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Trent’anni

son trascorsi dal giorno in cui l’uomo d’affari Kenneth Arnold osservò una formazione
di UFO (o di dischi volanti, come allora si disse) e per primo riferì dettagliatamente la sua
esperienza. Da allora segnalazioni analoghe si sono moltiplicate in tutto il mondo. Un’alta
percentuale di racconti relativi agli UFO può essere attribuita certamente a fenomeni ottici di
rifrazione, a particolari ionizzazioni dell’atmosfera, a palloni sonda, a satelliti artificiali, a fulmini
globulari, a allucinazioni collettive, a isterismi di massa, a mistificazioni volgari. Tuttavia le
interpretazioni di ordine convenzionale non bastano a spiegare e esaurire l’imponente casistica
registrata sino a oggi. Tutto sembra indicare che ci si trova di fronte a oggetti controllati da
intelligenze coscienti. Troppe volte gli UFO hanno eluso la caccia degli aerei militari che li hanno
intercettati. Di varie forme e dimensioni, isolati oppure in gruppo, capaci di spostarsi a quote e
con accelerazioni proibitive per i nostri aerei più sofisticati e di interferire su qualsiasi apparato
elettrico, forse in virtù della loro misteriosa energia motrice, questi oggetti enigmatici sono stati
avvistati da osservatori degni di fede e da scienziati, rilevati dal radar, fotografati e filmati.
Vengono da altri mondi? Sono guidati da esseri viventi di specie a noi sconosciute? È un’ipotesi
suggestiva, che non può essere accettata acriticamente, ma che neppure può essere scartata a
priori. Joseph Allen Hynek, che è stato per oltre un ventennio consulente scientifico
dell’aeronautica americana per la questione degli UFO, e che poi ha rinunciato all’incarico
volendo proseguire i suoi studi fuori da ogni condizionamento politico, militare e accademico, è
oggi il più autorevole e rigoroso pioniere degli studi ufologici. Questo libro familiarizzerà il
lettore con i metodi di analisi che Hynek e il suo gruppo usano per classificare e interpretare tutte
le testimonianze relative agli UFO: dal diagramma «stranezza-probabilità» alla divisione in sei
categorie («dischi» visti di giorno, luci notturne, oggetti radar-visuali, incontri ravvicinati del
primo, del secondo e del terzo tipo). Si tratta di una classificazione scientifica efficacemente
divulgata dal recente film di Steven Spielberg intitolato, appunto, Incontri ravvicinati del terzo
tipo (film di cui Hynek è stato il consulente). C’è da sperare che il libro di Hynek, oltre a
stimolare i lettori inquieti e curiosi, sottolinei l’importanza e la serietà del problema degli UFO e
accresca l’attenzione scientifica intorno a essi.

Roberto Pinotti
Vicepresidente del Centro
Ufologico Nazionale
Copertina di Ferruccio Bocca

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Arcobaleno

3
J. Allen Hynek

RAPPORTO SUGLI UFO


Con 16 disegni nel testo
e 29 illustrazioni fuori testo

ARNOLDO MONDADORI EDITORE

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© 1977 by J. Allen Hynek
Published by arrangement with Dell Publishing Co., Inc. – New York, N.Y., USA
© 1978 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano

Titolo dell’opera originale


The Hynek UFO Report

Traduzione di Paola Campioli


I edizione maggio 1978

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Tutto è pronto
per una nuova avventura nell’ignoto

All’inizio ero completamento scettico. Mi divertivo moltissimo a dimostrare


l’inconsistenza di quelle che mi sembravano pure assurdità. Ero l’acerrimo
nemico di quei gruppi di «patiti dei dischi volanti», che desideravano con
tutto il cuore che gli UFO fossero di origine extraterrestre. La mia
conoscenza di tali gruppi era quasi interamente basata su quanto me ne
aveva detto il personale del progetto Blue Book: ovvero, che erano tutti
«pazzoidi e visionari». Opporsi a tale posizione non avrebbe avuto alcuna
utilità; sarebbe stato un chiaro caso di «lotta al Sistema».
La mia trasformazione è stata graduale, ma alla fine degli anni ‘60 era
completa. Oggi non dedicherei un minuto di più alla questione degli UFO, se
non fossi convinto che il problema è reale e che gli sforzi per investigarlo,
comprenderlo e infine risolverlo potrebbero avere conseguenze di grande
portata, rappresentare addirittura l’inizio di una rivoluzione nella visione che
l’uomo ha di se stesso e del proprio posto nell’universo.

J. Allen Hynek

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Rapporto sugli UFO

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Introduzione

Con la legge sulla Libertà d’informazione molto materiale governativo, che


per anni era stato classificato «segreto» o la cui visione era comunque
soggetta a rigide limitazioni – materiale giudiziario o di politica estera, gli
archivi della CIA o dell’FBI – è ora accessibile al pubblico. Soltanto i
documenti che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza nazionale, o violare
i diritti costituzionali dell’individuo, rimangono protetti dal segreto.
Il Progetto Blue Book, {1} concepito dall’Air Force per lo studio degli
UFO, era sempre stato ufficialmente classificato come «non segreto», ma la
cosa era fonte inesauribile di scherzi fra gli addetti ai lavori. Non solo molti
rapporti avevano la dicitura «confidenziale» o «segreto», ma il cittadino che
avesse tentato di esaminare gli archivi del Blue Book si sarebbe trovato di
fronte a una serie di garbati funzionari che se lo sarebbero passati l’un l’altro,
facendolo girare come una trottola, oppure si sarebbe sentito opporre un
reciso rifiuto, motivato con varie ragioni. Quanti cercavano di scoprire
qualcosa riguardo all’indagine dell’Air Force sugli UFO ne venivano in
genere dissuasi con l’argomentazione che gli archivi del Blue Book
contenevano dati dai quali si sarebbero potute ricavare informazioni segrete
su aerei e armi sperimentali, sui nuovi radar e le loro postazioni, su missili,
basi e installazioni militari.
Insomma, quello che era vero in teoria non lo era in pratica. I dati sugli
UFO non erano accessibili al pubblico, anche se l’Air Force proclamava che
il Blue Book era un libro aperto.
Bene, finalmente lo è. La documentazione, sostanzialmente completa, si
trova oggi a disposizione dei cittadini nell’Archivio Nazionale di

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Washington. {2} Per una certa somma, si possono ottenere i microfilm –
purtroppo di qualità abbastanza scadente – di tutti i documenti esistenti.
Oppure si possono esaminare direttamente all’Archivio Nazionale. Entrambi i
metodi comportano ore di noioso lavoro.
Il Centro Studi UFO di Evanston, nell’Illinois, di cui sono direttore
scientifico, ha ottenuto una serie completa di microfilm, oggi a disposizione
di chiunque nutra un serio interesse per gli Oggetti Volanti Non Identificati.
Gran parte di questo libro è stata scritta in base a tale documentazione, con
l’aggiunta di materiale ricavato dalla mia personale esperienza di consulente
scientifico per il progetto Blue Book. Il lettore troverà dunque in queste
pagine informazioni irreperibili negli archivi.
In tutto, la documentazione dell’Air Force comprende 13.134 rapporti. Un
semplice catalogo di questi, contenente soltanto la posizione geografica, i dati
circostanziali e la valutazione dell’USAF (nonché quella riveduta dai miei
colleghi di Evanston e dal sottoscritto) assomma, qui sulla mia scrivania, a
una pila di fogli alta quasi 30 cm! E questi casi rappresentano soltanto una
frazione del numero totale di rapporti UFO sottoposti all’attenzione del
Centro, dove si trova una banca elettronica di dati (chiamata UFOCAT) con
oltre 50.000 registrazioni provenienti da tutto il mondo.
È molto importante ricordare che la «materia prima» per lo studio del
fenomeno UFO non sono gli UFO stessi, ma i rapporti sugli UFO. Questi
rapporti includono il complesso delle circostanze in cui è stato effettuato
l’avvistamento, il valore dei testimoni e la loro reputazione – vale a dire, tutte
le informazioni che possono permetterci di formulare un giudizio logico e
razionale, se tale giudizio è possibile.
Nel pensiero pubblico, gli UFO sono sinonimo di navi spaziali e visitatori
da altri mondi. Certo, un attento studio dei casi più straordinari e inesplicabili
contenuti non solo nell’archivio dell’Air Force, ma anche nella più estesa
documentazione del Centro di Evanston, lascia pochi dubbi sul fatto che sia
all’opera una qualche «intelligenza». Ma di quale tipo e di dove viene?
A questo proposito, bisogna stare estremamente attenti a non essere troppo
antropocentrici, poiché ci viene naturale pensare che qualunque intelligenza
debba necessariamente essere simile alla nostra, e quindi che i misteriosi
visitatori, se esistono, debbano pensare e agire come noi. Eppure vi sono
persone di altri paesi le cui azioni ci riescono a volte difficili da comprendere.
Quindi, perché presupporre che l’intelligenza che, in qualche modo, sembra
manifestarsi attraverso il fenomeno UFO, debba essere affine alla nostra? Od
operare in condizioni simili a quelle cui noi siamo abituati? E di dove viene
questa intelligenza? Giunge veramente dalla profondità dello spazio, oppure è
molto più vicina a noi di quanto si creda? È extraterrestre o metaterrestre?

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Oppure, spingendoci ancora oltre nel campo delle ipotesi, è in qualche
modo, come sosteneva lo psicologo Jung, una strana manifestazione della
psiche umana?
Il problema ha invaso perfino Hollywood, il che è un indice sicuro della
sua caratteristica forza penetrativa e della sua popolarità. È infatti il tema
centrale del film Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the
Third Kind, titolo tratto dal mio precedente libro, The UFO Experience). Il
regista, Steven Spielberg, nutre da molti anni un intenso interesse per
l’argomento ed è riuscito ad afferrare l’essenza dell’enigma, vale a dire la
crescente certezza che un’intelligenza diversa dalla nostra non solo esiste, ma
sta tentando, nella propria particolare maniera, di farsi conoscere dalla specie
umana.
A questo proposito, mi torna in mente una conversazione che ebbi una
volta con U Thant, il defunto segretario generale delle Nazioni Unite, al
tempo in cui ero scettico. Stavamo parlando degli UFO e dei viaggi
interstellari, ed egli mi chiese se, a mio avviso, il nostro mondo potesse
ricevere la visita di extraterrestri. Io risposi che, come astronomo, trovavo le
distanze e i tempi necessari a coprirle così enormi, da escluderne totalmente la
possibilità. U Thant mi guardò e, alzando le sopracciglia, disse: «Sa, io sono
buddista, e noi crediamo che la vita esista anche su altri mondi». Replicai che
anch’io, come scienziato, ne ero convinto, ma che la lunghezza dei viaggi mi
sembrava insuperabile. Il segretario generale tacque per un istante, poi,
appoggiandosi allo schienale della poltrona, disse: «Ah, ma quelli che a lei
sembrano anni, per altri potrebbero essere soltanto un paio di giorni».
Ed è proprio così. Conosciamo tanto poco dell’immenso universo, legati
come siamo al nostro piccolo pianeta, che in esso potrebbero esistere cose al
di là d’ogni nostra immaginazione.
Intanto, dobbiamo accontentarci di studiare non gli UFO, ma i rapporti
sugli UFO. Questi rapporti sono fatti da uomini e gli uomini sbagliano spesso
riguardo alle loro rilevazioni. Perciò bisogna dare probabilmente maggior
peso a quelli basati su osservazioni di più individui, poiché la precisione
d’ogni testimonianza può essere così valutata in rapporto alle altre. Certo, non
potrei giurare sulla validità di nessuno degli sconcertanti rapporti contenuti
nell’archivio del Blue Book, nemmeno di quelli che ho studiato
personalmente. I testimoni da me interrogati potevano mentire, potevano
essere pazzi o magari vittime di un’allucinazione collettiva, ma io non lo
credo. La loro condizione sociale, la mancanza di moventi che giustifichino
un inganno, la loro perplessità riguardo agli eventi cui credevano di aver
assistito e, spesso, la loro estrema riluttanza a parlarne, tutto tendeva a dare
una realtà soggettiva alla loro esperienza UFO.

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Rimane dunque la questione: quale grado di realtà oggettiva possiamo
attribuire a tale esperienza?
Troverete qui la sostanza di ciò che scoprireste se vi prendeste la briga di
passare alcune settimane all’Archivio Nazionale o di visionare a casa vostra
oltre un migliaio di microfilm, oltre a quanto sono stato in grado di
aggiungervi per la mia lunga collaborazione al Progetto Blue Book.
Lascio a voi giudicare.

J. Allen Hynek

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I
Il «Libro Blu» non è un libro

Prego inviarmi una copia del Blue Book


dell’Air Force.
Dalla lettera di uno studente

Non esiste e non è mai esistito un «Libro Blu» dell’Air Force. L’aviazione
militare statunitense non ha mai pubblicato una raccolta esauriente del
materiale accumulato per il Progetto Blue Book, che è il nome dato al
programma di selezione e analisi delle migliaia di rapporti UFO accumulati in
un periodo di vent’anni. {3}
Strane apparizioni nel cielo, al suolo o vicino al suolo sono state registrate
nel corso di tutta la storia. Una notevole serie di avvistamenti ebbe luogo
negli Stati Uniti nel 1897-98. In Europa, durante la seconda guerra mondiale,
il fenomeno dei «caccia fantasma» (sfere luminose che seguivano gli aerei) è
stato osservato da piloti di entrambe le parti, e un gran numero di «razzi
fantasma» sono apparsi nel cielo dei paesi scandinavi nel 1946. Ma il 1947 è
generalmente considerato l’anno d’inizio della moderna ondata di fenomeni
UFO.
I primi rapporti riguardavano in gran parte oggetti a forma di disco
osservati durante il giorno o strane luci avvistate durante la notte. Gli
«incontri ravvicinati», ovvero le esperienze in cui il testimone o il percettore è
molto vicino all’UFO – poche decine di metri o meno – non sono frequenti
nella documentazione del Blue Book. Agli oggetti circolari, ovali, elissoidali
o a forma d’uovo è stato dato il nome di «piatti volanti», perché in genere
somigliavano per l’appunto a un piatto, secondo la maggioranza degli
osservatori, o, più precisamente, a due piatti, di cui uno capovolto e
sovrapposto all’altro. Così, benché si siano usati anche altri termini per
definirli, l’espressione «piatto» o «disco» volante è diventata ben presto
popolare sia nella stampa che tra il pubblico.

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In realtà, l’espressione piatto volante era stata coniata mezzo secolo prima
da un agricoltore di nome Martin (vedi Vallée, Anatomy of a Phenomen,
Henry Regnery, Chicago 1965, pag. 1). Ma non è diventato d’uso comune
fino all’avvistamento, ampiamente pubblicizzato dalla stampa, fatto dal pilota
privato Kenneth Arnold il 24 giugno 1947 (cfr. p. 112).
L’aviazione statunitense, l’arma che ha il compito di proteggere noi
americani da ogni oggetto meccanico volante (a parte i nostri), fu
naturalmente incaricata di fare indagini su quella strana e – per quel che
poteva saperne il governo – potenzialmente terribile arma aerea. Fu dunque
soltanto perché i «dischi volanti» potevano costituire una seria minaccia alla
sicurezza nazionale che l’Air Force li considerò all’inizio una questione
prioritaria. Non era importante sapere se erano originari della terra, di un altro
pianeta o magari di un altro sistema solare. Il fatto era che potevano essere
pericolosi.
Così, pur rendendo verbalmente ossequio ai «potenziali progressi
scientifici» che potevano derivare dallo studio degli UFO, l’Air Force era
veramente interessata a due soli aspetti del problema: se gli UFO costituissero
o meno una minaccia alla sicurezza nazionale, e se fossero o meno di origine
extraterrestre. L’Air Force decise, abbastanza rapidamente, che gli UFO non
rappresentavano un pericolo per gli Stati Uniti e, dopo molte, nonché aspre,
controversie interne (mai segnalate dalla stampa), che non esistevano prove
decisive della loro origine spaziale. Perciò la maggior parte del suo lavoro era
fatto.
A questo punto, sarebbe stato bene trasferire lo spinoso problema degli
UFO a un’organizzazione di ricerca scientifica. Infatti la primaria
responsabilità dell’Air Force nei confronti del paese è la sicurezza nazionale,
e non la ricerca scientifica astratta. Invece il compito rimase affidato
all’aviazione militare, benché questa, nel corso degli anni, tentasse
ripetutamente di passarla a qualche altra organizzazione governativa. {4}
Nel 1947-‘48 i primi rapporti UFO furono incanalati verso l’Air Technical
Intelligence Center (ATIC) della base Wright-Patterson di Dayton, nell’Ohio,
centro che ha l’incarico di analizzare, tra i dati raccolti dai servizi
d’informazione, tutti quelli che possono interessare l’aviazione militare.
Quando io cominciai a lavorare per il Blue Book, un anno più tardi, seppi
che l’improvvisa e apparentemente assurda serie di rapporti UFO, di fonte sia
civile che militare, aveva provocato un’enorme costernazione tra il personale
del servizio segreto. L’ATIC avrebbe potuto facilmente prendere sotto gamba
i rapporti dei civili (e in genere lo faceva), ma non era possibile non tener
conto di quelli provenienti dal proprio personale: i testimoni militari.
All’inizio, i rapporti erano vaghi e scarni, come m’accorsi quando mi

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assunsi il compito di dare al maggior numero possibile di avvistamenti una
spiegazione astronomica. L’ATIC non riusciva proprio a ottenere il tipo di
«dati concreti» cui i militari sono abituati. Voleva foto a distanza ravvicinata,
frammenti di metallo, descrizioni particolareggiate e così via. Invece, un
pilota militare riferiva di aver visto un oggetto apparentemente metallico,
forse a «forma di disco», un velivolo senza ali che l’aveva intercettato e poi
era sfrecciato via a incredibile velocità. Nient’altro.
L’Air Force era sconcertata. Un velivolo senza ali? Assurdo! Non era
possibile. Forse il pilota aveva visto un meteorite oppure aveva avuto
un’allucinazione. Senza dubbio non era perfettamente in sé, magari per aver
inalato troppo o troppo poco ossigeno. D’altra parte, poiché nessun altro
aveva riferito in merito, perché non archiviare la faccenda come una
percezione erronea di un fenomeno naturale o una vera e propria
allucinazione? Entro le mura del Pentagono, dove i rapporti precisi e le
decisioni pronte sono la regola, l’incertezza dell’ATIC riguardo agli UFO non
era molto ben considerata.
Intanto, due scuole di pensiero si stavano rapidamente sviluppando
all’ATIC di Dayton e in altri circoli del servizio segreto. Una pensava che gli
UFO dovessero esser presi molto sul serio. La convinzione di questo gruppo
era così forte, che fu inviata a Washington una «stima della situazione»
siglata top secret, in cui si affermava che i dischi volanti erano probabilmente
di origine interplanetaria e si consigliava il Presidente di porre le forze armate
in stato di «allarme». Alcuni non si spingevano così oltre, ma erano
comunque pronti ad ammettere che i dischi volanti fossero reali. In una lettera
al Comandante in capo dell’aviazione dell’esercito, il generale Twining
scriveva:
Come ci è stato richiesto… presentiamo di seguito la ponderata opinione del
Comando sui cosiddetti «dischi volanti»:
a. il fenomeno è reale e non un effetto dell’immaginazione;
b. esistono oggetti dalla forma approssimativamente simile a quella di un disco e di
dimensioni pressappoco uguali a quelle di un aereo di fabbricazione umana. {5}

L’altra scuola sceglieva invece la via più facile e liquidava sommariamente


la questione spiegando gli avvistamenti di UFO come errori di percezione,
scherzi, nevrosi postbelliche o effetti del tempo balordo, soprattutto quando i
rapporti erano di civili.
Le alte sfere di Washington scelsero di adottare il secondo punto di vista.
Era molto più semplice e, dopotutto, il loro Ufficio di consulenza scientifica,
composto di stimabili e importanti scienziati, aveva dichiarato che oggetti
simili non potevano esistere: dovevano essere miraggi o effetti della buona,

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vecchia fantasia. Era contrario a tutte le cognizioni scientifiche che un
velivolo potesse comportarsi nella maniera attribuita agli UFO: stupefacenti
accelerazioni da fermo, virate ad angolo retto, rapide e silenziose sparizioni
dopo essersi librati senza sforzo sul terreno, in aperta sfida alla gravità.
La scienza aveva detto che era impossibile ed ecco nato il sillogismo
dell’Air Force che tanti guai doveva causare in seguito: «Non può essere,
dunque non è».
Tuttavia gli strani avvistamenti continuavano (è questa una delle irritanti
particolarità degli UFO; le manie collettive, invece, scompaiono dopo un
certo tempo). I rapporti non cessavano di accumularsi alla base di Dayton.
Allora l’ATIC consigliò, e Washington fu d’accordo, di creare un programma
ufficiale e distinto per valutare la situazione e andare a fondo del problema
una volta per tutte.
Nel febbraio 1948 nacque il Progetto Sign. Esso visse per quasi un anno.
Ma, come precursore dei progetti Blue Book e Grudge, {6} non fu che il
primo passo dell’Air Force sull’accidentato cammino d’una delle più lunghe e
controverse questioni della sua storia.
Poco dopo l’inizio del Progetto Sign, mi fu chiesto di collaborarvi nella
mia qualità di astronomo (punto, questo, che non mi stanco di sottolineare)
con la qualifica di consulente tecnico. Il mio compito era quello di
determinare quanti dei fenomeni registrati fino ad allora si potessero
identificare razionalmente come meteore, stelle scintillanti e pianeti
eccezionalmente luminosi. Pochi dei dischi avvistati durante il giorno si
potevano spiegare in questo modo, naturalmente. Nessun oggetto astronomico
appare come un disco metallico che rotea vorticosamente nel cielo diurno. Ma
vi erano molti altri fenomeni che potevano avere, e in effetti avevano, una
spiegazione astronomica. Ecco alcuni esempi:
Il 13 ottobre 1947, a Dauphin, Manitoba, numerosi testimoni hanno osservato un
oggetto di colore azzurro scuro, grande circa come una palla da tennis e a forma di
meteora. Seguiva una rotta diritta, a bassa quota, ed è stato visibile per tre secondi.

La mia valutazione suonava:


Le descrizioni si adattano al fenomeno di una grossa meteora o stella filante. La
traiettoria, la velocità, il colore e l’esplosione sono prove particolarmente
convincenti.

L’11 giugno 1947, a Codroy, Terranova, due persone hanno osservato un


oggetto a forma di disco che aveva le dimensioni di un piatto da portata e si
muoveva a straordinaria velocità. L’oggetto era brillantissimo e aveva dietro
di sé una scia luminosa che gli dava l’apparenza di un cono.

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Ecco il mio giudizio:
Le descrizioni fornite dagli osservatori corrispondono molto strettamente a quella di
un tipico bolide luminoso a «moto lento». È estremamente improbabile che l’oggetto
fosse qualcosa di diverso da una stella filante.

L’8 o il 9 ottobre 1947, a Las Vegas, nel Nevada, un ex-pilota dell’Air


Force e altri testimoni hanno riferito d’aver visto la scia di un oggetto che si
muoveva ad alta quota e ad una velocità valutata tra 600 e 1600 chilometri
all’ora. L’oggetto stesso non era visibile. La scia era bianca, come una
nuvola, e si dissipò in 15-20 minuti. L’oggetto procedeva in linea retta, poi ha
effettuato una curva di 180° per un raggio di 10-20 chilometri e si è
allontanato verso il punto in cui gli osservatori l’avevano visto apparire.
Io scrissi:
In ogni cosa, salvo la traiettoria, la descrizione si adatta a quella di una meteora. Ma
la rotta indicata nega questa ipotesi. In base alle mie conoscenze, nessuna stella
filante ha mai invertito la propria rotta.

Spesso il responsabile dei falsi avvistamenti era il pianeta Venere:


Il 7 marzo 1949, a Smyrna, nel Tennessee, alcuni ufficiali dell’Air Force hanno
avvistato un oggetto ovale che si muoveva in direzione ovest-nord-ovest della
suddetta città. Era di color giallo-arancione e ha attraversato il cielo molto
lentamente fino a cinque gradi sopra l’orizzonte. È rimasto visibile per 45 minuti, poi
è scomparso.

La mia spiegazione fu:


L’oggetto osservato era senza dubbio il pianeta Venere. La posizione descritta si
accorda esattamente (entro un ragionevole margine d’imprecisione da parte degli
osservatori) con quella del pianeta Venere nel giorno indicato. Anche il colore, la
velocità e il tempo in cui è rimasto visibile corrispondono.

In entrambe le guerre mondiali, mi è stato detto, una enorme quantità di


munizioni sono state sparate contro Venere, perché ciascuna parte pensava
che quel luminosissimo pianeta fosse una nuova arma del nemico. Anche le
comete sono state occasionalmente scambiate per UFO:
L’8 novembre 1948 un meteorologo di Panama ha avvistato un oggetto sferico con
una coda simile a quella di una cometa. L’oggetto è rimasto visibile per 40 minuti. Il
testimone afferma che era più grande di Venere, aveva il colore di una stella e si
muoveva apparentemente ad altissima quota.

La mia opinione fu:


Con ogni probabilità l’oggetto avvistato era la cometa 1948L, scoperta due giorni

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prima in Australia… Non trovo nessuna affermazione, in questo limitato rapporto,
che contraddica l’ipotesi della cometa.

A volte anche la luna e il sole al tramonto, oppure la luna dietro uno


schermo di nuvole in rapido movimento, sono stati scambiati per Oggetti
Volanti Non Identificati.
È possibile che anche le mie valutazioni abbiano contribuito alla
trasformazione del Progetto Sign (Presagio) nell’estremamente negativo
Progetto Grudge (Rancore), la cui premessa era che gli UFO semplicemente
non possono esistere. Io mi sforzavo in ogni modo di spiegare
astronomicamente quanti più casi potevo e, quando non ci riuscivo, avanzavo
altre ipotesi naturali, talora estremamente forzate.
Il fatto è che a quel tempo anch’io ero convinto che tutta la faccenda fosse
soltanto un mucchio di assurdità. Mi piaceva il ruolo dello scienziato che
mostra l’inconsistenza di certe «fantasie», anche se non potevo non
ammettere che alcuni dei 237 casi da me esaminati erano realmente
enigmatici.
Il rapporto finale che consegnai all’Air Force il 30 aprile 1949, dopo quasi
un anno (tutt’altro che a tempo pieno) di tentativi di trovare a forza
spiegazioni naturali ai 237 casi in questione, è abbastanza interessante perché
valga la pena di riprodurlo.
Numero Percentuale
Qualifica fenomeni
fenomeni approssimativa
1. Astronomici
42 18
a) Molto probabile
33 14
b) Abbastanza probabile o poco probabile
Totale 75 32
2. Non astronomici ma passibili di altre spiegazioni
a) Aerostati o velivoli comuni 48 20
b) Razzi, bengala o corpi cadenti 23 10
e) Vari (riflessi di luce, fasci di luce del sole all’aurora, 11 5
uccelli, ecc.)
Totale 82 35
3. Non astronomici e senza spiegazione evidente
a) Spiegazione impossibile per mancanza di dati 30 13
b) I dati disponibili non suggeriscono alcuna 48 20
spiegazione
Totale 78 33

Dopo aver presentato questi risultati, tornai all’insegnamento e alla ricerca


scientifica a tempo pieno.
Il 27 dicembre 1949 l’Air Force annunciò che il Progetto Grudge era
concluso e le indagini sugli UFO completate. Pochi giorni dopo fu pubblicato
un rapporto dal titolo Oggetti Volanti Non Identificati, Progetto Grudge,

17
Rapporto Tecnico n. 102-AC-49/15-100, appropriatamente abbreviato da
alcuni in Rapporto Rancore. {7}
I risultati del mio lavoro figuravano in una delle appendici. Dopo aver
studiato, analizzato e valutato 237 dei migliori rapporti, il mio assistente e io
avevamo trovato che il 32 per cento si poteva spiegare astronomicamente.
Altri consulenti scientifici attestavano che nel 12 per cento dei casi si era
trattato di palloni aerostatici. I normali velivoli scambiati per UFO, le frodi o i
rapporti troppo scarni per tentare una valutazione assommavano al 33 per
cento. Il restante 23 per cento non aveva potuto essere identificato o
classificato in una delle precedenti categorie. Erano «Oggetti Sconosciuti».
{8}
Il ventitré per cento di oggetti sconosciuti! Una notizia simile avrebbe
dovuto fare parecchio chiasso. Invece la stampa quasi non ne parlò. Perché?
Secondo il capitano Ruppelt, i giornalisti che avevano letto il rapporto lo
giudicavano ambiguo e forse volutamente fuorviarne. «Poiché la stampa
aveva dei dubbi sui motivi che stavan dietro quella pubblicazione, essa
ricevette pochissima pubblicità, mentre i giornalisti facevano i loro sondaggi.
Per questo all’inizio del 1950 non si lesse molto sui dischi volanti.»
Ma, forse, se la stampa non comprese l’importanza di quel 23 per cento fu
soprattutto perché, nelle conclusioni del rapporto, si consigliava di ridurre e
non di aumentare la portata del programma stesso. E questo di fronte a quasi
un quarto di casi insoluti! Inoltre, in una postilla alle conclusioni, si
affermava: «È dunque evidente che ulteriori ricerche sulle linee attuali
confermerebbero i risultati fin qui ottenuti»; dichiarazione che, per quanto
ambigua, suggeriva l’idea che non vi fosse nulla di serio da investigare,
nonostante l’alta percentuale di «oggetti sconosciuti».
Così, a tutti gli effetti pratici, il Progetto Grudge non esisteva più e gli
UFO erano una faccenda chiusa. L’ATIC di Dayton continuava a ricevere e a
registrare segnalazioni, ma a stento qualcuno mostrava un po’ d’interesse e la
ricerca era scarsa, se non inesistente.
Gli UFO, comunque, non cessarono le loro attività. Al contrario, il 1950 fu
ricco di segnalazioni, con 210 casi autenticati prima della fine dell’anno,
ventisette dei quali, ossia il 13 per cento, non identificati.
Ma in quel momento i «dischi volanti» non facevano notizia. C’era altro
cui pensare: i nordcoreani avanzavano sul 38° parallelo. La guerra di Corea
era una realtà e gli UFO soltanto una presenza ipotetica (almeno per quel che
riguardava l’aviazione militare degli Stati Uniti).
La situazione rimase immutata fino al 1952. All’inizio dell’anno, le
segnalazioni all’ATIC si erano ridotte a un misero sgocciolio, dando così
ragione a quanti predicevano che i «dischi volanti» sarebbero finiti nel

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dimenticatoio. Ma nel luglio di quell’anno si ebbe una nuova «ondata» e, fra
tutti i posti del mondo, questa volta gli UFO scelsero Washington.
Il capitano Ruppelt, che si trovava nella capitale quando ebbe luogo
l’ormai storico evento, ha descritto la situazione nel suo libro Report on
Unidentified Flying Objects (Rapporto su Oggetti Volanti Non Identificati):
Quando i radar dell’aeroporto nazionale di Washington e della base USAF di
Andrews, entrambi nei pressi della capitale, captarono gli UFO, il sensazionale
avvenimento scacciò dalle prime pagine le cronache della Convenzione nazionale del
Partito democratico. Lo scalpore fu tale, che ricevetti richieste d’informazioni
dall’ufficio del Presidente e dalla stampa di Londra, Ottawa e Città del Messico. A
stento si riuscì ad evitare un piccolo tumulto nell’atrio del Roger Smith Hotel di
Washington, quando mi rifiutai di raccontare ai giornalisti quello che sapevo degli
avvistamenti radar. D’altra parte, trattandosi dei più pubblicizzati avvistamenti che
mai vi siano stati negli annali dell’USAF, essi erano anche il più mastodontico
pasticcio di dati e interpretazioni contraddittorie che si trovasse fra i nostri dossiers.

Il grande «affare» di Washington del 1952 e l’imponente ondata di


segnalazioni che quell’estate si riversò negli uffici dell’ATIC preoccuparono
tanto l’USAF quanto il governo, ma da due diversi punti di vista. C’era
l’interrogativo: «Che cosa sono?», e c’era il timore della CIA che agenti
nemici potessero bloccare le comunicazioni militari con un fuoco di fila di
false segnalazioni, mascherando così un vero attacco al paese.
Questa seconda preoccupazione divenne subito prioritaria. Il 4 dicembre
1952, l’Intelligence Advisory Committee (Comitato consultivo per gli affari
segreti) consigliava al direttore della CIA di «procurarsi i servizi di eminenti
scienziati per esaminare e valutare i dati disponibili alla luce di adeguate
teorie scientifiche…». Ma questa era soltanto la ragione ufficiale, come
apparve chiaro dalle conclusioni degli «eminenti scienziati» riuniti sotto la
presidenza di H. P. Robertson, famoso fisico ed esperto della relatività. Il vero
scopo del gruppo era quello di «disinnescare» una situazione potenzialmente
esplosiva per la sicurezza nazionale. La CIA non temeva gli UFO, ma le
segnalazioni degli UFO. Così, sotto l’apparenza di un simposio indetto per
investigare la natura fisica degli UFO, le riunioni ebbero inizio il 14 gennaio
1953. Tutti gli scienziati avevano già aderito alla teoria del «Non è possibile,
dunque non è». Come membro aggiunto, io partecipai a tre delle cinque
giornate di sedute.
Intanto, la questione del «Che cosa sono?» era già intensivamente studiata
dal Battelle Memorial Institute di Columbus, nell’Ohio. La crescente ondata
di avvistamenti del 1952 aveva indotto l’USAF ad accordarsi con quel
prestigioso istituto scientifico affinché studiasse segretamente tutti i rapporti
pervenuti all’ATIC in quell’anno, cercando in primo luogo di determinare se
gli oggetti «sconosciuti» differissero in qualche caratteristica fondamentale da

19
quelli «conosciuti» (per i sorprendenti risultati di questa ricerca, vedere a pag.
266).
Quando seppero che si voleva creare il gruppo Robertson, i membri del
Battelle inviarono tramite l’ATIC una lettera alla CIA, classificata «segreta»
(e quindi esclusa dagli archivi del Blue Book), con cui chiedevano di posporre
l’iniziativa, finché le loro ricerche non fossero state completate.
Evidentemente, nemmeno loro si erano resi conto che la questione primaria
non era la scienza, ma la sicurezza nazionale! Com’era prevedibile, la CIA
andò avanti con i propri piani.
Nei tre giorni in cui partecipai alle sedute, rimasi negativamente
impressionato dal numero relativamente piccolo di casi esaminati dal gruppo
Robertson. Fra questi, parecchi sono ormai dei classici dell’ufologia: i famosi
oggetti volanti di Tremonton, Utah, per esempio (pag. 248) e quelli di Great
Falls, Montana (pag. 264) di cui si visionarono i filmati per liquidarli
sbrigativamente come «gabbiani» i primi e «aerei a reazione» i secondi.
Soltanto altri cinque casi vennero studiati in maniera particolareggiata e uno
di questi (Bellfontaine, Ohio, 1° agosto 1952) è scomparso dagli archivi del
Blue Book. Gli altri furono l’avvistamento di Yaak, Montana (1° agosto
1952), il grande «affare» di Washington del 19 luglio 1952 (che fu spiegato
come un «effetto dell’inversione climatica», benché questa, secondo i
rilevamenti meteorologici, fosse soltanto di un grado e mezzo; durante molte
notti di quell’estate l’inversione aveva raggiunto livelli maggiori, ma nessun
UFO apparve sui radar), il caso della base USAF di Haneda (5 agosto 1952) e
quello dell’isola Presque, nel Maine (10 ottobre 1952). Un’altra quindicina di
segnalazioni furono sottoposte a un esame sbrigativo, in confronto ai 2.199
casi attentamente studiati dal Battelle. Non c’è dunque da meravigliarsi se i
membri di quest’ultimo consideravano un convegno di cinque giorni,
indipendentemente dall’importanza dei partecipanti, tanto prematuro quanto
poco significativo, rispetto alla ricerca di molti mesi in cui essi erano
impegnati.
Il Rapporto del gruppo di studio Robertson {9} comincia così: «In
conformità a quanto ci era stato richiesto… i sottoscritti (H. P. Robertson,
Luis Alvarez, Lloyd Berkner – presente soltanto agli ultimi due giorni di
riunioni – S. A. Goudsmit e Thornton Page)… si sono riuniti per valutare se
gli UFO costituiscano una minaccia per la sicurezza nazionale e fare al
riguardo proposte operative». Evidentemente, il gruppo di studio aveva capito
fin dall’inizio il vero scopo della sua formazione.
Il rapporto continua: «Come risultato delle sue considerazioni, il gruppo di
studio conclude che i dati presentati… non indicano in alcun modo che tali
fenomeni possano costituire una diretta minaccia fisica alla sicurezza

20
nazionale… né che si renda necessaria una revisione degli attuali concetti
scientifici».
La principale convinzione del gruppo di studio, e il dogma che determinò
la politica del Pentagono riguardo agli UFO per tutti i restanti sedici anni di
vita del Progetto Blue Book, era: «Questo gruppo inoltre conclude… che
l’enfasi continuamente posta sulle segnalazioni di detti fenomeni rappresenta,
in questi tempi difficili, un pericolo per il buon funzionamento degli organi
protettivi dello stato». E proseguiva: «Citiamo come esempio la situazione dei
canali di comunicazione, il rischio che i continui falsi allarmi inducano a
ignorare le reali indicazioni di azioni aggressive e lo sviluppo di una morbosa
psicologia nazionale che un’abile propaganda ostile potrebbe condurre a un
comportamento isterico e a una dannosa sfiducia nell’autorità costituita» (il
corsivo è mio).
Il rapporto terminava raccomandando che «gli organismi preposti alla
sicurezza nazionale prendano immediate misure per togliere agli UFO
l’importanza particolare che è stata loro attribuita e l’aura di mistero che
hanno malauguratamente acquisito».
Gli uomini del Blue Book avevano adesso l’ordine di minimizzare, e quale
capitano, o anche maggiore, avrebbe osato opporsi alle istruzioni di un simile
augusto consesso di scienziati, che parlava per voce del Pentagono?
Dato il profondo segreto che circondava lo studio del Battelle (per anni, la
regola negli ambienti del Blue Book fu che il nome Battelle non andava mai
menzionato) è probabile che nessun membro del gruppo Robertson sapesse
ch’era in corso quel costoso programma di ricerca; forse, se ne fossero stati a
conoscenza, avrebbero raccomandato d’interromperlo nell’interesse della
sicurezza nazionale. Secondo il loro rapporto, gli UFO erano una questione
assurda (non scientifica), di cui bisognava a tutti i costi dimostrarne
l’inconsistenza. Ricordo le conversazioni al tavolo della conferenza, in cui si
suggerì che Walt Disney, o qualche altro produttore di disegni animati
educativi, fosse coinvolto in tale processo.
Il Rapporto Robertson fu firmato dai cinque membri principali del gruppo.
Come membro aggiunto, a me non fu richiesto di firmare, ma avevo già
deciso che, se me lo avessero domandato, avrei rifiutato. Anche a quell’epoca,
in cui ero ancora molto scettico, mi sembrava che non si affrontasse il
problema degli UFO secondo una rigorosa mentalità scientifica. Oggi,
retrospettivamente, è chiaro che avevo ragione.
Pressappoco in quel periodo, il Battelle mi chiese d’intraprendere uno
studio particolarmente interessante: fare un’inchiesta tra gli astronomi per
scoprire che cosa pensassero dei dischi volanti. Per iniziare questo sondaggio
potevo approfittare dell’opportunità offertami da un congresso astronomico

21
nazionale e poi recarmi ai vari osservatori, per interrogare direttamente gli
astronomi. Il mio incarico era di sollevare la questione in maniera casuale,
non formalmente, in modo da scoprire ciò che ogni astronomo ne pensava in
privato. Mi sentivo alla stregua di un agente segreto, ma poiché sapevo che
era per una buona causa e che non avrebbe causato alcun imbarazzo ai miei
colleghi, decisi di procedere.
Forse il lettere si sorprenderà di sapere che il 41 per cento degli astronomi
da me contattati provavano per la questione abbastanza interesse da offrire i
propri servizi, se mai fossero stati davvero necessari. Il 23 per cento pensava
che gli UFO rappresentavano un problema più serio di quanto la gente in
genere riconoscesse. Soltanto il 36 per cento si mostrarono completamente
disinteressati o del tutto ostili all’argomento. {10}
La cifra del 41 per cento – gli astronomi che non liquidavano a priori il
soggetto o vi si mostravano positivamente interessati – merita un commento.
Io avevo udito alcuni di quegli uomini negare qualunque interesse per gli
UFO quando erano impegnati in una discussione con i loro colleghi, mentre,
parlando in privato, ammettevano il contrario. Ho osservato così spesso
questo fenomeno, che l’ho battezzato «complesso del comitato». E ne ho
anche formulato il teorema: Uno scienziato confesserà in privato
d’interessarsi a una questione controversa o non ancora scientificamente
accettata, ma in generale non ammetterà questo suo interesse in «sede di
comitato».
Gli scienziati hanno un terrore mortale di passare per stupidi agli occhi dei
colleghi, confessando d’interessarsi a qualche questione «non scientifica».
Perciò le decisioni raggiunte dai vari gruppi e comitati che di volta in volta si
sono riuniti per esaminare il problema degli UFO erano in certo modo
prevedibili. In ogni occasione l’équipe votava per la conclusione sicura, che
era, naturalmente, anti-UFO.
Un’impressionante conferma del mio «teorema» si trova nel sondaggio
Sturrock (cfr. nota 1, pag. 30): su 1.356 astronomi che risposero al
questionario, soltanto due rinunciarono all’anonimato per quel che riguardava
la pubblicazione, ma, salvo 34, tutti firmarono con il proprio nome il
questionario stesso. Evidentemente, gli astronomi non sono ancora disposti a
far sapere ai loro colleghi nemmeno quello che pensano degli UFO!
Alla fine del 1952 fui felicissimo d’essere richiamato, diciamo così, in
servizio attivo al Programma Blue Book, con visite regolari a Dayton per
esaminare le nuove segnalazioni. Il mio incarico era ancora quello di dare a
quanti più casi possibile una spiegazione dal punto di vista astronomico, e io
lo svolsi con zelo.
Il capitano Ruppelt, primo direttore del Blue Book, aveva un compito

22
estremamente difficile. All’interno dell’Air Force la controversia sugli UFO
non era affatto cessata ed egli doveva rispondere a una quantità di domande
da parte di Washington, oltre alle richieste di «ragguagli» dei vari generali e
membri del Senato o del Congresso. Sembrava che fosse sempre in giro: a
indagare sulle segnalazioni pervenute a Dayton o a tranquillizzare
Washington. A mio avviso, fu la prima vittima del «complesso del comitato».
Il suo compito era dire ai pezzi grossi cosa fossero gli UFO, non perpetuare
un mistero. I generali non amano i misteri; vogliono risposte concrete e
sicure. Spiegazioni come «abbiamo dimostrato che si trattava di un pallone
sonda» oppure «era sicuramente Venere» venivano molto più apprezzate d’un
enigmatico «non sappiamo cosa siano; potrebbero essere di origine
extraterrestre, ma siamo perplessi».
Nessun direttore del Blue Book rimase in carica molto a lungo. Le
sostituzioni erano frequenti e il grado degli ufficiali in questione era
relativamente basso: un altro indice della scarsa importanza attribuita al
Progetto. Ogni nuovo direttore introduceva a Dayton una nuova ottica del
problema e una nuova metodologia. Ma nell’USAF, come in tutti gli ambienti
militari, la gente «ubbidisce agli ordini» e le istruzioni inespresse del
Pentagono, derivate dalle conclusioni del gruppo Robertson, erano di
«sgonfiare la faccenda», non di «agitare le acque». E quei direttori erano tutti
buoni ufficiali: sapevano cosa si voleva da loro e lo facevano, anche troppo
bene.

Li elenchiamo qui in ordine cronologico:


marzo 1952 – febbraio 1953: capitano E. J. Ruppelt
febbraio 1953 – luglio 1953: tenente Bob Olsson
luglio 1953 – maggio 1954: capitano E. J. Ruppelt
maggio 1954 – aprile 1956: capitano Charles Hardin
aprile 1956 – ottobre 1958: capitano George T. Gregory
ottobre 1958 – gennaio 1963: maggiore (poi tenente colonnello) Robert Friend
gennaio 1963 – dicembre 1969: maggiore (poi tenente colonnello) Hector
Quintanilla

Ho conosciuto bene tutti questi uomini, facendo regolarmente colazione


con loro durante le mie visite a Dayton, a volte al Club ufficiali, altre nei
ristoranti dei dintorni. Di tanto in tanto, quando un segretario o un ufficiale
inferiore compiva gli anni, lo festeggiavo insieme agli altri con una colazione
più lunga del solito. Ma sapevo bene qual era il mio posto; come semplice
consulente, non avevo voce in capitolo per quel che riguardava la politica del
Programma. Inoltre, mi rendevo conto che se mi fossi opposto ai loro
«ordini» sarei diventato ben presto persona non grata. E questo non lo volevo

23
assolutamente: per me era importante conservare la mia posizione a Dayton
perché cominciavo a sospettare che, dopo tutto, potesse esserci qualcosa in
quella faccenda degli UFO e desideravo essere sul posto quando arrivavano le
segnalazioni «buone». Non avevo altro modo di accedere ai rapporti militari,
che non venivano resi pubblici; quindi decisi di guadagnare tempo, in attesa
di un’occasione migliore.
Intanto, il mio atteggiamento era profondamente mutato. Avevo
cominciato da scettico convinto, divertendomi moltissimo a «risolvere» quelli
che all’inizio erano sembrati casi misteriosi. Ero l’arcinemico di quei «patiti
dei dischi volanti», che desideravano con tutta l’anima che gli UFO fossero di
origine extraterrestre. La mia conoscenza di costoro era basata quasi
interamente su quanto me ne aveva detto il personale del Blue Book: ovvero,
che erano tutti «pazzoidi e visionari». Soltanto parecchio tempo dopo, quando
presi contatto diretto con gruppi come l’APRO (Aerial Phenomena Research
Organisation) e il NICAP (National Investigations Committee on Aerial
Phenomena), appresi che tra i loro membri c’erano molte persone raziocinanti
e appassionate al problema, che stavano tentando indipendentemente di
raccogliere e valutare i rapporti sugli UFO, e per le quali il Blue Book non era
precisamente un programma scientifico.
Via via che il tempo passava e le segnalazioni si accumulavano, così che la
mia raccolta di dati era di gran lunga più ricca che ai tempi del Progetto Sign,
arrivai a rendermi conto che i migliori rapporti UFO erano qualcosa di più che
«illusioni ottiche o mistificazioni per gli illusi». Al contrario, ci trovavamo di
fronte a un fenomeno consistente in nuove osservazioni empiriche che
richiedevano un’attenzione più seria di quella dedicata loro dal Blue Book.
Protestare con il personale di quest’ultimo non avrebbe fatto nessuna
differenza; sarebbe stato un chiaro caso di lotta «contro il Sistema». Finché
mantenni il mio incarico a Dayton espressi più volte la mia opinione, ma
sempre invano. {11} Quando fu creato il Comitato Condon (vedere il capitolo
XII), pensai che l’atmosfera sarebbe cambiata. Ma il «complesso del
comitato» agì di nuovo con tutta la sua forza (pochissimi membri ebbero il
coraggio di superarlo, e furono trattati da «incompetenti»).
La trasformazione da scettico a… no, non «credente», a causa delle
connotazioni religiose… diciamo a scienziato convinto d’essere sulla traccia
di un fenomeno interessante è stata graduale, ma alla fine degli anni ‘60 era
completa. Oggi non dedicherei un minuto di più alla questione degli UFO, se
non credessi che il problema è reale e che gli sforzi per investigarlo,
comprenderlo e infine risolverlo potrebbero avere conseguenze di grande
portata, forse rappresentare addirittura l’inizio di una rivoluzione nella visione
che l’uomo ha di se stesso e del proprio posto nell’universo.

24
II
L’esperienza UFO: il fenomeno in sé

«Storie incredibili
raccontate da persone credibili…»
generale Samford

I membri del Blue Book non erano interessati ai più vasti problemi filosofici e
sociologici posti dall’esistenza stessa degli UFO; né si può fargliene una
colpa, perché non rientrava nel loro compito.
Tuttavia sembra strano che nessuno, nelle alte sfere della gerarchia
militare, abbia mai mostrato la minima curiosità per il continuo flusso di
rapporti e per la natura dei medesimi. Perché la gente vedeva «dischi
volanti»? Perché non cubi, piramidi, elefanti rosa o interi edifici volanti,
segnalati da centinaia di paesi diversi? Se gli avvistamenti UFO non erano
che il risultato d’immaginazioni eccitate, perché uomini e donne di culture
diverse non vedevano centinaia, migliaia di oggetti totalmente e radicalmente
differenti, quando lasciavano via libera alla loro immaginazione? Invece no.
Al contrario, ciò cui ci si trovava di fronte era un flusso continuo di
segnalazioni riguardanti oggetti abbastanza simili, che si potevano
suddividere in poche categorie.
Alcuni anni fa ho ideato un sistema di classificazione molto semplice,
basato esclusivamente su ciò che il testimone riferiva di aver veduto e non su
idee preconcette riguardo alla natura degli UFO. Le categorie usate sono
puramente osservative, del genere di cui potrebbero servirsi un astronomo o
uno zoologo per classificare diversi tipi di stelle o di insetti.
Poiché gli avvistamenti più comuni riguardano luci che si comportano
stranamente nel cielo notturno, io ho chiamato questi UFO semplicemente
Luci Notturne. Tale categoria non comprende qualunque luce sconcerti
l’osservatore (spesso la gente si lascia ingannare da pianeti eccezionalmente
luminosi, stelle scintillanti o luci di aerei), bensì quelle che lasciano perplesse
anche gli esperti, perché il loro comportamento non si adatta al modello di

25
nessuna luce emanata da fonte nota. Bisogna sempre ricordare, infatti, che la
U di UFO significa unidentified, «non identificato» ma non identificato da
nessuno, non solo dai testimoni.
Vi sono poi gli avvistamenti diurni. Poiché la maggioranza (ma non la
totalità) di questi UFO sono di forma ovale e vengono descritti come
«apparentemente metallici», io li ho chiamati Dischi Diurni. La maggior parte
delle fotografie di UFO scattate tra l’alba e il tramonto raffigurano simili
dischi (vedi a pag. 108). È possibile che, osservate durante il giorno, le Luci
Notturne apparirebbero come Dischi Diurni, ma non lo sappiamo. Ma dal
punto di vista dell’osservazione la distinzione è utile.
Una categoria a parte è necessaria per gli UFO captati dai radar. Fra questi,
un importante sottogruppo è costituito dalle segnalazioni radar confermate da
osservazioni visive. Se si può stabilire con ragionevole sicurezza che una
segnalazione radar conferma una testimonianza visiva, o viceversa, allora il
caso acquista una particolare importanza.
Una vasta e importante categoria comprende quelle esperienze UFO,
indipendentemente dal tipo, che hanno luogo a distanza molto ravvicinata,
diciamo entro qualche decina di metri, o almeno abbastanza vicino da
permettere al testimone di usare la vista stereoscopica e di discernere i
particolari. Questi avvistamenti si collocano, diciamo, entro lo schema di
riferimento dell’osservatore, non è «l’UFO di qualcun altro», ma proprio
l’UFO di quell’individuo, una sorta di esperienza UFO personale.
Ho chiamato questa vasta categoria di avvistamenti incontri ravvicinati.
Ve ne sono di tre tipi, che sarà utile definire separatamente. Anche qui, la
distinzione si basa su ciò che viene osservato e non su qualche differenza
fondamentale.

Incontri Ravvicinati del primo tipo (IR-I)

A questo sottogruppo appartengono gli incontri a distanza ravvicinata, in cui


l’UFO non ha alcuna azione di scambio né con l’ambiente né con il
testimone, o almeno nulla che sia percepibile. L’osservatore deve però essere
abbastanza vicino all’UFO perché questo si collochi entro il suo sistema di
relazioni ed egli sia in grado di discernerne i particolari. In tal modo le
possibilità che il testimone abbia scambiato per un UFO il pianeta Venere o
un aereo convenzionale sono ridotte al minimo, soprattutto se l’avvistamento
è effettuato da più persone.

Incontri Ravvicinati del secondo tipo (IR-II)

26
Qui l’UFO interagisce con l’ambiente e spesso anche con il testimone.
L’interazione può essere con la materia inanimata, come quando l’UFO
produce buche o segni circolari sul terreno, oppure con la materia animata, se,
per esempio, influisce sugli animali (i quali a volte avvertono la presenza
dell’UFO ancor prima dei testimoni umani).
Anche gli uomini possono subire alterazioni fisiche, come mostrano i molti
casi di ustioni, paralisi temporanee, nausee, congiuntiviti, ecc. Ma, per poter
dire che ha avuto luogo un IR-II, bisogna stabilire con certezza la presenza
dell’UFO nel luogo in cui gli effetti fisici sono stati osservati. Così, per
esempio, se si osserva un segno circolare bruciato sul suolo, questo deve
trovarsi nel punto esatto in cui l’UFO è stato visto decollare, oppure, se si ha
un’interferenza nel sistema di accensione di un’auto, questa deve verificarsi
nel momento e nel luogo in cui è stato avvistato un UFO. Inoltre, gli effetti
fisici osservati in questi casi (spesso chiamati «avvistamenti con tracce
fisiche») non devono potersi spiegare in nessun altro modo. Vale a dire, se si
trovano buche nel terreno («tracce di atterraggio»), queste non devono essere
simili ad altre osservabili nelle vicinanze.
Gli IR-II sono particolarmente interessanti per gli scienziati, che possono,
in un certo senso, portare l’UFO «in laboratorio». Campioni di suolo e piante
bruciate vengono sottoposti ad esami, per determinare che cosa ha causato
l’incendio, quale pressione è stata necessaria per produrre l’impronta lasciata
nel terreno e quali mutamenti chimici hanno avuto luogo in quest’ultimo,
confrontandolo con campioni di controllo raccolti nelle vicinanze. Finora,
nessun «pezzo» d’UFO è mai stato autenticato, ma gli effetti della presenza di
un UFO sono stati ampiamente provati. Un catalogo di oltre ottocento casi in
cui un UFO è stato veduto e ha lasciato tracce fisiche è stato compilato da Ted
Phillips, {12} e il numero continua a crescere.

Incontri Ravvicinati del terzo tipo (IR-III)

Qui abbiamo non solo un incontro ravvicinato con un UFO, ma anche con i
suoi «occupanti», o «UFOnauti». Gli IR-III ci pongono di fronte all’aspetto
più sconcertante del fenomeno UFO: l’evidente presenza di un’intelligenza
diversa dalla nostra, un’intelligenza che possiamo riconoscere ma non
comprendere. Centinaia di incontri ravvicinati del terzo tipo sono stati
segnalati in tutto il mondo negli scorsi decenni. Un catalogo di oltre mille casi
è stato compilato da Bloecher, catalogo che diventa sempre più voluminoso.
Anche gli UFO delle altre categorie sembrano guidati da qualche
intelligenza. Senza dubbio la loro azione non appare casuale, ma quasi

27
programmata o pianificata. Secondo quanto riferiscono i testimoni, gli UFO
seguono a distanza gli aerei e le auto, preferiscono di solito le ore notturne,
solitamente, anche se non sempre, evitano le folle e le aree urbane, facendo
rapide apparizioni «locali» invece di muoversi per vaste aree del paese.
Negli IR-III, dove gli occupanti rendono nota la loro presenza, troviamo
descrizioni di creature che rassomigliano agli esseri umani (benché più
piccole e più sottili, in genere), capaci di comunicare alla loro maniera e nei
loro termini. Secondo i testimoni, la loro interazione con gli umani è in larga
misura impersonale, né chiaramente amichevole, né scopertamente ostile. Vi
sono stati anche casi, riferiti in tutta serietà, di esseri umani «rapiti» dagli
UFOnauti, apparentemente per essere sottoposti a test. I particolari su questi
rapimenti sono stati quasi sempre ottenuti mediante ipnosi, perché pare che
questa esperienza, qualunque sia la realtà fisica, risulti così traumatizzante per
il testimone, o i testimoni, che la memoria cosciente ne trattiene soltanto lo
scheletro. I particolari, in genere devono essere ricavati dal subconscio.
Ovviamente, gli incontri ravvicinati del terzo tipo sono quelli che
esercitano su di noi il fascino maggiore, perché mettono più nettamente a
fuoco la nostra paura dell’ignoto, l’idea che nello spazio esistono altre
intelligenze e la possibilità di stabilire con esse un contatto intelligente, con
tutto ciò che un simile rapporto potrebbe implicare per il genere umano.
Queste, dunque, sono le sei categorie entro cui, a scopo esemplificativo,
possiamo suddividere gli avvistamenti UFO. È un sistema di classificazione
semplice che, come abbiamo già detto, non implica alcuna teoria sugli UFO,
né riguardo alla loro origine, né riguardo alla loro natura. Siano essi una realtà
fisica oppure qualcosa di totalmente diverso, la classificazione è ugualmente
valida.
La documentazione del Blue Book contiene esempi di tutte e sei le
categorie, anche se, data la filosofia operativa dell’Air Force (tutti gli
avvistamenti UFO devono, per la natura delle cose, essere erronee
identificazioni di oggetti convenzionali) non possiamo aspettarci che siano
presi molto sul serio i casi di incontri ravvicinati, soprattutto del secondo e
terzo tipo. Poiché gli archivi dell’USAF non sono ordinati secondo nessun
sistema (nemmeno con il più semplice metodo dei riferimenti incrociati), la
nostra classificazione ci sarà di enorme aiuto nelle pagine che seguono, per
farci strada attraverso il labirinto della documentazione raccolta nel quadro
del programma dell’Air Force sugli UFO.

28
III
Non può essere: dunque non è

«I pezzi grossi sono contro i dischi volanti e,


per non cadere in disgrazia, bisogna
uniformarsi.»
Un ufficiale dell’Air Force, citato dal cap. E.J.
Ruppelt, primo direttore del progetto Blue Book,
nel suo The Report of Unidentified Flying Objects.

Nei primi giorni dell’era moderna dei «dischi volanti», proprio all’inizio del
progetto Sign – antesignano dei progetti Grudge e Blue Book – esistevano
due gruppi all’interno dei servizi d’informazione dell’Air Force: quello di
coloro che erano convinti che le prove raccolte fossero sufficienti per
prendere i «dischi volanti» molto sul serio – arrivando perfino a credere che si
trattasse di navi spaziali interplanetarie – e quello secondo cui nemmeno con
il più grande sforzo d’immaginazione si poteva attribuire loro alcuna serietà.
Questo secondo gruppo sosteneva che, data la nostra avanzata conoscenza del
mondo fisico, i rapporti sugli UFO dovevano essere un mucchio di assurdità.
Forse per la natura eminentemente concreta della mentalità militare, la loro
posizione prevalse e, quando il progetto Grudge sostituì Sign, alla fine del
1948, la «politica anti-UFO» era stabilita una volta per tutte. Infine, con
l’utilissima assistenza del Comitato Condon della Università del Colorado
(vedere al capitolo XII), l’Air Force si è «liberata» dell’intera faccenda.
Una volta deciso che gli UFO dovevano essere frutto dell’immaginazione,
la politica dell’USAF al riguardo non è più mutata. «Non può essere, dunque
non è» divenne il principio guida, e chiunque avesse a che fare con il progetto
Blue Book, dal direttore in giù, dovette imparare a uniformarsi. Anche se i
mutevoli venti dell’interesse pubblico per gli UFO raggiungevano spesso i
vertici d’un tornado (soprattutto in occasioni come la «grande paura» di
Washington, nel 1952, o l’episodio del «gas di marcita» del Michigan, nel
1966), l’Air Force tenne duro, come una banderuola inceppata che

29
ostinatamente punti in una sola direzione.
Quando, in seguito a conversazioni personali con ufficiali dal grado di
colonnello in su, divenne chiaro a me e ad altri associati al progetto che il
Pentagono voleva «sgonfiare» la faccenda degli UFO, gli analisti dei servizi
d’informazione e i consulenti scientifici (me compreso, poiché allora pensavo
che la mancanza di dati «concreti» giustificasse l’atteggiamento del «non può
essere») fecero del loro meglio per trovare una spiegazione normale a ogni
nuova segnalazione. Sottolineo la parola «ogni», perché non si fece alcuno
sforzo per individuare qualche regolarità nella massa dei rapporti; ogni
segnalazione veniva considerata come fosse l’unica al mondo, il che rendeva
più facile trovare di volta in volta una spiegazione normale, anche se in certi
casi estremamente forzata. Si potrebbe perfino formulare un teorema:
«Qualunque segnalazione UFO, quando la si consideri in sé e senza
riferimento ad altre analoghe o con essa correlate, può sempre trovare una
spiegazione normale, anche se non sempre probabile». Lo si può fare con
sicurezza, perché è verissimo che la gran maggioranza degli UFO risultano
essere palloni sonda, aerei o altre cose comuni, che la gente, molto spesso in
tutta onestà, scambia per UFO. In un paese dove non piove quasi mai, non si
corrono rischi a predire il bel tempo!
Quando cominciai a lavorare per il progetto Sign, anch’io ero ansioso di
fare la mia parte nello sgonfiare quella che allora sinceramente consideravo
una fantasia pubblica, una mania popolare – e fu così che mi «distinsi»
liquidando col termine di «turbine atmosferico» la seguente segnalazione
UFO! La presento qui, prima come fu riportata da John Brosman nel «Times
News» di Twin Falls, Idaho, e poi come appare negli archivi del progetto
Sign:
Proprio quando la Magis Valley e la nazione si stavano riprendendo dall’ultima
ondata di «dischi volanti», due uomini della contea di Twin Falls hanno ravvivato la
speculazione sul mistero, descrivendoci a vividi colori i dischi da essi veduti.
È A.C. Urie, proprietario dell’allevamento di trote Auger Falls, situato nello Snake
River Canyon a sei miglia dal Blue Lake Ranch, a fornirci la descrizione più
particolareggiata di oggetto volante che la nazione abbia mai prodotto.
Urie ha veduto il disco mercoledì, alla una del pomeriggio, mentre volava sullo
Snake River Canyon a un’altezza di circa 22 metri. Alle 9 e 30 antimeridiane dello
stesso giorno, L.W. Hawkins, commissario della contea di Twin Falls ed ex-sceriffo
di Filer, ha visto due oggetti circolari volare a grande altezza vicino al Salmon Dam,
35 chilometri a sud-ovest di Twin Falls.
Ecco la descrizione del disco volante veduto da Urie e dai suoi figli Keith, di otto
anni, e Billy, di dieci. «Ho visto da vicino il disco mentre passava sopra al mio
allevamento di trote, volando lungo lo Snake River Canyon a un’altezza di circa 22
metri dal fondo del canyon stesso. Direi che la velocità era di 1500 chilometri l’ora».
Il fatto ha avuto luogo mentre i due ragazzi stavano attraversando il fiume su una
barca, dalla riva nord a quella sud. Poiché ritardavano, Urie aveva cominciato a

30
preoccuparsi ed era sceso verso il fiume per assicurarsi che non fosse successo
qualcosa. «Così ho veduto l’oggetto di lato a una distanza di circa 100 metri e quasi
alla mia altezza. Due dei miei figli, Keith e Billy, erano sotto di me e anch’essi
l’hanno veduto a un angolo di circa 45 gradi. Entrambi i ragazzi hanno potuto
osservarne il fianco e la parte inferiore, e tutti e tre lo stavano guardando dal lato sud
del canyon… Era di un solo colore, azzurro cielo, direi, con un bagliore rosso
tubulare di fianco alla sommità. Il fondo del canyon è accidentato in quel punto»
continua Urie, «e l’oggetto si alzava e si abbassava sulle colline e nei burroni, in un
modo che faceva pensare a un tipo di guida troppo rapido per dei riflessi umani.
Secondo me, doveva esser guidato per mezzo di strumenti e funzionare a energia
atomica, perché faceva pochissimo rumore, soltanto una specie di swisss, mentre
sfrecciava via.» Nella descrizione di Urie, l’oggetto aveva una lunghezza di 6 metri
per 3 di altezza e 3 di larghezza, ed era di forma oblunga. Lo si potrebbe descrivere
come un piatto da dolce rovesciato o una paglietta compressa ai lati. Richiesto di
esprimere la sua sincera opinione sulla natura dell’oggetto, Urie ha risposto d’essere
convinto che c’è qualcosa, in questa faccenda dei dischi volanti. «Conosco parecchie
persone che li hanno veduti e so che non si stavano immaginando ogni cosa, né
volevano avere il loro nome sul giornale» ha commentato Urie. E ha aggiunto: «Una
cosa è sicura: ha spaventato i miei ragazzi e mi ha fatto sentire estremamente a
disagio». Per verificare una voce seconda la quale anche il commissario di Contea
L.W. Hawkins avrebbe veduto un oggetto insolito in cielo nello stesso giorno in cui
Urie e i suoi figli avevano avuto la loro esperienza, il «Times News» lo ha chiamato
nella sua sede di Filer. «Sì, è vero» ha risposto Hawkins senza esitazioni. «Devo
ammettere d’esser stato scettico su questa faccenda dei dischi volanti, finché non li
ho visti con i miei occhi. Non potrei dire di che si tratti, ma adesso so che c’è
qualcosa nel cielo.» Poi Hawkins ha raccontato che mentre si trovava in località
Salmon Dam, mercoledì mattina, un suono simile all’eco di un motore gli ha fatto
alzare gli occhi al cielo e allora ha visto due oggetti circolari che riflettevano la luce.
Si muovevano a grande velocità e a un’altezza superiore, secondo Hawkins, a quella
della maggior parte degli aerei. Oltre a ciò, il commissario di Contea si è rifiutato di
aggiungere particolari, tranne che «C’è qualcosa nel cielo». La sua descrizione
generale, tuttavia, corrisponde a quella di centinaia d’altre persone che affermano di
aver veduto dischi volanti…

Tanto il quotidiano dell’Idaho quanto il rapporto contenuto nell’archivio


del progetto Sign presentano schizzi quasi identici dell’oggetto.

31
Riproduzione dello schizzo originale dell’oggetto veduto da A.C. Urie e dai suoi figli in località Snake
River Canyon, pubblicato sul «Times News» di Twin Falls, Idaho, il 15 agosto 1947.

Nel rapporto dell’Air Force contenuto nel Blue Book si legge:


Mentre l’oggetto volava sull’allevamento di trote di Urie, gli alberi (pioppi
americani) sui quali era passato quasi direttamente non si piegarono per lo
spostamento d’aria, come avrebbero fatto se si fosse trattato di un normale
aeroplano, ma, secondo le parole di Urie, «le loro cime rotearono, come se si fosse
prodotto un vuoto».
Keith Urie, di otto anni, afferma di esser stato il primo ad avvistare l’oggetto mentre
discendeva il canyon, muovendosi da est a ovest e seguendo i contorni del terreno. Il
fratello Billy, di dieci anni, lo ha visto anch’egli quasi immediatamente. L’oggetto è
rimasto visibile per pochi istanti, prima di sparire dietro un albero. I ragazzi dicono
di essere corsi dal padre e d’aver saputo che anch’egli l’aveva visto.
Urie è parso assolutamente sincero riguardo all’apparizione. A suo dire, la moglie e
la figlia si trovavano all’interno della casa in quel momento e non hanno veduto
nulla. Ha interrogato il fratello, che vive anch’egli nello Snake River Canyon, ma
questi stava mangiando e non ha veduto nulla.
Urie e i suoi due figli hanno affermato di non aver mai visto prima un oggetto simile.
Il padre, quando è stato interrogato, è apparso un uomo sobrio, assennato, di mezza
età. John Brosman, il cronista del «Times News» che ha fornito l’informazione agli
agenti speciali, ha affermato che Urie appariva veramente sincero.
Nessun ulteriore tentativo è stato fatto per localizzare (altri due uomini che avevano
visto ripetutamente l’oggetto), in quanto uno di essi… stava pescando in località
Salmon Dam… a una ora in cui avrebbe dovuto essere al lavoro a Twin Falls (e così
si sottraggono prove alla Scienza).

Nel mio rapporto al progetto Sign scrissi:


Non vi è nessuna spiegazione astronomica di questo fenomeno. Apparentemente, va
classificato con gli altri avvistamenti in bona fide. Due punti mi sembrano
interessanti: il colore «azzurro cielo» e il fatto che le cime degli alberi «roteavano
come se si fosse prodotto un vuoto». Non potrebbe essersi trattato di un turbine
atmosferico in rapido movimento?

L’Air Force fu fin troppo felice di accettare la mia congettura: «Sembra


logico» scrisse il funzionario del progetto, «attenersi alla deduzione del dottor
Hynek, secondo il quale l’oggetto era soltanto un turbine atmosferico in
rapido movimento».
L’aver azzardato una simile spiegazione, quando non avevo mai visto uno
di tali «turbini» (e neanche ne avevo mai letto una descrizione), respingendo
ciecamente ogni altra possibilità, è un fatto che mi tormenta ancora oggi. Mi
chiedo cosa sarebbe successo se avessi scritto: «Dobbiamo prestar fede a
questi testimoni, soprattutto pensando ai molti rapporti analoghi ricevuti nel
recente passato. L’oggetto era davvero uno strano velivolo, implicante una
tecnologia superiore alla nostra. È essenziale che si organizzi un grande

32
sforzo scientifico, senza badare a spese, per esaminare ogni segnalazione in
modo molto più approfondito di quanto si sia fatto finora e studiare
attentamente le correlazioni tra i vari rapporti. Consiglio di creare osservatori
in tutte le installazioni militari del paese, al fine di ottenere dati scientifici
d’importanza vitale».
Il defunto dottor James McDonald, professore di fisica atmosferica
all’Università dell’Arizona, non mi ha mai perdonato di non aver fatto in
questo e in molti altri casi una simile raccomandazione, accusandomi di
nascondere i dati e dicendomi chiaro e tondo che avevo mancato al mio
dovere di scienziato, rifiutandomi di proclamare al mondo intero la serietà del
fenomeno UFO, fenomeno ch’egli considerava il problema più serio cui
l’umanità si trovi ora di fronte.
Ma cosa sarebbe accaduto se l’avessi fatto? Non ho dubbi in proposito. Dal
mio posto vedevo benissimo il «segna-punti» del Pentagono e mi rendevo
conto che quest’ultimo avrebbe ben presto rinunziato ai miei servizi, perché
non aveva alcun bisogno di un altro «maniaco dei dischi volanti». Fossi stato
un Einstein o un vincitore di premio Nobel mi avrebbero almeno ascoltato
educatamente, ma come giovane professore di un’università del Midwest…
Decisi di aspettare tempi migliori!
Ma la segnalazione perfetta non venne mai. L’atterraggio di un UFO
durante l’intervallo di una grande partita di baseball, per esempio, osservato
da migliaia di persone e fotografato da centinaia; oppure la ripresa
cinematografica di un Incontro Ravvicinato; o, ancora, l’ispezione di un UFO
a terra da parte di un gruppo di scienziati e giornalisti, gentilmente invitati
dagli UFOnauti. Certo, le segnalazioni continuavano ad arrivare; il fenomeno
UFO non si era «sgonfiato», come noi tutti avevamo previsto all’inizio. Lo
stesso genere di racconti da parte di persone d’indubbia integrità
continuavano ad abbondare, ma senza i «dati concreti» che volevano i fisici.
Scarsa attenzione, per esempio, fu dedicata a una segnalazione giunta da
Twin Falls sei giorni dopo l’avvistamento di Urie e a un’altra pervenuta
pressappoco nella stessa epoca dalla base dell’Air Force di Rapid City, nel
Sud Dakota. Il seguente è un memorandum inviato allo FBI dalla base dello
Strategic Air Command di Butte, Montana (poiché il rapporto non è
accessibile al pubblico, i nomi delle persone sono fittizi).
Il signor Busby, consigliere per l’edilizia della Contea di Twin Falls, ci ha riferito
che lui, sua moglie e la signora Henry Swift, una vicina, stavano seduti sulla veranda
antistante la loro abitazione, approssimativamente alle 9 e 30 pomeridiane del 19
agosto 1947. All’improvviso la signora Busby aveva lanciato un grido, puntando
l’indice verso il cielo e spiegando poi di aver visto un oggetto che si muoveva a
velocità terribile in direzione nord-est. L’oggetto era già fuori vista prima che il
signor Busby e la signora Swift potessero scorgerlo.

33
Approssimativamente dieci minuti dopo, mentre stavano discutendo l’avvenimento,
tutti e tre videro dieci oggetti analoghi che procedevano rapidamente nella stessa
direzione, disposti a triangolo. Mentre il gruppo stava scomparendo alla vista, tre
degli oggetti si staccarono dal fianco destro della formazione, procedendo in
direzione nord-nord-est. Gli altri parvero serrare i ranghi e continuarono in direzione
nord-est.
Da tre a cinque minuti più tardi, le medesime persone videro un altro gruppo di tre
oggetti, sempre disposti a triangolo, che si muovevano nella stessa direzione, seguiti,
da tre a cinque minuti dopo, da un terzo gruppo in formazione triangolare, composto
di cinque o sei oggetti.
Trascorsi pochi minuti, le stesse tre persone avvistarono una grossa formazione
triangolare, valutata dai trentacinque ai cinquanta oggetti, che volava nella medesima
direzione. Infine, approssimativamente venti o venticinque minuti dopo quest’ultimo
avvistamento, oggetti analoghi furon visti tornare al di sopra della città, muovendosi
in direzione sud-ovest. Questi erano solitamente in gruppi di tre, cinque o sette e si
susseguivano a intervalli di circa cinque minuti…
Nella sera in questione il cielo era coperto e gli oggetti non potevano esser visti
chiaramente; tuttavia spiccavano in modo sufficiente perché tutti i testimoni fossero
in grado di osservare quello che hanno descritto come qualcosa di luminoso che
attraversava il cielo. Essi affermano che gli oggetti sembravano illuminati
dall’interno e che il loro colore somigliava a quello della normale luce elettrica.
La signora Busby ha chiamato l’agente investigativo Frazier, del dipartimento di
polizia di Twin Falls, cui poi si sono aggiunti gli agenti Rauch e Semans. I tre
funzionari hanno guardato il cielo per alcuni minuti e hanno veduto un gruppo di
circa dodici oggetti che volavano in formazione al di sopra della città.
Tanto l’agente Frazier quanto il signor Busby affermano che… gli oggetti si
muovevano a una velocità fantastica e restavano visibili soltanto pochi istanti.
Entrambi hanno dichiarato che non poteva trattarsi di oche o anitre selvatiche e che
le luci non erano un riflesso di quelle della città su qualche oggetto sconosciuto… I
testimoni non stavano bevendo al momento dell’avvistamento. Nessun altro abitante
di Twin Falls ha riferito di aver veduto gli oggetti; tuttavia, il signor Busby e l’agente
Frazier affermano che anch’essi, se non avessero appositamente scrutato il cielo, non
li avrebbero visti a causa della velocità con cui si muovevano.

E poi viene il tocco finale: «Nessuna ulteriore indagine è stata effettuata


dall’ufficio di Butte: il caso è stato archiviato».
Il giudizio dell’Air Force su questo avvistamento e su quello che
presentiamo più sotto fu che si trattava di uccelli. E può anche darsi che lo
fossero. Ma la cosa certa è che le ricerche effettuate erano del tutto
insufficienti a giustificare tale valutazione, che rimane dunque una semplice
congettura.
Il rapporto pervenuto pressappoco nello stesso periodo dal servizio
informativo del Quartier generale del 28° stormo bombardieri, di stanza alla
base dell’Air Force di Rapid City, nel Sud Dakota, dice (i nomi sono
cambiati):
Il maggiore Smith afferma che in una sera tra il 15 e il 20 agosto 1947, poco dopo
l’imbrunire, stava seduto nel parcheggio vicino all’area di allineamento degli aerei,

34
quando ha veduto un gruppo di dodici oggetti che volavano in una stretta formazione
a diamante. Secondo il testimone, si stavano avvicinando da nordovest in leggera
discesa, poi, dopo aver proceduto in volo orizzontale a circa 1500 metri, hanno
effettuato una larga curva a destra di circa 110 gradi, a una distanza di 6 chilometri
dall’osservatore, e hanno cominciato a riprendere quota, allontanandosi verso sud-
ovest. Il maggiore Smith sostiene che l’angolo di attacco era di circa 30-40 gradi e
che gli oggetti sembrarono aumentare rapidamente la loro velocità – valutata tra i
500 e 700 chilometri all’ora nel periodo osservato, mentre riprendevano quota. Gli
oggetti, visti di piatto apparivano ellittici e sembravano lunghi come un B-29.
Nessuna valutazione è stata fatta riguardo al rapporto lunghezza-larghezza-spessore,
ma il testimone afferma che non apparivano innaturalmente grossi o sottili, rispetto
alla configurazione generale. In quel momento nessun aereo si muoveva sull’area di
allineamento, e il maggiore Smith non ha udito alcun rumore, né osservato scie o
vampe di scarico. Inoltre non si vedeva alcuna luce, tranne il fatto che l’intero
oggetto sembrava emanare un chiarore bianco-giallastro.

Il rapporto era accompagnato da questo schizzo.

UFO osservati dal maggiore Smith nell’agosto del 1947, a Rapid City, Sud Dakota. Riproduzione dallo
schizzo originale del testimone.

La spiegazione degli «uccelli» potrebbe essere appropriata, se non si tiene


alcun conto della posizione del maggiore Smith: un ufficiale del servizio
informativo, incaricato d’interrogare gli equipaggi del 28° stormo
bombardieri. Se un uomo simile, addestrato a valutare i dati informativi
ricavati dai suoi aviatori, non potesse individuare degli uccelli in dodici
oggetti che si abbassano da 3000 a 1500 metri, dove si stabilizzano,
muovendosi a una velocità di 500-700 chilometri orari e in stretta formazione
a diamante per poi riprendere quota e accelerare rapidamente a un angolo di
30-40 gradi, bene, ci sarebbe da disperare dei nostri servizi d’informazione.
Eppure, anche su questo caso non si fecero ulteriori ricerche. Perché
occuparsi di uccelli, se non si appartiene alla Audubon Society? {13}
È abbastanza divertente osservare come le valutazioni «possibile

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aerostata», «possibile velivolo tradizionale», «probabile spiegazione
astronomica» compaiano a ogni pié sospinto, mentre non si trova mai un
«possibile UFO». Poiché non esiste qualcosa come un oggetto volante
realmente UFO (anche se negli archivi ne sono documentati 600 casi), come
si può parlare di un «possibile UFO»?
Ma prendiamo qualche altro esempio dalla documentazione del Blue Book.
7 gennaio 1966, Georgetown, Alabama. Un testimone solitario afferma di aver
veduto un oggetto rotondo del diametro di circa 3-4 metri, argenteo, con un anello
che si allargava di 20 o 25 cm nella sua parte più larga. Nella parte inferiore c’era un
portello largo un metro e mezzo. L’oggetto stava sospeso a un metro e mezzo dal
suolo e a una distanza di appena 6 metri dall’osservatore, il cui orologio si era
fermato. Dopo 1-2 minuti la sfera, che emetteva un suono simile a quello di un
motore, si è sollevata gradualmente muovendosi verso nord-est, mentre il rumore
aumentava, poi ha accelerato molto rapidamente ed è scomparsa in pochi secondi.

Il testimone era uno studente di diciotto anni. Per citare l’ufficiale che l’ha
interrogato, il giovane «sembrava degno di fede, com’è stato confermato
anche da una persona che ne conosce bene il carattere. Le sue istruzioni sul
modo di raggiungere l’area rurale in questione sono state molto precise».
L’avvistamento aveva avuto luogo tre miglia a sud di Georgetown, Alabama,
sull’autostrada 63.
Ora, come si può spiegare un caso come questo, soprattutto quando si sa
che segnalazioni molto simili sono state fatte in parecchi paesi? Quali sono le
probabilità che un testimone si sbagli riguardo a ciò che ha visto a una
distanza di 6 metri, alla luce del giorno, mentre l’oggetto era sospeso a un
metro e mezzo dal suolo e per una durata di uno o due minuti? Un velivolo
tradizionale non è una spiegazione plausibile; come non lo è una stella o un
miraggio. Un pallone aerostatico? Forse, ma un pallone che ha un anello nella
parte più larga, che emette un rumore di motore e scompare nel giro di pochi
secondi? No, anche questo non funziona. E allora? Ah, ci siamo! È
chiaramente un fatto psicologico (malgrado il giudizio sul carattere del
testimone, nonché la sua capacità di fornire una descrizione particolareggiata
dell’oggetto e istruzioni precise riguardo al luogo dell’avvistamento). Che il
giovane avesse davvero veduto l’oggetto descritto era un’eventualità da non
prendere nemmeno in considerazione – semplicemente perché non poteva
esistere! Ma anche il telefono, la radio e l’aereoplano erano considerati
impossibili, prima di essere inventati.
Il lettore potrebbe credere che io abbia incluso qui soltanto episodi molto
particolari. Non è così. Al contrario, li ho scelti quasi a caso. Per stabilire
questo punto, esaminiamone rapidamente qualche altro. Anche senza
soffermarci sui particolari, la semplice lettura dei rapporti e delle spiegazioni

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mostrerà chiaramente come il progetto Blue Book non sia stato certo
un’operazione scientifica di alto livello.
12 agosto 1958, 20 chilometri a nord-ovest di Las Vegas, Nevada. Oggetto rotondo,
di color arancione, emanante un chiarore diffuso in una zona dove nessuna luce «al
livello della cima degli alberi» era mai stata veduta prima. L’oggetto luminoso si è
mosso verso il basso e verso sinistra, fino alla cima degli alberi, quindi è tornato
nella posizione originale. Ha ripetuto la operazione, poi è scomparso.

Giudizio dell’Air Force: «Probabilmente una luce convenzionale di


qualche tipo».
10 aprile 1952, 10 chilometri a ovest di Pecos, Texas. Un oggetto a forma di
diamante in posizione perpendicolare, largo 15 metri e alto 22, è rimasto visibile per
cinque minuti. Appariva liscio e brillante, come alluminio alla piena luce del giorno,
produceva un suono simile a quello di un jet e ruotava su se stesso, compiendo un
giro completo al secondo. È rimasto sospeso nell’aria per qualche minuto, poi si è
sollevato verticalmente a una altezza di circa 600 metri e infine si è allontanato
lentamente verso nord-ovest.

Giudizio dell’Air Force: «Fonte inattendibile». (Senza alcuna indicazione


dei motivi per cui il testimone veniva considerato tale.)
3 gennaio 1958, Old Westbury, Long Island, al tramonto. Un oggetto rotondo, simile
a una nube o a un pallone, di colore bianco, che si muoveva molto velocemente e a
grande altezza in direzione est, è rimasto visibile per 8-10 secondi.

Giudizio dell’Air Force: «Si tratta senza dubbio dell’errata identificazione


di un oggetto tradizionale, dovuta a condizioni atmosferiche insolite o
avverse». (Quale oggetto convenzionale e quali condizioni atmosferiche
avverse?)
29 agosto 1959, Paso Robles, California. Un oggetto circolare di colore argenteo è
stato visto attraversare il cielo da nord a ovest, rimanendo in vista per 4 minuti.

Giudizio dell’Air Force: «Segnalazione inattendibile». (Perché?)


6 aprile 1955, Beaumont, California. Un ragazzo di tredici anni ha osservato un
oggetto rotondo di colore argenteo, approssimativamente grande quanto un dollaro
d’argento tenuto a distanza di braccio. Il testimone l’ha osservato per un periodo di
tempo ignoto (perché la persona che l’ha interrogato non ha cercato di
determinarlo?). Poi l’oggetto è scomparso.

Giudizio dell’Air Force: «Probabilmente la luce di un aerofaro». (Perché


ne esisteva uno nella direzione in cui il ragazzo aveva visto l’oggetto.)
16 agosto 1956, vicino alle Azorre. L’equipaggio di un aereo delle Eastern Airlines
in volo per l’aeroporto LaGuardia ha avvistato a ovest della sua rotta un oggetto

37
bianco e lucente, che ha incrociato l’aereo a una distanza non superiore ai 12 metri.
L’equipaggio ha effettuato una manovra evasiva.

Giudizio dell’Air Force: «Velivolo militare, corpo celeste o pallone


libero». (Un corpo celeste che passa a 12 metri di distanza da un aereo?)
19 ottobre 1958, Grand Rapids, Michigan. Avvistati 24 oggetti rotondi di color
ambra, in volo a grandissima altezza. Due gruppi di dodici oggetti ciascuno. Rimasti
visibili per 25 secondi.

Valutazione dell’Air Force: «Meteoriti». (Il che sarebbe davvero un caso


da Guinness dei primati astronomici!)
1° settembre 1961, Cape Canaveral, Florida. Oggetto in movimento verticale a
distanza rilevabile dagli strumenti della base. Il fatto è avvenuto durante il lancio di
un missile. Informazione di fonte militare.

Valutazione dell’Air Force: «I dati del rilevamento suggeriscono che si


tratta della stella Gamma Piscium». (Gamma Piscium è una stella
relativamente debole e molto stazionaria. È assurdo pensare che una persona
professionalmente qualificata a seguire la rotta dei missili sia rimasta
sconcertata da una particolare stella, fra le moltissime alla portata dei suoi
strumenti di rilevamento.)
26 giugno 1955, Holt, Florida. Parecchi testimoni, sia civili che militari, affermano
di aver osservato «un oggetto a forma di disco e di color bianco-azzurro, con 10-14
luci ammiccanti».

Valutazione dell’Air Force: «Osservatore inattendibile». (In base


all’interrogatorio di un solo testimone giudicato indegno di fede, la
segnalazione viene archiviata. E gli altri osservatori? Liquidiamo il caso, non
importa come!)

Il nostro ultimo esempio (ma l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo)


del modo in cui i fenomeni UFO venivano spiegati dagli esperti del Blue
Book (scherzosamente ribattezzato Società per la Spiegazione del Non-
analizzato!) richiede un poco più di spazio.
(5 gennaio 1963, a Nantucket Point, Long Island, stato di New York):

Alle 3 antimeridiane il signor Cherrington stava facendo il turno di notte alla


ferrovia… (ed era) occupato a riempire serbatoi. La luna stava calando… A un tratto
gli capitò di alzare gli occhi dal suo lavoro e, sospeso sopra di lui, a un’altezza che
giudicò di circa 300 metri, vide un velivolo, come egli l’ha definito, perfettamente
circolare e simile a due piatti posti l’uno contro l’altro. L’oggetto era più spesso al
centro e si assottigliava verso l’orlo.

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Essendo una chiara notte di luna, la struttura metallica era chiaramente visibile. Sulla
sommità dell’oggetto, al centro, c’era un pennacchio di luce azzurro chiaro, simile a
una specie di scarico. Secondo il testimone, il disco aveva un diametro di circa 22
metri. Di tanto in tanto eseguiva una serie di movimenti in tutte le direzioni, talora a
una velocità spaventosa e abbastanza vicino al suolo, anche se mai a un’altezza
inferiore ai 150-300 metri. Infine, dopo circa un’ora di tali manovre, è arrivato un
aereo di linea o comunque un grosso jet; e, proprio nel momento in cui quest’ultimo,
che volava a un’altitudine di circa 4500 metri, venne a trovarsi sopra l’oggetto,
questi si sollevò verticalmente a una velocità terrificante. Quando la forma del disco
oscurò le luci di posizione dell’aereo, il testimone credette che vi sarebbe stato uno
scontro, ma l’oggetto sembrò deviare all’ultimo minuto. Questo avveniva intorno
alle 4 antimeridiane. Poi, dopo aver rasentato l’aereo, il disco si è allontanato a bassa
quota verso ovest… Mentre sé ne stava andando, un collega di Cherrington è uscito
dal treno e l’ha visto allontanarsi, simile, secondo le sue parole, a «una lucente stella
del mattino». Cherrington è apparso molto scosso dall’esperienza e il suo unico
commento è stato: «Se una cosa simile dovesse ripetersi, spero proprio che sia
durante il turno di notte di qualcun altro!».

Valutazione dell’Air Force: «Una stella o un pianeta. Il “disco” ha le


caratteristiche di un oggetto astronomico, con la distorsione dovuta alle
condizioni atmosferiche esistenti quella notte e all’interpretazione del suo
comportamento da parte dell’osservatore, nelle insolite condizioni anzidette».

Ma quali erano queste condizioni? La notte era chiara, splendeva la luna


(perfettamente normale, a quanto pare) e nessuna distorsione atmosferica può
far sì che una stella sembri rasentare un aereo, dopo averne coperto le luci di
posizione, per poi allontanarsi a bassa quota verso occidente. Sarebbe stato
meglio liquidare il caso come un’allucinazione.
Citando questi esempi, non ho voluto provare l’esistenza degli UFO, ma
semplicemente mostrare la maniera lacunosa e irresponsabile con cui molte
segnalazioni venivano trattate dal personale del Blue Book. «Liquidare il caso
al più presto possibile, non importa come» sembra esser stato il loro principio
operativo, salvo quando era evidente che un avvistamento poteva spiegarsi
con una causa «naturale»; allora il caso riceveva il trattamento completo e
veniva ampiamente citato nei rapporti a Washington, per mostrare con quanto
successo gli uomini del Blue Book assolvevano al loro incarico di provare che
nel fenomeno degli UFO non c’era assolutamente nulla di reale. Così si
ottenevano promozioni ed encomi.
Il pubblico non aveva dubbi riguardo al fatto che l’Air Force non stava
prendendo sul serio la faccenda degli UFO; il piccolo numero, e il grado
relativamente basso degli ufficiali addetti al Blue Book parlavano chiaro. Si è
molto discusso sull’eventualità che la politica liquidatoria del Blue Book
fosse una specie di cortina fumogena, voluta dall’Air Force e dal Pentagono
per coprire ricerche condotte a un livello molto più elevato. Ma, se non si

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possono trovare prove contro la possibilità di manipolazioni segrete avvenute
dietro le porte chiuse del Pentagono, non si può nemmeno provare che siano
esistite. Mentre molte cose c’inducono a credere che l’interazione tra il Blue
Book e le alte sfere fosse assai più un inganno che una copertura (vedere il
capitolo XII).
Nonostante la direttiva di base fermamente assunta dalla politica dell’Air
Force, si avevano di tanto in tanto mutamenti interni e secondari nei
procedimenti di raccolta, investigazione e valutazione dei dati. Spesso era
difficile stabilire come e perché tali mutamenti avessero avuto luogo. Poteva
accadere che una nuova linea fosse stabilita, o una vecchia procedura
rovesciata, da un semplice memorandum interno del Comando della difesa
aerea alle basi sotto la sua giurisdizione. Oppure un dispaccio per
telescrivente o magari un ordine verbale di un colonnello o di un maggiore del
Servizio segreto bastavano a produrre una piccola rivoluzione. Poiché anche
nell’Air Force accadeva a volte che la mano destra non sapesse ciò che faceva
la sinistra.
Un esempio è dato da questa comunicazione, inviata il 17 ottobre 1952
dall’aiutante generale dell’Air Technical Intelligence Center (ATIC) della
base Wright-Patterson all’ufficiale comandante dell’arsenale di Rock Island,
nell’Illinois.
Con riferimento al vostro TWX (dispaccio per telescrivente) circa l’avvistamento
effettuato dalla signora… il giorno 11 ottobre. La linea direttiva del Progetto Blue
Book è che l’istanza cui viene fatta la segnalazione si avvarrà della propria
discrezione per determinare se il caso sia abbastanza importante da venir trasmesso
a questo ufficio. A nostro avviso, l’avvistamento segnalato dalla signora… rientra
nella categoria dei casi non importanti.

Dunque, in sostanza, l’ATIC stava dicendo: «Sta a voi giudicare quali


segnalazioni trasmetterci, ma siete degli idioti se ci trasmettete questa!».
È chiaro che la direttiva espressa in questa comunicazione tendeva a
scoraggiare gli uffici locali dal trasmettere le segnalazioni UFO al Blue Book,
o almeno a convincerli a inviare soltanto le segnalazioni «sicure». Ma quali
sarebbero le segnalazioni «sicure»? Ovviamente quelle che non susciteranno
critiche. Un’altra direttiva dell’ATIC – affermata ripetutamente, come ho
avuto modo di sperimentare durante le mie visite a Dayton, nella
corrispondenza e nelle comunicazioni telefoniche tra il Blue Book e gli
ufficiali delle basi aeree – era che le istanze periferiche dovevano trasmettere
al centro soltanto i casi che non potevano risolvere a livello «locale». Ciò
costituiva ovviamente un problema serio per gli ufficiali delle basi. Se
«risolvevano» un caso e poi tale soluzione risultava errata? Valeva la pena di
assumersi una tale responsabilità? La responsabilità è una cosa che,

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soprattutto nelle forze armate, si tende a scaricare ogni volta che si può. Nei
circoli militari con cui ho avuto a che fare, e suppongo anche in tutti gli altri,
«passare il testimone» non è soltanto un modo di dire, ma un vero e proprio
sistema di vita. Se l’ufficiale locale responsabile trasmetteva al centro una
segnalazione che il Blue Book giudicava «non importante», come avrebbe
trattato il caso successivo? Poniamo che un tizio in preda a una grande
agitazione telefoni alla base e dica che, mentre stava guidando lungo una
strada solitaria, un oggetto è atterrato davanti a lui, fermando misteriosamente
la sua auto e lasciando uscire delle creaturine che gli si sono accostate? La
cosa più semplice sarebbe dirsi: «Stiamo sul sicuro… costui è ovviamente
uno squilibrato, quindi sarebbe sciocco trasmettere le sue frottole,
guadagnandoci soltanto delle critiche!».
E le segnalazioni di oggetti fiammeggianti che attraversano il cielo in
pochi secondi? O l’«aggeggio elettrico» che cade da qualcosa di rotondo? O,
ancora, lo «strano pezzo di metallo» trovato in mezzo a una strada? I primi
sono ovviamente meteoriti; il secondo, una batteria caduta da un pallone
sonda meteorologico, tanto più che c’è scritto sopra il nome del costruttore; il
terzo un rottame di qualche genere. Bene, tutti questi casi si potrebbero
facilmente risolvere «a livello locale», ma perché prendersene la
responsabilità? Passiamolo al centro. Se ne occupino quelli del Blue Book.
Ciò spiega, a mio avviso, perché negli archivi del Blue Book si trovino una
quantità incredibile di IFO (Identifiable Flying Objects, Oggetti Volanti
Identificabili) e pochi, o relativamente pochi, rapporti su oggetti davvero
misteriosi (di cui si veniva e ancor oggi si viene a conoscenza mediante altri
canali). Inoltre, la stessa tendenza ha certo contribuito all’adozione, da parte
dell’Air Force, del «postulato» che, se tanti UFO si sono rivelati meteoriti,
batterie, rottami, ecc., allora tutte le segnalazioni risulteranno avere un’origine
analoga, qualora si scavi un poco più a fondo (e, naturalmente, il corollario
poiché le cose stanno in questo modo, perché prendersi la briga di scavare?)
È invece più difficile capire perché tanti casi realmente problematici,
segnalati da individui di buon livello sociale e culturali, sia civili che militari
(e venuti a mia conoscenza per altre vie), non appaiano ufficialmente negli
archivi del Blue Book. Una possibile spiegazione è che il Pentagono, per
quanto ho avuto modo di sperimentare, voleva risposte chiare e soluzioni
sicure, non misteri o vaghe supposizioni. Quindi il Blue Book seguiva la
politica di studiare soltanto i casi che gli venivano ufficialmente segnalati; gli
uomini dell’ATIC non andavano a caccia di UFO di cui avessero soltanto
letto sui giornali o avessero sentito parlare in via ufficiosa.
Accade così che la segnalazione trasmessa dall’astronauta Slayton nel
1951, quando era pilota collaudatore, non compaia negli archivi del Blue

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Book, benché egli stesso, in una lettera personale, mi abbia confermato tanto
l’avvistamento quanto d’aver fatto rapporto in merito «attraverso i debiti
canali». E diverse volte, quando i testimoni mi hanno chiesto di cercare le
loro segnalazioni negli archivi del Blue Book per vedere cosa ne fosse stato,
ho scoperto che non ne esisteva traccia. È possibilissimo che i casi mancanti
siano stati affossati a livello locale, perché considerati o «non importanti», o
troppo «ostici» per essere trasmessi.
Inesistente negli archivi dell’Air Force è il caso che segue, segnalatomi
poco tempo fa dal signor Philip Schumann di Milwaukee, (con conferma
giurata davanti a un legale). Il rapporto era stato presentato nel 1951
all’ufficiale comandante la base USAF di Ladd a Fairbanks, nell’Alaska.
Si tratta di un caso importante, praticamente inattaccabile per il numero e
l’attendibilità dei testimoni, gli strumenti usati e le circostanze generali in cui
ebbe luogo. L’UFO fu captato dai radar delle postazioni di artiglieria
contraerea e osservato visivamente da dodici osservatori dell’esercito,
addestrati a usare telescopi capaci di rintracciare oggetti aerei sia
orizzontalmente che verticalmente. Schumann, allora tenente della contraerea,
interrogò personalmente e separatamente tutti i testimoni, facendosi rilasciare
da ognuno una dichiarazione giurata.
I commenti di Schumann (citati dalle registrazioni dei nostri colloqui) sono
degni di nota: «Vorrei proprio sapere cosa ne è stato di quelle dichiarazioni.
Io stesso le ho consegnate al comandante, sicuro che in questo modo
sarebbero arrivate a chi di dovere. Non ho più sentito una parola in merito, ma
nell’esercito si dà per scontato che si stanno soltanto aggiungendo
informazioni a quanto è già noto agli incaricati. Non ti chiedi cosa ne è del
tuo rapporto, assumi semplicemente che c’è chi se ne occupa.
«Comunque, quel mattino ha cambiato tutta la mia vita. Prima non credevo
agli UFO. E neanche dopo ci ho “creduto”… ormai, sapevo che esistevano.»
Il signor Schumann è oggi un rispettabile uomo d’affari di Milwaukee, che
sarebbe assurdo accusare di spergiuro. Dunque, cosa ne è stato dalle
dichiarazioni e del rapporto completo consegnati al comandante della base?
Sono stati bloccati alla fonte, perché il suddetto ufficiale non voleva aver
niente a che fare con una faccenda del genere? Certo non poteva credere che
dodici dei suoi uomini avessero giurato il falso e, se anche dubitava dei
rilevamenti radar, le osservazioni telescopiche avrebbero dovuto convincerlo.
Oppure li ha trasmessi e sono stati bloccati «lungo la strada»? O, ancora, il
dossier è arrivato al Blue Book, che l’ha giudicato troppo importante dal
punto di vista militare per archiviarlo insieme a tutti gli altri? Non si sa. E
poiché, dopo tanto tempo, il signor Schumann non ricorda i nomi dei dodici
testimoni, è impossibile rintracciarli per farsi rilasciare nuove dichiarazioni.

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A parte l’incompletezza degli archivi, io posso attestare come alcuni
addetti al progetto Blue Book trascurassero spesso le norme della procedura
scientifica e non tenessero nella dovuta considerazione la loro responsabilità
nei confronti del pubblico. Coi suoi comunicati stampa, l’Air Force dava
deliberatamente a intendere di non nascondere nulla ai cittadini, i quali non
avevano modo di sapere che, per principio, non si fornivano ai mezzi
d’informazione i dati riguardanti i casi più spinosi. Come il capitano Ruppelt
ha affermato nel suo libro: «Pochissime sono le informazioni riguardo agli
UFO che non sono state fornite alla stampa… quando la stampa era a
conoscenza degli specifici avvistamenti. [Tutti i corsivi sono miei.] A questo
riguardo, seguivamo la politica di rispondere soltanto alle domande dirette
degli organi d’informazione. Se la stampa non sapeva che era stato avvistato
un UFO, naturalmente non poteva interrogarci in merito. Perciò questi casi
non venivano resi pubblici. Quando invece eravamo costretti a fornire
informazioni, si trattava sempre e soltanto dei nudi fatti degli avvistamenti in
questione».
Questo è già di per sé un atto d’accusa alla politica dell’Air Force. Se nella
faccenda degli UFO non c’era niente di cui preoccuparsi, perché trattenere le
informazioni? Inoltre, il Blue Book seguiva l’indirizzo opposto quando, per
qualche ragione, desiderava saperne di più riguardo a un caso segnalato alla
stampa e non all’ATIC, ma faceva di tutto per non rivelare che l’Air Force era
interessata, usando vie indirette per ottenere le informazioni volute.
Del resto, anche lasciando da parte le dichiarazioni del capitano Ruppelt,
gli stessi archivi dell’Air Force contengono abbastanza lettere e memorandum
per sostenere un atto d’accusa contro la metodologia del Blue Book. La
politica «ufficiale» riguardo al rilascio d’informazioni sugli UFO si trova
espressa in un documento noto come «AFR-190-6», datato 21 aprile 1951 e
intitolato «Programma dell’Air Force sull’Informazione pubblica». Le parole
chiave si trovano nel paragrafo 2b:
Le informazioni dell’aeronautica consistono in una raccolta con correlazione, analisi
e divulgazione al pubblico delle informazioni non classificate concernenti l’Air
Force. Questa parte del programma si basa sul principio che tutta la documentazione
dell’Air Force è accessibile al popolo americano, con i soli limiti imposti dalle
norme di sicurezza e dai dettami del buon gusto.

Ora, dalla documentazione dell’Air Force si ricava che le informazioni


sugli UFO non erano affatto accessibili al popolo americano. Ma, come si
vede, il programma prevedeva due limiti: le «norme di sicurezza» e i «dettami
del buon gusto», ed entrambe le motivazioni sono state invocate con
frequenza. Personalmente, rammento un paio di occasioni in cui è stata

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applicata la regola del «buon gusto». In ambedue i casi, i testimoni chiesero
che i loro nomi non fossero rivelati, perché non volevano render noto ciò che
stavano facendo al momento dell’esperienza UFO. Nel primo, un uomo stava
«intrattenendo» la moglie di un altro dentro un’auto parcheggiata in una cava
isolata; nel secondo, un gruppo di stimati cittadini stavano andando a Las
Vegas con un aereo privato per trascorrervi un weekend di baldoria, mentre le
rispettive mogli li credevano in viaggio d’affari. Naturalmente, qui il limite
del «buon gusto» è stato usato a ragione. Ma il Blue Book si è spesso
appellato al «rispetto della privacy» per non render note al pubblico le
esperienze UFO più sconcertanti.
D’altro canto, l’Air Force è sempre stata prontissima a fornire
informazioni sui casi «risolti», vale a dire quelli spiegati come errate
identificazioni di oggetti e fenomeni comuni, o per i quali era stata comunque
trovata una «soluzione». Un esempio di questa politica si trova nel seguente
riassunto di una «Registrazione di colloquio telefonico» avvenuta il 16
novembre 1954. Gli interlocutori erano il tenente Athens, ufficiale incaricato
dell’unità 3B della 4602ª squadriglia del servizio informazioni dell’Air Force
(la squadriglia usata dal Blue Book per le sue indagini) e il maggiore C.
Williams, rappresentante dell’Air Force alla Scuola militare di Fort Knox, nel
Kentucky.
a. Il maggiore Williams ha informato il tenente Athens di esser stato avvicinato dal
signor George Hart, cronista del «Courier Journal» di Louisville, il quale ha chiesto
informazioni in merito all’avvistamento di un UFO sulla città di Louisville, avvenuto
venerdì 12 novembre 1954. Il maggiore Williams ha informato il signor Hart, su
richiesta del medesimo, che l’oggetto in questione era stato positivamente
identificato come un pallone meteorologico d’alta quota. Ulteriori domande sono
state poste dal signor Hart riguardo al summenzionato pallone sonda.
b. Scopo della telefonata del maggior Williams… era quello di ottenere ragguagli
sulla politica dell’Air Force in merito alle informazioni da fornire alla stampa
riguardo agli UFO e sul modo in cui dovrebbe comportarsi se occasioni analoghe si
dovessero ripresentare in futuro.
Il tenente Athens ha risposto al maggiore Williams che quando l’oggetto è stato
positivamente identificato, come nel caso in questione, il maggiore Williams poteva
considerarsi autorizzato a rilasciare tale informazione agli esponenti della stampa
che l’avessero interrogato in proposito. Soltanto se gli avvistamenti non avessero
trovato spiegazioni il maggior Williams non doveva fornire alcuna informazione, ma
semplicemente notificare agli interroganti che comunicazioni in merito sarebbero
pervenute dalle fonti autorizzate. Infine il tenente Athens ha richiamato l’attenzione
del maggiore Williams sull’AFR 200-2.
Firmato per l’ufficiale incaricato

È chiaro da quanto sopra che quando un caso si risolveva con facilità l’Air
Force era prontissima a cooperare con la stampa e gli altri mezzi di
comunicazione di massa. Perfino ufficiali a livello di base o assegnati a scuole

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di addestramento (come in questo caso) potevano fornire informazioni. Ma
accadeva il contrario, beninteso, quando il caso era spinoso.
A volte, quando c’era un avvistamento che non si riusciva a spiegare, e
soprattutto quando la stampa ne era già al corrente, l’Air Force usava la
tecnica dello «stallo». Per esempio, il 6 luglio 1952 apparve sulla prima
pagina del «Dayton Daily News» un articolo intitolato Piloti Avvistano Dischi
Volanti Vicino A Una Centrale Atomica. Verso le 10 e 30 di quella sera
l’ufficiale di servizio dell’Air Force Technical Information Center venne
contattato da esponenti della stampa, che desideravano sapere se il suo ufficio
avesse avuto notizia dell’avvistamento. La risposta fu no.
Il giorno dopo, quando un cronista del «Dayton Daily News» e
corrispondente della United Press chiamò il capitano Ruppelt, chiedendogli se
l’Air Force avesse commenti da fare, si sentì dire che tutto ciò che i membri
del Blue Book sapevano dell’avvistamento erano le notizie apparse sui
giornali. Ma negli archivi esistono le prove che poco dopo queste telefonate il
colonnello Bower dell’ATIC diede istruzione al personale del Blue Book di
liberarsi dalla stampa mandandola in «stallo» con la tecnica del no comment.
In base alla mia esperienza personale, posso affermare che le informazioni
dell’aviazione militare erano accessibili al popolo americano soltanto quando
l’Air Force lo riteneva opportuno, ossia quando i casi venivano «risolti»
oppure quando si poteva attribuir loro una spiegazione con la speranza che
nessuno l’avrebbe messa in dubbio. A volte quest’ultima tecnica non aveva
successo, e allora il timore di una pubblicità negativa raggiungeva il livello di
crisi, come nel caso della base USAF di Oxnard, in California, il 23 marzo
1957. {14} Si noti il panico espresso nel seguente dispaccio (originalmente in
codice) inviato dall’ATIC di Dayton al Comandante della 4602ª squadriglia
del servizio informativo dell’Air Force, ENT AFB, Colorado Springs,
Colorado (quartier generale del Comando della difesa aerea):
PRT 1 – IN RIFERIMENTO AL NOSTRO DISPACCIO AFOIN-4E4, 3-398 IN DATA 27 MARZO 57 CON CUI SI
RICHIEDEVANO INDAGINI SULL’INCIDENTE DEL 23 MARZO A OXNARD CALIFORNIA, COME DA
RAPPORTO TT-MSC. 60-OPS-X DI COMDR. 669 ACWRON. NESSUN PARTICOLARE RICEVUTO FINORA,
SOLTANTO UN VOSTRO SOMMARIO CHE ATTESTA TRATTARSI FENOMENO ASTRONOMICO. QUESTO
CENTRO CONSIDERA IL CASO POTENZIALMENTE PERICOLOSO IN QUANTO POTREBBE PROCURARE
ALL’AIR FORCE PUBBLICITÀ NEGATIVA SE SFRUTTATO DA FANATICI SOSTENITORI «DISCHI
VOLANTI». TALE POSSIBILITÀ ORA BEN DEFINITA CAUSA LETTERA DAL NATIONAL INVESTIGATIONS
COMMITTEE ON UFOS [NICAP] CON RICHIESTA PARTICOLARI E SPIEGAZIONI CERTI ASPETTI
INCIDENTE OXNARD, SUI QUALI NOSTRA DOCUMENTAZIONE NON FORNISCE DATI SUFFICIENTI.
UFFICIALMENTE, IL CASO NON GIUSTIFICA AZIONE RICHIESTA, MA… PUÒ ESERCITARE INFLUSSO
NEGATIVO E CREARE DIFFICOLTÀ ALL’AIR FORCE, SCREDITANDO SUA QUASI DECENNALE
INIZIATIVA.

Evidentemente, in questo caso, i ragazzi del Blue Book erano stati messi in

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imbarazzo dal NICAP, il quale aveva avuto le prove che l’incidente di Oxnard
non poteva avere una spiegazione «astronomica». Da cui il tono frenetico a
proposito della «pubblicità negativa».
Il timore di esporsi al giudizio del pubblico non era nuovo, nell’Air Force,
ma risaliva agli inizi delle sue ricerche sugli UFO. In effetti, si preoccupava
tanto della propria «immagine», che a volte le indagini venivano effettuate in
un’atmosfera da romanzo di spionaggio. Questa sindrome del «siamo
interessati agli UFO, ma non vogliamo che nessuno lo sappia» è
perfettamente illustrata dal seguente memorandum, inviato il 6 luglio 1950
dal capo della Divisione investigazioni generali dell’Air Force al capo della
Divisione controspionaggio della stessa arma:
Oggetto: Velivolo non convenzionale (documento non classificato)
1. Approssimativamente alle ore 13,00 di questa data il colonnello O’Connell,
comandante del 5° Distretto OSI, ha telefonato al sottoscritto, affermando che
l’AMC (Air Material Command, Servizio Documentazione) gli ha chiesto di
effettuare le indagini che indichiamo qui sotto. Il colonnello O’Connell ha
spiegato che il generale Cabell, direttore del servizio segreto di questo quartiere
generale, ha telefonato al colonnello Watson dell’AMC a proposito di un articolo
apparso sul «Courier Journal» di Louisville, Kentucky, riguardante una persona
che ha effettuato una ripresa filmata di un disco volante. A sua volta, l’AMC ha
contattato il colonnello O’Connell, comunicandogli che il generale Cabell
ordinava di procurarsi il film e interrogare la persona in questione, ma che tali
indagini dovevano essere effettuate in modo da non indicare l’interesse dell’Air
Force. (Tutti i corsivi sono miei.)
2. Il colonnello O’Connell ci ha inoltre comunicato che anche il generale Putt e il
colonnello Boushey, della R&D (Research & Developnent, Ricerca e Sviluppo),
del Quartier generale dell’USAF, hanno rivolto indipendentemente al Quartier
generale dell’AMC una richiesta analoga a quella del generale Cabell.
3. Il colonnello O’Connell ha dichiarato d’essere riluttante a usare uno dei suoi
agenti per contattare il «Courier Journal» di Louisville, ed espletare tutte le altre
indagini necessarie, in quanto la sua qualità di rappresentante dell’Air Force
dovrebbe essere palesata e ciò indicherebbe l’interesse dell’USAF per il caso in
questione. Secondo il colonnello O’Connell, la procedura migliore in tale
circostanza sarebbe di contattare localmente l’FBI e chiedere che un
rappresentante di tale servizio conduca le opportune indagini, evitando così ogni
sospetto che l’Air Force sia interessata all’episodio. Comunque, prima di
procedere, il colonnello O’Connell chiede l’approvazione del direttore delle
Investigazioni speciali.
4. Ho discusso la questione con il maggiore Nold, che in seguito mi ha informato di
averne parlato a un rappresentante dell’ufficio del direttore del Servizio
Informazioni, secondo il quale l’OSI non dovrebbe cercare di ottenere
direttamente le informazioni summenzionate, ma servirsi dell’FBI.
5. Stante che il caso è di competenza della Divisione controspionaggio, è ad essa che
ci si riferirà per ogni istruzione in merito, compreso l’avviso richiesto dal
colonnello O’Connell del 5° distretto OSI. (Per vostra informazione, il sottoscritto

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ha informato il colonnello O’Connell che in futuro, per qualunque problema dello
stesso tipo, dovrà contattare la Divisione controspionaggio)

Firmato tenente col. F.D. McGarrachy


Capo della Divisione Investigazioni generali dell’USAF

A questo punto ci si potrebbe chiedere: «Perché il controspionaggio?».


Secondo il dizionario, il controspionaggio è un’attività mirante a frustrare i
tentativi, da parte di agenti segreti nemici, di raccogliere informazioni o
compiere sabotaggi. Non poteva dunque esservi nulla di più contrario alla
politica ufficiale del «libro aperto». Ma la verità era che il pubblico veniva
posto nel ruolo del «nemico», contro il quale bisognava usare le tecniche del
«controspionaggio». Io stesso, per esperienza personale, ho avuto sovente
l’impressione che gli ufficiali addetti al Blue Book considerassero come
nemici i cittadini che segnalavano la presenza di UFO o provavano per essi un
serio interesse chiedendo informazioni al riguardo.
Questa tendenza divenne particolarmente evidente quando il progetto Sign
divenne il progetto Grudge. Il capitano Ruppelt ha indicato nel suo libro {15}
che, se non vi fu alcun mutamento «ufficiale» riguardo alla politica di usare le
normali procedure del Servizio informazioni per la raccolta dei dati, questi
non erano più valutati in maniera obiettiva. Egli scrive:
Non occorre un grande studio dei vecchi rapporti per scoprire come le normali
procedure del Servizio informazioni non fossero più usate dal progetto Grudge. Ogni
segnalazione veniva valutata in base alla premessa che gli UFO non esistono. Non
importa quel che vedete o sentite, non credeteci…
Con il nuovo nome e il nuovo personale venne il nuovo obbiettivo: liberarsi degli
UFO. Naturalmente, non fu mai specificato in questi termini per iscritto, ma non ci
voleva molto a capire che questo era lo scopo del progetto Grudge. Esso si rifletteva
in ogni memorandum, in ogni rapporto, in ogni direttiva.

Tali «memorandum, rapporti e direttive» erano in effetti l’espressione


concreta dell’atteggiamento ufficiale nei confronti degli UFO, un
atteggiamento che mirava a tenere l’indagine «in riga». Ne presentiamo un
esempio. È un memorandum in data 19 luglio 1950, inviato dal colonnello
Bruno W. Feiling, capo della Divisione analisi tecniche del servizio segreto
[ATIC], al colonnello Hemstreet. Oggetto: «Indagini sulle segnalazioni di
dischi volanti».
Abbiamo esaminato il rapporto del sig. — datato 14 luglio 1950. Benché fosse
opportuno fare indagini, ci sembra che vi si sia dedicato troppo tempo. Suggeriamo
che in futuro si contatti la persona che ha effettuato l’avvistamento per sapere come
si sono svolti i fatti… Ma se non vi sono state altre segnalazioni dello stesso
fenomeno, ci sembra che non vi sia motivo di coinvolgere tanti individui e
organizzazioni quanti ne sono stati contattati in questo caso. (Si suggerisce forse che

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un’indagine approfondita non deve comunque aver luogo, indipendentemente
dall’attendibilità del singolo testimone!) A nostro avviso, se un avvistamento è
autentico, sarà senz’altro segnalato da più persone. (Affermazione del tutto gratuita.
E se l’unico testimone fosse il governatore della Georgia, oppure quello del
Michigan, o magari il segretario dell’Air Force!) Gli eccessivi contatti possono
soltanto far sì che il nostro interesse per tali fenomeni sia noto a un numero di
persone maggiore di quanto sarebbe opportuno. (Ecco la vera ragione!)

Ma se i cittadini fossero stati davvero convinti che l’Air Force non


s’interessava agli UFO, perché avrebbero dovuto darsi la pena di
segnalarglieli? E, analogamente, se sapevano che l’Air Force aveva adottato
la posizione del «risolvere tutti i casi, non importa come», perché avrebbe
dovuto sottoporglieli? {16} La risposta è che, in effetti, molti non segnalavano
gli avvistamenti all’Air Force. Anche quando ero consulente del Blue Book,
ogni tanto ricevevo una lettera in cui si diceva: «Non segnalo questo fatto
all’Air Force, perché so che sarebbe inutile». E ricordo distintamente che in
un caso mi fu chiesto di tenere l’informazione per me, senza trasmetterla al
Blue Book. Ricevevo inoltre molte proteste (come le riceveva il Blue Book)
perché un UFO era stato identificato come una «stella» o un «pallone
aerostatico», quando il testimone sapeva benissimo che non poteva esserlo.
Spesso le persone che avevano segnalato gli UFO scrivevano che la
valutazione del Blue Book era un insulto alle loro intelligenze.
La riluttanza dei testimoni a far rapporto al Blue Book è diventata più
evidente negli ultimi giorni di vita del progetto, ma esisteva già da molto
tempo, come mostra questo documento, inviato dalla 7ª squadriglia caccia di
Presque Isle, nel Maine, al servizio informativo dell’Air Force e riguardante
un UFO avvistato il 29 gennaio 1953:
Il rapporto accluso è stato redatto da TWX in ottemperanza all’AFL 200-5 del 29
aprile 1952. L’oggetto è stato anche avvistato dagli equipaggi di almeno due caccia
di altre squadriglie. Il colloquio tra i piloti e gli RO (operatori radar) è stato udito da
A/1C Ferdinand, che era di servizio all’ADDC (la stazione radar) e che, non sapendo
quale degli operatori e dei piloti stesse parlando, lo ha trascritto come segue:
Un pilota: «Vedete quella cosa sopra di noi?»
Risposta: «No».
Replica: «Spicca come un pollice gonfio!»
Terza voce: «Se dovessi andare a prenderlo, mollerei prima i serbatoi
supplementari».
Quarta voce: «Ragazzi, non ammetterò mai di averlo visto!». (Il corsivo è mio.)

Ecco un tipo intelligente! Infatti, perché riferire di aver veduto in cielo un


oggetto che sfida ogni spiegazione logica, quando l’Air Force «sa» che «non
può essere» e «dunque non è»?
Quanti «buoni» avvistamenti UFO non sono stati segnalati, ci chiediamo, a

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causa dell’atteggiamento dell’Air Force?
Quanti oggetti «ignoti» o «non identificati» non si trovano negli archivi,
perché i testimoni non hanno fatto rapporto o perché quest’ultimo è stato
affossato in qualche base locale delle forze armate? Non lo sapremo mai.
Vi sono state molte occasioni, nei miei vent’anni di consulenza scientifica
per il Blue Book, in cui anch’io mi sono domandato se le migliori
segnalazioni non venissero dirottate altrove. Forse alcuni casi erano inviati
soltanto alle massime autorità, soprattutto se implicavano informazioni
segretissime, «solo per gli occhi» dei super-selezionati. Infatti, nei circoli
militari vi è una categoria d’informazioni altamente classificate, riservate
«solo per gli occhi» di certi individui specificamente abilitati. Io avevo il
permesso di accedere al materiale top secret, ma assolutamente non a tutti i
dati segretissimi del Dipartimento della difesa. Tali informazioni, infatti, sono
accessibili soltanto sulla base di una reale «necessità di sapere».
I miei sospetti sono stati rafforzati da Richard Budelman, che mi ha aiutato
nella preparazione di alcune parti di questo libro. Egli ha occupato una
posizione molto delicata in una squadriglia aeronavale top secret (la Marina
ne aveva soltanto un’altra simile) di stanza a Lyautey, nel Marocco, dal 1956
al 1958. Per più di un anno, Budelman ha scritto tutti gli ordini di volo di tale
squadriglia e afferma con la massima convinzione che se un UFO fosse stato
avvistato dal pilota o dall’equipaggio d’uno di quegli aerei – e parecchie volte
si era sparsa la voce che qualcuno aveva visto in cielo un oggetto misterioso –
il rapporto non avrebbe mai raggiunto il progetto Blue Book. Perché?
Lasciamolo dire a lui:
Le nostre operazioni alla VQ-2 (II squadriglia di Contromisure Elettroniche) erano
così supersegrete, da rendermi assolutamente impossibile credere che un rapporto su
un UFO avvistato da uno dei nostri equipaggi sarebbe stato inviato al Blue Book. La
maggior parte delle nostre missioni erano di natura così delicata che soltanto un
pugno di persone ne erano a conoscenza. L’accesso alle informazioni sui nostri voli
era estremamente limitato. I rapporti e tutto il materiale relativo erano inviati
direttamente al Comandante in capo della flotta del Mediterraneo e al Segretario
della marina.

Ma vi è un altro motivo per cui anch’io credo che il Blue Book non potesse
accedere a questo tipo d’informazioni, ed è che, sotto certi rispetti, esso era
«l’uomo alla base del totem». Il basso grado degli ufficiali addetti è un indice
estremamente rivelatore. Un capitano non ha molta autorità. Ruppelt non
riuscì nemmeno a farsi assegnare un’auto al tempo del grande «affare» di
Washington, eppure avrebbe dovuto essere l’uomo chiave di un caso che
aveva messo a soqquadro la nazione. Ecco come egli racconta l’episodio:
Telefonai alla sezione trasporti del Pentagono per avere un’auto, ma mi bastarono

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pochi secondi per scoprire che, secondo il regolamento, soltanto i generali e i
colonnelli ne avevano diritto. Tentò il colonnello Bower… stesso risultato. I generali
Samford e Garland se n’erano andati, quindi non potei ricorrere a loro perché
tentassero di spremere un’auto dal bifolco addetto all’assegnazione dei veicoli.
Allora scesi alla cassa: potevo affittare un’automobile e metterla in conto spese?
Assolutamente no… non c’erano forse gli autobus? Ma io non conosco gli autobus di
Washington, protestai, e mi ci vorrebbero ore per raggiungere tutti i posti in cui devo
andare. Bene, mi fu risposto, potreste prendere un taxi, ma dovrete pagarlo con la
vostra diaria. Nove dollari al giorno, e avrei dovuto farci entrare l’albergo, i pasti e le
corse in taxi per tutto il Distretto di Columbia. D’altra parte, continuò la gentildonna
della cassa, i miei ordini di viaggio contemplavano soltanto una visita al Pentagono e
in quel momento stesso avrei dovuto star tornando a Dayton. Quindi se non facevo
cambiare i miei ordini passando attraverso tutta la trafila non avrei avuto nessuna
diaria e, tecnicamente, sarei stato considerato in licenza senza permesso…

Evidentemente il Blue Book e il suo direttore non avevano molto peso.


Tutti i giornali del paese avevano titoli di scatola sugli UFO sulla capitale e il
capo del programma di ricerche sugli stessi veniva invitato a prendere
l’autobus! Ma torniamo a Budelman:
Tutto questo avveniva nel ‘56, ‘57 e ‘58, nel periodo della «guerra fredda» seguito al
conflitto coreano. La potenza missilistica dei russi ci preoccupava molto, così che le
nostre missioni ci portavano spesso proprio ai confini dell’Unione Sovietica (e per
quel che posso arguire dal successivo incidente dell’U-2, anche sul suo territorio).
Quindi, è semplicemente impensabile che un rapporto UFO da parte della VQ-2, se
ve ne fossero stati, venisse inviato al Blue Book, rendendo così note le nostre
missioni a qualcuno senza «necessità di sapere». E sono assolutamente sicuro che lo
stesso valeva per gli eventuali avvistamenti effettuati dagli equipaggi del SAC
(Strategic Air Command, Comando strategico dell’Air Force) in missione top secret.
Sarebbe stata pura follia lasciar circolare simili informazioni.
In parecchie occasioni ho udito accennare a oggetti misteriosi avvistati dai nostri
equipaggi, ma non ho mai potuto indurre nessuno a parlarne, anche se la mia
qualifica mi dava accesso alle informazioni «segretissime». Naturalmente, oggi non
potrei provare che in quegli accenni ci fosse qualcosa di serio. Le prove, se esistono,
si trovano negli archivi segreti del Dipartimento della difesa, e non riesco a
immaginare come qualcuno potrebbe ottenere il permesso di consultarli.

Sono considerazioni più che ragionevoli. Durante tutti gli anni in cui sono
stato consulente scientifico dell’USAF, al Blue Book mi è capitato di vedere
ben pochi documenti «segretissimi» e neanche molti classificati «segreti»; per
lo più avevano la dicitura «confidenziale» o «riservato».
Abbiamo così esaminato la possibilità che il Blue Book non ricevesse tutti
i rapporti sugli UFO esistenti. Ma di gran lunga più importante è il modo in
cui i rapporti che riceveva venivano trattati. A conclusione di questo capitolo,
voglio presentare un caso reperibile negli archivi del Blue Book, che illustra
perfettamente il principio «non può essere, dunque non è».
Gli avvistamenti che seguono hanno avuto luogo a Los Alamos, nel New

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Mexico. Il primo rapporto è stato fatto da un dipendente del locale laboratorio
scientifico, giudicato degno di fede dalla persona che l’ha interrogato. Egli
affermava:
Verso le 10 antimeridiane del 29 luglio 1952, nella zona Omega, Los Alamos
Canyon, New Mexico, ho osservato un oggetto di colore bianco, che sembrava
cambiare prospettiva o ruotare su se stesso. Pareva stesse vibrando. L’ho osservato
per qualche secondo, poi ho smesso di guardarlo. In quel momento nel cielo c’erano
poche nuvolette sparse e il vento era debole. Cinque minuti dopo, sono apparsi dei
jets provenienti dalla base di Kirtland.

Un secondo testimonio, anch’egli impiegato al laboratorio scientifico,


riferiva:
Approssimativamente alle 10 antimeridiane del 29 luglio 1952, nel Los Alamos
Canyon, New Mexico, ho osservato un oggetto indistinto, di colore bianco e un po’
più grande di come appare un jet a 9000 metri d’altezza. L’oggetto volava in linea
retta a una velocità approssimativa di 1,8 gradi al secondo. La sua lucentezza
cambiava, come se riflettesse vanamente la luce a causa d’un moto rotatorio. L’ho
osservato per circa venti secondi, prima che sparisse oltre la parete del canyon. Non
lasciava una scia di vapore. Il cielo era sereno e il vento non soffiava più forte del
solito.

Ancora un altro:
L’avvistamento è avvenuto il 29 luglio, a un chilometro e mezzo o due a nord-ovest
dell’aeroporto. Ho osservato l’oggetto per circa trenta secondi. Mi trovavo
all’esterno della mia abitazione, con il mio bambino di dieci anni, e stavamo
guardando i jets. Ne vedemmo passare due, che si muovevano più o meno da ovest a
est (è possibile che si tratti di un lapsus e che intendesse dire da est a ovest?),
lasciando una scia di vapore. Poi mi accinsi a rientrare in casa, ma avevo appena
passato la soglia quando mio figlio mi disse che ne era comparso un altro. Allora
tornai indietro e vidi un oggetto brillante che volava appena al di sotto delle scie di
vapore e nella loro stessa direzione, ma senza lasciare nessuna traccia dietro di sé.
Inoltre mi sembrò che si muovesse a una velocità lievemente superiore a quella dei
jets che avevano lasciato le scie. Forse era uno degli aerei precedenti che aveva fatto
un giro, portandosi a una quota più bassa, ma mi sembrava che ci avesse messo
troppo poco tempo a tracciare un cerchio completo. Comunque, poteva esserlo.
Giurato e sottoscritto in mia presenza il 30 luglio, ecc., ecc.

Ed ecco il racconto di un quarto testimone:


Ho potuto osservare l’oggetto per pochissimo tempo, soltanto un paio di secondi. Era
la mia prima esperienza di osservatore, ma mi ha colpito il fatto che l’aria era piena
di pezzi di carta bruciata che riflettevano la luce del sole. Avevano invaso un terzo
della pista a livello del suolo, poi il vento li aveva sollevati, spingendoli lentamente
verso nord. Ben presto raggiunsero un’altezza considerevole. La rotta dell’oggetto
invece incrociava il vento. Non veniva trasportato verso nord, ma si muoveva
pressapoco da est a ovest – forse con una leggera inclinazione a sud. Lo vidi soltanto

51
per pochi secondi. Era molto alto nel cielo. L’uomo che stava con me aveva un
binocolo militare e disse che l’oggetto, fatta una curva, era entrato diritto nella
corrente che stava soffiando i pezzi di carta nella direzione opposta. Lo seguì col
binocolo finché scomparve dietro una nuvola che si trovava a occidente, sulle
montagne che sorgono dietro Los Alamos. Era l’unica grossa nube nelle vicinanze.
Per quanto ho potuto vedere a occhio nudo, l’oggetto non lasciava una scia. A me è
apparso soltanto come una scintilla d’argento che sfrecciava nel cielo.

Un quinto testimone:
Alle ore 10 e 57 del 29 luglio 1952, nella zona S, Stazione di sicurezza 610, ho
osservato direttamente sopra di me, a una distanza impossibile da determinare, un
oggetto a forma d’uovo. Stava immobile e, a quanto mi parve, aveva due ali che
sporgevano dal corpo centrale. Era opaco, di color marrone chiaro. Quando cominciò
a muoversi, sfrecciò via a gran velocità in direzione nord-ovest, sparendo nel giro di
tre secondi. Non fui in grado di determinare se fosse scomparso dietro o poco sopra
l’orizzonte. Non avvertii nessun suono od odore, né vidi alcuna scia. Non c’erano
nubi in cielo. La mia attenzione fu attratta dall’oggetto mentre scrutavo il cielo alla
ricerca dei jets che dovevano arrivare da Albuquerque ed erano stati preannunciati
per radio. Non avevo mai visto prima niente di simile.

Benché il dossier contenga altre testimonianze, credo che queste bastino a


mostrare come l’Air Force applicasse il postulato «non può essere, dunque
non è». Un testimone, e uno solo, ha parlato di pezzi di carta che volavano nel
vento, badando bene a precisare che la traiettoria dell’oggetto sconosciuto
incrociava la direzione della corrente d’aria e che la sua «scintilla d’argento»
si muoveva in linea retta. I movimenti dell’oggetto e dei pezzi di carta sono
posti in contrasto. Ma, poiché la parola «carta» era stata menzionata, la
valutazione del Blue Book fu: «probabili pezzi di carta sospinti dal vento».
L’ho visto accadere una quantità di volte. Se un testimone inseriva nel suo
rapporto, in genere per fare un paragone, la parola «pallone», «aereo»,
«uccello» e così via, il Blue Book non aveva bisogno d’altro: l’avvistamento
era classificato come un’erronea identificazione della cosa menzionata dal
testimone, anche se quest’ultimo se n’era servito soltanto a scopo di
confronto.
Non c’è dunque da meravigliarsi che il pubblico fosse sempre più riluttante
a segnalare gli avvistamenti all’Air Force. Nel «processo a porte chiuse» del
Blue Book, il testimone era colpevole d’identificazione erronea ancor prima
di averne ascoltato la deposizione. L’esame delle prove, condotto con una
totale mancanza di serietà e le sentenze, determinate in base a un principio
prestabilito, mettono definitivamente sotto accusa l’operato del Blue Book.

52
IV
Strane luci nella notte

Dopo aver stabilito su una base ragionevole l’oggettività


dell’esperienza, ho tentato di spiegarla in termini naturali
e accettabili. Che si trattasse di un aereo di un tipo e con
caratteristiche a me ignote, non potevo assolutamente
ammetterlo.
Supervisore al traffico dell’aeroporto internazionale Logan.

La maggioranza delle segnalazioni inviate al Blue Book riguardavano luci


misteriose avvistate nel cielo notturno. Moltissime venivano da ufficiali
dell’aviazione, uomini che l’Air Force aveva addestrato all’efficienza tecnica
e al senso di responsabilità. Malgrado la loro preparazione, anche costoro si
lasciavano talora trarre in inganno da pianeti eccezionalmente luminosi, stelle
scintillanti o meteoriti. Ma a volte le luci, notturne da essi viste non avevano
alcuna spiegazione astronomica.
Poiché il Blue Book non poteva trovare alcuna giustificazione per mettere
in dubbio la testimonianza di uomini così preparati, molte Luci Notturne sono
state alla fine classificate come «Non Identificate». E tali sono rimaste fino a
oggi. In alcuni casi, tuttavia, l’Air Force ha fatto di tutto, per escogitare una
spiegazione naturale, come nell’episodio che segue:

Il caso dell’operatore della torre di controllo

Il sottoscritto è impiegato nell’aeronautica civile come Supervisore al traffico


dell’aeroporto internazionale Logan di Boston, nel Massachusetts. La sera del 7
aprile 1950 ero di servizio alla torre di controllo con i miei colleghi F.H., W.G.M. e
H.G.M., tutti impiegati dell’aeronautica civile con un lungo stato di servizio come
controllori del traffico aereo.
I rilevamenti atmosferici alle ore 21 e 30 indicavano un tetto di nubi a 4800 metri,
visibilità + 15, vento da nord-est con punte di 70 chilometri all’ora.
Approssimativamente alle ore 21 e 55 notai un punto luminoso a ovest della torre,
che attrasse la mia attenzione perché era di un colore insolito, azzurro scuro. Puntai

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su di esso il binocolo, per determinare quale aereo avesse una luce così irregolare.
Ma, anche attraverso le lenti, non distinsi alcuna massa chiaramente definibile:
l’«oggetto» sembrava consistere di una semplice «forma» elissoidale di luce, confusa
agli orli e di colore azzurro scuro. Si muoveva da sud-ovest a nord-est (cioè
controvento), a una velocità apparentemente normale. Non potei determinare la sua
altezza, ma si trovava a circa 15 gradi sull’orizzonte quando lo notai per la prima
volta. Mentre lo stavo osservando, il colore cambiò, e da turchino divenne di un
purissimo bianco. A questo punto chiamai i miei colleghi, perché verificassero
anch’essi ciò che stavo vedendo. Intanto, l’oggetto era tornato al colore originale.
Poi, mentre tutti lo stavamo osservando, la luce azzurra parve dissolversi in due luci
del medesimo colore, che cominciarono a girare l’una intorno all’altra (!) come i
riflettori di un faro. Durante questo processo, la loro traiettoria le aveva portate da 15
a 45 gradi sopra l’orizzonte. Ero sul punto di accettare l’ipotesi che si trattasse delle
«macchie» di due riflettori sulle nubi, nonostante l’assenza di raggi e l’altezza delle
nubi stesse, quando uno degli «oggetti» azzurri si spostò da sud-ovest a nord-est
lungo una traiettoria orizzontale. Usai allora il nostro faro che misura l’altezza delle
nubi, situato sulla torre nord-ovest, come punto di riferimento fisso, e l’oggetto, che
adesso era di nuovo bianco, lo sorpassò a quelle che sembravano una rotta di volo e
una velocità convenzionali. Infine sparì a nord-ovest. Immediatamente ci mettemmo
in comunicazione con le torri di Squantum e Bedford, le quali ci assicurarono che
nessun traffico aereo era previsto nella zona. L’unico movimento era stato un
atterraggio a Bedford (a ovest di Logan)… il tempo intercorso tra il primo
avvistamento e la sparizione era stato di… dieci minuti.
Nel valutare questa esperienza, ho rigorosamente (e con apprensione) considerato la
possibilità che il fenomeno fosse soggettivo, ma il fatto che anche i miei colleghi
avessero visto le stesse cose mi sembra renderla estremamente improbabile.
Dopo aver stabilito su una base ragionevole l’oggettività dell’esperienza, ho cercato
di spiegarla in termini naturali e accettabili. (Ecco, ancora una volta, la ben nota
«escalation delle ipotesi».) Che si trattasse di un aereo di un tipo e con caratteristiche
a me ignote, non potevo assolutamente ammetterlo. Ho conseguito il brevetto di
pilota nel 1936 e da allora sono sempre rimasto nell’aviazione, diplomandomi alla
Air Force Intelligence School nel 1942, prestando servizio nel Pacifico sud-orientale
come comandante di squadriglia e poi dirigendo per due anni il servizio assistenza
aerea della Quinta flotta USA. Nel 1949 mi sono diplomato alla Air Command and
Staff School, Air University, e attualmente sono comandante aggiunto di un gruppo
di controllo e preavviso della Guardia nazionale aerea, con il grado di tenente
colonnello. Non è dunque irragionevole dare per scontata la mia familiarità con i vari
tipi di aerei e le loro prestazioni.
Esaminando l’ipotesi dei riflettori, sono stato costretto a eliminarla perché avevo
visto una massa. Ciò era avvenuto in due occasioni: quando l’oggetto, in quel
momento bianco, aveva sorpassato la luce del nostro faro, e quando era diventato di
un color rosso ciliegia. Inoltre, il tetto di nubi era a 4800 metri, e qualunque riflettore
capace di «far macchia» a quell’altezza deve avere un raggio ben visibile.
L’unica soluzione che mi sia sembrata accettabile – ma che ancora non so se si possa
sostenere — è che si trattasse di una corona stellare o di qualche idro-meteora
luminosa. (Ce la stava davvero mettendo tutta; queste espressioni sono senza
significato.) Come si ricorderà, soffiavano forti venti sia in superficie sia ad alta
quota, e la coltre di nubi, che era sottile, si muoveva molto velocemente. Il pilota di
un clipper della Pan American proveniente da oltreoceano aveva riferito un’ora
prima che il suo aereo aveva raccolto un notevole quantitativo di ghiaccio scendendo
attraverso le nubi, per cui queste dovevano essere piene di cristalli di brina. Dunque

54
l’ipotesi che quanto avevamo veduto fosse da attribuirsi a un fenomeno
meteorologico a noi ignoto non era del tutto impossibile, per quanto non del tutto
soddisfacente. (Per ovvi motivi, non è stato fatto rapporto formale dell’incidente.
Con tante segnalazioni da parte di individui isterici e irresponsabili, si esita ad
esporsi al ridicolo. Tuttavia, data la stretta somiglianza tra il fenomeno da me
osservato e le descrizioni di oggetti luminosi avvistati altrove da altri testimoni, ho
sentito il dovere di segnalare il fatto, nonostante il rischio menzionato sopra.)

Una Luce Notturna variante dall’azzurro intenso al bianco e al rosso,


tenuta sotto osservazione per dieci minuti, che si muove contro venti
fortissimi e si divide in due luci ugualmente variabili, le quali per un po’
girano l’una intorno all’altra e poi procedono allegramente controvento
sparendo a nord-est, bene, come fenomeno meteorologico, sarebbe davvero
nuovo di zecca. Ma questo è soltanto uno dei molti rapporti inviati da persone
intelligenti e fornite di preparazione tecnica, che spesso tentavano
disperatamente di trovare una spiegazione comune, naturale, a ciò che
avevano visto, e si sentivano infelici quando non vi riuscivano.
Il giudizio ufficiale del Blue Book fu: «effetti d’inversione – distorsione di
fenomeni naturali/luci di fonte ignota». Un’inversione? Con fortissimi venti
ad alta quota e punte alla superficie di 70 chilometri orari? Tutt’altro che
probabile, ci sembra!

Un combattimento con un UFO

Un altro caso per il quale il Blue Book escogitò una spiegazione


convenzionale, a dispetto di ogni prova contraria, ebbe luogo la notte del 7
novembre 1950. In un rapporto ufficiale il testimone, un pilota militare,
descrisse un «combattimento» con una singola luce bianca e stabile, che
all’inizio aveva preso per un altro aereo. Il pilota si era portato «sulla sua
coda», ma:
In men che non si dica, la luce, senza fare alcuna virata, prima si abbassò puntando
su di me, poi, a una velocità incredibile, passò direttamente sopra la mia capottina, a
30 o 60 metri… Io eseguii una brusca virata per rivedere quella luce… Questa volta
ero sicuro di essere sulla sua coda.

Ma ancora una volta la luce puntò su di lui e gli passò sopra. Fino a questo
punto, poteva trattarsi di un pallone aerostatico (illuminato), la cui apparente
velocità era soltanto un riflesso di quella dell’aereo. Tuttavia, il rapporto
continua:
Dopo cinque o sei passaggi, cominciammo a girare in cerchio a sinistra. Io guardavo
spesso i miei strumenti, per controllare la quota e i limiti del mio mezzo. Volavo su

55
una spirale in salita di 60° a una velocità di 210-220 chilometri orari. Intanto la luce
continuava a volare attorno a me in larghi giri in salita facendo circa due giri per
ognuno dei miei. A 3500 m di altezza, abbandonai la caccia e continuai a girare per
tenere l’oggetto in vista… Avendo avuto esperienza di combattimento tra aerei
convenzionali e jet, ho una buona idea della loro velocità. Ma quella dell’oggetto in
questione era almeno doppia di quella dei jet, ossia si aggirava intorno ai 1300
chilometri orari.

L’ufficiale della direzione del servizio informativo che valutò questo


rapporto, un colonnello dell’USAF, si dichiarò d’accordo con il pilota. Nella
sua relazione si legge:
Sembra che la luce girasse intorno all’aereo a una velocità enorme, anche in salita.
La sua velocità di salita è stata valutata a più di 600 metri al minuto; quindi non è
possibile che si trattasse di un pallone meteorologico illuminato, se si ammette che la
descrizione sia precisa.

Se si ammette che la descrizione sia precisa. Certo, sarebbe imperdonabile


per una persona incaricata di investigare su un UFO accettare acriticamente
tutto quello che dice il testimone. Ma porre in dubbio ogni sua affermazione,
specialmente quando i testimoni sono più di uno, è un modo di procedere
tanto irresponsabile quanto antiscientifico.

Il caso della nave spaziale del Michigan

A volte, quando una spiegazione naturale era del tutto impossibile, il Blue
Book ricorreva all’etichetta «informazioni insufficienti». Qualunque cosa, pur
di non scrivere «non identificato»! Lascio al lettore di giudicare quanto, nel
caso che segue, le informazioni fossero «insufficienti».
Il sottoscritto era convinto che (i dischi volanti) fossero costruiti dal nostro governo,
ma, dopo la mia recente esperienza… ho cambiato completamente opinione.
La sera di domenica 27 aprile (1952), io, mia moglie e i nostri due bambini stavamo
tornando a casa, quando vedemmo un oggetto bianco e luminoso scendere dal cielo
verso di noi, venendo da nord-est. Si abbassò così velocemente che, nel tempo che
mia moglie impiegò a rendersi conto di ciò che stava avvenendo e ad esclamare: «È
un disco volante!», si era portato all’altezza minima cui può volare un comune aereo
da trasporto. Poi si arrestò di colpo. Dondolò lievemente, come una barchetta su
un’acqua un po’ mossa, quindi si stabilizzò a un angolo di circa trenta gradi, e la luce
bianca diminuì, rendendoci possibile comprendere che usciva da quelle che
sembravano finestre. Poiché rimase immobile in quella posizione per tre o quattro
minuti, non avemmo difficoltà a valutarne la dimensione, la forma, ecc., ecc.
Giudicammo che si trovasse a circa 3 chilometri a nord della nostra auto e a 900
metri di altezza. La sua inclinazione ci rendeva facilissimo misurarne il diametro e lo
spessore. Aveva due file di finestre, alte circa 3 metri, che somigliavano ai fori di
un’armonica a bocca. Giravano tutt’intorno alla circonferenza, permettendoci di

56
comprendere che l’oggetto era rotondo e piatto. Secondo una valutazione molto
prudente, il diametro era di almeno 60 metri.
Dopo quella sosta, che io attribuii alla necessità di fare rilevamenti, la nave spaziale
puntò a nord-ovest, verso la città di Pontiac, muovendosi a una velocità di 1600
chilometri all’ora, ma fermandosi due o tre volte durante il tempo d’osservazione. In
nessun momento udimmo alcun rumore.
Subito pensai che dovevo cercare testimoni a questo fenomeno, e quindi percorsi a
tutta velocità la Fifteen Mile Road in direzione ovest, fino a un drive-in che si
trovava a un chilometro e mezzo di distanza. Saltato giù dall’auto, mi precipitai nel
locale e chiesi ad alcuni giovani di uscire a vedere cosa c’era nel cielo,
testimoniando così dell’autenticità della mia esperienza. Ci misi qualche istante a
convincerli, ma finalmente due uscirono, rimasero strabiliati e, gridando, incitarono
gli altri a seguirli. Intanto la nave spaziale si era allontanata di almeno 8 chilometri a
nord-ovest. A questo punto, telefonai alla polizia di Birmingham, chiedendo che
dessero l’allarme a tutti gli aeroporti in quella direzione. Mi assicurarono che
l’avrebbero fatto. Allora tornai alla mia auto e ripresi il mio inseguimento, correndo
verso ovest lungo la Fifteen Mile Road. Nei cinque minuti che seguirono, le luci del
disco si spensero e si riaccesero tre volte. Alla quarta, il loro colore mutò dal bianco
a uno splendente giallo-arancione. Intanto avevamo raggiunto la stazione ferroviaria
di Grand Trunk, a mezzo miglio da Birmingham. Pensando che la mia esperienza
sarebbe stata un buon argomento per un articolo, telefonai al «Times» di Detroit,
raccontando ciò che era avvenuto fino a quel momento. Poi richiamai la polizia di
Birmingham e chiesi se avevano segnalato l’avvistamento. Mi risposero che ci
stavano pensando. Irritatissimo, dissi che avrei chiamato io stesso l’aeroporto
militare di Selfridge e lo feci subito. Ma se mai qualcuno non cavò un ragno da un
buco, quello sono io. Dopo esser passato attraverso cinque uffici, mi trovai a parlare
con un ufficiale che, ne sono sicuro, era stato svegliato dalla mia telefonata, per cui
era di un umore pestifero. Gli raccontai quel che era successo. Lui borbottò qualcosa
a qualcun altro, poi disse: «Riferirò. Come si chiama?». Gli dissi il mio nome, quindi
insistetti: «Se volete avere un’immagine ravvicinata di un disco volante, mandate su
subito qualche aereo» e gli diedi la posizione approssimativa. Ma quello ripeté:
«Amico, tutto quello che posso fare è riferire a chi di dovere», e riattaccò.
Durante questo colloquio telefonico, mia moglie aveva mostrato il fenomeno al
capostazione e all’addetto agli scambi. Io presi il nome di quest’ultimo, poi ripresi a
seguire il disco lungo la Fifteen Mile Road, finché, 11 km a ovest di Birmingham,
scomparve dietro le cime degli alberi, in direzione di Flint. Erano le 23,15 e
l’avevamo osservato per trenta minuti.
Il mattino di martedì presi contatto col «Times» di Detroit e raccontai tutta la storia.
Il cronista con cui avevo parlato telefonò alla base di Selfridge e alla sezione radar. Il
loro giudizio fu categorico: non poteva esserci niente in cielo nel lasso di tempo da
me indicato perché i radar non avevano captato nulla. Così, naturalmente, il «Times»
non pubblicò la storia. (Il che mi ricorda la famosa battuta di Groucho Marx:
«L’intelligenza dei militari è una contraddizione in termini».)

Cos’è più importante qui: la mancanza di un rilevamento radar o la


testimonianza oculare di molte persone senza rapporti tra loro e in un’area
geografica notevolmente estesa? Per quali ragioni la testimonianza umana
dovrebbe essere respinta? Se le medesime persone avessero assistito a un
incidente automobilistico o alla caduta di un’aereo, la loro versione dei fatti

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sarebbe stata presa sul serio. Certo, in questi casi, ci sarebbero stati i rottami a
conferma delle loro dichiarazioni. La mancanza di prove tangibili – qualche
«pezzo» di metallo o altro materiale proveniente da un UFO – è sempre stato
uno degli ostacoli maggiori. Ma se gli UFO non fossero fatti di «pezzi» di
generi a noi concepibili?
Ma torniamo al nostro testimone:
Per provare la mia storia, mi misi alla ricerca degli altri testimoni. Dopo notevoli
difficoltà, riuscii a rintracciare i due giovani del drive-in e mi feci rilasciare da
ciascuno una dichiarazione scritta. (Queste dichiarazioni non si trovano nell’archivio
del Blue Book.) Poi andai a trovare l’addetto agli scambi, che fu dispostissimo a fare
un resoconto scritto di ciò che aveva veduto. Con queste prove tornai al «Times» e il
direttore mi affidò a un altro cronista, che telefonò di nuovo alla base di Selfridge.
Questa volta ci misero in contatto con un ufficiale del servizio informazioni, che ci
disse che il loro ufficio riceveva ogni giorno almeno due lettere di persone che
avevano anch’esse veduto un disco volante in varie località della zona. Questo
convinse il cronista che la mia storia era attendibile, e mi disse che l’articolo sarebbe
uscito nell’edizione di domenica 4 maggio. Invece, per qualche ignota ragione, non
fu mai pubblicato.
Non ho alcun desiderio personale di veder stampata la mia esperienza, ma credo che
sia tempo che le autorità e i cittadini sappiano come vengono sistematicamente
trattati fatti tanto importanti quanto l’avvistamento di questo disco volante. Sono
fermamente convinto che stesse facendo un giro di ricognizione sull’area, e credo
che se alla mia segnalazione si fosse risposto in maniera adeguata, ora ne sapremmo
qualcosa di più sulle intenzioni dei suoi occupanti.
Con il dovuto rispetto per l’esercito, direi che questa volta nella stanza dei bottoni
qualcuno dormiva della grossa. Se invece si sta applicando la politica del silenzio, si
compie, a mio avviso, un errore madornale. La reazione del pubblico, quando
l’ignoto deciderà di prendere contatto con noi, sarà l’isterismo di massa (come è
stato provato nel passato). Mentre l’informazione sugli eventi a venire prepara la
mente umana ad accettare i nuovi fenomeni e a reagirvi in maniera adeguata.

La valutazione del Blue Book fu, come abbiamo detto: Informazioni


insufficienti. Ma è ovvio che si voleva soltanto liquidare il caso. Qualunque
informazione non fosse contenuta nella lettera originale, infatti, si poteva
facilmente ottenere con un’adeguata indagine del servizio informativo e
interrogando i numerosi testimoni, di cui erano stati forniti i nomi e gli
indirizzi.

La danza delle luci gemelle

Passiamo ora ad alcune delle Luci Notturne che il Blue Book ha ammesso di
non poter identificare. Il primo caso riguarda luci che si muovevano ad
altissima quota e a una velocità molto superiore a quella di qualunque
velivolo conosciuto, eppure non erano certamente un fenomeno di natura

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astronomica. Esse furono osservate dal ponte di uno yacht al largo della costa
del New Jersey, da un molo sulla riva dello stesso tratto di mare e da una zona
residenziale all’estrema periferia nord di Philadelphia. I testimoni, separati da
circa 120 km, erano rispettivamente un ex-maggiore del 2° Corpo di
ordinanza dell’esercito, un professore di chimica di una tra le più importanti
università del New Jersey, vice-presidente della — Inc. e un pilota dell’Air
Force con dieci anni di esperienza.
Poiché gli insegnanti di rispettabili istituti accademici scrivono di rado ai
giornali, a meno che non abbiano una ragione molto seria, cominciamo dalla
lettera inviata dal professore di chimica all’«Evening News» di Newark:
Accludo un rapporto su due oggetti (luci) avvistati nel cielo di Lavalette, New
Jersey, la notte dal 19 al 20 luglio 1952. Poiché tali luci erano molto simili a quelle
apparse su Washington la stessa sera, e visto che non somigliavano a nessun velivolo
noto agli osservatori per il modo in cui apparirono, manovrarono e sparirono, ne
presento una descrizione completa, per una possibile correlazione con rapporti
analoghi. Ho deliberatamente posposto la mia iniziativa, perché non desidero che il
mio nome sia associato sulla stampa quotidiana alla cosiddetta «ondata di panico»
per i dischi volanti. Quindi, pur fornendo qui sotto il mio nome e la mia posizione,
chiedo che rimangano nei vostri archivi, o siano resi noti soltanto all’Air Force, se si
giudicherà opportuno trasmettere al servizio informazioni la mia segnalazione.
Gli oggetti sono stati osservati da me e da un amico. In seguito abbiamo
attentamente confrontato le nostre impressioni, e la descrizione acclusa comprende
soltanto quelle su cui ci siamo trovati d’accordo. Sinceramente
Vostro —, Ph.D.
Professore di Chimica all’Università di —

DESCRIZIONE: Due luci mobili, entrambe apparentemente rotonde e di color giallo-


arancione, che alternativamente si tingevano di rosso cupo su gran parte della
superficie. Avevano una dimensione cinque volte superiore a quella apparente di
Venere o Giove, ma erano soltanto due o tre volte più brillanti. Al momento
dell’avvistamento si trovavano a sud, appena fuori dalla costa, pressappoco al centro
della Via Lattea, a un angolo di elevazione di circa quaranta gradi. Si muovevano
lentamente verso nord, una dietro l’altra, seguendo quasi la stessa traiettoria, divise
da una distanza valutabile tra 500 e 1000 metri e a una velocità inferiore a 150
chilometri orari (pensando che la distanza dagli osservatori fosse di 10-15
chilometri). Quando passarono a est del punto di osservazione, sembravano essere a
quasi 1500 metri di altezza, l’angolo di elevazione essendo di 45 gradi. La seconda
luce, o luce di coda, non manteneva una distanza o una rotta costanti rispetto
all’oggetto guida. Poco dopo esser passati a est degli osservatori, entrambe le luci
cominciarono gradualmente a girare verso ovest, in direzione della costa,
raggiungendola a 60 gradi a nord; approssimativamente, degli osservatori.
Continuando a girare in tondo, le luci passarono a ovest a circa 50 gradi di
elevazione, poi a sud, incrociando la costa a circa lo stesso angolo. Durante il primo
giro, entrambe le luci erano più piccole e deboli, e più gialle nel colore; quella di
coda, che si affievoliva più rapidamente, parve restare indietro e deviare dalla rotta
rispetto alla prima. In nessun momento le luci emisero alcun suono.
Continuarono a girare sul mare in cerchi sempre più stretti, ma il più luminoso

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oggetto guida incrociò la costa ancora una volta appena a sud degli osservatori, a
un’elevazione di 80 gradi. Entrambe continuavano a diventare più piccole, deboli e
di colore argenteo, sparendo e riapparendo di tanto in tanto, come se passassero
dietro qualche nuvoletta sottile ad alta quota. La seconda luce scomparve
definitivamente proprio sopra la linea della costa. La prima procedette verso ovest,
diventando fievole come una piccola stella. Sembrava trovarsi a un’altezza di molti
chilometri e si muoveva con maggiore velocità. Infine sparì a occidente, a circa 50
gradi di elevazione. Il tempo totale intercorso tra il primo avvistamento e la
scomparsa definitiva fu di cinque o sei minuti.
NOTA: …il loro movimento dava la precisa impressione di un controllo diretto, ma la
completa assenza di suono e la rapida ascesa degli oggetti a quote altissime non
facevano pensare ad alcun velivolo o dirigibile noto agli osservatori.

Le dichiarazioni dei sei testimoni che si trovavano a bordo dello yacht


furono sintetizzate dall’ufficiale che li interrogò, il maggiore King
dell’USAF:
Alle 12 e 15 antimeridiane del 19 luglio 1952 due oggetti non identificati furono
visti sfrecciare nel cielo in direzione sudovest da sei osservatori che si trovavano su
un natante situato ad approssimativamente 40° N 75° O. Tutti i membri del gruppo
videro i due oggetti e i tre interrogati li hanno descritti come segue: «Gli oggetti
erano molto simili a stelle, forse un po’ più grandi, ed erano di color giallo-
arancione. Non emettevano alcun suono e sembravano seguire una rotta precisa,
rimanendo alla stessa distanza l’uno dall’altro. Fu quest’ultimo fatto a convincerci
che non si trattava di stelle (!). Seguimmo le luci con gli occhi finché rimasero in
vista. La scomparsa fu definitiva».

Poiché tutti gli osservatori a bordo dello yacht affermarono che gli oggetti
si muovevano relativamente piano, quasi «andando alla deriva», il termine
«sfrecciare» usato dal maggiore King non è molto appropriato. D’altra parte,
se rimasero in vista soltanto due o tre minuti, eppure attraversarono una
sezione considerevole del cielo, non si può nemmeno dire che «andassero alla
deriva». È quasi certo, comunque, che queste sei persone a bordo di un
natante abbiano osservato le stesse luci descritte dal professore di chimica.
La terza segnalazione fu fatta da un pilota dell’USAF e da sua moglie, che
si trovavano nel sobborgo residenziale di Elk Park, Pennsylvania. Citiamo dal
rapporto del servizio informativo dell’aviazione:
Osservai dapprima quella che sembrava una stella di dimensioni e intensità medie
che procedeva con moto costante a circa 30 gradi nord. Mentre l’oggetto era in
questa posizione, giudicai che si muovesse a una velocità tale, da coprire dieci gradi
dell’arco celeste in circa un minuto. Poi notai un secondo oggetto, apparentemente
identico, che seguiva il primo a una distanza di circa dieci gradi. In un primo
momento pensai fossero le luci di posizione di un aereo che volava ad altissima
quota e a grande velocità. Ma fu soltanto un’impressione momentanea. Nella mia
esperienza, nessuna luce di aereo normale somigliava a quelle, che si potevano
piuttosto descrivere come corpi celesti di dimensioni e luminosità medie in rapido

60
movimento. (Si noti che, essendo la notte buia e serena, le stelle apparivano più
grandi e brillanti del solito). Inoltre, la velocità era valutabile non meno di tre e non
più di cinque volte superiore a quella di un aereo convenzionale che voli a 600
chilometri orari ad una quota di 7500 metri…
L’accelerazione da parte del secondo oggetto fu abbastanza rapida da recuperare i
dieci gradi di separazione in cinque secondi. Quindi, dopo che i due oggetti ebbero
mantenuto soltanto per un istante questa formazione, quello che aveva accelerato
fece una corta, netta virata di 90° a sinistra e riprese la posizione di «coda».
(Abbiamo qui la tanto spesso osservata virata ad angolo retto, su cui gli ufologhi si
lambiccano il cervello da anni e che sovente ha portato alla liquidazione dell’intero
fenomeno, sulla base del fatto che tali virate sono «impossibili».)

Il testimone informava inoltre che durante il periodo di osservazione non


c’erano altri aerei in cielo e concludeva il suo eccellente rapporto con le
seguenti parole: «Dopo attenta considerazione di tutto quanto avevo veduto e
udito dal primo avvistamento alla scomparsa degli oggetti, non posso
avanzare alcuna conclusione riguardo alla loro identità, salvo che: a) volavano
ad altissima quota, b) non si potevano confondere con le luci di posizione di
alcun aereo a me noto, c) si muovevano a velocità straordinaria, e d) erano
apparentemente in grado di seguire una rotta precisa tanto da soli quanto in
formazione».
Perfino il Blue Book ha dovuto classificare questo caso come «non
identificato». Ciò accadeva prima che esistessero i satelliti artificiali e, in ogni
modo, nessun satellite in orbita gravitazionale potrebbe effettuare le manovre
descritte.

Il caso degli astronomi dilettanti

Si è detto spesso che gli astronomi, e in genere le persone abituate a osservare


il cielo, non vedono mai i misteriosi UFO. Ma la verità è che li hanno visti e
continuano a vederli. {17}
Durante l’anno geofisico internazionale, quando diressi il programma
americano per l’individuazione ottica dei satelliti, le nostre stazioni di
osservazione lunare ci inviarono parecchi rapporti riguardo a strane luci che
non potevano essere satelliti. Molti di questi testimoni erano astronomi
dilettanti che conoscevano bene i fenomeni celesti. Ecco una di tali lettere,
tratta dall’archivio del Blue Book:
Innanzi tutto desidero stabilire il fatto che siamo osservatori competenti. Da molti
anni siamo astronomi dilettanti, quindi conosciamo bene tutte le costellazioni e i
pianeti, e sappiamo anche riconoscere una meteora quando ne vediamo una. Durante
le piogge di meteoriti abbiamo spesso osservato il cielo per tutta la notte. Ne
abbiamo vedute di molti tipi, alcune assai spettacolari, e le abbiamo sempre prese per

61
quello che erano, naturalmente. Inoltre siamo abituati a vedere jet, palloni
meteorologici e di osservazione, elicotteri e tutto il resto, incluse le inversioni, che
vengono spesso scambiate per UFO. Abbiamo inoltre osservato tutti gli Sputniks e
gli Echo.
La sera in questione, stavamo assistendo a uno spettacolo televisivo quando un
vicino, il sig. — venne a chiederci di uscire a vedere se riuscivamo a identificare una
strana luce che si muoveva nel cielo. Naturalmente, prendemmo i nostri binocoli e ci
precipitammo fuori, dove ci attendeva uno spettacolo sconcertante: un oggetto un po’
più rosso di Marte (rosso-arancione) tracciava immensi cerchi nel cielo. Continuò
così per un certo tempo, poi si fermò di colpo e prese a volteggiare in un piccolo
spazio. Visto attraverso il binocolo somigliava molto a un pianeta, ma aveva una
particolarità che quei corpi celesti non hanno: accanto alla luce rosso-arancione ce
n’era un’altra bianca (che forse si può descrivere nel modo migliore paragonandola a
uno di quei bastoncini sprizzascintille con cui i bambini si divertono il Quattro
Luglio), che pareva accendersi e spegnersi. Poi la luce rosso-arancione svanì e quella
bianca cominciò a sfrecciare per il cielo a una velocità straordinaria. Schizzò a sud
verso il Messico, dove tracciò qualche cerchio, tornò sul nostro posto d’osservazione
(San Diego), quindi fece un altro balzo e andò a volteggiare su North Island. Per
quanto incredibile possa sembrarvi questo comportamento, vi prego di ricordare che
sette persone (tre delle quali provviste di binocolo) hanno osservato questa luce per
un lasso di tempo considerevolmente lungo. Infine svanì e non comparve più.
Dall’oggetto non veniva alcun suono. E quella sera non vedemmo in cielo nessun
aereo, cosa molto insolita in questa zona, soprattutto nelle notti chiare. Pensando che
dovevo segnalare l’avvistamento a qualcuno, telefonai al sig. —, capo del
programma di osservazione lunare di San Diego, che si mostrò molto interessato e
mi diede il suo numero di casa, in modo che potessi chiamarlo se l’oggetto fosse
ricomparso. Forse saremmo riusciti a triangolarlo.
Nessuna delle solite spiegazioni dell’Air Force potrebbe adattarsi a questo caso. Non
abbiamo più rivisto le due luci gemelle, benché stessimo in osservazione tutte le
notti.
Sulla luce bianca non siamo in grado di dire assolutamente nulla, ma qualche
indicazione possiamo darla su quella rosso-arancione. Sembrava lontanissima,
soprattutto quando si trovava direttamente sopra la nostra testa. Era molto più
piccola di quanto ci aspettassimo. Prima che svanisse, la luce bianca si muoveva
oscillando rispetto a questa per una distanza considerevole, forse pari a cento volte il
diametro della luce principale. Faceva pensare a una luce brillante che si muovesse
su un lungo bastoncino, un’estremità del quale fosse attaccata al corpo rosso-
arancione. L’effetto dell’accendersi e spegnersi poteva dipendere dal fatto che
l’elemento bianco si veniva a trovare davanti o dietro quello rosso-arancione
(rispetto a noi, naturalmente). Comunque, malgrado i numerosi cerchi tracciati dalle
sue manovre dovrebbero avercelo mostrato da tutti le parti, siamo certi che il nostro
ideale «bastoncino» ci presentò un lato solo.
Per concludere, questo è stato il più misterioso, inesplicabile e spettacolare
fenomeno celeste cui abbiamo mai assistito e saremmo grati all’Air Force per
qualunque ipotesi potesse avanzare in proposito.

L’Air Force questa volta non tentò nemmeno di escogitare una delle sue
solite spiegazioni naturali e classificò la danza delle luci gemelle come un
fenomeno «non identificato».

62
Il caso del plenilunio

Di tanto in tanto, il Blue Book riceveva segnalazioni di avvistamenti effettuati


parecchi anni prima. Questo suscitava fastidio e frustrazione. Sul perché i
testimoni avessero aspettato tanto, si possono soltanto fare congetture; forse
avevano avuto bisogno di tutto quel tempo per rimettersi dalla loro
esperienza. Ma la cosa certa è che il ritardo rendeva l’indagine virtualmente
impossibile, anche perché spesso i luoghi erano cambiati e i testimoni partiti
senza lasciare indirizzo. Comunque, alcune di queste segnalazioni tardive
sono abbastanza spettacolari perché valga la pena di menzionarle in questa
sede.
Eccone una pervenuta dai dintorni di Saint Louis, nel Missouri, il cui tono
semplice e ingenuo depone a favore della sua autenticità. È possibile che il
Blue Book non abbia svolto alcuna indagine su questo caso, in quanto negli
archivi non esiste nessun documento che lo riguardi direttamente. D’altra
parte, poiché il testimone non specifica la data dell’avvistamento, qualunque
ricerca sarebbe stata estremamente difficile. Cito comunque un estratto della
lettera, che mi sembra di notevole interesse:
Forse è un po’ tardi per tentare di dire quello che io, mio suocero e mio cognato
abbiamo veduto, o creduto di vedere, nel 1959. Non sono nemmeno sicuro che la
cosa ci fosse davvero, ma in ogni modo è un fatto che mi è capitato e che non
dimenticherò per quanto possa vivere. (I tre uomini stavano tornando a casa da un
giro in auto, di cui lo scrivente descrive il percorso in maniera più che
particolareggiata) Ecco cosa successe esattamente. Dovevamo andare a sud della
statale 40, poi girare a sinistra su per il lastricato (?) e scendere a ovest verso
Wensonville, nel Missouri. Quando facemmo la curva in cima al lastricato (?) i fari
della macchina spazzarono il cielo da sud-est a nord, e direttamente a sud, verso
Weldon Springs, dove c’è un impianto del governo che ha qualcosa a che fare con i
lavori atomici, c’era un grosso oggetto rotondo che girava come una trottola proprio
sopra l’impianto che ho detto. Non si vedeva nessun’altra luce in quel posto nascosto
tra i boschi, né c’erano campi d’aviazione, e quei palloni che servono a prevedere il
tempo non vengono mai così in basso e non gettano il tipo di luce che noi abbiamo
visto.
Signori, non sto tentando di abbellire la storia, perché confesso che eravamo così
spaventati da non riuscire a spiccicar parola. Comunque, scendemmo dall’auto e
restammo a naso in su per almeno venti minuti, prima che l’oggetto si muovesse in
direzione sud-est e sparisse nel giro di dieci, quindici secondi, lasciandosi dietro una
scia di vapore. C’era una splendida luna piena quella notte e noi tre ce ne restammo
lì, muti, a bocca aperta, finché fu scomparso alla vista. Poi — disse:
«L’avete visto finché voi?» e io dissi: «Sì», ma con una voce, come se fosse un altro
a parlare. Ero mezzo morto di paura. Non parlammo più finché non fummo arrivati a
casa e non abbiamo mai raccontato a nessuno quello che ci era successo. I giorni
dopo il fatto cercammo nei giornali se qualcun altro aveva veduto l’oggetto, ma non
se ne parlava. Così abbiamo tenuto la bocca chiusa, finché io ho letto un vostro
articolo in cui dite che cose del genere non esistono. (Evidentemente un articolo

63
dell’Air Force, cui è indirizzata la lettera.) Da allora non ho fatto che lambiccarmi il
cervello. L’abbiamo visto davvero, oppure diverse persone possono vedere nello
stesso momento una cosa che non c’è?… Ho fatto uno schizzo dell’oggetto. Sapete,
io ho sempre pensato che vedere è credere, eppure non riesco a convincermi che
l’abbiamo visto davvero. Credo che ormai vi siate accorti che noi siamo gente
onesta, che non cerchiamo pubblicità o il nome sul giornale. Se l’avete capito,
dovreste dirci qualcosa, perché l’unico motivo per cui vi ho scritto è che continuo a
lambiccarmi il cervello. Era reale o no? Non chiedo a nessuno di crederci, perché
qualunque persona sana di mente direbbe che è troppo fantastico. Prima, se un tizio
fosse venuto a raccontarmi una storia simile, avrei pensato che era matto come un
cavallo o che sperava di farsi pubblicità e guadagnarci qualcosa. Ma sono anche
sicuro che noi tre non siamo pazzi. Andiamo a caccia in posti da cui tutti gli altri
girano al largo, per via delle storie di spettri, e io non ho paura di niente che si possa
spiegare con la ragione. Per piacere, diteci se esiste una cosa come quella che
abbiamo veduto. Potete fidarvi di noi. Non ne abbiamo parlato nemmeno in famiglia.
Continuo a farmi una quantità di domande. L’abbiamo visto davvero, oppure la gente
può avere nello stesso momento la stessa visione di cose che non esistono?

È la questione della natura della realtà, sulla quale i filosofi riflettono da


secoli; eppure questa bella lettera viene evidentemente da persone semplici,
rimaste onestamente sconcertate dalla loro esperienza UFO.

La picchiata in verticale

Passiamo ora a una Luce Notturna avvistata all’estero. Secondo il Blue Book,
il 22 giugno 1952 ebbe luogo sul fronte coreano l’incidente che segue:
Due sergenti che prestano servizio nell’ufficio tattico di —, riferiscono di aver
veduto, alle ore 20,45 del 22 giugno 1952, in Corea, proprio sopra la pista di
atterraggio K-6, un oggetto dal diametro di circa 1 metro e mezzo e di color
arancione.
Nel momento in cui fu avvistato l’oggetto volava a un’altezza di 240 metri sulla pista
di atterraggio, provenendo da nord. Immediatamente dopo l’avvistamento entrò in
picchiata verticale, per poi «richiamare» bruscamente a circa 30 metri sull’estremità
occidentale della pista e proseguire in volo orizzontale. Durante la picchiata gli
osservatori notarono una scia di fuoco rosso chiaro, lunga da 60 cm a un metro e
mezzo. L’oggetto percorse circa 100 metri verso ovest (impiegandoci due o tre
secondi) e si fermò per qualche istante sopra la cresta delle colline. La manovra
seguente fu un giro completo in senso orario, per il quale impiegò da 45 a 60
secondi. Poi emise un forte bagliore e si spostò in direzione est per circa 800 metri.
Questa volta i testimoni non videro nessuna scia. Infine ci fu un’altro bagliore,
seguito dal buio completo. A quell’ora non c’era la luna e durante tutta la sequenza
di manovre l’oggetto non emise alcun suono.

Segue un commento dell’ufficiale del servizio informazioni che aveva


compilato il rapporto:

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Dopo aver interrogato i due uomini, sia insieme che separatamente, non ho dubbi
che, al tempo e nel luogo indicati, essi abbiano davvero veduto in cielo un oggetto
infuocato. Entrambi occupano posti di responsabilità nell’ufficio tattico della loro
squadriglia.

L’oggetto sulla base aerea

Continuando il nostro «giro estero» delle Luci Notturne, uno dei casi più
interessanti del Blue Book ebbe luogo a Rabat, nell’allora Marocco francese,
il 25 marzo 1953. Nel rapporto del servizio segreto dell’aviazione si legge:
La notte dell 25 marzo 1953, fungevo da pilota in un normale volo di addestramento
notturno da Sale (Marocco francese) per tornare a Sale via Safi, Nouasseur e Sidi
Slimane. A bordo c’erano — (quattro uomini d’equipaggio).
Alle 21 e 23, osservai quello che sembrava un aereo in avvicinamento, direttamente
davanti a me e da 600 a 900 metri più alto. Disinnestai immediatamente il pilota
automatico, com’è d’uso quando si passa accanto a un altro velivolo. Non si
vedevano luci di posizione verdi o rosse, ma quella individuata sembrava avere la
dimensione e l’intensità di una normale luce di posizione bianca. La velocità di
avvicinamento era molto alta e in breve la luce passò sopra di noi, lievemente sulla
destra, ancora a una quota dai 600 ai 900 metri maggiore della nostra. Non vedemmo
traccia di scia o scarico, né luci verdi o rosse. Il maggiore Rend, che fungeva da
istruttore… osservò la luce dal finestrino di destra, poi, voltatosi, mi disse che, se
quella era la luce di posizione di un aereo, era davvero molto insolita. Subito virai a
sinistra, per vedere se fosse possibile osservare di nuovo l’oggetto. Completata
questa manovra, ci trovammo quasi direttamente sopra la base aerea di Nouasseur,
ancora a un’altitudine di 1500 metri, mentre la luce era visibile a una quota un
tantino più alta e, apparentemente, parecchi chilometri a sud di Nouasseur. Stava
virando a sinistra in quel momento. Continuammo a girare, senza perdere di vista la
luce che orbitava sopra di noi. I cerchi divennero sempre più stretti (vedere il
diagramma) e la velocità diminuì in misura notevole.

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Rotta di un UFO avvistato dall’equipaggio di un aereo dell’USAF in volo di
addestramento la sera del 25 marzo 1953, nel Marocco francese.

Una volta invertimmo il senso del nostro giro per vedere meglio la luce misteriosa e
alla fine ci trovammo a tracciare un’orbita di raggio estremamente piccolo.
Nel frattempo (erano passati due o tre minuti) io mi ero messo in contatto col Centro
di controllo del traffico aereo di Casablanca, per chiedere se fossero previsti voli in
quella zona. Mi fu risposto di no. Allora chiamai la torre di Nouasseur, domandando
se sapessero di qualche jet nelle vicinanze, e di nuovo ricevetti una risposta negativa.
Il comportamento della luce in quel momento era certo molto diverso da quello
normale di un aereo, cosa che riferiamo alla torre di controllo. C’erano notevoli e
repentini mutamenti di direzione e velocità, benché in genere il movimento fosse su
un’ampia curva. Dopo parecchie orbite di 360°, necessarie per tenere la luce in vista,
quest’ultima si mosse in direzione sud a grande velocità e, con un giro di amplissimo
raggio, cominciò una rapida discesa. In questo momento la velocità sembrava aver
raggiunto un massimo, che io valuterei assai superiore ai 600 chilometri orari.
Intanto la luce si era abbassata oltre l’altezza a cui si forma la rugiada. Dopo aver
nuovamente segnalato alla torre la posizione dell’oggetto, avvertimmo che
proseguivamo per Sidi Slimane e, tornati a 1500 metri, informammo anche
Casablanca. Nei cinque minuti intercorsi tra il primo avvistamento, alle 21 e 23, e
l’atterraggio dell’oggetto, alle 21 e 28, Nouasseur ci aveva avvisato che nella zona,

66
6000 piedi a nord di noi, c’erano altri due C-47 a una quota di 1800 metri verso nord,
uno dei quali si preparava ad atterrare. Mentre non perdevamo d’occhio l’oggetto,
avevamo anche localizzato visivamente gli aerei e ne controllavamo di continuo la
posizione. Il C-47 in manovra di atterraggio era quasi direttamente sotto di noi nel
momento in cui la luce raggiungeva il suolo e passò proprio sopra di essa, almeno
apparentemente, nell’ultimo giro prima della planata.
Mentre ci stavamo allontanando, la torre di Nouasseur ci chiamò di nuovo per
chiederci la nostra posizione esatta e informarci che mentre gli aerei in zona, per
quanto loro ne sapessero, erano soltanto tre, sullo schermo radar apparivano quattro
echi. Poco dopo, Nouasseur ci chiese di tornare indietro e di girare in cerchio sopra
l’area in cui avevamo visto atterrare l’oggetto. Quindi, chiesto il necessario permesso
al Centro controllo traffico di Casablanca, virammo di bordo.
Tornati su Noasseur, vedemmo che la luce era ancora al medesimo punto e mostrava
la stessa irregolare fluttuazione d’intensità. Ne informammo la torre e, stabilizzatici a
una quota di 1200 metri, cominciammo a girare intorno alla zona. Secondo quanto ci
avevano detto, l’ufficiale comandante dell’aerodromo stava guidando una squadra di
ricerca. Continuammo a girare in cerchio per quindici-venti minuti. Poi, alle 20 e 15
circa, la mia attenzione fu distratta per un momento, e quando tornai a guardare il
suolo la luce non era più visibile. Informammo subito la torre. La nebbia a terra si
stava infittendo… ma, a giudicare dalle altre luci presenti nell’area, non era ancora
abbastanza densa per provocare quella sparizione.
Poco dopo ci fu chiesto di volare sul punto in cui l’oggetto era stato avvistato
l’ultima volta e d’indicarlo accendendo le luce d’atterraggio. Eseguimmo, una prima
volta a una quota di 450 metri e una seconda 150 metri più in basso. Durante
quest’ultimo passaggio sparammo un razzo verde per mostrare chiaramente il punto,
e la squadra a terra ci rispose con un razzo rosso… La nebbia al suolo stava
diventando sempre più fitta e ben presto fu chiaro che ogni ulteriore ricerca sarebbe
stata completamente inutile… Quindi ci rimettemmo in rotta per Sale, dove
atterrammo alle 23 e 25.

Il lungo rapporto termina come segue:


In base a ogni mia conoscenza, non esiste alcuna condizione meteorologica che
possa spiegare questo fenomeno. In nessun momento abbiamo veduto una forma o
una sagoma definibile, il che è particolarmente degno di nota, in quanto potevamo
invece distinguere i contorni scuri dei due C-47… I movimenti dell’oggetto sono
stati osservati quasi costantemente da tutt’e quattro i membri dell’equipaggio.

Il giudizio del Blue Book è assolutamente incredibile. Malgrado i minuti


particolari inclusi nel rapporto e l’evidente perplessità degli ufficiali che
effettuarono l’avvistamento, la sua valutazione suona: «Aereo/luce a terra».
Per la mentalità militare, non c’era alternativa possibile.

Il pallone e l’F-94

Per continuare la nostra panoramica mondiale degli avvistamenti UFO, e


anche per mostrare il fascino esercitato dai palloni sul Blue Book (questo fu

67
definito un «pallone con bengala»), vi porterò ora a Chorwon, Corea:
Il mattino del 31 maggio 1952, verso le ore quattro, la sentinella del posto sei mi
chiamò col telefono da campo, facendomi notare un oggetto luminoso che solcava il
cielo a nordest della mia posizione. Io ero di guardia al posto quattro, circa 30 metri
sopra il nostro campo, che è a 600 metri sul livello del mare.
Dapprima l’oggetto mi parve una stella cadente. Ma, giunto a una quota di 600 metri
(dai 1100 in cui si trovava al momento dell’avvistamento), risalì di 600-900 metri, si
spostò verso est per circa 400 metri, cambiò direzione, procedendo verso nord-ovest
a una velocità di 150-250 chilometri orari, poi invertì di nuovo la rotta e cominciò a
salire a un angolo di 45°, in direzione opposta rispetto al punto in cui mi trovavo.
Mentre si allontanava, acquistava velocità ma non costantemente, a scatti. Infine
scomparve. In fede, tutti i fatti qui riferiti sono veri.

Le dichiarazioni dell’altra sentinella confermano questo rapporto,


aggiungendo alcuni particolari:
Il mattino del 31 maggio 1952 mi trovavo in servizio di guardia quando udii
provenire da nord un suono simile a quello di un jet. Era un fischio pulsante, come se
il motore non funzionasse bene. Dapprima non riuscii a scorgere nulla, ma dopo
qualche secondo una piccola luce apparve a circa 1000 metri di altezza. Dapprima
pensai che fosse un elicottero con una luce su un fianco. La luce cominciò a
scendere, molto lentamente, diventando sempre più grande e acquistando un insolito
splendore. Poi, a 800 metri, si fermò e prese la forma di un disco, con la parte
centrale più opaca del bordo, che era luminosissimo.
L’oggetto puntò verso est. Sembrava che si muovesse a brevi, bruschi scatti.
Procedette così per un po’, poi invertì la rotta. Tale inversione mi parve istantanea.
Si spostò in direzione ovest, ma non fino al punto dal quale aveva cominciato a
muoversi a est. Quindi effettuò un’altra, apparentemente istantanea inversione di
rotta, cominciando nel contempo a salire. L’angolo di elevazione era di 25°.
Procedette così per un po’, in direzione est, poi puntò a nord, aumentando l’angolo di
elevazione a 45°. La luce continuò a salire finché non riuscii più a vederla; forse era
semplicemente svanita. Il suono però si udiva ancora. Tra il momento in cui aveva
cominciato a riprendere quota e quello in cui scomparve erano trascorsi
approssimativamente tre o quattro secondi. In fede, tutti i fatti qui riferiti sono veri.

Ma il meglio deve ancora venire. Lo stesso oggetto misterioso fu osservato


dall’equipaggio di un caccia biposto F-94 mandato a intercettarlo. Citiamo
una parte del rapporto del servizio segreto aeronautico:
Breve descrizione dell’oggetto avvistato:
FORMA: rotonda.
DIMENSIONE: indeterminata, per l’impossibilità di un confronto con qualunque oggetto
noto.
COLORE: bianco brillante.
NUMERO DEGLI OGGETTI: uno.
SCIA O SCARICO: nessuno.
SISTEMA DI PROPULSIONE: ignoto.
VELOCITÀ STIMATA: 700 chilometri orari in traiettoria di evasione dall’F-94 a 9000

68
metri di quota.
CARATTERISTICHE AERODINAMICHE: impossibili da osservare a distanza ravvicinata,
causa la luce accecante emanata dall’oggetto.
MANOVRE INSOLITE: nessuna, tranne un’elevatissima manovrabilità.
TECNICA DI ABBORDAGGIO: l’F-94 scese in virata a sinistra per intercettare l’oggetto
sconosciuto, che si trovava 1800 metri più in basso, su una rotta di 90° e a una quota
di 2400 metri. Contemporaneamente, l’oggetto è salito in virata a sinistra come per
intercettare il caccia, riuscendo a fare in modo che la sagoma di quest’ultimo si
stagliasse contro il chiarore dell’alba. Il caccia accese il post bruciatore e tentò due
passaggi frontali con l’oggetto sconosciuto, ma senza che nessuno dei due riuscisse a
portarsi in coda all’altro…
Seguirono alcuni minuti di manovre a 1000 metri, con diversi passaggi. Poi l’oggetto
accelerò a 600 chilometri orari su una traiettoria di 45° e cominciò a sganciarsi dal
caccia. All’ultimo avvistamento, la velocità era ancora aumentata a 700 chilometri
orari, per cui il caccia rinunciò a inseguirlo (ore 3 e 55 antimeridiane) e rientrò alla
base.
ALTRE CARATTERISTICHE PERTINENTI O INSOLITE: l’oggetto aveva una velocità e una
capacità di salita superiori a quelle dell’F-94, e un’uguale manovrabilità in virata.
MODO DI OSSERVAZIONE: visivo.
DALL’ARIA O DA TERRA: pilota e operatore radar dall’aria, personale della stazione radar
da terra.
STRUMENTI OTTICI O ELETTRONICI USATI: né la strumentazione radar dell’F-94 né la
stazione radar a terra hanno potuto rilevare sullo schermo l’oggetto sconosciuto.

È interessante notare come le due sentinelle non sembrino aver osservato il


combattimento aereo. In una nota, l’ufficiale che presentò il rapporto
sull’avvistamento da terra afferma: «Si ritiene che sia lo stesso oggetto di cui
un F-94 ha tentato l’intercettazione».
Avrebbero anche potuto essere due oggetti diversi, perché l’avvistamento
da terra ebbe luogo alle 5 e 50 e durò circa due minuti, mentre il pilota tenne
sotto osservazione l’oggetto dalle 3 e 45 alle 3 e 54. Tuttavia è molto strano
che le sentinelle non abbiano visto l’F-94, a meno che i loro due minuti sul
totale di nove del pilota non fossero stati un momento «calmo»
dell’intercettazione ed essi non avessero ritenuto la semplice presenza
dell’aereo un fatto abbastanza importante (ne vedevano a bizzeffe ogni
giorno) da essere segnalato nel rapporto. Ma è comunque più sicuro attenersi
all’ipotesi che si trattasse di due oggetti, entrambi sconcertanti e rimasti «non
identificati».
Concludiamo ora la parata delle Luci Notturne ritornando negli Stati Uniti.
I tre casi che seguono furono «identificati» dal Blue Book rispettivamente
come un «meteorite», un «velivolo convenzionale» e un effetto di
«inversione/riflessione». Noi lasciamo che i rapporti parlino da soli.

Il jet e il meteorite

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Questo caso, cui non fu data nessuna pubblicità, accadde il 13 luglio 1952,
alle tre del mattino, quando l’equipaggio del volo 611 delle National Airlines,
un DC-4 che da Jacksonville si stava recando a Washington, avvistò un
oggetto volante non-identificato circa 100 chilometri a sud-ovest della
capitale:
Era buio e l’equipaggio non riuscì a distinguere alcuna forma o sagoma all’interno di
quella luce bianco-azzurra. Quando fu avvistata, volteggiava a ovest dell’aereo, a
una quota un poco inferiore. Ma subito si portò al suo livello (4500 metri) e,
piazzatosi a non oltre 3 chilometri dall’ala sinistra del DC-4, che si muoveva in
direzione nord, cominciò ad accompagnarlo. Il capitano accese tutte le luci del suo
aereo (luci di coda, luci di posizione, ecc.). Allora l’oggetto sfrecciò via in salita
come una stella (?), a una velocità valutata intorno ai 1600 chilometri orari. Nessun
altro aereo si trovava nella zona al momento dell’avvistamento. L’equipaggio non ha
segnalato condizioni o attività atmosferiche che possano spiegare il fenomeno, non
vi sono prove materiali e non si è effettuato nessun tentativo d’intercettare o
identificare l’oggetto.
Il capitano del DC-4 segnalò il fatto alla torre di controllo dell’aeroporto nazionale di
Washington. A sua volta, il controllore Rudick informò il Centro di controllo del
traffico aereo e il controllore Barnes trasmise la segnalazione al Centro di assistenza
aerea di Ohmsted (17 luglio 1952).
Data la professione e la probabile esperienza dei testimoni, l’attendibilità
dell’informazione è considerata eccellente.

Allora perché l’oggetto fu liquidato come un meteorite? Questi corpi


celesti non volteggiano, non si muovono al fianco di un aereo e non
«sfrecciano via in salita». L’unico modo di cavarsela, in questo caso, sarebbe
stato quello di affermare che entrambi i piloti avevano avuto
un’allucinazione!

Una grande stella che diventa più luminosa

La seguente segnalazione fu spiegata come un «aereo convenzionale»,


nonostante le manovre descritte dai due testimoni, uno dei quali era stato
rappresentante tecnico a Londra della Curtis-Wright e della Lockheed
Overseas Corporation, ed era consulente scientifico del Consiglio dei capi di
Stato maggiore (faceva parte del gruppo incaricato di valutare lo sviluppo
dell’aviazione tedesca dopo la seconda guerra mondiale). Ecco alcuni estratti
di una lettera inviata al Quartier generale dell’USAF da questo
qualificatissimo testimone:
Signori, desidero segnalarvi un insolito avvistamento aereo. Sabato 28 aprile (1956),
approssimativamente alle ore 20 e 30, io e mia moglie eravamo seduti sui gradini
della nostra veranda, nella semi-oscurità, quando la nostra attenzione fu richiamata
da una grande stella che diventava sempre più luminosa. Per oltre dieci secondi la

70
luce bianca continuò ad aumentare, poi prese a oscurarsi, passando a un rosso di
media intensità.
Fino a quel momento io e mia moglie avevamo osservato il fenomeno quasi
distrattamente. Ma all’improvviso la luce si mosse da est a ovest. Un aereo da
trasporto diretto a Newport stava passando nello stesso tratto di cielo, muovendosi a
una velocità un poco più che doppia di quella dell’oggetto luminoso. Quest’ultimo,
dopo circa trenta secondi da quando si era messo in moto, si oscurò ulteriormente,
diventando di un rosso cupo. Poi, di colpo, accelerò e raggiunse quella che doveva
essere una velocità enorme, tenuto conto della sua alta quota. Infine la sua luce
s’indebolì, vacillò e scomparve. Il tempo trascorso dall’avvistamento non è stato
superiore ai tre minuti.
Mancando di ogni equipaggiamento adatto a registrare il fenomeno, tracciai subito
una mappa – che accludo a questa lettera – della parte meridionale del cielo, com’era
al momento in cui detto fenomeno si è verificato. Essa indica dettagliatamente il
movimento della luce, con l’aggiunta di alcune valutazioni che possono aiutarvi a
localizzare l’area della strana apparizione.

Dopo aver presentato le sue credenziali, il testimone continua:


Su questa base, posso assicurarvi che l’oggetto non era né un aereo di tipo noto, né
una cometa, né un meteorite. Poiché fin’allora ero rimasto scettico riguardo a questi
avvistamenti, decisi di scrivervi soltanto dopo aver parlato con un operatore radar,
essendo certo che, se quello che avevo visto era un corpo solido, doveva senz’altro
essere apparso sugli schermi radar dell’area metropolitana.

Ora, a mio avviso, un uomo incaricato di valutare lo sviluppo


dell’aviazione tedesca dopo la guerra doveva saper riconoscere un aereo
quando lo vedeva! Ma il Blue Book non si prese nemmeno la briga di farlo
parlare con un agente qualificato del servizio informativo.

I due poliziotti di Red Bluff

Infine, abbiamo un caso di Luce Notturna che il Blue Book ha spiegato come
effetto di un’«inversione atmosferica». Ancora una volta, questa valutazione è
insostenibile, perché la fisica dell’inversione atmosferica semplicemente non
può dar luogo a fenomeni come quello descritto dai due poliziotti in servizio
di pattuglia a Red Bluff, in California, verso la mezzanotte. Disgraziatamente,
la mancanza di un’indagine adeguata ci ha privato di moltissimi particolari;
comunque, il caso è un bell’esempio del principio guida del Blue Book: «Non
può essere, dunque non è». Ecco una lettera scritta dai testimoni al
comandante di zona poco dopo l’avvistamento:
Signore, l’agente Scott e io stavamo percorrendo la Hoag Road in direzione est, alla
ricerca di una motocicletta che aveva superato i limiti di velocità, quando vedemmo
cadere dal cielo quello che in un primo tempo ci parve un enorme aereo di linea.
L’oggetto era molto basso e direttamente di fronte a noi. Ci fermammo e balzammo

71
fuori dall’auto, per esser pronti a intervenire in quello che non dubitavamo fosse un
disastro aereo. Appena usciti, la prima cosa che ci colpì fu l’assoluto silenzio.
Ancora convinti che si trattasse di un aereo con i motori che non funzionavano, lo
guardammo precipitare fino a 30 o 50 metri dal suolo. Poi, improvvisamente, esso
invertì il movimento e risalì d’un balzo a una quota di circa 150 metri, dove si fermò.
A questo punto potevamo vederlo bene ed era chiaro che non si trattava di un aereo
di nessun modello a noi noto. Era circondato da un chiarore che ne rendeva visibile
la forma rotonda od oblunga. Ai lati, o alle estremità, c’erano delle luci rosse, fra le
quali di tanto in tanto se ne vedevano alcune bianche, forse una mezza dozzina. Poi
l’oggetto riprese a muoversi, effettuando manovre aeree assolutamente incredibili.
A questo punto chiamammo per radio l’ufficio dello sceriffo della Contea di
Tehama, chiedendo che si mettessero in contatto con la stazione radar locale. Questa
confermò l’avvistamento: sugli schermi appariva un eco assolutamente non-
identificato. (Negli archivi non esiste traccia di tale avvistamento radar.) Dopo,
questa verifica, l’agente Scott e io continuammo a osservare l’oggetto. In due
occasioni, esso venne direttamente verso la nostra auto: si avvicinava, ruotava su se
stesso e spazzava l’area con un intenso raggio rosso. (Non venne mai determinato in
quale area esattamente fosse apparso l’oggetto, quanto vicino fosse andato all’auto
di pattuglia, con quanta frequenza si accendeva la luce rossa, ecc., ecc.) La seconda
volta l’agente Scott accese il faro sopra la nostra auto e l’oggetto si allontanò
immediatamente. Usò ancora il raggio rosso un sei o sette volte, illuminando il cielo
e il terreno intorno, poi si mosse lentamente verso est. Anche noi ci avviammo nella
stessa direzione e arrivammo alla torre di vedetta delle guardie forestali di Vina
Plains. Qui riuscimmo di nuovo a localizzarlo e, dopo qualche istante, vedemmo un
secondo oggetto simile al primo avvicinarsi da sud. Quando furono fianco a fianco,
entrambi si fermarono e restarono in quella posizione per un certo tempo, emettendo
di tanto in tanto il raggio rosso. (L’accoppiamento dei miraggi, senza dubbio!.) Poi
si mossero verso est e sparirono dietro l’orizzonte. Noi raggiungemmo l’ufficio dello
sceriffo, dove trovammo i delegati Frye e Montgomery che, dopo aver parlato con la
stazione radar, si erano recati a Los Molinos. Entrambi avevano veduto chiaramente
l’UFO e anche il guardiano della prigione aveva potuto osservarlo per un breve lasso
di tempo. Tutti descrissero l’oggetto e le sue manovre concordamente alle nostre
osservazioni. Io e l’agente Scott avevamo avvistato l’UFO alle 23 e 30 e l’avevamo
osservato per due ore e quindici minuti. Ogni volta che l’oggetto si era avvicinato
all’auto, avevamo sperimentato una forte interferenza radio.

Le segnalazioni di Luci Notturne sono forse le più numerose che si trovino


negli archivi del Blue Book. L’Air Force in genere le trascurava, a meno che
non si riuscisse a fare un’identificazione positiva, perché allora il caso
«risolto» veniva ampiamente pubblicizzato, come esempio del buon lavoro
che il Blue Book stava facendo per risolvere il problema degli UFO.
La natura ripetitiva di alcuni dei rapporti sugli avvistamenti di Luci
Notturne e la sistematica mancanza d’indagini da parte del Blue Book mi
ricordano un messaggio arrivato per telescrivente un giorno in cui mi trovavo
negli uffici del Blue Book. Esso era così rappresentativo della maniera più
che disinvolta con cui a quel tempo venivano trattati gli UFO, che per
parecchi mesi ne tenni una copia appesa a una parete del mio ufficio. Era un

72
lungo dispaccio, composto per almeno il 95 per cento dei nomi e degli
indirizzi delle persone che dovevano riceverlo, un interminabile elenco di
personalità e organismi delle forze armate e del governo.
Poi il messaggio: SOLTANTO UN ALTRO UFO.

73
V
Strani dischi nel cielo diurno

«Dovranno mostrarmene uno, prima che io ci


creda.»
Ten. J.C.M., Base aerea di Muroc.

Le parole in epigrafe furono pronunciate all’ufficio postale della base aerea di


Muroc, nel deserto di Mojave, in California, il 9 luglio 1947, dall’ufficiale
d’alloggio della base. Erano le 9,30 antimeridiane e il discorso era caduto
sulle segnalazioni di dischi volanti, argomento che da una settimana riempiva
le prime pagine dei quotidiani locali.
La dichiarazione del tenente doveva ben presto entrare nel novero delle
«ultime parole famose», perché appena qualche secondo dopo, mentre usciva
dall’ufficio postale, vide qualcosa che lo lasciò sbalordito. Ecco la sua
dichiarazione firmata, tratta dagli archivi del Blue Book:
Uscito in cortile, mi diressi subito verso il mio ufficio, ma prima di entrare udii il
rumore di uno dei nostri aerei che stava volando sopra la base. Alzai gli occhi, come
faccio sempre, e allora vidi due oggetti argentei a forma di sfera o disco, che si
muovevano a una velocità di circa 500 chilometri all’ora, forse meno, e a una quota
di circa 2400 metri, in direzione 320° (315° = NE).
Immediatamente chiamai il sergente —, il sergente maggiore — e la signorina —
(nomi registrati al Centro studi UFO di Evanston), i quali mi raggiunsero subito, e,
puntato l’indice in direzione degli oggetti, domandai: «Ditemi cosa vedete lassù». Al
che tutti, con varie esclamazioni di stupore, dichiararono: «Sono dischi volanti!».
Come ulteriore verifica, chiesi loro di precisarmi in quale direzione gli oggetti
stessero viaggiando, senza indicarla io stesso, e di nuovo, coerentemente con la mia
osservazione, tutti e tre affermarono che si muovevano verso Mojave.
Ebbi il tempo di distogliere e riportare più volte lo sguardo sui due piccoli dischi
argentei, per essere certo che non si trattava di un’illusione ottica dovuta a
stanchezza visiva o a qualunque altra causa. Gli oggetti non erano, ripeto, non erano
velivoli di alcun tipo a me noto, mentre la velocità, la direzione orizzontale e il fatto
che si muovessero contro vento eliminava l’ipotesi che si trattasse di palloni lanciati
dalla nostra stazione meteorologica.
Dopo qualche istante di osservazione, sperando di poter aumentare il numero dei

74
testimoni, raggiunsi di corsa l’infermeria, affinché il personale sanitario potesse
verificare l’avvistamento, ma quando arrivai alla veranda retrostante il fabbricato…
gli oggetti, data la velocità con cui si muovevano, erano già scomparsi.
Continuammo tuttavia a scrutare il cielo e, dopo qualche istante, due di noi
avvistarono contemporaneamente un’altra sfera o disco argenteo che girava in
cerchio nell’estremo nord del cielo, a una quota di circa 2400 metri. Mi affrettai a
richiamare sull’oggetto l’attenzione del personale sanitario e di altri militari presenti
nei pressi. Eravamo complessivamente in sette e tutti, salvo due, vedemmo il disco,
benché avessimo avuto l’avvertenza di distogliere più volte lo sguardo per essere
certi che non si trattasse di un’illusione.
In base alla mia osservazione, posso affermare che l’oggetto girava in cerchi troppo
stretti e su un piano troppo inclinato per essere un velivolo di qualunque tipo a me
noto. Anche l’ipotesi che si trattasse di un uccello è da escludersi, a causa del riflesso
che si produceva ogni volta che l’oggetto raggiungeva certe quote. Né poteva essere
un pallone meteorologico, perché non sarebbe rimasto così a lungo alla stessa altezza
né avrebbe girato in cerchio con tanta uniformità.
Conoscendo gli effetti del guardar troppo il sole o un qualunque oggetto luminoso,
mi rendo conto che le illusioni ottiche sono possibili e probabili. Ma desidero
dichiarare che l’avvistamento in questione riguardava qualcosa di reale.
Ho fatto questa dichiarazione liberamente e volontariamente, senza esservi indotto
da alcuna minaccia o promessa.

Le dichiarazioni giurate degli altri due testimoni confermano il rapporto


del tenente e aggiungono che la velocità degli oggetti si aggirava intorno ai
640 chilometri orari. Uno di costoro, che aveva una vista di 20 su 20,
commentava: «Io ho volato e ho avuto a che fare con tutti i tipi di aerei creati
dal 1943 a oggi, ma in vita mia non ho mai visto niente di simile».
Questo caso, uno dei primi di cui mi occupai quando divenni consulente
astronomico del Sign, mi fece molta impressione. Ricordo di essermi chiesto
perché l’Air Force non s’interessasse di più a questo e a un altro avvistamento
analogo che avvenne alla base Muroc (oggi base Edwards) soltanto due ore
dopo il primo. I testimoni erano bravi militari, certamente disinteressati, che
descrivevano quanto avevano veduto in una chiara giornata di sole. Che
poteva volere di più l’USAF?
Il capitano Ruppelt si chiedeva: «Cosa costituisce una prova? Bisogna che
un UFO atterri sul fiume davanti all’ingresso del Pentagono, dove si trovano
gli uffici del Consiglio dei capi di Stato maggiore? Oppure si ha una prova
quando una stazione radar segnala un UFO, si manda un jet a intercettarlo e il
pilota vede l’oggetto, lo capta sul suo radar, ma soltanto perché quello sfrecci
via a incredibile velocità? Si ha una prova quando un pilota spara contro un
UFO e sostiene la sua storia perfino davanti alla minaccia della corte
marziale? Fatti simili provano o no l’esistenza degli oggetti volanti non-
identificati?». {18}
C’è chi è stato mandato sulla forca con molto meno, ma la scienza è molto

75
esigente, quando si tratta di prove. È in certo modo più semplice per gli
scienziati stabilire che i nuovi arrivati sono buchi neri nello spazio o quasar,
ossia fenomeni che rientrano nel campo ben stabilito dell’astronomia.
Ma poiché gli UFO semplicemente non si adattano ai modelli scientifici
accettati, allora si richiedono molte più prove – e a questo punto si entra in un
circolo vizioso, in quanto proprio per la ragione che non si «adattavano» non
si è giudicato utile dedicare tempo, energia e risorse sufficienti alla raccolta di
quei dati concreti che alla fine avrebbero costituito la prova della loro
esistenza. Il Blue Book, almeno, non ha fatto alcun sforzo in questo senso,
nonostante le mie frequenti sollecitazioni.
D’altra parte, anch’io ero alla ricerca della prova «conclusiva». Ecco cosa
scrivevo nel mio rapporto al Sign sul caso della base Muroc:
L’incidente non ha alcuna spiegazione astronomica. (Come consulente astronomico,
il mio compito finiva qui.) Si sarebbe tentati di spiegare gli oggetti come aerei
ordinari osservati in condizioni di luce insolite, ma il fatto che girassero in cerchi
troppo stretti, se si accetta la dichiarazione del testimone, contraddice tale possibilità.
L’incidente andrebbe valutato in rapporto ad altri avvistamenti analoghi, che, con
ogni probabilità, hanno una spiegazione comune.

Il movimento e il modello generale di comportamento sono notevolmente


uniformi in tutti i casi di Dischi Diurni. Il Disco Diurno appare spesso
metallico, mentre la dimensione varia da quella di una piccola automobile a
quella di un aereo da trasporto. Anche la forma è variabile – sfera, «sigaro»,
ecc. – ma predomina quella circolare od ovale.
Secondo le descrizioni costanti fornite dai testimoni nel corso degli anni, il
Disco Diurno può muoversi a grande velocità o stare immobile nell’aria; è
capace di decolli rapidi e fermate improvvise; generalmente non produce
alcun suono. Effettua manovre (inversione di movimento, cerchi stretti, virate
ad angolo retto) che nemmeno i nostri aerei più moderni sono in grado di
imitare. Quanto al «sistema di propulsione» di questi misteriosi oggetti, è
ignoto tanto quanto la loro origine.
Se i dischi volanti esistono davvero, allora devono essere il prodotto di una
tecnologia estranea alla nostra, di cui nulla siamo riusciti a determinare dalla
loro prima apparizione sulla scena moderna. Inoltre, le segnalazioni all’Air
Force sono molto diminuite nel corso degli anni, senza che esista una ragione
evidente per tale declino.

Il «primo» disco volante

Il caso classico – benché non il primo in assoluto – che ha dato inizio all’era

76
dei dischi volanti è il famoso avvistamento di Kenneth Arnold, avvenuto il
pomeriggio del 24 giugno 1947 nei pressi del monte Rainier, nello stato di
Washington. Questa storia è stata raccontata così spesso, che è diventata quasi
un cliché.
Per farla breve, Arnold, un commerciante alla guida del proprio aereo,
dichiarò di aver veduto nove oggetti a forma di disco (i nostri Dischi Diurni)
che volavano vicino e intorno al monte Rainier. Tutta la stampa del paese
riportò la notizia a caratteri di scatola: l’era dei dischi volanti era nata. Ma ciò
che molti non sanno è che l’avvistamento di Arnold non era affatto il primo
del 1947; per cui, quanti sostengono che il fenomeno degli UFO si spieghi in
larga misura con il chiasso fatto dalla stampa intorno al caso del
commerciante-pilota sono evidentemente in errore. Tuttavia, nei mesi
successivi vi furono tanti avvistamenti analoghi che si sarebbe quasi tentati di
definire gli UFO il «fenomeno Arnold».
L’avvistamento del monte Rainier è l’«Incidente 17» del progetto Sign.
Nella mia analisi, io mi limitavo ad affermare: «Queste ultime storie di dischi
volanti non sembrano avere alcuna spiegazione astronomica. Certo,
l’incidente del signor Arnold non può essere liquidato come una mera
invenzione di fantasia, se si fa un minimo di credito all’onestà del testimone.
Tuttavia non mancano alcune incongruenze nel resoconto dei fatti, così come
si trova nella documentazione del Blue Book». {19}
Benché i Dischi Diurni non siano il tipo di esperienza UFO più eccitante
(gli Incontri Ravvicinati li superano di gran lunga da questo punto di vista),
sono tuttavia i più utili per stabilire la realtà del fenomeno. Liquidare questi
casi come mere assurdità è impossibile, a meno che non si voglia dare la
patente di squilibrati a centinaia di testimoni d’ogni parte del mondo. Anche
l’ipotesi che tutti gli avvistamenti siano inganni deliberati è insostenibile,
perché i Dischi Diurni sono stati segnalati da persone d’ogni livello culturale
e sociale, che sarebbe assurdo accusare collettivamente di disonestà. Inoltre,
se questi testimoni fossero stati soltanto dei mitomani desiderosi di mettersi in
mostra, perché non inventare storie più spettacolari dell’avvistamento di un
Disco Diurno? Perché non raccontare che uno strano oggetto era
improvvisamente apparso in cielo, bloccando la loro auto o spaventando gli
animali? Oppure che un UFO straordinariamente luminoso era atterrato vicino
a loro e ne erano scese piccole creature che si erano dedicate a misteriose
attività? Storie del genere sembrerebbero adattarsi meglio alla psicologia del
truffatore o del mitomane.
Poiché i Dischi Diurni hanno un’importanza centrale nella questione della
realtà degli UFO, sarà molto istruttivo esaminare alcuni degli avvistamenti
«insoluti» che si trovano negli archivi del Blue Book; il nostro piccolo

77
campionario di casi illustra le caratteristiche principali dei Dischi Diurni,
come sono state indicate da una rappresentanza di testimoni scelti a caso.

Agli uccelli non piacciono gli UFO

La prima testimonianza dei Dischi Diurni che «invasero» il cielo del Pacifico
nord-occidentale il 4 luglio 1952 venne da uno stormo di piccioni che si
trovavano nel parcheggio del Dipartimento di polizia di Portland, Oregon.
L’agente McDowell stava dando loro da mangiare, quando si accorse che gli
uccelli erano turbati da qualcosa nell’aria. Con un pazzo frullar d’ali, lo
stormo prese rapidamente il volo e si disperse. Che cosa li aveva spaventati?
Leggiamo il rapporto inviato al Blue Book:
L’agente McDowell ha dichiarato che, guardando in alto per cercare di scoprire cosa
li avesse disturbati, vide cinque grandi dischi sfrecciare nel settore orientale del
cielo, due verso sud e tre verso est. Secondo il testimone… erano velocissimi e si
spostavano in su e in giù, con un moto oscillatorio. Non ha potuto fornire una
valutazione della velocità e della quota, perché, prima che avesse modo di osservare
i particolari, gli oggetti erano già spariti alla vista. L’agente McDowell ha notificato
il fatto alla stazione radio della polizia, che ha subito dato l’allarme. Il testimone non
ha veduto nulla che potesse dargli un’indicazione riguardo alla forza che muoveva
gli oggetti, né è in grado di descriverli, a parte il fatto che erano rotondi. Dai dischi
non proveniva alcun suono.

Quasi immediatamente dopo l’allarme radio, la presenza degli UFO fu


confermata da Milwaukee, sempre nell’Oregon, a parecchie miglia di distanza
da Portland. Secondo il Blue Book, due agenti di pattuglia di Milwaukee: «…
videro tre dischi che procedevano in fila indiana a una quota indeterminata e a
una velocità terrificante. Gli oggetti non producevano alcun suono».
Ancora a Portland, i dischi furono osservati da altri testimoni
perfettamente attendibili. Ecco le loro dichiarazioni, come sono state riassunte
dall’Air Force e trasmesse agli esperti del Blue Book.
Dall’agente di pattuglia Patterson, ex-pilota dell’Air Corps:
Il testimone ha affermato che nel momento in cui la radio aveva dato l’allarme egli
stava uscendo dall’auto e subito aveva visto un disco che volava su Portland in
direzione sud-ovest. Secondo l’agente Patterson, l’oggetto aveva il colore
dell’alluminio, non lasciava una scia di vapore dietro di sé e si muoveva a una
velocità spaventosa, superiore a quella di qualunque aereo avesse mai veduto. Il
testimone ha dichiarato inoltre che, benché non conoscesse l’esatta dimensione
dell’oggetto… gli è parso che viaggiasse a una quota di 9000 metri. Non ha potuto
aggiungere nessun altro particolare, perché la velocità del disco ne rendeva difficile
l’osservazione. Tuttavia, egli è convinto che si trattasse d’un aereo di nuovo tipo,
probabilmente teleguidato, perché poteva cambiare direzione effettuando senza
difficoltà virate ad angolo retto.

78
Dagli agenti di pattuglia Lissy ed Ellis:
Entrambi hanno il brevetto di pilota privato. Secondo la loro testimonianza, avevano
appena ascoltato l’allarme trasmesso dalla radio quando videro tre oggetti piatti e
rotondi, di un colore tendente al bianco, che volavano a grandissima velocità in
direzione sud, allontanandosi da Portland. I dischi si muovevano in fila indiana.
Entrambi gli agenti hanno affermato che, secondo la loro valutazione, la quota si
aggirava intorno ai 12.000 metri e che i dischi procedevano così rapidamente da
esser fuori di vista prima ch’essi potessero osservarli meglio. Non fu udito alcun
suono… Tutti gli informatori fin qui menzionati sono noti al sottoscritto come agenti
fidati e attendibili, che non hanno mai sofferto di allucinazioni. Il tempo a Portland
era sereno, con poca o nessuna formazione nuvolosa. La temperatura al suolo era di
28°C.

Dai membri della pattuglia portuale di Portland, che «… erano usciti dopo
aver udito l’allarme generale».
Il capitano Prahn, il pilota Austed e l’agente Hoff hanno veduto gli oggetti sfrecciare
a gran velocità sopra Globe Mills, in direzione sud. Secondo il capitano, i lampi di
luce che si sprigionavano dagli oggetti hanno impedito a lui e ai suoi colleghi di
accertare se fossero tre o sei. «I dischi oscillavano e a volte vedevamo un disco
intero, poi una mezza luna, poi più nulla» ha riferito il capitano. «Sembravano i
copriruota cromati di un’automobile, che dondolavano, sparivano e riapparivano.»
Non c’erano aerei in cielo nel periodo indicato, ma, in ogni modo, tutti i testimoni
negano enfaticamente che si trattasse di velivoli convenzionali.

Un’altra segnalazione fu fatta qualche ora più tardi dal capitano e


dall’equipaggio di un aereo delle United Air Lines. Nel rapporto al Blue Book
si legge che:
… (Il capitano) e l’intero equipaggio di un aereo dell’UAL diretto a ovest hanno
avvistato nove dischi volanti vicino a Emmett, Idaho. Dapprima il capitano scorse
cinque dischi che procedevano in quella che sembrava una «formazione aperta». Egli
e il secondo pilota chiamarono in cabina Marty Morrow, la steward, perché
verificasse il fenomeno. Anche lei vide i dischi. Poi ne apparvero altri quattro, tre
raggruppati insieme e un quarto isolato, a grande distanza. Il capitano Smith li ha
descritti come «cinque qualcosa» che sembravano sottili e lisci nella parte inferiore,
e «accidentati» in quella superiore. Gli oggetti apparvero stagliati contro la luce del
tramonto poco dopo il decollo, avvenuto alle 20 e 04. «Li vedevamo chiaramente»
ha detto il capitano, «e li seguimmo per circa 70 chilometri. Poi scomparvero, senza
che potessimo dire se ci avessero distanziato o si fossero disintegrati… Ma,
qualunque cosa fossero, non si trattava di altri aerei, né di nuvole o fumo.»

Nel Memorandum dell’ufficiale incaricato delle indagini su quest’ultimo


avvistamento troviamo una notazione interessante:
Il 12 luglio 1947 il capitano Smith delle United Air Lines è stato interrogato
all’aeroporto di Boise… Il capitano ha confermato le dichiarazioni precedentemente
fatte alla stampa riguardo a ciò che lui (insieme al suo secondo pilota e alla steward)

79
aveva veduto otto minuti dopo esser partito da Boise alla volta di Seattle. È opinione
dell’interrogante che il capitano Smith, data la sua posizione, dovesse essere
assolutamente convinto che gli oggetti in questione fossero dischi volanti, per esporsi
al ridicolo connesso a simili segnalazioni.

Come valutò l’Air Force questi avvistamenti? Bene, i dischi che avevano
spaventato i piccioni furono identificati dal Blue Book come «pula per radar»
– striscioline d’alluminio usate per creare falsi bersagli – o rifiuti volanti. La
spiegazione è insostenibile perché numerosi agenti di pattuglia distanti fra
loro da cinque a otto chilometri, insieme ad altri funzionari di polizia e diversi
civili, hanno parlato di dischi metallici che volavano a velocità supersonica,
alcuni verso est, altri verso sud. Ora, i falsi bersagli radar volano con il vento,
cadono lentamente e non si è mai saputo che possano spaventare così tanto
uno stormo di piccioni da fargli prendere improvvisamente il volo.
Quanto agli oggetti segnalati dall’equipaggio della United Airlines, non si
può essere sicuri che fossero gli stessi avvistati qualche ora prima a Portland.
Quel che è certo è che si tratta di un’osservazione indipendente, effettuata da
testimoni attendibilissimi, di oggetti in apparenza identici a quelli apparsi nel
cielo di Portland.
Io stesso esaminai questo caso per l’Air Force. Disgraziatamente, lo feci
nel periodo in cui non lesinavo gli sforzi per «sgonfiare» il fenomeno degli
UFO. Ecco quel che scrissi:
Non esiste una spiegazione astronomica per questo incidente (United Airlines) né per
i numerosi altri (casi 6, 7, 9, 12, 13, 14, 15, 16) avvenuti a e nei pressi di Portland il
4 luglio 1947.
Oltre a essere stati osservati nella stessa zona e per lo più contemporaneamente, gli
oggetti hanno in comune la forma rotonda, la «velocità terrificante», i bruschi
cambiamenti di direzione e la rapida scomparsa. La terza caratteristica fa pensare che
fossero molto leggeri.
Mi è impossibile avanzare qualunque ipotesi precisa, tuttavia vorrei far notare che si
trattava della festa nazionale del Quattro Luglio, e che se pezzi relativamente piccoli
di fogli di alluminio fossero stati lasciati cadere da un aereo sull’area in questione,
allora ogni singolo pezzo sarebbe potuto diventare visibile a una distanza
relativamente breve. Anche venti moderati avrebbero potuto creare l’illusione che i
pezzi di alluminio fossero dischi che «si muovevano in su e in giù» e con bruschi
mutamenti di direzione, a velocità straordinariamente elevata. Naturalmente, in
questo caso, i vari testimoni non avrebbero visto i medesimi oggetti.
Quanto sopra non va considerato come una spiegazione molto probabile, ma come
una semplice possibilità. Il fatto che gli avvistamenti abbiano avuto luogo il Quattro
Luglio può esser stato qualcosa di più d’una coincidenza: qualche burlone potrebbe
aver gettato gli oggetti da un aereo per celebrare il Giorno dell’Indipendenza. Se
invece fossero stati aerei di tipo noto o ignoto, diventerebbe difficile spiegare: 1) la
loro apparizione in una sola località e in un solo, brevissimo lasso di tempo; 2) il
moto apparentemente casuale; 3) l’assenza di suono o di un sistema evidente di
propulsione; 4) la mancanza di una struttura aerodinamica.

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Bene, non si può dire che non ce la mettessi tutta! Ma, di fronte ai dati
raccolti e studiati negli anni successivi, non posso più sostenere nemmeno
quelle vaghe possibilità. Falsi bersagli radar? Poco credibile. E allora cosa?
Bene, è questo che significa la U di UFO. Quegli avvistamenti rimangono di
fatto «non-identificati».

Il caso dell’ufficiale «negligente»

Rapporto dell’Air Force su un Oggetto Non-identificato, 24 aprile 1949, Las


Cruces, Nuovo Messico, ore 10 e 35 antimeridiane.

Poiché questo caso mi fu descritto personalmente dal testimone principale,


Charles Moore, incaricato di condurre esperimenti con palloni Sky Hook a
New Sands, nel Nuovo Messico, la mia documentazione è più completa e
dettagliata di quella del Blue Book. I fatti si svolsero come segue.
In una chiara mattina di sole, nel Nuovo Messico, venne lanciata una sonda
aerea di piccole dimensioni, per saggiare i venti in vista dell’esperimento
principale. Questi minuscoli palloni vengono di solito seguiti mediante un
teodolite, un piccolo telescopio che può girare in due direzioni, per fornire
angoli visuali più precisi. Moore osservò il pallone salire sempre più in alto,
poi, avendo qualcos’altro da fare, affidò lo strumento a un ufficiale di marina
che faceva parte della sua équipe, raccomandandogli di non perder di vista il
minuscolo aerostato. Ma qualche istante dopo, quando si girò a guardare, vide
che l’ufficiale puntava il telescopio verso un punto del cielo diverso da quello
in cui egli, a occhio nudo, poteva scorgere il palloncino. Slanciatosi verso
l’ignaro osservatore, lo rimproverò aspramente per aver perso la piccola
sonda aerea.
«Ma se la sto guardando!» esclamò l’ufficiale.
E in effetti aveva qualcosa nel suo campo visivo: un oggetto ellittico, due
volte e mezzo più lungo che largo, che si muoveva abbastanza rapidamente da
richiedere una certa abilità a seguirlo con il telescopio. Moore afferrò il
teolodolite e, verificato l’avvistamento, richiamò l’attenzione degli altri,
nessuno dei quali ebbe difficoltà a individuare l’oggetto. Il prezioso pallone
fu dimenticato. Tutti gli occhi erano fissi sull’oggetto misterioso che, mentre
lo stavano guardando, interruppe di colpo il suo moto orizzontale e cominciò
a salire verticalmente, a grandissima velocità, diventando ben presto invisibile
sia a occhio nudo che mediante il telescopio.
Non avrebbero potuto esservi osservatori più qualificati. Nel deserto
regnava il silenzio, non c’erano rumori prodotti dall’uomo. Eppure nessuno
dei presenti udì alcun suono provenire dal cielo!

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Moore rimase disgustato dalla mancanza d’interesse che l’Air Force e io
stesso mostrammo per questo avvistamento. E chi potrebbe biasimarlo? Era
tipico dell’USAF dedicare una quantità di energia e abilità a «sgonfiare» i
casi per i quali sembrava esservi un’immediata spiegazione logica,
interessandosi invece soltanto pro forma di quelli realmente sconcertanti.
Comunque, questa volta dovette ricorrere all’odiato termine «non-
identificato».

Un disco nell’Arkansas

Nell’agosto del 1952 (il giorno esatto non è specificato negli archivi del Blue
Book), due testimoni osservarono un UFO a forma di disco nei pressi del
monte Skylight, nella contea di Washington, in Arkansas. Erano le tre e
mezza del pomeriggio e i testimoni non dubitarono nemmeno per un istante
che l’oggetto fosse reale. Avendo una macchina fotografica, tentarono di
fotografarlo, ma la qualità dell’immagine risultò scarsissima. Il loro
avvistamento venne notificato al Blue Book soltanto parecchi anni dopo, per
cui non vi fu alcuna indagine da parte dell’Air Force, anche se in quel caso
sarebbe stata possibile e consigliabile. Per fare il loro tardivo rapporto, i
testimoni usarono la riproduzione, pubblicata su una rivista, del modulo
standard del Blue Book.
Secondo le loro dichiarazioni, l’oggetto «aveva uno spessore pari a un
quarto del suo diametro, non mostrava alcuna protuberanza e non lasciava
dietro di sé scie di scarico». Era «entrato e uscito parecchie volte da un banco
di nuvole». Nell’aspetto, somigliava a «due piatti d’argento incollati insieme,
uno capovolto sull’altro» e splendeva «come stagno nuovo di zecca, o ancora
di più!». Anche la descrizione delle sue manovre è interessante: «Poteva sia
restare fermo nell’aria, sia muoversi a una velocità che gli permetteva di
tracciare un cerchio di otto chilometri in cinque secondi».
Il testimone principale, un sottufficiale della marina con sei anni di
servizio sulle spalle, aggiunse questo commento:
Come membro effettivo della marina dal 1946, ho potuto osservare molti aerei e
palloni meteorologici, ma non ho mai veduto nulla di simile a quell’oggetto.
Attualmente sono capo-operatore radio al Centro comunicazioni navali di
Washington.

Quest’uomo aveva volato in numerose missioni di bombardamento durante


la seconda guerra mondiale e conosceva bene tutti i tipi di aerei. Ma era
fermamente convinto che l’oggetto osservato da lui e dal suo compagno non
fosse un velivolo convenzionale.

82
L’Air Force avrebbe potuto controllare facilmente questa segnalazione,
perché il sottufficiale era ancora in marina quando il rapporto venne
trasmesso al Blue Book. Sarebbe stata un’indagine importante, in quanto il
testimone principale era molto competente in fatto di aerei e avrebbe dovuto
riconoscerne uno quando lo vedeva. Ma l’Air Force non fece alcun tentativo
di raccogliere altre informazioni. Ancora una volta, il Blue Book evitava un
caso spinoso.

Cinque dischi per cinque testimoni

Blue Book, Oggetto o fenomeno non-identificato, 1° maggio 1952, ore 10 e 30


antimeridiane, Base USAF di George, California. Cinque testimoni, di cui
quattro nella torre di controllo e uno su un campo da golf a quattro miglia di
distanza.

Abbiamo qui cinque testimoni veramente indipendenti, separati da una


distanza di quattro miglia e non in comunicazione tra loro. I dischi rimasero
visibili per 15-30 secondi. Una caratteristica che colpì i testimoni fu la loro
estrema manovrabilità: a volte sembravano quasi entrare in collisione e poi di
colpo si dividevano, allontanandosi l’uno dall’altro. Citiamo uno dei
testimoni:
Il sottoscritto, —, in forza al Quartier generale della 131ª base USAF, rilascia in
questa data la seguente dichiarazione riguardo all’avvistamento effettuato il 1°
maggio 1952:
1. Gli oggetti, in numero di cinque, apparivano rotondi e a forma di disco, con un
diametro superiore alla lunghezza di un caccia F-51. Erano di un bianco opaco,
senza splendore o riflessi. Si muovevano in formazione (vedere lo schizzo
allegato), con gli ultimi due che effettuavano un movimento circolare. Non ho
notato nessuna scia di vapore o di scarico. Secondo la mia valutazione, volavano a
una velocità pressappoco doppia di quella d’un normale aereo a reazione.
2. Ho avvistato gli oggetti alle ore 10 e 50 antimeridiane e ho potuto osservarli per
circa 30 secondi.
3. Io mi trovavo nella cabina superiore della torre di controllo. La torre guarda a nord
e sulla sinistra si può vedere la base aerea di George. Non ho usato alcuno
strumento per osservare gli oggetti, che, secondo la mia valutazione, volavano a
una quota di circa 1200 metri. La velocità, ripeto, era circa due volte superiore a
quella di un normale aereo a reazione.
4. In base alle osservazioni effettuate sulla torre, direi che gli oggetti provenivano da
nord-est, ossia dalla zona di Apple Valley in California. Per un po’ hanno
proceduto in direzione nord-ovest, verso la base di George, poi hanno virato
bruscamente a nord e sono scomparsi.
5. Ho 23 anni, sono sposato e ho frequentato le scuole secondarie. Da quasi sei anni

83
presto servizio militare, prima nell’esercito, poi nell’aviazione…

Dischi Diurni avvistati da quattro testimoni alla Base USAF di George. California, il 1° maggio 1952,
alle ore 10 e 50 antimeridiane.

Ecco ora la breve dichiarazione del testimone che si trovava a quattro


miglia di distanza dalla torre:
Il sottoscritto, —, in forza al Quartier generale del 146° stormo caccia-bombardieri,
rilascia in questa data la seguente dichiarazione riguardo all’avvistamento di un
oggetto volante non-identificato avvenuto il 1° maggio 1952:
1. L’oggetto era rotondo, non potei vedere se a forma di sfera o disco, e di colore
bianco. Non produceva alcun suono e non lasciava dietro di sé una scia di vapore
o scarico visibile. La sua velocità sembrava superiore ai 1600 chilometri orari. Il
bordo esterno era molto netto, come il taglio di un foglio di carta.
2. Ho avvistato l’oggetto alle ore 10 e 50 antimeridiane e ho potuto osservarlo per
circa 15 secondi.
3. Mi trovavo sul campo da golf di Apple Valley, California… a circa 6 chilometri
dalla base di George.
4. L’oggetto non ha effettuato alcuna manovra, ma ha proceduto diritto in direzione
est. Non ho potuto valutarne l’altitudine, ma mi è sembrato che fosse molto
elevata.
5. La mia funzione al 146° stormo è quella di direttore del personale.
6. La giornata era chiara e senza vento.

Il caso del rapporto mancante

Blue Book, Oggetto o fenomeno non-identificato 1° maggio 1952, ore 9,10


antimeridiane, Base USAF Davis-Monthan di Tucson in Arizona.

Questo caso è un classico. Il defunto dottor James McDonald fece un


valoroso tentativo per ottenere particolari dai testimoni originali, dopo aver
scoperto che un grosso rapporto trasmesso al Blue Book dall’ufficiale
incaricato delle inchieste sugli UFO (che era anche uno dei testimoni!) alla
base Davis-Monthan, mancava dall’archivio. Una piccola parte sembra esser

84
stata recuperata in seguito, e oggi si può leggere nei microfilm del Blue Book.
I fatti sono i seguenti:
Un ufficiale del servizio segreto aeronautico (che, fra i suoi compiti
regolari, aveva anche quello d’indagare sugli avvistamenti di UFO segnalati
alla base aerea locale), l’equipaggio di un bombardiere B-36 e un aviere che
si trovava sui gradini davanti all’ingresso dell’ospedale della base (dove si era
appena fatto curare un ginocchio), furono tutti testimoni dell’incidente. Due
oggetti rotondi e lucenti superarono un B-36, rallentarono, adattando la loro
velocità a quella dell’aereo, rimasero in formazione con esso pressappoco 20
secondi, poi effettuarono una brusca virata di 70-80 gradi, ritornarono alla
velocità iniziale, coprirono un quarto della distanza che li separava
dall’orizzonte e, a questo punto, uno dei due oggetti si fermò di colpo,
restando immobile nell’aria. L’unico rumore era quello del B-36. Non si
videro scie di condensazione, né dai due oggetti, né dall’aereo.
Benché nel rapporto originale vi fosse una particolareggiata descrizione
delle manovre effettuate dai due lucenti e silenziosi oggetti, il Blue Book li
liquidò come «aerei» convenzionali. Presentiamo ora una lettera inviata dal
dottor McDonald al maggiore Quintanilla, direttore del Blue Book, in data 14
luglio 1966.
Egregio maggiore Quintanilla,
dopo un secondo, inutile tentativo di reperire negli archivi del Blue Book una
qualunque registrazione in merito all’incidente del B-36, avvenuto alla base Davis-
Monthan dell’Air Force, ho chiesto al maggior Pestalozzi di espormi per lettera tutti i
particolari che riesce ancora a ricordare con sicurezza (vedere in appendice).
Nelle nostre precedenti conversazioni, il maggiore Pestalozzi mi ha detto di aver
fatto parte del servizio segreto aeronautico dal 1950 al 1960 e di esser stato
assegnato alla base Davis-Monthan nel periodo 1951-53. Le indagini sugli
avvistamenti di UFO erano uno dei suoi compiti istituzionali, non solo alla base
Davis-Monthan, ma anche in altri centri militari. Il caso del B-36, di cui fu egli
stesso testimone, ebbe luogo nel 1952. La data precisa, nonostante tutti gli sforzi fatti
dal maggiore per ricordarla, rimane ancora incerta, come le ho detto durante la mia
ultima visita alla base Wright-Patterson, il 30 del mese scorso.
Il maggiore Pestalozzi rammenta d’aver compilato un voluminoso rapporto sul caso
del B-36, il più voluminoso ch’egli avesse mai messo insieme su un UFO. Esso
comprendeva non solo le osservazioni del maggiore stesso e dell’equipaggio
dell’aereo in questione, ma anche quelle di un aviere che gli era stato accanto per
quasi tutto il tempo in cui gli oggetti erano rimasti in vista. L’aviere (di cui ha
dimenticato il nome) usciva dall’ospedale della base proprio nel momento in cui egli
vi entrava (per farsi medicare un ginocchio ferito). E oggi il maggiore mi ha
dichiarato che anche altri sei o sette membri dell’Air Force, sparsi in varie località
intorno alla base, avevano dichiarato di aver visto gli oggetti, ma che le loro
testimonianze erano così simili a quelle di lui stesso e dell’aviere da fargli ritenere
inutile inserirle nel rapporto ufficiale.
Riguardo al tempo di osservazione, sul quale l’ho serratamente interrogato, il
maggiore Pestalozzi ritiene si sia aggirato intorno ai cinque minuti. Egli vide i due

85
UFO sorpassare il B-36, che volava in direzione ovest, e continuò a osservarli
mentre l’aereo passava sopra la base, fino al momento in cui gli oggetti si
allontanarono. Secondo quanto riesce a ricordare, il suo angolo visivo rispetto al B-
36 aveva un’elevazione di 50 gradi (con un margine d’incertezza di 5-10 gradi)
quando gli UFO si erano accostati all’aereo e ancora di 50 gradi sull’orizzonte
occidentale quando se n’erano allontanati. L’aereo si trovava quasi esattamente a est
della base al momento in cui gli UFO l’avevano affiancato e quasi perfettamente a
ovest quando se n’erano distaccati, avendo continuato a muoversi verso occidente
per tutto il tempo d’osservazione. (In un precedente colloquio, il maggiore
Pestalozzi aveva parlato di tre minuti come tempo totale di osservazione, il che
sarebbe più compatibile con l’altitudine, stimata 6000 metri, e gli angoli di
elevazione indicati. Ma tutte queste valutazioni si basano sul ricordo di fatti avvenuti
14 anni or sono, per cui, forse, l’unica cosa certa è che gli UFO adattarono la loro
velocità a quella del B-36 per «parecchi secondi», dato compatibile con il fatto che
tutti i membri dell’equipaggio del B-36, escluso il pilota, ebbero il tempo di portarsi
ai finestrini di destra prima che l’UFO si allontanasse.) Mentre faceva uno schizzo
delle posizioni relative, il maggiore si è ricordato di un particolare importante: vale a
dire, che l’UFO vicino all’aereo era a un livello distintamente più basso della sezione
mediana della fusoliera (vedere lo schizzo). Egli ha rammentato che l’equipaggio
aveva detto di aver guardato in basso, e che il finestrino stesso era al di sotto della
sezione mediana. Ciò potrebbe spiegare perché non si osservasse un marcato effetto
di disturbo aerodinamico sulle caratteristiche di volo dell’aereo, il che era uno degli
elementi più sconcertanti del caso.

Il maggiore non lo afferma direttamente nel resoconto accluso a questa lettera, ma a


voce mi ha detto che gli uomini a bordo del B-36 rimasero piuttosto scossi dalla loro
esperienza. Appena gli UFO si furono allontanati, si misero in contatto radio con la
torre di controllo e chiesero il permesso di atterrare immediatamente. E fu subito
dopo l’atterraggio che l’ufficio operazioni chiamò il maggiore Pestalozzi perché
procedesse agli interrogatori…

Distintamente, James McDonald


Fisico Ricercatore

86
I dischi avvistati dall’equipaggio del B-36 e dall’osservatore a terra il 1° maggio 1952, base USAF
Davis-Monthan di Tucson in Arizona. Lo schizzo mostra le rotte dei due dischi in relazione al B-36.

Ricordo che a quel tempo il dottor McDonald era considerato dal personale
del Blue Book un emerito rompiscatole, in parte perché s’interessava allo
studio scientifico dei «veri» UFO (ossia quelli che sfidavano ogni spiegazione
naturale) e in parte perché, come si suol dire, parlava «fuori dai denti».
Diceva sempre quel che pensava, criticando i metodi del Blue Book ogni
volta che gli era possibile. All’occasione, anch’io divenni il bersaglio delle
sue critiche – critiche giustificatissime, secondo i suoi rigorosi canoni
scientifici. È un peccato che il dottor McDonald non abbia mai potuto
comprendere la situazione politico-militare e non vi si sia mai adattato,
scegliendo invece di operare secondo i suoi rigidi dogmi scientifici. Un
approccio diplomatico e accuratamente programmato ai circoli militari
avrebbe potuto dare risultati proficui, soprattutto se il dottor McDonald avesse
acconsentito a lavorare con me in maniera meno antagonistica, come io lo
invitai a fare in parecchie occasioni.
Ma temo che mi considerasse un caso disperato e che il suo carattere non
gli permettesse di comportarsi altrimenti da come ha sempre fatto.
Comunque, se questo interessantissimo caso è stato salvato dall’oblio, lo si

87
deve allo zelo e alla perseveranza del dottor McDonald.

Il caso dei tre ingegneri nell’imbarazzo

Blue Book, Oggetto o fenomeno non-identificato, 15 ottobre 1953, ore 10 e 10


antimeridiane, Minneapolis, Minnesota. Tre testimoni, tutti ingegneri
ricercatori presso i laboratori aeronautici delle General Mills. Citiamo il
rapporto della squadriglia del servizio informativo aeronautico, stormo 2A:
L’avvistamento descritto ebbe luogo durante l’osservazione a mezzo teodolite di un
pallone dal diametro di 22 metri, lanciato nel quadro del programma Grab-Bag
85021, che fluttuava a una quota di circa 24.000 metri. Durante tutto il periodo in
questione i testimoni non hanno udito alcun suono.
L’oggetto fu avvistato mentre passava sotto il sole a un angolo di elevazione (solare)
di circa 25 gradi, muovendosi verso sud in volo orizzontale. Venne scoperto grazie
alla scia di fuoco o vapore che lasciava dietro di sé, la quale, però, non persisteva né
formava una nube. L’oggetto stesso non era visibile in questi primi istanti di
osservazione. Durante la parte orizzontale della sua traiettoria, l’oggetto si muoveva
a una velocità di 10 gradi in 9 secondi, il che, a una quota valutata sui 12.000 metri,
significa 24 chilometri al minuto, ossia 1400 chilometri all’ora. (Tutt’e tre i testimoni
concordavano sul fatto che l’oggetto avrebbe potuto trovarsi anche a 18.000 metri,
il che avrebbe portato la velocità a 2000 chilometri orari.)
Dopo circa 10 secondi di volo orizzontale, l’oggetto ha cominciato a salire in
verticale. La possibilità che tale manovra fosse un’illusione prodotta dal semplice
retrocedere in distanza sembra improbabile, poiché in tal caso la velocità apparente
avrebbe dovuto diminuire, mentre era rimasta invariata. La verticale durò da 10 a 15
secondi, e al termine l’oggetto divenne visibile in due o tre riprese, risplendendo o
riflettendo la luce del sole a intervalli di un secondo alla volta. Nello stesso tempo la
scia di vapore scomparve e un paio di secondi dopo l’oggetto, i cui contorni
restavano indistinti, apparve attraverso il teodolite non più come un bagliore di luce
(riflessa?), ma come una massa grigia nell’atto di stabilizzarsi. La sua dimensione,
nel campo del teodolite, appariva uguale al pallone da 22 metri, il che significa che
era più piccolo (linearmente), essendo il pallone più lontano.
Secondo gli osservatori, si trattava con ogni probabilità di un aereo a reazione, ma
parecchi elementi sembrarono loro insoliti:
1. La velocità era superiore a quella che si osserva normalmente in detti velivoli.
2. La salita verticale era stata una manovra estremamente pericolosa, per non dire
suicida.
3. Un aereo a reazione che effettuasse una simile manovra si sentirebbe a chilometri
di distanza e provocherebbe nell’area sottostante un’onda d’urto ben distinguibile.
4. In genere, durante il volo in verticale non si producono scie di vapore (fumo sì,
naturalmente).

Si pensa che il Comando della difesa aerea avrebbe potuto essere interessato
all’avvistamento, se:
a. Non c’erano altri aerei nella zona con cui confondersi;

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b. Vi è stato un incidente aereo che potrebbe essere in parte spiegato da questo
rapporto.

Perfino per il Blue Book l’oggetto è rimasto «non-identificato».


Evidentemente la verticale suicida era davvero un osso troppo duro!

Altri dischi sul Nuovo Messico

L’avvistamento ebbe luogo alla base aerea Walker, nel Nuovo Messico, il 29
luglio 1952, e i testimoni furono quattro esperti di meteorologia, fra cui
l’ufficiale direttore della stazione meteorologica della base, che osservarono
numerosi dischi attraverso un teodolite. Gli oggetti erano così veloci che lo
strumento dovette essere girato al massimo della sua velocità per poterli
seguire: erano molto più veloci degli aerei convenzionali in volo ad alte
quote.
L’ufficiale del servizio informativo concluse il suo rapporto con queste
parole:
L’esperienza scientifica dei meteorologhi che hanno segnalato il fenomeno è
sufficiente a garantirne la credibilità, indicando la reale apparizione di oggetti volanti
non-identificati.

Il Blue Book poteva permettere che alcuni casi fossero classificati come
«non-identificati»; ma non si sarebbe mai spinto fino a fare l’apparentemente
logico passo di sostenere quegli ufficiali del servizio informativo che sovente
esprimevano giudizi come «reale apparizione di oggetti volanti non-
identificati». In un certo modo, la valutazione «non-identificato» è diversa da
«Oggetto Volante Non-identificato», anzi, esse sono divise da un intero
universo d’implicazioni. La prima suggerisce che vi è stato qualcosa di
perfettamente normale e quotidiano, ma che, per una ragione o per l’altra, non
si è arrivati a un’identificazione. Mentre la seconda… bene, è molto, molto
diversa!
La linea ufficiale del Blue Book nei confronti del pubblico era che tutti gli
UFO si potevano spiegare come erronee identificazioni di oggetti o fenomeni
normali. Ma allora, per piacere, quali erano i normalissimi oggetti che hanno
sconcertato i quattro meteorologi e tutti gli attendibili testimoni dei casi fin
qui esaminati?

Il caso del disco giocherellone

Blue Book, Oggetto o fenomeno non-identificato, 10 gennaio 1953, Sonoma,

89
California. Due testimoni (un colonnello dell’Air Force e un agente del
servizio segreto). Nel rapporto del servizio informativo aeronautico si legge:
Il 10 gennaio 1953, tra le 15,45 e le 14,00, il colonnello — e il signor — della
Federal Security Agency di San Francisco, California, hanno osservato da un dosso,
tra le colline che circondano la valle di Sonoma, a 13 chilometri a nordovest della
suddetta città, un oggetto volante non-identificato. L’oggetto è stato avvistato a un
angolo di 45° a nord-ovest del punto in cui si trovavano gli osservatori, a una quota
altissima, tanto alta da apparire, secondo i testimoni, non più grande della capocchia
d’uno spillo tenuto a distanza di braccio dagli occhi. Si muoveva quattro volte più
velocemente di un aereo a reazione, emettendo un suono simile a quello prodotto da
un jet F-86 in volo ad alta quota. Né il tono né il volume del suono sono mutati
durante le manovre che seguono.
Manovre insolite effettuate dall’oggetto: 1) tre (3) stretti giri di 360° a destra, per
ognuno dei quali l’oggetto ha impiegato due o tre secondi; 2) due (2) virate ad
angolo retto (90°), prima una a destra, poi una a sinistra; 3) l’oggetto ha rallentato fin
quasi a fermarsi, poi ha accelerato raggiungendo di colpo un’altissima velocità
(manovra effettuata due volte). Infine, è salito in verticale ed è scomparso alla vista.
Il tempo totale d’osservazione è stato valutato tra i 60 e i 75 secondi. Non vi sono
stati contatti radar, né si sa di altri avvistamenti oculari.
L’oggetto ha fatto tre (3) giri di 360° sulla destra a cinque secondi d’intervallo l’uno
dall’altro, impiegandoci due o tre secondi per ogni giro e senza uscire dalla rotta. Poi
ha fatto una virata ad angolo retto (90°) sulla destra, seguita cinque secondi dopo da
un’altra a sinistra, che l’ha riportato sulla rotta originale. Completata questa
manovra, per due volte l’oggetto ha rallentato fin quasi a fermarsi e poi ha accelerato
riprendendo la velocità iniziale. Infine è salito in verticale ed è scomparso alla vista.
(I testimoni non scartavano la possibilità che l’oggetto stesse salendo quando era
parso fermarsi, ma nutrivano seri dubbi in proposito.) I giri di 360° gradi erano
molto stretti, circa un ottavo dell’area necessaria a un jet per effettuare la stessa
manovra.

Qui siamo davvero ai confini della realtà! Le alternative sono due: o quegli
uomini avevano inventato tutto, o le cose erano andate davvero come
dicevano. Ma la loro posizione sociale non rende credibile l’ipotesi di un
inganno deliberato e, d’altra parte, la loro preparazione tecnica starebbe a
indicare che quando dicevano che l’oggetto aveva fatto uno stretto giro di
360° ebbene, aveva proprio fatto uno stretto giro di 360°! Certo, se il
testimone fosse stato uno solo (il lettore avrà notato che abbiamo scelto
soltanto casi con più testimoni) si sarebbe potuto credere a un’allucinazione.
Ma non quando gli osservatori erano due. Un’altra possibilità è che si trattasse
di una spora o di un insetto, quindi molto vicino a loro; ma, in un minuto e
mezzo, senza dubbio se ne sarebbero accorti.

Il caso della doppia identità

Blue Book, Oggetto o fenomeno non-identificato, avvistato a Terre Haute,

90
Indiana, e tre minuti dopo nel cielo di Paris, Illinois (15 miglia di distanza).

Una delle eterne obiezioni sollevate dagli scettici è che non si vede mai un
UFO «correre la campagna» mostrandosi in località diverse e a numerose
persone. Ma questa è una delle principali caratteristiche del fenomeno stesso,
uno dei «dati» del problema. È verissimo che le apparizioni degli UFO sono
generalmente isolate nello spazio e nel tempo. Vengono avvistati in luoghi
specifici e di solito per periodi brevissimi. Ma è così che stanno le cose, che ci
piaccia o no.
Qui, però, abbiamo uno dei rari casi in cui persone che si trovavano in
località diverse hanno veduto lo stesso UFO quasi contemporaneamente: un
tecnico delle comunicazioni aeree e alcuni suoi amici a Terre Haute e un
pilota in volo nei pressi di Paris, nell’Illinois. Ecco il messaggio originale
inviato per telescrivente alla base di Wright-Patterson:
ATTENZIONE. COMANDO DIFESA AEREA A SERVIZIO SEGRETO. PER VOSTRA INFORMAZIONE
COMUNICHIAMO NOTIZIA RILASCIATA DALLA UNITED PRESS E APPARSA SUI QUOTIDIANI DEL 10
OTTOBRE. SIG. ROY MESSMORE, IMPIEGATO COME TECNICO DELLE COMUNICAZIONI
ALL’AEROPORTO MUNICIPALE HOLMAN, TERRE HAUTE, INDIANA, HA VISTO IN DATA 9 OTTOBRE UN
«ENORME OGGETTO METALLICO CHE SFRECCIAVA NEL CIELO». COMUNICATO AFFERMA SIG
MESSMORE «UN SERIO E INTELLIGENTE FUNZIONARIO DELL’AERONAUTICA CIVILE», SI È ORA
AGGIUNTO ALLE FILE DI COLORO CHE OGGI CREDONO NEI DISCHI VOLANTI. NESSUN’ALTRA
INFORMAZIONE DISPONIBILE AL PRESENTE. DESIDERATE INDAGINI DA PARTE DEL DIPARTIMENTO
INVESTIGAZIONI DI QUESTO COMANDO? OPPORTUNO INTERROGARE TESTIMONI?

Il direttore del servizio informativo rispose immediatamente di sì, e in data


25 ottobre 1951 (questa volta non avevano perso tempo) l’OSI della base
Chanute inviò un rapporto al direttore delle Investigazioni speciali, Quartier
generale dell’USAF, Washington.
Sinopsi: il capo-tecnico delle comunicazioni aeree dell’Aeroporto municipale di
Holman, Terre Haute, Indiana, ha dichiarato all’agente dell’Ufficio investigazioni
speciali d’aver visto il giorno 9 ottobre 1951, alle ore 13 e 42, un oggetto
sconosciuto volare direttamente sopra l’aeroporto summenzionato. L’oggetto era
grande quanto una moneta da mezzo dollaro tenuta a distanza di braccio, e volava in
direzione sud-est. La giornata era chiara e il testimone non aveva ostacoli davanti a
sé. La dimensione e l’altitudine esatte sono ignote. Il testimone ci ha informato che
un pilota, tale Charles Warren, ha avvistato lo stesso giorno, alle ore 13,45, un
oggetto analogo che volava a est di Paris, Illinois, a una quota di circa 1500 metri.
L’oggetto è scomparso in direzione nord-est, a sud della centrale atomica di
Newport, Indiana.

Sull’avvistamento di Paris il direttore del servizio segreto dell’aviazione


scrisse la seguente nota:
Un secondo avvistamento avvenuto, a quanto dichiara il testimone, tre (3) minuti

91
dopo a 50 chilometri di distanza indica che gli «oggetti» potrebbero esser stati un jet,
la cui visione era stata distorta agli occhi degli osservatori dal riflesso del sole.

È certamente arduo capire come il direttore del servizio informativo sia


arrivato a questa conclusione, se non avvalendosi del principio «non può
essere, dunque non è». La sua «soluzione» trascura totalmente i fatti (riferiti,
certo, il che significa che possono essere erronei… ma è possibile che tutti
questi seri e qualificati testimoni si siano sbagliati nelle loro osservazioni?):
vale a dire, che l’oggetto era «grande come una moneta da mezzo dollaro
tenuta a distanza di braccio», «non emetteva alcun suono», «ha raggiunto
l’orizzonte in circa 15 secondi» e «non aveva pinne né altre parti sporgenti»
(ossia non aveva ali).

I dischi volanti e la mela candita

La nostra rassegna di Dischi Diurni termina con un caso spettacolare


avvenuto molti anni fa e che non fa parte della documentazione del Blue
Book, e che mi è stato comunicato privatamente dal signor Richard Keller,
uno dei principali testimoni, che mi ha permesso di utilizzarlo in questo libro.
Ecco un estratto della sua lettera:
Dato il suo interesse per i fenomeni aerei e tutte le curiosità ad essi connesse, ho
pensato che le avrebbe fatto piacere conoscere un episodio avvenuto nella tarda
primavera del 1936 o ‘37, quando io e la mia famiglia vedemmo tra i 10 e i 12 UFO.
Era nostra abitudine, la domenica pomeriggio, installarci sull’auto di famiglia e
partire per una gita in campagna, tanto per un cambiamento di scena, fermandoci
lungo la strada a prendere un gelato o qualche altra ghiottoneria festiva. La domenica
in questione ci fermammo prima del solito, a causa di certi nuvoloni bassi che non
promettevano niente di buono, e parcheggiammo all’incrocio tra la North Avenue e
la Narragansett Avenue, dove allora si trovava il banco d’un venditore di mele
candite.
Quando tornammo in auto, io, come un ragazzino di tredici anni, cacciai la testa
fuori dal finestrino e, per avere un migliore «angolo di morso», piegai al massimo il
collo all’indietro, tenendo la mela candita direttamente sopra il mio viso. E fu allora
che vidi gli UFO, circa 5° a sud della verticale sopra il mio capo.
A quel tempo era un’esperienza eccitante anche soltanto vedere un aeroplano.
Quando se ne sentiva arrivare uno, s’interrompeva qualunque cosa si stesse facendo
per ammirare con reverente stupore la meravigliosa macchina volante. Eppure alla
vista degli UFO ci limitammo a dire «Che strano!» o «Non è interessante?» e altre
frasi pacate del genere.
Guardammo gli oggetti piroettare e fare acrobazie per circa dieci minuti. Poi li
vedemmo convergere, come a un segnale, disporsi l’uno sull’altro e salire in
verticale, sparendo dietro le nubi…
Ho detto tra i 10 e i 12 UFO, perché i loro continui, eccentrici e scattanti movimenti
rendevano virtualmente impossibile determinarne il numero esatto. Alcuni potevano
starsene immobili, mentre altri saettavano qua e là, con arresti improvvisi

92
assolutamente incredibili. Nei loro bruschi movimenti, la velocità restava costante,
senza accelerazioni o decelerazioni visibili, un po’ come se si spingesse con l’indice
una pedina da un quadrato all’altro di una scacchiera, a rapidi scatti. Queste manovre
venivano effettuate appena al di sotto delle nubi, in un cerchio dal diametro di circa
30 metri. Tutti gli UFO erano identici per colore, forma e dimensioni…
Concludo assicurandole che tutto quanto ho scritto è la pura verità e che, nel riferirle
questo episodio, sono stato mosso soltanto dal desiderio di comunicare la mia
esperienza a una persona interessata a questo tipo di fenomeni.

Cordialmente suo, Dick Keller.

Dunque, oltre dieci anni prima del famoso avvistamento di Kenneth


Arnold, che, a tutti gli effetti concreti, ha dato il via alla moderna era degli
UFO, c’era chi aveva visto dei dischi volanti e non aveva segnalato il fatto.

Vent’anni più tardi, un fenomeno molto simile fu segnalato al Blue Book


da Col Anahuac, Messico. I dischi furono osservati da parecchie persone
nell’area di Città del Messico e, secondo le loro dichiarazioni, effettuarono
manovre quasi identiche a quelle descritte da Dick Keller.

Dischi Diurni osservati nei pressi di Città del Messico, il 13 dicembre 1957, per un periodo di 20
minuti.

Questa parata di Dischi Diurni fa sembrare molto vuoto il giudizio,


attribuito al dottor Carl Sagan e ormai divenuto un cliché, secondo il quale
non vi sono «rapporti attendibili che siano interessanti, né rapporti interessanti
che siano attendibili». Qui abbiamo dei dischi volanti osservati alla piena luce
del giorno, spesso mediante strumenti sofisticati, da persone tecnicamente
competenti a interpretare e riferire ciò che hanno veduto. Non sono certo casi

93
che si possano liquidare con una battuta!
Se poi i Dischi Diurni rappresentino una forma distinta di UFO, forse
lontana o magari del tutto estranea alle Luci Notturne o agli oggetti degli
Incontri Ravvicinati, è un problema tuttora insoluto.

94
VI
«Angeli», «Spettri» e «Echi»:
gli UFO radar

La frequenza delle segnalazioni di questa natura è


recentemente aumentata; questo Comando ha pertanto
ordinato a tutte le sue stazioni radar di fare rapporto sugli
avvistamenti di oggetti insoliti.
Da un documento dell’Air Force classificato SEGRETO, 9 marzo
1950.

Per quanto possa sembrare strano, fra tutti i tipi di avvistamenti UFO quelli
effettuati a mezzo radar sono forse i meno sicuri, per via dei capricci della
propagazione radar. Tuttavia esistono molti casi che non è facile liquidare in
questo modo. Essi includono: 1) i casi di conferma radar multipla, 2) gli
avvistamenti radar e visivi e 3) i contatti radar e visivi terra-aria. In alcuni
casi, anche i contatti singoli con bersagli non identificati sono risultati
estremamente problematici. In questo capitolo presentiamo una serie di
avvistamenti che hanno confuso e sconcertato gli esperti.
È piuttosto interessante che pochi di questi casi siano stati esaminati dal
Comitato Condon nel suo studio sugli UFO. Quelli presi in considerazione
sono stati quasi tutti identificati come effetti del cattivo funzionamento
dell’impianto radar, falsi echi («angeli»), aerei o altri oggetti naturali non-
identificati («spettri») e ritorni insoliti causati dalle condizioni atmosferiche.
Poiché il Blue Book operava in base alla teoria che non può esistere una
cosa come un UFO «reale», l’Air Force ha escogitato quasi ogni ragione
possibile per spiegare i casi di contatto radar. Tuttavia, alla fine, anche il
Comitato Condon ha dovuto ammettere che c’era «un piccolo, ma
significativo residuo di casi di avvistamento radar e visivo… che non si
possono plausibilmente spiegare come effetti della propagazione e/o
interpretazione erronea di oggetti di fabbricazione umana». {20}

95
L’avvistamento di Selfridge

A giudizio del Comitato Condon, un «buon avvistamento radar» dev’essere


accompagnato da una simultanea conferma visiva. Secondo me, esistono
segnalazioni radar multiple senza simultanea conferma visiva che rivestono
un’uguale importanza. Una di queste (non esaminata dal Comitato Condon)
ha avuto luogo nei pressi della Base dell’Air Force di Selfridge, nel Michigan,
il 9 marzo 1950; il caso cui si riferisce il documento citato nell’epigrafe a
questo capitolo.
L’avvistamento di Selfridge fece una tale impressione ad alcuni alti
ufficiali dell’Air Force da indurre l’aiutante generale del Comando Aereo
Continentale, di stanza alla Base Mitchel, New York, a inviare la seguente
lettera, classificata «segreta», al direttore del servizio segreto, Quartier
generale dell’USAF, Washington:
1. Si accludono per sua informazione due rapporti sull’avvistamento radar di un
oggetto volante non identificato.
2. Il fatto che l’oggetto sia stato captato da due (2) radar è considerato
particolarmente degno di nota.
3. Questo Quartier generale ha richiesto il parere dei suoi esperti, le cui conclusioni
citiamo in parte per un suo ulteriore esame.
a. Benché sia un fatto abbastanza noto che varie condizioni ionosferiche causano
riflessioni a frequenze più basse, si ritiene generalmente che quegli strati non
abbiano alcun effetto alle frequenze usate dai due apparecchi radar in questione,
eccetto quando si verificano inversioni di temperatura o altre condizioni
atmosferiche o troposferiche di conducibilità anomala. Supponendo che tali
condizioni ideali esistessero al momento delle osservazioni, è concepibile che un
piccolo mutamento reale nella posizione fisica in rapporto all’apparecchio radar
potesse causare un mutamento apparentemente maggiore nella posizione relativa
dell’«oggetto» quale si presentava sullo schermo, per via delle lunghezze variabili
del percorso che l’energia del radar doveva coprire per andare e tornare
dall’«oggetto», in funzione della frequenza degli strati sensibili e degli angoli
d’incidenza dell’onda propagata. Tuttavia, la grande diversità tra le frequenze degli
apparecchi radar CPS-5 di banda L e CPS-4 di banda S e l’evidente correlazione
tra le osservazioni effettuate per loro mezzo, elimina quasi del tutto la possibilità di
effetti di propagazione anomala. Inoltre, i valori della velocità e delle
accelerazioni dei movimenti tridimensionali effettuati dall’«oggetto» superano le
capacità note dei velivoli più leggeri dell’aria in volo controllato. (Il corsivo è
mio.)
b. A confermare tale improbabilità abbiamo anche il dato che l’«oggetto» è rimasto
fermo nello spazio per un tempo medio di 2 minuti.
c. Un’ulteriore convalida del contenuto dei rapporti è costituita dal fatto che le
indicazioni iniziali, cioè sul fatto che erano ad alta quota, sono state osservate
prima sul ricercatore d’altezza CPS-4 che sul radar di sorveglianza CPS-5. Ciò è
conforme alla logica e all’esperienza, essendo noto che la portata in altezza del
CPS-5 è scarsa e la sua antenna non s’inclina automaticamente, come invece
avviene nel CPS-4, il cui regolatore può inclinare l’antenna entro ampi margini per
captare oggetti a quote o angoli elevati. Bisogna inoltre notare che le precedenti

96
esperienze con il radar di sorveglianza CPS-5 hanno indicato che bersagli captati
alle distanze ed altitudini in questione avrebbero probabilmente un rapporto di
riflessione dell’ordine di grandezza di un B-29 o anche maggiore.
d. In mancanza di dettagliate carte di copertura orizzontale e verticale per gli specifici
posti radar e di rapporti onnicomprensivi sulle condizioni atmosferiche esistenti
nell’area durante il periodo in questione, non è possibile fare un esame o una
valutazione più completi.
e. Riassumendo, nessun fenomeno elettronico noto, o combinazione di fenomeni
elettronici noti, potrebbe provocare tutte le osservazioni comprese nei rapporti
acclusi. (Il corsivo è mio.)
4. La frequenza delle segnalazioni di questa natura è recentemente aumentata; questo
Comando ha pertanto ordinato a tutte le sue stazioni radar di fare rapporto sugli
avvistamenti di oggetti insoliti.
5. Si raccomanda che i rapporti sugli oggetti volanti non identificati siano proposti
alla riflessione di tutti gli uffici e dipartimenti della Zona Interna.

Per il generale comandante


Colonnello Neal J. O’Brien
Aiutante generale

La scheda ufficiale del Grudge su questo caso parla di un oggetto non-


identificato, che probabilmente era un pallone (senza spiegare perché si fosse
giunti a tale conclusione). Ma è possibile che quel contatto, verificato da due
esperti operatori radar che l’osservarono per parecchie ore accelerare,
fermarsi, guadagnare quota e abbassarsi di ben 2000 metri in un secondo (a
volte l’oggetto raggiungeva la velocità di 2400 chilometri all’ora), è
concepibile, torniamo a chiedere, che si trattasse davvero di un pallone? La
risposta a questa domanda non può che essere un sonoro No! Tanto varrebbe
attribuire l’avvistamento a un ragno delle alte quote, intento a tessere
un’enorme rete aerea, o a una gigantesca anatra selvatica in volo verso il nord,
alla ricerca della primavera. In un caso successivo, avvenuto il 24 ottobre
1968 alla base dell’Air Force di Minot nel North Dakota, in cui il contatto
radar era accompagnato dall’avvistamento oculare da terra e dall’aria,
apparve chiaro che il Blue Book si attaccava a qualunque spiegazione, pur di
chiudere il caso. In questa occasione, l’eco radar fu «risolto» come «possibile
gas ionizzato», l’avvistamento da terra come un «probabile aereo» e quello
dall’aria come «la stella Vega… oppure una luce al suolo, o forse gas
ionizzato». In altri termini, qualunque cosa tranne un UFO.
L’interessantissimo rapporto dell’ufficiale a capo della stazione radar di
Selfridge è pubblicato integralmente nell’Appendice C.
In mancanza di qualunque informazione specifica sul perché l’Air Force
abbia deciso che questo «Oggetto o fenomeno non-identificato» era
«probabilmente un pallone», il caso rimane uno dei tanti «inspiegati» esistenti
negli archivi del Blue Book.

97
Il caso della portaerei Philippine Sea

Una delle più lunghe serie di segnalazioni da parte di installazioni radar


militari ebbe luogo tra il gennaio 1951 e l’aprile 1952, durante il conflitto
coreano, nella, e intorno alla, zona di guerra. Vi troviamo quasi tutti i tipi di
avvistamenti, dal contatto radar singolo a quello multiplo e visivo, sia
dall’aria che dal mare. I casi furono ben 24 e, secondo la valutazione del
servizio segreto dell’aviazione reperibile negli archivi del Blue Book: «La
maggior parte dei rapporti rimane inspiegata, a causa delle scarse
informazioni disponibili».
Tali rapporti, accompagnati da carte indicanti le rotte di volo degli UFO,
costituiscono una delle letture più interessanti di tutto l’archivio del Blue
Book. Presentiamo ora uno dei casi più notevoli.
Il 2 febbraio 1952, gli operatori radar a bordo della portaerei Philippine
Sea captarono un UFO che volava ad altissima velocità al largo della costa
orientale della Corea. Quando fu individuato, l’oggetto si trovava a una
distanza di 38 chilometri. Si era poi avvicinato a 32 chilometri e, con
un’ampia svolta a est, aveva iniziato una rotta di allontanamento. Citando il
messaggio della Philippine Sea al Comandante in capo delle forze navali
USA in Estremo Oriente, il rapporto del servizio segreto aeronautico
affermava, in rapporto alla velocità e alla strana separazione in due oggetti di
questo UFO: «Velocità misurata in 16 chilometri al minuto (960 chilometri
all’ora) nel primo minuto, 24 chilometri al minuto (1400 chilometri all’ora)
nel secondo minuto, 48 chilometri al minuto (2900 chilometri all’ora) nel
terzo minuto. Separazione in 2 contatti distinti da 10 a 20 chilometri».
Tre segnalatori che si trovavano in coperta individuarono anche
visivamente l’UFO e notificarono al ponte di comando di aver scorto tre
fiammate di scarico. Essi affermarono che la coda, apparsa loro quando
l’oggetto aveva invertito la rotta, era simile allo scarico di un aereo. Ma
nessun aereo allora esistente poteva volare alle fantastiche velocità raggiunte
dall’UFO e nessun velivolo convenzionale era stato segnalato nella zona. La
posizione dell’oggetto, individuato visivamente quando si trovava a 27
chilometri dalla portaerei, appariva contemporaneamente anche sullo schermo
radar. La quota fu valutata intorno ai 16000 metri e il segnale svanì quando
l’oggetto si trovava a 180 chilometri di distanza. Durante il tempo di contatto
la costa della Corea e l’isola di Ullung Do erano visibili a 32 chilometri e
sullo schermo radar appariva il segnale del cacciatorpediniere di scorta, a 600
metri dalla portaerei.
Nel commento dell’ufficiale del servizio segreto che redasse il rapporto si
legge:

98
Abbiamo raccolto informazioni sull’operatore radar. Il personale ha affermato che si
tratta di un elemento intelligente, efficiente e pronto alla cooperazione. Conosce
perfettamente le possibilità e i limiti del suo equipaggiamento radar e ha tracciato
mappe accurate, effettuando costanti controlli. Mentre il segnale era in
avvicinamento, ha interpellato il controllo aereo e, quando si è avuta la certezza che
non si trattava di un velivolo amico, è stato suonato l’allarme generale. Le mappe
summenzionate sono state fatte nei tre minuti successivi all’inversione di rotta.
L’operatore è certo della loro precisione per quei tre minuti e non ha alcun dubbio
che le velocità indicate siano approssimativamente esatte.

L’8 aprile 1952 il Comandante delle forze navali in Estremo Oriente inviò
al Capo delle operazioni navali una lettera classificata «segreta», che
accludeva una mappa della rotta percorsa dall’UFO e in cui si affermava:
«Per vostra informazione e valutazione trasmettiamo allegato. Si tratta con
ogni probabilità del primo caso di contatto simultaneo radar e visivo di un
bersaglio aereo ad alta velocità verificatosi in Estremo Oriente».

Mappa radar dell’oggetto sconosciuto osservato dalla portaerei USA Philippine Sea.

La Philippine Sea e la Princeton

Un anno prima, sempre al largo della costa orientale della Corea, la stessa
Philippine Sea e la portaerei Princeton avevano effettuato un doppio
avvistamento radar di oggetti volanti non identificati. La Princeton aveva
stabilito i primi contatti con numerosi «bersagli sconosciuti» volanti ad alta
velocità nell’aprile e nel maggio del 1951, prima del doppio avvistamento

99
effettuato all’unisono con la Philippine Sea. Secondo le valutazioni, la
velocità degli oggetti aveva raggiunto punte di 1900 chilometri orari.
Fra gli estratti da una lettera del Comandante delle forze navali in Estremo
Oriente al Capo delle operazioni navali, data 11 settembre 1951 e classificata
«segreta», si trovava il seguente rapporto:
L’osservazione di bersagli in rapido movimento sullo schermo PPI del radar SX
installato sulla portaerei CV-37 Princeton è stata segnalata dal tenente H.W. White,
un ufficiale del CIC in forza presso lo stato maggiore del comandante, Divisione
portaerei 5. I bersagli sono stati osservati numerose volte mentre la Princeton si
trovava con la Forza d’Operazioni 77, nell’aprile-maggio 1951.
In un’occasione, il contatto è stato effettuato da due navi contemporaneamente. Gli
stessi bersagli sono stati captati dai radar SX delle portaerei Princeton e Philippine
Sea, che in quel momento si trovavano a 1200 metri di distanza l’una dall’altra. I
tracciati comparsi sugli schermi dei due radar erano identici.
I bersagli avevano sempre un’ampiezza di 22° ed erano nettamente delineati. I
segnali apparivano straordinariamente luminosi in confronto ai normali contatti aerei
e di superficie. L’aspetto dei bersagli non ha mai subito variazioni.
Gli apparecchi radar erano in buone condizioni di funzionamento sia prima sia dopo
il contatto. Il riflesso del mare era ridottissimo.
Benché precedenti osservazioni di bersagli in rapido movimento fossero state
effettuate da aerei, questo è stato il primo contatto stabilito da bordo di una nave. La
segnalazione è considerata di particolare interesse, in quanto i bersagli sono stati
osservati da due diversi radar contemporaneamente, riducendo così la probabilità che
il fenomeno sia dovuto al cattivo funzionamento di un apparecchio.

Un osso duro per il Comitato Condon

Il 13-14 agosto 1956, tra le 21 e 20 e le 3 e 30, nei pressi di Lakenheath-


Bentwaters, Inghilterra, ebbe luogo la più enigmatica serie di contatti UFO
radar-visivi cui gli operatori radar dell’Air Force si siano mai trovati di fronte.
Il caso era così sconcertante, che perfino l’esperto del Comitato Condon
incaricato di riesaminarlo dovette ammettere che era una prova dell’esistenza
degli UFO. Ma il Blue Book, come al solito, lo giudicò un fenomeno di
«propagazione anomala», l’etichetta che l’Air Force applicava a tutti gli
avvistamenti radar che non riusciva a spiegare.
Una lunga analisi di questo caso da parte di Gordon D. Thayer
dell’Amministrazione atmosferica e oceanica nazionale (e membro del
Comitato Condon che si occupò degli avvistamenti radar) è stata attentamente
studiata dal sottocomitato sugli UFO dell’Istituto americano di astronautica e
aeronautica, che in seguito la pubblicò sulla sua rivista, «Astronautics &
Aeronautics», nel settembre del 1971.
Nel suo rapporto Thayer scriveva che l’avvistamento di Lakenheath era «il
caso più insolito e sconcertante fra tutte le segnalazioni radar e visive. Il

100
comportamento razionale, intelligente dell’UFO, fa pensare come spiegazione
più probabile a un velivolo meccanico di origine ignota». Tuttavia non
escludeva che potessero esservi spiegazioni più convenzionali, a causa della
fallibilità dei testimoni umani.
Secondo Thayer, il resoconto più coerente era quello del capo-operatore
del Centro di controllo del traffico aereo di Lakenheath, presentato al
Comitato Condon anni dopo gli avvenimenti della notte fra il 13 e il 14 agosto
1956. Questo rapporto non si trovava nell’archivio del Blue Book al tempo in
cui Thayer fece la sua analisi, nel 1967, ma era invece inclusa negli archivi
dell’Air Force, resi accessibili al pubblico nel 1976. Ecco il resoconto del
capo-operatore, come fu presentato al Comitato Condon.
Tra il gennaio e il settembre del 1956 (non ricordo la data esatta) ero di servizio
come capo-operatore al Centro di controllo radar del traffico aereo della stazione
RAF di Lakenheath (una base dell’USAF). Il mio turno era dalle 17 a mezzanotte, e
con me c’erano altri quattro o cinque operatori. Stavo seduto al mio tavolo di
coordinazione, quando ricevetti una chiamata su una linea diretta (non ricordo
esattamente quale). Era l’operatore radar dell’Unità GCA di Sculthorpe, che mi
chiedeva se sui nostri schermi fosse apparso un bersaglio che si muoveva a una
velocità di 6400 chilometri orari. Il loro radar l’aveva seguito da un punto a 50-60
chilometri a est di Sculthorpe a un punto a 60 chilometri a ovest della medesima. Il
bersaglio era passato direttamente sopra la loro stazione (anch’essa una base della
USAF), venendo avvistato dalla torre come una semplice luce indistinta. Anche
l’equipaggio di un C47 in volo sulla base a una quota di 1500 metri aveva segnalato
di aver visto una luce indistinta passare sotto l’aereo. Immediatamente ordinai a tutti
gli operatori di non staccare gli occhi dagli schermi, che regolai ognuno a una portata
diversa, da 16 a 320 chilometri intorno alla base di Lakenheath. Per il momento non
mi misi in contatto telefonico con nessuno, in quanto quella segnalazione mi lasciava
abbastanza scettico. Il nostro radar era dotato di un dispositivo che eliminava
completamente tutti gli echi dal suolo e i bersagli stazionari. Il traffico aereo, lo
ricordo bene, era scarso o nullo. Tuttavia un operatore notò un bersaglio stazionario
fra 30 e 40 chilometri a sud-ovest. Questa era una cosa insolita, perché un bersaglio
che non si muovesse ad almeno 60 o 70 chilometri orari avrebbe dovuto essere
eliminato. Eppure il segnale c’era, e appariva completamente immobile.
L’osservammo su tutti gli schermi per parecchi minuti, poi chiamai l’unità GCA di
Lakenheath, per sapere se anche il loro radar l’avesse captato. Essi confermarono la
presenza del segnale nella stessa posizione. Quindi il bersaglio cominciò a muoversi
a una velocità di 700-1000 chilometri all’ora in direzione nord-nord-est, fino a punto
circa 30 chilometri a nord-nord-ovest di Lakenheath. Non vi fu nessuna
accelerazione o decelerazione; la velocità del bersaglio rimase costante dall’istante in
cui si mosse a quello in cui si fermò.
Chiamai allora il Comando della 7ª Divisione aerea, a Londra, riferendo quanto era
avvenuto fino a quel momento, inclusa la segnalazione iniziale da parte dell’unità
GCA di Sculthorpe. A sua volta, il Comando della 7ª informò il Comando della 3ª
Divisione dell’Air Force e s’inserì nella linea, mentre io facevo lo stesso con i
comandanti della base USAF e della mia unità (Servizio comunicazioni dell’Air
Force). È possibile che anche altri si fossero inseriti, senza che io ne fossi a
conoscenza, Ripetei tutti i fatti noti fino a quel momento e continuai a fornire un

101
rapporto dettagliato sui movimenti e la posizione del bersaglio. Questo effettuò
parecchi spostamenti, sempre in linea retta e con una velocità costante di circa 1000
chilometri da un punto fisso fino all’arresto successivo, senza accelerazione né
decelerazione. Gli intervalli tra uno spostamento e l’altro variavano dai 3-4 ai 5-6
minuti (ma possono anche esser stati più lunghi, perché io ero occupato a rispondere
alle domande e ad ascoltare le teorie, congetture, ecc., degli ufficiali inseriti nella
linea). Si andò avanti così per un certo tempo. Poi, dopo mezz’ora o tre quarto d’ora,
credo, si decise di far decollare due caccia della RAF. Se non ricordo male, fu il
Comando della 3ª divisione dell’Air Force a chiamare l’aviazione inglese che,
informata di quanto era avvenuto fino ad allora, fece partire immediatamente un
aereo (il secondo decollò più tardi, come racconterò).
Il caccia si alzò in volo da una base della RAF nei pressi di Londra e si avvicinò a
Lakenheath da sudovest. I contatti radio e radar furono stabiliti quando l’aereo si
trovava a 50-56 chilometri dalla base dell’USAF. Immediatamente fornimmo al
pilota tutti i dati sull’UFO, nonché la distanza e la posizione tanto del suo aereo
quanto del bersaglio (che in quel momento era immobile) rispetto a Lakenheath. Gli
spiegammo inoltre che non conoscevamo l’altitudine dell’UFO, ma che, date le
caratteristiche del nostro radar (un CPS-5, se non vado errato), potevamo presumere
che fosse non inferiore ai 500 metri né superiore ai 6000 metri. Menzionammo anche
la segnalazione dell’equipaggio del C-47 ch’era passato sulla base di Sculthorpe
volando a una quota di 1500 metri e che aveva veduto sfrecciare sotto l’aereo una
luce indistinta.
Guidammo il caccia verso l’UFO, mentre questo restava sempre immobile.
Indicavamo al pilota la rotta di avvicinamento e la sua distanza dal bersaglio a
intervalli di circa due o tre chilometri. Poco dopo esser stato informato che si trovava
a 2 chilometri dall’UFO e che questo era a «ore dodici» dalla posizione del caccia, il
pilota disse: «Roger, Lakenheath, ho i cannoncini puntati sul bersaglio». Poi, dopo
un attimo: «Dov’è andato? Lo vedete ancora?» Rispondemmo: «Roger, si è spostato
proprio sotto di te e lì è rimasto». Sugli schermi si vedevano adesso due bersagli,
l’uno sotto l’altro, che si muovevano alla stessa velocità e vicinissimi, ma ben
distinti.
Il primo movimento dell’UFO fu così rapido (un giro completo dietro l’aereo) che io
non riuscii assolutamente a vederlo, ma i miei operatori lo scorsero e la manovra fu
confermata anche dal pilota del caccia. Questi ci comunicò che avrebbe tentato di
staccarsi dall’UFO ed effettivamente fece di tutto: impennate, picchiate, virate di
360°, ma l’UFO gli rimase incollato alla coda, sempre alla stessa distanza, molto
vicino, ma non tanto che sui nostri schermi non risultassero due segnali distinti.
(Nota: l’avvistamento del bersaglio sul nostro radar, alla distanza in cui il caccia e
l’UFO si trovavano dall’antenna – da 16 a 48 chilometri, sempre nei settori a sud di
Lakenheath – indicava che tra i due c’era una distanza tra i 60 e i 90 metri. Se l’UFO
e il caccia fossero stati più vicini, i due segnali si sarebbero fusi in uno. In genere si
parla di 150 metri come distanza minima, ma io credo che variasse, e che 60-90
metri sia una cifra più vicina alla verità, avvalorata anche dalla regolazione
dell’apparecchio, dalle condizioni atmosferiche, ecc., ecc.)
Il pilota continuò a tentare di liberarsi dell’UFO per una decina di minuti
(approssimativamente, ma il tempo parve molto più lungo sia a lui sia a noi). Di
tanto in tanto faceva qualche osservazione e dal tono di voce si capiva che
cominciava a essere preoccupato, nervoso e anche piuttosto impaurito. Infine disse:
«Lakenheath, ritorno alla base. Fatemi sapere se mi segue. Comincio a essere a corto
di carburante». L’UFO lo seguì soltanto per un breve tratto, poi si fermò.
Informammo il pilota che l’oggetto aveva smesso di tallonarlo e che adesso il

102
segnale era stazionario, a circa 16 chilometri a sud di Lakenheath. Egli trasmise un
«ricevuto» a questo messaggio e quasi immediatamente il pilota del secondo caccia
ci chiamò sulla stessa frequenza. Noi gli rispondemmo, dicendogli che l’avremmo
informato non appena avessimo stabilito il contatto radar con il suo aereo (in quel
momento non lo captavamo ancora, probabilmente perché aveva appena decollato ed
era troppo basso o troppo lontano, mentre noi avevamo regolato la maggior parte dei
nostri schermi sulla corta distanza, per poter osservare meglio l’UFO). Il pilota del
secondo caccia chiamò il suo collega per nome (Tom, Frank, non ricordo bene) e
chiese: «Hai visto qualcosa?» L’altro rispose: «Sì, ma che io sia dannato se so di che
si trattava». Il pilota del secondo caccia domandò ancora: «Cos’è successo?». Ma il
suo compagno cambiò frequenza, passando a quella della base RAF, per cui non
potemmo udire la risposta. Noi demmo al pilota del secondo caccia la posizione
dell’UFO, avvertendolo che il suo aereo non compariva ancora sui nostri schermi,
ma che probabilmente l’avremmo captato fra poco. Egli tardò qualche istante a
rispondere, poi disse: «Lakenheath, qui —» (identificazione e codice di chiamata,
non ricordo quale) «Ho noie meccaniche. Ritorno alla base». Quindi uscì dalla nostra
frequenza.
Durante questa operazione, noi avevamo tenuto al corrente di tutto i nostri comandi:
ogni fatto intervenuto, ogni parola detta. Quando il secondo caccia ebbe invertito la
rotta, chiedemmo quale azione volessero intraprendere, ma essi si limitarono a
ordinarci di continuare a tenere sotto osservazione l’oggetto, informandoli se
succedeva qualcosa di nuovo. L’UFO effettuò ancora un paio di brevi movimenti,
poi uscì dal campo del nostro radar volando in direzione nord, sempre a una velocità
di 1000 chilometri orari. Il segnale si perdette a circa 80-100 chilometri, che è la
distanza normale per un aereo o bersaglio a una quota inferiore ai 1500 metri (data la
perdita di radiazioni di quel tipo di radar). Noi notificammo il fatto al Comando della
7ª divisione aerea, dove ci dissero che avrebbero provveduto loro a informare gli
altri.
Io redassi un particolareggiato rapporto scritto per il mio superiore diretto, il quale
mi disse che, a meno che non venissi contattato in seguito per ulteriori informazioni,
si sarebbe occupato lui della faccenda… Non ho mai più udito una parola in
proposito…

In almeno tre occasioni, quella stessa notte, prima della telefonata a


Lakenheath, echi radar non identificati erano stati captati dall’unità GCA di
Bentwaters. Per quanto interessanti in se stessi, questi avvistamenti non
furono accompagnati da una conferma visiva.

UFO dotati di radar?

Nell’autunno del 1948 il Sign ricevette un rapporto da Kyushu, in Giappone,


in cui si descriveva l’incontro di un caccia notturno F-61 con un numero
imprecisato – da 2 a 6 – di oggetti volanti non identificati. La documentazione
informativa trasmessa dalle forze aeree in Estremo Oriente indicava che gli
UFO potevano esser «dotati di apparecchiature radar», perché «sembravano
conoscere in ogni momento le mosse dell’F-61».

103
L’avvistamento ebbe luogo alle 23 e 05 circa del 15 ottobre 1948, 50
miglia a nord-ovest di Fukuoka, al largo della costa nordoccidentale di
Kyushu. Presentiamo la dichiarazione rilasciata il 28 gennaio 1949 dal
sottotenente Barton Halter della 68ª squadriglia caccia, operatore radar sull’F-
61 in questione. Dopo essersi qualificato, egli racconta:
Il 15 ottobre 1948, il mio pilota ed io partimmo per una missione di routine al largo
della costa nordoccidentale di Kyushu. Alle ore 23 e 05, quando ci trovavamo
approssimativamente a 80 chilometri e a 330° da Fukuoka, captai un bersaglio aereo
che volava a una distanza non superiore agli 8 chilometri, direttamente davanti a noi
e un poco più in basso. Aumentammo la velocità a circa 350 chilometri all’ora,
ottenendo così un aumento di 32 chilometri all’ora. Dapprima il bersaglio non fece
alcuna azione evasiva, inducendoci a pensare che si trattasse di un nostro aereo.
Mentre l’accostavamo da dietro, notai che l’azimuth cambiava lievemente e che la
distanza fra noi si andava accorciando con estrema rapidità. Poi – e fu una questione
di pochi secondi – il bersaglio si tuffò in picchiata. Lo imitammo, nel tentativo di
seguirlo, ma prima che potessimo raddrizzarci esso passò sotto di noi e scomparve. Il
pilota m’informò che stavamo abbassandoci di 1000 metri al minuto, con una
velocità di 500 chilometri orari. Era stata mia intenzione chiedergli di sganciarsi
dopo che il bersaglio fosse stato inquadrato, ma l’oggetto era stato troppo veloce.
Il secondo avvistamento ebbe luogo, come il primo, da dietro il bersaglio, ma questa
volta l’oggetto accelerò di colpo, distanziandoci immediatamente.
Al terzo avvistamento, il pilota mi segnalò un contatto visivo 60° a sinistra. Quando
lo captai, il bersaglio si trovava a 40° e 1000 metri a sinistra e a 5° sotto il nostro
aereo. Il pilota fece una rapida virata a destra, nel tentativo di avvicinarglisi di coda.
Ma, quando gli fummo sopra, l’oggetto accelerò e scomparve dal mio schermo a 15
o 16 chilometri di distanza.
Al quarto avvistamento, il pilota m’informò che qualcosa ci era passata sopra da
dietro. Captai l’oggetto proprio mentre stava uscendo dal mio schermo, tra otto e
dieci chilometri davanti a noi e lievemente più in alto.
Al quinto e al sesto avvistamento, il bersaglio apparve a oltre 14 chilometri di
distanza, muovendosi a una velocità di circa 300 chilometri all’ora. Prendemmo un
vantaggio di 30 chilometri, accelerando a 350 chilometri orari, una velocità di
crociera ad alta quota perfettamente sicura per un aereo come l’F-61. Ci accostammo
a 3600 metri, ma l’oggetto schizzò via e raggiunse il limite esterno del mio
apparecchio, che è di 16 chilometri per i bersagli aerei. Lo sganciamento avvenne in
15-20 secondi.
A mio giudizio, ciò che abbiamo visto è un nuovo tipo di velivolo, di origine a noi
sconosciuta…

Da un rapporto del Sign veniamo informati che il pilota dell’F-61 fu in


grado di distinguere la sagoma dell’UFO (era una chiara notte di luna) e che
lo descrisse come molto corto, tozzo e traslucido. L’oggetto aveva contorni
netti e nessuna calotta visibile. Il tempo totale per i sei avvistamenti fu
inferiore ai dieci minuti e ogni contatto durò circa 60 secondi. La velocità
variava dai 300 ai 2000 chilometri orari.
L’estratto di un dispaccio relativo a questo caso inviato dal Quartier

104
generale della 315ª divisione aerea al generale comandante della Quinta
armata aerea, in data 28 febbraio 1949, contiene questa interessante
osservazione:
2. Si ritiene che l’oggetto svanisse dallo schermo a causa delle normali zone «morte»
comuni a tutti gli apparecchi radar. Il pilota e l’operatore sono invece convinti che
fosse l’altissima velocità dell’oggetto a permettergli di sparire così rapidamente. (Il
corsivo è mio.)

Il pilota dell’F-61, tenente Oliver Hemphill Jr., dichiarò:


Vidi benissimo la sagoma del bersaglio stagliarsi contro le nubi sotto di noi,
illuminate dalla luna piena. Rendendomi conto che non somigliava a nessun tipo di
velivolo a me noto, mi misi immediatamente in contatto con la mia Stazione di
Controllo a terra, chiedendo informazioni su qualunque aereo in volo nell’area.

Ma la stazione radar al suolo non aveva avvistato nessun altro velivolo, né


riuscì in seguito a captare l’UFO. Hemphill affermò di aver scorto una
seconda volta l’oggetto, ma «appena come un guizzo», nel quarto
avvistamento, «giusto per rendermi conto che mi aveva sorpassato».
Il Sign esaminò il caso e lo classificò come «Oggetto o fenomeno non-
identificato».

Sagoma dell’oggetto veduto dal tenente Hemphill e dal suo secondo pilota a bordo di un F-61 «stagliarsi
contro le nubi illuminate dalla luna piena».

Aereo, gas ionizzato, stelle???

Il 28 ottobre 1956, i tre uomini a bordo di un bombardiere B-52 in volo di


addestramento sulla base Minot, nel North Dakota, e parecchi membri degli
equipaggi missilistici {21} della stessa base, segnalarono di aver osservato il
volo erratico di uno o più UFO. Abbiamo dunque un caso di avvistamento

105
radar dall’aria, con conferma visiva dall’aria e da terra. Inoltre, l’equipaggio
del B-52 fotografò l’eco sui suoi schermi radar. Il tempo totale di
osservazione da terra e dall’aria (combinato) fu di quattro ore e quarantotto
minuti.
I particolari più interessanti si trovano in questo estratto da un
memorandum per la registrazione, compilato da un ufficiale dello Stato
maggiore del Blue Book.
Verso le 3 antimeridiane, ora locale, l’equipaggio di un B-52 che si trovava a 48
chilometri a nord-ovest della base di Minot, facendo esercizi di penetrazione nella
difesa contraerea, avvistò sui suoi schermi radar un eco non-identificato. All’inizio il
bersaglio percorse 4 chilometri in 3 secondi (4800 chilometri all’ora), poi, passato
dal lato destro a quello sinistro dell’aereo, si piazzò all’altezza dell’ala, rimase in
quella posizione per circa 30 chilometri e infine si sganciò. L’eco è stato fotografato.
Mentre il bersaglio era vicino al B-52, nessuno dei due trasmettitori installati a
bordo funzionava bene, ma, appena si fu allontanato, entrambi ripresero a
funzionare normalmente.
Pressappoco all’ora in cui l’oggetto si allontanava dall’aereo, un membro del
personale chiamò la base, segnalando di aver avvistato un oggetto luminoso di color
rosso-arancione. L’oggetto era fermo a circa 300 metri di altezza ed emetteva un
suono simile a quello di un aereo a reazione. L’osservatore aveva fermato l’auto, ma
poi l’aveva rimessa in moto. L’oggetto l’aveva seguito, quindi aveva accelerato,
sembrando fermarsi 10-12 chilometri più avanti, e infine era scomparso dalla vista.
In seguito a questa segnalazione, il B-52, che aveva continuato il suo volo di
penetrazione, fu guidato sul luogo dell’avvistamento oculare, circa 16 chilometri a
nord-ovest della base, e l’equipaggio confermò la presenza d’una luce al suolo o
librata poco al di sopra di esso.

Negli archivi del Blue Book si trovano i rapporti di altre quattordici


persone, tra guardie del servizio di sicurezza e membri degli equipaggi
missilistici, che dichiararono di aver veduto un oggetto analogo.
Il tenente Quintanilla inviò un dispaccio al colonnello Pullen del Comando
strategico, informandolo che, dopo aver esaminato i dati trasmessi dalla base
di Minot, era suo convincimento che l’oggetto osservato visivamente e a
mezzo radar dall’equipaggio del B-52 fosse «gas ionizzato del tipo a sfera
luminosa». Come fosse giunto a tale conclusione non viene specificato.
Quanto agli avvistamenti delle guardie e dei membri degli equipaggi
missilistici, l’opinione del tenente Quintanilla era che, almeno in alcuni casi, i
testimoni stessero «osservando corpi celesti di prima grandezza», senza
spiegare in che modo questi corpi celesti potessero apparire grandi «quanto il
sole» o dar l’impressione di atterrare, come si leggeva nei rapporti.
Oltre al «gas ionizzato del tipo a sfera luminosa», la scheda ufficiale del
Blue Book su questo caso fornisce altre due «possibili» spiegazioni
dell’avvistamento oculare da parte dell’equipaggio del B-52. Ma non vien

106
fatta alcuna analisi dettagliata, per cui appare evidente che, ancora una volta,
si voleva soltanto chiudere il caso, alla svelta e senza chiasso.

L’enigma di Provincetown

Un altro interessante avvistamento di UFO a mezzo radar fu osservato dalla


stazione radar dell’Istituto Tecnologico del Massachusetts, durante un
programma di ricerche meteorologiche per conto del Corpo segnalatori.
L’avvistamento ebbe luogo il 21 settembre 1950. Questo estratto da una
lettera inviata al maggiore Tuttle, Servizio meteorologico dello Stato
maggiore, 33° stormo caccia, base Otis, Massachusetts, spiega la situazione:
Un fatto estremamente sconcertante si è verificato durante il terzo volo. Mentre i
nostri due F-86 procedevano in direzione nord-est a una quota di 10.000 metri,
abbiamo captato un altro velivolo (?) che si muoveva a grande velocità verso
settentrione, su una rotta di collisione con quella degli aerei. Ne informai subito i
piloti, dando loro la distanza e la direzione dell’oggetto. L’eco raggiunse, incrociò e
poi superò la rotta degli F-86, quindi, improvvisamente, fece una virata a destra,
strettissima in rapporto alla sua velocità, e tornò indietro verso Boston, passando
direttamente sopra (o sotto) i nostri aerei. Lo schizzo accluso rappresenta, come
meglio riesco a ricordare, le posizioni relative dei velivoli. Insieme a me c’erano due
altri operatori, con i quali ho controllato attentamente i fatti. Anche i piloti
ricorderanno senza dubbio la mia comunicazione. Tuttavia essi hanno detto di non
aver visto nulla, il che non è sorprendente data la velocità dell’oggetto e il fatto che
può esser passato parecchie migliaia di metri al di sopra o al di sotto di loro, anche se
sui nostri schermi l’eco non-identificato appariva in coincidenza con gli echi degli
aerei. Secondo una valutazione molto prudente, la velocità dell’oggetto si aggirava
intorno ai 2000 chilometri orari e la forza centrifuga esercitata su di esso durante la
stretta svolta a destra doveva superare i 5 g. L’oggetto rimandava una eco eccellente,
che non poteva esser confusa con nessun altro e sotto tutti gli aspetti, salvo la
velocità, sembrava un normale segnale radar. L’eco uscì dallo schermo mentre noi
continuavamo a seguire gli aerei, ma poco dopo lo contattammo di nuovo per
qualche secondo. Si stava avvicinando rapidamente a Boston…

L’operatore radar continuo esprimendo la sua incredulità riguardo a ciò


che ha osservato:
Se appena ci si riflette un attimo, si scopre che tutta la faccenda è assurda.
Evidentemente qualcosa ha effettuato una manovra d’intercettazione nei confronti
dei nostri aerei, ma che cosa? La forza centrifuga durante la svolta doveva essere
così fantastica che, a mio avviso, un corpo umano non avrebbe potuto assorbirla, ma
se l’oggetto era radiocomandato, perché inserirsi nelle rotte seguite da altri velivoli?
Alcuni calcoli approssimativi riguardo alle superfici, agli angoli, ecc., non fanno che
rendere più sconcertante l’enigma, suggerendo che l’oggetto doveva essere
assolutamente non-convenzionale sotto molti e basilari aspetti. Ma a lasciarmi più
perplesso è forse il fatto che rimandava un’ottima eco radar, il che implica superfici
irregolari e dimensioni relativamente notevoli, abbastanza notevoli perché i piloti

107
avessero una buona chance di vederlo.
Con ogni probabilità ho ficcato il naso in una faccenda che non mi riguarda, ma,
d’altro canto, potrebbe anche essere qualcosa che l’Air Force vorrebbe sapere, se non
ne fosse già a conoscenza. Forse fareste bene a parlarne con un ufficiale del servizio
segreto o del comando, per sapere cosa ne pensano. Qui siamo al colmo della
perplessità, anche perché non sappiamo se dobbiamo parlarne oppure tenere la bocca
chiusa. Finché non riceveremo istruzioni, ci atterremo alla seconda linea di condotta.
Forse potremmo organizzare un’altra missione. Se l’oggetto si mostrasse di nuovo,
questa volta lo seguiremmo coi nostri radar, o almeno i piloti potrebbero avvicinarsi
abbastanza da dargli un’occhiata perché, quanto ad abbatterlo, sono sicuro che non vi
riuscirebbero…

L’operatore venne informato che qualcuno della base Otis si sarebbe


messo in contatto con lui. Ma nessuno si fece vivo e sul caso calò il silenzio.

Un capolavoro del Blue Book

Il 21 maggio 1949 un caccia F-82 decollò dalla base di Moses Lake, vicina ad
Hanford, stato di Washington, per intercettare un UFO. L’oggetto, a forma di
disco e di colore argenteo, era stato visto aggirarsi nel ristretto spazio aereo
sopra il Centro atomico di Hanford, a una quota valutata tra i 5000 e i 6000
metri. Testimoni oculari erano stati gli operatori della stazione radar di
Hanford, che poco dopo avevano localizzato l’UFO anche sui loro schermi.
Immediatamente era stata avvertita la base di Moses Lake, ma, prima che l’F-
82 fosse decollato, l’UFO si era allontanato in direzione sud, a una velocità
superiore a quella di un caccia a reazione. Secondo il rapporto del servizio
segreto aeronautico, il pilota aveva avuto ordine di cercare l’oggetto e
«intercettarlo, nella speranza che si trattasse di un disco», ma l’UFO era
uscito dalla portata del radar al suolo e il pilota non era riuscito a localizzarlo.
Poco dopo i radar avvistarono un altro velivolo nello spazio aereo sopra il
Centro atomico. Questo fu positivamente «identificato»: era un aereo che
lanciava i manifestini pubblicitari di un rodeo. E, come il lettore avrà già
indovinato, il Blue Book colse l’occasione al balzo. Basandosi sull’assunto
che i due avvistamenti riguardassero il medesimo oggetto, liquidò il caso
come causato da un «aereo», e ciò a dispetto del seguente commento
dell’ufficiale incaricato dell’inchiesta:
Si ritiene che il pomeriggio del 21 maggio 1949 si siano verificate due ben distinte
situazioni di allarme: la prima causata dall’avvistamento di un disco volante a mezzo
radar e telescopio; la seconda da manifestini pubblicitari lanciati nell’area di
Hanford. È convincimento generale che tra i due fatti non esiste alcuna connessione.

108
UFO a Oak Ridge

Ho lasciato per ultimo quello che considero uno dei casi più interessanti di
avvistamento radar e visivo (benché i due tipi di osservazione siano stati
effettuati in luoghi diversi) che si trovino negli archivi del Blue Book.
L’interesse è dato non solo dagli avvistamenti in sé, ma dalla località – gli
impianti della Commissione per l’Energia atomica a Oak Ridge, nel
Tennessee – dalla preparazione tecnica dei testimoni e dai commenti
contenuti nel rapporto, classificato «segreto», che l’ufficio dell’FBI di
Knoxville, Tennessee, inviò al Comandante della Terza armata e al Servizio
di sicurezza della Commissione per l’Energia atomica.
In maniera tipica, il Grudge liquidò i contatti radar come causati da
probabili «anomalie meteorologiche», benché negli archivi non si trovino
rapporti dettagliati sulle condizioni atmosferiche esistenti nella zona. Quanto
all’avvistamento oculare – ottimo, come vedremo – ecco cosa aveva da dire:
Benché sia impossibile trovare una spiegazione precisa al fenomeno osservato
visivamente dalle persone presenti nell’area, molti dei particolari riferiti seguono il
modello dei rapporti su altri incidenti, riguardo ai quali si è giunti alla conclusione
che gli oggetti avvistati erano palloni meteorologici, strane formazioni di nubi o di
fumo, aerei visti attraverso una cortina di nuvole, e così via. Quanto al fatto che tali
avvistamenti siano stati effettuati da numerose persone, nemmeno questo costituisce
una prova, poiché, nella maggioranza dei casi, un preteso oggetto volante viene
dapprima segnalato da un singolo individuo, e il numero delle segnalazioni
successive è generalmente determinato dalla pubblicità sollevata intorno a questo
incidente.

Ora, non vi è dubbio che numerosi incidenti abbiano avuto luogo a Oak
Ridge, Tennessee, dopo il giugno 1947, quando un civile riuscì a fotografare
un UFO. La fonte di questa informazione è un sommario cronologico
dell’FBI, reperibile negli archivi del Blue Book, circa i fatti accaduti tra il
giugno 1947 e il 16 ottobre 1950. Ma l’analisi del Grudge era corretta, quando
diceva che, in base alle precedenti esperienze, si poteva presumere che le cose
viste dai testimoni avessero una spiegazione naturale? Prima di decidere,
sentiamo cosa aveva da dire l’agente dell’FBI incaricato d’indagare sui casi in
questione. Ecco il nocciolo del suo rapporto:
… Per questa relazione abbiamo utilizzato soltanto le fonti più sicure, ricorrendo agli
archivi del Dipartimento del Lavoro e dell’FBI per accertare l’attendibilità, integrità
e fedeltà dei testimoni al governo degli Stati Uniti.
Gli ufficiali e i funzionari della Security Division, AED, Oak Ridge, della Security
Branch, NEPA Division, Oak Ridge, della ABC Security Patrol, Oak Ridge, del
Federal Bureau of Investigations, Knoxville, dell’Air Force Radar and Fighter
Squadrons, Knoxville, e dell’OSI, Knoxville, non sono riusciti a trovare una
spiegazione adeguata degli avvistamenti in questione; comunque, le ipotesi che si

109
trattasse di scherzi, isteria di massa, palloni di qualunque tipo, stormi di uccelli
(trascinanti o meno con sé reti o altri oggetti), aquiloni, oggetti lanciati dal suolo,
oggetti trasportati dal vento, allucinazioni e molti altri fenomeni naturali sono state
respinte, a causa sia delle descrizioni particolareggiate e molto somiglianti fra loro
fornite dai testimoni, sia di altre considerazioni, che ne hanno stabilito
l’impossibilità.

Durante i miei vent’anni di collaborazione con il Blue Book, sono stati


molti i casi di avvistamenti radar liquidati con una delle spiegazioni
«naturali» menzionate sopra. In effetti, il 5 aprile 1966, {22} al Congresso
degli Stati Uniti, il maggiore Quintanilla, allora capo del Blue Book, in
risposta alla domanda di un deputato dichiarò (ma non sotto giuramento) che
tutti i casi di avvistamento radar erano stati risolti.
Signor Scheiwer: «Se non vado errato, maggiore, la prima domanda che le
ha posto il mio collega è se vi siano stati oggetti captati da apparecchi radar
che non siete riusciti a identificare, e, appena un paio di minuti fa, lei ha
risposto di no».
Maggiore Quintanilla: «Esatto. Non vi sono casi di avvistamento radar che
non siamo riusciti a risolvere».

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Un falso riconosciuto. Un disco coprimozzo venne lanciato in aria e fotografato «per scherzo» ma questi
andò troppo oltre e gli autori dovettero ammettere la falsificazione. L’evidente somiglianza di questa
immagine con le fotografie (considerate autentiche) di Dischi Diurni mostra la necessità di analisi
estremamente rigorose.

111
Donnybrook, N.D., 19 agosto 1966. Una delle impronte lasciate da un disco di 9 x 4,5 metri con una
cupola sulla parte superiore, che al momento dell’avvistamento si trovava a 8-9 metri sopra un
serbatoio. Il testimone, una guardia di confine che stava scortando un prigioniero in Canada, disse che
non voleva alcuna pubblicità e che avrebbe negato ogni cosa se si fosse fatto il suo nome. La sua
reazione istintiva, raccontò, fu quella di estrarre la pistola e vuotare il caricatore contro l’oggetto, ma la
paura dell’ignoto lo trattenne, li testimone è personalmente noto all’autore e fa oggi parte del
Dipartimento del Tesoro, con funzioni investigative.

112
Schizzo dell’oggetto avvistato da una guardia di confine a Donnybrook, N.D., il 19 agosto 1966.

113
114
Fotografie di schermi radar, in cui si vedono l’apparizione e il movimento di un oggetto non-identificato
durante le successive rotazioni dell’indicatore.

115
L’agente Zamora, a destra, il principale testimone dell’atterraggio di Socorro. A sinistra il sergente
Chavez, che, arrivato sul posto pochi minuti dopo la partenza dell’oggetto, vide le piante carbonizzate e
«segni di atterraggio» sul terreno.

Una foto di UFO giunta al Blue Book dal Giappone. Secondo gli esperti, si tratta semplicemente di un
difetto della fotografia.

116
La molto discussa fotografia di Barra de Tijuca, una delle cinque scattate il 7 maggio 1952 da due
fotografi della rivista «O Cruzeiro» di Rio de Janeiro, che si erano recati all’Una des Amores per
fotografare le coppie di innamorati. Tornarono invece con le foto di un UFO, dichiarando che erano
assolutamente autentiche e chiedendo 25.000 dollari per i cinque negativi. Non trovarono acquirenti.

Norvegia, 24 luglio 1957. L’autore di questa fotografia intendeva semplicemente fotografare il


paesaggio nordico e soltanto dopo lo sviluppo si accorse di aver «colto» un UFO. Durante un colloquio
con il testimone, l’autore di questo libro ha potuto verificare che le foto dello stesso rollino scattate
immediatamente prima e dopo quella qui pubblicata non mostrano traccia dell’UFO. L’oggetto è
rimasto non-identificato.

117
Dal Blue Book, Oggetto o fenomeno non-identificato, St. George, Minn., 21 ottobre 1965. Il cielo
notturno era senza nubi quando cinque testimoni osservarono questa luce lampeggiante restare
immobile per cinque minuti e poi sfrecciare in alto «a velocità terrificante». Foto a colori scattata con
una Instamatic 804.

Foto scattata da un ragazzo di 15 anni ad Hampton, Va., il 25 gennaio 1967 Secondo il testimone,
l’oggetto aveva le dimensioni di un Piper Cub a 300 metri di quota. Il capitano Cauley, l’ufficiale
incaricato delle indagini, dichiarò: «A mio giudizio la fotografia è autentica. Il testimone, un ragazzo
molto intelligente, ha descritto l’avvistamento al suo insegnante di scienze, il quale l’ha sollecitato a
segnalarlo all’Air Force».

118
Foto dell’avvistamento radar di un gruppo di UFO al largo di Bermuda (3 luglio 1954). Il ‘Blue Book’ li
identificò come una corazzata accompagnata da sei cacciatorpediniere, ma l’operatore affermò che i
segnali erano diversi da quelli prodotti da qualunque nave egli avesse mai avvistato sui suoi schermi.

119
Le ormai celeberrime foto scattate dai coniugi Trent a McMinnville Oregon, nel maggio 1950. Due
analisi fotometriche indipendenti sono giunte alla conclusione che l’oggetto è relativamente lontano e
pertanto non si tratta di un falso.

120
Due delle foto di UFO scattate a Trindade, Brasile.

121
Disco Diurno al parco nazionale del Monte degli Orsi, 18 dicembre 1966.

La molto pubblicizzata foto di UFO di Salem, Massachusetts, scattata da un fotografo della guardia
costiera. È stato dimostrato che si tratta di luci situate all’interno della stanza e riflesse sul vetro della
finestra.

122
L’interno di una stazione radar. Benché questa sia soltanto una scena del film Incontri Ravvicinati del
Terzo Tipo, mostra perfettamente il modo in cui un oggetto non-identificato verrebbe osservato da un
gruppo di controllori del traffico aereo.

Il luogo in cui è avvenuto l’avvistamento di Socorro, Nuovo Messico, il 24 aprile 1964: si notano il
segno lasciato dalla zampa di atterraggio e i cespugli di piante grasse, alcune delle quali carbonizzate.

123
Socorro, Nuovo Messico. Foto ravvicinata di una delle quattro impronte lasciate dall’UFO (a poche ore
dal fatto esse vennero circondate da pietre, per segnare il punto e proteggerle da eventuali danni).

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I «dischi volanti» del 1936, raffigurati a memoria dal testimone, Richard Keller, oggi disegnatore
pubblicitario professionista.

126
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VII
Gli UFO si accostano all’uomo:
gli Incontri Ravvicinati del primo tipo

«Vi posso assicurare che, quando si è visto un oggetto


come quello così da vicino e per un intero minuto,
l’immagine vi resta impressa nella memoria per sempre.»
Da una segnalazione UFO del giugno 1955

La dichiarazione in epigrafe caratterizza in modo perfetto gli Incontri


Ravvicinati del primo tipo (IR-I): un avvistamento in cui l’UFO è vicino, ma
non «fa» molto di più che imprimersi indelebilmente nella memoria del
testimone. L’esperienza è spesso paurosa e sempre sconvolgente, ma, una
volta passata, non restano tracce visibili né altre prove dell’effettiva presenza
dell’UFO. Oltre tutto, l’evento è così straordinario e traumatizzante che,
anche quando si ha una macchina fotografica a disposizione (e molti testimoni
hanno ammesso di averne avuta una nel cassettino del cruscotto o comunque
a portata di mano), manca la presenza di spirito necessaria a usarla.
Gli IR di tutti i tipi si possono difficilmente liquidare come identificazioni
erronee di oggetti familiari. Se un testimone dichiara di aver visto un grosso
oggetto a una distanza di poche centinaia di metri, non si può identificarlo
come la stella Venere o un elicottero, perché la prima è evidentemente troppo
piccola e il secondo, visto così da vicino, sarebbe stato riconosciuto per quello
che era. Il Blue Book, operando come sempre sull’assunto che tutti questi
strani fenomeni devono avere una spiegazione naturale, si trovava ovviamente
in difficoltà con questo tipo di segnalazioni, perciò tendeva a considerarle, o
come inganni deliberati, o come prodotti di una fantasia alterata. Se questo
non era possibile, allora ricorreva a qualunque spiegazione naturale non
suonasse completamente assurda. Tuttavia a volte doveva arrendersi e
classificare il caso come «non-identificato».

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Il caso del pallone forzuto

Prendiamo per esempio il «pallone meteorologico» che il 19 maggio 1960, a


Dillingham, nell’Alaska, risucchiò dal suolo – oltre a ciuffi d’erba secca – due
taniche vuote da 25 litri, facendole roteare nell’aria e trascinandole con sé per
parecchi metri.

Avvistamento di Dillingham, in Alaska, del 19 maggio 1960. Disegni dei testimoni, tratti dagli archivi
del Blue Book.

Nel messaggio originale, inviato per telescrivente alla base Wright-


Patterson – oltre che al segretario dell’Air Force, al Quartier generale
dell’USAF e a numerosi altri destinatari – si leggeva:
1) CIRCOLARE IN PIANO, PRESSAPPOCO A FORMA DI PALLONE DA
RUGBY IN SEZIONE TRASVERSALE.
2) DIAMETRO 6-7 METRI, ALTEZZA 3 METRI E MEZZO.
3) METALLICO, BIANCO ARGENTEO, PARAGONATO ALL’ALLUMINIO.
4) UN SOLO OGGETTO.

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5) N/A.
6) DUE TUBI FLESSIBILI O FLAPS PENDENTI DALL’ORLO. UN ELEMENTO
ROTANTE SEMICIRCOLARE AL CENTRO DELLA PARTE INFERIORE.
7) SUONO DESCRITTO COME UN RONZIO, CON UN RUMORE DI
RISUCCHIO QUANDO L’OGGETTO SI SOLLEVÒ DAL SUOLO. GLI
OSSERVATORI NON HANNO VISTO NULLA CHE SOMIGLIASSE A UN
FINESTRINO O A UN OBLÒ.

L’investigatore locale aggiungeva:


Gli abitanti del luogo che hanno osservato l’oggetto affermano che esso si trovava a
non più di 60 metri da loro. Parecchi hanno tracciato schizzi, molto simili tra loro.
Quando l’oggetto si sollevò nell’aria, si udì un rumore di risucchio e ciuffi d’erba
furono strappati dal terreno.
… In passato, i nativi si sono spesso dimostrati osservatori precisi e attendibili di
eventi insoliti avvenuti in Alaska. Al momento non si riesce a dare alcuna
spiegazione razionale del caso. Chiediamo dunque se, a vostro giudizio, sia
opportuno che questo ufficio conduca un’indagine in loco e interroghi i testimoni.

Se sia «opportuno»! Io direi che, anche a parte ogni considerazione di


sicurezza nazionale e interesse scientifico, la sola curiosità naturale avrebbe
dovuto rendere tale domanda accademica. Ed effettivamente si fece qualche
indagine. Ecco il rapporto inviato al Blue Book dal capo della locale sezione
del servizio informativo, che interrogò i testimoni:
Il signor — ha visto l’oggetto a distanza ravvicinata. È un esquimese sordomuto, che
ha comunicato la sua esperienza al fratello Ed. Quanto segue ci è stato detto da
quest’ultimo, per conto del fratello menomato. «Jim si trovava nel cortile di casa a
—, quando vide un oggetto che volava lungo il fianco della collina. La prima cosa
che notò fu che creava un considerevole risucchio, tanto da sollevare due taniche
vuote da 25 litri e farle turbinare nell’aria sotto di sé. Jim si allarmò, perché alcuni
bambini molto piccoli stavano giocando nelle vicinanze ed egli temeva che potessero
esser risucchiati in alto e poi lasciati cadere. L’oggetto passò a 15 o 30 metri da lui,
quasi sfiorando i fili dell’elettricità tesi a un’altezza di circa 4 metri. A quanto gli
parve, le taniche furono trasportate dal lato della collina su cui si trovavano le case a
quello opposto, ossia per circa un centinaio di metri. L’oggetto passò tra le
abitazioni, si abbassò lievemente in una depressione del terreno, poi prese quota,
salendo a una velocità straordinaria e risucchiando ciuffi d’erba secca.» Il signor —
ha fatto uno schizzo dell’oggetto e l’ha descritto come segue: era rotondo, con una
sporgenza alle estremità, lungo la linea mediana. Se fosse stato soltanto «davanti e di
dietro» o girasse tutt’intorno, è stato impossibile determinarlo. Tra le sporgenze si
vedeva una striscia rossa. Nella parte inferiore c’erano due appendici che si
agitavano con un moto ondulatorio (il testimone ha imitato questo movimento con le
braccia). Ancora sotto, al centro, un elemento semicircolare che ruotava a diverse
velocità: fortissimo, pare, quando l’oggetto si abbassava rapidamente. L’angolo
d’incidenza delle due appendici e dell’elemento rotante con l’oggetto era variabile,
ma, per le difficoltà di lingua, è stato impossibile determinare quale rapporto vi fosse
fra tale variabilità e il movimento del disco, salvo che, forse, l’angolo cambiava
durante le curve. Di colore argenteo, aveva le dimensioni di un’automobile. Il

130
testimone era certo che non si trattasse di un pallone, e che fosse metallico. Quanto
alla forma tridimensionale, è stato impossibile determinarla.
Stabilire l’attendibilità di questi testimoni non è facile, ma si può supporre che sia
almeno media. Durante il colloquio non ho mai avuto motivo di dubitare della
sincerità dei due fratelli. Tuttavia vi sono state difficoltà di comunicazione, a causa
della lingua.

Gli archivi del Blue Book c’informano che quel 19 maggio a Dillingham il
cielo era sereno e il vento soffiava alla velocità di circa 25 chilometri orari;
vento contro il quale si muoveva benissimo.
L’ufficiale del servizio informativo commentava:
L’avvistamento non ha ancora una spiegazione logica. Che i testimoni abbiano visto
qualcosa, è al di là d’ogni dubbio. Se tutti i particolari riferiti siano esatti o meno, è
impossibile accertarlo; tuttavia non vi è ragione di dubitare della loro sostanziale
precisione. E, in ogni modo, non sembra che l’incidente si possa attribuire a un
oggetto comune come un aereo o un pallone.

Ma ancora una volta vediamo il Blue Book aggrapparsi a una notiziola


irrilevante, non documentata e inserita incidentalmente nel rapporto: vale a
dire, il fatto che «quando ebbe luogo l’avvistamento c’era un pallone
meteorologico, con riflettore radar, che incrociava nella zona».
Da dove venisse questa informazione non è specificato, così come non
viene indicata l’ora del lancio. Eppure il Blue Book accettò il «dato» del
pallone meteorologico, trascurando completamente le dichiarazioni dei
testimoni, che avevano affermato di aver visto l’oggetto a una distanza non
superiore ai 60 metri. Né si tenne conto del risucchio, dei ciuffi d’erba che
turbinavano nell’aria, delle due taniche da 25 litri sollevate dal suolo e, infine,
del giudizio dell’investigatore locale. È facile immaginare la logica del
ragionamento: «C’era un pallone in giro pressappoco a quell’ora, dunque non
può essere stato che quello»!

L’incredibile tappeto volante

E ora passiamo a un caso che sembra tolto di peso dalle Mille e una notte o
dai Racconti delle fate dei fratelli Grimm: un UFO tipo tappeto volante
(misura neonato), osservato da dieci impiegati della McDonnell Aircraft
Corporation di Saint Louis nel Missouri! Ecco la lettera inviata dal
rappresentante della sezione aeronautica della McDonnell:
Oggetto: UFO. Rapporto su. In accordo con l’Istruzione 3820/1 (28 luglio 1954) del
IX Distretto navale, notifichiamo quanto segue:
1. Forma: rettangolo irregolare; dimensioni: 45 cm x 45 cm; colore: bianco latte;

131
numero: uno; caratteristiche aerodinamiche: nessuna; scia o scarico: nessuno;
sistema di propulsione: non osservato; velocità: 5-13 chilometri orari; suono:
nessuno; manovre: l’oggetto si è avvicinato da est, scendendo da una quota di 9
metri, si è posato al suolo, si è risollevato a un’altezza di poco superiore a un
metro, ha effettuato una virata ad angolo retto in direzione nord, avanzando di
circa 20 metri in direzione di una palizzata anticiclonica alta 2 metri e mezzo, si è
sollevato al di sopra della palizzata ed è scomparso dietro la coltre di nubi.
Appariva opaco, con la consistenza dello zucchero filato o del vetro smerigliato.
2. Avvistato approssimativamente alle 7 e 50 antimeridiane, ora locale, del 14
giugno 1954 e osservato per 3-5 minuti.
3. Soltanto osservazione visiva, da terra e da automobili.
4. Posizione degli osservatori: il viale d’ingresso e il parcheggio dei laboratori di
propulsione della McDonnell Aircraft Corporation, di Saint Louis, Missouri.
Distanza dell’oggetto rispetto agli osservatori: da 60 a 120 metri. UFO osservato
da terra e da un’automobile passata sotto l’oggetto, così che l’occupante ne ha
potuto vedere la parte inferiore.
5. Numero degli osservatori valutato a 10, di cui 5 hanno notificato l’avvistamento.
Tutti sono dipendenti della McDonnell con una notevole esperienza nel campo
aeronautico.
6. Condizioni atmosferiche: cielo coperto, vento da sud-est leggero e variabile,
velocità 3-10 chilometri orari.
7. Attività o condizioni che possano spiegare l’avvistamento: nessuna.
8. Non sono state scattate fotografie e le successive ricerche non hanno portato al
reperimento di frammenti.
9. L’oggetto è stato seguito da uno degli osservatori a una distanza di un metro e
mezzo. Nessun tentativo di contatto.

Tutti gli osservatori sono completamente degni di fede. Nessuno è riuscito a


identificare ciò che ha visto con un qualunque oggetto a lui noto. La breve distanza
dà credito alla realtà dell’esperienza.
C.H.S. Murphy

Da trasmettere a:
Direttore del servizio segreto
Quartier Generale dell’USAF
Washington 25, D.C.

Air Technical Intelligence Center (ATIAA-2C)


Base Aerea Wright-Patterson, Ohio

Comandante in capo dell’Air Defence Command


Base aerea Ent
Colorado Springs, Colorado

Comandante in capo dell’Eastern Air Defence Force


Base aerea Stewart
Newburgh, New York

Questo rapporto fu inviato al direttore del servizio segreto dell’Air Force,

132
all’ATIC, al comandante della Difesa aerea e al comandante della Difesa
aerea della Costa Occidentale, i quali tutti permisero al Blue Book di
cavarsela con la valutazione «detriti nel vento». Ora, come ricorderete, il
vento, leggero e variabile, soffiava da sud-est a una velocità di 3-10
chilometri orari, e questa gentile brezza avrebbe permesso all’oggetto di
scendere da una quota di 9 metri, posarsi al suolo, risalire a un’altezza di un
metro e venti centimetri, effettuare una virata ad angolo retto in direzione
nord, procedere per circa 20 metri verso una palizzata anticiclonica, sollevarsi
sopra la palizzata e sparire dietro la coltre di nubi! Evidentemente il rapporto
non era stato letto con molta attenzione.

Il caso dei cani e del cappello a bombetta

Il 13 marzo 1957 il proprietario di una riserva di caccia scrisse all’USAF


Filter Center di Trenton la seguente lettera:
Soltanto ora apprendo che il vostro ufficio è la sede appropriata per segnalare
l’avvistamento dell’oggetto volante non-identificato descritto nell’acclusa
dichiarazione giurata di mia moglie… Saremmo molto interessati a sapere se
l’esperienza della mia consorte si accordi, sotto qualunque rispetto, con altri
avvistamenti effettuati nella stessa zona nei giorni intorno al 6 marzo.
Non desideriamo assolutamente che sia fatta pubblicità intorno al nostro caso.

Nella sua dichiarazione giurata, la signora — affermava:


Anche a rischio di esser considerata isterica, soggetta ad allucinazioni o peggio, sulla
mia fede di donna, di americana e di membro della razza umana, sento il dovere di
notificare quanto segue:
Ho visto un oggetto volante che non somigliava a nessun aereo, elicottero o pallone
di fabbricazione umana a me noto.
Al momento dell’avvistamento e durante tutto il tempo di osservazione, che è stato
di almeno un minuto, ero nel pieno possesso delle mie facoltà fisiche e mentali.
Ho visto l’oggetto a una distanza non superiore ai 150 metri, prima da una finestra e
poi dal cortile sul retro della mia abitazione, sulla strada che dalle Great Meadows
porta a Hope, New Jersey.
Il cielo era coperto, ma la visibilità era ottima al di sotto delle nubi, e la posizione
dell’oggetto, sospeso sul pendio sottostante la nostra casa, era tale da permettermi di
vederlo – e udirlo – con perfetta chiarezza, concentrandomi al massimo per osservare
e ricordare ogni dettaglio.
La mia attenzione è stata attirata sull’oggetto dai miei cani che, nei loro recinti sul
retro della casa, abbaiavano e guardavano in alto, come hanno continuato a fare
finché l’UFO si è allontanato.
Per la forma, l’oggetto somigliava moltissimo a un enorme cappello a bombetta, con
una cupola tondeggiante alta 9-12 metri e dal diametro di 15 metri sopra una «falda»
lievemente rivoltata in su che si allargava per 3 o 4 metri e mezzo dalla base della
cupola. Questa falda, o parte inferiore, era assolutamente liscia, senza fori, portelli o

133
finestrini di sorta, di cui non ho visto traccia nemmeno nella cupola.
In mancanza di apertura, non ho potuto osservare nessun essere vivente, umano o no,
che, all’interno dell’oggetto, potesse guidarlo e controllarlo, né erano visibili
operatori o passeggeri all’esterno della «macchina volante» durante la sosta.
L’oggetto era di un bianco uniforme, opaco ma pulito, senza macchie, strisce o altri
segni. Quanto al materiale, non mi è sembrato metallico, ma mi ha ricordato, una
pipa di terracotta.
Soffiava un vento moderato, da nord-est, credo, e l’oggetto si librava immobile, a
parte un leggero moto oscillatorio simile a quello di una barca all’ancora. Nella
stessa cadenza di questo movimento, l’oggetto emetteva una specie di basso
brontolio, che si alzava e si abbassava di tono irregolarmente.
Sotto l’oggetto, in verticale, a volte mi pareva, e poi non mi pareva, e poi ancora mi
pareva, di vedere una quantità di filamenti o linee luminose di qualche materiale o
forza, che scintillavano come quei «capelli d’angelo» con cui si decorano gli alberi
di Natale.
Infine, senza alcun avvertibile mutamento di suono, a parte lo spostamento d’aria,
l’oggetto, come risucchiato dal cielo dalla parte opposta alla mia, è salito quasi
verticalmente, un po’ verso nord-est, sparendo a immensa velocità nella spessa coltre
di nubi (forse 90 metri).
Un’ora dopo questa esperienza, mio marito mi telefonò da New York. Io gli
raccontai quello che avevo visto, e gli ripetei ogni cosa con maggiori particolari alle
19 e 20 di quella sera, quando m’incontrai con lui in città. Dietro sua insistenza, più
tardi ripetei la mia storia e risposi a molte domande, finché i miei ricordi erano
freschi, alla presenza dei coniugi —, abitanti a New York nella 35ª strada. Con
riluttanza, nei tre giorni successivi (7, 8 e 9 marzo) ho raccontato l’accaduto a
parecchi altri amici, ma non ho fatto rapporto formale ad alcuna autorità, per paura
del ridicolo.

Il giudizio dell’Air Force su questo caso fu «informazioni insufficienti».


La scheda riassuntiva dice semplicemente:
Enorme UFO bianco simile a un cappello a bombetta sospeso a poca distanza dal
suolo, con raggi scintillanti al di sotto. Dondolava lievemente ed emetteva un suono
sordo e fluttuante. Sfrecciato in cielo a nord-est. I cani abbaiavano.

L’Air Force non fece alcun tentativo per ottenere altre informazioni.

L’«Incidente di Exeter»

«Incidente» non è il termine esatto per questo caso classico d’Incontro


Ravvicinato, noto praticamente a chiunque abbia seguito il fenomeno UFO.
L’avvistamento ebbe infatti una risonanza nazionale, causando sia ai
testimoni sia all’Air Force un notevole imbarazzo. Oltre a essere un ottimo
esempio di IR del primo tipo, esso illustra anche in maniera perfetta la
negligenza del Blue Book coi suoi sistematici tentativi di liquidare le
testimonianze di persone serie e attendibili con una parata di cervellotiche

134
spiegazioni «ufficiali», e l’atteggiamento irresponsabile dell’Air Force in
generale, la quale comunque, alcuni mesi più tardi, dovette ammettere che il
caso avrebbe dovuto essere classificato tra i «non-identificati». Negli archivi
del Blue Book, comunque, si trova ancora la valutazione originale, che
attribuiva l’avvistamento a «stelle/pianeti» e a un «aereo dell’Operazione Big
Blast» (mentre la spiegazione astronomica è assolutamente insostenibile e
l’Operazione Big Blast, secondo i rapporti ufficiali, era finita un’ora prima
che cominciasse l’incidente di Exeter).
Un resoconto ben documentato di questo caso si può trovare nel libro di
John Fuller, The Incident of Exeter, e in un ottimo rapporto di Raymond
Fowler e dei suoi collaboratori – di cui citiamo più avanti alcuni estratti – che
condussero un lavoro d’indagine molto migliore di quello del Blue Book. La
documentazione di quest’ultimo è abbastanza estesa, ma si basa soprattutto
sul rapporto del Fowler.
Il primo documento sull’incidente di Exeter reperibile negli archivi del
Blue Book è in data 15 ottobre 1965 e proviene dal quartier generale della
817ª Divisione aerea (SAC) di stanza alla base Pease nel New Hampshire. Il
direttore dell’Ufficio informazioni al pubblico della base Pease scriveva al
suo collega della base Wright-Patterson:
In questa zona abbiamo avuto un numero insolitamente alto di avvistamenti di
oggetti volanti non identificati, cui la stampa, la radio e la televisione hanno dato
grande risalto. Molti di tali incidenti sono stati segnalati a questa base, e dai vostri
archivi risulterà che abbiamo fatto approfondite indagini… Numerosi membri di
questo comando sono stati chiamati da cittadini onesti e attendibili a verificare la
presenza degli UFO, ma finora siamo sempre arrivati troppo tardi o non abbiamo
avuto «fortuna». Un avvistamento, avvenuto nei pressi di Exeter, ha suscitato
particolare interesse perché i testimoni, due poliziotti, hanno visto l’oggetto a
distanza molto ravvicinata…
Questo ufficio non ha fatto ovviamente alcun commento sui casi segnalati all’Air
Force, salvo dire che si erano fatte o si stavano facendo indagini, che i risultati
sarebbero stati trasmessi al vostro servizio, che ulteriori dichiarazioni sarebbero state
rilasciate dall’Ufficio informazioni al pubblico della segreteria dell’Air Force, ecc.,
ecc. Tuttavia il fatto che non sia stato possibile dare alcuna delucidazione sulle
indagini in corso ha suscitato sospetti allarmanti riguardo ai moventi e all’interesse
dell’Air Force, il più comune dei quali è che «se l’Air Force non dice la verità, è
perché questa provocherebbe il panico». Io ho tentato di contrastare questa idea, ogni
volta che ho parlato alla stampa o a cittadini privati sul problema degli UFO… Ma
un numero allarmante di persone rimangono della loro idea (!).
Molti cittadini importanti dei centri urbani vicini a questa base e numerosi membri
dei due comitati per gli Affari militari mi hanno chiesto se è possibile organizzare un
incontro con qualcuno che parli come portavoce dell’Air Force. Voi avete un ufficio-
speaker, oppure potete indicarmi dove potrei trovare una persona adatta, in grado di
spiegare quale sia la posizione dell’Air Force sugli UFO e cosa avvenga dei rapporti
inviati alla vostra organizzazione? Se avete un servizio del genere, noi potremmo
organizzare il trasporto con un C-47 della base Pease. L’alloggio non è un problema.

135
Ringraziandovi per la vostra assistenza

Per il Comandante tenente A.B.B.


Direttore dell’Ufficio informazioni al pubblico

Il rapporto iniziale inviato dalla base Pease il 15 settembre 1965 era il


nonplusultra della stringatezza:
In ottemperanza all’ordine AFR-200-2 trasmettiamo il seguente rapporto su un
oggetto volante non-identificato.
A) Descrizione dell’oggetto:
1) rotondo;
2) palla da baseball;
3) rosso chiaro;
4) cinque luci rosse in fila;
5) le luci erano molto vicine e si muovevano all’unisono;
6) nessuno;
7) nessuno;
8) nessuno;
9) rosso chiarissimo.

B) Rotta dell’oggetto:
1) osservazione oculare;
2) l’oggetto era a un’altitudine di circa 30 metri e ha tracciato un arco di 135 gradi;
3) l’oggetto è scomparso a una quota di circa 30 metri su una rotta di circa 160 gradi
rispetto al polo magnetico;
4) movimento erratico. Scompariva dietro le case e gli edifici della zona, poi
riappariva in una posizione diversa da dove era sparito. Quando era visibile, si
muoveva come una foglia sull’acqua;
5) l’oggetto si è allontanato su una rotta di 160 gradi, scomparendo in distanza;
6) un’ora.

C) Modo di osservazione:
1) visiva da terra;
2) nessuno;
3) N/A

D) Giorno e ora dell’avvistamento:


1) 3/9/65;
2) notte.

E) Posizione degli osservatori:


1) 5 chilometri e mezzo a sud-ovest di Exeter, New Hampshire.

F) Identità degli osservatori:


1) Norman J. Muscarello, civile, anni 18; sembra attendibile;
2) Eugene F. Bertrand jr., civile, anni 30, agente di pattuglia del Dipartimento di
polizia di Exeter, attendibile;
3) David R. Hunt, civile, anni 28, agente di pattuglia del Dipartimento di polizia di
Exeter, attendibile.

136
G) Condizioni atmosferiche:
1) cielo sereno, con nessun fenomeno atmosferico noto. Una inversione di
temperatura di cinque gradi dalla superficie a 1500 metri;
2) vento da ovest, moderato vicino alla superficie, forte oltre i 3000 metri;
3) visibilità ottima;
4) 55 chilometri;
5) nessuno;
6) nessuno.

H) Nessuno.
I) Nessuno.
L) Nessuno.
M) Maggiore David H. Griffin, Base Disaster Control Officer, pilota del comando:
1) finora non sono riuscito a individuare una probabile causa di questo avvistamento.
I tre testimoni sembrano persone equilibrate e attendibili, soprattutto i due agenti di
pattuglia. Ho ispezionato la zona dell’avvistamento e non ho trovato nulla che possa
spiegarlo. Nel periodo indicato c’erano cinque bombardieri B-47 della base Pease in
volo nella zona, ma non credo che abbiano alcun rapporto con l’incidente.

Il rapporto continua con le dichiarazioni dei tre testimoni. Norman


Muscarello:
Io, Norman J. Muscarello, stavo camminando lungo la strada 150, 5 chilometri a sud
di Exeter, nel New Hampshire, alle ore 2 del 3 settembre, quando è apparso un
gruppo di luci rosse sopra una casa a circa 30 metri dal punto in cui mi trovavo. Le
luci erano in fila, a un angolo di circa 60 gradi. La loro luminosità era tale che
rischiaravano tutta la zona. Poi hanno tracciato un vasto arco, muovendosi a volte
come una foglia che galleggi sull’acqua. Scomparivano dietro un gruppo d’alberi,
dietro una casa, poi riapparivano, sempre con lo stesso angolo di 60 gradi. A volte
era accesa soltanto una luce. Pulsavano – uno, due, tre, quattro, cinque, quattro, tre
due, uno – ed erano così chiare che non ho potuto distinguere la forma dell’oggetto.
Le ho osservate per circa quindici minuti, finché sono scomparsi dietro alcuni alberi,
e mi è parso che si posassero su un campo. Una volta mi sono venute così vicino che
sono saltato in un fosso per paura che un’oggetto potesse travolgermi. Quando non le
vidi più, fermai un’auto di passaggio e mi feci condurre alla stazione di polizia di
Exeter, dove riferii quanto avevo visto.
Firmato Norman J. Muscarello

Agente di pattuglia Eugene F. Bertrand:


Io, Eugene F. Bertrand jr., alle ore 1 del 3 settembre, ero di pattuglia lungo la
circonvallazione 108, nei pressi di Exeter, nel New Hampshire, quando notai
un’automobile parcheggiata a lato della strada e mi fermai per investigare.
All’interno del veicolo c’era una donna, che mi disse d’esser troppo sconvolta per
guidare: una luce aveva seguito la sua auto e poi si era fermata sopra di essa. Rimasi
con lei una quindicina di minuti, ma non vidi nulla. Allora mi recai alla stazione di
polizia di Exeter, dove trovai Norman Muscarello che stava raccontando di aver
visto alcune luci rosse posarsi su un campo. Dopo aver parlato con lui per qualche
minuto, decisi di ricondurlo sul posto. Eravamo a circa venti metri dal punto in cui si
era trovato Norman J. Muscarello al momento del primo avvistamento, quando da

137
dietro un gruppo d’alberi apparvero cinque luci rosse. Erano estremamente luminose
e si accendevano una alla volta. Cominciarono a girare in tondo sul campo. Una
volta vennero così vicine che mi buttai a terra e cominciai a estrarre la pistola. Erano
così chiare che non potevo distinguere la forma dell’oggetto. Non si avvertiva nessun
suono o vibrazione, ma gli animali delle fattorie vicine erano nervosi e facevano un
gran chiasso. Quando le luci si mossero di nuovo nella nostra direzione, io e
Muscarello corremmo a rifugiarci nell’auto, dove chiamai l’agente di pattuglia David
Hunt, che arrivò dopo pochi istanti. Anch’egli osservò le luci, ch’erano ancora sul
campo, ma non vicine come prima. Infine le vedemmo attraversare il campo a
un’altezza di circa 30 metri e scomparire in distanza, senza cambiare quota. Le luci
erano sempre rimaste in fila, formando un angolo, rispetto al suolo, di circa 60 gradi.
Quando l’oggetto si muoveva, le luci più basse stavano davanti alle altre.
Firmato Eugene F. Bertrand
Agente di pattuglia

L’agente di pattuglia David R. Hunt:


Io, David R. Hunt, alle ore 2 e 55 del 3 settembre ricevetti una chiamata dall’agente
Bertrand, che mi sollecitava a raggiungerlo sulla strada 150, a 5 chilometri circa da
Exeter, nel New Hampshire. Quando arrivai sul posto, vidi cinque luci rosse che
lampeggiavano in sequenza. Erano a circa 800 metri da noi, su un campo a sud-est
della strada. Dopo qualche istante, le vidi muoversi verso sud-est e scomparire in
distanza senza cambiare altitudine, che valutai intorno ai 30 metri.
Firmato David R. Hunt
Agente di pattuglia

La relazione del Blue Book a questi rapporti fu di fare ogni sforzo per
trovare qualche indicazione di traffico aereo nell’area in questione e nel
tempo indicato, ma invano.
Negli archivi si trova la copia di un articolo apparso sul «News» di
Amesbury, Massachusetts, in cui si affermava che l’UFO era una «trovata
pubblicitaria», ma Ray Fowler fece indagini presso la compagnia di pubblicità
aerea Skylight e venne informato che la notte del 3 settembre il loro aereo non
si era staccato dal suolo. Seppe inoltre che l’aereo della Skylight raramente
volava nella parte meridionale del New Hampshire e, comunque, lo faceva
nelle zone di Salem e Manchester, che si trovano a molti chilometri da Exeter.
Infine, l’aereo della Skylight non aveva luci rosse, ma un contrassegno
rettangolare con luci bianche lampeggianti. Tuttavia, il direttore della
compagnia aveva effettivamente dichiarato al «News» di Amesbury che
«forse alcuni UFO segnalati nella zona potevano essere il loro aereo» e,
disgraziatamente, la stampa si attaccò a questa «spiegazione».
Le due indagini, condotte simultaneamente dal Blue Book e da Raymond
Fowler su questo caso costituiscono un interessante studio di contrasti. I
rapporti dell’Air Force sono, nel migliore dei casi, estremamente sbrigativi e
centrati sul tentativo di localizzare qualche aereo in volo nella zona; come

138
sempre, il Blue Book iniziava le sue indagini su una premessa negativa. Al
contrario, Raymond Fowler e i suoi collaboratori condussero un’inchiesta
approfondita, senza escludere a priori nessuna possibilità, e i loro risultati
furono debitamente trasmessi al Blue Book.
Citiamo un estratto dal rapporto di Fowler, che integra la dichiarazione
fatta dal giovane Muscarello all’investigatore dell’Air Force:
Muscarello riferì dell’avvistamento all’agente Reginald Towland alle ore 1 e 45
antimeridiane. Visione laterale dell’oggetto; luci in fila a un angolo di 60° rispetto al
suolo. Appariva terrorizzato e a stento in grado di parlare. Fu chiamato per radio
l’agente Bertrand, cui fu chiesto di tornare alla stazione di polizia e di riportare il
ragazzo sul luogo dell’avvistamento. Quando arrivarono al campo di Carl Dining,
l’oggetto non era in vista. Dopo aver atteso parecchi minuti nell’auto di pattuglia,
scrutando il buio dal finestrino, Bertrand informò la stazione di polizia che sul luogo
non c’era nulla e che l’UFO doveva esser frutto dell’immaginazione del ragazzo. Gli
venne suggerito d’ispezionare il luogo prima di venir via e Bertrand, accompagnato
da Muscarello, s’inoltrò nel campo. Mentre l’agente spazzava il buio con la torcia
elettrica, il ragazzo vide l’oggetto alzarsi lentamente da dietro un vicino gruppo
d’alberi e lanciò un grido. Bertrand si girò di scatto e vide una grande forma nera con
quattro luci in fila, rosse, lampeggianti ed estremamente brillanti, che avanzava sul
campo verso di loro, a una distanza di circa 30 metri e quasi sfiorando la cima di un
albero alto 18-20 metri. Istintivamente, Bertrand estrasse la pistola (secondo la sua
dichiarazione, Muscarello gli gridò: «Spari!»), ma, pensando che non sarebbe stato
saggio «attaccare» l’oggetto, la rimise nella fondina e gridò al ragazzo di rifugiarsi
nell’auto. L’agente ha dichiarato al sottoscritto (Fowler) d’aver avuto una gran paura
che quelle luci accecanti li bruciassero entrambi. Corsero dunque all’auto di
pattuglia, dove Bertrand chiese aiuto alla stazione di Exeter. Pochi minuti dopo
arrivò l’agente Hunt e i tre osservarono l’oggetto allontanarsi e sparire oltre la linea
degli alberi.

Torniamo ora al dossier del Blue Book e a un’interessante scambio di


lettere fra l’allora maggiore Quintanilla e i due poliziotti:
Le nostre indagini sull’avvistamento indicano un possibile rapporto con
l’«Operazione Big Blast dell’Air Force». Oltre agli aerei impegnati in questa
operazione, c’erano cinque (5) B-47 in volo nella zona durante il periodo di tempo
indicato. Prima di giungere a una valutazione conclusiva del vostro avvistamento, è
essenziale per noi sapere se uno di voi ha visto qualche aereo nell’area e nel periodo
in questione, indipendentemente o in connessione con l’oggetto. Poiché c’erano
molti aerei in volo nei pressi di Exeter e non vi sono state segnalazioni di oggetti
non-identificati da parte del personale impegnato nell’«Operazione Big Blast», si
potrebbe supporre che gli avvistamenti avvenuti tra la mezzanotte e le 2 del 2
settembre siano in rapporto con detta operazione militare. Mentre se l’uno o l’altro di
voi avesse notato gli aerei in questione, tale possibilità verrebbe eliminata.
Firmato maggiore Hector Quintanilla jr.
Capo del Programma Blue Book

È interessante notare che, mentre il maggiore Quintanilla usava

139
l’espressione «prima di giungere a una valutazione conclusiva», il Pentagono
aveva già fatto una dichiarazione ufficiale attribuendo l’avvistamento
all’«Operazione Big Blast».
Il capo del Blue Book ricevette una pronta risposta dagli agenti Bertrand e
Hunt. Ecco la loro lettera, datata 2 dicembre 1965:
Egregio signor maggiore,
siamo stati felicissimi di ricevere la sua lettera, poiché, come potrà immaginare,
dopo che il Pentagono ha reso nota la sua «valutazione conclusiva» del nostro
avvistamento, siamo diventati oggetto di considerevole ridicolo. In altri termini, sia
l’agente Hunt che io abbiamo visto l’oggetto a distanza ravvicinata e, dopo aver
confrontato le nostre impressioni, abbiamo confermato e riconfermato il fatto che
l’oggetto era a una quota non superiore ai 60 metri, che la notte era chiara, non
c’erano né vento né possibilità d’inversione atmosferica, e ciò che avevamo visto
non poteva assolutamente essere un aereo militare o civile. Abbiamo dichiarato tutto
ciò in un rapporto completo, integrante quello redatto la mattina del 3 settembre (non
2 settembre, come si legge nella sua lettera). Poiché il nostro lavoro dipende dalla
nostra precisione e capacità di distinguere tra fatti e finzioni, siamo stati
sfavorevolmente impressionati dalla dichiarazione del Pentagono, che attribuisce il
nostro avvistamento ad «aerei in volo ad alta quota» e a un’«inversione
atmosferica». Inoltre, ciò che non riusciamo a capire, e in cui ci sembra di rilevare
un’incongruenza, è che dalla sua lettera, arrivata parecchio tempo dopo la
dichiarazione del Pentagono, risulta che le indagini sono ancora in corso e che non si
è ancora giunti a un’identificazione positiva. Normalmente ciò non avrebbe molta
importanza, ma, data la situazione, è ovvio che siamo molto riluttanti ad accettare
una valutazione che, smentendo tutto quanto abbiamo dichiarato nel nostro rapporto
ufficiale, ci taccia d’irresponsabilità. Uno di noi (l’agente Bertrand) è stato quattro
anni nell’Air Force, dove ha rifornito di carburante ogni tipo di velivolo militare, e
l’oggetto che abbiamo osservato – anche a parte la bassa quota – non era
assolutamente né un aereo, né un elicottero, né un pallone aerostatico. Dopo la sua
scomparsa, abbiamo visto quello che probabilmente era un B-47 ad alta quota, ma
non aveva niente a che vedere con l’oggetto non-identificato.
Inoltre, poiché il nostro avvistamento ha avuto luogo verso le 3 antimeridiane, non
può essere in rapporto con l’«Operazione Big Blast», che si è svolta tra la
mezzanotte e le 2 del giorno indicato. Norman Muscarello aveva visto l’oggetto nella
medesima zona alle 2, ma prima che raggiungesse la stazione di polizia e l’agente
Bertrand lo riconducesse sul posto era passata quasi un’ora.
Le saremmo molto grati se ci aiutasse a eliminare la possibile conclusione – cui
alcune persone sono in effetti giunte – che: a) ci siamo inventati tutta la storia per
metterci in mostra, o b) non sappiamo riconoscere quel che vediamo. Essendo certi
che comprenderà la nostra posizione, la ringraziamo in anticipo per quanto vorrà fare
in proposito.
Ci rendiamo conto del problema cui si trova di fronte l’Air Force, dato il gran
numero di persone irresponsabili che dichiarano di aver visto un UFO, e non
vogliamo causare inutili fastidi. D’altro canto, speriamo che lei comprenda la nostra
posizione. Ringraziandola per l’interessamento

Sinceramente, Eugene Bertrand, David Hunt

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Non ricevendo risposta, il 29 dicembre i due agenti scrissero di nuovo al
capo del Blue Book:
Egregio signor maggiore,
non avendo ricevuto alcun cenno da lei dopo la nostra lettera del 2 dicembre, le
comunichiamo che siamo ancora estremamente turbati per la situazione venutasi a
creare dopo la dichiarazione del Pentagono, che identifica l’oggetto da noi osservato
con qualche corpo celeste o aerei in esercitazione ad alta quota.
Come le abbiamo comunicato nella precedente lettera, il nostro avvistamento non
poteva avere alcun rapporto con l’«Operazione Big Blast», perché questa si era
conclusa un’ora prima – senza contare che forse si è determinato un equivoco
riguardo alla data, in quanto nella sua lettera si parla del 2 settembre, mentre noi
abbiamo visto l’oggetto la notte successiva. Entrambi abbiamo familiarità con i B-
47, i B-52 e tutti gli elicotteri e caccia a reazione che sorvolano continuamente la
zona di Exeter e l’agente Bertrand si è occupato per quattro anni del rifornimento
degli aerei dell’Air Force.
L’oggetto da noi osservato si trovava a una quota non superiore ai 30 metri ed era
assolutamente silenzioso, senza il tipico sibilo dei jet o rumore di eliche. Non aveva
ali né coda. Le luci erano così intense da rischiarare l’intero campo e due case vicine
diventarono completamente rosse. Infine, quando si è fermato e ha girato per
allontanarsi in direzione opposta, ha effettuato questa manovra in un’area
estremamente ristretta.
Quello che ci disturba di più è che molte persone ci considerano dei bugiardi, oppure
tanto stupidi da aver scambiato un oggetto ordinario con un terribile UFO. Ma
ricordiamo che altre tre persone hanno visto l’oggetto la stessa notte e due di esse ne
sono rimaste traumatizzate. Non si è trattato assolutamente di un caso di falsa
identificazione.
Entrambi consideriamo estremamente importante per il nostro lavoro e la nostra
reputazione ricevere da lei una lettera, in cui si dichiari che quanto ha detto il
Pentagono riguardo al nostro avvistamento non è la verità; e non lo è, perché siamo
noi che abbiamo visto quella cosa, e non il Pentagono.
Vuole essere così gentile da risponderci il più presto possibile?

Firmato, Eugene Bertrand, David Hunt

Oltre un mese dopo gli agenti ricevettero la seguente risposta dalla


segreteria dell’Air Force:
Egregi signori,
in base a ulteriori informazioni trasmesse al capo del nostro Ufficio Investigazioni
sugli UFO, base aerea Wright-Patterson nell’Ohio, vi comunichiamo che non siamo
stati in grado di identificare l’oggetto da voi osservato il 3 settembre 1965. Tuttavia,
in diciannove anni d’indagini su circa 10.000 segnalazioni di oggetti volanti non-
identificati, è quasi sempre risultato in maniera conclusiva che i fenomeni aerei
osservati erano da attribuirsi a oggetti fabbricati o lanciati dall’uomo, a condizioni
atmosferiche, a corpi celesti o a residui di attività meteorica.
Ringraziandovi per aver segnalato all’USAF il vostro avvistamento e per la
successiva cooperazione alle indagini, vi esprimiamo il nostro rammarico per
qualunque inconveniente abbia potuto risultarne.

141
Sinceramente John P. Spoulding
ten. col. dell’USAF

Se questa lettera ha soddisfatto i due agenti non saprei dirlo. Tra le righe si
legge ancora che «non può essere, dunque non è» e pertanto il loro
avvistamento deve avere una spiegazione naturale. Tuttavia Bertrand e Hunt
hanno almeno avuto la soddisfazione di costringere il Pentagono ad
ammettere che l’oggetto era rimasto non-identificato.
Concludiamo così il capitolo dedicato agli Incontri Ravvicinati del primo
tipo: casi così straordinari da essere reali soltanto per chi ne è stato
protagonista, proprio come la neve diventa reale per un abitante dei tropici
soltanto dopo che ne ha fatto l’esperienza, viaggiando in altri climi.
Naturalmente, la neve è accettata dalla scienza e gli UFO no, il che fa
un’enorme differenza. Ma, rifiutandosi di prendere in considerazione il
problema, l’establishment scientifico, come il Pentagono, non fa che
ammettere la propria incapacità a spiegare il fenomeno.

142
VIII
Gli UFO lasciano tracce:
gli Incontri Ravvicinati del secondo tipo

Il tenente — vuole segnalare l’incidente all’Air Force, ma


non desidera che la stampa ne venga a conoscenza, a
causa del ridicolo di cui finora sono stati oggetto coloro
che hanno riferito avvenimenti analoghi.
Da una lettera del ten. col. Smith al comandante della base aerea
Robbins, in Georgia.

I cani ululavano

Tra i 585 casi «non-identificati» del Blue Book, 33 sono Incontri Ravvicinati
del secondo tipo (IR-II), ossia avvistamenti di cui sono rimaste tracce fisiche.
Vi sono IR-II anche tra i casi «identificati» ma, in maggioranza, il termine
«identificato» sta per «segnalazione inattendibile» o «fenomeno psicologico».
Vi presento un caso dovuto, secondo l’Air Force, a cause psicologiche,
benché l’oggetto fosse stato osservato da due testimoni per parecchi minuti. Il
fatto ebbe luogo a Victorville, in California, il 24 febbraio 1959. L’ufficiale
del servizio segreto incaricato dell’inchiesta descrisse il testimone principale
come «un ragazzo d’intelligenza media… benvoluto dagli insegnanti e dai
compagni di scuola». Ecco, in sintesi, la sua esperienza.
Il ragazzo era coricato nel suo letto, quando vide una luce vivida e stabile
che si rifletteva sulla parete opposta alla finestra. Rendendosi conto ch’era
troppo intensa per poterla attribuire ai fari di un’automobile ed avendo egli la
responsabilità della casa e del fratello minore, perché i genitori erano andati
alla scuola serale, si alzò, si vestì e uscì sulla veranda antistante la sua
abitazione, per vedere da dove venisse la luce e anche per far entrare in casa i
cani, che avevano cominciato a ululare e a correre qua e là come se fossero
terrorizzati.
Quando lo vide, l’oggetto si trovava a ovest, a venti gradi di elevazione,
ma a una distanza indeterminata. Somigliava a un uovo allungato (vedi lo

143
schizzo) e misurava circa 50 metri da un capo all’altro (valutazione derivata
dalla dichiarazione del ragazzo che l’oggetto era un tantino più largo della sua
mano aperta – 19 centimetri – a distanza di braccio – 70 centimetri – quando
si trovava a una distanza di circa 24 metri). L’altezza era pressappoco la metà
della lunghezza.

L’UFO di Victorville, California, osservato da due testimoni e segnalato al Blue Book. L’avvistamento
ha avuto luogo il 24 febbraio 1959. Lo schizzo mostra (a) la forma dell’oggetto e (b) il suo percorso (tre
passaggi), come è stato osservato dalla casa dei testimoni.

Nonostante la sua luminosità, l’oggetto era di un rosso cupo, con onde


color porpora che correvano da un’estremità all’altra. Emetteva un suono che
è stato paragonato al ronzio di un grosso trasformatore, ma di tono più alto; o
anche a una frusta che sferzi l’aria, ma con un volume molto maggiore.
L’oggetto si avvicinò alla casa, volando direttamente verso di essa in
discesa regolare, e passò sopra la veranda a una quota di circa 2 o 3 metri. Poi
virò gradualmente a nord-est. Stranamente, nell’attimo in cui scomparve il
ragazzo non riuscì più a udirne neanche il rumore. Ma il fatto che lo lasciò più
perplesso fu che non riuscì a vederne la parte posteriore, quando invece
avrebbe dovuto essergli possibile.
Rientrò allora in casa per calmare il fratello e i cani. Dopo cinque minuti
uscì di nuovo: l’oggetto si trovava a ovest e stava di nuovo venendo verso di
lui. Sembrava che questa volta sarebbe passato più vicino alla casa e, ormai
realmente impaurito, il ragazzo rientrò per prendere un fucile, ma non uscì in
tempo per usarlo. Fu allora che il fratello minore vide l’oggetto dalla finestra
del soggiorno, schermata soltanto da una rada tenda di bambù. Circa cinque
minuti dopo il ragazzo uscì di nuovo sulla veranda e ancora una volta vide

144
l’oggetto che si avvicinava da ovest, ma a una velocità superiore. Egli rientrò
nell’abitazione mentre l’oggetto vi sfrecciava sopra. Seguirono altri due
passaggi, durante l’ultimo dei quali (avvenuto 15 minuti circa dopo il primo)
la vibrazione dell’oggetto fu avvertita in tutta la casa.
Oltre alla reazione degli animali, una prova della realtà dell’UFO è data
dal fatto che, secondo il testimone, la radio fu completamente bloccata da una
fortissima scarica elettrica, mentre la ricezione era stata ottima prima delle 22,
e tornò a esserlo dopo le 22 e 15, il che sembra indicare la presenza nelle
immediate vicinanze di una qualche causa di disturbo elettrico o magnetico
durante il lasso di tempo indicato. Il testimone dichiarò inoltre che, ad ogni
passaggio dell’oggetto sulla casa, aveva udito un rumore fortissimo, simile a
un ritorno di fiamma, ma di maggior volume e intensità. Era però certissimo
che non si trattava del rumore prodotto da un aereo quando supera la barriera
del suono, da lui udito più volte prima. Quando i genitori tornarono a casa,
verso le 23, era tutto finito, ma i cani apparivano ancora spaventati: guaivano,
tremavano e si nascondevano sotto i mobili.
Due vicini, interrogati separatamente, ammisero che «pressappoco a
quell’ora» c’era stata una forte interferenza nella radio dell’uno e nel
televisore dell’altro. Tuttavia non furono in grado di dire altro, né permisero
che venissero fatti i loro nomi.
L’ufficiale del servizio informazioni incaricato delle indagini dichiarò che
il testimone «era sincero, non cambiò mai la sua versione benché più volte
interrogato su diversi punti, e sembrava assolutamente convinto che l’oggetto
esistesse davvero».
Il padre e la madre attestarono lo strano comportamento degli animali; né
dalle loro dichiarazioni, né da quelle dei vicini e degli amici, emerse qualche
prova che il ragazzo non fosse psicologicamente stabile. Ciò nonostante, il
Blue Book liquidò l’incidente come un’allucinazione.

Il caso del toro terrorizzato

Passiamo ora ad alcuni IR-II e innanzi tutto a un caso estremamente


interessante avvenuto a Cherry Creek, nello stato di New York, il 6 agosto
1965. La prima segnalazione giunse dalla polizia della contea di Chautauqua,
cui fece seguito il rapporto dell’ufficiale incaricato delle indagini e di quattro
tecnici dell’Aeroporto municipale di Niagara Falls. Nel sommario del Blue
Book si legge:
Il testimone stava lavorando in un fienile (pochi minuti dopo il tramonto del sole),
quando notò un’insolita interferenza radio, accompagnata da un suono breve e

145
intermittente. Uscito nel cortile, vide un oggetto che ha descritto come due piatti
uniti per l’orlo. Era lungo 15 metri e alto sei, di color argento, con filamenti rossi
luminosi che dall’intero perimetro si proiettavano verso l’esterno e lasciava dietro di
sé una scia sfumante dal rosso al giallo. L’oggetto sembrava in procinto di atterrare
vicino alla fattoria, ma, nell’istante in cui il testimone lo avvistò, riprese quota e
sparì tra le nubi, le quali assunsero una colorazione verde (come le foglie degli
alberi), mentre un forte odore di benzina si spandeva nell’aria.
Circa quarantacinque minuti dopo il disco riapparve (osservato questa volta da un
secondo testimone) si abbassò piano verso un’area boscosa e quasi immediatamente
risalì tra le nubi, lasciandosi dietro una scia rosso scura. Ancora una volta le nubi
diventarono verdi nel punto in cui era sparito. Riapparve una terza volta alle 21
(circa mezz’ora dopo), scendendo verso il suolo. Poi riprese quota, tenendosi però al
di sotto delle nubi, e si allontanò in direzione sud-sud-ovest, lasciando dietro di sé
una scia gialla. Secondo il testimone, l’oggetto fece diminuire la produzione di latte
della sua mucca da due misure e mezzo a una misura, spaventò un toro che si trovava
in un campo vicino e fece latrare un cane.

Il rapporto originale della polizia di stato forniva altri particolari:


Il disco è stato descritto come due piatti uniti insieme faccia a faccia. Era di un
brillante color argento, lungo 15 metri e alto 6. Secondo i testimoni, un toro legato
vicino al fienile ne fu così spaventato da piegare la sbarra di ferro infissa nel suolo
cui era assicurata la sua cavezza. Dopo aver interrogato i genitori e i vicini sul
carattere e l’attendibilità dei ragazzi, l’ufficiale del servizio informazioni incaricato
dell’inchiesta e tre tecnici si sono convinti che non si trattava di un’inganno. Il
quarto tecnico è invece rimasto di parere contrario.

E in un rapporto successivo si leggeva:


Gli osservatori sono rimasti fedeli alla versione presentata nel rapporto iniziale,
nonostante un gentile ma serrato interrogatorio.

Ricordo quando questo caso arrivò al Blue Book. Dalle informazioni


disponibili sembrava che un totale di tre o quattro giovani (ragazzi di fattoria)
avesse visto uno strano oggetto scendere verso il suolo e risalire tra le nubi,
colorandole di verde, manovra che aveva ripetuto diverse volte durante il
primo avvistamento e di nuovo una mezz’ora più tardi. Gli effetti fisici erano
stati: scariche di elettricità e suono di bip-bip alla radio, la reazione del toro,
quella del cane e la diminuita produzione di latte della mucca.
Il Blue Book avrebbe avuto una gran voglia di considerare questo
avvistamento un inganno, ma le prove puntavano in direzione contraria.
Inoltre, i testimoni appartenevano a una famiglia rurale, e non si vedeva quali
vantaggi avrebbero potuto trarre dall’inventare una storia del genere. Quindi,
con riluttanza, il Blue Book classificò il caso come «oggetto o fenomeno non-
identificato».

146
L’auto di pattuglia e la sfera luminosa

Tempo fa, quando la NBC stava preparando un documentario sugli UFO, mi


fu chiesto di partecipare a un reinterrogatorio televisivo delle persone
coinvolte in un interessantissimo caso, avvenuto ben nove anni prima. I
testimoni erano due poliziotti e un vigile del fuoco che stavano incrociando
con un’auto di pattuglia nelle strade di Elmwood Park, un sobborgo di
Chicago. Dopo nove anni, i due agenti facevano ancora parte della polizia e
tutt’e tre avevano accettato di essere reinterrogati davanti alle telecamere. La
seguente è una lettera da me scritta il 1° giugno 1965 al maggiore Quintanilla,
in cui riassumevo i risultati dell’intervista.
Egregio signor maggiore,
questo è un rapporto su un vecchissimo avvistamento, effettuato da due agenti di
polizia e un vigile del fuoco poco dopo le 3 antimeridiane del 4 novembre 1957, a
Elmwood Park nell’Illinois.
Ho partecipato a questa parte del documentario della NBC sugli UFO, come avevo
fatto la sera prima, 27 maggio 1965, a Elk Grove Village. Fortunatamente, tutt’e tre i
testimoni stanno facendo lo stesso mestiere, ma soltanto due erano disponibili per
l’intervista di quella sera. I loro nomi sono: —, agente di polizia, —, agente di
polizia e —, vigile del fuoco.
Tutt’e tre hanno affermato che l’incidente era stato segnalato a —, ma che questi si
era limitato a dire che sui suoi schermi non risultava nulla. Un altro caso in cui —
non si è degnato di controllare e segnalare un avvistamento.
L’agente — era malato la sera in cui si è registrata l’intervista, ma ho parlato a lungo
con l’altro poliziotto e con il vigile del fuoco. Prima di esprimere un giudizio
conclusivo, comunque, vorrei avere un colloquio con l’agente —, se appena sarà
possibile. Vi fosse stato soltanto un testimone del calibro di quelli da me intervistati,
tenderei a liquidare l’incidente come il prodotto di un’immaginazione sovreccitata.
Ma, con tre osservatori, fra cui due agenti di polizia ancora in servizio attivo, credo
che qualcosa sia stato effettivamente avvistato. Inoltre, l’oggetto da essi descritto
somigliava molto a quello osservato il giorno prima a Levelland, nel Texas, caso di
cui i tre testimoni non sapevano ancora nulla. Secondo le loro dichiarazioni, soltanto
quando tornarono alla centrale, all’alba, sfogliando l’edizione del mattino del
«Tribune» s’imbatterono in un resoconto degli avvistamenti di Levelland, ed
entrambi hanno insistito molto sulla loro sorpresa.
Abbiamo effettuato una ricostruzione completa dell’incidente. Io stavo in un’auto
con il vigile del fuoco, e dietro di noi venivano il poliziotto e la gente della NBC, su
un veicolo della polizia. Le versioni dei due testimoni concordavano sullo
svolgimento dei fatti, anche se non sulle dimensioni e sulla quota dell’oggetto.
Verso le 3 antimeridiane i testimoni stavano percorrendo sull’auto di pattuglia una
viuzza (lunga quasi un chilometro e mezzo) che scorre parallela a una fila di negozi
che danno su Blemont Street. Avevano superato due isolati, quando videro una
finestra aperta sul retro di uno dei negozi. Si fermarono per illuminarla con il faretto
posto sopra il parabrezza, ma in quell’istante tutte le luci dell’auto si affievolirono,
tanto che, a detta dell’agente, ci avrebbero visto meglio se avessero acceso un
fiammifero. Stando così le cose, presero una torcia elettrica e scesero dall’auto per
esaminare la finestra, quando videro una sfera luminosa che volava davanti a loro. Li

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ho interrogati a lungo sulle dimensioni e l’aspetto della sfera, ma la miglior
descrizione che ho potuto ottenere è che somigliava a un pallone da spiaggia color
arancione, soltanto molto più grande; e il vigile del fuoco ha aggiunto che sempre, in
seguito, quando gli è capitato di dare un calcio a un pallone di plastica, gli sono
tornati in mente i fatti di quella notte. Comunque, mentre la sfera si allontanava al di
sopra della viuzza, la luce dei fari tornò normale (il motore invece non si era mai
spento) e i tre uomini, risaliti in auto, si misero a seguirla. Ogni volta che
spegnevano le luci, l’oggetto sembrava fermarsi a «guardarli» e, non appena li
riaccendevano, riprendeva ad allontanarsi.
Procedettero così per ottocento metri, fino al termine della viuzza, dove si trova un
cimitero. Qui l’agente — spense i fari e l’oggetto si abbassò lentamente fino a pochi
metri dal suolo; poi lo stesso agente li riaccese e l’UFO, dopo esser schizzato in alto
a una velocità di «90 o 100 chilometri all’ora», si allontanò in direzione ovest. I tre
svoltarono a destra e percorsero un quarto d’isolato per immettersi in Belmont Street,
dove, secondo l’agente —, la sfera si mise a saltellare da un marciapiede all’altro,
come un bambino che giocasse al «mondo». Il vigile del fuoco, invece, sostiene che
rimase a una quota più alta.
Il colore e la luminosità restarono invariati per tutto l’episodio, che durò dieci o
quindici minuti. Vi sono degli alberi nel cimitero e ai lati di Belmont Street, e ogni
tanto l’oggetto spariva sotto di essi. Dopo 2 chilometri, avendolo perso di vista, i tre
uomini invertirono la marcia e ripercorsero la stessa strada in direzione ovest.
Appena si ritrovarono a Elmwood Park, l’oggetto riapparve dietro un gruppo d’alberi
a sinistra e, passando al loro fianco, si allontanò in direzione ovest. I tre fecero
un’altra svolta a U e ripresero a seguirlo, ma, quasi subito, lo videro salire a una
grande altezza.
L’agente — ha parlato di millecinquecento metri, il che può essere e non essere vero,
perché non mi fido molto della sua capacità di valutare le dimensioni e i fatti in
generale. Ma entrambi i testimoni sostengono che la sfera scomparve come se
qualcuno l’avesse coperta tirando dal basso all’alto una cortina nera o riempiendola
pian piano d’inchiostro. Dopo questa scomparsa ad alta quota, l’oggetto non
comparve più. A quanto pare, il solo altro testimone fu un cane che abbaiò
all’oggetto in qualche punto lungo il percorso.
La storia non si regge molto bene. I due uomini sono —, ma non avrebbero avuto
niente da guadagnare da una frode; anzi, una faccenda simile avrebbe potuto costar
loro la promozione.
L’oggetto viene descritto come luminoso, ma non solido, per quel che potevano
giudicarne visivamente, e bellissimo. Dopo molte insistenze, e badando bene a
eliminare ogni idea che li si sospettasse di simulazione, sono riuscito a far loro
ammettere che un pallone grosso all’incirca come una luna normale e dipinto di
arancione sarebbe stato molto simile all’oggetto da essi osservato. Ma bisogna
considerare che l’avvistamento ha avuto luogo otto anni fa e nel frattempo i loro
ricordi si sono probabilmente deteriorati.
Secondo i due uomini, quella notte c’era la luna, ma si trovava a est, mentre
l’oggetto si muoveva verso ovest, e l’aria era generalmente chiara, benché nel
cimitero ci fosse un po’ di foschia.
Un fenomeno interessante ebbe luogo quando l’auto di pattuglia si fermò al termine
della viuzza dietro i magazzini, prima di svoltare per raggiungere Belmont Street. I
fari erano spenti e l’oggetto stava scendendo, quando da circolare divenne a forma di
sigaro, con intorno una foschia che sembrava emanata dall’oggetto stesso. I
testimoni non sono d’accordo su quanta nebbia ci fosse nel cimitero quella notte. Poi
l’agente riaccese i fari e l’UFO risalì a gran velocità, riprese la forma circolare e

148
riassorbì l’alone che lo circondava.
Un altro fatto importante avvenne appena prima della seconda svolta a U, mentre
l’auto stava percorrendo Belmont Street in direzione est. L’oggetto emerse dai
boschi a sinistra e, secondo l’agente —, venne così vicino all’auto che, se avesse
allungato un braccio fuori dal finestrino, avrebbe potuto toccarlo. Il vigile del fuoco
invece non è d’accordo e sostiene che l’oggetto si tenne sempre a rispettosa distanza.
L’analogia con il caso di Levelland è molto interessante, soprattutto se crediamo (e
io ritengo sia vero) che i due poliziotti e il vigile del fuoco non fossero a conoscenza
dell’episodio del Texas quando effettuarono il loro avvistamento. Durante il periodo
di osservazione la sfera passò davanti ad altre cose, le quali non erano visibili
attraverso di essa. Dunque l’oggetto, o la luminescenza, non era trasparente. Nessun
suono continuo o rumore occasionale è mai stato emesso o prodotto dall’oggetto.
Sembrava risplendere, e il suo colore è stato paragonato da entrambi i testimoni a
quello del sole al tramonto, ma meno brillante.
È una sfortuna che l’incidente non sia capitato a persone più preparate come
osservatori, e più capaci di esprimere a parole la loro esperienza.
Altri particolari: a — si «rizzarono i capelli in testa» quando vide l’oggetto e l’agente
— avrebbe voluto sparargli, ma l’altro poliziotto lo fermò, dicendogli ch’era meglio
aspettare di saperne qualcosa di più.
Bisognerebbe controllare le condizioni meteorologiche esistenti quella notte a
Elmwood Park e paragonarle con quelle di Levelland; così come sarebbe opportuno
confrontare questo avvistamento con il caso di Lock Raven Dam e quello avvenuto
in Svizzera due o tre giorni prima di quest’ultimo. In effetti, io consiglierei di
selezionare e paragonare tutti gli avvistamenti di sfere luminose disgiunte da oggetti
tangibili, esaminando le analogie di comportamento e di condizioni ambientali.
Potremmo trovarci di fronte – e insisto sul potremmo – a qualcosa di nuovo nel
campo della fisica atmosferica. Meglio comunque limitarsi agli avvistamenti con più
di un testimone.
Non credo che il caso di Elmwood Park debba esser chiuso prima che io abbia avuto
la possibilità di parlare con l’altro poliziotto. Ho idea che possa dirmi qualcosa di
decisivo.
Cordiali saluti J. Allen Hynek

Il caso dell’uomo d’affari

E adesso un’altra «storia incredibile raccontata da un testimone credibile»: un


uomo d’affari di Williamsburg, Virginia, ansiosissimo che il suo nome non
fosse reso noto, segnalò un UFO al Dipartimento di polizia di Williamsburg.
La polizia passò la notizia ai giornali e la prima segnalazione fu seguita da
numerose altre, soprattutto dalla zona di Richmond. La maggior parte di
queste, tuttavia, furono trasmesse soltanto alla stampa e alla radio, non all’Air
Force.
Il 23 gennaio 1965, alle 8 e 30 del mattino, venti minuti prima di segnalare
l’avvistamento, il testimone era alla guida della sua auto (una Cadillac ultimo
modello) vicino all’intersezione tra la Superstrada 60 e la Statale 614, quando
il motore si fermò di colpo. Quasi nello stesso istante, egli vide un oggetto

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librato su un campo vicino, a poco più di un metro dal suolo. Aveva la forma
di un fungo o di una lampadina elettrica, era alto 21 metri, con un diametro di
7 metri e mezzo nella parte superiore e di 3 metri in quella inferiore. Era di
colore grigio metallico, con una luminescenza rosso-arancione sul lato più
vicino all’osservatore e turchina su quello più lontano. Da fermo emetteva un
suono simile a quello di un aspirapolvere.
Il testimone continuò a osservare l’oggetto dalla sua macchina bloccata,
finché, dopo un breve lasso di tempo, il «fungo» effettuò una «rapida
manovra di sparizione», muovendosi orizzontalmente in direzione ovest.
Quando fu scomparso, l’osservatore scese dall’auto e, notando che dietro la
sua ce n’era un’altra, anch’essa apparentemente immobilizzata, la raggiunse e
chiese al guidatore se avesse visto l’oggetto. L’altro rispose di sì.
Il Blue Book classificò questo caso come «non-identificato»
semplicemente perché non fu possibile trovare alcuna spiegazione naturale. E
non che si fossero lesinati gli sforzi. Si esaminò la possibilità che si trattasse
di un pallone meteorologico in ascesa, un’inversione di temperatura a bassa
quota, un riflesso del sole, nubi basse e isolate disposte in modo da dar forma
a un miraggio, {23} benché fosse a dir poco improbabile che cose del genere
potessero comportarsi come l’oggetto avvistato, o fermare il motore di
un’automobile.
Che uno stimato uomo d’affari s’inventi una storia simile e vada a
raccontarla alla polizia è difficilmente credibile. Ci si potrebbe chiedere come
mai non ci sia stato un maggior numero di testimoni; ma, come abbiamo già
detto, una delle principali caratteristiche degli avvistamenti UFO è il loro
isolamento nello spazio e nel tempo. È un fatto, questo, estremamente
enigmatico, che ha molto contribuito ai tentativi di screditare l’intero
fenomeno.

Il caso del boomerang, lento

Durante tutti gli anni di collaborazione al Blue Book, non ha mai cessato di
meravigliarmi il fenomeno di persone adulte, mature e socialmente rispettabili
che riferiscono alle autorità (di solito per puro senso del dovere) le storie più
incredibili. Nella maggior parte di questi casi non c’era un motivo al mondo
per un inganno deliberato. Ma allora perché raccontare di aver visto un UFO?
La prima cosa che viene in mente è che l’individuo sia stato vittima di
un’allucinazione, ma generalmente risulta che in precedenza non ha mai avuto
turbe del genere. Inoltre, come si può ricorrere a questa spiegazione quando i
testimoni sono più d’uno?

150
Ecco la lettera con cui i signori Jack W. e Ernest A. descrissero il loro
avvistamento, avvenuto all’epoca in cui il capitano Hardin era direttore del
Blue Book.
Il 22 settembre 1954, alle ore 11 circa, io, Jack W., e il mio collega Ernest A.,
entrambi dipendenti della Webster Gas Company di Marshfield nel Missouri,
stavamo tornando da Bracken, dove avevamo effettuato una consegna, quando, a tre
miglia da Marshfield, su quella che vien chiamata Scout Camp Road, notammo a
occidente tre nugoli o formazioni di oggetti argentei. Erano tanto lontani, o così
piccoli, da apparire ai nostri occhi come semplici puntolini scintillanti; e dovevano
essercene migliaia. (Uccelli?) Fermai il furgoncino per osservarli e, dopo circa 2
minuti, il mio compagno scorse un altro oggetto a quella che ci parve una quota di
120 metri a 200 metri a sud-ovest. Somigliava a un boomerang, salvo che un lato, o
ala, era molto più lungo dell’altro. Se si trovava alla distanza che pensavamo, la sua
ampiezza doveva essere di un metro e mezzo o 2 metri. Era molto sottile in tutte le
sue parti e completamente silenzioso. Sembrava fatto o ricoperto d’una specie di
plastica o da qualche altro materiale sottilissimo. Roteava molto lentamente –
l’intero oggetto, non soltanto l’ala – e quando, girando, la parte più lunga si
avvicinava al sole, questo sembrava splendervi attraverso, o almeno il colore
cambiava e diventava molto più chiaro. L’oggetto era marrone, con due strisce nere
vicino all’estremità dell’ala, o rotore. Dopo qualche minuto cominciò a salire, senza
cambiare il suo caratteristico movimento né aumentare la velocità di rotazione,
arrivando a quella che ci parve una quota di 450 metri. Poi ridiscese molto più
lentamente di quanto fosse salito (20 secondi per la salita) e, quando fu a circa 150
metri, smise di roteare e proseguì la discesa in questo modo, ma con la stessa
lentezza di prima. Giunto un po’ più in basso, emise uno sbuffo di vapore o fumo
bianco, non una scia, soltanto un grosso sbuffo (né ora né in alcun altro momento lo
udimmo produrre alcun suono), e infine precipitò diritto in mezzo a un gruppo
d’alberi di alto fusto. Non lo vedemmo colpire il suolo, ma scomparve sotto le cime.
Io e il mio compagno scendemmo dal furgoncino e ci inoltrammo nel bosco, per
vedere se riuscivamo a trovarne traccia. Dopo qualche minuto scoprimmo due punti
in cui l’erba e il terriccio erano completamente ridotti in polvere, ma senza che
intorno si scorgessero altre tracce. Ora, questo poteva avere o non avere a che fare
con l’oggetto, ma certo sembrava strano che, essendo il terreno così morbido, un
animale o un uomo avessero potuto arrivare fin là e allontanarsene senza lasciare
altre tracce.
Nell’istante dell’avvistamento, l’oggetto sembrava librato a una quota di circa 180
metri. L’ala o rotore si piegava lievemente verso l’alto in punta, vicino alle due
strisce scure. Quando smise di roteare, durante la discesa, l’ala o rotore puntava
verso il cielo, indicando che l’altra parte – chiamiamola il corpo – era più pesante.
La velocità rimase sempre moderata. Cadendo l’oggetto non fluttuava né girava;
scese invece diritto sotto la linea degli alberi. Il tempo di osservazione fu di quindici
minuti.
Dopo aver perlustrato attentamente l’area facemmo ritorno a Marshfield, dove io
telefonai alla base aerea di Fordland e parlai dell’oggetto al CWO A.R. Justman.
Questi mandò a Marshfield quattro uomini insieme ai quali ci recammo sul luogo
dell’avvistamento, dove effettuammo ricerche più accurate e su un’area molto più
vasta, ma senza trovare tracce dell’oggetto oltre a quelle scoperte in precedenza. Alle
sei del pomeriggio io e il CWO A.R. Justman tornammo sul posto e facemmo un
terzo tentativo di trovare l’UFO, ma anche questa volta senza risultato.

151
Quando eravamo usciti dal furgoncino per addentrarci nel bosco io e Ernest A. non
avevamo più visto i piccoli oggetti argentei che per primi avevano attirato la nostra
attenzione. Quanto all’oggetto a boomerang, avevamo avuto agio di osservarlo bene
ed era esattamente come l’abbiamo descritto.
Jack W., Ernest A.
Marshfield, Missouri

L’investigatore dell’Air Force scrisse nel suo rapporto:


Ho inviato sul posto parecchi uomini, che hanno passato al pettine l’area boscosa
trovando un punto in cui il terreno appariva letteralmente polverizzato. La superficie
era smossa e le pietre, tutte di piccole dimensioni, erano state spostate. Anch’io ho
esaminato il luogo nel tardo pomeriggio e ho notato che, sebbene non vi fossero
orme di animali, sembrava che in quel punto si fosse abbattuto qualcosa. Il fogliame
intorno era intatto, senza tracce di bruciature, graffi, ecc.

Un oggetto mobile roteante, a forma di boomerang, che se ne va a zonzo


alla luce del sole non si adatta molto al modello generale degli UFO. Si ha
quasi l’impressione che Loro, chiunque o qualunque cosa siano, ci stiano
prendendo bellamente in giro.

L’uovo blu

Il Blue Book non ha classificato questo avvistamento e il successivo come


«oggetto o fenomeno non-identificato», bensì, rispettivamente, come
«segnalazione inattendibile» e «caso psicologico», senza fornire alcun motivo
per tali valutazioni.
Il primo ebbe luogo due sere dopo i famosi avvistamenti di Levelland. {24}
Il Blue Book tentò di liquidare questi ultimi come causati da un “fulmine
globulare”, ma, fatto abbastanza strano, non ricorse alla stessa spiegazione per
questi casi sorprendentemente simili.
El Paso, Texas: una guardia di confine di trentacinque anni vide accostarsi
alla sua auto un oggetto a forma d’uovo che diffondeva una luce blu ed
emetteva un suono simile al sibilo di un proiettile d’artiglieria. In effetti, non
lo scorse finché non scese dal suo veicolo per vedere come mai il motore si
fosse fermato di colpo e tutte le luci si fossero spente. Fu allora che vide
l’«uovo blu» avvicinarsi da sud-ovest a un angolo di elevazione di trenta
gradi. L’oggetto passò sopra l’auto a un’altezza di 30 metri, allontanandosi in
direzione ovest e cambiando quota a intervalli irregolari, finché, raggiunte le
Franklin Mountains, salì verticalmente e scomparve alla vista. Erano le 19 e
30 e il testimone si trovava tre miglia a sud-est dell’Aeroporto internazionale
di El Paso.

152
Ancora una volta il Blue Book non svolse alcuna indagine e classificò il
caso «segnalazione inattendibile». «Informazioni insufficienti» sarebbe stato
più appropriato.

Il tenente «ipnotizzato»

Abbiamo qui un ottimo esempio del modo in cui il Blue Book applicava
l’etichetta «caso psicologico», e ciò malgrado il fatto che a questo
avvistamento si fosse dedicata più attenzione del solito, essendo il testimone
un tenente dell’USAF che, quando vide gli UFO, stava tornando a casa sua,
nel Delaware, dopo aver completato alla base di Stead, nel Nevada, un corso
avanzato di sopravvivenza.
III. Descrizione dell’avvistamento. Il 23 novembre 1957 questo testimone stava
tornando all’aeroporto della contea di Newcastle, nel Delaware, dopo aver
frequentato il corso avanzato di sopravvivenza dell’USAF, alla base di Stead, nel
Nevada, quando, alle ore 6 e 10 circa, mentre si trovava 50 chilometri a ovest di
Tonopah, viaggiando verso Las Vegas a una velocità di 130 chilometri orari, il
motore della sua automobile si fermò di colpo. I tentativi di rimetterlo in moto non
ebbero successo, e il testimone uscì dall’auto per cercare il guasto. Allora udì un
suono sottile e acuto che attrasse la sua attenzione su quattro oggetti posati al suolo,
Circa trecento o quattrocento metri a destra dell’autostrada. Il testimone non aveva
mai visto prima niente di simile, quindi tentò di avvicinarsi per osservarli meglio.
Camminò per parecchi minuti, finché giunse a circa cinquanta metri dall’oggetto più
vicino (l’ipnosi della strada è un fenomeno momentaneo; l’allucinazione non dura
mai parecchi minuti). Gli oggetti erano tutti identici, a forma di disco, con un
diametro di circa 15 metri. Emettevano una luce propria che li faceva risplendere
vividamente. Al centro della parte superiore c’era una cupola trasparente, fatta di un
materiale diverso dal resto dell’oggetto. L’intera struttura emetteva luce; i dischi non
apparivano scuri nella faccia inferiore. Erano dotati di tre «cuscinetti» di atterraggio,
fatti di un materiale scuro e di forma emisferica, con un diametro di circa 60 cm.
Secondo il testimone, l’altezza degli oggetti, dal suolo alla sommità della cupola, si
aggirava intorno ai 3-4 metri. Intorno al bordo esterno c’era un anello che appariva
più scuro del resto e sembrava ruotare. Quando il testimone arrivò a circa cinquanta
metri dall’oggetto più vicino, il ronzio, che dal momento in cui aveva avvistato i
dischi era rimasto costante, divenne così acuto da riuscire quasi insopportabile e gli
oggetti si sollevarono dal suolo. Gli organi di atterraggio furono ritirati nei dischi
quasi immediatamente dopo il decollo. Quindi, raggiunta una quota di circa 15 metri
gli oggetti procedettero lentamente (circa 15 chilometri all’ora) in direzione nord,
attraversarono l’autostrada, «scivolarono» sopra alcune alture vicine e scomparvero
dietro di esse. Mentre passavano sopra di lui, il testimone non ha osservato traccia di
fumo, scarico, scia, calore, o perturbazione del suolo, né ha visto i contorni di
portelli in cui potessero essere rientrati gli organi di atterraggio né altre aperture. Il
tempo totale di osservazione fu di circa venti minuti. Dopo che gli oggetti furono
scomparsi, il testimone esaminò il luogo in cui si erano posati (immaginate una
vittima d’ipnosi della strada che ispeziona con calma il terreno venti minuti dopo!),
ma senza trovare traccia della presenza d’una fonte di calore né di alterazioni del

153
suolo, salvo numerose impronte nella sabbia, dove evidentemente si erano posati i
piedi degli organi di atterraggio. Queste erano leggerissime, a forma di conca e di
contorno triangolare (triangolo equilatero). Il testimone non misurò la distanza tra
l’una e l’altra, ma valutò che fosse di circa 2 metri e mezzo. Infine tornò alla sua
auto, il cui motore si avviò subito e continuò a funzionare perfettamente (questo è
tipico di quando un UFO ferma un’auto; dopo la sua scomparsa, il veicolo riprende
a funzionare). L’auto del testimone era una Chevrolet del 1956 (dunque aveva
soltanto un paio d’anni) che in precedenza non gli aveva mai dato fastidi del genere,
né gliene diede in seguito. Quando avvistò i dischi, il testimone aveva guidato fin lì
da Reno, nel Nevada, dormendo due ore in auto tra la mezzanotte e le due (lo
psicologo dell’Air Force sostiene che il tenente era esausto, benché questi
dichiarasse il contrario). Non aveva ingerito bevande alcooliche o medicinali
antisonno. Dopo l’avvistamento, il testimone raggiunse la base aerea di Indian
Springs, nel Nevada, dove fece rapporto all’ufficiale incaricato della sicurezza. (È
molto improbabile che una vittima d’ipnosi della strada andrebbe poi, dopo aver
riflettuto con calma, a segnalare la sua esperienza a una base dell’Air Force.)
L’avvistamento avvenne alle 6 e 10, ora standard del Pacifico. Era già giorno,
benché il sole fosse ancora dietro le montagne. Il sole stava per sorgere di fronte al
testimone (questi viaggiava in direzione sud-sud-ovest e il sole in quella stagione
sorge a sud-est). Non c’erano stelle né luna. Il tempo era secco e piuttosto freddo,
senza vento. Per quel che ne sapeva il testimone, nessun altro aveva visto i dischi. (Il
capitano Gregory dava molta importanza al fatto che, secondo il Nevada Highway
Department, in quel momento c’erano da venticinque a trenta auto in transito su
quella strada; secondo me, avrebbero potuto passarne anche centinaia, senza che i
guidatori facessero attenzione a qualcosa che si trovava a qualche centinaio di metri
dalla carreggiata.)
Il testimone ha fatto uno schizzo degli oggetti.

Gli oggetti di Tonopah, Nevada, avvistati il 23 novembre 1957. Schizzo reperibile negli archivi del Blue
Book.

154
Negli archivi del Blue Book troviamo un memorandum in cui si spiega
perché l’Air Force dedicò a questo caso più attenzione del solito.
Il danno e l’imbarazzo per l’Air Force sarebbero enormi, se questo ufficiale si unisse
alla moltitudine di quegli scrittori, esperti, ecc. di «dischi volanti» che continuamente
accusano l’aviazione militare di disinteresse per gli UFO. In questo caso, come
stanno ora le cose, l’Air Force non avrebbe modo di confutare queste accuse
infondate.

L’Air Force tentò per parecchie settimane di assicurarsi i servizi del


docente di psicologia di un’università vicina, e alla fine vi riuscì. Lo
psicologo scrisse:
È un caso veramente insolito. Salvo un’importante eccezione, ha molte delle
caratteristiche che contraddistinguono gli inganni deliberati e i rapporti di casi
psicopatologici. L’eccezione sta nel fatto che il soggetto è un ufficiale dell’Air
Force, un pilota che dovrebbe essere un osservatore competente. Sulla base dei dati
disponibili, posso soltanto fare congetture, che possono comunque essere di qualche
utilità nella raccolta delle prove ufficiali.
Innanzi tutto, c’è la possibilità di un inganno deliberato, anche da parte di un
ufficiale dell’Air Force. Per controllarla, suggerirei di condurre una discreta
indagine, del tipo di quelle che si effettuano prima di assegnare una qualifica di
sicurezza. Secondo gli amici, i vicini, ecc., c’è qualcosa nella vita dell’ufficiale che
potrebbe convalidare l’idea della frode?… È poi possibile che l’ufficiale stesse
soffrendo di quella condizione temporanea, chiamata a volte «ipnosi della strada»,
prodotta dalla stanchezza e dalla mancanza di sonno. Vi sono casi ben documentati
di camionisti, per esempio, che sono andati fuori strada per evitare ostacoli – case,
autobus, ecc. – del tutto inesistenti. Fatti simili sono molto probabili nelle lunghe
strade del deserto, specialmente di notte.

Così senza prove, lo psicologo liquidò il caso come probabile «ipnosi della
strada». Su come sia arrivato a tale conclusione non ci dice nulla. Né si fa
menzione delle condizioni psicologiche del testimone. Aveva mai dato segni
di instabilità? Com’erano le sue condizioni di salute? Il fatto più frustrante, in
questo tipo di casi, è la prontezza con cui ci si attacca alla spiegazione
«psicologica», senza una giustificazione adeguata.

Il girino volante

Un altro caso giudicato «psicologico» dal Blue Book avvenne a Nederland,


nel Texas. Ecco il rapporto dell’investigatore dell’Air Force:
Il mattino di domenica 6 febbraio 1966, alle ore 5 e 45 circa, il figlio undicenne del
signor — uscì dalla sua camera da letto e accese la luce nella stanza da bagno,
svegliando così i suoi genitori. Qualche istante dopo si verificò quella che in un
primo tempo parve un’interruzione di corrente, quindi il signor — si alzò e si

155
affacciò alla finestra per vedere se anche i lampioni fossero spenti. Allora notò con
sorpresa che il prato davanti alla casa e l’area circostante erano inondati da una luce
rossastra che sembrava pulsare, come i fari sul tetto delle autopattuglie. Non scorse
però auto della polizia nella zona e, pochi istanti dopo, notò invece alcune luci rosse
e gialle accanto a un oggetto che si trovava a circa 150 metri dal suolo. Le luci
sembravano muoversi avanti e indietro in orizzontale e somigliavano a tubi al neon.
Il signor — ne contò otto. Non c’era nessun suono percepibile; tuttavia, tanto il
signor — che sua moglie hanno sostenuto di essersi sentiti «forare» gli orecchi da
quello che doveva essere un ultrasuono ad altissima frequenza. Quella notte il cielo
era coperto, non c’erano stelle né luna, quindi era molto buio e in quel momento il
signor — non poté distinguere le dimensioni o la forme dell’oggetto. Questi si spostò
di circa 2 chilometri e mezzo in direzione ovest, verso l’aeroporto di Jefferson, e
nello stesso momento un aereo decollò, muovendosi in direzione dell’oggetto.
Mentre l’aereo si avvicinava, le luci dell’oggetto si spensero, ma quelle di atterraggio
dell’altro velivolo erano rimaste accese e illuminarono l’UFO, dando al signor — la
possibilità di osservarlo. Il miglior modo di descriverlo, ha detto il testimone, è di
paragonarlo a un girino. Aveva un diametro di circa otto piedi, con una coda lunga 2
metri e larga 60 cm. Sulla sommità e al centro dell’oggetto c’erano protuberanze a
forma di cono. Le luci sembravano venire dalla coda. Dopo che l’aereo fu passato
sopra l’UFO, le luci si riaccesero e il testimone le vide diventare più intense in tre
momenti distinti, e ogni volta che diventavano più vivide l’oggetto sembrava
spostarsi verso l’alto e di circa cinque gradi a sinistra. Scomparve a circa venti,
venticinque gradi sull’orizzonte, muovendosi in direzione ovest e in lieve ascesa. Il
signor — ha osservato tutte» ciò a occhio nudo e non ha fotografato né filmato
l’oggetto.
Pur temendo il ridicolo, il signor — ha parlato dell’interruzione di corrente con un
uomo della compagnia elettrica e ha saputo che era stata causata da un guasto a un
trasformatore. In seguito ha scoperto che questo trasformatore era molto vicino alla
sua casa e che il guasto aveva avuto luogo quasi nello stesso momento in cui aveva
avvistato l’UFO.
Il signor — ha trovato molto difficile descrivere l’UFO e ha detto ch’egli stesso non
è molto bravo a disegnare, ma che, se l’Air Force lo ritiene necessario, potrebbe
descriverlo a un disegnatore.
Il signor — non sapeva se qualche altra persona residente nella zona avesse visto
l’UFO, ma attribuiva ciò al fatto d’esser stato molto riluttante a parlarne con
qualcuno, poiché non desidera assolutamente che sia fatta pubblicità alla sua
esperienza. Comunque, dopo l’avvistamento, ha telefonato alla torre di controllo
dell’aeroporto di Jefferson per sapere se anche loro avessero visto l’oggetto, ma le
persone in servizio alla torre non avevano visto nulla e risero della sua domanda.
CONCLUSIONE: le indagini preliminari non hanno portato a scoprire nessuna possibile
spiegazione dell’avvistamento. Se richiesto dal vostro quartier generale, si
effettueranno ricerche più approfondite e visite personali.

I lettori avranno certo riconosciuto molte caratteristiche comuni negli


avvistamenti UFO: la luce rossastra che «sembrava pulsare, come i fari sui
tetti delle autopattuglie» (in altri rapporti si legge: «dapprima pensammo che
fosse il faro rosso di un’auto della polizia»); il fatto che le luci si spensero
all’avvicinarsi dell’aereo, e infine l’interruzione di corrente, attribuita a un
trasformatore bruciato. In questo o in molti altri casi l’apparizione di un UFO

156
ha coinciso con danni a trasformatori o altri impianti elettrici, simili a quelli
che hanno luogo in circostanze normali o durante i temporali accompagnati da
fulmini. Ciò avvenne nel caso di Cuernavaca, nel Messico, che ho investigato
personalmente. E durante il famoso oscuramento degli stati orientali, nel
1965, una ben definita attività UFO venne segnalata vicino al centro
geografico della zona interessata.
È chiaro a chiunque studi seriamente il fenomeno UFO che parlare di
«coincidenze» a proposito di questi elementi comuni è assolutamente
irragionevole e che definendo questi casi come «psicologici», attribuendoli a
«fonti inattendibili» o classificandoli «non-identificati» non si fa un passo
avanti nella soluzione del problema. Forse a questo punto sarebbe bene citare
Carlos Casto-Cavero, un generale dell’aviazione spagnola che, parlando del
dilemma cui si trovano di fronte i governi quando vengono segnalati degli
UFO ha dichiarato:
Io credo nell’esistenza degli UFO. Ma è tanto difficile per i circoli ufficiali
ammettere che c’è qualcosa dietro questi avvistamenti quanto per la Chiesa
affermare che questo o quel fatto è un miracolo. {25}

Casto-Cavero continuava dicendo che se i governi non riconoscono


pubblicamente la realtà del fenomeno è perché sono riluttanti ad azzardare un
giudizio in base a quelle che considerano prove inattendibili.
Il generale ha colto il nocciolo del problema. L’aviazione americana, come
quella degli altri paesi, non è colpevole di una sinistra congiura del silenzio;
piuttosto, appare sinceramente sconcertata. Poiché il fenomeno UFO non può
essere spiegato facilmente – e d’altra parte nemmeno ignorato – i militari,
nella loro confusione, cercano in ogni modo di liberarsene.

Il caso dell’auto volonterosa

Passiamo ora a un interessante avvistamento che il maggiore Quintanilla


sottopose al mio giudizio verso la fine del 1968, pressappoco all’epoca in cui
il Comitato Condon pubblicava il Sud rapporto in cui l’intero fenomeno UFO
veniva liquidato come mancante di qualunque base reale. Negli archivi del
Blue Book si trova soltanto questa breve nota, malgrado il mio esame:
L’avvistamento è stato studiato e valutato dal dottor J. Allen Hynek, consulente
scientifico dell’Air Force sugli UFO. Quanto segue è una breve sintesi della sua
analisi e delle sue conclusioni (ma la parte sull’analisi sembra scomparsa).
Il testimone vide una luce brillare direttamente sopra la strada, circa 60 metri davanti
a lui e a circa 21-22 metri dal suolo, mentre era al volante della sua Ford del 1967
(l’avvistamento ebbe luogo il 23 novembre 1968). Nella zona c’erano poche

157
abitazioni sparse. Non era un oggetto definito, soltanto una luce.
La radio dell’auto si spense. Dalla luce si abbassava un raggio che illuminava gli
alberi sottostanti.
Il raggio venne ritratto, come fosse una scaletta. Era largo cinque o sei piedi e ben
definito. La luce principale invece era indistinta agli orli. A questo punto anche il
motore dell’auto si fermò. La luce principale era scintillante, con un arco sotteso di
parecchi gradi. Poi, dopo qualche secondo, salì in verticale e scomparve. Allora il
motore si riaccese da solo e l’auto riprese a muoversi.
CONCLUSIONE: oggetto o fenomeno non-identificato.

Un’altra auto che si ferma e, questa volta, si rimette anche in moto da sola!
Qualunque fisico direbbe che è impossibile; eppure il fenomeno è stato
segnalato numerose volte.
Nella dichiarazione manoscritta del testimone si legge:
Vidi quello che mi parve un oggetto ovale, con un diametro di circa 40 o 50 metri,
che emetteva una luce di un bianco tendente al giallo. Non mi sembrò trasparente,
ma non ho idea di quanto solido fosse, ed era molto più fulgido di qualunque altra
luce presente. Non c’erano bordi distinti, bensì un orlo confuso che delimitava una
forma ovale.
… 67 – Ford Custom – (fondo stradale di ghiaia) – finestrini chiusi e riscaldamento
acceso. Nessun altro veicolo sulla strada. Quanto alla dimensione apparente, posso
dire soltanto che se avessi tenuto il mio pollice a distanza di braccio, soltanto un
decimo dell’oggetto ne sarebbe stato coperto.

Ed ecco come la sua attenzione fu attirata sull’oggetto:


Avevo raggiunto la sommità di una piccola collina e stavo imboccando una curva in
discesa quando lo vidi. Il suo fulgore, la sua dimensione ecc., attrassero
immediatamente la mia attenzione. Mentre mi avvicinavo, un raggio toccò la mia
auto, fermando il motore e bloccando tutte le componenti elettriche.

Quanto alla sparizione:


L’oggetto cambiò colore, diventando di un rosso-arancione ancora più luminoso, e
salì in verticale ad altissima velocità. Scomparve alla vista in meno di quindici
secondi.

Benché qui il testimone sia uno solo, dalla dichiarazione manoscritta e dal
modo di esprimersi si deduce che si trattava di un giovane abbastanza istruito
e intelligente. Poiché questo caso ha molto in comune con altri IR-II, incluso
il raggio di luce che si ritrae «come una scaletta», è difficile credere che si
tratti di un’invenzione, a meno che il testimone avesse molta familiarità con la
letteratura sugli UFO. Quanto alle mie indagini, ricordo che non fui
assolutamente in grado di trovare una spiegazione logica. Poiché non vi erano
prove che si trattasse di un falso o di un caso psicologico, lo classificai
semplicemente «oggetto o fenomeno non-identificato».

158
Il dirigibile del colonnello

Nel corso degli anni ho notato che alcuni dei migliori rapporti su avvistamenti
di UFO provenivano da scettici convinti che, dopo aver avuto un’esperienza
UFO, diventavano improvvisamente oggetto di quello stesso ridicolo che in
precedenza avevano riversato sugli altri. Ecco una lettera inviata dal tenente
colonnello Charles Smith jr., comandante della 9325° squadriglia di stanza a
Gainesville, al generale comandante della Base aerea di Robbins, in Georgia,
e per conoscenza al capo del servizio informativo:
La sera del 31 ottobre, alle ore 19 e 40, mentre mi trovavo a circa quattro miglia da
Fayetteville sull’autostrada 85, viaggiando in direzione nord, verso Atlanta, ho visto
uno strano oggetto volare sopra la mia auto.
Al momento dell’avvistamento l’UFO sembrava muoversi all’altezza delle cime
degli alberi. Era di color arancione e molto simile a un dirigibile floscio. Io stavo
viaggiando a una velocità di 100-120 chilometri orari e l’oggetto, che allora si
trovava a circa 60 metri di distanza, volava direttamente verso di me al di sopra della
strada. Subito pensai che fosse un aereo in difficoltà e tentai di fermare l’auto prima
che mi raggiungesse.
L’oggetto mi passò sopra molto lentamente e in quegli istanti la radio installata a
bordo della mia auto ammutolì, come quando si passa sotto un ponte o si percorre
una galleria. Non ci furono scariche elettriche nella radio, soltanto silenzio, finché
l’oggetto non fu alle mie spalle.
Balzai fuori dall’auto. L’oggetto era direttamente sopra di me, a una quota di circa
150 metri. La lunghezza era quattro volte superiore alla larghezza e all’altezza (25
metri per 6 per 6). Ho potuto vederlo chiaramente di lato, di sotto e di scorcio. Dopo
esser rimasto immobile per una ventina di secondi, la «prua» puntò a un angolo di
salita di 45 gradi e l’oggetto, aumentando costantemente la velocità e l’angolo di
salita, scomparve un po’ a sinistra della luna, in direzione est. La velocità era
tremenda e l’oggetto sparì completamente alla vista nel giro di 30-40 secondi.
Non vidi scintille né udii alcun suono. La notte era chiara, con luna e stelle molto
luminose. Non c’erano raggi visibili, e ho guardato bene tutt’intorno.
L’oggetto era di un arancione molto scuro al centro e più chiaro ai bordi.
Quando, salendo, passò davanti alla luna, il suo colore si fuse con quello del satellite,
ma l’oggetto rimase visibile.
Firmato ten. col. Charles Smith jr.

I casi segnalati da ufficiali e piloti dell’aviazione militare erano


particolarmente spinosi per il Blue Book. Qui l’Air Force si trovava di fronte
a uomini, da lei stessa addestrati, che segnalavano incidenti che, secondo la
sua posizione ufficiale, non potevano che essere allucinazioni o
identificazioni erronee di oggetti naturali. Non era facile definire uno dei
propri ufficiali un «caso psicologico», né screditarne l’intelligenza. Ma ben
diverso era l’atteggiamento quando non si trattava di «uno dei loro»!

159
Le mucche muggivano

Presento ora un caso di IR-II che ho esaminato personalmente durante gli


ultimi mesi di vita del Blue Book. L’osservatore fu uno solo, se non si
contano le mucche fra i «testimoni». L’avvistamento ebbe luogo nei pressi di
Greveton nel Missouri, l’8 febbraio 1968, alle 3 e 20 antimeridiane. Tutto
cominciò con una lettera:
Egregio signore,
io vivo in una fattoria a circa 50 chilometri da Kansas City. La casa si trova a
pressappoco 500 metri dall’autostrada e ha davanti un pascolo. Io lavoro in città, ma
ho anche una mandria di mucche. Se qualcosa disturba i miei animali, salto fuori dal
letto ai loro muggiti come farebbe una madre agli strilli del suo bambino.
Questa notte udii parecchie mucche muggire come se qualcosa le spaventasse.
Immediatamente mi alzai per raggiungere la finestra panoramica del soggiorno. La
notte era scura, ma si scorgeva un distinto chiarore proprio davanti alla casa, a 90 o
100 metri di distanza. Faceva abbastanza luce da permettermi di girare intorno a un
tavolo da gioco lasciato in mezzo alla stanza e di vedere le mucche raccolte in un
rozzo semicerchio nel pascolo, a sinistra della fonte del chiarore.
Quando i miei occhi si furono adattati al passaggio dal buio a quella luce moderata,
distinsi parti di quello che mi parve un enorme oggetto circolare, che ho riprodotto
come meglio ho potuto nello schizzo allegato.
La luce era di un verde giallastro e proveniva dalla parte concava dell’oggetto. Non
potrei dire se emanasse dalla superficie translucida, oppure dalla base dell’oggetto, si
riflettesse sulla superficie e poi al suolo. In ogni caso, era abbastanza intensa per
permettermi di vedere i rami più grossi di alcuni noci, un ceppo, le mucche, il recinto
e altri particolari.
L’oggetto sembrava avere un diametro di circa 30 metri e stare sospeso a circa 6-7
metri da terra… ma non potrei giurare che non fosse posato al suolo, o magari più
alto nell’aria. C’erano sette aperture o portelli pressappoco al centro del lato concavo
e lo spazio fra l’uno e l’altro indicava che, se l’oggetto era davvero rotondo,
dovevano essercene forse sedici tutt’intorno alla struttura. Non riuscii tuttavia a
distinguere se fossero quadrati, rettangolari, ovali o rotondi. Anche valutarne le
dimensioni era difficile, a causa della prospettiva, ma direi che avessero un diametro
di 60 centimetri. Non vidi nessun’altra apertura, né alcun essere vivente entrare o
uscire dall’oggetto. Non so se rimasi a guardarlo cinque minuti o sessanta secondi,
tanto ero sbalordito da quello spettacolo.
Ogni tanto in passato avevo perso una o due mucche, rubate senza lasciare tracce.
Quando udii le bestie muggire subito pensai che i ladri fossero tornati. Poi, vedendo
l’oggetto, la prima cosa che mi venne in mente fu: «Sfido che non trovavo nessuna
traccia! Le portavano via dall’aria!». In quel momento non pensavo che potesse
essere un UFO, ma un mostruoso elicottero o qualcosa del genere.
Alcuni degli animali stavano fissando l’oggetto da forse 30 o 60 metri di distanza. Le
mucche con il vitello muggivano, e i piccoli rispondevano. Infine, una girò su se
stessa e si mise a correre a coda ritta verso la stalla. Le altre la seguirono e in pochi
secondi non ce ne fu più una in vista. L’oggetto rimase sul pascolo ancora per un po’
di tempo, non saprei dire se fosse mezzo minuto o molto di più. Fu allora che mi
concentrai su di esso, cercando di osservare quanti più particolari potevo.
Emetteva un suono distinto e costante che mi è difficile descrivere. Somigliava al

160
sibilo che si produrrebbe facendo roteare velocemente una corda sopra la testa, ma
aveva un ritmo pulsante (ricordate il caso in cui il suono prodotto dall’UFO veniva
descritto conte «una frusta che sibila nell’aria»). Quando l’oggetto si mosse, il
suono divenne due o tre volte più forte e il ritmo delle pulsazioni più rapido. Si
allontanò rapidamente verso sud-est, prendendo quota a un angolo di 45 gradi, ma
senza mutare la posizione orizzontale che aveva mantenuto quando era al suolo o
poco al di sopra di esso…

Il maggiore Quintanilla mi telefonò per chiedermi di occuparmi di questo


caso. Io scrissi nel mio rapporto: «Il signor — parlava con attenzione, senza
tentare di abbellire il racconto, ma attenendosi ai fatti. Non desidera che sia
fatta pubblicità al suo avvistamento, di cui non ha fatto parola a nessuno, a
parte la lettera al Blue Book, essendo convinto che non potrebbe venirgliene
niente di buono. Io lo ritengo un tipo equilibrato e tutt’altro che eccitabile.
Però è miope e, pur avendomi detto di poter guidare senza lenti, lo fa
raramente. Ritiene che, se quella notte avesse avuto gli occhiali, avrebbe
potuto osservare più particolari».
Naturalmente il Blue Book non ritenne opportuno che io andassi a casa di
questo testimone; sarebbe stato un spreco di tempo e di danaro. Mentre, al
contrario, una visita al luogo dell’avvistamento è sempre utilissima, in quanto
permette all’investigatore di fare domande più pertinenti, che altrimenti non
gli verrebbero in mente. Ma in questo caso, ahimé, tale visita non ebbe luogo.
Il Blue Book ricorse a una delle solite etichette – «oggetto e fenomeno non-
identificato» – e considerò chiusa la questione.

Il caso del testimone armato

Infine abbiamo un avvistamento che va oltre i limiti del senso comune. Forse
i due testimoni si sono inventati questa storia bizzarra? Giudicate voi. Quanto
segue è un estratto dai rapporti dell’agente dell’FBI di Baltimora incaricato
dell’inchiesta.
Il signor —, interrogato nella sua abitazione di —, il 10 maggio 1952, ha dichiarato
che il 29 marzo egli e un suo amico, il signor —, stavano tornando a Baltimora da
Glen Burnie, nel Maryland, percorrendo l’autostrada Richey. I due uomini erano a
bordo di un’Anglia Vampire (un’auto inglese) del 1949 e procedevano in direzione
nord, essendosi appena lasciati alle spalle un ristorante della catena Howard Johnson
adiacente all’intersezione della Richey con l’autostrada 301. Mentre si trovavano
pressappoco di fronte a —, circa trecento metri a nord di detta intersezione, videro
«uno strano oggetto apparire all’orizzonte» davanti alla loro automobile… Aveva la
forma appiattita di un disco, con una cupola al centro di una delle facce. Su un lato
della cupola c’era quello che gli è parso un piccolo portello, e anche il contorno
indistinto di un’altra apertura simile al «boccaporto» di una nave. Secondo il
testimone, l’oggetto si avvicinò alla sua auto da nord-est e rimase sospeso sopra di

161
essa.
Era di un brillante color argento ed emetteva agli orli una luce fulgida, simile a
quella di fortissimi tubi al neon. Quando avvenne l’incidente, il testimone aveva sul
sedile posteriore dell’auto un mitra Thompson. Afferrata l’arma, scese dal veicolo e
vi girò più volte intorno, cercando di decidere se dovesse o meno sparare all’oggetto,
ma il suo compagno, che era rimasto nell’auto, lo supplicò di non farlo, per timore di
una rappresaglia da parte del disco. Il signor — non ha voluto dire da dove venisse il
Thompson, dove si trovi ora e chi ne fosse il proprietario. Da quanto poté osservare
mentre l’oggetto era fermo sopra l’auto, esso aveva un diametro di circa 15 metri e
ondeggiava lievemente, emettendo un suono simile al ronzio di un aspirapolvere. Il
disco rimase in quella posizione per circa tre minuti, poi s’inclinò di lato,
presentando così al testimone la superficie piatta, e «scivolò via» a una velocità
molto superiore a quella di un aereo a reazione. Secondo il testimone, l’oggetto si
diresse verso un punto a circa 5 chilometri e mezzo a sud-ovest del luogo in cui egli
si trovava e, quando scomparve, aveva circa le dimensioni di un disco del diametro
di 13 cm tenuto a distanza di braccio. Al momento dell’avvistamento, l’oggetto si
trovava a un angolo di 60 gradi rispetto all’orizzonte. L’auto stava procedendo verso
nord e l’oggetto apparve a nordest, sopra la cresta di una collina. Durante tutto il
tempo d’osservazione, il testimone non notò alcun segno di attività all’interno
dell’oggetto né percepì alcun odore particolare.
Mentre il disco era in vista, nelle immediate vicinanze c’era soltanto un’altra auto:
una Pontiac convertibile gialla del 1948, con una targa del Maryland emessa nel
1952, le cui prime tre cifre erano «600». Il testimone crede che a bordo ci fossero un
uomo e una donna. L’uomo era sceso dall’auto per guardare l’oggetto, ma, quando il
teste lo chiamò, risalì sulla sua Pontiac e si allontanò velocemente. Secondo il signor
—, la sua fuga fu causata dalla vista del Thompson.
Il testimone ha dichiarato di non essere un forte bevitore, né abituale né occasionale,
e di non aver consumato bevande alcoliche prima dell’avvistamento. Usa gli occhiali
soltanto per leggere e l’unica cosa che si frapponesse fra i suoi occhi e l’oggetto,
allorché questo apparve al di sopra della collina, era il parabrezza della sua auto; e,
una volta uscitone, poté osservare il disco senza alcun ostacolo.
Infine, il testimone ha riferito che la presenza dell’oggetto influì stranamente sulla
sua auto, in quanto bloccò il motore e, apparentemente, magnetizzò i fili elettrici.
Anche la vernice di un paraurti ne risultò danneggiata.
NOTA DELL’AGENTE: Un’ispezione all’automobile del signor — ha rivelato che era stata
riverniciata da poco.

Il Blue Book ricorse ancora una volta all’etichetta «oggetto o fenomeno


non-identificato».
Abbiamo presentato qui soltanto un piccolo campionario degli affascinanti
Incontri Ravvicinati del secondo tipo. Sulla base delle osservazioni effettuate
in questi casi, gli UFO risultano in grado di lasciare tracce fisiche, ma il loro
comportamento non si adatta alla nostra attuale tecnologia, e tanto meno a
quella del 1947 o del 1948. Comunque, poiché noi siamo sempre inclini a
credere alle prove materiali – quelle che possiamo verificare con i nostri occhi
— gli IR-II tendono più di qualunque altro tipo di avvistamento a convincerci
della «realtà» del fenomeno UFO.

162
IX
Ai confini della realtà:
gli Incontri Ravvicinati del terzo tipo

«Poi, su quello che sembrava il ponte di una nave, alla


sommità dell’enorme disco… vedemmo uscire alcune
figure. Una pareva guardare in basso, verso di noi. Allora
io alzai un braccio sopra la testa e l’agitai. Con nostra
enorme sorpresa, la figura fece lo stesso… Tutti i ragazzi
della missione boccheggiavano visibilmente.»
Rev. William Gill, Boianai, Papua, Nuova Guinea.

Se gli ufficiali del Blue Book si rifiutavano di prendere sul serio le «storie
incredibili raccontate da persone credibili» in merito a luci notturne, dischi
volanti e Incontri Ravvicinati del primo e secondo tipo, è facile immaginare
come accogliessero gli IR del terzo tipo, vale a dire quelli che comportano la
presenza di «esseri» viventi.
Perché dovrebbe riuscirci più difficile accettare gli incontri con «creature»
che con «oggetti tecnologici» misteriosi? Probabilmente la ragione sta nel
fatto che, una volta ammessa l’esistenza di esseri alieni, siamo costretti ad
affrontare la nostra profonda paura dell’ignoto, insieme a quelle, più basilari e
specifiche, della competizione e dell’ostilità. Ma anche per gli IR-III, come
per gli altri tipi di esperienze UFO, non possiamo ignorare le segnalazioni
esistenti, perché sono state fatte da persone credibili e in ogni parte del
mondo.
I rapporti sugli IR-III sono caratterizzati dalla grande «stranezza» dei fatti
riferiti e dal completo sconcerto dei testimoni, qualunque sia il numero di
questi ultimi. In genere vi è una grande riluttanza a segnalare l’avvistamento
e, quando lo si è fatto, si desidera evitare ogni pubblicità. Poiché, nella
maggioranza dei casi, il tempo di osservazione assomma a parecchi minuti e i
testimoni riescono a ricordare i particolari della loro esperienza, pare assai
improbabile che si tratti di allucinazioni; infatti, i fenomeni allucinatori sono

163
di natura transitoria e in genere la «vittima» non è in grado di descrivere
particolareggiatamente ciò che ha creduto di vedere.
Le circostanze in cui hanno luogo gli IR-III non sembrano differire da
quelle tipiche delle altre esperienze UFO. Come avviene per gli avvistamenti
di luci notturne o dischi volanti, anche qui la cosa «succede» spontaneamente
e senza preavviso a individui di solito occupati in attività del tutto ordinarie,
come andare al lavoro, mettere l’auto in garage, portare fuori la spazzatura,
riposare sulla veranda o nel prato davanti a casa.
Gli IR-III sono stati descritti così bene nella letteratura UFO che io mi
limiterò a trarre dagli archivi del Blue Book un numero relativamente piccolo
di casi, fra cui tre classici: l’avvistamento di padre Gill in Nuova Guinea,
quello di Socorro nel Nuovo Messico è il famoso caso di Kelly-Hopkinsville
nel Kentucky.

Andando al lavoro

Cominceremo con un caso di cui si sa soltanto quello che è registrato negli


archivi del Blue Book. L’avvistamento ebbe luogo il mattino del 25 agosto
1952, a Pittsburgh, nel Kansas, e l’unico testimone stava facendo quello che
faceva ogni giorno a quell’ora da cinque o sei anni: vale a dire, guidando la
sua auto per recarsi dalla fattoria in cui viveva alla stazione radio in cui
lavorava. Il giorno in questione era partito di casa alle 5 e 30 antimeridiane,
ora locale, e stava guidando una jeep giardinetta del 1952 su una strada a
fondo ghiaioso. Giunto a circa quattrocento metri dall’Autostrada 60, notò su
un campo a destra della carreggiata, a un angolo di circa 40° dall’orizzonte e a
una distanza di circa 250 metri, un oggetto lungo approssimativamente 21
metri e alto 3 metri e mezzo. Sulla sua superficie si aprivano parecchi
finestrini, e il testimone affermò di aver visto distintamente un «uomo»
all’interno dell’oggetto, seduto davanti a un quadro di controllo. Nel dossier
del Blue Book si legge:
Il signor — rallentò immediatamente, continuando a guardare l’oggetto attraverso il
lato destro del parabrezza. Quando fu giunto alla sua altezza, fermò la jeep, scivolò
sul sedile di destra, aprì la portiera e uscì dal veicolo, sempre cercando di non
perderlo di vista. Ma, appena ebbe raggiunto il bordo della strada, l’oggetto
cominciò una rapida ascesa verticale. Secondo la sua valutazione, il testimone poté
osservare l’UFO per circa mezzo minuto e, al momento del decollo, si trovava a
circa cento metri dall’oggetto. Infine, giunto alla normale quota di crociera di un
aereo, il velivolo misterioso accelerò di colpo, acquistando una velocità vertiginosa,
salì diritto in uno squarcio tra le nubi e scomparve rapidamente alla vista, senza però
esser mai nascosto dalle formazioni nuvolose. Secondo la descrizione del testimone,
l’oggetto era a forma di piatto ovale – con il che intendeva due piatti o ciotole

164
oblunghe di cui una capovolta sull’altra – lungo circa 21 metri, largo 12 metri e alto
3 metri e mezzo nella parte più spessa. Al momento dell’avvistamento stava sospeso
a circa 3 metri dal suolo e rimase in quella posizione, ondeggiando lievemente,
finché non iniziò la sua rapida salita, dopo che il testimone ebbe raggiunto il bordo
della strada.
Il signor — ha proseguito il suo resoconto con una più particolareggiata descrizione
dell’oggetto: color alluminio opaco; superficie liscia; un finestrino nella sezione di
fronte all’osservatore, attraverso il quale erano visibili la testa e la spalla di un uomo
seduto immobile e rivolto verso il bordo dell’oggetto; vetro trasparente, luce nella
parte anteriore, luminescenza continua blu d’intensità media. Una fila di finestrini si
allungava dalla sommità alla porta posteriore. La parte centrale emanava una luce
blu che variava gradualmente in diverse sfumature. In detta parte c’era molta attività
o movimento, ma non identificabile come umano, perché non aveva un andamento
regolare. Il testimone non ha veduto finestrini, portelli, fori, giunture, ecc., né nella
parte posteriore né in quella inferiore (osservata durante la salita). Altro elemento
identificabile… lungo il bordo esterno dell’oggetto c’era una serie di eliche del
diametro di 15 o 17 centimetri, montate in modo da poter ruotare su un piano
orizzontale ai bordi dell’oggetto. Queste eliche giravano ad alta velocità.

Questa volta l’investigatore dell’Air Force fece accurate indagini riguardo


al carattere del testimone: «un importante uomo d’affari che ha una forte
cointeressenza nella stazione radio per la quale lavora il signor — ha
dichiarato di conoscerlo da dieci anni e di avere per lui la massima stima. A
suo giudizio, il testimone è assolutamente attendibile».
L’avvistamento ebbe anche effetti fisici:
L’oggetto era librato su un campo aperto di 8000 metri quadrati, usato come pascolo
per i bovini. La zona in generale è molto boscosa. Nel campo al di sopra del quale si
era fermato l’oggetto l’erba alta da un metro a un metro e mezzo, era schiacciata in
modo da formare un’impronta circolare del diametro di 18 metri, con un
riconoscibile disegno concentrico. Sopra c’erano ciuffi strappati, come se l’oggetto li
avesse risucchiati quando era salito velocemente in verticale. L’impronta è stata
osservata da parecchi testimoni. Campioni del suolo e dell’erba sono stati mandati
alla Technical Analysis Division di Dayton, ma dalle analisi non è risultata traccia di
radioattività, ustioni o alterazioni di qualunque genere.

Il rapporto del Blue Book aggiungeva:


Quando il signor — uscì dalla sua jeep, dopo aver spento il motore, udì provenire
dall’oggetto un suono profondo e pulsante. Poi, quando il disco cominciò a salire, vi
fu un rumore simile a quello che produrrebbe un grosso stormo di quaglie che
prendessero il volo simultaneamente. Nessuno scarico o scia visibile. Il testimone ha
visto un solo oggetto. Secondo le sue dichiarazioni, faceva caldo e nel cielo c’erano
nubi divise da larghi squarci di sereno. Non ricorda che vi fosse vento. Il sole stava
sorgendo quando era uscito di casa e c’era luce sufficiente per distinguere tutti gli
oggetti presenti nell’area, ma il signor — non rammenta che vi fossero aerei o treni o
altri veicoli in vista. Per quanto ne sa, egli è stato l’unico a vedere l’oggetto. Avrebbe
voluto raggiungere il punto su cui era stato sospeso l’oggetto, ma non lo ha fatto a
causa del terreno accidentato (avrebbe dovuto superare un fosso, uno steccato e un

165
tratto di terreno coperto d’erba alta e il signor — ha una gamba artificiale che gli
impedisce di muoversi normalmente). Infine, l’erba si muoveva sotto l’oggetto,
mentre era fermo a breve distanza dal suolo. Il signor — non riesce assolutamente a
credere che possa essersi trattato di una «visione», di un’«illusione ottica» o di
qualche altro fenomeno spiegabile. Quando gli ho chiesto che cosa pensasse che
fosse l’oggetto, ha detto d’essere convinto che fosse un nuovo apparecchio militare.

Ricordo d’essermi lambiccato a lungo il cervello su questo caso, uno dei


primi segnalati al Blue Book. Il mio scetticismo allora era così grande, ch’ero
prontissimo a liquidarlo come un’allucinazione. Oggi, in base alla gran
quantità di dati che ho accumulato in seguito, non posso più rifugiarmi in
questa ipotesi.
Certo, ammetto di essere ancora perplesso riguardo al grado di «realtà»
attribuibile a questi «fatti», ma non nutro più alcun dubbio che i testimoni del
caso appena riferito e di quelli che presenterò in seguito fossero tutti
sinceramente convinti d’aver vissuto un’esperienza vera e tangibile.

Il caso dell’ex-sindaco

Un caso particolarmente interessante, ma isolato, di IR-III (classificato


«oggetto o fenomeno non-identificato») giunse a conoscenza del Blue Book
nella forma di un documento segreto (allora) della CIA.
Informazione da documenti o trasmissioni radiofoniche estere.
Paese d’origine: Germania.
Oggetto: militare, scientifico.
Forma di pubblicazione: giornale quotidiano.
Luogo di pubblicazione: Atene.
Data di pubblicazione: 9 luglio 1952.
Lingua: greca. Fonte: I. Kathimerini.
BERLINO. In seguito alla testimonianza giurata di un testimone oculare, Oscar Linke,
un tedesco di 48 anni, ex-sindaco di Gleimerhausen, Berlino Ovest, il servizio
segreto ha aperto una inchiesta su un avvistamento UFO straordinariamente insolito.
Secondo il testimone, un oggetto «simile a un’enorme padella volante» del diametro
di circa 15 metri è atterrato su una radura in un bosco della zona sovietica.
Linke è recentemente fuggito da detta zona con la moglie e sei figli.
Linke e la figlia Gabriella, di undici anni, hanno fatto la seguente dichiarazione
giurata davanti a un giudice, la settimana scorsa:
«Io e Gabriella stavamo tornando a casa, quando, nei pressi della città di
Hasselbacht, alla mia motocicletta scoppiò una gomma. Mentre proseguivamo a
piedi verso Hasselbacht, Gabriella m’indicò qualcosa che distava da noi circa 140
metri. Essendo il crepuscolo, dapprima credetti che fosse un giovane cervo;
appoggiai la mia motocicletta a un albero e andai verso il punto che mia figlia aveva
indicato. Ma, quando fui a una distanza di circa 50 metri, mi resi conto che la mia
prima impressione era sbagliata. Non si trattava di un cervo, ma di due uomini che
sembravano indossare lucidi indumenti metallici. Erano un po’ piegati in avanti e

166
osservavano qualcosa al suolo.
«Mi avvicinai finché fui a soli dieci metri da loro e, guardando al di sopra di un
muretto, vidi un grande oggetto rotondo del diametro di tredici o quindici metri, che
somigliava a un’enorme padella. Sul bordo c’erano due serie di fori aventi un
perimetro di circa trenta centimetri e distanti mezzo metro l’uno dall’altro. Sulla
sommità di questo corpo metallico c’era una torretta tronco conica, di colore nero,
alta pressappoco tre metri. In quel momento mia figlia, ch’era rimasta un po’
indietro, mi chiamò e i due uomini dovettero udire la sua voce perché
immediatamente saltarono nella torretta conica e scomparvero all’interno
dell’oggetto. In precedenza avevo notato che uno di essi aveva sul petto una piccola
luce che si accendeva e spegneva a intervalli regolari. A questo punto, il lato
dell’oggetto su cui si trovavano i fori cominciò a risplendere, emettendo una luce
prima verde, poi rossa, e, contemporaneamente, cominciai a udire un lieve ronzio.
Mentre la luce e il suono aumentavano d’intensità, la torretta conica prese a scivolare
all’interno del disco, che qualche istante dopo cominciò ad alzarsi lentamente,
ruotando su se stesso come una trottola.
«Ebbi l’impressione che fosse sostenuto dall’elemento tronco conico che, dopo esser
scivolato all’interno, era ricomparso alla base del disco, sollevandolo di qualche
metro. Poi vidi che l’intero oggetto si era staccato dal suolo. Il cilindro che dapprima
l’aveva sostenuto era scivolato di nuovo dentro il disco, riapparendo sulla faccia
superiore. Nello stesso tempo, mia figlia e io udimmo un fischio simile a quello di
una bomba che cade dal cielo.
«L’oggetto salì nell’aria in posizione orizzontale, puntò verso un paese vicino, poi,
guadagnando quota, scomparve sulle colline coperte di boschi in direzione di
Stockhelm.»
Molte altre persone abitanti nella zona hanno dichiarato di aver visto un oggetto che
ritennero fosse una cometa (meteorite), e fra di esse un pastore, il quale sostiene di
aver osservato la «cometa» allontanarsi a bassa quota dall’altura su cui si trovava
Linke.
Dopo aver reso la sua testimonianza davanti al giudice, Oscar Linke ha dichiarato:
«Avrei creduto che io e mia figlia ci fossimo sognati ogni cosa se, dopo la scomparsa
dell’oggetto, non mi fossi recato sul punto in cui si era posato, trovando una buca
circolare evidentemente prodotta di fresco e con la stessa forma della torretta conica.
È stato questo a convincermi che non avevo sognato. Non avevo mai sentito parlare
di “dischi volanti” prima di fuggire a Berlino Ovest» ha aggiunto Oscar Linke.
«Quando vidi l’oggetto pensai subito che si trattasse di un nuovo ordigno militare
sovietico e a dire il vero ero terrorizzato, perché i russi non vogliono che si sappia
quello che combinano. Molte persone nella Germania Est si sono viste limitare per
anni ogni libertà di movimento perché sapevano troppo!»

La sorpresa dell’annunciatore radiofonico

Includo questo caso segnalato al Blue Book perché contiene numerosi


elementi che ricorrono con frequenza negli IR-III. Il 23 ottobre 1965 un
annunciatore radiofonico abbastanza reputato stava guidando la sua auto
verso Long Prairie, una comunità a ovest di Minneapolis, quando, a 6
chilometri dalla città, uscendo da una curva, vide davanti a sé sulla
carreggiata un oggetto argenteo a forma di razzo.

167
Sembra quasi che le probabilità di incontrare un UFO siano maggiori se si
è alla guida di un’auto, piuttosto che semplicemente all’aperto. Un caso dopo
l’altro, ecco che c’imbattiamo nella frase «mentre stavo uscendo da una
curva». Anche se gli oggetti non si posano sempre sulla carreggiata, tuttavia
lo fanno abbastanza spesso, e quando la strada corre in mezzo all’aperta
campagna, viene spontaneo chiedersi perché.
Anche ciò che l’annunciatore sperimentò subito dopo sarà riconosciuto dai
lettori come un elemento tipico: il motore si bloccò e tutte le luci dell’auto si
spensero. Impietrito dallo sbalordimento, il testimone rimase nel veicolo, con
gli occhi fissi sull’oggetto. Questo era alto da 9 a 10 metri, largo tre metri e
risplendente nella parte inferiore; era appoggiato su alette come quelle dei
razzi. Ma ecco il rapporto dell’annunciatore al Blue Book:
Stavo guidando la mia auto sulla statale 27 del Minnesota, quando, all’uscita da una
curva, il motore si bloccò e tutte le luci si spensero. Allora alzai lo sguardo e vidi
l’oggetto ritto al centro della strada. Erano le 19 e 15… Lo so con certezza, perché
avevo appena guardato l’orologio. L’auto, che ero riuscito a spostare sul bordo della
strada, si fermò a circa 6 metri dall’oggetto… Tentai di avviare il motore, ma fu
inutile, lo starter non funzionava. Allora uscii dall’auto, con l’idea di raggiungere
l’oggetto e tentare di rovesciarlo, agendo sul suo centro di gravità. Ma avevo appena
fatto due o tre passi quando mi passò la voglia di proseguire, perché tre piccole
«creature» sbucarono da dietro l’oggetto e si piazzarono davanti ad esso. A mio
giudizio, mi stavano guardando. Non posso esserne certo, perché non ho visto occhi
di sorta. Ma so che io li fissavo, affascinato da ciò che vedevo. Mi si potrebbe
chiedere perché non mi sia avvicinato, dato che prima avevo avuto quell’intenzione.
Ma è stato puro buon senso. Ho pensato che se erano in grado di bloccare la mia auto
potevano certo fare di peggio a me, e io volevo vivere per raccontare questa storia e
far sapere al popolo americano che esistono cose di tale natura. Posso
tranquillamente affermare che ci siamo «guardati» per non meno di tre minuti. Poi si
sono girati, sono andati sotto l’oggetto e, pochi istanti dopo, questo ha cominciato a
sollevarsi lentamente. Quando fu a una quota di quattrocento metri (ma questa è
soltanto una mia valutazione), la luce scomparve e, nello stesso istante, i fari della
mia auto si riaccesero, mentre il motore riprendeva a funzionare (senza che io
dovessi toccare lo starter). Ispezionai il punto da cui l’oggetto era decollato, senza
trovare alcun segno della presenza del misterioso UFO. Allora mi recai all’ufficio di
polizia di Todd e raccontai ogni cosa allo sceriffo. Questi si recò sul posto, ma
anch’egli non vide nulla che potesse convalidare il mio racconto. Tuttavia le cose si
sono svolte come ho riferito. So che è una storia assolutamente pazzesca, ma, se non
ci credete, ebbene… posso soltanto dire che siete sfortunati.
Firmato J.F.T.

Ho svolto personalmente indagini su questo caso, mediante colloqui


telefonici. Parlando con lo sceriffo della contea di Todd appresi che, secondo
le segnalazioni pervenute al suo ufficio, anche parecchi cacciatori di tassi
avevano visto l’oggetto. E al suo decollo avevano assistito altri quattro
testimoni. Lo sceriffo mi disse che l’annunciatore godeva di una buona

168
reputazione e che, quando era entrato nel suo ufficio, appariva «realmente
terrorizzato». Sul punto della carreggiata dove, secondo l’annunciatore, si
trovava l’oggetto, erano state osservate traccie d’olio e d’acqua. Infine, la
stazione radar locale non aveva captato il «razzo», ma la sua presenza era
stata segnalata in numerosi centri abitati. Perfino lo sceriffo di Anoka
affermava di averlo veduto.
Troviamo qui un altro elemento comune agli IR-III: le «creature» risalgono
sui loro razzi o i loro dischi volanti e se ne vanno senza apparentemente
desiderare di stabilire alcun contatto. Inoltre, si sarebbe inclini a pensare che,
se tutti questi casi fossero inganni deliberati, troveremmo descrizioni più
particolareggiate e fantasiose di quella del signor —, secondo il quale «le
creature erano marroni o nere, di forma cilindrica, con “braccia” sottilissime e
due “pinne” al posto dei piedi».
Comunque, il Blue Book chiuse questo caso senza svolgere alcuna
indagine. Io condussi la mia inchiesta personale, ma non ne trasmisi i risultati
all’Air Force.

Il misterioso berretto da baseball

Ed ecco un altro caso di Incontro Ravvicinato del terzo tipo, questa volta
segnalato da un istruttore civile della base aerea di Sheppard, a Wichita Falls,
nel Texas. Secondo il Blue Book, il testimone stava percorrendo l’autostrada
quando scorse uno strano oggetto situato in modo da bloccare la sua parte di
corsia della carreggiata nella parte più vicina alla striscia bianca, appena
prima di una curva. Somigliava a un aereo convenzionale, ma senza ali o
motori, e sulla parte superiore aveva una cupoletta simile alla calotta di un B-
26, fatta di un materiale tipo plexiglass. Poi, mentre si avvicinava, il
testimone vide un uomo con un berretto da baseball in testa (!) salire
sull’oggetto dalla parte posteriore. Infine, quando l’uomo fu entrato, il
velivolo si sollevò, allontanandosi in direzione sud-est a una velocità di circa
1100 chilometri all’ora. L’oggetto aveva luci anteriori e posteriori
estremamente brillanti. Quando si sollevò dal suolo, il testimone udì un suono
simile a quello di un veloce trapano elettrico, unito a un altro ch’egli ha
descritto come il rumore prodotto da un saldatore ad arco elettrico quando si
accende. L’oggetto era lungo 21 metri, largo 3 metri e mezzo e alto 2 metri e
mezzo. Nella parte inferiore c’era qualche tipo di congegno di supporto.
Quando l’oggetto fu scomparso alla vista, il testimone risalì in auto e guidò
nella direzione presa dal velivolo per parecchi chilometri, finché vide un
camion fermo a lato della strada e si fermò a parlare con il guidatore. Il
secondo uomo stava guardando alcune luci in movimento sopra il Red River,

169
circa 8 o 10 chilometri a sud-est del punto in cui i due si trovavano.
Un comunicato della United Press apparve nel «Times-Herald» di Dallas il
27 marzo 1966. I fatti non sono diversi da quelli contenuti nel rapporto
dell’Air Force, ma vengono presentati da un’angolatura diversa:
Amici e conoscenti considerano Eddie Laxton, di anni 56, un «tipo calmo e posato».
Ed è così che l’ex-giornalista vuole continuare ad apparire alle persone che hanno
rapporti con lui.
Perciò, quando Laxson vide quello che si potrebbe descrivere come un «disco
volante a forma di padella da pesce», decise di non dire niente a nessuno. Ma poi,
parlando con C.W. Anderson, un camionista, si risolse a raccontare la sua storia.
Anche Anderson ha affermato di aver veduto lo strano oggetto.
«Ci vuole più coraggio a raccontare una cosa simile che a dimenticarla» ha detto ai
giornalisti. «So che la gente dirà che Laxson è diventato matto. Ma anch’io l’ho
visto.»
Dunque, verso le cinque di mercoledì mattina, Eddie Laxson stava percorrendo la
Nazionale 70, nell’Oklahoma meridionale, quando: «Vidi quello che dapprima mi
parve un enorme camion o una casa in trasloco bloccata in mezzo alla carreggiata.
Ebbi questa impressione perché le luci rosse avevano lampeggiato (la solita
escalation delle ipotesi, in cui dapprima l’osservatore cerca di spiegare ciò che vede
in termini naturali). Non potendo avvicinarmi, fermai l’auto a circa un centinaio di
metri e m’incamminai verso l’oggetto, pensando che, se quella gente era nei guai,
forse potevo dar loro una mano. Ma, quando fui più vicino, vidi che l’oggetto aveva
la forma di una padella da pesce vista di lato, con una protuberanza di plastica
trasparente nella parte anteriore e sul fianco una sigla, in cui distinsi le (lettere)
“TLA” e le ultime due cifre, “38”». Laxson ha aggiunto che c’era anche un 1 o un 7,
ma che non ne era sicuro.
«Quando un uomo che portava un berretto da meccanico con la visiera rialzata entrò
in quello strano aggeggio salendo una scaletta a pioli mi ricordai della macchina
fotografica che avevo in auto e feci dietrofront per andare a prenderla. Ma proprio
allora l’oggetto si sollevò dal suolo, sibilando come un cannello da saldatore o
un’oca incollerita, e si allontanò in direzione sud, verso il Red River.
«Vi assicuro che mi si sono rizzati i capelli in testa» ha detto Laxson sorridendo.
«Dopo sono andato a ispezionare il terreno, ma non ho visto traccia di bruciature.»
Laxson aveva deciso di non raccontare il fatto a nessuno, ma, circa un chilometro più
avanti, s’imbatté in Anderson, in piedi accanto al camion che guida per conto della
Magnum Oil and Gas Company. Anderson gli disse che non solo anche lui aveva
visto l’oggetto, ma che, anzi, era certo che avesse seguito il suo camion, avendolo
osservato per parecchi chilometri nello specchietto retrovisore…
Alla domanda se non avesse potuto trattarsi di un elicottero, Laxson ha risposto che
aveva visto l’oggetto da una distanza di soli 15 metri, che conosce benissimo tutti i
velivoli militari e che la strana «padella» da lui osservata «non era assolutamente un
elicottero».

Il cacciatore sull’albero

Questo caso ebbe luogo la notte del 5 settembre 1964 nei pressi di Cisco
Grove, in California. Il signor S., durante una partita di caccia con l’arco, era

170
rimasto separato dai compagni e, avvicinandosi la notte, aveva deciso di
rifugiarsi su un albero, legandosi a un ramo con la sua cintura per non cadere
se si fosse addormentato.
Stava dunque cercando la pianta adatta, quando vide muoversi in cielo tre
oggetti, su ognuno dei quali c’era una luce sporgente e roteante, dalla quale
uscivano suoni simili al tubare dei colombi. In un primo momento pensò che
fossero elicotteri usciti alla sua ricerca (di nuovo l’escalation delle ipotesi, in
cui il testimone cerca innanzitutto una spiegazione naturale), quindi lasciò il
suo nido tra le fronde per accendere dei fuochi sulla cima della montagna che
sovrasta la Granite Creek Valley. Ma a quel punto le luci risultarono essere
tre oggetti argentei che giravano intorno alla sua posizione. Due oggetti
sconosciuti furono lasciati cadere da essi durante la discesa. Poi, qualche
istante dopo, S. udì il rumore di un forte impatto nel sottobosco, un po’ più in
basso del punto in cui si trovava. Spaventato, S. si era rifugiato tra i rami di
un grande pino, dal quale vide due umanoidi accostarsi ai suoi fuochi.
Portavano pantaloni e giubbe senza colletto, color argento, avevano strani
occhi sporgenti e comunicavano tra loro con incomprensibili suoni tubanti.
Secondo S., i primi due stavano tentando di sloggiarlo dal suo rifugio quando
comparve un terzo «extraterrestre», da lui descritto come un «robot». Il
giovane gli lanciò contro alcune frecce, ma senza riuscire a spaventare o
allontanare gli altri. Allora diede fuoco a parti del suo abbigliamento e le tirò
loro addosso, nel tentativo di spaventarli. Gli umanoidi ebbero reazioni
violente e il loro velivolo si sollevò, emettendo un vapore che fece svenire S.
Se non cadde fu grazie al suo arco, che si era incastrato nell’inforcatura di due
rami.
Quando, all’alba, il giovane riprese coscienza, l’UFO e i suoi occupanti
erano scomparsi. S. riuscì a ritrovare i suoi compagni di caccia e raccontò loro
la sua incredibile storia. Essi osservarono che probabilmente aveva a che fare
con il meteorite di cui il governo stava cercando il punto d’impatto. In seguito
il giovane ne parlò al suocero e questi, diversamente dagli amici, lo persuase a
segnalare il fatto alle autorità. S. contattò allora un locale insegnante di
astronomia, il quale successivamente notificò l’episodio agli ufficiali della
base aerea Mather.
Secondo le informazioni raccolte dall’Air Force, il signor S. aveva 27 anni,
era sposato e lavorava in una fabbrica di missili. Appariva equilibrato e
raccontava la sua esperienza in maniera coerente, mostrandosi assolutamente
convinto che le cose fossero andate proprio come le descriveva. La sua
dichiarazione registrata su nastro venne trasmessa a Dayton, come pure le
frecce lanciate contro gli alieni, ma, che io sappia, il Blue Book non studiò
mai quei nastri, limitandosi a classificare il caso come «psicologico».

171
Certo, la storia di un arciere arroccato su un albero che dà fuoco a parti del
suo abbigliamento e le tira sulla testa dei suoi assalitori finché, rimasto
seminudo, sviene a causa degli strani vapori emessi dagli «extraterrestri» è
piuttosto difficile da credere, a meno che non la si consideri nel quadro di
tutte le dichiarazioni analoghe fatte da persone assolutamente attendibili.
D’altra parte, a quanto pare, l’insegnante d’astronomia credette abbastanza al
signor S. da trasmettere la sua esperienza a chi di dovere. L’avrebbe fatto se il
giovane avesse dato qualche segno di squilibrio? Eppure il Blue Book non
ebbe dubbi sulla natura «psicologica» del caso.
Anche nei tre episodi successivi il Blue Book non fece molto di più; ma,
indipendentemente dall’Air Force, un gran numero di civili effettuarono
indagini al riguardo, facendo tutto quanto era permesso loro dal tempo e dai
fondi limitati.
Trattandosi di casi classici sui quali esiste una vasta letteratura,
consigliamo il lettore di esaminare altre fonti per una analisi più estesa. È
abbastanza tipico che anche le più particolareggiate delle analisi indipendenti
su questi casi passino sotto silenzio i fatti che potrebbero screditarli; ma, al
contrario, più completo è l’esame, più aumenta la «realtà» degli episodi.
Vediamoli dunque in ordine cronologico.

L’avvistamento di Kelly-Hopkinsville

Questo caso, che ebbe luogo il 21 agosto 1965 in una fattoria di Kelly, nel
Kentucky, viene spesso chiamato l’avvistamento di Kelly-Hopkinsville,
perché Kelly è soltanto un gruppetto di case a sei miglia da Hopkinsville.
Benché l’Air Force non abbia mai fatto indagini ufficiali sul caso, il
maggiore John E. Albert se n’è occupato formalmente. Ecco il suo rapporto.
Il 22 o 23 agosto 1965, alle otto del mattino, ascoltando un notiziario radio venni a
conoscenza dell’avvistamento di Kelly, un piccolo agglomerato di case a sei miglia
da Hopkinsville. Poiché mi trovavo a Gracey, nel Kentucky, in viaggio per la base
aerea di Campbell, dove sono istruttore degli ufficiali di complemento, telefonai alla
base e chiesi se sapessero qualcosa di un preteso avvistamento UFO. Mi risposero di
no e mi suggerirono, dato che ero nella zona, di fare qualche indagine in proposito.
Quindi mi recai immediatamente sul posto e localizzai l’abitazione della signora
Lenny Langford.

Il maggiore Albert fa poi le seguenti dichiarazioni, di cui le successive


indagini effettuate da ricercatori indipendenti hanno dimostrato l’inesattezza:
che la signora Langford apparteneva alla setta della Holy Roller Church (essa
apparteneva invece ai Trinity Pentecostal, le cui funzioni religiose sono di
tipo normale); che la sera dell’avvistamento la donna aveva partecipato a un

172
raduno religioso; e che i suoi figli, le loro mogli e alcuni amici si erano molto
eccitati durante tale raduno, raggiungendo uno stato di «squilibrio emotivo».
Queste informazioni non hanno alcun fondamento. Probabilmente furono
ottenute dal vicesceriffo Pratts, uno scettico dichiarato, e da nessun altro. {26}
La maggior parte dei dati raccolti dal Blue Book su questo caso furono
forniti dagli ufficiali della base aerea locale, che se ne interessarono soltanto
marginalmente. Un capitano, per esempio, scrisse una lettera di cui citiamo la
conclusione:
… Vorrei comunque sottolineare che, fra tutti i casi su cui ho svolto indagini e gli
incidenti occorsi nei pressi della base di Campbell durante i miei tre anni e mezzo di
servizio in questa sede, l’avvistamento in questione è quello che mi ha colpito meno,
senza contare che non vi sono stato implicato neanche lontanamente. Ne consegue
che i miei ricordi sono piuttosto incerti, tanto che non sono neanche sicuro della data
esatta. Temo dunque di non esser stato di molto aiuto, e me ne scuso.

Pur non essendo mai stato nemmeno «lontanamente» implicato nel caso,
afferma di non esserne stato colpito!
La mia ricostruzione dei fatti è basata sul materiale raccolto in loco da Bud
Ledwith, che a quel tempo era commentatore tecnico alla stazione radio
WHOP di Hopkinsville, e che il mattino dopo l’avvistamento intervistò tutt’e
sette i membri adulti del gruppo. Ecco alcuni passi del suo resoconto
(autenticato da un notaio) circa i risultati delle indagini svolte la mattina in
questione:
Sette adulti sono stati intervistati in tre gruppi: un uomo alle otto del mattino, le tre
donne a mezzogiorno e gli altri tre uomini alle otto di sera, al ritorno da un breve
viaggio a Evansville, nell’Indiana. Quanto segue è una collazione di quei tre
rapporti. Ogni gruppo non ha avuto la possibilità di parlare con gli altri dopo le otto
del mattino.
Tutti i gruppi concordano che l’altezza delle creature era di 75-90 cm e che avevano
una testa oblunga, a uovo, senza capelli e dello stesso colore del corpo. Furono
sparate molte pallottole e venne usato anche un fucile da caccia calibro dodici…
Quando erano colpite, fluttuavano o si mettevano carponi e correvano al coperto… i
pallini colpendole facevano un rumore come se colpissero un secchiello. Le creature
non emettevano alcun suono… mentre saltavano, camminavano o correvano carponi.
La vegetazione frusciava quando vi passavano attraverso… Nessun suono di passi.
Sembravano senza peso e, più che cadere, fluttuarono giù dagli alberi.
Quando si avvicinarono alla casa, tenevano le braccia alzate sopra la testa (nella
posizione delle «mani in alto») e camminavano molto lentamente sugli arti
posteriori. Colpiti dalle pallottole o illuminati dalle torce, si mettevano carponi e
correvano via. Poiché l’artiglio delle loro mani era ricurvo come il becco di un falco
e le mani erano sollevate sopra il capo, la loro poteva essere considerata una
posizione minacciosa, ma avrebbe anche potuto essere un gesto amichevole, per
indicare che non avevano armi. Avanzarono lentamente in questa posizione verso la
casa, senza fare alcun tentativo di entrare. Rimasero semplicemente fermi a guardare

173
finché furono messi in fuga. In diverse occasioni, tutte le luci della casa furono
spente, sia sul davanti che sul retro, e allora avanzavano da ogni direzione.
Il mio personale giudizio sui testimoni è il seguente: le tre donne sanno esattamente
cosa hanno visto e sono d’accordo che il disegno n. 1 rappresenta con precisione le
creature. Ogni particolare è stato ricavato dalle loro descrizioni. Io non ho tentato di
guidarle… ma piuttosto mi sono fatto guidare da loro, disegnando una parte del
corpo dopo l’altra, e per l’intera operazione è occorsa un’ora e mezza. Quanto ai tre
uomini, avendo io messo il disegno sul tavolo prima che entrassero… uno l’ha preso
e ha esclamato: «Sono proprio loro!». Poi ci siamo seduti e abbiamo corretto il
disegno in base a quanto ricordavano… non erano d’accordo sulla forma del viso…
e sulla robusta parte superiore del corpo.

Naturalmente nessuno credette a questa storia, a parte le persone che


conoscevano bene la famiglia. Ma non vi è dubbio che Bud Ledwith, che fece
le sole indagini serie subito dopo il fatto, era convinto della sincerità dei
testimoni. Non riusciva a vedere nessun motivo per un inganno deliberato: si
trattava di gente semplice, che non cercava pubblicità e anzi soffrì moltissimo
per l’indesiderato interesse dei curiosi, dei cronisti e degli amanti del
sensazionale. Inoltre è assai improbabile che tante persone si mettano
d’accordo per inventare una simile storia e poi precipitarsi a mezzanotte a
raccontarla alla polizia.
Benché non sia mai stato ufficialmente incaricato d’indagare sul caso, ho
fatto alcune ricerche per scoprire se nella zona ci fosse un circo, dal quale
potessero esser fuggite delle scimmie. Ma questa ipotesi non regge, se si
crede alla testimonianza dei protagonisti. Sotto un fuoco di sbarramento di
uomini del Kentucky, che hanno sparato per un periodo relativamente lungo,
è impensabile che non sia rimasto al suolo nemmeno un cadavere. Inoltre le
scimmie non fluttuano giù dagli alberi: saltano o cadono. E, in ogni modo,
non ho trovato traccia della presenza di un circo!
Dunque, se si accetta che le cose si siano svolte come hanno raccontato i
testimoni e se le creature avevano una realtà fisica, come mai nessuna è
rimasta uccisa? E perché si sollevavano in aria quando erano colpite?
Strano? Certo. Ma gli Incontri Ravvicinati del terzo tipo non sono
assolutamente rari. Molto dopo la fine del Progetto Blue Book, nel settembre
e ottobre del 1973, ben settanta IR-III sono stati segnalati nei soli Stati Uniti.
{27} Anche al tempo del Blue Book le esperienze UFO di questo tipo
segnalate alla stampa o a ricercatori privati erano molto più numerose di
quelle ufficialmente riconosciute dall’Air Force. Nell’UFOCAT, il grande
calcolatore del Centro Studi UFO, ve ne sono venti volte di più che negli
archivi del Blue Book, per il periodo in cui questo è stato in funzione.

Una nuova diavoleria di voi americani

174
Il classico avvistamento di padre William Melchior Gill, un pastore anglicano
della missione di Boianai a Papua, nella Nuova Guinea, è stato descritto in
numerose pubblicazioni. Tuttavia il resoconto più completo, opera del
reverendo R. G. Crutwell, non ha sfortunatamente avuto l’ampia diffusione
che merita. In varie forme è stato fatto circolare privatamente, poi è stato
pubblicato sul numero speciale del 4 agosto 1971 della «Flying Saucer
Review». Più recentemente, A.H. Lawson, docente di lingua e letteratura
inglese all’Università di stato della California, Long Beach, ha pubblicato uno
studio di 40 pagine sul caso di padre Gill, ristampando il resoconto del
reverendo Crutwell. {28}
Il materiale del Blue Book proviene quasi interamente dall’addetto militare
aeronautico in Australia e non concorda granché con la versione del
reverendo Crutwell. La differenza fondamentale sta nell’«atteggiamento» del
Blue Book nei confronti del caso, che venne liquidato come «identificazione
erronea di corpi astronomici», nonostante il fatto che, durante gran parte delle
osservazioni, il cielo fosse coperto da una spessa coltre di nubi. Né la
valutazione della aviazione militare australiana fu più soddisfacente: «La
Royal Australian Air Force non è giunta a nessuna conclusione definitiva e
indagini svolte nel Regno Unito e negli USA non hanno fornito alcuna chiave
o risposta. Pertanto gli avvistamenti sono stati classificati come fenomeni
aerei (sic), benché, con ogni probabilità, si sia trattato dei riflessi su una nube
di una fonte di luce d’origine ignota».
Questo caso mi ha sempre lasciato perplesso, per cui sono stato felicissimo
quando mi si è offerta l’opportunità di recarmi a Boianai insieme al reverendo
Crutwell. Trovammo sei dei testimoni originali e, benché l’avvistamento
avesse avuto luogo quindici anni prima (fine giugno del 1959), essi furono in
grado di farcene un resoconto particolareggiato.
Il reverendo Crutwell mi fece da interprete con gli indigeni. In un primo
tempo, molti di loro credettero che fossi un rappresentante del governo e non
si sbottonarono; ma dopo un po’ parlarono liberamente. Con quanta
precisione, è ovvio che non posso saperlo. Ma, dai gesti e dalle espressioni
del volto, sono certo che, per quanto li riguarda, il fatto era stato reale.
Il lettore tenga conto che, oltre all’avvistamento di padre Gill, ve ne furono
altri sessantuno quell’anno nella stessa zona. La tabella che segue mostra la
distribuzione della maggior parte di essi:

Boianai: 18 oggetti
Baniai: 13 oggetti
Ruabapain: 7 oggetti
Dagura: 6 oggetti

175
Dabora: 5 oggetti
Giwa: 4 oggetti

Gli altri furono abbastanza uniformemente distribuiti intorno alla punta


orientale di Papua.
Quando ebbero luogo i famosi avvistamenti di Boianai, il 26 e 27 giugno
1959, il reverendo Crutwell stava visitando a piedi le stazioni missionarie di
montagna nella regione dei Dago. In questo periodo, padre Gill scrisse la
seguente lettera al suo amico e confidente, reverendo D. Durry, della missione
di Saint Aidan a Dagura:
Caro David,
la vita è strana, non ti pare? Ieri ti ho scritto una lettera (che intendo ancora spedirti)
in cui esprimevo la mia opinione sugli UFO. (Benché questa lettera non faccia parte
della documentazione, con ogni probabilità vi si esprimevano forti dubbi riguardo al
fenomeno, perché il reverendo Crutwell mi ha detto che padre Gill era molto
riluttante a credervi. A quanto mi dicono, simili «visitazioni» non sono accettabili
per la teologia anglicana.) A distanza di ventiquattr’ore ho mutato alquanto parere,
perché ieri sera a Boianai abbiamo sperimentato quattro ore di attività UFO e non vi
sono dubbi che gli oggetti sono guidati da esseri viventi di una qualche specie. In
certi momenti era sconvolgente…

Si è molto parlato delle accurate annotazioni che padre Gill fece durante
l’avvistamento. Già questo è molto insolito, soprattutto se si pensa che la
maggior parte sono state scritte alla luce di una torcia elettrica. Ma io ho
conosciuto padre Gill come un uomo metodico, coscienzioso, assolutamente
refrattario all’eccitazione, proprio il tipo che può mettersi a prendere appunti
nel bel mezzo degli avvenimenti più straordinari. Queste annotazioni si
trovano negli archivi del Blue Book, perché l’addetto aeronautico ne inviò
ufficialmente una copia all’ATIC. Basterà citarne una parte per farci un’idea
dell’azione:

18 e 45 – Basse formazioni nuvolose. Avvistata brillante luce bianca dalla


porta d’ingresso della missione.
18 e 50 – Chiarore su Dagura e Menape. Chiamo Stephen ed Eric Langford.
18 e 52 – Arriva Stephen. Conferma che non è una stella. 150 metri.
Arancione.
18 e 50 – Mando Eric a chiamare gente. Qualcosa si muove alla sommità – un
uomo? Ora tre uomini. Si muovono, sono luminescenti, fanno qualcosa sul
ponte. Andati.
19 e 00 – Di nuovo uno e poi due uomini. 19 e 04 – Andati.
19 e 10 – Coltre di nubi a quota 600 metri (dunque niente stelle). Tre uomini,
quattro, due (apparsi in questo ordine). Una piccola torcia elettrica blu.

176
Uomini andati. Luce ancora presente.
19 e 12 – Uno e poi due uomini. Luce blu.
19 e 20 – UFO scompare tra le nubi.
20 e 28 – Cielo sereno qui, nuvoloso su Dagura. UFO avvistato da me
direttamente sopra la missione. Chiamata gente.
20 e 50 – Di nuovo si stanno formando nuvole. Un UFO fermo e più grande –
il primo? Altri vanno e vengono attraverso le nubi. Mentre scendono
attraverso le nubi, la luce si riflette su di esse come un largo alone – nuvole a
non più di 600 metri, forse meno (l’altezza delle nubi è valutata in base a
quella della vicina montagna).
21 e 46 – UFO riappare sopra la missione; è librato.
22 e 50 – Nessun UFO.
23 e 04 – Forte pioggia.

Gill eseguì dei disegni: venticinque testimoni su trentotto firmarono il suo


rapporto (i bambini furono esclusi). Oltre a padre Gill, c’erano cinque
insegnanti papuasi e tre assistenti sanitari.
Padre Gill mi ha parlato, come ha fatto con molti altri, del primo
avvistamento. Aveva appena finito di cenare (dunque non era a stomaco
vuoto) e stava uscendo dalla missione, quando alzò gli occhi al cielo. Vide
Venere, ma anche un’altra fulgida luce bianca, un po’ sopra quel pianeta.
Com’è scritto nelle annotazioni, durante una parte dell’avvistamento il cielo
era nuvoloso e gli oggetti salivano e scendevano attraverso le nubi, creando
larghi aloni. Eppure la valutazione del Blue Book fu «stelle e pianeti». Ma
come sarebbe stato possibile? In tutta la mia carriera d’astronomo, devo
ancora vedere una stella o un pianeta che scende attraverso una formazione
nuvolosa a una quota inferiore ai 600 metri, illuminando le nubi al passaggio!
Inoltre, secondo padre Gill l’UFO era a un’altezza di 100 o 120 metri e aveva
le dimensioni di un disco dal diametro di 13 cm tenuto a distanza di braccio,
mentre Stephen, uno degli insegnanti, dichiarò che, se avesse steso la sua
mano chiusa, questa avrebbe coperto circa metà dell’oggetto. Ora, non mi è
mai capitato di vedere Venere più grossa del mio pugno.
Il resoconto di Padre Gill continua:
Poi, su quello che sembrava il ponte di una nave, alla sommità dell’enorme disco,
vedemmo apparire alcune figure. Erano quattro in tutto, poi due, poi una, poi tre, poi
quattro. Nelle mie annotazioni ho segnato l’ora delle varie apparizioni. E in seguito
tutti gli altri testimoni hanno confermato di averle viste nelle ore indicate, accettando
di sottoscrivere la mia descrizione di quella che supponemmo fosse un’attività
umana, o comunque di esseri viventi, a bordo dell’oggetto.

L’avvistamento della sera dopo fu ancora più interessante. Una delle

177
indigene, Annie Laurie Borowa, entrò di corsa nello studio di padre Gill,
eccitatissima, esortandolo ad uscire all’aperto. Ciò che vide allora elimina
Venere ancora più decisamente. Infatti, la prima annotazione di padre Gill fu
fatta alle 18 e 02, quando il sole non era ancora tramontato, benché fosse
calato dietro le montagne, e in nessuna condizione Venere avrebbe potuto
essere così brillante alla luce del giorno da suscitare tanta eccitazione tra gli
indigeni. Ma facciamo parlare di nuovo padre Gill:
… Eravamo tutti fuori, a naso in su. Benché il sole fosse tramontato [dietro le
montagne], ci fu ancora luce per quindici minuti. Sull’UFO c’erano alcune figure –
quattro – indubbiamente umane. Forse si trattava dello stesso oggetto che la sera
prima mi era parsa la «nave madre». Contemporaneamente avvistammo due UFO
più piccoli, uno sui monti, a ovest, e l’altro sopra di noi. Su quello di maggiori
dimensioni, due figure sembravano svolgere qualche attività al centro del ponte: si
piegavano in avanti e alzavano le braccia come se stessero aggiustando o montando
qualcosa. Una terza sembrava guardare in basso, verso di noi (in tutto quella sera ne
videro una dozzina).

E adesso viene il momento cruciale! Padre Gill sollevò un braccio sopra la


testa e l’agitò. Con sua enorme sorpresa, la figura fece altrettanto. Un altro dei
testimoni agitò le braccia e le due figure sull’orlo del ponte lo imitarono. La
gente a terra ripeté il gesto e allora tutti e quattro gli UFOnauti parvero
restituire il saluto!
Non avemmo dubbi che stessero rispondendo ai nostri gesti. Tutti i ragazzi della
missione boccheggiavano udibilmente. Poiché cominciava a far buio mandai Eric a
prendere una torcia elettrica e lampeggiai verso l’UFO. Dopo un paio di minuti,
l’UFO parve rispondere oscillando più volte (in senso laterale, come un pendolo).
Tornammo ad agitare le braccia, poi a lampeggiare, e allora l’UFO parve diventare
pian piano più grosso, come se si stesse avvicinando. Continuò ad ingrandirsi per
circa sessanta secondi, poi rimase stazionario. Infine, dopo due o tre minuti, le figure
persero apparentemente ogni interesse per noi, perché scomparvero sotto il ponte.

Padre Gill raccontava inoltre che l’intero gruppo a terra aveva cominciato
a gridare a far segno di scendere, ma senza ricevere risposta, a parte quelle già
indicate. Infine, secondo la sua dichiarazione, né gli esseri né l’UFO emisero
mai alcun suono.
Ciò che padre Gill annota dopo è stato causa di molte controversie. Alle 18
e 30, l’ineffabile missionario andò a cena! Com’è possibile, chiedono gli
scettici, che in mezzo a tanta eccitazione un individuo possa mettersi
tranquillamente a tavola? Bisognerebbe conoscere l’uomo per capirlo. Padre
Gill è la calma in persona, il tipo che prende le cose come vengono, senza
sbilanciarsi di un millimetro. Senza contare che quello era il secondo
avvistamento e la sera prima padre Gill aveva osservato gli UFO per quattro

178
ore e mezzo. Comunque, quando parlai con lui, a Melbourne, gli chiesi come
avesse potuto pensare a mangiare in un momento simile. «In retrospettiva» mi
rispose, «a volte me lo chiedo anch’io. Però pensavo anche che forse era
soltanto un’altra diavoleria di voi americani.»
Secondo le sue note, quando padre Gill tornò fuori, dopo aver cenato,
l’UFO era ancora presente, benché apparisse un po’ più piccolo. Quindi tutti
entrarono in chiesa per la preghiera serale. Anche questo fatto è sembrato
incredibile agli scettici; ma, per il gruppo di Boianai, cenare e poi recarsi in
chiesa facevano parte di una rigida routine quotidiana, qualcosa da non
mettere nemmeno in questione.
Mi torna in mente una lettera inviatami molti anni fa da uno scolaro
inglese, in cui si descrive un tipico Disco Diurno che, a suo dire, scese dal
cielo lentamente, «come una foglia che cade da un albero». Ed evidentemente
si muoveva davvero troppo piano, perché «ormai era l’ora del the» e il
ragazzetto rientrò in casa, lasciando il disco al suo destino. Forse non
riusciremo mai a spiegare il comportamento degli esseri umani, e in special
modo quello degli inglesi!
Dopo la preghiera serale, la visibilità era scarsa, il cielo era nuvoloso e non
si vedeva traccia di UFO. Ma, alle 10 e 40 padre Gill annotò: «Un’esplosione
tremenda, vicinissima alla missione. Niente in vista». Secondo il resoconto di
Crutwell, l’esplosione fece balzare padre Gill fuori dal letto, causandogli un
tremendo shock. Ricordandosi dell’UFO, si precipitò fuori per vedere cosa
fosse successo, ma non vide nulla d’insolito, benché quel rumore
«assordante» avesse svegliato tutti gli abitanti della missione. Se avesse a che
fare con l’UFO, può essere soltanto oggetto di congetture, naturalmente. È
soltanto un altro fatto straordinario da aggiungere a quella fantastica serie di
eventi.
Gli oltre sessanta avvistamenti avvenuti a Papua nel 1959 sono forse
troppo lontani nel tempo perché oggi sia possibile mettere insieme una
documentazione attendibile. Se gran parte dei dati di potenziale valore
scientifico sono andati perduti, lo si deve al rifiuto da parte dei militari di
svolgere adeguate indagini subito dopo i fatti.
Comunque ci fu anche un lato umoristico. Precisamente alla stessa ora in
cui ebbe luogo il primo avvistamento di Boianai, un commerciante di
Samurai, certo Ernie Everett, vide un oggetto avvicinarsi da nord, volando in
direzione nordest. Era verde e molto luminoso, con una scia di fiamme
bianche. Somigliava a una stella cadente.
Scese molto vicino a me, aumentando di dimensioni e diminuendo di velocità, finché
si fermò a circa 150 metri sopra di me, a un angolo di 45 gradi. La luce che lo
attorniava svanì e soltanto i portelli rimasero brillantemente illuminati. L’oggetto

179
aveva pressappoco la forma di un pallone da rugby e intorno c’era un anello, o una
fascia, sotto la quale si vedevano quattro o cinque portelli emisferici.

Il giorno dopo Everett si recò a Boianai per affari e gli indigeni gli chiesero
se la sera prima avesse visto l’aviazione americana, aggiungendo: «Qui a
Boianai l’abbiamo vista».
Evidentemente, non solo padre Gill pensava che gli americani avessero
qualcosa a che fare con la faccenda (e quindi si poteva tranquillamente andare
a cena). Disgraziatamente, l’Air Force non disponeva di un aereo in grado di
restare immobile a una quota di un centinaio di metri, abbastanza vicino agli
osservatori da permetter loro di distinguere i singoli individui, e
completamente silenzioso!

Il caso di Socorro

Quando ebbe luogo questo avvistamento, il Blue Book mi mandò a Socorro,


nel Nuovo Messico, come investigatore ufficiale. Nonostante il mio grande
desiderio di trovare una spiegazione naturale (gli IR-III mi lasciavano ancora
scettico), non riuscii a individuarne nessuna, quindi il caso fu classificato
«oggetto o fenomeno non-identificato».
Fondamentalmente, l’UFO di Socorro ebbe un solo osservatore (benché
numerose altre persone segnalassero di aver visto l’oggetto da una distanza
maggiore), ma questo era un poliziotto dal carattere e dal curriculum
impeccabili. L’UFO lasciò tracce sul terreno, e, come potei osservare
personalmente, alcune piante grasse che si trovavano nelle vicinanze erano
rimaste carbonizzate. Perfino il maggiore Quintanilla, che allora era il capo
del Blue Book, dovette persuadersi che in quel punto si era posato un oggetto
concreto, pur tentando di dimostrare che si era trattato di qualche velivolo
sperimentale, forse un modulo di atterraggio lunare. Ma nonostante tutti i suoi
sforzi (e furono davvero considerevoli) non si riuscì a trovare nessuna prova
che un velivolo di fabbricazione umana fosse atterrato a Socorro nel
pomeriggio in questione.
L’avvistamento ebbe luogo il 24 aprile 1964. Quando io arrivai a Socorro
erano passati parecchi giorni e gli amanti del sensazionale avevano già fatto la
loro parte; ma, per fortuna, i primi investigatori, arrivati sulla scena entro
poche ore, avevano messo delle pietre intorno alle quattro impronte, per cui
potei esaminarle nella loro forma originale, o quasi.
Per fortunata coincidenza, un agente dell’FBI si trovava nella stazione di
polizia quando fu segnalato l’avvistamento. Egli telefonò all’ufficiale
esecutivo della base di lancio per razzi sperimentali di White Sands, il quale a

180
sua volta informò il comandante dell’installazione, capitano Holder.
Probabilmente la presenza dell’agente dell’FBI indusse la polizia di Socorro e
il personale di White Sands a prendere sul serio la faccenda fin dall’inizio.
Lonnie Zamora, l’agente di polizia che fu il testimone principale, venne
immediatamente interrogato, e alle tredici del mattino dopo era già pronto un
rapporto scritto. Inoltre, furono prese fotografie ed effettuate misurazioni.
Non c’era molto altro ch’io potessi fare, tecnicamente, quindi mi
concentrai sul lato umano, controllando quanto più rigorosamente potevo
(allora e durante le numerose visite successive) il carattere e la vita dei
testimoni. In quel momento speravo ancora di poter invalidare la
testimonianza di Lonnie Zamora, ma non vi riuscii assolutamente. Dalle mie
ricerche egli risultò essere un ottimo cittadino, generalmente ben visto, di
carattere pratico e concreto, il che rendeva estremamente improbabile che
avesse partecipato a un inganno deliberato.
Fra tutti gli oggetti osservati negli IR-III, l’UFO di Socorro è quello che fa
pensare di più a un aggeggio fatto di «viti e bulloni», con tanto di rombo e
sistema di propulsione. La dichiarazione di Zamora, fatta poche ore dopo
l’avvistamento, suonava come segue:
Verso le 17 e 45 del 24 aprile 1964, mentre ero alla guida dell’autopattuglia Socorro
Due, vidi un’auto sbucare a velocità eccessiva dalla strada sul lato ovest del palazzo
di giustizia, procedendo in direzione sud, e cominciai a inseguirla. Era circa tre
isolati avanti a me e sembrava accelerare. Giunta in Old Rodeo Street, vicino
all’abitazione di George Murillo, l’auto inseguita proseguì verso il terreno cintato in
cui si tengono i rodei. Era una Chevrolet nera di modello recente…
A questo punto udii un rombo e vidi una fiammata nel cielo, forse ottocento o
milleseicento metri a sud-ovest. Pensando che fosse scoppiata una di quelle capanne
in cui si tiene la dinamite, decisi di abbandonare l’inseguimento. La vampa era
azzurra, ma c’era anche dell’arancione. Non saprei dirne le dimensioni. Era come
una fiamma, ma sempre uguale, e scendeva lentamente. Poiché stavo guidando, non
potevo prestarle molta attenzione. Somigliava allo scarico di un razzo, più stretto in
alto e più largo in basso. Comunque non era molto larga, forse un tre gradi.
La larghezza della base era due volte superiore a quella della sommità e la lunghezza
era quattro volte superiore alla larghezza della sommità. Non ho notato alcun oggetto
sulla parte superiore della fiamma, né se la sommità fosse piatta. Il sole era a
occidente e gli occhiali scuri servivano a poco. Non potevo vedere la base della
fiammata, perché era nascosta dietro la collina.
Non ho notato fumo, però c’era qualcosa vicino alla base, forse polvere. Ma la causa
poteva anche essere il vento, che soffiava molto forte. Per il resto era una bella
giornata, chiara e serena, con appena qualche nuvola sparsa.
Il suono era un rombo, non un’esplosione. Non somigliava a quello di un jet. Passò
da una frequenza alta a una bassa, poi s’interruppe. Lo udii forse per dieci secondi,
mentre mi muovevo verso la sua fonte su una strada non asfaltata. Vidi anche altre
fiamme, dello stesso colore azzurro e arancione, se non ricordo male. Il suono scese
distintamente di frequenza prima di cessare. Entrambi i finestrini anteriori
dell’autopattuglia erano abbassati. Non ho notato altri spettatori, né veicoli, a parte la

181
Chevrolet nera. Il guidatore di quest’ultima può aver udito il rumore, ma forse non
vide la fiammata, perché la sua auto era troppo vicina alla collina.
Dopo il rombo e la fiammata non notai più nulla, mentre cercavo di raggiungere la
cima della collina risalendo il pendio abbastanza ripido e molto accidentato. Dovetti
tentare tre volte. La prima volta, giunto a metà pendio (si udiva ancora il rombo),
sentii che le ruote cominciavano a girare a vuoto e dovetti far marcia indietro. La
salita era lunga 18 metri, abbastanza ripida, con ghiaia e pietre malferme. Quando
intrapresi il terzo tentativo, il rombo era cessato e la fiammata non si vedeva più.
Giunto in cima, procedetti lentamente in direzione ovest. Per forse dieci o quindici
secondi non notai nulla. Andavo piano, guardando da ogni parte, perché non
ricordavo l’esatta ubicazione del piccolo deposito di dinamite.
All’improvviso vidi brillare qualcosa, circa 150 metri a sud, fuori della carreggiata.
Portavo lenti verdi sopra gli occhiali da vista. Frenai di colpo. Di primo acchito mi
parve un’auto rovesciata e diedi la colpa a qualche banda di ragazzini. Poi,
vicinissime all’oggetto, scorsi due persone in tuta bianca. Una parve girarsi verso di
me ed ebbi l’impressione che la vista dell’autopattuglia la spaventasse, ossia, mi
sembrò che facesse un movimento brusco.
Accelerai, con l’intenzione di dar loro aiuto. Ero rimasto fermo soltanto per un paio
di secondi. L’oggetto sembrava di alluminio biancastro sullo sfondo della mesa, non
cromato. Pareva di forma ovale e, a prima vista, io lo presi per un’auto rovesciata,
ossia, ritta sul radiatore.
L’unico momento in cui vidi le due persone fu quando mi fermai per forse un paio di
secondi, a guardare l’oggetto. Non ricordo di aver osservato qualche particolare delle
tute, né se avessero qualcosa in testa. Erano di forma normale ma di statura bassa –
forse adulti piccoli o bambini alti. Poi concentrai la mia attenzione sulla strada e
chiamai per radio l’ufficio dello sceriffo: «Socorro Due a Socorro. Possibile 10-40
(incidente). Sarò 10-6 (impegnato)». Mentre ancora parlavo con l’ufficio dello
sceriffo, fermai l’auto e cominciai a uscire. Il microfono cadde, indugiai un istante
per rimetterlo a posto, poi uscii dal veicolo. Mi ero appena girato, quando udii un
rombo (non esattamente un’esplosione), molto forte. Non somigliava a un jet –
conosco bene il loro suono. Cominciò a bassa frequenza, poi salì di frequenza (tono
più alto) e di acutezza, da acuto ad acutissimo. Nello stesso istante in cui udii il
rombo, vidi la vampa. Questa era sotto l’oggetto, che cominciò a sollevarsi in
verticale, lentamente. Salì lento e diritto. La vampa era azzurra e arancione in fondo.
Dalla mia posizione avevo una visione laterale dell’oggetto. Difficile descrivere la
vampa. Il rombo mi fece temere che stesse per esplodere. La vampa poteva venire
dal centro della parte inferiore, un’area di forse 1 metro di lato ma è una valutazione
molto rozza. Non sono in grado di dirne nulla, a parte che era azzurra e arancione.
Niente fumo, soltanto polvere immediatamente intorno e sotto all’oggetto.
L’oggetto era di forma ovale e completamente liscio, nessun finestrino o portello.
Quando cominciò il rombo era ancora al suolo, o molto vicino a esso. Ho notato
un’iscrizione rossa di qualche tipo. L’insegna era larga forse 80 cm. Si trovava a
metà dell’oggetto, come mostra il disegno. Colore sempre bianco, come alluminio.
Non saprei dire per quanto tempo osservai l’oggetto la seconda volta, quella in cui
gli ero vicino (21-22 metri). Forse qualche decina di secondi – ma è solo una
congettura – fra il momento in cui uscii dall’auto e saltai sul ciglio della strada e
quello in cui tornai al veicolo e chiamai l’ufficio dello sceriffo, mentre l’oggetto
scompariva.
Quando il microfono cadde, mentre uscivo dall’auto, udii due o tre forti colpi – come
martellate o porte sbattute – a intervalli di forse un secondo o meno. Questo fu
appena prima del rombo. Le due persone non erano in vista quando salii sul ciglio e

182
osservai la scena.
Non appena vidi la vampa e udii il rombo, mi allontanai di corsa dall’oggetto, ma
tenendo la testa girata verso di esso. Inciampai contro il paraurti dell’auto, che era
voltata verso sud-ovest, caddi e persi gli occhiali, ma continuai a correre verso nord
con l’auto tra me e l’oggetto (per proteggermi nel caso che esplodesse). Mi voltai a
guardarlo un paio di volte e vidi ch’era salito al livello dell’auto (questa era più in
alto dell’oggetto, che si trovava in un canalone), ossia a una quota di circa 6-7 metri
(supposizione). Erano passati, credo, circa sei secondi da quando l’oggetto aveva
cominciato a sollevarsi. Ero arrivato a metà strada dal punto in cui mi gettai a terra,
ossia avevo percorso un 7 metri, quando mi girai e vidi l’oggetto al livello dell’auto,
direttamente sopra il punto da cui era decollato.
Stavo ancora correndo e mi gettai a terra proprio in cima alla collina. Mi fermai
perché non udii più il rombo. Era questo che mi spaventava e avevo avuto intenzione
di precipitarmi giù dal pendio opposto. Mi girai a guardare al di sopra del braccio
con cui mi coprivo il viso. Non udendo più nulla, guardai in alto e vidi l’oggetto che
si allontanava in direzione sud-ovest. Ora non emetteva alcun suono percepibile.
Sembrava muoversi orizzontalmente e in linea retta, a una quota di forse 3 o 4 metri,
perché evitò di un solo metro il deposito di dinamite, che è alto 2 metri e mezzo. La
velocità era molto elevata. Poi sembrò prendere quota, dirigendosi verso le
montagne. Io tornai di corsa all’auto, sempre tenendo d’occhio l’oggetto, raccolsi gli
occhiali che avevo lasciati dove erano caduti, entrai nel veicolo e chiamai l’operatore
radio, Ned Lopez, dicendogli: «Va alla finestra e guarda se vedi qualcosa in cielo».
«Che cosa?» domandò lui. Io risposi: «Sembra un pallone». Non so se Ted abbia
visto l’oggetto. Se ha guardato dalla sua finestra, che dà a nord, non può averlo
veduto, e io in quel momento non gli dissi da quale finestra doveva guardare.
Mentre chiamavo Ned, potevo ancora vedere l’oggetto. Sembrava alzarsi lentamente
e rimpicciolire in distanza con grande rapidità. Parve evitare di un soffio il Box
Canyon e la Six Mile Canyon Mountain. Scomparve quando fu sopra le montagne.
Non aveva una coda di fiamme e non emetteva fumo né suono.
Poco prima che il sergente Chavez arrivasse sulla scena, presi la mia matita e feci un
disegno dell’insegna…

Parecchi giorni dopo io e Zamora ci recammo da soli sul posto, dove


l’agente ricostruì per me tutta la serie di avvenimenti, mostrandomi
esattamente come fosse corso giù dal ciglio, dove avesse inciampato,
perdendo gli occhiali, e in che modo si fosse gettato a terra con le braccia
sopra la testa, voltandosi poi a guardare cosa stesse succedendo.
Esaminai con cura il luogo e scattai fotografie, facendomi un dovere di
perlustrare anche una vasta area tutt’intorno, nel caso vi fossero state altre
impronte simili a quelle lasciate dall’oggetto. Se ne avessi trovate, si sarebbe
potuto attribuirle ad animali o a qualche altra causa «naturale». Ma non
c’erano segni analoghi da nessuna parte. Le impronte stesse erano profonde
soltanto 5 o 6 centimetri nel terreno sabbioso e argilloso compresso in una
leggera scia, come se un pesante oggetto meccanico si fosse posato in quel
punto, scivolando delicatamente in posizione.
Può darsi che l’avvistamento di Socorro abbia una spiegazione naturale e
semplicissima, ma, avendo effettuato indagini approfondite sul caso, io sono

183
convinto del contrario. A mio giudizio, qualcosa di reale, di fisico, è avvenuto
all’estrema periferia di quella piccola città del Nuovo Messico, il pomeriggio
del 24 aprile 1964.
Poiché gli IR-III sono di fatto strani, si è tentati di liquidare le centinaia di
casi segnalati in tutto il mondo come allucinazioni o inganni deliberati. Ma vi
sono pochissime prove a sostegno di questa soluzione forzata, mentre ne
esistono molte a favore dell’ipotesi che si tratti di un fenomeno reale, di
origine indeterminata.

184
X
Foto-UFO: non sempre un’immagine
vale mille parole

Questo non è un trucco fotografico, perché


non so ancora come si fanno.
Dalla lettera di un bambino al Blue Book.

Tra il materiale non classificato del Blue Book ci sono centinaia di fotografie
di oggetti che dovrebbero essere UFO, ma nemmeno una che l’Air Force sia
mai stata disposta ad accettare come una prova della loro realtà. Una
fotografia è anch’essa un rapporto sugli UFO, anche se in una forma diversa,
e come i rapporti scritti dipende interamente dalla credibilità delle persone
che la presentano. Ma, proprio come si è sempre rifiutato di accettare
qualunque rapporto scritto come prova di un «UFO autentico», così l’Air
Force non ha mai voluto prendere sul serio nessuna fotografia di UFO.
In effetti, la maggior parte delle fotografie che troviamo negli archivi del
Blue Book sono identificazioni erronee o falsi evidenti. Alcuni dei pretesi
UFO somigliano straordinariamente ad hamburger, pagliette, tazzine da the
capovolte e piatti lanciati in aria, oppure a nuvole lenticolari, con lampadine
elettriche, palline da ping-pong divise a metà e incollate dalla parte rotonda e
una pletora di altri oggetti più o meno familiari. E in molti casi sono proprio
quello che sembrano: oggetti comuni fotografati in modo da farli sembrare
strani «dischi volanti».
Naturalmente, non mancano immagini fotografiche che non sono falsi
deliberati, ma vere fotografie di oggetti reali. Tuttavia, in molti casi, questi
oggetti sono aerei, palloni, meteoriti, stelle, doppie esposizioni della luna, il
lampadario di un soggiorno riflesso su un vetro, lampioni o fari d’automobile
che il fotografo ha onestamente scambiato per UFO quando ha scattato la
fotografia o al momento dello sviluppo. Ma ne troviamo anche altre che
sono… bene, cosa sono? Si può esprimere soltanto un giudizio personale. Se

185
l’Air Force non ha potuto provare che tutte le foto ricevute erano falsi (il che
valeva soprattutto per quelle scattate da personale militare in servizio), oppure
doppie esposizioni, graffi o gocce di sostanze chimiche sui negativi, riflessi di
luce causati da uccelli, palloni, aerei o altri oggetti, d’altra parte nessuno è
riuscito a dimostrare all’Air Force che le sue fotografie raffiguravano davvero
qualcosa di straordinario.

Cosa c’era nel cielo di Salem?

Una classica foto di UFO che ha fatto il giro di tutte le riviste e di tutti i libri
sull’argomento (inclusi una rivista creata nell’autunno del 1976 e un libro sul
Blue Book pubblicato alla fine dello stesso anno) è quella famosa delle «Luci
su Salem», scattata nel 1952 da un fotografo della guardia costiera.
Disgraziatamente, che io sappia nessuna di queste pubblicazioni ha fornito
dati significativi sull’episodio, a parte il fatto che fu scattata in una stazione
della guardia costiera da un fotografo della medesima.
Quanto segue è il rapporto sulle indagini svolte in merito alla fotografia
trasmessa all’Air Force da R.G. Eastman, Dipartimento del Tesoro, guardia
costiera degli Stati Uniti:
Indagine aperta in seguito a informazioni ricevute dal comandante della base aerea
della guardia costiera di Salem, Massachusetts, in merito all’avvistamento di oggetti
volanti non-identificati nelle vicinanze della base suddetta.
— (292-624) SN, fotografo ufficiale della base aerea, è stato interrogato alle ore 8 e
45 del 17 luglio 1952, nel laboratorio fotografico della base.
— (273-206) HMI, è stato interrogato nell’infermeria della base aerea alle ore 9 e 30
del 17 luglio 1952 (dichiarazione allegata).
I suddetti sono gli unici testimoni oculari noti. Non è stata raccolta alcuna
informazione concreta riguardo alla forma, dimensioni, altitudine, velocità, suono o
direzione degli oggetti.
Tutto il personale interrogato è stato avvertito che ogni informazione concernente gli
oggetti è stata classificata come «segreta» e non deve essere discussa con nessuno
senza il permesso del comandante.

I risultati delle indagini svolte dal Blue Book furono i seguenti:


Il 16 luglio 1952 una fotografia di quattro oggetti fu scattata dal fotografo della base
aerea della guardia costiera di Salem, Massachusetts. La fotografia venne trasmessa
all’ATIC per l’analisi, che fu effettuata sul negativo originale (restituito alla guardia
costiera dietro sua richiesta) e completata il 1° agosto 1952. I risultati furono che si
trattava di un falso. Si fecero numerose foto in condizioni analoghe e il fatto che
nell’originale la fonte di luce non gettasse alcun riflesso sulle lucide carrozzerie delle
auto sottostanti indicava che la luce stessa non si trovava all’esterno. L’analista
dichiarò che si trattava di una doppia esposizione e quindi di un falso.
Un secondo esame del documento fotografico è stato effettuato nell’ottobre del 1963

186
e la seguente analisi è indicata come la spiegazione più probabile.
La foto è stata presa attraverso il vetro di una finestra con 4:5 Busch Pressman
(obiettivo da 135 mm F:4,5 tipo Raptar con otturatore Rapax, caricata con pellicola
4/5 Super QG). Il fotografo notò alcune luci che sembravano ondeggiare. Le osservò
per 5 o 6 secondi, poi prese la macchina fotografica da un tavolo vicino, mise il
fuoco all’infinito e aveva appena scattato quando si accorse che le luci si erano
oscurate. Al momento suppose che si fosse trattato di un riflesso. Corse fuori dalla
stanza per chiamare un altro testimone e al ritorno vide che le luci splendevano di
nuovo, ma, quando i due arrivarono alla finestra, erano scomparse. Anche questa
volta il fotografo disse al compagno che doveva esser stato un fenomeno di
rifrazione o di riflessione dal suolo.
I seguenti punti sono considerati rilevanti ai fini dell’analisi: il fuoco era all’infinito
e la fotografia è stata presa attraverso il vetro di una finestra; quando il testimone si
avvicinò alla finestra gli oggetti si oscurarono, mentre quando tornò al punto
d’osservazione iniziale, rientrando nella stanza, le vide di nuovo risplendere; gli
oggetti appaiono confusi e fuori fuoco, mentre le auto e gli edifici all’esterno sono
nitidissimi; benché sfocati, tutti e quattro gli oggetti hanno lo stesso contorno e
configurazione generale.
Conclusione: si ritiene che la foto rappresenti il riflesso di fonti di luce interne
(probabilmente le lampade del soffitto) sul vetro della finestra attraverso il quale è
stata scattata. Infatti, con il fuoco all’infinito, la finestra sarebbe più sfocata delle
luci, ma anche queste risulterebbero fuori fuoco, perché la distanza dalle luci al vetro
e dal vetro all’obbiettivo sarebbe inferiore a quella necessaria per ottenere
un’immagine nitida, mentre gli oggetti all’esterno sarebbero nettamente delineati.
Inoltre, l’apparente luminosità del riflesso diminuirebbe via via che il fotografo si
avvicinasse alla finestra. L’analisi iniziale, secondo la quale l’intensità delle luci
provava che le fonti si trovavano all’interno della stanza è esatta. Tuttavia nulla sta a
indicare che si tratti di un falso deliberato. La fotografia è simile a molte altre prese
attraverso vetri di finestre, in cui gli «oggetti» ritratti sono stati spiegati come riflessi
di fonti di luce interne. Se il fuoco fosse stato regolato a una distanza minore, i
contorni delle fonti di luce sarebbero stati più nitidi. Abbiamo dunque prove
sufficienti che le luci fotografate sono riflessi di fonti di luce situate all’interno della
stanza.

La mia opinione su questo caso tanto pubblicizzato potrà forse


sorprendervi: io sarei anche d’accordo con la valutazione del Blue Book –
vale a dire che i pretesi UFO erano riflessi di luce sul vetro di una finestra del
laboratorio fotografico della base – se non fossi messo in sospetto dal fatto
che, per qualche sconosciuta ragione, l’Air Force non ha mai reso noti i suoi
risultati. Sarebbe stata una bellissima occasione per provare la validità del
principio «non può essere, dunque non è». Invece non ne ha approfittato.
Perché?
Forse non lo sapremo mai. Ma una cosa che possiamo imparare da questo
particolare caso è che le fotografie di luci presentate come UFO non vanno
accettate a scatola chiusa. Anzi, a mio giudizio, non vanno accettate affatto
come prova della realtà degli UFO, senza i più rigorosi controlli.
Come scienziato, io sono sempre stato estremamente sospettoso di ogni

187
fotografia di UFO che mi è stata presentata; e tanto più lo sono per quelle che
si trovano negli archivi del Blue Book, perché quest’ultimo non ha mai svolto
indagini sulle circostanze in cui sono state scattate. La massima
«un’immagine vale mille parole» perde ogni validità quando si tratta di
provare la realtà degli UFO e quando le immagini sono quelle contenute
nell’archivio del Blue Book.
Nel mio libro The UFO Experience, ho indicato quali sono a mio avviso i
criteri validi per giudicare le fotografie UFO. Torno a elencarli qui. Una
fotografia di UFO (soprattutto di un Disco Diurno, che è facilissimo
«fabbricare») non dovrebbe esser presa sul serio se non sono soddisfatte le
seguenti condizioni: 1) testimoni attendibile hanno visto l’autore scattare la
fotografia e hanno osservato anch’essi l’oggetto; 2) è disponibile il negativo
originale, in quanto nessuna analisi adeguata può esser fatta soltanto sulla foto
stampata; 3) è disponibile la macchina fotografica; 4) l’autore è disposto a
dichiarare sotto giuramento che, in base alle sue conoscenze, la fotografia è
autentica, ossia che rappresenta quanto dovrebbe rappresentare: un Oggetto
Volante Non-identificato (quest’ultima condizione non è necessaria se il
documento fotografico in esame è accompagnato da altre foto, scattate da
persone diverse e in diverse località).
È importante ricordare che, nel caso della foto di UFO, la fotografia non è
più «sicura» del fotografo. Quindi, anche quando tutte le condizioni indicate
sopra sono soddisfatte, il massimo che si può affermare al riguardo è che, se
esiste una forte probabilità che le fotografie in questione siano autentiche,
tuttavia la realtà fisica degli UFO fotografati non può essere stabilita con
assoluta certezza.
Negli archivi del Blue Book non esistono documenti fotografici che, in
base alle condizioni richieste, si possano definire perfetti, tuttavia ve ne sono
molti che le soddisfano quasi tutte. Vediamone alcuni.

La Marina contro l’Aviazione

Il 2 luglio 1952 l’ufficiale Delbert C. Newhouse, un fotografo della Marina


con oltre un migliaio di ore di volo per missioni fotografiche aeree, era partito
in auto da Washington alla volta di Portland, nell’Oregon, con la moglie e i
due figli. Aveva appena attraversato Tremonton, nell’Utah, una piccola città a
nord di Salt Lake City, quando la signora Newhouse scorse in cielo un gruppo
di oggetti insoliti. Avvertito dalla moglie, Newhouse fermò l’auto sul bordo
della Nazionale 308 e uscì dal veicolo per osservarli meglio. Non gli ci volle
più di un secondo per rendersi conto che stava assistendo a qualcosa di
straordinario: una dozzina o più di oggetti a forma di disco manovravano nel

188
cielo in formazione sciolta, a una quota di circa 3000 metri; erano oggetti
assolutamente diversi da qualunque velivolo egli avesse mai visto o
fotografato.
Fattosi dare una cinepresa Bell & Howell da 16 mm che teneva nell’auto,
girò rapidamente 1.200 inquadrature degli oggetti luminosi, riuscendo a
riprendere una chiara immagine di un oggetto che si allontanava verso est,
mentre gli altri sparivano all’orizzonte dalla parte opposta.
Probabilmente nessun’altra fotografia o filmato UFO è mai stata sottoposta
a un’analisi e a una valutazione tanto rigorosa da parte dei militari (ma anche
così, come vedremo, restano gravi lacune). Il laboratorio fotografico della
Marina di Anacostia, nel Maryland, dedicò più di 1.000 ore per analizzare
ogni minimo particolare del film, che fu minuziosamente esaminato e valutato
anche dagli esperti della base Wright-Patterson, sede del Blue Book. Gli
analisti della Marina, pur non spingendosi fino a parlare di navi spaziali,
dissero che si trattava di velivoli controllati da esseri intelligenti. Mentre il
Blue Book sostenne che poteva trattarsi di riflessi di luce causati da uno
stormo di gabbiani e classificò gli oggetti avvistati come «possibili uccelli».
Quanto era probabile questa ipotesi? Secondo il memorandum che citiamo
qui sotto, e che porta la data del 29 gennaio 1953, molto poco davvero. E
questo documento è interessante anche da un altro punto di vista, poiché
riflette ancora una volta il grande timore da parte dell’Air Force che il
pubblico venisse a sapere come le sue indagini sugli UFO non fossero sempre
condotte col massimo rigore scientifico.
1. Durante un viaggio a Washington, avvenuto il 29 gennaio 1953, il capitano
Ruppelt è stato informato che la stampa è venuta a conoscenza del film girato a
Tremonton, Utah, e che il signor Al Chop, dell’Ufficio per le Informazioni al
pubblico, dipartimento della Difesa, il colonnello Teabert dell’AFOIN-2 e altri
ritengono che detta ripresa cinematografica dovrebbe essere resa pubblica, in
ottemperanza alla promessa fatta questa estate alla stampa che l’Air Force non
avrebbe nascosto nessuna informazione sugli UFO. Il capitano Ruppelt si è
dichiarato d’accordo su questo punto e si è deciso che i dati relativi sarebbero stati
inviati al capitano Harry B. Smith dell’AFOIN-2A2, che a sua volta li avrebbe
passati al signor Chop, che avrebbe scritto il comunicato. È stato inoltre richiesto
che il comunicato venisse trasmesso all’ATIC per la coordinazione. Detta richiesta
è formulata nel telex TT15 del 5/2/53, comma 2.
2. Il 9 febbraio 1953 il signor Chop ha informato telefonicamente che il comunicato
era pronto e che l’aveva mostrato al colonnello Smith dell’AFOIN-2A2. Entrambi
credono che i giornalisti porranno domande circa i risultati delle analisi effettuate
nei laboratori fotografici della Marina e dell’Air Force, e che i relativi rapporti
dovrebbero esser resi noti. Altrimenti, la stampa potrebbe pensare che contengano
materiale «scottante». L’ATIC è d’accordo con loro sulla probabilità che la
stampa reagisca, creando molta eccitazione tra il pubblico.
3. Gli esperti dell’Air» Force hanno concluso che:

189
a) La luminosità degli oggetti filmati supera quella di qualunque uccello.
b) Gli oggetti non sono palloni sferici.
c) Gli oggetti potrebbero essere aerei. (Nota: l’assenza di suono tenderebbe a eliminare
questa ipotesi, poiché gli aerei in manovra di combattimento si possono udire da quasi
qualunque altezza; inoltre, gli oggetti non si trovavano in uno spazio aereo riservato
all’Air Force e si può dubitare che manovre del genere siano state effettuate in uno
spazio libero).
Il rapporto della Marina afferma che:
a) Gli oggetti risplendono di luce propria.
b) Non possono essere aerei né palloni.
c) Nessun uccello può riflettere abbastanza luce da causare le immagini visibili nel
film. Va notato che gli esperti della Marina hanno analizzato ogni inquadratura, il che
ha richiesto circa 1.000 ore di lavoro umano. Tuttavia due astronomi che avevano
ascoltato una comunicazione della Marina sull’analisi del film hanno detto che il
metodo usato per misurare l’intensità della luce è sbagliato, il che invalida l’intero
studio.
4. Il comunicato è stato discusso con il tenente colonnello Johnston e il colonnello
McDuffy e si è deciso che il film sarebbe stato presentato alla stampa senza
commenti in merito alla natura delle immagini, nella speranza che non vengano
fatte domande riguardo al rapporto della Marina. È un «rischio calcolato»,
poiché la stampa potrebbe montare la faccenda, presentandola come un altro
grande «caso di UFO». (Il corsivo è mio.)
5. L’alternativa sarebbe raccogliere rapidamente altri dati sull’argomento. Si
potrebbero fare parecchie cose, che elenchiamo in ordine d’urgenza.
a) Per quel che riguarda l’ipotesi dei gabbiani, gli interrogativi principali sono: quanta
luce avrebbero dovute riflettere? Si può vedere un gabbiano che riflette luce, senza
riconoscerlo per quello che è? Per rispondere a queste domande sarebbe necessario
recarsi in un luogo in cui numerosi gabbiani volino alla luce del sole, sotto un cielo
completamente sereno, e filmarli con una cinepresa da 16 mm. Bisognerebbe inoltre
sapere a quale distanza si trovano i gabbiani mentre vengono ripresi. In questo periodo
dell’anno la Florida è l’unica località indicata.
b) Usando fondi speciali, il generale Mills potrebbe lanciare un gruppo di palloni a
cuscino, disposti nella stessa sequenza degli oggetti filmati. Anche qui, sarebbe
necessario misurare la distanza da cui i palloni vengono ripresi.
c) Filmare due aerei che manovrano a diverse altitudini.
d) Chiedere alla Marina di rianalizzare il film usando il metodo di misurazione
indicato dagli astronomi.

Conclusioni
6. Se si ritiene consigliabile presentare subito il film alla stampa, affermare che l’Air
Force non può identificare positivamente gli oggetti, ma che è ragionevolmente
certa che si tratta di palloni o gabbiani, per cui non si faranno ulteriori ricerche in
proposito. Se vengono richiesti i rapporti dell’Air Force e della Marina, dire che,
per la scarsità dei dati su cui si basano, i rapporti non sono da considerarsi
conclusivi. Infatti, non sarebbe buona politica affermare che la Marina ha
commesso un errore iniziale che invalida tutta la sua analisi (il corsivo è mio).
7. Se quanto viene suggerito nel paragrafo 6 è considerato troppo rischioso,
procedere immediatamente con le ricerche consigliate nei comma a, b e c del
paragrafo 5. secondo l’ordine di priorità indicato.

190
Raccomandazioni
8. Si consiglia di presentare il piano qui esposto all’AFOIN-2A2, affinché conferisca
con il servizio segreto riguardo a un eventuale comunicato.

Il suggerimento di fare altri tests per determinare se gli UFO avessero


potuto essere aerei o gabbiani non fu mai seguito; il caso venne lasciato
cadere e le suddette ipotesi lasciate apertissime.
Ma che cosa erano gli UFO fotografati da Newhouse? In questo caso, un
paragrafo del libro del capitano Ruppelt (p. 244) vale quanto l’immagine della
massima cinese:
Dopo aver lasciato l’Air Force, incontrai Newhouse ed ebbi con lui un colloquio di
due ore. Io ho parlato con molte persone che sostenevano di aver visto degli UFO,
ma nessuno mi ha tanto colpito quanto questo fotografo della Marina. Venni a sapere
che, al momento dell’avvistamento, gli UFO erano vicini all’auto, molto più vicini di
quando aveva girato il film. Per usare le parole di Newhouse: «Se avessero avuto le
dimensioni di un B-29, sarebbero stati a 3000 metri di altezza». Sia lui che i suoi
familiari avevano potuto vederli bene e somigliavano a «due tortiere, di cui una
capovolta sull’altra». Non pensava che gli UFO fossero simili a dischi, sapeva che lo
erano; li aveva visti bene. Gli chiesi perché non l’avesse detto all’ufficiale del
servizio segreto che l’aveva interrogato. Mi rispose che l’aveva fatto. Allora ricordai
che io avevo inviato all’ufficiale un elenco di domande cui desideravo che
Newhouse rispondesse. Fra queste non c’era «A cosa somigliavano gli UFO», perché
quando si ha una foto di un oggetto in genere non si chiede a cosa rassomiglia.
Comunque, non saprò mai perché quell’ufficiale non mi trasmise
quell’informazione.

Più tardi, il Comitato Condon si dichiarò d’accordo con il Blue Book e la


sua teoria dei «gabbiani». Benché nella loro analisi i membri del comitato
facessero più volte riferimento a Ruppelt, il paragrafo da noi citato non viene
mai menzionato né preso in esame. In effetti, la sostanza dell’osservazione di
Newhouse, come venne riferita a Ruppelt, fu dapprima inclusa nel Rapporto
Condon, ma poi si pensò bene di toglierla, sulla base del fatto che quel
particolare non risultava dalla documentazione del Blue Book e che era stato
reso noto soltanto dopo l’adesione di Newhouse al NICAP (il gruppo
indipendente di ricerca dischi volanti che l’Air Force considera il suo arci-
nemico), verso il 1955.
Nel caso di Tremonton l’Air Force aveva la testimonianza di una persona
attendibile (oltre che esperta di fotografia aerea), un secondo testimone adulto
(la moglie) e una ripresa cinematografica degli UFO osservati, eppure non
poté o non volle prendere in seria considerazione la possibilità che gli UFO
osservati e fotografati fossero reali.

L’UFO del Monte degli Orsi

191
A volte l’Air Force ha classificato delle fotografie come dei falsi, anche
quando tale giudizio non era sostanziato da nessuna prova. Il caso che segue,
avvenuto il 18 dicembre 1966, quando un UFO venne avvistato e fotografato
al Parco nazionale del Monte degli Orsi, sessanta miglia a nord di New York,
mi spinse a protestare contro la valutazione ufficiale del Blue Book. Ma
vediamo innanzi tutto i particolari:
A. Descrizione dell’oggetto:
1. Forma: allungata con una protuberanza sulla parte posteriore.
2. Dimensioni in rapporto a un oggetto noto: sconosciute, salvo il fatto che era molto
grosso.
3. Colore: sfumato dall’argento al marrone.
4. Numero: uno.
5. Formazione, se più di uno: non accertata.
6. Qualunque elemento o particolare individuabile: allungato con una protuberanza
sulla parte posteriore.
7. Coda, scia o scarico, incluse dimensioni dello stesso in rapporto a quelle
dell’oggetto: nessuno.
8. Suono: se udito, descriverlo: nessuno.

B. Rotta dell’oggetto:
1. Dire cosa ha attirato l’attenzione dell’osservatore sull’oggetto: nulla di
particolare, l’osservatore ha semplicemente alzato gli occhi al cielo e l’ha veduto.
2. Angolo di elevazione e azimuth dell’oggetto al momento dell’avvistamento: 45° in
movimento verso nord-est.
3. Angolo di elevazione e azimuth dell’oggetto alla sparizione: angolo di 45°.
4. Rotta e manovre dell’oggetto: sembrava dondolare.
5. Come è scomparso l’oggetto: volò sopra e dietro la torretta della guardia forestale
situata su una collina alta 400 metri. 6. Tempo per cui l’oggetto è rimasto visibile: da
cinque a sette secondi.

C. Modo d’osservazione:
1. Visiva, da terra.
2. Strumenti ottici: macchina fotografica. Due foto e un negativo allegati.
3. Non accertato.

D. Giorno e ora dell’avvistamento:


1. Giorno: 18 dicembre 1966.
2. Ora: 21 e 40 ora locale.
3. Condizioni di luce: oscurità.

E. Posizione dell’osservatore: sulla riva del lago Tiorati, Parco nazionale del Monte
degli Orsi, New York. Sull’estremità orientale della riva, guardando a ovest.

F. Dati anagrafici dell’osservatore:


1. Militare o civile: civile.
2. Nome e cognome: —
3. Età: 23.
4. Recapito postale: c/o —, Bronx, New York, 10465.
5. Occupazione: sovrintendente ai lavori nell’impresa paterna.

192
6. Attendibilità: considero il sig. — una fonte attendibile.

G. Condizioni atmosferiche all’ora e nel luogo dell’avvistamento:


1. Condizioni atmosferiche secondo l’osservatore: sereno e senza nebbia.
2. Dati forniti dalla stazione metereologica più vicina: ventoso + 9° centigradi a
1400L.
3. Cielo: sereno.
4. Visibilità: ottima.
5. Ammontare della nuvolosità: non accertata.
6. Temporali in zona e loro quadrante: non accertato.
7. Gradiente temperatura in verticale: non accertato.

H. Attività o condizioni insolite: nessuna.

I. Azione intrapresa per intercettare o identificare l’oggetto: nessuna.

L. Posizione, quota approssimativa e direzione generale di qualunque velivolo o


pallone aerostatico presente nell’area che potrebbe essere l’oggetto osservato:
segnalazione trasmessa troppo tardi per poter controllare presso la FAA.

M. Grado, ufficio e commento dell’ufficiale che ha redatto il rapporto: tenente


Thomas A. Knutson, UFO Officer, 5713 Defense Systems Evaluation Squadron,
Base aerea di Stewart, New York.
Il primo colloquio fu telefonico. Le fotografie sono state ricevute una settimana o
una settimana e mezzo più tardi. Un secondo colloquio ha avuto luogo dopo la
consegna delle fotografie e del negativo. In base a IAW paragrafo 12c dell’AFR 80-
17, negativo e fotografie devono essere restituiti al sig. — dopo che l’Air Force li
avrà esaminati, analizzati e duplicati.
Il sig. — è sposato e lavora nell’impresa di suo padre. E molto interessato all’oggetto
e ha passato le fotografie ai giornali. L’unica prova della validità dell’avvistamento è
il negativo allegato. Le fotografie sono state sviluppate dal sig. — e da suo fratello.

N. Esistenza di prove materiali come reperti e fotografie: le due fotografie e il


negativo allegati.
Informazioni sul materiale fotografico (richieste per ogni fotografia presentata con
questo modulo). Tipo e marca della macchina fotografica: Fiesta Kodak (Kodak
Starlite Camera).
Tipo, lunghezza focale e marca dell’obiettivo: non accertata. Tipo e marca della
pellicola: 127 Verichrome Pan Black. Velocità otturatore: 7.
Apertura obiettivo ovvero diaframma: senza diaframma. Filtro: nessuno.
Treppiede o altro sostegno usato: nessuno; macchina fotografica tenuta in mano.
Esatta direzione in cui era puntato l’obbiettivo in rapporto al nord e suo angolo
rispetto al suolo: pochi gradi.

Altre osservazioni:
Nella macchina fotografica usata non è necessaria la messa a fuoco. Non è stato
usato il flash. Un osservatore ha sostenuto che l’oggetto si trovava a circa 800 metri
dalla torretta della guardia forestale, situata su una cima lontana, mentre il sig —
afferma che era molto più vicino.

Il rapporto ufficiale del laboratorio fotografico dell’Air Force, datato 20

193
gennaio 1970, dichiarò che la fotografia era di qualità «mediocre», ma
sembrava autentica. Nell’analisi, effettuata da Douglas M. Rogers, esperto del
servizio informazioni, si leggeva:
L’esame del negativo ha dimostrato che non si tratta di doppia esposizione e/o
ritocco. Le fotografie sembrano autentiche per quanto concerne l’oggetto raffigurato,
anche se per quest’ultimo non è stato possibile trovare alcuna spiegazione
soddisfacente. L’oggetto appare circolare e piatto, con una «sovrastruttura» a cupola.
Sembra situato dietro gli alberi in primo piano, il che indica un diametro di oltre 20
cm, mentre la relativa luminosità lo colloca significativamente più vicino degli alberi
sullo sfondo. L’oggetto potrebbe dunque avere un diametro di 60 o 90 cm. Non è
stato fatto alcun tentativo di messa a fuoco differenziata, come mostra la nitidezza di
tutta la scena. L’oggetto ha i contorni un po’ confusi, il che indica movimento, ma è
impossibile accertare in quale direzione.

Nella scheda ufficiale del Blue Book troviamo la seguente «conclusione»,


senza che ci si degni di spiegare come vi si è giunti: «Falso fotografico. La
fotografia non convalida la descrizione del preteso UFO fatta dal testimone».
Di fronte a questo giudizio completamente infondato, non potei fare a
meno di scrivere una lettera al maggiore Quintanilla, allora capo del Blue
Book:
Egregio maggiore Quintanilla,
avendo riesaminato il caso, non trovo alcun fondamento alla conclusione che si tratti
di un falso, soprattutto se si tien conto del rapporto di foto-analisi N. 67-10, in data
20 febbraio 1967, che non contiene alcun elemento su cui fondare tale giudizio. Al
contrario, vi si afferma che l’esame del negativo ha dimostrato che non vi è stata
doppia esposizione e/o ritocco e che «le fotografie sembrano autentiche quanto
all’oggetto raffigurato, anche se per quest’ultimo non è stato possibile trovare alcuna
spiegazione soddisfacente». Ma la mancanza di una spiegazione non è una ragione
sufficiente per dichiarare la fotografia un falso. Senza contare che l’agente
investigativo considera il testimone una fonte attendibile.
Dopo aver studiato la foto stampata, io e il signor Beckman dell’Università di
Chicago riteniamo che il negativo originale andrebbe sottoposto a un nuovo esame.
Infatti il signor Beckman, un foto-analista qualificato, non è d’accordo con l’analisi
presentata nel rapporto per quel che riguarda la distanza dell’oggetto. Egli sostiene
che la profondità del campo è molto superiore a quella indicata. Inoltre, la fotografia
risulta non bene a fuoco in tutta la parte periferica dell’immagine, indipendentemente
dalla distanza degli oggetti raffigurati; soltanto al centro il fuoco è buono, e si
estende sostanzialmente all’infinito. È pertanto impossibile determinare la
dimensione reale dell’oggetto, basandosi soltanto sulla qualità del fuoco.
Raccomando dunque che la valutazione sia mutata da «falso fotografico» a «oggetto
o fenomeno non-identificato».
Sinceramente suo J. Allen Hynek

Il Blue Blook ignorò la mia raccomandazione e nei suoi archivi la foto-


UFO del Monte degli Orsi rimase classificata come «falsa», il che non è
molto giusto né verso il testimone né verso il metodo scientifico.

194
Pur riconoscendo la possibilità che l’UFO del Monte degli Orsi avrebbe
potuto essere un oggetto identificabile, io non ne sono convinto. Che fosse
qualcosa di piccolo e convenzionale lanciato in aria da un turista è molto
improbabile, perché si era d’inverno e in quella stagione il parco nazionale è
semideserto. Fosse stata estate, quando la zona è affollata di escursionisti e
campeggiatori, una simile possibilità non sarebbe stata da escludere, ma
soltanto se si accetta la valutazione dell’Air Force riguardo alla dimensione
dell’oggetto, che differisce parecchio da quella del testimone.
Il fatto è che l’Air Force non aveva semplicemente interesse a scoprire tutti
i possibili dati fattuali, altrimenti avrebbe fatto ricerche più accurate. Come al
solito, era molto più semplice per il Blue Book liquidare il caso come un
«falso fotografico».

Una lettera non molto veritiera

Forse le più interessanti foto di UFO reperibili negli archivi del Blue Book,
foto che perfino l’esperto del Comitato Condon non ha potuto liquidare come
un’interpretazione erronea o un falso deliberato, furono scattate da un
agricoltore a McMinnville, nell’Oregon, nel 1950. William K. Hartmann, il
foto-analista che le esaminò per il Comitato Condon, concludeva: «Questa è
una delle poche segnalazioni di UFO in cui tutti i fattori esaminati –
geometrico, psicologico e fisico – concordano con l’asserzione che uno
straordinario oggetto volante, argenteo, metallico, a forma di disco, con un
diametro di decine di metri ed evidentemente artificiale ha attraversato il cielo
a portata di vista dei due testimoni».
Il lavoro di Hartmann è stato recentemente riesaminato, esteso e
comprovato dal dottor Bruce Maccabee, il quale ha concluso, in base a un
accuratissimo studio fotometrico, che l’UFO di McMinnville non poteva
essere un oggetto piccolo vicino alla macchina fotografica, ma si trovava a
una considerevole distanza, il che esclude l’ipotesi di un falso. {29}
Eppure negli archivi del Blue Book troviamo la seguente lettera, inviata il
10 marzo 1965 al signor Case (evidentemente un civile) dal tenente
colonnello John F. Spaulding, capo della Sezione Civile della Divisione
relazioni con la comunità, Ufficio Informazioni dell’Air Force:
Egregio signor Case,
la sua lettera al Dipartimento della Scienza è stata trasmessa a questo ufficio, in
quanto il suo oggetto è di pertinenza dell’Air Force.
L’Air Force non ha alcuna informazione in merito alle fotografie di un oggetto non-
identificato scattate dai coniugi Trent di McMinnville, Oregon.
A questo riguardo, vogliamo sottolineare che tutte le fotografie presentate a

195
convalida di avvistamenti UFO sono state identificate come interpretazioni erronee
di oggetti naturali o convenzionali.
Firmato ten. col. John F. Spaulding, USAF

Vi sono due patenti inesattezze in questa lettera: uno, che l’Air Force non
avesse «alcuna informazione» sulle fotografie; due, che avesse identificato
tutte le foto di UFO sottoposte al suo giudizio.

Le foto brasiliane di UFO

Una delle più famose e controverse serie di fotografie che si trovino negli
archivi del Blue Book è quella scattata da un fotografo ufficiale della marina
brasiliana dal ponte della Almirante Saldanha, una nave da rilevamento che si
trovava vicino alla costa dell’isola di Trindade, circa 900 chilometri a est di
Rio de Janeiro.
L’addetto navale che redasse il rapporto al Blue Book concludeva con
questa battuta: «Infine, è mia ponderata opinione che un avvistamento UFO
nella desolata isola di Trindade sia estremamente improbabile, in quanto è
noto che i marziani sono creature abituate a tutti gli agi e le comodità della
vita civile». Altri commenti dello stesso agente mirano a mettere in ridicolo il
governo e le forze armate brasiliane, tanto che, a dire il vero, mi ha stupito
moltissimo che l’Air Force non provvedesse a eliminarle dal rapporto, prima
di aprire i suoi archivi al pubblico. Simili divagazioni e pregiudizi non hanno
posto nell’indagine scientifica.
Poiché il caso è stato tanto dibattuto nel corso degli anni, presentiamo il
rapporto completo dell’Addetto navale presso l’ambasciata USA di Rio de
Janeiro:
Informazione ricevuta in data:
21-27 febbraio 1958
Numero del rapporto:
239-50
Data del rapporto:
11 marzo 1958
Da:
Addetto Navale della Ambasciata degli Stati Uniti a Rio de Janeiro
Contatto:
Stampa
Valutazione:
303

Oggetto:

196
Brasile – Marina – Disco Volante fotografato dal ponte della Almirante Saldanha.
Alleg.: (1) Serie di 4 fotografie dell’oggetto, appartenenti alla Marina militare
brasiliana.
1. Annuncio al pubblico. Il 21 febbraio, due dei più importanti quotidiani di Rio de
Janeiro hanno pubblicato due immagini di un preteso disco volante fotografato dal
ponte della nave Almirante Saldanha, appartenente alla marina militare brasiliana,
verso mezzogiorno del 16 gennaio 1958, mentre detta nave era ancorata vicino alla
costa dell’isola di Trindade, circa 900 km a est di Rio de Janeiro. La Almirante
Saldanha era impegnata in ricerche scientifiche, nel quadro del contributo della
marina brasiliana all’Anno Geofisico Internazionale.
2. Dati sul fotografo. Le fotografie sono state scattate da un fotografo indipendente
(?), Almiro Baruna, che ha usato una Rolleiflex a velocità 1/125 con un obbiettivo
di apertura 8, e sono state sviluppate nel laboratorio di bordo dell’Almirante
Saldanha. Questo Baruna ha una lunga storia di trucchi fotografici ed è ben noto
per «specialità» come false immagini di tesori sul fondo marino. È anche l’autore
di un articolo volutamente umoristico, pubblicato da una rivista con il titolo Un
disco volante mi ha seguito fino a casa, basato appunto su trucchi fotografici.
Durante la conferenza stampa in cui ha presentato le sue ultime fotografie UFO,
Baruna ha dichiarato che il servizio informativo della Marina lo aveva interrogato
per quattro ore al riguardo. «Le negative molto ingrandite sono state proiettate su
uno schermo. Se vi fosse stato qualche trucco, questa proiezione in formato
gigante l’avrebbe rivelato. Dopo che avevo risposto alle domande rivoltemi da
diversi ufficiali dell’Estado Maior, il capo del servizio informativo, che era anche
l’ufficiale più alto in grado, mi ha detto: “Ora le farò io qualche domanda. Non si
offenda, perché non dubito dell’autenticità delle sue foto, ma voglio sentirlo da lei:
se volesse far apparire un disco volante su una negativa, come procederebbe?”
“Comandante” ho risposto, “io sono un abile fotografo specializzato in trucchi
fotografici, ma nessuno dei miei lavori potrebbe mai reggere a un esame tanto
accurato e rigoroso”.»
3. Posizione della Marina militare brasiliana. Immediatamente dopo la
pubblicazione delle fotografie, la Marina si è rifiutata di fare alcuna dichiarazione
ufficiale in merito all’autenticità delle medesime. Tuttavia, copie ricavate dalle
negative originali sono state inviate, oltre che all’esercito e all’aviazione, al
Presidente della Repubblica, a mezzo di un ufficiale che gli ha fatto un rapporto
completo. Secondo la stampa, tale resoconto ha così impressionato il signor
Kubitchek, che questi si è convinto della veridicità dell’accaduto.
Il 24 febbraio, tre giorni dopo la pubblicazione delle fotografie, il Ministero della
Marina ha finalmente fatto una dichiarazione ufficiale: «Riguardo agli articoli
apparsi sulla stampa, secondo i quali la Marina sarebbe contraria alla divulgazione
dei fatti concernenti l’avvistamento di uno strano oggetto volante sull’isola di
Trindade, questo Gabinetto dichiara che tale informazione è completamente
infondata. Questo Ministero non ha alcun motivo di ostacolare la pubblicazione
delle fotografie scattate dal signor Almino Baruna, che si trovava all’isola di
Trindade dietro invito della Marina, in presenza di numerosi membri
dell’equipaggio della Almirante Saldanha, dal cui ponte l’oggetto è stato
fotografato. Naturalmente, questo Ministero non è in grado di fare alcuna
dichiarazione circa la natura dell’oggetto, poiché le fotografie non provano nulla
al riguardo».

197
4. Dichiarazioni dei membri dell’equipaggio. Il mattino dopo la pubblicazione delle
fotografie (22 febbraio), l’Almirante Saldanha è salpata da Rio per continuare la
sua missione scientifica nel quadro dell’Anno Geofisico Internazionale. Tuttavia,
due giorni più tardi, la nave ha fatto scalo a Santos (24 febbraio) per alcune
riparazioni, dando ai giornalisti la prima occasione d’intervistare gli ufficiali e i
marinai. L’assistente dell’addetto della Marina, che si trovava a Santos in
occasione della sosta in detto porto della USCGS Westwind (Aluena Rio IR 36-58
del 10 marzo), ha avuto l’opportunità di salire a bordo della Saldanha. Il capitano,
Capitao-de-Mar-e-Guerra Jose Santos Saldanha de Gama, non ha visto l’oggetto
e non ha voluto dichiararsi in merito. Anche il secondo ufficiale non si trovava sul
ponte, ma essendovisi recato subito dopo il fatto, è convinto che il fotografo e gli
uomini dell’equipaggio abbiano visto veramente l’oggetto. Il capitanò ha riferito
che anche il suo segretario l’aveva osservato, ma, interrogato, l’ufficiale non ha
voluto discutere la questione. In seguito si è appreso che venne accompagnato fino
alla camera oscura da un ufficiale che rimase in attesa fuori della porta mentre
Baruna sviluppava da solo le negative.
Quando il comandante della Westwind si è recato in visita ufficiale a bordo della
Saldanha, il capitano Saldanha de Gama ha parlato liberamente del disco volante,
mostrando le prime fotografie stampate nel laboratorio della nave, ma ancora una
volta non ha voluto esprimere alcuna opinione personale.
5. Reazioni. Dopo la pubblicazione delle fotografie gli articoli pro o contro la loro
autenticità hanno occupato molto spazio sulla stampa per circa una settimana. Il
«Diario Carioca» ha scritto che l’equipaggio del Saldanha aveva ordini rigorosi di
mantenere il silenzio. «O Globo» ha pubblicato un servizio con fotografie di
dischi volanti scattate a Cabo Frio.
Il deputato al parlamento federale Sergio Magalhaes ha inviato il 27 febbraio una
lettera di protesta alla Marina, perché non si era procurata le dichiarazioni giurate
dei testimoni. «Per la prima volta nella storia dei dischi volanti» scrive il deputato,
«il fenomeno è stato osservato da molte persone appartenenti alle forze armate, il
che dà alle fotografie un’impronta ufficiale. Le minacce alla sicurezza nazionale
richiedono indagini e misure immediate da parte degli organi preposti alla difesa
del paese.» Mentre la polemica infuriava, venivano fatte altre segnalazioni, fra cui
quella di un ufficiale della Marina che sostiene di aver visto un disco volante
vicino alla costa di Espirito Santo, un mese prima dell’avvistamento del Saldanha.
Anche il comandante e l’equipaggio della Ala Tridente hanno affermato di aver
visto un disco volante parecchi giorni prima del «caso Baruna», ma di aver tenuto
l’informazione segreta.

Commento
1. Per la maggior parte delle storie di dischi volanti non vale la pena di sprecar molto
tempo e fatica, ma questo episodio, apparentemente convalidato da fotografie
ufficiali della Marina scattate in presenza di numerosi ufficiali e marinai in
condizioni strettamente controllate e quasi ideali, avrebbe dovuto provare con
assoluta certezza l’esistenza degli oggetti volanti non-identificati.
Disgraziatamente, più si indaga, più si resta delusi e frustrati. Molti ufficiali
brasiliani affermano implicitamente di credere all’autenticità dell’avvistamento,
ma se hanno più informazioni di noi, non ritengono opportuno comunicarcele.
2. Sembrano esservi soltanto due spiegazioni possibili:

198
1) Qualche super-super-potenza ha detto alla Marina brasiliana di non convalidare
ufficialmente il fatto (cosa che avrebbe potuto fare con facilità, se è realmente
avvenuto) né di negarlo (compito non più difficile, se si tratta di una montatura).
Tuttavia io non credo che qualcuno abbia detto alla Marina di tener la bocca chiusa,
perché tanto nei circoli americani quanto in quelli brasiliani non c’è stata ombra di tale
reticenza; e inoltre dubito che gli altri comandi abbiano un controllo abbastanza buono
dei singoli ufficiali e marinai da indurli a rispettare una simile congiura del silenzio.
2) L’intera faccenda è una trovata pubblicitaria di un fotografo senza scrupoli e la
Marina brasiliana si è fatta menare per il naso. In effetti, questa mi sembra l’ipotesi più
probabile, considerando l’amore dei brasiliani per il sensazionalismo e le chiacchiere a
vuoto, nonché la loro ben nota propensione a non permettere che la verità tarpi le ali a
una bella storia, per non parlare poi della generale inefficienza burocratica.
3. Inoltre, le fotografie presentate dalla Marina sono poco convincenti. I particolari
della costa sono molto nitidi, mentre il disco è annebbiato, ha poco contrasto e
nessun effetto d’ombra. Sembra inoltre che nella fotografia 2 l’oggetto fosse
invertito rispetto alla 1 e alla 3. Senza contare che i giornali hanno parlato di
velocità molto elevate e invece non vi è traccia di quell’offuscamento laterale che
in tal caso dovrebbe presentarsi, qualunque sia la velocità dell’otturatore.
4. Infine, è mia ponderata opinione che un avvistamento UFO nella desolata isola di
Trindade sia estremamente improbabile, in quanto è noto che i marziani sono
creature abituate a tutti gli agi e le comodità della vita civile.

Redatto e trasmesso da: capitano M. Sunderland USN

Negli archivi del Blue Book troviamo anche un dispaccio della United
Press, inviato da Rio de Janeiro il 25 febbraio 1958, in cui si afferma che il
Ministero della Marina aveva confermato l’autenticità delle fotografie.
Il Ministero della Marina Brasiliana ha dichiarato oggi che le fotografie di un «disco
volante» scattate recentemente dal ponte della nave Almirante Saldanha sono
autentiche.
Dopo un’incontro con il presidente Kubitchek nel palazzo estivo di Petropolis, il
Ministro della Marina ha affermato di non avere dubbi sull’autenticità delle
immagini.
«La Marina ha un grande segreto che non può divulgare perché non è in grado di
spiegarlo», ha detto il ministro.

Si penserebbe che il nostro governo avesse abbastanza contatti diplomatici


con il Brasile per ottenere una conferma o una smentita ufficiali. Comunque
siano andate le cose, negli archivi del Blue Book le foto di Trindade sono
ancora considerate un «falso». Forse l’unico a sapere con certezza cos’è
successo sarà sempre e soltanto il governo brasiliano.

La ripresa di Mariana

Infine vi presento un caso che fu sottoposto a estese e rigorose indagini da


parte del Comitato Condon e che rimane ancor oggi molto controverso.

199
Alle 11 e 25 del 5 o 15 agosto 1950 (la data esatta non è mai stata
determinata), Nicholas Mariana, allenatore della squadra di baseball Great
Falls Electrics, stava ispezionando insieme al suo segretario lo stadio locale
quando guardò verso la ciminiera della Anaconda Copper Company e vide
due luci molto brillanti immobili nel cielo. Quando, dopo un breve periodo
d’osservazione, si rese conto che non poteva trattarsi di elicotteri o altri
velivoli a lui noti, coprì di corsa i 50 metri che lo separavano dalla sua auto,
dove teneva una cinepresa da 16 millimetri. Mentre stava filmando, le luci si
mossero verso sud-ovest, contro vento, e procedettero nella stessa direzione
finché svanirono. Durante la ripresa gli oggetti passarono dietro un serbatoio
d’acqua a torre, fornendo così un riferimento per misurare la distanza, le
dimensioni, l’altitudine, l’azimuth e il tempo del passaggio (dal quale era
possibile ricavare la velocità approssimativa degli oggetti).
Sul film-UFO di Great Falls si è scritto tanto, che ci vorrebbe un intero
libro per esporre le varie teorie avanzate al riguardo. Inoltre, si discute ancora
se 35 delle prime inquadrature del film originale siano state tagliate dall’Air
Force, come sosteneva Mariana, oppure se non siano mai esistite. Ad ogni
modo, Mariana non deviò mai dalla sua versione, secondo la quale nelle
inquadrature tagliate gli oggetti apparivano argentei, con una rientranza o
macchia più scura in un punto del contorno, e ruotavano all’unisono.
Questo film fu esaminato più volte dall’Air Force (che, secondo Ruppelt,
identificò gli UFO come due caccia F-94 di cui si scoprì la presenza nella
zona), dal Gruppo Robertson, riunito dalla CIA, dal Comitato Condon e dalla
Douglas Aircraft Corporation. Inoltre costituì la base di un documentario
sugli UFO realizzato dalla Green-Rouse Productions nel 1956. L’analisi più
particolareggiata è quella fatta per la Douglas Aircraft dal dottor Robert M. L.
Baker, il cui lavoro si può considerare la fondazione del valore scientifico
dell’ufologia, almeno come studio di fenomeni anomali.

Dalla morte del Blue Book nuove tecniche analoghe a quelle in uso per
analizzare le fotografie scattate dalle sonde spaziali sono state applicate allo
studio delle foto di UFO con notevole successo. Infatti, in base ai risultati
ottenuti con tali tecniche, comportanti complesse analisi a mezzo elaboratore
degli elementi dell’immagine, molte fotografie prima considerate false
potrebbero invece essere prove validissime dell’esistenza degli UFO.

200
XI
L’Air Force gioca con i numeri

Usa le statistiche come un ubriaco si serve


dei lampioni, per sorreggersi piuttosto che
per vederci meglio.
Andrew Lang

Nel corso degli anni il Pentagono ha giocato spesso con i numeri per
sostenere la sua posizione che tutti gli avvistamenti UFO sono identificazioni
erronee di fenomeni naturali o inganni deliberati. E in molte occasioni il gioco
non è stato pulito.
Un esempio macroscopico del modo in cui l’Air Force si serviva delle
statistiche per sorreggersi piuttosto che per vederci meglio è il Rapporto
Speciale n. 14 del Blue Book (vedi alle pp. 287 e segg.), i cui risultati, se
presentati adeguatamente e nella loro completezza, {30} avrebbero contrastato
con la posizione ufficiale. Ma ci si guardò bene dal renderli noti. Lo studio,
commissionato dall’Air Force, circolò soltanto in un numero limitato di copie.
Net 1955 fu reso accessibile al pubblico, ma non venne mai pubblicato nella
sua interezza. L’unico contatto che il popolo americano ebbe con il rapporto
furono comunicati stampa attentamente formulati, in cui ci si teneva sulle
generali, senza far parola dei risultati specifici. In essi si affermava che, a
causa del carattere soggettivo dei dati, «i risultati di questi test non sono
conclusivi, in quanto non confermano né negano l’ipotesi che gli oggetti
sconosciuti siano essenzialmente oggetti conosciuti non-identificati»,
evitando accuratamente di menzionare il fatto che l’analisi matematica dei
test dimostrava che le probabilità di tale ipotesi erano meno di una su un
miliardo! E si può essere certi che, se i risultati dei test avessero indicato che
«sconosciuto» equivaleva davvero a «sconosciuto», non si sarebbe tirato in
ballo il carattere soggettivo dei dati!
Poiché oggi gli archivi del Blue Book sono aperti al pubblico, possiamo
fare le nostre statistiche e trarne le nostre conclusioni. Certo, sarà difficile

201
eguagliare lo studio che sta alla base del Rapporto Speciale n. 14, quanto a
estensione, soprattutto perché il materiale è oggi triplicato, ma faremo lo
stesso del nostro meglio.
Il lettore noterà che i nostri totali non coincidono esattamente con le cifre
pubblicate in precedenza dall’Air Force: il numero delle segnalazioni al Blue
Book è un po’ superiore e quello degli «oggetti o fenomeni non-identificati»
un tantino più basso. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che di tanto in tanto
la documentazione dei primi anni veniva revisionata e corretta; un caso che
un anno veniva classificato tra i «non-identificati» poteva facilmente
cambiare categoria l’anno successivo, se un nuovo e ambizioso ufficiale
pensava di poter «migliorare» la situazione o se ulteriori informazioni
permettevano effettivamente di identificare l’UFO. Inoltre, nel 1952, l’anno
degli UFO per eccellenza, l’afflusso delle segnalazioni era tale che le prime
indagini dovettero essere necessariamente affrettate e le valutazioni definitive
rimandate a molto più tardi. Ricordo infatti che i documenti riassuntivi per il
1952 furono completati soltanto parecchi anni dopo e molti casi dapprima
aggiunti al numero dei «non-identificati» trovarono in seguito una soluzione.
In base alla documentazione del Blue Book, gli avvistamenti UFO di tutte
le categorie sono 13.134. Come mostra il grafico della figura 11.1, il numero
delle segnalazioni variava moltissimo di anno in anno. Le cifre, naturalmente,
includono sia i casi «non-identificati» (UFO) che quelli «identificati» (IFO).
Come mai in certi anni i casi di avvistamento erano più numerosi? Per
qualche ragione, a volte le segnalazioni UFO arrivavano in serie, o «ondate»,
come vengono ormai generalmente chiamate. L’Air Force ne ha sperimentate
tre, nel 1952, nel 1957 e nel 1966 (una quarta ebbe luogo nel 1973, quattro
anni dopo che l’Air Force e il Comitato Condon avevano liquidato l’intera
faccenda). Il perché delle ondate è forse un problema più pertinente alla
psicologia che alla fisica; può darsi che siano attribuibili al risveglio
d’interesse prodotto da uno o due avvistamenti spettacolari e ben
pubblicizzati. Ma questa è una spiegazione troppo semplice per l’ondata di
segnalazioni del 1952.
Diversamente dalle altre due, che parvero consistere per lo più in un
maggior numero di segnalazioni IFO, l’ondata del 1952 rappresentò una
effettiva punta degli avvistamenti di Oggetti Volanti Non-identificati. Inoltre
essa è unica anche sotto un altro rispetto. Le ondate del 1957 e del 1966
furono entrambe precedute da due anni di ascesa, a partire rispettivamente dal
1954 e dal 1963, e seguite da un calo di uguale durata, che raggiunse la punta
minima nel 1959 e nel 1968 (nel 1959, l’anno in cui il Blue Book chiuse i
battenti e venne pubblicato il rapporto del Comitato Condon, il numero delle
segnalazioni fu ancora minore, ma a mio avviso ciò fu in gran parte dovuto

202
alla pubblicità data a tale rapporto: se gli UFO non esistevano, perché
segnalarli?). Invece l’ondata del 1952 fu improvvisa. Perfino nei primi mesi
di quell’anno gli avvistamenti furono pochi, poi si ebbe una ondata di
segnalazioni che raggiunse la sua punta massima in giugno e luglio, seguita
da un calo ancora più rapido che negli altri due casi.

Il grafico delle segnalazioni trasmesse al Blue Book comincia da un valore


molto basso nel 1947 e ritorna allo stesso livello nel 1969. Una possibile
ragione per lo scarso numero di avvistamenti segnalati nel 1947 è che i
testimoni forse non sapevano a chi dovevano notificare i fenomeni aerei
anomali (negli anni successivi il pubblico venne abbastanza ben informato al
riguardo), mentre il calo del 1969 fu probabilmente dovuto alla riluttanza dei
testimoni di fronte a una pubblicità avversa. Quindi le segnalazioni inserite in

203
archivio dopo la morte del Blue Book e la pubblicazione del Rapporto
Condon sono particolarmente significative, poiché vennero fatte a dispetto
della «cattiva stampa» che gli UFO cominciarono ad avere nei primi anni
Settanta.
L’improvvisa ondata di segnalazioni del 1973 giunse a me e ai miei
colleghi completamente inattesa. Fu allora che, vedendo come nessuno se ne
occupasse a livello ufficiale, organizzammo il Centro Studi UFO, affinché
servisse da punto d’incontro per tutti quegli scienziati, o altre persone
qualificate, che volessero saperne di più sul fenomeno UFO e fare qualcosa al
riguardo. Oggi il Centro pubblica anche una rivista mensile sugli avvistamenti
e le indagini UFO, The International UFO Reporter, di cui sono direttore.

L’Air Force ammette l’esistenza di UFO

L’Air Force non ha mai usato ufficialmente il termine UFO. Tuttavia il Blue
Book si è servito dell’espressione «oggetto o fenomeno non-identificato»,
archiviando sotto tale dicitura quasi seicento casi. Si tenga comunque presente
che tutte le statistiche citate nella prima parte di questo capitolo si riferiscono
alle valutazioni dell’Air Force e non alle valutazioni del Centro Studi UFO,
che presentiamo nella seconda parte. È quindi probabile che siano state
pesantemente influenzate dall’assunto «non può essere, dunque non è».
Vediamo comunque come il numero dei casi «non-identificati» fluttui di anno
in anno.

204
Il grafico 11.2 rappresenta la distribuzione annua dei 587 casi che l’Air
Force ha classificato come non-identificati, e dal grafico vediamo come il
livello sia stato abbastanza uniformemente basso nel corso degli anni, salvo
che nel 1952, quando raggiunse la cifra record di 208. Questa «ondata» può
significare due cose: o che in quell’anno vi furono effettivamente più
avvistamenti di oggetti misteriosi; oppure che, dopo la direttiva di «sgonfiare»
il fenomeno, impartita dal Pentagono nel 1953, la classificazione «oggetto o
fenomeno non-identificato» divenne estremamente impopolare tra gli uomini
del Blue Book. Le nostre rivalutazioni sembrano sostenere la prima ipotesi;
infatti, la maggior parte dei casi «non-identificati» sono rimasti tali anche
dopo un riesame approfondito.
Vediamo ora le fluttuazioni annue in termini di percentuale:

205
Tavola 11.1 – PERCENTUALI ANNUE DEGLI «OGGETTI O FENOMENI NON-IDENTIFICATI»

Anno % Anno %
1947 7,4 1959 3,1
1948 4,0 1960 2,0
1949 3,5 1961 2,3
1950 11,4 1962 2,5
1951 12,6 1963 3,3
1952 19,3 1964 3,3
1953 7,5 1965 1,4
1954 8,4 1966 2,8
1955 4,0 1967 1,8
1956 1,5 1968 0,7
1957 1,2 1969 0,7
1958 1,8

Si notino le percentuali relativamente alte del 1950 e del 1951, ossia dei
due anni precedenti all’ondata del 1952, che rappresentano un aumento quasi
triplo rispetto al 1948 e al 1949. Inoltre vediamo che dopo il 1955 la
percentuale dei «non-identificati» è rimasta bassa e costante, con una media
del 2 per cento. In certa misura, ciò fu dovuto al «taglio» dei «non-
identificati» consigliato nel 1953 dal Gruppo Robertson (vedere a p. 26). Ma,
in misura maggiore, queste cifre così basse sono il risultato di processi
statistici non molto «regolari». Così, per esempio, tutti i casi classificati sotto
l’etichetta «informazioni insufficienti» furono considerati «identificati», e i
«possibili palloni» o i «probabili aerei» divennero palloni o aerei, senza
qualificazione dubitativa. Ora, è ovvio che i casi di «informazione
insufficiente» avrebbero dovuto essere esclusi dai calcoli statistici. Invece
sono stati trattati come «identificati»! Se sottraiamo questa categoria dal
totale del 1952, la percentuale dei non-identificati sale al 23 per cento.
La tavola che segue mostra le percentuali delle varie categorie di IFO.

Tavola 11.2 – OGGETTI VOLANTI IDENTIFICATI

Tipo dell’IFO Numero %


Fenomeno astronomico {31} 3.421 26,0
Aereo 2.237 17,0
Pallone 1.223 9,3
Fenomeno radar {32} 152 1,2
Fenomeno psicologico {33} 63 0,5
Frode 116 0,9
Fenomeno meteorologico {34} 44 0,3
Uccelli 85 0,6

206
Informazione insufficiente 24.09 18,3
Altri 2.807 21,4

Il fatto che quasi un quinto dei casi siano stati assegnati alla categoria
«informazione insufficiente» è a nostro avviso sbalorditivo! Certo, alcune
segnalazioni si riferivano ad avvistamenti troppo lontani nel tempo oppure
provenivano da testimoni inattendibili. Ma è ovvio che ciò non vale per tutti i
casi così classificati. Ancora una volta, il Blue Book sceglieva la via più
facile.
La tavola mostra inoltre che la maggior parte degli avvistamenti fu
considerata una percezione erronea di oggetti astronomici: stelle ammiccanti
(viste muoversi per autocinesi), il sole o la luna al tramonto, pianeti molto
luminosi e, soprattutto, meteoriti. Gli oggetti astronomici, gli aerei e i palloni
insieme costituiscono quasi il 53 per cento del totale.
Un altro fatto interessante è che, nonostante le affermazioni dell’Air Force,
meno del 2 per cento delle segnalazioni furono considerate di natura
psicologica oppure inganni deliberati. Eppure in un comunicato stampa della
Difesa si leggeva:
L’Air Force ha dichiarato che, in base a tutte le prove e le analisi, le segnalazioni di
oggetti volanti non-identificati sono il risultato di:
1. interpretazione erronea di oggetti convenzionali
2. una forma blanda di isterismo di massa
3. inganni deliberati.

Ma negli archivi del Blue Book i casi considerati di natura psicologica


sono soltanto 63 e gli inganni deliberati 116, la maggioranza dei quali fu
prontamente scoperta e liquidata!

UFO per tutte le stagioni

A parte le variazioni nei totali annui, esistono «alte stagioni» degli


avvistamenti UFO? Ebbene, a quanto pare, esistono per le segnalazioni, ma
non per i «non-identificati». La figura 11.3 mostra il numero totale delle
segnalazioni ricevute dall’Air Force e il numero totale dei «non-identificati»
in funzione del mese e dal primo grafico vediamo come gli avvistamenti siano
più numerosi in giugno e luglio che nel resto dell’anno. In effetti, la cosa è
logica: durante i mesi estivi una maggiore percentuale della popolazione vive
o trascorre molto tempo all’aperto e, poiché gli UFO non s’incontrano in casa,
un maggior numero di persone ha la possibilità di avvistarli. Senza contare
che in estate vi sono con ogni probabilità più oggetti convenzionali in cielo da

207
interpretare erroneamente. Eppure anche nell’emisfero meridionale il numero
maggiore di segnalazioni si ha in luglio – quando laggiù è pieno inverno!

Il secondo grafico mostra le fluttuazioni mensili dei casi «non-identificati».


A prima vista, sembrerebbe effettivamente esservi una stagione dei «veri»
UFO: ancora una volta, l’estate. Ma, se si toglie il 1952 (già definito un anno
di «piena»), la curva muta in maniera significativa e la distribuzione diviene
più uniforme. Fondamentalmente, il vero UFO è un fenomeno costante da un
capo all’altro dell’anno, con una lieve diminuzione nei mesi invernali di
gennaio e dicembre, probabilmente dovuta al fatto che in questo periodo la
maggior parte delle persone se ne stanno al chiuso e hanno meno probabilità
di osservare fenomeni aerei anomali.

L’ondata o «flap»

Cosa sappiamo delle «ondate»? Abbiamo già detto che l’Air Force ha avuto

208
l’opportunità di studiarne tre, quella del 1952, quella del 1957 e quella del
1966. Esaminiamo innanzi tutto le due «ondate» di IFO. In che cosa il 1957 e
il 1966 si distinguono dagli anni «normali»? Non in molto, se osserviamo le
percentuali della distribuzione nelle varie categorie: l’unica differenza è
l’aumento delle segnalazioni. Ma, percentualmente, il numero delle stelle, dei
palloni o degli aerei scambiati per UFO non cambia. Né aumenta la
percentuale dei «non-identificati».
L’ipotesi dell’isterismo di massa sembra estremamente improbabile. Come
abbiamo già notato, le «ondate» IFO non furono repentine, ma «preparate», in
entrambi i casi, da due anni di costante aumento delle segnalazioni. Tuttavia
tale aumento non ha ancora una spiegazione. Forse il pubblico divenne più
cosciente del problema nei due anni precedenti a ciascuna «ondata», così che
un numero maggiore di persone «cercava» gli UFO. Ma è soltanto una
congettura.
Passiamo ora alla grande ondata di segnalazioni del 1952. Questo fu un
«flap» autentico, in quanto furono avvistati più UFO «reali», anche secondo i
criteri dell’Air Force. La tavola 11.3 mostra la distribuzione mensile degli
UFO e degli IFO.

Tavola 11.3 – IL GRANDE «FLAP» DEL 1952

Mese Totale Identificati Non-identificati % Informazioni insuff.


Gennaio 14 12 1 8 1
Febbraio 18 11 2 15 5
Marzo 24 15 4 21 5
Aprile 84 51 21 29 12
Maggio 71 51 12 19 8
Giugno 124 64 40 38 20
Luglio 366 231 55 19 80
Agosto 218 134 28 17 56
Settembre 105 57 27 32 21
Ottobre 51 31 13 30 7
Novembre 44 30 8 21 6
Dicembre 47 38 3 7 6
1.166 725 214 23 227

Totale meno i casi d’informazione insufficiente: 939.

Come si vede l’anno cominciò in sordina, con un numero medio di UFO e


di IFO. Mentre nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre si ha un
notevole aumento dei casi non-identificati.
Cosa accadde nel 1952? Tutto quello che si può dire è che, se mai vi fu un
fenomeno UFO, senza dubbio ebbe luogo durante quell’anno. Tanto i dati

209
dell’Air Force quanto le nuove statistiche del Centro Studi UFO mostrano un
improvviso e fortissimo aumento degli avvistamenti di Luci Notturne e Dischi
Diurni nell’estate del 1952. Nemmeno l’Air Force, con tutto il suo eccessivo
zelo nella ricerca di soluzioni convenzionali, ha potuto liquidare gli eccellenti
casi presentatisi in quell’ormai famosa estate, fra cui gli spettacolari e
seriamente discussi avvistamenti radar e visivi di Washington (vedere a p.
137).
Attualmente non siamo in grado di spiegare i «flap» più di quanto
possiamo dire di comprendere l’intero fenomeno UFO. L’unica affermazione
scientificamente giustificata è che i «flap» esistono.

Le statistiche del Centro Studi UFO

Io e un mio collega del Centro Studi UFO abbiamo riesaminato e rivalutato


tutti gli avvistamenti compresi nei 94 rotoli di microfilm che costituiscono la
documentazione del Blue Book. Nonostante il carattere lacunoso delle
indagini effettuate da questo organismo sulla stragrande maggioranza delle
segnalazioni, abbiamo tuttavia potuto formarci un’opinione circa la validità
delle conclusioni dell’Air Force riguardo a ogni avvistamento. In molti casi ci
siamo trovati d’accordo con il Blue Book, in molti altri no. Vediamo dunque
come cambiano le cose quando non si nega a priori l’esistenza di fenomeni
aerei di origine e natura ignote e la validità dei resoconti di oltre 16.000
testimoni.
La tavola che segue presenta il numero totale riveduto dei casi non-
identificati per ognuno dei ventidue anni di aperta attività dell’Air Force nel
campo delle indagini UFO.

Tavola 11.4 – TOTALI ANNUI RIVEDUTI DEGLI AVVISTAMENTI «NON IDENTIFICATI»

Anno Numero Anno Numero


1947 10 1959 14
1948 16 1960 17
1949 18 1961 14
1950 31 1962 2
1951 22 1963 4
1952 242 1964 9
1953 44 1965 7
1954 46 1966 36
1955 26 1967 19
1956 21 1968 4
1957 25 1969 1
1958 15

210
Ciò che emerge dalle nuove statistiche è che, sui 13.134 casi segnalati
all’Air Force, 10.675 dei quali hanno avuto una classificazione diversa da
«informazioni insufficienti», è che il 5,8 per cento sono rimasti non-
identificati anche dopo il riesame del Centro Studi UFO. Oltre seicento casi in
un periodo di ventidue anni è una cifra che invita alla riflessione. E quanti
degli avvistamenti per cui si è ritenuto di non avere informazioni insufficienti
avrebbero potuto essere assegnati alla categoria dei «non-identificati» se si
fossero fatte ulteriori indagini?
Vediamo ora con quale tipo di UFO abbiamo a che fare. Il lettore ormai
conosce bene lo schema di classificazione ed è interessante determinare come
i 640 casi rimasti non-identificati anche dopo la revisione del Centro Studi
UFO si distribuiscono tra le varie classi.

Tavola 11.5 – TIPI DEGLI UFO DOPO LA REVISIONE DEL CSU

Tipo Numero % Non-identificati


Luci notturne 243 38
Dischi diurni 271 42
Radar-visivo 29 5
Radar 10 2
Incontri Ravvicinati del Primo Tipo 46 7
Incontri Ravvicinati del Secondo Tipo 33 5
Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo 8 1
640 100

Il fatto estremamente sorprendente è il gran numero di segnalazioni di


Dischi Diurni. Anche limitandoci agli archivi del Blue Book, senza tener
conto dei casi segnalati alle organizzazioni UFO di tutto il mondo, si tratta di
molte centinaia di testimoni, la maggioranza dei quali appartenenti all’Air
Force o con qualche altro background tecnico (e talora scientifico). È strano
che non siano le Luci Notturne in testa alla lista, come avviene in quasi tutti
gli altri studi.
Meno sorprendente è invece che un numero assai minore di casi a un «alto
livello di stranezza» siano stati segnalati all’Air Force o, per essere più esatti,
abbiano raggiunto il Blue Book. {35}
Un esame del materiale accessibile a tutti, da cui va esclusa la
documentazione inedita dell’APRO e del NICAP, mostra che un numero
almeno cinque volte maggiore di casi a un alto livello di stranezza non sono
stati ufficialmente segnalati al Blue Book – e questa è una valutazione molto
cauta, dieci volte maggiore è probabilmente più vicina al vero. Si può inoltre
presumere che questo fattore sia stato più pesante negli ultimi anni del Blue
Book, quando la posizione dell’Air Force – «tutte assurdità» – era ormai ben

211
nota e il pubblico si rendeva conto che segnalare strani fatti UFO
all’aviazione militare era non solo inutile, dal punto di vista scientifico, ma
lesivo per il testimone, il quale con ogni probabilità si sarebbe visto coprire di
ridicolo.
Vi è poi un’altra ragione, cui abbiamo accennato in uno dei capitoli
precedenti. Anche se segnalati, i casi a un alto livello di stranezza avrebbero
avuto difficoltà a farsi strada attraverso la trafila, per approdare infine sui
tavoli del Blue Book. Gli avvistamenti che comportavano la presenza di
umanoidi o strani effetti fisici, fisiologici ed elettromagnetici venivano quasi
sempre spiegati «a livello locale», senza nemmeno esser sottoposti all’esame
di un’équipe di consulenti.
Anche al Centro Studi UFO abbiamo visto all’opera questo processo di
«schermo» o «filtro». La nostra organizzazione ha una linea telefonica
«calda», usata esclusivamente dalla polizia e dagli altri organismi ufficiali per
segnalare gli avvistamenti UFO al Centro, dove saranno effettuate le indagini
e analisi necessarie. Ma, benché il CSU riceva segnalazioni di casi a un alto
livello di stranezza – con umanoidi e simili – molto di rado queste ci
pervengono attraverso la linea calda. E se chiediamo al dipartimento di
polizia cui è stata fatta inizialmente la segnalazione perché non ce l’abbia
trasmessa, quasi invariabilmente ci sentiamo rispondere: «Oh, non volevamo
seccarvi con roba del genere!». Evidentemente, quella «roba» sembrava
troppo strana per essere possibile; o forse la polizia si sente meno
«minacciata» da insolite luci notturne e dischi ruotanti nel cielo diurno che da
creature umanoidi e improvvisi «blackout»! Comunque sia, si può
tranquillamente presumere che un «filtraggio» analogo abbia avuto luogo nei
riguardi del Blue Book.
Riguardo ai casi classificati come «non-identificati» dopo la revisione del
CSU, si pone un interessante interrogativo: cosa erano prima questi UFO? Si
tratta forse degli stessi casi che il Blue Book aveva classificato come
«psicologici» o come inganni deliberati? Abbiamo finalmente preso l’Air
Force in castagna?
Disgraziatamente per quanti sostengono che il Blue Book liquidò in questo
modo i suoi casi migliori, la risposta è no: pochissimi dei casi prima assegnati
alla categoria dei «fenomeni psicologici» sono diventati «non-identificati»
dopo un secondo esame dei dati raccolti dal Blue Book. Invece, gli IFO che
più frequentemente si sono trasformati in UFO appartenevano alle categorie
dei «palloni» e degli «aerei» – aerei che effettuavano svolte ad angolo retto e
ad alta velocità o palloni che causavano effetti elettromagnetici! Il Blue Book
sembra aver avuto una lieve tendenza a classificare gli IR-III tra i «fenomeni
psicologici», ma, con soli otto casi segnalati, non si possono trarre

212
conclusioni sicure.
Infine, benché alcuni siano stati identificati come oggetti convenzionali
(soprattutto meteoriti, palloni ed aerei), la maggior parte dei «veri» UFO
dell’Air Force sono rimasti tali anche dopo la revisione. Inversamente, molti
IFO classificati dall’Air Force come oggetti convenzionali hanno dovuto
essere trasferiti alla categoria «informazioni insufficienti», ogniqualvolta
risultava evidente che le succitate percentuali dell’Air Force per le varie
categorie di IFO restavano valide, anche dopo le nuove valutazioni.

Il «dove» degli UFO

Dopo aver visto quando appaiono gli UFO, esaminiamo ora dove avvengono
tali apparizioni. La tavola 11.6 e la figura 11.4 mostrano la distribuzione
geografica dei fenomeni aerei anomali che il CSU ha classificato come «non-
identificati».
La carta mostra più o meno quello che ci si poteva aspettare: vale a dire, che le
maggiori concentrazioni si hanno negli stati di superficie e popolazione maggiore.
Tuttavia non mancano alcune sorprese, come il gran numero di avvistamenti
avvenuti nel Nuovo Messico e nel Distretto di Columbia. Benché abbastanza grande,
il Nuovo Messico è poco popolato, tuttavia vi sono state molte segnalazioni di
oggetti non-identificati, e il Distretto di Columbia, pur essendo piccolissimo, ha al
suo attivo ben sei avvistamenti UFO.

Questi risultati servono soltanto a confermare generalmente uno studio


condotto al Centro Studi UFO dal dottor David Saunders, il quale ha
esaminato tutti i dati immagazzinati nel grande computer del Centro,
l’UFOCAT, per stabilire una correlazione tra la frequenza degli avvistamenti
e i valori superficie-popolazione delle varie contee. Come c’era da aspettarsi,
le contee più grandi e popolose sono anche quelle in cui si è avuto il maggior
numero di segnalazioni.

Tavola 11.6 – DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DEGLI AVVISTAMENTI CLASSIFICATI «NON-


IDENTIFICATI» DOPO LA REVISIONE DEL CSU

Stato % sul totale Stato % sul totale


Alabama 1,0 Montana 2,1
Alaska 0,8 Nebraska 0,4
Arizona 2,9 Nevada 1,0
Arkansas 0,0 New Hampshire 0,4
California 9,9 New Jersey 2,3
Colorado 1,6 New Mexico 5,2
Connecticut 0,2 New York 4,5

213
Delaware 0,2 North Carolina 2,5
Distr. Columb. 1,2 North Dakota 0,8
Florida 2,3 Ohio 4,5
Georgia 1,7 Oklahoma 1,0
Hawaii 0,2 Oregon 1,7
Idaho 0,4 Pennsylvania 3,9
Illinois 1,9 Rhode Island 0,0
Indiana 1,7 South Carolina 0,6
Iowa 1,2 South Dakota 0,6
Kansas 0,4 Tennessee 1,9
Kentucky 1,5 Texas 8,7
Louisiana 1,4 Utah 0,2
Maine 1,6 Vermont 0,2
Maryland 1,9 Virginia 3,1
Massachusetts 3,5 Washington 3,5
Michigan 3,5 West Virginia 0,0
Minnesota 1,7 Wisconsin 3,7
Missouri 1,9 Wyoming 0,2

Tuttavia questo risultato generale può essere fuorviante. Infatti, anche


negli stati o regioni ad alta densità di popolazione vi sono zone isolate. A me
è capitato, per esempio, di svolgere indagini su un caso di Incontro
Ravvicinato avvenuto a Washington, Distretto di Columbia, che è senza
dubbio un’area densamente popolata, ma quel particolare avvistamento aveva
avuto luogo di notte al Rock Creek Park, che a quel tempo era estremamente
isolato. Quindi gli studi di Saunders e le statistiche rivedute non invalidano
necessariamente l’affermazione che le esperienze UFO più straordinarie
tendono a verificarsi in luoghi solitari, lontani da abitazioni umane.

214
215
In base ai dati statistici, sembra dunque che si abbia più probabilità di
vedere un UFO autentico (qualunque cosa possa essere) se si vive nel
Sudovest o nel Nordest del paese. Quale significato abbia questo fatto, in
rapporto alla natura degli UFO, oggi è ancora impossibile dirlo.

Chi vede gli UFO

Studiando i casi segnalati al Blue Book, io e i miei colleghi tenevamo molto


conto delle occupazioni dei testimoni (con particolare attenzione ai militari e
ai tecnici qualificati di tutti i tipi). La correlazione tra occupazione è ciò che
viene percepito – o «erroneamente percepito» – è estremamente interessante.
Vediamola:

Tavola 11.7 – ATTENDIBILITÀ DEI TESTIMONI IN FUNZIONE DELLA PROFESSIONE

Professione % di identificazioni erronee


Pilota militare
(un testimone) 88
(più testimoni) 76
Pilota civile
(un testimone) 89
(più testimoni) 79
Tecnico radar
(più testimoni) 78
Tecnico o scienziato
(un testimone) 65
(più testimoni) 50
Altri
(più testimoni) 83

Sembra dunque che, di norma, i migliori testimoni siano i gruppi di tecnici


o scienziati: soltanto il 50 per cento dei loro avvistamenti sono stati valutati
identificazioni erronee. Mentre, abbastanza stranamente, i piloti militari e
civili appaiono relativamente poco attendibili (anche se si sbagliano un po’
meno quando sono in gruppo).
Ciò cui ci troviamo di fronte qui è un buon esempio di un ben noto fatto
psicologico: il «non-trasferimento» della capacità e dell’esperienza. Una
persona esperta in un campo non «trasferisce» necessariamente la sua
competenza in un altro. Quindi potremmo stupirci se un pilota avesse
difficoltà a identificare un aereo. Ma non dovrebbe essere una sorpresa
scoprire che la maggior parte degli IFO segnalati da piloti erano
identificazioni erronee di oggetti astronomici.

216
Infine, com’era prevedibile, la statistica mostra che l’attendibilità aumenta
quando gli osservatori sono più di uno, essendo improbabile che diverse
persone percepiscano erroneamente lo stesso stimolo, per quanto forte sia la
pressione del gruppo.

Il Rapporto Speciale numero 14

La grande ondata di segnalazioni del 1952 fu, per quanto possiamo giudicare
dalle statistiche, un vero ‘flap’, non un fenomeno d’isterismo di massa, e i
suoi effetti sul Pentagono furono abbastanza grandi da indurre l’Air Force a
incaricare l’istituto Battelle di Columbus, Ohio – una reputatissima
organizzazione privata di ricerca scientifica – di esaminare il seguente
problema: gli UFO differiscono dagli IFO in qualche caratteristica basilare?
Ossia, se si prendono separatamente queste due classi e le si esamina in
termini di colore, numero degli oggetti, forma, durata dell’osservazione,
velocità e intensità luminosa (quando tale caratteristica è presente) si trovano
descrizioni analoghe in entrambi i gruppi? Se la risposta fosse positiva, si
potrebbe dedurre che tanto gli oggetti non-identificati quanto quelli
identificati appartengono allo stesso «universo» statistico, per usare un
termine caro a questa scienza, e quindi che tutti gli oggetti non-identificati
sono in realtà identificazioni erronee di oggetti ordinari, forse osservati in
circostanze insolite. Mentre se si fosse riscontrata una differenza significativa
tra i due gruppi di oggetti, tale risultato avrebbe deposto fortemente a favore
della «realtà» degli UFO.
Nella teoria statistica esiste un vecchio e ben sperimentato metodo per
determinare la probabilità (poiché di probabilità e non di certezze tratta
questa disciplina) che una serie di fenomeni sia realmente diversa da un’altra.
È il test del «chi-quadro», che si può trovare descritto in ogni manuale di
statistica e teoria della probabilità. Se steste esaminando, per esempio, i dati
riguardanti due cassette di mele (ma senza sapere che si tratta di mele), il test
del «chi-quadro» sulla dimensione, il peso, il numero e così via vi direbbe che
esiste una forte probabilità che le due cassette contengano lo stesso tipo di
oggetti. Mentre se una cassetta avesse contenuto mele e l’altra palle da tennis
il medesimo test v’indicherebbe che la probabilità che si trattasse dello stesso
tipo di oggetti è piccolissima – non nulla, ma piccolissima.
Ora, quando il Battelle sottopose al test del «chi-quadro» sei caratteristiche
(colore, forma, numero, durata dell’osservazione, velocità e luminosità), i
risultati furono i seguenti:
Probabilità che gli oggetti classificati «identificati» e «non-identificati» siano dello

217
stesso tipo.
Colore: probabilità inferiore all’1%.
Durata dell’osservazione: probabilità molto inferiore all’1%.
Numero degli oggetti: probabilità molto inferiore all’1%.
Luminosità: probabilità superiore al 5%.
Forma: probabilità inferiore all’1%.
Velocità: probabilità molto inferiore all’1%.

Naturalmente, qualunque esperto di statistica vi dirà che i suoi test non


sono infallibili; e potrà anche aggiungere che, nell’esame di ogni singola
caratteristica, come ad esempio il colore, i risultati potrebbero essere viziati
da sottili differenze soggettive o altre cause del tutto ignote. Ma vi assicurerà
con la massima decisione ch’è estremamente improbabile che i test su tutte e
sei le caratteristiche prese in esame dal Battelle siano stati soggetti ai
medesimi errori, portando così a un risultato inesatto. Infatti, un rapido
calcolo mostra che tale probabilità è inferiore a 1 su un miliardo.
Eppure il Battelle, nelle sue conclusioni, trascurò completamente i suoi
stessi risultati; con una disinvoltura che rasenta la sfrontatezza, fece come se
non esistessero. In che altro modo si potrebbe spiegare la seguente
dichiarazione: «I risultati di questi test non sono conclusivi, in quanto non
confermano né negano l’ipotesi che gli oggetti “sconosciuti” siano in realtà
oggetti conosciuti non-identificati, pur indicando che un numero
relativamente limitato di oggetti sconosciuti sono fenomeni astronomici».
Bene, come volete. Quanti incitavano l’Air Force a «stendere un velo»
sull’intera faccenda avevano qui tutto il sostegno che potevano desiderare.
Ma, un momento, esaminiamo un’altra volta quell’affermazione: in effetti,
non si nega mai che, come mostrano i risultati dei test, gli UFO sono
realmente diversi dagli IFO; ci si limita ad aggirare la questione, dicendo che
gli oggetti non-identificati non rappresentano un avanzamento tecnologico.
Ma supponiamo che gli UFO non appartengano al regno della tecnologia?
Supponiamo che non siano fatti di «viti e bulloni», dopotutto, ma siano
ologrammi, {36} proiezioni della mente umana o di qualche altra intelligenza?
Il Pentagono avrebbe allora giocato sul sicuro, facendo una simile
dichiarazione. E poiché la sua funzione è militare, poiché ha a che fare con i
problemi difensivi derivanti dal possibile uso ostile di oggetti tecnologici, può
sempre affermare di aver assolto al suo obbligo nei confronti del paese.
La citazione che segue, tratta dall’ultima parte del Rapporto Speciale n. 14,
ne sintetizza egregiamente il tono generale e le conclusioni:
Una disamina critica della distribuzione delle caratteristiche più importanti, unita a
uno studio approfondito degli oggetti classificati «sconosciuti», ci hanno portati a
concludere che una combinazione di fattori, fra cui principalmente le manovre

218
descritte dai testimoni e la mancanza di dati supplementari circa il traffico aereo e i
lanci di palloni aerostatici rende impossibile stabilire se gli oggetti classificati come
«sconosciuti» siano in realtà oggetti conosciuti non-identificati.

È una conclusione assolutamente incredibile, in base ai risultati dei test:


infatti, l’analisi statistica di tutte e sei le caratteristiche esaminate mostrava
che i dati sul traffico aereo e sul lancio dei palloni erano del tutto irrilevanti.
Forse non c’è da meravigliarsi che il Battelle abbia fatto del proprio meglio
per mantenere segreto il suo lavoro. Benché tutte le informazioni in possesso
del Blue Book fossero, secondo i comunicati stampa dell’Air Force,
accessibili al pubblico, lo studio del Battelle fu considerato «top secret». In
molte occasioni mi sentii rammentare dagli ufficiali che in nessuna
circostanza dovevo fare il nome di quell’organizzazione scientifica. Il
rapporto non fu pubblicato fino al 1955 (io non ne ricevetti mai una copia) e
soltanto un centinaio di esemplari vennero fatti circolare «per uso esclusivo
degli ufficiali». I comunicati stampa successivamente rilasciati dal Pentagono
erano non solo ambigui, ma pieni di falsità. E questo rapporto sugli UFO
divenne l’unica ombra nella reputazione altrimenti senza macchia di
quell’organizzazione di ricerca scientifica.
Tuttavia si può notare un altro peccatuccio. Nel rapporto si afferma che:
«Tutta la documentazione relativa a questo studio è stata accuratamente
conservata e ordinata in modo da permetterne la rapida consultazione». Ma
quando, alcuni anni fa, mi recai personalmente all’Istituto e chiesi di vedere
quegli «accuratamente conservati» documenti, mi dissero ch’erano stati
distrutti. Ora, non è certo una buona prassi scientifica distruggere dati
originali che si sarebbero potuti conservare facilmente in microfilm.
Comunque, non dobbiamo biasimare troppo l’Istituto Battelle, che ha
svolto il suo compito in maniera seria e rigorosa. Per molti versi il suo studio
fu un modello di procedura scientifica e sotto questo aspetto supera di gran
lunga il Rapporto Condon.
Il periodo esaminato dal Battelle andava dal 1° giugno 1947 al 31
dicembre 1952, includendo così il più grande «flap» della storia degli UFO.
Le segnalazioni erano soprattutto quelle ricevute tramite i canali militari, ma
l’équipe di scienziati che allora valutarono questi avvistamenti includeva
persone di molti settori diversi. Io non fui invitato a farne parte, forse a causa
del mio stretto rapporto con il Blue Book; il Battelle desiderava, ed era un
desiderio del tutto legittimo, accostarsi alla questione in maniera
indipendente.
Su circa 4.000 rapporti, 799 furono considerati troppo confusi o lacunosi
per poterne trarre informazioni utili. Ne restarono così 3.201 che, tolti i
doppioni, si ridussero – per modo di dire – a 2.199.

219
La procedura usata nei riguardi di questi casi fu tanto rigorosa quanto
poteva permetterlo la natura aneddotica dei rapporti originali. Innanzi tutto, si
ricavarono da ognuno il maggior numero possibile di dati specifici, badando a
«non dedurre fatti non basati sul materiale originale».
Poi ci si occupò della credibilità dell’osservatore e della coerenza interna
del rapporto, vale a dire, si controllò che non vi fossero contraddizioni e che
tutto l’insieme stesse bene in piedi. Gli osservatori vennero elaboratamente
valutati in base all’età, all’istruzione, all’«atteggiamento» nei confronti del
fenomeno UFO, alla capacità di riferire esattamente i fatti, all’occupazione, e
così via. Quindi i rapporti furono divisi, avvalendosi dei criteri sopra indicati,
in eccellenti, buoni, dubbi e poco attendibili (si ricordi che già 799 dei meno
validi erano stati eliminati all’inizio).
Infine si passò a determinare la causa più probabile di ogni avvistamento.
Le categorie possibili erano dieci:
Palloni
Fenomeni astronomici
Aerei
Fenomeni luminosi
Uccelli
Nubi e altri fenomeni atmosferici
Informazioni insufficienti
Fenomeni psicologici
Oggetti o fenomeni sconosciuti
Altri

L’assegnazione all’una o all’altra categoria non era certamente fatta a


casaccio; anzi, il processo implicava parecchi stadi. Innanzi tutto si compilava
una scheda con tutti i dati relativi al rapporto e si faceva una prima
valutazione. Poi i membri del «gruppo d’identificazione», senza sapere quale
fosse stato il giudizio precedente, si formavano il loro e l’identificazione
veniva accettata se: 1) le due valutazioni concordavano, 2) la valutazione non
era «oggetto o fenomeno sconosciuto». Se la prima valutazione e quella del
«gruppo di identificazione» non coincidevano il caso veniva riesaminato
finché non si giungeva a un accordo. Se invece il giudizio era «oggetto o
fenomeno sconosciuto», bisognava che si riunisse l’intera équipe, perché,
come si legge nel Rapporto n. 14, «una decisione di gruppo era necessaria per
tutti i casi classificati “oggetto o fenomeno sconosciuto”, indipendentemente
dalla natura dell’identificazione preliminare». Nei casi in cui una decisione
collettiva non veniva presa in tempo ragionevole, il caso veniva messo da
parte e poi sottoposto all’esame di certi consulenti, membri del gruppo. Se,
dopo questo, non si arrivava a un accordo, il caso era classificato come
«oggetto o fenomeno sconosciuto».

220
È particolarmente importante notare con quanta attenzione il Battelle
studiasse l’avvistamento, prima di valutarlo «oggetto o fenomeno
sconosciuto», perché i suoi risultati in questa particolare categoria portano
alla luce alcuni fatti interessanti. Intuitivamente si penserebbe che il maggior
numero di «oggetti o fenomeni sconosciuti» fosse segnalato dagli osservatori
meno attendibili e che pertanto la percentuale più alta di UFO si dovesse
trovare tra i rapporti «dubbi» o «poco attendibili» (Condon e altri hanno in
effetti sostenuto che gli avvistamenti non-identificati sono invariabilmente
segnalati da osservatori di scarsa attendibilità).
Invece è vero il contrario: su 970 casi «eccellenti» o «buoni», 257, ossia il
27 per cento, sono stati classificati «oggetto o fenomeno sconosciuto», contro
il 14 per cento dei casi «dubbi» o «poco attendibili». Se ci si limita alle
segnalazioni «eccellenti» e «poco attendibili» (rispettivamente 213 e 435
avvistamenti) si scopre che gli oggetti o fenomeni sconosciuti» sono il 33 per
cento nel primo gruppo e il 17 per cento nel secondo.
Il Battelle ha anche differenziato le segnalazioni di origine civile da quelle
di origine militare, scoprendo che tra queste ultime quasi il 33 per cento delle
segnalazioni «eccellenti» riguardavano «oggetti o fenomeni sconosciuti»,
contro il 21 per cento delle segnalazioni «poco attendibili».
Attendibilità % Totale segnalazioni
Eccellente 33,3 213
Buono 24,8 757
Dubbio 13,0 794
Poco attendibile 16,6 435
2.199

Insomma, gli «oggetti o fenomeni sconosciuti» segnalati dai testimoni


«eccellenti» erano il doppio di quelli notificati da osservatori «poco
attendibili»! Di questo sorprendente e significativo risultato non si faceva
parola nelle conclusioni, né venne menzionato nei successivi comunicati
stampa. Sepolto nel rapporto c’era, ma quanti giornalisti si sono presi la briga
di riesumarlo? Nessuno, che io sappia.
Che il Pentagono intendesse servirsi del rapporto del Battelle – qualunque
fossero i suoi risultati – per «sgonfiare» il fenomeno UFO, come aveva
raccomandato il gruppo Robertson, sembra indubbio; ed è ulteriormente
confermato da una lettera inviata dal capitano Hardin, allora capo del Blue
Book, al generale Watson, nel febbraio 1956.
Una rassegna critica della recente letteratura sugli Oggetti Volanti Non-identificati,
pubblicata nel «New York Times» del 22 gennaio 1956, è altamente laudativa nei
confronti del nostro Rapporto Speciale n. 14. Scritta da Jonathan N. Leonard, uno dei

221
redattori scientifici di quel giornale e autore di Flight into Space, essa sostiene in
maniera egregia la nostra posizione sugli UFO, mostrando come la decisione di
render noti al pubblico i risultati del Rapporto Speciale n. 14 sia stata
sostanzialmente utile allo scopo cui il rapporto stesso doveva servire (il corsivo è
mio).

Evidentemente Jonathan N. Leonard non ha colto il vero significato del


Rapporto Speciale n. 14, perché nel suo articolo scrive: «… l’Air Force ha
comunicato i risultati di una estesa, intelligente, accurata e particolareggiata
analisi di tutte le segnalazioni UFO, opera di insigni scienziati che si sono
avvalsi di un complesso apparato di ricerca. La conclusione è negativa… in
quanto gli scienziati non hanno trovato alcuna prova che anche i pochi
“oggetti sconosciuti” rimasti possano essere di origine spaziale».
Innanzi tutto, com’è possibile definire «pochi “oggetti sconosciuti”
rimasti» il 22 per cento dei casi esaminati dal Battelle? La Tavola 8 del
Rapporto mostra che sui 2.199 casi studiati, 434 furono classificati «oggetti o
fenomeni sconosciuti» e 240 assegnati alla categoria «informazioni
insufficienti». Dunque il 22 per cento delle segnalazioni giudicate utilizzabili
per quella «estesa, intelligente, accurata e particolareggiata analisi» di cui
parla Leonard furono considerate «oggetti o fenomeni sconosciuti». Non si
tratta certo di un piccolo residuo!
In secondo luogo, il fatto che gli scienziati non abbiano trovato alcuna
prova che gli oggetti sconosciuti «possano essere di origine spaziale» è del
tutto irrilevante. Lo scopo del Battelle era stabilire l’esistenza di un fenomeno
nuovo e sconosciuto, non la sua origine. Infatti, è buona regola accertarsi che
una cosa esiste, prima di chiedersi da dove venga.
Le conclusioni del Rapporto, e i successivi comunicati stampa del
Pentagono, miravano chiaramente a convincere il pubblico che la scienza
aveva dato agli UFO il colpo di grazia (qualche anno dopo, anche il sommario
del Rapporto Condon avrebbe voluto dare la stessa impressione), salvo che,
naturalmente, non si trattava affatto di scienza, ma di un’interpretazione
vergognosamente forzata dei dati statistici allo scopo di sostenere un’idea
preconcetta. Ancora una volta, l’Air Force si serviva delle statistiche per
«sgonfiare» il fenomeno UFO, invece che per illuminarlo.

222
XII
Fischio di chiusura: il Rapporto Condon

Dunque, a nostro avviso, questo insolito avvistamento va


attribuito a qualche fenomeno quasi certamente naturale,
ma così raro da non esser mai stato segnalato né prima né
dopo.
Dal Rapporto Condon.

Tra i documenti dell’Air Force accessibili al pubblico vi è poco che riguardi


specificamente i fatti che portarono alla morte del Blue Book e, in particolare,
al ruolo assolto dal Comitato Condon con il completo appoggio
dell’Accademia Nazionale delle Scienze, appoggio che, a mio avviso, sarà per
l’Accademia americana quello che la pioggia di meteoriti fu oltre un secolo fa
per la sua consorella francese. Tuttavia questi eventi fanno senza dubbio parte
della storia del Blue Book, e meritano pertanto di essere riferiti.
Non era un segreto per gli uomini del Blue Book che da parecchi anni l’Air
Force stava cercando una maniera onorevole per liberarsi dalla responsabilità
d’investigare sulle segnalazioni UFO. Il Progetto era diventato un peso per la
USAF, dal punto di vista delle relazioni pubbliche, e finché la sua
metodologia e i suoi atteggiamenti restavano invariati, era probabile che tale
fardello diventasse sempre più gravoso.
Cosa strana, nel 1965, parallelamente ai tentativi da parte dell’Air Force di
scrollarsi dalle spalle il Blue Book, all’interno di quest’ultimo venne attuato
un serio sforzo per migliorare i procedimenti in uso. All’inizio dell’anno io
avevo fatto uno dei miei periodici tentativi in questo senso e avevo scritto al
maggior generale E.D. LeBailly, suggerendo la costituzione di un’équipe di
scienziati indipendenti dall’Air Force, i quali sottoponessero a una revisione
rigorosa i metodi del Blue Book senza «prendere l’incarico sottogamba»,
come avevano fatto le équipe precedenti. Fui dunque molto soddisfatto di
vedere che, in una lettera al direttore militare dell’Ufficio Consulenza
Scientifica dell’USAF datata 28 settembre 1965, il generale LeBailly si

223
avvaleva di alcuni dei miei suggerimenti, chiedendo che «un’équipe
scientifica… rivedesse i metodi del Progetto Blue Book, indicando tutti i
mutamenti ritenuti necessari… affinché l’Air Force potesse assolvere nel
modo migliore alla propria responsabilità». E concludeva dicendo che il
dottor J. Allen Hynek era pronto a dare la sua piena assistenza a tale
iniziativa. Ma i miei servigi non furono mai richiesti.
Comunque, la lettera del generale LeBailly portò alla formazione del
comitato O’Brien, che svolse i suoi lavori nel febbraio del 1966. Nel suo
rapporto, innanzi tutto, si raccomandava che «si rafforzasse il programma di
ricerca sugli UFO, fornendo l’opportunità di studiare un certo numero di
avvistamenti selezionati in maniera più particolareggiata e approfondita di
quanto si sia fatto finora». Poi veniva il suggerimento più importante che, se
fosse stato seguito, avrebbe portato a un risultato del tutto diverso da quello
del Comitato Condon: vale a dire, che l’Air Force incaricasse «alcune
università selezionate di scegliere gli avvistamenti di maggior interesse e
studiarli scientificamente» (il corsivo è mio). Una singola università avrebbe
dovuto coordinare le équipe che, insieme, avrebbero potuto studiare forse un
centinaio di casi all’anno, dedicando in media a ognuno dieci giorni di lavoro
umano. In questo modo si sperava di «fornire una base molto migliore di
quella attuale per le nostre decisioni circa un programma a lungo termine di
ricerche sugli UFO».
È mia opinione che quanti stavano cercando di liberare l’Air Force dalla
«grana» degli UFO abbiano visto qui una opportunità di volgere i
suggerimenti del comitato O’Brien a proprio vantaggio. Così, quando nel
marzo del 1966 ebbe luogo il famoso «flap» del Michigan e due membri del
Congresso, Gerald Ford e Weston Vivian, fecero un’interpellanza sugli UFO,
detti suggerimenti furono realizzati, ma con un diverso obbiettivo.
Secondo il rapporto O’Brien, diverse università indipendenti dovevano
studiare i casi di maggior interesse inviando immediatamente sul luogo
persone competenti, e dovevano farlo su una base continuativa, fino a
determinare «se il fenomeno UFO fosse degno di studio». Ma c’è una bella
differenza tra questo e lo stabilire «se il nostro pianeta sia visitato da esseri
extraterrestri». Il primo obbiettivo riguarda i principi base della scienza; il
secondo significa semplicemente controllare un’ipotesi data.
Benché partecipassi alla seduta del Congresso in cui si decise di realizzare
le proposte del Comitato O’Brien, non seppi nulla delle manovre di corridoio
che portarono alle scelte definitive, e in seguito mi dispiacque molto vedere
come le ricerche sugli UFO fossero affidate a una sola università, invece che
a parecchie, e messe direttamente nelle mani di un unico scienziato – insigne,
ma uno solo. Infatti l’incarico fu assegnato all’Università del Colorado,

224
specificando che l’unico responsabile sarebbe stato il professor Edward U.
Condon, docente del Dipartimento di Fisica. Il Comitato Condon visse
dall’ottobre 1966 al novembre 1968. Il titolo ufficiale della relazione
conclusiva fu Studio scientifico degli Oggetti Volanti Non-identificati; ma è
più generalmente noto come Rapporto Condon.
Il Comitato Condon si trovò nei guai fin quasi dall’inizio, soprattutto a
causa delle personalità del direttore, Edward Condon, e del suo
amministratore capo, il defunto Robert Low. Un resoconto completo di tali
difficoltà si trova nel libro di David Saunders, UFOs: Yes! e, con meno
particolari, nel mio The UFO Experience. Il comitato non funzionò mai come
un organismo coerente e fu lacerato da profondi contrasti interni.
Il rapporto fu pubblicato all’inizio del 1969 e le sue conclusioni negative
erano tutto ciò di cui l’Air Force aveva bisogno per liberarsi dal fardello del
programma di ricerche sugli UFO. Durante una riunione ad alto livello
tenutasi al Pentagono nel marzo 1969 fu deciso il fato del Blue Book: nel
momento stesso in cui i partecipanti si sedettero al tavolo, poteva già
considerarsi morto.
Ma cosa si può dire del documento stesso? Era davvero un rapporto
negativo? Sorprendentemente, se si saltano le conclusioni di Condon e
l’introduzione di Walter Sullivan (redattore scientifico del «New York
Times»), e ci si concentra soltanto sui casi esaminati, si scopre che il rapporto
è in effetti un importante documento a favore della realtà degli UFO.
Ricordo una visita fattami circa un anno dopo la pubblicazione del
rapporto dal dottor Claude Poher, del CNES, il massimo organismo francese
per le ricerche spaziali, che stava effettuando alcuni esperimenti missilistici
alla base di Cape Kennedy. Nel corso della conversazione egli si disse
profondamente interessato al fenomeno UFO ed io gliene chiesi la ragione.
Mi rispose: «Ho letto il Rapporto Condon». Gli domandai come mai proprio
quel documento avesse potuto suscitare in lui un interesse per gli UFO ed egli
mi spiegò con molta serietà: «Se si legge veramente il Rapporto, senza
fermarsi alle conclusioni di Condon, è impossibile non rendersi conto che ci
troviamo di fronte a un problema reale». Non avrei potuto essere più
d’accordo.
Non è negli intenti di questo libro addentrarsi in una disamina critica del
Rapporto Condon. Ciò è già stato fatto in maniera perfettamente adeguata da
numerosi autori, fra cui il dottor Joachim Kuettner, {37} il dottor Peter
Sturrock, {38} David Jacobs, {39} David Saunders, {40} James E.
McDonald {41} e il sottoscritto. {42}
Tuttavia alcune osservazioni sono a mio avviso indispensabili perché il

225
lettore possa rendersi conto del vero valore del Rapporto e della natura
fuorviante delle conclusioni di Condon.
In una comunicazione del sotto-comitato dell’AIAA sugli UFO leggiamo:
«Per comprendere il Rapporto Condon, che, in parte per il modo in cui è
strutturato, ci sembra di difficile lettura, bisogna studiarlo nella sua interezza.
Non basta leggere sommari, come l’introduzione di Sullivan e le conclusioni
di Condon, o quei sommari dei sommari su cui la gran maggioranza dei
lettori… sembra fare affidamento. Vi sono differenze nelle opinioni e nelle
conclusioni tratte dagli autori dei vari capitoli, come pure tra questi e il
sommario di Condon… Il capitolo in cui Condon sintetizza i risultati dello
studio contiene più di quanto indichi il suo titolo, poiché egli vi presenta
molte delle sue conclusioni personali… mentre questo sotto-comitato non
trova nel Rapporto alcun fondamento alla sua dichiarazione che “ulteriori
ricerche non potrebbero portare ad alcun risultato di valore scientifico” o che
“non ci si può aspettare che la scienza tragga alcun giovamento da una
prosecuzione delle indagini sugli UFO”».
Facendo questa dichiarazione, Condon doveva avere in mente le parole di
sir James Jeans, secondo il quale: «Nel regno della scienza avviene sempre
quello che non ci si aspetta». Pensate se i pionieri della ricerca scientifica
avessero adottato l’atteggiamento di Condon, soffocando al suo nascere la
curiosità umana ogni volta che appariva all’orizzonte qualcosa di nuovo e
inesplicato. Come ha detto una volta il dottor Anthony Michaelis, redattore
scientifico del «London Daily Telegraph»: «La realtà dei meteoriti,
dell’ipnosi, della teoria sul movimento dei continenti, dei batteri, della città di
Troia e dell’uomo del Pleistocene fu in passato oggetto di riso e scherno…».
Come si può sapere con assoluta certezza se una qualunque indagine
condotta su linee scientifiche sarà o non sarà produttiva? Liquidare le migliaia
di segnalazioni UFO provenienti da testimoni attendibili di ogni parte del
mondo perché si crede che ulteriori indagini non potrebbero portare a niente
di buono mi sembra un atteggiamento da talpa, più che da scienziato.
Ma vediamo alcuni dei risultati sepolti nelle viscere del Rapporto e
traiamone le nostre conclusioni. Sembra incredibile che Condon abbia potuto
trascurare affermazioni come la seguente:
In conclusione, benché una spiegazione naturale o convenzionale sia senza dubbio
possibile, la sua probabilità appare bassa in questo caso, inducendo a pensare che si
sia trattato di un vero UFO (Caso 2, pag. 251 del Rapporto).

O con questo giudizio di un membro regolare del suo Comitato:


Il caso in questione rimane dunque uno dei più sconcertanti avvistamenti radar che
siano mai stati segnalati – un caso, in effetti, su cui al presente non è possibile

226
giungere ad alcun giudizio conclusivo. Difficilmente un eco PA (propagazione
anomala) potrebbe comportarsi nel modo descritto, anche se le condizioni
atmosferiche avessero reso probabile tale fenomeno – il che non era. Infatti, qual è la
probabilità che un eco PA appaia una volta sola e sembri effettuare una perfetta
manovra di atterraggio strumentale con ILS? (Caso 21, pp. 170-171 del rapporto
Condon).

O questo passo riguardante le ormai famose fotografie scattate l’11 maggio


1950 a McMinnville, Oregon (Caso 46, p. 407 del rapporto Condon).
Questa è una delle poche segnalazioni UFO in cui tutti i fattori esaminati,
geometrici, psicologici e fisici, sembrano concordare con l’affermazione che uno
straordinario oggetto a forma di disco, metallico, di colore argenteo, con un diametro
di decine di metri ed evidentemente artificiale ha volato a portata di vista dei due
testimoni. Non si può dire che le prove eliminino completamente l’ipotesi di una
frode, ma vi sono fattori, quale la precisione di certi valori fotometrici sulle negative
originali, che depongono fortemente a sfavore di tale possibilità. {43}

E riguardo al famoso avvistamento di Great Falls, Montana del 15 agosto


1950, si legge:
Il caso rimane inspiegabile. L’analisi indica che le immagini del film sono
difficilmente conciliabili con l’ipotesi di un velivolo convenzionale o di qualunque
fenomeno noto, benché la prima eventualità (velivolo convenzionale) non sia del
tutto eliminabile.

Lo studio del dottor R.M.L. Baker {44} convalida pienamente questo


giudizio, provando che l’ipotesi dell’aereo è insostenibile.
Questi non sono che pochi esempi del modo in cui Condon ha stravolto i
contenuti del suo stesso rapporto. In effetti, sarebbe più gentile supporre che
non l’ha mai letto per intero, piuttosto che accusarlo di un procedimento così
antiscientifico come lo scegliere soltanto quegli elementi che si adattavano ai
suoi scopi.
Non è questa la sede per una critica più particolareggiata del documento;
tuttavia sarà opportuno spiegare brevemente perché il Comitato Condon andò
fuori strada fin dall’inizio. Jacobs, nel suo libro The UFO Controversy in
America, ci indica la ragione principale:
Condon non riuscì a creare un’équipe stabile; dei dodici membri originali, soltanto
Low (l’amministratore capo) e due altri ricercatori a tempo pieno rimasero fino alla
fine. Gran parte del conflitto personale era basato sulla questione filosofica degli
assunti su cui bisognava basare le indagini specifiche. Nessuno dei due gruppi
considerava come punto focale la determinazione della realtà degli UFO come
fenomeno aereo anomalo. Invece un gruppo, con Saunders come portavoce, pensava
che il comitato dovesse prendere in considerazione tutte le ipotesi possibili
sull’origine degli UFO, fra cui anche quella extraterrestre, e a tal scopo voleva

227
esaminare quanti più dati possibile. Mentre l’altro, con Low alla testa, giudicava
l’ipotesi dell’origine extraterrestre una pura assurdità e credeva che la soluzione del
mistero UFO andasse cercata nella psicologia dei testimoni. Dunque il conflitto
principale fu sulla questione se gli UFO fossero un fenomeno extraterrestre, non se
costituissero un fenomeno aereo anomalo.

E questo fu l’errore fatale. Avessero seguito i suggerimenti originali del


Comitato O’Brien, chiedendosi non se gli UFO vengono dallo spazio, ma se
esiste un fenomeno UFO (indipendentemente dalla sua origine) degno di esser
studiato in maniera scientifica, il loro rapporto finale avrebbe potuto essere
valido. Invece s’impastoiarono in una discussione su una teoria particolare,
vale a dire se gli UFO siano astronavi provenienti dallo spazio. Ciò facendo,
violarono una regola fondamentale del metodo scientifico, il quale vuole che
prima si ordinino i fatti e poi si tenti di formulare una teoria.
Non solo il Comitato Condon si concentrò sul problema sbagliato, ma non
trovò nemmeno una definizione valida per tale problema. Infatti, la
definizione di UFO usata da Condon portò a un enorme spreco di tempo e
danaro. A suo avviso, un UFO è «un oggetto volante non-identificato… che si
definisce come lo stimolo di un avvistamento aereo… che l’osservatore non è
stato in grado di identificare come avente un’origine naturale» (il corsivo è
mio). Ora, il cielo è pieno di cose che molti osservatori possono trovare
sconcertanti: pianeti estremamente luminosi, meteoriti, aerei per pubblicità,
stelle ammiccanti, ecc. È vero che la «U» di UFO significa «non-
identificato», ma non bisogna scordare di chiedersi «non-identificato da
chi?». Un pianeta fulgido come Venere che brilla attraverso una coltre di nubi
abbastanza spessa per oscurare le altre stelle può apparire strano e misterioso
a un dato osservatore, ma non a un astronomo. Quindi, a mio giudizio, la
definizione di Condon avrebbe dovuto essere riformulata in questo modo:
«Un UFO è un fenomeno aereo che sfida ogni spiegazione, non solo da parte
dell’osservatore originale, ma anche da persone tecnicamente competenti a
identificarlo in termini naturali, se ciò fosse possibile».
La definizione di Condon ha abbassato i cancelli della chiusa, permettendo
l’afflusso di decine di segnalazioni che non avrebbero dovuto esser prese in
esame dal Comitato, il quale sprecò inutilmente una quantità di tempo con
lampi di luce riflessa da lenti o specchi, nubi, meteoriti, palloni e IFO di ogni
sorta. Avrebbe dovuto prendere come regola il titolo del rapporto conclusivo,
Studio scientifico degli Oggetti Volanti Non-identificati, e limitare le indagini
alle segnalazioni veramente sconcertanti.
Ciò nondimeno, a dispetto della definizione imprecisa (che aumentava
enormemente le probabilità d’identificazione) un terzo dei casi studiati dal
Comitato Condon rimasero non-identificati. Se gli IFO più ovvii fossero stati

228
esclusi fin dall’inizio, il gruppo si sarebbe trovato nell’imbarazzante
situazione di non poter spiegare la gran maggioranza delle segnalazioni prese
in esame – ciò che, naturalmente, è il vero significato del termine UFO: un
avvistamento che rimane non-identificato anche dopo l’esame di esperti.
Una giusta interpretazione del Rapporto conduce dunque a conclusioni
diametralmente opposte a quelle di Condon. La gran maggioranza dei casi
davvero problematici non furono spiegati ed erano dunque, per definizione,
autentici UFO. Quindi la conclusione avrebbe dovuto essere: «Il fenomeno
UFO è reale». E una volta stabilito questo, non potevano più esservi questioni
circa l’opportunità di ulteriori ricerche.
Se i contenuti del Rapporto Condon fossero stati interpretati in maniera
corretta la reazione del pubblico avrebbe portato, con ogni probabilità, a un
approccio più costruttivo nei confronti del problema. Ma il modo in cui i
mezzi di comunicazione di massa presentarono il documento e l’appoggio
dato alle sue conclusioni dall’Accademia Nazionale delle Scienze indussero
molti a pensare che gli UFO fossero una «faccenda chiusa» e che gli
scienziati avessero risolto il problema.
La posizione dell’Accademia è difficile da spiegare; si può soltanto
supporre che gli occupatissimi personaggi incaricati di esaminare il Rapporto
l’abbiano trovato troppo lungo e noioso per leggerlo da cima a fondo e
abbiano basato il loro giudizio soprattutto sulla solida reputazione scientifica
di Condon.
Quanto alla stampa e agli altri mezzi di comunicazione di massa, la loro
interpretazione del Rapporto servì mirabilmente agli scopi del Pentagono. Il
17 dicembre 1969, circa un anno dopo la pubblicazione di quel documento,
Robert Seamens, Segretario dell’Air Force, poneva ufficialmente fine al
Progetto Blue Book, affermando, sulla scorta delle conclusioni di Edward
Condon (e non, per essere esatti, del Comitato Condon, i cui membri avevano
opinioni fortemente divergenti), che il programma di ricerche sugli UFO «non
aveva ragione d’essere, né dal punto di vista della sicurezza nazionale, né da
quello della scienza».
Per la maggioranza del pubblico l’era degli UFO aveva ricevuto il colpo di
grazia. La scienza aveva parlato. Gli UFO non esistevano e le migliaia di
persone che avevano segnalato strani avvistamenti (nonché le altre probabili
migliaia che sono state riluttanti a segnalarli) potevano essere liquidate come
una massa di visionari, mentitori o squilibrati mentali.
Ma, evidentemente, gli UFO non lessero il Rapporto Condon. Quando,
nell’autunno del 1973, gli Stati Uniti sperimentarono un nuovo grande «flap»
di Oggetti Volanti Non-identificati, la fredda e pesante mano del Rapporto
Condon veniva tolta di mezzo degli UFO stessi.

229
E oggi, nel 1977, le segnalazioni continuano ad affluire.

230
Epilogo

Dal 1947 in poi molte persone d’ogni parte del globo hanno sviluppato un
interesse sempre più consapevole per quello strano fenomeno che chiamiamo
UFO, ma era troppo fuori dell’ordinario, troppo inaccettabile e troppo
scomodo perché tanto il mondo scientifico (che tuttavia avrebbe dovuto
provare almeno un po’ di curiosità per una questione che interessava un
numero così grande di esseri umani) quanto quello militare (che avrebbe
dovuto preoccuparsi un po’ meno della propria «immagine» d’onniscienza e
invincibilità) gli accordassero più che una fuggevole (e sprezzante) occhiata.
Oggi che è passato oltre un quarto di secolo e gli UFO sono ancora tra noi
(nonostante le profezie dei sapientoni, secondo i quali erano soltanto una
mania passeggera) dobbiamo chiamare a raccolta tutte le forze disponibili per
una nuova rivalutazione del problema. Faccio dunque appello a tutti coloro
che, per inclinazione spontanea, letture o esperienza personale (e di questi ve
ne sono molti di più di quanto risulti da qualunque statistica), nutrono un
sincero interesse per una ricerca approfondita, imparziale e scientificamente
rigorosa sul fenomeno UFO, affinché diano il loro contributo alla nascita di
tale iniziativa.
Tutto è pronto per una nuova avventura nell’inesplorato.
Un numero sempre crescente di persone scientificamente e tecnicamente
preparate sono disposte a dedicare il loro tempo e le loro capacità al problema
della natura degli UFO, percorrendo fino in fondo qualunque strada la ricerca
aprirà dinnanzi a loro.
Vi chiedo di incoraggiarli e sostenerli.

231
Appendice A

Per l’aiuto datomi nella preparazione di questo libro e, in particolare, per


avermi segnalato l’avvistamento dell’astronauta Slayton, ringrazio qui
Richard Budelman, ex-segretario dell’Ufficio Stampa del sindaco di
Milwaukee, Wisconsin, e oggi esperto di problemi governativi locali. Ecco
come mi raccontò l’episodio:
«Molto spesso, durante cocktail party o altre riunioni sociali, ho parlato
degli UFO con una quantità di gente, e a volte mi sono sentito descrivere
avvistamenti ed esperienze personali. Fra queste, una delle più interessanti è
senza dubbio quella che ha avuto per protagonista Donald K. (Deke) Slayton,
di Sparta, Wisconsin.
«A quell’epoca ero cronista del «Milwaukee Journal» e mi avevano
incaricato di partecipare a una conferenza stampa organizzata in occasione
dell’annuale raccolta di fondi per il Sigillo di Pasqua, campagna di cui
Slayton era presidente onorario. Dopo la conferenza stampa, chiesi a Deke
un’intervista privata per parlare della questione “le donne potranno mai
diventare astronaute?” su cui il mio direttore mi aveva incaricato di fare un
articolo, e, durante l’intervista, sollevai il problema degli UFO. Gli chiesi se
gli astronauti pensassero che ci fosse qualcosa di vero nelle storie di
avvistamenti di Oggetti Volanti Non-identificati. Egli mi rispose di non aver
mai discusso l’argomento con gli altri, quindi, dopo una pausa, mi disse con
calma che egli stesso aveva avuto un incontro aereo con un UFO sopra Saint
Paul, nel Minnesota, nel 1951. A quel tempo era pilota collaudatore di
Minneapolis. Un tornado aveva colpito la base aerea, danneggiando due intere
squadriglie di caccia, e Slayton stava appunto provando uno di questi aerei,
quando incontrò un oggetto volante a forma di disco. Cercò d’intercettarlo,

232
ma mentre gli si avvicinava, l’oggetto virò bruscamente a sinistra, prendendo
quota, e scomparve.»
Budelman era convinto d’aver fatto il più grosso colpo giornalistico
dell’anno: un astronauta aveva visto un vero UFO! Ma il «Milwaukee
Journal» si rifiutò di pubblicare la notizia perché il suo «redattore scientifico
non credeva negli UFO»!
Deke Slayton mi ha confermato il fatto in una lettera, dove dichiara:
«Durante uno di quei voli di prova… stavo incrociando a circa 3000 metri
d’altezza. L’unica ragione per cui mi ricordo questa cifra è che, vedendo
l’oggetto, il mio primo pensiero fu che si trattasse di un aquilone, ma subito
mi resi conto che non era possibile perché, osservandolo meglio, vidi che
volava pressappoco alla mia quota, venendo verso di me dalla direzione
opposta. Continuai a osservarlo finché non fu all’altezza della mia ala sinistra,
150 metri più sotto. A questo punto sembrava un aerostato rotondo grande
come un pallone meteorologico e io supposi che si trattasse proprio di questo.
Comunque decisi di fare un passaggio sopra l’oggetto ed effettuai una virata
di 180° gradi che mi portò direttamente in coda all’oggetto… Allora vidi che
non era rotondo, ma a forma di disco, inclinato di 45° gradi rispetto
all’orizzonte. Sembrava un po’ meno veloce di me in quel momento, ma,
mentre mi avvicinavo, accelerò e fece una virata a sinistra, prendendo quota.
Poi lo persi di vista… e rientrai alla base.
«Il giorno successivo feci rapporto alla nostra sezione del servizio segreto
e in seguito ne ho parlato con molte persone, ma senza attribuire al fatto
soverchia importanza. La mia unica conclusione fu che avevo visto un
oggetto non-identificato, almeno da me, e non mi sono lambiccato il cervello
sulla sua natura. Comunque, poiché la giornata era chiara e serena, non può
esser stato un “miraggio” causato dalle condizioni atmosferiche né
un’illusione ottica.»

233
Appendice B

Lettera del maggiore Pestalozzi al dottor McDonald,


7 luglio

Caro Jim,
parecchie settimane fa mi hai chiesto informazioni riguardo a un
avvistamento UFO da me segnalato al Blue Book.
Gli anni trascorsi e una memoria molto mediocre m’impediscono di
rammentare la data esatta e particolari come l’ora, le condizioni
meteorologiche (poi ricavate dalla documentazione del Blue Book: cielo
sereno, visibilità 80 chilometri, temperatura 22°C, punto formazione rugiada
1°C, vento calmo, pressione a livello del mare 143 millibar, pressione alla
stazione metereologica 60 millimetri), la quota di volo (che tuttavia doveva
essere intorno ai 6000 metri), i nomi dei testimoni, ecc. Ti racconterò
comunque tutto quello che riesco a ricordare.
Mi trovavo sui gradini dell’ingresso dell’ospedale della base aerea Davis-
Monthan, quando vidi due UFO avvicinarsi a un bombardiere B-36 che stava
volando da est a ovest, direttamente verso la base. Gli oggetti, che dal suolo
apparivano rotondi e di un colore metallico (lo stesso del B-36), si
accostarono all’aereo da nord-est, muovendosi a una velocità tre o quattro
volte superiore a quella del B-36.
Al momento in cui li avvistai i due UFO sembravano avere pressappoco la
stessa dimensione. Ma, mentre si avvicinavano all’aereo, uno dovette salire di
quota, perché sembrò rimpicciolire. Poi si collocò appena dietro e un tantino a
destra del B-36, uniformando la sua velocità a quella di quest’ultimo, mentre
il secondo si situava tra le ogive delle eliche propulsive (cioè rivolto verso la

234
coda) del B-36 e il lato di attacco dei piani di coda di destra. Dopo che il B-36
fu atterrato alla base di Davis-Monthan interrogai i membri dell’equipaggio, i
quali mi confermarono che questo secondo oggetto aveva effettivamente
volato per un certo periodo di tempo vicino al loro aereo.
Purtroppo non rammento la durata dell’osservazione.
Tutti i membri dell’equipaggio, salvo uno che rimase sempre ai comandi,
poterono osservare l’UFO dal finestrino di destra. Secondo la loro
descrizione, l’oggetto era simmetricamente convesso nella parte superiore e
inferiore, con uno spessore al centro di tre o quattro metri e l’orlo esterno
molto sottile (l’equipaggio mi fornì una cifra approssimativa che non riesco a
ricordare). Il diametro era di 6 o 7 metri (dunque l’oggetto poteva stare
comodamente tra le ogive delle eliche e i piani di coda).
Alcuni membri dell’equipaggio dissero di aver visto una striscia rosso
chiaro a metà circa tra la sommità e l’orlo esterno. Gli altri però non avevano
notato questo particolare. Interrogati in proposito, il primo e il secondo pilota
dichiararono che la presenza degli oggetti non aveva influito né sulle
caratteristiche di volo dell’aereo né sulle apparecchiature radio e di
navigazione.
Quando si sganciò dall’aereo, l’UFO si abbassò, passò sotto il B-36,
raggiunse l’altro e insieme i due oggetti si allontanarono ad altissima velocità
in direzione sud (nel rapporto originale c’erano le valutazioni approssimative
tanto della quota, della velocità e della direzione dell’aereo quanto delle varie
velocità e dei movimenti degli UFO, ma adesso non riesco a rammentarle). (È
una vera sfortuna che questo rapporto sia andato perduto! Non si può fare a
meno di chiedersi come abbia potuto sparire.) Nel lasso di tempo in cui
l’oggetto rimase vicinissimo all’aereo i piloti non tentarono alcuna azione
evasiva.
Il B-36 e l’equipaggio venivano dalla base di Carswell, nel Texas, e
stavano raggiungendo la base di March, in California. Forse il mio rapporto è
stato archiviato sotto il nome di una di queste basi (ma disgraziatamente non
ve n’è traccia).
Caro Jim, spero che queste informazioni e il disegno ti siano di qualche
aiuto.

Firmato maggiore Pestalozzi

235
Appendice C

Avvistamento di Selfridge: Rapporto Ufficiale del Capo-operatore.

La sera del 9 marzo 1950 la nostra stazione radio stava seguendo il volo
notturno del 36° Gruppo Caccia-intercettatori di stanza alla Base Aerea di
Selfridge, nel Michigan. Io entrai in servizio approssimativamente al
tramonto, prendendo il posto del tenente Mattson allo schermo PPI
dell’apparecchio AM/CPS-5 e stabilendo il contatto con gli F-80 già in volo.
Subito il tenente Mattson, il sergente McCarthy e il caporale Melton, che
erano gli operatori di servizio quella sera, m’informarono che un velivolo era
stato captato ad intervalli sullo schermo HRI del radar di altezza ANC/CPS-4,
a una quota di 13.000 metri e più. Ma poiché io sapevo che la massima quota
assegnata agli F-80 era di 7000 metri e in quel momento il segnale non era
visibile su nessuno degli schermi, attribuii la cosa a un’interferenza, oppure
all’inesperienza degli operatori, o ad entrambe le cause. Nei successivi
quindici minuti i miei colleghi captarono ripetutamente il velivolo (che
sembrava mutare rapidamente altitudine, pur restando sempre ad altissima
quota), senza che io, occupato a seguire gli F-80 presenti nell’area, riuscissi a
voltarmi abbastanza in fretta per osservarlo con i miei occhi. Ma finalmente
vidi il segnale, che si presentava molto stretto e nitido, sullo schermo HRI.
Era ad approssimativamente 14.000 metri di quota e a circa 110 chilometri di
distanza, e decisamente non si trattava di una nube o di qualche altro
fenomeno atmosferico. Mi misi in contatto con gli aerei presenti nell’area e il
pilota in volo alla quota più alta mi assicurò di trovarsi a 7000 metri, la quota
assegnata. La chiarezza, la nitidezza e la sottigliezza del segnale erano

236
decisamente quelle di un aereo – proprio di un F-80, per la precisione,
soltanto, se mai, ancora più sottile. Sicuramente in quel momento non
presentava una superficie molto vasta alla nostra stazione radar e, poiché non
eravamo ancora riusciti a captarlo sullo schermo del radar CPS-5, non poteva
trattarsi di un B-36 o di qualche altro grosso aereo. Nei successivi 45 minuti
continuammo a captarlo ad intervalli, ma con sempre maggiore regolarità, e
prendemmo nota dei vari avvistamenti; tuttavia i tempi indicati non sono
esatti, data l’estrema imprecisione dell’orologio del sergente McCarthy.
Durante questo periodo – dalle 19 e 45 alle 20 e 30 circa – il velivolo parve
restare nell’area di volo dei nostri aerei, talora avvicinandosi alle rotte, ma
6000 metri più in alto. Sempre nello stesso lasso di tempo, il tenente Mattson
e gli altri due operatori osservarono, sia sullo schermo HRI che su un altro
schermo PPI dell’AN/CPS-4, che il segnale restava immobile nella stessa
posizione; quindi lo videro passare da 270° (120 chilometri di distanza e 7000
metri di quota) a 358° (85 chilometri di distanza e quota pressappoco uguale)
in 4-5 minuti, il che avrebbe indicato una velocità di oltre 24000 chilometri
all’ora. Tuttavia il segnale fu intermittente durante questo spostamento e i
tempi non furono abbinati con precisione alle distanze indicate dal radar –
fatto in seguito confermato dagli interrogatori individuali dei tre operatori.
Dunque, in quel momento io sapevo soltanto che l’oggetto era molto veloce.
Inoltre, girando di tanto in tanto la testa per guardare lo schermo HRI,
osservai parecchi straordinari mutamenti di quota. Naturalmente non potei
rilevare i valori precisi, ma lo vidi perdere e guadagnare fino a 6000 metri con
estrema rapidità.
Finalmente, alle 20 e 46, fui in grado d’identificare il velivolo sul mio
schermo PPI (AN/CPS-5) e, nello stesso istante, sullo schermo HRI. Gli unici
dati precisi sul segnale non-identificato potei rilevarli nei 6 minuti successivi
(20 e 46-20 e 52), durante i quali l’eco rimase costantemente visibile su
entrambi gli schermi. Io segnai la distanza e l’azimuth minuto per minuto,
mentre il sergente McCarthy rilevava la quota (come ho già detto, i tempi del
sergente non erano esatti, ma poiché questa volta stavamo seguendo entrambi
lo stesso segnale li ho ricostruiti in base ai miei, che allora segnai
direttamente sullo schermo e poi trascrissi). Ecco i dati:
Tempo Azimuth Distanza (km) Altitudine (m)
20,46 1.560 72 7500
20,47 1.510 79 8700
20,48 1.460 90 10500
20,49 1.420 96 10000
20,50 1.390 107 11000
20,51 1.360 117 11400

237
20,52 1.330 126 10000

Queste cifre, benché non spettacolari come alcune delle cabrate e


accelerazioni da me osservate, mostrano il carattere variabile della velocità e
della quota. Le differenze di velocità da un minuto all’altro erano evidenti,
come le cabrate e le picchiate. Alle 20 e 52 il segnale svanì dallo schermo
PPI, ricomparendo a intervalli per uno o due minuti fino a 190 chilometri di
distanza. A circa 175 chilometri parve restare immobile per due minuti circa.
A 190 chilometri scomparve definitivamente. Il radar di altezza continuò a
captare il velivolo, oltre i sei minuti indicati, fino a 1.230 di azimuth, 140
chilometri di distanza e 9300 metri di quota, punto in cui scomparve anche
dallo schermo del CPS-4.
Il CPS-5 era molto preciso la sera in questione, come è stato confermato
dai piloti degli F-80, le posizioni dei quali erano sempre state correttamente
rilevate dal radar. Quanto all’AN/CPS-4, sebbene meno affidabile come
apparecchio, nessuna sua debolezza di funzionamento avrebbe potuto
spiegare quegli estremi mutamenti di quota, come io e il mio personale
tecnico abbiamo esaurientemente verificato.
Ulteriori indagini sono in corso.
Il sottoscritto è pilota dell’Air Force dal 12 aprile 1943 e capo operatore
radar da due anni e mezzo.

Firmato, tenente Francis E. Parker, USAF.

238
Appendice D

Dati statistici riveduti e conclusivi


Anno LN DD RV R IR I IR II IR III Totale
1947 0 9 0 0 0 1 0 10
1948 3 10 1 0 1 1 0 16
1949 3 12 0 0 0 1 2 18
1950 2 21 2 2 4 0 0 31
1951 7 9 1 0 4 1 0 22
1952 103 117 7 5 4 5 1 242
1953 19 17 2 2 2 2 0 44
1954 19 17 3 1 3 3 0 46
1955 10 11 0 0 3 1 1 26
1956 10 6 2 0 2 1 0 21
1957 7 9 4 0 2 3 0 25
1958 2 7 3 0 1 1 1 15
1959 7 5 0 0 1 1 0 14
1960 12 4 0 0 2 1 2 17
1961 5 4 0 0 2 1 2 14
1962 1 1 0 0 0 0 0 2
1963 2 1 0 0 1 0 0 4
1964 3 3 0 0 1 1 1 9
1965 0 1 1 0 2 3 0 7
1966 18 6 1 0 7 4 0 36
1967 8 1 1 0 5 1 0 16
1968 1 0 1 0 0 2 0 4
1969 1 0 0 0 0 0 0 1
Tot. 243 271 29 10 47 34 10 640
% 38 42 5 2 7 5 1

239
Bibliografia

Bowen, C, ed.: The Humanoids, Henry Regnery, Chicago 1969.


Condon, E.J.: The Scientific Study of Unidentified Flying Objects, Bantam
Books, New York 1968.
Fuller, J.G.: Incident At Exeter, G.P. Putnam’s Sons, New York 1966.
Hynek, J.A.: The UFO Experience, Henry Regnery, Chicago 1972.
Hynek, J.A. & Vallée, J.: The Edge of Reality, Henry Regnery, Chicago 1975.
Jacobs, D.: The UFO Controversy in America, Indiana University Press,
Bloomington 1975.
Maccabee, B.: The Scientific Investigation of Unidentified Flying Objects (di
prossima pubblicazione).
Ruppelt, E.J.: The Report on Unidentified Flying Objects, Ace Books, New
York 1956.
Sagan, C. & Page, T.: UFOs: A Scientific Debate, W.W. Norton & Co., New
York 1972.
Saunders, D.R. & Harkins, R.R.: UFOs? Yes!, The World Publishing Co., New
York 1968.
Sturrock, P.A.: Report on a Survey of the Membership of the American
Astronomical Society Concerning the UFO Problem. Plasma Research
Laboratory, Stanford University, 1977.
Symposium on Unidentified Flying Objects – Hearings before the Committee on
Science and Astronautics, U.S. House of Representatives, 90th Congress, July
29, 1968 – U.S. Government Printing Office, Washington, D.C.
Vallée, J.: Anatomy of a Phenomenon, Henry Regnery, Chicago 1965.
Webb, D.: 1973: Year of the Humanoids, Center for UFO Studies, Evanston
1976.

240
Indice generale

Introduzione

I. Il «Libro Blu» non è un libro

II. L’esperienza UFO: il fenomeno in sé


Incontri Ravvicinati del primo tipo (IR-I) – Incontri Ravvicinati del secondo tipo (IR-II) –
Incontri Ravvicinati del terzo tipo (IR-III)

III. Non può essere: dunque non è

IV. Strane luci nella notte


Il caso dell’operatore della torre di controllo – Un combattimento con un UFO – Il caso della
nave spaziale del Michigan – La danza delle luci gemelle – Il caso degli astronomi dilettanti –
Il caso del plenilunio – La picchiata in verticale – L’oggetto sulla base aerea – Il pallone e l’F-
94 – Il jet e il meteorite – Una grande stella che diventa più luminosa – I due poliziotti di Red
Bluff

V. Strani dischi nel cielo diurno


Il «primo» disco volante – Agli uccelli non piacciono gli UFO – Il caso dell’ufficiale
«negligente» – Un disco nell’Arkansas – Cinque dischi per cinque testimoni – Il caso del
rapporto mancante – Il caso dei tre ingegneri nell’imbarazzo – Altri dischi sul Nuovo Messico
– Il caso del disco giocherellone – Il caso della doppia identità – I dischi volanti e la mela
candita

VI. «Angeli», «Spettri» e «Echi»: gli UFO radar


L’avvistamento di Selfridge – Il caso della portaerei Philippine Sea – La Philippine Sea e la
Princeton – Un osso duro per il Comitato Condon – UFO dotati di radar? – Aereo, gas
ionizzato, stelle??? – L’enigma di Provincetown – Un capolavoro del Blue Book – UFO a Oak
Ridge

VII. Gli UFO si accostano all’uomo: gli Incontri Ravvicinati del primo tipo
Il caso del pallone forzuto – L’incredibile tappeto volante – Il caso dei cani e del cappello a
bombetta – L’«Incidente di Exeter»

241
VIII. Gli UFO lasciano tracce: gli Incontri Ravvicinati del secondo tipo
I cani ululavano – Il caso del toro terrorizzato – L’auto di pattuglia e la sfera luminosa – Il caso
dell’uomo d’affari – Il caso del boomerang, lento – L’uovo blu – Il tenente «ipnotizzato» – Il
girino volante – Il caso dell’auto volonterosa – Il dirigibile del colonnello – Le mucche
muggivano – Il caso del testimone armato

IX. Ai confini della realtà: gli Incontri Ravvicinati del terzo tipo
Andando al lavoro – Il caso dell’ex-sindaco – La sorpresa dell’annunciatore radiofonico – Il
misterioso berretto da baseball – Il cacciatore sull’albero – L’avvistamento di Kelly-
Hopkinsville – Una nuova diavoleria di voi americani – Il caso di Socorro

X. Foto-UFO: non sempre un’immagine vale mille parole


Cosa c’era nel cielo di Salem? – La Marina contro l’Aviazione – L’UFO del Monte degli Orsi
– Una lettera non molto veritiera – Le foto brasiliane di UFO – La ripresa di Mariana

XI. L’Air Force gioca con i numeri


L’Air Force ammette l’esistenza di UFO – UFO per tutte le stagioni – L’ondata o «flap» – Il
«dove» degli UFO – Chi vede gli UFO – Il Rapporto Speciale numero 14

XII. Fischio di chiusura: il Rapporto Condon

Epilogo
Appendice A
Appendice B
Appendice C
Appendice D
Bibliografia

242
Nella collezione Arcobaleno

VOLUMI PUBBLICATI

Margaret Mead, L’inverno delle more


La parabola della mia vita
(2 edizioni)

René Dubos, Il dio interno


Un messaggio che viene dal mondo della vita

Harald Taub, Come mantenersi sani in un mondo inquinato


Con un intervento di Laura Conti

Gian Paolo Ceserani, La Vita Facilitata

Raymond A. Moody, La vita oltre la vita


Studi e rivelazioni sul fenomeno della sopravvivenza
(6 edizioni)

Heinz Sponsel, Le virtù terapeutiche della natura


Manuale a uso domestico

Thor Heyerdahl, Fatu-Hiva


Ritorno alla natura

David Taylor, Il veterinario dello zoo

Maurice Mességué, Il mio erbario


(2 edizioni)

Mario Albertarelli & Ettore Grimaldi, A pesca col professore

Manfred Köhnlechner, Le operazioni chirurgiche evitabili

243
David Dalton & Lenny Kaye, Rock 86
I fuoriclasse della musica giovane

Raymond A. Moody, Nuove ipotesi su «La vita oltre la vita»


(2 edizioni)

Arrigo Pollilo, Stasera Jazz

Edwin H. Colbert, Animali e continenti alla deriva


A cura di Giorgio P. Panini

Gianni Brera, 63 partite da salvare


Un trentennio di campionato italiano di calcio

Gianni Clerici, Il grande tennis

T. Bertherat, Guarire con l’antiginnastica


Ovvero le ragioni del corpo

David Rorvik, A sua immagine


La clonazione di un uomo

IN PREPARAZIONE

Maurice Mességué, Una vita di battaglie

Gianni Brera, Forza azzurri!


Un trentennio di memorabili partite della Nazionale

244
Questo volume è stato impresso
nel mese di maggio dell’anno 1978
presso le Arti Grafiche delle Venezie di Vicenza
Gruppo Mondadori
Stampato in Italia – Printed in Italy

245
Note

{1} Blue Book in inglese significa «Libro Blu» [N.d.T.].

{2} Ho detto «sostanzialmente» completa, perché nel corso di questi ventidue anni
alcuni rapporti sono andati, parzialmente o totalmente, perduti, oppure sono stati
male archiviati. Alcune fotografie e altro materiale supplementare, come
registrazioni telefoniche, telescritti, ecc., sono stati «prestati» e mai restituiti,
probabilmente per trascuratezza.
Gli incartamenti sono stati archiviati in malo modo, fatto che ho osservato e
deplorato.

{3} Di tanto in tanto l’Air Force pubblicava qualche comunicato o breve sommario –
generalmente chiamati Fact Sheets, «fogli di fatti» – oppure una serie di rapporti del
Blue Book. Uno di questi, il Rapporto Speciale n. 14, contiene un’analisi statistica
di 2199 avvistamenti segnalati nel 1952.

{4} Jacobs dà una buona descrizione di queste manovre.

{5} Il generale Nathan Twining, Comandante dell’Air Matériel Command, al generale


comandante dell’Army Air Force, 23 settembre 1947.

{6} Benché ci sia probabilmente qualche significato nei nomi dati dall’Air Force ai
programmi di ricerche sugli UFO (il capitano Ruppelt ha detto che c’era) non è stata
fornita alcuna spiegazione ufficiale per il nome di codice Grudge (che in italiano
significa «astio», «rancore», «mal volere» – N.d.T.).

{7} Cfr. nota 1 pag. 20.

{8} Bisogna tener conto che queste statistiche erano basate soltanto su 237 casi. Se
invece si tien conto di tutti i 13.134 casi segnalati all’Air Force (vedi al capitolo XI),
la percentuale degli oggetti o fenomeni non-identificati diventa del 5 per cento.
L’alta percentuale degli «oggetti sconosciuti» dei primi anni può esser dovuta al
fatto che, all’inizio, il pubblico non era abituato a segnalare gli avvistamenti e

246
tendeva a farlo soltanto per i casi più insoliti.

{9} Accessibile mediante il Centro Studi UFO.

{10} Da un recente sondaggio degli astronomi professionisti (Report on a Survey of the


Membership of the American Astronomical Society Concerning the UFO Problem, a
cura di P.A. Sturrock; Rapporto 681, Institute for Plasma Research, Stanford
University, Stanford, California, gennaio 1977) è risultato un notevole aumento
d’interesse per il fenomeno UFO. In risposta a una delle dodici domande del
questionario, in cui si chiedeva se a loro avviso il problema degli UFO meritasse
d’esser studiato scientificamente, il 23 per cento ha risposto «sì», il 30 per cento
«probabilmente», il 27 per cento «forse», il 17 per cento «probabilmente no» e
soltanto il 3 per cento un deciso «no». Al questionario ha risposto il 52 per cento dei
1356 membri della Società Astronomica cui era stato inviato.

{11} Per una più estesa disamina dei tale questione, vedi Jacobs, The UFO
Controversy…, cit.

{12} Reperibile attraverso il Centro Studi UFO, Evanston, III., 60202.

{13} Associazione che promuove le «osservazioni» degli uccelli a scopo didattico,


scientifico e d’amore per la natura (N.d.R.).

{14} Il caso in sé non fu spettacolare (poteva trattarsi di stelle) e lo menziono soltanto per
illustrare la metodologia del Blue Book. Vi erano implicati parecchi testimoni, fra
cui due poliziotti in servizio, i quali riferirono di aver veduto cinque luci, alcune
rosse, altre blu, manovrare nel cielo per oltre un’ora. Furono fatti decollare degli
intercettatori, con risultati negativi, ma le persone a terra affermarono che
all’avvicinarsi degli aerei le luci si erano riunite in gruppo ed erano salite ad
altissima quota. Non vi fu conferma radar. L’Air Force, comunque, non fece alcun
tentativo per stabilire l’ampiezza e il campo dei movimenti, accertando o eliminando
così l’ipotesi che si trattasse di stelle.

{15} Ho citato spesso il volume The Report on Unidentified Flyng Objects, perché lo
considero di estremo interesse come resoconto della prima attività dell’Air Force nel
campo degli UFO, vista attraverso gli occhi di un uomo che vi è stato
profondamente coinvolto.

{16} Questo atteggiamento sembra sopravvivere, nonostante l’attuale politica dell’Air


Force, che tende a «passare il testimone». Recentemente, mentre veniva intervistato
per The International UFO Reporter, un addetto al controllo del traffico aereo ha
confermato: «Resti fra noi, ma le cose veramente insolite non vengono mai
segnalate. Non “rende”, se capite quello che voglio dire».

{17} Il sondaggio Sturrock ha stabilito questo fatto in maniera incontrovertibile. Oltre il 4


per cento degli astronomi che hanno risposto al questionario sugli UFO hanno
affermato di aver visto in cielo oggetti che non sono riusciti a riconoscere. Non
avanzavano nessuna ipotesi riguardo all’origine di tali oggetti, tuttavia il fatto che
scienziati esperti nell’osservazione del firmamento non siano stati in grado di
identificarli basta a qualificarli come UFO.

{18} Ruppelt, The report on…, cit.

247
{19} Arnold affermava che gli oggetti avevano lunghezza superiore di venti volte allo
spessore. Supponiamo che lo spessore fosse appena discernibile, ossia che l’oggetto
fosse proprio al limite di misurazione dell’occhio. Ora, l’occhio non può misurare
oggetti che sottendano un angolo il cui arco sia inferiore ai tre minuti di grado.
Dunque, se la distanza era di 40 chilometri, come calcolava Arnold, ogni oggetto
deve esser stato spesso almeno 30 metri, e quindi lungo 600 metri! Il che è in
evidente contrasto con la valutazione del commerciante-pilota, secondo il quale gli
UFO erano lunghi tra i 14 e i 15 metri. Le stime della distanza e delle dimensioni
sono in conflitto.

{20} The Condon Report, p. 175.

{21} Sono gli uomini addetti alle «capsule» sotterranee in cui si trovano i dispositivi di
lancio dei missili [N.d.T.].

{22} Dal verbale di un’udienza del Comitato parlamentare sui Servizi delle Forze
Armate, 89° Congresso, 5 aprile 1966, p. 6073.

{23} Quest’ultima possibilità si basava sulla dichiarazione di un vice-sceriffo, secondo il


quale, quasi all’ora dell’avvistamento e per un breve lasso di tempo, sulla zona si
erano trovate nubi a bassa quota provenienti da est.

{24} Per una descrizione completa di questi casi cfr. J. Allen Hynek, The UFO
Experience, pp. 141-47.

{25} «Flying Saucer Review», n. 22, a. III.

{26} Il Centro Studi UFO pubblicherà fra breve uno studio particolareggiato di questo
caso, ad opera di Isabel Davis. Esso include il resoconto di gran parte delle indagini
svolte da Bud Ledwith subito dopo il fatto, ossia prima che la signora Langford e la
sua famiglia fossero rimasti disgustati dal chiasso suscitato intorno al loro caso e
dalle persecuzioni degli amanti del sensazionale. La Davis, riprendendo le ricerche
un anno dopo, quando le acque si erano calmate, ottenne la collaborazione dei
testimoni principali e riesaminò con loro l’intera vicenda.

{27} Cfr. David Webb, 1973: The Year of the Humanoids, pubblicato dal Centro Studi
UFO, 924 Chicago Av., Evanston, Illinois. 60202.

{28} Le pubblicazioni del professor Lawson sono reperibili attraverso la biblioteca CSU o
il Centro Studi UFO.

{29} Atti della Conferenza sugli UFO del 1976, Centro Studi UFO, Evanston, Illinois,
60202.

{30} Cfr. Bruce Maccabee, Scientific Investigation of Unidentified Flying Objects,


reperibile tramite il Centro Studi UFO.

{31} I meteoriti costituiscono il 56% di questa categoria, ossia il 9,5% del totale.

{32} Propagazione anomala, segnali prodotti da fenomeni atmosferici, cattivo


funzionamento dell’apparecchiatura, ecc.

248
{33} Questa categoria comprende anche le segnalazioni non attendibili.

{34} Nubi, fenomeni luminosi, ecc.

{35} Che i casi a un «alto livello di stranezza» – e soprattutto gli Incontri Ravvicinati di
tutt’e tre i tipi – non siano affatto rari è ampiamente provato non solo dalle
segnalazioni ricevute dal Centro Studi UFO, che è un’organizzazione relativamente
nuova, ma anche dagli altri due organismi civili per la raccolta dei dati sul fenomeno
UFO, il Comitato Nazionale per le Indagini sui Fenomeni Aerei (NICAP) e
l’Organizzazione di Ricerca sui Fenomeni Aerei (APRO).

{36} Si chiamano così le immagini fotografiche ottenute mediante l’impiego di laser: si


tratta di interferogrammi da cui sono ottenibili più viste diverse dell’oggetto
fotografato che è visibile sotto angoli diversi (N.d.R.).

{37} Kuettner, presidente del sotto-comitato sugli UFO dell’American Institute of


Aeronautics and Astronautics (AIAA), nel suo Astronautics and Aeronautics,
novembre 1970.

{38} Sturrock, Evaluation of the Condon Report on the Colorado UFO Project.

{39} Jacobs, The UFO Controversy in America.

{40} Saunders, UFOs: Yes!

{41} McDonald, The UFO Investigation, febbraio-marzo 1969.

{42} Hynek, Bulletin of Atomic Scientists, aprile 1969.

{43} L’autore di questo commento, il dottor William Hartman, in seguito ebbe qualche
ripensamento e fece una ritrattazione. Ma la recente analisi del dottor Bruce
Maccabee (Atti del Congresso UFO, pp. 151-163) convalida il giudizio originale di
Hartman, provando che l’oggetto fotografato si trovava a una distanza di almeno un
chilometro dalla macchina fotografica, il che elimina definitivamente la possibilità
di una frode.

{44} Baker, Journal of the Astronomical Sciences, gennaio-febbraio 1968, Vol. XV, n. 1,
pp. 1731-36.

249