Вы находитесь на странице: 1из 12

Realismo

- Affermazione della borghesia capitalista


- Importanza del proletariato
- Nascita delle lotte di classe
- Diffondersi delle istanze democratiche
Nella seconda metà dell’Ottocento l’arte attraversa una sorta di crisi d’identità e di fronte alle misere
condizioni di vita dei ceti popolari più bassi l’artista non poteva più nascondersi e fuggire nel mondo
incantato della mitologia o dello storicismo romantici.
I movimenti realisti nascono per rispondere in modo artistico alla richiesta del vero e del quotidiano.
In pittura non si vuole più ingannare, proponendo soggetti inconsistenti, ma si cerca di documentare la
realtà nel modo più distaccato possibile. Il Realismo si sviluppa come metodo scientifico per indagare
la realtà senza essere coinvolti emotivamente; il fine dell’artista è quello di rappresentare le
caratteristiche del mondo che lo circonda senza dare alcun giudizio.
I temi trattati provengono dalla realtà quotidiana, e spesso vogliono denunciare qualcosa o fare
polemica, per suscitare un giudizio nell’osservatore. La natura nella pittura realistica non appare
divinizzata o mitizzata come nel mondo classico, ma semplice e a volte volgare.

Courbet
Pittore francese, fondatore della scuola realista ottocentesca. Diede il nome al movimento realista.
Studiò da autodidatta, copiando i capolavori presenti al Louvre. Di fede rivoluzionaria, sosteneva le
idee del socialismo anche con le sue opere. Partecipò alla Comune di Parigi e dopo la Restaurazione
fu condannato a un risarcimento per aver permesso la distruzione della colonna di trionfo di
Napoleone in Place Vendome. Fuggito in Svizzera, vi morì.
Il suo stile particolare era contrassegnato da:
- Grande maestria tecnica
- Pochi colori, bruni e terrosi
- Composizioni semplici
- Figure spesso a grandezza naturale, disegnate con crudo realismo e rozzezza, dipinte con densi strati
di . colore grumoso e materico a volte steso con la spatola
- Risalto epico a scene e episodi che non avevano niente di epico; i soggetti non sono aulici, ma gente
comune
- Pittura grossolana e poco dettagliata
- Imitazione della realtà e sottolineatura delle contraddizioni e delle ingiustizie della società
Gli Spaccapietre
In quest’opera, andata distrutta a seguito di un incendio, Courbet rappresenta schiettamente e
realisticamente due spaccapietre al lavoro. Le protagoniste del quadro sono la povertà e l’umiltà della
classe lavoratrice, riflesse anche dall’arida natura circostante. Il quadro è completamente privo di
sfumature patetiche o sentimentali, a significare il tramonto definitivo del romanticismo. Courbet non
vuole suscitare compassione, ma un razionale giudizio critico e spinge il lettore a schierarsi dai lati
degli spaccapietre, che volgono le spalle, indossano abiti stracciati e rattoppati e consumano un pasto
frugale (a destra pentola). Le tonalità cromatiche sono uniformi e la pittura densa e grumosa.
L’atelier del pittore

In quest’opera, Courbet esprime tutti i propri ideali artistici e umani. Le grandi dimensioni della tela
alludono al gigantismo di alcuni dipinti accademici allora di moda sempre affollati di personaggi
storici o mitologici. Al centro della composizione Courbet rappresenta se stesso intento a dipingere un
paesaggio della sua città natale; attorno a lui si affollano, nella fosca penombra dell’atelier, una
trentina di personaggi fra i più improbabili. A sinistra sono rappresentati coloro che, per varie ragioni,
vivono senza avere la consapevolezza della propria condizione (prostituta, povera popolana,
mendicante..), rappresentati con la testa reclinata e l’atteggiamento pensoso. Nei loro volti si leggono
tutti i dolori della vita.
A destra stanno coloro che rappresentano gli ideali e i sogni (la Poesia, l’Amore, la Filosofia..). Ad
essi Courbet assegna i volti di suoi amici e conoscenti. La Verità, unica vera musa dell’artista, gli sta
affianco, nuda, mentre osserva con tenerezza l’opera che sta ultimando. Di fronte a lei sta un bambino
che la guarda incuriosito, a significare che la verità è semplice e innocente.

Macchiaioli

Dalla metà degli anni Quaranta Firenze diviene uno dei centri più vitali della pittura italiana. Artisti e
critici, provenienti da tutta Italia, si incontrano a discutere di pittura presso il Caffè Michelangelo che
diviene ben presto luogo di ritrovo del movimento verista. Il termine “Macchiaioli” deriva dalla
peculiare tecnica cosiddetta a “macchia” utilizzata dagli artisti della corrente. Questa consiste
nell’adozione di colori puri giustapposti che permettono la definizione dell’immagine attraverso il
contrasto cromatico spesso molto acceso.
Rifiutavano l’uso di linee decise per contornare i propri soggetti, in modo tale che fossero soltanto il
colore e la luce a costruire la realtà e a definire le zone di luce e d’ombra.
I bianchi e i neri, questa sorta di non-colori, stregarono gli artisti macchiaioli, percepiti come punti di
confronto e di risalto sulla tela. A differenza dei colleghi impressionisti, che abolirono il nero dalle
loro tavolozze, i macchiaioli osservarono come su di esso i toni degli altri colori si facessero più netti.
Dal punto di vista dei soggetti assistiamo all’abbandono di tematiche tradizionali, storiche e classiche
per abbracciare i protagonisti della vita quotidiana. Nelle tele degli artisti macchiaioli ricorrono molto
spesso i paesaggi rurali della campagna toscana, abitati da contadini intenti a lavorare i campi oppure
nei momenti di riposo. Il sistema di rappresentazione del paesaggio dei macchiaioli riuscì a superare il
tradizionale vedutismo settecentesco. Gli artisti macchiaioli ebbero il coraggio di di volgere il loro
sguardo verso le modeste e dimenticate periferie.
Oltre ai paesaggi, sono frequenti i ritratti. Sebbene la tecnica della pittura a macchia sembri la meno
adatta a questo genere, che fu da sempre basato su un gioco di dettagliata descrizione, i pittori toscani
vi ricorsero spesso. I “ritratti macchiaioli” partirono dalla ricerca del vero, perdendo i caratteri di
solennità che da sempre caratterizzavano la ritrattistica passata. I personaggi ritratti sono di diversa
estrazione sociale, dalla bellezza scomposta delle contadine e delle popolane, alle signore borghesi,
fino alle personalità altolocate. La novità maggiore consiste nello staccare le figure da sfondi neutri e
convenzionali, calandole in una cornice ambientale, all’interno della quale è possibile riconoscere gli
aspetti della quotidianità.
Nei quadri di questi artisti è particolarmente presente la ​figura femminile​ nelle sue più svariate
sfaccettature, ritratta sia nella fatica del lavoro fisico che nelle attività di diletto personale e artistico.
Un’ulteriore tematica si sviluppò soprattutto nelle fasi iniziali del movimento.
Molti artisti che aderirono alla corrente artistica dei Macchiaioli si trovarono coinvolti nel ​conflitto
bellico​, il quale segnerà un momento fondamentale per il loro percorso ideologico, culturale ed
artistico. Sono numerose le scene che ritraggono i campi di battaglia dell’Italia risorgimentale, le quali
vengono sviluppate in maniera originale da ciascun artista soprattutto dal punto di vista dei soggetti e
della composizione, in quanto, trovandoci negli anni della nascita della corrente le caratteristiche
tecniche e stilistiche non erano ancora del tutto codificate.

Architettura del ferro


Con la seconda rivoluzione industriale, a metà dell’Ottocento, il progresso tecnico-scientifico ebbe un
forte sviluppo. Si cominciano ad utilizzare nuovi materiali come l’acciaio, il ferro, la ghisa e il vetro
grazie a nuove tecnologie, tra cui nuovi processi di fusione e le macchine a vapore. I nuovi materiali
presentano ottime caratteristiche fisiche di resistenza ed elasticità e per questo vengono impiegati
nell’edilizia, operando una rivoluzione dell’estetica delle costruzioni. Nel corso del XIX secolo
vengono costruite con nuove modalità opere di ingegneria civile come ponti, stazioni e serre in stile
eclettico, cioè uno stile ibrido, un misto dei vecchi stili. La struttura portante era in acciaio, le parti di
tamponamento in vetro.
Nel corso dell’Ottocento, dopo quella di Londra 1851 la prima e più famosa, vennero organizzate
numerose esposizioni universali nelle principali capitali europee, dove veniva presentato il meglio
della produzione industriale dei paesi più avanzati. Insieme ai macchinari erano esposti anche i più
svariati oggetti prodotti industrialmente in serie. Per ospitare queste grandi esposizioni venivano
costruiti dei padiglioni, grandi ma leggeri, utilizzando appunto l’acciaio e il vetro. Erano strutture
provvisorie e, dopo l’evento, venivano smantellate.
Intorno alla metà del secolo viene a crearsi la professione dell’ingegnere, una nuova figura con
specifiche competenze tecniche e scientifiche nell’ambito delle scienze delle costruzioni. Doveva, per
esempio, essere in grado di stabilire la capacità di resistenza alle sollecitazioni e ai pesi dei singoli
materiali costruttivi e di determinare le qualità ottimali di ogni singolo materiale per ogni tipo di
costruzione.

Esposizione Universale di Londra

La prima Esposizione Universale si tenne a Londra nel 1851, per omaggiare il paese protagonista
della rivoluzione industriale. Tra i 245 progetti presentati al concorso indetto per aggiudicarsi la sua
progettazione, vinse quello di Joseph Paxton. Egli prevedeva un’enorme struttura in ghisa e vetro, con
presenze di archi, colonne in ferro e un soffitto in vetro, che erano elementi rivoluzionari per
l’architettura del tempo. In essa vennero esposti soprattutto macchinari, ma anche mobili o piante rare.
Sorprendentemente, i tempi di esecuzione furono di soli pochi mesi. Il Palazzo di Cristallo si compone
di una navata centrale a gradoni lunga più di 500 metri, nella quale si innesta un transetto coperto con
una grande volta a botte. Dopo L’esposizione l’edificio venne smontato e rimontato in periferia, dove
però venne distrutto da un incendio nel 1936.

Esposizioni Universali di Parigi

Le Esposizioni di Parigi furono ospitate in padiglioni grandiosi, ma dalla struttura snella e dalle forme
ardite, con un uso razionale del ferro. All’Esposizione del 1867 partecipò per la prima volta il
Giappone e vennero esposti un migliaio di oggetti di origine giapponese, tra cui 50 stampe di figure
femminili e 50 di paesaggi, particolarmente apprezzate dagli impressionisti. Inoltre, nella seconda
metà dell’800 il Giapponismo non solo divenne una moda che riprendeva tutti gli elementi
caratteristici di quel paese come l’abbigliamento o gli arredamenti, ma influenzò anche tutta l’arte
europea.
Tour Eiffel

Costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1889, per il centenario della rivoluzione
francese, di fronte all’edificio dell’Esposizione, vicino alla Senna e progettata da Gustave Eiffel. La
sua forma è dovuta alla necessità di contrastare la forza del vento che, dati i 300 metri di altezza,
avrebbe compromesso l’intera struttura; essa si sviluppa dalla base partendo da 4 enormi piloni
arcuati, che si congiungono al secondo livello in un unico traliccio, dopodiché la torre si staglia contro
il cielo con una forma piuttosto slanciata. La struttura portante è in ferro. L’idea iniziale era quella di
smantellarla una volta finita l’esposizione, ma invece venne lasciata intatta e diventò il simbolo di
Parigi. È possibile stazionare a più livelli grazie ad appositi ballatoi.

Galleria vittorio Emanuele II

Ingegnere: Giuseppe Mengoni. Si tratta di un passaggio cruciforme coperto, con un largo spazio
ottagonale all’incrocio dei bracci, sormontato da una cupola. Il braccio principale collega Piazza
Duomo e Piazza della Scala, quello più corto via Pellico e via Foscolo. La navata longitudinale e il
transetto sono alti 32 metri, mentre dove si incrociano i bracci l’altezza è di 47 metri. La galleria è
costruita in stile eclettico, contrassegnato da cariatidi, lunette e lesene ed è decorata da statue di
letterati italiani. La struttura è realizzata soprattutto in muratura, mentre la copertura è in vetro e ferro.
Due grandi archi trionfali si trovano ai due ingressi principali. Con il restauro degli anni 60, venne
operato il rifacimento della pavimentazione.

IMPRESSIONISMO

La poetica dell’attimo fuggente

La scelta dei pittori impressionisti, di rappresentare la realtà cogliendone le impressioni istantanee


portò questo stile ad esaltare su tutto la sensazione dell’attimo fuggente.
Secondo i pittori impressionisti la realtà muta continuamente di aspetto. La luce varia ad ogni istante,
le cose si muovono spostandosi nello spazio: la visione di un momento è già diversa nel momento
successivo. Tutto scorre. Nella pittura impressionista le immagini trasmettono sempre una sensazione
di mobilità.
L’attimo fuggente della pittura impressionista è totalmente diverso dal momento pregnante della
pittura neoclassica e romantica. Il momento pregnante sintetizza la storia nel suo momento più
significativo; l’attimo fuggente non ha nulla a che fare con le storie: esso coglie le sensazioni e le
emozioni. E quelle raccolte nella pittura impressionista sono sempre sensazioni e impressioni felici,
positive, gradevoli. L’impressionismo, per la prima volta dopo la scomparsa della pittura rococò,
rifugge dagli atteggiamenti tragici o drammatici. Torna a rappresentare un mondo felice ed allegro.
Un mondo dove si può vivere bene.
L’attimo fuggente della pittura impressionista ha analogie evidenti con la fotografia. Anche la
fotografia, infatti, coglie una immagine della realtà in una frazione di secondo. E dalla fotografia gli
impressionisti non solo prendono la velocità della sensazione, ma anche i particolari tagli di
inquadratura che danno alle loro immagini particolare sapore di modernità.

Le rivoluzioni tecniche sul colore e sulla luce

Il colore e la luce sono gli elementi principali della visione: l’occhio umano percepisce inizialmente la
luce e i colori, dopo di che, attraverso la sua capacità di elaborazione cerebrale distingue le forme e lo
spazio in cui sono collocate.
Il rinnovamento della tecnica pittorica, iniziata da Manet, parte proprio dalla scelta di rappresentare
solo la realtà sensibile. Su questa scelta non poca influenza ebbero le scoperte scientifiche di quegli
anni. Il meccanismo della visione umana divenne sempre più chiaro e si capì meglio il procedimento
ottico di percezione dei colori e della luce.
L’intento degli impressionisti è proprio evitare al minimo la perdita di luce riflessa, così da dare alle
loro tele la stessa intensità visiva che si ottiene da una percezione diretta della realtà.
Per far ciò adottano le seguenti tecniche:
1. utilizzano solo colori puri;
2. non diluiscono i colori per realizzare il chiaroscuro, che nelle loro tele è del tutto assente;
3. per esaltare la sensazione luminosa accostano colori complementari;
4. non usano mai il nero;
5. anche le ombre sono colorate.
Ciò che distingue due atteggiamenti fondamentalmente diversi, tra i pittori impressionisti, è il risultato
a cui essi tendono:
– da un lato ci sono pittori, come Monet, che propongono sensazioni visive pure, senza preoccuparsi
delle forme che producono queste sensazioni ottiche;
– dall’altro ci sono pittori, come Cézanne e Degas, che utilizzano la tecnica impressionista per
proporre la visione di forme inserite in uno spazio.
Monet fa vaporizzare le forme, dissolvendole nella luce; Cezanne ricostruisce le forme, ma
utilizzando solo la luce e il colore.

La pratica dell’en plein air

La pittura, così come concepita dagli impressionisti, era solo colore. Essi, pertanto, riducono, e in
alcuni casi sopprimono del tutto, la pratica del disegno. Questa scelta esecutiva si accostava all’altra
caratteristica di questo movimento: la realizzazioni dei quadri non negli atelier ma direttamente sul
posto. È ciò che, con termine usuale, viene definito en plein air.
L’en plein air non è una invenzione degli impressionisti. Già i paesaggisti della Scuola di Barbizon
utilizzavano questa tecnica. Tuttavia, ciò che questi pittori realizzavano all’aria aperta era in genere
una stesura iniziale, da cui ottenere il motivo sul quale lavorare poi in studio rifinendolo fino alla
stadio definitivo. Gli impressionisti, e soprattutto Monet, portarono al limite estremo questa pratica
dell’en plein air realizzando e finendo i loro quadri direttamente sul posto.
Questa scelta era dettata dalla volontà di cogliere con freschezza e immediatezza tutti gli effetti
luministici che la visione diretta fornisce. Una successiva prosecuzione del quadro nello studio
avrebbe messo in gioco la memoria che poteva alterare la sensazione immediata di una visione.
Gli impressionisti avevano osservato che la luce è estremamente mutevole. Che, quindi, anche i colori
erano soggetti a continue variazioni. E questa sensazione di mutevolezza è una delle sensazioni
piacevoli della visione diretta che loro temevano si perdesse con una stesura troppo meditata
dell’opera.

STAMPE GIAPPONESI

L’incontro ufficiale dei francesi con la cultura orientale avvenne durante l’Esposizione universale di
Parigi del 1867, dove furono esposte, stampe di Hiroshige e Sadahide, ma l’interesse per la grafica
giapponese circolava già da tempo tra un ristretto circolo di esteti e collezionisti.
Le stampe giapponesi furono per gli impressionisti una rivelazione, esse diedero modo a questi artisti
di porsi in relazione con un’arte che ribaltava i tradizionali canoni compositivi occidentali.
Oltre agli effetti compositivi, anche l’uso antinaturalistico che i giapponesi facevano del colore fu un
elemento che influenzò notevolmente gli impressionisti.
Manet
Edouard Manet (Parigi 1982, ivi, 1883), il principale esponente del gruppo di Batignolles, l’artista le
cui opere suscitavano sdegno e scandalo allo stesso tempo, era in realtà un uomo alieno dalle grandi
battaglie. Apparentemente nella sua concezione non c’è niente di rivoluzionario, tanto da essere
ritenuto un imitatore con scarsa fantasia.
Uno dei quadri che suscitarono maggiori polemiche fu il Dèjeuner sur l’herbe, che apparve
scandalosamente indecente. Eppure non soltanto il nudo è uno dei temi più usuali, ma per altro
derivava da una nota tela di Giorgione o di Tiziano. Lo scandalo nasceva dalla trasposizione del fatto
in età moderna, lungo le rive di un fiume, come se una donna contemporanea, andando a fare una
merenda sull’erba ai bordi della Senna, si fosse denudata e conversasse indifferentemente con due
giovanotti borghesi abbigliati con cura, mentre un’altra ragazza, in camicia, si curva per sciacquarsi.
Manet non aveva voluto scandalizzare nessuno, ma soltanto essere moderno.
Ma forse lo scandalo nasceva anche dalla nuova tecnica usata: l’evidenza luminosa del nudo contro i
colori scuri degli abiti maschili, la resa realistica degli oggetti posati in terra, lo sfondo abbozzato
impressionisticamente. Olympia rompeva ancor più decisamente, con la tradizione accademica per la
modellazione esclusivamente coloristica. Ogni particolare anche il più insignificante, ha un suo
preciso valore cromatico collocandosi in rapporto con tutti gli altri e con l’insieme: il fiocco rosa sui
capelli, il nastrino nero al collo, il braccialetto dorato, il mazzo di fiori variopinti, le scarpette, il gatto
nero eccitato, si concatenano armonicamente con le più vaste pezzature cromatiche dei lenzuoli e dei
cuscini bianchi, della sovraccoperta di seta giallo chiaro ornata di nappe e fiorellini, del bel corpo
ambrato della donna nuda, della veste rosa della negra, i colori distesi in superficie, senza passaggi
chiaroscurali, sono resi più luminosi dal contrasto con il fondo scuro, diviso dalla verticale in due
settori di diversa tonalità. Questi quadri sono stati realizzati in studio.
Più tardi Manet si lascerà convincere dagli amici a dipingere en plein air, raggiungendo una maggior
luminosità in senso impressionista. Il bar alle Folies-Bergère, qui veramente Manet è moderno, non
soltanto per avere rappresentato un momento qualunque di un luogo contemporaneo, quanto per
averne reso la transitorietà che è in tutta la nostra vita. Manet riesce a cogliere la poesia che è in
ognuno di noi, “nelle nostre cravatte e nelle nostre spalle lucide. Egli rappresenta sul bancone del bar,
i banali oggetti d’uso: bottiglie di champagne e di liquori, una fruttiera di cristallo, un bicchiere con i
fiori. Ma questi oggetti non sono protagonisti; sono resi impressionisticamente con tocchi di colore,
con luci riflessi. Protagonista è la giovane cameriera che con una massa cromatica blu ed azzurra
conduce verso il viso, dai chiari occhi malinconici. Tutti intorno è la vita effimera del celebre locale.
Dietro la cameriera è un grande specchio nel quale si riflettono il suo dorso, parte del banco, una folla
variegata, gente che vive. Lo specchio da una dimensione più ampia allo spazio, trasforma la realtà
oggettiva ed esteriore nella realtà filtrata attraverso la coscienza del pittore.

Monet
Il pittore che più di tutti, rappresenta ai nostri occhi l’impressionismo, è Claude Monet (Parigi 1840-
Giverny, 1926). L’acqua mobile e riflettente, tutto ciò che la sovrasta e la circonda (cielo, alberi,
uomini, barche, pontili) vi si specchia con i suoi diversi colori, che si influenzano reciprocamente, si
fondono e, così modificati, ne vengono respinti, tornando ad influenzare quelli degli stessi oggetti
riflessi, con relazione al continuo inarrestabile movimento della superficie. Le percezioni visive, fatte
di colori, sono infinite e sempre diverse, quando elemento centrale della visione è l’acqua; Per Monet
l’acqua esprime il senso della relatività di tutti i nostri rapporti con ciò che ci circonda, anzi la
relatività del nostro essere. Il tema è un luogo qualsiasi come spesso vedremo nelle pitture di Monet.
La cattedrale di Rouen è stata dipinta da Monet in 50 quadri, molti dei quali hanno per oggetto la sola
facciata, vista da una posizione unica, eppur sempre diversa poiché diversa è l’ora del giorno. E’ uno
dei più importanti monumenti gotici francesi. La facciata è vista obliquamente e solo in parte, le torri,
i lati che sfuggono alla nostra attenzione. Lo stagno delle ninfee realizza l’ideale di totale comunanza
con la natura. Coinvolgimento totale dell’emozione. E’ molto presente la qualità trasfiguratrice, che
pur riconoscendo l’oggetto rappresentato, si può parlare d’astrattismo, poiché interessa il rapporto
cromatico e la libertà inventiva delle forme, più che il tema. Monet apre la strada alle più audaci
esperienze del Novecento.

Renoir
In Pierre-Auguste Renoir (Limoges, 1841 – Cagnes, Nizza, 1919) la pittura esprime la gioia di vivere
o, per essere più precisi, la gioia di partecipare alla vita di tutto ciò che ci circonda e di apprezzare la
bellezza al punto da sentire l’urgenza irrinunciabile di fissare sulla tela il ricordo di ogni percezione
visiva, tutto ciò che esiste vive, tutto ciò che vive è bello, tutto ciò che è bello merita di essere dipinto.
Dipinse anche nel giorno estremo della sua vita, poco prima di assopirsi per passare al sonno della
morte, chiese una matita per l’ultimo disegno. Tutta la sua pittura è piena di gioia e di luce. La
Grenoullère, la tela che dipinge accanto a Monet è esemplare per spiegare le affinità e le differenze
sostanziali. Sono simili nell’impostazione generale e nella divisione dei colori reciprocamente
accostati, ma la pennellata di Renoir è leggera, levitante, trasparente, i riflessi sono vibranti, i toni più
chiari e luminosi, l’atmosfera più primaverile. La luce non è soltanto rifranta e respinta dal movimento
tenue dell’acqua, ma giunge ad essa già variegata e frammentata perché passa attraverso il filtro
mobile delle foglie che pendono dai rami dell’albero centrale. Lo studio della luce culmina in una
delle sue opere più note, il Bal au Moulin de la Galette. Egli come tutti gli impressionisti sceglie il
soggetto della vita quotidiana. In questo caso un ballo all’aperto in un ritrovo di Montmartre, non un
ballo aristocratico, ma un ballo di giovani qualunque nei loro vestiti giornalieri. Ama il movimento,
perché il nostro esistere è un continuo trapasso spazio-temporale. Ama la vita, e questo quadro
esprime lo slancio vitale nel concatenamento mobile delle figure in profondità e lateralmente e nel
gioso ondeggiamento della luce che spiove dalle fronde degli alberi. Le impressioni sono fugaci
ovunque è uno scintillio di luci e di colori che si tramutano. Si fissa un attimo di tanti che se ne
susseguiranno senza soluzione di continuità, l’impressionismo coglie la sintesi dei molteplici momenti
della nostra vita, andando ben oltre la semplice riproduzione della realtà esterna.

Edgar Degas
è stato uno dei più grandi artisti francesi. Conosciuto come “il pittore delle ballerine”, è stato anche
scultore e disegnatore, tecnica nella quale eccelleva. Viene annoverato tra gli esponenti di spicco
dell’​Impressionismo​.
Pur partecipando a numerose mostre con gli impressionisti, Degas non amava dipingere en plein air,
come facevano i suoi colleghi.
Anche i tratti distintivi della pittura di Degas non somigliano a quelli di altri impressionisti come
Monet​, ​Cézanne​ o ​Renoir​. Degas infatti dipingeva essenzialmente ambienti chiusi, ripresi da
angolazioni insolite con pennellate rapide e sciolte.
Le sue differenze con gli altri impressionisti sono legate soprattutto alla costruzione disegnata e
prospettica dei suoi quadri. Le forme non si dissolvono e non si confondono con la luce. Sono invece
rese plastiche con la luce tonale e non con il chiaroscuro, e in questo segue la tecnica impressionista.
Ciò che contraddistingue i suoi quadri sono sempre dei tagli prospettici molto arditi. Per questi scorci
si è molto parlato dell’influenza delle stampe giapponesi, anche se appare evidente che i suoi quadri
hanno una inquadratura tipicamente fotografica.
Osservando le opere di Degas si ha l’impressione che siano testimonianze fedeli della realtà, come se
il pittore si fosse limitato a riprendere sulla una scena a cui aveva assistito, come avrebbe fatto un
fotografo. Niente di tutto questo! In realtà Degas ritraeva le modelle singolarmente nel suo atelier per
poi unire questi soggetti nell’opera conclusa.
Degas amava ritrarre soggetti femminili: ballerine (soprattutto), lavandaie, sarte.
Nonostante avesse già esposto più volte al Salon di Parigi con un discreto successo, Degas non
sopportava l’establishment artistico dell’epoca così, quando i colleghi impressionisti gli proposero di
organizzare una mostra indipendente, fin da subito diede il suo sostegno all’iniziativa. Come è noto, la
prima mostra impressionista nel 1974, si rivelò un fiasco.
Degas partecipò a sei delle sette mostre organizzate dagli impressionisti.

POSTIMPRESSIONISMO

I Post-Impressionisti come gli Impressionisti credevano nella necessità di rispettare "la verità" e
d'essere "fedeli alla natura", ma la somiglianza con i loro predecessori finiva qui.
Per gli Impressionisti la libertà del pittore era indirizzata alla possibilità di rappresentare, dosando luce
e colore, l'impressione di un attimo, mente i Post-Impressionisti volevano riconquistare la sicurezza
del contorno, la certezza e la libertà del colore ed il tempo.
Per questo, la nuova generazione di pittori, decise voler rappresentare la natura in modo sempre più
soggettivo.

DIVISIONISMO

E’ un movimento pittorico sviluppatosi in Europa (particolarmente in Italia) tra il 1885 ed il 1910. Il


termine deriva dalla nuova tecnica pittorica adottata dal movimento: infatti, respingendo il sistema
tradizionale di mescolare i colori sulla tavolozza per ottenere una grande varietà di sfumature, il
Divisionismo accostò i singoli colori allo stato puro, cioè senza alcuna mescolanza, mediante piccoli
punti o linee brevissime.
Ogni più complessa sfumatura, quindi, è suddivisa nei suoi colori fondamentali e puri, che visti da
vicino, appaiono come un intrico senza senso di puntini, ma che guardati da una certa distanza
ricostruiscono la complessità delle sfumature stesse. Con questa tecnica si possono ottenere suggestive
atmosfere per le intese vibrazioni luminose create dall’articolarsi di tanti piccoli segni.
Nato in Francia come estrema conseguenza dell’Impressionismo, è anche detto pointillisme.

CEZANNE

La sua aderenza al movimento impressionista fu sempre distaccata. La sua pittura seguiva già agli
inizi un diverso cammino che la differenziava nettamente da quella di un Monet o di un Renoir.
Mentre questi ultimi erano interessati solo ai fenomeni percettivi della luce e del colore, Cezanne
cerca di sintetizzare nella sua pittura anche i fenomeni della interpretazione razionale che portano a
riconoscere le forme e lo spazio. Ma, per far ciò, egli non ricorse mai agli strumenti tradizionali del
disegno, del chiaroscuro e della prospettiva, ma solo al colore. La sua grande ambizione era di
risolvere tutto solo con il colore, arrivando lì dove nessun pittore era mai arrivato: sintetizzare nel
colore la visione ottica e la coscienza delle cose.
Le sue figure hanno un aspetto solido e immutabile; l'artista fa uso del colore mediante larghe e piatte
pennellate scomposte come "tasselli cromatici". Queste pennellate costruiscono l'immagine, lo stesso
colore è presente in diverse parti del quadro: nel cielo, sull'erba.
Nella montagna Sainte Victoire vi è uno studio della forma che induce l'artista a dipingere decine di
volte lo stesso soggetto per cogliere l'essenza e non l'apparenza. Cézanne apre la pittura a nuove
prospettive: l'oggetto, la realtà non è quella che si vede, ma quella che percepiamo attraverso la nostra
esperienza soggettiva. L'artista pone le basi per il superamento di un modo tradizionale di concepire
l'arte come imitazione di ciò che si vede. Egli va oltre l'impressionismo e sarà importante per Picasso
che darà vita al cubismo dopo aver visto una mostra prospettiva su Cézanne.
SEURAT
​ ichel-Eugene Chevreul​ secondo il quale
Usa la teoria del "​contrasto simultaneo​" del chimico M
ogni colore isolato su sfondo bianco appare circondato da un aureola del suo colore complementare,
quindi se si accostano due colori complementari l'aureola di ogni colore va a rafforzare l'altro di
quello stesso colore.
Seurat iniziò a dipingere usando la tecnica del ​divisionismo​ da lui inventata e derivata dalle teorie di
Chevreul, che consisteva nell'accostamento di colori puri tenuti divisi che poi sarebbero stati
ricomposti e fusi dalla retina dell'occhio degli osservatori. Quindi questa tecnica assicurava la
massima luminosità poiché i colori erano divisi.
Un bagno ad Asnières​: Il tema e la tecnica usata sono tipicamente impressionisti, ma non lo è invece
la dimensione della tela che non può essere dipinta en plein air. Non è impressionista neanche la
rigidezza di corpi disegnati geometricamente e la loro posa classicheggiante.
Una domenica pomeriggio all'isola della Grande Jatte​: Il soggetto è impressionista: una folla di
gitanti domenicali in riva alla Senna. Il caos è solo apparente perché le persone sono disposte quasi
geometricamente. Realizzato con la tecnica da lui inventata del Pointillisme: i puntini sono accostati
tra loro tenendo presente la teoria del contrasto simultaneo e che il loro accostamento, grazie alla
ricomposizione retinica, desse luogo a determinati colori.
Il circo​: Rappresentato con realismo impressionista: gli spettatori sono divisi in base alla classe
perché i posti costavano sempre di più man mano che si avvicinavano alla pista. Il blu indica le zone
più scure mentre, seguendo le teorie dello scienziato Carles Henry, i colori caldi rosso e giallo danno
dinamicità. Creano un atmosfera vivace anche le linee ascendenti date da capelli del clown, dalle linee
del'equilibrista, la coda e la criniera del cavallo, ecc. La prospettiva è data principalmente dal clown in
primo piano. Infine la cornice blu contribuisce alla massima luminosità perché si contrappone alla
tonalità complessiva arancione del dipinto, che è il so colore complementare

GAUGUIN
Si stacca dall'impressionismo, infatti nei suoi dipinti i colori sono dati per campiture piatte senza
sfumature e non usa i colori complementari, ma primari: rosso, giallo, blu. Usa la tecnica di Gauguin
del ​cloisonnisme​, cioè rendere tutto piatto tramite un bordo scuro come le vetrate gotiche. Ha una
visione antinaturalistica​, cioè dipinge la realtà non come appare ma come la sente, quindi non usa i
colori reali. Inoltre dipinge secondo il sintetismo, cioè il paesaggio e le figure sono appena abbozzate
e semplificate.
L'onda: ​Risente delle stampe giapponesi. Le onde e i gorghi sono dati da delle linee curve più scure
rispetto alla schiuma, anch'essa contornata da una linea scura. I colori non sono naturali: la spiaggia è
rossa e l'acqua è gialla e verde.
Cristo Giallo:​ Sono rappresentate delle donne brètoni nei loro costumi tradizionali inginocchiate
attorno ad un crocifisso. I colori non sono naturali: le colline sono gialle e gli alberi rossi e il Cristo,
contornato di nero, è giallo. Il dipinto è totalmente bidimensionale.
Aha oe feii? (Come! Sei gelosa): ​Due sorelle dopo aver fatto il bagno sono sulla spiaggia e parlano
di amori. Un ricordo le divide: " Come! Sei gelosa?". La natura è resa antinaturalisticamente (la
sabbia è rosa e i riflessi nell'acqua sono macchie di vari colori), mentre le donne sono dipinte
sinteticamente. Esse fanno parte della stessa macchia di colore, metà della quale è chiara mentre l'altra
è scura perchè una è al sole e l'altra è all'ombra. Al perizoma rosso della ragazza al sole corrisponde la
veste rossa dell'altra.
Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? : ​Può essere paragonato ad un fregio classico. Gli
angoli superiori recano la firma e la data su sfondo giallo-oro per farlo sembrare ad un affresco con gli
angoli rovinati. Questo dipinto contiene dei significati simbolici riguardo il tema del senso della vita:
la nascita è rappresentata da un bambino a destra, la vita da due giovani donne e dal ragazzo in piedi
che coglie una mela (che rappresenta l'uomo che coglie la parte migliore della vita nel pieno della sua
giovinezza), e la morte da una vecchia che riflette, accanto ad essa c'è un uccello con una lucertola fra
le zampe per rappresentare la vanità delle parole.
VINCENT VAN GOGH
Vincent Van Gogh nacque a Zundert nel 1853. Fu autore di quasi 900 tele e più di 1000 disegni e pose
le basi dell’espressio​nismo. Era un genio incompreso e la sua arte era frutto del suo bisogno di
esprimersi.
Le sue tecniche erano diverse:
- Risaltava le forme delineandole con contorni scuri e ondulati
- Pennellava lo sfondo a strati di colore chiaro per risaltare il soggetto scuro
- Punteggiava con brevi pennellate
- Spremeva il colore dal tubetto direttamente sulla tela
Inoltre, in un certo periodo della sua vita, grazie all’influsso dell’impressionismo, i colori si
schiariscono e i soggetti cambiano.
Dal 1889 le pennellate più corpose e sinuose resero i soggetti vivi e palpitanti, come accade in Vaso
con Iris.
Mangiatori di patate : ​E’ il suo primo capolavoro ed il più importante dipinto del periodo olandese.
Nei suoi primi dipinti ritraeva soprattutto umili lavoratori della terra e delle miniere. Quest’opera fu
preceduta da diverse versioni preparatorie e ritrae 5 figure radunate attorno a un tavolo che
consumano un pasto frugale, fatto da patate e caffè. L’ambiente è misero e dimesso, illuminato da una
luce cupa e interna all’opera (la lampada a petrolio appesa al soffitto). Le mani sono nodose, gli abiti
modesti e i volti dei personaggi sono spigolosi e scavati, quasi deformati, ad enfatizzare la fatica del
loro lavoro. L’immagine finale è dura e realistica; le figure sono tristi ma anche epiche per la lotta
quotidiana contro la povertà. La figura della ragazza di spalle ci esclude dalla scena, facendoci
diventare spettatori passivi.
I colori sono terrosi e pastosi e le varie tonalità rendono il dipinto quasi monocromo.
Con questo dipinto, Van Gogh si mostra aperto e compassionevole alle problematiche sociali.
Veduta di Arles con Iris in primo piano: ​La veduta di Arles con iris in primo piano è ancora un
ricordo del tempo felice trascorso nel sud della Francia. La linea di orizzonte è alta e il punto di fuga
in alto a sinistra, fuori dall’opera. L’uso dei colori è uno degli aspetti fondamentali dell’opera: alcuni,
come il giallo e il viola dei fiori o il verde degli alberi e il rosso dei tetti delle case, sono tra loro
complementari e si esaltano a vicenda; altri, come quelli del cielo, sono usati per aumentare la
luminosità complessiva dell’opera. Gli alberi in secondo piano fanno si che cielo e terra si fondano,
creando una visione placida e unitaria: il verde delle chiome si schiarisce verso l’alto fino ad assumere
la stessa colorazione del cielo.
Notte stellata:​ Notte stellate è un’opera dal grande potere evocatore, apparentemente semplice, ma in
realtà assai complessa. In primo piano, sulla sinistra, è presente un alto cipresso, elemento simbolico
fondamentale che rappresenta l’aspirazione all’infinito. In una piccola valle si adagia un paesino, alla
cui destra vi è un oliveto. Sul fondo, delle alte colline dividono il dipinto diagonalmente in due: la
parte superiore, quella più estesa, è occupata dal cielo. Anche se il paesaggio appare a prima visto
pacifico e idilliaco, in realtà tratta la natura come elemento bellissimo e terribile (concezione
romantica). Le colline azzurre non hanno un aspetto rassicurante, ma minaccioso; il cielo pare
percorso da pericolose e aggressive palle di fuoco.
I colori, di consistenza fluida, sono distribuiti in uno strato sottile a piccoli tocchi ravvicinati,
lasciando anche degli spazi vuoti che, in corrispondenza delle stelle, ne simulano il tremolio. Il dipinto
assume un tono brillante e triste al tempo stesso.
Campo di grano con corvi​: Van Gogh affronta il tema della natura soggetta alla furia degli elementi
ed enfatizza l’avvicinarsi del momento cruciale di un temporale. L’opera è intrisa della disperazione,
della rabbia e della solitudine che ancora vivono dentro di lui. Un temporale, presagio di lutto, si sta
per abbattere su un campo di grano dal colore giallo dorato brillante dal quale si leva uno stormo
scomposto di corvi neri. L’azzurro luminoso del cielo è incupito e offuscato dal nero delle nubi
minacciose che si stanno avvicinando.
LAUTREC
In molte sue opere rappresenta il vizio e la povertà, senza però giudicare, ma mostrando una
partecipazione e la volontà di mostrare che anche nel vizio la dignità umana sopravvive.
Nelle sue opere si accosta maggiormente allo​ stile di Degas​ e, anche se viene considerato uno degli
ultimi pittori impressionisti, nei suoi dipinti e disegni si possono intravvedere caratteristiche del
realismo​ e del ​simbolismo​.
Ottimo disegnatore, fu anche il primo grande ​pubblicitario​. Disegnò infatti manifesti e locandine per
il ​Moulin Rouge​ e per artisti del mondo dello spettacolo.
Lautrec possedeva una notevole raccolta di stampe giapponesi e più di ogni altro ne assorbì e trasse
elementi utili alla sua pittura.
Fu dall’arte giapponese che apprese la possibilità di unificare la composizione attraverso il ritmo
lineare,di raggiungere un effetto decorativo attraverso il gioco sottile di linee curve e di angoli
audacemente contrapposti, di suggerire caratteri e sentimenti facendo uso di contorni espressivi.Gli
insegnò come usare i profili e le masse semplici di colore piatto, e gli rivelarono la possibilità di
introdurre in una composizione elementi puramente decorativi, senza distruggere l’effetto
realistico.Infine Lautrec scoprì il modo di suggerire la profondità:e ciò ponendo il punto di vista ad un
livello più alto della metà della tela;servendosi di piani piatti,paralleli e senza connessioni;decentrando
la composizione e valendosi di diagonali di profondità fortemente scorciate e spesso prospetticamente
inesatte.
Contribuì largamente al movimento conosciuto con il nome di ​art nouveau​:una sintesi di stilizzazione,
invenzione, decorazione e umorismo, che si andò sviluppando in seguito all’influenza orientale
sull’arte europea e si espresse soprattutto mediante la linea.
Nei manifesti, dove non era legato alla rappresentazione di una scena reale, l’artista si sentì libero di
sfruttare anche più pienamente le possibilità stilistiche che l’arte giapponese gli suggeriva.
​AL MOULIN ROUGE:LA DANZA
-dipinta un anno dopo il “Moulin de la Galette”;
-la composizione si articola su tre piani paralleli:un piano di fondo,con una serie di figure statiche e
ben individuate,un piano di centro nel quale due ballerini si muovono nella loro danza,un primo piano
attraversato da 3 spettatori impassibili,2 donne e un uomo,che non partecipano all’azione;
-lo spazio pittorico è limitato dai personaggi che posti sapientemente intorno circoscrivono i
ballerini,dalla fascia di figure nello sfondo che premono in avanti e dalle linee delle tavole del
pavimento disegnate in falsa prospettiva;
-la profondità è ottenuta mediante una netta diagonale,che muove dalle 2 donne a dx in primo piano e
raggiunge l’uomo con il cilindro e il fattorino vestito di rosso a sx nello sfondo,la diagonale però è
solo suggerita non tracciata;
-la figura dalla barba bianca è il padre di Lautrec;
-la donna con il mantello è Jane Avril.

Differenze Impressionismo e Post-Impressionismo ​I post-impressionisti rifiutano la sola impressione


visiva, cioè in loro nasce la tendenza a cercare solidità dell’immagine, ritornano i contorni che
delineano le figure e forniscono volume. Inoltre viene ripresa la prospettiva geometrica, la certezza e
la libertà del colore. Importante caratteristica del Post-Impressionismo è la possibilità di ricondurre i
soggetti e oggetti alla geometria, possono essere ricondotti a quadrati, triangoli, cilindri, coni. Inoltre
ad esempio nel dipinto “Un dimanche après-midì” di Seurat il tempo sembra essersi fermato;
l’impressione è di estrema staticità, viene annullata la componente del tempo. Sempre in questo
dipinto ad esempio c’è un estremo rigore geometrico, viene infatti utilizzato la sezione aurea. Anche
qui, come nell’Impressionismo la profondità prospettica è fornita dal colore.