servizi e le at-
trezzature; iv) i potenziali clienti; si tratta di parametri certo non equivalenti per i vari approfondimenti analitici, ma
tali da necessitare di particolare accuratezza per poterli applicare al meglio.
Presupponendo una dimensione di cella costante, di 25 m di lato, i parametri variabili riguardano – per i tipi di servi-
zi considerati nell’analisi – una lunghezza di banda pari alla distanza percorsa dall’individuo alla velocità di 4 km/h
per il tempo massimo di 15 minuti, tranne gli asili nido e le materne che, vista la dipendenza del target da altre fasce
di popolazione, stabiliremo pari alla distanza media delle attrezzature esistenti, con un peso – da attribuire
all’attrezzatura – pari alla superficie che essa occupa; infine, non disponendo della Slp delle attrezzature ci si affida
(con i dovuti limiti e cautele) alla superficie fondiaria.
L’applicazione della Kernel Density nei calcoli di accessibilità rispetto alla popolazione residente presuppone pertan-
to la definizione dei target di popolazione (derivanti dalla singola tipologia di servizio) e della “banda” (raggio)
d’analisi; in particolare, le attrezzature considerate si riferiscono: a) Categoria 1 – Istruzione; b) Categoria 2 – Inte-
resse collettivo; c) Categoria 3 – Verde gioco e sport; d) Categoria 4 – Parcheggi; e) Categoria 8 – Associazioni-
smo.

Categoria Tipologia Target popolazione Banda Topologica Popolazione


Istruzione Asilo nido 0–2 828 828 64
Infanzia 3–5 828 828 66
Primaria 6 – 10 1.000 1.057 93
Secondaria di primo grado 11 – 13 1.000 1.695 55
Interesse collettivo Chiesa 6 – 13 e oltre i 64 1.000 1.037 5.45
Oratorio 6 – 18 1.000 745 2.40
Verde gioco e sport Verde di quartiere Da 6 – 18 oltre i 64 1.000 904 6.37
Verde per lo sport, campi sportivi Da 6 – 18 1.000 837 2.40
Verde territoriale Da 14 – 18 oltre 64 2.000 4.89
Parcheggi Parcheggi residenziali Oltre 18 1.000 17.60

2.1.1. La distribuzione della popolazione per fasce d’età

Prima di procedere alle analisi di Kernel Density è importante verificare la distribuzione della popolazione sul terri-
torio sia in termini generali sia considerando i differenti target di popolazione che settorialmente utilizzano determi-
nate tipologie di servizio.
A tal fine si rinvia alla precedente Parte II di questo documento (cfr. in particolare il capitolo 1, “La popolazione re-
sidente a Seveso; valutazioni demografiche passate, presenti e future”) che tratta approfonditamente la struttura della
popolazione residente e gravitante.
Riportiamo per completezza informativa la disarticolazione dei residenti per età nonché un’immagine (su base di-
screta) relativa alla loro distribuzione sul territorio sevesino.
114

Età Pop. Età Pop. Età Pop. Età Pop. Età Pop.
0 207 22 160 44 354 66 192 88 43
1 203 23 203 45 340 67 234 89 36
2 233 24 219 46 322 68 219 90 17
3 248 25 202 47 315 69 229 91 24
4 213 26 236 48 350 70 236 92 7
5 202 27 260 49 300 71 216 93 14
6 207 28 285 50 283 72 228 94 12
7 186 29 304 51 271 73 190 95 8
8 192 30 317 52 288 74 183 96 8
9 173 31 324 53 258 75 194 97 4
10 177 32 288 54 280 76 176 98 3
11 194 33 368 55 279 77 177 99 4
12 166 34 368 56 235 78 160 100 0
13 190 35 418 57 255 79 157 101 2
14 163 36 365 58 274 80 131 102 1
15 185 37 362 59 257 81 123 103 0
16 172 38 368 60 268 82 124 104 0
17 199 39 359 61 303 83 96 105 0
18 199 40 346 62 241 84 82 106 1
19 176 41 385 63 283 85 85 107 0
20 190 42 388 64 223 86 72 108 1
21 184 43 373 65 230 87 55 109 0

In relazione a tali caratteri strutturali della popolazione risulta ora possibile calibrare il modello di Kernel Density per
meglio associare il servizio alla popolazione che prioritariamente l’utilizza, potendo così leggere le attrezzature
publiche o d’uso pubblico e collettivo sotto la prospettiva della prestazione e non solo della quantità.

2.1.2 La distribuzione dei servizi per tipologia

I calcoli di Kernel Density vengono strutturati utilizzando i parametri sopra richiamati, in base ai quali calibrare il
modello all’interno delle piattaforme Geographical Information Systems.
115

Strato informativo di riferimento: ti-


pologia di servizio da analizzare

Peso da attribuire
alle singole tipologie di servizi

Lunghezza di Banda, in metri

Dimensione della cella di Output

A – Asili nido e scuole dell’infanzia

Gli asili nido e le scuole per l’infanzia censiti sono i seguenti:

SCUOLA DELL’INFANZIA E ASILI NIDO Superficie (mq)


Scuola di infanzia paritaria “San Pietro Martire” Meda Via S. Carlo 52 7.062,76
Scuola materna “Gianni Rodari” Altopiano Via Fermi 9 4.393,79
Asilo Comunale Altopiano Via Monte Rosa 0 4.991,60
Scuola dell’infanzia paritaria “Beata Vergine Immacolata” Baruccana Via Pio XI 0 2.878,57
Scuola materna paritaria di corso Marconi Seveso Corso Marconi 27 4.706,87
Asilo Nido Famiglia “Piccole Impronte” Seveso Via Confalonieri 74 243,87
Asilo Nido Famiglia “La Banda” Seveso Corso Garibaldi 73 199,88
Asilo Nido Famiglia “Il Bosco Incantato” SevAltop Via Delle Robinie 50 388,75
Asilo Nido Famiglia “Coccinella” Seveso Corso Matteotti 29 219,82
Asilo Nido parrocchiale Beata Vergine Immacolata Baruccana Via Trento e Trieste 0 798,59

Utilizzando le procedure di Kernel Density con l’algoritmo “Quartic” per la restituzione dell’output matriciale, e
utilizzando come elemento di “peso” la superficie territoriale, otteniamo la rappresentazione nella pagina succes-
siva, espressiva delle concentrazioni di densità:
Partendo dalla matrice sopra costruita e utilizzando le procedure di calcolo automatico di copertura percentuale
dei contorni generati dalla Kernel Density risulta possibile quantificare, per coperture del 25%, 50%, 90% e 95%,
la popolazione interessata; si ricorda tuttavia che tale copertura dipende proporzionalmente (almeno rispetto al va-
lore massimo del 100%) dalla lunghezza di banda da impostare nell’analisi (828 m per asili nido e per scuole
dell’infanzia) e, pertanto, non dipende direttamente dalle analisi di densità.
Particolare importanza rivestono le percentuali di popolazione che ricadono all’interno dei contorni inferiori o pari
al 50% in cui il parametro del peso (in questo caso, i mq di superficie fondiaria caratterizzante dei servizi) potreb-
be determinare delle effettive sinergie geografiche (vicinanza e superficie) in grado, a loro volta, di riverberarsi
con effetti positivi nella prestazione dei servizi alla popolazione residente.
116

Isoplete con valori uguali di copertu-


ra: in questo caso pari a 95%, 90%,
50%, 25%

Tipologia di restituzione: lineare o


poligonale

Trasformando le analisi di densità in poligoni di densità omogenea, e quantificando la percentuale di popolazione


in età compresa tra 0 e 5 anni, ricadente all’interno delle percentuali di copertura pari al 95%, 90%, 50%, 25%, si
ottiene:

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


1.306 124 359 775 909
100% 9,49 27,49 59,34 69,60

Come s’evince da questa tabella, circa il 70% della popolazione residente con età compresa da 0 a 5 anni risulta
interessata dalle analisi di densità, ma solo il 27% ricade in valori di densità uguali o inferiori al 50%: in specifico,
le località Cavalla, Dossi e Meredo e parte dell’Altopiano e di Seveso Centro risultano scoperte da queste analisi.
Giova tuttavia evidenziare che la parte orientale del territorio sevesino risulta particolarmente carente di servizi
legati alla scuola per l’infanzia e agli asili nido.
117

B – Scuole primarie

Le scuole primarie, articolate anche in plessi scolastici, sono cosi censite:

SCUOLA PRIMARIA Superficie


Scuola elementare paritaria “San Pietro Martire” Meda Via San Carlo 52 7062,67
Scuola elementare paritaria “P.G. Frassati” San Pietro Via San Carlo 4 5.260,96
Scuola elementare “Bruno Munari” Altopiano Via Monte Bianco 5 4.119,04
Scuola elementare “Carlo Collodi” Seveso Via Adua 41 8.546,36
Scuola elementare “Enrico Toti” Baruccana Via Gramsci 11 11.012,77
118

Anche in questo caso è necessario verificare la distribuzione e, di conseguenza, la percentuale di copertura della
popolazione in età compresa dai 6 ai 10 anni rispetto ai bacini di densità pari al 95%, 90%, 50%, 25%.

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


935 101 210 665 740
100% 10,80% 22,46% 71,12% 79,14%

La maggior concentrazione di scuole primarie, espressa in termini di offerta dimensionale (legata alla superficie
fondiaria e non alla Slp) si localizza a San Pietro Martire; tale situazione deriva tuttavia dal conteggio di una scuo-
la primaria che, pur non ricadendo sul territorio di Seveso, determina per la sua prossimità effetti diretti sulla po-
polazione sevesina (si precisa che tale attrezzatura non è stata computata nel dimensionamento dei servizi ma solo
nei calcoli di accessibilità topologica, Voronoi, Kernel, Isocrone; in tal caso, s’evidenzia che solo il 22% del target
di popolazione considerata nell’analisi è interessata da una copertura di Kernel pari o inferiore al 50%, lasciando
cosi intendere potenziali difficoltà d’accesso alle strutture scolastiche da parte di numerosi residenti).

C – Scuole secondarie di primo grado

Le scuole secondarie di primo grado, articolate anche in plessi scolastici sono cosi censite:

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO Superficie


Scuola media “Leonardo Da Vinci” Seveso Via De Gasperi 5 6.689,24
Scuola media “Aurelio Giussani” Baruccana Via Cavalla 22 13.180,90
Scuola elementare paritaria “P.G. Frassati” San Pietro Via San Carlo 4 5.260,96

Utilizzando le procedure di Kernel Density con l’algoritmo “Quartic” per la restituzione dell’output matriciale, e
utilizzando come elemento di “peso” la superficie territoriale, otteniamo la successiva rappresentazione delle con-
centrazioni di densità:
119

Verifichiamo la distribuzione della popolazione di età compresa tra gli 11 e i 13 anni (le fasce gravitazionali di
densità maggiore) utilizzando i consueti parametri 95%, 90%, 50%, 25%; anche in tal caso s’evidenzia una densi-
tà elevata in prossimità di San Pietro Martire e della parte settentrionale di Seveso Centro, oltre che a Baruccana.
I dati % rispetto alla popolazione sono qui sintetizzati:

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


550 85 178 318 318
100% 15,45% 32,36% 57,82% 57,82%

Come s’evince dalla tabella e dalla rappresentazione sottostante, oltre il 32% della popolazione che utilizza le
scuole secondarie di primo grado ricade in bacini di elevata densità; l’Altopiano e Dossi, invece, risultano carenti
di tale servizio, e le stesse dovranno pertanto essere valutate rispetto alle accessibilità topologiche e temporali (i-
socrone), al fine di verificare le effettive necessità.
120

C – Chiese

Le chiese sono cosi censite:

CHIESE Superficie
Santuario della Beata Vergine Immacolata Baruccana Via Trento e Trieste – 358,76
Chiesa della Madonna di Fatima Seveso Corso Isonzo – 498,66
Chiesa Beata Vergine Immacolata Baruccana Via Sant’Antonio – 813,20
Santuario San Pietro Martire da Verona San Pietro Via San Carlo – 860,70
Chiesa Parrocchiale San Carlo Altopiano Piazza Sant’Ambrogio 6 468,81
Chiesa Parrocchiale SS Gervaso e Protasio Seveso Piazza C. Ferrari 2 871,36

Utilizzando le procedure di Kernel Density con l’algoritmo “Quartic” per la restituzione dell’output matriciale e
utilizzando come elemento di “peso” la superficie territoriale otteniamo la seguente rappresentazione delle con-
centrazioni di densità:

Verifichiamo la distribuzione dei target di popolazione d’età compresa tra 6 e 131 anni e oltre i 64 anni relativa-
mente alle fasce gravitazionali di densità maggiore utilizzando i consueti parametri 95%, 90%, 50%, 25%.
Dalle stime effettuate s’evince come la popolazione, ricadente negli ambiti a elevata densità di attrezzature reli-
giose2 , risulti superiore al 50% della popolazione considerata.
Per di più, è necessario considerare che nel comune di Meda, in prossimità del confine comunale di Seveso, insi-
ste un’ulteriore chiesa di San Pietro Martire, in onore “di uno dei più abili e intelligenti predicatori che la Chiesa
cattolica era riuscita a strappare dal novero degli eretici”, che può ben rappresentare un ulteriore luogo di ri-
chiamo da parte dei fedeli sevesini.

1
La prima fascia d’età è stata scelta partendo dal presupposto che la maggior parte dei ragazzi di età compresa tra i 6 e 13 anni frequenti
settimanalmente il catechismo.
2
Di cui all’art. 70 e seguenti della Lr 12/2005 e smi.
121

Chiesa di San Pietro Martire Individuazione della chiesa di San Pietro Martire

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


5.459 1.298 2.835 4.954 5.098
100% 23,78% 51,93 90,75% 93,39%

D – Oratori

Gli oratori sono cosi censiti:

ORATORIO Superficie
Centro parrocchiale SS Gervaso e Protaso Seveso Via Arese 2 3.266,39
Oratorio di S. Carlo Altopiano Piazza Sant’Ambrogio 6 11.607,80
Oratorio parrocchia Beata Vergine Immacolata Baruccana Via Colleoni 0 16.399,52
Oratorio Paolo VI Seveso Cen Viale Vittorio Veneto 0 5.287,28
Oratorio Seveso Cen Via S. Giovanni Bosco 0 5.676,28
122

Utilizzando le procedure di Kernel Density con l’algoritmo “Quartic” per la restituzione dell’output matriciale e
utilizzando come elemento di “peso” la superficie territoriale otteniamo la seguente rappresentazione delle con-
centrazioni di densità:

Come s’evince dalle immagini soprastanti, le maggiori densità di servizi risultano distribuite abbastanza omoge-
neamente sul territorio comunale, tanto che oltre il 75% dei potenziali fruitori risultano in bacini a densità elevata:
un dato di rilievo soprattutto se rapportato ai parametri prima espressi per il settore scolastico.

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


2.403 1.037 1.820 2.403 2.403
100% 43,15% 75,74% 100% 100%
123

E – Aree Verdi

Le aree verdi sono cosi censite:

VERDE DI QUARTIERE Superficie


Verde Altopiano Via Verona 2.675,77
Verde Altopiano Via delle Fornaci /cacc. Alpi 3.514,19
Parco del Gaggin Seveso Centro Via Preposto Mezzera 5.821,95
Parco delle Rose Seveso Centro Piazza IV Novembre 6.091,23
Verde Seveso Centro Via Europa Unita 4.198,67
Verde Seveso Centro Viale Redipuglia 14.258,24
Verde Seveso Centro Viale delle Rimembranze 5.458,87
Verde Seveso Centro Via Farga 9.165,82
Area Verde Baruccana Via Pitagora 5.480,61
Area verde Baruccana Via Aristotele 4.542,36
Area verde Baruccana Via Antonio Rosmini 5.606,75
Area verde Baruccana Via Pio XI 437,89
Area verde Meda Via Farga 1.502,51
Area verde Baruccana Via Colleoni/Pavia 17.434,73

Utilizzando le procedure di Kernel Density con l’algoritmo “Quartic” per la restituzione dell’output matriciale e
utilizzando come elemento di “peso” la superficie territoriale, otteniamo la seguente rappresentazione esplicativa
delle concentrazioni di densità

Come s’evince dalla tabella e dalla rappresentazione successive, solo il 39% dei fruitori potenziali del servizio ri-
sulta inserite nei bacini di elevata densità.
Tuttavia, occorre considerare che il sistema delle aree verdi risulta nutrito anche dai servizi legati allo sport e al
verde territoriale, e tali tre livelli andrebbero considerati simultaneamente (come nel seguito viene riportato), per
poter ottenere un dato attendibile della densità di presenza dei servizi legati al verde, gioco e sport.
124

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


6.377 1.070 2.513 5.630 6.132
100% 16,78% 39,41% 88,28 96,16%

F – Centri sportivi

Le aree verdi legate ad attività sportive sono cosi censite:

VERDE PER ATTIVITA’ SPORTIVE Superficie


Campo Baseball Altopiano Via Delle Querce 13.084,85
Centro Sportivo “Enrico Colombo” Altopiano Via Monte Rosa 24.853,38
Campo Sportivo Seveso Viale Redipuglia/Ortles 11.901,74
Palazzetto dello sport Baruccana Via Gramsci/Sant’Antonio 7.057,33
Campo sportivo comunale Baruccana Via Cuoco 19.913,78
Palestra comunale Baruccana Viale Redipuglia 9.264,26
Parco Gaetano Pregadio Seveso Centro Via C. Ferrini 5.812,58
Verde Baruccana Via S. D’Acquisto 5.076,24
Centro balneare (dismesso) Baruccana Viale Redipuglia 5.509,29
Bocciodromo Seveso Viale Redipuglia 2.667,27

Anche in questo caso la copertura della popolazione che potenzialmente più di altre potrebbe utilizzare tali struttu-
re risulta inferiore al 33% ma come per le aree verdi questa valutazione dev’essere arricchita dai calcoli di densità
relativi al verde di quartiere e al verde territoriale al fine di avere un quadro generale e organico della rete dei ser-
vizi legati ai sistemi verdi.
Utilizzando le procedure di Kernel Density con l’algoritmo “Quartic” per la restituzione dell’output matriciale e
utilizzando come elemento di “peso” la superficie territoriale otteniamo la seguente rappresentazione delle con-
centrazioni di densità:
125

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


2.403 352 770 1.781 1.957
100% 14,65% 32,04% 74,11% 81,44%

G – Verde Territoriale

Le aree verdi territoriali sono cosi censite:

VERDE TERRITORIALE Superficie


Parco delle Groane Altopiano Altopiano Parco delle Groane 558.647,80
Ampliamento Parco delle Groane Altopiano Adiacenze Parco delle Groane nord est 2.343,44
Ampliamento Parco delle Groane Altopiano Adiacenze Parco delle Groane nord est 7.619,75
126

Ampliamento Parco delle Groane Altopiano Adiacenze Parco delle Groane nord est 1.518,21
Ampliamento Parco delle Groane Altopiano Adiacenze Parco delle Groane nord est 2.411,74
Ampliamento Parco delle Groane Altopiano Adiacenze Parco delle Groane nord est 13.414,68
Ampliamento Parco delle Groane Altopiano Via Cacciatori delle Alpi 23.073,73
Bosco delle Querce Seveso Centro Bosco delle Querce 353.765,50
Parco Villa Dho Altopiano Parco Villa Dho 72.935,25
Oasi fosso del Ronchetto Altopiano Oasi fosso del Ronchetto 56.926,14
Parco del Biulè Altopiano Parco del Biulè 75.565,29
Parco Groane Altopiano Via Pordenone 122.983,92
Parco Groane Altopiano Via Padova 121.493,18

Utilizzando le procedure di Kernel Density con l’algoritmo “Quartic” per la restituzione dell’output matriciale e
utilizzando come elemento di “peso” la superficie territoriale, s’ottiene la seguente rappresentazione delle concen-
trazioni di densità:

Le principali densità territoriali interessano l’Altopiano, tranne un’appendice di elevata densità che interessa il
Bosco delle Querce.
Il bacino territoriale caratterizzato da un’elevata densità di servizi interessa meno del 30% del target di popolazio-
ne che potenzialmente potrebbe sfruttare tale servizio anche se, come nei casi precedenti, valgono le precisazioni
rispetto al sistema delle aree verdi.

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


4.892 786 1.354 4.229 4.468
100% 16,07% 27,68% 86,44% 91,33%
127

H – Aree Verdi totali

In relazione a quanto sopra espresso e considerata la necessità di valutare l’intero sistema delle are verdi eseguia-
mo ora la Kernel Density per tutti i servizi che, a differente titolo, ricadono sotto l’ombrello della categoria 3 (cfr.
censimento dei servizi – Allegato 1 al PdS).

Come s’evince dall’immagine e dalla tabella riportata nrella pagina successiva, oltre il 60% della popolazione po-
tenzialmente fruitrice di questi servizi rientra all’interno dei bacini di elevata densità di Kernel, lasciando cosi in-
travvedere un’omogenea e sufficiente distribuzione del servizio sul territorio.
128

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


6.377 1.903 4.030 6.279 6.377
100% 29,84% 63,19% 98,46% 100%

I – Parcheggi residenziali

I parcheggi residenziali sono cosi censiti:

PARCHEGGI RESIDENZIALI Superficie


Parcheggio Altopiano Via Pordenone 365,83
Parcheggio Altopiano Via Pordenone 157,01
Parcheggio Altopiano Via Pordenone 395,79
Parcheggio Altopiano Via Cacciatori delle Alpi 244,06
Parcheggio Altopiano Via Cacciatori delle Alpi 147,27
Parcheggio Altopiano Via Verona/Pordenone 612,35
Parcheggio Altopiano Via Verona 122,51
Parcheggio Altopiano Via Trapani 110,63
Parcheggio Altopiano Via Piemonte 599,97
Parcheggio Altopiano Via Piemonte 431,58
Parcheggio Altopiano VIa Piemonte 89,84
Parcheggio Altopiano Via Pacinotti 74,26
Parcheggio Altopiano Via Pacinotti 69,80
Parcheggio Altopiano Via San Marco 671,18
Parcheggio Altopiano Via degli Abeti 489,00
Parcheggio Altopiano Via Cacciatori delle Alpi 317,21
Parcheggio Altopiano Via Cacciatori delle Alpi 155,26
Parcheggio Altopiano Via Cacciatori delle Alpi 153,20
Parcheggio Altopiano Via S. Ambrogio 2.266,59
Parcheggio Altopiano Via Cacciatori delle Alpi 140,70
Parcheggio Altopiano Via delle Groane 399,90
Parcheggio Altopiano Via Enrico Fermi 329,03
Parcheggio Altopiano Via Enrico Fermi 212,04
Parcheggio Altopiano Via Boves 652,14
Parcheggio Altopiano Via Donegani 766,02
129

Parcheggio Altopiano Via Boves 148,52


Parcheggio Altopiano Via delle Querce 147,93
Parcheggio Altopiano Via delle Querce 201,28
Parcheggio Altopiano Via dei Castagni 199,88
Parcheggio Altopiano Via dei Castagni 89,14
Parcheggio Altopiano Via Cacciatori delle Alpi 299,70
Parcheggio Altopiano Via Monte Rosa 954,10
Parcheggio Altopiano Via Monte Rosa 5.119,05
Parcheggio Seveso Centro Via A. Laforet 4.248,40
Parcheggio Seveso Centro Via Martiri d’Ungheria 1.001,74
Parcheggio Seveso Centro Via XXV Aprile 2.268,60
Parcheggio Seveso Centro Via XXV Aprile 631,43
Parcheggio Seveso Centro Via Preposto Corradi 128,68
Parcheggio Seveso Centro Via Corridoni 549,70
Parcheggio Seveso Centro Via S. Fermo della Battaglia 644,44
Parcheggio Seveso centro Via S. Fermo della Battaglia 128,31
Parcheggio Seveso Centro Piazza Leonardo da Vinci 396,42
Parcheggio Seveso Centro Via Mezzera 497,12
Parcheggio Seveso Centro Via G. Carducci 127,29
Parcheggio Seveso Centro Via Francesco D’Assisi 804,69
Parcheggio Seveso Centro Via Maderna 35,20
Parcheggio Seveso Centro Via Maderna 517,33
Parcheggio Seveso Centro Via Adua 364,02
Parcheggio Seveso Centro Via De Gasperi 350,87
Parcheggio Seveso Centro Via De Gasperi 454,85
Parcheggio Seveso Centro Via Europa Unita 320,05
Parcheggio Seveso Centro Via Sabotino 119,79
Parcheggio Seveso Centro Via della Repubblica 744,78
Parcheggio Seveso Centro Via Sabotino 261,77
Parcheggio Seveso Centro Via Sabotino 599,22
Parcheggio Seveso Centro Piazza Rimembranze 1079,21
Parcheggio Seveso Centro Viale Redipuglia 1990,14
Parcheggio Seveso Centro Viale Redipuglia 1245,88
Parcheggio Seveso Centro Via Ortles 1024,92
Parcheggio Seveso Centro Piazza Rimembranze 761,42
Parcheggio Seveso Centro Via Corridoni 77,84
Parcheggio Seveso Centro Corso Isonzo 118,89
Parcheggio Seveso Centro Corso Isonzo 120,86
Parcheggio Seveso Centro Corso Isonzo 129,67
Parcheggio Seveso Centro Corso Isonzo 778,08
Parcheggio Seveso Centro Via Ferrini 661,46
Parcheggio Baruccana Via Socrate 123,95
Parcheggio Baruccana Via Diogene 187,91
Parcheggio Baruccana Via Aristotele 126,10
Parcheggio Baruccana Via Cavalla 117,00
Parcheggio Baruccana Via Meredo 318,18
Parcheggio Baruccana Via Cavalla 303,20
Parcheggio Baruccana Via Cavalla 1639,54
Parcheggio Baruccana Via Cavalla 55,28
Parcheggio Baruccana Via Rosmini 135,93
Parcheggio Baruccana Via Cavalla 204,96
Parcheggio Baruccana Via Cavalla 467,04
Parcheggio Baruccana Via Gioberti 86,99
Parcheggio Baruccana Via della Roggia 149,49
Parcheggio Baruccana Via della Roggia 168,87
Parcheggio Baruccana Via Meredo 201,82
130

Parcheggio Baruccana Via Meredo 408,89


Parcheggio Baruccana Via Meredo 527,92
Parcheggio Baruccana Via Meredo 576,54
Parcheggio Baruccana Via Meredo 179,94
Parcheggio Baruccana Via Sforza 689,55
Parcheggio Baruccana Via A.da Giussano 204,97
Parcheggio Baruccana Via Colleoni 826,63
Parcheggio Baruccana Via Colleoni 815,66
Parcheggio Baruccana Via Pavia 2047,53
Parcheggio Baruccana Via Trento e Trieste 457,98
Parcheggio Baruccana Via Montecassino 1059,06
Parcheggio Baruccana Via Montecassino 579,12
Parcheggio Baruccana Via Montecassino 382,28
Parcheggio Baruccana Via Montecassino 135,98
Parcheggio Baruccana Via Montecassino 514,94
Parcheggio Baruccana Via Prealpi 261,03
Parcheggio Baruccana Via A. Rosmini 253,65
Parcheggio Altopiano Via Sant’Ambrogio 595,17
Parcheggio Seveso Viale Redipuglia 2471,64
Parcheggio convenzionato Seveso Centro Via Francesco D’Assisi 3101,27
Parcheggio San Pietro Via Francesco d’Assisi 194,21
Parcheggio Baruccana Via Antonio Rosmini 401,07
Parcheggio Seveso Via della Repubblica 911,29
Parcheggio Seveso Corso Garibaldi 272,93
Parcheggio Seveso Via Valfredo Pareto 208,41
Parcheggio Seveso Via Eritrea 1052,17
Parcheggio Baruccana Via Platone 427,76
Parcheggio Baruccana Via Gramsci 128,14
Parcheggio Seveso Via Sabotino 130,23
Parcheggio Seveso Centro Via De Gasperi 1359,76
Parcheggio Seveso Centro Via Maderna 278,84
Parcheggio Seveso Centro Corso Garibaldi 525,03
Parcheggio Seveso Centro Via Corridoni 384,28
Parcheggio Seveso Centro Via Manzoni 130,45

Utilizzando le procedure di Kernel Density con l’algoritmo “Quartic” per la restituzione dell’output matriciale e
utilizzando come elemento di “peso” la superficie territoriale otteniamo la seguente rappresentazione delle con-
centrazioni di densità:
131

Come s’evince dall’immagine e dalla tabella sottostanti, oltre il 45% della popolazione gravita nei bacini a elevata
densità di servizio; carenze si possono tuttavia riscontrare a San Pietro Martire, Baruccana, Meredo, Cavalla e
Dossi, dove potrebbero richiedersi interventi per arricchire la dotazione in essere.

Popolazione % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


17.600 3.710 7.948 16.730 17.385
100% 21,08% 45,16% 95,06% 98,78%

2.2. La sintesi dell’accessibilità qualitativa stimata dalla Kernel Density

A valle delle stime effettuate con la procedura di Kernel Density risulta ora necessario raggiungere una sintesi tale
da ipotizzare – tramite il dimensionamento e gli ulteriori calcoli di accessibilità topologica e temporale – eventuali
interventi di amplificazione dei bacini a elevata densità di servizi.
Si ricorda che non si stanno considerando le carenze di servizi in termini assoluti, ma viene effettuata la valuta-
zione organica del tipo di servizio pesato sulla sua capacità di rispondere (in relazione alla sua dimensione) alle
richieste della popolazione gravitante residente; in ciò, un indicatore di particolare rilievo per orientare i centri di
spesa nella politica dei servizi risulta il confronto dei valori di copertura % della popolazione rispetto ai bacini di
densità della tipologia del servizio.

Servizio % Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)


Asilo nido e scuola infanzia 9,49 27,49 59,34 69,60
Scuole primarie 10,80 22,46 71,12 79,14
Scuole secondarie di primo grado 15,45 32,36 57,82 57,82
Chiese 23,78 51,93 90,75 93,39
Oratori 43,15 75,74 100,00 100,00
Aree verdi 16,78 39,41 88,28 96,16
Centri sportivi 14,65 32,04 74,11 81,44
Verde territoriale 16,07 27,68 86,44 91,33
Parcheggi residenziali 21,08 45,16 95,06 98,78
Kernel Medio 19,03 39,36 80,32 85,30
132

120

100
Asilo nido e scuola infanzia
Scuole primarie
80
Scuole secondarie di primo grado
Chiese
60 Oratori
Aree verdi
Centri Sportivi
40
Verde Territoriale
Parcheggi residenziali
20

0
% Kernel (25) % Kernel (50) % Kernel (90) % Kernel (95)

Da una prima analisi dei dati sopra riportati s’evince che il sistema scolastico presenta delle potenziali carenze,
vale a dire le minori coperture (% di popolazione ricadente nei bacini di alta densità) rispetto ad altri servizi che
riescono, con la loro presenza e dimensione, a soddisfare una quota maggiore di residenti; inoltre, va evidenziato
come la distribuzione delle scuole secondarie di primo grado risulti tale da non garantire una accessibilità (misura-
ta in densità di superficie) a tutta la popolazione residente, lasciando sostanzialmente scoperti grandi ambiti terri-
toriali quali l’Altopiano e Dossi; quindi, gli interventi di potenziamento del servizio dovranno, laddove possibile,
venire prioritariamente rivolti al riequilibrio di tali carenze.
133

3 L’analisi dell’accessibilità rispetto alla distribuzione topologica dei servizi

3.1. Il metodo di calcolo attraverso le distanze topologiche

L’obiettivo è quello di valutare il grado di accessibilità qualitativa dei servizi tramite il metodo della distanza to-
pologica qualitativa, nel seguito richiamato:

1. Verifica dell’autosufficienza dei servizi esi- Verifica necessaria e utile per comprendere la rea-
stenti in termini di posti auto disponibili le accessibilità al servizio con autovettura privata.
all’utenza, e identificazione degli (eventuali) Inoltre, ove esistenti, i problemi potrebbero ridurre
la reale accessibilità e fruibilità del servizio
problemi noti

Verifica necessaria e utile per comprendere la rea-


2. Proiezione topologica delle aree rese acces-
le accessibilità al servizio con qualsiasi mezzo (an-
sibili dalla viabilità esistente che a piedi o in bicicletta)

Per i soli servizi d’influenza locale, questo passag-


3. Misurazione dell’accessibilità topologica ai gio permette d’identificare – e georeferenziare –
servizi esistenti sul territorio comunale l’area d’influenza di tali servizi rilevata allo stato
di fatto

L’accessibilità topologica ai servizi esistenti, pesa-


(1. + 2. + 3.) ta attraverso la proiezione topologica delle aree
rese accessibili dalla viabilità esistente (e conside-
Misurazione dell’accessibilità topologica
rata l’eventuale carenza di posti auto nelle vici-
ponderata ai servizi esistenti nanze del servizio), determina l’effettiva area
sul territorio comunale d’influenza di ogni servizio locale analizzato e
considerato

Le fasce d’età più delicate: infanti e cittadini an-


4. Distribuzione della popolazione residente
ziani devono poter accedere con semplicità e senza
in termini assoluti e per fasce d’età particolari difficoltà ai servizi loro dedicati

La stima delle interdipendenze di tutte le componenti considerate e opportunamente classificate, attraver-


so l’applicazione di una procedura di analisi multivariata, definisce per ogni cella territoriale unitaria il
corrispondente “grado di accessibilità complessiva alla dimensione locale”

Il tutto appare sintetizzabile con:

n n n n
Acc V j = [∑ (1 + sup . A.VUL) + ∑ (0.95 + sup . A.VL) + ∑ (0.90 + sup . A.VU ) + ∑ (0.30 + sup . A.VA)] / 10000
j =1 j =1 j =1 j =1

AccVj = grado di accessibilità garantita dalla viabilità urbana alla cella unitaria esima;
134

A.VUL = Aree accessibili a mezzo viabilità urbana e locale;


A.VL = aree esclusivamente accessibili a mezzo di viabilità locale;
A.VU = aree esclusivamente accessibili a mezzo viabilità urbana;
A.VA = aree accessibili a mazzo altra viabilità (privata o di scorrimento sovracomunale).
A seguito della stima del grado di accessibilità delle celle caratterizzanti del territorio comunale occorre calcolare
l’accessibilità a ogni servizio in relazione alla sua distribuzione sul territorio; di conseguenza, avranno luogo: a) il
calcolo della distanza intercorrente tra le localizzazioni delle attrezzature in atto, discernendo tra servizi di quartie-
re, di interesse locale o sovralocale, per stimare la distanza media che il cittadino è abituato a percorrere per usu-
fruire del servizio; b) la proiezione topologica dell’area d’influenza di ogni attrezzatura, pari alla distanza media
d’influenza; c) la valorizzazione dell’accessibilità topologica a ogni attrezzatura in atto, mediante l’assegnazione
dei seguenti pesi:
p1 = 1 (accessibilità topologica molto alta);
p2 = 0,60 (accessibilità topologica alta)
p3 = 0,30 (bassa accessibilità topologica media)
p3 = 0 (bassa accessibilità topologica),
e ogni cella unitaria sarà caratterizzata da un grado di accessibilità al tipo di servizio analizzato, commisurato alla
media ponderale delle sua superfici interessate da differenti gradi di accessibilità topologica, con:
3
ATi j = ( PS ) i x∑ ( pi x( AT ) i
1=1
ATij = grado di accessibilità topologica del servizio esimo;
(PS)i = peso assegnato all’attrezzatura i – esima;
pi = grado di accessibilità (Alto, A = Alto, M = Medio; B = Basso) all’attrezzatura i – esima;
Pix(AT)i = (A.A.T.)i = Areola (interna alla cella) caratterizzata da alta accessibilità topologica;
(M.A.T.)i = Areola (interna alla cella) caratterizzata da media accessibilità topologica;
(B.A.T.)i = Areola (interna alla cella) caratterizzata da bassa accessibilità topologica;
All’incrocio dei dati dell’accessibilità topologica di ogni attrezzatura con i dati del grado dell’accessibilità territo-
riale garantito dalla rete viabilistica locale, s’otterrà il grado di accessibilità territoriale al servizio considerato, con:
AQij = ATiJ x AccVj
AQij = grado di accessibilità qualitativo della cella jesima al servizio iesimo,
ATi = grado di accessibilità topologica al servizio iesimo,
AccVj = grado di accessibilità garantita dalla viabilità urbana alla cella unitaria jesima.
Un ulteriore approfondimento qualitativo consiste nel rapportare il grado di accessibilità di tutti i servizi con la
popolazione residente, per verificare con immediatezza l’intensità della risposta fornita – alla domanda della cit-
tadinanza residente – dai servizi d’interesse pubblico attivi, individuando la distribuzione per cella della densità
abitativa residenziale (alta, media, bassa, nulla densità insediativa) e classificando in un secondo momento la po-
polazione per classi d’età.
L’analisi dell’accessibilità ai servizi esistenti, finalizzata a prefigurare sia le opportune eventuali nuove localizza-
zioni di servizi di previsione sia gli interventi migliorativi di potenziamento di quelli già esistenti, si avvale della
discretizzazione dell’area/studio in celle di egual dimensione unitaria, così da verificare con significativo dettaglio
il reale grado di dotazione di servizi pubblici di ogni porzione dello spazio comunale: la cella quadrata di 25 metri
di lato si rivela come la più adatta soluzione poiché ha una dimensione sufficientemente ridotta per evitare il ri-
schio di generalizzare troppo il punto d’osservazione, perdendo di vista le peculiarità locali, ma sufficiente ampia
onde evitare il rischio di ridurre l’attenzione a troppo ridotte porzioni di territorio.

3.2. Le risultanze dei calcoli dell’accessibilità topologica

Il censimento dei servizi, in cui sono state individuate e classificate tutte le attrezzature esistenti sul territorio di
Seveso grazie all’integrazione dei database comunali con indagine, viene ora sottoposto a verifica di accessibilità
topologica e qualitativa i cui risultati, esposti in forma binaria di presenza/assenza, vengono esibiti nelle tabelle
del grado di accessibilità dei servizi esistenti, riportando i dati disponibili in termini di: a) accessibilità viabilistica
135

(AccV); b) accessibilità topologica (AccT); c) accessibilità qualitativa (AccQ), le cui modalità valutative vengono
successivamente descritte.
Si precisa che tutti i calcoli di accessibilità topologica sono stati riportati nell’Allegato 2 al Piano dei servizi
(“Calcolo dell’accessibilità topologica”) al quale si rinvia per i risultati parziali ottenuti.

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip

Suddivisione del territorio comunale in celle unitarie di 25 m di lato

Istruzione inferiore

Asili nido

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
2 1 Asilo Comunale Media Alta Alta
2 1 Scuola materna paritaria di corso Marconi Alta Molto alta Molto alta
2 1 Asilo Nido Famiglia "Piccole Impronte" Media Alta Alta
2 1 Asilo Nido Famiglia "La Banda" Media Molto alta Alta
2 1 Asilo Nido Famiglia "Il Bosco Incantato" Media Alta Media
2 1 Asilo Nido Famiglia "Coccinella" Alta Molto alta Alta
2 1 Asilo Nido parrocchiale Beata Vergine Immacolata Alta Alta Alta

Scuole dell’infanzia

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
1 1 Scuola di infanzia paritaria “San Pietro Martire” Media Alta Alta
1 1 Scuola materna “Gianni Rodari” Media Molto alta Alta
1 1 Scuola dell’infanzia paritaria “Beata Vergine Immacolata” Alta Alta Alta
1 1 Scuola materna paritaria di corso Marconi Alta Molto alta Molto alta
136

Scuola primaria

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
1 2 Scuola elementare paritaria “P.G. Frassati” Media Alta Alta
1 2 Scuola elementare “Bruno Munari” Media Alta Alta
1 2 Scuola elementare “Carlo Collodi” Media Molto alta Molto alta
1 2 Scuola elementare “Enrico Toti” Media Alta Media

Scuola secondaria di primo grado

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
1 3 Scuola media “Leonardo da Vinci” Media Molto alta Alta
1 3 Scuola media “Aurelio Giussani” Media Molto alta Alta

Le attrezzature di interesse comune

Le chiese

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
2 2 Santuario della Beata Vergine Immacolata Alta Molto alta Molto alta
2 2 Chiesa della Madonna di Fatima Media Alta Alta
2 2 Chiesa Beata Vergine Immacolata Media Molto alta Alta
2 2 Santuario San Pietro Martire da Verona Media Alta Alta
2 2 Chiesa Parrocchiale S. Carlo Media Alta Alta
2 2 Chiesa Parrocchiale SS Gervaso e Protaso Media Molto alta Molto alta

Gli oratori

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
2 3 Oratorio SS Gervaso e Protaso Molto alta Molto alta Molto alta
2 3 Oratorio di S. Carlo Alta Alta Alta
2 3 Attrezzature della chiesa Parrocchiale San Clemente Alta Alta Alta
2 3 Oratorio Paolo VI Molto alta Molto alta Molto alta
2 3 Oratorio Alta Alta Alta

Attrezzature sanitarie

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
2 6 Poliambulatorio medico ASL 3 Media Molto alta Molto alta

Le attrezzature culturali

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
2 5 Biblioteca comunale Media Alta Alta
2 5 Seminario Arcivescovile Media Molto alta Molto alta
2 5 Palazzina civica Alta Alta Alta
2 5 Sala polifunzionale Alta Molto alta Molto alta
137

Il sistema dei servizi per la sicurezza

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
2 9 Polizia locale Media Molto alta Molto alta
2 9 Caserma Carabinieri Alta Alta Molto alta
2 9 Caserma Guardia di Finanza Alta Alta Alta

Le aree verdi, per il gioco e lo sport

Giardini di quartiere e parchi urbani attrezzati

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
3 1 Giardino di quartiere Alta Media Alta
3 1 Giardino di quartiere Media Alta Alta
3 1 Parco del Gaggin Media Molto alta Alta
3 1 Parco delle Rose Alta Molto alta Molto alta
3 1 Giardino di quartiere Media Molto alta Molto alta
3 1 Giardino di quartiere Media Molto alta Alta
3 1 Giardino di quartiere Alta Molto alta Molto alta
3 1 Giardino di quartiere Media Alta Alta
3 1 Giardino di quartiere Alta Alta Alta
3 1 Giardino di quartiere Media Alta Alta
3 1 Giardino di quartiere Media Alta Alta
3 1 Giardino di quartiere Media Alta Alta
3 1 Giardino di quartiere Alta Alta Alta
3 1 Giardino di quartiere Alta Alta Alta

Verde e attrezzature sportive

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
3 2 Campo da baseball Alta Media Alta
3 2 Centro sportivo “Enrico Colombo” Bassa Media Media
3 2 Palestra Comunale Media Molto alta Molto alta
3 2 Palazzetto dello sport Media Alta Alta
3 2 Campo sportivo comunale Alta Media Media
3 2 Palestra Media Molto alta Molto alta
3 2 Parco “Gaetano Pregadio” Media Molto alta Molto alta
3 2 Verde Alta Alta Alta
3 2 Centro balneare (Dismesso) Media Molto alta Molto alta
3 2 Bocciodromo Media Molto alta Molto alta

Servizi di interesse sovralocale

Istituti per la formazione superiore

Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
5 1 Liceo scientifico della comunicazione “P.G. Frassati” Alta - -
5 1 Corso di formazione professionale “G. Galimberti” Alta - -
138

Cimiteri
Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
7 Cimitero Media Molto alta Alta

Sistema dei servizi di interesse sociale


Cat
Specifica AccV AccT AccQ
Tip
2 4 Centro socio educativo Media Molto alta Alta
2 4 Casa di riposo Media Molto alta Alta
2 4 Centro giovanile Media Molto alta Alta
2 4 Cappella Media Alta Alta
2 4 Cappella Media Molto alta Alta
2 4 Centro diurno anziani Media Molto alta Alta
2 4 Cappella cimiteriale Media Molto alta Alta
2 4 Attrezzature della chiesa parrocchiale di “S. Clemente” Media Molto alta Alta
2 4 Attrezzature della chiesa della Madonna di Fatima Media Molto alta Alta
2 4 Attrezzature della chiesa della Beata Vergine Immacolata Alta Molto alta Molto alta

Le verifiche derivate dall’utilizzo del sistema informativo territoriale evidenziano rari episodi di reali carenze di
posti auto per l’accesso alle attrezzature pubbliche in atto, tali da limitare l’utilità del servizio offerto al cittadino: i
casi evidenziati rappresentano eventuali spunti per interventi migliorativi da programmarsi nel tempo e le carenze
evidenziate, specie quelle a carico delle attrezzature scolastiche, trovano priorità per salvaguardare la sicurezza
dell’utenza a garanzia di un offerta efficiente ed efficace.

3.3. La valutazione qualitativa del grado di soddisfacimento attuale di servizi pubblici

A valle sia delle stime corrispondenti all’accessibilità qualitativa di ogni categoria di servizio in atto, sia della di-
stribuzione delle differenti fasce di popolazione sul territorio comunale, è possibile ora valutare la prestazionalità
di ogni servizio in relazione alla posizione occupata rispetto alla popolazione per cui tale servizio è stato appresta-
to, sintetizzando le opzioni di tale “sovrapposizione” attraverso la sintesi:
i) delle aree dove i residenti possono accedere agevolmente ai servizi di maggior rilevanza collettiva;
ii) delle aree dove i residenti possono accedere ai servizi di maggior rilevanza collettiva con maggiore difficoltà,
ossia utilizzando soltanto il mezzo privato e percorrendo strade con più elevati livelli di traffico.
È evidente la reciproca combinazione delle quattro classi di densità dei residenti con i quattro livelli di accessibili-
tà totale ai servizi pubblici in atto: il risultato sintetico, nato dalla combinazione delle due diverse frequenze rileva-
te, permette di ottenere la seguente nuova classificazione territoriale a differente grado di accessibilità complessi-
va ai servizi, rispetto alla densità della popolazione residente.

Assetto 1 – Territorio caratterizzato da alta accessibilità complessiva ai servizi di maggior rilevanza collettiva
nella dimensione locale
Alta densità insediativa residenziale
Molto alta e alta accessibilità totale ai Media densità insediativa residenziale
+
servizi in atto Bassa densità insediativa residenziale
Nulla densità insediativa residenziale
Assetto 2 – Territorio caratterizzato da media accessibilità complessiva ai servizi di maggior rilevanza collettiva
nella dimensione locale
Alta densità insediativa residenziale
Media densità insediativa residenziale
Media accessibilità totale ai servizi in atto +
Bassa densità insediativa residenziale
Nulla densità insediativa residenziale
139

Assetto 3 – Territorio caratterizzato da bassa accessibilità complessiva ai servizi di maggior rilevanza collettiva
nella dimensione locale e da alta o media densità insediativa residenziale
Alta densità insediativa residenziale
Bassa accessibilità totale ai servizi in atto +
Media densità insediativa residenziale
Assetto 4 – Territorio caratterizzato da bassa accessibilità complessiva ai servizi di maggior rilevanza collettiva
nella dimensione locale e da bassa o nulla densità insediativa residenziale
Bassa densità insediativa residenziale
Bassa accessibilità totale ai servizi in atto +
Nulla densità insediativa residenziale
Particolare attenzione va posta per le aree dell’assetto 3 (spazio caratterizzato da bassa accessibilità complessiva
ai servizi di maggior rilevanza collettiva nella dimensione locale e da alta o media densità insediativa residenzia-
le).
Distribuzione della popolazione totale residente
in rapporto alla dotazione complessiva di servizi pubblici di maggior rilevanza collettiva in atto

Si riporta di seguito la corrispondente distribuzione di frequenza delle celle analitiche, in relazione all’assetto più
problematico (assetto 3 – territorio caratterizzato da bassa accessibilità complessiva ai servizi di maggior rile-
vanza collettiva nella dimensione locale e da alta o media densità insediativa residenziale).

Soggetti residenti Le celle a bassa accessibilità, dove si riscontrano residenti di ogni età, sono solo 6 per
2 un totale di 44 abitanti (lo 0,004% della popolazione totale di Seveso): è una quota irri-
4 soria, che evidenzia un ottimo grado di accessibilità potenziale generalizzata alle attrez-
7 zature analizzate da parte di tutta la popolazione; vanno certo chiariti alcuni punti chia-
ve per una buona interpretazione del dato ottenuto, che: i) in primo luogo è un potenzia-
8
le di accessibilità, influenzabile dalle variabili fisiche del territorio, dalle scelte gestiona-
11 li sui flussi di traffico e dalla reale percorribilità della rete viaria in rapporto alla sua
12 congestione ii) e, in secondo luogo, l’esito è da ritenersi solo indicativo rispetto alle
modalità di trasporto ciclopedonale e collettivo che, influenzate l’una dalla struttura del-
la rete e l’altra dalle distanze massime percorribili, richiedono analisi specifiche.
I risultati ottenuti confermano che ogni fascia d’età si distingue come portatrice di specifiche e differenziate do-
mande di servizi; georeferenziando i residenti è possibile confrontare i termini in cui le diverse fasce di età si rap-
140

portano alla dotazione di servizi, ed è quindi interessante analizzare e rappresentare ogni fascia d’età sensibile ri-
spetto alle corrispondenti e specifiche domande di attrezzature pubbliche.

La popolazione infantile di età ≤ 3 anni residente al 2009 – con le rispettive famiglie – emerge come particolare
portatrice della domanda di: i) asili nido; ii) servizi sanitari; iii) verde pubblico; di seguito si colloca la rappresen-
tazione delle corrispondenti distribuzioni territoriali e della quantificazione comunale.

Distribuzione dell’infanzia residente di età ≤ 3 anni in rapporto alla dotazione di asili nido in atto

La frequenza dell’infanzia residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa è la seguente:

Totale infanzia residente Infanzia di età ≤ 3 anni %


residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità
891 0 0

Distribuzione dell’infanzia residente di età ≤ 3 anni in rapporto alla dotazione di attrezzature sanitarie in atto

La frequenza dell’infanzia residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa è la seguente:


141

Totale infanzia residente Infanzia di età ≤ 3 anni %


residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità
891 0 0

Distribuzione dell’infanzia residente di età ≤ 3 anni in rapporto alla dotazione di aree verdi in atto

La frequenza dell’infanzia residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa è la seguente:

Totale infanzia residente Infanzia di età ≤ 3 anni %


residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità
891 0 0

Distribuzione dell’infanzia residente di età ≤ 3 anni in rapporto alla dotazione totale di servizi in atto di maggior
rilevanza collettiva

La frequenza dell’infanzia residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa è la seguente:


Totale infanzia resi- Infanzia di età ≤ 3 anni %
dente residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità
891 2 0,2
142

La popolazione residente di età compresa tra i 4 e i 7 anni al 2009 – con le rispettive famiglie – risulta portatrice
in particolare della domanda di verde pubblico e dei servizi di maggior rilevanza collettiva; nel seguito la rappre-
sentazione delle corrispondenti distribuzioni territoriali e della corrispondente quantificazione:
Distribuzione dell’infanzia residente di età compresa tra i 4 e i 7 anni in rapporto alla dotazione di aree verdi in
atto

Questa è la frequenza dell’infanzia residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa:


Totale infanzia residente Infanzia di età compresa tra i 4 e i 7 anni residente in celle caratte- %
rizzate da bassa accessibilità
808 0 0
Distribuzione dell’infanzia residente di età compresa tra i 4 e i 7 anni in rapporto alla dotazione totale di servizi
in atto di maggior rilevanza collettiva

Frequenza dell’infanzia residente in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa:


Totale infanzia residente Infanzia di età compresa tra i 4 e i 7 anni residente in celle caratte- %
rizzate da bassa accessibilità
808 2 0,2
143

La popolazione residente di età compresa tra gli 8 e i 14 anni al 2009 – con le rispettive famiglie – risulta porta-
trice in particolare della domanda: i) di verde pubblico; ii) di oratori; iii) di campi sportivi; iv) di attrezzature cultu-
rali; nel seguito, la rappresentazione delle corrispondenti distribuzioni territoriali e della corrispondente quantifi-
cazione.

Distribuzione dell’infanzia residente di età compresa tra gli 8 e i 14 anni in rapporto alla dotazione di aree verdi
in atto

Frequenza dei giovani residenti in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa:

Totale giovani residenti Giovani di età compresa tra gli 8 e i 14 anni residenti in celle ca- %
ratterizzate da bassa accessibilità
1.255 0 0

Distribuzione dell’infanzia residente di età tra gli 8 e i 14 anni in rapporto alla dotazione di oratori in atto

Totale giovani residenti Giovani di età compresa tra gli 8 e i 14 anni residenti in celle ca- %
ratterizzate da bassa accessibilità
1.255 0 0
144

Distribuzione dell’infanzia residente di età compresa tra gli 8 e i 14 anni in rapporto alla dotazione di attrezzature
sportive in atto

La frequenza dei giovani residenti in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa è:

Totale giovani residenti Giovani di età compresa tra gli 8 e i 14 anni residenti in celle ca- %
ratterizzate da bassa accessibilità
1.255 0 0

Distribuzione de i giovani residenti di età compresa tra gli 8 e i 14 anni in rapporto alla dotazione di attrezzature
culturali in atto

Frequenza dei giovani residenti in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa:

Totale giovani residenti Giovani di età compresa tra gli 8 e i 14 anni residenti in celle carat- %
terizzate da bassa accessibilità
1.255 0 0
145

Distribuzione dei giovani residenti di età compresa tra gli 8 e i 14 anni in rapporto alla dotazione totale di servizi
in atto di maggior rilevanza collettiva

La popolazione residente di età ≥ 64 anni al 2007 risulta in particolare portatrice della domanda: i) di verde pub-
blico; ii) di attrezzature sanitarie; iii) di attrezzature sociali, assistenziali, religiose e del volontariato. Nel seguito,
ecco la rappresentazione grafica delle corrispondenti distribuzioni territoriali e della corrispondente quantificazio-
ne:

Distribuzione delle persone residenti di età ≥ 64 anni in rapporto alla dotazione di aree verdi in atto

Frequenza di anziani residenti in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa:

Totale anziani residenti Anziani di età ≥ 64 anni residenti in celle caratterizzate da bassa %
accessibilità
4.197 0 0
146

Distribuzione delle persone residenti di età ≥ 64 anni in rapporto alla dotazione di attrezzature sanitarie in atto

Frequenza di anziani residenti in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa

Totale anziani residenti Anziani di età ≥ 64 anni residenti in celle caratterizzate da bassa %
accessibilità
4.197 0 0

Distribuzione delle persone residenti di età ≥ 64 anni in rapporto alla dotazione di chiese in atto

Frequenza di anziani residenti in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa:

Totale anziani resi- Anziani di età ≥ 64 anni residenti in celle caratterizzate da bassa %
denti accessibilità
4.197 0 0
147

Distribuzione delle persone residenti di età ≥ 64 anni in rapporto alla dotazione di attrezzature d’interesse
in atto

Frequenza di anziani residenti in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa:

Totale anziani resi- Anziani di età ≥ 64 anni residenti in celle caratterizzate da bassa %
denti accessibilità
4.197 0 0

Distribuzione delle persone residenti di età ≥ 64 anni in rapporto alla dotazione totale di servizi in atto di
maggior rilevanza collettiva

Frequenza di anziani residenti in celle caratterizzate da bassa accessibilità qualitativa:

Totale anziani resi- Anziani di età ≥ 64 anni residenti in celle caratterizzate da bassa %
denti accessibilità
4.197 6 0,1
148

3.4. Sintesi dei risultati ottenuti relativi all’accessibilità topologica

In relazione all’assetto 3 (Territorio caratterizzato da bassa accessibilità complessiva ai servizi di maggior rile-
vanza collettiva nella dimensione locale e da alta o media densità insediativa residenziale), calibrato sulle diffe-
renti fasce d’età considerate, emergono le seguenti situazioni:

Totale
Residenti in celle caratterizzate
Categoria servizio Fascia d’età residenti per %
da bassa accessibilità
fasce d’età
Asili nido Inferiore ai 3 anni 891 0 0
Attrezzature sanitarie Inferiore ai 3 anni 891 0 0
Aree verdi Inferiore ai 3 anni 891 0 0
Rilevanza collettiva Inferiore ai 3 anni 891 2 0,2
Aree verdi Da 4 a 7 anni 808 0 0
Rilevanza collettiva Da 4 a 7 anni 808 2 0,2
Aree verdi Da 8 a 14 anni 1.255 0 0
Oratori Da 8 a 14 anni 1.255 0 0
Attrezzature sportive Da 8 a 14 anni 1.255 0 0
Attrezzature culturali Da 8 a 14 anni 1.255 0 0
Rilevanza collettiva Da 8 a 14 anni 1.255 3 0,2
Aree verdi Oltre i 64 anni 4.197 0 0
Attrezzature sanitarie Oltre i 64 anni 4.197 0 0
Chiese Oltre i 64 anni 4.197 0 0
Attrezzature interesse Oltre i 64 anni 4.197 0 0
Rilevanza collettiva Oltre i 64 anni 4.197 6 0,1

Nel complesso si rilevano limitatissime carenze di accessibilità e, laddove siano presenti, non sono riconducibili
univocamente a una sola categoria di servizi.
Dalle analisi fin qui effettuate emerge come il territorio di Seveso non presenti casi che richiedano particolare at-
tenzione, sintomo di un ottimo connubio fra servizi presenti e infrastrutturazione stradale.
È comunque consigliabile attendere l’esito delle specifiche analisi di accessibilità pedonale per trarre conclusioni
ma, sinteticamente, è possibile affermare che non sussistono sul territorio di Seveso carenze di accessibilità le-
gate ai servizi in atto.
149

4. L’analisi dell’accessibilità rispetto ai tempi d’accesso ai servizi

L’obiettivo dell’analisi è finalizzato a valutare l’accessibilità ai servizi tramite il solo modo pedonale, senza
quindi utilizzare altri mezzi di locomozione e in termini, pertanto, caratterizzati da elevato grado di sosteni-
bilità ambientale e da bacini di percorrenza variabili.
La stima dei rapporti tra i luoghi residenziali (in funzione delle differenti fasce d’età) e i servizi, per il cui
raggiungimento è auspicabile un’accessibilità pedonale per l’auspicabile diminuzione del traffico veicolare,
è ritenuta essenziale e propedeutica sia all’armonico uso dei servizi, offerti alla scala locale dal comune al
cittadino, sia per la valutazione qualitativa dei servizi attualmente in dotazione a Seveso.
Strumento essenziale per lo studio di questo fattore è la Network Analisys che, a partire dalla discretizzazio-
ne del grafo stradale, dati uno o più punti di partenza permette di calcolare l’insieme di punti nell’intorno le
cui peculiarità siano: i) lo stesso tempo trascorso, o: ii) la medesima distanza percorsa dal punto d’origine;
dunque, vista l’importanza del fattore temporale nei naturali processi dell’organizzazione degli utenti, s’è
scelto di valutare i differenti servizi per tempi d’accesso (isocrone, termine con cui viene indicato il caratte-
re temporale di un evento ricorrente a intervalli periodici noti); sulla scia di tale definizione identifichiamo
come evento il servizio/esercizio o l’insieme di servizi/esercizi (facilities) considerati, a cui va attribuito uno
o più parametri temporali (service area), in questo caso calcolati in minuti.
In considerazione di un giudizio corrispondente alla reale situazione tanto dei servizi comunali come dei
loro fruitori, la stima temporale s’è articolata verso termini di raffronto contenuti e corrispondenti ai valori
riscontrati in letteratura, suddividendo in tal modo le fasce temporali:

Isocrona Tempo (minuti)


I 5’
II 10’
III 15’

e in particolare: a) categoria I: isocrona di 5 minuti, caratterizza tutti i servizi altamente accessibili dai pe-
doni con un poligono di output di raggio = 330 metri (compatibilmente con i risultati attesi); b) categoria II:
isocrona di 10 minuti, caratterizza tutti gli esercizi mediamente accessibili a piedi con distanza di percor-
renza, a partire dal servizio, = 650 metri; c) categoria III: isocrona di 15 minuti, caratterizza tutti i servizi
con accessibilità pedonale bassa, stabilizzata intorno a 1 km.
Le distanze metriche, ricavate per le differenti categorie d’analisi, sono state valutate considerando come
valore costante una velocità di percorrenza pedonale attestata attorno ai 4 km/h; occorre tener conto che il
calcolo delle isocrone deve imprescindibilmente trovar seguito nel computo della popolazione effettiva-
mente ricadente nei poligoni definiti dalle curve stesse, e l’analisi spaziale è determinante per una puntuale
definizione dell’utenza gravitante nei bacini: perciò è necessario disaggregare la popolazione per fasce
d’età, in funzione dei potenziali servizi a cui ogni fascia risulta interessata.

Servizio Cat Tip Servizio Cat Tip


Asili nido II I Attrezzature sanitarie II VI
Scuole materne I I Attrezzature e verde sportivo III II
Scuole primarie I II Cimiteri VII
Chiese II II Sistemi dei servizi per la cultura II V
Oratori II III Sistema dei servizi di interesse II IV
Aree verdi di quartiere III I
Scuole secondarie di primo grado I III
Sistema dei servizi per la sicurezza II IX

Sebbene l’accessibilità pedonale non implichi alcun tipo di limitazione stradale, tranne la percorribilità au-
tostradale e i suoi innesti, viene di seguito illustrata la morfologia viaria del comune di Seveso e la corri-
spondente disaggregazione sulla base del codice stradale vigente:
150

A. Strade extraurbane principali: a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile, cia-


scuna con almeno due corsie di marcia e banchina pavimentata a destra, prive di intersezioni a raso,
con accessi alle proprietà laterali coordinati, contraddistinte da appositi segnali di inizio e fine, riservate
alla circolazione di talune categorie di veicoli a motore mentre, per eventuali altre categorie di utenti,
vanno previsti opportuni spazi; devono essere attrezzate con apposite aree di servizio che comprenda-
no spazi per la sosta, con accessi dotati di corsie di decelerazione e accelerazione.
B. Strade extraurbane secondarie: sono destinate a canalizzare i maggiori flussi di traffico colleganti in-
sediamenti urbani siti nel territorio di un comune tra loro o con insediamenti urbani siti nel territorio di
altri comuni, anche immettendosi in autostrade o in strade extraurbane principali; consistono in
un’unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine; le immissioni, sia a raso
con semaforizzazione che con svincoli a due livelli e canalizzati, sono consentite soltanto da altri ele-
menti viari carrabili, ivi comprese le strade extraurbane locali e le strade vicinali (o poderali o interpo-
derali o di bonifica), purché queste ultime immissioni distino almeno 300 metri l’una dall’altra.
C. Strade locali interzonali: con funzione di assicurare i collegamenti minuti, dotate di almeno una corsia
per senso di marcia, con sezione minima di m 2,75.
D. Strade urbane di quartiere: con funzione di garantire spostamenti di breve distanza connettendo le
strade interquartiere e la rete delle strade locali, dotate di almeno una corsia per senso di marcia, con
sezione minima di m 3,25.
E. Strade locali: urbane o extraurbane opportunamente sistemate ai fini di cui al c. 11 , non facenti parte
degli altri tipi di strade.

Rappresentazione della rete infrastrutturale del Comune di Seveso

L’identificazione dei bacini d’utenza potenziali, definiti dalle isocrone, va relazionata con la georeferenzia-
zione della popolazione residente, per la quale verranno utilizzati i dati in possesso degli archivi anagrafici,
aggiornati al 2009.

1
Codice della strada: C.1. “Ai fini dell’applicazione delle norme del presente codice si definisce «strada» l’area a uso pubblico
destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali”.
151

Spazializzazione della popolazione del Comune di Seveso

4.1. Il calcolo dell’accessibilità pedonale tramite la definizione delle isocrone di 5’,10’ e 15’

4.1.1. I servizi rivolti alla popolazione infantile inferiore ai 3 anni

La popolazione infantile di età ≤ 3 anni, con le rispettive famiglie, emerge come particolare portatrice della
domanda di asili nido; di seguito si colloca la rappresentazione grafica delle corrispondenti distribuzioni ter-
ritoriali e della quantificazione comunale.

Localizzazione della popolazione residente con età ≤ 3 anni


152

Definizione delle isocrone caratterizzanti gli asili nido in atto

Computo della popolazione residente, ≤ 3 anni, e asili nido in atto

Quantificazione della popolazione ≤ 3 anni, interessata da asili nido in atto:

Popolazione residente <3 anni %


643 100

Categoria Popolazione % Emerge come il 13% della popolazione infantile residente sia interes-
Isocrona 5’ 83 13 sata dall’isocrona di 5’.
Isocrona 10’ 132 20 L’esito prodotto dimostra altresì come quasi la metà della popolazio-
Isocrona 15’ 88 14 ne risulti in grado di raggiungere in 15’ gli asili nido presenti.
153

4.1.2. I servizi rivolti alla popolazione infantile di età compresa fra i 3 e i 5 anni

La popolazione infantile di età compresa tra i 3 e i 5 anni – con le rispettive famiglie – risulta portatrice in
particolare della domanda di scuole materne; nel seguito la rappresentazione grafica delle corrispondenti
distribuzioni territoriali e della loro quantificazione:

Definizione della popolazione residente con compresa fra i 3 e i 5 anni

Definizione delle isocrone caratterizzanti le scuole materne in atto


154

Computo della popolazione residente fra i 3 e i 5 anni e le scuole materne in atto

Quantificazione della popolazione tra i 3 e i 5 anni, interessata dalle scuole materne in atto:

Popolazione residente 3 – 5 anni %


663 100

Categoria Popolazione % Emerge come circa 1/3 della popolazione possa raggiunge-
Isocrona 5’ 117 18 re le strutture materne in circa 10’: è tuttavia interessante
Isocrona 10’ 216 33 evidenziare come il 75% della popolazione considerata
Isocrona 15’ 162 24 possa raggiungere le scuole materne in un quarto d’ora.

4.1.3. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra i 6 e i 10 anni

La popolazione in età compresa tra i 6 e i 10 anni – con le rispettive famiglie – risulta portatrice in particola-
re della domanda di scuole primarie; nel seguito la rappresentazione grafica delle corrispondenti distribu-
zioni territoriali e della loro quantificazione:

Definizione della popolazione residente con compresa fra i 6 e i 10 anni


155

Definizione delle isocrone caratterizzanti le scuole primarie in atto

Computo della popolazione residente fra i 6 e i 10 anni e le scuole primarie in atto

Quantificazione della popolazione tra i 6 e i 10 anni interessata dalle scuole primarie in atto:

Popolazione residente 6 – 10 anni %


935 100

Categoria Popolazione % Si denota come circa un terzo della popolazione sia in grado di
Isocrona 5’ 133 14 raggiungere le strutture materne in circa 10’; è in ogni modo in-
Isocrona 10’ 270 29 teressante evidenziare come il 74% della popolazione considera-
Isocrona 15’ 286 31 ta possa raggiungere le scuole primarie in un quarto d’ora.
156

4.1.4. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra gli 11 e i 13 anni

La popolazione di età compresa tra gli 11 e i 13 anni risulta portatrice in particolare della domanda di scuo-
le secondarie di primo grado; nel seguito la rappresentazione grafica delle corrispondenti distribuzioni terri-
toriali e della loro quantificazione:

Definizione della popolazione residente con compresa fra gli 11 e i 13 anni

Definizione delle isocrone caratterizzanti le scuole secondarie di primo grado in atto


157

Computo della popolazione residente fra gli 11 e i 13 anni e le scuole secondarie di primo grado in atto

Quantificazione della popolazione tra gli 11 e i 13 anni, interessata dalle scuole secondarie di primo grado
in atto:

Popolazione residente 11 – 13 anni %


550 100

Categoria Popolazione % Circa un terzo della popolazione è in grado di raggiungere le


Isocrona 5’ 45 8 strutture in circa 10’: è peraltro d’interesse evidenziare come
Isocrona 10’ 125 23 la metà della popolazione considerata possa raggiungere le
Isocrona 15’ 146 26 scuole secondarie di primo grado in un quarto d’ora.

4.1.5. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra i 6 e i 13 anni

La popolazione d’età tra i 6 e i 13 anni è anche portatrice della domanda di chiese; nel seguito la rappresen-
tazione grafica delle corrispondenti distribuzioni territoriali e della loro quantificazione:

Definizione della popolazione residente con compresa fra i 6 e i 13 anni


158

Definizione delle isocrone caratterizzanti le chiese in atto

Computo della popolazione residente fra i 6 e i 13 anni e le chiese in atto

Quantificazione della popolazione tra i 6 e i 13 anni interessata dalle chiese in atto:

Popolazione residente 11 – 13 anni %


1485 100

Categoria Popolazione % Circa la metà della popolazione considerata è in grado di rag-


Isocrona 5’ 325 22 giungere le chiese in circa 10’; le elevate percentuali riscontrate
Isocrona 10’ 714 48 evidenziano l’ottimo connubio riscontrato fra le strutture eccle-
Isocrona 15’ 344 23 siali e la rete infrastrutturale presente.
159

4.1.6. I servizi rivolti alla popolazione di età maggiore ai 64 anni

La popolazione di età superiore ai 64 anni risulta portatrice in particolare della domanda di: i) chiese, ii)
verde di quartiere, iii) attrezzature culturali; nel seguito la rappresentazione grafica delle corrispondenti di-
stribuzioni territoriali e della loro quantificazione:

Definizione della popolazione residente di età maggiore ai 64 anni

Definizione delle isocrone caratterizzanti le chiese in atto


160

Chiese
Computo della popolazione residente ≥ 64 anni e le chiese in atto

Quantificazione della popolazione maggiore dei 64 anni interessata dalle chiese in atto:

Popolazione residente ≥ 64 anni %


4197 100

Categoria Popolazione % Si denota come circa la metà della popolazione conside-


Isocrona 5’ 1080 26 rata sia in grado di raggiungere le chiese in circa 10’, e
Isocrona 10’ 2033 48 ben il 94% della popolazione considerata è in grado di
Isocrona 15’ 844 20 raggiungere le chiese in circa 15’ (% più alta riscontrata)

Aree verdi
Definizione delle isocrone caratterizzanti le aree verdi in atto
161

Computo della popolazione residente ≥ 64 anni e le aree verdi in atto

Quantificazione della popolazione maggiore dei 64 anni interessata dalle chiese in atto:

Popolazione residente maggiore 64 anni %


4197 100

Categoria Popolazione % Il 33% della popolazione sia in grado di


Isocrona 5’ 1395 33 raggiungere le aree verdi di quartiere in 5’ e ben il 95% è in
Isocrona 10’ 1867 44 grado di raggiungere le attrezzature in circa 15’
Isocrona 15’ 739 18

Attrezzature culturali
Definizione delle isocrone caratterizzanti le attrezzature culturali in atto
162

Computo della popolazione residente ≥ 64 anni e le attrezzature culturali in atto

Quantificazione della popolazione maggiore dei 64 anni interessata dalle attrezzature culturali in atto:

Popolazione residente maggiore 64 anni %


4197 100

Categoria Popolazione % Il 17% della popolazione è in grado d’accedere alle


Isocrona 5’ 733 17 attrezzature culturali in atto in soli 5’; la localizzazione
Isocrona 10’ 1448 34 centrale dei servizi considerati permette al 74% di
Isocrona 15’ 973 23 accedere a tali attrezzature in soli 15’.

Attrezzature amministrative
Definizione delle isocrone caratterizzanti le attrezzature amministrative in atto
163

Computo della popolazione residente ≥ 64 anni e le attrezzature amministrative in atto

Quantificazione della popolazione maggiore dei 64 anni interessata dalle attrezzature culturali in atto:

Popolazione residente maggiore 64 anni %


4197 100

Categoria Popolazione % Il 10% della popolazione è in grado d’accedere alle


Isocrona 5’ 442 10 attrezzature culturali in atto in soli 5’. La localizza-
Isocrona 10’ 770 18 zione centrale del servizio considerato permette al
Isocrona 15’ 972 23 51% di accedere a tali attrezzature in soli 15’.

4.1.7. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra i 6 e i 18 anni

La popolazione d’età compresa tra i 6 e i 18 anni risulta portatrice in particolare della domanda di: i) oratori,
ii) verde di quartiere, iii) attrezzature per lo sport; nel seguito si veda la rappresentazione grafica delle corri-
spondenti distribuzioni territoriali e della loro quantificazione:

Definizione della popolazione residente con compresa fra i 6 e i 18 anni


164

Oratori
Definizione delle isocrone caratterizzanti gli oratori in atto

Computo della popolazione residente fra i 6 e i 18 anni e gli oratori in atto

Quantificazione della popolazione tra i 6 e i 18 anni interessata dagli oratori in atto:

Popolazione residente 6 – 18 anni %


2403 100

Categoria Popolazione % La maggior percentuale riscontrata (45%) riguarda


Isocrona 5’ 456 19 l’accessibilità ai 10’. La percentuale di accessibilità agli oratori
Isocrona 10’ 1075 45 oltre i 15’ è circa del 13%.
Isocrona 15’ 549 23
165

Verde di quartiere
Definizione delle isocrone caratterizzanti le aree verdi in atto

Computo della popolazione residente fra i 6 e i 18 anni e le aree verdi in atto

Quantificazione della popolazione tra i 6 e i 18 anni interessata alle aree verdi di quartiere in atto:

Popolazione residente 6 – 18 anni %


2403 100

Categoria Popolazione % Si denota com3e circa il 94% della popolazione abbia


Isocrona 5’ 794 33 un’ccessibilità alle aree verdi entro i 15’, in particolare il
Isocrona 10’ 1022 42 42% entro 10’ per l’ottima dotazione di aree verdi di
Isocrona 15’ 447 19 quartiere in forza al comune.
166

Attrezzature per lo sport


Definizione delle isocrone caratterizzanti le attrezzature per lo sport in atto

Computo della popolazione residente fra i 6 e i 18 anni e le attrezzature per lo sport in atto

Quantificazione della popolazione tra i 6 e i 18 anni interessata alle attrezzature sportive in atto:

Popolazione residente 6 – 18 anni %


2403 100

Categoria Popolazione % Il 76% della popolazione considerata è in grado di raggiungere


Isocrona 5’ 468 19 le attrezzature sportive in 15’, grazie alla loro localizzazione
Isocrona 10’ 742 31 sparsa sull’intero territorio comunale.
Isocrona 15’ 617 26
167

4.1.8 I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra gli 11 e i 18 anni

La popolazione di età compresa tra gli 11 e i 18 anni risulta portatrice in particolare della domanda di at-
trezzature culturali; nel seguito, ecco la rappresentazione grafica delle corrispondenti distribuzioni territoria-
li e della loro quantificazione:

Definizione della popolazione residente con compresa fra gli 11 e i 18 anni

Attrezzature culturali
Definizione delle isocrone caratterizzanti le attrezzature culturali in atto
168

Computo della popolazione residente fra gli 11 e i 18 anni e le attrezzature culturali in atto

Quantificazione della popolazione tra gli 11 e i 18 anni interessata alle attrezzature culturali in atto:

Popolazione residente 11 – 18 anni %


1468 100

Categoria Popolazione % Si denota come la maggior percentuale riscontrata (27%) ri-


Isocrona 5’ 218 15 guardi l’accessibilità ai 10’, mentre s’abbassa del solo 2%
Isocrona 10’ 402 27 (25%) per l’accessibilità ai 15’. Si evidenzia come, in ragione
Isocrona 15’ 368 25 delle due isocrone precedenti, solo il 15% della popolazione
fa constatare un’accessibilità pedonale attorno ai 5’.

4.1.9. I servizi rivolti alla popolazione di età compresa fra i 14 e i 18 anni

La popolazione d’età compresa tra i 14 e i 18 anni risulta portatrice anche della domanda di attrezzature
amministrative; nel seguito la rappresentazione grafica delle corrispondenti distribuzioni territoriali e della
loro quantificazione:

Definizione della popolazione residente con compresa fra i 14 e i 18 anni


169

Attrezzature amministrative
Definizione delle isocrone caratterizzanti le attrezzature amministrative in atto

Computo della popolazione residente fra i 14 e i 18 anni e le attrezzature amministrative in atto

Quantificazione della popolazione tra i 14 e i 18 anni interessata alle attrezzature culturali in atto:

Popolazione residente 14 – 18 anni %


918 100

Categoria Popolazione % Il 9% della popolazione è in grado d’accedere alle attrezzature


Isocrona 5’ 80 9 culturali in atto in soli 5’, e il 28% in 15’.
Isocrona 10’ 115 12
Isocrona 15’ 146 16
170

4.1.10. I servizi rivolti a tutta la popolazione

Possiamo considerare inoltre anche la richiesta di due categorie di servizi funzionali all’intera popolazione,
in particolare: i) attrezzature per la sicurezza, ii) cimiteri; nel seguito, evidenziamo la rappresentazione gra-
fica delle corrispondenti distribuzioni territoriali e della loro quantificazione:

Definizione della popolazione residente

Attrezzature per la sicurezza


Definizione delle isocrone caratterizzanti le attrezzature per la sicurezza in atto
171

Computo della popolazione residente e le attrezzature per la sicurezza in atto

Quantificazione della popolazione interessata alle attrezzature per la sicurezza in atto:

Popolazione residente %
21110 100

Categoria Popolazione % La quota di popolazione servita entro i 15’ non è una delle più ele-
Isocrona 5’ 2016 9 vate (52%), ciò senz’altro per la presenza di attrezzature per la si-
Isocrona 10’ 5215 24 curezza solo nel Centro comunale di Seveso.
Isocrona 15’ 4116 19

Cimiteri
Definizione delle isocrone caratterizzanti i cimiteri in atto
172

Computo della popolazione residente e i cimiteri in atto

Quantificazione della popolazione interessata alle attrezzature per la sicurezza in atto:

Popolazione residente %
21110 100

Categoria Popolazione % Solo il 21,6% della popolazione totale è in grado di accedere en-
Isocrona 5’ 122 0,6 tro i 15’ al cimitero di Seveso, entità influenzata dalla localizza-
Isocrona 10’ 1723 8 zione del servizio nella zona contigua il parco che ne inficia
Isocrona 15’ 2723 13 l’accessibilità soprattutto entro i 5’, paria 0,6%.

4.2. Una sintesi delle stime dell’accessibilità temporale

Le analisi fin qui effettuate necessitano ora di una sintesi, tale da evidenziare eventuali carenza di accessibi-
lità temporale ai servizi, come segue:
Isocrona (%)
Categoria servizio Fascia d’età Residenti
5’ 10’ 15’ T
Asili nido 0–2 643 13 20 14 47
Scuole materne 3–5 663 18 33 24 75
Scuole primarie 6 – 10 935 14 29 31 74
Scuole secondarie di primo grado 11 – 13 550 8 23 26 57
Chiese 6 – 13 1.485 22 48 23 93
Chiese > 64 4.197 26 48 20 94
Aree verdi di quartiere > 64 4.197 33 44 18 95
Attrezzature culturali > 64 4.197 17 34 23 74
Attrezzature amministrative >64 4.197 10 18 23 51
Oratori 6 – 18 2.403 19 45 23 87
Aree verdi di quartiere 6 – 18 2.403 33 42 19 94
Attrezzature per lo sport 6 – 18 2.403 19 31 26 76
Attrezzature culturali 11 – 18 1.468 15 27 25 67
Attrezzature amministrative 14 – 18 918 9 12 16 37
Attrezzature per la sicurezza 0 – 109 21.110 9 24 19 52
Cimiteri 0 – 109 21.110 0,6 8 15 23,6
173

La possibilità di costruire delle isocrone2 utilizzando il network stradale e la georeferenziazione dei residen-
ti per numero civico permette di quantificare le percentuali di copertura di ogni isocrona rispetto al target
dei soggetti considerati.
La somma delle percentuali unitarie (5’, 10’, 15’) determina la copertura totale (T), la quale fornisce utili
indicazioni sulla necessità di potenziamento delle dotazioni di servizi o dei modi di accessibilità (mediante
un potenziamento dei percorsi ciclopedonali o del trasporto collettivo).
Le stime delle isocrone hanno evidenziato cinque situazioni che, seppur non definibili critiche, richiedono
un certo grado d’attenzione per l’aumento qualitativo dell’accessibilità e, di conseguenza, dei modi presta-
zionali dei servizi; in particolare:
a) gli asili nido (47% di copertura totale),
b) le scuole secondarie di primo grado (57% di copertura totale),
c) il cimitero (23,6% di copertura totale),
d) le attrezzature amministrative (dal 37% al 51%, rispetto all’età considerata)
rappresentano in questo caso servizi che più di altri dovrebbero venire assoggettati a una qualche riflessione
(ancorché non urgente): nelle dotazioni scolastiche connesse agli asili nido e alle scuole secondarie di primo
grado, sono già state evidenziate carenze di accessibilità temporale (contro un’accessibilità topologica e di
Kernel Density elevata), ma queste e altre considerazioni relative al sistema di accessibilità globale trove-
ranno riscontro nell’indicatore sintetico nel successivo capitolo.

2 Intese come spazio compreso nella distanza percorribile in un dato tempo con un mezzo definito.
174

5. L’indice sintetico di accessibilità ai servizi

Ampiamente noto alle comunità insediate è il ruolo assunto dai servizi pubblici nella vivibilità dei contesti
urbani, in accostamento ad altre doti del tessuto come il grado di mix funzionale, la qualità ambientale, le do-
tazioni commerciali; il parametro, fin qui indagato, che permette di qualificare tale complesso di condizioni è
quello dell’accessibilità che, come abbiamo visto prima, dipende dalla correlazione spaziale tra la popolazio-
ne residente e i servizi disponibili; altrettanto riconosciuto è l’effetto, generato dall’accessibilità pedonale alle
funzioni quotidiane, in termini di minor necessità d’utilizzo dell’autovettura privata in condizioni di compat-
tezza insediativa dell’agglomerato urbano.
Vediamo allora di qualificare, tramite un indicatore sintetico d’accessibilità globale, ogni porzione del territo-
rio sevesino cosi da comprendere in qual modo le diverse indagini effettuate, riconducibili in maniera quasi
univoca a differenti modi di trasporto, facciano comprendere le effettive ricadute del rapporto spazio/servizi
insediati sulla vivibilità cittadina.
Nel seguito, dunque, una prima ricognizione delle analisi intraprese, cosi da valutare la loro utilità e conve-
nienza d’uso nella costruzione di un indicatore sintetico.

5.1. Una sintesi degli indicatori di accessibilità calcolati

Come deriva dai capitoli 2, 3, 4 della presente Parte IV del Piano dei servizi, tre sono le analisi approntate sul
tema: i) l’accessibilità qualitativa, stimata con l’utilizzo della funzione di Kernel Density, ii) il grado di ac-
cessibilità topologica, iii) l’accessibilità isocronica (o temporale).
Tramite l’utilizzo della funzione di Kernel si è piegata la nozione di “accessibilità” alla declinazione più do-
tazionale; tale funzione, infatti, georeferenzia sul territorio un valore di prossimità strettamente dipendente
dalla densità degli elementi indagati, così da qualificare lo spazio urbano con valori decrescenti in ragione
della distanza (l’indicazione è, però, più affine a una valutazione della dotazione esistente, piuttosto che della
sua accessibilità, in quanto espressione non legata a vincoli spaziali ma piuttosto caratterizzata dalla totale
indifferenza rispetto alle peculiarità territoriali); in tal senso, un suo utilizzo preliminare è da ritenersi funzio-
nale all’esame della densità dei servizi urbani, più che della loro effettiva accessibilità (caratteristica forte-
mente legata alle prestazioni della rete stradale e ad altri fattori) e, pertanto, tramite la funzione di Kernel so-
no state evidenziate le maggiori criticità, anche se il suo inglobamento in un indice sintetico di accessibilità
apparirebbe fuorviante.
La seconda valutazione approntata, quella dell’accessibilità topologica, vive di una qualche sperimentazione
in campo urbanistico, essendo in grado di esprimere abbastanza fedelmente la relazione spaziale utenti – ser-
vizi (che considera la dote delle infrastrutture che irrorano il tessuto urbano) nonché, tramite una matrice, il
potenziale dell’accesso derivante dall’interazione spaziale utenti/network stradale/servizi (di conseguenza, il
suo utilizzo ben si presta a qualificare il grado d’accessibilità potenziale derivante dall’utilizzo dell’auto, ed è
pertanto da considerarsi, seppur con le debite attenzioni); la modalità automobilistica sottende invece al peg-
gioramento della qualità della vita dei residenti, in ragione dell’impatto antropico derivante e, perciò, in coe-
renza coi principi della pianificazione sostenibile, occorre introdurre un parametro che rappresenti l’impatto
antropico del mezzo e che riduca sensibilmente il potenziale di accessibilità computato col metodo topologi-
co, cosi da contenere il suo peso nella costruzione di un indice sintetico finale; l’effetto indiretto che ci si at-
tende è un declassamento di quei servizi che risultino altamente accessibili unicamente con l’auto, in modo
tale da incentivare una politica futura sempre più ambientalmente responsabile in materia di servizi.
Il parametro ottimale deriva dalle analisi del Documento di piano, ed è rappresentato dall’indice di pressione
antropica da traffico veicolare W21 , indicatore che s’esprime energicamente lungo gli assi viari con valori di
impatto elevati dove maggiori siano i flussi veicolari, ma tende rapidamente a decadere allontanandosi dal
network e, perciò, è il caso di studiare un metodo che omogeneizzi l’impatto derivato, cosi da non penalizza-
re unicamente i valori di accessibilità topologica ricadenti nelle celle prossime al network stradale.

1
Vedi il documento di piano, Parte VI, capitolo 6.
175

La terza, e ultima, valutazione concerne l’accessibilità isocronica, vale a dire quella connessa al tempo di
percorrenza del tragitto minimo casa/servizi; tale valutazione è stata approntata per la mobilità pedonale len-
ta, da garantirsi imprescindibilmente da ogni altro fattore, dato il ruolo essenziale che le attività prestazionali
svolgono nella vita di ogni soggetto della comunità locale, e anche di coloro che non dispongono di un mez-
zo motorizzato o non ne possono fare uso: la garanzia dell’accesso ai servizi minimi in cinque minuti che –
per le fasce più deboli – si può dilatare in ragione di velocità di percorrenza più basse, è qui ritenuta parame-
tro qualitativo minimo della rete dei servizi urbani e, per questo, rivestirà un ruolo chiave nella definizione
del macroindicatore sintetico.

5.2. La costituzione di un indicatore sintetico d’accessibilità ai servizi urbani

Si descrive ora il procedimento di costruzione di un indice d’accessibilità globale, calcolato su una matrice di
maglia regolare di 25 m di lato e coerente con gli esiti delle precedenti valutazioni dell’accessibilità isocroni-
ca e topologica (descritte nei precedenti capitoli 3, 42 ); riferendoci a due tipi differenti d’accessibilità, si ritie-
ne che il valore del macroindicatore debba derivare da una sommatoria dei due valori mediati, laddove ne-
cessario, dall’indicatore di impatto antropico con:
W2), dove:
= indice di accessibilità globale,
= indice di accessibilità isocronica,
= indice di accessibilità topologica,
W2 = indice di impatto antropico da traffico veicolare
In specifico, a partire dagli strati informativi rappresentativi delle fasce isocroniche 5, 10, 15 minuti da ogni
tipo di servizi, sono stati attribuiti valori d’accessibilità rispettivamente pari a 0,3 – 0,7 – 1, approntando così
una matrice di accessibilità isocronica per ogni tipologia.
Dalla sommatoria spaziale di tali valori parziali, successivamente normalizzata su una scala tra 0 e 1, s’è
giunti a una matrice di accessibilità isocronica dell’intera rete dei servizi.
Tramite un’applicazione di overlay topologico tale matrice è stata sommata alla matrice di accessibilità topo-
logica globale ottenuta con lo stesso procedimento aggregativo, generando un prodotto contenente, negli at-
tributi, i due valori d’accessibilità per ogni porzione di territorio di 25 x 25 m.
In seguito è stata considerata la matrice relativa all’indice d’impatto veicolare W2, calcolando poi il valore
medio d’impatto determinato dal flusso di auto sul territorio comunale e ovviando così al problema prima
sollevato della spazializzazione unicamente lungo gli assi d’impatto elevato.
L’esito è un parametro rappresentativo, del valore di 0,36.

2
Le tipologie di servizio considerate fanno riferimento alla categoria “Istruzione” (scuole materne, primarie e secondarie di primo
grado) e “Interesse comune” (asili nido, oratori, attrezzature sociali,assistenziali e religiose, attrezzature culturali, attrezzature sanitarie
e attrezzature amministrative, locali di gestione e per la sicurezza).
176

Carta dell’indice di impatto antropico da traffico veicolare W2 come da DdP

Disponendo dei tre parametri per ogni cella si è potuto procedere, applicando la formula prima esposta,
all’ottenimento di un valore normalizzato su una scala tra 0 e 1 e denominato indice d’accessibilità globale,
da poter poi attribuire ai servizi tramite una semplice operazione di join spaziale.

Attributi della matrice di accessibilità globale

Ne deriva una carta dell’indice di accessibilità globale espressiva dei principali modi d’accesso ai servizi, in
cui la rilevanza della modalità di spostamento più sostenibile e auspicabile3 risulta dominante.

3
La modalità d’accesso più rilevante s’identifica col raggiungimento dei servizi a piedi; la prevalenza di tale modo di spostamento,
rispetto alla mobilità automobilistica, è coerente con i carattere del comune di Seveso e della sua rete di servizi, composta per lo più
da infrastrutture rivolte alla popolazione locale e di quartiere, non essendo il comune sevesino interessato da consistenti flussi di ca-
rattere territoriale (si veda la stima della popolazione fluttuante).
177

Carta della classificazione del territorio per grado di accessibilità globale

Come s’evince dalla carta soprastante l’aggregazione dell’accessibilità isocronica – basata sul tempo di ac-
cesso ai servizi a piedi rispetto al valore dell’accessibilità topologica, ponderato rispetto all’impatto generato
dal traffico veicolare – descrive una situazione di buona accessibilità globale ai servizi nelle località di San
Pietro e Seveso Centro, oltre alla parte centro – occidentale dell’Altopiano e al bacino di confine tra le locali-
tà di Baruccana, Cavalla e Meredo.
La situazione di scarsa accessibilità, constatata nella parte sud – orientale dell’Altopiano e in corrispondenza
del Bosco delle Querce, si giustifica nel primo caso con la presenza del Parco delle Groane, non computato
tra i servizi di carattere locale in ragione della sua rilevanza territoriale e, nel secondo caso, con la presenza
del parco urbano per il quale non è stato possibile, così come per gli altri parchi appartenenti alla stessa tipo-
logia di verde, effettuare valutazioni di accessibilità topologica e isocronica, in ragione delle dimensioni che
lo caratterizzano; nel caso specifico, valutate le caratteristiche di centralità e connettività col tessuto urbano, è
stato attribuito un valore di accessibilità pari a 1.
Onde fornire una conoscenza completa dello stato d’accessibilità dei diversi tipi di servizi, verrà riportata di
seguito la cartografia corrispondente alla localizzazione di ogni elemento, sovrapposta alla matrice di acces-
sibilità globale classificata in 5 fasce, da bassa ad alta.

A – Scuole materne
Le scuole materne presenti sul territorio sevesino sono:

SCUOLA MATERNA Acc. globale


Scuola di infanzia paritaria “San Pietro Martire” Meda Via S. Carlo 52 Alta
Scuola materna “Gianni Rodari” Altopiano Via Fermi 9 Alta
Scuola dell’infanzia paritaria “Beata Vergine Immacolata” Baruccana Via Pio XI 0 Alta
Scuola materna paritaria di corso Marconi Centro Corso Marconi 27 Alta

Nella rappresentazione, si evince il buon livello di accessibilità globale alle scuole materne, tutte ricadenti in
classe alta.
178

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione delle scuole materne

B – Scuole primarie
Le scuole primarie censite, inglobate anche in plessi scolastici, sono:

SCUOLA PRIMARIA Acc. globale


Scuola elementare paritaria “San Pietro Martire” Meda Via S. Carlo 52 Alta
Scuola elementare paritaria “P.G. Frassati” San Pietro Via San Carlo 4 Alta
Scuola elementare “Bruno Munari” Altopiano Viale Monte Bianco 5 Alta
Scuola elementare “Carlo Collodi” Centro Via Adua 41 Alta
Scuola elementare “Enrico Toti” Meredo Via Gramsci 11 Medio – Alta

Il livello di accessibilità cui ciascuna scuola appartiene è visibile nella seguente immagine:

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione delle scuole primarie

Nella rappresentazione, sopra riportata, si evidenzia per tutte le scuole primarie un buon livello di accessibili-
tà globale; in particolare le scuole elementari “Bruno Munari” nella località Altopiano, “Carlo Collodi” nel
179

Centro, “San Pietro Martire” e “Frassati”si collocano nella classe di alta accessibilità globale, mentre la re-
stante scuola “E. Toti” ricade nella classe di medio – alta accessibilità.

C – Scuole secondarie di primo grado


Le scuole secondarie di primo grado, articolate anche in plessi scolastici sono cosi censite:

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO Acc. globale


Scuola media “Leonardo Da Vinci” Centro Via De Gasperi 5 Alta
Scuola media Aurelio Giussani” Cavalla Via Cavalla 22 Alta
Scuola elementare paritaria “P.G. Frassati” San Pietro Via San Carlo 4 Alta

Nella carta seguente emerge come la scuole medie si localizzino in aree a elevata accessibilità globale.

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione delle scuole secondarie di 1°grado

D – Asili nido
Gli asili nido presenti sul territorio sevesino sono:

ASILI NIDO Acc. globale


Asilo Comunale Altopiano Via Monte Rosa 0 Alta
Scuola materna paritaria di corso Marconi Centro Corso Marconi 27 Alta
Asilo Nido Famiglia “Piccole Impronte” Centro Via Confalonieri 74 Medio – Bassa
Asilo Nido Famiglia “La Banda” Altopiano Corso Garibaldi 73 Medio – Alta
Asilo Nido Famiglia “Il Bosco Incantato” Altopiano Via Delle Robinie 50 Media
Asilo Nido Famiglia “Coccinella” Centro Corso Matteotti 29 Alta

Dalla carta successiva emerge come gli asili nido presentino una categoria caratterizzata da uno stato di ac-
cessibilità globale più disomogeneo degli altri livelli di istruzione.
La situazione più critica grava sull’asilo nido famiglia “Piccole Impronte”, mentre le altre strutture sono ubi-
cati in contesti ad alta (asilo comunale, plesso di corso Marconi, asilo nido famiglia “Coccinella”), medio –
alta (asilo nido “La Banda”) e media (“Il Bosco incantato”) accessibilità.
180

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione degli asili nido

E – Oratori
Gli oratori presenti sul territorio sevesino sono:

ORATORIO Acc. globale


Oratorio di S. Carlo Altopiano Via Groane 6 Alto
Oratorio Paolo VI Centro Viale V. Veneto 0 Alto
Oratorio San Pietro Via S. Giovanni Bosco 0 Alto
Oratorio Beata vergine Immacolata Baruccana Via Colleoni 0 Alto

Di seguito, la rappresentazione da cui s’evince come i singoli servizi, appartenenti alla tipologia degli oratori,
si trovino in una condizione di buona accessibilità globale, dal momento che tutti rientrano nella fascia di alta
accessibilità.

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione degli oratori
181

F – Attrezzature sociali, assistenziali e religiose


Le attrezzature sociali, assistenziali e religiose rilevate sul territorio sevesino sono:

ATTREZZATURE SOCIALI, ASSISTENZIALI E RELIGIOSE Acces. globale


Centro socio – educativo Altopiano Via Marsala Medio – Alta
Cappella Altopiano Via Emilia Media
Cappella Altopiano Via C. delle Alpi Alta
Cappella cimiteriale Centro Piazza Rimembranze Medio – Alta
Casa di riposo San Pietro Via Fantoni Alta
Seminario Arcivescovile San Pietro Via San Carlo Medio – Alta
Attrez. della Chiesa della M. di Fatima Dossi Corso Isonzo Medio – Bassa
Centro diurno anziani Dossi Viale Redipuglia Media
Centro giovanile (Dismesso) Baruccana Via Colombo Media
Attrez. della Chiesa Parroc. S.Clemente Meredo Via Colleoni Alta

Dalla carta seguente emerge una situazione di accessibilità globale disomogenea tra i servizi della tipologia
considerata; la situazione di maggior carenza si riscontra in corrispondenza della chiesa della Madonna di
Fatima, mentre le restanti componenti sono insediate in situazioni di alta e medio – alta accessibilità globale.

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione delle attrezzature assistenziali, sociali, religiose

G – Attrezzature culturali
Le attrezzature culturali presenti sul territorio sevesino sono:

ATTREZZATURE CULTURALI Acc. globale


Biblioteca comunale Altopiano Via Garibaldi Alta
Sala polifunzionale San Pietro Via S. Pellico Alta
Palazzina civica Baruccana Via Trento e Trieste Alta

Nella carta emerge la dislocazione delle attrezzature in aree del territorio comunale caratterizzate da elevata
fruibilità.
182

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione delle attrezzature culturali

H – Attrezzature Sanitarie
L’unica attrezzatura sanitaria presente sul territorio sevesino è:

ATTREZZATURE SANITARIE Acc. globale


Poliambulatorio medico ASL3 Centro Via M. d’Ungheria Media

Nella seguente carta, risulta evidente come la dislocazione marginale dell’unico servizio sanitario ne influen-
zi la fruibilità, risultata media.

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione delle attrezzature sanitarie
183

I – Attrezzature amministrative, locali di gestione e per la sicurezza


Le attrezzature amministrative e i locali di gestione e per la sicurezza rilevati sono i seguenti:

ATTREZZATURE AMMINISTRATIVE, LOCALI DI GESTIONE E PER LA SICUREZZA Acc. globale


Ufficio Lavori Pubblici – Manutenzione Centro Piazza Roma Alta
Polizia Locale Centro Piazza XXV Aprile Alta
Municipio Centro Viale V. Veneto Alta
Caserma dei Carabinieri Centro Via S. Pellico Alta
Caserma Guardia di Finanza Altopiano Via Boves Alta
Ufficio ecologia e ambiente – Servizi sociali Dossi Viale Redipuglia Media

Dalla carta seguente si rileva uno stato di buona accessibilità globale esteso a tutti i servizi della tipologia.

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione delle attrezzature amministrative, locali di gestione
e per la sicurezza

L – Verde di quartiere
Il verde di quartiere presente sul territorio sevesino è:

VERDE DI QUARTIERE Acc. globale


Verde Altopiano Via Verona Medio – Bassa
Verde Altopiano Via delle Fornaci/ Cacc. Alpi Alta
Parco del Gaggin Centro Via Preposto Mezzera Medio – Alta
Parco delle Rose Centro Piazza IV Novembre Alta
Verde Centro Via Europa Unita Alta
Verde Centro Viale Redipuglia Medio – Alta
Verde Centro Viale delle Rimembranze Medio – Alta
Verde San Pietro Via Farga Medio – Alta
Area Verde Cavalla Via Pitagora Media
Area verde Cavalla Via Aristotele Medio – Alto
Area verde Cavalla Via Antonio Rosmini Medio – Alto
Area verde Baruccana Via Pio XI Alto
Area verde San Pietro Via Farga Medio – Alta
Area verde Meredo Via Colleoni/Pavia Medio – Alto
184

Nella seguente rappresentazione, è possibile evidenziare il livello di accessibilità globale:

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione del verde di quartiere

Dalla carta è possibile notare una generale situazione di buona accessibilità globale, fatta eccezione per alcu-
ne criticità in corrispondenza delle località di Altopiano e Baruccana.

M – Attrezzature sportive
Il verde e le attrezzature rivolte alle attività sportive sono le seguenti:

VERDE PER ATTIVITA’ SPORTIVE Acc. globale


Campo Baseball Altopiano Via Delle Querce Alta
Centro Sportivo “Enrico Colombo” Altopiano Via Fermi Medio – Bassa
Campo Sportivo Dossi Viale Redipuglia Media
Palazzetto dello sport Meredo Via Gramsci Medio – Alta
Campo sportivo comunale Cavalla Via Cuoco Media
Palestra comunale Dossi Viale Redipuglia Media
Parco Gaetano Pregadio Dossi Via C. Ferrini Medio – Basso
Verde Baruccana Via S. D’Acquisto Medio – Alta
Centro balneare (dismesso) Dossi Viale Redipuglia Media
Bocciodromo Dossi Viale Redipuglia Medio – Alta

Classificazione del territorio per grado di accessibilità globale e localizzazione delle attrezzature sportive
185

Si evince, dalla rappresentazione nella pagina precedente, una situazione di buona accessibilità, dal momento
che quasi tutti servizi appartenenti a tale tipologia rientrano nella classe di medio – alta e media accessibilità
globale, mentre si rilevano solo due servizi ricadenti in scarsa accessibilità (riportati in tabella).
In sintesi, si può affermare che sul territorio comunale di Seveso le valutazioni di accessibilità globale, deri-
vanti dall’aggregazione delle stime di accessibilità isocronica e topologica dei singoli servizi, non mettono in
evidenza significative criticità, dunque, in generale, le varie tipologie di servizi risultano facilmente raggiun-
gibili attraverso l’automobile e lo spostamento a piedi (principali modalità d’accesso ai servizi).

6. Analisi di fruibilità dei servizi: una necessità operativa

Dopo l’esame dell’accessibilità alle attrezzature nelle sue varie accezioni, vediamo ora un’interpretazione in-
tegrata della nozione di fruibilità, che contempli una dipendenza stretta tra i due concetti (accessibilità e frui-
bilità) ma che esprima al contempo il rilievo della variabile qualitativa, cosi da valutare l’interezza d’ogni
servizio urbano rispetto alle proprie doti, anche strutturali, e al proprio ruolo nel tessuto insediato4 .

4 Per meglio comprendere la bontà del lavoro s’esplicitano tre definizioni adeguate: Qualità = parametro relativo a un complesso di

caratteri strutturali e gestionali del servizio, riconducibili a proprietà funzionali, dimensionali e manutentive, tali da permettere di va-
lutare l’adeguatezza del servizio stesso a soddisfare i fabbisogni della popolazione; Accessibilità = proprietà di ogni servizio dipen-
dente dal suo inserimento nella matrice urbana, in particolare rispetto alla dotazione infrastrutturale; è riconducibile a un potenziale
d’azione dipendente dal rapporto spaziale residenti/servizi (topologico) e dalla connettività viabilistica, intesa come possibilità
d’accedere al servizio senza mezzi motorizzati (isocrone); Fruibilità = estensione spaziale del concetto di accessibilità dipendente dal
rapporto tra le doti del servizio e la popolazione di riferimento; il concetto di bacino di gravitazione si presta a esprimere il potenziale
di fruibilità che la singola attività genera sul territorio, e nella sua definizione possono rivestire un ruolo rilevante elementi qualitativi
quali la prestazionalità o la dimensione del servizio, come piuttosto possono essere più rilevanti elementi quali l’accessibilità stessa.
186

È ovvio derivare da ciò la consapevolezza del fatto che siano imprescindibili i richiami al concetto di acces-
sibilità (stimata nei capitoli precedenti) dentro quello di fruibilità, data la stretta interdipendenza insistente tra
la possibilità di fruire di un servizio e di accedervi.
Per quanto concerne i legami con le doti qualitative di un’attrezzatura, la dipendenza appare meno marcata e,
piuttosto, sembra dipendente:
i) dalla tipologia di servizio a cui vien fatto riferimento, oltre alla rilevanza del ruolo che la struttura ricopre
al riguardo,
ii) dalle modalità tramite cui è realisticamente possibile giungere a esprimere tale giudizio di valore che, in
alcuni casi (tra cui i servizi di sussidiarietà quali le associazioni di volontariato) dipenderebbe strettamen-
te dalla capacità delle persone a cui fa capo,
iii) dalla rilevanza del parametro stesso nel determinare la prestazionalità effettiva.
Possiamo quindi concludere come il concetto di fruibilità – laddove venga adeguatamente stimato – possa
ritenersi riassuntivo dello stato globale dei servizi esistenti e, per questo, va ritenuto obiettivo ultimo del pro-
cesso di valutazione delle prestazioni della città pubblica rispetto alle esigenze della popolazione insediata.
La proposta che ne deriva rappresenta l’utilizzo, tramite un processo analitico, dei parametri prestazionali
(accessibilità, qualità e fruibilità) e fa emergere un giudizio d’opportunità rispetto alla stima del fabbisogno
pregresso insoddisfatto, valutato per ogni quartiere, al fine di compiere un ulteriore affinamento nel ricono-
scere le reali necessità della popolazione insediata, varcando il limite dei confini di quartiere che, seppur uti-
lizzato per comprendere i bisogni superficiali di servizi nella dimensione più vicina all’abitante, si presta co-
me fattore discrezionale superabile.
S’intende pertanto nel seguito, a partire da una ricognizione degli assetti di sottodotazione, riconoscere quei
casi in cui l’utilizzo del confine di quartiere abbia fuorviato parzialmente le analisi portando a un giudizio di
sottodotazione superficiale, che può non risultare tale in ragione di una copertura effettiva dei bisogni della
popolazione da parte dei servizi ubicati nei quartieri contermini, che dispiegano la loro efficacia prestazionale
anche su altre parti del territorio comunale.
Possibili situazioni di forte sottodotazione superficiale, caratterizzate però da elevate doti di fruibilità poten-
ziale dei servizi più prossimi, non saranno da ritenersi critiche data la prestazionalità del network di prima
cintura all’area indagata e, di conseguenza, si potrà ridurre notevolmente il regime vincolistico su aree im-
mobilizzate per il completamento della rete dei servizi.
Allo stesso modo saranno valutate, sotto il profilo della fruibilità, situazioni accertate di sottodotazione speci-
fica rispetto a una singola tipologia di servizio, così da introdurre un ulteriore elemento conoscitivo per sup-
portare le scelte strategiche della localizzazione di nuove attrezzature per il soddisfacimento del bisogno in-
soddisfatto; in tal caso verrà quantificata la popolazione residente interessata da situazioni di bassa fruibilità,
oltre che da sottodotazione superficiale, cosi da poter suggerire – nel ventaglio dei servizi non attuati e dei
vincoli preordinati all’esproprio ancora insistenti – quali aree potenzialmente meglio si prestino alla realizza-
zione delle opere di completamento.
Si colloca nel seguito lo schema riassuntivo del percorso analitico per la stima della fruibilità.
Servizi 187
esistenti Contesto
f urbano
f
Censimento dei servizi e Valutazione di Indice di pressione
schede descrittive accessibilità antropica dal traffico
veicolare
Caratteristiche strutturali e
gestionali del servizio Coefficiente ridutti-
Accessibilità Stima vo dell’accessibilità
Individuazione dei ma- pedonale dell’accessibilità automobilistica
croindicatori di valutazione topologica
qualitativa

Stima
If Id Ic dell’accessibilità
isocronica Accessibilità spaziale

Calcolo dell’indice di qualità Calcolo dell’indice di accessibilità globale

Calcolo dell’indice di fruibilità Calcolo dell’indice di fruibilità


dei servizi di base dei servizi di completamento

Definizione dei bacini di attrattività potenziale


con il metodo della tassellazione pesata di Voronoi

Creazione della matrice di fruibilità


della rete dei servizi

Classificazione dei quartieri per grado Computo del fabbisogno


di fruibilità superficiale per quartieri

Individuazione delle
situazioni critiche per
categoria Giudizio qualitativo
rispetto alle condizioni
di sottodotazione per
quartiere
Computo della popolazione re-
sidente in ambiti scarsamente Politica dei
fruibili rispetto a ogni categoria servizi
Catalogazione dei piani
attuativi per grado di
strategicità
Spazializzazione di
piani attuativi e servizi
non attuati
188

6.1. Applicazioni del modello di Voronoi

Al metodo geometrico – analitico conosciuto come tassellazione di Voronoi sarà demandato il compito di
declinare operativamente il concetto di fruibilità, a seguito di adeguate valutazioni sull’accessibilità e sulla
qualità.
Tale strumento, già posto in campo nel corso delle analisi delle centralità economiche nel Documento di pia-
no, Parte III, capitolo 1, viene qui riproposto nella sostanza ma con una differente finalità: se, nel DdP, se ne
proponeva un uso finalizzato alla stima della vitalità del tessuto economico, legato alla concentrazione sul
network stradale di attività commerciali, qui s’intende valutare quale sia il potenziale bacino d’affluenza de-
gli elementi della rete dei servizi comunali, per valutare cosi la loro fruibilità.
Rimandando al DdP per una trattazione esaustiva del metodo, si colloca nel seguito una sintesi degli elemen-
ti che lo rendono adeguata alla valutazione: la tassellazione di Voronoi in primo luogo permette, a partire da
un set di punti distribuiti nello spazio, di generare un tappeto di tasselli topologicamente compiuti – che co-
prano la totalità dello spazio euclideo – contenenti esattamente, oltre al punto stesso, rappresentante nel no-
stro caso il singolo servizio, tutti i punti del piano che più risultino vicini a quel servizio (o a un altro), ricon-
ducibili al concetto di “bacino di gravitazione” entro cui valutare la presenza di popolazione insediata.
Tale suddivisione dello spazio consente d’individuare il potenziale bacino d’utenza del singolo servizio in
relazione alla sua posizione nella rete delle prestazioni locali, comprendendo così il ruolo ricoperto da quel
bacino nel soddisfare i bisogni dei residenti, sulla base della seguente:
Se abbiamo un set di punti X = {x1, . . . , xn} e “distanze” {d1, . . . , dn}, possiamo usare o-
gni distanza per definire quanto vicino sia un punto Rd al corrispondente punto X.
Il diagramma di Voronoi consiste in un’area Ri per ogni punto xi come segue:
definizione
Ri = {p 2 Rd | di(p, xi) _ dj(p, xj) 8j}

Un secondo, indiscutibile, vantaggio è quello di poter attribuire un parametro, o peso, che influisce sulla co-
struzione dei tasselli, come descritto nel Documento di piano, cosi da poter introdurre un indicatore qualitati-
vo ove se ne ritenga necessità: a tal riguardo è necessario studiare un set di indicatori validi e non fuorvianti,
capaci d’integrarsi in un unico “peso” rappresentativo della qualità del servizio; l’utilizzo di variabili boolea-
ne, ove possibile, potrebbe risultare una scelta adeguata, al fine di ridurre la derivazione da un giudizio etero-
geneo per servizi qualificati invece per caratteri differenti.
Va sottolineato come la scelta inerente agli indicatori da far confluire nell’indice di fruibilità sia sottomessa a
criteri di opportunità, che vedremo di esplicitare nel seguito.

6.2. La base di dati e le primi distinzioni

Rispetto alle osservazioni fin qui avanzate rispetto al diagramma di Voronoi, occorre valutare l’adeguatezza
delle banche dati rispetto a tale algoritmo, cosi da poter giungere a un esito che sia aderente alla realtà territo-
riale ed esplicativo della situazione attuale.
Un primo aspetto da considerare è quello della distribuzione puntuale nello spazio di elementi, da cui si ge-
nererà la tassellazione continua: ricordando che i servizi comunali rappresentano tale punto di partenza, è da
sottolineare come sia necessario, affinché le analisi siano corrette e rappresentative, operare su elementi con-
correnti tra loro nel prestare servizio alla popolazione, in un campo specifico, in quanto non avrebbe senso
valutare congiuntamente le attrezzature scolastiche e la rete del verde, nella misura in cui appaiono afferenti a
funzioni sociali diverse.
Per questo è necessario disporre di una banca dati disaggregata per categoria e tipologia, in coerenza con la
classificazione già proposta.
È necessario altresì puntualizzare come la mancata interezza delle dotazioni di servizi sia ritenuta bisognosa
di tale approfondimento, in ragione dei modi tramite cui alcune prestazioni si riversano sul territorio comuna-
le; esaminiamo allora nel seguito la selezione delle attività da sottoporre a valutazione.
189

Categoria I Istruzione inferiore


Tipo 1 Scuola materna
Tipo 2 Scuola primaria
Tipo 3 Scuola secondaria
Categoria II Attrezzature di interesse comune
Tipo 1 Asili nido
Tipo 3 Oratori
Tipo 4 Attrezzature sociali, assistenziali, religiose, associazioni, volontariato
Tipo 5 Attrezzature culturali (biblioteche, sale)
Tipo 6 Attrezzature sanitarie (ASL, ambulatori)
Tipo 7 Attrezzature amministrative, locali di gestione e per la sicurezza
Categoria III Spazi pubblici a parco, per il gioco e lo sport
Tipo 1 Verde di quartiere
Tipo 2 Verde per sport, campi sportivi/impianti sportivi di carattere hobbistico
Tipo 3 Parchi urbani

Un secondo aspetto è quello relativo all’indicatore di fruibilità da attribuire a ogni elemento, quale peso nella
definizione dei tasselli; sarà così possibile derivare tale giudizio: i) dal grado di accessibilità, valutato con-
giuntamente al metodo topologico e ai tempi d’accesso isocronici ai servizi, condensato nell’«indice sintetico
di accessibilità globale» oppure ii) da quest’ultimo, in combinazione con un giudizio qualitativo estrapolato
dalle schede di censimento degli stessi servizi; pertanto, un primo discernimento è relativo a quali servizi ne-
cessitino di tale giudizio e, data l’estrema eterogeneità dei casi e l’impegno necessario a raccogliere informa-
zioni adeguate, si sono selezionati quegli elementi che, in ragione del loro ruolo nel soddisfare i bisogni basi-
lari delle fasce di popolazione più deboli e con minor capacità di movimento (i giovani sotto i 14 anni e gli
anziani sopra i 65), rivestano un ruolo essenziale nella determinazione della qualità della vita locale, e siano
da ritenersi inalienabili, come nella selezione successiva, effettuata sull’elenco precedente:

Servizi basilari (giudizio qualitativo)


Categoria I Istruzione inferiore
Categoria I Tipo 1 Scuola materna
Categoria I Tipo 2 Scuola primaria
Categoria I Tipo 3 Scuola secondaria
Categoria II Attrezzature di interesse comune
Categoria II Tipo 1 Asili nido
Categoria II Tipo 3 Oratori
Categoria III Spazi pubblici a parco, per il gioco e lo sport
Categoria III Tipo 1 Verde di quartiere
Categoria III Tipo 2 Verde per sport, campi sportivi/impianti sportivi di carattere hobbistico

La varietà dei caratteri peculiari di ogni tipologia, rinvenibili puntualmente nelle schede di valutazione di cia-
scun servizio, è stata ricondotta e sintetizzata in tre macroindicatori, afferenti alle seguenti tre doti qualitative
sintetiche, tali da essere rappresentative dello stato dei servizi:
i) il grado di funzionalità (If), ii) lo stato di conservazione (Ic), iii) i caratteri dimensionali o dimensionalità
(Id), a loro volta derivati da microindicatori specifici (ix,y, (…)n), assunti dalle informazioni contenute nelle
schede di censimento tramite variabili booleane (presenza = 1, assenza = 0), o classi nominali (bassa = 0.3,
media = 0.7, alta = 1).

Di seguito la tabella riassuntiva per ogni tipologia indagata.


190

Tipologia di servizio Parametri (i) Valori Macroindicatori (I)


Presenza mensa 0–1
Presenza attrezzature sportive 0–1
Presenza spazi ricreativi 0–1 Funzionalità
Scuole materne Presenza parcheggi esclusivi 0–1
Presenza parcheggi vicini 0 – 0,3 – 0,7 – 1
Presenza spazi aperti pertinenziali 0–1
Stato di conservazione 0 – 0,3 – 0,7 – 1 Conservazione
Capacità della scuola 0,3 – 0,7 – 1 Dimensionalità
Presenza mensa 0–1
Presenza attrezzature sportive 0–1
Presenza spazi ricreativi 0–1 Funzionalità
Scuole primarie Presenza parcheggi esclusivi 0–1
Presenza parcheggi vicini 0 – 0,3 – 0,7 – 1
Presenza spazi aperti pertinenziali 0–1
Stato di conservazione 0 – 0,3 – 0,7 – 1 Conservazione
Capacità della scuola 0,3 – 0,7 – 1 Dimensionalità
Presenza mensa 0–1
Presenza attrezzature sportive 0–1
Presenza spazi ricreativi 0–1 Funzionalità
Scuole secondarie di Presenza parcheggi esclusivi 0–1
1°grado Presenza parcheggi vicini 0 – 0,3 – 0,7 – 1
Presenza spazi aperti pertinenziali 0–1
Stato di conservazione 0 – 0,3 – 0,7 – 1 Conservazione
Capacità della scuola 0,3 – 0,7 – 1 Dimensionalità
Spazi aperti pertinenziali (giardino) 0–1 Funzionalità
Asili nido Stato di conservazione 0 – 0,3 – 0,7 – 1 Conservazione
Capacità 0,3 – 0,7 – 1 Dimensionalità
Presenza spazi aperti pertinenziali 0–1
Presenza attrezzature sportive 0–1
Presenza parcheggi esclusivi 0–1 Funzionalità
Oratori Presenza parcheggi vicini 0 – 0,3 – 0,7 – 1
Presenza spazi aperti pertinenziali 0–1
Stato di conservazione 0 – 0,3 – 0,7 – 1 Conservazione
Superficie 0,3 – 0,7 – 1 Dimensionalità
Presenza di attrezzature per il gioco 0–1
Presenza di elementi di arredo 0–1 Funzionalità
Verde di quartiere Presenza parcheggi vicini 0 – 0,3 – 0,7 – 1
Stato di conservazione 0 – 0,3 – 0,7 – 1 Conservazione
Superficie 0,3 – 0,7 – 1 Dimensionalità
Presenza di attrezzature per il gioco 0–1
Presenza di elementi di arredo 0–1 Funzionalità
Verde\Impianti sportivi Presenza parcheggi esclusivi 0–1
Presenza parcheggi vicini 0 – 0,3 – 0,7 – 1
Stato di conservazione 0 – 0,3 – 0,7 – 1 Conservazione
Superficie 0,3 – 0,7 – 1 Dimensionalità
Presenza di attrezzature per il gioco 0–1
Presenza di elementi di arredo 0–1 Funzionalità
Parchi urbani Presenza parcheggi vicini 0 – 0,3 – 0,7 – 1
Stato di conservazione 0 – 0,3 – 0,7 – 1 Conservazione
Superficie 0,3 – 0,7 – 1 Dimensionalità
191

È possibile notare come vi siano parametri espressivi della presenza o assenza di un determinato elemento e
ai quali, come abbiamo detto prima, viene attribuito un valore 1 nel caso di presenza e 0 nel caso di assenza;
per quanto riguarda il parametro che fa riferimento alla “presenza dei parcheggi vicini”, i valori attribuiti va-
riano in un intervallo da 0 a 1 (in specifico, s’attribuisce 0 nel caso di assenza del parcheggio in un raggio di
100 m dal servizio; 0.3 nel caso in cui vi siano parcheggi ricadenti nello stesso raggio ma la superficie com-
plessiva, confrontata con la totalità delle situazioni, sia giudicata “bassa” secondo la classificazione in 3 classi
per natural breaks; 0.7 nel caso in cui tale superficie complessiva rientri in una classe media; 1 nel caso di
una classe alta).
Per quel riguarda invece lo stato di conservazione, si fa riferimento a quattro gradi di giudizio, attribuendo un
valore pari a 1 nel caso di “Buono” stato, 0.7 nel caso di “Discreto”, 0.3 in corrispondenza di “Sufficiente”, e
0 rispetto alla condizione di “Pessimo” stato del servizio.
In merito al calcolo della capacità delle scuole, essa viene determinata considerando il numero complessivo
di alunni per scuola, rapportandolo al numero totale di studenti che necessitano del servizio in questione e ot-
tenendo cosi la percentuale di popolazione scolastica coperta dalla singola scuola rispetto al fabbisogno
complessivo, con valori ricondotti a tre classi attraverso l’algoritmo Natural Breaks a seconda della fascia
(bassa, media, alta) dove la percentuale ricade, attribuendo rispettivamente valori = 0.3, 0.7, 1; infine, per il
parametro della superficie, l’attribuzione dei valori avviene dopo la sua classificazione per Natural Breaks in
tre classi (bassa, media, alta) attribuendo rispettivamente valori di 0.3, 0.7, 1 alle classi bassa, media e alta.
Il calcolo di ogni macroindicatore ha luogo attraverso la somma dei valori d’ogni indicatore, il cui esito viene
ricondotto a una scala tra 0 e 1.
L’esito finale dell’aggregazione dei tre indicatori rappresenta l’indice di qualità (Iq), da far successivamente
dialogare con l’indicatore sintetico di accessibilità (Iacc) nella costruzione dell’indice di fruibilità (If).

6.3. L’individuazione dei poligoni di Voronoi/Thiessen per i servizi di base

Si procede ora alla costruzione dell’indice sintetico di fruibilità per i servizi valutati come basilari, con:

Di seguito, gli esiti di tale computo per ogni servizio indagato:

Indice di Indice di Indice


10 Servizio
qualità Accessibilità di fruibilità
Scuola dell’infanzia paritaria “Beata Vergine Immacolata” 0,9500 0,8734 1,0000
Scuola materna “Gianni Rodari” 1,0000 0,7851 0,9790
Cat. 1 Tipo 1
Scuola materna paritaria di corso Marconi 0,8000 0,8403 0,8996
Scuola di infanzia paritaria “San Pietro Martire” 0,7602 0,7370 0,8211
Scuola elementare “Enrico Toti” 0,9833 0,6576 0,8657
Scuola elementare “Bruno Munari” 0,6706 0,7733 0,7618
Cat. 1 Tipo 2
Scuola elementare “Carlo Collodi” 1,0000 0,8955 1,0000
Scuola elementare paritaria “P.G. Frassati” 0,5206 0,7132 0,6509
Scuola media Aurelio Giussani” 0,7867 0,7921 0,8470
Cat. 1 Tipo 3 Scuola media “Leonardo Da Vinci” 1,0000 0,8639 1,0000
Scuola elementare paritaria “P.G. Frassati” 0,5206 0,7132 0,6620
Asilo Nido Famiglia “Piccole Impronte” 0,6429 0,2241 0,5285
Asilo Nido Famiglia “Il Bosco Incantato” 0,6429 0,4932 0,6926
Cat. 2 Tipo 1 Asilo Comunale 0,8095 0,7277 0,9372
Asilo Nido Famiglia “Coccinella” 0,3095 0,9360 0,7593
Asilo Nido Famiglia “La Banda” 0,6429 0,6406 0,7825
Asilo nido di corso Marconi 0,8000 0,8403 1,0000
Asilo nido parrocchiale Beata Vergine Immacolata 0,9500 0,8734 1,0000
192

Oratorio Chiesa della Beata Vergine Immacolata 0,7536 0,8624 0,8956


Oratorio S. Carlo 1,0000 0,7712 0,9815
Cat. 2 Tipo 3
Oratorio Paolo VI 1,0000 0,8045 1,0000
Oratorio 1,0000 0,7922 0,9932
Verde 0,2698 0,1766 0,2335
Parco del Gaggin 0,7335 0,5503 0,6714
Verde 0,2698 0,1574 0,2235
Verde 0,5853 0,2711 0,4479
Verde 0,5030 0,7924 0,6775
Verde 0,5775 0,7618 0,7005
Area verde 0,9739 0,6092 0,8280
Cat. 3 Tipo 1
Area verde 0,6708 0,5246 0,6252
Parco delle Rose 1,0000 0,9120 1,0000
Verde 0,8779 0,6854 0,8176
Verde 0,7668 0,7315 0,7836
Area Verde 0,6708 0,4635 0,5932
Area verde 0,7558 0,5850 0,7013
Verde 0,4180 0,5352 0,4985
Parco Gaetano Pregadio 0,6598 0,1724 0,5286
Verde 0,6598 0,6622 0,8397
Campo Baseball 0,8080 0,7665 1,0000
Palestra comunale 1,0000 0,3920 0,8841
Palafamilia 0,7970 0,6924 0,9460
Cat. 3 Tipo 2
Centro balneare (Dismesso) 0,3855 0,4106 0,5056
Bocciodromo 0,7558 0,5243 0,8131
Campo sportivo 0,5336 0,4578 0,6297
Campo sportivo comunale 0,9191 0,4738 0,8847
Centro Sportivo “Enrico Colombo” 0,9739 0,2831 0,7984

Una prima ricognizione degli esiti permette d’individuare un buon grado di fruibilità media delle singole at-
trezzature, eccezion fatta per alcune aree verdi particolarmente defilate e qualitativamente scadenti, e per al-
cuni servizi d’interesse collettivo; la qualità del verde risulta, comunque, l’elemento di maggior criticità ri-
scontrabile nel complesso.
A partire dall’indice di fruibilità prodotto tramite la tassellazione di Voronoi pesata, effettuata a partire dai
centroidi dei servizi in elenco, è ora possibile suddividere il territorio comunale in bacini di gravitazione così
da operare un confronto spaziale tra la popolazione insediata e la rete dei servizi.
Le operazioni, svolte in ambiente Gis, hanno prodotto una doppia cartografia in formato vettoriale, in cui
vengono riportati i confini dei tasselli, e in formato raster con i valori di distanza di ogni pixel dal centroide
generatore di riferimento; a partire da questi ultimi, tramite una riclassificazione in 5 classi Natural Breaks,
vengono riconosciuti gli ambiti di bassa, medio – bassa, media, medio – alta e alta fruibilità.
Si propone a titolo esemplificativo il trittico di carte per la categoria 1, tipologia 1, per poi limitarsi alla sola
riproposizione della cartografia in formato raster riclassificato, affiancata da un primo commento.
193

A – Scuole materne (Categoria 1 tipologia 1)

Nelle scuole materne si riscontra una buona fruibilità, con alcune carenze negli ambiti occidentali del quartie-
re Altopiano, nella porzione meridionale di Seveso Centro e nel quartiere Bosco delle querce, che però risul-
ta, allo stato, poco abitato.
194

B – Scuole primarie (Categoria 1 tipologia 2)

Le scuole primarie garantiscono elevati livelli di fruibilità su quasi tutto il territorio comunale, eccezion fatta
per le porzioni orientali del quartiere Altopiano.

C – Scuole secondarie di primo grado (Categoria 1 tipologia 3)

Analogamente alle scuole primarie, anche le scuole secondarie di primo grado garantiscono elevati livelli di
fruibilità su quasi tutto il territorio comunale, ad eccezione delle porzioni orientali del quartiere Altopiano.

D – Asili nido (Categoria2 tipologia 1)

La concentrazione nella parte centrale del territorio sevesino degli asili nido genera alcune carenze di fruibili-
tà nelle porzioni più orientali di Meredo e Baruccana.
195

E – Oratori (Categoria 2 tipologia 3)

Gli oratori risultano ben disposti sul territorio comunale ma, per la loro contenuta presenza, emergono bacini
di bassa fruibilità nella parte meridionale del Centro e nella parte settentrionale di Meredo.

L – Verde di quartiere (Categoria 3 tipologia 1)

Seppur si sia rilevato un basso valore qualitativo, soprattutto manutentivo, del verde di quartiere, l’ottima do-
tazione in termini numerici e superficiali fa sì che tale servizio risulti ampiamente fruibile alla quasi totalità
della popolazione.
È inoltre da sottolineare come, a completamento di tale dotazione, vi sia l’ampia disponibilità del verde terri-
toriale del parco delle Groane.
196

M – Attrezzature sportive (Categoria 3 tipologia 2)

L’ottima dotazione di attrezzature sportive garantisce elevata fruibilità di tale servizio ad ampie porzioni di
popolazione; qualche carenza s’evidenzia solo nella porzione più settentrionale di San Pietro Martire e nella
parte occidentale dell’Altopiano.

6.4. L’individuazione dei poligoni di Voronoi/Thiessen per i servizi non di base

Per i tipi di servizi indagati sotto il profilo dell’accessibilità, ma non rientranti nell’elenco dei servizi di base,
si è proceduto in analogia con l’assenza tuttavia di un parametro derivante dal giudizio qualitativo dei servizi,
nella composizione dell’indice di fruibilità utilizzato per la generazione dei bacini di gravitazione potenziale.
Nel seguito la tabella riassuntiva, la cartografia prodotta e un primo giudizio per tipologia.
Categoria II Attrezzature di interesse comune
Tipo 4 Attrezzature sociali, assistenziali, religiose, associazioni, volontariato
Tipo 5 Attrezzature culturali (biblioteche, sale)
Tipo 6 Attrezzature sanitarie (ASL, ambulatori)
Tipo 7 Attrezzature amministrative, locali di gestione e per la sicurezza
Categoria III Spazi pubblici a parco, per il gioco e lo sport
Tipo 3 Parchi urbani
197

F – Attrezzature sociali, assistenziali e religiose

Le attrezzature sociali, assistenziali e religiose, anche grazie alla loro numerosità e disposizione sul territorio,
risultano fruibili in larga parte del territorio, con alcune piccole carenze nelle località Cavalla e Altopiano.

G – Attrezzature culturali

Le attrezzature culturali presentano contenuti bacini di alta fruibilità, lasciando scoperta buona parte del terri-
torio e, pertanto, eventuali potenziamenti di tale categoria risultano auspicabili.

H – Attrezzature Sanitarie

Per quanto concerne le attrezzature sanitarie sussiste una limitazione tecnica, proveniente dalla loro unicità
che impedisce l’utilizzo della tassellazione di Voronoi, che richiede la presenza di almeno tre punti.
Per questo si rimanda alle analisi d’accessibilità per la corrispondente categoria.
198

I – Attrezzature amministrative, locali di gestione e per la sicurezza

Le strutture amministrative e per la sicurezza sono concentrate a Seveso Centro, e pertanto generano un ba-
cino di elevata fruibilità nella parte centrale del territorio lasciando scoperte le porzioni più marginali; dati i
caratteri del servizio indagato, la cui prestazione non è strettamente legata alla sede ufficiale, non risulta co-
munque bisognoso di un potenziamento.

N – Parchi urbani

I parchi urbani risultano ampiamente fruibili nella porzione occidentale del territorio.
Risultano invece scarsi nella porzione occidentale, che gode del solo Bosco delle querce; bisogna comunque
tenere in considerazione l’importanza superficiale di tale elemento e la dotazione complessivamente elevata
di tali attrezzature.
199

6.5. I risultati ottenuti

Un giudizio complessivo sul grado di fruibilità viene sinteticamente espresso riconducendo a matrice unica
le indagini effettuate per tipologia di servizi; un confronto tra tale matrice e la popolazione georeferenziata
sui civici di residenza permette di rendicontare il grado di soddisfacimento globale, che la rete dei servizi esi-
stenti genera rispetto alle necessità della popolazione.
Perciò si propone di seguito la matrice di fruibilità globale, che classifica lo spazio comunale in aree di alta,
medio alta, media, medio bassa e bassa fruibilità.

Matrice di fruibilità globale per l’intera rete dei servizi

Si constata come la matrice riporti una situazione di alta fruibilità per tutta la porzione centrale del comune,
occupata dai quartieri di Seveso Centro e San Pietro Martire, oltre a buona parte dell’Altopiano; valori alti e
medio – alti interessano comunque anche i quartieri Cavalla e Baruccana.
Le porzioni caratterizzate da minor fruibilità ai servizi sono quelle di Meredo e Dossi, seppur non si presenti-
no estese situazioni di bassa fruibilità, fenomeno che, al contrario, si riscontra nelle parti occidentali di Alto-
piano, dove il territorio è ampiamente interessato da coperture boschive.
Riconducendo la matrice a un valore medio per quartiere ne deriva la cartografia seguente, che conferma
quanto osservato finora.

Classificazione dei quartieri sevesini in funzione della matrice di fruibilità globale

Le situazioni che presentano ambiti di minor fruibilità alla rete dei servizi risultano quindi quelle dei quartieri
di Altopiano, Cavalla, Dossi e Meredo.
200

6.6. Dialoghi produttivi tra quantità e qualità; una nuova lettura della rete dei servizi

Abbiamo ampiamente ricordato come la Lr. 12/2005 s.m.i. preveda una valutazione dei servizi esistenti sotto
i profili della qualità, accessibilità e fruibilità, e le applicazioni fin qui illustrate sono aderenti a tale fine; steri-
le però appare l’operazione analitica fino a quando non s’imbastisce un dialogo tra gli esiti ottenuti sotto il
profilo quantitativo e le valutazioni sulla dotazione quantitativa: se s’intende infatti superare un approccio per
superfici, a favore di un’interpretazione prestazionale delle dotazioni della città pubblica, è necessario rivede-
re il ruolo indiscusso del saldo superficiale dei servizi nel determinare la politica vincolistica, dando invece
vita al futuro delle reti e dei caratteri prestazionali, qui condensati nel parametro della fruibilità espressa dai
bacini di gravitazione potenziale.
Quanto ci si ripropone è di rivalutare le dotazioni sottodimensionate in ragione del potenziale di fruibilità of-
ferto dai servizi contermini agli ambiti di criticità e, perciò, richiamiamo gli esiti del dimensionamento; quan-
to è emerso nella precedente Parte III del Piano dei servizi denuncia un saldo negativo per Baruccana, Caval-
la, Seveso Centro e San Pietro Martire, cosi come emerge nella tabella e nella rappresentazione seguenti:

Località Baruccana Cavalla Centro San Pietro Martire


Popolazione residente 2.855 2.437 5.504 2.680
Popolazione insorgente (150 mc/ab) 102 0 370 54
Popolazione totale 2.957 2.437 5.874 2.734
Servizi esistenti 22.405 55.796 96.997 37.561
Servizi non attuati 65.020 65.876 96.569 24.162
Saldo teorico (Lr. 12/2005) – 30.821 11.930 – 8.735 – 11.651
Dimensionamento al netto dei servizi non
7,58 mq/ab. 22,89 mq/ab 16,51 mq/ab 13,74 mq/ab
attuati rispetto alla popolazione teorica

Classificazione dei quartieri in funzione del soddisfacimento delle dotazioni superficiali minime secondo Lr. 12/2005 s.m.i.

Nel complesso s’osserva come sussistano due distinte situazioni:


i) un sottodimensionamento leggero nel quartiere Cavalla,
ii) e una situazione più importante nelle porzioni di Baruccana, Centro e San Pietro Martire che, a una pri-
ma analisi dimensionale, richiedono un’integrazione delle dotazioni esistenti.
La stima della reale sottodotazione viene assunta ora tramite il confronto con la matrice di fruibilità, rappre-
sentativa dei bacini di gravitazione potenziale dei servizi esistenti (si ritiene infatti che, laddove un computo
per superfici denoti una carenza, anche in ragione di una disarticolazione spaziale potenzialmente fuorviante,
basata sull’utilizzo dei confini dei quartieri, è possibile che essa non risulti realmente esistente, in ragione del-
la capacità di soddisfare i bisogni della popolazione insediata in tali località da parte dai servizi più prossimi).
Si esibisce nel seguito il confronto tra i quartieri che denotano carenze, e la loro classificazione in funzione
della fruibilità potenziale stimata.
201

Confronto tra il saldo superficiale dei servizi per quartiere e la classificazione degli stessi per grado di fruibilità

Emerge una globale invalidazione dei giudizi di carenza emersi prima, attraverso il semplice saldo superfi-
ciale; s’evince infatti, dalla cartografia soprastante, come le situazioni più critiche del Centro e di San Pietro
Martire siano anche quelle caratterizzate dalla miglior fruibilità, in ragione di una dislocazione dei servizi
prossima a tali aree centrali: il quartiere di Baruccana, pur sottodimensionato in superfici, presenta valori
medi di fruibilità che, se non compensano completamente le carenze, ne attenuano sicuramente il risvolto;
per quanto concerne Cavalla s’osservano bassi valori di fruibilità, ma si sottolinea come sia anche il contesto,
tra quelli bisognosi di miglioramento, più aderente al precetto della legge regionale; in complesso, dunque, la
situazione appare meno critica di quanto sarebbe emerso da un’analisi tradizionale, anche se vengono con-
fermate tutte le necessità d’arricchimento prestazionale in tali quartieri, specie Baruccana e l’Altopiano che,
pur presentando una dotazione sufficiente, presenta problemi di fruibilità; Meredo e Dossi presentano una
dotazione più che sufficiente in superficie, seppur risultino aloni di scarsa fruibilità soprattutto al margine
comunale.

6.7. Suggerimenti pratici per la politica dei servizi

S’intende ora completare il quadro con valutazioni sui due aspetti di criticità più volte emersi nel corso di tut-
te le analisi sin qui approntate: i) la sottodotazione delle attrezzature scolastiche, ii) la questione dei parcheggi
(che, seppur meno evidente, necessita di un approfondimento per più d’una località, anche in ragione delle
scelte strategiche in materia di commercio); orientati alla ricerca della miglior strategia per colmare le caren-
ze accertate, si valuteranno ora le attrezzature scolastiche in essere rispetto al potenziale di fruibilità garantito,
trattando congiuntamente l’intera categoria 1 e valutando in termini aggregati la fruibilità derivante dalla do-
tazioni di scuole materne, elementari e superiori di primo grado: emerge così l’indicazione degli ambiti in cui
può risultare più proficuo inserire una nuova scuola, incrementando la dotazione quantitativa e orientandosi,
nel contempo, a una localizzazione consona a soddisfare un fabbisogno spazialmente definito.
Dall’interrogazione spaziale in ambiente Gis emerge come l’utenza interessata all’uso di tali attrezzature,
quella sotto i 14 anni, ricade in bacini a medio – bassa e bassa fruibilità come segue:

Ragazzi Eta 0 – 4 Eta 5 – 9 Eta 10 – 14


Altopiano 209 80 79 50
Cavalla 77 30 19 28
Centro 8 3 3 2
Dossi 46 16 15 15
Meredo 18 10 3 5
Bosco delle querce 2 0 1 1
202

Carta degli elementi concorrenti alle scelte strategiche in materia di servizi scolastici

La porzione meridionale dell’Altopiano risulta quella più interessante sotto l’aspetto del fabbisogno, per li-
velli di fruibilità più bassi rispetto al resto dello spazio comunale, che investono una parte consistente della
popolazione giovane; anche la scelta di un nuovo insediamento scolastico in località Cavalla potrebbe rite-
nersi adeguato, risolvendo inoltre la minima carenza dotazionale emersa nel saldo dei servizi.
Un rapido confronto con la dotazione di aree a previsione di servizi non attuati può ora offrire la dimensione
delle opportunità di completamento delle dotazioni scolastiche (importanti opportunità esistono nelle porzio-
ni sia dell’Altopiano come di Cavalla), oltre al nodo della dotazione di parcheggi, che vede una carenza nei
quartieri di Baruccana, Cavalla, Centro, Dossi, Meredo e San Pietro Martire: dati i caratteri del servizio, che
ne fanno uno tra quelli per cui il fattore superficiale ha certamente il maggior rilievo, si può ritenere affidabile
tale stima di necessità.
Assumendo inoltre l’intento, espresso nel Documento di piano, d’accrescere la vitalità commerciale del co-
mune, favorendo lo sviluppo di alcune arterie in alcuni quartieri già affetti da lieve carenza, si suggerisce una
valutazione congiunta di tali due fattori per localizzare gli ambiti di maggior interesse al potenziamento futu-
ro della disponibilità di sosta; per ottenere ciò vengono presentati congiuntamente gli strati informativi sui
servizi previsti non attuati, i tratti viari di cui s’intende potenziare la capacità commerciale, e gli ambiti di
maggior vitalità, che pertanto appaiono quelli più bisognosi di sosta.

Carta degli elementi concorrenti alle scelte strategiche in materia di parcheggi


203

Emerge una dotazione di parcheggi solamente discreta nei pressi delle nuove vie commerciali, che pertanto
potrebbero essere arricchite di nuovi spazi per la sosta sfruttando alcune delle aree soggette a vincolo preor-
dinato all’esproprio, ma non ancora convertite in servizio.
Si può oltretutto osservare come tali ambiti ricadano nelle porzioni di territorio più vitali secondo le analisi
pubblicate nel Documento di piano e, pertanto, il suggerimento di potenziare tali dotazioni appare ancor più
aderente alle necessità.
Evidente in particolar modo è la sottodotazione dei quartieri di San Pietro Martire e Baruccana, con ogni pro-
babilità bisognosi di nuove aree a parcheggio, da organizzarsi opportunamente in sosta libera o a pagamento
in ragione delle esigenze.
1

Comune di Seveso
Ufficio Urbanistica - viale Vittorio Veneto 3/5 - Seveso (Mb)

Politecnico di Milano
Dipartimento di Architettura e pianificazione
Piazza Leonardo da Vinci 32, Milano

Piano dei servizi


Allegato 2

Calcolo dell’accessibilità topologica

Gruppo di lavoro:
prof. Pier Luigi Paolillo (coordinamento e metodi)
dott. pt. Alberto Benedetti, dott. pt. Massimo Rossati (coordinamento operativo)
dott. pt Roberto Raimondi, Umberto Baresi, Giorgio Graj, Luca Terlizzi (concorso al coordinamento opera-
tivo)
dott. pt. Andrea Nardin, dottori junior Federico Bancale, Alison Bruno,
Luca Festa, Sara Gennari, Elena Leoni, Massimo Cassani (attività di ricerca)

Staff del Comune di Seveso


Dott. Massimo Donati (Sindaco)
geom. Elena Boffi (responsabile del procedimento, Comune di Seveso)
geometri Antonio Mastroeni, Alessandro Febbo (Servizio Urbanistica)

Seveso 2010
2

Metodologia dell’analisi

Verifica necessaria e utile per com-


1. Verifica dell’autosufficienza dei servizi prendere la reale accessibilità al servizio
esistenti in termini di posti auto disponibili con autovettura privata.
all’utenza, e identificazione degli (eventuali) Inoltre, ove esistenti, i problemi po-
problemi noti trebbero ridurre la reale accessibilità e
fruibilità del servizio

Verifica necessaria e utile per com-


2. Proiezione topologica delle aree rese ac- prendere la reale accessibilità al servizio
cessibili dalla viabilità esistente con qualsiasi mezzo (anche a piedi o in
bicicletta)

Per i soli servizi d’influenza locale,


3. Misurazione dell’accessibilità topologica questo passaggio permette d’identificare
ai servizi esistenti sul territorio comunale – e georeferenziare – l’area d’influenza
di tali servizi rilevata allo stato di fatto

L’accessibilità topologica ai servizi


esistenti, pesata attraverso la proiezione
(1. + 2. + 3.) topologica delle aree rese accessibili dal-
Misurazione dell’accessibilità topologica la viabilità esistente (e considerata
ponderata ai servizi esistenti l’eventuale carenza di posti auto nelle vi-
sul territorio comunale cinanze del servizio), determina l’effettiva
area d’influenza di ogni servizio locale
analizzato e considerato

Le fasce d’età più delicate: infanti e


4. Distribuzione della popolazione residen-
cittadini anziani devono poter accedere
te
con semplicità e senza particolari diffi-
in termini assoluti e per fasce d’età
coltà ai servizi loro dedicati

La stima delle interdipendenze di tutte le componenti considerate e opportunamente classificate, at-


traverso l’applicazione di una procedura di analisi multivariata, definisce per ogni cella territoriale uni-
taria il corrispondente “grado di accessibilità complessiva alla dimensione locale”

L’analisi viene articolata sulla base di due specifici filoni:


1) la misura dell’accessibilità topologica ai servizi sul territorio comunale;
2) la valutazione qualitativa del grado di soddisfacimento attuale di servizi pubblici;
3) oltre alla sintesi.
3

La misura dell’accessibilità topologica ai servizi sul territorio comunale

Il primo passo da compiere nel calcolo dell’accessibilità topologica ai servizi riguarda la proiezione topologi-
ca della viabilità esistente articolata per classi.
Classificando il quadro infrastrutturale di Seveso in base al vigente Piano urbano del traffico s’individuano i
seguenti tipi di strade:
A) Strade extraurbane principali, consistono in strade a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffi-
co invalicabile, ciascuna con almeno due corsie di marcia e banchina pavimentata a destra, prive di interse-
zioni a raso, con accessi alle proprietà laterali coordinati, contraddistinte da appositi segnali di inizio e fine,
riservate alla circolazione di talune categorie di veicoli a motore, mentre per eventuali altre categorie di u-
tenti devono essere previsti opportuni spazi; devono essere attrezzate con apposite aree di servizio, che
comprendano spazi per la sosta, con accessi dotati di corsie di decelerazione e di accelerazione;
B) Strade extraurbane secondarie, sono destinate a canalizzare i maggiori flussi di traffico colleganti inse-
diamenti urbani siti nel territorio di un comune tra loro o con insediamenti urbani siti nel territorio di altri
comuni, anche immettendosi in autostrade od in strade extraurbane principali; consistono in un'unica car-
reggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine; le immissioni, sia a raso con semaforizza-
zione che con svincoli a due livelli e canalizzati, sono consentite soltanto da altri elementi viari carrabili, ivi
comprese le strade extraurbane locali e le strade vicinali (o poderali od interpoderali o di bonifica), purché
queste ultime immissioni distino almeno 300 metri l'una dall'altra;
C) strade interquartiere, con funzione di collegamento principale tra i quartieri e con le frazioni: con alme-
no una corsia per senso di marcia, con sezione minima di m 3,50, dotate di marciapiedi rialzati, sosta sepa-
rata dalla circolazione, corsia di manovra, piste ciclabili o percorsi misti pedoni – cicli separati mediante
opportuni cordoli;
D) strade di quartiere, con funzione di garantire spostamenti di breve distanza connettendo le strade inter-
quartiere e la rete delle strade locali: dotate di almeno una corsia per senso di marcia, con sezione minima
di m 3,25;
E) strade locali interzonali, con funzione di assicurare i collegamenti minuti: dotate di almeno una corsia
per senso di marcia, con sezione minima di m 2,75.
L’accessibilità capillare ai servizi viene garantita da strade in grado di sostenere accessi di tipo misto (insie-
me pedonali, ciclabili e veicolari), da privilegiarsi rispetto agli accessi derivanti dalle strade di scorrimento
che, sostenendo maggiori volumi di traffico, risultano di più difficile percorribilità da parte delle fasce deboli;
di conseguenza, lo spazio comunale sarà diversamente accessibile in funzione delle tipologie stradali che lo
percorrono e, considerando dai 75 ai 100 metri il grado minimo di accessibilità alla viabilità di tipo misto, è
possibile georeferenziare il grado dell’accessibilità garantita dalla rete viabilistica urbana e locale (come evi-
denzia la rappresentazione zenitale nella pagina successiva), attribuendo il seguente peso ai diversi gradi di
accessibilità per cella unitaria:

0,3 Strade extraurbane principali STEP


0,3 Strade extraurbane secondarie STES
0,80 Strade interquartiere STI
0,90 Strade locali interzonali STZ
1 Strade di quartiere STQ

Il calcolo dell’accessibilità garantita dalla viabilità è ottenuto dalla sommatoria del numero di buffer che in-
contrano la cella, moltiplicato per il corrispondente peso.

AccV =
∑[(0,80nSTI ) + (0,95nSTZ) + (1nSTQ) + (0.3nSTES) + (0.3nSTEP)]
xMax
4

Grado di accessibilità garantita dalla viabilità urbana


5

AccV N. celle % Rappresentando lo spazio comunale in celle di 100 m. di lato, si ottiene la


Bassa 1862 16 stima del grado di accessibilità garantita dalla viabilità esistente, da cui ri-
Media 6616 58 sulta che il 10,7% del territorio comunale ha una bassa accessibilità garanti-
Alta 2647 23 ta dalla viabilità urbana, il 44,0% del territorio risulta a media accessibilità
Molto Alta 241 3 ed il 44,3% presenta un’alta o molto alta accessibilità.
Una rapida interpretazione del dato ottenuto rispetto alla conformazione ter-
Tot 11366 100 % ritoriale e gestionale della componente viabilistica può rivelarsi
certamente utile alla sua comprensione: in primo luogo è necessario sottolineare la naturale limitatezza delle
connessioni stradali negli ambiti verdi comunali, immersi in un contesto territoriale scandito dalla presenza di
alcune realtà verdi molto importanti, da collegarsi strettamente a un giudizio qualitativo di bassa accessibilità.
In secondo luogo è interessante porre l’attenzione sulla maglia viaria “sovracomunale” che attraversa da nord a
sud il comune e che lo pone in comunicazione col capoluogo lombardo.

La misura dell’accessibilità topologica ai servizi esistenti sul territorio comunale

Le differenti esigenze, espresse dalla popolazione in termini più o meno diretti, vengono soddisfatte dai ser-
vizi (pubblici o privati) presenti: ogni servizio dovrà quindi essere autonomamente e distintamente valutato,
poiché non facilmente surrogabile con altri servizi nel rispondere alle esigenze collettive, e per ogni tipo di
attrezzatura di interesse locale verrà in primo luogo calcolato il grado (georeferenziato) di accessibilità quali-
tativa, come segue:

a.
Calcolo della distanza intercorrente tra le localizzazioni delle attrezzature in atto, discernendo i servizi di
quartiere da quelli a carattere locale e sovra locale in modo da porre i rispettivi limiti di percorrenza.
Le distanze misurabili tra le localizzazioni delle attrezzature in atto permettono il calcolo della distanza me-
dia che il cittadino di Seveso è abituato a percorrere per fruire del servizio oggi esistente.

b.
Proiezione topologica dell’area d’influenza di ogni attrezzatura in atto (buffering)
In tal modo è possibile identificare le porzioni di territorio accessibili – topologicamente – a ogni servizio:
b.1. la proiezione territoriale di ½ media della distanza identifica l’alta accessibilità topologica al servizio
b.2. la proiezione territoriale della media della distanza identifica la media accessibilità
b.3. il territorio non coinvolto dalla proiezione dell’area d’influenza dei servizi
è caratterizzato da bassa accessibilità

c.
Valorizzazione dell’accessibilità topologia ad ogni attrezzatura in atto.
La proiezione territoriale dell’accessibilità alta e media permette d’individuare porzioni di territorio coin-
volte da più aree di influenza da diversi servizi.
Attribuendo ad ogni cella interessata dalla proiezione un valore pari a:
0,3 per le celle interessate da bassa accessibilità
0,8 per le celle interessate da media accessibilità
1,0 per le celle interessate da alta accessibilità

AccT =
∑[(0,30xNumBA) + (0,80xNumMA) + (1xNumAA)
xMax
vengono sommati per ogni cella i valori ricadenti, ottenendo un valore che, normalizzato,
restituisce il grado di accessibilità topologica a ogni servizio in atto.
6

d.
Valorizzazione dell’accessibilità qualitativa ad ogni attrezzatura in atto
L’accessibilità topologica è estesa a tutto il territorio ma non considera l’accessibilità dettata dalla maglia
stradale; incrociando i dati ottenuti dal calcolo di AccV con quelli ottenuti in (c.) è possibile qualificare il
grado di accessibilità territoriale al servizio considerato: ogni cella sarà qualificata quindi da:
AccQij = AccTi xAccVj
dove:
AccQ = grado di accessibilità qualitativa della cella Jesima al servizio i – esimo
AccT = grado di accessibilità topologica al servizio i – esimo
AccV = grado di accessibilità garantita dalla viabilità urbana all’j – esima cella unitaria

e.
Misurazione dell’accessibilità topologica qualitativa totale a tutte le attrezzature in atto
L’accessibilità topologica qualitativa, misurata per ogni servizio in atto, potrà essere mediata con tutte le
accessibilità topologiche qualitative calcolate.
Il risultato evidenzierà il grado di accessibilità topologica qualitativa media ai servizi comunali di tutto il
territorio amministrativo, evidenziando le aree poco servite rispetto a quelle meglio servite, e ogni cella sa-
rà qualificata da:
AccTot j = ∑ ( AccQij / N max )
dove:
AccTot j = grado di accessibilità topologica qualitativa complessiva della cella jesima
AccQi j = grado di accessibilità qualitativa della cella jesima al servizio iesimo
N max = valore massimo ottenuto dalla somma

Georeferenziazione del grado di accessibilità garantito dalla rete viabilistica urbana locale
7

Grado di accessibilità garantita dalla viabilità urbana

Scuole per l’infanzia

Questo servizio è qualificato come “servizio di quartiere”, ed è rivolto alle famiglie con figli di età compresa
tra i 6 mesi e i 3 anni (“asili nido”).
Le scuole per l’infanzia presenti sul territorio di Seveso sono sei, così distribuite sul territorio:

L’accessibilità al tipo di servizio deve essere ammessa attraverso tutte le modalità di accesso disponibili: i)
con mezzo privato; ii) a piedi; iii) in bicicletta.
8

Grafo della distanza intercorrente tra gli asili nido in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra i servizi “scuole per l’infanzia” presenti sul territorio è possibile valu-
tare la distanza media in 478 m, assumibile come valore di qualità media già assicurato al cittadino; è possi-
bile quindi visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio, come segue:

Proiezione topologica dell’area di influenza di ogni asilo nido in atto

Quantificando, per ogni cella, il corrispondente grado di accessibilità al servizio “scuole per l’infanzia” più
prossimo si ottiene la seguente tavola:
9

Accessibilità topologica del territorio alle strutture degli asili nido in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica s’aggiunge il valore dell’accessibilità veicolare locale,
ottenendo la tavola dell’accessibilità qualitativa di seguito rappresentata:

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle scuole per l’infanzia in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che ben il 13% del territorio comunale ha una bassa accessibilità
Ba 1468 13 al servizio “scuole per l’infanzia”, a causa della localizzazione prettamente centrale
M 7486 66 di questo servizio.
Aa 1907 17 Il 66% del territorio comunale è invece interessato da celle di media accessibilità, a
Ma 505 4 discapito del 21% delle celle che si localizza nella classe Alta / Molto alta accessibi-
lità, in larga parte nel centro storico e urbano di Seveso.
10

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle scuole per l’infanzia in atto

Scuole materne

Questo servizio è qualificato come “servizio di quartiere”, ed è rivolto alle famiglie con figli di età compresa
tra i 3 e i 7 anni.
Le scuole per l’infanzia presenti sul territorio di Seveso sono quattro, così distribuite sul territorio:

L’accessibilità al tipo di servizio deve essere ammessa attraverso tutte le modalità di accesso disponibili: i)
con mezzo privato; ii) a piedi; iii) in bicicletta.
.
11

Grafo della distanza intercorrente tra le scuole materne in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra i servizi “scuole materne” presenti sul territorio è possibile valutare la
distanza media in 774 m; essa può assumersi come valore di qualità media già assicurato al cittadino, ed è
possibile quindi visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio.

Proiezione topologica dell’area di influenza di ogni scuola materna in atto

Quantificando, per ogni cella, il corrispondente grado di accessibilità al servizio “scuole per l’infanzia” più
prossimo si ottiene la seguente tavola:
12

Accessibilità topologica del territorio alle strutture delle scuole materne in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica s’aggiunge il valore dell’accessibilità veicolare locale,
ottenendo la tavola dell’accessibilità qualitativa di seguito rappresentata:

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle scuole materne in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che il 10% del territorio comunale ha una bassa accessibilità al
Ba 1178 10 servizio “scuole materne”. La maggior parte di tali celle risulta tuttavia localizzata in
M 5452 48 ambiti periferici rispetto al tessuto urbano residenziale e nella zona centrale del par-
Aa 3958 35 co. Ben il 42% delle celle si localizza nella classe Alta / Molto alta accessibilità, in
Ma 778 7 larga parte all’interno dei tessuti residenziali consolidati.
13

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle scuole materne in atto

Scuole primarie

Questo servizio è classificato come “ servizio di quartiere” ed è rivolto alla sola popolazione in età compresa
tra i 6 e i 10 anni; le scuole primarie presenti sul territorio di Seveso sono quattro, così distribuite:

L’accessibilità a tale tipologia di servizio deve essere garantita attraverso tutte le modalità disponibili: i) con
mezzo privato; ii) a piedi; iii) in bicicletta ; iv) con autobus comunale;
14

Grafo della distanza intercorrente tra le scuole primarie in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra i servizi di “scuola primaria” presenti sul territorio è possibile valuta-
re la distanza media in 1057 m : essa può essere assunta come valore di qualità media già assicurato al citta-
dino, e nella rappresentazione seguente l’accessibilità topologica al servizio viene visualizza come segue:

Proiezione topologica dell’area di influenza di ogni scuola primaria in atto

Quantificando, per ogni cella, il corrispondente grado di accessibilità al servizio “scuole primarie” più pros-
simo, si ottiene la seguente rappresentazione spaziale:
15

Accessibilità topologica del territorio alle strutture delle scuole elementari in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo la tavola dell’accessibilità qualitativa, di seguito rappresentata:

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle scuole primarie in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che solo il 3% del territorio comunale ha una bassa accessibilità
Ba 355 3 al servizio Scuola primaria (di cui la quasi totalità risulta localizzata nella parte oc-
M 5304 47 cidentale del comune); la restante parte del territorio appare mediamente accessibi-
Aa 4403 39 le, con picchi di alta accessibilità in corrispondenza della parte più centrale del co-
Ma 1304 11 mune stesso.
16

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle scuole primarie in atto

Scuole secondarie di primo grado

Questo servizio è classificato come “attrezzatura di interesse locale” ed è rivolto alla sola popolazione di età
compresa tra i 11 e i 13 anni; le scuole secondarie di primo grado sono due, così distribuite sul territorio:

L’accessibilità al tipo di servizio deve essere garantita attraverso tutte le modalità disponibili: i) con mezzo
privato; ii) a piedi; iii) in bicicletta; iv) con autobus comunale.
17

Grafo della distanza intercorrente tra le scuole secondarie di primo grado in atto

Calcolando la distanza media tra i servizi “scuole secondarie di primo grado” presenti sul territorio, è possi-
bile valutare la distanza media in 1695 m, da assumere come valore di qualità media già assicurato al cittadi-
no; nel seguito, si visualizza sul territorio l’accessibilità topologica al servizio.

Proiezione topologica dell’area di influenza di ogni scuola secondaria di primo grado in atto

Quantificando, per ogni cella, il corrispondente grado di accessibilità al servizio “scuole secondarie di primo
grado” più prossimo, si ottiene la seguente tavola:
18

Accessibilità topologica del territorio alle strutture delle scuole secondarie di primo grado in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma quello dell’accessibilità veicolare locale otte-
nendo la tavola di seguito rappresentata:

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle scuole secondarie di primo grado in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che il 6% del territorio comunale ha una bassa accessibilità al
Ba 728 6 servizio Scuola secondaria di primo grado (la cui la totalità è localizzata nella
M 2412 21 parte ovest di Seveso in corrispondenza del Parco delle Groane); la restante par-
Aa 6333 56 te del territorio appare altamente accessibile, con picchi di alta accessibilità sia
Ma 1893 17 nella parte centrale del comune che nella parte a est del Bosco delle Querce.
19

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle scuole secondarie di primo grado in atto

Chiese

Le chiese, classificate come “servizio d’interesse locale”, sono da intendersi come attrezzature indispensabili
per lo svolgimento delle attività legate al culto cattolico, tradizionalmente praticato degli abitanti sevesini, e a
cui sono connesse numerose attività assistenziali e ricreative di rilievo per la popolazione residente.
Questo servizio è rivolto ai fedeli, dove vengono svolte le funzioni, le celebrazioni e i ritrovi della comunità
credente e, dunque, le strutture devono poter essere accessibili da tutta la popolazione, per tutti i giorni festivi
e feriali.
Anche in questo caso è importante quindi verificare il corrispondente grado di accessibilità topologica e qua-
litativa.
20

Grafo della distanza intercorrente tra le chiese in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra le chiese presenti sul territorio è possibile valutare la distanza media
in 1037 m. Tale entità può dunque essere assunta come valore di qualità media già assicurato al cittadino, ed
è possibile quindi visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio.

Proiezione topologica dell’area di influenza di ogni “chiesa” in atto

Quantificando, per ogni cella, il corrispondente grado di accessibilità al servizio “Chiesa” più prossimo, si
ottiene la seguente tavola:
21

Accessibilità topologica del territorio alle chiese in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo la tavola dell’accessibilità qualitativa:

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle chiese in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che solo il 3% del territorio comunale ha una bassa accessibi-
Ba 318 3 lità al servizio “Chiese”. La maggior parte di tali celle risulta tuttavia localizzata
M 2819 25 in ambiti periferici rispetto al tessuto urbano residenziale. Circa il 57% delle celle
Aa 6537 57 si localizza nella classe Alta accessibilità e tutte in corrispondenza del tessuto ur-
Ma 1692 15 bano di Seveso.
22

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture delle chiese in atto

Oratori

Gli oratori sono classificati quali “servizi di interesse locale”, e sono strutture rivolte come sede di catechesi,
incontri, eventi e attività in ogni giorno della settimana per tutta la popolazione, anche se ricoprono un ruolo
particolarmente rilevante nello sviluppo dei ragazzi sino a circa 14 anni; l’accessibilità a tale servizio va ga-
rantita attraverso i seguenti mezzi: i) privato; ii) a piedi (anche con carrozzina o passeggino) e in bicicletta;
iii) in autobus comunale.
Anche per tale servizio è rilevante verificare il corrispondente grado di accessibilità topologica e qualitativa.
23

Grafo della distanza intercorrente tra gli oratori in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra gli oratori presenti sul territorio è possibile valutare la distanza media
in 745 m, entità che può dunque essere assunta come valore di qualità media già assicurato al cittadino; è co-
sì possibile visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio.

Proiezione topologica dell’area di influenza di ogni oratorio in atto

Quantificando, per ogni cella, il corrispondente grado di accessibilità al servizio “oratorio” più prossimo, si
ottiene la seguente tavola:
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Accessibilità topologica del territorio agli oratori in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo l’accessibilità qualitativa:

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture degli oratori in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che il 7% del territorio comunale ha una bassa accessibilità al
Ba 748 7 servizio Oratori. La maggior parte di tali celle risulta tuttavia localizzata in ambi-
M 7000 61 ti periferici rispetto al tessuto urbano residenziale e nell’area del interna al Parco
Aa 2326 21 delle Querce. Circa il 32% delle celle si localizza nella classe Alta / molto alta
Ma 1292 11 accessibilità e quasi tutte all’interno del tessuto urbano consolidato.
25

Accessibilità qualitativa del territorio alle strutture degli oratori in atto

Attrezzature sanitarie (ambulatori, centri analisi, farmacie)

Le attrezzature sanitarie sono classificati quali “servizi locali” e sono rivolte a tutta la popolazione del comu-
ne, ma anche a fruitori esterni soprattutto nei periodi di turno notturno, festivo o estivo (soprattutto per le
farmacie); si tratta di servizi da doversi raggiungere con qualsiasi modalità, soprattutto tramite mezzo privato
e tramite trasporto pubblico, e pertanto si procede in primo luogo alla verifica del corrispondente grado di ac-
cessibilità topologica e qualitativa, per poi proseguire con una specifica analisi rispetto all’accessibilità che i
trasporti pubblici garantiscono; la localizzazione sul territorio è la seguente:
26

Proiezione topologica dell’area di influenza delle attrezzature sanitarie in atto

Quantificando, per ogni cella unitaria, il corrispondente grado di accessibilità alle attrezzature sanitarie si ot-
tiene la seguente tavola:

Accessibilità topologica del territorio alle attrezzature sanitarie in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo l’accessibilità qualitativa:
27

Accessibilità qualitativa del territorio alle “strutture sanitarie” in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che la quasi totalità del territorio comunale ha una medio alta
Ba 19 1 accessibilità alle “attrezzature sanitarie”, esito direttamente proporzionale alla
M 4166 36 localizzazione del servizio stesso e al coniugarsi di un’ottima dotazione infra-
Aa 4435 39 strutturale. Quello che appare è una preponderanza di celle ad alta accessibilità
Ma 2746 24 dislocate su tutto il territorio ad eccezione delle zone più esterne.

Accessibilità qualitativa del territorio alle “strutture sanitarie” in atto


28

Attrezzature culturali (biblioteche, sale conferenza, musei, mostre, sale civiche)

Tale tipo di attrezzature, classificato “servizio di interesse locale”, è rivolto a un pubblico eterogeneo di età
mista, con orari differenziati e caratterizzanti per tutto l’arco settimanale, anche se ricopre un ruolo di massi-
ma rilevanza per gli studenti di ogni età. Nel caso di Seveso abbiamo la presenza di quattro attrezzature, e
nello specifico di: una biblioteca comunale, di un seminario arcivescovile, di una palazzina civica e di una
sala polifunzionale. Tali attrezzature sono così dislocate:

Grafo della distanza intercorrente tra le attrezzature culturali in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra le attrezzature culturali presenti sul territorio è possibile valutare la
loro distanza media in 675 m, entità dunque assumibile come valore di qualità media già assicurato al citta-
dino; è possibile quindi visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio.
29

Proiezione topologica dell’area di influenza delle attrezzature culturali in atto

Quantificando, per ogni cella unitaria, il corrispondente grado di accessibilità alle attrezzature sanitarie si ot-
tiene la seguente tavola:

Accessibilità topologica del territorio alle attrezzature culturali in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo l’accessibilità qualitativa:
30

Accessibilità qualitativa del territorio alle attrezzature culturali in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che ben il 12% del territorio comunale ha una bassa accessi-
Ba 1351 12 bilità al servizio “attrezzature culturali”, coerentemente con quanto emerso per
M 6386 56 altre attrezzature . La quasi totalità di tali celle risulta tuttavia localizzata
Aa 2752 24 nell’ambito periferico od, ovviamente, in corrispondenza delle aree verdi.
Ma 877 8 Circa il 32% delle celle si localizza nella classe di alta / molto alta accessibilità,
quasi del tutto ricadenti all’interno del tessuto urbanizzato, a riconfermare
l’ottimo connubio dotazioni – rete viaria, che lo caratterizza.
 
Accessibilità qualitativa del territorio alle attrezzature culturali in atto
31

Attrezzature amministrative e locali di gestione

Questo tipo di attrezzature, classificato “servizio di interesse locale”, è rivolto a un pubblico eterogeneo di età
mista, con orari differenziati e caratterizzanti per tutto l’arco settimanale, anche se ricopre un ruolo di massi-
ma rilevanza per tutti i cittadini.
Nel caso di Seveso abbiamo la presenza di due attrezzature, e nello specifico: ufficio lavori pubblici e manu-
tenzione e municipio. Tali attrezzature sono così dislocate:

Grafo della distanza intercorrente tra le attrezzature amministrative in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra le attrezzature amministrative presenti sul territorio è possibile valuta-
re la loro distanza media in 457 m, entità dunque assumibile come valore di qualità media già assicurato al
cittadino; è possibile quindi visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio.
32

Proiezione topologica dell’area di influenza delle attrezzature amministrative in atto

Quantificando, per ogni cella unitaria, il corrispondente grado di accessibilità alle attrezzature sanitarie si ot-
tiene la seguente tavola:

Accessibilità topologica del territorio alle attrezzature amministrative in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo l’accessibilità qualitativa:
33

Accessibilità qualitativa del territorio alle attrezzature amministrative in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che ben il 15% del territorio comunale ha una bassa accessi-
Ba 1753 15 bilità al servizio “attrezzature amministrative”, la maggior percentuale rispetto a
M 7566 66 quanto emerso per le altre attrezzature . La quasi totalità di tali celle risulta tutta-
Aa 1635 15 via localizzata nell’ambito periferico od in corrispondenza delle aree verdi, an-
Ma 412 4 che se in taluni casi si ritrovano celle anche a ridosso dell’urbanizzato. Circa il
19% delle celle si localizza nella classe di alta / molto alta accessibilità, quasi to-
talmente ricadenti all’interno del tessuto urbanizzato.

Accessibilità qualitativa del territorio alle attrezzature amministrative in atto


34

Aree verdi di quartiere (giardini e parchi urbani attrezzati)

Le funzioni della vegetazione negli ambiti urbani sono molteplici, come in precedenza evidenziato, e non
sono in alcun modo sostituibili da altre attrezzature di origine artificiale antropica. Per questo ogni cittadino
deve poter godere di tale servizio in qualsiasi momento della giornata e deve potervi accedere attraverso tutte
le modalità disponibili. Tra le innumerevoli tipologie di verde presente sul territorio, quelli che vengono i-
dentificati come giardini di quartiere e parchi urbani attrezzati sono meritevoli di particolare attenzione ri-
spetto al loro grado di accessibilità, in funzione della particolare funzione ludico ricreativa che ricoprono;
dunque, anche per tale servizio è importante verificare il corrispondente grado di accessibilità topologica e
qualitativa delle 16 aree verdi esistenti, che risultano così distribuite sul territorio:

Grafo della distanza intercorrente tra le aree verdi in atto


35

Calcolando le distanze intercorrenti tra le aree verdi presenti sul territorio è possibile valutarne la distanza
media in 904 m; tale entità può dunque essere assunta come valore di qualità media già assicurato al cittadi-
no, ed è possibile quindi visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio.
Non bisogna tuttavia dimenticare che il territorio comunale è attraversato e circondato da alcuni parchi terri-
toriali e locali, dalle spiccate doti di naturalità, e variamente dotati di attrezzature che li rendono direttamente
fruibili dai cittadini. Considerando però le differenti modalità di accesso ai due sistemi del verde, nel primo
caso maggiormente legato al una fruizione giornaliera, si è deciso di valutare unicamente l’accessibilità a del
verde urbano in quanto di maggiormente influente sulla qualità della vita quotidiana dei cittadini. Analisi
specifiche rispetto alle dotazioni verdi sono state effettuate a valle del censimento dei servizi.

Proiezione topologica dell’area di influenza delle aree verdi in atto

Quantificando, per ogni cella unitaria, il corrispondente grado di accessibilità al servizio “Aree verdi” più
prossimo si ottiene la seguente rappresentazione:

Accessibilità topologica del territorio alle aree verdi in atto


36

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo l’accessibilità qualitativa:

Accessibilità qualitativa del territorio alle aree verdi in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che la più parte del territorio garantisce un grado di accessibi-
Ba 21 1 lità medio alto al verde di quartiere. Ambiti di particolare accessibilità sono nelle
M 3339 29 aree centrali e nell’ambito occidentale del comune; è importante considerare che
Aa 6324 56 le analisi qui effettuate non tengono conto dei parchi a scala e fruizione sovra
Ma 1682 14 comunale, che produrrebbero altresì esiti molto più improntati verso l’alta acces-
sibilità.

Accessibilità qualitativa del territorio alle aree verdi in atto


37

Attrezzature e verde sportivo

A tale categoria, classificata come “servizi di interesse locale”, deve potere accedere ogni cittadino, di qua-
lunque età e attraverso qualsiasi mezzo: i) privato; ii) a piedi e in bicicletta; iii) con autobus comunale, anche
se in ragione delle modalità di fruizione più frequenti l’auto e la bicicletta appaiono le modalità di maggior
rilievo; le strutture in argomento sono 10 e vengono frequentate da un pubblico assolutamente eterogeneo e
senza un reale limite di orario, e anche per tale servizio è importante verificare il corrispondente grado di ac-
cessibilità topologica e qualitativa.

Grafo della distanza intercorrente tra i campi/impianti sportivi in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra le aree verdi presenti sul territorio è possibile valutare la distanza me-
dia in 837 m; tale entità può dunque essere assunta come valore di qualità media già assicurato al cittadino,
ed è possibile quindi visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio:
38

Proiezione topologica dell’area di influenza dei campi/impianti sportivi in atto

Quantificando, per ogni cella, il corrispondente grado di accessibilità al servizio campi/impianti sportivi più
prossimo s’ottiene la seguente tavola:

Accessibilità topologica del territorio ai campi/impianti sportivi in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo l’accessibilità qualitativa:
39

Accessibilità qualitativa del territorio ai campi/impianti sportivi in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che il 5% del territorio comunale ha una bassa accessibilità
Ba 608 5 qualitativa al servizio, con una buona accessibilità alle attrezzature sportive an-
M 4400 39 che per gli ambiti più esternamente dislocati rispetto al centro. Si denota inoltre
Aa 4921 43 che ben il 43% del territorio comunale risulta caratterizzato da un’accessibilità
Ma 1437 13 alta, in corrispondenza della zona centrale del comune.

Accessibilità qualitativa del territorio ai campi/impianti sportivi in atto


40

Cimiteri

I cimiteri, classificati quale servizio di interesse locale, quali luoghi di raccoglimento e di culto, sono rivolti
alla totalità della popolazione, e sono pertanto da valutarsi rispetto al grado di accessibilità tramite tutti i mez-
zi di trasporto.
Anche per questo servizio è quindi importante verificare il corrispondente grado di accessibilità topologica e
qualitativa.

Proiezione topologica dell’area di influenza dei cimiteri


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Quantificando, per ogni cella, il corrispondente grado di accessibilità al servizio cimiteri più prossimo si ot-
tiene la seguente tavola:

Accessibilità topologica del territorio ai cimiteri

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo l’accessibilità qualitativa:

Accessibilità qualitativa del territorio ai cimiteri

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che solamente il 3% del territorio comunale ha una bassa ac-
Ba 361 3 cessibilità qualitativa al servizio “cimiteri”, una delle più basse riscontrate, dato
M 1769 16 la localizzazione relativamente centrale del servizio stesso.
Aa 5074 45
Ma 4162 36
42

Accessibilità qualitativa del territorio ai cimiteri

Sistema dei servizi per la sicurezza (Vigili del Fuoco/Polizia/Guardia di finanza/Carabinieri/Polizia locale)

Tale tipo di attrezzature, classificata “servizio di interesse locale”, è rivolto alla totalità della popolazione, con
orari differenziati e caratterizzanti per tutto l’arco settimanale, infatti ricopre un ruolo di massima rilevanza
per la popolazione e per ogni età.
Nel caso di Seveso abbiamo la presenza di tre caserme: della polizia locale, dei Carabinieri e della Guardia di
finanza, così dislocate:
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Grafo della distanza intercorrente tra le attrezzature per la sicurezza in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra le attrezzature per la sicurezza presenti sul territorio è possibile valu-
tare la loro distanza media in 776 m, entità dunque assumibile come valore di qualità media già assicurato al
cittadino; è possibile quindi visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio.

Proiezione topologica dell’area di influenza delle attrezzature per la sicurezza in atto


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Quantificando, per ogni cella unitaria, il corrispondente grado di accessibilità alle attrezzature sanitarie si ot-
tiene la seguente tavola:

Accessibilità topologica del territorio alle attrezzature per la sicurezza in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo l’accessibilità qualitativa:

Accessibilità qualitativa del territorio alle attrezzature per la sicurezza in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che il 9% del territorio comunale ha una bassa accessibilità
Ba 1007 9 qualitativa al servizio, con una media accessibilità alle attrezzature per la sicu-
M 6984 61 rezza anche per gli ambiti più lontani rispetto al centro, e dunque l’intero comu-
Aa 2440 22 ne risulta discretamente servito. Emerge inoltre come ben il 22% del territorio
Ma 935 8 comunale sia caratterizzato da un’accessibilità alta, in corrispondenza della zona
centrale del comune.
45

Accessibilità qualitativa del territorio alle attrezzature per la sicurezza in atto

Sistema dei servizi di interesse

Tale tipo di attrezzature, classificato “servizio di interesse”, è rivolto alla totalità della popolazione, con orari
differenziati e caratterizzanti per tutto l’arco settimanale, infatti ricopre un ruolo di massima rilevanza per la
popolazione e per ogni età.
Nel caso di Seveso abbiamo la presenza di dieci attrezzature, le quali spaziano dal campo delle attrezzature
religiose (cappelle, attrezzature per le chiese) al campo sociale (centri diurni, case di riposo).
Tali attrezzature sono così dislocate:
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Grafo della distanza intercorrente tra le attrezzature d’interesse in atto

Calcolando le distanze intercorrenti tra le attrezzature d’interesse presenti sul territorio è possibile valutare la
loro distanza media in 933 m, entità dunque assumibile come valore di qualità media già assicurato al citta-
dino; è possibile quindi visualizzare sul territorio l’accessibilità topologica al servizio.

Proiezione topologica dell’area di influenza delle attrezzature d’interesse in atto


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Quantificando, per ogni cella unitaria, il corrispondente grado di accessibilità alle attrezzature sanitarie si ot-
tiene la seguente tavola:

Accessibilità topologica del territorio alle attrezzature d’interesse in atto

Per ogni cella, al valore dell’accessibilità topologica si somma il valore dell’accessibilità veicolare locale ot-
tenendo l’accessibilità qualitativa:

Accessibilità qualitativa del territorio alle attrezzature d’interesse in atto

Acc N. celle % Dal calcolo risulta che il 5% del territorio comunale ha una bassa accessibilità
Ba 513 5 qualitativa al servizio, con una media accessibilità alle attrezzature d’interesse
M 3010 26 anche per gli ambiti più lontani rispetto al centro, per cui l’intero comune risulta
Aa 6203 55 discretamente servito. Si denota inoltre che ben il 55% del territorio comunale
Ma 1640 14 risulta caratterizzato da un’accessibilità alta, in corrispondenza della zona centra-
le del comune.
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Accessibilità qualitativa del territorio alle attrezzature per la sicurezza in atto

Accessibilità qualitativa totale ai servizi pubblici

Le analisi fin qui svolte per singola tipologia di servizio possono essere riassunte in una tavola finale recante
il grado di accessibilità qualitativa totale nel comune di Seveso, dato dal valore normalizzato della somma
dei gradi di accessibilità di ogni tipologia di servizio.

Il risultato finale di questa analisi è rappresentato da una tavola in cui s’evidenzia come i servizi pubblici col-
locati sul territorio di Seveso siano sufficientemente accessibili nella quasi totalità delle situazioni, e lo siano
in particolar misura nell’ambito urbanizzato, equivalente alla parte centrale del comune.
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Acc N. celle % Dal calcolo risulta che solo il 7% del territorio comunale ha una bassa accessibilità
Ba 841 7 qualitativa ai servizi pubblici di interesse locale. Tali celle risultano tuttavia localiz-
M 3680 33 zate in ambiti periferici rispetto al tessuto urbano residenziale. Rilevante il fatto che
Aa 5524 48 circa il 48% delle celle si localizza nella classe di alta accessibilità, valore certa-
Ma 1321 12 mente rappresentativo di una situazione positiva rispetto alla variabile indagata.

Tutte le analisi fin qui svolte mettono in evidenza come il tessuto storico, e gli ambiti a questo prossimi, sia-
no (come ci si attendeva, stante il fatto che anche alla pura considerazione della foto aerea ciò appare palese)
quello più interessato dalle funzioni d’interesse pubblico o generale.

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