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Geografia Astronomica

Cenni storici di astronomia L'astronomia nella sua vera forma cominci con i greci, che non solo eseguirono delle osservazioni, ma tentarono anche di dare a queste delle spiegazioni. Il primo dei grandi filosofi fu Talete di Mileto, nato nel 624 a.C., l'ultimo fu Tolomeo di Alessandria, e con la sua morte, avvenuta attorno o nell'anno 180 d.C., termina il periodo classico della scienza. Negli otto secoli compresi tra queste due date il pensiero umano fece notevoli progressi. Talete stesso fu forse il primo a comprendere che la terra un globo, ma sfortunatamente tutti i suoi scritti originali sono andati perduti. Il passo seguente fu compiuto da Eratostene di Cirene, che riusc a misurare la lunghezza della circonferenza della terra. Il suo sistema era oltremodo ingegnoso, e risult notevolmente preciso. Eratostene dirigeva una grande biblioteca scientifica ad Alessandria, in Egitto, e da uno dei libri di cui disponeva apprese che al tempo del solstizio estivo, il "giorno pi lungo" nelle latitudini nordiche, il sole si trovava sulla verticale a mezzogiorno, visto dalla citt di Siene (la moderna Assuan) presso il Nilo. Ad Alessandria comunque, il sole si trovava in quel momento spostato di 7 gradi dalla verticale. Un cerchio completo composto di 360 gradi, e 7 all'incirca 1/50 di 360, cosicch se la terra era sferica, la sua circonferenza doveva essere 50 volte la distanza da Alessandria a Siene. Eratostene giunse al risultato finale di 39.400 km con uno sbaglio per difetto di soli 600 km. La maggior parte delle nostre conoscenze dell'astronomia greca dovuta a Claudio Tolomeo che scrisse un famoso libro conosciuto generalmente col suo titolo arabo, l'Almagesto. In esso viene esposta la teoria definita tolemaica secondo cui la terra giace al centro dell'universo, e tutti i pianeti ruotano intorno ad essa. La teoria Tolemaica rimase in vigore fino al 1600, secolo in cui Nicol Copernico propose la teoria eliocentrica, ponendo il sole al centro delluniverso e tutti i pianeti vi ruotavano intorno. Keplero intorno alla prima met del 1600 si accorse che i movimenti dei pianeti non si potevano spiegare n col moto circolare attorno alla terra, n con quello attorno al sole; il che faceva pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato sia nel sistema di Copernico che in quello di Tolomeo. Finalmente, trov la risposta. I pianeti ruotavano s attorno al sole, ma non con percorsi perfettamente circolari. I loro percorsi o "orbite" erano ellittici. L'annoso problema era risolto, bench le autorit ecclesiastiche continuassero ad opporsi alla verit per qualche tempo ancora. Le tre leggi sul moto planetario di Keplero, l'ultima delle quali fu pubblicata nel 1618, spianarono la strada per le successive ricerche di Sir Isaac Newton. La sfera celeste I popoli antichi hanno raggruppato le stelle visibili a occhio nudo in costellazioni. Esse hanno nomi fantasiosi che derivano dal modo in cui appaiono disposte sullo sfondo del cielo. In realt queste stelle si trovano a distanze molto diverse dalla Terra: solo a causa della prospettiva di osservazione appaiono su uno stesso piano. Le costellazioni sono utili per orientarsi tra le numerose stelle e si usano per localizzare rapidamente la posizione dei corpi celesti. La sfera celeste del cielo, ossia quella sorta di sfera cava che ci sembra di percepire osservando il cielo dalla Terra, ruota intorno a noi da EST verso OVEST: il realt il nostro pianeta che ruota su se stesso, in senso contrario (OVEST EST) su un asse immaginario, il cui prolungamento nello spazio sfiora una piccola stella che per il medesimo motivo chiamata Stella Polare.

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Nonostante si sappia bene che la sfera celeste solo unastrazione, si usa prenderla in considerazione quando si vuole determinare la posizione di un astro qualsiasi rispetto alla Terra. Gli elementi di riferimento sono: Poli celesti nord e sud, ossia i prolungamenti dellasse terrestre; Zenit, ovvero il punto in cui una verticale innalzata sopra la testa di un osservatore incontra la volta celeste; Nadir, punto opposto allo zenit; DEFINIZIONE: Lo Zenit, l'intersezione della perpendicolare al piano dell'orizzonte passante per l'osservatore, con l'emisfero celeste visibile ed quindi il punto sopra la testa dell'osservatore. Il punto diametralmente opposto detto Nadir. Zenit e Nadir sono i poli dell'orizzonte.

Orizzonte celeste, ossia la circonferenza massima che divide la sfera celeste in un emisfero superiore e uno inferiore. Esso si ottiene tagliando la sfera celeste con un piano perpendicolare alla retta verticale allosservatore. Lorizzonte tagliato in altri due punti notevoli dal meridiano del luogo: sono il Nord e il Sud, che si trovano ognuno dalla parte del polo celeste dello stesso nome. Questi sono detti punti cardinali. Grazie a tutto questo sistema di coordinate, la posizione dellastro identificata in modo univoco e indipendente dalla localit in cui si trova losservatore. Distanze astronomiche Per esprimere le distanze fra i vari corpi celesti si usano svariate unit di misura:

Unit astronomica (U.A.) : corrisponde alla distanza media fra Terra e sole ed usata in genere entro i limiti del sistema solare Anno Luce (a.l.) : la distanza percorsa in un anno dalla radiazione luminosa, che si muove alla velocit di 300.000km/s. un anno luce corrisponde quindi circa a 9500 miliardi di kilometri Parsec (pc) : la distanza di un punto dal quale un osservatore vedrebbe il semiasse maggiore dellorbita terrestre, perpendicolarmente sotto langolo di 1. Lunit di misura parsec deriva dal metodo che si basa sulla misura accurata dellangolo di parallasse. Il termine parallasse indica lo spostamento apparente di un oggetto rispetto a un punto di riferimento molto lontano, quando quelloggetto viene osservato da due punti diversi. Nelle misure astronomiche con parallasse sintende lo spostamento di una stella apparente rispetto a uno sfondo di stelle lontanissime, quando venga osservata da due punti separati da una certa distanza. La parallasse risulta quindi tanto maggiore quanto maggiore la distanza tra i due diversi punti di osservazione. per questo che si prende

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come base lasse maggiore dellorbita terrestre: non possibile per determinare distanze di stelle la cui parallasse sia inferiore a 1/100 di secondo darco.

Magnitudine apparente e magnitudine assoluta Dai tempi dellantica Grecia le stelle sono state suddivise in sei ordini di grandezze sulla base del loro splendore: la prima grandezza per le pi luminose, la sesta per le pi deboli (ma pur sempre visibili ad occhio nudo.) Oggi il termine grandezza sostituito da quello magnitudine e la luminosit delle stelle viene misurata da appostiti strumenti chiamati fotometri fotoelettrici. Con le moderne osservazioni pi accurate le sei grandezze antiche non erano pi sufficienti: si introdotta cos la magnitudine 0, e quella negativa, sempre ad indicare pi intensa luminosit (Sole: -26,8). Ovviamente sono state inserite anche grandezze pi piccole: nonostante la magnitudine minore che locchio umano percepisce sia di 6,5 , apparecchiature elettroniche rilevano stelle di magnitudine 30. Una stella appare pi o luminosa in parte perch pu emettere effettivamente pi o meno luce, ma soprattutto perch pi o meno lontana da noi. Quella di cui abbiamo appena parlato quindi la magnitudine APPARENTE: quella che noi percepiamo come osservatori dalla Terra, e si indica con la lettera m. La magnitudine assoluta la luminosit che ogni stella avrebbe intrinseca in s se fosse posta a una distanza standard da noi di 10 parsec (il sole a questa distanza sarebbe a malapena visibile ad occhio nudo). Una volta nota la magnitudine assoluta di una stella, dedotta dalla sua classe spettrale, si pu risalire alla distanza della stella, per confronto con la sua magnitudine apparente. Non tutte le stelle hanno una magnitudine costante: ve ne sono diverse la cui luminosit si indebolisce e cresce a intervalli regolari: sono le variabili pulsanti. Fra le pi note di questo gruppo ricordiamo le Cefeidi.

Definizione di STELLA La stella un corpo celeste costituito da gas ad altissima temperatura, che emette radiazione elettromagnetica prodotta nelle reazioni nucleari sostenute al suo interno. Le stelle si formano per contrazione gravitazionale di giganteschi addensamenti di materia interstellare; sono costituite per la maggior parte da idrogeno, che a poco a poco si trasforma in elio e, successivamente, in elementi pi pesanti. Le reazioni di fusione nucleare che rendono possibile questa trasformazione hanno luogo nel nucleo della stella, dove sono presenti le condizioni di temperatura e di pressione necessarie per innescarle e sostenerle. Stelle doppie e sistemi di stelle Esistono stelle in un sistema che fa si che esse ruotino luna intorno allaltra. Viste dalla Terra, esse si eclissano a vicenda ad intervalli regolari: quando una delle due stelle passa dietro laltra, rispetto a un osservatore sulla Terra, la sua luce viene intercettata e noi osserviamo una diminuzione della luminosit complessiva del sistema. Sono noti anche sistemi multipli, con tre o pi stele associate, rilevabili per variazioni di luminosit. Colori, temperature e spettro stellare Per mezzo di apposite strumentazioni chiamate spettroscopi possibile rilevare la composizione chimica delle stelle e degli altri oggetti celesti.
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Con limpiego di questi strumenti un qualunque raggio luminoso d origine ad uno spettro, cio una striscia formata da bande con tutti i colori delliride, oppure da una serie di righe luminose. Gli spettri sono paragonabili a impronte digitali dei vari elementi chimici e costituiscono un potente strumento di indagine, poich con uno spettroscopio possibile ottenere lo spettro anche di corpi lontanissimi. Esaminando le posizioni e gli spessori delle righe possiamo determinare gli elementi o i composti chimici del corpo da cui proviene la luce. Tuttavia, la questione non cos semplice: il tipo spettrale dipende dalla temperatura del corpo emittente e le stelle non hanno tutte la stessa temperatura, come rivelano in apparenza i differenti colori con cui ci appaiono. Allaumentare della temperatura diminuisce la lunghezza donda delle radiazioni luminose: le stelle pi calde danno origine ad uno spettro di colore blu, quelle pi fredde di colore rosso. Allanalisi spettroscopica, le diverse temperature si traducono in differenti tipi spettrali: le stelle si classificano in classi, ordinate in funzione di valori decrescenti della temperatura. Stelle in fuga e stelle in avvicinamento Le stelle si muovono nello spazio, ma nella maggior parte dei casi il loro movimento per noi impercettibile, a causa delle grandi distanze. Eppure vi sono stelle della nostra galassia la cui velocit supera i 100km/s. Il movimento di una stella viene studiato controllando la posizione dellastro rispetto alle stelle circostanti e ripetendo losservazione a lunghi intervalli di tempo. Alcuni corpi per si allontanano e si avvicinano a noi: in questo caso le stime sono fornite dalla spettroscopia. Gli spettri di molti corpi stellari appaiono infatti spostati verso il rosso o verso il blu: la loro luce, cio, ci appare pi calda o fredda di quanto non sia in realt. Si tratta delleffetto doppler: una sorgente di luce come una stella che si allontana velocemente da noi, aumenta la lunghezza donda della luce che viene emessa. Come conseguenza, la stella ci appare pi rossa di quanto sia in realt. Leffetto doppler comunque riguarda tutti i tipi di onde. Materia interstellare e nebulose Le stelle sono caratterizzate da immensi spazi che le separano, nei quali sono diffusi polveri finissime e gas. Tale materia interstellare risulta spesso concentrata in ammassi di fine materia che hanno un aspetto simile alla nebbia e che perci vengono dette nebulose: ammassi privi di luce o debolmente luminosi se attraversati dalla luce di stelle molto vicine. Vi sono per anche delle nebulose dotate di una tenue luce propria (nebulose a emissione): sono essenzialmente gassose ed emettono luce per un fenomeno di fluorescenza, provocato nei gas da radiazioni ultraviolette provocate da stelle vicine. Il diagramma H-R Tutte le stelle producono energia con la loro fornace in cui avvengono reazioni nucleari. Quando per tutto il loro combustibile si esaurisce, le stelle hanno una differente evoluzione, che si svolge in tempi lunghissimi. Ci di cui disponiamo per ricostruire tale evoluzione una sorta di istantanea delluniverso, la cui chiave per leggerlo ci viene fornita dal diagramma HR. Nel diagramma HR, che presenta la magnitudine in ordinata e la temperatura in ascissa, le stelle non si distribuiscono a caso, ma in grandissima parte si raccolgono lungo una fascia che attraversa il diagramma diagonalmente, chiamata sequenza principale. In tale sequenza le stelle sono disposte secondo un ordine regolare, da quelle blu (pi calde e con massa maggiore 50 volte quella del sole) fino a quelle rosse (pi fredde e di massa minore 1/10 di quella del sole.) il sole vi compare in posizione intermedia, come una stella gialla. Al di fuori della sequenza principale, nella parte in alto a destra del diagramma, compaiono stelle giganti rosse: hanno la stessa temperatura superficiale, e

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quindi lo stesso colore, di stelle della sequenza principale, ma rispetto a queste sono molto pi luminose in quanto posseggono una superficie radiante molto pi estesa. Alcune di queste stelle sono cosi grandi da essere chiamate supergiganti. Un altro gruppo di stelle esterno alla sequenza principale occupa la parte in basso a sinistra del diagramma: esse hanno lo stesso colore della sequenza principale, ma sono molto meno luminose, per cui devono essere molto pi piccole: vengono dette nane bianche. Nascita evoluzione e morte di una stella Le stelle sono corpi celesti di forma sferica, che risplendono di luce propria, sono costituiti prevalentemente da idrogeno e al loro interno avvengono stabili reazioni termonucleari di fusione. Si deve ad Ipparco il primo catalogo di stelle, egli ne classific 1080 suddividendole in sei classi di luminosit secondo la loro magnitudine. Oggi esistono altri cataloghi di stelle che spesso ci danno notizie anche sul loro colore, la classe spettrale e il moto proprio. Oltre la diversa luminosit apparente ad occhio nudo si pu osservare anche unaltra caratteristica quella del colore: se le stelle sono blu sono molto calde, se invece sono rosse sono relativamente fredde. Numerose stelle fanno parte di sistemi legate fra loro gravitazionalmente e orbitanti in modo kepleriano intorno al centro di massa comune. Le stelle tendono a raggrupparsi in ammassi globulari, stelle e ammassi globulari si associano in galassie. Alcune stelle non hanno una luminosit fissa ma variabile in modo periodico o esplosivo. La maggior parte delle informazioni sulle stelle ci proviene dallanalisi spettroscopica della loro radiazione. Generalmente il loro spettro composto di un continuo con sovrapposte numerose righe dassorbimento, caratteristiche degli elementi presenti nella loro atmosfera. Per mezzo della parte continua possibile verificare se lemissione della stella simile a quella di un corpo nero e misurare la temperatura. Dalla misura della sola lunghezza donda delle righe possibile determinare leventuale velocit radiale delle stelle utilizzando leffetto Doppler. Lanalisi del profilo delle righe permette di misurare la velocit di rotazione della stella su se stessa. Ci da informazioni sullandamento della temperatura e densit nello stato atmosferico nel quale la riga spettrale formata e il campo magnetico pu essere misurato per mezzo delleffetto Stark. Lo strumento pi importante per lo studio della costituzione e dellevoluzione stellare si rivelato essere la relazione esistente fra la classe spettrale e la magnitudine assoluta scoperta nel 1910 da Hertzsprung e Russel. Riportando su un grafico questo parametro misurato per varie stelle si vede che i punti tendono a addensarsi in alcune particolari regioni, secondo, la loro classe di luminosit. La posizione assunta da una stella sulla cosiddetta sequenza principale dipende unicamente dalla sua massa quindi data la massa di una stella la sua luminosit, la temperatura, il raggio sono determinati. La fonte denergia delle stelle la fusione nucleare: nelle stelle della sequenza principale 4 nuclei didrogeno si fondono per formare un nucleo delio. In questo caso la massa dellelio inferiore dello 0,7% di quella dei 4 atomi didrogeno e questa massa persa si trasforma in energia secondo lequazione dEinstein. Queste reazioni di fusione termonucleare avvengono solo se la stella raggiunge una massa critica che innesca il processo di fusione termonucleare con circa 15 milioni K allinterno della stella. Le stelle che appartengono alla sequenza principale sono delle stabili macchine per produrre energia, al loro interno esiste una costante dequilibri fra pressione esercitata dalla gravit, che tenderebbe a far collassate la stella su se stessa, e quella prodotta dal gran caldo, che tenderebbe a farla espandere. La nascita di una stella un processo che fa passare la densit da ca. 1 atomo/cm3 a ca. 10 ai 24 atomi /cm3. Tale processo avviene in regioni dove si produce addensamento di materia, le nebulose galattiche. In queste nubi esiste un equilibrio fra pressione dovuta al moto termico degli atomi e quella dovuta allauto gravit. Se questequilibrio rotto a favore dellattrazione la nube comincia a collassare su se stessa. Durante questo processo la nube si frammenta in tante parti e ogni singolo frammento continua a collassare fino a formare una stella (globuli di bok). Essi appaiono neri sulla luminosit della nube per la presenza di una gran quantit di polvere. La contrazione continua fino a che la
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temperatura e la densit allinterno avranno raggiunto valori sufficienti per linnesco di reazioni termonucleari. A questo punto la contrazione si arresta e la pressione prodotta sia dallaumento di temperatura, sia dalla radiazione spazzano via la polvere e il gas residui rigettandoli nella massa interstellare. Quindi si formata una protostella. In queste prime fasi la temperatura aumenta mantenendo pi o meno costante la loro luminosit. Una volta raggiunta la sequenza principale, le stelle trascorrono la maggior parte della loro vita bruciando idrogeno e trasformandolo in elio. La durata dipende dalle masse della stalla pi massiccia tanto pi si esaurir velocemente. Una volta terminato lidrogeno, il nucleo delio che si formato finisce per collassare; in tale processo la temperatura arriva fino a 100 milioni di K sufficienti ad innescare nuove reazioni termonucleari che trasformano lelio in carbonio. La stella entrata in una nuova fase e appare come una gigante rossa. Le fasi successive e il comportamento della stella dipendono fortemente dalla sua massa e possono essere diverse. 1: stelle con massa di poco inferiore a quella del sole: colassano gradualmente fino a diventare corpi con dimensioni pari a quelle della terra, questa sarebbe lorigine delle nane bianche che sono destinate a raffreddarsi lentamente. 2:stelle con massa uguale a quella del sole:una volta arrivate alla fase di gigante rossa espellono gli strati pi esterni che, trascinati dal vento stellare, danno origine a nubi sferiche di gas in espansione. Tali involucri gassosi sono chiamati nebulose planetarie. Con la perdita degli strati esterni, la gigante rossa si trasforma in un nucleo rovente che si contrae e si riscalda ulteriormente. Dopo alcuni migliaia danni la fusione nucleare termina e la stella inizia a raffreddarsi fino a diventare una nane bianca. In alcuni casi si osservano esplosioni stellari. Tali stelle sono dette novae. 3:la massa supera di almeno 10 volte quella del sole: le temperature interne arrivano fino a raggiungere miliardi di gradi facendo innescare via via nuove reazioni nucleari. A questo punto il collasso si fa cos violento da liberare unenorme quantit denergia che provoca unimmane esplosione: gran parte della stella detta supernovae si disintegra ed lanciata nello spazio. Il materiale che rimane dopo lesplosione deve collassare, me la massa ancora cos grande che la contrazione fa assumere alla materia una densit inconcepibile. In tali condizioni la stella diventa una stella di neutroni dove i protoni, gli elettroni si fondono. 4:se la massa superiore dalcune decine di volte quella del sole: dopo la fase di supernovae, il collasso non trova pi forze capaci di contrastarlo: la contrazione prosegue, la densit continua ad aumentare e si forma un corpo sempre pi piccolo, circondato da un campo di gravitazionalit interno, il buco nero. Si dice che il buco nero e fuori dalluniverso perch le leggi della fisica che noi conosciamo non valgono.

Lorigine degli elementi Le reazioni che avvengono allinterno delle stelle fanno s che si formino nuovi elementi, come lelio che si forma a spese dellidrogeno. Cos si origina il carbonio, e via via in stelle con massa maggiore a sempre pi alte temperature possiamo trovare nuovi elementi: tutti quelli chimici conosciuti, fino al ferro. Gli elementi pi pesanti per sono da ricercarsi solo nella situazione di esplosione di una supernova, dove solamente hanno possibilit di formarsi. Essi, appena formati e subito dispersi nello spazio dalla violenta esplosione, finiscono per mescolarsi alla materia interstellare. Poich essa pu concentrarsi localmente a formare nebulose, quando da una nebulosa nasce una nuova stella, gli atomi di quegli elementi vengono riciclati ed entrano a far parte della massa del nuovo astro. Le galassie Tutte le stelle visibili dalla Terra fanno parte della nostra galassia, cio quellinsieme di corpi celesti circondato da un vastissimo spazio vuoto che comprende il sole con il suo sistema planetario. Oltre alle circa 6000 stelle visibili, essa comprende la Via lattea, una

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fascia di aspetto lattiginoso che disegna un cerchio massimo sullintera sfera celeste e che formato da innumerevoli stelle. La galassia ha la forma di un disco centrale (nucleo galattico) da cui si dipartono lunghi bracci a spirale e comprende oltre 100 miliardi di stelle. Vi sono poi degli ammassi stellari, gruppi di stelle relativamente vicini fra loro, che si muovono tutti insieme. Essi possono essere Aperti, costituiti da stelle distribuite in modo irregolare, come le pleiadi Globulari, formati da stelle ordinate in maniera regolare a formare una sfera Le stelle di un ammasso globulare sono cos fitte da essere difficilmente risolubili singolarmente se non nellestrema periferia; da tener presente per che comunque il volume che ognuna di esse occupa ancora tale che la probabilit di collisione fra luna e laltra siano pressoch nulle. La maggior parte degli ammassi si trova al di fuori del disco centrale e forma con la sua distribuzione una specie di nuvola sferica, molto rarefatta, chiamata alone galattico. Le galassie possono avere varie forme: Ellittiche A spirale (come la nostra e quella di Andromeda A spirale barrata Globulari, con stelle pi addensate al centro e pi rade alla periferia Irregolari, senza una forma definita Le galassie tendono ad ammassarsi in gruppi: la nostra Via Lattea fa parte del gruppo locale, un ammasso di circa 30 galassie. La via lattea fa parte dellammasso della Vergine, intorno al cui baricentro essa ruota insieme alle altre galassie del gruppo locale. Radiogalassie e quasar Nelluniverso sono presenti numerose radiosorgenti, cio oggetti che emettono onde radio: alcune sono supernovae, altre sono galassie lontanissima ma con emissioni cos intense da essere state chiamate radiogalassie. Dallo spazio ci arrivano anche altri segnali, che hanno rivelato la presenza di oggetti straordinari alcuni dei quali si trovano addirittura al di l delle galassie pi lontane finora scoperte. Essi sono segnali radio di grandissima intensit e fortemente concentrati, provenienti da corpi di apparenza stellari: i quasar (quasi stellar source). un quasar loggetto celeste pi lontano finora osservato, a oltre 10 miliardi di anni luce. Nonostante le distanze, lintensit dei segnali che arrivano a noi indicano che un quasar mille miliardi di volte pi luminoso del sole, molte volte pi splendente di unintera galassia formata da centinaia di miliardi di stelle. Eppure tutta questenergia si libera da un corpo molto pi piccolo di una galassia, tanto che appare come una stella. La legge di Hubble e lespansione delluniverso Hubble osserv negli spettri di alcune decine di galassie che esse si spostavano sistematicamente verso il rosso. Not anche che lo spostamento verso il rosso di galassie che si trovano a distanze note aumenta con laumentare di tali distanze. Ne consegue che le galassie si stanno allontanando con una velocit tanto pi alta quanto pi sono lontane. Il rapporto tra la velocit di allontanamento delle galassie e la loro distanza dalla Terra costante e viene indicato con H0, una grandezza nota come costante di Hubble. v/d = H0 dove v la velocit di allontanamento in km/s e d la distanza in Mpc (megaparsec).

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Tutto ci si pu spiegare se si ammette che luniverso in espansione nella sua globalit, e perci ogni oggetto che ne faccia parte si allontana da ogni altro per il progressivo dilatarsi dello spazio. evidente limportanza di conoscere con esattezza il valore di H0, per poter usare le formule inverse e calcolare distanze anche nello spazio pi profondo. Luniverso stazionario La fisica propone un Principio cosmologico in base al quale luniverso dovrebbe essere immutabile e uniforme. Se si estende nel tempo, tale principio ammetterebbe che luniverso appaia in media sempre uguale. Questa era la teoria delluniverso stazionario: il reciproco allontanamento delle galassie sarebbe compensato da una continua creazione nello spazio di nuova materia, la cui aggregazione finirebbe per produrre nuove galassie in sostituzione di quelle ormai lontane. La teoria ha per alcune difficolt, a cominciare dalla mancanza di qualunque conferma sulla possibilit di formazione di nuova materia. Inoltre, il conteggio degli oggetti lontanissimi, sembra indicare un aumento della densit media delluniverso nel lontano passato, e non una condizione stazionaria. Di conseguenza questa teoria ormai poco seguita, anche a causa della recente scoparta della radiazione fossile. Il Big Bang e luniverso inflazionario: le fasi della nascita delluniverso La teoria dellespansione delluniverso fu proposta da Gamow negli anni 40, quando descrisse un universo in continua evoluzione a partire da uno stato primordiale caldo e denso, attraverso un iniziale big bang. La teoria divenuta omogenea negli anni 80. Nellistante 0 (circa 12 miliardi di anni fa) luniverso in toto era concentrato in un volume pi piccolo di un atomo, con una densit pressoch infinita e una temperatura di miliardi di miliardi di gradi. In un determinato istante questo uovo cosmico si squarciato con unesplosione immane (big bang). Non per da prendere alla lettera: non cera un fuori, cio uno spazio in cui lesplosione potesse dilatarsi, ma lo spazio si gener insieme con lespansione. Subito dopo la sua nascita luniverso sarebbe passato in una fase durante la quale le forze fondamentali (gravit, elettromagnetica ecc.) si sarebbero comportate in modo diverso rispetto ad oggi. Vi sarebbe stata una violentissima espansione facendo aumentare lo spazio delluniverso di miliardi e miliardi di volte (inflazione) e avrebbe reso la sua temperatura bassissima (fino circa allo 0 assoluto) Al termine della fase di inflazione, la sfera di fuoco avrebbe cominciato ad espandersi in maniera pi lenta Nei primissimi istanti lenergia si condens in particelle elementari (quark ed elettroni) e poi in particelle maggiori (protoni e neutroni), finch dopo i primi 3 minuti, si formarono i primi nuclei atomici, come quello dellidrogeno. Solo quando dopo 300k anni la temperatura scese ulteriormente, gli elettroni furono catturati dai nuclei e si form un gas neutro formato da idrogeno e in piccola parte da elio. Con la formazione dellidrogeno neutro la materia si avvi a divenire la componente dominante dellevoluzione delluniverso, e fu da quel momento in poi che la luce pot viaggiare liberamente: di questa fase si trovata una traccia. Si tratta della radiazione emessa dalla sfera di fuoco ad alta temperatura, che oggi impregna tutto luniverso. Essa la radiazione cosmica di fondo: rilevabile con i radiotelescopi in ogni direzione dello spazio, considerata essere leco del big bang. Dopo il primo miliardo di anni, luniverso assunse condizioni fisiche pi familiari: la temperatura aveva raggiunto quella di una qualsiasi stella e la materia fatta di idrogeno, elio, elettroni, protoni e fotoni.

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Levoluzione futura Se la densit sar inferiore al calore critico, lespansione continuer senza fine, le stelle consumeranno tutto il loro combustibile e le galassie diventeranno sistemi oscuri di corpi freddi e inerti: un cosmo ridotto ad un immenso cimitero buio. I buchi neri rimarranno le uniche concentrazioni di massa, sebbene anchessi finiranno per dissolversi. Se la densit sar superiore a quella critica e la forza di gravit riuscisse a frenare lespansione delluniverso, si pu pensare che le galassie finiranno per arrestare la loro fuga ed invertire il loro movimento, dando inizio a una contrazione. La temperatura tornerebbe ad aumentare, le stelle si riaccenderebbero e farebbero pi calde, gli elementi pi pesanti si disintegrerebbero e anche idrogeno ed elio diverrebbero energia, precipitando nello stato primordiale. Questa teoria chiamata Big Crunch, grande collasso. Leggi di Keplero I legge di Keplero I pianeti nel loro moto di rivoluzione intorno al sole descrivono orbite ellittiche. Lellissi una figura geometrica piana con due centri detti fuochi. Il sole occupa uno dei due fuochi.

Dato che i pianeti percorrono un'orbita ellittica, della quale il Sole occupa uno dei due fuochi, risulta che la distanza Sole-pianeta varia nel tempo, ed ha un valore massimo in un punto detto "afelio" ed un valore minimo in un punto detto "perielio.

II legge di Keplero Il raggio che unisce il centro del sole al centro di un pianeta descrive superfici con aree uguali in intervalli di tempo uguali. (Le aree sono proporzionali ai tempi impiegati a percorrerle, pertanto un pianeta si muove pi velocemente quando si trova vicino al sole

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perielio e pi lentamente quando pi lontano afelio). (domanda critica -> quando c lestate? In afelio o in perielio?viceversa linverno?)

III legge di Keplero I quadrati dei tempi che i pianeti impiegano a percorrere le loro orbite sono proporzionali ai cubi delle loro distanze medie dal sole. Vale a dire che la velocit media di un pianeta tanto minore quanto pi esso lontano dal sole.

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Legge di gravitazione universale di Newton La legge di gravitazione universale afferma che due corpi si attraggono con una forza di intensit direttamente proporzionale al prodotto delle masse ed inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa, e tale forza ha la direzione parallela alla retta congiungente i baricentri dei corpi considerati.

Sistema solare un insieme di corpi celesti diversi fra loro sia per natura sia per dimensioni, ma accomunati tutti dalla forza gravitazionale che il sole esercita su di essi. Il sistema solare comprende 8 pianeti (Plutone stato ormai declassato, ritenuto troppo piccolo), 63 satelliti principali, migliaia di asteroidi, meteore e meteoriti, comete. Lo spazio fra i vari corpi celesti non inoltre totalmente vuoto: vi si presenta la materia interplanetaria, formata da pulviscolo, gas e particelle atomiche libere. Per quanto riguarda i pianeti, i primi 4 sono pi piccoli e rocciosi, chiamati pianeti terrestri (Mercurio, Venere, Terra, Marte); gli altri 4 pi grandi e meno densi, chiamati pianeti gioviani (Giove, Saturno, Urano, Nettuno). Essi hanno caratteristiche che li differiscono: dimensioni, densit, natura dei materiali che li costituiscono (sfere di rocce e metalli per i terrestri, gas e ghiacci per i gioviani.) I Pianeti Terrestri sono inoltre privi di atmosfera o ne posseggono una sottile e tenue, a differenza dei gioviani che presentano unatmosfera densa e spessa. I terrestri hanno pochi satelliti o addirittura nessuno, quelli gioviani molti di pi; presentano inoltre strutture particolari (come ad esempio per Saturno, che ha gli anelli). Intorno al Sole ruotano innumerevoli altri corpi, con dimensioni con dimensioni dal cm ad alcune decine di km, su orbite prossime a quelle dei pianeti o a distanze di oltre 1,5 a.l. Si possono suddividere in tre gruppi: asteroidi (o pianetini): corpi formati dallo stesso materiale da cui si formato il sistema solare, di cui hanno conservato la composizione originale; meteoroidi: corpi la cui orbita interseca quella terrestre, per cui sono attratti e cadono sul nostro pianeta, consumandosi nellatmosfera (meteore) o arrivano fino al suolo (meteoriti); comete: corpi di polveri e ghiacci che stazionano a grandissime distanze dal sole ma che possono immettersi su orbite lunghissime, fino a giungere in vacanza del Sole, perdendo nello spazio lunghe scie di materiali finissimi.

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Il sole Il sole una nana gialla di media grandezza. Il sole ha un raggio medio di circa 700000 km e il suo volume pari a 1300000volte quello terrestre, laccelerazione di gravit di circa 28 volte quella terrestre. Il sole ruota intorno ad un proprio asse ma con velocit diversa a seconda della latitudine: minore ai poli e crescente verso lequatore. Linterno del sole costituito al 98% da idrogeno ed elio allo stato di plasma in quantit uguali; il restante 2% rappresentato dagli elementi pi pesanti. La composizione degli strati pi esterni del sole si pu definire tramite lanalisi spettrografica, e ne risulta che: sono costituiti per il 74% di idrogeno 25% elio meno dell1% altri elementi pi pesanti. La presenza di questi elementi ci d la possibilit di dedurre che il sole si sia formato da una stella molto pi grande esplosa alla sua formazione; il materiale di cui composto quindi riciclato.

La struttura del sole La struttura interna del Sole, come quella delle altre stelle, appare costituita di involucri concentrici; ogni strato possiede caratteristiche e condizioni fisiche ben precise, che lo differenziano dal successivo. Il nucleo del sole la zona di produzione dellenergia dove avviene la fusione nucleare, innescata da temperature elevatissime, in cui lelio aumenta continuamente a spese dellidrogeno. La trasformazione dellidrogeno in elio in atto nel sole da almeno 5miliardi di anni e ne occorreranno altrettanti per terminare la combustione. Lenergia prodotta dal nucleo si trasmette verso lesterno attraverso la zona radiativa. Qui gli atomi dei gas assorbono ed emettono energia, ma a causa della minore temperatura, non danno luogo a reazioni. Nella zona convettiva il trasporto di energia avviene per convezione. La fotosfera linvolucro che irradia quasi tutta la luce solare e corrisponde alla superficie visibile. Essa non liscia, ma presenta una struttura a granuli brillanti (granulazione), che segnalano laffiorare di gigantesche bolle di gas molto calde, che fa sembrare la superficie della fotosfera in continua ebollizione. La fotosfera presenta periodicamente delle macchie solari: sono piccole aree scure, che in realt lo sono solo per il contrasto con la fotosfera, e sono punti relativamente freddi (4300kelvin). Latmosfera solare distinta in due strati: la cromosfera e la corona. La cromosfera un involucro trasparente di gas che avvolgono la fotosfera, e viene definita cos a causa dei suoi brillamenti visibili nelle eclissi totali di Sole. La corona la parte pi esterna dellatmosfera solare ed formata da un involucro di gas ionizzati sempre pi rarefatti. Si pu osservare durante uneclissi totale. Nella parte pi esterna della corona le particelle ionizzate hanno velocit sufficiente per sfuggire allattrazione gravitazionale del sole e si disperdono perci nello spazio come vento solare.

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Lattivit solare Lenergia irradiata dalla superficie legata solo alla temperatura del sole chiamata radiazione stazionaria. Essa, assieme al vento solare, rappresenta la normale attivit solare. Ve ne sono per anche altri: Macchie solari, che appaiono e scompaiono a intervalli regolari di circa 11 anni Protuberanze, grandi nubi di idrogeno che si innalzano dalla cromosfera e penetrano nella corona. Esse hanno forma di immense fiammate. Flares (o brillamenti), violentissime esplosioni di energia associati a potenti scariche elettriche e caratterizzati da enormi temperature. Esse emettono un flusso di particelle atomiche. Quando un flare esplode presso il centro del disco solare, nel giro di 26 ore il flusso di particelle raggiunge il nostro pianeta. I velocissimi corpuscoli di origine solare colpiscono con violenza le particelle dellalta atmosfera terrestre, soffiandole verso il basso, e dando luogo alle aurore polari, boreali ed australi. Contemporaneamente alle prime si verificano forti perturbazioni chiamate tempeste magnetiche. Vento solare, formato da plasma e la sua composizione chimica identica a quella della corona Campo magnetico - Il moto turbolento del plasma e delle particelle cariche della zona convettiva generano un potente campo magnetico, caratterizzato da poli appaiati (nord e sud) disposti lungo tutta la superficie solare. Il campo inverte il proprio verso ogni undici anni, in corrispondenza del massimo del ciclo solare. Il campo magnetico solare all'origine di diversi fenomeni che prendono complessivamente il nome di "attivit solare"; tra essi si annoverano le macchie fotosferiche, i flare (o brillamenti) e le variazioni nell'intensit del vento solare, che diffonde materia attraverso il sistema solare LA FORMA DELLA TERRA: Il primo ad ipotizzare che la Terra fosse sferica fu PITAGORA nel V sec. a.C. ma lidea che la Terra fosse piatta fu propugnata nuovamente nel Medioevo e fu definitivamente abbandonata dagli Umanisti nel 400, che si rifacevano alle concezioni dAristotele e di Tolomeo. Lorizzonte va aumentando dampiezza con laumentare dellaltitudine del punto dosservazione. Inoltre, se ci spostiamo lungo un meridiano terrestre possiamo constatare che laltezza delle stelle sullorizzonte varia. Ci prova senza dubbio che la Terra ha una superficie curva e convessa. Se la Terra fosse omogenea e immobile la sua forma sarebbe quella di una sfera perfetta. In realt non n omogenea n immobile e la forza centrifuga generata dal movimento terrestre ha portato ad una deformazione comprimendola ai poli e rigonfiandola lungo il piano equatoriale. La forma che ne risulta di poco dissimile da quella di unELLISSOIDE DI ROTAZIONE, cio da quella di un solido che si ottiene facendo ruotare unellisse attorno al suo asse minore. Lasse minore terrestre identificabile con la distanza fra i due poli, mentre lasse maggiore dovrebbe corrispondere al diametro della circonferenza equatoriale. Nuove osservazioni hanno dimostrato che lequatore non proprio circolare quindi come forma della Terra si deve considerare quella di un ellissoide a tre assi. La Terra nei vari punti presenta valori diversi della forza di gravit ed essendo questultima in rapporto con la distanza dal centro della Terra se ne dedotto che i vari punti della Terra si trovano a diverse distanze dal centro. Ci ha dimostrato che la superficie terrastre presenta curvature diverse che non consentono di identificarla neanche come unellisoide di rotazione. La forma della Terra non pu essere definita matematicamente n perfettamente identificabile con quella di solido geometrico: una forma del tutto propria e particolare. Si pensato di identificare la forma del nostro pianeta con quella di un solido la cui superficie perpendicolare in ogni suo punto alla direzione del filo a piombo; al corpo di tale superficie stato dato il nome di GEOIDE. La superficie del Geoide una superficie equipotenziale, ossia che in tutti i suoi punti non uguale laccelerazione di gravit. Teoricamente il Geoide pu essere immaginato come la figura che la Terra assumerebbe se il livello medio del mare si estendesse in continuit anche laddove si trovano le terre emerse, colmando le eventuali

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depressioni e cancellando tutti i rilievi. Per mezzo di satelliti artificiali si potuto vedere che la Terra ha un aspetto leggermente piriforme. DIMENSIONI DELLA TERRA: le prime osservazioni per determinare il raggio terrestre furono fatte da EUDOSSO DI CNIDO e da DICEARCO DA MESSINA ma il tentativo di cui si hanno notizie pi sicure e che condusse ad un risultato pi preciso fu quello eseguito da ERATOSTENE DI CIRENE. Eratostene riteneva che le citt dAlessandria dEgitto e Siene fossero situate sullo stesso meridiano conosceva la loro distanza valutata per quei tempi in 5000 stadi e sapeva che a Siene il 21 giugno i corpi non producevano ombra egli misur con uno scafe langolo che in quello stesso istante i raggi del sole formavano ad Alessandria. Eratostene ottenne che la circonferenza terrestre doveva corrispondere a 39375 km: valore molto vicino a quello che oggi consideriamo vero. Nel 1671 Picard misur larco di meridiano congiungente Amiens con Mahoisine. Le misure sempre pi precise hanno consentito di stabilire che larco di un grado di meridiano non presenta una lunghezza costante ma il suo valore aumenta, seppure di poco, dallEquatore ai poli e ci conferma la forma schiacciata del nostro pianeta. Lo schiacciamento polare della Terra stato messo in evidenza gi nel XVII sec. mediante le osservazioni sul moto oscillatorio di Richer. Questi aveva constatato che un pendolo regolato a Parigi esattamente sul secondo trasferito alla Caienna, nella Guiana francese, presentava oscillazioni pi lente. Le pi recenti misure astrogeodetiche hanno permesso di misurare la lunghezza del raggio equatoriale in 6378,16 km e quella del raggio polare in 6356,78 km; la loro differenza di soli 21,38 k e lo schiacciamento che n deriva pari a 1/298,3.

Pianeta Terra: coordinate Considerando la sfera terrestre sulla sua superficie possibile tracciare idealmente due serie di linee che costituiscono un sistema di riferimento per localizzare gli oggetti che si trovano sulla Terra. Essa presenta una fitta rete di meridiani (tutti della stessa dimensione, di cui quello di riferimento quello di Greenwich) e paralleli (di cui lequatore quello di massimo diametro) che rappresenta il reticolo geografico. Esso ci consente di determinare la posizione assoluta di un punto sulla superficie della Terra: le coordinate geografiche sono latitudine e longitudine. La latitudine la distanza angolare di un punto dallequatore e pu essere Nord o Sud La longitudine la distanza angolare di un punto da un determinato meridiano, misurata dal parallelo che passa per quel punto. Pu essere Est o Ovest, a seconda che si trovi ad ovest o a est del meridiano considerato. Sia la latitudine che la longitudine vengono espresse in gradi e frazioni di grado. Tutti i punti appartenenti allequatore hanno latitudine 0 mentre il valore massimo per essa di 90 (ai poli); tutti i punti del meridiano di Greenwich hanno longitudine 0 ed il valore massimo possibile cio 180 si ha sullantimeridiano corrispondente. Pianeta Terra: la struttura La Terra ha un nucleo di materiale molto denso (essenzialmente ferro e nichel), avvolto da un mantello di rocce a sua volta coperto da una sottile crosta di rocce meno dense di quelle sottostanti. Essa presenta una netta distinzione fra bacini depressi (oceani) e ampie zone rilevate (le aree continentali, in gran parte emerse). Linterno della Terra molto caldo, tanto che il nucleo almeno in parte fuso: ai movimenti in atto allinterno del pianeta legata la presenza del forte campo magnetico terrestre.

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La Terra lunico pianeta caratterizzato dalla vita, che almeno nelle forme a noi note, non compare il nessun altro corpo del sistema solare. Essa possiede unatmosfera non molto densa, formata da azoto e ossigeno (in minor parte); altri gas come lanidride carbonica e il vapore acqueo sono presenti solo in minime quantit. La temperatura media in superficie tale da consentire allacqua di persistere ampiamente allo stato liquido: circa della superficie terrestre sono coperti dalle acque di oceani, fiumi e laghi (oltre allenorme potenziale dei ghiacciai) che formano lidrosfera. Atmosfera e idrosfera hanno trasformato e continuano a trasformare laspetto superficiale della crosta terrestre: inoltre, la loro attivit ha contribuito a cancellare le tracce del bombardamento meteoritico che caratterizz il primo miliardo di anni di evoluzione del sistema solare. Tali tracce sono invece perfettamente conservate nella luna, il nostro satellite naturale. Pianeta Terra: i movimenti La Terra si muove in maniera complessa nello spazio essendo dotato di diversi moti simultanei con velocit e durate differenti. Movimenti brevi come rivoluzione e rotazione, Movimenti lunghi come i moti millenari, il moto di traslazione assieme al sistema solare verso la costellazione di Ercole, la partecipazione al moto di recessione della galassia, ossia alla probabile espansione delluniverso.

Moto di rotazione terrestre La Terra compie intorno al proprio asse una rotazione da ovest verso est; la durata di questo movimento detta giorno sidereo, formato da 23h 56m 4s. Poich ogni punto della Terra compie in un giorno un intero giro di 360, la velocit angolare di rotazione identica a tutte le latitudini, fatta eccezione per i poli dove nulla. La velocit lineare invece molto variabile con la latitudine: massima allequatore e va diminuendo verso i poli, dove diventa nulla. Il moto di rotazione non avviene in maniera perfettamente uniforme: orologi atomici hanno dimostrato infatti lesistenza di diverse piccolissime variazioni. Questo rallentamento si spiegherebbe con lattrito delle maree, ossia delle protuberanze che la luna provoca sulle masse oceaniche terrestri. La luna infatti esercita unazione frenante sulla Terra. Moto di rivoluzione terrestre La Terra compie un moto di rivoluzione descrivendo unorbita ellittica intorno al sole in senso antiorario. Come deducibile dalla I legge di Keplero la distanza tra la Terra ed il sole varia a seconda che la Terra si trovi in afelio o in perielio: qui ai primi di gennaio; in afelio ai primi di luglio. Il sistema Terra-sole si muove attorno al baricentro comune, ma dato che la massa del sole molto maggiore di quella della Terra, il baricentro si trova tanto prossimo al sole da potersi ritenere praticamente coincidente con esso, di conseguenza si pu approssimativamente considerare che la Terra sia in movimento intorno al centro del sole. Osservando il sole dalla Terra sembra che durante lanno esso descriva sulla Sfera celeste un circolo massimo, chiamato Eclittica, passando davanti alle 12 costellazioni dello Zodiaco. Altri moti
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Vi sono dei movimenti che la Terra compie nellordine dei millenni, ed essi vengono chiamati moti millenari. Altri movimenti coinvolgono la Terra in quanto facente parte del sistema solare, della galassia e delluniverso: sono il moto di traslazione, che la Terra esegue assieme al sole e agli altri corpi del sistema solare in direzione della costellazione di Ercole, e la partecipazione al moto di recessione della galassia. Prove della rotazione terrestre I nostri sensi non hanno alcuna percezione diretta della rotazione. Alla quale partecipiamo anche noi; tuttavia vi sono numerosissime prove di questo movimento. Apparente spostamento diurno dei corpi celesti da est a ovest. Se fossero i corpi a girare, trovandosi essi a distanze differenti dal nostro pianeta, dovrebbero avere velocit assai maggiori a quella della luce, che invece la massima. Analogia con gli altri pianeti. Esperienza di Guglielmini: egli lasci cadere dalla torre degli Asinelli a Bologna (100 mt circa) un grave: esso giunge a Terra in un punto spostato verso est rispetto alla verticale del luogo dal quale aveva avuto inizio la caduta. Nonostante lesiguo spostamento 17mm circa esso da prendere in considerazione ammettendo la rotazione della Terra da Ovest verso est: in questo caso anche il corpo che si trovava sulla torre ha partecipato della rotazione terrestre. Esperienza di Foucault: consiste nellosservare lo spostamento del piano di oscillazione di un pendolo rispetto agli oggetti terrestri. Foucault sospese un pendolo costituito da un filo di 68m a cui era sospesa una sfera di 30kg di modo che le oscillazioni potessero continuare per alcune ore. Alla sfera applic unasticina che toccava un piano sabbioso sul quale era stato sospeso il pendolo. Lasticina lasciava dei segni simili ad oscillazioni in senso orario: poich le leggi della fisica dimostrano che il piano di oscillazione di un pendolo, che possa oscillare liberamente, in realt rimane fisso nello spazio, fu facile dedurne che lapparente rotazione di detto piano era dovuta ad un movimento effettivo del pavimento in senso contrario. Variazione dellaccelerazione di gravit con la latitudine, in quanto procedendo verso i poli si riduce la distanza dal centro della Terra, a causa dello schiacciamento polare, e diminuisce il valore della forza centrifuga. Conseguenze della rotazione terrestre Schiacciamento polare Spostamento della direzione dei corpi in moto sulla superficie terrestre (Legge di Ferrel): a causa della rotazione terrestre un corpo qualsiasi che si muova liberamente sulla Terra (come pu essere una mongolfiera) viene deviato dalla sua direzione iniziale verso destra se si trova nellemisfero boreale e verso sinistra se si trova in quello australe. Alternarsi del d e della notte (se la Terra fosse immobile infatti, o anche se la sua rotazione avesse la stessa durata della sua rivoluzione, met della superficie sarebbe sempre illuminata e riscaldata, mentre laltra met sarebbe sempre nelloscurit e soffrirebbe un freddo glaciale. Lemisfero illuminato diviso da quello in ombra da un circolo massimo che va spostandosi di continuo ed al quale diamo il nome di circolo dilluminazione. Esso in realt non separa nettamente la parte illuminata da quella buia, cio non proprio una linea, ma piuttosto una fascia di una certa ampiezza. Il passaggio dal d alla notte non brusco ma graduale, a causa della presenza dellatmosfera, i cui alti strati sono penetrati dai raggi un po prima del sorgere del Sole sullorizzonte e un po dopo il tramonto: fenomeni di diffusione, riflessione e rifrazione della luce ci danno un po di chiarore solare durante le aurore e i crepuscoli, la cui durata aumenta nelle stagioni invernali e nelle regioni polari.

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Prove della rivoluzione terrestre Vi sono diverse prove pi o meno evidenti che dimostrano lesistenza effettiva di un movimento di rivoluzione da parte della Terra attorno al sole. Analogia con gli altri pianeti del sistema solare (regolato dalle leggi di Keplero) Periodicit annua di alcuni gruppi di stelle cadenti, che dovrebbe indicare anchessa che la Terra si muove nello spazio descrivendo unorbita tale che la sua forma consenta di passare periodicamente attraverso regioni in cui sono presenti sciami di materia cosmica Aberrazione della luce proveniente dagli astri (se noi osserviamo una stella la direzione con cui noi la vediamo ad occhio nudo una direzione apparente. Volendola vedere con un telescopio, bisogna tener conto del fatto che la luce impiega un certo tempo a percorrere lasse ottico dello strumento ed arrivare al nostro occhio: in questo modo, dovendo piegare un po in avanti il telescopio per vedere la nostra stella, sar chiaro come questo avviene in quanto noi ci spostiamo in un punto dellorbita terrestre che non pi quello di prima. Questo angolo di differenza si chiama angolo di aberrazione.) Diversa durata del d e della notte Equinozi e solstizi: quando il sole si trova in equinozio (ossia il 21 marzo o il 23 settembre) esso giace sul piano equatoriale, culminando quindi allo zenit dellequatore terrestre e causa la medesima durata per il d e per la notte in ogni luogo della Terra. Quando invece in solstizio (21 giugno o 22 dicembre) i raggi solari risultano perpendicolari rispettivamente a due paralleli: il tropico del cancro e il tropico del capricorno. Alternarsi delle stagioni Zone astronomiche di differente riscaldamento (torrida, delimitata dai due tropici; temperata boreale, fra tropico del cancro e circolo polare artico; temperata australe, fra tropico del capricorno e circolo polare antartico; calotta polare artica da circolo artico a polo nord; calotta polare antartica da circolo polare Antartico a polo sud) Luna Luna e Terra hanno alcune caratteristiche comuni e stretti rapporti astronomici: insieme esse costituiscono un sistema biplanetario. La Luna lunico satellite naturale della Terra e anche il primo che si incontra procedendo dal Sole verso lesterno del nostro sistema planetario. una astro privo di luce propria costituito da materiali allo stato solido, la cui massa pari a 1/81 quello della Terra. Forma e dimensioni Nonostante questa non sia affatto una caratteristica comune ad altri satelliti, la Luna a occhio nudo sembra un corpo celeste che possiede una forma pressoch sferica: pi propriamente essa corrisponde ad un ellissoide a tre assi, con lasse maggiore equatoriale (diametro massimo) rivolto verso la Terra. La massa e le dimensioni della luna sono assolutamente ragguardevoli se paragonate con gli altri 63 satelliti del sistema solare. Il rapporto tra la massa della Luna e la massa della Terra maggiore di quelli esistenti per tutti gli altri satelliti nei confronti dei rispettivi pianeti, quindi la Luna pu essere considerata addirittura come un pianeta, seppure molto piccolo. La densit della Luna pari a circa 3,3g/cm. Questo sembrerebbe confermare lipotesi che la Luna si sia originata dalla Terra, dalla cui parte esterna si sarebbe staccata a causa della rotazione molto veloce del nostro pianeta appena formatosi e della forza di attrazione del sole. Tuttavia al momento prevale lidea che la luna si sia formata in modo almeno in parte autonomo, per un processo pi complesso.
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Il valore di accelerazione di gravit sulla superficie lunare circa 1/6 di quello esistente sulla superficie terrestre. Mancanza di atmosfera ed idrosfera La Luna non ha unatmosfera gassosa e neanche acque superficiali come quelle terrestri. La mancanza di acqua sulla superficie Lunare dovuta al fatto che lacqua eventualmente presente sarebbe sottoposta a continua evaporazione - come sulla Terra e quindi molecola per molecola si diffonderebbe nello spazio. Soltanto in luoghi protetti dallinsolazione si potrebbero conservare quantit di acqua pi o meno limitate o allo stato solido. Conseguenze della mancanza di atmosfera:

Assenza di fenomeni crepuscolari: il passaggio dallilluminazione alloscurit molto brusco I periodi di illuminazione e di oscurit hanno una lunga durata, circa quindici giorni ciascuno, perch la rotazione lunare piuttosto lenta Temperatura del suolo lunare che subisce forti sbalzi (mancano sia nubi che vegetazione: fino al 110 il d, e fino a -150 la notte Dispersione del calore assorbito dal sole dal suolo lunare: la luminosit della Luna scarsa: la superficie lunare infatti non riflette bene la luce che arriva dal sole. Il suo potere riflettente (albedo) del 7% della luce solare ricevuta che viene rinviata verso di noi, mentre il rimanente 93% viene assorbito dal suolo, trasformato in calore e disperso per rapido irraggiamento, a causa dellassenza di atmosfera.

Movimenti della Luna e del sistema Terra Luna Vi sono diversi movimenti simultanei della luna. I principali sono quello di rotazione, che essa compie intorno al proprio asse; quello di rivoluzione, intorno alla Terra; quello di traslazione, assieme alla Terra intorno al sole. Il moto di rotazione lunare Come la Terra, anche la luna gira su se stessa, ma per fare un giro completo essa impiega un tempo ben pi lungo. La Luna volge alla Terra sempre la stessa faccia, perch il suo moto di rotazione dura quanto quello di rivoluzione. Il movimento di rotazione si compie intorno allasse lunare nello stesso senso della rotazione terrestre (OVEST - EST). La durata di una rotazione completa di 27giorni 7h 43m 12s (uguale a quelladel moto di rivoluzione). La rotazione della Luna non perfettamente uniforme: questo perch la forma di questo corpo celeste non sferica, ma ellissoidale. Lattrazione che la Terra esercita in maniera maggiore sul rigonfiamento equatoriale della Luna causa delle perturbazioni del moto di rotazione lunare, dette librazioni. Altre librazioni sono invece apparenti, in quanto legate alle posizioni che la Luna assume rispetto alla Terra, che pure si sposta, e ai punti della superficie terrestre dai quali si osserva la Luna. Le librazioni reali e apparenti ci consentono di vedere circa il 59% anzich il 50% della superficie lunare. Il moto di rivoluzione lunare Analogamente a quanto fanno tutti satelliti rispetto ai propri pianeti, anche la luna si muove intorno alla Terra. Si effettua in senso antiorario, immaginando di osservarlo dal polo nord celeste lungo unorbita ellittica di cui la Terra occupa uno dei due fuochi.

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Il punto dellorbita lunare pi vicino alla Terra il perigeo, il pi lontano lapogeo. Il piano dellorbita lunare forma con il piano dellorbita terrestre un angolo di circa 5: i punti di intersezione delle due orbite sono i nodi, e la linea che li unisce detta linea dei nodi. La velocit del moto di rivoluzione della luna attorno alla Terra di circa 1km/s (ovviamente essa maggiore in prossimit del perigeo e minore in quella dellapogeo. Per la durata della rivoluzione si fa riferimento o a una stella della sfera celeste o allallineamento Terra sole: nel primo caso si ha il mese sidereo, che dura 27gg7h43m12s, nel secondo il mese sinodico (o lunazione) che dura 29gg12h44m3s. Questo perch quando la luna termina la sua rivoluzione, la Terra non si trova pi nello stesso punto essendosi spostata intorno al sole di 27. Perci per ripresentarsi nella situazione di partenza la luna dovr percorrere un tratto supplementare della sua orbita. La Terra e la luna girano insieme intorno al baricentro del sistema che esse costituiscono. A causa della maggiore massa della Terra, il baricentro del sistema Terra luna si trova allinterno della Terra, e per questo si pu dire che la luna gira intorno alla Terra. Il moto di traslazione lunare La luna si sposta insieme al nostro pianeta anche intorno al sole. Questo movimento si effettua nello stesso senso e con la stessa velocit angolare con cui la Terra compie il suo moto di rivoluzione. La curva descritta dalla luna nello spazio non pu essere rappresentata da unellisse regolare. La traiettoria lunare riferita al sole una specie di ovale deformata un po sinuosa. Viene chiamata epicicloide e presenta la caratteristica non comune di rivolgere la sua concavit sempre dalla parte del sole. La luna lunico satellite del sistema solare la cui orbita sempre concava verso il sole, analogamente a quelle dei pianeti. Questo un motivo in pi per considerare la luna come un pianeta. Altri moti della luna e del sistema Terra luna Esistono altri moti della luna simultanei ai precedenti ma molto pi lenti, alcuni di essi consistono in perturbazioni.

Moto di regressione della linea dei nodi: la linea dei nodi non rimane fissa nello spazio, ma si va spostando continuamente ruotando in senso orario con un periodo di circa 18.6 anni (stesso valore delle nutazioni dellasse terrestre). Rotazione dellasse maggiore dellorbita lunare: la linea che congiunge apogeo e perigeo ruota in senso antiorario, compiendo un giro di 8.85anni. La luna partecipa poi al moto che il sole e tutti i corpi del sistema solare compiono verso la costellazione di Ercole, alla rotazione della nostra galassia e alla sua recessione, ossia allespansione delluniverso. Fasi lunari: noviluni e pleniluni

Quando la luna si trova in congiunzione - ossia dalla stessa parte del sole rispetto alla Terra, lemisfero che essa rivolge verso di noi non viene colpito dai raggi solari e risulta quindi oscuro. Abbiamo allora la fase di Luna nuova o novilunio. Quando la luna si trova invece in opposizione, ossia dalla parte opposta del sole, la sua met illuminata quella rivolta verso di noi, e abbiamo quindi la fase di Luna piena o plenilunio. Altre due posizioni vengono chiamate quadrature: esse si verificano quando la luna la Terra e il sole occupano i vertici di un triangolo rettangolo ideale, con la Terra situata dalla parte dellangolo retto. Le due fasi dellangolo corrispondente si chiamano primo quarto e ultimo quarto. Naturalmente fra queste quattro fasi principali si hanno tutte le possibili condizioni di illuminazione intermedie.

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Subito dopo il novilunio dalla Terra si comincia a vedere una piccola porzione del disco lunare, a forma di falce, che va sempre crescendo di larghezza fino al massimo del plenilunio. Dalla fase di novilunio a quella di plenilunio la porzione visibile della luna presenta la sua gobba rivolta verso ovest; dalla fase di plenilunio a quella di novilunio, la porzione visibile va diminuendo e la sua gobba rivolta verso est. Poich una rivoluzione sinodica dura circa 29 giorni e mezzo, in un anno si hanno 12 mesi sinodici, con lavanzo di 11gg e 5h. Perci le fasi lunari non si ripetono sempre nella stessa data, anzi questa si verifica uguale ogni circa 19 anni. Questo detto ciclo aureo, e permette di stabilire la data di pleniluni passati o futuri e di prevedere la data della pasqua. [che viene celebrata la prima domenica seguente il plenilunio che si verifica dopo lequinozio di primavera].

Le eclissi La Terra e la luna vengono illuminate soltanto nellemisfero rivolto verso il sole, mentre dalla parte opposta presentano dei coni dombra. Il cono dombra della Terra presenta una lunghezza di circa 1,4 milioni di kilometri, con oscillazioni dovute al variare della distanza Terra sole. Il cono dombra della luna ha una lunghezza media di circa 380.000km e le variazioni dovuti alle variabili non superano i 6400km.

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Le eclissi si verificano soltanto quando sono soddisfatte contemporaneamente due condizioni: 1) Luna in fase di plenilunio o novilunio 2) Luna che si trova in uno dei nodi o nelle vicinanze di esso. Nel primo caso si hanno le eclissi totali, nel secondo quelle parziali. Eclissi di luna: si verificano quando la luna si trova in uno dei nodi durante il plenilunio. Possono essere totali anche quando la luna non si trova esattamente in uno dei nodi , ma in prossimit di esso (se passa completamente entro il cono dombra della Terra). Delle eclissi lunari totali la durata dipende dal cammino percorso dalla luna e pu raggiungere i 100 minuti tra linizio e la fine del fenomeno. Le eclissi parziali si verificano quando la luna si trova nella zona di penombra che si allarga a ventaglio dietro la Terra. In questo caso si pu propriamente parlare di eclisse solo se la luna interessata dalla penombra per almeno i della sua superficie. Eclissi di sole: si verificano quando la luna si trova in uno dei nodi durante il novilunio. Leclissi totali di sole interessano zone piuttosto ristrette della superficie terrestre; sono per osservabili come parziali da tutti i luoghi della Terra che vengono investiti dalla penombra. Interessano sempre porzioni limitate della superficie terrestre. Tra le eclissi di sole interesse particolare da rivolgere alle eclissi anulari. Le eclissi anulari si verificano quando la luna si trova contemporaneamente: 1) in fase di novilunio 2) in uno dei nodi 3) alla massima distanza dalla Terra. Durante leclissi anulari possibile seguire interessanti osservazioni sugli involucri pi esterni del sole. Leclisse pu essere osservata per poco, allincirca 7minuti e mezzo per uneclisse totale e 12 e mezzo per una anulare. La durata del fenomeno pu raggiungere complessivamente le 4 ore, dal momento in cui leclisse si comincia a vedere in un certo luogo fino a quando cessa di essere visibile da ogni punto della superficie terrestre. Periodicit delle eclissi: in un anno si possono avere dalle due alle sette eclissi. Nel primo caso tute di sole, nel secondo cinque di sole e due di luna. Le eclissi di sole sono dunque pi frequenti. Esiste una periodicit delle eclissi che possono essere previste: in poco pi di 18 anni, (ciclo Saros o ciclo delle eclissi), si verificano in media 43 eclissi solari e 28 eclissi lunari. Paesaggio lunare Il paesaggio della luna caratterizzato dalla presenza di: Mari, distese oscure a fondo quasi piatto costituite da espandimenti di lava basaltica. I mari sono ricoperti da una coltre di polvere, cenere e detrito grossolano. Tali materiali costituiscono il regolite: si sono originati a seguito dellattivit vulcanica e del successivo rimaneggiamento da parte degli impatti meteoritici e del vento solare. Terre alte. Vaste regioni chiare vastamente craterizzate. Costituiscono pi del 70% della faccia rivolta verso di noi, e la quasi totalit dellaltra superficie lunare. Sulla luna esistono rilievi con forme diverse (catene montuose, orli di circhi e crateri, colline), la cui altitudine raggiunge anche i 9000metri. la superficie della luna disseminata di crateri e circhi originati dalla caduta di meteoriti e dallattivit vulcanica avvenuta durante la consolidazione della luna. Altre forme tipiche della superficie lunare sono i solchi, interpretati come fessure di raffreddamento di lave o linee di raffreddamento di gas, o come canali scavati da colate di lava o anche come vere e proprie faglie, fratture con spostamento delle masse rocciose a contatto. Composizione superficiale e interno della luna Le rocce che formano i mari sono simili a basalti terrestri, quelli delle terre alte sono anortositi

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I basalti dei mari hanno unet compresa fra i 3,2 e i 3,8 miliardi di anni; le anortositi sono pi antichi e hanno unet compresa fra 4,1 e 4.4 mld di anni. La luna ha quindi 4,5 mld di anni. Nei materiali lunari prelevati durante le missioni spaziali non sono state rinvenute forme di vita attuali o passate. I sismografi lasciati sulla luna hanno registrato terremoti lunari, che registrano unintensa attivit geologica interna. Linterno della luna suddiviso in: 1)crosta, la parte pi superficiale, 2) mantello, diviso in litosfera rigida e astenosfera plastica 3) nucleo, non metallico.

Origine della luna Sullorigine della luna numerose ipotesi sono state avanzate, e sono state formulate diverse teorie. Le principali ipotesi finora prospettate si possono raggruppare in 4 tipi: fissione, cattura, accrescimento, impatto. Fissione: presupponeva che la Terra si trovasse ad uno stato fuso e ruotasse su se stessa molto velocemente. In tali condizioni essa avrebbe potuto scindersi in due corpi a causa di ripetuti e alternati rigonfiamenti prodotti dallazione gravitazionale del sole sulla massa fusa terrestre. Secondo lipotesi della fissione la luna si sarebbe originata per distacco dalla Terra primordiale. Tale ipotesi venne abbandonata quando si dimostr con i calcoli che le resistenze di attrito nellipotetico materiale fuso terrestre non avrebbero consentito alla marea laltezza necessaria per produrre un distacco. Sebbene queste ipotesi vengano considerate inaccettabili da molti studiosi, esse sono comunque servite

per sviluppare ipotesi pi moderne e accreditate. Cattura: secondo le ipotesi della cattura un tempo la luna era un corpo autonomo proveniente da unaltra parte del sistema solare. Essa poi sarebbe giunta tanto vicino alla Terra da esserne attratta e messa in rotazione su unorbita ellittica attorno ad essa secondo le leggi di Keplero. Essa quindi un tempo andava alla deriva nello spazio, ma fu poi imprigionata dal campo gravitazionale della Terra e costretta a muoversi su un orbita chiusa. Queste teorie sono in accordo con la diversa densit e composizione della luna e della Terra, ma ricorrono ad un processo piuttosto inconsueto e difficile da ammettere dal punto di vista dinamico. Difatti il fenomeno della cattura richiede un avvicinamento della

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luna alla Terra con una velocit relativa inferiore a 1km/s e fino a una distanza non maggiore di due raggi terrestri dalla superficie della Terra. Accrescimento: terzo gruppo di ipotesi che non affronta il problema dinamico, ma che considera il sistema Terra luna come un pianeta doppio. Secondo tale ipotesi la luna si sarebbe formata dopo la Terra dalla riunione di materiali diversi, polveri e particelle un tempo in orbita intorno al nostro pianeta. Per ora non c nessun elemento valido per poter stabilire come luogo in cui si origin la luna una distanza precisa dalla Terra; si pu solo escludere che questo avvenne in un luogo lontano dal nostro pianeta. Impatto: collega la nascita della luna ad un evento catastrofico: la violenta collisione fra la Terra ancora in formazione ed uno o pi corpi planetesimali, la cui orbita incrociava quella terrestre. Impatto gigante: durante la formazione del sistema solare, un proto pianeta grande pressappoco come marte, avrebbe urtato violentemente la nostra Terra, sconvolgendone crosta e mantello. Il nucleo e il mantello del corpo, dopo 1 ora dalla collisione, avrebbero costituito un pennacchio gigantesco di materiale vaporizzato a causa dellenorme calore scaturito dallurto. 4 ore dopo il nucleo sarebbe ricaduto sulla Terra, e 24 ore dopo il nucleo del pianeta impattante avrebbe formato una protoluna, aggregatasi in orbita. una fra le ipotesi pi accreditate dellorigine della luna, sebbene sia la pi catastrofica. Rocce e minerali I minerali sono i costituenti fondamentali delle rocce, i veri mattoni da cui risulta ledificato del pianeta. Se i minerali sono i mattoni, le rocce sono gli edifici cui i minerali danno origine e che costituiscono in definitiva la struttura della crosta.

Elementi, composti, miscele I chimici definiscono sostanza un campione di materia con composizione chimica definita e dividono le sostanze in elementi e composti. Elemento sostanza formata da atomi tutti uguali con lo stesso numero atomico (numero dei protoni contenuti nel nucleo di un atomo). Composto si forma quando 2 o pi atomi diversi o si legano insieme. Gli atomi in un composto sono presenti in rapporto preciso e costante In natura difficilmente si trovano sostanze pure, pi spesso si trovano MISCELE, cio materia di composizione variabile. Si possono distinguere in miscugli e soluzioni. Il miscuglio una miscela eterogenea in cui le singole sostanze componenti rimangono separate Le soluzioni sono miscele omogenee in cui non possibile distinguere le sostanze componenti e pertanto presentano le stesse caratteristiche in ogni loro parte. Stati di aggregazione della materia La materia si presenta in tre stati di aggregazione (ogni sostanza pu cambiare di stato assorbendo o liberando energia sotto forma di calore). Solido: forma e volume proprio. Molecole reciprocamente legate da forze intense e che occupano posizioni mediamente fisse una rispetto allaltra.

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Liquido: volume proprio, ma forma del recipiente che li contiene. Molecole legate da forze meno intense, per cui sono libere di scorrere una con laltra. Gas: non hanno volume proprio e liberi da ostacoli tendono ad espandersi occupando tutto lo spazio disponibile. Minerali Un minerale una sostanza naturale solida che ha:

Composizione chimica ben definita Disposizione ordinata e regolare degli atomi che la costituiscono, fissa e costante per ogni minerale Origine inorganica (in genere), ma vengono considerati anche sostanze come i carboni, gli idrocarburi e lambra, la cui formazione passa attraverso processi biologici. Composizione chimica dei minerali I minerali che costituiscono la crosta terrestre hanno gli stessi elementi chimici che si trovano in tutto luniverso. Alcuni, come argento e oro, sono formati da un unico elemento; ma la maggior parte sono formati da composti chimici. Oltre il 98% della crosta formato da soli 8 elementi, con netta prevalenza di ossigeno e silicio che costituiscono il 75% della crosta terrestre continentale (parte che corrisponde alle terre emerse e alla loro prosecuzione sotto il mare fino a comprendere gran parte della scarpata continentale.) Il resto della crosta terrestre si estende sotto gli oceani, ed detta per questo oceanica. composta dagli stessi elementi ma in misure differenti. La struttura cristallina dei minerali Quasi tutti i minerali hanno una struttura cristallina, cio unimpalcatura di atomi regolare ed ordinata. Da queste strutture si origina la forma esterna del minerale, chiamato abito cristallino o cristallo.

Un cristallo un solido geometrico con facce, spigoli e vertici che si originano per la crescita progressiva, atomo dopo atomo, per miliardi di volte; di struttura tridimensionale di dimensioni infinitesime. Ogni volta che un minerale pu crescersi senza ostacoli si sviluppa in cristalli singoli; se invece la crescita ostacolata per lo sviluppo contemporaneo di altri cristalli ne risulta una massa di individui fittamente aggregati, nei quali impossibile riconoscere labito cristallino senza opportuni strumenti. La struttura tridimensionale viene chiamata reticolo cristallino e si presenta come allineamenti regolari di atomi che si susseguono a distanze fisse, separati da spazi vuoti. Lesistenza di atomi diversi per dimensioni e struttura elettronica d origine a reticoli cristallini diversi; anche le forme degli abiti cristallini di conseguenza sono molteplici e spesso complesse, ma tutte rispondono a leggi di simmetria che governano lorganizzazione reticolare, estesa in modo indefinito nello spazio. Diversi abiti cristallini risultano distribuiti in 32 differenti classi, ognuna caratterizzata da una o pi forme cristalline semplici (cubi, prismi, piramidi). In una medesima classe forme semplici possono combinarsi in forme cristalline composte. Propriet fisiche dei minerali La composizione chimica dei minerali e labito cristallino sono le caratteristiche fondamentali di un minerale, vi sono per anche altre propriet fisiche:

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Durezza: propriet di resistere allabrasione o alla scalfitura e dipende dalla forza dei legami reticolari. Sfaldatura: tendenza di un minerale a rompersi per urto secondo superfici piane, parallele a una o pi facce dellabito cristallino. Essa dipende dalla diversa forza dei legami tra gli atomi nelle diverse direzioni entro il cristallo. Lucentezza: misura il grado in cui la luce viene riflessa dalle facce di un cristallo. Si distingue in metallica, tipica di sostanze che assorbono totalmente la luce e che risultano opache; e non metallica, tipicha dei corpi pi o trasparenti. Colore: propriet evidente ma meno diagnostica di altre. I minerali idiocromatici presentano lo stesso colore; i minerali allocromatici presentano colori diversi a seconda delle impurit chimiche rimaste nel reticolo durante la formazione, o per certi difetti in alcuni punti del reticolo. Densit: dipende dalladdensamento di atomi nel reticolo; per cui il suo valore significativo anche per lidentificazione dei minerali. Dipende anche dalla pressione. Classificazione dei minerali La classificazione deve tener conto delle caratteristiche fondamentali dei minerali:

1) struttura del reticolo cristallino che da origine allabito cristallino 2) composizione chimica. Unit base della classificazione sono le specie minerali, comprendenti tutte le specie di minerali che presentano lo stesso reticolo e composizione chimica pressoch uguale. Non tutte le specie di minerali oggi note hanno la stessa importanza nella composizione della crosta terrestre; il gruppo pi diffuso quello dei silicati. Silicati: Rappresentano per il mondo inorganico lanalogo dei composti del carbonio per il mondo organico, per variet di strutture che vi si incontrano. Si dividono in 4 gruppi: nesosilicati, inosilicati, fillosilicati, tettosilicati (a seconda del modo diverso di legarsi tra loro dei tetraedri) costituiti essenzialmente da ossigeno e silicio, che si combinano tra loro per formare diverse strutture di base alle quali si aggiungono altri vari elementi. I minerali che ne risultano costituiscono l80% dei materiali della crosta terrestre. Ogni ione silicio coordina 4 ioni ossigeno e il gruppo silicatico [SiO4]^4-. Ha la forma tridimensionale di un tetraedro. Ma i tetraedri possono anche legarsi direttamente tra loro, originando catene di tetraedri o reticoli tridimensionali, secondo un processo detto polimerizzazione. Feldspati: gruppo pi numeroso dei minerali della crosta terrestre. Non silicatici: Molto meno abbondanti. I soli di una certa importanza sono i minerali carbonatici, formati dallanione (Co3)^2-, legato a uno o pi cationi. I minerali pi comuni sono la calcite, CaCo3 e la dolomite, che sono i componenti essenziali delle rocce sedimentarie carbonatiche. Abbastanza frequenti sono i minerali come il salgemma (NaCl) e il gesso (CaSo4) per H2o che si formano per precipitazioni chimiche a seguito dellevaporazione dellacqua salata come quella del mare.

Formazione dei minerali


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I minerali sono il risultato di una serie di reazioni chimico fisiche che si riassumono nel processo di cristallizzazione, cio nel passaggio da un insieme di atomi disordinati a porzioni di materia rigorosamente ordinata. Ogni specie minerale dipende dalle caratteristiche dellambiente minerale in cui si forma. La presenza di un minerale fornisce quindi informazioni sulla crosta terrestre che lo contiene. I principali processi di formazione di un minerale sono: Cristallizzazione, per raffreddamento di un materiale fuso gli atomi si aggregano per formare i reticoli cristallini dei composti chimici Precipitazione da soluzioni acquose calde in via di raffreddamento. Al diminuire della temperatura si formano cristalli di specie mineralogiche diverse a seconda della composizione chimica della soluzione. Sublimazione di vapori caldi. Ad esempio, le esalazioni vulcaniche possono determinare la formazione di cristalli su zone relativamente fredde vicine alla zona di fuoriuscita dei vapori. Evaporazione di soluzioni acquose (soprattutto acque marine). Attivit biologica che porta alla costruzione di gusci o apparati scheletrici. Trasformazione allo stato solido di minerali gi esistenti prodotte da variazione di temperatura o pressione (o di entrambe). Tali variazioni danno origine a specie mineralogiche diverse da quelle di partenza: sono diffuse soprattutto in profondit, entro la crosta. Rocce Una roccia nella maggior parte dei casi un aggregato naturale di diversi minerali, talvolta anche di sostanze non cristalline che formano una massa ben individuabile. Sono per la maggior parte eterogenee, costituite cio da pi specie di minerali. Talvolta si incontrano anche quelle omogenee, come un ammasso di calcare, gesso o salgemma. Processi litogenetici Le masse rocciose di cui costituita la crosta si originano ed evolvono in condizioni molto varie. possibile individuare 3 principali processi litogenetici (generatori di rocce): Magmatico: caratterizzato dalla presenza di un materiale fuso chiamato generalmente magma. Il magma risale dallinterno della Terra ad alta temperatura, e la progressiva diminuzione della temperatura porta alla cristallizzazione del fuso e alla formazione di aggregati di minerali che costituiscono le rocce magmatiche o ignee. Sedimentario: inizia con alterazione e erosione dei materiali rocciosi che affiorano in superficie ad opera dei cosiddetti agenti esogeni e si conclude con laccumulo dei materiali erosi. Si giunge alla formazione di rocce sedimentarie. Metamorfico: ha come caratteristica la trasformazione di rocce preesistenti che si trovano in condizioni ambientali diverse da quelle di origine. Questa trasformazione avviene allinterno della Terra allo stato solido, senza lintervento di soluzioni o di fusi come negli altri processi. I minerali preesistenti, non pi stabili, vengono distrutti e se ne formano altri. Si formano cos le rocce metamorfiche. Rocce magmatiche o ignee Sono tutte le rocce che derivano da un magma, roccia fusa che si forma per cause diverse entro la crosta o la parte alta del mantello a profondit variabili. Tali masse fuse di dimensioni enormi sono miscele complesse di silicati ad alta temperatura ricche di gas in esse risciolte. Dopo la sua formazione il magma comincia il riscaldamento e inizia la

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cristallizzazione. Dal fuso si separano vari tipi di minerali, dalla cui aggregazioni finali si former una nuova roccia. Intrusive, si originano da magmi che solidificano in profondit, circondati da altre rocce. Si formano quando viene impossibilit di giungere in superficie. Poich il magma si trova entro la crosta il raffreddamento avviene in tempi molto lunghi; tutto il fuso arriva a cristallizzare e la roccia che ne deriva interamente formata da cristalli di grandi dimensioni. Tali rocce presentano una struttura granulare olocristallina. Effusive, qualora la massa magmatica spinta dalla pressione dei gas in essa disciolti trova una via di risalita giungendo cos in superficie dove solidifica allaria libera, dove trabocca come lava. In tal caso la temperatura passa rapidamente da 1000 a quella ambiente; i gas e i vapori si disperdono nellaria e la massa fluida viene chiamata lava. Il resto consolida quando arriva in superficie e lo fa cosi rapidamente che i cristalli non hanno tempo di accrescersi. Hanno struttura porfirica. Classificazione dei magmi I magmi possono avere composizioni chimiche diverse, per cui la cristallizzazione pu portare a rocce che differiscono tra loro per i tipo di materiali in essi aggregati. La classificazione si basa sul loro contenuto in silice, che un composto chimico e pu cristallizzare come silice libera formando il quarzo. La silice combinata invece indica la quantit totale di silicio e di ossigeno che si combinano con altri elementi e formano la struttura dei silicati. Magmi acidi: ricchi in Si e Al. Danno origine a rocce con densit di 2,7g/cm3 ricche di alluminosilicati e di una certa quantit di silice libera, che solidfica in granuli di quarzo. In totale la silice arriva al 65%del peso. Tali rocce sono dette anche sialiche. Magmi neutri: composizione intermedia e danno origine a rocce neutre. La loro densit superiore a quella delle rocce acide. Magmi basici: quantit bassa d silice ma sono relativamente ricchi di ferro, magnesio e calcio. Danno origine a rocce scure ricche di silicati e prive di silice libera. Sono dette tali rocce basiche o femiche. Magmi ultrabasici: percentuale di silice inferiore al 45% in peso. Le rocce cui danno origine sono anche dette ultrafemiche. Classificazione delle rocce magmatiche Le principali famiglie di rocce magmatiche sono: Famiglia dei graniti: rocce intrusive acide che contengono molti granuli di quarzo, molti cristalli di feldspati e pochi minerali femici. Le rocce acide di quarzo sono tipicamente i graniti: quelli pi poveri di quarzo vengono definiti come grano dioriti. Comprendono anche rocce effusive con la stessa composizione chimica di quelle intrusive, ma con diversa modalit di cristallizzazione Famiglia delle dioriti: rocce che derivano da magmi neutri, che danno luogo a una miscela equilibrata di composti sialici e di composti femici. Famiglia dei gabbri: magmi basici danno rocce intrusive scure. Le corrispondenti rocce effusive sono i basalti, il tipo pi diffuso fra tutte le rocce effusive e che formano il pavimento di tutti gli oceani Famiglia delle peridotiti: rocce che derivano da magmi ultrabasici formati in gran parte da olivina. Le pi note sono le peridotiti, rocce nere interessate da giacimenti minerali di alto valore Famiglia delle rocce alcaline: i magmi particolarmente ricchi di elementi alcalini originano abbondanti feldspati e feldspatoidi. Anche in questa famiglia si riconoscono

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rocce neutre e basiche. Le rocce alcaline neutre comprendono le sienidi, prive o poverissime di quarzo. Le rocce alcaline basiche comprendono le leucititi. Lorigine dei magmi I vari tipi di rocce ignee sono dovuti ala diversa origine dei magmi. I magmi primari risalgono dal mantello, da profondit superiori ai 35km. La loro composizione prossima a quella del basalto; si tratta pertanto di magmi basici. I magmi anatettiti si formano in base a processi anatessici, cio di fusione della crosta continentale alla profondit di qualche decina di kilometri. Si tratta di magmi acidi, ricchi di silice, dotati di unelevata viscosit. A parit di altre condizioni i magmi acidi sono pi viscosi di quelli basici; le condizioni perch si verifichi la fusione delle rocce almeno parziale possono essere 1. un locale aumento della temperatura per rimescolamento dei materiali in profondit 2. arrivo dei fluidi che inumidiscono la roccia abbassando il punto di fusione. Rocce sedimentarie Sono rocce molto diffuse ed estremamente eterogenee. Mentre le rocce magmatiche sono una traccia concreta dellincessante attivit interna del pianeta, quelle sedimentarie sono segno delle trasformazioni in atto da tempi lunghissimi sulla superficie della Terra. Il termine sedimentazione indica l deposizione e laccumulo di materiale di origine inorganica od organica. Il lento passaggio da sedimenti formati da frammenti distinti a rocce sedimentarie vere e proprie viene chiamato diagenesi. Compattazione dovuta al peso dei materiali che si sovrappongono e comprimendo i sedimenti sottostanti riducono gli spazi vuoti fra i singoli frammenti che

Cementazione prodotta da acque che circolano nei sedimenti sfruttando la presenza dei pori e che portano in soluzione alcune sostanze. Tra i cementi pi comuni la calcite e la silice. Le rocce sedimentarie si distinguono in 3 grandi gruppi: organogene, chimiche, clastiche. I tre tipi di rocce sedimentarie: 1, Rocce clastiche Formate da frammenti di altre rocce che si accumulano in genere in zone ribassate, quando il mezzo che li trasporta perde la sua energia. Per risalire allambiente di formazione si considera la dimensione dei clasti che riflette lenergia dellambiente in cui sono disposti. Altra caratteristica importante il grado di arrotondamento dei granuli, che esprime lusura subita dal clasto e da unidea dellintensit del processo di trasporto in cui stato coinvolto.

Conglomerati: conglomerati.

Le

rocce

costituite

da

clasti

maggiori

di

2mm

sono

chiamate

Brecce: quelle formate da ciottoli spigolosi sono detti brecce: hanno subito un trasporto modesto; Puddinghe: Quelle formate da ciottoli arrotondati sono dette puddinghe: hanno subito un lungo trasporto Arenarie:Le rocce costituite da clasti pi piccoli sono dette arenarie: sabbie cementate che possono essere ricche di granuli di quarzo o di altra natura. Argille: Le rocce formate da clasti finissimi sono dette argille. Si depositano in prevalenza sul fondo dei grandi laghi o in pieno oceano Marne: Le rocce clastiche comprendono anche le marne, mescolanza di rocce argillee e calcaree, di origine detritico organogena o chimica.

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Piroclastiti: Sono ritenute rocce clastiche anche le piroclastiti, depositi di vari materiali emessi da esplosioni vulcaniche. I tre tipi di rocce sedimentarie: 2, Rocce organogene Si dividono in 3 categorie:

Bioclastiche, formate da semplici accumuli di gusci e apparati scheletrici Biocostruite, formate da ammassi di organismi costruttori Depositi organici formati da accumuli di sostanza organica vera e propria, vegetale o animale Le Rocce organogene carbonatiche, comprendono i calcari organogeni che derivano dallaccumulo di gusci calcarei spesso immersi in una matrice fine Le Rocce organogene silicee: laccumulo di gusci di organismi che utilizzano la silice invece della calcite. Porta alla formazione di rocce organogene silice; fra queste la pi diffus la selce, formata da silce in forma di quarzo o altre variet. I Depositi organici: carboni fossili e idrocarburi, sono rocce organogene che derivano dalla fossilizzazione di grandi masse di vegetali, per progressivo arricchimento di carbonio e perdita degli altri elementi chimici dei vegetali. Gli idrocarburi sono miscele di composti del carbonio e dellidrogeno cui si aggiungono quantit di composti ossigenati, azotati e fosforati. Gli idrocarburi derivano dalla decomposizione di sostanze organiche, che sono accumulate su fondali marini poco ossigenati, mescolandosi a fanghi finissimi. I tre tipi di rocce sedimentarie: 3, Rocce chimiche Comprende le rocce che si sono deposte e si compongono per fenomeni chimici. Il pi evidente la precipitazione sul fondo dei bacini acquei di composti chimici che si trovano sciolti nellacqua del mare e dei laghi. Se la quantit dei Sali disciolti raggiunge la saturazione, essi precipitano formando cos le rocce vaporidiche o evaporidi.

Rocce metamorfiche Si sono formate in seguito alla trasformazione di altre rocce provocata da aumenti di pressione e temperatura. Il metamorfismo un processo che avviene in profondit, a interno della crosta terrestre, senza che si arrivi alla fusione del materiale coinvolto. Le trasformazioni riguardano sia i minerali sia la struttura della roccia. Sono una traccia della trasformazione che coinvolgono lintera crosta terrestre. Esistono due tipi fondamentali di metamorfismo: A contatto con un magma, dovuto allalta temperatura e caratterizzato da basse pressioni. Intorno alla massa di magma incandescente si forma unaureola di contatto nella quale le rocce subiscono modificazioni nella composizione dei minerali. Regionale, processo pi imponente per volume di rocce coinvolte che avviene quando i movimenti della crosta terrestre fanno sprofondare per chilometri masse di rocce sedimentarie o magmatiche, sottoposte ad alte temperature e pressioni. Lultrametamorfismo si ha quando un ulteriore aumento di temperatura provoca la fusione totale delle rocce e da origine a un magma rigenerato o anatettico Le facies metamorfiche Rocce soggette a metamorfismo subiscono una serie di reazioni chimiche e trasformazioni fisiche che comportano la comparsa di nuove associazioni mineralogiche, si forma una

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roccia nuova rispetto alla preesistente. La roccia avr raggiunto cos nuova condizione di equilibrio con lambiente ed una nuova stabilit. Classificazione delle rocce metamorfiche Si osservano ovunque un settore di crosta sia stato sollevato e lerosione abbia operato con una certa intensit. La famiglia filladi deriva da metamorfismo di basso grado di rocce argillose e argillo sabbiose Tra le rocce metamorfiche pi comuni vi sono i micascisti, con sottili letti alternati da piccoli cristalli di quarzo e miche che conferiscono alla roccia la tipica scistosit. Gneiss, che derivano da metamorfismo regionale di grado medio alto e hanno composizione simile a quelle dei graniti. In zone della crosta con temperature relativamente basse, ma alte pressioni si formano scisti a glaucofane. Ciclo litogenetico I processi magmatico sedimentario e metamorfico fanno parte di un unico ciclo litogenetico di cui rappresentano diversi stadi successivi un primo stadio comprende un intero processo magmatico, con lintrusione e leffusione di materiali fusi in risalita nella crosta. Lo stadio successivo si individua nel processo sedimentario che porta allaccumulo di sedimenti. Il trasferimento di rocce dalla superficie in profondit e il loro coinvolgimento nei movimenti della crosta porta al terzo stadio, il processo metamorfico che attraverso i fenomeni di fusione anatessi ci riporta al processo magmatico. Il ciclo litogenetico non perfettamente chiuso ma soggetto ad apporti di materiale fuso provenienti dal mantello. Inoltre il ciclo non chiuso neanche nei confronti di perdite verso lesterno: atmosfera e idrosfera si sono accumulate e vengono continuamente alimentate grazie ai processi vulcanici. Lattivit vulcanica e i magmi Lattivit vulcanica pu manifestarsi in modi molto diversi, dalla tranquilla effusione di lava a esplosioni tanto violente da sconvolgere intere regioni. Lattivit vulcanica pu innescarsi improvvisamente, e persistervi anche per milioni di anni prima di estinguersi. I fenomeni vulcanici sono molto vari: tuttavia un aspetto comune la risalita, dallinterno della Terra, di materiali rocciosi allo stato fuso.

Il magma e il processo di risalita I materiali rocciosi allo stato fuso, insieme a gas e vapori, tutti ad alte temperature, una volta giunti in superficie si raffreddano rapidamente e si solidificano oppure si disperdono nellatmosfera. Tali masse fuse sono dette magmi. Essi prendono origine dallinterno della crosta terrestre e si formano ogni volta che si verificano particolari condizioni chimiche e fisiche. Il processo di fusione procede gradualmente: materiale in origine molto caldo, ma ancora solido, si trasforma pian piano in una materia dalla consistenza pastosa. Quando il volume del materiale originario compreso fra il 5 e il 20% fuso, le singole gocce trovano spazi sufficienti per muoversi e fondersi in una massa fluida continua.

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Questa massa fusa tende a muoversi verso lalto, per la sua densit minore nei confronti del materiale circostante, rimasto solido. La risalita del magma relativamente rapida e avviene attraverso le rocce solide sovrastanti. La velocit dipende da molti fattori: il suo volume, la profondit della zona in cui si origina, la temperatura delle rocce attraverso cui risale ecc. La risalita pu quindi rallentare fino ad arrestarsi, per poi riprendere successivamente. Con il termine magma ci si riferisce al materiale fuso presente allinterno della crosta; quando tale materiale fuoriesce e perde gas e vapori che conteneva invece detto lava.

Edifici vulcanici Se i gas e i vapori dispersi vanno ad arricchire latmosfera, i prodotti solidi si accumulano fino a costituire ledificio vulcanico. Essi si accrescono nel punto in cui il materiale fuso fuoriesce: al cratere di un condotto quasi cilindrico (vulcani centrali) o lungo spaccature che penetrano nellinterno della Terra (vulcani lineari). Il condotto vulcanico mette in comunicazione ledificio con larea di alimentazione, che si trova sotto la crosta terrestre, in profondit. Nella sua risalita il magma pu ristagnare in una camera magmatica a deboli profondit (max 10km). La forma di un edificio vulcanico dipende dal tipo dei prodotti eruttati; ne esistono due tipi. Vulcani strato: possiede la forma di un cono. Esso si forma quando le fasi di effusioni laviche si alternano con periodi di emissioni esplosive di frammenti sminuzzati di lava, che si depositano intorno al cratere dando origine alle piroclastiti. [Monte Fuji] Vulcani scudo: hanno una forma appiattita, dovuta alla fluidit delle lave eruttate (basiche e molto calde). In questo tipo di vulcano i fenomeni esplosivi sono praticamente assenti, ma le colate laviche sono in grado di scorrere diversi kilometri prima di consolidarsi. [Mauna Loa] Tipi di eruzione I fattori che pi influenzano il tipo di eruzione sono la viscosit del magma in risalita e il contenuto in aeriformi. La viscosit molto elevata nei magmi acidi, molto minore nei magmi basici. Eruzioni di tipo hawaiano: abbondanti effusioni di lave molto fluide, che danno origine a vulcani di tipo scudo. In tali edifici la sommit spesso occupata da unampia depressione , detta caldera (dallo spagnolo pentolone) formatasi per il collasso della camera magmatica, rimasto senza sostegno. Dalle lave fuse solitamente i gas si liberano in modo tranquillo: a volte per possono trascinare con s getti di lava fusa dando origine a fontane laviche. Eruzioni di tipo islandese: hanno caratteristiche simili a quelle dei vulcani hawaiani, con la differenza che non presentano un edificio centrale. La lava infatti, sempre molto fluida, fuoriesce da lunghe fessure. Il ripetersi delle eruzioni dalla stessa frattura porta alla formazione di plateaux basaltici, espandimenti lavici di estensione grandissima. Eruzioni di tipo stromboliano: in questi vulcani presente unattivit esplosiva pi o meno regolare. La lava, che meno fluida che negli altri due tipi, ristagna nel cratere, solidificandosi. Si forma cos una crosta solida al di sotto della quale si accumulano i gas liberati da magma: al crescere della pressione dei gas, si verifica lesplosione della crosta che lancia in aria brandelli di lava fusa. Esaurita la spinta dei gas, la lava ristagna nuovamente sul fondo del cratere fino al ripetersi del fenomeno.

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Eruzioni di tipo vulcaniano: meccanismo simile ai vulcani di tipo stromboliano, ma con una lava acida, e quindi maggiormente viscosa. I gas fanno pi fatica a liberarsi: questo permette ai magmi di formare un tappo di grosso spessore. Quando quindi la pressione dei gas sottostanti tale da poter sfondare il magma che ne ostruisce la fuoriuscita, lesplosione molto violenta. I tempi della verifica di questo fenomeno per, proprio a causa della difficolt che i gas incontrano, presenta tempi maggiori. Eruzioni di tipo pliniano: prendono il loro nome da Plinio il Giovane, primo a descriverne gli effetti. Questo tipo di eruzione si verifica quando vi unestrema violenza iniziale, che svuota gran parte del condotto superiore. Il magma pu risalire con grandi velocit uscendo dal cratere in maniera esplosiva. Quando tali esplosioni raggiungono il loro aspetto pi violento, le colonne di vapori e gas salgono verso lalto per alcuni km. Eruzioni di tipo peleano: la lava ad altissima viscosit e a temperatura relativamente bassa viene spinta fuori dal condotto gi quasi solida e a forma di cupole o torri alte centinaia di metri. Dalla base fuoriescono nubi ardenti discendenti, gas e vapori molto densi e caldi, che si espandono su vaste aree con grandi velocit. Vulcanismo idromagmatico: dovuto allinterazione fra magma e lacqua che permea le rocce. Il brusco passaggio dellacqua allo stato di vapore genera delle pressioni enormi che possono far saltare lapparato esterno aprendo un condotto. Prodotti dellattivit vulcanica

Tra i materiali aeriformi i prodotti pi abbondanti sono il vapore acqueo e lanidride carbonica, seguiti da azoto, zolfo, cloro e fluoro. La loro importanza consiste nel fatto che essi in gran parte hanno contribuito a formare latmosfera e continuano ad alimentarla. Quando i vulcani esauriscono lenergia dei gas che hanno provocato leruzione, il meccanismo si ricarica con altri gas che risalgono dallinterno della Terra. I materiali solidi sono le colate di lava e le piroclastiti, che si formano per accumulo di frammenti solidi di varie dimensioni e natura, espulsi dal vulcano nelle fasi esplosive della sua attivit. Le colate di fango: i Lahar nellattivit vulcanica lacqua presente in abbondanza: per la fusione di neve che eventualmente ricopre la sommit del vulcano, un lago che occupa un cratere, o pi semplicemente la condensazione del vapore acqueo emesso insieme ai gas.

Come conseguenza, i detriti piroclastici incoerenti assorbono acqua fino a diventare saturi e, soprattutto quelli che si accumulano sulle pendici pi ripide del vulcano, diventano instabili e si trasformano in colate di fango. Esse, note anche come lahar, si incanalano lungo le valli e scendono con forza distruttiva per parecchi kilometri Quando si arresta, il fango indurisce rapidamente e si trasforma in una solida roccia che imprigiona tenacemente tutto ci che ha travolto e sepolto. Le manifestazioni tardive Per molto tempo dopo che cessata la reale attivit lavica di un vulcano, dalle profondit della Terra continuano ad emergere gas, accompagnati da acque termo minerali, usate a scopi curativi. Fanno parte di questi fenomeni i colli Euganei nei pressi di Padova e le sorgenti termali di Ischia.

Geyser: abbondano nellamerica settentrionale e in Islanda. Il fenomeno si presenta quando una cavit aperta in superficie viene emessa a intervalli quasi regolari una colonna dacqua molto calda, spinta a grandi altezze, come una grande fontana.

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Fumarole e mofte: le prime sono emissioni di gas e vapori caldi; le seconde di acqua e anidride carbonica. Esse possono essere molto pericolose: lanidride carbonica sottrae ossigeno allaria rendendo la vicinanza a questi fenomeni rischiosa per gli esseri viventi che vi si trovino immersi.

Distribuzione geografica dei vulcani Sulle terre emerse sono presenti circa 600 vulcani attivi. Vulcanismo da edifici lineari lungo le dorsali oceaniche: il vulcanismo pi esteso ed legato alla emissione di gigantesche quantit di lave basaltiche dalle fessure del sistema mondiale di dorsali oceaniche. un vulcanismo effusivo sottomarino, con grandi accumuli di lava a cuscini. In qualche raro caso si presenta sopra il livello del mare, come in Islanda. Vulcanismo da edifici centrali lungi i margini dei continenti o catene di isole: i grandi vulcani della Terra con forma a cono si sono sviluppati maggiormente lungo i margini di continenti fiancheggiati dalle fosse abissali oceaniche, oppure fanno parte di catene di isole vulcaniche. pi del 60% di tali vulcani si trova lungo lintero margine delloceano Pacifico, dove costituiscono la cintura di fuoco. In prossimit dellIndonesia si distacca verso ovest un altro importante allineamento lungo le isole di Giava e Sumatra; ancora pi a ovest la catena prosegue in maniera discontinua attraverso i monti dellAsia Minore fino a raggiungere le isole del Mar Egeo. Sono tutti vulcani altamente esplosivi; questi allineamenti di vulcani si contrappongono nettamente a quelli del gruppo precedente. Vulcanismo da edifici centrali o lineari in centri isolati (punti caldi) allinterno di aree continentali e piane abissali oceaniche: essi sono distribuiti in modo apparentemente casuale in piena area oceanica o allinterno di un continente. Tra quelli oceanici, uno dei centri pi estesi quello delle Isole Hawaii, tra quelli continentali lAfrica. Vi vengono associati anche vulcani che sorgono lungo la Great Rift Valley africana e lEtna (pi grande vulcano dEuropa). LEtna Vulcano strato formato da pi edifici vulcanici susseguitisi nel tempo. La sua attivit ha avuto inizio circa 600.000 anni fa in maniera sottomarina, testimoniato dalle lave a cuscini presenti sul litorale di Aci Castello. Ledificio si man mano accresciuto fino ad emergere dal mare: si sono alternate manifestazioni effusive ed esplosive. Al giorno doggi le eruzioni avvengono sia da bocche stabili, alla sommit delledificio, sia da bocche laterali, in corrispondenza di fratture che le mettono in comunicazione con il condotto centrale. La lava emessa prevalentemente basica. Vulcanismo Si manifesta innanzitutto come trasferimento di materiali dallinterno caldo del pianeta fino in superficie, dove si accumulano come rocce o si mescolano allatmosfera. Nel sistema delle dorsali oceaniche: materiali solidi ma molto caldi risalgono nel mantello da settori anche molto profondi, fondono in prossimit della crosta oceanica e fluiscono attraverso fessure che si aprono lungo la sommit delle dorsali e tagliano tutta la crosta. Nel sistema lungo il margine di un continente o nelle catene di isole: i magmi risalgono da profondit minori e soprattutto interagiscono con i materiali della crosta, modificandosi chimicamente e arricchendosi in aeriformi, per cui eruttano in superficie con esplosioni violente

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Nel sistema dei punti caldi: il materiale molto caldo risale da grandissime profondit (forse dalla base del mantello) e alimenta effusioni per milioni di anni. I vulcani e luomo la vulcanologia in grado di riconoscere i vulcani pericolosi e di individuare i rischi caso per caso, in base allo studio delle eruzioni vulcaniche precedenti.

possibile identificare i probabili percorsi di colate di lava o le zone di espansione delle colate piroclastiche, in visione di consentire unadeguata evacuazione di aree ben determinate Vi sono poi dei monitoraggi continui che permettono di sondare dei fenomeni premonitori come rigonfiamenti, tremori, emissioni di gas, variazioni di temperatura delle fumarole ecc. I vulcani non sono solo pericolosi: idrosfera e atmosfera sono continuamente riforniti di gas e vapori che si liberano in superficie. I suoli che derivano dai prodotti vulcanici sono fertili per i nutrienti minerali che contengono. Gli stessi materiali eruttati sono fonte di materie prime; mentre lenergia termica associata al vulcanismo trova crescente impiego sia come acque calde sia per produrre energia elettrica. Sismologia I terremoti sono al giorno doggi la principale fonte di conoscenze sullinterno della Terra. Il terremoto non un fenomeno casuale:essi sono un evento naturale molto diffuso. Si sismi non si manifestano ovunque, ma solo entro certe fasce della superficie terrestre (aree sismiche) mentre mancano in altre aree (asismiche). Nonostante nelle aree asismiche non si generino terremoti, tuttavia esse possono risentire degli effetti di questi dovuti al propagarsi delle vibrazioni. Un terremoto una vibrazione pi o meno forte della Terra prodotta da una rapida liberazione di energia meccanica in qualche punto al suo interno. Il punto in cui lenergia si libera detto ipocentro (o fuoco) del terremoto: da esso lenergia si propaga per onde sferiche che, pur indebolendosi con la distanza fino a scomparire, attraversano tutta la Terra. Lepisodio di San Francisco e il modello del rimbalzo elastico Il disastroso terremoto di San Francisco fu accompagnato dal vistoso movimento della faglia di San Andreas, una profonda lacerazione della crosta terrestre che attraversa la California meridionale. Dopo il terremoto alcuni elementi del paesaggio come strade, palizzate e corsi dacqua risultarono spostati, anche di 6 metri: il sismologo americano Reid prese in esame alcuni rilevamenti topografici mettendo in evidenza che, prima del terremoto, quelle strade palizzate e corsi dacqua anno dopo anno si erano incurvate nel tratto in cui attraversavano la faglia. Reid giunse alla conclusione che esiste un meccanismo del rimbalzo elastico: le rocce si comportano in maniera tale da deformarsi progressivamente fino a non raggiungere il limite di rottura; in quel momento si innesca una lacerazione a partire dal punto + debole e si crea una faglia. Se nella massa rocciosa una faglia gi esisteva (come nel caso di San Francisco) il forte attrito tra le due labbra della faglia a impedire allinizio ogni movimento, per cui quando la tensione che si accumula nelle rocce supera la resistenza dovuta allattrito, la faglia si riattiva e il movimento avviene lungo di essa. Secondo il modello del rimbalzo elastico con il brusco ritorno delle masse rocciose allequilibrio lenergia elastica si libera sotto forma sia di calore che di violente vibrazioni: esse si propagano come onde sismiche dallipocentro.

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Ciclo sismico Una zona in cui si appena manifestato un terremoto dovrebbe, secondo la teoria del rimbalzo elastico, aver raggiunto un nuovo equilibrio, che garantirebbe un periodo di tranquillit sismica. Si accumuler per nuova energia, fino ad un successivo punto di rottura e al manifestarsi di unaltra crisi sismica. Questo il ciclo sismico, nel quale si possono individuare pi stadi. 1) Pre sismico: dove la deformazione elastica provoca variazioni in alcune caratteristiche delle rocce; 2) Post sismico: dove larea colpita va verso un nuovo equilibrio, attraverso scosse successive o repliche. Il ciclo sismico pu essere utile alla previsione dei terremoti. Si pu pensare infatti, per una determinata regione sismica, a calcolare i probabili intervalli tra crisi sismiche che si susseguono. Le onde sismiche: propagazione Dallipocentro le onde sismiche si propagano in tutte le direzioni: il punto in superficie posto sulla verticale dellipocentro detto epicentro. I fronti donda sono le diverse posizioni raggiunte momento per momento dalle singole vibrazioni. I movimenti allipocentro producono differenti tipi di deformazioni cui corrispondono diversi tipi di onde. Onde longitudinali: sono quelle al cui passaggio le particelle di roccia oscillano avanti e indietro nella direzione di propagazione dellonda stessa, modificando il loro volume. Sono le onde + veloci e anche per questo dette onde prime od onde P. Si propagano in ogni mezzo, dallaria allacqua, dal magma alle rocce: il rombo cupo che accompagna linizio del terremoto dovuto alle onde P che arrivano in superficie e provocano spostamenti daria. Onde trasversali: al loro passaggio le rocce compiono delle oscillazioni perpendicolari alla direzione di propagazione: la roccia subisce variazioni di forma, ma non di volume. Sono + lente delle onde P e sono perci chiamate onde seconde od onde S. non possono propagarsi attraverso i fluidi. Onde superficiali: quando le onde interne (longitudinali e trasversali) arrivano in superficie si trasformano in parte in onde superficiali, che si propagano dallepicentro lungo la superficie terrestre. Tra esse ricordiamo le onde di Rayleigh e le onde di Love. Le onde superficiali sono + lunghe di quelle interne da cui derivano e si muovono + lentamente, possono per percorrere lunghissime distanze (anche compiere + volte il giro della terra) prima di esaurirsi. Registrazione delle onde sismiche I sismografi, gli strumenti che percepiscono e registrano i movimenti del suolo, consentono di raccogliere ed archiviare un gran numero di informazioni sui terremoti. La registrazione di un movimento sismico da parte del sismografo si chiama sismogramma. Tanto + si lontani dallipocentro, tanto maggiore lintervallo di tempo e la chiarezza con la quale le onde prime e seconde arrivano alle strumentazioni rispetto a quelle superciali (a causa della differenza velocit fra le onde): sar facile capire quindi come i sismografi posti nei pressi degli epicentri non possano fornire informazioni utili, in quanto la strumentazione molto confusa a causa dellarrivo quasi simultaneo di tutti i tipi di onde, ma anche per lampiezza delle oscillazioni. Dalla lettura dei sismogrammi si possono ricavare numerose informazioni, come potenza e durata del terremoto, posizione dellepicentro, profondit dellipocentro, direzione ed ampiezza del movimento lungo la faglia che ha generato il terremoto.

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Scale di intensit di un terremoto Attualmente la scala + usata in america ed Europa la Scala MCS (Mercalli-CncaniSieberg), divisa in 12 gradi di intensit. Questa viene stabilita in base alla valutazione degli effetti prodotti dal terremoto su persone, manufatti e terreno: questi sono i dati macrosismici e si riferiscono allarea entro cui il sisma stato percepito. Dopo aver riportato un una cartina geografica i valori dellintensit per ogni localit, si tracciano delle linee di confine tra le zone in cui il terremoto si manifestato con intensit diverse: si ottiene cos una serie di curve chiuse chiamate isosisme, la + interna delle quali rappresenta lepicentro macrosismico. La linea chiusa + esterna rappresenta invece il confine entro il quale il terremoto stato percepibile: allinfuori di essa, non sono stati rilevati effetti.

Magnitudo Con l'attribuzione di un valore sulla scala Richter, o magnitudo locale ML, si esprime una misura che rappresenta una stima dell'energia sprigionata da un terremoto. A differenza della scala Mercalli, che valuta l'intensit del sisma basandosi sui danni generati dal terremoto e su valutazioni soggettive, la magnitudo Richter tende a misurare l'energia sprigionata dal fenomeno sismico su base puramente strumentale. La magnitudo Richter non dipende dalle tecniche costruttive in uso nella regione colpita e non ha divisioni in gradi. Nella definizione data da Richter, la magnitudo ML di qualsiasi terremoto data dal logaritmo in base dieci del massimo spostamento della traccia (rispetto allo zero, espresso in 0,001mm) in un sismografo a torsione di Wood-Anderson calibrato in maniera standard, se l'evento si fosse verificato a una distanza epicentrale di 100 km. Magnitudo e intensit La magnitudo una misura strumentale della forza del terremoto nel punto in cui questo si generato. Ogni terremoto ha una sua magnitudo che non legata n alla posizione n alla distanza dalla stazione sismica. Per ogni terremoto quindi il valore della magnitudo il medesimo sebbene verificato in tutti i punti della terra. Si misura con la scala Richter. Lintensit si riferisce agli effetti provocati dal terremoto in una certa zone e, per uno stesso evento, assume tutta una serie di valori, da quello massimo nella zona dellepicentro al valore nullo a una certa distanza. Il grado di intensit quindi una valutazione del modo in cui il sisma stato avvertito nelle varie zone. Si misura con la scala MCS. Distribuzione geografica dei terremoti Nella distribuzione geografica dei terremoti gli epicentri risultano ben allineati secondo fasce ben definite: soprattutto dorsali oceaniche ( terremoti superficiali) e fosse abissali (terremoti da superficiali a molto profondi). Una sismicit significativa e con ipocentri superficiali segue il sistema di dorsali oceaniche Una sismicit molto + intensa segue tutte le grandi fosse oceaniche delloceano pacifico, sia lungo i continenti americani sia lungo gli archi insulari. Gli ipocentri vanno da superficiali a progressivamente molto profondi: come se fossero distribuiti lungo una superficie ideale che scende allinterno della terra fino a oltre 700km di profondit, chiamata superficie di Benioff. Una fascia di forte sismicit segue le catene montuose di formazione recente, come il mediterraneo e lHimalaya, con un ramo che procede verso la Cina e con alcuni archi insulari ad esse collegate come le isole dellEgeo e le Eolie.

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I terremoti vulcanici (tremors) sono invece vibrazioni del suolo prodotte dal movimento del magma in risalita entro la crosta e nel camino vulcanico. Sismicit in Italia LItalia un paese notevolmente sismico. Le uniche zone ad essere prive di epicentri sono la Sardegna e la penisola Salentina, e parte dellarco alpino( Trentino escluso): tutte le altre zone sono decisamente sismiche. Quella maggiore si osserva nellItalia centro meridionale. La struttura della terra La maggior parte delle nostre conoscenze sullinterno della terra non deriva da trivellazioni profonde, bens dallo studio delle onde sismiche. Il pianeta terra fatto di strati concentrici:

La crosta, la parte pi esterna Il mantello, la parte centrale, Il nucleo, diviso a sua volta in nucleo interno ed esterno. linvolucro di densit maggiore, sul quale galleggia il mantello e su questo si appoggia la crosta. Il principio che sta alla base della struttura a involucri concentrici lattrazione gravitazionale. Lo studio delle onde sismiche e le discontinuit Una delle caratteristiche pi interessanti la presenza a varie profondit nellinterno della terra di superfici che segnano il limite tra materiali con caratteristiche fisiche diverse. Nel passaggio da un materiale allaltro, le onde sismiche vengono deviate dal loro percorso originario.

Lanalisi delle traiettorie delle onde che sfiorano il nucleo e di quelle che lo intercettano hanno permesso al sismologo Gutenberg di localizzare il limite tra il nucleo e il mantello: esso, in suo onore, viene chiamato discontinuit o superficie di Gutenberg. Allo stesso modo, sono state identificate la superficie di Lehmann, che rappresenta il confine fra nucleo esterno liquido e quello interno solido; e la superficie Moho, che segna la separazione fra le rocce che costituiscono il mantello e quelle che invece formano la crosta. Esiste poi una zona del mantello, chiamata astenosfera, in cui il materiale presente parzialmente fuso. Le rocce che ricoprono lastenosfera fino alla superficie costituiscono nel complesso un involucro rigido, che prende il nome di litosfera e che comprende quindi sia la crosta che la parte meno profonda del mantello. Crosta continentale e crosta oceanica Esistono due tipi di crosta terrestre.

Crosta continentale: corrisponde ai continenti e alla loro prosecuzione, nelle immediate vicinanze, sotto il livello del mare. Essa ha uno spessore 5-6 volte maggiore di quello della crosta oceanica. formata da rocce di ogni et, che possono risalire a tempi recenti come a 4 miliardi di anni fa; le rocce di cui si compone sono totalmente differenti da quelle della pi giovane crosta oceanica.

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Crosta oceanica: costituisce il pavimento degli oceani ed coperta, salvo che in alcuni punti, dalle acque. La crosta galleggia sul mantello Si scoperto che la crosta terrestre affonda pi o meno nel mantello a seconda del suo spessore: quanto pi spessa la crosta, tanto pi essa affonda. Queste considerazioni fanno pensare al fatto che la crosta terrestre possa letteralmente galleggiare sul mantello, a causa della minore densit, proprio come fanno gli iceberg sulloceano. Il galleggiamento dei continenti sul mantello avviene secondo il principio di Archimede: il grande volume di crosta continentale (che meno densa) immersa nel mantello (pi densa) fornisce la spinta necessaria. I dati sismici dimostrano che il mantello immediatamente sotto la crosta formato da rocce allo stato solido. Ci si spieg considerando che queste ultime, sotto il peso dei continenti e nei lunghi tempi geologici, possono deformarsi in modo plastico, come se fossero un liquido molto viscoso. La deriva dei continenti Fino allinizio dellottocento gli scienziati ritenevano che le grandi strutture della terra, come continenti ed oceani, fossero stabili nel tempo e che il nostro fosse un pianeta sostanzialmente immobili. Si fece per strada lidea che i continenti avrebbero potuto muoversi, creando spazi per nuovi oceani e facendone scomparire altri. La deriva dei continenti una conseguenza del movimento delle placche.

Venne osservato di come le coste dellafrica del sud che si affacciano sulloceano atlantico mostrano profili quasi combacianti. Si ipotizz cos che 200 milioni di anni fa vari lembi di crosta continentale, si trovarono riuniti in un grande unico continente , la PANGEA, circondato da un oceano. La pangea si sarebbe poi smembrata in pi parti, che si sarebbero allontanate sempre di pi secondo un meccanismo chiamato deriva dei continenti. Una delle prove pi interessanti portate alla luce a supporto di questa teoria il fatto che su diversi continenti sono stati trovati gli stessi resti fossili di animali e piante terrestri pi antichi di 200 milioni di anni fa. Le dorsali oceaniche Lesplorazione del fondo oceanico ha messo in luce lesistenza di rilievi sommersi. Il fondo degli oceani percorso da una fascia di crosta inarcata verso lalto dove in qualche punto essa emerge dalla superficie del mare. Questi rilievi sommersi compongono un sistema che prende il nome di dorsali oceaniche. Quasi ovunque la porzione sommatale delle dorsali percorsa da una depressione larga qualche decina di kilometri: la rift valley.

La depressione sede di attivit vulcanica e da numerose fessure esce magma basaltico, che a contatto con lacqua solidifica rapidamente. La lava si accumula lungo la depressione costruendo piano piano una nuova porzione di crosta oceanica. Le dorsali non corrono rettilinee, ma sono suddivise in segmenti da un sistema di fratture trasversali. Ciascun segmento della dorsale risulta spostato lateralmente, rispetto a quelli vicini. Le fratture, dette faglie trasformi, disarticolano le dorsali in pi tratti. Lungo le faglie trasformi e lungo tutta la rift valley si verificano terremoti con ipocentro poco profondo.

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Prove dellespansione dei fondi oceanici Lipotesi che i fondali oceanici non siano strutture immobili, bens in continua evoluzione una teoria che prese piede negli anni Sessanta del secolo scorso; confermata da numerose prove. Campo magnetico terrestre. Le rocce dei fondi oceanici al momento della loro formazione vengono magnetizzate dal campo magnetico terrestre. Tale campo risultava, attraversando un oceano, pi e meno forte lungo face parallele alle dorsali: se i fondali si fossero formati tutti insieme, la magnetizzazione sarebbe stata uguale per tutte le rocce. Bata pensare poi al fatto che, sia pure a distanza di centinaia di migliaia di anni, il campo magnetico inverte la propria polarit, ed effettivamente alcune rocce si sono magnetizzate con il campo magnetico normale; altre con il campo inverso. Et delle rocce dei fondi. Let del pavimento oceanico tanto pi antica quanto ci si allontana dalle dorsali. Misurando la distanza delle rocce dalle dorsali e conoscendone let, stato possibile calcolare la velocit di espansione di varie porzioni di fondo oceanico. Inversioni del campo magnetico di una porzione ridotta di tempo. I fondi oceanici conservano la registrazione delle inversioni del campo magnetico solo degli ultimi 190 milioni di anni: questa let massima di tutta la crosta oceanica oggi esistente. Quella pi antica, a conferma della teoria, stata consumata. La tettonica delle placche La tettonica delle placche un modello globale in grado di spiegare i principali fenomeni geologici del pianeta, come la formazione di bacini oceanici e delle montagne; la distribuzione di vulcani ecc. Questa teoria prende in esame il comportamento della litosfera: essa risulta divisa in 20 placche rigide, che galleggiando sullastenosfera scivolano luna a fianco dellaltra, si scontrano fra loro o si allontanano. I continenti, incastonati nelle placche, si muovono passivamente assieme ad esse. Placche litosferiche Tutta la litosfera attraversata per tutto il suo spessore da fasce molto attive, caratterizzate da sismicit e vulcanismo, relativamente strette: sono le dorsali oceaniche, le fosse abissali e le grandi faglie trasformi. Queste fasce formano unimmensa rete che si dirama in tutta la litosfera suddividendola in una ventina di maglie irregolari chiamate placche. Sei di esse sono molto estese; altre pi piccole. Possono essere formate da sola litosfera oceanica (come la placca del Pacifico); prevalentemente da litosfera continentale (come la placca Eurasiatica); da porzioni di litosfera dei due tipi (come la placca africana). I margini delle placche I bordi delle singole placche, chiamati margini, vengono distinti a seconda della loro funzione in 3 tipi. Costruttivi: sono le dorsali oceaniche lungo le quali si costruisce la nuova litosfera oceanica che via via si allontana dalla dorsale Distruttivi: sono le fosse oceaniche lungo le quali la litosfera, divenuta con il tempo fredda e densa, viene distrutta nel processo di subduzione Conservativi: sono le faglie trasformi, lungo le quali i lembi di litosfera scorrono luno affianco allaltro in direzioni opposte e con velocit differenti. A livello delle faglie trasformi non si ha n formazione n distruzione di litosfera.

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Alcune placche sono circondate in gran parte da margini costruttivi e, di conseguenza, la loro superficie aumenta con il passare del tempo (placca africana); altre sono limitate sia da dorsali che da fosse e la loro superficie pu ridursi, rimanere invariata o aumentare nel tempo. In alcuni casi lungo i margini non si verificano movimenti perch tra le due placche si verifica una collisione che le unisce stabilmente: essa viene chiamata sutura continentale. Orogenesi Continenti che si spostano assieme alla placca di cui fanno parte provocano la deriva dei continenti: questo fatto pu avere conseguenze importanti nel caso in cui una crosta continentale si affacci su una fossa di subduzione: il risultato pu essere lorogenesi, cio il sollevamento di una nuova catena montuosa. Se un continente arriva a trovarsi a ridosso di una fossa oceanica, la crosta che forma il pavimento della fossa si infila sotto il margine continentale, che viene deformato. In questo modo, spinte da forze enormi, le rocce finiscono per saldarsi al margine di continente. Quando una placca che trasporta un continente entra in subduzione sotto una placca simile, si arriver prima o poi alla collisione tra i continenti. La crosta di uno dei due pu a volte scivolare sopra laltra per centinaia di kilometri, fino a che esse si saldano. A causa di ci, si origina una catena montuosa che rimane come cicatrice dellunione dei due continenti. LHimalaya il risultato di unantica collisione. Come si forma un nuovo oceano La presenza di un margine costruttivo allinterno di un continente porta come conseguenza allapertura di un nuovo oceano. Stadio I. la litosfera continentale sotto la quale inizia a risalire il materiale caldo del mantello si inarca e si frattura; dalle spaccature esce il magma che alimenta vulcani sul fondo delle depressioni Stadio II. Se il processo di espansione continua, i due margini continentali si allontanano. Le lave che continuano a risalire dal basso formano una crosta oceanica, mentre le acque calde dei mari vicini cominciano a invadere la depressione. Stadio III. Comincia la deposizione dei sedimenti sul nuovo pavimento oceanico. La frattura originale chiaramente segnata dalla rift valley. I continenti sono trasportati lontano dal movimento delle placche in cui sono inglobati. Un oceano non pu per allargarsi allinfinito: a un certo punto gli equilibri sotto la litosfera possono mutare, lespansione si arresta e la dorsale diviene inattiva.

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