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Giacomo Longo ñ Corso di Storia dell'Architettura ñ Ing. Edile Architettura ñ Anno I

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ENDRIK PETRUS BERLAGE (1856 ñ 1934)

Giacomo Longo ñ Corso di Storia dell'Architettura ñ Ing. Edile Architettura ñ Anno I 1 E

E' un architetto che vive il problematico rapporto tra societ‡ e architettura, in un periodo in cui la borghesia era consapevole del problematico rapporto arte ñ realt‡, in relazione con le masse (e le esigenze di una produzione a livello industriale). Berlage fu, assieme a Peter Behrens (hanno una vita artistica diversa), maestro di Mies Van Der Rˆhe. Era un architetto, urbanista, disegnatore, conferenziere e saggista: usava la scrittura per divulgare le proprie idee. Era una socialista radicale (orientamento all'epoca molto diffuso in Olanda) in particolare progressista e pragmatico, il che influir‡ notevolmente sulla sua opera; esprime l'idea du una societ‡ rinnovata che si

... : Ë un costruttore,
...
:
Ë un costruttore,

riconosce in valori comuni, quali l'uguaglianza, la pace,

In particolare scrive: ìpossiamo supporre che

... .

quando le nuove idee sociali e spirituali si saranno affermate avremo una nuova espressione dell'arteî; Ë

evidente il suo sentimento d'attesa (kunstwerde fatalistico, ma non sta certo a guardare

non un precursore) e il contrasto con la visione sezession (Van de Velde: ìio, oggi sono la nuova arteî,

kunstwolle). Berlage respinge l'individualismo: l'artista deve interpretare e seguire il movimento della societ‡. Nel 1905 scrive: ìla cultura Ë l'accordo tra un nucleo spirituale (risultato dell'aspirazione comune della societ‡) e la

sua forma materiale (dunque arte e architettura)î. Si forma al Politecnico di Zurigo (si diploma nel 1878), dunque immerso nella mentalit‡ di Goettfried Semper. Dopo i viaggi di studio (Italia) torna in Olanda, dove fin da subito entra nel dibattito molto vivo sullo stile nazionale, che anche in quella nazione Ë un'esigenza molto sentita (in genere in tutta Europa, negli anni '80 del 1800). C'erano due posizioni: la prima favorevole ad un recupero del linguaggio neorinascimentale olandese (pur

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aggiornato), mentre altri proponevano un neo-gotico (mossi dalle influenze di Viollet-le-Duc (<) e del Gotic Revival), soprattutto per la sua ìsincerit‡î strutturale

e per la razionalit‡, oltre che per questioni morali, di solidariet‡ e comunit‡

tra

... questi ultimi si distingueva Cuypers (architetto molto affermato, che ha realizzato la stazione di Amsterdam e il Reichsmuseum). Naturalmente Berlage Ë orientato pi˘ per la prima opportunit‡, avendo un legame tale con Semper. Al concorso del 1884

per la nuova borsa di Amsterdam (un simbolo nazionale, dato che gli Olandesi sono

commercianti), che fra l'altro Ë stata oggetto di scandali (molti progetti

...

), presenta

un progetto che si piazza al V posto (niente male!), in cui spicca la mescolanza di

temi, per la maggior parte del rinascimento olandese, con interni romani. Arriver‡ infine a prendere un terzo orientamento, verso la fine degli anni '80: la riflessione perde dei caratteri dogmatici (quale stile) per andare alla radice (cos'Ë lo stile?), in qualche modo ripetendo la situazione di Chicago. Non potendo tuttavia ignorare la razionalit‡ compositiva di le-Duc, arriver‡ a stabilire il suo

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orientamento, basandolo sul principio semperiano della definizione di volumi tramite superfici ma senza nascondere le strutture. Questa fusione Ë il frutto dell'approfondimento di quei due grandi architetti, che Berlage studia nelle riflessioni generali, senza entrare nel merito del linguaggio: entrambi credono in un principio d'ordine, che vedono come un richiamo alla natura (le-Duc), le cui varianti sono basate su pochi tipi e forme essenziali (Semper). Questo Ë il principio d'ordine che assume; naturalmente la forma architettonica risultante deve essere coerente, non un vestito largo che nasconde lo scheletro! Nella sua opera si riflette la volont‡ di recuperare una sincerit‡ costruttiva (espressa sia nell'uso

appropriato dei materiali che nell'esposizione del funzionamento statico), persa con l'avvento dell'industrializzazione. Nel 1888, in occasione di una fiera, pubblica una tavola in cui fa una sapiente unione di tutti gli stili architettonici storici:

non Ë ben chiaro il significato, potrebbe aver voluto dimostrare l'impossibilit‡ di mescolare tutto, oppure indicare una svolta nella sua opera, o, ancora, dimostrare le proprie capacit‡ e cultura. Di certo Ë un punto di non ritorno. Negli anni '80 lavora anche agli edifici per uffici delle assicurazioni der Algemenek e de Nederlanden, nelle quali applica una teatralizzazione del riferimento storico, non fa archeologia: facciate solide, massicce, in cui spiccano i punti strutturalmente importanti (cambio di materiale o decorazione); interpreta l'architettura come l'unione delle altre. Per questa ultima societ‡ costruisce parecchi edifici, tra cui una sede a l'Aja e la casa privata di Karel Enni (1896), in cui spicca il lavoro geometrico attorno alla hall centrale a tutta altezza. L'esterno Ë

semplicissimo, a mattoni gialli (un giornale parler‡ di pericolo giallo

...

).

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Particolare la sede della compagnia dei tagliatori di diamanti ANDB, edificio molto amato da Berlage: una parete non articolata, in cui sono scavati i fori delle finestre. L'accesso Ë asimmetrico da sinistra, parte enfatizzata dallo scalone e dalla torre. Il problema della chiusura in alto della facciata viene risolto ìalla venezianaî, con delle merlature che ìsfumanoî il corpo massiccio al cielo. Importante come le strutture abbiano due dimensioni + spessore, proprio come i tappeti; tutto Ë scavato nelle superfici (vedi balaustra). L'edificio certo pi˘ importante di Berlage Ë la Borsa di Amsterdam (1896 ñ 1903), della quale riprende il progetto dopo aver ottenuto l'appoggio dalla commissione ( promette un progetto pi˘ bello ed economico) negli anni '90, periodo in cui Berlage aveva ormai assunto una certa notoriet‡. Nella seconda met‡ di quel decennio lavora ad una soluzione che occupi tutto il lotto disponibile (trapezio), la cui pianta si sviluppa attorno alle tre sale principali: la prima, molto grande, borsa merci, quindi quella del grano e dei valori marittimi. All'esterno si nota la lunga parete sulla via principale (Damrak), che si chiude dalla parte della facciata principale con un campanile (al quale ha lavorato molto per definirne le caratteristiche), e dall'altra parte con una apertura simmetrica ad arco. I fori della facciata sono definiti da regole geometriche. La soluzione finale Ë semplificata, con pareti forti, unitarie. Nella facciata opposta alla principale evidenzia la presenza di due volumi. Come di consueto enfatizza i cambi delle strutture, negli angoli e nelle architravi delle aperture.

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Si tratta di un edificio importante perchË di fatto Ë il monumento nazionale, in un paese di mercanti! Importante come rispetto a Darmstadt Ë nella citt‡, nella societ‡. Nella grande sala merci si nota la convivenza delle ideologie di Viollet-le-Duc e di Semper: lo scheletro metallico della copertura a vista poggia infatti su dei piloni che finiscono per ìimmergersiî nelle pareti (e che assorbono anche le spinte degli archi laterali). I fianchi sono articolati a tre livelli, con due balconate; nella parte bassa si nota (Ë stato di proposito evidenziato) un intervento strutturale per ovviare ad un problema di fondazioni (non attribuibile a Berlage). Molto particolare il passaggio tra le sale, strutturato in modo da permettere la visione dell'intero spazio interno. Proprio in questo punto c'Ë un particolare strano:

gli archi a pianterreno e la balconata fanno un angolo strano, sembrano frutto di un errore progettuale. In realt‡ Berlage vuole enfatizzare come si tratti

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  • di un'intersezione tra due superfici, che idealmente continuano.

Ovunque si nota la distinzione tra pareti lisce e scheletro articolato, e come siano ben distine ed

evidenziate le varie componenti. Le pareti delle varie sale sono trattate proprio come dei tessuti, degli arazzi, con variazione delle cromature dei mattoni, o ancora con dei ìfestoniî sulla parte sommitale.

Ricorrono anche dei simboli: ad esempio nei cancelli delle sale del grano (sacco) e dei valori marittimi (ancora), o nel grande dipinto parietale della semina.

» importante considerare anche che Berlage introduce valori sociali nel commercio: realizza un

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simbolo comunitario, nel quale tutti si identificano e dove lavorano delle persone per il progresso

  • di tutti.

Nel 1905, in una conferenza, Berlage cita un passo di Semper, in cui il maestro individuava la radice nath (cucitura) e di not (necessit‡), e usava questa affinit‡ per reinterpretare ìfar di necessit‡ virt˘î con ìfar di cucitura virt˘î. » importante tenere presente che le cuciture sono nei passaggi tra gli elementi, e che offrono la possibilit‡ di esaltarli, decorarli. Secondo Berlage ciÚ Ë perfettamente in sintonia con quanto sostenuto da Viollet-le-Duc.

Berlage Ë stato anche un urbanista: in quel periodo architettura e urbanistica erano intrecciata, ed erano uno dei temi principali, molto dibattuti.

L'opinione della manualistica tedesca (J. Strubben, ...

)

sosteneva una

posizione pratica, concreta, secondo cui il piano regolatore deve pianificare

una libera espansione, garantendo razionalit‡ e uguaglianza economica,

dunque assecondando la naturale evoluzione degli agglomerati urbani. Lo scritto ìl'Arte di Costruire le Citt‡î di Camillo Sitti avvia una riflessione in merito, in quanto considera come le citt‡ siano brutte, in quanto costruite da ingegneri, che non considerano affato i valori artistici (le strade servono per

collegare,

...

).

Berlage Ë ovviamente d'accordo, anche se nel suo

approfondimento arriva oltre: coglie l'importanza del rapporto architettura ñ spazio, si concentra pi˘ sulla strada che sulla piazza e sui block-bau, le unit‡ da lui considerate per stabilire l'espansione, gli isolati. » convinto che il piano deve regolare le linee principali delle comunicazioni e dei blocchi edilizi, senza entrare nel particolare delle tipologie delle singole componenti.

Nella sua conferenza del 1894 titolata ìl'arte costruire e impressionismoî affronta il tema della costruzione di abitazioni a basso costo per la gente,

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ma comunque di qualit‡. Per questo gli architetti devono farsi impressionisti, non pi˘ ragionare al dettaglio ma all'insieme, definire i profili. Nel 1907-'11 Berlage realizza il piano per l'Aja, al quale allega prospettive che prefigurano proprio impressionisticamente alcune viste. Nel 1914-'17 presenta la seconda versione del piano di espansione per Amsterdam Sud, poi realizzato: si oppone all'idea di prolungare le linee principali, ma riprende il principio (storico) dei canali concentrici, tra i quali si costruiscono i block-bau. » evidentemente una citt‡ in scala monumentale, l'unit‡ nella molteplicit‡. Interessante notare come Berlage non costruisca in pratica quasi niente nei nuovi quartieri, ma rimane la sua impostazione.

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Importante anche il suo rapporto con i Krˆller - M¸ller, una famiglia di magnati olandesi, dei quali diventa architetto di fiducia per molti anni. Helene M¸ller era un'appassionata di arte contemporanea (da sempre aveva approfondito la sua passione), raccoglieva molte opere importanti (soprattutto Van Gogh), e voleva costruire un museo, aperto a tutti i cittadini. Per questo interpella vari architetti, da Behrens a Mies (ma che era ancora giovane)

fino a Berlage, che ottiene la sua approvazione, anche se

poi il museo non sar‡ realizzato. Per la famiglia realizza comunque molte opere, a partire dal notevole casino di caccia di Sant'Uberto (1914-1920), nella tenuta Otterlo, dove trover‡ fra l'altro posto la collezione d'arte. Si tratta di una reinterpretazione in chiave monumentale di un tema comune; spicca l'alto campanile, su una struttura piuttosto semplice, geometrica. Contemporaneamente progetta la sede di Londra, la Holland House, realizzata nel '15 ñ '17, senza perÚ la sua supervisione: Ë un omaggio a Sullivan, la cui opera lo ha molto colpito (era inevitabile l'incontro con le parallele tendenze americane di Richardson e Sullivan), anche nella struttura (in acciaio rivestita da formelle in ceramica). Il successivo progetto per il museo segna la rottura con questi committenti, che si rivolgono a van de Welde (che effettivamente costruir‡ quel museo).

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» un'importante opportunit‡ che sfugge a Berlage, che riceve perÚ una richiesta analoga dal comune de l'Aja (Chemente Museum a Den Haag), che ha bisogno di una sede per le sue collezioni. Il primo progetto era una fastosa cittadella strutturata attorno ad una lago artificiale, le cui eccesive dimensioni e costo lo rendono irrealizzabile. Nel '28-'34 (ultimi anni di vita) lavora alla costruzione del progetto definitivo, notevolmente ridimensionato e inverso: la struttura Ë in centro al lotto, con due specchi d'acqua artificiali. » molto interessante, un Berlage maturo. La superficie Ë tessuta dal mattone, disposto in maniera accorta (anche per dimostrare come una parete sia sorta dal terreno o sia in aggetto). Lo spazio espositivo Ë disposto sui lati di una quadrato, su due piani. Il superiore Ë illuminato da dei lucernari (caratterizzati da veneziane che regolano la luminosit‡). Ci sono vari percorsi e sale di diverse dimensioni. Tutto l'edificio Ë costruito sul modulo del mattone, anche se ricopre solo la funzione di rivestimento. All'interno si notano le strutture di c.a.

Il calcestruzzo Ë materiale al quale si rivolge con un

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Negli anni '20 Berlage realizza una chiesa scientista a l'Aja, con una struttura in c.a., comunque
Negli anni '20 Berlage realizza una
chiesa scientista a l'Aja, con una
struttura in c.a., comunque rivestita
da mattoni. In questa occasione
inserisce una ìfinestraî composta
da vetro-mattone, che di fatto
mantiene la continuit‡ della parete.
Sempre in quegli anni realizza una
sede della De Nederlander, in cui la
struttura
in
c.a.
È
a
vista,
e
il
passaggio tra calcestruzzo
(intonacato) e mattoni di
tamponamento avviene con una riga
di mattoni neri. Nel complesso una
soluzione non molto interessante.

misto di interesse e timore: la sua versatilit‡ permette di realizzare pareti senza giunzioni, il che provocherebbe la mancanza di cuciture! Per questo non considera la neue sachligckeit un passo avanti, Ë un'esperienza mancante di ideali. CiÚ spinger‡ i giovani architetti olandesi, che avevano imparato da lui, a definirlo ìaridoî, oppure ìromanticoî (van Dusburg: ìhai una concezione romantica dello

spazioî,

cosa

da

Berlage

espressamente confermata).

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