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Ingemar During

biblioteca di filosofia
Mursia

sa gi
Ingemar During
ARISTOTELE
Quest opera, che 1 Autore nella sua prefazione defi -
nisce modestamente un « tentativo » di offrire un
quadro complessivo dell attivita di Aristotele come
filosofo e scienziato, e stata unanimemente giudicata
dalla critica mondiale la monografia d insieme piu
importante e significativa sullo Stagirita dopo quella
a suo tempo pubblicata dallo Jaeger. In essa During
ha sintetizzato i risultati di una nutrita serie di suoi
studi precedenti, basandosi sull assunto fondamen-
tale che l opera di Aristotele e un continuo e appro-
fondito confronto speculative con gli interrogativi
posti dalla sua eta. La principale tesi storiografica del
During e la confutazione della tradizionale presen-
tazione dello sviluppo dell attivita speculativa di
Aristotele come passaggio da un giovanile atteggia -
mento « idealistico » di stampo platonico ad uno
« realistico » dell eta matura, che cioe egli sia pas -
sato dalla metafisica alia ricerca empirica. Secondo
l Autore, invece, Aristotele assunse sin dagli inizi
del suo filosofare una posizione di contrasto con
quella di Platone: i suoi principi, i suoi programmi
di ricerca, i suoi indirizzi metodologici erano gia
allora completamente diversi da quelli platonici. Cid
nonostante e facile awertire il potente influsso di
Platone nei diversi aspetti del pensiero aristotelico.
Per During, Aristotele e il vero erede spirituale di
Platone, anche se egli ha inteso liberate la filoso-
fia platonica da quegli elementi che egli riteneva ir-
razionali, porla su nuove basi, completarla e con
ferirle una nuova e piu concreta dimensione.
-

INGEMAR DURING, IO studioso svedese che e la massima auto-


tit vivente nel campo degli studi aristotelici, ha al suo at-
tivo una lunga serie di importanti lavori su Aristotele, sia
come commenti ad opere singole, sia come studi su aspetti
particolari del suo pensiero. Per la loro elencazione rimandia
-
mo il lettore alia bibliografia contenuta neilla presente opera.
BIBLIOTECA DI FILOSOFIA
diretta da Luigi Pareyson
SAGGI

9.
INGEMAR DURING

Aristotele
Edizione italiana aggiornata

MURSIA
Titolo originale: Aristoteles - Darstellung und Interpretation seines Denkens
Traduzione dal tedesco di Pierluigi Donini

© Copyright 1966 Carl Winter - Universitatsverlag, Heidelberg


© Copyright per la traduzione italiana 1976 U. Mursia editore
Proprieta letteraria riservata - Printed in Italy
-
1734/AC U. Mursia editore - Via Tadino, 29 - Milano
PREFAZIONE

Questo libro rappresenta un tentativo di offrire un quadro comples -


sivo di Aristotele come pensatore, scienziato e jfilosojo. Mi sono prefisso
diversi obiettivi: nel corpo-base del libro, ho cercato di orientate il lettore
che desidera conoscere cio che Aristotele disse, il suo modo di pensare e
di argomentare in favore delle proprie opinioni; nelle sezioni in corpo
minore, di soddisfare le esigenze di quei lettori che hanno interesse per
il carattere particolare di ogni singola opera e per la sua collocazione al-
I'interno della produzione complessiva di Aristotele; di offrire, infine, in
nota, una serie di spunti per coloro che desiderano inoltrarsi nell' Orco delle
ricerche aristoteliche. L assunto fondamentale del libro e di presentare
Vopera dell intera vita di Aristotele come un continuo confronto con gli
interrogativi posti dall etd sua e come una filosofia viva, mai fossilizzata.
Chi si ponga a scrivere un esposizione complessiva della filosofia di
Aristotele non pub non sentirsi un nano sulle spalle del gigante; e mi
trovo in pieno accordo con quel che dice nella sua prefazione I autore
dello scritto ippocratico Sulla dieta: « Tutto cio che e stato detto bene dai
miei predecessori non potrd essere scritto diversamente da me, se anch io
ne voglio scrivere bene . Se invece confuto cio che essi non hanno detto
bene, e dimostro perche la cosa non sta in quel modo, non otterro con
questo nulla. Ma esponendo quella che, a mio giudizio, b la vera realta delle
cose, potrb chiarire cio che mi sta a cuore ».
E evidente la difficoltd di rendere in modo comprensibile, in una lin¬
gua moderna, il linguaggio e la terminologia filosofica di Aristotele; non
bisogna mai dimenticare che Aristotele pensa in greco, e che il suo pensiero
b profondamente radicato nella sostanza stessa della lingua greca. Io, essen-
zialmente, mi sono allontanato dalla terminologia infiuenzata dall interpre-
tazione scolastica di Aristotele, perche essa, a mio avviso, rende piu ardua
la retta comprensione della filosofia aristotelica. Il libro e costruito in modo
che ogni capitolo formi un unita in se conclusa; la conseguenza b che
inevitabili sono state le ripetizioni.
Nell introduzione ho cercato di esporre la mia concezione fondamen¬
tale della personality di Aristotele come scienziato e pensatore; vorrei
pero subito mettere in rilievo un aspetto che mi sernbra particolarmente
importante. La storia dell aristotelismo ci ha abituati a credere all esistenza
di una filosofia aristotelica coerentemente sviluppata in contrapposizione
alia filosofia di Platone. Interpret recenti vogliono persuaderci che si
6 ARISTOTELE

possono chiarire le palesi contraddizioni del pensiero di Aristotele median-


te Vipotesi che egli abbia seguito un evoluziotte da una posizione « ideali-
stica » a una « realistica »; in altri termini: al principio della sua attivita
filosofica Aristotele si sarebbe interessato della filosofia teoretica « delle co¬
se prime » ( metafisica ) , per poi volgersi in anni piu tardi a una ricerca
empirica nel campo della biologia e della zoologia, alle ricerche d archivio
e simili. Questa ricostruzione del suo sviluppo e , a mio avviso, errata.
Anche quando Aristotele si fonda sull esperienza e sul consensus omnium
e adduce dati empirici come prove , tuttavia in lui domina sempre I ele-
mento speculativo. La sua biologia e da cima a fondo una biologia filo¬
sofica. Tra i suoi scritti non ve ne e uno piu ricco di osservazioni acute,
ma anche in grado cost alto filosofico-speculativo, come il trattato Sulla
generazione degli animali. £ veto che Aristotele critica Platone special
mente negli scritti giovanili. Nella mia esposizione ritornero spesso sulla
-
fvndamentale differenza fra i due pensatori, che e differenza di tempera-
mento, di modo di pensare e di metodo, convinto come sono che non si
debba prescindere da queste differenze di base. D altra parte, bisognerebbe
anche super vedere che i due filosofi si avvicinano molto nei risultati finali.
Dovunque, nelle opere di Aristotele , si avverte il potente influsso che
Platone ebbe sul suo pensiero. Quelle parti della sua filosofia che, a una
considerazione retrospettiva, ci appaiono come specificamente aristoteliche,
sono indissolubilmente fuse con I eredita spirituale di Platone. Nella storia
della filosofia Aristotele si colloca davanti a noi come il successore di
Platone. Egli intendeva liberare la filosofia platonica dagli elementi che
giudicava irrazionali, intendeva completarla e portarla a perfezione, con-
ferendole nello stesso tempo una nuova dimensione.

INGEMAR DURING
INTRODUZIONE

Vita e personality
II prospetto che segue consente di gettare uno sguardo d insieme sui
dati esterni della vita di Aristotele e di alcuni importanti personaggi suoi
contemporanei: 1

Olimp. Arconte Anno


99,1 Diotrefe 384 / 3 Aristotele nasce nella seconda me-
ta dell anno 384 a Stagira ( l anno
di nascita di Platone e il 427 ).
103,1 Nausigene 368/ 7 Dionisio I di Siracusa muore al-
l inizio del 367.
103,2 Polizelo 367 /6 Platone si reca subito dopo a Si¬
racusa e fa ritorno ad Atene solo
dopo due anni. Durante la sua as-
senza Eudosso di Cnido e scolarca
dell Accademia. Aristotele giunge
ad Atene subito dopo la partenza
di Platone nell anno 367, all eta
di circa diciassette anni. ( Nell in-
tervallo fra l uno e l altro viaggio
in Sicilia sembra che Platone si sia
fermato per circa tre anni in Ate¬
ne. )
104,3 Molone primavera Platone riparte per la terza volta
361 per la Sicilia insieme con Speusip-
po, Senocrate, Eudosso ed Elico-
ne. Eraclide Pontico e scolarca .
Nella seconda meta dell anno 360
Platone ritorna ad Atene.
106,1 Elpine 356 Alessandro nasce nell autunno 356.
108,1 Teofilo 348 / 7 Nell agosto o nel settembre 348
1
II materiale e raccolto in forma piu completa in DURING, Aristotle in the
ancient biographical tradition, 249 sgg.
8 ARISTOTELE

cade Olinto. All inizio del 347 De-


mostene e il partito antimacedo-
nico vanno al potere in Atene. Ari-
stotele lascia Atene: si reca ad
Atarneo e ad Asso presso il suo
amico Ermia . Platone muore nel
maggio 347.
108,4 Eubulo 345/ 4 Aristotele va a Mitilene nell isola
di Lesbo, dove collabora con Teo-
frasto. ( Non sappiamo quando la-
scio Mitilene e si trasferi con Teo-
frasto a Stagira . )
109,2 Pitodoto 343/ 2 Filippo chiama Aristotele a Mieza,
per affidargli l educazione di Ales¬
sandro, allora tredicenne.
109,4 Nicomaco 341 / 0 I Persiani sotto la guida di Men-
tore assediano Ermia , gli tendono
un tranello e lo mandano in Per¬
sia , dove egli viene giustiziato in
orribili circostanze. Pizia, sorella
di Ermia, fugge; qualche tempo
dopo Aristotele la sposa . Risiede
ora a Stagira con Teofrasto.
110,1 Teofrasto 340 / 39 Filippo inizia la guerra contro Bi-
sanzio. Durante la sua assenza A-
lessandro funge da reggente.
110,2 Lisimachide 339 /8 Muore Speusippo. In occasione
della scelta di un successore come
scolarca dell Accademia si fa il no-
me di Aristotele; poiche questi si
trova in Macedonia , nella prima-
vera del 338 viene scelto Senocra-
te. Filippo manda un ambasciatore
a Tebe. Nell agosto 338, avviene
la battaglia di Cheronea .
111,1 Pitodemo 336 / 5 Filippo e assassinato. Nel luglio del
336 Alessandro sale al trono, a cir¬
ca vent anni.
111,2 Eveneto 335/ 4 Tebe e distrutta da Alessandro nel-
l ottobre 335. Aristotele ritorna ad
Atene e riprende il suo insegna-
mento nel Liceo.
114,2 Cefisodoro 323/ 2 Nel giugno 323 muore Alessan¬
dro. Scoppia la guerra di Lamia.
Epicuro giunge ad Atene. Sullo
scorcio dell anno, e comunque non
INTRODUZIONE 9

dopo la primavera del 322, Ari-


s totele si rifugia a Calcide.
114,3 Filocle 322 /1 Nel settembre 322 una guarnigio-
ne macedone occupa Munichia.
Nell ottobre 322 muore Demoste-
ne. Poco prima di lui muore Ari-
stotele, per malattia, nella sua casa
di Calcide, a 63 anni.
Aristotele era di origine ionica . La sua citta natale, Stagira, era una
piccola localita sulla costa orientale della Calcidica, una fondazione degli
Andrii, che avevano colonizzato questa penisola insieme con i Calcidesi.
Entrambi i suoi genitori discendevano da famiglie di medici. 11 padre
Nicomaco era medico al servizio del re Aminta III, l avo di Alessandro.
Quando suo padre mori, Aristotele era ancora minorenne. II cognato
Prosseno di Atarneo divenne suo tutore e lo accolse in custodia, finche
egli, all eta di 17 anni , parti per Atene e inizio i suoi studi nell Accademia.
Sulla sua giovinezza non abbiamo notizie. £ facile l ipotesi che egli fin
dalla fanciullezza conoscesse Atarneo, e che, come discendente di una fa-
miglia di medici conosciuta e benestante, ricevesse la migliore educazione
elementare possibile a quel tempo. Nelle sue opere rileva con insistenza la
necessita che il medico possegga un educazione scientifica e filosofica di
base come preparazione per la sua attivita pratica .2 Possiamo senz altro
ammettere che egli fu educato in un ambiente intellettuale, e che fin da
giovane conobbe bene la letteratura scientifica del suo tempo. £ evidente j
che aveva letto opere di Platone e che si era interessato alia sua filosofia ; !
altrimenti , perche si sarebbe recato ad Atene, e avrebbe scelto proprio
l Accademia fra le molte scuole che vi si trovavano ? In ogni caso, non
arrivo certo all Accademia come un provinciale inesperto.
Accademia, Liceo e Cinosarge erano i tre ginnasi pubblici piu antichi
e piu celebri di Atene. L Accademia si trovava oltre il Dipilo, lungo la
strada che attraversava il quartiere Ceramico. Nelle battute introduttive
di un dialogo di Platone, il Liside , Socrate si trova sulla strada che va dal-
l Accademia al Liceo, fuori delle mura della citta. Si puo immaginare che
Platone, come una volta Socrate, all inizio tenesse le sue conferenze e i
suoi discorsi nel giardino e nei cortili dell Accademia . Negli anni ottanta
costrui una casa per se ed un edificio per la scuolaJ nei pressi del ginnasio.
2
Secondo la Suda il padre di Aristotele avrebbe scritto delle opere su questioni
di medicina e un libro di <puaix<4. Egli stesso afferma, da una parte, che nessuno pub
diventare un buon medico mediante una conoscenza libresca ( EN X 9, 1181b 2 ); dal-
-
l altra, che i buoni medici, <piXoao <ptoT£ poi; ( j.ert6vTei; ri)v riyyrj' j , acquistano conoscen ¬
za profonda e devono essere ipumxot. ( De sertsu 436a 20 - b 1 e De juv. 480b 22-24 ).
7rept 7raToi; e il xrjTrot; privato, in cui Platone poteva ritirarsi, Ael. Var.
3
6
hist . Ill 19 = DURING, Biogr. trad ., T 36. La scuola di Epicuro era un convitto; gli
studiosi che si riunivano nell Accademia abitavano invece fuori della scuola, anche I
Speusippo.
10 ARISTOTELE

Gia nella commedia contemporanea questa scuola ha nome « l Accademia »,


e la cosa e comprensibile, giacche l insegnamento ebbe luogo anche nel gin-
nasio.4 Sull organizzazione della scuola sappiamo davvero poco; si sa solo
!

con certezza che l Accademia era una scuola organizzata, una scuola, tutta-
via , che sosteneva un ideale di cultura diverso da quello della scuola di
Isocrate. Le due scuole rappresentavano due diversi programmi educativi ,
che ancor oggi sono contrapposti l uno all altro. In breve, Isocrate soste¬
neva una pedogogia utilitaristica ; il contenuto dell insegnamento doveva
avere un utilita immediata. Lo scopo che si proponeva era quello di tra-
sformare in breve tempo i giovani in politici e in cittadini realmente capaci.
II fine di Platone era invece la formazione del carattere attraverso l assiduo
addestramento al pensiero scientifico ;6 egli non nascondeva ai suoi scolari
che la strada era lunga e difficile.7 Secondo il programma educativo esposto
nella Repubblica , il giovane deve innanzitutto studiare matematica per die -
ci anni: aritmetica, geometria , stereometria, astronomia e armonia . Nella
sua opera piu tarda * Platone sottolinea ancor piu vigorosamente l impor-
tanza di questi studi propedeutici. Non e difficile scoprirne la ragione.
9

Chi coltiva lo studio della geometria, non si ferma alle apparenze; operera
invece subito con concetti e proposizioni di validita generale, e si abituera
quindi a sollevarsi alia sfera del pensiero puro. « La geometria e la scienza
di do che e eternamente; essa guida l anima alia verita e produce in noi
la retta disposizione alia filosofia ». ° Secondo un aneddoto famoso, sulla
facciata della scuola si trovava l iscrizione: « Nessuno puo entrare qui senza
conoscere la geometria »." Si potrebbe commentare: se non e vero e ben
fatto.* Coloro che seguivano solo occasionalmente le lezioni di Platone si

4
Nel frammento citato sotto, a p. 591, Epicrate dice hi Yupvamou; Ay.aSijpsla;.
5
Si veda YAristoteles di JAEGER, 15-17. H. CHERNISS, The Riddle of the early
Academy , 62: « La documentazione esterna sulla natura dell Accademia e estremamente
scarsa »; cfr. le sue osservazioni in « Class. Philology » 43, 1948, 130-132, a proposito
dell esposizione di H. HERTER, Platons Akademie , 2* ed. Bonn 1952 ( con ampia rasse-
gna bibliografica ). Della restante bibliografia ricordero G.C. FIELD, Plato and his con¬
temporaries , Londra 1948, e H.-I . MARROU, Histoire de l education dans 1 antiquite,
Parigi 1948, 102 sgg.
6
Cfr. sotto, p. 546, a proposito della differenza fra ( fornire o cac-
ciare in testa nozioni ) e 7r£ piaTpoq>f )-p£Ta <TTpo pij
( il rivolgersi dell anima dalle
ombre dell opinione alia luce della chiara intelligenza, Repubblica 532b.
I
Nella polemica di Isocrate contro l ideale educativo dell Accademia la parola
d ordine e T6 yp atpov, l utile. Nel Protrettico Aristotele difende energicamente il
punto di vista accademico: « chi parla sempre di utile, non ha appreso la differenza
che c e fra il buono e il necessario » ( B 42, sotto, p. 470; cfr. anche p. 474 sulla facilita
della filosofia ).
* Leggi 817e-822c.
9
Repubblica 536d.
10
Repubblica 527b.
II
dYStoplTpijTOi; pijSsli; sloiTto.
* In italiano nel testo [ N.ff .T. ].
INTRODUZIONE 11

stupivano del suo metodo. Aristosseno narra che Aristotele raccontava que-
sto a proposito delle conferenze di Platone sul Bene: tutti vi erano andati
aspettandosi di sentire qualcosa sui beni solid della vita umana, ma erano
poi meravigliati che invece il discorso vertesse sulla matematica , e giungesse
alia conclusione che esiste soltanto un unico Bene.12
Quando il giovane accademico si era perfezionato nel pensiero mate-
matico, poteva passare alia dialettica , che richiedeva altri cinque anni di
studio. Anche a non prendere alia lettera le dichiarazioni di Platone sulla
durata degli studi, bisogna tuttavia supporre che questi avessero una certa
organizzazione.
La commedia contemporanea ci mostra come si considerasse l Acca-
demia . Si sapeva che Platone si comportava con delicatezza e nobilta con
i suoi scolari.13 Per le strade di Atene, i cittadini riconoscevano gli Acca-
demici dall abito e dal contegno: « Allora si alzo a parlare un intelligente
giovane dell Accademia di Platone, ben pettinato, con la barba elegante e
con bei sandali bene allacciati; aveva un abito inappuntabile e si appoggia-
va a un bastone; uno straniero piuttosto che uno di qui, mi sembra ; e si
rivolse a noi con gravita »." Le piu importanti dottrine di Platone erano
universalmente conosciute; oltre alia sua dottrina sull unico Bene, si cono-
scevano le cavillose discussioni del Parmenide ;13 si poteva anzi perfino allu -
dere in una commedia a un passo preciso di uno dei dialoghi piu famosi;16
Alessi, nella commedia Fedro , celiava con l Eros platonico; e si sapeva
anche che nell Accademia si discuteva del rapporto anima-corpo e dell im-
mortalita dell anima.1'
17
-
Cfr. sotto, p. 213. La commedia contemporanea menziona FlXa novo? iyaOov
come qualcosa di enigmatico: Filemone II 496 KOCK ; Amfide II , 237 ; Alessi II 353;
Filippide III 303. Platone stesso si esprime con ironia sul modo in cui la sua dottrina
veniva intesa fuori della scuola ( Filebo 14d ).
13
Epicrate dice 6 IIX<4TCOV 8h Trap8)v xal paXa Tcpatoi; ou8kv opivOetc; in&TaS, auTot?.
14
EFIPPO presso Athen . XI 509c = II 257 KOCK: EUGTO / OQ vcavlac TCOV EE
AxaS pelai; TI? UTTO IlXartova. Similmente ANTIFANE presso Athen. XII 544f = II
23 KOCK. Paroem. Gr. II 265 AxaS pt Osv fytzic,' TOI aorpbq xal aTrouSato? uTrapyett; .
I pasti frugali in Egesandro presso Athen . X 419d . Altre indicazioni in DURING, Hero -
dicus the Cratetean, 84-89. Le testimonialize antiche sull aspetto e sulla personality di
Aristotele si trovano in DURING, Biogr. trad ., 347-352. Secondo K . KRAFT, Vber das
Bildnis des Aristoteles, « Jahrb. fur Numismatik und Geldgeschichte » 13, 1963, la
celebre testa di Aristotele dovrebbe rappresentare Platone; Aristotele non avrebbe
portato la barba. Gli argomenti del Kraft non sono pero convincenti; l espressione
Xpd> p.svo? - xoupa ( Ermippo presso Diog. Laert. VI = Biogr. trad. 49c ) significa certo
« con una barba corta , ben curata » oppure « ben pettinato », cfr. eu pJv ptayaipa
-
5U <TT 15Syrov Tpiyropa ra nel citato frammento di Efippo.
ANTIFANE presso Athen. Ill 98 = II 58 KOCK; si veda DURING, Biogr. trad .,
355.
TEOPOMPO I 737 KOCK Fedone 96e. La commedia fu probabilmente rappre-
=
sentata poco dopo la pubblicazione del Fedone.
17
ALESSI II 386 KOCK.
4>uyf ]-aa> (ia , Alessi II 355, Cratino II 492 KOCK.
12 ARISTOTELE

Non abbiamo alcuna idea di come Aristotele coltivasse i suoi studi


nell Accademia: era appunto Aristotele, e non uno dei tanti giovani
| che la frequentavano. Quando egli giunse ad Atene, Platone era appena
parti to per la Sicilia : lo scolarca e la persona piu in vista dell Accademia
era Eudosso dL_Cnido, allora non ancora trentenne, studioso di non co-
mune versatility, astronomo e geografo;1 alcuni anni prima aveva organiz-
zato una scuola a Cizico, e percio, malgrado la giovane eta , aveva tutti i
titoli per dirigere gli studi all Accademia . Dalle opere di Platone sappiamo
che da lungo tempo egli aveva stretti contatti con i matematici del tempo
suo. L arrivo di Eudosso e dei suoi scolari confer all Accademia il carat-
tere nuovo di un punto d’incontro per i dotti di ogni parte del mondo di
lingua greca : con Eudosso ebbe dunque inizio la vera fioritura dell Ac-
cademia . Platone torno poi dalla Sicilia con impressioni ed esperienze
nuove, e scrisse in rapida successione tutta una serie dei suoi dialoghi filo-
soficamente piu significativi ; a Siracusa aveva incontrato molti scienziati
e pensatori di grido ; alcuni furono da lui convinti a recarsi ad Atene : il
piu importante di essi era il medico Filistione.20
Per le eta successive, l Accademia ha avuto la sua maggiore impor-
tanza come luogo di incontro di dotti che, in condizioni di assoluta parita ,
discutevano fra loro delle piu disparate questioni stimolandosi e influen-
zandosi a vicenda.21 Erano legati dal loro comune interesse per la ricerca
scientifica, e non perche aderissero alle stesse idee, come sara nelle scuole
ellenistiche; erano tutti, anzi, di opinioni diverse, proprio come i professori
di oggi. L intelligentissimo giovane Aristotele ebbe dunque la fortuna
di trovarsi al momento giusto nel posto giusto, vale a dire la dove pote
incontrare uomini, che fecondarono in modo specialissimo il suo pensiero,
e in breve lo portarono a completo sviluppo.
Aristotele acquisto conoscenza del metodo dialettico, che Platone
aveva sviluppato dalla tecnica socratica dell interrogazione. Socrate aveva
creato la tecnica di un metodo dimostrativo fondato su domanda e rispo-
sta 22 e aveva cercato in questo modo di stabilire le caratteristiche essen-
'yziali: « Socrate si occupo delle aretai etiche, e cerco per primo di definirle
in generale. Per buoni motivi egli ricercava il che cosa ; cercava cioe di
trarre delle conclusioni, e percio, come punto di partenza , doveva stabilire
una definizione.23 Diede percio lo spunto a riassumere le caratteristiche in
un che di identico e di universale ; non separava , pero, l universale dalle
cose particolari , e in questo aveva perfettamente ragione »." Socrate cer-

19
Si veda sotto, p. 224, e inoltre gli altri passi riportati nell indice.
20
Fu probabilmente Filistione a suggerire ad Aristotele la dottrina della distri-
buzione delle qualita fondamentali fra i quattro elementi: sotto, p. 396. Cfr . inoltre
p. 591.
21
Si vedano sotto le pp. 332 e 488.
22
Top. IX 33, 183b 6.
23
My 4, 1078b 17-25.
14
My 9, 1086b 2-5.
INTRODUZIONE 13

cava di comprendere i concetti morali il piu chiaramente possibile ; era


convinto del fatto che chi e giunto alia conoscenza della virtu riversi in-
fallibilmente questa sua conoscenza in tutte le azioni. Platone compi ancora
un ulteriore e importante passo. Se si puo ricercare il Bene con il pensiero
e si puo determinarlo con sicurezza , allora do significa che il Bene deve
esistere in certo modo indipendentemente da noi.25 Cio che e comune ad
ogni bene ed e riconoscibile all occhio dell anima deve essere qualcosa
di reale, e di realmente esistente in se al di fuori di noi. Ebbe cost origine
la teoria delle idee,26 verosimilmente come una visione eccezionale, « come
dopo un lungo lavoro, quando ci si e immedesimati, d improvviso nel-
l anima si alza una fiamma, come se scoccasse una scintilla » . Questa visio¬
ne domino il pensiero di Platone ; in tutte le sue opere successive al
Gorgia la teoria delle idee e il cardine del pensiero, o almeno ne costituisce
il presupposto. Per riuscire poi a spiegare l essenza delle idee, egli svi-
luppo la sua dottrina delle due cause prime dell essere, l Uno, che identified
senz altro con il Bene, e il Grande-Piccolo. L idea del Bene, come dice
nella Repubblica, trae origine di li;27 essa deve costituire la Stella polare
della nostra vita. Platone fondo la sua scuola per guadagnare le giovani ge-
nerazioni al suo ideale, e non essenzialmente per coltivare la ricerca scien-
tifica ; voleva educare i giovani alia vita politica ; era sua intenzione che essi
traducessero anche nella realta tutto cio che avevano imparato nell Acca-
demia . La Repubblica, il Politico e le Leggi non sono in primo luogo delle
dispute teoretiche,2* sono scritti programmatici. Platone si adopero persino,
in Sicilia , per convertire il suo pensiero in realta . Molti dei suoi scolari
erano alio stesso modo politicamente impegnati , ed e quindi del tutto
conseguente che Aristotele cercasse di esercitare la sua influenza sul gio-
vane Alessandro e sul giovane Cassandro, figlio di Antipatro. E come Pla ¬
tone non era approdato a nulla a Siracusa , cosi falli Aristotele a Mieza,
sebbene per motivi diversi.
Platone non si esaurisce pero nell educatore; la domanda socratica
« Che cos e il Bene ? » portava immancabilmente alle domande maggiori :
« Che cosa sono le cose » e « Che cosa significa e ». Si riproponevano i
problemi con cui si erano misurati i pensatori presocratici : il problema
dell intelligibilita dei processi naturali e del rapporto fra le cose sensibili,
variabili e caduche, e il sostrato postulate, fosse esso la materia o qualcosa
di diverso; il problema di come si possa giungere alia conoscenza, e di come
si possa comunicare questa conoscenza a un altro.29 A Platone erano per-
25
Aristotele argomenta in questo modo a proposito della percezione in Gamma
5 , 1010b 36: deve darsi qualcosa di diverso dalla percezione, che e necessariamente
primo in rapporto alia percezione.
26
Sui diversi aspetti della dottrina delle idee vedasi sotto, pp. 270, 326-328.
21
506d xt TCOT £axl r& ya.06v caotopev xa vuv... 8? 8 £ y'. { ov6 q xe XOU AyaOou
9aivexai xal 6 poi6xaxo;< £ xe(vto Tiyeiv £OIXto. Sulla dottrina dei principi vedasi sotto,
p. 226 sgg.
xou slS vat yapiv, come dice Aristotele, Phys. II 3, 194b 17.
Si veda sotto, p. 326.
14 ARISTOTELE

fettamente familiari le dottrine dei filosofi presocratici ; si incontrano in


lui anche degli spunti 30 per quelle rassegne di storia dei problemi che si
trovano in Aristotele. La sua teoria dei triangoli elementari incorporei, da
cui sono formati i cinque poligoni regolari, che a loro volta corrispondono
agli elementi fondamentali, e una geniale sintesi delle dottrine di Empe-
docle e degli Atomisti. II Fedone e il Timeo provano che era assai pratico
delle scienze naturali e della medicina del suo tempo; la sua conoscenza
della storia e la sua sensibilita per lo sviluppo storico della cultura si ma -
nifestano in ogni luogo delle sue opere. Nella sua celebre e spesso citata 31
caratterizzazione, Goethe da rilievo soltanto a un aspetto del grande pen-
satore: la talora esuberante speculazione ontologica , che tradisce una forte
tendenza al misticismo.33 Tuttavia Platone possedeva davvero in alcuni cam-
pi una vasta « sapienza terrena », per dirla con Goethe. Spesso , rispetto
ad Aristotele, egli rivela persino un maggior senso della realta e uno
sguardo piu acuto per i particolari concreti della vita e del mondo sensibile.33
L occhio penetrante di Platone deve aver riconosciuto ben presto le
straordinarie doti del giovane Aristotele. A volte noi dimentichiamo la
grande differenza d eta che intercorreva fra i due: Platone era piu vecchio
di quarantacinque anni. Se ci e concessa l espressione, aveva l eta di un
professore emerito quando per la prima volta incontro il non ancora ven-
tenne Aristotele. Nel Parmenide egli introduce un giovane Aristotele « che
fu piu tardi uno dei Trenta » : e a ragione e stata spesso avanzata l ipotesi
che Platone in realta alluda al suo giovane scolaro,34 il quale era presente
nella sala quando il Parmenide venne letto per la prima volta . Platone
mette in bocca al giovane Socrate le sue opinioni precedenti ; le sue opi-
nioni piu mature le sostiene l attempato Parmenide. Ora il Ritchie 35
traccia un parallelo interessante fra il Parmenide e il Sofista. Dopo che
Parmenide ha criticato le tesi di Socrate, mette in dubbio le dottrine degli
Eleati valendosi della rigorosa dialettica di Zenone, e giunge alia conclusio-
ne che « l Uno » e « l altro » esistono e insieme non esistono. Alio stesso
modo, nel Sofista , lo straniero di Elea sottopone a critica il padre Parme¬
nide, e afferma che il non essere in certo senso esiste e che , all opposto,
l essere in certo senso non esiste.34 In entrambi i dialoghi si ha dunque la
30
Theaet. 152e; Soph. 241d-251a e I unica rassegna sistematicamente orientata .
In generale gli sguardi retrospettivi alia storia dei problemi sono stati da Platone inse-
riti nell esposizione; cos! nel Fedone e nel Fedro.
31
K . PRAECHTER, Die Philosophie des Altertums , 1926, 187; H. HERTER , Platons
Akademie , 16.
12
- -
Nel Simposio 210a Platone giunge a dire ra 8k uiXeoi xal S7t07rrixd, nel Fedro
249c sgg. xeTiou? del TsXrrd? xeXoupevoi;. Percio Plutarco, De Is. el Os. 77, 382e,
parla di ETTOTITIXOV pepo? xij<; 9 tXooo9 tai;.
33
Per. es. nella psicologia del fanciullo: Leggi 653a sgg., e in generale in tutto
il suo programma educativo nelle Leggi.
34
DURING, Biogr. trad ., 551.
35
Plato , 1902, 124.
34
241d . Scherzosamente si definisce « una specie di parricida ».
INTRODUZI0NE 15

stessa situazione, di un giovane che critica con ardore le vedute di un


eminente filosofo molto piu vecchio; il vecchio lo ascolta benevolmente,
prende sul serio la critica, e concede che alcune obiezioni sono fondate.
Un approfondita discussione dialettica conduce in entrambi i casi i vecchi
maestri a correggere alcuni particolari delle precedenti loro dottrine. Io cre ¬

do che questo quadro rispecchi la situazione di allora e l atmosfera del-


l Accademia ; Platone descrive come Parmenide modifichi le sue convinzio -
ni in seguito all argomentazione dialettica del giovane scolaro: intende dire
che da parte sua e parimenti pronto a prestare orecchio benevolo alle
obiezioni di un giovane scolaro.
Secondo un antico aneddoto, Aristotele fu soprannominato « la men-
te » , oppure « la chiara intelligenza » della scuola . Sembra piu degno di
37

fiducia un altro aneddoto: Aristotele avrebbe avuto nome « il lettore_ ».!S


La posizione di un anagnostes era nell Accademia quella di un servo; si
trattava di uno schiavo particolarmente addestrato a questo suo compito.
Un libro si considerava « pubblicato » quando era stato letto da un
nagndstesWn pubblico La maggior parte dei giovani Accademici « ascol -
tava » i libri; Aristotele, per questo aspetto, si differenzio dalla maggio -
ranza ; egli leggeva i libri come noi, e ne traeva delle raccolte di excerpta
metodicamente ordinati : ce lo riferisce egli stesso.40 Proprio in quel tempo
si passo all uso di leggere i jibri invece di ascoltarne la lettura ; circa dagli
_
anni sessanta in avanti, in Atene si era costituito un pubblico di lettori;41
il soprannome di Aristotele, dopo questa eta, non avrebbe piu avuto alcun
senso, e questa considerazione mi induce a credere che l aneddoto sia vero.
La storia e preziosa , perche illumina una differenza sostanziale fra Platone
e Aristotele. C era verosimilmente una nota di discredito in quel nomi-
gnolo; Platone si esprime sovente con disprezzo sui doxosofi , coloro che
37
FILOPONO, De aetern. mundi VI 27 uni IIXaTwvo? TOCTOUTOV T% a'. f/ymlv.c,
TlYdcCT r) cb? Nou? Starpipi)? in auxou npoaayopevea&ai . Vita Marc. 7 dnivno?
( scil. APIOTOT XOUC; )
TY\c, dxpoaaeox; dve[36a , 6 Nouc; Sneaxt , xoxpov ni axpoairrjpiov.
La notizia b in questa forma anche nella tradizione arabica. La Vita Marciana risale a
Tolemeo el-Garib. Anche la fonte di Filopono e verosimilmente la Vita di Tolemeo.
Come ho dimostrato in Biogr. trad . 108-109, il detto di Platone, nella forma piu estesa ,
e sicuramente inventato: suo modello e il fr. 12 di Epicarmo vou? 6 pft xai vou? axouee
xSXXa XMtpa xal TUtpXa. £ invece possibile che Platone abbia dato al suo giovane
discepolo il soprannome di Nou?, e proprio con una precisa allusione a Epicarmo:
questi era uno dei suoi poeti prediletti.
31
37
-
Vita Marc. 6 IlXantov £Xeyev , Aniopev zip ri;v dva'f \( ti>OTou oExiav.
-
Licone dispose nel suo testamento ( in Diog. Laert. V 73 ) che il suo dva pitoaxT;?
ereditasse i suoi pi Xta xd dvryvtoapiva . Stratone ( V 62 ) nomina nel testamento ( xdt
(3ipx (a & ) auxol Yeypd9apev ; e verosimile che egli intenda i manoscritti stesi di sua
mano e non pubblicati . Libri accessibili in commercio sono
_
ISESryxoCTiQuivaJ Soph. 232d. Cfr. DURING , Biogr. Trad ., 441.
I luoghi sono indicati sotto, p. 682, nota 126.
chiamati da Platone

71
F. KENYON, Books and readers in ancient Greece and Rome , 1951, 25: « non I
b eccessivo dire che con Aristotele il mondo greco passo dall istruzione orale all abitudine I
della lettura ».
16 ARISTOTELE

si nutrono « del cibo delle opinioni » . Era invece un tratto peculiare di


12

Aristotele il confronto cosf assiduo con le idee degli altri pensatori. Per
tutta la vita egli fu dotto e assiduo lettore; ad ogni passo delle sue opere
ci imbattiamo nelle tracce di quelle sue sconfinate letture. Era benestante,
e pote quindi procurarsi una vasta biblioteca ; dopo la morte di Speusippo
acquisto anche la biblioteca di costui per tre talenti,43 una somma conside-
revole per un privato.
I membri provetti dell Accademia tenevano naturalmente delle lezioni;
la maggior parte delle opere di Aristotele pervenute lino a noi sono mano-
scritti per simili conferenze. Alcuni loro passi ci offrono informazioni in-
dirette sull aula dell Accademia .44 Aristotele usa spesso i nomi di Socrate
e di Callia , quando vuole chiarire la sua argomentazione con degli esempi;
e lo fa spesso in un modo per cui si puo desumere dalla formulazione che,
con un gesto, egli indicava un quadro : « Diciamo che il bianco e qui So¬
crate, e quello che qui si avanza e Callia » .45 E precisamente questa la scena
del Protagora 335c. In altri esempi egli parla di Socrate « seduto », del
suo naso camuso , di cio che fa , e cosf via , e in modo tale che al lettore
viene in mente Socrate in carcere, seduto sul suo letto. Come dimostra il
Jackson, parecchi di questi esempi sono formulati « ditticamente » : il
conferenziere indica qualcosa con il dito; e quindi facile la conclusione che
la sala fosse ornata di due grandi dipinti. Da una parte, l importante in ¬
termezzo del Protagora , quando Socrate si alza per congedarsi, e Callia gli
si fa incontro, lo prende per mano e lo persuade a continuare la discussione.
Dall altra parte, Socrate nel giorno della sua morte in carcere, attorniato
dagli scolari e dagli amici.
II conferenziere aveva in sala una tavola bianca,44 che veniva conti-
nuamente usata per annotarvi prospetti o per disegni. Facevano parte del
materiale didattico, fra le altre cose, un mappamondo e una sfera armillaria .
Il frammento di Epicrate 47 mostra che talvolta l insegnamento si svolgeva
anche nel giardino dell Accademia.
Aristotele si fermo ad Atene per vent anni. Per quanto ci e noto, in
tutto quel tempo si dedico esclusivamente alia ricerca e all insegnamento
e non si occupo mai di politica . Per riuscire a capire gli sviluppi successivi,

-
xpoipfl 8oi;a< jT7) XP &VTOU Fedro 248b; So oaocpoi YEYOV6TS; avxl aocptov 275b ;
altre indicazioni nell Ast . Nel Sofista 242b 6-251a 4 Platone liquida duramente quasi
tutti i suoi precursori : « senza darsene alcun pensiero , parlano al di sopra delle nostre
teste, e si interessano soltanto delle opinioni loro proprie » .
Biogr . trad ., T 42 a-d .
44
H. JACKSON, Aristotle s lecture-room and lectures , « Journ . of Philology » , 35,
1920, 191-200.
4!
An. pr . I 27 , 43a 35.
44
XeOxcopa. Spesso Aristotele parla di Siaypacpat oppure di u 7roypaipat , cfr . per
es . la tavola delle virtu in EE II 3 ed EN II 7 ; uno schema di proposizioni tipiche
in De int . 13 , 22a 22; cfr . cio che dice sulla prassi della scuola F. DIRLMEIER , EN
312-314 .
47
Vedasi sotto, p. 591 .
INTRODUZIONE 17

noi dobbiamo pero supporre che egli avesse relazioni personali con circoli
filomacedoni. Da quando, nel 357, Filippo aveva conquistato Amfipoli e
contro ogni aspettativa se l era tenuta , i suoi rapporti con Atene erano
estremamente tesi. In Atene c erano allora due partiti: l elite intellettuale |
era orientata in senso panellenico e conseguentemente filomacedone, i de- 1
48

tentori del potere politico invece erano divisi in due gruppi, di cui uno |
era fortemente avverso alia Macedonia. Nel 349 Filippo conquisto la citta '
di Olinto che era sostenuta da Atene. La tensione aumento. Come capo del
parti to interventista si mise sempre piu in luce Demostene: all inizio del
347 gli riusci di assicurare la sua posizione al potere. Aristotele era uno
49

straniero in Atene, e per di piu legato da amicizia con la corte macedone;


si sapeva che aveva dei contatti con agenti macedoni, tra gli altri con il
famigerato Ermia di Atarneo. Egli stesso fu considerato un agente ma ¬
cedone; in una situazione politica cosi tesa il terreno gli scottava dunque
sotto i piedi. Verso la fine della primavera del 347 Platone mori, all eta
di ottant anni ; secondo una fonte antica,50 Aristotele lascio Atene prima
della morte di Platone, secondo un altra subito dopo. Ad ogni modo, il
motivo principale della sua partenza fu costituito dalla situazione politica
di Atene, che metteva in pericolo la sua vita ; su invito di Ermia si tra-
sferi ad Atarneo.
. Secondo W . Jaeger, la partenza da Atene fu l espressione di una crisi
51

interiore nella vita di Aristotele; ma ne nelle opere di Aristotele e in quelle


dei suoi contemporanei, ne nella ricca tradizione biografica si trova un
appiglio per questa teoria . Jaeger suppone inoltre che Aristotele fosse
deluso dalla scelta di Speusippo a capo della scuola, e che percio abbando-
nasse definitivamente l Accademia .52 Speusippo era nipote di Platone e
aveva circa venticinque anni piu di Aristotele; come piu prossimo parente
di Platone eredito la proprieta della scuola, e non abbiamo assolutamente
notizia 53 di un elezione. Non sappiamo come fosse regolata l appartenenza
all Accademia ;54 e verosimile che se ne fosse membri finche si era sul posto,
si prendeva parte alia vita dell Accademia, si contribuiva alle spese comuni
per i pasti, e cosi via. In senso materiale, Aristotele abbandono dunque
l Accademia ( e cosi forse anche Senocrate ); ma quando, dopo la morte di
Speusippo, avvenuta nel 339 /8, si procedette alia scelta di un successore,
H
Sulle relazioni dell Accademia in Macedonia si veda J. SYKUTRIS, Speusipps
Brief an Konig Philipp , « Ber. ii. d . Verh. Ak . d . Wiss. zu Leipzig, Phil.-hist . Kl. »
80, 1928, 3. Heft.
49
ESCHINE, In Ctes. 62.
Il contemporaneo Eubulide, Biogr. trad . 388.
!1
Aristoteles , 111; D.J. ALLAN, Die Philosophic des Aristoteles , 3.
52
Cosi pensa anche R.A. GAUTHIER, Ethique a Nicomaque , Intr ., 13.
53
8IE8&;IXTO 8 <XUT6V Diog. Laert. IV 1; cosi anche Filocoro F. Gr. Hist . 328
fr. 224, che e la fonte piu antica . Si veda DURING, Biogr. trad ., 259-260.
54
I discepoli di Epicuro dovevano giurare fedelta al maestro e alia sua dottrina.
Bisogna pero guardarsi dal trarre delle conclusioni dai rapporti all interno delle scuole
ellenistiche .
18 ARISTOTELE

si considero come valido senz altro anche il nome di Aristotele; lo si


giudicava dunque un « accademico ».5 Ci si puo ora chiedere perche Ari¬
J

stotele e Senocrate dovettero abbandonare la citta, mentre invece Speusip-


po, che era altrettanto fortemente compromesso a causa dei suoi legami con
la Macedonia, pote rimanere in Atene. Bisogna dire qui che Speusippo era
ateniese e di buona famiglia, come, per esempio, Isocrate o Eschine, e per-
cio era esposto a minori rischi.
Aristotele accolse dunque l invito di Ermia, di cui aveva forse fatto
la conoscenza tramite suo cognato Prosseno, il quale era originario di
Atarneo. L odiosa campagna denigratoria contro Ermia, inaugurata da
Teopompo e ripresa da Timeo ed altri, ha avuto un tale successo, che con-
tinua a dominare anche le piu recenti presentazioni lErmia era persona
di nobili sentimenti e probabilmente di origine greca ; era allora signore di
Atarneo ed Asso, nella regione di fronte a Lesbo; politicamente stava dalla
parte di Filippo, e favoriva con ogni energia i suoi piani. Aveva frequen-
tato l Accademia ; se la sesta lettera platonica e autentica, cosa di cui io
dubito, era in rapporti di stretta amicizia con Corisco ed Erasto. Le odiose
calunnie contro di lui non meritano in ogni caso alcun credito. Demostene
lo menziona brevemente e senza alcun accenno negativo;57 ma la miglior
testimonianza a suo favore e l amicizia con Aristotele. Dopo la sua morte,
Aristotele ne onoro la memoria con una statua a Delfi ed una poesia in
cui gli professa la sua amicizia: « Per acquistare la piu alta arete , Ermia e
58
venuto a morte come i grandi eroi del mi to ; ma eterna rimane nel canto
la memoria dell uomo ospitale e dell amico fidato ».
Ad Atarneo andarono anche Corisco ed Erasto, e forse Senocrate;5
Ermia li fece alloggiare ad Asso, dove ebbero delle discussioni in comune ;60

55
Nel frammento or ora citato Filocoro ci informa che Aristotele era in Macedo¬
nia ; egli formula questa notizia in modo tale, che fra le righe si deve Ieggere: « e pernio
Aristotele non fu preso in considerazione ».
56
Ancora in D.J. ALLAN, Die Philosophie des Aristoteles , 1955, 3. Fa apprezza-
bile eccezione l articolo di P. VON DER MUHLL , RE Suppl. Ill, 1126-30. In DURING,
Biogr. trad ., 272-283 si trovano il materiale antico e una piu ampia rassegna biblio-
grafica.
57
Or. X 32, nel quarto discorso contro Filippo, tenuto da Demostene poco tempo
dopo che la notizia della morte di Ermia aveva raggiunto Atene.
55
Dopo la cattura, Ermia ricuso con fermezza di svelare i disegni di Filippo;
prima dell esecuzione disse: « Annunciate ai miei amici e ai compagni che io non ho
fatto nulla di indegno della filosofia o di disonesto ». L encomio di Callistene in
.
Biogr . trad., 274; JAEGER, Aristoteles , 118; l inno in Biogr. trad , 59; inoltre C.M.
BOWRA, Aristotle s Hymn to Virtue , « Cl. Quart. » 32, 1938, 182-189.
59
II nome di Senocrate nel papiro di Didimo e un supplemento di O. Cronert
( Biogr. trad ., 273 ), ma trova un appoggio nella notizia di Strabone ( XIII 1, 57 = T
19 ). La fonte di Strabone era la Vita Aristotelis di Ermippo; ma il suo racconto con-
tiene tanti e cos palesi errori, che non gli si puo accordare alcuna fiducia.
el? £va TOplTrarov duvu5vre?. £ una questione di definizioni se Treplroxro?
debba qui essere tradotto con « scuola ». In ogni caso il termine non significa qui
INTRODUZIONE 19

ma parlare di una scuola filosofica ad Asso ( addirittura di una filiale del-


l Accademia ) e a dir poco un esagerazione.
Ad Asso, come e naturale, Aristotele prosegui il suo lavoro scientifico;
per altro, i grandi cambiamenti avvenuti nella sua situazione devono aver
influito sulla direzione dei suoi studi. Alle sue spalle stavano le intermi-
nabili discussioni dell Accademia sulla teoria delle idee e su problemi affi-
ni dibattuti all interno della scuola ; questo e pero un capitolo della sua
vita per ora concluso. Proprio allora conobbe un giovane che fino alia sua
morte, venticinque anni dopo, fu il suo piu fedele scolaro e collaboratore,
e che dopo la sua morte raccolse la sua eredita e fondo il Peripato:
iTeofrastoL
Teofrasto era nato intorno al 370 a Ereso nell isola di Lesbo; e pos-
sibile che prima della morte di Platone fosse entrato nell Accademia e
avesse conosciuto Aristotele ad Atene : pero noi non ne sappiamo nulla .
Sicuramente provato e invece che i due si incontrarono ad Asso o a Miti-
lene, e che Aristotele dopo un soggiorno di circa due anni ad Asso si
trasferi a Mitilene nell isola di Lesbo ; la ebbe inizio la loro collaborazione
che sarebbe rimasta ininterrotta .61 Teofrasto accompagno poi Aristotele in
Macedonia e la visse a Stagira insieme con lui. Nel 343/ 2 Aristotele fu
invitato dal re Filippo a sovrintendere all educazione del figHo tredicenne
Alessandro; ben presto ebbe origine la leggenda del grande filosofo come
spiritus rector del futuro conquistatore del mondo; ma, in realta, Aristotele
a quel tempo non era particolarmente famoso; per la nomina ebbero certo
maggior peso i suo jjersonali legami con la corte macedone e con Ermia
Per Alessandro Aristotele fece preparare una copia dell Made. Da Era-
tostene conosciamo il consiglio che diede ad Alessandro dopo la morte

« edificio » , mentre « scuola » presuppone pure una qualsiasi stabile organizzazione .


Ora c e chi afferma che « pochi anni prima , un ramo dell Accademia era stato fondato
sotto la protettrice autorita di Ermia » ( D .J . Allan , conformemente a Jaeger ) ; l unico
appiglio per questa tesi b la sesta lettera platonica , e la non si trova certo alcun accenno
a una « scuola » . E come ci si puo immaginare che Ermia donasse ai filosofi la sua
capitale Asso? ( JAEGER, 115). Il soggiorno ad Asso fu un breve intermezzo nella vita
di Aristotele, importante sotto l aspetto personale per l amicizia con Ermia , e anche
perche piu tardi Aristotele sposo la sorella di Ermia .
Cfr. sotto p . 574 a proposito dei nomi di luogo negli scritti zoologici , e pp. 584-
587 sulla posizione di Aristotele verso la ricerca empirica .
In Hist . pi . Ill 11 , 1 e IV 16, 3 egli espone osservazioni , che ha fatto a Stagira .
Nel suo testamento cita TO xciptov TO hi STayelpot? yjpuv u7rapxov . Aveva dunque
ereditato la casa di Aristotele .
63
Si veda W .W . TARN, Alexander the Great , 1948, e in particolare le pregevoli
osservazioni di II 399 sgg. Il materiale antico in DURING, Biogr . trad ., 284-299.
64
Vedasi sotto, p. 149.
65
-
Fr. 658 ROSE: APKJTOT XT]? cruvePouXeuev auTtji TOI? pcv EXXYJCTIV yj fepovixoic
TOT? 8£ PapPdpoi? 8e <T7i0Tixai? Xp(i|revop , xai TCOV pcv to? 9 D.01V xai obccttov bmpe -
Xobpevo?, Totp 8i 01p £<pot? 7) 9UT0T? 7ipoa9ep6pevo? XTA. Il titolo ufficiale di Filippo
dopo il congresso di pace in Corinto era vj - fepdiv , Ditt . SIG3, 260, 21 . Sul significato di
90TOV cfr . Gamma 4 , 1006a 15 . La formulazione nel passo citato b cos! aristotelica ,
20 ARISTOTELE

di Filippo: « Tratta i Greci comportandoti da capo, e i barbari da padrone,


occupandoti di quelli come di amici e di parenti, di questi invece come
j si da cibo e alimento a creature irragionevoli ». Cost parla un uomo il cui
pensiero politico era imbevuto dei pregiudizi del nazionalismo greco nei
confronti degli orientali.66 Questo suo suggerimento, del resto, e in stri-
dente contrasto con la politica di Alessandro. Aristotele visse a lungo in
Macedonia ; era amico intimo di Antipatro, uno dei piu important generali
e politici macedoni; e tuttavia nelle sue opere non si trova traccia di
interesse o di comprensione per gli obiettivi politici dei re macedoni;67
nel suo pensiero politico, egli rimase un laudator temporis acti.
Verosimilmente dopo la battaglia di Cheronea e da collocarsi il suo
lavoro insieme con Callistene negli archivi di Delfi, che ci e attestato per
via epigrafica .6* Nel recinto del tempio fu eretta una stele con la lista da
lui redatta dei vincitori dei giochi pitici; un iscrizione ricorda quale paga
percept il lapicida per il suo lavoro, e il Moraux ha calcolato su questa
base la lunghezza dell iscrizione in 21.000 lettere. Per questo grande e
importante lavoro gli Anfizioni onorarono Aristotele e Callistene con un
decreto; il decreto fu poi revocato in occasione della rivolta antimacedone
di Atene dell anno 323.67
Dopo la distruzione di Tebe Aristotele pote finalmente fare ritorno
ad Atene.70 Non corrisponderebbe alia realta storica immaginare che, in
questa occasione , egli sia stato festeggiato come il filosofo celebre; era

che io sono incline a considerarlo autentico; secondo la tradizione antica , esso deriva
dalla lettera aperta ad Alessandro registrata nel catalogo delle opere sotto il titolo
« sulla colonizzazione » . Sulla questione Isocrate ( Or . V 154), Platone e Aristotele
sostenevano il medesimo punto di vista ; la tesi opposta era difesa da sofisti come
Antifonte e Alcidamante, e dai Cinici. Cfr . E. BUCHNER, Zwei Gutachten fiir die
Bebandlung der Barbareti durch Alexander den Grossen , « Hermes » 82, 1954, 378-384.
Pol. I 8, 1256b 25 dcvOpforoi rre'pux'jTe? &pyea8ai ; I 1, 1252b 9 pappapov
xal SouXov TOCUTA <p6aei. Intende dunque che Alessandro dovrebbe trattare i barbari
come un padre di famiglia tratta i suoi schiavi e gli animali domestici. Plutarco carat-
terizza invece esattamente l idea fondamentale di Alessandro in De fort. Alex I 8, 330d
£va Sljpov dvO pforrou? dmxvTa? dmxpvjvai PouX<5 pevo?. Cfr. sotto, p. 568.
67
Molti anni appresso, secondo Tarn I 112 nel 324, Aristotele critica in una
lettera ad Antipatro la misura di Alessandro di esigere culto divino, fr. 664 ROSE =
Biogr. trad ., 298. Cfr . M. PLEZIA, Aristotelis epist . fr ., 109-111.
Ditt. SIG3, n . 275. Si veda P. MORAUX, Listes anciennes , 125 ( con bibbografia ) ;
DURING , Biogr. trad., 339; vedi sotto, p. 150.
69
In una lettera ad Antipatro, scritta verosimilmente nel suo ultimo anno di vita,
Aristotele parla cost del fatto: « non diro che la revoca del decreto mi riesca penosa,
e d altra parte nemmeno che mi sia indifferente » . Come ho mostrato in Biogr. trad .,
401, questo atteggiamento concorda con EN IV 7 , 1124a 15-16.
70
Tolemeo el-Garib racconta che gli Ateniesi lo onorarono con un decreto ed
eressero una statua sull Acropoli. Su queste falsificazioni ellenistiche vedasi DURING,
Biogr . trad ., 232-236. - In una lettera ad Antipatro Aristotele scrive di essere lieto di
poter tornare ad Atene a causa del rigido clima di Stagira : el? Exdyeipa IjXOov 8ta T& V
PAATX£a T&V peyav , el? A0d]va? 8ta T&V yeipfiiva T&V peyav. Si veda Biogr. trad ., 400.
INTRODUZIONE 21

soltanto uno tra i molti scienziati e maestri stranieri che si raccoglievano in


Atene. Riprese dunque il suo lavoro insieme con Teofrasto: le fonti piu
antiche e piu attendibili, che risalgono a Filocoro, attestano che a quel
tempo egli impartiva il suo insegnamento nel Liceo, il ginnasio pubblico
sul Licabetto.71 In ogni caso egli non fondo una scuola nel senso materiale
e giuridico del termine.72
NeglT anni successivi al 334 l occupazione macedone assicuro la tran-
quillita politica in Atene . Pur nella quiete, tuttavia, l odio ribolliva . Quando
giunse ad Atene la notizia della morte di Alessandro, divampo la rivolta ;
per disposizione del popolo, Demostene fu richiamato dall esilio ; ancora
una volta Aristotele sent! che la sua vita era in pericolo. In una lettera
ad Antipatro egli parla dei sicofanti in Atene , e si lamenta di non riuscire ,
come straniero, ad avere in Atene la quiete necessaria per lavorare .73 £
possibile che gli sia stata rivolta un accusa formale di empieta.74 Sullo scor-
cio dell anno 323 Aristotele lascio Atene e si trasferi nella casa di sua
madre, a Calcide di Eubea . Qui mori di malattia nell ottobre 322, all eta
di sessantatre anni.
Dopo la morte di Ermia aveva sposato Pizia , sorella o nipote 75 del suo
amico; da lei ebbe una figlia omonima ed un figlio a nome Nicomaco.
La moglie mori prima di lui ; la figlia Pizia era ancora giovane ; sappiamo
che piu tardi essa si sposo tre volte, l ultima volta con il medico Metrodoro,
a cui diede un figlio a nome Aristotele ; lo si trova menzionato nel testa-
mento di Teofrasto. Sembra che il figlio Nicomaco sia morto in giovane eta.76

71
ea/ oXa cv ev AuxeEto , Apollodoro, F . Gr. Hist. 244 F 38 = T 1 e in DURING,
Biogr. trad ., 252-254. La maggior parte degli studiosi moderni parla di Aristotele come
del fondatore e del rettore di una scuola nel Liceo ( cosi W. Jaeger e U. Wilcken ), del
« capo del Liceo » ( Ross ), della « fondazione del Liceo » ( Gauthier ). Questa leggenda
deriva da Ermippo presso Diog. Laert . V 2 e 5 IXia&ai 7rep (7raTov T6V hi Auxettp
-
= « scelse ( come sede delle sue lezioni ) la passeggiata nel Liceo »; rijt; (T/OXT)? d<pY]Y/)-
aapevos = « dopo aver diretto la sua scuola per tredici anni ». Solo l intervento di
Demetrio del Falero diede a Teofrasto, che era un meteco come Aristotele, la possi¬
bility di acquistare terreni in Atene; Teofrasto fond6 nel 318 la scuola , che piu tardi
divenne celebre con il nome di Peripato. Cfr. K.O. BRINK, RE Suppl. VII 905; O.
REGENBOGEN , RE Suppl. VII 1358; DURING , Biogr . trad ., 405.
12
A mia notizia, Clemente di Alessandria e il primo autore che dica che Aristo¬
-
tele fondo una scuola ( Strom. I 14 ): mxpa TlXa ram ApiaTOT Xif )? <piXocro<pr)<ia <; pc
TEXOOJV elg T6 AUXEIOV XTECEI TTJ'J IIept 7raTix7]v aipemv ; cfr. Biogr . trad ., 260.
-
72
Vita Marc., 42, Biogr. trad ., 105e 342 T4 AfW)'j at StaTpi Eiv ip ytoSe?.
74
Cosf racconta Ermippo presso Diog. Laert . V ; ivi anche la bella storia che
Aristotele avrebbe voluto impedire agli Ateniesi di peccare una seconda volta contro
la filosofia . Sull abbondante formazione di leggende anche in seguito si veda Biogr.
trad ., 59 e 341-348.
75
Le parole d8e X q> e aSeXqxS si confondono facilmente. La fonte migliore
dice dScXtpfj.
76
Erpilli, che diresse la casa di Aristotele, non era la madre di Nicomaco; si
veda Biogr. trad ., 269-270.
22 ARISTOTELE

Nel suo testamento 77 Aristotele esprime il desiderio di essere seppellito


accanto alia moglie Pizia . Provvede anche a Erpilli , che aveva atteso alia
conduzione della casa: « Siccome si e ben comportata con me e ha prov- 78

veduto con diligenza a tutto cio che mi occorreva, ha molto ben meritato
di me. Dunque i tutori le diano tutto cio di cui ha bisogno; se vorra spo-
sarsi, si prendano cura che sia data a un uomo di buona reputazione; oltre
a cio che essa gia possiede, le deve esser dato un talento dalla mia eredita ,
e tre ancelle a sua scelta , oltre a quella che ha gia presso di se, e al garzone
Pirreo; inoltre, se desidera rimanere a Calcide, abbia la foresteria accanto
al giardino, se invece preferisce stare a Stagira, la casa dei miei genitori e
dei miei nonni. Quella delle due case che vorra, deve essere ammobiliata
dai tutori come a loro pare bello, e come a lei sembra adatto per le sue
esigenze ». Jaeger sottolinea , a ragione, il caldo tono di autentica umanita
di queste righe. Qui parla un uomo che ha provato la solitudine nella
vita e ha della riconoscenza per le attenzioni che ha ricevuto. Il frammento
di una sua lettera rivela che negli ultimi anni di vita provo la solitudine
anche come ricercatore: non era piu circondato, come un tempo nell Ac-
cademia, dai symphilosophountes. Il suo trattato sull amicizia mostra l alta
stima che aveva per la fiduciosa comunione fra maestro e discepolo : « Per
j l uomo solo la vita e grave, perche non e facile, stando per conto proprio,
| rimanere in continua attivita, mentre e piu agevole farlo insieme con al-
j tri »." Dal suo isolamento di Calcide scriveva al fido amico Antipatro, pro-
babilmente alia fine di una lunga lettera : « Quanto piu sono isolato e
confinato con me stesso, tanto piu divento loquace ».81
Si sono conservate tre poesie d occasione di Aristotele: un inno e un
77
II testamento e tramandato in parte da Diogene, in parte nella versione arabica.
La prima redazione deriva, attraverso la mediazione di Ermippo, dall archivio del
Peripato; Ermippo trasse il testo probabilmente da un opera di Aristone, che conteneva
anche i testamenti degli altri Peripatetici. La seconda redazione risale, attraverso Tole-
meo el-Garib, ad Andronico. Le discordanze sono di natura tale, che si e indotti a
supporre che Andronico abbia trovato, fra i manoscritti originali di Aristotele prove-
nienti da Scepsi, anche la prima redazione del testamento. Si veda DURING, Biogr.
trad ., 238-241; cfr. JAEGER , Aristoteles , 341-342.
78
8TI ti7rou8aia 7repl iph syfvsTO : semplice e onorevole.
79
Cfr. anche M . PLEZIA , The human face of Aristotle , « Class , et Med . » 22,
1961, 16-31.
80
EN IX 9, 1170a 5-6 (XOVUTY) pev ouv y <xXzv:hc 6 (2 £o D e l l a comunione fra
maestro e discepolo parla in IX 1, 1164a 35-b 6.
81
Fr. 668 ROSE: O <TG> yap xal (xovtort]? eEpi , piXopiulloTEpoi; yfyova,
(

citato tre volte da Demetrio. La citazione proviene verosimilmente dalla lettera in cui
Aristotele parlava del destino di un vecchio fuggiasco, Demetrio, De eloc. 225 = Fr.
665 ROSE. In Biogr. trad. 351 io intesi come W. Jaeger e altri (piXopu Ooi; nel sen-
so di « amante dei miti » ( come in Alfa 2, 982b 18 ). Commentando questa lettera nella
sua edizione ( Aristotelis epistularum fragmenta , Varsavia 1961, 121-123 ), M . PLEZIA
mi ha persuaso che Aristotele intendeva espressamente coniare un arguto o uptopov :
io sono solo e anziano, e f 8i6v £<m yrjpa TO <piX6(xu ov, come dice l autore del
trattato Ilepi (i ou? 9, 11.
INTRODUZIONE 23

epigramma per Ermia , e il frammento di un elegia in cui si parla di Plato¬


ne.81 Queste poesie interessano a noi soprattutto come documenti personali.
Nell inno Aristotele celebra Yarete come « la preda piu nobile che possia-
mo cacciare nella vita ». Egli dice qui in linguaggio poetico cio che mette
sovente in rilievo nelle lezioni di etica : 1 arete non e una qualita , ma sta-
bilisce la meta delle nostre aspirazioni. « Si deve tradurre la virtu nei
fatti ; soltanto se i nostri bei discorsi sulla virtu sono in accordo anche ;
con la realta della vita si puo dar credito alle nostre parole. Allora queste 1
costituiscono anche per coloro che le accolgono e le comprendono uno
sprone a regolare la vita su di esse ». L epigramma per Ermia era collo- 1
cato sul basamento della statua che Aristotele aveva fatto erigere a Delfi
in memoria di lui: « II re dei Persiani reco offesa alia santa legge degli
dei quando uccise quest uomo, non in aperto combattimento, ma per il
tradimento di un perfido, di cui Ermia si fidava ». Il traditore Mentore e
citato nei Magna Moralia come esempio di persona intellettualmente do-
tata , ma priva di carattere. In entrambe queste poesie Aristotele esprime
con pieta e schiettezza la sua piu che giustificata indignazione per il misfat-
to, ed il dolore per la perdita di un amico.
L elegia a Eudemo 84 si trova nei commentario di Olimpiodoro al
Gorgia , insieme con altro materiale che questi trasse dalla vita di Aristo¬
tele di Tolomeo: « Quando egli giunse al santo suolo della Cecropia, con
reverenza eresse un altare in onore della veneranda amicizia di un uomo,
che i malvagi non possono nemmeno lodare. Egli fu l unico, o comunque
fu il primo fra gli uomini, a mostrare chiaramente nella sua vita e in tutto
cio che disse e scrisse che l uomo diviene felice se e buono;85 nessuno tra
quelli che vivono ora potra piu far questo ». Non sappiamo quale significato
avesse la dedica ; se essa ci e tramandata esattamente, la poesia era indiriz-
zata da Aristotele al suo scolaro Eudemo di Rodi. Si discute anche di
piu su chi giunse ad Atene ed eresse l altare: e opinione di Jaeger che si
tratti di uno sconosciuto discepolo di Platone; ma non e molto piu natu-
rale supporre che Aristotele parli qui di se stesso? £ senz altro compren-
sibile che il ritorno ad Atene gli richiamasse alia memoria l antico maestro
e i venti felici anni della sua giovinezza passati all Accademia, e che sotto
!2
Commentata da U. v. WILAMOWITZ-MOELLENDORFF, Aristoteles und Athen,
403-416; C.M. BOWRA , cit . sopra, p. 18, n. 58; W. JAEGER, Aristotle s verses in praise of
Plato, « Cl. Quart. » 21, 1927, 13-17; DURING, Biogr. trad ., 59-60 e 316-318. Il Bowra
dimostra come nell inno Aristotele impieghi motivi poetici tradizionali, e toglie cosi
ogni fondamento alle ipotesi di Jaeger sulla dottrina delle idee come sfondo dei versi.
83
EN X 1, 1172b 3-7.
84
tv TOT? IXeyelot? TOI? 7tp&? EiSSrjpov.
85
Cita un aforismo di Platone: to? iyotOi? re xal euSalpcov fipa yLyverou ivrjp,
cfr. Leggi 660e to? 6 p4v ayaOi? avrjp atotpptov tov xal Sbcaio? euSalptov ICTTI xal
paxapto?.
86
Esempi dell espressione ou faStov XaPciv in NEWMAN, commento a Pol. VII
14 1332b 23, e in JAEGER, Aristoteles , 110. Xafleiv raura puo anche significare « ac
,
cettare e sostenere questa proposizione ».
-
24 ARISTOTELE

questa impressione egli abbia scritto la poesia e l abbia mandata a Eudemo.


Comunque sia come Jaeger sottolinea giustamente , la situazione psi-
cologica e molto piu importante : Aristotele ha innalzato in onore di
Platone un altare all amicizia. Egli ricorda allora l ideale platonico dell uo-
mo retto che e il solo felice grazie alia sua eccellenza morale. Proprio come
Platone, Aristotele rileva che Yeudaimonia presuppone una buona forma-
zione dell anima ; nello stesso tempo, tuttavia , egli sostiene costantemente
che nessuno puo essere felice senza essere dotato di almeno un minimo di
beni 87 esterni ; contro l estremismo dei rigoristi, egli proclama : « Quei
filosofi che affermano che l uomo messo alia tortura, oppure colpito da
gravi disgrazie, e felice, purche possegga l eccellenza interiore, dicono, che
: lo vogliano o no, un assurdita » . Nella sua poesia egli intende dire che
« noi oggi abbiamo riconosciuto che l ideale di Platone e irraggiungibile ».
L « oggi » sottintende che egli si volge a guardare con una certa rassegna-
zione gli anni della sua gioventu , in cui ascoltava Platone parlare di tutto
questo. Misurato sugli anni trascorsi, quel tempo non era poi cost lon-
tano; nel frattempo, pero, tante cose erano accadute nel mondo greco, che
si puo parlare di un vero sconvolgimento; anche sul piano personale Ari¬
stotele aveva avuto molte esperienze ; e dunque psicologicamente compren-
sibile che egli sentisse cost profonda la distanza da Platone e dalle vicende
dell Accademia. E una conseguenza di questo distacco era che adesso capiva
piu a fondo la grandezza di Platone come pensatore.
Mi ha sempre colpito il fatto che in questa poesia Aristotele stesso
segnali fra se e Platone una differenza, che piu tardi i suoi avversari ac-
centueranno fino all eccesso. Costantemente, infatti , gli sara rimproverato
il fatto di considerare, all opposto di Platone, i beni esterni necessari alia
vita virtuosa e felice.89
Le testimonianze sulla personality e sul carattere di Aristotele deri-
vano quasi tutte dalla tradizione a lui avversa : 90 e la situazione storica che
spiega come questa tradizione sia cosi ricca e cost multiforme.
Quando Platone morf , ormai da quarant anni guidava la sua scuola.
Era un uomo celebre, e gia al momento della morte veniva considerato una
figura storica . L’Accademia era un’istituzione ben salda, e i successori e

ra 4XT6? ayaHa. La metafora di Aristotele e j pvjyla : la rappresentazione


di una tragedia richiede anche l allestimento di un certo apparato esterno, che e curato
dal corego; questo apparato non e pero una parte della tragedia stessa . Cfr. EN X 7,
1177a 30 e 8, 1178a 23-28. Nel concetto di EXT6? e implicito 4XT6? TT)? <]>ux*)S
" EN VII 14, 1153b 19-21, contro Speusippo. Secondo Cicerone, Tusc. V 9, 24
-
« il saggio sulla ruota » e un luogo comune.
" Per es. da Attico in Eusebio Praep. ev. XV, 794d = DURING , Biogr. trad .,
326: TOU piv PooivTop ixadToxe xal x7) puTTOVTO <; OTI euSatpov cTaTO? 6 8IXOU 6T<XTO<;,
TOU 84 pr] 47TiTp47rovTO <; TrcaOat rf ) apcxy r}) v euSatpoviav , av prj xal yevo? euvjyrj YI
xal xdlXXo? aXXa xal ypuacv .
90
Si veda il capitolo « Early invectives against Aristotle », in Biogr. trad ., 373-395 .
Nel libro Lectiones atticae , Leiden 1809, 101-308, J. LUZAC riuni un materiale immenso
suB' odium philosophorum antiquorum.
INTRODUZIONE 25

gli scolari di Platone fecero del loro meglio per continuare la sua opera ;
essi si preoccuparono anche di raccogliere le sue opere e di metterle in
commercio. Abbiamo buoni motivi per credere che ancor oggi noi posse-
diamo tutte le opere che Platone aveva scritto nel corso della sua vita ;
le citazioni platoniche degli autori antichi, nella misura in cui sono credi-
bili, possono facilmente essere rintracciate nel testo di Platone che oggi
possediamo. I numerosi frammenti papiracei e le citazioni provano inoltre
quanto rapidamente e quanto largamente si sia diffusa la conoscenza delle
sue opere . La sua memoria fu celebrata con la stesura di biografie e con
esposizioni della sua dottrina: se anche aveva dei nemici, essi erano tutta-
via cost insignificanti che la loro voce non trovo ascolto. Una tradizione
antiplatonica si formo al piu presto un secolo circa dopo la sua morte,
ma a quell epoca questa tradizione trovava un valido correttivo nelle sue
opere, che erano accessibili nelle biblioteche pubbliche.
Del tutto diverso e il caso di Aristotele; ad Atene egli era sempre sta-
to considerato uno straniero; la casa di suo padre si trovava a Stagira,
quella di sua madre a Calcide, sua moglie veniva dall Asia minore ; non
era il capo di una scuola, era soltanto uno dei mold professori stranieri del-
l Accademia . Aveva appena conseguito una certa posizione come professore
quando si vide costretto, a causa dei suoi legami con la Macedonia, a
fuggire in Asia minore. Quando fece ritorno, circa tredici anni dopo, ar-
rivo come amico intimo di Antipatro, il reggente della Macedonia . Si fa-
cevano molti pettegolezzi sui suoi rapporti con Ermia ; insomma , aveva
pochi amici e molti nemici. La molla di questa avversione era per al-
cuni l odio politico: Teopompo e Teocrito di Chio, per esempio, odiava-
no Ermia a motivo della sua intromissione negli affari di Chio e river-
sarono quest odio anche su Aristotele; Democare e Timeo trasmisero
ai posted questa calunnia ispirata da un motivo politico. Altri invece era ¬
no ostili ad Aristotele perche avversavano il suo insegnamento e la sua
filosofia. Fin da giovane Aristotele si era trovato in dissenso con Cefiso-
doro, un discepolo di Isocrate, sui principi della retorica ; Isocrate e i suoi
scolari avevano grande influenza in Atene, e la continua ostilita tra Aristo¬
tele e la scuola isocratea ha lasciato piu di una traccia nella tradizione bio-
grafica . Aristotele inoltre aveva rotto anche con i suoi compagni dell Ac-
cademia : durante la sua permanenza all Accademia aveva criticato talvolta
senza riguardi le teorie di Platone e dei suoi colleghi Eraclide, Speusippo
e Senocrate. Anche con la scuola megarica si trovava in contrasto per
questioni dottrinali ; Eubulide, un membro della scuola , gli rispose con ol-
traggi personali. Gli Eristi sono rappresentati nella tradizione avversa di
Alessino, i Pitagorici in quella di Licone; ma i suoi nemici piu esasperati
si trovano fra gli Epicurei: le ragioni di cio le ho illustrate nel mio libro
sulla tradizione biografica . La campagna denigratoria condotta dagli Epi ¬

curei ha lasciato tracce profonde, e sara destinata a rivivere nel Rinascimen -


to per opera di Gassendi e Patrizzi.
La tradizione antiaristotelica era dunque gia affermata e diffusa quan ¬
do Aristotele era ancora vivo, e non si puo dire che lui stesso fosse esente
26 ARISTOTELE

da colpa ; la sua origine e i suoi legami di parentela spiegano certo i suoi


rapporti con la Macedonia , ma si comprende molto bene che 1 abbiano
reso sospetto agli occhi degli Ateniesi di sentimenti nazionalistici. A1 tem ¬
po della sua giovinezza , poi, si mostrava nelle sue lezioni polemico e con-
scio del proprio valore, e talora non privo di arroganza. 1 Dietro le chiac-
chiere sul suo atteggiamento di opposizione nell Accademia si trova percio
probabilmente anche un granello di verita ; e vero che la polemica di Ari-
stotele non ha mai un tono personale, bensi si appunta sempre solo sulle
teorie dell avversario 52 in questione; pero, quando un giovane mosso, a
quanto ritiene ed afferma lui stesso, dalla verita in persona nei cortili
dell Accademia rinfaccia ai suoi colleghi piu anziani che le loro teorie sono
stolte, ingenue o irragionevoli, assurdita o vuote chiacchiere,93 possiamo poi
meravigliarci se coloro che sono oggetto di questa critica se la prendono
a male, e cercano di rifarsi in qualche modo ? La prima reazione contro la
tradizione ostile ad Aristotele si trova in Filocoro, uno storico attendibile,
contemporaneo di Teofrasto. Nella sua opera storica costui tratta degli av-
venimenti del 306, quando Sofocle, con l appoggio dell oratore Democare,
fece votare dal popolo un decreto per cui tutti i filosofi di professione do-
vettero lasciare Atene. II fatto offrl a Filocoro l occasione per uno sguardo
retrospettivo sui rapporti fra Accademia e Peripato: a questa fonte risal-
gono le notizie cronologiche sulla vita di Aristotele che noi possediamo in
tre redazioni. Filocoro confuta anche alcune delle accuse mosse ad Aristo¬
tele: non e vero che Aristotele avesse cominciato soltanto tardi 94 la sua
attivita di professore; non si era staccato dalPAccademia e non aveva fon-
dato una scuola propria, che potesse rivaleggiare con l Accademia. Va da
se il valore di queste antiche affermazioni, che confutano le odiose accuse
mosse ad Aristotele.
Chi si e occupato a lungo delle opere di Aristotele ha talvolta an ¬
che l impressione di vedervi rispecchiata la sua personalita. £ impossibile
non riconoscervi la sua forte coscienza morale che, del resto, non lascia
traccia solo nelle opere di etica e di politica. Egli rileva spesso il valore
della probita scientifica e il suo fondamento nel carattere dello scienziato:
« la natura deve averlo dotato in modo tale, che egli risponda a cio che
gli viene presentato con un corretto amore e con una giusta awersione; solo
in questo caso puo decidere correttamente che cosa e il meglio ».9S Cost ca -
91
Esempi di affermazioni di se stesso sotto, pp. 115, 257, 268, 270; di asprezze
polemiche pp. 268, 293, 300, 426, 430, 644. Soprattutto nelle prime opere Aristotele
ama porre in rilievo la propria tesi con un autOntario rjpeT? 8£ <papey, per es. quattro
volte in Pbys. I, otto volte nel De caelo.
92
Si puo tuttavia dire che parla di Melisso e di Antistene con ingiustificata
insolenza. i
A' 93
yeXoiov, Eli?)Oct;, <£TO7TOV , xev 6v , itXoyov , aXoycoTaxov sono i termini abituali ,
ma Aristotele dice anche pavia napanX rjaiov e cose simili. Usa un tono particolarmente
sprezzante a proposito delle teorie di Senocrate; si veda sotto, pp. 299, 643.
94
La parola usata come slogan era oifiipa&r):;.
95
-
Top. VIII 14, 163b 12-16: deve possedere 7) xa r aXrj&ctav cutputa.
INTRODUZIONE 27

ratterizza il suo amico Eudosso: « La sua dottrina che il piacere e il va-


lore supremo incontro maggior credito grazie alia purezza del suo caratte-
re che per se stessa. Egli era cioe un uomo di non comune temperanza,
e percio si aveva l impressione che non avanzasse la sua teoria come
amico del piacere, bensi che fossero le cose a essere in realta cosi ».* Da
questo passo trapela anche uno spiraglio di luce sulla bigotteria scientifica
delTAccademia.
Della sua arguzia Demetrio 97 ci sa dire che « non era cosi nobile e di-
gnitosa come quella di un poeta , ma era piuttosto lo spirito di tutti i gior-
ni, simile alle facezie degli scrittori di commedie ». £ probabile che si
riferisca, con questo giudizio, alle lettere, di cui cita molti brani ; alcune
di queste battute argute le ho gia riferite. Degli scritti di scuola sembra che
Demetrio abbia conosciuto solo il trattato Sulla prosa , cioe Rhet . III.
In queste opere di scuola l umorismo si trova di rado o quasi mai del
tutto ; io parlerei piuttosto di una inclinazione all ironiama anche que-
98

sta non e mai dominante. Se e vero che lo stile riflette la personality dello
scrittore,1 cosa di cui non dubito, ecco che la caratterizzazione corrente
dell « asciuttezza » di Aristotele e senz altro giustificata . Le opere a noi
pervenute sono per la maggior parte manoscritti di lezioni ; in esse Ari ¬

stotele si rivolge in primo luogo a un pubblico di ascoltatori: il suo scopo


e quello di convincere l uditorio della bonta delle sue opinioni ; e dunque
del tutto conseguente che vi dominino le argomentazioni lineari e positive,
e che l esposizione sia costantemente orientata in senso pedagogico e spes-
so inframmezzata da sguardi retrospettivi e anticipazioni. Di regola egli
si attiene nelle sue spiegazioni cosi rigorosamente al dovere del conoscere,101
che l esposizione risulta secca ; ma e del tutto errato sostenere , sulla scia
di certa critica letteraria antica, che Aristotele non avesse alcuna intenzione
stilistica . Dionisio 102 loda 1 abilita e la chiarezza dell esposizione nei dia-
loghi, che trova gradevoli da leggere ed istruttivi. Con il termine stile noi
intendiamo il modo in cui qualcuno, in una situazione data, risolve il pro-

* EN X 2, 1172b 15-18.
97
De eloc. 128.
98
E. HOFFMANN, De Aristotelis pbys. 1. septimi , 1905, 23 trova , per es., festive
dictum Gamma 4, 1008b 14-17. Analogo il giudizio di J. Burnet su EN IV 7, 1123b
32, e D.J. Allan vede dell arguzia di scuola persino in PA IV 13, 696b 27-32. £ facile
capire quanto siano soggettive queste impressioni.
99
La tradizione antica parla di pcoxla ; esempi sotto, pp. 177, 293. Il passo
piu pungente nelle opere e Ny 3, 1091a 5-12.
100
L autore del nspl u 'jiou ? dice che la sublimita dello stile e un a705/7; pa
psyaXo <ppo< juv7] p.
101
Cfr. Phys. II 3, 194b 17 xou el8£vai X PLV V rrpaypaxEia.
102
De imit. II 4 ( II p. 221 USENER-RADERMACHER ): 7tapaX7] 7rxEov 8k xal Apia-
XOxfXrjV El? pifJL7) CTlV T?? TE 77Epl TT)V EppTj'JEiaV 8EI'JOT?TO? Xal XT) ? XOCl XOU
f ]8fo? xal icoXupadou?' xouxo yap 2axi paXiaxa napa xou dvSpi? xouxou Xa Eiv.
Questo giudizio non vale dunque per le opere di scuola; forse, oltre che ai dialoghi,
Dionisio si riferisce anche alia Retorica , che conosceva nella redazione di Andronico.
28 ARISTOTELE

blema di parlare in guisa tale da destare l effetto desiderato negli ascol-


tatori . Ora , negli scritti migliori, quella di Aristotele e una limpida prosa
1

scientifica che, malgrado la sua schietta aderenza all oggetto, serba un


accento personale quasi in ogni frase. Ne ammiriamo la concisione e l acu-
tezza dell espressione spesso intraducibile, la ricca varieta degli strumenti
linguistici, con cui esprime in una forma adeguata le sue proposizioni e le
sue asserzioni , e comprendiamo allora come si apprezzasse la forza di per-
suasione insita nella sua esposizione.10* Non e eccessivo affermare che
Aristotele e il creatore della prosa e della forma espositiva scientifica :105
lo si vede chiaramente quando si proceda a un confronto con le opere
-
migliori del Corpus Hippocraticum , quella secchezza di cui tanto si parla
e senza dubbio consapevolmente voluta , e Aristotele era del parere che un
linguaggio fiorito non convenga all argomentazione scientifica ; per lo scien-
ziato che ricerca la verita e piu adatta la fredda oggettivita.106 Egli evita
percio le parole poetiche e rare;107 desume la sua terminologia per gran
> | parte dal linguaggio quotidiano: « dobbiamo cercare, quando manchino i
| termini, di crearli noi stessi per riuscire chiari e perche il lettore possa
seguire facilmente » .loa W. Wieland 109 ha mostrato mol to bene come egli
sapesse attenersi all espressione piu naturale anche nelle argomentazioni
piu astratte. Aristotele ha sfruttato fino all estremo la possibility , tipica
della lingua greca, di presentare un universale come qualcosa di determinate
ricorrendo all articolo determinativo;110 l espressione « in quanto », rara-

Per es. Phys. III-VI, My 1-9, Gamma , Eth. Nic. III .


104
Secondo Plutarco, Vita Ale. 42, 234d dopo la morte di lui Antipatro avrebbe
detto: Tpo? TOT? tTKkoiq xal TO TOIAEIV EF/ E , cfr . Biogr. trad ., 351.
105
Trattero piu ampiamente in seguito la questione del perche l esposizione di
Aristotele sia a volte stilisticamente disuguale e assuma la forma di note.
106
Cfr. De caelo II 9, 290b 14 x.ow])&q plv Eip xat xal IRCPITTCO? und TCOV elrziv
Ttov , ou (JLYJV OOTID? £ / EI z &Xrfo&c, , e analogamente II 13, 295b 16 ; Meteor . I 13, 349a
-
30 ; II 1, 353b 1 TpayixtliTEpov xal aspviTEpov ; direttamente contro Platone Pol. IV
-
4, 1291a 11 EV rf ) IIoXiTEia xoutjjcj TOUTO , o' jy txavaii; 8 etpr cn .
m II suo lessico e ricco: Bonitz registra 13.150 parole , fra queste perb alcune
che ricorrono soltanto nei Problemata e in altre opere non aristoteliche; e inoltre 1.439
nomi propri diversi. Secondo l Ast, il lessico di Platone comprende 10.316 parole ( con
esclusione dei nomi propri ).
EN II 7, 1108a 17 ; similmente Cat . 7a 5 e Top. VIII 2, 157a 29. Numerose
parole sono attestate in Aristotele per la prima volta, per es. aiaxportpayEiv , aopyriala ,
_
vfpyaa , cj'/ upo?, CTUVTJSUVEIV , jauvSua ea&at , tutte estremamente perspicue. L unica
parola da lui artificiosamente coniata e lvzOl'/ Ei<x..
m Die aristotelische Pbysik , 181 e 197 sgg. Un contributo importante e B. SNELL ,
Die naturwiss. Begriffsbildung im Griechischen , in Die Entdeckung des Geistes , 1955,
299-319. Della letteratura precedente cito l importante lavoro di K . v. FRITZ, Philoso-
phie und sprachlicher Ausdruck bei Demokrit , Plato und Aristoteles , 1938.
110
Per es. T8 TI Tjv EIVGU ; altri tipi sono TOUTO 6 TOT OV e OTEP TI , vedasi
sotto, pp. 369, 423. L indice delle parole greche rinvia ai luoghi in cui sono chiarite le
peculiarity della terminologia.
INTRODUZIONE 29

mente usata da Platone, " fu da lui sviluppata fino a diventare uno stru-
1

mento che gli dava la possibility di isolare un aspetto di una parola ;


quanto grande sia l importanza di questa struttura linguistica e dimostra-
to, per esempio, dalla definizione del concetto di kinesis . II Wieland dice
1

giustamente che la scoperta aristotelica dell « in quanto » costituisce de


facto una scoperta del concetto.
Talvolta, pero, anche Aristotele e cost ispirato dal suo tema che il
suo linguaggio assume un tono del tutto diverso; i migliori esempi ne sono
le lodi dello studio della natura in PA I 5, e l entusiastica descrizione della
gioia della vita del sapiente in EN X 7-8. Nei primi due libri della Re-
torica, invece, egli si rivolgeva probabilmente ad un pubblico piu vasto, e
qui il suo stile e nettamente influenzato da Isocrate. Nel Protrettico e nei
Diatoghi e a volte sotto l influenza della retorica filosofica .113 In base alia
sua conoscenza dello stile dei dialoghi aristotelici, Cicerone parla dell « au-
reo fluire del suo eloquio » : 114 i frammenti conservatisi dei suoi scritti po-
polari mostrano che questo giudizio e giusto, ma trovo eccessiva la lode
che ancor oggi si tributa alia sua retorica filosofica .115 La sua forza risiede
nella sobria oggettivita , e questa caratteristica a sua volta e certamente
collegata al suo common sense.116 Platone ci fa ascendere ai « campi della
verita » perche vi contempliamo le idee, e riportiamo di lassu la verita .
Tutto all opposto, Aristotele riteneva che si dovesse andare incontro agli
uomini che vogliamo convincere di qualcosa sul terreno delle verita ricono-
sciute : « Se si argomenta logicamente e ci si richiama, in piu , a fatti di J
esperienza universalmente noti, sara piu facile riuscire persuasivi : ciascuno/
infatti contribuisce con qualcosa di suo alia verita » ;117 dobbiamo scegliere
come punto di partenza questo patrimonio comune di verita, e poi avanzare
in un modo o in un altro argomenti convincenti in favore della nostra
opinione. Quelle opinioni che originariamente sono indubbiamente esatte,
ma non del tutto chiare nelle loro implicazioni, acquisteranno in chiarezza
e in precisione con il procedere dell argomentazione. Il principio che si

,
11
Parm. 145e.
117
Cfr. sotto, p. 354.
113
Vedasi sotto, pp. 454-461. Tautologie e ridondanza: pp. 303, 377.
114
Lucullus ( Ac. pr. ) 38, 119 veniet flumen orationis aureum fundens Aristote-
les , citato da Plutarco Vit . Cic. 24. Altri riferimenti in Biogr. trad., 363.
115
Questo giudizio e da me motivato sotto, a p . 415.
114
In Alfa 3, 984b 17 elogia Anassagora come v jtpcov 7tap etxyj X yovrat; Tout;
7Tp 6TEpOV .
117
-
EE I 6, 1216b 26-33. Le parole eye. yap evaaiop olv.e ~.6v TL Tzp6 q rrjv dXr)Oeiav
non significano che in ogni uomo e presente un istintiva disposizione alia verita , come
intende il Dirlmeier nel suo commentario ( p. 183 ). All EE io avvicinerei piuttosto Alfa
-
elatton 993b 1 SXOKTTOV X£ yeiv Tt ire pi rijs cpuaecot; e Top. I 2 , 101a 32 EX TCOV OIXELOV
SOYPTXTCOV, oppure Pol. Ill 9, 1280a 9. L accento e sul fatto che si deve procedere
a partire da un consensus. Alessandro in Metaph. 9, 19 osserva esattamente ev iraaiv
eOot; dei ApiaToriXout; zeue, xoivatt; xal tpuaixai; TCOV dvAptiircijv 7rpoXr) 'yEaiv dpyaT; EE?
SeixvupEva 7tp6t; auxou ypvjaOai. Altri particolari in Biogr. trad ., 364-365.
30 ARISTOTELE

riconosciuto, dal consensus


deve sempre procedere da cio che e gia detto e 118
omnium , e appunto caratteristico di Aristotele.

Scopo e metodi di lavoro


II suo modo di lavorare condusse Aristotele a delimitare e a rendere
119

indipendenti l uno dall altro i singoli settori del sapere. Non e certo se
egli ebbe consapevolezza delle rilevanti conseguenze di questa lacerazione
del campo della conoscenza ; la sua discussione teoretica del problema della
classificazione delle scienze e fortemente influenzata dai pregiudizi del
tempo. Ma se dalla sua banale trattazione teorica volgiamo lo sguardo a
cio che fece in realta , risulta allora giustificato parlare di un orientamento
radicalmente nuovo: egU innalzo infatti la scienza della natura al livello
di una scienza autonoma . Nella sua teoria egli non distingue i diversi set-
tori della scienza naturale, e piuttosto rileva con energia il fatto che il
metodo della physike e universalmente valido.1 All atto pratico, pero, ne-
gli scritti di zoologia non usa lo stesso metodo che adotta nella discus¬
sione del movimento nella fisica teorica ; e relativamente raro che impieghi
il metodo deduttivo dell apodeixis da lui stesso esposto negli Analitici ;
la scienza aristotelica non e aflatto costruita secondo sillogismi, come rile ¬

va, a ragione, W. Wieland .121 Aristotele riconosceva che il metodo deve


regolarsi secondo quello che di volta in volta e l oggetto della ricerca ;122
assumeva che e la conoscenza a doversi adeguare alle cose, non le cose alia
conoscenza. Dalle cose stesse,123 vale a dire dalla nostra conoscenza dello
stato dei fatti, egli ricava le regole del procedimento scientifico. Come ogni
ricercatore, egli desiderava giungere alia conoscenza della verita , e riponeva
124
una fiducia quasi incredibile nella forza cogente della verita ; alia base di

118
Cfr. sotto, p. 460.
119
Merita ancora d essere letto R. EUCKEN, Die Methode der aristoteliscben
Forschung in ihrem Zusammenbang mit den philosopbiscben Grundprinzipien des
Aristoteles , Berlino 1872. Inoltre J. LE BLOND, Logique et methode chez Aristote ,
Parigi 1939; Aristote et les problemes de methode , Symposium Aristotelicum 1960,
Louvain 1961.
120
Come ho dimostrato nel saggio « Aristotle s method in biology », in Aristote
et les problemes de methode , pp. 213-221.
121
Die aristotelische Physik , 67.
122
Se ne trova un buon esempio sotto, a p. 516.
123
Alfa 3, 984a 18 TO Tipaypa <o8o7totr]aev auToi?, PA I 1, 642a 27 exfpepopevoi;
U 7t auTou TOU 7tpdtyp.aTOi;. W. WIELAND, Die arist . Physik , 159: « la cosa stessa
(auxi T8 7tpaypa , per es. Top. I 18, 108a 21) e sempre qualcosa intorno a cui verte
il discorso, cio che viene inteso alia base di diverse forme espressive ( ovopaoi ) ».
124
-
Phys. I 5, 188b 29 671 au rijc TT) <; dXrj&ela? avayxaaUfvxei; ; PA I, 642a 18
-
dyipevo? u 7t au rij? TT) C dXrj&eta?. Come in Platone, si aggiunge a questo il punto di
-
vista assiologico: Rhet. I 1, 1355a 37 del TdXrj& ) xal va peXxiw vf )v ipuaiv euauXXoyi
-
0T6xepa xal 7tt &avd)Tepa <!> ? d 7tXo)5 elnei j .
INTRODUZIONE 31

questa fede sta la sua convinzione che sapere ed essere coincidono: « si


puo dire che l anima in certo modo e la totalita delle cose
Lo scopo della ricerca scientifica di Aristotele era la conoscenza della
struttura , e un acuta analisi della struttura costituisce l elemento assolu-
1

tamente dominante in tutte le opere a noi pervenute; un esposizione pura-


mente descrittiva e straordinariamente rara. Ad esempio, quando tratta
della tragedia , si concentra su cio che fa della tragedia una tragedia , vale
a dire sull azione e sullo scopo dell organizzazione dell azione. La condi-
127

zione necessaria perche le sue ricerche assumessero un tale indirizzo era ,


naturalmente, di poter disporre di grandi raccolte di materiale; egli infatti
deve aver cominciato presto a mettere insieme simili collezioni, e noi dob-
•biamo anche tener conto di una serie di lavori preparatori di classifica-
zione.12* Relativamente spesso riscontriamo che lavora procedendo per
tre stadi successivi : innanzi tutto presenta il materiale dei fatti a lui
129

accessibili, in secondo luogo dibatte la questione del perche la cosa sia


cost , infine segue la sintesi, in cui Aristotele cerca di precisare cio che e
soprattutto caratteristico dell oggetto della ricerca . L esposizione dei dati
assume spesso la forma di una rassegna critica e storica delle teorie dei
precursori ; queste rassegne non sono mai puramente descrittive: 130 assu-
mendo come sistema o punto di riferimento le sue proprie teorie, Aristotele
rivolge delle domande ai precursori. Altre volte l esposizione dei dati e
costituita da un analisi semantica.131 Nell esposizione che seguira , ritornero

125
De art . Ill 8, 431b 21 , su cui cfr. sotto, p. 651 .
126
Si veda sotto, p . 277 . In PA I 5, 645 a 10 Aristotele parla di rot; Sovapivot?
rat; atria? yvcopt siv xat tpuact 91X006901? . II punto di vista opposto e quello di Epicu-
ro, di cui si cita spesso ( dalla lettera ad Erodoto , 78 ) una proposizione nella forma se-
guente : « si deve pensare che il compito della scienza della natura e di ricercare con pre-
cisione ( Arrighetti traduce irtdagare ) le cause dei fenomeni piu importanti , e che la feli-
cita nell indagine dei fenomeni naturali consiste appunto in questo » ( cost O. GIGON,
Epikur , 1949, 27 ). Epicuro pero non usa £/) xeiv , o un altro termine equivalente a
« ricerca », bensf £i;axpipouv e yvcoat? , e il senso e percio questo : « la felicita consiste
nella precisa conoscenza e nell apprendimento della dottrina della natura da me pro-
fessata » . Che questa sia l interpretazione esatta , risulta da cio che segue : « coloro che
si occupano di questi problemi senza avere conoscenza delle cause prime ( cioe della
dottrina atomistica di Epicuro ) sono pieni di timore, perche il loro stupore non trova
alcuna soluzione » . Nella parola flappo? l atteggiamento polemico di Epicuro verso il
concetto platonico-aristotelico di filosofia appare ancora piu chiaramente; egli afferma
il dovere non della ricerca della verita , bensi dell apprendimento di assiomi . Tanto
radicalmente era cambiato il clima spirituale solo una generazione dopo Aristotele.
127
Poet. 7 notav xtva Set xfjv auaxaatv clvat xcov TipaypLaxcov.
m Per piu di un terzo dei titoli elencati nel catalogo alessandrino si tratta di
lavori di questo genere.
T6 8TI , T8 8I6TI, T8 xi 60x1.
09

130
Cfr . sotto, pp. 261 , 265 , 307 .
131
Un semplice esempio che illustra bene il metodo aristotelico e Phys. IV 3 ,
dove la questione b : « che cosa intendiamo, quando diciamo che qualcosa b in qual-
cosa » , Tioaaxco? fiXXo 6v £XX<p Xfyexat . Si vedano anche le pp. 302, 347, 367 , 436, 445 .
32 ARISTOTELE

132
spesso sul fatto che quando Aristotele parla dello « stato delle cose »
vi comprende talvolta anche qualcosa che noi non includeremmo tra i
« fatti ». Tuttavia il suo pensiero e sempre in alto grado concreto; anche
negli scritti piu fortemente speculativi, come il De caelo o il De genera-
tione animalium , non abbandona mai il terreno dell esperienza . Il rim-
provero che continuamente torna a muovere ai suoi predecessori e quello
di aver tralasciato i dati dell esperienza .133 Nella seconda parte della ricerca
impiega diversi metodi euristici; cerca quasi sempre lo scopo, e lo ritrova
con l aiuto del suo schema dei quattro aitia.'* Il passaggio alia sintesi finale
& poi spesso segnato da una formula come: « ora che abbiamo determinate
questi punti, esporro il mio pensiero personale ». Egli fonda la sua esposi-
zione su una definizione formulata dapprima in via provvisoria, poi in
modo conclusivo. Poi viene sovente la verifica, che il piu delle volte ha
la forma di una soddisfatta costatazione che il risultato concorda con dati
d esperienza generalmente riconosciuti. Il punto piu forte della sua espo-
sizione e sempre la discussione del problema, il piu debole la ricerca della
definizione;135 e cio che ci interessa di piu in lui non e, generalmente, cio
che egli dice, vale a dire i risultati, bensi il modo come lo dice e il modo
in cui pone i problemi. Ogni sua opera mostra la serieta con la quale af -
frontava i problemi ; la vivace ed incessante attivita del suo pensiero esige
il nostro rispetto. Egli lotta senza posa con la problematica contempora-
nea , sino a che non ha riformulato il problema in un modo che lo appaghi;
si rifa al patrimonio di pensiero piu antico, e lo riempie di un contenuto
nuovo. In questa operazione si cura poco della paternita e della prove-
nienza di una opinione; gli sta a cuore solo il risultato di pensiero come
tale, e la sua oggettiva rilevanza per il problema che lo impegna in quel
momento. Cio che gli importa e che qualcuno ha fatto una certa affer-
134

mazione sulla quale egli puo prendere posizione.137 Le numerose contraddi-


zioni, per lo piu di scarsa importanza , che si trovano nelle sue opere, di-
pendono di regola dal fatto che in opere diverse discute lo stesso problema
da diversi angoli di visuale;13* si trovano pero anche contraddizioni gra-

132
umipyovxa, <paivi ( j.eva, Xeyipeva , 6 poXoyo6|jieva ecc.
133
GC I 2, 316a 8 afl ecopyjTot TMV u7rapy <5vxcov , cfr . sotto, pp. 232 , 308,
nota 133.
134
Vedasi sotto, pp. 122, 274, 305, 611.
135
Epitteto riferisce ( Diss. II 17 ) che Teopompo rimproverava a Platone di
ricercare sempre definizioni , X£> pouXeaOai gxaaxa opi eaSat. Egli rinfaccia a
Platone: ouSeli; 7)|i.co\i 7tp6 oou SXeyev ayaS6v 3) Stxaiov ; rj pi) 7tapaxoXoufl ouvTe<; Tt
iaxi TO'JTCOV hiaaxov aaTjpco? xal xevfii? 4<pSeyy6 peSa xa? tpcovdh;. La raccolta di
Opot tuttora conservata attesta il gusto dell Accademia per questo sport intellettuale.
! 136
Cio spiega il fatto che in opere diverse egli esponga in modo diverso e utilizzi
I diversamente per la sua argomentazione una medesima opinione di qualche precursore;
I si comporta cost soprattutto con la dottrina dei principi di Platone ( cfr. sotto, p. 356) .
137
Top. II 5, 112a 16; Gamma 4 , 1006a 18-24.
133
Vedasi per es. pp. 536, 631.
INTRODUZIONE 33

vi.139 Non possiamo tuttavia dimenticare che in parecchie delle sue opere,
soprattutto quelle in cui discute questioni controverse della dottrina acca-
demica , Aristotele conduce un continuo dibattito con i suoi colleghi acca-
demici. Tra le opere piu antiche e quelle piu recenti pervenute nel Corpus
intercorrono almeno trent anni; e ben comprensibile, percio, che durante
questo tempo Aristotele raggiungesse risultati diversi e su alcuni punti
modificasse le sue vedute; si tratta dunque qui di gradi successivi di un
processo che conduce a sempre piu raffinate strutture di pensiero e ad una
comprensione sempre piu approfondita . L organica unita del suo pensiero s
si rivela in parte nel fatto che egli inglobo elementi precedenti nel pensiero j
J
successivo, ed eresse questo sul fondamento di quelli, in parte nel fatto \
che mantenne invariata la sua concezione fondamentale.
11 suo modo di porre i problemi e talvolta sorprendentemente moder-
no e attuale,1*3 altre volte arcaicamente ingenuo.141 Ma la sua costante preoc-
cupazione e di trovare una risposta che lasci il meno possibile di questioni
insolute,'43 e cio lo porta non di rado a indicare soluzioni di compromes-
so; M3 spesso questi compromessi sono segnalati come debolezze del suo
pensiero, e vi si vede un difetto di originalita . Naturalmente Aristotele
aveva imparato e desunto molto dai predecessori,144 altrimenti non sarebbe
stato uno scienziato. In diversi settori il suo contributo originale consiste
nella costruzione di una teoria logicamente ineccepibile, che da una parte
chiarisce i dati a sua disposizione, dall altra si adatta bene alia sua conce¬
zione generale.145 Potente e la sua capacita di astrazione: spesso un solo
fatto ricavato dall esperienza gli e base sufficiente per una teoria dalle im-
plicazioni piu larghe: se la luna ci mostra sempre la stessa faccia , ne con-
segue che tutti i corpi celesti si comportano sempre alio stesso modo; se
la pietra cade e il fuoco si alza, ne viene che gli elementi sono dotati di
moti naturali.'46 Anche la dove introduce come prove fatti empiricamente
noti, l aspetto speculative domina sempre la sua valutazione complessiva.
Come ha brillantemente provato R. Stark / la parola greca empeiria signi-
fica un esperienza sia pratica che teonca Tn contrapposizione ad apeiriq ( di-
fetto di esperienza ), non a theoria. La particolare posizione filosofica di
139
Si veda sotto, pp. 368, 406, 620, 652.
140
Sotto, pp. 366, 610.
Sotto, p. 415.
192
Sotto, p. 255.
Sotto, pp. 258, 419, 618.
144
EN X 10, 1181b 16 el xt xaxA plpo? elpn)Tat xaXto? 6x6 xtov Ttpoyeveaxlptov,
tteipadto ev l7ueXdetv .
145
xot ipoXoYO ipeva auvopav, GC I 2, 316a 55.
144
Sotto, pp. 402, 419. Teofrasto non accettb le teorie speculative del suo maestro;
egli riconobbe che il fuoco non & un elemento, cio£ non e un 7tptoxov o un Ap , poiche
ha sempre bisogno di un sostrato. Nel trattato Ilepl 7rup6<; (edito da A. GERCKE,
Greifswald 1896 ) discute le conseguenze che ne vengono, e che sono rovinose per la
dottrina degli elementi del maestro.
147
Aristotelesstudien , « Zetemata » 8, Monaco 1954, 93.
34 ARISTOTELE

Aristotele, come osservo esattamente D.J. Allan, non puo essere definita
8

mediante termini che furono creati per designare le principali correnti


della filosofia moderna. Aristotele fu invece il primo1 a mostrare U tipico
atteggiamento spirituale del dotto e dello scienziato.

I periodi della sua vita

d Tralasciando la sua giovinezza prima dell arrivo ad Atene, possiamo


dividere la vita di Aristotele in tre periodi: 1 ) periodo trascorso in Atene
J all Accademia, vent anni ; 2 ) periodo dei viaggi, dalla primavera 347 fino
alia primavera 334 circa, tredici anni, in cui coltivo le sue ricerche insieme
con Teofrasto in Asia minore e in Macedonia ; 3 ) secondo periodo ateniese ,
durato per circa dodici anni, fino alia morte. Se contiamo come anni di
studio i primi cinque anni presso 1 Accademia, allora la sua attivita di
scienziato e professore duro per circa quarant anni. Se assumiamo il cata-
logo alessandrino delle opere come misura della sua produzione scritta,
vediamo che egli scrisse durante questo periodo circa cinquecentocinquanta
libri ( nel senso antico, cioe rotoli di papiro ), per un totale di 445.270
linee.150 Anche se vogliamo fondarci soltanto sulle opere che sappiamo con
certezza essere autentiche, tuttavia la sua produzione e molto maggiore di
quella di Platone. Nel confrontarla con Platone, dobbiamo poi anche con-
siderare che il periodo piu fecondo di Platone comincio quando questi
aveva raggiunto l eta in cui Aristotele mori. Anche se vogliamo misurare
il contributo scientifico di Aristotele soltanto sotto il profilo quantitative
del numero delle sue opere, appare chiaro che egli fu un lavoratore ecce-
zionale. In media , deve infatti avere scritto una dozzina di « libri » l anno;
anche per questa considerazione mi pare impossibile ammettere che le sue
opere a noi note siano state redatte soltanto dopo la morte di Platone, cioe
al tempo dei viaggi e nel secondo periodo ateniese.

111
Die Philosophie des Aristoteles , 155 . Nell esposizione seguente ritornero piu
volte sulla questione del rapporto fra empiria e speculazione nel pensiero di Aristotele ;
si vedano specialmente le pp. 584-585 . La celebre metafora di De an. Ill 4 viene con-
tinuamente fraintesa; Aristotele non paragona lo spirito a una tavoletta vuota, bensi
all assenza dello scritto; si veda sotto, p. 652.
149
Cfr . Protr. B 56 p.eH IjSovyj? r( npoasSpEict , sotto p . 474; DURING , Aristotle
the scholar, « Arctos » 1, 1954, 61-77 .
150
Mediante un confronto con i libri dei Topici , P. MORAUX, Lisles anciennes
192, mostra che il conto torna, e do parla a favore dell esattezza delle notizie. Se si
suppone che un Pipxlov corrisponda mediamente a 20 pagine a stampa, i 550 libri
corrisponderebbero a 11.000 pagine. Le opere autentiche del nostro Corpus Aristote-
licum , di cui soltanto poche compaiono nel catalogo alessandrino degli scritti, com-
prendono 106 libri e, in cifra tonda, 2.500 colonne dell edizione del Bekker 87.500
linee = 875.000 parole.
INTRODUZIONE 35

Linee generali della sua concezione e il suo dilemma


*
Dal momento che in questo libro parlo della concezione filosofica ge¬
nerate di Aristotele, puo essere opportuno che io riassuma brevemente cio
che intendo con quei termini, limitatamente ai cenni assolutamente essen-
ziali.
Egli spiega la generazione delle cose 151 con l aiuto delle due coppie di
concetti hyle eidos e dynamis energeia.152 Dalla materia, esistente solo
potenziaimente, nasce qualcosa in quanto la forma viene attualizzata ; in
altre parole, nella materia e contenuto il telos della cosa ; questo telos ,
completamente immateriale, e invariante in ogni singolo caso. Negli esseri
viventi gli impulsi di movimento immateriali 153 esistenti nel germe produ -
cono la generazione. Le forme delle cose naturali sono invarianti ed eterne ;
l uomo genera un uomo. Altre forme esistono se vengono attualizzate nel
pensiero.155 Hyle ed eidos sono concetti funzionali, e come tali relativi. La
materia in senso fisico puo essere designata con hyle , ma hyle come con¬
cetto logico non e la materia . La forma e si un esistente invariante, ma non
e un « cio », e piuttosto un « tale » .
La parola greca per indicare il movimento, kineses , non indica soltanto
i movimenti nello spazio, ma anche il mutamento qualitative e quantitative,
dunque tutti i processi naturali; la generazione e un caso particolare del
movimento. Il movimento e un fenomeno inerente alle cose e non esiste
accanto alle cose. Come fenomeno fisico, il processo del moto e un con-
tinuo, non una serie di stati allineati uno accanto all altro. Il tempo e il
movimento, in quanto ha un numero, vale a dire in quanto si puo mi-
surarlo in rapporto a un « prima » e a un « dopo » . Lo spazio e il luogo
sono, come limiti della cosa metricamente e geometricamente determinati,
invariabili e inseparabili dalla cosa . Tanto lo spazio complessivo quanto il
luogo di una cosa costituiscono per il movimento sistemi di riferimento
invarianti.
Visti sotto un profilo logico, tutti i movimenti sono insieme collegati
e formano una catena di movimenti.136 Considerata come avvenimento sin ¬
golo, ogni simile catena o serie richiede un punto di inizio, perche altri-
menti si produrrebbe un regresso all infinito, cosa che Aristotele non am-
mise mai .157 Bisogna percio postulare un punto di inizio del tutto indipen-
dente dal processo anche per l intero processo naturale ; il principio del
151
aiuXij YEVEM?, sotto p. 234.
152
Nell indice delle parole greche si trovano i riferimenti.
153
GA IV 3, 768a 11-b 5 ai £vouaai oppure S ixtoupyouaai x t v a e t s i veda
sotto, p. 618.
154
Su questa formula si veda sotto, pp. 596, 696.
155
Zeta 10, 1036a 6-8. Vedasi sotto, p. 689.
156
Phys. VII 1, 242b 63 Ross TI airavTtov £ v . Esempio tipico PaxT7] pta
De motu 702a 36 e b 6; Phys. VIII 5, 256a 12.
157
La formula che ricorre continuamente e foraval 7tou oppure iviyycrj crrijvai ;
cfr. sotto, la nota 229, p. 327.
36 ARISTOTELE

movimento e dunque un postulato logico. La connessione che intercorre


fra il proton kinoun e ogni singolo concreto movimento e istantanea . II
1

principio del movimento e divino, sta al di fuori del processo naturale e


muove il mondo perche tutto tende ad esso.
IJmoQdoe eterno e non genera to. La regione superiore del cosmo e
immutabile; nel mondo sublunare dominano movimento e trasformazione.
Generazione e corruzione sono un ciclo eterno, in cui le specie ( forme )
sono immutabili e si manifestano in cio che e transitorio. Gli elementi
1

posseggono un moto naturale;160 essi non si distruggono ne si consumano,


161
ma scambievolmente e ininterrottamente si trasformano l uno nell altro.
Il dio di Aristotele, dunque, non e il creatore del mondo, e non interviene
negli avvenimenti naturali, o nella vita degli uomini; egli ha realizzato
l eternita per il fatto che ha dato alia generazione la forma di un ciclo
eterno.
Il processo della natura e irreversibile : 162 nascita - crescita - compi-
mento - decadimento - corruzione; questo e il principio fondamentale della
! sua filosofia del telos , che e basata su dati di esperienza . Se l arte, che gia
163

di per se procede secondo uno scopo, e solo un imitazione della natura, al-
lora l ordine della natura deve essere in sommo grado conforme ad un fine.166
Attraverso l analisi dei quattro fattori materia , forma , causa efficiente e
fine si giunge alia conoscenza della struttura della cosa ; la dottrina delle
quattro aitiai 165 costituisce una tematizzazione della filosofia del telos. In ¬
separable dalla concezione del telos e poi il pensiero che ogni cosa prodot-
ta dalla natura ha un ergon , cioe una funzione sua propria ; la natura non fa
nulla invano. La nascita e lo sviluppo che ne consegue sono determinati
dalla forma dell esistenza,' e questa non e determinata dalla nascita , poi-
che l uomo genera un uomo. Aristotele ha inventato la parola entelecheia
come espressione della sua filosofia del telos; gli serviva un termine per
indicare lo stadio in cui il telos e stato raggiunto. L entelecheia e dunque
il punto culminante del processo biologico; in altri campi e cio che ad
esso e analogo.
L uomo e l espressione piu alta della natura, e in funzione dell uomo
la natura ha creato tutto.167 Nelle ricerche di anatomia comparata, l’ uomo e
la norma tipica, perche esso fra tutti gli animali e quello che ci e meglio

EU & U? , sotto pp. 345, 390.


I5
'
159
Vedasi sotto, pp. 432433.
Sotto, p. 381.
161

162
Sotto, pp. 424, 464, 581.
-
GC I 3, 318a 13 sgg. ouvclpeiv rijv YEVECTIV , oux dvTjXcoTat , vedasi sotto, p. 428.
163
Sotto, pp. 123, 279.
169
Sotto, p. 472.
165
Sopra, nota 134; la dottrina e esposta tre volte con leggere varianti .
PA I 1, 640a 18 = GA V I , 778b 5.
157
Pol. I 8, 1256b 15-22.
INTRODUZIONE 37

m
noto. Cio che meglio caratterizza il mondo del divenire e l ordine , taxis ,
che si manifesta nella scala della natura .170 La natura procede per gradi dal-
l inanimato agli animali, passando attraverso organismi, che in certo modo
vivono, ma non sono animali. L ordinamento aristotelico degli animali, dagli
inferiori ai superiori, e grosso modo esatto; l uomo si diflerenzia dagli
animali solo per il fatto che possiede una piu alta facolta intellettuale,
il nous.
Prescindendo dal nous , tutte le altre funzioni dell anima sono feno-
meni psicofisici. Anima e corpo sono le due facce di un essere vivente,
come la faccia concava e quella convessa di un corpo sferico, e stanno
fra loro in un rapporto come quello di materia e forma . Egli definisce 1 ani¬
ma « l entelechia prima di un corpo naturale, che possiede la vita in po-
tenza » . Con questo Aristotele intende dire che l’avere un’anima e il pre-
171

supposto assolutamente fondamentale per la vita . Una mano inanimata e


mano soltanto di nome. Il nous e qualche cosa di esistente per se, un
choriston , e non ha nessun rapporto fisiologico con il corpo ; il nous e 1 ele-
mento divino in noi.172
Non ammette alcuna anamnesi ne alcuna conoscenza innata. Le perce-
zioni sensoriali fondamentali sono coordinate mediante il senso comune,
e si conservano nella memoria come rappresentazioni ; sulle rappresenta -
zioni ripetute si fondano i concetti universali. Si puo anche cogliere 1 uni-
versale immediatamente nel particolare, e attraverso il particolare si giunge
in qualche modo alia scienza deH universale.173 Siccome tutto cio che noi
percepiamo e pensiamo e diciamo delle cose 174 procede attraverso l anima ,
allora in un certo senso l anima e cio con cui ha che fare.175
Nella sua teoria della conoscenza Aristotele si imbatte in una difficolta,
nella quale si e trovato a destreggiarsi proprio grazie alia sua teoria del-
Yousia. Oggetto della conoscenza e l universale, cioe i concetti universali,
i quali pero non hanno alcuna esistenza reale; d altra parte, delle cose in¬
dividual! e percepibili non si da ne definizione ne prova, bensi solo opinio-
ne. Come tanti altri problemi, anche questo e da lui risolto ricorrendo

Sotto, p. 608.
In Aristotele cpiiaei ha per lo piu questo significato ( = roc <puuet ovxa ) .
170
Sotto, p. 276, e inoltre 589.
171
De an. II 1, 412a 27 ; My 2, 1077a 31-34.
172
Alla questione « che cosa e il nous » Aristotele da risposte contraddittorie; la
questione e la sua nXeicm) dbtopla. Sul divino in noi = la ragione, vedasi sotto, pp.
511-512; su De an. Ill 5, pp. 653-655.
175
Phys. VII 3, 247 b 5 hdozazaL 7tco? xa xa06Xcu xco bj pcipei ( cost si deve
leggere con il Ross ). Questo procedimento e chiamato da Aristotele Bonitz
264a 32-41. Dopo la condusione del mio manoscritto e stato pubbhcato lo studio di
K. v. FRITZ, Die inaycoytf bei Arisloteles , in « Bay. Ak . d. Wiss., Phil.-hist . Kl. »,
Sitzungsberichte 1964, 5.
174
Le parole sono simboli degli stati dell anima, De int . 16a 3.
175
Sotto, p. 650. In De sensu 448a 26-28 troviamo anticipato il cogito ergo sum;
si veda Biogr. trad ., 398.
38 ARISTOTELE

i alia coppia di concetti dynamis - energeia. La nostra conoscenza e poten-


ziale fino al momento in cui sappiamo che c e qualcosa come un « a » ; ma
quando noi incontriamo, qui ed ora, un « a » individuale, ecco che attua-
lizziamo questa conoscenza . La conoscenza attualizzata e sempre oggettiva.174
Una sommaria esposizione della dottrina aristotelica AeFFousia e del-
l essere in quanto essere si trova piu avanti, alle pp. 688-691.177
L etica di Aristotele e cost ricca di sfumature che e difficile esporne
anche soltanto i punti principali piu brevemente di quanto io faccio nel
capitolo sulla societa e sullo stato. Egli non si contenta di un etica de-
scrittiva , come si afferma spesso. II nucleo centrale della sua etica e co-
stituito dalla teoria dell uomo eticamente eccellente, con la quale e indisso-
lubilmente collegata la dottrina della giusta misura. La capacita di trovare
la giusta misura ci fornisce dei punti di orientamento per il nostro corn-
portamento. Un bene universale si da solo nella misura in cui esso costi-
tuisce il fine del processo naturale ; per gli uomini si da soltanto il fine
ad essi relativo, che coincide con il bene relativo.178 Si ha una situazione
etica quando una persona si deve decidere per qualcosa, e l uomo etica ¬
mente eccellentepossiede la capacita di operare la giusta scelta , avendola
acquisita in base alia sua esperienza e grazie alia saggezza morale che con
questa si e formata. Come orientamento. per la scelta delle azioni deve
valere questo, che ci comportiamo in modo da non disturbare il libero e
puro esercizio del pensiero; ogni deviazione dalla giusta misura com-
porterebbe un disturbo.180 I tre pilastri basilari della felicita della vita sono
la saggezza filosofica, la virtu etica e la gioia.181 La vita filosofica e la forma
piu alta dell esistenza ; al secondo posto sta la vita che aspira alia virtu.187
Questo sguardo d insieme su alcuni punti salienti della sua filosofia e
sufficiente per stabilire che Aristotele e, in rapporto a Platone, un pen-
satore in altissimo grado indipendente, e che la sua filosofia possiede una
certa unita interna. Parlando della Fisica , W. Wieland dice molto bene
188 184

che in quest opera Aristotele e tanto vicino a Platone quanto, per altro
verso, ne e lontano: « In nessun altra opera Aristotele mi sembra cost as-
solutamente se stesso come nella Fisica » . A mio giudizio, questo si puo
176
Sotto, p. 296.
177
Altri riferimenti nell indice, sotto ouma.
171
Sotto, p. 524, nota 212.
Sotto, pp. 517, 523.
180
Sotto, p. 511. Sul principio della giusta misura o del giusto mezzo si veda
sotto, pp. 506-508.
181
Sotto, p. 491.
182
Sotto, p. 480 ( Protr . B 85 ) e p. 531.
183
Del tutto diverso & il giudizio di L. ROBIN, Aristote , 1944, 299 sgg. Egli trova,
dietro la brillante facciata, solo confusione e disordine, « un difetto di franchezza »,
: « un indecisione spesso inquietante ». Aristotele somiglia troppo a una macchina per
pensare ; Robin parla di « genio didattico di Aristotele » e dubita « ch egli sia stato
un filosofo che viveva la sua filosofia ».
188
Die aristotelische Physik , 49.
INTRODUZIONE 39

affermare della maggior parte degli scritti didattici, in cui Aristotele discu ¬
te problemi filosofici di cui si era occupato anche Platone. La maggior
influenza platonica si ha nella Retorica e nel trattato Sullo stato ideale ,
Pol. VII-VIII. Entrambi questi scritti si differenziano dagli altri per la
forma divulgativa delbesposizione.
Chi ha familiarita con Aristotele si sara accorto che in questo sguardo
d insieme non mi sono curato di stadi di pensiero piu antichi o piu recenti,
proprio perche ho voluto far risaltare l unita e la coesione della fllosofia ari-
stotelica. Come dimostrero nel capitolo sui Topici ,m gia in quest opera,
che si fa risalire alia prima giovinezza , possiamo rintracciare numerosi tratti
fondamentali della sua concezione. Non molto dopo dobbiamo collocare
i primi due libri della Fisica , perche la conoscenza delle teorie ivi esposte
e presupposta nei libri della Metafisica. In queste condizioni mi sembra
quindi impossibile continuare a sostenere la tesi di una crisi filosofica verso
la metSTdella sua vita.' Quando poi parlo di una sostanziale unita della
fllosofia aristotelica non voglio naturalmente dire che egli avesse gia tutto
pronto, a qualcosa come venticinque anni; cio sara, a quanto spero, dimo-
strato dalla mia esposizione del suo sviluppo filosofico.
Leon Robin critica tuttavia, non senza fondamento, il disordine che
sta dietro la facciata dell edificio dottrinale aristotelico. La sua critica si
fonda in parte sul fatto che egli considerava i trattati, cos! come essi
ci si presentano oggi, come opere relativamente unitarie; egli pretendeva
dall esposizione di Aristotele una coerenza ed una sistematicita come se
Aristotele avesse scritto dei manuali didattici. Non appena invece si tenga
conto del particolare carattere delle opere a noi pervenute nel Corpus
Aristotelicum, si chiariscono da se parecchie disuguaglianze e contraddi-
zioni ; non tutte, pero, e soprattutto non quelle piu importanti dal punto
di vista filosofico. Si potrehbe parlare con A. Bremond 187 di un eterno
dilemma di Aristotele; in breve, questo dilemma consiste nel fatto che
Aristotele era cost vincolato a certe strutture di pensiero platoniche che
non poteva liberarsene.
II suo concetto di scienza si fonda sulla geometria, che era allora ap-
punto l unica scienza in cui si potessero assumere come punti di partenza
proposizioni incontestabili e indimostrabili. In teoria egli distingue, certo,
fra episteme e doxa , fra scienza e opinione: quando pero vi si pone mente,
questa distinzione si rivela fittizia. Si e detto or ora come egli cercasse

,
1 5
Sotto, pp. 85-87.
186
Nel suo contributo per il terzo Symposium Aristotelicum tenuto a Oxford nel
1963 ( Concepts-cles et terminologie dans les Topiques B-H ) E. DE STRYCKER scrive:
« Non mi sembra che, dal punto di vista deH orientamento filosofico generale e deU ela- j
borazione della lingua tecnica, i Topici B-H rappresentino uno stadio di tentativi e dij
esitazione fra il platonismo e l aristotelismo; essi sono nettamente aristotelici ».
m Le dilemme aristotelicien , « Archives de philosophic » X 2, Parigi
1933, uno
studio dawero pregevole.
Sopra, p. 37.
40 ARISTOTELE

di risolvere il problema dell oggetto della conoscenza mediante la formula


dynamis-energeia. In ogni ricerca , afferma Aristotele , bisogna prender le 1!
mosse dalla cosa singola , e cioe osservarla e definirla con precisione:
questo processo si compie mediante osservazioni semplici , ma indubbiamen-
te accurate, e in questo modo si forma un opinione ben fondata . Ora , come
si distingue da questa il cosiddetto sapere incontestabile ? '* In realta , e
propriamente, in nulla. Lo dice lo stesso Aristotele, non proprio esplicita-
mente, ma in forma indiretta : « Il sapere puo non esser altro che la sempli-
ce opinione, purche questa sia ben fondata » E nel capitolo finale degli
Analitici secondiegli descrive il modo in cui si perviene dalle percezioni
fondamentali fino al concetto generale. Quando poi si tratta di quella co¬
noscenza che a suo giudizio e piu elevata , e che non puo essere dimostrata ,
allora egli afferma : « questo e chiaro dalla cosa singola , quando si e intro-
' dotti a essa Epagoge viene abitualmente tradotto con « induzione » :
jma , in Aristotele, di regola il termine significa che l universale e cono-
isciuto immediatamente nel singolo fatto. Il metodo dialettico e analitico
che Aristotele impiega nelle opere fisiche, etiche, psicologiche e biologiche
non corrisponde in realta affatto alle esigenze cui , secondo la sua teoria ,
dovrebbe sottostare un esposizione scientifica .
In ogni discussione della filosofia aristotelica , prima o poi si affacciano
i termini trascendenza ed immanenza. L obiezione consueta di Aristotele
contro la dottrina delle idee e che Platone pone le idee come chorista ,
vale a dire separate dalle cose e in nessun luogo,19* e che percio senza alcun
bisogno raddoppia le cose, in quanto pone la cosa in se accanto alia cosa .
A partire dalla situazione storica in cui il giovane Aristotele si accinse a
criticare la dottrina delle idee con lo scritto Sulle idee , questa obiezione
e assolutamente comprensibile. Retrospettivamente e invece facile per noi
costatare che molte delle sue obiezioni sono irrilevanti; ritomero piu oltre
su questo punto: qui desidero sottolineare soltanto che la differenza fra
choriston ed ettylon e in realta solo una differenza di prospettiva . Con
un immagine plastica , potremmo dire che Platone rivolge in alto l occhio
dell anima,1* contempla la forma della sfera e si chiede: « come posso

,
1 9
OXI, T6 xa 9 Ixaaxov deve essere determinate come un x68e TI xal vuv
x8
xal 7tou .Lo strumento e atathjat?.
m 4 j.ETdl7rTtijTOi; Top . VI 2, 139b 33, ipsTAneiami . An. post . I 2 , 72b 3 e piu
| ;
volte altrove .
191
MM II 6, 1201b 4-9 ( e EN VII 5, 1146b 27-31 ) <J 968pa xoi [3£(3aiov elvat
xal ap.ETdl7reiaTov . La stessa cosa dice Platone nel Politico 309c.
192
Si veda sotto , pp . 125-128 .
193
7tlaTi? ( o un termine simile ) £x T5j? nayoiY ; i . Indicazione dei passi in
Bonitz , 264a 32-41 .
199
Phys . Ill 4 , 203a 9 p.y)86 nou elvat aura?.
195
Questa parola fu introdotta come termine tecnico soltanto dai commentatori
della tarda antichita .
196
Cost dice egli stesso nella Repubblica 529b -Oetopevo? avaxunxcov ... vorjaet ,
INTRODUZIONE 41

spiegare la forma della sfera nel mondo sensibile ? » . Aristotele invece


prende in mano la sfera e ne fa il punto di partenza della questione . £
risaputo che Raffaello, nel suo celebre dipinto, raffigura simbolicamente
questa fondamentale differenza fra i due pensatori.
£ pero veramente possibile ( prescindendo dalle formulazioni verbali )
distinguere la forma, cui secondo Aristotele spetta una priorita logica, dalla
forma platonica che comporta una priorita ontologica ? In che cosa e imma-
nente la forma ? Non nella hyle , poiche questa non ha in realta nemmeno
una vera esistenza . £ vero che Aristotele a volte parla della forma nella
hyle , ma in tutti i passi di questo tenore egli pensa l a una forma in unio-
ne con una materia reale. La concezione che la forma risieda nella hyle
deriva dai suoi primi anni, in cui combatteva i chorista eide con la formula
dell « Ermes nel bronzo ». £ evidente che egli non riusciva a liberarsi di
questa struttura mentale: hyle e jn tutti i suoi scritti un concetto che
indica tanto un contenuto ( bronzo, carne e cost via ) quanto una funzione.
Ora, si puo parlare di immanenza della forma solo nel primo caso. Se
qualcuno obietta che la forma e immanente nella cosa, nel synolon , si
vedra allora costretto a designare come immanente anche la hyle.
Quello di hyle e un concetto per se non chiaro. Nello spiegare la ge-
nerazione mediante i tre concetti hyle - steresis - eidos , Aristotele ha evi-
dentemente preso a modello lo schema triadico di Platone; ce lo conferma
egli stesso : « la mia triade e migliore della sua Hyle certo non e la
Materia , ma neppure la materia in generale, bensf sempre materia di qual-
cosa , e quindi un concetto che indica una relazione; la hyle e inconoscibile,
in quanto e ( solo ) hyle eppure e anche in certo modo facilmente cono-
scibile. £ qualcosa che puo assumere in se qualcosa d altro; in quanto acco-
-
glie Veidos, la hyle possiede certe dynameis , il non-essere per la hyle e un
« non essere accidentale » ,201 vale a dire un non-essere-ancora , e tuttavia
essa e una « concausa permanente » ;202 Se uno sottrae la forma e le qualita
della sfera, non rimane nulla se non la hyle . Il valore originario di hyle

mentre un altro SVM XE/ VAX; 5) XIXTCO crupipieixuxdx; TCOV aEafbjT&v TI imyzipfi -
ptav
ftavetv.
197
I riferimenti ai testi in Bonitz 219a 7-10; fra essi anche De caelo I 9, 278a 14
elSoi;UKJI |xe|xety|x vov. La teoria che forma e materia sono mescolate deriva da
Eudosso : vedasi sotto, p . 292.
1,
Zeta II, 1037 a 29 ouata yap can zb elSoi; zb EV6V.
8

Phys. I 9, 192a 8-9; sotto, pp . 269-270.

- -
° Zeta 10, 1036a 9 ityvcocrro? xaff au rrjv, poiche SAACJ yap ELSEI tZXkr\ CXT;
(

Phys. II 2, 194b 9; essa & pero anche 9avEpa TTOJ?, Zeta 3, 1029a 32, cfr . sotto
201
-
pp. 118, 238, 689 e lirumj ri) XAT avaXoyEav , Phys . I 7, 191a 8.
Phys. I, 9, 192a 4 oux ov xara
202
-
Phys. I 9, 192a 13 utropi voucra auvai rta . Usando un linguaggio affine a
espressioni del Timeo e del Fedone , Aristotele vuole in questo passo rendere accetta-
bile la sua teoria agli ascoltatori platonici ; si veda sotto, p. 269.
203
Phys. IV 2, 209b 10-11, cfr . Oiropifvei Lambda 2, 1069b 7.
42 ARISTOTELE

e certo « cio da cui nasce qualcosa 2M e cio che e determinate dalla forma » ;
dunque, un sostrato del divenire di ogni specie. Aristotele deve aver ge-
neralizzato gia molto presto questo concetto di contenuto ontologico,
sempre poi esemplificato con l analogia « bronzo-statua » ; gia nel primo
libro della Fisica paragona ad esso il rapporto fra le premesse e la conclu ¬

sion .205 Come pura necessita del sistema bisogna giudicare il fatto che egli
indica il genere come hyle delle specie, e inline introduce gli astrusi con ¬
cetti di « materia per un cambiamento di luogo » e « materia intelligibile
; di cose non sensibili » . In conseguenza delle sue fluttuanti formulazioni,
207

j Aristotele e in certo senso responsabile del concetto universale di « mate-


I ria »; pero, quanto a lui, non uso mai il termine hyle in questo senso.
Nella teoria del nous il suo dilemma viene chiaramente alia luce.
Il forte influsso platonico e con ogni probability la causa del fatto che egli
concepisce l intelletto come qualcosa di fondamentalmente distinto dalle
altre funzioni dell anima . Poiche alia fine riconosce, tuttavia, che le rappre-
sentazioni sono qualcosa di fisiologicamente condizionato in qualche modo
egli dice « come impressioni di un sigillo » , e che la mente, in quan ¬
to riceve quelle rappresentazioni, muore insieme con il corpo, inventa al-
lora il nous che « fa tutto » ed e immortale per salvare almeno un resto
dell eredita platonica .202 Il pensiero puro e divino,210 ma tuttavia legato alle
forme di pensiero umane : « il problema del perche non possiamo pensare
niente senza estensione, e neanche cose che non sono nel tempo senza tern- j
po, appartiene ad un altra ricerca . Pero dobbiamo conoscere estensione, j
movimento e tempo con la stessa facolta , vale a dire con la facolta per- '
cettiva primaria » .2 *

Nella sua cosmologia , come e noto, Aristotele separa il cosmo supe-


riore dallo spazio sublunare ; se avesse applicato conseguentemente questa
teoria, non sarebbe stato possibile alcun contatto fra le due regioni; e
pero un fatto che secondo la sua teoria ogni generazione ed ogni trasfor-
mazione nel mondo sublunare dipendono dal moto circolare della sfera
celeste piu esterna , e dal moto del sole lungo l eclittica .212 Questo lo ob-
bliga ad attribuire al moto circolare del cielo delle qualita , che sono
204
o5 Phys. VII 3, 245b 10; GC II 1, 329a 20; Zeta 7, 1033a 5. Platone
dice T6 8 ci yiyvETixi , Tint. 50d.
205
II 3, 195a 18 at uTroSiaa? TOU auji7repa < j( j.aTo? to? TO ou atria EUTIV. Ana
logo procedimento a IV 3 nell analisi semantica di bt to.
-
lota 8, 1053a 23; Zeta 12, 1038a 6.
207
T07TIXV] e VOTJT7) UXY],
voui; 7raS7]Tix6?.
20!
209
Si veda sotto, pp. 653-656.
210
EN X 7, 1177a 13-17 e piu volte altrove.
211
De mem. 450a 7-12 rto TrptoTto at < jS7]Tixu TOUTCOV Y; 'pttoait; EOTIV. Con questo V
Aristotele si avvicina alia dottrina kantiana delle forme dell intuizione. Le cose non
nel tempo sono per es. le grandezze matematiche. Con & Xkoc, Xoyot; Aristotele accan-
tona la questione; nelle opere conservate non vi ritorna sopra in nessun luogo.
212
GC II 10, 336a 31, Lambda 5, 1071a 15.
INTRODUZIONE 43

veramente incompatibili con il suo carattere. II principio del movimento,


che come oggetto d amore pone tutto in movimento, e un postulato logi-
co; tuttavia egli ritiene necessario attribuirgli un luogo.213

II carattere particolare delle sue opere


Le opere scritte da Aristotele e conservate a noi nel Corpus Aristo-
telicum riempivano un tempo 106 rotoli di papiro, se contiamo un rotolo
per ogni libro ( biblion ). Inoltre il Corpus contiene numerose opere di in-
certa origine, di cui in questo libro non terro conto. La maggior parte
214

delle opere di Aristotele sono manoscritti di lezioni, alcune sono appunti


per suo uso personale, e furono stese forse per servire da traccia per le
lezioni ; solo poche sono destinate con certezza direttamente alia lettura .215
Sebbene non sappiamo niente di preciso, dobbiamo pero supporre che
soltanto pochi di questi 106 rotoli furono pubblicati ed erano disponibili
nelle librerie quando Aristotele era ancora vivo. In realta, non abbiamo
dei termini precisi di confronto, perche questa letteratura si e sviluppata
in una situazione unica . Non sappiamo neppure se Speusippo e Senocrate
abbiano scritto delle conferenze di tipo simile; entrambe le opere di bo-
tanica di Teofrasto conservateci non hanno il carattere di lezioni.
Noi riteniamo che Aristotele, come ha dimostrato F. Dirlmeier,216
nelle 106 opere pervenuteci abbia fissato per iscritto tutta la sua dottrina .
Non abbiamo inoltre alcun fondamento per supporre che nelle numerose
opere che sono andate perdute abbia esposto opinioni diverse o si sia
occupato di settori della scienza diversi da quelli illustrati dalle opere
conservate. Non esiste, in questo senso, un « Aristotele perduto » . Se noi
'

possedessimo, per esempio, la sua opera botanica Sulle piante , potremmo


certo conoscere un po meglio le sue vedute su questioni di botanica, ma
il suo punto di vista, nella sostanza, ci e gia noto attraverso le opere
conservate. Per quanto riguarda le opere scritte per la pubblicazione, pos-
sediamo in realta un tale numero di frammenti che possiamo farci un idea
del carattere di questi scritti.217 La tesi difesa con particolare energia da E.
211
.
Pbys VIII 10, 267b 9 cxcl itpa T£> XIVOUV , cfr. Fedro 247b dtxpav CTTI TYJV
UTroupdtviov a < 8a Tropcvovrai 7rplx; Svavrci;.
Jn
.
214
-
Cioe IIcpl axou <JTciv , IIcpl apc rcivjxal xaxicov , IIcpl ariptaiv ypappciv ,
.
Hist an. VII, IX, IIcpl Haupaaloiv axouafzaTcov , IIcpl X 6CTIXOU Metaph. Kappa ,
M jjyavtxa, IIcpl Hcvocpavou?, IIcpl ZTJVCOVOI;, IIcpl ropylou , OExovopuxa, IIcpl 7TMCU -
[XQCTO , npopXrjptaTa, 'PTjTopixv) Tipbq AXi avSpov , Ouaioyvcopiovtxa , IIcpl (puxciv ,
IIcpl ypoijxaTcdv. Il problema se il trattato IIcpl 7rvcupaTo? possa essere stato scritto
da Aristotele dovrebbe essere sottoposto a un nuovo esame.
215
Come la Meteorologia: si veda sotto, p. 402. Discuto a suo luogo ogni singola
opera e cerco di precisarne il carattere.
216
Mundlichkeit und Schriftlichkeit bet Platon und Aristoteles , in Merkwiirdige
Zitate in der Eudemischen Ethik des Aristoteles. Sb. Ak. Heidelberg 1962:2, 9.
217
Sulla fondamentale differenza fra Platone e Aristotele nell usare il dialogo
come interprete delle loro opinioni si veda sotto, p. 624.
44 ARISTOTELE

Bignone 2 e dai suoi scolari, e cioe che Aristotele abbia professato nei dia-
loghi una filosofia diversa da quella degli scritti didattici, e a mio giudizio
completamente insostenibile. Bignone si fonda su tutti i possibili testi
seriori in cui trova un riflesso di idee aristoteliche, e vi costruisce sopra
tutto un castello di carte di ipotesi.
£ estremamente verosimile che Aristotele abbia conservato i mano-
scritti dei suoi corsi, proprio perche in essi egli formulava successivamente
le sue vedute su diversi problemi: le opere conservate ci offrono cost una
immagine fedele del suo contributo d insieme come pensatore e scienziato.
Nel proemio della Meteorologia egli si volge a considerare il suo lavoro nel
campo della physike : ed e notevole che noi oggi possediamo dei trattati
che corrispondono perfettamente ai campi che egli dice di aver indagato.21
I numerosi rinvii interni delle sue opere trovano corrispondenze sorpren-
dentemente esatte ; solo un decimo dei rinvii, al massimo, e problematico.
Un editore piu tardo non avrebbe mai saputo stabilire una rete di colle-
gamenti cost precisa fra le singole opere. £ poi relativamente basso il nu-
mero dei rinvii di Aristotele ad opere che sono andate perdute.220
Nella maggior parte degli scritti troviamo aggiunte di diverso ti-
po, che ci permettono di concludere che Aristotele riprendeva in ma-
no le sue opere e in questo lavoro aggiungeva note e rinvii ; in alcuni.
casi e forse giustificato parlare di una revisione.221 Nessuno ha oggi l il-
Iuslone che si possa in ogni singolo caso stabilire se si tratta di un
poscritto o di una nota a margine, oppure se egli abbia introdotto un ag-
giunta immediatamente dopo la redazione originale o in occasione di una
rielaborazione piu tarda .
Ho parlato sopra del suo esemplare stile scientifico. Questo giudizio
vale soprattutto per le parti completamente elaborate dei trattati didattici ;
quasi in ognuno, naturalmente, troviamo anche delle parti che hanno ca-
rattere di appunti ; pochissime opere ci si presentano in una forma com-
piutamente e nitidamente elaborata : tutto cio mostra che egli rivedeva
jncessantenjente questi suoi scritti. Ne diamo un solo esempioT II trattato
Sulla generazione degli animali e introdotto da una rozza proposizione,
che sintatticamente non e nemmeno una proposizione ; di fatto, pero, quel
caotico groviglio non presenta alcuna difficolta . Perche allora quella forma
, L Aristotele
24
perduto e la formazione filosofica di Epicuro, I.-II , Firenze 1936.
Si veda sotto, p. 215 e pp. 625-627.
2
Come espongo piu minutamente sotto, alle pp. 398-400.
220
Bonitz 104a 3. Si tratta per lo piu di raccolte di materiali e di raccolte di
Statplcreti;. Aristotele cita due opere dello stesso genere dei trattati dei Parva naturalia ,
e cioe Ilepl Tpo <p% e Ilepl V6CTOU xal uyielaq. Dai rimandi non risulta pero se Aristo¬
tele avesse effettivamente scritto o soltanto progettato queste opere. Per l espressione
£5<oTepncol X6yoi si veda sotto, p. 626.
221
Si veda sotto, p. 322 a proposito di un passo di Iota , pp. 140-148 sulla Reto ¬

rica , pp. 499-501 sui Magna Moralia. Cfr. le parole di Teofrasto al avayvcoaei? rrotouatv
I £ rravopll<oaas, « ogni conferenza comporta un approfondimento e si ha modo di mi-
I gliorare l esposizione », in Diog. Laert. V 37.
1NTRODUZIONE 45

cost dura ? Perche, in particolare, Aristotele ritenne necessario introdurre


questo sguardo retrospettivo su particolari dottrinali del tutto elementari
in un opera scritta per specialisti ? Dopo questa singolare introduzione la
esposizione scorre pianamente nello stile abituale delle opere di scuola ,
finche si incontrano di nuovo passi in cui questo stile si spezza ; quasi in
ogni opera troviamo disuguaglianze di stile di questo genere. La spiega-
zione piu ovvia e questa. L opera Sulla generazione degli animali comincia
in realta soltanto dopo la frase introduttiva .222 In una qualche occasione
Aristotele aveva letto il suo manoscritto davanti a una cerchia di ascolta-
tori: egli incomincio allora la sua conferenza con alcune osservazioni in-
troduttive; come promemoria per un introduzione, che nell esposizione ora-
le doveva essere piu arnpiamente sviluppata, egli premise al suo mano¬
scritto le note che ora vi si trovano. Chi euro piu tardi la pubblicazione
dei suoi scritti copio con la massima devozione simili note e frasi a mar-
gine, e le introdusse nel testo come meglio gli riusciva. Sarebbe facile
trovare una quantita di esempi simili . La conclusione che ne possiamo
trarre e di straordinaria importanza , e non dipende, d altra parte, dal
fatto che la nostra spiegazione della singola aggiunta sia, di caso in caso,
esatta o errata : le opere a noi pervenute nel Corpus devono essere state ) ,
trascritte dai manoscritti originali di Aristotele, e precisamente da un ;
curatore il quale si diede grande premura di conservare tutto, anche cio j
che era scritto a margine o su foglietti ; questo curatore e quindi respon- !
sabile della forma esteriore che hanno oggi gli scritti . Assai di rado si j
presentano aggiunte che nel linguaggio o nella forma non siano aristote- j
liche ; chi ha familiarita con l opera di Aristotele deve costatare che il |
curatore si e accinto al suo lavoro con devozione estrema . !
Alcune opere furono curate dallo stesso Aristotele, i Topici sicura-
mente, probabilmente YE tica Nicomachea , e forse, secondo le tesi di
223

alcuni studiosi, anche la Political per tutte le altre vale l ipotesi che esse
furono ordinate, trascritte e redatte per la prima volta dopo la morte
dell autore. La morte lo colse relativamente giovane, privo di scuola e
con pochi discepoli a lui vicini , insomma in condizioni di solitudine.
Solo in conseguenza di casi fortunati, addirittura fantastici ed in parte
incredibili, i suoi scritti didattici si salvarono per la posterita ; tutte le
opere di cui aveva curato durante la sua vita la pubblicazione sono invece
andate perdute.
Ebbe solo due veri scolari, Eudemo di Rodi e Teofrasto, che quat-
tro anm dopo la morte del maestro fondo il Peripato e lo diresse fino al
287 circa ; possiamo supporre che entrambi questi scolari custodissero i
suoi manoscritti ; sappiamo che Eudemo si occupo specialmente della
Fisica e delle opere di logica ; dopo che Teofrasto fondo la scuola , Eude¬
mo ritorno a Rodi e in quell occasione deve aver portato con se copie di
222
715a 18 TCOV Si) £<pov.
222
Come dimostra il celebre epilogo: si veda sotto, pp. 86-87.
224
La cosa e, a mio giudizio, dubbia ; cfr . sotto, pp. 534-537.
46 ARISTOTELE

alcune opere aristoteliche ; ci sono pervenuti frammenti abbastanza este-


221

si di una sua parafrasi della Fisica aristotelica . Che Teofrasto euro o fece
curare la pubblicazione e la diffusione in commercio di almeno alcune
opere si ricava dal fatto che Epicuro utilizzo diverse opere di Aristotele:
in un frammento di una lettera
226
parla infatti degli Analitici e della
Fisica, e dai frammenti della sua opera Sulla natura risulta che aveva una
buona conoscenza dell opera di Aristotele Sull universo £ verosimile
che conoscesse anche 1 etica aristotelica ; rimane pero finora incerto quale
228
testo utilizzasse: Di Colote, uno scolaro di Epicuro, che fu l autore di
uno scritto polemico contro la filosofia aristotelica , non si e potuto sta-
bilire quali trattati conoscesse. Ci fu un edizione alessandrina dell Historia
animalium 229 e del trattato Sulla prosa ( Rhet . III ).230 Filocoro 211 cita con
molta precisione alcune parole di Meteor. IV; aveva quindi conosciuto
quest opera nel Peripato. Un uomo come Polihio tuttavia non conosceva
le opere politiche di Aristotele; e in generale, in eta ellenistica, ci sono
sorprendentemente poche prove che i trattati di scuola fossero conosciuti.
Un documento importante e costituito dall elenco delle opere che ci
e tramandato nella Vita Aristotelis di Diogene Laerzio.232 P. Moraux pen-
sa che si tratti di un catalogo delle opere di Aristotele che si trovavano
in possesso del Peripato, compilato da Aristone di Ceo , il quale fu sco-
larca della scuola peripatetica intorno al 226 / 225. £ comunque chiaro
che il compilatore di questo catalogo non conosce il nostro Corpus Ari-
stotelicum ; si possono pero identificare alcuni degli scritti a noi noti.233

Le notizie, incerte e in parte contraddittorie, sulla sua attivita di editore si


225

trovano in F. WEHRLI, Die Schule des Aristoteles , Bd . VIII , Eudemos von Rhodos ,
Basel 1955. Ivi anche la bibliografia anteriore.
224
Fr. 118 ARRIGHETTI: xal APKTTOT£[>.OIJ ;< T ] avaXuTixa xai [TO rapt ] tpucreco;< ,
Saareep l[x>iY]o(i.cv. £ possibile che preghi un amico di fargli avere questi libri.
227
Si veda W. SCHMID, Epikurs Kritik der platonischen Elementenlehre , « Kl.-
Philolog. Studien » 9, 1936; Nugae Herculanenses , « Rhein. Mus. » 92, 1943, 35-55.
Epicuro critica Platone con argomenti tratti dal De caelo.
2211
Fino a oggi non e stato possibile documentare un sicuro riferimento a un
passo preciso di una delle tre Etiche. Una nozione generale dell etica aristotelica Epicuro
puo averla acquisita dalla lettura dei dialoghi. Una notizia di Diogene Laerzio prova
che YEtica Eudemea era accessibile in eta ellenistica: vedasi sotto, p. 513.
229
Si veda sotto, p. 569.
210
Si veda sotto, p. 147.
231
Presso Athen. XIV, 656ab; il testo non si trova nel Rose. Si veda DURING,
Aristotle s chemical treatise, 24.
232
P. MORAUX, Listes anciennes; DURING, Ariston or Hermippus , « Classica et
Mediaevalia » 17, 1956, 11-21; Biogr. trad ., 67-69. L elenco deriva dalla Vita Aristotelis
di Ermippo.
233
II numero 36 e Metafisica Delta , il noto lessico; il 38 puo essere una delle
-
etiche; 49-50 i primi e i secondi Analitici , 55 un edizione dei Topici in sette libri ;
alcuni libri dei Topici sono elencati come opere singole ; il 74 puo essere Pol. VII-
VIII, il 75 la nostra Politica ; il 78 Rhet . I ll e 87 Rhet . Ill ; 41-45, 90, 91, 115 pos-
INTRODUZIONE 47

Ad eccezione di Delta , il redattore della lista non conosce alcun altro


trattato della Metafisica , e di tutte le opere di scienza naturale conosce
soltanto alcuni libri della Fistca e la Storia degli animali : il che e sor-
prendente.
La biblioteca di Aristotele costituiva una sua proprieta personale ;
dopo la morte di lui Teofrasto eredito i libri del maestro, e a sua volta
nel suo testamento fece un legato di tutta la sua biblioteca ,254 inclusi i
libri gia di Aristotele, a favore di Neleo. Questo Neleo, figlio di Corisco,
255

era l ultimo sopravvissuto della piccola cerchia di amici personali di Ari¬


stotele; non era molto piu giovane di Teofrasto, alia morte del quale era
infatti gia sulla settantina ; subito dopo la morte di Teofrasto lascio Atene
e ritorno nella sua citta di origine, Scepsi. Egli vendette o dono la parte
piu cospicua della biblioteca avuta in eredita alia biblioteca di Alessandria ;
per quanto sappiamo, non era in alcun modo personalmente impegnato
nell attivita scientifica . Possiamo supporre che porto con se a Scepsi
solo gli esemplari d uso personale del suo antico amico, ed anche questi
soltanto per devozione, non per coltivare dei suoi studi ; cosf la rimasero
per circa duecento anni i manoscritti originali di Aristotele.
Se vogliamo prestar fede alia tradizione antica, dobbiamo ammettere
che il Peripato non possedesse alcuna vera biblioteca di scuola ; natu -
ralmente Stratone 236 e i suoi successori Licone ed Aristone avevano delle
copie personali di certe opere di Aristotele e di Teofrasto, ma la biblio¬
teca era sempre di proprieta dello scolarca , perche la scuola non aveva
carattere pubblico ne capacita giuridica .
In base a queste considerazioni e, a mio parere, piu verosimile che
il catalogo delle opere che si trova in Diogene sia un semplice inventario
delle opere aristoteliche reperibili e possedute dalla biblioteca di Ales¬
sandria .257 Si puo pensare che questo inventario sia stato compilato dopo
che la biblioteca di Teofrasto giunse ad Alessandria ; questo spiegherebbe
perche manchino tanti degli scritti didattici a noi noti, quelli, cioe, che
Neleo aveva portato con se a Scepsi. Tolomeo Soter aveva cercato di
persuadere Teofrasto a trasferire la sua scuola ad Alessandria ; Teofrasto
aveva rifiutato l invito, ma Stratone e Demetrio si recarono ad Alessan¬
dria. Qui Stratone, seguendo l esempio di Aristotele, assunse la respon-
sabilita dell educazione del giovane Filadelfo. Demetrio invece collaboro
all organizzazione del Museo e della biblioteca . £ comprensibile che piu

sono essere trattati singoli della nostra Fisica ; il 102 un edizione delle Stork degli
animali in nove libri ; 142-143 ( forse interpolati ) le Categorie e il De interpretation.
254
DIOG. LAERT. V 52 xa 84 (3t (3>ia 7ravTa 'Nr)Xei. La biblioteca comprendeva
anche i libri di Speusippo, si veda sopra , p. 16.
235
Si veda sotto, pp. 500-501.
236
Stratone e Licone menzionano nei testamenti i loro libri ( V 62 e V 73 ).
237
Si pub trovare la motivazione di tutto cio nel mio saggio sopra citato Ariston
or Hermippus. Sulle indicazioni sticometriche e sul numero dei libri elencati cfr . sopra,
p. 34 .
48 ARISTOTELE

tardi il Filadelfo facesse di tutto per acquistare per la biblioteca quanti


piu scritti di Aristotele poteva . Nell anno 47 a .C. la maggior parte dei I
libri della biblioteca di Alessandria ando perduta in un incendio . Cesarej
aveva l intenzione di imbarcare i libri per spedirli a Roma ; essi si tro-
vavano gia imballati in cesti nel porto, quando scoppio la nota rivolta
in cui quarantamila rotoli di papiro furono distrutti dalle fiamme.23 An-
che dopo questa catastrofe ci si potevano ancora procurare esemplari delle
opere di Aristotele in altre biblioteche, ma quando i commentatori, nel '
primo secolo d .C., cominciarono il loro lavoro, la fonte pressoche unica ;
per lo studio di Aristotele era l edizione pubblicata a Roma da Andronico .
Attraverso Eudemo molte opere aristoteliche giunsero a Rodi. An-
che Prassifane , uno scolaro di Teofrasto, era rodio; piu tardi a Rodi tro-
viamo Ieronimo, Panezio e Posidonio, che nelle loro opere mostrano si-
cura conoscenza di Aristotele. I frammenti degli Stoici mostrano che essi
conoscevano le teorie aristoteliche sull etica e sulla filosofia naturale ;
come fonti essi avevano a loro disposizione senza dubbio i dialoghi,
l etica e l opera dossografica di Teofrasto. Nei frammenti pervenuti non
ho pero potuto trovare alcun riferimento letterale alle opere di scuola di
Aristotele . Ancora al tempo di Cicerone Aristotele non era molto let to.239
Il primo greco che lo annovera espressamente fra i grandi filosofi e Dio-
nisio di Alicarnasso,240 nel quale troviamo anche per la prima volta una
citazione aristotelica che rimanda all edizione romana di Andronico.241
All inizio del primo secolo a .C., Atene fu teatro di avvenimenti che
dovevano assumere un significato decisivo per la storia dell aristotelismo:
in questi avvenimenti ebbe un ruolo importante un uomo a nome Apelli-
cone.242 Costui era nato a Teo, ma era cittadino ateniese, e si uni piu tardi
ad Atenione, un Cola di Rienzo ateniese, che indusse Atene a una lega
con Mi tridate per combattere sotto la sua guida i Romani. Apellicone era

238
DIONE CASSIO 42, 38 T<X;< dnoQypcaq . . . TCOV pipXtcov TrXefaxcov 83) y.cd apurrcov,
&Q tpaat , yevop£vcov xauIHjvat , SENECA, De tranqu. 9, 5 quadraginta rnilia librorum
arserunt.
239
CICERONE, Top. 3 qui ab ipsis philosophis praeter admodum paucos ignora-
retur. Nel mio saggio Notes on the transmission , 61-62, si trova una lista di piu di
una dozzina di scrittori di eta ellenistica che mostrano di conoscere VHistoria anima -
lium e gli Zoika ; la maggior parte di essi utilizza pero verosimilmente soltanto l epitome
di Aristofane , cfr. sotto, p. 577.
2,0
In De compos , verb. 24, II 189 USENER-RADERMACHER , enumerando gli
uomini piu celebri nei diversi campi , Dionisio scrive: qxXomScpcav Sk xocr Ep.3)v S6?av
A-r) 6 y. pn6 q TE xal IlXarcov xal AptaTOTEXT)?. Questo passo e stato scritto dopo il
20 a .C.; le parole y.ax ep.3)v 86?av indicano, per quanto a me sembra, che i filosofi
rappresentano il suo personale contributo alia lista altrimenti tradizionale.
291
De compos, verb. 198, II 126 USENER RADERMACHER ed Ep. ad Amm. 8, I
266 USENER-RADERMACHER : EV r5j Tplrfi pupXca TCOV TE/VCOV.
2,2
II materiale in DURING, Biogr . trad ., 382-395; illustrazione un poco roman-
zesca in J. BIDEZ , Un singulier naufrage litteraire dans I' antiquite , Bruxelles 1943. Atten-
dibile e ancora meritevole d esser letto e A . STAHR, Aristotelia I-II , Halle 1832.
INTRODUZIONE 49

un uomo ricco, e aveva interessi spirituals bibliofilo piuttosto che filosofo,


come attesta Strabone.243 Come un odierno amatore va alia ricerca di
incunaboli, cost egli cercava di procurarsi il maggior numero possibile di
manoscritti antichi, e giunse fino a rubare dall archivio pubblico ateniese
gli originali degli antichi deliberati popolari;244 il suo delitto fu scoperto,
ed egli dovette temporaneamente abbandonare Atene. In qualche modo
gli era giunto alle orecchie che gli eredi di Neleo a Scepsi possedevano
ancora i manoscritti provenienti dalla biblioteca di Teofrasto, e che le
autorita di Pergamo, sotto il cui potere si trovava Scepsi, avevano cercato
di ottenere la preziosa raccolta per la propria biblioteca . Egli compro ad
un prezzo elevato i libri e se li porto ad Atene. Strabone annota : « Ne '
fece fare nuove copie, e cerco di rivedere i guasti, operazione in cui non
sempre reintegro felicemente i testi, pubblicando cost i libri pieni di
errori » .245 £ chiaro che era fiero della sua scoperta ; non so se sia un
puro caso che una moneta d argento da lui coniata porti impresso accanto
al suo anche il nome di un Aristotele.246 £ da supporre che egli mise que-
gli scritti a disposizione del circolo peripatetico di Antioco. Nelle carte
di Aristotele trovo anche del materiale per un libro sui rapporti di Ari-
stotele con il suo amico Ermia di Atarneo.247 Poiche in questo suo scritto
si volgeva contro l opinione allora corrente, e rappresentava esattamente
il rapporto tra Aristotele ed Ermia , egli deve aver scoperto, nel ritrova-
mento di Scepsi, materiale fino ad allora sconosciuto.
Quando, durante la prima guerra contro Mitridate, gli Ateniesi pre-
sero le armi contro i Romani , e probabile che Apellicone ricoprisse un
posto di comando; pochi anni prima era stato infatti stratego. Nell anno
86, dopo un lungo assedio, Silla conquisto Atene. Apellicone cadde, e
nell immenso bottino di libri ed opere d arte, che Silla porto a Roma , si
trovava anche la sua biblioteca .
Un altro romano famoso porto ugualmente libri a Roma , e cioe Lu -
cullo ;248 era questo un grande filelleno, e quando ad Amiso fece prigionie-
213
XIII 1 , 54 = T 66b in Biogr . trad . 91X631(3X0? paXXov r) 91X60090?.
, Athen ',
21
. V 214e = F .Gr . Hist . II A 248 = T 66 : xa x ex xou Mvjxpcoou xcov
7raXatcov aux6ypa9a i)«)9 Ujpdxcov o9aipo6pevo? exxaxo .
235
Puo essere che egli facesse preparare delle copie, ma non possiamo pensare a
un « edizione » . Apellicone era appunto soltanto un dilettante. Si deve essere diffidenti
verso gli abbellimenti nella relazione di Strabone.
246
ATteXXixtov ApiaxoxeXr;? ; si veda E . BEULE, Les monnaies d Athenes , 1858 ,
210, e inoltre A . FRIEDLANDER in « Sallets Zeitschrift fur Numismatik » 11, 1884, 49 .
Probabilmente questo Aristotele era il suo collega d ufficio, ma si puo pur sempre par-
lare di una notevole coincidenza .
247
ARISTOCLE presso Euseb. Praep . ev . XV 2, 13 : 793b : 7repl pev o5v 'Epplou
xal XT) ? ApioxoxeXou? Trpo? auxov 9 tXla? = Biogr . trad . , 375 .
248
PLUT. Lucullus 42 <T7rou8 ? 8 xal Xoyou xa 7repl xrjv xcov Pi Xicov xaxao-
xeufjv . xai yap jroXXa xal yeypappeva xaXco? ouv ye , r: xe ypyot? 7) v 9 iXoxipoxepa
xrj? xxf ]osco?, avetp6vcov TTaaL xctiv pi[jX:ot)r xcov xal xcov jrepl auxa? Treporaxtov xal
(

CTXoXaoxYjplcov <£xcoX6x<o? urroSexopevcov xou? ''EXXrjva? . Cicerone ricorda i loro in-


50 ARISTOTELE

ro il dotto Tirannione lo tratto con ogni benevolenza. Tirannione ando


insieme con lui a Roma , e qui divenne un uomo molto in vista. Si
24

interesso delle grandi raccolte di libri predate, fu molto attivo come con-
sigliere dei notabili romani, e mise insieme di persona una biblioteca di
trentamila rotoli. Valendosi dell esperienza di lui, Attico comincio la sua
attivita di editore. Cicerone menziona spesso Tirannione, la prima volta
nel 59, l ultima nel 46 ; in questo periodo egli conobbe per suo tramite
almeno qualcuna delle opere di scuola di Aristotele. In anni precedenti
aveva parlato dell aureo fluire della prosa aristotelica , espressione con la
quale indicava la lingua dei dialoghi. Pero nel 45 Cicerone scrive nel suo
Hortensius: ° « Bisogna applicare l ingegno molto attentamente quando
si legge e si interpreta Aristotele » ; aveva ora fatto la conoscenza delle
opere didattiche.
£ possibile che Tirannione concepisse il progetto di pubblicare le
opere di scuola di Aristotele, pero di fatto non sappiamo nulla di una
sua edizione ; che egli conoscesse queste opere e certo, ed e anche natu -
rale che abbia stimolato il suo scolaro Andronico ad attuare il suo pro¬
getto. Il figlio di Silla mori nel 46, e da quel momento in poi la grande
biblioteca passo in custodia a Tirannione. Nel circolo di persone colte
che conosciamo attraverso la corrispondenza di Cicerone si ammirava
Aristotele come il maggior filosofo del passato accanto a Platone; Attico
aveva una sua statua nello studio. Sullo sfondo di questa incipiente ri-
nascita di Aristotele dobbiamo vedere l opera di Andronico: con lui in-
fatti ci troviamo ad una svolta decisiva nella storia dell aristotelismo,
perche fu lui con la sua edizione ad aprire alia posterita l accesso ad
Aristotele.
Anche su Andronico esiste una fable convenue . egli sarebbe stato
'

l undicesimo caposcuola del Peripato in Atene,251 il che sicuramente non


e vero. Delle circostanze della sua vita non sappiamo quasi nulla: pero
su un punto la tradizione in nostro possesso e unanime: egli godeva di

.
contri in Acad ( Luc. ) 48, 148, e in De fin. IIP, 7 racconta di una visita alia biblioteca
di Lucullo, allora gia scomparso: commentarios quosdam Aristotelios, quos hie sciebam
esse, vent ut auferrem quos legerem dum essem otiosus. Nel 55 scrive ad Attico, IV
10: ego hie pascor bibliotheca Fausti. Cicerone ha dunque trovato in entrambe le biblio-
teche delle opere di Aristotele.
2,9
II materiale concernente Tirannione e Andronico in DURING, Biogr. trad.,
412-425.
252
In Nonio 264, 15: tnagna etiam animi contentio adhibenda est explicando Ari ¬

stotele si legas.
251
Quasi tutto cio che si legge su Andronico deriva dalla dissertazione di F.
LITTIG, Andronikos von Rhodos , Monaco 1890, seguita da due brevi saggi ( Erlangen
1894-1895 ). Si veda per questo K.O. BRINK in RE Suppl . VII . Molto pregevole e il
lavoro di M. PLEZIA, De Andronici Rhodii studiis Aristotelicis , in « Polska Ak . Archi-
wum filologiczne » N. 20, Krakow 1946. Tutto il materiale e raccolto in DURING,
Biogr. trad., 412-425. L unico appiglio per lo scolarcato di Andronico e una notizia del
neoplatonico Elia, notoriamente inattendibile, In Cat. 113, 17 = T 75p in Biogr. trad.
INTR®DU 210NE 51

grande reputazione come dotto scrupoloso. Era stato educato a Rodi,


dove evidentemente sopravviveva ancora qualche cosa della tradizione
aristotelica che risaliva a Eudemo.252 Fu dunque una delle rare e felici .
coincidenze della storia che questo dotto, educato in una tradizione ari ¬
stotelica, avesse la sorte di trovare a Roma una biblioteca in cui fra gli
altri libri v erano anche gli scritti di scuola di Aristotele; i manoscritti
originali di Aristotele e di Teofrasto, che provenivano dalla scoperta di
Scepsi, furono certamente di grande importanza per il suo lavoro di edi-
tore. Gli studiosi odierni considerano con molta diffidenza la storia della
scoperta di Scepsi: si ritiene infatti quasi impensabile che Andronico,
trecento anni dopo la morte di Aristotele, abbia potuto avere accesso ai
suoi manoscritti originali. Eppure, come si potrebbe spiegare in altro
modo il fatto singolare che questi scritti si sono tramandati nella forma
in cui li possediamo, con tutte le piccole aggiunte, ineguaglianze ed in-
concinnita d altro tipo ? I dati di fatto fondamentali sono d altronde bene
attestati: Teofrasto lascio senza dubbio i libri in eredita a Neleo ; Apelli-
cone e un personaggio storico; il fatto che egli trovo fra le carte di Ari¬
stotele materiale inedito riguardante Ermia prova che aveva effettivamen-
te comprato i manoscritti; Cicerone attesta che Silla porto a Roma fra
l altro anche opere di Aristotele, e non c e in realta alcun fondamento
per dubitare della notizia che egli si impadroni anche della biblioteca di
Apellicone. Se si respinge questa tradizione, bisogna allora immaginare
un altra persona , del tutto sconosciuta , la quale avrebbe saputo curare
l edizione dei manoscritti originali di Aristotele con altrettanto rispetto
quanto Andronico. Inoltre bisogna ancora spiegare il fatto straordinario
che di molti scritti didattici non si trova assolutamente alcuna traccia pri-
ma di Andronico, ne nel catalogo alessandrino delle opere, ne nella tra ¬
dizione dossografica , e neanche in forma di citazioni o di allusioni. Come
e poi naturale, Andronico, oltre al materiale scoperto a Scepsi, ne aveva
anche altro a disposizione; cio che Cicerone, per esempio, ci racconta della
sua visita alia biblioteca di Lucullo prova che anche in essa si trovavano
delle opere di Aristotele, opere quindi provenienti dalle biblioteche del-
l Asia minore. La parola commentaries sta a indicare che egli parla ap-
punto di scritti di scuola , con ogni probability dei Topici ; la redazione
di quest opera era stata curata da Aristotele stesso, ed e percio possi-
bilissimo che gia molto presto se ne fossero diffuse delle copie. Nel bot-
tino di guerra proveniente da Atene e dall Asia minore Andronico trovo
sicuramente anche copie di altre opere di scuola, di cui sappiamo che
erano conosciute in eta ellenistica ; e anche possibile che abbia portato
con se da Rodi dei testi, i quali risalivano originariamente alle copie di
Eudemo. Certo, non bisognerebbe attribuire alia scoperta di Scepsi una

2:2
Nell introduzione alia sua edizione Andronico da notizia della corrispondenza
fra Eudemo e Teofrasto a proposito della Fisica di Aristotele: Simpl. in Phys. 923,
7-11 = T 75m in Biogr. trad. = Eudemo , fr . 6 WEHRLI.
52 ARISTOTELE

importanza cost enorme come ha fatto E. Bignone, ma e ugualmente


ingiusto svilirne il significato.
Cicerone non sa nulla di Andronico; evidentemente l arrivo a Roma
di costui e posteriore alia morte di Cicerone.251 L edizione deve essere
stata approntata piu o meno fra il 40 e il 20 a .C. Come ho gia accennato
sopra , la prima citazione di essa si trova nell opera di Dionisio di Alicar-
nasso, il quale fu attivo in Roma come scrittore dopo il 30 a .C. Quando
parliamo di un « edizione », non dobbiamo pero intendere il termine in
senso troppo moderno; si trattava infatti di una raccolta di opere dotte
e difficilmente accessibili, redatte in una lingua che allora era qualcosa di
mostruoso; probabilmente fu preparato solo un esiguo numero di copie.
£ cosa notoria che Roma , dai tempi di Attico in poi, divenne un centro
di editoria, e quindi e senz altro possibile che siano state fatte copie della
edizione di Andronico per Atene ed Alessandria e le grandi biblioteche
dell Asia minore. Il rapido aumento del numero dei commentatori dimo-
stra che l edizione fu conosciuta entro breve tempo. Purtroppo, cio ebbe
la conseguenza che quelle che erano nei tempi precedenti le fonti prin-
cipali per la conoscenza di Aristotele, cioe i dialoghi, caddero in oblio.
La testimonianza piu importante sull edizione romana si trova in
Porfirio. Quando costui dovette ordinare e pubblicare gli scritti del suo
maestro Plotino, si trovo di fronte ad un compito simile a quello di An¬
dronico. Il suo materiale si presentava come una serie di manoscritti di
lezioni prive di titolo ; egli dunque prese a modello Andronico, la cui
edizione di Aristotele gli era ben nota. Di Andronico ci dice questo:
« Egli riuni i testi concernenti lo stesso tema , in modo che formassero
un opera , e divise cosi in libri ( pragmateiai ) gli scritti di Aristotele e Teo-
frasto ».254 L ordinamento materiale degli scritti del nostro Corpus Aristo-
telicum risale cosi ad Andronico; questi scrisse anche un introduzione alia
sua edizione,255 in cui discuteva la disposizione della materia . A fonda-
mento della sua attivita di editore sta una concezione della filosofia ari-
stotelica che fondamentalmente non e aristotelica , bensi schiettamente
ellenistica . Egli si aspettava cioe di ritrovare in Aristotele cio che era
2U
Strabone giunse a Roma circa il 40 a .C. Insieme con Andronico e lo scolaro
e collaboratore di questi Boeto ascolto lezioni di Tirannione. Noi comprendiamo percio
per quale ragione era cosi bene informato sulla scoperta di Scepsi. Le notizie di Plutarco
) iaxa Eaxopixa di Strabone.
nella vita di Silla risalgono agli u 7ro|ivf |
254
Vita Plot . 24, 6-11 6 St xa ApiaxoxeXou? xal ©soippaaxou el? TtpaypiaxeEa?
SteiXe xa? oExeia ? tic, xauxiiv auvayayuv. Se interpretiamo alia lettera il .se-
guente ofixu Srh Porfirio intende dire allora che Andronico ordino le opere secondo
il loro contenuto; cfr. Biogr. trad ., 415.
255
Porfirio la cita come AtaEpeai? xiiv ApiaxoxeXtxuv auyypaijt.ijt.dxuv , poiche
a lui interessa il principio dell ordinamento delle opere; Simplicio parla di uno scritto
Ilepl * Aptaxox£ Xou? pifUXtuv , Gellio dice Liber Andronici philosophi. Secondo la Vita
Marciana , che risale a Tolemeo-el Garib, il libro di Andronico conteneva i 7uvaxe?,
cioe il catalogo delle opere, e il testamento. Nessuna fonte antica fa menzione di una
biografia, e il nome di Andronico non e mai citato in relazione a una notizia biografica .
INTRODUZIONE 53

tipico della filosofia del tempo suo : un sistema filosofico unitario . Si


comprende che cosa significhi questo, se si tiene presente che Aristotele
non scrisse mai un manuale o un trattato concluso, nel senso moderno,
ed in se coerente ; la letteratura di scuola consta di lezioni piu o meno
lunghe o di promemoria .258 Per Aristotele la parola pragmateia indica un
campo del sapere ed un attivita intellettuale,157 per Strabone e Andro-
258

nico un libro; Andronico dunque riuni le lezioni aristoteliche in pragma-


teiai. L opinione che la Metafisica , la Fisica e cosf via siano delle « opere »
e pero purtroppo ancora sempre dominante, malgrado le nuove prospet-
tive aperte dalle ricerche di W . Jaeger . Andronico e anche l autore di
alcuni titoli ancor oggi in uso ed e colui che, senza sospettarlo, con uno
di essi dono alia storia della scienza europea una parola ricca di conte-
nuto : metafisica.
25

Con la sua edizione Andronico offri un immagine nuova di Aristotele


come filosofo. Fondamentalmente Aristotele era un pensatore problema-
tico e un creatore di metodi ; aveva certo una forte tendenza sistematica ,
ma cio a cui tendeva era una sistematica dei problemi: cercava cioe sem ¬
pre di inquadrare il problema particolare in un ambito piu vasto. Anche
nell analisi e nella classificazione delle osservazioni e dei dati di espe-
rienza all interno di diversi campi della scienza tendeva sempre a una
costruzione di pensiero logicamente ineccepibile.260 Nell esposizione di ri-
sultati gia conseguiti non di rado impiega il metodo deduttivo ; nelle
parti della sua opera di questo tenore, per esempio nel De caelo , la sua
esposizione suscita un impressione di dogmatismo.241 Ma nella maggior
parte dei casi egli conduce una ricerca e considera i pro e i contro in un
incessante dialogo con se stesso . Era fondamentalmente convinto del fatto ' x.
che i diversi campi della scienza richiedono diversi metodi , e che per ,
conseguenza lo scienziato deve sempre ricercare nuovi principi ( archai ).
Questa varieta delle archai e un essenziale caratteristica della filosofia ari-
stotelica, ed e quindi assolutamente impossibile trovare in Aristotele un
sistema concluso, se si intende con questo termine una filosofia che espon-
ga un edificio dottrinale ben connesso e fondato su un concetto di unita .
In realta, fu Andronico a fondare con la sua edizione la credenza
che Aristotele avesse voluto costruire un compiuto sistema filosofico ;282
256
pi&o&ot e u 7tO ( j.v ( j.aTa .
252
Si veda il lavoro di F. DIRLMEIER citato sopra ( a p. 43 ) ; inoltre sotto, p. 308.
251
I 2, 2 fj £x&o$euja TtpaypaTEia.
259
Si veda sotto, p. 665.
M
F. Solmsen parla percio con ragione del suo « sistema del mondo fisico ». A
volte si riscontra in lui una certa tendenza al sistematismo ; si veda sotto, pp. 236-237,
263, 432, 633.
261
II parallelo piu noto in Platone e il Fedro 245d-246a , a proposito dell immor-
talita dell anima.
242
I commentatori della tarda antichita considerano cosa owia che la filosofia di
Aristotele forma un sistema concluso: Simpl. In Cat . 6, 9 f ) fel plav T<OV Ttavxcov
-
ip / f )V avaSpopf ) .
54 ARISTOTELE

e per l influenza della magistrale presentazione di Eduard Zeller questa


convinzione continuo a prevalere ancora fino agli inizi del nostro secolo.
Andronico ordino sistematicamente gli scritti aristotelici, come ci testi-
monia Porfirio, ponendo al primo posto le opere di logica con il titolo,
forse inventato da lui, di Organon , cioe « strumento della scienza ». Inol-
tre assunse da Antioco l idea , che poi sviluppo ulteriormente, che Aristo-
tele negli scritti di scuola avesse esposto teorie diverse da quelle con-
243
tenute negli scritti destinati alia pubblicazione; veramente Antioco ave-
244
va soltanto rilevato la differenza di stile fra le opere di etica ed i dia-
loghi; ora , Andronico identified gli exoterikoi logoi con i dialoghi, e ri-
tenne che solo gli scritti « acroamatici » fossero le fonti della vera filoso-
fia di Aristotele. C e in questa impostazione un granello di verita, in
quanto nei dialoghi Aristotele permette che si esprimano le piu diverse
vedute, mentre nei corsi parlava sempre soltanto lui.245 Nelle scuole neo-
platoniche della tarda antichita si interpretava questo fatto nei senso che
Aristotele avesse esposto negli scritti di scuola una dottrina esoterica,
vale a dire una dottrina occulta riservata alia sua propria scuola . Gli stu-
diosi del nostro tempo che sostengono la tesi che Aristotele nei Protrettico
e nei dialoghi espose un « altra » filosofia ,244 hanno ridato vita alle opinioni
di Antioco e di Andronico, e le hanno riempite di un contenuto nuovo.
L edizione di Andronico segna l inizio delTaristotelismo; per la pri-
ma volta , circa trecento anni dopo la sua morte, le opere di Aristotele
erano accessibili in una forma che consentiva una visione complessiva del ¬

la sua filosofia. Nell interpretazione di questi scritti ci si trovo pero subito


di fronte a grosse difficolta : non e era stata una continuita come nella
scuola platonica ; gli scritti erano redatti in una lingua e in uno stile a
cui, in quel tempo, si era completamente estranei. Per soddisfare le esi-
genze del tempo, inoltre, la filosofia di Aristotele doveva essere trasposta
in un esposizione sistematica, perche ci si interessava innanzi tutto al
contenuto dottrinale e non all impostazione dei problemi ed alia loro
discussione come tali. Fu quindi compito naturale della generazione suc-
cessiva divulgare Aristotele mediante parafrasi e spiegarlo per mezzo di
commentari.247

La singolarita delle 106 opere aristoteliche dipende dal fatto che,


come s e gia detto, esse sono nate da una situazione storica incomparabile,
che noi conosciamo gia nei suoi tratti principali. Costituiscono il risultato

263
Cfr. la notizia di Cicerone , De fin. V 4, 10-14, Biogr. trad ., 426-428.
264
Quando Cicerone parla di E torepixol Xoyoi, conosce soltanto i passi delle
opere di etica in cui ricorre questa espressione.
Alessandro dice T&V I'SIOV ay.oniv , si veda sotto, p. 626.
266
« In ogni caso l eterodossia di questi scritti e un fatto incontestabile » : cost
scrive JAEGER , Aristoteles , 35.
247
Si veda a questo proposito il mio saggio Von Aristoteles bis Leibniz , in « An-
tike und Abendland » 4, 1954, 118-154.
INTRODUZIONE 55

di un attivita di studioso e di professore durata oltre quarant anni. Ri-


sulta chiaro fin da principio che noi potremo comprendere meglio Aristo-
tele se riusciremo a ricollocare le sue opere nella situazione in cui egli si
trovava ; e quando dico « situazione » intendo in parte le circostanze ester-
ne, in parte le fasi del suo sviluppo filosofico. Non occorreranno molte pa ¬
role per dimostrare che la conoscenza delle circostanze esterne puo con-
tribuire alia nostra comprensione: la situazione dell Accademia spiega il
concentrarsi di Aristotele su controversie interne all Accademia in certi
scritti e 1 aspra polemica contro gli accademici contemporanei; l incontro
con Teofrasto fu decisivo per la nuova direzione assunta dalle sue ricerche
al tempo dei viaggi; il soggiorno sullo stretto presso Pirra gli diede l op-
portunita di compiere ricerche sui piccoli animali marini ; il lavoro sugli
elenchi dei vincitori dei giochi presuppone un soggiorno a Delfi.
Se possedessimo del materiale d informazione consistente anche per
il suo sviluppo filosofico, ad esempio dichiarazioni dei suoi contemporanei
e dei suoi scolari Eudemo e Teofrasto, esso potrebbe avere grande valore.
Non disponiamo pero di alcuna documentazione di questo genere. £ per-
cio di difficilissima soluzione il problema se il suo sviluppo spirituale si
rifletta nei suoi scritti in un qualsiasi modo a noi comprensibile.2 Chi si
accinge al tentativo di determinate la cronologia relativa delle opere di i
Aristotele e continuamente costretto ad assumere come base di prova i
quella che e la proposizione ancora tutta da dimostrare ; se, malgrado cio, :
io compio questo tentativo, e perche sono convinto che un ipotesi di
lavoro sulla successione cronologica delle sue opere costituisce un pre-
supposto necessario per l interpretazione particolare dei trattati. Senza
una simile ipotesi di lavoro e impossibile seguire il pensiero aristotelico
nel suo incessante movimento e partendo dalla posizione del problema
a lui peculiare. Non si possono collocare semplicemente l una accanto al-
l altra proposizioni tratte da opere diverse e inserite in un diverso con-
testo di argomentazioni; prima di paragonarle, bisogna aver formulato
un giudizio sul contesto argomentativo e sullo spostamento che di volta
in volta subisce la sua posizione filosofica . Succede cioe spesso che l ar-
gomentazione di Aristotele si dimostri conseguente e solida soltanto quan¬
do si tenga presente la situazione filosofica a cui essa e relativa; e questo
vale anche per la sua terminologia .26 Se invece si sceglie come punto di
riferimento un presunto sistema o una terminologia che si presume uni-
versalmente valida , allora si incontrano contraddizioni e incoerenze di

* Nelle sue interessanti osservazioni sulle tesi fondamentali degli studi aristote-
lici W . WIELAND ( Die aristotelische Physik , 19-41 ) conclude: « e difficile trovare u n ) x
pensatore per il quale l idea di sviluppo contribuisca cos poco alia comprensione del I
pensiero come e appunto il caso di Aristotele » . Io non sottoscriverei questo giudizio. <
Lo sviluppo filosofico del pensiero di Platone fra il Menone e il Sofista ci aiuta a inten-
dere meglio entrambi i dialoghi . Un rapporto fondamentalmente affine esiste fra le piu
antiche illustrazioni del concetto di otWa e la piu matura esposizione in ZH@ .
269
Esempio tipico: Phys . I 9 .
56 ARISTOTELE

ogni genere. Aristotele non aveva , per l appunto, un sistema stabilito una
volta per tutte, e spesso creava la sua terminologia nel corso della discus-
sione del problema in questione. « Una proposizione aristotelica af -
ferma con ragione W. Wieland 270 e essenzialmente sempre la rlsposta
a una determinata domanda » .
Un ipotesi sulla cronologia relativa non e dunque fine a se stessa,
ma e piuttosto uno strumento che coopera all interpretazione dei singoli
scritti ; il suo valore si dimostra in quanto fa buona prova all atto pratico
e spiega quei fatti in considerazione dei quali e stata formulata.
Ci sono poche dichiarazioni nelle opere di Aristotele che ci offrono
dei punti di riferimento esterni per una cronologia :
De caelo: dopo il 357 ; si veda a p. 396.
Meteorologica I-III nell attuale stesura: dopo il 341/ 0 e prima della spedizione
di Alessandro; si veda a p. 401.
Magna Moralia nell attuale stesura: dopo il 341/0; si veda alle pp. 499-500.
Polit. V: dopo la morte di Filippo nell anno 336; si veda a p. 536.
Retorica I-II e Retorica III sono stati rivisti durante il secondo periodo ateniese ;
si veda alle pp. 143-145, 147.
Alla storia dei giochi Pitici Aristotele lavoro negli anni trenta; si veda a p. 150.
Se e lui 1 autore della Costituzione di Atene , cosa per altro non sicura, allora lavoro
ad essa dopo il 328.
I nomi di luogo presenti nell Historia animalium indicano che nel periodo dei
viaggi Aristotele si occupava di ricerche zoologiche; si veda a p. 574 .
-
II Grillo. poco dopo il 362; si veda a p. 461; 1 Eudemo : dopo il 354; si veda a
p. 628; il Protrettico : circa il 351; si veda a p. 459.

Abbiamo dei punti di riferimento relativamente oggettivi nei rinvii


interni di vario genere e nelle sintesi riassuntive, per esempio nell epilogo
dei Topici e in quello dell' Etica Nicomachea , oppure nel proemio della
Meteorologia. L importanza di queste indicazioni in vista della cronologia
relativa risulta pero diminuita dal fatto che soltanto mediante considera-
zioni soggettive si puo decidere se un rimando appartiene alia prima re-
dazione dell opera, oppure se e stato introdotto successivamente per motivi
pedagogici. Nel primo caso, il conferenziere si riferisce nella situazione at -
tuale a qualcosa che ha effettivamente detto prima, oppure rimanda a una
ricerca che in quel momento egli ha progettato, ma non ancora realmente
effettuato. Nel secondo caso, invece , si riferisce a qualcosa che e da collo-
care prima o dopo all interno di un esposizione sistematica ; in questo caso
il rinvio non puo essere utilizzato come criterio per una cronologia rela ¬

tiva . Se i rimandi sono sintatticamente bene ancorati al contesto e col-


legati all argomentazione, sono allora quasi sempre sussidi attendibili per
la costituzione della cronologia relativa ; se invece sono costituiti da pro-
posizioni indipendenti dal contesto, sono in generale privi di valore per
questo fine.271 Il fatto poi che i confini tra rinvii « originali » e « pedago ¬

gici » sono fluttuanti introduce inevitabilmente nel giudizio un elemento


270
Die arist . Physik , 32.
271
Esempio tipico: De int . 16a 8-9.
INTRODUZIONE 57

soggettivo. David Ross m ha mostrato nelle introduzioni ai suoi commen-


tari come i rimandi possano essere intelligentemente sfruttati per la col-
locazione di un opera entro una cronologia relativa .
AlPinterno del pensiero di Aristotele lo sviluppo e palese ; quando
per esempio si paragonano i Topici e il primo libro della Fisica con tre
opere come De motu animalium , Gamma e De generatione animalium ,
non si puo fare a meno di costatare lo sviluppo filosofico. Si possono certo
caratterizzare sommariamente questi progressi valendosi di adatte meta-
fore, parlando, ad esempio, di orizzonte ampliato, approfondimento di
prospettive, orchestrazione piu ricca , oppure ponendo in rilievo la mag-
gior acutezza e chiarezza delle distinzioni , la piu articolata motivazione
delle proprie idee, o l affinamento delle strutture del pensiero; ma e
soltanto nella discussione dei singoli problemi degli scritti che le con-
siderazioni svolte dal punto di vista dello sviluppo storico acquistano la
loro piena validita . Nei capitoli che seguono si cerchera costantemente di
discutere il contenuto, la terminologia, lo stile e il tono dell esposizione
in ciascuna delle 106 opere sullo sfondo dello sviluppo filosofico di Ari¬
stotele.
Desidero ricordare a questo proposito che alcune idee fondamentali
della sua concezione si trovano gia nei Topici ; Aristotele aveva gia re-
spinto la teoria delle idee e formulato la dottrina delle categorie e il
suo concetto di ousia ; aveva abbandonato la concezione platonica del
movimento autonomo; nei processi naturali non domina il « fattore in-
calcolabile » di Platone, ma piuttosto l ordine; il telos costituisce in ogni
singolo caso l ottimo e cio in vista di cui accade tutto il res to.713 Per gli
uomini non esiste un bene universale, ma e buono cio che sceglie l uomo
moralmente eccellente. Gia questi pochi tratti essenziali sono sufficien-
ti a stabilire che il giovane Aristotele fin da principio assunse nei con ¬
front di Platone una posizione antagonistica . Cio che conta non e che
egli nell uno o nell altro problema specifico critichi Platone, bensi che nei
suo atteggiamento di fondo, nei suo programma di ricerca e nella sua
metodologia fin da principio si orienti cosf diversamente. Questo non gli
222
Nei saggio The development of Aristotle s thought , in Aristotle and Plato in
the mid- fourth century , 16, il Ross scrive: « lo studio dello sviluppo della filosofia di
Aristotele deve dipendere in larga misura dalla tesi che si assuma circa la cronologia
relativa delle sue varie opere; e c e una via per studiare questo problema che non e
mai stata seguita risolutamente. Si possono cioe studiare i riferimenti di un libro a un
altro. Sarebbe questo un lungo lavoro, poiche i riferimenti sono molto numerosi; e
potrebbe essere un lavoro vano ; ma varrebbe certo la pena di affrontarlo, e se dovessi
vivere abbastanza a lungo sarei incline a provarmici ; e senz altro possibile che ne
risulti un chiaro ordine delle diverse opere, e percio delle idee in esse espresse ».
Come non si debba impiegare questo sussidio mostra il lavoro di P. THIELSCHER, Die
relative Chronologie der erhaltenen Schriften des Aristoteles nach den bestimmten
Selbstzitaten , « Philologus » 97, 1948, 229-265.
273
VI 8, 146b 10.
274
III 1, 116a 14 e piu volte.
58 ARISTOTELE

impedisce, certo, di assumere da Platone e di introdurre nella sua filoso-


fia sia contenuti che strutture di pensiero. Secondo la mia ipotesi di la-
voro, Aristotele si pose dapprincipio in forte contrasto con Platone, e fece
di tutto per sottolineare quanto piu possibile la sua distanza da questi,
talvolta non senza asprezza ; la polemica a tratti violenta, pero, e nello
stesso tempo espressione di una certa intima insicurezza del giovane.
Quanto piu sicuro Aristotele diviene, e quanto piu precisamente ha chia-
rito il suo punto di vista, tanto piu pacato si fa il suo giudizio sulle idee
dell avversario: la cosa si puo notare anche nello stile e nel tono. Rag-
giunta la sua maturita di pensatore, riconosce pienamente la grandezza di
Platone; l ontologia da lui delineata inJT Z H © segna in certo modo un
ritorno all impostazione platonica ; tuttavia la sua speculazione sul pro-
blema dell esistenza non costituisce assolutamente un ritorno alle tesi pla-
toniche. Nella conclusione dell Etica Nicomachea l influenza spirituale di
Platone e piu forte che in qualsiasi altra opera ; e quando, all inizio di
questo corso sull etica , parla per l ultima volta dell idea del Bene, si in ¬
china alia memoria di Platone: senza pero modificare le sue vedute.
Non si puo ricondurre nei limiti di una formula il suo rapporto con
Platone; si puo soltanto dire che quasi tutto cio che Platone aveva detto
nelle sue opere e continuamente presente al suo pensiero. I cardini della
filosofia platonica sono la filosofia dell eidos , la teoria del bene come fine
della natura, la concezione della preminenza dell intelligibile, e la fede
nella trascendenza ed immortalita del nous , ebbene, malgrado le grandi
differenze nella formulazione, nella motivazione filosofica e nella sua ar-
gomentazione, anche Aristotele edifica su questi fondamenti la sua filo¬
sofia . Secondo la sua teoria delle idee, gli eide non realizzati hanno una
esistenza solo potenziale, ed egli tiene moltissimo a stabilire che essi
non esistono « separatamente » , chorista ; pero in realta anche i suoi eide
sono modelli immateriali, eterni ed esistenti in natura.275 Ripensando, co¬
me successore di Platone, la sua filosofia , Aristotele ne amplia l orizzonte
e le conferisce una nuova dimensione. L influenza esterna di Platone e
piu forte nei primi scritti e nel Protrettico , steso in forma popolare, il
che si avverte immediatamente nel linguaggio: ne deve stupire che Ari¬
stotele agli inizi dipendesse in alto grado dal linguaggio tecnico della
scuola. Mi sembra pero molto piu notevole la prontezza e la rapidita con
cui egli si creo una sua propria terminologia . E non bisogna del resto
ammettere senz altro che egli pensasse in termini platonici solo perche
si esprimeva in termini platonici.277 All’influenza esterna di Platone si puo

275

si veda sotto, p. 284.


-
Cfr. Teeteto 176e, Parmenide 132d <&arap 7rapaSEiy( j.aTa Javavat EV rij <puaEt ,
276
I Topici sono nella terminologia decisamente aristotelici ; si veda sopra, p. 39 e
sotto, p. 98.
777
- -
Esempio tipico: anb riji; (pudEto? au riji;, dor aurav roiv np&roiv , auvtov Ttov
dbcpi|3£> v nel Prolr. B 47-48; si veda sotto, p. 472, auxo TO >aveTv in Phys. Ill 2, 202a 6
non significa certo « l idea del movimento ». Cito volentieri quanto scrive F.S. COHEN,
INTRODUZIONE 59

ancora attribuire il fatto che Aristotele derivo 27da lui certe strutture del
pensiero 278 e l impostazione di talune questioni. L influsso della filosofia
_
di Platone sull intima struttura del suo pensiero e rintracciabile ovunque;
non sarebbe affatto un esagerazione dire che la sua filosofia si sviluppo
in un continuo confronto con Platone. Se e vero pero che questo influsso
si rintraccia dovunque, non bisogna tuttavia cancellare la differenza fra i
due pensatori nelle posizioni fondamentali. Puo essere utile far presenti
i punti di maggior rilievo in cui essi si discostano l uno dall altro:
1 ) Secondo Platone, gli oggetti del pensiero esistono al di fuori del
soggetto pensante ; pero con questo egli non intende, come Aristotele,
che le cose concrete hanno esistenza fuori del nostro pensiero, ma che
l hanno le idee e gli oggetti matematici. Solo dio vede le idee; tuttavia
egli non si dedica alia filosofia perche e sophosm Lo scopo ultimo di
tutto il filosofare e la conoscenza delI arete. Poiche il mondo delle idee
esiste al di la della natura e del nous , il compito del pensiero e di
cercare di ascendere al mondo delle idee.
Poiche Aristotele respinse il chorismos delle idee, elimino anche la
sovrastruttura della filosofia platonica.281 Secondo lui dio e le idee esisto¬
no nella natura .282 « La ragione pensa se stessa, in quanto essa stessa par-
tecipa di cio che e pensato ; essa stessa , cioe, diventa qualcosa di pen-
sato quando afferra il pensato e lo pensa , sicche la ragione e la stessa cosa
di cio che da essa e pensato.282 Percio il pensiero e in certo modo la to¬
tality delle cose ».284 La ragione e il luogo delle forme, accoglie le forme
in se ed e la forma delle forme.285 In quanto forma , soltanto il nous e
qualcosa per se, e un choristontutte le altre forme sono forme di qual-
« Journal of Philosophy » 36, 1939, 72: « non assumere mai che due filosofi che usano
il medesimo termine intendano la stessa cosa, oppure che quelli che fanno affermazioni \
.
apparentemente contraddittofie dissentano realmente » . Cfr. DURING, Protr , 213-214. 1
278
Esempio tipico: « la mia triade - la sua triade », in Phys. I 9.
279
-
Esempi: Retorica - Fedro, Fisica - Parmertide, De caelo Timeo. Quasi ogni
formulazione di Platone nel Timeo ricorre in qualche luogo delle opere aristoteliche.
280
Symp. 203e.
281
W. JAEGER ( Aristoteles, 190-199 , approvato dal Ross , Metaphysics II, 406-407 )
fonda la sua tesi che Aristotele, fino alia morte di Platone, pensava tanto platonica- y
mente da sostenere anche il chorismos delle idee, su tre passi, e cioe Alfa 9, 990b '
17-19, My 10, 1086b 14-19 e Ny 4, 1091a 29-33. L infondatezza di questa interpreta-
zione fu mostrata da E. FRANK nell articolo The fundamental opposition of Plato and
Aristotle , « AJPh » 61, 1940, 34-53 e 166-185 ( ora in Wissen-Wollen-Glauben, Zurigo
1955, 86-119 ). Critica piu approfondita in CHERNISS, Crit. of Plato , 488-494.
282
PA I 5, 645a 16 EV TZ&OI TOI? cpuaixoT? bieo'd TI tfaupaoTov.
281
Lambda 7, 1072b 19-24. Teofrasto commenta questo passo in Met. 9b 13:
Taya 8 £ xetvo aX SfcTEpov OCUTCO to v £> TCOV TOIOUTCOV f ] Hctopia thy6vTt xai olov

284
Vedasi sotto, p. 651.
-
adaptive}) • 816 xal oux ECTIV aTOX aj 7rcpl aura.
285
De an. Ill 4, 429a 27 thnoc, sEScov ; III 4, 429a 15 SEXTIXEJ; TCOV EESCOV ;
III 8, 432a 2 EISO? EESCOV.
286
De an. Ill 5, 430a 17 ; II 2, 413b 26.
60 ARISTOTELE

cosa , sono un « tale » . In un frammento del dialogo Sulla preghiera ,


altrimenti sconosciuto, Aristotele contrappone l una all altra la concezio-
ne secondo cui dio e il nous e quella secondo cui dio e qualcosa al di
la del nous.
2 ) Secondo Platone ogni vera conoscenza si fonda sulla remini-
scenza ;28' conoscenza e opinione sono percio incommensurabili. Contra-
riamente a quanto era sostenuto da Platone, secondo Aristotele si da una
conoscenza razionale anche delle verita piu alte; esiste una scienza fon-
damentale delle cose prime, e accanto ad essa infiniti altri settori della
conoscenza , tanti quanti sono le ousiaim Se pure bisogna assumere per
il nostro pensiero un principio non dimostrabile,290 lo troviamo nell as-
sioma logico del principio di contraddizione. Ogni settore della scienza
ha inoltre i suoi particolari punti di partenza o prindpi, che si rag-
giungono in quanto si differenzi cio che e indifferenziato.291
-
3 ) Secondo Platone, il mondo non e mosso da tagathon , il principio
del movimento e la psyche , concepita come principio della vita e come
divino movimento da se. Per quanto ne so, Aristotele non dice espressa-
mente mai di identificare tagathon o to kalon con to proton kinoun
-
akineton , pero il principio del movimento muove perche tutto tende a
lui come all oggetto dell amore, e Aristotele dice spesso che tutto nella
2
natura tende al bene. Nella dottrina del movimento la differenza tra i
due pensatori e assai notevole.
4 ) Entrambi adottano il metodo della diairesis , ma mentre la diairesis
. di Platone e sempre ontologica , quella di Aristotele e logico-classificato-
jria . Entrambi usano il termine ousia , ma con di versa motivazione filoso-
fica : Platone si chiede « Che cosa e la cosa ? » , Aristotele invece si chiede
sempre innanzi tutto « Che cosa si puo dire della cosa ? » .

Cronologia relativa delle opere


Sembra a me abbastanza sicuro che tutte le opere a noi pervenute
nel Corpus siano state scritte dopo il Timeo , il Teeteto , il Parmenide e il
Sofista di Platone ; i Topici infatti, che notoriamente sono fra gli scritti
piu antichi, contengono definizioni che derivano da questi dialoghi .293 £
m Fr . 49 ROSE 6 vou? y) inixeiva. TI TOU VOU .
m
dva ( j.v/]at?, Siavoia? Xoyia ;i , Fedotie 79a.
m Gamma 2 , 1004a 2-4.
290
avu 7r6dETOi; ap/T) .
2,1
Phys . I 1, 184a 22 fiaTEpov S EX TOUTCOM yiyvExai yvtopipia xa axoi/Eia xal
al apxal Siaipouai xauxa .
ln
Testi in BONITZ, 3b 1 .
2,5
Dal Timeo: III 5, 119a 30 e I 15, 107b 27 = Tim. 67c ; VI 12, 149a 39 =
Tim. 68b; VI 6, 145b 6 = Tim. 64e. Dal Teeteto : IV 2, 122b 26 = Theaet . 181cd e
Farm. 138bc ; II 8, 114a 23 e IV 4, 125a 28 = Theaet . 158a . Dal Sofista: IV 5, 126a
27 = Soph . 246e; V 9, 139a 4 e VI 7, 146a 22 = Soph. 247d ; IX 1, 165a 22 = Soph.
INTRODUZIONE 61

vero che si puo obiettare che queste definizioni potevano anche derivare
dal repertorio dell Accademia ; un fondamento piu solido e percio la
circostanza che nei Topici siano presupposte come note le discussioni
che si trovano nel Parmenide , nel Sofista e nel corso Sul Bene , riguar-
danti to on e to hen come le forme piu alte dell essere , cost come le di ¬

scussioni del Sofista su espressioni negative del tipo di « il non grande » ,


« il non bello » . Gia nei Topici Aristotele e dell opinione che on e hen\
sono predicati universali che si possono attribuire a tutte le cose esistenti. l
Prima dei Topici Aristotele aveva gia scritto molto, ma oggi ri-
mangono soltanto frammenti. L opera Sulle idee e stata scritta presu-
mibilmente prima del Parmenide , e il Parmenide di Platone costituisce
la risposta ad essa ; sarebbe altrimenti difficile capire perche Aristotele non
fa alcun accenno al Parmenide , benche i due scritti abbiano gli argomenti
principali in comune; questa pero rimane soltanto una supposizione.
Sicuro e invece che lo scritto Sulle idee e anteriore ai Topici , perche i
Topici contengono alcuni argomenti contro la teoria delle idee che de-
rivano da esso.2* I Topici inoltre contengono tre allusioni alia conferenza
Sul Bene. Se poi il Grillo fosse un dialogo e cosa che non sappiamo;
MS
quest opera deve essere stata scritta subito dopo il 362. Certamente
anche molte raccolte di materiale elencate nel catalogo alessandrino delle
opere sono anteriori ai Topici .
Vorrei aggiungere qualche osservazione al prospetto seguente, che
illustra la mia ipotesi di lavoro sulla cronologia relativa delle opere di Ari¬
stotele. Tutte le opere ci si presentano in una stesura di cui e responsa- \
bile in ultima analisi Andronico ; il materiale su cui si fondava la sua )
edizione era costituito nel migliore dei casi dai testi nella forma in cui
si presentavano alia morte di Aristotele. Aristotele per parte sua non
aveva lasciato i suoi scritti di scuola in una forma immutata , cost come
li aveva abbozzati originariamente ; in tutte le opere, infatti, si trovano
aggiunte piu o meno lunghe, e non saremo mai in grado di stabilire con
precisione l esatta estensione di queste aggiunte. Si puo pero determinare
per ogni opera la tendenza e il carattere in rapporto ad altri scritti; con
questo procedimento, e valendoci inoltre di accurate analisi della struttura
e dell argomentazione, possiamo generalmente giungere a un idea abba-
stanza chiara della stesura originale dell opera . Questo e lo scopo delle
introduzioni a ogni singola opera che premettero ad ogni capitolo ; in
esse si trovano appunto gli argomenti che inducono a collocare un opera
in uno dei tre periodi della vita dell autore.

233c. Forse il Sofista 255cd e il modello della distinzione da Aristotele gia sviluppata

modello in Soph. 251b


(
-
nei Topici xa& auxa-7rp6; xi. L aristotelico TioXXa / coi; e TTXEOVIXXW? l eyexoa ha un
'

Sxaaxov uTro&epevoi iraXtv aux6 TroXXa xal iroXXot ? 6v6 paai


Tiyopev. Si vede di qui come Platone muova dall idea, Aristotele invece dall espressione
linguistica .
m Si veda sotto, p. 99.
2,5
Si veda sotto, p. 461, nota 37.
62 ARISTOTELE

Periodo dell Accademia in Atene ( 367-347 )


1 ) Prima del 360 ( Platone: Fedro , Timeo , Teeteto , Parmenide ).
Sulle idee , Grillo. Lavori preparatori di classificazione e raccolta di
materiali del tipo delle AiaipecEi , ©eceu;, XuvaYwyttl, Ilapoipiiai.
2 ) Prima meta degli anni cinquanta ( Platone: Sofista, Politico ).
Le Categorie , L interpretazione ; Topici II-VII , VIII , I, IX; gli Ana-
litici ; il dialogo Sulla filosofia ; relazione del corso di Platone Sul Bene ;
-
il trattato Lambda , il dialogo Sui poeti ; Froblemi omerici , la stesura
originale della Poetica ; Retorica I-II ( tranne II 23-24 ); stesura originaria
dei Magna Moralia.
Caratteristiche generali. Lavora intensamente, legge, raccoglie ma¬
teriali. Cio che e tipico di questo periodo e che quasi in ogni campo
muove da impostazioni platoniche. Comincia l insegnamento; tiene mol-
tissimo a sostenere le sue vedute personali; k polemico e critico. Discute
e respinge la teoria delle idee, tiene lezioni sulla tecnica e sul compito
della dialettica, della dimostrazione scientifica, dell oratoria e dell espo-
sizione orale, della tragedia. Formula anche la sua concezione filosofica
del mondo: una grandiosa, ma non ancora compiutamente fondata, teoria
delle archai , ta prota , delle forze motrici e del fine del processo naturale
e dell esistenza umana ; una teoria sullo sviluppo della cultura dall anti-
chissimo tempo primitivo fino alia fioritura della filosofia nell eta sua.
Il suo primo abbozzo dell etica e essenzialmente descrittivo e fortemente
influenzato dall interesse per la sistemazione logica e la classificazione.
Il suo punto di partenza , e nello stesso tempo il punto di riferimen-
to, sono di regola le teorie di Platone, ma anche quelle di Eudosso, il
suo primo maestro. Sorprendente e la sua erudizione: gli sono perfetta-
mente familiari le opere dei grandi sofisti, dei presocratici e dei medici.
Conosce la poesia antica e la produzione drammatica , che cita di conti-
nuo ; soprattutto cita volentieri versi di Euripide. Nel campo della lo¬
gica e della tecnica delTargomentazione non solo raccoglie sistematica-
mente i metodi impiegati nell Accademia , ma raggiunge anche nuove so-
luzioni e nuovi metodi. Nella sua cosmologia si riferisce al Timeo ; nella
poetica muove dalla concezione platonica della mimesis ; in entrambi que-
sti settori sviluppa tesi che si diflerenziano fortemente da quelle di Pla ¬
tone. Nella retorica sceglie come punto di partenza il Fedro ; e coinvolto
in una polemica con la scuola di Isocrate.
3 ) Dal 355 circa fino alia morte di Platone ( Platone: Filebo , Leggi ,
Ep . VII ).
Filosofia naturale e cosmologia : Fisica I e II, VII , III-VI ; De caelo ,
De generatione et corruptione , Meteor . IV.
La polemica sulla teoria delle idee: My 9, 1086b 21 - Ny , Alfa , Iota ,
My 1-9, Beta.
Revisione di Retorica I-II , Retorica III .
Etica : Etica Eudemea.
Il dialogo Eudemo , il Protrettico. Altre opere composte per la pub-
IN TRODUZIONE 63

blicazione , di cui abbiamo scarsa conoscenza, per esempio il grande dialo-


go Sulla giustizia.
Caratteristiche generali. All eta di trent anni Aristotele si e acqui-
stato una posizione come studioso ; rivolge ora la sua attenzione a settori
della scienza per cui Platone aveva mostrato scarso interesse. Con i tratta-
ti di filosofia naturale pone le basi per un autonoma scienza della natura .
Nel campo della prote philosophia, cioe della scienza delle archai , difende
la sua posizione e critica nelle sue lezioni, talvolta senza riguardo, le tesi
di Platone, Speusippo e Senocrate. Sviluppa la sua dottrina dei principi
elementari in una sintesi geniale , mediante la quale risolve il problema
parmenideo del rapporto fra mondo sensibile e realta , e offre una spie-
gazione ai fenomeni della generazione e del cambiamento. Pone le basi
della sua etica ; considera l agire dell uomo, approfondendo la concezione
precedente, sullo sfondo della sua teoria del movimento e della teoria
dei principi ; muovendo dal Politico di Platone, sviluppa la sua dottrina
della giusta misura e degli orientamenti secondo i quali l uomo moral-
mente eccellente regola la sua vita . NelYEudemo pone in discussione le
opinioni correnti sull anima . In risposta alia critica che Isocrate muoveva
al contenuto e alle finalita dell insegnamento nell Accademia scrive il
Protrettico. Le opere di questo periodo traboccano di vitalita e di fiducia
in se stesso; possiamo considerare questo periodo come quello culmi-
nante della sua vita .

Periodo dei viaggi: Asso, Lesbo, Macedonia (347-334 )


Scienze naturali, zoologia e botanica: Historia animalium I-VI, VIII,
De partibus animalium II-IV, De incessu animalium, le raccolte di mate-
riali ( perdute ) Zoika e Anatomai , Meteorologia I-III. Primi abbozzi dei
Parva naturalia e prima stesura , prevalentemente biologica, del trattato
Sull anima. Gli scritti di botanica perduti. Se l attuale redazione dei Parva
naturalia e quella del trattato De anima ( con le aggiunte di carattere non
biologico ) siano state elaborate in Macedonia oppure nel secondo periodo
ateniese, non si puo decidere ; per questo problema non c e alcun punto
d appiglio.2
Teoria political Pol. I e VII-VIII. Estratti dalle Leggi di Platone.
Non si pub dire quante delle 158 costituzioni di citta-stato greche furono
raccolte in questo periodo da lui e da Teofrasto. Il fatto, pero , che in
questi anni entrambi fecero dei lunghi viaggi e entrarono in relazione
con molte persone ci fa supporre che ebbero ampia possibility di radu-
nare del materiale. Partendo dalla stessa considerazione, si pub supporre
che appartengano a questo periodo l opera perduta Descrizioni di usanze
e istituzioni non greche e simili raccolte di materiale .
Caratteristiche generali . In un ambiente nuovo, lontano dall atmo-
Si veda sotto, pp. 630-632.
64 ARISTOTELE

sfera dell Accademia, inizia la sua collaborazione con Teofrasto destinata


a durare tutta la vita. Insieme raccolgono un gigantesco materiale tratto
da osservazioni proprie, da tradizioni orali e dalla letteratura . Le raccolte
di materiali e le tavole illustrative sono andate perdute. Aristotele si
interessa ora in maggior misura di osservazioni empiriche, ma tutto cio
che osserva e raccoglie gli serve solo come mezzo per un fine, ed il fine
a cui costantemente tende e di rendere intelligibile il processo naturale.
Nelle opere zoologiche che ci sono rimaste non si trova alcuna traccia
di un nuovo orientamento filosofico.

Secondo periodo ateniese. Dal 334 alia fuga da Atene e


alia morte in Calcide nel 322
-
Retorica II 23-24 scritta a nuovo e inserita nella Retorica , rielabora-
zione di Retorica I-II e III .
Politica II, V-VI, III- IV. Verosimilmente Aristotele e Teofrasto
continuarono la raccolta di costituzioni di stati greci.
Storia della letteratura : lavori sui vincitori dei giochi Olimpici e
Pitici e sulle Dionisie; altre opere di storia della letteratura , n . 129-137
del catalogo di Alessandria.
Prote philosophia : Gamma , Epsilon , Zeta, Eta , Theta.
Fisica : e verosimile, data la sua stretta affinita con il De motu ani-
malium , che appartenga a questo periodo il libro VIII della Fisica.
Storia naturale e psicologia : De part . an. I ( compilato su abbozzi
piu antichi ), De generatione animalium , De motu animalium -, la redazione
a noi conservata dei Parva naturalia e del De anima.
Etica : Etica Nicomachea , per cui rielaboro e utilizzo tre libri del-
YEtica Eudemea.
Poesia : elegia alia memoria di Platone, epigramma per la statua di
Ermia , inno all' arete in onore di Ermia .
Caratteristiche generali. Non senza fondamento si parla di tempo
« psicologico ». Quando Aristotele ritorno ad Atene, non erano trascorsi
molti anni dacche egli aveva lavorato nell Accademia ; nel suo ambiente
erano pero accadute tante cose che si puo parlare di un vero e proprio
rivolgimento, e noi dobbiamo tenerne conto quando tentiamo di collegare
la sua attivita scientifica con gli avvenimenti della sua vita. Se ci si pone
mente, si nota nelle opere di questo periodo una differenza di stile e
di tono. Naturalmente Aristotele discute e critica come in precedenza
le vedute di altri pensatori, ma senza quelle punte polemiche cui ricorreva
abitualmente nelle opere del tempo dell Accademia ; e piu cauto, ora , nel ¬

la formulazione delle sue teorie. Quando si leggono i trattati Z H ©,


De motu animalium o De generatione animalium , si ha l’impressione che
assuma nella sua visuale quasi tutte le teorie gia precedentemente espo-
ste in altre opere; nessun altra opera del Corpus e cost matura e ricca
di sfumature come queste tre , sia nel contenuto che nella motivazione.
INTRODUZIONE 65

Questo vale anche per VEtica Nicomachea a paragone delle Etiche prece ¬

dent . Per quanto concerne le opere di filosofia politica, occorre unicamen-


te sottolineare che la politica macedone non influenzo Aristotele e non
lascio traccia di se nelle sue opere. II lavoro sugli elenchi dei vincitori
deve averlo occupato per molto tempo, e dovette richiedere anche un
soggiorno a Olimpia e a Delfi.
Malgrado la concretezza del suo pensiero. Aristotele e piu teorico e
piu speculative di Platone; anche nelle opere biologiche, zoologiche e psi-
cologlche predomina costantemente il punto di vista di un filosofo della
natura . Aristotele e il prototipo del dotto professore, e con lui ha inizio
l era delFerudizione.
I
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA

Le opere
Aristotele non park mai delle sue cosiddette opere logiche come se formassero
un unita. Non c e luogo in cui dica che esiste una disciplina che e uno strumento del
pensiero scientifico; ma non dice neppure che la logica non appartiene alia filosofia .
Questi termini e questi argomenti si formarono nella polemica contro gli Stoici, e sono
generalizzati nei commentatori piu tardi. Per comprendere gli scritti, che sono riuniti
sotto il titolo di Organon , e pero di essenziale importanza non lasciarsi influenzare dalla
conoscenza della logica stoica e dei commentatori della tarda antichita ; bisogna invece
intendere quelle opere nel quadro della loro situazione storica.
Tutte le opere AeA Organon nacquero dalla prassi dialettica del tempo. Lo stesso
Aristotele caratterizza il contenuto del primo libro dei Topici come una descrizione dei
quattro strumenti del discorso dialettico.1 In un altro passo 2 dice: « Questi esercizi
nella tecnica della dialettica sono un sussidio non privo di importanza anche per la
conoscenza e per il pensiero scientifico, al fine di riuscire ad afferrare e a tener d occhio
le conseguenze di due tesi contrapposte ». Questa e precisamente la situazione che ci e
nota dal Parmenide di Platone: l esercizio 3 dialettico della cui tecnica bisognava impa-
dronirsi per potere « andare a caccia » della verita.
L idea che la logica non appartenga alia filosofia e anacronistica, e affonda le sue
radici in una scorretta interpretazione di Top. I 14, dove Aristotele dice che esistono
tre tipi di proposizioni: etiche, fisiche e logiche. Con queste parole, tuttavia, egli non
intendeva affatto affermare una divisione delle scienze, ma soltanto caratterizzare tre
tipi di tesi che erano d attualita nel momento in cui scriveva . La parok « logico » ha
in Aristotele un significato completamente diverso da quello odierno: un « problema
logico » e una proposizione di forma interrogativa ( A e B? ), « a proposito della quale
si possono avanzare numerosi e begli argomenti ».4 In linea di massima, la parok
« logico » significa in Aristotele che qualcosa viene discusso dal punto di vista linguistico-
formale, e senza che si tenga conto del contenuto reale .5

1
108b 32 opvava Si <ov ol auXXoyta|j.o(.
2
VIII 14, 163b 9 trpo? TE yvcoaiv xal TT)V xaxa tpiXoaocplav <ppovr) mv ou ptxpov
opyavov. Sul significato di tpp6vr)at? si veda DURING , Protr. B 20; sul significato filo-
sofico della definizione di Senocrate, fr. 6 e 7, vedasi CHERNISS, Crit . of Plato , 14
e 67-68.
3
Farm. 135cd Tipbc, yupvaalav.
4
Top. V 1, 129a 30 7tp6? 8 X6yoi ylyvotvT av xal auyvol xal xaXot .
5
Per es. De caelo I 7, 275b 12 XoyixcIiTEpov = teoricamente e senza riguardo
ai dati ; De Gen. An. II 8, 747b 28 Xoyixr) = avulsa dal reale fondamento; in An.
post. I 22, 84a 7 Xoyixco? ( sulk base di considerazioni generali ) sta in contrapposi-
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 67

L attuale ordinamento delle cosiddette opere logiche deve verosimilmente essere


attribuito ad Andronico. II suo principio fondamentale era quello di riunire gli scritti
di contenuto affine;6 egli trovo che Aristotele trattava nelle Categorie la parola singola
come supporto del concetto, nel De interpretatione la proposizione semplice, negli Anali-
tici primi il ragionamento condusivo, nei Secondi la teoria della dimostrazione scientifica,
e nei Topici la dialettica. Considero tutto cio come un corso sistematico che, muovendo
dagli dementi piu semplici, conduceva a padroneggiare una tecnica perfezionata ; e
penso che nella conclusione dei Topici ( da noi riprodotta sotto ) Aristotele avesse de-
scritto in modo riassuntivo la propria opera. Naturalmente, noi non siamo assolutamente
vincolati dalla concezione di Andronico.
Si puo affermare con certezza che i Topici II-VII 2 sono molto antichi.7 In An.
Pr. II 24, 69a 2, si trova tin esempio che i commentatori in generale hanno inteso
come un allusione alia terza guerra sacra. Su questo fondamento, il Ross afferma che
l opera sarebbe stata scritta al piu presto verso il 353; l allusione e pero cos vaga da
non offrire alcun termine sicuro. La fallita aggressione dei Tebani contro la Focide e
del 372; da allora gli Ateniesi furono sempre nemici dei Tebani. Nell estate del 369,
sotto la guida di Cabria , essi cercarono di sbarrare ai Tebani la via del Peloponneso.
Nel 357, per difendere Eretria, minacciarono guerra a Tebe ; e quando fu dichiarata,
nel 356, la guerra sacra, Atene stava fra i nemici di Tebe.8 Il passo di An. Pr. 69a 2
non offre dunque alcun appiglio sicuro. I reciproci rinvii fra ciascuna opera e le altre
ci dicono soltanto quel che sapremmo anche senza di essi, e cioe che i Topici sono stati
scritti prima degli Analitici. Per la cronologia relativa ci possono dunque essere d aiuto
soltanto la nostra analisi delle opere e della situazione storica.
In primo luogo si deve rilevare che, negli esempi che introduce e discute, molto
spesso Aristotele si rifa alia lettera ai Dialoghi di Platone. Se prescindiamo da quelle
definizioni ed espressioni che sono prive di ogni colore e probabilmente appartengono
al patrimonio comune del linguaggio accademico, troviamo chiare citazioni dal Fedro ,
dal Timeo, dal Teeteto , dal Parmenide e dal Sofista.1 Tutti questi dialoghi apparten ¬
gono al periodo fra il secondo e il terzo viaggio in Sicilia, ed erano dunque disponibili
intorno al 360.
Le opere di scuola di Aristotele non avevano alcun titolo nel senso che intendiamo
noi. Quando Aristotele voleva riferirsi a una delle sue opere, usava diverse denomina-
zioni, che indicavano il contenuto. Grazie alia sua comodita, nelle pagine seguenti verra
tuttavia usato il termine « titolo ».

Scritti perduti. Il catalogo alessandrino delle opere di Aristotele cita 11 scritti ,


che sono o lavori preparatori per i Topici , come oggi noi li abbiamo, oppure sono

zione ad dvaXuxty.co? ( secondo le regole della scienza dimostrativa ). Spesso Aristotele


dice Xoyixvi? in contrapposizione a ipuatxto?.
ouvayeiv rat; otxcta? uTtoUcaei? el? TOCUTOV , Porph. Vita Plotini 24 = DU ¬

RING, Biogr . trad . 75g, 415.


7
Si veda P.M. HUBY, The date of Aristotle s Topics , « Cl. Qu. » 1962, 72-80,
anche con riferimenti alia bibliografia precedente.
8
Cfr. Isocr. Or . V 53-55.
Comodo prospetto in J.L. STOCKS, The composition of Aristotle s logical works,
« Cl. Qu. » 27, 1933, 115-124.
Forse anche Politico 262e = Top. 122b 18-14. Molto incerto Phileb. 53b =
Top. 119a 27, e il riscontro di 109b 13-29 con Phileb. 16c proposto da CHERNISS ,
Crit. of Plato, 27.
68 ARISTOTELE

identici con parti dei Topici. £ interessante anche il trattato Suite parole contraries
di cui Simplicio dice che conteneva una grandissima quantita di aporie,13 forse in parte
conservato in Cat . 10 e largamente utilizzato nei Topici.

Le Categorie. II titolo non e attestato in Aristotele. Molto spesso, dalle prime


opere fino alle piu tarde, egli si riferisce alle « forme della predicazione ».M La dottrina
delle categorie appartiene ai suoi primi lavori , ed e presupposta come nota in tutti gli
altri scritti di eta antica. La parte piu antica giunge fino a lib 8; i capp. 10-15 sono
abbozzi relativamente indipendenti, anch essi antichi. Che siano stati introdotti in eta
piu tarda mostra con sufficiente chiarezza la formula di transizione interpolata a lib
8-15;15 e pero verosimile che siano stati scritti dallo stesso Aristotele, poiche l impor-
tante cap. 10 sui quattro modi della contrapposizione e utilizzato in Top. II 7-8. Ora
Simplicio riferisce che gia Andronico riteneva che questa parte fosse una aggiunta fatta
da qualcuno che, contro il piano originario, voleva trasformare l opera in un introduzione
ai Topici. Dunque gia Andronico trovava l opera nelle attuali condizioni ; si puo percio
arrischiare l ipotesi che le diverse parti siano state riunite in una sola opera da uno
scolaro o da un collaboratore di Aristotele.'* Lo sfondo dell opera e dato dall indagine
di Platone sul concetto di « essere » come esistenza e come « essere cost » nel senso
di una determinata qualita .17
Il De interpretatione. Il titolo non e attestato in Aristotele. Sullo sfondo del-
l opera e la discussione di Cratilo , Teeteto e Sofista a proposito del « preciso » signifi-
cato delle parole. L esposizione si differenzia da quella dei restanti scritti dAVOrganon
( con l eccezione di An. Post. II 19 ) per il fatto che Aristotele introduce qui anche le
prospettive della teoria della conoscenza e della psicologia. Aristotele non cita mai il
De interpretatione. A 20b 26 troviamo un rinvio a Soph. El. 5, 167b 38 e 169a 6.
Un aggiunta piu tarda giudico che sia la proposizione di 16a 8: « Dei processi psichici
si e parlato nel trattato Sull' anima , e il discorso appartiene a un altro ramo del sapere » ;
essa e infatti, nel contesto, assolutamente parentetica. Importante mi sembra la circo-
stanza che molto di quel che Aristotele dice nel De interpretatione ricorre anche negli
Analitici , ma in una forma approfondita e con formulazione migliore.18 Importante e
anche tener presente che l opera e stata scritta dopo il Sofista di Platone, e appartiene
alia medesima cerchia di interessi .
I Topici. Aristotele cita spesso quest opera con il titolo che essa ha oggi , ma

II
Congetture a questo proposito in P. GOHLKE, Die Entstehung der aristoteliscben
Logik , 1936 ( cfr. « Phil. Woch . » 1937, 1234-1248 ) e in P. MORAUX, Listes anciennes ,
44-95.
12
IIcpl dhiTixapivtav oppure Ilepl bvavriov .
13
Fr. 118 ROSE hi oi xal anopiAv iati nArfioQ dqrfjxavov.
" ax traTa rtj? xaT yoptac.
15
Contenente sei Snip : si veda la rassegna della questione nel commentario del
DIRLMEIER ai Magna Moralia ( Berlino 1958 ), p. 151. Dopo lo scambio di idee fra
I . Husik e W.D. Ross nel « Journal of Philosophy » 36, 1939, 427-433 considero chiusa
la questione dell autenticita. Da allora non sono piu stati addotti nuovi argomenti .
16
Cfr. sotto, p. 498, a proposito dei Magna Moralia.
17
La distinzione di ouota, TTOIOV e np6 q TI nel Parmenide e nel Sofista.
- --
Cfr . 16b 21 con An. Post. 92 b 14 ; 16b 20 ta njat rijv Siavotav ( conforme a
Cratilo 431a rijv T5) <; axorjc afafb) ( jtv xaTaartjoai e 437a ta njat rijv 'J'UZ71V ) con
19, 100b 1; 17a 8 npArot; con la formulazione di 86b 33.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 69

anche come Methodika , Dialektika oppure cotso di dialettica .19 Essa si formo dall unione
di singoli saggi . Quando indichiamo un singolo ttattato dell'Organon come piu antico
di un altro, si ttatta pero sempre , con ogni verosimiglianza , di distance di tempo rela-
tivamente brevi . Gli abbozzi piu antichi si trovano in II-VII 2, e fotse patticolarmente
in III-VI . Le parole che concludono il settimo libro destano l impressione che si tratti
del riassunto del contenuto di un primo abbozzo .20 Nel frattempo pero Aristotele era
gradatamente pervenuto a una piu chiara concezione della natura del sillogismo.21 Quan¬
do scriveva il primo libro dei Topici , si era anche reso conto che le proposizioni fon-
damentali della scienza , le archai , sono, in confronto alle proposizioni verosimili , per se
evidenti .22 E dunque probabile che Aristotele avesse gia in mente molto di cio che ora
noi leggiamo negli Analitici secondi . Egli decise di riunire in un solo complesso i saggi
sulla dialettica gia esistenti , e di includervi anche una precedente trattazione sul metodo
dell elenchos . L elenchos e il metodo dei primi dialoghi platonici , e consiste nel con-
futare l awersario asserendo l opposto e pervenendo a poco a poco a una conclusione
che contraddice la proposizione originaria : « tu dici cost , io dico invece cost , esami-
niamo » . Aristotele scrisse il libro I come introduzione metodologica all intera opera ,
il libro VIII per esporre consigli pratici sulla collocazione e sull ordine delle domande
e su diritti e doveri di chi risponde , e compi 1 opera aggiungendo la conclusione che
fortunatamente e stata conservata fino a noi .
Nel loro complesso i Topici sono di origine quasi contemporanea agli Analitici .
Possiamo dire con sicurezza che, al tempo della definitiva redazione dei Topici a noi
conservati , Aristotele non aveva compiutamente elaborate il procedimento analitico che
illustra negli Analitici primi . Con una certa fiducia possiamo invece asserire che egli
aveva gia posto il problema.23 Che in seguito considerasse i Topici e gli Analitici come
due esposizioni parallele , egli lo dice con inequivocabile chiarezza: 24 « Ho esposto qui
in generale come si debbano scegliere le proposizioni ; piu minutamente ne ho discusso
nel mio corso di dialettica » . La via , dice, e di conseguenza sempre la stessa , tanto nella
scienza che nella dialettica; cio significa che in entrambi i casi identica e la necessita
del ragionamento conclusivo ; la differenza e che nella scienza e in questione la verita,
mentre il fine del ragionamento dialettico e la sconfitta dell awersario .
25

Sophistici elenchi . Fin dalla tarda antichita il nono libro dei Topici ha questo
titolo, ispirato alle parole iniziali e al riassunto che chiude il cap. 11 . Esso e collegato
agli altri libri con una particella; a 172b 27 l espressione « come si disse in precedenza »
rinvia a Top . II 5 .
E verosimile che il libro contenga brani inclusi da Aristotele quando egli diede
ai Topici la loro attuale forma . Non e difficile vedere che il libro IX non e stato
scritto d un sol fiato ; mi sembra pero vano avanzare congetture sulla cronologia relativa
di singole parti . Sicuramente infondata e la tesi diffusasi a partire da F. Solmsen, che

19

155a 37 oi
-
An. pr . I 30, 46a 30 £v rrj 7rpaypiaTefa Tfl Ttcpl rijv SiaXexTix7)v.
ouv r6 mi St ov eu 7ropfjao (rev npbq cxaara TCOV 7rpo (3X7] pidTcov
TU/ ELpCLV CT/ ESOV IxaVCO? E 7jpi& p. ) VTai.
21
Nelle definizioni di Soph . El . 165a 2 e Top . I 100a 25 e gia in nucleo la
dottrina esposta negli An. pr .
22
23
-
100b 19 7rta n) (zovtxal dp /ai- vSo a St .
Vedasi sotto, p. 105.
24
An. pr . I 30, 46a 28-30: xaOoXou pi£v-etp7)Tai a/cSov , Si axpiPeia? Si Ste-
- -
Xr)Xu apiev ev rf; TTpayiia rcia T7j 7repl rf;v SiaXexTixfjv .
25
Top . I 14, 105b 30 7rp6i; <piXoao9iav-SiaXexTixcoi;.
70 ARISTOTELE

cioe la transizione dall undicesimo al dodicesimo capitolo annunci gli Analitici primi ,u
in questo passo i capp. 1-11 sono riassunti come una trattazione unitaria ; e Aristotele
-
descrive in maniera simile il contenuto anche nel riepilogo del cap. 34: « Come si puo
convincere l awersario dell errore e costringerlo a far affermazioni paradossali, donde
poi risulta la conclusione »?
I capp. 12-15 trattano di domanda e risposta, dando consigli pratici; i capp. 19-30
delle argomentazioni scorrette che riposano su un’ambiguita linguistica ( 19-23 ) oppure
su motivi estranei al linguaggio ( 25-30 ); i capp. 31-33 trattano questioni diverse. Segue
poi nel cap. 34 il bell epilogo.
K. v. Fritz considera 28 il libro IX dei Topici come il piu antico degli scritti rac-
colti nell opera. La cosa e pero del tutto impossibile: lingua, stile, ordinamento della
materia rivelano il lavoro di una mano esperta. La formulazione di 165a 6 induce a
supporre che il trattato sia stato scritto dopo il De interpretations, quella di 179a 8,
che presupponga come nota l opera sulle categorie. Ma piu di ogni altra cosa e im-
portante il fatto che e il contenuto a impedirci di assegnare alio scritto una datazione
particolarmente antica . Nel cap. 9 Aristotele park dei principi : 2 « Ogni scienza speciale
ha i suoi propri principi, il dialettico invece muove da principi generali, che non
cadono nel dominio di alcuna scienza speciale ». Solo nel libro VIII, anch esso piu
tardo, Aristotele fa questa distinzione. L affermazione che la dialettica non dimostra
nulla 30 puo, secondo me, essere intesa soltanto come un allusione al metodo apodittico
degli Analitici secondi.
II libro IX ha poi parecchi punti di contatto con il primo libro della Fisica. Tre
volte Aristotele fa menzione della tesi di Melisso,31 e nel modo piu dettagliato nel
cap. 5. Cita una volta la quadratura di Antifonte ; 32 usa tre volte l esempio, che piu
tardi sara in lui comunissimo, di una parola che designa una proprieta concreta;33 una
volta l esempio, in seguito usatissimo, di una proprieta accidentale;34 due volte men-
ziona i paradossi di Zenone.33
Che l origine del libro IX sia posteriore all opera Sulle idee mostra a sufficienza
la menzione dell argomento noto come del « terzo uomo ».M La quadratura di Brisone
e citata anche negli Analitici secondi; il tragico Cleofonte compare due volte nella
Poetica. Nel cap. 15, a 174b 19, Aristotele fa un confronto fra retorica e dialettica.
In se e per se e possibile che singole parti del nono libro siano abbozzi di eta
piu antica , per es. il cap. 5 in rapporto al cap. 6. Ma, quanto alio stato in cui oggi
l opera si presenta a noi, la cosa piu naturale mi sembra attribuirla alio strato piu
recente. Come si e detto, si tratta pero, in ogni caso, soltanto di intervalli di tempo

* 172b 7 YJ yap TtEpl Tac, Ttpoxdaei? peffoSo? dracaav iyti TOCUTY) V TTJV HecopEav.
27
Sono questi oE xpoTroi x£W aoipumxcov tkiyyjxisi.
28
In « Studium Generale » 1961, 606.
-
In modo particolarmente chiaro a 170a 33 xaxa va? £xe(v7)? ( rij? ib/ ytiQ )
apxa?. Manca qui la parola oExetou, ma la distinzione e gia presente. Nel cap. 2, 165b 1
Aristotele invece parla di ol ex TCOV olxeEcov dp/ cov £xdaxo> j pafffjpaxo?, e cosf anche
a 172a 19.
30
172a 12 ouSe Seixxixo? ooSevoc.
31
La cui proposizione, senza pero il suo nome, si trova anche in An. pr. II 2,
53b 12. Cfr. Phys. I 3.
32
Cfr. Phys. I 2.
33
TO oipiiv xoiX6x»]? pivt , 13, 173b 10 ; 31, 182a 4. Cfr. Phys. I 3.
pouaix6c, IX 22, 178b 39 = Delta 6. Cfr. Phys. I 5, 188b 1.
34

33
24, 179b 19; 33, 182b 26.
36
22, 178b 36, Parm. 132a-133a .
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 71

piuttosto brevi. Le belle parole dell epilogo sono state scritte da un uomo che si sentiva
ormai un docente maturo. In ogni luogo dell opera si trova traccia di una simile con
sapevolezza.
-
Gli Analitici. I quattro libri sono citati senza distinzione da Aristotele come
Analitici. La distinzione fra Analitici primi e secondi e probabilmente opera di Andro-
nico. I riferimenti, che si trovano in parecchi luoghi, mostrano che dopo la conclusione
del suo lavoro Aristotele stesso leggeva i quattro libri secondo i odierna successione.
Ora pero e evidente che l opera consiste di parecchie singole trattazioni redatte in
tempi diversi, e fin dall antichita si e cercato di restituire l ordine esatto. L ultimo
importante tentativo di F. Solmsen si fonda su due asserzioni indimostrate e indimo-
strabili: 1) il dogma di W. Jaeger, che Aristotele fu un devoto scolaro di Platone fino
alia morte di questi, e non ebbe alcuna propria teoria contrastante con Platone ; 2 ) la
personale teoria di Solmsen di un evoluzione che si sviluppa logicamente dai topoi e
dalla dialettica ( nei Topici ) attraverso le archai e i apodittica ( negli An. post. ) fino
alia sillogistica e all analitica ( negli An. pr. ). II metodo di Solmsen 38 era quello abituale
dopo Jaeger: si riscontra quanto piu e possibile di « aristotelico » nei passi platonici
addotti, e quanto piu e possibile di « platonico » nei corrispondenti passi aristotelici,
operazione in cui i termini « platonico » e « aristotelico » rimangono alquanto vaghi.
La tesi energicamente sostenuta da Solmsen, che gli Analitici secondi sono anteriori
ai primi , e stata contraddetta da W.D. Ross, E. Kapp, K . v. Fritz e da altri.3
II primo libro degli Analitici primi e saldamente ordinato e molto ben scritto;
sotto questo aspetto, e una fra le migliori opere didattiche a noi pervenute. Come in
Phys. VIII e nei De motu cio dipende senza dubbio in parte dal fatto che Aristotele
tratta un singolo tema, e accantona tutto cio che non e a esso pertinente. L introdu-
zione di simboli alfabetici in luogo di esempi concreti gli diede la possibility di illu¬
strate il procedimento analitico in modo molto conciso. Non puo esserci alcun dubbio
sul fatto che egli utilizzo per i suoi fini il metodo della geometria contemporanea
L ordinamento del libro e semplice, e viene illustrato da lui stesso 81 in questo modo:
« in primo luogo in quante figure e premesse risulta un sillogismo ( 4-26 ), poi a che
cosa bisogna mirare nella contraddizione e nella conferma ( 27-31), infine in qual modo
possiamo cogliere i principi adeguati » ( 32-46 ).
Il libro persegue un suo scopo pratico: si tratta di mettere il discente nella con-
dizione di trovare facilmente le premesse per la proposizione di volta in volta stabilita .83
37
.
Per es. An. post. II 5 rinvia a An pr. I 31; An. post II 12 ev TO ? TiptoTot ?
-
a An. post. I 3; An. post . II 13 hi zoic, £vto ad An. post. I 4. Tutti i riferimenti fra
An. pr. e An. post , sono nella prima opera a cio che segue, nella seconda a quel che
precede.
38
Per il metodo, e caratteristica la discussione del Solmsen su An. post. I 13. A
proposito di I 31 e giusto CHERNISS, Crit . of Plato, 31.
39
II Ross nell introduzione alia sua edizione, il KAPP nell articolo Syllogistik in
RE IV A: l, il v. FRITZ in « Stud. Gen. » 1961, 606.
80
A proposito delle parole introduttive di I 32 el avaAOoptev TOU? OUXXOYUT|ZO()? elq
Ta 7rpoeip 7]|iiva axf )|zaTa , merita d essere letto B. EINARSON, « AJPh » 1936, 36-39. A
proposito dei rapporti fra Aristotele e la matematica, il mio giudizio coincide con
quello di E. KAPP ( nei pregevole articolo Syllogistik , RE IV A : l , 1061-2 ). Pregevoli
anche i saggi di K. v. FRITZ, Archai ( 1955 ) e « Stud. Gen. » 1961.
81
In An. pr. II 1, 52b 38-53a 3.
81
I 27, 43a 20 Tito? eunop7j( jo|jiev auTot irpoq T6 Ti&£ p.evov aet ouXXoYt <t|ztov.
« Cio che e stabilito » e la proposizione enunciata fin da principio, dunque quella che
72 ARISTOTELE

II cap. 37, singolarmente breve, era spiegato da Alessandro col fatto che Aristotele
aveva in mente, nello scriverlo, il De interpretations. e la cosa non e inverosimile. Di
cio che Aristotele promette alia fine di I 44 non abbiamo alcuna traccia. Ne alia fine
del libro egli dice qualcosa che ci faccia supporre che dovra seguire un secondo libro.
II secondo libro degli Analitici primi e formato da diversi piccoli saggi, che ori-
ginariamente non erano stati scritti da Aristotele come continuazione dell attuale primo
libro. Quando egli diede agli Analitici la loro forma attuale, fece di questi saggi una
sola unita, e scrisse come introduzione una breve formula di transizione. Possiamo
immaginare che le cose siano andate pressappoco cost . Si possono distinguere tre parti:
1 ) nei capp. 1-15 Aristotele tratta alcune particolari proprieta dei sillogismi dal punto
di vista della possibility di utilizzare per i propri fini il metodo della conversione.
2 ) Nei capp. 16-21 e difficile trovare un filo: il tema principale e pero dato dalla
discussione di certe forme di conclusione scorrette e dei mezzi per premunirsi contro
esse. Del tutto isolato e il cap. 22, che per di piu tratta due temi diversi. 3 ) I
capp. 23-27 trattano di cinque diverse forme dimostrative importanti nella dialettica ,
che vengono ricondotte alle tre figure. £ dunque perfettamente chiaro che questo libro
non formava originariamente alcuna unita: esso e ricco di osservazioni interessanti, ma
Aristotele non si e preso il tempo per elaborare il materiale qui raccolto.
Gli Analitici secondi. Una studiosa inglese, la Anscombe,43 scrive che il primo
libro degli Analitici secondi e l opera piu infelice di Aristotele. Il grande errore di
Aristotele sarebbe nelTaffermazione 44 che il vero sapere consiste nella conoscenza delle
cause prime e dell effettiva natura della cosa; in altri termini : soltanto se sappiamo che
B in quanto B e A sappiamo che tutti i B sono A. Se noi proviamo per ciascuna delle
tre specie di triangoli che la somma degli angoli e uguale a due angoli retti, e poi
aifermiamo che tutti i triangoli hanno questa proprieta, Aristotele tuttavia critica una
simile dimostrazione, e la definisce una conclusione sofistica . Eppure questo e il metodo
universale della scienza, che Aristotele stesso utilizza largamente nelle sue opere bio-
logiche. Egli parte da questa proposizione: « Un termine A, che appartiene per
se 4S al termine B, deve essere contenuto in “ cio che e B ».* La dimostrazione scien-
tifica diciamo pure, anzi, la scienza ha che fare con cio che appartiene per se
alle cose.47
Gli Analitici secondi sono formati da due libri diversi per il tema e per l atmosfera
che rispecchiano. Il secondo libro non ha al suo principio alcuna particella di collega-
mento, ed e anche nello stile piu vicino del primo alia lingua quotidiana.4* Il primo
libro e uno studio unitariamente pensato sul metodo dimostrativo delle scienze assio-
matiche. Quasi tutti gli esempi sono di tipo geometrico-matematico: Leibniz ammirava
quest opera e osservava molto esattamente che Aristotele era stato il primo a pensare
matematicamente in campi estranei alia matematica in senso stretto. Il tema del secondo
libro, considerate esteriormente, e invece la definizione. In realta, il libro e uno studio
sulle questioni fondamentali del lavoro scientifico: « Che cosa ricerchiamo, quando
facciamo della scienza ? ». Gli esempi mostrano che Aristotele ha ora seriamente intra-

noi chiamiamo la conclusione; bisogna saper fare con facilita delle illazioni, vale a
dire trovare le premesse. Cfr. 46a 28-30.
43
Three Philosophers, 6.
44
In I 2, 71b 10 e I 5, 74a 25-32.
43
xaO aux6, 73a 34.
44
EV TW X6yo> TCO X£yovxi Tt ecmv evuTrdcpyet.
47
48
84a 11 f ) -
lonv TCOV ooa uxapyei xafl auxa rot ? 7rpdyptaaiv.
Per es. xt Sat a 90b 19.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 73

preso le sue ricerche di filosofia naturale. Entrambi i libri sono orientati verso formu-
lazioni teoretiche; il primo presenta una teoria delle scienze assiomatiche, ed e stretta-
mente collegato con la sillogistica aristotelica, il secondo e l abbozzo purtroppo in-
compiuto di una vera e propria teoria della scienza. Il tono della polemica contro
Platone e a volte sorprendentemente duro. Una delle questioni principali del secondo
libro e la spiegazione gnoseologica del rapporto fra cio che e generale (l universale ) e
do che e singolo, e del processo psichico per cui si perviene alia conoscenza dell uni-
versale.
Per motivi di carattere generale e verosimile che il secondo libro sia piu tardo
del primo, e che, al tempo in cui lo scrisse, Aristotele avesse gia progettato i suoi primi
trattati di filosofia naturale.
Dai tempi del Brandis 49 molto e stato scritto sulla cronologia relativa delle opere
conservate nell' Organon , e i risultati sono magri. Possiamo dire con certezza soltanto
che tutte le opere sono state scritte dopo il Sofista di Platone; che tutte appartengono
a un medesimo periodo della vita di Aristotele ; e che si deve assegnare loro la data-
zione piu antica possibile. La mia opinione e che nella prima meta degli anni cinquanta
Aristotele aveva portato a termine le opere delYOrganon conservate, e aveva cominciato
a lavorare alle opere di filosofia naturale.

Le Categorie
L opera contiene un analisi della parola in quanto supporto di de-
terminazioni concettuali , e delle funzioni semantiche di diversi tipi di pa¬
role; e anche, pero, ricca di interessanti osservazioni logiche. Con le que¬
stioni del tipo « che cosa e il bene » , Socrate 50 e i Sofisti a lui contempo-
ranei avevano posto le basi per la determinazione del contenuto e della
estensione dei concetti . Si scopri in primo luogo quanto fosse importante
studiare e distinguere il significato delle parole ; e lo scontro verbale del-
1' Eutidemo ci indica due diverse linee di sviluppo. Dal gusto della di-
scussione si sviluppo la disputa eristica , che venne coltivata come uno
sport , press a poco come accade oggi con il cosiddetto quiz. Le ambiguita ,
le conclusioni fallaci e le teorie logiche scorrette indussero pero alia ri-
flessione. D altra parte , la dialettica seriamente coltivata condusse prima a
distinguere il vero dall apparentemente vero, e poi alia questione del cri-
terio della verita . Antistene e Platone pervennero a conclusioni assoluta-
mente antitetiche. Antistene enuncio una teoria logica secondo la quale
sono validi soltanto giudizi di identita ; Platone invece trasformo l impo-
stazione del problema e ne fece una questione ontologica . Che la dottrina
platonica delle idee abbia le sue radici nel metodo socratico, e esplicita
49
La sua esposizione nella Storia della filosofia greca, e il suo saggio Ueber die
Reihenfolge der Bucher des aristotelischen Organons , Abh. Ak. Berlin 1833 (1835),
249-299, meritano ancora oggi d essere letti. Brandis era assolutamente libero da dogma-
tismi e leggeva il suo Aristotele appunto come Aristotele: cosa che si & fatta rara dopo
lui e Jacob Bernays.
50
My 9, 1086b 3 ixlvrjae StoxpaTrj? 8i<& TOO? 6 piap.ou?, Xen. Mem. IV 5, 12 e
-
IV 6, 1 Socrate cercava zl Sxaa rov etyj TUV OVTWV.
74 ARISTOTELE

affermazione sia di Aristotele che di Senofonte.51 Nella discussione della


teoria delle idee comparve ben presto la distinzione fra kath auto ( = in
se ) e pros ti ( = in relazione a qualcosa ), e questa distinzione fra « cio
che e in se » e « cio che e in relazione a qualcosa » ha una straordinaria
importanza nella discussione filosofica degli anni intorno al 370-350.
« Cio che e in se » per Platone erano, naturalmente, le idee, mentre per
Aristotele era Yousia\ in lui la categoria della relazione divenne il punto
di partenza per una sistematica dottrina dei termini significanti. Fu im-
portante anche il riconoscimento che la filosofia eleatica era fondata su
una confusione del concetto di « essere » come esistenza e di « esser cost »
nel senso di una qualita determinata, vale a dire di « essere » in funzione
di copula. Parmenide formula cost una delle sue proposizioni fondamen-
tali: « Il tempo non fu mai e non sara mai, perche Ye e tutto insieme
presente nelYora come qualcosa di uno e di continuo » ; dunque: « se il
tempo e , dobbiamo concluderne che e qualcosa al di fuori di cio che e ».
Fin da principio Aristotele sottopose a critica la dottrina delle idee.
Gia in una delle primissime sue opere, il trattato Sulle idee , egli affermava
che esiste, si, un « uno sopra i mold » ( vale a dire l universale ), ma non
un « uno al di fuori dei molti » ; che non si da niente di generale separa-
to e oltre le cose singole.53 Egli si assunse il compito di precisare, di
esaminare dal punto di vista semantico e di determinate concetti come
quelli di ousia, qualita e relazione. L atmosfera in cui viveva rende facil-
mente comprensibile il fatto che non riuscisse pero a liberarsi dalle defi-
nizioni ontologiche di questi concetti. Molti pensatori dell antichita con-
siderarono le categorie aristoteliche come un ordinamento dell'essere:
fra essi, soprattutto Plotino nella sua polemica discussione della sesta
Enneade. Si deve invece tener fermo con Simplicio che il trattato non
descrive alcun ordinamento dell essere. Piu volte Aristotele54 osserva in
quest’opera che l espressione si limita a riprodurre la realta , e che solo
l esistenza e il fondamento dell esser vero.
Nel significato di asserzione, la parola kategoria non ricorre prima
di Platone ; e in questo autore troviamo una sola volta il verbo usato
in tal senso. La scelta della parola dimostra che Aristotele intendeva
consapevolmente allontanarsi dalle speculazioni ontologiche dei suoi piu
anziani contemporanei dell Accademia : egli voleva sottolineare che era
in questione un analisi linguistico-semantica . Si allontano inoltre da Pla¬
tone anche in quanto rinuncio completamente al metodo diairetico ; nes-
suna categoria puo essere dedotta da un altra . Ne le categorie hanno
a che fare con i « generi sommi », ta megista gene. In contrasto con
Platone, Aristotele assume come punto di partenza un singolo uomo,
51
Cfr . sotto, pp . 270, 326 , 529.
52
28 B 8 DIELS-KRANZ.
55
Fr. 187 R . = Alex . Metaph. 79, 15-19 ; cfr . sotto, pp. 116 , 284.
54
Cfr . Cratilo 430b.
55
Teeteto 167a.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 75

come e per es. Corisco, e si domanda : « quali forme di asserzioni sensate


possiamo fare riferendoci a lui ? » .
1. £ un uomo, e questa e la sua ousia.
2. £ alto tanto: quantita .
3. £ un uomo colto : qualita .
4. £ piu robusto ( che quel suo amico ): relazione.
5. £ nel Liceo: luogo.
6. Ieri ( era parimenti la ) : tempo.
7. £ seduto : posizione.
8. Ha dei sandali: possesso.
9. Taglia : agire.
10. £ tagliato: patire.
Ricordiamo che Aristotele , secondo lo stesso principio empirico, de-
finiva le forme fondamentali del movimento iniziato dall esterno come
helxis e osis: movimento nella mia direzione, oppure di allontanamento
da me. Come osserva il Solmsen * anche questa distinzione e fatta in
consapevole opposizione a Platone. L indizio piu sicuro che Aristotele ana-
lizza empiricamente le sue dieci categorie proprio in questo modo, rivol-
gendo cioe lo sguardo a un uomo, e dato dalle categorie 7 e 8: solo di
un uomo, infatti, possono essere asseriti i termini keisthai ed echein , cost
come li usa qui Aristotele. Ed e caratteristico che entrambe queste ca ¬
tegorie piu tardi non abbiano piu alcun ruolo.
In realta , come e naturale, la tavola delle categorie deve essere con-
siderata solo un primo tentativo. Dice Simplicio che Aristotele non
avrebbe mai motivato la sua teoria : 57 e la cosa e vera . Che la dottrina
segni una svolta decisiva dall ontologia alia semantica del concetto e sen-
z altro chiaro. Platone credeva in una classificazione delle cose preordi-
nata dalla natura : le cose non sarebbero altro che copie delle idee. In base
a questa dottrina la parola « buono » e univoca. In Aristotele, nell opera
sulle categorie, la concezione dell univocita di una parola compare come
dottrina semantica dell o«ri<z. Platone cercava di determinate il significato
di una parola « andando a caccia » 59 del suo « preciso » significato ; Ari¬
stotele invece lo faceva indagando empiricamente l uso linguistico, e fon-
dava il significato di un termine sull accordo. Prendiamo ad esempio il ben
noto passo dell Eutifrone ( 11a ), in cui si discute che cosa sia precisa-
mente la pieta : « prima di indagare le qualita , pathe , devi conoscere
Vousia ». Aristotele usa le stesse parole, ma, nell opera sulle categorie ,
le usa come termini logico-semantici: « Solo 1 ousia puo stare per se, ogni
56
Aristotle s system, 175-177.
57

alxtav arccip vaxo 6 Apiaxox£Xv];< .


-
In Cat ., CIAG VIII, 340, 26 ouSapou rcepl rij? xaf;e <o;< TCOV vcvaiv ouSspifav
58
Cfr. sotto, p. 688.
59
IbipetSeiv e la metafora abituale. In Menone 98a Platone descrive il processo
come un alxiai;
76 ARISTOTELE

altra determinazione puo trovarsi solo in essa ». In Lambda , al contrario,


dove Aristotele esamina la struttura dell essere, le medesime parole ac-
quistano un significato ontologico.60
£ facile indicare le insufficienze della tavola aristotelica delle cate-
gorie. Ad esempio, i limiti fra qualita e quantita sono fluttuanti. Rela-
tivamente raro e che siano usate tutte le died categorie prese in esame
nel trattato, e in luogo di « agire-patire » si incontra una volta « muo-
vere-essere mosso ». Nella situazione storica, pero, queste « forme del-
l asserzione » riuscirono utili. Nella maggior parte delle opere di Ari¬
stotele si trovano riferimenti a esse. Le piu important sono, naturalmen-
te, le prime quattro. La dottrina appare identica in tutti i suoi punti prin-
-
cipali tanto nello scritto sulle categorie che nei Topici , anche in Delta
le categorie sono viste essenzialmente sotto l aspetto semantico. Era pero
molto fadle che la dottrina, inizialmente semantica, fosse usata anche
nella vivace discussione contemporanea di problemi ontologici. Cost , per
esempio, leggiamo negli Analitici secondi « Cio che non denota un ousia ,
deve essere asserito di un hypokeimenon [ semantico ], e non puo darsi
un bianco che non sia una cosa bianca [ ontologico ] » . La distinzione
originariamente semantica diviene dunque un arma per confutare la dot ¬
trina delle idee.
Nel trattato si distinguono tre parti: osservazioni introduttive sulla
terminologia ( capp. 1-3 ), discussione delle dieci categorie ( 4-9 ), e infine
quelli che gli Scolastici chiamarono « Postpraedicamenta » ( 10-15).
L importante concetto di ousia viene definite a 4a 10 in questo mo-
do : essa e una, sempre identica a se stessa, e puo assumere determinazioni
opposte. Quando si discute il concetto di ousia in Aristotele, si fara bene
a tener sempre presente questa fondamentale definizione. Nelle prime ope¬
re di logica, come tutte le altre categorie, cosi il concetto di ousia e inteso
quasi sempre in senso semantico: « che S e in P, e che P e asserito con
verita di S, si deve intendere in tanti significati quante sono le catego¬
rie », e cioe: tutte le asserzioni sull effettiva realta sono espresse nelle
dieci categorie. La realta effettiva e qualcosa per se. Ma Aristotele e an-
cora legato alia convinzione che la struttura del processo del pensiero sia
una copia della struttura del reale.64 Confrontato con Platone, l orienta-
mento del suo pensiero conduce a un completo capovolgimento della ge-
rarchia dell essere: per Platone, l essere in sommo grado appartiene alle
idee, e le cose nel tempo e nello spazio non sono che copie; in Aristotele,
esiste nel preciso senso della parola solo la concreta cosa singola : « e

Lambda 1, 1069a 20 7tpcoTov fj ouafa clxa tb 7toi6v XTA.


61
a/r iaTa rrji; xar Yoplai; oppure at Siaipetteiaai xaT7)yop £ai.
I 22, 83a 25.
An. pr. I 37.
64
Sulla base di una piu matura esperienza il concetto di verita viene discusso in
Theta 10, 1051b 3.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 77

pero necessario asserire una verita sopra molte cose » . L universale non
ha alcuna validita come ente oggettivo, e non e neppure in rebus { come
dicevano gli Scolastici ) ; ma conserva la sua validita come ousia di secon-
do rango in quanto puo essere affermato con verita di una classe di cose
che comprenda almeno una cosa singola . In termini moderni si puo dire
cost : esistono singoli uomini, ma « uomo » ha un esistenza soltanto logi-
ca. « Capacita di scrivere » o « il bianco » sono nomi per qualcosa di
universale; cio che esiste e « un uomo capace di scrivere » oppure « una
cosa bianca ». Avremo modo di vedere in seguito come Aristotele tenga
ferma la sua fondamentale concezione dell' ousia anche nella discussione
di questioni di ontologia.
II termine ousia non di rado e interpretato in Aristotele in modo
troppo ristretto: « Ousia e cio che possiede determinazioni ( riceve un
predicato ), ma e per se senza determinazioni { senza predicato ) ». Non
tutte le proprieta ( differentiae ) di un' ousia , pero, sono qualita nel senso
della dottrina delle categorie, giacche Aristotele a f f e r m a a proposito delle
ousiai di secondo grado, e cioe dei nomi dei generi, che in questo caso
Vousia sarebbe un poion , un « di tal natura » . II nome del genere, per
es. « citta », ci dice che Atene e Megara sono « citta » : « qui infatti il
soggetto non e uno come nelle ousiai di primo grado: uomo oppure
animale , invece, si dicono di molti soggetti. Tuttavia la parola uomo ”
non denota semplicemente qualche qualita , come per esempio il bianco ” .
Un nome di genere denota Vousia come di tale o tal altra natura ». Co¬
me vedremo, Aristotele ritornera ancora piu volte sulla questione della
natura dei diversi tipi di universali.
Ousia e dunque una classificazione tanto di cose singole che di con ¬
cetti. Se Aristotele dice che « un uomo » , « un cavallo » o « miele » sono
ousiai , intende evidentemente riferirsi a cose. Se pero noi domandiamo
in forza di quale proprieta queste cose sono ousiai , proprio come po-
tremmo domandare perche cavallo e leone sono « animali » , Aristotele
risponde con il nome del genere: CT « Nella categoria “ che cosa e ” e pre¬
dicato tutto cio che e adeguato come risposta alia domanda che cosa e un
-
uomo » . Il concetto di ousia e il medesimo delle Categorie , soltanto che
Aristotele ha lasciato formalmente cadere la distinzione fra ousiai di pri¬
mo e di secondo grado. Termini di qualita , che non esprimono una con-
dizione, non appartengono dunque alia categoria della qualita.
Il termine symbebekos , tradotto con accidens , significa « sopraggiun-
to » : e assente nello scritto sulle categorie. Aristotele lo invento per di-
stinguere quei predicati che stanno in relazione al sostantivo, ma non
sono in alcun caso predicati nella categoria dell ousia. Si tratta dunque di
un concetto contrapposto a quello di ousia. Da un passo delle Categorie
6S
An post . I 11 , 77a 5; cfr. sotto, p . 116 .
Cat . 3b 15 .
67
Top . 102a 32.
9b 5.
78 ARISTOTELE

vediamo come si formo il concetto : dal fatto che certe qualita che sono
percepite solo mediante i sensi furono distinte dalle qualita stabili.6 Nel
caso del miele, « dolce » e una delle sue qualita stabili, poiche quando
il miele (70lo zucchero dell antichita ) non e dolce allora ha perduto la sua
funzione. Nel caso del vino, « dolce » fa parte delle qualita aggiunte e
casuali. Nei Topici e in Delta 14 la distinzione dei symbebekota viene
sviluppata . Come « differenza dell ousia » il termine indica qualita senza
cui qualcosa non puo esistere come identico a se stesso ; come « proprie¬
ty di cose variabili » denota le qualita mutevoli e casuali, per es. la tem-
peratura .
Dalla discussione che Aristotele fa della categoria della quantita ap-
prendiamo che la sua concezione di tempo e spazio come continui era gia,
in linea di massima , formata.
La categoria della relazione e i termini pros ti - kath auto ebbero
una parte importante nella disputa sulla dottrina delle idee. Esempi co-
stantemente usati furono « sapere - oggetto del sapere » e « padrone - ser-
vitore ».71 Nel trattato sulle categorie Aristotele non compie alcun ten ¬
tative di classificare i concetti di relazione, ma tratta in particolar modo
la questione del rapporto fra episteme ed episteton , evidentemente per-
che questo problema era di attualita in quel momento. Piu tardi egli sco-
prira che si possono distinguere due tipi di concetti di relazione assolu-
tamente diversi.72 Sebbene la sua esposizione non sia priva di incongruen-
ze, e tuttavia chiaro quel che egli intende dire. Un tipo comprende cop-
pie di concetti come « doppio - mezzo », « freddo - caldo », che sono
contrari e nello stesso tempo reciprocamente relativi ;73 l altro tipo com ¬
prende concetti che sono relativi solo in una direzione, per es. il sapere
rispetto al conoscibile oppure la misura rispetto al misurabile. Un passo
ancor piu avanti egli fa nello scritto polemico contro quei filosofi che
concepivano i contrari come principi: 74 « I termini relativi posseggono
ousia meno di tutte le categorie, perche grande o piccolo in se
non e nulla » .
Le rimanenti sei categorie non sollevano alcun problema .
I cosiddetti Postpraedicamenta sono una raccolta di piccoli studi
contenenti analisi semantiche di certe parole che erano di attualita nelle
discussioni del tempo. Aristotele analizza nel modo piu particolareggiato
le quattro specie di opposizione : relazione , contrarieta, contraddizione ,
privazione. Anche in Delta 10, nei Topici e in Iota troviamo queste quat -

69
Indicate nelle Categorie con ay / jpa oppure popipif ) , in Delta 14 Statpopa
'
TT);
oualai;.
70
Come avremo modo di vedere, la filosofia del telos e strettamente collegata
con il concetto di ousia.
71
Varm. 133e.
72
Iota 1056b 35 con rinvio a Delta 15.
Tfi ipuoet , Cat . 7b 15, cfr. sotto, p. 684.
73
74
Ny 1, 1088a 22.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 79

tro enantiotetes. La distinzione di cinque tipi di priorita nel dodicesimo


capitolo, paragonata con Delta 11, desta l impressione di uno schizzo
provvisorio. Come un abbozzo provvisorio della trattazione dettagliata dei
concetti di continuo e di contatto nel quinto libro della Fisica e interes-
sante l analisi della parola hama. Nel quattordicesimo capitolo Aristotele
discute le specie del movimento: osserviamo che gia qui egli considera
il mutamento qualitative, alloidsis , come un movimento. Propriamente,
e questo solo un problema di linguaggio. II senso della parola kinesis
( per dirla con Frege ) e univoco, mentre per noi movimento e cambia-
mento hanno significati differenti. Ora pero nessun pensatore prima di
Aristotele aveva usato la parola kinesis in questo senso, anche se Platone
nel Teeteto e nel Parmenide vi era giunto vicino. D altra parte Aristotele
considera senz altro in questo capitolo generazione e corruzione come
specie della kinesis; nella trattazione del movimento che noi possediamo
ora come Phys. III-VI , e in altre opere posteriori , egli tratta i concetti
di generazione e corruzione sotto un altro particolare aspetto.
L analisi semantica della parola « avere » nel quindicesimo capitolo
e un abbozzo antico, che ritroviamo in una forma un poco mutata in
Delta 23. £ probabile che al lettore moderno questo capitolo suoni par-
ticolarmente arcaico, poiche a noi e difficile immaginare quale fosse la
situazione prima del chiarimento semantico dei concetti fondamentali.
Sullo sfondo del capitolo sta 1 importante distinzione 75 fra « possedere
scienza » e « avere scienza », che e uno dei punti da cui prende l avvio
la dottrina aristotelica della potenza e dell’atto.

II De interpretatione
Verso la fine del quinto secolo, nell’eta dei Sofisti, era molto vivo
l’interesse teorico per il linguaggio. Se ne ha un riflesso anche nel fatto
che si trovano nella tragedia, nel dramma satiresco e nella commedia
molte scene costruite intorno a giochi verbali con le lettere dell’alfabeto
oppure con gli elementi piu semplici del linguaggio.76 A proposito dell’ori-
gine del linguaggio, si contendevano il primato due teorie opposte. Se-
condo l’una, le parole erano prodotte dalla natura, mentre secondo l’altra
l imposizione dei nomi era assolutamente convenzionale. A questa teoria
Democrito diede una forma particolare quando paragono metaforicamente
la struttura del linguaggio con la struttura delle cose. Democrito trasferf
la parola che indica la lettera dell alfabeto, stoicheion , alia sua filosofia
della natura . Le lettere dell’alfabeto sono appunto le parti costitutive
75
Theaet. 199 a: £xepov x& xExxijallai , sfxepov TO xetv TJ)V em <rnfj|jt.7)v.
76
Euripide Tbes. fr. 382, Sofocle Amph. fr . 117, Agatone fr. 4, Acheo fr. 33,
e specialmente il dramma satiresco di Callia , che Ateneo 453c definisce ypa|x (iaxixv]
Hecopla. Maggiori particolari in M. POHLENZ , GGN, Phil .-hist. Kl. Fachgr . I, 1939,
152-154.
80 ARISTOTELE

ultime delle sillabe, le sillabe a loro volta si riuniscono in parole e da


queste infine si forma il discorso articolato. Dopo Democrito questa
metafora appare generalizzata nelle descrizioni della struttura del mondo
fisico ;77 nella forma latina elementum essa e familiare a noi tutti. La teoria
ci e nota in particolare attraverso i dialoghi di Platone, Cratilo e Teeteto
L idea fondamentale e l affermazione che il linguaggio e un prodotto della
natura, poiche la struttura del linguaggio coincide esattamente con la
79

struttura del mondo fisico.


Nel Cratilo Platone approfondisce questa concezione del linguaggio
e va nello stesso tempo molto piu in la di Democrito : e il motivo e sem-
plice. La teoria offriva a Platone la possibility di allargare i confini al
campo dell’oggettivita e dell assoluto. Egli non si contento di presentare
la parola come una semplice imitazione: le parole sono « strumenti » e ,
nel caso che siano giuste, sono vere riproduzioni delle cose.80 Platone fa
enunciare a Socrate una teoria che mette capo all affermazione che ogni
parola ha la sua forma perche corrisponde con precisione alia cosa che
essa denota. Esiste dunque per le parole un criterio in base al quale esse
sono vere o false. Soltanto 1 esperto nomenclatore puo creare parole cor-
rette e vere, e soltanto 1 esperto dialettico puo valutare adeguatamente
questa arte.
In contrasto con Socrate, Ermogene sostiene l opinione che le parole
sono assolutamente convenzionali.81 A noi e possibile rintracciare questa
tesi nella letteratura del tempo. « Oggetti della conoscenza sono gli eide ,
i nomi comuni delle arti riconosciute; questi nomi comuni in quanto og-
getto della conoscenza sono naturali come e l arte stessa , pero Pimposi-
zione del nome e assolutamente convenzionale. » L anonimo autore del
trattato Sull arte medica esprime qui un opinione con cui tanto Platone
quanto Aristotele si sarebbero trovati d’accordo. Platone pero avrebbe
inteso la parola eidea nel senso della sua dottrina delle idee,87 Aristotele
invece l avrebbe intesa come « immagini mentali », noemata.
Alla tesi di Platone secondo la quale esiste un sistema di parole
dal significato stabile, che sono state create da un nomenclatore e corri-
spondono esattamente alle cose del mondo sensibile, che dunque presen-
tano un sistema di significati puri, come dice lo Stenzel
84
fanno ri-
scontro la teoria del Timeo , che il mondo e stato plasma to da un divino
artigiano come una riproduzione di un modello eterno, e la teoria del
77
Per es. Politico 278b xa TCOV Travxcov axor/eia.
78
Cratilo 424d sgg., Teeteto 202a sgg.
79
Crat . 438e cuy yevij
80
388a Spyavov , 439a etx6ve<; TUV 7rpayfxaTa> v.
81
384d, cfr. De Arte 2, VI 4 LITTRE xa <puaio<; vofioOerr) p.aTa ecm ,
-
•ra 8 etSea ou vo|xoOeTV)(J.aTa dcXXa pXaa cTjfiara. Osservazioni pregevoli in E . HOFF¬
MANN, Die Sprache und die arcbaiscbe Logik , 1925, 24.
82
Crat. 439c.
81
De int. 16a 10.
84
RE XIII , 1010.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 81

legislatore autoritario esposta nel Politico. Contro Platone, Aristotele so-


stiene, in un diverso contesto, la tesi fondamentale che tanto nel mondo
della natura quanto nella vita dello spirito ogni nostra esperienza e il
risultato di un processo che avanza lentamente seguendo tendenze che
sono inerenti alia natura . Aristotele mantiene questa convinzione di fon-
do anche nella sua filosofia del linguaggio. Egli accetta formalmente qua¬
si tutto do che Platone aveva detto del linguaggio nel Cratilo , nel Teeteto
e nel Sofista , ma proprio come rifiuta la separazione, cioe il chorismos ,
delle idee, cost rifiuta anche la fondazione ontologica del linguaggio. Del
tutto diverso, in Platone e Aristotele, e anche il metodo per accertare il
significato di una parola. Secondo Platone, era possibile giungere al senso
e al « significato preciso » della parola soltanto mediante l esame dialet-
tico e con il metodo della divisione.*5 Aristotele invece considerava l ac-
certamento del significato di una parola soltanto come un fatto di com-
prensione, e non invece come un oggetto del pensiero scientifico.
Prima di procedere, dobbiamo pero ancora domandarci perche in
realta la questione dell origine e del carattere del linguaggio era nell Ac-
cademia cost singolarmente attuale. A questo proposito si deve dire che
una presa di posizione sul problema era necessaria per potersi orientare
fra la tesi gnoseologica di Protagora e i paradossi eleatici. Nei tre dialoghi
citati, la questione principale e per Platone questa: « come e possibile
una affermazione falsa ? ». £ possibile asserire qualcosa di qualcosa che
non esiste, ed e sensata un asserzione di questo genere ? 56 Soltanto nel
Sofista Platone trova una risposta che lo appaghi : « Cio che non e, e in
un altro modo ».*7
Il trattato Sull interpretazione non contiene alcuna affermazione po-
lemica contro Platone, ma Aristotele sostiene costantemente una tesi di-
versa da quella di Platone ; sostiene, in realta , quella tesi che nel Cratilo
e posta in bocca ad Ermogene.88 Socrate dice che, se le proposizioni sono
o vere o false, allora cost devono essere anche le parole. Aristotele affer-
ma invece che in se e per se le parole non sono ne vere ne false. Il fatto
importante e che le parole designano qualcosa .89 Secondo lui le parole sono
soltanto simboli convenzionali per le immagini delle cose nel nostro pen ¬
siero; per acquistare un senso una proposizione deve stabilire un collega-
mento tra questi simboli, oppure nel caso di un asserzione negativa

85
Soph. 221b ou ;x6vov Tofivojxa aAAd xal TOV X6yov ~cp (, auxi ToSpyov elXjjipajxev
Ixavcop.
Cratilo 429c, Teeteto 187d , Sofista 257 a .
87
88
259a -
JXY) 8V-T6 S repov TOU SvTop.
Cfr. Crat . 384d con De int . I 2, 16a 19-29.
89
Cosi anche De an. II 8, 420b 32 cri) (xavTtx6p Tip i(j6 tpop JCTTIV 1) <ptovY) ; i nomi-
nalisti del Medioevo dicevano flatus vocis. Non troviamo mai espressa in Aristotele
l idea che il linguaggio influisca sul pensiero. Cfr. A. STIGEN, « Symb. Osl. » 37 , 1961,
15-44.
82 ARISTOTELE

deve scioglierlo.90 Nel Cratilo Socrate dice inoltre che le parole sarebbero
strumenti in vista della conoscenza dell esistenza vera ,91 e questa e una de-
finizione che Aristotele rifiuta ; concorda invece pienamente con Platone per
quanto questi dice nel Sofista 264a a proposito della relazione fra espres-
sione linguistica e verita, fra onoma e logos.
In Platone troviamo quasi tutte le parole che in Aristotele hanno,
conservato un sicuro significato terminologico.92 II vocabolo hermeneia
J

denota la forma linguistica assunta dalla riflessione e dal pensiero: il no¬


stro trattato non vuol essere una lezione di stilistica , bensi un saggio sulla
portata e sul corretto giudizio delle proposizioni. A1 principio di esso si trova
la celebre definizione:
« Le parole sono segni simbolici per i process psichici, lo scritto, a sua
volta, e segno della lingua. Proprio come non tutti hanno gli stessi segni di
scrittura, cost anche non pronunciano tutti gli stessi suoni. Ma i processi psichici,
di cui questi sono il simbolo diretto, sono in tutti gli stessi, alio stesso modo
che anche le cose, che la lingua riproduce, sono le stesse. Per natura e secondo
il suo suono, un vocabolo non ha alcun significato; ne ha uno soltanto quando
serve come un simbolo, il cui significato e convenuto » .

Qui Aristotele muove dalla stessa concezione che e di Platone nel


Teeteto, e doe che il pensiero e un dialogo interiore. La lingua riflette i
processi del pensiero. Nella pratica della disputa gli uomini si lasciano con-
vincere dagli aspetti quantitativi 96 del linguaggio ; ma nell esposizione scien-
tifica il « discorso dell anima » e piu importante della forma linguistica.
Contro I espressione possono cioe sempre darsi obiezioni, ma non contro
1 intimo significato.97
Soltanto il collegamento dei vocaboli nella proposizione puo dunque
90
Piu tardi Aristotele formulera molto piu chiaramente questa idea in Theta 10,
1051b 3.
91
388c SiSaoxaAtxov opyavov xal Staxpixixov T/ jc ouaiac;, concezione che Ari¬
stotele respinge a 17a 1 Aoyo? a rate; pev o7] pavxix6?, ou opyavov 8 dAAa xaxa
OUv07) X7) V .
92
Crat. 431b Bvopa, pi) pa e X6yo? = uv&eoit; ; la formulazione e piu chiara
nel Sofista 262a sgg. Ci sono in Aristotele molte reminiscenze letterali, per es. 16b 20
HTOjai xv) v Siavotav = Crat . 431a X7) V X7jc dxoijc; a?o{b) oiv xaxaaxTjaai e 437a tor/ joi
X 7]v 4IUX4v Cfr. An. post . II 19, 100a 6 - b 2.
92
Cfr. Poet. 1450b 14. Elocuzione o dizione ( X i;< ) e dunque concetto piu
ristretto.
91
Similmente in Soph. El. 165a 7, dove si sottolinea che le parole stanno « invece
delle cose », e che le cose e i fenomeni sono infinitamente piu numerosi delle parole
a nostra disposizione.
99
189e, Soph. 263e; nel Filebo 38c-e e una descrizione molto vivace, che puo
avere ispirato Aristotele per il suo « sillogismo pratico ».
99
Cat. 4b 34-35.
97
An. post . I 10, 76b 24 ou yap 7xp8? xiv Aoyov 7) aXXa 7xpo?
xiv cv xyj 4JUX ? Aristotele si avvicina qui alia distinzione di Frege fra senso e si¬
'

gnificato.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 83

esprimere 1 essere o il non essere , il vero o il falso, e produrre in questo


modo un intesa. Proprio perche le parole sono soltanto segni e possibile
una comprensione univoca . Quando Platone dice che una parola semainei
qualcosa, egli intende che questa parola , qualora sia giusta, rispecchia la
vera realta . Per Aristotele invece semainein significa , nell opera che esami-
niamo, che il significato del vocabolo puo essere semanticamente accertato:
si ha dunque univocita della determinazione, ma arbitrarieta della deno-
minazione.91 Questa e, nella teoria del linguaggio, la piu importante diffe-
renza fra Platone e Aristotele: non si deve arguire dalla struttura verbale
il concetto, bensi dall uso del segno il pensiero." Percio la precisa deter ¬
minazione dei diversi significati di un vocabolo e il presupposto necessario
perche una questione possa essere oggettivamente discussa e dialettica-
mente indagata. Analisi semantiche di questo genere si incontrano, oltre
che in Delta, in tutte le opere di Aristotele.100 £ interessante notare che
Epicuro formula come una regola l esigenza aristotelica di un accordo
sull esatto significato delle parole.101
Dopo la definizione introduttiva Aristotele indica le parti costitutive
della proposizione ( capp. 1-3 ) e descrive il linguaggio come il presupposto
della comunicazione. Cio che lo interessa, evidentemente in relazione alia
discussione del Sofista , e la proposizione dichiarativa determinata , cioe il
giudizio categorico, come dice esplicitamente.102 Incidentalmente egli ac-
cenna anche al fatto che esistono altre forme di espressione , ma che l il-
lustrazione di queste forme appartiene alia retorica o alia poetica . Noi
possiamo leggere fra le righe che la presente trattazione e dedicata a quel¬
le forme dell asserzione che sono di particolare rilievo per la teoria della
dialettica.
Successivamente Aristotele tratta delle diverse forme dell opposizione
( capp. 4-9 ), di proposizioni che si differenziano mediante aggiunte ( 10-11 ),
e di proposizioni modali del tipo « pub andare, deve andare ». E qui risulta
piu che evidente l intenzione originaria di Aristotele di trattare in questa
opera soltanto il rapporto fra l espressione linguistica e l oggettiva natura
delle cose. L ultimo capitolo contiene una discussione supplementare del-
l apparente opposizione fra proposizioni con predicati opposti.
Sebbene in quest opera Aristotele consideri il linguaggio principalmen-
te come interprete del pensiero, e non introduca percio questioni di logica ,
ne di ontologia, non si astiene pero del tutto da questa problematica . Gia

91
Cfr. An. post . I 10, 76a 32, dove la prospettiva e diversa.
99
E. HOFFMANN, Die Sprache und die archaische Logik , 71.
100
Serve d introduzione la formula 7toX>.ax&e X£yerai.
101
De Natura , pap. Here. 1056, 7 XIII, pp. 352 e 580 ARRIGHETTI. Epicuro
riprende l idea che i vocaboli sono simboli convenzionali ( Ep. ad Her. 75 ), ma la svi -
luppa poi nel senso della sua dottrina naturalistica . La sua teoria del linguaggio mostra
tale affinita con quella aristotelica, che la si puo dire derivata da Aristotele. Cfr.
ARRIGHETTI 474-476.
102
-
17 a 6 6 S anoepavTixo; rij; vuv Hecopiot;.
84 ARISTOTELE

nel terzo capitolo incontriamo una delle sue tesi fondamentali, diretta con-
tro Platone : « La parola essere o non essere non denota alcun oggetto,
e neppure se uno parli puramente dell ente per se, poiche in se l ente
non e nulla » ; il che significa che non esiste nulla che possa essere indicato
soltanto come « l ente », oppure « non si da alcuna specie di cose, che
m
appunto soltanto siano » . L osservazione e rivolta in ugual misura contro
gli Eleati e contro Platone, ed e caratteristica della concezione aristotelica
dell essere nel periodo dell Accademia . Una risposta che personalmente lo
appaghi Aristotele la trovera , per questo problema , soltanto vent anni piu

Interessante e molto discussa nella logica dei nostri giorni 105 e la teo-
ria di Aristotele sulle asserzioni relative agli avvenimenti futuri ( contin-
gentia futura ) , esposta nel nono capitolo. Aristotele vi discute la legge del
terzo escluso. O P o non-P e sempre necessario. Qualora P sia un asser-
zione al presente o al passato, P oppure non-P e per necessita vero ( la
Anscombe osserva giustamente che Aristotele usa « necessario » in un senso
per noi insolito, e tuttavia perfettamente chiaro ). Una proposizione come
« domani avra luogo una battaglia navale » non e invece ne vera ne falsa .
£ possibile che abbia luogo una battaglia navale, ma e anche possibile che
non abbia luogo. Aristotele riconosce dunque asserzioni che indicano pos¬
sibility alternative, riconosce cioe che e giusto tanto « P e forse vero »
quanto « P e forse falso ». Come dice O. Becker , Aristotele si avvicina
moltissimo, su questo punto, a una logica che ammetta piu di due valori,
e tuttavia senza formularla con chiarezza. £ probabile che Aristotele sia
giunto a questa concezione per motivi che non hanno nulla che fare con
la logica . Nessuna asserzione concernente il futuro, cioe, puo essere vera
o falsa , perche del futuro non si puo avere scienza . Qui come nella filo-
sofia della natura, Aristotele respinge Yananke meccanica e il fato. Ed e in ¬
teressante notare che Epicuro utilizzo questa tesi di Aristotele facendone
uno dei pilastri della sua dottrina della liberta dell uomo.107
Le distinzioni del dodicesimo capitolo sono fini. Aristotele respinge
ogni tentativo di ridurre una proposizione negativa ad una affermativa so-
stituendo « S non e P » con « S e non-P ». Respinge anche la tesi che esista
accanto al giudizio affermativo e a quello negativo una terza forma inde-
103
16b 19. Piu chiara la formulazione di An. post. 92b 14: « l essere non costi-
tuisce Vousia di alcuna cosa, perche l ente non e un genere ». Cos anche in Top.
IV 6,, 127a 27.
M
Eta 2, 1043a 5 e 7, 1049a 18; vedasi sotto, p. 696.
105
Si veda G.E.M. ANSCOMBE , Aristotle and the sea battle, « Mind » 1956, 1-15.
Inoltre L. LINSKY, « The Philos. Rev. » 63, 1954, 250-252; K. v. FRITZ, « Gnomon »
1962, 139 ( con altre indicazioni bibliografiche ) ; J. HINTIKKA, « The Philos. Rev. » 73,
1964, 461-492.
106
« Gnomon » 1958, 261-264.
107
Ep. ad Men. 127 rb |i£»ov OUTS TOXVT&X; 7]|i£Tepov OGTE roxvTtix; oux ipifepov
Us. fr. 376 = ARRIGHETTI fr. 168. Il secondo pilastro era la dottrina della mx.p£ jxkiau;,
clinamen , cfr. Lucr. II 292.
UNGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 85

terminata : giacche la proposizione « S e non-P » e formalmente un giudi-


zio positivo, ma il suo predicato e privo di senso.10"
Era opinione di H. Maier 109 che Aristotele non avesse osservato in
questo trattato la distinzione fra la funzione della copula e il significato di
« esistere ». Questo giudizio non e del tutto corretto, poiche nell undice-
simo capitolo Aristotele stabilisce costantemente una chiara distinzione;110
e vero peraltro che nel testo discusso dal Maier Aristotele non ha inteso
a pieno la funzione della copula nel collegamento dei concetti. Su questa
materia, negli Analitici primi egli ha raggiunto il massimo grado di chia-
rezza. Nel De interpretation Aristotele non descrive mai la proposizione
assertiva come se concepisse il soggetto incluso nel predicato; ma nella
teoria dell argomentazione dice sempre « S e in P » .1U
£ possibile che dopo la bella e suggestiva introduzione il lettore senta
in qualche modo deluse le sue attese. Ma il trattato, considerato nel suo
complesso, e ben meditato e ben costruito, e contiene parecchie cose che
nella discussione del modo delle premesse sono al massimo accennate.

I Topici

Considerati come documento storico, i Topici sono una delle piu in-
teressanti opere di Aristotele. Essi ci introducono con chiarezza nel cuore
delle dispute dell Accademia intorno alia questione del concetto della
dialettica,m a quella della corretta formazione di concetti e definizioni, e al
problema delle classificazioni; noi vediamo cosi dispiegarsi davanti ai no-
stri occhi la tecnica della discussione filosofica del tempo. Dopo lo studio
dei Topici si comprendono percio mol to meglio le opere e i frammenti dei
filosofi dell Accademia .
Il vocabolo topos significa metaforicamente « punto di vista », e il suo
uso in questo senso fu verosimilmente introdotto da Aristotele.113 In una
ricapitolazione alia fine del settimo libro egli dice di aver ora presentato
in maniera praticamente completa i punti di vista che ci possono essere
d aiuto nel trarre conclusioni dialettiche in riferimento a ogni problema.
1M
19b 24-35.
105
Die Syllogistik des Aristoteles I 114.
110
21a 25-29. Il Maier discute pero 16b 19-25.
1,1
.
tv 8> w TO) A elvai, inti TOU A eTvai , TO A uitipxeiv.
112
Fondamentale il lavoro di E. HAMBRUCH, Logische Regeln der platonischen
Schule in der aristotelischen Topik , 1904. £ questo un terreno fecondo per ulteriori
ricerche. Il piu notevole fra i lavori moderni e quello di E. WEIL, La place de la
logique dans la pensee aristotelicienne , « Rev. de Metaph. et de Morales 56, 1951,
283-315. I Topici furono il tema del terzo Symposium Aristotelicum tenuto a Oxford
nel 1963. Si vedano i contributi in Aristotle on Dialectic. The Topics, Oxford 1968.
113
Nella parte piu antica dell opera, a IV 1, 121b 11, Aristotele indica gli
« elementi » della discussione con il vecchio termine di aTotyelov, e in Rhet . II 26,
1403a 17 spiega che entrambi i termini avevano il medesimo significato.
86 ARISTOTELE

Sebbene nella prassi il metodo fosse antico, nessuno prima di Aristotele


aveva compiuto il tentativo di scrivere una guida sistematica , cioe, come
dicevano i Greci, una techne. 1 W Fu cosi Aristotele il primo a scrivere sull arte
di non farsi superare nella disputa dialettica, e la sua conclusione ci mostra
s
quanto egli fosse orgoglioso dell opera compiuta.
« Mi ero assunto il compito di trovare un metodo che ci mettesse in con-
dizione di trarre conclusioni a proposito di una proposizione data muovendo da
opinioni generalmente riconosciute. Questo e infatti il compito della dialettica
in particolare, ma anche della disamina scientifica. La dialettica e certo molto
vicina alia tecnica sofistica dell argomentazione ; si aggiunge pero il fatto che
l interlocutore deve esaminare la proposizione non soltanto dal punto di vista
formale e dialettico, ma anche in relazione al contenuto. Percio io ho trattato
non soltanto la tecnica per impugnare una proposizione data, ma anche quella
per sostenere e difendere, come oppositore, una data proposizione con l aiuto
di opinioni riconosciute. Che la dialettica abbia questo duplice compito, ho ar -
gomentato con maggior precisione in precedenza.116 Socrate non difendeva le pro
prie tesi, ma si limitava a porre domande, poiche era solito dire di non sapere.
-
In quel che precede ho spiegato quali punti di vista siano in questione
nella contestazione e nella difesa, e come se ne possa acquisire un abbondante
riserva ; ho spiegato inoltre come si devono porre le domande e quale ordine
bisogna osservare nel farlo, e come si giunge alia soluzione dell argomentazione
dell awersario. Si e anche illustrato cio che in ogni altro modo appartiene a
questa teoria della dialettica. A conclusione di tutto ho descritto il procedimento
sofistico nella fondazione del pro e del contro.
£ dunque chiaro che ho conseguito il mio proposito. Non posso tuttavia
fare a meno di ricordare qualcosa che riguarda questo mio corso di lezioni. Ri
guardo a tutto cio che e stato scoperto, e un fatto che quello che e stato elabo¬
-
rate dai precursori e recepito dai successori nel seguito si e gradatamente accre-
sciuto.117 Ci6 che viene scoperto segna abitualmente, dapprincipio, un progresso
molto piccolo, ma nonostante cib e molto piu prezioso dell’incremento che in se¬
guito sara raggiunto grazie ad esso. Come dice il proverbio, il principio e pur

114
Particolarmente chiaro il testo di VIII 5, 159a 36 OUSEV S/opev 7rapa8e8opivov
U 7r ISXXOV ; cfr. I 6, 102b 35 e IV 1, 120b 14.
115
IX 34, 183a 37 - 184b 8.
116
IX 1, 165a 19-27. Terminologia: Ofm?, posizione, e la proposizione che si
vuol difendere; a twp-a, « cio che richiedo », e la proposizione che si richiede all oppo-
sitore di accettare; il medesimo significato ha 7tp6Tams, cioe la proposizione che io
avanzo; il 7rp6pX7) p.a si distingue da essa solo per la sua forma ( « e cosi o cosi ? » ).
In Top. I 11 Aristotele dice che quasi tutti i problemata sono ora ( cioe nell Accade-
mia ) erroneamente chiamati theseis. Colui che conduce il dialogo domanda « A e B? »
ed e preparato a « rendere conto » (Souvat Xoyov ) , cioe ad argomentare partendo da
« A e B » oppure da « A non e B », secondo che l avversario « prenda », cioe accetti
( XaPetv X6yov ) l una o l altra cosa . Si dice percio giustamente che la dialettica e l arte
di argomentare e concessis. L attaccare una tesi per stabilire una tesi negativa si espri-
me con dvacrxeua siv ; la difesa di una tesi al fine di stabilire una tesi positiva ha nome
xaTamceua Etv. Nei Topici questi termini hanno significato agonistico, negli Analitid
sono neutri e significano rispettivamente confutare e confermare.
117
In seguito, con espressione proverbiale, « stare sulle spalle dei giganti »; vedasi
« Isis » 26, 1936, 147-149.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 87

la parte piu importante del tutto, ed e percio anche la piu difficile. Quanto
maggiori possibility di sviluppo contiene il principio, tanto meno esso e evidente
e tanto piu difficile da riconoscere; ma quando il principio e stato trovato e
abbastanza facile completarlo ed estendere la costruzione: cost fu gia per l arte
dell esposizione orale e per quasi tutte le altre forme di arte. Gli iniziatori si
inoltrarono solo per un breve cammino: ma le celebrita di oggi sono gli eredi
di molti precursori, che hanno gradatamente sviluppato e portato al livello
odierno l arte dei discorsi. A principio di questa tradizione troviamo Tisia,
quindi Trasimaco, dopo di lui Teodoro, e inoltre molti altri hanno contribuito
per la loro parte. Non c e percio motivo di meravigliarsi se quest arte dispone
oggi di una tecnica cos estremamente elaborata.
Di queste mie conferenze ( corso ) non si puo dire invece che qualcosa fosse
gia elaborato e altro invece non ancora: semplicemente, non esisteva assoluta-
mente nulla . L insegnamento di coloro che avevano fatto un mestiere delle
dispute sofistiche, era quale Platone lo ha descritto nel Gorgia. Essi facevano
imparare a memoria ai loro scolari qualche testo che aveva o la forma di un
discorso, oppure di brani formulati secondo domande e risposte; i temi erano
sempre quelli che a loro giudizio venivano per lo piu toccati nelle discussioni.
Per i loro scolari percib l apprendimento era presto terminato; era pero con
cio stesso puramente pratico e privo del sostegno di una teoria. Essi non offri-
vano un arte, bensf i suoi prodotti: 118 proprio come un uomo che si spaccia per
maestro nell arte di risparmiare dolori ai piedi, e non insegna pero la calzoleria
ne i mezzi per raggiungere il fine proposto, ma mette a disposizione un campio-
nario di scarpe di tutti i generi. Un uomo come questo verrebbe certo incontro
alle esigenze, ma non insegnera alcuna arte.
Nella retorica esisteva dunque da tempo molto materiale a proposito dei
metodi per metter l avversario davanti a una conclusione cogente; noi invece
non avevamo prima d ora nient altro da insegnare se non la prassi su cui ci
siamo adoperati per tanto tempo. Se ora dopo una matura considerazione voi tro-
vate che questo corso, nato nelle condizioni illustrate, fa buona prova pur nel
confronto con gli altri rami del sapere sviluppatisi secondo una lunga tradi¬
zione, a voi tutti,11 che lo avete letto oppure ascoltato, rimane soltanto di essere
indulgenti per le lacune di questa teoria e di essere invece ben grati per le
novita che in essa si trovano ».

Questa ricapitolazione, tanto spesso citata e commentata, si riferisce


probabilmente anche ai risultati, che Aristotele ha esposto negli Analitici,
benche in essa l accento sia posto fondamentalmente sulla dialettica . So-
stanzialmente simili, ma molto piu brevi, sono gli sguardi retrospettivi in
Rhet. II 18 e in An. pr. I 32 ( che e ancora piu breve ). Non esisteva dun ¬
que realmente alcuna tradizione ? Non soltanto da Platone, ma anche dagli
esempi che lo stesso Aristotele da nei Topici noi sappiamo che da parec-
chio tempo si lavorava intensamente sulle definizioni. Si era discusso il
problema se esista una verita scientifica, e Aristotele cita due diverse teorie
in proposito. Direttamente e indirettamente egli sottopone a critica i me-
118
Gorgia 465a sgg.
Il testo non e sicuro. Se leggiamo uu.£jv con Bekker e Waltz, l interpretazione
dello STAHR, Aristotelia, I 114, dovrebbe essere esatta.
120
An. post . I 3.
88 ARISTOTELE

todi diairetici di Platone e di Speusippo; e quel che Platone dice sul me-
todo della dialettica nella Repubblica e nel Fedone gli era ben noto. L opi-
nione di Platone e che le ipotesi possano si essere utilizzate come spunti ;
egli aggiunge pero che bisogna sapersene liberare per proceder fino al-
Yanhypotbeton , cioe a quel che non ha presupposti. Aristotele sapeva bene
che questo metodo era stato oggetto d esame nel Parmenide , e che aveva
ivi condotto a contraddizioni insuperabili; e sapeva anche che, in una
situazione analoga , Platone aveva trovato nel Sofista la spiegazione del
fatto, e cioe che non e led to collegare insieme certi concetti. Tutto cio,
con alcuni altri elementi , ci mette in sospetto davanti alia sua affermazione
che « non esisteva proprio nulla ». II paragone con la retorica non lascia
pero dubbi sul fatto che Aristotele pensa a esposizioni retoriche, e si puo
quindi giustificare il suo orgoglio, dato che egli aveva realmente dimo-
1
strato tutto cio per la prima volta in maniera sistematica e cogente.
Rivolgiamo in primo luogo uno sguardo d insieme ai libri piu anti¬
chi. II secondo libro comincia con l affermazione che le tesi di una contro¬
versy sono o generali o particolari, e tratta poi di diverse fonti di errore
in una discussione. Per Platone la dialettica era il « culmine » : m « per i
giovani la discussione e una gioia : essi sono simili a cuccioli che abbaiano
l uno contro l altro. Soltanto dopo aver compiuto lunghi sforzi, e dopo
aver raggiunto i cinquant anni di eta , l uomo puo diventare un dialettico,
che cerca realmente la verita ». £ probabile che parlasse cost sulla base del¬
la propria esperienza. Secondo Aristotele, invece, la dialettica era precisa-
mente quell arte che Platone aveva messo in caricatura . Contraddicendo
Platone, egli considerava la disputa come una techne sullo stesso livello
delle altre forme onorevoli di arte. « Non appena il tuo avversario fa
un affermazione, tu hai un punto da cui partire per la contestazione »."
La contraddizione sofistica e permessa, purche l intenzione sia buona ; il suo
uso riprovevole, in ogni caso, non appartiene alia dialettica, ed e a questa
estraneo: « Cio che non si puo moralmente sostenere, non deve mai essere
affermato ».m
Il tema trattato nel terzo libro e quali siano i presupposti per cui
qualcosa risulta migliore o piu desiderabile: « Quale di due o piu oggetti
dati sia preferibile o migliore, e questione che si deve esaminare sul fon-
damento dei seguenti punti di vista » . Come osserva F. Dirlmeier ,125 Ari¬
stotele descrive poi le situazioni tipiche della proairesis , la decisione : la
piu tarda dottrina aristotelica della proairesis non e, naturalmente, altra
cosa che una forma piu sviluppata della « scelta della vita £ note-
121
Cfr. An. post. I 3, 72b 18 r( (xeu; Si <pa (xev.
tv ; inoltre 539 b-540a.
122
Repubblica 534e dpiyxir; zoip
123
La medesima cosa, con piu matura valutazione, dira circa 25 anni piu tardi
in Gamma 4, 1006a 18-21.
124
VIII 9.
125
Magna Moralia 253.
126
afpeoti; pj<ov. L esempio tipico e Eracle al bivio. Cfr. il titolo di Diog. Laert. 53.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 89

vole qui l espressione: « La nostra mente assentira che la tal cosa e mi-
gliore ».127 A prima vista, la dettagliata illustrazione che questo libro da di
diversi predicati e valori sembra essere platonica ; e nella lingua 12troviamo
molti elementi che ci danno un impressione di pieno platonismo. * Le di-
visioni di Platone nel Gorgia 129 sono fondate dal punto di vista dei valori
e sono percio diverse dall elaborato metodo diairetico del Sofista e del Po¬
litico. La « riflessione sulle cause » 130 riguarda cio che e buono e degno
di essere scelto, poiche Platone era convinto proprio del fatto che il me-
glio 131 puo essere razionalmente determinato. A questo, appunto, si rifa
Aristotele: se si vuole, si puo dunque dire che in questo libro egli e pla-
tonico, ma senza la dottrina delle idee. Tutto cio che dice ha l impronta
del suo sobrio common sense, che si accompagna a una valutazione pura-
mente speculativa dei valori. Cio che e bene per natura e qui un concetto
132

centrale, come lo e, nella Retorica , nell illustrazione del discorso deliberati¬


ve: Aristotele e gia sulla via della sua filosofia del telos Gia sulla stessa
linea della sua posteriore concezione dei beni esterni 134 egli park qui del
superfluo come del meglio in confronto al necessario.133
II punto principale del quarto libro e la questione : « Come si deter-
mina il genere » ? Troviamo qui alcune fini ed acute indicazioni per la
scoperta e la determinazione dei generi. Colpisce il fatto che siano criti-
camente discusse molte definizioni di Platone, che, dunque, siano prese in
esame anche questioni positive, e non puramente aspetti formali che ri-
guardano la tecnica della discussione. £ chiaro anche che Aristotele ha in
mente Speusippo. La questione di fondo e dunque come si pervenga ad
136

una definizione corretta: « £ raro che i partecipanti a una discussione dia-


lettica ricerchino in via teoretica da quali elementi e formata una definizio¬
ne » . Aristotele non ha ancora compiutamente formulato la dottrina dei
127
TUYxaTaJW) <T£Tai\ Stivoia,
< che diverra poi terminologia stoica .
la
07tou8aToi; = competente; STOP T 6 SS n come nel Fedone = T8 £V y£vei 6v ;
T8 8I* auT& atpcT6v come anche nel Protrettico ; la scala dei valori (3£XTIOV, irpiTepov,
Tiptcircpov , che e anche nel Protrettico.
129
463e sgg.
** Menone 98a alrla? Xovtapi? Cfr. la nota 288 dell introduzione. Si tratta di
cio che Socrate chiamava arte della misura, ed Epicuro chiameril poi, inserendo altri
valori, < jup.( j.£Tp7)ai? oi)p.<pcp6vTtov xal (i<iU[i p4pcov ( Ep. 3, 130 ).
(
U1
Gorgia 465a.
112
T8 9'iaei (iyaOiv.
1U
T8 ha maggior pregio di T8 7rphe, T8 T£XOI;, e il meglio & T6 xaXXiov
xall aux4 : esattamente come nel Protrettico . Cfr. 146b 10: TIXOC, ev ixaaxto T8
PfXTiaxov .
234
Che e anch essa una sistematizzazione di quel che aveva detto Platone nel-
VEutidemo 278e-280b.
135
118a 6 Ta iy. wpiouaEa? rtov avayxattov pcXrlto, e cioe (3£XTIOV TOU r;v T8 C3
?T)V ; cost anche nel Protrettico.
136
IV 1, 120b 16 ini K &VTX za cruyycv xS XE / HCVTI , cfr. sotto, p. 97. Il CHER-
'

NISS, Crit . of Plato, 24-25, mostra come Aristotele nel quarto capitolo contrappone
l una all altra delle definizioni accademiche.
90 ARISTOTELE

quattro praedicabilia , la dottrina , cioe, delle quattro relazioni possibili fra


un genere A e una proprieta B. II linguaggio e, come in precedenza , pla-
tonico; manca pero lo sfondo della dottrina delle idee. « Quando abbiamo
determinate genere e specie, bisogna allora esaminare se la specie puo par-
tecipare del genere ».m Come esempi, Aristotele sceglie sempre bianco e
neve, oppure bianco e uomo; la neve e bianca , ma non e « cio che e bian ¬
co » ;13! percio fra bianco e neve non puo esserci il rapporto di genere e
specie. In una forma alquanto arcaica troviamo qui la ben nota concezione
aristotelica secondo cui certi predicati ( non tutti, pero ) sono ousiai , purche
siano affermati con verita.
Gia nell antichita la proposizione che « anche il dio e l uomo buono
possono fare il male » 139 fu oggetto di molte discussioni. Non si comprese
che, in generale, Aristotele si limitava a discutere la forma dei suoi esempi,
benche a volte tenesse conto anche del contenuto oggettivo. Qui, come
nell ottavo capitolo, si tratta di cio che e teoricamente possibile, sebbene
non sia vero, in contrasto con cio che e assolutamente impossibile in quan¬
to e contro natura . Si potrebbe anche dire che qui Aristotele concede alia
divinita la decisione ( proairesis ) .
Nel quinto libro Aristotele enuncia alcune regole sul modo di consi¬
derate Yidion , la caratteristica ; e noi vediamo come passo passo si vada
formando la dottrina dei praedicabilia. Nel primo capitolo 140 Aristotele di¬
stingue tre specie di idion: 1 ) in se e sempre, dunque attributi permanenti,
che piu tardi saranno chiamati differenze specifiche; 2 ) in relazione a un
altro, dunque attributi di relazione; 3 ) attributi temporanei, che piu tardi
saranno chiamati « aggiunti », e latinamente accidenti. Le piu utili nella
disputa 141 sono le prime due specie. In quel che segue si osserva un oscil-
lazione fra il punto di vista formale e quello oggettivo. Aristotele esamina
in primo luogo se la caratteristica sia gia formulata nella definizione, quin -
di , dal quarto capitolo in avanti, se sia veramente una caratteristica .142 La
dipendenza dalle discussioni semantiche nel Sofista di Platone 143 e partico-
larmente chiara nel quinto capitolo, dove Aristotele affianca l espressione
« incluso in S » al suo vecchio termine « vero di S ».144 « Si cade in errore
in quanto per cio per cui vale la spiegazione non vale anche il nome » .

ij.zit/ zi' j 121a 11. Cfr . Cat . la 28 e capitolo 5, Top. IV 6, 127b 1-4 , e An .
137

138
-
post . I 22, 83a 24 32.
Srap Xeuxiv e 127 b 1 bj U7roxeip£v(j> = in S , oppure xaS u 7roxeipivou « ve¬
ro di S » . In greco Xeuxiv significa « chiaro » e ri Xeuxiv puo significare tanto il
colore, quanto « il chiaro ».
139
IV 5, 126a 34, cfr. De motu an. 4; anche 138b 31 AvamiEuarov Tfj Suvapet
rientra nel topos Suvariv-aSuvaTOv.
140
I termini sono xa 9 auri xal del , 7rpo? Irepov e TOTE.
1,1

1,3 -
129a 17 Xoyixa paXtara .
EE xaXoi aTroS SoTai - E £ E8I6V EUTIV.
Rapporto 8vopa-X6yo? per es. a 221b ; cfr. 134b 10-13 ou xaS ou 6 X6yoc, xal
Toiivopa iXv]l>£U(TETai.
188
134a 21 xara TOU TTP TOU dX O eutTETat , pero hi TO) a7rXco? TOLOUT< ). J
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 91

Nel settimo capitolo Aristotele parla della teoria delle idee: torneremo
in seguito sull argomento.
Aristotele designa il sesto libro come una teoria della definizione;145
anche qui il problema e trattato dapprima dal punto di vista formale, poi
da quello oggettivo. La terminologia si e fatta piu chiara in quanto Aristo¬
tele distingue « cio che e aggiunto », vale a dire la caratteristica acciden-
tale, da « cio che appartiene al concetto del genere », e cioe la differentia
specifica , e introduce inoltre il termine « cio che era l esser questo ( singo-
lo ) ». Questo termine cosi discusso 146 fu coniato da Aristotele per racchiu-
dere in una formula l affermazione che S + P ( = un soggetto con la pro¬
priety P ) esiste, quando S e il nome di un ousia , di una cosa singola oppure
di un genere, e precisamente in diverse categorie, per es. uomo o bianco.
In termini moderni la cosa puo essere espressa cost : determinazione con-
cettuale e oggetto debbono coincidere perfettamente.147 L intenzione di Ari¬
stotele e molto bene illuminata dall eccellente analisi semantica della pro-
posizione « 1 immortale e un animale incorruttibile ora ».14! Il punto es-
senziale e qui l assenza dell identita fra la definizione e l oggetto definito.
£ noto che Aristotele utilizzo soprattutto in questo libro le raccolte acca-
demiche di definizioni .149 Incontriamo inoltre alcune espressioni tipiche del
suo common sense e della sua ironia.150 « Cio che e primo e semplicemente
il piu noto; ma per noi in realta avviene il contrario, poiche la cosa con-
creta cade in massimo grado sotto il dominio dei sensi, mentre il resto
richiede un pensiero esatto e addestrato. Bisogna percio semplificare le co¬
se, quando si parla con persone che non comprendono una terminologia
astratta ».lil Seguono poi delle osservazioni sul modo di adattare I esposi-
zione ,al livello dell ascoltatore. L argomentazione e fondamentalmente iden-
tica a quella del Fedro 270 ade;12 l oratore deve avere intuito psicologico,
perche oggetto della sua arte e la vita psichica dell uditore. Questo e un
tema di fondo nella dottrina degli affetti e nel secondo libro della Retorica.
Alla fine del libro Aristotele descrive il metodo che egli stesso impie-
145
!) 7tept Toij? opou? 7tpaypiaTeta. Capp. 2-3 TT Tepov v.txkoic, f ) [i f , 4-14 7t6Tepov
etpr) xe T6 TL clvai. Incontriamo in questo libro anche i termini crup.pEpy) X(5;, Siacpo-
pa, oima.
146
F. BASSENGE, « Philologus » 104, 1960, 1-47 e 201-222. Si veda sotto, p. 306,
inoltre pp. 691-693.
147
VI 4, 141a 35 £xdt <iTcp Ttov OVTOJV EOTL TO elvat 07tEp Etmv , per ogni cosa
il suo « essere » risulta uno solo.
14
* VI 6, 145b 21-33, un passo fondamentale per l interpretazione linguistica della
formula T6 xi elvat .
149
Opot. In proposito, si veda CHERNISS, Crit . of Plato , 23. Sulle Ataipfoet?
AptoTOT Xou?, ivi, p. 14.
(itoxEa, cfr. DURING, Biogr . trad . 349, T 50a .
150

151
Come per esempio TO TI 7;V elvat, 141b 6-20. A 148b 20 giunge a dire che
« a volte e necessario fare uso di una terminologia tecnica , ma nella definizione bisogna
attenersi all uso linguistico abituale » ( ovo (i.aata 7rapa8e8op.6v7) xal irape7TO (iivr) ) .
157
Cfr . D.J. ALLAN in Autour d Aristote , 331.
92 ARISTOTELE

gava : « Bisogna trovare da soli una buona definizione, oppure adottarne


una gia data e ben formulata . Guardando ad essa come a un modello, si
vedra facilmente che cosa manca e che cosa e superfluo, e si avra ampia
disposizione di spunti per la contestazione ».155
Nel Politico si adduce come « esempio e modello » la definizione della
tessitura , e il compito e di ricercare le « somiglianze percepibili ». Si vede
qui come le concezioni di Platone, Speusippo e Aristotele convergano. Per
Platone lo sfondo era dato dalla dottrina delle idee; Speusippo trovava la
natura propria della cosa nelle sue relazioni di somiglianza e dissimiglianza ;
per Aristotele, infine, in questo stadio del suo sviluppo, il problema era
quello di un analisi semantica del nome del genere e della « proprieta sta ¬
bile » ( differentia specified] ''*
Il settimo libro e un saggio originariamente a se stante, scritto dopo
che Aristotele aveva chiarito la diflerenza fra l enunciazione di una defi¬
nizione e la sua dimostrabilita .155 Collegandosi a Platone e a Speusippo, egli
discute qui la relazione fra l identico e il diverso, e rifacendosi ancora a
Platone, inoltre , il rapporto fra nome e spiegazione.156 Compito del dialet-
tico e di stabilire una piena identita fra cio che egli dice ( la parola ), e cio
che pensa ( il concetto ). Nella conclusione Aristotele riassume i risultati dei
saggi raccolti in II-VII .157
L ottavo libro e , probabilmente, la redazione piu ampia e piu matura
di un opera andata perduta, il cui titolo si legge nel catalogo alessandrino.15'
Il primo compito e quello di trovare il corretto punto di vista, oppure il
luogo a partire dal quale si puo affrontare la questione. Si deve poi ordi-
nare la questione e il suo sviluppo; occorre infine trovare un interlocutore,
e saggiare il metodo nella pratica . Questo metodo e stato descritto in ma-
niera eccellente da E. Kapp: 159 « Ci sono due persone, una che interroga
e una che risponde. Quella che interroga pone un problema all altra , per
es. Animale terrestre bipede e o non e la definizione dell uomo ? Co-
lui che risponde sceglie uno dei due aspetti possibili del problema come
opinione propria , e allora il compito di chi interroga e quello di contrad-

155
VI 14 , 151b 18-23, cfr. Politico 279a e 285d , roapdlSEiypa .
154
L dvaXum; in Aristotele corrisponde dunque alia cruvaytoyr) di Platone, Fe~
dro 265d et; plav I8£av auvopav -rot 8i£CT7rapp£va. Questa e 1 esplicita formulazione
di I 18 , 108b 20 e di VIII 14, 163b 9 . Nel sesto libro Aristotele dice la stessa cosa
solo indirettamente .
155
CHERNISS, Crit . of Plato 34-36, in polemica con Maier e Solmsen , valuta cor-
rettamente il libro.
7) iztpov , Bvopa xal X6yo?. Questi due capitoli sono un piccolo saggio
156 zodyzbv

indipendente .
,5* Vedasi
157
sopra , p. 86 .
N. 44 Ilepl ipcj-r crefo? xal d7roxpl <je(o?. A 155b 3 e 18 si dice rcepl ztkZsoK
xal 7T£S? Set ipfovav . Il termine tecnico per il metodo socratico & ora 4 pcJT7) paTt eiv .
159
RE IV A: 1 , 1056 .
i ipov 7re£i>v 8ITOUV.
161
XaPeiv.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 93

dire tale enunciazione . Egli deve costringere l interlocutore ad ammettere


162

l opposto. Questa proposizione, che colui che risponde deve essere co-
stretto a concedere, viene a volte chiamata l enunciato , frequentemente
pero anche frase di partenza .'61 La necessita di accordare questa frase
di partenza , che rappresenta l opposto della tesi da lui scelta, viene impo-
sta all interlocutore per mezzo di domande che non hanno la forma pro-
blematica, bensi quella della semplice interrogazione che attende un si
oppure un no . Sono queste le protaseis , cio che io tendo 164 all avversario,
oppure, per dirla in altri termini, cio con cui lo affronto. La conclusione 165
raggiunta mediante una serie di domande di questo genere, conclusione
che e identica con la “ frase di partenza ” , dev essere accordata dall interlo-
cutore, ed e percio raccomandabile non concedere piu a costui , grazie alia
forma della domanda, la possibility di un apparente scappatoia ».'
In queste dispute condotte per esercizio, il cui fine non era di ri-
cercare la verita , bensi di riportare la vittoria ,
« gli awersari sono cauti davanti a tutto cio che e un sostegno per l affer-
mazione enunciata .167 Chi vi partecipa deve a volte avanzare un obiezione contro
se stesso, perche ci6 fa buona impressione. II pubblico e portato a pensare che
tu sia imparziale. Si dica anche, a volte, che questa e l opinione comune ,
perche gli uomini sono inclini ad accettare quel che generalmente viene con-
siderato vero. Non si insista mai, perche quando uno tradisce eccessivo fervore
suscita diffidenza. E quando si ha la peggio, bisogna saper perdere e non velare
lo scacco con vuote chiacchiere ». *
Aristotele ha pero prestato attenzione anche alia differenza fra questa
ginnastica filosofica e la seria ricerca della verita.169 Nelle dispute fatte per
esercizio il contraddittore non deve scegliere le proposizioni su cui in-
tende fondare la sua dimostrazione in modo tale che esse siano troppo
prossime alia conclusione, perche altrimenti il suo awersario prevedera
dove egli voglia arrivare, e non accettera le proposizioni da cui muove.
« Ma al filosofo che ricerca per se la verita, purche le proposizioni su cui
riposano le sue conclusioni siano vere e note, non importa affatto se l in ¬
terlocutore non le assume, quale che sia la conseguenza che ne deriva. Il
filosofo mirera anzi proprio a questo, che le proposizioni da cui parte 170
siano note quanto e possibile, e siano il piu possibile prossime alia con-

Avaipeiv, ivaaxeua eiv.


7rpoxet ( j.cvov I 4 e VIII 3 ( piu volte ); ma anche Diet?. A 161b 11 xdc 4v dtp /fj
165

Xapipaveiv oppure odxeia&ai = petitio principii. Su questa cfr. VIII 13.


164
x£> 7rpoT£ iv6 pievov 160a 8.
165
x& ou|j.Tr£ paa|J.a .
146
Perch6 in tal caso TTOCVTEXCO OU Soxet ycyovivat, ouXXoytap.6(; (158a 7-18).
167
156b 5 rjXaPouvxat xa 7rp&;< xf ]v tlfaiv ypf ]at|jLa.
156b 18-38.
lw
Vedasi K. v. FRITZ, Archai 32, che qui seguo.
170
a. Il v. Fritz mostra molto bene come il significato di questa parola
si evolva da quello di « esigenza, asserzione » in generale a quello, abituale nell analitica,
di « proposizione indimostrabile ».
94 ARISTOTELE

clusione. Su tali proposizioni, infatti, riposano i sillogismi scientifici » .


171

Esistono quattro categorie di persone che debbono acquisire una pre-


parazione nella tecnica della dialettica: maestri e discepoli, i 172partecipanti
alle dispute, e infine coloro che coltivano la ricerca scientifica . Come per
Platone nel Partnenide , per Aristotele nei Topici la tecnica dialettica e da
intendere con assoluta serieta e non come un passatempo, anche se e vero,
naturalmente, che la tecnica poteva essere impiegata anche in questo mo-
do.173 La sillogistica scientifica e semplicemente una forma particolare di
quella dialettica, e si e formata sulla base di questa.
Alla fine del libro incontriamo alcuni consigli che hanno un riscontro
nella Retorica , e che furono piu tardi utilizzati da Epicuro. Parola chiave
e « imparare a memoria » .*" « Occorre possedere una provvista di argomenti
e di assiomi, cost da poter argomentare in utramque partem cogliere la
prospettiva corretta e scegliere esattamente. Infatti, l aver realmente ta-
lento per la verita e una condizione per poter scegliere il giusto ed evitare
il falso ». La cosa piu importante di tutte e qui il fatto che Aristotele sot-
tolinei cost marcatamente che l arte della dialettica non esige soltanto acu-
me, non e dunque un puro gioco intellettuale, ma richiede anche un at-
teggiamento eticamente corretto: 177 « Chi giudica di cio che viene esposto
con retto amore e con retto odio, decide rettamente che cosa sia il me-
glio ». Traspare da queste parole il contegno tutto personale di Aristotele.
Il primo libro e un introduzione metodologica, ben ordinata e ben
meditata , all intero complesso dei Topici , scritta verosimilmente quando
Aristotele aveva gia in mente le dottrine di entrambi gli Analitici , o addi-
rittura quando le aveva gia dettate. Il primo capitolo descrive le quattro
specie del syllogizesthai. Come giustamente osserva il Kapp, il termine
sillogismo e in realta intraducibile, poiche lo si deve comprendere a par-
tire dalla situazione storica . La definizione fondamentale ricorre in tre
passi.178 Il Kapp sottolinea a ragione la differenza fra il ragionamento dia-

171
155b 10-16 ol c7riCTT/)(xovixol OTjXXoyiapol.
177
VIII 5. Aristotele chiama le discussion! accademiche SiaXexxixol cnivoSot ,
mentre Platone dice ouvoualat. Su quel che Platone dice nella Repubblica 499a, Aristo ¬

tele ritorna nei Topici parecchie volte.


173
161a 21 Ttpbz xiv X£yovxa ( ad hominem ) xal (ir; 7rpi;< x))v Oiatv.
174
VIII 14 e5c7r{( jTaCT&ai. Dalla Lettera ad Erodoto si vede in qual modo Epi¬
curo si servisse per i suoi scopi della frase di 163b 29 ev iS pvrjpovixcp p6vov ol T6TCOI
XEOAIXEI; ecc. Il noto passo I 14, 105b 3-18 e trattato sotto, pp. 261-262.
173
xal 8xi o5xto ;< xal oxt ouy ofixto? x4 myelpYjpa OXETITIOV, 163b 7; inoltre
auvopav xal ouvEtopaxIvai b 10, ipHtoi; 4X£a&ai b 12.
17
Di qui l incompleta illustrazione deU iy lvota in An. post. I 34 .
177
163b 15 et5 yap <piXouvxe;< xal (XICTOUVTEI; xi 7rpoa <p£ p 6(iEMOv sij xplvouot x8
piXxtaxov, cfr. Platone, Ep. VII 341c hi 7roXX7j;< ouvouala? ytyvop£v7];< 7TEpl x 4 xpaypa .
178
Top. IX 165a 1 ouXXoyiopii; hi xivSv tail XEO MXOIV (5> CTXE XlyEiv 2xcp 6v xi
e ? dvdyxr;? xwv XEtpivtov 8ta xtov xetpivtov. « Cio che e posto » oppure « e qui
davanti » sono quelle che noi chiamiamo le premesse; « qualcosa d altro » rispetto a
esso e la conclusione, che e identica con la proposizione enunciata fin da principio, e
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 95

lettico e quello analitico. Nella discussione le premesse sono le affermazio-


ni contraddittorie fatte dai contendenti; da esse deve risultare « qualcosa
d altro », e non si puo dunque fare alcuna petitio principii Nell analitica
l accento fondamentale e posto sulla struttura interna del sillogismo; le
premesse debbono essere vere, e tuttavia rimangono pur sempre, come os-
serva finemente il Kapp, « qualcosa che viene teso a un altro, affinche egli
afferri ».'"
Fondamentalmente, dunque, Aristotele non vede alcuna differenza fra
il ragionamento dialettico e quello scientifico. L arte della dialettica dice
nel secondo capitolo e utile come ginnastica dell intelletto, nelle discus-
sioni casuali e nelle ricerche scientifiche , anche quando si cercano i prin-
cipi supremi della scienza ."1 Resta della medesima opinione anche nei tardi
ZH ®. In contrasto con Platone, insiste sul fatto che la dialettica e una
techne che si trova sullo stesso piano della retorica o della medicina .
Nel quarto capitolo Aristotele presenta la sua dottrina dei quattro
praedicabilia.m « Caratteristica » ha qui ancora due significati, e doe tanto
quello di proprium che quello di differentia. Un genere A e una proprieta
B possono avere quattro tipi di rapporto tale che si possa asserire che
« tutti gli A sono B » . Otteniamo percio la seguente tabella :
1 ) Tutti i B sono A, e B e « cio che e A » .
In tal caso B e la definizione di A.
Esempio tipico: l uomo e un animale razionale.
2 ) Tutti i B sono A, ma B e soltanto una caratteristica.
In questo caso B e qualcosa di caratteristico di A, e un proprium.

dunque non rappresenta nulla di « nuovo ». - Top . I 1, 100a 25, formulata con mag-
gior concisione: \6 yoc, hv co TEO£VTCOV TIVCOV ETep6v Tt TCOV xetp£vcov ei; AVAYXY]? crup-
patvet 8ta TCOV xetp£vcov. Importante e qui il fatto che Aristotele sottolinea la neces¬
sity logica, cfr. Pbys. II 7, 198b 7, sotto, p. 123 - An pr. I 1, 24b 18 \6 yoq hi co
TEOEVTCOV TIVCOV ITEPOV TI TCOV xst|x£vcov AvdcyxY]? dupPatvEi TCO TauTa Elvat : « con
I espressione in forza appunto di queste proposizioni io intendo che la conseguenza
scaturisce da queste; cio significa a sua volta che non c e da assumere alcun altro ter-
mine dal di fuori, perche la conclusione risulti di necessity ». Molto spesso Spot; viene
tradotto « concetto », e tuttavia non significa mai concetto, ma spesso « definizione ».
Nella dottrina del sillogismo la parola significa « limite », e cioe indica il principio e
la fine dell asserzione, ovvero i suoi elementi: il soggetto e il predicato, e dunque quelli
che noi chiamiamo termini. In Rhet . I 2, 1356b 17 viene ripresa la definizione degli
An . pr.
179
L cclTeteTOoct Ta hi & pxfi c trattato da Aristotele xaTa 8<5 av in Top. VIII 13 e
XOCT aX fj&Etav in An . pr . II 16. Il concetto ha perd in lui un senso molto piu ampio di
quello del nostro termine.
T8 7rpoTELv6 pEvov -7rp 6Tam?, XapEiv .
180
I!1
101a 34 - b 3 7rp8? TA TtpooTa TCOV ropl txaarrpi E7ncrTf )|xr)v. Qui Aristotele
distingue a tcopaTa, ap /at e olxetat ap /at.
1,2
yhvoi;, fStov ( a 101b 18 Staqjopav ox; ouerav yevixfjv ) , ITU|XPEPY]X6;, 8po;, TO
TC Y; elvat , che gli scolastici tradussero con genus , proprium ( e rispettivamente diffe ¬
V
rentia specifica ) , accidens , definitio , essentia .
96 ARISTOTELE

Esempio tipico: 1 uomo e un animale capace di scienza . Infatti la ca-


pacita di sapere segue dalla sua natura razionale.
3 ) Alcuni B non sono A, ma B e « cio che e A ».
In questo caso B o e u n genere oppure e un proprium in se = diffe¬
rentia specified .
Esempio tipico: l uomo e per natura un animale mansueto.
4 ) Alcuni B non sono A, e B non e « cio che e A ».
In tal caso B e una determinazione casuale, qualcosa di aggiunto, ac-
cidente.
Esempio tipico : l uomo e un animale che passeggia sulla piazza del
mercato.

In confronto a Platone, la novita e che Aristotele introduce il termine


idion , ne distingue tre forme fondamentali, e di tutto questo fa una dot-
trina sistematica . Anche Platone pone la questione della differentia spe ¬

cified , e in particolare la questione di come si possa stabilire che questa o


quella proprieta sono « essenziali » ; non puo tuttavia , sulla base dei suoi
presupposti, trovare una risposta
, adeguata .
Sull analisi semantica 1 4 del settimo capitolo ritorneremo in seguito.
Di grande importanza e l illustrazione che poi segue del concetto di epa-
go ge , che noi traduciamo con « induzione ». Aristotele definisce il termine
come « l’ascesa dal particolare all universale ».' L’esempio che egli fa e
questo : « Se il miglior timoniere e colui che sa l’affar suo, e la stessa
cosa vale per il carrettiere, allora e in generale il migliore colui che conosce
la cosa di sua pertinenza » . Dunque, partendo da due giudizi singolari, che
riposano direttamente sulla percezione sensibile, Aristotele trae una con-
clusione generale. L epagoge fa dunque riscontro ai paradeigmata ( esempi )
di Platone e agli homoia ( casi simili ) di Speusippo. Cio che e decisivo in
tutti i tre metodi e che sulla base di pochi giudizi singolari , fondati sulla
esperienza sensibile, e possibile accertare un rapporto regolare fra due
fenomeni . Un rapporto di tal genere e chiamato in greco logos, propor-
zione. Da questo tipo di considerazione si sviluppa dunque il metodo, che
ha in Aristotele cost straordinaria importanza, deil ana logon , ovvero
come diciamo noi il metodo dell’analogia, su cui Aristotele costruisce
la sua morfologia comparata. La cosiddetta « induzione perfetta » e una
chimera; cio che e essenziale neWepagoge e la possibility di isolate, sul
fondamento di poche osservazioni, quel fattore che determina un certo
fenomeno.
1!
!
Politico 262a T6 |x£ po<; & yjx elSop ixiso , fino a 263a ( cfr. CHERNISS, Crit . of
Plato, 252 ), Teeteto 208c TI orjixctov & TOIV aTidvroiv Siatpfpci IpojTTjOdv.
Troaajffoc XffETai.
1M
1,5
I 12, 105a 13 dj a 7r & TCOV xaO SxaaTov E7rl TOI xa06Xou 69080?. Pregevoli
osservazioni in proposito in Ross , Analytics , 47-51 e v. FRITZ , « Stud . Gen . » 1961,
609 ( si trovera segnalato nella bibliografia un altro saggio del v. Fritz , ch io non ho piu
potuto utilizzare ). Una definizione piii precisa in An. post. I 18, 81b 1.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 97

L interesse del diciottesimo capitolo consiste nel fatto di esser rivolto


contro Speusippo. * II motto di Platone, « ricondurre tutto insieme ad
16

un unica forma » ,m venne sviluppato da Speusippo e da Aristotele in due


direzioni diverse. II fine di Platone era una conoscenza totale del mondo; "
1

questa era anche l aspirazione di Speusippo, sennonche costui rifiuto la


dottrina platonica delle9 idee e fece della « simiglianza » e del « comune » i
suoi concetti centrali.1* Dapprincipio fu questo, certo, soltanto un metodo
euristico; da ultimo pero Speusippo penso di potere con esso spiegare il
mondo ontologicamente. Nel diciottesimo capitolo 190 Aristotele formula con
decisione e con ampiezza di particolari una concezione che era corrente
nell Accademia al tempo in cui egli scriveva queste pagine. Egli comprese
che il concetto di « simile » ( homoion ) era estremamente utile anche per
i suoi fini, come termine medio, cioe, per venire a capo dei concetti di
« identico » e « diverso », e naturalmente anche per Yepagoge. Come di-
mostro lo Stenzel,191 Aristotele ha inserito nel tessuto di questo capitolo
pensieri del Fedro , del Sofista e del Politico , e lo ha fatto in parte con
reminiscenze verbali. Il metodo e particolarmente utile « nel caso dei ge-
neri molto lontani fra loro »,192 « come A sta a B, cost C a D ». Sebbene
manchi il termine, abbiamo qui davanti agli occhi il metodo dell analogia.
La prova di analogia m nasce dunque dalla discussione del homoion e del
koinon\ in luogo dell uguaglianza esistenziale compare in Aristotele una
proporzione logica o una relazione logica geometricamente intesa.
Come si e osservato, i Topici sono un trattato sulla tecnica dell argo-
mentazione logica. Nell enunciare le sue regole logiche Aristotele ha quasi
sempre presente un concreto contesto argomentativo, e illustra le sue nor-
me con esempi di proposizioni e definizioni che provengono da diversi
campi della scienza . £ relativamente raro ch egli si esprima in modo tale
che noi possiamo dire con certezza che avanza la sua personale opinione;
la maggior parte degli esempi dei Topici deriva dal repertorio dell Accade-
mia .m Esistono pero certi criteri mediante i quali possiamo stabilire se egli
esponga la propria opinione. Non di rado dice esplicitamente: « S e P », e

186
o? 6 pt £6|ievot : per coloro che amano le definizioni Y] TOO 8p.oloo ffetopla e utile.
187
Fedro 265d el ; piav TE 18£av trovopav.
188
Sofista 235c [z£lio8o;< xaD Ixatrxa TE xal ini TOXVTA , Repubblica 475b nxcrr ; ,
aotp . Cfr. Alfa 9, 992a 24 - 993a 2 ; H. CHERNISS , Crit. of Plato , 237.
'vx;
189
Diog. Laert. IV 2 OOTO? irptoxo? i&eaox ro TB xoiv 6v . Si veda H. CHERNISS ,
Crit. of Plato 58-59.
° 108b 7 sgg.
191
RE III A, 1644. L espressione 8i6n 8ovap.Evot trovopav TI ev ixaoTto Taoxiv
e modellata su Fedro 265d ; cfr . VIII 14, 163b 9.
192
108a 12 e piu volte hi noi; iroXo Steaxtocn.
nh> dvi Xiyov trovopav, continuamente ricorrente negli scritti biologici , e inoltre
Theta 6, 1048a 37 come relazione logica.
m II mio contributo per il terzo Symposium Aristotelicum tenuto a Oxford nel
1963 e ora nel volume Aristotle on Dialectic. The Topics , ed . G.E.L. Owen, Oxford
1968.
98 ARISTOTELE

cio equivale a « questa e la mia opinione a proposito di S In secondo


luogo: se possiamo accertare che egli ha formulato nel tal modo la pro-
posizione X, e che in essa ha inequivocabilmente espresso la propria opi¬
nione, e con cio esclusa la possibility che nel medesimo tempo egli potes156-
se approvare l opinione opposta, o diversa, espressa dalla proposizione Y.
In terzo luogo, possiamo costatare che Aristotele a volte adduce contro una
tesi argomenti cost irrilevanti o vacui che l opinione in questione deve es-
sere stata da lui soltanto esteriormente esaminata e criticata . Se ora con
177

l aiuto di questi criteri esaminiamo gli esempi dei Topici , scopriamo che il
giovane Aristotele ha qui ormai formulato molti dei principi fondamentali
della sua filosofia, e lo ha fatto impiegando una terminologia che , nel com-
plesso, coincide con quella delle sue piu tarde opere di scuola . Su questo
punto mi vedo confermato nella mia convinzione che Aristotele , gia dagli
inizi, fosse un pensatore del tutto autonomo. Sebbene egli fosse fortemente
influenzato da Platone come del resto furono tutti i pensatori attivi
nell Accademia , gia nella sua gioventu egli aveva su questioni di im -
portanza decisiva delle opinioni cost diverse che si puo parlare di una
vera e propria contrapposizione.
Sulla dottrina platonica dei principisembra che non abbia preso una
posizione definitiva. II suo atteggiamento verso la dottrina delle idee, in-
vece, e per lo meno negativo. I passi in cui park della relazione fra le
idee e le cose sono sette ;1 e a mio giudizio Aristotele ha gia, fin da prin-

, Per es. IV 1, 121a 1 e IV 4, 124b 19 20, a proposito di


15
- eTnarrjy.rj e di ayaOov ;
IV 5, 126a 34-36 sulla 7rpoatpem <;; IV 6, 128b 8 su TO p f ) ov. "
m L uso di Ta ayj| ] jLaTa ry] Z xanqyopEac e del concetto di ouaEa esclude la
possibility che Aristotele accettasse la dottrina platonica delle idee ; la distinzione
yytoptjjLov 7rpi<; I]|jLa <;-d7rX<S<; e inconciliabile con la dottrina dell dv<i|jLvv) <Tt;; cio che si
dice a V 8, 137b 37 e in molti altri passi dei Topici sul movimento naturale degli
elementi non e conciliabile con la dottrina di Platone sul movimento ; la critica piu
volte ripetuta della dottrina platonica dell anima come otpyj] xiv7)aso> <; mostra che Ari¬
stotele aveva un altra teoria a proposito dell origine del movimento.
197
Questo mi sembra il caso di alcuni dei suoi argomenti contro la dottrina delle
idee, per es. V 7, 137b 3, dove « l idea » viene ricordata come un TO Trot; fra parecchi
altri .
1,8
Si intende con questo la dottrina secondo cui TayaOov e £v e TOXVT&JV axpi
pfaTaTov |JL£TPOV. Aristotele mostra di conoscerla a II 7, 113a 5-8, IV 3, 123b 27-30,
-
VI 4, 142a 16-21; in questi passi egli si riferisce verosimilmente al Ilepl TayaOoO :
vedasi H.J. KRAMER, Arete bei Platon und Aristoteles , 268 e 344-345.
I passi piu importanti sono: 113a 25, cfr . IIspl ESstov , Alex. In Met. 98, 21-22
e Farm. 132bc vo gara bt uya!;. - 137b 3-13, le idee non sono nient altro che un
raddoppiamento dei concetti generali ; l auTo ojov dovrebbe possedere sia un anima che
un corpo: un idea verrebbe con cio a includere un elemento corporeo, il che sarebbe
assurdo. Questa non e davvero la critica di qualcuno che vuol comprendere la teoria
delle idee. - 143b 23-32, dove la polemica e sul fatto che 1 idea di <X6T6|JL7]XO <; non puo
soddisfare le esigenze di un concetto generale. - 147a 5-11: ou yap ICTTIV ESsa tpatvogEvou
ou8ev6<;, cfr . Farm. 133e. - 148a 15, inoltre 154a 19 e Iota 10, 1059a 10-14 . - 162a
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 99

cipio, respinto la dottrina delle idee trascendenti. La teoria delle idee non
m
e conciliabile con la dottrina aristotelica dell ousia e del symbebekos ,
Nelle sue opere piu antiche egli si chiede sempre « che cosa affermiamo
delle cose » , e non come Platone « che cosa sono le cose ». Che egli utilizzi
nei Topici del materiale proveniente dal suo scritto Sulle idee e assodato,
e quell opera era uno scritto polemico contro la dottrina delle idee, in
particolare contro il chorismos delle idee. In luogo della dottrina delle idee
compare in Aristotele la filosofia del telos ,*1' di cui si trattera in seguito. I
megista gene di Platone, i generi sommi, come essere-non essere, movi-
mento-quiete, uguaglianza -disuguaglianza , identita-alterita, sono respinti da
Aristotele.202 « L essere » e « l uno » non sono generi, ma possono essere
affermati di tutto.203 Nelle opere logiche manca il termine hyle ; Aristotele si
serve nei Topici del concetto di steresis in contrapposizione a eidosma
non si pub dire che la teoria esposta in Phys. I sia gia formata. Analoga e la
situazione per la coppia di concetti dynamis-energeia: la teoria non e co-
stituita, e dynamis ha ancora il significato, attestato anche in Platone, di
« capacita ». ! Un altra ben nota distinzione aristotelica e quella fra la ne
W
¬

cessity di natura , do che e statisticamente abituale,206 e do che e casuale.


NelPAccademia furono sempre in discussione anche le questioni di
etica: e va da se che Aristotele dovesse prender posizione in proposito.
Non e escluso che fin da giovane avesse abbozzato i lineamenti fondamen-
tali di una teoria etica. Se ora prendiamo in esame quegli esempi di pro-
posizioni etiche che Aristotele definisce come espressioni della sua propria
opinione, noteremo che gia al tempo in cui componeva i Topici egli aveva

24-33, critica sarcastica di coloro che argomentano Sia paxpoT pcov , in quanto assu-
mono idee di tutto ; un metodo di questo genete TTOIET, Trap 8 6 Xoyo?, Xav &aveiv TO
aiTiov . H. CHERNISS , Crit . of Plato , commenta questi passi nei suo primo capitolo.
200
Aristotele stesso ha introdotto questo termine che per la sua filosofia ha tanta
importanza ; come esso abbia avuto origine, si vede in una frase come quella di II 2 ,
-
109a 34-38 ou aup(3£ (37) XE TO XEUXCO '/ po' ra r! clvat. La distinzione ouala-(rup.pe (3r]x6c;
condusse all altra, parimenti importante, xaO- auT6-aopPE (3r]x6g , II 3, 110b 21-25:
per se vero del triangolo che la somma degli angoli ammonta a due retti, ma puo
aggiungersi il fatto che il triangolo e equilatero.
201
VI 8, 146b 10. La distinzione TO T£XO?-TOC 7tp8c TO TEAOC in II 3, 110b 18;
III 1, 116b 22; VI 8, 146b 9. La sostanza , ma senza la formulazione, in Platone,
Gorgia 467d e Leggi 962b.
202
IV 2, 121b 29-30; 122b 1-4 ; VI 6, 144a 11-13.
201
IV 1, 121b 5-8; IV 6, 127a 26-28; V 2, 130b 17 TW 8vl , 8 Ttaotv urtap/sri.
204
IV 4, 124a 35 otipriai? dbiTixetpevov TU ctSst in significato non ontologico, ma
logico ; e cost piu volte oT£ pr)(it?-25t?, per es. a VI 3, 141a 11.
205
V 9, 139a 4 Suvapi? TOU traO stv r) 7iotrjaat, come in Soph. 247e. IV 4,
124a 32 Suvapu? SidOsatp-xpriat; IvEpycia. Ma in IV 5, 126a 30, come osserva W.
WIELAND, Die aristotelische Physik , 212, si nota il trapasso al concetto specificamente
aristotelico. La parola Ivlpyeia e stata introdotta come concetto filosofico da Aristotele.
II 6, 112b 1 sgg. TO: avdyxrfi ECTTI , TOC 8 <h ? ETC TO TTOXU, TOC 8 6 TT6-
8
TEP TUXEV .
100 ARISTOTELE

formulato alcune importanti proposizioni della sua etica. Mi limito qui


207

alle cose di maggior rilievo. In luogo dell idea del bene compare cio che
e bene per natura ; Aristotele dice che il bene non ha un esistenza autono¬
ma come genere, ma esiste solo come proprieta. L anima e il valore piu
2

209
alto nella scala della natura, ed e la parte dominante rispetto al corpo;
nella parte razionale delPanima la saggezza e cio che vi e di piu alto; cio
che l uomo eticamente eccellente, nella sua qualita di spoudaios , trova de-
gno di essere scelto, ha valore di norma ;210 il piacere non e un processo di
movimento;211 e vero che tutto tende al bene, ma c e un bene che e bene
per se, un altro che lo e solo mediatamente 212 oppure in modo parvente;213
fra i beni alcuni sono fini, altri mezzi per il fine;214 in ogni singolo caso il
telos e cio che ha maggior valore;213 la felicita e preferibile alle singole virtu ,
per es. alia giustizia ; il fine e nella vita buona e nobile ;216 non esiste un unita
delle virtu ; il valore delle singole virtu e piuttosto relativo e dipende dalle
circostanze esterne;217 la piu alta fra le virtu e la phronesis. Aristotele sotto-
linea l importanza della scelta e della decisione volontaria ;218 si annuncia
anche l importanza del retto giudizio;21 e invece completamente assente la
dottrina del giusto mezzo.
Piu limitati sono gli spunti che rinviano alle sue teorie in materia di
filosofia naturale . La questione dell’eternita del mondo era evidentemente
di attualita ;220 Aristotele non ci informa pero circa la sua opinione in pro-
posito. Fa menzione della dottrina del movimento naturale degli elementi 221
e del concetto di continuo, da cui segue che il tempo non e movimento,

m Fondamentale e il lavoro di H. v. ARNIM, Das Ethische in Arisloleles Topik ,


Sb. d. Oesterr . Ak. 205: 4, Wien 1927.
** III 1, 116b 8 e III 4, 119a 10 zb oppure q> u <T£ i aya06v. - VI 6,
144a 11 ou y£vo<; xayaOiv aXXa Siatpopa. Invece Aristotele terra sempre fermo un
zb xaX6v universale, come fine di tutti i processi naturali: vedasi sotto, pp. 299, 304, 524.
209
V 1, 128b 18 ijiuyr]-aoj|i.a , 7rpoaTaxTix6v-u7r») pETix6v.
210
V 8, 138b 2 ISiov TOU Xoywraxou TO TrpojTov tpp6vt (xov. - III 1, 116a 14
8 ( jtaXXov 5v IXOITO 6 cpp 6vip,o <;... o[ aTrouSatoi... Ij TOIOUTOI elat.
211
IV 1, 121a 35 oux tlSoq ?) Sovi) r5)? XIVTJCTECO?. Contro Platone, Repubblica
583 ecc.
212
III 1, 116a 19 TrivTa yap TayaOou EtpiETai = EN I 1, 1094a 1. - 116 a 29
zb Si abzb ulpezbv , zb Si izepov .
211
VI 8, 147a 1 d&Xcc pci] TOU cpaivopivou ayaOou .
214
III 1, 116b 22 zb zl'Kop , zb Ttpoc, zb zibop .
215
VI 8, 146b 10 ( come nel Protr. B 17 ) zb zi'Kop EV £xaaToj zb (3£XTICTTOV.
216
III 2, 117a 21 alpETcoTEpov EuSaipovta Sixatoauv tj? ; III 2, 118a 7 (3£XTIOV
TOU £5jv zb EU v.
217
III 2, 117a 26 !v TQ xaipoj atpETUTEpov.
211
TrpoaipEatc, frequentemente, per es. 126a 36, b 10.
212
VI 13, 151a 5 6plH) Stavoia, ma non nel modo in cui parla dell opOoi; biyop
nelle Elicbe.
220
I 11, 104b 8 Tr TEpov 6 x8o(xoc 4(8LO? rj ou .
221
V 8, 137b 37 e piu volte.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 101

bensi misura del movimento. Che abbia gia formulato la sua teoria dei
venti 223 risulta dal fatto che critica la teoria di Metrodoro di Chio : « 11
vento non e aria ».
£ vero che Aristotele si serve nei Topici di singole formulazioni che
ricordano il linguaggio di Platone, e che non ricorrono piu nelle sue opere
posteriori ; ma la critica precedente ha attribuito un peso eccessivo a queste
particolarita. Chi parla nei Topici e un uomo che ha trovato la propria
strada nella filosofia, e si e costituito per essa un adeguata terminologia . A
una prima lettura l opera desta un impressione di cavillosita e di arcaica
soggezione alle distinzioni formali. L uniformita delle espressioni lingui-
stiche viene a volte considerata motivo sufficiente per stabilire l esattezza
di un riferimento oggettivo. Questa tenacia nell attenersi a do che noi
affermiamo, o possiamo affermare, di qualcosa e pero estremamente carat-
teristica di Aristotele, ed e forse, fondamentalmente, un espressione del suo
particolare common sense e della sua reazione contro l esuberanza della
speculazione ontologica di Platone. Di fatto, e sorprendente l indipendenza
del giudizio del giovane Aristotele in questa sua opera , e come egli si
distacchi da Platone, da Speusippo e da Senocrate su questioni decisive.
Sophistici elenchi. Il nono libro dei Topici e un saggio relativamente
autonomo sul procedimento sofistico nella fondazione del pro e del contro.
Questo procedimento era chiamato elenchos: si tratta del metodo che viene
a volte usato nei primi dialoghi di Platone.224 Soprattutto nell Eutidemo
Platone mostra come questo metodo possa essere usato per sopraffare l av-
versario ricorrendo a ogni specie di ragionamenti fallaci; e la trattazione
dei falsi ragionamenti nei nono libro dei Topici sta alYEutidemo cost come
la Retorica sta al Fedro. L elenchos viene definito come « l affermazione
del contrario in relazione a un solo e al medesimo oggetto, e non al no-
me », e il procedimento e caratterizzato come « un argomentazione la cui
conclusione contraddice all argomento originario » . La contraddizione deve
risultare di necessita dalle ammissioni, come osserva E . Kapp, e piu pre-
cisamente senza che nella serie di queste concessioni venga introdotta la
proposizione iniziale, che e nello stesso tempo la conclusione del sillo-
gismo.
L' elenchos e quindi soltanto una forma particolare della dialettica .
Il dialettico « sa trovare 227 le premesse sul cui fondamento, e giovandosi an-
che di proposizioni generali, puo dimostrare il pro e il contro ». La sua

222
IV 2, 122b 25-30; III 6, 120a 39.
223
In proposito, vedere sotto, p. 444.
224
166b 1 TOle, ycypapp voi? in contrapposizione a cv TO t ? <SV?J ypa <pijs. Natu-
ralmente anche nei dialoghi perduti degli altri socratici.
225
167a 23 2Xeyx ? avTttpa015 TOO auTou xal £v6?, (i.7) ovopaTo; aXXa 7tpdiy(zaTO?.
226 ° 4x Ttov 8O £VT«OV iZ, avdyxrji; [ jTj cruvapi.d (ioup.£vou TOO CV
RE IV A: l , 1056 -
dpyji La petitio principii e vietata.
227
Xa civ , 170b 8-11. Le apxai sono quelle abituali, la legge d identita ecc.
102 ARISTOTELE

argomentazione « non ha nulla che fare con una determinata specie di


questioni, come quelle che appartengono a una particolare scienza speciale ;
ne essa dimostra alcunche, ne e della natura della scienza che opera con
concetti generali chiaramente definiti ».22! Questa discussa proposizione e
diretta contro la concezione platonica di una scienza totale, che piu volte
Aristotele combatte in quest opera.229
In contrasto con Platone, Aristotele considerava la dialettica in primo
luogo come una tecnica, e non come una scienza speciale, quale e la geo-
metria oppure la medicina. Ed essa e, secondo lui, una bella tecnica ; nel
buon tempo antico le domande erano poste in modo tale che occorreva
semplicemente rispondere con un si o con un no. Ora pero, prosegue Ari¬
stotele, la dialettica e degenerata ; non si e piu padroni dell arte di porre
correttamente le domande : colui che risponde deve per prima cosa cor-
reggere le proposizioni astutamente formulate sulle quali dovra poi pren-
dere posizione.230 £ percio assolutamente ingiustificata l asserzione che Ari¬
stotele avrebbe condannato la dialettica di Platone. Egli ha semplicemente
una diversa concezione dello scopo della dialettica , e di questa respinge
duramente le forme disoneste.231
In secondo luogo, Aristotele distingue la dialettica dal suo metodo
apodittico, e questo perche mediante le domande e le risposte non si puo
in alcun modo dimostrare l esistenza di una cosa .232
In terzo luogo, nella dialettica ci si serve spesso di proposizioni e di
concetti negativi, come essere - non essere: « non esiste pero alcun ge-
nere del non essere » .233 Come vide gia l Owen, e questa , fin da principio,
e quindi gia nell opera sulle idee, una delle obiezioni di fondo contro
Platone.
Aristotele si pronuncia anche contro la dottrina delle idee, e anche
in questo caso adduce un argomento ben noto da tempo, che era gia stato
da lui utilizzato nell opera sulle idee.234 « £ chiaro che non si puo ammette-
re che cio che viene affermato in comune di tutte le cose ( di un genere )

2a
172a 13 ou xoiouxo? olo? 6 xa&oXou ( sc. Xoyog ) . Cfr. la definizione del
v.a&oXou , An. post . I 4, 73b 26-28, e le pregevoli osservazioni di G .E.L. OWEN, Logics
and Metaphysics , 176-177.
229
230
--
170a 22 itTOtpoi yap tool? al e7ua rij|xat.
175b 12 SiopOouv xijv pox iplav rij? 7tpoxaaEOi?.
2 1
)
171b 23 aS(.xo|xay £a xt?.
232
172a 15 ouSepta riyvt ) xcov Ssixvuouacov xiva 9601V (qui quasi = ouota )
Epo> xY)xtx laxiv. Considera i metodi accademici di classificazione come Sstxvuouaai
xiva uaiv .
233
Top. IV 6, 128b 8. Ilepl ESetov = Alex. In Met . 80, 15 - 81, 20. P. WILPERT ,
Friihschriften, 36.
234
178b 36 xpExo? (SvHp{07roc = « il terzo letto » Repubblica 597c = Partn.
132a-133a; inoltre 179a 7 xi 7rapa xoii? TroXXo' jq 2v, cfr. De Ideis 187 R., 150, 1 = An.
post. 77a 5. Aristotele sottolinea che xo yap SvOpo>7to? xai axav xi xoiviv ou X6SE xt .
In Zeta 13, 1039a 21 ritroviamo brevemente accennato il medesimo argomento. Sono
importanti le osservazioni del CHERNISS , Crit . of Plato , 290-295.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 103

sia un tode ti ( una cosa concreta ), ma esso e o una qualita, o una relazione ,
oppure una delle altre categorie » . L argomento del « terzo uomo » ha qui
la stessa forma che ha nel Parmenide \ se accanto all individuo concreto
esiste ancora l idea dell uomo, esiste allora anche un terzo uomo, e cioe
quello che viene affermato in comune dei singoli uomini.235
Le conclusioni fallaci derivano da un lato da ambiguita linguistiche,
dall altro da errori logici di specie diverse.236 Un esposizione sistematica di
queste false conclusioni si puo trovare in qualsiasi manuale di logica ; a noi
interessano qui soprattutto due osservazioni di Aristotele. « Quale che sia
il modo in cui classifichiamo le conclusioni fallaci, dobbiamo costatare che
tutte quante sono da ricondurre all ignoranza della natura della confuta-
zione. Le conclusioni possono essere valide solo se derivano con necessita
sillogistica dalle premesse ».237
Quando sono correttamente impiegati, i tre metodi sillogistici del-
Yelenchos , della dialettica e dell analitica si fondano tutti sul medesimo
principio: la connessione logicamente necessaria delle proposizioni.231 Per
questa ragione Aristotele attira l attenzione dell ascoltatore e del lettore
sulla fondamentale difficolta oggettiva, e cioe quella di riconoscere come
tali le determinazioni casuali.2 L esempio che egli fa e quello del paradosso
di Zenone sul movimento. Puo darsi il caso che una conclusione, che in
realta e falsa, sia formalmente dedotta in modo corretto, e a volte e diffi¬
cile scoprire il motivo dell errore; la cosa puo riuscire soltanto in quanto
si scopra l errore fondamentale nella conclusione.2" Il breve accenno che
qui si incontra dev essere inteso alia luce di cio che Aristotele dice in Pbys.
I 3. L essere degli Eleati non e un' ousia nel senso aristotelico, e cost anche
il concetto di movimento. « Solo nei casi in cui la proposizione A e B
indica una piena identita i predicati possono essere identici ».2
La risoluta distinzione fra le determinazioni essenziali e quelle casuali
e una delle conquiste importanti di Aristotele rispetto a Platone, ed ha
particolare importanza per le sue ricerche biologiche. Platone era certo ben
consapevole della distinzione; tuttavia non la formulo mai con chiarezza .242
II fatto che ne Platone, ne Aristotele ci abbiano detto come possiamo sco ¬

prire le determinazioni essenziali e un altra questione.

235
179a 8 TO xotvfj xaTrjyopoupLEvov ETTI 7iaaiv , cfr . De Ideis , ALEX. In Met. 84,
2-7 e P. WILPERT, Fruhscbriften , 84.
236
07
-
166b 21 IS!;co rij?
168a 18 rojcvTa? AVAXT£OV EE; Tf;v TOO zkiy/ ou lityvoiav, 21 SE! yap iy. TCOV
XEipL vtov (TUpLpaEveiv TB dup.7r£ pa (J ( jLa, COOTS X £yeiv avdcyxYj; AXXa (JLI) <patvEal>ai.
238
Pbys. II 7, 198b 7.
m 179a 27 29 e 179a 37 JL6VOI TO x Ta
2.0
179b 23
- (
i];eu8oO ;
? ? * -
< (TuXXoyiopLou .
rrjv ouolav a8ca <p6pot ;
<.

1.1
179a 37 p.6voi? zoic, xaza TJJV ouatav 48iaiy 6poi; e dunque il suo argomento
fondamentale.
242
Politico 262a TO ptfpo? apia EISO? iylzos e la discussione seguente. Si tratta di
cio che Aristotele denomina Siapopdc.
104 ARISTOTELE

Anche le parole traggono in inganno:!4!


« Chi domina l arte di distinguere rigorosamente i significati delle parole si
avvicina alia verita . £ difficile riconoscere che cosa nella lingua viene espresso
ugualmente e che cosa in altro modo, cioe che cosa e semanticamente identico
oppure no. Giacche tutto cio che viene asserito di qualcosa e da noi concepito
come una cosa individuale e come identico con la cosa . L identita con se stessa
e l esistenza reale sembrano appartenere alia cosa singola e a ci6 che esiste real-
mente.244 Inganni che dipendono da incomprensioni del linguaggio avvengono
piu facilmente quando uno conduce una ricerca insieme con altri, che quando
uno la fa per conto proprio. Quando uno stia da solo, e in grado di ponderare
la cosa stessa;245 tuttavia ci si puo pur ingannare, non appena si dia alia ricerca
la veste delle parole ».
In un altro passo 246 si legge che la distinzione fra gli argomenti diretti
contro la formulazione linguistica e quelli diretti contro i pensieri non e
in realta corretta , perche non riguarda il discorso, bensi l atteggiamento di
colui che risponde verso cio che ha concesso. A seconda del modo in cui
il parlante le accentua e percio
, le raggruppa, le medesime parole possono
ricevere diversi significati: 2 7 « Vedere con gli occhi battuto puo
essere espresso in modo tale da significare o Io stesso vidi che X veniva
battuto oppure Vidi che X veniva battuto con occhi ” ». Questa distin¬
zione divenne logicamente importante nella discussione di « non puo esse¬
re » e « puo non essere ». Nella sua pregevole disamina della sillogistica
aristotelica 248 E. Kapp afferma forse troppo categoricamente che tutti i ten-
tativi di spiegare il sillogismo aristotelico secondo le leggi della vita psi-
chica individuale, oppure di inquadrarlo fra i fatti propri dello spirito, sono
infondati: fin dalla giovinezza , infatti, Aristotele era stato un ricercatore
che si sentiva pienamente soddisfatto quando esaminava per se solo i pro-
blemi.24
Anche il libro IX attesta il ben noto common sense aristotelico. Un
solo esempio:
« Gli uomini non hanno in realta quegli ideali che professano. Dicono le
cose che suonano belle, ma ogni giorno i loro sforzi tendono a cio che riesce
loro utile. Proclamano che una nobile morte e preferibile a una vita di godi-

243
II problema ontologico del Sofista viene trattato semanticamente nel capitolo 7,
169a 30-36.
244
169a 35 TCJ £vl xal Tyj ouaia pdcAtara Soxei Trap TreaOai TO T68E TI xal TB 8v.
2,5
A 169a 40 auxo rb 7tpaypa non significa ovviamente ne « la cosa in se », ne
l idea nel senso di Platone, e nemmeno la « cosa concreta », bensf la questione, lo
stato dei fatti.
246
170b 29 EV TO T6V dt 7toxpiv6 p.evov g eiv mo? repix; ra SeSopiva.
247
La questione e ben illustrata nel capitolo 20.
248
RE IV A:1, 1064.
249
Protr. B 56 DURING, p.eO f )8ov% rj 7tpoae8pe£a. 169a 39 e 175a 9 7tpi> ;< ra?
xaH auxiv CtjTrjaELs ; 177a 7, T8 xaxa CT/ OX /JV iSetv aov. A proposito di <r/ oXf ) vedasi
'

J.L. STOCKS, « Cl. Qu . » 1936, 177-187, E. MIKKOLA, « Arctos » 2, 1958, 68-87, e


sotto, p. 543.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 105

mento, e che 1 onesta poverta e migliore della ricchezza disonesta . Ma in realta


vogliono sempte l opposto ».2!0
Che Aristotele sottolinei spesso quanto grande sia l utilita 251 di saper
padroneggiare questa tecnica, e cosa che si intende da se. Nel loro com-
plesso i Topici sono stati pensati come un opera di introduzione pratica.
II nono libro e scritto di buon umore: di fatto, e tma delle piu divertenti
opere di quell Aristotele che si ritiene solitamente cosi arido. Egli non
aveva simpatia per i sofisti del suo tempo,20 che « si gonfiavano e si abbi-
gliavano secondo tutte le regole ». 3 Alcuni dei suoi esempi sono palese-
mente derivati dalle facezie accademiche; per es. questo: « Fondandosi
sulla proposizione di Zenone taluno contesta che sia raccomandabile fare
una passeggiata dopo colazione ». Ed e consolante scoprire che anche un
cervello d eccezione come il suo avesse esperienza di certi incidenti.255

Gli Analitici
Gli Analitici primi. Non ci e dato di sapere quando Aristotele compf
il passo che lo porto a distinguere il sillogismo scientifico da quello dia-
lettico. A1 tempo in cui scriveva il primo e il nono libro dei Topici , si era
ormai convinto del fatto che nel sillogismo scientifico erano ammesse sol-
tan to proposizioni vere e indimostrabili; forse pero quando scriveva il primo
libro non aveva ancora intuito in qual modo si potesse trovare un proce-
dimento che permettesse di separare la sillogistica, come la intendiamo noi,
dal dialogo: « Non e facile trovare un procedimento del genere, e inoltre

smo dialettico; la differenza dipende, secondo lui, dal diverso contenuto


di verita e di essere nelle premesse; ma la necessita sillogistica e in tutti
i casi la medesima ».2!7
Negli Analitici primi Aristotele lo dice con chiarezza: « Il metodo e
dovunque il medesimo; quando sono in questione la scienza e la verita,
le proposizioni devono essere vere e reali, nel dialogo invece si possono
250
172b 36, cfr. Protr. B 103 DURING, e i paralleli ivi addotti .
2il
XP crtfJL 0?5 specialmente nel cap . 16 .
= 165a 22 xpi)P 'iicTai dmi (paivop vY)? 0091a?, come nel Protagora 313e e nel
22

-
Sofista 231d gp.7top6i; TI? Trcpl ra Trj? paO jpiaTa . Parla invece con grande ri-
spetto degli dcpxaioi a 173a 9 : coloro a cui pensiamo noi quando parliamo dei Sofisti .
255
164a 27 9uXcTixto? 9U 0ifjaavTc? xal iiaaxcudaavTc? aurou?, originalmente tra-
dotto dal Rolfes .
254
172a 8, cfr . cap . 33 .
255
175a 26 uarcpoupev Ttov xaipwv 7roXXdxi;.
254
Top. I 6, 102b 36-38 . Le parole consentono evidentemente anche di essere
interpretate nel senso opposto.
= RE IV A : 1 , 1057. Si veda sopra , p. 101.
2 7
106 ARISTOTELE

trarre conclusioni da proposizioni assunte a piacimento ».258 E alia fine del


medesimo capitolo osserva : « Abbiamo ora compendiosamente illustrato
come si debbano scegliere le premesse; nei particolari abbiamo esaminato
tutto cio con maggior precisione nel nostro corso di dialettica » . Questa
frase ci insegna in primo luogo che il principale compito del metodo sillo-
gistico e quello di trovare le giuste premesse ; in secondo luogo, che Ari-
stotele non considerava affatto superati i Topici. Indirettamente egli ci dice
questo: « ho trovato ora quella forma speciale del sillogismo, che avevo
in mente quando formulavo la mia definizione nei TopiciLa successiva
discussione del procedimento analitico e introdotta da Aristotele con que-
ste parole: « Da quel che si e detto e chiaro quali siano le parti che co-
stituiscono la dimostrazione; dopo di cio bisogna ancora esaminare come
si debbano ricondurre 260 i sillogismi alle figure illustrate: questo, infatti,
manca ancora alia nostra ricerca ; qualora ci riesca di comprendere ( anche )
la formazione e la struttura del sillogismo ( analitico ), avremo raggiunto il
nostro scopo ». Negli Analitici come nei Topici la parola sillogismo signi-
fica conclusione in generale; in questo passo Aristotele pensa , naturalmen-
te, in particolare alia forma analitica . Li Aristotele afferma la sua convin-
zione che la sillogistica speciale degli Analitici primi trae le sue origini dal
dialogo dialettico.
Il procedimento e denominato da Aristotele analysis. £ descritto da
lui come un procedimento mediante il quale i termini ( horoi ) vengono pre-
cisati e ordinati in modo tale che la conclusione segue di necessita. I termini
sono tre: maggiore ( P ), minore ( S ) e medio ( M ). Possono essere assunte
come termini soltanto quelle parole che indichino qualcosa che esiste real-
mente: 262 se la formulazione del sillogismo e corretta , qualsiasi vocabolo
di questo genere puo essere incluso. Il sillogismo di questo tipo e chiamato
da Aristotele teleios , cioe perfetto o evidente. Il tipo fondamentale, detto
prima figura , ha dunque la forma seguente:
P e valido di ogni M
M e valido di ogni S
P e valido di ogni S
Ovvero: se tutti gli M sono P e tutti gli S sono M, allora tutti gli S
sono P, giacche nelle esposizioni moderne i termini sono enunciati in ge¬
nere nell ordine inverso : se tutti i cetacei ( M ) sono mammiferi ( P ) e
tutti i delfini ( S ) sono cetacei, allora tutti i delfini sono mammiferi. Nella
seconda figura il termine medio viene asserito sia del maggiore che del
251
An. pr. I 30, 46a 3-10, cfr . Top. I 1, 100a 28 - b 23.
259
100a 25, 165a 1.
290
I 32, 46b 40: dva ofiev e qui sinonimo di avaXuopev.
261
I 38 , 49a 19. Su dvaXiiciv cfr. B. EINARSON, « AJPh » 57 , 1936 , 36 -39 .
242
I 38, 49a 24 TpayfXayo; e l esempio tipico di una parola che non e consentito
assumere come termine; si puo avere scienza di simili vocaboli soltanto in quanto essi
indicano qualche cosa di non esistente. La motivazione filosofica si trova in Gamma 4,
1006a 28 sgg.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 107

minore ; il termine maggiore deve essere universale, e una delle premesse


negativa : « Se tutti i delfini sono cetacei e nessun pesce e un cetaceo,
nessun pesce e un delfino » ; oppure: « se nessun pesce e un cetaceo, e tutti
i delfini sono cetacei, nessun delfino e un pesce ». Nella terza figura il ter ¬

mine medio e il soggetto di cui vengono asseriti sia il termine maggiore che
il minore : « se tutti i cetacei sono mammiferi e tutti i cetacei sono animali
acquatici, alcuni animali acquatici sono mammiferi ».
£ facile vedere che il risultato e una proposizione vera quale che sia
la parola introdotta ( con le eccezioni sopra segnalate ). Lo schema attestato
dalla logica scolastica Barbara, Celarent ecc., che il Ross ( fondandosi sul
Becker 5 ) presenta nella forma di una tabella , offre 256 combinazioni. Ari-
stotele dimostra che 24 di questi sillogismi sono evidenti riducendoli alia
prima figura .
Le obiezioni principali contro questa teoria del sillogismo assiomatico
sono che nessuno pensa in questo modo, e che la conclusione non segna
alcun progresso nella conoscenza . I traduttori 264 e i commentatori tedeschi
osservano generalmente che dalle premesse non consegue in realta nulla
di « nuovo ». Il Kapp scrive molto giustamente che « Aristotele stesso non
si e affatto occupato del problema di quanto, nel sillogismo della sua ma-
tura dottrina dell argomentazione, la conclusione segni qualcosa di nuovo
rispetto alle premesse. Lo scopo pratico dei suoi Analitici primi , messo in
rilievo con notevole forza, non e di insegnare come si debba compiere il
passo, che conduce alia conclusione, sulla base di premesse date; il compito
praticamente proposto e invece questo: come posso trovare le premesse
necessarie 2" alia dimostrazione per una conclusione data ? ».
Il sillogismo analitico e una proposizione condizionale. £ percio es-
senzialmente distinto dal sillogismo della tradizione scolastica, che si in ¬
contra soltanto presso logici influenzati dallo Stoicismo. Aristotele usa sol-
tanto termini universali, mai particolari, e non presenta nella sua esposi-
zione sistematica alcun esempio con termini concreti. Soltanto scorrette
combinazioni delle premesse ricevono un esemplificazione concreta. Un pas¬
so decisivo fu poi l uso delle lettere dell alfabeto come simboli per termini
variabili: con esso Aristotele fondo la logica formale. Sembra che egli abbia
considerate e compiuto questo passo come una cosa naturale: nella Fisica
fa abbondantemente uso di simili simboli alfabetici . Le costanti logiche della
logica di Aristotele sono i quattro tipi di predicazione: A = spettante a
tutti, E = a nessuno, I = ad alcuni ,2 O = non a tutti. L uso della copula
e evitato, le connessioni sono « se P e M , allora S ». Determinante per la

265
A . BECKER , Die arist . Theorie der Moglichkeitsschlusse.
264
II Rolfes traduce ffxep6v xi ( 24b 19 ) con « qualcosa di diverso », il Gohlke
con « qualcosa di diverso da questo ». Sulle interpretazioni di Prantl, Riehl, Maier ed
altri cfr. KAPP, RE IV A: l , 1053-1055. Il Ross rende exep6v xt semplicemente con
« qualcosa ».
265
Cfr. Soph. El. 170b 8-11.
2
a6pt( jxo;< , indeterminate.
108 ARISTOTELE

forma del sillogismo e la posizione del termine medio. Per provare che e
possibile asserire P di S, c e bisogno di un terzo termine M. La connessione
puo darsi allora in tre modi: P puo essere asserito di M, e M di S; oppure
M puo essere asserito di entrambi, P e S; oppure entrambi questi due
possono essere asseriti di M. Ne risultano tre figure che si riconoscono
dalla posizione del termine medio.
Perche Aristotele ignoro la quarta possibility,267 cioe che M sia asserito
di P e S di M ? M £ opinione del Ross che Aristotele si sia fondato sul pro-
cesso reale del pensiero ed abbia percio escluso la quarta figura dalla sua
teoria per la ragione che noi non pensiamo mai secondo la forma di questa
figura . Forse possiamo dire meglio che Aristotele considero questa figura
assolutamente priva d importanza per il suo sistema .
La sillogistica aristotelica presenta una teoria dell argomentazione su
basi assiomatiche dal carattere ancor piu rigoroso della geometria di Eu-
clide. II carattere assiomatico dei sillogismi evidenti si fonda sul fatto che
essi possono essere confermati o provati con l aiuto di certe regole dimo-
strative. La piu importante di queste regole era chiamata dagli Scolastici
dictum de omni et nullo : m « Cio che vale del genere ( M ), vale anche per
la specie ( S ); cio che non vale del genere, non vale della specie » . I sillo¬
gismi evidenti o perfetti della prima figura sono dunque assiomaticamente
validi per il fatto che sono verificati mediante il dictum de omni et nullo ;
tutti gli altri possono essere ricondotti mediante diversi metodi ai sillogi¬
smi validi. Due di questi metodi sono puramente logici, la conversione e la
reductio ad impossible; il terzo metodo e denominato da Aristotele ekthe-
sis : m la traduzione con « esposizione » conduce completamente fuori di
strada . Prendiamo ad esempio il sillogismo gia sopra addotto nel modo
Darapti: « Se tutti i cetacei ( S ) sono mammiferi ( P ), e tutti i cetacei sono
animali acquatici, alcuni animali acquatici sono mammiferi ». Cio puo essere
provato, dice Aristotele, prendendo in considerazione un animale che ap-
partiene al genere S. Troveremo allora che esso e sia P che M, e se questo e
vero, alcuni M sono P. Aristotele, dunque, si rifugia qui, come osserva il
Ross, nell osservazione empirica o, in ogni caso, in una considerazione og-
gettiva , al fine di verificare il rapporto fra il termine medio e il maggiore ;
non mostra pero per quale ragione essi stiano logicamente in tale rapporto.271
267
I 23, 40b 33 - 41a 2.
261
I 28, 44a 31 ivTeoTpa(X(x£vo? mjXXoyio(x6?. Poiche Aristotele non riconosce
una quarta figura, chiama questa conclusione « inversa », e la deduce mediante la
conversione del modo Barbara: Ross, Analytics , 34. - Secondo il PATZIG , Die Syllo-
gistik , 117-127, Aristotele non ha ignorato, bensf criticato la quarta figura , e questo
perche egli aveva certi sospetti contro l introduzione di una quarta figura, e soprattutto
perche non poteva definirla servendosi dei metodi da lui sviluppati.
269
I 1, 24a 14.
270
I 6, 28a 23, ben commentato dal Ross, di cui si confronti anche l introdu ¬
zione, p. 32.
271
II PATZIG, op. cit., 170, critica questa spiegazione, che risale ad Alessandro di
Afrodisia, e adduce la prova che Aristotele con il termine intende l introduzione
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 109

Soprattutto, Aristotele non spiega perche certe proposizioni e certe


relazioni fra le proposizioni sono necessarie. Sa benissimo che esistono pro¬
posizioni che sono valide senza tuttavia essere sillogismi : « II necessario
ha estensione piu ampia del sillogismo, poiche ogni sillogismo e qualcosa
di necessario, e tuttavia non tutto il necessario e un sillogismo ». Balza
m

qui subito agli occhi che Aristotele confonde la regolarita nella natura con
la coerenza logica ; e il Ross suggerisce molto giustamente che la cosa e
spiegabile dalla situazione storica. Aristotele si trovava davanti alia que-
stione al suo tempo tradizionale: « perche le cose sono cost come sono ? ».
Soltanto proposizioni nella prima figura dicono qualcosa in proposito. Pro¬
posizioni nella seconda e nella terza figura ci danno soltanto i fondamenti
della conoscenza, non quelli dell essere; danno la ratio cognoscendi , non la
ratio essendi. « Se cerchiamo la verita, I ordine dei tre termini sillogistici
deve coincidere con la realta effettiva » .m Realta effettiva sono pero per
Aristotele non soltanto « le cose », ta pragmata, sebbene egli si esprima
spesso in, questo modo, bensi anche quelli che egli chiama ta phainomena.
Il testo 7 4 ci dice che questi non sono puramente « osservazioni astrono-
miche » ( e forse in minima parte sono realmente osservazioni ), ma ogni
specie di dati , che si raccolgono dai libri e dall intera esperienza .775 Aristotele
chiude questo capitolo con la professione del suo compito di studioso, in
verita un pio desiderio: « Se la ricerca non avra trascurato nulla di cio che
oggettivamente appartiene alle cose, per tutto cio di cui si da una dimo-
strazione saremo in grado di trovarla e di fondarla ; e inversamente, dove
naturalmente non se ne da alcuna , potremo render chiaro questo ». £ un
bell attestato dell illimitata fiducia che quel geniale giovane aveva nella
propria capacita scientifica .
Il cap. 31 contiene una critica dei metodi diairetici dell Accademia:
ritornero sull argomento nell illustrazione di PA I . Come osserva il Cher-
niss ,777 risulta dalle parole introduttive che era intenzione di Aristotele
evitare che il suo metodo sillogistico fosse posto in qualsiasi relazione con
il metodo della diairesis. Egli critica questo metodo non tanto come metodo
di classificazione: lo respinge come metodo dimostrativo.
« Ogni classificazione in genere e specie e come un sillogismo debole,273

di un concetto subordinate al concetto dato. L interpretazione del Patzig e probabil-


mente corretta.
272
I 32, 47a 22-35.
273
I 30, 46a 8 XOCTOC plv aXfjOeiav ex Ttov XOCT <iXf )8eiav 8iayeYpa|j.|j.ev(ov
xmtipytw. La « necessita » a cui qui Aristotele pensa e da lui espressa a 94a 21 ( e in
PA 677 a 18) con la formula T8 Ttvtov OVTCOV TOUT eTvat . Che egli intuisca la relazione fra
nesso logico e ontologico risulta con chiarezza da 94a 24-27 ; sennonche confonde a
volte fondamento-conseguenza con causa-effetto.
I 30, 46a 17-27.
7,5 Qr
. i paralleli di Top. I 14 e Rhet . II 22, 1396b 5.
276
Vedasi sotto, p. 591.
277
Crit . of Plato , 28.
m olov aollevi]? . .
crjW OYto|j.6t;
110 ARISTOTELE

ed e di fatto una petitio principii , poiche cio che si conclude e un genere piu
ampio di quello che si puo determinate. Coloro che impiegano questo metodo
[ il riferimento e a Platone e a Speusippo ] non hanno visto questo errore. Per-
cio essi cercavano di enunciare un procedimento dimostrativo, che si fondava
sul falso presupposto che sia possibile addurre una dimostrazione valida del
che di una cosa ».
II punto essenziale e dunque che non si puo assolutamente provare che
cosa una cosa e,279 ma si possono soltanto determinare le sue proprieta . Co¬
me si giudichi oggi la logica aristotelica , si apprende da Lukasiewics.2

Il secondo libro degli Analitici primi contiene parecchi particolari in-


teressanti, ma non forma in alcun modo un unita . £ percio consigliabile
trattarne gli aspetti importanti per la storia delle idee in connessione con la
dottrina aristotelica della scienza .
La sillogistica di Aristotele e una delle piu eminenti conquiste nella
storia del pensiero esatto. Dobbiamo peraltro rammaricarci che la soprav-
valutazione di questa dottrina, per se giustamente tanto famosa , abbia posto
in ombra le altre sue realizzazioni. La sillogistica analitica non ha in realta
quasi alcuna funzione ne nella vita quotidiana , ne nella scienza . £ vero
che Aristotele stesso cerco in seguito di risolvere il problema del passag-
gio dalla riflessione all azione interpretando quel processo come un sillo-
gismo pratico: 221 ma e questa puramente un analogia , cui egli ricorre per
confermare la sua concezione della psicologia dell azione. Nelle sue stesse
ricerche scientifiche troviamo che l impiego del procedimento sillogistico
e relativamente raro .
Quando definiamo questa sua dottrina come logica formale, intendiamo
con cio dire che la necessita sillogistica e la correttezza della conclusione so-
no del tutto indipendenti dall oggettiva verita o falsita delle premesse. Se
pero si verifica che le premesse sono vere, anche la conclusione dev essere
vera . Le regole che Aristotele illustra ci insegnano quali conclusioni valide ,
e sulla base di quali premesse, sono possibili ; e inversamente: ci insegnano
a trovare le giuste premesse per una proposizione data . Trovare gli oggettivi
punti di partenza e compito dello scienziato: la sillogistica gli fornisce sol¬
tanto le regole del gioco .
Gli Analitici secondi . « Ogni insegnamento e ogni apprendimento ra-
zionale si formano a partire da una conoscenza gia presente ».212 La modalita
di questa conoscenza e del sapere che su di essa si fonda e il principale
problema degli Analitici secondi . NelPultimo capitolo del secondo libro
Aristotele tenta di chiarire la formazione di quella conoscenza ; il primo li-
m 46a 36 7rcpi dbr68ei!;iv ytyveodat v.al TOU Tt CUTIV.
ouutac,
280
logic from the standpoint of modern formal logic,
J. LUKASIEWICS, Aristotle s
Oxford 1957, 2 ediz. (con tre nuovi capitoli sulla logica modale ).
2.1
De motu 701a 8, EN 1147a 24 - b 6. Cfr. D.J. ALLAN , The practical syllogism,
Autour d Aristote, 1955. Ritorneremo sulla questione sotto, a p. 390.
2.2
I 1, 71a 1 iy. TTpoOtrap/outTYji; ytyvc rat yvuocox;.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 111

bro non tratta dunque della scienza in generale, bensi di una particolare for¬
ma del sapere, che noi siamo soliti definire come scienza deduttiva o assio-
matica . L oggetto della discussione di Aristotele nel primo libro non e
propriamente una teoria generale della scienza. Tutti coloro che giudicano
283
cosi severamente la teoria aristotelica della scienza sembrano tacitamente
assumere che Aristotele negli Analitici ha descritto gli oggettivi metodi di
lavoro dello scienziato; e cioe: poiche si costata facilmente che nelle sue
stesse opere scientifiche il metodo della apodeixis ha una funzione secon-
daria, la conclusione e facilmente data : il metodo deduttivo non e che una
nebulosa teoria, banale e priva di valore per la scienza.
Prima di Socrate la parola che indica il sapere, episteme significava ,
come sophia in Omero e in Pindaro, « essere padrone di un mestiere » o
« di un arte ». I sette saggi erano stati chiamati sophoi grazie alia loro
abilita politica . Cosi e anche per Yepisteme : per il politico essa era l arte
di guadagnare a se gli uomini neH assemblea popolare. Socrate diede pero al
termine un altro significato: non si stanco mai di ribadire che episteme
non significa « l arte di guadagnare gli uomini alia propria opinione », ma
l intelligenza e perizia reali, e in particolare l intelligenza morale. £ questo
un problema di fondo nella sua Apologia , che Platone ha illustrate anche
nel Gorgia entro un disegno piu ampio. La perizia si ritrova in tutti i
mestieri e le arti che operano con un metodo sicuro e tendono a un qualche
bene ; deve dunque darsi anche nell etica una episteme , e cioe un metodo
sicuro, un sicuro criterio, una sicura « scienza di cio che e buono ». Come
osserva il von Fritz, Platone non ha mai usato il termine episteme per le
scienze naturali ; e il critico ricorda anche che Platone non poneva affatto
sul medesimo livello sapere etico e matematico. Alla fine del sesto libro
della Repuhblica, Platone descrive la differenza fra i metodi del matema ¬
tico e quelli del filosofo:
« Esistono due mondi, quello del pensiero e quello visibile. Questo mondo
e una copia di quello, e sta, rispetto aU originale, nello stesso rapporto in cui
stanno opinione e credenza rispetto a intelligenza e sapere. Nel mondo del
pensiero si danno due sezioni. Nell una, che e quella inferiore, l anima fa uso
degli oggetti del mondo sensibile come di immagini riflesse. Anziche risalire a
un principio supremo, essa discende a una conclusione. Nell altra partizione del
pensiero l anima procede da una proposizione sicura, hypothesis , e risale fino a
un principio che non ha bisogno di alcuna prova, a un inizio, cioe, non condi-
zionato da presupposti.2"5 Senza impiegare le copie, servendosi delle idee sole,
l anima conduce a termine la ricerca.

!S3
Citiamo a titolo di esempio ANSCOMBE-GEACH, Three philosophers , Oxford
1961, 6: « Aristotele dice questo in quello che e, a mio giudizio, il peggiore dei suoi
libri: il primo libro degli Analitici secondi. - La sua teoria della dimostrazione scien-
tifica e qualcosa che ha davvero bisogno delle scuse che Aristotele chiede ».
Per quanto segue, si vedano le pregevoli osservazioni di K. VON FRITZ, « Stud .
Gen. » 1961, 610.
5
4vu7T<50eTOV apyrp).
112 ARISTOTELE

I matematici partono da ptesupposti che essi assumono come noti,2®6 e per


i quali non devono rendere conto alcuno. Conducono a termine la ricerca finche,
con assoluta consequenziarieta, abbiano raggiunto il fine della medesima . Vero e
che il geometra fa uso di figure, ma non pensa a esse, bensi a quelle figure di cui
esse sono copie.
II filosofo che e padrone dell arte dialettica fa uso di hypotheseis che sono
proposizioni incontestabili. Egli non usa pero queste proposizioni come degli
inizi oltre i quali non ricerca piu, bensi come punti di partenza,2*7 muovendo
dai quali sale passo passo, fino a che raggiunge l inizio primissimo che non ha
piu bisogno di alcuna hypothesis ».

La concezione dell essenza del conoscere che qui Platone illustra, e


che egli ha sostenuto fino alia fine della sua vita, e stata fatta propria da
Aristotele ; con la sola differenza importante piu dal punto di vista della
storia dello spirito che da quello filosofico che egli respinge la teoria dei
due mondi. Con cio stesso la dottrina platonica delle idee divenne per lui
un problema gnoseologico di importanza primaria. Egli accetto quasi tutti
gli altri postulati della teoria platonica della scienza : le prime proposizioni
devono essere indimostrabili, la struttura deve essere assiomatica , il pro-
cedimento deduttivo ; le prime proposizioni, inoltre, devono essere evidenti
per s£, e possedere percio una particolare qualita gnoseologica , che le pone
sul medesimo piano della conoscenza delle idee. Un passo piu indietro, in-
fatti, Aristotele non poteva , o non voleva , farlo. Nessun filosofo prima di
Platone ha affermato quest esigenza dell evidenza assoluta, che sarebbe stata
cost determinante per il futuro. Platone interpretava il sapere a priori come
la conoscenza delle idee esistenti al di fuori dello spazio e del tempo,2*' e
intendeva il processo come una reminiscenza , anamnesis. Il fondamento da
cui muoveva era che l universo forma un unita intelligibile Se sfrondiamo
dei suoi tratti artistici e mitici 1 illustrazione platonica della reminiscenza
il che e lecito, poiche dietro il geniale narratore e animatore di dialoghi si
nasconde il pensatore geniale ci imbattiamo nella convinzione che « 1 ani-
ma si accosta a cio a cui e affine » . ° La medesima cosa dice Aristotele, ma
in maniera completamente diversa , e fondandosi su presupposti del tutto
diversi: « tutto cio che e vero deve accordarsi da ogni lato con se stesso ».OT
E questa la concezione di fondo di tutti quei filosofi i quali sostengono che
la conoscenza non puo essere completamente spiegata in quanto la si ana-
lizzi in percezioni e impressioni sensibili sopra una tavoletta che in pre-
cedenza non era scritta . Le « idee innate » di Descartes, il nisi intellectus
ipse di Leibniz , la conoscenza a priori di Kant sono tutte varianti ben note
della dottrina dell anamnesis.
,
26
&7roH£ pevoi <!>; elSizei;, cfr. An. post. II 3, 90b 31.
287
511b: TO 8vn uTro aeiq.
2
6 u7rspoupdmo<; z6 noq Fedro 247c; erc xeiva tijs ou <na<; Repubblica 490b.
m Menone 81c: &ze
yap T? js cpuaecoq i.ni <rr] C, auyyevoo:; oumnq.
Repubblica 490 b.
2,1
An. pr. I 32, 47a 8: Set KXV TO aXvjHes AUT8 lauxu 6 p.oXoyoup.evov elvai
TOfvTr; ; cfr. EN I 8, 1098b 11.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 113

Che cosa poteva osservare Aristotele ? Nella sua opera giovanile Sulle
idee egli aveva criticato la dottrina platonica delle idee essenzialmente sulla
base di motivi gnoseologici.292 L uso saldamente stabilitosi nel linguaggio
filosofico, secondo il quale Platone parla di idee e Aristotele invece di
forme, ci induce a dimenticare che anche Aristotele aveva una sua dot ¬
trina delle idee. Egli accetto infatti gli aspetti logici e semantici della teoria
platonica delle idee e, a partire da questo fondamento, sviluppo una dot ¬
trina dell' eidos che era una teoria logica , semantica, psicologica e, in certa
misura, anche gnoseologica e ontologica ; poiche pero fin dal principio
rifiuto il chorismos , e dunque l esistenza separata degli eide , incorse in ogni
genere di difficolta. Cio che ora prima di tutto ci interessa e il tentativo
da lui compiuto negli Analitici secondi di sostituire la dottrina platonica
della reminiscenza e dell immediata evidenza dei principi supremi con la
sua propria dottrina del modo di riconoscere nella molteplicita cio che e
universale e comune. Come nota il Cherniss, questo suo tentativo mostra
da un lato una concordanza con Platone nella presentazione e nella deter-
minazione dei fondamentali problemi gnoseologici e logici ; dall altra, tutta
la differenza tra la soluzione platonica e quella propria di Aristotele.
Il primo libro tratta dunque della scienza deduttiva e delle sue con-
dizioni. Era fondamentale convinzione di Aristotele che gli assiomi della
scienza debbano essere non soltanto necessari , ma anche universali. Le
proposizioni devono avere la forma seguente: per tutte le cose che hanno
la proprieta S vale che hanno anche P. Il metodo dimostrativo che egli
denomina apodeixis « ha che fare con cio che appartiene per se alle cose » . 3
Tradotto nel linguaggio del nostro tempo, tutto cio significa che le
proposizioni della specie che viene usata nel pensiero scientifico, o nella
esposizione scientifica , sono proposizioni in cui un attributo significante
viene asserito di qualche cosa di esistente. « Sappiamo qualcosa nel senso
piu pieno quando sappiamo non soltanto che la cosa e cost, ma anche che
non puo essere in altro modo ».** Questa proposizione fondamentale e in-
contestabile. Ma ecco che viene in luce Pelemento specificamente platonico-
aristotelico: il sapere definito in quel modo si consegue mediante conca-
tenazioni di premesse e conseguenze. A1 fine di evitare un regresso all in-
finito si deve in qualche punto pervenire a un « inizio », a un arche
( un principio ). Queste proposizioni prime devono « essere vere, prime, im ¬
mediate, piu facilmente conoscibili, anteriori alia conclusione, e di questa
devono determinate la struttura ».295 Particolare interesse ha qui il termine
aition , da me tradotto con « determinate la struttura
, ». Abitualmente si
rende con « causa ». Un confronto con la Fisica 2 6 ci insegna che Aristotele
292
, Vedasi sotto, pp. 270, 284.
2 3
I 22, 84a 11: 4<m TTOV o <ra UTrdpyei xa aoxa xou; 7rp<xypux(nv.
29
I 1, 71b 9.
255
I 1, 71b 20. Molto spesso Aristotele usa la formula itrxaxaf TOO ( si giunge a
un punto d arresto ). Platone dice ou8£v 7repaix£ pto £/) XEIV.
,2 6 Phys . II 6, 198a 7.
114 ARISTOTELE

considerava sotto lo stesso aspetto la necessita fisica e quella logica. Ora, e


perfettamente chiaro che con la sua dottrina dei quattro aitia Aristotele in-
tende descrivere la struttura delle cose, e non le loro « cause » nel senso in
2,1
cui noi usiamo questo termine.
L accumularsi degli attributi non pub pero nascondere che l afferma-
zione di Aristotele sopra riportata non e logicamente sostenibile. In se, e
corretto assumere proposizioni indimostrabili come punti di partenza di
una sequenza dimostrativa . Simili proposizioni sono da noi considerate
sicure quando mantengano la loro validita in un sistema di proposizioni.
II contenuto di certezza delle « prime proposizioni » dipende dunque dalla
loro funzione nel sistema di riferimento e non e affatto assoluto ; Aristotele
invece non giunse mai a concepire che ogni scienza presenta un sistema
di ipotesi e di deduzioni che viene verificato oppure scosso secondo che
le conseguenze concordino con l esperienza .2 Come Platone, egli era con-
vinto del fatto che esiste « un inizio del sapere », mediante il quale noi
possiamo determinare gli horoi , ossia gli oggetti e i termini di orienta-
2
mento. La scienza assiomatica costituisce un sistema in cui tutte le pro¬
posizioni , eccetto le archai , possono essere derivate con assoluta verita dal-
Yarche. La concezione platonico-aristotelica delle archai assolutamente vere
ha avuto una straordinaria importanza come ideale nella storia dello spirito.
La prima questione che si doveva sollevare era dunque questa: come
si origina una conoscenza di tal genere ? Platone fa uso di diverse metafo-
re, che tutte vengono a significare che questa conoscenza e inconsapevole.
Dal punto di vista di Aristotele questa e una contradictio in adjecto. Egli
si ricollega invece alia concezione platonica *" secondo cui e possibile sa ¬
pere in un duplice modo, proprio come si pub, per esempio, vivere in un
duplice modo, nel sonno o nella veglia. La nuova formula, predestinata
ad assumere un ruolo cost importante nel suo pensiero, fu energeinII
termine e il concetto di energeia sono pero come gia disse parecchio
tempo fa H. G. Gadamer 301 una parola magica con cui Aristotele getto
un ponte fra la dottrina platonica delle idee trascendenti e la sua propria .
Dovunque l ente venga determinate nel suo proprio essere, questo essere
viene inteso come una energeia , come il « qui ».
Il terzo capitolo ci mostra quanto fosse attuale la questione. Aristotele
vi caratterizza brevemente due scuole diverse. Sotto quella nominata per
prima sono chiaramente da intendere Antistene e i suoi seguaci . Come gia

, Soltanto la « causa efficiente » rientra in questo aspetto; cfr. sotto, pp. 234, 274.
2 7

In Gen. An. Ill 10, 760b 27-33 le cose stanno alquanto diversamente ; si
veda sotto, p. 585.
" 1 3, 72b 24 ipyji £7n <rrfjp]; fj TOU; opou?
300
Per es. Politico 211A olov 6vap clSui; fitravra, rravr a5 mxXiv &anep u7tap
ayvoeiv ( spiegazione a 278d ).
301
Teetelo 198c soluzione che Platone respinge.
302
An. pr. II 21, 67b 3; An. post. I 1, 71a 17 - b 8.
303
« Logos » 17, 1928, p. 132: cfr. sotto, p. 693.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 115

un tempo aveva fatto Gorgia nel paradosso da lui diretto contro i filosofi
della natura, cos! Antistene affermava che e assolutamente impossibile sa-
pere qualcosa dei primi principi; la scienza percio non esiste. Natural-
mente, Antistene intende « la scienza come e stata definita dai Platonici ».
Aristotele saldo piu tardi questo conto bollandolo con le parole « Antistene
e coloro che sono incolti come lui ». * La seconda scuola affermava che la
scienza e possibile, a condizione che si accetti la dimostrazione in circolo.
II Cherniss 305 ritiene probabile che questa opinione sia stata sostenuta da
Senocrate e dai suoi seguaci. Di Speusippo sappiamo che distingueva come
Aristotele le proposizioni in dimostrabili e indimostrabili ; la sua opinione
pero non puo essere stata identica a quella di Aristotele, perche questi
introduce l esposizione della propria concezione con le parole: « Io pero
affermo » .**
Aristotele dimostra clamorosamente la sua illimitata fiducia nel pro-
prio pensiero con la seguente tautologia: « Poiche l oggetto del sapere non
puo essere in un altro modo, e necessario che il sapere si acquisisca me-
diante conclusioni scientifiche, e cioe mediante una conclusione da premes-
se necessarie » . Esistono dunque tre specie di proposizioni prime : 1 ) le
definizioni, mediante le quali si determina il « che » di un oggetto; 2 ) gli
assiomi o koinai archai , che servono come fondamento generale a tutte o a
piu scienze , e cioe quelle che oggi vengono impropriamente dette leggi del
pensiero, il principio di identita ed il principio del terzo escluso ; 3 ) le
hypotheseis, che appartengono alle scienze speciali e affermano l esistenza
degli oggetti semplici di queste scienze;307 queste proposizioni sono chia-
mate da Aristotele oikeiai oppure idiai archai.
Nel quarto capitolo Aristotele spiega che cosa egli intenda, in netto
contrasto con Platone, con « concetto universale » ( katholou , universale ).
Il significato di questa parola e « cio che si puo affermare universalmente
di qualcosa », ed e un fatto che a quanto io so essa si incontra in
questo senso in un unico passo di Platone.308 Si dice spesso che Platone
afferma che « la forma della cosa » e dunque cio che noi chiamiamo
idea esiste ante res , Aristotele invece che « cio che e comune, universa¬
le » il che noi chiamiamo universale oppure forma esiste in rebus.
Cost si interpreta infatti la proposizione 300 « 1 universale appartiene di ne¬
cessity alle cose singole » . Questa interpretazione non e pero corretta.
« La neve e bianca » equivale a dire : quando vediamo la neve o pensiamo

304
Gamma 4 , 1006a 5-9.
305
Crit . of Plato , 68.
306
-
7) [xsi <; 8£ (pajjiev. Aristotele si esprime cost soltanto quando in un punto impor
tante avanza una tesi in contrasto con Platone o con i colleghi piu insigni dell Ac-
cademia .
307
II termine hypothesis ha senso ed estensione alquanto diversi in Platone e in
Aristotele, e non significa ipotesi nel senso nostro.
308
Menone 77a xaxa oXoo CETKIIV apExiji; 7iepi o xi ECTXEV.
303
I 4, 73b 27 oaa xaOiXou kZ, avayyrfi urtap / ei xot? 7rpdypaCTtv.
116 ARISTOTELE

a essa, « bianco » appartiene sempre alle sue proprieta caratteristiche.


« Bianco appartiene alia neve ». E che cosa e il sudiciume ? Risposta : « e
una materia che si e trovata nel luogo sbagliato ». Tutto cio che noi de-
nominiamo sudiciume ha in comune questa proprieta , sia esso una goccia
d oro o di argilla . Platone diceva : « Partecipa agli eide », e la sua spiega-
zione e molto diversa da quella di Aristotele; Aristotele diceva : « eidos e
cio che e comune alle cose singole » . Questo « comune », egli aggiunge,
deve: 1) essere vero di ogni X a esso pertinente, 2 ) essere vero in quanto
per noi X non e X senza questa proprieta , 3 ) essere vero di X come X.
Una descrizione cosf precisa del concetto universale si incontra nelle opere
di Aristotele sol tan to in questo passo.310 Questo e un ulteriore indizio per
una datazione antica.
L analisi del concetto universale come astrazione 311 che si forma nel
nostro pensiero in quanto si sottrae una qualita dopo l altra ricorda l ana-
lisi nell excursus filosofico della settima lettera di Platone. L esempio as-
sunto da Aristotele e il triangolo di bronzo, quello di Platone il cerchio.
II risultato finale in Aristotele e to katholou , in Platone e auto to alethes.
La differenza essenziale e che Aristotele respinge il chorismos con tutte le
sue conseguenze ontologiche. L analisi aristotelica dell astratto e semplice e
lineare: essa venne molto presto oscurata e trasform ta metafisicamente con
l introduzione del termine essentia. Non solo questo termine non e aristo-
telico: addirittura esso non trova un suo spazio nel pensiero di Aristotele.
Anche traducendo « la natura » di una cosa si va fuori strada .
E del tutto naturale che Aristotele consolidi la sua concezione circa
la natura del concetto universale presentandola come tesi contrapposta alia
dottrina platonica delle idee. Questo era appunto il metodo corrente nel-
l Accademia . « Non e necessario, per addurre una dimostrazione, postulare
l esistenza di idee oppure di un uno oltre ( separato da ) i molti. E invece
necessario che si possa asserire con verita un uno di molti, ossia c e bisogno
di un universale il cui senso e stabilito e che possa servire come concetto
medio ».312
Le idee erano in Platone il fondamento della teoria della conoscenza;
e questo il punto in cui interviene Aristotele. Nella formulazione linguistica
la cosa e segnalata molto chiaramente : alia formula hen ti einai = « che
l’uno esiste » , Aristotele contrappone hen alethes eipein , « asserire l uno
con verita ». Importante e anche che egli aggiunga che questo termine de-
v essere semanticamente univoco ( X = X ), e che non deve trattarsi di pura
omonimia. E interessante vedere come qui Aristotele si avvicini a Platone,
qualora noi consideriamo unicamente la forma linguistica. Platone « vede »
le idee con l occhio dell anima ; Aristotele « vede con il pensiero » gli uni-

310

311
I 4, 73b 26 6 3v xaxa 7ravT6i; TE unipyj) .
xaff auxi xat fj OC6T6
74a 37 aipoupoofilvtov.
312
I 11, 77a 5-9, cfr. 85a 31. Questa tesi fondamentale sara sempre sostenuta da
Aristotele, cfr . Zeta 16, 1040b 26-27.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 117

versali.313 Di fatto, pero, la critica alia dottrina delle idee 3 e molto aspra :
con tutta evidenza l’opera fu scritta quando la disputa era ancora nel pieno
del suo corso.
L ottavo capitolo mostra a sufficienza che Aristotele era pienamente
consapevole del fatto che le regole della scienza deduttiva non possono es-
sere senz altro valide 315 in quella specie di scienza naturale che egli chiamava
fisica . L esempio di cui si serve e « 1 eclissi di luna » : un esempio che, del
resto, ricorre tanto spesso che si puo supporre appartenesse all arsenale
dell Accademia. Posto che uno avesse domandato a Platone se esiste « una
idea dell eclissi », che cosa avrebbe risposto questi ? Indubbiamente, che
un eclissi esiste soltanto come percezione del senso ; certamente obiet-
terebbe allora qualcuno , ma e possibile anche parlare di un eclissi come
di un hen epi pollon , e possibile definirla e determinarla. La posizione del
problema era per Aristotele piu semplice: « L’eclissi di luna e un concetto
universale ? ». Aristotele sa con precisione come si verifichi un’eclissi di
luna ; il fenomeno singolo dipende dalla coincidenza di diverse eventualita.
Possiamo dunque astrarre il fenomeno come tale 314 e parlarne come di
qualche cosa di « universale ».
Aristotele capisce anche che la scienza deduttiva assicura un modesto
progresso alia conoscenza proprio a causa della struttura del processo di-
mostrativo. Lo scienziato non puo utilizzare alcuna proposizione apparte-
nente a un ramo della scienza per provare proposizioni che appartengano
a un altro, e puo farlo, al massimo, quando i due campi sono molto stret-
317
tamente collegati. Come si possono ottenere dei progressi operando con
regole tanto rigorose ?
« Non b facile riconoscere se si sa oppure no, poich6 b difficile riconoscere
se il nostro sapere b, o non e, fondato sui principi appartenenti a ciascun
campo. Giacch6 e appunto questo che intendiamo per scienza ( assiomatica ). Noi
riteniamo di sapere quando giungiamo a una conclusione da certe premesse vere
e prime. Questa b pero un illusione, perche la conclusione deve appunto essere
affine alle premesse prime ».3"
Gia Aristotele aveva dunque sperimentato che non si puo dare alcun
progresso nella conoscenza della natura qualora si mantenga fermo il di-
vieto di 319 concludere analogicamente da un campo a un altro.
Il progresso 330 nella scienza e descritto da Aristotele come un duplice
3U
319
-
77b 31 6 pav Tfj vofjaci, cfr. 79a 24 ri)v TOO T[ HATIV Jtucrnjp.tjv IbjpEuaou.
TepeTitjpaTa a 83a 33 e qualche altro elemento attestano una spavalderia
giovanile.
3,5

316
75b 24 ouy. g<mv Spa
6TI fi piv TOIOGS etaiv , 75b 34.
-
TUV ipdaproiv ouS ima aip) & KkS><;.

3,7
73b 13-16.
3,3
I 9, 76a 26-30 oufyev?), cfr. 87b 4; propriamente: appartenente al mede-
simo genere.
319
periipam; h'L, SXXou yivou;, I 7, 75a 38.
330
78a 14 aC cxai, spesso hnlSoau;.
118 ARISTOTELE

processo : 1 ) verticalmente, mediante 1 estrapolazione di un nuovo termine,


che e, di regola, di rango inferiore rispetto a quello che era fino ad allora
il termine medio piu basso; 2 ) lateralmente, per il collegamento di un ter¬
mine maggiore con un nuovo termine minore grazie all intervento di nuovi
termini medi. In entrambi i casi e di essenziale importanza scoprire il
termine medio. Tutto cio e assolutamente esatto, anche se la formulazione
e astratta : ma Aristotele concretizza subito il suo pensiero; per fare della
scienza non si devono soltanto raccogliere dei dati, bisogna anche ricercarne
i fondamenti.321 La valutazione pratica dei risultati e qualcosa di diverso;
e notorio che i teorici sono spesso praticamente inabili.322 La base di ogni
scienza e nell osservazione e nella raccolta di dati d ogni genere ; ma il cul-
mine della scienza e la conoscenza del perche.323 Una terza esigenza da avan-
zare e che lo scienziato sia in grado di presentare i propri risultati e di
renderli comprensibili ai suoi ascoltatori.324 Nel diciottesimo capitolo, Ari¬
stotele descrive come si possa raggiungere il concetto universale mediante
l « introduzione », epagoge. In ogni ricerca della verita si perviene ad un
punto finale ,326 oltre il quale il nostro pensiero non puo piu trovare nient al-
tro, ne nel divenire, ne nell essere.
Alla base di questo ragionamento stanno due fondamentali motivi del
pensiero di Aristotele. Il primo e il suo timore dello « sconfinato », to
apeiron , su cui dovremo tornare in seguito: nel suo pensiero ha una parte
importante la proposizione histatai pou , « prima o poi giungiamo ad un
punto fermo » . In secondo luogo, traducendo quasi sempre aitia con
« causa » , noi assumiamo inconsciamente che nel termine si nasconda la
nostra concezione della causalita . Ma , come abbiamo gia avuto occasione
di osservare, per chiunque abbia meditato sulle cosiddette quattro « cau ¬
se » di Aristotele ,327 e manifesto che aitia ha un senso diverso. K . von Fritz
ha accennato 326 al fatto che nell antichita la riflessione sulle cause mirava
alia conoscenza della struttura . Proprio come molti dei suoi precursori, Ari¬
stotele si domandava: « come e organizzata in una cosa la materia, per
poter assumere questa forma ? » . Spesso si immagina che Aristotele sia giun-
to alia sua concezione della materia per aver spogliato una cosa concreta
della sua forma . All opposto: « La materia e in certo senso facile da cono-
scere; il vero problema e la forma » .329 La forma era per lui cio che rendeva
comprensibile una cosa , e nello stesso tempo era cio che si doveva afferrare,
per riuscire a intendere la cosa come una totalita concreta. Tutto tendeva
521
xi> 6 xi xal xi> 8i6xt emaxaa&ai.
322
ave 7ucrxei} E ; esempio tipico era la storia di Talete,
' Teeteto 174a.
323
xuptcoxaxov , 79a 23.
yvcopipa 81b 3. Cfr . sotto, p.
302.
324
323
Vedasi sopra , p. 113, e sotto, p. 128.
326
x£Xo? xal nipac, 85b 29.
327
Vedasi sotto, p. 275.
323
In « Stud . Gen . » 1961, 622 sgg.
322
Zeta 3, 1029a 33. Quando scriveva queste parole la sua riflessione sul pro-
blema durava da piu di 25 anni.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 119

dunque, in Aristotele, alia conoscenza della struttura . Come osserva il von


Fritz, la concezione moderna della causa non e, invece , di tipo aristotelico
o, al massimo, e rappresentata dalla « causa efliciente ». Ma forse non e del
tutto errato affermare che la piu recente concezione della causalita si
sviluppa oggi ancora una volta nel senso della conoscenza della struttura.
In Aristotele, dunque, il dia ti non significa che egli intendesse per
ogni cosa spiegare causa ed effetto, bensi soltanto che egli affermava l esi-
genza di porre come compito della scienza la spiegazione della struttura
dell accadimento e della cosa .
Ora pero, naturalmente, alcune scienze sono piu esatte di altre. Per
questo aspetto, il criterio e fornito dal grado dell astrazione. L aritmetica
si occupa di grandezze senza posizione, e ha percio un rango piu elevato
della geometria ; alio stesso modo, anche l astronomia matematica e piu
elevata di quella nautica. Tutto cio e patrimonio comune dell Accademia.
Bisognera soltanto evitare di incorrere nell errore di confondere criteri di-
versi di misura ; il criterio e qui l affinita all assiomatica, e nessun altro.
Ora, si e soliti considerare Aristotele un empirico; oppure si dice anche
che egli sia stato in gioventu un rigoroso teorico, e che dopo la morte di
Platone si sia sviluppato in lui il ricercatore empirico. Ma come si vede
a questo punto degli Analitici il problema non e di cost semplice solu-
zione. Dal nostro capitolo apprendiamo che egli si occupava gia di cose che,
non molto tempo dopo, avrebbe trattato nella Meteorologia in modo piut-
tosto empirico: la sua posizione non si puo ridurre in una formula . £
3

certo che l analisi teorica della struttura delle cose era da lui considerata
come un compito intellettuale « piu nobile » .3!1 E a volte questo lo portava
a inebriarsi di belle formulazioni : « i metodi sono limitati di numero; se
un numero finito di cose viene combinato in modo finito, il tutto deve es-
sere finito ».
Al termine del libro, come dimostra il Cherniss, Aristotele polemizza
contro Speusippo.333 Costui, come anche Platone, era convinto che la co¬
noscenza singola dovesse essere fondata su una conoscenza totale della
realta ; considerava percio tutto il sapere come un unica episteme. Questa
sua convinzione era pero collegata con l ammissione di una pluralita di
archai , e con l identificazione del sapere con la conoscenza delle simiglianze
delle cose fra loro.
Riassumendo : in questo libro Aristotele si rivolge essenzialmente con¬
tro due posizioni di Platone. Platone, anzitutto, considerava la riflessione
filosofica come un processo di astrazione, nel quale si giunge gradatamente
a « cio che e di una sola specie ». £ forse piu feconda la sua tesi che la
330
Vedasi sotto, p. 584, e DURING, Methods in Biology , 219.
331
rtpronipa aEdth/ jascoi; xal vorjcreoii;, 88a 6.
333
I 21, 82b 31 TO7repa(Tpivai yip slow at oSot, Ta 8£ 7CE 7tspa(T(x£va 7tS7re-
paapEvdtxn; avayxi] 7CE7CEpdcv{lai 7cavTa. Come tutti i Greci, Aristotele aveva una
particolare predilezione per l allitterazione. Cfr. Phys. I 5, 188b 12-15.
333
Crit. of Plato , 74-75.
120 ARISTOTELE

riflessione filosofica penetra piu a fondo, oltre l astrazione scientifica, sino


a una visione d insieme, una synopsis o una synthesis. Aristotele inter-
preta questa tesi nel senso che Platone deriva tutto il sapere da un unica
arche ( inizio ): l unica cosa vera, in questa spiegazione, e che Platone non
parla assolutamente mai di scienze diverse. Parla a volte, in modo piut-
tosto vago, di una scienza totaled e usa il termine episteme solo a propo-
sito delle scienze matematiche e della « scienza di cio che e buono ».
La dottrina aristotelica dell autonomia dei diversi campi della scienza
e percio essenzialmente rivolta piuttosto contro Platone, e soltanto in
linea subordinata contro Speusippo. Il decimo capitolo e stato scritto certa-
mente contro la teoria di Platone esposta nella Repubblica 509 ss . La critica
e severa contro entrambi.334
Il secondo nucleo fondamentale e la critica alia dottrina delle idee,
dottrina che, secondo Aristotele, non risolve in alcun modo il problema
dell accesso alia conoscenza delle archai : « basta con le idee; non sono
altro che cicaleccio ».337
Il punto piu debole nella dottrina del sapere dimostrabile e il rapporto
fra le prime proposizioni fondamentali di carattere universale e le pro-
posizioni fondamentali dei rami specifici della scienza. Aristotele non po-
teva in realta dire che queste sono derivate, oppure dimostrate, da quelle,
perche avrebbe allora dato ragione a Platone. Come tanto spesso gli ac -
cade, si trova davanti a un dilemma. Da una parte, vuole sostenere la tesi
che il sapere non e privo di presupposti, ma si costruisce su prime propo¬
sizioni fondamentali che sono indimostrabili, evidenti per se e piu cono-
scibili di tutto cio che da esse viene derivato. Dall altra, vuole estendere
il concetto di scienza ad altri campi; ha percio bisogno di proposizioni ini-
ziali « speciali ». Per tutta la sua vita conservera questo sguardo di Giano
bifronte sul sapere e insieme sulle scienze.
Il secondo libro e aperto dalla discussione di quali siano gli oggetti
della ricerca scientifica. La risposta e questa : « il che, il perche, se la cosa
esiste, che cosa essa e ».3" Con cio Aristotele si ricollega al primo libro.
Ma mentre il primo libro e essenzialmente dedicato alia descrizione del
metodo della scienza deduttiva, nel secondo Aristotele cerca di illustrare
quanta sia l importanza di questo metodo al fine di garantire la correttezza
della definizione. Con l espressione to hoti egli intende cio che lo scienziato
ricerca , che e di regola un soggetto con un attributo. L esempio tipico della
questione « che - perche » e questo: « vediamo un eclissi ; come si puo
rendere comprensibile il processo ? ». Il terzo problema ha il suo sfondo nel
dibattito di quei tempi, che noi conosciamo gia grazie al Sofista di Platone.
334
Repubblica 537c.
333
wdcoTj? crcxpEa? Repubblica 475b, cfr. sopra, p . 97 e sotto, p. 311.
356
I 32 efoj&c;, YEXOTOV.
T <X EIST).
337
83a 33
338
II 1 , 89b 24 T6 8TI., T8 ct £CTTL , TE £CTTIV.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 121

Un centauro non esiste realmente, ma soltanto come concetto ; Platone ri-


solveva il problema interpretando il non essere come « essere altrimenti ».
Nel caso di termini come centauro, la questione e per Aristotele molto
semplice: 339 simili parole significano qualcosa perche noi abbiamo conve-
nuto di designare con quel termine cio che pittori e poeti rappresentano
come un centauro. Del non essere, che non ha un luogo, non si puo sapere
nulla, ma si puo comprendere che cosa indichino parole del genere. Ter¬
mini di questo genere, che posseggono soltanto un essere spurio, non pos-
sono percio essere usati in una dimostrazione scientifica , e proprio per
questa ragione si deve porre la terza questione, e cioe se esista l oggetto
che si ricerca . Il problema diviene per Aristotele piu complicato quando
egli si trova davanti a concetti generali come « notte ». In particolare, era
per lui difficile spiegare, mediante la teoria delVousia , quei concetti gene¬
rali a due elementi, che sono, in realta, propriamente concetti di relazione;
mentre Platone con l « idea dell uguale » era in grado di spiegare in modo
elegante e convincente l uguaglianza soltanto approssimativa di diverse cose
sensibili: il che era per i contemporanei il pezzo di gran successo della
dottrina delle idee.340 Aristotele, naturalmente, non puo definire ousia la
« notte » . Egli dice che nel caso di concetti come questo si deve ricercare
il termine medio, il quale e, in questo caso, identico con Yaition. Quando
noi intendiamo il fenomeno « notte », sappiamo anche che la notte in que¬
sto senso esiste. Si vede bene a quali difficolta lo conduca il suo concetto
di ousia.
In questo capitolo troviamo il pensiero di Aristotele a un bivio. Si fa
strada in lui l idea che lo statico concetto di ousia e insufficiente a spiegare
la struttura degli accadimenti nel mondo fisico: la teoria delYaition come
termine medio comincia a prendere forma , e Aristotele, come nota il Ross,341
crea la sua terminologia secondo che penetra piu a fondo nella questione.
La teoria dei quattro aitia che egli espone in II 11 e certo il primo degli
abbozzi a noi conservati. I capitoli intermedi contengono una critica contro
i metodi accademici di classificazione ; il nucleo essenziale ne e la frase:
« I metodi diairetici non conducono ad alcuna conclusione valida ».342 Ari¬
stotele intendeva con cio impedire che la sua teoria del ragionamento de-
duttivo fosse posta sullo stesso piano dei metodi diairetici dell Accademia .
Con l ottavo capitolo egli abbandona la polemica sterile e illustra la
sua propria dottrina. Che qualcosa esiste, non puo essere provato, ovvero,
per dire in altro modo, per l esistenza di una cosa concretamente esistente
non si puo trovare alcun altro fondamento al di fuori della cosa stessa.

339
Tratta il problema in Herm. 16a 16, An. pr. I 38, 49a 24, An. post. 92b 7 e
Pbys. IV 1, 208a 30, dando sostanzialmente sempre la medesima risposta.
3,0
Fedone 74c. Insieme con « notte » Repubblica 530ab.
341
Analytics 610: « si deve sempre ricordare che Aristotele crea il suo vocabolario
mentre procede ».
342
II 5 T) 8ta rav 8iaip£aecov 688? ou ouXXoyl eTat. Vedasi a questo proposito
CHERNISS, Crit . of Plato , 31-38.
122 ARISTOTELE

Proprieta e accadimenti hanno invece al di fuori di se un aition , vale a dire


cio che li rende a noi comprensibili. Per tutta la sua vita Aristotele rimase
dell opinione che la cosa singola individualmente esistente e l unica che
ha esistenza reale, e cioe ( per usare il suo linguaggio ) e in senso primo
un' ousia. Chi cerchi di ignorare questo, ha frainteso Aristotele. Sullo sfondo
dell esposizione nei capp. 8-10 sta la dottrina dell ousia , che Aristotele ha
ora ulteriormente sviluppato; egli intende ora piu correttamente le mol-
teplici funzioni della parola « essere ». La dottrina delle categorie ha a
questo punto tre aspetti: 1 ) classificazione dei modi dell essere, to einai
oppure to on , e cioe : « in quanti modi diversi si puo dire che qualcosa esi-
ste ? », 2 ) classificazione di cio che esiste realmente, ta onta , 3 ) classifica ¬
zione semantica delle parole. La parola esti ( e ) puo dunque significare:
a ) esiste, b ) e cost e cosi, vale a dire ha questa o quella qualita , c ) e
identico a. II risultato filosoficamente importante dell analisi di Aristotele
e che esti puo indicare la pura esistenza ,343 e non soltanto « l esistere come
X ». Vent anni piu tardi Aristotele trovo la formulazione definitiva con la
dottrina dell essere in quanto essere. Niente puo pero esistere haplos, vale
a dire senza determinazioni : ousia e percio « X piu P », come qui 344 egli dice,
e cioe X piu le determinazioni di classificazione inerenti.
Sul fondamento di queste riflessioni, Aristotele osserva che si danno
tre tipi di definizione : 1 ) l analisi puramente semantica. Cita come esem-
pio Ylliade, che noi concepiamo come una combinazione 343 di fatti. 2 ) Una
definizione che descriva la struttura di un accadimento. Esempio tipico: 344il
tuono e un rumore che si origina quando il fuoco si estingue nelle nubi.
3 ) La definizione di un' ousia , e cioe di un affermazione indimostrabile 347
« X e P » , per es. il terremoto e un movimento della terra.
Aristotele giunge a questo punto alia questione di quanti aitia esi-
stano. ' Come si e detto, si tratta qui, verosimilmente, di un abbozzo antico
34

di una teoria della struttura del mondo fisico. Sono assenti i concetti ben
noti dalla Fisica di materia e forma. Il termine hyle non si incontra del
tutto nell' Organon , e hypokeimenon assume ivi il significato del soggetto
della predicazione, e mai quello di « materia ». Nell analitica Aristotele non
park assolutamente mai di materia ; anziche di forma , parla di to ti en
einai , « cio che era l essere questo » .349 Questa espressione fu coniata da
Aristotele per esprimere con una formula che « P appartiene a S », quando
341
eTvai anXco? cfr. sotto, a p. 688.
3.4
96a 34 T<XUT/)V dcvotyxi l ouaiav clvai TOU TipdcYpaxot;.
3.5 '
OUV8£ CT (JUO. Aristotele sta ora lavorando alia Poetica, e ha presente la sua defi¬
nizione della poesia come unita strutturale.
346
Come il Ross osserva nel suo commentario, la definizione che qui viene ag-
giunta e soltanto una variante di 1 ) ( « il tuono e un rumore nelle nubi » ), che qui e
pero presentata come la conclusione di una dimostrazione.
347
94a 11: X6yo;< TOU T IOTIV avaTi68eixTO?.
344
II 11.
344
Cfr. Top. VI 10, 148b 21 Ivta 8 ou XEXTIOV 6 (zotcoi; TOI? TIOXXOTI;. Cfr. sotto,
pp. 306, 689.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 123

S esiste, e doe e un ousia. L esempio tipico e questo: appartiene alia neve di


essere bianca. Si puo dunque dire che la prima aitia costituisce il fattore
esistenziale. La seconda aitia 351 invece indica il principio della conoscenza:
« Se A e B, allora C ». £ possibile, anche se non e certo, che anche qui
Aristotele pensi alia regolarita della natura, come indubbiamente fa nei pa-
ralleli citati. Il suo modo d esprimersi mi sembra qui indicare piuttosto la
necessita logica , come accade nella definizione del sillogismo.352
Nessuna difficolta presenta la terza aitia : « cio che per primo pro¬
duce movimento o cambiamento », e dunque quella che generalmente viene
designata come la « causa efficiente ». £ questa Tunica aitia che corrisponde
al nostro significato del termine « causa ».
La quarta causa e « cio per cui » . Che tutto nella natura abbia un
fine e per Aristotele un dato dell esperienza, e non ha in se nulla che fare
con la causalita . Sol tan to in un passo, a quanto io so, Aristotele si esprime
esplicitamente cost.354 Egli trasferisce poi questa concezione all’attivita uma-
na. Nel primo caso soggetto e oggetto sono distinti: noi possiamo senz’al-
tro accertare oggettivamente la regolarita degli accadimenti naturali. Nel
secondo caso il telos implichera sempre una valutazione soggettiva. K. von
Fritz osserva molto giustamente che in tutti i casi in cui Aristotele tra ¬
sferisce la sua filosofia del telos all attivita dell uomo parla allora del « be¬
ne » e del « bello » in un modo che ricorda molto la dottrina platonica
delle idee.355
Negli Analitici Aristotele interpreta il « per cui » come un termine
medio.356 Abbiamo cost davanti a noi il piu antico esempio di una traspo-
sizione del sillogismo dal pensiero alTazione.352 L’esempio scelto da Aristo¬
tele e questo: passeggiata dopo il pranzo ( termine minore, C ), buona di-
350
Poiche la parola « metafisica » e usata da scuole diverse in senso assolutamente
diverso, e oltre a cio e del tutto estranea ad Aristotele, io evito di servirmene. Il ter ¬

mine T6 T[ fjv cZvoct non ha niente che fare con la metafisica, quale che sia il senso
che si vuol dare a « metafisico ». Tanto meno si pub riferire alia « metafisica » cio
che Aristotele dice in I 11, 77a 26-31, come giustamente fa rilevare G.E.L. OWEN,
Logic and Metaphysics 111.
351
94a 21 TO Tivcov SVTCOV avayX7) TOUT clvat = Rhet . I 2, 1356b 15; inoltre
PA 677a 18 = T<X aup.(3alvovTa tZ, avayxv)? 672a 14. Qui pero il nesso e ontologico,
come in Vet . med. 19, 50, 8 H civ icape6vTojv TOIOUT6TPOTUOV ytvEalfai avayx7) . In Phys.
II 6, 198a 7 Aristotele paragona la necessita sillogistica con quella della natura .
332
24b 18 Xoyoi; EV <£ TEO£VTCOV TIVCOV ETep6v TI TUV xeiptevcov iZ, avdyx /) ;i uup.-
Palvst 333Cfr . II 11, 94a 24 TO OU 6VTO? TO8! avayxt) clvat = Phys. II 3, 195a 16-19.
.
T! icpwTov ExtvtjCTE. Porre questa formula in relazione con la dottrina del
TtptoTov xtvouv sarebbe un errore. « Primo » significa qui « prossimo », e, cioe, la causa
di volta in volta attuale.
334
GA 788b 21 hZ, &v opcopiEv.
333
Nel modo piu significativo nel tardo trattato De motu 700b 26-35.
336
94b 8-22. Ross, 642: « Di fatto, Aristotele usa in modo errato la causa fina ¬

le » . Realmente?
337
Non e discusso da H.H. JOACHIM, The Nicomachean Ethics, ne da D. ALLAN,
The practical syllogism. Il Ross parla a ragione di un quasi-sillogismo.
124 ARISTOTELE

gesdone ( termine maggiore, B ), salute ( termine medio, A ). Come dice


Aristotele, il rapporto e qui tale che B spiega concretamente che cosa A
sia in questo caso. * Ne risulta che « se C e B, allora A », ovvero: « Se B
35

appartiene a C, e A a B, allora A spetta a C nel senso del per cui ».


Se invece prendiamo in considerazione la causa efficiente, i termini devono
essere scambiati: 359 la « salute », e cioe l aspirazione degli uomini alia sa ¬
lute, viene per prima. « Se A e B, allora C », ovvero « se A appartiene
a B e B a C, allora A appartiene a C » ; la buona digestione produce la
salute, passeggiare dopo il pranzo produce la buona digestione, e con cio
stesso anche la salute.
340

A1 tempo in cui si usavano le opere didattiche di Aristotele per rica-


varne la sua filosofia nella forma di un sistema concluso, si tentava di
armonizzare questa presentazione dei quattro aitia con la dottrina stabilita
da Pbys. II 3. Oggi noi vediamo piu chiaramente le cose, e comprendiamo
che l esposizione degli Analitici e una variante formulata con tutta consa-
pevolezza, e in cui l aspetto ontologico della questione non viene affrontato.
Il secondo libro nel suo complesso attesta che Aristotele lavorava contem-
poraneamente ai libri piu antichi della Fisica ; nel medesimo capitolo tro-
viamo una delle proposizioni fondamentali della fisica aristotelica: « gli ac-
cadimenti naturali sono in parte orientati ad un fine, in parte determinati
da leggi necessarie ». Nel dodicesimo capitolo Aristotele discute la diffe-
renza fra post e propter ,- e ci colpisce qui il fatto che egli indichi la propria
tesi come « diversa »,361 il che e assolutamente corretto, perche Aristotele
si richiama qui, contro Platone, alia sua dottrina del continuo.342 Egli rinvia
inoltre ad un esposizione dettagliata.363 £ notevole poi l esempio meteoro-
logico,361 fondato su un intero ciclo di accadimenti che si susseguono l un
l altro secondo le leggi della natura ; Aristotele ha gia formulato anche al-
cune delle tesi piu importanti della sua anatomia comparata , in particolare
la legge di compensazione o dell equilibrio organico,345 e il metodo, di som-
ma importanza, di accertare analogic sulla base della funzione.344
351
B e (& CT7tEp xetvo'j ( A ) X6yo?, 94b 19.
339
A 94b 22 (XETaXapipAveiv TO6? X6youi; significa che A prende il posto di B. £
questa la chiave per comprendere il passo.
360
Cfr. Soph. El. 172 a 9, e sopra, p. 105. L esempio e tipico.
361
95a 25 <&CT7TEp Soxst Quasi in tutti i passi, in cui Aristotele con una
locuzione del genere prende esplicitamente le distanze dai suoi precursor intende
alludere a Platone.
342
II Ross parla qui di « questione metafisica », il che illustra bene cio che si
diceva sopra, p. 123, nota 350.
363
95b 11 b> TOT? xaOdXo'j 7tepl xivfjaeox; potrebbe alludere a Phys. VI, ma
anche a IV 10-14. Il rinvio non dice nulla per decidere se questi trattati fossero gia
scritti o soltanto abbozzati.
344
345
-
96a 3 PePpeY|x6v7)? riji; arplSa yesilaS-at - \i£ <pos - uSojp - PEpp xOat rqv yijv.
98a 16-17, cfr. PA 663b 31 - 664a 3, HA 501a 12-13.
344
98a 20-23 e 99a 15-16, cfr. PA 654a 21 con il medesimo esempio. Una forma,
importante per l anatomia comparata, dell’ Sv xar dhiaXoytav o pia? Ttvo? piaeto; in (

Delta 21, 1016b 32.


LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 125

Alla fine del libro Aristotele ritorna sulla fondamentale questione del
modo di conoscenza dei principi supremi , le archai.
Nel Fedone Platone cerca di dimostrare la preesistenza dell anima 7
Egli intende come « anima » preesistente un essere vivente che possiede
la pura conoscenza delle idee. La teoria che l uomo acquisisce ogni cono ¬

scenza reale mediante 1 anamnesis viene avanzata come un argomento a


favore della tesi che in un esistenza precedente l uomo ha avuto, come
« anima », la conoscenza delle idee. Per esprimerci con il linguaggio di
Aristotele, la dottrina delle idee e la dottrina deM anamnesis sono premesse,
e non qualcosa che deve essere provato. Socrate presenta questa argomen-
tazione : se si ammette che 1 ) le idee sono l oggetto delPunica conoscenza
vera , e 2 ) che nel mondo sensibile questa conoscenza puo essere ridestata in
noi mediante 1 anamnesis , allora 3 ) l anima , ossia la dianoia o la ragione
pura , deve avere posseduto questa conoscenza gia in precedenza. Nessuno
afferma che questa scienza sia costituita nel tempo che intercorre fra la
nascita e il momento in cui essa viene ridestata dall’ anamnesis : deve dun-
que essere esistita prima della nascita . Ne consegue che anche il soggetto
che e in possesso di tale sapere deve essere esistito in precedenza ; e segue
come corollario che la preesistente scienza delle idee si e perduta quando
l anima si uni ad un corpo ed entro nel mondo sensibile.
Che cosa e allora Yanamnesis ? Il presupposto di Platone e che l uomo
'

mediante la percezione sensibile possa acquisire soltanto opinioni, doxai , e


non veto sapere. « Bisogna che un uomo comprenda cio che viene detto
secondo la forma ( eidos ) della cosa , e da molte percezioni diviene un uni-
ta in quanto e afferrato insieme dalla ragione ; cio e pero una reminiscenza
di quel che la nostra anima vide una volta come compagna del dio, quando
disprezzava quel che noi ora chiamiamo essere ».3 La comprensione del-
l uno risulta possibile mediante la reminiscenza a motivo della precedente
contemplazione dell idea. Nell esperienza sensibile non si da l uguale in
senso stretto, ma soltanto l uguaglianza approssimativa ; 9 la concezione
dell uguale, su cui si misura l uguaglianza approssimativa, non deriva dun-
que dall esperienza . La sua rappresentazione non e pero stata arbitraria-
mente foggiata dai singoli uomini. « L incorporeo, che e sommamente bello
e grande, si puo chiaramente concepire soltanto con il puro pensiero » .m
Nel Fedone Platone non si interessa al problema di come noi acquisiamo
vero sapere circa le cose del mondo sensibile ; come oggetto della vera
scienza possono essere in questione soltanto le idee.
Sotto un certo aspetto, l impostazione del problema e per Aristotele
in principio la stessa , eppure e anche diversa sostanzialmente, poiche egli
respinge, come priva di senso, la dottrina platonica dei due mondi; l ar-
gomento principale che mette in campo e che quella dottrina implicherebbe

147
12-lld .
m Fedro 249bc, cfr . Filebo 16d .
169
ata{b)Tal 6(JLOL6T7)TE?, Politico 285c.
370
Politico 286a.
126 ARISTOTELE

un inutile raddoppiamento dell essere. In contrasto con Platone, egli in-


tendeva spiegare in qual modo noi acquistiamo scienza del mondo fisico
esistente : con qualche ragione, percio, il Cherniss aflerma che la con-
371

futazione mche Aristotele fa della dottrina della « scienza innata », enousa


episteme , e un' ignoratio eletichv, cio che avrebbe dovuto esser confutato
non e preso in considerazione. Ma lasciamo che sia ora Aristotele stesso
373
a parlare :
« Non si puo sapere mediante la dimostrazione, se non si sono conosciuti
i primi principi. Sorge cosf il problema se la conoscepza dei principi sia un
sapere della stessa specie della conoscenza della verita di una conclusione. Op-
pure dovremo designare l una cosa come sapere, l altra in qualche altro modo ?
Inoltre, se queste facolta 374 non siano nate con noi, ma in noi si formino, op-
pure se siano in noi innate, senza che pero ce ne awediamo. Se le possediamo
gia, c e di che stupirsi; la cosa significa che noi, senza awedercene, possediamo
una conoscenza che e piu precisa della dimostrazione scientifica.375 D altra parte,
se le acquistiamo, senza che ne siamo in possesso precedentemente, come pos-
siamo allora acquisire una conoscenza e imparare senza conoscenza preesisten-
te ? 376 Giacche io ho spiegato che senza una tal conoscenza un procedimento di-
mostrativo e impossibile. La cosa e percio evidente: da una parte, che questa
conoscenza non possiamo averla dalla nascita; dall altra, che non si puo formare
in noi perche noi siamo senza conoscenza e non possediamo per questa alcuna
facolta .377 E pertanto necessario ammettere che possediamo una particolare ca¬
pacity,373 che non e pero per esattezza superiore alia scienza con cui conosciamo
i primi principi, oppure alia scienza che acquistiamo mediante conclusioni da
questi dedotte.
Pare, ora, che qualcosa di simile sia realmente toccato a tutti gli esseri
viventi ; essi posseggono una facoM di discernimento insita nella loro natura,3
che noi chiamiamo percezione. In alcuni di questi esseri dotati di facolta per-
cettiva si ha un persistere della percezione,330 in altri no; quelli in cui niente
persiste, o ( niente ) in assoluto, o ( niente ) di cio che non fa alcuna impressione
durevole, non hanno alcuna altra possibility di conoscere fuorche la percezione.
Altri invece hanno la possibility, quando abbiano percepito qualcosa, di con-
servarne una traccia nell anima. Se una persistenza di tal genere ha luogo piu

371
Crit . of Plato, 76.
372
Fedone 73a e An. post. 99b 25 cvoutrai £E,ti<;.
373
II 19.
374
S etg, il possesso della conoscenza intuitiva dei principi e della capacita di
acquisire scienza mediante apodeixis.
375
Qui si tocca con mano che Aristotele o non capisce Platone o non vuole
capirlo.
YV& CTIC, conoscenza intuitiva dei principi , 8pav Tfj vofjtrei 77b 31. Cfr . Protr.
376

B 24 DURING, 6P<4CTEU; VOTJTCV.


377
£&<;
m
Tiva Siivapuv , in modo molto indeterminato ; puo essere intesa come « sapere
potenziale ».
379
8uva|iiv aupcpuTov xptTotfjv.
330
-] jLaTO(;, un ricordo.
povr) TOU ala9 f|
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 127

volte, si ha una differenza fra quelli in cui da cio si origina un sapere razionale,
e quelli in cui esso non si forma .381
Dalla percezione si origina dunque la memoria perche questo e il ter-
mine con cui designiamo la persistenza 382 e da mold ricordi del medesimo
fatto si ha l esperienza ; poiche i ricordi che siano numericamente mold costitui-
scono un unica esperienza.383 Dall esperienza, oppure, volendoci esprimere in
altro modo, da ogni universale 384 che si e fermato nell anima 385 ed e l uno oltre
i mold ,384 che e in tutti questi come uno e identico, deriva quel che e il prin-
cipio dell abilita professionale e della scienza . Con abilita professionale ” io in-
tendo cio che si occupa unicamente del divenire, con scienza intendo scienza
dell essere.387
Cost, la facolta di conoscere intuitivamente i primi principi, e quella di
concepire una dimostrazione cogente su questi fondata ,388 ne preesistono gia
separatamente nell anima, ne hanno origine da altre facolta che concedano una
piu elevata conoscenza,389 ma si originano dalla percezione, come quando in una
battaglia tutti si danno alia fuga, ma uno solo si ferma, e poi un altro, e un
,
altro ancora gli si unisce, sino a che si giunge a un ( nuovo ) principio.3 0 L anima
ha tale natura, che puo subire questo. Quel che avevo gia detto, ma non in
modo abbastanza chiaro, lo diro ancora una volta: quando qualcuna 3,1 delle
percezioni del senso si arresta nell anima, si forma in questa il primo inizio di
una rappresentazione universale.352 E vero che la percezione e diretta a qualcosa
di singolo ( per esempio che quell’uomo e Callia ), ma il contenuto della perce-
381
Verosimilmente gli animali che cita ad esempio in Alfa 1; cfr. Protr , B 29
DURING.
<6 CT7TEP X£y !*ev allude al fatto che Aristotele, nel modo solito, collega « etimo-
382

logicamente » fzovf ) °e Cfr . Top. IV 4, 125b 7. R. EUCKEN, Die Etymologien


bei Arisloteles , « NJb » 100, 1869, 243-248.
383
Alfa 981a 6 pda xalhSXou u 7r6Xr) 4< i?.
388 iy
. roxvxi>? xa&6Xou , da ogni universale che viene immagazzinato nella memo¬
.
ria. Cfr. iy xcov xa&6Xou Phys. I 1, 184a 23, e sotto, p. 261, nota 291.
383
fipeptstv , ricollegandosi consapevolmente al Fedone 96b.
386
100a 7 xou bihc, 7rap <i xd TTOXXA e discusso sotto.
387
Attivita produttiva ( medici, artisti, artigiani ) in contrapposizione alia filosofia
teoretica.
388 Questa
e la mia spiegazione e la mia parafrasi di at fijet? 100a 10.
389
Puo essere che qui Aristotele pensi alia scienza delle idee, xd x£Xsa xat
ItroTtxtxa, Symp. 210a, xi> HedaSai auxo xi> xaX6v 211a.
390
ini dpxV 9jXO ev. La maggior parte delle versioni si fonda sull interpre-
tazione di Filopono, accettata da Zabarella: « fino a che si raggiunge il punto, in cui
era cominciata la fuga »; altrimenti si traduce come Rolfes: « fino a che sia ripristinato
l ordine iniziale ». Secondo Aristotele l’effetto di una metafora deve essere ottenuto
mediante 6 ptot6x7) ;< ; dunque, in questo caso, axdvxo -dpxf ) nella fuga, e rispettivamente
nell atto del pensiero. Le percezioni dei sensi si susseguono, si fermano una dopo l altra,
e quando si arresta il primo « universale », allora il pensiero perviene a un principio.
391
el? xcov 48iaep6pcov ; non si tratta certo come dice il Ross di « itiftma
species », bensl, come a 97 b 31, del « singolare » in contrapposizione all « universale ».
392
7tpcoxov ev XT) xa&oXou , come in Phys. I 1, 184a 23 £x xtov xaH6Xou ,
non « universale » come a 72 a 4, bensi nel senso che piu tardi Aristotele chiarira nel
De motu 700b 19-22; o come dice Platone nella Repubblica 524c, non xeyooptapivov ,
ma ouyxexuijtcvov xt . •
128 ARISTOTELE

zione e l universale, uomo . Continuamente awiene che ci si fermi fia le per-


cezioni dei sensi, sino a che si costituisce l universale e l indivisibile.3 Dapprima
si vede, per es., che questo e un animate di tale o tal natura, fino a che si
afferra il concetto generale di animale. In ugual modo si procede oltre per generi
piu elevati. E dunque manifesto che noi dobbiamo conoscere i primi principi
mediante induzione: 394 infatti la percezione determina la formazione del concetto
universale nel modo illustrato.
Dei procedimenti del pensiero mediante i quali afferriamo la verita alcuni
ci assicurano sempre del vero, altri invece ammettono anche l errore, per es.
quelli che chiamiamo opinione e riflessione,3 mentre sono sempre veri la co-
noscenza intuitiva e la scienza che da questa si forma .3* Nessuna forma del sapere
e piu esatta della conoscenza intuitiva ( dei principi ). Poiche i principi sono piu
conoscibili di cio che viene provato da essi,3 1 e tutto il sapere,3* pero, si basa
su fondamenti, non si puo dare dei principi alcuna scienza mediante dimostra-
zione. E poiche soltanto la ragione intuitiva puo conoscere la verita meglio della
scienza dimostrativa ( deduttiva ), i principi devono rientrare nel campo della
conoscenza intuitiva.3 Giungiamo al medesimo risultato se consideriamo che una
dimostrazione non puo essere il punto di partenza di una dimostrazione, che la
scienza deduttiva non puo essere il fondamento di una scienza deduttiva. Se
dunque al di fuori della scienza deduttiva non abbiamo alcun altra specie di
sapere assiomatico, la conoscenza intuitiva deve essere il principio della scienza
deduttiva . Quale e il rapporto fra la forma prima della conoscenza e i dati
primari della conoscenza, tale e anche fra la scienza deduttiva e i dati del mondo
fisico ».
Il ragionamento e il contenuto di questo capitolo tanto discusso sono
perfettamente chiari . Per il linguaggio e per lo stile, esso puo essere con-
frontato con la Poetica; lo stile in cui e scritto ( o dettato ) e quello di uno
scienziato esperto, quando riassume per il proprio uso i suoi pensieri in-
torno a un problema importante . Per riuscire a seguire l argomentazione
bisogna pero aver familiarita con la terminologia degli Analitici . Questo
solo capitolo avrebbe potuto essere il tema di una lunga conferenza .
£ difficile oggi concepire che nel 1929 F. Solmsen abbia potuto addur-
re precisamente questo capitolo come argomento fondamentale a sostegno
della sua tesi che Aristotele avesse accettato la dottrina platonica delle
idee . In parecchi luoghi in cui discute la teoria delle idee Aristotele dice
,
33
Aristotele dice xa Apeprj in contrapposizione a xa xaxa pipoi; oppure iri .
pipoui; ( 67a 27, Phys. 247b 6 ); e dunque « il tutto » in confronto alle « molte perce-
zioni di oggetti singoli ».
m £7
3,5
raY«f )].
Xrjyiaiiiq , calcolo, cfr. atxla? Xoyia\x6 c; Menone 98a, bt XoYiejpco apapxaveiv
Repubblica 340d.
3
* £7rioxfj|xr) xal vou?, cfr. 85a 1.
3,7
Cos! nell introduzione, a 71b 20.
3
* Con l eccezione dell intelligenza intuitiva .
3
vou? xcov Ap/ ojv e proposizione che Aristotele terra sempre ferma; EN VI
1141a 7 vouv elvai xcov dp/ cov, 1142a 26 vouc xcov 6 pcov ( non definizioni, bensi « ter¬
mini » ) cov oux gem 76YOC ( il termine che sta al di fuori del pensiero discorsivo), e cos
anche a 1143b 5. Cfr. MM 1197a 20-23.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 129

che non e necessario ammettere, come Platone, « l uno separato dai molti »,
bensi affermare « l uno dei molti ».** Ora in questo capitolo 401 Aristotele
usa per puro caso la medesima espressione con cui altrove designa la dot-
trina platonica delle idee. II contesto mostra pero che qui egli non puo
parlare delle idee di Platone; come avrebbe potuto, del resto, accettare la
dottrina delle idee e contemporaneamente polemizzare con tanta asprezza
contro la teoria dell' anamnesis ? '

Aristotele interpreta dunque la conoscenza dei primi concetti e delle


proposizioni prime come una combinazione di esperienza e di astrazione.
Non si puo classificare la sua posizione ne come empirismo, ne come ra-
zionalismo ; come tanto spesso fa, egli trova un compromesso intelligente.
In ugual modo descrive il processo per cui mediante l argomentazione si
perviene a conclusioni scientificamente sostenibili. Osservazioni di ogni
specie, ivi incluso il consensus omnium , il risultato dell esperienza di molte
generazioni di uomini, ci forniscono i dati materiali.4 Il pensiero logico
getta un ponte fra i dati dell esperienza e i concetti universali e le propo¬
sizioni prime che sono conosciuti intuitivamente. Considerata come descrb
zione del processo, la sua spiegazione e corretta e certo ancor oggi adeguata ;
il fatto poi che egli ritenesse erroneamente che la sua descrizione spiegasse
anche le cose, dobbiamo prenderlo in blocco con il resto. Nell applicazione
pratica , in realta , questo metodo fu per lui fatale, in parte perche egli non
aveva a disposizione una sufficiente provvista di dati, in parte perche il suo
concetto di « dati » * era diverso dal nostro. Il suo metodo, cost come e
da lui descritto, non significa dunque per se che Aristotele rivendicasse
l esigenza di argomentazioni aprioristiche in grado maggiore dello scien-
ziato odierno. Nella prassi, pero, accettava come dati una quantita di as-
sunzioni a priori e anche dati assolutamente errati, che gli servivano da
archai : molte delle archai da lui postulate non sono affatto evidenti per
se e non e raro che siano assolutamente false. Il terzo suo errore che
dobbiamo rilevare, infine, e l adozione e l impiego di una scala di valori
per cose che non possono essere l oggetto di una valutazione.*M
In verita , e singolare che Aristotele non abbia piu diffusamente svi-
luppato le sue tesi sulla formazione della conoscenza dei concetti primi.
Parecchi passi degli Analitici secondi gli offrivano con naturalezza uno
spunto.* £ possibile che egli ritenesse che la discussione di questo tema
5

fosse di pertinenza della psicologia.*4 Per un certo aspetto, il primo capitolo


400
£v TI 7tapa xa 7roXXdt , cost anche in An. post. I l l , 77a 5, sennonche £v xaxa
7roXXclv .
aXi) &£<; CITOTV. Cfr . Soph. El . 22, 179a 7 xi> 7tapa xoiii; 7roXXoui; cv TI
401
100a 7. Vedasi Ross, Analytics , 17.
402
81a 38 - b 9, cfr. Top. I 14.
405
m (paiv6[xeva , Xcyo eva, 6[ioXoYOU( j.£va.
404
Per es. « destra » e migliore, xipiuiTcpov, che « sinistra ». £ eredita pitagorica.
405
I 18, 81a 38, oppure I 31, 87 b 28.
406
In De an. II 6, 418a 7 Aristotele discute i xotvi ala{h)Td, che in certa misura
corrispondono ai Y 1) di Platone ; ma III 5 sul vou? non e che un fram-
mento.
130 ARISTOTELE

di Alfa rappresenta una continuazione della discussione di An. post . II 19.


Formulata la sua teoria del primo movente immobile, Aristotele tento an-
cora per una volta di introdurre nella magnifica costruzione la sua dottrina
della conoscenza dei principi:
« 11 nous non e il principio del pensiero. Qual e allora per l anima 1 ori-
gine del movimento? Evidentemente e dio, in essa cosf come nel tutto. Giacche
il divino in noi muove in certo senso tutto in noi. II principio del pensiero
non e pensiero di altra specie,407 ma qualcosa di piu elevato. Ma che cosa po-
trebbe essere piu elevato della scienza e del pensiero se non il dio? ».**

Lo scienziato
Nelle opere piu tarde Aristotele ritornera spesso sulla questione di
« che cosa e la scienza ». Ai tempi di Platone e di Aristotele la cosa non
era poi tanto ovvia ; sia Platone che Isocrate designavano la loro propria
attivita come filosofia, e quella dell altro come sofistica . L ideale accademico
del filosofo e stato ritratto da Platone nel Teeteto e da Aristotele nel Pro-
trettico. Per Platone la cosa principale era sempre la ricerca della verita, e
la discussione dialettica del problema era il metodo naturale della scienza:
« Non ho mai scritto trattati » , come dice in passi assai noti del Fedro e
della settima lettera .405 Ma i migliori scolari di Platone cercarono invece di
rendere accessibile la sua filosofia elaborandone sistematicamente le con-
cezioni essenziali. Nessuno ebbe la forza di continuare 1 opera di lui nel
suo complesso ; ma la parte maggiore dell eredita fu assunta da Aristotele.
£ vero che egli sosteneva contro Platone la tesi che esistano infiniti rami
della scienza; come Platone, pero, voleva accordare una posizione partico-
lare alia ricerca e alia scienza dei primi principi. Nell analitica Aristotele
presenta la sua teoria del metodo e discute il problema gnoseologico di
come possiamo raggiungere la conoscenza delle archai. Nel suo famoso
dialogo Sulla filosofia cerca di illustrare quello che e, secondo la sua
opinione, il contenuto e l oggetto della filosofia . P. Wilpert , ora , ha fatto
notare che un testo molto discusso di Filopono spiega il titolo di questa
opera .410 Il testo contiene cinque diverse descrizioni della sapienza. Dappri-
ma gli uomini dovettero dirigere ogni loro sforzo ad assicurarsi le cose
necessarie alia vita ; soltanto quando ebbero ottenuto questo scopo ebbero
407
Come in An. post . II 19.
400
EE 1248a 20-29. Sentiamo come qualcosa di perfettamente naturale, nel nostro
uso linguistico, le espressioni « 1 uomo, Puccello ». Altrettanto naturale come concetto
-
universale era per i Greci « il dio » : OE6? 6 OE6?, •Oeot - ot deot e TO OETOV sono
concetti sinonimi. A proposito del « dio nel tutto » e del « divino in noi » , vedasi
sotto, p. 512.
404
Fedro 275c, Ep. VII , 341cd .
410
Fr. 8 Ross, scoperto e pubblicato da I. Bywater nel 1877, ma valorizzato
soltanto da E. BIGNONE , L Ar. perd ., II 511-525. Si vedano P. WILPERT, Autour d Ari-
stote , 114, e DURING , Protr., 159, App. 38-39.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 131

la possibility di occuparsi di una cosa per se tanto superflua 411 come la


bella forma dei loro arnesi. La sophia era dunque, ora , l abilita dell arti-
giano. Come terzo stadio viene indicata l abilita del politico e del legisla ¬
tor . Ancor piu tardi gli uomini si rivolsero all indagine del mondo fisico
e della natura creatrice : Aristotele considerava dunque come quarto stadio
la filosofia della natura dei presocratici.412 II quinto e piu elevato stadio fu
raggiunto dagli uomini quando essi rivolsero la loro attenzione al divino
stesso e all intero mondo celeste e totalmente immutabile. Questa scienza
413

fu da essi chiamata kyridtate sophia , la sapienza piu alta.


La filosofia e dunque scienza di cio che e primo e piu elevato. Altri
frammenti attestano che Aristotele in questo dialogo ha discusso le archai.
Questo e il tema di fondo anche in Alfa 1-2, dove Aristotele descrive la
sophia come conoscenza delle cause prime. Egli giustifica la sua presenta-
zione con il fatto che tutti ormai considerano un dato acquisito che sophia
indichi l indagine e la conoscenza dei primi principi.414 Indirettamente ci
dice qui che questo significato della parola era divenuto di uso comune
proprio al tempo in cui egli scriveva queste pagine.
Con una frase sobria e concisa Aristotele va dritto alia questione di
fondo: « Tutti gli uomini tendono per natura al sapere ». Brevemente e
in bello stile descrive quindi i diversi stadi della conoscenza , dalle forme
piu semplici della percezione attraverso la memoria , le rappresentazioni
e l esperienza sino alia perizia nei mestieri e alia scienza . La tesi che la
perizia si origina quando sulla base di molti pensieri acquisiti mediante
l esperienza si forma una rappresentazione universale del simile, ricorda
molto da vicino il capitolo finale degli Analitici second s' 11 Nella vita pratica
'

l esperienza conta spesso piu della scienza ; e tuttavia apprezziamo maggior-


mente il sapere e l intelligenza , poiche gli uomini che hanno esperienza
conoscono soltanto il « che », e non il « perche ». Colui che possiede scien¬
za teoretica ha una posizione piu elevata dell uomo pratico anche perche
puo impartire l insegnamento nel proprio campo.
La scienza nel senso piu elevato si formo allorche per la prima volta
qualcuno cerco un sapere che non era orientato all utile, ma aveva un fine
in se stesso. Questo sviluppo fu possibile soltanto in quelle comunita in
cui gli uomini godevano di agi; per questa ragione le scienze matematiche
ebbero origine in Egitto.
Si tratta ora di determinare con maggior precisione questa scienza dei
primi principi. Lo si puo forse fare nel modo migliore se si analizzano

411
Cfr. Top. Ill 2, 118a 6-15; Pol . VII 10, 1329b 28. La descrizione dei vari
stadi e certo influenzata da Symp. 211.
412
cpudtjei) &£ copia.
413
-
in aura ra Oeta xal uTrepy.6afJ.ia xal daeTap /.TjTa TravreXtoe, e dunque quel¬
le che in Lambda 1 sono chiamate dlStoi e dxivrjToi ouaiai. Dar nome a tutto questo
di « teologia di Aristotele » e un anacronismo.
4.4
981b 27. Cfr . sotto, p. 302.
4.5
981a 5 e 100a 4-5.
132 ARISTOTELE

le qualita caratteristiche di uno scienziato. Costui, ora, ha un sapere uni-


versalmente comprensivo; e in grado di conoscere cose non facilmente com-
prensibili ; ha una conoscenza piu esatta che altri, ed e piu capace di altri
di insegnare la struttura delle cose. Inoltre egli ricerca un sapere che e
desiderabile per se, e non in vista dei suoi risultati, e la sua scienza e piu
prossima alle archai rispetto ai rami subordinati del sapere. Percio e
anche piu indipendente di altri, e possiede autorita rispetto a coloro che
hanno una scienza di rango inferiore.
Se volgiamo uno sguardo al passato, vediamo che anche allora come
oggi la meraviglia era il principio del filosofare . Gli uomini si meravi-
gliavano per cio che di inspiegabile avevano davanti agli occhi, procedevano
quindi un passo dopo l altro e affrontavano questioni maggiori ; da ultimo
ricercavano il sapere per sapere, e non in vista dell utile. Questa aspira-
zione al sapere per se stesso awicina l uomo al divino; a tutti i pensatori
sembra che dio sia la causa, e il dio dovra anche possedere questa scienza.
Questi due capitoli, ricchi di poesia filosofica e segnati dall entusia-
smo dello scrittore, ci rivelano le due principali tendenze del pensiero di
Aristotele: da una parte la sua esaltata concezione della scienza come
sublime dea celeste, dall altra la sobrieta dell analisi. Nel primo capitolo
si legge che colui che per primo rivolse il pensiero a qualcosa che andava
al di la della mera utilita « desto ammirazione » fra gli uomini ,4 e nel se-
condo che la filosofia ha la sua origine dalla meraviglia degli individui.
Quest ultima era anche l opinione di Platone ;417 in lui, pero, il thaumazein
ha un suono emotivo e ha in se qualcosa dell omerico thauma idesthai ,
« una meraviglia a vedersi ». « L anima dell uomo ha contemplato 1 ente.41'
Alcuni ne conservano qualcosa nella memoria , e quando vedono le copie
nelle cose del mondo, ne vengono incantati ». Teeteto non si meraviglia
del fatto che le cose assumano la loro forma,419 bensi che in generale qual¬
cosa esista . Dal meravigliarsi del rapporto fra il mondo fisico e il mondo
delle idee nasce la filosofia .
In Aristotele la meraviglia ha un altro senso. £ la curiosita autentica-
mente ionica , il piacere di conoscere come stanno le cose, quale ne e la
struttura , quali sono gli aitia e le archai delle cose e degli accadimenti.
Ancora una volta vediamo, a questo punto, come in Platone e in Aristotele
i simboli linguistici siano si gli stessi, ma il contenuto filosofico sia pro-
fondamente diverso. Il mutamento, nel linguaggio, da sophia a philosophia
e assolutamente caratteristico. La concordanza generale dell argomenta-
zione con la notizia di Filopono sopra citata a proposito della teoria dello

,16
981b 15.
111
Teeteto 155d . £ estremamente caratteristico che Epicuro, il quale ironicamente
chiamava i corifei dell antica Accademia ol xPutrc£? 0 filosofi dell eta dell oro), oppure
ol Slot, abbia duramente respinto anche la meraviglia ( F.p. I 79; De Nat . II, 246
ARRIGHETTI ).
411
Tcdro 249a-250a TeHeaxai xa ovxa - £'X7TXT]TTOVTCC L.
919
Cfr . Fedro 247d, Filebo 26d y VEALQ EIC oualav.
UNGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 133

sviluppo culturale esposta nel dialogo peri philosophias e inoltre, anche nei
particolari, tanto notevole, che possiamo senz altro concluderne che Ari-
stotele nel primo capitolo si e servito del materiale gia a sua disposizione.
La problematica del secondo capitolo e invece fondamentalmente del me-
desimo tipo di quella delle Categorie , e cioe e un analisi empirica. Si legge
in quell opera: preso in considerazione Corisco, in quante categorie pos¬
siamo asserire di lui qualcosa di sensato ? E qui: considerando uno scien-
ziato, che cosa e che lo distingue dagli altri uomini ?

Alfa elation non e che un frammento, ma contiene riflessioni note-


voli, che gettano luce sulla posizione di Aristotele verso la scienza, e per-
cio sulla sua personality di ricercatore.
« La contemplazione della verita e per un certo aspetto difficile, per un
altro facile. Cio si rileva dal fatto che nessun singolo uomo, in realta, puo affer-
rarla in modo pienamente corretto, e che pero noi tutti nel complesso non
manchiamo di raggiungere lo scopo; se infatti ciascuno dice qualcosa a proposito
della natura, e con ci6, come singolo, non contribuisce in nulla, o soltanto poco,
alia verita , tuttavia dall insieme delle asserzioni sorge pure una certa somma di
sapere ».
Naturalmente, sotto qualche aspetto anche Platone fece opera di
continuatore e di raccoglitore: anch egli prese le mosse da una problematica
che gli era stata indicata dai precursori ; e anche se cio accade raramente,
tuttavia a volte egli da notizie dossografiche.421 Ma la grandezza di Platone,
cio che lo rendera sempre cost avvincente sino a quando si leggeranno
le sue opere, e la forza portentosa e l indipendenza del suo pensiero. Ari¬
stotele pero riassunse la tradizione greca in grado ancor piu elevato. So-
prattutto in gioventu egli mirava a prender le distanze dai suoi precursori,
ed in particolare da Platone e dai piu eminenti filosofi accademici del tem¬
po, sottolineando le divergenze. Ma come osserva giustamente G.
Ralfs 422 i due pensatori rimangono legati proprio grazie al loro dialogo.
£ probabile che fino alia morte di Platone Aristotele si considerasse il suo
primo oppositore, e che entrambi i filosofi pensassero di trovarsi su po-
sizioni contrapposte. Si puo pensare pero che le parole che nel Sofista 423
sono rivolte contro i precursori probabilmente esprimano anche l atteg-
giamento di Platone verso il giovane Aristotele: « Pare a me che Parme-
nide e tutti gli altri che fanno il tentativo di determinare quante cose
realmente esistano e quali propriety esse abbiano, abbiano preso le cose
420
Questa concezione si incontra anche nelle opere di medicina ; De victu 1, VI
466 L. ox6aa |x£v yap opthSt; UTT6 xaiv 7rp 6xspov etpi) xai, ouy oTov x xax; £|x£
uyypa avx op to? 5uyypa >liaf ox6aa Si pf ] opfftot; eEpfjxaaiv , eXey tov p.ev xauxa St6xi
ouy ouxox; Syci, ouSiv 7tepav £i, 45r) yEu|xevo<; Si xaff 6xi plot Sox£st Sxaaxov optico; £yei'j
STjXcbaoj 8 pouXoptat.
421
Teeteto 152a.
422
Platon und Aristoteles im abendl . Bewusstsein, « Gymnasium » 61, 1954, 99.
421
242c-243b.
134 ARISTOTELE

troppo alia leggera . Ogni pensatore di questa specie sembra che ci tratti
come bambini a cui si racconta una favola. Essi poco si preoccupano di
noi, gente comune, e parlano in modo troppo elevato per noi. Senza chie-
dersi nemmeno se noi siamo capaci di seguire la loro esposizione o ri-
maniamo indietro, e cioe senza argomentare dialetticamente il pro e il
contro, proseguono nella loro argomentazione sino a quando hanno rag-
giunto le conclusioni ».
A1 tempo in cui scriveva il libro Alfa Aristotele aveva assegnato alia
scienza , che Platone chiamava conoscenza universale e fine massimo del
filosofo, una posizione di rilievo come filosofia prima . Anche nel Sofista
Platone era dell opinione che soltanto la conoscenza teoretica delle archai
consenta la comprensione del mondo della realta ; la scienza del mondo
fisico poteva al massimo possedere un qualche grado di verosimiglianza.424
Aristotele invece attribuiva alia conoscenza della natura il rango di filosofia
seconda ; in lui l ideale platonico di una conoscenza universale assunse la
forma dell ideale di quel sapere generale che in seguito ebbe nome di
enkyklios paideia.
Il primo libro del trattato De partibus animalium era originariamente
un opera a se stante dedicata a questioni di metodologia della scienza . Nel
suo complesso l opera e rivolta contro i metodi diairetici di Platone e di
Speusippo, e contro il concetto di scienza sostenuto da costoro. Essa co-
mincia con la distinzione fondamentale di due diversi atteggiamenti scien ¬
tific. La concezione essenziale e che soltanto lo specialista puo penetrare
a fondo nei problemi, mentre la persona colta, ho pepaideumenos , deve in ¬
vece accontentarsi di uno sguardo d insieme che lo metta in grado di farsi
un giudizio anche in questioni davanti a cui egli si trovi per la prima volta.
£ questo il primo caso in cui la cultura viene definita come la capacita di
giudicare una questione con discernimento.425
« In ogni ricerca scientifica e in ogni campo si possono distinguere due
diversi atteggiamenti rispetto al proprio compito. L uno potrebbe essere chia-
mato aspirazione alia conoscenza scientifica, l altro aspirazione a una cultura
generale. Infatti si puo ben dire che sia caratteristica di un uomo colto il fatto
che egli puo giudicare esattamente fino a qual punto cio che gli viene presen-
tato e metodicamente corretto o scorretto. Soltanto costui e in grado di for-
mulare un giudizio su tutte le questioni, mentre lo scienziato e esperto in un
campo limitato. £ infatti impossibile essere ugualmente esperto in tutti i campi
del sapere ».

424
-
Cost di frequente nel Timeo , per es. 59c ri) v rtov elxirtov (JLUOOJV (israSitoxo-
vra ISsav. Naturalmente Platone apprezzava anche gli sforzi di coloro che si affatica-
vano sulla filosofia TOO TiemxtSeuaOai Ivexa , Repubblica 487cd.
425
Dice questo, sostanzialmente, gia in Top. VI 14, 151b 19 cuarixox; optaaaffai
TO 7rpoxei ( jtEvov ( il che e deriso da Platone nel Filebo 55e ); accetta anche una delle idee
fondamentali di Speusippo, Top. 108a 12 £v TOI ? 7roXu Siecrraai T6 8 potov auvopav ;
in Rhet. Ill 11, 1412a 12 combina le due idee. Ma questi non sono che gli spunti iniziali
per la fondamentale distinzione di PA I. Maggiori particolari su questa interessante
opera sotto, p. 572.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITX 135

A1 di fuori del suo campo specifico lo scienziato ha dunque il medesi-


mo sapere generale che hanno le altre persone colte. Questa aftermazione,
in realta , ci sembrera oggi ovvia e banale ; si puo pero dire con J . Stenzel
che la separazione qui compiuta da Aristotele fra scienza e cultura segna
l inizio di una nuova epoca nella storia dello spirito europeo. Se si confron-
ta Aristotele con Platone, si puo ( come del resto hanno fatto alcuni ) defi-
nire la sua concezione un atto di rinuncia. II che, naturalmente, non e
esatto.

II sistema delle scienze. Nel quadro della situazione storica si puo


spiegare il fatto che in Aristotele emerga la questione del sistema delle
scienze. Posto che episteme significa perizia in campi diversi, era abbastan-
za ovvio distinguere fondamentalmente tre campi. L oggetto del sapere
teoretico era la scienza , quello del sapere pratico la conoscenza delle
norme etiche, e quello del sapere produttivo il know-how in ogni profes¬
sion e mestiere.
All interno delle scienze teoretiche Aristotele voleva stabilire un ordi-
namento gerarchico: era anche questa un eredita di concezioni platoniche.
In Gamma 2 dice che esistono altrettante parti della filosofia 424 quanti
sono i generi delle cose concrete. Una di queste scienze deve essere deno-
minata filosofia prima .427 Non abbiamo alcun indizio diretto che questa
espressione sia stata usata da Aristotele nel dialogo Sulla filosofia , essa -
compare nella Fisica, ed e facile congettura che Aristotele abbia escogitato
la denominazione di prima filosofia per poter dare alia fisica il nome di « se-
conda filosofia » . Giustamente A. Mansion osserva 428 che la riabilitazione
della conoscenza della natura nel grado di scienza e una delle piu importanti
conquiste di Aristotele; a mio giudizio e verosimile che la posizione della
conoscenza teoretica della natura sia stata per la prima volta formulata con
chiarezza nel dialogo Sulla filosofia,429 e precisamente in connessione con la
teoria del primo movente immobile. In ogni caso , al tempo delle prime ope-
re, e cost per es . nel trattato Sull universo e in Lambda , « filosofia prima »
significa « conoscenza dei primi principi », che e il significato anche di Alfa.
In Lambda si legge che le prime ousiai sono gli dei /30 e la medesima cosa
Aristotele dice in Alfa 2 : « A tutti i pensatori sembra che il dio sia la
causa prima ». La scienza divina e dunque la piu onorevole. La formula-
431
zione di Alfa e Beta ( « la scienza cercata » ) puo essere spiegata solo
congetturalmente: quando Aristotele scriveva quelle pagine, aveva da mol-
to tempo un nome per questa scienza , e cioe quello di « filosofia prima ».

*
4

427
-
[liprj rij? ipiXoaoipia?.
Equivalente a yj 7tepl xcov rrpcoxcov (piXodotpia.
4
RPbL 56, 1958, 206.
, n II fr. 9 Ross , 77, 10-13, mostra che la scienza piu elevata tratta delle ouaioa
Octal, xal axhnjxoi , la seconda della natura .
430
1074 b 9 OEOU ? xa? 7tpcoxa? ounia; elvai , cfr. la conclusione 1075b 36
fipeti; ( ipaptev ) .
431
f j £7U 7) XOU (J.SVY) £7rl(IX7) pa).
136 ARISTOTELE

La spiegazione puo essere che in quelle conferenze Aristotele intendeva


riproporre il problema un altra volta. £ percio perfettamente corretta la
definizione del Bonitz: la « filosofia prima » e la scienza dei principi primi,
divini, immobili ed astratti .432
Si intende qui una priorita non soltanto lo-
gica, ma anche di valore.433
La novita di Gamma ed Epsilon e la dottrina dell « essere in quanto
e », che comporta un mutamento nella definizione della filosofia prima . II
compito della filosofia e ora soprattutto quello di indagare la struttura del
concetto di esistenza . Dalle parole di Aristotele nell introduzione al trat-
434

tato Sull anima si vede che la linea di demarcazione e sempre fra cio che
spetta alia ricerca dei processi concreti e le considerazioni teoretiche. Come
studioso della natura, lo scienziato indaga i processi biologici nell anima,
ma non puo con questo esaurire il tema, perche esistono nell anima dei
processi, che ammettono soltanto una spiegazione filosofica.435
Il problema di un sistema delle scienze teoretiche e discusso da Ari ¬
stotele soprattutto in Epsilon. £ questo un libro composto da frammenti
diversi per stile e contenuto, riuniti forse soltanto dopo la morte di Ari¬
stotele; nel primo e nel quarto capitolo si incontrano note marginali. Il se-
condo capitolo e stilisticamente il piu felice, il terzo, invece, non si adatta
affatto al contesto dal punto di vista stilistico. Non sara errato, percio, dire
che il primo capitolo e uno schizzo casualmente conservatosi ; io lo consi-
dero un abbozzo per una lezione preparata per qualche scopo particolare.436
« Tutte le scienze teoretiche si occupano di ricercare perche qualcosa sta
in un certo modo . Ogni scienza speciale si occupa di un particolare genere di
cose e di fatti , e muove in cio dall assunto che queste cose esistono. Tali scienze
non pongono il problema di qual sia l essere delle cose; muovono , anzi , dalle
cose come esistenti . Si occupano delle proprieta delle cose, e allora o cercano di
far comprendere quel che lo scienziato ha osservato, oppure, mediante argo-
mentazioni teoriche piu o meno cogenti , cercano di venire in chiaro su que-
stioni concernenti il campo di loro competenza. Considerano loro compito pri-
mario per l appunto la spiegazione e la chiarificazione,437 e non gia di dimostrare
che qualcosa esiste ed e un fatto » .
Nella sezione che poi segue Aristotele tenta di distinguere l uno dal-
432
fj 91x00091a fj 7TEpl Ta 7rpt0Ta, O ela, axtvrjTa, )(0) pioTa.
433
Sempre TtpiicoTaxov , anche nelle opere tarde come Epsilon 1 ed EN 1141a 20 .
434
Gamma 3, 1005b 6 7rcpl mior); TY]; ouoEai; fj 7r£ <puxev.
433
6 7rptoToi; 91X600901; 403b 16 .
436
Cfr. sotto, p. 148 , sulla differenza fra testi conservati di Aristotele che rispec-
chiano l andamento della sua ricerca ( 7TEipa ) e altri , che sono scritti a fini didattici .
Epsilon consiste di abbozzi per lezioni destinate ad ascoltatori relativamente poco
esperti della filosofia .
437
- -
A 1025b 15 EX TT) I; Toiaii nj; ayco fric; e interpretato in modi diversi . Io
lo intendo come un indicazione del procedimento tipico delle scienze speciali , come
« introduzione al fatto reale » in contrapposizione ad 47r68ei5 ;, la dimostrazione
deduttiva. Le scienze speciali si occupano dell ov , non dell goTt degli 8vva : cfr.
sotto, p . 688.
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 137

I altro i tre campi principal della scienza teoretica definendo i loro oggetti."1*
Fisica e matematica non presentano alcuna difficolta . La prima si occupa
eminentemente del vivente, di quel che e soggetto a mutamento, in breve,
di tutto quel che possiede in se un principio del movimento o del cambia-
mento. Gli esempi concreti citati da Aristotele sono fenomeni che appar-
tengono all anatomia , alia zoologia, alia botanica, e cioe ogni specie di es-
sere vivente.* In secondo luogo, la fisica si occupa di problemi teorici.
In particolare, il fisico indaga in via puramente teoretica la forma esistente,
ma di regola soltanto in quanto essa e unita alia materia.** Intesa in questo
modo, l affermazione di Aristotele concorda con la sua prassi, quale noi
rileviamo in tutte le sue opere. Nell introduzione al primo libro della Fisica
egli quasi si scusa del fatto che la sua esposizione abbia un carattere cosf
teorico, ma « anche coloro che indagano le cose esistenti 441 sono costretti
ad occuparsi dei principi e degli elementi fondamentali del mondo fisico ».
Particolarmente interessante e la discussione di Fisica II 2, le cui parole
conclusive confermano l interpretazione qui esposta.**2
Ma una difficolta reale sorge la dove Aristotele tenta di definire l og-
getto della filosofia prima.*43 Nelle opere che precedono Gamma ed Epsilon,
filosofia prima significa scienza delle archai e delle akinetoi ousiai , vale a di¬
re di cio che non partecipa al processo della natura. Quando pero Aristotele
scriveva il trattato Gamma ed il primo capitolo di Epsilon , aveva trovato
un altro oggetto della filosofia prima , cioe « l essere in quanto e », oweros-
sia il concetto di esistenza. Il principio del movimento e eterno ed immu
tabile e percio divino, se esiste da qualche parte un qualcosa di divino 444
-
454
Cosf anche in Phys. II 7, 198a 29 818 xpEie at TrpaypaxEiai, f ) p£v Trepl dxi -
VTJTOV , f)
di oualai di Lambda.
-
Si 7T£ pt xtvoupivtav p£v dtpOdpxtov S £ , 7 ) Si 7T£ pt xd tp Oapxa, secondo i tre tipi

1026a 2 8Xtae <pux6v = xd <pu 6 peva.


440
1025b 27 xal 7T£ pl oualav xijv xaxa xiv X6yov ( identico a xaxa x8 eTSoq 1, toe
ini x8 TCOXU to? ou xtoptaxijv p6vov. Testo e interpretazione sono incerti; il compilatore
di Kappa non ha compreso il passo, e lo ha percio omesso. Il Ross interprets molto
bene il testo; la sua spiegazione fa risultare una concordanza con Phys. I 9, 192b 1
7t £ pt xtov iputrixtov xal tpOapxtov ctStov. Non riesco a capire perche Jaeger ritornasse
all interpretazione del Bonitz.
441
184b 22 ot xa 6vxa xouoxce sono coloro che trattano la scienza descrittiva
della natura .
442
Anche qui l esempio tipico e trt|j,6v , 194a 13, cui poi segue x8 ytoptaxiv
(piXoaoqptae Ipyov Stoptaai x e rrptox7]e. L esattezza di questa lezione b confermata da
192a 35.
trptoxT] piXotrotpta alia fine di Phys. I 8 e II 2; DC I 8, 277b 10 ( come rinvio
443
(

a Lambda 1074a 31-38 ); De motu 700b 7-9 ( come rinvio a Lambda 6-8). tpuaixl) xal -
8eux£ pa qjtXotrotpla solo in Z 11, 1037a 14. - 7tptoxoe <piX6eroipoe solo DA I 1, 403b 16.
7tpox£ pae tpiXoaoeplae solo GC I 3, 318a 3-6 ( verosimilmente rinvio a Lambda , non al
-
tardo Phys. VIII, come pensa A. Mansion ) . - f ) Tucpl xa OcTa tpiXoaotpla PA I 645a 4;
f ) troipla 7t£ pl x8 dllStov xal x8 OeTov = sapienza filosofica in contrapposizione all etica,
MM. I 35, 1197b 8.
444
1026a 20 cl TOU X8 OETOV uTuapxet .
138 ARISTOTELE

ed un qualcosa di445 separato ( choriston ). L esistenza non e pero qualcosa per


se indipendente; e tanto meno un indagine del problema di che cosa sia
l esistenza potrebbe essere considerata come « scienza dell immobile » 444
senza introdurre una modifica nella definizione di questa scienza .
Dopo aver parlato della matematica e della fisica , Aristotele dice:
« La prima 447 e la scienza di ci6 che b tanto separato quanto immobile
[ = esente da processi ]. Ora, tutte le cause devono essere eterne, e piu di
tutte queste [che sono separate e immobili ], poiche esse sono le cause di quelle
che fra le cose divine sono visibili. Esisteranno di conseguenza tre filosofie teo-
retiche: matematica, fisica e teologia ».
Le cose divine visibili sono naturalmente la sfera delle stelle fisse ed
i corpi celesti;448 Aristotele designa pero anche il nous come il piu divino
di tutti i fenomeni.449 La causa del movimento dei corpi celesti e il principio
del movimento, che e il primo in una gerarchia di principi motori.450 Que-
sti principi motori sono separati ed immobili; sono dunque l oggetto della
prima e piu alta scienza .451 Per ottenere una bella sistemazione, venne in
mente ad Aristotele di chiamare questa scienza prima teologia , che e una
parola che nelle sue opere ricorre soltanto qui; alcune linee oltre egli passa
bruscamente al termine abituale di prote philosophia
£ mia convinzione che Aristotele non abbia mai piu usato seriamente
questo termine di theologike. Quel nome fu un idea casuale, giustificata sul
momento, e non ha lasciato dopo di se alcuna traccia nelle sue opere o in
quelle dei suoi diretti .
successori
Ma dalla tarda antichita fino ai nostri giorni 454 la theologike di Ari¬
stotele, consapevolmente o inconsapevolmente intesa come « teologia », ha
avuto una parte di enorme importanza . W. Jaeger esagero ancora rispetto

445
Zeta 16, 1040b 18 OUTE TO £V OUTE TO OV IVS XETOCI ouaiav clvai. Percio Kappa
7, 1064a 29 e inesatto; il trattato e opera di un compilatore, cui il pensiero aristotelico
non era troppo familiare. La congettura di CHUNG-HWAN CHEN, « Phronesis » 1961, 58
(l7ri<TTfj|Z7) TOU 6VTO? fj [i£vov xal /coptaT v ) rende la confusione ancor peggiore.
446
Phys . II 7, 198a 30 ( 7rpayptaTeia ) f ) 7repl axivfyrcov.
447
A 1026a 16 7rpd)TT) e spiegato dal precedente TtpoTfpap ajitpoiv ; Aristotele
intende dunque dire che essa e prima in rapporto a matematica e fisica.
448
Phys. II 4, 196a 33 Tii 0 ei6TaTa TCOV tpavcptov.
449
Lambda 9, 1074b 16 TUV ipaivo|z6vtov OeiiraTov.
450
Vedasi sotto, pp. 248, 383, 434.
451
II vou? non b qui nominato; anche il vou? e pero un 0 etov , e il divino in
noi, nonche un oiptar6v.
452
A proposito di questo passo e del secondo oggetto della TOWTT; ipiXoaoipta
vedasi sotto, pp. 669-670.
453
Le parole dEoXoyetv , SEoXoyia, 0 EoX6yo? sono usate in Alfa , Beta, Lambda ,
Ny e Meteor. II sempre per indicare i mitologi, e in prima linea Esiodo, in contrap-
posizione ai ipuaixot. £ istruttivo Ny 4 , 1091a 34, dove Speusippo (TIV £? TUV VUV )
viene paragonato ai deoX6yoi.
454

ris 1961.
Cfr. V. DECARIE, L'objet de la mitapbysique selon Aristote , Montreal Pa - -
LINGUAGGIO, OPINIONE E VERITA 139

agli Scolastici quando affermo che dietro la metafisica di Aristotele gia si


intravede il credo ut intelligam. £ un piacere poter mettere a confronto con
questa caricatura la sobria e chiara spiegazione di A . Mansion.
A me pare che sia ormai giunto il tempo di rinunciare all espressione
« la teologia di Aristotele », o per lo meno che le si debba assegnare quel
posto privo di pretese che le conviene: essa fu una semplice trovata di
Aristotele, quando questi cercava una parola per ottenere una triade ele¬
gante.4 In generale, l importanza della sistemazione delle scienze in Ari¬
stotele e stata esagerata: soltanto dopo di lui, ed in modo compiuto con
i commentatori neoplatonici, la divisione della filosofia fu perseguita come
fine in se.

455
£ nota la predilezione di Aristotele per il numero tre.
II
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA

Le opere
La Retorica consta di tre libri, cotnposti da Aristotele in tempi diversi. I libri
I e II, a eccezione di II 23-24, contengono Pars rhetorica vera e propria; rispetto
ad essi, il cap. II 26, fino ad eEXtitpev ( 1403a 33), costituisce un aggiunta, come fe
comune trovare al termine di quasi ogni opera di Aristotele, in misura di una o piu.
I capp. II 23-24 sono stati scritti circa un ventennio dopo; e possibile che essi siano
da identificare con lo scritto, registrato nel catalogo alessandrino con il numero 86,
-
EvfK»ixT)pdt ru)v Siaipfereu; a = Esichio 78. Il terzo libro, Ilepi Xi eux;, si trova nel
catalogo alessandrino al n. 87 ed £ citato anche da Demetrio con questo titolo. Dio-
gene annota che la Retorica aveva due libri,1 Esichio pone al n. 79 Ttepi Xi eux; Ka-
Dapai; a. La Retorica e collegata con lo scritto Ilepi Xfljeux; per mezzo di una for¬
mula di transizione, che a una piu attenta considerazione si rivela opera di un redat-
tore; le parole fitel xpia £<rxlv & 6EL Ttpa flJ.axEufrr)vai TCEpl xiv Xiyov sono tra-
scritte dall introduzione del terzo libro, dove pero xpia ha un altro valore; il successivo
iiifp invece di Ttepi non e aristotelico; non si capisce poi la ragione per cui in questa
ricapitolazione sono citati soltanto gli ultimi capitoli, izapaSdyyM'. ca. ( II 20 ), yvwpuxL
( II 21), ed £vfkinVpaxa ( II 22-24). Le parole Kal SXux; xwv Ttepi ffjv Siavoiav pos
sono essere state tratte dal redattore dalla Poetica 19, 1456a 34, xa pitv ouv Ttepi xf )v
-
Stdvoiav hi XOL; ttepi pqxopiKT)<; KEICDW. Con le parole 88ev x euTcopi')<70[j.ev Kai tlx;
auxa Xutrc[i£v il redattore indica il contenuto del cap. II 26, e finalmente l epilogo
ttepi Xf eax; Kal xd eax; puo essere stato da lui desunto dalla prima frase del terzo
libro. Molto istruttivo e un confronto con cio che Aristotele stesso dice del piano
della sua opera in II 18, 1392a 1-4. La formula di transizione e con ogni probability
opera di Andronico, il quale fuse in un unico complesso quelli che inizialmente erano
due scritti diversi. I capp. II 23-24 inseriti in seguito non possono essere stati scritti
prima del ritorno ad Atene nel 334; II 23, 1399b 12 x4 pexfxEtv XT}; Koivfi <; eipV|V'r)<;
b un allusione all accordo di Corinto del 336, ed e percio il piu tardo dei numerosi
eventi storici databili che sono menzionati nella Retorica.2
Retorica I-II, la vera e propria techne rhltorike e un trattato concluso e ben

1
Come congettura P. MORAUX, Lisles anciennes 103, il trattato puo essere stato
diviso in due libri Sulla base di 12, 1414a 29.
2
II Demostene nominato in II 23, 1397b 7 non puo essere l oratore, come neppure
l omonimo citato in III 4. Ma in II 24, 1401b 32 Aristotele cita il giudizio di Demade:
TT)V AV)|XO<TO£VOI>;
I TtoXtxetav Ttavxctv T&V xax& v aixtav , il che rinvia all eta successiva a

Cheronea. Alla medesima eta rimanda II 23, 1397b 31, dove e citata la legazione a
Tebe poco prima di Cheronea. Caridemo, nominato a II 23, 1399b 2, aveva avuto una
brutta parte nell aifare di Mentore.
RETORICA , POESIA, TRAGEDIA 141

costruito; ne sono prova le numerose indicazioni che rinviano a un contenuto sia gia
trattato, sia da trattare.3 Oggi noi giudichiamo un po diversamente le incongruenze che
hanno costituito dei veri rompicapo per gli studiosi, da J. Vahlen fino a F. Solmsen ;
mi devo qui limitare ad alcune osservazioni su uno dei passi piu controversi, vale a
dire la transizione da II 17 a II 18. Sebbene gia un uomo dotto e acuto come
L. Spengel abbia giudicato il passo in modo sostanzialmente esatto, e H. Bonitz abbia
messo in luce la struttura di tali proposizioni a incastro,4 non inconsuete in Aristotele,
si insiste ancora a ritenere che qui ci debba essere una frattura. La proposizione 1391b 9
EffTi 5£ - b 20 rtepi wv (JouXsuovxai e un inserzione parentetica, la cui funzione cor-
risponde a quella di un odierna nota a pife di pagina ; la struttura della transizione e
quindi la seguente: « Poiche tm discorso con cui si vuole persuadere l uditore ha
come scopo quello di provocare una decisione ( perche non si sta ad argomentare su
cio che si sa con certezza )-( 1391b 20 ) e poiche ho parlato del carattere degli ascoltatori
provenienti da diversi strati sociali, mi sembra dunque di aver chiarito come e con
quali mezzi dobbiamo usare argomenti psicologici ed etici ». II significato, in forma
piu concisa, dell inserzione parentetica e questo: « Ogni logos ( discorso o esposizione )
fe destinato a un ascoltatore, a cui si pensa o che e realmente presente, sia esso un
singolo oppure un assemblea. Questo e vero quando si vuole difendere una proposi¬
zione contro un oppositore, e quando ci si presenta davanti a un assemblea con un
discorso di uno dei tre generi, cioe o come consigliere o come awocato o come oratore
ufficiale, perch6 anche colui che ti ammira solo come oratore di apparato ( flewpi<;) e un
giudice della tua arte ». Important sono inoltre le parole di 1391b 27 Xoiiciv rpiv
5IEM)EW itepi xwv KOIVWV . Questa formula in Aristotele 6 indica che egli in quel mo¬
menta comincia l’ultima parte di un esposizione piu estesa. « Se sono stati esposti i
KOIVOI intendo allora parlare dell entimema e dell esempio per portare a compi-
mento il piano iniziale di queste lezioni. »
La Retorica e stata scritta, naturalmente, dopo il Fedro, e certamente anche dopo
gli Analitici e dopo l attuale settimo libro della Fisica;7 a mio parere e stata scritta
3
Cfr. per es. II 18, 1392a 1-4, dove Aristotele parla del piano originario; I 10,
1368b 26, dove rinvia a II 1-9; 1369a 30, che rinvia a II 12-18.
4
Aristot . Studien , Sb. Ak . Wien 42, 1865, 72 sgg. Altri esempi in DURING,
Part. An. 92-93.
5
Le parole 7tepi x£>v xaxa Tag 7roXixEia ;< TJO-OSV, importanti per il corretto inten-
dimento del passo, sono male interpretate in tutte le traduzioni da me consultate.
-
xa xaxa xa? oXi reta? tfih] significa « i caratteri che si presentano nella vita sociale »,
e riassume il contenuto dei capp. 12-17; cfr. 1359b 17; 7tEpl Sxacrxov YEVO? TUV Xoytov
( nella proposizione seguente ) significa « in ognuno dei tre generi ( usuali ) del discorso ».
6
La formula oncsq xa Xoi7td 7rpoa0ivxE;< &m8G>[iev XT)V apxij? trp60 e<Jiv
mostra a sufficienza che il libro III non rientrava nel piano. La medesima espressione si
incontra in An. pr. I 32, 47 a 5 e in Soph. El . 34, 183a 34.
7
£ importante soprattutto I 2, 1358a 25 av yap vxuyTj tipyctic,, passo che pre-
suppone P £7uaTf ) (jL7) d 7to8£ rxxix7] degli Analitici secondi e non semplicemente quello
che Aristotele dice in Top. I 1, 100b 19. La definizione del sillogismo di 1356b 15
xivcov iivxtov cxEpov xi 8ia xauxa aupPaivEiv 7tapd xauxa X(p xauxa Elvat ricorda nel -
lo stesso tempo la definizione di An. pr. 24b 18 e An. post . 94a 21 xivcov ovxcov dtvdyxY]
xoilx elvai. Soltanto in questi due passi si trova una simile formulazione della causa
cognoscendi ; in PA IV 1, 677a 18 Aristotele designa in questo modo il nesso causale
reale. Inline, cio che egli dice in I 4, 1359b 10 della Retorica ricorda An. post . II
23, 68b 9.
Nei passi seguenti vedo delle reminiscenze della Fisica : I 5, 1361b 16 eX ic-oiaic,
142 ARISTOTELE

verso la fine del periodo 360-355; la discussione dell T]5ovT) ( 1369b 33 ss. ) fa apparire
verosimile che sia stata concepita dopo il Filebo . Nella proposizione di I 8, 1366a 21
8i/qKp(3wxai yap bi xoI<; TOXIXIKOU; rapt xofixwv ( cioe le qualita etiche degli uo-
mini ) si vede per lo piu un rinvio alia Politica , e si sono proposti a riscontro III 7-18
e il quarto libro. Questo rinvio sarebbe pero allora un unicum , perche in nessun altra
opera troviamo un riferimento alia Politica , per lo meno nella forma hi xoL; noXtxiKou;.
In Platone e soprattutto nei primi scritti di Aristotele spesso •JtoXmiaf ) significa cio
che noi chiamiamo etica, oppure « problematica della vita associata ». Dal contesto
di I 8 si vede che le parole in questione hanno questo significato: « Abbiamo parlato
qui solo in compendio di problemi etici, mentre con maggior precisione se ne tratta
nelle mie lezioni sull etica ». Cfr. 1359b 17 uitoXeutEt xfi noXixiKf ) lirwxfpTi.
Gli argomenti principali per una datazione alta sono: 1 ) l affinita di linguaggio, con-
tenuto e motivi di pensiero con i Topici , riscontrabile all interno di tutto lo scritto;'
numerosi riferimenti ai Topici , alcuni anche agli Analitici. 2 ) La notizia, convalidata
da molti paralleli, di Cicerone De or . Ill 138-142, la cui fonte e probabilmente Antioco
di Ascalona. Il punto centrale e che nella polemica sullo scopo e sui metodi dell elo-
quenza Aristotele prese posizione contro Isocrate e la sua scuola , e percio fu attaccato
da Cefisodoro.10 Poco tempo dopo la morte di Grillo, il figlio di Senofonte, nella bat-
taglia di Mantinea ( del 362 ), Aristotele pubblico uno scritto ora perduto,11 probabil¬
.
mente in forma di dialogo, col titolo Ilepl pr)x©pt KfK il TpuXo<;. Negli anni immediata-
mente successivi compose diverse opere di retorica e storia della letteratura, di cui
alcune saranno ancora da noi menzionate qui appresso. E probabile che la Retorica
sia stata scritta verso la fine di questo periodo; essa non e il lavoro di un giovane
principiante: e metodologicamente solida e matura nella concezione ; quasi in ogni
pagina poi si vede che l autore ha familiarita con gli avvenimenti storici e con le
causes celebres di Atene.
Un particolare, che per se e di scarso valore, ma conferma gli argomenti per una
datazione alta, si trova in I 2 e in II 4, dove i nomi di Callia e di Socrate sono
usati nell esemplificazione. Ora, nella sala dell Accademia in cui Aristotele teneva le sue
lezioni, si trovavano due dipinti, di cui uno rappresentava la scena del Protagora 335c:
« Quando mi alzai per accomiatarmi, Callia mi prese la mano » ; l altro invece rappre¬
sentava la scena finale del Fedone , con Socrate seduto sul letto.12 « Callia-Socrate » e

.
introdotte per la prima volta in Phys VII 2. - I 10, 1369a 33 |ifjx dccl coq iizi TO
7toX6 jifjxe TexaYixevaj?, distinzione ben nota, per la prima volta in Phys. II 5; cio
che poi Aristotele dice della TU /T) concorda con Phys. II 4, 196b 6. Apparentemente
invece ra raxpa <pti< .v... 86?,EIZ S' av xal fj TU / T) aExla elvoa xciv xotofixuv non concorda
con II 6, 197b 34 8xav yap y£vv)xaE xt Trapa tpuotv , x8x oux dc7ri vr/ rfi etc. Ma nella
Retorica l accento e sulla S6?jx , e pertanto anche a 196a 15 troviamo TOXVTEI; 9 <X<T(V.
- La concezione di fjSovfj e a 1369b 33 sgg. quadra molto bene con Phys. VII
3, 247a 7-8. - I 14, 1374b 28 ivumipxsiv rf; Suvapiet consente l ipotesi che la teoria
di Suvapu? ed Ev£ pyeta fosse gia formulata .
I
Particolarmente chiara nel capitolo II 19. Abbondante materiale si trova nel
commentario di F. DIRLMEIER ai Magna Moralia.
Vedasi in proposito DURING, Biogr. trad ., 305-307, 312-313, 389.
10
Una leggera allusione al fatto e in II 2, 1379a 32-36.
II
Le misere testimonianze in ROSE, fr. 68-69. Il dialogo IIspl rt Eii8v)|io?
offre un altro esempio di una simile gentile dedica alia memoria di una persona appena
scomparsa .
12
Si vedano An. pr. I 27 , 43a 35 , e DURING , Biogr. trad., 371-372.
RETORICA , POESIA, TRAGEDIA 143

« Socrate, seduto, vestito di bianco » erano esemplificazioni costanti dei corsi tenuti
all Accademia.
I nomi e gli avvenimenti che sono citati nel testo costituiscono per noi nu-
merosi punti di riferimento cronologici ; c e pero una difScolta, e cioe dobbiamo pre-
supporre che Aristotele, durante gli anni in cui fu attivo presso l Accademia come
studioso e docente, tenne parecchie volte i suoi corsi di retorica ; lezioni sull etica e
sulla retorica facevano certamente parte dei normali programmi di insegnamento del-
l Accademia. Che cosa ci poteva essere di piu naturale del fatto che il conferenziere,
secondo l occasione, inserisse nel corso della lezione un esempio che risultava attuale
per l ascoltatore ? Fra gli avvenimenti storici databili di cui si fa menzione nel corso
della Retorica il piu tardo che si trovi e quello di II 8, 1386a 14 olov AIOTOIHEI T <X
TOXPA xedveum KctTETCpcpih). Ora, questo Diopite comandava le forze ate-
niesi del Chersoneso, e la cadde nel 341; questa notizia, posta nel mezzo di una serie
di svariati esempi, puo benissimo essere stata inserita nel corso della revisione 13 della
Retorica dopo il 335. La notizia di I 12, 1373a 19 olov KaXXnntot; £ 7tokt xa 7tepl
Alwva puo essere stata scritta al piu presto nella seconda meta dell anno 354; natural-
mente anche in questo caso rimane aperta la possibility che l esempio sia stato inserito
quando l avvenimento era di attualita. Chi poi consulti i due passi che abbiamo qui
considerato, trovera che nessuno di questi due esempi e in qualsiasi modo ancorato al
testo. Al di fuori di queste due eccezioni, tutte quante le persone citate in I-II si
possono considerare come note nel periodo 360-355;14 tutti gli avvenimenti storici da ¬
tabili 15 e citati cadono prima del 355. Questo fatto acquista un significato se noi
paragoniamo i numerosi avvenimenti citati in II 23-24 e databili intorno al 340.
Molto notevole e, a mio giudizio, la circostanza che Aristotele in I-II non tratti
mai dell oratoria di Demostene e dei suoi contemporanei, che pure era nuovissima a
paragone di quella di Isocrate e della sua scuola . £ vero che Demostene e Aristotele
si trovavano su posizioni politiche opposte. Da tutti i manuali si apprende che questo
e il motivo per cui Aristotele non cita la fiorente oratoria politica del periodo tra la
guerra olintiaca e Cheronea ; piuttosto si potrebbe indicarne la ragione nel fatto che
egli era assente da Atene in quel periodo. Ma si potrebbe trovare effettivamente vero-
simile che egli abbia scritto dopo il 334 un corso, senza prendere in considerazione lo
svolgimento soprawenuto dopo il 347 circa ? Se noi collochiamo la stesura della
Retorica prima di questo anno, il silenzio su Demostene si spiega da solo, perche
questi allora non era ancora celebre. Per la prima volta, infatti, Demostene si distinse
in tribunale nel processo contro Leptine del 354; ma soltanto nella primavera del 347
consegui una posizione fra i capi del partito antimacedone.
Comunque stia la cosa , l argomento principale a favore di una datazione alta non
e costituito dalle cose che non si trovano nel trattato, ma piuttosto dal suo contenuto,
dalla stretta affinita con i Topici e con Fisica VII, e dalle numerose risonanze di pro-
blemi che erano attuali nell Accademia.
II terzo libro , IlEpl e stato scritto dopo la vera e propria ars rbetorica.
Nell introduzione Aristotele getta uno sguardo retrospettivo sull opera che ha gia

13
Vedasi sotto, p. 147.
14
Cib vale anche per Eubulo ( I 15), Filocrate ( II 3) e Cidia ( II 6 ), che si addu -
cono come argomenti per una datazione tarda.
15
Rimane dubbio soltanto II 20, 1393a 32. Con il Brandis, intenderei il passo
come un allusione ad Artaserse Ochos e ai suoi preparativi per una campagna contro
Cipro nell anno 352 /351. Se questo e giusto, anche questa notizia dovra esser consi-
derata un inserzione posteriore.
144 ARISTOTELE

scritto e spiega poi che cosa rimane ancora da trattare. Gli ultimi tre capitoli, che
sono scritti dawero con grande negligenza, contengono molti rinvii sia ai Topici , sia
a Rhet. I-II. Salta poi subito agli occhi che l introduzione e un abborracciatura ; la
prima parte, fino a 1403a 15, si stacca chiaramente da cio che segue. Aristotele dice
qui di aver trattato in cib che precede dei tre mezzi della persuasione: il riferimento e
alia fondamentale divisione di I 2, 1356a 1 TUV Side TOU X6fou ttopt opcvuv Ttkrtsojv
-rpia EL5T] fe7Ttv, e cioe a cio che costituisce effettivamente il tema principale della
Retorica. Inoltre egli afferma di aver trattato gli entimemi, e precisamente sia quelli
che si possono usare soltanto in un certo contesto (etSt]), sia anche quelli che sono
luoghi comuni ( T6TOI ); i primi li troviamo trattati in I 4-14, gli altri in II 23-24.
Siccome questi ultimi capitoli sono stati scritti dopo il 334, bisogna allora concludere
che anche questa parte dell introduzione e stata scritta non prima di quel tempo.
Non e possibile dare una risposta sicura al problema di quando siano state scritte
le altre parti dell opera ; l opinione dominante e che questo terzo libro della Retorica
sia stato scritto comunque negli anni trenta. Pero uno studio rinnovato dell opera non
conferma questa opinione tradizionale.
Consideriamo innanzi tutto i nomi e gli avvenimenti menzionati nell opera, limi-
tatamente a quanti non risalgano a eta anteriore alia nascita di Aristotele. In questo
rapido sguardo di insieme tralascio tutti i particolari che si possono trovare facilmente
nella RE o in altri manuali. ( Cap. 2 ) Ificrate, prima del 360. Licimnio, menzionato
anche nel Fedro. Brisone, nominato anche nei Topici e negli Analitici. Teodoro, un at -
tore sconosciuto. ( Cap. 3 ) Licofrone, sofista sconosciuto. Alcidamante, un contempo-
raneo, ma piu anziano, difficilmente piu tardo del 360 circa. ( Cap. 4 ) Androzione-Idrieo,
intorno al 357 /6. Teodamante-Archidamo-Eusseno, la pointe di questa storia presup-
pone una situazione nell Accademia. Demostene, in ogni caso non l oratore. Democrate,
noto giS prima del 360 attraverso Iseo Or. 6, 22 negli anni trenta era ancor vivo, un
YEpwv . Antistene-Cefisodoto ( non l oratore ) non dopo il 360. ( Cap. 7 ) Il dialogo plato-
nico Fedro. ( Cap. 9 ) Alessandro di Fere, ucciso nel 358. Rinvio alia Teodetteia, unico
-
in tutto il Corpus , questo scritto costituiva un lavoro preparatorio per la Retorica.
( Cap. 10 ) Leptine, si fece avanti per un’alleanza con Sparta nel 369. Carete-Cefisodoto,
circa il 349 ( ma 1411a 10 allude a un episodio del 357 circa ). Pitolao, sconosciuto.
Mirocle, accusato verso la fine degli anni cinquanta a causa di questioni finanziarie poco
pulite; Aristotele sembra aver avuto questo incidente davanti agli occhi. Anassandride,
l’autore di commedie. Poliuto, sebbene sappiamo di piu dei suoi progetti negli anni
quaranta, pub essere stato benissimo una figura in vista gia intorno al 350. Diogene il
cinico: intorno al 350 aveva circa cinquant’anni. Esione, sconosciuto; sappiamo solo
che piu tardi fece parte del partito antimacedone. Isocrate, citazione letterale dal Fi¬
lippo 12, del 346. Ificrate-Carete, intorno al 355. Licoleone-Cabria, intorno al 366.
( Cap. 11 ) Teodoro di Bisanzio, presente anche nel Fedro 266e e negli Elenchi softstici
183b 29; menzionato anche nella giovanile TEXVWV oxi' jaybs' fl] , fr. 137 ROSE. Isocrate,
citato letteralmente dal Filippo 61; con oupupopwv invece di KGCKWV nel De pace 101.
(Cap. 12 ) Cheremone, Licimnio, contemporanei piu anziani. ( Cap. 13 ) Teodoro-Licim-
nio, come in Fedro 266. ( Cap. 15) Ificrate-Naucrate, fra il 360 e il 350. ( Cap. 16)
Eschine di Sfetto e Cratilo, prima del 360. ( Cap. 17 ) Isocrate, citazione tratta dal De
pace 27 dell’anno 357 /6. Callistrato, intorno al 362. Isocrate, si riferisce al Filippo,
presumibilmente 17-23, dell’anno 346. Inoltre allusione all' Antidosis 141-149, del-
l’anno 353.
In complesso Isocrate e citato nove volte; sebbene Aristotele in altre opere usi
indifferentemente il presente o il passato, sia che ad essere citato sia un vivente oppure
uno dei filosofi antichi, tuttavia bisogna rilevare che nel trattato IlEpl XiijEO*; cita sem-
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 145

pre Isocrate al presente , ad esempio in 1418a 33, mentre in II 23 dice di lui YPOU EV .
Questa rassegna , che vorrebbe essere completa , non contiene quindi nessun nome
e nessun awenimento che debba essere datato piu tardi del 346; inoltre soltanto le
citazioni tratte dal Filippo ci portano oltre il periodo dell Accademia.
Lo sfondo spirituale dell opera non si differenzia da quello dei primi due libri ; le
relazioni con il Fedro , i Topici , la Poetica e la Retorica I-II si notano dovunque. Oltre
ai cinque riferimenti alia Poetica ( o ad un altro scritto sull arte poetica ) si trovano
parecchie consonanze letterali con il testo della Poetica che noi possediamo;14 alcune
espressioni sono difficili da comprendere se assegniamo lo scritto agli anni trenta , ma
si chiariscono facilmente sullo sfondo dell atmosfera spirituale dell Accademia; cost ad
es . 1404a 12 OU8EI<; YEWjj,ETpEiv SiSaffKEi. Era naturale, a quel tempo, esprimere cost
la differenza fra la ricerca della verita e l arte di guadagnare a se gli uditori.17 Interes-
sante b anche 1404a 20 Kivfjtrai; conosco quest accezione del termine soltanto da due
luoghi di opere antiche.18 La definizione di 1408a 29 EK; 8£ xad &c; itoiic; TK; TTJ> f)ty
concorda con Cat . 8b 27 ; similmente Aristotele si esprime in Delta 20 , 1022b 10 e
in Phys. VII 3, 246a 12 e 30 . Un altro esempio di una simile definizione formalie si
-
trova in 1411b 11 T6 yap ITEXETCCV auijEiv a lavlv . Anche la proposizione dtjSii; Kai

14
( Cap . 1) £ palese che con la parola ££»]x7){b) Aristotele introduce una breve
rassegna . Con xaxd ipuaiv si puo confrontare Poet . 1 dp dtpevoi xaxa <p6<nv npcoxov &nb
x£Sv 7rpd> x(ov ; anche i Soph . El . cominciano cosf . Con 6|
t ;£ nporjk&EM cfr . Poet . 4 e 5
6|t ;£ 4TOCTep.v6vdY) . L altrimenti sconosciuto Glaucone e secondo verosimiglianza il me-
desimo che e citato a 1461b 1 . « Registro e ritmo adeguati ad ogni sentimento »
ricorda Poet . 6. L espressione di 1404a 21 6v6 paxa ptipTjptaxa non deve essere intesa
nel senso che Aristotele sia ritornato ora alia concezione sottoposta a critica nel De
interpretatione , e sostenuta da Platone nel Cratilo 423a; Aristotele ha in mente la
teoria della mimesis della Poetica . Le parole sono 6 potd) ptaxa e otjp.alvei xi 1410b 11.
Dionisio ( De comp. 94 ) interpreta il passo in senso assolutamente platonico: cosa
naturale ai suoi tempi , che pero non impegna anche noi . ( Cap . 2 ) Con 1404b 3
ptfjxe xaneivfjv cfr . 1458a 18 . Degno di nota e che a 1404b 35 e 1405b 25 Aristotele
usa 7toteiv ed eu 7toieiv nel significato pregnante di « poetare » , come fa sempre nella
Poetica, per es. xa !v 1451b 30 . Cio che dice della metafora presuppone
7toie
la sua trattazione del tema nella Poetica 1459a 5, e concorda anche con Top . VI 2,
140a 9 . Usa tre volte l espressione 7roteTv x6 7rpaY[ra npb 6[rp.dxa>v, 1405b 12 , cfr .
1455a 23. Con 1404b 12 TJSU xo &aup.aax6v cfr . 1460a 17 . In entrambe le opere tro-
viamo qui combinati due pensieri , e cioe che la metafora ha grande efficacia , e che
l’arte di trovare belle metafore e cuipula? crrjpiEtov. ( Cap. 4 ) pidXr) Apcoi; 1407a 17 e
(

anche in Poet . 21. euauvo7txov 1409b 1 anche in 1451a 4. Una citazione letterale e
1410b 10 x6 ptavO dtvctv 7)86 = 1448b 12-14, anche I 11, 1371b 4 . 81a 7rapaXoytap.6v
1414a 6 come 1460a 20.
17
Top. V 4, 132a 31 e VIII 11 , 161a 35 yetopexpixcii; [texaPL|3 A£eiv . 1404a 11
a7tavxa tpavxaaia xaux iax(v e un’allusione al Gorgia 463c xoXaxcta? p.6ptov ri)v
prjxoptxfjv e 502c cjaxEp S caxai? /apl caSai ( qui invece xal 7tpo? x6v axpoax v ) . Diffi-
cilmente negli anni trenta Aristotele avrebbe usato in questo modo il termine tpavxaata ;
ne e esempio x8 ipatv6p.evov AyaMv ; nel medesimo significato Platone dice nel Sofista
236ac pavxaaxtx j) ( xe/vr; ) .
(
18
My 9, 1086b 3 ixlvrjae Suxpdcxr)? , « diede l’impulso » . Cio che dice il Ross
nel commento al passo non e esatto. A proposito di Empedocle nel fr. 65 ROSE, ripreso
verosimilmente dal Grillo , o da un’altra opera retorica giovanile.
146 ARISTOTELE

ayvwcxov x 6 aitEipov riecheggia la FisicaUn allusione al principio di classificazione


di Speusippo vedo in 1412a 11 olov Kcd tv (piXoffocpiqc x 6 SJXOIOV Kal tv noXO Siix 0 71
dewpEW Euffxdxou.20 Nel capitolo undicesimo, dove Aristotele parla della psicologia
-
.
dell ascoltatore, ricorre a 1412a 9 l espressione tvipysia KLvrpi e due volte to TOIEW
EVEPY'Ouvxa cpaiVEcdai xd &];uxa, il che corrisponde alia teoria esposta nel terzo libro
della Fisica, ad es. 201b 31. Se si osservano i luoghi in cui si usa un vuv chiaramente
temporale, si vede che essi si spiegano piu facilmente se si ammette che Aristotele
indichi l eta dell Accademia .21 Soprattutto interessante e il paragone fra gli scolari di
Socrate, quindi la generazione di Platone, e l elite intellettuale degli anni cinquanta in
Atene;22 questo paragone e un eco della critica platonica all indifferenza morale della
retorica contemporanea. Direttamente contro le technai retoriche puramente formali
sono rivolte le taglienti parole di 1414a 36 vuv 51 SiaipouOT, yEXoiw?. Come Platone
nel Fedro 266e, qui egli menziona Teoo'oro di Bisanzio; in questo passo si attiene in
modo particolarmente stretto al Fedro . Platone parla in 267b di owropta e racconta
come Prodico fosse solito dire che x6 pixpiov era fa cosa migliore. Con una leggera
modifica, anche Aristotele raccomanda xi (XExpiw?.23
Sia nello spirito sia nel contenuto, dunque, il trattato Ilepl X|
£ EOJ? e strettamente
collegato con la vera e propria Retorica ; in un punto pero Aristotele ha cambiato la
terminologia: mentre nella Retorica parla costantemente 24 del discorso consultivo,
cunPouXEUxiKiv , nel Ilept XI EW usa, come Platone,25 la dizione tradizionale
8TpT)Yopu<6v. Si puo paragonare ad esempio il passo di 1418a 1, sull esemplificazione
e sull entimema, con I 9, 1368a 29; nel primo Aristotele, in piena coerenza con l og-
getto, usa SrflrriYopiKiixaxa, mentre nell altro dice xol? <rupt (3ouXeuxiKou;. Nel Ilspi,
XE?EW? tiene conto, molto piu ampiamente che nella Retorica, dei trattati contemporanei

19
Due volte, 1408b 27 e 1409a 31. Cfr. Rhys. I 4, 187b 7 xi> dt7retpov f; Uneipov
Syvtdaxoti e III 6, 207a 25. Cfr. anche cio che Aristotele dice sulle cose troppo note
(

( 1418a 10 e 1357a 18 ) con Rhys. II 1, 193a 1-9. In 1419b 22 f ) xiov otoptaxtov


Ex'7tpo07tapx6vx(ov loilv trovo il medesimo aspetto biologico che in GC I 5, 320b 30.
29
Poet . 1459a 8 x6 Sptotov {fetopelv. L espressione xa 7toXu Sieaxcixa si trova
spesso nei Topici.
21
Per es. 1404a 26. Negli anni trenta l oratoria di Demostene e dei suoi contem¬
poranei aveva sugli incolti un influsso molto maggiore della maniera gorgiana ormai
fuori moda . Negli anni cinquanta si poteva ancora parlare di oi xa? xpaftpSEa? WHouvxe?,
poiche Cheremone scriveva tragedie, che in verita venivano considerate solo drammi
per la lettura ( cfr. 1413b 13).
22
1417 a 23 p.7) daro Stavota? Xfyetv &<snzp oi vuv aXX’ <!>? dttri Ttpoatp accj?,
cfr. Poet. 1450a 2. La formulazione di 1417 a 17 e la medesima di 1450a 1. Lo sfondo
e fornito dalla distinzione fra apexat intellettuali e morali. Cib che Aristotele dice
a 1417a 26 sulla differenza fra <pp6vifzo? e & y<x&6? concorda con Top. Ill 1, 116a 14,
ma non con EN VI 13, 1144a 36. Con 1417a 19 oux Syovoiv oi pta&7](raxixol Xiyoi
sarebbero da confrontare Beta 2 , 996a 35 e My 3, 1078a 3; con 1417 b 9 7tepl uv ydp
jjrrjSsv loptev opuo? Xaptpavoptev UTTOXX ' IV xiva , si confrontino Top. VI 11, 149a 10 e
An. post. I 33, 89b 3.
25
Come mostra la Retorica di Anassimene, Platone e Aristotele non ebbero quasi
alcun influsso sullo sviluppo seguente. Contrariamente a M. FUHRMANN , Das systema -
tische Lehrbuch, Gottingen 1960, io sono convinto che la Retorica di Anassimene fu
scritta dopo la Retorica di Aristotele, e tuttavia non piu tardi degli anni trenta.
24
S7] ptr)Yopetv soltanto a I 3, 1358b 10.
25
Repubblica 365d , Sofista 222c.
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 147

sull arte dell esposizione orale , come ci dimostra un confronto con la Retorica di Anassi-
mene. Forse senza averne egli stesso consapevolezza, Aristotele si appropria di mezzi
stilistici che gli sono altrimenti estranei , come 1 impiego dell infinito sempiice nelle
raccomandazioni ;26 usa anche parcamente i imperativo e le apostrofi in seconda persona,
ma questo uso si presenta anche in altri scritti antichi.27
Da questo stato di cose, presentato ora molto sommariamente, risulta la conclu-
-
sione che ii trattato Ilepi Xd rux; appartiene alio stesso periodo della Retorica , e ben
vero che allora dobbiamo supporre che le tre citazioni del Filippo di Isocrate siano state
inserite posteriormente: non si puo eludere questa difficolta ; pero, a mio giudizio, si
incorre in difficolta ancor piu gravi se ci si attiene alia datazione comunemente accettata
( come ho fatto io stesso prima di riconsiderare la questione ). Lo sviluppo dell oratoria
da Isocrate a Demostene fu abbastanza rapido, e a me appare cosa molto inverosimile
che Aristotele, nell Atene degli anni trenta, abbia potuto comporre un trattato secondo
la prospettiva che ci presenta la Retorica a noi pervenuta. Non e invece affatto invero ¬

simile che durante il secondo periodo ateniese egli abbia rivisto, o fatto rivedere, >
suoi precedent lavori sulla retorica, per adattarli al suo insegnamento di allora. Allora
furono scritti a nuovo i capp. II 23-24, e vennero inseriti nella Retorica ; a quel mo¬
menta risale anche la prima parte dell introduzione al trattato Ilepi \i%tosc,; nulla fa
pensare pero che le due opere fossero allora riunite in una sola unita.
Lo sconosciuto Demetrio, autore del trattato Ilepi ippcrpiiia , cita in tre occasioni
con il titolo il Ilepi Xe eax; di Aristotele, e utilizza inoltre in numerosi passi degli
esempi, che aveva tratto da questa opera ; eppure non rivela invece alcuna conoscenza
della Retorica. Ora, il fatto che Demetrio menziona un certo Artemone ,28 editore di una
raccolta di lettere di Aristotele, puo far pensare che egli visse nella prima meta del
primo secolo a .C. Il Regenbogen 29 suppone che Demetrio conoscesse l opera di Aristo ¬

tele solo mediatamerite attraverso Teofrasto; non offre per6 alcun motivo valido a
sostegno di questa ipotesi.
Se Cicerone conoscesse o meno la Retorica di Aristotele nel testa originale, rimane
molto incerto.30 Tornero piu avanti su questo problema, ed anche sul fatto davvero
singolare che la vera Retorica di Aristotele non ebbe alcuna influenza sulle antiche teorie
dell eloquenza.
H. Usener e, sulle sue orme, W. Kroll ritenevano che Cicerone avesse conosciuto
il trattato Ilepi Xi Eto? al piu presto nell anno 46; in una lettera ad Attico si rammarica
di non esser stato presente quando Tirannione aveva dato lettura del suo libro Sulla
prosodia appena compiuto; ora, l Usener e H. Rabe hanno dimostrato che questa opera
non mostra traccia di una conoscenza del Ilept Xd eox;. Pero nell Orator 31 troviamo per
la prima volta una citazione tratta dal Ilepi Xd Eto?; se tutto questo fosse esatto, allora
Cicerone avrebbe conosciuto nel 46 questo trattato. Ma, come ho dimostrato in un
articolo sulla tradizione delle opere di Aristotele,32 anche questo e incerto. Lo stesso

26
-
Per la prima volta a 1407 b 30 rouvopia Adyeiv. In realta, gli infiniti che poi
-
seguono sono epesegetici di rdSe. In Anassimene invece gli infiniti si accompagnano
spesso all imperativo. In Aristotele, l imperativo si trova a 1418a 12.
27
Cost anche in Platone, Ep. VII 342b; vedasi DURING, Protr. B 12, 186.
2!
Si veda DURING, Biogr. trad ., 235 sgg.
27
RE Suppl . VII, articolo Tbeopbrastos.
30
De oral . I 43. Come fa rilevare il REGENBOGEN, RE Suppl. VII, 1522, merita
particolare attenzione l espressione « ostendunt Peripatetici ».
31
192 quod longe Aristoteli videtur secus etc.
32
Notes on the transmission , 38-39.
148 ARISTOTELE

vale anche per De or . Ill 10 latine et plane dicere , dove qualcuno ha voluto vedere una
conoscenza del IIcpi Cio che Gcerone dice della teoria retorica di Aristotele ,
puo averlo benissimo ricavato da manuali ellenistici ; inoltre , ricordava pur qualcosa
di ci6 che aveva udito durante il soggiorno ad Atene e a Rodi . Risultato: non si puo
affatto escluo'ere la possibility che Cicerone conoscesse il Tlspl Xfljewq di Teofrasto
nell originale; non conosceva pero sicuramente la nostra Retorica, ne nella forma dei
due trattati separati, ne in quella di un opera in tre libri . £ Dionisio che per primo cita
la Retorica come un opera in tre libri , e precisamente in due scritti che sono stati
composti dopo il 30 a .C. La nostra Retorica quindi , secondo una verosimiglianza che
confina con la certezza , e stata redatta da Andronico; servendosi di una formula di
transizione alia fine del secondo libro, costui riunf i due trattati in una sola apparente
unita .
Scritti perduti di argomento retorico . Il dialogo Grillo ( Rose fr. 68-69 ), la Teodet-
teia ( fr . 125-135 ),54 la raccolta di materiali Texvtov cuvaYWYi'l ( fr . 136-141 ) .
La Poetica e il dialogo perduto Ilept Ttovqxuiv sono in stretto rapporto. Il dialogo
deve essere stato scritto prima della Poetica , perchd in questa, 15, 1454b 18, Aristotele
si riferisce ad esso. La Poetica non era destinata alia pubblicazione; chi scrive ( o detta )
nella Poetica in quel modo e uno scienziato, che vuole trattare un certo argomento
per proprio uso e senza inutile zavorra . Si tratta di un analisi strettamente teorica ,
come dicono le parole iniziali , itepl TtovqxiKTi? auTTK . Nel dialogo, invece , Aristotele
si rivolgeva ad un pubblico; come dice il titolo, prendeva i poeti come punto di par-
tenza e poneva dei problemi come: « Che cosa caratterizza un poeta , che funzione rico-
pre nella societa , quali specie di poeti si possono distinguere, quali mezzi adoperano? » .
La parola-chiave della Poetica e T £ XVT]. Aristotele tratta diversi generi di itotTgri e
itoirpa , e cerca di chiarire in che cosa consiste l arte di ben poetare, eO itoteiv . Nel
dialogo, invece, sottoponeva ad analisi il poeta, il suo TEXO? e la sua attivita, e cercava
di determinate fino a qual punto si puo parlare di una KOLKLO. e di una Aper/) del poeta.
Questa divisione in ars ed artifex si affermo immediatamente,36 e divenne determinante
per l epoca ellenistica fino ad Orazio.
La Poetica ha rapporti anche con gli Aitopirpcrca OpvqpiKa. J. Vahlen, nei suoi
contributi alia Poetica di Aristotele ( del 1867 ), stabilf che l importante cap. 25 della
Poetica contiene il fondamento teoretico per le analisi degli Aporemata , e H. Hinten-
lang nella sua notevole dissertazione 37 ha ulteriormente sviluppato questa teoria e l ha
dimostrata esatta . Aristotele a'eve aver fondato su un ampia raccolta di materiali i prin-
cipi per giudicare della veracita e del valore etico della poesia che egli afierma contro
Platone nella Poetica. Ed & difficile pensare che questa raccolta fosse altro che gli
Aporemata Homerika. La sola Retorica contiene piu di quaranta citazioni tratte dal-
Vlliade e daR Odissea; l opinione diffusa & pero che quella raccolta di problemi sia
De compos , verb. 25, 198 ed Ep . ad Amm . 8 b> xf ) xp(xfl puj3Aa> rtov zeyyLtv .
33

Congetture sulla forma e sul contenuto dei Theodekteia in F. SOLMSEN,


34

« Hermes » 67 , 1932, 148 sgg . ; prudente giudizio in P. MORAUX, Listes anciennes ,


lOOHOl .
33
Si tratta dunque di un X6YO? yeypap. p.£vo<; , quello di cui Platone dice nel Fedro
275 che avrebbe per fine di T&V e 86xa uTtopivijaai rrepl fi>v av fj xa YEypapipt va.
34
Eraclide Pontico scrisse, forse contro Aristotele, un Ilepl 710175x00)? xal 7rot7)xaiv
( Diog. Laert . V 88 ) . I due personaggi non nutrivano una particolare simpatia l uno
per l altro.
37
Untersuchungen zu den Homer- Aporien des Aristoteles , Heidelberg 1961 .
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 149

stata messa insieme in Macedonia, quando Atistotele preparo un edizione dell' Iliade
pet Alessandro. La notizia di un edizione dell Iliade deriva da Onirocrito.3* Se essa fe
storicamente esatta, ci informa soltanto del fatto che Aristotele fece preparare una bella
copia dell Iliade per Alessandro, e che fece una revisione generale di questo testo; ma
nulla ci costringe realmente a considerare questa edizione dell' Iliade come il presup-
posto degli Aporemata.
II dato piu significativo per una cronologia relativa della Poetica e costituito dal
l intima affinita fra la Retorica e la Poetica nel linguaggio, nella terminologia, nel con-
-
tenuto, nella filosofia e nell atmosfera. In entrambe queste opere Aristotele muove diret-
tamente da posizioni platoniche, in entrambe e fortemente influenzato da Platone, ma
difend'e spesso concezioni che sono in contraddizione con quelle di Platone. Mi riservo
di dimostrare particolareggiatamente questa affermazione nel corso della discussione
del contenuto di entrambe le opere; desidero peraltro sottolineare fin d ora che la
Poetica e stata sconvolta da note a margine e piccole aggiunte. A mio giudizio, fe quindi
un’illusione credere che si possa distinguere nettamente la redazione originaria dalle
inserzioni posteriori. Come per le analisi omeriche, gli studiosi sono pervenuti a risul-
tati assolutamente differenti ; ci si deve pertanto limitare alia costatazione che il nucleo
centrale, circa nove decimi a'ell opera, appartiene alio stesso periodo della Retorica.
Diretti riecheggiamenti della Poetica considero I 11, 1371b 4-10 = Poet. 1448b
13, ed anche TOpmfxeiai 1371b 10. Inoltre II 20, 1394a 5 = 1451b 5, vedasi sotto,
p. 167. Molto discusso e stato il rinvio di I 11, 1372a 1 fSufipwxai x pk .
Toiq Ilepi
TOiTitiKTiq. Questo rinvio e, e rimane, l argomento principe per ritenere che Aristotele
.
avesse scritto una IIpayp.aT£ta rapt lrairi'ci Kfjs in due libri.40 Ma non e per nulla esduso
che questa pragmateia in due libri fosse un trattato diverso dalla nostra Poetica. Alcuni
studiosi ritengono che la nostra Poetica sia un ptimo libro, e che resti del secondo li
possediamo nel cosiddetto Tractatus coislinianus ;*1 altri ritengono che la nostra Poetica
abbia costituito il primo libro di quella pragmateia ; altri ancora che questa pragmateia
fosse un trattato indipendente; mentre altri interpretano il rinvio nel senso che Aristo ¬

tele abbia soltanto pensato alle sue osservazioni sparse Tttpi yeXotuv , ma non sia mai
giunto a comporre realmente un trattato a se su questo argomento.
Scritti perduti di storia della letteratura. La letteratura sui cataloghi dei vincitori
dei giochi e le didascalie (fino al 1930 circa ) e comodamente reperibile in Schmidt-

F. Gr. Hist. 134 : 38, II 736, Siopfldxjavxoc; ApnjxoxiXou?. Vedasi DURING,


Biogr. trad. T 25. Oltre che da Plutarco, la notizia e tramandata solo dalla Vita
Marciana.
39
Cfr. Protr. B 56 DURING.
* Cosi nel catalogo alessandrino, Diog. Laert. numero 83.
41
J. BERNAYS, Erganzung zu Aristoteles Poetik , in Zwei Abhandlungen tiber die
Aristotelische Theorie des Drama , Berlin 1880, 133-186. In una forma molto piu ampia,
quest ipotesi si trova in L. COOPER, An Aristotelian theory of comedy , New York 1922.
Io ritengo che abbia visto esattamente A.P. MACMAHON, On the second book of Aristo ¬

tle s Poetics , « Harv. St . in Cl. Phil. » 28, 1917 , 1; « Fin dal Rinascimento ogni tratta-
zione della Poetica di Aristotele ha discusso e lamentato la perdita di un secondo libro.
Poichd si suppone che questo libro... abbia contenuto una teoria della commedia, la
sua scomparsa, misurata dal valore della teoria aristotelica della tragedia, e un danno
incalcolabile ». La conclusione del MacMahon e questa: « Mentre le condizioni del pro-
blema ci impediscono di avanzare un categorica negazione, possiamo invece asserire,
io credo con sicurezza, che non si danno argomenti sufficienti a sostegno della convin-
zione che questo libro esistesse ».
150 ARISTOTELE

Stahlin, Gesch. d. gr. Lit., I : 2, 51-52. Possediamo tuttora un iscrizione dell anno
334 / 2 contenente un decreto delfico in onote di Atistotele e Callistene.42 £ probabile
che Aristotele, dopo la battaglia di Cheronea, abbia compilato un catalogo dei vincitori
dei Giochi Pitici valendosi dell archivio di Delfi. Scrisse anche una storia dei giochi,
utilizzata da Plutarco nella Vita Solonis 11. Quale forma avessero gli scritti corrispon-
denti sui giochi di Olimpia e sulle Dionisie di Atene, non sappiamo.

La Retorica, Libri I-II


Sommario del contenuto. Retorica e dialettica sono due modi diversi
di parlare delle cose; hanno questo pero in comune, che in esse si procede
da una problematica generale e non si argomenta scientificamente. La reto¬
rica e una tecnica , perche e possibile oflrire un esposizione sistematica degli
strumenti con l aiuto dei quali un oratore puo avere successo. I miei pre-
decessori composero, si, dei trattati di retorica dice Aristotele , ma
trascurarono do che conta di piu , vale a dire l entimema , cioe le immagini,
le similitudini e le analogic suggestive, valendosi delle quali l oratore rag-
giunge la sua massima efficacia nell argomentazione. Essi, sostanzialmente,
rivolsero la loro attenzione al problema di come l oratore deve far appello
ai sentimenti degli ascoltatori e guadagnare a se i giudici, perche si occu-
parono soprattutto del discorso giudiziario; pero un discorso in cui si
ponderano il pro e il contro ha maggior pregio di un discorso giudiziario.
Certo, il discorso giudiziario e piu popolare perche offre all oratore ampie
occasioni di fare delle digressioni dall oggetto e di attaccare personalmente
l avversario.
Invece del sillogismo strettamente scientifico, l oratore adotta un ge-
nere di argomentazione che chiamiamo entimema. Per l oratore il saper
padroneggiare questa sorta di argomentazione e di importanza essenziale,
perche l oratoria , a dire in breve, consiste di una combinazione di capacita
di argomentare logicamente unita a intuito psicologico ; il compito del-
l oratore e di provare che qualche cosa e verosimile.
Le esposizioni piu antiche hanno spesso offerto un’immagine distorta
dello scopo dell oratoria ; tuttavia nella realta quest arte e molto utile: non
e raro, infatti, il caso che verita e diritto scapitino a causa dell incapacita
di cattivi avvocati, mentre un oratore che padroneggi la sua tecnica puo
porvi un riparo. Chi ha padronanza della tecnica , poi, sapra anche esporre
i suoi argomenti in forma attraente e popolare, e per di piu sara in grado
di scoprire le scorrettezze dei suoi avversari sotto il profilo logico. £ per
altro verso innegabile che la tecnica retorica puo anche recare danno, quan-
do sia utilizzata a scopi malvagi da oratori privi di scrupoli. Questo, tut ¬
tavia , e un rischio inerente a tutte le cose buone.
Si potrebbe definire l oratoria come la padronanza dei mezzi con l aiu-
,2 Ditt
. S.I.G.3 275 = DURING, Biogr. trad. T 43, 339. S.I.G.3 252, 42-43 informa
che nell anno 327 / 26 gli Amfizioni pagarono un iscrizione con i IIufHovTxat . Si veda
D.M. LEWIS , An Aristotle publication - date, « Cl. Rev. » 1958, 108.
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 151

to dei quali l oratore puo guadagnare a se l uditorio. Questi mezzi sono


tre: la personality dell oratore , la capacita di portare l uditorio a un certo
stato emozionale, e il dono di saper dare una tal forma all esposizione,
che si riesca felicemente a dimostrare come vera o verosimile una qualche
cosa. L oratore, innanzi tutto, deve dunque saper fare personalmente una
certa impressione grazie al suo carattere; in secondo luogo deve esser ca-
pace di compiere delle valutazioni etiche e deve avere una buona cono-
scenza della vita affettiva ; infine deve aver familiarita con la tecnica del-
l’argomentare logicamente. Se si accetta come esatta questa definizione e
questa descrizione dell arte oratoria , bisogna allora concedere che essa e
con cio stesso un ramo della dialettica e dell etica.
I due generi di argomentazioni di cui si serve l oratore, l entimema e
l esemplificazione, possono essere paragonati al metodo deduttivo e al
metodo induttivo delle scienze. Lo scienziato volge la sua attenzione al
particolare e cerca la verita, l oratore invece all universale e a cio che e
verosimile per un certo gruppo di individui, dunque al suo pubblico.
Egli trae i suoi argomenti da quel bagaglio di luoghi comuni a cui ricorria-
mo quando valutiamo il pro e il contro; l’oratore, infine, deve fermarsi
al verosimile, perche non si argomenta mai su qualcosa che sia realmen-
te vero.
Si puo classificare l’entimema da diversi punti di vista, o secondo il
contenuto o secondo la forma ; a motivo del loro contenuto alcuni enti-
memi si adattano soltanto a una circostanza, per esempio la discussione di
argomenti giuridici. Gli entimemi generali, invece, si differenziano da
quelli particolari per il fatto di essere formulati in modo cosi generale da
poter essere impiegati in ogni contesto.
I discorsi possono poi essere classificati secondo cio che l’uditore si
aspetta di sentire. L’ uditore, per es., puo trovarsi nella situazione di non
sapere che cosa deve fare e di sperare quindi che l’oratore esponga le
ragioni a favore e quelle contro, in modo da poter decidere per l’ una o
l’altra possibility . Puo anche darsi, invece, che l’uditore si attenda un
chiarimento su qualche cosa di accaduto ; infine, puo trovarsi ad ascoltare
anche soltanto per ammirare l’arte dell’oratore. Secondo lo scopo del di-
scorso possiamo dunque distinguere tre forme principals il discorso deli¬
berative, che serve a chiarire, il discorso giudiziario e quello epidittico.
Lo scopo del discorso deliberative e quello di indurre l’uditore alia
decisione desiderata dall’oratore ; questo tipo di discorso si occupa di eventi
futuri e mira a dimostrare che qualcosa sara di vantaggio o di danno. Il fine
di un discorso giudiziario, invece, e l’accusa o la difesa , e il suo scopo e
quello di dimostrare che qualcosa e giusto o ingiusto. Lo scopo di un di¬
scorso epidittico, infine, e quello di lodare o biasimare; per lo piu un tale
discorso si occupa del presente, pero l’oratore puo parlare anche del passato
o del futuro; mira a dimostrare che qualcosa e nobile e bello, oppure a
sostenere il contrario.
In tutti i casi, sia che il suo tema e il suo scopo sia l’ uno o l’altro,
l’oratore deve avere a disposizione una certa provvista di proposizioni ge-
152 ARISTOTELE

nerali e di luoghi comuni, di cui si serve per dimostrare che una cosa
e possibile o impossibile, oppure, quando parla del passato o del futuro,
che cosa e vero o falso e in generale che cosa sta in un rapporto conve-
niente con il fatto in discussione.
Il discorso deliberative.i ( I 4-8 ). Un discorso che si proponga di indi-
rizzare, offrire chiarimenti e consigli, si occupa di cose e di relazioni che
dipendono da circostanze molteplici e che tuttavia hanno un elemento in
comune: esse sono tutte in nostro potere, perche non si discute di cose
che avvengono di necessita in un modo o nell altro, ne di cio che e im ¬
possibile. Un ora tore che desidera dare al suo pubblico dei consigli su
qualche argomento deve avere una perfetta familiarita col tema che tratta ;
e poiche il tema cambia, egli deve disporre di ampie conoscenze in diversi
settori del sapere.
Lo scopo dell esistenza di ogni uomo consiste, in una parola, nella
felicita e in tutto cio che colleghiamo con questo termine; percio ogni di¬
scorso sia di persuasione che di dissuasione ha questo come tema centrale.
La felicita comprende molti elementi: nascita nobile, molti e buoni amici,
ricchezza, molti figli e ben dotati, il raggiungere un’eta avanzata in buona
salute, bell aspetto, corporatura vigorosa, abilita sportiva, buona fama, suc-
cesso nella vita, talento, un buon carattere; percio un oratore che desidera
avere successo deve studiare questo tema, in modo da essere ben infor -
mato sui diversi ideali degli ascoltatori quando si presenta davanti al suo
pubblico.
Deve anche avere un idea chiara di cio che e utile in ogni caso par-
ticolare, perche certo egli vorra sempre offrire ai suoi ascoltatori un con-
siglio da cui essi possano trarre giovamento. Ora , poiche e necessario che
questo sia qualche cosa di buono , l oratore dovra allora avere una conce-
zione approfondita del bene e dell utile.
Buono in senso proprio e cio che noi scegliamo per se stesso e non per
qualche altro scopo che sta oltre esso, perche e un fine ultimo; oltre a
cio, vi sono molte altre cose che noi chiamiamo beni, alcune a buon di-
ritto e altre no. Anche il piacere e un bene, perche tutte le creature ten-
dono ad esso per natura . Percio dobbiamo qui trattare almeno sommaria-
mente del problema di che cosa sia buono o cattivo. Per l oratore e parti-
colarmente importante saper decidere fra due cose quale e migliore o piu
utile. Avere il senso delle proporzioni e la capacita di giudicarle costituisce
anche una qualita importante per l oratore.
Chi ha intenzione di presentarsi in veste di consigliere di questioni
politiche deve, com’e ovvio, avere una buona conoscenza delle diverse for¬
me di costituzione e dei poteri di ogni singola carica e autorita ; deve anche
conoscere lo scopo a cui tende la vita sociale.
Il discorso epidittico (19 ). Poiche il fine del discorso epidittico e quel-
lo di lodare o di hiasimare , l’oratore deve avere ben chiaro che cosa e ono-
revole e che cosa e ignobile, che cosa e la virtu e che cosa il vizio. Pale-
semente, gia la figura morale dell’oratore conta molto, quando egli si pro¬
pone il compito di lodare o hiasimare altre persone; pero non gli occorre
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 153

solo l esperienza pratica della vita, bensi anche la conoscenza di che cosa
e virtu .
Come qualita eccellenti, o virtu, consideriamo la giustizia, il coraggio,
la saggezza, la liberalita, la generosita, la tolleranza, la mitezza, l’intelli-
genza pratica e la sapienza. Quando si vuole lodare o biasimare qualche
cosa, si puo senza rischio trattare come identiche delle qualita affini ; que-
sto presuppone pero che l oratore sia davvero capace di operare delle va-
lutazioni corrette. Deve anche conoscere a perfezione le inclinazioni dei suoi
uditori, in modo da saper lodare quelle qualita che essi particolarmente sti-
mano. Ma innanzi tutto e importante che concentri i suoi sforzi per far
risultare che la persona di cui park ha sempre agito con intenzione, anche
in quelle occasioni in cui ha fatto qualche cosa sotto la pressione delle
circostanze.
Una forma particolare di questa eloquenza e l elogio, che e dedicato
all operato dell intera vita di un uomo.
Indichiamo con il termine di sviluppo o amplificazione un artificio
tecnico che si adatta particolarmente bene al discorso epidittico; esso e
sopra tutto efficace quando si paragona la persona , i cui meriti si vogliono
esaltare, con qualche personaggio storico famoso. Molto utile e anche
considerare il suo contributo in relazione alia comuni ta .
Dunque, in un discorso epidittico particolarmente conveniente e l’am-
plificazione, mentre per il discorso deliberative e l esempio, e in quello giu-
diziario e l entimema.
Il discorso giudiziario ( I 10-15 ). Nel discorso giudiziario l oratore fun-
ge da accusatore o da difensore ; percio dev essere al corrente dei motivi
del misfatto e del carattere dell accusato e delle persone a cui l accusato ha
arrecato danno. Soprattutto deve studiare quale psicologia hanno le persone
che hanno inclinazione a commettere ingiustizia . Commettere ingiustizia si-
gnifica fare intenzionalmente e premeditatamente qualcosa che trasgredisce
la legge e l ordine. L oratore deve saper distinguere un azione intenzionale
da una involontaria ; « intenzionale » poi significa che l accusato ha com-
piuto un’azione consapevolmente e di sua volonta , senza alcuna costri-
zione esterna e , di solito, anche con premeditazione ; le motivazioni del suo
comportamento per lo piu risiedono nella corruzione del carattere e in una
mancanza di autocontrollo.
Si possono distinguere quattro motivi di un’azione intenzionale: l’abi-
tudine, l’avidita, l’ira , la brama , e inoltre tre motivi di un’azione non
intenzionale: la circostanza favorevole, il carattere della persona che agisce
male e la costrizione. Cio che da impulso a un’azione intenzionale, e nello
stesso tempo rappresenta il suo scopo, e buono o apparentemente buono ed
e collegato a una sensazione di piacere o a un’apparente sensazione di
piacere.
Soprattutto importante come motivazione dell’atto ingiusto e che chi
lo compie cerca la soddisfazione di un suo piacere ; ne consegue che l’ora-
tore deve sapere che cosa sono il piacere e la sensazione piacevole, e quali
cose destano il piacere.
154 ARISTOTELE

L oratore deve anche soffermarsi sullo studio della psicologia della


azione ingiusta . Deve cioe conoscere il carattere e le particolarita tipiche
che fanno di un uomo un trasgressore delle leggi o un delinquente.
Ci sono diverse specie di trasgressioni della legge e l oratore deve
conoscere come si distinguono l una dall altra ; perche non e raro che l ac-
cusato ammetta il fatto in se, ma non riconosca il modo in cui viene giu-
dicato e rubricato il suo delitto.
L oratore deve anche prendere in considerazione le leggi non scritte,
di cui un genere particolare si puo indicare come equita . Azioni che con ¬
siderate sotto il profilo formale sono infrazioni della legge, ma non con -
trastano con il diritto e l’equita , devono essere giudicate con indulgenza
e mitezza. Ma soprattutto nel dibattimento giudiziario bisogna tenere
conto piu dell intenzione e della volonta dell’accusato che del fatto in se
e per se. Puo succedere cioe che, se si tiene conto solo delle circostanze
esterne e del fatto in se, si giudichi un infrazione come una sciocchezza ,
mentre se si considera anche l intenzione, allora la stessa azione si puo
dimostrare molto grave e meritevole di un giudizio assai duro. Si puo dire
che una cattiva azione e cattiva nella misura in cui rivela un disprezzo
della giustizia . Chi ha rubato un mezzo obolo e fondamentalmente in
grado di compiere qualsiasi delitto.
Infine fanno anche parte del dibattimento giudiziario le deposizioni
testimoniali e altri mezzi di prova , che, e pur vero, non appartengono
all oratoria, ma che l oratore deve conoscere perfettamente.
La presentazione del discorso ( II 1-26 ). Considerazioni introduttive
( II 1). Dopo avere esposto fin qui prosegue Aristotele come l ora-
tore si deve preparare e secondo quali prospettive deve impostare il suo
discorso, giungiamo ora a cio che importa nella presentazione del discorso,
quando l oratore e davanti ai suoi uditori. Deve essere egli stesso emoti-
vamente partecipe, per trascinare con questo mezzo gli uditori nello stato
emozionale desiderato. Tre sono le qualita che facilitano all oratore l opera
di convincimento degli ascoltatori: buon senso, integrita morale e bene -
volenza . Ho gia esposto in precedenza come si consegue la fama di essere
una persona di buon senso e buon carattere; quanto al benvolere e alia
popolarita fra gli uditori, il mezzo migliore per procurarseli e di essere
sensibile all importanza degli affetti e di capire come, in qual grado e
quando bisogna far riferimento agli affetti dell uditorio.
La trattazione degli affetti ( II 2-11 ). Indignazione e disprezzo ( 2 ).
Mitezza e indulgenza ( 3 ). Amore, amicizia, odio. Confronto fra indigna¬
zione e odio ( 4 ). Timore, ardimento, fiducia in se ( 5 ). Timidezza , insolen-
za ( 6 ). Lusinga , ben volere e loro contrari ( 7 ). Compassione e suo con-
trario. Differenza fra compassione e paura ( 8 ). L indignazione giustificata
e in contrasto con la compassione. Un altro contrasto e quello con l’invi-
dia, che ha la sua causa nel fatto che una persona e sdegnata del successo
di un altra, anche se quel successo e pienamente meritato ( 9 ). Invidia e sue
cause ( 10 ). La rivalita e come si differenzia dall invidia ( 11).
RETORICA , POESIA , TRAGEDIA 155

Psicologia degli ascoltatori ( II 12-17 ). L oratore deve saper calcolare


di volta in volta in precedenza la reazione del suo uditorio. Nel giudicare
dei caratteri delle persone e bene studiare gli affetti e gli atteggiamenti
tipici delle diverse eta e dei diversi ceti sociali. Analisi di qualita tipiche
dei giovani, degli anziani e delle persone di eta media. L oratore deve anche
tener presente che le persone appartenenti a uno strato sociale piu elevato
reagiscono in modo del tutto diverso da quelle di condizione inferiore.
Regole tecnicbe generali ( II 20-26 ). Punti di vista sempre ricorrenti
( II 20-22 ). In ogni tipo di discorso l’oratore ha la possibility di usare certi
punti di vista generali. L’abilita tecnica nel saperli sfruttare bene e un
presupposto necessario. Punti di vista di tal genere sono: e possibile que-
sto o no ? £ di grande importanza o no ? In quest ultimo caso e di grande
utilita la tecnica dell amplificazione o della diminuzione. Altri strumenti
tecnici sono le similitudini, gli esempi mitologici o storici, l entimema,
l’apologo, la massima e il proverbio. Regole per il loro uso.
L entimema ( II 23-24 ). L entimema non dev’essere ne troppo ricer-
cato, ne troppo generico, ma invece appropriate e immediatamente evi-
dente. Se e ben scelto e usato abilmente, gli ascoltatori ne trarranno subito
la conclusione desiderata e scoppieranno in applausi all’indirizzo dell’ora-
tore, perfino prima che egli giunga al termine. Ventotto esempi di enti-
memi positivi e negativi ( 23 ). Dieci esempi di come si possono indurre
gli uditori a false conclusioni per mezzo di entimemi apparenti ( 24 ).
Confutazione ( II 25-26 ). L’oratore puo confutare il suo awersario col
trarre dagli stessi dati di fatto una conclusione opposta , oppure con il
sollevare un’obiezione: l’obiezione puo essere avanzata sulla base della
cosa stessa, cioe dell’argomentazione addotta dall’awersario, oppure puo
essere avanzata da un punto di vista che sia esattamente l’opposto di quello
dell’avversario. Si puo anche accettare solo apparentemente lo stesso punto
di partenza dell’avversario. Puo contare moltissimo essere in grado di ri-
ferire dei precedenti, soprattutto se si tratta di decisioni che siano state
felicemente prese da personaggi famosi. Nella confutazione degli entimemi
bisogna che l’oratore tenga presente che il loro scopo e sempre quello di
dimostrare la verosimiglianza di qualche cosa . Ora, cio che e verosimile
spesso anche si avvera , ma non sempre, e percio ecco che si ha qui il
punto idoneo per l’attacco.
Si possono introdurre anche nella confutazione delle amplificazioni e
delle diminuzioni; naturalmente, pero, si argomenta a partire dallo stesso
materiale dell’avversario, ma in direzione opposta .
La confutazione si deve proporre di mostrare che gli argomenti del-
l’antagonista sono illogici oppure che derivano da false premesse.
Sfondo e scopo . L’introduzione e formulata in modo tale che ogni
lettore, mediamente al corrente delle opinioni di Platone sulla retorica,
comprende immediatamente che Aristotele si ricollega al Gorgia e al Fedro .
Mol to abilmente egli entra subito in medias res ; le parole « un ana-
logo della dialettica » mirano a evocare nelle menti degli ascoltatori il
156 ARISTOTEI E.
malizioso confronto platonico fra la culinaria e la retorica ; ma, come ve-
43

dremo, Aristotele si rifa prevalentemente al Fedro.


Gli scopi principali perseguiti da Platone nel Fedro erano tre: 1)
difendere l uso della filosofia come medicina dell anima,44 therapeia psyches.
2 ) Proporre una riforma della retorica; la retorica dovrebbe utilizzare i
metodi della dialettica. 3 ) Platone discute percio il metodo dialettico, di45
cui esprime la sostanziale caratteristica nella formula « sintesi-analisi ».
La discussione della retorica nel Fedro procede attraverso tre passaggi. In-
nanzi tutto Platone muove critiche all eloquenza corrente al tempo suo e
all insegnamento degli scrittori professionisti di discorsi, logographoi :;
poi specifica che cosa si deve esigere da un buon oratore, specialmente se
parla davanti a un tribunale; la sua arte si deve fondare su una buona co-
noscenza dei metodi della dialettica. Infine, con un approfondita argomen-
tazione, pone le basi della sua teoria secondo cui soltanto su questi pre-
supposti la retorica puo essere davvero un arte; un arte, quindi, che mira
al vero e al bene e opera con metodi sicuri. In 259e pone a confronto la
sua concezione con quella comunemente accettata. Socrate domanda: « Non
e forse vero che un buon oratore deve possedere una conoscenza appro-
fondita della verita 47 su ogni argomento di cui si propone di parlare ? ».
« No » , risponde Fedro, « egli deve dire cio che piace agli ascoltatori, per-
che sono loro i giudici ». * Non deve quindi argomentare fondandosi sulla
4

verita, ma sulle opinioni.


La ragione principale che condanna i logografi consiste nel fatto che
essi non mirano alia verita, ma rivolgono il loro sguardo unicamente agli
ascoltatori. La loro arte e una « seduzione delle anime », e una psycha-
gogia, il loro strumento piu importante e l adulazione, il loro unico scopo
e di guadagnare a se e alle proprie tesi gli ascoltatori ; l oratore e pronto
a difendere qualsivoglia tesi 49 e, se questo puo tornare utile al suo scopo,
a gettare sabbia negli occhi dell uditorio. Invece il rimprovero principale
mosso nella critica all insegnamento dei logografi e che essi insegnano una
tecnica alio scolaro senza pero insegnargli contro chi, quando e dove essa
deve essere usata. Si sostituisce cost al vero il verosimile. Platone descrive
con ironia pungente come i logografi facciano a scovare i loro terni.
La vera eloquenza riformata esige come sua base un sapere non spre-
45
Gorgia 465d avxtaxpocpoi; AtjioTtoiia hi
44
Cfr. Diod . Sic. I 49 laxpelov | ( A>
X%-
* auvayuYTi-SiatpeCTK;, da una parte lo sguardo d insieme , il tener d occhio il
tutto, knl pdav ISfav auvopav, dall altra l analisi dei particolari . Platone offre una di-
mostrazione elegante di questo metodo nei due discorsi di Socrate, e una negativa con
il discorso di Lisia .
46
47
Che servivano come shadow-writers .
Siivoiav stSuZav xdcXrjll i;: dunque non semplicemente perizia , non un doctus
orator. Platone propugna quattro volte questa tesi , e da ultimo a 277b.
48
Cfr. 1357a 11 6 XPIXTJ ;< umSxetxai sTvai airXoui;. Cfr. 1391b 10.
26 Id dcvxiXoYixf ).
EupEou;, inventio. Cfr. il divertente esempio di 273b.
50
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 157

gevole,51 ma innanzi tutto richiede intuito psicologico, perche l oratore fa


appello all anima dell ascoltatore; l oratore deve percio avere familiarita
con l uomo considerato come un insieme di anima e corpo, e deve cercare
di comprendere i suoi desideri e i suoi ideali, il bene e il male che sono
in lui.52 Nel secondo discorso di Socrate, poi, Platone spiega che cosa in-
tende dire quando afferma che la retorica deve essere fondata sulla filosofia .
Cio che nella prima parte del dialogo si e stabilito a proposito dell anima ,
diviene ora importante per il tema principale; come nel Timeo , anche qui
si propone 53 di rappresentare quasi per gioco la verita nella forma di
un mito.
Lo strumento principale e dunque un reale intuito psicologico, come
seconda condizione viene ad aggiungersi la conoscenza dei mezzi con cui
si esercita la psychagogia , ormai intesa nel senso buono del termine. Senza
un metodo sicuro, la retorica diviene qualcosa di simile al vagare di un
cieco;54 se e esercitata con rigore metodico, diviene invece una techne.
Questo e lo sfondo che bisogna tener presente nella lettura della Re -
torica , un opera che e insieme un corso teorico e pratico di retorica, basato
sulle teorie platoniche della vera oratoria esposte nel Fedro. Come nei
Topici , Aristotele afferma l utilita, to chresimon , di un buon perfeziona-
mento nell oratoria . « Limitarsi a parlare di queste cose per principio o a
fare delle vuote chiacchiere astratte, sarebbe fatica sprecata ; mentre per
l uso pratico l esempio concreto vale piu di una spiegazione risolta in ge-
neralizzazioni ».
Anche dalle minuzie si rileva come Aristotele si ricolleghi a Platone;54
51
Cfr. Crasso nell' excursus in Cic. De or . Ill 56-143.
52
£ questo il senso della discussione su anima e « natura del tutto », TJ TOO
8Xou Burnt;, 270cd ; 270e conferma quest interpretazione: rfjv oualav Selljei dbcpi (3coc
Ti)? tpuaeco? TOUTOU irpi; 8 TOU? X6you? irpoaolaei.
246a e 265c xepdcaavTas oux aiuOavov X6yov , iraiSia irCTraiatlai ; 262d Tra-
paSeiypa, cfr. Tim. 59cd e 72de.
M
270e rutpXou Tropcla. I 1, 1354a 8 puo alludere a questo. Il termine 686c
e i suoi sinonimi significavano « metodo »; cfr. anche Ep. Cor . I 13, 1.
55
1393a 16-18.
M
Noto qui alcune reminiscenze, sicuramente intenzionali: I 1, 1354a 8
oSoiroteiv, Fedro 263b; 1355a 17 aToyaaTixco;, Gorgia 463a ; 1355b 10 ou T8 ireiaai
-
Spyov au rij?, seguito dal paragone con la medicina, Fedro 260a ; I 10, 1369b 23-28
aTraXXayi) xaxou , Gorgia 478d ; I 11, 1371b 13-17, Fedro 240c; 1371b 31 e molto
fine, perche si deve supporre che gli ascoltatori di Aristotele pensassero immediata-
mente a Callicle che deride i filosofi, Gorgia 484e; II 10, 1387b 32, Fedro 275b; II
13, 1389b 21 xax6Tro7tTot , che conferma la medesima lezione a 240e; II 21, 1395b 5-7
uso ironico dell arte di aTox <x£eafloa irpotiTroXapPavovTc;, Gorgia 463ab. - Contro Pla¬

tone: I 2, 1357a 3-4 ol ou 86V <XVT<XI auvopav contro 265d el? ptav E86av auvopav ,
poiche questo sarebbe il compito dello scienziato; I 5, 1361a 11 respinge l ammirazione
platonica per Sparta ; I 5, 1361b 4 e citato con approvazione Erodico, contro Platone
Fedro 227d e Repubblica 406a; I 9, 1367b 9 e una considerazione alquanto ironica
della xoXaxela platonica .
158 ARISTOTELE

pero questa forte dipendenza da Platone non significa che la Retorica


sia soltanto una sistematizzazione non originale di teorie platoniche, « un
Fedro allargato », come riteneva W.H. Thompson; al contrario, l’esposi-
zione e fresca, originale, e traboccante di eccellenti osservazioni. Diverse
volte, poi, Aristotele afferma, in contrasto con Platone, che il compito
primario della retorica e di saper esporre una cosa in modo che essa acqui-
sti verosimiglianza.51 Tanto per l oratore quanto per il medico la padro-
nanza della propria arte costituisce l essenziale; chi esercita una professione
non ha il compito di ricercare la verita assoluta. Tuttavia Aristotele sotto-
linea piu volte che e vero che il pithanon significa il verosimile, « pero gli
uomini per natura tendono alia verita; percio la facolta di afferrare il cre-
dibile e cost preziosa ».
Questa facolta completa la formazione che si consegue attraverso le
scienze nel senso che, procedendo da proposizioni generali,58 produce la
sicurezza di una conferma . Come la dialettica, la retorica ci pone in con-
dizione di comprendere gli aspetti contrapposti degli argomenti trattati.59
Non si ha successo senza intuito psicologico. Dopo le parole introdut-
tive, con l intenzionale allusione a un celebre termine centrale in Platone,
Aristotele mette in rilievo le somiglianze fra retorica e dialettica.40 Critica
gli autori di piu antichi trattati sull’eloquenza e sposta l accento fonda-
mentale sull arte dell argomentazione. Un oratore che argomentasse scien-
tificamente non avrebbe successo, perche la gente non lo capirebbe; l ora¬
tore deve percio apprendere una tecnica del tutto speciale per acquisire la
capacita di persuadere gli ascoltatori. E se qualcuno sostiene come
Platone che la tecnica retorica reca gravi danni, quando sia usata di-
sonestamente, ebbene, questo vale per tutte le cose buone.
Di tre specie sono i mezzi con cui l oratore puo persuadere: innanzi
tutto la facolta di infondere fiducia con il proprio carattere personale ; in
secondo luogo, l’arte di portare gli ascoltatori alio stato d’animo favore-
vole ; per terzo il peso delle ragioni, e quindi l’esposizione stessa della
cosa.41 Aristotele e l’autore di questa tripartizione e il responsabile delle
57
Passi principali: 1355b 26 8uvap.ii; 7tepi IxaaTov TOU HEcopyjaai TO cvScyopcvov
mSaviv , l esempio della medicina e come nel Fedro 268a, ma e usato in modo del tutto
diverso. - 1356a 33 Suvapei; TI'A; TOU 7top (aai X6you;, avere una provvista di argo ¬

menti. -1355b 10 ou T8 Ticiaai gpyov auT?j; dXX’ ESeTv Ta uraxpxovTa triSava rrepl
£xa <JTov. Nella sostanza Aristotele dice questo gia nei Topici 13 6 pv)Topixo; ou Ttelosi,
ouS’ 6 taTpixi; uyiaaci, poiche caratteristico di entrambi e il fatto ch essi posseggono
una km
T
58
Sia TCOV xoivoiv.
59
Aristotele elogia la capacita di in utramque partem disserere soprattutto in
Top. VIII . Cicerone nel De Or. Ill 80 e in De Fin. V 10 la ammira come Arhtotelius
mos; era appunto questo il metodo che Aristotele usava nei suoi dialoghi.
Cfr. Soph. El. 172a 30-33.
1356a 2 bj Tqi TjS-si TOU liyovTo;, ev T£> TOV dxpoar})V SiaOsivai rroi;, ev auTC~>
TO> X6yo>. Chi ascolta un discorso epidittico e un S eojpo;, che ammira l arte dell ora-
tore, ma non si cura del contenuto.
RETORI CA , POES I A, TRAGEDIA 159

conseguenze che da essa vengono tratte nel terzo capitolo. Per la triparti-
zione dei requisiti dell oratore aveva un modello nel Fedro 271, ma l espo-
sizione ne e indipendente. L oratore deve: 1 ) saper argomentare logica-
mente, 2 ) possedere intelligenza etica e 3 ) intuito psicologico. Naturalmente
dovra anche personalmente possedere un buon carattere, abilita, qualita
eccellenti e un indole amabile.
II secondo requisito offre ad Aristotele l occasione di un interessantis-
simo studio della psicologia degli ascoltatori . Come deve fare l oratore per
conquistarsi gli ascoltatori ?
Ricordiamo che al tempo dei Sofisti , per gli oratori e i politic , la pa-
rola episteme indicava precisamente questo: l arte, cioe, di guadagnare a
se gli uomini. Siccome quest arte non era indirizzata al bene e non serviva
al benessere vero della comunita politica, Socrate e Platone si erano tuttavia
rifiutati bruscamente di considerarla alia stessa stregua della medicina e di
altre arti dirette al bene 'del singolo o della comunita . Ora Aristotele ria-
bilita questa episteme , a patto soltanto pero che il suo scopo sia buono.
Egli porra quindi il problema in questi termini : come dovra l oratore
usare il suo sapere per conquistare a se diversi tipi di ascoltatori ? Il punto
centrale consiste nel saper parlare con i contadini alia maniera loro e con
i dotti in latino, per citare le parole di un poeta svedese. Prima Aristotele
caratterizza ( capitoli 12-14 ) la disposizione interiore di uomini di diversa
eta , poi ( capitoli 15-17 ) quella di uomini appartenenti a diversi ceti so-
ciali.64 Malgrado la schematizzazione teorica dell esposizione, questi capi¬
toli testimoniano della conoscenza dell umanita e dell acume psicologico
dello scrittore. Al di la dell enumerazione schematica, sta sempre la sua
convinzione che il meglio si deve trovare a meta strada fra gli estremi.
A titolo di esempio, vogliamo segnalare i seguenti tratti dalla sua analisi
psicologica degli uomini che invecchiano : sono per lo piu disillusi, scetti-
ci, pronti alia critica , sospettosi , freddi, gretti, tirchi, disposti a prono-
sticare il male e percio vili e preoccupati della morte vicina, egoisti, rivolti
piu al passato remoto che al futuro, chiacchieroniSi e voluto trarre da
questa impressionante valutazione dei vecchi ateniesi la conclusione che
Aristotele abbia qui scritto sulla base della sua personale esperienza di
vecchio. Ora, a parte il fatto che non si puo pensare tanto facilmente che
qualcuno dipinga se stesso con tinte cosi fosche, quest opinione e vera-
mente insensata. Innanzi tutto, infatti, Aristotele personalmente non rag-
giunse un eta molto avanzata , e in secondo luogo il lettore attento di que-
II 1 , 1378a 8 <pp6vY) <Ti? apex/] eiivoia .
43
Soph. 223b Av ptoTro rjpta .
44
Cfr. II 18, 1391b 20.
45
Cio si puo ricavare soltanto indirettamente dall esposizione di Aristotele , poi-
che la dottrina della peoiTT]? non compare come un principio espressamente formulate.
Cfr . I 9, 1367a 32 - b 1 .
44 _
II 13 : ra 7tXetco <paiSXa xtov Trpaypaxtov , Trayltop ou8£v , xaxofj ctp , xayu 7roirxot ,
<ptXou(Ttv top pudY) CTOvxcp xal pUCTOutnv &> c, 9 tXf ) CT0vxcp, pixp6 t)A>xoi , iveXcullepot , Trpocpo-
Pn)xtxoi , ini xfj xeXeuxaia vjpfpa , <ptXauxot paXXov 8cT, x?) pvfjpy) , aJoXcayJa .
160 ARISTOTELE

sto capitolo si accorge che Aristotele riserva tutto il suo entusiasmo per
la descrizione dei pregi dei giovani; tuttavia egli trova il suo ascoltatore
ideale fra gli akmazontes , coloro che sono nel fiore dell eta. Senza sotto-
valutare l acume psicologico di Aristotele, si deve pero costatare che questi
piacevolissimi capitoli sono costruiti su uno schema ; ci si accorge, cioe, fa-
cilmente che ogni qualita apprezzabile dei giovani ha il suo opposto in
una qualita riprovevole dei vecchi. Aristotele poneva la akme fra i trenta
e i trentacinque anni d eta, ed egli stesso raggiungeva la sua akme proprio
quando scriveva queste pagine. Ma egli aggiunge, proprio al modo di
Platone,67 che do vale soltanto per il corpo, poiche l anima raggiunge la sua
completa maturita quando l uomo compie quarantanove anni.68
In seguito Aristotele discute l influenza delle circostanze esteriori del¬
la vita. Si pensa, per esempio, che la nobilta di nascita dia la garanzia per
avere un buon carattere ; « ma siamo abituati a vedere che la gente si la-
scia sempre un po abbindolare » . Da quel che segue traspare il disprezzo
verso la massa proprio di chi appartiene all aristocrazia dell intelligenza :
le persone in vista dell Accademia, con Platone alia testa, costituivano una
elite, le cui idee non erano certo quelle dell Ateniese comune. £ interessan-
te il fatto che Aristotele offra una risposta del tutto diversa da quella di
Platone al problema del perche gli uomini eminenti hanno cost di rado
dei figli che a loro volta diventino persone eminenti; infatti Aristotele pa-
ragona il ricambio delle generazioni al ciclo della natura.6 Bisogna poi co¬
statare prosegue ancora che le persone di elevata posizione sociale,
se hanno un cattivo carattere, compiono ingiustizia in misura superiore alia
gente comune. Le persone appartenenti a ceti sociali elevati, poi, sono an-
che piu timorate di dio, e la fiducia che ripongono in dio e una conse-
guenza dell abbondanza dei beni della vita che il caso ha offerto loro di
godere.71
L esigenza dell intuito psicologico passa quasi inosservata dopo Ari¬
stotele. Tali sono le osservazioni di Aristotele sulla psicologia degli ascol-
tatori; ritorniamo ora all introduzione in cui egli descrive i tre mezzi della
persuasione. Poiche la retorica presuppone una buona conoscenza dei co-
stumi, della virtu e del carattere, essa e contemporaneamente un ramo 72
67
Repubblica 460e, Leggi 721b.
II 14, 1390b 11. Lo sfondo e dato dalla teoria del numero 7, secondo cui ogni
sette anni l uomo subisce un mutamento e raggiunge la maturita in un eta corrispon -
dente a 7 x 7 anni. Anche in Pol. VII 16.
69
1390b 25 <popdc yap T1? £cmv bt TOIC, ycveaiv. La metafora seguente mostra
che cosa qui significhi (popa : il raccolto risulta talvolta buono, talvolta cattivo. Balza
agli occhi la dipendenza dal Menone 93-94. Cio che qui dice, Aristotele lo aveva trat-
tato piu dettagliatamente in un opera perduta IIcpl EuyEveta?.
pi >tpa8oa) Tat - fi.EYaXd(8i >toi. Come le Etiche , la Retorica e ricca di parole
70

coniate da Aristotele.
71
Era tutto cio detto ironicamente ? Del tutto altrimenti pensa Epicuro secondo
Lucrezio III 53: multoque in rebus acerbis acrius advertunt animos ad religionem.
71
1356a 25 rozpaipu , piu comunemente rrapacpuac;, una metafora botanica che
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 161

della dialettica e dell etica. Anche nella sua esecuzione tecnica la retorica
e una copia della dialettica ( homoidma )\ come la dialettica, infatti, porta
le sue prove servendosi di induzioni o conclusioni, cosi la retorica lo fa
valendosi di esempi ed entimemi. La retorica in generale ha che fare con
oggetti di discussione. Ora, i giudici e gli altri ascoltatori sono persone
semplici, che non sono avvezze a seguire un argomentazione che si serva
di nessi conclusivi molto stretti ; percio il metodo di gran lunga piu adatto
per l oratore e quello di trarre le sue conclusioni da luoghi comuni, topoi.
Sicche uno dei pilastri della retorica aristotelica e costituito dal possesso
di una grande provvista di tali luoghi comuni, che in ogni momento pos-
sano essere impiegati nell occasione opportuna. L altro cardine, come ab-
biamo detto, e costituito da un buon intuito psicologico della natura umana,
che rende possibile all oratore di prevedere di volta in volta la reazioni del
pubblico.

A questo punto vorrei fermare l attenzione sul fatto, davvero singola-


re, e soltanto marginalmente ricordato nelle piu correnti esposizioni della
storia della retorica antica, che la Retorica di Aristotele non ebbe quasi
alcun influsso sulla teoria e sulla letteratura retorica successiva . II suo
amico e scolaro Eudemo compose un opera che si occupava di alcuni
problemi che Aristotele aveva trattato nei Topici e nell' Ermeneutica, al-
meno stando ai miseri frammenti disponibili;71 i frammenti dell estesa pro-
duzione di argomento retorico di Teofrasto sono scarsi, e nessuno ormai
crede piu oggi alia possibility di riuscire a ricostruire il suo pensiero; tutta-
via e sicuro che la sua efficacia si esercito soprattutto nel campo delle
teorie stilistiche. Dai frammenti si ricava che gli era servito di modello il
libro III della Retorica, soprattutto i capitoli 1-12. Teofrasto poi enuncio
una teoria dei quattro requisiti apprezzabili nello stile,74 che avrebbe avuto
importanza in seguito: correttezza linguistica , chiarezza , proprieta, elegan-
za . Gli stava molto a cuore la forma artistica , ed e probabile che risalga a
lui la teoria dei tre generi stilistici, mentre nessun frammento fa intrave-
dere un interesse per i problemi di psicologia dell uditorio. Nei frammenti
degli Stoici non ho parimenti trovato nulla di analogo, come nemmeno in
Demetrio, che pure ha utilizzato cosf assiduamente Rhet . III. Dovremo at-
tendere Cicerone 75 per trovare un riscontro alia teoria degli affetti di Ari-

e anche in EN I 4 , 1096a 21. La parola uTroSuexai ( a 27 , e anche Gamma 2, 1004b


18 ) e una diretta allusione al Gorgia 464c: « la retorica si insinua nell abbigliamento
dell etica ».
71
F. WEHRLI, Die Schule des Arisloteles, Eudemos fr. 25-29.
74
dpeTal T» X£!;EOS.
75
De Or. II 186-216. In tre passi soltanto ho trovato qualcosa che indichi che
Cicerone ha forse direttamente utilizzato la Retorica di Aristotele. II 186 e 189 concor-
dano con II 1, 1377b 23-24; in modo, pero, tutt altro che letterale. II 109 invident
autem homines maxime paribus aut inferioribus riproduce in forma abbreviata II 10,
1387b 24-27 <pOovy)aouai piv yap ol TOIOUTOI ol? clot TIVE? Spoioi f ) 9<xtvovTai ... xal olp
162 ARISTOTELE

stotele ; non si ritrova pero mai la precisa impostazione aristotelica : gli


argomenti di Cicerone sono soltanto delle annotazioni superficiali, ne egli
si da pensiero di fondare la retorica sull intuizione psicologica . Mi riesce
percio molto difficile credere che avesse davanti agli occhi la Retorica di
Aristotele nel testo originale. In linea del tutto generale si puo dire che
la teoria retorica era in balia del sistema di Ermagora e che la retorica era
considerata soltanto un arte formale. Proprio cioe secondo la prassi cri-
ticata da Platone nel Gorgia , l oratore nell esordio doveva cercare di con-
quistare 76 gli uditori, oppure disporli a favore di se e della sua causa pro¬
cedendo come per vie occulte.77 Nella peroratio si dava spazio al patetico;
servendosi dei mezzi gia biasimati da Socrate nella sua apologia,78 l oratore
doveva cercare di destare compassione ricorrendo a luoghi comuni speci-
ficati nei particolari. I manuali attribuivano il massimo peso all’individua-
zione dei topoi adatti, cioe all'inventio.
Mi sono permesso questa digressione perche la cosa mi pare di capi-
tale importanza . Gli scritti di scuola di Aristotele furono poco conosciuti
in epoca ellenistica ed influenzarono lo sviluppo del pensiero solo in mi-
sura modesta ; e se puo essere comprensibile che i retori di professione che
nell’antichi ta composero trattati introduttivi alia retorica non leggessero il
Fedro , e invece davvero singolare che la Retorica di Aristotele non abbia
destato alcuna eco. Riesco a spiegarmi questo fatto soltanto ammettendo
che Teofrasto non avesse alcun interesse per un arte dell’argomentazione
fondata sulla comprensione psicologica . Si puo supporre che la Retorica ari¬
stotelica gli apparisse come un’originale mescolanza di etica, psicologia e
teoria dell’oratoria , e che essa fosse da lui giudicata « inattuale ». Alio
stesso modo gli era indifferente la teoria aristotelica dell’essere e dell’ente,
evidentemente perche nel Peripato non ci si preoccupava piu di tali proble-
mi ; il frammento della sua cosiddetta Metafisica ne off re una testimonian-
za. Le opere che non avevano piu interesse per Teofrasto e per il Peripato
continuarono sf ad essere conservate, ma , anche quando a Rodi e ad Ales¬
sandria ne giunsero delle copie, rimasero sempre poco conosciute ; e siccome
per l’intera epoca ellenistica non abbiamo alcuna traccia di un’ utilizzazione
della Retorica aristotelica, dobbiamo concludere che i rotoli di papiro rima¬
sero a giacere nella quiete di qualche grande biblioteca . Se e vero che Ci¬
cerone effettivamente conobbe direttamente la Retorica e non solo attraverso

pixpou cXXei7rci ; e cio che Cicerone dice a II 211 della misericordia ricoida II 8,
1385b 14-15. In Or. 128 troviamo un breve accenno, quod Graeci Tjlhxov vocant el
7raSir]Tix <5v . Si afferma nei commentari che Oe Or . II 115 proverebbe che Cicerone ha
direttamente usato la Retorica di Aristotele: il che e quanto meno esagerato. II 152
mostra che conosceva i Topici , cosa ovvia anche senza questo passo, dato cio che
scrive in Top. I 1.
76
captatio benevoletiliae.
77
£ <po8os, insinuatio.
78
38de, commiseratio. La piu tarda dottrina degli affetti aveva dunque una base
completamente diversa da quella di Aristotele.
RETORICA , POESIA, TRAGEDIA 163

la mediazione di Filone o di Antioco, allora deve averne trovato i rotoli


nella biblioteca di Silla .
I generi dell eloquenza. Aristotele distingue tre generi di eloquenza :
quella giuridica, quella deliberativa e quella di apparato;80 questi tre generi
si differenziano in relazione al loro scopo, poiche spetta al primo di far
risaltare il giusto o l ingiusto, al secondo l’utilita o il danno, al terzo cio che
e moralmente buono o cattivo. Ora , questa distinzione era gia tradizionale
al tempo di Aristotele; egli pero definisce l oggetto e lo scopo dei tre generi
di eloquenza in termini che ci sono ben noti dalla sua filosofia . L eloquenza
deliberativa si occupa di oggetti che cadono entro l ambito delle nostre
decisioni.81 Per essere in grado di argomentare positivamente, l oratore
deve possedere un vasto bagaglio di conoscenze ; rispetto alle scienze, pero,
Aristotele pone un confine netto.
L eloquenza non e un' episteme in questo senso e l oratore non ha bi-
sogno di possedere una conoscenza scientifica , cioe esatta , dell oggetto ;
piuttosto, deve avere perizia . Aristotele tratta particolareggiatamente cio
che l oratore deve sapere. Un discorso di deliberazione politico, per esem-
pio, puo trattare di imposte, di guerra o di pace, di sicurezza del territorio,
di commercio di importazione e di esportazione, di legislazione ; l’oratore
dovra essere informato di tutto questo, e non gli bastera una conoscenza
limitata solo alia situazione locale: anzi, dovra essere bene informato anche
della situazione esistente nelle altre citta greche e persino fra gli altri
popoli
Aristotele passa quindi a trattare dello scopo che l’oratore deve te-
ner presente durante la discussione, e cioe il successo e il benessere.'3 La
discussione delVeudaimonia , pero, qui non consiste, come nelle opere di
etica , in un’analisi concettuale logicamente condotta: qui Aristotele ha
dinanzi agli occhi uno scopo pratico. Il punto centrale consiste nel fatto
che l’oratore in situazioni diverse deve soppesare il pro e il contro. Cio
che in un dato caso costituisce il benessere o Futile , riposa quindi su
circostanze esterne. Aristotele a questo punto si e molto allontanato dal-
1 etica normativa di Platone.
La discussione metodologica contenuta nel quarto capitolo ci insegna
molto sul suo atteggiamento: « Sarebbe totalmente sbagliato intraprendere
in quest’occasione un’analisi esatta e completa . Cio non compete alia reto-

Cfr. DURING, Notes on the transmission , 66.


" Le lingue moderne non hanno un adeguato equivalente
« esibizione dell’abilita dell’oratore nel far lodi ».
-
per ImSeix nxi? X6yo?,
81
1359a 39 &> v rj Apxf ) xrjc Yevfaeco? £ <p’ f ) [xTv l<mv. £ presupposta la ben nota
'
tesi iSvSpcoTro; YEVV71T' 1? TSV npi eav .
12
1359b 32 sgg., deve conoscere al xcov 7tepl xa? nptHiziq YPa <P°VTC0V loroplat ,
1360a 35. Cicerone formula in modo completamente diverso l esigenza dell informazione
quando dice nel De Or. Ill 143 docto oratori palma danda est .
83
1360b 6 suSaipovla xal xa pipia auxij?, cfr . Protr. B 93 e Pol . VII 1, com-
mentati in DURING, Protr. 254-256.
164 ARISTOTELE

rica , e costituisce piuttosto l oggetto di un altra scienza che e piu vicina


alia ragione e alia verita ». Come fara nell opera della sua eta piu ma-
tura, nzWEtica Nicomachea , Aristotele sottolinea che qui nella Retorica
non ci si muove nell ambito di una scienza, che consenta una definizione
esatta o conclusioni cogenti. L arte di argomentare e consigliare in veste
di oratore dice Aristotele consiste in una combinazione di pensiero
logico e di penetrazione etico-psicologica.85
« Se si cerca di precisare troppo esattamente l arte dell argomentazione
oratoria, si oltrepassano i confini che la separano dalla scienza e si snatura il
carattere stesso dell oratoria; invece di regole per un discorso si offrirebbero
delle regole per l esposizione specialistica di un certo stato di fatto ».
Questa distinzione e importante, anche perche ci aiuta a compren-
dere lo stile scientifico di Aristotele. Nell argomentazione scientifica , in-
fatti, viene assolutamente in primo piano il problema da trattare,16 nell elo-
quenza , invece, l arte di argomentare." Egli sottolinea questa differenza di
stile attraverso la formulazione della sua definizione ( « sia ora il benes-
sere cost e cost » ) e attraverso le riserve che introduce nelle definizioni. Il
« benessere » si puo, in termini di facile intelligenza , definire come il con-
correre di diverse cose che sono universalmente riconosciute come « cose
buone ». £ percio un metodo sbagliato quello di porre senz altro sullo
stesso piano definizioni di Aristotele tratte da testi di genere del tutto
diverso e distaccate dal loro contesto.
Nella sezione dedicata all eloquenza giudiziaria , la discussione del
problema di che cosa significhi propriamente « far torto » a qualcuno e
assai significativa del metodo da lui seguito nella Retorica , di pensare,
cioe, scientificamente, ma di esprimere in modo accessibile a tutti il ri-
sultato. E assai probabile che i dialoghi di Aristotele fossero redatti
proprio in questo stile. Ora , il far ingiustizia viene preso in conside-
razione innanzi tutto in rapporto al perche e al per che cosa , quindi al
motivo, e in secondo luogo in rapporto al carattere sia di chi ha compiuto
il torto, sia di chi lo ha subito. Aristotele distingue sette motivi possibili
del fare ingiustizia : innanzi tutto tre casi in cui il far torto non e inten-
zionale, vale a dire i casi in cui si commette ingiustizia fortuitamente,
per determinazione della natura o sotto costrizione ; seguono poi quattro
casi in cui il torto e stato fatto intenzionalmente , cioe per carattere cri-
minale, deliberazione, passione o brama di qualcbe cosa . Soltanto negli
84
1359b 6 Ipuppovaerrepa? xal piaAAov cfr . Top . I 14, 105b 30 xp6?
(Av oOv cpiAoaocptav xax dcAVj&eiav 7tepl auxcov 7tpaYpi <xxeuxeov .
85
1359b 9 atlyxeixai 2x xc x5j? dvaAuxixij? 47riorxr) pi7)? xal xljs xxspt xa
710 X1x1x7) ?.
1359b 15 UTrox£ L|i.£\i 6jv XLVCOV Tupayptaxtov dAAa y.rj pi6vov Aoytov .
87
Cfr. 1356a 33 86vapil? xi? xou xoptaai A6you?.
88
&JX<O St euSaipiovia , napaSclypiaxo? ydpiv Aa|3copiEV . Cfr . 1369b 31 8cT vopil xiv
Ixavoup clvai xou? opoup, cav cion 7repl ixaorxou piTjx daacpcic pirjx axpipoip .
88
I 10, 1368b 26 sgg .
RETORICA , POESIA, TRAGEDIA 165

ultimi quattro casi esiste una responsabilita nel fatto. I moventi sono co-
stituiti dal piacere o dal godimento, e questi sono quindi discussi come
cause dell’ingiustizia .90 Segue poi una trattazione,91 estremamente interes-
sante, del problema : « qual e la costituzione psicologica delle persone che
hanno un inclinazione a fare ingiustizia ? ». Troviamo qui una distinzione
dapprima dei casi in cui le circostanze esterne favoriscono il realizzarsi
dell ingiustizia, e poi dei casi in cui decisiva e la persona morale. In tutti
i tipi di uomini qui discussi da Aristotele c’e la ferma convinzione di riu-
scire a non farsi scoprire ; alcuni ripongono la loro fiducia nella propria
pratica oratoria , altri nell’astuzia di avvocati e azzeccagarbugli, altri an-
cora nella propria ricchezza e nel proprio ascendente nei circoli politici.
L intero capitolo costituisce un acuto studio della psicologia criminale,
sebbene si occupi in gran parte di azioni che noi qualificheremmo come
riprovevoli piu sotto il profilo morale che sotto quello giuridico. Non
sono personalmente un competente di criminologia , ma un amico esperto
in questa materia mi assicura di non aver mai udito, o letto, da alcuna
parte che gia Aristotele avesse scritto di psicologia criminale. Anche cio
che attualmente si fa passare per una scienza interamente nuova, la psi¬
cologia degli ascoltatori, e gia stato discusso da Platone e in modo par-
ticolarmente approfondito da Aristotele. La tradizione antica successiva
ad Aristotele ci ha assuefatti a pensare che un trattato di retorica possa
esporre le cose soltanto da un punto di vista arido e formale, piu o meno
al modo di Ermagora ; la conseguenza ne e che ancor oggi la Retorica di
Aristotele e poco letta e scarsamente apprezzata dagli espositori della
sua filosofia.
Il secondo libro puo essere considerato una rielaborazione sistema-
tica di tre idee sviluppate da Platone nel Fedro ( 271 ). 1 ) Innanzi tutto
occorre studiare con grande esattezza la vita psichica degli uomini e giun-
gere a chiarire se la vita psichica costituisce un’ unita , oppure se la si
puo scomporre in diverse parti indipendenti l una dall altra . 2 ) In se¬
condo luogo bisogna chiarire in qual modo l anima puo compiere un’azio-
ne o essere oggetto di un azione, ossia detto in altri termini come
l anima si comporta in quanto soggetto e in quanto oggetto.93 3 ) In terzo
luogo l’oratore, dopo aver studiato sia i generi dell’eloquenza , sia la di-
sposizione psicologica tanto dell’uditorio quanto dell’oratore , deve colle-
gare i diversi generi dell’eloquenza all’atteggiamento psicologico degli
ascoltatori , che a essi si adatta . Deve anche mostrare perche alcuni ascol¬
tatori si lasciano fortemente influenzare da un certo tipo di eloquenza ,
mentre altri no.” £ tuttavia caratteristico di Platone il fatto ch’egli lasci
90
I 10-11, cfr. sotto, p. 174.
91
I 12, ispirata dalla discussione sull’anima del Fedro.
92
271a Ttptofov nioji Axpt (3e£a yp&tyei TE xal Ttoi7)aei t]>ux7)v tSeiv, roSxepov £v xal
8(JLOIOV 7rl <poxev 1) xaxa poptpTjv noXueiSkq. Vedasi DIRLMEIER , MM 300.
93
8T( > TI TOteiv 9] TtaHelv 'mb TOO 7r£ q)uxEv.
J
94
Tptxov 8k Sr) , Siaxa dtpevo? xa X6yo>v TE xal y£v7) xal xa xooxcov TtaOT)
166 ARISTOTELE

aperto l intero problema ; dice infatti a 274b: « abbiamo ora trattato il


problema delle esigenze poste dalla tecnica oratoria e di che cosa com -
porti la mancanza di una tale tecnica » ; a questo punto si collega im-
mediatamente la discussione del problema se questa tecnica abbia in as-
soluto un qualche valore. A96 suo giudizio, l oratoria non e un arte, ma
un’abilita o una professione; e quasi impossibile, afferma Platone, eser-
citare un arte vera senza ricercare la verita ;97 per altro verso, pero, rico-
nosce che l’oratoria deve argomentare servendosi del verosimile.98 Cio che
Platone dice nel Fedro equivale, in sostanza, a dire che l’eloquenza non
e una techne egli voleva riconoscere l’esistenza di una sola scienza to-
tale. Alio stesso modo gli ripugnava di ammettere una forma di esposi-
zione che non e strettamente scientifica . Giunti a questo punto, si vede
chiaramente la differenza fra Platone ed Aristotele. Platone dice: « Se la
retorica esiste come techne , allora deve essere filosofia ». « £ vero il con-
trario », dice Aristotele in I 4. « Se l’oratore si differenzia dal filosofo
dice Platone , allora e solo un ciarlatano. Se pero e un filosofo, si e allo¬
ra , in realta , sollevato al di sopra di cio che la gente comune chiama
retorica ». Il nocciolo della questione nel Fedro e costituito dall’esigenza
della verita e dal disprezzo del verosimile, mentre in Aristotele esso e
costituito dal riconoscimento della verosimiglianza collegato con l’esigen-
za dell’oggettivita.
La tecnica dell eloquenza. Con il cap. 18 ha inizio una sezione che
tratta dei punti di vista generali di cui l’oratore puo valersi in tutti i tre
generi di eloquenza ; si tratta dei topoi gia noti dai Topici: 1) Una cosa
e possibile o no? 2 ) Nel tal modo accadra o si e gia verificato qualcosa ?
3 ) Una cosa viene diminuita o accresciuta in importanza o in pregio.100
Come nei Topici , Aristotele comincia con i quattro tipi di opposizione:
-
contraddittoria, contraria , relativa e « avere non avere » ;101 pero, a pa-
ragone con i Topici , l’esposizione qui risulta piu matura e la terminologia
(J.axa, SEetai xa? aExlas 7rpo<rap[x6xxcov Ixaoxov ky.ioTCi xal StSatrxcov ola o5aa u <p’ o'ltov
-
Voytov Si’ y)v aExiav iE, dtva ptyj? (xiv ( l anima ) reeE 9-exat , yj S dt 7rei$et. Cfr. De An.
434a 16.
95
x6 x yvYjt; xal Axe/vEat; rr£ pt.
96
260e iSxcxvo? xptP j. Poiche Cicerone cita in Top. 4 , 24 il termine greco
<iExexvo?, deve aver avuto conoscenza, verosimilmente per via indiretta, delle dixe/ voi
7TEAXEI? di Aristotele.
j&eEa? Tj9&at oux’ 2CTXIV ouxe (xrjitox’ (iaxepov Y vvjxat.
97
Ixupo? riyyv xou
98
x6 7n&av6v, xa eEx6xa 272e.
99
261e 7repl Ttavxa xa Xcyop.e'ja pta xi? x /vy;, et7rep ESaxiv .
100
1391b 29 7repl xou Suvaxou xal aSuvaxou , ?axat-to? yiyove, petouv-aGSetv.
Nei Topici si aggiunge x6 paXXov xal yjxxov, che qui e trattato insieme con il terzo
topos.
101
avxEyaot? ( si e no), xAvavxEa ( buono-cattivo), xa 7rp6? xi ( doppio-mezzo), zEic,
-
-axepyjat? ( privazione, capacita di vedere cecita ). Questo schema , che ricorre gia nel
trattato sulle categorie, divenne commune bonum ( Cic. Top. 11, 47-49 ), verosimilmente
attraverso la mediazione di Eudemo e Teofrasto.
RETORICA , POESIA, TRAGEDIA 167

piu precisa . Troviamo qui il principio di analogia ,102 1 argomento a fortio ¬

ri ., m la tesi che un naturale rapporto di priorita e irreversibile,104 e 1’argo-


mento, noto dall opera sulle idee, tratto dall osservazione delle scienze.
105

I due mezzi di prova, che possono essere utilizzati in ogni tipo di argo-
mentazione, sono 1 esempio e 1 entimema ; 1 uno e paragonato da Aristo-
tele all « approccio », epagoge , 1 altro al procedimento deduttivo nella
dimostrazione scientifica ; la funzione sia dell esempio che dell entimema
consiste nel suggerire all ascoltatore la convinzione ( vale a dire nel « con-
durlo » ) per trarre da solo la conclusione desiderata a partire dall ugua-
glianza di due fatti dati: « Dobbiamo ora impedire al Re di occupare
1 Egitto, perche Dario non pose mano alia conquista della Grecia prima
di aver occupato PEgitto ». La favola e un eccellente esempio da usare,
e quando si abbia una formazione filosofica,106 e si sia quindi in grado di
afferrare cio che e effettivamente analogo, e allora facile trovare da soli
favole adatte. Se si vuole invece rafforzare un asserzione di carattere ge-
nerale, un felice espediente e allora costituito dalla massima, gnome ,
quanto piu vigorosa e succosa , tanto piu efficace, perche all ascoltatore
piace sentire qualcosa che anch egli e solito dire. Considerata sotto il pro-
filo logico, una massima e la premessa di un’entimema , ma priva della
conclusione, e questo tipo e da preferire. Fra i numerosi esempi addotti,
questom e particolarmente interessante:
Nessun uomo intelligente deve educare i suoi figli a una eccessiva eru-
dizione .
Infatti, senza contare la loro propensione all ozio, dovranno provare I' in-
vidia piu fiera dei concittadini .
Quando Euripide scrisse ironicamente questi versi , aveva in mente
la contemporanea persecuzione dei Sofisti ; Aristotele li cita perche Iso¬
crate e la sua scuola accusavano i filosofi dell Accademia di argia , cioe di
inerzia e di oziosita.1 L oratore, dice Aristotele, puo citare come massima
i primi due versi : « Nessun uomo di senno fara mai educare i suoi figli
dai Sofisti ». Ma, se cita ancora i due versi successivi, presentera allora
anche il motivo della sua decisione, e percio 1 insieme diventa un enthy-
mema , vale a dire un argomento, che induce 1 ascoltatore a prendere la
stessa risoluzione.
102
1392a 12 EE T6 fipotov Suvariv xal T6 o|roiov cfr . Top . I 17 e Delta 11 .
Top. VI 1 , 139b 8.
104
Indicata con ouvavaEpect?.
105
Cat . lib 27 £ma-nfj|jiy) - £mon)T6v , A 9, 990b 11- 15; lo sfondo e dato da
Repubblica 479a-480a , Timeo 51d-52a.
106
1394a 5 (E>a6v icrtv fot <ptXooo9Ea? dovrebbe essere confrontato con Poet . 1451b
5, al fine di comprendere correttamente entrambi i passi . Cfr. anche sotto, p. 189. Il
principio che e a fondamento di tutti questi topoi , 1 opotov o il xoiviv opav ( An . pr .
II 13 e Top . I 18 ), fu formulato da Speusippo, vedasi sopra , p. 97 .
m Medea 294-297 ; II 21 , 1394a 29.
Un buon riassunto della questione nel commento di E. DODDS al Gorgia 484c,
272; cfr . DURING, Protr ., 33 sgg.
168 ARISTOTELE

Aristotele paragona l entimema al sillogismo 109 e non senza una


qualche ragione ; i due tipi di ragionamento si differenziano per il fatto
che 1 ) in quello le premesse sono asserzioni generali, in questo proposi-
zioni vere, e perche 2 ) in quello la conclusione e cogente, in questo vero-
simile.110 Nell entimema comunemente manca una delle premesse. Con
notevole acume psicologico, Aristotele costata che gli entimemi hanno
maggiore efficacia ; un ora tore che pur manchi di formazione filosofica non
prova scrupolo a introdurre banali luoghi comuni e con questo riscuote
spesso maggior successo di ora tori di piu raffinata formazione.111
Si incontrano a questo punto i capp. 23-24 scritti piu tardi e in-
trodotti poi nel testo originario della Retorica.m Gli avvenimenti della
storia di Atene citati qui come esempi ci consentono di affermare con
sicurezza che questi capitoli sono stati scritti dopo il 335. Non e impro-
babile che Aristotele abbia rivisto la Retorica durante il secondo soggior-
no ad Atene, forse per utilizzarla in un corso di lezioni all Accademia.
Con un unica 115 parola accenna che intende presentare come un supple-
mento una nuova serie di entimemi, e dai tempi di L. Spengel si e rico-
nosciuto a ragione che questi due ampi capitoli costituiscono, in rapporto
alia Retorica , do che i Topici nel loro complesso costituiscono in rap¬
porto alia dialettica , e che il cap. 24 in linea di principio corrisponde al
nono libro dei Topici. Anche in questi capitoli Aristotele persegue uno
scopo pratico: « La bravura dell oratore si mostra nel fatto che sa usare
gli entimemi cost abilmente, che gli ascoltatori traggono la conclusione e
applaudono, prima che egli sia arrivato alia fine » .* I numerosi paralleli
con cio che Aristotele dice nei Topici sono stati gia accuratamente regi¬
strar da Brandis e Cope.115 Fra gli esempi addotti in abbondanza alcuni

lw
I 1, 1355a 6. Quando F. Solmsen scrisse, nel 1929, il suo libro sullo sviluppo
della logica e della retorica di Aristotele, ritenne di poter accertare, sulla base di sup-
poste contraddizioni nella discussione degli enthymemata , diversi strati compositivi nella
Retorica , che avrebbero dovuto corrispondere agli strati da lui scoperti nelle opere
logiche.
"111° Cfr. An. pr. II 27.
Ancora un eco del Gorgia 484d.
112
II testo scritto piu recentemente comincia a II 22, 1397a 1 gxt 8 iEXXov rpAxov.
Il testo antico ricomincia con il cap. 25. Qui, a 1402b 12, Aristotele riassume brevemente
cio che aveva detto in I 2 a proposito della divisione degli entimemi; seguono anche
brevi rinvii ad An. pr. II 27 e a Top. I 3. Tutto cio distacca anche formalmente dal
contesto i capitoli inseriti in seguito.
m 7
tapa (rr] paiv6 pevot significa che Aristotele intende dare una descrizione sup¬
plemental dell entimema . Cost nei Topici I 14, 105b 16 dice: « annotare le opinioni
di pensatori diversi come esempi supplementari di proposizioni generali ». La parola
7tapdt (rr)( jia in Soph. El. 20, 177b 6 indica le notazioni prosodiche, con cui al tempo di
Aristotele si comincio a « completare » il testo scritto.
114
1400b 28-33 apa eEprjpivcov yvtopl etv.
115
C.A. BRANDIS, « Philologus » 4 ( 1849 ) e E.M. COPE, Introduction ( 1867 ), e
inoltre nel suo commentario. In Ep. ad Amm. 12, 747 Dionisio di Alicarnasso cita 1397 a
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 169

sono particolarmente interessanti ; apprendiamo per esempio che anche


Alcidamante 116 insegnava che « quando i capi della comunita erano filo-
sofi , la citta prosperava » , come Atene sotto Solone e Tebe sotto Epa-
minonda e Pelopida. Aristotele cita anche un motto di Aristippo 117 se-
condo cui Platone aveva parlato di Socrate come se fosse stato lui l uni-
ca autorita. Interessante e anche la negazione del movimento autonomo
dell anima con il rimando ai Topic/ .11"
Problemi etici . Gia all inizio dell opera Aristotele dice della retorica
che essa consiste in una combinazione della capacita di argomentare lo-
gicamente con la penetrazione etico-psicologica;115 ci sono dunque fin dal
principio buoni motivi per aspettarsi di trovare parecchio materiale che
illumini la sua posizione riguardo ai problemi etici . D altra parte , egli
tratta qui i problemi etici da un angolo visuale tutto particolare ; sotto-
linea piu volte che le questioni di etica sono introdotte nella discussione
soltanto nella misura in cui sono rilevanti ai fini dell esposizione in corso,
e rinvia per una trattazione piu precisa alle sue lezioni o ai trattati di
etica.130 Ora , si sono spesso stabiliti dei paragoni fra cio che Aristotele
dice in materia di etica nella Retorica e gli altri suoi scritti propriamente
23-b 8 (cfr. Top. II 8) discostandosi piu volte dal nostro testo, e una quantity di studiosi
suppose che egli avesse davanti a s6 un altro testo, forse persino migliore del nostro.
Sicuramente, db non e esatto: Dionisio utilizzava l edizione da poco tempo procurata
da Andronico. I mutamenti che apporta al testo dimostrano a ) che egli non riconobbe
il particolare carattere dello stile delle lezioni aristoteliche ( e la cosa e perfettamente
naturale ), b ) che egli non comprese il « sens moral » di questo testo. Il mutamento di
1397a 31 o& x 0716 aou in 6 <p6vou 7roi7]a <x? 6 TKXTTJP e addirittura stupido, e
mostra che gli sfugge la battuta. Inoltre Dionisio omette il « sens moral » irzd yap ...
dmo&avetv. Aveva in mente una cosa sola, e cioe di consolidate la sua inconsistente tesi
che si tratti di una citazione dal De Corona.
-
Nel Mouaeiov rijs <p <ioeco;< ; vedasi in proposito F. SOLMSEN, « Hermes » 67,
1932, 136. Risulta dai suoi esempi che Alcidamante intendeva la parola 91X60090?
come Isocrate, e non come Platone. La sua opera b verosimilmente posteriore alia
Repubblica di Platone.
117
- -
1398b 29 7tp6? nxd rtova £7rayyeXTixci>Tep6v a eE7t6vTa , <!>? &STO' aXXa pt?)v
6 y £xaipo? fiptcov 897) ou8£v TOIOOTOV , X£yo)v T6V 2ojxpdtT7]v. La parola £7raYYETXco ai
vale « dir qualcosa autorevolmente »; un inA' pfO.iJ.a e un opera {come ad esempio il
Protrettico di Aristotele ) in cui si enuncia qualcosa categoricamente. WETO significa
che questa era l opinione di Aristippo; niente nel testo dice che Aristotele fosse del
medesimo awiso.
l
1399a 6-7, Top. 111b 4-8. Come rileva il CHERNISS, Crit. of Plato , 589, questo
passo, con il rinvio ai Topici ch 6 impossibile fraintendere, prova che Aristotele respin-
geva la tesi di Platone gia quando scriveva la pagina dei Topici.
119
I 4, 1359b 10.
170
I 2, 1356a 26 r7)? 7tepl xa 7tpaY(xaTeia?, Tjv 8ixai6v loxtv TrpoaayopEUEtv
-
7ioXiTtx7]v ; I 4, 1359b 17 u 7roXebrei ox£ tv ryj 7toXtxixf ) kmari] p. fl \ I 8, 1366a 21
8i7]xpi(3oynxi £v xoi? TTOXITIXOI? rrcpl TOUTWV ; II 18, 1391b 26 TjOtxoo? TOO? X6-
you? £v8£xexat 7toieiv ; II 22 rroXmxi? auXXoyicjp6?. Tutto cib che concerne la vita
sociale puo essere indicato con la parola 7toXmx6?.
170 ARISTOTELE

etici ; in un tale confronto, naturalmente, bisogna tener sempre presente


il carattere particolare della Retorica. Ma prima di tutto bisogna guar-
darsi dal trarre immediatamente, dall assenza di certe tesi , delle conclu-
sioni di troppo ampia portata . Aristotele puo non avere affatto avuto
l intenzione di offrire nella Retorica anche soltanto un apergu della sua
concezione etica . Cionondimeno, se diamo uno sguardo generale alia
trattazione della Retorica e la completiamo con quegli esempi e quelle
affermazioni dei Topici in cui egli espone inequivocabilmente la sua per-
sonale opinione, allora scopriamo che al tempo in cui redigeva queste
opere aveva gia dato una formulazione sicura alle linee fondamentali
della sua etica sociale della volonta retta. Gia dai suoi primi anni si e
formata in lui una concezione fondamentale, che poi ritroviamo in forma
invariata nelle tre Eticbe.
Fin dall inizio Aristotele aveva rifiutato la dottrina delle idee di
Platone. Nella determinazione del bene egli procede pero da un altra
posizione platonica: « Bene e cio che e lodevole scegliere per se stesso,
oppure cio che, essendo buono, procura godimento perche e buono ».'21
£ un cardine del pensiero di Aristotele l idea che, nell analizzare un con¬
122
cetto, si giunga finalmente a un punto in cui bisogna fermarsi ; questo
punto dunque, visto in termini logici, e il numero uno della serie. La piu
parte dei beni e buona per qualcosa , causa qualche cosa di buono, ci
garantisce il bene; non e un fine, telos , ma qualche cosa che conduce
al fine;123 ma c e come fine ultimo qualcosa buono in se, ed e cio che e
degno di essere ricercato per se. Da questa impostazione e da questa
disamina dei diversi beni degni di essere ricercati risulta una conclusione:
lo scopo fondamentale di tutti gli uomini e Yeudaimonia , cioe il benessere
e la felicita.124 Nella Retorica Aristotele parla diverse volte di cio che e

111
I 9, 1366a 33. La discussione fondamentale e in I 6, 1362a 21 - 1362b 27. La
distinzione si trova in Platone nell introduzione al secondo libro della Repubblica,
357bc, e trasposta sul piano ontologico in Soph. 255c: TMV SVT&JV xi [ jiv aux<x xaf >
auTa xa 81: 7tpbe, fiXXa. Gia nell opera sulle idee Aristotele aveva avanzato contro Platone
quest argomento; lo riprendera poi in Alfa 9, 990b 16-17. Si veda S. MANSION, « Rev .
philos. de Louvain » 47, 1949, 181-186. - Nei Topici i passi rilevanti sono 126b 4-6
xa 8t auxa xlpta alpexa, 149b 31-36 ( con il medesimo concetto ), 153b 38 xi (5> <p £-
Xtpov 7totY) xixiv AyaO ou. Cfr . anche Protr . B 82 DURING ( fr. 14 WALZER-ROSS ).
122
L espressione abituale e taxaxat 7tou ; logicamente e questo l inizio, Apyf ] ,
e dunque il principio ultimo che si puo trovare. Cfr. Fedone 107b ou8£v 7tepaix£ pio.
In 1364a 7-8 ci si imbatte nel noto argomento della auvavodpeai?.
123
I 6, 1362a 15-21. Tutti questi concetti sono giS stati formulati da Platone,
anche quello di onpiXipov ( Repubblica 357bc ), di crai ov xal oxpeXouv ( 608e ), come
nei Topici 153b 38. In Aristotele si trova piu volte 7toa)Ttx6v xal <puXoomx 6v , in Top.
149b 33 invece aio<mx6v, e 7topumxYj Rhet. 1366a 37. In Platone, come osserva il
Dodds, Gorgia 499e h la prima inequivocabile testimonianza di T &IOQ nel significato
di « fine e insieme inizio delle nostre azioni ». Platone vi si avvicina molto nell £«//-
demo 278e-282d.
124
1360b 14 eujrpa ta ptex apexi]<; 3) auxapxeta cfr . EN 1097b 5-7. Co -
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 171

« per natura buono »,lls ma non nel senso dei primi Sofisti, che muovevano
dall opposizione physis - nomos ; Aristotele intende il bene che si riceve in
dono dalla natura,126 o anche il bene che tutti hanno in comune. Piu tardi ,
quando usera la parola arete soltanto nel senso di « eccellenza dell anima »,
vale a dire di virtu intellettuale o morale, dira che nessuno e buono op-
pure saggio per natura .127
La naturale conseguenza di questa concezione del vero bene e che
soltanto il phronimos , l uomo saggio, che ha raggiunto il piu alto grado
accessibile all uomo del vigore spirituale e dell esperienza di vita , sa
rettamente giudicare cio che e buono o cattivo. * La scienza del phroni¬
12

mos e di maggiore dignita delle altre, perche quanto piu e alto l oggetto
della conoscenza, tanto piu nobile e elevata e questa conoscenza . Ora
archikos significa, per un verso, « piu elevato in dignita o in rango »,
per l altro « autorevole, capace di comandare » ; servendosi dell ambiva-
lenza di questo termine, Aristotele getta un ponte fra la conoscenza teo-
retica e speculativa del vero bene, cioe la conoscenza del fine, e la facolta
di decidere in una situazione concreta cio che e eticamente buono e giusto.
Soltanto quando una tale decisione e riuscita si puo valutare eticamente
un azione.12 Si ha qui buona ragione di affermare che Aristotele ha ormai
formulato la dottrina della proairesis , ed ha con questo introdotto una
distinzione assai importante per la storia dell etica ; e il punto di par-
tenza fu dato dalla discussione di quale fra due cose sia piu degna di
essere scelta , dunque dal topos del « piu-meno ».150
Nella determinazione delle virtu e dei pregi della vita, fondamentale
e la distinzione introdotta da Socrate e da Platone ,131 cioe che il bene e
o qualcosa che risiede nell anima degli uomini, oppure ne sta fuori , e,

me nel Protrettico B 93-95 Aristotele park di pipy) x/) ? eu8atpov £a?, e come in B 21
i beni vengono divisi in xa x b> auxto xal xa EXT8? ayaOa .
125
1366b 38, cfr . 1365a 29 x& auxoqjuE , 1373b 7 <pua£i xotv&v 8£xaiov .
126
Come Platone dice nel Menone 100b: fleEa po £ pa rrapayiyvop vv) fjpiv <pa £ve-
Tai f ) dtpc rr).
122
EN II 4, 1106a 9 ; VI 12, 1143b 6.
,2* 1362 a 24-27, cfr. 1363b 14 6 vouv av xal ppdvyoiv Xa (36vxa IXotxo , e 1364b 16
<1>S Sv '/ } imrjzrjiirj xal 7] tppivrjcsiq etKot. La formulazione piu pregnante di questa idea
si trova nel Protrettico B 39 xavd>v 6 <pp 6vi[io<;. Nel Teeteto 178 Platone park del-
l uomo che ha TO xptxyptov hi auxco. - 1371b 26-27 apytxov xi ippovetv = Protr. B 59.
Si ha dunque gia qui la concezione enunciata in Alfa 2 , che la vera scienza e
dipnoicox6pa ; cfr. 1364b 7-11.
129
1374a 11 EV xfj npoxipiaei r) pox pla , 1366a 14 e 1395b 14 xa fjfb) ipavepa
xaxa xv)M 7rpoa £ pemv. Cfr. Top. 145b 36 8£xato? paXXov 6 rcpoaipoupEvo?, e Phys. II
5, 196b 18. Il termine non si trova in Platone.
(xaXXov- xxov. Top. Ill 2-3 mostra come il problema fosse discusso nell Ac-
130

cademia . Molto simile b Rhet . I 7, che anche stilisticamente ricorda il linguaggio dei
Topici. Nel catalogo delle opere, al numero 53, e citato un trattato IlEpl TOO (3EXT£OVO?
che e andato perduto.
151
Repubblica 618d xa 7repl iuxf ]v-xa 4it £xx7]xa.
172 ARISTOTELE

cioe, qualcosa di acquisito. AI tempo in cui Aristotele scriveva la Retorica ,


nell Accademia si usava l espressione « eccellenza del corpo » per indi¬
care la salute, il bell aspetto e cost via;132 con la formulazione « beni in-
teriori ed esterni » Aristotele creo una terminologia nuova . La rassegna
dei beni contenuta in I 9 e nettamente diversa dal catalogo corrispon-
dente nelle Etiche.m La definizione data qui, a proposito delle aretai , co¬
me « qualcosa capace di farci conseguire il possesso del bene o di assi-
curarlo a noi », sara corretta nelYEtica Nicomachea , dove Aristotele con-
sidera Yarete come una disposizione stabile dell anima, una hexis. Come
nota F. Dirlmeier in diversi punti del suo commentario ai Magna Moralia ,
si riscontra invece una cospicua concordanza nella terminologia all in-
terno di tre opere giovanili come i Topici , la Retorica e i Magna Moralia :
un buon esempio puo essere offerto dalla discussione della ritrosia o
timidezza,134 che viene chiamata aischyne nelle tre opere ora ricordate,
mentre nella Nicomachea e chiamata aidos.
Platone era convinto del fatto che le virtu dell anima costituiscono
un’unita ; nel Gorgia, per esempio, analizza Yarete come il principio del-
l armonia e dell ordine nell anima ; la giustizia e da lui dipinta come una
condizione di equilibrio interiore, al di la del quale egli vede un rapporto
geometrico di proporzioni. Chi agisce con giustizia e felice. Amicizia e
ordine, conoscenza e giustizia tengono insieme cielo e terra e questo di-
pende dal fatto che la proporzione geometrica U! domina la vita degli dei
e degli uomini. Aristotele, invece, considera la giustizia fondamentalmen-
te come una disposizione « in rapporto a un altro » , pros heteron , e
quindi, per questo aspetto, si rifa all opinione che dominava al tempo
dei Sofisti ; l idea della proporzione geometrica e da lui invece trasferita
alia ripartizione 136 dei beni: se qualcuno riceve immeritatamente troppi
beni, ci si indigna e si trova la cosa ingiusta . Di conseguenza Aristotele
non spiega la giustizia come un equilibrio dell anima e come una copia
dell’armonia cosmica, al modo di Platone, bensi a partire dall’equilibrio
sociale nella ripartizionem degli onori. Non esiste percio una giustizia
131
dtperal orc& paxo? ricorre solo in tre opere , Rhet . I 6 , 1362b 15 ; Rhys . VII 3,
246b 4-6; MM I 3 , 1184b 2. I passi che per primi attestano i termini aristotelici
xa T* b> auxoi xal xd: 4xx6? sono Rhet . 1360b 25-28 , Rrotr . B 2 e B 21 .
133
Nella definizione di I 9 , 1366a 36 <£pe-rr) 8 irszl p4v Suvapi? , to? SoxeT, Troptaxix?)
aya&cov xal <pu>axxod] . . . pipt] 84 Ape-rij? xxX . il piu comune 7rot7]xix7] e sostituito da
TxopiOTtxl) , vedasi sopra , nota 123. Il parentetico to? SoxeT significa « come si dice
nell Accademia » , e per es . Repubblica 334ab, Ippia minore 375d. La definizione delle
dpexat come Suvdlpetq e respinta dall’EN II 5 , 1106a 6.
134
II 6, 1383b 14 xapayY) 7repl xa el? aSo lav <paiv6peva ; in EN IV 9 , 1128b
11 l al8ci> c e definito 9630? TI? iSo taq , e si intende con esso quello che si dice oggi
il complesso d inferiorita .
133
508a 1) ioixTj 1) yeojpexpixT].
136
1387a 28 xtq dvaXoyta xal x8 appSxxov , cfr . Top . 145b 37 .
137
Top . VI 5 , 143a 16 Stavep7]xixl]v xou taou , e cost anche MM I 34, 1193b
32 - 94a 25 .
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 173

assoluta: e sempre, al contrario, nostro dovere esercitare l equita. £


equo comportarsi in modo tollerante in tutte le faccende umane, non ba-
dare soltanto alia lettera delle leggi bensi all intenzione, da parte del
legislatore, di tenere conto non soltanto delle circostanze come si verifi-
cano nel caso concreto, ma come sono sempre o per lo piu ; si deve
anche ricordare piu il bene che il male che si e avuto, e piu il bene che
si e avuto di quello che si e fatto; bisogna anche imparare a sopportare le
offese, ad apprezzare una parola amichevole13 piu che un gesto, e a prefe-
rire di essere paciere piuttosto che giudice. * Questa disposizione alia lun-
gimiranza e alia tolleranza & estremamente caratteristica di Aristotele.
Rivolgiamo ora la nostra attenzione a cio che Aristotele dice del
piacere. Bisogna innanzi tutto chiarire che la parola hedone ha una sfera
di significati molto ampia, e per un verso puo significare, positivamente,
« godimento, gioia , gaiezza » , per un altro, negativamente, « istinto, de-
siderio, brama ». Formalmente, lo spun to per introdurre questa discus-
sione del concetto di hedone e dato ad Aristotele dal fatto che la soddi-
sfazione del piacere e del desiderio e uno dei principali moventi delPin-
giustizia , e che, in conseguenza di cio, 1 oratore deve conoscere bene questo
fenomeno psicologico. Ma il motivo reale e costituito dal fatto che il
problema della natura e della valutazione dell hedone era particolarmen-
te attuale nell Accademia . Al tempo in cui Aristotele scriveva la Retorica ,
nell Accademia erano in discussione due concezioni delYhedone , l una
opposta all altra . Dal dato di esperienza che tutti gli esseri viventi perse-
guono il piacere, Eudosso aveva tratto la conclusione che il piacere e il
valore piu alto « perche ogni essere trova cio che per lui e prezioso, esat-
u
tamente come trova quello che per lui e il nutrimento adatto ». Questa
concezione fondata in termini fisiologici puo essere definita edonismo,
soltanto a condizione, peraltro, che non si dimentichi la motivazione fi-
siologica. « Questa teoria di Eudosso prosegue Aristotele trovo
pero credito piu per la purezza del suo carattere che di per se stessa , per¬
che egli era persona di non comune equilibrio, sicche si aveva l impres-
sione che non avesse esposto quella teoria in quanto amante del piacere,
ma in quanto le cose stessero effettivamente cost » .
Speusippo, lo scostante nemico accademico della gioia , difendeva in-
vece un antiedonismo spiccato: lw il piacere non era in alcun caso qualcosa
di buono.
Platone non fece sua nessuna di queste due posizioni; la nostra vita
diceva e una mescolanza 141 di piacere e dolore, di gioie e affanni.
« Noi tendiamo al piacere e non scegliamo il dolore; all assenza del do-

1J
* 1374b 13-24. Il termine 4mcix£? in I 13, 1374a 26, e anche Top. VI 3, 141a
15-19. Il concetto non ha in Platone importanza alcuna .
139
EN X 2, 1172b 13.
140
EN 1152b 15 6 <pp6vipo? T£> 4Xu 7tov Sttoxei, ou 1]SU.
141
La parola chiave del Filebo e xpam?.
174 ARISTOTELE

lore aspiriamo, al massimo, per sfuggire al dolore ».142 £ assolutamente


ingiustificato presentare Platone come un antiedonista ; Aristotele e Pla-
tone si trovano d accordo sul fatto che molto di quello che gli uomini
considerano piacevole in realta non ha il diritto di essere cosi chiamato,
e molto di quel che gli uomini trovano buono e gradevole e invece in
realta brutto e dannoso.
Finche ci si limitava a discutere esclusivamente, o principalmente,
del piacere fisico, ci si poteva rifare alia teoria generalmente accettata dai
tempi di Alcmeone , secondo la quale il piacere coincide con la ricostitu -
zione dell equilibrio nel corpo.143 In se, non e cosa singolare che Aristotele
nella Retorica utilizzi questa definizione del piacere . Nella Retorica , come
anche nei Topici , cita spesso teorie universalmente note senza prendere
posizione personalmente; in generale, non e difficile indurre dal contesto
se espone la sua opinione, oppure se introduce una definizione a mo di
esempio. Nei Topici si vale di queste esemplificazioni per illustrare la
tecnica del dialogo, nella Retorica per la tecnica dell’oratore.144 L oratore
deve conoscere anche la natura di do che e gradevole per saper argo-
mentare bene davanti al pubblico ; percio Aristotele vuole discutere il
piacere come movente dell azione , mentre sono estranei alia sua tematica
il problema dell essenza del piacere e la questione del suo valore. « Po-
niamo che il piacere sia un mutamento dell anima e una restaurazione
percepibile della sua propria natura, che si manifesta d un tratto.143 Su
questa premessa e conveniente argomentare come segue » . £ possibile che,
mentre scriveva la Retorica, Aristotele approvasse questa teoria ;146 quan-
do poi studio il piacere come un fenomeno intellettuale, s accorse che non
lo si poteva spiegare sul fondamento della teoria dello « svuotamento »
e della « ricostituzione » . « Percio non e esatto affermare che il piacere
e una generazione sensibilmente percepibile ,147 un processo ; piuttosto lo
si dovrebbe , meglio , definire come l attivo dispiegamento dello stato
fondamentale conforme a natura, e invece di sensibilmente percepibile
bisognerebbe piuttosto dire libero da impedimento » .14* Quando Aristo-
142
Leggi 733ab.
143
24 B 4 DIELS-KRANZ. Nella Repubblica 583b-587 e Platone enuncia la dottrina
di xsvcoai?- ( ava- ) TtXtfjpajmi;. Cfr. Plut . Plac. V 30, e sotto, p. 348.
144
Ne sono esempio I 5, 1360b 14, dove Aristotele cita parecchie definizioni
possibili dell dyaSov , e I 6, 1362a 21, dove in modo uguale presenta una scelta di
definizioni deH su &ai|jiovEa .
145
111, 1369 b 33 urroxELa &M 8 -
etvai rijv vjSovip xlvrjmv xtva x5 js <J»uxijs xal
- - -
xa rdaTatnv aOpoav xai atalb] uT)v EL? rr,v uTrdpyouaav qpiiatv. Concetti simili si trovano
in Platone , Timeo 64cd e Filebo 42d e 46c. Cfr. R .A. GAUTHIER, L ethique a Nicoma-
que , 781.
146
Poiche dice a 1370a 27 ETTEI 8 2<m TO Ssuftai b> TO aEaUdveaOod TL'JOC
7rdftou;. Ma la frase puo essere interpretata come uno dei passaggi dell argomentazione.
147
Secondo la definizione accademica yEveuti; el? qpuatv aia&ziTTj, che Aristotele
cita in EN VII 13, 1153a 13.
148
EN VII 13, 1153a 14. In luogo di yevEut? vuol che si dica evepyeta , e in
RETORICA , POESIA , TRAGEDIA 175

tele scrisse questa frase, la definizione del piacere fu libera da ogni rap-
porto di dipendenza dalla sensazione del piacere fisico, e percio scom-
parve anche il motivo della ricomposizione dell armonia del corpo."
E dunque un dato di fatto che Aristotele nella Retorica prende a
fondamento dell argomentazione una definizione del piacere che rifiuta in
tutte le tre Etiche ; nei Magna Moralia la rifiuta con una prudente restri-
zione , nelI Etica Eudemia gia piu decisamente, nelYEtica Nicomachea,150
infine, con ogni risolutezza ; dunque nel lasso di tempo che intercorre
fra i Topici , la Retorica e I Etica Nicomachea , scritta trent anni dopo,
aveva progressivamente modificato la sua concezione della natura del
piacere.151
La sicurezza con cui Aristotele nelYEtica Nicomachea caratterizza in
poche parole gli ideali, gli uomini e le situazioni sociali e stata a ragione
spesso lodata; meno noto e invece che le osservazioni di psicologia e di
etica sociale contenute nella Retorica sono dello stesso tipo; naturalmen-
te, molto di cio che noi consideriamo originalmente aristotelico appartiene
invece al repertorio tradizionale dell Accademia . La circostanza che si
posseggano tante esposizioni di problemi etici di mano di Aristotele ci
mette spesso in grado di stabilire che un certo argomento e tradizionale.
Cost si legge per esempio in I 11 che « tutto cio che facciamo per costri-
zione e sempre accompagnato da pena », parole cui segue un verso di
Eveno ; con o senza la citazione di Eveno, la stessa affermazione si ritrova
ancora in altre tre opere.153

II trattato « Sulla prosa » ( Rhet. Ill )


Nella Repubblica Platone tratta di due tipi di elocuzione e . di nar-
razione, uno buono e uno che egli non approva .154 Aristotele intende per
lexis la stessa cosa di Platone, vale a dire l espressione linguistica del

luogo di atat> r;T7] avc ( j.7r6StdTo? ; cosi anche nel Protrettico B 87 DURING.
,w Per riemergere poi con Epicuro.
150
MM II 7, 1204b 6 ou n&a<x TjSovf ) ycvcat? " TJ yap omo TOU cwpctv TjSovi)
yevouivr) oux £ <m yEvcoi? ; EE VI = EN VII , 1154b 27 TJSOVY) ptaXXov cv TjpEptta ECTTLV
T| hi xivYjaet ; EN X 4 , 1174 b 10 ou xaXtop Xiyouat ( Leggi 896c-897a ) KIVYJCTIV r; ycvsa. 'v
rijv TJ &OWJV.
151
Un parallelo e offerto dalla fondazione fisiologica delle apcxal y.al y.axtat in
Phys. VII 3, 247a 6-19. L idea non ricorre piu nelle opere posteriori.
152
Particolarmente ricchi di eccellenti giudizi e definizioni sono i capp. I 5 e I 9.
Cito ad esempio soltanto la caratterizzazione del gentleman cXcu pou T6 pci) irpop &XXov
quella delle piu belle quality di una lady awcppomivr] xai. cptXcpyia dcvcu
-
dvcXeu cpta?, e di una coppia di innamorati rrotouv rc? TI ( poesie d amore ) act spl
TOU cpcopi£vou yaipouatu .
153
MM 1188a 2 ( senza citazione ), Delta 1015a 28 ( con citazione ), EE 1223a 30
( con citazione ).
15
396b TI cTSop XC EO)? TE y.al Suiyrjascop.
176 ARISTOTELE

pensiero;1 se si vuole rendere il senso del termine, bisogna tradurre se-


condo i casi con « prosa », « linguaggio » o « elocuzione » . £ poi im-
portante tener presente che Aristotele non park di generi stilistici nel
senso stabilitosi piu tardi; distingue fondamentalmente da una parte il
linguaggio dell eloquenza e della poesia, dall altra la prosa oggettiva della
scienza. In questo trattato si occupa principalmente della prosa d arte
letteraria, del linguaggio dell eloquenza, e rinvia alia discussione del-
l’eloquio della poesia nella Poetica. Come la Retorica non e una techne
tradizionale, alio stesso modo neanche il trattato Sulla prosa e un ma-
nuale di stilistica, sebbene contenga molte acute osservazioni concernenti
10 stile; muovendo da esso, Teofrasto sviluppo poi una dottrina sistema-
tica dei quattro pregi della buona prosa ; la dottrina dei generi stilistici ,
charakteres , in latino genera dicendi , e invece ellenistica .
Forse, quando scriveva l introduzione, Aristotele aveva progettato
un corso di ampie proporzioni sul linguaggio e sui mezzi linguistici di
espressione. Egli parla , infatti, come se fosse sua intenzione di trattare
11 problema fin dai suoi fondamenti: la voce umana, le tonalita, la me-
lodiosita del linguaggio, il ritmo ; poi le parole come elementi della lin ¬
gua ; poi la formazione della frase e la disposizione delle proposizioni ;
infine il problema di come si debba disporre coerentemente l’esposizione
secondo il diverso obiettivo che ci si propone; pero questi problemi si
limita a toccarli , e alcuni esclusivamente di passaggio. L ordinamento del
trattato e semplice: i primi undici capitoli trattano di problemi stilistici ,
i successivi otto della disposizione del discorso. La prima sezione poi si
divide in due parti: i capp. 1-4 contengono alcune considerazioni intro-
duttive sugli elementi dell’esposizione linguistica,' 5-11 invece trattano
del problema di come da questi elementi si forma un complesso unitario.
La continuity di questa disposizione, pero, e spesso interrotta ; a paragone
della composizione considerevolmente solida della Retorica , questo trat ¬
tato da un impressione di improvvisazione, d altronde ricca di osservazio¬
ni e distinzioni acute. L introduzione e molto interessante per l’impo
stazione generale:
-
« Nella Retorica ho dimostrato che l oratore dispone di tre mezzi, con
l aiuto dei quali pub persuadere i suoi ascoltatori e guadagnarli alia sua tesi.
Sapere che cosa si deve dire e naturalmente la cosa fondamentale,157 pero non e
sufficiente; bisogna anche possedere l’arte di esprimere i propri pensieri bene,
esattamente e in modo adeguato ali occasione. Infine, e anche questo e un
elemento molto importante, l oratore deve sapere come occorre comportarsi sulla
tribuna, perche egli in quel momento e in certo modo un attore. Finora non e
stato mai scritto nulla sul comportamento dell oratore durante la recitazione.
Soltanto tardi si comincib a considerare i problemi tecnici relativi alia rappre-
sentazione di una tragedia o alia recitazione pubblica dei poemi epici ; perche
15S
Poet. 1450b 13 X£!;iv elvat rf ]v Sta fife ivopaala? £ pp.r)veiav.
154
1407a 17 6 \6 yoq auvriOcxai ty. TOOTCOV.
157
xaxa tpiiaiv 7ip <oTov significa « priorita naturale o ontologica », perche senza
questo « tutto il resto viene annullato », ouvavatpeiTat.
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 177

originariamente il poeta stesso agiva da attore, ma questo ormai non avviene piu
da molto tempo. La stessa via deve essere seguita dall eloquenza ; come Glaucone
stabilf le tegole per la recitazione pubblica di opere poetiche, cosi ora bisogna
fare lo stesso per l eloquenza . Innanzi tutto occorre studiare tre fondamentali
problemi: la forza e l’intensita della voce, l intonazione e la melodiosita del
linguaggio e il ritmo.15* L oratore deve sapere come adattare la voce nel modo
migliore alle situazioni emotive che di volta in volta si presentano.
Quanto alle rappresentazioni drammatiche, oggi la bravura degli attori
supera quella dei poeti, e la stessa cosa accade anche nell eloquenza: chi sa scri-
vere con abilita un discorso, non sempre e ugualmente bravo nel pronunciarlo.
Siccome la vita politica a causa dell involuzione degli ascoltatori b degenerata,
oggi l arte del porgere e piu importante che una volta ; nessuno pero ha ancor
scritto un introduzione all arte del porgere, perche questo argomento veniva
considerato a ragione volgare.155 Se pero si desidera insegnare come si rende effi-
cace un discorso, e allora nella natura della cosa che si debba parlare dell arte
di presentarlo, non perche quest arte sia buona, ma perche e necessaria. Come
nell insegnamento scientifico, anche nell eloquenza l elemento veramente di pri-
mo piano dovrebbe essere costituito dall esposizione oggettiva; perd anche nel-
l insegnamento ha una certa importanza la forma in cui si presenta la lezione,1*1
perche anche il maestro tende a destare una certa impressione negli ascoltatori.
Soltanto ci si dovrebbe guardare dall’attribuire troppa importanza all arte del
porgere, e meno che mai se si insegna geometria
Ritorneremo ancora sulla portata di questa distinzione fra l esposi-
zione retorica e quella scientifica .
« £ quindi necessario che l’oratore assimili qualche elemento di recitazione,
come giS aveva detto Trasimaco. Ora, l’arte degli attori si fonda piu sulle qualita
naturali che su una tecnica, ma la capacita di ben usare il linguaggio b una
tecnica. Percio ci sono attori, come anche oratori, che riescono a riportare il
premio negli agoni, senza dire nulla che abbia oggettivamente una qualche impor¬
tanza. Cosi esistono oggi anche discorsi scritti 143 che devono la loro efEcacia assai
piu alia forma linguistica che al contenuto di pensiero.
1!
* p£y&&oe, T6VOI e apfiovia, puAfioi. Concorda di fatto con Platone, Repubblica
-
396e 400b. Cfr. Poet. 1449b 34 sgg. Come Platone, Aristotele sottolinea il fatto che
l’oratore dovrebbe modular la voce 7tpie Ixaaxov TZ&SOQ .
m Quando si leggono Platone ed Aristotele si e spesso costretti a ricordare quale
abisso dividesse Velite intellettuale dal resto della societa. Socrate esprimeva l’opposizione
con le parole 6 l7ricTfjptov-ol 7roXXot , Platone con XstiAepoe - aveXstiOepo? oppure
Pdtvauoo?, Aristotele per lo piu con ya.p [ ac, - (pop nx'ic; oppure a7ratScuxoe. Sia pur con
note mutate, e in sostanza il medesimo atteggiamento che incontriamo nell’episodio
di Tersite. In questo capitolo, Aristotele difende lo studio dell’arte del porgere con
termini che ricordano la sua giustificazione degli studi di biologia in PA I 5 .
° Nello sfondo e l’aspra condanna platonica, condensata nella parola xoXaxcla.
In ugual modo Aristotele difende contro Platone l’intera oratoria in Rhet. I 1; cfr.
per es. il suo realistico punto di vista in 1355a 20 sgg.
161
Cfr. Alfa 1 , 981b 7 , e la testimonianza di Aristosseno in DURING , Biogr. trad .
T 53 b, 357-360 .
* Si intende meglio questa pitoxia se si ammette che queste parole siano rivolte
a un pubblico di giovani uditori nell’Accademia .
163
1404a 18 ypa (p6 pevoL X6yot. Come dice a 1414a 17, cio vale soprattutto per
178 ARISTOTELE

Naturalmente furono i poeti a dare il primo impulso all utilizzazione della


parola come mezzo artistico: la poesia e una riproduzione artistica . Nella voce e
nel linguaggio noi abbiamo a nostra disposizione il miglior strumento di imita-
zione; per questo nella scuola degli attori e dei rapsodi si e sviluppata una tecnica
specifica.164 Quando anche gli oratori riconobbero la possibilita di usare il lin¬
guaggio come strumento o arte, fu anche naturale che essi cercassero di ripro-
durre il linguaggio dei poeti gia riconosciuto per bello ed efHcace. Cost eb'oe ori-
gine la maniera di Gorgia , che ancor oggi riscuote gli applausi della gente
incolta;1*5 questo stile si differenzia sia dalla prosa che dalla poesia. Nemmeno i
poeti tragici odierni usano piu , d altra parte, lo stesso stile degli antichi ; e come
questi avevano introdotto il trimetro giambico sostituendolo al tetrametro, per
avvicinarsi maggiormente alia lingua parlata, cost i piu recenti poeti tragici con-
dannavano tutte le parole che non fossero usate nella parlata quotidiana, e che
pero erano state usate largamente dagli antichi per nobilitare il discorso
Dopo questa introduzione Aristotele passa a quello che e propria-
mente il suo tema, cioe lo stile prosastico.
Cominciamo con il prendere in considerazione la proposizione che
racchiude l essenziale delle affermazioni di Aristotele sullo stile. Per com-
prendere esattamente il senso della definizione, dobbiamo tener presente
che il termine arete proprio in Platone e in Aristotele aveva il significato,
desunto dall uso quotidiano, di « eccellenza » . Una cosa raggiunge la sua
arete quando puo compiere la propria funzione specifica o il suo compito:
« Il linguaggio, per essere buono, deve essere chiaro ; la prova ne e che
un discorso in prosa , se nell esposizione manca in qualche punto di chia-
rezza , non risponde al suo scopo. Deve essere adeguato, cioe ne sciatto,
ne elevato piu del giusto; il linguaggio della poesia non e appunto il
linguaggio comune , ma nemmeno e adatto alia prosa » . 7 Scrivendo que¬
sto, Aristotele voleva aggiungere alia monumentale proposizione della
Poetica una postilla chiarificatrice, senza peraltro mutarne il significato;
gli elogi e i discorsi celebrativi. Aristotele poteva pensare ai ben noti discorsi di
Isocrate, che furono pubblicati , ma mai pronunciati.
164
E questo un esempio del resto privo di pretese del metodo di ricostru-
zione storica che e cost tipico di Aristotele in ogni parte della sua opera . Si confronti
il famoso cap. 4 della Poetica. Queste rassegne non sono fondate su materiali di prima
mano, o eventualmente su studi archivistici e bibliografici, ma rappresentano puramente
delle costruzioni concettuali. Cio non significa, per altro, che esse fossero storicamente
scorrette; si puo forse dire che in queste rassegne Aristotele ha condensato e sistema -
ticamente elaborato il sapere dell eta sua.
165
Cfr. Alcidamante De Soph. 12 ol TOI ;< ovipaatvJaxptPcoi; £!;etpya <Jpi£voL xa
[raXXov ttoi7|[xamv r) X6yoti; lotxirei;; 14: avdrpap.. ra iiroixpujei xal paiJicoSla
trapa7rXr|<na Soxetv clvat. Difficilmente la concordanza puo essere casuale. Malgrado il
suo atteggiamento critico verso lo stile di Alcidamante, Aristotele ha sicuramente
imparato da costui piu di quanto sappiamo noi.
166
Contenuto e terminologia come nella Poetica 4 e 22.
167
1404b 1 toplcdko Xi&oc, apert] aatpvj elvaf (nr) fi.eTov yap 6 Xoyo;, iav pv;
-
SvjXot , oil TOXYjaei T6 4auxou Spyov xal pfjxc TaTOtv7) v unkp TO aStcopta , aXXa
~ pi ~ouaav YJ yap TTOI TIXT) tacnc, ou xaTOtvfj, <iXX ou TtpiTouaa X6ycp . Poet. 22 , 1458a
18 Xc c&>;< 8 apcTT) oa. pri xal pro] Tatietvijv clvat .
RETORICA, POESI A, TRAGEDIA 179

egli pensava a cio che noi chiamiamo prosa d arte o prosa letteraria : e
desiderava separarla da un lato dal linguaggio di tutti i giorni, dall altro
dal linguaggio della poesia. Risulta da tutto il contesto che Aristotele pen¬
sava in quel momento anche agli eccessi della retorica gorgiana .
« Non bisogna mai parlare in modo tale che sia la forma da sola ad atti-
rare su di se l attenzione; se a'ico che il linguaggio deve essere conveniente ,
non voglio dire che il discorso debba essere monotono e uniforme. Entro i limiti
fissati alia buona prosa, c e spazio per la pienezza d eloquio e per la concisione,
per l originalita e la personalita ; ma bisogna che non si scorga 1 arte con cui si
foggia il linguaggio; questo deve sempre apparire naturale e non manierato,
perche soltanto cost ha efficacia di persuasione. Fra i poeti tragici, Euripide e
stato il primo a usare semplici espressioni del linguaggio d ogni giorno ».
Ora e risaputo che gia i commentatori della tarda antichita rileva-
vano l oscurita e la rudezza del linguaggio d Aristotele, e in quasi tutti
i commentari moderni a questo passo si legge, non senza una nota d iro-
nia, che Aristotele personalmente usava una lingua che urta contro la re-
gola principale da lui formulata.16* Ma questa critica non tiene con to
del carattere particolare dei suoi scritti di scuola ; nel Vrotrettico e in
molti passi delle opere didattiche, a qualsiasi periodo della sua vita risal-
gano, troviamo uno stile personale di eccellente qualita, che non lascia
nulla a desiderare sotto il profilo della chiarezza.
La proposizione aristotelica che indica nella chiarezza la qualita piu
apprezzabile della prosa costitui il punto di partenza da cui si sviluppo la
teoria antica delle aretai lexeos o, come diceva Cicerone, delle virtutes
dicendi e dei lumina orationisUn altra tesi di Aristotele e questa: 1
« Nella prosa il linguaggio artistico e solo in funzione degli ascoltatori;
quando si insegna la geometria il bell eloquio non ha importanza ». In
altri termini: nell esposizione scientifica non si scrive una prosa d arte.
Ora, questa frase diede a Teofrasto lo spunto per questa distinzione :
« Quando si scrive qualcosa , si puo scrivere o per gli ascoltatori, oppure
oggettivamente; il primo intento e perseguito dai poeti e dagli oratori,
il secondo dai filosofi » . Questa distinzione e perfettamente chiara anche
ad Aristotele,171 sebbene egli non la formuli in maniera cosi netta ; e
1M
Un esempio divertente e dato dalla gigantesca proposizione di Poet . 1450b
34 - 51a 6, in cui Aristotele rileva che la struttura deve essere EUOUVOTTTOQ.
169
II miglior lavoro sulla storia di questa evoluzione e quello di J. STROUX, De
Tbeopbrasti virtulibus dicendi , Lipsia 1912, riassunto e commentato da O. REGENBO-
GEN, articolo Theopbrastos , RE Suppl. VII, 1527-1531. Teofrasto stabilf quattro aretai
della prosa: 1) buona lingua greca ( anche Aristotele dice a 1407a 19 apXV TT]?
xiT £M.IQVI£EIV ) ; 2 ) chiarezza, aacpfjvsta ; 3) convenienza , nplmv ; 4 ) correttezza ,
che consiste nell evitare cio che e volgare ( ESuoTiopo;; ) : Teofrasto chiamava questo
y.axacrxEuf ]. Si vede bene che tutto cio non e altro che una sistematizzazione di idee
aristoteliche.
170
1404a 11, ved . sopra, p. 177. Teofrasto, fr . 64 Wimmer, repo? TOV axpoarfjv-
7tpo? 7rpayp.a .
171
1415b 6.
180 ARISTOTELE

percio assai poco giustificato affermare che Teofrasto si avvicino agli av-
versari di Aristotele nel teorizzare questa distinzione e i quattro tipi delle
aretai lexeds . Aristotele rifiuta i pregi dello stile illustrati dalla scuola di
Isocrate ;172 qualita come « piacevole » ed « elevato » sono comprese nella
definizione fondamentale. « La prosa riesce piacevole grazie a una ben
dosata mescolanza di vocaboli usuali e inconsueti, grazie al ritmo e alia
forza persuasiva dell argomentazione conveniente ». Soltanto formalmente
ed esteriormente Teofrasto si allontana da Aristotele distinguendo quattro
aspetti della arete lexeds. II suo schema venne successivamente trasfor-
mato e allargato e, nel corso del tempo, alquanto complicato.
In confronto alia poesia dice inoltre Aristotele la prosa ha mi-
nori risorse. £ soprattutto la metafora che conferisce alio stile chiarezza173,
piacevolezza e originalita. Bisogna dunque coltivare amorevolmente
l arte di coniare espressioni figurate. L efficacia di una metafora sta nella
sua capacita di mettere in luce l eguaglianza di due cose fino ad allora la-
tente: Aristotele pensa dunque prima di tutto alia metafora analogica .
174

L arte di trovare metafore efficaci non si puo apprendere da un altro,


poiche e una capacita innata.1 Con le espressioni figurate bisogna pero
essere molto prudenti: una veste di colori brillanti pub convenire a un
giovanotto, ma non e adatta a un anziano. La metafora deve poi evitare
di essere ricercata o astrusa, e deve invece essere sempre adeguata alia
situazione relativa. Una parola, bella o brutta che sia , significa oggetti-
vamente sempre la stessa cosa , ma in contesti diversi assume sensi del
tutto diversi: secondo le parole a cui di volta in volta e collegata , pub
rendere l espressione bella o brutta. Percio l opinione di Brisone e scor-
retta : costui infatti affermava che, se si parte dal presupposto che una
espressione ha oggettivamente l identico significato di un altra , si possono
allora scambiare le due espressioni e di conseguenza nessuno si pub espri-
mere male.177 « In realta risponde Aristotele non si pub usare qual-
siasi parola in qualsiasi circostanza ».

172
- -
1414a 18 T& 7rpo <T8iatpeiaOai rtjv X£!;iv 8 n rjSeiav Set xal |i£Y<*Xo7rpe7rrj nepi-
epyov. Aristotele mantiene fermo che nella classificazione un genere, per aver validity
di genere, deve possedere una particolare caratteristica.
173
1405a 6-7. £ implicito in 9tXo7roveTa 9ai che bisogna applicarsi alia cosa con
amore [ in italiano nel testo. N.d.T.]. Cfr. 1459a 6, fr. 70 ROSE.
174
Top. VI 2, 140a 9.
-
1459a 7 Eucputa? ar) peTov la rfv. Sta dietro queste parole l apprezzamento, ispi-
rato da Platone, delle cose che non si possono acquisire dall esterno, 8 pi} &m 7tap
<5XXou TrcpiaavOai , Top. Ill 2, 118a 16.
m La
formulazione di 1405b 16 oux ft xaX6v ecc. si comprende meglio se in
-
luogo di poSoSax ruXoi; si assume il seguente esempio: in espressioni come « onde
argentee », « raggio d’argento » si associa ad « argento » un’immagine diversa da
quando si parla di « argento vivo » o di « argenteria ».
177
Cfr. EPICURO, Ilepl (0; XXVIII , ARRIGHETTI 29, 12, 301.
m Della questione dell 9606
aEoxpoXoyla Aristotele si occupa anche in Pol. VII 15,
1336b 3, dove vorrebbe bandire dalla cittil questa cattiva abitudine, proprio nello
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 181

Aristotele prosegue poi con una quantita di esempi che devono illu-
strare il corretto uso delle espressioni figurate. Critica le espressioni affet-
tate e mette in guardia contro l uso di parole che si introducono per ren-
dere piu ornata l espressione; e qui incontriamo per la prima volta l esem-
pio che diventera poi canonico per i cosiddetti aggettivi esornativi:
« In poesia sta bene parlare di bianco latte, nella prosa no ». L uso scon-
veniente di un aggettivo esornativo o di una metafora rende affettata
l espressione, e il passo dalla solennita al ridicolo e breve. La prosa attica
classica , in confronto alia grecita piu tarda, era estremamente cauta nel-
l uso della metafora ; e per noi sorprendente che Aristotele biasimi Alci-
damante per aver definito YOdissea « un bello specchio della vita uma-
na Si vede qui molto chiaramente come sia sbagliato interpretare il
concetto aristotelico di mimesis nel senso che la poesia sia una copia o
un’immagine speculare della vita , uno speculum consuetudinis. Ritornere -
mo piu avanti su tale questione.1'1
Nel quinto capitolo Aristotele affronta il problema di come si scrive
in buon greco e sottolinea l’importanza di vigilare sulla purezza del lin-
guaggio. Soprattutto egli dice bisogna badare che cio che si e scritto
risulti facile da leggere e facile da pronunciare.'*2 Da poi delle prescrizioni
sul modo di elevare lo stile mediante la forza dell espressione: quando
l oratore, verso la fine della sua esposizione ha infiammato di entusiasmo
gli ascoltatori, e opportuno far risuonare dei toni patetici ; come esempio
adduce due bei passi dalla chiusa del Yanegirico di Isocrate. Si puo ac-
certare con facilita che Aristotele, com’era suo costume, cita a memoria
e, per la verita , non precisamente alia lettera; d’altra parte l essenziale
era , per lui, di ricordare ai suoi ascoltatori le splendide rime gorgiane nella
chiusa del Yanegirico , e per questo scopo un allusione era sufficiente.1*1
Colpisce poi l alta stima in cui teneva lo stile di Isocrate, tale da fargli
paragonare questo autore a Platone: « Questo stile entusiastico si puo
usare come fa Isocrate o anche, come Platone nel Fedroironicamente ».
Dopo un capitolo sul ritmo della prosa, si trova la distinzione, che
diventera poi fondamentale, fra la costruzione del periodo per giustappo -
spirito di Platone; in EN IV 14, 1128a 23 osserva che « la commedia nuova preferisce
l allusione decorosa ». Ma gli Stoici seguirono Brisone, cfr. la lettera di Cicerone a Peto,
IX 22, sulla libertas loquendi.
179
1406a 12 hi novfjaci np&izei yiXa. Xeux&v CETTCTV , ma non nella prosa .
180
Alcidamante dice ancor piu chiaramente in De Soph. 32 hi xaT67rrp <p ftccop aat
TT)I; ij/ ux7)? 4irt86oei? £5Si6v £ <mv ; quell uomo originale parlo dunque anche di uno
« sviluppo dell anima ». Cfr. F. SOLMSEN, « Hermes » 67, 1932, 134.
1!1
Vedasi sotto, p. 195.
187
1407b 11 SXoji; 8 k 8cT cuavccyvoarov elvca T& Yrypappivov xal eu<ppa(iTov.
I Greci leggevano ad alta voce il testo anche quando erano soli.
185
Negli anni trenta, dopo i trionfi dell oratoria di Demostene, questi esempi,
raccolti da discorsi che erano stati pronunciati cinquant anni prima, sarebbero apparsi
estremamente fuori moda.
184
Pensava a passi come 238d oppure 241e.
182 ARISTOTELE

sizione e quella « intricata » o, come diciamo noi, la costruzione subor-


dinante.1 Erodoto offre l esempio tipico della costruzione per giustappo-
sizione, « che anticamente era d uso generale, ma ormai non viene piu
usata che da pochi » . Questa costruzione del periodo era normale negli
scritti piu antichi del Corpus Hippocraticum , che Aristotele conosceva
bene: e chiaro che linguisticamente egli si sentiva del tutto ateniese, seb-
bene fosse giunto ad Atene soltanto a diciotto anni. A paragone della
prosa d arte ateniese trova spiacevole l antico stile ionico: le proposizioni
formano una catena, in cui non hanno rilievo principio e fine, « e cio
che non ha dei confini e sgradevole » ; il periodo invece « contiene in se
inizio e fine e ha una sua dimensione che si coglie facilmente A1 fondo
di questo giudizio sta la persuasione, che egli condivideva con Platone, che
« cio che e determinate da limiti » , to horismenon , sia il principio del
bello.1 Questa concezione fondamentale, strettamente collegata alia ri-
cerca della « forma perfetta », to teleion , ricorre dovunque nelle opere di
Aristotele. Per Platone era senz altro la geometria la fonte di ispirazione,
e anche Aristotele parla della determinatezza della forma e della bellezza
strutturale della matematica e dei principi eterni. Fondamentalmente,
pero, il suo concetto di struttura e orientato in senso biologico ; la forma
perfetta, che costituisce il fine della natura, ha « assunto il posto del bel¬
lo », " vale a dire rivela il principio del bello nel mondo sensibile. Il
principio del bello come l intende Aristotele risulta dalla sua concezione
dei processi naturali; egli critica aspramente la concezione del mondo
di Speusippo come epeisodiodes , come qualcosa che consiste di episodi,
al modo di una cattiva tragedia .190 Anche nella Poetica pone l accento sul-
l importanza di una solida struttura, come gia Platone aveva detto nel
Fedro; un poema deve avere un principio, un mezzo e una fine, e deve
costituire un unita organica . Questa predilezione per la determinatezza
formale, per la struttura architettonica e la simmetria ha radici profonde
e viene chiaramente alia luce gia nei prodotti della cultura micenea .
Dopo aver discusso della costruzione del periodo e, avere dato uno
sguardo anche agli artifici che si designano con i termini 1 1 di antitesi, sim¬
metria dei membri della frase, consonanza , Aristotele passa nel capitolo
,
15
1409a 24 eEpop£v/] xcd xaTsaTpappev/]
184
1409b 1 cu ( jijvo7rTov uiycOop, anche a 1414a 12 e in Poet. 1451a 4. Solo cos!
si riesce a far coincidere il pensiero con l espressione linguistica , Siavola TSTeXeicoaOaL.
187
Per es. My 3, 1078a 36 xa t?, auppexpEa xal TO copLapivov sono TOO xaXoo
p Yitrra E 87). Cfr. Top. Ill 1, 116b 21. Protr . B 33 DURING e H.J. KRAMER , Arete bet
Platon und Aristoteles , Abh. Ak. Heidelberg 1959, 352-56.
roiq axLVYjTOL?, My 3, 1078a 32 . Cfr. Filebo 15d .
188
189
PA 645a 25 T})V TOO xaXoo /copav etXtjifisv. E vero che Platone parla nel Fedro
264c del discorso come di uno £cpov , come fa Aristotele nella Poetica 1450b 34, ma
non e assolutamente giusto affermare che Aristotele « si limiti » ad accogliere questa
metafora.
190
Lambda 10, 1076a 1; Ny 3, 1090b 19. Cfr. Protr. B 33 DURING.
IXVTI&ECTK;, 7rapiCTcoCTi? , 7rapopoicoCTi?.
191
RETORICA , POESIA , TRAGEDIA 183

decimo a un argomento nuovo, vale a dire a cio che allora si denominava


asteia ; con questo termine si intendevano le espressioni felici, ricche 2 di
spirito e di eleganza e, grazie a queste qualita , anche di efficacia .” I
capp. 10 e 11 sono relativamente lunghi, elaborati con estrema cura e
dotati di esemplificazione particolarmente abbondante ; Aristotele si ri-
ferisce ad essi come a una methodos , vale a dire una lezione particolare.
Nell esposizione crale sarebbe naturale commentare e spiegare gli esempi
che vengono addotti; il motto di Stesicoro « che le loro cicale cantereb-
bero per terra » e difficilmente comprensibile, se non si sa che con quella
battuta Stesicoro voleva mettere in guardia gli Spartani dal pericolo che
i loro nemici abbattessero per vendetta gli olivi del paese.” 3 La particola¬
re natura degli esempi fa pensare con ogni probability che questi due
capitoli siano stati ampliati mediante aggiunte posteriori. L efficacia delle
espressioni figurate e delle battute felici risiede nel fatto che noi uomini
siamo di tal natura, che ci rallegriamo quando apprendiamo qualcosa
senza fatica .m Questa osservazione costituisce anche il punto di partenza
dell importante cap. 4 della Poetica. Il segno distintivo essenziale di una
espressione figurata sapientemente scelta e la sua immediata capacita di
persuasione ; l ascoltatore deve dire immediatamente fra se: 5 « Si, cost
deve essere, mi ero sbagliato ». Aristotele ha anche diverse osservazioni
acute sull efficacia psicologica delle espressioni figurate, ma e predomi-
nante l aspetto intellettuale. Ancor oggi gli studiosi piu autorevoli discu-
tono se l effetto essenziale di tali espressioni risieda nella loro capacita
di agevolare la comprensione intuitiva di tutto un complesso di idee,
oppure se lo scopo loro proprio non sia quello di produrre una cono-
scenza , bensi di stimolare la fantasia . Aristotele distingue le espressioni,
la cui efficacia si fonda sul contenuto di pensiero,” 4 da quelle che colpi-
scono grazie alia loro forma linguistica .
Hanno l effetto maggiore quelle che prestano vita e consapevolezza
a cose inanimate. Omero parla spesso di cose inanimate come se fossero
creature vive e proprio la vita e la vivacita con cui presenta tutte le cose
rendono cost affascinante la sua narrazione, perche « la realta e movi-
mento ».m Una figura dev essere derivata da cose affini, ma non troppo
evidenti ; anche nel pensiero scientifico, d altra parte, un importante prin-
1.2
1410b 24 cqra Xsyopsvtov y yvcoci;.
1.3
1412a 23; la traduzione della sentenza data da J.H. Freese nell edizione Loeb
e percio inesatta ; giusta invece quella del parallelo 1395a 1.
m TB zavffdveiv paSlto TjSu <puaa namv Icmv , cfr . 1448b 12-14 e Prolr. B 56
[ ?
DURING,.
15
1412 a 20 Soixc >iyav 7] diu/T) .
) < linear .
m 1410b 27 8tdvoia TOU Xeyoplvou oppure ay ijpa TT ;
'

1412a 9 r) 8 x £vi) ai<;, come si deve leggere, con Bekker e Ross, cfr .
sotto, p. 694 . Quanto profondamente dominata dai teorid romani sia la tecnica reto-
rica, mostra il capitolo della Retorica di R. VOLKMANN sui tropi e sulle figure: Aristotele
viene citato soltanto in una nota come qualcuno che « aveva gia osservato » qualcosa.
Cio significa veramente capovolgere lo stato delle cose.
184 ARISTOTELE

cipio euristico e quello di cogliere la somiglianza di cose pur fortemente


differenti l una dall altra.1 Un efletto umoristico si ottiene nel miglior
modo usando parole completamente imprevedibili nel contesto , oppure
parole che in quel contesto assumono un altro significato.1 Anche nello
spirito, pero, Aristotele sottolinea l aspetto intellettuale: espressioni ric-
che di spirito o di mordacita ci aiutano a imparare qualcosa megli'o e
piu in fretta .
200

Negli otto brevi capitoli che seguono, Aristotele ritorna sul tema della
« convenienza dello stile » , to prepon tes lexeos. L esposizione e veramen-
te appena abbozzata ; questi capitoli contengono diverse fini annotazioni,
ma nel complesso danno l impressione di essere stati scritti solo come pro-
memoria per qualche lezione; Aristotele non si preoccupa qui di essere
sistematicamente completo, e rinvia spesso alle trattazioni altrove svolte,
che percio e sufficiente siano brevemente ricapitolate.2"
Sottolinea subito la differenza fra il discorso effettivamente pronun-
ciato e il discorso scritto. Quando uno discute un problema o parla di
esso, il linguaggio e completato da gesti, dalla mimica e dagli atteggia-
menti piu diversi, mentre invece il discorso scritto mira all esattezza.2 Per
compiere la propria funzione, il linguaggio deve essere adeguato alio
scopo dell esposizione. Come sempre, anche qui le spiegazioni di Aristo¬
tele provano il suo senso della realta :
« Il discorso politico e come la pittura di un paesaggio; cio a cui si tende
fe l effetto a distanza. Quanto maggiore fe la folia, tanto piu ampia e la vista.
Sicchtf la precisione e superflua tanto per l oratore che per gli uditori, e persino
dannosa. Il discorso giudiziario invece e piu preciso, e piu preciso ancora quando
il discorso sia tenuto davanti a un unico giudice. Ecco perche non sono gli stessi
oratori che hanno successo in tutti questi campi ; accade invece che dove si ha
il massimo di recitazione, c fe il minimo di oggettivita ; questo tipo di oratori ha
bisogno di una gran voce ».
Anche questo e un esempio dell ironia tipicamente aristotelica, mokia ,
tanto diversa da quella di Socrate.
1412a 11 xi> Spoiov b> rroXii Silxouai Hecopeiv, l idea fondamentale di Speu-
sippo, vedasi sopra, p. 97.
7rap (48o5ov, ret 7rapa 7re7tonf ) jj.£va.
1412b 22-23.
201
II cap. 17 sulle Trttrreii; contiene molte cose, che Aristotele aveva gia detto
nella Retorica, specialmente in I 9: cfr. 1418a 1 con 1368a 29. - Nel cap. 18 7repl
4 pcoTr) <rec> <; troviamo numerose eco dei Topict : cfr . 1419a 6-7 con VIII 2, 158a 7 e
IX 15, 174b 38; 1419a 15 con IX 19, 177a 21; 1419a 18 con VIII 2, 158a 25. - Il
cap. 19 suH 47tlX0Y0?. Il rinvio etprjvTai ol T67TOI presuppone I 9. Segue quindi un
riferimento a II 19, e finalmente Aristotele rinvia alia discussione dei 7rdWb) in II 19:
egli potra dunque limitarsi ad Avapivrjaat xa 7rpoeipr] jj.6va.
202
1413b 9 aycovtaxtxr) U7roxpixixcoxax7) . Ha in mente le discussioni cost
fervidamente coltivate all interno e all esterno dell Accademia, quelle la cui tecnica
noi conosciamo grazie ai Topict. f ] ypa tx i) ' dtxptpeaxdiTj). Cfr . le interessanti
osservazioni di K. v. FRITZ, « Stud. Gen . » 1961, 615. Aristotele accolse da Platone
1 idea che tutto debba xoteiv xi &auxou ? pyov.
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 185

Le introduzioni contemporanee all arte dell esposizione orale, che ci


sono note attraverso la Retorica di Anassimene, attribuivano la massima
importanza alia disposizione formale, ta mere ton logon ; Aristotele inve-
ce guarda con disprezzo a queste pedanterie: « Ci sono solo due parti,
l esposizione del fatto e l argomentazione ». Se le circostanze lo richie-
dono, si possono inserire un introduzione e una chiusa . Come gia Platone
nel Fedro 266e, anche Aristotele rinvia a Teodoro di Bisanzio. L argo-
mento fondamentale addotto per combattere le partizioni formali dei ma-
nuali contemporanei, che gli paiono ridicole, e veramente accademico:
in ogni classificazione il genere deve essere determinate con precisione;
percio un nuovo termine e giustificato soltanto la dove con la nuova
parola si indichi un genere dalla caratteristica chiaramente definita.2* « Al-
trimenti tutto e chiacchiera a vuoto, come nel manuale di Licimnio » .
C e da dubitare che qualcuno fuori dell Accademia potesse capire questa
obiezione. Aristotele del resto non trovo, alia fin dei conti, chi racco-
gliesse questa sua concezione ; le eta posteriori seguirono piuttosto uomi-
ni come Licimnio, Anassimene ed Eubulide, e i secoli successivi rima-
sero completamente in balia della retorica scolastica ; le distinzioni for¬
mali divennero fine a se stesse.
Aristotele rimane fedele al principio gia espresso nella Ketorica ,
secondo cui l eloquenza e una combinazione di penetrazione etico-psicolo-
gica e di capacita di argomentare logicamente. 5 Nemmeno in questo cor-
so dedicato a problemi stilistici trascura gli aspetti etici e psicologici.
Che, qui come nella Ketorica , egli sviluppi idee che gia Platone aveva
espresso nel Fedro , e cosa evidente ; se ne trova perfino un eco verbale.214
Ho gia accennato al fatto che qui 207 e tracciata una distinzione assai tipica
della sua impostazione conservatrice. Egli ricorda la letteratura influenzata
da Socrate, hoi Sokratikoi logoi. Ora, noi parliamo di « letteratura »,
concetto per il quale al greco classico mancava un termine. I logoi socra-
tici erano per Aristotele saggi di eloquenza, proprio come i discorsi di
Isocrate, che per la massima parte non erano dei discorsi nel senso che
intendiamo noi, bensi dei trattati. Egli conosceva bene, poi, la prassi
contemporanea. Quando dunque, a trent anni, si pose a considerare la
prospettiva di tutta questa eta e ad analizzarla secondo la sua abitudine
trovo, da una parte, la tradizione socratica , fortemente improntata al
pathos etico, dall altra la tradizione sofistica biasimata da Platone nel Fe¬
dro , altrettanto fortemente improntata di razionalismo. ( Aristotele indica
l impostazione socratica con la parola ethike e quella dei Sofisti con la
espressione apo dianoias , cioe fondata sul pensiero razionale ). Secondo la

m 1414a 30 T6
.
Trpaypia EITTEIV Ticpl ou xal T6T (knoSei oci Inoltre la termino-
logia tradizionale in Anassimene 7rp6Heci?-7r £( jTt?.
1414b 15 ETSO? xal Siatpopdt, cfr. 1414a 36 vuv Statpouci yEXotco?.
1 4, 1359b 10.
1416b 4, cfr. 267a vpiixpa pieyaXa.
1417a 15-24.
186 ARISTOTELE

sua concezione, 1 esposizione oggettiva in un discorso politico, o anche


in un discorso giudiziario, deve comprendere anche considerazioni etiche :
« L esposizione deve essere etica ; questo e possibile soltanto se si conosce
alia stregua di quali criteri si puo valutare eticamente un azione; un tale
criterio e costituito dal proponimento; quale e il proponimento, tali sono
i sentimenti; l esito del proponimento e determinate dallo scopo stabili-
to » . In questa proposizione , che in greco risulta assai piu breve, egli
208

compendia nel tipico suo stile telegrafico la sua dottrina della proairesis.
Poi prosegue : « Non dovremmo parlare, come fanno gli oratori odierni,
secondo razionalita, bensi secondo il proponimento » . Cio che intende, lo
spiega in stile parimenti telegrafico: « Questo io volevo, perche questo
era il mio intendimento; non era d altronde per mio vantaggio, ma era
meglio cost » . In altre parole, l oratore deve essere moralmente impegna-
to, deve prendere posizione personalmente. Si comprende meglio la sua
reazione se si tiene conto che a quel tempo la maggior parte dei discorsi
giudiziari era scritta da autori di professione, logographoi , e intendiamo al-
lora anche come il suo ammonimento non trovo alcuna eco fuori del-
l Accademia.
Questo trattato fu composto da Aristotele in una disposizione felice.
Talvolta egli illustra le sue norme applicandole subito nella sua stessa
esposizione.2 In contrapposizione alle espressioni afiettate, che critica ,
a volte ricorre egli stesso a una formulazione maliziosa.210 Cio che dice al
termine del trattato, prova che questo fu concepito come un corso di
insegnamento. Con un allusione ironica ai precetti dei manuali del tempo
dice che sarebbe ora conveniente ricapitolare brevemente tutto quel che
e stato detto: « Si afferma infatti che si debba ripetere piu volte la stessa
cosa , perche Pascoltatore la impari piu facilmente ». Chiude inline il suo
corso con un efficace asindeto: « Ho parlato, avete udito, conoscete i fatti,
giudicate ».

Lo scritto « Sulla poetica »


Platone caratterizza in una certa occasione la sua posizione verso la
poesia dicendo che fra questa e la filosofia esiste un vecchio dissidio.211
Il conflitto si dava in realta nella sua anima. Egli infatti riconosce il suo
amore per la poesia e parla della venerazione da lui nutrita per Omero,
« perche Omero pare essere stato il primo maestro e la guida di tutti quei
bei poeti tragici » ; confessa di essere incantato dalla poesia. Ma soggiun-

20S
1417a 17-18, cfr. sotto, p. 522. Troviamo il concetto gia in un opera antica
come Phys. II 5, 196b 18; inoltre Poet . 1454a 18.
209
Per es. 1405a 13.
!ll>
1406a 18, a proposito di Alcidamante: ou yap rjSucrfxaTi yprjToc. aXX &><; iMo
-
pan TO ip E7U .
TOt5
111
Repubblica 607b.
RETORICA , POESIA, TRAGEDIA 187

ge : « E tuttavia e delittuoso abbandonare cio che si e considerato vero ».


Se vogliamo dire con parole diverse, arnica poesis , magis arnica veritas.
E le verita erano, a suo giudizio, per un verso le idee al di la dello spazio
e del tempo, per un altro la sua convinzione, fondata sulla teoria delle
idee, che la poesia debba essere posta al servizio dell educazione. Quat-
212
tro sono le obiezioni che egli solleva contro la poesia :
1 ) Le cose del mondo sensibile sono copie delle idee; l artista e un
imitatore di queste cose, un onnisciente giocoliere, che per conto proprio
e convinto che la sua poesia sia un opera di sapiente, ma che in realta
e sempre a due gradi di distanza dalla verita .213 Da Omero in poi, tutti
i poeti sono imitatori di ombre della virtu e delle altre cose di cui poetano.
I poeti non posseggono ne sapienza, ne retta opinione; mancano in una
opera d arte misura e proporzione. « Cattiva e accoppiata ai cattivi oggetti
del senso, l arte dell imitazione genera cattive cose ».214
2 ) Nessuno stato, in alcun tempo, ha mai tratto qualche utilita dalla
poesia : « Noi Ateniesi abbiamo Solone, ma chi ha te, Omero ? ». Nessuna
buona invenzione puo essere ascritta a merito dei poeti; ne nella vita
politica , ne in quella del singolo i poeti sono stati maestri di educazio-
ne,215 e non esiste uno stile di vita omerico, come invece in certo modo
ne esiste uno pitagorico.
3 ) La poesia e immorale. Come a suo tempo aveva fatto Senofane,
Platone ora asserisce che i poeti raccontano mendaci storie di dei e di
eroi, e inoltre che parecchie di queste storie sono immorali, tali da non
poterle lasciar andare in mano ai bambini. Non serve a nulla spiegare
queste storie allegoricamente, perche i bambini le intendono alia lettera ;
i poeti dunque generano false concezioni degli dei e di cio che e giusto
o ingiusto , e nella loro vita gli uomini si comportano secondo quello che
hanno appreso dai poeti.
4 ) La poesia nutre ed accresce i nostri desideri e le nostre passioni.216
« Quando sentiamo un eroe che, nel mezzo delle sue afflizioni, pronuncia
un lungo discorso pieno di lamenti , e si percuote il petto, tu sai bene che
ne godiamo ; ci abbandoniamo all impressione e seguiamo l azione colmi
di simpatia,217 lodando con convinzione come un buon poeta quello che
meglio riesce a portarci in questa condizione ».
Mentre Platone pronunciava questa terribile condanna della poesia , la
sua coscienza di artista deve avergli spesso gridato che tutto cio era com-
212
I passi phi important dei dialoghi sono Repubblica III e X; Sofista 235e sgg.
e 265d sgg.; Leggi II 669 sgg.
213
In Repubblica 484c si legge invece &anzp ypa <pi)? cl? fij dATjOiaTarov
Cfr. 607b citato sotto, p. 186.
214
603b. La parola chiave e cpauXrj, moralmente deteriore. Qual peso Platone
attribuisca al concetto risulta dal fatto che nella Repubblica ripete cinque volte ( con
piccole variazioni nell espressione) che il poeta e Tpiroi; inb TTjp dX O ctac.
215
600a f ]Yep.«v TtatSciat;.
216
606d Tp£ <pa dpSouaa.
217
605d IvSAvxei; fjptoct; auxou ? ETropcOa EupTtda/ ovTEt;.
188 ARISTOTELE

pletamente sbagliato : perche alia fine Platone ripete ancora : « La ragione


mi ha costretto » . E poi soggiunge : « Se un amico della poesia volesse
2

scrivere un trattato in sua difesa , per dimostrare che essa non da solo
diletto, ma e anche utile alia vita della societa e del singolo, lo staremmo
a sentire con soddisfazione: perche sarebbe certo soltanto un vantaggio,
se risultasse che la poesia non procura soltanto piacere, ma e anche
utile ».
Questo augurio lo compi Aristotele con le sue opere sulla poesia.
Egli desunse da Platone alcuni concetti generali, che pero trasformo in
maniera caratteristica ; sotto questo aspetto, la discussione e l analisi che
egli conduce della poesia sono un parallelo della Retorica. Come Platone,
anche Aristotele definisce le arti figurative, la musica e la poesia come
mimesis ma , come vedremo, il termine ha in lui un significato diverso da
quello che ha in Platone, e non viene mai usato in senso peggiorativo.21
Aristotele poi lascia del tutto cadere l argomento di Platone che il poeta
sta a due gradi di distanza dalla verita ; secondo la sua dottrina delle idee,
o dottrina della forma , come e meglio dire, la forma e nell anima del-
l artista.
In contrasto con Platone, e in pieno accordo con l antica tradizio-
ne greca, Aristotele considera i poeti come i migliori maestri del popolo
e, ancora in contrapposizione a Platone, pone in rilievo che un quadro
o una poesia ci possono aiutare a imparare qualcosa rapidamente e senza
fatica.
Secondo Aristotele, dunque, la poesia non e affatto immorale.
« Non e giusto biasimare un poeta perche offre una rappresentazione che
si presume falsa del mondo degli dei, giacche vero o falso non hanno alcun
valore nell ambito di un racconto fittizio. Pub darsi che le cose stiano come dice
Senofane, ma tali racconti di fantasia sono appunto tradizionali ».
Aristotele dunque prende alia leggera la questione, che per lui non
costituisce una difficolta , e non fa alcun cenno all effetto di tali racconti
sui bambini.
Molto piu dettagliatamente, invece, parla dell effetto della poesia
sulla nostra vita sentimentale. Aristotele rifiuta del tutto la tesi di Plato¬
ne, secondo cui la vita affettiva e un male: ricordiamo qui il celebre pa-
ragone del Fedro , quello dell auriga che tenta di guidare un cavallo
bianco e un cavallo nero e di condurli alia meta. Nella psicologia di Ari¬
stotele non esiste nulla di corrispondente; la vita affettiva in se non e ne

607b 6 X6yo<; vjpa? flpet e 604c OTTY) 6 Xiyoc; aipci P XTICTT av tyei . Sarei
incline a vedere nell imperfetto, che & insolito, una leggera allusione alia sua resistenza.
Come poi mostra il Fedro 253c, Platone non intende semplicemente la necessity logica,
ma piuttosto come dice Socrate, Apol . 28a TOUT Imv 8 alpf )<rci.
219
La definizione trasmessa da Cicerone De rep. IV 11 ( in Donato) imitationem
vitae, speculum consuetudinis, imaginem veritatis , e ritradotta dal Wilamowitz con
fitfjLTrjCTii; (3(ou , xaTGTiTpov bpiXEa? ( meglio forse ) , bpolcopa dXrj&Eiap, pub deri-
vare da Alcidamante.
RETORICA , POESIA, TRAGEDIA 189

buona ne cattiva , perche ogni valutazione morale dipende dalla decisione


della volonta . All interno di una teoria, che in tutti i particolari si di-
scosta fortemente da Platone, Aristotele salva pero un fondamentale
concetto platonico, e cioe che gli affetti devono essere controllati dalla
ragione. II compito del poeta 220 e precisamente quello di produrre con la
sua arte un forte effetto emotivo. Fu forse l espressione platonica « pro-
vare simpatia »,221 o comunque il pensiero espresso con queste parole, a
ispirargli la sua grandiosa teoria della oikeia hedone della tragedia.
Aristotele giudica in un modo completamente diverso da Platone il
rapporto tra filosofia e poesia, proprio perche « realta » ha per lui un
significato del tutto diverso e non indica il mondo delle Idee, bensi il
mondo sensibile. Lo storico racconta quel che e effettivamente accaduto
ed e unico, il poeta invece che cosa sarebbe potuto accadere, ed ha per-
cio validita generale. « Anche se accade che il poeta racconti nella sua
poesia avvenimenti reali , tuttavia egli e sempre un poeta ; perche nulla im-
pedisce che qualche cosa di cio che e realmente accaduto sia di natura
tale, che sarebbe potuto verosimilmente accadere cosi. Proprio qui sta
cio che fa di uno un poeta » .m Questo paradosso ci mostra con esattezza
che cosa intendeva Aristotele: la poesia e piu filosofica della storiografia,
perche l opera del poeta e frutto della riflessione sui grandi problemi della
vita umana, mentre lo storiografo descrive un avvenimento.
Questo rapido cenno mostra che Aristotele desume si da Platone
alcuni importanti concetti, ma che la sua concezione del valore e del
compito della poesia e filosoficamente impostata in modo del tutto di¬
verso.
Come D. de Montmollin, sono persuaso anch io che il trattato di
cui ci occupiamo sia un promemoria ,223 in cui Aristotele intendeva racco-
gliere le sue opinioni per suo uso personale. L uso delle particelle nel-
l ultima frase prova 224 che esisteva un seguito o che almeno, quando
m 1453b 12 7 eiv, e b 26: deve farlo xaXto<;.
tapaoxeudt
221
605d ug.7tdtaxovTE <;.
222
9, 1451b 29-33. xa k & yEi' j corrisponde all « effettivo svolgersi delle
cose » di L. v. Ranke.
223
Fedro 278a ( TUV X6ytov ) TOU? PEXTIOTOIK; EE86T(OV uiripwimv cfr.
Ep. VII, 344d .
224
Chi studi senza pregiudizi l uso di 7tepi pisv o5v alia fine di una delle opere
contenute nel Corpus Aristotelicum , non puo non giungere a questa conclusione. Cosi
del resto gia fece F. PATRICIUS nelle sue Discusstones Peripatelicae, ristampate da J.L.
IDELER, Meteorologica II, 369-389. I apparentemente isolati di cui parla il
DE MONTMOLLIN, p. 191 ( seguendo Diintzer ), sono tutti spiegabili. Il nostro trattato e
forse un abbozzo del primo libro della TrpaYnarela T yvTjt; TrotyiTiXYji; a p, la cui esi-
stenza e provata dal catalogo alessandrino delle opere aristoteliche; i testi pubblicati
da H. OELLACHER in « Etudes de Papyrologie » IV, 1938 possono essere frammenti
di quest opera perduta . Mi sembra tuttavia molto piu importante cercare di compren-
dere l opera che noi possediamo piuttosto che avanzare congetture su cio che in essa
non si trova .
190 ARISTOTELE

Aristotele scrisse225o detto questa frase, progettava di proseguire la tratta-


zione. A . Lesky ritiene che si possa dare per certo che l oggetto del
secondo libro erano il giambo e la commedia : e una congettura, 226 questa ,
fondata sulle parole introduttive del sesto capitolo. F. Solmsen rite-
neva che il trattato a noi pervenuto fosse stato scritto per un pubblico di
ascoltatori come tanti altri scritti del Corpus Aristotelicum. Il de Mont222-
mollin ha pero giustamente messo in luce il suo carattere particolare.
Da molto tempo si e sostanzialmente concordi nel ritenere che Aristotele
abbia introdotto delle postille nel suo manoscritto, e che il nostro testo
risalga aU originale. Nel far l analisi di tali postille, si parla di aggiunte
fatte dallo stesso Aristotele e poi inserite nel luogo piu o meno opportuno
dal redattore, ma si distinguono anche aggiunte di mano posteriore;
la questione risulta quindi assai complicata. Il risultato di tale analisi e
assai diverso, nei particolari, in F. Solmsen , D. de Montmollin e F. Else,
e tuttavia questi tre studiosi hanno valutato con molta prudenza la vo-
luminosa letteratura anteriore relativa alia Poetica ; tutti e tre ci dicono
molte cose che senza dubbio sono esatte, e tutti hanno approfondito la
-
nostra conoscenza della Poetica . ma ci si illuderebbe se si ritenesse pos-
sibile unificare le loro osservazioni in una sintesi.
Nella mia analisi del trattato procedo dall assunto che esso sia stato
scritto abbastanza per tempo, e comunque nel periodo dell Accademia ,228
come tutti i rimanenti scritti sulla poesia e sull’oratoria . Dopo la prima
stesura Aristotele introdusse delle note a margine e delle postille ; non
puo certo aver mai pensato di presentare il testo in questa forma , in
ogni caso non senza un’esegesi orale; e questo carattere della Poetica
rende assai delicato il distinguere la redazione originale dalle aggiunte.
Un metodo assai sperimentato e questo: si usa come ipotesi di lavoro
uno schema logico, e si assume che l esposizione debba seguire questo
schema; quando il testo e lo schema non corrispondono, si dice: questa
frase o questo passo sono un corpo estraneo nel contesto, dunque sono
un inserzione.22 Secondo questo metodo si possono, con il Solmsen, in-

725
Geschichte der griecb. Literatur 527.
226
The origins and methods of Aristotle s Poetics , « Cl. Qu. » 29, 1935, 195.
Quando discuto, nelle pagine seguenti, le tesi del Solmsen , intendo riferirmi a questo
importante e notevole lavoro.
227
171: « le sue note personali ».
22!
Scrive nella sua introduzione F. Else: « ... piuttosto antico che tardo, appar-
tiene cioe al periodo di Asso-Mitilene, o persino agli anni precedenti la morte di Pla-
tone, piuttosto che alTultimo periodo ateniese di Aristotele ». Per il de Montmollin le
parti dell opera che egli designa come « originarie » ( la redazione primitiva ) sono « ante-
riori alia fondazione del Liceo », e dunque scritte prima del secondo periodo ateniese.
Come tanti altri studiosi, egli ritiene che in Macedonia Aristotele tenesse lezioni sul-
l arte poetica. Come al solito, la notizia che Aristotele fece preparare per Alessandro
una copia delVIliade e l unico argomento che si puo addurre a favore di questa tesi.
229
Cosi per es. il Solmsen osserva a proposito dei capp. 20-21 che « non avreb-
RETORICA , POE SI A, TRAGEDIA 191

dicare come aggiunte i seguenti capitoli: 12, 15 ( da 1454a 37 in poi )-18,


21-22 e 24. II de Montmollin considera egualmente inserzioni successive
12 , 15 ( da 1454a 37 in poi )-18 e 24, tuttavia con ulteriori sottili distin-
zioni ; inoltre gran parte dei capp. 13-14. Assai istruttivo e anche un
confronto fra la sua tavola sinottica , in cui si registrano ancora circa
quindici passi, che egli considera aggiunte posteriori, e la lista corri-
spondente delPElse. Questi considera complessivamente quindici passi
come supplementi inseriti da Aristotele stesso. Tredici di questi li tro-
viamo anche nel de Montmollin ; si tratta di passi che sono stati assai
discussi anche nella letteratura precedente ; che in essi il corso dei pensieri
si presenti spezzato, mi sembra chiaro. Considerare appunto come crite-
rio la coerenza dell argomentazione all interno di ogni passo in se con-
cluso e un metodo piu sicuro di quello citato in precedenza. Ma e in ogni
caso interessante che si sia giunti in tredici casi alio stesso risultato pur
seguendo metodi diversi: si puo forse sperare che ormai, per questi
tredici passi, la questione sara considerata chiusa. In verita il problema
non e poi molto importante, perche non sappiamo assolutamente se Ari¬
stotele introdusse queste postille immediatamente dopo la stesura del-
l opera, oppure circa vent anni piu tardi. Uno dei due passi che sol-
tanto Else considera supplementi e il noto passo sulla katharsis. Diversa-
mente da Solmsen e de Montmollin , e con il Vahlen, egli difende effi-
cacemente come appartenenti alia redazione originale i capp. 17-18.
L ordinamento della Poetica e semplice. Dopo i cinque capitoli intro-
duttivi,2 i capp. 6-22 trattano della tragedia , 23-24 della poesia epica,
25-26 di questioni concernenti entrambi i generi. Nel corso dell intro-
duzione Aristotele analizza e determina innanzi tutto il concetto di mi¬
mesis , presentando cosf la sua risposta al problema di che cosa sia la
poesia ; fa poi seguire una rassegna dello sviluppo della poesia dai primi
suoi inizi fino all eta contemporanea . Per brevita di linguaggio e ricchezza
di pensiero questa rassegna non ha alcun riscontro in tutto il Corpus.
Come d uso, Aristotele per prima cosa enuncia il suo tema: in que¬
sta enunciazione ogni parola e densa di significato. Sua intenzione e di
parlare « della poesia in se ».232 L espressione « in se » desta la nostra
attenzione, perche se confrontiamo le introduzioni di altri scritti, non
troviamo mai questa particolare formulazione. Possiamo senz altro am-
mettere che Aristotele nel formulare proposizioni importanti non intro-

bero dovuto essere scritti ». Nel de Montmollin un buon esempio di questo metodo e
l analisi del secondo capitolo, 25-29.
00
Dice giustamente l Else: « definire una proposizione posteriore non significa
necessariamente mostrare che e tarda, o identificarla con uno strato tardo dell opera .
Una nota del genere puo essere stata scritta in qualsiasi momento successivo alia prima
stesura » ( p. 232 ).
211
Come gia osservo il Vahlen, « manca del tutto nella Poetica una ragionata
divisione in capitoli ».
232
-
Poet . 1, 1447a 8 7repl 7roi7) Tixrj;< au rijc.
192 ARISTOTELE

duce mai parole superflue; ma a che cosa pensava, allora, quando scrisse
« e ora nostra intenzione di parlare della poesia in se » ? L espressione si
chiarisce facilmente da sola se supponiamo che poco tempo prima egli
abbia scritto il dialogo Sui poeti ; ora invece si propone di analizzare l arte
del poeta in quanto tale, cioe l opera poetica, « quali ne siano i generi,
la funzione e l effetto dell arte poetica, la struttura interna di un poema
perfetto, di quali parti consti il poema, ed altri problemi connessi con
I argomento ». Quando Aristotele dice « poesia » o « arte poetica », ha
sempre presenti le grandi espressioni della poesia, cioe l’epos e la trage-
dia; brica, lirica corale, elegia e altri generi non sono presi in considera-
zione in questo lavoro. La spiegazione tradizionale defl espressione « in
se » e che Aristotele intenda parlare della poesia « in generale » ; ma
contro questa interpretazione sta innanzi tutto il fatto che Aristotele non
parla « in generale » ; anzi, l argomento dell opera e effettivamente « la
poesia come arte ». Il suo proposito e quello di scoprire i fattori che
fanno di una tragedia o di un poema epico un opera d arte compiuta .
Sara pero qui forse opportuno un avvertimento: quando Aristotele parla
di un opera d arte « perfetta », intende sempre « tecnicamente perfetta »,
non esteticamente o soggettivamente, come intenderemmo noi . Una tra ¬
gedia e « perfetta » quando il poeta raggiunge 1’effetto massimo sugli
spettatori o sui lettori.
Cio che abbiamo or ora reso con « funzione ed effetto » della poe¬
sia ( che e una traduzione di ripiego ) e espresso da Aristotele con il ter-
mine dynamis; cio implica che ogni arte contiene in se certe possibi¬
lity di pervenire al piu alto sviluppo, e proprio a questo e rivolto l’in-
teresse di Aristotele. £ appunto una sua caratteristica quella di fermare
l’attenzione sempre sulla forma perfetta. Aristotele intende percio stu-
diare « come deve essere composto il mythos , affinche la poesia raggiunga
la sua forma corretta » . Il significato di mythos nella Poetica e quello
che in francese ha intrigue, in inglese plot e nel linguaggio del cinema
story, Aristotele ci dice molto chiaramente che con questo termine egli
intende la systasis ton pragmatonf 5 cioe lo schema dell’azione, e quando
si traduce mythos con « azione » occorrerebbe tenere a mente questa
definizione. L’azione dev’essere in se compiuta, deve avere cioe un inizio,
un centro e una fine ; in questo senso l’« azione » delYIliade , malgrado
tutte le digressioni , e un tutto unitario. Non e invece cosi se il filo con-
duttore manca : « Se un poeta scrive delle belle declamazioni e le collega
l’una all’altra in modo malcerto, non ne risulta una bella tragedia, anche
se ogni parte in se considerata e bella » .
Dopo l’enunciazione del tema Aristotele analizza il concetto di mi-
233
ELSE, 3: « in generale, come in opposizione alle specie ».
04
Cosi anche Rhet. I 2, 1356a 34, a proposito dell’oratoria e della dialettica . An
¬

che Platone lo dice spesso, per es. Fedro 268a. Non si tratta naturalmente della dot-
trina di Siivaizip-Jv pyeia .
235
6, 1450a 15; 10, 1452a 18; 18, 1453b 2. Cfr . Fedro 268cd.
,
RETORICA, POESIA TRAGEDIA 193

mesh. Non e giusto, pero, affermare che egli semplicemente desunse da


Platone questo concetto e la classificazione delle forme particolari della
mimesis; da Platone egli desunse unicamente il termine, cui pero at-
tribui un senso nuovo, e la partizione formale in tre tipi: 1) esposizione
mista , come in Omero; il poeta racconta , ma fa anche venire in primo
piano i suoi eroi, li fa parlare e agire; 2 ) racconto in prima persona ; 3 )
rappresentazione drammatica da parte di attori. Nel terzo libro della
Repubblica, Platone distingue due tipi di imitazione, vale a dire quella
di cose buone e belle e quella di cose e persone cattive. Sol tan to quegli
artisti, che per la loro buona disposizione sono capaci di rappresentare
o imitare cio che e bello e ben formato, dovrebbero avere il diritto di eserci -
tare la loro arte nella citta .237 Gli artisti devono esser costretti, secondo la
pretesa di Platone, a presentare il bello, oppure non devono esercitare
la loro arte fra noi. Cio che Platone dice nel libro X della Repubblica,
poi, l abbiamo gia brevemente esposto all inizio del presente capitolo.
£ dunque evidente che Platone intende mimesis in senso completamente
letterale : l artista, il musicista o il poeta, e qualcuno che copia o imita
le cose del mondo sensibile.
Le definizioni contenute nel Sofista tendono a precisare l arte del so-
fista come una forma particolare della poietike techne. Platone riprende
qui la sua tesi secondo cui l artista non presenta la verita .239 Nel secondo
libro delle Leggi non ha fondamentalmente cambiato il suo modo di ve-
dere. « Siccome un opera d arte e una copia, bisogna innanzi tutto sa-
pere che cosa propriamente essa rappresenta , perche se non si conosce
cio di cui essa e una copia , non si puo giudicare se e giusta o sbagliata .
In secondo luogo bisogna mettere in chiaro se la riproduzione e giusta ;
in terzo, se e ben fatta » .*" La sua posizione qui pero risulta , se para-
gonata con la totale condanna espressa , nella Repubblica, gia piu conci -
liante ; nella frase che qui riportiamo 2 1 si trovano le tre parole chiave che
servono alia condanna dell arte nella Repubblica , insieme con l ammissio-
236
SOLMSEN 198: « la tradizionale classificazione platonica delle prp oei? me-
diante cui Aristotele tento di definire la natura della tragedia ». Platone, Repubblica
III 396 sgg., X 597b sgg., Sofista 235c sgg. e 265d sgg., Leggi 669a sgg.
401c ; TrpoaavayxaaT ov- firj map 7) pTv TTOIEIV, 401b.
238
L idea che il TTOITJTY)? sia contemporaneamente « creatore » e « poeta » puo es-
sere ricondotta all interpretazione dello Scaligero di Titneo 28c: TAV 7toi7jT7]v xal 7rax£ pa
rouSe TOO 7ravT<5? ; cfr. J.S. SPRINGARN, A history of literary criticism in the Renais¬
sance , New York 1899, 196 sgg. Debbo quest’indicazione al mio collega Albert
Wifstrand.
239
236a xalpeLV TA iXrjO Ac; Aav, ou TOC? ouaa? ouppcTpiai; dXXa TOLC, Soxouaa?,
267d 8o5o|zt|rif )Tix .
210
668c sgg. rl £<ra, el ApO fii?, el eu etpyaoTat.
241
667de. Notiamo qui soprattutto le parole 5up.trape7rop.6vou ed 67raxoXoo9Tj.
Fin da principio Aristotele insegna che il piacere ( o la gioia ) rende piu intenso l agire ,
7rapoppa 7rpA; < TA paXXov 7rpdtTTetv MM 1206a 9, e TA 53) V rj86 co? TOI pAvoi? vj pdXialP
U 7rapxet TOU; 91X006901? , Protr . B 91 DURING.
194 ARISTOTELE

ne che il piacere prodotto dall arte puo tuttavia arricchire l esistenza:


« Assumendo il piacere come criterio si sarebbe autorizzati a giudicare
soltanto cio che non si presenta ne come causa di verita, ne di utilita ,
ne di somiglianza , ma che d altra parte non porta neanche danno, bensi
esiste solo e precisamente in vista di cio che accompagna le altre cose,
vale a dire la grazia, che si puo con le migliori ragioni chiamare piacere,
se nessuna delle cose che abbiamo prima citato l accompagna » . Il pia ¬
cere dell arte, prosegue Platone, sebbene con molte riserve, e una specie
di distrazione.242
In modo del tutto diverso Platone park della poesia nel Fedro , come
di un dono divino, una theia mania : « La terza cosa e l invasamento pro¬
dotto dalle Muse, una follia che, quando si impadronisce di un anima deli-
cata e intatta, la desta , la manda in estasi e, con il dare gloria ad antiche
storie nei canti e in ogni altra forma di poesia , ammaestra i posteri. Chi
bussa alia porta della poesia senza la follia delle Muse, confidando di
riuscire poeta vero grazie alia sua tecnica , non raggiunge il suo scopo;
lui e la sua assennata poesia sprofondano a paragone di quella del fol-
le » .24J Insieme con il Wilamowitz, noi ci chiediamo come possa coesistere
con il giudizio di condanna della Repubblica questo apprezzamento della
poesia , che non soltanto ne riconosce la bellezza , ma giunge persino a
parlare di un efficacia educativa ; e possiamo condensare tutto cio che
sull argomento e stato scritto in poche parole: la personality di Platone,
geniale poeta, geniale filosofo, ma prigioniero della concezione che sia
compito del filosofo di cambiare forma e dare autoritariamente norme
alia vita politica e sociale, ponendosi come suo maestro ed educatore.
In Aristotele impostazione e modo di pensare sono totalmente di-
versi; prima di ogni altra cosa egli era uno scienziato. La Poetica , se-
condo l intraducibile espressione di T.S. Eliot e « an eternal example of
intelligence itself swiftly operating the analysis of sensation to the point
of principle and definition ». Naturalmente essa si fonda su un ampia
conoscenza della poesia sia anteriore che contemporanea,244 come dimo-
strano tutte le citazioni in essa contenute. In una sezione in particolare,
i capp. 17-18, Aristotele offre anche consigli e norme pratiche, sicche in
un certo senso si puo dire che il trattato e empirico e non speculative.
Considerata nel suo complesso, tuttavia, la Poetica e una grandiosa costru-
zione di pensiero, e il risultato di un procedimento di astrazione che e
in linea di massima dello stesso tipo delle ricostruzioni aristoteliche dello
sviluppo della filosofia dai mythologoi fino a Platone. Per comprendere

,22
traiSia , cfr . avdmxoXa Filebo 30e. Del tutto diversamente dice Aristotele ; il
suo termine e StaytoyTi , vedasi sotto, pp . 548-550.
213
Fedro 245a , nella traduzione di WILAMOWITZ, Platon I 477. Un eco di questo
passo troviamo in Pol. VIII 7, 1342a 8.
m Vedasi a questo proposito M
. POHLENZ, Die Anfdnge der gr. Poetik , Nachr.
Gott . 1920, che e il lavoro classico. Inoltre M.K . LIENHARD, Zur Entstehung u. Gescb.
von Aristoteles Poetik , Diss. Zurigo 1950.
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 195

la Poetica , bisogna cercare di riportarsi al tempo in cui essa fu scritta e,


se e possibile, dimenticare Orazio, Castelvetro, Boileau e Lessing. Per
Orazio e, una generazione dopo all incirca , per l autore anonimo del trat-
tato Del sublime mimesis significava imitazione dei grandi modelli
classici.
Nella Poetica, invece, mimesis ha un significato che si puo forse
comprendere meglio se si richiama alia mente l animata discussione del
tempo intorno al concetto del divenire, genesis. Che l essere non potesse
venire dal non essere, era un assioma ,246 e il pensiero che l artista potesse
« creare » qualcosa dal niente era quindi totalmente estraneo ad Aristotele
e ai suoi contemporanei. Tuttavia Aristotele dice espressamente che le
parole mimesis e poiein implicano anche la configurazione di un azione
puramente fittizia : come esempi adduce la azioni spesso assolutamente
fittizie della commedia,247 e YAnteo , una tragedia di Agatone, che tuttavia ,
soggiunge Aristotele, « ci procurano piacere » .248 Insomma , cio che noi dal
Rinascimento in poi chiamiamo « forza creatrice dell arte », o « fantasia
creatrice », Aristotele lo esprime con le parole poiein e mimesis e con i
loro derivati. Questo paragone, tuttavia , non deve essere frainteso; poiein
e mimesis , come termini della poetica aristotelica, non racchiudono in se
l idea moderna del processo il cui risultato e un opera d arte, sia essa
quadro, musica o poesia ; Aristotele aveva in mente l idea, per lui ovvia ,
che l artista produce qualcosa « in quanto sapiente » .249 Diversamente da
Platone apprezzava poco l ispirazione. Il vero artista per lui e l artista
« ben dotato » e non quello « estatico ». « L arte e opera dell artista ben
dotato, piuttosto che di quello invasato, perche quello e l’imitatore abi-
le , questo invece e esaltato e privo di equilibrio » .B0 ( Continuero anche
in seguito a usare il termine tradizionale di « imitazione », ma tengo a
precisare ancora una volta che non bisogna intenderlo nel senso di « co-
pia » o simili ).
Dopo avere chiarito che i diversi tipi di poesia considerati nel loro
complesso sono modi di imitazione,291 Aristotele, come e solito fare, passa
alia classificazione. Si possono distinguere tre aspetti : il mezzo, l oggetto
e il modo.252 Nella sezione dedicata ai mezzi dell imitazione, Aristotele po¬
ne la musica strumentale come un genere particolare; ora , siccome Pla ¬
tone considera la mousike come l unione di parola e suono, e invece l arte
245
-
Ilepi uiJ;ou; 13, 2 J) TSV 2(i.7rpoirftev pcyaXav csoyypa.tpiui' ) y-a'1 7roi7]T<ov (JLL-
{Mjtri; rt xal Xcoatg.
244
Vedasi sotto, p. 263.
242
1451b 12-13.
24,1
1451b 23.
249
Come Platone, Repubblica 598e.
250
Poet . 17, 1455a 33 6 Eu 7rXa <rro?, non 6 iy.azaziy.6 c,. Cfr . Rhet. II 15, 1390b 28.
251
252
-
Formulazione cauta a 1447a 15 Tiaaai zu fyivouai \± i\ j.7) aeic, ouoai TO auvoXov.
b> oTp , S, &Q. Era opinione di Aristotele che nella classificazione si debbano
impiegare diverse « caratteristiche », Stacpopat ( PA 643b 12: 7roXXai ;< & ptozai SiacpopaTp,
ou y.aza rf )V Styoroptiav ) .
196 ARISTOTELE

del suono da sola come un involgarimento,253 si suole dire che Aristotele


avrebbe qui per primo riconosciuto alia musica sola una specifica esi-
stenza come forma d arte alio stesso livello della poesia . In realta , la
musica strumentale come riproduzione all incirca cio che noi chia-
miamo musica a soggetto era ormai da secoli un tipo d arte ben noto
e la notazione della musica per strumenti e certo anche molto piu antica
di quella della musica vocale. II celebre auleta Sakadas riporto la vit-
toria nei giochi Pitici del 586 con una grande composizione per flauto so¬
lo, e il suo nomos pitico era naturalmente ben noto ad Aristotele. La
musica strumentale che Platone dipinge a colori tanto vivaci per poi con-
dannarla, e la « nuova » musica introdotta da Timoteo.254 Aristotele si
limita a registrare come un dato di fatto che anche la musica sola puo
essere imitazione, cioe poesia di suoni.
Si comprende meglio lo stile estremamente scarno del secondo ca-
pitolo se per prima cosa si considerano separatamente i due temi di fon-
do. £ una premessa fondamentale dell etica aristotelica che la scienza non
basta da sola a fare di un uomo un uomo buono; buona o cattiva e l azio-
ne, che si fonda su un intendimento. Solo chi agisce sempre deliberata-
mente e proponendosi il bene come fine e un uomo buono, aner spoudaios.
Ora, compito della poesia epica e della tragedia e appunto di riprodurre
delle azioni, ed e percio necessario valutare eticamente le persone, o le
loro azioni, anche se esse sono fittizie. Uomini che, come la maggior parte
di noi, non sono eccezionalmente buoni ne malvagi, sono privi di interesse
per Partista .155 £ vero che il poeta e il pittore talvolta rappresentano anche
persone simili a noi, come il pittore Dionisio 234 e Cleofonte; pero preferi-
scono rappresentare persone che siano o migliori ( nella tragedia ) o peg-
giori ( nella commedia ) della media umana.
La terza partizione, secondo la forma dell esposizione, fu desunta da
Platone;257 possiamo definire il motivo di questa distinzione come « modo
della drammatizzazione ». Interessante e la tanto discussa notizia che gli
scrittori di lavori teatrali prendono a modello uomini che fanno e agi-
scono, sicche alcuni 258 chiamano drammi queste forme di poesia. Siamo
dunque debitori ad Aristotele dell introduzione di questa parola nella let-
Leggi 669e TOIOUT6V ys TTOXAT)? dcypouda? peaT&v 7tav.
253
254
-
Fr. 7D. oux dcctSoi Ta rraXaiL dml rco p.ouaa ratXala . Cfr. DURING, « Eranos »
43, 1945, 176-197 ; « Cahiers d histoire mondiale » 3, 1956, 302-329.
255
Che 6 poto<; significhi « come noi » e perfettamente chiaro, ed & confermato da
1448a 16 Taurr] ( meglio che aurfj ) Trj Sia9opa e TCOV VUV. Cfr. Repubblica 495b
aptixpa <pu <n <;.
254
II caso vuole che ci siano noti due pittori di questo nome; l uno era contem-
poraneo di Polignoto, l altro viveva a Roma nel primo secolo a.C. Poiche tuttavia il
nome era abbastanza diffuso, non possiamo indovinare a chi pensi qui Aristotele. Un
altro sconosciuto Dionisio e citato in Top. 148a 27. Anche nella Retorica Aristotele
nomina attori ed oratori assolutamente sconosciuti insieme con personaggi celebri.
257
Vedasi sopra, p. 193.
258
Aristotele dice spesso Ttve? quando intende riferirsi a un unica autorita.
RETORICA, POESIA , TRAGEDIA 197

teratura con valore di termine tecnico; esso non e equivalente di prattein ,


dal momento che anche i poeti epici, come quelli drammatici, mettono in
scena dei personaggi che « agiscono » . Nella definizione della tragedia che
si trova nel sesto capitolo si dice percio che essa si svolge « attraverso
personaggi che sostengono una parte, non attraverso un resoconto » .
259

Aristotele stesso attribuiva un certo peso all introduzione di questo ter¬


mine, come prova la motivazione storica che segue, la quale, peraltro, sol-
leva alcuni problemi che non possono essere qui considerati .
« Considerata nella sua totalita la poesia nacque da due impulsi naturali,
entrambi profondamente radicati nella natura umana: daH impulso a imitate e
dalla sensibilita per la melodia 260 e il ritmo. L uomo si differenzia dagli animali
per il suo forte istinto imitativo; da esso conseguiamo la prima conoscenza del-
l ambiente e ne proviamo gioia ». *
Si e spesso rimproverato ad Aristotele di non dare una valutazione
estetica dell arte e della letteratura ; si deve pero riflettere sul fatto che
in greco non esiste alcun termine corrispondente alle tre parole che io ho
or ora usate: non si conosceva la bellezza come concetto estetico. Il co-
siddetto culto greco della bellezza e un invenzione del classicismo. Il mo-
do essenzialmente intellettuale di concepire la bellezza viene chiaramente
alia luce in un passo in cui Aristotele parla della bellezza della matema-
tica: 282 « Cio che rende bello il bello e l ordine, la proporzione e l essere
determinate; a trattare di tutto questo e in massimo grado la matemati-
ca ». Quando Aristotele pone in particolare rilievo la capacita formativa
dell arte, fa anche questo in consapevole opposizione a Platone.
Lo schizzo dello sviluppo storico della tragedia, che quindi segue,
come abbiamo gia detto, e una pura costruzione; che esso non sia stato
elaborato per una conferenza si vede bene se lo si confronta con il cenno
sommario sullo sviluppo dell oratoria e della dialettica alia fine dei Topici.
Come per noi, anche per Aristotele Eschilo era il primo tragico di cui
si sapesse qualcosa di sicuro. Se Aristotele avesse voluto, avrebbe potuto
informarci del modo in cui la tragedia si sviluppo dai piu antichi drammi
di Eschilo fino, a mo di esempio, all Oreste di Euripide; ma non e questo
il suo modo di procedere, nemmeno nelle opere biologiche, pur consi¬
derate particolarmente empiriche. « Esaminiamo ora un altro problema,
vale a dire se la tragedia ha raggiunto la sua forma compiuta in modo
soddisfacente, sia in relazione ai suoi principi che agli spettatori » 3 Era
convinzione d Aristotele che la tragedia avesse raggiunto con Sofocle il

1449b 26 Sptovxcov xai ou St dTrayyelia?. Le parole Spajxaxtxo? e Spaptaxo-


259

TCoietv furono veroslmilmente coniate da Aristotele.


1448b 20 apptovla deve qui essere inteso come termine musicale ; le apuovtai
sono i tradizionali « modi di cantare », che determinavano le modalita della musica,
all incirca come per noi maggiore e minore.
261
Cfr. Rhet . I 11, 1371b 4-10.
242
My 3, 1078a 31 sgg. Vedasi sotto, p. 325.
263
1449a 7-9.
198 ARISTOTELE

punto piu alto del suo sviluppo; era un opinione certo soggettiva , ma tut-
tavia fondata sull esperienza . Puramente speculativa e invece l esigenza
che la tragedia, per meritare pienamente questa denominazione di « com-
piuta », debba assolvere certe condizioni; 264 la prima e che gli eroi devono
essere spoudaioi , quindi persone di grandi qualita spirituali, uomini che
si elevano al di sopra della quotidianita ; una seconda esigenza e che la
tragedia deve essere composta di guisa che l azione si sviluppi dramma-
ticamente in modo naturale e non sia semplicemente raccontata o decla-
mata . Come terza condizione, poi, pone che la tragedia sia scritta per un
pubblico educato e non per la gente che si interessa soltanto dell abilita
mimica dell attore.265 Quando queste condizioni furono soddisfatte, la tra ¬
gedia « raggiunse la sua forma compiuta » ,2 come dice Aristotele ser-
vendosi di una metafora tratta dalla biologia ; e sia l impostazione del
problema che la risposta sono tipicamente aristoteliche. II punto essen-
ziale e questo: « Se tale e l idea che ci si fa della compiuta tragedia, esi-
267
stono allora tragedie che hanno eifettivamente raggiunto questa for¬
ma ? ». In Aristotele si trova continuamente una tale intima compene-
trazione di teoria e osservazione; in genere la teoria ha pero il soprav-
vento, come anche qui nella Poetica . A volte Aristotele confessa aperta-
mente di non avere a disposizione alcun dato materiale: « Chi sia stato
a introdurre le maschere e il prologo, chi abbia aumentato il numero
degli attori e chi abbia introdotto altre innovazioni, non sappiamo » .
A nostro modo di vedere, lo sviluppo della tragedia presuppone fra
l altro lo sviluppo dei tre grandi generi della poesia: Yepos , la poesia
giambica e la lirica corale. Non e cosi per Aristotele; do qui una parafrasi
del suo testo: « Epos e tragedia hanno seguito uno sviluppo simile ,264 per-
che questi due generi nella loro forma compiuta hanno tre caratteristiche
in comune: sono poesie in versi di grande estensione; l argomento, i
protagonisti e le loro azioni sono seri e molto al di sopra della quotidia¬
nita » . In tre modi si diiferenziano poi Yepos e la tragedia : per la misura
del verso, per la forma dell esposizione e per l estensione. Le tre caratte¬
ristiche 269 sono formali ; Aristotele considera palesemente Ylliade una tra ¬
gedia in veste epica e, all inverso, la tragedia come il risultato compiuto
di uno sviluppo che ebbe inizio con Yepos. Cio che egli dice riguardo
all estensione e alia lunghezza, ha dato origine a un intera letteratura ; di-
venne un problema a causa della teoria creata dalla critica rinascimentale,
264
Cio e implicito in TOI? etSeaiv Ixavco?. La tragedia deve possedere i tre
attributi (Siatpopai ) di una buona tragedia .
245
Nel cap. 26 troviamo i medesimi criteri .
246
1449a 15 tayz TTJV aurr(? <puaiv .
247
II che e implicito in 1449a 7 . Cio che Aristotele dice a 1453a 17-22 e a
1454a 9-13 mostra che soltanto poche tragedie rispondevano alle sue esigenze.

1449b 10 axoXouO eZv-Si.a(pEpeiv . Else difende ( e a mio giudizio con ragione ) la
lezione [jLeyaXr, ; de Montmollin legge con l Aldina e il Bekker pcra X6you .
249
8ia <popa[ ha il medesimo significato che in altre classificazioni aristoteliche
concernenti altri campi .
RETORICA , POESIA , TRAGEDIA 199

ma del tutto estranea ad Aristotele, della cosiddetta « unita di tempo » .270


Aristotele dice che un epos e « di durata indeterminata » .271 La recitazione
pubblica di un poema epico occupa diversi giorni, secondo che il poema
sia piu o meno esteso: non c e a questo proposito una norma fissa . Le
tragedie, invece, possono si essere un poco piu lunghe o un poco piu
brevi, ma la differenza non e particolarmente rilevante ; e la rappresen-
tazione di tre tragedie o di una trilogia in nessun caso richiede piu di
un giorno.

Che cos e una tragedia? Segue ora la celebre definizione della tra-
gedia . Nel corso dei primi cinque capitoli Aristotele ha distinto la trage ¬

dia da altre forme d arte e l ha caratterizzata come il punto in cui culmina


lo sviluppo della poesia ; ora riassume in una definizione le qualita che a
suo giudizio costituiscono l essenza dell arte tragica. Da questa definizione
deduce poi i sei elementi costitutivi della tragedia per illustrarli, infine,
ognuno per se; dal cap. 6 quindi dipendono la disposizione e il conte-
nuto dei capp. 7-22.
Nessun altra affermazione di Aristotele in tutta quanta la sua opera
ha dopo il Rinascimento dato origine a una letteratura tanto vasta come
questa sua definizione della tragedia. Lo Schadewaldt parafrasa la defi ¬
272

nizione in questo modo: « Per Aristotele, dunque, le caratteristiche di


una tragedia sono di essere la rappresentazione di un azione, e precisa -
273
mente di un azione piena di gravita , di avere una certa ampiezza ( esten-
sione ), di presentarsi in una forma metrica piacevole, di constare di parti
tra loro chiaramente distinte, di essere rappresentata da attori e non re-
citata da un rapsodo, e infine di avere una sua capacita e una sua efficacia,
che consistono nel suscitare un particolarissimo tipo di piacere negli spet-
tatori: il piacere che si genera quando la tragedia , attraverso le sensazioni
elementari del raccapriccio e del dolore, causa come effetto finale 274 la
sensazione accompagnata da piacere dello scioglimento di questi e altri
simili affetti » .
270
La teoria fu formulata dal Castelvetro ( 1570 ), ulteriormente elaborata da PH.
SIDNEY , Defence of Poesy (1583), ed elevata a legge da Boileau e dai suoi seguaci .
271
dtipiCTTot; yp6v« correttamente inteso da Else.
7tpai;eco <; oTOuSaia? xal TeXela? peye-
272
1449b 24 £cmv o5v TpaycoSla
•Oo
? iyo'WfjC,, -fiSuopt vto Xoyco , ytopl? £xdaTco ( meglio che lxaorou , come prova b
29-30 ) TWV elScov cv Toip poploic, Spt&VTtov xal ou Si dbtayyeXlai;, 8t iXio' j xal tpofiou
Ticpaivouaa TT]V TCOV TOIOOTCOV 7ra&yj[ j.dTcov xaOapaiv. Nel suo sostanzioso saggio Purcht
und Mitleid , « Hermes » 1955, 129-171, W. SCHADEWALDT prende posizione sulla pre-
cedente bibliografia, che si pub dunque trovare comodamente in quel lavoro. Contem-
poraneo a esso b lo scritto di W .J. VERDENIUS , KdOapaip Tra&yjpdTcov , Autour d Ari-
stote 1955, 367-373, che respinge l interpretazione di F. Else. Particolarmente impor-
tante h il saggio di F. DIRLMEIER KdOapaip 7ta&r]|jidTcov, « Hermes » 1940, 81-92, illu-
strato dallo Schadewaldt.
273
Ornette xal TCXCLA?: « e in se conclusa ».
2,4
Questo, dice lo Schadewaldt, e implicito in Trcpatvciv.
200 ARISTOTELE

Come ha osservato giustamente K . Reinhardt, c e soltanto una via


d uscita davanti a una tale abbondanza di spiegazioni: non dar credito a
nulla che non sia nel testo. Le parole « da un rapsodo » sono aggiunte
chiaramente perche lo Schadewaldt pensa che Aristotele istituisca qui un
confronto soltanto con la recitazione dell epor ; e questo e certo possibile.
L ultima parte ( « ed infine di avere... » ) contiene la sua personale inter-
pretazione, che egli giustifica ampiamente nell articolo.
II cardine di questa interpretazione del passo sulla katharsis e co-
stituito dal collegamento e dalla stretta connessione stabiliti fra le tre
espressioni katharsis , telos , oppure ergon tes tragodias e oikeia hedo-
ne\ ma non esistono in Aristotele argomenti a favore di un simile col¬
legamento, ne nella Poetica , ne in altre opere. La seconda grossa diffi-
colta sta nel fatto che il testo ci obbliga a considerare le due espressioni
eleos- phohos e pathematon come qualitativamente sinonime : esse dunque
indicano o cio che di commovente e orribile si svolge nel dramma , op-
pure gli affetti che si agitano nelTanimo degli spettatori. Secondo que-
st ultima interpretazione, che puo essere considerata quella prevalente,
Aristotele avrebbe detto ( se vogliamo evitare le parafrasi e le eleganti
circonlocuzioni ) : « Che la tragedia ( ideale ) mediante certi affetti dello
spettatore causa una liberazione di siffatti affetti... ». Le difficolta pero
si risolvono non appena consideriamo la katharsis come qualcosa che si
svolge entro lo stesso dramma e la teniamo ben distinta dallo scopo della
tragedia e dal « piacere tragico ».27! L idea prevalente in Aristotele e che il
piacere particolare della tragedia costituisce il fine che il poeta deve per-
seguire; cio che si svolge nell azione drammatica della tragedia porta, at-
traverso lo sviluppo dell azione stessa, a una katharsis , a un punto, cioe,
in cui i personaggi principali risultino giustificati ; l opera del poeta e
dunque quella di procurare agli spettatori Yoikeia hedone attraverso una
azione cost costruita.
Del fine o dell « opera » della tragedia, vale a dire della sua specifica
funzione, Aristotele parla due volte nel sesto capitolo ed entrambe le
volte in forma parentetica;274 del tutto inequivocabilmente dice che e
l azione che costituisce 277 il fine, e naturalmente intende con questo una
azione complessa e in se conclusa, del tipo di quella che poi descrive.
Che cosa costituisca il piacere specifico della tragedia, lo spiega in tre
passi,27* in parte per via negativa , in parte in modo positivo. « Il poeta
275
Anche lo Schadewaldt , 158, non pensa di identificare la xASapoi; con la
fjSovf ) .

276
- -
1450a 22 e a 30. In quest ultimo passo Aristotele scrive 8 9jv rijq Tpa foiSta;;
Spyov. Un imperfetto di questo modo significa che la definizione e gia stata enunciata
poco prima , oppure che si da per nota. In questo caso Aristotele ha dato dieci linee
sopra la definizione.
TO irpaypaTa xal 6 ptuOot;. A 1450a 33 si legge che l azione e « le sue parti »,
277

cioe peripezia e anagnorisis, sono gli elementi piu efficaci della tragedia, J/O'YCOYEI.
'

1450a 38 x d olov
° TYJ? xpaytaSta?, principio e insieme vita della tragedia .
271
14, 1453b 11-14; 23, 1459a 21; 26, i 462b 14. Il primo dei passi citati e il
RETORICA, POESIA, TRAGEDIA 201

non deve procurare il piacere che e tipico della commedia, bensi quello
che si genera da un azione commovente e piena di orrore che viene rap-
presentata ( dagli attori ) ».
W. Schadewaldt e, prima di lui, M. Pohlenz e altri dimostrarono
adeguatamente che l espressione aristotelica di’ eleou kat phobou corri-
sponde perfettamente alia piu antica formulazione, che risale all epoca
dei Sofisti, di’ eleeinon kai phoberotr, del resto lo dice inequivocabilmente
Aristotele stesso.2 Ma l interpretazione dominante muove da uno solo
dei possibili modi di intendere eleos- phobos , vale a dire « affetti », soli-
tamente intesi come compassione-timore, ma meglio, secondo la proposta
di Schadewaldt , commozione-orrore. L altra interpretazione ( « azioni com-
moventi e colme di orrore » ) mi sembra piu adeguata al contesto, non
soltanto perche era normale nella critica letteraria precedente ad Aristo¬
tele,2" ma, e molto piu , perche Aristotele nella sua definizione parla della
tragedia e non degli spettatori, e intende precisamente dare la risposta,
risultante da tutto cio che ha detto fino a quel momento, alia domanda
« Che cos e la tragedia ? ».2*1 Nel passo or ora citato,282 Aristotele dice che
la rappresentazione, mimesis , procura gioia ; come quasi tutti gli studiosi
prima di lui, Schadewaldt giustamente sottolinea che si ha qui una ria-
bilitazione del piacere tragico, e proprio in consapevole opposizione a
Platone: Aristotele intende provare che il piacere tragico appartiene al
novero delle gioie non dannose e lo fa definendo il piacere tragico appun-
to come l effetto naturale della tragedia ben costruita e buona sotto ogni
riguardo. Nella Poetica non parla affatto di una gioia catartica .
Ne parla invece nel libro ottavo della Politica , ma soltanto nella
forma di una metafora analogica .283 Qui egli ritiene suo compito mostrare,
e come al solito in opposizione a Platone,284 che i tipi di musica che ser-
vono soltanto all intrattenimento e alia ricreazione offrono una gioia non
nociva. Metaforicamente paragona l effetto di quest arte musicale 285 con il

piu importante: iizel 8k T))V an i\£ ou xal cp6 pou ( = la fonte ) 8ia [npifjaetoc ( = il
mezzo) Set fjSovfjv TOxpaaxEu <4£eiv riv KOIVJT / JV . Interpretando 1462b 13 ( « non un pia ¬
cere qualsiasi, bensi quello menzionato » ) dice lo SCHADEWALDT, p. 160: « ciofe quello
suscitato mediante tp6(3o? ed tkeoq e la loro xd&apot? ».
279
1452a 38 - b 1 ISXEOV % 96P0V , otcov nptiZeav 1) TpaywSia p.lp.7) < jic u 7r6xEiTai.
2!0
GORGIA, Hel . 8, Repubblica 387 bc, Fedro 268c, cfr. SCHADEWALDT, 143-144.
211
- -
TTEpl SiTrpaYcpSiac X yuptEV dbroXajWvTEc au rr)c"£x TMV £ EpT) p.£vov riv
JZEVOV opov T7) C OUtjla?.
382
1453b 11-13.
223
1342a 15 6 p.oEto? 8k xal ra piXr) TA xaftaprixa Tuxpkyei /apav A(3Xap?) zoic, -
avftp <o 7roi?. L analisi che il Dirlmeier offre di questo capitolo della Politica b di deci-
siva importanza per la problematica della xd&apaic e, come osserva giustamente lo
Schadewaldt, inquietante per coloro che introducono questa « katharsis musicale »
nella interpretazione della Poetica . Cfr. sotto, p. 550.
284
Specialmente Leggi II.
225
Naturalmente Aristotele non intende la musica nel senso limitato, quello, cioe,
di musica strumentale, ma pensa anche alle rappresentazioni teatrali.
202 ARISTOTELE

senso di liberazione che provano coloro che prendono parte a un culto


orgiastico; costoro provano un senso di alleggerimento, perche hanno
subito quasi una sorta di purgazione. ' II piacere che si prova ascoltando
1 6

una musica attraente o assistendo a una rappresentazione teatrale festosa,


anche se artisticamente manchevole, non ha nulla che fare con l educa-
zione ( paideia ); non si va ad assistervi per imparare qualcosa, ma soltanto
per ricrearsi dopo la fatica quotidiana /' Se ora noi ritorniamo alia Poe-
tica, ricordiamo che Aristotele accentua fortemente 1 efEcacia educativa
-
della mimesis , se egli avesse veramente considerato l eliminazione degli
affetti come l opera della tragedia, non avrebbe allora dato un cost forte
rilievo a quell effetto che nella Politica presenta come 1 opposto della
« gioia catartica », doe la mathesis , l apprendimento.
Ricapitoliamo brevemente cio che si e detto finora : esiste un collega-
mento strettissimo fra la concezione dell « opera » ( o del fine ) della tra¬
gedia e quella del « piacere particolare » che una buona tragedia procura
alio spettatore o al lettore.2 Nella definizione Aristotele non parla del
fine della tragedia: egli descrive cio che e una tragedia . La parola kathar-
sis ricorre nella Poetica in due passi: 1 ) nella definizione, in una frase in
cui Aristotele enuncia una connotazione di quella che e a suo giudizio una
tragedia perfetta; 2 ) nella discussione dell azione dell Ifigenia in Tauride ,
in cui menziona l atto di purificazione che Ifigenia escogita come mezzo
per salvare Oreste.289
£ assai incerto che si possa parlare di un opinione dominante riguar-
-
do al significato dell espressione katharsis ton pathematon , W. Schade-
waldt , alia fine della sua rassegna delle diverse interpretazioni, conclude
a ragione: tante teste, tante idee. Forse pero si puo considerare A.
Lesley 290 come il rappresentante di una certa communis opinio : « Per cio
che riguarda la Poetica , risulta che Aristotele ha inteso l effetto della tra¬
gedia come un alleviamento accompagnato da piacere degli affetti in essa
eccitati » . Rimane peraltro incerto se il Lesky con « gli affetti in essa ecci-
tati » intenda l azione piena di dolore e raccapriccio ( ma si puo allora al-
leviarli? ), oppure il dolore e l orrore degli spettatori ( ma essi provano
orrore? ). Questa ambiguita nella descrizione della katharsis e comunis-
sima .
Una caratteristica comune di tutte le interpretazioni moderne del
passo sulla katharsis e che l interpretazione si fonda sulla combinazione
di testi che ciascuno preso a se ammettono spiegazioni diverse. Fon-
dandosi in parte su interpretazioni precedenti, F. Else ha proposto una
286
1342a 14 7taai yiYveafl al Tiva xdcllapatv xal xoucpl Ea&at pstl rjSovrjc.
287
1341b 41 7rp8? 3cvcalv TE xal izpbc, rr/ v auvTovla? dvatrauaiv.
280
14, 1453b 4 xal 3evsu TOU opav.
m 1455b 15 T acoT/ jpla Sea r/ j; xafl apasco .
] <
m Geschichte d . griech. Lit ., Bern 1957 58, 527. Sebbene il LESKY citi nel testo
/
il saggio di Dirlmeier, si riferisce senza riserve a cio che Aristotele dice nell ottavo
libro della Politica a proposito della catarsi musicale.
RETORICA , POESIA, TRAGEDIA 203

spiegazione che rispetto alia maggior parte delle altre esegesi presenta
due vantaggi : egli cerca veramente di intendere cio che sta nel testo
parola per parola ; la sua traduzione e la sua spiegazione del passo non han-
no nulla della genericita che contraddistingue tante altre interpretazioni.
Giusta o sbagliata che sia, questa sua interpretazione ha dunque il pregio
di essere pienamente chiara. D altra parte, la sua e una voce che grida
nel deserto: a quanto io so, infatti, tutti coloro che sono intervenuti nella
discussione hanno respinto la sua spiegazione. Ma e un dato di fatto che
si deve registrare a proposito di tutte le spiegazioni della katharsis , come
osserva Schadewaldt . A mio giudizio, Else ha sostanzialmente ragione :
considereremo ora la proposizione aristotelica parola per parola attenen-
doci strettamente alia sua lettura.
£ merito di W. Schadewaldt di avere definitivamente provato che le
parole che noi traduciamo solitamente con « pieta e timore » dovrebbero
invece essere tradotte con « dolore e raccapriccio » oppure, come io pre-
ferirei, « commozione e orrore ». Come abbiamo gia detto, sulla base di
una serie di luoghi paralleli siamo autorizzati ad assumere che questi ter¬
mini non indicano qui i processi che avvengono nell animo dello spetta-
tore, bensi gli avvenimenti stessi: cio che di commovente e di orribile si
svolge nell azione destando la nostra partecipazione.291 Aristotele usa il
verbo perainousa nello stesso passo, poche righe dopo; esso ha il signifi-
cato che gli e solito e naturale, cosf in lui come nell uso linguistico co-
mune, di « portare qualcosa a compimento ». Se questo e esatto, l oggetto
katharsin deve indicare uno svolgimento o un processo, e non un risul-
tato finale. Perainein katharsin significa dunque « provocare una kathar¬
sis ».
Vorrei a questo punto far presente qualcosa che non si trova nel
testo e su cui si possono dunque avere opinioni diverse. Nella sua defi-
nizione Aristotele ha in mente la tragedia compiuta o, come usiamo dire
noi, quella ideale. La definizione rispecchia cio che egli si attende dall arte
dell autore di una tragedia, ammesso che costui sia un grande poeta . Se
la struttura dell azione provoca una katharsis , questa e allora l opera del
poeta, perche soltanto una tragedia che risponda alle esigenze della de¬
finizione da questo risultato.
Giungiamo ora a ton toiouton pathematon. L articolo determinativo
rimanda alle parole « attraverso azioni colme di orrore e commoventi » e
indica dunque che la tragedia compie la « loro » katharsis. Se si traduce
toiouton con « affetti di questo genere », si deve allora supporre come
nota Schadewaldt che esistano altri affetti particolarmente « tragici »;292
ma questa supposizione non trova sostegno alcuno ne in Aristotele ne nei

Repubblica X, 605d £V86VTE? aurou? &n6 [L£&a. S;u[ jLraxaxovTe<;.


,
22
W.J. VERDENIUS, Autour d' Aristote , 372, ritiene che cio sia confennato da
-
1456a 38 b 1. In questo passo sulla Siavota non si tratta pero di Kai&t) particolar
mente tragici, bensi della presentazione di 7ra{b) in generale.
¬
204 ARISTOTELE

suoi predecessori. Se traduciamo invece ton toiouton 29con « azioni co-


293

siffatte », otteniamo un accordo completo con il parallelo, * tante volte ad-


dotto, dell undicesimo capitolo. Lo Schadewaldt ha tutte le ragioni quan-
do dice che pathos e pathema non sono assolutamente identici; e pero un
dato ormai ben documentato che Aristotele non e affatto conseguente nel-
l uso di questi termini. Mi limito a citare due passi della Poetica, che
lo provano.295
Che katharsis significhi « eliminazione, rimozione », e perfettamente
chiaro; ogni altro uso metaforico del termine, che appartenga alia sfera
della medicina, dell igiene pubblica o del culto, risale a questo significato
fondamentale. II significato di « provocare una purificazione attraverso
l eliminazione di qualcosa di non desiderato » e particolarmente chiaro
nel Sofista 226e - 231b e non e molto lontano dal significato concreto.
Ogni « purificazione » comprende una « rimozione », ma non viceversa.
Il risultato di questa interpretazione, dunque, e che Aristotele di¬
ce: « Appartiene alia tragedia ... infine,296 che mediante quanto di com-
movente e di orribile ( e implicito nell azione ) produce la purificazione delle
azioni cosiffatte ( commoventi e colme di orrore ) ».
Cio che Aristotele aggiunge nei capitoli successivi conferma l impres-
sione che questa lettura sia esatta. Egli discute diversi tipi di tragedie e
descrive quella che per lui e la tragedia ideale: sappiamo che in partico-
lare considerava esemplare VEdipo re di Sofocle. Attenendomi stretta-
mente al testo, riassumerei cost le sue piu importanti aflermazioni a pro-
posito della « tragedia piu bella » : « La tragedia ideale deve avere una
azione complessa , con momenti di forte presa e di forte commozione. Il
personaggio principale deve avere un carattere buono, sebbene non perfet ¬
tamente nobile; gli deve accadere una grave sventura , non perche I abbia
meritata, ma perche senza sua consapevolezza ne sua volonta ha
compiuto qualcosa che, visto dalPesterno, e spaventoso, sebbene il pro-
tagonista stesso ne sia incolpevole ». £ questo cio che da Aristotele e
chiamato hamartia.
« La sua sofferenza e tanto piu grave e toccante in quanto egli non ha
m Anche Teofrasto, fr. 89 W.
= Porfirio In Ptol. harm., 65, 13-15 DURING, parla
soltanto dell effetto della musica: « la musica b un movimento dell anima per la libe-
razione (dbrAXuau;, usato nel Cratilo 405b come sinonimo di xaOatpcov ) dai mali pro-
dotti dagli affetti ». Cfr. DURING, Ptol. u. Porph. iiber die Musik , 160-167. Nella valu-
tazione della musica come ricreazione Teofrasto va dunque oltre Aristotele.
o'ltov 7tpd etov a 1452b 1 corrisponde a TUV xoioiixtov 7raOr)(i.aT(jjv. Nel quat-
tordicesimo capitolo, 1453b 12 sgg., si legge che orrore e commozione devono essere
-
introdotti nell azione, b> zoii 7rpdypia(ii epi7toir) T ov , e questi « processi » a b 20
vengono chiamati
x 1452b 11 7tadoi; 8 ICTTI 7
tpa5i? (p9apzixrj fj 68uvn) pfi ( concorda dunque con la
mia interpretazione di SXeo -ipoPo? ) ; a 1459b 11 7ra# )(rdtTuv difficilmente puo signifi-
care altro che « azioni commoventi e orribili », come T& Seiva oExrpi xfiiv au|X7a7rr6v-
a 1453b 14, £x x£iv ouptPaivAvxtov a b 6.
xtjjv

La traduzione dello Schadewaldt e sopra, p. 201.


RETORICA, POESIA , TRAGEDIA 205

colpa. L elemento commovente e terrifkante deve risultare dalla struttura stessa


dell azione, perche l’azione deve essere costruita in forma tale che, anche senza
assistere a una rappresentazione della tragedia , ci si senta colti da commozione e
raccapriccio, solo a udire 1' Edipo. Le azioni che raggiungono in misura mag-
giore questi effetti sono le ben note tragedie familiari della tradizione mitica, in
cui un fratello uccide un fratello, o un figlio uccide il padre o la madre. La
struttura dell azione e quanto mai efficace quando essa viene condotta in modo
naturale a un punto culminante in cui si verifica un capovolgimento repentino,
una peripeteia Cost nelYEdipo si presenta un uomo da cui ci si aspetta
che porti al re una notizia felice e che lo liberi dalla sua angoscia; invece egli
getta il re nella piu profonda sventura col rivelargli chi egli sia. La tensione
cresce fino quasi all insopportabile 2 K per il fatto che il protagonista, il quale
apparentemente si trova in una situazione felice, vede improwisamente chiarirsi
la sua reale posizione e comprende di aver commesso una spaventosa hamartia\
come un fulmine si abbatte su di lui la sventura ».
Questa forma raffinata e intellettuale delVanagnorisis cioe del ri-
conoscimento, e quindi intimamente collegata con Vhamartia e porta alia
peripeteia. La persona colpita dalla sventura sente di essere « impura »:
anche se, inconsapevolmente, ha compiuto una cosa spaventosa che deve
espiare. « Io sono da capo a piedi impuro », proclama Edipo gia dopo la
prima scoperta, e dopo la catastrofe definitiva nelle sue parole si accumu-
lano le accuse a se stesso.301
Aristotele considera dunque compito del poeta di condurre l azione
a una conclusione che gli spettatori trovino giustificata e che procuri loro
gioia.*2 Lo spettatore deve quasi pronunciare un giudizio: l Ateniese, che
quotidianamente trascorreva molto tempo nei grandi tribunali popolari, si
trova ad essere nel teatro di Dioniso testimone di un toccante dramma
familiare. Un figlio uccide sua madre, come Oreste uccide Clitennestra ,
una madre uccide i suoi figli, come Medea ; pieno di raccapriccio 303 e di
commozione, lo spettatore vede come questi avvenimenti si verificano
1453b 6 dxotiajv TOV OISITCOU (JLUDOV ; noi diciamo « leggere » ma i Greci leg-
gevano ad alta voce anche quando erano soli.
2,1
Questo vocabolo significa « un improwiso e totale rivolgimento nel corso del-
l azione », TOJV 7rparro|jievajv peTaPoX-J) tlz TB £vavr £ov , 1452a 22. Awiene dunque og-
gettivamente sulla scena, non soggettivamente nelle intenzioni, come intendeva il
Vahlen. Si veda P. TURNER , « Cl. Qu . » 1959, 207-215, dove si trova la letteratura
precedente .
299
1454a 4 7 j dvayvtiptoi? £X 7tXif )XTix6v.
300
La piu bella forma di dvayvciptai? e quella che si sviluppa dall azione stessa,
1452a 36-37. Qui come nel passo sulla katharsis il processo e oggettivo, nei 7rpaTTop.eva,
non nell’anima.
301
823 dp ou i 7ra? avayvo?, 1345 xaxapaTOTaTOS, 1360 ddso?, 1397 xaxo? xax
xaxcjv , 1441 daepfji;.
303
1453b 12. Dione di Prusa, nella sua analisi comparativa delle tre tragedie su
Filottete, dice ( Or. 52 ) che Sofocle aveva costruito la sua tragedia in modo tale
COOTS 7TXE1OT7) V fjSovJjv pcd ut}300? xa't acjjtvoTVjTO? EvSclxvuaS at .
m 1453b 4 T6V dxouovTa xa 7rpay|jtaTa Yiyv6|jLeva xal (pptTTEiv xal eXectv EX
TC5V <JU|jL|3aiv6vTG>v.
206 ARISTOTELE

attraverso uno o piu errori, e come infine vengono in luce. Posto di fronte
a questa complessa azione e a cio che nel corso della rappresentazione vie-
ne detto pro e contro,** lo spettatore si sente quasi un giudice. Egli va ¬
luta nel proprio intimo la colpa delle persone che agiscono e prende po-
sizione pro o contro; ne risulta impegnata non soltanto la sfera dei suoi
sentimenti, ma anche la sua intelligenza. Lo spettatore deve vedere l uni-
versale nel caso di cui e testimone; cio che viene messo in scena nella
forma a meta mitica della saga eroica egli deve sentirlo come qualcosa
che riguarda anche lui stesso: « cio potrebbe accadere anche a me » . L ar-
te del poeta deve condurlo a convincersi che il protagonista del dramma ,
senza sua colpa, e stato colpito da una grave sventura . L equita esige che
egli, nella sua qualita di giudice, lo assolva da ogni responsabilita ; per
raggiungere questo fine, l azione deve essere costruita in modo da con-
durre a cio che, secondo la concezione allora tradizionale, fu chiamato da
Aristotele una purificazione, katbarsis. « Dopo tutto cio che egli ha30ipa-
tito senza sua colpa, un dio giusto gli possa ora rendere giustizia ». £
la struttura dell azione che deve condurre a questa conclusione logica,
davanti a cui lo spettatore spontaneamente proclama: si, cost doveva acca ¬
dere. « Cantiamo ora di dolore, ma possa alia fine il bene trionfare » .*
La katbarsis , che ricorre soltanto nella definizione della tragedia e
in una proposizione in cui Aristotele intende precisare la traccia ideale
dell azione, e dunque lo strumento mediante il quale il poeta raggiunge
il suo proprio scopo, che e quello di offrire agli spettatori il piacere e la
gioia tipici dell arte tragica . In conseguenza del fatto che tutta l attenzione
si e concentrata sul termine katbarsis e accaduto, per esprimerci in modo
un po paradossale, che questa parola abbia usurpato quasi tutto cio che
e implicito nel concetto di oikeia hedone. Hedone , secondo il Platone del
Filebo e l Aristotele 307 degli scritti piu antichi, e il piacere che si origina
al ristabilimento dell equilibrio nel corpo. Il piacere specifico della trage¬
dia e costituito dalla sua efficacia sullo spettatore o sul lettore; questi sente
di aver raggiunto un interno equilibrio: ha provato il raccapriccio e la
commozione e alia fine ha anche vissuto lo scioglimento del conflitto ;
giustizia e stata fatta , l eroe deve si soffrire , pero moralmente e riabili-
tato. « Imparare attraverso la sofferenza » , dice Eschilo e , dopo di lui,
tutti gli altri. La nostra partecipazione e il nostro orrore hanno avuto
un oggetto degno; al momento giusto e verso le persone giuste, abbiamo
provato l intera gamma degli affetti per motivi giusti e nel giusto modo ;
tutto questo ci procura soddisfazione e una profonda intima gioia. Questa
gioia costituisce il cosiddetto « piacere tragico » .

L epos. Aristotele discute la poesia epica dal medesimo punto di vi-


Il che Aristotele chiama Stivota.
Oed . Col. 1565.
305

* Agam. 122.
m Vedasi sopra, p.
173.
RETORICA , POESIA , TRAGEDIA 207

sta della tragedia e paragona continuamente queste due forme d arte ; egli
rileva che la differenza sostanziale fra l una e l altra risiede nella forma
dell esposizione, vale a dire nella tecnica artistica e nel modo di procedere.
Non vuole riconoscere come poesia epica un resoconto storico raccontato
in versi, una cronaca o una biografia che segua un filo cronologico 308 defi-
nisce epos un azione raccontata in versi, composta dal poeta stesso con
una salda struttura logica , entro la quale si puo distinguere inizio, centro
e fine. Durante la discussione della tragedia aveva in mente la forma
tecnicamente perfetta ; alio stesso modo, ora , considera Ylliade e YOdis-
sea come le forme esemplari della poesia epica . Dalla tecnica drammatica
aveva fatto derivare i sei elementi fondamentali della tragedia: 1 ) l azione
e l anima della tragedia ; 2 ) i personaggi fondamentali devono manifestare
il loro carattere attraverso cio che fanno e dicono; 3 ) il linguaggio deve
essere hello, libero da trivialita , ricco di termini vigorosi e di metafore
sonanti; 4 ) i discorsi delle persone che agiscono sulla scena devono com-
pletare l azione; il corso dell azione deve risultare chiaro anche senza
parole, ma essere illuminato ulteriormente dai discorsi e dalle parti can-
tate ; 5 ) canto e musica aumentano l efficacia della tragedia , particolarmente
se il poeta ha assegnato al coro un ruolo attivo nell azione; 6 ) cio che si
vede nell orchestra, costumi di scena, maschere, movimenti e cost via
ha valore soltanto ai fini della rappresentazione.
L' epos ammette le stesse quattro forme fondamentali della tragedia.
La struttura dell azione puo essere semplice, come nel Prometeo , in cui
l azione si svolge secondo una linea diritta ; puo essere complicata come
nelYEdipo ; puo mirare alia rappresentazione di caratteri, come nelle
Ftiotidi o nel Peleo ,m oppure infine puo rappresentare sofferenze umane,
come YAiace. La musica e tutti gli altri elementi che appartengono alia
rappresentazione mancano, naturalmente, neYYepos , ma gli altri quattro
elementi fondamentali della tragedia hanno posto anche neYFepos ideale;
perche anche nell' epos c’e bisogno di peripezia e di scene di riconosci-
mento, di un ricco contenuto di pensieri e di un linguaggio bello ed ele-
vato , al di sopra del triviale. Tutti questi elementi Omero li ha usati
per primo e insieme con maestria ; 310 egli e l’unico poeta epico che abbia
saputo dominare l’intero registro. Idlliade ha un’azione di fondo sempli¬
ce e trabocca di affanni umani, nell Odissea invece l’azione e complessa
e ricca di scene di riconoscimento e di pittura di caratteri. Omero solo
fra tutti i poeti epici comprese esattamente che cosa l’arte da lui esi-
geva ;311 egli personalmente compare poco. Dopo un breve proemio, in ¬
troduce 313 subito sulla scena qualcuno che park o agisce , e costui ha un
carattere a noi facilmente riconoscibile. Uno dei maggiori meriti di Ome-

m Tragedia perduta di Sofocle.


-
*" 1459a 17 <$ir( Yrj|iaTixr( xai ev [xc rpw .
(xi (xr)Ttxrj

510
1459b 13.
5,1
1460a 6.
312
1460a 10 daayai, come nell orchestra.
208 ARISTOTELE

ro e poi di avere insegnato agli altri poeti come debbano esporre quel 313
che non e vero in modo tale da farlo sembrare verosimile e credibile.
Egli consegue questo effetto in quanto induce il suo ascoltatore a trar-
re una conclusione che e in realta falsa.
Aristotele ammirava tanto Omero, da chiamarlo poeta ispirato dagli
dei,31 e tale lode e estremamente rara nelle sue opere. La superiorita
di Omero sugli altri poeti consiste, a suo giudizio, nel fatto che Omero
ha trattato in modo geniale due vasti blocchi di materie completamente
diverse. Omero non riferisce in preciso ordine cronologico tutto cio che
avvenne a Ilio e non racconta tutto cio che Odisseo provo;313 se avesse
descritto l intera guerra di Troia, o tutti i casi capitati a Odisseo nel
corso dell intera sua vita, nessuno dei due poemi sarebbe stato facile
da seguire.316 Egli risolse invece in modo geniale il problema col separa ¬
te gli epeisodia dall azione centrale, come per es. fa per il catalogo
317

delle navi. Questo non e consentito nella tragedia, mentre nelVepos co


stituisce una tecnica eccellente, perche grazie ad essa l unita dell azione
-
centrale risulta salva . La grandezza di Omero consiste dunque, alia fine,
nell aver saputo conciliate nella sua arte un azione fondamentale unitaria
e facilmente individuabile con una quantita di epeisodia di tipo diverso;
valendosi di questa tecnica pote spezzare lo schema cronologico, concen ¬
trate l azione principale in pochi giorni e raccontare ogni altra cosa negli
episodi ; in tal modo salvo quell unita strutturale 311 che gli altri poeti
epici conseguirono ricorrendo alia successione cronologica dell azione.
Aristotele vedeva in Omero non tanto un narratore, quanto piuttosto
un maestro della composizione efficace; da questa sua opinione dipendono
anche i consigli che da su come dovrebbe essere scritto un poema epico.319
« La struttura dell azione principale deve essere logicamente costruita, in
modo da apparire immediatamente evidente all ascoltatore. Nei particolari, invece,
il poeta deve scegliere piuttosto cio che effettivamente e nella realta impossibile,
ma che egli puo presentare come verosimile, a preferenza di cio che nella realta
e effettivamente possibile, ma nel contesto risulta inverosimile. Si pensi , per
esempio, alle circostanze, completamente assurde, dello sbarco di Odisseo addor -
mentato ;370 se tuttavia questa rappresentazione e cos efficace da un punto di
vista artistico, cid si deve al fatto che l epica lascia molto maggior spazio, rispet-
to alia tragedia, per l irrazionale e lo straordinario, che costituisce la fonte reale
della nostra meraviglia . La poesia epica stimola piu direttamente e in grado piu

313
1460a 18-19. Da questo passo muove Dorothy Sayers in un acuto saggio sul
TTixpaXoYia [x6;< come fondamentale espediente tecnico del romanzo poliziesco.
314
1459a 30 av 9a.veb) .
313
1451a 24.
314
1459a 33 eumivoxTOi;.
3,7
1459a 35, cfr. 1451b 33 - 52a 1.
313 _
1459b 1 eT? y p6vo? xal pda Trpa t?.
313
Cosf anche per la tragedia nei capp. 17-18.
370
1460a 35. Aristotele si riferisce a Od . 13, 119 sgg., passo molto discusso nella
letteratura antica fin da Zoilo.
RETORICA, POESIA , TRAGEDIA 209

alto la nostra fantasia . La tragedia invece e composta in vista della rappresenta-


zione e la sua azione si svolge davanti ai nostri occhi. In teatro, per esempio, cio
che awiene durante l inseguimento di Ettore 321 sarebbe assurdo ».
Dalla Sofistica Omero fu fatto oggetto di una discussione critica par-
ticolarmente vivace ; con l aiuto di criteri diversi si volevano provare gli
errori, le aporie o perfino le assurdita contenute nei poemi. II rappre-
sentante piu noto della critica omerica di impronta sofistica fu Zoilo e su
questa linea tradizionale si colloca anche la critica omerica di Platone; fu
questi il primo a stabilire dei solidi principi secondo i quali giudicare la
poesia. Va da se che questi principi o criteri si radicano profondamente
nella sua filosofia. Nel cap. 25 della Poetica , ora, Aristotele riassume le
sue opinioni su questo problema , e lo fa in una forma estremamente con-
cisa , come e del resto abituale in quest opera.322 In opposizione a Platone,
Aristotele scopre che Omero e stato criticato senza ragione, per lo piu
per cose che non hanno nulla che fare con l arte epica . Come provano i
numerosi frammenti, nella sua raccolta di aporie omeriche egli discute
una quantita di passi controversi dell' lliade e deWOdissea attenendosi
strettamente ai principi che sono enunciati nel cap. 25 della Poetica.
L obiezione principale di Aristotele e diretta contro Platone. « Quan-
do giudichiamo l arte poetica, non possiamo esigere la stessa correttezza
che richiediamo all etica, e nemmeno se paragoniamo la poetica ad altre
arti ». La poesia obbedisce a leggi sue proprie. « Correttezza » e parola
rivolta direttamente contro Platone, perche il criterio principale di questi
era « se l opera d arte e correttamente fatta » . s Secondo Platone, il poe-
ta si trova a due passi dalla verita, perche la sua opera e imitazione di
un oggetto sensibile, non dell Idea che, sola , e vera.
Aristotele costata dunque che l arte poetica ha una propria intrinse-
ca 326 legge. Dal momento che ogni poesia e mimesis , il poeta puo trarre il
suo materiale da tre fonti: 1) dalla vita reale, vale a dire il poeta puo
m 1460a 15.
322
Molti studiosi, e da ultimo il de Montmollin, hanno tentato di analizzare il
capitolo scomponendolo in strati diversi, oppure di ristabilire con altri metodi una
disposizione piu logica. Ma, prescindendo da certe disuguaglianze formali, il capitolo
& di fatto perfettamente chiaro.
323
Cfr. l eccellente dissertazione di H. HINTENLANG, Untersucbungen zu den Ho -
-
mer Aporien des Aristoteles , Heidelberg 1961, dove si trova anche un illustrazione della
_
letteratura sull argomento.
1460b 13 ouy 7) aurrj 6 p96 rrjq ccmv T5);< 7roXmx7) ;< xal T/ j? 7roo)Ttx5i ;< ot>8£
ISXAT)? liyyrjc xal 7roi7]Ttx5j;< . Il vocabolo KOMTIXT ) non significa qui « arte politica »,
ma indica la sapienza etico-politica: cfr. Rhet . I 4, 1359b 5 e I 8, 1366a 21, sopra
-
p. 142. Nel nostro passo il termine lp$6 rr] C ha poi due significati, da una parte « con-
cordanza con l originale » e dall altra anche « correttezza etica », come dice Socrate
nel Critone 46b.
325
Repubblica 601d sgg., e con tutta chiarezza Leggi 668d sE 6 p&£3;< , si veda so ¬

pra, p . 187.
321
1461b 24 7) opd6T7) ;< TJ xaxa rijv it/ yry .
210 ARISTOTELE

narrare le cose come sono state o sono ; 2 ) dalla tradizione orale o scritta ,
cioe il poeta puo esporre le cose come si dice che siano e come si ri-
specchiano nel giudizio degli uomini ; 3 ) dalla sua propria convinzione di
come le cose dovrebbero essere: cioe puo, come Sofocle, rappresentare
caratteri non come essi realmente sono, ma come dovrebbero essere.327
Non commette una violazione dell arte poetica un poeta che rappre-
senti qualcosa che in se e impossibile come, ad esempio, un mostro che sia
leone nella parte anteriore, drago in quella posteriore, capra nel mezzo;
ma soltanto a condizione che la cosa sia utile alio scopo della poesia ,32*
che abbia cioe l efletto voluto dal poeta . Neanche e un difetto se il poe¬
ta idealizza la realta o racconta qualcosa che e generalmente cost tra-
mandato.329 Come per la tragedia, vale anche per la poesia epica la regola
che piuttosto di qualcosa di possibile, che non risulti credibile, e prefe-
ribile scegliere qualcosa di impossibile, tale pero da trovar credito. Quan-
do poi qualcosa e completamente assurdo, come per esempio la Chimera
o l inseguimento di Ettore, bisogna accettarlo come materia di tradizione
e riconoscere con Agatone che e verosimile che molto sia accaduto pur
contro ogni verosimiglianza .330
Inoltre si puo, come fa Platone, criticare un passo in Omero in quan¬
to moralmente riprovevole; 331 pero non esiste in questo una regola asso-
luta, perche la stessa azione o la stessa affermazione puo essere giudicata
secondo la situazione. « Per giudicare se una battuta o un azione e mo¬
ralmente riprovevole oppure no, non bisogna tener conto soltanto del-
l azione o dell affermazione in se, ma bisogna considerare anche la persona
che agisce o parla e chiedersi : a che, quando, come, per quale scopo ?
Forse per ottenere un bene maggiore o per evitare un male maggiore ? ».332
Infine Aristotele costata che molte apparenti contraddizioni in Ome¬
ro possono essere spiegate ricorrendo a un analisi semantica e linguistica.
Nell esame di questi passi bisogna usare gli stessi metodi che servono a
cercare le contraddizioni apparenti nelle dispute dialettiche;553 ma soprat-
tutto bisogna giudicare le apparenti contraddizioni di Omero con sano
buon senso, prima di biasimarle.334
Aristotele si colloca quindi in una posizione molto riservata nei con-
fronti della critica omerica contemporanea ; e disposto a riconoscere solo
le mancanze verso l arte poetica in se, quale egli l ha definita, e non men-
ziona un solo esempio di simili mancanze in Omero. £ assai significativo,
377
1460b 7-11 oTa Tjv 1) SCTTIV , oTa cpaatv xal SOXEI , ota elvai SeT.
338
1460b 24 xou x£ Xou<; XOU OCUTT)?, cioe 1 olxEia 7]§ovv).
529
1461b 10 7rp6<; xi> p £Xxiov 1) 7rpi <; xr;\i 86i;av .
330
Citato tre volte da Aristotele, 1456a 23 , 1461b 15 , e Rhet . II 24, 1402a 8 .
331
1461a 4 xaXto? v) (rl) xaXto? , 1461b 23 pXaPEpi .
332
1461a 4-9, cfr . EN III 2 , 1111a 3-6, punto da cui muove la dottrina ellenistica
della axdlai <;.
333
1461 b 17 ei xo auxo xal xpot; x6 auxo xal waaoxco? , e cost in Soph . El . 26 ,
181a 1 e 15 , 174b 19 sgg .
334
1461b 18 5 civ 6 <pp 6vi (i.o<; uTroOvjxat .
RETORICA, POES I A, TRAGEDIA 211

come osserva il Gudemann nel suo commentario, che Aristotele, quando


avanza due esempi di critiche che sono giustificate sulla base di certe
ben precise condizioni, non desume i testi da Omero, bensi dalle tragedie
di Euripide. Come vedremo, questo non vuol dire che egli apprezzasse
Yepos come tale piu della tragedia . Sarei piuttosto incline a spiegare la
completa assenza di una critica contro Omero con il desiderio di dimo-
strare la sua posizione critica nei confronti della condanna platonica di
Omero.
Paragone fra epos e tragedia. Nell ultimo capitolo, che e veramente
scritto in forma di abbozzo, Aristotele pone il problema di quale sia su-
periore fra i due grandi generi poetici, epos e tragedia ; e questo un
problema che aveva gia accennato nel cap. 4.335 L impostazione e estrema-
mente caratteristica dell Accademia : era stato Platone a imprimere que-
sta svolta alia filosofia. Chi identifica il vero, l ordinato e il definito, il
bello e il buono, inevitabilmente introdurra in ogni circostanza la pro-
spettiva dei valori.336 Nel terzo libro dei Topici Aristotele aveva posto il
problema di quali condizioni rendano una cosa migliore o preferibile ;337
e aveva anche composto un opera particolare su questo argomento. Ora
Aristotele apprezza in grado straordinariamente alto sia Yepos ideale, cioe
Ylliade e YOdissea , sia la tragedia ideale: entrambi i generi rispondono al
loro compito in misura altissima .331 Si aggiunge il fatto che entrambi i ge¬
neri di poesia appartenevano a un tempo ormai passato: la tragedia ideale
esisteva ai tempi di Aristotele ormai soltanto come letteratura. L arte
drammatica contemporanea era semplicemente volgare. Aristotele si trovo
dunque in un dilemma: doveva concedere a Platone che il pubblico che
al tempo suo affollava il teatro di Dioniso in realta cercava , nel migliore
dei casi, la distrazione, e nel peggiore l emozione, ma non l arricchimento
spirituale, ne l insegnamento e neppure quella oikeia hedone che egli ap-
prezzava tan to. Una seconda difficolta era che egli aveva continuamente
posto a confronto Ylliade e YOdissea con la tragedia, giungendo al risul-
tato che entrambi i generi erano di pari valore. Il capitolo mostra la sua
difficolta nel venire a capo del problema ; si tratta di uno schizzo incom-
piuto, di un primo abbozzo ricco di difficolta testuali e oggettive, che qui
non possono essere ricordate. A me sembra probabile che Aristotele, nel
procedere al conclusivo confronto e alia valutazione delle due forme poe-
tiche, abbia seguito lo schema che gli e abituale in confronti del genere:
egli si chiede « a chi, con che cosa e a qual fine ».33 Trova dunque che la
tragedia si rivolge agli ascoltatori piu esigenti e mantiene tutta la sua

335
1449a 6-8.
336
Cfr. H.J. KRAMER , Arete bei Platon und Aristoteles , 142.
337
Vedasi sopra, p. 88.
3311
1462a 11 7roiei TO auTTji; deve essere inteso ( contro l Else ) come &
rcotei T
aoTT;? Spyov.
339
-
1461a 7 7rpo <; ov , OTE , 8TM , O J 1'VEXEV.
212 ARISTOTELE

efficacia anche se mancano la musica e tutto do che appartiene alia rap-


presentazione. L epos e molto lungo, mentre una tragedia , che richiede
un contenuto che e all incirca soltanto un decimo di quello dell Made ,
ha un efficacia ugualmente grande. La tragedia e un unita organica in
grado molto maggiore dell epos , e raggiunge l effetto piu alto grazie alio
spiegamento di pochissimi mezzi tecnici di espressione. « Poiche la tra ¬
gedia sotto tutti questi aspetti e superiore all epos, e soprattutto perche
essa raggiunge il suo fine meglio dell epoj, noi dobbiamo riconoscere la
tragedia come la forma poetica di maggior valore ».
Dal principio alia fine la discussione sull arte poetica e dominata
dalla filosofia del telos. La tragedia ideale, come Aristotele se la raffigura ,
era ai suoi tempi una forma poetica morta, ma era per lui il culmine della
poesia ellenica.
La Poetica e con questo titolo mi riferisco soltanto all opera che
noi possediamo rimase, come la Retorica , priva d influenza sullo svi-
luppo successivo. Per Teofrasto e per la sua generazione il problema era
palesemente inattuale. Tutti i tentativi di scoprire tracce di una cono-
scenza del trattato nell eta ellenistica sono falliti. NelPArr poetica di
Orazio non si trova un solo pensiero che possa essere ricondotto con si-
curezza e direttamente alia Poetica.
Ill
I PRIMI PRINCIPI

Le opere
Sul bene. Che Platone tenesse conferenze e le presentasse con il titolo Sul bene, &
garantito innanzi tutto ca Aristosseno.1 Riferendosi ad Aristotele stesso, eostui dice che
Aristotele era solito raccontare sempre la seguente storia ( con cui intendeva illustrare
la sua opinione che gli ascoltatori debbano essere preparati, e che il docente debba
presentare il tema in modo conveniente ): allettati dal tema del bene, gli ascoltatori si
attendevano un esposizione intorno ai beni umani tangibili; ma la conferenza di Platone
era piena di matematica, e mirava a dire che il bene e l Uno. Cio appariva all uditorio
cosi totalmente paradossale, che alcuni manifestavano disprezzo, altri criticavano la
conferenza .
Dai tempi di Zeller, nessuno ha mai posto in dubbio la storicita di questa notizia.
'

Sappiamo da Simplirio 2 che Aristotele, Speusippo, Senocrate, Eradide Pontico,


Estieo e altri scolari di Platone trascrissero le conferenze. Nei cataloghi delle opere di
Aristotele, Senocrate e Eradide troviamo infatti anche il titolo Ilepl TBYAFTOV ; nel cata-
logo di Eradide esso sta sotto il titolo generale di loaned ( opere di filosofia della na-
tura ): il che e degno di nota. Colui che mise insieme questo catalogo sapeva dunque
che, nonostante il titolo, l opera non apparteneva agli scritti etici.
L opera di Aristotele comprendeva due libri: secondo Tolomeo erano cinque, ma
si tratta certo di un errore testuale. Alessandro cita il secondo libro. Le conferenze di
Platone sono indicate come dicpiaorii;, ativouatai o anche Xifot itcpl ayadtoxi . Non
c e nulla, nelle notizie, che ci riveli se l opera di Aristotele era una semplice relazione,
come le sue Em/ropaC dei dialoghi di Platone, oppure una relazione criticamente com-
mentata . £ probabile che almeno la parte espositiva della sua illustrazione avesse il
medesimo carattere ddle notizie dossografiche nelle sue opere dottrinali: che cioe fosse
una relazione svolta nella terminologia sua propria; si potrebbe citare come esempio
Alfa 6, 988a 7-15. In P. Wilpert, Neue Fragmente aus Ilepl TdYaftou , « Hermes » 76,
1941, p. 226 si trova una raccolta delle notizie dossografiche; nel suo libro Zwei Aristo-
telische Friihschriften fiber die Ideentehre il Wilpert diede un interpretazione comples-
siva che segna il maggior progresso dopo lo Stenzel nell indagine sulla dottrina dei prin-
cipi esposta nel IIspl TDYTTFTOU. Muovendo dai risultati ottenuti da J. Stenzel, O. To-
plitz 1 e P. Wilpert, H.J. Kramer 4 ha di recente discusso l intera problematica molto

1
Elem. harm. II 1, p. 30, 10 MEIBOM = DURING, Biogr. trad ., 357-360.
2
In Phys. 187a 12, p. 151, 8 DIELS.
2
Das Verhaltnis von Mathematik und Ideenlehre bet Plato, « Quellen u . Studien
zur Geschichte d. Mathematik » B I 1, 1931, 3-33.
4
Arete bei Platon und Aristoteles. Zum Wesen und zur Geschichte der plato-
nischen Ontologie. Abh. Heid. Ak . d. Wiss., Phil.-hist . Kl. 1959. Il libro del Kramer
214 ARISTOTELE

approfonditamente: il suo libro segna una svolta non solo nelle ricerche sulle notizie
circa 1 insegnamento orale di Platone, na nello studio di Platone in generale. Molti
eminenti studiosi, e fra di essi H. Cherniss 5 nel modo piu risoluto, misero in dubbio la
tradizione circa l insegnamento orale di Platone; il Cherniss e anzi convinto che dot-
trine esoteriche di Platone non siano aflatto esistite. Egli considera le notizie aristote-
liche o come interpretazioni erronee, oppure come proiezioni retrospettive di dottrine
di Speusippo o di Senocrate su Platone, e rifiuta di riconoscere al corso Sul bene (che
egli considera un unica lezione ) un particolare contenuto che vada al di la dei Dialogbi.
Il Kramer discute punto per punto le tesi di Cherniss, e prova che le notizie sull inse -
gnamento orale sono sostanzialmente attendibili. Dopo una chiara interpretazione delle
notizie dossografiche, egli esamina attentamente i Dialogbi di Platone, e vi scopre le
tracce della dottrina dei principi illustrata nelle conferenze Sul bene; egli accerta che
questa dottrina costituisce il sostrato concettuale di tutti i Dialogbi platonici. Io ritengo
che nel complesso i suoi risultati siano inconfutabili, con la sola limitazione ( illustrata
piu oltre *) che con Aristotele dobbiamo ammettere uno sviluppo della dottrina delle
idee. Questo, in realta, e ammesso anche dal Kramer,7 il quale e tuttavia incline a rico¬
noscere alia dottrina dei principi una posizione chiave per la comprensione dell intima
unita dell intera opera di Platone. A mio giudizio, la piena affermazione della dottrina
dei principi si trova per la prima volta nella Repubblica 508d-509b. La mia esposizione
della dottrina dei principi illustrata nel IlepL tayadou e pero in ogni particolare forte-
mente influenzata da quella del Kramer. Lo scritto IIspL xdyadou , come il XlepL (SEWV,
deve appartenere alle primissime opere di Aristotele, poiche questi vi si riferisce nelle
piu antiche opere didattiche conservate.
Nel suo sostanzioso volume, il Kramer espone esaurientemente la storia del pro¬
blems, riferendosi alle testimonianze e alia bibliografia anteriore. Qui mi limito ad ag¬

e stato recensito da G. VLASTOS in « Gnomon » 1963, 641-655. Poiche sono venuto a


conoscenza della recensione soltanto dopo la conclusione della stesura del mio mano-
scritto, non mi e piu stato possibile prender posizione su di essa nel capitolo dedicato
alia dottrina dei principi; non mi sembrano tuttavia fuori luogo alcune osservazioni
supplementari. E realmente attestato in maniera attendibile il fatto che Platone impar-
tisse un insegnamento orale, e anche che egli insegnava 8xi dya$6v eaxiv cv. Questa
non era in alcun modo una dottrina segreta, ma era universalmente nota ( Phileb. 14d
xa 8c8rjp.Eup.6va xaiv Haupaaxoiv ropl x{> i v xal TroXXa , la commedia ). Per motivi che
sono illustrati nel Parmenide 136, Platone discuteva generalmente simili sottili questioni
in un circolo ristretto ( cfr. oltre al Farm. 136de anche Teeteto 152c, Filebo 19e, Ep.
VII 341e ); tutto cio non ha dunque niente che fare con l affettazione del segreto.
Secondo Aristosseno Platone deve pero almeno una volta aver esposto la sua dottrina
davanti a un uditorio casuale. E completamente errato considerare la dottrina dei prin¬
cipi come un sostituto di quella delle idee ( « una filosofia intesa a sostituire quella che
egli aveva divulgato nei dialoghi » ). Con la dottrina dei principi Platone intendeva
chiarire 1 essere delle idee; senza estendere ulteriormente il paragone, si puo ricordare
che Aristotele intese in un secondo tempo chiarire 1 esistenza delle ouaiat mediante la
trattazione di x8 ov fj ov. - Aggiungo in occasione della revisione: il KRAMER ha sotto
posto ancora una volta a un analisi minuziosa le testimonianze contestate nel saggio
-
Retraktationen zum Problem des esoterischen Platon , « Mus. Helv. » 21, 1964, 137-167.
5
Specialmente nel volume The Riddle of the Early Academy , Berkeley 1945;
inoltre Crit . of Plato, 119-120.
6
Vedasi sotto, p. 325.
7
Cfr . per es. pp. 506-507.
I PRIMI PRINCIPI 215

giungere che S. Mansion e E. de Strycker preparano un’edizione delle notizie dossogra-


fiche e dei frammenti della relazione aristotelica.8 £ sperabile che quests edizione ci
dia anche un sommario sistematico delle notizie dossografiche sulla dottrina dei principi
disperse nei trattati di scuola che sono stati conservati.
Sugli opposti. Aristotele nomina in un passo 9 « le dottrine non scritte » di Pla-
tone; non cita mai espressamente la propria opera IlepL TayaDou. Pin d una volta cita
invece un opera sull opposizione dei contrari o come iKkoyi] TOSV £V<XVTITOV oppure
5iatp£<r</;< TUV ivavrtiov, oppure anche soltanto come rapl ivavTtcov. I commenta-
tori parlano spesso di ittpl avTtKEipfvuv. Probabilmente si tratta sempre del medesimo
libro. Alessandro 10 ci informa che Aristotele aveva trattato il medesimo tema nel
secondo libro dell opera Ilepl T Lyadov . Un idea del contenuto ci e data da Iota 3,
1054a 29 : « Appartengono all uno, come abbiamo illustrato nella divisione dei con¬
trari , l identico, il simile e l uguale, alia molteplicita invece il diverso, il dissimile e il
disuguale ». Risulta da questa citazione che Aristotele aveva ricondotto un complesso
di concetti contrapposti ai due principi dell’unita e della molteplicita, tv Kal tiX/rida;.
Verosimilmente, nel secondo libro del Ilepl TCXYalfoO, Aristotele dava notizia di come
Platone derivasse gli EiSr) dagli opposti e dai loro principi. Nel suo trattato Sugli opposti
egli uso la dottrina platonica dei principi mantenendone, per quanto si puo congetturare,
la struttura logica e trascurando quella ontologica. I frammenti, che furono riuniti dal
-
Rose e si trovano nel Ross, 105 110, mostrano che Aristotele tratto la questione essen-
zialmente dal punto di vista logico-semantico.
Sulla filosofia. Che cosa realmente sappiamo noi di questo dialogo, assai noto in
eta ellenistica , si apprende nel miglior modo dal saggio di P. Wilpert , Die Aristotelische
.
Schrift iiber die Philosophie La sua analisi, guidata da un retto senso critico, conferma
sostanzialmente il piano del dialogo ricostruito da Jaeger. Nel primo libro Aristotele
descriveva l ascesa delTumanita dalle primitive origini fino al pieno sviluppo della filo¬
sofia e delle scienze nell Accademia. Nel secondo trattava della filosofia di Platone; e i
frammenti mostrano che esaminava criticamente fin nei particolari le dottrine platoniche
dei principi, delle idee-numeri e delle idee. Nel terzo libro infine presentava la sua con-
cezione della struttura del mondo; e probabile che questa parte del dialogo fosse stata
da lui disegnata in contrapposizione al Timeo.
Jaeger assegno il dialogo al cosiddetto periodo di Asso, e lo considero come la
svolta nello sviluppo filosofico di Aristotele: « £ a priori verosimile che allora per la
prima volta egli si presentasse davanti al grande pubblico come critico di Platone ».u
E Jaeger designo l opera persino come lo scritto programmatico del nuovo atteggiamento
di Aristotele.

Vedasi DURING, Protrepticus , prefazione.


9
Phys. IV 2, 209b 15 dlypaipa Soypara.
10
In Met. 250, 20.
11
Autour d Aristote , 99-116. Il WILPERT prepara un edizione dei frammenti ; si
veda DURING, Protrepticus , prefazione. Interessante, ma molto arrischiato, e il lavoro
di M. UNTERSTEINER, Il IJEQI tpiXoaoqilag di Aristotele , « Riv. di Fil. » 1960, 337-362
e 1961, 121-159. In un saggio pubblicato sulla medesima rivista l Untersteiner sostiene
la tesi che Phys. I 8-9 sarebbero frammenti di questo dialogo; io trovo questa ipotesi
poco convincente. £ necessario distinguere i veri e propri frammenti dalle presumibili
derivazioni, notizie, ecc. Dopo la conclusione del mio manoscritto e apparsa l edizione
commentata di Untersteiner, ved . la Bibliografia.
12
JAEGER, Aristoteles , 126.
216 ARISTOTELE

Ora esiste un indizio sicuro che questo dialogo, l opera sulla divisione dei contrari,
Phys. II e Lambda sono fra loro vicini nel tempo e nel contenuto. In Lambda 7, 1072b
1-3 Aristotele difende la dottrina del itpwTov KIVOUV riferendosi alia distinzione trac-
ciata nell opera sulla divisione degli opposti fra o5 £VEKA Tivoq e TM. Nel caso di un
principio astratto,13 fv Toiq aKiv/iToiq, non si puo parlare del fine nel senso di « a
favore di qualcosa », ma si nel senso « al fine di qualcosa ». In Phys. II 2, 194a 35-36,
Aristotele si riferisce alia medesima distinzione, ma invece di spiegarla dice che i due
significati sono stati illustrati nel dialogo Sulla filosofta. £ impossible spiegare questo
riferimento al dialogo come un aggiunta piu tarda. Dobbiamo dunque concluderne che
il dialogo era pubblicato e noto al tempo in cui Aristotele scriveva Phys. II. Quest ope-
ra, che era originariamente un Logos 14 indipendente, Ikpi, tpucco , e uno dei piu
antichi scritti di Aristotele: nessuno ne dubita; lo stesso Jaeger dice esplicitamente
che giil le parti piu antiche della Metafisica presuppongono i primi due libri della
FisicaP
A ragione il Wilpert ha indirizzato l attenzione al titolo del dialogo: « Esso ap-
parve giustificato gia dal fatto che nel terzo libro si trattava appunto il contenuto di
cio che allora per Aristotele significava la filosofia ». Da numerose afiermazioni di Pla-
tone noi sappiamo che questi considerava « filosofia », nel senso pregnante, il grado piu
alto della dialettica; era probabilmente sua intenzione precisare,14 dopo il Sofista e il
Politico, il compito della filosofia in un dialogo intitolato « il filosofo ». Il compito
principale del filosofo era per Platone quello di illuminare i fondamenti dell essere: la
filosofia delle cose prime era per lui l ontologia. La concezione fondamentale di Platone,
che forniva nello stesso tempo l orientamento al suo pensiero, era la dottrina dei prin-
cipi e delle idee, del vero essere. Il giovane Aristotele deve essersi prefisso il medesimo
scopo, non gia, come a volte si dice, per gareggiare con il maestro di quarantacinque
anni piu vecchio che sarebbe stata cosa ridicola ma appunto perche era quella
l atmosfera spirituale in cui egli mature come pensatore indipendente. La filosofia delle
cose prime, tuttavia, non fu per lui l ontologia nel senso di Platone, bensi la conoscenza
della struttura e la teleologia. In contrasto con Platone, egli affronta la questione dal
basso; precede sempre a partire dai processi naturali. La concezione fondamentale di
Aristotele, quella che fissava l orientamento del suo pensiero, era la dottrina del movi-
mento, della causa finale telos e dei quattro principi dell essere. Per Platone era
l Uno dpx'f ) wv ovvwv e principio dell ordine, per Aristotele era invece il primo
movente.
Tenendo conto di queste considerazioni generali, si puo supporre che l intenzione
di fondo del dialogo Sulla filosofia fosse quella di spiegare la struttura del moncio. Io
ritengo molto probabile, come del resto Jaeger e Wilpert, che nel trattato Sull universo
noi possediamo resti rilevanti del terzo libro del dialogo;17 tuttavia preferirei non se-
guire il Wilpert nell indicare il tema del terzo libro come « la teologia di Aristotele »;
con ragioni altrettanto buone si potrebbe infatti definire teologia tanto Lambda quanto

13
Aristotele ne riconosce soltanto due, e cioe il primo movente e il bene ( etemo ).
14
Esichio, num. 81, vedasi Ross, Physics , 6.
15
Aristoteles, 311-314.
14
Sofista 217a.
17
Soprattutto De caelo I 9, 279a 17 ipavep &v £ pa sino alia fine del capitolo, 279b
3; in proposito, osservazioni importanti in WILPERT, Autour d Aristote , 110-111. Inol-
tre nel cap. II 1 la sezione da 284a 2 8io7TEp xocXtoq £xet fino ad a 35 £rpim>v ; nel cap. II
12, ripresi non certo alia lettera, ma nella sostanza, alcuni dei temi di fondo: 292a
18-25 e 292b 4-7; a questo proposito, cfr. CHERNISS, Crit. of Plato , 586 e 593.
I PRIMI PRINCIPI 217

De caelo I-II. Aristotele chiama feoXiyoi, Esiodo e i mitografi perche costoro compone-
vano dottrine sugli dei. Ed e difficile ved'ere perche i frammenti conservatisi e le notizie
dossografiche dirette o indirette dovrebbero confermare l idea che il fondamentale
intento del dialogo sia stato quello di « sottoporre ad esame le tesi di Platone sugli
dei, sui loro rapporti con il mondo fisico e con il destino degli uomini ». Dai frammenti
si ricava piuttosto l impressione che nel terzo libro Aristotele, senza stare a guardarsi
intorno, avanzasse la sua personale spiegazione della struttura a'el mondo. Il secondo
libro era invece, come mostra la citazione di De An. 404b 18-27, dedicato a una discus-
sione critica delle teorie accademiche delle idee e dei numeri ideali.
La citazione in Phys. II 2 prova che nel dialogo Aristotele aveva assegnato al
primo movente immobile la posizione piu eminente nella struttura dell universo. £ que-
sto il dio di Aristotele, l essenza della finalita, OWT6 T6 OU £VEK <X. £ ben attestato anche
il fatto che Aristotele introduceva un quinto elemento, al fine di riuscire a spiegare il
movimento circolare come un movimento naturale. L espressione itdpntTOV awpa non e
pero attestata in Aristotele, come neppure in Teofrasto, che park e in realta in un
diverso contesto di uno dciov cffipa. In De caelo I-II, e soltanto in questi libri ,30
incontriamo invece il itptOTOV offipa, « l elemento primo ». Grazie a questo elemento
primo escogitato da Aristotele, l eterno movimento circolare della sfera piu esterna,
T 6 irpWTOV KivoupEVOV, risulta naturale e paragonabile con il movimento degli esseri
viventi ;21 il movimento sarebbe dunque iKOuaioc, o, come dice Cicerone,22 voluntarius .
Quest idea, perb, mal si concilia 23 con l asserzione, che si incontra alia fine del cap. II 9,
che il movimento dei corpi celesti non e prodotto ne da un anima ( come avviene in un
essere vivente ), ne da una forza esterna, OUT £pu)> uxov OUTE pioaov. Secondo una tra-
dizione molto ben rappresentata dalle notizie dossografiche, Aristotele aveva nel suo
dialogo realmente presentato i corpi celesti come animati. Una traccia di questa tesi la
troviamo in De caelo II 12, 292a 18-21: « Dobbiamo raffigurarci i corpi celesti come
-
partecipi di attivita e di vita », {iETExbv rwv Kal In una lezione di
scuola il pronome fjiei? potrebbe in primo luogo sigpificare « noi tutti che siamo
qui »; M non conosco perb alcun parallelo diretto. Nelle sue lezioni, Aristotele usa un

11
In tutti i passi in cui Aristotele cita questa distinzione, si tratta di un TEXO;
supremo, che e insieme quello assolutamente primo e non e mosso: in Lambda il primo
movente, in EE dio, nel De An. in certo modo l anima.
19