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L’intervento

di conservazione per le
superfici dell’architettura storica
L’INTERVENTO CONSERVATIVO

L’intervento conservativo su superfici architettoniche storiche


è un processo mirato a rimuovere agenti dannosi e a
«restaurare» le proprietà chimiche, fisiche e meccaniche
dei materiali, in modo da assicurare una prolungata durabilità
ai manufatti.

Tuttavia, ogni azione sulla superficie del materiale rischia di


avere un effetto dannoso o provocare anch’essa una reazione
indesiderata e irreversibile, in qualche misura a contribuire a
peggiorare lo stato di conservazione

L’intervento conservativo implica l’utilizzo di materiali e


metodi che devono essere conosciuti in dettaglio nelle loro
implicazioni tecniche e possibili interazioni con le superfici e per
la sicurezza degli operatori
Lucia Toniolo
IL PROGETTO DI DIAGNOSTICA: GLI OBIETTIVI

DIAGNOSTICA DELLE DIAGNOSTICA DEI


STRUTTURE MATERIALI

OBIETTIVI:
Conoscenza delle strutture e dei materiali (rilievo geometrico,
materico e delle forme di alterazione e degrado);
individuazione del comportamento della struttura e dei
materiali
valutazione dello stato di conservazione e studio delle
cause e meccanismi del degrado, attraverso indagini
diagnostiche in situ e in laboratorio
valutazione dell’urgenza dell’intervento;
individuazione delle metodologie di intervento più adeguate.

Lucia Toniolo
LA DIAGNOSTICA DEI MATERIALI: GLI OBIETTIVI

Caratterizzazione dei materiali in opera: conoscenza dei


materiali utilizzati nella fabbrica; studio delle tecniche esecutive, di
lavorazione, di finitura; studi di provenienza dei materiali

Individuazione delle cause e dei meccanismi di alterazione e


degrado: studio delle cause dei cambiamenti evidenziati per i
materiali in opera (cause fisiche, meccaniche, chimiche o
biologiche)

scelta e messa a punto delle tecniche di intervento: scelta di


materiali e metodologie adeguate e rispettose per la rimozione delle
patologie del degrado

Lucia Toniolo
LA DIAGNOSTICA DEI MATERIALI: Linee Guida

Attività di
diagnostica
campiona
mento

ANALISI VISIVA INDAGINI IN SITU INDAGINI IN


Identificazione: LABORATORIO

Materiale Alterazione / Alterazione /


degrado Materiale degrado Ambiente

Studio delle Tecniche Costruttive

Studio delle cause e meccanismi di


alterazione / degrado

Scelta e messa a punto delle tecniche di intervento

Lucia Toniolo
FASI DELL’INTERVENTO

1. pre-consolidamento (non sempre


necessario)
2. trattamento con biocidi (non sempre
necessario)
3. pulitura (sempre necessaria)
4. incollaggio e stuccatura (sempre
necessaria)
5. consolidamento (non sempre necessario)
6. protezione (sempre necessaria)
7. manutenzione programmata (sempre
necessaria)
Lucia Toniolo
INTERVENTI CONSERVATIVI DELLE SUPERFICI

1. pre-consolidamenti Reversibile

2. asportazioni Irreversibile
Tutte operazioni in
3. puliture Irreversibile
cui è necessario
utilizzare materiali
4. aggiunte integrazioni Reversibile/Irreversibile
o strumenti nuovi:
Quali sono
5. consolidamenti Irreversibile
reversibili??
6. protezioni Reversibile

Lucia Toniolo
Compatibilità Reversibilità

Proprietà dei nuovi materiali Possibilità teorica e pratica di


utilizzati nell’intervento simili a distinguere chiaramente e rimuovere
quelle dei materiali presenti in i nuovi materiali utilizzati
opera nell’intervento senza arrecare danno
ulteriore al manufatto
Compatibilità chimica: natura e
composizione chimica simile
Solubilità teorica e pratica dei
Compatibilità fisica: natura e materiali di restuaro utilizzati
proprietà fisiche simili, porosità,
proprietà ottiche, proprietà adesive Capacità teorica e pratica di
rimuovere meccanicamente il
Compatibilità meccanica: proprietà materiale introdotto
meccaniche simili, modulo elastico,
resistenza a compressione
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3. PULITURA

Scopo: rimozione dalla superficie di quanto è dannoso per


il materiale stesso, o substrato.
Implica problemi tecnici da affrontare con estrema cautela.
Scelta dei metodi deve essere basata sulla natura delle
sostanze da asportare.

La pulitura è un trattamento irreversibile


La scelta delle metodologie deve essere compiuta sulla
base di un’indagine diagnostica appropriata con prove
di laboratorio e in situ. Il trattamento deve essere
modulato secondo le “risposte” della superficie.
La pulitura è la fase di intervento più visibile, di
maggiore impatto.
Lucia Toniolo
Che tipo di pulitura è stata fatta?

perché pulire?
• l’edificio è/era «sporco»?
• Cosa significa «sporco»?
• che differenza c’è tra «sporco» e «degradato»?
• cosa significa «pulire»
• Cosa si vuole/voleva ?

quale tra i diversi metodi di pulitura è il più adatto per il caso considerato?
quale trattamento di pulitura?
trattamenti chimici, fisici, meccanici: come scegliere?
quale trattamento/prodotto potrà essere efficace nel rimuovere lo «sporco»
rispettando il substrato lapideo, la superficie originale?
come lavora un determinato trattamento?
il trattamento è sicuro per l’operatore e per la superficie?
il trattamento è nocivo per l’ambiente?

quale sarà l’effetto della pulitura?


come si presenterà la superficie dopo la pulitura?
quando ci si deve fermare? Quanto a fondo si deve pulire?
Lucia Toniolo
Teatro alla Scala

Prima dell’intervento del 2000


…e dopo

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Teatro alla Scala

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Teatro alla Scala

Lucia Toniolo
Il Duomo di Milano

Duomo di Milano – restauro della facciata 2002-2010

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Perché pulire?

Quali materiali devono e possono essere rimossi


da una superficie lapidea
1. Deposito superficiale (particolato atm., guano,
materiali estranei, ecc.)
2. Croste (gialle, brune, nere)
3. Efflorescenze e sali solubili
4. Macchie colorate (ferro, rame, altri metalli, vernici)
5. Scialbature, tinteggiature, pitture
6. Graffiti vandalici
7. Pellicole trasparenti, residui di trattamenti, pellicole
brune/nere
8. Colonizzazioni biologiche (biofilm, muffe, alghe,
licheni, ecc.)
9. Altro
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Cattedrale di Praga

Lucia Toniolo
Osservate la superficie dei conci con un
deposito coerente bruno e le sigillature
dei conci in evidenza di colore giallo
chiaro; su questa superficie non è stata Cattedrale di Praga
effettuata una pulitura adegaa

Lucia Toniolo
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Castello di Praga
Sullo sfondo un edificio con un discutibile
intervento di rifacimento degli intonaci e
ridipintura, sul fronte le sculture della
cancellata completamente degradate
Lucia Toniolo
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Aachen, il Rathaus

Lucia Toniolo
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Lucia Toniolo
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Aachen, la cattedrale

Lucia Toniolo
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Requisiti per una pulitura efficace e non nociva

§ efficacia nella rimozione di tutte le sostanze dannose


(quali incrostazioni, polveri, sali solubili...)
§ non nocività nei confronti del substrato (non provocare
danni diretti o indiretti al materiale)
§ assenza di sottoprodotti dannosi
§ non invasività o nocività per l’operatore e l’ambiente
§ controllabile (rispettare la patina naturale o eventuali
strati intenzionali da conservare)

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Cos’è il DANNO ?

produrre variazioni irreversibili al substrato lapideo (sia esso una


pietra naturale, un laterizio, un intonaco) quali: abrasioni o erosioni
superficiali; micro-fessurazioni; distacchi, ecc.

produrre un aumento della porosità superficiale


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Metodi di pulitura per superfici di interesse storico-artistico

-Metodi di pulitura chimica


§ acqua nebulizzata o “atomizzata”
§ impacchi con materiali assorbenti e acqua deionizzata
§ impacchi con materiali assorbenti di soluzioni acquose diverse
§ impacchi con materiali assorbenti con solventi organici
§ soluzioni o sospensioni acquose ad azione solvente o complessante
§ impacchi con resine a scambio ionico
§ pulitura enzimatica
§ pulitura con gel e microemeulsioni

-Metodi di pulitura fisica (metodi ottici)


§ pulitura laser
- laser Nd:YAG l 1064 nm
- laser Nd:YAG l 532 nm

-- Metodi di pulitura meccanica


§ metodi meccanici manuali (spazzole, pennelli, spugne, tamponi, bisturi ecc.)
§ microaerabrasivatura a secco (sistema tradizionale)
§ microaerabrasivatura JOS (con sistema a vortice a secco o ad acqua)

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4. Incollaggio e stuccature

Scopo: riempire le discontinuità macroscopiche


presenti nel materiale e far riaderire frammenti
consistenti parzialmente o totalmente distaccati
La stuccatura deve essere estesa alle fessure di
dimensioni più ridotte.

Malta a base di calce Malta a base di cemento Malta a base di resina


idraulica naturale epossidica
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Scelta dei materiali

Sperimentazione in situ
delle malte per stuccature e di
adesivi e collanti.

Test di erosione;
Idrorepellenza;
colore;
Scotch tape test, etc.

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1. e 5. Il consolidamento superficiale dei materiali lapidei

Scopo: migliora la coesione del materiale alterato e


l’adesione tra questo ed il substrato sano.
Risultato: una maggiore resistenza ai processi di
alterazione e degrado.

È un trattamento irreversibile
● Deve essere valutata l’opportunità del trattamento
● Devono essere note le esperienze precedenti sullo
stesso materiale
● Deve essere valutata la presenza di trattamenti
pregressi

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Intervento di consolidamento superficiale

Si tratta di un trattamento liquido viscoso che si


applica sul substrato lapideo a pennello o per
impacco o percolamento, che penetra nella
porosità del materiale e in tempi rapidi solidifica
(per evaporazione del solvente o altri processi di
natura chimica).
Il trattamento va a ricostruire la microstruttura del
materiale e la adesione tra i grani cristallini.

• intervento conservativo importante


• invasivo, perché introduce nel substrato un
materiale estraneo
• è un trattamento irreversibile (in funzione del
prodotto utilizzato)
• non sempre è un trattamento necessario
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Ma perché consolidare ?

Il consolidamento superficiale di un materiale


lapideo ha lo scopo di ripristinare le
caratteristiche meccaniche del materiale
ricostruendo una continuità microstrutturale
perduta per effetto del degrado in superficie.

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Il prodotto ideale dovrebbe penetrare adeguatamente nei micro-,


meso- e macro- pori senza occludere gli ultimi;
dovrebbe unire la funzione adesiva dovuta alle proprietà chimico-
fisiche, a proprietà meccaniche adeguate;
deve essere evitato un “sovra-consolidamento” e il consolidante
deve avere un modulo elastico, E, confrontabile con quello del
materiale sano. Il modulo E del materiale trattato deve essere ≤
1.5 quello del non trattato.
Se il materiale consolidante è più rigido del substrato, c’è il rischio
che si formino scaglie corrispondenti alla zona superficiale
consolidata.
Non si devono verificare bruschi cambiamenti nel profilo di
coesione.

Sasse H.R., Snethlage R. (1997) Methods for the evaluation of stone conservation treatments.
Saving our Cultural Heritage – TheConservation of Historic Stone Structure, Report of the Dalhem
Workshop, John Wiley & Sons, Chichester, pp. 223-243.
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REQUISITI dei Prodotti CONSOLIDANTI

● Buona adesione al substrato


● Minima alterazione cromatica
● Miglioramento delle proprietà fisiche e
microstrutturali
● Miglioramento delle proprietà meccaniche
● Assenza di sottoprodotti dannosi: sali, VOC,
composti organici di rilascio o degrado
● Economicità

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Valutazione di un trattamento consolidante

Profondità di Penetrazione
• Valutazione diretta (SEM-EDX, Spettroscopia)
• Valutazione indiretta (curve di assorbimento capillare,
evaporazione, permeabilità al vapor d’acqua)
Variazione dei parametri di colore e “gloss”
Coefficiente di dilatazione termica e igrometrica
Proprietà meccaniche:
• Prove a:
– compressione
– trazione
– flessione a più punti
– flessione biassiale
– taglio
Misure di resistenza alla foratura (metodo “Microdrilling”)

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PUNTI CRITICI

˜ Scelta del prodotto da applicare


˜ Scelta della metodologia di applicazione (solvente,
concentrazione, tempi) appropriata tenuto conto del
sistema consolidante/substrato
˜ Valutazione dell’efficacia del trattamento
˜ Valutazione della durabilità del trattamento

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TIPI DI CONSOLIDANTI

Composti inorganici a basso PM


•Calce - Ca(OH)2
• Calce nanostrutturata - Ca(OH)2
•Ossalato di Ammonio - (NH4)2C2O4
•Barite - Ba(OH)2
• Silicati e Fluosilicati

Esteri organici dell’acido silicico


•TetraEtilOrtoSilicato (TEOS) - Si(OEt)4
•MetilTriMetilOrtoSilicato (MTMOS) - CH3Si (OCH3)3

Polimeri organici
•Siliconi oligomeri
•Acrilici
•Resine epossidiche

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6. Protezione

Scopo: rallentare i processi di deterioramento, rendere il


materiale impermeabile/inaccessibile all’acqua.

Protezione diretta
Applicazione di prodotti chimici atti a rendere la superficie
idrorepellente: “quando i fattori più importanti di alterazione
agiscono prevalentemente sulla superficie esterna del materiale”
(inquinanti atmosferici, umidità ambientale, azione chimico-
meccanica della pioggia)

Protezione indiretta
a) modificando in maniera stabile le condizioni ambientali di
conservazione (microclima)
b) influenzando lo spazio ambiente ad immediato contatto con
l’opera

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“La soluzione da privilegiare è la collocazione del
manufatto in ambienti che assicurino, per le loro
caratteristiche intrinseche, costanza ed omogeneità dei
parametri termoigrometrici giudicati idonei alla
conservazione”

inapplicabile ai manufatti architettonici


esposti all’aperto, agli edifici

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La protezione diretta

Si tratta di un trattamento con un prodotto allo stato liquido (in


genere soluzione) che viene applicato a pennello o a spruzzo,
e che per evaporazione del solvente forma un film protettivo in
superficie.
Requisiti per un prodotto protettivo
● Inerzia chimica
● Stabilità
● Idrorepellenza
● Assenza di sottoprodotti dannosi
● Massima permeabilità al vapore
acqueo
● Minima alterazione cromatica
● Reversibilità
● Economicità

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TIPI DI PROTETTIVI 45/70

Polimeri idrorepellenti
•Acrilici in solventi e in emulsione;
•Alcossi-silani oligomeri;
•Siliconi o silossani alchilici o arilalchilici in solventi;
•Polimeri fluorurati (politetrafluoro etilene, acrilici parzialmente
fluorurati)
•Perfluoropolieteri
•Poliuretani e poliuretani fluorurarti

Anti graffiti

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Da «Stone Conservation. An overview of the
current literature», 2010 GCI, Los Angeles

What should we do? Treatment is irreversible, in practice, but


decay through neglect is irreversible too. The dilemma highlights the
importance of preventive conservation, but there are instances where
preventive
conservation is not enough. Ultimately it will be necessary to
reach a carefully balanced decision, taking into account all aspects of
each individual case. Sometimes we will conclude that treatment is justified;
at other times, we may conclude that we can safely defer treatment
for the time being.
This polemic is all very well, but sadly it is often irrelevant. In
many of the cases with which we are confronted, the stonework has
already been treated by previous generations who were perhaps less cautious
or more optimistic than we may be. Often we do not know with
any certainty the identity of the treatment, and often there may have been
more than one treatment. This leads us to the problems of retreatment.

E. Dohene, C.A. Price

Lucia Toniolo